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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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domenica 24 marzo 2013

PAPA FRANCESCO: "I GIOVANI DEVONO DIRE AL MONDO: È BUONO SEGUIRE GESÙ"

Città del Vaticano, 24 marzo 2013 (VIS). Di seguito riportiamo il testo integrale dell'omelia che il Papa Francesco ha pronunciato durante la celebrazione liturgica della Domenica della Palme e della Passione del Signore che ha aperto i riti della Settimana Santa. Nel ricordare la Giornata Mondiale della Gioventù che si celebra oggi in tutta la Chiesa, il Santo Padre ha esortato a vivere la fede "con un cuore giovane" ed ha affermato: "I giovani devono dire al mondo: è buono seguire Gesù".

"Gesù entra in Gerusalemme. La folla dei discepoli lo accompagna in festa, i mantelli sono stesi davanti a Lui, si parla di prodigi che ha compiuto, un grido di lode si leva: 'Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli' (Lc 19,38).

Folla, festa, lode, benedizione, pace: è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l’anima.

Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. È grande l’amore di Gesù. E così entra in Gerusalemme con questo amore, e guarda tutti noi. È una scena bella: piena di luce, - la luce dell’amore di Gesù, quello del suo cuore - di gioia, di festa.

All’inizio della Messa l’abbiamo ripetuta anche noi. Abbiamo agitato le nostre palme. Anche noi abbiamo accolto Gesù; anche noi abbiamo espresso la gioia di accompagnarlo, di saperlo vicino, presente in noi e in mezzo a noi, come un amico, come un fratello, anche come re, cioè come faro luminoso della nostra vita. Gesù è Dio, ma si è abbassato a camminare con noi. È il nostro amico, il nostro fratello. Qui ci illumina nel cammino. E così oggi lo abbiamo accolto. E questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! E in questo momento viene il nemico, viene il diavolo, mascherato da angelo tante volte, e insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltatelo! Seguiamo Gesù! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù.

Seconda parola. Perché Gesù entra in Gerusalemme, o forse meglio: come entra Gesù in Gerusalemme? La folla lo acclama come Re. E Lui non si oppone, non la fa tacere. Ma che tipo di Re è Gesù? Guardiamolo: cavalca un puledro, non ha una corte che lo segue, non è circondato da un esercito simbolo di forza. Chi lo accoglie è gente umile, semplice, che ha il senso di guardare in Gesù qualcosa di più; ha quel senso della fede, che dice: Questo è il Salvatore. Gesù non entra nella Città Santa per ricevere gli onori riservati ai re terreni, a chi ha potere, a chi domina; entra per essere flagellato, insultato e oltraggiato, come preannuncia Isaia nella Prima Lettura; entra per ricevere una corona di spine, un bastone, un mantello di porpora, la sua regalità sarà oggetto di derisione; entra per salire il Calvario carico di un legno. E allora ecco la seconda parola: Croce. Gesù entra a Gerusalemme per morire sulla Croce. Ed è proprio qui che splende il suo essere Re secondo Dio: il suo trono regale è il legno della Croce! Penso a quello che Benedetto XVI diceva ai Cardinali: Voi siete principi, ma di un Re crocifisso. Quello è il trono di Gesù. Gesù prende su di sé... Perché la Croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, di tutti noi, e lo lava, lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l’amore di Dio. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi nessuno può portare con sé, deve lasciarlo. Mia nonna diceva a noi bambini: il sudario non ha tasche. Amore al denaro, potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato! E anche - ciascuno di noi lo sa e lo conosce - i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l’intera creazione. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell’amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte.

Oggi in questa Piazza ci sono tanti giovani: da 28 anni la Domenica delle Palme è la Giornata della Gioventù! Ecco la terza parola: giovani! Cari giovani, vi ho visto nella processione, quando entravate; vi immagino a fare festa intorno a Gesù, agitando i rami d’ulivo; vi immagino mentre gridate il suo nome ed esprimete la vostra gioia di essere con Lui! Voi avete una parte importante nella festa della fede! Voi ci portate la gioia della fede e ci dite che dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre: un cuore giovane, anche a settanta, ottant’anni! Cuore giovane! Con Cristo il cuore non invecchia mai! Però tutti noi lo sappiamo e voi lo sapete bene che il Re che seguiamo e che ci accompagna è molto speciale: è un Re che ama fino alla croce e che ci insegna a servire, ad amare. E voi non avete vergogna della sua Croce! Anzi, la abbracciate, perché avete capito che è nel dono di sé, nel dono di sé, nell’uscire da se stessi, che si ha la vera gioia e che con l’amore di Dio Lui ha vinto il male. Voi portate la Croce pellegrina attraverso tutti i continenti, per le strade del mondo! La portate rispondendo all’invito di Gesù 'Andate e fate discepoli tutti i popoli' (cfr Mt 28,19), che è il tema della Giornata della Gioventù di quest’anno. La portate per dire a tutti che sulla croce Gesù ha abbattuto il muro dell’inimicizia, che separa gli uomini e i popoli, e ha portato la riconciliazione e la pace. Cari amici, anch’io mi metto in cammino con voi, da oggi, sulle orme del beato Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Ormai siamo vicini alla prossima tappa di questo grande pellegrinaggio della Croce. Guardo con gioia al prossimo luglio, a Rio de Janeiro! Vi do appuntamento in quella grande città del Brasile! Preparatevi bene, soprattutto spiritualmente nelle vostre comunità, perché quell’Incontro sia un segno di fede per il mondo intero. I giovani devono dire al mondo: è buono seguire Gesù; è buono andare con Gesù; è buono il messaggio di Gesù; è buono uscire da se stessi, alle periferie del mondo e dell’esistenza per portare Gesù! Tre parole: gioia, croce, giovani.

Chiediamo l’intercessione della Vergine Maria. Lei ci insegna la gioia dell’incontro con Cristo, l’amore con cui lo dobbiamo guardare sotto la croce, l’entusiasmo del cuore giovane con cui lo dobbiamo seguire in questa Settimana Santa e in tutta la nostra vita. Così sia".

ANGELUS: IL PAPA AUGURA AI GIOVANI UN BUON CAMMINO VERSO LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

Città del Vaticano, 24 marzo 2013 (VIS). Al termine della celebrazione liturgica della Domenica della Palme e della Passione del Signore, il Santo Padre ha recitato l'Angelus con gli oltre 250.000 fedeli che hanno assistito alla celebrazione.

"Cari fratelli e sorelle, al termine di questa celebrazione, invochiamo l’intercessione della Vergine Maria affinché ci accompagni nella Settimana Santa. Lei, che seguì con fede il suo Figlio fino al Calvario, ci aiuti a camminare dietro a Lui, portando con serenità e amore la sua Croce, per giungere alla gioia della Pasqua. La Vergine Addolorata sostenga specialmente chi sta vivendo situazioni più difficili. Un ricordo va alle persone affette da tubercolosi, poiché oggi ricorre la Giornata mondiale contro questa malattia. A Maria affido in particolare voi, carissimi giovani, e il vostro itinerario verso Rio de Janeiro".

"A luglio, a Rio! Preparate spiritualmente il cuore!"

Al termine il Papa ha augurato a tutti i giovani in diverse lingue un buon cammino verso Rio.

sabato 23 marzo 2013

PADRE LOMBARDI: "L'INCONTRO È STATO UN MOMENTO DI ALTISSIMA, PROFONDISSIMA COMUNIONE"





Città del Vaticano, 23 marzo 2013 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha definito l'incontro di questa mattina, fra il Papa Francesco ed il Vescovo emerito di Roma Benedetto XVI, "un momento di altissima, profondissima comunione". Sebbene non sia stata fornita una copertura in diretta dello storico evento, sono state diffuse immagini registrate dei due Pontefici che pregano insieme e che siedono nella Biblioteca del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Di seguito riportiamo le parole con le quali Padre Lombardi ha descritto lo storico evento.

"L’elicottero è atterrato a Castel Gandolfo, all’eliporto, verso le 12.15 e la macchina con il Papa emerito si è avvicinata al luogo dell’atterraggio dell’elicottero. Il Santo Padre è sceso: era accompagnato dal Sostituto della Segreteria di Stato, Monsignor Becciu, da Monsignor Sapienza e da Monsignor Alfred Xuereb.

Appena il Papa è sceso, il Papa emerito si è avvicinato a lui e c’è stato un bellissimo abbraccio tra i due. Poi, dopo brevi saluti anche alle altre persone presenti – il Vescovo di Albano e il Direttore delle Ville Pontificie, Petrillo – sono saliti in macchina: il Papa Francesco è salito alla destra, quindi nel posto classico del Papa, mentre il Papa emerito si è posto alla sinistra. Vi era anche sulla stessa macchina Monsignor Georg Gänswein, che è Prefetto della Casa Pontificia.

E così, la macchina si è portata poi agli ascensori e quindi i due protagonisti dello storico incontro sono saliti nell’appartamento e si sono recati subito alla cappella per un momento di preghiera.

Nella cappella, il Papa emerito ha offerto il posto d’onore a Papa Francesco, ma questi ha detto: “Siamo fratelli”, e ha voluto che si inginocchiassero insieme allo stesso banco. Dopo un breve momento di preghiera, si sono portati alla Biblioteca privata dove, verso le 12.30, è incominciato l’incontro riservato. È la Biblioteca in cui normalmente il Papa riceve gli ospiti importanti a Castel Gandolfo. Papa Francesco ha portato una bella icona in dono al Papa emerito e poi è incominciato il colloquio che è finito alle 13.15, è durato quindi circa 45 minuti. Da notare, per quanto riguarda l’abbigliamento, che effettivamente – come avevamo accennato in precedenza – il Papa emerito porta una semplice talare bianca, senza fascia e senza mantelletta: sono i due particolari che lo distinguono, invece, dall’abbigliamento di Papa Francesco che ha anche una mantelletta e la fascia.

Per il pranzo è prevista la presenza dei due segretari, di Monsignor Georg e di Monsignor Xuereb, quindi l’aspetto totalmente privato e riservato del colloquio si è concluso con il colloquio nella Biblioteca.

Il Papa emerito ha intenzione di accompagnare anche all’eliporto Papa Francesco, quando sarà il momento di rientrare. Ricordo ancora che questo non è il primo incontro: è il primo incontro di persona, però Papa Francesco ha già rivolto molte volte il suo pensiero al Papa emerito: sia già dalla Loggia delle Benedizioni, in occasione della prima comparsa alla Loggia, sia poi con due telefonate personali: la sera stessa dell’elezione e il giorno di San Giuseppe per fare gli auguri. Quindi, il colloquio era già avviato, anche se l’incontro personale, fisico non era ancora avvenuto.

Ricordiamo anche che il Papa emerito aveva già manifestato la sua incondizionata riverenza e obbedienza per il suo successore in occasione dell’incontro con i cardinali, il 28 febbraio, e quindi ha avuto certamente modo, in questo incontro – che è stato un momento di altissima, profondissima comunione – di rinnovare questo suo atto di riverenza e di obbedienza al suo successore, mentre certamente Papa Francesco ha rinnovato la gratitudine sua e di tutta la Chiesa per il ministero svolto da Papa Benedetto nel corso del suo pontificato".



PAPA FRANCESCO INVITA I GESUITI AD ESSERE FERMENTO NEL MONDO CON UNA VITA COMPLETAMENTE DEDITA AL SERVIZIO DELLA CHIESA

Città del Vaticano, 23 marzo 2013 (VIS). Tre giorni dopo l'inizio del Pontificato, Papa Francesco ha fatto pervenire al Padre Generale della Compagnia di Gesù, Padre Adolfo Nicolás, una risposta alla lettera che il Superiore Generale dei Gesuiti aveva invitato nell'apprendere la notizia dell'elezione del Cardinale Jorge Mario Bergoglio, primo Padre gesuita nella storia della Compagnia, ad essere eletto Papa.

Di seguito riportiamo il testo integrale della Lettera di Papa Francesco, datata 16 marzo:

"Caro Padre Nicolás, ha ricevuto la gentile lettera che in occasione della mia elezione alla Sede di Pietro, ha voluto inviarmi, a suo nome e a nome della Compagnia di Gesù, e nella quale mi comunica la sua preghiera per la mia Persona e per il mio ministero, e il suo fermo proposito di continuare a servire incondizionatamente la Chiesa e il Vicario di Cristo, secondo il precetto di Sant'Ignazio di Loyola.

La ringrazio cordialmente per il suo apprezzamento e la sua vicinanza ai quali rispondo con gioia, chiedendo al Signore di illuminare e accompagnare tutti i Gesuiti, in modo che, fedeli al carisma ricevuto e sulle orme dei santi del nostro amato Ordine, siano con la loro azione pastorale, ma soprattutto, con la testimonianza di una vita completamente offerta al servizio della Chiesa, Sposa di Cristo, fermento evangelico nel mondo, cercando instancabilmente la gloria di Dio e il bene delle anime.

Con questi sentimenti chiedo a tutti i Gesuiti di pregare per me e di raccomandarmi all'amorosa protezione della Vergine Maria, nostra Madre del cielo, mentre, in pegno degli abbondanti favori divini, imparto con particolare affetto la Benedizione Apostolica, che estendo a tutte le persone che collaborano con la Compagnia di Gesù, che traggono giovamento dalle loro opere di bene e che partecipano della sua spiritualità.

UDIENZE

Città del Vaticano, 23 marzo 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Beatitudine Ibrahim Isaac Sidrak, Patriarca di Alessandria dei Copti.

venerdì 22 marzo 2013

IL PAPA AL CORPO DIPLOMATICO: DESIDERO PROPRIO CHE IL DIALOGO TRA NOI AIUTI A "COSTRUIRE PONTI" FRA TUTTI GLI UOMINI

Città del Vaticano, 22 marzo 2013 (VIS). "Attraverso di voi, (...), incontro i vostri popoli, e così posso, in un certo senso, raggiungere ciascuno dei vostri concittadini, con le sue gioie, i suoi drammi, le sue attese, i suoi desideri", ha detto questa mattina il Santo Padre ai membri del Corpo Diplomatico accreditati presso la Santa Sede, nel corso dell'udienza nella Sala Regia.

Sono 180 a oggi gli Stati che intrattengono relazioni diplomatiche piene con la Santa Sede. A questi vanno aggiunti l'Unione Europea, il Sovrano Militare Ordine di Malta e una Missione a carattere speciale: l'Ufficio dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), guidata da un Direttore. Le ultime relazioni diplomatiche, a livello di Nunziatura Apostolica da parte della Santa Sede e di Ambasciata da parte della Repubblica del Sud Sudan, sono state stabilite il 22 febbraio 2013.

Il Papa, che ha tenuto il suo discorso in italiano, nel salutare il Decano del Corpo Diplomatico, il Signor Jean-Claude Michel, Ambasciatore del Principato di Monaco presso la Santa Sede, ha ricordato che le relazioni che tanti Paesi intrattengono con la Santa Sede sono "davvero un’occasione di bene per l’umanità. È questo, infatti, che sta a cuore alla Santa Sede: il bene di ogni uomo su questa terra! Ed è proprio con questo intendimento che il Vescovo di Roma inizia il suo ministero, sapendo di poter contare sull’amicizia e sull’affetto dei Paesi che voi rappresentate, e nella certezza che condividete tale proposito. Allo stesso tempo, spero sia anche l’occasione per intraprendere un cammino con quei pochi Paesi che ancora non intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede, alcuni dei quali - li ringrazio di cuore - hanno voluto essere presenti alla Messa per l’inizio del mio ministero, o hanno inviato messaggi come gesto di vicinanza".

Successivamente il Santo Padre ha spiegato i motivi per i quali ha scelto il suo nome pensando a Francesco d'Assisi "una personalità che è ben nota al di là dei confini dell’Italia e dell’Europa e anche tra coloro che non professano la fede cattolica. Uno dei primi è l’amore che Francesco aveva per i poveri. Quanti poveri ci sono ancora nel mondo! E quanta sofferenza incontrano queste persone! Sull’esempio di Francesco d’Assisi, la Chiesa ha sempre cercato di avere cura, di custodire, in ogni angolo della Terra, chi soffre per l’indigenza e penso che in molti dei vostri Paesi possiate constatare la generosa opera di quei cristiani che si adoperano per aiutare i malati, gli orfani, i senzatetto e tutti coloro che sono emarginati, e che così lavorano per edificare società più umane e più giuste".

"Ma c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi. è quanto il mio Predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la 'dittatura del relativismo', che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini. E così giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco d’Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è vera pace senza verità! Non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri, di tutti, a partire dalla natura che accomuna ogni essere umano su questa terra".

"Uno dei titoli del Vescovo di Roma è Pontefice, cioè colui che costruisce ponti, con Dio e tra gli uomini. Desidero proprio che il dialogo tra noi aiuti a costruire ponti fra tutti gli uomini, così che ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare! Le mie stesse origini poi mi spingono a lavorare per edificare ponti. Infatti, come sapete la mia famiglia è di origini italiane; e così in me è sempre vivo questo dialogo tra luoghi e culture fra loro distanti, tra un capo del mondo e l’altro, oggi sempre più vicini, interdipendenti, bisognosi di incontrarsi e di creare spazi reali di autentica fraternità".

Ribadendo che in quest’opera è fondamentale anche il ruolo della religione, Papa Francesco ha affermato: "Non si possono, infatti, costruire ponti tra gli uomini, dimenticando Dio. Ma vale anche il contrario: non si possono vivere legami veri con Dio, ignorando gli altri. Per questo è importante intensificare il dialogo fra le varie religioni, penso anzitutto a quello con l’Islam, e ho molto apprezzato la presenza, durante la Messa d’inizio del mio ministero, di tante Autorità civili e religiose del mondo islamico. Ed è pure importante intensificare il confronto con i non credenti, affinché non prevalgano mai le differenze che separano e feriscono, ma, pur nella diversità, vinca il desiderio di costruire legami veri di amicizia tra tutti i popoli".

I punti di riferimento del cammino al quale il Papa desidera invitare a prendere parte ciascuno dei Paesi rappresentanti sono: "Lottare contro la povertà sia materiale, sia spirituale; edificare la pace e costruire ponti. (...) Un cammino difficile però, se non impariamo sempre più ad amare questa nostra Terra. Anche in questo caso mi è di aiuto pensare al nome di Francesco, che insegna un profondo rispetto per tutto il creato, il custodire questo nostro ambiente, che troppo spesso non usiamo per il bene, ma sfruttiamo avidamente a danno l’uno dell’altro".

"Grazie ancora - ha concluso il Pontefice - per tutto il lavoro che svolgete, insieme alla Segreteria di Stato, per costruire la pace ed edificare ponti di amicizia e di fraternità. Attraverso di voi, desidero rinnovare ai vostri Governi il mio grazie per la loro partecipazione alle celebrazioni in occasione della mia elezione, con l’auspicio di un fruttuoso lavoro comune. Il Signore Onnipotente ricolmi dei suoi doni ciascuno di voi, le vostre famiglie e i popoli che rappresentate. Grazie!".



UDIENZE

Città del Vaticano, 22 marzo 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto nel pomeriggio di giovedì 21 marzo in udienza, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.


AVVISO

Città del Vaticano, 22 marzo 2013 (VIS). Informiamo i nostri lettori che domani, sabato 23 e domenica 24 marzo, saranno trasmesse due edizioni speciali del V.I.S. in occasione della visita di Papa Francesco al Pontefice emerito Benedetto XVI a Castel Gandolfo in programma sabato, e della Messa della Domenica della Palme.

giovedì 21 marzo 2013

PAPA FRANCESCO CELEBRERÀ LA MESSA DEL GIOVEDÌ SANTO NELL'ISTITUTO PENALE PER MINORI DI CASAL DEL MARMO

Città del Vaticano, 21 marzo 2013 (VIS). Nel giorno del Giovedì Santo Papa Francesco celebrerà la "Messa nella Cena del Signore" all’Istituto Penale per Minori di Casal del Marmo in Roma e non nella Basilica di San Giovanni in Laterano, come è consuetudine in questo giorno.

Il 28 marzo, Giovedì Santo, il Santo Padre Francesco celebrerà al mattino nella Basilica di San Pietro la Messa Crismale, e al pomeriggio si recherà all’Istituto Penale per Minori di “Casal del Marmo” per la celebrazione della “Messa nella Cena del Signore”, alle ore 17.30. Com’è noto la Messa della Cena del Signore è caratterizzata dall’annuncio del Comandamento dell’amore e dal gesto della Lavanda dei piedi. Nel suo ministero come Arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Bergoglio usava celebrare tale Messa in un carcere o in un ospedale o in un ospizio per poveri o persone emarginate. Con la celebrazione a Casal del Marmo, il Papa Francesco continua tale uso, che dev’essere caratterizzato da un contesto di semplicità.

Le altre celebrazioni della Settimana Santa si svolgeranno invece secondo l’uso abituale, come risulterà dalla Notificazione dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche.

Come si ricorderà, il Papa Benedetto XVI aveva visitato l’Istituto di Casal del Marmo il 18 marzo 2007, celebrandovi la Messa nella Cappella del “Padre Misericordioso”.

MESSAGGIO DEL PAPA FRANCESCO PER INTRONIZZAZIONE ARCIVESCOVO DI CANTERBURY

Città del Vaticano, 21 marzo 2013 (VIS). Papa Francesco ha inviato un Messaggio a Sua Grazia Dr. Justin Welby, Arcivescovo di Canterbury, in occasione della sua intronizzazione, oggi, nella Cattedrale di Canterbury a Londra (Regno Unito). Welby è il 105 Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana

"Il ministero pastorale - scrive Papa Francesco - è una chiamata a procedere nella fedeltà al Vangelo e al nostro Signore Gesù Cristo. Le assicuro le mie preghiere in questo momento in cui lei assume le sue nuove responsabilità e le chiedo di pregare per me ora che rispondo alla nuova chiamata che il Signore mi ha rivolto.

Spero di incontrarla in un prossimo futuro e di continuare i i buoni rapporti fraterni dei nostri predecessori.


MESSAGGIO DI AUGURI DI BENEDETTO XVI AL NUOVO ARCIVESCOVO DI CANTERBURY

Città del Vaticano, 21 marzo 2013 (VIS). Questa mattina è stato pubblicato il Messaggio che Papa Benedetto XVI ha indirizzato, il 4 febbraio scorso, a Sua Grazia Dr. Justin Welby in occasione della sua elezione ad Arcivescovo di Canterbury (Regno Unito) e a Primate della Comunione anglicana.

"Lei assume il suo nuovo ufficio - scrive Papa Benedetto XVI - in un momento in cui la fede cristiana è rimessa in discussione in molti paesi del mondo occidentale da coloro che sostengono che la religione sia una questione privata, senza nessun contributo da offrire al pubblico dibattito. I ministri del Vangelo oggi devono rispondere ad una diffusa sordità alla musica della fede, e ad una generale stanchezza che rifiuta le esigenze del discepolato. Tuttavia la sete di Dio, anche se non riconosciuta, è più che mai presente nella nostra società, e la missione del predicatore, quale messaggero di speranza, è di dire la verità con amore, diffondendo la luce di Cristo nell'oscurità della vita delle persone. Che il suo apostolato produca molti frutti ed apra gli occhi e le orecchie di molti al messagio vivificante del Vangelo".

Benedetto XVI conclude con l'augurio che il Signore conceda al nuovo Arcivescovo "forza e saggezza" e che lo Spirito Santo lo guidi "in tutte le iniziative che intraprenderà nel suo nome".


PAPA FRANCESCO INVITA LA COMUNITĀ ARGENTINA DI ROMA

Città del Vaticano, 21 marzo 2013 (VIS). Nella giornata di ieri, poco dopo mezzogiorno, Papa Francesco ha invitato informalmente la comunità argentina residente a Roma. Avvertite all'ultimo momento, una cinquantina di persone, laici ed ecclesiastici, hanno potuto incontrare il Papa in una sala della Domus Sanctae Marthae.

Fra i presenti il Presidente della Conferenza Episcopale Argentina, l'Arcivescovo José María Arancedo di Santa Fe de la Vera Cruz; il Maestro Generale dell'Ordine di Nostra Signora della Misericordia, Padre Pablo Bernardo Ordoñe, O. de M.; sacerdoti e religiosi; ma anche laici, padri e madri di famiglia con i figli e giornalisti.

Gli ospiti hanno cantato e danzato davanti al Papa, mentre consumavano un piccolo rinfresco in uno spirito di cordiale amicizia. Il Papa ha espresso apprezzamento per la fecondità della Chiesa in Argentina, auspicando che essa sia all'altezza della situazione creata dalla sua elezione al Pontificato.


UDIENZE

Città del Vaticano, 21 marzo 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza, nella Biblioteca privata alla Seconda Loggia:

- Il Signor Adolfo Pérez Esquivel, Premio Nobel per la Pace nel 1980.

- Il Monsignor Carlos María Nannei.

- Il Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente emerito del Pontificio Consiglio "Cor Unum".

- Sua Beatitudine Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, e Seguito.

- Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza presso la "Domus Sanctae Marthae", il Signor Peter Mizengo Kayanza Pinda, Primo Ministro di Tanzania.

mercoledì 20 marzo 2013

IL PAPA AI DELEGATI FRATERNI: LA VOSTRA PRESENZA È SEGNO TANGIBILE DELLA COLLABORAZIONE PER IL BENE COMUNE DELL'UMANITÀ

Città del Vaticano, 20 marzo 2013 (VIS). Questa mattina nella Sala Clementina, Papa Francesco ha ricevuto i Delegati Fraterni di Chiese, Comunità Ecclesiali e Organismi Ecumenici Internazionali, i Rappresentanti del popolo ebraico e di Religioni non Cristiane, giunti a Roma per partecipare alla Santa Messa di inizio del suo Ministero di Vescovo di Roma e di Successore dell'Apostolo Pietro.

A nome di tutti i presenti ha preso la parola il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, che ha salutato il Papa, ricordando "l'alta, grave e difficile missione" del suo ministero, ribadendo la necessità delle Chiese di fuggire la mondanità e di perseguire l'unità dei cristiani.

Papa Francesco, che ha preso posto in una sedia e non sul trono che di consueto viene approntato nella Sala Clementina, ha accolto le parole del Patriarca ed ha ringraziato Bartolomeo I, chiamandolo "Il mio fratello Andrea", giacché i Patriarchi di Costantinopoli sono considerati i successori dell'Apostolo Andrea, fratello di Simon Pietro. Il Papa ha affermato che grazie alla presenza alla Messa di ieri di tutti di Rappresentanti delle diverse comunità, "mi è parso (...) di vivere in maniera ancor più pressante la preghiera per l’unità tra i credenti in Cristo e insieme di vederne in qualche modo prefigurata quella piena realizzazione, che dipende dal piano di Dio e dalla nostra leale collaborazione".

"Inizio il mio ministero apostolico - ha proseguito il Pontefice - durante quest’anno che il mio venerato predecessore, Benedetto XVI, con intuizione veramente ispirata, ha proclamato per la Chiesa cattolica 'Anno della fede'. Con questa iniziativa, che desidero continuare e spero sia di stimolo per il cammino di fede di tutti, egli ha voluto segnare il 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II, proponendo una sorta di pellegrinaggio verso ciò che per ogni cristiano rappresenta l’essenziale: il rapporto personale e trasformante con Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto e risorto per la nostra salvezza. Proprio nel desiderio di annunciare questo tesoro perennemente valido della fede agli uomini del nostro tempo, risiede il cuore del messaggio conciliare".

Successivamente Papa Francesco ha ricordato la figura e le parole del Beato Giovanni XXIII nel discorso di inaugurazione del Concilio Vaticano II: "La Chiesa Cattolica ritiene suo dovere adoperarsi attivamente perché si compia il grande mistero di quell’unità che Cristo Gesù con ardentissime preghiere ha chiesto al Padre Celeste nell’imminenza del suo sacrificio (...) Sì, cari fratelli e sorelle in Cristo, sentiamoci tutti intimamente uniti alla preghiera del nostro Salvatore nell’Ultima Cena, alla sua invocazione: 'ut unum sint'. Chiediamo al Padre misericordioso di vivere in pienezza quella fede che abbiamo ricevuto in dono nel giorno del nostro Battesimo, e di poterne dare testimonianza libera, gioiosa e coraggiosa. Sarà questo il nostro migliore servizio alla causa dell’unità tra i cristiani, un servizio di speranza per un mondo ancora segnato da divisioni, da contrasti e da rivalità".

"Da parte mia, desidero assicurare, sulla scia dei miei Predecessori, la ferma volontà di proseguire nel cammino del dialogo ecumenico (...). Vi chiedo, cari fratelli e sorelle, di portare il mio cordiale saluto e l’assicurazione del mio ricordo nel Signore Gesù alle Chiese e Comunità cristiane che qui rappresentate, e domando a voi la carità di una speciale preghiera per la mia persona, affinché possa essere un Pastore secondo il cuore di Cristo".

Nel rivolgersi ai rappresentanti del popolo ebraico "al quale ci lega uno specialissimo vincolo spirituale", Papa Francesco, citando il Decreto "Nostra aetate" del Concilio Vaticano II, ha affermato: "'La Chiesa di Cristo riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè, e nei profeti'. Confido - ha proseguito - che, con l’aiuto dell’Altissimo, potremo proseguire proficuamente quel fraterno dialogo che il Concilio auspicava e che si è effettivamente realizzato, portando non pochi frutti, specialmente nel corso degli ultimi decenni".

"Saluto poi e ringrazio cordialmente tutti voi, cari amici appartenenti ad altre tradizioni religiose; innanzitutto i Musulmani, che adorano Dio unico, vivente e misericordioso, e lo invocano nella preghiera, e voi tutti". Rivolgendosi a tutti i presenti il Papa ha esclamato: "Apprezzo molto la vostra presenza: in essa vedo un segno tangibile della volontà di crescere nella stima reciproca e nella cooperazione per il bene comune dell’umanità".

"La Chiesa cattolica è consapevole dell’importanza che ha la promozione dell’amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose - questo voglio ripeterlo: promozione dell’amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose (...) Essa è ugualmente consapevole della responsabilità che tutti portiamo verso questo nostro mondo, verso l’intero creato, che dobbiamo amare e custodire. E noi possiamo fare molto per il bene di chi è più povero, di chi è debole e di chi soffre, per favorire la giustizia, per promuovere la riconciliazione, per costruire la pace. Ma, soprattutto, dobbiamo tenere viva nel mondo la sete dell’assoluto, non permettendo che prevalga una visione della persona umana ad una sola dimensione, secondo cui l’uomo si riduce a ciò che produce e a ciò che consuma: è questa una delle insidie più pericolose per il nostro tempo".

"Sappiamo quanta violenza abbia prodotto nella storia recente il tentativo di eliminare Dio e il divino dall’orizzonte dell’umanità, e avvertiamo il valore di testimoniare nelle nostre società l’originaria apertura alla trascendenza che è insita nel cuore dell’uomo. In ciò, sentiamo vicini anche tutti quegli uomini e donne che, pur non riconoscendosi appartenenti ad alcuna tradizione religiosa, si sentono tuttavia in ricerca della verità, della bontà e della bellezza, questa verità, bontà e bellezza di Dio, e che sono nostri preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica fra i popoli e nel custodire con cura il creato".

AUGURI DI PAPA FRANCESCO PER ONOMASTICO DI BENEDETTO XVI

Città del Vaticano, 20 marzo 2013 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, poco dopo le 17:00, il Papa Francesco ha chiamato per telefono il Papa emerito Benedetto XVI per fargli i più sentiti auguri in occasione della festa onomastica di San Giuseppe e manifestargli ancora la gratitudine sua e della Chiesa per il suo servizio. Il colloquio è stato ampio e cordiale. Il Papa emerito ha seguito con intensa partecipazione gli eventi di questi giorni e in particolare la celebrazione di questa mattina e assicura al suo Successore la sua continua vicinanza nella preghiera.

UDIENZE

Città del Vaticano, 20 marzo 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina, nella Biblioteca Privata alla seconda Loggia:

- La Signora Dilma Roussef, Presidente del Brasile, e Seguito.

- Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli.

- Il Metropolita Hilarion, del Patriarcato di Mosca.

Nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano il Santo Padre ha ricevuto Claudio Epelman, Direttore del "Latin American Jewish Congress".


martedì 19 marzo 2013

LO STEMMA DI PAPA FRANCESCO


Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS).- Lo stemma di Papa Francesco è lo stemma anteriore scelto fin dalla sua consacrazione episcopale.
Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d’oro e d’argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero. In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe.
Il motto "Miserando atque eligendo" (Con sentimento di amore e lo scelse), è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile, a commento dell'episodio evangelico della vocazione di San Matteo. Questa omelia riveste un significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell'anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di Loyola.

INIZIO DEL PONTIFICATO: PAPA FRANCESCO: "NON ABBIATE PAURA DELLA TENEREZZA"

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Prendersi cura con tenerezza, è la vocazione di ognuno, questo è il messaggio del nuovo Papa. Forse delle sue linee di governo. Chiaro, semplice, profondo, impegnato. Il Papa ha tenuto l'omelia in italiano in non più di venti minuti. E in Piazza San Pietro è rimasto pensoso fino al termine della celebrazione. (Alle 11:20 di questa mattina). Sembra che il raccoglimento del nuovo Papa si sia trasmesso alla folla di più di 200.000 persone che hanno seguito la messa di inizio del Pontificato.

"È un Papa puntuale. anzi, almeno oggi è stato così", ha detto un cattolico tedesco, in là con gli anni, che da ore davanti ad un maxi schermo in Via della Conciliazione guardava come a poco a poco arrivassero altre migliaia di persone. Aveva ragione. È stata la prima improvvisazione. La jeep è apparsa in Piazza San Pietro verso le 8:50. In piedi, papa Francesco, sorridente, nella sua veste bianca, con la mozzetta, la croce pettorale (la stessa che indossava da Vescovo), e le calzature nere, benediceva al suo passaggio, e salutava la folla. E la gente ha cominciato a correre con gli striscioni, i figli, gli amici, i malati... E allora Papa Francesco ha preso un neonato fra le braccia. Nello sbalordimento generale, è sceso dalla papamobile ... Che succede? Aveva visto un malato e voleva accarezzarlo e benedirlo.

È il nuovo Papa. L'argentino, il primo Papa americano, il primo Francesco, Capo della Chiesa cattolica, che oggi si è presentato al mondo e che in pochi giorni ha conquistato tutti. Il popolo già lo conosce come il Papa "vicino", "semplice", "che è come un padre", che saluta con un "buona sera" e prende congedo con un "buon pranzo". Il Papa che questa stessa mattina presto ha fatto una telefonata alla sua terra natale, dove i suoi compatrioti lo seguivano dalla Plaza de Mayo di Buenos Aires e telefono alla mano, in diretta, sorprendendo tutti, ha comunicato il suo messaggio: "Non abbiate paura". le stesse parole che nel 1978 disse il suo Predecessore, il Papa polacco Karol Woytila.

Era la prima volta che Papa Francesco percorreva in papamobile la Piazza e la gente ha potuto vederlo bene, da vicino.... Il nuovo Papa è passato e si è avvicinato al colonnato..., forse è il percorso più lungo che finora un Romano Pontefice abbia fatto in jeep, percorrendo quello che XXI secoli fa era il Circo di Nerone, come ci narra la Storia; il sito dove come confermano le ricerche più recenti, fu martirizzato Pietro, il pescatore, il primo Papa della Chiesa cattolica, le cui spoglie sono sepolte nello stesso luogo. Dello scenario primitivo, quello che rimane è il grande obelisco, portato a Roma da Helipolis per ordine dell'imperatore Caligola. L'obelisco nei pressi del quale centinaia di maestranze hanno lavorato tutta la notte in vista di questa storica data.

Oggi, ventuno secoli dopo, i testimoni sono altri, e altro è lo scenario, anche se il protagonista vuole essere un "uomo comune". Jorge Mario Bergoglio, argentino, 76 anni, perito chimico. I cattolici nel mondo sono 1.165.714.000 (approssimativamente uno ogni 6 persone). E questa volta, sul sagrato vi sono uomini e donne venuti da più di 127 paesi del mondo, venuti "perché lo desideravano", come ha ribadito la Santa Sede: "Il Vaticano non invita alcuni e altri no; il Vaticano invita tutti, e offre una calorosa accoglienza, senza privilegiare né rifiutare nessuno". e così erano presenti 6 regnanti; 3 principi ereditari, 31 Capi di Stato, 11 Capi di Governo... e oltre 1.200 sacerdoti e seminaristi e 250 vescovi cattolici.... Ma il numero che non si può calcolare è quello degli uomini, delle donne, dei giovani, dei bambini e degli anziani: di ogni condizione, fede, lingua, cultura, categoria, stato, opinione.

Alla cerimonia, erano presenti, fra i tanti altri, il Patriarca ecumenico Bartolomeo I; il cattolico armeno di Etchmiadzin, Karekin II; il Metropolita Hilarion, del Patriarcato di Mosca; l'Arcivescovo anglicano, Sentamu; il Segretario del Consiglio Ecumenico delle Chiese, Fyske Tveit. E i 16 Rabbini delle comunità ebraiche più importanti del mondo, e Capi di altre religioni, come la musulmana, buddista, sikh e jainista.

In alto, nel Braccio di Carlo Magno si concentravano le telecamere di alcuni dei circa 6000 giornalisti ed operatori che hanno coperto l'evento. Erano lì dall'alba. Alcuni sono arrivati alla quattro di mattina. Per molti di essi è stato il culmine del loro lavoro a Roma, seguendo giorno dopo giorno, i briefing del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., che ieri tutti hanno ringraziato.

La cerimonia ha inizio all'interno della Basilica, con la venerazione alla Tomba di San Pietro da parte di Papa Francesco, che per questo importante momento ha voluto essere accompagnato dai 10 Patriarchi Arcivescovi delle principali Chiese cattoliche orientali. Solo loro. Perché? Forse per esprimere l'universalità della Chiesa cattolica, con due riti, orientale e latino, uguali in essenza e in dignità. Dalla Tomba di San Pietro, e da dove parte l'evangeliario, alzato in alto - come indica la liturgia - al pallio pontificio e al nuovo anello del Pescatore.

Fuori, in Piazza, la Santa Sede ha collocato alla destra dell'altare le personalità ecclesiastiche che non concelebravano; alla sinistra, le autorità politiche e civili. Un protocollo la cui prima norma non è la ricchezza, ma la bellezza, fra lo splendore dei canti, intonati dal Coro della Cappella Sistina e dall'Accademia Pontificia dell'Istituto di Musica Sacra. Il primo canto gregoriano è stato "Cristo è Re". All'offertorio, è stato eseguito un mottetto di Pierluigi da Palestrina, composto per l'inizio del Pontificato: "Tu sei il pastore delle pecore". Successivamente, fra le melodie, alcune del Maestro De Vitoria, il canto delle litanie dei santi, conclusosi con quelle degli ultimi tre Papi Santi: San Gregorio VII, San Pio IX e San Pio X.

Due sono stati i momenti più importanti della cerimonia prima dell'inizio della Messa. I Riti con i quali il Cardinale Jorge Mario Bergoglio diventerà Papa Francesco. Il primo è l'imposizione del Pallio confezionato in lana di agnello, da parte del Cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran (lo stesso che ha annunciato il nome del nuovo Papa dalla Loggia di San Pietro). Rappresenta la cura che il buon Pastore deve avere per il suo gregge, per le sue pecore, per la Chiesa.

Dopo, il Decano del Collegio Cardinalizio, Cardinale Angelo Sodano, ha consegnato a Papa Francesco l'"Anello del Pescatore", di argento dorato, sul quale è raffigurato Pietro con le chiavi. L'anello era di proprietà dell'Arcivescovo Macchi, amico degli artisti che fu segretario particolare di Papa Paolo VI. Successivamente l'anello divenne proprietà del Monsignore Malnati il quale l'ha offerto al Cardinale Re, nel caso che il nuovo Pontefice desiderasse utilizzarlo.

Infine, fra gli altri riti, l'atto di promessa di obbedienza al nuovo Papa: sei Cardinali, due per ogni Ordine. E dove sono gli altri rappresentanti del Popolo Santo di Dio? I cattolici offriranno questo gesto di obbedienza al nuovo Papa nella Cattedrale di San Giovanni in Laterano nella prima cerimonia in programma nei prossimi giorni.

Comincia la Messa nel giorno della solennità di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale. Concelebrano 180 Cardinali, i Patriarchi delle Chiese cattoliche che non sono Cardinali, il Segretario del Collegio Cardinalizio, e due sacerdoti spagnoli che sono rispettivamente il Presidente e il Vicepresidente dell'Unione delle Congregazioni e Ordini Maggiori: il francescano Carballo e il gesuita Adolfo de Nicolás, Superiore dei Gesuiti fino al passato 13 marzo.

Il Vangelo, momento culminante della liturgia della Parola, è stato proclamato in lingua greca, per rispetto al Rito orientale. Successivamente, l'omelia di Papa Francesco, in italiano. In piazza un grande silenzio. Il Santo Padre molto calmo. "Sembra che sia stato sempre Papa" dicevano in Piazza San Pietro, nell'ascoltare le sue prime parole. Il testo è stato consegnato alla Sala Stampa in anticipo, però con l'avvertimento che "Questo Papa ama improvvisare. State molto attenti!". No, Papa Francesco non ha improvvisato.

Il Papa parla di San Giuseppe, presentato come esempio, per la sua vocazione, la sua fedeltà e disponibilità, per come ha saputo ascoltare Dio, per come è stato attento a tutto ciò che accadeva attorno a lui... Questa è l'introduzione seguita dal nucleo dell'omelia, quando Papa Francesco collega questa vocazione alla vocazione di tutti, a quella di ognuno, anche alla sua. E conclude esortando tutti alla responsabilità di custodire con tenerezza, di non distruggere quello che abbiamo ricevuto: dal creato, fino a noi stessi, a coloro che ci circondano, specialmente i più poveri. "Non dobbiamo avere paura della bontà, della tenerezza", esorta Papa Francesco. "Perché tutti siamo chiamati a far brillare la stella della speranza: proteggiamo con amore ciò che Dio ci ha donato". Così ha concluso l'omelia il nuovo Vescovo di Roma, l'omelia di inizio del ministero petrino.

In San Pietro si è fatto silenzio. "Siamo in silenzio ma il vulcano è in piena ebollizione qui dentro", commenta un giovane, uno dei moltissimi giovani italiani venuti sin qui portando i propri figli, in alcuni casi di pochi mesi. Accanto a lui, un gruppo che viene dal Libano e che ricorda i viaggi nel Paese di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. "Anche Francesco verrà. Ne siamo sicuri!".

Infine, al termine della Messa, il Papa si è recato davanti alla statua della Vergine, al lato dell'altare, per pregare. Poi, fra le grida della gente: Francesco! Francesco! Francesco!, i canti gregoriani e le campane di San Pietro che suonavano a festa, il nuovo Papa si è diretto in Basilica, dove ha tolto i paramenti sacri. All'Altare della Confessione ha ricevuto l'omaggio dei rappresentanti diplomatici di 132 paesi e di diverse organizzazioni presenti alla Celebrazione. Ha salutato la Presidente della Repubblica Argentina Signora Cristina Fernández de Kirchner con 19 persone del suo Governo, ed il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano con il Capo del Governo, i Presidenti del Senato, della Camera e della Corte Costituzionale.

Nei prossimi giorni, Papa Francesco dovrà pensare a come rispondere alle milioni di mail che ha ricevuto in questi giorni, nonostante attualmente non esista ancora un indirizzo mail ufficiale.

IL PAPA: SIAMO CUSTODI DELLA CREAZIONE, NON LASCIAMO CHE SEGNI DI DISTRUZIONE E DI MORTE ACCOMPAGNINO IL CAMMINO DI QUESTO NOSTRO MONDO!

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Di seguito riportiamo il testo integrale dell'omelia che Papa Francesco ha tenuto durante la Messa di inizio del Ministero Petrino. Il Papa, partendo dalla figura di "custode" di San Giuseppe, ha ribadito che la vocazione del custodire la creazione e l'umanità riguarda tutti ed ha esortato a non avere paura della bontà e neanche della tenerezza.

"Cari fratelli e sorelle! Ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa di inizio del ministero petrino nella solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: è una coincidenza molto ricca di significato, ed è anche l’onomastico del mio venerato Predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza.

Con affetto saluto i Fratelli Cardinali e Vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli laici. Ringrazio per la loro presenza i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, come pure i rappresentanti della comunità ebraica e di altre comunità religiose. Rivolgo il mio cordiale saluto ai Capi di Stato e di Governo, alle Delegazioni ufficiali di tanti Paesi del mondo e al Corpo Diplomatico.

Abbiamo ascoltato nel Vangelo che 'Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa'. In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere 'custos', custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: 'San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello'.

Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e con amore ogni momento. È accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù.

Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è 'custode', perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!

La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!

E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli 'Erode' che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna.

Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo 'custodi' della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per 'custodire' dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!.

E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

Oggi, insieme con la festa di san Giuseppe, celebriamo l’inizio del ministero del nuovo Vescovo di Roma, Successore di Pietro, che comporta anche un potere. Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Gesù a Pietro sull’amore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere. Solo chi serve con amore sa custodire!

Nella seconda Lettura, san Paolo parla di Abramo, il quale 'credette, saldo nella speranza contro ogni speranza'. Saldo nella speranza, contro ogni speranza! Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi speranza. Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza! E per il credente, per noi cristiani, come Abramo, come san Giuseppe, la speranza che portiamo ha l’orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo, è fondata sulla roccia che è Dio.

Custodire Gesù con Maria, custodire l’intera creazione, custodire ogni persona, specie la più povera, custodire noi stessi: ecco un servizio che il Vescovo di Roma è chiamato a compiere, ma a cui tutti siamo chiamati per far risplendere la stella della speranza: Custodiamo con amore ciò che Dio ci ha donato!".

Chiedo l’intercessione della Vergine Maria, di san Giuseppe, dei santi Pietro e Paolo, di san Francesco, affinché lo Spirito Santo accompagni il mio ministero, e a voi tutti dico: pregate per me! Amen".

TELEFONATA A SORPRESA DI PAPA FRANCESCO ALLA PLAZA DE MAYO

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Le migliaia di persone che hanno trascorso la notte di veglia in Plaza de Mayo a Buenos Aires per seguire sugli schermi televisivi la messa di inizio del Ministero Petrino del loro ex Arcivescovo Jorge Mario Bergoligo, hanno avuto una sorpresa. Alle 3:32, ora locale, (7.32 ora di Roma), dagli altoparlanti collocati fuori della Cattedrale nella Piazza, hanno potuto ascoltare la voce di Papa Francesco che dal Vaticano ha voluto salutarli.

Come informa il quotidiano argentino "Clarin", il Papa ha chiamato al cellulare uno dei suoi collaboratori, Padre Alejandro Russo, Rettore della Cattedrale, che dal centro televisivo arcidiocesano ha collegato la telefonata del Pontefice con la Plaza de Mayo, in modo che il Papa potesse salutare i suoi parrocchiani. Poco dopo il Rettore annunciava che aveva riservato una sorpresa e gli abitanti di Buenos Aires hanno udito la voce di Papa Francesco che ha detto: "Cari figli. So che siete in Piazza. So che state pregando, ho molto bisogno delle vostre preghiere. È bello pregare perché vuol dire guardare al cielo e sapere che abbiamo un Padre buono che è Dio".

Un grandissimo applauso ha accolto le parole del Papa che ha proseguito: "Ho un favore da chiedervi. Vi chiedo di camminare insieme; prendiamoci cura gli uni degli altri; siate attenti l'uno all'altro, non ci siano divisioni fra noi. Curate la famiglia, il Creato, i bambini, curate gli anziani; che non vi sia odio, che non vi siano liti, lasciate da parte l'invidia". E usando il gergo di Buenos Aires, ha aggiunto: "No le saquen el cuero a nadie" (cioè "non fate pettegolezzi, né maldicenze). Dialogate, che questo auspicio possa crescere nel vostro cuore e avvicinarvi a Dio. Dio è buono, perdona e comprende sempre, non abbiate paura. Avvicinatevi a Lui e che la Vergine vi benedica molto, che ella come madre vi guidi. E per favore non dimenticatevi di questo vescovo, che sta lontano ma vi ama molto. Pregate per me".

"Per l'intercessione della Santa Vergine e dell'Angelo Custode di ognuno, del glorioso patriarca San Giuseppe, di Santa Teresina del Bambino Gesù e dei santi vostri patroni, vi benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo", ha concluso Francesco, benedicendo i presenti.
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