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venerdì 21 dicembre 2012

FAMIGLIA, DIALOGO, NUOVA EVANGELIZZAZIONE, TEMI CENTRALI DEL DISCORSO DEL SANTO PADRE ALLA CURIA ROMANA

Città del Vaticano, 21 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i Cardinali, i Rappresentanti della Curia Romana e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, per il tradizionale scambio di auguri natalizi. Il Cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio, ha indirizzato al Papa gli auguri a nome di tutti i presenti.

Di seguito riportiamo ampi estratti del discorso pronunciato da Benedetto XVI.

Ci troviamo alla fine di un anno che nuovamente, nella Chiesa e nel mondo, è stato caratterizzato da molteplici situazioni travagliate, da grandi questioni e sfide, ma anche da segni di speranza. Menziono soltanto alcuni momenti salienti nell’ambito della vita della Chiesa e del mio ministero petrino. Ci sono stati - come menzionato dal Cardinale Decano - anzitutto i viaggi in Messico e a Cuba – incontri indimenticabili con la forza della fede, profondamente radicata nei cuori degli uomini, e con la gioia per la vita che scaturisce dalla fede".

Avvenimenti

"(...) In Messico (...) ricordo come la grande liturgia nelle vicinanze della statua di Cristo Re sia diventata un atto che ha reso presente la regalità di Cristo – la sua pace, la sua giustizia, la sua verità. Tutto ciò sullo sfondo dei problemi di un Paese che soffre per molteplici forme di violenza e per le difficoltà di dipendenze economiche. Sono problemi che, certo, non possono essere risolti semplicemente mediante la religiosità, ma lo possono ancor meno senza quella purificazione interiore dei cuori che proviene dalla forza della fede, dall’incontro con Gesù Cristo. E c’è stata poi l’esperienza di Cuba – anche qui le grandi liturgie, nei cui canti, preghiere e silenzi si è resa percepibile la presenza di Colui al quale, per molto tempo, si era voluto rifiutare un posto nel Paese. La ricerca, in quel Paese, di una giusta impostazione del rapporto tra vincoli e libertà, sicuramente non può riuscire senza un riferimento a quei criteri di fondo che si sono manifestati all’umanità nell’incontro con il Dio di Gesù Cristo".

"Quali ulteriori tappe dell’anno che volge al termine, vorrei menzionare la grande Festa della Famiglia a Milano, come anche la visita in Libano con la consegna dell’Esortazione Apostolica Postsinodale, che ora dovrà costituire, nella vita delle Chiese e della società in Medio Oriente, un orientamento sulle difficili vie dell’unità e della pace. L’ultimo avvenimento importante di questo anno che sta tramontando è stato il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione che è stato contemporaneamente un inizio comunitario dell’Anno della Fede, con cui commemoriamo l’inaugurazione del Concilio Vaticano II, cinquant’anni orsono, per comprenderlo e assimilarlo nuovamente nella mutata situazione".

Famiglia

"La grande gioia con cui a Milano si sono incontrate famiglie provenienti da tutto il mondo ha mostrato che, nonostante tutte le impressioni contrarie, la famiglia è forte e viva anche oggi. È incontestabile, però, anche la crisi che – particolarmente nel mondo occidentale – la minaccia fino nelle basi. (...) Le sfide in questo contesto sono complesse. C’è anzitutto la questione della capacità dell’uomo di legarsi oppure della sua mancanza di legami. (...)



Il rifiuto del legame umano, che si diffonde sempre più a causa di un’errata comprensione della libertà e dell’autorealizzazione, come anche a motivo della fuga davanti alla paziente sopportazione della sofferenza, significa che l’uomo rimane chiuso in se stesso e, in ultima analisi, conserva il proprio 'io' per se stesso, non lo supera veramente. (...) Con il rifiuto di questo legame scompaiono anche le figure fondamentali dell’esistenza umana: il padre, la madre, il figlio; cadono dimensioni essenziali dell’esperienza dell’essere persona umana".

"Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. (...) L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà. La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. (...) Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere".


Dialogo

"Con ciò vorrei giungere al secondo grande tema (...): la questione cioè del dialogo e dell’annuncio. Parliamo anzitutto del dialogo. Vedo per la Chiesa nel nostro tempo soprattutto tre campi di dialogo nei quali essa deve essere presente, nella lotta per l’uomo e per che cosa significhi essere persona umana: il dialogo con gli Stati, il dialogo con la società – in esso incluso il dialogo con le culture e con la scienza – e, infine, il dialogo con le religioni. In tutti questi dialoghi, la Chiesa parla a partire da quella luce che le offre la fede. Essa, però, incarna al tempo stesso la memoria dell’umanità che, fin dagli inizi e attraverso i tempi, è memoria delle esperienze e delle sofferenze dell’umanità (...).

La cultura dell’umano, di cui essa si fa garante, è nata e si è sviluppata dall’incontro tra la rivelazione di Dio e l’esistenza umana. La Chiesa rappresenta la memoria dell’essere uomini di fronte a una civiltà dell’oblio, che ormai conosce soltanto se stessa e il proprio criterio di misure. Ma come una persona senza memoria ha perso la propria identità, così anche un’umanità senza memoria perderebbe la propria identità. (...) Nel dialogo con lo Stato e con la società, la Chiesa certamente non ha soluzioni pronte per le singole questioni. Insieme con le altre forze sociali, essa lotterà per le risposte che maggiormente corrispondano alla giusta misura dell’essere umano. Ciò che essa ha individuato come valori fondamentali, costitutivi e non negoziabili dell’esistenza umana, lo deve difendere con la massima chiarezza. Deve fare tutto il possibile per creare una convinzione che poi possa tradursi in azione politica".

"Nella situazione attuale dell’umanità, il dialogo delle religioni è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i cristiani come pure per le altre comunità religiose. Questo dialogo delle religioni ha diverse dimensioni. Esso sarà innanzi tutto semplicemente un dialogo della vita, un dialogo della condivisione pratica. In esso non si parlerà dei grandi temi della fede – se Dio sia trinitario o come sia da intendere l’ispirazione delle Sacre Scritture ecc. Si tratta dei problemi concreti della convivenza e della responsabilità comune per la società, per lo Stato, per l’umanità. In ciò bisogna imparare ad accettare l’altro nel suo essere e pensare in modo diverso. A questo scopo è necessario fare della responsabilità comune per la giustizia e per la pace il criterio di fondo del colloquio. Un dialogo in cui si tratta di pace e di giustizia diventa da sé, al di là di ciò che è semplicemente pragmatico, una lotta etica circa la verità e circa l'essere umano; un dialogo circa le valutazioni che sono presupposte al tutto. (...) Così questi sforzi possono avere anche il significato di passi comuni verso l’unica verità, senza che le scelte di fondo vengano cambiate. Se ambedue le parti muovono da un’ermeneutica di giustizia e di pace, la differenza di fondo non scomparirà, crescerà tuttavia anche una vicinanza più profonda tra loro".

"Per l’essenza del dialogo interreligioso, oggi in genere si considerano fondamentali due regole: 1. Il dialogo non ha di mira la conversione, bensì la comprensione. In questo si distingue dall’evangelizzazione, dalla missione. 2. Conformemente a ciò, in questo dialogo ambedue le parti restano consapevolmente nella loro identità, che, nel dialogo, non mettono in questione né per sé né per gli altri".

"Sì, il dialogo non ha di mira la conversione, ma una migliore comprensione reciproca: ciò è corretto. La ricerca di conoscenza e di comprensione, però, vuole sempre essere anche un avvicinamento alla verità. Così, ambedue le parti, avvicinandosi passo passo alla verità, vanno in avanti e sono in cammino verso una più grande condivisione, che si fonda sull’unità della verità. (...) Rispetto a questo direi che il cristiano ha la grande fiducia di fondo, anzi, la grande certezza di fondo di poter prendere tranquillamente il largo nel vasto mare della verità, senza dover temere per la sua identità di cristiano. Certo, non siamo noi a possedere la verità, ma è essa a possedere noi: Cristo, che è la Verità, ci ha presi per mano, e sulla via della nostra ricerca appassionata di conoscenza sappiamo che la sua mano ci tiene saldamente.

Nuova evangelizzazione

"Alla fine, è doverosa ancora una breve annotazione sull’annuncio, sull’evangelizzazione (...). La parola dell’annuncio diventa efficace là dove nell’uomo esiste la disponibilità docile per la vicinanza di Dio; dove l’uomo è interiormente in ricerca e così in cammino verso il Signore. Allora, l’attenzione di Gesù per lui lo colpisce al cuore e poi l’impatto con l’annuncio suscita la santa curiosità di conoscere Gesù più da vicino. Questo andare con Lui conduce al luogo dove Gesù abita, nella comunità della Chiesa, che è il suo Corpo. Significa entrare nella comunione itinerante dei catecumeni, che è una comunione di approfondimento e, insieme, di vita, in cui il camminare con Gesù ci fa diventare vedenti".

'“Venite e vedrete!' Questa parola che Gesù rivolge ai due discepoli in ricerca, la rivolge anche alle persone di oggi che sono in ricerca. Alla fine dell’anno vogliamo pregare il Signore, affinché la Chiesa, nonostante le proprie povertà, diventi sempre più riconoscibile come sua dimora. Lo preghiamo perché, nel cammino verso la sua casa, renda anche noi sempre più vedenti, affinché possiamo dire sempre meglio e in modo sempre più convincente: Abbiamo trovato Colui, del quale è in attesa tutto il mondo, Gesù Cristo, vero Figlio di Dio e vero uomo".


UDIENZE

Città del Vaticano, 21 dicembre 2012 (VIS). Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre riceverà in udienza il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 21 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Devprasad John Gandawa, S.V.D., Vescovo di Udaipur (superficie: 47.000; popolazione: 8.224.000; cattolici: 24.265; sacerdoti: 71; religiosi: 217), India. Il Presule è stato anche nominato Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" della Diocesi di Jhabua (India). Finora Vescovo di Jhabua, succede al Vescovo Joseph Pathalil del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Udaipur presentata per raggiunti limiti di età.

giovedì 20 dicembre 2012

UDIENZE

Città del Vaticano, 20 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Vescovo Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

DECRETI CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

Città del Vaticano, 20 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza privata il Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza il Papa ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

MIRACOLI

- Beati Antonio Primaldo e Compagni, Martiri, uccisi il 13 agosto 1480 ad Otranto (Italia);

- Beata Laura di Santa Caterina da Siena (al secolo: Maria Laura di Gesù Montoya y Upegui), Fondatrice della Congregazione delle Suore Missionarie della Beata Vergine Maria Immacolata e di Santa Caterina da Siena; colombiana (1874-1949).

- Beata Maria Guadalupe (al secolo: Anastasia Guadalupe García Zavala), Confondatrice delle Ancelle di Santa Margherita Maria e dei Poveri; messicana (1878-1963);

- Venerabile Servo di Dio Antonio Franco, Prelato Ordinario di Santa Lucia del Mela; italiano, (1585-1626);

- Venerabile Servo di Dio Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, Sacerdote diocesano, argentino (1840-1914);

- Venerabile Servo di Dio Cristoforo di Santa Caterina (al secolo: Cristoforo Fernández Valladolid), Sacerdote, Fondatore della Congregazione Ospedaliera di Gesù Nazareno, spagnolo (1638-1690);
- Venerabile Serva di Dio Sofia Czeska-Maciejowska, Fondatrice della Congregazione delle Vergini della Presentazione della Beata Vergine Maria; polacca (1584-1650);

- Venerabile Serva di Dio Margherita Lucia Szewczyk, Fondatrice della Congregazione delle Figlie della Beata Maria Vergine Addolorata dette Serafitki; ucraina (1828-1905);

MARTIRIO

- Servo di Dio Miroslav Bulešić, Sacerdote diocesano; croato nato nel 1920 ed ucciso, in odio alla Fede, a Lanišće (Croazia) il 24 agosto 1947;

- Servi di Dio Giuseppe Saverio Gorosterratzu e 5 Compagni, della Congregazione del Ss.mo Redentore; uccisi, in odio alla Fede, in Spagna tra il 1936 e il 1938;

- Servi di Dio Riccardo Gil Barcelón, Sacerdote, e Antonio Arrué Peiró, Postulante, della Congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza; uccisi, in odio alla Fede, a Valenza (Spagna) nel 1936;

- Servo di Dio Emanuele della Sacra Famiglia (al secolo: Emanuele Sanz Domínguez), Monaco professo e Riformatore dell'Ordine di San Girolamo; nato a Sotodosos (Spagna) nel 1887 e ucciso, in odio alla Fede, a Paracuellos de Jarama (Spagna) tra il 6 e l'8 novembre 1936;

- Serve di Dio Maria di Montserrat (al secolo: Giuseppa Pilar García y Solanas) e 8 Compagne, Suore professe dell'Istituto delle Minime Scalze di San Francesco di Paola, nonché Lucrezia García y Solanas, Laica, Vedova; uccise, in odio alla Fede, a Barcellona (Spagna) il 23 luglio 1936;

- Serve di Dio Melchiorra dell'Adorazione Cortés Bueno e 14 Compagne, della Società delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli; uccise, in odio alla Fede, in Spagna tra il 1936 e il 1937;

VIRTÙ EROICHE

- Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini), Sommo Pontefice; nato a Concesio (Italia) il 26 settembre 1897 e morto a Castelgandolfo (Italia) il 6 agosto 1978;

- Servo di Dio Francesco Saverio Petagna, Vescovo di Castellammare di Stabia, Fondatore della Congregazione delle Suore dei Sacri Cuori; italiano (1812-1878);

- Servo di Dio Giovanni Giuseppe Giacomo Bonal Cortada, Sacerdote, Fondatore della Congregazione delle Suore della Carità di Sant'Anna; spagnolo (1769-1829);

- Servo di Dio Ludovico Maria Baudouin, Sacerdote, Fondatore delle Congregazioni dei Figli di Maria Immacolata nonché delle Suore Orsoline di Gesù di Chavagnes; francese (1765-1835);

- Serva di Dio Giovannina Franchi, Fondatrice delle Suore Ospedaliere di Maria Addolorata di Como; italiana (1807-1872);

- Serva di Dio Marcellina di San Giuseppe (al secolo: Luigia Aveledo), Fondatrice della Congregazione delle Suore dei Poveri di San Pietro Claver; venezuelana (1874-1959);

- Serva di Dio Claudia Russo, Fondatrice della Congregazione delle Suore Povere Figlie della Visitazione della Beata Vergine Maria; italiana (1889-1964);

- Serva di Dio Maria Francesca delle Piaghe (al secolo: Rosa Elena Cornejo), Fondatrice della Congregazione delle Suore Missionarie Francescane dell'Immacolata; ecuadoregna (1874-1964);

- Serva di Dio Chiara Ludovica Szczęsna, Confondatrice della Congregazione delle Ancelle del Ss.mo Cuore di Gesù; polacca (1863-1916);

- Serva di Dio Consolata (al secolo: Gioacchina Maria Mercedes Barceló y Pagés), Confondatrice della Congregazione delle Suore Agostiniane di Nostra Signora della Consolazione; spagnola (1857-1940).


IL PAPA AL FINANCIAL TIMES: NATALE TEMPO DI IMPEGNO PER I CRISTIANI NEL MONDO

Città del Vaticano, 20 dicembre 2012 (VIS). Il quotidiano "Financial Times" ha pubblicato oggi un articolo di Benedetto XVI dal titolo: "Tempo di impegno per i cristiani nel mondo". "L'articolo - si legge in una Nota della Sala Stampa della Santa Sede - nasce da una richiesta venuta dalla redazione del Financial Times stesso, che, prendendo spunto dalla pubblicazione dell'ultimo libro del Papa sull'infanzia di Gesù, ha chiesto un suo commento in occasione del Natale. Nonostante si trattasse di una richiesta insolita, il Santo Padre ha accettato con disponibilità".

"Forse è giusto ricordare - si legge ancora nella Nota - la disponibilità con cui il Papa aveva risposto anche in passato ad alcune richieste fuori del comune, ad esempio la richiesta di intervento alla BBC, proprio in occasione del Natale alcuni mesi dopo il viaggio nel Regno Unito, o la richiesta di intervista televisiva per il programma “A sua immagine” della RAI,  rispondendo a domande in occasione del Venerdì Santo. Si è trattato anche allora di occasioni per parlare di Gesù e del suo messaggio ad un ampio uditorio, nei momenti salienti dell’anno liturgico cristiano".

Di seguito riportiamo la traduzione integrale dell'articolo del Papa.

Tempo di impegno nel mondo per i cristiani

Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” fu la risposta di Gesù quando gli fu chiesto ciò che pensava sul pagamento delle tasse. Quelli che lo interrogavano, ovviamente, volevano tendergli una trappola. Volevano costringerlo a prendere posizione nel dibattito politico infuocato sulla dominazione romana nella terra di Israele. E tuttavia c’era in gioco ancora di più: se Gesù era realmente il Messia atteso, allora sicuramente si sarebbe opposto ai dominatori romani. Pertanto la domanda era calcolata per smascherarlo o come una minaccia per il regime o come un impostore".

"La risposta di Gesù porta abilmente la questione ad un livello superiore, mettendo con finezza in guardia nei confronti sia della politicizzazione della religione sia della deificazione del potere temporale, come pure dell’instancabile ricerca della ricchezza. I suoi ascoltatori dovevano capire che il Messia non era Cesare, e che Cesare non era Dio. Il regno che Gesù veniva ad instaurare era di una dimensione assolutamente superiore. Come rispose a Ponzio Pilato: 'Il mio regno non è di questo mondo'”.

"I racconti di Natale del Nuovo Testamento hanno lo scopo di esprimere un messaggio simile. Gesù nacque durante un 'censimento del mondo intero', voluto da Cesare Augusto, l’imperatore famoso per aver portato la Pax Romana in tutte le terre sottoposte al dominio romano. Eppure questo bambino, nato in un oscuro e distante angolo dell’impero, stava per offrire al mondo una pace molto più grande, veramente universale nei suoi scopi e trascendente ogni limite di spazio e di tempo".

"Gesù ci viene presentato come erede del re Davide, ma la liberazione che egli portò alla propria gente non riguardava il tenere a bada eserciti nemici; si trattava, invece, di vincere per sempre il peccato e la morte".

"La nascita di Cristo ci sfida a ripensare le nostre priorità, i nostri valori, il nostro stesso modo di vivere. E mentre il Natale è senza dubbio un tempo di gioia grande, è anche un’occasione di profonda riflessione, anzi un esame di coscienza. Alla fine di un anno che ha significato privazioni economiche per molti, che cosa possiamo apprendere dall’umiltà, dalla povertà, dalla semplicità della scena del presepe?".

"Il Natale può essere il tempo nel quale impariamo a leggere il Vangelo, a conoscere Gesù non soltanto come il Bimbo della mangiatoia, ma come colui nel quale riconosciamo il Dio fatto Uomo".

nel Vangelo che i cristiani trovano ispirazione per la vita quotidiana e per il loro coinvolgimento negli affari del mondo – sia che ciò avvenga nel Parlamento o nella Borsa. I cristiani non dovrebbero sfuggire il mondo; al contrario, dovrebbero impegnarsi in esso. Ma il loro coinvolgimento nella politica e nell’economia dovrebbe trascendere ogni forma di ideologia".

"I cristiani combattono la povertà perché riconoscono la dignità suprema di ogni essere umano, creato a immagine di Dio e destinato alla vita eterna. I cristiani operano per una condivisione equa delle risorse della terra perché sono convinti che, quali amministratori della creazione di Dio, noi abbiamo il dovere di prenderci cura dei più deboli e dei più vulnerabili. I cristiani si oppongono all’avidità e allo sfruttamento nel convincimento che la generosità e un amore dimentico di sé, insegnati e vissuti da Gesù di Nazareth, sono la via che conduce alla pienezza della vita. La fede cristiana nel destino trascendente di ogni essere umano implica l’urgenza del compito di promuovere la pace e la giustizia per tutti".

"Poiché tali fini vengono condivisi da molti, è possibile una grande e fruttuosa collaborazione fra i cristiani e gli altri. E tuttavia i cristiani danno a Cesare soltanto quello che è di Cesare, ma non ciò che appartiene a Dio. Talvolta lungo la storia i cristiani non hanno potuto accondiscendere alle richieste fatte da Cesare. Dal culto dell’imperatore dell’antica Roma ai regimi totalitari del secolo appena trascorso, Cesare ha cercato di prendere il posto di Dio. Quando i cristiani rifiutano di inchinarsi davanti ai falsi dèi proposti nei nostri tempi non è perché hanno una visione antiquata del mondo. Al contrario, ciò avviene perché sono liberi dai legami dell’ideologia e animati da una visione così nobile del destino umano, che non possono accettare compromessi con nulla che lo possa insidiare".

In Italia, molte scene di presepi sono adornate di rovine degli antichi edifici romani sullo sfondo. Ciò dimostra che la nascita del bambino Gesù segna la fine dell’antico ordine, il mondo pagano, nel quale le rivendicazioni di Cesare apparivano impossibili da sfidare. Adesso vi è un nuovo re, il quale non confida nella forza delle armi, ma nella potenza dell’amore. Egli porta speranza a tutti coloro che, come lui stesso, vivono ai margini della società. Porta speranza a quanti sono vulnerabili nelle mutevoli fortune di un mondo precario. Dalla mangiatoia, Cristo ci chiama a vivere da cittadini del suo regno celeste, un regno che ogni persona di buona volontà può aiutare a costruire qui sulla terra.

BENEDETTO XVI RISPONDE AI GIOVANI "IN CERCA DI AUTORE"

Città del Vaticano, 20 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i ragazzi e la ragazze dell'Azione Cattolica Italiana che nell'augurare al Papa Buon Natale hanno spiegato che la frase guida del loro cammino quest'anno è "in cerca di autore".

"Ma noi sappiamo chi è questo autore - ha risposto il Papa - è Dio, che ci ha mostrato il suo volto. Dio ci ha creati, ci ha fatti a sua immagine, soprattutto ci ha donato il suo Figlio Gesù, che si è fatto bambino - lo contempleremo tra poco nel Santo Natale -, è cresciuto da ragazzo come voi, ha percorso le strade di questo nostro mondo per comunicarci l’amore di Dio, che rende bella e felice la vita, piena di bontà e di generosità".

"Certamente voi cercate anche l’autore della vostra gioia. (...) Sono tanti che vi rendono felici, ma c’è un grande Amico che è l’autore della gioia di tutti e con il quale il nostro cuore si riempie di una gioia che sorpassa tutte le altre e che dura per tutta la vita: è Gesù. Ricordate, cari amici: quanto più imparerete a conoscerlo e a dialogare con Lui, tanto più sentirete nel cuore di essere contenti e sarete capaci di vincere le piccole tristezze che ci sono a volte nell’animo".

"Inoltre, siete in cerca dell’autore dell’amore. (...) Tutti abbiamo bisogno di voler bene e di sentire che qualcuno ci accetta e ci vuole bene. Sentirsi amati è necessario per vivere, ma è altrettanto importante essere capaci di amare gli altri, per rendere bella la vita di tutti, anche dei vostri coetanei che si trovano in situazioni difficili. Gesù ci ha fatto vedere con la sua vita che Dio ama tutti senza distinzione e vuole che tutti vivano felici".

"Infine, voi cercate sicuramente l’autore della pace, di cui il mondo ha tanto bisogno. Spesso gli uomini pensano di poter costruire la pace da soli, ma è importante capire che è Dio che può donarci una pace vera e solida. Se lo sappiamo ascoltare, se gli facciamo spazio nella nostra vita, Dio scioglie l’egoismo che spesso inquina i rapporti tra le persone e tra le Nazioni e fa sorgere desideri di riconciliazione, di perdono e di pace, anche in chi ha il cuore indurito".

"Se vi aiutate l’un l’altro a cercare il grande Autore della vita, della gioia, dell’amore, della pace, scoprirete che questo Autore non è mai lontano da voi, anzi, è vicinissimo: è il Dio che si è fatto bambino in Gesù!", ha concluso il Santo Padre.


mercoledì 19 dicembre 2012

LA FEDE DI MARIA ALLA LUCE DEL MISTERO DELL'ANNUNCIAZIONE

Città del Vaticano, 19 dicembre 2012 (VIS). La fede di Maria a partire dal grande mistero dell'Annunciazione è stato il tema della catechesi di Benedetto XVI per l'ultima udienza generale del 2012, tenutasi nell'Aula Paolo VI.

Nell'Annunciazione l'Arcangelo Gabriele saluta Maria con le parole: "Rallegrati, piena di Grazia: il Signore è con te". Questo saluto - ha detto il Papa - è "un invito alla gioia (...), annuncia la fine della tristezza che c'è nel mondo di fronte al limite della vita, alla sofferenza, alla morte, alla cattiveria, al buio del male che sembra oscurare la luce della bontà divina. È un saluto che segna l'inizio del Vangelo, della Buona Novella".

La risposta al motivo della gioia della Vergine si trova nella seconda parte del saluto: "il Signore è con te. In Maria "si compie l'attesa della venuta definitiva di Dio, in lei prende dimora il Dio vivente". L'espressione "piena di grazia" chiarisce ulteriormente la sorgente del rallegrarsi di Maria che "proviene dalla comunione con Dio, dall'avere una connessione così vitale con Lui, dall'essere dimora dello Spirito Santo. (...) Maria è la creatura che in modo unico ha spalancato la porta al suo Creatore, si è messa nelle sue mani, senza limiti" e "vive (...) attenta a cogliere i segni di Dio nel cammino del suo popolo; è inserita in una storia di fede e di speranza nelle promesse di Dio, che costituisce il tessuto della sua esistenza". Come Abramo "così Maria si affida con piena fiducia alla parole che le annuncia il messaggero di Dio e diventa modello e madre di tutti i credenti".

"Vorrei sottolineare - ha detto Benedetto XVI - un altro aspetto importante: l’apertura dell’anima a Dio e alla sua azione nella fede include anche l’elemento dell’oscurità. La relazione dell’essere umano con Dio non cancella la distanza tra Creatore e creatura (...) Ma proprio colui che - come Maria – è aperto in modo totale a Dio, giunge ad accettare il volere divino, anche se è misterioso, anche se spesso non corrisponde al proprio volere (...) Così è per Maria, la sua fede vive la gioia dell’Annunciazione, ma passa anche attraverso il buio della crocifissione del Figlio, per poter giungere fino alla luce della Risurrezione".

"Non è diverso anche il cammino di fede di ognuno di noi: incontriamo momenti di luce, ma incontriamo anche passaggi in cui Dio sembra assente, il suo silenzio pesa nel nostro cuore e la sua volontà non corrisponde alla nostra (...). Ma quanto più ci apriamo a Dio, (...) come Abramo e come Maria - tanto più Egli ci rende capaci, con la sua presenza, di vivere ogni situazione della vita nella pace e nella certezza della sua fedeltà e del suo amore. Questo però significa uscire da sé stessi e dai propri progetti, perché la Parola di Dio sia la lampada che guida i nostri pensieri e le nostre azioni".

Dalla perdita di Gesù al Tempio, Maria "deve rinnovare la fede profonda con cui ha detto 'sì' nell’Annunciazione; (...) deve saper lasciare libero quel Figlio che ha generato perché segua la sua missione. E il 'sì' di Maria alla volontà di Dio, nell’obbedienza della fede, si ripete lungo tutta la sua vita, fino al momento più difficile, quello della Croce".

"C’è un atteggiamento di fondo che Maria assume di fronte a ciò che avviene nella sua vita - ha spiegato il Papa - (...) Si afferma che Maria 'custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore', in greco il termine è symballon, potremmo dire che Ella (...) collocava ogni singolo elemento, ogni parola, ogni fatto all’interno del tutto e lo confrontava, lo conservava, riconoscendo che tutto proviene dalla volontà di Dio. Maria non si ferma ad una prima comprensione superficiale di ciò che avviene nella sua vita, ma sa guardare in profondità, si lascia interpellare dagli eventi, li elabora, li discerne, e acquista quella comprensione che solo la fede può garantire. È l’umiltà profonda della fede obbediente di Maria, che accoglie in sé anche ciò che non comprende dell’agire di Dio, lasciando che sia Dio ad aprirle la mente e il cuore".

"La solennità del Natale del Signore che tra poco celebreremo, ci invita a vivere questa stessa umiltà e obbedienza di fede. La gloria di Dio non si manifesta nel trionfo e nel potere di un re, non risplende in una città famosa, (...) ma prende dimora nel grembo di una vergine, si rivela nella povertà di un bambino. L’onnipotenza di Dio, anche nella nostra vita, agisce con la forza, spesso silenziosa, della verità e dell’amore. La fede ci dice, allora, che l’indifesa potenza di quel Bambino alla fine vince il rumore delle potenze del mondo".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 19 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Peter Loy Chong, Arcivescovo di Suva (superficie: 18.333; popolazione: 1.297.683; cattolici: 101.050; sacerdoti: 81: religiosi: 162), Isole Fiji. L'Arcivescovo eletto è nato nel 1961 a Natovi (Isole Fiji) ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. Dal 1992 al 1995 è stato Vicario parrocchiale di "Our Lady of Perpetual Help" a Lautoka; dal 1996 al 2000 è stato parroco della "Immaculate Heart of Mary" a Vatukoula. Dal 2005 al 2012 ha compiuto gli studi superiori alla "Jesuit School of Theology" della "Santa Clara University", in California, terminati con il Dottorato in Teologia. Succede all'Arcivescovo Petero Mataca, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Chiesa Caldea presentata da Sua Beatitudine il Cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei (Iraq), ed ha convocato a Roma per il 28 gennaio 2013 il Sinodo dei Vescovi della medesima Chiesa per l'elezione del Successore, incaricando a presiederlo il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. A norma del diritto, l'Amministratore della Chiesa Caldea fino all'elezione del Patriarca è il Vescovo di Curia S.E.R. Mons. Jacques Ishaq, Arcivescovo titolare di Nisibi dei Caldei.


martedì 18 dicembre 2012

RELIGIONE E SPAZIO PUBBLICO

Città del Vaticano, 18 dicembre 2012 (VIS). Il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Roma Tre, ha promosso un seminario internazionale che si conclude oggi, sul tema: "Religione e spazio pubblico".

Le questioni esaminate sono state: la ridefinizione dello spazio pubblico in rapporto alla nuova presenza del religioso; il dibattito sull'ammissione o sul rifiuto di simboli religiosi negli spazi pubblici; le modalità in cui le diverse presenze religiose si rapportano con la politica, con la cultura e con la presenza dei simboli negli spazi pubblici; la concezione dell'attuale pluralismo religioso in due nazioni in cui il cattolicesimo ha agito fino ad un passato recente in condizioni di monopolio o di quasi monopolio e/o all'interno di "mercati religiosi" protetti; i rapporti tra poteri politici e poteri religiosi.

Il filosofo Massimo Introvigne, coordinatore dell'Osservatorio della Libertà Religiosa del Ministero degli Esteri, ha aperto, nel pomeriggio di ieri, il seminario con una relazione dal titolo: "Libertà religiosa e rapporti fra Stati e religioni. Diversi modelli in conflitto?"". Successivamente ha avuto luogo una tavola rotonda su "Il caso Italia"; "Chiesa e Stato in Italia e Brasile: problemi e momenti" alla luce delle questioni: "Libertà religiosa, spazio pubblico e ordinamento giuridico, tra ridefinizioni e nuovi scenari"; "Laicità nell'Italia plurale"; "La laicità come ideologia"; "Aggregazioni laicali fra secolarizzazione e desecolarizzazione".

La prima giornata si è conclusa con un dibattito dedicato a "Religione e politica in Italia".

Questa mattina si è discusso de "Il caso Brasile" e si è esaminato il seguente tema: "Rinnovamento Carismatico Cattolico e Pentecostalismo evangelico in Brasile: divergenze dottrinarie e convergenze politiche". In tale contesto si sono esaminate le seguenti questioni: "I diritti umani nella Chiesa cattolica in Brasile: dal discorso politico al discorso morale"; e di "Simboli religiosi negli spazi pubblici: cattolicesimo in distinte configurazioni". Alle 10:30 il sociologo Franco Garelli ha presentato una relazione su: "La religione nello spazio pubblico", mentre "Religione e politica in America Latina è stato il tema della tavola rotonda delle 11:30. Si sono quindi esaminati i seguenti temi: "I Santuari Mariani come spazio pubblico: cattolicesimo e nazione in Argentina"; "Argentina: la complicità del silenzio"; "Pastorale rivoluzionaria: alcune considerazioni sui preti guerriglieri in America Latina"; "Rapporto Chiesa/Stato in Argentina durante l'ultimo governo militare (1976-1983"; "Chiesa della liberazione e nuovi governi popolari".

Alle 15:00 il sociologo Enzo Pace parlerà sul tema: "Achille e la tartaruga: il cattolicesimo italiano di fronte all'inedita diversità religiosa". Una tavola rotonda su "Religione e spazio pubblico" concluderà il Seminario.


lunedì 17 dicembre 2012

UDIENZA AL PRESIDENTE DELL'AUTORITÀ PALESTINESE

Città del Vaticano, 17 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano il Signor Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità Palestinese, il quale successivamente si è incontrato con il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui si è fatto riferimento alla recente risoluzione approvata dall’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite con la quale si riconosce la Palestina come Stato Osservatore non membro della suddetta Organizzazione. Si è auspicato che tale iniziativa incoraggi l’impegno della comunità internazionale per una soluzione giusta e duratura del conflitto israelo-palestinese, che potrà raggiungersi solo riprendendo in buona fede il negoziato tra le Parti, nel rispetto dei diritti di tutti.

Ci si è soffermati poi sulla situazione della Regione, travagliata da tanti conflitti, auspicando il coraggio della riconciliazione e della pace.

Non è mancato, infine, un riferimento al contributo che le comunità cristiane offrono al bene comune della società nei Territori Palestinesi e in tutto il Medio Oriente.





IL PAPA AGLI ATLETI OLIMPICI: SIATE MODELLO DI LEALE PRATICA SPORTIVA

Città del Vaticano, 17 dicembre 2012 (VIS). "Ogni attività sportiva, sia a livello amatoriale che agonistico, richiede la lealtà nella competizione, il rispetto del proprio corpo, il senso di solidarietà e di altruismo e poi anche la gioia, la soddisfazione e la festa. Tutto ciò presuppone un cammino di autentica maturazione umana, fatto di rinunce, di tenacia, di pazienza, e soprattutto di umiltà, che non viene applaudita, ma che è il segreto della vittoria".

Con queste parole il Papa ha ricevuto questa mattina gli atleti che hanno rappresentato l'Italia nelle Olimpiadi di Londra 2012, e dove hanno conquistato 28 medaglie, di cui 8 d'oro. Erano presenti insieme agli atleti i Dirigenti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI).

"La Chiesa si interessa di sport, perché le sta a cuore l’uomo, tutto l’uomo, e riconosce che l’attività sportiva incide sull’educazione, sulla formazione della persona, sulle relazioni, sulla spiritualità. (...) L’atleta che vive integralmente la propria esperienza si fa attento al progetto di Dio sulla sua vita, impara ad ascoltarne la voce nei lunghi tempi di allenamento, a riconoscerlo nel volto del compagno, e anche dell’avversario di gara! (...)

Penso dunque a voi, cari atleti, come a dei campioni-testimoni, con una missione da compiere: possiate essere, per quanti vi ammirano, validi modelli da imitare, (...) maestri di una pratica sportiva che sia sempre leale e limpida".

"La pressione di conseguire risultati significativi - ha affermato il Papa - non deve mai spingere a imboccare scorciatoie come avviene nel caso del doping. Lo stesso spirito di squadra sia di sprone ad evitare questi vicoli ciechi, ma anche di sostegno a chi riconosce di avere sbagliato, in modo che si senta accolto e aiutato".

"In questo Anno della fede vorrei sottolineare che l’attività sportiva può educare la persona anche all’“agonismo” spirituale, cioè a vivere ogni giorno cercando di far vincere il bene sul male, la verità sulla menzogna, l’amore sull’odio, e questo prima di tutto in se stessi. Pensando poi all’impegno della nuova evangelizzazione, anche il mondo dello sport può essere considerato un moderno 'cortile dei gentili', cioè un’opportunità preziosa di incontro aperta a tutti, credenti e non credenti, dove sperimentare la gioia e anche la fatica di confrontarsi con persone diverse per cultura, lingua e orientamento religioso".

Infine il Papa ha ricordato la figura del Beato Pier Giorgio Frassati "un giovane che univa in sé la passione per lo sport – amava specialmente le ascensioni in montagna – e la passione per Dio. Vi invito, cari atleti, a leggere una sua biografia: il beato Pier Giorgio ci mostra che essere cristiani significa amare la vita, amare la natura, ma soprattutto amare il prossimo, in particolare le persone in difficoltà. Auguro anche a ciascuno di voi di gustare la gioia più grande: quella di migliorarvi giorno dopo giorno, riuscendo ad amare sempre un po’ di più".

ACCORDO SANTA SEDE-REPUBBLICA DI CINA

Città del Vaticano, 17 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina si è tenuto in Vaticano e a Taipei lo scambio di Note Verbali con le quali la Segreteria di Stato e il Ministero degli Affari Esteri hanno comunicato, rispettivamente, che la Santa Sede e la Repubblica di Cina, hanno compiuto le procedure necessarie per l'entrata in vigore dell'Accordo fra la Congregazione per l'Educazione della Santa Sede e il Ministero dell'Educazione della Repubblica di Cina relativamente alla collaborazione nell'ambito dell'educazione superiore e sul riconoscimento degli studi, delle qualificazioni, dei diplomi e delle lauree".

L'Accordo è stato firmato a Taipei il 2 dicembre 2011 dal Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica e dal Dottor Wu Ching-ji, Ministro dell'Educazione della Repubblica di Cina (R.O.C.). Il 20 novembre scorso, l'Assemblea Parlamentare (Yuan Legislativo) della R.O.C. l'ha approvato all'unanimità.

Si tratta di un Accordo “di carattere culturale e amministrativo” (Art. 23), che è stato stipulato nel quadro della Convenzione Regionale dell’U.N.E.S.C.O. sul riconoscimento degli studi, diplomi e gradi nell’insegnamento superiore in Asia e nel Pacifico, firmata a Tokyo il 26 novembre 2011 con la partecipazione - fra gli altri Stati - della Repubblica Popolare Cinese e della Santa Sede. I settori, che vengono regolati, sono due: quello propriamente accademico-amministrativo del riconoscimento reciproco di studi, qualifiche, diplomi e gradi, e quello della collaborazione nel campo dell’insegnamento superiore, che prevede una presenza della Chiesa cattolica nell’ambito universitario dell’area di lingua cinese.

Con il suddetto Accordo, la R.O.C. concede alla Santa Sede sia il riconoscimento dei titoli di studio e dei gradi ecclesiastici rilasciati in ogni parte del mondo, sia il rispetto della normativa canonica sulla struttura e sulla gestione delle università cattoliche e delle facoltà ecclesiastiche di teologia a Taiwan, sia ancora la possibilità di proporre i valori cristiani nell’ambito accademico anche nelle facoltà diverse da quelle di teologia. Queste ultime due garanzie sono contenute, fondamentalmente, nell’Art. 2 che prevede il riconoscimento del carattere unico del sistema educativo, proprio delle università e facoltà ecclesiastiche. Tale riconoscimento implica il rispetto della legislazione accademica canonica, la salvaguardia del profilo cattolico delle istituzioni accademiche, l’esclusiva competenza della Santa Sede per i contenuti, per i programmi e per la nomina dei responsabili e dei docenti, nonché l’impegno scritto individuale (dei docenti e del personale amministrativo) per una condotta morale compatibile con la dottrina e la morale cattolica. Il resto dell’Accordo tratta, per lo più, gli aspetti tecnico-burocratici del riconoscimento degli studi, delle qualificazioni, dei titoli e dei gradi: e ciò avviene citando, spesso alla lettera, le relative Convenzioni regionali dell’U.N.E.S.C.O.

L’Accordo porterà vantaggi anche agli ecclesiastici (sacerdoti, seminaristi e religiose), che dalla Cina Continentale andranno a studiare presso l’Università Cattolica Fu Jen di Taipei.


GIUSTIZIA E CARITÀ NON SI OPPONGONO

Città del Vaticano, 16 dicembre 2012 (VIS). Di ritorno dalla visita pastorale alla Parrocchia romana di San Patrizio a Colle Prenestino, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l’Angelus con i fedeli convenuti in Piazza San Pietro.

Il Papa si è soffermato nuovamente sulla figura di San Giovanni Battista che il Vangelo di oggi presenta mentre parla alla gente che si reca da lui al fiume Giordano per farsi battezzare, esortandola a prepararsi alla venuta del Messia. Il dialogo fra la moltitudine che domanda "Che cosa dobbiamo fare" e il profeta si rivela "di grande attualità".

"La prima risposta è rivolta alla folla in generale. Il Battista dice: 'Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto'. Qui possiamo vedere - ha spiegato il Pontefice - un criterio di giustizia, animato dalla carità. La giustizia chiede di superare lo squilibrio tra chi ha il superfluo e chi manca del necessario; la carità spinge ad essere attenti all’altro e ad andare incontro al suo bisogno, invece di trovare giustificazioni per difendere i propri interessi. Giustizia e carità non si oppongono, ma sono entrambe necessarie e si completano a vicenda".

"E poi vediamo la seconda risposta, che è diretta ad alcuni 'pubblicani', cioè esattori delle tasse per conto dei Romani. Già per questo i pubblicani erano disprezzati, e anche perché spesso approfittavano della loro posizione per rubare. Ad essi il Battista non dice di cambiare mestiere, ma di non esigere nulla di più di quanto è stato fissato. Il profeta, a nome di Dio, non chiede gesti eccezionali, ma anzitutto il compimento onesto del proprio dovere. Il primo passo verso la vita eterna è sempre l’osservanza dei comandamenti; in questo caso il settimo: 'Non rubare'".

"La terza risposta riguarda i soldati, un’altra categoria dotata di un certo potere, e quindi tentata di abusarne. Ai soldati Giovanni dice: 'Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe'. Anche qui, la conversione comincia dall’onestà e dal rispetto degli altri: un’indicazione che vale per tutti, specialmente per chi ha maggiori responsabilità".

"Considerando nell’insieme questi dialoghi, colpisce la grande concretezza delle parole di Giovanni: dal momento che Dio ci giudicherà secondo le nostre opere, è lì, nei comportamenti, che bisogna dimostrare di seguire la sua volontà. E proprio per questo le indicazioni del Battista sono sempre attuali: anche nel nostro mondo così complesso, le cose andrebbero molto meglio se ciascuno osservasse queste regole di condotta".

Dopo l'Angelus, nelle parole di saluto nelle diverse lingue, il Papa ha ricordato che dal 28 dicembre al 2 gennaio prossimo, si terrà a Roma l'incontro europeo dei giovani, promosso dalla comunità di Taizé. Benedetto XVI ha ringraziato le famiglie per la loro disponibilità ad ospitare i giovani e poiché le richieste sono superiori alle attese, ha rinnovato l'appello rivolto alle parrocchie affinché altre famiglie "possano fare questa bella esperienza di amicizia cristiana".

Successivamente il Papa ha espresso la sua vicinanza spirituale a quanti in Polonia fanno parte dell'"Opera Natalizia Aiuti ai Bambini". "Auspico - ha detto - che questa iniziativa caritativa ed ecumenica, un gesto di concreto aiuto offerto ai bisognosi, porti la gioia nei cuori di molti bambini. La fiamma delle candele accese nelle famiglie durante la cena della Vigilia di Natale sia il simbolo di tale iniziativa. Sia Dio a premiare la generosità dei cuori e benedica tutti".

Infine il Papa ha rivolto uno speciale saluto ai bambini di Roma, venuti in Piazza San Pietro per la tradizionale benedizione dei 'Bambinelli', le statuine di Gesù Bambino che i ragazzi metteranno nei presepi delle famiglie, delle scuole e delle parrocchie.


LA GIOIA DEL TEMPO DI AVVENTO

Città del Vaticano, 16 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita pastorale alla parrocchia di San Patrizio a Colle Prenestino, un quartiere urbanizzato fra gli anni '60 e '80 del '900, che dal 2007 ha una nuova chiesa. Il Papa ha salutato la comunità parrocchiale, i bambini battezzati nel corso dell'anno, e i loro genitori. Alle 10:00 ha presieduto la Santa Messa.

Nella terza domenica di Avvento - domenica "Gaudete", perché invita alla gioia, il Santo Padre ha ricordato che il tempo di Avvento è non soltanto un tempo di conversione ma anche di gioia "perché in esso si risveglia nei cuori dei credenti l’attesa del Salvatore, e attendere la venuta di una persona amata è sempre motivo di gioia".

Il Papa ha commentato la prima lettura nella quale il profeta Sofonia usa l'espressione "Rallegrati, figlia di Sion", ed ha sottolineato che il profeta intende affermare "che non c’è più alcun motivo di sfiducia, (...) di tristezza, qualunque sia la situazione che si deve affrontare, perché siamo certi della presenza del Signore, che da sola basta a rasserenare e rallegrare i cuori. Il profeta (...) inoltre, fa capire che questa gioia è reciproca: noi siamo invitati a rallegrarci, ma anche il Signore si rallegra per la sua relazione con noi".

"Tra pochi giorni - ha ricordato il Pontefice - celebreremo il Natale, la festa della venuta di Dio, che si è fatto bambino e nostro fratello per stare con noi e condividere la nostra condizione umana. Dobbiamo rallegrarci per questa sua vicinanza, per questa sua presenza e cercare di capire sempre più che realmente è vicino, e così essere penetrati dalla realtà della bontà di Dio, della gioia che Cristo è con noi. Paolo dice con forza in un'altra Lettera che nulla può separarci dall’amore di Dio che si è manifestato in Cristo. Solo il peccato ci allontana da Lui, ma questo è un fattore di separazione che noi stessi introduciamo nel nostro rapporto con il Signore. Però, anche quando noi ci allontaniamo, Egli non cessa di amarci e continua ad esserci vicino con la sua misericordia, con la sua disponibilità a perdonare e a riaccoglierci nel suo amore".

"Perciò, (...) non dobbiamo mai angustiarci, possiamo sempre esporre al Signore le nostre richieste, le nostre necessità, le nostre preoccupazioni, 'con preghiere e suppliche'. E questo è un grande motivo di gioia: sapere che è sempre possibile pregare il Signore e che il Signore ci ascolta, che Dio non è lontano, ma ascolta realmente, ci conosce, e sapere che non respinge mai le nostre preghiere, anche se non risponde sempre così come noi desideriamo, ma risponde".

"La gioia che il Signore ci comunica deve trovare in noi l’amore riconoscente. Infatti, la gioia è piena quando riconosciamo la sua misericordia, quando diventiamo attenti ai segni della sua bontà (...). Chi accoglie i doni di Dio in modo egoistico, non trova la vera gioia; invece chi trae occasione dai doni ricevuti da Dio per amarlo con sincera gratitudine e per comunicare agli altri il suo amore, questi ha il cuore veramente pieno di gioia", ha concluso il Pontefice.

Al termine della celebrazione eucaristica il Papa ha salutato gli anziani e i malati della parrocchia ed ha fatto rientro in Vaticano per la recita dell'Angelus.

TELEGRAMMA PER "LA INSENSATA TRAGEDIA" DELLA SCUOLA ELEMENTARE DI SANDY HOOK

Città del Vaticano, 15 dicembre 2012 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, un telegramma di cordoglio al Monsignor Jerald A. Doyle, Amministratore Diocesano della Diocesi di Bridgeport (Stati Uniti d'America), per la sparatoria nella scuola elementare di Sandy Hook a Newton (Connecticut), nella quale sono rimaste uccise 26 persone, 20 bambini e sei adulti.

"Il Santo Padre è stato subito informato della sparatoria nella Scuola Elementare di Sandy Hook a Newton e mi ha pregato di trasmettere il suo sentito dolore e l'assicurazione della sua vicinanza nella preghiera alle vittime e alle loro famiglie e a tutti coloro che sono sotto choc per questo terribile avvenimento. A seguito di questa insensata tragedia il Papa chiede a Dio nostro Padre di consolare tutti coloro che sono in lutto e di sostenere l'intera comunità con la forza spirituale che trionfa sulla violenza, con il potere del perdono, della speranza e dell'amore che riconcilia".


MESSAGGIO GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

Città del Vaticano, 15 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico il Messaggio del Santo Padre per la L Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni che si celebrerà il 21 aprile 2012, quarta domenica di Pasqua, sul tema: "Le vocazioni segno della speranza fondata sulla fede". Di seguito ne riportiamo ampi estratti.

"Cari fratelli e sorelle, in che cosa consiste la fedeltà di Dio alla quale affidarci con ferma speranza? Nel suo amore. Egli, che è Padre, riversa nel nostro io più profondo, mediante lo Spirito Santo, il suo amore (cfr Rm 5,5). E proprio questo amore, manifestatosi pienamente in Gesù Cristo, interpella la nostra esistenza, chiede una risposta su ciò che ciascuno vuole fare della propria vita, su quanto è disposto a mettere in gioco per realizzarla pienamente".

"L’amore di Dio segue a volte percorsi impensabili, ma raggiunge sempre coloro che si lasciano trovare. La speranza si nutre, dunque, di questa certezza: 'Noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi' (1 Gv 4,16). E questo amore esigente, profondo, che va oltre la superficialità, ci dà coraggio, ci fa sperare nel cammino della vita e nel futuro, ci fa avere fiducia in noi stessi, nella storia e negli altri".

"Vorrei rivolgermi in modo particolare a voi giovani e ripetervi: 'Che cosa sarebbe la vostra vita senza questo amore? Dio si prende cura dell’uomo dalla creazione fino alla fine dei tempi, quando porterà a compimento il suo progetto di salvezza. Nel Signore Risorto abbiamo la certezza della nostra speranza'".

"Come avvenne nel corso della sua esistenza terrena, anche oggi Gesù, il Risorto, passa lungo le strade della nostra vita, e ci vede immersi nelle nostre attività, con i nostri desideri e i nostri bisogni. Proprio nel quotidiano continua a rivolgerci la sua parola; ci chiama a realizzare la nostra vita con Lui, il solo capace di appagare la nostra sete di speranza. Egli, Vivente nella comunità di discepoli che è la Chiesa, anche oggi chiama a seguirlo. E questo appello può giungere in qualsiasi momento".

"Anche oggi Gesù ripete: 'Vieni! Seguimi!' (Mc 10,21). Per accogliere questo invito, occorre non scegliere più da sé il proprio cammino. Seguirlo significa immergere la propria volontà nella volontà di Gesù, dargli davvero la precedenza, metterlo al primo posto rispetto a tutto ciò che fa parte della nostra vita: alla famiglia, al lavoro, agli interessi personali, a se stessi. Significa consegnare la propria vita a Lui, vivere con Lui in profonda intimità, entrare attraverso di Lui in comunione col Padre nello Spirito Santo e, di conseguenza, con i fratelli e le sorelle. E questa comunione di vita con Gesù il 'luogo' privilegiato dove sperimentare la speranza e dove la vita sarà libera e piena!".

"Le vocazioni sacerdotali e religiose nascono dall’esperienza dell’incontro personale con Cristo, dal dialogo sincero e confidente con Lui, per entrare nella sua volontà. È necessario, quindi, crescere nell’esperienza di fede, intesa come relazione profonda con Gesù, come ascolto interiore della sua voce, che risuona dentro di noi. Questo itinerario, che rende capaci di accogliere la chiamata di Dio, può avvenire all’interno di comunità cristiane che vivono un intenso clima di fede, una generosa testimonianza di adesione al Vangelo, una passione missionaria che induca al dono totale di sé per il Regno di Dio, alimentato dall’accostamento ai Sacramenti, in particolare all’Eucaristia, e da una fervida vita di preghiera. Quest’ultima 'deve, da una parte, essere molto personale, un confronto del mio io con Dio, con il Dio vivente. Dall’altra, tuttavia, essa deve essere sempre di nuovo guidata e illuminata dalle grandi preghiere della Chiesa e dei santi, dalla preghiera liturgica, nella quale il Signore ci insegna continuamente a pregare nel modo giusto'".

"La preghiera costante e profonda fa crescere la fede della comunità cristiana, nella certezza sempre rinnovata che Dio mai abbandona il suo popolo e che lo sostiene suscitando vocazioni speciali, al sacerdozio e alla vita consacrata, perché siano segni di speranza per il mondo. I presbiteri e i religiosi, infatti, sono chiamati a donarsi in modo incondizionato al Popolo di Dio, in un servizio di amore al Vangelo e alla Chiesa, un servizio a quella salda speranza che solo l’apertura all’orizzonte di Dio può donare".

"Pertanto essi, con la testimonianza della loro fede e con il loro fervore apostolico, possono trasmettere, in particolare alle nuove generazioni, il vivo desiderio di rispondere generosamente e prontamente a Cristo che chiama a seguirlo più da vicino. Quando un discepolo di Gesù accoglie la divina chiamata per dedicarsi al ministero sacerdotale o alla vita consacrata, si manifesta uno dei frutti più maturi della comunità cristiana, che aiuta a guardare con particolare fiducia e speranza al futuro della Chiesa e al suo impegno di evangelizzazione. Esso infatti necessita sempre di nuovi operai per la predicazione del Vangelo, per la celebrazione dell’Eucaristia, per il Sacramento della Riconciliazione. Non manchino perciò sacerdoti zelanti, che sappiano accompagnare i giovani quali 'compagni di viaggio' per aiutarli a riconoscere, nel cammino a volte tortuoso e oscuro della vita, il Cristo, Via, Verità e Vita; per proporre loro, con coraggio evangelico, la bellezza del servizio a Dio, alla comunità cristiana, ai fratelli. Sacerdoti che mostrino la fecondità di un impegno entusiasmante, che conferisce un senso di pienezza alla propria esistenza, perché fondato sulla fede in Colui che ci ha amati per primo".

"Ugualmente, auspico che i giovani, in mezzo a tante proposte superficiali ed effimere, sappiano coltivare l’attrazione verso i valori, le mete alte, le scelte radicali, per un servizio agli altri sulle orme di Gesù. Cari giovani, non abbiate paura di seguirlo e di percorrere le vie esigenti e coraggiose della carità e dell’impegno generoso! Così sarete felici di servire, sarete testimoni di quella gioia che il mondo non può dare, sarete fiamme vive di un amore infinito ed eterno, imparerete a 'rendere ragione della speranza che è in voi'".


UDIENZE

Città del Vaticano, 17 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza i Cardinali Julian Herranz, Jozef Tomko, e Salvatore De Giorgi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 15 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignore Nicolas Henry Marie Denis Thevenin, Consigliere di Nunziatura, affidandogli allo stesso tempo l'ufficio di Nunzio Apostolico.

- Consultori della Congregazione per la Dottrina della Fede: l'Arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica, ed il Reverendo Professore Achim Buckenmaier (Germania), Docente di Teologia Dogmatica e Direttore della Cattedra per la Teologia del Popolo di Dio presso la Pontificia Università Lateranense in Roma.

venerdì 14 dicembre 2012

PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL PAPA PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

Città del Vaticano, 14 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina presso la Sala Stampa della Santa Sede si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la XLVI Giornata Mondiale della Pace che si celebra il 1° gennaio, sul tema quest'anno: "Beati gli operatori di pace". Alla conferenza stampa sono intervenuti il Cardinale Peter K.A. Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ed il Monsignor Mario Toso, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio.

Il Cardinale ha rilevato, come primo punto, "la concretezza del Messaggio". "L'espressione evangelica del titolo può far pensare ad un Messaggio di carattere piuttosto spirituale, per così dire, teorico. Invece l'argomentazione del Papa è estremamente aderente alla realtà. Constata un fatto, l'esistenza, in mezzo a conflitti, tensioni e violenze, dell'esistenza di molteplici operatori di pace; nella spiegazione della beatitudine evangelica sottolinea come si tratti di una promessa che è certezza, in quanto proviene da Dio, non legata al futuro, ma che già si realizza in questa vita; indica chiaramente cosa devono fare gli operatori di pace: promuovere la vita in pienezza, nella sua integralità, quindi in tutte le dimensioni della persona umana; richiama l'attenzione sui problemi più urgenti, la retta visione del matrimonio, il diritto all'obiezione di coscienza, la libertà religiosa (...), la questione del lavoro e della disoccupazione, la crisi alimentare, la crisi finanziaria, il ruolo della famiglia nell'educazione".

In un secondo punto il Cardinale Turkson ha sottolineato la "positività del Messaggio" che "oltre ad aprire alla speranza, riflette l'amore alla vita e alla vita in pienezza, per cui accanto ai temi della difesa della vita, il Papa mette in luce quelli legati alla giustizia, necessari per una vita degna, in pienezza, cioè nella quale tutti abbiano la possibilità di sviluppare le proprie potenzialità".

Un terzo punto è "l'aspetto educativo-pedagogico del Messaggio. "È questo un aspetto che sta sempre a cuore alla Chiesa la quale ha fra i suoi compiti quello di 'formare le coscienze'. Sotto questo aspetto, forte è il richiamo del Pontefice alla responsabilità della varie istanze educative chiamate a formare classi dirigenti adeguate e studiare modelli economici e finanziari nuovi. Ciò è necessario per superare la fase particolarmente grave che sta vivendo il mondo globalizzato, una fase di profonda cristi spirituale e morale in cui sanguinosi sono ancora i conflitti e le molteplici minacce di pace".

"Il Messaggio di Benedetto XVI - ha affermato Monsignor Toso - è invito ad essere operatori di pace a trecentosessanta gradi, tutelando ed implementando tutti i diritti e doveri dell'uomo e delle comunità".

"Sintomatico di questo modo di sentire e di vedere del Pontefice - ha continuato Monsignor Toso - è il passaggio in cui egli, in un contesto di recessione economica - provocata anche dalla crisi finanziaria iniziata nel 2007 -, polemizzando con le ideologia del liberismo radicale e della tecnocrazia secondo le quali sarebbe possibile lo sviluppo senza il progresso sociale e democratico, invita a non erodere i diritti sociali, tra i quali soprattutto il diritto al lavoro. Questo è un diritto fondamentale, non marginale. Senza la difesa e la promozione dei diritti sociali - lo insegnavano già liberali, comunisti, socialisti e cattolici nel secolo scorso - non si realizzano adeguatamente i diritti civili e politici. La stessa democrazia sostanziale, sociale e partecipativa sarebbe messa a repentaglio".

In breve, il Messaggio è per la crescita di una famiglia umana che non sia divisa tra gruppi e popoli a favore della vita e gruppi e popoli che militano, invece, per la pace, senza tuttavia un'uguale 'passione' per la difesa della vita umana, dal suo sbocciare al suo tramonto", ha concluso il Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace".


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