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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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venerdì 20 giugno 2014

CORPUS DOMINI: VIVERE L’ESPERIENZA DELLA FEDE SIGNIFICA LASCIARSI NUTRIRE DAL SIGNORE

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Ieri sera, nella Solennità del Corpus Domini, il Santo Padre ha celebrato la Santa Messa sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano. Al termine della celebrazione si è svolta la processione lungo via Merulana fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore, dove il Santo Padre ha impartito la Benedizione solenne con il Santissimo Sacramento. Nell'omelia Il Papa ha ricordato che oltre alla fame fisica, l'uomo porta in sé anche la fame spirituale, fame di vita, di amore e di eternità, di quella manna che Dio dona al Popolo di Israele nel deserto e che prefigura l'Eucaristia.

Citando le parole del Deuteronomio: "'Il Signore, tuo Dio, ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi', Papa Francesco ha ricordato la storia del popolo eletto che Dio ha fatto uscire dall'Egitto, dalla condizione di schiavitù, per guidarlo verso la terra promessa. Una volta stabilito nella terra, il popolo eletto raggiunge un certo benessere e corre il rischio di dimenticare le tristi vicende del passato, superate grazie all'intervento di Dio. "Allora le Scritture esortano a ricordare, a fare memoria di tutto il cammino fatto nel deserto, nel tempo della carestia e dello sconforto. L’invito di Mosè è quello di ritornare all’essenziale, all’esperienza della totale dipendenza da Dio, quando la sopravvivenza era affidata alla sua mano".

"Oltre alla fame fisica - ha affermato il Papa - l’uomo porta in sé un’altra fame (...). È fame di vita, fame di amore, fame di eternità. E il segno della manna" che "conteneva in sé anche questa dimensione: era figura di un cibo che soddisfa questa fame profonda che c’è nell’uomo. Gesù ci dona questo cibo, anzi, è Lui stesso il pane vivo che dà la vita al mondo. Il suo Corpo è il vero cibo sotto la specie del pane; il suo Sangue è la vera bevanda sotto la specie del vino. Non è un semplice alimento con cui saziare i nostri corpi, come la manna; il Corpo di Cristo è il pane degli ultimi tempi, capace di dare vita, e vita eterna, perché la sostanza di questo pane è Amore".

"Nell’Eucaristia si comunica l’amore del Signore per noi: un amore così grande che ci nutre con Sé stesso; un amore gratuito, sempre a disposizione di ogni persona affamata e bisognosa di rigenerare le proprie forze. Vivere l’esperienza della fede significa lasciarsi nutrire dal Signore e costruire la propria esistenza non sui beni materiali, ma sulla realtà che non perisce: i doni di Dio, la sua Parola e il suo Corpo".

"Se ci guardiamo attorno - ha proseguito il Pontefice - ci accorgiamo che ci sono tante offerte di cibo che non vengono dal Signore e che apparentemente soddisfano di più. Alcuni si nutrono con il denaro, altri con il successo e la vanità, altri con il potere e l’orgoglio. Ma il cibo che ci nutre veramente e che ci sazia è soltanto quello che ci dà il Signore! Il cibo che ci offre il Signore è diverso dagli altri, e forse non ci sembra così gustoso come certe vivande che ci offre il mondo. Allora sogniamo altri pasti, come gli ebrei nel deserto, i quali rimpiangevano la carne e le cipolle che mangiavano in Egitto, ma dimenticavano che quei pasti li mangiavano alla tavola della schiavitù. Essi, in quei momenti di tentazione, avevano memoria, ma una memoria malata, una memoria selettiva. Una memoria schiava, non libera".

"Il Padre ci dice: 'Ti ho nutrito di manna che tu non conoscevi'. Recuperiamo la memoria. Questo è il compito, recuperare la memoria. E impariamo a riconoscere il pane falso che illude e corrompe, perché frutto dell’egoismo, dell’autosufficienza e del peccato. Tra poco, nella processione, noi seguiremo Gesù realmente presente nell’Eucaristia. L’Ostia è la nostra manna, mediante la quale il Signore ci dona se stesso. A Lui ci rivolgiamo con fiducia: Gesù, difendici dalle tentazioni del cibo mondano che ci rende schiavi, cibo avvelenato; purifica la nostra memoria, affinché non resti prigioniera nella selettività egoista e mondana, ma sia memoria viva della tua presenza lungo la storia del tuo popolo, memoria che si fa 'memoriale' del tuo gesto di amore redentivo".

LA CHIESA NON ABBANDONA QUANTI SONO CADUTI NELLA SPIRALE DELLA DROGA

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Questa mattina, nel ricevere in udienza i partecipanti alla XXXI Edizione della "International Drug Enforcemente Conference", svoltasi a Roma dal 17 al 19 giugno, il Santo Padre ha espresso apprezzamento per l'opera svolta "affrontando un problema tanto grave e complesso del nostro tempo" ed ha auspicato che si possano raggiungere gli obiettivi prefissi: "coordinare le politiche antidroga, condividere le relative informazioni e sviluppare una strategia operativa tesa al contrasto del narcotraffico".

"Forse nel narcotraffico le azioni sono quelle che rendono più soldi al mercato. e questo è tragico - ha affermato il Santo Padre nel suo discorso ricordando che: "Il flagello della droga continua ad imperversare in forme e dimensioni impressionanti, alimentato da un mercato turpe, che scavalca confini nazionali e continentali. In tal modo continua a crescere il pericolo per i giovani e gli adolescenti. Di fronte a tale fenomeno, sento il bisogno di manifestare il mio dolore e la mia preoccupazione".

"Vorrei dire con molta chiarezza - ha proseguito il Pontefice - la droga non si vince con la droga! La droga è un male, e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi. Pensare di poter ridurre il danno, consentendo l’uso di psicofarmaci a quelle persone che continuano ad usare droga, non risolve affatto il problema. Le legalizzazioni delle cosiddette 'droghe leggere', anche parziali, oltre ad essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse. Le droghe sostitutive, poi, non sono una terapia sufficiente, ma un modo velato di arrendersi al fenomeno. Intendo ribadire quanto già detto in altra occasione: no ad ogni tipo di droga. Semplicemente. No ad ogni tipo di droga. Ma per dire questo no, bisogna dire sì alla vita, sì all’amore, sì agli altri, sì all’educazione, sì allo sport, sì al lavoro, sì a più fonti di lavoro".

"Un giovane che non ha lavoro, pensiamoci. Credo che la cifra sia 75 milioni, in Europa. Credo, non sono sicuro, non voglio dire una cosa che non c’è. Ma pensiamo ad un giovane: né, né. Né studia né lavora. Entra in questa mancanza di orizzonte, di speranza, e la prima offerta sono le dipendenze, tra le quali la droga. Questo... Le opportunità di lavoro, l’educazione, lo sport, la vita sana: questa è la strada della prevenzione della droga. Se si realizzano questi 'sì', non c’è posto per la droga, non c'è posto per l’abuso di alcol e per le altre dipendenze".

"La Chiesa, fedele al mandato di Gesù di andare dovunque c’è un essere umano sofferente, assetato, affamato, in carcere, non ha abbandonato quanti sono caduti nella spirale della droga, ma con il suo amore creativo è andata loro incontro. Li ha presi per mano, attraverso l’opera di tanti operatori e volontari, perché potessero riscoprire la propria dignità, aiutandoli a far resuscitare quelle risorse, quei talenti personali che la droga aveva sepolto, ma che non poteva cancellare, dal momento che ogni uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. Ma questo lavoro di recupero è molto limitato, non è sufficiente. Bisogna lavorare sulla prevenzione. Questo farà molto bene".

"L’esempio di tanti giovani che, desiderosi di sottrarsi alla dipendenza dalla droga, si impegnano a ricostruire la loro vita, è uno stimolo a guardare in avanti con fiducia", ha concluso il Santo Padre, esortando i partecipanti alla Conferenza a proseguire il loro lavoro con "sempre grande speranza".

PERSECUZIONE CONTRO I CRISTIANI PIÙ FORTE CHE NEI PRIMI SECOLI DELLA CHIESA

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza i partecipanti al Convegno Internazionale promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Lumsa e dalla School of Law della St. John's University, sul tema: "La libertà religiosa secondo il diritto internazionale e il conflitto globale dei valori", in corso a Roma dal 20 al 21 giugno.

"Di recente, il dibattito intorno alla libertà religiosa - ha ricordato Papa Francesco - si è fatto molto intenso, interpellando sia i Governi sia le Confessioni religiose. La Chiesa Cattolica, a questo riguardo, fa riferimento alla Dichiarazione 'Dignitatis humanae', uno dei documenti più importanti del Concilio Ecumenico Vaticano II".

"In effetti, ogni essere umano è un 'cercatore' della verità circa la propria origine e il proprio destino - ha proseguito il Papa - Nella sua mente e nel suo 'cuore' sorgono interrogativi e pensieri che non possono essere repressi o soffocati, in quanto emergono dal profondo e sono connaturati all’intima essenza della persona. Sono domande religiose ed hanno bisogno della libertà religiosa per manifestarsi pienamente. (...) La ragione riconosce nella libertà religiosa un diritto fondamentale dell’uomo che riflette la sua più alta dignità, quella di poter cercare la verità e di aderirvi, e riconosce in essa una condizione indispensabile per poter dispiegare tutta la propria potenzialità. La libertà religiosa non è solo quella di un pensiero o di un culto privato. È libertà di vivere secondo i principi etici conseguenti alla verità trovata, sia privatamente che pubblicamente. Questa è una grande sfida nel mondo globalizzato, dove il pensiero debole - che è come una malattia - abbassa anche il livello etico generale, e in nome di un falso concetto di tolleranza si finisce per perseguitare coloro che difendono la verità sull’uomo e le sue conseguenze etiche".

"Gli ordinamenti giuridici, statuali o internazionali, sono chiamati pertanto a riconoscere, garantire e proteggere la libertà religiosa, che è un diritto intrinsecamente inerente alla natura umana, alla sua dignità di essere libero, ed è anche un indicatore di una sana democrazia e una delle fonti principali della legittimità dello Stato. La libertà religiosa - ha aggiunto il Papa - recepita nelle costituzioni e nelle leggi e tradotta in comportamenti coerenti, favorisce lo sviluppo di rapporti di mutuo rispetto tra le diverse Confessioni e una loro sana collaborazione con lo Stato e la società politica, senza confusione di ruoli e senza antagonismi".

"Risulta incomprensibile e preoccupante - ha ribadito il Pontefice - che, a tutt’oggi, nel mondo permangano discriminazioni e restrizioni di diritti per il solo fatto di appartenere e professare pubblicamente una determinata fede. È inaccettabile che addirittura sussistano vere e proprie persecuzioni per motivi di appartenenza religiosa! anche guerre! È per me motivo di grande dolore constatare che i cristiani nel mondo subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell’epoca. Questo accade a più di 1700 anni dall’editto di Costantino, che concedeva la libertà ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede".

"Auspico vivamente - ha concluso il Pontefice - che il vostro convegno illustri con profondità e rigore scientifico le ragioni che obbligano ogni ordinamento giuridico a rispettare e difendere la libertà religiosa".

VISITA DI PAPA FRANCESCO AL POLICLINICO "A. GEMELLI"

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Venerdì 27 giugno, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, il Santo Padre Francesco si recherà in visita al Policlinico A. Gemelli e alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma, in occasione della XC Giornata per l'Università Cattolica.

L'arrivo al Policlinico Gemelli è previsto alle 15:30. Dopo la visita ai reparti dell'ospedale, che festeggia cinquant'anni di storia, il Santo Padre celebrerà la Santa Messa nel piazzale degli Istituti Biologici.

Papa Francesco è il quinto pontefice a recarsi alla sede romana dell'Ateneo, suggellando così una amicizia che dura da 50 anni.

UDIENZE

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Sua Altezza Fra’ Matthew Festing, Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, e Seguito;

- L'Arcivescovo Nicolas Henry Marie Denis Thévenin, Nunzio Apostolico in Guatemala.

- L'Arcivescovo Savino Bernardo M. Cazzaro Bertollo, Arcivescovo emerito di Puerto Montt (Cile).

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 19 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Mitchell Thomas Rozanski, Vescovo di Springfield in Massachusetts (superficie: 7.306; popolazione: 871.000; cattolici: 248.800; sacerdoti: 181; religiosi: 362; diaconi permanenti: 85), Stati Uniti d'America. Finora Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Baltimore (Stati Uniti d'America), succede al Vescovo Timothy Anthony McDonnell, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

mercoledì 18 giugno 2014

ESSERE CHIESA È SENTIRSI NELLE MANI DI DIO

Città del Vaticano, 18 giugno 2014 (VIS). Questa mattina Papa Francesco ha iniziato un ciclo di catechesi sulla Chiesa. "È - ha detto - un po' come un figlio che parla della propria madre, della propria famiglia. La Chiesa infatti non è un'istituzione finalizzata a se stessa o un'associazione privata, una ONG, Né tanto meno si deve restringere lo sguardo al clero o al Vaticano... E la Chiesa è una realtà molto più ampia, che si apre a tutta l'umanità e (...) non è nata improvvisamente. È fondata da Gesù ma è un popolo con una storia lunga alle spalle e una preparazione che ha inizio molto prima di Cristo stesso".

"Questa storia, o 'preistoria', della Chiesa - ha spiegato il Santo Padre ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro - si trova già nelle pagine dell'Antico Testamento. (...) Dio scelse Abramo (...) e gli chiese di partire, di lasciare la sua patria terrena e andare verso un'altra terra, che Lui gli avrebbe indicato. E in questa vocazione Dio non chiama Abramo da solo, come individuo, ma coinvolge fin dall'inizio la sua famiglia, la sua parentela e tutti coloro che sono a servizio della sua casa. (...) Il primo dato importante è proprio questo: cominciando da Abramo Dio forma un popolo perché porti la sua benedizione a tutte le famiglie della terra. E all'interno di questo popolo nasce Gesù".

"Un secondo elemento: non è Abramo a costituire attorno a sé un popolo, ma è Dio a dare vita a questo popolo. Di solito era l'uomo a rivolgersi alla divinità, cercando di colmare la distanza e invocando sostegno e protezione. In questo caso, invece, si assiste a qualcosa di inaudito: è Dio stesso a prendere l'iniziativa (...). Dio prende l'iniziativa e rivolge la sua parola all'uomo, creando un legame e una relazione nuova con lui. (...) Così Dio forma un popolo con tutti coloro che ascoltano la sua Parola e che si mettono in cammino, fidandosi di Lui. Questa è l'unica condizione: fidarsi di Dio. Se tu ti fidi di Dio, lo ascolti e ti metti in cammino, questo è fare Chiesa. L'amore di Dio precede tutto. Dio sempre è primo, arriva prima di noi, Lui ci precede. Il profeta Isaia, o Geremia, non ricordo bene, diceva che Dio è come il fiore del mandorlo, perché è il primo albero che fiorisce in primavera. Per dire che Dio sempre fiorisce prima di noi. Quando noi arriviamo Lui ci aspetta (...). Sempre è in anticipo rispetto a noi".

"Abramo e i suoi ascoltano la chiamata di Dio e si mettono in cammino (...) Questo però non significa che questa gente sia sempre convinta e fedele. Anzi, fin dall'inizio ci sono le resistenze, il ripiegamento su sé stessi e sui propri interessi e la tentazione di mercanteggiare con Dio e risolvere le cose a modo proprio. E questi sono i tradimenti e i peccati che segnano il cammino del popolo lungo tutta la storia della salvezza, che è la storia della fedeltà di Dio e dell'infedeltà del popolo. Dio, però, non si stanca, Dio ha pazienza, e nel tempo continua a educare e a formare il suo popolo, come un padre con il proprio figlio. (...) Ed è lo stesso atteggiamento che mantiene nei confronti della Chiesa".



"Anche noi infatti, pur nel nostro proposito di seguire il Signore Gesù, facciamo esperienza ogni giorno dell'egoismo e della durezza del nostro cuore. Quando però ci riconosciamo peccatori - ha sottolineato Papa Francesco - Dio ci riempie della sua misericordia e del suo amore. (...) Ed è proprio questo che ci fa crescere come popolo di Dio, come Chiesa: non è la nostra bravura, non sono i nostri meriti, (...) ma è l'esperienza quotidiana di quanto il Signore ci vuole bene e si prende cura di noi. È questo che ci fa sentire davvero suoi, nelle sue mani, e ci fa crescere nella comunione con Lui e tra di noi. Essere Chiesa è sentirsi nelle mani di Dio, che è padre e ci ama, ci accarezza, ci aspetta, ci fa sentire la sua tenerezza".

"Questo è il progetto di Dio - ha ricordato infine il Papa - formare un popolo benedetto dal suo amore e che porti la sua benedizione a tutti i popoli della terra. Questo progetto non muta, è sempre in atto. In Cristo ha avuto il suo compimento e ancora oggi Dio continua a realizzarlo nella Chiesa. Chiediamo allora la grazia di rimanere fedeli alla sequela del Signore Gesù e all'ascolto della sua Parola, pronti a partire ogni giorno, come Abramo, verso la terra di Dio e dell'uomo, la nostra vera patria, e così diventare benedizione, segno dell'amore di Dio per tutti i suoi figli. A me piace pensare che un sinonimo, un altro nome che possiamo avere noi cristiani sarebbe questo: siamo uomini e donne, siamo gente che benedice. Il cristiano con la sua vita deve benedire sempre, benedire Dio e benedire tutti. Noi cristiani siamo gente che benedice, che sa benedire. È una bella vocazione questa!".

IL PAPA PREGA PER I RIFUGIATI E RICORDA CHE GESÙ È STATO UNO DI LORO

Città del Vaticano, 18 giugno 2014 (VIS). Al termine dei saluti nelle diverse lingue, il Santo Padre ha ricordato che venerdì 20 giugno ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato, che la comunità internazionale dedica a chi è costretto a lasciare la propria terra per fuggire dai conflitti e dalle persecuzioni. "Il numero di questi fratelli rifugiati sta crescendo - ha detto il Papa - e, in questi ultimi giorni, altre migliaia di persone sono state indotte a lasciare le loro case per salvarsi. Milioni di famiglie rifugiate di tanti Paesi e di ogni fede religiosa vivono nelle loro storie drammi e ferite che difficilmente potranno essere sanate. Facciamoci loro vicini, condividendo le loro paure e la loro incertezza per il futuro e alleviando concretamente le loro sofferenze. Il Signore sostenga le persone e le istituzioni che lavorano con generosità per assicurare ai rifugiati accoglienza e dignità, e dare loro motivi di speranza".

"Pensiamo che Gesù è stato un rifugiato - ha detto infine il Papa parlando a braccio - è dovuto fuggire per salvare la vita, con San Giuseppe e la Madonna ha dovuto andarsene in Egitto. (...) Preghiamo la Madonna che conosce i dolori dei rifugiati che si avvicini a questi fratelli e sorelle nostri. Preghiamo insieme la Madonna per i fratelli e sorelle rifugiati. (...) Maria, madre dei rifugiati, prega per noi".

PROGRAMMA VIAGGIO APOSTOLICO DEL PAPA IN COREA

Città del Vaticano, 18 giugno 2014 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico il programma del Viaggio Apostolico del Santo Padre Francesco nella Repubblica di Corea (13-18 agosto), in occasione della VI Giornata della Gioventù Asiatica.

Alle 16:00 di Mercoledì 13 agosto, il Papa partirà dall'Aeroporto di Roma Fiumicino per Seoul dove l'arrivo è previsto alle 10:30 di giovedì 14. Dopo la celebrazione della Santa Messa in privato nella Nunziatura Apostolica, nel pomeriggio il Papa renderà una visita di cortesia al Presidente della Repubblica nella Blue House, quindi incontrerà le Autorità del Paese e pronuncerà un discorso. La prima giornata si conclude con l'incontro con i Vescovi della Corea nella Sede della Conferenza Episcopale Coreana.

Venerdì 15 agosto, Solennità dell'Assunzione, il Santo Padre si trasferisce in elicottero a Daejeon dove celebra la Santa Messa nel World Cup Stadium e, successivamente, consuma il pranzo con i giovani al Seminario Maggiore. Nel pomeriggio, Papa Francesco si reca in elicottero al Santuario di Solmoe per l'incontro con i giovani dell'Asia, rientrando a Seoul in serata.

Sabato 16, Papa Francesco si recherà in Visita al Santuario dei Martiri di Seo So mun e, alle 10:00, presiederà la Santa Messa di Beatificazione di Paul Yun Ji-Chung e 123 compagni martiri, alla Porta di Gwanghwamun, a Seoul. Al termine della cerimonia, il Santo Padre si recherà in elicottero a Kkottongnae per visitare il Centro di Recupero per Disabili nella "House of Hope" e per incontrare successivamente le comunità religiose di Corea presso il Training Center "School of Love". Alle 18:30, il Santo Padre incontrerà i leader dell'Apostolato Laico al Centro di Spiritualità e in serata rientrerà a Seoul in elicottero.

Domenica 17, alle 11:00, nel Santuario di Haemi, il Papa incontrerà i Vescovi dell'Asia e, alle 16:30, dopo il pranzo con i Presuli, celebrerà, nel Castello di Haemi, la Santa Messa conclusiva della VI Giornata della Gioventù Asiatica. Al termine si trasferirà in elicottero a Seoul.

Lunedì 18 agosto, l'ultima giornata del suo soggiorno in Corea, il Papa incontrerà i leader religiosi nel Palazzo della vecchia Curia dell'Arcidiocesi di Seoul e alle 9:45 celebrerà la Santa Messa per la Pace e la Riconciliazione nella Cattedrale di Myeong-dong a Seoul. Infine, alle 13.:00, dopo la cerimonia di congedo dalla Repubblica di Corea, nella Base Aerea di Seoul, l'aereo papale ripartirà per Roma Ciampino dove l'arrivo è previsto alle 17:45 ora locale.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 18 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Philippe Mousset, Vescovo di Périgueux (superficie: 9.060; popolazione: 412.082; cattolici: 355.900; sacerdoti: 41; religiosi: 184; diaconi permanenti: 9), Francia. Finora Vescovo di Pamiers (Francia), succede al Vescovo Michel Mouïsse, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Segundo René Coba Galarza, Ordinario Militare per l’Ecuador (sacerdoti: 60; religiosi: 10), Ecuador. Finora Vescovo Ausiliare di Quito (Ecuador), succede al Vescovo Miguel Ángel Aguilar Miranda, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale del medesimo Ordinariato Militare, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignor Luis Gabriel Ramírez Díaz, Vescovo di El Banco (superficie: 12.535; popolazione: 484.000; cattolici: 449.000; sacerdoti: 20; religiosi: 16), Colombia. Il Vescovo eletto è nato a Margarita (Colombia) nel 1965 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1993. Ha svolto successivamente i seguenti incarichi: Parroco di “San Pedro mártir de Verona”, Amministratore parrocchiale di “La Inmaculada Concepción” a Remolino, Promotore vocazionale, Formatore e Rettore del Seminario Maggiore “San José” della diocesi di Santa Marta, Parroco di “San Sebastián”, Delegato per la pastorale sacerdotale della diocesi di El Banco, Parroco di “La Inmaculada Concepción” a Plato, Vicario Generale di El Banco. È stato finora Amministratore Apostolico della medesima diocesi.

AVVISO

Città del Vaticano, 18 giugno 2014 (VIS). Informiamo i nostri lettori che domani, giovedì 19 giugno, Solennità del Corpus Domini, giorno di vacanza in Vaticano, il bollettino del V.I.S. non sarà trasmesso. La trasmissione riprenderà venerdì 20 giugno.

martedì 17 giugno 2014

LA CHIESA DIVENTA PIÙ GIOVANE QUANTO PIÙ DIVENTA MADRE

Città del Vaticano, 17 giugno 2014 (VIS). Alle 19:00 di ieri, nell'Aula Paolo VI, il Santo Padre ha inaugurato il Convegno ecclesiale che conclude l'anno pastorale della Diocesi di Roma, sul tema: "Un popolo che genera i suoi figli. Comunità e famiglia nelle grandi tappe dell’iniziazione cristiana".

All'inizio del suo discorso Papa Francesco si è soffermato sul tema della "società degli orfani". I giovani sono "orfani di gratuità" - ha detto - "quella gratuità del papà e della mamma che sanno perdere il tempo per giocare con i figli (...); orfani, senza affetto d'oggi" perché "papà è stanco, mamma è stanca, vanno a dormire". "Abbiamo bisogno di senso di gratuità - ha ribadito Papa Francesco - "nelle famiglie, nelle parrocchie, nella società tutta. E quando pensiamo che il Signore si è rivelato a noi nella gratuità, cioè come Grazia, la cosa è molto più importante. Quel bisogno di gratuità umana, che è come aprire il cuore alla grazia di Dio. (...) Ma se noi non abbiamo il senso della gratuità nella famiglia, nella scuola, nella parrocchia ci sarà molto difficile capire cosa è la grazia di Dio, quella grazia che non si vende, che non si compra, che è un regalo, un dono di Dio: è Dio stesso. E per questo sono orfani di gratuità".

"Anche la società - ha sottolineato il Pontefice - rende orfani i giovani. (...) La nostra società tecnologica (...) moltiplica all’infinito le occasioni di piacere, di distrazione, di curiosità, ma non è capace di portare l’uomo alla vera gioia. (...) Per amare la vita non abbiamo bisogno di riempirla di cose, che poi diventano idoli; abbiamo bisogno che Gesù ci guardi. È il suo sguardo che ci dice: è bello che tu viva, la tua vita non è inutile, perché a te è affidato un grande compito. Questa è la vera sapienza: uno sguardo nuovo sulla vita che nasce dall’incontro di Gesù".

Riferendosi alla Chiesa come madre che genera figli, il Papa ha affermato: "La sfida grande della Chiesa oggi è diventare madre: madre! Non una Ong ben organizzata, con tanti piani pastorali… (...) Ma per questo la Chiesa deve fare qualcosa, deve cambiare, deve convertirsi per diventare madre. Deve essere feconda! La fecondità è la grazia che noi oggi dobbiamo chiedere allo Spirito Santo, perché possiamo andare avanti nella nostra conversione pastorale e missionaria. (...) La Chiesa - ci ha detto Benedetto XVI - non cresce per proselitismo, cresce per attrazione, per attrazione materna, per questo offrire maternità; cresce per tenerezza, per la maternità, per la testimonianza che genera sempre più figli. È un po’ invecchiata la nostra Madre Chiesa… Non dobbiamo parlare della 'nonna' Chiesa, (...) Dobbiamo ringiovanirla! Dobbiamo ringiovanirla, ma non portandola dal medico che fa la cosmetica, no! (...) La Chiesa diventa più giovane quando è capace di generare più figli; diventa più giovane quanto più diventa madre".

"Dobbiamo recuperare la memoria - ha proseguito il Papa - la memoria della Chiesa che è popolo di Dio. A noi oggi manca il senso della storia. Abbiamo paura del tempo (...). Tutto adesso! Siamo nel regno del presente, della situazione. (...) Anche nella comunicazione: (...) Il linguaggio più abbreviato, più ridotto. Tutto si fa di fretta, perché siamo schiavi della situazione. Recuperare la memoria nella pazienza di Dio, che non ha avuto fretta nella sua storia di salvezza, che ci ha accompagnato lungo la storia, che ha preferito la storia lunga per noi, di tanti anni, camminando con noi". Esortando i sacerdoti e i parroci all'accoglienza e alla tenerezza, il Papa ha detto: "Dobbiamo accogliere sempre tutti con cuore grande, come in famiglia, chiedendo al Signore di farci capaci di partecipare alle difficoltà e ai problemi che spesso i ragazzi e i giovani incontrano nella loro vita".

"Le persone si aspettano di trovare in noi lo sguardo di Gesù, a volte senza nemmeno saperlo, quello sguardo sereno, felice che entra nel cuore. Ma (...) deve essere tutta la parrocchia ad essere una comunità accogliente, non solo i sacerdoti e i catechisti. (...) Dobbiamo ripensare quanto le nostre parrocchie sono accoglienti, se gli orari delle attività favoriscono la partecipazione dei giovani, se siamo capaci di parlare i loro linguaggi (...). Diventiamo audaci nell'esplorare nuove modalità con cui le nostre comunità siano delle case dove la porta è sempre aperta".

"Io voglio tanto bene ai sacerdoti, perché fare il parroco non è facile. - ha detto infine il Papa - È più facile fare il vescovo che il parroco! Perché noi vescovi sempre abbiamo la possibilità di prendere le distanze, o nasconderci dietro il 'Sua Eccellenza', e quello ci difende! Ma fare il parroco, quando ti bussano alla porta: 'Padre, questo, padre qua e padre là…'. Non è facile! Ma (...) la Chiesa italiana è tanto forte grazie ai parroci!" ha esclamato Papa Francesco esortando i parroci a recuperare la memoria di evangelizzazione e a rimanere vicini ai loro fedeli. "Vogliamo una Chiesa di fede, che creda che il Signore è capace di farla madre, di darle tanti figli".

IL PAPA AI MAGISTRATI: SIATE SEMPRE PIÙ UN ESEMPIO DI INTEGRA MORALITÀ PER L'INTERA SOCIETÀ

Città del Vaticano, 17 giugno 2014 (VIS). Questa mattina, nel ricevere in udienza i Membri del Consiglio Superiore della Magistratura, Papa Francesco ha espresso la sua stima per il compito a loro affidato a servizio della Nazione e che è "finalizzato al buon funzionamento di un settore vitale della convivenza sociale".

L'aspetto etico dell'ufficio del magistrato è stato il primo punto sul quale si è soffermato il Santo Padre che ha sottolineato come in ogni Paese le norme giuridiche "sono destinate a tutelare la libertà e l’indipendenza del magistrato, affinché possa adempiere con le necessarie garanzie il suo importante e delicato lavoro (...) per rispondere con adeguatezza all’incarico che la società vi affida, per mantenere una imparzialità sempre inconfutabile".

"L’indipendenza del magistrato e l’obiettività del giudizio da questi espresso richiedono - ha proseguito il Pontefice - un’attenta e puntuale applicazione delle leggi vigenti. La certezza del diritto e l’equilibrio dei diversi poteri di una società democratica trovano la loro sintesi nel principio di legalità, a presidio del quale il magistrato opera. Dal giudice dipendono decisioni che non soltanto incidono sui diritti e sui beni dei cittadini, ma che attengono alla loro stessa esistenza".

"Di conseguenza il soggetto giudicante, ad ogni livello, deve possedere qualità intellettuali, psicologiche e morali che diano garanzia di affidabilità per una funzione tanto rilevante. Fra tutte le qualità, quella dominante e direi specifica del giudice è la prudenza. Che non è una virtù per restare fermo: 'Io sono prudente: sono fermo', no! È una virtù di governo, una virtù per portare avanti le cose, la virtù che inclina a ponderare con serenità le ragioni di diritto e di fatto che debbono stare alla base del giudizio. Si avrà più prudenza se si possederà un elevato equilibrio interiore, capace di dominare le spinte provenienti dal proprio carattere, dalle proprie vedute personali, dai propri convincimenti ideologici".

"La società italiana si aspetta molto dalla magistratura - ha affermato il Pontefice - specialmente nell’attuale contesto caratterizzato, tra l’altro, da un inaridimento del patrimonio valoriale e dall’evoluzione degli assetti democratici. Sia vostro impegno - ha esortato - non deludere le legittime attese della gente. Sforzatevi di essere sempre più un esempio di integra moralità per l’intera società".

infine il Papa ha ricordato la figura di due magistrati illustri: Vittorio Bachelet, che guidò il Consiglio Superiore della Magistratura in tempi di grandi difficoltà e cadde vittima della violenza dei cosiddetti “anni di piombo”; e quella del giovane giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia, del quale è in corso la causa di beatificazione. "Essi hanno offerto - ha concluso il Pontefice - una testimonianza esemplare dello stile proprio del fedele laico cristiano: leale alle istituzioni, aperto al dialogo, fermo e coraggioso nel difendere la giustizia e la dignità della persona umana".

ANNE-MARIE PELLETIER PRIMA DONNA A RICEVERE PREMIO RATZINGER

Città del Vaticano, 17 giugno 2014 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione di due eventi promossi dalla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI: il Premio Ratzinger 2014, che sarà conferito il 22 novembre prossimo e il Convegno presso la Pontificia Università Bolivariana di Medellín in Colombia, in programma dal 23 al 24 ottobre 2014.

Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Camillo Ruini, Presidente del Comitato scientifico della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI; il Monsignor Giuseppe Antonio Scotti, Presidente della medesima Fondazione e il Signor Germán Cardona Gutiérrez, Ambasciatore di Colombia presso la Santa Sede. Il Cardinale Ruini ha presentato i profili dei due vincitori: la Professoressa francese Anne-Marie Pelletier - la prima donna che consegue il Premio Ratzinger - studiosa di ermeneutica e di esegesi biblica, che si è anche dedicata alla questione della donna nel cristianesimo e nella Chiesa, e il Professor Monsignor Waldemar Chrostowski, sacerdote polacco, biblista ed impegnato nel dialogo cattolico-giudaico, primo polacco a conseguire il Premio Ratzinger.

Anne-Marie Pelletier, nata nel 1946, ha insegnato Linguistica generale e Letteratura comparata all’Università di Parigi X, poi Marne-la-Vallée, oltre che Teologia del matrimonio all’Istituto Cattolico di Parigi. Attualmente, e da molti anni, insegna Sacra Scrittura ed Ermeneutica biblica allo Studio della Facoltà Notre Dame del Seminario di Parigi. Fino al 2013 ha avuto anche l’incarico di insegnamento della Bibbia all’Istituto Europeo di Scienze delle Religioni (IESR), inquadrato nell’École Pratique des Hautes Études di Parigi. Le sue attività di ricerca si sono estese a “Giudaismo e Cristianesimo”, presso il Collège des Bernardins, e al mondo monastico. La sua produzione letteraria è molto vasta. Da segnalare nel campo dell’ermeneutica e dell’esegesi biblica: "Lectures du Cantique des Cantiques. De l’énigme du sens aux figures du lecteur"; "Lectures bibliques. Aux sources de la culture occidentale"; "D’âge en âge les Ecritures. La Bible et l’herméneutique contemporaine"; "Le livre d’Isaïe, l'histoire au prisme de la prophétie". Riguardo alla questione delle donne nel cristianesimo e nella Chiesa, Anne-Marie Pelletier ha scritto due libri: "Le christianisme et les femmes. Vingt siècles d’histoire" e "Le signe de la femme".

"La Professoressa Pelletier è dunque - ha detto il Cardinale Ruini - una personalità di forte rilievo nel cattolicesimo francese contemporaneo, che unisce a un meritato prestigio scientifico e a una grande e versatile vivacità culturale un’autentica dedizione a cause assai importanti per la testimonianza cristiana nella società".

Monsignor Waldemar Chrostowski nato nel 1951 a Chrostowo (Polonia), Dottore in Teologia, nel 2013 ha ricevuto il titolo di Professore Universitario dal Presidente della Repubblica Polacca. Redattore generale della rivista di teologia polacca "Collectanea Theologica", dal 2004 è Preside dell’Associazione dei Biblisti Polacchi. La sua produzione sia scientifica sia divulgativa è molto estesa. Da segnalare la dissertazione "Profeti di fronte alla storia. L’interpretazione della storia d’Israele in Ezechiele 16,20 e 23 e la loro reinterpretazione nella Bibbia dei Settanta"; i due volumi "Il giardino di Eden – conosciuta testimonianza della diaspora assira" e "Diaspora assiriana degli Israeliti"; due libri intervista: "Dio, Bibbia, Messia" e "La Chiesa, i Giudei, la Polonia". Dal 1987 insegna alla Facoltà di Teologia dell’Accademia di Varsavia, ora Università Cardinale Stefan Wyszynski, e in varie altre Università e Seminari.

Il Monsignor Chrostowski - ha ricordato il Cardinale Ruini - "è impegnato inoltre nel dialogo cattolico-giudaico e polacco-giudaico: è stato a lungo membro della Commissione dell’Episcopato polacco per il dialogo con il giudaismo. Unisce al rigore scientifico la passione per la Parola di Dio, il servizio alla Chiesa e la sollecitudine per il dialogo interreligioso".

A sua volta, il Monsignor Giuseppe Antonio Scotti ha presentato il Convegno "Il rispetto per la vita, cammino per la pace", in programma il 23 e 24 ottobre prossimo, presso l’Università Bolivariana di Medellín (Colombia). Il Convegno di quest'anno è il quarto dall'istituzione, nel 2010, della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI e come nei precedenti, anche qui saranno attivamente coinvolte le università del Paese e del Continente, oltre alla Chiesa locale e alle realtà civili e politiche. Dal primo incontro, organizzato a Bygdoszcz (Polonia), hanno partecipato all'iniziativa 275 Università ed oltre 1.600 persone fra docenti e studenti che hanno dato vita a progetti di riflessione di ricerca.

"L’appuntamento di ottobre a Medellín - ha affermato Monsignor Scotti - è in sintonia con questo cammino e, nello stesso tempo sottolinea ancora una volta che le università - i giovani e di docenti che lì studiano, pensano, cercano - possono e vogliono farsi parte attiva e interessata nella costruzione di un futuro pienamente umano consapevoli che 'i nostri tempi, contrassegnati dalla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclamano un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo'”.

lunedì 16 giugno 2014

PAPA FRANCESCO RICEVE IN UDIENZA ARCIVESCOVO DI CANTERBURY: GRANDI SANTI, MAESTRI E COMUNITÀ ATTESTANO NOSTRE COMUNI RADICI
Città del Vaticano, 16 giugno 2014 (VIS). La constatazione che il traguardo della piena unità può sembrare lontano, ma rimane pur sempre la meta del cammino ecumenico e le comuni preoccupazioni di fronte ai mali che affliggono l'umanità, in particolare il traffico di esseri umani, sono stati alcuni dei temi chiave dell'incontro di questa mattina in Vaticano, del Santo Padre con Sua Grazia Justin Welby, Arcivescovo di Canterbury.

"Anche a noi il Signore sembra domandare: 'Di che cosa stavate discutendo lungo la via?' - ha detto Papa Francesco - Quando Gesù pose questa domanda ai suoi discepoli, essi rimasero in silenzio perché provavano vergogna, avendo discusso tra di loro chi fosse il più grande. Anche noi ci sentiamo confusi per la distanza che esiste tra la chiamata del Signore e la nostra povera risposta. Davanti al suo sguardo misericordioso non possiamo fingere che la nostra divisione non sia uno scandalo, un ostacolo all’annuncio del Vangelo della salvezza al mondo. La nostra vista non di rado è offuscata dal peso causato dalla storia delle nostre divisioni e la nostra volontà non sempre è libera da quell’ambizione umana che a volte accompagna persino il nostro desiderio di annunciare il Vangelo secondo il comandamento del Signore".

Ma "lo Spirito Santo ci dà la forza di non scoraggiarci e ci invita ad affidarci con piena fiducia alla sua azione potente. Come discepoli che si sforzano di seguire il Signore - ha notato il Papa - sappiamo che la fede è venuta a noi attraverso molti testimoni. Siamo in debito verso grandi santi, verso maestri e comunità che ci hanno trasmesso la fede nel corso dei secoli e che ci attestano le nostre comuni radici".

In proposito il Santo Padre, nel ricordare che l'Arcivescovo di Canterbury ha celebrato ieri i vespri nella chiesa romana di San Gregorio al Celio, ha segnalato che da quella Chiesa, Papa Gregorio Magno inviò il monaco Agostino e i suoi compagni ad evangelizzare i popoli dell’Inghilterra, "dando origine ad una storia di fede e santità della quale avrebbero poi beneficiato molte altre genti europee. Un cammino glorioso, del quale rimane profonda traccia in istituzioni e tradizioni ecclesiali che condividiamo e che costituiscono un fondamento solido per la nostra fraternità".

Su queste basi e con il sostegno della Commissione internazionale anglicano-cattolica e della Commissione internazionale anglicano-cattolica per l’unità e la missione si possono esaminare, in spirito costruttivo, "le vecchie e le nuove sfide dell’impegno ecumenico", ha proseguito Papa Francesco che si è successivamente soffermato sul tema del traffico di esseri umani e le diverse forme di schiavitù moderna, di fronte al quale entrambi hanno espresso lo stesso "orrore", e che l'Arcivescovo Welby ha denunciato più volte.

"In questo vasto campo d’azione, che si presenta in tutta la sua urgenza, sono state avviate significative attività di cooperazione sia in campo ecumenico, sia con autorità civili e organizzazioni internazionali" - ha sottolineato il Papa, citando in particolare la rete di azione contro la tratta delle donne creata da numerosi istituti religiosi femminili. "Ci impegniamo a perseverare nella lotta alle nuove forme di schiavitù, confidando di poter contribuire a dare sollievo alle vittime e a contrastare questo tragico commercio. Come discepoli inviati a guarire il mondo ferito - ha concluso il Pontefice - ringrazio Dio che ci ha reso capaci di fare fronte comune contro questa gravissima piaga, con perseveranza e determinazione".

AL CONVEGNO "IMPACT INVESTING FOR THE POOR": "NON POSSIAMO TOLLERARE PIÙ A LUNGO CHE I MERCATI FINANZIARI GOVERNINO LE SORTI DEI POPOLI"

Città del Vaticano, 16 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in udienza I partecipanti - fra cui alcuni rappresentanti della Curia Romana - al Convegno "Investing for the Poor" (Vaticano, 16-17 giugno), promosso dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace per individuare vie attuali e praticabili verso una maggiore equità sociale.

La forma emergente di investimento responsabile nota come "Impact Investing" si propone di arrecare benefici alle comunità locali e all'ambiente circostante oltre che un equo rendimento. L'investitore che si prefigge tali obiettivi, ha spiegato il Pontefice, è "consapevole dell’esistenza di gravi situazioni di inequità, di profonde diseguaglianze sociali e delle penose condizioni di svantaggio in cui versano intere popolazioni. Egli si rivolge a istituti finanziari che utilizzano le risorse per promuovere lo sviluppo economico e sociale delle popolazioni povere, con fondi di investimento destinati a soddisfare le loro necessità basilari legate all’agricoltura, all’accesso all’acqua, alla possibilità di disporre di alloggi dignitosi a prezzi accessibili, così come a servizi primari per la salute e l’educazione".

"Tali investimenti intendono produrre un impatto sociale positivo per le popolazioni locali, come la creazione di posti di lavoro, l’accesso all’energia, l’istruzione e la crescita della produttività agricola. I ritorni finanziari per gli investitori sono più contenuti rispetto ad altre tipologie d’investimento. La logica che anima queste forme innovative d’intervento - ha precisato il Pontefice - è quella che 'riconosce il legame originale tra profitto e solidarietà, l’esistenza di una circolarità feconda fra guadagno e dono ... Compito dei cristiani è riscoprire, vivere e annunciare a tutti questa preziosa e originaria unità fra profitto e solidarietà".

"È importante che l’etica ritrovi il suo spazio nella finanza e che i mercati si pongano al servizio degli interessi dei popoli e del bene comune dell’umanità. Non possiamo tollerare più a lungo - ha esclamato il Pontefice - che i mercati finanziari governino le sorti dei popoli piuttosto che servirne i bisogni, o che pochi prosperino ricorrendo alla speculazione finanziaria mentre molti ne subiscono pesantemente le conseguenze. L’innovazione tecnologica ha aumentato la velocità delle transazioni finanziarie, ma tale aumento trova senso nella misura in cui si dimostra in grado di migliorare la capacità di servire il bene comune. In particolare, la speculazione sui prezzi alimentari è uno scandalo che ha gravi conseguenze per l’accesso al cibo dei più poveri. È urgente che i Governi di tutto il mondo si impegnino a sviluppare un quadro internazionale in grado di promuovere il mercato dell’investimento ad alto impatto sociale, in modo da contrastare l’economia dell’esclusione e dello scarto".

"Nel giorno in cui la Chiesa festeggia i santi Quirico e Giulitta, figlio e madre che, sotto Diocleziano, lasciarono i loro beni andando incontro al martirio - ha ricordato il Papa - vorrei chiedere con voi al Signore di aiutarci a non dimenticare mai la fugacità dei beni terreni e ad impegnarci per il bene comune, con amore di preferenza per i più poveri e deboli".

ALLA COMUNITÀ DI SANT'EGIDIO: ANDATE AVANTI SU QUESTA STRADA: PREGHIERA, POVERI E PACE

Città del Vaticano, 16 giugno 2014 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, in visita alla Comunità di Sant'Egidio, il Santo Padre ha sottolineato nel suo discorso che: "La preghiera preserva l’uomo anonimo della città da tentazioni che possono essere anche le nostre: il protagonismo per cui tutto gira attorno a sé, l’indifferenza, il vittimismo. La preghiera è la prima opera della vostra Comunità, e consiste nell’ascoltare la Parola di Dio - questo pane, il pane che ci dà forza, che ci fa andare avanti (...). Chi guarda il Signore, vede gli altri. Anche voi avete imparato a vedere gli altri, in particolare i più poveri; e vi auguro di vivere quello che ha detto il Professor Riccardi, che tra voi si confonde chi aiuta e chi è aiutato. Un’attenzione che lentamente cessa di essere attenzione per diventare incontro, abbraccio: si confonde chi aiuta e chi è aiutato. Chi è il protagonista? Tutti e due, o, per meglio dire, l’abbraccio".

Rallegrandosi nel vedere fra la gente numerosi anziani, Papa Francesco ha ricordato l'importanza dell'alleanza fra giovani e anziani, un'alleanza in cui tutti ricevono e donano. "Un popolo che non custodisce i suoi anziani, che non si prende cura dei suoi giovani, - ha ribadito - è un popolo senza futuro, un popolo senza speranza. Perché i giovani - i bambini, i giovani - e gli anziani portano avanti la storia. I bambini, i giovani con la loro forza biologica, è giusto. Gli anziani, dando loro la memoria. Ma quando una società perde la memoria, è finita, è finita". Riferendosi alla cultura dello scarto che ha invaso l'Europa, "questa Europa stanca" che "non sa cosa fare", il Papa ha detto: "Dobbiamo aiutarla a ringiovanire, a trovare le sue radici. È vero: ha rinnegato le sue radici. È vero. Ma dobbiamo aiutarla a ritrovarle. Dai poveri e dagli anziani si inizia a cambiare la società - ha sottolineato - Oggi purtroppo un’economia speculativa li rende sempre più poveri, privandoli dell’essenziale, come la casa e il lavoro. È inaccettabile! Chi vive la solidarietà non lo accetta e agisce. E questa parola 'solidarietà' tanti vogliono toglierla dal dizionario, perché a una certa cultura sembra una parolaccia. No! È una parola cristiana, la solidarietà!".

Infine, incoraggiando quanti partecipano alla Comunità in altri Paesi del mondo "ad essere amici di Dio, dei poveri e della pace" perché "chi vive così troverà benedizione nella vita e sarà benedizione per gli altri", il Papa ha ribadito che: "Occorre più preghiera e più dialogo (...) Ma il dialogo è possibile - ha detto - soltanto a partire dalla propria identità. (...) Andate avanti su questa strada: preghiera, poveri e pace - ha esortato - E camminando così aiutate a far crescere la compassione nel cuore della società - che è la vera rivoluzione, quella della compassione e della tenerezza -, a far crescere l’amicizia al posto dei fantasmi dell’inimicizia e dell’indifferenza".

ANGELUS: È UNA CONTRADDIZIONE PENSARE A CRISTIANI CHE SI ODIANO

Città del Vaticano, 15 giugno 2014 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con le migliaia di fedeli e pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale. Nel dedicare le riflessioni introduttive alla Santissima Trinità "vita di comunione e di amore perfetto, origine e meta di tutto l'universo e di ogni creatura", il Santo Padre ha affermato: "Nella Trinità riconosciamo anche il modello della Chiesa, nella quale siamo chiamati ad amarci come Gesù ci ha amato. È l’amore il segno concreto che manifesta la fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. È l’amore il distintivo del cristiano, come ci ha detto Gesù: 'Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri'. È una contraddizione pensare a cristiani che si odiano. È una contraddizione! E il diavolo cerca sempre questo: farci odiare, perché lui semina sempre la zizzania dell’odio; lui non conosce l’amore, l’amore è di Dio!".

"Tutti siamo chiamati a testimoniare ed annunciare il messaggio che 'Dio è amore' - ha sottolineato il Pontefice - che Dio non è lontano o insensibile alle nostre vicende umane. Egli ci è vicino, è sempre al nostro fianco, cammina con noi per condividere le nostre gioie e i nostri dolori, le nostre speranze e le nostre fatiche. Ci ama tanto e a tal punto che si è fatto uomo, è venuto nel mondo non per giudicarlo ma perché il mondo si salvi per mezzo di Gesù. E questo è l’amore di Dio in Gesù, quest’amore che è tanto difficile da capire ma che noi sentiamo quando ci avviciniamo a Gesù. E Lui ci perdona sempre, Lui ci aspetta sempre, Lui ci ama tanto. E l’amore di Gesù che noi sentiamo è l’amore di Dio".

"Lo Spirito Santo, dono di Gesù Risorto, ci comunica la vita divina e così ci fa entrare nel dinamismo della Trinità, che è un dinamismo di amore, di comunione, di servizio reciproco, di condivisione. Una persona che ama gli altri per la gioia stessa di amare è riflesso della Trinità. Una famiglia in cui ci si ama e ci si aiuta gli uni gli altri è un riflesso della Trinità. Una parrocchia in cui ci si vuole bene e si condividono i beni spirituali e materiali è un riflesso della Trinità. L’amore vero è senza limiti, ma sa limitarsi, per andare incontro all’altro, per rispettare la libertà dell’altro. Tutte le domeniche andiamo alla Messa, celebriamo l’Eucaristia insieme e l’Eucaristia è come il 'roveto ardente' in cui umilmente abita e si comunica la Trinità; per questo la Chiesa ha messo la festa del Corpus Domini dopo quella della Trinità. Giovedì prossimo, secondo la tradizione romana, celebreremo la Santa Messa a San Giovanni in Laterano e poi faremo la processione con il Santissimo Sacramento. Invito i romani e i pellegrini a partecipare per esprimere il nostro desiderio di essere un popolo 'adunato nell’unità del Padre e del figlio e dello Spirito Santo'. Vi aspetto tutti - ha invitato infine il Santo Padre - il prossimo giovedì, alle 19.00, per la Messa e la Processione del Corpus Christi".

PAPA FRANCESCO PREGA PER LA PACE E LA RICONCILIAZIONE IN IRAQ

Città del Vaticano, 15 giugno 2014 (VIS). Dopo l'Angelus il Papa ha espresso viva preoccupazione per i drammatici avvenimenti degli ultimi giorni in Iraq, auspicando per la popolazione un futuro di pace e di riconciliazione. "Invito tutti voi ad unirvi alla mia preghiera per la cara nazione irachena, soprattutto per le vittime e per chi soffre maggiormente le conseguenze dell’accrescersi della violenza, in particolare per le molte persone, tra cui tanti cristiani, che hanno dovuto lasciare la propria casa. Auspico per tutta la popolazione la sicurezza e la pace ed un futuro di riconciliazione e di giustizia dove tutti gli iracheni, qualunque sia la loro appartenenza religiosa, possano costruire insieme la loro patria, facendone un modello di convivenza".

Successivamente il Papa ha annunciato che domenica 21 settembre si recherà a Tirana. "Con questo breve viaggio - ha affermato - desidero confermare nella fede la Chiesa in Albania e testimoniare il mio incoraggiamento e amore ad un Paese che ha sofferto a lungo in conseguenza delle ideologie del passato".

Infine il Papa ha dedicato un pensiero speciale alle collaboratrici domestiche e badanti, "che provengono da tante parti del mondo e svolgono un servizio prezioso nelle famiglie, specialmente a sostegno degli anziani e delle persone non autosufficienti. Tante volte - ha sottolineato - noi non valorizziamo con giustizia il grande e bel lavoro che loro fanno nelle famiglie. Grazie tante a voi!".

MESSAGGIO GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2014

Città del Vaticano, 14 giugno 2014 (VIS). Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre Francesco per l’88.ma Giornata Mondiale Missionaria Mondiale, che si celebra domenica 19 ottobre 2014:

"Cari fratelli e sorelle,

oggi c’è ancora moltissima gente che non conosce Gesù Cristo. Rimane perciò di grande urgenza la missione 'ad gentes', a cui tutti i membri della Chiesa sono chiamati a partecipare, in quanto la Chiesa è per sua natura missionaria: la Chiesa è nata 'in uscita'. La Giornata Missionaria Mondiale è un momento privilegiato in cui i fedeli dei vari continenti si impegnano con preghiere e gesti concreti di solidarietà a sostegno delle giovani Chiese nei territori di missione. Si tratta di una celebrazione di grazia e di gioia. Di grazia, perché lo Spirito Santo, mandato dal Padre, offre saggezza e fortezza a quanti sono docili alla sua azione. Di gioia, perché Gesù Cristo, Figlio del Padre, inviato per evangelizzare il mondo, sostiene e accompagna la nostra opera missionaria. Proprio sulla gioia di Gesù e dei discepoli missionari vorrei offrire un’icona biblica, che troviamo nel Vangelo di Luca (cfr 10,21-23).

1. L’evangelista racconta che il Signore inviò i settantadue discepoli, a due a due, nelle città e nei villaggi, ad annunciare che il Regno di Dio si era fatto vicino e preparando la gente all’incontro con Gesù. Dopo aver compiuto questa missione di annuncio, i discepoli tornarono pieni di gioia: la gioia è un tema dominante di questa prima e indimenticabile esperienza missionaria. Il Maestro divino disse loro: 'Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli. In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: 'Ti rendo lode, o Padre'. (…) E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: 'Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete'' (Lc 10,20-21.23). Sono tre le scene presentate da Luca. Innanzitutto Gesù parlò ai discepoli, poi si rivolse al Padre, e di nuovo riprese a parlare con loro. Gesù volle rendere partecipi i discepoli della sua gioia, che era diversa e superiore a quella che essi avevano sperimentato.

2. I discepoli erano pieni di gioia, entusiasti del potere di liberare la gente dai demoni. Gesù, tuttavia, li ammonì a non rallegrarsi tanto per il potere ricevuto, quanto per l'amore ricevuto: 'perché i vostri nomi sono scritti nei cieli' (Lc 10,20). A loro infatti è stata donata l’esperienza dell’amore di Dio, e anche la possibilità di condividerlo. E questa esperienza dei discepoli è motivo di gioiosa gratitudine per il cuore di Gesù. Luca ha colto questo giubilo in una prospettiva di comunione trinitaria: 'Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo' rivolgendosi al Padre e rendendo a Lui lode. Questo momento di intimo gaudio sgorga dall'amore profondo di Gesù come Figlio verso suo Padre, Signore del cielo e della terra, il quale ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le ha rivelate ai piccoli (cfr Lc 10,21). Dio ha nascosto e rivelato, e in questa preghiera di lode risalta soprattutto il rivelare. Che cosa ha rivelato e nascosto Dio? I misteri del suo Regno, l’affermarsi della signoria divina in Gesù e la vittoria su satana.

Dio ha nascosto tutto ciò a coloro che sono troppo pieni di sé e pretendono di sapere già tutto. Sono come accecati dalla propria presunzione e non lasciano spazio a Dio. Si può facilmente pensare ad alcuni contemporanei di Gesù che egli ha ammonito più volte, ma si tratta di un pericolo che esiste sempre, e che riguarda anche noi. Invece, i 'piccoli' sono gli umili, i semplici, i poveri, gli emarginati, quelli senza voce, quelli affaticati e oppressi, che Gesù ha detto 'beati'. Si può facilmente pensare a Maria, a Giuseppe, ai pescatori di Galilea, e ai discepoli chiamati lungo la strada, nel corso della sua predicazione.

3. 'Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza' (Lc 10,21). L’espressione di Gesù va compresa con riferimento alla sua esultanza interiore, dove la benevolenza indica un piano salvifico e benevolo da parte del Padre verso gli uomini. Nel contesto di questa bontà divina Gesù ha esultato, perché il Padre ha deciso di amare gli uomini con lo stesso amore che Egli ha per il Figlio. Inoltre, Luca ci rimanda all’esultanza simile di Maria, 'l’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore' (Lc 1,47). Si tratta della buona Notizia che conduce alla salvezza. Maria, portando nel suo grembo Gesù, l’Evangelizzatore per eccellenza, incontrò Elisabetta ed esultò di gioia nello Spirito Santo, cantando il Magnificat. Gesù, vedendo il buon esito della missione dei suoi discepoli e quindi la loro gioia, esultò nello Spirito Santo e si rivolse a suo Padre in preghiera. In entrambi i casi, si tratta di una gioia per la salvezza in atto, perché l’amore con cui il Padre ama il Figlio giunge fino a noi, e per l’opera dello Spirito Santo, ci avvolge, ci fa entrare nella vita trinitaria.

Il Padre è la fonte della gioia. Il Figlio ne è la manifestazione, e lo Spirito Santo l’animatore. Subito dopo aver lodato il Padre, come dice l’evangelista Matteo, Gesù ci invita: 'Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero' (11,28-30). 'La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia' (Esort. ap. Evangelii gaudium, 1).

Di tale incontro con Gesù, la Vergine Maria ha avuto un’esperienza tutta singolare ed è diventata 'causa nostrae laetitiae'. I discepoli, invece, hanno ricevuto la chiamata a stare con Gesù e ad essere inviati da Lui ad evangelizzare (cfr Mc 3,14), e così sono ricolmati di gioia. Perché non entriamo anche noi in questo fiume di gioia?

4. 'Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata' (Esort. ap. Evangelii gaudium, 2). Pertanto, l’umanità ha grande bisogno di attingere alla salvezza portata da Cristo. I discepoli sono coloro che si lasciano afferrare sempre più dall'amore di Gesù e marcare dal fuoco della passione per il Regno di Dio, per essere portatori della gioia del Vangelo. Tutti i discepoli del Signore sono chiamati ad alimentare la gioia dell’evangelizzazione. I vescovi, come primi responsabili dell’annuncio, hanno il compito di favorire l’unità della Chiesa locale nell’impegno missionario, tenendo conto che la gioia di comunicare Gesù Cristo si esprime tanto nella preoccupazione di annunciarlo nei luoghi più lontani, quanto in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio, dove vi è più gente povera in attesa.

In molte regioni scarseggiano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Spesso questo è dovuto all’assenza nelle comunità di un fervore apostolico contagioso, per cui esse sono povere di entusiasmo e non suscitano attrattiva. La gioia del Vangelo scaturisce dall’incontro con Cristo e dalla condivisione con i poveri. Incoraggio, pertanto le comunità parrocchiali, le associazioni e i gruppi a vivere un’intensa vita fraterna, fondata sull’amore a Gesù e attenta ai bisogni dei più disagiati. Dove c’è gioia, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Tra queste non vanno dimenticate le vocazioni laicali alla missione. Ormai è cresciuta la coscienza dell’identità e della missione dei fedeli laici nella Chiesa, come pure la consapevolezza che essi sono chiamati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella diffusione del Vangelo. Per questo è importante una loro adeguata formazione, in vista di un’efficace azione apostolica.

5. 'Dio ama chi dona con gioia' (2 Cor 9,7). La Giornata Missionaria Mondiale è anche un momento per ravvivare il desiderio e il dovere morale della partecipazione gioiosa alla missione 'ad gentes'. Il personale contributo economico è il segno di un'oblazione di se stessi, prima al Signore e poi ai fratelli, perché la propria offerta materiale diventi strumento di evangelizzazione di un’umanità che si costruisce sull’amore.

Cari fratelli e sorelle, in questa Giornata Missionaria Mondiale il mio pensiero va a tutte le Chiese locali. Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione! Vi invito ad immergervi nella gioia del Vangelo, ed alimentare un amore in grado di illuminare la vostra vocazione e missione. Vi esorto a fare memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del 'primo amore' con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato il cuore di ciascuno, non per un sentimento di nostalgia, ma per perseverare nella gioia. Il discepolo del Signore persevera nella gioia quando sta con Lui, quando fa la sua volontà, quando condivide la fede, la speranza e la carità evangelica.

A Maria, modello di evangelizzazione umile e gioiosa, rivolgiamo la nostra preghiera, perché la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un nuovo mondo".
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