Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

lunedì 25 novembre 2013

LA VERA FEDE SI VEDE SPECIALMENTE NEI MOMENTI DI DIFFICOLTÀ

Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre ha ricevuto i volontari che hanno prestato servizio nell'organizzazione dell'Anno della fede. "In questo tempo di grazia - ha detto il Papa - abbiamo potuto riscoprire l’essenziale del cammino cristiano, nel quale la fede, insieme con la carità, occupa il primo posto".

"La fede, infatti, - ha proseguito il Papa - è cardine dell’esperienza cristiana, perché motiva le scelte e gli atti della nostra vita quotidiana. Essa è la vena inesauribile di tutto il nostro agire, in famiglia, al lavoro, in parrocchia, con gli amici, nei vari ambienti sociali. E questa fede salda, genuina, si vede specialmente nei momenti di difficoltà e di prova: allora il cristiano si lascia prendere in braccio da Dio, e si stringe a Lui, con la sicurezza di affidarsi ad un amore forte come roccia indistruttibile. Proprio nelle situazioni di sofferenza, se ci abbandoniamo a Dio con umiltà, noi possiamo dare una buona testimonianza".
"C’è bisogno - ha sottolineato il Pontefice - di comunità cristiane impegnate per un apostolato coraggioso, che raggiunga le persone nei loro ambienti, anche in quelli più difficili. (...) Sopratutto aprirsi a quanti sono più poveri di fede e di speranza nella loro vita. Parliamo tanto di povertà, ma non sempre pensiamo ai poveri di fede: ce ne sono tanti. Sono tante le persone - ha ricordato infine il Papa - che hanno bisogno di un gesto umano, di un sorriso, di una parola vera, di una testimonianza attraverso la quale cogliere la vicinanza di Gesù Cristo. Non manchi a nessuno questo segno di amore e di tenerezza che nasce dalla fede".



PAPA FRANCESCO CHIUDE L'ANNO DELLA FEDE

Città del Vaticano, 24 novembre 2013 (VIS). Questa mattina, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell'Universo, il Santo Padre Francesco ha presieduto, sul Sagrato della Basilica Vaticana, la Celebrazione Eucaristica in occasione della chiusura dell'Anno della fede, che era stato inaugurato da Papa Benedetto XVI l'11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II. Hanno concelebrato con il Santo Padre i Cardinali, i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, gli Arcivescovi e i Vescovi.

A lato dell’altare sono state esposte le reliquie dell’Apostolo Pietro, contenute in una cassetta in bronzo che reca la scritta 'Ex ossibus quae in Arcibasilicae Vaticanae hypogeo inventa Beati Petri Apostoli esse putantur' ("Dalle ossa rinvenute nell’ipogeo della Basilica Vaticana, che sono ritenute del Beato Pietro Apostolo").

Prima dell’inizio della Santa Messa, è stata effettuata una raccolta di offerte da destinare alle popolazioni delle Filippine recentemente colpite dal tifone Haiyan. Al termine della Celebrazione, il Santo Padre ha consegnato la sua Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium" a 36 rappresentanti del Popolo di Dio provenienti da 18 diversi Paesi: un vescovo, un sacerdote e un diacono scelti tra i più giovani ad essere stati ordinati; religiosi e religiose, quindi alcuni rappresentanti di ogni evento di questo Anno della fede: dei cresimati, un seminarista e una novizia, una famiglia, dei catechisti, un non vedente (che ha ricevuto dal Papa il documento in Cd-rom tale da essere riprodotto in forma auditiva), dei giovani, esponenti delle confraternite, dei movimenti, e infine due artisti e due rappresentanti dei media.

Di seguito pubblichiamo il testo dell’omelia che Papa Francesco ha pronunciato dopo la proclamazione del Santo Vangelo:

"La solennità odierna di Cristo Re dell’universo, coronamento dell’anno liturgico, segna anche la conclusione dell’Anno della fede, indetto dal Papa Benedetto XVI, al quale va ora il nostro pensiero pieno di affetto e di riconoscenza per questo dono che ci ha dato. Con tale provvidenziale iniziativa, egli ci ha offerto l’opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino che ha come meta finale l’incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore.

Desidero anche rivolgere un cordiale e fraterno saluto ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, qui presenti. Lo scambio della pace, che compirò con loro, vuole significare anzitutto la riconoscenza del Vescovo di Roma per queste Comunità, che hanno confessato il nome di Cristo con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo.

Allo stesso modo, per loro tramite, con questo gesto intendo raggiungere tutti i cristiani che vivono nella Terra Santa, in Siria e in tutto l’Oriente, al fine di ottenere per tutti il dono della pace e della concordia.

Le Letture bibliche che sono state proclamate hanno come filo conduttore la centralità di Cristo. Cristo è al centro, Cristo è il centro. Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia".

L’Apostolo Paolo, nella seconda lettura tratta dalla Lettera ai Colossesi, "ci offre una visione molto profonda della centralità di Gesù. Ce lo presenta come il Primogenito di tutta la creazione: in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui furono create tutte le cose. Egli è il centro di tutte le cose, è il principio: Gesù Cristo, il Signore. Dio ha dato a Lui la pienezza, la totalità, perché in Lui siano riconciliate tutte le cose. Signore della creazione, Signore della riconciliazione.

Questa immagine ci fa capire che Gesù è il centro della creazione; e pertanto l’atteggiamento richiesto al credente, se vuole essere tale, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. E così i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno opere cristiane, opere di Cristo, le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso.

Oltre ad essere centro della creazione e centro della riconciliazione, Cristo è centro del popolo di Dio. E proprio oggi è qui, al centro di noi. Adesso è qui nella Parola, e sarà qui sull’altare, vivo, presente, in mezzo a noi, il suo popolo. È quanto ci viene mostrato nella prima Lettura, dove si racconta del giorno in cui le tribù d’Israele vennero a cercare Davide e davanti al Signore lo unsero re sopra Israele. Attraverso la ricerca della figura ideale del re, quegli uomini cercavano Dio stesso: un Dio che si facesse vicino, che accettasse di accompagnarsi al cammino dell’uomo, che si facesse loro fratello.

Cristo, discendente del re Davide, è proprio il 'fratello' intorno al quale si costituisce il popolo, che si prende cura del suo popolo, di tutti noi, a costo della sua vita. In Lui noi siamo uno; un solo popolo uniti a Lui, condividiamo un solo cammino, un solo destino. Solamente in Lui, in Lui come centro, abbiamo l’identità come popolo.

E, infine, Cristo è il centro della storia dell’umanità, e anche il centro della storia di ogni uomo. A Lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone nel Vangelo di oggi.

Mentre tutti gli altri si rivolgono a Gesù con disprezzo – 'Se tu sei il Cristo, il Re Messia, salva te stesso scendendo dal patibolo!' – quell’uomo, che ha sbagliato nella vita, alla fine si aggrappa pentito a Gesù crocifisso implorando: 'Ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno'. E Gesù gli promette: 'Oggi con me sarai nel paradiso': il suo Regno. Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta. Oggi tutti noi possiamo pensare alla nostra storia, al nostro cammino. Ognuno di noi ha la sua storia; ognuno di noi ha anche i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene, in questa giornata, pensare alla nostra storia, e guardare Gesù, e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: 'Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia di diventare buono, ho voglia di diventare buona, ma non ho forza, non posso: sono peccatore, sono peccatore. Ma ricordati di me, Gesù! Tu puoi ricordarti di me, perché Tu sei al centro, Tu sei proprio nel tuo Regno!'. Che bello! Facciamolo oggi tutti, ognuno nel suo cuore, tante volte. 'Ricordati di me, Signore, Tu che sei al centro, Tu che sei nel tuo Regno!.

La promessa di Gesù al buon ladrone ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata. Il Signore dona sempre di più, è tanto generoso, dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno! Gesù è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza. Andiamo tutti insieme su questa strada!".

ANGELUS: PAPA FRANCESCO RICORDA L'HOLODOMOR, LA GRANDE FAME IN UCRAINA E RINGRAZIA TUTTI COLORO CHE HANNO LAVORATO PER L'ANNO DELLA FEDE

Città del Vaticano, 24 novembre 2013 (VIS). Al termine della Santa Messa per la chiusura dell’Anno della fede, il Santo Padre Francesco ha guidato la recita dell’Angelus con i fedeli presenti in Piazza San Pietro.

"Prima di concludere questa celebrazione - ha detto il Papa - desidero salutare tutti i pellegrini, le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni e i movimenti, venuti da tanti Paesi. Saluto i partecipanti al Congresso nazionale della Misericordia; saluto la comunità ucraina, che ricorda l’80° anniversario dell’'Holodomor', la 'grande fame' provocata dal regime sovietico che causò milioni di vittime".

"In questa giornata, il nostro pensiero riconoscente va ai missionari che, nel corso dei secoli, hanno annunciato il Vangelo e sparso il seme della fede in tante parti del mondo; tra questi il Beato Junípero Serra, missionario francescano spagnolo, di cui ricorre il terzo centenario della nascita".

"Non voglio finire senza un pensiero a tutti quelli che hanno lavorato per portare avanti quest’Anno della fede. Mons. Rino Fisichella, che ha guidato questo cammino: lo ringrazio tanto, di cuore, lui e tutti i suoi collaboratori. Grazie tante!".

"Ora preghiamo insieme l’Angelus. Con questa preghiera invochiamo la protezione di Maria specialmente per i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono perseguitati a motivo della loro fede, e sono tanti!"

Al termine della recita della preghiera mariana, Papa Francesco ha ringraziato nuovamente tutti per la loro presenza ed ha augurato buona domenica e buon pranzo.

CATECUMENI: CUSTODITE L’ENTUSIASMO DEL PRIMO MOMENTO CHE VI HA FATTO APRIRE GLI OCCHI ALLA LUCE DELLA FEDE

Città del Vaticano, 23 novembre 2913 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre ha presieduto il Rito di ammissione al Catecumenato, indetto nel contesto dell'Anno della fede. Erano presenti circa 500 catecumeni, provenienti da 47 paesi dei cinque continenti, accompagnati dai loro catechisti. Dalle ore 16:00, prima dell’arrivo del Santo Padre, sono state proposte ai presenti alcune testimonianze di adulti che si stanno preparando a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana e di una coppia di catechisti. Alle ore 16.30 è iniziata la Liturgia, con i Riti di introduzione che si sono svolti nell’atrio della Basilica di San Pietro, dove il Papa ha accolto una rappresentanza dei candidati con i loro garanti, invitandoli poi ad entrare in chiesa.

Nel corso della Liturgia della Parola, prima della consegna del testo dei Vangeli ad alcuni dei catecumeni, Papa Francesco ha pronunciato l’omelia ed ha ricordato che i presenti provenivano da molti Paesi diversi "da tradizioni culturali ed esperienze differenti. Eppure,- ha detto - questa sera sentiamo di avere tra di noi tante cose in comune. Soprattutto ne abbiamo una: il desiderio di Dio. (...) Quanto è importante mantenere vivo questo desiderio (...). Se viene a mancare la sete del Dio vivente, la fede rischia di diventare abitudinaria, rischia di spegnersi, come un fuoco che non viene ravvivato. Rischia di diventare 'rancida', senza senso".

Papa Francesco ha citato il racconto del Vangelo nel quale Giovanni Battista indica ai suoi discepoli Gesù come l'Agnello di Dio. "Due di essi seguono il Maestro, e poi, a loro volta, diventano 'mediatori' che permettono ad altri di incontrare il Signore, di conoscerlo e di seguirlo. Ci sono tre momenti in questo racconto che richiamano l’esperienza del catecumenato".

"In primo luogo, c’è l’ascolto. I due discepoli hanno ascoltato la testimonianza del Battista. Anche voi, cari catecumeni, avete ascoltato coloro che vi hanno parlato di Gesù e vi hanno proposto di seguirlo (...). Nel tumulto di tante voci che risuonano intorno a noi e dentro di noi, voi avete ascoltato e accolto la voce che vi indicava Gesù come l’unico che può dare senso pieno alla nostra vita".

"Il secondo momento è l’incontro. I due discepoli incontrano il Maestro e rimangono con Lui. Dopo averlo incontrato, avvertono subito qualcosa di nuovo nel loro cuore: l’esigenza di trasmettere la loro gioia anche agli altri, affinché anch’essi lo possano incontrare. Andrea, infatti, incontra suo fratello Simone e lo conduce da Gesù. Quanto ci fa bene contemplare questa scena! Ci ricorda che Dio non ci ha creato per essere soli, chiusi in noi stessi, ma per poter incontrare Lui e per aprirci all’incontro con gli altri. Dio per primo viene verso ognuno di noi; e questo è meraviglioso! (...) Nella Bibbia Dio appare sempre come colui che prende l’iniziativa dell’incontro con l’uomo: è Lui che cerca l’uomo, e di solito lo cerca proprio mentre l’uomo fa l’esperienza amara e tragica di tradire Dio e di fuggire da Lui. Dio non aspetta a cercarlo: lo cerca subito. È un cercatore paziente il nostro Padre! Lui ci precede e ci aspetta sempre. Non si stanca di aspettarci (...) E quando avviene l’incontro, non è mai un incontro frettoloso, perché Dio desidera rimanere a lungo con noi per sostenerci, per consolarci, per donarci la sua gioia. Dio si affretta per incontrarci, ma mai ha fretta di lasciarci. (...). Come noi aneliamo a Lui (...) così anche Lui ha desiderio di stare con noi, perché noi (...) siamo le sue creature".

"L’ultimo tratto del racconto è camminare. I due discepoli - ha spiegato il Papa - camminano verso Gesù e poi fanno un tratto di strada insieme con Lui. (...) La fede è un cammino con Gesù (...) ed è un cammino che dura tutta la vita. Alla fine ci sarà l’incontro definitivo. Certo, in alcuni momenti di questo cammino ci sentiamo stanchi e confusi. La fede però ci dà la certezza della presenza costante di Gesù in ogni situazione, anche la più dolorosa o difficile da capire".

"Cari catecumeni - ha concluso il Pontefice - oggi voi iniziate il cammino del catecumenato. Vi auguro di percorrerlo con gioia, certi del sostegno di tutta la Chiesa, che guarda a voi con tanta fiducia. Maria, la discepola perfetta, vi accompagna (...). Vi invito a custodire l’entusiasmo del primo momento che vi ha fatto aprire gli occhi alla luce della fede".

LA CHIESA DEVE DARE ESEMPIO A TUTTA LA SOCIETÀ DEL FATTO CHE LE PERSONE ANZIANE SONO IMPORTANTI, ANZI INDISPENSABILI

Città del Vaticano, 23 novembre 2013 (VIS). Le persone anziane sono sempre state protagoniste nella Chiesa e oggi più che mai la Chiesa deve dare esempio a tutta la società del fatto che esse sono sempre importanti, anzi, "indispensabili", ha detto il Papa questa mattina, nel ricevere in udienza i partecipanti alla XXVIII Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, svoltasi dal 21 al 23 novembre, nell'Aula Nuova del Sinodo, sul tema: "La Chiesa al servizio della persona anziana malata: la cura delle persone affette da patologie neurodegenerative".

Le persone anziane "portano con sé la memoria e la saggezza della vita, per trasmetterle agli altri, e partecipano a pieno titolo della missione della Chiesa. Ricordiamo che la vita umana conserva sempre il suo valore agli occhi di Dio, al di là di ogni visione discriminante", ha sottolineato Papa Francesco. "Il prolungamento delle aspettative di vita, - ha ricordato il Santo Padre - intervenuto nel corso del XX secolo, comporta che un numero crescente di persone vada incontro a patologie neurodegenerative, spesso accompagnate da un deterioramento delle capacità cognitive. Queste patologie investono il mondo socio-sanitario sia sul versante della ricerca, sia su quello dell’assistenza e della cura nelle strutture socio-assistenziali, come pure nella famiglia, che resta il luogo privilegiato di accoglienza e di vicinanza".

Il Papa ha ribadito l'importanza di "una assistenza che, accanto al tradizionale modello biomedico, si arricchisca di spazi di dignità e di libertà, lontani dalle chiusure e dai silenzi, che troppo spesso circondano le persone in ambito assistenziale. In questa prospettiva vorrei sottolineare l’importanza dell’aspetto religioso e spirituale. Anzi, questa è una dimensione che rimane vitale anche quando le capacità cognitive sono ridotte o perdute. Si tratta di attuare un particolare approccio pastorale per accompagnare la vita religiosa delle persone anziane con gravi patologie degenerative, con forme e contenuti diversificati, perché comunque la loro mente e il loro cuore non interrompono il dialogo e la relazione con Dio".

"Cari amici - ha concluso il Pontefice rivolgendosi agli anziani - voi non siete solo destinatari dell’annuncio del messaggio evangelico, ma siete sempre, a pieno titolo, anche annunciatori in forza del vostro Battesimo".


QUANDO LO SPORT VIENE CONSIDERATO UNICAMENTE SECONDO PARAMETRI ECONOMICI SI CORRE IL RISCHIO DI RIDURRE GLI ATLETI A MERA MERCANZIA DA CUI TRARRE PROFITTO

Città del Vaticano, 23 novembre 2013 (VIS). Il linguaggio sportivo è "un linguaggio universale, che supera confini, lingue, razze, religioni e ideologie" e "possiede la capacità di unire le persone, favorendo il dialogo e l'accoglienza" ha affermato il Papa ricevendo questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, i Delegati dei Comitati Olimpici Europei a Roma in occasione della 42ma Assemblea Generale.

"Il legame tra la Chiesa e lo sport è una bella realtà che si è consolidata nel tempo, perché la Comunità ecclesiale vede nello sport un valido strumento per la crescita integrale della persona umana. La pratica sportiva, infatti, stimola a un sano superamento di sé stessi e dei propri egoismi, allena allo spirito di sacrificio e (...) favorisce la lealtà nei rapporti interpersonali, l’amicizia, il rispetto delle regole", ha continuato Papa Francesco invitando le istituzioni e le organizzazioni sportive a proporre, specialmente alle giovani generazioni, "itinerari sportivi di formazione alla pace, alla condivisione e alla convivenza tra i popoli".

"È tipico dell’attività sportiva unire e non dividere! Fare ponti e non muri. Anche i cinque anelli intrecciati, simbolo e bandiera dei Giochi Olimpici, stanno proprio a rappresentare lo spirito di fratellanza che deve caratterizzare la manifestazione olimpica e la competizione sportiva in generale" - ha affermato il Pontefice che ha poi sottolineato: "Quando lo sport viene considerato unicamente secondo parametri economici o di conseguimento della vittoria ad ogni costo, si corre il rischio di ridurre gli atleti a mera mercanzia da cui trarre profitto. Gli stessi atleti entrano in un meccanismo che li travolge, perdono il vero senso della loro attività, quella gioia di giocare che li ha attratti da ragazzi e che li ha spinti a fare tanti sacrifici e a diventare campioni. Lo sport è armonia, ma se prevale la ricerca smodata del denaro e del successo questa armonia si rompe".

"Voi, come dirigenti olimpici - ha concluso il Papa - siete chiamati a favorire la funzione educativa dello sport. Tutti siamo consapevoli della grande necessità di formare sportivi animati da rettitudine, rigore morale e vivo senso di responsabilità".


INVIATI SPECIALI DEL SANTO PADRE

Città del Vaticano, 23 novembre 2013 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera, redatta in latino e datata 19 novembre 2013, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Walter Brandmüller, Diacono di San Giuliano dei Fiamminghi, suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 450° anniversario della chiusura del Concilio ecumenico di Trento, in programma nel Duomo di Trento (Italia), il 1° dicembre 2013. La Missione che accompagnerà il Cardinale è composta dal Monsignore Ludovico Maule, Decano del Capitolo metropolitano di Trento e dal Monsignore Umberto Giacometti, Canonico onorario del medesimo Capitolo metropolitano.

Questa mattina è stata anche pubblicata la Lettera, redatta in latino e datata 12 novembre, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas (Venezuela), suo Inviato Speciale alle celebrazioni conclusive del I centenario dell'istituzione della Provincia Ecclesiastica di Managua (Nicaragua), che avranno luogo il 2 dicembre 2013. La Missione che accompagnerà il Cardinale è composta da Don Julio César Arana González, Parroco della Parrocchia di "San Judas Tadeo" a Managua e Vicario giudiziale dell'Arcidiocesi e da Don Alfonso Alvarado Lugo, Rettore del Santuario nazionale di "Jesús del Rescate" a Rivas e Vicario penitenziario della Diocesi di Granada.



UDIENZE

Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Signor Joseph Tebah-Klah, Ambasciatore di Costa d’Avorio in visita di congedo.

Alle 17:00 di oggi il Santo Padre riceve il Signor Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa, e Seguito.

Sabato 23 il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia del Vescovo István Katona all’ufficio di Ausiliare dell’arcidiocesi di Eger (Ungheria), presentata per raggiunti limiti d'età.

Sabato 23 novembre il Santo Padre ha nominato il Padre Medardo de Jesús Henao del Río, M.X.Y., Vicario Apostolico di Mitú (superficie: 54.000; popolazione: 40.000; cattolici: 37.000; sacerdoti: 13; religiosi: 8), Colombia. Il Vescovo eletto è nato nel 1967 a Liborina (Colombia), è entrato nell'Istituto per le Missioni Estere di Yarumal nel 1993, ha emesso la prima professione religiosa nel 1994 ed è stato ordinato sacerdote nel 1999. Nel 2000 è Missionario nella Parrocchia dell’Immacolata Concezione della Beata Maria Vergine a Mitú; dal 2000 al 2006 è Cancelliere del Vicariato Apostolico di Mitú e Coordinatore dell'educazione; dal 2007 al 2010 è Vice Maestro dei Novizi; dal 2010 è stato Maestro dei Novizi dell’Istituto per le Missioni Estere di Yarumal.



venerdì 22 novembre 2013

UDIENZA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Signor Vjekoslav Bevanda, Presidente del Consiglio dei Ministri della Bosnia ed Erzegovina, il quale ha successivamente incontrato l'Arcivescovo Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato dall’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Gli incontri, svoltisi in un’atmosfera di cordialità, hanno fornito l’occasione per uno scambio di opinioni sull’attuale situazione in Bosnia ed Erzegovina, sui principali traguardi che attendono il Paese, come pure sugli sforzi per promuovere una società sempre più aperta e rispettosa dei diritti di tutti i cittadini e sulle sfide che l’attuale crisi economica impone di affrontare.

È stata, poi, espressa soddisfazione per le buone relazioni bilaterali, di cui l’Accordo di Base del 2006 è un’importante espressione, favorendo la collaborazione fra la Chiesa e lo Stato per il bene comune e lo sviluppo del Paese. Nel prosieguo della conversazione si sono, quindi, toccati alcuni temi relativi all’applicazione del suddetto Accordo, come pure al contributo dei cattolici nella società.

METTERE IN PRATICA LE REGOLE DEL RUGBY ANCHE NELLA VITA

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). Questa mattina, nel ricevere in udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, i dirigenti e gli atleti delle Nazioni di Rugby di Argentina e Italia, il Papa ha affermato che il rugby "è uno sport molto simpatico (...) è uno sport duro, c’è molto scontro fisico, ma non c’è violenza, c’è grande lealtà, grande rispetto. Giocare a rugby è faticoso, 'non es un paseo', non è una passeggiata! E questo penso che sia utile anche a temprare il carattere, la forza di volontà".

"Ecco, nel rugby - ha continuato il Pontefice - si corre verso la 'meta'! Questa parola così bella, così importante, ci fa pensare alla vita, perché tutta la nostra vita tende a una meta; e questa ricerca, ricerca della meta, è faticosa, richiede lotta, impegno, ma l’importante è non correre da soli! Per arrivare bisogna correre insieme, e la palla viene passata di mano in mano, e si avanza insieme, finché si arriva alla meta. E allora si festeggia!".

"Forse questa mia interpretazione non è molto tecnica - ha detto il Papa - ma è il modo in cui un vescovo vede il rugby! E come vescovo vi auguro di mettere in pratica tutto questo anche fuori dal campo, metterlo in pratica nella vostra vita".

ALLA COMUNITÀ DEI FILIPPINI: NEI MOMENTI DI SOFFERENZA NON STANCATEVI DI CHIEDERE A NOSTRO PADRE: "PERCHÉ?"

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). "In questi momenti di tanta sofferenza non stancatevi di dire: 'Perché?. Come i bambini... E così attirerete gli occhi del nostro Padre sul vostro popolo; attirerete la tenerezza del 'papà del cielo' su di voi". Con queste parole, nel pomeriggio di ieri, il Papa si è rivolto alla comunità dei Filippini residenti a Roma riuniti nella Basilica Vaticana in occasione della benedizione del mosaico raffigurante San Pedro Calungsod, santo filippino canonizzato da Papa Benedetto XVI nel 2012.

Alla cerimonia di benedizione dell'immagine del martire filippino ha fatto seguito una Celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila, che, ricordando nell'omelia gli effetti devastanti del tifone Haiyan che si è abbattuto sulle Filippine, ha affermato: "Vediamo la fede sorgere dalle rovine. La speranza dalle calamità non può essere distrutta. E vediamo l'amore che è più forte dei terremoti e dei tifoni".

Papa Francesco ha rinnovato la sua vicinanza al popolo filippino ed ha detto: "E ho sentito che la prova era forte, troppo forte! Ma anche ho sentito che il popolo era forte! Quello che ha detto il cardinale è vero: la fede viene su dalle rovine. La solidarietà di tutti nel momento della prova. Perché succedono queste cose? Non si può spiegare. Ci sono tante cose che noi non possiamo capire. Quando i bambini incominciano a crescere non capiscono le cose e incominciano a fare domande al papà o alla mamma (...) Perché il bambino non capisce. Ma se noi stiamo attenti vedremo che il bambino non aspetta la risposta del suo papà o della sua mamma. (...) Il bambino ha bisogno in quell'insicurezza che il suo papà e la sua mamma lo guardino. (...) Come fa il bambino quando chiede. 'Perché? Perché?'. In questi momenti di dolore, questa forza sia la preghiera più utile: la preghiera del perché. Ma senza chiedere spiegazione, soltanto chiedere che il nostro Padre ci guardi. Anche io vi accompagno, con questa preghiera del perché".


MARIA ICONA PIÙ ESPRESSIVA DELLA SPERANZA CRISTIANA

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). Nel pomeriggio di ieri il Santo Padre Francesco si è recato al Monastero di Sant'Antonio Abate delle Monache Benedettine Camaldolesi all'Aventino, in occasione della Giornata per la vita contemplativa e dell'Anno della fede che volge ormai al termine. Accolto al suo arrivo dall'Abbadessa suor Michela Porcellato, il Papa ha raggiunto la chiesa dove erano riunite le 21 Monache della Comunità. Il Santo Padre ha presieduto la Celebrazione dei Vespri secondo la regola camaldolese, cui è seguito un momento di Adorazione Eucaristica, ed ha pronunciato la meditazione di cui riportiamo ampi estratti.

"Maria è la madre della speranza, l’icona più espressiva della speranza cristiana. Tutta la sua vita è un insieme di atteggiamenti di speranza, a cominciare dal 'sì' al momento dell’annunciazione. (...) Poi la vediamo a Betlemme, dove colui che le è stato annunciato come il Salvatore d’Israele e come il Messia nasce nella povertà. In seguito, mentre si trova a Gerusalemme per presentarlo al tempio, con la gioia degli anziani Simeone e Anna avviene anche la promessa di una spada che le avrebbe trafitto il cuore e la profezia di un segno di contraddizione".

"Lei si rende conto che la missione e la stessa identità di quel Figlio, superano il suo essere madre. (...) Eppure, di fronte a tutte queste difficoltà e sorprese del progetto di Dio, la speranza della Vergine non vacilla mai! Donna di speranza. Questo ci dice che la speranza si nutre di ascolto, di contemplazione, di pazienza perché i tempi del Signore maturino. (...) Con l’inizio della vita pubblica, Gesù diventa il Maestro e il Messia (...) diventa sempre più quel segno di contraddizione che il vecchio Simeone le aveva preannunciato. Ai piedi della croce, è donna del dolore e al contempo della vigilante attesa di un mistero, più grande del dolore, che sta per compiersi. Tutto sembra veramente finito; ogni speranza potrebbe dirsi spenta. Anche lei, in quel momento, ricordando le promesse dell’annunciazione avrebbe potuto dire: non si sono avverate, sono stata ingannata. Ma non lo ha detto. Eppure lei, beata perché ha creduto, da questa sua fede vede sbocciare il futuro nuovo e attende con speranza il domani di Dio".

"A volte penso: noi sappiamo aspettare il domani di Dio? O vogliamo l’oggi? Il domani di Dio per lei è l’alba del mattino di Pasqua (...). L’unica lampada accesa al sepolcro di Gesù è la speranza della madre, che in quel momento è la speranza di tutta l’umanità. Domando a me e a voi: nei Monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?".

"Dobbiamo molto a questa Madre! In lei, presente in ogni momento della storia della salvezza, vediamo una testimonianza solida di speranza. Lei, madre di speranza, ci sostiene nei momenti di buio, di difficoltà, di sconforto, di apparente sconfitta o di vere sconfitte umane".

DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA: AL CENTRO DIGNITÀ DELLA PERSONA E NON L'IDOLO DENARO

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). Il Santo Padre è intervenuto con un video messaggio al Terzo Festival della Dottrina Sociale della Chiesa in corso a Verona dal 21 al 24 novembre, sul tema: "Meno disuguaglianze, più differenze". "Un titolo - ha detto il Papa che evidenza la plurale ricchezza delle persone come espressione dei talenti personali e prende le distanze dalla omologazione che mortifica e paradossalmente aumenta le disuguaglianze".

Il Papa ha dedicato alcune pensieri ai giovani che "sono la forza per andare avanti" e agli anziani che "sono la memoria del popolo". "Il riconoscimento delle differenze valorizza le persone, a differenza dell’omologazione, che è il rischio di scartarle perché non sono in grado di cogliere il significato. Oggi, i giovani e i vecchi vengono considerati scarti perché non rispondono alle logiche produttive in una visione funzionalista della società, non rispondono ad alcun criterio utile di investimento. Si dice sono 'passivi', non producono, nell’economia del mercato non sono soggetti di produzione. Non dobbiamo dimenticare, però, che i giovani ed i vecchi portano ciascuno una loro grande ricchezza: ambedue sono il futuro di un popolo".

"Un pensiero va anche alla Dottrina Sociale della Chiesa - ha proseguito il Pontefice - il Magistero sociale è un grande punto di riferimento, esso rappresenta un orientamento frutto di riflessione e di operativa virtuosa. È molto utile per non perdersi. Chi opera nell’economia e nella finanza è sicuramente attratto dal profitto e se non sta attento, si mette a servire il profitto stesso, così diventa schiavo del denaro. La Dottrina Sociale contiene un patrimonio di riflessioni e di speranza che è in grado anche oggi di orientare le persone e di conservarle libere. Occorre coraggio, un pensiero e la forza della fede per stare dentro il mercato, (...) guidati da una coscienza che mette al centro la dignità della persona, non l’idolo denaro".

Papa Francesco conclude il videomessaggio con un pensiero sulla cooperazione ricordando che da bambino ascoltò una conferenza del padre sul cooperativismo cristiano. "Da quel tempo io mi sono entusiasmato con questo, ho visto che quella era la strada". "Lavoro e dignità della persona camminano di pari passo. La solidarietà va applicata anche per garantire il lavoro; la cooperazione rappresenta un elemento importante per assicurare la pluralità di presenze tra i datori del mercato. Oggi essa è oggetto di qualche incomprensione anche a livello europeo, ma ritengo che non considerare attuale questa forma di presenza nel mondo produttivo costituisca un impoverimento che lascia spazio alle omologazioni e non promuove le differenze e l’identità".

ORIENTE CATTOLICO IMPEGNATO NEL DIALOGO INTERRELIGIOSO NELLA QUOTIDIANITÀ DEI PAESI DEL MEDIO ORIENTE

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). Si è conclusa oggi la Sessione Plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali, (19-22 novembre), dedicata ad un bilancio sullo sviluppo delle idee conciliari sull'Oriente cattolico a 50 anni dal Concilio Vaticano II.

"Il clima di svolgimento dei lavori - si legge in un Comunicato della Congregazione - è stato unanimemente apprezzato per la sua armonia. (...) Si può affermare che l’esperienza della sinodalità, così radicata nella tradizione orientale, abbia mostrato la sua fecondità come metodo di lavoro". È stata apprezzata la bellezza dell’ecclesiologia conciliare e il valore della diversità nell’unità sottolineando che il riconoscimento dell’origine apostolica è un’affermazione teologica e giuridica. Altro tema affrontato è stato quello del fenomeno migratorio che "rappresenta una sfida sia perché pone il serio problema della permanenza dei cristiani in Medio Oriente, fortemente penalizzati dagli effetti della guerra in Iraq, dall’attuale situazione in Siria, senza dimenticare l’irrisolta questione israelo-palestinese e il travaglio per la rinascita di un Egitto plurale. Sia perché pone il problema di come la piena dignità delle Chiese Patriarcali ed Arcivescovili Maggiori comporti che i Capi di esse, chiamati anche Padri, lo possano essere realmente (...), oggi ben oltre i confini considerati 'propri', e con le proprie rispettive tradizioni e discipline".

"Accanto alla significativa rappresentanza degli Arcivescovi Latini che sono anche Ordinari per i fedeli Orientali sprovvisti di un proprio Gerarca (...) andranno pensate e progressivamente sviluppate strutture amministrative ecclesiali proprie. (...) La dimensione ecumenica deve essere sempre mantenuta (...) assumendo un atteggiamento fecondo di autentica fraternità, paziente riconciliazione (...), senza però che ad essere penalizzati siano coloro che con la loro esistenza testimoniano ogni giorno che si può essere in comunione con il Vescovo di Roma, riconoscendone il primato, senza rinunciare al proprio modo di governarsi, di vivere il mistero della liturgia, di comprendere il mistero di Cristo".

Infine è stato ribadito che l’Oriente Cattolico è impegnato sul campo a far sì che il dialogo interreligioso sia vissuto anzitutto nella quotidianità dei Paesi del Medio Oriente.


UDIENZE

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- L'Arcivescovo Henryk Jósef Nowacki, Nunzio Apostolico in Svezia, Islanda, Danimarca, Finlandia e Norvegia.

- L'Arcivescovo Giovanni D’Aniello, Nunzio Apostolico in Brasile.
- Il Signor Joseph S. Blatter, Presidente della Fédération Internationale de Football Association (F.I.F.A.)

Nel pomeriggio il Santo Padre riceve il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto per la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

giovedì 21 novembre 2013

AI PATRIARCHI DELLE CHIESE ORIENTALI CATTOLICHE: RICERCARE SEMPRE UNO STILE DI VITA SOBRIO A IMMAGINE DI CRISTO

Città del Vaticano, 21 novembre 2013 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, il Santo Padre ha ricevuto i Patriarchi delle Chiese Orientali Cattoliche e gli Arcivescovi Maggiori. È la prima volta, dall'inizio del suo Pontificato, che il Papa ha l'opportunità di intrattenersi con i Capi delle Chiese Orientali cattoliche e questo incontro ha offerto l'occasione "di rinnovare la grande stima per il patrimonio spirituale dell’Oriente cristiano". "Richiamo - ha detto Papa Francesco - quanto l’amato Benedetto XVI afferma circa la figura del Capo di una Chiesa nell’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente: voi siete - cito - 'i custodi vigilanti della comunione e i servitori dell’unità ecclesiale'".

"Perché la nostra testimonianza sia credibile - ha proseguito il Pontefice - siamo chiamati a ricercare sempre 'la giustizia, la pietà, la fede, la carità, la pazienza e la mitezza'; ad uno stile di vita sobrio a immagine di Cristo, che si è spogliato per arricchirci con la sua povertà; allo zelo instancabile e a quella carità, fraterna e paterna insieme, che i Vescovi, i presbiteri e i fedeli, specie se vivono soli ed emarginati, attendono da noi".

Papa Francesco ha sottolineato il buon esempio che i Capi devono dare soprattutto ai sacerdoti che chiedono "trasparenza nella gestione dei beni e sollecitudine verso ogni debolezza e necessità. Il tutto - ha concluso il Papa - nella più convinta applicazione di quella autentica prassi sinodale, che è distintiva delle Chiese d’Oriente".


NON CI RASSEGNIAMO A PENSARE IL MEDIO ORIENTE SENZA I CRISTIANI

Città del Vaticano, 21 novembre 2013 (VIS). "La memorabile assise del Vaticano II ebbe anche il merito di ricordare esplicitamente come nelle antiche liturgie delle Chiese Orientali, nella loro teologia, spiritualità e disciplina canonica 'risplende la tradizione che deriva dagli apostoli attraverso i padri e che costituisce parte del patrimonio divinamente rivelato e indiviso della Chiesa universale'", ha detto il Papa Francesco nel ricevere questa mattina i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori, con i Cardinali, i Metropoliti ed i Vescovi membri della Congregazione per le Chiese Orientali - il cui Prefetto è il Cardinale Leonardo Sandri - riuniti in questi giorni in Assemblea Plenaria per discutere del magistero del Concilio Vaticano II sull'Oriente cristiano.

"Dalla verifica del cammino compiuto, emergeranno orientamenti atti a sostenere la missione affidata dal Concilio ai fratelli e alle sorelle d’Oriente, quella cioè di 'promuovere l’unità di tutti i cristiani, specialmente orientali'. Lo Spirito Santo le ha guidate in questo compito sui sentieri non facili della storia, alimentandone la fedeltà a Cristo, alla Chiesa universale e al Successore di Pietro, anche a caro prezzo, non raramente fino al martirio. La Chiesa tutta vi è davvero grata per questo!" - ha esclamato il Pontefice - "Ponendomi nel solco tracciato dai miei Predecessori, voglio qui riaffermare che 'esistono legittimamente in seno alla comunione della Chiesa, le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo però integro il primato della cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale di carità, tutela le varietà legittime e veglia affinché ciò che è particolare, non solo non pregiudichi l’unità, ma piuttosto la serva'. Sì, la varietà autentica, la varietà legittima, quella ispirata dallo Spirito, non danneggia l’unità, ma la serve; il Concilio ci dice che questa varietà è necessaria all’unità!".

"Stamane - ha proseguito Papa Francesco - ho potuto apprendere dalla viva voce dei Patriarchi e degli Arcivescovi Maggiori la situazione delle diverse Chiese Orientali: la rifiorita vitalità di quelle a lungo oppresse sotto i regimi comunisti; il dinamismo missionario di quelle che si rifanno alla predicazione dell’apostolo Tommaso; la perseveranza di quelle che vivono in Medio Oriente, non di rado nella condizione di 'piccolo gregge', in ambienti segnati da ostilità e conflitti e anche persecuzioni nascoste". Il Papa ha anche fatto riferimento al problema della diaspora - uno dei punti chiave della Plenaria - notevolmente cresciuta in ogni continente ed ha ribadito che: "Occorre fare tutto il possibile perché gli auspici conciliari trovino realizzazione, facilitando la cura pastorale sia nei territori propri sia là dove le comunità orientali si sono da tempo stabilite, promuovendo al tempo stesso la comunione e la fraternità con le comunità di rito latino. A ciò potrà giovare una rinnovata vitalità da imprimere agli organismi di consultazione già esistenti tra le singole Chiese e con la Santa Sede".

"Il mio pensiero si rivolge in modo speciale alla terra benedetta in cui Cristo è vissuto, morto e risorto. In essa (...) la luce della fede non si è spenta, anzi risplende vivace. È 'la luce dell’Oriente' che 'ha illuminato la Chiesa universale, sin da quando è apparso su di noi un sole che sorge, Gesù Cristo, nostro Signore'. Ogni cattolico ha perciò un debito di riconoscenza verso le Chiese che vivono in quella regione. Da esse possiamo, fra l’altro, imparare la pazienza e la perseveranza dell’esercizio quotidiano talvolta segnato dalla fatica, dello spirito ecumenico e del dialogo interreligioso. Il contesto geografico, storico e culturale in cui esse vivono da secoli, infatti, le ha rese interlocutori naturali di numerose altre confessioni cristiane e di altre religioni".

"Grande preoccupazione destano le condizioni di vita dei cristiani, che in molte parti del Medio Oriente subiscono in maniera particolarmente pesante le conseguenze delle tensioni e dei conflitti in atto. La Siria, l’Iraq, l’Egitto, e altre aree della Terra Santa, talora grondano lacrime. Il Vescovo di Roma non si darà pace finché vi saranno uomini e donne, di qualsiasi religione, colpiti nella loro dignità, privati del necessario alla sopravvivenza, derubati del futuro, costretti alla condizione di profughi e rifugiati".

"Oggi, insieme ai Pastori delle Chiese d’Oriente, facciamo appello a che sia rispettato il diritto di tutti ad una vita dignitosa e a professare liberamente la propria fede. Non ci rassegniamo a pensare il Medio Oriente senza i cristiani, che da duemila anni vi confessano il nome di Gesù, inseriti quali cittadini a pieno titolo nella vita sociale, culturale e religiosa delle nazioni a cui appartengono. Il dolore dei più piccoli e dei più deboli, col silenzio delle vittime, pongono una domanda insistente: 'Quanto resta della notte?'. (...) Mi rivolgo, perciò, a tutta la Chiesa per esortare alla preghiera, che sa ottenere dal cuore misericordioso di Dio la riconciliazione e la pace. La preghiera disarma l’insipienza e genera dialogo là dove il conflitto è aperto. Se sarà sincera e perseverante, renderà la nostra voce mite e ferma, capace di farsi ascoltare anche dai Responsabili delle Nazioni".

Il Papa ha concluso il suo discorso rivolgendo il suo pensiero a Gerusalemme "là dove tutti siamo spiritualmente nati. Le auguro ogni consolazione perché possa essere veramente profezia di quella convocazione definitiva, da oriente a occidente, disposta da Dio".


FUNERALI PER LE VITTIME DELL'ALLUVIONE IN SARDEGNA

Città del Vaticano, 21 novembre 2013 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, ad Olbia, l'Arcivescovo Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, ha partecipato ai funerali delle vittime dell'alluvione in Sardegna. Il Presule, originario dell'isola, è intervenuto al termine della liturgia esequiale con queste parole: "Come figlio di questa terra, mi unisco con profondo affetto alla preghiera di suffragio per questi fratelli e sorelle strappati ai loro familiari da una morte crudele. (...) In questo momento di dolore, il Santo Padre vuole manifestare, attraverso di me, la Sua solidale presenza e l’espressione della Sua accorata partecipazione a questa sciagura che ha colpito la nostra cara terra di Sardegna".

"Papa Francesco - ha continuato l'Arcivescovo Becciu - è spiritualmente presente in mezzo a noi per condividere la vostra angoscia, per invitare tutti a sperare senza cedere allo sconforto, per auspicare vivamente che il rispetto della natura e la necessaria cura del territorio possano evitare in futuro simili devastanti tragedie. Sua Santità desidera incoraggiare le realtà istituzionali, ecclesiali e i privati, che già hanno fatto fronte ai primi soccorsi, a proseguire nell’impegno generoso per alleviare le situazioni di grande difficoltà che permangono".

L'Arcivescovo Becciu ha ricordato che il Papa "affida alla Vergine Santa di Bonaria tutte le persone e le famiglie coinvolte in questa prova così dolorosa, affinché attraverso la sua materna intercessione il Signore possa asciugare ogni lacrima e lenire ogni ferita".


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 21 novembre 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Thomas Msusa, S.M.M., Arcivescovo di Blantyre (superficie: 9.166, popolazione: 5.166.000; cattolici: 1.539.209; sacerdoti: 93; religiosi: 384), Malawi. È stato finora Vescovo di Zomba (Malawi).

- Ha nominato il Padre Paskalis Bruno Syukur, O.F.M., Vescovo di Bogor (superficie: 18.368; popolazione 17.000.000; cattolici: 83.406; sacerdoti: 76; religiosi: 205), Indonesia. Il Vescovo eletto è nato nel 1962 a Ranggu (Indonesia), ha emesso la professione solenne con I Francescani Minori nel 1989 ed è stato ordinato sacerdote nel 1991. Dal 1991 al 1993: Ministero nella parrocchia di Moanemani nella Diocesi di Jayapura (Papua Occidentale); dal 1996 al 2001 Maestro dei Novizi a Depok; dal 1998 al 2001 Guardiano della Comunità O.F.M. a Depok e Membro del Consiglio Provinciale; dal 2001 al 2009 Ministro Provinciale in Indonesia; dal 2009 Definitore Generale dell'Ordine Francescoano dei Frati Minori per l'Asia e l'Oceania a Roma. Succede al Vescovo Cosmas Michael Angkur, O.F.M., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare dell’arcidiocesi di Freiburg im Breisgau, in Germania, presentata dal Vescovo Rainer Klug, per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Celmo Lazzari, C.S.I., Vicario Apostolico di San Miguel de Sucumbios (superficie: 13.287; popolazione: 143.000; cattolici: 139.000; sacerdoti: 30; religiosi: 50; diaconi permanenti: 7), Ecuador. È stato finora Vicario Apostolico di Napo (Ecuador).



Copyright © VIS - Vatican Information Service