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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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domenica 28 luglio 2013

IL PAPA ESORTA A "SUDARE LA CAMICIA" COME AUTENTICI ATLETI DI CRISTO

Città del Vaticano, 28 luglio 2013 (VIS). Nel tardo pomeriggio di ieri il Santo Padre si è recato a Copacabana dove si è tenuta la Veglia di Preghiera con i giovani. La Liturgia della Parola ha avuto inizio con diverse testimonianze e domande che i giovani hanno posto al Santo Padre.

Al termine della Veglia il Papa ha indirizzato un breve discorso ai quasi due milioni di giovani ai quali ha ricordato la storia di San Francesco d'Assisi che dà "il suo contributo per la vita della Chiesa; si trattava di mettersi a servizio della Chiesa, amandola e lavorando perché in essa si riflettesse sempre più il Volto di Cristo. Anche oggi - ha detto il Papa - il Signore continua ad avere bisogno di voi giovani per la sua Chiesa. Anche oggi chiama ciascuno di voi a seguirlo nella sua Chiesa e ad essere missionari".

A causa del maltempo, la Veglia di Preghiera che avrebbe dovuto tenersi nel "Campus Fidei" di Guaratiba, si è tenuta a Copacabana. Prendendo spunto da ciò, Papa Francesco ha esortato a ben comprendere che: "Non voleva il Signore dirci che il vero campo della fede, il vero 'Campus Fidei' non è un luogo geografico ma siamo noi?". Con questo interrogativo il Papa ha introdotto nel suo discorso tre immagini di "campo", che possono aiutare - ha detto - "a capire meglio che cosa significa essere discepolo-missionario".

In primo luogo "Il campo come luogo in cui si semina". Il Papa ha ricordato la parabola di Gesù del buon seminatore. Alcuni semi cadono sulla strada, altri in mezzo ai sassi, altri tra le spine e non riescono a svilupparsi; ma altri cadono su terra buona e producono molto frutto. "Gesù stesso spiega il significato della parabola - ha detto il Papa - il seme è la Parola di Dio che è gettata nei nostri cuori. Tutti i giorni, ma oggi in modo particolare, Gesù semina. Quando accettiamo la Parola di Dio, allora siamo il Campus Fidei. Per favore lasciate che Cristo e la sua Parola entrino nella vostra vita, lasciate entrare il seme della parola di Dio.... lasciate che cresca. Dio fa di tutto perché possano germogliare e crescere!".

"Credo che con onestà possiamo chiederci: Quale terreno siamo o vogliamo essere? Forse a volte siamo come la strada: ascoltiamo il Signore, ma non cambia nulla nella vita perché ci lasciamo intontire da tanti richiami superficiali che ascoltiamo; o come il terreno sassoso: accogliamo con entusiasmo Gesù, ma siamo incostanti e davanti alle difficoltà non abbiamo il coraggio di andare contro corrente; o siamo come il terreno con le spine: le cose, le passioni negative soffocano in noi le parole del Signore. Ho nel mio cuore due atteggiamenti: uno di stare bene con Dio e una di stare bene con il diavolo. Una di ricevere il seme di Gesù e nello stesso tempo bagnare le erbacce... Che nasce nel mio cuore?".

"Oggi, però, sono certo - ha ribadito il Papa - che il seme cade in terra buona .... No, padre, io non sono terra buona.... sono pieno di pietre, di spine. Può succedere, ma cerca un po' di buona terra nel tuo cuore e lascia che i semi buoni cadano in quel pezzettino di quella terra e vedrai come questi porteranno buoni frutti. Voi volete essere terreno buono, cristiani non part-time, non 'inamidati', di facciata, ma autentici. Sono certo che non volete vivere nell'illusione di una libertà che si lascia trascinare dalle mode e dalle convenienze del momento. So che voi puntate in alto, a scelte definitive che diano senso pieno alla vita. In silenzio lasciamo entrare il seme di Gesù. Gesù è in grado di offrirvi questo. Lui è 'la via, la verità e la vita'. Fidiamoci di Lui. Lasciamoci guidare da Lui!".

In secondo luogo: "Il campo come luogo di allenamento. Gesù ci chiede di seguirlo per tutta la vita, ci chiede di essere suoi discepoli, di 'giocare nella sua squadra'. Penso che la maggior parte di voi ami lo sport. E qui in Brasile, come in altri Paesi, il calcio è una passione nazionale. Ebbene, che cosa fa un giocatore quando è convocato a far parte di una squadra? Deve allenarsi, e allenarsi molto! Così è nella nostra vita di discepoli del Signore. (...) Gesù ci offre qualcosa di superiore della Coppa del Mondo! Ci offre la possibilità di una vita feconda e felice e ci offre anche un futuro con Lui che non avrà fine, la vita eterna. - ha assicurato il Santo Padre - Ma ci chiede di pagare un biglietto. E il biglietto è allenarci per 'essere in forma' (...) testimoniando la nostra fede. Come? Attraverso il dialogo con Lui: la preghiera".

Papa Francesco ha posto diverse domande ai giovani e ha chiesto che rispondessero in silenzio nel loro cuore. "Io prego? Lascio che lo Spirito Santo parli nel mio cuore? Chiedo a Gesù cosa vuoi che faccio? Questo è allenarsi. Chiedete a Gesù, parlate con Lui e se fate qualche errore qualcosa che non sta bene, non abbiate paura, parlate sempre con Gesù nelle buone e nelle cattive, questo è la preghiera. E in questo modo vi allenate nel dialogo con Gesù in questo discepolato missionario. E anche attraverso i sacramenti che fanno crescere in noi la sua presenza. Attraverso l'amore fraterno... a tutti, senza escludere e senza emarginare. Questi sono gli allenamenti per seguire Gesù: la preghiera, i sacramenti e l'aiuto agli altri, il servizio agli altri".

Infine "Il campo come cantiere. Quando il nostro cuore è una terra buona che accoglie la Parola di Dio, quando 'si suda la camicia' cercando di vivere da cristiani, noi sperimentiamo qualcosa di grande: non siamo mai soli, siamo parte di una famiglia di fratelli che percorrono lo stesso cammino: siamo parte della Chiesa; anzi, diventiamo costruttori della Chiesa e protagonisti della storia. Ragazzi e ragazze vi prego non mettetevi in coda nella storia, siate i protagonisti, fate passi avanti, costruite un mondo migliore".

Francesco ha ricordato che "Nella Chiesa di Gesù siamo noi le pietre vive, e Gesù ci chiede di costruire la sua Chiesa; e non come una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone. Ci chiede che la sua Chiesa vivente sia così grande da poter accogliere l’intera umanità, sia la casa per tutti!"

"Per favore - ha detto il papa ai giovani - non lasciate che gli altri siano i protagonisti del cambiamenti. Il futuro è nelle vostre mani. Continuate superando l'apatia e dando una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche nelle diverse parti del mondo. Vi chiedo: siate costruttori del futuro e mettetevi al lavoro per un mondo migliore. Cari giovani, non guardate la vita dalla finestra, lanciatevi. Gesù non è rimasto alla finestra, si è lanciato nella vita...da dove iniziamo? Una volta chiesero a Madre Teresa di Calcutta che cosa doveva cambiare nella Chiesa, rispose: 'Tu ed io'! ... Anche io oggi rubo le parole a Madre Teresa e vi dico: voi ed io".

"Cari amici - ha detto il Papa ai giovani - non dimenticate: siete il campo della fede! Siete gli atleti di Cristo! Siete i costruttori di una Chiesa più bella e di un mondo migliore. Alziamo lo sguardo verso la Madonna. Essa aiuta a seguire Gesù, ci dà l'esempio con il suo 'sì' a Dio: 'Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola'. Lo diciamo anche noi, insieme con Maria, a Dio: avvenga per me secondo la tua parola. Così sia!".

Terminato il discorso di Papa Francesco, i diaconi hanno portato in Processione il Santissimo Sacramento. Dopo l'Adorazione Eucaristica e la preghiera dei giovani nelle diverse lingue, la celebrazione si è conclusa con la recita del Salve Regina.

sabato 27 luglio 2013

ANGELUS DEDICATO ALLA FAMIGLIA, AI NONNI E AL DIALOGO INTERGENERAZIONALE

Città del Vaticano, 27 luglio 2013 (VIS). Venerdì mattina, 26 luglio, il Papa si è recato al Parco "Quinta Boa Vista", che dista 19 chilometri della Residenza di Sumaré. Inizialmente magnifico bosco di proprietà della Compagnia di Gesù (XVI-XVII sec.), "Quinta da Boa Vista" (fattoria del bel panorama), attualmente è un parco comunale che ospita il Bioparco di Rio e l'omonimo Museo Nazionale, prima istituzione scientifica del Paese ritenuta a tutt'oggi il principale Museo di Storia Naturale ed Antropologico di tutta l'America Latina. Nel parco sono stati allestiti numerosi confessionali per i giovani della GMG, uno di essi è stato scelto dal Papa che ha confessato personalmente cinque giovani di lingua italiana, spagnola e portoghese. Al termine il Papa ha raggiunto in auto l'Arcivescovado di Rio, situato nel "Palácio de São Joaquim", noto anche come "Palácio da Mitra Arquiepiscopal". Edificato nel 1918 quale residenza ufficiale del primo Cardinale Arcivescovo di Rio de Janeiro, Cardinale Joaquim Arcoverde Cavalcanti de Albuquerque, l'edificio, opera dell'architetto Morales de los Rios, è caratterizzato da uno stile eclettico dai numerosi riferimenti architettonici a diversi monumenti storici. Durante la dittatura militare, l'allora Arcivescovo di Rio, Cardinale Eugênio de Araújo Sales diede asilo ad oppositori al regime all'interno del Palazzo.

Alle 11:30 il Papa ha avuto un breve incontro con otto giovani detenuti, sei ragazzi e due ragazze, che scontano la pena in diversi carceri minorili di Rio. I giovani hanno donato al Santo Padre un grandissimo Rosario di polistirolo, sulla Croce all'inizio del Rosario c'era scritto "Candelaria nunca maís", che si riferisce ad un terribile fatto di violenza occorso il 22 luglio 1993, sul portale della Chiesa della Candelaria a Rio de Janeiro: alcuni bambini e adolescenti di strada furono uccisi da un gruppo di uomini armati. Il Papa ha pregato ricordando anche i defunti che hanno sofferto violenza, ed ha invitato tutti i giovani presenti a non scoraggiarsi e continuava a ripetere "Violencia nunca mais! Mai più la violenza: solo amore! Mai più la violenza, solo amore!".

Immediatamente dopo il Papa si è diretto alla Cappella per salutare le Religiose della Residenza. Dalla Loggia dell'Episcopio il Santo Padre ha recitato l'Angelus con i fedeli che gremivano la piazza sottostante e le strade adiacenti.

"Vorrei che il mio passaggio in questa città di Rio rinnovasse in tutti l'amore per Cristo e per la Chiesa, la gioia di essere uniti a Lui e di appartenere alla Chiesa e l'impegno di vivere e di testimoniare la fede".

Papa Francesco ha spiegato i tre momenti della giornata in cui si recita la preghiera dell'Angelus: "una preghiera semplice" che "ci ricorda un evento luminoso che ha trasformato la storia: l’Incarnazione, il Figlio di Dio si è fatto uomo in Gesù di Nazaret".

"Oggi la Chiesa celebra i genitori della Vergine Maria, i nonni di Gesù: i santi Gioacchino e Anna. Nella loro casa è venuta al mondo Maria (...); nella loro casa è cresciuta accompagnata dal loro amore e dalla loro fede", ha detto il Papa ribadendo il "valore prezioso della famiglia come luogo privilegiato per trasmettere la fede! Guardando all’ambiante familiare vorrei sottolineare una cosa: oggi, in questa festa dei santi Gioacchino ed Anna in Brasile come in altri Paesi, si celebra la festa dei nonni. Quanto sono importanti nella vita della famiglia per comunicare quel patrimonio di umanità e di fede che è essenziale per ogni società! E come è importante l'incontro e il dialogo tra le generazioni, soprattutto all'interno della famiglia".

"Il Documento di Aparecida ce lo ricorda: 'I bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei popoli; i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l'esperienza e la saggezza della loro vita'. Questo rapporto, questo dialogo tra le generazioni è un tesoro da conservare e alimentare!".

Infine il Papa si è diretto al Salone rotondo, situato al primo piano del Palazzo dell'Arcivescovado, per il pranzo con l'Arcivescovo Tempesta e con 12 giovani di diverse nazionalità, rappresentanti dei cinque continenti. Al termine del pranzo, il Santo Padre ha raggiunto la Residenza di Sumaré per un breve riposo prima dell'inizio della Via Crucis con i giovani.


GIOVANI CORAGGIOSI CHE PRENDONO LA CROCE SENZA PAURA

Città del Vaticano, 27 luglio 2013 (VIS). Nel pomeriggio di ieri alle 17:20, ora locale, il Santo Padre è giunto sul Lungomare di Copacabana e dall'auto panoramica ha salutato i la folla di giovani che era lì ad attenderlo. Il Papa ha chiesto che si andassero a cercare i rappresentanti dei "laboradores excluidos" argentini o "cartoneros" e fossero messi sul palco vicino a lui durante la Via Crucis. In Argentina i "cartoneros" sono uomini e donne senza lavoro costretti a vivere nelle "villas miserias", le favelas argentine. Dopo la devastante crisi economica del 2011 sono circa centomila gli uomini e donne che vivono frugando nelle immondizie alla ricerca di cartone, metallo e cibo.

Alle 18:00 ha avuto inizio la Via Crucis con le 14 Stazioni. Tredici Stazioni si trovavano lungo un percorso di 900 metri presso il Viale Atlantico, il lungomare di Copacabana, l'ultima Stazione è stata rappresentata sul palco centrale dove si trovava Papa Francesco. Un cast di 280 artisti e volontari ha animato la celebrazione di un'ora e un quarto. I testi delle meditazioni erano stati composti dai sacerdoti dehoniani Padre Zezinho e Padre Joãozinho, noti in Brasile per il loro impegno con i giovani.

Al termine della Via Crucis, Papa Francesco ha ricordato il cammino della Croce "che è uno dei momenti forti della Giornata Mondiale della Gioventù". Dal 1984, la Croce "ha percorso tutti i Continenti e ha attraversato i più svariati mondi dell’esistenza umana, restando quasi impregnata dalle situazioni di vita dei tanti giovani che l’hanno vista e l’hanno portata". Fu al termine dell'Anno Santo della Redenzione che il Beato Giovanni Paolo II volle affidare la Croce ai giovani dicendo loro: "'Portatela nel mondo come segno dell'amore di Gesù per l'umanità e annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c'è salvezza e redenzione'".

"Nessuno può toccare la Croce di Gesù senza lasciarvi qualcosa di se stesso e senza portare qualcosa della Croce di Gesù nella propria vita. - ha detto il Papa rivolgendo tre domane ai giovani: "Che cosa avete lasciato nella Croce voi, cari giovani del Brasile, in questi due anni in cui ha attraversato il vostro immenso Paese? E che cosa ha lasciato la Croce di Gesù in ciascuno di voi? E, infine, che cosa insegna alla nostra vita questa Croce?"

"Un’antica tradizione della Chiesa di Roma - ha ricordato il Pontefice - racconta che l'Apostolo Pietro, uscendo dalla città per scappare dalla persecuzione di Nerone, vide Gesù che camminava nella direzione opposta e stupito gli domandò: 'Signore, dove vai?'. La risposta di Gesù fu: 'Vado a Roma per essere crocifisso di nuovo'. In quel momento, Pietro capì che doveva seguire il Signore con coraggio, fino in fondo, ma capì soprattutto che non era mai solo nel cammino; con lui c’era sempre quel Gesù che lo aveva amato fino a morire. Ecco - ha proseguito il Papa - Gesù con la sua Croce percorre le nostre strade e prende su di sé le nostre paure, i nostri problemi, le nostre sofferenze, anche le più profonde. Con la Croce Gesù si unisce al silenzio delle vittime della violenza, che ormai non possono più gridare, soprattutto gli innocenti e gli indifesi; con la Croce, Gesù si unisce alle famiglie che sono in difficoltà, e che piangono la tragica perdita dei loro figli, come nel caso dei 242 giovani vittime dell'incendio nella città di Santa María all'inizio di quest'anno. Preghiamo per loro. Con la Croce Gesù si unisce a tutte le persone che soffrono la fame in un mondo che, dall'altro lato, si permette il lusso di gettare via ogni giorno tonnellate di cibo; con la Croce, Gesù è unito a tante madri e a tanti padri che soffrono vedendo i propri figli vittime di paradisi artificiali come la droga; con la Croce, Gesù si unisce a chi è perseguitato per la religione, per le idee, o semplicemente per il colore della pelle; nella Croce, Gesù è unito a tanti giovani che hanno perso la fiducia nelle istituzioni politiche perché vedono l'egoismo e la corruzione o che hanno perso la fede nella Chiesa, e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani e di ministri del Vangelo. Quanto fanno soffrire Gesù le nostre incoerenze! Nella Croce di Cristo c’è la sofferenza, il peccato dell’uomo, anche il nostro, e Lui accoglie tutto con le braccia aperte, carica sulle sue spalle le nostre croci e ci dice: Coraggio! Non sei solo a portarle! Io le porto con te e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a darti vita".

Nel rispondere alla seconda domanda: "Che cosa ha lasciato la Croce in coloro che l’hanno vista e in coloro che l’hanno toccata?, il Papa ha risposto: "Vedete: lascia un bene che nessuno può darci: la certezza dell’amore fedele di Dio per noi. Un amore così grande che entra nel nostro peccato e lo perdona, entra nella nostra sofferenza e ci dona la forza per portarla, entra anche nella morte per vincerla e salvarci. Nella Croce di Cristo c’è tutto l’amore di Dio, c'è la sua immensa misericordia. E questo è un amore di cui possiamo fidarci, nel quale possiamo credere. Cari giovani - ha proseguito il Pontefice - fidiamoci di Gesù, affidiamoci a Lui perché Lui non delude mai nessuno! Solo in Cristo morto e risorto troviamo la salvezza e la redenzione. Con Lui, il male, la sofferenza e la morte non hanno l'ultima parola, perché Lui ci dona speranza e vita: ha trasformato la Croce dall'essere uno strumento di odio, di sconfitta e di morte ad essere un segno di amore, di vittoria, di trionfo e di vita".

"Tanti volti li abbiamo visti nella 'Via Crucis', tanti volti hanno accompagnato Gesù nel cammino verso il Calvario - ha detto il Papa - Pilato, il Cireneo, Maria, le donne… Io oggi ti chiedo: Tu come chi di loro vuoi essere? Vuoi essere come Pilato che non ha il coraggio di andare controcorrente per salvare la vita di Gesù e se ne lava le mani. Dimmi: sei uno di quelli che si lavano le mani, che fa il finto tonto e guarda dall'altra parte? O sei come il Cireneo, che aiuta Gesù a portare quel legno pesante, come Maria e le altre donne, che non hanno paura di accompagnare Gesù fino alla fine, con amore, con tenerezza. E tu, come chi di questi vuoi essere? Come Pilato, come il Cireneo, come Maria? Gesù ti sta guardando adesso e ti dice: mi vuoi aiutare a portare la Croce? Fratelli e sorelle: con tutta la tua forza di giovane, che cosa Gli rispondi'?" - ha infine domandato il Papa esortando i giovani con queste parole: "Cari giovani, alla Croce di Cristo portiamo le nostre gioie, le nostre sofferenze, i nostri insuccessi; troveremo un Cuore aperto che ci comprende, ci perdona, ci ama e ci chiede di portare questo stesso amore nella nostra vita, di amare ogni nostro fratello e sorella con questo stesso amore".


INVIATO SPECIALE DEL SANTO PADRE VI CENTENARIO DELLA SAMOGIZIA

Città del Vaticano, 27 luglio 2013 (VIS). Questa mattina è stata resa pubblica la Lettera Pontificia, redatta in latino e datata 27 giugno, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Péter Erdö, Arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria), suo Inviato Speciale alla celebrazione del VI centenario del "battesimo" della Samogizia (regione occidentale della Lituania), che avrà luogo in concomitanza con un Congresso Eucaristico a Telsiai, dal 2 al 4 agosto 2013.

La Missione Pontificia che accompagnerà l'Inviato Speciale è composta da Don Darius Trijonis, Segretario aggiunto della Conferenza Episcopale Lituana e dal Canonico Viktoras Acas, Rettore del Seminario diocesano di Telsiai.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 27 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Saitama, (Giappone), presentata dal Vescovo Marcellino Daiji Tani, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato l'Arcivescovo Peter Takeo Okada, Arcivescovo di Tokyo, Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" della Diocesi di Saitama (Giappone).

- Ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare dell'Arcidiocesi di Port-au-Prince (Haiti), presentata dal Vescovo Joseph Lafontant, per raggiunti limiti di età.

- In data 20 luglio ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Ordinariato Militare per il Perù, presentata dal Vescovo Guillermo Martín Abanto Guzmán, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.


venerdì 26 luglio 2013

ALLA FAVELA DI VARGINHA: "NESSUNO SFORZO DI PACIFICAZIONE SARÀ DURATURO PER UNA SOCIETÀ CHE METTE AI MARGINI E CHE ABBANDONA NELLA PERIFERIA UNA PARTE DI SE STESSA".

Città del Vaticano, 26 luglio 2013 (VIS). Ieri, alle 9:45, al termine della Messa mattutina nella Residenza di Sumaré, il Papa ha visitato il "Palácio de Cidade", sede degli uffici del Sindaco di Rio de Janeiro. Papa Francesco si è affacciato dal balcone del Salone centrale dove il Sindaco Eduardo Paes, gli ha consegnato le Chiavi della Città. Nei Giardini del Palácio Papa Francesco ha benedetto le bandiere ufficiali dei Giochi Olimpici e Paraolimpici lì esposte ed ha salutato i giovani atleti rappresentanti di due importanti manifestazioni sportive. Oltre ai Mondiali di Calcio del 2014 il Brasile ospiterà nel 2016 le XXXI Olimpiadi, le prime a svolgersi in Sudamerica.

Alle 10:00 il Papa in automobile si è diretto alla Comunità di Varginha - Manguinhos, distante 18 chilometri. La comunità di Varginha fa parte di una più ampia favela "pacificada" in seguito al programma di recupero attuato dalle Autorità nella zona settentrionale della città. Il termine "favela" deriva dal nome di una pianta, la faveleria, una pianta leguminosa che cresce selvatica in varie regioni del Brasile. Nel novembre del 1897 i soldati che avevano combattuto la Guerra di Canudos, nello stato di Bahia, si recarono a Rio perché il governo aveva promesso loro l'alloggio. A causa dei tempi infiniti della burocrazia, i reduci occuparono la collina di Gamboa, e vi costruirono le loro abitazioni denominando il luogo Morro da Favela.

Giunto alla comunità di Varginha, alle 11:00, accolto dal Parroco, dal Vicario episcopale e dalla Superiora delle Suore della Carità, il Santo Padre ha raggiunto la piccola chiesa intitolata a San Girolamo Emiliani. Dopo un momento di preghiera Papa Francesco si è recato a piedi al campo di calcio dove era riunita la Comunità. Sul suo percorso il Papa è entrato a visitare la famiglia dei coniugi Rangler e Joana.

Nel programmare la visita in Brasile, Papa Francesco aveva espresso il desiderio di visitare tutti i rioni della Nazione: "Avrei voluto bussare ad ogni porta, dire 'Buon giorno', chiedere un bicchiere di acqua fresca, prendere un 'cafezinho' - non un bicchiere di grappa! - parlare come ad amici di casa, ascoltare il cuore di ciascuno, dei genitori, dei figli, dei nonni... Ma il Brasile è così grande! E non è possibile bussare a tutte le porte! Allora ho scelto di venire qui, di fare visita alla vostra Comunità; questa Comunità che oggi rappresenta tutti i rioni del Brasile. Che bello essere accolti con amore, con generosità, con gioia! Basta vedere come avete decorato le strade della Comunità; anche questo è un segno di affetto, nasce dal vostro cuore, dal cuore dei brasiliani, che è in festa! (...) Quando siamo generosi nell’accogliere una persona e condividiamo qualcosa con lei - un po’ di cibo, un posto nella nostra casa, il nostro tempo - non solo non rimaniamo più poveri, ma ci arricchiamo. (...) Come dice il proverbio, si può sempre 'aggiungere più acqua ai fagioli'!".

"E il popolo brasiliano - ha proseguito il Papa - in particolare le persone più semplici, può offrire al mondo una preziosa lezione di solidarietà, una parola - questa parola solidarietà - spesso dimenticata o taciuta, perché scomoda. Quasi sembra una brutta parola ... solidarietà. Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo! Ognuno, secondo le proprie possibilità e responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere fine a tante ingiustizie sociali. Non è, non è la cultura dell’egoismo, dell’individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che costruisce e porta ad un mondo più abitabile; non è questa, la cultura della solidarietà; la cultura della solidarietà è vedere nell’altro non un concorrente o un numero, ma un fratello. E tutti noi siamo fratelli!".

"Desidero incoraggiare gli sforzi che la società brasiliana sta facendo per integrare tutte le parti del suo corpo, anche le più sofferenti e bisognose, attraverso la lotta contro la fame e la miseria. Nessuno sforzo di 'pacificazione' sarà duraturo, non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora, che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se stessa. Non lasciamo, non lasciamo entrare nel nostro cuore la cultura dello scarto! Non lasciamo entrare nel nostro cuore la cultura dello scarto, perché noi siamo fratelli. Nessuno è da scartare! Ricordiamolo sempre: solo quando si è capaci di condividere ci si arricchisce veramente; tutto ciò che si condivide si moltiplica! Pensiamo alla moltiplicazione dei pani di Gesù! La misura della grandezza di una società è data dal modo con cui essa tratta chi è più bisognoso, chi non ha altro che la sua povertà!".

"La Chiesa - ha ricordato Papa Francesco - desidera offrire la sua collaborazione ad ogni iniziativa che possa significare un vero sviluppo di ogni uomo e di tutto l’uomo - ed ha sottolineato - Certamente è necessario dare il pane a chi ha fame; è un atto di giustizia. Ma c’è anche una fame più profonda, la fame di una felicità che solo Dio può saziare. Fame di dignità. Non c’è né vera promozione del bene comune, né vero sviluppo dell'uomo, quando si ignorano i pilastri fondamentali che reggono una Nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che è dono di Dio, valore da tutelare e promuovere sempre; la famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale; l’educazione integrale, che non si riduce ad una semplice trasmissione di informazioni con lo scopo di produrre profitto; la salute, che deve cercare il benessere integrale della persona, anche della dimensione spirituale, essenziale per l'equilibrio umano e per una sana convivenza; la sicurezza, nella convinzione che la violenza può essere vinta solo a partire dal cambiamento del cuore umano".

Il Papa ha dedicato alcune parole ai giovani: "Voi, cari giovani, avete una particolare sensibilità contro le ingiustizie, ma spesso siete delusi da fatti che parlano di corruzione, da persone che, invece di cercare il bene comune, cercano il proprio interesse. Anche a voi e a tutti ripeto: non scoraggiatevi mai, non perdete la fiducia, non lasciate che si spenga la speranza. La realtà può cambiare, l’uomo può cambiare. Cercate voi per primi di portare il bene, di non abituarvi al male, ma di vincerlo con il bene".

"Oggi a tutti voi - ha concluso il Santo Padre - in particolare agli abitanti di questa Comunità di Varginha dico: non siete soli, la Chiesa è con voi, il Papa è con voi. Porto ognuno di voi nel mio cuore e faccio mie le intenzioni che avete nell’intimo: i ringraziamenti per le gioie, le richieste di aiuto nelle difficoltà, il desiderio di consolazione nei momenti di dolore e di sofferenza. Tutto affido all'intercessione di Nostra Signora di Aparecida, Madre di tutti i poveri del Brasile, e con grande affetto vi imparto la mia Benedizione".


"VOGLIO CHE LA CHIESA ESCA PER LE STRADE"

Città del Vaticano, 26 luglio 2013 (VIS). Nella giornata di ieri, includendo una nuova attività al programma ufficiale, Papa Francesco si è recato alla Cattedrale di Rio de Janeiro per salutare i suoi compatrioti argentini ai quali ha rivolto parole a braccio. Nel ringraziare i giovani che si erano avvicinati per salutarlo, il Santo Padre ha detto: "Voglio che la Chiesa esca per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità, immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo, da tutto quello che è l'essere chiusi in noi stessi. Le parrocchie, le scuole, le istituzioni sono fatte per uscire fuori..., se non lo fanno diventano una Ong e la Chiesa non può essere una Ong".

"Guardate, io penso che, in questo momento, questa civiltà mondiale sia andata oltre i limiti, sia andata oltre i limiti perché ha creato un tale culto del dio denaro, che siamo in presenza di una filosofia e di una prassi di esclusione dei due poli della vita che sono le promesse dei popoli. Esclusione degli anziani, ovviamente. Uno potrebbe pensare che ci sia una specie di eutanasia nascosta, cioè non ci si prende cura degli anziani; ma c'è anche un'eutanasia culturale, perché non li si lascia parlare, non li si lascia agire. E l'esclusione dei giovani. La percentuale che abbiamo di giovani senza lavoro, senza impiego, è molto alta e abbiamo una generazione che non ha esperienza della dignità guadagnata con il lavoro. Questa civiltà. cioè, ci ha portato a escludere i due vertici che sono il nostro futuro".

Il Papa ha esortato i giovani ad emergere, a farsi valere, a lottare per i valori e nel contempo ha esortato gli anziani "ad aprire la bocca, gli anziani devono aprire la bocca e insegnarci! Trasmetteteci la saggezza dei popoli! Nel popolo argentino, io chiedo, di vero cuore, agli anziani: non venite meno nell'essere la riserva culturale del nostro popolo, riserva che trasmette la giustizia, che trasmette la storia, che trasmette i valori, che trasmette la memoria del popolo. E voi - ha detto il Papa rivolgendosi nuovamente ai giovani - per favore, non mettetevi contro gli anziani: lasciateli parlare, ascoltateli e andate aventi. Ma sappiate, sappiate che in questo momento voi, giovani, e gli anziani, siete condannati allo stesso destino: esclusione. Non vi lasciate escludere. È chiaro! Per questo credo che dobbiate lavorare".

"La fede in Gesù Cristo - ha sottolineato il Pontefice - non è uno scherzo, è una cosa molto seria. È uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi. È uno scandalo che sia morto su una croce. È uno scandalo: lo scandalo della Croce. La Croce continua a far scandalo. Ma è l'unico cammino sicuro: quello della Croce, quello di Gesù, quello dell'Incarnazione di Gesù. per favore, non 'frullate' la fede in Gesù Cristo. C'è il frullato di arancia, c'è il frullato di mela, c'è il frullato di banana, ma per favore non bevete 'frullato' di fede. La fede è intera, non si frulla. È la fede in Gesù. È la fede nel Figlio di Dio fatto uomo, che mi ha amato ed è morto per me. Allora: fate chiasso; abbiate cura degli estremi della popolazione, che sono gli anziani e i giovani; non lasciatevi escludere e che non si escludano gli anziani. Secondo: non 'frullate' la fede in Gesù Cristo".

Il Santo Padre ha invitato i presenti a leggere le Beatitudini e Matteo 25: "Con queste due cose avete il Piano d'azione", ed ha concluso con la preghiera alla Vergine e la Benedizione.

IL PAPA AI GIOVANI: LA FEDE COMPIE NELLA NOSTRA VITA UNA RIVOLUZIONE CHE POTREMMO CHIAMARE COPERNICANA

Città del Vaticano, 26 luglio 2013 (VIS). Nel tardo pomeriggio di ieri (18:00 ora locale, 21:00 ora di Roma), sul lungomare di Copacabana, un milione di giovani ha salutato Papa Francesco nel suo primo incontro con i giovani brasiliani e con i partecipanti alla GMG. Per l'occasione è stato allestito un gigantesco palco ispirato alla linea irregolare delle montagne di Rio de Janeiro, definito dal direttore artistico Abel Gomes "una scultura di 4 mila metri quadri". La costruzione ha richiesto l'allestimento di quattro piattaforme circolari di altezze diverse unite tra di loro da una scala. Dietro al Papa è stato allestito un megaschermo di 15 metri affinché i giovani delle ultime file potessero vedere e ascoltare il Papa. Prima dell'incontro propriamente detto ha avuto luogo una rappresentazione dal titolo "Rio de Fe" in cui 150 giovani hanno presentato artisticamente la vita quotidiana della "Città Meravigliosa". Dopo il saluto dell'Arcivescovo Orani João Tempesta, il Santo Padre ha preso la parola.

"Vedo in voi la bellezza del volto giovane di Cristo e il mio cuore si riempie di gioia!" - ha esclamato il Papa nel salutare i giovani e, ricordando la prima Giornata Mondiale della Gioventù che si tenne a Buenos Aires, la sua città, nel 1987, ha detto: "Prima di continuare vorrei ricordare il tragico incidente nella Guyana francese, che hanno sofferto i giovani che venivano a questa Giornata. Lì ha perso la vita la giovane Sophie Morinière, e altri giovani sono stati feriti. Vi invito a fare un momento di silenzio e di preghiera a Dio, nostro Padre, per Sophie, per i feriti e per i familiari".

"Quest’anno - ha proseguito il Pontefice - la Giornata ritorna, per la seconda volta, in America Latina. E voi, giovani, avete risposto in tanti all'invito del Papa Benedetto XVI, che vi ha convocato per celebrarla. Lo ringraziamo con tutto il cuore! A lui che ci ha convocati oggi, qui, inviamo un saluto e un forte applauso. Voi sapete che prima di venire in Brasile ho conversato con lui, e gli ho chiesto di accompagnarmi nel Viaggio, con la preghiera. E lui mi ha detto: vi accompagno con la preghiera e sarò vicino alla televisione. Così, in questo momento, ci sta guardando. Il mio sguardo si estende su questa grande folla: Siete in tanti! Venite da tutti i continenti! Siete spesso distanti non solo geograficamente, ma anche dal punto di vista esistenziale, culturale, sociale, umano. Ma oggi siete qui, anzi oggi siamo qui, insieme, uniti per condividere la fede e la gioia dell’incontro con Cristo, dell’essere suoi discepoli. Questa settimana, Rio diventa il centro della Chiesa, il suo cuore vivo e giovane, perché voi avete risposto con generosità e coraggio all’invito che Gesù vi ha fatto per rimanere con Lui, per essere suoi amici".

"Il treno di questa Giornata Mondiale della Gioventù è venuto da lontano e ha attraversato tutta la Nazione brasiliana seguendo le tappe del progetto 'Bota fé – Metti fede'. Oggi è arrivato a Rio de Janeiro. Dal Corcovado, il Cristo Redentore ci abbraccia e ci benedice. Guardando questo mare, la spiaggia e tutti voi, mi viene in mente il momento in cui Gesù ha chiamato i primi discepoli a seguirlo sulla riva del lago di Tiberiade. Oggi Gesù ci chiede ancora: Vuoi essere mio discepolo? Vuoi essere mio amico? Vuoi essere testimone del mio Vangelo? Nel cuore dell'Anno della fede queste domande ci invitano a rinnovare il nostro impegno di cristiani. Le vostre famiglie e le comunità locali vi hanno trasmesso il grande dono della fede, Cristo è cresciuto in voi. Oggi desidera venire qui per confermarvi in questa fede, la fede nel Cristo vivente che dimora in voi, ma sono venuto anche io per essere confermato dall'entusiasmo della vostra fede! Voi sapete che nella vita di un vescovo ci sono tanti problemi che richiedono di essere risolti. E con questi problemi e difficoltà, la fede di un vescovo può rattristarsi. Che brutto è un vescovo triste! Che brutto! Perché la mia fede non sia triste sono venuto qui per essere contagiato dall'entusiasmo di tutti voi!".

A questo punto il Papa ha ricevuto il saluto di cinque giovani provenienti dai cinque continenti e dopo la lettura del Vangelo di San Luca che narra l'episodio della Trasfigurazione, Papa Francesco si è nuovamente rivolto ai presenti.

"'È bello per noi essere qui!': ha esclamato Pietro, dopo aver visto il Signore Gesù trasfigurato, rivestito di gloria. Possiamo ripetere anche noi queste parole? Io penso di sì, perché per tutti noi, oggi, è bello essere qui insieme attorno a Gesù! È Lui che ci accoglie e si rende presente in mezzo a noi, qui a Rio. E nel Vangelo abbiamo ascoltato anche le parole di Dio Padre: 'Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!'. Se da una parte, allora, è Gesù che ci accoglie, dall’altra anche noi vogliamo accoglierlo, metterci in ascolto della sua parola perché è proprio accogliendo Gesù Cristo, Parola incarnata, che lo Spirito Santo ci trasforma, illumina il cammino del futuro, e fa crescere in noi le ali della speranza per camminare con gioia".

"Ma che cosa possiamo fare? - ha proseguito il Pontefice rispondendo: “Bota fé - metti fede”. La croce della Giornata Mondiale della Gioventù ha gridato queste parole lungo tutto il suo pellegrinaggio attraverso il Brasile. 'Metti fede': che cosa significa? Quando si prepara un buon piatto e vedi che manca il sale, allora tu 'metti' il sale; manca l'olio, allora tu 'metti' l'olio... 'Mettere', cioè collocare, versare. Così è anche nella nostra vita cari giovani: se vogliamo che essa abbia veramente senso e pienezza, come voi stessi desiderate e meritate, dico a ciascuno e a ciascuna di voi: 'metti fede' e la vita avrà un sapore nuovo, la vita avrà una bussola che indica la direzione; 'metti speranza' e ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro, ma luminoso; “metti amore” e la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrerai tanti amici che camminano con te. Metti fede, metti speranza, metti amore! Tutti uniti: 'metti fede', 'metti speranza', 'metti amore'".

"Ma chi può donarci tutto questo? Nel Vangelo - ha sottolineato il Papa - sentiamo la risposta: Cristo. (...) Gesù ci porta Dio e ci porta a Dio, con Lui tutta la nostra vita si trasforma (...) Per questo oggi vi dico, a ciascuno di voi, 'metti Cristo' nella tua vita e troverai un amico di cui fidarti sempre; 'metti Cristo' e vedrai crescere le ali della speranza per percorrere con gioia la via del futuro; 'metti Cristo' e la tua vita sarà piena del suo amore, sarà una vita feconda. Perché tutti noi desideriamo avere una vita feconda, una vita che dona vita agli altri!

"Oggi, farà bene a tutti chiedersi con sincerità: in chi riponiamo la nostra fiducia? In noi stessi, nelle cose, o in Gesù? Tutti abbiamo spesso la tentazione di metterci al centro, di credere che siamo l'asse dell'universo, di credere che siamo solo noi a costruire la nostra vita o di pensare che essa sia resa felice dal possedere, dai soldi, dal potere. Ma tutti sappiamo che non è così! Certo l’avere, il denaro, il potere possono dare un momento di ebbrezza, l’illusione di essere felici, ma, alla fine, sono essi che ci possiedono e ci spingono ad avere sempre di più, a non essere mai sazi. E finiamo 'riempti', ma non nutriti, ed è molto triste vedere una gioventù 'riempita', ma debole. La gioventù deve essere forte, nutrirsi della sua fede e non riempirsi di altre cose! 'Metti Cristo' nella tua vita, metti in Lui la tua fiducia e non sarai mai deluso! Vedete cari amici, la fede compie nella nostra vita una rivoluzione che potremmo chiamare copernicana: ci toglie dal centro e mette al centro Dio; la fede ci immerge nel suo amore che ci dà sicurezza, forza, speranza. Apparentemente sembra che non cambi nulla, ma nel più profondo di noi stessi cambia tutto. Quando c'è Dio, nel nostro cuore dimora la pace, la dolcezza, la tenerezza, il coraggio, la serenità e la gioia, che sono i frutti dello Spirito Santo; allora la nostra esistenza si trasforma (...). Cari amici, la fede è rivoluzionaria e io oggi ti chiedo: sei disposto, sei disposta a entrare in quest'onda rivoluzionaria della fede? Solo entrando in quest'onda la tua giovane vita acquisterà senso e così sarà feconda!"

"Caro giovane, cara giovane: 'metti Cristo' nella tua vita. In questi giorni, Lui ti attende: ascoltalo con attenzione e la sua presenza entusiasmerà il tuo cuore; 'Metti Cristo': Lui ti accoglie nel Sacramento del perdono, con la sua misericordia cura tutte le ferite del peccato. Non avere paura di chiedere perdono a Dio, perché Lui nel suo grande amore non si stanca mai di perdonarci, come un padre che ci ama. Dio è pura misericordia! 'Metti Cristo': Lui ti aspetta anche nell'Eucaristia, Sacramento della sua presenza, del suo sacrificio di amore, e ti aspetta anche nell’umanità di tanti giovani che ti arricchiranno con la loro amicizia, ti incoraggeranno con la loro testimonianza di fede, ti insegneranno il linguaggio dell'amore, della bontà, del servizio. Anche tu caro giovane, cara giovane, puoi essere un testimone gioioso del suo amore, un testimone coraggioso del suo Vangelo per portare in questo mondo un po’ di luce. Lasciati amare da Gesù, è un amico che non delude".

'È bello per noi stare qui', mettere Cristo nella nostra vita, mettere la fede, la speranza, l’amore che Lui ci dona. Cari amici, in questa celebrazione abbiamo accolto l'immagine di Nostra Signora di Aparecida. Con Maria, le chiediamo che ci insegni a seguire Gesù, che ci insegni ad essere discepoli e missionari" - ha concluso il Pontefice che, dopo la recita del Padre Nostro e la Benedizione a tutti i presenti, è rientrato alla Residenza di Sumaré.





ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 26 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Niranjan Sual Singh, Vescovo della Diocesi di Sambalpur (superficie: 37.254; popolazione: 7.565.323; cattolici: 42.656; sacerdoti: 131; religiosi: 400), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1961 a Kottama (Orissa, India) ed è stato ordinato sacerdote nel 1991. Dal 1991 al 1992 è stato Assistente parrocchiale in Raikia; dal 1992 al 1993: Assistente parrocchiale in Modasoro; dal 1993 al 1994: Assistente parrocchiale in Balliguda; dal 1994 al 1998: Segretario dell’Arcivescovo; dal 2001 al 2002: Docente presso il "Khristo Jyoti Mohavidyaloyo Regional Theologate" di Sason; nel 2008: Animatore dell’Apostolato laicale "Village Adoption and Tuition"; dal 2008: Animatore del Dialogue and Ecumenism. Finora Docente di Teologia e Moderatore dei Seminaristi nell'Arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar (India), succede al Vescovo Lkuas Kerketta, S.V.D., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Reverendo Paul Mattekatt, Vescovo della Diocesi di Diphu (superficie: 15.222; popolazione: 1.178.809; cattolici: 57.165; sacerdoti: 55; religiosi: 161), India. Il Vescovo eletto è nato in Kerala (India) nel 1961 ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Dal 1989 al 1991 è stato Vicario parrocchiale della "Holy Family Parish", Japralangso, e Vice-Preside della locale scuola parrocchiale; dal 1991 al 1996: Segretario del Vescovo e Cancelliere diocesano di Diphu; dal 1999 al 2005: Economo diocesano e Direttore del Social Work Office; dal 2005 al 2008: Vicario parrocchiale della "Christ Iyoti Parish" a Dokmoka; dal 2008: Parroco della "Holy Family Parish", Japrajan, e Preside dell’annessa scuola parrocchiale. È anche Presidente della Confraternita Sacerdotale della Diocesi di Diphu.

- Ha nominato il Reverendo Kishore Kumar Kujur, Vescovo della Diocesi di Rourkela (superficie: 9.675; popolazione: 1.829.000; cattolici: 238.085; sacerdoti: 164; religiosi: 555), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1964 a Gaibira (Orissa, India) ed è stato ordinato sacerdote nel 1993. Dal 1993 al 1995 è stato Assistente parrocchiale a Balangir; dal 2001 al 2003: Docente di Sacra Scrittura presso il Seminario Regionale dell’Orissa; dal 2003: Responsabile dei Seminaristi della Diocesi di Sambalpur; dal 2007: Docente di Sacra Scrittura presso il Seminario Regionale dell’Orissa; dal 2010: Membro del Collegio dei Consultori e Membro del Consiglio Presbiterale.

- Ha nominato il Vescovo Eugenio Scarpellini, Vescovo della Diocesi di El Alto (superficie: 23.000; popolazione: 1.342.000; cattolici: 1.007.000; sacerdoti: 64; religiosi; 80; diaconi permanenti: 38), Bolivia. È stato finora Vescovo Ausiliare della medesima sede.

AVVISO

Città del Vaticano, 26 luglio 2013 (VIS). Comunichiamo ai nostri lettori che in occasione del Viaggio Apostolico del Santo Padre in Brasile, domani, sabato 27 luglio e dopodomani, domenica 28 luglio, saranno trasmesse due edizioni speciali del V.I.S.

giovedì 25 luglio 2013

PAPA FRANCESCO AD APARECIDA: TRASMETTERE AI NOSTRI GIOVANI I VALORI CHE LI RENDANO ARTEFICI DI UN MONDO PIÙ GIUSTO, SOLIDALE E FRATERNO

Città del Vaticano, 24 luglio 2013 (VIS). Il Santuario di Nostra Signora di Aparecida, Patrona del Brasile, è stato lo scenario della prima Messa pubblica celebrata da Papa Francesco nel continente sudamericano. Il Pontefice ha voluto includere nel programma del suo Viaggio in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, questo luogo molto significativo per i brasiliani e i cattolici del continente.

La storia della Madonna di Aparecida ("apparsa") risale al 1717 a seguito di un episodio di pesca miracolosa nel fiume Paraiba. Dopo alcuni tentativi infruttuosi, Domingos Garcia, Felipe Pedroso e João Alves ritrovano nelle loro reti una statua della Madonna senza la testa. I tre pescatori gettano nuovamente le reti, vi ritrovano la testa della statua e, al terzo tentativo, le ritirano colme di pesci. La statua rimane per 15 anni nella casa di Felipe Pedroso, dove i vicini si riuniscono per la recita del Rosario. Con le grazie ricevute, la devozione si diffonde progressivamente alle varie regioni del Brasile. Nel 1734 sorge una Cappella, e comincia nel 1834 la costruzione dell'attuale "Basilica Vecchia". Dal 1894, la pastorale del Santuario è affidata ai missionari Redentoristi. L'Immagine della Madonna Aparecida è incoronata nel 1904, e la chiesa riceve, quattro anni dopo, il titolo di "Basilica Minore". Nel 1929 la Madonna di Aparecida è proclamata, da Papa Pio XI, "Regina e Patrona del Brasile". I Vescovi e i missionari Redentoristi avviano, nel 1955, la costruzione dell'attuale "Basilica Nuova", il più grande Santuario mariano del mondo. Il luogo di culto, ancora in costruzione, fu benedetto dal Servo di Dio, Papa Giovanni Paolo II, durante il suo primo Viaggio apostolico in Brasile, nel 1980. I pellegrini che visitano ogni anno il Santuario sono più di 7 milioni. Il 13 maggio 2007 Papa Benedetto XVI ha inaugurato ad Aparecida i lavori della V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e del Caribe che definì le linee pastorali per il Continente negli anni successivi.

Giunto al Santuario alle 10:00 ora locale (15:00 ora di Roma), Papa Francesco è stato accolto dal Rettore del Santuario, quindi si è recato direttamente alla "Sala dei 12 Apostoli" per sostare in preghiera davanti all'immagine della Vergine. La Celebrazione Eucaristica, alla quale hanno partecipato soltanto i Vescovi della provincia, essendo i Vescovi della Giornata Mondiale della Gioventù impegnati nella catechesi a Rio de Janeiro, ha avuto inizio alle 10:30.

Il Santo Padre ha iniziato l'omelia ricordando che il giorno successivo alla sua elezione a Vescovo di Roma, si era recato alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, per affidare alla Santa Vergine il suo ministero. "Oggi - ha detto - ho voluto venire qui per chiedere a Maria, nostra Madre il buon esito della Giornata Mondiale della Gioventù e mettere ai suoi piedi la vita del popolo latinoamericano". Successivamente il Papa ha ricordato la V Conferenza Generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi, alla quale ha partecipato, affermando che: "è avvenuto un fatto bellissimo di cui ho potuto rendermi conto di persona: vedere come i Vescovi – che hanno lavorato sul tema dell’incontro con Cristo, il discepolato e la missione – si sentivano incoraggiati, accompagnati e, in un certo senso, ispirati dalle migliaia di pellegrini che venivano ogni giorno ad affidare la loro vita alla Madonna: quella Conferenza è stata un grande momento di Chiesa. E, in effetti, si può dire che il Documento di Aparecida sia nato proprio da questo intreccio fra i lavori dei Pastori e la fede semplice dei pellegrini, sotto la protezione materna di Maria. La Chiesa, quando cerca Cristo bussa sempre alla casa della Madre e chiede: 'Mostraci Gesù'. È da Lei che si impara il vero discepolato. Ed ecco perché la Chiesa va in missione sempre sulla scia di Maria".
"Oggi, guardando alla Giornata Mondiale della Gioventù che mi ha portato in Brasile, - ha proseguito il Pontefice - anche io vengo a bussare alla porta della casa di Maria – che ha amato ed educato Gesù – affinché aiuti tutti noi, i Pastori del Popolo di Dio, i genitori e gli educatori, a trasmettere ai nostri giovani i valori che li rendano artefici di una Nazione e di un mondo più giusti, solidali e fraterni. Per questo, vorrei richiamare tre semplici atteggiamenti, tre semplici atteggiamenti: mantenere la speranza, lasciarsi sorprendere da Dio, e vivere nella gioia".

"Mantenere la speranza. La seconda lettura della Messa presenta una scena drammatica: una donna – figura di Maria e della Chiesa – viene perseguitata da un Drago - il diavolo - che vuole divorarne il figlio. Ma la scena non è di morte, ma di vita - ha sottolineato il Pontefice - perché Dio interviene e mette in salvo il bambino. Quante difficoltà ci sono nella vita di ognuno, nella nostra gente, nelle nostre comunità, ma per quanto grandi possano apparire, Dio non lascia mai che ne siamo sommersi. Davanti allo scoraggiamento che potrebbe esserci nella vita, in chi lavora all’evangelizzazione oppure in chi si sforza di vivere la fede come padre e madre di famiglia, vorrei dire con forza: abbiate sempre nel cuore questa certezza: Dio cammina accanto a voi, in nessun momento vi abbandona! Non perdiamo mai la speranza! Non spegniamola mai nel nostro cuore! Il 'drago', il male, c’è nella nostra storia, ma non è lui il più forte. Il più forte è Dio, e Dio è la nostra speranza!".

"È vero che oggi un po’ tutti, e anche i nostri giovani sentono il fascino di tanti idoli che si mettono al posto di Dio e sembrano dare speranza: il denaro, il successo, il potere, il piacere. Spesso un senso di solitudine e di vuoto si fa strada nel cuore di molti e conduce alla ricerca di compensazioni, di questi idoli passeggeri. Cari fratelli e sorelle, siamo luci di speranza! Abbiamo uno sguardo positivo sulla realtà. Incoraggiamo la generosità che caratterizza i giovani, accompagniamoli nel diventare protagonisti della costruzione di un mondo migliore: sono un motore potente per la Chiesa e per la società. Non hanno bisogno solo di cose, hanno bisogno soprattutto che siano loro proposti quei valori immateriali che sono il cuore spirituale di un popolo, la memoria di un popolo. In questo Santuario, che fa parte della memoria del Brasile, li possiamo quasi leggere: spiritualità, generosità, solidarietà, perseveranza, fraternità, gioia; sono valori che trovano la loro radice più profonda nella fede cristiana".

"Il secondo atteggiamento: lasciarsi sorprendere da Dio. Chi è uomo, donna di speranza - la grande speranza che ci dà la fede - sa che, anche in mezzo alle difficoltà, Dio agisce e ci sorprende. La storia di questo Santuario ne è un esempio: tre pescatori, dopo una giornata a vuoto, senza riuscire a prendere pesci, nelle acque del Rio Parnaíba, trovano qualcosa di inaspettato: un'immagine di Nossa Senhora da Conceição. Chi avrebbe mai immaginato che il luogo di una pesca infruttuosa sarebbe diventato il luogo in cui tutti i brasiliani possono sentirsi figli di una stessa Madre? Dio sempre stupisce, come il vino nuovo nel Vangelo che abbiamo ascoltato. Dio riserva sempre il meglio per noi. Ma chiede che noi ci lasciamo sorprendere dal suo amore, che accogliamo le sue sorprese. Fidiamoci di Dio! Lontano da Lui il vino della gioia, il vino della speranza, si esaurisce. Se ci avviciniamo a Lui, se rimaniamo con Lui, ciò che sembra acqua fredda, ciò che è difficoltà, ciò che è peccato, si trasforma in vino nuovo di amicizia con Lui".

"Il terzo atteggiamento: vivere nella gioia. Cari amici, se camminiamo nella speranza, lasciandoci sorprendere dal vino nuovo che Gesù ci offre, nel nostro cuore c’è gioia e non possiamo che essere testimoni di questa gioia. Il cristiano è gioioso, non è mai triste. Dio ci accompagna. Abbiamo una Madre che sempre intercede per la vita dei suoi figli (...). Gesù ci ha mostrato che il volto di Dio è quello di un Padre che ci ama. Il peccato e la morte sono stati sconfitti. Il cristiano non può essere pessimista! Non ha la faccia di chi sembra trovarsi in un lutto perpetuo. Se siamo davvero innamorati di Cristo e sentiamo quanto ci ama, il nostro cuore si 'infiammerà' di una gioia tale che contagerà quanti vivono vicini a noi".

"Cari amici siamo venuti a bussare alla porta della casa di Maria - ha concluso Papa Francesco - Lei ci ha aperto, ci ha fatto entrare e ci mostra suo Figlio. Ora Lei ci chiede: 'Qualsiasi cosa vi dica, fatela'. Sì, Madre, noi ci impegniamo a fare quello che Gesù ci dirà! E lo faremo con speranza, fiduciosi nelle sorprese di Dio e pieni di gioia".

Al termine della Celebrazione Eucaristica il Papa si è affacciato al balcone del Santuario per benedire i presenti e salutare le migliaia di fedeli e pellegrini che non erano potuti entrare e che sotto la pioggia hanno seguito la celebrazione sui maxischermi. Improvvisando in lingua spagnola il Papa ha annunciato la sua intenzione di ritornare ad Aparecida per il terzo centenario del ritrovamento dell'immagine di Maria.

"Irmãos e Irmãs ... Irmãos e Irmãs, eu não falo brasileiro (Fratelli e sorelle non parlo brasiliano n.d.r.). Scusatemi parlerò in lingua spagnola. Obrigado (Molte grazie n.d.r.) per essere qui. Grazie di cuore, con tutto il mio cuore e chiedo alla Vergine Nostra Signora di Aparecida che vi benedica, che benedica le vostre famiglie, che benedica i vostri figli, che benedica i vostri genitori, che benedica tutta la Patria. Ora vediamo, mi renderò conto se mi capite. Vi faccio una domanda: Una madre si dimentica dei suoi figli? Ella non si dimentica di noi, Ella ci ama e ci guida. Ora le chiediamo una benedizione. La benedizione di Dio Onnipotente. Il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo discenda su di voi. Permanentemente. Vi chiedo un favore, pregate per me, pregate per me che ne ho bisogno. Che Dio vi benedica. Che Nostra Signora di Aparecida vi protegga. E in attesa di rivederci nel 2017".

Quindi in auto panoramica il Papa ha percorso i tre chilometri che lo separavano dal Seminario Missionario Bom Jesús dove era atteso per il pranzo con i Vescovi della Provincia e i seminaristi. Al suo arrivo Papa Francesco ha benedetto un'immagine di "Frei Galvão (São Antonio de Santana Galvão, canonizzato da Benedetto XVI a São Paulo durante il Viaggio Apostolico del 2007), da collocare nel Santuario dedicato al santo nella città di Guaratinguetá. Terminato il pranzo, il Pontefice è rientrato a Rio de Janeiro per la visita all'Ospedale São Francisco de Assis.

TENDIAMO LA MANO A CHI È CADUTO NEL BUIO DELLA DIPENDENZA, DICIAMOGLI: PUOI RIALZARTI, È POSSIBILE SE TU LO VUOI

Città del Vaticano, 24 luglio 2013 (VIS). Alle 18.30 ora locale, Papa Francesco è arrivato all'Ospedale São Francisco de Assis na Providência de Deus del Venerabile Ordine Terziario, per il recupero dalle dipendenze da droghe e alcool e per l'assistenza medico-chirurgica gratuita agli indigenti. L'Ospedale, con 500 letti, diretto dall'Associazione omonima, fu fondato nel 1985 da Fray Francisco. All'arrivo erano ad accogliere Papa Francesco il Direttore dell'Associazione e il Segretario di Stato alla Salute. Il Papa si è recato direttamente alla Cappella e, dopo i canti, le preghiere e i saluti, ha ascoltato le testimonianze di due pazienti.

"Dio ha voluto che i miei passi, dopo il Santuario di Nostra Signora di Aparecida, si incamminassero verso un particolare santuario della sofferenza umana qual è l'Ospedale San Francesco di Assisi. - ha detto il Papa - È ben nota la conversione del vostro Santo Patrono: il giovane Francesco abbandona ricchezze e comodità per farsi povero tra i poveri, capisce che non sono le cose, l’avere, gli idoli del mondo ad essere la vera ricchezza e a dare la vera gioia, ma è il seguire Cristo e il servire gli altri".

"Abbracciare, abbracciare. Abbiamo tutti bisogno di imparare ad abbracciare chi è nel bisogno, come ha fatto san Francesco. Ci sono tante situazioni in Brasile, nel mondo, che chiedono attenzione, cura, amore, come la lotta contro la dipendenza chimica - ha detto Papa Francesco -. Spesso, invece, nelle nostre società ciò che prevale è l’egoismo. Quanti 'mercanti di morte' che seguono la logica del potere e del denaro ad ogni costo! La piaga del narcotraffico, che favorisce la violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società. Non è con la liberalizzazione dell'uso delle droghe, come si sta discutendo in varie parti dell’America Latina, che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica. È necessario affrontare i problemi che sono alla base del loro uso, promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro. Abbiamo tutti bisogno di guardare l’altro con gli occhi di amore di Cristo, imparare ad abbracciare chi è nel bisogno, per esprimere vicinanza, affetto, amore".

"Ma abbracciare non è sufficiente. Tendiamo la mano a chi è in difficoltà - ha esortato il Papa - a chi è caduto nel buio della dipendenza, magari senza sapere come, e diciamogli: Puoi rialzarti, puoi risalire, è faticoso, ma è possibile se tu lo vuoi. (...) Sei protagonista della salita; questa è la condizione indispensabile! Troverai la mano tesa di chi ti vuole aiutare, ma nessuno può fare la salita al tuo posto'. Ma non siete mai soli! La Chiesa e tante persone vi sono vicine. Guardate con fiducia davanti a voi, la vostra è una traversata lunga e faticosa, ma guardate avanti, c’è 'un futuro certo, che si colloca in una prospettiva diversa rispetto alle proposte illusorie degli idoli del mondo, ma che dona nuovo slancio e nuova forza al vivere quotidiano'. A tutti voi vorrei ripetere: non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciatevi rubare la speranza! Ma vorrei dire anche: non rubiamo la speranza, anzi diventiamo tutti portatori di speranza!".

"Nel Vangelo leggiamo la parabola del Buon Samaritano, che parla di un uomo assalito dai briganti e lasciato quasi morto ai bordi della strada. La gente passa, guarda e non si ferma, continua indifferente il cammino: non è affare suo! Quante volte diciamo: non è un mio problema!. Quante volte ci voltiamo dall'altro lato e facciamo finta di non vedere! (...) Cari amici, credo che qui, in questo Ospedale, si faccia concreta la parabola del Buon Samaritano. Qui non c’è l’indifferenza, ma l’attenzione, non c’è il disinteresse, ma l’amore".
Al termine della visita il Papa ha ringraziato il personale del servizio medico e ausiliare con queste parole: "il vostro servizio è prezioso, fatelo sempre con amore; è un servizio fatto a Cristo presente nei fratelli: 'Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me'".

"E vorrei ripetere a tutti voi che lottate contro la dipendenza chimica, a voi familiari che avete un compito non sempre facile: la Chiesa non è lontana dalle vostre fatiche, ma vi accompagna con affetto. Il Signore vi è vicino e vi tiene per mano. Guardate a Lui nei momenti più duri e vi darà consolazione e speranza. E confidate anche nell’amore materno di Maria sua Madre. (...) Dove c’è una croce da portare, lì accanto a noi c’è sempre Lei, la Madre. Vi lascio nelle sue mani, mentre con affetto benedico tutti".

Al termine della visita il Santo Padre ha rivolto alcune parole ai giovani italiani che da Maracanazinho lo seguivano in diretta. "So che vi siete riuniti insieme a tanti brasiliani di origine italiana ed ai vostri vescovi per far festa e riflettere sulla persona di Gesù e sulle risposte che solo Lui sa dare ai vostri interrogativi di fede e di vita. Fidatevi di Cristo, ascoltatelo, seguitene le orme. Non ci abbandona mai, neanche nei momenti più bui della vita. È lui la nostra speranza. Domani a Copacabana ci sarà l'occasione per approfondire questa verità, per rendere luminosa la vita. A domani".

IL PAPA PREGA PER LE VITTIME DEL DISASTRO FERROVIARIO A SANTIAGO DE COMPOSTELA

Città del Vaticano, 25 luglio 2013 (VIS). Papa Francesco ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio all'Arcivescovo Julián Barrio Barrio, di Santiago de Compostela (Spagna), nel quale esprime il suo dolore per le 78 vittime e per gli oltre 140 feriti nel deragliamento di un treno, ieri sera, nella stazione ferroviaria di Santiago de Compostela. Di seguito riportiamo il testo del telegramma:

"Profondamente addolorato nell'apprendere la notizia del grave incidente ferroviario occorso nelle vicinanze di Santiago de Compostela, che ha causato numerose vittime e centinaia di feriti, elevo una fervente preghiera al Signore per tutti i defunti e per quanti sono rimasti coinvolti in questo tragico incidente".

"Con sentimenti di intenso dolore, prego Vostra Eccellenza di far giungere alle vittime e ai loro familiari la mia vicinanza spirituale, il mio fraterno affetto e la mia sentita solidarietà, assicurando nel contempo il mio suffragio per i defunti e le mie preghiere per i feriti in questo momento di afflizione, e chiedo a Dio per essi una rapida e completa guarigione".

"In questo giorno nel quale la Chiesa affida i fedeli all'intercessione dell'Apostolo Giacomo, celestiale Parono di Spagna e testimone di Cristo Risorto, con le mie espressioni di incoraggiamento per tutti i figli di questa nobile terra, imparto di cuore una particolare Benedizione Apostolica, apportatrice della speranza che proviene dalla fede e della consolazione che dona l'autentico amore".


mercoledì 24 luglio 2013

MESSA DI APERTURA DELLA XXVIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

Città del Vaticano, 24 luglio 2013 (VIS). Ieri sera, a Rio de Janeiro, oltre 500 mila giovani hanno partecipato alla Messa di apertura della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù celebrata dall'Arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro, Monsignor Orani João Tempesta, O.Cist., alla spiaggia di Copacabana. Scesa la notte il gigantesco palco bianco sovrastato da una grande croce celeste si è illuminato con tutti i colori della bandiera brasiliana. Nel raccoglimento è stato accolto l'arrivo della Croce e dell'immagine della Vergine della GMG portate processionalmente dai giovani dei cinque continenti.

Prima della messa si è pregato per i giovani disoccupati, per le vittime dell'incendio in una discoteca brasiliana, per il massacro dei bambini di strada della Candelaria e per la giovane francese morta in un incidente in Guyana mentre si stava recando a Rio per la GMG.

Tradizionalmente, nella celebrazione della GMG, il Papa non è presente alla cerimonia di apertura della GMG ma - come informa il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., Papa Francesco ha seguito la cerimonia in televisione ed è rimasto impressionato dalla grande partecipazione dei giovani.

Nell'omelia l'Arcivescovo Tempesta, ha ripreso il tema della Giornata "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28, 19), invitando i giovani ad essere missionari. "Rio questa settimana - ha detto - diventa il centro della Chiesa, viva e giovane. Siete venuti da diverse parti del mondo per poter condividere insieme la fede e la gioia di essere discepoli e missionari in tutte le nazioni. Ovunque l'entusiasmo giovanile ci dimostra il volto giovane dei cristiani, che vuole unire la testimonianza di una vita autentica e cristiana alla dimensione sociale del Vangelo. Siamo chiamati ad essere protagonisti di un volto nuovo. Sono sicuro che farete ciò nelle vostre città e Paesi. Il mondo ha bisogno di giovani come voi".

Riguardo al programma di Papa Francesco nei prossimi giorni, Padre Lombardi ha informato che a causa del maltempo, il Papa ha viaggiato in aereo e non in elicottero per recarsi al Santuario di Aparecida e giovedì incontrerà un gruppo di giovani argentini nella Cattedrale di Rio de Janeiro.

A causa del maltempo anche il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha dovuto rinunciare alla cerimonia di presentazione della medaglia commemorativa della GMG ai piedi della statua del Cristo Redentore sul Corcovado. La cerimonia si è svolta invece nella residenza arcivescovile di Sumaré. La medaglia coniata in metallo dalla Zecca del Brasile, presenta sul diritto l'immagine di Papa Francesco, "allegro e sorridente - ha detto il Cardinale Bertone - che mostra la sua vicinanza al popolo, e la semplicità dei suoi gesti che hanno conquistato il mondo intero". Sul rovescio della medaglia sono le immagini della Cattedrale di São Sebastião do Rio de Janeiro e della Basilica di Nostra Signora Aparecida".

Dal 24 al 26 luglio, 250 Vescovi, provenienti dai cinque continenti, terranno a Rio de Janeiro catechesi mattutine su tre temi: "Sete di speranza, sete di Dio" (mercoledì 24); "Siate discepoli di Cristo" (giovedì 25) e "Siate missionari e andate" (venerdì 26). Le catechesi si terranno in 300 luoghi diversi, da Copacabana, alle zone metropolitane, alle favelas, in chiese, palestre, campi sportivi e centri sociali. La maggior parte (133) sarà in portoghese, 50 catechesi in lingua spagnola, 25 in inglese, 15 in italiano e francese, 8 in tedesco e 5 in polacco. Complessivamente le catechesi saranno tenute in una ventina di lingue, tra cui arabo, croato, danese, slovacco, greco, ceco, russo.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 24 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Monsignore Leo Cushley, Arcivescovo Metropolita dell'arcidiocesi metropolitana di Saint Andrews and Edinburgh (superficie: 5.504; popolazione: 1.533.000; cattolici: 115.900; sacerdoti: 120; religiosi: 145; diaconi permanenti: 4), Scozia, Regno Unito. L'Arcivescovo eletto è nato a Wester Moffat (Scozia, Regno Unito), nel 1961 ed è stato ordinato sacerdote nel 1985. Dal 1987 al 1988 è stato Vicario parrocchiale nella Cattedrale "Our Lady of Good Aid" di Motherwell e Cappellano della "Our Lady's High School"; dal 1988 al 1992 Vicario parrocchiale di St. Serf's Airdrie e Cappellano della "St. Margaret's High School", Airdrie, Glasgow e Vicario parrocchiale di St. Aidan's a Wishaw. Dal 1994 al 1997 ha collaborato presso la Sezione inglese della Segreteria di Stato prima di essere ammesso nella Pontificia Accademia Ecclesiastica a Roma. Nel 1997 è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede servendo nelle Nunziature Apostoliche in Egitto, Burundi, Portogallo, New York (Nazioni Unite) e Sud Africa. È stato finora Consigliere di Nunziatura presso la Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato

martedì 23 luglio 2013

"NESSUNO SI SENTA ESCLUSO DALL’AFFETTO DEL PAPA"

Città del Vaticano, 23 luglio 2013 (VIS). Alle 15:40 (venti minuti prima dell'orario previsto), l'aereo papale atterrava ieri all'aeroporto brasiliano di Galeão/Antonio Carlos Jobim dove erano ad accogliere Papa Francesco la Signora Dilma Roussef, Presidente del Brasile, il Governatore dello Stato di Rio de Janeiro, Signor Cabral Filho e il Sindaco della città, Signor Eduardo Paes. Erano presenti anche l'Arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro, Monsignor Orani João Tempesta, O.Cist. ed il Cardinale Raymundo Damasceno Assis, Arcivescovo di Aparecida e Presidente della Conferenza Episcopale Brasiliana. È stata un'accoglienza semplice e calorosa, non sono stati pronunciati discorsi giacché la cerimonia di benvenuto ufficiale si è tenuta nel Palazzo di Guanabara.

Il Santo Padre ha percorso gli otto chilometri che lo separavano dal Palazzo Presidenziale in una piccola utilitaria con i finestrini posteriori abbassati per salutare la folla che si accalcava al suo passaggio. In alcuni tratti, durante il tragitto, il veicolo ha dovuto fermarsi quasi travolto dall'entusiasmo della folla che cercava di vedere da vicino il Pontefice. Giunto alla Cattedrale, il Papa è salito sulla jeep scoperta che utilizzerà in questi giorni e, contrariamente a quanto programmato, ha seguito un tragitto diverso per poter incontrare la popolazione più da presso.

Giunto al Palazzo di Guanabara, Papa Francesco ha salutato le Autorità e i Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso il Governo brasiliano. Dopo l'ascolto dell'inno nazionale del Brasile e dello Stato della Città del Vaticano, Papa Francesco ha tenuto il suo primo discorso da Papa nel continente sudamericano.

"Nella sua amorevole provvidenza - ha detto il Papa - Dio ha voluto che il primo viaggio internazionale del mio Pontificato mi offrisse la possibilità di ritornare nell’amata America Latina, concretamente in Brasile (...). Ho imparato che, per avere accesso al Popolo brasiliano, bisogna entrare dal portale del suo immenso cuore; mi sia quindi permesso in questo momento di bussare delicatamente a questa porta. Chiedo permesso per entrare e trascorrere questa settimana con voi. Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo! Vengo nel suo Nome per alimentare la fiamma di amore fraterno che arde in ogni cuore; e desidero che a tutti e ciascuno giunga il mio saluto: 'La pace di Cristo sia con voi!'”.

Successivamente il Papa ha ringraziato la Signora Presidente per la sua generosa accoglienza ed ha ricordato ai Vescovi che con la sua visita desidera "proseguire nella missione pastorale propria del Vescovo di Roma di confermare i fratelli nella fede in Cristo, di incoraggiarli nel testimoniare le ragioni della speranza che scaturisce da Lui e di animarli ad offrire a tutti le inesauribili ricchezze del suo amore".

"Il motivo principale della mia presenza in Brasile trascende i suoi confini. Sono venuto infatti per la Giornata Mondiale della Gioventù. Sono venuto a incontrare giovani arrivati da ogni parte del mondo, attratti dalle braccia aperte del Cristo Redentore. (...) Questi giovani provengono dai diversi continenti, parlano lingue differenti, sono portatori di culture variegate, eppure trovano in Cristo le risposte alle loro più alte e comuni aspirazioni e possono saziare la fame di una verità limpida e di un amore autentico che li uniscano al di là di ogni diversità. (...) Cristo ha fiducia nei giovani e affida loro il futuro della sua stessa missione: 'Andate, fate discepoli'; andate oltre i confini di ciò che è umanamente possibile e generate un mondo di fratelli. Ma anche i giovani hanno fiducia in Cristo: essi non hanno paura di rischiare con Lui l'unica vita che hanno, perché sanno di non rimanere delusi".
"Nell’iniziare questa mia visita in Brasile, sono ben consapevole che, rivolgendomi ai giovani, parlo anche alle loro famiglie, alle loro comunità ecclesiali e nazionali di provenienza, alle società in cui sono inseriti, agli uomini e alle donne dai quali dipende in gran misura il futuro di queste nuove generazioni. È comune da voi sentire i genitori che dicono: 'I figli sono la pupilla dei nostri occhi'. Come è bella questa espressione della saggezza brasiliana - ha esclamato il Papa - che applica ai giovani l'immagine della pupilla degli occhi, la finestra attraverso la quale la luce entra in noi regalandoci il miracolo della visione! Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo andare avanti? Il mio augurio è che, in questa settimana, ognuno di noi si lasci interpellare da questa domanda provocatoria. La gioventù è la finestra attraverso la quale il futuro entra nel mondo, e quindi ci impone grandi sfide. La nostra generazione si rivelerà all’altezza della promessa che c’è in ogni giovane quando saprà offrirgli spazio; tutelarne le condizioni materiali e spirituali per il pieno sviluppo; dargli solide fondamenta su cui possa costruire la vita".

Infine il Papa ha chiesto "a tutti la gentilezza dell’attenzione e, se possibile, l'empatia necessaria per stabilirne un dialogo tra amici. In questo momento - ha detto Papa Francesco - le braccia del Papa si allargano per abbracciare l'intera nazione brasiliana, nella sua complessa ricchezza umana, culturale e religiosa. Dall’Amazzonia fino alla pampa, dalle regioni aride fino al Pantanal, dai piccoli paesi fino alle metropoli, nessuno si senta escluso dall’affetto del Papa".

Al termine del discorso il Santo Padre ha incontrato in privato la Signora Presidente Rousseff, il Governatore e il Sindaco di Rio de Janeiro. Successivamente il Papa ha raggiunto la Residenza di Sumaré, residenza privata dell'Arcivescovo di Rio de Janeiro, dove alloggia durante il suo soggiorno in Brasile.

Oggi, martedì, è previsto un soggiorno del Papa strettamente privato, dedicato all'acclimatazione e al riposo dopo le dieci ore di volo. Domani Papa Francesco si recherà al Santuario di Aparecida, che dista 200 chilometri da Rio de Janeiro.

PAPA FRANCESCO AI GIORNALISTI: "VI CHIEDO DI AIUTARMI E COLLABORARE PER IL BENE DELLA SOCIETÀ".

Città del Vaticano, 23 luglio 2013 (VIS). Durante il volo che lo ha portato a Rio de Janeiro, Papa Francesco ha salutato personalmente i settanta giornalisti ed operatori dei mezzi di comunicazione che erano a bordo dell'aereo papale. Nel suo primo Viaggio Apostolico internazionale, per la Giornata Mondiale della Gioventù 2013, il Papa ha spiegato il significato del suo viaggio e il suo desiderio di incontrare i giovani, incoraggiando la società ad unire la forza della gioventù con l'esperienza e la saggezza degli anziani.

"Questo primo viaggio è proprio per trovare i giovani - ha detto Papa Francesco - ma trovarli non isolati dalla loro vita, io vorrei trovarli proprio nel tessuto sociale, nella società. Perché quando noi isoliamo i giovani, facciamo un'ingiustizia; togliamo loro l'appartenenza. I giovani hanno una appartenenza: una appartenenza ad una famiglia, a una patria, a una cultura, ad una fede... Hanno un'appartenenza e noi non dobbiamo isolarli! Ma, soprattutto, non isolarli da tutta la società! Loro - davvero - sono il futuro di un popolo: questo è vero! Ma non soltanto loro: loro sono il futuro perché hanno la forza, sono giovani, andranno avanti".

Il Papa ha ricordato anche le persone anziane ed ha detto: "Gli anziani sono il futuro di un popolo. Un popolo ha futuro se va avanti con tutti e due i punti: con i giovani, con la forza, perché lo portano avanti; e con gli anziani perché loro sono quelli che danno la saggezza della vita. E io tante volte penso che noi facciamo un'ingiustizia con gli anziani, li lasciamo da parte come se loro non avessero niente da darci; loro hanno la saggezza, la saggezza della vita, la saggezza della storia, la saggezza della patria, la saggezza della famiglia. E di questo noi abbiamo bisogno!".

"È vero che la crisi mondiale non fa cose buone con i giovani - ha sottolineato il Papa ed ha ammonito: "Pensate che noi corriamo il rischio di avere una generazione che non ha avuto lavoro, e dal lavoro viene la dignità della persona di guadagnarsi il pane. (...) I giovani, in questo momento, sono in crisi. Un po' noi siamo abituati a questa cultura dello scarto: con gli anziani si fa troppo spesso! Ma adesso anche con questi tanti giovani senza lavoro, anche a loro arriva la cultura della scarto. Dobbiamo tagliare questa abitudine a scartare!". Infine il Santo Padre ha detto ai giornalisti: "Vi chiedo di aiutarmi e collaborare in questo viaggio, per (...) il bene della società: il bene dei giovani e il bene degli anziani".



ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 23 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Luis Armando Tineo Rivera, Vescovo della Diocesi di Carora (superficie: 11.708; popolazione: 298.000; cattolici: 288.000; sacerdoti: 34; religiosi: 42; diaconi permanenti: 2), Venezuela. È stato finora Ausiliare di Caracas (Venezuela).

- Il Reverendo Gustavo Óscar Zanchetta, Vescovo di Orán (superficie: 55.000; popolazione: 360.000; cattolici: 285.000; sacerdoti: 35; religiosi: 80; diaconi permanenti: 3), Argentina. Il Vescovo eletto è nato nel 1964 a Rosario (Santa Fe, Argentina) ed è stato ordinato sacerdote nel 1991. Nel 1993 è stato nominato Segretario della Commissione per i Ministeri della Conferenza Episcopale Argentina. Ha svolto anche i seguenti ministeri: Vice Parroco; Parroco di San Francisco de Asís ed Amministratore parrocchiale di N.S. del Puente, a Berazategui; Direttore del Pre-Seminario (corso propedeutico); Economo del Seminario Maggiore; Segretario del Vescovo emerito di Quilmes; Professore nel Profesorado de Ciencias Sagradas e nel Seminario di Quilmes; Consigliere del Movimiento Familiar Cristiano. È stato finora Sottosegretario Esecutivo della Conferenza Episcopale Argentina.





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