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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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martedì 24 giugno 2014

DIALOGO INTERRELIGIOSO IN INDONESIA

Città del Vaticano, 24 giugno 2014 (VIS). Il Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, M.C.C.J., e Padre Markus Solo, S.V.D., Addetto del medesimo Dicastero per l’Islam in Asia e nel Pacifico, sono in Indonesia dal 22 al 27 giugno, per incontrare alcuni membri della Conferenza Episcopale Indonesiana, della Commissione per il Dialogo Interreligioso ed altre istituzioni cattoliche impegnate nel dialogo. Inoltre renderanno visita alle più importanti organizzazioni islamiche dell'Indonesia, la Nahdlatul Ulama, la Muhammadiyah e il Consiglio degli Ulama.

In un Paese in cui vive la più grande popolazione musulmana al mondo, tale visita ha lo scopo di implementare il dialogo interreligioso, nel segno del rispetto e dell’amicizia, come indicato da Papa Francesco.

UDIENZE

Città del Vaticano, 24 giugno 2014 (VIS). Ieri, lunedì 23 giugno, il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

- Il Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 24 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo Skiper Bladimir Yánez Calvachi, Vescovo di Guaranda (superficie: 3.336; popolazione: 206.000; cattolici: 187.700; sacerdoti: 34; religiosi: 69; diaconi permanenti: 6), Ecuador. Il Vescovo eletto è nato a Machachi (Ecuador) nel 1972 ed è stato ordinato sacerdote nel 1996. È stato Vicario parrocchiale, Parroco di diverse Parrocchie, Professore, Direttore dell’Archivo storico dell’arcidiocesi, Notaio del Tribunale Ecclesiastico di Prima Istanza a Quito e Cappellano di diversi Collegi Superiori. Attualmente è Giudice nel Tribunale Ecclesiastico di Prima Istanza di Quito, Cancelliere della Curia arcidiocesana, Direttore del Bollettino ecclesiastico arcidiocesano, Membro del Capitolo della Cattedrale Metropolitana, Parroco di “San Juan Bautista” in Sangolqui e Vicario Episcopale della Zona “Valle de los Chillos y Machachi”.

lunedì 23 giugno 2014

ANGELUS: "L'AMORE DI DIO È SENZA MISURA!"

Città del Vaticano, 22 giugno 2014 (VIS). Alle 12:00 di questa mattina il Santo Padre si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l'Angelus con i fedeli convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.

Nel ricordare il Vangelo di Giovanni che "presenta il discorso sul 'pane di vita', tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, nel quale afferma: 'Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo'", il Santo Padre ha spiegato: "Gesù sottolinea che non è venuto in questo mondo per dare qualcosa, ma per dare sé stesso, la sua vita, come nutrimento per quanti hanno fede in Lui. Questa nostra comunione con il Signore impegna noi, suoi discepoli, ad imitarlo, facendo della nostra esistenza, con i nostri atteggiamenti, un pane spezzato per gli altri, come il Maestro ha spezzato il pane che è realmente la sua carne. Per noi, invece, sono i comportamenti generosi verso il prossimo che dimostrano l’atteggiamento di spezzare la vita per gli altri".

"Ogni volta che partecipiamo alla Santa Messa e ci nutriamo del Corpo di Cristo, la presenza di Gesù e dello Spirito Santo in noi agisce, plasma il nostro cuore, ci comunica atteggiamenti interiori che si traducono in comportamenti secondo il Vangelo. Anzitutto la docilità alla Parola di Dio, poi la fraternità tra di noi, il coraggio della testimonianza cristiana, la fantasia della carità, la capacità di dare speranza agli sfiduciati, di accogliere gli esclusi. In questo modo l’Eucaristia fa maturare uno stile di vita cristiano. La carità di Cristo, accolta con cuore aperto, (...) ci trasforma, ci rende capaci di amare non secondo la misura umana, sempre limitata, ma secondo la misura di Dio. (...) La misura di Dio è senza misura".

"E allora - ha sottolineato il Pontefice - diventiamo capaci di amare anche chi non ci ama: e questo non è facile. (...) Perché se noi sappiamo che una persona non ci vuole bene, anche noi siamo portati a non volerle bene. E invece no! Dobbiamo amare anche chi non ci ama! Opporci al male con il bene, di perdonare, di condividere, di accogliere. Grazie a Gesù e al suo Spirito, anche la nostra vita diventa 'pane spezzato' per i nostri fratelli. E vivendo così scopriamo la vera gioia! La gioia di farsi dono, per ricambiare il grande dono che noi per primi abbiamo ricevuto, senza nostro merito. È bello questo: la nostra vita si fa dono! Questo è imitare Gesù. (...) E la nostra vita, con l’amore di Gesù, ricevendo l’Eucaristia, si fa dono".

Papa Francesco ha concluso le sue riflessioni invitando i fedeli a non dimenticare queste due cose: "la misura dell’amore di Dio è amare senza misura. E seguendo Gesù, noi, con l’Eucaristia, facciamo della nostra vita un dono".

I CRISTIANI DEVONO IMPEGNARSI ABOLIZIONE TORTURA

Città del Vaticano, 23 giugno 2014 (VIS). Dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato che giovedì prossimo, 26 giugno, ricorre la Giornata delle Nazioni Unite per le vittime della tortura. "In questa circostanza - ha detto Papa Francesco - ribadisco la ferma condanna di ogni forma di tortura e invito i cristiani ad impegnarsi per collaborare alla sua abolizione e sostenere le vittime e i loro familiari. Torturare le persone è un peccato mortale! Un peccato molto grave!".

VISITA PASTORALE CASSANO ALLO JONIO: INCONTRO CON I DETENUTI DI CASTROVILLARI

Città del Vaticano, 21 giugno 2014 (VIS). La Visita Pastorale del Santo Padre Francesco alla Diocesi di Cassano allo Jonio ha avuto inizio con l'incontro con i detenuti della Casa Circondariale di Castrovillari, per esprimere la vicinanza del Papa e della Chiesa ad ogni uomo e ad ogni donna che si trova in carcere in ogni parte del mondo, e ricordare che Gesù ha detto: 'Ero in carcere e siete venuti a trovarmi".

Partito in elicottero dall'eliporto Vaticano, al suo arrivo alle 9:00 a Castrovillari, il Santo Padre ha raggiunto a piedi la Casa Circondariale dove è stato accolto dal Direttore, Dottor Fedele Rizzo, e, ascoltate le parole di un detenuto, ha pronunciato il seguente discorso:

"Nelle riflessioni che riguardano i detenuti, si sottolinea spesso il tema del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e l’esigenza di corrispondenti condizioni di espiazione della pena. Questo aspetto della politica penitenziaria è certamente essenziale e l’attenzione in proposito deve rimanere sempre alta. Ma tale prospettiva non è ancora sufficiente, se non è accompagnata e completata da un impegno concreto delle istituzioni in vista di un effettivo reinserimento nella società. Quando questa finalità viene trascurata, l’esecuzione della pena degrada a uno strumento di sola punizione e ritorsione sociale, a sua volta dannoso per l’individuo e per la società. E Dio non fa questo, con noi. Dio, quando ci perdona, ci accompagna e ci aiuta nella strada. Sempre. Anche nelle cose piccole. Quando noi andiamo a confessarci, il Signore ci dice: 'Io ti perdono. Ma adesso vieni con me'. E Lui ci aiuta a riprendere la strada. Mai condanna. Mai perdona soltanto, ma perdona e accompagna. Poi siamo fragili e dobbiamo ritornare alla confessione, tutti. Ma Lui non si stanca. Sempre ci riprende per mano. Questo è l’amore di Dio, e noi dobbiamo imitarlo! La società deve imitarlo. Fare questa strada".


"D’altra parte, un vero e pieno reinserimento della persona non avviene come termine di un percorso solamente umano. In questo cammino entra anche l’incontro con Dio, la capacità di lasciarci guardare da Dio che ci ama. È più difficile lasciarsi guardare da Dio che guardare Dio. È più difficile lasciarsi incontrare da Dio che incontrare Dio, perché in noi c'è sempre una resistenza. e Lui ti aspetta, Lui ci guarda, Lui ci cerca sempre. Questo Dio che ci ama, che è capace di comprenderci, capace di perdonare i nostri errori. Il Signore è un maestro di reinserimento: ci prende per mano e ci riporta nella comunità sociale. Il Signore sempre perdona, sempre accompagna, sempre comprende; a noi spetta lasciarci comprendere, lasciarci perdonare, lasciarci accompagnare".

"Auguro a ciascuno di voi che questo tempo non vada perduto, ma possa essere un tempo prezioso, durante il quale chiedere e ottenere da Dio questa grazia. Così facendo contribuirete a rendere migliori prima di tutto voi stessi, ma nello stesso tempo anche la comunità, perché, nel bene e nel male, le nostre azioni influiscono sugli altri e su tutta la famiglia umana".

"Un pensiero affettuoso voglio rivolgerlo in questo momento ai vostri familiari; che il Signore vi conceda di riabbracciarli in serenità e in pace. E infine un incoraggiamento a tutti coloro che operano in questa Casa: ai Dirigenti, agli agenti di Polizia carceraria, a tutto il personale. Di cuore Vi benedico tutti e vi affido alla protezione della Madonna, nostra Madre".

AI SACERDOTI: SCEGLIETE LA FRATERNITÀ

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Al termine della Visita alla Casa Circondariale di Castrovillari, il Papa ha raggiunto in elicottero Cassano allo Jonio dove è atterrato alle 11:00 circa, accolto dalla autorità locali nel campo sportivo "Pietro Toscano". Quindi si è trasferito al vicino Hospice "San Giuseppe Moscati" per una visita agli ammalati ricoverati ed al termine ha raggiunto in auto la Cattedrale per l'Incontro con i Sacerdoti diocesani, ai quali ha consegnato un discorso dedicato al tema della gioia di essere sacerdoti e alla bellezza della fraternità.

"Vorrei prima di tutto condividere con voi - si legge nel testo - la gioia di essere preti. La sorpresa sempre nuova di essere stato chiamato (...) dal Signore Gesù. Chiamato a seguirlo, a stare con Lui, per andare agli altri portando Lui (...) Quando noi preti stiamo davanti al Tabernacolo (...) allora sentiamo lo sguardo di Gesù (...) e questo sguardo ci rinnova, ci rianima… Certo, a volte non è facile rimanere davanti al Signore; non è facile perché siamo presi da tante cose, da tante persone…; ma a volte non è facile perché (...) lo sguardo di Gesù ci inquieta un po’, ci mette anche in crisi… Ma questo ci fa bene! Nel silenzio della preghiera Gesù ci fa vedere se stiamo lavorando come buoni operai, oppure forse siamo diventati un po’ degli 'impiegati'; se siamo dei 'canali' aperti (...) attraverso cui scorre abbondante il suo amore, la sua grazia, o se invece mettiamo al centro noi stessi, e così al posto di essere 'canali' diventiamo 'schermi' che non aiutano l’incontro con il Signore, con la luce e la forza del Vangelo".

"E la seconda cosa che desidero condividere con voi è la bellezza della fraternità: (...) del seguire il Signore non da soli, non uno a uno, ma insieme, pur nella grande varietà dei doni e delle personalità; anzi, proprio questo arricchisce il presbiterio (...) E tutto vissuto nella comunione, nella fraternità. Anche questo non è facile, non è immediato e scontato. Prima di tutto perché anche noi preti siamo immersi nella cultura soggettivistica di oggi, questa cultura che esalta l’io fino a idolatrarlo. E poi a causa di un certo individualismo pastorale che purtroppo è diffuso nelle nostre diocesi. Perciò dobbiamo reagire a questo con la scelta della fraternità. Intenzionalmente parlo di 'scelta'. Non può essere solo una cosa lasciata al caso, alle circostanze favorevoli… No, è una scelta, che corrisponde (...) al dono che abbiamo ricevuto ma che va sempre accolto e coltivato: la comunione in Cristo nel presbiterio, intorno al Vescovo. Questa comunione chiede di essere vissuta cercando forme concrete adeguate ai tempi e alla realtà del territorio, ma sempre in prospettiva apostolica, con stile missionario, con fraternità e semplicità di vita".

Ai due temi della gioia di essere prete e della bellezza della fraternità, il Papa aggiunge il lavoro con le famiglie e per la famiglia. "È un lavoro che il Signore ci chiede di fare in modo particolare in questo tempo, che è un tempo difficile sia per la famiglia come istituzione, sia per le famiglie, a causa della crisi. Ma proprio quando il tempo è difficile, Dio fa sentire la sua vicinanza, la sua grazia, la forza profetica della sua Parola. E noi siamo chiamati ad essere testimoni, mediatori di questa vicinanza alle famiglie e di questa forza profetica per la famiglia", conclude il Pontefice.

Al termine dell’Incontro, dopo una breve sosta in Episcopio, il Santo Padre ha pranzato in Seminario insieme ai poveri ospitati dalla Caritas diocesana, e ai giovani ospiti della Comunità residenziale terapeutico-riabilitativa Saman “Mauro Rostagno”. Quindi si è trasferito in auto alla “Casa Serena”, dove ha incontrato gli anziani ivi ospitati ed alle 15:15 è partito in auto per la Piana di Sibari.

MESSA ALLA PIANA DI SIBARI: COLORO CHE SEGUONO LA STRADA DEL MALE, COME I MAFIOSI, NON SONO IN COMUNIONE CON DIO: SONO SCOMUNICATI!

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Lungo il tragitto in auto da Cassano allo Jonio verso Marina di Sibari (poco meno di 20 chilometri), il Papa ha compiuto una breve sosta davanti alla chiesa parrocchiale San Giuseppe, nella frazione Lattughelle, dove il 3 marzo scorso è stato assassinato il sacerdote diocesano Padre Lazzaro Longobardi, che il Vescovo Nunzio Galantino, Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, ha definito "martire della carità".

Giunto alle 16.00 nell'area ex Insud della Piana di Sibari, dove ha salutato il numerosi fedeli lì convenuti, il Santo Padre ha presieduto la Celebrazione Eucaristica del Corpus Domini ricordando che mentre il Giovedì Santo si fa memoria dell'istituzione dell'Eucaristia nell'Ultima Cena, nella solennità del Corpus Domini predomina il rendimento di grazie e l'adorazione.

"E infatti - ha spiegato il Papa nell'omelia - è tradizionale in questo giorno la processione con il Santissimo Sacramento. Adorare Gesù Eucaristia e camminare con Lui. Questi sono i due aspetti inseparabili della festa odierna, due aspetti che danno l’impronta a tutta la vita del popolo cristiano: un popolo che adora Dio e un popolo che cammina: che non sta fermo, cammina!".

"Prima di tutto noi siamo un popolo che adora Dio. Noi adoriamo Dio che è amore, che in Gesù Cristo ha dato se stesso per noi, si è offerto sulla croce per espiare i nostri peccati e per la potenza di questo amore è risorto dalla morte e vive nella sua Chiesa. Noi non abbiamo altro Dio all’infuori di questo! Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione; quando non si adora Dio, il Signore, si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato. La ’ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no! La Chiesa che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi, ce lo domandano i nostri giovani bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare. Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!".

"Oggi lo confessiamo con lo sguardo rivolto al Corpus Domini, al Sacramento dell'altare. E per questa fede, noi rinunciamo a satana e a tutte le sue seduzioni; rinunciamo agli idoli del denaro, della vanità, dell’orgoglio e del potere, della violenza. Noi cristiani non vogliamo adorare niente e nessuno in questo mondo se non Gesù Cristo, che è presente nella santa Eucaristia".

"Forse non sempre ci rendiamo conto fino in fondo di ciò che significa questo - ha puntualizzato il Santo Padre - di quali conseguenze ha, o dovrebbe avere questa nostra professione di fede. Questa nostra fede nella presenza reale di Gesù Cristo, (...) nel pane e nel vino consacrati, è autentica se noi ci impegniamo a camminare dietro a Lui e con Lui. Adorare e camminare: un popolo che adora è un popolo che cammina! Camminare con Lui e dietro a Lui, cercando di mettere in pratica il suo comandamento, quello che ha dato ai discepoli proprio nell’Ultima Cena: 'Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri'. Il popolo che adora Dio nell’Eucaristia è il popolo che cammina nella carità. Adorare Dio nell'Eucaristia, camminare con Dio nella carità fraterna".

"Oggi, come Vescovo di Roma, sono qui per confermarvi non solo nella fede - ha sottolineato il Pontefice - ma anche nella carità, per accompagnarvi e incoraggiarvi nel vostro cammino con Gesù Carità. Voglio esprimere il mio sostegno (...) a tutti i Pastori e fedeli della Chiesa in Calabria, impegnata coraggiosamente nell’evangelizzazione e nel favorire stili di vita e iniziative che pongano al centro le necessità dei poveri e degli ultimi. E lo estendo anche alle Autorità civili che cercano di vivere l’impegno politico e amministrativo per quello che è, un servizio al bene comune. Incoraggio tutti voi a testimoniare la solidarietà concreta con i fratelli, specialmente quelli che hanno più bisogno di giustizia, di speranza, di tenerezza".

Nel rendere grazie a Dio per i tanti segni di speranza nelle famiglie, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti ecclesiali in Calabria, il Santo Padre ha esortato nel contempo i giovani a non lasciarsi rubare la speranza perché adorando Gesù nei loro cuori sapranno opporsi "al male, alle ingiustizie, alla violenza con la forza del bene, del vero e del bello".

"Il Corpo del Signore fa di noi una cosa sola, una sola famiglia, il Popolo di Dio riunito attorno a Gesù, Pane di vita. (...) Se adorerete Cristo e camminerete dietro a Lui e con Lui, la vostra Chiesa diocesana e le vostre parrocchie cresceranno nella fede e nella carità, nella gioia di evangelizzare. Sarete una Chiesa nella quale padri, madri, sacerdoti, religiosi, catechisti, bambini, anziani, giovani camminano l’uno accanto all’altro, si sostengono, si aiutano, si amano come fratelli, specialmente nei momenti di difficoltà. Maria, nostra Madre, Donna eucaristica, che voi venerate in tanti Santuari, specialmente in quello di Castrovillari, vi precede in questo pellegrinaggio della fede", ha concluso il Santo Padre.

Alle 17:30, al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre ha raggiunto l’eliporto di Marina di Sibari da cui, verso le 18:00, è ripartito per Roma dove è giunto alle 19:30.

LXXXVII ASSEMBLEA PLENARIA DELLA R.O.A.C.O.

Città del Vaticano, 23 giugno 2014 (VIS). La Congregazione per le Chiese Orientali ha dato comunicazione che dal 23 al 26 giugno si riunisce la LXXXVII Assemblea Plenaria della R.O.A.C.O. (Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali). Alle 8:30 di martedì 24, il Cardinale Prefetto Leonardo Sandri presiederà la Concelebrazione Eucaristica presso l'Altare di San Giovanni Paolo II della Basilica Vaticana, per affidare i lavori all'intercessione del Santo Pontefice. I partecipanti all'Assemblea Plenaria saranno accolti per il pranzo al Pontificio Istituto Orientale che insieme ai nove Collegi Orientali è sostenuto anche grazie ai contributi delle Agenzie della R.O.A.C.O. È stato anche invitato un rappresentante della Segreteria per l'Economia per consentire al nuovo organismo di conoscere le modalità secondo le quali la Congregazione per le Chiese Orientali svolge la propria opera di coordinamento delle erogazioni, la cui titolarità rimane di ogni singola Agenzia.
La Congregazione rifletterà sulla situazione delle Chiese Greco-Cattoliche in Romania e in Ucraina, sulla grave situazione della Siria ed esaminerà anche la situazione ecclesiale della Terra Santa, verificando nel contempo gli interventi operati grazie ai proventi della Colletta del Venerdì Santo.

L'Udienza con il Santo Padre a fine mattina di giovedì 26 giugno, concluderà i lavori dell'Assemblea. Nel pomeriggio della medesima giornata, il Cardinale Prefetto presiederà la Celebrazione Eucaristica con i Membri del "Boards of Regents" della "Bethlehem University, che quest'anno celebra quaranta anni di attività.

CARDINALE TOMKO, INVIATO SPECIALE DEL SANTO PADRE IN UCRAINA

Città del Vaticano, 21 giugno 2014 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera Pontificia, redatta in latino e datata nove giugno, con la quale Papa Francesco nomina il Cardinale Jozef Tomko, Prefetto emerito della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, Suo inviato Speciale al 25° anniversario della ritrovata libertà dell'Eparchia greco-cattolica di Mukachevo, in programma presso il Seminario Maggiore di Uzhhorod (Ucraina), il 28 giugno 2014.

La Missione Pontificia che accompagnerà il Cardinale è composta dal Reverendo Pavlov Sabov, ex parroco delle Parrocchie di Strypa e Jarok ad Uzhhorod; attualmente sacerdote collaboratore nella Cattedrale di Uzhhorod e dal Reverendo Vasyl Chvasta, parroco della chiesa Della Misericordia Divina ad Uzhhorod e sincello per i Laici.

DALLE CHIESE ORIENTALI CATTOLICHE

Città del Vaticano, 21 giugno 2014 (VIS). S.B. Gregorios III, Patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, col consenso del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-melkita, ha trasferito, a norma del can. 85§2, 2° del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali:

- L'Arcivescovo Georges Bacouny dalla Sede arcieparchiale di Tiro dei Greco-Melkiti (Libano) a quella di Akka (cattolici: 76.700; sacerdoti: 36; religiosi: 36; diaconi permanenti: 5), Israele.

- L'Arcivescovo Michel Abrass, B.A., dalla Sede titolare di Mira a quella arcieparchiale di Tiro dei Greco-Melkiti (cattolici: 3.100; sacerdoti: 9; religiosi: 7), Libano.

Di quanto sopra è stata data informazione alla Sede Apostolica a norma del canone 85, paragrafo 4, del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.

UDIENZE

Città del Vaticano, 23 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in Udienza:

- Il Signor Horst Seehofer, Ministro Presidente dello Stato Libero di Baviera, e Seguito.

- L'Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Nunzio Apostolico in Nicaragua.

- L'Arcivescovo Ricardo Blázquez Pérez, di Valladolid, Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, con il Vice Presidente, Arcivescovo Carlos Osoro Sierra, di Valencia, e con il Segretario Generale Reverendo José Maria Gil Tamayo.

- Fratel Enzo Bianchi, Priore del Monastero di Bose.

- L'Arcivescovo Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

Venerdì 20 giugno il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria per l'Economia.

- L'Arcivescovo Anselmo Pecorari, Nunzio Apostolico in Bulgaria.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 21 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato Presidente della Pontificia Accademia di Teologia, il Padre Réal Tremblay, C.SS.R., Professore Emerito di Teologia Morale Fondamentale presso l'Accademia Alfonsiana di Roma e Membro Ordinario e Consigliere della medesima Pontificia Accademia.

venerdì 20 giugno 2014

CORPUS DOMINI: VIVERE L’ESPERIENZA DELLA FEDE SIGNIFICA LASCIARSI NUTRIRE DAL SIGNORE

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Ieri sera, nella Solennità del Corpus Domini, il Santo Padre ha celebrato la Santa Messa sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano. Al termine della celebrazione si è svolta la processione lungo via Merulana fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore, dove il Santo Padre ha impartito la Benedizione solenne con il Santissimo Sacramento. Nell'omelia Il Papa ha ricordato che oltre alla fame fisica, l'uomo porta in sé anche la fame spirituale, fame di vita, di amore e di eternità, di quella manna che Dio dona al Popolo di Israele nel deserto e che prefigura l'Eucaristia.

Citando le parole del Deuteronomio: "'Il Signore, tuo Dio, ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi', Papa Francesco ha ricordato la storia del popolo eletto che Dio ha fatto uscire dall'Egitto, dalla condizione di schiavitù, per guidarlo verso la terra promessa. Una volta stabilito nella terra, il popolo eletto raggiunge un certo benessere e corre il rischio di dimenticare le tristi vicende del passato, superate grazie all'intervento di Dio. "Allora le Scritture esortano a ricordare, a fare memoria di tutto il cammino fatto nel deserto, nel tempo della carestia e dello sconforto. L’invito di Mosè è quello di ritornare all’essenziale, all’esperienza della totale dipendenza da Dio, quando la sopravvivenza era affidata alla sua mano".

"Oltre alla fame fisica - ha affermato il Papa - l’uomo porta in sé un’altra fame (...). È fame di vita, fame di amore, fame di eternità. E il segno della manna" che "conteneva in sé anche questa dimensione: era figura di un cibo che soddisfa questa fame profonda che c’è nell’uomo. Gesù ci dona questo cibo, anzi, è Lui stesso il pane vivo che dà la vita al mondo. Il suo Corpo è il vero cibo sotto la specie del pane; il suo Sangue è la vera bevanda sotto la specie del vino. Non è un semplice alimento con cui saziare i nostri corpi, come la manna; il Corpo di Cristo è il pane degli ultimi tempi, capace di dare vita, e vita eterna, perché la sostanza di questo pane è Amore".

"Nell’Eucaristia si comunica l’amore del Signore per noi: un amore così grande che ci nutre con Sé stesso; un amore gratuito, sempre a disposizione di ogni persona affamata e bisognosa di rigenerare le proprie forze. Vivere l’esperienza della fede significa lasciarsi nutrire dal Signore e costruire la propria esistenza non sui beni materiali, ma sulla realtà che non perisce: i doni di Dio, la sua Parola e il suo Corpo".

"Se ci guardiamo attorno - ha proseguito il Pontefice - ci accorgiamo che ci sono tante offerte di cibo che non vengono dal Signore e che apparentemente soddisfano di più. Alcuni si nutrono con il denaro, altri con il successo e la vanità, altri con il potere e l’orgoglio. Ma il cibo che ci nutre veramente e che ci sazia è soltanto quello che ci dà il Signore! Il cibo che ci offre il Signore è diverso dagli altri, e forse non ci sembra così gustoso come certe vivande che ci offre il mondo. Allora sogniamo altri pasti, come gli ebrei nel deserto, i quali rimpiangevano la carne e le cipolle che mangiavano in Egitto, ma dimenticavano che quei pasti li mangiavano alla tavola della schiavitù. Essi, in quei momenti di tentazione, avevano memoria, ma una memoria malata, una memoria selettiva. Una memoria schiava, non libera".

"Il Padre ci dice: 'Ti ho nutrito di manna che tu non conoscevi'. Recuperiamo la memoria. Questo è il compito, recuperare la memoria. E impariamo a riconoscere il pane falso che illude e corrompe, perché frutto dell’egoismo, dell’autosufficienza e del peccato. Tra poco, nella processione, noi seguiremo Gesù realmente presente nell’Eucaristia. L’Ostia è la nostra manna, mediante la quale il Signore ci dona se stesso. A Lui ci rivolgiamo con fiducia: Gesù, difendici dalle tentazioni del cibo mondano che ci rende schiavi, cibo avvelenato; purifica la nostra memoria, affinché non resti prigioniera nella selettività egoista e mondana, ma sia memoria viva della tua presenza lungo la storia del tuo popolo, memoria che si fa 'memoriale' del tuo gesto di amore redentivo".

LA CHIESA NON ABBANDONA QUANTI SONO CADUTI NELLA SPIRALE DELLA DROGA

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Questa mattina, nel ricevere in udienza i partecipanti alla XXXI Edizione della "International Drug Enforcemente Conference", svoltasi a Roma dal 17 al 19 giugno, il Santo Padre ha espresso apprezzamento per l'opera svolta "affrontando un problema tanto grave e complesso del nostro tempo" ed ha auspicato che si possano raggiungere gli obiettivi prefissi: "coordinare le politiche antidroga, condividere le relative informazioni e sviluppare una strategia operativa tesa al contrasto del narcotraffico".

"Forse nel narcotraffico le azioni sono quelle che rendono più soldi al mercato. e questo è tragico - ha affermato il Santo Padre nel suo discorso ricordando che: "Il flagello della droga continua ad imperversare in forme e dimensioni impressionanti, alimentato da un mercato turpe, che scavalca confini nazionali e continentali. In tal modo continua a crescere il pericolo per i giovani e gli adolescenti. Di fronte a tale fenomeno, sento il bisogno di manifestare il mio dolore e la mia preoccupazione".

"Vorrei dire con molta chiarezza - ha proseguito il Pontefice - la droga non si vince con la droga! La droga è un male, e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi. Pensare di poter ridurre il danno, consentendo l’uso di psicofarmaci a quelle persone che continuano ad usare droga, non risolve affatto il problema. Le legalizzazioni delle cosiddette 'droghe leggere', anche parziali, oltre ad essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse. Le droghe sostitutive, poi, non sono una terapia sufficiente, ma un modo velato di arrendersi al fenomeno. Intendo ribadire quanto già detto in altra occasione: no ad ogni tipo di droga. Semplicemente. No ad ogni tipo di droga. Ma per dire questo no, bisogna dire sì alla vita, sì all’amore, sì agli altri, sì all’educazione, sì allo sport, sì al lavoro, sì a più fonti di lavoro".

"Un giovane che non ha lavoro, pensiamoci. Credo che la cifra sia 75 milioni, in Europa. Credo, non sono sicuro, non voglio dire una cosa che non c’è. Ma pensiamo ad un giovane: né, né. Né studia né lavora. Entra in questa mancanza di orizzonte, di speranza, e la prima offerta sono le dipendenze, tra le quali la droga. Questo... Le opportunità di lavoro, l’educazione, lo sport, la vita sana: questa è la strada della prevenzione della droga. Se si realizzano questi 'sì', non c’è posto per la droga, non c'è posto per l’abuso di alcol e per le altre dipendenze".

"La Chiesa, fedele al mandato di Gesù di andare dovunque c’è un essere umano sofferente, assetato, affamato, in carcere, non ha abbandonato quanti sono caduti nella spirale della droga, ma con il suo amore creativo è andata loro incontro. Li ha presi per mano, attraverso l’opera di tanti operatori e volontari, perché potessero riscoprire la propria dignità, aiutandoli a far resuscitare quelle risorse, quei talenti personali che la droga aveva sepolto, ma che non poteva cancellare, dal momento che ogni uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. Ma questo lavoro di recupero è molto limitato, non è sufficiente. Bisogna lavorare sulla prevenzione. Questo farà molto bene".

"L’esempio di tanti giovani che, desiderosi di sottrarsi alla dipendenza dalla droga, si impegnano a ricostruire la loro vita, è uno stimolo a guardare in avanti con fiducia", ha concluso il Santo Padre, esortando i partecipanti alla Conferenza a proseguire il loro lavoro con "sempre grande speranza".

PERSECUZIONE CONTRO I CRISTIANI PIÙ FORTE CHE NEI PRIMI SECOLI DELLA CHIESA

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza i partecipanti al Convegno Internazionale promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Lumsa e dalla School of Law della St. John's University, sul tema: "La libertà religiosa secondo il diritto internazionale e il conflitto globale dei valori", in corso a Roma dal 20 al 21 giugno.

"Di recente, il dibattito intorno alla libertà religiosa - ha ricordato Papa Francesco - si è fatto molto intenso, interpellando sia i Governi sia le Confessioni religiose. La Chiesa Cattolica, a questo riguardo, fa riferimento alla Dichiarazione 'Dignitatis humanae', uno dei documenti più importanti del Concilio Ecumenico Vaticano II".

"In effetti, ogni essere umano è un 'cercatore' della verità circa la propria origine e il proprio destino - ha proseguito il Papa - Nella sua mente e nel suo 'cuore' sorgono interrogativi e pensieri che non possono essere repressi o soffocati, in quanto emergono dal profondo e sono connaturati all’intima essenza della persona. Sono domande religiose ed hanno bisogno della libertà religiosa per manifestarsi pienamente. (...) La ragione riconosce nella libertà religiosa un diritto fondamentale dell’uomo che riflette la sua più alta dignità, quella di poter cercare la verità e di aderirvi, e riconosce in essa una condizione indispensabile per poter dispiegare tutta la propria potenzialità. La libertà religiosa non è solo quella di un pensiero o di un culto privato. È libertà di vivere secondo i principi etici conseguenti alla verità trovata, sia privatamente che pubblicamente. Questa è una grande sfida nel mondo globalizzato, dove il pensiero debole - che è come una malattia - abbassa anche il livello etico generale, e in nome di un falso concetto di tolleranza si finisce per perseguitare coloro che difendono la verità sull’uomo e le sue conseguenze etiche".

"Gli ordinamenti giuridici, statuali o internazionali, sono chiamati pertanto a riconoscere, garantire e proteggere la libertà religiosa, che è un diritto intrinsecamente inerente alla natura umana, alla sua dignità di essere libero, ed è anche un indicatore di una sana democrazia e una delle fonti principali della legittimità dello Stato. La libertà religiosa - ha aggiunto il Papa - recepita nelle costituzioni e nelle leggi e tradotta in comportamenti coerenti, favorisce lo sviluppo di rapporti di mutuo rispetto tra le diverse Confessioni e una loro sana collaborazione con lo Stato e la società politica, senza confusione di ruoli e senza antagonismi".

"Risulta incomprensibile e preoccupante - ha ribadito il Pontefice - che, a tutt’oggi, nel mondo permangano discriminazioni e restrizioni di diritti per il solo fatto di appartenere e professare pubblicamente una determinata fede. È inaccettabile che addirittura sussistano vere e proprie persecuzioni per motivi di appartenenza religiosa! anche guerre! È per me motivo di grande dolore constatare che i cristiani nel mondo subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell’epoca. Questo accade a più di 1700 anni dall’editto di Costantino, che concedeva la libertà ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede".

"Auspico vivamente - ha concluso il Pontefice - che il vostro convegno illustri con profondità e rigore scientifico le ragioni che obbligano ogni ordinamento giuridico a rispettare e difendere la libertà religiosa".

VISITA DI PAPA FRANCESCO AL POLICLINICO "A. GEMELLI"

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Venerdì 27 giugno, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, il Santo Padre Francesco si recherà in visita al Policlinico A. Gemelli e alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma, in occasione della XC Giornata per l'Università Cattolica.

L'arrivo al Policlinico Gemelli è previsto alle 15:30. Dopo la visita ai reparti dell'ospedale, che festeggia cinquant'anni di storia, il Santo Padre celebrerà la Santa Messa nel piazzale degli Istituti Biologici.

Papa Francesco è il quinto pontefice a recarsi alla sede romana dell'Ateneo, suggellando così una amicizia che dura da 50 anni.

UDIENZE

Città del Vaticano, 20 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Sua Altezza Fra’ Matthew Festing, Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, e Seguito;

- L'Arcivescovo Nicolas Henry Marie Denis Thévenin, Nunzio Apostolico in Guatemala.

- L'Arcivescovo Savino Bernardo M. Cazzaro Bertollo, Arcivescovo emerito di Puerto Montt (Cile).

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 19 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Mitchell Thomas Rozanski, Vescovo di Springfield in Massachusetts (superficie: 7.306; popolazione: 871.000; cattolici: 248.800; sacerdoti: 181; religiosi: 362; diaconi permanenti: 85), Stati Uniti d'America. Finora Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Baltimore (Stati Uniti d'America), succede al Vescovo Timothy Anthony McDonnell, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

mercoledì 18 giugno 2014

ESSERE CHIESA È SENTIRSI NELLE MANI DI DIO

Città del Vaticano, 18 giugno 2014 (VIS). Questa mattina Papa Francesco ha iniziato un ciclo di catechesi sulla Chiesa. "È - ha detto - un po' come un figlio che parla della propria madre, della propria famiglia. La Chiesa infatti non è un'istituzione finalizzata a se stessa o un'associazione privata, una ONG, Né tanto meno si deve restringere lo sguardo al clero o al Vaticano... E la Chiesa è una realtà molto più ampia, che si apre a tutta l'umanità e (...) non è nata improvvisamente. È fondata da Gesù ma è un popolo con una storia lunga alle spalle e una preparazione che ha inizio molto prima di Cristo stesso".

"Questa storia, o 'preistoria', della Chiesa - ha spiegato il Santo Padre ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro - si trova già nelle pagine dell'Antico Testamento. (...) Dio scelse Abramo (...) e gli chiese di partire, di lasciare la sua patria terrena e andare verso un'altra terra, che Lui gli avrebbe indicato. E in questa vocazione Dio non chiama Abramo da solo, come individuo, ma coinvolge fin dall'inizio la sua famiglia, la sua parentela e tutti coloro che sono a servizio della sua casa. (...) Il primo dato importante è proprio questo: cominciando da Abramo Dio forma un popolo perché porti la sua benedizione a tutte le famiglie della terra. E all'interno di questo popolo nasce Gesù".

"Un secondo elemento: non è Abramo a costituire attorno a sé un popolo, ma è Dio a dare vita a questo popolo. Di solito era l'uomo a rivolgersi alla divinità, cercando di colmare la distanza e invocando sostegno e protezione. In questo caso, invece, si assiste a qualcosa di inaudito: è Dio stesso a prendere l'iniziativa (...). Dio prende l'iniziativa e rivolge la sua parola all'uomo, creando un legame e una relazione nuova con lui. (...) Così Dio forma un popolo con tutti coloro che ascoltano la sua Parola e che si mettono in cammino, fidandosi di Lui. Questa è l'unica condizione: fidarsi di Dio. Se tu ti fidi di Dio, lo ascolti e ti metti in cammino, questo è fare Chiesa. L'amore di Dio precede tutto. Dio sempre è primo, arriva prima di noi, Lui ci precede. Il profeta Isaia, o Geremia, non ricordo bene, diceva che Dio è come il fiore del mandorlo, perché è il primo albero che fiorisce in primavera. Per dire che Dio sempre fiorisce prima di noi. Quando noi arriviamo Lui ci aspetta (...). Sempre è in anticipo rispetto a noi".

"Abramo e i suoi ascoltano la chiamata di Dio e si mettono in cammino (...) Questo però non significa che questa gente sia sempre convinta e fedele. Anzi, fin dall'inizio ci sono le resistenze, il ripiegamento su sé stessi e sui propri interessi e la tentazione di mercanteggiare con Dio e risolvere le cose a modo proprio. E questi sono i tradimenti e i peccati che segnano il cammino del popolo lungo tutta la storia della salvezza, che è la storia della fedeltà di Dio e dell'infedeltà del popolo. Dio, però, non si stanca, Dio ha pazienza, e nel tempo continua a educare e a formare il suo popolo, come un padre con il proprio figlio. (...) Ed è lo stesso atteggiamento che mantiene nei confronti della Chiesa".



"Anche noi infatti, pur nel nostro proposito di seguire il Signore Gesù, facciamo esperienza ogni giorno dell'egoismo e della durezza del nostro cuore. Quando però ci riconosciamo peccatori - ha sottolineato Papa Francesco - Dio ci riempie della sua misericordia e del suo amore. (...) Ed è proprio questo che ci fa crescere come popolo di Dio, come Chiesa: non è la nostra bravura, non sono i nostri meriti, (...) ma è l'esperienza quotidiana di quanto il Signore ci vuole bene e si prende cura di noi. È questo che ci fa sentire davvero suoi, nelle sue mani, e ci fa crescere nella comunione con Lui e tra di noi. Essere Chiesa è sentirsi nelle mani di Dio, che è padre e ci ama, ci accarezza, ci aspetta, ci fa sentire la sua tenerezza".

"Questo è il progetto di Dio - ha ricordato infine il Papa - formare un popolo benedetto dal suo amore e che porti la sua benedizione a tutti i popoli della terra. Questo progetto non muta, è sempre in atto. In Cristo ha avuto il suo compimento e ancora oggi Dio continua a realizzarlo nella Chiesa. Chiediamo allora la grazia di rimanere fedeli alla sequela del Signore Gesù e all'ascolto della sua Parola, pronti a partire ogni giorno, come Abramo, verso la terra di Dio e dell'uomo, la nostra vera patria, e così diventare benedizione, segno dell'amore di Dio per tutti i suoi figli. A me piace pensare che un sinonimo, un altro nome che possiamo avere noi cristiani sarebbe questo: siamo uomini e donne, siamo gente che benedice. Il cristiano con la sua vita deve benedire sempre, benedire Dio e benedire tutti. Noi cristiani siamo gente che benedice, che sa benedire. È una bella vocazione questa!".
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