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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 8 maggio 2014

IL PAPA RICEVE SUA SANTITÀ KAREKIN II E RICORDA IL MARTIRIO DEI FIGLI DELLA NAZIONE ARMENA NEL SECOLO XX

Città del Vaticano, 8 maggio 2014 (VIS). "Nella persona di Vostra Santità estendo un rispettoso e affettuoso pensiero ai membri della famiglia del Catholicosato di tutti gli Armeni, diffusa nel mondo. È una grazia speciale poterci incontrare in questa casa, vicino alla tomba dell’Apostolo Pietro, e condividere un momento di fraternità e di preghiera".

Queste le parole del Santo Padre Francesco a Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, nell'incontro di questa mattina, in cui il Pontefice ha ricordato che i legami della Chiesa Apostolica Armena con la Chiesa di Roma, si sono consolidati negli ultimi anni grazie anche ad avvenimenti quali il viaggio di Giovanni Paolo II in Armenia, nel 2001, la visita ufficiale del Patriarca Karekin II a Papa Benedetto XVI nel 2008, e la sua partecipazione alla celebrazione di inizio del ministero petrino di Papa Francesco, nel 2013.

"Ma qui - ha proseguito il Santo Padre - vorrei ricordare un’altra celebrazione, densa di significato, alla quale Vostra Santità prese parte: la Commemorazione dei Testimoni della fede del XX secolo, che ebbe luogo nel contesto del Grande Giubileo del 2000. In verità, il numero dei discepoli che hanno sparso il loro sangue per Cristo nelle tragiche vicende del secolo scorso è certamente superiore a quello dei martiri dei primi secoli, e in questo martirologio i figli della nazione armena hanno un posto d’onore. Il mistero della croce, così caro alla memoria del vostro popolo, rappresentato nelle splendide croci in pietra che adornano ogni angolo della vostra terra, è stato vissuto da innumerevoli vostri figli come diretta partecipazione al calice della Passione. La loro testimonianza, tragica e alta insieme, non deve essere dimenticata".

"Le sofferenze patite dai cristiani negli ultimi decenni hanno portato un contributo unico ed inestimabile anche alla causa dell’unità tra i discepoli di Cristo. Come nella Chiesa antica il sangue dei martiri divenne seme di nuovi cristiani, così ai nostri giorni il sangue di molti cristiani è divenuto seme dell’unità. L’ecumenismo della sofferenza e del martirio è un potente richiamo a camminare lungo la strada della riconciliazione tra le Chiese, con decisione e fiducioso abbandono all’azione dello Spirito. Sentiamo il dovere di percorrere questa strada di fraternità anche per il debito di gratitudine che abbiamo verso la sofferenza di tanti nostri fratelli, divenuta salvifica perché unita alla passione di Cristo".

A questo riguardo, il Papa ha ringraziato Sua Santità Karekin II per l’effettivo sostegno dato al dialogo ecumenico, in particolare ai lavori della Commissione congiunta per il Dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali, e per il qualificato contributo teologico offerto in quella sede dai rappresentanti del Catholicosato di tutti gli Armeni.

"Preghiamo gli uni per gli altri - ha concluso il Pontefice - possa lo Spirito Santo illuminarci e guidarci verso il giorno tanto desiderato in cui potremo condividere la mensa eucaristica. (...) Interceda per il popolo armeno la Tutta Santa Madre di Dio, ora e per sempre".

Al termine dell'Incontro il Santo Padre Francesco e Sua Santità Karekin II, hanno condiviso un momento di preghiera nella Cappella Redemptoris Mater.

OMELIA DEL CARDINALE PAROLIN NELLA GIORNATA DELLA SUPPLICA ALLA BEATA VERGINE MARIA DI POMPEI: NESSUN PROBLEMA PUÒ TENERE LONTANA LA SPERANZA

Città del Vaticano, 8 maggio 2014 (VIS). Questa mattina, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nel Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei (Italia). L'8 maggio e la prima domenica di ottobre, migliaia di fedeli partecipano alla Supplica alla Beata Vergine Maria, preghiera composta nel 1883 dal Beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, visitato da San Giovanni Paolo II nel 1979 e 2003 e da Benedetto XVI nel 2008.

"Siamo in un luogo dove la carità ha posto le tende - ha detto il Cardinale nell'omelia - si è insediata come elemento costitutivo di una storia di fede che continua a guardare avanti sospinta dalla forza poderosa e umile della sua origine: qui la preghiera, la corona del Rosario di cui si è fatto apostolo il fondatore Bartolo Longo, si è calata in una realtà che parlava d’altro. Parlava di miseria e di abbandono, di ingiustizia e di sopraffazione. L’uomo era calpestato nella sua dignità e i poveri, gli ultimi della fila, non erano quasi considerati".

"La carità ha aperto le porte, anzi le ha spalancate alla speranza, dando vita a un’era nuova. Nessun problema, nessuna apprensione, per quanto forte e motivata, può tenere lontana una speranza che, proprio in questo luogo si manifesta come concreta, fatta di opere che parlano il linguaggio di una carità che trasforma, costruisce e fa nuove tutte le cose. Questo rimane vero anche se oggi ciò che viviamo non ci mette al riparo da difficoltà e angustie, come l’insidia di una violenza sempre in agguato, o le scarse e incerte prospettive di lavoro per i nostri giovani, ai quali non solo la crisi economica di questi tempi, ma ritardi antichi e strutturali rendono difficile guardare al futuro con serenità e fiducia".

Il Cardinale Parolin ha illustrato tre concetti fondamentali che possono aiutarci a comprendere cosa ci vuole dire oggi il Signore. Il primo: professare la nostra fede. "Pensiamo a Pietro - ha detto - povero pescatore di Galilea, trascinato da Gesù in un’avventura più grande di lui", con i suoi timori e la sua umanità fragile. "Ecco allora che Dio manda lo Spirito Santo che dà agli Apostoli, riuniti con Maria nel Cenacolo, la grazia, la forza per annunciare il Regno di Dio". Nel Cenacolo era presente Maria "umile ancella del Signore, ma anche madre della nostra fede". "Tutti noi siamo battezzati ed abbiamo ricevuto, nella Confermazione, il dono dello Spirito Santo. Facciamo fruttare questo dono. Professiamo la nostra fede come San Pietro. Anche se ciò dovesse costarci, come è accaduto a lui".

Il secondo concetto: mettere in pratica la nostra fede, cioè amare il prossimo. "È proprio qui il cuore della nostra fede. È questa la rivoluzione portata da Gesù. L’amore vicendevole è il comandamento che egli ha dato ai suoi, prima di morire, definendolo suo e nuovo. È, quindi, l’essenza stessa del suo insegnamento". Il Cardinale Parolin ha spiegato che la "Nuova Pompei" "non indica solo la grande distanza di epoche con l’antica e splendida città degli scavi (...). La distanza della 'Nuova Pompei' è invece in rapporto al territorio della Valle desolata che si presentò agli occhi di un evangelizzatore come Bartolo Longo. Un laico, (...) che vide in quella terra abbandonata e infestata da degrado e malavita, (...) il punto di partenza per un 'nuovo inizio'. (...) Bartolo Longo considerò necessario mettere in pratica la fede, ossia amare il prossimo, confidare nella Provvidenza e nella misericordia di Dio. A trovarsi al centro del progetto della 'Nuova Pompei' fu così la preghiera. I grani del Rosario, di cui fu instancabile propagatore, diventarono i veri e più saldi 'mattoni' per l’edificazione del Santuario, casa comune della fede e della speranza di un popolo nuovo".

Essere luce per il mondo (missione) è il terzo concetto. "Questa luce - ha spiegato il Cardinale Parolin - questa verità dobbiamo portarla al mondo, testimoniarla ed annunciarla a tutti. E farlo con gioia, come esorta Papa Francesco. (...) Pensiamo a Maria, che qui a Pompei veneriamo con il titolo di Vergine del Rosario. Lei ha accolto il dono che Dio le ha fatto e lo ho portato al mondo. Nel Magnificat, ha professato la sua fede, vivendo allo stesso tempo l’amore concreto al fratello. Ha seguito Gesù fino alla fine, sotto la croce, essendo, nel suo Stabat, testimonianza viva della luce della fede, ed ancora oggi si dona ai suoi figli. (...) Affidiamo a Maria (...) tutte le nostre preoccupazioni, le nostre ansie, le nostre necessità. Preghiamo per la Chiesa, preghiamo per il Papa Francesco (...) preghiamo per il mondo intero, preghiamo per la pace. Il Bambino che vediamo sulle ginocchia di Maria - ha concluso il Segretario di Stato - e la mistica corona che miriamo nella sua mano ci ispirano fiducia che saremo esauditi".

COMUNICATO SU FALSI CONTRATTI DI IMPIEGO PER ASSUNZIONI PRESSO GOVERNATORATO DELLO STATO CITTÀ DEL VATICANO

Città del Vaticano, 8 maggio 2014 (VIS). Di seguito riportiamo il Comunicato pubblicato questa mattina dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano:

"In questi ultimi giorni si susseguono preoccupanti segnalazioni di Società che, millantando incarichi ufficiali ricevuti dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, fanno firmare falsi contratti di impiego per assunzioni presso lo stesso Governatorato o presso alcune delle società che svolgono servizi nello Stato.

Il Governatorato invita a diffidare di chiunque prometta impieghi di tale genere. Le procedure di selezione del personale non sono mai affidate a Società terze ed in questo momento, peraltro, non sono previste nuove assunzioni.

Spiace verificare che vi sia chi si approfitti della buona fede di tanti giovani e delle loro famiglie, soprattutto in questo periodo di crisi.

Nell’informare di tale situazione, il Governatorato invita a segnalare episodi del genere alle competenti Autorità italiane, inviando copia della denuncia alla Gendarmeria vaticana, ed esprime l'auspicio che ci si voglia astenere dal proseguire in questi gravi comportamenti".


INCONTRO CON LA DIYANET PRESSO IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO

Città del Vaticano, 8 maggio 2014 (VIS). Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e la Presidenza degli Affari Religiosi della Turchia (Diyanet), hanno organizzato un incontro, in corso in questi giorni presso la sede del Pontificio Consiglio, per esplorare la possibilità di collaborazione tra i due organismi, già prospettata in precedenza a partire dal 2002.

Nel settembre 2012, il Padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, incontrando in Turchia il Presidente della Diyanet, condivise l'idea di rilanciare la proposta di collaborazione. Così nel maggio 2013, il Padre Segretario ed il Monsignor Khaled Akasheh, Capo Ufficio per l'Islam, si recarono in Turchia per una visita di cortesia al Presidente della Diyanet, Mehmet Görmez, per definire i termini di una collaborazione formale tra i due organismi.

L'incontro di questi giorni offre l'opportunità di approfondire la reciproca conoscenza e di valutare ulteriori prospettive di dialogo.

UDIENZE

Città del Vaticano, 8 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- L'Arcivescovo Antonio Guido Filippazzi, Nunzio Apostolico in Indonesia.

Nove Presuli della Conferenza Episcopale di Etiopia e di Eritrea in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- L'Arcivescovo Berhaneyesus Demerew Souraphiel, C.M., Metropolita di Addis Abeba, con l'Ausiliare Vescovo Lisane-Christos Matheos Semahun.

- Il Vescovo Tesfaselassie Medhin, di Adigrat.

- Il Vescovo Menghestead Tesfamariam, M.C.C.J., di Asmara (Eritrea).

- Il Vescovo Thomas Osman, O.F.M. Cap., di Barentu (Eritrea).

- Il Vescovo Musie Ghebreghiorghis, O.F.M. Cap., di Emdeber.

- Il Vescovo Kidane Yebio, di Keren (Eritrea).

- Il Vescovo Fikremariam Hagos Tsalim, di Segheneity (Eritrea).

- Il Vescovo Giovanni Migliorati, M.C.C.J., Vicario Apostolico di Awasa.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 8 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Monsignor Camillo Cibotti, Vescovo di Isernia-Venafro (superficie: 740; popolazione: 63.000; cattolici: 62.000; sacerdoti: 72; religiosi: 68; diaconi permanenti: 10), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Casalbordino (Italia), nel 1954 ed è stato ordinato sacerdote nel 1978. Dal 1978 al 1985 è stato Parroco a Liscia; dal 1985 al 1988 Padre Spirituale presso il Seminario Regionale; dal 1988 al 1994 Parroco a Ripa Teatina; dal 1994 al 2005 Parroco della Santissima Trinità dei Pellegrini in Chieti e Rettore della Chiesa di San Domenico in Chieti; dal 2005 al 2014 Vicario Generale di Chieti-Vasto. Inoltre, è stato Professore di Teologia Morale presso l’Istituto Teologico Abruzzese-Molisano, Vicario Episcopale per i Laici ed Assistente della Consulta diocesana per i Laici.

mercoledì 7 maggio 2014

UDIENZA GENERALE: IL DONO DEL CONSIGLIO

Città del Vaticano, 7 maggio 2014 (VIS). Il consiglio, dono con cui lo Spirito rende capace la nostra coscienza di fare una scelta concreta in comunione con Dio, secondo la logica di Gesù e del suo Vangelo, è stato il tema della catechesi di Papa Francesco per l'Udienza Generale di oggi.

Lo Spirito Santo "ci fa crescere interiormente, ci fa crescere positivamente, ci fa crescere nella comunità e ci aiuta a non cadere in balia dell'egoismo e del proprio modo di vedere le cose. (...) La condizione essenziale per conservare questo dono è la preghiera", ha detto il Santo Padre spiegando che tutti noi possiamo pregare con le preghiere che sappiamo da bambini, ma anche pregare con le nostre parole: "'Signore, aiutami, consigliami, cosa devo fare adesso?' E con la preghiera facciamo spazio, affinché lo Spirito venga e ci aiuti in quel momento, ci consigli su quello che tutti noi dobbiamo fare. La preghiera! Mai dimenticare la preghiera. Mai! Nessuno, nessuno, se ne accorge quando noi preghiamo nel bus, nella strada: preghiamo in silenzio col cuore. Approfittiamo di questi momenti per pregare, pregare perché lo Spirito ci dia il dono del consiglio".

"Nell'intimità con Dio e nell'ascolto della sua Parola, pian piano mettiamo da parte la nostra logica personale (...) e impariamo invece a chiedere al Signore: qual è il tuo desiderio?, qual'è la tua volontà? (...) In questo modo matura in noi una sintonia profonda, quasi connaturale nello Spirito e si sperimenta quanto siano vere le parole di Gesù (...): 'Non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi'. È lo Spirito che consiglia, ma noi dobbiamo dare spazio allo Spirito, perché ci possa consigliare. E dare spazio è pregare, pregare perché Lui venga e ci aiuti sempre".

"Come tutti gli altri doni dello Spirito, poi, anche il consiglio costituisce un tesoro per tutta la comunità cristiana. Il Signore non ci parla soltanto nell'intimità del cuore, (...), ma ci parla anche attraverso la voce e la testimonianza dei fratelli (...) che (...) ci aiutano a fare luce nel nostro cuore e a riconoscere la volontà del Signore!". Papa Francesco ha raccontato a questo proposito, che un giorno, nella diocesi argentina di Luján, "un ragazzotto tutto moderno, con gli orecchini, i tatuaggi, tutte queste cose..." gli espose nel confessionale una situazione molto difficile, dicendo che sua madre gli aveva consigliato di rivolgersi alla Vergine Maria. "Ecco una donna che aveva il dono del consiglio. Non sapeva come uscire dal problema del figlio, ma ha indicato la strada giusta. (...) Infatti questo ragazzo mi ha detto: ho guardato la Madonna e ho sentito che devo fare questo, questo e questo... Io non ho dovuto parlare - ha ricordato il Papa - avevano già detto tutto la sua mamma e il ragazzo stesso. Questo è il dono del consiglio. Voi mamme che avete questo dono, chiedetelo per i vostri figli. Il dono di consigliare i figli è un dono di Dio".

Papa Francesco ha concluso la catechesi citando il Salmo 16 che ci invita a pregare con queste parole: "'Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio animo mi istruisce. Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare'. Che lo Spirito possa sempre infondere nel nostro cuore questa certezza e ricolmarci così della sua consolazione e della sua pace! Chiedete sempre il dono del consiglio!".

VALORIZZARE NEL MESE DI MAGGIO LA PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO

Città del Vaticano, 7 maggio 2014 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale, nelle parole di saluto nelle diverse lingue, il Papa ha salutato i pellegrini di lingua tedesca, in particolare i familiari e gli amici delle nuove Guardie Svizzere che ieri hanno prestato il giuramento, ricordando che "lo Spirito Santo scaccerà ogni timore". Riferendosi alla Giornata Mondiale della Gioventù, in programma nel 2016 in Polonia, Papa Francesco ha esortato i pellegrini a camminare insieme "uniti nell'amore e nella preghiera, seguendo l'invito di San Giovanni Paolo II a essere sempre giovani nello Spirito Santo".

Successivamente il Papa ha rivolto parole di saluto ai volontari italiani della Croce Rossa a 150 anni dalla fondazione; ai familiari dei ragazzi di San Patrignano "ai quali mi unisco nel dire no ad ogni tipo di droga" e al Gruppo Confcommercio Ascom di Padova che ha incoraggiato "in questo momento di difficoltà economica"

Infine il Papa ha invitato i presenti a recarsi a pregare alle Tombe degli Apostoli per accrescere in tutti "la gioia pasquale della Risurrezione che si manifesta anche in concrete opere di carità. Domani - ha ricordato - la Chiesa eleva la preghiera della 'Supplica' alla Madonna del Rosario di Pompei. A quel celebre Santuario si recherà il Cardinale Segretario di Stato; invito tutti ad invocare l'intercessione di Maria, affinché il Signore conceda misericordia e pace alla Chiesa e al mondo intero. (...) Esorto tutti a valorizzare in questo mese di maggio la preghiera del santo Rosario".

PRESA DI POSSESSO DEL CARDINALE LORENZO BALDISSERI

Città del Vaticano, 7 maggio 2014 (VIS). L’Ufficio delle Celebrazione Liturgiche del Sommo Pontefice ha dato comunicazione che domenica 11 maggio, alle ore 10:30, il Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, prenderà possesso della Diaconia di Sant’Anselmo all’Aventino, Piazza dei Cavalieri di Malta, 5.

martedì 6 maggio 2014

GIURAMENTO GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA: OLTRE CINQUE SECOLI DI FEDELTÀ AL PAPA

Città del Vaticano, 6 maggio 2014 (VIS). Come il 6 maggio di ogni anno, alle 10:30 di questa mattina, si è tenuta la cerimonia del giuramento delle nuove reclute del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia nel Cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico. Presenti Cardinali, Vescovi, membri della Curia, Rappresentanti del Corpo Diplomatico presso la Santa Sede, dell'Esercito Svizzero, familiari e amici, le 30 nuove reclute, nelle loro eleganti uniformi, hanno prestato giuramento sulla bandiera del Corpo. "Oggi nel Palazzo Apostolico - nella casa del Papa – si respira un’aria di festa. Il risuonare di voci e di musiche, i colori delle divise e delle bandiere, la presenza di tanti ospiti indicano che stiamo vivendo un momento particolarmente importante" - ha detto nel suo discorso l'Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, in rappresentanza del Santo Padre.

"Sono trascorsi 508 anni dalla fondazione di questo benemerito Corpo di Guardia - ha proseguito l'Arcivescovo Becciu - e il fatto che dalla Svizzera non cessino di giungere giovani desiderosi di mettersi al servizio del Papa è motivo di fervido ringraziamento a Dio. Invitando i giovani alabardieri ad invocare con affetto e devozione i due nuovi papi santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, l'Arcivescovo ha detto: "Chiedete loro che vi aiutino a svolgere nel modo migliore il vostro compito" ed ha ricordato: "Siamo nel mese di maggio, il mese mariano, e quindi l’inizio del vostro servizio è posto sotto la speciale protezione di Maria Santissima".

Alla cerimonia erano presenti la delegazione del governo cantonale di Svitto guidata dal suo Presidente, il Signor Walter Stahlin; il Signor Pierre-Yves Fux, nuovo Ambasciatore Svizzero presso la Santa Sede, in rappresentanza della Confederazione Elvetica e il divisionario Hans-Peter Walser, in rappresentanza dell'Esercito Svizzero. Alle 17:30 di oggi pomeriggio, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, celebrerà la Santa Messa presso l'altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, animata dal coro "Singkreis Brunnen".

VISITA A ROMA DI SUA SANTITÀ KAREKIN II PATRIARCA SUPREMO E CATHOLICOS DI TUTTI GLI ARMENI

Città del Vaticano, 6 maggio 2014 (VIS). Dal 7 al 9 maggio prossimo, Sua Santità Karekin II, capo del Catholicossato di Etchmiadzin della Chiesa apostolica armena, verrà a Roma per incontrare Sua Santità Papa Francesco. Sua Santità Karekin II è stato eletto centotrentaduesimo Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni nel 1999.

La Chiesa armena comprende due Catholicossati e due Patriarcati e conta circa sei milioni di fedeli. I due Catholicossati di Etchmiadzin e di Antelias sono in piena comunione, ma indipendenti dal punto di vista amministrativo. Il Patriarcato armeno di Gerusalemme ed il Patriarcato armeno di Costantinopoli dipendono da Etchmiadzin per le questioni spirituali.

A partire dal Concilio Vaticano Secondo, si sono sviluppate nuove relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa armena. Rappresentanti dei due Catholicossati di Etchmiadzin e di Antelias sono membri della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali.

Durante il Grande Giubileo dell'Anno 2000, il Catholicos Karekin II ha reso visita alla Chiesa di Roma. Nel 2001, Papa Giovanni Paolo II ha visitato a sua volta il Catholicossato di Etchmiadzin. Il Patriarca si è recato nuovamente a Roma in occasione dei funerali di Papa Giovanni Paolo II, guidando personalmente la delegazione armena. Più recentemente, nel 2008 e nel 2012, il Catholicos Karekin II ha reso visita a Papa Benedetto XVI ed ha partecipato anche all’inaugurazione del ministero petrino di Papa Francesco.

Il Catholicos incontrerà Papa Francesco e avrà con lui un momento comune di preghiera giovedì 8 maggio. Egli farà inoltre visita al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e ad alcuni Dicasteri della Curia romana. Il Patriarca si recherà anche alla Tomba dell’Apostolo Pietro e pregherà presso la statua di Gregorio l’Illuminatore, che si trova nel cortile nord della Basilica vaticana.

IN MEMORIAM

Città del Vaticano, 6 maggio 2014 (VIS). Di seguito riportiamo i dati dei Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Vescovo Andrew Joseph McDonald, emerito di Little Rock, (Stati Uniti d'America), il 1° aprile, all'età di 90 anni.

- Il Vescovo Michael Pearse Lacey, Ausiliare emerito di Toronto, (Canada), il 2 aprile, all'età di 97 anni.

- Il Vescovo Pedro Fré, C.SS.R., emerito di Barretos (Brasile), il 3 aprile, all'età di 89 anni.

- Il Cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca emerito di Babilonia dei Caldei (Iraq), l'8 aprile, all'età di 86 anni.

- L'Arcivescovo Boniface Lele, emerito di Mombasa (Kenya), il 9 aprile, all'età di 67 anni.

- Il Vescovo Ján Hirka, emerito di Presov (Slovacchia), il 10 aprile, all'età di 90 anni.

- L'Arcivescovo Robert-Casimir Tonyui Messan Dosseh-Anyron, emerito di Lomé (Togo), il 15 aprile, all'età di 88 anni.

- Il Vescovo Anselmo Zarza Bernal, emerito di León (Messico), il 15 aprile, all'età di 97 anni.

- Il Vescovo Ramón Malla Call, emerito di Lleida (Spagna), il 18 aprile, all'età di 91 anni.

- Il Vescovo Francisco Ovidio Vera Intriago, Ausiliare di Portoviejo (Ecuador), il 21 aprile, all'età di 71 anni.

- Il Vescovo Boniface Nyema Dalieh, emerito di Cape Palmas (Liberia), il 25 aprile, all'età di 80 anni.

- Il Vescovo José Moreira Bastos Neto, di Três Lagoas (Brasile), il 26 aprile, all'età di 61 anni.

- Il Vescovo Protacio Guevarra Gungon, emerito di Antipolo (Filippine), il 26 aprile, all'età di 88 anni.

- L'Arcivescovo Aloísio Roque Oppermann, S.C.I., emerito di Uberaba (Brasile), il 26 aprile, all'età di 77 anni.

- L'Arcivescovo Damião António Franklin, di Luanda (Angola), il 28 aprile, all'età di 63 anni.

- Il Vescovo Tomás Balduino, O.P., emerito di Goiás (Brasile), il 2 maggio, all'età di 91 anni.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 6 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Telesphore Bilung, S.V.D., Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Ranchi (superficie: 5.299; popolazione: 3.156.000; cattolici: 140.593; sacerdoti: 255; religiosi: 1.266), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1961 a Sargidipa (India). Nel 1985 è entrato nella Società del Verbo Divino (Verbiti), ha emesso i primi voti nel 1986, la Professione Solenne nel 1991 ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. Dal 1992 al 1994 Assistente parrocchiale in Puri; dal 1994 al 1996 Rettore del Seminario Minore di Sambalpur; dal 1997 al 2005 Rettore della SVD Formation House di Lungai; Presidente del Vocation Board; dal 2006 al 2007 Parroco in Premnagar, Arcidiocesi di Calcutta; dal 2007 al 2010 Pioniere della Missione di Bezda, Calcutta; dal 2008 al 2011 Consigliere Provinciale; dal 2010 al 2011 Rettore del Seminario Minore dei PP. Verbiti di Lungai. È stato finora Superiore Provinciale dei Missionari Verbiti.

lunedì 5 maggio 2014

FORMAZIONE INTELLETTUALE, SPIRITUALE, UMANA E PASTORALE: QUESTI I QUATTRO PILASTRI DELLA FORMAZIONE DEI FUTURI SACERDOTI

Città del Vaticano, 5 maggio 2014 (VIS). La collaborazione con la società civile, l'evangelizzazione in un Paese ancora diviso e la formazione dei futuri sacerdoti sono stati i temi centrali del discorso che il Santo Padre ha consegnato ai Vescovi della Conferenza Episcopale del Burundi, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum".

Il Santo Padre ricorda che la collaborazione fra la Santa Sede e la Repubblica del Burundi, illustrata nell'Accordo-Quadro, firmato nel novembre 2012 ed entrato in vigore in febbraio, promuove "un ricco futuro per l'annuncio del Vangelo" ed invita i Vescovi "ad inserirsi - come già fanno - nel dialogo sociale e politico, e ad incontrare, senza esitazioni, i pubblici poteri. Le persone responsabili dell'Autorità sono le prime ad avere bisogno della vostra testimonianza di fede e del vostro coraggioso annuncio dei valori cristiani, affinché conoscendo più a fondo la Dottrina Sociale della Chiesa, ne apprezzino il valore e ad essa si ispirino nell'amministrazione della cosa pubblica".

In un non lontano passato, il Burundi ha conosciuto terribili conflitti ed il popolo burundese rimane ancora troppo spesso diviso con profonde ferite non ancora rimarginate. "Soltanto una autentica conversione dei cuori al Vangelo - scrive il Papa - può disporre gli uomini all'amore fraterno e al perdono, perché 'nella misura in cui Dio riuscirà a regnare tra di noi, la vita sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti'. L'evangelizzazione in profondità del vostro popolo continua ad essere la vostra principale preoccupazione per conseguire una autentica riconciliazione".

Se i primi testimoni chiamati a vivere l'autenticità di questa conversione sono, naturalmente, i sacerdoti, è necessario che i candidati al sacerdozio, "oltre alla indispensabile formazione intellettuale, ricevano anche una solida formazione spirituale, umana e pastorale. Questi i quattro pilastri della formazione! È con tutta la loro vita, nella quotidianità dei loro rapporti umani, che essi portano il Vangelo a tutti. Nel ministero sacerdotale non ci deve essere il 'predominio dell'aspetto amministrativo su quello pastorale, come pure una sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione'".

Papa Francesco elogia la preziosa opera delle congregazioni religiose nel campo dell'educazione, negli ospedali e nell'assistenza ai rifugiati e ricorda ai Presuli che le numerose nuove comunità che si formano "hanno bisogno del loro attento e prudente discernimento per garantire una solida formazione ai loro membri ed accompagnare l'evoluzione che esse sono chiamate a vivere per il bene di tutta la Chiesa".

"Il vostro Paese ha conosciuto una difficile storia recente, attraversata da divisioni e violenza, in un contesto di grande povertà che purtroppo perdura. Nonostante ciò, i coraggiosi sforzi di evangelizzazione che voi dispiegate nel vostro ministero pastorale portano numerosi frutti di conversione e di riconciliazione. Vi invito a non perdere la speranza, ma ad andare coraggiosamente avanti, con un rinnovato spirito missionario, per portare la Buona Novella a tutti coloro che ancora la attendono e che ne hanno più bisogno, perché conoscano finalmente la misericordia del Signore".

IL PAPA ALLE NUOVE GUARDIE SVIZZERE: NON È L’UNIFORME MA COLUI CHE LA INDOSSA A DOVER COLPIRE GLI ALTRI PER L’ATTEGGIAMENTO DI CARITÀ VERSO TUTTI

Città del Vaticano, 5 maggio 2014 (VIS). Questa mattina nella Sala Clementina del Palazzo Vaticano, Papa Francesco ha incontrato le reclute della Guardia Svizzera Pontificia, che domani presteranno giuramento, accompagnati da genitori, familiari e amici. "È un giorno speciale - ha detto il Papa - perché commemoriamo il Sacco di Roma e l’atto eroico dei vostri predecessori che, nel 1527, offrirono la propria vita per la difesa della Chiesa e del Papa. La vostra dedizione è la conferma che il loro coraggio e la loro fedeltà hanno portato frutto".

"Il contesto sociale ed ecclesiale è molto cambiato da allora - ha proseguito il Pontefice - la società è diversa rispetto a quei tempi. Ma il cuore dell’uomo, la sua capacità di essere fedele e coraggioso – 'acriter et fideliter', recita il vostro motto – è rimasto lo stesso. (...) Prestare servizio nella Guardia Svizzera Pontificia significa vivere un’esperienza che vede incontrarsi il tempo e lo spazio in modo molto particolare (...) Con il vostro peculiare servizio, voi siete chiamati a dare una serena e gioiosa testimonianza cristiana a quanti giungono in Vaticano per visitare la Basilica di San Pietro e per incontrare il Papa. Vivete intensamente le vostre giornate! Siate saldi nella vostra fede e generosi nella carità verso le persone che incontrate".

"L’uniforme che indossate - ha ricordato Papa Francesco - quest’anno compie cento anni. I suoi colori e la sua foggia sono conosciuti in tutto il mondo: ricordano dedizione, serietà, sicurezza. Identificano un servizio singolare e un passato glorioso. Tuttavia, dietro ad ogni uniforme c’è una persona concreta: con una famiglia e una terra di provenienza, con una personalità e una sensibilità, con dei desideri e dei progetti di vita. La vostra divisa è un suggestivo tratto caratteristico della Guardia Svizzera e attira l’attenzione della gente. Ma ricordate che non è l’uniforme ma colui che la indossa a dover colpire gli altri per la gentilezza, per lo spirito di accoglienza, per l’atteggiamento di carità verso tutti. Considerate questo anche nei rapporti tra di voi, dando importanza, anche alla vostra vita comunitaria, al condividere i momenti lieti e quelli più difficili, non ignorando chi tra di voi si trova in difficoltà e a volte ha bisogno di un sorriso e di un gesto di incoraggiamento e di amicizia; evitando una distanza negativa che divide tra loro i compagni e che, nella vita di tutte le persone del mondo, può generare disprezzo, emarginazione o razzismo".

LA SANTA SEDE E LA CONVEZIONE CONTRO LA TORTURA

Città del Vaticano, 5 maggio 2014 (VIS). L'Arcivescovo Silvano Tomasi, C.S., Capo della Delegazione della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra, ha presentato il Rapporto iniziale della Santa Sede al Comitato per la Convenzione contro la Tortura (CAT), che tiene in questa sede la sua LII Sessione.

Nell'esauriente Rapporto, l'Arcivescovo Tomasi precisa che "La Santa Sede ha aderito alla Convenzione contro la tortura (CAT) il 22 giugno 2002, con l'intento molto chiaro e diretto che la presente Convenzione fosse applicata alla Città del Vaticano (SCV). Nella sua qualità di sovrano della Città del Vaticano, la Santa Sede ha fornito un importante 'Dichiarazione interpretativa' che mostra il suo approccio al CAT".

"In primo luogo, la Dichiarazione interpretativa loda la Convenzione come strumento degno di difesa contro gli atti di tortura, quando dice: 'La Santa Sede ritiene che la Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, sia uno strumento valido ed idoneo per la lotta contro atti che costituiscono una grave offesa alla dignità della persona umana. 'In questo senso infatti, la Santa Sede ha voluto esprimere l'armonia dei propri principi e la visione della persona umana con quegli ideali e pratiche stabilite nella Convenzione contro la Tortura".

"La Dichiarazione interpretativa insiste sul fatto che 'La Santa Sede, aderendo alla Convenzione per conto dello Stato della Città del Vaticano, si impegna ad applicarla nella misura in cui è compatibile, in pratica, con la peculiare natura di detto Stato ". Come tale, per quanto riguarda l'applicazione della Convenzione e di qualsiasi esame, problema o critiche, o di applicazione di quest'ultima, la Santa Sede intende concentrarsi esclusivamente sulla Città del Vaticano, nel rispetto della sovranità internazionale di questo Stato e la legittima autorità specifica della Convenzione e della Commissione competente di esaminare i rapporti di Stato".

"La Santa Sede, in quanto membro della comunità internazionale, è legato ma separato e distinto dal territorio della Città del Vaticano, sul quale esercita la sovranità. La sua personalità internazionale non è mai stato confusa con i territori sui quali ha esercitato la sovranità dello Stato. Nella sua forma attuale, la Città del Vaticano è stata fondata nel 1929 per garantire più efficacemente la missione spirituale e morale della Santa Sede. Pertanto, i riferimenti colloquiali alla Santa Sede come il 'Vaticano' possono essere fuorvianti. In questo senso, la Santa Sede, come detto, incoraggia a livello globale i principi di base e di autentici diritti umani riconosciuti nella CAT, mentre realizza la sua attuazione nel territorio della Città del Vaticano in armonia con la Dichiarazione interpretativa".

Dopo aver presentato alcuni punti essenziali che devono guidare e assistere la discussione, l'Arcivescovo offre una panoramica della relazione iniziale che la Santa Sede ha presentato alla Commissione nel dicembre 2012.

"Oltre a presentare le distinzioni essenziali e le relazioni tra la Santa Sede, Città del Vaticano e la Chiesa cattolica, vorrei sottolineare - afferma l'Arcivescovo Tomasi - alcuni elementi importanti presentati all'interno della sezione 'Informazioni generali'. In particolare, il primo punto di riferimento è il sistema giuridico della Città del Vaticano, che è autonomo rispetto al sistema giuridico della Chiesa cattolica. In realtà, non tutte le norme canoniche sono rilevanti per il governo di questo territorio. In relazione al tema del delitto e della pena ci sono leggi specifiche che criminalizzano le attività illecite e prevedono sanzioni proporzionate nella Città del Vaticano".

"Come indicato nella sezione sulle statistiche, la piccola popolazione della Città del Vaticano, ricevendo circa 18 milioni di pellegrini e turisti ogni anno, ha un numero relativamente basso di questioni penali registrate".

"Passando ora alla terza parte del Rapporto iniziale, che affronta sistematicamente ognuno dei sedici articoli sostanziali del CAT, la mia Delegazione desidera sottolineare alcuni passi significativi e miglioramenti nella Città del Vaticano a rispettare la Convenzione, sin dalla consegna del Rapporto iniziale nel dicembre 2012. in primo luogo, vi è la modifica della legislazione dello Stato della Città del Vaticano con la promulgazione della Lettera Apostolica di Papa Francesco, l'11 luglio 2013, 'Sulla competenza della autorità giudiziaria della Città del Vaticano in materia penale', in particolare l'articolo 3, della Legge N. VIII, che tratta specificamente il reato di tortura. Mentre l'applicazione di questa legge fondamentale nel diritto penale dello Stato della Città del Vaticano in qualche modo tocca diversi articoli della Convenzione, vale la pena citarne direttamente alcuni. In relazione all'articolo 1 della Convenzione, la nuova legislazione integra, quasi alla lettera, la definizione di tortura e punizione crudele e disumana come ivi forniti e, quindi, di fatto, rispetta l'articolo 4 della Convenzione con l'integrazione nel codice penale e l'istituzione di sanzioni adeguate per tali reati. Il paragrafo 6 dello stesso articolo 3 della legge modificata VIII ribadisce efficacemente l'articolo 15 della Convenzione, che vieta l'uso di qualsiasi dichiarazione rilasciata a seguito di torture da considerare come prova".

"Modificati anche nel luglio 2013, gli emendamenti della Legge IX rispondono con maggiore specificità e chiarezza alle questioni dei reati, sia all'interno che al di fuori del territorio dello Stato, di giurisdizione, di estradizione e dei termini di condanna. I cambiamenti procedurali e legislativi cercano di attuare i principi contenuti nella Convenzione contro la tortura di cui agli articoli 3, 5 e 8. In particolare, si deve notare lo sviluppo sulla questione dell'estradizione e anche la smentita dello stesso da parte della Santa Sede, se lo Stato richiedente esercita la tortura o usa la pena capitale".

"La quarta parte del Rapporto iniziale, riguardante la 'Affermazione del divieto contro la tortura e altri trattamenti disumani o degradanti o punizioni crudeli negli insegnamenti e nelle attività della Santa Sede', fa riferimento alla vasta gamma di documenti, proclami, pubblicazioni, programmi radiofonici e televisivi con i quali la Santa Sede si dirige attivamente non solo ai seguaci della fede cattolica, ma anche alla comunità internazionale e a tutte le persone di buona volontà".

"Va sottolineato, alla luce della grande confusione esistente, che la Santa Sede non ha giurisdizione - come tale termine viene inteso anche ai sensi dell'articolo 2.1 della Convenzione - su ogni membro della Chiesa cattolica. La Santa Sede desidera ribadire che le persone che vivono in un determinato paese sono sotto la giurisdizione delle autorità legittime di quel paese e sono quindi soggette alla legge nazionale e alle conseguenze ivi contenute. Le autorità degli Stati sono obbligate a proteggere, e, quando necessario, perseguire le persone sotto la loro giurisdizione. La Santa Sede esercita la stessa autorità su coloro che vivono nella Città del Vaticano in conformità con le sue leggi. Quindi, la Santa Sede, nel rispetto dei principi di autonomia e sovranità degli Stati, insiste sul fatto che l'Autorità dello Stato, che ha competenza legittima, agisce come attore responsabile della giustizia per quanto riguarda i crimini e gli abusi commessi da persone sotto la sua giurisdizione. La mia delegazione desidera sottolineare che questo include non solo gli atti di tortura e di altri atti di pene crudeli e disumane, ma anche tutti gli altri atti considerati crimini commessi da qualsiasi persona fisica che, nonostante l'affiliazione ad un istituto cattolico, è soggetto ad una particolare autorità dello Stato. L'obbligo e la responsabilità a promuovere la giustizia in questi casi risiede nella giurisdizione nazionale competente".

"Ricapitolando questa quarta parte del Rapporto si potrebbe dire che numerose sono le misure che la Santa Sede ha adottato nel prendere efficaci provvedimenti legislativi, amministrativi, giudiziari e altri provvedimenti volti a prevenire e vietare la tortura e ad affrontare la sua radice, inducendo a evitare futuri atti in questo ambito. Tutto ciò esprime il desiderio della Santa Sede di 'dare il proprio sostegno morale e la collaborazione alla Comunità internazionale, per contribuire all'eliminazione del ricorso alla tortura, che è inammissibile e disumano".

ANCHE NOI POSSIAMO DIVENTARE "VIANDANTI RISORTI", SE LA PAROLA DEL SIGNORE RISCALDA IL NOSTRO CUORE

Città del Vaticano, 4 maggio 2014 (VIS). "Pietro è testimone della speranza che è in Cristo. (...) Pietro è il punto di riferimento saldo della comunità perché è fondato sulla Roccia che è Cristo. Così è stato Giovanni Paolo II, vera pietra ancorata alla grande Roccia". Queste le parole di Papa Francesco nell'omelia della Santa Messa per la Comunità Polacca di Roma, nella chiesa di San Stanislao, in ringraziamento per la Canonizzazione di Giovanni Paolo II. In questa Chiesa, ha ricordato Papa Francesco - Papa Wojtyla è venuto più di 80 volte. "Nei momenti di tristezza e di abbattimento, quando tutto sembrava perduto, egli non perdeva la speranza, perché la sua fede e la sua speranza erano fisse in Dio. E così era pietra, roccia per questa comunità".

"Voi, fratelli e sorelle - ha ricordato Papa Francesco - fate parte di un popolo che è stato molto provato nella sua storia. Il popolo polacco sa bene che per entrare nella gloria bisogna passare attraverso la passione e la croce. E lo sa non perché l’ha studiato, lo sa perché lo ha vissuto. San Giovanni Paolo II, come degno figlio della sua patria terrena, ha seguito questa via. L’ha seguita in modo esemplare, ricevendo da Dio una spogliazione totale. Per questo 'la sua carne riposa nella speranza'".

"E noi? Siamo disposti a seguire questa strada? Voi, cari fratelli, che formate oggi la comunità cristiana dei polacchi a Roma, volete seguire questa strada? San Pietro, anche con la voce di san Giovanni Paolo II, vi dice: 'Comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri'. È vero, siamo viandanti, ma non erranti! In cammino, ma sappiamo dove andiamo! Gli erranti non lo sanno. Siamo pellegrini, ma non randagi – come diceva san Giovanni Paolo II".

"Anche noi - ha concluso il Pontefice - possiamo diventare 'viandanti risorti'", se la Parola del Signore "riscalda il nostro cuore, e la sua Eucaristia ci apre gli occhi alla fede e ci nutre di speranza e di carità. Anche noi possiamo camminare accanto ai fratelli e alle sorelle che sono tristi e disperati, e riscaldare il loro cuore con il Vangelo, e spezzare con loro il pane della fraternità".

GESÙ CI SPIEGA LE SCRITTURE E RIACCENDE NEI NOSTRI CUORI IL CALORE DELLA FEDE E DELLA SPERANZA

Città del Vaticano, 4 maggio 2014 (VIS). Alle dodici di questa mattina, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Caeli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale. Ricordando il Vangelo di questa domenica, sui discepoli di Emmaus, che lungo la strada non riconoscono Gesù che cammina accanto a loro, il Papa ha detto: "Vedendoli così tristi, Egli dapprima li aiutò a capire che la passione e la morte del Messia erano previste nel disegno di Dio e preannunciate nelle Sacre Scritture; e così riaccese un fuoco di speranza nei loro cuori".

"La strada di Emmaus diventa così simbolo del nostro cammino di fede: le Scritture e l’Eucaristia sono gli elementi indispensabili per l’incontro con il Signore. Anche noi arriviamo spesso alla Messa domenicale con le nostre preoccupazioni, le nostre difficoltà e delusioni… La vita a volte ci ferisce e noi ce ne andiamo tristi, verso la nostra 'Emmaus', voltando le spalle al disegno di Dio. Ci allontaniamo da Dio. Ma ci accoglie la Liturgia della Parola: Gesù ci spiega le Scritture e riaccende nei nostri cuori il calore della fede e della speranza, e nella Comunione ci dà forza".

Nel sottolineare che la Parola di Dio e l'Eucaristia ci riempiono di gioia, Papa Francesco ha detto: "Ricordatelo bene! Quando tu sei triste, prendi la Parola di Dio. Quando tu sei giù, prendi la Parola di Dio e va’ alla Messa della domenica a fare la Comunione, a partecipare del mistero di Gesù. Parola di Dio, Eucaristia: ci riempiono di gioia. (...) C’è sempre una Parola di Dio che ci dà l’orientamento dopo i nostri sbandamenti; e attraverso le nostre stanchezze e delusioni c’è sempre un Pane spezzato che ci fa andare avanti nel cammino".

AZIONE CATTOLICA: ANDARE AI CONFINI E VIVERE LA GIOIA DELL'APPARTENENZA CRISTIANA

Città del Vaticano, 3 maggio 2014 (VIS). Questa mattina, nell'Aula Paolo VI, il Santo Padre Francesco ha incontrato l'Azione Cattolica Italiana a conclusione dell'Assemblea Nazionale sul tema: "Persone nuove in Gesù Cristo, corresponsabili della gioia di vivere". "Il tema della vostra Assemblea - ha detto il Pontefice - si inserisce bene nel tempo pasquale, che è un tempo di gioia. È la gioia dei discepoli nell'incontro con il Cristo risorto, e richiede di essere interiorizzata, dentro uno stile evangelizzatore capace di incidere nella vita".

"Nell’attuale contesto sociale ed ecclesiale - ha proseguito il Papa - voi laici di Azione Cattolica siete chiamati a rinnovare la scelta missionaria, aperta agli orizzonti che lo Spirito indica alla Chiesa ed espressione di una nuova giovinezza dell’apostolato laicale. Questa scelta missionaria: tutto in chiave missionaria, tutto. (...) Questa è la scelta che oggi fa l'Azione Cattolica. Anzitutto le parrocchie, specialmente quelle segnate da stanchezza e chiusure - e ce ne sono tante. (...) Quando io saluto le segretarie parrocchiali, domando loro: Ma Lei è segretaria di quelli che aprono le porte o di quelli che chiudono la parta? Queste parrocchie hanno bisogno del vostro entusiasmo apostolico, della vostra piena disponibilità e del vostro servizio creativo. Si tratta di assumere il dinamismo missionario per arrivare a tutti, privilegiando chi si sente lontano e le fasce più deboli e dimenticate della popolazione. Si tratta di aprire le porte e lasciare che Gesù possa andare fuori. Tante volte abbiamo Gesù chiuso nelle parrocchie con noi, e noi non usciamo fuori e non lasciamo uscire fuori Lui! Aprire le porte perché Lui vada, almeno Lui! Si tratta di una Chiesa 'in uscita': sempre Chiesa in uscita".

Rimanere, andare e gioire sono stati i tre verbi che Papa Francesco ha indicato all'Azione Cattolica per costituire una traccia di cammino.

"Rimanere. Ma non rimanere chiusi, no Rimanere in che senso? Rimanere con Gesù, rimanere a godere della sua compagnia. Per essere annunciatori e testimoni di Cristo occorre rimanere anzitutto vicini a Lui. È dall’incontro con Colui che è la nostra vita e la nostra gioia, che la nostra testimonianza acquista ogni giorno nuovo significato e nuova forza. Rimanere in Gesù, rimanere con Gesù".

"Secondo verbo: andare. Mai un'Azione Cattolica ferma, per favore! Non fermarsi: andare! (...) e annunciare che Dio è Padre e che Gesù Cristo ve lo ha fatto conoscere, e per questo la vostra vita è cambiata: si può vivere da fratelli, portando dentro una speranza che non delude". L'uomo dovunque si trovi, "lì dove soffre, lì dove spera, lì dove ama e crede, lì dove sono i suoi sogni più profondi, le domande più vere, i desideri del suo cuore. Lì vi aspetta Gesù. Questo significa: andare fuori. Questo significa: usciere, andare uscendo".

"E infine gioire. (...) Essere persone che cantano la vita, che cantano la fede. (...) Dire la fede, vivere la fede con gioia, e questo si chiama 'cantare la fede'. E questo non lo dico io! Questo lo ha detto 1600 anni fa sant'Agostino: 'cantare la fede'! Persone capaci di riconoscere i propri talenti e i propri limiti, che sanno vedere nelle proprie giornate, anche in quelle più buie, i segni della presenza del Signore. Gioire perché il Signore vi ha chiamato ad essere corresponsabili della missione della sua Chiesa. Gioire perché in questo cammino non siete soli: c'è il Signore che vi accompagna, ci sono i vostri vescovi e sacerdoti che vi sostengono, ci sono le vostre comunità parrocchiali, le vostre comunità diocesane con cui condividere il cammino. Non siete soli!".
"Con questi tre atteggiamenti, rimanere in Gesù, andare ai confini e vivere la gioia dell’appartenenza cristiana, potrete portare avanti la vostra vocazione, ed evitare la tentazione della 'quiete', che non ha niente a che fare con il rimanere in Gesù; evitare la tentazione della chiusura e quella dell’intimismo; tanto edulcorata, disgustosa per quanto è dolce, quella dell'intimismo... E se voi andate, non cadrete in questa tentazione. E anche evitare la tentazione della serietà formale. Con questo rimanere in Gesù, andare ai confini, vivere la gioia evitando queste tentazioni, eviterete di portare avanti una vita più simile a statue da museo che a persone chiamate da Gesù a vivere e diffondere la gioia del Vangelo. Se voi volete ascoltare il consiglio del vostro Assistente generale - è tanto mite, perché porta un nome mite, lui, è Mansueto! - se voli volete prendere il suo consiglio, siate asinelli, ma mai statue di museo, per favore, mai!".

AI VESCOVI SRI LANKA: CONTRIBUITE ALLA RICONCILIAZIONE NAZIONALE E PROMUOVETE IL DIALOGO INTERRELIGIOSO CONTRO GLI ESTREMISMI

Città del Vaticano, 3 maggio 2014 (VIS). Il contributo della Chiesa Cattolica alla riconciliazione nazionale e la ricostruzione della società civile, l'importanza del dialogo interreligioso di fronte ad estremismi che promettono un falso senso di unità nazionale fondata su di un'unica identità religiosa e la protezione della famiglia, sono stati i temi centrali del discorso che il Papa ha consegnato ai Vescovi della Conferenza Episcopale di Sri Lanka, al termine della quinquennale Visita "ad Limina Apostolorum".

Dopo lunghi anni di combattimenti e spargimento di sangue, la guerra nello Sri Lanka ha avuto finalmente fine ed i suoi abitanti ora sperano di ricostruire la loro vita e le loro comunità. I Presuli intendono contribuire a questa missione come sottolineano nella Lettera Pastorale "Verso le riconciliazione e la ricostruzione della nostra Nazione", nella quale, oltre a condividere le tribolazioni del loro popolo, affermano che c'è ancora molto lavoro da fare per promuovere il rispetto dei diritti umani e superare le tensioni etniche. Il Papa si unisce ai Presuli con parole di conforto "per tutti coloro che hanno perso i loro cari durante la guerra ed il cui futuro rimane incerto". Ricordando l'appello di San Paolo a portare gli uni il peso degli altri, il Papa invita le comunità "ad essere ferme nella fede, a rimanere accanto a quanti sono in lutto ed ancora soffrono i persistenti effetti della guerra".

La Chiesa Cattolica nello Sri Lanka, che conta fra i suoi membri Cingalesi e Tamil, può promuovere, perciò, l'unità fra i due gruppi giacché conosce "le preoccupazioni e i timori della gente, specialmente l'emarginazione e la diffidenza l'uno nei confronti dell'altro. I fedeli, consapevoli dei problemi che causano tensioni fra Cingalesi e Tamil, possono offrire un clima di dialogo che si impegna a costruire una società più giusta ed equa".

Lo Sri Lanka non soltanto ha una ricca diversità etnica ma anche diverse tradizioni religiose, per cui di fondamentale importanza è il dialogo interreligioso ed ecumenico per promuovere la conoscenza e l'arricchimento reciproco. Il Papa ha parole di apprezzamento per l'impegno dei Presuli in tale ambito che "permette alla Chiesa di collaborare più facilmente con gli altri nel garantire una pace duratura, ed assicurare la libertà della Chiesa nel perseguire i suoi obiettivi, specialmente l'educazione alla fede dei giovani e la libera testimonianza della fede cristiana. "Tuttavia - nota il Santo Padre - lo Sri Lanka vede l'insorgenza di estremismi religiosi che, promuovendo una falso senso dell'unità nazionale fondata su di una singola identità religiosa, creano tensioni che si esprimono in atti di intimidazione e violenza. Sebbene tali tensioni possono minacciare i rapporti ecumenici, la Chiesa nello Sri Lanka deve rimanere salda nel cercare alleati per la pace ed interlocutori per il dialogo".

Papa Francesco ricorda l'importante lavoro dei sacerdoti e dei religiosi nella missione della trasmissione della fede e nel promuovere la riconciliazione ed il dialogo e dedica l'ultima parte del suo discorso alla famiglia, ricordando che molte famiglie ancora soffrono le conseguenze della guerra che ne ha causato l'allontanamento dalle loro case e la morte di alcuni dei suoi membri. "Molti hanno perso il lavoro - scrive il Papa - e le famiglie sono rimaste divise poiché uno dei due coniugi ha dovuto lasciare la propria casa per cercare lavoro. Un'altra grande sfida è rappresentata dalla realtà crescente dei matrimoni misti, che richiedono maggiore attenzione nella preparazione e nell'assistenza alle coppie nel momento in cui si devono formare nella fede i loro figli. Quando siamo attenti alle famiglie e alle loro necessità, quando comprendiamo le loro difficoltà e speranze, rafforziamo la testimonianza della Chiesa e la proclamazione del Vangelo. (...) Il vostro impegno nel sostenere la famiglia sia a beneficio non soltanto della Chiesa, ma anche della società della Nazione, soprattutto nella sua missione a favore della riconciliazione e dell'unità".
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