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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 28 gennaio 2013

IL PAPA PREGA PER LE VITTIME INCENDIO DISCOTECA IN BRASILE

Città del Vaticano, 28 gennaio 2013 (VIS). A nome del Santo Padre, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato all'Arcivescovo Hélio Adelar Rubert, di Santa Maria (Brasile), un telegramma di cordoglio per la morte di 231 giovani periti sabato scorso, in un incendio propagatosi in una discoteca della città.

"Il Sommo Pontefice - costernato per la tragica morte di centinaia di giovani (...) chiede a Sua Eccellenza di trasmettere alle famiglie delle vittime il suo profondo cordoglio e la sua partecipazione al dolore di quanti sono in lutto. Nel contempo, nell'affidare a Dio, Padre di misericordia, i defunti, il Santo Padre invoca il conforto e la guarigione dei feriti, il coraggio e la consolazione della speranza cristiana per tutti coloro che sono stati colpiti dalla tragedia ed invia, a quanti soffrono e ai soccorritori, una confortante benedizione apostolica".

INDULGENZE PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

Città del Vaticano, 28 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI concederà speciali indulgenze in occasione della XXI Giornata Mondiale del Malato (7 - 11 febbraio, Altötting, Germania), come informa il Decreto reso pubblico oggi, a firma del Cardinale Manuel Monteiro de Castro, Penitenziere Maggiore e del Monsignor Krzysztof Nykiel, Reggente della Penitenzieria Apostolica.

I fedeli, che veramente pentiti e stimolati dalla carità, sull’esempio del Buon Samaritano, con spirito di fede e con animo misericordioso, pongano se stessi a servizio dei fratelli sofferenti e, se a loro volta malati, sopportino i dolori e le avversità della vita, (...) offrendo aperta testimonianza di fede attraverso la via del Vangelo della sofferenza, otterranno l'indulgenza plenaria, una volta al giorno alle solite condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), che potranno anche applicare in suffragio alle anime dei fedeli defunti:

A) Ogniqualvolta che, dal 7 all'11 febbraio prossimo, nel Santuario Mariano di Altötting o in qualsiasi altro luogo stabilito dall'Autorità ecclesiastica, parteciperanno devotamente a una cerimonia celebrata per impetrare da Dio i propositi della Giornata Mondiale del Malato e reciteranno il Padre Nostro, il Credo ed una pia invocazione alla Beata Vergine Maria.

I fedeli che negli ospedali pubblici o in qualsiasi casa privata assistono caritatevolmente, come il Buon Samaritano, gli ammalati e, a motivo del loro servizio, non possono partecipare alle funzioni sopra indicate, otterranno il medesimo dono dell'Indulgenza plenaria, se in quei giorni presteranno generosamente almeno per qualche ora la loro caritatevole assistenza come se lo facessero allo stesso Cristo Signore e reciteranno il Padre Nostro, il Credo ed una pia invocazione alla Beata Vergine Maria, avendo l'animo distaccato da ogni peccato e il proposito di adempiere, non appena possibile, alle condizioni richieste per l'ottenimento dell'Indulgenza plenaria.

I fedeli infine che per malattia, per età avanzata o per altra simile ragione, sono impediti dal prendere parte alla cerimonia sopra indicata, otterranno l'Indulgenza plenaria, purché, avendo l'animo distaccato da qualsiasi peccato e proponendosi di adempiere non appena possibile le solite condizioni, partecipino spiritualmente alle sacre funzioni nei giorni determinati, particolarmente mentre le Celebrazioni liturgiche ed il Messaggio del Sommo Pontefice verranno trasmessi per televisione e per radio, preghino devotamente per tutti gli ammalati e offrano a Dio, attraverso la Vergine Maria, 'Salus infirmorum', le loro sofferenze fisiche e spirituali".

B. L’Indulgenza parziale a tutti i fedeli ogniqualvolta rivolgeranno a Dio misericordioso, con cuore contrito, nei giorni sopra segnati, devote preghiere in aiuto degli infermi nello spirito del corrente Anno della fede.



SENSO CRISTIANO DEL "CARPE DIEM"

Città del Vaticano, 27 gennaio 2013 (VIS). "Ogni momento può divenire un 'oggi' propizio per la nostra conversione. Ogni giorno può diventare l’oggi salvifico, perché la salvezza è storia che continua per la Chiesa e per ciascun discepolo di Cristo. Questo è il senso cristiano del 'carpe diem': cogli l’oggi in cui Dio ti chiama per donarti la salvezza!". Con queste parole il Santo Padre si è rivolto ai fedeli riuniti alle 12:00 di oggi in Piazza San Pietro per la recita dell'Angelus.

Benedetto XVI ha commentato le letture della liturgia domenicale, in particolar il Vangelo di Luca che ci presenta Gesù che si reca di sabato nella sinagoga di Nazareth. "Da buon osservante, il Signore non si sottrae al ritmo liturgico settimanale e si unisce all’assemblea dei suoi compaesani nella preghiera e nell’ascolto delle Scritture. Il rito prevede la lettura di un testo della Torah o dei Profeti, seguita da un commento. Quel giorno Gesù si alzò a leggere e trovò un passo del profeta Isaia che inizia così: 'Lo Spirito del Signore Dio è su di me, / perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; / mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri'. (...) Gesù infatti, terminata la lettura, (...) disse: 'Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete [ora] ascoltato'. San Cirillo d’Alessandria afferma che l’'oggi', posto tra la prima e l’ultima venuta di Cristo, è legato alla capacità del credente di ascoltare e ravvedersi. Ma, in un senso ancora più radicale, è Gesù stesso 'l’oggi' della salvezza nella storia, perché porta a compimento la pienezza della redenzione".

"Questo brano interpella 'oggi' anche noi. Anzitutto ci fa pensare al nostro modo di vivere la domenica: giorno del riposo e della famiglia, ma prima ancora giorno da dedicare al Signore, partecipando all’Eucaristia, nella quale ci nutriamo del Corpo e Sangue di Cristo e della sua Parola di vita. In secondo luogo, nel nostro tempo dispersivo e distratto, questo Vangelo ci invita ad interrogarci sulla nostra capacità di ascolto. Prima di poter parlare di Dio e con Dio, occorre ascoltarlo, e la liturgia della Chiesa è la 'scuola' di questo ascolto del Signore che ci parla".

Al termine della preghiera dell'Angelus un bambino e una bambina dell'Azione Cattolica della Diocesi di Roma che concludono con la "Carovana della Pace" il mese di gennaio da loro tradizionalmente dedicato al tema della pace, invitati nell'appartamento pontificio, hanno liberato dalla finestra dello studio del Papa due colombe, simbolo di pace.







GIORNATA DELLA MEMORIA: CHE NON SI RIPETANO GLI ORRORI DEL PASSATO

Città del Vaticano, 28 gennaio 2013 (VIS). Nella "Giornata della Memoria", in ricordo dell'Olocausto delle vittime del nazismo, Benedetto XVI, dopo la recita dell'Angelus, ha detto: "La memoria di questa immane tragedia, che colpì così duramente soprattutto il popolo ebraico, deve rappresentare per tutti un monito costante affinché non si ripetano gli orrori del passato, si superi ogni forma di odio e di razzismo e si promuovano il rispetto e la dignità della persona umana".

Si celebra oggi anche la sessantesima Giornata mondiale dei malati di lebbra. Il Papa ha espresso la sua "vicinanza alle persone che soffrono per questo male" ed ha incoraggiato i ricercatori, gli operatori sanitari e i volontari, in particolare quanti fanno parte di organizzazioni cattoliche e dell’Associazione Amici di Raoul Follereau. "Invoco per tutti il sostegno spirituale di san Damiano de Veuster e di santa Marianna Cope, che hanno dato la vita per i malati di lebbra".

"In questa domenica - ha proseguito il Santo Padre - "ricorre anche una speciale Giornata di intercessione per la pace in Terra Santa. Ringrazio quanti la promuovono in molte parti del mondo e saluto in particolare quelli qui presenti".

Infine il Papa si è rivolto ai pellegrini polacchi ed ha detto: "Saluto i polacchi. Oggi mi unisco alla Chiesa in Polonia nella preghiera di ringraziamento per la vita e per il ministero del defunto Cardinale Primate Józef Glemp. Il Signore ricompensi il suo impegno pastorale nella sua gloria!".


RAPPORTO TRA FEDE E MATRIMONIO TEMA DEL DISCORSO DEL PAPA AL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA

Città del Vaticano, 26 gennaio 2013 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto nella Sala Clementina i membri del Tribunale della Rota Romana in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Nel discorso, di cui riportiamo ampi estratti, il Papa si è soffermato sul rapporto fra fede e matrimonio alla luce della "attuale crisi di fede, che interessa varie parti del mondo" e che porta con sé "una crisi della società coniugale".

"Il Codice di Diritto Canonico designa la realtà naturale del matrimonio, come patto irrevocabile tra uomo e donna. Il reciproco affidarsi, infatti, è la base irrinunciabile di qualunque patto o alleanza. Sul piano teologico, la relazione tra fede e matrimonio assume un significato ancora più profondo. Il vincolo sponsale, infatti, benché realtà naturale, tra i battezzati è stato elevato da Cristo alla dignità di sacramento".

"La cultura contemporanea, contrassegnata da un accentuato soggettivismo e relativismo etico e religioso, pone la persona e la famiglia di fronte a pressanti sfide. In primo luogo, di fronte alla questione circa la capacità stessa dell’essere umano di legarsi, e se un legame che duri per tutta la vita sia veramente possibile e corrisponda alla natura dell’uomo, o, piuttosto, non sia, invece, in contrasto con la sua libertà e con la sua autorealizzazione. Fa parte di una mentalità diffusa, infatti, pensare che la persona diventi se stessa rimanendo 'autonoma' ed entrando in contatto con l’altro solo mediante relazioni che si possono interrompere in ogni momento (...). A nessuno sfugge come sulla scelta dell’essere umano di legarsi con un vincolo che duri tutta la vita influisca la prospettiva di base di ciascuno, a seconda cioè che sia ancorata a un piano meramente umano, oppure si schiuda alla luce della fede nel Signore. (...) 'Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla': così insegnava Gesù ai suoi discepoli, ricordando loro la sostanziale incapacità dell’essere umano di compiere da solo ciò che è necessario al conseguimento del vero bene. Il rifiuto della proposta divina, in effetti, conduce ad uno squilibrio profondo in tutte le relazioni umane, inclusa quella matrimoniale, e facilita un’errata comprensione della libertà e dell’auto realizzazione, che, unita alla fuga davanti alla paziente sopportazione della sofferenza, condanna l’uomo a chiudersi nel suo egoismo ed egocentrismo. Al contrario, l’accoglienza della fede rende l’uomo capace del dono di sé, nel quale soltanto, 'aprendosi all’altro, agli altri, ai figli, alla famiglia... lasciandosi plasmare nella sofferenza, egli scopre l’ampiezza dell’essere persona umana'".

"La fede in Dio, sostenuta dalla grazia divina, è dunque un elemento molto importante per vivere la mutua dedizione e la fedeltà coniugale. Non s’intende con ciò affermare che la fedeltà, come le altre proprietà, non siano possibili nel matrimonio naturale, contratto tra non battezzati. Esso, infatti, non è privo dei beni che 'provengono da Dio Creatore e si inseriscono in modo incoativo nell’amore sponsale che unisce Cristo e la Chiesa'. Certamente, però, la chiusura a Dio o il rifiuto della dimensione sacra dell’unione coniugale e del suo valore nell’ordine della grazia rende ardua l’incarnazione concreta del modello altissimo di matrimonio concepito dalla Chiesa secondo il disegno di Dio, potendo giungere a minare la validità stessa del patto qualora, (...) si traduca in un rifiuto di principio dello stesso obbligo coniugale di fedeltà ovvero degli altri elementi o proprietà essenziali del matrimonio".

"Tertulliano, nella celebre 'Lettera alla moglie', parlando della vita coniugale contrassegnata dalla fede, scrive che i coniugi cristiani 'sono veramente due in una sola carne, e dove la carne è unica, unico è lo spirito. Insieme pregano, insieme si prostrano e insieme digiunano; l’uno ammaestra l’altro, l’uno onora l’altro, l’uno sostiene l’altro'
"I Santi che hanno vissuto l’unione matrimoniale e familiare nella prospettiva cristiana, sono riusciti a superare anche le situazioni più avverse, conseguendo talora la santificazione del coniuge e dei figli con un amore sempre rafforzato da una solida fiducia in Dio, da una sincera pietà religiosa e da un’intensa vita sacramentale. Proprio queste esperienze, contrassegnate dalla fede, fanno comprendere come, ancor oggi, sia prezioso il sacrificio offerto dal coniuge abbandonato o che abbia subito il divorzio, se - riconoscendo l’indissolubilità del vincolo matrimoniale valido - riesce a non lasciarsi 'coinvolgere in una nuova unione ... In tal caso il suo esempio di fedeltà e di coerenza cristiana assume un particolare valore di testimonianza di fronte al mondo e alla Chiesa'".

"Vorrei soffermarmi, infine, brevemente, sul 'bonum coniugum'. La fede è importante nella realizzazione dell’autentico bene coniugale, che consiste semplicemente nel volere sempre e comunque il bene dell’altro, in funzione di un vero e indissolubile 'consortium vitae'. In verità, nel proposito degli sposi cristiani di vivere una vera 'communio coniugalis' vi è un dinamismo proprio della fede, per cui la 'confessio', la risposta personale sincera all’annuncio salvifico, coinvolge il credente nel moto d’amore di Dio. 'Confessio' e 'caritas' sono 'i due modi in cui Dio ci coinvolge, ci fa agire con Lui, in Lui e per l’umanità, per la sua creatura ... La 'confessio' non è una cosa astratta, è 'caritas', è amore. Solo così è realmente il riflesso della verità divina, che come verità è inseparabilmente anche amore'".

"Soltanto attraverso la fiamma della carità, la presenza del Vangelo non è più solo parola, ma realtà vissuta. In altri termini, se è vero che 'la fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un sentimento in balia costante del dubbio', si deve concludere che 'fede e carità si esigono a vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino'. Se ciò vale nell’ampio contesto della vita comunitaria, deve valere ancora di più nell’unione matrimoniale. È in essa, di fatto, che la fede fa crescere e fruttificare l’amore degli sposi, dando spazio alla presenza di Dio Trinità e rendendo la stessa vita coniugale, così vissuta, 'lieta novella' davanti al mondo".

"Riconosco le difficoltà, da un punto di vista giuridico e pratico, di enucleare l’elemento essenziale del 'bonum coniugum', inteso finora prevalentemente in relazione alle ipotesi di incapacità. 'Il bonum coniugum' assume rilevanza anche nell’ambito della simulazione del consenso. Certamente, nei casi sottoposti al vostro giudizio, sarà l’indagine 'in facto' ad accertare l’eventuale fondatezza di questo capo di nullità, prevalente o coesistente con un altro capo dei tre 'beni' agostiniani, la procreatività, l’esclusività e la perpetuità. Non si deve quindi prescindere dalla considerazione che possano darsi dei casi nei quali, proprio per l’assenza di fede, il bene dei coniugi risulti compromesso e cioè escluso dal consenso stesso; ad esempio, nell’ipotesi di sovvertimento da parte di uno di essi, a causa di un’errata concezione del vincolo nuziale, del principio di parità, oppure nell’ipotesi di rifiuto dell’unione duale che contraddistingue il vincolo matrimoniale, in rapporto con la possibile coesistente esclusione della fedeltà e dell’uso della copula adempiuta 'humano modo'".

"Con le presenti considerazioni, non intendo certamente suggerire alcun facile automatismo tra carenza di fede e invalidità dell’unione matrimoniale, ma piuttosto evidenziare come tale carenza possa, benché non necessariamente, ferire anche i beni del matrimonio, dal momento che il riferimento all’ordine naturale voluto da Dio è inerente al patto coniugale".


ECUMENISMO: CAMMINARE OLTRE LE BARRIERE

Città del Vaticano, 25 gennaio 2013 (VIS). Alle 17:30 di oggi pomeriggio, nella Solennità della conversione di San Paolo, Benedetto XVI ha presieduto i secondi Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, a conclusione della XLVI Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani sul tema: "Quel che il Signore esige da noi". Alla celebrazione hanno preso parte i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma, fra i quali il Metropolita Gennadios, Rappresentante del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli ed il Reverendo Canonico Richardson, Rappresentante dell'Arcivescovo di Canterbury.

"La comunione nella stessa fede è la base per l’ecumenismo" - ha detto il Santo Padre ribadendo che: "L’unità (...) è donata da Dio come inseparabile dalla fede" e "La professione della fede battesimale in Dio, Padre e Creatore, che si è rivelato nel Figlio Gesù Cristo, effondendo lo Spirito che vivifica e santifica, già unisce i cristiani. Senza la fede - che è primariamente dono di Dio, ma anche risposta dell’uomo - tutto il movimento ecumenico si ridurrebbe ad una forma di 'contratto' cui aderire per un interesse comune. (...). Le questioni dottrinali che ancora ci dividono non devono essere trascurate o minimizzate. Esse vanno piuttosto affrontate con coraggio, in uno spirito di fraternità e di rispetto reciproco. Il dialogo, quando riflette la priorità della fede, permette di aprirsi all’azione di Dio con la ferma fiducia che da soli non possiamo costruire l’unità, ma è lo Spirito Santo che ci guida verso la piena comunione, e fa cogliere la ricchezza spirituale presente nelle diverse Chiese e Comunità ecclesiali".

"Nella società attuale - ha detto il Papa - sembra che il messaggio cristiano incida sempre meno nella vita personale e comunitaria; e questo rappresenta una sfida per tutte le Chiese e le Comunità ecclesiali. (...) Mentre siamo in cammino verso la piena unità, è necessario allora perseguire una collaborazione concreta tra i discepoli di Cristo per la causa della trasmissione della fede al mondo contemporaneo. Oggi c’è grande bisogno di riconciliazione, di dialogo e di comprensione reciproca, in una prospettiva non moralistica, ma proprio in nome dell’autenticità cristiana per una presenza più incisiva nella realtà del nostro tempo".

"La vera fede in Dio poi è inseparabile dalla santità personale, come anche dalla ricerca della giustizia - ha sottolineato il Pontefice ricordando che il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: 'Quel che il Signore esige da noi', è stato proposto dallo "Student Christian Movement in India", in collaborazione con la "All India Catholic University Federation" ed il "National Council of Churches" in India. "A quanti hanno collaborato desidero esprimere la mia viva gratitudine e, (...) assicuro la mia pr eghiera a tutti i cristiani dell’India, che a volte sono chiamati a rendere testimonianza della loro fede in condizioni difficili. 'Camminare umilmente con Dio' significa anzitutto camminare nella radicalità della fede, come Abramo, fidandosi di Dio, anzi riponendo in Lui ogni nostra speranza e aspirazione, ma significa anche camminare oltre le barriere, oltre l’odio, il razzismo e la discriminazione sociale e religiosa che dividono e danneggiano l’intera società".

"La nostra ricerca di unità nella verità e nell’amore, infine, non deve mai perdere di vista la percezione che l’unità dei cristiani è opera e dono dello Spirito Santo e va ben oltre i nostri sforzi. Pertanto, l’ecumenismo spirituale, specialmente la preghiera, è il cuore dell’impegno ecumenico. Tuttavia, l’ecumenismo non darà frutti duraturi se non sarà accompagnato da gesti concreti di conversione che muovano le coscienze e favoriscano la guarigione dei ricordi e dei rapporti. (...) Un’autentica conversione, (...) è un elemento fondamentale del nostro impegno ecumenico. Il rinnovamento della vita interiore del nostro cuore e della nostra mente, che si riflette nella vita quotidiana, è cruciale in ogni dialogo e cammino di riconciliazione, facendo dell’ecumenismo un impegno reciproco di comprensione, rispetto e amore, 'affinché il mondo creda'".


UDIENZE

Città del Vaticano, 28 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

- Otto Presuli della Conferenza Episcopale della Campania, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

* S.E. Mons. Andrea Mugione, Arcivescovo di Benevento

* S.E. Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia

* S.E. Mons. Michele De Rosa, Vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata dei Goti

* S.E. Mons. Giovanni D’Alise, Vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia

* S.E. Mons. Francesco Marino, Vescovo di Avellino

* S.E. Mons. Ciro Miniero, Vescovo di Vallo della Lucania

* S.E. Mons. Antonio De Luca, C.SS.R., Vescovo di Teggiano-Policastro

* Dom Beda Umberto Paluzzi, O.S.B., Abate dell’Abbazia territoriale di Montevergine

Sabato 26 gennaio, il Santo Padre ha ricevuto udienza:

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

- Il Monsignor Pio Vito Pinto, Decano del Tribunale della Rota Romana.

ALTRI ATTI PONTIFICI
Città del Vaticano, 26 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Padre Guy Charbonneau, P.M.E., Vescovo della Diocesi di Choluteca (superficie: 5.775; popolazione: 700.000; cattolici: 586.000; sacerdoti: 28; religiosi: 67), Honduras. Il Vescovo eletto è nato nel 1946 a Montréal (Canada), è divenuto membro della Società per le Missioni Estere nel 1969 ed è stato ordinato sacerdote nel 1970. Dal 1970 al 2003 in Honduras ha ricoperto i seguenti incarichi pastorali: nella diocesi di Choluteca: Vicario a “San Marcos de Colón”, Direttore Spirituale del Seminario Minore, Responsabile della pastorale della comunità “San Francisco”, Incaricato diocesano per la Pastorale Giovanile e coordinatore dell'equipe diocesana per la Pastorale Vocazionale; nell’arcidiocesi di Tegucigalpa: Vicario Parrocchiale; Professore, Direttore Spirituale e Rettore del Seminario Minore; Professore, Assistente Spirituale e Rettore del Seminario Maggiore; a livello nazionale in Honduras è stato Responsabile della formazione missionaria Ad Gentes, Responsabile del Centro di Formazione e Animazione Missionaria e Direttore delle Pontificie Opere Missionarie; è stato primo Assistente Regionale della Società per le Missioni Estere della Provincia di Québec e, dal 2002 al 2003, Superiore Regionale. Dal 2003 al 2008 è stato Vicario Generale della Società per le Missioni Estere; dal 2008 è Superiore Generale della Società per le Missioni Estere della Provincia di Québec.

- il Reverendo Djalwana Laurent Lompo, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Niamey (superficie: 200.000; popolazione: 7.400.000; cattolici: 20.100; sacerdoti: 42; religiosi: 90), Niger. Il Vescovo eletto è nato nel 1967 a Koulbou (Niger) ed è stato ordinato sacerdote nel 1997. Dal 1997 al 2000 è stato Vicario parrocchiale della Parrocchia St Gabriel a Niamey; dal 2002 al 2003 è stato Responsabile del Foyer Samuel per le vocazioni; dal 2003 è stato Vicario Generale della medesima Arcidiocesi.

- Il Sacerdote Rafael García de la Serrana Villalobos, del Clero della Prelatura personale dell'Opus Dei, Vice Direttore della Direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato della Stato della Città del Vaticano.



venerdì 25 gennaio 2013

IL PAPA RICEVE LA COMMISSIONE PER IL DIALOGO TEOLOGICO TRA CHIESA CATTOLICA E CHESE ORTODOSSE ORIENTALI

Città del Vaticano, 25 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Vaticano i membri della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali. La Commissione istituita dieci anni fa, nel gennaio 2003, fu un'iniziativa delle autorità ecclesiali della famiglia della Chiese Ortodosse Orientali e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.

"La Commissione si è dedicata questa settimana allo studio della comunione e della comunicazione che esistevano fra le Chiese nei primi cinque secoli della storia cristiana" - ha detto Benedetto XVI che ha auspicato che i rapporti fra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali "continuino a svilupparsi in uno spirito fraterno di cooperazione, particolarmente con il potenziamento di un dialogo teologico in grado di aiutare tutti i fedeli del Signore a crescere nella comunione e a testimoniare davanti al mondo la verità di salvezza del Vangelo".

"Molti di voi provengono da aree dove i cristiani, singoli e comunità, affrontano dure prove e difficoltà, fonte di profonda preoccupazione per tutti. Tramite tutti voi, desidero assicurare tutti i fedeli del Medio Oriente, della mia vicinanza spirituale e della mia preghiera, affinché questa terra, così importante nel piano di salvezza di Dio, possa essere condotta, attraverso dialogo e cooperazione costruttivi, ad un futuro di giustizia e di pace duratura. Tutti i cristiani hanno bisogno di lavorare insieme in accettazione e fiducia reciproca al servizio della causa della pace e della giustizia in fedeltà alla volontà del Signore. Che l'esempio e l'intercessione di innumerevoli martiri e santi che, lungo le epoche, hanno testimoniato coraggiosamente il Cristo in tutte le nostre Chiese, sostengano e rafforzino tutti noi nell'affrontare le sfide del presente con fiducia e speranza nel futuro che il Signore apre davanti a noi".

COMPETENZA SUI SEMINARI TRASFERITA ALLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO

Città del Vaticano, 25 gennaio 2013 (VIS). "Ministrorum institutio" è il titolo del Motu proprio con il quale il Santo Padre modifica la Costituzione apostolica "Pastor bonus" (Giovanni Paolo II, 1988) e trasferisce la competenza sui seminari dalla “Congregazione per l’Educazione Cattolica” alla “Congregazione per il Clero”. Di seguito riportiamo ampi estratti del documento.

"La formazione dei sacri ministri fu tra le principali preoccupazioni dei Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II, che scrissero: 'Il Concilio Ecumenico, ben consapevole che l'auspicato rinnovamento di tutta la Chiesa dipende in gran parte dal ministero sacerdotale animato dallo spirito di Cristo, afferma solennemente l'importanza somma della formazione sacerdotale' (Decreto Optatam totius, 1). In questo contesto, il canone 232 CIC rivendica alla Chiesa il 'diritto proprio ed esclusivo' di provvedere alla formazione di coloro che sono destinati ai ministeri sacri, ciò che avviene di regola nei Seminari".

"Il primo organismo a carattere universale, incaricato di provvedere alla fondazione, al governo ed all’amministrazione dei Seminari, (...) fu l’apposita 'Congregatio Seminariorum', istituita da Benedetto XIII con la Costituzione 'Creditae Nobis' (1725). Essa si estinse con l’andar del tempo e i Seminari continuarono ad essere fatti oggetto di particolari cure da parte della Santa Sede per mezzo della Sacra Congregazione del Concilio (oggi Congregazione per il Clero) od anche della Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, e, dal 1906, solo per mezzo di quest’ultima. San Pio X, con la Costituzione apostolica 'Sapienti consilio' (1908), riservò la giurisdizione sui Seminari alla Sacra Congregazione Concistoriale (...). Benedetto XV, con il Motu proprio 'Seminaria clericorum' (1915), creò un nuovo Dicastero, che assunse il nome di 'Sacra Congregatio de Seminariis et Studiorum Universitatibus'. Il Santo Padre motivò la decisione perché preoccupato del numero crescente degli affari e dell’importanza dell’ufficio (...). Il nuovo Dicastero (...) fu accolto nel Codex Iuris Canonici del 1917".

"È significativo rilevare che, durante la redazione del nuovo Codice (1983 n.d.r.), si sia discusso circa l’opportunità di conservare la medesima disposizione, ma, alla fine, sembrò più opportuno premettere l’intera normativa, come introduzione, alla trattazione sui chierici. Quindi le norme e le direttive sui Seminari sono state inserite (...), con l’appropriata denominazione 'La formazione dei Chierici'. (...) Il Concilio Ecumenico Vaticano II ricorda nuovamente che: 'i Seminari maggiori sono necessari per la formazione sacerdotale' (...).

Quindi i Seminari rientrano, secondo il Concilio Ecumenico Vaticano II e il Codice di Diritto Canonico del 1983, nell’ambito della 'formazione dei Chierici', che per essere vera ed efficace deve saldare la formazione permanente con la formazione seminaristica (...) come ha affermato il mio venerato predecessore, il beato Giovanni Paolo II, nell’Esortazione apostolica 'Pastores dabo vobis' (1992): 'È di particolare importanza avvertire e rispettare l’intrinseco legame che esiste tra la formazione precedente l’ordinazione e quella successiva. Se, infatti, ci fosse una discontinuità o perfino una difformità tra queste due fasi formative, deriverebbero immediatamente gravi conseguenze sull’attività pastorale e sulla comunione fraterna tra i presbiteri, in particolare tra quelli di differente età'".

"Ritengo pertanto opportuno assegnare alla Congregazione per il Clero la promozione e il governo di tutto ciò che riguarda la formazione, la vita e il ministero dei presbiteri e dei diaconi: dalla pastorale vocazionale e la selezione dei candidati ai sacri Ordini, inclusa la loro formazione umana, spirituale, dottrinale e pastorale nei Seminari e negli appositi centri per i diaconi permanenti, fino alla loro formazione permanente, incluse le condizioni di vita e le modalità di esercizio del ministero e la loro previdenza e assistenza sociale".

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE COMPETENTE SULLA CATECHESI

Città del Vaticano, 25 gennaio 2013 (VIS). Con il Motu Proprio "Fodes per doctrinam", reso pubblico oggi, e datato 16 gennaio, il Santo Padre modifica la Costituzione apostolica "Pastor bonus" e trasferisce la competenza sulla Catechesi dalla Congregazione per il Clero al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Di seguito riportiamo una sintesi del testo.

"La fede - scrive il Papa - ha bisogno di essere sostenuta per mezzo di una dottrina capace di illuminare la mente e il cuore dei credenti. Il particolare momento storico che viviamo, segnato tra l’altro da una drammatica crisi di fede, richiede l’assunzione di una consapevolezza tale da rispondere alle grandi attese che sorgono nel cuore dei credenti per i nuovi interrogativi che interpellano il mondo e la Chiesa. L’intelligenza della fede, quindi, richiede sempre che i suoi contenuti siano espressi con un linguaggio nuovo, capace di presentare la speranza presente nei credenti a quanti ne chiedono ragione".

"Nel cinquantesimo anniversario dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, mentre la Chiesa riflette ancora sulla ricchezza d’insegnamento contenuto in quei documenti e trova nuove forme per attuarlo, è possibile verificare il grande cammino compiuto in questi decenni nell’ambito della catechesi, cammino però che non è stato esente, negli anni del dopo Concilio, da errori anche gravi nel metodo e nei contenuti, che hanno spinto ad una approfondita riflessione e condotto così all’elaborazione di alcuni Documenti postconciliari che rappresentano la nuova ricchezza nel campo della Catechesi".

"L’insegnamento conciliare e il Magistero successivo, facendosi interpreti della grande tradizione della Chiesa in proposito, hanno legato in maniera sempre più forte la Catechesi al processo di evangelizzazione. La Catechesi, quindi, rappresenta una tappa significativa nella vita quotidiana della Chiesa per annunciare e trasmettere in maniera viva ed efficace la Parola di Dio, così che questa giunga a tutti, e i credenti siano istruiti ed educati in Cristo per costruire il Suo Corpo che è la Chiesa".

"Con la Lettera apostolica, in forma di Motu Proprio, 'Ubicumque et semper', ho istituito, il 21 settembre 2010, il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che svolge 'la propria finalità sia stimolando la riflessione sui temi della nuova evangelizzazione, sia individuando e promuovendo le forme e gli strumenti atti a realizzarla'. In modo particolare, ho voluto assegnare al nuovo Dicastero il compito di 'promuovere l’uso del Catechismo della Chiesa Cattolica, quale formulazione essenziale e completa del contenuto della fede per gli uomini del nostro tempo'".

"Ciò considerato ritengo opportuno che tale Dicastero assuma tra i suoi compiti istituzionali quello di vegliare, per conto del Romano Pontefice, sul rilevante strumento di evangelizzazione che rappresenta per la Chiesa la Catechesi, nonché l’insegnamento catechetico nelle sue diverse manifestazioni, in modo da realizzare un’azione pastorale più organica ed efficace. Questo nuovo Pontificio Consiglio potrà offrire alle Chiese locali e ai Vescovi diocesani un adeguato servizio in questa materia".

"Perciò, accogliendo la concorde proposta dei Capi Dicastero interessati, ho deciso di trasferire al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione le competenze che, in materia di Catechesi, la Costituzione apostolica Pastor bonus, del 28 giugno 1988, aveva affidato alla Congregazione per il Clero, con la stessa giurisdizione che finora esercitava la medesima Congregazione in questa materia ed è richiesta dall’ordinamento canonico".

GIORNATA MONDIALE DI LOTTA ALLA LEBBRA: INTENSIFICARE DIACONIA DELLA CARITÀ

Città del Vaticano, 25 gennaio 2013 (VIS). In occasione della LX Giornata Mondiale di lotta alla Lebbra, che si celebra domenica prossima, 27 gennaio, l'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori Sanitari, ha pubblicato un Messaggio del titolo: "Una occasione propizia per intensificare la diaconia della carità”. L'Arcivescovo ricorda che il morbo di Hansen è "male tanto antico quanto grave per le sofferenze, l’esclusione sociale e la povertà che (...) comporta".

"Secondo i dati più recenti dell’OMS - si legge nel Messaggio - circa duecentoventimila fra uomini, donne e bambini hanno contratto la lebbra nel 2011 e molti dei nuovi casi sono stati diagnosticati quando la malattia era in uno stato avanzato. Questi dati mostrano il permanere, nonostante la meritoria azione di realtà internazionali e nazionali, governative e non - come l’OMS e le Fondazioni Raoul Follereau e Sasakawa - di un’ancora insufficiente possibilità di accesso alle strutture diagnostiche e della carenza nella formazione alla prevenzione delle comunità a rischio di contagio, come pure il bisogno di azioni igienico-sanitarie mirate. Tutto ciò è fondamentale per la lebbra, ormai senza esito mortale se adeguatamente curata, così come lo è in larga misura per le altre 'malattie neglette' (...). Si tratta di patologie che costituiscono degli autentici flagelli in alcune parti del mondo, ma che non riscuotono la sufficiente attenzione da parte della comunità internazionale; tra di esse ritroviamo la dengue, la malattia del sonno, la bilarziosi, l’oncocercosi, la leishmaniosi e il tracoma".

"Di fronte ad una tale emergenza sanitaria, anche alla luce dell’Anno della fede, e nel desiderio di impegnarci, sempre più intensamente, come cattolici, nell’adempiere quanto richiesto da Gesù col comandamento 'Euntes docete et curate infirmos' e dal nostro Battesimo, desidero rinnovare l’invito ad adoperarsi perché questa 60a Giornata Mondiale di lotta alla lebbra costituisca una nuova 'occasione propizia per intensificare la diaconia della carità nelle nostre comunità ecclesiali, per essere ciascuno buon samaritano verso l'altro, verso chi ci sta accanto'", a cominciare dai malati di lebbra.

"Un ruolo altrettanto importante spetta anche a tutte le persone vittime della lebbra, che sono chiamate a cooperare per l’affermazione di una società più inclusiva e giusta che permetta il reinserimento di chi è stato guarito, per divulgare e promuovere le possibilità di diagnosi e di cura, per ribadire la necessità di sottoporsi a terapie per esserne curati contribuendo a debellare l’infezione, per diffondere, nelle realtà d’appartenenza, i criteri igienico-sanitari indispensabili ad impedirne l’ulteriore propagazione".

"Come cristiano, chi è stato colpito dalla lebbra ha inoltre la possibilità di vivere la propria condizione in una prospettiva di fede 'trovandone il senso mediante l'unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore', pregando e offrendo la propria tribolazione per il bene della Chiesa e dell’umanità. Nella consapevolezza che quanto evidenziato è certamente non facile e richiede carità verso se stessi e verso il prossimo, speranza, coraggio, pazienza e determinazione, desidero ricordare - con le parole di san Paolo - che nessuno di noi ha 'ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma' che abbiamo 'ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà, Padre!’. E, 'se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria'; anche nelle situazioni più avverse, il cristiano ha la certezza che 'né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore'".

UDIENZE

Città del Vaticano, 25 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Fernando Filone, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

- Il Signor Nikolay Sadchikov, Ambasciatore della federazione Russa, in visita di Congedo.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 25 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kalookan (Filippine), presentata dal Vescovo Deogratias Iñiguez, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Vescovo Buenaventura M. Famadico, Vescovo di San Pablo (superficie: 1.203; popolazione: 2.821.000; cattolici: 2.466.000; sacerdoti: 172; religiosi: 508), Filippine. Finora Vescovo di Gumaca (Filippine), succede al Vescovo Leo Drona, S.D.B., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.


giovedì 24 gennaio 2013

BENEDETTO XVI: IL CARDINALE GLEMP ERA UN UOMO "GIUSTO"

Città del Vaticano, 24 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Cardinale Kazimierz Nycz, Arcivescovo Metropolita di Varsavia (Polonia), un telegramma di cordoglio per la morte, all'età di 83 anni, del Cardinale Jozef Glemp, Arcivescovo emerito di Gniezno e di Varsavia, dal 1981 al 2006 e Primate della Polonia.

"Caritati in iustitia – per la carità nella giustizia – questo motto episcopale lo ha accompagnato durante tutta l’esistenza ed ha indirizzato il suo modo di pensare, di valutare, di fare le scelte, di prendere le decisioni e di offrire le linee dell’azione pastorale. Era un uomo 'giusto', nello spirito di san Giuseppe suo Patrono e di coloro che nella tradizione biblica hanno saputo ascoltare la voce della chiamata di Dio indirizzata non solo personalmente a loro, ma anche alle comunità, alle quali erano inviati. Tale giustizia, ricca dell’umile adesione alla volontà di Dio, è stata la base del suo profondo amore per Dio e per l’uomo, che era la luce, l’ispirazione e la forza nel difficile ministero di guida della Chiesa in un’epoca, in cui significative trasformazioni sociali e politiche interessarono la Polonia e l’Europa", scrive il Papa.

"L’amore di Dio e della Chiesa, la premura per la vita e la dignità di ogni uomo hanno fatto di Lui un apostolo dell’unità contro la divisione, della concordia davanti allo scontro, della comune costruzione di un futuro felice sulla base delle passate, gioiose e dolorose esperienze della Chiesa e del popolo. Continuando l’opera del Cardinale Stefan Wyszynski, in costante comunione e legame spirituale con il Papa Giovanni Paolo II, con grande prudenza, risolveva tante questioni e problemi nella vita politica, sociale e religiosa dei Polacchi. Fidandosi della Provvidenza Divina, guardava con ottimismo verso il nuovo millennio, nel quale gli è stato dato di introdurre la comunità dei credenti in Polonia".

"Nell’ultima tappa della sua vita era provato dalla sofferenza che sopportava con serenità di spirito. Anche in questa prova è rimasto testimone dell’affidamento alla bontà e all’amore di Dio onnipotente".

"Personalmente - conclude il Papa - ho sempre apprezzato la sua sincera bontà, la semplicità, l’apertura e la cordiale dedizione alla causa della Chiesa in Polonia e nel mondo. Così rimarrà nella mia memoria e nella preghiera. Che il Signore lo accolga nella sua gloria!".



IL PAPA VALUTA POSITIVAMENTE I "SOCIAL MEDIA"

Città del Vaticano, 24 gennaio 2013 (VIS). Questa mattina presso la Sala Stampa della Santa Sede ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione del Messaggio di Benedetto XVI per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra quest'anno domenica 12 maggio, sul tema: "Reti sociali: porte di verità e di fede, nuovi spazi di evangelizzazione". Alla conferenza stampa sono intervenuti l'Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ed il Monsignor Paul Tighe, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio.

"Il Messaggio di questa Giornata Mondiale - ha detto l'Arcivescovo Celli - presenta una valutazione positiva dei social media, anche se non ingenua. Essi sono visti come opportunità di dialogo e di dibattito e con la riconosciuta capacità di rafforzare i legami di unità tra le persone e di promuovere efficacemente l'armonia della famiglia umana. Questa positività esige però che si agisca nel rispetto della privacy con responsabilità e dedizione alla verità, e con autenticità dato che non si condividono solo informazioni e conoscenze ma in sostanza si comunica una parte di noi stessi".

"La dinamica dei social media - è opportuno sottolinearlo - è inserita in quella ancor più ricca e profonda della ricerca esistenziale del cuore umano. C'è un intrecciarsi di domande e di risposte che dà un senso al cammino dell'uomo. In questo contesto Papa Benedetto XVI tocca un aspetto delicato della vicenda, quando cioè il mare delle eccessive informazioni sovrasta 'la voce discreta della ragione'".

"Il tema dell'attuale Giornata parla di nuovi spazi di evangelizzazione, evangelizzazione che è annuncio della Parola, che è annuncio di Gesù Cristo. Occorre però ricordare, a questo proposito, quanto già Papa Benedetto XVI scriveva nel Messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2011, quando sottolineava che non si tratta solo di una espressione esplicita della Fede ma sostanzialmente di una efficace testimonianza, cioè nel modo in cui comunicano 'scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita".

Successivamente Monsignor Tighe ha spiegato che "Il Papa dà per scontata l'importanza dell'ambiente digitale come una realtà nella vita di molte persone. Non si tratta di una sorta di mondo parallelo, o solo virtuale, ma di un ambiente esistenziale in cui le persone vivono e si muovono. Si tratta di un 'continente' in cui la Chiesa deve essere presente e dove i credenti, se vogliono risultare autentici nella loro presenza, dovranno cercare di condividere con gli altri la fonte più profonda della loro gioia e della loro speranza, Gesù Cristo. Il forum creato dai social network ci permette di condividere la verità che il Signore ha trasmesso alla sua Chiesa, di ascoltare gli altri, di conoscere i loro interessi e le loro preoccupazioni, di capire chi sono e che cosa stanno cercando".

"Il Papa individua alcune delle sfide che dobbiamo affrontare se vogliamo che la nostra presenza risulti efficace. Dobbiamo migliorare la nostra conoscenza del linguaggio dei social network, un linguaggio che nasce da una convergenza di testo, immagini e suoni, un linguaggio che si caratterizza per la sua brevità e che mira a coinvolgere i cuori e le menti, ma anche l'intelletto. A questo proposito, il Papa ci esorta ad attingere al nostro patrimonio cristiano, che è ricco di segni, simboli ed espressioni artistiche. Abbiamo bisogno di ricordare una verità fondamentale della comunicazione: la nostra testimonianza - le nostre azioni e i nostri modelli di comportamento - è spesso più eloquente delle nostre parole e dichiarazioni per esprimere chi siamo e ciò in cui crediamo. In ambito digitale, il Papa suggerisce che la nostra volontà di coinvolgerci con pazienza e rispetto nelle domande e nei dubbi di coloro che incontriamo nelle reti può costituire una potente espressione della nostra attenzione e sollecitudine nei loro confronti".



MESSAGGIO PER LA XLVII GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Città del Vaticano, 24 gennaio 2013 (VIS). "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione" è il titolo scelto dal Papa per il Messaggio della Giornata delle Comunicazioni Sociali 2013. Datato dal Vaticano 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, Patrono della stampa cattolica. Di seguito pubblichiamo il testo integrale:

"Cari fratelli e sorelle,

in prossimità della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2013, desidero proporvi alcune riflessioni su una realtà sempre più importante che riguarda il modo in cui le persone oggi comunicano tra di loro. Vorrei soffermarmi a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova «agorà», una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità.

Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione. Se i network sono chiamati a mettere in atto questa grande potenzialità, le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi.

Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo.

La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell’argomentazione. A volte, la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni, e non riesce a destare l’attenzione, che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre. “Costatata la diversità culturale, bisogna fa sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello” (Discorso nell’Incontro con il mondo della cultura, Belém, Lisbona, 12 maggio 2010).
La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove. I credenti, infatti, avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante. L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I network sociali sono il frutto dell’interazione umana, ma essi, a loro volta, danno forme nuove alle dinamiche della comunicazione che crea rapporti: una comprensione attenta di questo ambiente è dunque il prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso.

La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti. Nell’ambiente digitale la parola scritta si trova spesso accompagnata da immagini e suoni. Una comunicazione efficace, come le parabole di Gesù, richiede il coinvolgimento dell’immaginazione e della sensibilità affettiva di coloro che vogliamo invitare a un incontro col mistero dell’amore di Dio. Del resto sappiamo che la tradizione cristiana è da sempre ricca di segni e simboli: penso, ad esempio, alla croce, alle icone, alle immagini della Vergine Maria, al presepe, alle vetrate e ai dipinti delle chiese. Una parte consistente del patrimonio artistico dell’umanità è stato realizzato da artisti e musicisti che hanno cercato di esprimere le verità della fede.

L’autenticità dei credenti nei network sociali è messa in evidenza dalla condivisione della sorgente profonda della loro speranza e della loro gioia: la fede nel Dio ricco di misericordia e di amore rivelato in Cristo Gesù. Tale condivisione consiste non soltanto nell’esplicita espressione di fede, ma anche nella testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2011). Un modo particolarmente significativo di rendere testimonianza sarà la volontà di donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana. L’emergere nelle reti sociali del dialogo circa la fede e il credere conferma l’importanza e la rilevanza della religione nel dibattito pubblico e sociale.

Per coloro che hanno accolto con cuore aperto il dono della fede, la risposta più radicale alle domande dell’uomo circa l’amore, la verità e il significato della vita – questioni che non sono affatto assenti nei social network – si trova nella persona di Gesù Cristo. E’ naturale che chi ha la fede desideri, con rispetto e sensibilità, condividerla con coloro che incontra nell’ambiente digitale. In definitiva, però, se la nostra condivisione del Vangelo è capace di dare buoni frutti, è sempre grazie alla forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo. La fiducia nella potenza dell’azione di Dio deve superare sempre ogni sicurezza posta sull’utilizzo dei mezzi umani. Anche nell’ambiente digitale, dove è facile che si levino voci dai toni troppo accesi e conflittuali, e dove a volte il sensazionalismo rischia di prevalere, siamo chiamati a un attento discernimento. E ricordiamo, a questo proposito, che Elia riconobbe la voce di Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto o nel fuoco, ma nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,11-12). Dobbiamo confidare nel fatto che i fondamentali desideri dell’uomo di amare e di essere amato, di trovare significato e verità - che Dio stesso ha messo nel cuore dell’essere umano - mantengono anche le donne e gli uomini del nostro tempo sempre e comunque aperti a ciò che il beato Cardinale Newman chiamava la “luce gentile” della fede.

I social network, oltre che strumento di evangelizzazione, possono essere un fattore di sviluppo umano. Ad esempio, in alcuni contesti geografici e culturali dove i cristiani si sentono isolati, le reti sociali possono rafforzare il senso della loro effettiva unità con la comunità universale dei credenti. Le reti facilitano la condivisione delle risorse spirituali e liturgiche, rendendo le persone in grado di pregare con un rinvigorito senso di prossimità a coloro che professano la loro stessa fede. Il coinvolgimento autentico e interattivo con le domande e i dubbi di coloro che sono lontani dalla fede, ci deve far sentire la necessità di alimentare con la preghiera e la riflessione la nostra fede nella presenza di Dio, come pure la nostra carità operosa: “se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita” (1 Cor 13,1).

Esistono reti sociali che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Ma queste reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede. Molte persone stanno, infatti, scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede. Cercando di rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale, noi possiamo invitare le persone a vivere incontri di preghiera o celebrazioni liturgiche in luoghi concreti quali chiese o cappelle. Non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell’espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale. Quando siamo presenti agli altri, in qualunque modo, noi siamo chiamati a far conoscere l’amore di Dio sino agli estremi confini della terra.

Prego che lo Spirito di Dio vi accompagni e vi illumini sempre, mentre benedico di cuore tutti voi, così che possiate essere davvero araldi e testimoni del Vangelo. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).



COMMEMORAZIONE DI GIOVANNI AGNELLI

Città del Vaticano, 24 gennaio 2013 (VIS). A nome del Santo Padre, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha fatto pervenire un telegramma all'Arcivescovo Cesare Nosiglia, di Torino (Italia), in occasione della Santa Messa in suffragio del Senatore Giovanni Agnelli, Presidente dell'industria automobilistica Fiat, a dieci anni dalla sua scomparsa.

Il Papa assicura la sua preghiera "per una personalità che, per oltre mezzo secolo, si impose all’attenzione nazionale e internazionale per le sue notevoli qualità di imprenditore" e ricorda "la sua fede cristiana, che ne ha coronato la lunga e feconda esistenza".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 24 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra il Professor Carlo Ebanista, Docente Associato di Archeologia Cristiana e Medievale presso la Facoltà di Scienze Umane e Sociali dell'Università del Molise e Docente di Antichità e Archeologia Medievali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università "Federico II" di Napoli (Italia).

- Membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, il Professor Emilio Marin, Docente Ordinario di Archeologia Romana presso l'Università di Split (Croazia), Membro della "Académie des Inscriptions et Belles Lettres - Institut de France".

mercoledì 23 gennaio 2013

CREDERE IN DIO SULLE ORME DI ABRAMO

Città del Vaticano, 23 gennaio 2013 (VIS). "Io credo in Dio", il primo articolo della professione di fede che accompagna la vita dei credenti è stato il tema della catechesi di Benedetto XVI per l'Udienza Generale del Mercoledì. Questa frase è "un’affermazione fondamentale, apparentemente semplice nella sua essenzialità, ma che apre all’infinito mondo del rapporto con il Signore e con il suo mistero. Credere in Dio implica adesione a Lui, accoglienza della sua Parola e obbedienza gioiosa alla sua rivelazione. 'La fede è un atto personale: è la libera risposta dell’uomo all’iniziativa di Dio che si rivela'. Poter dire di credere in Dio è dunque un dono - Dio si rivela, va incontro a noi - e un impegno, è grazia divina e responsabilità umana, in un’esperienza di dialogo con Dio che, per amore, 'parla agli uomini come ad amici'".

"Dove possiamo ascoltare Dio e la sua parola? Fondamentale - ha detto il Papa - è la Sacra Scrittura" che "parla di fede e ci insegna la fede narrando una storia in cui Dio porta avanti il suo progetto di redenzione e si fa vicino a noi uomini, attraverso tante luminose figure di persone che credono in Lui e a Lui si affidano". Una di esse è il patriarca Abramo, "la prima grande figura di riferimento per parlare di fede in Dio". Abramo che abbandonò la sua terra confidando solo in Dio e nella sua promessa, è considerato il "padre di tutti i credenti". La sua fu "una partenza al buio (...) Ma il buio dell'ignoto - dove Abramo deve andare - è rischiarato dalla luce di una promessa. (...) Perciò Abramo, nel progetto divino, è destinato a diventare 'padre di una moltitudine di popoli' e ad entrare in una nuova terra dove abitare".

"La fede - ha proseguito il Pontefice - conduce Abramo a percorrere un cammino paradossale. Egli sarà benedetto ma senza i segni visibili della benedizione: riceve la promessa di diventare grande popolo, ma con una vita segnata dalla sterilità della moglie Sara; viene condotto in una nuova patria ma vi dovrà vivere come straniero (...)". Tuttavia "Abramo è benedetto perché, nella fede, sa discernere la benedizione divina andando al di là delle apparenze, confidando nella presenza di Dio anche quando le sue vie gli appaiono misteriose".

"Quando affermiamo: 'Io credo in Dio', diciamo come Abramo: 'Mi fido di Te; mi affido a Te, Signore' (...). Dire 'Io credo in Dio' significa fondare su di Lui la mia vita, lasciare che la sua Parola la orienti ogni giorno, nelle scelte concrete, senza paura di perdere qualcosa di me stesso. (...) Abramo, il credente, ci insegna la fede; e, da straniero sulla terra, ci indica la vera patria. La fede ci rende pellegrini sulla terra, inseriti nel mondo e nella storia, ma in cammino verso la patria celeste. Credere in Dio ci rende dunque portatori di valori che spesso non coincidono con la moda e l’opinione del momento (...) In tante nostre società Dio è diventato il 'grande assente' e al suo posto vi sono molti idoli, diversissimi idoli e soprattutto il possesso e l’'io' autonomo. E anche i notevoli e positivi progressi della scienza e della tecnica hanno indotto nell’uomo un’illusione di onnipotenza e di autosufficienza, e un crescente egocentrismo ha creato non pochi squilibri all’interno dei rapporti interpersonali e dei comportamenti sociali".

"Eppure - ha sottolineato il Pontefice - la sete di Dio non si è estinta e il messaggio evangelico continua a risuonare attraverso le parole e le opere di tanti uomini e donne di fede. Abramo, il padre dei credenti, continua ad essere padre di molti figli che accettano di camminare sulle sue orme e si mettono in cammino, in obbedienza alla vocazione divina, confidando nella presenza benevola del Signore e accogliendo la sua benedizione per farsi benedizione per tutti. È il mondo benedetto della fede a cui tutti siamo chiamati, per camminare senza paura seguendo il Signore Gesù Cristo".
"Affermare 'Io credo in Dio' ci spinge, allora, a partire, ad uscire continuamente da noi stessi, proprio come Abramo, per portare nella realtà quotidiana in cui viviamo la certezza che ci viene dalla fede: la certezza, cioè, della presenza di Dio nella storia, anche oggi; una presenza che porta vita e salvezza".


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