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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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mercoledì 17 ottobre 2012

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 17 ottobre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Elio Rama, I.M.C., Vescovo della Diocesi di Pinheiro (superficie: 21.360; popolazione: 467.000; cattolici: 269.000; sacerdoti: 54; religiosi: 38), Brasile. Il Vescovo eletto, è nato nel 1953 a Tucunduva (Brasile), ha emesso la professione religiosa nell'Istituto Missione Consolata nel 1982 ed è stato ordinato sacerdote nel 1984. Dal 1985 al 1987 è stato Vicario Parrocchiale a Vilanculo (Mozambico); dal 1987 al 1992 è stato Parroco a Vilanculo (Mozambico); dal 1992 al 1996 è stato Rettore del Seminario della Consolata a Nampula (Mozambico); dal 1996 al 2002 è stato Superiore Regionale a Maputo (Mozambico); dal 2003 al 2009 è stato Rettore del Seminario Teologico I.M.C. a Sâo Paulo (Brasile); dal 2005 al 2011 è stato Consigliere Regionale a Sào Paulo (Brasile); dal 2010 al 2011 è stato Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora da Penha”, a São Paulo (Brasile). Dal 2011 è stato Superiore Regionale per il Brasile dell’Istituto Missioni Consolata, con sede nell’arcidiocesi di São Paulo. Succede al Vescovo Ricardo Pedro Paglia, M.S.C., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi presentata per raggiunti limiti d'età.

IL PAPA INVIA UNA DELEGAZIONE IN SIRIA

Città del Vaticano, 17 ottobre 2012 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, ha annunciato ieri durante la sessione pomeridiana del Sinodo dei Vescovi, che il Santo Padre invierà una Delegazione a Damasco (Siria) per esprimere a nome suo e di tutta la Chiesa "fraterna solidarietà a tutta la popolazione, con una offerta personale dei Padri Sinodali, oltre che della Santa Sede". La Delegazione esprimerà anche la sua "vicinanza spirituale ai fratelli e sorelle cristiani" ed il suo incoraggiamento "a quanti sono impegnati nella ricerca di un accordo rispettoso dei diritti e dei doveri di tutti, con una particolare attenzione a quanto previsto dal diritto umanitario".

"Non possiamo - ha detto il Cardinale Bertone - essere semplici spettatori di una tragedia come quella che si sta consumando in Siria: alcuni interventi sentiti in aula ne sono la prova. Convinti che la soluzione della crisi non può essere che politica e pensando alle immani sofferenze della popolazione, alla sorte degli sfollati nonché al futuro di quella nazione, alcuni di noi hanno suggerito che la nostra assemblea sinodale possa esprimere la sua solidarietà. (...) Si presume che esperite le formalità necessarie con il Nunzio Apostolico e con le autorità locali, la Delegazione si recherà a Damasco la settimana prossima. Nel frattempo preghiamo perché prevalgano la ragione e la compassione".

La Delegazione è composta dai seguenti Padri Sinodali: il Cardinale Laurent Mosengwo Pasinya, Arcivescovo di Kinshasa; il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso; il Cardinale Timothy Dolan, Arcivescovo di New York (Stati Uniti); il Vescovo Fabio Suescun Mutis, Ordinario militare in Colombia; il Vescovo Joseph Nguyen Nang, di Phat Diem (Vietnam); fanno parte della Delegazione anche l'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato; ed il Monsignor Alberto Ortega, Officiale della Segreteria di Stato.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 17 ottobre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Elio Rama, I.M.C., Vescovo della Diocesi di Pinheiro (superficie: 21.360; popolazione: 467.000; cattolici: 269.000; sacerdoti: 54; religiosi: 38), Brasile. Il Vescovo eletto, è nato nel 1953 a Tucunduva (Brasile), ha emesso la professione religiosa nell'Istituto Missione Consolata nel 1982 ed è stato ordinato sacerdote nel 1984. Dal 1985 al 1987 è stato Vicario Parrocchiale a Vilanculo (Mozambico); dal 1987 al 1992 è stato Parroco a Vilanculo (Mozambico); dal 1992 al 1996 è stato Rettore del Seminario della Consolata a Nampula (Mozambico); dal 1996 al 2002 è stato Superiore Regionale a Maputo (Mozambico); dal 2003 al 2009 è stato Rettore del Seminario Teologico I.M.C. a Sâo Paulo (Brasile); dal 2005 al 2011 è stato Consigliere Regionale a Sào Paulo (Brasile); dal 2010 al 2011 è stato Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora da Penha”, a São Paulo (Brasile). Dal 2011 è stato Superiore Regionale per il Brasile dell’Istituto Missioni Consolata, con sede nell’arcidiocesi di São Paulo. Succede al Vescovo Ricardo Pedro Paglia, M.S.C., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi presentata per raggiunti limiti d'età.

martedì 16 ottobre 2012

CAMPANE D'EUROPA: RAGIONI DI SPERANZA DEL PAPA

Città del Vaticano, 16 ottobre 2012 (VIS). Ieri sera, dopo la sessione sinodale, è stato presentato a un certo numero di padri sinodali il film “Bells of Europe – Campane d’Europa” sul tema dei rapporti fra il cristianesimo, la cultura europea e il futuro del Continente. Il film presenta estratti di una serie di eccezionali interviste originali con le maggiori personalità religiose cristiane, il Papa Benedetto XVI, il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, il Patriarca di Mosca Kirill, l’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, l’ex Presidente della federazione delle Chiese Evangeliche in Germania Huber e altre personalità della politica e della cultura.

Il filo unificante del film è dato dal suono delle campane dei diversi angoli del Continente e
dalla fusione di una campana nell’antica fonderia di Agnone. La colonna sonora è realizzata anche con musiche del famoso compositore estone Arvo Pärt. Anche Arvo Pärt è intervistato, e spiega come sia stato appunto ispirato dal tintinnio delle campane.

Realizzato dal Centro Televisivo Vaticano in base a un’idea del Padre Germano Marani, con il supporto di diverse altre istituzioni, fra cui la Fondazione La Gregoriana, il film è ora a disposizione di RAI Cinema, che ne detiene i diritti per la diffusione televisiva e home video.

Segue il testo dell'intervista a Papa Benedetto XVI

D. – Santità, nelle sue encicliche Lei sta proponendo un'antropologia forte, un uomo abitato dalla carità di Dio, un uomo dalla razionalità allargata dall’esperienza di fede, un uomo che ha una responsabilità sociale grazie alla dinamica della carità, ricevuta e donata nella verità. Santità, proprio in questo orizzonte antropologico in cui il messaggio evangelico esalta tutti gli elementi degni della persona umana, purificando le scorie che offuscano l'autentico volto dell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, Lei ha più volte ribadito che questa riscoperta del volto umano, dei valori evangelici, delle profonde radici dell'Europa è motivo di grande speranza per il continente europeo e non solo… Può spiegarci le ragioni della sua speranza?

R. – Il primo motivo della mia speranza consiste nel fatto che il desiderio di Dio, la ricerca di Dio è profondamente scritta in ogni anima umana e non può scomparire. Certamente, per un certo tempo, si può dimenticare Dio, accantonarlo, occuparsi di altre cose, ma Dio non scompare mai. E’ semplicemente vero quanto dice sant’Agostino, che noi uomini siamo inquieti finché non abbiamo trovato Dio. Questa inquietudine anche oggi esiste. E’ la speranza che l’uomo sempre di nuovo, anche oggi, si ponga in cammino verso questo Dio.

Il secondo motivo della mia speranza consiste nel fatto che il Vangelo di Gesù Cristo, la fede in Cristo è semplicemente vera. E la verità non invecchia. Anch’essa si può dimenticare per un certo tempo, si possono trovare altre cose, la si può accantonare, ma la verità come tale non scompare. Le ideologie hanno un tempo contato. Sembrano forti, irresistibili, ma dopo un certo periodo si consumano, non hanno più la forza in loro, perché manca loro una verità profonda. Sono particelle di verità, ma alla fine si sono consumate. Invece il Vangelo è vero, e perciò non si consuma mai. In tutti i periodi della storia appaiono sue nuove dimensioni, appare tutta la sua novità, nel rispondere alle esigenze del cuore e della ragione umana che può camminare in questa verità e trovarvisi. E perciò, proprio per questo motivo, sono convinto che ci sia anche una nuova primavera del cristianesimo.
Un terzo motivo empirico lo vediamo nel fatto che questa inquietudine oggi lavora nella gioventù. I giovani hanno visto tante cose – le offerte delle ideologie e del consumismo –, ma colgono il vuoto in tutto questo, la sua insufficienza. L’uomo è creato per l’infinito. Tutto il finito è troppo poco. E perciò vediamo come, proprio nelle nuove generazioni, questa inquietudine si risveglia di nuovo ed essi si mettono in cammino, e così ci sono nuove scoperte della bellezza del cristianesimo; un cristianesimo non a prezzo moderato, non ridotto, ma nella sua radicalità e profondità. Quindi, mi sembra che l’antropologia come tale ci indichi che ci saranno sempre nuovi risvegli del cristianesimo e i fatti lo confermano con una parola: fondamento profondo. E’ il cristianesimo. E’ vero, e la verità ha sempre un futuro.

D. – Santità, Lei ha più volte ribadito che l’Europa ha avuto e ha tuttora un influsso culturale su tutto il genere umano e non può fare a meno di sentirsi particolarmente responsabile, non solo del proprio futuro, ma anche di quello dell’umanità intera. Guardando avanti, è possibile tratteggiare i contorni della testimonianza visibile dei cattolici e dei cristiani appartenenti alle Chiese ortodosse e protestanti, nell’Europa dall’Atlantico agli Urali, che, vivendo i valori evangelici in cui credono contribuiscano alla costruzione di un’Europa più fedele a Cristo, più accogliente, solidale, non solo custodendo l’eredità culturale e spirituale che li contraddistingue, ma anche nell’impegno a cercare vie nuove per affrontare le grandi sfide comuni che contrassegnano l’epoca post-moderna e multiculturale?

R. – Si tratta della grande questione. E’ evidente che l’Europa ha anche oggi nel mondo un grande peso sia economico, sia culturale e intellettuale. E, in corrispondenza a questo peso, ha una grande responsabilità. Ma l’Europa deve, come Lei ha accennato, trovare ancora la sua piena identità per poter parlare e agire secondo la sua responsabilità. Il problema oggi non sono più, secondo me, le differenze nazionali. Si tratta di diversità che non sono più divisioni, grazie a Dio. Le nazioni rimangono, e nella loro diversità culturale, umana, temperamentale, sono una ricchezza che si completa e dà nascita ad una grande sinfonia di culture. Sono fondamentalmente una cultura comune. Il problema dell’Europa di trovare la sua identità mi sembra consistere nel fatto che in Europa oggi abbiamo due anime: un’anima è una ragione astratta, anti-storica, che intende dominare tutto perché si sente sopra tutte le culture. Una ragione finalmente arrivata a se stessa che intende emanciparsi da tutte le tradizioni e i valori culturali in favore di un’astratta razionalità. La prima sentenza di Strasburgo sul Crocifisso era un esempio di questa ragione astratta che vuole emanciparsi da tutte le tradizioni, dalla storia stessa. Ma così non si può vivere. Per di più, anche la “ragione pura” è condizionata da una determinata situazione storica, e solo in questo senso può esistere. L’altra anima è quella che possiamo chiamare cristiana, che si apre a tutto quello che è ragionevole, che ha essa stessa creato l’audacia della ragione e la libertà di una ragione critica, ma rimane ancorata alle radici che hanno dato origine a questa Europa, che l’hanno costruita nei grandi valori, nelle grandi intuizioni, nella visione della fede cristiana. Come Lei ha accennato, soprattutto nel dialogo ecumenico tra Chiesa cattolica, ortodossa, protestante, quest’anima deve trovare una comune espressione e deve poi incontrarsi con questa ragione astratta, cioè accettare e conservare la libertà critica della ragione rispetto a tutto quello che può fare e ha fatto, ma praticarla, concretizzarla nel fondamento, nella coesione con i grandi valori che ci ha dato il cristianesimo. Solo in questa sintesi l’Europa può avere il suo peso nel dialogo interculturale dell’umanità di oggi e di domani, perché una ragione che si è emancipata da tutte le culture non può entrare in un dialogo interculturale. Solo una ragione che ha un’identità storica e morale può anche parlare con gli altri, cercare una interculturalità nella quale tutti possono entrare e trovare una unità fondamentale dei valori che possono aprire le strade al futuro, a un nuovo umanesimo, che deve essere il nostro scopo. E per noi questo umanesimo cresce proprio dalla grande idea dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio.


SOSTEGNO DELLA CHIESA CATTOLICA ALLE COOPERATIVE AGRICOLE

Città del Vaticano, 16 ottobre 2012 (VIS). In occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, che ricorre il 16 ottobre, data di fondazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (F.A.O.), il Santo Padre ha indirizzato un Messaggio al Direttore della F.A.O., Signor José Graziano da Silva.

1. Quest’anno la Giornata Mondiale dell’Alimentazione - scrive il Papa - si celebra mentre gli effetti della crisi economica colpiscono sempre più i bisogni primari, compreso il fondamentale diritto di ogni persona ad una nutrizione sufficiente e sana, aggravando specialmente la situazione di quanti vivono in condizioni di povertà e sottosviluppo. Si tratta di un contesto analogo a quello che ispirò l’istituzione della FAO e che richiama le istituzioni nazionali e internazionali all’impegno per liberare l’umanità dalla fame attraverso lo sviluppo agricolo e la crescita delle comunità rurali. Sulla malnutrizione, infatti, pesano un graduale disimpegno e un’eccessiva competitività che rischiano di far dimenticare come solo soluzioni comuni e condivise sono in grado di dare risposte adeguate alle attese di persone e di popoli".

Da qui la soddisfazione espressa dal Pontefice per la decisione di dedicare questo giorno a riflettere sul tema: "Le cooperative agricole alimentano il mondo". "Non si tratta solo di dare sostegno alle cooperative quali espressione di una diversa forma di organizzazione economica e sociale, ma di considerarle un vero strumento dell’azione internazionale. L’esperienza realizzata in tanti Paesi mostra, infatti, che le cooperative, oltre a dare impulso al lavoro agricolo sono un modo per consentire agli agricoltori e alle popolazioni rurali di intervenire nei momenti decisionali e insieme uno strumento efficace per realizzare quello sviluppo integrale di cui la persona è fondamento e fine".

"La Chiesa cattolica, come è noto, considera anche il lavoro e l’impresa cooperativa come modi per vivere un’esperienza di unità e di solidarietà capace di superare le differenze e perfino i conflitti sociali fra le persone e fra i diversi gruppi. Per questo con il suo insegnamento e la sua azione ha da sempre sostenuto il modello delle cooperative in quanto è convinta che la loro attività non si limita alla sola dimensione economica, ma concorre alla crescita umana, sociale, culturale e morale di quanti ne sono parte e della comunità in cui esse sono inserite".

"Guardando alle situazioni dove conflitti o disastri naturali limitano il lavoro agricolo, un particolare pensiero va rivolto al ruolo insostituibile della donna chiamata spesso a dirigere l’attività delle cooperative, a mantenere i legami familiari e a custodire quei preziosi elementi di conoscenza e tecnica propri del mondo rurale".
indispensabile che i poteri pubblici operanti a livello nazionale e internazionale predispongano i necessari strumenti legislativi e di finanziamento perché nelle zone rurali le cooperative possano essere efficaci strumenti per la produzione agricola, la sicurezza alimentare, il mutamento sociale e per un più ampio miglioramento delle condizioni di vita. In tale nuovo contesto è auspicabile che le giovani generazioni possano guardare con rinnovata fiducia al loro futuro mantenendo i legami con il lavoro dei campi, il mondo rurale e i suoi valori tradizionali".

MESSAGGIO DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE NELL'ANNO DELLA FEDE

Città del Vaticano, 16 ottobre 2012 (VIS). In occasione dell'Anno della Fede, la Commissione Teologica Internazionale ha redatto un Messaggio di cui di seguito riportiamo ampi estratti.

"In quanto comunità di fede, (...), anche la Commissione Teologica Internazionale, nel suo insieme, desidera significare la sua speciale attenzione al messaggio di conversione di quest’Anno della fede, rinnovando ed approfondendo il suo impegno al servizio della Chiesa. A tale scopo, il 6 dicembre 2012, in occasione della sua sessione plenaria annuale e sotto la guida del suo Presidente, S.E. Mons. Gerhard L. Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, la Commissione Teologica Internazionale compirà un pellegrinaggio alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore per affidare il proprio lavoro, e quello di tutti teologi cattolici, alla Vergine fedele, proclamata 'beata perché ha creduto'".

"In occasione di quest’Anno della fede, la Commissione Teologica Internazionale si impegna in 'medio Ecclesiae' a portare il suo contributo specifico alla nuova evangelizzazione promossa dalla Santa Sede. Ciò significa scrutare il mistero rivelato con tutte le risorse della ragione illuminata dalla fede, a beneficio di tutti i credenti: favorendo anche la sua recezione nelle culture attuali".

"Come recentemente ha potuto affermare il documento della Commissione Teologica Internazionale intitolato La teologia oggi: prospettive, principi e criteri, la teologia deriva tutta intera dalla fede: e si esercita in costante dipendenza dalla fede che è vissuta nel popolo di Dio guidato dai suoi Pastori. Difatti, solo la fede permette al teologo di accedere realmente al suo oggetto: ossia la verità di Dio, che illumina l’insieme del reale con la luce di un nuovo giorno – sub ratione Dei".

"Il teologo lavora dunque per 'inculturare' nell’intelligenza umana, sotto le forme di un’autentica scienza, i contenuti intelligibili della 'fede, che fu trasmessa ai credenti una volta per tutte (Lettera di Giuda, v. 3). Ma egli rivolge un’attenzione tutta particolare anche allo stesso atto di credere. (...) Esiste, infatti, un’unità profonda tra l’atto con cui si crede e i contenuti a cui diamo il nostro assenso. (...) Di questo atto di fede, il teologo elabora la consonanza antropologica di alto profilo – la 'convenienza'(...); si interroga perciò sul modo in cui la grazia preveniente di Dio suscita, nel cuore stesso della libertà dell’uomo, il 'sì' della fede; e mostra come la fede costituisca il 'fondamento di tutto l’edificio spirituale (...) ', nel senso che dà forma a tutte le dimensioni della vita cristiana, personale, familiare e comunitaria".

"Il lavoro del teologo non soltanto è radicato nella fede vivente del popolo cristiano, attento a quello che 'lo Spirito dice alle Chiese', ma è tutto intero finalizzato alla crescita della fede nel popolo di Dio e alla missione evangelizzatrice della Chiesa. (...) Il teologo, dunque, nella collaborazione responsabile con il Magistero, abbraccia il servizio della fede del popolo di Dio come la sua propria vocazione".

Nello stesso tempo, il teologo è servitore della gioia cristiana, che è 'la gioia della verità (gaudium de veritate)'. In questo senso, si può dire con verità che la fede – e la stessa teologia, come 'scientia fidei' e sapienza – procura a tutti gli 'innamorati della bellezza spirituale' una reale pregustazione della gioia eterna.

PRECISAZIONE SEGRETERIA DI STATO SU ORDINI EQUESTRI

Città del Vaticano, 16 ottobre 2012 (VIS). La Segreteria di Stato, a seguito di frequenti richieste di informazioni in merito all'atteggiamento della Santa Sede nei confronti degli Ordini Equestri dedicati a Santi o aventi intitolazioni sacre, ritiene opportuno ribadire quanto già pubblicato in passato:

Oltre ai propri Ordini Equestri (Ordine Supremo del Cristo, Ordine dello Speron d'Oro, Ordine Piano, Ordine di San Gregorio Magno e Ordine di San Silvestro Papa), la Santa Sede riconosce e tutela soltanto il Sovrano Militare Ordine di Malta —ovvero Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta— e l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e non intende innovare in merito.

Tutti gli altri Ordini —di nuova istituzione o fatti derivare da quelli medievali—non sono riconosciuti dalla Santa Sede, non potendosi questa far garante della loro legittimità storica e giuridica, delle loro finalità e dei loro sistemi organizzativi.

Ad evitare equivoci purtroppo possibili, anche a causa del rilascio illecito di documenti e dell'uso indebito di luoghi sacri, e ad impedire la continuazione di abusi che poi risultano a danno di molte persone in buona fede, la Santa Sede conferma di non attribuire alcun valore ai diplomi cavallereschi e alle relative insegne che siano rilasciati dai sodalizi non riconosciuti e di non ritenere appropriato l'uso delle chiese e cappelle per le cosiddette "cerimonie di investitura".


lunedì 15 ottobre 2012

ANGELUS: I RICCHI DEVONO ENTRARE NELLA LOGICA DEL DONO

Città del Vaticano, 14 ottobre 2012 (VIS). Nel commentare all'Angelus il Vangelo di questa domenica che narra dell'incontro di Gesù con il giovane ricco, il Santo Padre ha detto: "Dio può conquistare il cuore di una persona che possiede molti beni e spingerla alla solidarietà e alla condivisione con chi è bisognoso, con i poveri, ad entrare cioè nella logica del dono".

"Gesù insegna che per un ricco è molto difficile entrare nel Regno di Dio, ma non impossibile", ha affermato il Santo Padre. Infatti, attraverso la logica del dono "la persona si pone sulla via di Gesù Cristo, il quale - come scrive l'apostolo Paolo 'da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà'".

Benedetto XVI ha ricordato ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro che il giovane che incontra Gesù osservava scrupolosamente tutti i comandamenti della Legge di Dio, "ma non aveva ancora trovato la vera felicità; e per questo domanda a Gesù come fare per 'avere in eredità la vita eterna'. Da una parte egli è attratto, come tutti, dalla pienezza della vita; dall’altra, essendo abituato a contare sulle proprie ricchezze, pensa che anche la vita eterna si possa in qualche modo 'acquistare', magari osservando un comandamento speciale".

Gesù coglie il desiderio profondo che c’è in quella persona ma anche il suo punto debole, "il suo attaccamento ai suoi molti beni; e perciò gli propone di dare tutto ai poveri, così che il suo tesoro – e quindi il suo cuore – non sia più sulla terra, ma in cielo, e aggiunge: 'Vieni! Seguimi!' Quel tale, però, invece di accogliere con gioia l’invito di Gesù, se ne va via rattristato, perché non riesce a distaccarsi dalle sue ricchezze, che non potranno mai dargli la felicità e la vita eterna".

È a questo punto che Gesù pronuncia la celebre frase "'È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio"'. Ma, vedendo i discepoli attoniti, aggiunge: "'Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio'. "Così commenta San Clemente di Alessandria: 'La parabola insegni ai ricchi che non devono trascurare la loro salvezza come se fossero già condannati, né devono buttare a mare la ricchezza né condannarla come insidiosa e ostile alla vita, ma devono imparare in quale modo usare la ricchezza e procurarsi la vita'".

"La storia della Chiesa - ha concluso il Santo Padre - è piena di esempi di persone ricche, che hanno usato i propri beni in modo evangelico, raggiungendo anche la santità. Pensiamo solo a san Francesco, a santa Elisabetta d’Ungheria o a san Carlo Borromeo".

Al termine della preghiera mariana il Papa ha ricordato che sabato a Praga (Repubblica Ceca) sono stati proclamati Beati Federico Bachstein e tredici Confratelli dell’Ordine dei Frati Minori. "Essi furono uccisi nel 1611 a causa della loro fede. Sono i primi Beati dell’'Anno della fede', e sono martiri: ci ricordano che credere in Cristo significa essere disposti anche a soffrire con Lui e per Lui".

"Oggi in Polonia, e anche nelle parrocchie polacche nel mondo - ha proseguito Benedetto XVI - celebrate 'la Giornata del Papa' con il motto: "Giovanni Paolo II – Papa della Famiglia'. (...) Auguro che in ognuna delle famiglie polacche risplenda il vivo fuoco della fede, del bene e dell’amore evangelico".


LA RELIGIONE INDICA ALLA SOCIETÀ NORME MORALI OGGETTIVE

Città del Vaticano, 15 ottobre 2012 (VIS). Il Padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso è intervenuto il 14 ottobre scorso, al Forum Mondiale di Istanbul (Turchia), sul tema: "Giustizia ed edificazione di un nuovo ordine mondiale". Al Forum, che si è svolto dal 13 al 14 ottobre, Padre Ayuso ha analizzato il contributo fondamentale della giustizia sociale e della libertà religiosa alla pace e l'indispensabile contributo della religione alla promozione della pace e della giustizia nel tessuto della società globale.

"La religione - ha affermato Padre Ayuso - apporta il suo contributo al dibattito nazionale di ogni società. Ciò significa che la società deve impegnarsi ad affrontare tutte le complessità del mondo moderno. Concetti quali 'giustizia' e 'giustizia sociale' sono parte integrante di questo dibattito. Così noi ci chiediamo, qual'è il contributo della religione al dibattito nazionale circa la 'giustizia' e la 'giustizia sociale'? La giustizia è un attributo divino, e l'insegnamento religioso certamente contribuisce alla riflessione sul giusto orientamento delle relazioni, vale a dire, alla giustizia sociale. La tradizione cattolica, tuttavia, sostiene che la giustizia è accessibile alla ragione umana, a tutti gli uomini e donne di buona volontà, sia religiosi che non religiosi".

"I credenti e i non credenti riconoscono l'innata dignità della persona umana e riconoscono che tale dignità è la ragione per i diritti inalienabili di ogni individuo, la protezione dei quali è obiettivo della giustizia. (...) Questi diritti sono antecedenti ed indipendenti dallo Stato, e la misura della giustizia dello Stato è quella in cui esso rispetta e rivendica tali diritti antecedenti, perché la giustizia esige che tutte le persone debbano poter godere liberamente dei propri diritti. (...) Quando lo Stato è manchevole nell'amministrazione della giustizia, anzi agisce ingiustamente, non ha più autorità morale né legittimità. Ciò comporta che lo Stato è soggetto al giudizio, esso non ha potere assoluto ma può e deve dar conto delle sue azioni. La nostra domanda è, perciò, chi o che cosa deve tenere in considerazione lo Stato per assicurarsi di operare con giustizia? La domanda non è di carattere politico, ma di carattere morale, sebbene la risposta richieda scelte politiche".

"Poiché la questione ultima è di carattere morale ne consegue che il punto cruciale di una società civile e giusta è lo spazio adeguato e dovuto assegnato alla religione, la quale ha da dare un contributo unico essendo la voce di chi non ha voce, voce per i sofferenti, voce per gli oppressi, voce per i perseguitati, voce profetica che richiama ad agire in pace e giustizia. La religione richiama la coscienza della società affinché agisca nella verità a favore del bene comune. La Regione, perciò, ha un ruolo nel dibattito politico, non nel fornire concrete soluzioni politiche, che sono al di fuori della sua competenza, ma nel richiamare la società alle norme morali obiettive alla base della giustizia e di una società giusta".

NEL SINODO SIAMO INSIEME CON I NOSTRI CONTEMPORANEI

Città del Vaticano, 13 ottobre 2012 (VIS). Prima del pranzo con i Padri che prendono parte al Sinodo sulla nuova evangelizzazione, con i Vescovi che hanno partecipato al Concilio Vaticano II e con i Presidenti delle Conferenze Episcopali, Benedetto XVI ha rivolto parole di saluto ai commensali con un breve discorso.

una bella tradizione creata dal Beato Papa Giovanni Paolo II di coronare il Sinodo con un pranzo comune. Per me è una grande gioia che alla mia destra ci sia Sua Santità il Patriarca Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, e, dall’altra parte, l’Archbishop Rowan Williams from the Anglican Communion".

"Per me questa comunione è un segno che siamo in cammino verso l’unità e che nel cuore andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà ad andare avanti anche esteriormente. Questa gioia, mi sembra, ci dia forza anche nel mandato dell’evangelizzazione. Synodos vuol dire 'cammino comune', 'essere in cammino comune', e così la parola synodos mi fa pensare al famoso cammino del Signore con i due discepoli di Emmaus, che sono un po’ un’immagine del mondo agnostico di oggi. Gesù, la loro speranza, era morto; il mondo vuoto; sembrava che Dio realmente o non ci fosse o non si interessasse di noi. Con questa disperazione nel cuore, e tuttavia con una piccola fiamma di fede, vanno avanti. Il Signore cammina misteriosamente con loro e li aiuta a capire meglio il mistero di Dio, la sua presenza nella storia, il suo camminare silenziosamente con noi. Alla fine, nella cena, quando già le parole del Signore e il loro ascolto avevano acceso il cuore e illuminato la mente, lo riconoscono nella cena e finalmente il cuore comincia a vedere".

"Così nel Sinodo siamo insieme con i nostri contemporanei in cammino. Preghiamo il Signore perché ci illumini, ci accenda il cuore affinché diventi veggente, ci illumini la mente; e preghiamo affinché, nella cena, nella comunione eucaristica, possiamo realmente essere aperti, vederlo e così accendere anche il mondo e dare la sua luce a questo nostro mondo".

Il Papa ha annunciato inoltre che proprio per il pranzo, la sessione vespertina del Sinodo di ieri, venerdì, avrebbe avuto inizio più tardi del solito. "Stasera cominciamo non alle quattro e mezza - mi sembra disumano -, ma alle sei meno un quarto".


ACCORDO FRA SANTA SEDE E GUINEA EQUATORIALE

Città del Vaticano, 13 ottobre 2012 (VIS). La Santa Sede e la Repubblica di Guinea Equatoriale hanno firmato oggi a Mongomo un Accordo sulle relazioni tra la Chiesa Cattolica e lo Stato. Il Documento è a firma del Signor Teodoro Obiang Nguema Mbasogo e di numerose altre Autorità governative.

Per la Santa Sede ha firmato l'Arcivescovo Piero Pioppo, Nunzio Apostolico in Guinea Equatoriale e per la Repubblica di Guinea Equatoriale, il Signor Agapito Mba Mokuy, Ministro degli Affari Esteri.

L'Accordo, che consta di 19 articoli e di un Protocollo Addizionale, entrerà in vigore con lo scambio degli strumenti di ratifica.

"Nell'ambito dell'indipendenza e dell'autonomia della Chiesa e dello Stato, e nel solco del comune desiderio di collaborazione, viene fissato il quadro giuridico dei rapporti reciproci. In particolare, è riconosciuta la personalità giuridica della Chiesa e delle sue Istituzioni. L'Accordo riguarda anche il matrimonio canonico, i luoghi di culto, le istituzioni educative, l'assistenza spirituale ai fedeli cattolici negli ospedali e nelle carceri.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 15 ottobre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Duitama-Sogamoso (Colombia), presentata dal Vescovo Carlos Prada Sanmiguel, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

Sabato 13 ottobre il Santo Padre ha nominato il Cardinale Gaudencio B. Rosales, Arcivescovo emerito di Manila (Filippine), Suo Inviato Speciale alla X Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia (FABC), che si terrà in Vietnam, presso lo "Xuân Lôc Diocese Pastoral Centre" (Centro Pastorale della Diocesi di Xuân Lôc), dal 19 al 25 novembre 2012, e la cui cerimonia conclusiva avrà luogo nella Cattedrale di Ho Chi Minh City.

venerdì 12 ottobre 2012

"AGGIORNAMENTO" NON SIGNIFICA ROTTURA CON LA TRADIZIONE, MA ESPRESSIONE DI CONTINUA VITALITÀ

Città del Vaticano, 12 ottobre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i Vescovi che parteciparono al Concilio Ecumenico Vaticano II ed i Presidenti delle Conferenze Episcopali presenti ieri all'inaugurazione dell'anno della Fede.

Il Papa che partecipò al Vaticano II come perito conciliare ha detto ai Presuli giunti a Roma: "Sono tanti i ricordi che affiorano alla nostra mente e che ognuno ha ben impressi nel cuore di quel periodo così vivace, ricco e fecondo che è stato il Concilio; non voglio, però, dilungarmi troppo, ma – riprendendo alcuni elementi della mia omelia di ieri – vorrei ricordare solamente come una parola, lanciata dal Beato Giovanni XXIII quasi in modo programmatico, ritornava continuamente nei lavori conciliari: la parola 'aggiornamento'".

"A cinquant’anni di distanza dall’apertura di quella solenne Assise della Chiesa qualcuno si domanderà se quell’espressione non sia stata, forse fin dall’inizio, non del tutto felice. Penso che sulla scelta delle parole si potrebbe discutere per ore e si troverebbero pareri continuamente discordanti, ma sono convinto che l’intuizione che il Beato Giovanni XXIII compendiò con questa parola sia stata e sia tuttora esatta. Il Cristianesimo non deve essere considerato come 'qualcosa del passato', né deve essere vissuto con lo sguardo perennemente rivolto 'all’indietro', perché Gesù Cristo è ieri, oggi e per l’eternità. Il Cristianesimo è segnato dalla presenza del Dio eterno, che è entrato nel tempo ed è presente ad ogni tempo, perché ogni tempo sgorga dalla sua potenza creatrice, dal suo eterno 'oggi'".

"Per questo il Cristianesimo è sempre nuovo. Non lo dobbiamo mai vedere come un albero pienamente sviluppatosi dal granellino di senape evangelico, che è cresciuto, ha donato i suoi frutti, e un bel giorno invecchia e arriva al tramonto la sua energia vitale. Il Cristianesimo è un albero che è (...) sempre giovane. E questa attualità, questo 'aggiornamento' non significa rottura con la tradizione, ma ne esprime la continua vitalità; non significa ridurre la fede, abbassandola alla moda dei tempi, al metro di ciò che ci piace, a ciò che piace all’opinione pubblica, ma è il contrario: esattamente come fecero i Padri conciliari, dobbiamo portare l’'oggi' che viviamo alla misura dell’evento cristiano, dobbiamo portare l’'oggi' del nostro tempo nell’'oggi' di Dio".

"Il Concilio è stato un tempo di grazia in cui lo Spirito Santo ci ha insegnato che la Chiesa, nel suo cammino nella storia, deve sempre parlare all’uomo contemporaneo, ma questo può avvenire solo per la forza di coloro che hanno radici profonde in Dio, si lasciano guidare da Lui e vivono con purezza la propria fede; non viene da chi si adegua al momento che passa, da chi sceglie il cammino più comodo. Il Concilio l’aveva ben chiaro, quando nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa 'Lumen Gentium' (...) ha affermato che tutti nella Chiesa sono chiamati alla santità secondo il detto dell’Apostolo Paolo 'Questa infatti è la volontà di Dio, la vostra santificazione': la santità mostra il vero volto della Chiesa".

"La memoria del passato è preziosa, - ha concluso il Papa - ma non è mai fine a se stessa. L’Anno della fede che abbiamo iniziato ieri ci suggerisce il modo migliore di ricordare e commemorare il Concilio: concentrarci sul cuore del suo messaggio, che del resto non è altro che il messaggio della fede in Cristo, unico Salvatore del mondo, proclamata all’uomo del nostro tempo. Anche oggi quello che è importante ed essenziale è portare il raggio dell’amore di Dio nel cuore e nella vita di ogni uomo e di ogni donna, e portare gli uomini e le donne di ogni luogo e di ogni epoca a Dio".

BENEDETTO XVI FA SUE INDIMENTICABILI PAROLE DI GIOVANNI XXIII

Città del Vaticano, 12 ottobre 2012 (VIS). Alle 21:00 di ieri il Santo Padre si è affacciato alla finestra del suo studio per salutare i numerosi partecipanti alla fiaccolata promossa dall'Azione Cattolica Italiana (ACI) in collaborazione con la Diocesi di Roma, in occasione dell'apertura dell'Anno della Fede e nel cinquantesimo anniversario dell'inizio del Concilio Vaticano II. La processione, partita alla 19:30 da Castel Sant'Angelo, si colloca nell'ambito della manifestazione "La Chiesa bella del Concilio", iniziativa dell'ACI e della Diocesi di Roma.

"Buona sera a tutti voi e grazie per essere venuti - ha detto il Papa - Cinquant’anni fa, in questo giorno, anche io sono stato qui in Piazza, con lo sguardo verso questa finestra, dove si è affacciato il buon Papa, il Beato Papa Giovanni e ha parlato a noi con parole indimenticabili, parole piene di poesia, di bontà, parole del cuore".

"Eravamo felici – direi – e pieni di entusiasmo. Il grande Concilio Ecumenico era inaugurato; eravamo sicuri che doveva venire una nuova primavera della Chiesa, una nuova Pentecoste, con una nuova presenza forte della grazia liberatrice del Vangelo".

"Anche oggi siamo felici, portiamo gioia nel nostro cuore, ma direi una gioia forse più sobria, una gioia umile. In questi cinquant’anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si traduce, sempre di nuovo, in peccati personali, che possono anche divenire strutture del peccato. Abbiamo visto che nel campo del Signore c’è sempre anche la zizzania. Abbiamo visto che nella rete di Pietro si trovano anche pesci cattivi. Abbiamo visto che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando anche con vento contrario, con tempeste che minacciano la nave e qualche volta abbiamo pensato: 'il Signore dorme e ci ha dimenticato'".

"Questa è una parte delle esperienze fatte in questi cinquant’anni, ma abbiamo anche avuto una nuova esperienza della presenza del Signore, della sua bontà, della sua forza. Il fuoco dello Spirito Santo, il fuoco di Cristo non è un fuoco divoratore, distruttivo; è un fuoco silenzioso, è una piccola fiamma di bontà, di bontà e di verità, che trasforma, dà luce e calore. Abbiamo visto che il Signore non ci dimentica. Anche oggi, a suo modo, umile, il Signore è presente e dà calore ai cuori, mostra vita, crea carismi di bontà e di carità che illuminano il mondo e sono per noi garanzia della bontà di Dio. Sì, Cristo vive, è con noi anche oggi, e possiamo essere felici anche oggi perché la sua bontà non si spegne; è forte anche oggi!".

"Alla fine, oso fare mie le parole indimenticabili di Papa Giovanni: 'andate a casa, date un bacio ai bambini e dite che è del Papa'".

"In questo senso, di tutto cuore vi imparto la mia Benedizione: "Sia benedetto il nome del Signore ……'".


UDIENZE

Città del Vaticano, 12 ottobre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, e Seguito.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 12 ottobre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Renato P. Mayugaba, Vescovo della diocesi di Laoag (superficie: 3.386; popolazione: 654.000; cattolici: 426.000; sacerdoti: 54; religiosi: 102), Filippine. È stato finora Vescovo Ausiliare di Lingayen-Dagupan (Filippine).


giovedì 11 ottobre 2012

IL PAPA DÀ INIZIO ALL'ANNO DELLA FEDE

Città del Vaticano, 11 ottobre 2012 (VIS). "Con grande gioia oggi, a 50 anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, diamo inizio all’Anno della fede". Queste le parole di Benedetto XVI nell'omelia della Santa Messa celebrata questa mattina in Piazza San Pietro. Hanno concelebrato con il Papa i Cardinali, i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, i Vescovi Padri Sinodali, i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo e quattordici Vescovi che parteciparono in qualità di Padri ai lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II. Alla celebrazione eucaristica erano presenti il Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo I e l'Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana, Sua Grazia Rowan Williams.

"Per fare memoria del Concilio (...) questa celebrazione è stata arricchita di alcuni segni specifici: la processione iniziale, che ha voluto richiamare quella memorabile dei Padri conciliari quando entrarono solennemente in questa Basilica; l’intronizzazione dell’Evangeliario, copia di quello utilizzato durante il Concilio; la consegna dei sette Messaggi finali del Concilio e quella del Catechismo della Chiesa Cattolica, che farò al termine, prima della Benedizione. Questi segni non ci fanno solo ricordare, ma ci offrono anche la prospettiva per andare oltre la commemorazione. Ci invitano ad entrare più profondamente nel movimento spirituale che ha caratterizzato il Vaticano II, per farlo nostro e portarlo avanti nel suo vero senso. E questo senso è stato ed è tuttora la fede in Cristo, la fede apostolica, animata dalla spinta interiore a comunicare Cristo ad ogni uomo e a tutti gli uomini nel pellegrinare della Chiesa sulle vie della storia".

Di seguito riportiamo estratti dell'omelia pronunciata da Benedetto XVI:

"L’Anno della fede che oggi inauguriamo è legato coerentemente a tutto il cammino della Chiesa negli ultimi 50 anni: dal Concilio, attraverso il Magistero del Servo di Dio Paolo VI, il quale indisse un 'Anno della fede' nel 1967, fino al Grande Giubileo del 2000, con il quale il Beato Giovanni Paolo II ha riproposto all’intera umanità Gesù Cristo quale unico Salvatore, ieri, oggi e sempre. Tra questi due Pontefici, Paolo VI e Giovanni Paolo II, c’è stata una profonda e piena convergenza proprio su Cristo quale centro del cosmo e della storia, e sull’ansia apostolica di annunciarlo al mondo. Gesù è il centro della fede cristiana. Il cristiano crede in Dio mediante Gesù Cristo, che ne ha rivelato il volto. Egli è il compimento delle Scritture e il loro interprete definitivo".

"Il Vangelo di oggi ci dice che Gesù Cristo, consacrato dal Padre nello Spirito Santo, è il vero e perenne soggetto dell’evangelizzazione. (...) Questa missione di Cristo, questo suo movimento continua nello spazio e nel tempo, attraversa i secoli e i continenti. È un movimento che parte dal Padre e, con la forza dello Spirito, va a portare il lieto annuncio ai poveri di ogni tempo – poveri in senso materiale e spirituale. La Chiesa è lo strumento primo e necessario di questa opera di Cristo, perché è a Lui unita come il corpo al capo".

"Il Concilio Vaticano II non ha voluto mettere a tema la fede in un documento specifico. E tuttavia, esso è stato interamente animato dalla consapevolezza e dal desiderio di doversi, per così dire, immergere nuovamente nel mistero cristiano, per poterlo riproporre efficacemente all’uomo contemporaneo. (...) Il Beato Giovanni XXIII nel Discorso di apertura, "presentò il fine principale del Concilio in questi termini: 'Questo massimamente riguarda il Concilio Ecumenico: che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito ed insegnato in forma più efficace. (...) È necessario che questa dottrina certa ed immutabile, che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo'".
"Alla luce di queste parole, si comprende quello che io stesso allora ho avuto modo di sperimentare: durante il Concilio vi era una tensione commovente nei confronti del comune compito di far risplendere la verità e la bellezza della fede nell’oggi del nostro tempo, senza sacrificarla alle esigenze del presente né tenerla legata al passato: nella fede risuona l’eterno presente di Dio, che trascende il tempo e tuttavia può essere accolto da noi solamente nel nostro irripetibile oggi. Perciò ritengo che la cosa più importante, (...) sia ravvivare in tutta la Chiesa quella positiva tensione, quell’anelito a riannunciare Cristo all’uomo contemporaneo. Ma affinché questa spinta interiore alla nuova evangelizzazione non rimanga soltanto ideale e non pecchi di confusione, occorre che essa si appoggi ad una base concreta e precisa, e questa base sono i documenti del Concilio Vaticano II, Per questo ho più volte insistito sulla necessità di ritornare, per così dire, alla 'lettera' del Concilio – cioè ai suoi testi – per trovarne l’autentico spirito, e ho ripetuto che la vera eredità del Vaticano II si trova in essi".

"Il Concilio non ha escogitato nulla di nuovo come materia di fede, né ha voluto sostituire quanto è antico. Piuttosto si è preoccupato di far sì che la medesima fede continui ad essere vissuta nell’oggi, continui ad essere una fede viva in un mondo in cambiamento. (...) I Padri conciliari volevano ripresentare la fede in modo efficace; e se si aprirono con fiducia al dialogo con il mondo moderno è proprio perché erano sicuri della loro fede, della salda roccia su cui poggiavano. Invece, negli anni seguenti, molti hanno accolto senza discernimento la mentalità dominante, mettendo in discussione le basi stesse del 'depositum fidei', che purtroppo non sentivano più come proprie nella loro verità".

"Se oggi la Chiesa propone un nuovo Anno della fede e la nuova evangelizzazione, non è per onorare una ricorrenza, ma perché ce n’è bisogno, ancor più che 50 anni fa! (...) Anche l’iniziativa di creare un Pontificio Consiglio destinato alla promozione della nuova evangelizzazione (...) rientra in questa prospettiva. In questi decenni è avanzata una 'desertificazione' spirituale. Che cosa significasse una vita, un mondo senza Dio, al tempo del Concilio lo si poteva già sapere da alcune pagine tragiche della storia, ma ora purtroppo lo vediamo ogni giorno intorno a noi. (...) Ma è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, (...) che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi".

"Nel deserto si riscopre il valore di ciò che è essenziale per vivere; così nel mondo contemporaneo sono innumerevoli i segni, spesso espressi in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso ultimo della vita. E nel deserto c’è bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indicano la via verso la Terra promessa e così tengono desta la speranza. La fede vissuta apre il cuore alla Grazia di Dio che libera dal pessimismo. Oggi più che mai evangelizzare vuol dire testimoniare una vita nuova, trasformata da Dio, e così indicare la strada".

"Il viaggio è metafora della vita, e il sapiente viaggiatore è colui che ha appreso l’arte di vivere e la può condividere con i fratelli – come avviene ai pellegrini lungo il Cammino di Santiago, o sulle altre Vie che non a caso sono tornate in auge in questi anni. Come mai tante persone oggi sentono il bisogno di fare questi cammini? Non è forse perché qui trovano, o almeno intuiscono il senso del nostro essere al mondo? Ecco allora come possiamo raffigurare questo Anno della fede: un pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo, in cui portare con sé solo ciò che è essenziale (...), ma il Vangelo e la fede della Chiesa, di cui i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II sono luminosa espressione, come pure lo è il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato 20 anni or sono".

"L’11 ottobre 1962 si celebrava la festa di Maria Santissima Madre di Dio. A Lei affidiamo l’Anno della fede, come ho fatto una settimana fa recandomi pellegrino a Loreto. La Vergine Maria brilli sempre come stella sul cammino della nuova evangelizzazione".





BARTOLOMEO I: TESTIMONIARE UNITI MESSAGGIO DI SALVEZZA

Città del Vaticano, 11 ottobre 2012 (VIS). Durante le celebrazioni di inizio dell'Anno della Fede, il Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo I ha pronunciato un discorso di cui riportiamo ampi estratti.

"In questa piazza, una potente e significativa celebrazione ha espresso il cuore e la mente della Chiesa Cattolica Romana, conducendola in questi cinquant'anni fino al mondo contemporaneo. L'apertura del Concilio Vaticano II, pietra miliare trasformante, fu ispirata dalla realtà fondamentale che il Figlio e il Logos incarnato di Dio è là 'dove sono due o tre riuniti nel suo nome e che lo Spirito che procede dal Padre 'ci guiderà a tutta la verità'".

"Nel corso degli ultimi cinquanta anni, le conquiste raggiunte da questa assemblea sono state varie, come hanno dimostrato una serie di importanti ed influenti costituzioni, dichiarazioni e decreti. Abbiamo contemplato il rinnovamento dello spirito e il 'ritorno delle origini' attraverso lo studio liturgico, la ricerca biblica e la dottrina patristica. Abbiamo apprezzato il graduale impegno nel porre da parte la rigida limitazione accademica all'apertura del dialogo ecumenico, che ha condotto alle reciproche abrogazioni delle scomuniche dell'anno 1054, allo scambio di auguri, alla restituzione delle reliquie, all'inizio di importanti dialoghi e alle reciproche visite nelle nostre rispettive sedi".

"Il nostro cammino non è stato sempre facile o esente da sofferenze e sfide. (...) La teologia fondamentale e i temi principali del Concilio Vaticano II - il mistero della Chiesa, la sacralità della liturgia e l'autorità episcopale - sono difficili da applicare con pratica assidua, e si assimilano con sforzo nel corso di tutta la vita e con l'impegno dell'intera chiesa".

"Proseguendo insieme questo cammino, offriamo grazie e gloria al Dio vivente - Padre, Figlio e Spirito Santo - perché l'assemblea stessa dei Vescovi ha riconosciuto l'importanza delle riflessione e del dialogo sincero tra le nostre 'chiese sorelle'. Ci uniamo nella 'speranza che venga rimossa la barriera tra la Chiesa d'Oriente e la Chiesa d'Occidente, e che si abbia finalmente una sola dimora solidamente fondata sulla pietra angolare, Cristo Gesù, il quale di entrambe farà una cosa sola".

"La nostra presenza qui segna il nostro impegno di testimoniare insieme il messaggio di salvezza e guarigione per i nostri fratelli più piccoli: i poveri, gli oppressi, gli emarginati nel mondo creato da Dio. Diamo inizio a preghiere per la pace e la salute dei nostri fratelli e sorelle cristiani che vivono in Medio Oriente. Nell’attuale crogiolo di violenza, separazione e divisione che va intensificandosi tra popoli e nazioni, che l’amore e il desiderio di armonia che dichiariamo qui, e la comprensione che cerchiamo con il dialogo e il reciproco rispetto, sia di modello per il nostro mondo. Che l’umanità possa stendere la mano ‘all’altro’ e che possiamo lavorare insieme per superare il dolore dei popoli ovunque, particolarmente dove si soffre a causa della fame, delle catastrofi naturali, di malattie e della guerra che, alla fine, colpisce la vita di noi tutti".

"Alla luce di tutto quanto la Chiesa nel mondo deve ancora compiere, e con grande apprezzamento per tutto il progresso che abbiamo condiviso, siamo onorati di essere stati invitati a partecipare – e modestamente chiamati ad offrire la nostra parola – in questa solenne e festosa commemorazione del Concilio Vaticano II. Non è solo una coincidenza che questa occasione segni per la vostra Chiesa la solenne inaugurazione dell’'Anno della Fede', dato che è la fede che offre un segno evidente del cammino che insieme abbiamo percorso lungo il sentiero della riconciliazione e dell’unità visibile".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 11 ottobre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato Il Sacerdote Vincenzo Peroni Cerimoniere Pontificio.

mercoledì 10 ottobre 2012

DOCUMENTI CONCILIARI: BUSSOLA PER LA NAVE DELLA CHIESA

Città del Vaticano, 10 ottobre 2012 (VIS). "Siamo alla vigilia del giorno in cui celebreremo i cinquant’anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e l’inizio dell’Anno della fede. Con questa Catechesi vorrei iniziare a riflettere (...) sul grande evento di Chiesa che è stato il Concilio", ha detto il Santo Padre introducendo la catechesi dell'Udienza Generale del mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro.

"I documenti del Concilio Vaticano II (...) sono anche per il nostro tempo, una bussola che permette alla nave della Chiesa di procedere in mare aperto, in mezzo a tempeste o ad onde calme e tranquille, per navigare sicura ed arrivare alla meta", ha spiegato il Papa ricordando che il Concilio, al quale partecipò quando era giovane professore di teologia fondamentale all'Università di Bonn, fu per lui "una esperienza unica". "Ho potuto vedere una Chiesa viva (...) che si mette alla scuola dello Spirito Santo, il vero motore del Concilio. Rare volte nella storia si è potuto, come allora, quasi 'toccare' concretamente l’universalità della Chiesa in un momento di grande realizzazione della sua missione di portare il Vangelo in ogni tempo e fino ai confini della terra".

Nella storia della Chiesa, vari Concili hanno preceduto il Vaticano II: il Concilio di Nicea, di Efeso, di Calcedonia, di Trento che furono convocati per definire elementi fondamentali della fede e per correggere, soprattutto, gli errori che la mettevano in pericolo. Non fu il caso del Vaticano II perché "in quel momento del cammino della Chiesa non c'erano particolari errori di fede da correggere o condannare, né vi erano specifiche questioni di dottrina o di disciplina da chiarire. (...) La prima questione che si pose nella preparazione di questo grande evento fu proprio come cominciarlo, quale compito preciso attribuirgli. Il Beato Giovanni XXIII, nel discorso di apertura, l’11 ottobre di cinquant’anni fa, diede un’indicazione generale: la fede doveva parlare in un modo 'rinnovato', più incisivo - perché il mondo stava rapidamente cambiando - mantenendo però intatti i suoi contenuti perenni, senza cedimenti o compromessi".

"Il Papa - ha detto Benedetto XVI - desiderava che la Chiesa riflettesse sulla sua fede, sulle verità che la guidano. Ma da questa seria, approfondita riflessione sulla fede, doveva essere delineato in modo nuovo il rapporto tra la Chiesa e l’età moderna, tra il Cristianesimo e certi elementi essenziali del pensiero moderno, non per conformarsi ad esso, ma per presentare a questo nostro mondo, che tende ad allontanarsi da Dio, l’esigenza del Vangelo in tutta la sua grandezza e in tutta la sua purezza".

"Il tempo in cui viviamo continua ad essere segnato da una dimenticanza e sordità nei confronti di Dio. Penso, allora, che dobbiamo imparare la lezione più semplice e più fondamentale del Concilio e cioè che il Cristianesimo nella sua essenza consiste nella fede in Dio, (...) e nell’incontro (...) con Cristo che orienta e guida la vita (...). La cosa importante oggi, proprio come era nel desiderio dei Padri conciliari, è che si veda - di nuovo, con chiarezza - che Dio è presente, ci riguarda, ci risponde. E che, invece, quando manca la fede in Dio, crolla ciò che è essenziale, perché l’uomo perde la sua dignità (...). Il Concilio ci ricorda che la Chiesa (...) ha (...) il mandato di trasmettere la parola dell’amore di Dio che salva, perché sia ascoltata e accolta quella chiamata divina che contiene in sé la nostra beatitudine eterna".

Il Santo Padre ha citato le quattro costituzioni conciliari, "i quattro punti cardinali della bussola capace di orientarci: la "Sacrosanctum Concilium" sulla sacra liturgia che ci indica come nella Chiesa ci sia la centralità del mistero della presenza di Cristo; la "Lumen Gentium" che ha come compito fondamentale quello di glorificare Dio; la "Dei Verbum", sulla divina Rivelazione: la Parola vivente di Dio convoca la Chiesa e la vivifica lungo tutto il suo cammino nella storia ed infine la "Gaudium et spes" sul modo in cui la Chiesa porta al mondo intero la luce che ha ricevuto da Dio.

"Il Concilio Vaticano II - ha concluso il Pontefice - è per noi un forte appello a riscoprire ogni giorno la bellezza della nostra fede, a conoscerla in modo profondo per un più intenso rapporto con il Signore, a vivere fino in fondo la nostra vocazione cristiana".


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