Città
del Vaticano, 17 ottobre 2012
(VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Elio Rama, I.M.C., Vescovo
della Diocesi di Pinheiro (superficie: 21.360; popolazione: 467.000;
cattolici: 269.000; sacerdoti: 54; religiosi: 38), Brasile. Il
Vescovo eletto, è nato nel 1953 a Tucunduva (Brasile), ha emesso la
professione religiosa nell'Istituto Missione Consolata nel 1982 ed è
stato ordinato sacerdote nel 1984. Dal 1985 al 1987 è stato Vicario
Parrocchiale a Vilanculo (Mozambico); dal 1987 al 1992 è stato
Parroco a Vilanculo (Mozambico); dal 1992 al 1996 è stato Rettore
del Seminario della Consolata a Nampula (Mozambico); dal 1996 al 2002
è stato Superiore Regionale a Maputo (Mozambico); dal 2003 al 2009 è
stato Rettore del Seminario Teologico I.M.C. a Sâo
Paulo (Brasile); dal 2005 al 2011 è stato Consigliere
Regionale a Sào Paulo (Brasile); dal 2010 al 2011 è stato Parroco
della Parrocchia "Nossa Senhora da Penha”, a São Paulo
(Brasile). Dal 2011 è stato Superiore Regionale per il Brasile
dell’Istituto Missioni Consolata, con sede nell’arcidiocesi di
São Paulo. Succede al Vescovo Ricardo Pedro Paglia, M.S.C., del
quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale
della medesima diocesi presentata per raggiunti limiti d'età.
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mercoledì 17 ottobre 2012
IL PAPA INVIA UNA DELEGAZIONE IN SIRIA
Città
del Vaticano, 17 ottobre 2012
(VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, ha
annunciato ieri durante la sessione pomeridiana del Sinodo dei
Vescovi, che il Santo Padre invierà una Delegazione a Damasco
(Siria) per esprimere a nome suo e di tutta la Chiesa "fraterna
solidarietà a tutta la popolazione, con una offerta personale dei
Padri Sinodali, oltre che della Santa Sede". La Delegazione
esprimerà anche la sua "vicinanza spirituale ai fratelli e
sorelle cristiani" ed il suo incoraggiamento "a quanti sono
impegnati nella ricerca di un accordo rispettoso dei diritti e dei
doveri di tutti, con una particolare attenzione a quanto previsto dal
diritto umanitario".
"Non
possiamo - ha detto il Cardinale Bertone - essere semplici spettatori
di una tragedia come quella che si sta consumando in Siria: alcuni
interventi sentiti in aula ne sono la prova. Convinti che la
soluzione della crisi non può essere che politica e pensando alle
immani sofferenze della popolazione, alla sorte degli sfollati nonché
al futuro di quella nazione, alcuni di noi hanno suggerito che la
nostra assemblea sinodale possa esprimere la sua solidarietà. (...)
Si presume che esperite le formalità necessarie con il Nunzio
Apostolico e con le autorità locali, la Delegazione si recherà a
Damasco la settimana prossima. Nel frattempo preghiamo perché
prevalgano la ragione e la compassione".
La
Delegazione è composta dai seguenti Padri Sinodali: il Cardinale
Laurent Mosengwo Pasinya, Arcivescovo di Kinshasa; il Cardinale
Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il
Dialogo Interreligioso; il Cardinale Timothy
Dolan, Arcivescovo di New York (Stati Uniti); il Vescovo Fabio
Suescun Mutis, Ordinario militare in Colombia; il Vescovo Joseph
Nguyen Nang, di Phat Diem (Vietnam); fanno parte della Delegazione
anche l'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con
gli Stati della Segreteria di Stato; ed il Monsignor Alberto Ortega,
Officiale della Segreteria di Stato.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 17 ottobre 2012
(VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Elio Rama, I.M.C., Vescovo
della Diocesi di Pinheiro (superficie: 21.360; popolazione: 467.000;
cattolici: 269.000; sacerdoti: 54; religiosi: 38), Brasile. Il
Vescovo eletto, è nato nel 1953 a Tucunduva (Brasile), ha emesso la
professione religiosa nell'Istituto Missione Consolata nel 1982 ed è
stato ordinato sacerdote nel 1984. Dal 1985 al 1987 è stato Vicario
Parrocchiale a Vilanculo (Mozambico); dal 1987 al 1992 è stato
Parroco a Vilanculo (Mozambico); dal 1992 al 1996 è stato Rettore
del Seminario della Consolata a Nampula (Mozambico); dal 1996 al 2002
è stato Superiore Regionale a Maputo (Mozambico); dal 2003 al 2009 è
stato Rettore del Seminario Teologico I.M.C. a Sâo
Paulo (Brasile); dal 2005 al 2011 è stato Consigliere
Regionale a Sào Paulo (Brasile); dal 2010 al 2011 è stato Parroco
della Parrocchia "Nossa Senhora da Penha”, a São Paulo
(Brasile). Dal 2011 è stato Superiore Regionale per il Brasile
dell’Istituto Missioni Consolata, con sede nell’arcidiocesi di
São Paulo. Succede al Vescovo Ricardo Pedro Paglia, M.S.C., del
quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale
della medesima diocesi presentata per raggiunti limiti d'età.
martedì 16 ottobre 2012
CAMPANE D'EUROPA: RAGIONI DI SPERANZA DEL PAPA
Città
del Vaticano, 16 ottobre 2012
(VIS). Ieri sera, dopo la sessione sinodale, è stato presentato a un
certo numero di padri sinodali il film “Bells of Europe – Campane
d’Europa” sul tema dei rapporti fra il cristianesimo, la cultura
europea e il futuro del Continente. Il film presenta estratti di una
serie di eccezionali interviste originali con le maggiori personalità
religiose cristiane, il Papa Benedetto XVI, il Patriarca ecumenico
Bartolomeo I, il Patriarca di Mosca Kirill, l’Arcivescovo di
Canterbury Rowan Williams, l’ex Presidente della federazione delle
Chiese Evangeliche in Germania Huber e altre personalità della
politica e della cultura.
Il
filo unificante del film è dato dal suono delle campane dei diversi
angoli del Continente e
dalla
fusione di una campana nell’antica fonderia di Agnone. La colonna
sonora è realizzata anche con musiche del famoso compositore estone
Arvo Pärt. Anche Arvo Pärt è intervistato, e spiega come sia stato
appunto ispirato dal tintinnio delle campane.
Realizzato
dal Centro Televisivo Vaticano in base a un’idea del Padre Germano
Marani, con il supporto di diverse altre istituzioni, fra cui la
Fondazione La Gregoriana, il film è ora a disposizione di RAI
Cinema, che ne detiene i diritti per la diffusione televisiva e home
video.
Segue
il testo dell'intervista a Papa Benedetto XVI
D.
– Santità, nelle sue encicliche Lei sta proponendo un'antropologia
forte, un uomo abitato dalla carità di Dio, un uomo dalla
razionalità allargata dall’esperienza di fede, un uomo che ha una
responsabilità sociale grazie alla dinamica della carità, ricevuta
e donata nella verità. Santità, proprio in questo orizzonte
antropologico in cui il messaggio evangelico esalta tutti gli
elementi degni della persona umana, purificando le scorie che
offuscano l'autentico volto dell’uomo creato a immagine e
somiglianza di Dio, Lei ha più volte ribadito che questa riscoperta
del volto umano, dei valori evangelici, delle profonde radici
dell'Europa è motivo di grande speranza per il continente europeo e
non solo… Può spiegarci le ragioni della sua speranza?
R.
– Il primo motivo della mia speranza consiste nel fatto che il
desiderio di Dio, la ricerca di Dio è profondamente scritta in ogni
anima umana e non può scomparire. Certamente, per un certo tempo, si
può dimenticare Dio, accantonarlo, occuparsi di altre cose, ma Dio
non scompare mai. E’ semplicemente vero quanto dice sant’Agostino,
che noi uomini siamo inquieti finché non abbiamo trovato Dio. Questa
inquietudine anche oggi esiste. E’ la speranza che l’uomo sempre
di nuovo, anche oggi, si ponga in cammino verso questo Dio.
Il
secondo motivo della mia speranza consiste nel fatto che il Vangelo
di Gesù Cristo, la fede in Cristo è semplicemente vera. E la verità
non invecchia. Anch’essa si può dimenticare per un certo tempo, si
possono trovare altre cose, la si può accantonare, ma la verità
come tale non scompare. Le ideologie hanno un tempo contato. Sembrano
forti, irresistibili, ma dopo un certo periodo si consumano, non
hanno più la forza in loro, perché manca loro una verità profonda.
Sono particelle di verità, ma alla fine si sono consumate. Invece il
Vangelo è vero, e perciò non si consuma mai. In tutti i periodi
della storia appaiono sue nuove dimensioni, appare tutta la sua
novità, nel rispondere alle esigenze del cuore e della ragione umana
che può camminare in questa verità e trovarvisi. E perciò, proprio
per questo motivo, sono convinto che ci sia anche una nuova primavera
del cristianesimo.
Un
terzo motivo empirico lo vediamo nel fatto che questa inquietudine
oggi lavora nella gioventù. I giovani hanno visto tante cose – le
offerte delle ideologie e del consumismo –, ma colgono il vuoto in
tutto questo, la sua insufficienza. L’uomo è creato per
l’infinito. Tutto il finito è troppo poco. E perciò vediamo come,
proprio nelle nuove generazioni, questa inquietudine si risveglia di
nuovo ed essi si mettono in cammino, e così ci sono nuove scoperte
della bellezza del cristianesimo; un cristianesimo non a prezzo
moderato, non ridotto, ma nella sua radicalità e profondità.
Quindi, mi sembra che l’antropologia come tale ci indichi che ci
saranno sempre nuovi risvegli del cristianesimo e i fatti lo
confermano con una parola: fondamento profondo. E’ il
cristianesimo. E’ vero, e la verità ha sempre un futuro.
D.
– Santità, Lei ha più volte ribadito che l’Europa ha avuto e ha
tuttora un influsso culturale su tutto il genere umano e non può
fare a meno di sentirsi particolarmente responsabile, non solo del
proprio futuro, ma anche di quello dell’umanità intera. Guardando
avanti, è possibile tratteggiare i contorni della testimonianza
visibile dei cattolici e dei cristiani appartenenti alle Chiese
ortodosse e protestanti, nell’Europa dall’Atlantico agli Urali,
che, vivendo i valori evangelici in cui credono contribuiscano alla
costruzione di un’Europa più fedele a Cristo, più accogliente,
solidale, non solo custodendo l’eredità culturale e spirituale che
li contraddistingue, ma anche nell’impegno a cercare vie nuove per
affrontare le grandi sfide comuni che contrassegnano l’epoca
post-moderna e multiculturale?
R.
– Si tratta della grande questione. E’ evidente che l’Europa ha
anche oggi nel mondo un grande peso sia economico, sia culturale e
intellettuale. E, in corrispondenza a questo peso, ha una grande
responsabilità. Ma l’Europa deve, come Lei ha accennato, trovare
ancora la sua piena identità per poter parlare e agire secondo la
sua responsabilità. Il problema oggi non sono più, secondo me, le
differenze nazionali. Si tratta di diversità che non sono più
divisioni, grazie a Dio. Le nazioni rimangono, e nella loro diversità
culturale, umana, temperamentale, sono una ricchezza che si completa
e dà nascita ad una grande sinfonia di culture. Sono
fondamentalmente una cultura comune. Il problema dell’Europa di
trovare la sua identità mi sembra consistere nel fatto che in Europa
oggi abbiamo due anime: un’anima è una ragione astratta,
anti-storica, che intende dominare tutto perché si sente sopra tutte
le culture. Una ragione finalmente arrivata a se stessa che intende
emanciparsi da tutte le tradizioni e i valori culturali in favore di
un’astratta razionalità. La prima sentenza di Strasburgo sul
Crocifisso era un esempio di questa ragione astratta che vuole
emanciparsi da tutte le tradizioni, dalla storia stessa. Ma così non
si può vivere. Per di più, anche la “ragione pura” è
condizionata da una determinata situazione storica, e solo in questo
senso può esistere. L’altra anima è quella che possiamo chiamare
cristiana, che si apre a tutto quello che è ragionevole, che ha essa
stessa creato l’audacia della ragione e la libertà di una ragione
critica, ma rimane ancorata alle radici che hanno dato origine a
questa Europa, che l’hanno costruita nei grandi valori, nelle
grandi intuizioni, nella visione della fede cristiana. Come Lei ha
accennato, soprattutto nel dialogo ecumenico tra Chiesa cattolica,
ortodossa, protestante, quest’anima deve trovare una comune
espressione e deve poi incontrarsi con questa ragione astratta, cioè
accettare e conservare la libertà critica della ragione rispetto a
tutto quello che può fare e ha fatto, ma praticarla, concretizzarla
nel fondamento, nella coesione con i grandi valori che ci ha dato il
cristianesimo. Solo in questa sintesi l’Europa può avere il suo
peso nel dialogo interculturale dell’umanità di oggi e di domani,
perché una ragione che si è emancipata da tutte le culture non può
entrare in un dialogo interculturale. Solo una ragione che ha
un’identità storica e morale può anche parlare con gli altri,
cercare una interculturalità nella quale tutti possono entrare e
trovare una unità fondamentale dei valori che possono aprire le
strade al futuro, a un nuovo umanesimo, che deve essere il nostro
scopo. E per noi questo umanesimo cresce proprio dalla grande idea
dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio.
SOSTEGNO DELLA CHIESA CATTOLICA ALLE COOPERATIVE AGRICOLE
Città
del Vaticano, 16 ottobre 2012
(VIS). In occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, che
ricorre il 16 ottobre, data di fondazione dell'Organizzazione delle
Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (F.A.O.), il Santo
Padre ha indirizzato un Messaggio al Direttore della F.A.O., Signor
José Graziano da Silva.
1.
Quest’anno la Giornata Mondiale dell’Alimentazione - scrive il
Papa - si celebra mentre gli effetti della crisi economica colpiscono
sempre più i bisogni primari, compreso il fondamentale diritto di
ogni persona ad una nutrizione sufficiente e sana, aggravando
specialmente la situazione di quanti vivono in condizioni di povertà
e sottosviluppo. Si tratta di un contesto analogo a quello che ispirò
l’istituzione della FAO e che richiama le istituzioni nazionali e
internazionali all’impegno per liberare l’umanità dalla fame
attraverso lo sviluppo agricolo e la crescita delle comunità rurali.
Sulla malnutrizione, infatti, pesano un graduale disimpegno e
un’eccessiva competitività che rischiano di far dimenticare come
solo soluzioni comuni e condivise sono in grado di dare risposte
adeguate alle attese di persone e di popoli".
Da
qui la soddisfazione espressa dal Pontefice per la decisione di
dedicare questo giorno a riflettere sul tema: "Le cooperative
agricole alimentano il mondo". "Non si tratta solo di dare
sostegno alle cooperative quali espressione di una diversa forma di
organizzazione economica e sociale, ma di considerarle un vero
strumento dell’azione internazionale. L’esperienza realizzata in
tanti Paesi mostra, infatti, che le cooperative, oltre a dare impulso
al lavoro agricolo sono un modo per consentire agli agricoltori e
alle popolazioni rurali di intervenire nei momenti decisionali e
insieme uno strumento efficace per realizzare quello sviluppo
integrale di cui la persona è fondamento e fine".
"La
Chiesa cattolica, come è noto, considera anche il lavoro e l’impresa
cooperativa come modi per vivere un’esperienza di unità e di
solidarietà capace di superare le differenze e perfino i conflitti
sociali fra le persone e fra i diversi gruppi. Per questo con il suo
insegnamento e la sua azione ha da sempre sostenuto il modello delle
cooperative in quanto è convinta che la loro attività non si limita
alla sola dimensione economica, ma concorre alla crescita umana,
sociale, culturale e morale di quanti ne sono parte e della comunità
in cui esse sono inserite".
"Guardando
alle situazioni dove conflitti o disastri naturali limitano il lavoro
agricolo, un particolare pensiero va rivolto al ruolo insostituibile
della donna chiamata spesso a dirigere l’attività delle
cooperative, a mantenere i legami familiari e a custodire quei
preziosi elementi di conoscenza e tecnica propri del mondo rurale".
"È
indispensabile che i poteri pubblici operanti a livello nazionale e
internazionale predispongano i necessari strumenti legislativi e di
finanziamento perché nelle zone rurali le cooperative possano essere
efficaci strumenti per la produzione agricola, la sicurezza
alimentare, il mutamento sociale e per un più ampio miglioramento
delle condizioni di vita. In tale nuovo contesto è auspicabile che
le giovani generazioni possano guardare con rinnovata fiducia al loro
futuro mantenendo i legami con il lavoro dei campi, il mondo rurale e
i suoi valori tradizionali".
MESSAGGIO DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE NELL'ANNO DELLA FEDE
Città
del Vaticano, 16 ottobre 2012
(VIS). In occasione dell'Anno della Fede, la Commissione Teologica
Internazionale ha redatto un Messaggio di cui di seguito riportiamo
ampi estratti.
"In
quanto comunità di fede, (...), anche la Commissione Teologica
Internazionale, nel suo insieme, desidera significare la sua speciale
attenzione al messaggio di conversione di quest’Anno della fede,
rinnovando ed approfondendo il suo impegno al servizio della Chiesa.
A tale scopo, il 6 dicembre 2012, in occasione della sua sessione
plenaria annuale e sotto la guida del suo Presidente, S.E. Mons.
Gerhard L. Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina
della Fede, la Commissione Teologica Internazionale compirà un
pellegrinaggio alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore per
affidare il proprio lavoro, e quello di tutti teologi cattolici, alla
Vergine fedele, proclamata 'beata perché ha creduto'".
"In
occasione di quest’Anno della fede, la Commissione Teologica
Internazionale si impegna in 'medio Ecclesiae' a portare il suo
contributo specifico alla nuova evangelizzazione promossa dalla Santa
Sede. Ciò significa scrutare il mistero rivelato con tutte le
risorse della ragione illuminata dalla fede, a beneficio di tutti i
credenti: favorendo anche la sua recezione nelle culture attuali".
"Come
recentemente ha potuto affermare il documento della Commissione
Teologica Internazionale intitolato La teologia oggi: prospettive,
principi e criteri, la teologia deriva tutta intera dalla fede: e si
esercita in costante dipendenza dalla fede che è vissuta nel popolo
di Dio guidato dai suoi Pastori. Difatti, solo la fede permette al
teologo di accedere realmente al suo oggetto: ossia la verità di
Dio, che illumina l’insieme del reale con la luce di un nuovo
giorno – sub ratione Dei".
"Il
teologo lavora dunque per 'inculturare' nell’intelligenza umana,
sotto le forme di un’autentica scienza, i contenuti intelligibili
della 'fede, che fu trasmessa ai credenti una volta per tutte
(Lettera di Giuda, v. 3). Ma egli rivolge un’attenzione tutta
particolare anche allo stesso atto di credere. (...) Esiste, infatti,
un’unità profonda tra l’atto con cui si crede e i contenuti a
cui diamo il nostro assenso. (...) Di questo atto di fede, il teologo
elabora la consonanza antropologica di alto profilo – la
'convenienza'(...); si interroga perciò sul modo in cui la grazia
preveniente di Dio suscita, nel cuore stesso della libertà
dell’uomo, il 'sì' della fede; e mostra come la fede costituisca
il 'fondamento di tutto l’edificio spirituale (...) ', nel senso
che dà forma a tutte le dimensioni della vita cristiana, personale,
familiare e comunitaria".
"Il
lavoro del teologo non soltanto è radicato nella fede vivente del
popolo cristiano, attento a quello che 'lo Spirito dice alle Chiese',
ma è tutto intero finalizzato alla crescita della fede nel popolo di
Dio e alla missione evangelizzatrice della Chiesa. (...) Il teologo,
dunque, nella collaborazione responsabile con il Magistero, abbraccia
il servizio della fede del popolo di Dio come la sua propria
vocazione".
Nello
stesso tempo, il teologo è servitore della gioia cristiana, che è
'la gioia della verità (gaudium de veritate)'. In questo senso, si
può dire con verità che la fede – e la stessa teologia, come
'scientia fidei' e sapienza – procura a tutti gli 'innamorati della
bellezza spirituale' una reale pregustazione della gioia eterna.
PRECISAZIONE SEGRETERIA DI STATO SU ORDINI EQUESTRI
Città
del Vaticano, 16 ottobre 2012
(VIS). La Segreteria di Stato, a seguito di frequenti richieste di
informazioni in merito all'atteggiamento della Santa Sede nei
confronti degli Ordini Equestri dedicati a Santi o aventi
intitolazioni sacre, ritiene opportuno ribadire quanto già
pubblicato in passato:
Oltre
ai propri Ordini Equestri (Ordine Supremo del Cristo, Ordine dello
Speron d'Oro, Ordine Piano, Ordine di San Gregorio Magno e Ordine di
San Silvestro Papa), la Santa Sede riconosce e tutela soltanto il
Sovrano Militare Ordine di Malta —ovvero Sovrano Militare Ordine
Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta— e
l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e non intende
innovare in merito.
Tutti
gli altri Ordini —di nuova istituzione o fatti derivare da quelli
medievali—non sono riconosciuti dalla Santa Sede, non potendosi
questa far garante della loro legittimità storica e giuridica, delle
loro finalità e dei loro sistemi organizzativi.
Ad
evitare equivoci purtroppo possibili, anche a causa del rilascio
illecito di documenti e dell'uso indebito di luoghi sacri, e ad
impedire la continuazione di abusi che poi risultano a danno di molte
persone in buona fede, la Santa Sede conferma di non attribuire alcun
valore ai diplomi cavallereschi e alle relative insegne che siano
rilasciati dai sodalizi non riconosciuti e di non ritenere
appropriato l'uso delle chiese e cappelle per le cosiddette
"cerimonie di investitura".
lunedì 15 ottobre 2012
ANGELUS: I RICCHI DEVONO ENTRARE NELLA LOGICA DEL DONO
Città
del Vaticano, 14 ottobre 2012 (VIS). Nel commentare all'Angelus il
Vangelo di questa domenica che narra dell'incontro di Gesù con il
giovane ricco, il Santo Padre ha detto: "Dio può conquistare il
cuore di una persona che possiede molti beni e spingerla alla
solidarietà e alla condivisione con chi è bisognoso, con i poveri,
ad entrare cioè nella logica del dono".
"Gesù
insegna che per un ricco è molto difficile entrare nel Regno di Dio,
ma non impossibile", ha affermato il Santo Padre. Infatti,
attraverso la logica del dono "la persona si pone sulla via di
Gesù Cristo, il quale - come scrive l'apostolo Paolo 'da ricco che
era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per
mezzo della sua povertà'".
Benedetto
XVI ha ricordato ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro che il
giovane che incontra Gesù osservava scrupolosamente tutti i
comandamenti della Legge di Dio, "ma non aveva ancora trovato la
vera felicità; e per questo domanda a Gesù come fare per 'avere in
eredità la vita eterna'. Da una parte egli è attratto, come tutti,
dalla pienezza della vita; dall’altra, essendo abituato a contare
sulle proprie ricchezze, pensa che anche la vita eterna si possa in
qualche modo 'acquistare', magari osservando un comandamento
speciale".
Gesù
coglie il desiderio profondo che c’è in quella persona ma anche il
suo punto debole, "il suo attaccamento ai suoi molti beni; e
perciò gli propone di dare tutto ai poveri, così che il suo tesoro
– e quindi il suo cuore – non sia più sulla terra, ma in cielo,
e aggiunge: 'Vieni! Seguimi!' Quel tale, però, invece di accogliere
con gioia l’invito di Gesù, se ne va via rattristato, perché non
riesce a distaccarsi dalle sue ricchezze, che non potranno mai dargli
la felicità e la vita eterna".
È
a questo punto che Gesù pronuncia la celebre frase "'È più
facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco
entri nel regno di Dio"'. Ma, vedendo i discepoli attoniti,
aggiunge: "'Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto
è possibile a Dio'. "Così commenta San Clemente di
Alessandria: 'La parabola insegni ai ricchi che non devono trascurare
la loro salvezza come se fossero già condannati, né devono buttare
a mare la ricchezza né condannarla come insidiosa e ostile alla
vita, ma devono imparare in quale modo usare la ricchezza e
procurarsi la vita'".
"La
storia della Chiesa - ha concluso il Santo Padre - è piena di esempi
di persone ricche, che hanno usato i propri beni in modo evangelico,
raggiungendo anche la santità. Pensiamo solo a san Francesco, a
santa Elisabetta d’Ungheria o a san Carlo Borromeo".
Al
termine della preghiera mariana il Papa ha ricordato che sabato a
Praga (Repubblica Ceca) sono stati proclamati Beati Federico
Bachstein e tredici Confratelli dell’Ordine dei Frati Minori. "Essi
furono uccisi nel 1611 a causa della loro fede. Sono i primi Beati
dell’'Anno della fede', e sono martiri: ci ricordano che credere in
Cristo significa essere disposti anche a soffrire con Lui e per Lui".
"Oggi
in Polonia, e anche nelle parrocchie polacche nel mondo - ha
proseguito Benedetto XVI - celebrate 'la Giornata del Papa' con il
motto: "Giovanni Paolo II – Papa della Famiglia'. (...) Auguro
che in ognuna delle famiglie polacche risplenda il vivo fuoco della
fede, del bene e dell’amore evangelico".
LA RELIGIONE INDICA ALLA SOCIETÀ NORME MORALI OGGETTIVE
Città
del Vaticano, 15 ottobre 2012
(VIS). Il Padre Miguel Ángel
Ayuso Guixot, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo
Interreligioso è intervenuto il 14 ottobre scorso, al Forum Mondiale
di Istanbul (Turchia), sul tema: "Giustizia ed edificazione di
un nuovo ordine mondiale". Al Forum, che si è svolto dal 13 al
14 ottobre, Padre Ayuso ha analizzato il contributo fondamentale
della giustizia sociale e della libertà religiosa alla pace e
l'indispensabile contributo della religione alla promozione della
pace e della giustizia nel tessuto della società globale.
"La
religione - ha affermato Padre Ayuso - apporta il suo contributo al
dibattito nazionale di ogni società. Ciò significa che la società
deve impegnarsi ad affrontare tutte le complessità del mondo
moderno. Concetti quali 'giustizia' e 'giustizia sociale' sono parte
integrante di questo dibattito. Così noi ci chiediamo, qual'è il
contributo della religione al dibattito nazionale circa la
'giustizia' e la 'giustizia sociale'? La giustizia è un attributo
divino, e l'insegnamento religioso certamente contribuisce alla
riflessione sul giusto orientamento delle relazioni, vale a dire,
alla giustizia sociale. La tradizione cattolica, tuttavia, sostiene
che la giustizia è accessibile alla ragione umana, a tutti gli
uomini e donne di buona volontà, sia religiosi che non religiosi".
"I
credenti e i non credenti riconoscono l'innata dignità della persona
umana e riconoscono che tale dignità è la ragione per i diritti
inalienabili di ogni individuo, la protezione dei quali è obiettivo
della giustizia. (...) Questi diritti sono antecedenti ed
indipendenti dallo Stato, e la misura della giustizia dello Stato è
quella in cui esso rispetta e rivendica tali diritti antecedenti,
perché la giustizia esige che tutte le persone debbano poter godere
liberamente dei propri diritti. (...) Quando lo Stato è manchevole
nell'amministrazione della giustizia, anzi agisce ingiustamente, non
ha più autorità morale né legittimità. Ciò comporta che lo Stato
è soggetto al giudizio, esso non ha potere assoluto ma può e deve
dar conto delle sue azioni. La nostra domanda è, perciò, chi o che
cosa deve tenere in considerazione lo Stato per assicurarsi di
operare con giustizia? La domanda non è di carattere politico, ma di
carattere morale, sebbene la risposta richieda scelte politiche".
"Poiché
la questione ultima è di carattere morale ne consegue che il punto
cruciale di una società civile e giusta è lo spazio adeguato e
dovuto assegnato alla religione, la quale ha da dare un contributo
unico essendo la voce di chi non ha voce, voce per i sofferenti,
voce per gli oppressi, voce per i perseguitati, voce profetica che
richiama ad agire in pace e giustizia. La religione richiama la
coscienza della società affinché agisca nella verità a favore del
bene comune. La Regione, perciò, ha un ruolo nel dibattito politico,
non nel fornire concrete soluzioni politiche, che sono al di fuori
della sua competenza, ma nel richiamare la società alle norme morali
obiettive alla base della giustizia e di una società giusta".
NEL SINODO SIAMO INSIEME CON I NOSTRI CONTEMPORANEI
Città
del Vaticano, 13 ottobre 2012
(VIS). Prima del pranzo con i Padri che prendono parte al Sinodo
sulla nuova evangelizzazione, con i Vescovi che hanno partecipato al
Concilio Vaticano II e con i Presidenti delle Conferenze Episcopali,
Benedetto XVI ha rivolto parole di saluto ai commensali con un breve
discorso.
"È
una bella tradizione creata dal Beato Papa Giovanni Paolo II
di coronare il Sinodo con un pranzo comune. Per me è una grande
gioia che alla mia destra ci sia Sua Santità il Patriarca
Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, e, dall’altra
parte, l’Archbishop Rowan Williams from the Anglican Communion".
"Per
me questa comunione è un segno che siamo in cammino verso l’unità
e che nel cuore andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà ad andare
avanti anche esteriormente. Questa gioia, mi sembra, ci dia forza
anche nel mandato dell’evangelizzazione. Synodos vuol dire 'cammino
comune', 'essere in cammino comune', e così la parola synodos mi fa
pensare al famoso cammino del Signore con i due discepoli di Emmaus,
che sono un po’ un’immagine del mondo agnostico di oggi. Gesù,
la loro speranza, era morto; il mondo vuoto; sembrava che Dio
realmente o non ci fosse o non si interessasse di noi. Con questa
disperazione nel cuore, e tuttavia con una piccola fiamma di fede,
vanno avanti. Il Signore cammina misteriosamente con loro e li aiuta
a capire meglio il mistero di Dio, la sua presenza nella storia, il
suo camminare silenziosamente con noi. Alla fine, nella cena, quando
già le parole del Signore e il loro ascolto avevano acceso il cuore
e illuminato la mente, lo riconoscono nella cena e finalmente il
cuore comincia a vedere".
"Così
nel Sinodo siamo insieme con i nostri contemporanei in cammino.
Preghiamo il Signore perché ci illumini, ci accenda il cuore
affinché diventi veggente, ci illumini la mente; e preghiamo
affinché, nella cena, nella comunione eucaristica, possiamo
realmente essere aperti, vederlo e così accendere anche il mondo e
dare la sua luce a questo nostro mondo".
Il
Papa ha annunciato inoltre che proprio per il pranzo, la sessione
vespertina del Sinodo di ieri, venerdì, avrebbe avuto inizio più
tardi del solito. "Stasera cominciamo non alle quattro e mezza -
mi sembra disumano -, ma alle sei meno un quarto".
ACCORDO FRA SANTA SEDE E GUINEA EQUATORIALE
Città
del Vaticano, 13 ottobre 2012
(VIS). La Santa Sede e la Repubblica di Guinea Equatoriale hanno
firmato oggi a Mongomo un Accordo sulle relazioni tra la Chiesa
Cattolica e lo Stato. Il Documento è a firma del Signor Teodoro
Obiang Nguema Mbasogo e di numerose altre Autorità governative.
Per
la Santa Sede ha firmato l'Arcivescovo Piero Pioppo, Nunzio
Apostolico in Guinea Equatoriale e per la Repubblica di Guinea
Equatoriale, il Signor Agapito Mba Mokuy, Ministro degli Affari
Esteri.
L'Accordo,
che consta di 19 articoli e di un Protocollo Addizionale, entrerà in
vigore con lo scambio degli strumenti di ratifica.
"Nell'ambito
dell'indipendenza e dell'autonomia della Chiesa e dello Stato, e nel
solco del comune desiderio di collaborazione, viene fissato il quadro
giuridico dei rapporti reciproci. In particolare, è riconosciuta la
personalità giuridica della Chiesa e delle sue Istituzioni.
L'Accordo riguarda anche il matrimonio canonico, i luoghi di culto,
le istituzioni educative, l'assistenza spirituale ai fedeli cattolici
negli ospedali e nelle carceri.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 15 ottobre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la
rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Duitama-Sogamoso
(Colombia), presentata dal Vescovo Carlos Prada Sanmiguel, in
conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto
Canonico.
Sabato
13 ottobre il Santo Padre ha nominato il Cardinale Gaudencio B.
Rosales, Arcivescovo emerito di Manila (Filippine), Suo Inviato
Speciale alla X Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze
Episcopali dell'Asia (FABC), che si terrà in Vietnam, presso lo
"Xuân
Lôc
Diocese Pastoral Centre" (Centro Pastorale della Diocesi di Xuân
Lôc),
dal 19 al 25 novembre 2012, e la cui cerimonia conclusiva avrà luogo
nella Cattedrale di Ho Chi Minh City.
venerdì 12 ottobre 2012
"AGGIORNAMENTO" NON SIGNIFICA ROTTURA CON LA TRADIZIONE, MA ESPRESSIONE DI CONTINUA VITALITÀ
Città
del Vaticano, 12 ottobre 2012
(VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i Vescovi che
parteciparono al Concilio Ecumenico Vaticano II ed i Presidenti delle
Conferenze Episcopali presenti ieri all'inaugurazione dell'anno della
Fede.
Il
Papa che partecipò al Vaticano II come perito conciliare ha detto ai
Presuli giunti a Roma: "Sono tanti i ricordi che affiorano alla
nostra mente e che ognuno ha ben impressi nel cuore di quel periodo
così vivace, ricco e fecondo che è stato il Concilio; non voglio,
però, dilungarmi troppo, ma – riprendendo alcuni elementi della
mia omelia di ieri – vorrei ricordare solamente come una parola,
lanciata dal Beato Giovanni XXIII quasi in modo programmatico,
ritornava continuamente nei lavori conciliari: la parola
'aggiornamento'".
"A
cinquant’anni di distanza dall’apertura di quella solenne Assise
della Chiesa qualcuno si domanderà se quell’espressione non sia
stata, forse fin dall’inizio, non del tutto felice. Penso che sulla
scelta delle parole si potrebbe discutere per ore e si troverebbero
pareri continuamente discordanti, ma sono convinto che l’intuizione
che il Beato Giovanni XXIII compendiò con questa parola sia stata e
sia tuttora esatta. Il Cristianesimo non deve essere considerato come
'qualcosa del passato', né deve essere vissuto con lo sguardo
perennemente rivolto 'all’indietro', perché Gesù Cristo è ieri,
oggi e per l’eternità. Il Cristianesimo è segnato dalla presenza
del Dio eterno, che è entrato nel tempo ed è presente ad ogni
tempo, perché ogni tempo sgorga dalla sua potenza creatrice, dal suo
eterno 'oggi'".
"Per
questo il Cristianesimo è sempre nuovo. Non lo dobbiamo mai vedere
come un albero pienamente sviluppatosi dal granellino di senape
evangelico, che è cresciuto, ha donato i suoi frutti, e un bel
giorno invecchia e arriva al tramonto la sua energia vitale. Il
Cristianesimo è un albero che è (...) sempre giovane. E questa
attualità, questo 'aggiornamento' non significa rottura con la
tradizione, ma ne esprime la continua vitalità; non significa
ridurre la fede, abbassandola alla moda dei tempi, al metro di ciò
che ci piace, a ciò che piace all’opinione pubblica, ma è il
contrario: esattamente come fecero i Padri conciliari, dobbiamo
portare l’'oggi' che viviamo alla misura dell’evento cristiano,
dobbiamo portare l’'oggi' del nostro tempo nell’'oggi' di Dio".
"Il
Concilio è stato un tempo di grazia in cui lo Spirito Santo ci ha
insegnato che la Chiesa, nel suo cammino nella storia, deve sempre
parlare all’uomo contemporaneo, ma questo può avvenire solo per la
forza di coloro che hanno radici profonde in Dio, si lasciano guidare
da Lui e vivono con purezza la propria fede; non viene da chi si
adegua al momento che passa, da chi sceglie il cammino più comodo.
Il Concilio l’aveva ben chiaro, quando nella Costituzione dogmatica
sulla Chiesa 'Lumen Gentium' (...) ha affermato che tutti nella
Chiesa sono chiamati alla santità secondo il detto dell’Apostolo
Paolo 'Questa infatti è la volontà di Dio, la vostra
santificazione': la santità mostra il vero volto della Chiesa".
"La
memoria del passato è preziosa, - ha concluso il Papa - ma non è
mai fine a se stessa. L’Anno della fede che abbiamo iniziato ieri
ci suggerisce il modo migliore di ricordare e commemorare il
Concilio: concentrarci sul cuore del suo messaggio, che del resto non
è altro che il messaggio della fede in Cristo, unico Salvatore del
mondo, proclamata all’uomo del nostro tempo. Anche oggi quello che
è importante ed essenziale è portare il raggio dell’amore di Dio
nel cuore e nella vita di ogni uomo e di ogni donna, e portare gli
uomini e le donne di ogni luogo e di ogni epoca a Dio".
BENEDETTO XVI FA SUE INDIMENTICABILI PAROLE DI GIOVANNI XXIII
Città
del Vaticano, 12 ottobre 2012
(VIS). Alle 21:00 di ieri il Santo Padre si è affacciato alla
finestra del suo studio per salutare i numerosi partecipanti alla
fiaccolata promossa dall'Azione Cattolica Italiana (ACI) in
collaborazione con la Diocesi di Roma, in occasione dell'apertura
dell'Anno della Fede e nel cinquantesimo anniversario dell'inizio del
Concilio Vaticano II. La processione, partita alla 19:30 da Castel
Sant'Angelo, si colloca nell'ambito della manifestazione "La
Chiesa bella del Concilio", iniziativa dell'ACI e della Diocesi
di Roma.
"Buona
sera a tutti voi e grazie per essere venuti - ha detto il Papa -
Cinquant’anni fa, in questo giorno, anche io sono stato qui in
Piazza, con lo sguardo verso questa finestra, dove si è affacciato
il buon Papa, il Beato Papa Giovanni e ha parlato a noi con parole
indimenticabili, parole piene di poesia, di bontà, parole del
cuore".
"Eravamo
felici – direi – e pieni di entusiasmo. Il grande Concilio
Ecumenico era inaugurato; eravamo sicuri che doveva venire una nuova
primavera della Chiesa, una nuova Pentecoste, con una nuova presenza
forte della grazia liberatrice del Vangelo".
"Anche
oggi siamo felici, portiamo gioia nel nostro cuore, ma direi una
gioia forse più sobria, una gioia umile. In questi cinquant’anni
abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si
traduce, sempre di nuovo, in peccati personali, che possono anche
divenire strutture del peccato. Abbiamo visto che nel campo del
Signore c’è sempre anche la zizzania. Abbiamo visto che nella rete
di Pietro si trovano anche pesci cattivi. Abbiamo visto che la
fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della
Chiesa sta navigando anche con vento contrario, con tempeste che
minacciano la nave e qualche volta abbiamo pensato: 'il Signore dorme
e ci ha dimenticato'".
"Questa
è una parte delle esperienze fatte in questi cinquant’anni, ma
abbiamo anche avuto una nuova esperienza della presenza del Signore,
della sua bontà, della sua forza. Il fuoco dello Spirito Santo, il
fuoco di Cristo non è un fuoco divoratore, distruttivo; è un fuoco
silenzioso, è una piccola fiamma di bontà, di bontà e di verità,
che trasforma, dà luce e calore. Abbiamo visto che il Signore non ci
dimentica. Anche oggi, a suo modo, umile, il Signore è presente e dà
calore ai cuori, mostra vita, crea carismi di bontà e di carità che
illuminano il mondo e sono per noi garanzia della bontà di Dio. Sì,
Cristo vive, è con noi anche oggi, e possiamo essere felici anche
oggi perché la sua bontà non si spegne; è forte anche oggi!".
"Alla
fine, oso fare mie le parole indimenticabili di Papa Giovanni:
'andate a casa, date un bacio ai bambini e dite che è del Papa'".
"In
questo senso, di tutto cuore vi imparto la mia Benedizione: "Sia
benedetto il nome del Signore ……'".
UDIENZE
Città
del Vaticano, 12 ottobre 2012
(VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua
Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, e
Seguito.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 12 ottobre 2012
(VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Renato P. Mayugaba,
Vescovo della diocesi di Laoag (superficie: 3.386; popolazione:
654.000; cattolici: 426.000; sacerdoti: 54; religiosi: 102),
Filippine. È
stato finora Vescovo Ausiliare di Lingayen-Dagupan
(Filippine).
giovedì 11 ottobre 2012
IL PAPA DÀ INIZIO ALL'ANNO DELLA FEDE
Città
del Vaticano, 11 ottobre 2012
(VIS). "Con grande gioia oggi, a 50 anni dall’apertura del
Concilio Ecumenico Vaticano II, diamo inizio all’Anno della fede".
Queste le parole di Benedetto XVI nell'omelia della Santa Messa
celebrata questa mattina in Piazza San Pietro. Hanno concelebrato con
il Papa i Cardinali, i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle
Chiese Orientali Cattoliche, i Vescovi Padri Sinodali, i Presidenti
delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo e quattordici Vescovi
che parteciparono in qualità di Padri ai lavori del Concilio
Ecumenico Vaticano II. Alla celebrazione eucaristica erano presenti
il Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo I e l'Arcivescovo di
Canterbury e Primate della Comunione Anglicana, Sua Grazia Rowan
Williams.
"Per
fare memoria del Concilio (...) questa celebrazione è stata
arricchita di alcuni segni specifici: la processione iniziale, che ha
voluto richiamare quella memorabile dei Padri conciliari quando
entrarono solennemente in questa Basilica; l’intronizzazione
dell’Evangeliario, copia di quello utilizzato durante il Concilio;
la consegna dei sette Messaggi finali del Concilio e quella del
Catechismo della Chiesa Cattolica, che farò al termine, prima della
Benedizione. Questi segni non ci fanno solo ricordare, ma ci offrono
anche la prospettiva per andare oltre la commemorazione. Ci invitano
ad entrare più profondamente nel movimento spirituale che ha
caratterizzato il Vaticano II, per farlo nostro e portarlo avanti nel
suo vero senso. E questo senso è stato ed è tuttora la fede in
Cristo, la fede apostolica, animata dalla spinta interiore a
comunicare Cristo ad ogni uomo e a tutti gli uomini nel pellegrinare
della Chiesa sulle vie della storia".
Di
seguito riportiamo estratti dell'omelia pronunciata da Benedetto XVI:
"L’Anno
della fede che oggi inauguriamo è legato coerentemente a tutto il
cammino della Chiesa negli ultimi 50 anni: dal Concilio, attraverso
il Magistero del Servo di Dio Paolo VI, il quale indisse un 'Anno
della fede' nel 1967, fino al Grande Giubileo del 2000, con il quale
il Beato Giovanni Paolo II ha riproposto all’intera umanità Gesù
Cristo quale unico Salvatore, ieri, oggi e sempre. Tra questi due
Pontefici, Paolo VI e Giovanni Paolo II, c’è stata una profonda e
piena convergenza proprio su Cristo quale centro del cosmo e della
storia, e sull’ansia apostolica di annunciarlo al mondo. Gesù è
il centro della fede cristiana. Il cristiano crede in Dio mediante
Gesù Cristo, che ne ha rivelato il volto. Egli è il compimento
delle Scritture e il loro interprete definitivo".
"Il
Vangelo di oggi ci dice che Gesù Cristo, consacrato dal Padre nello
Spirito Santo, è il vero e perenne soggetto dell’evangelizzazione.
(...) Questa missione di Cristo, questo suo movimento continua nello
spazio e nel tempo, attraversa i secoli e i continenti. È un
movimento che parte dal Padre e, con la forza dello Spirito, va a
portare il lieto annuncio ai poveri di ogni tempo – poveri in senso
materiale e spirituale. La Chiesa è lo strumento primo e necessario
di questa opera di Cristo, perché è a Lui unita come il corpo al
capo".
"Il
Concilio Vaticano II non ha voluto mettere a tema la fede in un
documento specifico. E tuttavia, esso è stato interamente animato
dalla consapevolezza e dal desiderio di doversi, per così dire,
immergere nuovamente nel mistero cristiano, per poterlo riproporre
efficacemente all’uomo contemporaneo. (...) Il Beato Giovanni XXIII
nel Discorso di apertura, "presentò il fine principale del
Concilio in questi termini: 'Questo massimamente riguarda il Concilio
Ecumenico: che il sacro deposito della dottrina cristiana sia
custodito ed insegnato in forma più efficace. (...) È necessario
che questa dottrina certa ed immutabile, che deve essere fedelmente
rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle
esigenze del nostro tempo'".
"Alla
luce di queste parole, si comprende quello che io stesso allora ho
avuto modo di sperimentare: durante il Concilio vi era una tensione
commovente nei confronti del comune compito di far risplendere la
verità e la bellezza della fede nell’oggi del nostro tempo, senza
sacrificarla alle esigenze del presente né tenerla legata al
passato: nella fede risuona l’eterno presente di Dio, che trascende
il tempo e tuttavia può essere accolto da noi solamente nel nostro
irripetibile oggi. Perciò ritengo che la cosa più importante, (...)
sia ravvivare in tutta la Chiesa quella positiva tensione,
quell’anelito a riannunciare Cristo all’uomo contemporaneo. Ma
affinché questa spinta interiore alla nuova evangelizzazione non
rimanga soltanto ideale e non pecchi di confusione, occorre che essa
si appoggi ad una base concreta e precisa, e questa base sono i
documenti del Concilio Vaticano II, Per questo ho più volte
insistito sulla necessità di ritornare, per così dire, alla
'lettera' del Concilio – cioè ai suoi testi – per trovarne
l’autentico spirito, e ho ripetuto che la vera eredità del
Vaticano II si trova in essi".
"Il
Concilio non ha escogitato nulla di nuovo come materia di fede, né
ha voluto sostituire quanto è antico. Piuttosto si è preoccupato di
far sì che la medesima fede continui ad essere vissuta nell’oggi,
continui ad essere una fede viva in un mondo in cambiamento. (...) I
Padri conciliari volevano ripresentare la fede in modo efficace; e se
si aprirono con fiducia al dialogo con il mondo moderno è proprio
perché erano sicuri della loro fede, della salda roccia su cui
poggiavano. Invece, negli anni seguenti, molti hanno accolto senza
discernimento la mentalità dominante, mettendo in discussione le
basi stesse del 'depositum fidei', che purtroppo non sentivano più
come proprie nella loro verità".
"Se
oggi la Chiesa propone un nuovo Anno della fede e la nuova
evangelizzazione, non è per onorare una ricorrenza, ma perché ce
n’è bisogno, ancor più che 50 anni fa! (...) Anche l’iniziativa
di creare un Pontificio Consiglio destinato alla promozione della
nuova evangelizzazione (...) rientra in questa prospettiva. In questi
decenni è avanzata una 'desertificazione' spirituale. Che cosa
significasse una vita, un mondo senza Dio, al tempo del Concilio lo
si poteva già sapere da alcune pagine tragiche della storia, ma ora
purtroppo lo vediamo ogni giorno intorno a noi. (...) Ma è proprio a
partire dall’esperienza di questo deserto, (...) che possiamo
nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per
noi".
"Nel
deserto si riscopre il valore di ciò che è essenziale per vivere;
così nel mondo contemporaneo sono innumerevoli i segni, spesso
espressi in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso
ultimo della vita. E nel deserto c’è bisogno soprattutto di
persone di fede che, con la loro stessa vita, indicano la via verso
la Terra promessa e così tengono desta la speranza. La fede vissuta
apre il cuore alla Grazia di Dio che libera dal pessimismo. Oggi più
che mai evangelizzare vuol dire testimoniare una vita nuova,
trasformata da Dio, e così indicare la strada".
"Il
viaggio è metafora della vita, e il sapiente viaggiatore è colui
che ha appreso l’arte di vivere e la può condividere con i
fratelli – come avviene ai pellegrini lungo il Cammino di Santiago,
o sulle altre Vie che non a caso sono tornate in auge in questi anni.
Come mai tante persone oggi sentono il bisogno di fare questi
cammini? Non è forse perché qui trovano, o almeno intuiscono il
senso del nostro essere al mondo? Ecco allora come possiamo
raffigurare questo Anno della fede: un pellegrinaggio nei deserti del
mondo contemporaneo, in cui portare con sé solo ciò che è
essenziale (...), ma il Vangelo e la fede della Chiesa, di cui i
documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II sono luminosa
espressione, come pure lo è il Catechismo della Chiesa Cattolica,
pubblicato 20 anni or sono".
"L’11
ottobre 1962 si celebrava la festa di Maria Santissima Madre di Dio.
A Lei affidiamo l’Anno della fede, come ho fatto una settimana fa
recandomi pellegrino a Loreto. La Vergine Maria brilli sempre come
stella sul cammino della nuova evangelizzazione".
BARTOLOMEO I: TESTIMONIARE UNITI MESSAGGIO DI SALVEZZA
Città
del Vaticano, 11 ottobre 2012
(VIS). Durante le celebrazioni di inizio dell'Anno della Fede, il
Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo I ha pronunciato un
discorso di cui riportiamo ampi estratti.
"In
questa piazza, una potente e significativa celebrazione ha espresso
il cuore e la mente della Chiesa Cattolica Romana, conducendola in
questi cinquant'anni fino al mondo contemporaneo. L'apertura del
Concilio Vaticano II, pietra miliare trasformante, fu ispirata dalla
realtà fondamentale che il Figlio e il Logos incarnato di Dio è là
'dove sono due o tre riuniti nel suo nome e che lo Spirito che
procede dal Padre 'ci guiderà a tutta la verità'".
"Nel
corso degli ultimi cinquanta anni, le conquiste raggiunte da questa
assemblea sono state varie, come hanno dimostrato una serie di
importanti ed influenti costituzioni, dichiarazioni e decreti.
Abbiamo contemplato il rinnovamento dello spirito e il 'ritorno delle
origini' attraverso lo studio liturgico, la ricerca biblica e la
dottrina patristica. Abbiamo apprezzato il graduale impegno nel porre
da parte la rigida limitazione accademica all'apertura del dialogo
ecumenico, che ha condotto alle reciproche abrogazioni delle
scomuniche dell'anno 1054, allo scambio di auguri, alla restituzione
delle reliquie, all'inizio di importanti dialoghi e alle reciproche
visite nelle nostre rispettive sedi".
"Il
nostro cammino non è stato sempre facile o esente da sofferenze e
sfide. (...) La teologia fondamentale e i temi principali del
Concilio Vaticano II - il mistero della Chiesa, la sacralità della
liturgia e l'autorità episcopale - sono difficili da applicare con
pratica assidua, e si assimilano con sforzo nel corso di tutta la
vita e con l'impegno dell'intera chiesa".
"Proseguendo
insieme questo cammino, offriamo grazie e gloria al Dio vivente -
Padre, Figlio e Spirito Santo - perché l'assemblea stessa dei
Vescovi ha riconosciuto l'importanza delle riflessione e del dialogo
sincero tra le nostre 'chiese sorelle'. Ci uniamo nella 'speranza che
venga rimossa la barriera tra la Chiesa d'Oriente e la Chiesa
d'Occidente, e che si abbia finalmente una sola dimora solidamente
fondata sulla pietra angolare, Cristo Gesù, il quale di entrambe
farà una cosa sola".
"La
nostra presenza qui segna il nostro impegno di testimoniare insieme
il messaggio di salvezza e guarigione per i nostri fratelli più
piccoli: i poveri, gli oppressi, gli emarginati nel mondo creato da
Dio. Diamo inizio a preghiere per la pace e la salute dei nostri
fratelli e sorelle cristiani che vivono in Medio Oriente.
Nell’attuale crogiolo di violenza, separazione e divisione che va
intensificandosi tra popoli e nazioni, che l’amore e il desiderio
di armonia che dichiariamo qui, e la comprensione che cerchiamo con
il dialogo e il reciproco rispetto, sia di modello per il nostro
mondo. Che l’umanità possa stendere la mano ‘all’altro’ e
che possiamo lavorare insieme per superare il dolore dei popoli
ovunque, particolarmente dove si soffre a causa della fame, delle
catastrofi naturali, di malattie e della guerra che, alla fine,
colpisce la vita di noi tutti".
"Alla
luce di tutto quanto la Chiesa nel mondo deve ancora compiere, e con
grande apprezzamento per tutto il progresso che abbiamo condiviso,
siamo onorati di essere stati invitati a partecipare – e
modestamente chiamati ad offrire la nostra parola – in questa
solenne e festosa commemorazione del Concilio Vaticano II. Non è
solo una coincidenza che questa occasione segni per la vostra Chiesa
la solenne inaugurazione dell’'Anno della Fede', dato che è la
fede che offre un segno evidente del cammino che insieme abbiamo
percorso lungo il sentiero della riconciliazione e dell’unità
visibile".
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 11 ottobre 2012
(VIS). Il Santo Padre ha nominato Il Sacerdote Vincenzo Peroni
Cerimoniere Pontificio.
mercoledì 10 ottobre 2012
DOCUMENTI CONCILIARI: BUSSOLA PER LA NAVE DELLA CHIESA
Città
del Vaticano, 10 ottobre 2012
(VIS). "Siamo alla vigilia del giorno in cui celebreremo i
cinquant’anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e
l’inizio dell’Anno della fede. Con questa Catechesi vorrei
iniziare a riflettere (...) sul grande evento di Chiesa che è stato
il Concilio", ha detto il Santo Padre introducendo la catechesi
dell'Udienza Generale del mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro.
"I
documenti del Concilio Vaticano II (...) sono anche per il nostro
tempo, una bussola che permette alla nave della Chiesa di procedere
in mare aperto, in mezzo a tempeste o ad onde calme e tranquille, per
navigare sicura ed arrivare alla meta", ha spiegato il Papa
ricordando che il Concilio, al quale partecipò quando era giovane
professore di teologia fondamentale all'Università di Bonn, fu per
lui "una esperienza unica". "Ho potuto vedere una
Chiesa viva (...) che si mette alla scuola dello Spirito Santo, il
vero motore del Concilio. Rare volte nella storia si è potuto, come
allora, quasi 'toccare' concretamente l’universalità della Chiesa
in un momento di grande realizzazione della sua missione di portare
il Vangelo in ogni tempo e fino ai confini della terra".
Nella
storia della Chiesa, vari Concili hanno preceduto il Vaticano II: il
Concilio di Nicea, di Efeso, di Calcedonia, di Trento che furono
convocati per definire elementi fondamentali della fede e per
correggere, soprattutto, gli errori che la mettevano in pericolo. Non
fu il caso del Vaticano II perché "in quel momento del cammino
della Chiesa non c'erano particolari errori di fede da correggere o
condannare, né vi erano specifiche questioni di dottrina o di
disciplina da chiarire. (...) La prima questione che si pose nella
preparazione di questo grande evento fu proprio come cominciarlo,
quale compito preciso attribuirgli. Il Beato Giovanni XXIII, nel
discorso di apertura, l’11 ottobre di cinquant’anni fa, diede
un’indicazione generale: la fede doveva parlare in un modo
'rinnovato', più incisivo - perché il mondo stava rapidamente
cambiando - mantenendo però intatti i suoi contenuti perenni, senza
cedimenti o compromessi".
"Il
Papa - ha detto Benedetto XVI - desiderava che la Chiesa riflettesse
sulla sua fede, sulle verità che la guidano. Ma da questa seria,
approfondita riflessione sulla fede, doveva essere delineato in modo
nuovo il rapporto tra la Chiesa e l’età moderna, tra il
Cristianesimo e certi elementi essenziali del pensiero moderno, non
per conformarsi ad esso, ma per presentare a questo nostro mondo, che
tende ad allontanarsi da Dio, l’esigenza del Vangelo in tutta la
sua grandezza e in tutta la sua purezza".
"Il
tempo in cui viviamo continua ad essere segnato da una dimenticanza e
sordità nei confronti di Dio. Penso, allora, che dobbiamo imparare
la lezione più semplice e più fondamentale del Concilio e cioè che
il Cristianesimo nella sua essenza consiste nella fede in Dio, (...)
e nell’incontro (...) con Cristo che orienta e guida la vita (...).
La cosa importante oggi, proprio come era nel desiderio dei Padri
conciliari, è che si veda - di nuovo, con chiarezza - che Dio è
presente, ci riguarda, ci risponde. E che, invece, quando manca la
fede in Dio, crolla ciò che è essenziale, perché l’uomo perde la
sua dignità (...). Il Concilio ci ricorda che la Chiesa (...) ha
(...) il mandato di trasmettere la parola dell’amore di Dio che
salva, perché sia ascoltata e accolta quella chiamata divina che
contiene in sé la nostra beatitudine eterna".
Il
Santo Padre ha citato le quattro costituzioni conciliari, "i
quattro punti cardinali della bussola capace di orientarci: la
"Sacrosanctum Concilium" sulla sacra liturgia che ci indica
come nella Chiesa ci sia la centralità del mistero della presenza di
Cristo; la "Lumen Gentium" che ha come compito fondamentale
quello di glorificare Dio; la "Dei Verbum", sulla divina
Rivelazione: la Parola vivente di Dio convoca la Chiesa e la vivifica
lungo tutto il suo cammino nella storia ed infine la "Gaudium et
spes" sul modo in cui la Chiesa porta al mondo intero la luce
che ha ricevuto da Dio.
"Il
Concilio Vaticano II - ha concluso il Pontefice - è per noi un forte
appello a riscoprire ogni giorno la bellezza della nostra fede, a
conoscerla in modo profondo per un più intenso rapporto con il
Signore, a vivere fino in fondo la nostra vocazione cristiana".
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