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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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venerdì 22 ottobre 2010

TREDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 22 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina non si è tenuta la Congregazione Generale. Il Relatore Generale del Sinodo, con il Segretario Speciale e i Relatori dei Circoli Minori o Gruppi Linguistici, hanno esaminato gli emendamenti collettivi alle Proposizioni dei Padri Sinodali.

Questo pomeriggio, nel corso della Tredicesima Congregazione Generale, alla quale assisterà il Santo Padre, è prevista la presentazione e votazione del Messaggio finale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.

Domani, sabato 23 ottobre, nel corso della Quattordicesima ed ultima Congregazione Generale sarà presentata la lista finale delle Proposizioni. Successivamente avrà luogo la votazione con la formula “placet-non placet”.

Alle 13:00 i partecipanti all’Assemblea sinodale pranzeranno con il Santo Padre nell’atrio dell’Aula Paolo VI, in Vaticano.
SE/ VIS 20101022 (130)

LETTERE CREDENZIALI NUOVO AMBASCIATORE ECUADOR

CITTA' DEL VATICANO, 22 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto il Signor Luis Dositeo Latorre Tapia, nuovo Ambasciatore dell’Ecuador presso la Santa Sede in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

“Nel vostro Paese che ho avuto l’occasione di visitare nel 1978 in qualità di Inviato Speciale del mio venerato predecessore, il Papa Giovanni Paolo I, al III Congresso Mariano Nazionale dell’Ecuador, la Parola di Cristo fu diffusa con generosità e fiorì con splendore”, ha detto il Papa al diplomatico, affermando inoltre che “la comunità ecclesiale (...) si rallegra quando si vede promossa la concordia sociale, per la quale asseconda l’impegno dispiegato dalle autorità ecuadoriane in questi ultimi anni per riscoprire le fondamenta della propria convivenza democratica, per rafforzare lo Stato di diritto e dar nuova forza alla solidarietà e alla fraternità”.

“Chiedo all’Altissimo” – ha soggiunto il Papa – “che questo luminoso orizzonte di speranza si estenda sempre più con nuovi progetti e sagge decisioni, in modo che il bene comune prevalga sugli interessi di parte o di classe, l’imperativo etico sia punto di riferimento obbligatorio di ogni cittadino, la ricchezza sia equamente distribuita e i sacrifici si condividano equamente e non gravino unicamente sui più bisognosi”.

“Se nel passato della vostra diletta Nazione, tanto vicina al cuore del Papa, vi sono stati momenti di difficoltà e di ansia, non sono state minori le virtù umane e cristiane della sue gente e l’aspirazione a superare le difficoltà. (...) Le autorità ecuadoriane presteranno un grande servizio al Paese accrescendo l’insigne patrimonio umano e spirituale, dal quale potranno estrarre energie e ispirazione per continuare a costruire i pilastri portanti di tutta la comunità umana (...) come la difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale, la libertà religiosa, la libera espressione del pensiero, e delle altre libertà civili, perché è questa l’autentica condizione per una autentica giustizia sociale. Questa, a sua volta, non potrà affermarsi se non a partire dal sostegno e dalla tutela, anche in termini giuridici ed economici, della cellula originale della società, che è la famiglia fondata sull’unione matrimoniale fra un uomo e una donna”.

“Di fondamentale importanza” – ha sottolineato il Pontefice – “saranno anche quei programmi destinati a eliminare la disoccupazione, la violenza, l’impunità, l’analfabetismo e la corruzione. Nel conseguimento di questi lodevoli obiettivi, i Pastori della Chiesa sono consapevoli che non devono entrare nel dibattito politico, proponendo soluzioni concrete o imponendo il proprio comportamento. Ma allo stesso tempo non possono né devono rimanere neutrali davanti ai grandi problemi o aspirazioni dell’essere umano, né essere indolenti quando occorre lottare per la giustizia. Con il dovuto rispetto alla pluralità di legittime scelte, la loro missione consiste nell’illuminare con il Vangelo e la Dottrina Sociale della Chiesa le menti e le volontà dei fedeli, perché prendano con responsabilità le decisioni volte all’edificazione di una società più armonica e ordinata”.

Benedetto XVI ha concluso il suo discorso menzionando il tema dell’educazione ed ha detto: “La Chiesa in Ecuador ha una ricca storia nell’ambito dell’educazione dell’infanzia e della gioventù, avendo esercitato il suo insegnamento con particolare abnegazione in regioni lontane, prive di comunicazioni e povere della Nazione. È giusto non ignorare questa difficile missione ecclesiale, esempio di sana collaborazione con lo Stato (...). L’Autorità pubblica deve garantire il diritto che assiste i genitori, tanto da formare i loro figli secondo le loro convinzioni religiose e criteri etici, e deve fondare e sostenere istituzioni educative. In tale prospettiva è anche importante che l’Autorità pubblica rispetti la specifica identità e autonomia delle istituzioni educative e dell’università cattolica, in consonanza con il modus vivendi, sottoscritto oltre settanta anni fa fra la Repubblica dell’Ecuador e la Santa Sede”.
CD/ VIS 20101022 (610)

SLOVENIA: PATRIMONIO CRISTIANO CONSOLAZIONE E SPERANZA

CITTA' DEL VATICANO, 22 OTT. 2010 (VIS). “L’integrazione della Nazione slovena nell’Unione Europea, che si è compiuta in questi anni in modo sempre più organico, ha tra i suoi presupposti fondamentali le comuni radici cristiane del ‘vecchio continente’”, ha detto il Papa alla nuova Ambasciatrice della Repubblica di Slovenia presso la Santa Sede, Signora Maja Marija Lovrencic Svetek, che ha presentato questa mattina le Lettere Credenziali.

“Guardando alla storia del popolo sloveno” – ha proseguito il Pontefice – “ emerge con evidenza l’impronta dei valori morali e spirituali del cristianesimo (...) Questo patrimonio ha costituito, anche nei momenti più difficili e dolorosi, un costante fermento di conforto e di speranza, ed ha sostenuto la Slovenia nel suo cammino verso l’indipendenza, dopo la caduta del regime comunista”.

“In quel periodo” – ha ricordato il Pontefice – “la Santa Sede ha voluto essere particolarmente vicina alla Nazione slovena” ed ha sottolineato, citando il discorso dell’Ambasciatrice, che “’le relazioni tra la Repubblica di Slovenia e la Santa Sede sono state buone fin dall’inizio e continuano ad essere tali ancora oggi’. Auspico, pertanto, che in questo contesto possano trovare soluzione tutte le problematiche non ancora risolte con l’’Accordo’ firmato il 14 dicembre 2001”.

“Nell’esercizio delle prerogative democratiche, la Slovenia ha ottenuto un certo benessere economico, che ha consentito di consolidare la pacifica convivenza civile e sociale. Con compiacimento ho appreso la notizia” – ha proseguito il Papa – “della recente approvazione della legge riguardante la questione dei cosiddetti ‘cancellati’, che, in molti casi, si sono trovati in situazioni assai difficili. Si tratta di un importante passo avanti nel tentativo di condurre a soluzione i casi di quanti hanno perduto il diritto alla residenza, al lavoro e all’assistenza sanitaria. Incoraggio a continuare in questa direzione e auspico che si lavori per alleviare le loro sofferenze”.

Riferendosi ancora alle parole dell’Ambasciatrice circa “l’impegno per il bene dell’uomo (che) accomuna nella loro azione la Sede Apostolica e la Repubblica di Slovenia”, il Papa ha sottolineato che: “la Santa Sede incoraggia le iniziative assunte nelle sedi internazionali per promuovere la pace e la giustizia, per superare i disaccordi e per intensificare le relazioni costruttive. A questo riguardo, mi piace salutare come un positivo passo il recente ingresso della Slovenia nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, importante testimonianza di apertura e della volontà di collaborare con le altre nazioni”.

“La missione specifica della Chiesa Cattolica, che esercita in terra slovena come in ogni parte del mondo” – ha detto ancora il Papa – “è quella di annunciare il Vangelo e di portare ad ogni uomo la salvezza che viene dal Signore Gesù. Un segno della vivacità della Chiesa in Slovenia è stato il Congresso Eucaristico Nazionale recentemente celebrato, (...) a Celje. (...) Momento culminante (...) è stata la beatificazione del giovane Lojze Grozde, martirizzato in odio alla fede in un periodo molto difficile della storia del Paese”.

“Ulteriori manifestazioni della vitalità della Comunità ecclesiale in terra slovena sono le numerose opere pastorali e caritative presenti nei vari contesti sociali (...) Colgo l’occasione” – ha concluso il Pontefice – “per indirizzare un caloroso saluto a tutti i cattolici del Suo Paese; attraverso le varie iniziative, essi si impegnano ad aiutare tutti ad approfondire il senso spirituale dell’esistenza e desiderano contribuire alla costruzione di una società sempre più giusta e più solidale, nel rispetto delle convinzioni e delle pratiche religiose di ciascuno”.
CD/ VIS 20101022 (560)

AMBASCIATORE PORTOGALLO PIENA APPLICAZIONE CONCORDATO

CITTA' DEL VATICANO, 22 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina le Lettere Credenziali del nuovo Ambasciatore del Portogallo, il Signor Manuel Tomás Fernandes Pereira.

All’inizio del suo discorso il Papa ha ricordato la sua visita in Portogallo nel maggio scorso ed ha detto: “Mai dimenticherò la calda accoglienza che mi è stata riservata, come pure la forma amabile e rispettosa con la quale sono state accolte le mie parole. Credo che ciò abbia anche un’importanza sociale: dove la società cresce e le persone si fortificano grazie al messaggio della fede, è anche a vantaggio della convivenza sociale e i cittadini si sentono più disposti a servire il bene comune”.

“Con la sua presenza nel foro internazionale, la Santa Sede” – ha proseguito il Pontefice – “si impegna grandemente per servire la causa della promozione integrale dell’uomo e dei popoli. Tutti devono convincersi che gli ostacoli a detta promozione non sono soltanto economici, ma dipendono da atteggiamenti e valori molto profondi: i valori morali e spirituali che determinano il comportamento di ogni essere umano verso se stesso, verso gli altri e verso tutta la creazione”.

Il Santo Padre ha segnalato che quando la Chiesa in Portogallo “promuove la coscienza che questi stessi valori devono ispirare la vita pubblica e privata, non lo fa per ambizioni politiche, ma per essere fedele alla missione affidatale dal suo divino Fondatore”.

“La Chiesa” – ha detto ancora il Pontefice – “non rappresenta modelli parziali e transitori di società, ma tende a trasformare i cuori e le menti, perché l’essere umano possa scoprirsi e riconoscersi nella piena verità della sua umanità. E tenendo in conto che la sua missione è di natura morale e religiosa, la Chiesa rispetta l’ambito specifico della responsabilità dello Stato”.

Inoltre, ha affermato il Papa, la Chiesa “incoraggia i cristiani ad assumersi pienamente le proprie responsabilità come cittadini che, insieme con gli altri, contribuiscano efficacemente al bene comune e alle grandi cause dell’umanità”.

“Da una collaborazione rispettosa e una comprensione leale fra la Chiesa e il potere civile deriveranno benefici per la società portoghese. Animato da tale speranza, sei anni fa nacque il nuovo Concordato fra la Santa Sede e il Portogallo. (....) In quella occasione, Papa Giovanni Paolo II vide in quello strumento giuridico la conferma dei ‘sentimenti di stima che animano le reciproche relazioni’ ed auspicò che ‘il nuovo Concordato favorisca una comprensione sempre maggiore fra le autorità dello Stato e i pastori della Chiesa per il bene comune della Nazione’. Mi rallegro che l’Ambasciatore abbia fatto riferimento al desiderio di promuovere ulteriormente l’impegno per una completa e fedele applicazione del Concordato nei diversi ambiti della Chiesa cattolica e della società portoghese”.
CD/ VIS 20101022 (450)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 22 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/ VIS 20101022 (30)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 22 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo Jaime Muñoz Pedroza, Vescovo di Arauca (superficie: 32.490; popolazione: 279.000; cattolici: 249.000; sacerdoti: 49; religiosi: 52), Colombia. Il Vescovo eletto è nato a Ciénaga (Colombia) nel 1958 ed è stato ordinato sacerdote nel 1984. È stato finora Rettore del Seminario Maggiore di Tunja (Colombia).
NER/ VIS 20101022 (60)

giovedì 21 ottobre 2010

DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2010 (VIS). Nel corso della Dodicesima Congregazione Generale tenutasi questa mattina nell’Aula del Sinodo, è stata presentata la lista unificata delle Proposizioni. Successivamente i Padri Sinodali, riuniti in Circoli Minori, hanno cominciato a preparare gli emendamenti alle Proposizioni. Presidente Delegato di turno è stato Sua Beatitudine Ignace Youssef III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano).

Nel pomeriggio i Padri Sinodali si riuniranno in Circoli Minori per continuare a preparare gli emendamenti alle Proposizioni. Al termine della sessione le Proposizioni collettive con gli emendamenti saranno consegnate alla Segreteria Generale del Sinodo.
SE/ VIS 20101021 (80)

CHIESA IN COREA CONTINUERÀ CONTRIBUIRE BENESSERE PAESE

CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina il nuovo Ambasciatore della Repubblica di Corea presso la Santa Sede, Signor Han Hong-soon che ha presentato le Lettere Credenziali.

Nel discorso al diplomatico il Santo Padre ha sottolineato “la notevole crescita economica che il Paese ha sperimentato negli ultimi anni, che ha trasformato la Corea da ricettore di aiuti in Paese donatore”.

Benedetto XVI ha ricordato quanto il Presidente coreano aveva affermato nella sua visita in Vaticano, lo scorso anno, e cioè che “la crescita economica rapida implica dei rischi: le considerazioni etiche facilmente possono essere tralasciate con il risultato che gli elementi più poveri della società tendono ad essere esclusi dal loro legittimo diritto a condividere la prosperità della Nazione. La crisi finanziaria degli ultimi anni ha esacerbato il problema, ma ha anche richiamato l’attenzione sulla necessità di rinnovare i fondamenti etici di ogni attività economica e politica”.

“Desidero incoraggiare il suo Governo” – ha proseguito il Pontefice – “nel suo impegno di assicurare che la giustizia sociale e la cura per il bene comune crescano accanto alla prosperità materiale, e le assicuro che la Chiesa cattolica in Corea è pronta e disposta a lavorare con il Governo per promuovere tali degni obiettivi”.

Nel riferirsi all’opera della Chiesa cattolica nella società coreana, il Papa ha sottolineato che “per mezzo della sua rete di scuole e dei suoi programmi educativi essa contribuisce grandemente alla formazione morale e spirituale dei giovani. Attraverso la sua opera a favore del dialogo interreligioso la Chiesa cerca di abbattere le barriere fra i popoli e di promuovere la coesione sociale fondata sul rispetto reciproco e l’accrescersi della comprensione. Nella sua azione caritativa la Chiesa cerca di assistere i poveri e i bisognosi, particolarmente i rifugiati e i migranti che tanto spesso si trovano ai margini della società”.

Benedetto XVI ha ribadito che il ruolo della Chiesa implica “la proclamazione delle verità del Vangelo, che continuamente ci sfidano a guardare oltre l’angusto pragmatismo e gli interessi di parte che possono così spesso condizionare le scelte politiche e a riconoscere gli obblighi che incombono su si noi in vista della dignità della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio. Ciò richiede da parte nostra un impegno chiaro per difendere la vita umana ad ogni stadio dal concepimento alla morte naturale, promuovere una vita familiare stabile in accordo con le norme della legge naturale e per costruire la pace e la giustizia dovunque vi sia conflitto”.

Nell’esprimere la gratitudine della Santa Sede “per il ruolo attivo della Repubblica di Corea nella comunità internazionale”, il Papa ha segnalato che: “Nel promuovere la pace e la stabilità della penisola, come pure la sicurezza e l’integrazione economica delle nazioni nella Regione Asia-Pacifico, mediante i larghi legami diplomatici con i paesi africani, e specialmente ospitando il mese prossimo il Vertice del G20 a Seoul, il suo Governo ha dato ampia prova del suo ruolo quale importante attore sul palcoscenico mondiale, ed ha aiutato a garantire che il processo di globalizzazione sia diretto da considerazioni di solidarietà e di fraternità”.

Il Santo Padre ha concluso il suo discorso ricordando il Congresso dei Laici Cattolici dell’Asia, che ha avuto luogo a Seoul all’inizio di settembre, menzionato dall’Ambasciatore nel suo discorso. “Anche io vedo in questo importante evento un chiaro segno della proficua cooperazione che già esiste fra il suo Paese e la Santa Sede e che bene promette per il futuro dei nostri rapporti. È giusto che il Congresso abbia dedicato la sua attenzione ai fedeli laici che, come lei ha sottolineato, non solo hanno seminato le prime sementi del Vangelo sul territorio coreano ma hanno testimoniato molto numerosi la loro risoluta fede in Cristo versando il proprio sangue. Confido che ispirati e rafforzati dalla testimonianza dei martiri coreani, laici, uomini e donne, continuino a costruire la vita e il benessere della nazione”.
CD/ VIS 20101021 (660)

ROMANIA: PROSEGUIRE CON DECISIONE RICOSTRUZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2010 (VIS). Il nuovo Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, Signor Bogdan Tataru-Cazaban, ha presentato questa mattina le Lettere Credenziali al Santo Padre Benedetto XVI che nel discorso rivolto al diplomatico ha ricordato come: “Venti anni fa, la Romania ha deciso di scrivere una nuova pagina della sua storia”.

Tuttavia, ha aggiunto il Pontefice “tanti anni vissuti sotto il giogo dell’ideologia totalitaria lasciano profonde ferite nella mentalità, nella vita politico-economica e negli individui. Dopo il periodo di euforia della libertà, la vostra Nazione si è impegnata con determinazione in un processo di ricostruzione e di guarigione. Il suo ingresso nell’Unione Europea ha segnato una tappa importante nella ricerca di una autentica democratizzazione”.

“Per realizzare questo rinnovamento in profondità” – ha sottolineato il Pontefice – “le nuove sfide da affrontare sono numerose per evitare che la vostra società non si fondi unicamente sulla ricerca del benessere e sulla sete di guadagno, conseguenze comprensibili dopo un periodo di più di 40 anni di privazioni. Sicuramente conviene prima di tutto che prevalgano l’integrità, l’onestà e la rettitudine. Tali virtù devono ispirare e condurre tutte le componenti della società ad una buona gestione”.

“La Romania si compone di un mosaico di popoli. Una tale varietà si può considerare come un ostacolo all’unità nazionale ma può anche essere vista come un arricchimento della propria identità di cui è una delle caratteristiche. (...) La gestione del patrimonio lasciato dal comunismo è difficile a causa della disintegrazione della società e dell’individuo che esso ha favorito. I valori autentici sono stati di fatto occultati a favore delle false teorie che sono state idolatrate dalla Ragion di stato. Si tratta oggi di impegnarsi nel difficile compito di ordinare in modo giusto gli affari umani facendo buon uso della libertà”.

“In questo processo di ricostruzione del legame sociale, la famiglia ha il primo posto. (...) La famiglia e l’educazione sono il punto di partenza per combattere la povertà e contribuire così al rispetto di ogni persona, al rispetto delle minoranze, al rispetto della famiglia e della vita. Esse sono il terreno nel quale si radicano i valori etici fondamentali e dove può crescere la vita religiosa”.

“La Romania” – ha ricordato il Pontefice – “possiede una lunga e ricca tradizione religiosa, anch’essa ferita dai decenni oscuri e alcune di queste ferite sono ancora vive. Pertanto è necessario curare queste ferite con mezzi accettabili a ciascuna delle comunità. È opportuno riparare le ingiustizie ereditate dal passato, non avendo paura di rendere giustizia. Perciò sarebbe bene incoraggiare un cammino che si situi a un doppio livello: ad un livello dello Stato, cioè favorendo un autentico dialogo fra lo Stato e i diversi responsabili religiosi e, dall’altra parte, incoraggiando i rapporti armoniosi fra le diverse comunità religiose del vostro Paese”. In merito il Santo Padre ha citato la nuova Legge dei Culti e la Commissione Mista, istituita nel 1998, i cui lavori “devono riattivarsi”.

La Chiesa cattolica “vede nel dialogo ecumenico un cammino privilegiato per rincontrare i propri fratelli nella fede e per costruire con loro il Regno di Dio, rispettando la specificità di ciascuno. La testimonianza di fraternità fra cattolici e ortodossi, in uno spirito di carità e di giustizia, deve prevalere sulle difficoltà e aprire i cuori alla riconciliazione. In questo ambito, i frutti della storica visita effettuata dodici anni fa da Papa Giovanni Paolo II, la prima in una Nazione a maggioranza ortodossa, sono numerosi. Essi devono fortificare l’impegno a dialogare nella carità e nella verità e a promuovere iniziative comuni. Un tale dialogo costruttivo” – ha concluso Benedetto XVI – “non mancherà di essere fermento di unità e di concordia non solamente per il vostro Paese ma anche per l’Europa”.
CD/ VIS 20101021 (620)

DICHIARAZIONE SEQUESTRO PREVENTIVO DEPOSITO IOR

CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2010 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha rilasciato ieri la seguente dichiarazione:

“La notizia della conferma, da parte del Tribunale del Riesame, del sequestro in via preventiva di un deposito dello IOR (Istituto per le Opere di Religione) su un conto del Credito Artigiano è stata appresa con stupore. Si ritiene che si tratti di un problema interpretativo e formale. I Responsabili dello IOR ritengono di poter chiarire tutta la questione al più presto nelle sedi competenti”.
OP/ VIS 20101021 (100)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
AP/ VIS 20101021 (30)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo José Alejandro Castaño Arbeláez, O.A.R., Vescovo di Cartago (superficie: 4.000; popolazione. 481.000; cattolici: 471.000; sacerdoti: 88; religiosi: 197;), Colombia. Il Vescovo Castaño Arbeláez è stato finora Ausiliare dell’Arcidiocesi di Cali (Colombia).

- Ha nominato Dom Diego Gualtiero Rosa, della Congregazione Benedettina Olivetana, Abate Ordinario dell’Abbazia territoriale di Monte Oliveto Maggiore (superficie: 49; popolazione: 495; cattolici: 495; sacerdoti: 15; religiosi: 30), Italia. Finora Abate del monastero di Santa Maria del Piastrello in Lendinara (Italia), Dom Rosa succede al Padre Abate Dom Michelangelo Riccardo Tiribilli, della Congregazione Benedettina Olivetana, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia ad Abate Ordinario della medesima Abbazia territoriale, presentata in conformità agli Statuti della medesima Congregazione.
NER:RE VIS 20101021 (130)

IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo i dati relativi ai Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Vescovo Jorge Ardila Serrano, emerito di Girardot (Colombia), il 12 ottobre, all’età di 85 anni.

- Il Vescovo Charles Caruana, emerito di Gibraltar (Gibilterra), il 1° ottobre, all’età di 77 anni.

- Il Vescovo Julio Parise Loro, C.S.I., già Vicario Apostolico di Napo (Ecuador), il 5 ottobre, all’età di 90 anni.

- Il Vescovo Franz Xaver Schwarzenböck, già Ausiliare di München und Freising (Germania), il 10 ottobre, all’età di 87 anni.
.../ VIS 20101021 (100)

mercoledì 20 ottobre 2010

CONCISTORO PER LA CREAZIONE DI 24 NUOVI CARDINALI

CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2010 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI ha annunciato un Concistoro per la creazione di 24 nuovi Membri del Collegio Cardinalizio, il terzo del Suo Pontificato, il prossimo 20 novembre, vigilia della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell'Universo. “I Cardinali” – ha detto il Papa “hanno il compito di aiutare il Successore dell’Apostolo Pietro nell’adempimento della sua missione di principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione nella Chiesa”.


Di seguito riportiamo i nomi dei nuovi Cardinali:

Arcivescovo Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

S.B. Arcivescovo Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti (Egitto).

Arcivescovo Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".

Arcivescovo Francesco Monterisi, Arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura.

Arcivescovo Fortunato Baldelli, Penitenziere Maggiore.

Arcivescovo Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

Arcivescovo Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.

Arcivescovo Paolo Sardi, Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa.

Arcivescovo Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero.

Arcivescovo Velasio De Paolis, C.S., Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.

Arcivescovo Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

Arcivescovo Medardo Joseph Mazombwe, emerito di Lusaka (Zambia).

Arcivescovo Raúl Eduardo Vela Chiriboga, emerito di Quito (Ecuador).

Arcivescovo Laurent Monsengwo Pasinya, di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo).

Arcivescovo Paolo Romeo, di Palermo (Italia).

Arcivescovo Donald William Wuerl, di Washington (Stati Uniti d'America).

Arcivescovo Raymundo Damasceno Assis, di Aparecida (Brasile).

Arcivescovo Kazimierz Nycz, di Warszawa (Polonia).

Arcivescovo Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, di Colombo (Sri Lanka).

Arcivescovo Reinhard Marx, di München und Freising (Germania).

Il Papa ha inoltre annunciato la decisione di elevare alla dignità cardinalizia “due Presuli e due Ecclesiastici, che si sono distinti per la loro generosità e dedizione nel servizio alla Chiesa” che, avendo più di 80 anni, non sono membri elettori.
Essi sono:

Arcivescovo José Manuel Estepa Llaurens, Ordinario Militare emerito (Spagna).

Vescovo Elio Sgreccia, già Presidente della Pontificia Accademia per la Vita (Italia).

Arcivescovo Walter Brandmüller, già Presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche (Germania).

Monsignore Domenico Bartolucci, già Maestro Direttore della Cappella Musicale Pontificia (Italia).
AG/ VIS 20101020 (340)

UNIFICAZIONE DELLE PROPOSIZIONI

CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2010 (VIS). Oggi, mercoledì 20 ottobre, non si tiene la Congregazione Generale. Il Relatore Generale, il Segretario Speciale e i Relatori dei Circoli Minori procederanno all’unificazione delle proposizioni da presentare al Santo Padre per la preparazione dell’Esortazione Apostolica Post-Sinodale, documento con il quale ufficialmente si chiude il Sinodo.
SE/ VIS 20101020 (70)

ELISABETTA D’UNGHERIA PROFONDO AMORE A DIO E PROSSIMO

CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi per l’Udienza Generale odierna, tenutasi in Piazza San Pietro, a Santa Elisabetta d’Ungheria “chiamata anche Elisabetta di Turingia”.

Nata nel 1207 – ha ricordato il Papa – “Elisabetta visse nella Corte ungherese solo i primi quattro anni della sua infanzia, assieme a una sorella e tre fratelli. (...) Secondo i costumi di quel tempo, (...), suo padre aveva stabilito che Elisabetta diventasse principessa di Turingia” per cui fu promessa in sposa a Ludovico, figlio del langravio Hermann di Turingia. “Nonostante il fatto che il fidanzamento fosse stato deciso per motivi politici, tra i due giovani nacque un amore sincero, animato dalla fede e dal desiderio di compiere la volontà di Dio”.

“Come si comportava davanti a Dio, allo stesso modo si comportava verso i sudditi” – ha detto ancora il Santo Padre. “Un vero esempio per tutti coloro che ricoprono ruoli di guida: l’esercizio dell’autorità, ad ogni livello, dev’essere vissuto come servizio alla giustizia e alla carità, nella costante ricerca del bene comune”.

“Elisabetta praticava assiduamente le opere di misericordia” – ha sottolineato il Papa ricordando che: “Il suo fu un matrimonio profondamente felice: Elisabetta aiutava il coniuge ad elevare le sue qualità umane a livello soprannaturale, ed egli, in cambio, proteggeva la moglie nella sua generosità verso i poveri e nelle sue pratiche religiose. (...) Una chiara testimonianza di come la fede e l’amore verso Dio e verso il prossimo rafforzino la vita familiare e rendano ancora più profonda l’unione matrimoniale”.

“La giovane coppia trovò appoggio spirituale nei Frati Minori, che, dal 1222, si diffusero in Turingia. (...) Da quel momento, Elisabetta fu ancora più decisa nel seguire Cristo povero e crocifisso, presente nei poveri”.

“Una dura prova fu l’addio al marito, a fine giugno del 1227 quando Ludovico IV si associò alla crociata dell’imperatore Federico II. (...) La febbre, però, decimò le truppe e Ludovico stesso cadde malato e morì ad Otranto (...). La attendeva, tuttavia, un’altra prova: suo cognato usurpò il governo della Turingia, dichiarandosi vero erede di Ludovico e accusando Elisabetta di essere una pia donna incompetente nel governare. La giovane vedova, con i tre figli, fu cacciata dal castello di Wartburg e si mise alla ricerca di un luogo dove rifugiarsi. (...) Durante questo calvario sopportato con grande fede, con pazienza e dedizione a Dio, alcuni parenti, che le erano rimasti fedeli e consideravano illegittimo il governo del cognato, riabilitarono il suo nome. Così Elisabetta, all’inizio del 1228, poté ricevere un reddito appropriato per ritirarsi nel castello di famiglia a Marburgo”.

“Elisabetta trascorse gli ultimi tre anni nell’ospedale da lei fondato, servendo i malati, vegliando i moribondi. Cercava sempre di svolgere i servizi più umili e lavori ripugnanti. Ella divenne quella che potremmo chiamare una donna consacrata in mezzo al mondo (‘soror in saeculo’) e formò, con altre sue amiche, vestite in abiti grigi, una comunità religiosa. Non a caso è patrona del Terzo Ordine Regolare di San Francesco e dell’Ordine Francescano Secolare”.

“Nel novembre del 1231 fu colpita da forti febbri. (...) Nella notte del 17 novembre si addormentò dolcemente nel Signore. Le testimonianze sulla sua santità furono tante e tali che, solo quattro anni più tardi, il Papa Gregorio IX la proclamò Santa e, nello stesso anno, fu consacrata la bella chiesa costruita in suo onore a Marburgo”.

“Nella figura di Santa Elisabetta” – ha concluso Benedetto XVI – “vediamo come la fede, l’amicizia con Cristo creino il senso della giustizia, dell’uguaglianza di tutti, dei diritti degli altri e creino l’amore, la carità. E da questa carità nasce anche la speranza, la certezza che siamo amati da Cristo e che l’amore di Cristo ci aspetta e così ci rende capaci di imitare Cristo e di vedere Cristo negli altri”.
AG/ VIS 20101020 (620)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2010 (VIS) Nella giornata di ieri il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Vescovo Gregor Maria Franz Hanke, O.S.B., di Eichstätt (Germania).

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Dirceu Vegini, Vescovo di Foz do Iguaçu (superficie: 7.062; popolazione: 494.000; cattolici: 393.000; sacerdoti: 44; religiosi: 82), Brasile. Finora Ausiliare di Curitiba (Brasile), il Vescovo Vegini succede al Vescovo Laurindo Guizzardi, C.S., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Vescovo Pedro Brito Guimarães, Arcivescovo di Palmas (superficie: 29.938; popolazione: 196.000; cattolici: 150.000; sacerdoti: 75; religiosi: 84; diaconi permanenti: 16), Brasile. L’Arcivescovo eletto, finora Vescovo di São Raimundo Nonato (Brasile), è nato nel 1954 a Eliseu Martins (Brasile), ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1986 e la consacrazione episcopale nel 2002.

- Ha nominato il Vescovo Sabino Ocan Odoki, finora Ausiliare dell’Arcidiocesi di Gulu (Uganda), Vescovo di Arua (superficie: 10.561; popolazione: 1.810.000; cattolici: 735.000; sacerdoti: 96; religiosi: 180; diaconi permanenti: 1), Uganda.
NER:RE/ VIS 20101020 (160)

martedì 19 ottobre 2010

I PADRI SINODALI SI RIUNISCONO IN CIRCOLI MINORI

CITTA' DEL VATICANO, 19 OTT. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di ieri sono proseguiti i lavori dei Circoli Minori e nella giornata di oggi è in programma una riunione dei Padri Sinodali per la redazione ed approvazione delle proposte sul tema dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente.
SE/ VIS 20101019 (60)

lunedì 18 ottobre 2010

NONA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2010 (VIS). Nel corso della Nona Congregazione Generale, tenutasi nel pomeriggio di oggi nell’Aula del Sinodo, sono continuati gli interventi dei Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.
Gli interventi liberi si sono svolti in presenza del Santo Padre.

Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi:

CARDINALE WILLIAM JOSEPH LEVADA, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE (CITTÀ DEL VATICANO). “Il mio intervento verterà sulla nozione della tradizione viva della Chiesa, così come viene insegnata nella Costituzione sulla divina rivelazione del Concilio Vaticano II ‘Dei Verbum’, e sulla comprensione del ruolo del Papa nella tradizione apostolica. (...) Attraverso il suo studio dei Padri dell’epoca patristica e dei primi Concili Ecumenici, il Cardinale Newman ha trovato proprio la tradizione viva, che lo ha portato ad abbracciare la pienezza della fede in seno alla Chiesa cattolica. (...) Prevedrei uno studio e uno scambio di opinioni utili su come il ministero del Successore di Pietro, con le sue caratteristiche dottrinali fondamentali, potrebbe essere esercitato in modi diversi, secondo le diverse necessità dei tempi e dei luoghi. Questo rimane un capitolo dell’ecclesiologia che deve essere ulteriormente esplorato e completato. (...) Queste riflessioni teologiche, tuttavia, non sostituiscono la testimonianza vitale che i cattolici in Medio Oriente danno ai loro fratelli ortodossi e musulmani su come la dottrina della Chiesa si sviluppa nella tradizione apostolica viva, guidata dal dono di Cristo dello Spirito Santo al Magistero della Chiesa in ogni tempo. Questo Magistero comprende necessariamente il ruolo del Papa come capo del collegio apostolico dei vescovi, insieme al mandato di Cristo di confermare i fratelli nell’unità della fede perché ‘tutti siano una cosa sola’”.

MONSIGNOR MIKAËL MOURADIAN, VICARIO PATRIARCALE PER L'ISTITUTO DEL CLERO PATRIARCALE DI BZOMMAR (LIBANO). “È vero che il Medio Oriente è la Terra Santa e terra di santi, come dimostrano le canonizzazioni e beatificazioni che hanno avuto luogo in questi ultimi anni: Mar Charbel, Naamat Allah al Hardini, Rafka, Abouna Yaacoub, Ignace Maloyan, Al Akh Stephan... Questo, però, non deve renderci ciechi davanti alla verità, che in Medio Oriente si vive anche una crisi di vocazioni. (...) Quali sono le cause della caduta delle vocazioni religiose, le sue conseguenze a breve, medio e lungo termine, e le soluzioni immaginabili? (...) Cause principali: la caduta della natalità tra le famiglie cristiane; i problemi materiali e morali che la famiglia deve affrontare; la crisi dei valori; la difficoltà di prendersi un impegno a lungo termine; l’emancipazione femminile; la crisi della fede; la contro-testimonianza da parte dei consacrati. Soluzioni immaginabili: sostenere la famiglia; educare ai veri valori; che i consacrati testimonino con sincerità la loro fedeltà a Cristo e alla loro consacrazione...; assicurare un buon discernimento delle vocazioni; dare la priorità alla qualità sulla quantità; vegliare su una buona direzione spirituale delle vocazioni; offrire una formazione iniziale e permanente adeguata. (...) È nelle famiglie credenti e praticanti che nascono anche le vocazioni”.

ARCIVESCOVO CYRIL VASIL', S.I., SEGRETARIO DELLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI (CITTÀ DEL VATICANO). “La sinodalità, riguarda in modo particolare il meccanismo della scelta dei candidati all'episcopato. Le verifiche sull'idoneità dei candidati dovrebbero essere svolte dai vescovi e dal Sinodo in maniera molto più appropriata di come talvolta avviene al presente, proprio per facilitare e accelerare il processo di concessione dell'assenso Pontificio. (...) In primo luogo si deve valutare costantemente lo stato attuale delle istituzioni formative e accademiche, il livello di formazione culturale e spirituale che esse offrono. Le difficoltà che riscontrano gli studenti negli studi superiori fuori dal contesto orientale, per esempio a Roma, non sono trascurabili ed è inutile nasconderli. C'è da chiedersi se non sarebbe finalmente giunto il momento di aprire un primo ciclo di studi teologici orientali qui a Roma, in una Facoltà teologica orientale? (...) Per quanto riguarda i fedeli che si trasferiscono fuori dal Medio Oriente, talvolta viene reclamata l'estensione ‘planetaria’ della giurisdizione dei patriarchi - come se ciò fosse un diritto e una soluzione universale ai problemi dalla pastorale dei migranti. Va ricordato che fra il preteso diritto universale e la richiesta circostanziata e motivata c'è una grande differenza”.

ARCIVESCOVO MICHEL ABRASS, B.A., VESCOVO DI CURIA DEL PATRIARCATO DI ANTIOCHIA DEI GRECO-MELKITI (SIRIA). “I problemi della scelta del ‘regime’ applicabile al Libano si pongono con grande forza ai laici di oggi; un grande numero di laici, infatti, si domanda cosa ne sarà della loro vita se essi si dichiarano cristiani, senza attenuare la loro posizione con una dose di laicità, in base al grado di emancipazione del loro interlocutore non cristiano, spesso, in Medio Oriente, di religione maomettana. Questi cristiani hanno bisogno di una ‘certa laicità positiva’. Dove la troveranno? Attualmente le nostre ‘pecorelle laiche’ rinnegano se stesse; occorre dar loro una legittimità che solo possono dar loro gli ecclesiastici, a condizione che gliela abbia fatta acquisire il loro statuto. Pensiamo che occorrerebbe autorizzare i cristiani che lo vogliono ad adottare uno statuto laico, senza tradire i dogmi né gli insegnamenti delle Chiese, tenendo conto del fatto che non si è in una terra solamente cristiana”.

ARCIVESCOVO ATHANASE MATTI SHABA MATOKA, DI BABILONIA DEI SIRI (IRAQ). “L’Iraq non cessa di vivere una situazione d’instabilità, di prove e di guerre, l’ultima delle quali è l’occupazione americana. I cristiani hanno sempre avuto la loro parte nei sacrifici e nelle prove con i martiri nelle guerre e in ogni sorta di prova. Dal 2003 i cristiani sono vittima di una situazione cruenta che ha provocato una grande emigrazione fuori dall’Iraq. Non vi sono statistiche certe, ma gli indicatori evidenziano che la metà dei cristiani ha abbandonato l’Iraq e che senza alcun dubbio rimangono solo circa 400.000 cristiani degli 800.000 che vi vivevano. L’invasione dell’Iraq da parte dell’America e dei suoi alleati ha portato sull’Iraq in generale e sui cristiani in particolare distruzione e rovina a tutti i livelli. (...) Sono passati sette anni in Iraq è il cristianesimo vive un’emorragia continua. Dov’è la coscienza mondiale? Tutti rimangono a fare da spettatori dinnanzi a ciò che accade in Iraq, soprattutto nei confronti dei cristiani. Vogliamo suonare un campanello d’allarme. Poniamo la domanda alla grandi potenze: che cosa c’è di vero in ciò che si dice riguardo ad un piano per svuotare il Medio Oriente dai Cristiani e del fatto che l’Iraq ne sarebbe una vittima? Ritengo che il sinodo debba studiare con attenzione questo argomento e debba valutare ciò che può essere deciso per iscritto al fine di porre rimedio alla situazione che regna in Medio Oriente.

ARCIVESCOVO DENYS ANTOINE CHAHDA, DI ALEP DEI SIRI (SIRIA). “Cristo ha chiesto a tutti i battezzati di essere uniti così come lui e il Padre sono una cosa sola. (...) Aveva voluto che la loro unità fosse un segno per le nazioni, ‘signum inter gentes’, una luce che attraesse gli uomini verso il Padre e li invitasse a credere in lui. Infatti, la divisione della Chiesa è un atto di infedeltà al suo Fondatore e uno scandalo per coloro che non credono in Gesù. Ritengo che ciò che ci separa dai nostri fratelli ortodossi è la comprensione del primato di Pietro. Spetta ai teologi trovare una nuova interpretazione. Perché non giungere all’unità nella fede, ma nella diversità? Il sinodo di Gerusalemme del ‘49 potrebbe essere la chiave per trovare una soluzione alla divisione delle Chiese”.
SE/ VIS 20101018 (1230)
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