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lunedì 25 ottobre 2010

MESSAGGIO FINALE DEL SINODO

CIUDAD DEL VATICANO, 23 OCT 2010 (VIS). Nel corso della tredicesima Congregazione Generale, tenutasi nel pomriggio di ieri, i Padri Sinodali hanno approvato il Messaggio finale della Assemblea Speciale per il Medio Oriente.

Di seguito riportiamo estratti del Messaggio:

I. LA CHIESA NEL MEDIO ORIENTE: COMUNIONE E TESTIMONIANZA ATTRAVERSO LA STORIA. CAMMINO DELLA FEDE IN ORIENTE

“In Oriente è nata la prima comunità cristiana. Dall’Oriente partirono gli Apostoli dopo la Pentecoste per evangelizzare il mondo intero. (…) Ci troviamo oggi davanti a una svolta storica: Dio che ci ha donato la fede nel nostro Oriente da 2000 anni, ci chiama a perseverare con coraggio, assiduità e forza, a portare il messaggio di Cristo e la testimonianza al suo Vangelo che è un Vangelo di amore e di pace”.

“Oggi siamo di fronte a numerose sfide. (…) Ciò che Cristo domanda alle nostre Chiese è di rafforzare la comunione all’interno di ciascuna Chiesa ‘sui iuris’ e tra le Chiese cattoliche di diversa tradizione, inoltre di fare tutto il possibile nella preghiera e nella carità per raggiungere l’unità di tutti i cristiani”.

“Abbiamo analizzato quanto concerne la situazione sociale e la sicurezza nei nostri paesi del Medio Oriente. Abbiamo avuto coscienza dell’impatto del conflitto israelo-palestinese su tutta la regione, soprattutto sul popolo palestinese che soffre le conseguenze dell’occupazione israeliana: la mancanza di libertà di movimento, il muro di separazione e le barriere militari, i prigionieri politici, la demolizione delle case, la perturbazione della vita economica e sociale e le migliaia di rifugiati. Abbiamo riflettuto sulla sofferenza e l’insicurezza nelle quali vivono gli Israeliani. Abbiamo meditato sulla situazione di Gerusalemme, la Città Santa. Siamo preoccupati delle iniziative unilaterali che rischiano di mutare la sua demografia e il suo statuto. Di fronte a tutto questo, vediamo che una pace giusta e definitiva è l’unico mezzo di salvezza per tutti, per il bene della regione e dei suoi popoli”.

“Nelle nostre riunioni e nelle nostre preghiere abbiamo riflettuto sulle sofferenze cruente del popolo iracheno. Abbiamo fatto memoria dei cristiani assassinati in Iraq, delle sofferenze permanenti della Chiesa in Iraq, dei suoi figli espulsi e dispersi per il mondo, portando noi insieme con loro le preoccupazioni della loro terra e della loro patria”.

“I padri sinodali hanno espresso la loro solidarietà con il popolo e che Chiese in Iraq e hanno espresso il voto che gli emigrati, forzati a lasciare i loro paesi, possano trovare i soccorsi necessari là dove arrivano, affinché possano tornare nei loro paesi e vivervi in sicurezza”.

“La nostra missione basata sulla nostra fede e il nostro dovere verso le nostre patrie ci obbligano a contribuire alla costruzione dei nostri paesi insieme con tutti i cittadini musulmani, ebrei e cristiani”.

II. COMUNIONE E TESTIMONIANZA ALL’INTERNO DELLE CHIESE CATTOLICHE DEL MEDIO ORIENTE. AI FEDELI DELLE NOSTRE CHIESE

“Vi salutiamo, cristiani del Medio Oriente, e vi ringraziamo per tutto ciò che voi avete realizzato nelle vostre famiglie e nelle vostre società, nelle vostre Chiese e nelle vostre nazioni. Salutiamo la vostra perseveranza nelle difficoltà, pene e angosce”.

“Portiamo nelle nostre preghiere voi, sofferenti nel corpo, nell’anima e nello spirito, voi oppressi, espatriati, perseguitati, prigionieri e detenuti. Unite le vostre sofferenze a quelle di Cristo Redentore e cercate nella sua croce la pazienza e la forza. Con il merito delle vostre sofferenze, voi ottenete per il mondo l’amore misericordioso di Dio”.

“Ci rivolgiamo ora in modo speciale alle donne. Esprimiamo la nostra stima per quanto voi siete nei diversi stati di vita: come ragazze, educatrici, madri, consacrate e operatrici nella vita pubblica. Vi elogiamo perché proteggete la vita umana fin dall’inizio, offrendole cura e affetto. Dio vi ha donato una sensibilità particolare per tutto ciò che riguarda l’educazione, il lavoro umanitario e la vita apostolica. Rendiamo grazie a Dio per le vostre attività e auspichiamo che voi esercitiate una più grande responsabilità nella vita pubblica”.

“(…) Ragazzi e ragazze: (…) Progettate la vostra vita sotto lo sguardo amorevole di Cristo. Siate cittadini responsabili e credenti sinceri. La Chiesa si unisce a voi nelle vostre preoccupazioni di trovare un lavoro in funzione delle vostre competenze. (…) Superate la tentazione del materialismo e del consumismo. Siate saldi nei vostri valori cristiani”.

“Apprezziamo il ruolo dei mezzi di comunicazione scritta e audio-visiva. (…) Per il Medio Oriente merita una menzione particolare il canale ‘Télé Lumière-Noursat’. Speriamo che possa continuare il suo servizio di informazione e di formazione alla fede, il suo lavoro per l’unità dei cristiani, il consolidamento della presenza cristiana in Oriente, il rafforzamento del dialogo inter-religioso e la comunione tra gli orientali sparsi in tutti i continenti”.

“Ai nostri fedeli nella diaspora: (…) Vi accompagniamo con le nostre preghiere, voi figli delle nostre Chiese e dei nostri Paesi, forzati a emigrare. (…) Guardate all’avvenire con fiducia e gioia, restate sempre attaccati ai vostri valori spirituali, alle vostre tradizioni culturali e al vostro patrimonio nazionale per offrire ai paesi che vi hanno accolto il meglio di voi stessi e il meglio di ciò che avete. Ringraziamo le Chiese dei paesi della diaspora che hanno accolto i nostri fedeli e che non cessano di collaborare con noi per assicurare loro il servizio pastorale necessario”.

“Salutiamo tutti gli immigrati delle diverse nazionalità, venuti nei nostri paesi per ragione di lavoro. (…) Noi domandiamo alle nostre Chiese di prestare un’attenzione speciale a questi fratelli e sorelle e alle loro difficoltà, qualunque sia la loro religione, soprattutto quando sono esposti ad attentati ai loro diritti e alla loro dignità. (…) È per questo che invitiamo i governi dei paesi di accoglienza a rispettare e difendere i loro diritti”.

III. COMUNIONE E TESTIMONIANZA CON LE CHIESE ORTODOSSE E LE COMUNITÀ EVANGELICHE NEL MEDIO ORIENTE

“(...) Siamo sulla stessa strada. Le nostre sfide sono le stesse e il nostro avvenire è lo stesso. Vogliamo portare insieme la testimonianza di discepoli di Cristo. Soltanto con la nostra unità possiamo compiere la missione che Dio ha affidato a tutti, malgrado la diversità delle nostre Chiese (...) Salutiamo e incoraggiamo tutte le istanze di dialogo ecumenico in ciascuno dei nostri paesi”.

IV. COOPERAZIONE E DIALOGO CON I NOSTRI CONCITTADINI EBREI

“La stessa Scrittura santa ci unisce, l’Antico Testamento che è la Parola di Dio per voi e per noi (...)Il Concilio Vaticano II ha pubblicato il documento ‘Nostra aetate’, riguardante il dialogo con le religioni, con l’ebraismo, l’islam e le altre religioni. C’è inoltre un dialogo continuo tra la Chiesa e i rappresentanti dell’ebraismo. Noi speriamo che questo dialogo possa condurci ad agire presso i responsabili per mettere fine al conflitto politico che non cessa di separarci e di perturbare la vita dei nostri paesi. (...) Non è permesso di ricorrere a posizioni teologiche bibliche per farne uno strumento a giustificazione delle ingiustizie. Al contrario, il ricorso alla religione deve portare ogni persona a vedere il volto di Dio nell’altro e a trattarlo secondo gli attributi di Dio e i suoi comandamenti”.

V. COOPERAZIONE E DIALOGO CON I NOSTRI CONCITTADINI MUSULMANI

“Siamo uniti dalla fede in un Dio unico e dal comandamento che dice: fa il bene ed evita il male. (...) Insieme noi costruiremo le nostre società civili sulla cittadinanza, sulla libertà religiosa e sulla libertà di coscienza. Insieme noi lavoreremo per promuovere la giustizia, la pace, i diritti dell’uomo, i valori della vita e della famiglia. La nostra responsabilità è comune nella costruzione delle nostre patrie. (...) È nostro dovere, dunque, educare i credenti al dialogo inter-religioso, all’accettazione del pluralismo, al rispetto e alla stima reciproca”.
VI. LA NOSTRA PARTECIPAZIONE ALLA VITA PUBBLICA: APPELLI AI GOVERNI E AI RESPONSABILI PUBBLICI DEI NOSTRI PAESI

“(...) Ci rivolgiamo a voi a riguardo dell’importanza dell’uguaglianza tra i cittadini. I cristiani sono cittadini originali e autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali. È naturale che essi possano godere di tutti i diritti di cittadinanza, di libertà di coscienza e di culto, di libertà nel campo dell’insegnamento e dell’educazione e nell’uso dei mezzi di comunicazione. (...) Vi chiediamo di raddoppiare gli sforzi che dispiegate per stabilire una pace giusta e duratura in tutta la regione e per arrestare la corsa agli armamenti. È questo che condurrà alla sicurezza e alla prosperità economica, arresterà l’emorragia dell’emigrazione che svuota i nostri paesi delle loro forze vive”.

VII. APPELLO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

“I cittadini dei paesi del Medio Oriente interpellano la comunità internazionale, in particolare l’O.N.U., perché essa lavori sinceramente ad una soluzione di pace giusta e definitiva nella regione, e questo attraverso l’applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, e attraverso l’adozione delle misure giuridiche necessarie per mettere fine all’Occupazione dei differenti territori arabi.

“Il popolo palestinese potrà così avere una patria indipendente e sovrana e vivervi nella dignità e nella stabilità. Lo Stato d’Israele potrà godere della pace e della sicurezza all’interno delle frontiere internazionalmente riconosciute. La Città Santa di Gerusalemme potrà trovare lo statuto giusto che rispetterà il suo carattere particolare, la sua santità, il suo patrimonio religioso per ciascuna delle tre religioni ebraica, cristiana e musulmana. Noi speriamo che la soluzione dei due Stati diventi realtà e non resti un semplice sogno”.

“L’Iraq potrà mettere fine alle conseguenze della guerra assassina e ristabilire la sicurezza che proteggerà tutti i suoi cittadini con tutte le loro componenti sociali, religiose e nazionali”.

“Il Libano potrà godere della sua sovranità su tutto il territorio, fortificare l’unità nazionale e continuare la vocazione a essere il modello della convivenza tra cristiani e musulmani, attraverso il dialogo delle culture e delle religioni e la promozione delle libertà pubbliche”.

“Noi condanniamo la violenza e il terrorismo, di qualunque origine, e qualsiasi estremismo religioso. Condanniamo ogni forma di razzismo, l’antisemitismo, lìanticristianesimo e l'islamofobia e chiamiamo le religioni ad assumere le loro responsabilità nella promozione del dialogo delle culture e delle civiltà nella nostra regione e nel mondo intero”.

CONCLUSIONE. CONTINUARE A TESTIMONIARE LA VITA DIVINA CHE CI È APPARSA NELLA PERSONA DI GESÙ

“In conclusione, fratelli e sorelle, noi vi diciamo con l’apostolo san Giovanni nella sua prima lettera: (...) La vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi”. Questa Vita divina (...) rimarrà sempre la vita delle nostre Chiese nel Medio Oriente e l’oggetto della nostra testimonianza.(...) Sostenuti dalla promessa del Signore: ‘Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo’ proseguiamo insieme il nostro cammino nella speranza”.

“Confessiamo che non abbiamo fatto fino ad ora tutto ciò che era in nostra possibilità per vivere meglio la comunione tra le nostre comunità. Non abbiamo operato a sufficienza per confermarvi nella fede e darvi il nutrimento spirituale di cui avete bisogno nelle vostre difficoltà. Il Signore ci invita ad una conversione personale e collettiva. Oggi torniamo a voi pieni di speranza, di forza e di risolutezza, portando con noi il messaggio del Sinodo e le sue raccomandazioni per studiarle insieme e metterci ad applicarle nelle nostre Chiese, ciascuno secondo il suo stato. Speriamo anche che questo sforzo nuovo sia ecumenico”.
SE/ VIS 20101025 (1860)

QUATTORDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 23 OTT. 2010 (VIS). Nel corso della quattordicesima Congregazione Generale che ha avuto luogo questa mattina, in presenza del Papa e di 162 Padri Sinodali, è stato presentato e votato l’elenco finale delle Proposizioni.

Successivamente è stata data lettura dei nominativi dei Membri del Consiglio Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.

- Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (Città del Vaticano).
- Cardinale Leonardo SANDRI, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali (Città del Vaticano).
- Sua Beatitudine Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti (Repubblica Araba di Egitto).
- Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano)
- Sua Beatitudine Michel Sabbah, Patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini (Gerusalemme).
- Arcivescovo Cyrille Salim Bustros, S.M.S.P., di Newton dei Greco-Melkiti (Stati Uniti d’America).
- Arcivescovo Boutros Marayati, di Alep degli Armeni (Siria).
- Arcivescovo Joseph Soueif, di Cipro dei Maroniti (Cipro).
- Vescovo Béchara Raï, O.M.M., di Jbeil dei Maroniti (Libano).
- Vescovo Antoine Audo, S.I., di Alep dei Caldei (Siria).
- Vescovo Shlemon Warduni, Ausiliare di Babilonia dei Caldei (Iraq)
SE/ VIS 20101025 (190)

PADRI SINODALI PRESENTANO 44 PROPOSIZIONI AL SANTO PADRE

CITTA' DEL VATICANO, 23 OTT. 2010 (VIS). Oggi si sono concluse le sessioni di lavoro dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi con l’approvazione di 44 Proposizioni che i Padri Sinodali hanno presentato al Santo Padre Benedetto XVI.

Seguendo il desiderio del Papa la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha reso nota una versione provvisoria ed ufficiosa delle Proposizioni. Le Proposizioni sono consegnate al Papa perché ne faccia uso se lo ritiene opportuno nella preparazione dell’Esortazione Apostolica Post-Sinodale, Documento che ufficialmente chiude il Sinodo.

Le Proposizioni si dividono in tre sezioni: “La presenza cristiana in Medio Oriente”; “La comunione ecclesiale” e “La testimonianza cristiana: testimoni della risurrezione dell’amore”.

I Padri ricordano che: “In un mondo segnato da divisioni e da posizioni estreme, noi siamo chiamati a vivere come Chiesa di comunione, restando aperti a tutti, senza cadere nel confessionalismo. (...) Occorrerà attirare l'attenzione del mondo intero sulla situazione drammatica di certe comunità cristiane nel Medio Oriente, le quali soffrono ogni tipo di difficoltà, giungendo talvolta fino al martirio”.

Riferendosi all’emigrazione i Padri propongono che: “Le nostre chiese devono creare un ufficio o una commissione che si occupi dello studio del fenomeno migratorio e delle sue motivazioni per trovare i mezzi di contrastarlo. Esse faranno tutto il possibile e con tutti i mezzi per consolidare la presenza dei cristiani nelle loro patrie”

“Per una migliore accoglienza e accompagnamento degli immigrati in Medio Oriente, le Chiese di provenienza sono chiamate a stabilire contatti regolari con le Chiese d'accoglienza, le quali le aiuteranno a dotarsi delle strutture necessarie”.

Nella Proposizione riguardante “la comunione ecclesiale”, si parla di comunione ecclesiale “ad intra”, all’interno della Chiesa e si chiede un maggior impegno nella pastorale vocazionale. Inoltre “Si propone di intensificare l'uso della lingua araba nel quadro delle istituzioni della Santa Sede e delle sue riunioni ufficiali, affinché i cristiani di cultura araba abbiamo accesso alle informazioni provenienti dalla Santa Sede nella loro lingua materna”.

“Per assicurare un servizio pastorale in favore dei nostri fedeli, dovunque essi vadano, e per rispettare le tradizioni orientali, sarebbe auspicabile studiare la possibilità di avere preti sposati fuori dai territori patriarcali”.

Nella Proposizione dedicata all’ecumenismo, i Padri Sinodali chiedono di: “Operare per l'unificazione della data di Natale e di Pasqua” ed auspicano di: “Istituire una festa comune annuale dei martiri per le Chiese d'Oriente”.

Nella Proposizione relativa alla “testimonianza cristiana”, i Padri Sinodali propongono “la creazione di Centri di catechesi dove non esistenti” ed affermano che: “È necessario insistere sulla formazione permanente e sulla collaborazione tra le diverse Chiese a livello di laici, seminari e università. (...)

Rilevando l’importanza capitale dei nuovi mezzi di comunicazione “per la formazione cristiana in Medio Oriente come pure per l’annuncio della fede”, i Padri Sinodali “raccomandano d’aiutare e sostenere con tutti i mezzi le strutture già esistenti in questo ambito”.
Relativamente alla famiglia, si insiste sulla necessità di: “Rafforzare i centri di preparazione al matrimonio, i centri d'ascolto e di orientamento, l'accompagnamento spirituale e umano delle giovani coppie, l'attenzione pastorale alle famiglie” e si raccomanda di “ravvivare la visita dei Pastori alle famiglie, come pure l'incoraggiamento alla natalità e alla buona educazione dei figli”.

I Padri Sinodali si impegnano ad assicurare ai giovani “la formazione spirituale e teologica necessaria a costruire con loro i ponti di dialogo per abbattere i muri di divisione e di separazione nelle società”.

Relativamente al dialogo interreligioso si legge in una delle Proposizioni che: “I cristiani del Medio Oriente sono chiamati (...) al rafforzamento del dialogo interreligioso, alla purificazione della memoria, al perdono reciproco del passato e alla ricerca di un avvenire comune migliore”.

Facendo riferimento al giudaismo i Padri Sinodali auspicano che: “Le iniziative di dialogo e di cooperazione con gli ebrei sono da incoraggiarsi per approfondire i valori umani e religiosi, la libertà, la giustizia, la pace e la fraternità. La lettura dell'Antico testamento e l'approfondimento delle tradizioni del giudaismo aiutano a conoscere meglio la religione ebraica. Noi rifiutiamo l'antisemitismo e l'antigiudaismo, distinguendo tra religione e politica”.

Nelle relazioni con i musulmani si sottolinea che: ”È importante promuovere la nozione di cittadinanza, la dignità della persona umana, l'uguaglianza dei diritti e dei doveri e la libertà religiosa comprensiva della libertà di culto e della libertà di coscienza” e si ricorda che: “I cristiani del Medio Oriente sono chiamati a continuare il fecondo dialogo di vita con i musulmani. Essi (...) metteranno da parte ogni pregiudizio negativo, (...) opponendosi insieme a ogni genere di fondamentalismo e di violenza in nome della religione”
SE/ VIS 20101025 (760)

SINODO MEDIO ORIENTE: MAI RASSEGNARSI MANCANZA PACE

CITTA' DEL VATICANO, 24 OTT. 2010 (VIS). Alle ore 9:30 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la concelebrazione dell’Eucaristia con i Padri Sinodali, in occasione della Conclusione dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, tenutasi dal 10 al 24 ottobre, sul tema: “La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza: ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola". (At 4,32).

Con il Papa hanno concelebrato 177 Padri Sinodali (fra i quali 19 Cardinali, 9 Patriarchi, 72 Arcivescovi, 67 Vescovi e 10 sacerdoti) e 60 collaboratori.

Sono saliti sull’altare per la Preghiera Eucaristica i Presidenti Delegati: Sua Beatitudine Cardinale Nasrallah Pierre Sfier, Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Vescovo di Joubbé, Sarba e Jounieh dei Maroniti (Libano), ad honorem, Sua Beatitudine Cardinale Emmaneul III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei (Irak), ad honorem, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali (Città del Vaticano), Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano); il Relatore Generale Sua Beatitudine Antonios Naguib, Patriarca di Alessandra dei Copti (Repubblica Araba di Egitto); il Segretario Generale Arcivescovo Nikola Eterovic, (Città del Vaticano) e il Segretario Speciale Arcivescovo Joseph Soueifm, di Cipro dei Maroniti (Cipro).

“La prima lettura e il Salmo responsoriale” – ha ricordato il Papa nell’omelia –“insistono sul tema della preghiera, sottolineando che essa è tanto più potente presso il cuore di Dio quanto più chi prega è in condizione di bisogno e di afflizione” ed ha aggiunto che: “Il pensiero va a tanti fratelli e sorelle che vivono nella regione mediorientale e che si trovano in situazioni difficili, a volte molto pesanti, sia per i disagi materiali, sia per lo scoraggiamento, lo stato di tensione e talvolta di paura”.

“La Parola di Dio” – ha sottolineato il Pontefice – “oggi ci offre anche una luce di speranza consolante, là dove presenta la preghiera, personificata, che ‘non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità’. Anche questo legame tra preghiera e giustizia ci fa pensare a tante situazioni nel mondo, in particolare nel Medio Oriente. Il grido del povero e dell’oppresso trova un’eco immediata in Dio, che vuole intervenire per aprire una via di uscita, per restituire un futuro di libertà, un orizzonte di speranza”.

“L’Assemblea sinodale che oggi si chiude ha tenuto sempre presente l’icona della prima comunità cristiana, descritta negli ‘Atti degli Apostoli’: ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’. È una realtà sperimentata nei giorni scorsi, in cui abbiamo condiviso le gioie e i dolori, le preoccupazioni e le speranze dei cristiani del Medio Oriente. Abbiamo vissuto l’unità della Chiesa nella varietà delle Chiese presenti in quella Regione. (...) Abbiamo (...) valorizzato la ricchezza liturgica, spirituale e teologica delle Chiese Orientali Cattoliche, oltre che della Chiesa Latina. (...) È auspicabile che tale esperienza positiva si ripeta anche nelle rispettive comunità del Medio Oriente, favorendo la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche degli altri Riti cattolici e quindi ad aprirsi alle dimensioni della Chiesa universale”.

“La preghiera comune ci ha aiutato anche ad affrontare le sfide della Chiesa Cattolica nel Medio Oriente. Una di esse è la comunione all’interno di ogni Chiesa ‘sui iuris’, come pure nei rapporti tra le varie Chiese Cattoliche di diverse tradizioni. Come ci ha ricordato l’odierna pagina del Vangelo, abbiamo bisogno di umiltà, per riconoscere i nostri limiti, i nostri errori ed omissioni, per poter veramente formare ‘un cuore solo e un’anima sola’. Una più piena comunione all’interno della Chiesa Cattolica favorisce anche il dialogo ecumenico con le altre Chiese e Comunità ecclesiali. La Chiesa Cattolica ha ribadito anche in quest’Assise sinodale la sua profonda convinzione di proseguire tale dialogo, affinché si realizzi compiutamente la preghiera del Signore Gesù ‘perché tutti siano una sola cosa’ (Gv 17,21)”.

“Ai cristiani nel Medio Oriente” – ha detto ancora il Pontefice – “si possono applicare le parole del Signore Gesù: ‘Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno’. Infatti, anche se poco numerosi, essi sono portatori della Buona Notizia dell’amore di Dio per l’uomo, amore che si è rivelato proprio in Terra Santa nella persona di Gesù Cristo. Questa Parola di salvezza, rafforzata con la grazia dei Sacramenti, risuona con particolare efficacia nei luoghi in cui, per divina Provvidenza, è stata scritta, ed è l’unica Parola in grado di rompere il circolo vizioso della vendetta, dell’odio, della violenza. Da un cuore purificato, in pace con Dio e con il prossimo, possono nascere propositi ed iniziative di pace a livello locale, nazionale ed internazionale. In tale opera, alla cui realizzazione è chiamata tutta la comunità internazionale, i cristiani, cittadini a pieno titolo, possono e debbono dare il loro contributo con lo spirito delle beatitudini, diventando costruttori di pace ed apostoli di riconciliazione a beneficio di tutta la società”.

“Da troppo tempo nel Medio Oriente perdurano i conflitti, le guerre, la violenza, il terrorismo. La pace, che è dono di Dio, è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà, delle istituzioni nazionali ed internazionali, in particolare degli Stati più coinvolti nella ricerca della soluzione dei conflitti. Non bisogna mai rassegnarsi alla mancanza della pace. La pace è possibile. La pace è urgente. La pace è la condizione indispensabile per una vita degna della persona umana e della società. La pace è anche il miglior rimedio per evitare l’emigrazione dal Medio Oriente”.

“Un altro contributo che i cristiani possono apportare alla società è la promozione di un’autentica libertà religiosa e di coscienza, uno dei diritti fondamentali della persona umana che ogni Stato dovrebbe sempre rispettare. In numerosi Paesi del Medio Oriente esiste la libertà di culto, mentre lo spazio della libertà religiosa non poche volte è assai limitato. Allargare questo spazio di libertà diventa un’esigenza per garantire a tutti gli appartenenti alle varie comunità religiose la vera libertà di vivere e professare la propria fede. Tale argomento potrebbe diventare oggetto di dialogo tra i cristiani e i musulmani, dialogo la cui urgenza ed utilità è stata ribadita dai Padri sinodali”.

“Durante i lavori dell’Assemblea” – ha ricordato infine il Papa – “è stata spesso sottolineata la necessità di riproporre il Vangelo alle persone che lo conoscono poco, o che addirittura si sono allontanate dalla Chiesa. Spesso è stato evocato l’urgente bisogno di una nuova evangelizzazione anche per il Medio Oriente. (...) Per questo, dopo aver consultato l’episcopato del mondo e dopo aver sentito il Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, ho deciso di dedicare la prossima Assemblea Generale Ordinaria, nel 2012, al seguente tema: ‘Nova evangelizatio ad christianam fidem tradendam’ - La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana".

“Cari fratelli e sorelle del Medio Oriente!” – ha concluso Benedetto XVI – “L’esperienza di questi giorni vi assicuri che non siete mai soli, che vi accompagnano sempre la Santa Sede e tutta la Chiesa, la quale, nata a Gerusalemme, si è diffusa nel Medio Oriente e in seguito nel mondo intero”.
HML/ VIS 20101025 (1180)

venerdì 22 ottobre 2010

TREDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 22 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina non si è tenuta la Congregazione Generale. Il Relatore Generale del Sinodo, con il Segretario Speciale e i Relatori dei Circoli Minori o Gruppi Linguistici, hanno esaminato gli emendamenti collettivi alle Proposizioni dei Padri Sinodali.

Questo pomeriggio, nel corso della Tredicesima Congregazione Generale, alla quale assisterà il Santo Padre, è prevista la presentazione e votazione del Messaggio finale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.

Domani, sabato 23 ottobre, nel corso della Quattordicesima ed ultima Congregazione Generale sarà presentata la lista finale delle Proposizioni. Successivamente avrà luogo la votazione con la formula “placet-non placet”.

Alle 13:00 i partecipanti all’Assemblea sinodale pranzeranno con il Santo Padre nell’atrio dell’Aula Paolo VI, in Vaticano.
SE/ VIS 20101022 (130)

giovedì 21 ottobre 2010

DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2010 (VIS). Nel corso della Dodicesima Congregazione Generale tenutasi questa mattina nell’Aula del Sinodo, è stata presentata la lista unificata delle Proposizioni. Successivamente i Padri Sinodali, riuniti in Circoli Minori, hanno cominciato a preparare gli emendamenti alle Proposizioni. Presidente Delegato di turno è stato Sua Beatitudine Ignace Youssef III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano).

Nel pomeriggio i Padri Sinodali si riuniranno in Circoli Minori per continuare a preparare gli emendamenti alle Proposizioni. Al termine della sessione le Proposizioni collettive con gli emendamenti saranno consegnate alla Segreteria Generale del Sinodo.
SE/ VIS 20101021 (80)

mercoledì 20 ottobre 2010

UNIFICAZIONE DELLE PROPOSIZIONI

CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2010 (VIS). Oggi, mercoledì 20 ottobre, non si tiene la Congregazione Generale. Il Relatore Generale, il Segretario Speciale e i Relatori dei Circoli Minori procederanno all’unificazione delle proposizioni da presentare al Santo Padre per la preparazione dell’Esortazione Apostolica Post-Sinodale, documento con il quale ufficialmente si chiude il Sinodo.
SE/ VIS 20101020 (70)

martedì 19 ottobre 2010

I PADRI SINODALI SI RIUNISCONO IN CIRCOLI MINORI

CITTA' DEL VATICANO, 19 OTT. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di ieri sono proseguiti i lavori dei Circoli Minori e nella giornata di oggi è in programma una riunione dei Padri Sinodali per la redazione ed approvazione delle proposte sul tema dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente.
SE/ VIS 20101019 (60)

lunedì 18 ottobre 2010

NONA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2010 (VIS). Nel corso della Nona Congregazione Generale, tenutasi nel pomeriggio di oggi nell’Aula del Sinodo, sono continuati gli interventi dei Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.
Gli interventi liberi si sono svolti in presenza del Santo Padre.

Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi:

CARDINALE WILLIAM JOSEPH LEVADA, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE (CITTÀ DEL VATICANO). “Il mio intervento verterà sulla nozione della tradizione viva della Chiesa, così come viene insegnata nella Costituzione sulla divina rivelazione del Concilio Vaticano II ‘Dei Verbum’, e sulla comprensione del ruolo del Papa nella tradizione apostolica. (...) Attraverso il suo studio dei Padri dell’epoca patristica e dei primi Concili Ecumenici, il Cardinale Newman ha trovato proprio la tradizione viva, che lo ha portato ad abbracciare la pienezza della fede in seno alla Chiesa cattolica. (...) Prevedrei uno studio e uno scambio di opinioni utili su come il ministero del Successore di Pietro, con le sue caratteristiche dottrinali fondamentali, potrebbe essere esercitato in modi diversi, secondo le diverse necessità dei tempi e dei luoghi. Questo rimane un capitolo dell’ecclesiologia che deve essere ulteriormente esplorato e completato. (...) Queste riflessioni teologiche, tuttavia, non sostituiscono la testimonianza vitale che i cattolici in Medio Oriente danno ai loro fratelli ortodossi e musulmani su come la dottrina della Chiesa si sviluppa nella tradizione apostolica viva, guidata dal dono di Cristo dello Spirito Santo al Magistero della Chiesa in ogni tempo. Questo Magistero comprende necessariamente il ruolo del Papa come capo del collegio apostolico dei vescovi, insieme al mandato di Cristo di confermare i fratelli nell’unità della fede perché ‘tutti siano una cosa sola’”.

MONSIGNOR MIKAËL MOURADIAN, VICARIO PATRIARCALE PER L'ISTITUTO DEL CLERO PATRIARCALE DI BZOMMAR (LIBANO). “È vero che il Medio Oriente è la Terra Santa e terra di santi, come dimostrano le canonizzazioni e beatificazioni che hanno avuto luogo in questi ultimi anni: Mar Charbel, Naamat Allah al Hardini, Rafka, Abouna Yaacoub, Ignace Maloyan, Al Akh Stephan... Questo, però, non deve renderci ciechi davanti alla verità, che in Medio Oriente si vive anche una crisi di vocazioni. (...) Quali sono le cause della caduta delle vocazioni religiose, le sue conseguenze a breve, medio e lungo termine, e le soluzioni immaginabili? (...) Cause principali: la caduta della natalità tra le famiglie cristiane; i problemi materiali e morali che la famiglia deve affrontare; la crisi dei valori; la difficoltà di prendersi un impegno a lungo termine; l’emancipazione femminile; la crisi della fede; la contro-testimonianza da parte dei consacrati. Soluzioni immaginabili: sostenere la famiglia; educare ai veri valori; che i consacrati testimonino con sincerità la loro fedeltà a Cristo e alla loro consacrazione...; assicurare un buon discernimento delle vocazioni; dare la priorità alla qualità sulla quantità; vegliare su una buona direzione spirituale delle vocazioni; offrire una formazione iniziale e permanente adeguata. (...) È nelle famiglie credenti e praticanti che nascono anche le vocazioni”.

ARCIVESCOVO CYRIL VASIL', S.I., SEGRETARIO DELLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI (CITTÀ DEL VATICANO). “La sinodalità, riguarda in modo particolare il meccanismo della scelta dei candidati all'episcopato. Le verifiche sull'idoneità dei candidati dovrebbero essere svolte dai vescovi e dal Sinodo in maniera molto più appropriata di come talvolta avviene al presente, proprio per facilitare e accelerare il processo di concessione dell'assenso Pontificio. (...) In primo luogo si deve valutare costantemente lo stato attuale delle istituzioni formative e accademiche, il livello di formazione culturale e spirituale che esse offrono. Le difficoltà che riscontrano gli studenti negli studi superiori fuori dal contesto orientale, per esempio a Roma, non sono trascurabili ed è inutile nasconderli. C'è da chiedersi se non sarebbe finalmente giunto il momento di aprire un primo ciclo di studi teologici orientali qui a Roma, in una Facoltà teologica orientale? (...) Per quanto riguarda i fedeli che si trasferiscono fuori dal Medio Oriente, talvolta viene reclamata l'estensione ‘planetaria’ della giurisdizione dei patriarchi - come se ciò fosse un diritto e una soluzione universale ai problemi dalla pastorale dei migranti. Va ricordato che fra il preteso diritto universale e la richiesta circostanziata e motivata c'è una grande differenza”.

ARCIVESCOVO MICHEL ABRASS, B.A., VESCOVO DI CURIA DEL PATRIARCATO DI ANTIOCHIA DEI GRECO-MELKITI (SIRIA). “I problemi della scelta del ‘regime’ applicabile al Libano si pongono con grande forza ai laici di oggi; un grande numero di laici, infatti, si domanda cosa ne sarà della loro vita se essi si dichiarano cristiani, senza attenuare la loro posizione con una dose di laicità, in base al grado di emancipazione del loro interlocutore non cristiano, spesso, in Medio Oriente, di religione maomettana. Questi cristiani hanno bisogno di una ‘certa laicità positiva’. Dove la troveranno? Attualmente le nostre ‘pecorelle laiche’ rinnegano se stesse; occorre dar loro una legittimità che solo possono dar loro gli ecclesiastici, a condizione che gliela abbia fatta acquisire il loro statuto. Pensiamo che occorrerebbe autorizzare i cristiani che lo vogliono ad adottare uno statuto laico, senza tradire i dogmi né gli insegnamenti delle Chiese, tenendo conto del fatto che non si è in una terra solamente cristiana”.

ARCIVESCOVO ATHANASE MATTI SHABA MATOKA, DI BABILONIA DEI SIRI (IRAQ). “L’Iraq non cessa di vivere una situazione d’instabilità, di prove e di guerre, l’ultima delle quali è l’occupazione americana. I cristiani hanno sempre avuto la loro parte nei sacrifici e nelle prove con i martiri nelle guerre e in ogni sorta di prova. Dal 2003 i cristiani sono vittima di una situazione cruenta che ha provocato una grande emigrazione fuori dall’Iraq. Non vi sono statistiche certe, ma gli indicatori evidenziano che la metà dei cristiani ha abbandonato l’Iraq e che senza alcun dubbio rimangono solo circa 400.000 cristiani degli 800.000 che vi vivevano. L’invasione dell’Iraq da parte dell’America e dei suoi alleati ha portato sull’Iraq in generale e sui cristiani in particolare distruzione e rovina a tutti i livelli. (...) Sono passati sette anni in Iraq è il cristianesimo vive un’emorragia continua. Dov’è la coscienza mondiale? Tutti rimangono a fare da spettatori dinnanzi a ciò che accade in Iraq, soprattutto nei confronti dei cristiani. Vogliamo suonare un campanello d’allarme. Poniamo la domanda alla grandi potenze: che cosa c’è di vero in ciò che si dice riguardo ad un piano per svuotare il Medio Oriente dai Cristiani e del fatto che l’Iraq ne sarebbe una vittima? Ritengo che il sinodo debba studiare con attenzione questo argomento e debba valutare ciò che può essere deciso per iscritto al fine di porre rimedio alla situazione che regna in Medio Oriente.

ARCIVESCOVO DENYS ANTOINE CHAHDA, DI ALEP DEI SIRI (SIRIA). “Cristo ha chiesto a tutti i battezzati di essere uniti così come lui e il Padre sono una cosa sola. (...) Aveva voluto che la loro unità fosse un segno per le nazioni, ‘signum inter gentes’, una luce che attraesse gli uomini verso il Padre e li invitasse a credere in lui. Infatti, la divisione della Chiesa è un atto di infedeltà al suo Fondatore e uno scandalo per coloro che non credono in Gesù. Ritengo che ciò che ci separa dai nostri fratelli ortodossi è la comprensione del primato di Pietro. Spetta ai teologi trovare una nuova interpretazione. Perché non giungere all’unità nella fede, ma nella diversità? Il sinodo di Gerusalemme del ‘49 potrebbe essere la chiave per trovare una soluzione alla divisione delle Chiese”.
SE/ VIS 20101018 (1230)

PRESENTAZIONE E DISCUSSIONE MESSAGGIO SINODALE

CITTA' DEL VATICANO, 16 OTT. 2010 (VIS). Nella Decima Congregazione Generale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, tenutasi questa mattina nell’Aula del Sinodo, è stata presentata e discussa la bozza del Messaggio Sinodale. Successivamente ha avuto luogo la votazione per la scelta dei Membri del Consiglio Speciale per il Medio Oriente della Segreteria Generale del Sinodo. Presidente Delegato di turno è stato Sua Beatitudine Ignace Youssef III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano).
SE/ VIS 20101018 (80)

UNDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTÀ DEL VATICANO, 18 OTT 2010 (VIS). Questa mattina si è svolta, alla presenza del Santo Padre, l’undicesima Congregazione Generale per la “Relatio post disceptationem” (Relazione dopo la discussione). Il presidente delegato di turno è stato il cardinal Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.

Offriamo di seguito un ampio estratto della “Relatio post disceptationem”, letta dal relatore generale, Sua Beatitudine Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti (Egitto).

I. LA PRESENZA CRISTIANA IN MEDIO ORIENTE

“L’annuncio del Vangelo e l’annuncio di Cristo a tutti i popoli è un dovere supremo delle nostre Chiese e di tutte le Chiese. Le nostre Chiese hanno bisogno di una conversione missionaria per vivificare in noi il senso, l’ardore, lo slancio e il dinamismo missionario.(…) La formazione missionaria dei nostri fedeli, e soprattutto dei nostri responsabili della vita della Chiesa, è indispensabile”.

“La religione non deve essere politicizzata né lo Stato prevalere sulla religione. (…) I moderni media (sms, website, internet, televisione, radio) hanno un ruolo importante in questo campo. Essi offrono uno strumento potente e prezioso per diffondere il messaggio cristiano, affrontare le sfide che si oppongono a questo messaggio e comunicare con i fedeli della diaspora. A tale scopo bisogna formare dei quadri specializzati. I cristiani orientali devono impegnarsi per il bene comune, in tutti i suoi aspetti, come hanno sempre fatto”.

“Le situazioni politico-sociali dei nostri Paesi hanno una ripercussione diretta sui cristiani, che risentono più fortemente delle conseguenze negative. Pur condannando la violenza da dovunque provenga, e invocando una soluzione giusta e durevole del conflitto israelo-palestinese, esprimiamo la nostra solidarietà con il popolo palestinese, la cui situazione attuale favorisce il fondamentalismo. Chiediamo alla politica mondiale di tener sufficientemente conto della drammatica situazione dei cristiani in Iraq, che sono la vittima principale della guerra e delle sue conseguenze”.

“La libertà religiosa è una componente essenziale dei diritti dell’uomo. La mancanza di libertà religiosa è quasi sempre associata alla privazione dei diritti fondamentali. La libertà di culto, che è un aspetto della libertà religiosa, nella maggior parte dei nostri Paesi, è garantita dalle costituzioni. Ma anche qui, in alcuni Paesi, certe leggi o pratiche ne limitano l’applicazione. (…) La libertà religiosa non è un relativismo che considera uguali tutti le fedi religiose. Essa è la conseguenza del dovere che ciascuno ha di aderire alla verità, in base ad una convinta scelta di coscienza e nel rispetto della dignità di ogni persona.(…)La libertà religiosa comporta anche il diritto all’annuncio della propria fede, che è un diritto e un dovere di ogni religione”.

“L’emigrazione è una delle grandi sfide che minacciano la presenza dei cristiani in alcuni Paesi del Medio Oriente. (…) Le cause principali di questo preoccupante fenomeno sono le situazioni economiche e politiche, l’avanzata del fondamentalismo e la restrizione delle libertà e dell’uguaglianza, fortemente aggravate dal conflitto israelo-palestinese e dalla guerra in Iraq. (…) L’emigrazione è un diritto naturale lasciato alla libera scelta delle persone e delle famiglie, soprattutto per coloro che si trovano in condizioni difficili. Ma la Chiesa ha il dovere d’incoraggiare i suoi fedeli a rimanere come testimoni, apostoli, e costruttori di pace e di benessere nel loro Paese”.

“Il pericolo che minaccia i cristiani del Medio Oriente non deriva soltanto dalla loro situazione di minoranza né da minacce esterne, ma soprattutto dal loro allontanamento dalla verità del Vangelo, dalla loro fede e dalla loro missione. La duplicità della vita, per il cristianesimo, è più pericolosa di qualsiasi altra minaccia. Il vero dramma dell’uomo non è il fatto che soffra a causa della sua missione, ma che non abbia più una missione, per cui perde il senso e lo scopo della propria vita”.

II. LA COMUNIONE ECCLESIALE

“Abbiamo bisogno di valorizzare meglio, comprendere meglio, e praticare meglio l’unità della Chiesa. È indispensabile insegnare la Chiesa come Acomunione@, nella catechesi, nelle omelie, nella formazione del clero, dei religiosi e delle religiose, e dei laici. La comunione è chiamata ad essere innanzitutto affettiva, prima di diventare effettiva. È importante coltivare un senso profondo della comunione spirituale, dell’appartenenza ad una stessa Chiesa”.

“La “comunione” fra le Chiese è il primo obiettivo e il primo compito di questo Sinodo.(…) I Pastori devono aiutare i fedeli a conoscere, apprezzare, amare e vivere la bellezza della varietà plurale della Chiesa, nell’unità e nella carità. (…) Devono essere incoraggiate le relazioni inter-ecclesiali, non solo fra le Chiese sui iuris del Medio Oriente, ma anche con le Chiese Orientali e con la Chiesa latina della Diaspora, in stretta unione con il Santo Padre, la Santa Sede e i Rappresentanti Pontifici”.

“È di fondamentale importanza la valorizzazione del ruolo dei laici, uomini e donne, e della loro partecipazione nella vita e nella missione della Chiesa. Che questo Sinodo sia per loro e per tutta la Chiesa una vera primavera spirituale, pastorale e sociale. Abbiamo bisogno di rafforzare l’impegno dei laici nella pastorale comune della Chiesa. La donna, consacrata e laica, dovrebbe trovarvi il posto e la missione adeguati”.

“La missione e l’ecumenismo sono strettamente correlate. Le Chiese cattoliche e ortodosse hanno molto in comune. (…) Occorre uno sforzo sincero per superare i pregiudizi, per capirsi meglio e puntare alla pienezza di comunione nella fede, nei sacramenti e nel servizio gerarchico. Questo Sinodo dovrebbe favorire la comunione e l’unità con le Chiese sorelle ortodosse e le comunità ecclesiali”.

“Abbiamo constatato che l’ecumenismo sta attraversando attualmente una crisi. (…) Occorre che l’ecumenismo diventi un obiettivo fondamentale nelle Assemblee e nelle Conferenze Episcopali. È stata proposta la creazione di una commissione ecumenica nel Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente. Si dovranno utilizzare i media per rafforzare e vivificare l'ecumenismo”.

III. LA TESTIMONIANZA CRISTIANA. TESTIMONI DELLA RESURREZIONE E DELL’AMORE

“Dobbiamo incoraggiare tutti i fedeli, ma soprattutto i sacerdoti, i religiosi e le religiose, le persone consacrate e i responsabili della pastorale e dell’apostolato, a seguire l’insegnamento della Chiesa e a studiare i documenti del magistero, preferibilmente mediante uno studio comunitario”.

“Un’attenzione speciale deve essere riservata alla famiglia, che rischia di essere indebolita e minata dalla visione relativista occidentale e dalla visione non cristiana dominante nella nostra regione. Le famiglie di religione mista devono essere oggetto di particolare cura pastorale. I manuali di catechismo devono completare le lacune e correggere gli errori che si trovano altrove”.

“È stato suggerito di formare una commissione per l'impulso e il coordinamento dei mezzi di comunicazione in Medio Oriente. (…) I media e la comunicazione sono un potente mezzo per consolidare la comunione”.

“Nelle nostre Chiese orientali, la Divina Liturgia è al centro della vita religiosa. Essa svolge un ruolo importante nel conservare l’identità cristiana, rafforzare l’appartenenza alla Chiesa, vivificare la vita di fede. Dobbiamo conservare e coltivare il senso del sacro, dei simboli e della religiosità popolare purificata e approfondita”.

“Il conflitto israelo-palestinese si ripercuote sui rapporti tra cristiani ed ebrei. A più riprese, la Santa Sede ha chiaramente espresso la sua posizione, auspicando che i due popoli possano vivere in pace, ognuno nella sua patria, con confini sicuri, internazionalmente riconosciuti. (…) La preghiera per la pace è di fondamentale importanza. (…) Le nostre Chiese rifiutano l’antisemitismo e l’antiebraismo”.

“Per un dialogo proficuo, cristiani e musulmani devono conoscersi meglio. (…) Musulmani e cristiani condividono l’essenza dei 5 pilastri dell’Islam. Numerose iniziative dimostrano la possibilità di incontro e di lavoro fondato sui valori comuni (pace, solidarietà, non violenza). (…) Le Chiese orientali sono le più adatte a promuovere il dialogo interreligioso con l’Islam. È un dovere che spetta loro per la natura della loro storia, della loro presenza e della loro missione. (…) Occorre evitare ogni azione provocatoria, offensiva, umiliante e ogni atteggiamento anti-islamico. (…) Per essere autentico, il dialogo deve realizzarsi nella verità”.

“L’Occidente viene identificato con il Cristianesimo e le scelte degli Stati vengono attribuite alla Chiesa. Oggi, invece, i governi occidentali sono laici e sempre più in contrasto con i principi della fede cristiana. È importante spiegare questa realtà e il senso di una laicità positiva, che distingue il politico dal religioso. In questo contesto, il cristiano ha il dovere e la missione di presentare e vivere i valori evangelici. (…) Dobbiamo in ogni momento dare testimonianza con la vita, senza sincretismo né relativismo, con umiltà, rispetto, sincerità e amore”.

CONCLUSIONE

Quale futuro per i cristiani del Medio Oriente? “Non temere, piccolo gregge!” (Lc 12, 32).

“Dobbiamo lavorare tutti insieme per preparare una nuova alba in Medio Oriente. Siamo sostenuti dalla preghiera, dalla comprensione e dall'amore di tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle nel mondo. Non siamo soli. Questo Sinodo ce l’ha fatto sentire molto chiaramente”.
SE/ VIS 20101018 (1420)

venerdì 15 ottobre 2010

SETTIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di oggi si è tenuta nell’Aula del Sinodo la Settima Congregazione Generale, nel corso della quale sono continuati gli interventi dei Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato Sua Beatitudine Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano). Gli interventi liberi si sono svolti in presenza del Santo Padre.

CARDINALE PETER KODWO APPIAH TURKSON, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (CITTÀ DEL VATICANO). “Si potrebbe favorire la conoscenza del sito del PCGP come strumento al servizio delle Chiese locali per l'approfondimento della Dottrina Sociale della Chiesa. A questo proposito, il PCGP si impegna di completare la traduzione in Arabo del ‘Compendium della Dottrina Sociale della Chiesa’. Inoltre, si potrebbe, visto l'intento del PCGP di istituire una ‘summer school presso questo Dicastero, pensare di invitare e coinvolgere anche sacerdoti provenienti dal Medio Oriente (...). Le Chiese e le religioni di minoranza in Medio Oriente non devono subire discriminazio¬ne, violenza, propaganda diffamatoria (anti cristiana), la negazione di permessi di costruire edifici di culto, e di organizzare funzioni pubbliche. Infatti, la promozione delle ‘Risoluzioni contro Diffamazione’ delle Religioni nel quadro dell' Organizzazione delle Nazioni Unite non deve limitarsi a Islam (Islamofobia) nel mondo occidentale. Essa deve includere Cristianesimo (Cristianofobia: la religione e le comunità dei credenti) nel mondo Islamico. Si può pure promuovere l'adozione, sempre nel quadro dell' ONU, di una risoluzione sulla libertà religiosa come alternativa alla risoluzione sulla ‘Diffamazione delle Religioni’”.

REVERENDO RAYMOND MOUSSALLI, PROTOSINCELLO DEL PATRIARCATO DI BABILONIA DEI CALDEI (GIORDANIA). “Noi siamo parte della storia e della cultura di questa regione medio orientale, e se saremo costretti ad abbandonarla perderemo la nostra identità nella prossima generazione. Per questo spero che dal Sinodo emerga la necessità di una più stretta collaborazione tra i capi delle varie Chiese nel dialogo reciproco con i fratelli musulmani moderati. Come sappiamo le nostre chiese con il clero in Iraq vengono attaccate. C’è una deliberata campagna per cacciare i cristiani al di fuori del paese. Ci sono piani satanici dei gruppi fondamentali estremisti che non sono solo contro i cristiani iracheni in Iraq, ma i cristiani in tutto il Medio Oriente. (...) Vogliamo sensibilizzare la comunità internazionale che non può restare in silenzio davanti al massacro dei cristiani in Iraq, i Paesi di tradizione cattolica, affinché facciano qualcosa per i cristiani iracheni, a cominciare dalla pressione sul Governo locale. Stiamo attraversando un tempo catastrofico per l'emigrazione delle famiglie e la perdita del nostro popolo che parla ancora la lingua aramaica pronunciata da nostro Signore Gesù Cristo”.

ARCIVESCOVO EDMOND FARHAT, NUNZIO APOSTOLICO (LIBANO). La situazione del Medio Oriente oggi è come un organo vivente che ha subito un trapianto che non riesce ad assimilare e che non ha avuto specialisti che la curassero. Come ultima risorsa l’Oriente arabo musulmano ha guardato alla Chiesa credendo, come dentro di sé pensa, che sia capace di ottenergli giustizia. Non è stato così. È deluso, ha paura. La sua fiducia si è trasformata in frustrazione. È caduto in una crisi profonda. (...) Oggi, la Chiesa subisce ingiustizie e calunnie. Come nel Vangelo molti partono, altri si stancano, o fuggono. I frustrati e i disperati si vendicano sugli innocenti. Dietro alle uccisioni materiali e alle sconfitte più cocenti c’è il peccato. (...) L’azione di Dio continua nella storia. La Chiesa in Medio Oriente vive attualmente il suo cammino di croce e di purificazione, che porta al rinnovamento e alla risurrezione. Le sofferenze e le angustie del presente sono i gemiti di una nuova nascita. Se durano è perché questo genere di demoni che tormentano la nostra società si scacciano solo con la preghiera. Forse non abbiamo pregato abbastanza!”.

ARCIVESCOVO RUGGERO FRANCESCHINI, O.F.M. CAP., DI IZMIR, AMMINISTRATORE APOSTOLICO DEL VICARIATO APOSTOLICO DELL'ANATOLIA, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI TURCHIA (TURCHIA). “La piccola Chiesa di Turchia, a volte ignorata, ha avuto il sue triste momento di fama con il brutale assassinio del Presidente della Conferenza Episcopale Turca, Monsignor Luigi Padovese. In breve, voglio chiudere questa spiacevole parentesi cancellando insopportabili calunnie fatte circolare dagli stessi organizzatori del delitto. Perché di questo si tratta: omicidio premeditato, dagli stessi poteri occulti che il povero Luigi aveva, pochi mesi prima, indicato come responsabili dell'assassinio di Don Andrea Santoro, del giornalista armeno Dink e dei quattro protestanti di Malatya; cioè un' oscura trama di complicità tra ultranazionalisti e fanatici religiosi, esperti in strategia della tensione. La situazione pastorale e amministrativa del Vicariato dell' Anatolia è grave. (...) Cosa chiediamo alla Chiesa? Semplicemente quello che ora ci manca: un Pastore, qualcuno che lo aiuti, i mezzi per farlo, e tutto questo con ragionevole urgenza. (...) La Chiesa di Anatolia è a rischio di sopravvivenza (...). Voglio tuttavia rassicurare le Chiese vicine, in particolare quelle che soffrono persecuzione e vedono i propri fedeli trasformarsi in profughi, che come Conferenza Episcopale Turca saremo ancora disponibili all'accoglienza e all'aiuto fraterno, anche oltre le nostre possibilità; così come siamo aperti ad ogni collaborazione pastorale con le Chiese sorelle e con i musulmani di una laicità positiva, per il bene dei cristiani che vivono in Turchia, e per il bene dei poveri e dei profughi numerosi in Turchia”.

Successivamente sono intervenuti diversi Uditori. Di seguito riportiamo la sintesi di alcuni interventi.

PROFESSOR MARCO IMPAGLIAZZO, ORDINARIO DI STORIA CONTEMPORANEA PRESSO L'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI PER STRANIERI DI PERUGIA, PRESIDENTE DELLA COMUNITÀ DI SANT'EGIDIO (ITALIA). “È nell’interesse delle società musulmane che le comunità cristiane siano vive e attive nel mondo mediorientale. Un Medio Oriente senza cristiani significherebbe la perdita di una presenza interna alla cultura araba, capace di rivendicare il pluralismo rispetto all’islam politico e all’islamizzazione. Senza di loro l’Islam sarebbe più solo e fondamentalista. I cristiani rappresentano una forma di resistenza a un ‘totalitarismo’ islamizzante. La loro permanenza in Medio Oriente è nell’interesse generale delle società della regione e dell’Islam. (...) In Medio Oriente non c’è solo da difendere un passato cristiano, ma anche da affermare una visione del futuro, partendo dalla convinzione che i cristiani hanno in questo una vocazione storica: comunicare il nome di Gesù, viverlo e, in tal modo lavorare per costruire in modo creativo una civiltà del vivere insieme di cui il mondo intero ha bisogno. C’è qui il dovere del dialogo. (...) Le Chiese in Medio Oriente possono essere artefici di una civiltà del vivere insieme, esemplare a livello mondiale, nella misura in cui reintegrano e rivendicano con voce alta e forte il senso della loro missione”.

SIGNORA PILAR LARA ALÉN, PRESIDENTE DALLA FONDAZIONE PROMOZIONE SOCIALE DELLA CULTURA (SPAGNA). “Attualmente la Fondazione è presente in 41 Paesi e in 4 continenti. Nei 5 Paesi del Medio Oriente, la nostra zona prioritaria, abbiamo gestito più di 98 programmi con un giro di affari di oltre 60 milioni di euro. Dopo questi anni di esperienza sul campo, vorrei fare alcuni commenti sulla situazione; in Medio Oriente assistiamo alla scomparsa di intere comunità cristiane, nell’indifferenza del mondo intero, specialmente dell’Europa. Allo stesso tempo la guerra fa parte della vita quotidiana; la povertà non è affatto l’unica causa dei conflitti, lo è piuttosto il fattore religioso. Infine, i cristiani continuano a vivere attorno alle loro Chiese, anche se, a volte, si tratta di un semplice formalismo sociale. La conclusione è che la presenza dei cristiani è fondamentale per la pace e la riconciliazione, ma essi dovrebbero operare senza escludere la religione dalla vita pubblica, come è successo in Europa, perché questo non è affatto utile allo sviluppo. I valori religiosi ci permettono di progredire contemporaneamente sul piano sociale e personale. Di conseguenza i cristiani devono adeguare i loro comportamenti al loro credo, superare l’odio e i rancori e ricercare il perdono. Essi non dovrebbero affatto predicare, a parole, il messaggio evangelico e, nei fatti, la vendetta e la lotta armata. Ciascuno ha l’obbligo di procurarsi una formazione che gli permetta di acquisire le condizioni adatte a progredire nella vita professionale e cristiana”.

Alle 18.30 il presidente delegato ha dato la parola ai rappresentanti dell’Islam: il Signor Muhammad al-Sammak, Consigliere politico del Gran Muftí del Libano, e all’Ayatollah Seyed Mostafa Mohaghegh Ahmadabadi, Professore presso la Facoltà di Diritto della Shahid Beheshti University di Teheran e Membro dell’Accademia Iraniana delle Scienze.

MUHAMMAD AL-SAMMAK (LIBANO). “Due aspetti negativi sono la causa del problema dei cristiani d’Oriente: il primo riguarda la mancanza di rispetto dei diritti dei cittadini nella piena uguaglianza di fronte alla legge in alcuni paesi. Il secondo riguarda l’incomprensione dello spirito degli insegnamenti islamici specifici relativi ai rapporti con i cristiani che il Sacro Corano ha definito “i più predisposti a amare i credenti” e ha giustificato questo amore affermando “che ci sono tra di loro sacerdoti e monaci e che essi non si riempiono d’orgoglio”.

“Questi due aspetti negativi, in tutto ciò che comportano come contenuti intellettuali e politici negativi, e in tutto ciò che implicano come atteggiamenti relativi agli accordi e alla loro applicazione e che provocano come azioni preoccupanti e nocive, fanno del male a tutti - cristiani e musulmani - e ci offendono tutti nella nostra vita e nel nostro destino comuni. Per questo, siamo chiamati, in quanto cristiani e musulmani, a lavorare insieme per trasformare questi due aspetti negativi in aspetti positivi: in primo luogo, attraverso il rispetto dei fondamenti e delle regole della cittadinanza che opera l’uguaglianza prima nei diritti e poi nei doveri. In secondo luogo, ostacolando la cultura dell’esagerazione e dell’estremismo nel suo rifiuto dell’altro e nel suo desiderio di avere il monopolio esclusivo della verità, e rafforzando e diffondendo la cultura della moderazione, dell’amore e del perdono, in quanto rispetto della differenza di religione e di fede, di lingua, di cultura, di colore e di razza e poi, come ci insegna il Sacro Corano ci rimettiamo al giudizio di Dio riguardo alle nostre differenze. Sì, i cristiani d’Oriente sono messi alla prova, ma non sono soli”.

“La presenza cristiana in oriente, che opera e agisce con i musulmani, è una necessità sia cristiana che islamica. È una necessità non solo per l’Oriente, ma anche per il mondo intero. Il pericolo di un calo di questa presenza a livello quantitativo e qualitativo è una preoccupazione sia cristiana che islamica, non solo per i musulmani d’Oriente, ma anche per tutti i musulmani del mondo. Non solo, io posso vivere il mio Islam con qualunque altro musulmano di ogni stato ed etnia, ma in quanto arabo orientale, non posso vivere la mia essenza di arabo senza il cristiano arabo orientale. L’emigrazione del cristiano è un impoverimento dell’identità araba, della sua cultura e della sua autenticità”.

“È per questo che sottolineo ancora una volta qui, dalla tribuna del Vaticano, ciò che ho già detto alla venerabile Mecca, ossia che sono preoccupato per il futuro dei musulmani d’Oriente a causa dell’emigrazione dei cristiani d’Oriente. Conservare la presenza cristiana è un comune dovere islamico nonché un comune dovere cristiano. I cristiani d’oriente non sono una minoranza casuale. Essi sono all’origine della presenza dell’Oriente prima dell’Islam. Sono parte integrante della formazione culturale, letteraria e scientifica della civiltà islamica”.

AYATOLLAH SEYED MOSTAFA MOHAGHEGH AHMADABADI (IRAN). “Nel corso degli ultimi decenni, le religioni si sono trovate di fronte a nuove situazioni. L’aspetto più importante di questo fatto è la diffusa confusione dei loro discepoli nel contesto reale della vita sociale, come pure nelle arene nazionali e internazionali. Prima della Seconda Guerra Mondiale, e nonostante gli sviluppi tecnologici, i seguaci delle diverse religioni vivevano di solito all’interno dei propri confini nazionali. Non esisteva l’enorme problema dell’immigrazione né la vasta espansione della comunicazione che unisce gruppi sociali tanto differenti tra loro”. (…) Ma oggi siamo testimoni dei grandi cambiamenti occorsi dalla metà del secolo scorso e tale trasformazione prosegue a un ritmo incredibile. Ciò non ha avuto soltanto un effetto qualitativo sui rapporti tra le religioni, ma ha altresì condizionato i rapporti tra i diversi segmenti delle religioni e perfino tra i loro seguaci. È indubbio che nessuna religione può rimanere indifferente di fronte a questa situazione di rapidi cambiamenti”.

“Nelle società in cui sono esistiti diversi gruppi etnici con le proprie lingue e religioni, per il bene della stabilità sociale e della “sanità etnica”, occorre che ognuno rispetti la loro presenza e i loro diritti. La concordanza di interessi e il benessere sociale a livello nazionale e internazionale sono tali che nessun gruppo o paese può essere trascurato. E questa è la realtà del nostro tempo”.

“Non dobbiamo forse considerare inoltre quale sia la situazione ideale per i credenti e i seguaci? Qual è la migliore condizione raggiunta? Sembra che il mondo ideale sia uno stato in cui i credenti di ogni religione, liberamente e senza preoccupazioni, timori o obblighi, possano vivere secondo i principi fondamentali e le usanze dei propri costumi e tradizioni. Tale diritto universalmente riconosciuto dovrebbe essere messo effettivamente in pratica dagli stati e dalle comunità”.
SE/ VIS 20101015 (2120)

OTTAVA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina, in presenza del Santo Padre e di 168 Padri Sinodali, si è tenuta l’Ottava Congregazione Generale dell’Assemblea Generale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.

Di seguito riportiamo gli interventi di un Delegato fraterno, dei Padri Sinodali e degli Uditori.

VESCOVO SHAHAN SARKISSIAN, DI ALEPPO, PRIMATE DEGLI ARMENI IN SIRIA. “Dobbiamo manifestare più concretamente e più chiaramente l’Unità delle Chiese, che costituisce, oggi più che mai, un imperativo per il Medio Oriente. (...) Il rispetto e la comprensione reciproca costituiscono le basi del dialogo e della coesistenza islamico – cristiana. Approfondire la convivenza con l’Islam, rimanendo fedeli alla missione e all’identità cristiana. (...) Si considera una priorità, rilanciare e promuovere l’educazione cristiana, il rinnovamento spirituale e la diaconia, l’evangelizzazione interna e la trasmissione di valori cristiani ai giovani, la partecipazione attiva dei laici alla vita e vocazione della Chiesa. Sottolineare l’importanza della collaborazione ecumenica istituzionale e il dialogo teologico bilaterale. La riforma e la riorganizzazione del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente costituiscono oggi una priorità fondamentale, alla quale già si dedicano le Chiese membri del Consiglio”.

CARDINALE JEAN-LOUIS TAURAN, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO “L’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi rappresenta una opportunità e una sfida: 1) una opportunità perché deve permettere di comprendere meglio che i conflitti non risolti della regione non sono causati da motivi religiosi, come testimonia la presenza fra noi di rappresentanti del Giudaismo e dell’Islam. L’urgenza di una riflessione trilaterale (ebrei, cristiani e musulmani) sul ruolo delle religioni nelle società medio orientali. 2) Una sfida è quella di offrire ai cristiani del Medio Oriente orientamenti concreti: non dobbiamo essere timidi nel reclamare non solo la libertà di culto, ma anche la libertà religiosa. La società e la Chiesa non devono né forzare una persona ad agire contro la sua coscienza, né impedirle di agire secondo la sua coscienza. Investiamo di più in favore delle nostre scuole e università, frequentate da cristiani e musulmani: sono laboratori indispensabili per vivere insieme. Domandiamoci se facciamo abbastanza, a livello delle chiese locali, per incoraggiare i nostri cristiani a rimanere sul posto, alloggi, costi per l’istruzione, assistenza sanitaria. Non si può aspettare tutto dagli altri”.

VESCOVO GIACINTO-BOULOS MARCUZZO, AUSILIARE DI GERUSALEMME DEI LATINI, VICARIO PATRIARCALE DI GERUSALEMMEI DEI LATINI PER ISRAELE. “La formazione è in assoluto la più grande necessità della Chiesa in Medio Oriente. È la priorità pastorale che il l’Assemblea Speciale per il Medio Oriente dovrebbe avere. (...) Il miglior metodo da seguire per questa operazione pastorale di fede e di Chiesa, sono convinto che sia il tradizionale e sempre attuale: “Osservare, giudicare, attuare. (...) Osservare la realtà, i cambiamenti e i ‘segni dei tempi’; giudicare la realtà alla luce della Parola di Dio e della fede e fare discernimento; in ultimo, passare alla vita, programmando piani d’azione e di compromesso. (...) Oggi in Terra Santa tutte le Chiese cattoliche hanno compiuto un’altra grande mediazione culturale e hanno realizzato l’esperienza di un Sinodo pastorale diocesano, il quale ha veramente ravvivato e rinnovato la nostra fede, e ci ha dato un ‘Piano generale pastorale’ comune per questo tempo. (...) Dal momento che è il miglior metodo nei momenti di novità e cambiamento, la mediazione culturale della fede è anche la più indicata per la nostra situazione in Israele, dove vi sono due grandi novità storiche nella Chiesa: una Comunità arabo-palestinese che vive in minoranza in mezzo alla maggioranza ebraica; la nascita di una ‘Comunità cattolica di espressione ebraica’”.

PROFESSORE AGOSTINO BORROMEO, GOVERNATORE GENERALE DELL’ORDINE EQUESTRE DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME (ITALIA). “Oltre ai tradizionali aiuti alle Chiese, si potrebbe tuttavia cercare di porre in essere nuove strategie miranti a creare migliori condizioni di vita a favore dei cristiani. Cito alcuni esempi: 1) costruzione di alloggi sociali; 2) la creazione di ambulatori medici nelle località distanti dai centri ospedalieri; 3) la concessione di microcrediti, soprattutto per finanziare attività che creino nuove fonti di redditi o aumentino quelli già percepiti; 4) l'elaborazione di un sistema di microassicurazioni, con particolare riferimento al settore delle assicurazioni sanitarie; 5) contatti con imprese occidentali al fine di verificare se possano essere interessate a trasferire alcune fasi dei processi produttivi in Medio Oriente. Naturalmente, queste iniziative dovranno essere poste in opera in stretta collaborazione con le autorità ecclesiastiche locali e sotto il controllo delle singole Chiese. Anche se i risultati potrebbero essere modesti, essi rappresenterebbero comunque una testimonianza concreta della vicinanza dei cristiani di tutto il mondo ai problemi e alle sofferenze dei nostri fratelli e sorelle del Medio Oriente”.

MADAME JOCELYNE KHOUEIRY, MEMBRO FONDATORE E PRESIDENTE DEL MOVIMENTO MARIANO: “LA LIBANEISE FEMME DU 31 MAI”. “Nella nostra Chiesa dobbiamo offrire la possibilità alle donne, ai giovani, alle coppie, alle famiglie e, soprattutto, alle persone disabili, di poter compiere scelte di vita coerenti con il Vangelo, e di scoprire la loro propria missione nella Chiesa e nella società araba e medio orientale. (...) L’integrazione della preparazione remota al matrimonio e ai valori familiari deve costituire una priorità nei nostri programmi educativi e pastorali, per contribuire ad affrontare con coscienza e responsabilità le deviazioni della società del consumo. (...) Se la donna cristiana può esprimersi e testimoniare la bellezza della fede e del vero senso della dignità e della libertà, ciò costituisce una testimonianza urgente che interpella la donna musulmana e apre nuovi cammini al dialogo. Non è secondario, di fronte alla continua minaccia dell’emigrazione, che le nostre famiglie possano appoggiarsi ed essere accompagnate dalla loro Chiesa, madre ed educatrice, affinché siano realmente santuari aperti al dono della vita, soprattutto quando questa è segnata dalla disabilità o da difficoltà socio-economiche”.
SE/ VIS 20101015 (960)

giovedì 14 ottobre 2010

QUINTA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2010 (VIS). La Quinta Congregazione Generale si è tenuta questo pomeriggio nell’Aula del Sinodo, con gli interventi dei Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Successivamente hanno avuto luogo gli interventi liberi in presenza del Santo Padre.
SUA BEATITUDINE NERSES BEDROS XIX TARMOUNI, PATRIARCA DI CILICIA DEGLI ARMENI, ARCIVESCOVO DI BEIRUT DEGLI ARMENI (LIBANO). “Il ritorno alla prima comunità cristiana ci mostra che i primi cristiani non hanno avuto una vita facile, esente dalle difficoltà e dalle avversità; al contrario, hanno subito oltraggi e persecuzioni. Ma questo non ha impedito loro di proclamare integralmente l’insegnamento di Gesù e di perdonare. Troviamo situazioni simili nel contesto attuale. I cristiani non illuminati dallo Spirito Santo credono di dover essere risparmiati dalle difficoltà. Si tratta di un fatto importante da sottolineare; in questo senso occorre rievangelizzare i nostri fedeli proponendo loro la fede vissuta nei primi secoli del cristianesimo. Ciò non significa che non sia necessario lottare per ristabilire la giustizia e la pace in Medio Oriente. Ma sarebbe sbagliato sostenere che, senza questa giustizia e questa pace, il cristiano non può vivere pienamente la sua fede o che deve emigrare. Peraltro, nessuno emigra per la ricerca di una vita cristiana migliore. Il cristiano convinto di essere chiamato, per il battesimo, a testimoniare la sua fede e che conduce una vita cristiana in comunità non ha come prima preoccupazione la ricerca del benessere materiale o della pace e neppure la fuga dai problemi per la tranquillità sua e dei suo cari. Anzi, prendendo esempio dalla testimonianza dei suoi antenati del Medio Oriente, lavora in gruppo con altri confratelli cristiani, per testimoniare con la vita e con l’esempio, per rendere più convincente il messaggio d’amore di Gesù”.
VESCOVO PAUL HINDER, O.F.M. CAP., VICARIO APOSTOLICO DI ARABIA (EMIRATI ARABI UNITI). “I due Vicariati della Penisola arabica, comprendenti Kuwait, Bahrein, Quatar, Emirati Arabi Uniti, Oman, Yemen e Arabia Saudita, non hanno cristiani nativi. I 3 milioni di cattolici su una popolazione di 65 milioni di abitanti sono tutti lavoratori migranti provenienti da un centinaio di Nazioni, per la maggior parte dalle Filippine e dall’India. Circa l’80% sono di rito latino, gli altri appartengono alle Chiese Cattoliche Orientali. Entrambi i Vicari Apostolici sono di rito latino; l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini ha lo ‘ius commissionis’ per il territorio; i due terzi degli 80 sacerdoti sono Frati Cappuccini di India, Filippine, Europa e America, appartenenti a differenti riti. (...) Presenza cattolica nei Paesi arabi con l’Islam come religione di stato: leggi severe sull’immigrazione (restrizione del numero dei sacerdoti) e sistema di sicurezza. Diritti individuali e assistenza sociale molto limitati. Nessuna libertà di religione (nessun musulmano può convertirsi, ma i cristiani sono benvenuti nell’Islam), limitata libertà di culto in luoghi designati, concessi da governanti benevoli (eccetto in Arabia Saudita)”.
ARCIVESCOVO ELIE BÉCHARA HADDAD, B.S., DI SIDONE DEI GRECO-MELKITI (LIBANO). “La vendita dei terreni dei cristiani in Libano sta diventando un fenomeno pericoloso che rischia di minacciare la presenza cristiana fino ad annientarla nei prossimi anni. Per porre rimedio a questo fenomeno, proponiamo di: creare una strategia di solidarietà tra le Chiese legate alla Santa Sede; modificare il discorso della Chiesa nei confronti dell’Islam al fine di distinguere nettamente tra Islam e fondamentalismo. Ciò favorisce il nostro dialogo con i musulmani in modo da aiutarci a perseverare nella nostra terra; passare dal concetto di aiuto ai cristiani d’Oriente al concetto di sviluppo per radicarli nelle proprie terre e trovare loro un lavoro. La nostra esperienza nella Diocesi di Saïda è emblematica in questo senso”.
VESCOVO ANTOINE AUDO, S.I., DI ALEP DEI CALDEI (SIRIA). “Nonostante la diminuzione del numero delle vocazioni, occorre mettere alla prova i candidati prima di ammetterli in seminario. Formare i seminaristi al significato profondo di ciascuna liturgia ed essere capaci di apertura all’universalità della Chiesa. Nella teologia, basarsi sul Vaticano II, rispondere alle questioni della modernità nel contesto arabo-musulmano, prestando particolare attenzione all’uso corretto della lingua araba. Infine, seguendo e sulla base dei suggerimenti di Benedetto XVI, dare importanza a una formazione dottrinale solida e viva, che si traduca nella vita quotidiana. (...) Imparare a pregare, insegnare il catechismo, seguire le famiglie, ascoltare le confessioni sono elementi vitali di questa formazione. Accompagnamento pastorale e spirituale durante l’esercizio del ministero sacerdotale. (...) Considerare con obiettività le necessità dei sacerdoti ed arrivare a una compatibilità trasparente della diocesi che aiuti a sviluppare la fiducia fra i sacerdoti e i fedeli. Che la Congregazione per le Chiese Orientali aiuti ogni patriarcato e diocesi a creare un sistema di assicurazione per la malattia e la vecchiaia. Le risorse ci sono, mancano le competenze e il rigore”.
ARCIVESCOVO BERHANEYESUS DEMEREW SOURAPHIEL, C.M., DI ADDIS ABEBA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA CHIESA ETIOPICA, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (ETIOPIA E ERITREA) (ETIOPIA). “L’Etiopia ha circa 80 milioni di abitanti, metà dei quali di età inferiore ai 25 anni. La grande sfida che il Paese affronta è la povertà con le sue conseguenze, quali la disoccupazione. Molti giovani, desiderosi di fuggire la povertà, cercano con ogni mezzo di emigrare. Quelli che emigrano nel Medio Oriente sono per lo più giovani donne che vanno, legalmente o illegalmente, in cerca di un impiego come lavoratrici domestiche, perché la maggior parte di esse non ha alcuna formazione professionale. Per poter facilitare il viaggio, i cristiani cambiano i loro nomi cristiani in nomi musulmani e si vestono come musulmani, in modo da facilitare la procedura dei loro visti. In questo modo i cristiani sono indirettamente forzati a rinnegare le loro radici e la loro eredità cristiane. (...) Anche se ci sono casi eccezionali in cui i lavoratori sono trattati bene e con gentilezza, la grande maggioranza è vittima di sfruttamento e abusi. (...) Sembra che ai cristiani che muoiono in Arabia Saudita non sia permesso di esservi seppelliti; i loro corpi sono trasportati in volo in Etiopia per la sepoltura. Si potrebbe chiedere alle autorità saudite di concedere un cimitero per i cristiani dell’Arabia Saudita? Molti etiopici si rivolgono alle Chiese cattoliche del Medio Oriente per aiuto e assistenza. Desidero ringraziare le gerarchie cattoliche del Medio Oriente che stanno facendo del loro meglio per assistere le vittime di abuso e sfruttamento. Siamo grati, per esempio, per il grande lavoro della Caritas del Libano. La moderna emigrazione è considerata come una ‘moderna schiavitù’. Ma ricordiamo che gli emigrati di oggi saranno domani cittadini e leader nei Paesi ospiti o nella loro patria”.
Successivamente il Presidente Delegato di turno ha dato la parola all’Invitato Speciale, Rabbino David Rosen, Consigliere del Gran Rabbinato di Israele, Direttore del “Dipartimento per gli Affari Interreligiosi del Comitato Ebraico- Americano e dell’Istituto Heilbrunn per la Comprensione Interreligiosa Internazionale” (Israele), che ha parlato su: “Rapporti Ebrei-Cristiani e Medio Oriente”.
Di seguito riportiamo alcuni estratti del discorso:
“Oggi il rapporto tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico vive una fortunata trasformazione – si potrebbe affermare senza precedenti storici. Nelle sue parole nella Grande Sinagoga di Roma il gennaio scorso, Sua Santità Papa Benedetto XVI ha ricordato l’insegnamento del Concilio Ecumenico Vaticano II come un “punto fermo a cui riferirsi costantemente nel nostro atteggiamento e nei nostri rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa”.
(...) “Fino a poco tempo fa la maggior parte della società israeliana è stata alquanto inconsapevole dei profondi cambiamenti dei rapporti fra cattolici e ebrei. Tuttavia questa situazione ha cominciato a cambiare in modo significativo nell’ultimo decennio per diversi motivi, di cui due sono specialmente degni di nota. Il primo è l’impatto della visita del compianto Papa Giovanni Paolo II nell’anno 2000, a seguito dello stabilimento di rapporti diplomatici bilaterali tra Israele e la Santa Sede sei anni prima. (...) Il potere delle immagini, il significato delle quali Papa Giovanni Paolo II comprendeva bene, ha rivelato chiaramente alla maggioranza della società israeliana la trasformazione che aveva avuto luogo negli atteggiamenti dei cristiani riguardo al popolo ebraico, con il quale il Papa aveva mantenuto e avrebbe continuato a mantenere mutua amicizia e rispetto. Per Israele vedere il Papa al Muro del Pianto, ciò che era rimasto del Secondo Tempio, stare in piedi nel rispetto della tradizione ebraica, porvi il testo che aveva composto per una liturgia di perdono che aveva avuto luogo due settimane prima qui a, San Pietro, impetrando il perdono Divino per i peccati commessi contro gli Ebrei nei secoli, ha avuto un effetto straordinario e commovente. Gli ebrei israeliani hanno ancora molta strada da fare per superare la negatività del passato, ma non c’è dubbio che gli atteggiamenti sono mutati da quella storica visita”. “L’altro importante fattore è l’influsso di altri cristiani che hanno raddoppiato l’assetto demografico della popolazione cristiana in Israele. Mi riferisco prima di tutto ai circa cinquantamila cristiani praticanti immigrati in Israele negli ultimi venti anni dall’ex Unione Sovietica. (...) Tuttavia c’è una terza significativa popolazione cristiana in Israele la cui permanenza legale è alle volte problematica. Si tratta di migliaia di cristiani praticanti su quasi un quarto di milione di lavoratori immigrati provenienti dalle Filippine, dall’Europa Orientale, dall’America Latina e dall’Africa Sub-Sahariana. Molti di loro sono ospiti nel Paese legalmente e temporaneamente. (...) La ragguardevole presenza cristiana in questa popolazione mantiene una vita religiosa viva e costituisce una significativa terza dimensione della realtà cristiana nell’Israele di oggi. Questi fattori hanno contribuito, fra gli altri, ad una crescente familiarità in Israele con il cristianesimo odierno”.
“I cristiani in Israele sono ovviamente in una situazione molto diversa rispetto alle altre comunità sorelle in Terra Santa, parte integrante della società palestinese che lotta per la propria indipendenza, inevitabilmente e quotidianamente coinvolti nel conflitto israelo-palestinese. (...) È giusto e opportuno che questi cristiani palestinesi esprimano le loro sofferenze e speranze sulla situazione. (...) La condizione dei Palestinesi in generale e dei Palestinesi cristiani in particolare dovrebbe essere di grande preoccupazione per gli Ebrei di Israele e della Diaspora. Per cominciare, specialmente l’ebraismo ha portato il riconoscimento al mondo che ogni persona umana è creata a immagine di Dio. (...) Noi abbiamo una speciale responsabilità in particolare per il nostro prossimo che soffre. Questa responsabilità è ancora maggiore quando le sofferenze derivano da un conflitto del quale noi siamo una parte e paradossalmente precisamente dove abbiamo il dovere morale e religioso di proteggerci e difenderci. (...) La responsabilità ebraica di assicurare che le comunità cristiane fioriscano fra di noi, nel rispetto del fatto che la Terra Santa è la terra della nascita della Cristianità e dei Luoghi Santi, è rafforzato dalla nostra riscoperta e crescente fraternità”.
“Tuttavia anche oltre la nostra particolare relazione, i cristiani come minoranza, nel contesto ebraico e musulmano, ricoprono un ruolo speciale per le nostre società. La situazione delle minoranze è sempre una profonda riflessione della condizione sociale e morale di una società nel suo complesso. Il benessere delle comunità cristiane in Medio Oriente è una specie di barometro delle condizioni morali dei nostri paesi. Il grado di diritti civili e religiosi e della libertà dei cristiani, certifica la salute o l’infermità delle rispettive società nel Medio Oriente. Inoltre come ho già indicato, i cristiani ricoprono un ruolo chiave nel promuovere la comprensione interreligiosa e la cooperazione nel Paese. Suggerirei che questa è precisamente la missione cristiana, contribuire a superare il pregiudizio e i fraintendimenti che agitano la Terra Santa”.
(...) “L’Instrumentum Laboris’ cita le parole di Benedetto XVI: ‘È importante da una parte avere dialoghi bilaterli – con gli Ebrei e con l’Islam – e anche un dialogo trilaterale’ . Quest’anno, per la prima volta, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e la Pontificia Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo hanno ospitato insieme con il Comitato Internazionale Ebraico per le Consultazioni Interreligiose (IJCIC) e la fondazione per le Tre Culture in Siviglia, Spagna, il nostro primo dialogo trilaterale. Questa è stata una grande gioia per me, (....) e spero con fervore che questo sia solo l’inizio di un dialogo trilaterale più esteso, per superare il sospetto, il pregiudizio e il fraintendimento, così che possiamo essere in grado di individuare i valori condivisi nella famiglia di Abramo per il benessere dell’umanità”.
SE/ VIS 20101014 (2040)

SESTA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTÀ DEL VATICANO, 14 OTT 2010 (VIS). Questa mattina si è svolta la Sesta Congregazione Generale, alla presenza del Papa e di 167 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato Sua Beatitudine Ignace Youssef III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano).
Riportiamo di seguito estratti di alcuni interventi:
SUA BEATITUDINE IGNACE YOUSSEF III YOUNAN, PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI SIRI (LIBANO). “Da duemila anni, e in particolare negli ultimi quattordici secoli, i cristiani, divenuti minoranza nei loro paesi, sono stati duramente provati nella loro testimonianza di fede fino al martirio. Il nostro amato Salvatore, prima della sua ultima offerta, difese la Verità, sinonimo del diritto inalienabile della persona alla libertà, offrendo la Sua salvezza per tutti, anche per coloro che si opponevano al suo messaggio d’amore incomparabile e universale. La nostra salvezza è aderire coraggiosamente al suo messaggio e proclamare, senza alcun timore la Verità nella vera carità. I nostri fedeli che nella regione tormentata del Medio Oriente hanno diritto a sperare, si aspettano molto da questo Sinodo. Sta a noi dare loro le ragioni della loro fede inseparabile dalla speranza nel nostro amato Salvatore, che ci rassicurati: ‘non temere, piccolo gregge’”.
ARCIVESCOVO CLAUDIO MARIA CELLI, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI (CITTÀ DEL VATICANO). “La cultura digitale è presente anche nelle diverse nazioni del Medio Oriente e nelle Chiese locali attraverso le TV, le radio, il cinema, i siti web e le reti sociali. Tutto questo spazio mediatico incide sulla vita quotidiana. (…) È necessaria la formazione degli agenti di pastorale. Certo, dei laici e in particolare dei giornalisti, ma non solo. È urgente la formazione dei seminaristi, non tanto alla tecnologia, che sanno gestire molto meglio di noi, ma alla comunicazione, alla comunione in questa cultura in veloce sviluppo. Senza dei sacerdoti e poi dei vescovi che capiscano la cultura odierna, ci sarà ancora un divario comunicativo che non favorisce la trasmissione della fede ai giovani nella Chiesa. Non basta costruire dei siti web; ci vuole una presenza che riesca a creare vincoli di comunicazione autentica, che apra dei ‘luoghi’ di aggregazione per la testimonianza della fede e del rispetto dell'altro. Ovviamente, ciò non significa trascurare l'incontro personale e la vita comunitaria presenziale; non si tratta di azioni alternative. Sono ormai, tutte e due, indispensabili per l'estensione del Regno di Dio”.
VESCOVO JEAN TEYROUZ, AUSILIARE DI CILICIA DEGLI ARMENI (LIBANO). “Il Papa Giovanni Paolo II chiede di mantenere e intensificare i rapporti tra le comunità cattoliche della diaspora e i diversi patriarcati. (…) Le Chiese ortodosse godono di maggiori poteri in tutte le questioni riguardanti il loro patriarcato. In una prospettiva ecumenica, il non concedere alle Chiese orientali cattoliche maggiori poteri giurisdizionali costituisce un ostacolo e rischia di farle scomparire un giorno. Non pianificare il futuro significa votarsi alla sconfitta. La vita ha il suo modo di punire i ritardatari. Invece, il fatto che queste Chiese abbiano maggiore giurisdizione, non è uno stimolo che favorisce l’unità delle Chiese? Concludendo, non è forse auspicabile che la Chiesa cattolica conceda maggiori poteri giurisdizionali ai patriarchi delle Chiese “sui iuris” per il bene di tutte le Chiese cattoliche e ortodosse?”.
ARCIVESCOVO GEORGES BOU-JAOUDÉ C.M., DI TRIPOLI DEI MARONITI (LIBANO). “L’“Instrumentum Laboris” ha fatto appena allusione al ruolo dei laici nella Chiesa e al loro rapporto con il clero e i Vescovi. Nella Chiesa maronita i laici hanno sempre partecipato alla vita della Chiesa attraverso le confraternite mariane. Allo stesso modo, alcuni laici sono sempre stati incaricati della gestione dei beni e delle proprietà della Chiesa; altri, ordinati sotto-diaconi, aiutavano nelle relazioni con l’autorità civile. Sono nati nuovi movimenti ispirati a quelli fondati in Occidente. Alcuni si sono inculturati all’interno delle Chiese orientali, altri non ancora. Le giornate mondiali della gioventù hanno dato vita a gruppi e commissioni di giovani nelle diocesi. Nel 1997 in Libano, si è svolto un congresso di laici, convocato dal Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici a Roma. Attualmente se ne sta preparando un altro su decisione dei Patriarchi cattolici d’Oriente”.
VESCOVO CAMILLO BALLIN, M.C.C.J., VICARIO APOSTOLICO DEL KUWAIT (KUWAIT). “Nella tradizione musulmana, il Golfo è la terra sacra del profeta dell’Islam, Maometto, e nessun’altra religione dovrebbe esistere lì. Come possiamo conciliare questa affermazione con la realtà delle nostre Chiese nel Golfo, in cui vivono circa tre milioni di cattolici? Essi provengono dai paesi asiatici e non solo. La realtà della loro presenza, che non può essere nascosta, mette in discussione l’affermazione musulmana. Non possiamo ridurre la nostra assistenza a questi fedeli unicamente alla celebrazione della messa della domenica, o anche quotidiana, e alle nostre omelie. Occorre recuperare l’aspetto missionario della Chiesa. Infatti, una Chiesa che non ha uno spirito missionario e che si ripiega su se stessa, sulle proprie devozioni e tradizioni, è destinata a vivere una vita che non è la vita ‘in abbondanza’ voluta dal Signore. In questo, le Congregazioni missionarie latine hanno un ruolo fondamentale da svolgere. È urgente accogliere i carismi, le nuove realtà ecclesiali riconosciute dalla Santa Sede anche se sono spesso considerate adatte solo per la Chiesa latina e poco o per niente adatte alle Chiese orientali. È importante formare i cristiani delle nostre Chiese a uno spirito veramente cattolico e universale, capace di spezzare il giogo del provincialismo (anche religioso), del nazionalismo (etnocentrico) e del razzismo (latente). Voglio rassicurare le loro Beatitudini i Patriarchi e tutti i nostri fratelli Vescovi che nel Golfo stiamo facendo tutto quanto è nelle nostre possibilità e che se foste voi stessi là non potreste fare di più. Chiediamo ai nostri fratelli musulmani di darci gli spazi necessari per poter pregare adeguatamente”.
ARCIVESCOVO PAUL NABIL EL-SAYAH, ESARCA PATRIARCALE DI ANTIOCHIA DEI MARONITI, DI HAIFA E TERRA SANTA, ESARCA PATRIARCALE A GERUSALEMME, IN PALESTINA E GIORDANIA (ISRAELE). “La questione ecumenica in Medio Oriente, in generale, e in Terra Santa, in particolare, è diventata una sfida di estrema importanza per tutta la Chiesa, dalla base al vertice del sua struttura. Abbiamo 13 Chiese principali a Gerusalemme, con confini fisici e psicologici assai ben delineati, le cui tradizioni e memorie sono più temprate che in qualsiasi altra parte del mondo. Lo scandalo delle nostre divisioni viene spesso trasmesso in diretta mondiale, soprattutto quando i conflitti scoppiano presso il Santo Sepolcro il Venerdì Santo, o nella chiesa della Natività, la mattina di Natale, sotto gli occhi dei mezzi di comunicazione internazionali. (…) La nostra identità di cristiani sarà sempre deficitaria se non ci sforziamo seriamente di rispettare l’agenda ecumenica. (…) La testimonianza non può essere data in modo autentico se le nostre chiese non sono insieme e non lavorano insieme. Affrontare le sfide ecumeniche non è un’opzione, per noi, bensì una necessità assoluta. (…) Vorrei esortare le nostre Chiese a fare i passi necessari per salvare il Consiglio delle Chiese Mediorientali che sembra essere sul punto di disintegrarsi. Esso è l’unico ombrello sotto cui possono ripararsi tutte insieme le nostre Chiese. Sarebbe una gran perdita per la causa ecumenica”. SE/ VIS 20101014 (1170)

mercoledì 13 ottobre 2010

QUARTA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di oggi ha avuto luogo la Quarta Congregazione Generale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Presidente Delegato di turno è stato Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano). Erano presenti 161 Padri Sinodali. Il Papa ha assistito agli interventi liberi al termine della sessione.

Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi:

SUA BEATITUDINE GREGORIOS III LAHAM, B.S., PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI GRECO-MELKITI, ARCIVESCOVO DI DAMASCO DEI GRECO-MELKITI (SIRIA) “La presenza cristiana nel mondo arabo è minacciata dai cicli di guerre che si abbattono su questa regione culla del cristianesimo. La causa principale è il conflitto israelo-palestinese: i movimenti fondamentalisti, il movimento Hamas, Hezbollah sono le conseguenze di questo conflitto come le discordie esterne, la lentezza nello sviluppo, il sorgere dell’odio, la perdita della speranza nei giovani che sono il 60% della popolazione dei paesi arabi. (...) Fra le conseguenze più pericolose del conflitto israelo-palestinese: l’emigrazione che farà della società araba una società di un solo colore, unicamente musulmana di fronte ad una società europea detta cristiana. Se questo accadesse e l’Oriente dovesse svuotarsi dei suoi cristiani, ciò vorrebbe dire che ogni occasione sarebbe propizia per un nuovo scontro delle culture, delle civiltà e anche delle religioni, uno scontro distruttivo fra l’Oriente arabo musulmano e l’Occidente cristiano”.

CARDINALE JOHN PATRICK FOLEY, GRAN MAESTRO DELL’ORDINE EQUESTRE DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME (CITTÀ DEL VATICANO). “Mentre molti, compresa la Santa Sede, hanno suggerito una soluzione a due della crisi israelo-palestinese, più passa il tempo più una tale soluzione diventa difficile, poiché la realizzazione di insediamenti israeliani e di infrastrutture sotto il controllo israeliano a Gerusalemme Est e in altre parti della Cisgiordania rendono sempre più arduo lo sviluppo di uno stato palestinese possibile e integrale. Durante lo storico pellegrinaggio del Santo Padre in Terra Santa dello scorso anno, ho avuto la possibilità di intrattenere brevi conversazioni con leader politici ai massimi livelli in Giordania, Israele e Palestina. Tutti loro hanno parlato del grande contributo alla comprensione reciproca dato dalle scuole cattoliche in quelle aree. Poiché le scuole cattoliche sono aperte a tutti e non solo ai cattolici e agli altri cristiani, vi vengono iscritti molti bambini musulmani e perfino alcuni bambini ebrei. Gli effetti sono evidenti e illuminanti. Si è generato un mutuo rispetto che, speriamo, porterà alla riconciliazione e perfino all’amore reciproco”.

SUA BEATITUDINE FOUAD TWAL, PATRIARCA DI GERUSALEMME DEI LATINI (GERUSALEMME). “La Chiesa Madre di Gerusalemme (...) custodisce per tutta la Chiesa i Luoghi Santi dei patriarchi, dei profeti, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e degli apostoli. (...) La Chiesa Madre di Gerusalemme deve dunque essere oggetto dell’amore, della preghiera e dell’attenzione di tutta la Chiesa, di tutti i vescovi, sacerdoti e fedeli del Popolo di Dio. Essere solidali con la Chiesa di Gerusalemme, vivere la comunione e la testimonianza di cui parla questo Sinodo deriva dai nostri doveri di pastori e dalla collegialità episcopale. Amare la Terra Santa implica la visita dei Luoghi Santi e l’incontro con la comunità locale. Amare la Terra Santa significa anche servirla: non lasciate la vostra Chiesa Madre sola e isolata. Aiutatela con le vostre preghiere, il vostro amore e la vostra solidarietà, evitando che diventi un grande museo a cielo aperto. Tacere per paura dinanzi alla situazione drammatica che conoscete sarebbe un peccato di omissione. D’altro canto, siamo molto riconoscenti alla Santa Sede, ai vescovi, ai sacerdoti e a tutti gli amici della Terra Santa per quanto fanno con generosità al fine di sostenerci spiritualmente e materialmente. (...) La comunità cristiana in Terra Santa (appena il 2% della popolazione) soffre per la violenza e l’instabilità. È una Chiesa del Calvario. Ha la grande responsabilità di perpetuare il messaggio di pace e di riconciliazione. Malgrado le difficoltà che sembrano insormontabili, crediamo in Dio, Signore della storia”.

ARCIVESCOVO BASILE GEORGES CASMOUSSA, DI MOSUL DEI SIRI (IRAQ). “Nei nostri paesi del Medio Oriente siamo delle piccolissime minoranze, già notevolmente devastate dai seguenti fattori: L’emigrazione galoppante, dove i cristiani perdono sempre più fiducia nei propri paesi storici. Le ondate di terrorismo, ispirate da ideologie religiose, intendere islamiche, o totalitarie, che negano il principio stesso della parità, a vantaggio di un negazionismo fondamentale che schiaccia le minoranze, delle quali i cristiani sono l’anello più debole. La preoccupante diminuzione delle nascite tra i cristiani dinanzi a una natalità sempre più alta tra i musulmani. L’ingiusta accusa mossa contro i cristiani di essere delle truppe assoldate o guidate da e per l’Occidente sedicente ‘cristiano’, considerati quindi come un corpo parassita della Nazione. (...) Ciò che accade oggi in Iraq ci ricorda quanto è accaduto in Turchia nella Prima Guerra Mondiale. È allarmante!”.

VESCOVO DIMITRIOS SALACHAS, ESARCA APOSTOLICO PER I CATTOLICI DI RITO BIZANTINO RESIDENTI IN GRECIA (GRECIA). “Il Codice orientale enuncia un principio generale, secondo il quale i fedeli delle Chiese orientali, anche se affidati (commissi) alla cura pastorale di un vescovo o del parroco di un'altra Chiesa ‘sui iuris’, inclusa qui anche la Chiesa latina, rimangono tuttavia sempre ascritti alla propria Chiesa, tenuti ad osservare ovunque nel mondo il proprio rito, inteso come patrimonio liturgico, spirituale e disciplinare proprio. (...) Il supremo legislatore ha dotato la Chiesa cattolica di due normative canoniche, cioè di due Codici, uno per la Chiesa latina e uno per le Chiese orientali, di cui si è celebrato in questi giorni il 20 anniversario della promulgazione. L'emigrazione perciò crea nuove urgenti necessità pastorali che richiedono una, anche se sommaria, conoscenza di questa normativa, cioè che i vescovi orientali conoscano la legislazione latina, e i vescovi latini la legislazione orientale. Il Vaticano II (OE) insegna che, salva restando l'unità della fede e l'unica divina costituzione della Chiesa universale, le Chiese d'oriente e le Chiese d'occidente hanno il diritto e il dovere di reggersi secondo le proprie discipline, più adatte al bene delle anime dei propri fedeli”.

PADRE JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, O.F.M., MINISTRO GENERALE DELL’ORDINE FRANCESCANO DEI FRATI MINORI (ITALIA). “Di fronte al triste spettacolo di tanti conflitti in Terra Santa e contro l'idea così diffusa che le religioni siano alla base di essi, noi cristiani siamo chiamati a mostrare al mondo che le religioni, vissute in autenticità, sono al servizio della comprensione tra diversi, al servizio della pace, e che forgiano cuori riconciliati e riconciliatori. (...) Nel contesto della nuova evangelizzazione vi sono quattro proposte: si elabori un catechismo unico per tutti i cattolici del Medio Oriente; si prendano iniziative concrete per una formazione adeguata alle esigenze della nuova evangelizzazione, e della situazione particolare del Medio Oriente, di tutti gli agenti di pastorale: sacerdoti, religiosi e laici; in continuità con l’Anno Paolino, si celebri un anno giovanneo in tutte le Chiese del Medio Oriente, se possibile con i fratelli delle Chiese non cattoliche; si potenzino gli studi biblici, specialmente attraverso i tre Istituti Biblici già presenti a Gerusalemme: la facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia dei francescani, l'Ecole Biblique dei domenicani, e l'Istituto biblico, dei Gesuiti. Inoltre, mi auguro che, davanti alla costante diminuzione dei Cristiani in Terra Santa, esca da questo Sinodo una parola di conforto per le comunità cristiane e particolarmente cattoliche che vivono in quelle terre. Sia il Sinodo un'occasione propizia per potenziare con forza il dialogo ecumenico ed interreligioso”.
SE/ VIS 20101013 (1220)

I PADRI SINODALI SI RIUNISCONO NEI CIRCOLI MINORI

CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina, mentre il Papa teneva l’Udienza Generale in Piazza San Pietro, i Padri Sinodali si sono riuniti in Circoli Minori o Gruppi Linguistici per scegliere i moderatori e i relatori e dare inizio al dibattito sulla “Relatio ante disceptationem”.

La quinta Congregazione Generale si terrà questo pomeriggio nell’Aula del Sinodo.
SE/ VIS 20101013 (70)
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