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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 17 giugno 2010

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 17 GIU. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Sette Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Regione Est II), in Visita “ad Limina Apostolorum”:
- L’Arcivescovo Ricardo Pedro Chaves Pinto Filho, O. Praem., di Pouso Alegre.
- Il Vescovo Diamantino Prata de Carvalho, O.F.M., di Campanha.
- Il Vescovo José Lanza Neto, di Guaxupé.
- L’Arcivescovo Aloísio Roque Oppermann, S.C.I., di Uberaba.
- Il Vescovo Cláudio Nori Sturm, O.F.M.Cap., di Patos de Minas.
- Il Vescovo Dario Campos, O.F.M., di Leopoldina.
- L’Arcivescovo José Alberto Moura, C.S.S., di Montes Claros.
- Il Padre Alvaro Corcuera Martinez del Rio, Superiore Generale dei Legionari di Cristo.
AL:AP/ VIS 20100617 (120)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 17 GIU. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Berbèrati (Centroafrica), presentata dal Vescovo Agostino Delfino, O.F.M.Cap., per raggiunti limiti d’età.
RE/ VIS 20100617 (40)

mercoledì 16 giugno 2010

TOMMASO D’AQUINO: DISTINZIONE FRA FILOSOFIA E TEOLOGIA


CITTA' DEL VATICANO, 16 GIU. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI, durante la catechesi dell’Udienza Generale di oggi, ha continuato la presentazione, iniziata mercoledì scorso, di San Tommaso d’Aquino, “un teologo di tale valore che lo studio del suo pensiero è stato esplicitamente raccomandato dal Concilio Vaticano II (...). Del resto, già nel 1880 il Papa Leone XIII, suo grande estimatore e promotore di studi tomistici, volle dichiarare san Tommaso Patrono delle Scuole e delle Università Cattoliche”. 
Tommaso d’Aquino si concentra sulla distinzione fra filosofia e teologia, perché all’epoca, alla luce da una parte della filosofia aristotelica e platonica e dall’altra la filosofia elaborata dai Padri della Chiesa “la questione pressante era questa”– ha detto il Papa – “il mondo della razionalità, la filosofia pensata senza Cristo, e il mondo della fede sono compatibili? Oppure si escludono? Non mancavano elementi che affermavano l’incompatibilità tra i due mondi, ma san Tommaso era fermamente convinto della loro compatibilità - anzi che la filosofia elaborata senza conoscenza di Cristo quasi aspettava la luce di Gesù per essere completa. Questa è stata la grande “sorpresa” di Tommaso, che ha determinato il suo cammino di pensatore. Mostrare questa indipendenza di filosofia e teologia e, nello stesso tempo, la loro reciproca relazionalità, è stata la missione storica del grande maestro”.

“La fede consolida, integra e illumina il patrimonio di verità che la ragione umana acquisisce. La fiducia che san Tommaso accorda a questi due strumenti della conoscenza – la fede e la ragione – può essere ricondotta alla convinzione che entrambe provengono dall’unica sorgente di ogni verità, il ‘Logos’ divino, che opera sia nell’ambito della creazione, sia in quello della redenzione”.

“La ragione accoglie una verità in forza della sua evidenza intrinseca, mediata o immediata; la fede, invece, accetta una verità in base all’autorità della Parola di Dio che si rivela”.
“Questa distinzione assicura l’autonomia tanto delle scienze umane (...) quanto delle scienze teologiche. Essa però non equivale a separazione, ma implica piuttosto una reciproca e vantaggiosa collaborazione. La fede, infatti, protegge la ragione da ogni tentazione di sfiducia nelle proprie capacità, la stimola ad aprirsi a orizzonti sempre più vasti, tiene viva in essa la ricerca dei fondamenti e, quando la ragione stessa si applica alla sfera soprannaturale del rapporto tra Dio e uomo, arricchisce il suo lavoro”.
“Non è soltanto la fede che aiuta la ragione. Anche la ragione, con i suoi mezzi, può fare qualcosa di importante per la fede, rendendole un triplice servizio che san Tommaso riassume nel proemio: ‘Dimostrare i fondamenti della fede; spiegare mediante similitudini le verità della fede; respingere le obiezioni che si sollevano contro la fede”. Tutta la storia della teologia cristiana è, in fondo, l’esercizio di questo impegno dell’intelligenza, che mostra l’intelligibilità della fede, la sua articolazione e armonia interna, la sua ragionevolezza e la sua capacità di promuovere il bene dell’uomo”.

“La correttezza dei ragionamenti teologici e il loro reale significato conoscitivo si basano sul valore del linguaggio teologico, che è, secondo san Tommaso, principalmente un linguaggio analogico”.

“San Tommaso ha fondato la dottrina dell’analogia, oltre che su argomentazioni squisitamente filosofiche, anche sul fatto che con la Rivelazione Dio stesso ci ha parlato e ci ha, dunque, autorizzato a parlare di Lui. Ritengo importante richiamare questa dottrina. Essa, infatti, ci aiuta a superare alcune obiezioni dell’ateismo contemporaneo, il quale nega che il linguaggio religioso sia fornito di un significato oggettivo, e sostiene invece che abbia solo un valore soggettivo o semplicemente emotivo. Alla luce dell’insegnamento di san Tommaso, la teologia afferma che, per quanto limitato, il linguaggio religioso è dotato di senso, come una freccia che si dirige verso la realtà che significa”.

“Le virtù dell’uomo, teologali e morali, sono radicate nella natura umana. La Grazia divina accompagna, sostiene e spinge l’impegno etico ma, di per sé, secondo san Tommaso, tutti gli uomini, credenti e non credenti, sono chiamati a riconoscere le esigenze della natura umana espresse nella legge naturale e ad ispirarsi ad essa nella formulazione delle leggi positive, quelle cioè emanate dalle autorità civili e politiche per regolare la convivenza umana”.
“Quando la legge naturale e la responsabilità che essa implica sono negate, si apre drammaticamente la via al relativismo etico sul piano individuale e al totalitarismo dello Stato sul piano politico. La difesa dei diritti universali dell’uomo e l’affermazione del valore assoluto della dignità della persona postulano un fondamento. Non è proprio la legge naturale questo fondamento, con i valori non negoziabili che essa indica?”.

“Tommaso ci propone un concetto della ragione umana largo e fiducioso: ‘largo’ perché non è limitato agli spazi della cosiddetta ragione empirico-scientifica, ma aperto a tutto l’essere e quindi anche alle questioni fondamentali e irrinunciabili del vivere umano; e ‘fiducioso’ perché la ragione umana, soprattutto se accoglie le ispirazioni della fede cristiana, è promotrice di una civiltà che riconosce la dignità della persona, l'intangibilità dei suoi diritti e la cogenza dei suoi doveri”.
AG/ VIS 20100616 (820)

EUCARISTIA DOMENICALE E TESTIMONIANZA CARITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 16 GIU. 2010 (VIS). Alle 19:30 di ieri sera, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il Santo Padre ha inaugurato il Convegno della Diocesi di Roma, in corso dal 15 al 17 giugno, sul tema: “’Si aprirono loro gli occhi, lo riconobbero e lo annunziarono’. L’Eucaristia domenicale e la testimonianza della carità”.
“La fede non può mai essere presupposta” – ha affermato Benedetto XVI – “perché ogni generazione ha bisogno di ricevere questo dono mediante l’annuncio del Vangelo e di conoscere la verità che Cristo ci ha rivelato. La Chiesa, pertanto, è sempre impegnata a proporre a tutti il deposito della fede; in esso è contenuta anche la dottrina sull’Eucaristia (...). Oggi, purtroppo, non è sufficientemente compresa nel suo valore profondo e nella sua rilevanza per l’esistenza dei credenti. Per questo è importante che una conoscenza più approfondita del mistero del Corpo e del Sangue del Signore sia avvertita come un’esigenza dalla diverse comunità della nostra diocesi di Roma”.
“La Santa Messa” – ha sottolineato il Pontefice – “celebrata nel rispetto delle norme liturgiche e con un’adeguata valorizzazione della ricchezza dei segni e dei gesti, favorisce e promuove la crescita della fede eucaristica. (...) Invito tutti a riscoprire la fecondità dell’adorazione eucaristica (...)” e ad “evitare che la nostra azione apostolica si riduca a uno sterile attivismo, ma sia invece testimonianza dell’amore di Dio”.
“Nutrendoci di Lui siamo liberati dai vincoli dell’individualismo e, per mezzo della comunione con Lui” – ha proseguito il Pontefice – “diventiamo noi stessi, insieme, una cosa sola, il suo Corpo mistico. Vengono così superate le differenze dovute alla professione, al ceto, alla nazionalità, perché ci scopriamo membri di un’unica grande famiglia, quella dei figli di Dio, nella quale a ciascuno è donata una grazia particolare per l’utilità comune”.
“Quando riceviamo Cristo” – ha affermato il Santo Padre – “l’amore di Dio si espande nel nostro intimo, modifica radicalmente il nostro cuore e ci rende capaci di gesti che, per la forza diffusiva del bene, possono trasformare la vita di coloro che ci sono accanto”.
“La testimonianza della carità per il discepolo di Gesù” – ha detto ancora il Pontefice – “non è un sentimento passeggero, ma al contrario è ciò che plasma la vita in ogni circostanza. Incoraggio tutti, in particolare la Caritas e i Diaconi, a impegnarsi nel delicato e fondamentale campo dell’educazione alla carità, come dimensione permanente della vita personale e comunitaria”.
“Questa nostra Città” – ha sottolineato il Papa – “chiede ai discepoli di Cristo, con un rinnovato annuncio del Vangelo, una più chiara e limpida testimonianza della carità. (...) Sono grato a quanti si impegnano nelle diverse strutture caritative, per la dedizione e la generosità con le quali servono i poveri e gli emarginati”.
“L’Eucaristia celebrata ci impone e al tempo stesso ci rende capaci di diventare, a nostra volta, pane spezzato per i fratelli, venendo incontro alle loro esigenze e donando noi stessi. Per questo una celebrazione eucaristica che non conduce ad incontrare gli uomini lì dove essi vivono, lavorano e soffrono, per portare loro l’amore di Dio, non manifesta la verità che racchiude”.
“In un tempo come il presente di crisi economica e sociale” – ha concluso il Pontefice – “siamo solidali con coloro che vivono nell’indigenza per offrire a tutti la speranza di un domani migliore e degno dell’uomo”.
“Mi rivolgo in particolare a voi” – ha detto infine Benedetto XVI – “carissimi giovani: non abbiate paura di scegliere l’amore come la regola suprema della vita. Non abbiate paura di amare Cristo nel sacerdozio (...). Non abbiate paura di formare famiglie cristiane che vivono l’amore fedele, indissolubile e aperto alla vita!”.
AC/ VIS 20100616 (560)

PROGRESSI COMMISSIONE PERMANENTE SANTA SEDE ISRAELE

CITTA' DEL VATICANO, 16 GIU. 2010 (VIS). Un Comunicato congiunto reso pubblico ieri, rende noto che nella serata di ieri, in Vaticano, si è tenuta una Riunione Plenaria della Commissione di Lavoro Permanente Bilaterale della Santa Sede e dello Stato di Israele “in una atmosfera di comprensione reciproca”.

“La Plenaria ha constatato i progressi conseguiti dalla Commissione a ‘Livello di Lavoro’ della precedente Plenaria e ha concordato sui prossimi passi verso la conclusione dell’Accordo fra le parti”.

La Delegazione della Santa Sede era presieduta dal Monsignor Ettore Balestrero, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e la Delegazione dello Stato di Israele era presieduta dal Signor Daniel Ayalon, M.K., Vice Ministro degli Affari Esteri.
La Plenaria si riunirà nuovamente il 6 dicembre 2010 presso il Ministero degli Affari Esteri dello Stato di Israele. Il prossimo incontro a “Livello di Lavoro” avrà luogo il 27 e il 28 luglio 2010”.
OP/ VIS 20100616 (160)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 16 GIU. 2010 (VIS). Il Santo Padre:
- Ha eretto la Diocesi di Salgueiro (Brasile), con territorio dismembrato dalle Diocesi di Petrolina e Floresta, rendendola suffraganea della Chiesa Metropolitana di Olinda e Recife.

- Ha nominato il Padre Magnus Henrique Lopes, O.F.M.Cap., primo Vescovo della Diocesi di Salgueiro (superficie: 17.931; popolazione: 439.418; cattolici: 351.534; sacerdoti: 14; religiosi: 22), Brasile. Il Vescovo eletto, finora Vicario conventuale ed Economo del Convento “Santo Antônio” a Natal (Brasile), è nato nel 1965 a Açu (Brasile), ha emesso i voti religiosi nell’Ordine dei Francescani Cappuccini, nel 1989 ed è stato ordinato sacerdote nel 1996.

- Ha nominato il Vescovo Carmelo Ruffinoni, C.S., Vescovo Coadiutore di Caxias do Sul (superficie: 11.892; popolazione: 806.000; cattolici: 725.000; sacerdoti: 196; religiosi: 626), Brasile. È stato finora Vescovo Ausiliare di Porto Alegre (Brasile).
ECE:NER:NEC/ VIS 20100616 (140)

martedì 15 giugno 2010

ORDINAZIONE SACERDOTALE DI 14 DIACONI DIOCESI DI ROMA

CITTA' DEL VATICANO, 15 GIU. 2010 (VIS). Domenica 20 giugno, alle 9:30, il Santo Padre Benedetto XVI presiederà la Santa Messa nella Basilica Vaticana e conferirà l’Ordinazione presbiterale a 14 diaconi della Diocesi di Roma.
OP/ VIS 20100615 (50)

IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 15 GIU. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo i dati relativi i Presuli defunti negli ultimi mesi:

- L’Arcivescovo Lajos Bálint, emerito di Alba Iulia (Romania), il 4 aprile, all’età di 80 anni.

- Il Vescovo André Bedoglouyan, Ausiliare emerito di Cilicia degli Armeni (Libano), il 13 aprile, all’età di 90 anni.

- L’Arcivescovo Andrea Cassone, emerito di Rossano-Cariati (Italia), il 12 aprile, all’età di 80 anni.

- Il Vescovo Miguel C. Cinches, S.V.D., emerito di Surigao (Filippine), il 12 aprile, all’età di 78 anni.

- Il Vescovo Vito De Grisantis, di Ugento-Santa Maria di Leuca (Italia), il 1 aprile, all’età di 68 anni.

- Il Vescovo Tadeusz Ploski, Ordinario Militare per la Polonia, (Polonia), il 10 aprile, all’età di 54 anni.

- L’Arcivescovo William Donald Borders, emerito di Baltimore (Stati Uniti d’America), il 19 aprile, all’età di 96 anni.

- Il Vescovo Edmund Joseph Fitzgibbon, S.P.S., emerito di Warri (Nigeria), il 17 aprile, all’età di 85 anni.

- Il Vescovo Norman Francis McFarland, emerito di Orange in California (Stati Uniti d’America), il 16 aprile, all’età di 88 anni.
- L’Arcivescovo Luigi Amaducci, emerito di Ravenna-Cervia (Italia), il 3 maggio, all’età di 86 anni.

- Il Vescovo Siluvaimathu Teresanathan Amalnather, emerito di Tuticorin (India), il 14 febbraio, all’età di 84 anni.

- L’Arcivescovo Raymond Bouchex, emerito di Avignon (Francia), il 9 maggio, all’età di 83 anni.

- L’Arcivescovo Marcello Costalunga, già Amministratore Pontificio della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, il 5 maggio, all’età di 85 anni.

- L’Arcivescovo Antoine Hayek, B.C., emerito di Baniyas dei Greco – Melkiti (Libano), il 1° maggio, all’età di 81 anni.

- L’Arcivescovo Zygmunt Kaminski, emerito di Szczecin-Kamien (Polonia), il 1° maggio, all’età di 77 anni.

- Il Vescovo Onofre Cândido Rosa, S.D.B., emerito di Jardim (Brasile), il 9 dicembre 2009, all’età di 85 anni.

- Il Vescovo Rafael Sanus Abad, già Ausiliare di Valencia (Spagna), il 13 maggio, all’età di 78 anni.

- Il Vescovo Victor Selvino Arenhardt, di Oberá (Argentina), il 17 maggio, all’età di 61 anni.

- Il Vescovo Josef Koukl, emerito di Litomerice (Repubblica Ceca), il 22 maggio, all’età di 84 anni.

- Il Vescovo José Joaquín Matte Varas, Ordinario Militare emerito per il Cile, (Cile), il 12 maggio, all’età di 87 anni.
.../ VIS 20100615 (90)

lunedì 14 giugno 2010

RISPOSTE DEL PAPA AI SACERDOTI VEGLIA DI PREGHIERA

CITTA' DEL VATICANO, 12 GIU. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha risposto alle domande di cinque sacerdoti dei diversi continenti nel corso della Veglia di preghiera celebrata in Piazza San Pietro, la sera di giovedì scorso. Di seguito riportiamo un’ampia sintesi.
Un sacerdote brasiliano ha domandato al Pontefice come affrontare le difficoltà della pastorale nella parrocchia in una società molto cambiata. “Oggi” – ha risposto il Papa – “è molto difficile essere parroco, anche e soprattutto nei Paesi di antica cristianità; le parrocchie diventano sempre più estese, unità pastorali… è impossibile conoscere tutti, è impossibile fare tutti i lavori che ci si aspetterebbe da un parroco. (...) Penso che, soprattutto, sia importante che i fedeli possano vedere che questo sacerdote non fa solo un ‘job’, ore di lavoro, e poi è libero e vive solo per se stesso, ma che è un uomo appassionato di Cristo, che porta in sé il fuoco dell’amore di Cristo. (...) Essere pieni della gioia del Vangelo con tutto il nostro essere è la prima condizione. Poi si devono fare le scelte, avere le priorità, vedere quanto è possibile e quanto è impossibile. Direi che le tre priorità fondamentali le conosciamo: sono le tre colonne del nostro essere sacerdoti. (...) L’Eucaristia, i Sacramenti (...), l’annuncio della Parola, la ‘caritas’, l’amore di Cristo. (...) La preghiera non è una cosa marginale: è proprio ‘professione’ del sacerdote pregare, anche come rappresentante della gente che non sa pregare o non trova il tempo di pregare. La preghiera personale, soprattutto la ‘Preghiera delle Ore’, è nutrimento fondamentale per la nostra anima, per tutta la nostra azione”.
Un sacerdote della Costa d’Avorio ha domandato al Papa come evitare la frattura tra teologia e dottrina e, ancor più, tra teologia e spiritualità. Si sente la necessità che lo studio non sia tutto accademico ma alimenti la nostra spiritualità. Benedetto XVI ha riconosciuto un “abuso della teologia, che è arroganza della ragione e non nutre la fede, ma oscura la presenza di Dio nel mondo. Poi, c’è una teologia che vuole conoscere di più per amore dell’amato, è stimolata dall’amore e guidata dall’amore, vuole conoscere di più l’amato. E questa è la vera teologia, che viene dall’amore di Dio, di Cristo e vuole entrare più profondamente in comunione con Cristo. (...) Io direi prima di tutto ai teologi: abbiate coraggio. (...) E direi ai teologi in generale: ‘non abbiate paura di questo fantasma della scientificità!’. (...) Avere il coraggio (...) di non sottomettersi a tutte le ipotesi del momento, ma pensare realmente a partire dalla grande fede della Chiesa , che è presente in tutti i tempi e ci apre l’accesso alla verità. (...) La formazione è molto importante. Ma dobbiamo essere anche critici: il criterio della fede è il criterio con il quale vedere anche i teologi e le teologie. Papa Giovanni Paolo II ci ha donato un criterio assolutamente sicuro nel ‘Catechismo della Chiesa Cattolica’: qui vediamo la sintesi della nostra fede, e questo Catechismo è veramente il criterio per vedere dove va una teologia accettabile o non accettabile”.
Un sacerdote proveniente dalla Slovacchia ha domandato al Papa di “illuminarci sulla profondità e sul senso autentico del celibato ecclesiastico”. “Un grande problema della cristianità del mondo di oggi” – ha risposto il Santo Padre – “è che non si pensa più al futuro di Dio: sembra sufficiente solo il presente di questo mondo. (...) Così chiudiamo le porte alla vera grandezza della nostra esistenza. Il senso del celibato come anticipazione del futuro è proprio aprire queste porte (...) mostrare la realtà del futuro che va vissuto da noi già come presente. Vivere, quindi, così in una testimonianza della fede: crediamo realmente che Dio c’è (...) che posso fondare la mia vita su Cristo, sulla vita futura. (...) Per il mondo agnostico (...) il celibato è un grande scandalo, perché mostra proprio che Dio è considerato e vissuto come realtà. (...) Il celibato è (...) un ‘sì’ definitivo è un lasciarsi prendere in mano da Dio, darsi nelle mani del Signore, nel suo ‘io’, e quindi è un atto di fedeltà e di fiducia, un atto che suppone anche la fedeltà del matrimonio (...). E questo matrimonio è la forma biblica, la forma naturale dell’essere uomo e donna, fondamento della grande cultura cristiana, di grandi culture del mondo. E se scompare questo, andrà distrutta la radice della nostra cultura. Perciò il celibato conferma il ‘sì’ del matrimonio con il suo ‘sì’ al mondo futuro, e così vogliamo andare avanti e rendere presente questo scandalo di una fede che pone tutta l’esistenza su Dio. (...) Preghiamo il Signore perché ci aiuti a renderci liberi dagli scandali secondari, perché renda presente il grande scandalo della nostra fede: la fiducia, la forza della nostra vita, che si fonda in Dio e in Cristo Gesù!”.
La quarta domanda di una sacerdote giapponese è stata come vivere la centralità dell’Eucaristia e il culto con dignità, senza cadere nel clericalismo o in un’estraneità alla realtà.Ricordando Sant’Agostino il Papa ha affermato che il “sacrificio dei cristiani è l’essere uniti dall’amore di Cristo nell’unità dell’unico corpo di Cristo. Il sacrificio consiste proprio nell’uscire da noi, nel lasciarsi attirare nella comunione dell’unico pane, dell’unico Corpo, e così entrare nella grande avventura dell’amore di Dio. Così dobbiamo celebrare, vivere, meditare sempre l’Eucaristia, come questa scuola della liberazione dal mio ‘io’. (...) In questo modo dobbiamo imparare l’Eucaristia, che poi è proprio il contrario del clericalismo, della chiusura in se stessi. (...) Vivere l’Eucaristia nel suo senso originario, nella sua vera profondità, è una scuola di vita, è la più sicura protezione contro ogni tentazione di clericalismo”.
Infine un sacerdote dell’Oceania ha domandato al Papa cosa fare di davvero efficace per le vocazioni. “La tentazione è grande di trasformare il sacerdozio - il sacramento di Cristo” – ha risposto il Santo Padre – “l’essere eletto da Lui - in una normale professione, in un ‘job’ che ha le sue ore, e per il resto uno appartiene solo a se stesso; e così rendendolo come una qualunque altra vocazione: renderlo accessibile e facile. (...) Dobbiamo - come ci invita il Signore - pregare Dio, bussare alla porta, al cuore di Dio, affinché ci dia le vocazioni; pregare con grande insistenza, con grande determinazione, con grande convinzione anche, perché Dio non si chiude ad una preghiera insistente, permanente, fiduciosa, anche se lascia fare, aspettare, come Saul, oltre i tempi che noi abbiamo previsto. (...) Ognuno di noi dovrebbe fare il possibile per vivere il proprio sacerdozio in maniera tale da risultare convincente (...) Dobbiamo invitare (...) all’iniziativa della preghiera, (...) avere il coraggio di parlare con i giovani se possono pensare che Dio li chiami (...) e soprattutto aiutarli a trovare un contesto vitale in cui possano vivere”.
AC/ VIS 20100614 (1140)

CORREGGERE SQUILIBRI EUROPA CON GIUSTIZIA E SOLIDARIETÀ

CITTA' DEL VATICANO, 12 GIU. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti alla XLV Riunione Congiunta della “Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa”, istituzione creata nel 1956 con “una vocazione esclusivamente sociale, per essere strumento qualificato al fine di promuovere la propria politica di solidarietà”. Il Santo Padre ha espresso il suo apprezzamento per l’opera svolta dalla Banca che “si è occupata sin dall’inizio dei problemi relativi ai rifugiati e successivamente ha esteso le sue competenze all’ambito della coesione sociale”.
Successivamente il Papa ha fatto riferimento agli avvenimenti politici occorsi in Europa alla fine del secolo scorso e si è chiesto se “La liberazione dalle ideologie totalitarie non sia stata usata in modo unilaterale per il solo progresso economico a detrimento di uno sviluppo più umano” ed ha esortato la Banca, nei suoi interventi a favore dei paesi dell’Est Europeo a “correggere gli squilibri, a favore di un processo fondato sulla giustizia e la solidarietà, indispensabili per il presente e il futuro dell’Europa”.
Nel contesto della crisi economica e finanziaria attuale, il Santo Padre ha ricordato che nella sua ultima Enciclica “Caritas in veritate”, ha voluto richiamare l’attenzione “sulla dottrina sociale della Chiesa e sul suo apporto positivo alla costruzione della persona umana e della società” ed ha evidenziato “che il rapporto esistente fra l’amore e la verità, se ben vissuto, è una forza dinamica che rigenera l’insieme dei legami interpersonali ed offre una novità reale nel riorientare la vita economica e finanziaria che essa rinnova, al servizio dell’uomo e della sua dignità, per i quali le suddette esistono”.
“L’economia e la finanza non esistono di per se stesse, esse non sono che uno strumento, un mezzo. Il loro fine è unicamente la persona umana e la sua piena realizzazione nella dignità. (...) Il Cristianesimo ha permesso all’Europa di comprendere che cosa sia la libertà, la responsabilità e l’etica che impregnano le sue leggi e le sue strutture societarie. Emarginare il Cristianesimo – con l’esclusione dei simboli che lo manifestano – contribuirebbe a privare il nostra continente della fonte fondamentale che instancabilmente lo alimenta e che contribuisce alla sua vera identità. Effettivamente il Cristianesimo è alla base dei ‘valori spirituali e morali che sono il patrimonio comune dei popoli europei’, valori ai quali gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno manifestato il loro fermo impegno nel Preambolo dello Statuto del Consiglio d’Europa”. Nel ricordare gli obiettivi della Banca, Benedetto XVI ha precisato che questa istituzione è “uno strumento tecnico che permette la solidarietà da viversi nella fraternità. (...) La fraternità consente spazi di gratuità che, indispensabili, sono difficilmente raffigurabili o gestibili quando il solo fine ricercato è l’efficacia e il profitto”.
“In Europa esiste un ricco passato che ha visto svilupparsi esperienze economiche fondate sulla fraternità.(...) Mi sembra che la Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa desideri, per vivere realmente la solidarietà, rispondere all’ideale di fraternità che ho appena illustrato, e esplorare i propri spazi dove la fraternità e la logica del dono potranno esprimersi. Sono questi ideali che hanno radici cristiane e che hanno presieduto, con il desiderio di pace, alla nascita del Consilio d’Europa”.
Al termine del suo discorso, il Governatore del Banco di Sviluppo ha donato a Benedetto XVI una medaglia della Istituzione ed il Santo Padre, ringraziando, ha esortato i membri di tale organismo a proseguire con “coraggio e lucidità” il proprio lavoro per contribuire al bene dell’Europa.
AC/ VIS 20100614 (590)

IL SACERDOTE È UN DONO PER LA CHIESA E PER IL MONDO

CITTA' DEL VATICANO, 13 GIU. 2010 (VIS). L’Anno Sacerdotale, alla cui solenne chiusura hanno assistito venerdì scorso più di 15.000 sacerdoti e diaconi, è stato il tema della meditazione del Santo Padre per l’Angelus di questa domenica.
“L’Anno Sacerdotale si è concluso nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, che tradizionalmente è la ‘giornata di santificazione sacerdotale’; questa volta lo è stata in modo del tutto speciale”, ha detto il Papa ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro.
“Il sacerdote” – ha proseguito il Pontefice – “è un dono del Cuore di Cristo: un dono per la Chiesa e per il mondo. Dal Cuore del Figlio di Dio, traboccante di carità, scaturiscono tutti i beni della Chiesa, e in modo particolare trae origine la vocazione di quegli uomini che, conquistati dal Signore Gesù, lasciano tutto per dedicarsi interamente al servizio del popolo cristiano, sull’esempio del Buon Pastore”.
“Il sacerdote è plasmato dalla stessa carità di Cristo, quell’amore che spinse Lui a dare la vita per i suoi amici e anche a perdonare i suoi nemici. Per questo i sacerdoti sono i primi operai della civiltà dell’amore”, ha spiegato Benedetto XVI. “E qui penso a tante figure di preti, noti e meno noti, alcuni elevati all’onore degli altari, altri il cui ricordo rimane indelebile nei fedeli, magari in una piccola comunità parrocchiale. Come è accaduto ad Ars, il villaggio della Francia dove svolse il suo ministero san Giovanni Maria Vianney”.
“Un’altra figura vorrei ricordare: Don Jerzy Popiełuszko, sacerdote e martire, che è stato proclamato Beato proprio domenica scorsa, a Varsavia. Ha esercitato il suo generoso e coraggioso ministero accanto a quanti si impegnavano per la libertà, per la difesa della vita e la sua dignità. Tale sua opera al servizio del bene e della verità era un segno di contraddizione per il regime che governava allora in Polonia. L’amore del Cuore di Cristo lo ha portato a dare la vita, e la sua testimonianza è stata seme di una nuova primavera nella Chiesa e nella società”. “Se guardiamo alla storia” – ha concluso il Pontefice – “possiamo osservare quante pagine di autentico rinnovamento spirituale e sociale sono state scritte con l’apporto decisivo di sacerdoti cattolici, animati soltanto dalla passione per il Vangelo e per l’uomo, per la sua vera libertà, religiosa e civile. Quante iniziative di promozione umana integrale sono partite dall’intuizione di un cuore sacerdotale!”.
ANG/ VIS 20100614 (410)

IL PAPA RICORDA I BEATI GROZDE E LOZANO GARRIDO

CITTA' DEL VATICANO, 13 GIU. 2010 (VIS). Dopo l’Angelus, il Papa ha ricordato alle migliaia di fedeli presenti in Piazza San Pietro la proclamazione di due nuovi Beati, stamani in Slovenia il giovane martire Lojze Grozde e ieri in Spagna Manuel Lozano Garrido, laico e giornalista.
Del Beato Grozde, il Santo Padre ha ricordato la particolare devozione “all’Eucaristia, che alimentava la sua fede incrollabile, la sua capacità di sacrificio per la salvezza delle anime, il suo apostolato nell’Azione Cattolica per condurre gli altri giovani a Cristo”.
Rivolgendosi ai gruppi di lingua spagnola, Benedetto XVI ha detto che il Beato Manuel Lozano Garrido fu un “fedele laico che seppe irradiare con il suo esempio e i suoi scritti l’amore di Dio, anche con le sue sofferenze che lo obbligarono all’uso di una sedia a rotelle per quasi ventotto anni. Alla fine della vita perse anche la vista, ma continuò a conquistare cuori a Cristo con la sua serena allegria e la sua fede incrollabile. I giornalisti potranno trovare in lui una testimonianza eloquente del bene che si può fare quando la penna riflette la grandezza dell’anima e si pone al servizio della verità e delle nobili cause”.
ANG/ VIS 20100614 (210)

RAPPRESENTANZE PONTIFICIE: CHIESE LOCALI E SEDE APOSTOLICA

CITTA' DEL VATICANO, 14 GIU. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza 40 Membri della Pontificia Accademia Ecclesiastica, ed agli alunni dell’Accademia ha proposto una riflessione “sul senso del lavoro nelle Rappresentanze Pontificie”.
“Il servizio di rappresentanza a cui voi vi state preparando” – ha detto il Papa – “è (...) qualcosa di molto più profondo perché è partecipazione alla ‘sollicitudo omnium ecclesiarum’, che caratterizza il Ministero del Romano Pontefice. (...) Proprio in questa prospettiva ecclesiale, l’esercizio della rappresentanza implica l’esigenza di accogliere e di alimentare con speciale attenzione nella propria vita sacerdotale alcune dimensioni”.
“Anzitutto, coltivare una piena adesione interiore alla persona del Papa, al suo Magistero e al Ministero universale; adesione piena, cioè, a chi ha ricevuto il compito di confermare i fratelli nella fede. (...) In secondo luogo, assumere, come stile di vita e come priorità quotidiana, un’attenta cura – una vera ‘passione’ – per la comunione ecclesiale”.
“Ancora, rappresentare il Romano Pontefice significa avere la capacità di essere un solido ‘ponte’, un sicuro canale di comunicazione tra le Chiese particolari e la Sede Apostolica: da un lato, ponendo a disposizione del Papa e dei suoi collaboratori una visione obiettiva, corretta e approfondita della realtà ecclesiale e sociale in cui si vive, dall’altro, impegnandosi a trasmettere le norme, le indicazioni, gli orientamenti che emanano dalla Santa Sede, non in maniera burocratica, ma con profondo amore alla Chiesa e con l’aiuto della fiducia personale (...), rispettando e valorizzando, allo stesso tempo, gli sforzi dei Vescovi e il cammino delle Chiese particolari presso le quali si è inviati”.
“Come si può intuire” – ha proseguito il Pontefice - “il servizio che vi preparate a svolgere esige una dedizione piena e una disponibilità generosa a sacrificare, se necessario, intuizioni personali, progetti propri e altre possibilità di esercizio del ministero sacerdotale”.
“In un’ottica di fede e di risposta concreta alla chiamata di Dio - da nutrire sempre in un intenso rapporto con il Signore (...) lo sforzo di mettersi in sintonia con la prospettiva universale e con il servizio all’unità del gregge di Dio (...) è infatti in grado di valorizzare, in maniera singolare, doti e talenti di ciascuno (...). In tal modo il Rappresentante Pontificio (...) diventa veramente segno della presenza e della carità del Papa. E se ciò è un beneficio per la vita di tutte le Chiese particolari, lo è specialmente in quelle situazioni particolarmente delicate o difficili in cui, per svariate ragioni, la comunità cristiana si trova a vivere”.
“Si tratta, a ben vedere, di un autentico servizio sacerdotale, caratterizzato da un’analogia non remota con la rappresentanza di Cristo, tipica del sacerdote che, come tale, ha un’intrinseca dimensione sacrificale”.
“La figura e il modo di presenza del Nunzio, del Delegato Apostolico, dell’Osservatore Permanente, viene determinata non solo dall’ambiente in cui si opera, ma, prima ancora e principalmente, da colui che si è chiamati a rappresentare. (...) Il farsi portavoce del Vicario di Cristo” – ha concluso il Santo Padre – “potrà essere impegnativo, talora estremamente esigente, ma non sarà mai mortificante o spersonalizzante. Diventa, invece, un modo originale di realizzare la propria vocazione sacerdotale”.
AC/ VIS 20100614 (530)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 14 GIU. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:
- Sette Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Regione Este II), in Visita “ad Limina Apostolorunm”:
- Il Vescovo Décio Zandonade, S.D.B., di Colatina.
- Il Vescovo Célio de Oliveira Goulart, O.F.M., di Cachoeiro de Itapemirim.
- Il Vescovo Zanoni Demettino Castro, di São Mateus.
- L’Arcivescovo Joviano de Lima Jünior, S.S.S., di Ribeirão Preto.
- L’Arcivescovo João Bosco Oliver de Faria, di Diamantina.
- Il Vescovo Hugo Maria van Steekelenburg, O.F.M., di Almenara.
- Il Vescovo Severino Clasen, O.F.M., di Araçuaí.
- L’Arcivescovo Beniamino Stella, Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica.
Sabato 12 giugno il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Cinque Presuli della Conferenza Episcopale Brasiliana (Regione Este II), in Visita “ad Limina Apostolorum”:
- Il Vescovo Antônio Carlos Félix, di Luz.
- L’Arcivescovo Geraldo Lyrio Rocha, di Mariana.
- Il Vescovo Odilon Guimarães Moreira, di Itabira-Fabriciano.
- L’Arcivescovo Luiz Mancilha Vilela, SS.CC., di Vitória, con l’Ausiliare Vescovo Mário Marquez, O.F.M. Cap.
- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AL:AP/ VIS 20100614 (200)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 14 GIU. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Monsignor José Aparecido Gonçalves de Almeida, della Diocesi di Santo Amaro (Brasile), Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, finora Officiale del medesimo Dicastero.
Sabato 12 giugno il Santo Padre ha nominato l’Arcivescovo Ruggero Franceschini, O.F.M.Cap., di Izmir (Turchia), Amministratore Apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” del Vicariato Apostolico di Anatolia (cattolici: 4.345; sacerdoti: 8; religiosi: 16), Turchia.
NER/ VIS 20100614 (80)

venerdì 11 giugno 2010

MIGLIAIA DI PRESBITERI VEGLIA PREGHIERA ANNO SACERDOTALE

CITTA' DEL VATICANO, 11 GIU. 2010 (VIS). Ieri notte in Piazza San Pietro, si è celebrata una Veglia di preghiera per la chiusura dell’Anno Sacerdotale, alla quale hanno partecipato 15.000 sacerdoti provenienti da 97 paesi.
Nella prima parte della Veglia sono state presentate testimonianze in diretta e video-collegamenti sulle esperienze di vita di una famiglia tedesca con sei figli, un diacono, un sacerdote argentino che esercita il suo ministero pastorale in una quartiere povero della sua città, un parroco anziano, un parroco di Hollywood e una religiosa di clausura.
Dopo l’arrivo del Santo Padre in Piazza San Pietro in autovettura panoramica, ha avuto inizio la seconda parte della Veglia. Il Cardinale Cláudio Hummes, O.F.M., Prefetto della Congregazione per il Clero ha detto nel suo saluto al Papa che l’indizione dell’Anno Sacerdotale è stata profetica ed è stata occasione per “promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi”.
“Vorremmo, Beatissimo Padre, che l’Anno Sacerdotale” – ha proseguito il Porporato – “non finisse mai, cioè che non finisse mai la tensione di ciascuno verso la santità nelle propria identità e che in questo cammino, che deve iniziare fin dagli anni del Seminario, per durare tutta l’esistenza terrena in un unico iter formativo, fossimo sempre confortati e sostenuti, come in quest’anno, dall’ininterrotta preghiera della Chiesa, dal calore e dal sostegno spirituale di tutti i fedeli”.
Il Cardinale Hummes ha ringraziato il Papa “per tutto quanto ha fatto, sta facendo e farà per tutti i sacerdoti, anche per quelli smarriti. Sappiamo che Vostra Santità ha già perdonato e sempre perdona il dolore che alcuni Le hanno provocato”.
Dopo la lettura di una pagina del Vangelo, il Papa ha risposto alle domande rivoltegli da cinque sacerdoti, ognuno rappresentava uno dei cinque continenti.
Quindi si è svolto il canto del Padre Nostro e il Santissimo Sacramento è stato portato in processione dal Portone di Bronzo fino all’altare situato sul sagrato della Basilica Vaticana. Dopo un momento di adorazione silenziosa, il Papa ha letto la preghiera dell’Anno Sacerdotale.
La Veglia si è conclusa alle 23:15 con la Benedizione Eucaristica e il canto del Salve Regina.
.../ VIS 20100611 (370)

SACERDOTI ACCOMPAGNATE L’UMANITÀ NEL SUO CAMMINO

CITTA' DEL VATICANO, 11 GIU. 2010 (VIS). Nella Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, il Santo Padre ha presieduto questa mattina in Piazza San Pietro, una Concelebrazione Eucaristica a chiusura dell’Anno Sacerdotale, convocato nel 150° anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney “il Santo Curato d’Ars”.
La Messa è stata concelebrata insieme ai Cardinali e Vescovi della Curia Romana, da oltre 15.000 sacerdoti provenienti da tutto il mondo. Per la consacrazione del vino, il Santo Padre si è servito dello stesso calice, custodito ad Ars, usato da San Giovanni Maria Vianney.
Nell’omelia il Papa ha affermato che motivo della celebrazione dell’Anno Sacerdotale è stato “comprendere nuovamente la grandezza e la bellezza del ministero sacerdotale” ed ha aggiunto: “Il sacerdote non è semplicemente il detentore di un ufficio (...). Egli invece fa qualcosa che nessun essere umano può fare da sé: pronuncia in nome di Cristo la parola dell’assoluzione dai nostri peccati e cambia così, a partire da Dio, la situazione della nostra vita. Pronuncia sulle offerte del pane e del vino le parole di ringraziamento di Cristo (...) parole che spalancano il mondo a Dio e lo congiungono a Lui. Il sacerdozio è quindi non semplicemente ‘ufficio’, ma sacramento”.
“Questa audacia di Dio, che ad esseri umani affida se stesso; che, pur conoscendo le nostre debolezze, ritiene degli uomini capaci di agire e di essere presenti in vece sua – questa audacia di Dio è la cosa veramente grande che si nasconde nella parola ‘sacerdozio’. (...) È ciò che in quest’anno volevamo nuovamente considerare e comprendere. Volevamo risvegliare la gioia che Dio ci sia così vicino, (...) anche mostrare nuovamente ai giovani che questa vocazione, questa comunione di servizio per Dio e con Dio, esiste”.
“Era da aspettarsi che al ‘nemico’ questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto; egli avrebbe preferito vederlo scomparire, perché in fin dei conti Dio fosse spinto fuori dal mondo. E così è successo che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti – soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli (...) Anche noi chiediamo insistentemente perdono a Dio ed alle persone coinvolte, mentre intendiamo promettere di voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più; promettere che nell’ammissione al ministero sacerdotale e nella formazione durante il cammino di preparazione ad esso faremo tutto ciò che possiamo per vagliare l’autenticità della vocazione e che vogliamo ancora di più accompagnare i sacerdoti nel loro cammino”.
“Se l’Anno Sacerdotale avesse dovuto essere una glorificazione della nostra personale prestazione umana, sarebbe stato distrutto da queste vicende” – ha affermato il Santo Padre – “Ma si trattava per noi proprio del contrario: il diventare grati per il dono di Dio, dono che si nasconde ‘in vasi di creta’ e che sempre di nuovo, attraverso tutta la debolezza umana, rende concreto in questo mondo il suo amore. Così consideriamo quanto è avvenuto quale compito di purificazione, un compito che ci accompagna verso il futuro e che, tanto più, ci fa riconoscere ed amare il grande dono di Dio. In questo modo, il dono diventa l’impegno di rispondere al coraggio e all’umiltà di Dio con il nostro coraggio e la nostra umiltà”.
Il Papa ha proseguito l’omelia commentando il Salmo 23: “Il Signore è il mio Pastore” che fa parte della liturgia odierna. “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla” – ha detto Benedetto XVI – (...) “Dio si prende personalmente cura di me, di noi, dell’umanità. Non sono lasciato solo, smarrito nell’universo ed in una società davanti a cui si rimane sempre più disorientati. (...) Le religioni del mondo, per quanto possiamo vedere, hanno sempre saputo che, in ultima analisi, c’è un Dio solo. Ma tale Dio era lontano. (...) Si comprendeva ancora che il mondo presuppone un Creatore. Questo Dio, però, aveva costruito il mondo e poi si era evidentemente ritirato da esso. Ora il mondo aveva un suo insieme di leggi secondo cui si sviluppava e in cui Dio non interveniva, non poteva intervenire. (...) Ma laddove la premura e l’amore di Dio vengono percepiti come disturbo, lì l’essere umano è stravolto. (...) Dio vuole che noi come sacerdoti, in un piccolo punto della storia, condividiamo le sue preoccupazioni per gli uomini. Come sacerdoti, vogliamo essere persone che, in comunione con la sua premura per gli uomini, ci prendiamo cura di loro, rendiamo a loro sperimentabile nel concreto questa premura di Dio”.
“Noi” – ha detto il Papa rivolgendosi ai sacerdoti – “dovremmo cercare di ‘conoscere’ gli uomini da parte di Dio e in vista di Dio; dovremmo cercare di camminare con loro sulla via dell’amicizia con Dio. (...) Il pastore indica la strada giusta a coloro che gli sono affidati. Egli precede e li guida. Diciamolo in maniera diversa: il Signore ci mostra come si realizza in modo giusto l’essere uomini. Egli ci insegna l’arte di essere persona. Che cosa devo fare per non precipitare, per non sperperare la mia vita nella mancanza di senso? È, appunto, questa la domanda che ogni uomo deve porsi e che vale in ogni periodo della vita. E quanto buio esiste intorno a tale domanda nel nostro tempo! Sempre di nuovo ci viene in mente la parola di Gesù, il quale aveva compassione per gli uomini, perché erano come pecore senza pastore”.
“Il popolo d’Israele era ed è grato a Dio, perché Egli nei Comandamenti ha indicato la via della vita. (...) Dio ci ha mostrato qual è la via, come possiamo camminare nel modo giusto. Ciò che i Comandamenti dicono è stato sintetizzato nella vita di Gesù ed è divenuto un modello vivo. Così capiamo che queste direttive di Dio non sono catene, ma sono la via che Egli ci indica. (...) Nel camminare insieme con Cristo facciamo l’esperienza della gioia della Rivelazione, e come sacerdoti dobbiamo comunicare alla gente la gioia per il fatto che ci è stata indicata la via giusta”.
“Parlando della valle oscura possiamo” – ha proseguito il Pontefice – “però, pensare anche alle valli oscure della tentazione, dello scoraggiamento, della prova, che ogni persona umana deve attraversare. Anche in queste valli tenebrose della vita Egli è là. (...) Aiuta noi sacerdoti, affinché possiamo essere accanto alle persone a noi affidate in tali notti oscure. Affinché possiamo mostrare loro la tua luce”.
“’Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza’: il pastore ha bisogno del bastone contro le bestie selvatiche che vogliono irrompere tra il gregge; contro i briganti che cercano il loro bottino. Accanto al bastone c’è il vincastro che dona sostegno ed aiuta ad attraversare passaggi difficili. (...) Anche la Chiesa deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l’uso del bastone può essere un servizio di amore. Oggi vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale. Come pure non si tratta di amore se si lascia proliferare l’eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi autonomamente inventassimo la fede. Come se non fosse più dono di Dio, la perla preziosa che non ci lasciamo strappare via. Al tempo stesso, però, il bastone deve sempre di nuovo diventare il vincastro del pastore – vincastro che aiuti gli uomini a poter camminare su sentieri difficili e a seguire il Signore”.
“Alla fine del Salmo si parla della mensa preparata, dell’olio con cui viene unto il capo, del calice traboccante, del poter abitare presso il Signore. (...) Vediamo in queste parole” – ha detto ancora il Santo Padre – “un’anticipazione profetica del mistero dell’Eucaristia in cui Dio stesso ci ospita offrendo se stesso a noi come cibo – come quel pane e quel vino squisito che, soli, possono costituire l’ultima risposta all’intima fame e sete dell’uomo. Come non essere lieti di poter ogni giorno essere ospiti alla mensa stessa di Dio, di abitare presso di Lui? (...) Lieti perché Egli ci ha dato di preparare la mensa di Dio per gli uomini, di dare loro il suo Corpo e il suo Sangue, di offrire loro il dono prezioso della sua stessa presenza”.
Infine il Papa ha commentato i due canti di comunione che raccontano che: “Il cuore di Gesù viene trafitto dalla lancia. Esso viene aperto, e diventa una sorgente: l’acqua e il sangue che ne escono rimandano ai due Sacramenti fondamentali dei quali la Chiesa vive: il Battesimo e l’Eucaristia. Dal costato squarciato del Signore, dal suo cuore aperto scaturisce la sorgente viva che scorre attraverso i secoli e fa la Chiesa. Il cuore aperto è fonte di un nuovo fiume di vita”;
“Ogni cristiano e ogni sacerdote dovrebbero, a partire da Cristo, diventare sorgente che comunica vita agli altri. Noi dovremmo donare acqua della vita ad un mondo assetato. Signore (...) fa’ che siamo persone viventi, viventi dalla tua fonte, e donaci di poter essere anche noi fonti, in grado di donare a questo nostro tempo acqua della vita. Ti ringraziamo per la grazia del ministero sacerdotale. Signore, benedici noi e benedici tutti gli uomini di questo tempo che sono assetati e in ricerca”.
HML/ VIS 20100611 (1460)

ALTRI ATTI PONTIFICI

ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 11 GIU. 2010 (VIS). Il Santo Padre:
- Ha nominato il Vescovo Anacleto Cordeiro Gonçalves de Oliveira, Vescovo della Diocesi di Viana do Castelo (superficie: 2.108; popolazione: 252.350; cattolici: 245.725; sacerdoti: 178; religiosi: 128), Portogallo. Finora Ausiliare di Lisbona (Portogallo), il Vescovo Cordeiro Gonçalves de Oliveira succede al Vescovo José Augusto Martins Fernandes Pedreira, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.
- Ha nominato il Padre Celmo Lazzari, C.S.I., Vicario Apostolico di Napo (superficie: 24.600; popolazione: 102.760; cattolici: 85.226; sacerdoti: 23; religiosi: 73), Ecuardor. Il Vescovo eletto è nato nel 1956 a Garibaldi (Brasile), ha emesso i voti perpetui nella Congregazione dei Padri Giuseppini del Murialdo nel 1975, quelli perpetui nel 1982 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nello stesso anno. Finora Vicario Generale della Congregazione dei Padri Giuseppini del Murialdo, succede al Vescovo Paolo Mietto, C.S.I., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale del medesimo Vicariato Apostolico, presentata per raggiunti limiti d’età.
- Ha nominato il Vescovo William Patrick Callahan, O.F.M. Conv., Vescovo di La Crosse (superficie: 39.037; popolazione: 902.000; cattolici: 207.000; sacerdoti: 189; religiosi: 412; diaconi permanenti: 42), Stati Uniti d’America. È stato finora Ausiliare dell’Arcidiocesi di Milwaukee (Stati Uniti d’America).
NER:RE/ VIS 20100611 (220)

giovedì 10 giugno 2010

IL PAPA RICEVE PRESIDENTE GOVERNO SPAGNOLO

CITTA' DEL VATICANO, 10 GIU. 2010 (VIS). Nella tarda mattinata di oggi, la Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato un Comunicato relativo all’udienza al Signor José Luis Rodríguez Zapatero, Presidente del Governo Spagnolo e Seguito.
“Stamani, giovedì 10 giugno 2010, il Capo del Governo di Spagna, Signor José Luis Rodríguez Zapatero, è stato ricevuto in Udienza da Sua Santità Benedetto XVI. Successivamente, accompagnato dal Ministro degli Affari Esteri, Signor Miguel Ángel Moratinos, si è incontrato con Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e con Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati”.
“I colloqui hanno permesso uno scambio di vedute sull’Europa, sull’attuale crisi economico-finanziaria e sul ruolo dell’etica. Si è pure fatto riferimento ai Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi, nonché ad altre situazioni, in particolare, al Medio Oriente”. “Nel prosieguo della conversazione ci si è soffermati sui rapporti bilaterali, come pure su questioni di attualità e d’interesse per la Chiesa in Spagna, quali l’eventuale presentazione di una nuova Legge sulla libertà religiosa, la sacralità della vita fin dal concepimento e l’importanza dell’educazione. Riguardo alle Visite del Santo Padre a Santiago e a Barcellona nel corrente anno, e a Madrid nel prossimo per la Giornata Mondiale della Gioventù, si è riconosciuta la più ampia disponibilità del Governo spagnolo a collaborare alla loro preparazione ed al loro svolgimento”.
OP/ VIS 20100610 (240)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 10 GIU. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Il Signor João Alberto Bacelar da Rocha Páris, Ambasciatore del Portogallo, con la Consorte, in visita di congedo.
- Il Signor Rolf-Dieter Heuer, Direttore Generale dell’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare (CERN), con l’Avvocato Walter Friedemann Eder, Delegato per le Relazioni con i Paesi ospitanti. - Tre Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- L’Arcivescovo Walmor Oliveira de Azevedo, di Belo Horizonte (Brasile), con l’Ausiliare Vescovo Joaquim Giovanni Mel Guimarães.

- Il Vescovo Werner Franz Siebenbrock, di Governador Valadares.
AP:AL/ VIS 20100610 (110)
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