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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 4 febbraio 2010

SALVEZZA IN CRISTO FONDAMENTO GIUSTIZIA UMANA


CITTA' DEL VATICANO, 4 FEB. 2010 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2010, intitolato "La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo (cfr Rm 3,21-22)".

  Alla presentazione sono intervenuti il Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", con il Monsignor Giampietro del Toso, Sotto-Segretario del medesimo Dicastero,  ed il Dottor Hans-Gert Pöttering, ex Presidente del Parlamento Europeo e Presidente della Fondazione Konrad Adenauer,

  Nel commentare il Messaggio, il Dottor Pöttering ha affermato che: "Il Santo Padre indica che una forma radicale secolarizzata di giustizia distributiva separata dalla fede in Dio si converte in ideologia. Come politico" - ha affermato - "vorrei aggiungere: Abbiamo sperimentato fin dove può arrivare questa idea in un sistema socialista in decadenza".

  "Solidarietà e carità implicano la responsabilità di difendere e proteggere" - ha proseguito il Dottor Pöttering - "la dignità universale di ogni essere umano in tutto il mondo e in tutte le circostanze. Se vogliamo preservare la libertà e incrementare la giustizia, dobbiamo situare il valore della fraternità o la solidarietà al centro del nostro pensiero politico".

  Nel ricordare le parole di Paolo VI: "Lo sviluppo è il nuovo nome della pace", il Dottor Pöttering ha affermato che: "È necessario avanzare di un passo e dire: 'La solidarietà è il nuovo nome della pace'. Nell'affermare ciò poniamo nuovamente la libertà e l'uguaglianza in appropriato equilibrio con la solidarietà".

  "Il Santo Padre" - ha concluso il Dottor Pöttering - "ha indicato due essenziali conclusioni di come il cristiano concepisca la giustizia: rinunciare all'autosufficienza ed accettare la nostra missione con umiltà. Questa è la chiave di ogni politica impegnata nella responsabilità cristiana - non solo nella Stagione Quaresimale 2010 ma nel XXI secolo con l'enorme compito di forgiare la globalizzazione".

  "Non senza motivo risuona dovunque nel mondo l'appello per la giustizia" - ha detto il Cardinale Cordes nel suo intervento - "Il mondo della politica e la convivenza dei popoli richiedono ovunque questo rapporto tra le diverse forze sociali. È questo il campo della giustizia" che "viene calpestata con la violenza, con l'oppressione della libertà e con il mancato rispetto della dignità umana, con cattive leggi e con la violazione dei diritti, con lo sfruttamento e con stipendi da fame".

  "Ci sono dunque fattori sociali che vanno corretti; e in tale lotta - non va dimenticato - la Chiesa ha senz'altro i suoi meriti" - ha affermato il Porporato ricordando che: "Seguendo l'esempio di Gesù, già i primi cristiani si sono fatti carico del bisogno dell'uomo. (...) O più tardi, in quel medioevo che si dice essere così 'buio', pensiamo alla 'Tregua Dei', gli uomini di Chiesa mettevano al sicuro i beni della gente semplice di fronte alla nobiltà; invitavano a manifestazioni di massa che al grido 'Pax - pax - pax' promuovevano il desiderio entusiastico di una convivenza pacifica".

  "Poi in epoca moderna: quando gli Stati europei fecero diventare altri paesi e continenti loro coloni, sottoponendoli non di rado a sfruttamento selvaggio, missionari cristiani e religiose non solo portarono agli abitanti di quelle terre la fede, ma insegnarono loro spesso anche stile e qualità di vita".

  "Ma chi analizza in modo più preciso i contributi della Chiesa a favore di una intesa pacifica tra gli esseri umani, fa presto ad osservare che il problema di una convivenza giusta non può essere risolto soltanto con interventi mondani. (...) Come il Papa così anche noi dobbiamo andare oltre il modo comune di concepire l'antropologia per giungere a una visione dell'uomo completa: così il concetto di giustizia rivela tutto il suo contenuto".

  "Il male viene dal di dentro, dal cuore dell'uomo come dice il Signore nel Vangelo (cfr. Mc 7, 14 ss.). William Shakespeare e Georges Bernanos lo hanno fatto vedere nelle loro opere, come per esempio in "Riccardo III" o in "Sotto il sole di Satana"; Stalin - per esempio in Ucraina - e Hitler - a Auschwitz - non si facevano scrupoli a lasciare libero sfogo alla propria malignità. Proprio l'esperienza del male ci insegna che sarebbe ingenuo affidarsi solamente alla giustizia umana che interviene sulle strutture e sui comportamenti dall'esterno. Il cuore degli uomini ha bisogno di essere sanato".

  Il Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum" ha ricordato che: "Come ogni anno, il Messaggio Quaresimale esorta tutti gli uomini del nostro tempo a compiere buone azioni. (...) Ma la parola del Papa è soprattutto una sfida alla nostra volontà a fidarsi di Dio e a credere in Lui. Mette quindi a tema ciò che nella discussione generale sulla giustizia e sulla pace viene facilmente dimenticato o taciuto. A un tale auto-isolamento lontano da Dio - si potrebbe parlare di un "autismo dell'uomo causato dalla secolarizzazione" - papa Benedetto contrappone il suo fermo riferimento a Dio e la sua offerta di amore".

  "Nell'ultima parte del suo Messaggio il Papa mette in risalto la salvezza in Cristo come il fondamento della giustizia umana" - ha concluso l'Arcivescovo Cordes - "Di fronte alla giustizia della Croce l'uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l'uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo".
OP/MESSAGGIO QUARESIMA/PÖTTERING:CORDES           VIS 20100204 (870)


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA QUARESIMA 2010


CITTA' DEL VATICANO, 4 FEB. 2010 (VIS). Oggi è stato reso pubblico il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Quaresima 2010, datato 30 ottobre 2009, dal titolo: "La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo (cfr Rm 3,21-22)", affermazione di San Paolo nella Lettera ai Romani. Di seguito riportiamo il documento in versione integrale in lingua italiana.

  "Cari fratelli e sorelle, ogni anno, in occasione della Quaresima, la Chiesa ci invita a una sincera revisione della nostra vita alla luce degli insegnamenti evangelici. Quest'anno vorrei proporvi alcune riflessioni sul vasto tema della giustizia, partendo dall'affermazione paolina: 'La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo' (cfr Rm 3,21-22)".

  "Giustizia: "dare cuique suum". Mi soffermo in primo luogo sul significato del termine "giustizia", che nel linguaggio comune implica "dare a ciascuno il suo - dare cuique suum", secondo la nota espressione di Ulpiano, giurista romano del III secolo. In realtà, però, tale classica definizione non precisa in che cosa consista quel "suo" da assicurare a ciascuno. Ciò di cui l'uomo ha più bisogno non può essergli garantito per legge. Per godere di un'esistenza in pienezza, gli è necessario qualcosa di più intimo che può essergli accordato solo gratuitamente: potremmo dire che l'uomo vive di quell'amore che solo Dio può comunicargli avendolo creato a sua immagine e somiglianza. Sono certamente utili e necessari i beni materiali - del resto Gesù stesso si è preoccupato di guarire i malati, di sfamare le folle che lo seguivano e di certo condanna l'indifferenza che anche oggi costringe centinaia di milioni di essere umani alla morte per mancanza di cibo, di acqua e di medicine -, ma la giustizia "distributiva" non rende all'essere umano tutto il "suo" che gli è dovuto. Come e più del pane, egli ha infatti bisogno di Dio. Nota sant'Agostino: se "la giustizia è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo... non è giustizia dell'uomo quella che sottrae l'uomo al vero Dio" (De civitate Dei, XIX, 21).

  "Da dove viene l'ingiustizia? L'evangelista Marco riporta le seguenti parole di Gesù, che si inseriscono nel dibattito di allora circa ciò che è puro e ciò che è impuro: "Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro... Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male" (Mc 7,14-15.20-21). Al di là della questione immediata relativa al cibo, possiamo scorgere nella reazione dei farisei una tentazione permanente dell'uomo: quella di individuare l'origine del male in una causa esteriore. Molte delle moderne ideologie hanno, a ben vedere, questo presupposto: poiché l'ingiustizia viene "da fuori", affinché regni la giustizia è sufficiente rimuovere le cause esteriori che ne impediscono l'attuazione. Questo modo di pensare - ammonisce Gesù - è ingenuo e miope. L'ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male. Lo riconosce amaramente il Salmista: "Ecco, nella colpa io sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre" (Sal 51,7). Sì, l'uomo è reso fragile da una spinta profonda, che lo mortifica nella capacità di entrare in comunione con l'altro. Aperto per natura al libero flusso della condivisione, avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l'egoismo, conseguenza della colpa originale. Adamo ed Eva, sedotti dalla menzogna di Satana, afferrando il misterioso frutto contro il comando divino, hanno sostituito alla logica del confidare nell'Amore quella del sospetto e della competizione; alla logica del ricevere, dell'attendere fiducioso dall'Altro, quella ansiosa dell'afferrare e del fare da sé (cfr Gen 3,1-6), sperimentando come risultato un senso di inquietudine e di incertezza. Come può l'uomo liberarsi da questa spinta egoistica e aprirsi all'amore?".

  "Giustizia e Sedaqah. Nel cuore della saggezza di Israele troviamo un legame profondo tra fede nel Dio che "solleva dalla polvere il debole" (Sal 113,7) e giustizia verso il prossimo. La parola stessa con cui in ebraico si indica la virtù della giustizia, sedaqah, ben lo esprime. Sedaqah infatti significa, da una parte, accettazione piena della volontà del Dio di Israele; dall'altra, equità nei confronti del prossimo (cfr Es 20,12-17), in modo speciale del povero, del forestiero, dell'orfano e della vedova (cfr Dt 10,18-19). Ma i due significati sono legati, perché il dare al povero, per l'israelita, non è altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà della miseria del suo popolo. Non a caso il dono delle tavole della Legge a Mosè, sul monte Sinai, avviene dopo il passaggio del Mar Rosso. L'ascolto della Legge, cioè, presuppone la fede nel Dio che per primo ha 'ascoltato il lamento' del suo popolo ed è "sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto" (cfr Es 3,8). Dio è attento al grido del misero e in risposta chiede di essere ascoltato: chiede giustizia verso il povero (cfr Sir 4,4-5.8-9), il forestiero (cfr Es 22,20), lo schiavo (cfr Dt 15,12-18). Per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell'illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l'origine stessa dell'ingiustizia. Occorre, in altre parole, un "esodo" più profondo di quello che Dio ha operato con Mosè, una liberazione del cuore, che la sola parola della Legge è impotente a realizzare. C'è dunque per l'uomo speranza di giustizia?"

"Cristo, giustizia di Dio. L'annuncio cristiano risponde positivamente alla sete di giustizia dell'uomo, come afferma l'apostolo Paolo nella Lettera ai Romani: "Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio... per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c'è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. E' lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue" (3,21-25).

  "Quale è dunque la giustizia di Cristo? E' anzitutto la giustizia che viene dalla grazia, dove non è l'uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri. Il fatto che l'"espiazione" avvenga nel "sangue" di Gesù significa che non sono i sacrifici dell'uomo a liberarlo dal peso delle colpe, ma il gesto dell'amore di Dio che si apre fino all'estremo, fino a far passare in sé "la maledizione" che spetta all'uomo, per trasmettergli in cambio la "benedizione" che spetta a Dio (cfr Gal 3,13-14). Ma ciò solleva subito un'obiezione: quale giustizia vi è là dove il giusto muore per il colpevole e il colpevole riceve in cambio la benedizione che spetta al giusto? Ciascuno non viene così a ricevere il contrario del "suo"? In realtà, qui si dischiude la giustizia divina, profondamente diversa da quella umana. Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante. Di fronte alla giustizia della Croce l'uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l'uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall'illusione dell'autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza - indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia".

  "Si capisce allora come la fede sia tutt'altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del "mio", per darmi gratuitamente il "suo". Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. Grazie all'azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia "più grande", che è quella dell'amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare".

  "Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall'amore".

  "Cari fratelli e sorelle, la Quaresima culmina nel Triduo Pasquale, nel quale anche quest'anno celebreremo la giustizia divina, che è pienezza di carità, di dono, di salvezza. Che questo tempo penitenziale sia per ogni cristiano tempo di autentica conversione e d'intensa conoscenza del mistero di Cristo, venuto a compiere ogni giustizia. Con tali sentimenti, imparto di cuore a tutti l'Apostolica Benedizione".
MESS/QUARESIMA 2010/...                         VIS 20100204 (1420)

TELEGRAMMA OLIMPIADI INVERNALI IN CANADA


CITTA' DEL VATICANO, 4 FEB. 2010 (VIS). Oggi è stato reso pubblico il testo del telegramma che il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire all'Arcivescovo J. Michael Miller, C.S.B., di Vancouver (Canada), in occasione delle celebrazioni della XXI edizione dei Giochi Olimpici Invernali e della X edizione dei Giochi Paraolimpici Invernali che si terranno nell'Arcidiocesi di Vancouver e nella Diocesi di Kamloops, dal 12 al 28 febbraio prossimo.

  Il Papa auspica che lo sport possa essere sempre "un valido propulsore di edificazione di pace ed amicizia fra i popoli e le nazioni" ed elogia l'iniziativa ecumenica "More than Gold" che promuove l'assistenza materiale e spirituale dei partecipanti ai Giochi.
TGR/GIOCHI OLIMPICI INVERNALI/MILLER                   VIS 20100204 (120)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 4 FEB. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

  Due Presuli della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles:

    - Il Vescovo Charles Phillip Richard Moth, Ordinario Militare per la Gran Bretagna.

  - Il Padre Michael Bernard McPartland, S.M.A., Prefetto Apostolico delle Falkland Islands o Malvinas; Superiore della Missione "sui iuris" di Saint Helena, Ascension and Tristan da Cunha.

  Tre Presuli della Conferenza Episcopale di Scozia, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Cardinale Keith Michael Patrick O'Brien, Arcivescovo di Saint Andrews and Edinburgh.

    - L'Arcivescovo Mario Joseph Conti, di Glasgow.

- Il Vescovo Joseph Devine, di Motherwell.
AL/.../.../                                    VIS 20100204 (110)

mercoledì 3 febbraio 2010

VITA CONSACRATA TESTIMONE SOVRABBONDANZA AMORE DIVINO


CITTA' DEL VATICANO, 3 FEB. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di ieri alle 17:30, nella Basilica di San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato i Secondi Vespri nella festa della Presentazione del Signore al Tempio, e Giornata Mondiale della Vita Consacrata.

  Il Papa ha ricordato che, a partire dal 1997, il Venerabile Giovanni Paolo II volle  che fosse celebrata in tutta la Chiesa una speciale Giornata della Vita Consacrata. "Infatti, l'oblazione del Figlio di Dio - simboleggiata dalla sua presentazione al Tempio - è modello per ogni uomo e donna che consacra tutta la propria vita al Signore".

  "Triplice è lo scopo di questa Giornata: innanzitutto lodare e ringraziare il Signore per il dono della vita consacrata; in secondo luogo, promuoverne la conoscenza e la stima da parte di tutto il Popolo di Dio; infine, invitare quanti hanno dedicato pienamente la propria vita alla causa del Vangelo a celebrare le meraviglie che il Signore ha operato in loro".

  Successivamente il Papa ha commentato le letture della celebrazione, la Lettera agli Ebrei, nella quale "Cristo è presentato come il Mediatore: è vero Dio e vero uomo, perciò appartiene realmente al mondo divino e a quello umano. In realtà, è proprio e solamente a partire da questa fede, da questa professione di fede in Gesù Cristo, il Mediatore unico e definitivo, che nella Chiesa ha senso una vita consacrata, una vita consacrata a Dio mediante Cristo. Ha senso solo se Lui è veramente mediatore tra Dio e noi, altrimenti si tratterebbe solo di una forma di sublimazione o di evasione".

  "La vita consacrata, infatti, testimonia ed esprime in modo 'forte' proprio il cercarsi reciproco di Dio e dell'uomo, l'amore che li attrae; la persona consacrata, per il fatto stesso di esserci, rappresenta come un 'ponte' verso Dio per tutti coloro che la incontrano. (...) E tutto questo in forza della mediazione di Gesù Cristo, il Consacrato del Padre. Il fondamento è Lui! Lui, che ha condiviso la nostra fragilità, perché noi potessimo partecipare della sua natura divina".

  "Le persone consacrate" - ha spiegato il Pontefice - "sperimentano la grazia, la misericordia e il perdono di Dio non solo per sé, ma anche per i fratelli, essendo chiamate a portare nel cuore e nella preghiera le angosce e le attese degli uomini, specie di quelli che sono lontani da Dio. In particolare, le comunità che vivono nella clausura, con il loro specifico impegno di fedeltà nello 'stare con il Signore', nello 'stare sotto la croce', svolgono sovente questo ruolo vicario, unite al Cristo della Passione, prendendo su di sé le sofferenze e le prove degli altri ed offrendo con gioia ogni cosa per la salvezza del mondo".

  "La vita consacrata (...) testimonia la sovrabbondanza d'amore che spinge a 'perdere' la propria vita, come risposta alla sovrabbondanza di amore del Signore, che per primo ha 'perduto' la sua vita per noi. In questo momento penso alle persone consacrate che sentono il peso della fatica quotidiana scarsa di gratificazioni umane, penso ai religiosi e alle religiose anziani, ammalati, a quanti si sentono in difficoltà nel loro apostolato... Nessuno di essi è inutile, perché il Signore li associa al 'trono della grazia'. Sono invece un dono prezioso per la Chiesa e per il mondo, assetato di Dio e della sua Parola".

  Benedetto XVI ha concluso l'omelia auspicando che l'Anno Sacerdotale sia "un'ulteriore occasione, per i religiosi presbiteri, ad intensificare il cammino di santificazione e, per tutti i consacrati e le consacrate, uno stimolo ad accompagnare e sostenere il loro ministero con fervente preghiera".
HML/VITA CONSACRATA/...                           VIS 20100203 (600)


SAN DOMENICO AUTENTICO PREDICATORE DEL VANGELO


CITTA' DEL VATICANO, 3 FEB. 2010 (VIS). Nell'Udienza Generale di oggi, tenutasi nell'Aula Paolo VI, il Papa si è soffermato sulla figura di San Domenico di Guzmán, Fondatore dell'Ordine dei Predicatori, noti anche come Frati Domenicani.

  Domenico nacque a Caleruega (Burgos, Spagna), nel 1170. "Si distinse subito" - ha detto il Santo Padre - "per l'interesse nello studio della Sacra Scrittura e per l'amore verso i poveri. (...) Ordinato sacerdote, fu eletto canonico del capitolo della Cattedrale nella sua diocesi di origine, Osma. (...) Questa nomina (...) egli non la interpretò come un privilegio personale, né come l'inizio di una brillante carriera ecclesiastica, ma come un servizio da rendere con dedizione e umiltà. Non è forse una tentazione quella della carriera, del potere, una tentazione da cui non sono immuni neppure coloro che hanno un ruolo di animazione e di governo nella Chiesa?".

  "Il Vescovo di Osma (...) notò ben presto le qualità spirituali di Domenico e volle avvalersi della sua collaborazione. Insieme si recarono nell'Europa del Nord, per compiere missioni diplomatiche affidate loro dal re di Castiglia. Viaggiando, Domenico si rese conto di due enormi sfide per la Chiesa del suo tempo: l'esistenza di popoli non ancora evangelizzati, ai confini settentrionali del continente europeo, e la lacerazione religiosa che indeboliva la vita cristiana nel Sud della Francia, dove l'azione di alcuni gruppi eretici creava disturbo e l'allontanamento dalla verità della fede".

  Papa Onorio III domandò a Domenico "di dedicarsi alla predicazione agli Albigesi" e Domenico "accettò con entusiasmo questa missione, che realizzò proprio con l'esempio della sua esistenza povera e austera, con la predicazione del Vangelo e con dibattiti pubblici".

  "E' Cristo" - ha esclamato il Pontefice - "il bene più prezioso che gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni luogo hanno il diritto di conoscere e di amare! Ed è consolante vedere come anche nella Chiesa di oggi sono tanti - pastori e fedeli laici, Membri di antichi ordini religiosi e di nuovi movimenti ecclesiali - che con gioia spendono la loro vita per questo ideale supremo: annunciare e testimoniare il Vangelo!".

  "A Domenico di Guzman si associarono poi altri uomini, attratti dalla stessa aspirazione. In tal modo, progressivamente, dalla prima fondazione di Tolosa, ebbe origine l'Ordine dei Predicatori. Domenico (...) adottò l'antica Regola di sant'Agostino, adattandola alle esigenze di vita apostolica, che portavano lui e i suoi compagni a predicare spostandosi da un posto all'altro, ma tornando, poi, ai propri conventi, luoghi di studio, preghiera e vita comunitaria".

  "Domenico, con un gesto coraggioso, volle che i suoi seguaci acquisissero una solida formazione teologica, e non esitò a inviarli nelle Università del tempo. (...) Domenico volle che i suoi Frati vi si dedicassero senza risparmio, con diligenza e pietà;" che si dedicassero ad "uno studio fondato sull'anima di ogni sapere teologico, cioè sulla Sacra Scrittura, e rispettoso delle domande poste dalla ragione".

  "Esorto dunque tutti, pastori e laici" - ha detto il Papa - "a coltivare questa 'dimensione culturale' della fede, affinché la bellezza della verità cristiana possa essere meglio compresa e la fede possa essere veramente nutrita, rafforzata e anche difesa. In quest'Anno Sacerdotale, invito i seminaristi e i sacerdoti a stimare il valore spirituale dello studio. La qualità del ministero sacerdotale dipende anche dalla generosità con cui ci si applica allo studio delle verità rivelate".

  Domenico morì nel 1221 a Bologna e fu canonizzato nel 1234. "Con la sua santità" - ha concluso il Pontefice - "ci indica due mezzi indispensabili affinché l'azione apostolica sia incisiva. Anzitutto, la devozione mariana", in particolare la preghiera del Santo Rosario "che i suoi figli spirituali (...) hanno avuto il grande merito di diffondere"  e il "valore della preghiera di intercessione per il successo del lavoro apostolico".
AG/SAN DOMENICO/...                                       VIS 20100203 (610)


martedì 2 febbraio 2010

XXV ANNIVERSARIO DICASTERO OPERATORI SANITARI


CITTA' DEL VATICANO, 2 FEB. 2010 (VIS). "La Chiesa al servizio dell'amore per i sofferenti" sarà il motivo conduttore della celebrazione del XXV dell'istituzione del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari e della XVIII Giornata Mondiale del Malato, in programma l'11 febbraio prossimo.

  Il 9 e 10 febbraio, nell'Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano, si terrà un Simposio Internazionale dedicato a due Documenti di Giovanni Paolo II: la Lettera Apostolica "Salvifici Doloris" sul senso cristiano della sofferenza umana (11 febbraio 1984) e il Motu Proprio "Dolentium Hominum", con il quale il Pontefice istituì il Dicastero per gli Operatori Sanitari (11 febbraio 1985).

  Un Comunicato del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari rende noto che nel corso del Simposio saranno approfondite le tematiche del dolore e della sofferenza dal punto di vista dell'Ebraismo, Induismo, Islamismo e Buddismo, nonché come sono vissute e viste nelle culture africane e in quelle asiatiche.

  Alle 10:30 dell'11 febbraio, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes, Benedetto XVI presiederà una celebrazione eucaristica nella Basilica Vaticana. Lo stesso giorno è previsto l'arrivo delle reliquie di Santa Bernadetta Soubirous, una preghiera ai piedi della statua della Beata Vergine di Lourdes e la visita alla tomba del Venerabile Giovanni Paolo II.

   Nelle stesse giornate avranno inoltre luogo un Concerto di Musica Classica presso l'Accademia romana di Santa Cecilia e una mostra di pittura dedicata a Giovanni Paolo II e alla sua sofferenza.
.../ANNIVERSARIO/OPERATORI SANITARI                   VIS 20100202 (240)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 2 FEB. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Mahajanga (Madagascar), presentata dal Vescovo Joseph Ignace Randrianasolo, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico. Gli succede il Vescovo Roger Victor Rakotondrajao, Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Vescovo Carlos Germán Mesa Ruiz, Vescovo di Socorro y San Gil (superficie: 6.734; popolazione: 268.000; cattolici: 258.233; sacerdoti: 102; religiosi: 147), Colombia. E' stato finora Vescovo di Arauca (Colombia).

- Ha nominato il Vescovo Guillermo Orozco Montoya, Vescovo di Girardota (superficie: 2.445; popolazione: 212.000; cattolici: 191.000; sacerdoti: 57; religiosi: 75), Colombia. E' stato finora Vescovo di San José del Guaviare (Colombia). 

- Ha nominato il Vescovo Oscar Armando Campos Contreras, Vescovo di Tehuantepec (superficie: 25.000; popolazione: 1.660.000; cattolici: 1.340.000: sacerdoti: 76; religiosi: 125), Messico. E' stato finora Ausiliare di Antequera (Messico).

- Ha nominato il Reverendo Justin Kientega, Vescovo della Diocesi di Ouahigouya (superficie: 19.126; popolazione: 1.200.000; cattolici: 100.000; sacerdoti: 62; religiosi: 112), Burkina Faso. Il Vescovo eletto è nato nel 1959 nella parrocchia Temnaoré (Burkina Faso) ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. E' stato finora Economo della medesima Diocesi e Cappellano del Centro ospedaliero regionale di Koudougou.

- Ha nominato l'Arcivescovo Augustine Kasujja, Nunzio Apostolico in Nigeria, finora Nunzio Apostolico in Madagascar, in Maurizio e nelle Seychelles, Delegato Apostolico nelle Isole Comore, con funzione di Delegato Apostolico in La Réunion.

- Ha nominato il Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi (Francia), Membro della Congregazione per il Clero.
RE:NER:NN:NA/.../...                               VIS 20100202 (280)


lunedì 1 febbraio 2010

ANGELUS: AMORE STILE DI VITA DEL CREDENTE


CITTA' DEL VATICANO, 31 GEN. 2010 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

 "Nella liturgia di questa domenica" - ha detto il Papa commentando la liturgia odierna - "si legge una delle pagine più belle del Nuovo Testamento e di tutta la Bibbia: il cosiddetto 'inno alla carità' dell'apostolo Paolo".

  "La carità è il dono 'più grande', che dà valore a tutti gli altri (...) Alla fine, quando ci incontreremo faccia a faccia con Dio, tutti gli altri doni verranno meno; l'unico che rimarrà in eterno sarà la carità, perché Dio è amore e noi saremo simili a Lui, in comunione perfetta con Lui".

  "Per ora, mentre siamo in questo mondo, la carità è il distintivo del cristiano. E' la sintesi di tutta la sua vita: di ciò che crede e di ciò che fa. Per questo, all'inizio del mio pontificato, ho voluto dedicare la mia prima Enciclica proprio al tema dell'amore: 'Deus caritas est'. Come ricorderete, questa Enciclica si compone di due parti, che corrispondono ai due aspetti della carità: il suo significato, e quindi la sua attuazione pratica".

  "L'amore" - ha spiegato il Papa - "è l'essenza di Dio stesso, è il senso della creazione e della storia, è la luce che dà bontà e bellezza all'esistenza di ogni uomo. Al tempo stesso, l'amore è, per così dire, lo 'stile' di Dio e dell'uomo credente, è il comportamento di chi, rispondendo all'amore di Dio, imposta la propria vita come dono di sé a Dio e al prossimo".

  "Cari amici, se pensiamo ai Santi, riconosciamo la varietà dei loro doni spirituali, e anche dei loro caratteri umani. Ma la vita di ognuno di essi è un inno alla carità, un cantico vivente all'amore di Dio!"

  "Oggi, 31 gennaio" - ha concluso Benedetto XVI - "ricordiamo in particolare San Giovanni Bosco, fondatore della Famiglia Salesiana e patrono dei giovani. In questo Anno Sacerdotale vorrei invocare la sua intercessione affinché i sacerdoti siano sempre educatori e padri dei giovani; e perché, sperimentando questa carità pastorale, tanti giovani accolgano la chiamata a dare la vita per Cristo e per il Vangelo. Maria Ausiliatrice, modello di carità, ci ottenga queste grazie"
ANG/CARITÀ/...                                   VIS 20100201 (400)


GRANDE SENSO RESPONSABILITÀ DAVANTI CRISI ECONOMICA


CITTA' DEL VATICANO, 31 GEN. 2010 (VIS). Dopo la preghiera mariana dell'Angelus, il Santo Padre ha ricordato che: "L'ultima domenica di gennaio è la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra. Il pensiero va spontaneamente a Padre Damiano de Veuster, che diede la vita per questi fratelli e sorelle, e che nello scorso ottobre ho proclamato santo. Alla sua celeste protezione affido tutte le persone che purtroppo ancora oggi soffrono per questa malattia, come pure gli operatori sanitari e i volontari che si prodigano perché possa esistere un mondo senza lebbra".

  "Oggi si celebra anche la seconda Giornata di Intercessione per la Pace in Terra Santa" - ha ricordato ancora il Santo Padre - "In comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terrasanta, mi unisco spiritualmente alla preghiera di tanti cristiani di ogni parte del mondo, mentre saluto di cuore quanti sono qui convenuti per tale circostanza".

  "La crisi economica" - ha detto infine il Papa - "sta causando la perdita di numerosi posti di lavoro, e questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti".

  Benedetto XVI ha citato due realtà difficili in Italia, la fabbrica di automobili di Termini Imerese, dove lavorano 3.000 persone e che ha annunciato per il 2012 la chiusura, e la fabbrica metallurgica di Portovesme, i cui operai, alcuni dei quali erano in Piazza San Pietro, sono in cassa integrazione.

  "Mi associo pertanto" - ha detto il Papa - "all'appello della Conferenza Episcopale Italiana, che ha incoraggiato a fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l'occupazione, assicurando un lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie".

  Dopo i saluti ai fedeli nelle diverse lingue, il Papa si è rivolto ai ragazzi e alle ragazze dell'Azione Cattolica di Roma con queste parole: "Cari ragazzi, vi ringrazio perché, con la vostra 'Carovana della pace' e col simbolo delle colombe che tra poco faremo volare, voi date a tutti un segno di speranza". Due bambini, invitati nell'appartamento pontificio, hanno liberato dalla finestra due colombe, simbolo di pace. Una di esse è entrata nello studio pontificio mentre Benedetto XVI sorrideva divertito, ed alla fine è riuscita a librarsi in volo.
ANG/LEBBRA:PACE:LAVORO/...                           VIS 20100201 (370)


BENEDETTO XVI PARLA VIAGGIO APOSTOLICO GRAN BRETAGNA


CITTA' DEL VATICANO, 1 FEB. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i Presuli della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, al termine della Visita "ad Limina Apsotolorum".

  "Anche fra le pressioni del secolarismo" - ha detto Benedetto XVI - "vi sono molti segni di fede viva e di devozione fra i cattolici di Inghilterra e Galles. Penso, ad esempio, all'entusiasmo nell'accogliere le reliquie di Santa Teresa, l'interesse sorto dalla prospettiva della Beatificazione del Cardinale Newman e l'attesa dei giovani che desiderano partecipare ai pellegrinaggi della Giornata Mondiale della Gioventù".

  "In occasione del mio prossimo Viaggio Apostolico in Gran Bretagna" - ha continuato il Pontefice - "potrò io stesso sperimentare quella fede e, in qualità di Successore di Pietro, rafforzarla e riconfermarla. Nel corso dei prossimi mesi di preparazione, adoperatevi per incoraggiare i cattolici di Inghilterra e Galles nella loro devozione, e assicurate loro che il Papa costantemente li ricorda nella preghiera e li custodisce nel cuore".

  "Il vostro Paese" - ha sottolineato Benedetto XVI - "è ben conosciuto per il suo fermo impegno nell'uguaglianza di opportunità per tutti i membri della società. Tuttavia, come avete giustamente sottolineato, l'effetto di parte della legislazione volta a perseguire tale obiettivo è stato quello di imporre ingiuste limitazioni alla libertà di comunità religiose ad agire in sintonia con il proprio credo".

  "Vi esorto come Pastori" - ha proseguito il Papa - "ad assicurarvi che l'insegnamento morale della Chiesa sia sempre presentato nella sua interezza e difeso in modo convincente. La fedeltà al Vangelo non limita in alcun modo la libertà di altri - al contrario, serve loro la libertà offrendo la verità".

  "Per presentare la pienezza salvifica del messaggio di Cristo al mondo in modo efficace e convincente, la comunità cattolica nel vostro Paese deve parlare con una sola voce".

  "E' la verità rivelata attraverso la Scrittura e la Tradizione ed articolata dal Magistero della Chiesa che ci rende liberi." - ha ribadito Benedetto XVI - "Il Cardinale Newman realizzò questo obiettivo e ci ha lasciato un notevole esempio di fedeltà alla verità rivelata seguendo quella 'benevola luce' dovunque essa lo portava, anche a costi considerevoli per la sua persona. Nel nostro tempo sono necessari grandi scrittori e comunicatori della sua statura ed integrità nella Chiesa attuale, ed è il mio auspico che la devozione al Cardinale Newman ispiri a seguire i suoi passi".

  "Vi esorto" - ha detto ancora il Santo Padre riferendosi all'Anno Sacerdotale - "a mostrare ai vostri sacerdoti il suo esempio di dedizione alla preghiera, la sensibilità pastorale per le esigenze del suo gregge, la passione per la predicazione del Vangelo. Anche voi dovete dare un simile esempio. Siate vicini ai vostri preti, e riaccendete il loro senso di enorme privilegio e di gioia di essere fra il popolo di Dio come 'alter Christus'.

  "Incoraggiate i fedeli laici" - ha esortato ancora il Papa - "ad esprimere apprezzamento ai sacerdoti che sono al loro servizio, e a riconoscere le difficoltà che qualche volta essi affrontano a causa del loro scarso numero e delle crescenti pressioni del mondo. Aiutateli ad evitare ogni tentazione di considerare i membri del clero come meri funzionari ma piuttosto a rallegrarsi del dono del ministero sacerdotale, un dono che non può essere mai dato per scontato".

  Infine il Papa riferendosi al dialogo ecumenico ed inter-religioso, in Inghilterra e Galles ha esortato "ad essere generosi nel realizzare i dettami della  Costituzione Apostolica 'Anglicanorum Coetibus', in modo da assistere quei gruppi di Anglicani che desiderano entrare in piena comunione con la Chiesa Cattolica. Sono convinto che, se accolti con calore e con cuore sincero, questi gruppi saranno una benedizione per tutta la Chiesa".
AL/.../INGHILTERRA:GALLES                           VIS 20100201 (610)


INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE MESE DI FEBBRAIO


CITTA' DEL VATICANO, 1 FEB. (VIS). L'intenzione Generale per l'Apostolato della Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI per il mese di febbraio è la seguente: "Per tutti gli scienziati e gli uomini di cultura, perché attraverso la sincera ricerca della verità possano giungere alla conoscenza dell'unico vero Dio".

  L'intenzione Missionaria è la seguente: "Perché la Chiesa, consapevole della propria identità missionaria, si sforzi di seguire fedelmente Cristo e di proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli".
BXVI-INTENZIONI PREGHIERA/FEBBRAIO/…                      VIS 20100201 (100)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 1 FEB (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate sette Presuli della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, in Visita "ad Limina Apostolorum":

-    Il Vescovo John Hine, Amministratore dell'Arcidiocesi di Southwark, con gli Ausiliari il Vescovo Patrick K. Lynch, SS.CC. ed il Vescovo Paul Hendricks.

-    Il Vescovo Michael Charles Evans, di East Anglia.

-    Il Vescovo Peter Doyle, di Northampton.

-    Il Vescovo Malcom Patrick McMahon, O.P. di Nottingham.

-    Il Vescovo Hlib Lonchyna, M.S.U., Amministratore Apostolico dell'Esarcato Apostolico per i fedeli Ucraini di rito bizantino residenti in Gran Bretagna.

  Sabato 30 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia).

- Sette Presuli della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - L'Arcivescovo Bernard Longley, di Birmingham, con gli Ausiliari il Vescovo David Christopher McGough ed il Vescovo William Kenney, C.P.

    - Il Vescovo Kieran Thomas Conry, di Arundel and Brighton.

    - Il Vescovo Hugh Christopher Budd, di Plymouth.

    - Il Vescovo Roger Francis Crispian Hollis, di Portsmouth.

    - Il Vescovo Thomas McMahon, di Brentwood.

- L'Arcivescovo Peter Rajic, Nunzio Apostolico in Kuwait, Bahrain e Quatar e Delegato Apostolico nella Penisola Arabica, con i Familiari.

- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AL:AP/...                                    VIS 20100130 (230)

sabato 30 gennaio 2010

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 30 GEN. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha eretto la Diocesi di Maliana (Timor Orientale), con territorio dismemebrato della Diocesi di Dili.

- Ha nominato il Reverendo Norberto Do Amaral, primo Vescovo di Maliana (superficie: 3.645; popolazione: 210.000; cattolici: 206.597; sacerdoti: 31; religiosi: 108), Timor Orientale. Il Vescovo eletto è nato nel 1956 a Ainaro (Diocesi di Dili) ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. È Stato finora Cancelliere della Diocesi di Dili (Timor Orientale).

- Ha nominato il Padre Calogero Peri, O.F.M.Cap., Vescovo di Caltagirone (superficie: 1.551; popolazione: 153.038; cattolici: 149.827; sacerdoti: 91; religiosi: 143; diaconi permanenti: 10), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Salemi (Italia) nel 1953, ha emesso la professione perpetua nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini nel 1976 ed è stato ordinato sacerdote nel 1978. È stato finora Vice Preside della Facoltà Teologica "San Giovanni Evangelista" di  Palermo (Italia).
ECE:NER/.../DO AMARAL:PERI                            VIS 20100130 (160)


venerdì 29 gennaio 2010

TRIBUNALE ROTA DEVE ISPIRARSI GIUSTIZIA, CARITÀ E VERITÀ


CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto oggi in udienza il Decano, il Collegio dei Prelati uditori, gli Officiali e gli altri Collaboratori del Tribunale della Rota Romana, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario.

  Il Santo Padre si è soffermato nel suo discorso sulla missione di questa istituzione nella triplice prospettiva della giustizia, della carità e della verità alla quale il Tribunale della Rota Romana deve ispirarsi.

  "Occorre prendere atto della diffusa e radicata tendenza, anche se non sempre manifesta, che porta a contrapporre la giustizia alla carità, quasi che una escluda l'altra. In questa linea, riferendosi più specificamente alla vita della Chiesa, alcuni ritengono che la carità pastorale potrebbe giustificare ogni passo verso la dichiarazione della nullità del vincolo matrimoniale per venire incontro alle persone che si trovano in situazione matrimoniale irregolare. La stessa verità, (...) tenderebbe così ad essere vista in un'ottica strumentale, che l'adatterebbe di volta in volta alle diverse esigenze che si presentano".

  "Il vostro ministero" - ha proseguito il Papa - "è essenzialmente opera di giustizia: una virtù (...) della quale è quanto mai importante riscoprire il valore umano e cristiano, anche all'interno della Chiesa. Il Diritto Canonico" deve essere "sempre considerato nel suo rapporto essenziale con la giustizia, nella consapevolezza che nella Chiesa l'attività giuridica ha come fine la salvezza delle anime".

  "In questa prospettiva è da tenere presente, qualunque sia la situazione, che il processo e la sentenza sono legati in modo fondamentale alla giustizia e si pongono al suo servizio" - ha rilevato Papa Benedetto XVI che ha aggiunto: "Oltre a questa dimensione (...) 'oggettiva' della giustizia, ne esiste un'altra, inseparabile da essa, che riguarda gli 'operatori del diritto', coloro , cioè, che la rendono possibile. Vorrei sottolineare come essi devono essere caratterizzati da un alto esercizio delle virtù umane e cristiane, in particolare della prudenza e della giustizia, ma anche della fortezza".

  "Quest'ultima diventa più rilevante quando l'ingiustizia appare la via più facile da seguire, in quanto implica accondiscendenza ai desideri e alle aspettative delle parti, oppure ai condizionamenti dell'ambiente sociale".

  "Tutti coloro che operano nel campo del Diritto, ognuno secondo la propria funzione, devono essere guidati dalla giustizia. Penso in particolare agli avvocati, i quali devono non soltanto porre ogni attenzione al rispetto della verità delle prove, ma anche evitare con cura di assumere, (...) il patrocinio di cause che, secondo la loro coscienza, non siano oggettivamente sostenibili".

  "L'azione, poi, di chi amministra la giustizia non può prescindere dalla carità" - ha ribadito il Santo Padre - "Lo sguardo e la misura della carità aiuterà a non dimenticare che si è sempre davanti a persone segnate da problemi e da sofferenze. Anche nell'ambito specifico del servizio di operatori della giustizia vale il principio secondo cui 'la carità eccede la giustizia'".

  "Di conseguenza, l'approccio alle persone, (...) deve calarsi nel caso concreto per facilitare alle parti, mediante la delicatezza e la sollecitudine, il contatto con il competente tribunale. In pari tempo, è importante adoperarsi fattivamente ogni qualvolta si intraveda una speranza di buon esito, per indurre i coniugi a convalidare eventualmente il matrimonio e a ristabilire la convivenza coniugale. Non va, inoltre, tralasciato lo sforzo di instaurare tra le parti un clima di disponibilità umana e cristiana, fondata sulla ricerca della verità".

  "Occorre rifuggire da richiami pseudopastorali che situano le questioni su un piano meramente orizzontale, in cui ciò che conta è soddisfare le richieste soggettive per giungere ad ogni costo alla dichiarazione di nullità, al fine di poter superare, tra l'altro, gli ostacoli alla ricezione dei sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. Il bene altissimo della riammissione alla Comunione eucaristica, (...) esige (...) di considerare l'autentico bene delle persone, inscindibile dalla verità della loro situazione canonica. Sarebbe un bene fittizio, (...) spianare loro comunque la strada verso la ricezione dei sacramenti, con il pericolo di farli vivere in contrasto oggettivo con la verità della propria condizione personale".

  "Vorrei oggi sottolineare come sia la giustizia, sia la carità, postulino l'amore alla verità e comportino essenzialmente la ricerca del vero. (...) Senza verità la carità scivola nel sentimentalismo. L'amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell'amore in una cultura senza verità".

  "Bisogna tener presente che un simile svuotamento" - ha detto ancora il Papa - "può verificarsi non solo nell'attività pratica del giudicare, ma anche nelle impostazioni teoriche, che tanto influiscono poi sui giudizi concreti. Il problema si pone quando viene più o meno oscurata la stessa essenza del matrimonio. (...) La considerazione esistenziale, personalistica e relazionale dell'unione coniugale non può mai essere fatta a scapito dell'indissolubilità, essenziale proprietà che nel matrimonio cristiano consegue, con l'unità, una peculiare stabilità in ragione del sacramento".

  "Non va dimenticato" - ha concluso il Pontefice - "che il matrimonio gode del favore del diritto. Pertanto, in caso di dubbio, esso si deve intendere valido fino a che non sia stato provato il contrario. Altrimenti, si corre il grave rischio di rimanere senza un punto di riferimento oggettivo per le pronunce circa la nullità, trasformando ogni difficoltà coniugale in un sintomo di mancata attuazione di un'unione il cui nucleo essenziale di giustizia - il vincolo indissolubile - viene di fatto negato".
AC/.../ROTA ROMANA                               VIS 20100129 (840)


RAFFORZARE NECESSARIE STRATEGIE LOTTA CONTRO LEBBRA


CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2010 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico il Messaggio per la LVII Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra che si celebra domenica 31 gennaio, a firma dell'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari.

  Secondo i dati più recenti dell'Organizzazione Mondiale della Salute (O.M.S.), "nel 2009 sono stati registrati oltre 210mila nuovi casi di lebbra. I Paesi che risultano più colpiti sono in Asia, nell'America Meridionale e in Africa. L'India presenta il maggior numero di persone affette seguita dal Brasile".

  L'Arcivescovo Zimowski lancia un appello "alla comunità internazionale e alle autorità di ogni singolo Stato, invitandole a sviluppare e rafforzare le necessarie strategie di lotta alla lebbra, rendendole più efficaci e capillari soprattutto dove il numero dei nuovi casi è ancora elevato. Tutto ciò senza trascurare le campagne di educazione e di sensibilizzazione in grado di aiutare, le persone affette  ed i loro familiari, ad uscire dall'esclusione e ad ottenere le cure necessarie".

  Al termine del Messaggio, il Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari ringrazia l'Organizzazione Mondiale della Sanità, le religiose, i missionari e i volontari per il lodevole "impegno a sradicare questa ed altre malattie 'dimenticate'".
CON-AVA/GIORNATA MONDIALE LEBBRA/ZIMOWSKI    VIS 20100129 (210)



UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Tre Presuli della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, in Visita "ad Limina Apostolorum".

-    Il Vescovo Arthur Roche, di Leeds.

-    Il Vescovo Terence Patrick Drainey, di Middlesbrough.

-    Il Vescovo Terence John Brain, di Salford.

-    Il Vescovo Antoni Stankiewicz, Decano del Tribunale della Rota Romana.
AL:AP/.../...                                   VIS 20100129 (70)


ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Kibungo (Rwanda), presentata dal Vescovo Kizito Bahujimihigo, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.
RE/.../BAHUJIMIHIGO                                 VIS 20100129 (50)

giovedì 28 gennaio 2010

ACCADEMIE PONTIFICIE SIANO ISTITUZIONI VITALI


CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2010 (VIS). Questa mattina, festa di San Tommaso d'Aquino, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i 300 partecipanti alla Seduta Pubblica delle Pontificie Accademie, svoltasi nel pomeriggio del 27 gennaio.

  Alla seduta pubblica hanno preso parte la seguenti Accademie: Accademia di San Tommaso d'Aquino; Accademia di Teologia; Accademia dell'Immacolata; Accademia Mariana Internazionale; Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon; Accademia Romana di Archeologia; Accademia "Cultorum Martyrum".

  Nell'elogiare il "glorioso passato" delle Pontificie Accademie, il Papa ha sottolineato che in questi momenti: "La cultura contemporanea, e ancor più gli stessi credenti, (...), sollecitano continuamente la riflessione e l'azione della Chiesa nei vari ambiti in cui emergono nuove problematiche e che costituiscono anche settori in cui operate, come la ricerca filosofica e teologica; la riflessione sulla figura della Vergine Maria; lo studio della storia, dei monumenti, delle testimonianze ricevute in eredità dai fedeli delle prime generazioni cristiane, a cominciare dai Martiri".

  "In questi delicati spazi di ricerca e di impegno" - ha detto il Papa -  "siete chiamati a offrire un contributo qualificato, competente e appassionato, affinché tutta la Chiesa, e in particolare la Santa Sede, possa disporre di occasioni, di linguaggi e di mezzi adeguati per dialogare con le culture contemporanee e rispondere efficacemente alle domande e alle sfide che l'interpellano nei vari ambiti del sapere e dell'esperienza umana".

  "Come ho più volte affermato, l'odierna cultura risente fortemente sia di una visione dominata dal relativismo e dal soggettivismo, sia di metodi e atteggiamenti talora superficiali e perfino banali, che danneggiano la serietà della ricerca e della riflessione e, di conseguenza, anche del dialogo, del confronto e della comunicazione interpersonale. Appare, pertanto, urgente e necessario ricreare le condizioni essenziali di una reale capacità di approfondimento nello studio e nella ricerca, perché ragionevolmente si dialoghi ed efficacemente ci si confronti sulle diverse problematiche, nella prospettiva di una crescita comune e di una formazione che promuova l'uomo nella sua integralità e completezza".

  "Tale impegno" - ha aggiunto il Pontefice - "deve essere particolarmente cogente nell'ambito della formazione dei candidati al ministero ordinato, come esige l''Anno Sacerdotale' e come conferma la felice scelta di dedicargli la vostra annuale Seduta Pubblica".

  "Il pensiero e la testimonianza di San Tommaso d'Aquino" - ha concluso Benedetto XVI - "ci suggeriscono di studiare con grande attenzione i problemi emergenti per offrire risposte adeguate e creative. Fiduciosi nella possibilità della 'ragione umana', nella piena fedeltà all'immutabile 'depositum fidei', occorre - come fece il 'Doctor Communis' - attingere sempre alle ricchezze della Tradizione, nella costante ricerca della 'verità delle cose'. Per questo, è necessario che le Pontificie Accademie siano oggi più che mai Istituzioni vitali e vivaci, capaci di percepire acutamente sia le domande della società e delle culture, sia i bisogni e le attese della Chiesa, per offrire un adeguato e valido contributo e così promuovere, con tutte le energie ed i mezzi a disposizione, un autentico umanesimo cristiano".
AC/ACCADEMIE PONTIFICIE/...                           VIS 20100128 (960)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate sette Presuli della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, in Visita "ad Limina Aposotlorum":

    - Il Vescovo Edwin Regan, di Wrexham.

-    L'Arcivescovo Patrick Altham Kelly, di Liverpool, con il Vescovo Ausiliare Thomas Anthony Williams ed il Vescovo Ausiliare emerito Vincent Malone.

-    Il Vescovo John Anthony Rawsthorne, di Hallam.

-    Il Vescovo Séamus Cunningham, di Hexham and Newcastle.

-    Il Vescovo Michael Gregory Campbell, O.S.A., di Lancaster.
AL/.../...                                         VIS 20100128 (90)

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