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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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martedì 8 ottobre 2013

SABATO 12 OTTOBRE PAPA FRANCESCO ACCOGLIERÀ LA STATUA ORIGINALE DELLA MADONNA DI FATIMA

Città del Vaticano, 8 ottobre 2013 (VIS). Alle 17:00 di sabato 12 ottobre, in Piazza San Pietro, Papa Francesco presiederà una preghiera in occasione della Giornata Mariana indetta nel contesto delle celebrazioni dell'Anno della Fede e solennemente accoglierà la statua originale della Madonna di Fatima che porta incastonata nella corona il proiettile che ferì il Beato Giovanni Paolo II nell'attentato del 13 maggio 1981.

Alle 10:30 di domenica 13 ottobre, sul sagrato della Basilica Vaticana, il Santo Padre celebrerà la Santa Messa per la Giornata Mariana.

INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE OTTOBRE 2013

Città del Vaticano, 8 ottobre 2013 (VIS). Di seguito riportiamo le intenzioni per il mese di ottobre affidate dal Papa all'apostolato della preghiera:

Generale: "Perché quanti si sentono schiacciati dal peso della vita, sino a desiderarne la fine, possano avvertire la vicinanza dell'amore di Dio".

Missionaria: "Perché la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale renda tutti i cristiani coscienti di essere non solo destinatari, ma anche annunciatori della Parola di Dio".


I 30 ANNI DEI "PATRONS OF THE ARTS" DEI MUSEI VATICANI

Città del Vaticano, 8 ottobre 2013 (VIS). Dal 15 al 20 ottobre, con una serie di incontri e di iniziative, i Musei Vaticani celebrano il trentesimo anniversario dei "Patrons of the Arts". Moderni mecenati del nostro tempo, i "Patrons of the Arts in the Vatican Museums" sono una comunità internazionale di benefattori che da tre decenni "adottano" e sostengono finanziariamente progetti di conservazione e restauro di capolavori custoditi nei Musei Vaticani.

Era il 1982 quando la Santa Sede promosse negli Stati Uniti la mostra itinerante "The Vatican Collections: the Papacy and Art", un grande evento espositivo che portò alla creazione de "Gli Amici dei Musei Vaticani" e poi all'istituzione, sotto l'impulso del Cardinale Rosalio José Castillo Lara, degli odierni "Patrons of the Arts", coordinati dal Padre Mark Haydu.

"The Patrons of the Arts" finanziano soprattutto la manutenzione "straordinaria" delle collezioni pontificie e grazie al loro contributo, in questi anni, hanno reso possibile il restauro delle "Storie della Vita di Cristo e di Mosé" nella Cappella Sistina, della Cappelle Paolina e Niccolina, degli Appartamenti Papali del XV secolo di Papa Alessandro IV Borgia, della Scala Santa, della Fontana della Galera nei Giardini Vaticani. "I Patrons of the Arts" hanno inoltre finanziato il restauro di progetti antichi, come la Necropoli di Santa Rosa e contemporanei, come l'allestimento della Sala Matisse nei Musei Vaticani.

L'attenzione dei "Patrons of the Arts" non si limita alle opere d'arte famose, ma si rivolge anche a progetti "minori" che permettono il restauro e una ricerca approfondita che porta talvolta a grandi scoperte storico-scientifiche da condividere nel mondo internazionale dell'arte. È da evidenziare il risvolto occupazionale derivato dai progetti conservativi "adottati" dai "Patrons of the Arts". I numerosi cantieri di restauro avviati hanno infatti procurato lavoro a numerosi giovani esperti di restauro e di conservazione del patrimonio artistico.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 8 ottobre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Professore Paolo Cherubini, Vice Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, attualmente Docente di Paleografia latina presso l'Università di Palermo e la Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica.

lunedì 7 ottobre 2013

UDIENZA AL RE DEL LESOTHO: IMPORTANZA DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA PER FAVORIRE POSITIVA COLLABORAZIONE FRA LO STATO E LA CHIESA

Città del Vaticano, 7 ottobre 2013 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, le loro Maestà il Re del Lesotho, Letsie III, e la Regina ‘Masenate Mohato Seeiso. Successivamente il Sovrano ha incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui, ci si è soffermati sulle buone relazioni esistenti tra la Santa Sede ed il Regno del Lesotho, rilevando l’importanza della libertà religiosa, per favorire la positiva collaborazione tra lo Stato e la Chiesa. A tale riguardo, è stato espresso apprezzamento per l’impegno del Sovrano e del Governo nel dare priorità alla sanità e all’educazione, come pure per il significativo contributo ecclesiale nell’ambito della carità, della giustizia e della pace.

Infine, non sono mancati riferimenti a tematiche d’interesse etico-sociale, quale la famiglia, come pure alcuni accenni alla situazione politica ed economica della Regione.


PAPA FRANCESCO RICORDA CHE LA PREGHIERA È IL "RESPIRO" DELLA FEDE E PREGA NUOVAMENTE PER LE VITTIME DI LAMPEDUSA.

Città del Vaticano, 6 ottobre 2013 (VIS). Alle dodici di questa mattina Papa Francesco si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l'Angelus con i fedeli - oltre centomila - che gremivano Piazza San Pietro e via della Conciliazione.

"Prima di tutto - ha detto il Papa - voglio rendere grazie a Dio per la giornata che ho vissuto ad Assisi, ieri l’altro. Pensate che era la prima volta che mi recavo ad Assisi ed è stato un grande dono fare questo pellegrinaggio proprio nella festa di san Francesco".

Successivamente il Papa ha commentato il brano del Vangelo di oggi in cui gli apostoli chiedono al Signore di accrescere la loro fede. "Mi pare che tutti noi possiamo fare nostra questa invocazione. Anche noi come gli Apostoli diciamo al Signore Gesù: 'Accresci in noi la fede!'. Sì, Signore, la nostra fede è piccola, la nostra fede è debole, fragile, ma te la offriamo così com’è, perché Tu la faccia crescere".

"E il Signore che cosa ci risponde? Risponde: 'Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: 'Sradicati e vai a piantarti nel mare', ed esso vi obbedirebbe'. Il seme della senape è piccolissimo - ha detto il Papa - però Gesù dice che basta avere una fede così, piccola, ma vera, sincera, per fare cose umanamente impossibili, impensabili. Ed è vero! Tutti conosciamo persone semplici, umili, ma con una fede fortissima, che davvero spostano le montagne! Pensiamo, per esempio, a certe mamme e papà che affrontano situazioni molto pesanti; o a certi malati, anche gravissimi, che trasmettono serenità a chi li va a trovare. (...). Quanta gente tra noi ha questa fede forte, umile, e che fa tanto bene!".

"In questo mese di ottobre - ha proseguito il Papa - che è dedicato in particolare alle missioni, pensiamo a tanti missionari, uomini e donne, che per portare il Vangelo hanno superato ostacoli di ogni tipo, hanno dato veramente la vita (...). Questo però riguarda tutti: ognuno di noi, nella propria vita di ogni giorno, può dare testimonianza a Cristo, con la forza di Dio, la forza della fede. La fede piccolissima che noi abbiamo, ma che è forte! (...) E come attingiamo questa forza? La attingiamo da Dio nella preghiera. La preghiera è il respiro della fede: in un rapporto di fiducia, in un rapporto di amore, non può mancare il dialogo, e la preghiera è il dialogo dell’anima con Dio".

"Ottobre è anche il mese del Rosario - ha ricordato il Santo Padre - e in questa prima domenica è tradizione recitare la Supplica alla Madonna di Pompei, la Beata Vergine Maria del Santo Rosario. Ci uniamo spiritualmente a questo atto di fiducia nella nostra Madre, e riceviamo dalle sue mani la corona del Rosario: il Rosario è una scuola di preghiera, il Rosario è una scuola di fede!".

Dopo l'Angelus il Papa ha ricordato la beatificazione, ieri, a Modena, di Rolando Rivi, "un seminarista di quella terra, l’Emilia, ucciso nel 1945, quando aveva 14 anni, in odio alla sua fede, colpevole solo di indossare la veste talare in quel periodo di violenza scatenata contro il clero, che alzava la voce a condannare in nome di Dio gli eccidi dell’immediato dopoguerra. Ma la fede in Gesù vince lo spirito del mondo! Rendiamo grazie a Dio per questo giovane martire, eroico testimone del Vangelo".

"Vorrei ricordare assieme a voi - ha concluso il Papa - le persone che hanno perso la vita a Lampedusa, giovedì scorso. Preghiamo tutti in silenzio per questi fratelli e sorelle nostri: donne, uomini, bambini… Lasciamo piangere il nostro cuore. Preghiamo in silenzio". E la folla si è unita al Papa in una preghiera silenziosa.

IL CARDINALE JOACHIM MEISNER INVIATO SPECIALE A XANTEN (GERMANIA)

Città del Vaticano, 5 ottobre 2013 (VIS). Oggi è stata pubblicata la Lettera Pontificia, redatta in latino e datata 3 settembre, con la quale Papa Francesco nomina il Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Germania), suo Inviato Speciale alla celebrazione del 750° anniversario della posa della prima pietra del Duomo di Xanten (Germania), che avrà luogo il 13 ottobre 2013. La Missione che accompagnerà il Cardinale è composta da Don Alfred Manthey, Parroco e Prevosto di Xanten e da Don Wolfgang Schmitz, Decano del Rheinberg.


PRIMA MEDAGLIA DEL PONTIFICATO DI PAPA FRANCESCO

Città del Vaticano, 5 ottobre 2013 (VIS). Martedì 8 ottobre sarà in vendita la Medaglia ufficiale del I anno di Pontificato di Papa Francesco, coniata dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Italiano. La medaglia, opera dell'artista Mariangela Crisciotti, sarà riprodotta in oro, argento e bronzo, con diametro di mm. 44.

Sul diritto è raffigurato il volto del Pontefice e a destra il cognome dell'artista. Attorno all'immagine la scritta: "FRANCISCUS PONT. MAX. AN. I". Sul rovescio è riportata la frase che segnò profondamente il giovane Jorge Mario Bergoglio quando diciassettenne, sentì la chiamata di Dio: "VIDIT ERGO JESUS PUBLICANUM ET QUIA MISERANDO ATQUE ELIGENDO VIDIT, AIT ILLI SEQUERE ME". Sul bordo la dicitura: "E CIVITATE VATICANA" ed il numero della Medaglia.

Ogni esemplare è accompagnato da un certificato di garanzia con timbro a secco della Segreteria di Stato e della Zecca Italiana.

I pezzi coniati sono: 400 trittici, 200 esemplari in oro, 3.000 esemplari in argento e 3000 in bronzo, tutti numerati.

Le Medaglie saranno in vendita presso l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica nello Stato della Città del Vaticano e presso la Libreria Editrice Vaticana, in Piazza San Pietro, Piazza Pio XII, 4 e via di Propaganda, 4.

UDIENZE

Città del Vaticano, 7 ottobre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica (degli Istituti di Studi).

- Membri della Presidenza della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d’America:

- Il Cardinale Timothy Michael Dolan, Arcivescovo di New York, Presidente; l'Arcivescovo Joseph Edward Kurtz, di Louisville, Vice Presidente; il Monsignor Ronny E. Jenkins, Segretario Generale ed il Monsignor J. Brian Bransfield, Segretario Generale Aggiunto.

- L'Arcivescovo Luigi Bonazzi, Nunzio Apostolico in Lituania, Estonia e Lettonia.

- L'Arcivescovo Michael A. Blume, Nunzio Apostolico in Uganda.

Sabato 5 ottobre il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Signor Germán José Mundaraín Hernández, Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

- Il Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, con l'Arcivescovo José Rodríguez Carballo, Segretario del medesimo Dicastero.

- Il Signor Ernesto Olivero, Fondatore del Servizio Missionario Giovanile (SERMIG).

- Padre Franz Jalics, S.I.



ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 7 ottobre 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare della diocesi di Green Bay (Stati Uniti d'America), presentata dal Vescovo Robert F. Morneau, per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato l'Arcivescovo Jude Thaddeus Okolo, Nunzio Apostolico nella Repubblica Dominicana e Delegato Apostolico in Porto Rico, finora Nunzio Apostolico nella Repubblica Centroafricana ed in Ciad.

Sabato 5 ottobre il Santo Padre ha nominato:

- Il Cardinale Walter Brandmüller, Diacono di San Giuliano dei Fiamminghi, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 450° anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico di Trento, in programma nel Duomo di Trento (Italia) il 1° dicembre 2013.

- Il Cardinale Jorge Liberto Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas (Venezuela), Suo Inviato Speciale alle celebrazioni di chiusura del I Centenario dell’Istituzione della Provincia Ecclesiastica di Managua (Nicaragua), che avranno luogo il 2 dicembre 2013.


sabato 5 ottobre 2013

LA CHIESA È QUESTO: LA COMUNITÀ CHE ASCOLTA CON FEDE E CON AMORE IL SIGNORE CHE PARLA

Città del Vaticano, 5 ottobre 2013 (VIS). Dopo il pranzo al Centro della Caritas, il Papa ha compiuto una visita all'Eremo delle Carceri, alle pendici del monte Subasio, a circa 800 metri di altitudine, in un bosco di lecci secolari. Qui si trova la cella dove San Francesco si ritirava in meditazione e il piccolo oratorio dedicato a Santa Maria nel quale San Francesco si riuniva con i suoi compagni per la preghiera comune.

La visita è durata circa mezz'ora: il Santo Padre è stato accolto dalla comunità religiosa e ha sostato in preghiera nella Cella di San Francesco. Successivamente Papa Francesco si è recato in auto alla Cattedrale di San Rufino per l'incontro con il Clero, le Persone di Vita Consacrata e i Membri dei Consigli Pastorali della Diocesi.

Nella Cattedrale di San Rufino si conserva il fonte battesimale dove San Francesco e Santa Chiara furono battezzati. "Il Battesimo - ha ricordato il Papa - è la nostra nascita come figli della Madre Chiesa". Nel suo discorso Papa Francesco si è soffermato sugli aspetti più importanti della vita della comunità diocesana e ha fatto riferimento all'imminente sinodo diocesano.

Il primo aspetto è ascoltare la Parola di Dio "La Chiesa è questo - ha detto il Papa - la comunità che ascolta con fede e con amore il Signore che parla. (...) È la Parola di Dio che suscita la fede, la nutre, la rigenera. È la Parola di Dio che tocca i cuori, li converte a Dio e alla sua logica che è così diversa dalla nostra". Ma "Non basta leggere le Sacre Scritture, bisogna ascoltare Gesù che parla in esse (...). Bisogna essere antenne che ricevono, sintonizzate sulla Parola di Dio, per essere antenne che trasmettono! (...) È lo Spirito di Dio che rende vive le Scritture, le fa comprendere in profondità, nel loro senso vero e pieno!".

"Il secondo aspetto è quello del camminare. È una delle parole che preferisco quando penso al cristiano e alla Chiesa - ha detto Papa Francesco - Ma per voi ha un senso particolare: state entrando nel Sinodo diocesano, e fare 'sinodo' vuol dire camminare insieme. Penso che questa sia veramente l’esperienza più bella che viviamo: far parte di un popolo in cammino, in cammino nella storia, insieme con il suo Signore, che cammina in mezzo a noi! Non siamo isolati, non camminiamo da soli, ma siamo parte dell’unico gregge di Cristo che cammina insieme. Qui penso ancora a voi preti, e lasciate che mi metta anch’io con voi. Che cosa c’è di più bello per noi se non camminare con il nostro popolo? (...) Quanto è importante camminare uniti, senza fughe in avanti, senza nostalgie del passato. E mentre si cammina si parla, ci si conosce, ci si racconta gli uni agli altri, si cresce nell’essere famiglia".

Il terzo aspetto è quello missionario: annunciare fino alle periferie: "è un elemento che ho vissuto molto quando ero a Buenos Aires: l’importanza di uscire per andare incontro all’altro, nelle periferie, che sono luoghi, ma sono soprattutto persone in situazioni di vita speciale (...) realtà umane di fatto emarginate, disprezzate. Sono persone che magari si trovano fisicamente vicine al 'centro', ma spiritualmente sono lontane".

"Non abbiate paura di uscire e andare incontro a queste persone, a queste situazioni. Non lasciatevi bloccare da pregiudizi, da abitudini, rigidità mentali o pastorali, dal famoso 'si è sempre fatto così!'. Ma si può andare alle periferie solo se si porta la Parola di Dio nel cuore e si cammina con la Chiesa, come san Francesco. Altrimenti portiamo noi stessi, non la Parola di Dio, e questo non è buono, non serve a nessuno! Non siamo noi che salviamo il mondo: è proprio il Signore che lo salva!".

"Ecco, cari amici, non vi ho dato ricette nuove. Non le ho, e non credete a chi dice di averle: non ci sono - ha affermato il Pontefice al termine del suo discorso - Ma ho trovato nel cammino della vostra Chiesa aspetti belli e importanti che vanno fatti crescere e voglio confermarvi in essi. Ascoltate la Parola, camminate insieme in fraternità, annunciate il Vangelo nelle periferie!".



ALLE CLARISSE: LE SUORE DI CLAUSURA SONO CHIAMATE AD AVERE GRANDE UMANITÀ

Città del Vaticano, 5 ottobre 2013 (VIS). Poco dopo le 16:15 il Papa è giunto alla Basilica di Santa Chiara per l'incontro con le suore di clausura dell'Ordine fondato da Santa Chiara, amica e discepola di San Francesco. Il Papa si è recato nella cripta per la venerazione del corpo di Santa Chiara e nella Cappella del Coro per la preghiera silenziosa davanti al Crocifisso di San Damiano, che secondo la tradizione chiese a San Francesco di riparare la sua Casa. Nella Cappella del Coro il Papa, accompagnato dal Consiglio di Cardinali, ha incontrato le clarisse ed ha rivolto loro un discorso a braccio. "Io pensavo - ha detto all'inizio - che questa riunione fosse come avevamo fatto due volte a Castel Gandolfo, nella sala capitolare, da solo con le suore ma, vi confesso, non ho il coraggio di mandare via i Cardinali. Facciamola così".

"Quando una suora nella clausura consacra tutta la sua vita al Signore, accade una trasformazione che non si finisce di capire. La normalità del nostro pensiero penserebbe che questa suora diventa isolata, sola con l’Assoluto, sola con Dio; è una vita ascetica, penitente. Ma questa non è la strada di una suora di clausura cattolica, neppure cristiana. La strada passa per Gesù Cristo, sempre! Gesù Cristo è al centro della vostra vita, della vostra penitenza, della vostra vita comunitaria, della vostra preghiera e anche della universalità della preghiera. E per questa strada succede il contrario di quello che pensa che questa sarà un’ascetica suora di clausura. Quando va per la strada della contemplazione di Gesù Cristo, della preghiera e della penitenza con Gesù Cristo, diventa grandemente umana. Le suore di clausura sono chiamate ad avere grande umanità, un’umanità come quella della Madre Chiesa; umane, capire tutte le cose della vita, essere persone che sanno capire i problemi umani, che sanno perdonare, che sanno chiedere al Signore per le persone".

"Oggi nella Messa, parlando del Crocifisso, dicevo che Francesco lo aveva contemplato con gli occhi aperti, con le ferite aperte, con il sangue che veniva giù. E questa è la vostra contemplazione: la realtà. La realtà di Gesù Cristo. Non idee astratte, non idee astratte, perché seccano la testa. La contemplazione delle piaghe di Gesù Cristo! (...) E per questo è tanto bello quando la gente va al parlatorio dei monasteri e chiedono preghiere e dicono i loro problemi. Forse la suora non dice nulla di straordinario, ma una parola che li viene proprio dalla contemplazione di Gesù Cristo, perché la suora, come la Chiesa, è sulla strada di essere esperta in umanità. E questa è la vostra strada: non troppo spirituale! Quando sono troppo spirituali, io penso alla fondatrice dei monasteri della concorrenza vostra, Santa Teresa, per esempio. Quando a lei veniva una suora, oh, con queste cose… diceva alla cuoca: 'dalle una bistecca!'. (...) L’umanità di Gesù Cristo! Perché il Verbo è venuto nella carne, Dio si è fatto carne per noi, e questo darà a voi una santità umana, grande, bella, matura, una santità di madre. E la Chiesa vi vuole così: madri (...). Dare vita. Quando voi pregate, per esempio, per i sacerdoti, per i seminaristi, voi avete con loro un rapporto di maternità; con la preghiera li aiutate a diventare buoni Pastori del Popolo di Dio. Ma ricordatevi della bistecca di Santa Teresa! È importante".

"E la seconda cosa che volevo dirvi, brevemente, è la vita di comunità. Perdonate, sopportatevi, perché la vita di comunità non è facile. (...) E che il monastero non sia un Purgatorio, che sia una famiglia. I problemi ci sono, (...) , ma, come si fa in una famiglia, con amore, cercare la soluzione con amore; non distruggere questa per risolvere questo; non avere competizione. Curare la vita di comunità, perché quando nella vita di comunità è così, di famiglia, è proprio lo Spirito Santo che è nel mezzo della comunità. (...) Io chiedo per voi questa gioia che nasce proprio dalla vera contemplazione e da una bella vita comunitaria. Grazie! Grazie dell’accoglienza. Vi prego di pregare per me, per piacere, non lo dimenticate!".

PAPA FRANCESCO AI GIOVANI DELL'UMBRIA: CI VUOLE UNA BASE MORALE E SPIRITUALE PER COSTRUIRE FAMIGLIE SOLIDE

Città del Vaticano, 5 ottobre 2013 (VIS). Alle 17:30, dopo aver attraversato la Piazza antistante la Basilica di Santa Maria degli Angeli, salutando i giovani in attesa, il Santo Padre è entrato in Basilica, accolto dal Custode del Convento della Porziuncola, Padre Fabrizio Migliasso, OFM e dal Cardinale Attilio Nicora, Legato Pontificio per le Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli. Dopo la visita e la preghiera silenziosa nella Porziuncola, alle 18:15 il Papa ha incontrato i giovani dell'Umbria nel piazzale della Basilica ed ha risposto a quattro domande su famiglia, lavoro, vocazione e missione.

Relativamente alla famiglia e al matrimonio, Papa Francesco ha ricordato: "Pensiamo ai nostri genitori, ai nostri nonni o bisnonni: si sono sposati in condizioni molto più povere delle nostre, alcuni in tempo di guerra, o di dopoguerra; alcuni sono emigrati, come i miei genitori. Dove trovavano la forza? La trovavano nella certezza che il Signore era con loro, che la famiglia è benedetta da Dio col Sacramento del matrimonio, e che benedetta è la missione di mettere al mondo i figli e di educarli. Con queste certezze hanno superato anche le prove più dure. Erano certezze semplici, ma vere, formavano delle colonne che sostenevano il loro amore. Non è stata facile, la vita loro; c’erano problemi, tanti problemi. Ma queste certezze semplici li aiutavano ad andare avanti. E sono riusciti a fare una bella famiglia, a dare vita, a fare crescere i figli". Papa Francesco ha sottolineato che è necessaria questa base morale e spirituale per costruire una famiglia solida, nonostante la famiglia non sia più garantita dalla tradizione sociale attuale e dalla cultura del provvisorio.

Relativamente alle altre domande, il Papa ha affermato che solo il Vangelo, come messaggio di salvezza, può rispondervi: "Ma il Vangelo, cari amici, non riguarda solo la religione, riguarda l’uomo, tutto l’uomo, riguarda il mondo, la società, la civiltà umana. (...) Il Vangelo, questo messaggio di salvezza, ha due destinazioni che sono legate: la prima, suscitare la fede, e questa è l’evangelizzazione; la seconda, trasformare il mondo secondo il disegno di Dio, e questa è l’animazione cristiana della società".

Papa Francesco ha preso congedo dai giovani con queste parole: "Andate con coraggio! Con il Vangelo nel cuore e tra le mani, siate testimoni della fede con la vostra vita: portate Cristo nelle vostre case, annunciatelo tra i vostri amici, accoglietelo e servitelo nei poveri. Giovani, date all’Umbria un messaggio di vita, di pace e di speranza! Potete farlo!".

Al termine dell'incontro, poco dopo le 19:00, il Papa si è diretto in auto al Santuario di Rivotorto, dove è stato accolto dal Superiore del Santuario, Padre Gianmarco Arrigoni, OFMConv. e dalla comunità religiosa. Dopo la visita al "Tugurio" di San Francesco, il Papa si è congedato, nel campo sportivo di Rivotorto, dalle Autorità che lo avevano accolto al mattino ed è rientrato in Vaticano verso le 20:30.

venerdì 4 ottobre 2013

AVVISO

Città del Vaticano, 4 ottobre 2013 (VIS). Informiamo i nostri lettori che, domani, sabato 5 ottobre, in occasione della Visita Pastorale del Santo Padre Francesco ad Assisi, sarà trasmessa un'edizione speciale del V.I.S.

IL PAPA AD ASSISI: IL CRISTIANO SA RICONOSCERE LE PIAGHE DI GESÙ

Città del Vaticano, 4 ottobre 2013 (VIS). Questa mattina, 4 ottobre, festa di San Francesco, Patrono d'Italia, il Papa si è recato in Visita Pastorale ad Assisi. L'elicottero papale è atterrato alle 7:30, con un quarto d'ora d'anticipo, nel campo sportivo dell'Istituto Serafico di Assisi che accoglie bambini disabili e ammalati. Accompagnavano il Santo Padre gli otto Cardinali che compongono il Consiglio di Cardinali, che ieri, in Vaticano, ha concluso la prima riunione. Al suo arrivo il Pontefice è stato ricevuto, fra gli altri, dall'Arcivescovo Domenico Sorrentino, Arcivescovo-Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, dal Presidente del Senato Piero Grasso e dal Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini.

Papa Francesco ha abbracciato commosso i bambini dell'Istituto e nel commentare il discorso della Direttrice dell'Istituto Francesca Di Maolo, ha detto: "Noi siamo fra le piaghe di Gesù. Queste piaghe hanno bisogno (...) di essere riconosciute. E mi viene in mente quando il Signore Gesù andava in cammino con quei due discepoli tristi. Il Signore Gesù alla fine, ha fatto vedere le sue piaghe e loro hanno riconosciuto Lui. (...) E qui è Gesù nascosto in questi ragazzi, in questi bambini, in queste persone (...) Hanno bisogno di essere ascoltate! Forse non tanto sui giornali, come notizie; quello è un ascolto che dura uno, due, tre giorni, poi viene un altro, un altro... Devono essere ascoltate da quelli che si dicono cristiani. Il cristiano adora Gesù, (...) il cristiano sa riconoscere le piaghe di Gesù. (...) Gesù è presente fra voi, è la Carne di Gesù: sono le piaghe di Gesù in queste persone".

"Ma - ha aggiunto il Papa - Gesù, quando è Risorto era bellissimo. Non aveva nel suo corpo dei lividi, le ferite... niente! Era più bello! Soltanto ha voluto conservare le piaghe e se le è portate in Cielo. Le piaghe di Gesù sono qui e sono in Cielo davanti al Padre".

Successivamente il Papa ha consegnato all'Arcivescovo Sorrentino il discorso scritto, dato per letto, di cui riportiamo una sintesi.

"La mia visita è soprattutto un pellegrinaggio di amore, per pregare sulla tomba di un uomo che si è spogliato di se stesso e si è rivestito di Cristo e, sull’esempio di Cristo, ha amato tutti, specialmente i più poveri e abbandonati, ha amato con stupore e semplicità la creazione di Dio. Arrivando qui ad Assisi, alle porte della città, si trova questo Istituto, che si chiama proprio 'Serafico', un soprannome di san Francesco. (...) Ed è giusto partire da qui. San Francesco, nel suo Testamento, dice: 'Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi: e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai misericordia".

"La società purtroppo è inquinata dalla cultura dello 'scarto', che è opposta alla cultura dell’accoglienza. E le vittime della cultura dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili. In questa Casa invece vedo in azione la cultura dell’accoglienza. (...) Grazie per questo segno di amore che ci offrite: questo è il segno della vera civiltà, umana e cristiana! Mettere al centro dell’attenzione sociale e politica le persone più svantaggiate! A volte invece le famiglie si trovano sole nel farsi carico di loro. Che cosa fare? Da questo luogo in cui si vede l’amore concreto, dico a tutti: moltiplichiamo le opere della cultura dell’accoglienza, opere anzitutto animate da un profondo amore cristiano, amore a Cristo Crocifisso, alla carne di Cristo, opere in cui si uniscano la professionalità, il lavoro qualificato e giustamente retribuito, con il volontariato, un tesoro prezioso".

"Servire con amore e con tenerezza le persone che hanno bisogno di tanto aiuto ci fa crescere in umanità, perché esse sono vere risorse di umanità. San Francesco era un giovane ricco, aveva ideali di gloria, ma Gesù, nella persona di quel lebbroso, gli ha parlato in silenzio, e lo ha cambiato, gli ha fatto capire ciò che vale veramente nella vita: non le ricchezze, la forza delle armi, la gloria terrena, ma l’umiltà, la misericordia, il perdono".

Al termine dell'incontro il Papa si è diretto al Santuario di san Damiano per una visita in privato ed una sosta di preghiera. Fu in questo luogo che nel 1208 San Francesco pregando davanti al Crocifisso udì il Signore che gli diceva di riparare la sua casa. Fu qui che negli ultimi anni della sua vita, il Poverello, compose il "Cantico delle Creature". Al suo arrivo il Papa è stato accolto da Fr. Michael A. Perry, Ministro Generale dell'Ordine Francescano Frati Minori e dalla comunità religiosa del Convento. Al termine della preghiera il Papa si è diretto in auto al Vescovado di Assisi per incontrare, nella Sala della Spoliazione di San Francesco, i Poveri assistiti dalla Caritas.


"OGGI È UN GIORNO DI PIANTO" DICE IL PAPA RICORDANDO LA TRAGEDIA DI LAMPEDUSA ED INVITA TUTTI A SPOGLIARSI DELLA MONDANITÀ

Città del Vaticano, 4 ottobre 2013 (VIS). Seconda tappa della Visita Pastorale di Papa Francesco ad Assisi è stato il Vescovado: qui nel 1206 San Francesco, davanti al padre Bernardone - che infastidito dalla sua condotta lo aveva fatto processare - e al Vescovo Guido - rappresentante dell'Autorità ecclesiale alla quale il Poverello si era appellato - si spogliò dei suoi abiti e dei suoi beni e proclamò Dio come suo vero Padre. Il Vescovo lo abbracciò e lo coprì con il suo mantello.

Nella "Sala della Spoliazione" dove accadde questo episodio, il Santo Padre ha incontrato i Poveri assistiti dalla Caritas, dopo aver ascoltato le parole del Vescovo Domenico Sorrentino che ha ricordato che Papa Francesco è il primo pontefice, in 800 anni, a visitare questa sala.

"In questi giorni, sui giornali, sui mezzi di comunicazione - ha detto Papa Francesco parlando a braccio - si facevano fantasie. 'Il Papa andrà a spogliare la Chiesa, lì!'. 'Di che cosa spoglierà la Chiesa?'. 'Spoglierà gli abiti dei Vescovi, dei Cardinali; spoglierà se stesso'. Questa - ha sottolineato il Papa - è una buona occasione per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi. Ma la Chiesa siamo tutti! Tutti! Dal primo battezzato, tutti siamo Chiesa, e tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù, che ha percorso una strada di spogliazione, Lui stesso. È diventato servo, servitore; ha voluto essere umiliato fino alla Croce. E se noi vogliamo essere cristiani, non c’è un’altra strada".

"Ma non possiamo fare un cristianesimo un po’ più umano – dicono – senza croce, senza Gesù, senza spogliazione? In questo modo diventeremo cristiani di pasticceria, come belle torte, come belle cose dolci! Bellissimo, ma non cristiani davvero! Qualcuno dirà: 'Ma di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?'. Deve spogliarsi oggi di un pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa, tutti: il pericolo della mondanità. Il cristiano non può convivere con lo spirito del mondo. La mondanità che ci porta alla vanità, alla prepotenza, all’orgoglio. E questo è un idolo, non è Dio. È un idolo! E l’idolatria è il peccato più forte!".

"Quando nei media si parla della Chiesa, credono che la Chiesa siano i preti, le suore, i Vescovi, i Cardinali e il Papa. Ma la Chiesa siamo tutti noi, come ho detto. E tutti noi dobbiamo spogliarci di questa mondanità: lo spirito contrario allo spirito delle beatitudini, lo spirito contrario allo spirito di Gesù. La mondanità ci fa male. È tanto triste trovare un cristiano mondano, sicuro - secondo lui - di quella sicurezza che gli dà la fede e sicuro della sicurezza che gli dà il mondo. Non si può lavorare nelle due parti. La Chiesa - tutti noi - deve spogliarsi della mondanità, che la porta alla vanità, all’orgoglio, che è l’idolatria".

"Gesù stesso ci diceva: 'Non si può servire a due padroni: o servi Dio o servi il denaro'. Nel denaro c’era tutto questo spirito mondano; denaro, vanità, orgoglio, quella strada… noi non possiamo… è triste cancellare con una mano quello che scriviamo con l’altra. Il Vangelo è il Vangelo! Dio è unico! E Gesù si è fatto servitore per noi e lo spirito del mondo non c’entra qui".

"Oggi sono qui con voi. Tanti di voi - ha detto il Papa ai presenti - sono stati spogliati da questo mondo selvaggio, che non dà lavoro, che non aiuta; a cui non importa se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo; non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare pane a casa; non importa che tanta gente debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame e fuggire cercando la libertà. Con quanto dolore, tante volte, vediamo che trovano la morte, come è successo ieri a Lampedusa: oggi è un giorno di pianto! Queste cose le fa lo spirito del mondo. È proprio ridicolo che un cristiano - un cristiano vero - che un prete, che una suora, che un Vescovo, che un Cardinale, che un Papa vogliano andare sulla strada di questa mondanità, che è un atteggiamento omicida. La mondanità spirituale uccide! Uccide l’anima! Uccide le persone! Uccide la Chiesa!".

"Quando Francesco, qui, ha fatto quel gesto di spogliarsi era un ragazzo giovane, non aveva forza per questo. È stata la forza di Dio che lo ha spinto a fare questo, la forza di Dio che voleva ricordarci quello che Gesù ci diceva sullo spirito del mondo, quello che Gesù ha pregato al Padre, perché il Padre ci salvasse dallo spirito del mondo".

"Oggi, qui - ha concluso Papa Francesco - chiediamo la grazia per tutti i cristiani. Che il Signore dia a tutti noi il coraggio di spogliarci, ma non di 20 lire, spogliarci dello spirito del mondo, che è la lebbra, è il cancro della società! È il cancro della rivelazione di Dio! Lo spirito del mondo è il nemico di Gesù! Chiedo al Signore che, a tutti noi, dia questa grazia di spogliarci".

Al termine dell’incontro, il Papa ha ringraziato tutti per l'accoglienza ed ha detto: "Pregate per me, che ne ho bisogno".




LA PACE LA TROVA CHI "PRENDE SU DI SÉ" IL SUO "GIOGO" CON UMILTÀ DI CUORE

Città del Vaticano, 4 ottobre 2013 (VIS). Al termine dell'incontro con i Poveri nel Vescovado, il Santo Padre Francesco si è diretto a piedi alla Chiesa di Santa Maria Maggiore e di lì in auto ha raggiunto la Basilica Superiore di San Francesco dove erano ad attenderlo le Autorità civili e religiose. Dopo le parole di saluto, Papa Francesco ha visitato in privato la Cripta per la venerazione della tomba di San Francesco.

Alle 11:00 di questa mattina, sotto un cielo nuvoloso, il Santo Padre ha celebrato la Santa Messa nella Piazza inferiore di San Francesco, al lato della basilica, davanti alle migliaia di persone che gremivano la piazza e le vie adiacenti. Papa Francesco ha spiegato nell'omelia che cosa testimonia San Francesco a noi oggi, che cosa ci dice, non con le parole ma con la vita. "La realtà fondamentale che ci testimonia è questa: essere cristiani è un rapporto vitale con la Persona di Gesù, è rivestirsi di Lui, è assimilazione a Lui. Da dove parte il cammino di Francesco verso Cristo? - ha domandato il Papa alle migliaia di persone che lo ascoltavano - Parte dallo sguardo di Gesù sulla croce. Lasciarsi guardare da Lui nel momento in cui dona la vita per noi e ci attira a Lui. Francesco ha fatto questa esperienza in modo particolare nella chiesetta di san Damiano, pregando davanti al crocifisso, che anch’io oggi potrò venerare. (...) E il Crocifisso non ci parla di sconfitta, di fallimento; paradossalmente ci parla di una morte che è vita, che genera vita, perché ci parla di amore, perché è l’Amore di Dio incarnato".

La seconda cosa che Francesco ci testimonia è: "Chi segue Cristo, riceve la vera pace, quella che solo Lui, e non il mondo, ci può dare. (...) La pace francescana non è un sentimento sdolcinato. Per favore: questo san Francesco non esiste! E neppure è una specie di armonia panteistica con le energie del cosmo… Anche questo non è francescano, ma è un’idea che alcuni hanno costruito! La pace di san Francesco è quella di Cristo, e la trova chi 'prende su di sé' il suo 'giogo', cioè il suo comandamento: Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. E questo giogo non si può portare con arroganza, con presunzione, con superbia, ma solo con mitezza e umiltà di cuore".

La terza testimonianza, ha detto il Papa, è: "Il Santo d’Assisi testimonia il rispetto per tutto ciò che Dio ha creato e che l’uomo è chiamato a custodire e proteggere, ma soprattutto testimonia il rispetto e l’amore per ogni essere umano. (...) Rispettiamo la creazione - ha esortato il Papa - non siamo strumenti di distruzione! Rispettiamo ogni essere umano: cessino i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda il posto all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione. Sentiamo il grido di coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della violenza, del terrorismo o della guerra, in Terra Santa, tanto amata da san Francesco, in Siria, nell’intero Medio Oriente, nel mondo".

Al termine dell'omelia il Papa, nel ricordare che oggi l'Italia celebra San Francesco quale suo Patrono, ha detto: "Preghiamo per la Nazione italiana, perché ciascuno lavori sempre per il bene comune, guardando a ciò che unisce più che a ciò che divide".

Conclusa la Celebrazione Eucaristica il Santo Padre si è trasferito in auto al Centro di prima accoglienza della Caritas per pranzare con i Poveri assistiti nel Centro.

PROSSIMA RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI CARDINALI DAL 3 AL 5 DICEMBRE

Città del Vaticano, 4 ottobre 2013 (VIS). Un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede rende noto che la prima riunione del "Consiglio di Cardinali" si è conclusa nella serata di ieri, 3 ottobre.

La prossima riunione del Consiglio è stata stabilita per i giorni 3-5 dicembre e se ne prevede una successiva nel mese di febbraio del prossimo anno. In tal modo il lavoro del Consiglio - soprattutto in questa fase iniziale - potrà procedere speditamente.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 4 ottobre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia ad Abate Ordinario dell'Abbazia territoriale di Maria Einsiedeln (Svizzera), presentata dal Padre Abate Dom Martin Werlen, O.S.B., alla scadenza prestabilita del suo mandato.

giovedì 3 ottobre 2013

CINQUANTA ANNI DOPO, IL RICHIAMO DELLA PACEM IN TERRIS RIMANE FORTEMENTE ATTUALE

Città del Vaticano, 3 ottobre 2013 (VIS). "Guardando alla nostra realtà attuale, mi chiedo se abbiamo compreso questa lezione della 'Pacem in terris'. Mi chiedo se le parole giustizia e solidarietà sono solo nel nostro dizionario o tutti operiamo perché divengano realtà", ha detto il Papa nel ricevere in udienza i partecipanti all’incontro promosso del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nel 50° anniversario della pubblicazione dell'Enciclica del futuro santo Giovanni XXIII.

La "Pacem in terris", ha ricordato Papa Francesco, fu redatta all'apice della "guerra fredda", quando l'umanità si era trovata sull'orlo di un conflitto atomico mondiale, protagoniste le due grandi potenze mondiali: Stati Uniti ed Unione Sovietica. Giovanni XXIII "elevò un drammatico e accorato appello di pace, rivolgendosi così a tutti coloro che avevano la responsabilità del potere. Era un grido agli uomini, ma era anche una supplica rivolta al Cielo. Il dialogo che allora faticosamente iniziò tra i grandi blocchi contrapposti ha portato, durante il Pontificato di un altro Beato, Giovanni Paolo II, al superamento di quella fase e all’apertura di spazi di libertà e di dialogo. I semi di pace gettati dal Beato Giovanni XXIII hanno portato frutti. Eppure, nonostante siano caduti muri e barriere, il mondo continua ad avere bisogno di pace e il richiamo della 'Pacem in terris' rimane fortemente attuale".

L'Enciclica di Giovanni XXIII afferma che il fondamento della costruzione della pace "consiste nell’origine divina dell’uomo, della società e dell’autorità stessa, che impegna i singoli, le famiglie, i vari gruppi sociali e gli Stati a vivere rapporti di giustizia e di solidarietà. È compito allora di tutti gli uomini costruire la pace, sull’esempio di Gesù Cristo, attraverso queste due strade: promuovere e praticare la giustizia, con verità e amore; contribuire, ognuno secondo le sue possibilità, allo sviluppo umano integrale, secondo la logica della solidarietà".

"Quali conseguenze ha richiamare l’origine divina dell’uomo, della società e della stessa autorità? La Pacem in terris focalizza una conseguenza di base: il valore della persona, la dignità di ogni essere umano, da promuovere, rispettare e tutelare sempre. E non sono solamente i principali diritti civili e politici che devono essere garantiti- afferma il beato Giovanni XXIII - ma si deve anche offrire ad ognuno la possibilità di accedere effettivamente ai mezzi essenziali di sussistenza, il cibo, l’acqua, la casa, le cure sanitarie, l’istruzione e la possibilità di formare e sostenere una famiglia. Questi sono gli obiettivi che hanno una priorità inderogabile nell’azione nazionale e internazionale e ne misurano la bontà. Da essi dipende una pace duratura per tutti. (...) Certo, l’Enciclica afferma obiettivi ed elementi che sono ormai acquisiti dal nostro modo di pensare, ma c’è da chiedersi: lo sono veramente nella realtà? Dopo cinquant’anni, trovano reale riscontro nello sviluppo delle nostre società?".

"La 'Pacem in terris' non intendeva affermare che sia compito della Chiesa dare indicazioni concrete su temi che, nella loro complessità, devono essere lasciati alla libera discussione. Sulle materie politiche, economiche e sociali non è il dogma a indicare le soluzioni pratiche, ma piuttosto sono il dialogo, l’ascolto, la pazienza, il rispetto dell’altro, la sincerità e anche la disponibilità a rivedere la propria opinione. In fondo, l’appello alla pace di Giovanni XXIII nel 1962 mirava a orientare il dibattito internazionale secondo queste virtù".

I principi fondamentali della 'Pacem in terris' possono guidare con frutto lo studio e la discussione sulle 'res novae' esaminate in questi giorni dai partecipanti all'incontro promosso dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: l’emergenza educativa, l’influsso dei mezzi di comunicazione di massa sulle coscienze, l’accesso alle risorse della terra, il buono o cattivo uso dei risultati delle ricerche biologiche, la corsa agli armamenti e le misure di sicurezza nazionali ed internazionali. "La crisi economica mondiale, che è un sintomo grave della mancanza di rispetto per l’uomo e per la verità con cui sono state prese decisioni da parte dei Governi e dei cittadini, ce lo dicono con chiarezza. La 'Pacem in terris' traccia una linea che va dalla pace da costruire nel cuore degli uomini ad un ripensamento del nostro modello di sviluppo e di azione a tutti i livelli, perché il nostro mondo sia un mondo di pace. Mi domando - ha concluso Papa Francesco - se siamo disposti a raccoglierne l’invito".

Cari amici, il Signore, con l’intercessione di Maria Regina della pace, ci aiuti ad accogliere sempre in noi la pace che è dono di Cristo Risorto, e a lavorare sempre con impegno e con creatività per il bene comune.

Al termine dell'incontro il Papa ha parlato del tragico naufragio di un barcone, questa mattina, nell'isola italiana di Lampedusa, che trasportava oltre 300 migranti, di cui 90 hanno perso la vita, e 250 sono risultati dispersi.

"Parlando di pace, parlando dell'inumana crisi economica mondiale, che è un sintomo grave della mancanza di rispetto dell'uomo, non posso non ricordare con grande dolore le numerose vittime dell'ennesimo tragico naufragio avvenuto al largo di Lampedusa. Mi viene la parola 'vergogna'. È una vergogna. Preghiamo insieme Dio per chi ha perso la vita, uomini, donne, bambini, per le famiglie e per tutti i rifugiati. Uniamo i nostri sforzi perché non si ripetano simili tragedie! Solo una decisa collaborazione di tutti può aiutare a prevenirle".

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