Città
del Vaticano, 30 gennaio 2013
(VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo Juan Carlos Barreto
Barreto, Vescovo della Diocesi di Quibdó
(superficie: 12.500; popolazione: 198.310; cattolici: 186.010;
sacerdoti: 49; religiosi: 62), Colombia. Il Vescovo eletto è nato a
El Guamo (Colombia), nel 1968 ed è stato ordinato sacerdote nel
1993. Ha svolto i seguenti incarichi: Parroco di “Nuestra
Señora de Chiquinquirá” e Delegato diocesano per l’Infanzia
Missionaria, Vicario Parrocchiale della Cattedrale “Nuestra Señora
del Rosario”, Parroco di “El Divino Niño”, Delegato diocesano
per i “Grupos de Oración”, Formatore del Seminario Maggiore
diocesano “La Providencia”, Delegato diocesano per la liturgia,
Delegato diocesano per la pastorale sacerdotale e vocazionale e, dal
2008, Rettore del Seminario Maggiore diocesano “La Providencia”.
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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana... [+]
ultime 5 notizie
mercoledì 30 gennaio 2013
martedì 29 gennaio 2013
CALENDARIO CELEBRAZIONI PRESIEDUTE DAL SANTO PADRE FEBBRAIO - MARZO
Città
del Vaticano, 29 gennaio 2013
(VIS). Riportiamo di seguito il calendario delle celebrazioni
presiedute dal Santo Padre nei mesi di febbraio e marzo:
Febbraio
Sabato
2: Festa della Presentazione del Signore; XVII Giornata Mondiale
della Vita Consacrata: alle 17:30, nella Basilica Vaticana, Santa
Messa con i membri degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società
di Vita Apostolica.
Lunedì
11: alle ore 11;00, nella Sala del Concistoro, Concistoro per alcune
Cause di Canonizzazione.
Mercoledì
13:
-
alle 16:30, nella Basilica di Sant'Anselmo, Statio e processione
penitenziale.
-
alle 17:00, nella Basilica di Santa Sabina, Santa Messa, benedizione
e imposizione delle Ceneri.
Domenica
17: prima Domenica di Quaresima: alle ore 18:00, nel Palazzo
Apostolico, Cappella "Redemptoris Mater", inizio degli
esercizi spirituali per la Curia Romana.
Sabato
23: alle ore 9:00, Cappella "Redemptoris Mater",
Conclusione degli esercizi spirituali per la Curia Romana.
Marzo
24
Domenica delle Palme e della Passione del Signore: alle 9:30, in
Piazza San Pietro, Benedizione delle Palme, Processione e Santa
Messa.
28
Giovedì Santo:
-
alle 9:30, nella Basilica Vaticana, Santa Messa del Crisma.
-
alle 17:30, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Inizio del
Triduo Pasquale, Santa Messa nella Cena del Signore.
29:
Venerdì Santo:
-
alle 17:00, nella Basilica Vaticana, Celebrazione della Passione del
Signore.
-
alle 21:15, Al Colosseo: Via Crucis.
30:
Sabato Santo: alle 20:30. nella Basilica Vaticana, Veglia Pasquale
nella Notte Santa.
31:
Domenica di Pasqua:
-
alle 10:15 in Piazza San Pietro, Santa Messa del giorno.
-
alle ore 12:00, dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana,
Benedizione "Urbi et Orbi".
PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
Città
del Vaticano, 29 gennaio 2013
(VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha
avuto luogo la conferenza stampa di presentazione del Messaggio di
Benedetto XVI per la XXI Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio
2013) e della celebrazione presso il Santuario Mariano di Altötting
(Germania). Alla Conferenza Stampa sono intervenuti l'Arcivescovo
Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli
Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute); il Monsignor
Jean-Marie Mupendawatu, Segretario; il Padre Augusto Chendi, M.I.,
Sotto-Segretario del medesimo Dicastero; il Monsignor Ludwig
Limbrunner, Rettore del Santuario di Santa Maria delle Grazie di
Altötting.
ed il Reverendo Janusz Surzykiewicz, Docente presso l'Università
Cattolica di Eichstätt
(Germania). Il titolo del Messaggio è: "Va' e anche tu fa' lo
stesso".
La
Giornata Mondiale del Malato, ha spiegato l'Arcivescovo Zimowski, è
"un momento particolare di riflessione, di rinnovata attenzione
e impegno da parte di tutti verso i problemi inerenti la cura della
vita, della salute e della sofferenza. In particolare il Santo Padre
(...) sottolinea come la celebrazione di tale giornata debba essere
un momento forte di preghiera, di condivisione, di offerta della
sofferenza per il bene della Chiesa, nonché di richiamo per tutti a
riconoscere nel volto del fratello infermo il Santo Volto di Cristo
che soffrendo, morendo e risorgendo ha operato la salvezza
dell'umanità".
Il
Santo Padre invita "a lasciarci interrogare dalla figura del
Buon Samaritano", una pagina del Vangelo che costituisce "una
parabola paradigmatica e sempre attuale per tutto l'agire della
Chiesa e, in modo particolare, per l'agire della Chiesa nel campo
della salute, della malattia e della sofferenza. (...) Gesù con i
suoi gesti e con le sue parole manifesta l'amore profondo di Dio per
ogni essere umano, specialmente se in condizione di malattia e di
dolore - mette l'accento sulla conclusione della parabola, quando
Gesù dopo aver condotto il suo interlocutore a riconoscere chi sia
stato ad agire come 'prossimo' nei riguardi della persona ferita e
abbandonata in strada, conclude con un mandato perentorio: 'Va' e
anche tu fa' lo stesso'".
"Un
'mandato' incisivo, - ha detto il Presule - perché con quelle parole
il Signore indica ancora oggi quale deve essere l'atteggiamento e il
comportamento di ogni suo discepolo nei confronti degli altri,
specialmente se bisognosi di cura. È,
quindi, guardando l'agire di Cristo che noi possiamo comprendere
l'amore infinito di Dio, sentirci partecipi di questo amore e
invitati a manifestarlo con la nostra attenzione e vicinanza verso
tutte le persone bisognose di aiuto perché ferite nel corpo e nello
spirito. Ma questa capacità di amare non può venire solo dalle
nostre forze, quanto piuttosto dal nostro essere in una costante e
vissuta relazione con Cristo attraverso una vita di fede, pregata e
vissuta. Ne deriva la chiamata e il dovere di ogni cristiano di
essere un 'Buon Samaritano', che - come viene affermato nella Lettera
Apostolica 'Salvifici doloris' - è ogni uomo che si ferma accanto
alla
sofferenza
altrui, che si commuove per la disgrazia del prossimo' è ogni uomo
che cerca e vuole essere 'le mani di Dio'".
Prima
di concludere il suo Messaggio, il Santo Padre indica "L'Anno
della Fede", "come una occasione propizia perché
riscopriamo e viviamo lo spirito e il farsi prossimo a imitazione del
'Buon Samaritano': nel suo saper 'vedere con compassione' e amore chi
ha bisogno di aiuto e di cura; nel sapersi chinare e nel farsi carico
delle necessità dell'altro prendendosene amorevolmente cura. (...)
Per questo può essere di particolare aiuto 'volgere il proprio
sguardo' sui tantissimi testimoni della fede vissuta in un dono di sé
nella carità. Si può affermare che tutta la storia della Chiesa,
dagli inizi fino ad oggi, è stata costellata di innumerevoli
'testimoni'. Il Papa ne indica alcuni più vicini a noi nel tempo:
Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo; il Venerabile Luigi
Novarese; Raoul Follereau; la Beata Teresa di Calcutta; Sant'Anna
Schäffer
di Mindelstetten".
"Il
Beato Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica 'Salvifici
doloris', parlando della figura del Buon Samaritano ha scritto:
'Cristo allo stesso tempo ha insegnato all'uomo a far del bene con la
sofferenza e a far del bene a chi soffre. In questo duplice aspetto
egli ha svelato fino in fondo il senso della sofferenza. Il Santo
Padre Benedetto XVI, presentando nel Suo Messaggio i cinque nomi dei
buoni samaritani più vicini a noi nel tempo, prende in
considerazione entrambe le dimensioni: Santa Teresa del Bambino Gesù
e del Volto Santo e Santa Anna Schäffer
fanno del bene con la propria sofferenza, mentre gli altri tre
testimoni fanno soprattutto del bene a chi soffre".
MEDITAZIONI VIA CRUCIS RICORDERANNO MEDIO ORIENTE
Città
del Vaticano, 29 gennaio 2013
(VIS). Il Santo Padre, memore del recente viaggio in Libano e per
invitare tutta la Chiesa a tener presente nella preghiera il Medio
Oriente, i suoi problemi e le comunità cristiane in quelle terre, ha
invitato, tramite il Cardinale Segretario di Stato, il Patriarca
Cardinale Béchara Boutros Raï a redigere i testi per la Via Crucis
del Venerdì Santo al Colosseo. I testi saranno preparati, sotto la
guida del Patriarca, da due giovani libanesi e seguiranno lo schema
tradizionale delle 14 Stazioni.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 29 gennaio 2013
(VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Alexander K. Sample,
Arcivescovo Metropolita di Portland in Oregon (superficie: 76.937;
popolazione: 3.296.705; cattolici: 412.725, sacerdoti: 300;
religiosi: 653; diaconi permanenti: 72), Stati Uniti d'America.
L'Arcivescovo eletto è nato nel 1960 a Kalispell (Stati Uniti
d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1990. Dal 1990 al 1993
è stato Vicario parrocchiale della Saint Peter Cathedral a
Marquette; dal 1993 al 1996 è stato Parroco della Saint George
Parish a Bark River, della Saint Michael Parish a Perronville e della
Sacred Heart Parish a Schaffer; dal 1996 al 2005 è stato Cancelliere
diocesano e Parroco della Saint Christopher Parish a Marquette.
Inoltre è stato Consultore, Membro del Consiglio Presbiterale,
Vicario Giudiziale aggiunto, Difensore del Vincolo, Promotore della
Giustizia e Cappellano dei Cavalieri di Colombo della diocesi. È
stato nominato Vescovo di Marquette (Stati Uniti d'America) nel 2005
ed ha ricevuto la consacrazione episcopale nel 2006. In seno
alla Conferenza Episcopale è Membro del "Subcommittee on Native
American Catholics" e del "Subcommittee on the Catechism".
Inoltre, è Vice Postulatore della causa di Frederic Baraga, primo
Vescovo di Marquette. Succede all'Arcivescovo John G. Vlazny, del
quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale
della medesima Arcidiocesi presentata per raggiunti limiti d'età.
lunedì 28 gennaio 2013
IL PAPA PREGA PER LE VITTIME INCENDIO DISCOTECA IN BRASILE
Città
del Vaticano, 28 gennaio 2013
(VIS). A nome del Santo Padre, il Cardinale Tarcisio Bertone,
Segretario di Stato, ha inviato all'Arcivescovo Hélio Adelar Rubert,
di Santa Maria (Brasile), un telegramma di cordoglio per la morte di
231 giovani periti sabato scorso, in un incendio propagatosi in una
discoteca della città.
"Il
Sommo Pontefice - costernato per la tragica morte di centinaia di
giovani (...) chiede a Sua Eccellenza di trasmettere alle famiglie
delle vittime il suo profondo cordoglio e la sua partecipazione al
dolore di quanti sono in lutto. Nel contempo, nell'affidare a Dio,
Padre di misericordia, i defunti, il Santo Padre invoca il conforto e
la guarigione dei feriti, il coraggio e la consolazione della
speranza cristiana per tutti coloro che sono stati colpiti dalla
tragedia ed invia, a quanti soffrono e ai soccorritori, una
confortante benedizione apostolica".
INDULGENZE PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
Città
del Vaticano, 28 gennaio 2013
(VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI concederà speciali indulgenze in
occasione della XXI Giornata Mondiale del Malato (7 - 11 febbraio,
Altötting, Germania), come informa il Decreto reso pubblico oggi, a
firma del Cardinale Manuel Monteiro de Castro, Penitenziere Maggiore
e del Monsignor Krzysztof Nykiel, Reggente della Penitenzieria
Apostolica.
I
fedeli, che veramente pentiti e stimolati dalla carità, sull’esempio
del Buon Samaritano, con spirito di fede e con animo misericordioso,
pongano se stessi a servizio dei fratelli sofferenti e, se a loro
volta malati, sopportino i dolori e le avversità della vita, (...)
offrendo aperta testimonianza di fede attraverso la via del Vangelo
della sofferenza, otterranno l'indulgenza plenaria, una volta al
giorno alle solite condizioni (Confessione sacramentale, Comunione
eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), che
potranno anche applicare in suffragio alle anime dei fedeli defunti:
A)
Ogniqualvolta che, dal 7 all'11 febbraio prossimo, nel Santuario
Mariano di Altötting o in qualsiasi altro luogo stabilito
dall'Autorità ecclesiastica, parteciperanno devotamente a una
cerimonia celebrata per impetrare da Dio i propositi della Giornata
Mondiale del Malato e reciteranno il Padre Nostro, il Credo ed una
pia invocazione alla Beata Vergine Maria.
I
fedeli che negli ospedali pubblici o in qualsiasi casa privata
assistono caritatevolmente, come il Buon Samaritano, gli ammalati e,
a motivo del loro servizio, non possono partecipare alle funzioni
sopra indicate, otterranno il medesimo dono dell'Indulgenza plenaria,
se in quei giorni presteranno generosamente almeno per qualche ora la
loro caritatevole assistenza come se lo facessero allo stesso Cristo
Signore e reciteranno il Padre Nostro, il Credo ed una pia
invocazione alla Beata Vergine Maria, avendo l'animo distaccato da
ogni peccato e il proposito di adempiere, non appena possibile, alle
condizioni richieste per l'ottenimento dell'Indulgenza plenaria.
I
fedeli infine che per malattia, per età avanzata o per altra simile
ragione, sono impediti dal prendere parte alla cerimonia sopra
indicata, otterranno l'Indulgenza plenaria, purché, avendo l'animo
distaccato da qualsiasi peccato e proponendosi di adempiere non
appena possibile le solite condizioni, partecipino spiritualmente
alle sacre funzioni nei giorni determinati, particolarmente mentre le
Celebrazioni liturgiche ed il Messaggio del Sommo Pontefice verranno
trasmessi per televisione e per radio, preghino devotamente per tutti
gli ammalati e offrano a Dio, attraverso la Vergine Maria, 'Salus
infirmorum', le loro sofferenze fisiche e spirituali".
B.
L’Indulgenza parziale a tutti i fedeli ogniqualvolta rivolgeranno a
Dio misericordioso, con cuore contrito, nei giorni sopra segnati,
devote preghiere in aiuto degli infermi nello spirito del corrente
Anno della fede.
SENSO CRISTIANO DEL "CARPE DIEM"
Città
del Vaticano, 27 gennaio 2013 (VIS). "Ogni momento può divenire
un 'oggi' propizio per la nostra conversione. Ogni giorno può
diventare l’oggi salvifico, perché la salvezza è storia che
continua per la Chiesa e per ciascun discepolo di Cristo. Questo è
il senso cristiano del 'carpe diem': cogli l’oggi in cui Dio ti
chiama per donarti la salvezza!". Con queste parole il Santo
Padre si è rivolto ai fedeli riuniti alle 12:00 di oggi in Piazza
San Pietro per la recita dell'Angelus.
Benedetto
XVI ha commentato le letture della liturgia domenicale, in particolar
il Vangelo di Luca che ci presenta Gesù che si reca di sabato nella
sinagoga di Nazareth. "Da buon osservante, il Signore non si
sottrae al ritmo liturgico settimanale e si unisce all’assemblea
dei suoi compaesani nella preghiera e nell’ascolto delle Scritture.
Il rito prevede la lettura di un testo della Torah o dei Profeti,
seguita da un commento. Quel giorno Gesù si alzò a leggere e trovò
un passo del profeta Isaia che inizia così: 'Lo Spirito del Signore
Dio è su di me, / perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
/ mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri'. (...) Gesù
infatti, terminata la lettura, (...) disse: 'Oggi si è compiuta
questa Scrittura che voi avete [ora] ascoltato'. San Cirillo
d’Alessandria afferma che l’'oggi', posto tra la prima e l’ultima
venuta di Cristo, è legato alla capacità del credente di ascoltare
e ravvedersi. Ma, in un senso ancora più radicale, è Gesù stesso
'l’oggi' della salvezza nella storia, perché porta a compimento la
pienezza della redenzione".
"Questo
brano interpella 'oggi' anche noi. Anzitutto ci fa pensare al nostro
modo di vivere la domenica: giorno del riposo e della famiglia, ma
prima ancora giorno da dedicare al Signore, partecipando
all’Eucaristia, nella quale ci nutriamo del Corpo e Sangue di
Cristo e della sua Parola di vita. In secondo luogo, nel nostro tempo
dispersivo e distratto, questo Vangelo ci invita ad interrogarci
sulla nostra capacità di ascolto. Prima di poter parlare di Dio e
con Dio, occorre ascoltarlo, e la liturgia della Chiesa è la
'scuola' di questo ascolto del Signore che ci parla".
Al
termine della preghiera dell'Angelus un bambino e una bambina
dell'Azione Cattolica della Diocesi di Roma che concludono con la
"Carovana della Pace" il mese di gennaio da loro
tradizionalmente dedicato al tema della pace, invitati
nell'appartamento pontificio, hanno liberato dalla finestra dello
studio del Papa due colombe, simbolo di pace.
GIORNATA DELLA MEMORIA: CHE NON SI RIPETANO GLI ORRORI DEL PASSATO
Città
del Vaticano, 28 gennaio 2013
(VIS). Nella "Giornata della Memoria", in ricordo
dell'Olocausto delle vittime del nazismo, Benedetto XVI, dopo la
recita dell'Angelus, ha detto: "La memoria di questa immane
tragedia, che colpì così duramente soprattutto il popolo ebraico,
deve rappresentare per tutti un monito costante affinché non si
ripetano gli orrori del passato, si superi ogni forma di odio e di
razzismo e si promuovano il rispetto e la dignità della persona
umana".
Si
celebra oggi anche la sessantesima Giornata mondiale dei malati di
lebbra. Il Papa ha espresso la sua "vicinanza alle persone che
soffrono per questo male" ed ha incoraggiato i ricercatori, gli
operatori sanitari e i volontari, in particolare quanti fanno parte
di organizzazioni cattoliche e dell’Associazione Amici di Raoul
Follereau. "Invoco per tutti il sostegno spirituale di san
Damiano de Veuster e di santa Marianna Cope, che hanno dato la vita
per i malati di lebbra".
"In
questa domenica - ha proseguito il Santo Padre - "ricorre anche
una speciale Giornata di intercessione per la pace in Terra Santa.
Ringrazio quanti la promuovono in molte parti del mondo e saluto in
particolare quelli qui presenti".
Infine
il Papa si è rivolto ai pellegrini polacchi ed ha detto: "Saluto
i polacchi. Oggi mi unisco alla Chiesa in Polonia nella preghiera di
ringraziamento per la vita e per il ministero del defunto Cardinale
Primate Józef Glemp. Il Signore ricompensi il suo impegno pastorale
nella sua gloria!".
RAPPORTO TRA FEDE E MATRIMONIO TEMA DEL DISCORSO DEL PAPA AL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA
Città
del Vaticano, 26 gennaio 2013
(VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto nella Sala
Clementina i membri del Tribunale della Rota Romana in occasione
dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Nel discorso, di cui
riportiamo ampi estratti, il Papa si è soffermato sul rapporto fra
fede e matrimonio alla luce della "attuale crisi di fede, che
interessa varie parti del mondo" e che porta con sé "una
crisi della società coniugale".
"Il
Codice di Diritto Canonico designa la realtà naturale del
matrimonio, come patto irrevocabile tra uomo e donna. Il reciproco
affidarsi, infatti, è la base irrinunciabile di qualunque patto o
alleanza. Sul piano teologico, la relazione tra fede e matrimonio
assume un significato ancora più profondo. Il vincolo sponsale,
infatti, benché realtà naturale, tra i battezzati è stato elevato
da Cristo alla dignità di sacramento".
"La
cultura contemporanea, contrassegnata da un accentuato soggettivismo
e relativismo etico e religioso, pone la persona e la famiglia di
fronte a pressanti sfide. In primo luogo, di fronte alla questione
circa la capacità stessa dell’essere umano di legarsi, e se un
legame che duri per tutta la vita sia veramente possibile e
corrisponda alla natura dell’uomo, o, piuttosto, non sia, invece,
in contrasto con la sua libertà e con la sua autorealizzazione. Fa
parte di una mentalità diffusa, infatti, pensare che la persona
diventi se stessa rimanendo 'autonoma' ed entrando in contatto con
l’altro solo mediante relazioni che si possono interrompere in ogni
momento (...). A nessuno sfugge come sulla scelta dell’essere umano
di legarsi con un vincolo che duri tutta la vita influisca la
prospettiva di base di ciascuno, a seconda cioè che sia ancorata a
un piano meramente umano, oppure si schiuda alla luce della fede nel
Signore. (...) 'Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché
senza di me non potete fare nulla': così insegnava Gesù ai suoi
discepoli, ricordando loro la sostanziale incapacità dell’essere
umano di compiere da solo ciò che è necessario al conseguimento del
vero bene. Il rifiuto della proposta divina, in effetti, conduce ad
uno squilibrio profondo in tutte le relazioni umane, inclusa quella
matrimoniale, e facilita un’errata comprensione della libertà e
dell’auto realizzazione, che, unita alla fuga davanti alla paziente
sopportazione della sofferenza, condanna l’uomo a chiudersi nel suo
egoismo ed egocentrismo. Al contrario, l’accoglienza della fede
rende l’uomo capace del dono di sé, nel quale soltanto, 'aprendosi
all’altro, agli altri, ai figli, alla famiglia... lasciandosi
plasmare nella sofferenza, egli scopre l’ampiezza dell’essere
persona umana'".
"La
fede in Dio, sostenuta dalla grazia divina, è dunque un elemento
molto importante per vivere la mutua dedizione e la fedeltà
coniugale. Non s’intende con ciò affermare che la fedeltà, come
le altre proprietà, non siano possibili nel matrimonio naturale,
contratto tra non battezzati. Esso, infatti, non è privo dei beni
che 'provengono da Dio Creatore e si inseriscono in modo incoativo
nell’amore sponsale che unisce Cristo e la Chiesa'. Certamente,
però, la chiusura a Dio o il rifiuto della dimensione sacra
dell’unione coniugale e del suo valore nell’ordine della grazia
rende ardua l’incarnazione concreta del modello altissimo di
matrimonio concepito dalla Chiesa secondo il disegno di Dio, potendo
giungere a minare la validità stessa del patto qualora, (...) si
traduca in un rifiuto di principio dello stesso obbligo coniugale di
fedeltà ovvero degli altri elementi o proprietà essenziali del
matrimonio".
"Tertulliano,
nella celebre 'Lettera alla moglie', parlando della vita coniugale
contrassegnata dalla fede, scrive che i coniugi cristiani 'sono
veramente due in una sola carne, e dove la carne è unica, unico è
lo spirito. Insieme pregano, insieme si prostrano e insieme
digiunano; l’uno ammaestra l’altro, l’uno onora l’altro,
l’uno sostiene l’altro'
"I
Santi che hanno vissuto l’unione matrimoniale e familiare nella
prospettiva cristiana, sono riusciti a superare anche le situazioni
più avverse, conseguendo talora la santificazione del coniuge e dei
figli con un amore sempre rafforzato da una solida fiducia in Dio, da
una sincera pietà religiosa e da un’intensa vita sacramentale.
Proprio queste esperienze, contrassegnate dalla fede, fanno
comprendere come, ancor oggi, sia prezioso il sacrificio offerto dal
coniuge abbandonato o che abbia subito il divorzio, se - riconoscendo
l’indissolubilità del vincolo matrimoniale valido - riesce a non
lasciarsi 'coinvolgere in una nuova unione ... In tal caso il suo
esempio di fedeltà e di coerenza cristiana assume un particolare
valore di testimonianza di fronte al mondo e alla Chiesa'".
"Vorrei
soffermarmi, infine, brevemente, sul 'bonum coniugum'. La fede è
importante nella realizzazione dell’autentico bene coniugale, che
consiste semplicemente nel volere sempre e comunque il bene
dell’altro, in funzione di un vero e indissolubile 'consortium
vitae'. In verità, nel proposito degli sposi cristiani di vivere una
vera 'communio coniugalis' vi è un dinamismo proprio della fede, per
cui la 'confessio', la risposta personale sincera all’annuncio
salvifico, coinvolge il credente nel moto d’amore di Dio.
'Confessio' e 'caritas' sono 'i due modi in cui Dio ci coinvolge, ci
fa agire con Lui, in Lui e per l’umanità, per la sua creatura ...
La 'confessio' non è una cosa astratta, è 'caritas', è amore. Solo
così è realmente il riflesso della verità divina, che come verità
è inseparabilmente anche amore'".
"Soltanto
attraverso la fiamma della carità, la presenza del Vangelo non è
più solo parola, ma realtà vissuta. In altri termini, se è vero
che 'la fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la
fede sarebbe un sentimento in balia costante del dubbio', si deve
concludere che 'fede e carità si esigono a vicenda, così che l’una
permette all’altra di attuare il suo cammino'. Se ciò vale
nell’ampio contesto della vita comunitaria, deve valere ancora di
più nell’unione matrimoniale. È in essa, di fatto, che la fede fa
crescere e fruttificare l’amore degli sposi, dando spazio alla
presenza di Dio Trinità e rendendo la stessa vita coniugale, così
vissuta, 'lieta novella' davanti al mondo".
"Riconosco
le difficoltà, da un punto di vista giuridico e pratico, di
enucleare l’elemento essenziale del 'bonum coniugum', inteso finora
prevalentemente in relazione alle ipotesi di incapacità. 'Il bonum
coniugum' assume rilevanza anche nell’ambito della simulazione del
consenso. Certamente, nei casi sottoposti al vostro giudizio, sarà
l’indagine 'in facto' ad accertare l’eventuale fondatezza di
questo capo di nullità, prevalente o coesistente con un altro capo
dei tre 'beni' agostiniani, la procreatività, l’esclusività e la
perpetuità. Non si deve quindi prescindere dalla considerazione che
possano darsi dei casi nei quali, proprio per l’assenza di fede, il
bene dei coniugi risulti compromesso e cioè escluso dal consenso
stesso; ad esempio, nell’ipotesi di sovvertimento da parte di uno
di essi, a causa di un’errata concezione del vincolo nuziale, del
principio di parità, oppure nell’ipotesi di rifiuto dell’unione
duale che contraddistingue il vincolo matrimoniale, in rapporto con
la possibile coesistente esclusione della fedeltà e dell’uso della
copula adempiuta 'humano modo'".
"Con
le presenti considerazioni, non intendo certamente suggerire alcun
facile automatismo tra carenza di fede e invalidità dell’unione
matrimoniale, ma piuttosto evidenziare come tale carenza possa,
benché non necessariamente, ferire anche i beni del matrimonio, dal
momento che il riferimento all’ordine naturale voluto da Dio è
inerente al patto coniugale".
ECUMENISMO: CAMMINARE OLTRE LE BARRIERE
Città
del Vaticano, 25 gennaio 2013 (VIS). Alle 17:30 di oggi pomeriggio,
nella Solennità della conversione di San Paolo, Benedetto XVI ha
presieduto i secondi Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le
Mura, a conclusione della XLVI Settimana di Preghiera per l’Unità
dei Cristiani sul tema: "Quel che il Signore esige da noi".
Alla celebrazione hanno preso parte i Rappresentanti delle altre
Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma, fra i quali il
Metropolita Gennadios, Rappresentante del Patriarcato Ecumenico di
Costantinopoli ed il Reverendo Canonico Richardson, Rappresentante
dell'Arcivescovo di Canterbury.
"La
comunione nella stessa fede è la base per l’ecumenismo" - ha
detto il Santo Padre ribadendo che: "L’unità (...) è donata
da Dio come inseparabile dalla fede" e "La professione
della fede battesimale in Dio, Padre e Creatore, che si è rivelato
nel Figlio Gesù Cristo, effondendo lo Spirito che vivifica e
santifica, già unisce i cristiani. Senza la fede - che è
primariamente dono di Dio, ma anche risposta dell’uomo - tutto il
movimento ecumenico si ridurrebbe ad una forma di 'contratto' cui
aderire per un interesse comune. (...). Le questioni dottrinali che
ancora ci dividono non devono essere trascurate o minimizzate. Esse
vanno piuttosto affrontate con coraggio, in uno spirito di fraternità
e di rispetto reciproco. Il dialogo, quando riflette la priorità
della fede, permette di aprirsi all’azione di Dio con la ferma
fiducia che da soli non possiamo costruire l’unità, ma è lo
Spirito Santo che ci guida verso la piena comunione, e fa cogliere la
ricchezza spirituale presente nelle diverse Chiese e Comunità
ecclesiali".
"Nella
società attuale - ha detto il Papa - sembra che il messaggio
cristiano incida sempre meno nella vita personale e comunitaria; e
questo rappresenta una sfida per tutte le Chiese e le Comunità
ecclesiali. (...) Mentre siamo in cammino verso la piena unità, è
necessario allora perseguire una collaborazione concreta tra i
discepoli di Cristo per la causa della trasmissione della fede al
mondo contemporaneo. Oggi c’è grande bisogno di riconciliazione,
di dialogo e di comprensione reciproca, in una prospettiva non
moralistica, ma proprio in nome dell’autenticità cristiana per una
presenza più incisiva nella realtà del nostro tempo".
"La
vera fede in Dio poi è inseparabile dalla santità personale, come
anche dalla ricerca della giustizia - ha sottolineato il Pontefice
ricordando che il tema della Settimana di preghiera per l’unità
dei cristiani: 'Quel che il Signore esige da noi', è stato proposto
dallo "Student Christian Movement in India", in
collaborazione con la "All India Catholic University Federation"
ed il "National Council of Churches" in India. "A
quanti hanno collaborato desidero esprimere la mia viva gratitudine
e, (...) assicuro la mia pr eghiera a tutti i cristiani dell’India,
che a volte sono chiamati a rendere testimonianza della loro fede in
condizioni difficili. 'Camminare umilmente con Dio' significa
anzitutto camminare nella radicalità della fede, come Abramo,
fidandosi di Dio, anzi riponendo in Lui ogni nostra speranza e
aspirazione, ma significa anche camminare oltre le barriere, oltre
l’odio, il razzismo e la discriminazione sociale e religiosa che
dividono e danneggiano l’intera società".
"La
nostra ricerca di unità nella verità e nell’amore, infine, non
deve mai perdere di vista la percezione che l’unità dei cristiani
è opera e dono dello Spirito Santo e va ben oltre i nostri sforzi.
Pertanto, l’ecumenismo spirituale, specialmente la preghiera, è il
cuore dell’impegno ecumenico. Tuttavia, l’ecumenismo non darà
frutti duraturi se non sarà accompagnato da gesti concreti di
conversione che muovano le coscienze e favoriscano la guarigione dei
ricordi e dei rapporti. (...) Un’autentica conversione, (...) è un
elemento fondamentale del nostro impegno ecumenico. Il rinnovamento
della vita interiore del nostro cuore e della nostra mente, che si
riflette nella vita quotidiana, è cruciale in ogni dialogo e cammino
di riconciliazione, facendo dell’ecumenismo un impegno reciproco di
comprensione, rispetto e amore, 'affinché il mondo creda'".
UDIENZE
Città
del Vaticano, 28 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto
questa mattina in udienza:
-
Il Cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
-
Otto Presuli della Conferenza Episcopale della Campania, in Visita
“ad Limina Apostolorum”:
*
S.E. Mons. Andrea Mugione, Arcivescovo di Benevento
*
S.E. Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant’Angelo dei
Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia
*
S.E. Mons. Michele De Rosa, Vescovo di Cerreto
Sannita-Telese-Sant’Agata dei Goti
*
S.E. Mons. Giovanni D’Alise, Vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia
*
S.E. Mons. Francesco Marino, Vescovo di Avellino
*
S.E. Mons. Ciro Miniero, Vescovo di Vallo della Lucania
*
S.E. Mons. Antonio De Luca, C.SS.R., Vescovo di Teggiano-Policastro
*
Dom Beda Umberto Paluzzi, O.S.B., Abate dell’Abbazia territoriale
di Montevergine
Sabato
26 gennaio, il Santo Padre ha ricevuto udienza:
-
Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i
Vescovi.
-
Il Monsignor Pio Vito Pinto, Decano del Tribunale della Rota Romana.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 26 gennaio 2013
(VIS). Il Santo Padre ha nominato:
-
Il Padre Guy Charbonneau, P.M.E., Vescovo della Diocesi di Choluteca
(superficie: 5.775; popolazione: 700.000; cattolici: 586.000;
sacerdoti: 28; religiosi: 67), Honduras. Il Vescovo eletto è nato
nel 1946 a Montréal (Canada), è divenuto membro della Società per
le Missioni Estere nel 1969 ed è stato ordinato sacerdote nel 1970.
Dal 1970 al 2003 in Honduras ha ricoperto i seguenti incarichi
pastorali: nella diocesi di Choluteca: Vicario a “San Marcos de
Colón”, Direttore Spirituale del Seminario Minore, Responsabile
della pastorale della comunità “San Francisco”, Incaricato
diocesano per la Pastorale Giovanile e coordinatore dell'equipe
diocesana per la Pastorale Vocazionale; nell’arcidiocesi di
Tegucigalpa: Vicario Parrocchiale; Professore, Direttore Spirituale e
Rettore del Seminario Minore; Professore, Assistente Spirituale e
Rettore del Seminario Maggiore; a livello nazionale in Honduras è
stato Responsabile della formazione missionaria Ad Gentes,
Responsabile del Centro di Formazione e Animazione Missionaria e
Direttore delle Pontificie Opere Missionarie; è stato primo
Assistente Regionale della Società per le Missioni Estere della
Provincia di Québec e, dal 2002 al 2003, Superiore Regionale. Dal
2003 al 2008 è stato Vicario Generale della Società per le Missioni
Estere; dal 2008 è Superiore Generale della Società per le Missioni
Estere della Provincia di Québec.
-
il Reverendo Djalwana Laurent Lompo, Vescovo Ausiliare
dell’Arcidiocesi di Niamey (superficie: 200.000; popolazione:
7.400.000; cattolici: 20.100; sacerdoti: 42; religiosi: 90), Niger.
Il Vescovo eletto è nato nel 1967 a Koulbou (Niger) ed è stato
ordinato sacerdote nel 1997. Dal 1997 al 2000 è stato Vicario
parrocchiale della Parrocchia St Gabriel a Niamey; dal 2002 al 2003 è
stato Responsabile del Foyer Samuel per le vocazioni; dal 2003 è
stato Vicario Generale della medesima Arcidiocesi.
-
Il Sacerdote Rafael García
de la Serrana Villalobos, del Clero della Prelatura personale
dell'Opus Dei, Vice Direttore della Direzione dei Servizi Tecnici del
Governatorato della Stato della Città del Vaticano.
venerdì 25 gennaio 2013
IL PAPA RICEVE LA COMMISSIONE PER IL DIALOGO TEOLOGICO TRA CHIESA CATTOLICA E CHESE ORTODOSSE ORIENTALI
Città
del Vaticano, 25 gennaio 2013
(VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in Vaticano i membri
della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra
la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali. La Commissione
istituita dieci anni fa, nel gennaio 2003, fu un'iniziativa delle
autorità ecclesiali della famiglia della Chiese Ortodosse Orientali
e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei
Cristiani.
"La
Commissione si è dedicata questa settimana allo studio della
comunione e della comunicazione che esistevano fra le Chiese nei
primi cinque secoli della storia cristiana" - ha detto Benedetto
XVI che ha auspicato che i rapporti fra la Chiesa Cattolica e le
Chiese Ortodosse Orientali "continuino a svilupparsi in uno
spirito fraterno di cooperazione, particolarmente con il
potenziamento di un dialogo teologico in grado di aiutare tutti i
fedeli del Signore a crescere nella comunione e a testimoniare
davanti al mondo la verità di salvezza del Vangelo".
"Molti
di voi provengono da aree dove i cristiani, singoli e comunità,
affrontano dure prove e difficoltà, fonte di profonda preoccupazione
per tutti. Tramite tutti voi, desidero assicurare tutti i fedeli del
Medio Oriente, della mia vicinanza spirituale e della mia preghiera,
affinché questa terra, così importante nel piano di salvezza di
Dio, possa essere condotta, attraverso dialogo e cooperazione
costruttivi, ad un futuro di giustizia e di pace duratura. Tutti i
cristiani hanno bisogno di lavorare insieme in accettazione e fiducia
reciproca al servizio della causa della pace e della giustizia in
fedeltà alla volontà del Signore. Che l'esempio e l'intercessione
di innumerevoli martiri e santi che, lungo le epoche, hanno
testimoniato coraggiosamente il Cristo in tutte le nostre Chiese,
sostengano e rafforzino tutti noi nell'affrontare le sfide del
presente con fiducia e speranza nel futuro che il Signore apre
davanti a noi".
COMPETENZA SUI SEMINARI TRASFERITA ALLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO
Città
del Vaticano, 25 gennaio 2013
(VIS). "Ministrorum institutio" è il titolo del Motu
proprio con il quale il Santo Padre modifica la Costituzione
apostolica "Pastor bonus" (Giovanni Paolo II, 1988) e
trasferisce la competenza sui seminari dalla “Congregazione per
l’Educazione Cattolica” alla “Congregazione per il Clero”. Di
seguito riportiamo ampi estratti del documento.
"La
formazione dei sacri ministri fu tra le principali preoccupazioni dei
Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II, che scrissero: 'Il Concilio
Ecumenico, ben consapevole che l'auspicato rinnovamento di tutta la
Chiesa dipende in gran parte dal ministero sacerdotale animato dallo
spirito di Cristo, afferma solennemente l'importanza somma della
formazione sacerdotale' (Decreto Optatam totius, 1). In questo
contesto, il canone 232 CIC rivendica alla Chiesa il 'diritto proprio
ed esclusivo' di provvedere alla formazione di coloro che sono
destinati ai ministeri sacri, ciò che avviene di regola nei
Seminari".
"Il
primo organismo a carattere universale, incaricato di provvedere alla
fondazione, al governo ed all’amministrazione dei Seminari, (...)
fu l’apposita 'Congregatio Seminariorum', istituita da Benedetto
XIII con la Costituzione 'Creditae Nobis' (1725). Essa si estinse con
l’andar del tempo e i Seminari continuarono ad essere fatti oggetto
di particolari cure da parte della Santa Sede per mezzo della Sacra
Congregazione del Concilio (oggi Congregazione per il Clero) od anche
della Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, e, dal 1906, solo
per mezzo di quest’ultima. San Pio X, con la Costituzione
apostolica 'Sapienti consilio' (1908), riservò la giurisdizione sui
Seminari alla Sacra Congregazione Concistoriale (...). Benedetto XV,
con il Motu proprio 'Seminaria clericorum' (1915), creò un nuovo
Dicastero, che assunse il nome di 'Sacra Congregatio de Seminariis et
Studiorum Universitatibus'. Il Santo Padre motivò la decisione
perché preoccupato del numero crescente degli affari e
dell’importanza dell’ufficio (...). Il nuovo Dicastero (...) fu
accolto nel Codex Iuris Canonici del 1917".
"È
significativo rilevare che, durante la redazione del nuovo Codice
(1983 n.d.r.), si sia discusso circa l’opportunità di conservare
la medesima disposizione, ma, alla fine, sembrò più opportuno
premettere l’intera normativa, come introduzione, alla trattazione
sui chierici. Quindi le norme e le direttive sui Seminari sono state
inserite (...), con l’appropriata denominazione 'La formazione dei
Chierici'. (...) Il Concilio Ecumenico Vaticano II ricorda nuovamente
che: 'i Seminari maggiori sono necessari per la formazione
sacerdotale' (...).
Quindi
i Seminari rientrano, secondo il Concilio Ecumenico Vaticano II e il
Codice di Diritto Canonico del 1983, nell’ambito della 'formazione
dei Chierici', che per essere vera ed efficace deve saldare la
formazione permanente con la formazione seminaristica (...) come ha
affermato il mio venerato predecessore, il beato Giovanni Paolo II,
nell’Esortazione apostolica 'Pastores dabo vobis' (1992): 'È di
particolare importanza avvertire e rispettare l’intrinseco legame
che esiste tra la formazione precedente l’ordinazione e quella
successiva. Se, infatti, ci fosse una discontinuità o perfino una
difformità tra queste due fasi formative, deriverebbero
immediatamente gravi conseguenze sull’attività pastorale e sulla
comunione fraterna tra i presbiteri, in particolare tra quelli di
differente età'".
"Ritengo
pertanto opportuno assegnare alla Congregazione per il Clero la
promozione e il governo di tutto ciò che riguarda la formazione, la
vita e il ministero dei presbiteri e dei diaconi: dalla pastorale
vocazionale e la selezione dei candidati ai sacri Ordini, inclusa la
loro formazione umana, spirituale, dottrinale e pastorale nei
Seminari e negli appositi centri per i diaconi permanenti, fino alla
loro formazione permanente, incluse le condizioni di vita e le
modalità di esercizio del ministero e la loro previdenza e
assistenza sociale".
PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE COMPETENTE SULLA CATECHESI
Città
del Vaticano, 25 gennaio 2013
(VIS). Con il Motu Proprio "Fodes per doctrinam", reso
pubblico oggi, e datato 16 gennaio, il Santo Padre modifica la
Costituzione apostolica "Pastor bonus" e trasferisce la
competenza sulla Catechesi dalla Congregazione per il Clero al
Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.
Di seguito riportiamo una sintesi del testo.
"La
fede - scrive il Papa - ha bisogno di essere sostenuta per mezzo di
una dottrina capace di illuminare la mente e il cuore dei credenti.
Il particolare momento storico che viviamo, segnato tra l’altro da
una drammatica crisi di fede, richiede l’assunzione di una
consapevolezza tale da rispondere alle grandi attese che sorgono nel
cuore dei credenti per i nuovi interrogativi che interpellano il
mondo e la Chiesa. L’intelligenza della fede, quindi, richiede
sempre che i suoi contenuti siano espressi con un linguaggio nuovo,
capace di presentare la speranza presente nei credenti a quanti ne
chiedono ragione".
"Nel
cinquantesimo anniversario dall’apertura del Concilio Ecumenico
Vaticano II, mentre la Chiesa riflette ancora sulla ricchezza
d’insegnamento contenuto in quei documenti e trova nuove forme per
attuarlo, è possibile verificare il grande cammino compiuto in
questi decenni nell’ambito della catechesi, cammino però che non è
stato esente, negli anni del dopo Concilio, da errori anche gravi nel
metodo e nei contenuti, che hanno spinto ad una approfondita
riflessione e condotto così all’elaborazione di alcuni Documenti
postconciliari che rappresentano la nuova ricchezza nel campo della
Catechesi".
"L’insegnamento
conciliare e il Magistero successivo, facendosi interpreti della
grande tradizione della Chiesa in proposito, hanno legato in maniera
sempre più forte la Catechesi al processo di evangelizzazione. La
Catechesi, quindi, rappresenta una tappa significativa nella vita
quotidiana della Chiesa per annunciare e trasmettere in maniera viva
ed efficace la Parola di Dio, così che questa giunga a tutti, e i
credenti siano istruiti ed educati in Cristo per costruire il Suo
Corpo che è la Chiesa".
"Con
la Lettera apostolica, in forma di Motu Proprio, 'Ubicumque et
semper', ho istituito, il 21 settembre 2010, il Pontificio Consiglio
per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che svolge 'la
propria finalità sia stimolando la riflessione sui temi della nuova
evangelizzazione, sia individuando e promuovendo le forme e gli
strumenti atti a realizzarla'. In modo particolare, ho voluto
assegnare al nuovo Dicastero il compito di 'promuovere l’uso del
Catechismo della Chiesa Cattolica, quale formulazione essenziale e
completa del contenuto della fede per gli uomini del nostro tempo'".
"Ciò
considerato ritengo opportuno che tale Dicastero assuma tra i suoi
compiti istituzionali quello di vegliare, per conto del Romano
Pontefice, sul rilevante strumento di evangelizzazione che
rappresenta per la Chiesa la Catechesi, nonché l’insegnamento
catechetico nelle sue diverse manifestazioni, in modo da realizzare
un’azione pastorale più organica ed efficace. Questo nuovo
Pontificio Consiglio potrà offrire alle Chiese locali e ai Vescovi
diocesani un adeguato servizio in questa materia".
"Perciò,
accogliendo la concorde proposta dei Capi Dicastero interessati, ho
deciso di trasferire al Pontificio Consiglio per la Promozione della
Nuova Evangelizzazione le competenze che, in materia di Catechesi, la
Costituzione apostolica Pastor bonus, del 28 giugno 1988, aveva
affidato alla Congregazione per il Clero, con la stessa giurisdizione
che finora esercitava la medesima Congregazione in questa materia ed
è richiesta dall’ordinamento canonico".
GIORNATA MONDIALE DI LOTTA ALLA LEBBRA: INTENSIFICARE DIACONIA DELLA CARITÀ
Città
del Vaticano, 25 gennaio 2013
(VIS). In occasione della LX Giornata Mondiale di lotta alla Lebbra,
che si celebra domenica prossima, 27 gennaio, l'Arcivescovo Zygmunt
Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori
Sanitari, ha pubblicato un Messaggio del titolo: "Una occasione
propizia per intensificare la diaconia della carità”.
L'Arcivescovo ricorda che il morbo di Hansen è "male tanto
antico quanto grave per le sofferenze, l’esclusione sociale e la
povertà che (...) comporta".
"Secondo
i dati più recenti dell’OMS - si legge nel Messaggio - circa
duecentoventimila fra uomini, donne e bambini hanno contratto la
lebbra nel 2011 e molti dei nuovi casi sono stati diagnosticati
quando la malattia era in uno stato avanzato. Questi dati mostrano il
permanere, nonostante la meritoria azione di realtà internazionali e
nazionali, governative e non - come l’OMS e le Fondazioni Raoul
Follereau e Sasakawa - di un’ancora insufficiente possibilità di
accesso alle strutture diagnostiche e della carenza nella formazione
alla prevenzione delle comunità a rischio di contagio, come pure il
bisogno di azioni igienico-sanitarie mirate. Tutto ciò è
fondamentale per la lebbra, ormai senza esito mortale se
adeguatamente curata, così come lo è in larga misura per le altre
'malattie neglette' (...). Si tratta di patologie che costituiscono
degli autentici flagelli in alcune parti del mondo, ma che non
riscuotono la sufficiente attenzione da parte della comunità
internazionale; tra di esse ritroviamo la dengue, la malattia del
sonno, la bilarziosi, l’oncocercosi, la leishmaniosi e il tracoma".
"Di
fronte ad una tale emergenza sanitaria, anche alla luce dell’Anno
della fede, e nel desiderio di impegnarci, sempre più intensamente,
come cattolici, nell’adempiere quanto richiesto da Gesù col
comandamento 'Euntes docete et curate infirmos' e dal nostro
Battesimo, desidero rinnovare l’invito ad adoperarsi perché questa
60a Giornata Mondiale di lotta alla lebbra costituisca una nuova
'occasione propizia per intensificare la diaconia della carità nelle
nostre comunità ecclesiali, per essere ciascuno buon samaritano
verso l'altro, verso chi ci sta accanto'", a cominciare dai
malati di lebbra.
"Un
ruolo altrettanto importante spetta anche a tutte le persone vittime
della lebbra, che sono chiamate a cooperare per l’affermazione di
una società più inclusiva e giusta che permetta il reinserimento di
chi è stato guarito, per divulgare e promuovere le possibilità di
diagnosi e di cura, per ribadire la necessità di sottoporsi a
terapie per esserne curati contribuendo a debellare l’infezione,
per diffondere, nelle realtà d’appartenenza, i criteri
igienico-sanitari indispensabili ad impedirne l’ulteriore
propagazione".
"Come
cristiano, chi è stato colpito dalla lebbra ha inoltre la
possibilità di vivere la propria condizione in una prospettiva di
fede 'trovandone il senso mediante l'unione con Cristo, che ha
sofferto con infinito amore', pregando e offrendo la propria
tribolazione per il bene della Chiesa e dell’umanità. Nella
consapevolezza che quanto evidenziato è certamente non facile e
richiede carità verso se stessi e verso il prossimo, speranza,
coraggio, pazienza e determinazione, desidero ricordare - con le
parole di san Paolo - che nessuno di noi ha 'ricevuto uno spirito da
schiavi per ricadere nella paura, ma' che abbiamo 'ricevuto uno
spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà,
Padre!’. E, 'se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio,
coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per
partecipare anche alla sua gloria'; anche nelle situazioni più
avverse, il cristiano ha la certezza che 'né potenze, né altezza né
profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore
di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore'".
UDIENZE
Città
del Vaticano, 25 gennaio 2013
(VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:
-
Il Cardinale Fernando Filone, Prefetto della Congregazione per
l’Evangelizzazione dei Popoli
-
Il Signor Nikolay Sadchikov, Ambasciatore della federazione Russa, in
visita di Congedo.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 25 gennaio 2013
(VIS). Il Santo Padre:
-
Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di
Kalookan (Filippine), presentata dal Vescovo Deogratias Iñiguez, in
conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto
Canonico.
-
Ha nominato il Vescovo Buenaventura M. Famadico, Vescovo di San Pablo
(superficie: 1.203; popolazione: 2.821.000; cattolici: 2.466.000;
sacerdoti: 172; religiosi: 508), Filippine. Finora Vescovo di Gumaca
(Filippine), succede al Vescovo Leo Drona, S.D.B., del quale il Santo
Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima
diocesi, presentata in conformità al canone 401, paragrafo 2, del
Codice di Diritto Canonico.
giovedì 24 gennaio 2013
BENEDETTO XVI: IL CARDINALE GLEMP ERA UN UOMO "GIUSTO"
Città
del Vaticano, 24 gennaio 2013
(VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Cardinale
Kazimierz Nycz, Arcivescovo Metropolita di Varsavia (Polonia), un
telegramma di cordoglio per la morte, all'età di 83 anni, del
Cardinale Jozef Glemp, Arcivescovo emerito di Gniezno e di Varsavia,
dal 1981 al 2006 e Primate della Polonia.
"Caritati
in iustitia – per la carità nella giustizia – questo motto
episcopale lo ha accompagnato durante tutta l’esistenza ed ha
indirizzato il suo modo di pensare, di valutare, di fare le scelte,
di prendere le decisioni e di offrire le linee dell’azione
pastorale. Era un uomo 'giusto', nello spirito di san Giuseppe suo
Patrono e di coloro che nella tradizione biblica hanno saputo
ascoltare la voce della chiamata di Dio indirizzata non solo
personalmente a loro, ma anche alle comunità, alle quali erano
inviati. Tale giustizia, ricca dell’umile adesione alla volontà di
Dio, è stata la base del suo profondo amore per Dio e per l’uomo,
che era la luce, l’ispirazione e la forza nel difficile ministero
di guida della Chiesa in un’epoca, in cui significative
trasformazioni sociali e politiche interessarono la Polonia e
l’Europa", scrive il Papa.
"L’amore
di Dio e della Chiesa, la premura per la vita e la dignità di ogni
uomo hanno fatto di Lui un apostolo dell’unità contro la
divisione, della concordia davanti allo scontro, della comune
costruzione di un futuro felice sulla base delle passate, gioiose e
dolorose esperienze della Chiesa e del popolo. Continuando l’opera
del Cardinale Stefan Wyszynski, in costante comunione e legame
spirituale con il Papa Giovanni Paolo II, con grande prudenza,
risolveva tante questioni e problemi nella vita politica, sociale e
religiosa dei Polacchi. Fidandosi della Provvidenza Divina, guardava
con ottimismo verso il nuovo millennio, nel quale gli è stato dato
di introdurre la comunità dei credenti in Polonia".
"Nell’ultima
tappa della sua vita era provato dalla sofferenza che sopportava con
serenità di spirito. Anche in questa prova è rimasto testimone
dell’affidamento alla bontà e all’amore di Dio onnipotente".
"Personalmente
- conclude il Papa - ho sempre apprezzato la sua sincera bontà, la
semplicità, l’apertura e la cordiale dedizione alla causa della
Chiesa in Polonia e nel mondo. Così rimarrà nella mia memoria e
nella preghiera. Che il Signore lo accolga nella sua gloria!".
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