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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 16 maggio 2011

PROMUOVERE VOCAZIONI SACERDOZIO E VITA CONSACRATA

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAG. 2011 (VIS). Alle 12:00 di questa mattina il Santo Padre si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Nel commentare la pagina evangelica di questa IV Domenica di Pasqua che “ci presenta una delle icone più belle che, sin dai primi secoli della Chiesa, hanno raffigurato il Signore Gesù: quella del Buon Pastore”, il Santo Padre ha detto: “L’atteggiamento del gregge verso il Buon Pastore, Cristo, è presentato dall’Evangelista con due verbi specifici: ascoltare e seguire. Questi termini designano le caratteristiche fondamentali di coloro che vivono la sequela del Signore. Innanzitutto l’ascolto della sua Parola, dal quale nasce e si alimenta la fede. Solo chi è attento alla voce del Signore è in grado di valutare nella propria coscienza le giuste decisioni per agire secondo Dio. Dall’ascolto deriva, quindi, il seguire Gesù: si agisce da discepoli dopo aver ascoltato e accolto interiormente gli insegnamenti del Maestro, per viverli quotidianamente”.

“In questa domenica” – ha proseguito il Santo Padre – “viene dunque spontaneo ricordare a Dio i Pastori della Chiesa, e coloro che si stanno formando per diventare Pastori. Vi invito pertanto a una speciale preghiera per i Vescovi – compreso il Vescovo di Roma! –, per i parroci, per tutti coloro che hanno responsabilità nella guida del gregge di Cristo, affinché siano fedeli e saggi nel compiere il loro ministero. In particolare, preghiamo per le vocazioni al sacerdozio in questa Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, affinché non manchino mai validi operai nella messe del Signore”.

“Settant’anni or sono” – ha ricordato Papa Benedetto XVI – “il Venerabile Pio XII istituì la Pontificia Opera per le vocazioni sacerdotali. La felice intuizione del mio Predecessore si fondava sulla convinzione che le vocazioni crescono e maturano nelle Chiese particolari, facilitate da contesti familiari sani e irrobustiti da spirito di fede, di carità e di pietà. Nel messaggio inviato per questa Giornata Mondiale ho sottolineato che una vocazione si compie quando si esce ‘dalla propria volontà chiusa e dalla propria idea di autorealizzazione, per immergersi in un’altra volontà, quella di Dio, lasciandosi guidare da essa’”.

“Anche in questo tempo, nel quale la voce del Signore rischia di essere sommersa in mezzo a tante altre voci, ogni comunità ecclesiale” – ha concluso Benedetto XVI - “è chiamata a promuovere e curare le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Gli uomini infatti hanno sempre bisogno di Dio, anche nel nostro mondo tecnologico, e ci sarà sempre bisogno di Pastori che annunciano la sua Parola e fanno incontrare il Signore nei Sacramenti”.
ANG/ VIS 20110516 (450)

APPELLO CESSAZIONE VIOLENZE LIBIA E SIRIA

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAG. 2011 (VIS). Al termine della recita del Regina Coeli, il Santo Padre ha detto: “Continuo a seguire con grande apprensione il drammatico conflitto armato che, in Libia, ha causato un elevato numero di vittime e di sofferenze, soprattutto fra la popolazione civile. Rinnovo un pressante appello perché la via del negoziato e del dialogo prevalga su quella della violenza, con l’aiuto degli Organismi internazionali che si stanno adoperando nella ricerca di una soluzione alla crisi. Assicuro, inoltre, la mia orante e commossa partecipazione all’impegno con cui la Chiesa locale assiste la popolazione, in particolare tramite le persone consacrate presenti negli ospedali”.

Nel riferirsi alla Siria il Santo Padre ha detto: “Il mio pensiero va anche alla Siria, dove è urgente ripristinare una convivenza improntata alla concordia e all’unità. Chiedo a Dio che non ci siano ulteriori spargimenti di sangue in quella Patria di grandi religioni e civiltà, ed invito le Autorità e tutti i cittadini a non risparmiare alcuno sforzo nella ricerca del bene comune e nell’accoglienza delle legittime aspirazioni a un futuro di pace e di stabilità”.

“Cari fratelli e sorelle, la beatificazione del Papa Giovanni Paolo II” – ha concluso il Papa – “ha avuto una risonanza mondiale. Vi sono altri testimoni esemplari di Cristo, molto meno noti, che la Chiesa addita con gioia alla venerazione dei fedeli. Oggi, a Würzburg, in Germania, è proclamato beato Georg Häfner, sacerdote diocesano, morto martire nel campo di concentramento di Dachau; e sabato 7 maggio scorso, a Pozzuoli, è stato beatificato un altro presbitero, Giustino Maria Russolillo, fondatore della Società delle Divine Vocazioni. Ringraziamo il Signore perché non fa mancare santi sacerdoti alla sua Chiesa!”.
ANG/ VIS 20110516 (290)

VESCOVI INDIA: LIBERTÀ DI RELIGIONE E DI CULTO

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina il Papa ha ricevuto i Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India, al termine della Visita “ad Limina Apostolorum”

“Le rivelazione definitiva di Dio che viene a noi in Gesù Cristo” – ha detto il Papa nel suo discorso – “e che i credenti nel mondo gioiosamente proclamano, è espressa in modo particolare nelle Sacre Scritture e nella vita sacramentale della Chiesa. (...) La rivelazione cristiana, accettata liberamente e con l’azione della grazia di Dio, trasforma gli uomini e le donne nell’intimo e stabilisce una meravigliosa relazione redentrice con Dio, il nostro Padre celeste, attraverso Cristo, nello Spirito Santo. Questo è il cuore del messaggio che noi insegniamo, questo è il grande dono che noi offriamo nella carità al nostro prossimo: una condivisione della vita di Dio”.

“Nella Chiesa, i primi passi dei credenti sulla via di Cristo devono essere sempre accompagnati da una solida catechesi che permetta loro di fiorire nella fede, nell’amore e nel servizio. (...) Nel riconoscere che la catechesi è distinta dalla speculazione teologica, i sacerdoti, i religiosi e i catechisti laici devono sapere come comunicare con chiarezza e amorosa devozione la bellezza che trasforma la vita e l’insegnamento cristiano, che permette ed arricchisce l’incontro con Cristo stesso. Ciò è particolarmente vero nella preparazione dei fedeli all’incontro con Nostro Signore nei sacramenti”.

Nel riferirsi alla particolarità dell’India nella quale si trovano “alcune antiche religioni, incluso il Cristianesimo”, Benedetto XVI ha sottolineato che: “La vita cristiana in queste società esige onestà e sincerità sul proprio credo, e rispetto per il credo del proprio vicino. La presentazione del Vangelo in tali circostanze, comporta il delicato processo dell’inculturazione. (...) Tale processo esige che i sacerdoti, i religiosi e i catechisti laici impieghino attentamente i linguaggi ed i costumi più appropriati dei popoli, ai quali prestano il loro servizio, nel presentare la Buona Novella. (...) Miei cari fratelli Vescovi, siete chiamati a controllare questo processo con fedeltà al ‘depositum fidei’ che è stato a noi trasmesso, per conservarlo e trasmetterlo”.

Relativamente al dialogo interreligioso il Papa ha ricordato: “Sono al corrente delle difficili circostanze che dovete affrontare nello sviluppo del dialogo con chi appartiene ad altri credi religiosi, mentre cercate di incoraggiare una atmosfera di tollerante interazione. Il vostro dialogo deve essere caratterizzato da un costante sguardo a ciò che è vero, per promuovere il rispetto reciproco ed evitare sembianze di sincretismo”.

“Mentre i cristiani indiani cercano di vivere in pace ed armonia con i loro vicini di altre religioni, la vostra prudente guida è fondamentale nella missione di azione morale e civile per la salvaguardia dei diritti umani fondamentali, della libertà di religione e della libertà di culto. Come sapete questi diritti si fondano sulla comune dignità di tutti gli uomini e sono riconosciuti dal concerto delle Nazioni”.

“Vi incoraggio ad operare con pazienza per stabilire il terreno comune necessario per godere armoniosamente dei diritti fondamentali nelle vostre comunità. Anche se incontra opposizione, la carità e la pazienza del cristiano devono servire a convincere gli altri della giustezza della tolleranza religiosa, dalla quale traggono beneficio anche i seguaci di altre religioni”.
AL/ VIS 20110516 (520)

SINTESI CULTURALI UMANISTICHE APERTE ALLA TRASCENDENZA

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAG. 2011 (VIS). Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina i partecipanti al Congresso mondiale promosso dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace nel 50° anniversario dell’Enciclica ‘Mater et magistra’ del Beato Giovanni XXIII.

“La verità, l’amore, la giustizia, additati dalla ‘Mater et magistra’” – ha detto il Papa nel suo discorso – “assieme al principio della destinazione universale dei beni, quali criteri fondamentali per superare gli squilibri sociali e culturali, rimangono i pilastri per interpretare ed avviare a soluzione anche gli squilibri interni all’odierna globalizzazione. A fronte di questi squilibri c’è bisogno del ripristino di una ‘ragione integrale’ che faccia rinascere il pensiero e l’etica. (...) Occorre sviluppare sintesi culturali umanistiche aperte alla Trascendenza mediante una nuova evangelizzazione”.

“Dai vari squilibri globali, che caratterizzano la nostra epoca, vengono alimentate disparità, differenze di ricchezza, ineguaglianze, che creano problemi di giustizia e di equa distribuzione delle risorse e delle opportunità, specie nei confronti dei più poveri”.

“Non sono meno preoccupanti” – ha sottolineato il Pontefice – “i fenomeni legati ad una finanza che, dopo la fase più acuta della crisi, è tornata a praticare con frenesia dei contratti di credito che spesso consentono una speculazione senza limiti. (...) Analogamente, l’aumento dei prezzi delle risorse energetiche primarie, (...) finiscono per avere conseguenze negative sull’ambiente, nonché sull’uomo stesso”.

“La questione sociale odierna” – ha proseguito il Pontefice – “è senza dubbio questione di ‘giustizia sociale’ mondiale, (...) è, inoltre, questione di distribuzione equa delle risorse materiali ed immateriali, di globalizzazione della democrazia sostanziale, sociale e partecipativa. Per questo (...) è indispensabile che la nuova evangelizzazione del sociale evidenzi le implicanze di una giustizia che va realizzata a livello universale. Con riferimento alla fondazione di tale giustizia va sottolineato che non è possibile realizzarla poggiandosi sul mero consenso sociale, senza riconoscere che questo, per essere duraturo, deve essere radicato nel bene umano universale”.

Relativamente alla Dottrina Sociale della Chiesa, il Papa ha affermato che per la sua diffusione la Chiesa “conta anche sull’attività delle sue istituzioni culturali, sui programmi di istruzione religiosa e di catechesi sociale delle parrocchie, sui mass media e sull’opera di annuncio e di testimonianza dei ‘christifideles laici’. Questi debbono essere preparati spiritualmente, professionalmente ed eticamente”.

“Importanti istituzioni a servizio della nuova evangelizzazione del sociale sono” – ha concluso il Santo Padre – “oltre alle associazioni di volontariato e alle organizzazioni non governative cristiane o di ispirazione cristiana, le Commissioni Giustizia e Pace, gli Uffici per i problemi sociali e il lavoro, i Centri e gli Istituti di Dottrina sociale”.

AC/ VIS 20110516 (420)

CIRCOLARE LINEE GUIDA PER I CASI DI ABUSO SESSUALE SU MINORI

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAG. 2011 (VIS). La Congregazione per la Dottrina della Fede ha reso pubblica oggi la Lettera Circolare alle Conferenze Episcopali sulle linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici.

Il Documento, che porta la firma del Cardinale William J. Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e dell’Arcivescovo Luis F. Ladaira, S.I., Segretario della medesima Congregazione, è datata 3 maggio 2011.

“Tra le importanti responsabilità del Vescovo diocesano al fine di assicurare il bene comune dei fedeli e, specialmente, la protezione dei bambini e dei giovani, c’è il dovere di dare una risposta adeguata ai casi eventuali di abuso sessuale su minori commesso da chierici nella sua diocesi. Tale risposta comporta l’istituzione di procedure adatte ad assistere le vittime di tali abusi, nonché la formazione della comunità ecclesiale in vista della protezione dei minori. Detta risposta dovrà provvedere all’applicazione del diritto canonico in materia, e, allo stesso tempo, tener conto delle disposizioni delle leggi civili.

I. Aspetti generali:

a) Le vittime dell’abuso sessuale:

La Chiesa, nella persona del Vescovo o di un suo delegato, deve mostrarsi pronta ad ascoltare le vittime ed i loro familiari e ad impegnarsi per la loro assistenza spirituale e psicologica. Nel corso dei suoi viaggi apostolici, il Santo Padre Benedetto XVI ha dato un esempio particolarmente importante con la sua disponibilità ad incontrare ed ascoltare le vittime di abuso sessuale. In occasione di questi incontri, il Santo Padre ha voluto rivolgersi alle vittime con parole di compassione e di sostegno, come quelle contenute nella sua Lettera Pastorale ai Cattolici d’Irlanda (n.6): “Avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata.”

b) La protezione dei minori

In alcune nazioni sono stati iniziati in ambito ecclesiale programmi educativi di prevenzione, per assicurare “ambienti sicuri” per i minori. Tali programmi cercano di aiutare i genitori, nonché gli operatori pastorali o scolastici, a riconoscere i segni dell’abuso sessuale e ad adottare le misure adeguate. I suddetti programmi spesso hanno meritato un riconoscimento come modelli nell’impegno per eliminare i casi di abuso sessuale nei confronti di minori nelle società odierne.

c) La formazione di futuri sacerdoti e religiosi:

Nel 2002, Papa Giovanni Paolo II disse: “Non c’è posto nel sacerdozio e nella vita religiosa per chi potrebbe far male ai giovani” (n. 3, Discorso ai Cardinali Americani, 23 aprile 2002). Queste parole richiamano alla specifica responsabilità dei Vescovi, dei Superiori Maggiori e di coloro che sono responsabili della formazione dei futuri sacerdoti e religiosi. Le indicazioni fornite nell’Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis, nonché le istruzioni dei Dicasteri competenti della Santa Sede, acquistano una crescente importanza in vista di un corretto discernimento vocazionale e di una sana formazione umana e spirituale dei candidati. In particolare si farà in modo che essi apprezzino la castità e il celibato e le responsabilità della paternità spirituale da parte del chierico e possano approfondire la conoscenza della disciplina della Chiesa sull’argomento. Indicazioni più specifiche possono essere integrate nei programmi formativi dei seminari e delle case di formazione previste nella rispettiva Ratio institutionis sacerdotalis di ciascun nazione e Istituto di vita consacrata e Società di vita apostolica.
Inoltre, una diligenza particolare dev’essere riservata al doveroso scambio d’informazioni in merito a quei candidati al sacerdozio o alla vita religiosa che si trasferiscono da un seminario all’altro, tra diocesi diverse o tra Istituti religiosi e diocesi.
d) L’accompagnamento dei sacerdoti:

1. Il Vescovo ha il dovere di trattare tutti i suoi sacerdoti come padre e fratello. Il vescovo curi, inoltre, con speciale attenzione la formazione permanente del clero, soprattutto nei primi anni dopo la sacra Ordinazione, valorizzando l’importanza della preghiera e del mutuo sostegno nella fraternità sacerdotale. Siano edotti i sacerdoti sul danno recato da un chierico alla vittima di abuso sessuale e sulla propria responsabilità di fronte alla normativa canonica e civile, come anche a riconoscere quelli che potrebbero essere i segni di eventuali abusi da chiunque compiuti nei confronti dei minori;

2. I vescovi assicurino ogni impegno nel trattare gli eventuali casi di abuso che fossero loro denunciati secondo la disciplina canonica e civile, nel rispetto dei diritti di tutte le parti;

3. Il chierico accusato gode della presunzione di innocenza, fino a prova contraria, anche se il vescovo può cautelativamente limitarne l’esercizio del ministero, in attesa che le accuse siano chiarite. Se del caso, si faccia di tutto per riabilitare la buona fama del chierico che sia stato accusato ingiustamente.

e) La cooperazione con le autorità civili:

L’abuso sessuale di minori non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile. Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche.

II. Breve resoconto della legislazione canonica in vigore concernente il delitto di abuso sessuale di minori compiuto da un chierico:

Il 30 aprile 2001, Papa Giovanni Paolo II promulgò il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela [SST], con il quale l’abuso sessuale di un minore di 18 anni commesso da un chierico venne inserito nell'elenco dei delicta graviora riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede [CDF]. La prescrizione per questo delitto venne fissata in 10 anni a partire dal compimento del 18 anno di età della vittima. La normativa del motu proprio vale sia per i chierici Latini che per i chierici Orientali, sia per il clero diocesano che per il clero religioso.

Nel 2003, l’allora Prefetto della CDF, il Card. Ratzinger, ottenne da Giovanni Paolo II la concessione di alcune facoltà speciali per offrire maggiore flessibilità nelle procedure penali per i delicta graviora, fra cui l’uso del processo penale amministrativo e la richiesta della dimissione ex officio nei casi più gravi. Queste facoltà vennero integrate nella revisione del motu proprio approvata dal Santo Padre Benedetto XVI il 21 maggio 2010. Nelle nuove norme, la prescrizione è di 20 anni, che nel caso di abuso su minore, si calcolano a partire dal compimento del 18 anno di età della vittima. La CDF può eventualmente derogare alla prescrizione in casi particolari. Venne anche specificato il delitto canonico dell’acquisto, detenzione o divulgazione di materiale pedopornografico.

La responsabilità nel trattare i casi di abuso sessuale nei confronti di minori spetta in un primo momento ai Vescovi o ai Superiori Maggiori. Se l’accusa appare verosimile, il Vescovo, il Superiore Maggiore o il loro delegato devono condurre un’indagine preliminare secondo il can. 1717 CIC, il can. 1468 CCEO e l’art. 16 SST.

Se l’accusa è ritenuta credibile, si richiede che il caso venga deferito alla CDF. Una volta studiato il caso, la CDF indicherà al Vescovo o al Superiore Maggiore i passi ulteriori da compiere. Al contempo, la CDF offrirà una guida per assicurare le misure appropriate, sia garantendo una procedura giusta nei confronti dei chierici accusati, nel rispetto del loro diritto fondamentale per la difesa, sia tutelando il bene della Chiesa, incluso il bene delle vittime. E’ utile ricordare che normalmente l’imposizione di una pena perpetua, come la dimissio dallo stato clericale, richiede un processo penale giudiziale. Secondo il diritto canonico (cf. can. 1342 CIC) gli Ordinari non possono decretare pene perpetue per mezzo di decreti extragiudiziali; a questo scopo devono rivolgersi alla CDF, alla quale spetterà il giudizio definitivo circa la colpevolezza e l’eventuale inidoneità del chierico per il ministero, nonché la conseguente imposizione della pena perpetua (SST Art. 21, §2).

Le misure canoniche applicate nei confronti di un chierico riconosciuto colpevole dell’abuso sessuale di un minorenne sono generalmente di due tipi:
1) misure che restringono il ministero pubblico in modo completo o almeno escludendo i contatti con minori. Tali misure possono essere accompagnate da un precetto penale;
2) le pene ecclesiastiche, fra cui la più grave è la dimissio dallo stato clericale.

In taluni casi, dietro richiesta dello stesso chierico, può essere concessa pro bono Ecclesiae la dispensa dagli obblighi inerenti allo stato clericale, incluso il celibato.

L’indagine preliminare e l’intero processo debbono essere svolti con il dovuto rispetto nel proteggere la riservatezza delle persone coinvolte e con la debita attenzione alla loro reputazione.
A meno che ci siano gravi ragioni in contrario, il chierico accusato deve essere informato dell’accusa presentata, per dargli la possibilità di rispondere ad essa, prima di deferire un caso alla CDF. La prudenza del Vescovo o del Superiore Maggiore deciderà quale informazione debba essere comunicata all’accusato durante l’indagine preliminare.

Compete al Vescovo o al Superiore Maggiore il dovere di provvedere al bene comune determinando quali misure precauzionali previste dal can. 1722 CIC e dal can. 1473 CCEO debbano essere imposte. Secondo l’art. 19 SST, ciò deve essere fatto una volta iniziata l’indagine preliminare.

Va infine ricordato che, qualora una Conferenza Episcopale, salva l’approvazione della Santa Sede, intenda darsi norme specifiche, tale normativa particolare deve essere intesa come complemento alla legislazione universale e non come sostituzione di quest’ultima. La normativa particolare deve perciò essere in armonia con il CIC / CCEO nonché con il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela (30 aprile 2001) così come aggiornato il 21 maggio 2010. Nel caso in cui la Conferenza decidesse di stabilire norme vincolanti sarà necessario richiedere la recognitio ai competenti Dicasteri della Curia Romana.

III. Indicazioni agli Ordinari sul modo di procedere:

Le Linee guida preparate dalla Conferenza Episcopale dovrebbero fornire orientamenti ai Vescovi diocesani e ai Superiori Maggiori nel caso fossero informati di presunti abusi sessuali nei confronti di minori, compiuti da chierici presenti sul territorio di loro giurisdizione. Tali Linee guida tengano comunque conto delle seguenti osservazioni:

a.) il concetto di “abuso sessuale su minori” deve coincidere con la definizione del motu proprio SST art. 6 (“il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di diciotto anni”) , nonché con la prassi interpretativa e la giurisprudenza della Congregazione per la Dottrina della Fede, tenendo conto delle leggi civili del Paese;

b.) la persona che denuncia il delitto deve essere trattata con rispetto. Nei casi in cui l’abuso sessuale sia collegato con un altro delitto contro la dignità del sacramento della Penitenza (SST, art. 4), il denunciante ha diritto di esigere che il suo nome non sia comunicato al sacerdote denunciato (SST, art 24);

c.) le autorità ecclesiastiche si impegnino ad offrire assistenza spirituale e psicologica alle vittime;

d.) l’indagine sulle accuse sia fatta con il dovuto rispetto al principio della privacy e della buona fama delle persone;

e.) a meno che ci siano gravi ragioni in contrario, già in fase di indagine previa, il chierico accusato sia informato delle accuse con l’opportunità di rispondere alle medesime;

f.) gli organi consultivi di sorveglianza e di discernimento dei singoli casi, previsti in qualche luogo, non devono sostituire il discernimento e la potestas regiminis dei singoli vescovi;

g.) le Linee guida devono tener conto della legislazione del Paese della Conferenza, in particolare per quanto attiene all’eventuale obbligo di avvisare le autorità civili;

h.) in ogni momento delle procedure disciplinari o penali sia assicurato al chierico accusato un sostentamento giusto e degno;

i.) si escluda il ritorno del chierico al ministero pubblico se detto ministero è di pericolo per i minori o di scandalo per la comunità.

Conclusione:

Le Linee guida preparate dalle Conferenze Episcopali mirano a proteggere i minori e ad aiutare le vittime nel trovare assistenza e riconciliazione. Esse dovranno indicare che la responsabilità nel trattare i delitti di abuso sessuale di minori da parte dei chierici appartiene in primo luogo al Vescovo diocesano. Infine, le Linee guida dovranno portare ad un orientamento comune all’interno di una Conferenza Episcopale aiutando ad armonizzare al meglio gli sforzi dei singoli Vescovi nel salvaguardare i minori .
CDF/ VIS 20110516 (2020)

NOTA SU LETTERA CIRCOLARE CONGREGAZIONE DOTTRINA FEDE

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAG. 2011 (VIS). Di seguito riportiamo la Nota del Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che presenta la Lettera circolare della Congregazione per la Dottrina della Fede alle Conferenze Episcopali sulle Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici:

“La Congregazione per la Dottrina della Fede chiede a tutte le Conferenze Episcopali del mondo di preparare entro il maggio 2012 “Linee guida” per trattare i casi di abuso sessuale di minori da parte di membri del clero, in modo adatto alle concrete situazioni nelle diverse regioni del mondo.

Con una ‘Lettera circolare’ la Congregazione offre un’ampia serie di principi e indicazioni, che non solo faciliteranno la formulazione delle Linee guida e quindi l’uniformità dei comportamenti delle autorità ecclesiastiche nelle varie nazioni, ma ne garantiranno anche la coerenza a livello di Chiesa universale, pur rispettando le competenze dei Vescovi e dei Superiori religiosi.

L’attenzione prioritaria alle vittime, i programmi di prevenzione, la formazione dei seminaristi e la formazione permanente del clero, la cooperazione con le autorità civili, l’attuazione attenta e rigorosa della normativa canonica più aggiornata in materia sono gli orientamenti principali che devono strutturare le Linee guida in ogni parte del mondo.

***

Nei giorni scorsi la Congregazione per la Dottrina della Fede ha inviato a tutte le Conferenze Episcopali una “Lettera circolare per aiutare le Conferenze Episcopali nel preparare Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”.

La preparazione del documento era stata annunciata nel luglio scorso, in occasione della pubblicazione delle nuove norme di attuazione del Motu proprio “Sacramentorum sanctitatis tutela” (cfr Nota P. F. Lombardi, in OR, 16.7.2010, 1, e www.vatican.va, Abuso sui minori, la risposta della Chiesa).

Il Cardinale William Levada, Prefetto del Dicastero, aveva poi informato sulla preparazione in occasione della riunione dei cardinali durante il Concistoro del novembre scorso (cfr Comunicato Sala Stampa sulla Sessione pomeridiana, 19.11.2010).

Il documento è accompagnato da una Lettera di presentazione, a firma del Card. Levada, che ne illustra la natura e le finalità.

In seguito all’aggiornamento delle norme sulla questione degli abusi sessuali da parte di membri del clero, approvato dal Papa lo scorso anno, si ritiene “opportuno che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida”, allo scopo di “assistere i Vescovi nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori”, tenendo conto delle situazioni concrete delle diverse regioni su cui si esercitano le giurisdizioni dei diversi episcopati.

A questo fine, la Lettera Circolare “presenta alcuni temi generali”, che andranno necessariamente adattati alle diverse realtà, ma che contribuiranno a garantire – appunto grazie alle Linee guida - un orientamento comune all’interno di una Conferenza episcopale e in certa misura anche da parte dei diversi episcopati.

Sul lavoro da compiere per la stesura delle nuove Linee guida o per la revisione di quelle già esistenti, la lettera di presentazione del Cardinale Levada dà anche due indicazioni operative: anzitutto di coinvolgere i Superiori Maggiori degli istituti religiosi clericali (in modo che si tenga conto non solo del clero diocesano, ma anche di quello religioso), e poi di inviare copia delle Linee guida alla Congregazione “entro la fine del mese di maggio del 2012”.

In conclusione, appaiono chiare due preoccupazioni:

1. Incoraggiare ad affrontare tempestivamente ed efficacemente il problema con indicazioni chiare, organiche, adatte alle situazioni locali, compresi i rapporti con le norme e le autorità civili. La indicazione di una data precisa e di un termine relativamente breve entro cui elaborare le Linee guida da parte di tutte le Conferenze Episcopali è evidentemente una indicazione molto forte ed eloquente.

2. Rispettare la competenza fondamentale dei Vescovi diocesani (e dei Superiori maggiori religiosi) nella materia (la formulazione della Circolare è molto attenta a ribadire questo aspetto: le Linee guida servono ad “aiutare i Vescovi diocesani e i Superiori maggiori”).

La Lettera Circolare in sé è breve, ma molto densa, e si articola in tre parti.

La Prima sviluppa una serie di indicazioni generali, fra cui in particolare:
L’attenzione prioritaria alle vittime dell’abuso sessuale: l’ascolto e l’assistenza
spirituale psicologica alle vittime e ai familiari.

Lo sviluppo di programmi di prevenzione per creare ambienti veramente sicuri per i minori.

La formazione dei futuri sacerdoti e religiosi e lo scambio di informazioni sui candidati al sacerdozio o alla vita religiosa che si trasferiscono.

L’accompagnamento dei sacerdoti, la loro formazione permanente e la formazione alle loro responsabilità nel campo degli abusi, il modo di seguirli quando siano accusati, di trattare secondo il diritto gli eventuali casi di abuso, la riabilitazione della buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente.

La cooperazione con le autorità civili nell’ambito delle rispettive competenze e l’osservan¬za “delle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale”.
La cooperazione va attuata non solo per abusi da parte del clero, ma anche di personale che operi in strutture ecclesiastiche.

La Seconda richiama le prescrizioni oggi vigenti della legislazione canonica, dopo l’aggiornamento del 2010.

Si richiama la competenza dei Vescovi e Superiori maggiori per l’indagine preliminare e, in caso di accusa credibile, l’obbligo di deferimento del caso alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che offre le indicazioni per la trattazione del caso.

Si parla delle misure precauzionali da imporre e delle informazioni da dare all’accusato nel corso delle indagini preliminari.

Si richiamano le misure canoniche e le pene ecclesiastiche che possono essere applicate ai colpevoli, compresa la dimissione dallo stato clericale.

Si precisa infine il rapporto fra la legislazione canonica valida per tutta la Chiesa e le eventuali norme specifiche particolari aggiuntive che le Conferenze Episcopali ritenessero opportune o necessarie, e la procedura da seguire in tali casi.

La Terza ed ultima parte enumera una serie di osservazioni utili per formulare i concreti orientamenti operativi per i Vescovi e Superiori maggiori.

Tra l’altro, si ribadisce la necessità di offrire assistenza alle vittime; di trattare con rispetto il denunciante e garantire la privacy e la buona fama delle persone; di tener nel dovuto conto le leggi civili del Paese, compreso l’eventuale obbligo di avvisare le autorità civili; di garantire all’accusato informazione sulle accuse e possibilità di rispondervi, e in ogni caso un sostentamento giusto e degno; di escludere il ritorno del chierico al ministero pubblico, in caso di pericolo per i minori o scandalo della comunità. Ancora una volta, si ribadisce la responsabilità primaria di Vescovi e Superiori maggiori, che non può essere sostituita da organi di sorveglianza o discernimento, per quanto utili o anche necessari in appoggio a tale responsabilità.

La Circolare rappresenta dunque un nuovo passo molto importante per promuovere in tutta la Chiesa la consapevolezza della necessità e dell’urgenza di rispondere nel modo più efficace e lungimirante alla piaga degli abusi sessuali da parte di membri del clero, rinnovando così la piena credibilità della testimonianza e della missione educativa della Chiesa, e contribuendo a creare nella società in generale quegli ambienti educativi sicuri di cui vi è urgente bisogno.
OP/ VIS 20110516 (1190)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Sabato 14 maggio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate cinque Presuli della Conferenza Episcopale dell’India, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Salvatore Lobo, di Baruipur.

- Il Vescovo Stephen Lepcha, di Darjeeling.

- Il Vescovo Clement Tirkey, di Jalpaiguri.

- Il Vescovo Joseph Suren Gomes, S.D.B., di Krishnagar.

- Il Vescovo Alphonsus Flavian D’Souza, S.I., di Raiganj.
AL/ VIS 20110516 (100)

venerdì 13 maggio 2011

CONIUGARE TEOLOGIA DEL CORPO CON TEOLOGIA DELL'AMORE

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti all'Incontro promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.              

  All'inizio del suo discorso il Santo Padre ha ricordato che trent'anni orsono il nuovo Beato Giovanni Paolo II volle fondare contemporaneamente il Pontificio Consiglio per la Famiglia e il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia e proprio il 13 maggio di trenta anni fa "subì il terribile attentato in Piazza San Pietro".

  Il Santo Padre ha indicato ai membri dell'Istituto alcuni punti di riflessione dicendo loro: "Coniugare la teologia del corpo con quella dell'amore per trovare l'unità del cammino dell'uomo: ecco il tema che vorrei indicarvi come orizzonte per il vostro lavoro".

  Nel sottolineare che: "Lungi dall'opporsi allo spirito, il corpo è il luogo dove lo spirito può abitare" - il Santo Padre ha affermato: "Alla luce di questo è possibile capire che i nostri corpi non sono materia inerte, pesante, ma parlano, se sappiamo ascoltare, il linguaggio dell'amore vero".

  "Il corpo" - ha spiegato il Pontefice - "ci parla di un'origine che noi non abbiamo conferito a noi stessi. (...) Solo quando riconosce l'amore originario che gli ha dato la vita, l'uomo può accettare se stesso, può riconciliarsi con la natura e con il mondo".

  "Alla creazione di Adamo segue quella di Eva. La carne, ricevuta da Dio, è chiamata a rendere possibile l'unione di amore tra l'uomo e la donna e a trasmettere la vita. I corpi di Adamo ed Eva appaiono, prima della Caduta, in perfetta armonia. C'è in essi un linguaggio che non hanno creato, un eros radicato nella loro natura, che li invita a riceversi mutuamente dal Creatore, per potersi così donare. (...) L'unione in una sola carne si fa allora unione di tutta la vita, finché uomo e donna diventano anche un solo spirito. (...) In questa luce, la virtù della castità riceve nuovo senso. Non è un 'no' ai piaceri e alla gioia della vita, ma il grande 'sí' all'amore come comunicazione profonda tra le persone, che richiede il tempo e il rispetto, come cammino insieme verso la pienezza e come amore che diventa capace di generare vita e di accogliere generosamente la vita nuova che nasce".

  "Il corpo" - ha spiegato il Santo Padre - "contiene anche un linguaggio negativo: ci parla di oppressione dell'altro, del desiderio di possedere e sfruttare. Tuttavia, sappiamo che questo linguaggio non appartiene al disegno originario di Dio, ma è frutto del peccato. Quando lo si stacca dal suo senso filiale, dalla sua connessione con il Creatore, il corpo si ribella contro l'uomo, perde la sua capacità di far trasparire la comunione e diventa terreno di appropriazione dell'altro. Non è forse questo il dramma della sessualità, che oggi rimane rinchiusa nel cerchio ristretto del proprio corpo e nell'emotività, ma che in realtà può compiersi solo nella chiamata a qualcosa di più grande?".

  "Dio offre all'uomo anche un cammino di redenzione del corpo, il cui linguaggio viene preservato nella famiglia. (...) La famiglia, ecco il luogo dove la teologia del corpo e la teologia dell'amore s'intrecciano. (...) Qui si vive il dono di sé in una sola carne, nella carità coniugale che congiunge gli sposi. Qui si sperimenta la fecondità dell'amore, e la vita s'intreccia a quella di altre generazioni. È nella famiglia che l'uomo scopre la sua relazionalità, non come individuo autonomo che si autorealizza, ma come figlio, sposo, genitore, la cui identità si fonda nell'essere chiamato all'amore, a riceversi da altri e a donarsi ad altri".

  "Dio ha assunto il corpo, si è rivelato in esso" - ha concluso il Pontefice - "Come Figlio, ha ricevuto il corpo filiale nella gratitudine e nell'ascolto del Padre; e ha donato questo corpo per noi, per generare così il corpo nuovo della Chiesa".
AC/                                       VIS 20110513 (630)

TELEGRAMMA VITTIME TERREMOTO LORCA

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, un telegramma di cordoglio al Vescovo José Manuel Lorca Planes, di Cartagena (Spagna), per le vittime del terremoto che mercoledì scorso ha colpito la città di Lorca.

  "Nell'apprendere la notizia del terremoto che ha colpito la città di Lorca, causando morti, feriti e un gran numero di senzatetto, il Santo Padre esprime la sua particolare vicinanza spirituale a tutte le persone colpite, offrendo preghiere di suffragio per l'eterno riposo delle vittime e invocando l'Onnipotente affinché conceda consolazione e speranza cristiana a quanti hanno subito tale dura avversità".

  "Nel contempo il Santo Padre invita le istituzioni e tutte le persone di buona volontà alla solidarietà e alla carità fraterna verso le persone e le famiglie in difficoltà".

  "Prego  Vostra Eccellenza di trasmettere le sentite condoglianze del Santo Padre ai familiari dei defunti e l'espressione della sua paterna sollecitudine ai feriti e alle persone colpite, alle quali imparte di cuore la confortatrice Benedizione Apostolica, in segno di affetto per la cara località della Murcia".
TGR/                                           VIS 20110513 (190)

ISTRUZIONE "UNIVERSAE ECCLESIAE"

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). La Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" ha pubblicato oggi l'Istruzione sull'applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data "Summorum Pontificum" di Benedetto XVI.

  L'Istruzione, approvata dal Santo Padre, è datata 30 aprile 2011, memoria di San Pio V, Papa, e porta la firma del Cardinale William Joseph Levada, Presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" e del Monsignor Guido Pozzo, Segretario della medesima Pontificia Commissione.

I. Introduzione
   
1. La Lettera Apostolica, Summorum Pontificum  Motu Proprio data, del Sommo Pontefice Benedetto XVI del 7 luglio 2007, entrata  in vigore il 14 settembre 2007, ha reso più accessibile alla Chiesa universale la ricchezza della Liturgia Romana.

2. Con tale Motu Proprio il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha promulgato una legge universale per la Chiesa con l'intento di dare una nuova normativa all'uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962.

3. Il Santo Padre, dopo aver richiamato la sollecitudine dei Sommi Pontefici nella cura per la Sacra Liturgia  e nella ricognizione dei libri liturgici, riafferma il principio tradizionale, riconosciuto da tempo immemorabile e necessario da mantenere per l'avvenire, secondo il quale "ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l'integrità della fede, perché la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede". (1).

4. Il Sommo Pontefice ricorda inoltre i Pontefici Romani che, in modo particolare, si sono impegnati in questo compito, specificamente San Gregorio Magno e San Pio V. Il Papa sottolinea altresì che, tra i sacri libri liturgici, particolare risalto nella storia ha avuto il Missale Romanum, che ha ricevuto nuovi aggiornamenti lungo il corso dei tempi fino al Beato Papa Giovanni XXIII. Successivamente, in seguito alla riforma liturgica posteriore al Concilio Vaticano II, Papa Paolo VI nel 1970 approvò per la Chiesa di rito latino un nuovo Messale, poi tradotto in diverse lingue. Papa Giovanni Paolo II nell'anno 2000 ne promulgò una terza edizione.

5. Diversi fedeli, formati allo spirito delle forme liturgiche precedenti al Concilio Vaticano II, hanno espresso il vivo desiderio di conservare la tradizione antica. Per questo motivo, Papa Giovanni Paolo II con lo speciale Indulto Quattuor abhinc annos, emanato nel 1984 dalla Sacra Congregazione per il Culto Divino, concesse a determinate condizioni la facoltà di riprendere l'uso del Messale Romano promulgato dal Beato Papa Giovanni XXIII. Inoltre, Papa Giovanni Paolo II, con il Motu Proprio Ecclesia Dei del 1988, esortò i Vescovi perché fossero generosi nel concedere tale facoltà in favore di tutti i fedeli che lo richiedevano. Nella medesima linea si pone Papa Benedetto XVI con il Motu Proprio Summorum Pontificum, nel quale vengono indicati alcuni criteri essenziali per l'Usus Antiquior del Rito Romano, che qui è opportuno ricordare.
 6. I testi del Messale Romano di Papa Paolo VI e di quello risalente all'ultima edizione di Papa Giovanni XXIII, sono due forme della Liturgia Romana, definite rispettivamente ordinaria e extraordinaria: si tratta di due usi dell'unico Rito Romano, che si pongono l'uno accanto all'altro. L'una e l'altra forma sono espressione della stessa lex orandi della Chiesa. Per il suo uso venerabile e antico, la forma extraordinaria deve essere conservata con il debito onore.

7. Il Motu Proprio Summorum Pontificum è accompagnato da una Lettera del Santo Padre ai Vescovi, con la stessa data del Motu Proprio (7 luglio 2007). Con essa vengono offerte ulteriori delucidazioni sull'opportunità e sulla necessità del Motu Proprio stesso; si trattava, cioè, di colmare una lacuna, dando una nuova normativa all'uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962. Tale normativa si imponeva particolarmente per il fatto che, al momento dell'introduzione del nuovo Messale, non era sembrato necessario emanare disposizioni che regolassero l'uso della Liturgia vigente nel 1962. In ragione dell'aumento di quanti richiedono di poter usare la forma extraordinaria, si è reso necessario dare alcune norme in materia. Tra l'altro Papa Benedetto XVI afferma: "Non c'è nessuna contraddizione tra l'una e l'altra edizione del Messale Romano. Nella storia della liturgia c'è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso". (2).

8. Il Motu Proprio Summorum Pontificum costituisce una rilevante espressione del Magistero del Romano Pontefice e del munus a Lui proprio di regolare e ordinare la Sacra Liturgia della Chiesa (3) e manifesta la Sua sollecitudine di Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa Universale. (4). Esso si propone l'obiettivo di:

a) offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell'Usus Antiquior, considerata tesoro prezioso da conservare;
b) garantire e assicurare realmente a quanti lo domandano, l'uso della forma extraordinaria, nel presupposto che l'uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962 sia una facoltà elargita per il bene dei fedeli e pertanto vada interpretata in un senso favorevole ai fedeli che ne sono i principali destinatari;
c) favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa.

II. Compiti della Pontificia Commissione Ecclesia Dei

9. Il Sommo Pontefice ha conferito alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei potestà ordinaria vicaria per la materia di sua competenza, in modo particolare vigilando sull'osservanza e sull'applicazione delle disposizioni del Motu Proprio Summorum Pontificum (cf. art. 12).

10. § 1. La Pontificia Commissione esercita tale potestà, oltre che attraverso le facoltà precedentemente concesse dal Papa Giovanni Paolo II e confermate da Papa Benedetto XVI (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, artt. 11-12), anche attraverso il potere di decidere dei ricorsi ad essa legittimamente inoltrati, quale Superiore gerarchico, avverso un eventuale provvedimento amministrativo singolare dell'Ordinario che sembri contrario al Motu Proprio.
§ 2. I decreti con i quali la Pontificia Commissione decide i ricorsi, potranno essere impugnati ad normam iuris presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
11. Spetta alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, previa approvazione da parte della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il compito di curare l'eventuale edizione dei testi liturgici relativi alla forma extraordinaria del Rito Romano.

III. Norme specifiche

12. Questa Pontificia Commissione, in forza dell'autorità che le è stata attribuita e delle facoltà di cui gode, a seguito dell'indagine compiuta presso i Vescovi di tutto il mondo, con l'animo di garantire la corretta interpretazione e la retta applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, emana la seguente Istruzione, a norma del can. 34 del Codice di Diritto Canonico.

 La competenza dei Vescovi diocesani

13. I Vescovi diocesani, secondo il Codice di Diritto Canonico,  devono vigilare in materia liturgica per garantire il bene comune e perché tutto si svolga degnamente, in pace e serenità nella loro Diocesi (5), sempre in accordo con la mens del Romano Pontefice chiaramente espressa dal Motu Proprio Summorum Pontificum (6). In caso di controversia o di dubbio fondato circa la celebrazione nella forma extraordinaria, giudicherà la Pontificia Commissione Ecclesia Dei.

14. È compito del Vescovo diocesano adottare le misure necessarie per garantire il rispetto della forma extraordinaria del Rito Romano, a norma del Motu Proprio Summorum Pontificum.

 Il coetus fidelium (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 5 § 1)

15. Un coetus fidelium potrà dirsi  stabiliter exsistens ai sensi dell'art. 5 § 1 del Motu Proprio Summorum Pontificum, quando è costituito da alcune persone di una determinata parrocchia che, anche dopo la pubblicazione del Motu Proprio, si siano unite in ragione della loro venerazione per la Liturgia nell'Usus Antiquior, le quali chiedono che questa sia celebrata nella chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella; tale coetus può essere anche costituito da persone che provengano da diverse parrocchie o Diocesi e che a tal fine si riuniscano in una determinata chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella.

16. Nel caso di un sacerdote che si presenti occasionalmente in una chiesa parrocchiale o in un oratorio con alcune persone ed intenda celebrare nella forma extraordinaria, come previsto dagli artt. 2 e 4 del Motu Proprio Summorum Pontificum, il parroco o il rettore di chiesa o il sacerdote responsabile di una chiesa, ammettano tale celebrazione, seppur nel rispetto delle esigenze di programmazione degli orari delle celebrazioni liturgiche della chiesa stessa.

17. § 1. Per decidere in singoli casi, il parroco o il rettore, o il sacerdote responsabile di una chiesa, si regolerà secondo la sua prudenza, lasciandosi guidare da zelo pastorale e da uno spirito di generosa accoglienza.
§ 2. Nei casi di gruppi numericamente meno consistenti, ci si rivolgerà all'Ordinario del luogo per individuare una chiesa in cui questi fedeli possano riunirsi per ivi assistere a tali celebrazioni, in modo tale da assicurare una più facile partecipazione e una più degna celebrazione della Santa Messa.

18. Anche nei santuari e luoghi di pellegrinaggio si offra la possibilità di celebrare nella forma extraordinaria ai gruppi di pellegrini che lo richiedano (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 5 § 3), se c'è un sacerdote idoneo.

19. I fedeli che chiedono la celebrazione della forma extraordinaria non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestano contrari alla validità o legittimità della Santa Messa o dei Sacramenti celebrati nella forma ordinaria e/o al Romano Pontefice come Pastore Supremo della Chiesa universale.

Il sacerdos idoneus (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 5 § 4)    

20. In merito alla questione di quali siano i requisiti necessari, affinché un sacerdote sia ritenuto "idoneo" a celebrare nella forma extraordinaria, si enuncia quanto segue:
Ogni sacerdote che non sia impedito a norma del Diritto Canonico è da ritenersi idoneo alla celebrazione della Santa Messa nella forma extraordinaria. (7).
Per quanto riguarda l'uso della lingua latina, è necessaria una sua conoscenza basilare, che permetta di pronunciare le parole in modo corretto e di capirne il significato.
Per quanto riguarda la conoscenza dello svolgimento del Rito, si presumono idonei i sacerdoti che si presentano spontaneamente a celebrare nella forma extraordinaria, e l'hanno usato precedentemente.

21. Si chiede agli Ordinari di offrire al clero la possibilità di acquisire una preparazione adeguata alle celebrazioni nella forma extraordinaria. Ciò vale anche per i Seminari, dove si dovrà provvedere alla formazione conveniente dei futuri sacerdoti con lo studio del latino (8) e, se le esigenze pastorali lo suggeriscono, offrire la possibilità di apprendere la forma extraordinaria del  Rito.

22. Nelle Diocesi dove non ci siano sacerdoti idonei, i Vescovi diocesani possono chiedere la collaborazione dei sacerdoti degli Istituti eretti dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, sia in ordine alla celebrazione, sia in ordine all'eventuale apprendimento della stessa.

23. La facoltà di celebrare la Messa sine populo (o con la partecipazione del solo ministro) nella forma extraordinaria del Rito Romano è data dal Motu Proprio ad ogni sacerdote sia secolare sia religioso (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 2). Pertanto in tali celebrazioni, i sacerdoti a norma del Motu Proprio Summorum Pontificum, non necessitano di alcun permesso speciale dei loro Ordinari o superiori.

La disciplina liturgica ed ecclesiastica

24. I libri liturgici della forma extraordinaria vanno usati come sono. Tutti quelli che desiderano celebrare secondo la forma extraordinaria del Rito Romano devono conoscere le apposite rubriche e sono tenuti ad eseguirle correttamente nelle celebrazioni.

25. Nel Messale del 1962 potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi (9), secondo la normativa che verrà indicata in seguito.
   
26. Come prevede il Motu Proprio Summorum Pontificum all'art. 6, si precisa che le letture della Santa Messa del Messale del 1962 possono essere proclamate o esclusivamente in lingua latina, o in lingua latina seguita dalla traduzione in lingua vernacola, ovvero, nelle Messe lette, anche solo in lingua vernacola.

27. Per quanto riguarda le norme disciplinari connesse alla celebrazione, si applica la disciplina ecclesiastica, contenuta nel vigente Codice di Diritto Canonico.

28. Inoltre, in forza del suo carattere di legge speciale, nell'ambito suo proprio, il Motu Proprio Summorum Pontificum, deroga a quei provvedimenti legislativi, inerenti ai sacri Riti, emanati dal 1962 in poi ed incompatibili con le rubriche dei libri liturgici in vigore nel 1962.

Cresima e Ordine sacro

29. La concessione di usare la formula antica per il rito della Cresima è stata confermata dal Motu Proprio Summorum Pontificum (cf. art. 9 § 2). Pertanto non è necessario utilizzare per la forma extraordinaria la formula rinnovata del Rito della Confermazione promulgato da Papa Paolo VI.

30. Con riguardo alla tonsura, agli ordini minori e al suddiaconato, il Motu Proprio Summorum Pontificum non introduce nessun cambiamento nella disciplina del Codice di Diritto Canonico del 1983; di conseguenza, negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Società di Vita Apostolica che dipendono dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, il professo con voti perpetui oppure chi è stato incorporato definitivamente in una società clericale di vita apostolica, con l'ordinazione diaconale viene incardinato come chierico nell'istituto o nella società, a norma del canone 266 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

31. Soltanto negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Società di Vita Apostolica che dipendono dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei e in quelli dove si mantiene l'uso dei libri liturgici della forma extraordinaria, è permesso l'uso del Pontificale Romanum del 1962 per il conferimento degli ordini minori e maggiori.

Breviarium Romanum
   
32. Viene data ai chierici la facoltà di usare il Breviarium  Romanum in vigore nel 1962, di cui all'art. 9 § 3 del Motu Proprio Summorum Pontificum. Esso va recitato integralmente e in lingua latina. 
   
Il Triduo sacro

33. Il coetus fidelium, che aderisce alla precedente tradizione liturgica,  se c'è un sacerdote idoneo, può anche celebrare il Triduo Sacro nella forma extraordinaria. Nei casi in cui non ci sia una chiesa o oratorio previsti esclusivamente per queste celebrazioni, il parroco o l'Ordinario, d'intesa con il sacerdote idoneo, dispongano le modalità più favorevoli per il bene delle anime, non esclusa la possibilità di ripetere le celebrazioni del Triduo Sacro nella stessa chiesa.
   
 I Riti degli Ordini Religiosi

34. È permesso l'uso dei libri liturgici propri degli Ordini religiosi  in vigore nel 1962.

Pontificale Romanum e Rituale Romanum

35. È permesso l'uso del Pontificale Romanum e del Rituale Romanum, così come del Caeremoniale Episcoporum in vigore nel 1962, a norma del n. 28 di questa Istruzione e fermo restando quanto disposto nel n. 31 della medesima.

1 BENEDETTO XVI, Lettera Apostolica Summorum Pontificum Motu Proprio data,  AAS 99 (2007) 777; cf. Ordinamento generale del Messale Romano, terza ed. 2002, n. 397.
2 BENEDETTO XVI, Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica "Motu Proprio data" Summorum Pontificum  sull'uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma effettuata nel 1970, AAS 99 (2007) 798.
3 Cf. C.I.C. can. 838 '1 e '2.
4 Cf. C.I.C. can. 331.
5 Cf. C.I.C. cann. 223 ' 2; 838 '1 e ' 4.
6 Cf. BENEDETTO XVI, Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica "Motu Proprio data" Summorum Pontificum  sull'uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma effettuata nel 1970,  AAS  99 (2007) 799.
7 Cf. C.I.C. can. 900 ' 2.
8 Cf. C.I.C. can. 249; cf. Conc. Vat. II, Cost.  Sacrosanctum Concilium, n. 36; Dich. Optatam totius n. 13.
9 Cf. BENEDETTO XVI, Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica"Motu Proprio data" Summorum Pontificum sull'uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma effettuata nel 1970, AAS  99 (2007) 797.
COM-ED/                                VIS 20110513 (2530)

NOTA SULLA NUOVA ISTRUZIONE "UNIVERSAE ECCLESIAE"

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). Riportiamo di seguito la Nota del Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che sintetizza la nuova Istruzione "Universale Ecclesiae" relativa all'applicazione del Motu proprio "Summorum Pontificum".

  L'Istruzione sull'applicazione del Motu proprio "Summorum Pontificum" (del 7 luglio 2007, entrato in vigore il 14 settembre 2007) è stata approvata dal Papa Benedetto XVI l'8 aprile scorso e porta la data del 30 aprile, memoria liturgica di San Pio V, Papa.

  L'Istruzione, in base alle prime parole del testo latino, viene denominata "Universae Ecclesiae" ed è della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", a cui il Papa aveva affidato - fra l'altro - il compito di vigilare sull'osservanza e l'applicazione del Motu proprio. Perciò essa porta la firma del suo Presidente, Cardinale William Joseph Levada, e del Segretario, Monsignor Guido Pozzo.

  Il documento è stato inviato a tutte le Conferenze Episcopali nelle settimane scorse. Ricordiamo che "le istruzioni rendono chiare le disposizioni delle leggi e sviluppano e determinano i procedimenti nell'eseguirle" (CIC, can.34). Come viene detto al n.12, l'Istruzione è emanata "con l'animo di garantire la corretta interpretazione e la retta applicazione" del Motu proprio "Summorum Pontificum".

  Era naturale che alla legge contenuta nel Motu proprio seguisse l'Istruzione sulla sua applicazione. Il fatto che ciò avvenga ora a più di tre anni di distanza si spiega facilmente ricordando che nella Lettera con cui il Papa accompagnava il Motu proprio diceva esplicitamente ai Vescovi: "Vi invito a scrivere alla Santa Sede, tre anni dopo l'entrata in vigore di questo Motu proprio. Se veramente fossero venute alla luce serie difficoltà, potranno essere cercate vie per trovare rimedio". L'Istruzione porta quindi in sé anche il frutto della verifica triennale dell'applicazione della legge, che era stata prevista fin dall'inizio".

  Il documento presenta un linguaggio semplice e di facile lettura. La sua Introduzione (nn.1-8) ricorda brevemente la storia del Messale Romano fino all'ultima edizione di Giovanni XXIII, nel 1962, e al nuovo Messale approvato da Paolo VI nel 1970, a seguito della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, e ribadisce il principio fondamentale che si tratta di "due forme della Liturgia Romana, definite rispettivamente extraordinaria e ordinaria e: si tratta di due usi dell'unico Rito romano, che si pongono uno accanto all'altro. L'una e l'altra forma sono espressione della stessa lex orandi della Chiesa. Per il suo uso venerabile e antico, la forma extraordinaria deve essere conservata con il debito onore" (n.6).

  Si ribadisce anche la finalità del Motu proprio, articolandola nei seguenti tre punti: a) offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell'uso più antico, considerata tesoro prezioso da conservare; b) garantire e assicurare realmente, a quanti lo domandano, l'uso della forma extraordinaria; c) favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa (cfr n.8).

Una breve Sezione del documento (nn.9-11) ricorda i compiti e i poteri della Commissione "Ecclesia Dei", a cui il Papa "ha conferito potestà ordinaria vicaria" nella materia. Ciò comporta tra l'altro due conseguenze molto importanti. Anzitutto, essa può decidere sui ricorsi che le vengano presentati contro eventuali provvedimenti di vescovi o altri ordinari, che sembrino in contrasto con le disposizioni del Motu proprio (ferma restando la possibilità di impugnare ulteriormente le decisioni della Commissione stessa presso il Tribunale supremo della Segnatura Apostolica). Inoltre, spetta alla Commissione, con l'approvazione della Congregazione per il Culto Divino, curare l'eventuale edizione dei testi liturgici per la forma extraordinaria del Rito romano (nel seguito del documento si auspica, ad esempio, l'inserimento di nuovi santi e di nuovi prefazi).

  La parte propriamente normativa del documento (nn.12-35) contiene 23 brevi punti su diversi argomenti.

  Si ribadisce la competenza dei Vescovi diocesani per l'attuazione del Motu proprio, ricordando che in caso di controversia circa la celebrazione nella forma extraordinaria giudicherà la Commissione "Ecclesia Dei".

  Si chiarisce il concetto di coetus fidelium (cioè "gruppo di fedeli") stabiliter existens ("stabile") che desidera di poter assistere alla celebrazione in forma extraordinaria. Pur lasciando alla saggia valutazione dei pastori la valutazione del numero di persone necessario per costituirlo, si precisa che esso non deve essere necessariamente costituito da persone appartenenti a una sola parrocchia, ma può risultare da persone che confluiscono da diverse parrocchie o addirittura da diverse diocesi. Sempre tenendo conto del rispetto delle esigenze pastorali più ampie, l'Istruzione propone uno spirito di "generosa accoglienza" verso i gruppi di fedeli che richiedano la forma extraordinaria o i sacerdoti che chiedano di celebrare occasionalmente in tal forma con alcuni fedeli.

  Molto importante è la precisazione (n.19) secondo cui i fedeli che chiedono la celebrazione in forma extraordinaria "non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestino contrari alla validità o legittimità della forma ordinaria"  e/o all'autorità del Papa come Pastore Supremo della Chiesa universale. Ciò sarebbe infatti in palese contraddizione con la finalità di "riconciliazione" del Motu proprio stesso.

  Importanti indicazioni sono date anche circa il "sacerdote idoneo" alla celebrazione in forma extraordinaria. Naturalmente egli non deve avere impedimenti dal punto di vista canonico, deve conoscere sufficientemente bene il latino e conoscere il rito da celebrare. Si incoraggiano perciò i vescovi a rendere possibile nei seminari una formazione adeguata a tal fine, e si indica la possibilità di ricorrere, se mancano altri sacerdoti idonei, alla collaborazione dei sacerdoti degli Istituti eretti dalla Commissione "Ecclesia Dei" (che usano normalmente la forma extraordina¬ria).

  L'Istruzione ribadisce come ogni sacerdote sia secolare sia religioso abbia licenza di celebrare la Messa "senza popolo" nella forma extraordinaria se lo desidera. Perciò, se non si tratta di celebrazioni con il popolo, i singoli religiosi non hanno bisogno del permesso dei superiori.

  Seguono - sempre per quanto riguarda la forma extraordinaria - norme relative alle regole liturgiche e all'uso di libri liturgici (come il Rituale, il Pontificale, il Cerimoniale dei vescovi), alla possibilità di usare la lingua vernacola per le letture (a complemento di quella latina, o anche in alternativa nelle "Messe lette"), alla possibilità per i chierici di usare il Breviario precedente alla riforma liturgica, alla possibilità di celebrare il Triduo Sacro nella Settimana Santa per i gruppi di fedeli che chiedono il rito antico. Per quanto riguarda le ordinazioni sacre, l'uso dei libri liturgici più antichi è permesso solo negli Istituti che dipendono dalla Commissione "Ecclesia Dei".

  A lettura compiuta, rimane l'impressione di un testo di grande equilibrio, che intende favorire - secondo l'intenzione del Papa - il sereno uso della liturgia precedente alla riforma da parte di sacerdoti e fedeli che ne sentano il sincero desiderio per il loro bene spirituale; anzi, che intende garantire la legittimità e l'effettività di tale uso nella misura del ragionevolmente possibile. Allo stesso tempo il testo è animato da fiducia nella saggezza pastorale dei vescovi, e insiste molto fortemente sullo spirito di comunione ecclesiale che deve essere presente in tutti - fedeli, sacerdoti, vescovi - affinché la finalità di riconciliazione, così presente nella decisione del Santo Padre, non venga ostacolata o frustrata, ma favorita e raggiunta.
OP/                                             VIS 20110513 (1160)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate sei Presuli della Conferenza Episcopale dell'India, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Joseph Aind,    S.D.B., di Dibrugarh.

    - Il Vescovo John Moolachira, di Diphu.

    - Il Vescovo John Thomas Kattrukudiyil, di Itanagar.

    - Il Vescovo George Palliparambil, S.D.B., di Miao.

    - Il Vescovo Michael Akasius Toppo, di Tezpur.

    - Il Vescovo Cyprian Monis, di Asansol.

  Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AL:AP/                                   VIS 20110513 (100)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Reverendo José Lampra Cá, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Bissau (superficie: 11.490; popolazione: 1.049.000; cattolici: 165.000; sacerdoti: 64; religiosi: 196), Guinea Bissau. Il Vescovo eletto è nato a Blom (Guinea Bissau) nel 1964 ed è stato ordinato sacerdote nel 1997. È stato finora Rettore del Seminario Minore "San Kizito". Professore di Filosofia nel Seminario Maggiore di Bissau e Membro del Consiglio Presbiterale.

- L'Arcivescovo José Octavio Ruiz Arenas, Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, finora Vice Presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina.

- Il Monsignore Graham Bell, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, finora Coordinatore di Segreteria della Pontificia Accademia per la Vita.
NEA:NA/                                   VIS 20110513 (130)

giovedì 12 maggio 2011

CATTOLICI ED EBREI TESTIMONIARE DIGNITÀ INVIOLABILE UOMO

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano una Delegazione di “B’nai B’rith International” (in ebraico “Figli dell’Alleanza”), la più antica organizzazione di volontariato ebraico, fondata nel 1843 a New York.

Il Papa ha espresso il suo apprezzamento per la “attiva partecipazione” della “B’nai B’rith International” all’incontro del Comitato Internazionale di Collegamento Cattolico-Ebraico, tenutosi a Parigi alla fine di febbraio, nel quarantesimo anniversario del dialogo fra le due religioni. “Ciò che è accaduto in questi quaranta anni” – ha detto il Pontefice – “deve essere considerato un grande dono di Dio e motivo di profonda gratitudine verso Colui che guida i nostri passi con la sua infinita ed eterna saggezza”.

“L’incontro di Parigi ha confermato il desiderio dei cattolici e degli ebrei di affrontare insieme le immense sfide con le quali si confrontano le nostre comunità in un mondo che cambia rapidamente e, significativamente, il nostro dovere religioso comune di combattere la povertà, l’ingiustizia, la discriminazione e la negazione dei diritti universali dell’uomo”.

“Una delle cose più importanti che possiamo realizzare insieme” – ha sottolineato il Pontefice – “è quella di dare comune testimonianza del nostro profondo credere che ogni uomo e donna è creato ad immagine di Dio e quindi dotato di inviolabile dignità. Questa convinzione rimane la base più solida dei nostri sforzi per difendere e promuovere i diritti inalienabili della persona umana”.

Nel ricordare i recenti incontri del Gran Rabbinato di Israele e della Commissione della Santa Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, Benedetto XVI ha affermato che in quella occasione “è stato posto l’accento sulla necessità di promuovere una autentica comprensione del ruolo della religione nella vita della società attuale quale correttivo di una visione meramente orizzontale, e conseguentemente tronca, della persona umana e della coesistenza sociale”.

“La vita e il lavoro di tutti i credenti” – ha concluso il Papa – “devono portare continua testimonianza del trascendente, indicare le realtà invisibili che ci oltrepassano, e incarnare la convinzione che una Provvidenza amorosa e compassionevole guida la storia, nonostante le difficoltà e le minacce che appaiono sul nostro cammino”.
AC/ VIS 20110512 (360)

VISITA CARDINALE SARAH ZONE COLPITE TERREMOTO GIAPPONE

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2011 (VIS). Il Pontificio Consiglio “Cor Unum” ha reso pubblico un Comunicato nel quale si annuncia che il Presidente, Cardinale Robert Sarah, si recherà, a nome del Papa, nelle zone colpite dal terremoto che ha devastato il Giappone il marzo scorso.

Il Presidente di “Cor Unum” - che sarà in Giappone dal 13 al 16 maggio – “porterà l'abbraccio ideale di Benedetto XVI a tutti i familiari delle vittime, agli sfollati e a tutti i volontari che senza sosta stanno lavorando per la ricostruzione: la Caritas nipponica, da subito mobilitata, è tuttora il punto di riferimento per tutti gli aiuti che la Chiesa cattolica continua a dare dopo la fase di emergenza, per la ricostruzione della vita della comunità giapponese”.

“Il Presidente di “Cor Unum” – si legge ancora nel Comunicato – “si recherà il 14 a Saitama per visitare i centri di accoglienza della Chiesa cattolica per i senzatetto. Poi andrà a Tokio dove assieme ai vescovi giapponesi celebrerà una Messa di ringraziamento per la Beatificazione di Giovanni Paolo II. Il 15 sarà a Sendai, epicentro del cataclisma, dove presiederà la Messa nella cattedrale”.

“Il 16 visiterà altri due centri di accoglienza per gli sfollati e incontrerà i responsabili delle maggiori organizzazioni caritative presenti”.

“Il Cardinale Sarah sarà accompagnato dal Sotto-Segretario di ‘Cor Unum’, Monsignor Segundo Tejado”.
CON-CU/ VIS 20110512 (230)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- L’Arcivescovo Edward Joseph Adams, Nunzio Apostolico in Grecia.

- Sei Presuli della Conferenza Episcopale dell’India, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Lumen Monteiro, C.S.C., di Agartala.

- Il Vescovo Stephen Rotluanga, C.S.C., di Aizawl.

- Il Vescovo Vincent Kympat, di Jowai.

- Il Vescovo Victor Lyngdoh, di Nongstoin.

- Il Vescovo Andrew Marak, di Tura.
- Il Vescovo Thomas Pulloppillil, di Bongaigaon.
AP:AL/ VIS 20110512 (90)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo Simon Ok Hyun-jin, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Kwangju (superficie: 12.596; popolazione: 3.373.315; cattolici: 329.951; sacerdoti: 270; religiosi: 722), Corea. Il Vescovo eletto, nato a Kwangju (Corea) nel 1968 e ordinato sacerdote nel 1994, è stato finora Professore all’Università Cattolica di Kwangju (Corea).
NEA/ VIS 20110512 (70)

mercoledì 11 maggio 2011

PREGHIERA “ESPRESSIONE DEL DESIDERIO CHE L’UOMO HA DI DIO”

CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2011 (VIS). Nella catechesi dell’Udienza Generale di questo Mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro, il Papa ha continuato le sue riflessioni “su come la preghiera e il senso religioso facciano parte dell’uomo lungo tutta la sua storia”.

“Dio sembra sparito dall’orizzonte di varie persone o diventato una realtà verso la quale si rimane indifferenti” – ha detto il Papa – “Vediamo, però, allo stesso tempo, molti segni che ci indicano un risveglio del senso religioso”.

“Guardando alla storia recente, è fallita la previsione di chi, dall’epoca dell’Illuminismo, preannunciava la scomparsa delle religioni ed esaltava una ragione assoluta, staccata dalla fede”.

Nel ribadire che: “Non c’è stata alcuna grande civiltà, dai tempi più lontani fino ai nostri giorni, che non sia stata religiosa”, Benedetto XVI ha affermato: “L’uomo è per sua natura religioso (...) L’immagine del Creatore è impressa nel suo essere ed egli sente il bisogno di trovare una luce per dare risposta alle domande che riguardano il senso profondo della realtà; risposta che egli non può trovare in se stesso, nel progresso, nella scienza empirica”.

“L’uomo sa che non può rispondere da solo al proprio bisogno fondamentale di capire. Per quanto si sia illuso e si illuda tuttora di essere autosufficiente, egli fa l’esperienza di non bastare a se stesso. Ha bisogno di aprirsi ad altro, a qualcosa o a qualcuno, che possa donargli ciò che gli manca, deve uscire da se stesso verso Colui che sia in grado di colmare l’ampiezza e la profondità del suo desiderio”.

“L’uomo porta in sé” – ha spiegato il Pontefice – “una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto; l’uomo porta in sé il desiderio di Dio. E l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare. San Tommaso d’Aquino, uno dei più grandi teologi della storia, definisce la preghiera ‘espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio’”.

“Quando parliamo della preghiera come esperienza dell’uomo in quanto tale, dell’’homo orans’” – ha proseguito il Pontefice – “è necessario tenere presente che essa è un atteggiamento interiore, prima che una serie di pratiche e formule, un modo di essere di fronte a Dio prima che il compiere atti di culto o il pronunciare parole. La preghiera ha il suo centro e affonda le sue radici nel più profondo della persona; perciò non è facilmente decifrabile e, per lo stesso motivo, può essere soggetta a fraintendimenti e a mistificazioni. (...) L’esperienza della preghiera è per tutti una sfida, una ‘grazia’ da invocare, un dono di Colui al quale ci rivolgiamo”.

“Nella preghiera (...) l’uomo (...) sperimenta di essere creatura bisognosa di aiuto, incapace di procurarsi da sé il compimento della propria esistenza (...). Esprime tutta la consapevolezza di sé, tutto ciò che riesce a cogliere della propria esistenza e, contemporaneamente, rivolge tutta se stessa verso l’Essere di fronte al quale sta, orienta la propria anima a quel Mistero da cui si attende il compimento dei desideri più profondi e l’aiuto per superare l’indigenza della propria vita. In questo guardare ad un Altro, in questo dirigersi ‘oltre’ sta l’essenza della preghiera, come esperienza di una realtà che supera il sensibile e il contingente”.

“E anche se l’uomo dimentica il suo Creatore” – ha sottolineato Benedetto XVI – “il Dio vivo e vero non cessa di chiamare per primo l’uomo al misterioso incontro della preghiera”.

“Cari fratelli e sorelle” – ha concluso il Pontefice – “impariamo a sostare maggiormente davanti a Dio, a Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, impariamo a riconoscere nel silenzio, nell’intimo di noi stessi, la sua voce che ci chiama e ci riconduce alla profondità della nostra esistenza, alla fonte della vita, alla sorgente della salvezza, per farci andare oltre il limite della nostra vita e aprirci alla misura di Dio, al rapporto con Lui, che è Infinito Amore”.
AG/ VIS 20110511 (650)

martedì 10 maggio 2011

CARDINALE DE PAOLIS PRENDE POSSESSO DIACONIA

CITTA' DEL VATICANO, 10 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha dato comunicazione che domenica 15 maggio, alle ore 11:30, il Cardinale Velasio De Paolis, C.S., Presidente delle Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, prenderà possesso della Diaconia di Gesù Buon Pastore alla Montagnola, Via Luigi Perna, 3, Roma.
OCL/ VIS 20110510 (70)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 10 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Ha nominato l’Arcivescovo Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, finora Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Succede al Cardinale Ivan Dias, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’incarico di Prefetto della medesima Congregazione, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato l’Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, finora Nunzio Apostolico in Cuba.

- Ha nominato il Vescovo Johannes Harmannes Jozefus van den Hende, Vescovo di Rotterdam (superficie: 8.326; popolazione: 3.555.000; cattolici: 528.000; sacerdoti: 383; religiosi: 599; diaconi permanenti: 38), Paesi Bassi. Finora Vescovo di Breda (Paesi Bassi).

- Ha nominato l’Arcivescovo Giuseppe Pinto, Nunzio Apostolico nelle Filippine, finora Nunzio Apostolico in Cile.
NA:RE:NER:NN/ VIS 20110510 (140)
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