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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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domenica 14 settembre 2008

MARIA VICINA AI NOSTRI CUORI

CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2008 (VIS). Al termine della Celebrazione Eucaristica, mentre le campane dei Santuari suonavano a festa, il Papa ha guidato la recita dell'Angelus.

  "Ogni giorno" - ha ricordato Papa Benedetto XVI - "A mezzogiorno, quando le prime ore del giorno cominciano a far gravare su di noi il loro peso di fatica, la nostra disponibilità e la nostra generosità sono rinnovate dalla contemplazione del 'sì' di Maria".

  "Mentre il peccato divide, ci allontana gli uni dagli altri, la purezza di Maria la rende infinitamente prossima ai nostri cuori, attenta a ciascuno di noi e desiderosa del nostro vero bene. Potete vederlo qui a Lourdes, come in tutti i Santuari mariani, folle immense accorrono ai piedi di Maria per confidarle ciò che ciascuno ha di più intimo, ciò che a ciascuno sta particolarmente a cuore".

  "Maria ci mostra così la giusta maniera di avanzare verso il Signore" - ha spiegato il Papa - "Ci insegna ad avvicinarci a Lui nella verità e nella semplicità. Grazie a lei, scopriamo che la fede cristiana non è un peso, ma è come un'ala che ci permette di volare più in alto per rifugiarci tra le braccia del Signore".

  "Qui, vicino alla grotta, e in comunione particolare con tutti i pellegrini presenti nei santuari mariani e con tutti i malati nel corpo e nell'anima che cercano conforto, benediciamo il Signore per la presenza di Maria in mezzo al suo popolo e a lei indirizziamo con fede la nostra preghiera".

   "Santa Maria, tu che qui ti sei mostrata centocinquant'anni fa alla giovane Bernadette, tu sei veramente di speranza fontana vivace'".    Pellegrini fiduciosi qui giunti da ogni parte, noi veniamo ancora una volta ad attingere la fede ed il conforto, la gioia e l'amore, la sicurezza e la pace, alla sorgente del tuo Cuore immacolato: 'Monstra Te esse Matrem!' Mostrati come Madre per tutti, o Maria! E donaci il Cristo, speranza del mondo!".

  Al termine della recita dell'Angelus, il Santo Padre si è diretto all'Ermitage St. Joseph per il pranzo con i Vescovi della Regione Midi-Pyrénées e con i Cardinali e Vescovi del Seguito.
PV-FRANCIA/ANGELUS/LOURDES                       VIS 20080914 (360)

IL MESSAGGIO DI MARIA È MESSAGGIO DI SPERANZA


CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2008 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, dopo un giro in autovettura panoramica tra la folla degli oltre 100.000 fedeli che gremivano la "Prairie" di Lourdes, Papa Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa per commemorare il 150° anniversario delle Apparizioni della Vergine a Bernadette.

  "In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra la festa dell'Esaltazione della Santa Croce" - ha detto il Papa nell'omelia - "il Vangelo che avete appena inteso ci ricorda il significato di questo grande mistero: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché gli uomini siano salvati (cfr Gv 3,16). Il Figlio di Dio s'è reso vulnerabile, prendendo la condizione di servo, obbedendo fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8). E' per la sua Croce che siamo salvati".

  "Lo strumento di supplizio che, il Venerdì Santo, aveva manifestato il giudizio di Dio sul mondo, è divenuto sorgente di vita, di perdono, di misericordia, segno di riconciliazione e di pace. (...). E la Chiesa ci invita (...) a rendere grazie a Dio, perché da un albero che aveva portato la morte è scaturita nuovamente la vita".

  "E' significativo" - ha rilevato il Pontefice - "che, al momento della prima apparizione a Bernadette, Maria introduca il suo incontro col segno della Croce. Più che un semplice segno, è un'iniziazione ai misteri della fede che Bernadette riceve da Maria. Il segno della Croce è in qualche modo la sintesi della nostra fede, perché ci dice quanto Dio ci ha amati; ci dice che, nel mondo, c'è un amore più forte della morte, più forte delle nostre debolezze e dei nostri peccati. La potenza dell'amore è più forte del male che ci minaccia. E' questo mistero dell'universalità dell'amore di Dio per gli uomini che Maria è venuta a rivelare qui, a Lourdes".

  "La Chiesa ha ricevuto la missione di mostrare a tutti questo viso di un Dio che ama, manifestato in Gesù Cristo.  (...) Volgiamo i nostri sguardi verso il Cristo. È Lui che ci renderà liberi per amare come Egli ci ama e per costruire un mondo riconciliato. Perché, su questa Croce, Gesù ha preso su di sé il peso di tutte le sofferenze e le ingiustizie della nostra umanità. Egli ha portato le umiliazioni e le discriminazioni, le torture subite in tante regioni del mondo da innumerevoli nostri fratelli e nostre sorelle per amore di Cristo".

  "La celebrazione del Giubileo delle apparizioni di Nostra Signora di Lourdes ci fa entrare in un cammino di fede e di conversione. Oggi Maria viene incontro a noi per indicarci le vie d'un rinnovamento della vita delle nostre comunità e di ciascuno di noi".

  "Gesù, nato da Maria, è Figlio di Dio, unico salvatore di tutti gli uomini, che vive ed agisce nella sua Chiesa e nel mondo. La Chiesa è inviata dappertutto nel mondo per proclamare quest'unico messaggio ed invitare gli uomini ad accoglierlo mediante un'autentica conversione del cuore. Questa missione, che è stata affidata da Gesù ai suoi discepoli, riceve qui, in occasione di questo Giubileo, un soffio nuovo".

  "Seguendo il percorso giubilare sulle orme di Bernadette, l'essenziale del messaggio di Lourdes ci è ricordato. Bernadette è la maggiore di una famiglia molto povera, che non possiede né sapere né potere, è debole di salute. Maria la sceglie per trasmettere il suo messaggio di conversione, di preghiera e di penitenza, in piena sintonia con la parola di Gesù: 'Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli' (Mt 11,25). (...) É dunque una vera catechesi che ci è proposta sotto lo sguardo di Maria".

  "Proseguendo nella sua catechesi la 'bella Signora' rivela il suo nome a Bernadette: 'Io sono l'Immacolata Concezione'. Maria le rivela così la grazia straordinaria che ha ricevuto da Dio, quella di essere stata concepita senza peccato (...).  Maria è questa donna della nostra terra che s'è rimessa interamente a Dio e ha ricevuto da Lui il privilegio di dare la vita umana al suo eterno Figlio".

  "Essa è la bellezza trasfigurata, l'immagine dell'umanità nuova. Presentandosi così in una dipendenza totale da Dio, Maria esprime in realtà un atteggiamento di piena libertà, fondata sul pieno riconoscimento della sua vera dignità".

  "Questo privilegio riguarda anche noi, perché ci svela la nostra dignità di uomini e di donne, segnati certo dal peccato, ma salvati nella speranza, una speranza che ci consente di affrontare la nostra vita quotidiana".

  "La vocazione primaria del santuario di Lourdes è di essere un luogo di incontro con Dio nella preghiera, e un luogo di servizio ai fratelli, soprattutto per l'accoglienza dei malati, dei poveri e di tutte le persone che soffrono. In questo luogo Maria viene a noi come la madre, sempre disponibile ai bisogni dei suoi figli. Attraverso la luce che emana dal suo volto, è la misericordia di Dio che traspare. (...) Maria viene a ricordarci che la preghiera (...) deve avere un posto centrale nella nostra vita cristiana. La preghiera è indispensabile per accogliere la forza di Cristo".

  "La presenza dei giovani a Lourdes" - ha sottolineato il Pontefice - "è anche una realtà importante. (...) Quando Maria ricevette la visita dell'Angelo, era una giovane ragazza di Nazaret che conduceva la vita semplice e coraggiosa delle donne del suo villaggio. E se lo sguardo di Dio si posò in modo particolare su di lei, fidandosi di lei, Maria vuole dirvi ancora che nessuno di voi è indifferente per Dio. (...) Non lasciatevi scoraggiare davanti alle difficoltà! Maria fu turbata all'annuncio dell'angelo (...) sentiva quanto era debole di fronte alla onnipotenza di Dio. Tuttavia disse 'sì' senza esitare. Grazie al suo 'sì' la salvezza è entrata nel mondo, cambiando così la storia dell'umanità".

  "Il messaggio di Maria è un messaggio di speranza per tutti gli uomini e per tutte le donne del nostro tempo, di qualunque Paese siano" - ha ribadito il Pontefice - "Amo invocare Maria come 'Stella della speranza' (Enc. Spe salvi, n.50) (...) che ci rischiara e ci orienta nel nostro cammino. Mediante il suo 'sì', mediante il dono generoso di se stessa, ha aperto a Dio le porte del nostro mondo e della nostra storia. E ci invita a vivere come lei in una speranza invincibile, rifiutando di ascoltare coloro che pretendono che noi siamo prigionieri del fato".
PV-FRANCIA/MESSA/LOURDES                        VIS 20080914 (1060)


A LOURDES SI SPERIMENTA PROSSIMITÀ TRA CIELO E TERRA

CITTA' DEL VATICANO, 13 SET. 2008 (VIS). Alle 16:00, preso congedo dalla Nunziatura Apostolica di Parigi, il Papa ha raggiunto l'aeroporto di Paris-Orly per salire a bordo dell'aero diretto a Tarbes da dove, in elicottero, ha raggiunto Lourdes.

    A bordo, dell'autovettura panoramica, il Papa ha compiuto le prime due tappe del "Cammino del Giubileo", percorso che il pellegrino è invitato a compiere a Lourdes in occasione del 150° anniversario delle Apparizioni della Vergine.  Ad ogni tappa del Cammino, il Papa ha pronunciato la preghiera prevista dal Giubileo.

  Il Cammino del Giubileo comprende quattro luoghi legati alla vita di Bernadette: Il Fonte battesimale dove è stata battezzata; il "Cachot" dove è vissuta con la famiglia; La Grotta, luogo delle Apparizioni della Madonna, cuore del Santuario Mariano e L'Ospizio (Cappella) dove ha ricevuto la Prima Comunione. Il Papa ha visitato la Grotta delle Apparizioni e alla Sorgente, un bambino gli ha offerto un bicchiere d'acqua della fonte, quindi Benedetto XVI ha acceso un cero posto sul grande candelabro e si è raccolto in silenzio prima di leggere la preghiera della III tappa del Giubileo. Infine è ha fatto ritorno all'Ermitage St. Joseph per la cena in privato.

  Alle 21:15 Papa Benedetto ha raggiunto il Complesso dei Santuari e, entrato dalla Porta della Cripta, si è diretto alla terrazza interiore della Basilica per seguire la processione "aux flambeaux" (con le torce) che partita dalla Grotta delle Apparizioni, si è conclusa davanti alla Basilica.

  "Centocinquant'anni fa, l'11 febbraio 1858" - ha ricordato il Papa all'inizio del suo discorso - "in questo luogo detto La grotta di Massabielle, fuori dell'abitato, una semplice ragazzina di Lourdes, Bernadette Soubirous, vide una luce e, dentro questa luce, una giovane Signora 'bella, bella, più di tutto' (...). E' in questa conversazione, in questo dialogo tutto pervaso di delicatezza, che la Signora la incarica di trasmettere certi messaggi molto semplici sulla preghiera, la penitenza e la conversione".

  "Lourdes" - ha detto il Pontefice - "è uno di quei luoghi che Dio ha scelto per farvi risplendere un raggio particolare della sua bellezza; da ciò l'importanza che acquista qui il simbolo della luce. (...) Davanti alla grotta, notte e giorno, tanto d'estate quanto d'inverno, brilla un roveto ardente incendiato dalle preghiere dei pellegrini e dei malati, che esprimono le loro preoccupazioni e i loro bisogni, ma soprattutto la loro fede e la loro speranza".

  "Venendo in pellegrinaggio qui, a Lourdes, noi vogliamo entrare, sulle orme di Bernadette, in quella straordinaria prossimità tra il cielo e la terra che non si è mai smentita e che non cessa di consolidarsi. Durante le apparizioni è da rilevare che Bernadette recita la corona sotto gli occhi di Maria, che si unisce a lei al momento della dossologia. Questo fatto conferma il carattere profondamente teocentrico della preghiera del Rosario. Quando recitiamo la corona, Maria ci offre il suo cuore e il suo sguardo per contemplare la vita del Figlio suo, Cristo Gesù".

  "Il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II" - ha ricordato Benedetto XVI - "venne due volte qui, a Lourdes" e "anch'egli incoraggiò vivamente la preghiera della corona; lo fece, tra l'altro, in un modo del tutto singolare, arricchendo il Rosario con la meditazione dei Misteri della Luce".

  "La processione 'aux flambeaux' traduce ai nostri occhi di carne il mistero della preghiera: nella comunione della Chiesa, che unisce eletti del cielo e pellegrini della terra, la luce zampilla dal dialogo tra l'uomo e il suo Signore e una strada luminosa si apre nella storia degli uomini, compresi anche i momenti più bui".

  "Questa processione" - ha sottolineato il Pontefice - "è un momento di grande gioia ecclesiale, ma anche un tempo di riflessione austera: le intenzioni che portiamo con noi sottolineano la nostra profonda comunione con tutti gli esseri che soffrono. Pensiamo alle vittime innocenti che subiscono la violenza, la guerra, il terrorismo, la carestia, o che portano le conseguenze delle ingiustizie, dei flagelli e delle calamità, dell'odio e dell'oppressione, degli attentati alla loro dignità umana e ai loro diritti fondamentali, alla loro libertà d'azione e di pensiero. Pensiamo anche a coloro che vivono problemi familiari o che soffrono in conseguenza della disoccupazione, della malattia, dell'infermità, della solitudine, della loro situazione di immigrati. Non voglio inoltre dimenticare coloro che patiscono a causa del nome di Cristo e che muoiono per Lui".

  "Maria ci insegna a pregare, a fare della nostra preghiera un atto d'amore per Dio e di carità fraterna. Pregando con Maria, il nostro cuore accoglie coloro che soffrono. (...) Lourdes è un luogo di luce, perché è un luogo di comunione, di speranza e di conversione". Al contrario, ha ribadito il Papa, "Il peccato ci rende ciechi, ci impedisce di proporci come guide per i nostri fratelli, e ci spinge a diffidare di loro e a non lasciarci guidare. Abbiamo bisogno di essere illuminati e ripetiamo la supplica del cieco Bartimeo: "Maestro,  fa' che io veda!" (Mc 10,51)".

  "In questo santuario di Lourdes, verso il quale i cristiani del mondo intero rivolgono lo sguardo da quando la Vergine Maria vi ha fatto brillare la speranza e l'amore, donando ai malati, ai poveri e ai piccoli il primo posto, siamo invitati a scoprire la semplicità della nostra vocazione: in realtà, basta amare".

  "Le apparizioni erano circonfuse di luce e Dio ha voluto accendere nello sguardo di Bernardetta una fiamma che ha convertito innumerevoli cuori. Quante persone vengono qui per vedere, sperando forse segretamente di ricevere qualche miracolo; poi, sulla via del ritorno, avendo fatto un'esperienza spirituale di vita autenticamente ecclesiale, cambiano il loro sguardo su Dio, sugli altri e su se medesimi. Una piccola fiamma chiamata speranza, compassione, tenerezza le abita. L'incontro discreto con Bernardetta e con la Vergine Maria" - ha concluso il Pontefice - "può cambiare una vita, perché esse sono presenti, in questo luogo di Massabielle, per condurci a Cristo, il quale è la nostra vita, la nostra forza, la nostra luce".
PV-FRANCIA/PROCESSIONE FLAMBEAUX/LOURDES        VIS 20080914 (980)


sabato 13 settembre 2008

"FUGGITE IL CULTO DEGLI IDOLI, NON SMETTETE DI FARE IL BENE!".


CITTA' DEL VATICANO, 13 SET. 2008 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, alla "Esplanade des Invalides", imponente complesso monumentale formato dallo "Hôtel des Invalides", dal Museo dell'Esercito e dalla Chiesa di Saint-Louis des Invalides e dall'annessa "Église du Dôme, che accoglie dal 1840 le ceneri di Napoleone, il Santo Padre ha celebrato la Santa Messa.

  "La prima Lettera di San Paolo, indirizzata ai Corinzi" - ha detto il Papa nell'omelia, davanti a più di 200.000 persone - "ci fa scoprire, in quest'anno paolino, aperto il 28 giugno scorso, quanto i consigli dati dall'Apostolo restino attuali. 'Fuggite l'idolatria' (1 Cor 10, 14), scrive ad una comunità molto segnata dal paganesimo e divisa tra l'adesione alla novità del Vangelo e l'osservanza delle antiche pratiche ereditate dagli avi".

  "A parte il popolo d'Israele che aveva ricevuto la rivelazione del Dio unico"  - ha spiegato il Pontefice - "il mondo antico era asservito al culto degli idoli. Molto presenti a Corinto, gli errori del paganesimo dovevano essere denunciati, perché costituivano una potente alienazione e distoglievano l'uomo dal suo vero destino. Essi gli impedivano di riconoscere che Cristo è il solo Salvatore, il solo che indica all'uomo la strada verso Dio".

  "Questo invito a fuggire gli idoli resta valido anche oggi. (...) La parola 'idolo' deriva dal greco e significa 'immagine', "figura", "rappresentazione", ma anche "spettro", "fantasma", "vana apparenza". L'idolo è un inganno, perché distoglie dalla realtà chi lo serve per confinarlo nel regno dell'apparenza".

  "Ora, non è questa una tentazione propria della nostra epoca" - ha sottolineato il Pontefice - "che è la sola sulla quale noi possiamo agire efficacemente? Tentazione d'idolatrare un passato che non esiste più, dimenticandone le carenze;  tentazione d'idolatrare un futuro che non esiste ancora, credendo che l'uomo, con le sole sue forze, possa realizzare la felicità eterna sulla terra! (...) Il denaro, la sete dell'avere, del potere e persino del sapere non hanno forse distolto l'uomo dal suo Fine vero?".

  "Questa condanna radicale dell'idolatria" - ha affermato ancora il Papa citando San Giovanni Crisostomo di cui oggi si celebra la memoria liturgica - "non è in alcun caso una condanna della persona dell'idolatra. Mai, nei nostri giudizi, dobbiamo confondere il peccato, che è inaccettabile, e il peccatore del quale non possiamo giudicare lo stato di coscienza e che, in ogni caso, è sempre suscettibile di conversione e di perdono".

  "Mai Dio domanda all'uomo di fare sacrificio della sua ragione!" - ha esclamato il Pontefice - "Mai la ragione entra in contraddizione reale con la fede! L'unico Dio - Padre, Figlio e Spirito Santo - ha creato la nostra ragione e ci dona la fede, proponendo alla nostra libertà di riceverla come un dono prezioso. È il culto degli idoli che distoglie l'uomo da questa prospettiva, e la ragione stessa può forgiarsi degli idoli".

  "Domandiamo, dunque, a Dio che ci vede e ci ascolta di aiutarci a purificarci da tutti gli idoli, per accedere alla verità del nostro essere, per accedere alla verità del suo Essere infinito!".

  "San Paolo ci domanda di fare uso non solamente della nostra ragione, ma soprattutto della nostra fede per scoprirlo. Ora, che cosa ci dice la fede? Il pane che noi spezziamo è comunione al Corpo di Cristo; il calice di ringraziamento che noi benediciamo è comunione al Sangue di Cristo".

  "Milioni di volte da venti secoli, nella più umile delle cappelle come nella più grandiosa delle basiliche o delle cattedrali, il Signore risorto si è donato al suo popolo, divenendo così, secondo la formula di sant'Agostino, "più intimo a noi che noi medesimi" (cfr Confess.  III, 6.11)".

  "Fratelli e sorelle, circondiamo della più grande venerazione il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, il Santissimo Sacramento della presenza reale del Signore alla sua Chiesa e all'intera umanità".

  "La Messa è il sacrificio d'azione di grazie per eccellenza, quello che ci permette d'unire la nostra azione di grazie a quella del Salvatore, il Figlio eterno del Padre. (...) La Messa ci invita a discernere ciò che, in noi, obbedisce allo Spirito di Dio e ciò che, in noi, resta in ascolto dello spirito del male".

  "Alzare il calice della salvezza ed invocare il nome del Signore non è forse precisamente il mezzo migliore di 'fuggire gli idoli', come ci chiede san Paolo? Ogni volta che una Messa è celebrata, ogni volta che il Cristo si rende sacramentalmente presente nella sua Chiesa, è l'opera della nostra salvezza che si compie (...). Lui solo ci insegna a fuggire gli idoli, miraggi del pensiero".

  "Ora, cari fratelli e sorelle, chi può elevare il calice della salvezza ed invocare il nome del Signore per conto dell'intero popolo di Dio, se non il sacerdote ordinato per questo scopo dal Vescovo? (...) Permettetemi di lanciare un appello pieno di fiducia nella fede e nella generosità dei giovani, che si pongono la domanda sulla vocazione religiosa o sacerdotale: Non abbiate paura! Non abbiate paura di donare la vostra vita a Cristo! Niente rimpiazzerà mai il ministero dei sacerdoti nella vita della Chiesa".

  "La speranza resterà sempre la più forte! La Chiesa, costruita sulla roccia di Cristo, possiede le promesse della vita eterna non perché i suoi membri siano più santi degli altri uomini, ma perché Cristo ha fatto questa promessa a Pietro: 'Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa'(Mt 16, 18)".

  "In questa speranza indefettibile nella presenza eterna di Dio in ciascuna delle nostre anime, in questa gioia di sapere che Cristo è con noi fino alla fine dei tempi, in questa forza che lo Spirito Santo dona a tutti gli uomini e a tutte le donne che accettano di lasciarsi afferrare da Lui" - ha concluso il Pontefice - "io vi affido, (...) all'azione potente e misericordiosa del Dio d'amore che è morto per noi sulla Croce e risorto vittoriosamente al mattino di Pasqua. A tutti gli uomini di buona volontà che mi ascoltano, io ridico con san Paolo: Fuggite il culto degli idoli, non smettete di fare il bene!".

  Al termine della Celebrazione Eucaristica il Santo Padre si è diretto alla Nunziatura Apostolica per il pranzo con i Vescovi della "Île de France".
PV-FRANCIA/OMELIA/INVALIDES:PARIS                 VIS 20080913 (1030)


VISITA DI BENEDETTO XVI ALL' "INSTITUT DE FRANCE"


CITTA' DEL VATICANO, 13 SET. 2008 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, il Santo Padre ha raggiunto lo "Institut de France", istituzione fondata nel 1795, comprendente cinque Accademie: la "Académie Française"; la "Académie des inscriptions et belles lettres"; la Académie des sciences; la "Académie des beaux-arts e la "Académie des sciences morales set politiques".

  La prestigiosa istituzione riunisce eminenti rappresentanti di tutti gli ambiti dello scibile umano. Nel 1992, l'allora Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, successe come Membro Associato dell'Accademia, al Premio Nobel per la pace russo Andreï Sakharov, deceduto nel 1989.

  Al suo arrivo Papa Benedetto XVI è stato accolto dal Cancelliere dello "Institut de France", Signor Gabriel de Broglie e dal Segretario Perpetuo della "Académie Française, Signora Hélène Carrère d'Encausse, ed è stato introdotto nella Sala della "Coupole" dove erano riuniti i componenti della cinque Accademie. Dopo lo svelamento di un'iscrizione commemorativa della Visita Papale, Bendetto XVI ha pronunciato alcune parole.

  "È per me un grande onore" - ha affermato il Papa - "essere ricevuto stamane sotto la Cupola. Vi ringrazio per le espressioni piene di gentilezza con cui mi avete accolto e  per la medaglia che avete voluto offrirmi. Non potevo venire a Parigi senza salutarvi personalmente. È un piacere per me profittare di questa felice occasione per sottolineare i vincoli profondi che mi legano alla cultura francese, per la quale provo una grande ammirazione".

  "Rabelais, al tempo suo, affermava molto giustamente: 'Scienza senza coscienza non è che rovina dell'anima!' (Pantagruel, 8). E' stato senza dubbio per contribuire ad evitare il rischio di una simile dicotomia che, alla fine di gennaio, per la prima volta in tre secoli e mezzo, due Accademie dell'Istituto, due Accademie Pontificie e l'Institut Catholique di Parigi hanno organizzato un Colloquio inter-accademico su l'identità mutevole dell'individuo. Il Colloquio ha illustrato l'interesse che presentano larghe ricerche pluridisciplinari. Questa iniziativa potrebbe proseguire al fine di esplorare insieme gli innumerevoli sentieri delle scienze umane e sperimentali".

  Al termine dell'incontro, il Papa si è diretto in autovettura panoramica alla "Esplanade des Invalides" per la Celebrazione dell'Eucaristia.
PV-FRANCIA/INSTITUT DE FRANCE/PARIS                   VIS 20080913 (350)


IL PAPA AI GIOVANI: "LA CHIESA CONTA SU DI VOI"


CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2008 (VIS). Al termine dei Vespri, il Papa ha salutato i giovani che hanno partecipato alla Veglia di Preghiera in preparazione alla Celebrazione Eucaristica in programma domani alla "Esplanade des Invalides".

  Benedetto XVI ha ricordato che la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, celebrata a Sydney "ha fatto riscoprire a molti giovani l'importanza dello Spirito Santo nella vita del cristiano. Lo Spirito ci mette intimamente in rapporto con Dio, presso il quale si trova la sorgente d'ogni ricchezza umana autentica".

  "Tutti voi cercate di amare e di essere amati!" - ha esclamato il Pontefice - "È verso Dio che voi dovete volgervi per imparare ad amare e per avere la forza di amare".

  "Vi incoraggio" - ha detto ancora il Papa - "a meditare la grandezza del Sacramento della Confermazione (...) che vi introduce in una vita di fede adulta. È urgente comprendere sempre meglio questo sacramento per verificare la qualità e la profondità della vostra fede e per rafforzarla. Lo Spirito Santo vi fa avvicinare al Mistero di Dio e vi fa comprendere chi è Dio. Egli vi invita a vedere nel vostro prossimo il fratello che Dio vi ha donato per vivere in comunione con lui, umanamente e spiritualmente, per vivere nella Chiesa dunque. Nel rivelarvi chi è il Cristo morto e risuscitato per noi, Egli vi spinge a testimoniare".

  "È urgente parlare di Cristo attorno a voi, alle vostre famiglie e ai vostri amici, nei vostri luoghi di studio, di lavoro o di divertimento. Non abbiate paura! Abbiate 'il coraggio di vivere il Vangelo e l'audacia di proclamarlo'. (...) Portate la Buona Novella ai giovani della vostra età e anche agli altri. Essi conoscono le turbolenze degli affetti, la preoccupazione e l'incertezza di fronte al lavoro ed agli studi. Affrontano sofferenze e fanno l'esperienza di gioie uniche. Rendete testimonianza di Dio, perché, in quanto giovani, voi fate pienamente parte della comunità cattolica in virtù del vostro battesimo e in ragione della comune professione di fede (cfr. Ef  4, 5). La Chiesa conta su di voi, ci tengo a dirvelo!".

  "In questo anno dedicato a san Paolo" - ha proseguito il Pontefice - "vorrei affidarvi un secondo tesoro, che era al centro della vita di questo Apostolo affascinante: si tratta del mistero della Croce".

  "Molti di voi" - ha detto il Papa - "portano al collo una catena con una croce. Anch'io ne porto una, come tutti i Vescovi del resto. Non è un ornamento, né un gioiello. È il simbolo prezioso della nostra fede, il segno visibile e materiale del legame con Cristo".

  "Per i cristiani la Croce è simbolo della sapienza di Dio e del suo amore infinito rivelatosi nel dono salvifico di Cristo morto e risorto per la vita del mondo, per la vita di ciascuno e di ciascuna di voi in particolare".

  "Possa questa scoperta sconvolgente invitarvi a rispettare e a venerare la Croce! Essa è non soltanto il segno della vostra vita in Dio e della vostra salvezza, ma è anche - voi lo comprendete - la testimone muta dei dolori degli uomini e, allo stesso tempo l'espressione unica e preziosa di tutte le loro speranze".

  "Cari giovani, io so che venerare la Croce attira a volte la derisione e anche la persecuzione. La Croce mette in questione in qualche modo la sicurezza umana, ma rende sicura, anche e soprattutto, la grazia di Dio e conferma la nostra salvezza. Questa sera, io vi affido la Croce di Cristo. (...) Paolo aveva capito la parola di Gesù - apparentemente paradossale - secondo cui solo donando ("perdendo") la propria vita la si può trovare (cfr Mc 8,35; Gv 12,24) e ne aveva concluso che la Croce esprime la legge fondamentale dell'amore, la formula perfetta della vera vita".

   Prendendo congedo dai giovani, il Papa si è trasferito alla Nunziatura Apostolica e, dopo cena, si è affacciato al balcone per un breve saluto ai fedeli radunati davanti all'edificio che ospita il Papa nel suo soggiorno parigino.

  "La vostra accoglienza così calorosa commuove il Papa!" - ha detto Benedetto XVI - "Grazie di aver voluto attendermi qui malgrado l'ora tarda e in modo così entusiastico e incoraggiante!". 

  "Sono felice di unirmi domani alla folla dei pellegrini di Lourdes per celebrare il Giubileo delle Apparizioni della Vergine. I cattolici in Francia hanno più che mai bisogno di rinnovare la loro fiducia in Maria, riconoscendo in Lei il modello del loro impegno a servizio del Vangelo. (...) Conto su di voi e sulle vostre preghiere, perché questo viaggio porti frutti. Che la Vergine Maria vi protegga!".
PV-FRANCIA/GIOVANI/PARIGI                                           VIS 20080913 (770)


VESPRI CON SACERDOTI, RELIGIOSI, SEMINARISTI E DIACONI


CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2008 (VIS). Questa sera alle 19:15, nella Cattedrale di Notre-Dame, il Papa ha presieduto la Celebrazione dei Vespri con i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e i diaconi. Alla Celebrazione hanno assistito anche alcuni rappresentanti di altre Chiese e Confessioni cristiane.

  Commentando nell'omelia il Salmo 126,1, "Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori", il Papa ha affermato:  "Chi altri è questo Signore, se non il Signore nostro Gesù Cristo? È Lui che ha fondato la Chiesa, che l'ha costruita sulla roccia, sulla fede dell'apostolo Pietro. (...) Agostino si pone la domanda su quali siano questi lavoratori; e lui stesso si dà la risposta: 'Coloro che nella Chiesa predicano la Parola di Dio, tutti i ministri dei divini Sacramenti. Tutti corriamo, tutti lavoriamo, tutti edifichiamo'; ma è Dio soltanto che, in noi, 'edifica, che esorta e incute timore, che apre l'intelletto e volge alla fede il vostro sentire'".

  "Quale meraviglia" - ha esclamato il Pontefice - "riveste la nostra azione al servizio della Parola divina! Siamo gli strumenti dello Spirito; Dio ha l'umiltà di passare attraverso di noi per diffondere la sua Parola. Diveniamo la sua voce, dopo aver teso l'orecchio verso la sua bocca. Poniamo la sua Parola sulle nostre labbra per darla al mondo. L'offerta della nostra preghiera è da Lui gradita e serve a Lui per comunicarsi a quanti incontriamo".

  "Le nostre liturgie della terra" - ha sottolineato il Pontefice - "interamente volte a celebrare questo atto unico della storia, non giungeranno mai ad esprimerne totalmente l'infinita densità. La bellezza dei riti non sarà certamente mai abbastanza ricercata, abbastanza curata, abbastanza elaborata, poiché nulla è troppo bello per Dio, che è la Bellezza infinita. Le nostre liturgie terrene non potranno essere che un pallido riflesso della liturgia, che si celebra nella Gerusalemme del cielo, punto d'arrivo del nostro pellegrinaggio sulla terra. Possano tuttavia le nostre celebrazioni avvicinarsi ad essa il più possibile e farla pregustare!"

  "Sin d'ora" - ha proseguito il Pontefice - "la Parola di Dio ci è donata per essere l'anima del nostro apostolato, l'anima della nostra vita di sacerdoti. (...) Lungo l'intero arco della giornata, la Parola di Dio diviene materia della preghiera di tutta la Chiesa, la quale vuol così testimoniare la propria fedeltà a Cristo".

  Il Santo Padre ha esortato i sacerdoti con queste parole: "Non abbiate paura di consacrare una parte considerevole del vostro tempo alla lettura, alla meditazione della Scrittura e alla preghiera dell'Ufficio Divino! Quasi a vostra insaputa la Parola letta e meditata nella Chiesa agisce in voi e vi trasforma".

  Rivolgendosi poi ai seminaristi, Benedetto XVI ha detto: "Voi siete destinati a diventare depositari di questa Parola efficace, che compie ciò che dice. Trattenete sempre in voi il gusto della Parola di Dio! Imparate, grazie ad essa, ad amare tutti coloro che si troveranno lungo la vostra strada. Nessuno è di troppo nella Chiesa, nessuno! Tutti possono e devono trovarvi il proprio posto".

  "E voi, cari diaconi" - ha detto ancora il Papa, (...) senza cercare di prendere il posto dei sacerdoti, ma aiutandoli con amicizia ed efficienza, sappiate essere testimoni vivi della infinita potenza della Parola divina!"

  Ai religiosi, alle religiose e a tutte le persone consacrate il Papa ha ricordato che: "La vostra unica ricchezza - la sola, a dire il vero, che supererà i secoli e il velo della morte - è proprio la Parola del Signore. (...) La vostra obbedienza è, etimologicamente, un ascolto, dato che la parola 'obbedire' viene dal latino ob-audire, che significa tendere l'orecchio verso qualcosa o qualcuno. Obbedendo, voi volgete l'anima verso Colui che è la Via, la Verità e la Vita (cfr Gv 14,6). (...) La purezza della Parola di Dio è il modello della vostra stessa castità;  ne garantisce la fecondità spirituale".

  Infine il Santo Padre ha rivolto parole di saluto ai rappresentanti delle Chiese cristiane e delle Comunità ecclesiali "venuti a pregare fraternamente i Vespri con noi in questa cattedrale".

  "La potenza della Parola di Dio è tale che possiamo tutti essere affidati ad essa (...) È il senso di questa unità della Parola di Dio, segno, pegno e garanzia dell'unità della Chiesa, che chiedo ardentemente al Signore" - ha concluso il Pontefice - "di far crescere in noi: non vi è amore nella Chiesa senza amore alla Parola, non vi è Chiesa senza unità attorno a Cristo Redentore, non vi sono frutti di redenzione senza amore a Dio e al prossimo, secondo i due comandamenti che riassumono tutta la Sacra Scrittura!".
PV-FRANCIA/VESPRI/PARIGI                           VIS 20080913 (760)


RICERCA DI DIO E RADICI CULTURA EUROPEA


CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2008 (VIS). Questa pomeriggio alle 17:30, il Santo Padre Benedetto XVI è stato accolto dagli esponenti del mondo della cultura presso il "College des Bernardins".

  L'istituzione fondata nel 1247 da Etienne de Lexington, abate cistercense di Clairvaux, diventa un centro di formazione teologica per i monaci cistercensi. Confiscato durante la Rivoluzione, l'edificio fu venduto e dopo diverse peripezie nel corso dei secoli, fu infine acquistato dall'Arcidiocesi di Parigi. Dopo lavori di restauro durati cinque anni, l'edificio, autentico gioiello dell'architettura medioevale è stato riaperto al pubblico il 4 settembre scorso ed ospita  di eventi artistici, incontri e dibattiti.

  Il Papa ha dedicato il suo discorso alle origini della teologia occidentale ed alle radici della cultura europea.

  "Nel grande sconvolgimento culturale prodotto dalla migrazione di popoli e dai nuovi ordini statali che stavano formandosi" - ha detto Benedetto XVI - "i monasteri erano i luoghi in cui sopravvivevano i tesori della vecchia cultura e dove, in riferimento ad essi, veniva formata passo passo una nuova cultura".

  "Innanzitutto e per prima cosa si deve dire, con molto realismo, che non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato" - ha spiegato il Pontefice - "Il loro obiettivo era: 'quaerere Deum', cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre (...). Dietro le cose provvisorie cercavano il definitivo".

  "Quaerere Deum: poiché erano cristiani, questa non era una spedizione in un deserto senza strade, una ricerca verso il buio assoluto. Dio stesso aveva piantato delle segnalazioni di percorso, anzi, aveva spianato una via, e il compito consisteva nel trovarla e seguirla. (...) La ricerca di Dio richiede quindi per intrinseca esigenza una cultura della parola (...): nel monachesimo occidentale, escatologia e grammatica sono interiormente connesse l'una con l'altra (...). Proprio a causa della ricerca di Dio, diventano importanti le scienze profane che ci indicano le vie verso la lingua".

  "Poiché la ricerca di Dio esigeva la cultura della parola, fa parte del monastero la biblioteca che indica la via verso la parola. Per lo stesso motivo ne fa parte anche la scuola, nella quale le vie vengono aperte concretamente. (...) La Parola che apre la via della ricerca di Dio ed è essa stessa questa via, é una Parola che riguarda la comunità. (...) La Parola non conduce a una via solo individuale di un'immersione mistica, ma introduce nella comunione con quanti camminano nella fede".

  "Come nella scuola rabbinica, così anche tra i monaci il leggere stesso compiuto dal singolo è al contempo un atto corporeo" - ha proseguito il Pontefice - "La Parola di Dio introduce noi stessi nel colloquio con Dio" e "Specialmente nel 'Libro dei Salmi' Egli ci dà le parole con cui possiamo rivolgerci a Lui, portare la nostra vita con i suoi alti e bassi nel colloquio davanti a Lui, trasformando così la vita stessa in un movimento verso di Lui".

  Citando l'importanza della musica nella vita monastica, Benedetto XVI ha ricordato una meditazione di San Bernardo di Clairvaux che "qualifica la confusione di un canto mal eseguito come un precipitare nella 'zona della dissimilitudine' - nella regio dissimilitudinis. Agostino aveva preso questa parola dalla filosofia platonica per caratterizzare il suo stato interiore prima della conversione (cfr Confess. VII, 10.16): l'uomo, che è creato a somiglianza di Dio, precipita in conseguenza del suo abbandono di Dio nella 'zona della dissimilitudine' - in una lontananza da Dio nella quale non Lo rispecchia più e così diventa dissimile non solo da Dio, ma anche da se stesso, dal vero essere uomo".

  San Bernardo ritiene che "La cultura del canto è anche cultura dell'essere e che i monaci con il loro pregare e cantare devono corrispondere alla grandezza della Parola loro affidata, alla sua esigenza di vera bellezza".

  "Per capire in qualche modo la cultura della parola, che nel monachesimo occidentale si è sviluppata dalla ricerca di Dio" occorre vedere "le Scritture" che "nel loro insieme vengono poi considerate come l'unica Parola di Dio rivolta a noi. Ma già questo plurale rende evidente che qui la Parola di Dio ci raggiunge soltanto attraverso la parola umana, attraverso le parole umane, che cioè Dio parla a noi solo attraverso gli uomini, mediante le loro parole e la loro storia".

  "La Scrittura" - ha detto ancora il Papa - "ha bisogno dell'interpretazione, e ha bisogno della comunità in cui si è formata e in cui viene vissuta. In essa ha la sua unità e in essa si dischiude il senso che tiene unito il tutto. (...) Il cristianesimo percepisce nelle parole la Parola, il Logos stesso, che estende il suo mistero attraverso tale molteplicità. Questa struttura particolare della Bibbia è una sfida sempre nuova per ogni generazione. Secondo la sua natura essa esclude tutto ciò che oggi viene chiamato fondamentalismo".

  "La Parola di Dio stesso, infatti, non è mai presente già nella semplice letteralità del testo. Per raggiungerla occorre un trascendimento e un processo di comprensione, che si lascia guidare dal movimento interiore dell'insieme e perciò deve diventare anche un processo di vita. Sempre e solo nell'unità dinamica dell'insieme i molti libri formano 'un' Libro, si rivelano nella parola e nella storia umane la Parola di Dio e l'agire di Dio nel mondo".

  "Il trascendimento della lettera e la sua comprensione unicamente a partire dall'insieme" è stato espresso da Paolo - ha ricordato il Pontefice - "in modo drastico nella frase: 'La lettera uccide, lo Spirito dà vita' (2 Cor 3,6). (...) Lo Spirito liberatore non è semplicemente (...), la visione personale di chi interpreta. Lo Spirito è Cristo, e Cristo (...) che ci indica la strada. Con la parola sullo Spirito e sulla libertà si schiude un vasto orizzonte, ma allo stesso tempo si pone un chiaro limite all'arbitrio e alla soggettività, (...) che obbliga in maniera inequivocabile il singolo come la comunità e crea un legame superiore a quello della lettera: il legame dell'intelletto e dell'amore".

  "Questa tensione tra legame e libertà, che va ben oltre il problema letterario dell'interpretazione della Scrittura, (...) ha profondamente plasmato la cultura occidentale. Essa si pone nuovamente anche alla nostra generazione come sfida di fronte ai poli dell'arbitrio soggettivo, da una parte, e del fanatismo fondamentalista, dall'altra. Sarebbe fatale, se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza totale di legami e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l'arbitrio".

    Il Santo Padre ha voluto soffermasi non soltanto sul "ora" ma anche sulla seconda componente della monachesimo, il "labora" ed ha affermato che il: "Dio cristiano (...), l'Uno, il vero e unico Dio, è anche il Creatore. Dio lavora; continua a lavorare nella e sulla storia degli uomini. In Cristo Egli entra come Persona nel lavoro faticoso della storia. (...) Così il lavorare degli uomini doveva apparire come un'espressione particolare della loro somiglianza con Dio e l'uomo, in questo modo, ha facoltà e può partecipare all'operare di Dio nella creazione del mondo. Del monachesimo fa parte, (...), una cultura del lavoro, senza la quale lo sviluppo dell'Europa, il suo 'ethos' e la sua formazione del mondo sono impensabili".

  "Chi si faceva monaco, s'incamminava su una via lunga e alta, aveva tuttavia già trovato la direzione: la Parola della Bibbia nella quale sentiva parlare Dio stesso. (...) L'universalità di Dio e l'universalità della ragione aperta verso di Lui costituivano per loro la motivazione e insieme il dovere dell'annuncio. Per loro la fede non apparteneva alla consuetudine culturale, che a seconda dei popoli è diversa, ma all'ambito della verità che riguarda ugualmente tutti".

Lo schema fondamentale dell'annuncio cristiano 'verso l'esterno' - agli uomini che, con le loro domande, sono in ricerca - si trova nel discorso di San Paolo all'Areopago. (...) Egli annuncia Colui che gli uomini ignorano, eppure conoscono: l'Ignoto-Conosciuto; Colui che cercano, di cui, in fondo, hanno conoscenza e che, tuttavia, è l'Ignoto e l'Inconoscibile. Il più profondo del pensiero e del sentimento umani sa in qualche modo che Egli deve esistere. Che all'origine di tutte le cose deve esserci non l'irrazionalità, ma la Ragione creativa; non il cieco caso, ma la libertà".

  "Tuttavia, malgrado che tutti gli uomini in qualche modo sappiano questo - come Paolo sottolinea nella Lettera ai Romani (1, 21) - questo sapere rimane irreale: un Dio soltanto pensato e inventato non è un Dio. Se Egli non si mostra, noi comunque non giungiamo fino a Lui. La cosa nuova dell'annuncio cristiano è la possibilità di dire ora a tutti i popoli: Egli si è mostrato. (...) Ma questo non è un fatto cieco, ma un fatto che, esso stesso, è 'Logos' - presenza della Ragione eterna nella nostra carne".

  "Cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui: questo oggi non è meno necessario che in tempi passati" - ha concluso Papa Benedetto - "Una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell'umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi. Ciò che ha fondato la cultura dell'Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura".  
   
  Al termine del suo discorso il Papa si è diretto in auto alla Cattedrale di Notre-Dame dove ha presieduto la celebrazione dei Vespri con i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e diaconi francesi.
PV-FRANCIA/MONDO CULTURA/PARIGI                         VIS 20080912 (1580)


FORTIFICARE FRATELLANZA CRISTIANI ED EBREI


CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2008 (VIS). Alle 17:00 di oggi pomeriggio, nella sede della Nunziatura Apostolica di Parigi, il Santo Padre Benedetto XVI,  nel ricevere i Rappresentanti della Comunità Ebraica francese, ha riaffermato che cristiani ed ebrei hanno "una fratellanza da fortificare e da vivere" e che "i legami di fratellanza costituiscono un continuo invito a conoscersi meglio e a rispettarsi".

  "La Chiesa cattolica" - ha proseguito il Pontefice - "ripete con forza, attraverso la mia voce, le parole del grande Papa Pio XI (...): 'Spiritualmente, noi siamo semiti'. La Chiesa perciò si oppone ad ogni forma di antisemitismo, di cui non v'è alcuna giustificazione teologica accettabile. Il teologo Henri de Lubac, in un'ora 'di tenebre', come diceva Pio XII, comprese che essere antisemiti significava anche essere anticristiani. Una volta ancora sento il dovere di rendere un commosso omaggio a coloro che sono morti ingiustamente e a coloro che si sono adoperati perché i nomi delle vittime restassero presenti nel ricordo. Dio non dimentica!".

  Al termine dell'incontro, il Santo Padre ha raggiunto in auto il "Collège des Bernardins" dove erano ad attenderlo 700 rappresentanti del mondo della cultura, rappresentanti dell'U.N.E.S.C.O., dell'Unione Europea ed alcuni membri della Comunità Musulmana francese.
PV-FRANCIA/COMUNITÀ EBRAICA/PARIGI                           VIS 20080912 (210)


venerdì 12 settembre 2008

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Monsignore Salvatore Pappalardo, finora Vescovo di Nicosia (Italia), Arcivescovo Metropolita di Siracusa (superficie: 1.341; popolazione: 334.600; cattolici: 324.500; sacerdoti: 145; religiosi: 244; diaconi permanenti: 10), Italia. L'Arcivescovo eletto  è nato a Nicolosi (Italia), nel 1945, è stato ordinato sacerdote nel 1968 ed ha ricevuto l'Ordinazione episcopale nel 1998. Succede all'Arcivescovo Giuseppe Costanzo, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
NER:RE/.../PAPPALARDO:COSTANZO                         VIS 20080912 (90)


RIFLETTERE SIGNIFICATO AUTENTICO LAICITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2008 (VIS). Partito alle 9:20 di questa mattina dall'aeroporto internazionale Leonardo da Vinci per l'aeroporto di Paris-Orly, dove è giunto alle 11:10, il Santo Padre Benedetto XVI ha iniziato il Decimo Viaggio Apostolico fuori d'Italia ed il primo in Francia del suo Pontificato.

  Al suo arrivo, il Papa è stato accolto dal Presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy e dal Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi. Dopo le parole di saluto rivolte alle Autorità civili e religiose, Benedetto XVI si è diretto alla Nunziatura Apostolica ed alle 12:30 si è recato all'Elysée per una visita di cortesia al Presidente della Repubblica Sarkozy.

  Concluso il colloquio privato, si è svolto l'incontro con le Autorità dello Stato. Dopo le parole del Presidente della Repubblica, Benedetto XVI ha pronunciato il primo discorso del suo Viaggio.

  "La ragione principale del mio viaggio" - ha ricordato il Pontefice - "è la celebrazione del 150° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Lourdes".

  Ricordando quanto affermato dal Presidente Srakozy in occasione della visita in Vaticano, nel dicembre 2007, che "le radici della Francia - come quelle dell'Europa - sono cristiane", il Santo Padre ha detto: "Basta la storia a dimostrarlo: fin dalle origini il Suo Paese ha ricevuto il messaggio del Vangelo". In merito il Papa ha citato la fondazione di numerose congregazioni religiose in aiuto dei più sprovveduti e le migliaia di chiese, abbazie e cattedrali di Francia.

  "La Chiesa in Francia" - ha proseguito il Pontefice - "gode attualmente di un regime di libertà. La diffidenza del passato si è trasformata poco a poco in un dialogo sereno e positivo, che si consolida sempre di più. Un nuovo strumento di dialogo esiste dal 2002 ed io ho grande fiducia nel suo lavoro, perché la buona volontà è reciproca".

  "In questo momento storico in cui le culture si incrociano tra loro sempre di più, sono profondamente convinto" - ha affermato il Pontefice " - "che una nuova riflessione sul vero significato e sull'importanza della laicità è divenuta necessaria. ? fondamentale infatti, da una parte, insistere sulla distinzione tra l'ambito politico e quello religioso al fine di tutelare sia la libertà religiosa dei cittadini che la responsabilità dello Stato verso di essi e, dall'altra parte, prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo nella società".

  Ponendo l'accento sul fatto che: "I giovani sono la mia preoccupazione più grande", Benedetto XVI ha sottolineato che: "Alcuni di loro faticano a trovare un orientamento che loro convenga o soffrono di una perdita di riferimenti nella loro vita familiare. Altri ancora sperimentano i limiti di un comunitarismo religioso condizionante. Messi a volte ai margini e spesso abbandonati a se stessi, sono fragili e devono affrontare da soli una realtà che li supera".

  "? dunque necessario offrire loro un solido quadro educativo e incoraggiarli a rispettare e ad aiutare gli altri, così che arrivino serenamente all'età matura. La Chiesa, in questo campo, può recare il suo contributo specifico. Anche la situazione sociale del mondo occidentale, segnata purtroppo da una tacita progressione della distanza tra ricchi e poveri, mi preoccupa. Sono certo che è possibile trovare soluzioni giuste che, andando oltre l'aiuto immediato necessario, giungano al cuore dei problemi nell'intento di proteggere i deboli e di promuovere la loro dignità".

  "Signor Presidente" - ha detto ancor il Papa - "mi dà pensiero anche lo stato del nostro pianeta. Con grande generosità Dio ci ha affidato il mondo da Lui creato. ? urgente imparare a rispettarlo e a proteggerlo meglio. Mi sembra che sia venuto il momento di fare delle proposte più costruttive per garantire il benessere delle generazioni future".

  "L'esercizio della Presidenza dell'Unione Europea costituisce per il Suo Paese" - ha precisato il Pontefice - "l'occasione di testimoniare l'attaccamento della Francia, secondo la sua nobile tradizione, ai diritti dell'uomo e alla loro promozione per il bene dell'individuo e della società. Quando il cittadino europeo vedrà e sperimenterà personalmente che i diritti inalienabili della persona umana, dal concepimento fino alla morte naturale, come anche quelli relativi all'educazione libera, alla vita familiare, al lavoro, senza dimenticare naturalmente i diritti religiosi, quando dunque il cittadino europeo si renderà conto che questi diritti, che costituiscono un tutto indissociabile, sono promossi e rispettati, allora comprenderà pienamente la grandezza dell'edificio dell'Unione e ne diverrà un attivo artefice".

  "Di fronte al pericolo del riemergere di vecchie diffidenze, tensioni e contrapposizioni tra Nazioni, di cui oggi siamo preoccupati testimoni, la Francia, storicamente sensibile alla riconciliazione tra i popoli, è chiamata ad aiutare l'Europa a costruire la pace dentro i suoi confini e nel mondo intero. ? importante, a tale riguardo, promuovere un'unità che non può e non vuole divenire uniformità, ma che è capace di garantire il rispetto delle differenze nazionali e delle diverse tradizioni culturali, che costituiscono una ricchezza nella sinfonia europea, rammentando, d'altra parte, che 'la stessa identità nazionale non si realizza se non nell'apertura verso gli altri popoli e attraverso la solidarietà con essi'. (Esortazione Apostolica, 'Ecclesia in Europa'.112). Esprimo la mia fiducia che il Suo Paese contribuirà sempre di più a far progredire questo secolo verso la serenità, l'armonia e la pace".

  Al termine dell'incontro il Santo Padre è rientrato alla Nunziatura Apostolica per la colazione in privato.

  Alle 17:00 di oggi pomeriggio, il Santo Padre parteciperà ad un breve incontro, presso la Nunziatura Apostolica, con i Rappresentanti della Comunità Ebraica e successivamente, presso il "Collège des Bernardins", recentemente aperto al pubblico dopo importanti lavori di restauro, incontrerà gli esponenti del mondo della cultura.
PV-FRANCIA/ARRIVO/PARIGI                           VIS 20080912 (930)


giovedì 11 settembre 2008

UDIENZE

CITTÀ DEL VATICANO, 11 SETTEMBRE 2008 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Signor Lars Petter Forberg, Ambasciatore di Norvegia, in visita di congedo.

- Il Reverendo Joaquín Robledo, Amministratore Diocesano di San Lorenzo (Paraguay), in Visita "ad Limina Apostolorum".
AP:AL/.../...                                         VIS 20080911 (60)


STATISTICHE CHIESA CATTOLICA IN FRANCIA

CITTÀ DEL VATICANO, 11 SET. 2008 (VIS). In occasione del prossimo Viaggio Apostolico del Santo Padre Benedetto XVI in Francia (12-15 settembre 2008), nel 150° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Lourdes, riportiamo alcuni dati statistici relativi alla Chiesa Cattolica in Francia.

  I dati, aggiornati al 31 dicembre 2006, sono stati resi noti dall'Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa.

  La Francia conta una popolazione di 61.350.000 abitanti, dei quali 46.427.000 cattolici: il 75,5% della popolazione. La Chiesa cattolica si compone di 98 Circoscrizioni ecclesiastiche, le parrocchie sono 16.553 e i centri pastorali di altri tipo 674. Attualmente i Vescovi sono 186, i sacerdoti 21.074, i religiosi 42.425, i membri laici di Istituti secolari sono 1.577 e 62.831 i catechisti. 134 sono i seminaristi minori ed i maggiori 1.299.

  Un totale di 2.108.240 alunni frequentano i 10.195 centri di educazione cattolica, dalle scuole materne e primarie fino all'università. Relativamente ai centri caritativi e sociali di proprietà della Chiesa o diretti da ecclesiastici o religiosi, la Francia conta attualmente: 94 ospedali, 103 ambulatori, 520 case per anziani, invalidi o minorati, 96 orfanotrofi e asili nido, 49 consultori familiari ed altri centri per la protezione della vita, 247 centri speciali di educazione o rieducazione sociale e 65 istituzioni di altri tipo.
OP/STATISTICHE FRANCIA/...                           VIS 20080911 (210)


PARAGUAY: PERVADERE SPIRITO CRISTIANO ORDINE TEMPORALE


CITTÀ DEL VATICANO, 11 SET. 2008 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienza i Presuli del Paraguay al termine della quinquennale Visita "ad Limina Apostolorum".

  "Le sfide pastorali da affrontare sono davvero imponenti e complesse" - ha detto il Papa ai Vescovi - "Di fronte ad un clima culturale tendente ad emarginare Dio dalle persone e dalla società, e a considerarLo un ostacolo al raggiungimento della felicità, urge un grande sforzo missionario che ponendo Gesù Cristo al centro di tutta l'azione pastorale, faccia conoscere a tutti la bellezza e la verità della sua vita e del suo messaggio di salvezza".

  "La presenza di reali testimonianze di autentica vita cristiana, insieme con la santità dei pastori, è una necessità di perenne attualità nella Chiesa e nel mondo" - ha proseguito il Pontefice, precisando che "anche il Vescovo, oltre ad essere principio visibile e fondamento dell'unità nella propria Chiesa particolare, è anche vincolo di comunione ecclesiale e punto d'incontro fra Chiesa particolare e Chiesa universale".

  Incoraggiando i Presuli a continuare ad adoperarsi per "accrescere l'unità fra le comunità diocesane e con la Sede Apostolica", il Papa ha espresso il suo apprezzamento ai Vescovi del Paraguay per aver scelto di dedicarsi alla "pastorale giovanile e vocazionale" ed ha segnalato che: "la convinzione e la fedeltà con le quali i presbiteri vivono quotidianamente la propria vocazione susciterà in molti giovani il desiderio di seguire Cristo nel sacerdozio, rispondendo con generosità alla sua chiamata".

  Perché il messaggio cristiano giunga "sino alle più lontane regioni della terra" - ha detto ancora il Pontefice - è necessaria "la collaborazione indispensabile dei fedeli laici, la cui specifica vocazione consiste nel pervadere di spirito cristiano l'ordine temporale, trasformandolo secondo il disegno divino. I pastori hanno il dovere di offrire tutti gli strumenti spirituali e formativi necessari".

  "Un aspetto significativo della missione propria dei laici" - ha precisato Benedetto XVI - "è il servizio alla società attraverso l'esercizio della politica", per cui "occorre incoraggiarli (...) a vivere con responsabilità e dedizione questa importante dimensione della carità sociale, affinché la comunità umana della quale fanno parte (...) progredisca nella giustizia, nell'onestà, nella difesa dei veri ed autentici valori, come la salvaguardia della vita umana, del matrimonio e della famiglia, contribuendo in tal modo al vero bene umano e spirituale della società".

  Il Papa ha concluso il suo discorso elogiando gli sforzi dei Presuli per "venire incontro alle necessità della popolazione" e auspicando che essi siano "immagine viva e vicina della carità di Cristo verso tutti i vostri fratelli, specialmente verso coloro che soffrono, gli emarginati, gli anziani, i malati e i carcerati".
AL/.../PARAGUAY                                   VIS 20080911 (450)


mercoledì 10 settembre 2008

APOSTOLI COLLABORATORI DELLA VERA GIOIA

CITTA' DEL VATICANO, 10 SET. 2008 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale del mercoledì, tenutasi nell'Aula Paolo VI, al concetto paolino di apostolato.

Il concetto di apostolato di San Paolo, ha spiegato il Santo Padre, "andava oltre quello legato soltanto al gruppo dei Dodici e tramandato soprattutto da San Lugca negli Atti. (...) Cos'è, dunque, secondo la concezione di San Paolo, ciò che fa di lui e di altri degli apostoli? Nelle sue 'Lettere' appaiono tre caratteristiche principali, che costituiscono l'apostolo. La prima è di avere 'visto il Signore', cioè di avere avuto con lui un incontro determinante per la propria vita. (...) In definitiva, è il Signore che costituisce nell'apostolato, non la propria presunzione. L'apostolo non si fa da sé, ma tale è fatto dal Signore; quindi l'apostolo ha bisogno di rapportarsi costantemente al Signore".

"La seconda caratteristica è di 'essere stati inviati'" - ha proseguito il Pontefice - "Lo stesso termine greco 'apóstolos significa appunto 'inviato, mandato', cioè ambasciatore e portatore di un messaggio; egli deve quindi agire come incaricato e rappresentante di un mandante. (...) Ancora una volta emerge in primo piano l'idea di una iniziativa altrui, quella di Dio in Cristo Gesù, a cui si è pienamente obbligati; ma soprattutto si sottolinea il fatto che da Lui si è ricevuta una missione da compiere in suo nome, mettendo assolutamente in secondo piano ogni interesse personale".

"Il terzo requisito è l'esercizio dello 'annuncio' del Vangelo', con la conseguente fondazione di Chiese. Quello di 'apostolo', infatti, non è e non può essere un titolo onorifico" - ha ribadito il Pontefice -. "Esso impegna concretamente e anche drammaticamente tutta l'esistenza del soggetto interessato".

San Paolo definisce gli apostoli "'collaboratori di Dio', la cui grazia agisce con loro. Un elemento tipico del vero apostolo, messo bene in luce da San Paolo, è una sorta di identificazione tra Vangelo ed evangelizzatore, entrambi destinati alla medesima sorte. Nessuno come Paolo, infatti, ha evidenziato come l'annuncio della croce di Cristo appaia 'scandalo e stoltezza', a cui molti reagiscono con l'incomprensione e il rifiuto. Ciò avveniva a quel tempo, e non deve stupire che altrettanto avvenga anche oggi".

"Paolo, peraltro, condivide con la filosofia stoica del suo tempo l'idea di una tenace costanza in tutte le difficoltà che gli si presentano; ma egli supera la prospettiva meramente umanistica, richiamando la componente dell'amore di Dio e di Cristo. (...) Questa è la certezza, la gioia profonda che guida l'apostolo Paolo in tutte queste vicende: niente può separarci dall'amore di Dio. E questo amore è la vera ricchezza della vita umana".

"Come si vede, San Paolo si era donato al Vangelo con tutta la sua esistenza" - ha concluso il Papa - "e compiva il suo ministero con fedeltà e gioia, 'per salvare ad ogni costo qualcuno'. E nei confronti delle Chiese, pur sapendo di avere con esse un rapporto di paternità, se non addirittura di maternità, si poneva in atteggiamento di completo servizio, dichiarando ammirevolmente: 'Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia'. Questa rimane la missione di tutti gli apostoli di Cristo in tutti i tempi: essere collaboratori della vera gioia".
AG/SAN PAOLO/... VIS 20080910 (520)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 10 SET. 2008 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre riceverà in udienza il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con l'Arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Segretario del medesimo Dicastero.
AP/.../...                                         VIS 20080910 (50)

BENEDETTO XVI RICORDA CARDINALE INNOCENTI

CITTA' DEL VATICANO, 10 SET. 2008 (VIS). Questa mattina, nella Basilica Vaticana, al termine della Celebrazione Eucaristica in suffragio del Cardinale Antonio Innocenti, mancato il 6 settembre, all'età di 93 anni, il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto l'Omelia e il rito della "Ultima Commendatio" e della "Valedictio".

  La Santa Messa Esequiale è stata celebrata alle 9:00 di questa mattina, dal Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio insieme con gli altri Cardinali.

  Nell'omelia il Papa ha tracciato un breve profilo biografico del compianto Cardinale, originario di Poppi, Diocesi di Fiesole. Nel 1938 egli ricevette l'Ordinazione sacerdotale nella medesima Diocesi, dove insegnò nel Seminario "e assistette il Vescovo nelle visite pastorali durante la seconda guerra mondiale. In quel drammatico periodo" - ha detto Papa Benedetto - "si distinse per abnegazione e generosità nell'aiutare la gente e salvare quanti erano destinati alla deportazione. Per questo fu anche arrestato e condannato alla fucilazione, ma quando già si trovava dinanzi al plotone d'esecuzione l'ordine fu revocato".

  Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede, fu nominato Rappresentante Pontificio in Paraguay e "ricevette l'Ordinazione episcopale nel 1968" - ha ricordato il Santo Padre - "Venne poi richiamato a Roma per assumere l'incarico di Segretario della Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino. Successivamente, nel 1980, fu inviato quale Nunzio Apostolico in Spagna, dove per due volte accolse il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II in visita pastorale. Questi, nel maggio del 1985, lo creò Cardinale e da quel momento il nostro compianto Fratello fu ancora più profondamente inserito nella vita della Chiesa di Roma".

  "A nuovo e più alto titolo egli continuò a prestare la sua apprezzata collaborazione al Sommo Pontefice, come Prefetto della Congregazione per il Clero, Presidente della Pontificia Commissione per la conservazione del patrimonio artistico e storico della Chiesa e della Pontificia Commissione 'Ecclesia Dei'".

  "Mi piace concludere questa breve riflessione riferendomi al motto episcopale del   Cardinale Antonio Innocenti: 'Lucem spero fide'. Parole quanto mai appropriate in questo momento (...). Ora che ha varcato l'ultima soglia, preghiamo affinché la fede e la speranza lascino il posto alla realtà 'di tutte più grande', la carità, che 'non avrà mai fine' (1 Cor 13,8.13)".
HML/SUFFRAGIO/INNOCENTI                           VIS 20080910 (360)


FRANCIA: SOLIDITÀ FEDE E ALTA CULTURA UMANA E SPIRITUALE


CITTA' DEL VATICANO, 10 SET. 2008 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha indirizzato un Messaggio alla Francia, letto al termine dell'Udienza Generale,  nell'imminenza del suo primo Viaggio Apostolico in Francia per commemorare il 150° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Lourdes.

  "Alla vigilia del mio arrivo" - scrive il Papa - "rivolgo il mio cordiale saluto al popolo francese e a tutti gli abitanti di questa cara Nazione. Vengo come messaggero di pace e di fraternità. Il vostro Paese non mi è sconosciuto. Ho avuto più volte la gioia di visitarlo e di apprezzarne la generosa tradizione di accoglienza e tolleranza, la solidità della fede cristiana e l'alta cultura umana e spirituale".

  "Questa volta motivo del mio viaggio è la celebrazione del centocinquantesimo anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Lourdes. Dopo una visita alla capitale, sarà una grande gioia per me unirmi alla moltitudine di pellegrini che percorrono le tappe del cammino del Giubileo, sulle orme di Santa Bernadetta, fino alla Grotta di Massabielle. Pregherò intensamente ai piedi della Beata Vergine Maria per le intenzioni di tutta la Chiesa, in particolare per i malati, le persone sole e abbandonate e per la pace nel mondo".

  "Maria sia per tutti voi, specialmente per i giovani, la Madre sempre attenta alle necessità dei suoi figli e luce di speranza che illumina e guida il vostro cammino".

  Il Papa invita infine tutti i fedeli ad unirsi alla sua preghiera affinché il presente Viaggio porti frutti abbondanti e conclude il Messaggio invocando la materna protezione della Vergine Maria di Lourdes.
MESS/FRANCIA/...                                   VIS 20080910 (270)


martedì 9 settembre 2008

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 9 SET. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia), Presidente Delegato della Dodicesima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, in sostituzione del Cardinale Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay (India), impossibilitato a intervenire.
NA/.../PELL                                                                         VIS 20080909 (50)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 9 SET. 2008 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate cinque Presuli della Conferenza Episcopale del Paraguay, in Visita "ad Limina Apostolorum".

    - Il Vescovo Ignacio Gogorza Izaguirre, S.C.I. di Béth., di Encarnación, con l'Ausiliare Vescovo Claudio Silvero Acosta, S.C.I. di Béth.

    -  Il Vescovo Mario Melanio Medina Salinas, di San Juan Bautista de las Misiones.

    - Il Vescovo Adalberto Martínez Flores, di San Pedro.

    - Il Vescovo Sebelio Peralta Alvarez, di Villarrica del Espíritu Santo.

  Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà in udienze separate tre Presuli della Conferenza Episcopale del Paraguay:

    - Il Vescovo Ricardo Jorge Valenzuela Ríos, Ordinario Militare.

    - Il Vescovo Edmundo Ponziano Valenzuela Mellid, S.D.B., Vicario Apostolico di Chaco Paraguayo.

    - Il Vescovo Lucio Alfert, O.M.I., Vicario Apostolico di Pilcomayo.
AL/.../...                                       VIS 20080909 (130)


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