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sabato 26 aprile 2014

PREPARATIVI A ROMA CANONIZZAZIONE GIOVANNI XXIII E GIOVANNI PAOLO II

Città del Vaticano, 26 aprile 2014 (VIS). In questi giorni la città di Roma accoglie centinaia di migliaia di fedeli che domani, in Piazza San Pietro, assisteranno alla canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, presenti delegazioni di oltre cento paesi ed almeno ventiquattro Capi di Stato.

In questa settimana l'Opera Romana Pellegrinaggi (ORP) ha predisposto diciannove maxischermi a Roma e a Milano per permettere ai pellegrini di seguire la Santa Messa della Canonizzazione. Tre maxischermi sono stati collocati in Via dei Fori Imperiali, al Colosseo e all'Aeroporto romano Leonardo Da Vinci (Fiumicino) ed in Piazza del Duomo a Milano. Nove sono dislocati nelle strade adiacenti a Piazza San Pietro, Via della Conciliazione, Piazza Pio Pio XII, nella zona pedonale e giardini di Castel Sant'Angelo. Un maxischermo in Piazza Navona per i pellegrini di lingua polacca, uno in Piazza Farnese, per i pellegrini in lingua francofona, uno in Piazza Esquilino a Santa Maria Maggiore. Fino a lunedì 28 aprile i maxischermi trasmetteranno in sei lingue filmati e notizie sui due Pontefici santi ed informazioni di pubblica utilità.

Commentando questo evento senza precedenti, il Vescovo Liberio Andreatta ha affermato: "Mai nella storia di Roma e mai nella storia mondiale è avvenuto: due Papi Santi e due Papi vivi che li hanno conosciuti". Il calendario degli eventi che precedono la canonizzazione è molto ricco. Ieri, i pellegrini di lingua francese hanno iniziato il "Cammino di santità", un percorso tra arte e fede nelle cinque chiese francesi a Roma, che si conclude il 27 aprile. Nel pomeriggio di ieri, presso la cappella universitaria San Tommaso d'Aquino dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, gli studenti universitari hanno assistito alla Santa Messa. Oggi, dalle 18:00, è in programma una veglia di preghiera per i fedeli bergamaschi nella Basilica di San Giovanni in Laterano, ed alle 19:00, una veglia di preghiera in Santa Maria in Montesanto, la "Chiesa degli Artisti", in Piazza del Popolo.

A partire dalle 21:00 ha inizio la notte bianca di preghiera. Le Chiese del centro di Roma saranno aperte a tutti i fedeli che desiderano pregare e confessarsi e sarà garantita l'animazione liturgica in diverse lingue a Sant'Agnese in Agone, San Marco al Campidoglio, Santa Anastasia, il Santissimo Nome di Gesù all'Argentina, Santa Maria in Vallicella, San Giovanni dei Fiorentini, Sant'Andrea della Valle, San Bartolomeo all'Isola Tiberina, Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio, Chiesa delle Santissime Stimmate, Chiesa dei XII Apostoli e nella Basilica Sacro Cuore di Gesù. Dalle 22:30 di sabato 26 aprile fino alle 5.00 di domenica 27 aprile, è in programma una veglia di preghiera dei giovani di Azione Cattolica nella parrocchia di Santa Maria delle Grazie al Trionfale.

Domani 100 persone dell'Opera Romana Pellegrinaggi e 550 volontari di associazioni cattoliche saranno a disposizione dei pellegrini presenti in Via della Conciliazione per ogni tipo di informazione in diverse lingue. Sin dalle 5 del mattino 8 pullman porteranno nei pressi di Piazza San Pietro, 200 sacerdoti e diaconi per la distribuzione dell'Eucaristia; assisteranno alla cerimonia anche 5.000 sacerdoti romani e 200 seminaristi della capitale e di Bergamo. Il Vescovo Liberio Andreatta ricorda che l'ingresso in Piazza San Pietro è libero e non ci sono biglietti. Anche la Prefettura della Casa Pontificia ha messo in guardia i fedeli da atti di "bagarinaggio" e richieste di denaro da parte di agenzie e operatori turistici per ottenere biglietti.

Il Comune di Roma ha approntato un imponente piano di sicurezza e trasporti: le linee della metropolitana funzioneranno senza interruzione dal 26 al 28 aprile, è stato aumentato il numero degli autobus, saranno in attività circa 2000 agenti di polizia ogni giorno dal 25 al 28 aprile, 14 punti medici avanzati e 2.630 volontari della protezione civile.

Anche la rete Internet avrà la sua parte di utilità in questa settimana speciale. L'Ufficio della Postulazione dei Vicariato di Roma ha creato la "App" gratuita "Santo Subito", disponibile in quattro lingue, con notizie, mappe, percorsi, libretto liturgico del rito di canonizzazione e il calendario di tutti gli eventi programmati dal 25 al 28 aprile.

I Musei Vaticani celebrano la canonizzazione con una Mostra fotografica dal titolo "L'umiltà e il coraggio che hanno cambiato la storia" con 120 fotografie dei due Papi Santi. L'antologia fotografica, che resterà aperta fino al 19 luglio, è divisa in due sezioni: la prima raccoglie gli scatti, tutti in bianco e nero, sul Pontificato di Giovanni XXIII e la seconda, con tutte le foto a colori, presenta il Pontificato di Giovanni Paolo II, il più lungo del XX secolo.

BIOGRAFIA DI GIOVANNI XXIII

Città del Vaticano, 26 aprile 2014 (VIS). Giovanni XXIII nacque a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, il 25 novembre 1881, primo figlio maschio di Marianna Mazzola e di Giovanni Battista Roncalli. La sera stessa il neonato venne battezzato dal parroco don Francesco Rebuzzini, ricevendo il nome di Angelo Giuseppe. Gli fece da padrino l'anziano prozio Zaverio Roncalli, il primo dei sette zii di papà Battista, uomo molto pio, che, rimasto celibe, si era assunto il compito di educare religiosamente i numerosi nipoti. Il futuro Giovanni XXIII conservò un ricordo commosso e riconoscente per le cure e le sollecitudini di questo vecchio patriarca.

Manifestando fin dalla fanciullezza una seria inclinazione alla vita ecclesiastica, terminate le elementari, si preparò all'ingresso nel seminario diocesano ricevendo un supplemento di lezioni di italiano e latino da alcuni sacerdoti del luogo e frequentando il prestigioso collegio di Celana. Il 7 novembre 1892 fece il suo ingresso nel seminario di Bergamo, dove fu ammesso alla terza classe ginnasiale. Dopo un avvio difficoltoso per l'insufficiente preparazione, non tardò a distinguersi sia nello studio che nella formazione spirituale, tanto che i superiori lo ammisero prima del compimento del quattordicesimo anno alla tonsura. Avendo proficuamente terminato nel luglio del 1900 il secondo anno di teologia, fu inviato il gennaio successivo a Roma presso il seminario romano dell'Apollinare, dove esistevano alcune borse di studio a favore dei chierici bergamaschi. Pur con l'intermezzo di un anno di servizio militare prestato a Bergamo a partire dal 30 novembre 1901, la formazione seminaristica risultò particolarmente fruttuosa.

Il 13 luglio 1904, alla giovanissima età di ventidue anni e mezzo, conseguì il dottorato in teologia. Con il più lusinghiero giudizio dei superiori, il 10 agosto 1904, fu ordinato sacerdote nella chiesa di S. Maria di Monte Santo; celebrò la prima Messa il giorno seguente nella Basilica di S. Pietro, durante la quale ribadì la sua donazione totale a Cristo e la sua fedeltà alla Chiesa. Dopo un breve soggiorno nel paese natale, nell'ottobre iniziò a Roma gli studi di diritto canonico, interrotti nel febbraio del 1905, quando fu scelto quale segretario dal nuovo Vescovo di Bergamo Mons. Giacomo Radini Tedeschi. Furono circa dieci anni di intenso impegno accanto ad un Vescovo autorevole, molto dinamico e ricco di iniziative che contribuirono a fare della diocesi bergamasca un modello per la Chiesa italiana.

Oltre al compito di segretario, svolse altri numerosi incarichi. Dal 1906 ebbe l'impegno dell'insegnamento di numerose materie in seminario: storia ecclesiastica, patrologia e apologetica; dal 1910 gli fu assegnato anche il corso di teologia fondamentale. Salvo brevi intervalli, svolse questi incarichi fino al 1914. Lo studio della storia gli consentì l'elaborazione di alcuni studi di storia locale, tra cui la pubblicazione degli Atti della Visita Apostolica di s. Carlo a Bergamo (1575), una fatica durata decenni e portata a termine alla vigilia dell'elezione al Pontificato. Fu anche direttore del periodico diocesano "La Vita Diocesana" e dal 1910 assistente dell'Unione Donne Cattoliche. La prematura scomparsa di Mons. Radini nel 1914 pose fine ad un'esperienza pastorale eccezionale, che, se pur segnata da qualche sofferenza come l'infondata accusa a lui rivolta di modernismo, il futuro Giovanni XXIII considerò sempre punto di riferimento fondamentale per l'assolvimento degli incarichi a cui fu di volta in volta chiamato. Lo scoppio della guerra nel 1915 lo vide prodigarsi per più di tre anni come cappellano col grado di sergente nell'assistenza ai feriti ricoverati negli ospedali militari di Bergamo, giungendo ad atti di autentico eroismo. Nel luglio del 1918 accettò generosamente di prestare servizio ai soldati affetti da tubercolosi, sapendo di rischiare la vita per il pericolo di contagio.

Del tutto inaspettato giunse nel dicembre del 1920 l'invito del Papa a presiedere l'opera di Propagazione della Fede in Italia, quando a Bergamo aveva da poco avviato l'esperienza della Casa degli studenti, un'istituzione a metà tra il pensionato e il collegio, e contemporaneamente fungeva da direttore spirituale in seminario. Dopo forti titubanze, finì con l'accettare, iniziando con molta cautela un incarico che si presentava molto delicato per i rapporti con le organizzazioni missionarie già esistenti. Compì un lungo viaggio all'estero per la realizzazione del progetto della Santa Sede mirante a portare a Roma le varie istituzioni di sostegno alle missioni e visitò diverse diocesi italiane per la raccolta di fondi e l'illustrazione delle finalità dell'opera da lui presieduta.

Nel 1925 con la nomina a Visitatore Apostolico in Bulgaria iniziò il periodo diplomatico a servizio della Santa Sede, che si prolungò fino al 1952. Dopo l'ordinazione episcopale avvenuta a Roma il 19 marzo 1925, partì per la Bulgaria con il compito soprattutto di provvedere ai gravi bisogni della piccola e disastrata comunità cattolica. L'incarico inizialmente a termine si trasformò in una permanenza decennale, durante la quale Roncalli pose le basi per la fondazione di una Delegazione Apostolica, di cui lui stesso venne nominato primo rappresentante nel 1931. Non senza difficoltà riuscì a riorganizzare la Chiesa cattolica, ad instaurare relazioni amichevoli con il Governo e la Casa Reale bulgara, nonostante l'incidente del matrimonio ortodosso di re Boris con la principessa Giovanna di Savoia, e ad avviare i primi contatti ecumenici con la Chiesa Ortodossa bulgara. Il 27 novembre 1934 fu nominato Delegato Apostolico in Turchia ed in Grecia, paesi anche questi senza relazioni diplomatiche con il Vaticano. A differenza della Grecia, dove l'azione di Roncalli non ottenne risultati di rilievo, le relazioni con il governo turco invece migliorano progressivamente per la comprensione e la disponibilità mostrate dal Delegato nell'accettare le misure ispirate dalla politica di laicizzazione perseguite da quel governo. Con tatto e abilità organizzò alcuni incontri ufficiali con il Patriarca di Costantinopoli, i primi dopo secoli di separazione con la Chiesa Cattolica.

Durante la Seconda Guerra Mondiale conservò un prudenziale atteggiamento di neutralità, che gli permise di svolgere un'efficace azione di assistenza a favore degli Ebrei, salvati a migliaia dallo sterminio, e a favore della popolazione greca, stremata dalla fame.

Inaspettatamente, per decisione personale di Pio XII, fu promosso alla prestigiosa Nunziatura di Parigi, dove giunse con grande sollecitudine il 30 dicembre 1944. Lo attendeva una situazione particolarmente intricata. Il governo provvisorio chiedeva la destituzione di ben trenta Vescovi, accusati di collaborazionismo con il governo di Vichy. La calma e l'abilità del nuovo Nunzio riuscirono a limitare a solo tre il numero dei Vescovi destituiti. Le sue doti umane lo imposero alla stima dell'ambiente diplomatico e politico parigino, dove instaurò rapporti di cordiale amicizia con alcuni massimi esponenti del governo francese. La sua attività diplomatica assunse una esplicita connotazione pastorale attraverso visite a molte diocesi della Francia, Algeria compresa.

L'effervescenza e l'ansia apostolica della Chiesa francese, testimoniata dall'avvio dell'esperienza dei preti operai, trovarono in Roncalli un osservatore attento e prudente, che riteneva necessario un congruo periodo di tempo prima di una decisione definitiva. Coerentemente al suo stile di obbedienza, accettò prontamente la proposta di trasferimento alla sede di Venezia ove giunse il 5 marzo 1953, fresco della nomina cardinalizia decisa nell'ultimo Concistoro di Pio XII. Il suo episcopato si caratterizzò per lo scrupoloso impegno con cui adempì i principali doveri del Vescovo, la visita pastorale e la celebrazione del Sinodo diocesano. La rievocazione della storia religiosa di Venezia gli suggerì iniziative pastorali nuove, come il progetto di riavvicinare i fedeli alla Sacra Scrittura, rifacendosi alla figura del proto-patriarca s. Lorenzo Giustiniani, solennemente commemorato nel corso del 1956.

L'elezione, il 28 ottobre 1958, del settantasettenne Cardinale Roncalli a Successore di Pio XII induceva molti a pensare ad un Pontificato di transizione. Ma fin dall'inizio Giovanni XXIII rivelò uno stile che rifletteva la sua personalità umana e sacerdotale maturata attraverso una significativa serie di esperienze. Oltre a ripristinare il regolare funzionamento degli organismi curiali, si preoccupò di conferire un'impronta pastorale al suo ministero, sottolineandone la natura episcopale in quanto Vescovo di Roma. Convinto che il diretto interessamento della diocesi costituiva una parte essenziale del Ministero Pontificio, moltiplicò i contatti con i fedeli tramite le visite alle parrocchie, agli ospedali e alle carceri. Attraverso la convocazione del Sinodo diocesano volle assicurare il regolare funzionamento delle istituzioni diocesane mediante il rafforzamento del Vicariato e la normalizzazione della vita parrocchiale.

Il più grande contributo giovanneo è rappresentato senza dubbio dal Concilio Vaticano II, il cui annuncio fu dato nella basilica di s. Paolo il 25 aprile 1959. Si trattava di una decisione personale, presa dal Papa dopo consultazioni private con alcuni intimi e col Segretario di Stato, Cardinale Tardini. Le finalità assegnate all'Assise Conciliare, elaborate in maniera compiuta nel discorso di apertura dell'11 ottobre 1962, erano originali: non si trattava di definire nuove verità, ma di riesporre la dottrina tradizionale in modo più adatto alla sensibilità moderna. Nella prospettiva di un aggiornamento riguardante tutta la vita della Chiesa, Giovanni XXIII invitava a privilegiare la misericordia e il dialogo con il mondo piuttosto che la condanna e la contrapposizione in una rinnovata consapevolezza della missione ecclesiale che abbracciava tutti gli uomini. In quest'apertura universale non potevano essere escluse le varie confessioni cristiane, invitate anch'esse a partecipare al Concilio per dare inizio ad un cammino di avvicinamento. Nel corso della prima fase si poté costatare che Giovanni XXIII voleva un Concilio veramente deliberante, di cui rispettò le decisioni dopo che tutte le voci ebbero modo di esprimersi e di confrontarsi.

Nella primavera del 1963 fu insignito del Premio "Balzan" per la pace a testimonianza del suo impegno a favore della pace con la pubblicazione delle Encicliche Mater et Magistra (1961) e Pacem in terris (1963) e del suo decisivo intervento in occasione della grave crisi di Cuba nell'autunno del 1962. Il prestigio e l'ammirazione universali si poterono misurare pienamente in occasione delle ultime settimane della sua vita, quando tutto il mondo si trovò trepidante attorno al capezzale del Papa morente ed accolse con profondo dolore la notizia della sua scomparsa la sera del 3 giugno 1963.

Fu proclamato Beato da Giovanni Paolo II, il 3 settembre 2000. Il giorno della memoria liturgica è l'11 ottobre, data di apertura del Concilio Vaticano II.

Nell'omelia così lo ricorda Giovanni Paolo II: "Contempliamo quest'oggi nella gloria del Signore un altro Pontefice, Giovanni XXIII, il Papa che colpì il mondo per l'affabilità del tratto, da cui traspariva la singolare bontà dell'animo. I disegni divini hanno voluto che la beatificazione accomunasse due Papi vissuti in contesti storici ben diversi, ma legati, al di là delle apparenze, da non poche somiglianze sul piano umano e spirituale. È nota la profonda venerazione che Papa Giovanni aveva per Pio IX, del quale auspicava la beatificazione. Durante un ritiro spirituale, nel 1959, scriveva nel suo Diario: 'Io penso sempre a Pio IX di santa e gloriosa memoria, ed imitandolo nei suoi sacrifici, vorrei essere degno di celebrarne la canonizzazione'". (Giornale dell'Anima, p. 560).

"Di Papa Giovanni rimane nel ricordo di tutti l'immagine di un volto sorridente e di due braccia spalancate in un abbraccio al mondo intero. Quante persone sono restate conquistate dalla semplicità del suo animo, congiunta ad un'ampia esperienza di uomini e di cose! La ventata di novità da lui portata non riguardava certamente la dottrina, ma piuttosto il modo di esporla; nuovo era lo stile nel parlare e nell'agire, nuova la carica di simpatia con cui egli avvicinava le persone comuni e i potenti della terra. Fu con questo spirito che egli indisse il Concilio Ecumenico Vaticano II, col quale aprì una nuova pagina nella storia della Chiesa: i cristiani si sentirono chiamati ad annunciare il Vangelo con rinnovato coraggio e con più vigile attenzione ai 'segni' dei tempi. Il Concilio fu davvero un'intuizione profetica di questo anziano Pontefice che inaugurò, pur tra non poche difficoltà, una stagione di speranza per i cristiani e per l'umanità".

"Negli ultimi momenti della sua esistenza terrena, egli affidò alla Chiesa il suo testamento: 'Ciò che più vale nella vita è Gesù Cristo benedetto, la sua Santa Chiesa, il suo Vangelo, la verità e la bontà'. Questo testamento vogliamo raccogliere oggi anche noi, mentre rendiamo gloria a Dio per avercelo donato come Pastore".

BIOGRAFIA DI GIOVANNI PAOLO II

Città del Vaticano, 26 aprile 2014 (VIS). Karol Józef Wojtyła, divenuto Giovanni Paolo II con la sua elezione alla Sede Apostolica il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice, città a 50 km da Kraków (Polonia), il 18 maggio 1920. Era l’ultimo dei tre figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund, medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale dell’esercito, nel 1941. La sorella, Olga, era morta prima che lui nascesse.

Fu battezzato il 20 giugno 1920 nella Chiesa parrocchiale di Wadowice dal sacerdote Franciszek Zak; a 9 anni ricevette la Prima Comunione e a 18 anni il sacramento della Cresima. Terminati gli studi nella scuola superiore Marcin Wadowita di Wadowice, nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di Cracovia.

Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava ed, in seguito, nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania.

A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo, fu uno dei promotori del "Teatro Rapsodico", anch’esso clandestino.

Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale avvenuta a Cracovia il 1̊ novembre 1946, per le mani dell’Arcivescovo Sapieha.

Successivamente fu inviato a Roma, dove, sotto la guida del domenicano francese Padre Garrigou-Lagrange, conseguì nel 1948 il dottorato in teologia, con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce (Doctrina de fide apud Sanctum Ioannem a Cruce). In quel periodo, durante le sue vacanze, esercitò il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda.

Nel 1948 ritornò in Polonia e fu coadiutore dapprima nella parrocchia di Niegowić, vicino a Cracovia, e poi in quella di San Floriano, in città. Fu cappellano degli universitari fino al 1951, quando riprese i suoi studi filosofici e teologici. Nel 1953 presentò all’Università cattolica di Lublino la tesi: "Valutazione della possibilità di fondare un'etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler". Più tardi, divenne professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino.

Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958 nella cattedrale del Wawel (Cracovia), dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak.

Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia da Papa Paolo VI, che lo creò e pubblicò Cardinale nel Concistoro del 26 giugno 1967, del Titolo di S. Cesareo in Palatio, Diaconia elevata pro illa vice a Titolo Presbiterale.

Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965) con un contributo importante nell’elaborazione della costituzione Gaudium et spes. Il Cardinale Wojtyła prese parte anche alle 5 assemblee del Sinodo dei Vescovi anteriori al suo Pontificato.
I Cardinali, riuniti in Conclave, lo elessero Papa il 16 ottobre 1978. Prese il nome di Giovanni Paolo II e il 22 ottobre iniziò solennemente il ministero Petrino, quale 263° successore dell’Apostolo. Il suo pontificato è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa ed è durato quasi 27 anni.

Giovanni Paolo II ha esercitato il suo ministero con instancabile spirito missionario, dedicando tutte le sue energie sospinto dalla sollecitudine pastorale per tutte le Chiese e dalla carità aperta all’umanità intera. I suoi viaggi apostolici nel mondo sono stati 104. In Italia ha compiuto 146 visite pastorali. Come Vescovo di Roma, ha visitato 317 parrocchie (su un totale di 333).

Più di ogni Predecessore ha incontrato il Popolo di Dio e i Responsabili delle Nazioni: alle Udienze Generali del mercoledì (1166 nel corso del Pontificato) hanno partecipato più di 17 milioni e 600 mila pellegrini, senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose [più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell’anno 2000], nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo. Numerose anche le personalità governative ricevute in udienza: basti ricordare le 38 visite ufficiali e le altre 738 udienze o incontri con Capi di Stato, come pure le 246 udienze e incontri con Primi Ministri.

Il suo amore per i giovani lo ha spinto ad iniziare, nel 1985, le Giornate Mondiali della Gioventù. Le 19 edizioni della GMG che si sono tenute nel corso del suo Pontificato hanno visto riuniti milioni di giovani in varie parti del mondo. Allo stesso modo la sua attenzione per la famiglia si è espressa con gli Incontri mondiali delle Famiglie da lui iniziati a partire dal 1994.

Giovanni Paolo II ha promosso con successo il dialogo con gli ebrei e con i rappresentati delle altre religioni, convocandoli in diversi Incontri di Preghiera per la Pace, specialmente in Assisi.

Sotto la sua guida la Chiesa si è avvicinata al terzo millennio e ha celebrato il Grande Giubileo del 2000, secondo le linee indicate con la Lettera apostolica "Tertio millennio adveniente". Essa poi si è affacciata al nuovo evo, ricevendone indicazioni nella Lettera apostolica "Novo millennio ineunte", nella quale si mostrava ai fedeli il cammino del tempo futuro.

Con l’Anno della Redenzione, l’Anno Mariano e l’Anno dell’Eucaristia, Giovanni Paolo II ha promosso il rinnovamento spirituale della Chiesa.

Ha dato un impulso straordinario alle canonizzazioni e beatificazioni, per mostrare innumerevoli esempi della santità di oggi, che fossero di incitamento agli uomini del nostro tempo: ha celebrato 147 cerimonie di beatificazione - nelle quali ha proclamato 1338 beati - e 51 canonizzazioni, per un totale di 482 santi. Ha proclamato Dottore della Chiesa santa Teresa di Gesù Bambino.

Ha notevolmente allargato il Collegio dei Cardinali, creandone 231 in 9 Concistori (più 1 "in pectore", che però non è stato pubblicato prima della sua morte). Ha convocato anche 6 riunioni plenarie del Collegio Cardinalizio.

Ha presieduto 15 assemblee del Sinodo dei Vescovi: 6 generali ordinarie (1980, 1983, 1987, 1990; 1994 e 2001), 1 assemblea generale straordinaria (1985) e 8 assemblee speciali (1980, 1991, 1994, 1995, 1997, 1998 [2] e 1999).
Tra i suoi documenti principali si annoverano 14 Lettere encicliche, 15 Esortazioni apostoliche, 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche.

Ha promulgato il Catechismo della Chiesa cattolica, alla luce della Tradizione, autorevolmente interpretata dal Concilio Vaticano II. Ha riformato i Codici di diritto Canonico Occidentale e Orientale, ha creato nuove Istituzioni e riordinato la Curia Romana.

A Papa Giovanni Paolo II, come privato Dottore, si ascrivono anche 5 libri: “Varcare la soglia della speranza” (ottobre 1994); "Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio" (novembre 1996); “Trittico romano”, meditazioni in forma di poesia (marzo 2003); “Alzatevi, andiamo!” (maggio 2004) e “Memoria e Identità” (febbraio 2005).

Giovanni Paolo II è morto in Vaticano il 2 aprile 2005, alle ore 21.37, mentre volgeva al termine il sabato e si era già entrati nel giorno del Signore, Ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia.

Da quella sera e fino all’8 aprile, quando hanno avuto luogo le Esequie del defunto Pontefice, più di tre milioni di pellegrini sono confluiti a Roma per rendere omaggio alla salma del Papa, attendendo in fila anche fino a 24 ore per poter accedere alla Basilica di San Pietro.

Il 28 aprile successivo, il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l’inizio della Causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. La Causa è stata aperta ufficialmente il 28 giugno 2005 dal Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale per la diocesi di Roma.

Il 1° maggio 2011 è stato proclamato Beato da Papa Benedetto XVI che nell'omelia ricorda:
"Nel suo Testamento il nuovo Beato scrisse: 'Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il Primate della Polonia Cardinale Stefan Wyszyński mi disse: 'Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio'. E aggiungeva: 'Desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l’intera Chiesa – e soprattutto con l’intero episcopato – mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo che ha partecipato all’evento conciliare dal primo all’ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l’eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato". E qual è questa 'causa'? È la stessa che Giovanni Paolo II ha enunciato nella sua prima Messa solenne in Piazza San Pietro, con le memorabili parole: 'Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!'. Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile. Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia della libertà. Ancora più in sintesi: ci ha ridato la forza di credere in Cristo, perché Cristo è 'Redemptor hominis', Redentore dell’uomo: il tema della sua prima Enciclica e il filo conduttore di tutte le altre".

"Karol Wojtyła salì al soglio di Pietro portando con sé la sua profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull’uomo. Il suo messaggio è stato questo: l’uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell’uomo. Con questo messaggio, che è la grande eredità del Concilio Vaticano II e del suo 'timoniere' il Servo di Dio Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II ha guidato il Popolo di Dio a varcare la soglia del Terzo Millennio, che proprio grazie a Cristo egli ha potuto chiamare 'soglia della speranza'. Sì, attraverso il lungo cammino di preparazione al Grande Giubileo, egli ha dato al Cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro, il futuro di Dio, trascendente rispetto alla storia, ma che pure incide sulla storia. Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all’ideologia del progresso, egli l’ha legittimamente rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza, da vivere nella storia con uno spirito di 'avvento', in un’esistenza personale e comunitaria orientata a Cristo, pienezza dell’uomo e compimento delle sue attese di giustizia e di pace".

CARDINALE TAURAN INVIATO SPECIALE SANTUARIO SANT'AGOSTINO DI IPPONA

Città del Vaticano, 26 aprile 2014 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera pontificia, datata 21 marzo e redatta in latino, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Suo Inviato Speciale alla consacrazione del Santuario di Sant'Agostino di Ippona ad Annaba (Algeria), recentemente restaurato, che avrà luogo il 2 maggio 2014. La Missione Pontificia che accompagnerà il Cardinale Tauran è composta dal Monsignor Christian Mauvais, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Alger e dal sacerdote Don Michel Guillaud, della Diocesi di Constantine/Hippone.

UDIENZE

Città del Vaticano, 26 aprile 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Signor Juan Orlando Hernández Alvarado, Presidente della Repubblica di Honduras, con la Consorte, e Seguito.

- Il Re Alberto II e la Regina Paola del Belgio, e Seguito.

- Il Signor Bronisław Komorowski, Presidente della Repubblica di Polonia, con la Consorte, e Seguito.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 26 aprile 2014 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Loikaw, in Myanmar, presentata dal Vescovo Sotero Pharmo, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico ed ha nominato il Vescovo Stephen Tjephe, Ausiliare di Loikaw, Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" della medesima Diocesi.

venerdì 25 aprile 2014

VESCOVI DELL'AFRICA MERIDIONALE: RENDERE TESTIMONIANZA COERENTE DELL'INSEGNAMENTO MORALE DEL VANGELO

Città del Vaticano, 25 aprile 2014 (VIS). Questa mattina il Papa ha ricevuto in Udienza i Vescovi della Conferenza Episcopale del Sud Africa, Botswana e Swaziland, al termine della Visita "ad Limina Apostolorum". Papa Francesco ha consegnato ai Presuli un discorso nel quale ricorda l'arduo lavoro dei missionari e degli uomini e donne di questi Paesi nel diffondere la fede e nell'andare incontro alle popolazioni nei villaggi, paesi e città e specialmente nei comuni urbani, in costante espansione. Nel ricordare anche il fiorire delle parrocchie che prosperano nonostante gli ostacoli, come le grandi distanze che separano le comunità e la scarsità delle risorse materiali, il Papa esprime apprezzamento per l'impegno profuso nella formazione dei diaconi permanenti e dei catechisti laici che collaborano con il clero laddove è esiguo il numero dei sacerdoti.

"I sacerdoti, i religiosi e le religiose - scrive il Papa - sono un cuore e un'anima sola nel loro servizio ai figli e alle figlie di Dio più vulnerabili: vedove, ragazze madri, divorziati, bambini a rischio e soprattutto i diversi milioni di orfani dell'Aids, molti dei quali sono capofamiglia nelle aree rurali". Nonostante le difficoltà delle comunità cattoliche, minoritarie in paesi dove si professano diverse religioni, i cattolici condividono "la ricchezza e la gioia del Vangelo con quanti li circondano. Chiedo a Dio - scrive il Papa - che essi continuino ad edificare il Regno di Dio con perseveranza, testimoniando la verità con la loro vita e con il lavoro delle proprie mani che allevia le sofferenze di tante persone".

Successivamente il Papa enumera le sfide pastorali, riferite dai Vescovi, che le comunità devono affrontare, come il calo della natalità nelle famiglie cattoliche, con ripercussioni sul numero di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa; l'allontanamento di alcuni cattolici dalla Chiesa per far parte di altri gruppi che sembrano promettere cose migliori; l'aborto "che rende ancora più pesante il dolore di molte donne che subiscono profonde ferite fisiche e spirituali nel soccombere alle pressioni di una cultura secolarizzata che svaluta il dono divino della sessualità, e il diritto alla vita del bambino non nato. Ed ancora l'alto numero delle separazioni e dei divorzi, anche in molte famiglie cristiane, e dei bambini che "frequentemente non crescono in un ambiente familiare stabile". "Osserviamo inoltre con grande preoccupazione e non possiamo che deplorare - aggiunge il Papa - l'aumento della violenza contro le donne e i bambini. Tutte queste realtà minacciano la santità del matrimonio, la stabilità della vita familiare e conseguentemente la vita della società nel suo complesso. In questo mare di difficoltà, noi vescovi e sacerdoti dobbiamo rendere una coerente testimonianza dell'insegnamento morale del Vangelo".

Il Papa apprezza l'unione dei Vescovi del Botswana, Sud Africa e Swaziland alle loro popolazioni e la solidarietà con il gran numero di disoccupati. "La maggior parte delle vostre popolazioni - scrive il Papa - può identificarsi con Gesù che era povero ed emarginato, che non aveva un posto dove posare il capo. Nell'affrontare queste necessità pastorali, vi chiedo di offrire, oltre al sostengo materiale, il più importante sostegno dell'assistenza spirituale e della solida guida morale, ricordando che l'assenza di Cristo è la povertà più grande". Un'altra significativa sfida è rappresentata dal ridotto numero di sacerdoti e dalla diminuzione del numero di seminaristi, per cui "È necessaria una rinnovata ed autentica promozione delle vocazioni in ogni territorio, una prudente selezione dei candidati ai seminari di studi, un paterno incoraggiamento dei giovani in formazione, e l'attento accompagnamento negli anni dopo l'ordinazione".

"Occorre riscoprire - esorta il Papa - il sacramento della riconciliazione quale dimensione fondamentale della vita di grazia. (...) La santità del matrimonio cristiano - sottolinea - è un'alleanza di amore fra un uomo e una donna che dura tutta la vita e che comporta reale sacrificio nel distogliersi da illusorie nozioni di libertà sessuale e nel promuovere la fedeltà coniugale". Il Papa esprime apprezzamento per i programmi di preparazione al matrimonio che in questi Paesi "ispirano ai giovani nuove speranze per il loro futuro di sposi e spose, padri e madri".

Infine Papa Francesco si sofferma sulla preoccupazione dei Presuli "per la rottura dei principi della morale cristiana, accompagnata dalla crescente tentazione di colludere con la disonestà" e ricorda che i Vescovi hanno trattato in modo profetico la questione nella dichiarazione pastorale sulla corruzione in cui affermano: "La corruzione è un furto commesso contro i poveri ... nuoce ai più vulnerabili ... danneggia tutta la comunità ... distrugge la nostra fiducia'. La comunità cristiana è chiamata ad essere coerente nella sua testimonianza delle virtù dell'onestà e dell'integrità, così da poter stare davanti al Signore e al nostro prossimo, con mani pulite e cuore puro, quale fermento del Vangelo nella vita della società. Con questo imperativo morale in mente, so che continuerete ad affrontare questo ed altri gravi problemi sociali, come la difficile situazione dei rifugiati e dei migranti. Che questi uomini e queste donne siano sempre accolti dalle nostre comunità cattoliche, trovando in esse cuori e case aperte all'inizio di una nuova vita".

MESSAGGI DI PAPA FRANCESCO AI POLACCHI E AI BERGAMASCHI PER LA CANONIZZAZIONE DI GIOVANNI PAOLO II E GIOVANNI XXIII

Città del Vaticano, 25 aprile 2014 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha inviato un Videomessaggio ai polacchi, connazionali di Giovanni Paolo II ed un Messaggio scritto ai cittadini di Bergamo, nella cui provincia è Sotto il Monte, città natale di Papa Giovanni XXIII.

"Sono felice - dice il Papa nel Videomessaggio, trasmesso dalla Televisione (TVP) e dalla Radio Polacca - di essere stato chiamato a proclamare la sua santità (...). Sono grato a Giovanni Paolo II (...) per il suo instancabile servizio, la sua guida spirituale, per aver introdotto la Chiesa nel terzo millennio della fede e per la sua straordinaria testimonianza di santità".

Papa Francesco ricorda le parole che Papa Benedetto XVI pronunciò nel giorno della Beatificazione di Papa Wojtyla, il 1° maggio 2011: "'Ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile. Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia della libertà'".

Nel Messaggio inviato ai bergamaschi, pubblicato nell'"Eco di Bergamo". di cui da giovane sacerdote Papa Roncalli fu apprezzato collaboratore, Papa Francesco scrive: "Vi invito a ringraziare il Signore per il grande dono che la sua santità è stata per la Chiesa universale, e vi incoraggio a custodire la memoria del terreno nel quale essa è germinata: un terreno fatto di profonda fede vissuta nel quotidiano, di famiglie povere ma unite dall’amore del Signore, di comunità capaci di condivisione nella semplicità".

"Il rinnovamento voluto dal Concilio Ecumenico Vaticano II - ricorda Papa Francesco - ha aperto la strada, ed è una gioia speciale che la canonizzazione di Papa Roncalli avvenga assieme a quella del beato Giovanni Paolo II, che tale rinnovamento ha portato avanti nel suo lungo pontificato. Sono certo che anche la società civile potrà sempre trovare ispirazione dalla vita del Papa bergamasco e dall’ambiente che lo ha generato, ricercando modalità nuove ed adatte ai tempi per edificare una convivenza basata sui valori perenni della fraternità e della solidarietà".

IL PAPA RICORDA LA GIOIA CONTAGIOSA DI SAN JOSÉ DE ANCHIETA

Città del Vaticano, 25 aprile 2014 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, nella Chiesa romana di Sant'Ignazio di Loyola, Papa Francesco ha presieduto la celebrazione della Santa Messa in ringraziamento per la canonizzazione di San José de Anchieta, S.I. (1534 - 1597), evangelizzatore del Brasile, linguista, drammaturgo e fondatore delle città di São Paulo e Rio de Janeiro. Papa Giovanni Paolo II lo proclamò Beato nel 1980 e, il 3 aprile scorso, Papa Francesco ha esteso il suo culto liturgico alla Chiesa universale, una formula equipollente alla canonizzazione.

Nell'omelia il Papa ha commentato il brano del Vangelo in cui i discepoli di Emmaus narrano la loro esperienza ed anche Pietro racconta di aver visto Gesù risorto. Poi lo stesso Signore appare nella sala. "I discepoli - ha detto il Papa - non riescono a credere la gioia che hanno, perché non possono credere a causa di questa gioia. (...) È il momento dello stupore, dell’incontro con Gesù Cristo, dove tanta gioia non ci sembra vera; ancora di più, assumere la gioia e l’allegria in quel momento ci sembra rischioso e sentiamo la tentazione di rifugiarci nello scetticismo (...). È più facile credere in un fantasma che in Cristo vivo! È più facile andare da un negromante che ti predice il futuro, che ti fa le carte, che avere fiducia nella speranza di un Cristo vincitore, di un Cristo che ha vinto la morte! È più facile un’idea, una immaginazione, che la docilità a questo Signore che risorge dalla morte e che vai a sapere a che cosa ti invita! Questo processo di relativizzare tanto la fede finisce per allontanarci dall’incontro, allontanarci dalla carezza di Dio. È come se 'distillassimo' la realtà dell’incontro con Gesù Cristo nell’alambicco della paura, nell’alambicco dell’eccessiva sicurezza, del voler controllare noi stessi l’incontro. I discepoli avevano paura della gioia… e anche noi".

"La lettura degli Atti degli Apostoli - ha proseguito il Pontefice - ci parla di un paralitico. (...) prostrato alla porta del Tempio a chiedere l’elemosina, senza mai attraversarne la soglia, e come i suoi occhi si fissarono sugli apostoli, aspettando che gli dessero qualcosa. Pietro e Giovanni non potevano dargli nulla di quello che lui cercava: né oro né argento. E lui, che era rimasto sempre sulla porta, ora entra con i propri piedi, saltando e lodando Dio, celebrando le sue meraviglie. E la sua gioia è contagiosa. (...) La gente era piena di stupore e meravigliata accorreva per vedere questa meraviglia. E in mezzo a quella confusione, a quella ammirazione, Pietro annunciava il messaggio. La gioia dell’incontro con Gesù Cristo, quella che ci fa tanto paura accettare, è contagiosa e grida l’annuncio: e lì cresce la Chiesa! Il paralitico crede, perché 'la Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione'; l’attrazione testimoniale di questa gioia che annuncia Gesù Cristo. Questa testimonianza che nasce dalla gioia accettata e poi trasformata in annuncio. È la gioia fondante. Senza questa gioia, senza questa allegria non si può fondare una Chiesa! Non si può fondare una comunità cristiana! È una gioia apostolica, che si irradia, che si espande".

"Anche san José de Anchieta seppe comunicare quello che aveva sperimentato con il Signore, quello che aveva visto e udito da Lui; (...) Lui, insieme a Nobrega, è il primo gesuita che Ignazio invia in America. Un ragazzo di 19 anni… Era tanta la gioia che aveva, era tanta la gioia che fondò una nazione: pose le fondamenta culturali di una nazione, in Gesù Cristo. Non aveva studiato teologia, non aveva studiato filosofia, era un ragazzo! Però aveva sentito lo sguardo di Gesù Cristo, e si lasciò riempire di gioia, e scelse la luce. Questa è stata ed è la sua santità. Non ha avuto paura della gioia".

"San José de Anchieta - ha concluso il Pontefice - ha un bellissimo inno alla Vergine Maria, alla quale, ispirandosi al cantico di Isaia 52, paragona il messaggero che proclama la pace, che annuncia la gioia della Buona Notizia. Lei, che in quell’alba della domenica insonne dalla speranza non ebbe paura della gioia, ci accompagni nel nostro peregrinare, invitando tutti ad alzarsi, a rinunciare alle paralisi, per entrare insieme nella pace e nella gioia che Gesù, il Signore Risorto, ci promette".

UDIENZE

Città del Vaticano, 25 aprile 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Tredici Presuli della Conferenza Episcopale del Sud Africa, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Xolelo Thaddeus Kumalo, di Eshowe.

- Il Vescovo Zolile Peter Mpambani, S.C.I., di Kokstad.

- Il Vescovo Pius Mlungisi Dlungwane, di Mariannhill.

- Il Vescovo Stanisław Jan Dziuba, O.S.P.P.E., di Umzimkulu.

- L'Arcivescovo Buti Joseph Tlhagale, O.M.I., di Johannesburg, Amministratore Apostolico “Sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” di Klerksdorp.

- Il Vescovo José Luis Gerardo Ponce de Leon, I.M.C., di Manzini (Swaziland), Amministratore Apostolico “Sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” del Vicariato Apostolico di Ingwavuma.

- Il Vescovo Giuseppe Sandri, M.C.C.J., di Witbank.

- L'Arcivescovo William Matthew Slattery, O.F.M., di Pretoria, Ordinario Militare per il Sud Africa.

- Il Vescovo Valentine Tsama Seane, di Gaborone (Botswana).

- Il Vescovo Jeremiah Madimetja Masela, di Polokwane.

- Il Vescovo Kevin Dowling, di Rustenburg.

- Il Vescovo João Noé Rodrigues, di Tzaneen.

- Il Vescovo Frank Atese Nubuasah, Vicario Apostolico di Francistown (Botswana).

- Gruppo di Presuli della Conferenza Episcopale del Sud Africa, in Visita “ad Limina Apostolorum” (28).

- Il Signor Salvador Sánchez Cerén, Presidente eletto della Repubblica di El Salvador, con la Consorte, e Seguito.

- Il Cardinale Polycarp Pengo, Arcivescovo di Dar-es-Salaam (Tanzania).

Nel pomeriggio il Santo Padre riceve il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 25 aprile 2014 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato l'Arcivescovo Anselmo Guido Pecorari, Nunzio Apostolico in Bulgaria, finora Nunzio Apostolico in Uruguay.

- Ha nominato il Reverendo Paul Simick, Vicario Apostolico in Nepal (superficie: 147.180; popolazione: 28.610.000; cattolici: 7.950; sacerdoti: 71; religiosi: 170), Nepal. Il Vescovo eletto è nato nel 1963 a Gitdubling (India) ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. Dal 1992 al 1993 Hostel Prefect della "Namchi Public School", Sikkim; dal 1993 al 1995 Parroco della "St. Maurice Parish", Suruk, Darjeeling; dal 2000 al 2006 Docente di Sacra Scrittura al "Morning Star College", Calcutta; dal 2006 al 2007 Parroco della "Christ the King Parish", Pakyong, East Sikkim; dal 2007 al 2011 Decano della "East Sikkim Deanery" ed Economo della "St. Xavier’s School", Pakyong; dal 2009 al 2011 Vice Preside della "St. Xavier’s School", Pakyong. Finora Parroco della "Immaculate Conception Cathedral" di Darjeeling (India), succede al Vescovo Anthony Francis Sharma, S.I., del quale Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale del medesimo Vicariato Apostolico, presentata per raggiunti limiti d'età.

AVVISO

Città del Vaticano, 25 aprile 2014 (VIS). Informiamo i nostri lettori che in occasione della canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, il 27 aprile, due edizioni speciali del Vatican Information Service saranno trasmesse sabato 26 e domenica 27 aprile.

giovedì 24 aprile 2014

UDIENZA AL PRIMO MINISTRO DELLA REPUBBLICA DI ALBANIA

Città del Vaticano, 24 aprile 2014 (VIS). Nella mattinata di oggi, giovedì 24 aprile 2014, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Primo Ministro della Repubblica di Albania, il Signor Edi Rama, che successivamente ha incontrato il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato dall’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nei cordiali colloqui si sono rilevati i buoni rapporti esistenti tra la Santa Sede e la Repubblica d’Albania e sono stati affrontati temi di comune interesse attinenti alle relazioni tra la comunità ecclesiale e quella civile, tra i quali il dialogo interreligioso ed il contributo della Chiesa per il bene comune della società albanese. Nel proseguo dei colloqui, ci si è soffermati sulle principali questioni regionali e sul cammino dell’Albania verso la piena integrazione nell’Unione Europea.

DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Città del Vaticano, 24 aprile 2014 (VIS). Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione:

"Parecchie telefonate hanno avuto luogo, nell’ambito dei rapporti personali pastorali del Papa Francesco.

Non trattandosi assolutamente di attività pubblica del Papa non sono da attendersi informazioni o commenti da parte della Sala Stampa.

Ciò che è stato diffuso a questo proposito, uscendo dall’ambito proprio dei rapporti personali, e la sua amplificazione mediatica conseguente, non ha quindi conferma di attendibilità ed è fonte di fraintendimenti e confusione.

È perciò da evitare di trarre da questa vicenda conseguenze per quanto riguarda l’insegnamento della Chiesa".

BUDDISTI E CRISTIANI: PROMUOVIAMO INSIEME LA CRESCITA DELLA FRATERNITÀ

Città del Vaticano, 24 aprile 2014 (VIS). Un Messaggio, a firma del Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e del Padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, MCCJ, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio, è stato indirizzato ai Buddisti in occasione della festa di Vesakh/Hanamatsuri 2014.

Il Vesakh, la più importante festività per i Buddisti, commemora i tre avvenimenti fondamentali della vita di Gautama Buddha. Secondo la tradizione, il Buddha storico nacque, ebbe l'illuminazione e disparve raggiungendo il Nirvana durante la luna piena del mese di maggio. La festa del Vesakh/Hanamatsuri 2014, nei vari paesi di cultura buddista, è celebrata in date diverse, secondo le differenti tradizioni. In questi giorni i Buddisti decorano le loro case con fiori e le profumano con incenso, visitano i templi locali, ascoltano gli insegnamenti dei monaci e offrono loro dei doni.

Il messaggio di quest'anno s'intitola: "Buddisti e Cristiani: promuoviamo insieme la crescita della fraternità". Di seguito riportiamo ampi estratti del testo:

"I nostri auguri si ispirano quest’anno al Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace 2014, intitolato 'Fraternità, fondamento e via per la pace', in cui egli osserva che: 'la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura'.

La vostra tradizione religiosa ispira la convinzione che le relazioni amichevoli, il dialogo, lo scambio di doni, ed il rispettoso ed armonioso scambio di vedute portano ad un atteggiamento di cortesia e di amore, che a sua volta genera relazioni autentiche e fraterne. Siete altresì convinti che le radici di ogni male siano l’ignoranza e l’incomprensione nate dall’avidità e dall’odio che, a loro volta, distruggono i legami di fraternità. Sfortunatamente, 'l’egoismo quotidiano, che è alla base di tante guerre e tante ingiustizie' ci impedisce di vedere gli altri 'come esseri fatti per la reciprocità, per la comunione e per il dono'.

Noi buddisti e cristiani viviamo in un mondo troppo spesso lacerato da oppressione, egoismo, tribalismo, rivalità etniche, violenza e fondamentalismo religioso, un mondo dove 'l’altro' è trattato come un essere inferiore, una non- persona, o qualcuno da temere e, se possibile, da eliminare. Tuttavia, noi siamo chiamati, in spirito di collaborazione con altri pellegrini e con le persone di buona volontà, a rispettare e difendere la nostra comune umanità nella varietà dei contesti socio-economici, politici e religiosi. Attingendo alle nostre differenti convinzioni religiose, siamo chiamati in particolare ad essere franchi nel denunciare tutti i mali sociali che danneggiano la fraternità; ad essere curatori, che aiutano gli altri a crescere nella generosità disinteressata, e ad essere riconciliatori, che abbattono i muri di divisione e promuovono nella società una vera fraternità fra singoli e gruppi.

Nel mondo odierno si assiste a una crescita del senso della nostra comune umanità e ad una ricerca globale di un mondo più giusto, pacifico e fraterno. Ma la realizzazione di queste speranze dipende dal riconoscimento di valori universali. Noi speriamo che il dialogo interreligioso, riconoscendo dei principi fondamentali di etica universale, possa contribuire a promuovere un rinnovato e profondo senso di unità e di fraternità fra tutti i membri della famiglia umana. Davvero, 'ciascuno di noi è chiamato ad essere un artigiano della pace, unendo e non dividendo, estinguendo l'odio e non conservandolo, aprendo le vie del dialogo e non innalzando nuovi muri! Dialogare, incontrarci per instaurare nel mondo la cultura del dialogo, la cultura dell’incontro'.

Per costruire un mondo fraterno, è di vitale importanza che uniamo le forze per educare le persone, in particolare i giovani, a cercare fraternità, a vivere in fraternità e ad avere il coraggio di costruire fraternità. Preghiamo che la celebrazione di Vesakh sia un’occasione per riscoprire e promuovere nuovamente la fraternità, specialmente nelle nostre società divise".

PAPA FRANCESCO: NON CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE È VIVO

Città del Vaticano, 23 aprile 2014 (VIS). "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?". Con questa domanda il Santo Padre ha iniziato questa mattina, festa di San Giorgio, suo giorno onomastico, la prima catechesi dell'Udienza Generale dopo la Settimana Santa. "Quante volte - ha ricordato Papa Francesco - noi cerchiamo la vita fra le cose morte, fra le cose che non possono dare vita, fra le cose che oggi sono e domani non saranno più, le cose che passano ...".

Abbiamo bisogno di ricordare questa frase, ha ribadito il Papa, "quando ci chiudiamo in una qualsiasi forma di egoismo o di auto compiacimento; quando ci lasciamo sedurre dai poteri terreni e dalle cose di questo mondo, dimenticando Dio e il prossimo: quando poniamo le nostre speranze in vanità mondane, nel denaro, nel successo". Al pari dell'apostolo Tommaso, di Maria di Magdala e dei due discepoli di Emmaus, che non riconoscono il Signore, anche per noi: "Non è facile essere aperti a Gesù. Non è scontato accettare la vita del Risorto e la sua presenza in mezzo a noi".

"Questa domanda - ha continuato il Papa - ci fa superare la tentazione di guardare indietro, a ciò che è stato ieri, e ci spinge in avanti verso il futuro. (...) Oggi viene rivolto anche a noi questo interrogativo. Tu, perché cerchi tra i morti colui che è vivo tu che ti chiudi in te stesso dopo un fallimento e tu che non hai più la forza di pregare? Perché cerchi tra i morti colui che è vivo, tu che ti senti solo, abbandonato dagli amici e forse anche da Dio? Perché cerchi tra i morti colui che è vivo tu che hai perso la speranza e tu che ti senti imprigionato dai tuoi peccati? Perché cerchi tra i morti colui che è vivo tu che aspiri alla bellezza, alla perfezione spirituale, alla giustizia, alla pace?",

"Abbiamo bisogno di sentirci ripetere e di ricordarci a vicenda l'ammonimento dell'angelo! - ha concluso Papa Francesco - Questo ammonimento, 'Perché cercate tra i morti colui che è vivo', ci aiuta ad uscire dai nostri spazi di tristezza e ci apre agli orizzonti della gioia e della speranza. Quella speranza che rimuove le pietre dai sepolcri e incoraggia ad annunciare la Buona Novella, capace di generare vita nuova per gli altri. (...) Non andiamo da tanti sepolcri che oggi ti promettono qualcosa, bellezza, e poi non ti danno niente!".

PREOCCUPAZIONE DEL PAPA PER QUANTI PERDONO IL LAVORO

Città del Vaticano, 23 aprile 2014 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale il Santo Padre ha lanciato un appello rivolto agli operai delle Acciaierie Lucchini di Piombino, fabbrica che, a causa della crisi, da pochi giorni ha chiuso l'altoforno, lasciando i dipendenti senza lavoro. Papa Francesco ha esortato gli operai a non scoraggiarsi dicendo: "Il Papa è accanto a voi e prega per voi affinché quando si spengono le speranze umane rimanga sempre accesa la speranza divina che non delude mai". A tutti i responsabili, il Papa ha chiesto "di compiere ogni sforzo di creatività e di generosità per riaccendere la speranza nei cuori di questi nostri fratelli e nel cuore di tutte le persone disoccupate a causa dello spreco e della crisi economica. Per favore, aprite gli occhi e non rimanete con le braccia incrociate!".

PRESA DI POSSESSO DEL CARDINALE NAKELLENTUBA OUÉDRAOGO

Città del Vaticano, 24 aprile 2014 (VIS). L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice dà comunicazione della seguente Presa di Possesso:

Domenica 27 aprile 2014, alle ore 18:00, il Cardinale Philippe Nakellentuba Ouédraogo, Arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso), prenderà possesso del Titolo di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino, Via Casal Bertone, 80.

UDIENZE

Città del Vaticano, 24 aprile 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Quattordici Presuli della Conferenza Episcopale del Sud Africa, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- L'Arcivescovo Jabulani Adatus Nxumalo, O.M.I., di Bloemfontaine.

- Il Vescovo Jan de Groef, M.Afr., di Bethlehem.

- Il Vescovo Edward Gabriel Risi, O.M.I., di Keimoes-Upington.

- Il Vescovo Abel Gabuza, di Kimberley.

- Il Vescovo Peter John Holiday, di Kroonstad.

- L'Arcivescovo Stephen Brislin, di Cape Town.

- Il Vescovo Michael Wüsternberg, di Aliwal.

- Il Vescovo Adam Leszek Musiałek, S.C.I., di De Aar.

- Il Vescovo Francisco Fortunato De Gouveia, di Oudtshoorn.

- Il Vescovo Vincent Mduduzi Zungu, O.F.M., di Port Elizabeth.

- Il Vescovo Dabula Anton Mpako, di Queenstown.

- Il Cardinale Wilfrid Fox Napier, O.F.M., Arcivescovo di Durban, con l'Ausiliare Vescovo Barry Alexander Anthony Wood, O.M.I.

- Il Vescovo Thomas Graham Rose, di Dundee.

- Il Vescovo Lazzaro You Heung-sik, Vescovo di Daejeon (Corea).

- Il Cardinale Beniamino Stella, Prefetto per la Congregazione per il Clero.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 24 aprile 2014 (VIS). Venerdì 18 aprile il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Abbazia territoriale di Montevergine (Italia), presentata dal Padre Abate Dom Umberto Beda Paluzzi, O.S.B., in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

Giovedì 17 aprile il Santo Padre ha nominato:

- Il Reverendo José Augusto Traquina Maria, Vescovo Ausiliare del Patriarcato di Lisboa (superficie: 3.735; popolazione: 2.237.000; cattolici: 1.871.000; sacerdoti: 551; religiosi: 1.516; diaconi permanenti: 86), Portogallo. Il Vescovo eletto è nato nel 1954 ad Alcobaça (Portogallo) ed è stato ordinato sacerdote nel 1985 per il Patriarcato di Lisboa, dove ha ricoperto i seguenti incarichi: dal 1984 al 1992 Membro dell’Equipe di Formazione del Seminario Maggiore di Almada; dal 1992 al 2007 Assistente religioso degli scouts ad Alcobaça e del gruppo Ovest del Corpo Nazionale di Scoutismo; Parroco della Chiesa del Santissimo Salvatore a Bombarral e del Sacratissimo Cuore di Gesù a Vale Côvo; dal 2003 Canonico della Cattedrale di Lisboa; dal 2011 Vicario foraneo del Decanato di Lisboa III e Coordinatore del Segretariato Permanente del Consiglio Presbiterale Diocesano; dal 2012 Direttore Spirituale del Seminario Maggiore di Cristo Re (Olivais) del Patriarcato di Lisboa. È stato finora Parroco della Parrocchia Nossa Senhora do Amparo, a Benfica, Patriarcato di Lisboa.

- Il Canonico Francisco José Villas-Boas Senra de Faria Coelho, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Braga (superficie: 2.857; popolazione: 964.800; cattolici: 886.700; sacerdoti: 465; religiosi: 676; diaconi permanenti: 12), Portogallo. Il Vescovo eletto è nato nel 1961 in Mozambico da una famiglia portoghese ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. Nel corso del ministero sacerdotale, è stato Docente presso l’Istituto Superiore di Teologia di Évora; Canonico della Cattedrale; Direttore Spirituale dei Corsi di Cristianità e del Movimento del Messaggio di Fátima; Assistente Religioso e Collaboratore della Radio Renascença. È stato finora Parroco delle Parrocchie Nossa Senhora de Fátima, São Marcos e Nossa Senhora da Consolação, nell’arcidiocesi di Évora e Membro del Consiglio Presbiterale.

- Il Reverendo José Trinidad Fernández Angulo, Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Caracas (superficie: 991; popolazione: 4.644.000; cattolici: 3.960.000; sacerdoti: 490; religiosi: 1.597; diaconi permanenti: 9), Venezuela. Il Vescovo eletto è nato nel 1964 a Mérida (Venezuela) ed stato ordinato sacerdote nel 1989. Nell'arcidiocesi di Mérida è stato Professore nel Seminario Minore, Assessore arcidiocesano per la pastorale giovanile e vocazionale, Direttore degli Studi del Seminario Maggiore e Vicerettore dello stesso. Nell'arcidiocesi di Caracas ha svolto i seguenti incarichi: Vicerettore del Seminario San José, Vicerettore per la Filosofia del Seminario Maggiore Santa Rosa de Lima, Direttore per la ricerca dell'Università Santa Rosa de Lima, Formatore e poi Vicerettore del Seminario Maggiore Santa Rosa de Lima, e, dal 2009, Rettore del medesimo.

SETTIMANA SANTA

SANTA MESSA DEL CRISMA: UNTI CON L'OLIO DI GIOIA

Città del Vaticano, 17 aprile 2014 (VIS). Alle 9:30 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha presieduto la Santa Messa Crismale, che si celebra oggi Giovedì Santo, in tutte le Chiese Cattedrali. La Messa del Crisma è stata concelebrata dal Santo Padre con i Cardinali, i Vescovi ed i Presbiteri (diocesani e religiosi) presenti a Roma. Nel corso della Celebrazione Eucaristica, i sacerdoti hanno rinnovato le promesse fatte al momento della Sacra ordinazione; quindi sono stati benedetti l’olio degli infermi, l’olio dei catecumeni e il crisma. Dopo la proclamazione del Santo Vangelo, il Papa ha pronunciato la seguente omelia:

"Nell’Oggi del Giovedì Santo, in cui Cristo ci amò fino all’estremo, facciamo memoria del giorno felice dell’Istituzione del sacerdozio e di quello della nostra Ordinazione sacerdotale. Il Signore ci ha unto in Cristo con olio di gioia e questa unzione ci invita a ricevere e a farci carico di questo grande dono: la gioia, la letizia sacerdotale. La gioia del sacerdote è un bene prezioso non solo per lui ma anche per tutto il popolo fedele di Dio: quel popolo fedele in mezzo al quale è chiamato il sacerdote per essere unto e al quale è inviato per ungere.

Unti con olio di gioia per ungere con olio di gioia. La gioia sacerdotale ha la sua fonte nell’Amore del Padre, e il Signore desidera che la gioia di questo Amore 'sia in noi' e 'sia piena'. A me piace pensare la gioia contemplando la Madonna: Maria, la 'madre del Vangelo vivente, è sorgente di gioia per i piccoli', e credo che non esageriamo se diciamo che il sacerdote è una persona molto piccola: l’incommensurabile grandezza del dono che ci è dato per il ministero ci relega tra i più piccoli degli uomini. Il sacerdote è il più povero degli uomini se Gesù non lo arricchisce con la sua povertà, è il più inutile servo se Gesù non lo chiama amico, il più stolto degli uomini se Gesù non lo istruisce pazientemente come Pietro, il più indifeso dei cristiani se il Buon Pastore non lo fortifica in mezzo al gregge. Nessuno è più piccolo di un sacerdote lasciato alle sue sole forze; perciò la nostra preghiera di difesa contro ogni insidia del Maligno è la preghiera di nostra Madre: sono sacerdote perché Lui ha guardato con bontà la mia piccolezza. E a partire da tale piccolezza accogliamo la nostra gioia. Gioia nella nostra piccolezza!

Trovo tre caratteristiche significative nella nostra gioia sacerdotale: è una gioia che ci unge (non che ci rende untuosi, sontuosi e presuntuosi), è una gioia incorruttibile ed è una gioia missionaria che si irradia a tutti e attira tutti, cominciando alla rovescia: dai più lontani.

Una gioia che ci unge. Vale a dire: è penetrata nell’intimo del nostro cuore, lo ha configurato e fortificato sacramentalmente. I segni della liturgia dell’ordinazione ci parlano del desiderio materno che ha la Chiesa di trasmettere e comunicare tutto ciò che il Signore ci ha dato: l’imposizione delle mani, l’unzione con il santo Crisma, il rivestire con i paramenti sacri, la partecipazione immediata alla prima Consacrazione… La grazia ci colma e si effonde integra, abbondante e piena in ciascun sacerdote. Unti fino alle ossa… e la nostra gioia, che sgorga da dentro, è l’eco di questa unzione.

Una gioia incorruttibile. L’integrità del Dono, alla quale nessuno può togliere né aggiungere nulla, è fonte incessante di gioia: una gioia incorruttibile, che il Signore ha promesso che nessuno potrà togliercela. Può essere addormentata o soffocata dal peccato o dalle preoccupazioni della vita ma, nel profondo, rimane intatta come la brace di un ceppo bruciato sotto le ceneri, e sempre può essere rinnovata. La raccomandazione di Paolo a Timoteo rimane sempre attuale: Ti ricordo di ravvivare il fuoco del dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani.
Una gioia missionaria. Questa terza caratteristica la voglio condividere e sottolineare in modo speciale: la gioia del sacerdote è posta in intima relazione con il santo popolo fedele di Dio perché si tratta di una gioia eminentemente missionaria. L’unzione è in ordine a ungere il santo popolo fedele di Dio: per battezzare e confermare, per curare e consacrare, per benedire, per consolare ed evangelizzare.

E poiché è una gioia che fluisce solo quando il pastore sta in mezzo al suo gregge (anche nel silenzio della preghiera, il pastore che adora il Padre è in mezzo alle sue pecorelle) e per questo è una 'gioia custodita' da questo stesso gregge. Anche nei momenti di tristezza, in cui tutto sembra oscurarsi e la vertigine dell’isolamento ci seduce, quei momenti apatici e noiosi che a volte ci colgono nella vita sacerdotale (e attraverso i quali anch’io sono passato), persino in questi momenti il popolo di Dio è capace di custodire la gioia, è capace di proteggerti, di abbracciarti, di aiutarti ad aprire il cuore e ritrovare una gioia rinnovata.

'Gioia custodita' dal gregge e custodita anche da tre sorelle che la circondano, la proteggono, la difendono: sorella povertà, sorella fedeltà e sorella obbedienza.

La gioia del sacerdote è una gioia che ha come sorella la povertà. Il sacerdote è povero di gioia meramente umana: ha rinunciato a tanto! E poiché è povero, lui, che dà tante cose agli altri, la sua gioia deve chiederla al Signore e al popolo fedele di Dio. Non deve procurarsela da sé. Sappiamo che il nostro popolo è generosissimo nel ringraziare i sacerdoti per i minimi gesti di benedizione e in modo speciale per i Sacramenti. Molti, parlando della crisi di identità sacerdotale, non tengono conto che l’identità presuppone appartenenza. Non c’è identità – e pertanto gioia di vivere – senza appartenenza attiva e impegnata al popolo fedele di Dio. Il sacerdote che pretende di trovare l’identità sacerdotale indagando introspettivamente nella propria interiorità forse non trova altro che segnali che dicono 'uscita': esci da te stesso, esci in cerca di Dio nell’adorazione, esci e dai al tuo popolo ciò che ti è stato affidato, e il tuo popolo avrà cura di farti sentire e gustare chi sei, come ti chiami, qual è la tua identità e ti farà gioire con il cento per uno che il Signore ha promesso ai suoi servi. Se non esci da te stesso, l’olio diventa rancido e l’unzione non può essere feconda. Uscire da sé stessi richiede spogliarsi di sé, comporta povertà.

La gioia sacerdotale è una gioia che ha come sorella la fedeltà. Non tanto nel senso che saremmo tutti 'immacolati' (magari con la grazia di Dio lo fossimo!) perché siamo peccatori, ma piuttosto nel senso di una sempre nuova fedeltà all’unica Sposa, la Chiesa. Qui è la chiave della fecondità. I figli spirituali che il Signore dà ad ogni sacerdote, quelli che ha battezzato, le famiglie che ha benedetto e aiutato a camminare, i malati che sostiene, i giovani con cui condivide la catechesi e la formazione, i poveri che soccorre… sono questa 'Sposa' che egli è felice di trattare come prediletta e unica amata e di esserle sempre nuovamente fedele. È la Chiesa viva, con nome e cognome, di cui il sacerdote si prende cura nella sua parrocchia o nella missione affidatagli, è essa che gli dà gioia quando le è fedele, quando fa tutto ciò che deve fare e lascia tutto ciò che deve lasciare pur di rimanere in mezzo alle pecore che il Signore gli ha affidato.

La gioia sacerdotale è una gioia che ha come sorella l’obbedienza. Obbedienza alla Chiesa nella Gerarchia che ci dà, per così dire, non solo l’ambito più esterno dell’obbedienza: la parrocchia alla quale sono inviato, le facoltà del ministero, quell’incarico particolare… bensì anche l’unione con Dio Padre, dal quale deriva ogni paternità. Ma anche l’obbedienza alla Chiesa nel servizio: disponibilità e prontezza per servire tutti, sempre e nel modo migliore, a immagine di 'Nostra Signora della prontezza', che accorre a servire sua cugina e sta attenta alla cucina di Cana, dove manca il vino. La disponibilità del sacerdote fa della Chiesa la Casa dalle porte aperte, rifugio per i peccatori, focolare per quanti vivono per strada, casa di cura per i malati, campeggio per i giovani, aula di catechesi per i piccoli della prima Comunione… Dove il popolo di Dio ha un desiderio o una necessità, là c’è il sacerdote che sa ascoltare (ob-audire) e sente un mandato amoroso di Cristo che lo manda a soccorrere con misericordia quella necessità o a sostenere quei buoni desideri con carità creativa.

Colui che è chiamato sappia che esiste in questo mondo una gioia genuina e piena: quella di essere preso dal popolo che uno ama per essere inviato ad esso come dispensatore dei doni e delle consolazioni di Gesù, l’unico Buon Pastore che, pieno di profonda compassione per tutti i piccoli e gli esclusi di questa terra, affaticati e oppressi come pecore senza pastore, ha voluto associare molti al suo ministero per rimanere e operare Lui stesso, nella persona dei suoi sacerdoti, per il bene del suo popolo.

In questo Giovedì Santo chiedo al Signore Gesù che faccia scoprire a molti giovani quell’ardore del cuore che fa ardere la gioia appena uno ha la felice audacia di rispondere con prontezza alla sua chiamata.

In questo Giovedì Santo chiedo al Signore Gesù che conservi il brillare gioioso negli occhi dei nuovi ordinati, che partono per 'mangiarsi' il mondo, per consumarsi in mezzo al popolo fedele di Dio, che gioiscono preparando la prima omelia, la prima Messa, il primo Battesimo, la prima Confessione… È la gioia di poter condividere – meravigliati – per la prima volta come unti, il tesoro del Vangelo e sentire che il popolo fedele ti torna ad ungere in un’altra maniera: con le loro richieste, porgendoti il capo perché tu li benedica, stringendoti le mani, avvicinandoti ai loro figli, chiedendo per i loro malati… Conserva Signore nei tuoi giovani sacerdoti la gioia della partenza, di fare ogni cosa come nuova, la gioia di consumare la vita per te.

In questo Giovedì sacerdotale chiedo al Signore Gesù di confermare la gioia sacerdotale di quelli che hanno parecchi anni di ministero. Quella gioia che, senza scomparire dagli occhi, si posa sulle spalle di quanti sopportano il peso del ministero, quei preti che già hanno tastato il polso al lavoro, raccolgono le loro forze e si riarmano: 'cambiano aria', come dicono gli sportivi. Conserva Signore la profondità e la saggia maturità della gioia dei preti adulti. Sappiano pregare come Neemia: 'la gioia del Signore è la mia forza'.

Infine, in questo Giovedì sacerdotale, chiedo al Signore Gesù che risplenda la gioia dei sacerdoti anziani, sani o malati. È la gioia della Croce, che promana dalla consapevolezza di avere un tesoro incorruttibile in un vaso di creta che si va disfacendo. Sappiano stare bene in qualunque posto, sentendo nella fugacità del tempo il gusto dell’eterno (Guardini). Sentano, Signore, la gioia di passare la fiaccola, la gioia di veder crescere i figli dei figli e di salutare, sorridendo e con mitezza, le promesse, in quella speranza che non delude".

SANTA MESSA "NELLA CENA DEL SIGNORE" AL CENTRO DON GNOCCHI

Città del Vaticano, 17 aprile 2014 (VIS). Alle 17:00 di oggi pomeriggio, il Santo Padre Francesco ha lasciato il Vaticano per recarsi al Centro "Santa Maria della Provvidenza" della Fondazione Don Gnocchi, dove, alle 17:30, ha celebrato la Santa Messa "nella Cena del Signore", inizio del Triduo Pasquale. Nella celebrazione del Giovedì Santo viene sottolineato l'annuncio del comandamento della carità e il gesto di amore e di umiltà della lavanda dei piedi. Quando era Cardinale Arcivescovo di Buenos Aires, il Papa soleva celebrare la Messa "nella Cena del Signore" in un ospedale, in un carcere o in un centro di accoglienza per poveri ed emarginati. La Fondazione Don Gnocchi assiste persone colpite da ogni forma di disabilità, fisica e psichica.

Alla celebrazione, che si è tenuta nella Chiesa del Centro, hanno partecipato gli ospiti accompagnati dai loro familiari, gli operatori e i volontari e il personale responsabile. Nel corso della Santa Messa, Papa Francesco ha compiuto il rito della lavanda dei piedi a 12 disabili, di diversa età, etnia e confessione religiosa, in rappresentanza di tutti i pazienti assistiti nei 29 Centri operativi in Italia. Il Santo Padre ha spiegato brevemente il significato del gesto della lavanda dei piedi che stava per compiere, con queste parole:

"Abbiamo sentito quello che Gesù ha fatto, nell’Ultima Cena: è un gesto di congedo. È come l’eredità che ci lascia. Lui è Dio e si è fatto servo, servitore nostro. E questa è l’eredità: anche voi dovete essere servitori gli uni degli altri. E Lui ha fatto questa strada per amore: anche voi dovete amarvi ed essere servitori e nell’amore. Questa è l’eredità che ci lascia Gesù. E fa questo gesto di lavare i piedi, che è un gesto simbolico: lo facevano gli schiavi, i servi ai commensali, alla gente che veniva a pranzo, a cena perché in quel tempo le strada erano tutte di terra e quando entravano in casa era necessario lavarsi i piedi. E Gesù fa un gesto, un lavoro, un servizio di schiavo, di servo. E questo lo lascia come eredità tra noi. Noi dobbiamo essere servitori gli uni degli altri. E per questo, la Chiesa, nel giorno di oggi, che si commemora l’Ultima Cena, quando Gesù ha istituito l’Eucaristia, anche fa, nella cerimonia, questo gesto di lavare i piedi, che ci ricorda che noi dobbiamo essere servi gli uni degli altri. Adesso io farò questo gesto, ma tutti noi, nel cuore nostro, pensiamo agli altri e pensiamo nell’amore che Gesù ci dice che dobbiamo avere per gli altri, e pensiamo anche come possiamo servirle meglio, le altre persone. Perché così Gesù ha voluto da noi."

VIA CRUCIS: UNA CROCE GLORIOSA COME L'ALBA DI UNA NOTTE LUNGA

Città del Vaticano, 18 aprile 2014 (VIS). Alle 21:15 di oggi, Venerdì Santo, il Santo Padre ha presieduto la Via Crucis al Colosseo, alla quale, alla luce di candele e fiaccole, tutti gli anni partecipano migliaia di fedeli. Dalla terrazza del Palatino, il Santo Padre ha ascoltato le riflessioni che accompagnavano le quattordici stazioni, dedicate quest'anno alla crisi economica, all'immigrazione, alla povertà, alla condizione della donna e degli emarginati nel mondo attuale.... Un lavoratore ed un datore di lavoro, due stranieri, due persone senza fissa dimora, due detenuti, due membri di una comunità di recupero, due ammalati, due bambini, una famiglia, due anziani, due religiosi, i Custodi di Terra Santa, nella prima ed ultima stazione e il Cardinale Agostino Vallini, Arcivescovo di Roma, hanno portato la Croce lungo le 14 stazioni.

Al termine, anche se non era previsto, il Papa ha rivolto alcune parole ai partecipanti ed ha detto: "Dio ha messo sulla Croce di Gesù tutto il peso dei nostri peccati, tutte le ingiustizie perpetrate da ogni Caino contro suo fratello, tutta l’amarezza del tradimento di Giuda e di Pietro, tutta la vanità dei prepotenti, tutta l’arroganza dei falsi amici. Era una Croce pesante, come la notte delle persone abbandonate, pesante come la morte delle persone care, pesante perché riassume tutta la bruttura del male. Tuttavia, è anche una Croce gloriosa come l’alba di una notte lunga, perché raffigura in tutto l’amore di Dio che è più grande delle nostre iniquità e dei nostri tradimenti. Nella Croce vediamo la mostruosità dell’uomo, quando si lascia guidare dal male; ma vediamo anche l’immensità della misericordia di Dio che non ci tratta secondo i nostri peccati, ma secondo la sua misericordia".

"Di fronte alla Croce di Gesù, vediamo quasi fino a toccare con le mani quanto siamo amati eternamente; di fronte alla Croce ci sentiamo 'figli' e non 'cose' o 'oggetti', come affermava San Gregorio Nazianzeno rivolgendosi a Cristo con questa preghiera: 'Se non fossi Tu, o mio Cristo, mi sentirei creatura finita. Sono nato e mi sento dissolvere. Mangio, dormo, riposo e cammino, mi ammalo e guarisco. Mi assalgono senza numero brame e tormenti, godo del sole e di quanto la terra fruttifica. Poi, io muoio e la carne diventa polvere come quella degli animali, che non hanno peccati. Ma io, cosa ho di più di loro? Nulla, se non Dio. Se non fossi Tu, o Cristo mio, mi sentirei creatura finita. O nostro Gesù, guidaci dalla Croce alla resurrezione e insegnaci che il male non avrà l’ultima parola, ma l’amore, la misericordia e il perdono. O Cristo, aiutaci a esclamare nuovamente: 'Ieri ero crocifisso con Cristo; oggi sono glorificato con Lui. Ieri ero morto con Lui, oggi sono vivo con Lui. Ieri ero sepolto con Lui, oggi sono risuscitato con Lui'".

"Infine, tutti insieme, ricordiamo i malati, ricordiamo tutte le persone abbandonate sotto il peso della Croce, affinché trovino nella prova della Croce la forza della speranza, della speranza della resurrezione e dell’amore di Dio".

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