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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 10 novembre 2011

IN PROGETTO VIAGGIO DI BENEDETTO XVI MESSICO E CUBA

CITTA' DEL VATICANO, 10 NOV. 2011 (VIS). In risposta alle domande dei giornalisti, Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha comunicato che Benedetto XVI ha in progetto di recarsi a Cuba e in Messico nella primavera prossima. “Nei giorni scorsi – ha detto Padre Lombardi – i nunzi in Messico e a Cuba sono stati incaricati di informare le più alte autorità religiose e civili dei due Paesi che il Papa sta studiando un progetto concreto di recarsi in visita nei due Paesi, rispondendo agli inviti ricevuti”.

“Il progetto verrà approfondito nelle prossime settimane e alla luce di ciò il Papa prenderà la decisione finale e la comunicherà nel modo e nel tempo che riterrà più opportuni. Il tempo previsto per il viaggio è la prossima primavera, quindi i tempi per la decisione definitiva sul programma e la preparazione sono piuttosto ravvicinati”.

In quanto ai motivi del Viaggio, il Direttore della Sala Stampa ha spiegato che: “l’attesa del popolo messicano è ben nota, il Papa la teneva presente ed è lieto di potervi finalmente rispondere. Il Papa è stato in Brasile, ma i Paesi dell’America Latina di lingua spagnola desideravano un viaggio per loro, e il Messico è il più popoloso di essi”.

“Cuba è un altro paese che desiderava molto vedere il Papa, che non ha mai dimenticato lo storico viaggio di Giovanni Paolo II, e in cui la Chiesa e tutto il popolo vivono un periodo importante della loro storia in cui la visita del Papa sarà di grande incoraggiamento, in particolare nel quarto centenario della scoperta dell’immagine di Nostra Signora della Caridad del Cobre”.

Itinerario

“Basta guardare la carta geografica per vedere che Cuba e il Messico si trovano nella stessa direzione rispetto a Roma e quindi è più logico abbinare questi due Paesi in un unico viaggio, piuttosto che altri che richiedano un itinerario più lungo e complesso. Si tratta in ogni caso di un viaggio lungo che non potrà avere molte tappe, ma pochissime, di grande valore simbolico e pastorale. Bisognerà anche tener conto dell’altitudine, per cui è sconsigliabile che il Papa si rechi a Città del Messico. Una delle questioni che saranno rapidamente affrontate è quindi quella delle migliori alternative”.

Infine, relativamente alla finalità del Viaggio, Padre Lombardi ha affermato: “Dopo la Conferenza continentale di Aparecida, a cui il Papa ha partecipato quattro anni fa, l’America Latina è impegnata nella grande missione continentale di evangelizzazione e il Papa avrà modo di incoraggiare tutta la Chiesa in questo grande compito, anche nel corso della preparazione alla celebrazione dell’Anno della fede”.
OP/ VIS 20111110 (440)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 10 NOV. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Agostino Va llini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma.

- Il Cardinale Raymundo Damasceno Assis, Arcivescovo di Aparecida (Brasile); Presidente della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile; con l’Arcivescovo José Belisário da Silva, O.F.M., di Sâo Luís do Maranhão, Vice-Presidente e con il Vescovo Leonardo Ulrich Steiner, O.F.M., Prelato di Sao Félix, Segretario Generale.
AP/ VIS 20111110 (70)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 10 NOV. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- L’Arcivescovo Francisco Montecillo Padilla, Nunzio Apostolico in Tanzania, finora Nunzio Apostolico in Papua Nuova Guinea e nella Isole Salomone.

- Il Cardinale Attilio Nicora, attualmente Presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria ed il Cardinale Velasio De Polis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, Membri dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.
NN:NA/ VIS 20111110 (70)

mercoledì 9 novembre 2011

SALMO 119: CELEBRAZIONE BELLEZZA PAROLA DI DIO

CITTA' DEL VATICANO, 9 NOV. 2011 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell’Udienza Generale di questo Mercoledì al Salmo 119, particolare per la sua lunghezza; infatti è composto da 176 versetti divisi in 22 strofe di otto versetti ciascuna, e per essere un “acrostico alfabetico”: ogni strofa comincia con una delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. Questo Salmo è un canto sulla “Torah” del Signore “cioè sulla Legge del Signore, termine che, nella sua accezione più ampia e completa, va compreso come insegnamento, istruzione, direttiva di vita; la ‘Torah’ è rivelazione, è Parola di Dio che interpella l’uomo e ne provoca la risposta di obbedienza fiduciosa e di amore generoso”.

“La fedeltà del Salmista nasce dall’ascolto della Parola, da custodire nell’intimo, meditandola e amandola, proprio come Maria, che ‘custodiva, meditandole nel suo cuore’ le parole che le erano state rivolte e gli eventi meravigliosi in cui Dio si rivelava, chiedendo il suo assenso di fede”. Il Salmo inizia nei primi versetti proclamando “beato” ‘chi cammina nella Legge del Signore’. La ‘beata’ per eccellenza è Maria “perché il suo grembo ha portato il Salvatore, ma soprattutto perché ha accolto l’annuncio di Dio, è stata attenta e amorosa custode della sua Parola”.

“Il Salmo 119 è dunque tutto intessuto intorno a questa Parola di vita e di beatitudine. Se il suo tema centrale è la ‘Parola’ e la ‘Legge’ del Signore, accanto a questi termini ricorrono in quasi tutti i versetti dei sinonimi come ‘precetti’, ‘decreti’, ‘comandi’, ‘insegnamenti’, ‘promessa’, ‘giudizi’; e poi tanti verbi ad essi correlati come osservare, custodire, comprendere, conoscere, amare, meditare, vivere. Tutto l’alfabeto si snoda attraverso le 22 strofe di questo Salmo” – ha sottolineato il Pontefice – “e anche tutto il vocabolario del rapporto fiducioso del credente con Dio; vi troviamo la lode, il ringraziamento, la fiducia, ma anche la supplica e il lamento, sempre però pervasi dalla certezza della grazia divina e della potenza della Parola di Dio. Anche i versetti maggiormente segnati dal dolore e dal senso di buio rimangono aperti alla speranza e sono permeati di fede”.

“Centro dell’esistenza, la Legge di Dio chiede l’ascolto del cuore, un ascolto fatto di obbedienza non servile, ma filiale, fiduciosa, consapevole. L’ascolto della Parola è incontro personale con il Signore della vita (...). Il compimento della Legge è seguire Gesù. Il Salmo 119 ci porta dunque all’incontro con il Signore e ci orienta verso il Vangelo. C’è in esso un versetto su cui vorrei ora soffermarmi: è il v. 57: ‘La mia parte è il Signore; ho deciso di osservare le tue parole’”.

“Il termine ‘parte’ evoca l’evento della ripartizione della terra promessa tra le tribù d’Israele, quando ai Leviti non venne assegnata alcuna porzione del territorio, perché la loro ‘parte’ era il Signore stesso. (...) Questi versetti sono di grande importanza anche oggi per tutti noi. Innanzitutto per i sacerdoti, chiamati a vivere solo del Signore e della sua Parola, senza altre sicurezze, avendo Lui come unico bene e unica fonte di vera vita. In questa luce si comprende la libera scelta del celibato per il Regno dei cieli da riscoprire nella sua bellezza e forza”.

“Questi versetti sono importanti anche per tutti i fedeli, popolo di Dio appartenente a Lui solo, (...) chiamati alla radicalità del Vangelo, testimoni della vita portata dal Cristo, nuovo e definitivo ‘Sommo Sacerdote’ che si è offerto in sacrificio per la salvezza del mondo. Il Signore e la sua Parola: questi sono la nostra ‘terra’, in cui vivere nella comunione e nella gioia”.
AG/ VIS 20111109 (600)

APPELLO VITTIME CATASTROFI NATURALI

CITTA' DEL VATICANO, 9 NOV. 2011 (VIS). Dopo i saluti nelle diverse lingue ai pellegrini che hanno assistito all’Udienza Generale di oggi, Benedetto XVI ha lanciato un appello a favore delle vittime delle recenti inondazioni ed ha detto: “In questo periodo, varie parti del mondo, a partire dall’America Latina - specie quella Centrale - fino al Sud-est asiatico, sono state colpite da alluvioni, allagamenti, frane, che hanno provocato numerosi morti, dispersi, senza tetto. Ancora una volta desidero manifestare la mia vicinanza a tutti coloro che soffrono per questi disastri naturali, mentre invito alla preghiera per le vittime e i loro familiari e alla solidarietà, affinché le istituzioni e gli uomini di buona volontà collaborino, con spirito generoso, a soccorrere le migliaia di persone provate da tali calamità”.

Il Papa, Cittadino onorario di Natz-Schabs /Naz-Siaves

Al termine dell’Udienza Generale, una Delegazione del Comune di Natz-Schabs (Provincia di Bolzano, Italia), guidata dal Sindaco Signor Peter Gasser, ha conferito al Pontefice la cittadinanza onoraria nel corso di una cerimonia tenuta nell’Auletta dell’Aula Paolo VI. Nella frazione di Raas/Rasa della citata località del Sud-Tirolo, sono nate la bisnonna e la nonna materna di Benedetto XVI, Elisabeth Maria Tauber (1832) e Maria Tauber-Peintner (1855).
AG/ VIS 20111109 (210)

FAMIGLIA, SCUOLA E CITTÀ, LUOGHI FONDAMENTALI COSTRUZIONE PACE

CITTA' DEL VATICANO, 9 NOV. 2011 (VIS). Monsignor Francesco Follo, Osservatore Permanente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, è intervenuto nel dibattito politico della Conferenza Generale dell’UNESCO, del 29 ottobre scorso, a Parigi. Il suo intervento è stato dedicato alla pace mondiale che, ha affermato, deve edificarsi a partire dalle piccole comunità, le più importanti delle quali sono la famiglia, la scuola e la città. Di seguito riportiamo alcuni estratti del suo discorso.

“La pace locale è un contributo obbligatorio per arrivare alla pace universale. Sappiamo che l’uomo è un essere sociale fatto per vivere in comunità. Ed è in primo luogo nella comunità che è una piccola società, che noi dobbiamo trovare modelli o insegnamenti per vivere in pace. Queste piccole società sono diverse, ne indicherò tre”.

“La prima di esse è la famiglia. Se l’uomo deve imparare ad essere umano, è nella famiglia e non altrove che egli comincerà a farlo. (...) La famiglia è lo spazio privilegiato del primo incontro con gli altri. (...) Imparare a vivere in famiglia è dunque una priorità”.

“La seconda società che occorre menzionare è la scuola. La scuola (...) è il luogo dove i bambini imparano a comportarsi come esseri sociali. (...) Il bambino ha bisogno di una cultura e di conoscenze diversificate. Tuttavia, la scuola mancherebbe alla sua missione se proponesse soltanto un insegnamento teorico dimenticando di promuovere l’introduzione ad una vita comune serena, necessaria alla pienezza di ogni individuo. (...) Perciò dobbiamo profondere tutti i nostri sforzi affinché i bambini imparino a vivere insieme nel rispetto delle legittime differenze, e facciano l’esperienza della fraternità e dell’amicizia. (...) La saggezza non nasce unicamente da un accumulo di informazioni; essa è il frutto dell’esperienza e di una arte di vivere, e per i cristiani essa è un dono di Dio. (...) Non si tratta dunque solamente di sapere per potere, ma di sapere per servire, di sapere per essere con gli altri in pace”. (...)

“In un mondo profondamente diviso, minacciato da violenti confronti multiformi, la scuola può formare agenti di pace e promuovere una cultura del dialogo aperto all’autocritica. La scuola può in tal modo combattere, secondo i suoi modi e mezzi, situazioni di grande disuguaglianza, esigere che i diritti umani siano dovunque rispettati e soprattutto può educare a comprendere ciò che noi siamo: una unica famiglia umana!”.

“La famiglia e la scuola si trovano in quella che potremmo chiamare la città. (...) Il nostro mondo è sempre più urbanizzato e la città è divenuta il luogo dove vive la maggioranza dei nostri contemporanei. Essa è divenuta in modo contraddittorio il luogo dove si esprimono e vivono la più raffinata cultura e la più grande violenza, il luogo della ricchezza e quello della povertà. Occorre adoperarsi affinché la città, il paese o il villaggio, siano veramente umani. Al suo interno la comunità di persone che la costituiscono, sia sensibilizzata all’accettazione vitale di fondare la propria esistenza su principi positivi che derivano dalle rispettive culture, portando ad una cultura della pace e bandendo ogni forma di violenza. La costruzione e l’edificazione della pace che utilizzano le tre entità: famiglia-scuola-città, può condurre ad una cultura della pace che può influenzare, più estesamente, il vivere insieme armonioso delle nazioni”.
SS/ VIS 20111109 (550)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 9 NOV. 2011 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo José F. Advincula, Arcivescovo Metropolita di Capiz (superficie: 2.663; popolazione: 766.753; cattolici: 715.128; sacerdoti: 113; religiosi: 122), Filippine. L’Arcivescovo eletto, finora Vescovo di San Carlos (Filippine), è nato a Dumalag (Filippine) nel 1952 ed è stato ordinato sacerdote nel 1976. Nel 1995 è stato nominato Rettore del Seminario “St. Pius X” di Capiz e nel 1999 è diventato Parroco di San Tommaso di Villanueva a Dao. Nel 2001 ha ricevuto la consacrazione episcopale. Succede all’Arcivescovo Onesimo C. Gordoncillo, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi metropolitana, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Monsignore Franco Lovignana, Vescovo di Aosta (superficie: 3.262; popolazione: 129.919; cattolici: 127.116; sacerdoti: 115; religiosi: 155; diaconi permanenti: 17), Italia. Il Vescovo eletto è nato ad Aosta (Italia), nel 1957 ed è stato ordinato sacerdote nel 1981. Dal 1984 al 1995 è stato Parroco di Rhemes-Notre Dame; dal 1995 al 1997 è stato Vicario Episcopale per la Pastorale diocesana; dal 1995 al 1997 è stato Vice Rettore ed Economo del Seminario di Aosta; dal 1984 Docente di Teologia Dogmatica presso il Seminario di Aosta; dal 1997 Rettore del Seminario di Aosta; dal 2003, Priore dell’Insigne Collegiata dei Santi Pietro e Orso in Aosta e dal 2004, Vicario Generale di Aosta. Succede al Vescovo Giuseppe Anfossi, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha eretto in Diocesi la Prelatura territoriale di Óbidos (Brasile), con le stesse caratteristiche dell’omonima prelatura territoriale.

- Ha nominato il Vescovo Bernardo Johannes Bahlmann, O.F.M., primo Vescovo della Diocesi di Óbidos (Brasile), finora Prelato della stessa circoscrizione ecclesiastica.
NER:RE:ECE/ VIS 20111109 (290)

martedì 8 novembre 2011

CELLULE STAMINALI ADULTE: SPERANZA DI CURA SENZA DILEMMI ETICI

CITTA' DEL VATICANO, 8 NOV. 2011 (VIS). Avrà inizio domani, in Vaticano, un Congresso internazionale sull’uso delle cellule staminali adulte in medicina, dal titolo: “Adult Stem Cells, Science and the future of Man and Culture”. Il Congresso, che si concluderà l’11 novembre, è stato organizzato dalla Fondazione statunitense “Stem for life” e dal Pontificio Consiglio della Cultura con la finalità di potenziare la ricerca e far conoscere al grande pubblico le terapie che impiegano cellule staminali adulte. Al Congresso parteciperanno 350 scienziati, religiosi, politici, educatori e rappresentanti dell’industria del settore.

Questa mattina ha avuto luogo una Conferenza Stampa di presentazione del Congresso alla quale sono intervenuti il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura; il Reverendo Tomasz Trafny, Responsabile del Dipartimento Scienza e Fede del medesimo Pontificio Consiglio; l’On. Tommy G. Thompson, ex-Segretario di Stato della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti d’America; la Dottoressa Robin Smith, Presidente della “Stem for Life Foundation” ed Amministratore Delegato della Società NeoStem, dalla quale dipende la Fondazione.

Esistono due tipi principali di cellule staminali: embrionali ed adulte. Quando una cellula staminale si divide, ogni nuova cellula può continuare ad essere una cellula staminale o svilupparsi e trasformarsi in un altro tipo di cellula con una funzione specializzata, come una cellula muscolare o cerebrale. Queste cellule si trovano, per esempio, nel midollo osseo, nel circolo ematico, nel fegato... Tali cellule offrono una fonte rinnovabile di sostituzione delle cellule e tessuti per la cura di numerose malattie. L’utilizzazione di cellule adulte evita “il dilemma etico posto dall’uso di cellule staminali embrionali”, ha spiegato la Dottoressa Smith. “La ricerca e terapia con le cellule staminali adulte ci consentono di approfondire le conoscenze scientifiche e nel contempo di proteggere ogni stadio dell’esistenza”.

La Dottoressa Smith ha precisato che nel mondo vi sono oltre 12,7 milioni di persone che soffrono di cancro, 346 milioni di malati di diabete e 583 milioni di persone che soffrono di malattie autoimmuni. Le nuove terapie con cellule staminali adulte sono state impiegate con successo in casi di sclerosi multipla e leucemia, e “in un futuro non molto lontano, potremo utilizzarle per ricostruire tessuti danneggiati e riparare organi come il cuore”.

Il Reverendo Tomasz Trafny ha affermato a sua volta che il Congresso si propone di diffondere i risultati della scienza medica e di riflettere su di essi dalla prospettiva delle scienze umane. “Vorremmo porre alcune domande importanti e a volte provocatorie; per esempio se il giuramento di Ippocrate debba essere esteso a tutte le scienze delle vita, dal momento in cui oggigiorno non solo i medici, ma anche gli scienziati di laboratorio hanno capacità di intervenire in tutte le fasi della vita dell’uomo”.

Infine il Reverendo Trafny ha ringraziato il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari e la Pontificia Accademia per la Vita per la loro collaborazione e sostegno.
CON-CU/ VIS 20111108 (470)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 8 NOV. 2011 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Neuquén (Argentina), presentata dal Vescovo Marcelo Melani, S.D.B., in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico. Gli succede il Vescovo Virginio Bressanelli, S.C.I., finora Vescovo Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Vescovo Edmundo Ponciano Valenzuela Mellid, S.D.B., Arcivescovo Coadiutore di Asunción (superficie: 2.582; popolazione: 1.690.000; cattolici: 1.531.000; sacerdoti: 220; religiosi: 864; diaconi permanenti: 64), Paraguay. È stato finora Vicario Apostolico del Chaco Paraguayo.

- Ha nominato il Padre Anselm Umoren, M.S.P., Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Abuja (superficie: 8.000; popolazione: 2.889.000; cattolici: 519.632; sacerdoti: 108; religiosi: 330), Nigeria. Il Vescovo eletto, è nato nel 1962 a Ukana Nto (Nigeria) ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Dal 1988 al 1992 è stato Formatore nella casa di Formazione di Iperu-Remo, Nigeria; dal 1992 al 1995 è stato Missionario nella Diocesi di Kenema, Sierra Leone; dal 1995 al 2001 è stato Missionario nella Diocesi di Buea, Cameroon; dal 1995 al 2003 è stato Consigliere Generale; dal 2006 al 2008 Missionario nella Diocesi di Torit, Sudan; dal 2003 al 2006 Project Manager; dal 2008 Superiore Generale della Società Apostolica “Missionaries of Saint Paul.”
RE:NER:NEC:NEA/ VIS 20111108 (210)

lunedì 7 novembre 2011

CARDINALE MEISNER INVIATO CELEBRAZIONI S. AGNESE DI BOEMIA

CITTA' DEL VATICANO, 5 NOV. 2011 (VIS). Questa mattina è stata resa pubblica la Lettera Pontificia con la quale il Santo Padre Benedetto XVI nomina il Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Germania), Suo Inviato Speciale alla celebrazione dell’VIII centenario della nascita di Sant’Agnese di Boemia, in programma a Praga (Repubblica Ceca), il 12 novembre prossimo.

Nella Lettera, redatta in latino e datata 20 ottobre 2011, il Papa ricorda la straordinaria personalità della Santa, discepola di Chiara di Assisi, e si congratula per la costanza nella fede del popolo ceco nonostante le difficili circostanze che per lunghi anni hanno accompagnato la vita della Chiesa Cattolica nella Nazione.

I membri della missione che accompagneranno il Cardinale Meisner sono: Padre Stanislav Pribyl, CSsR., ex Provinciale dei Redentoristi nella Repubblica Ceca e Vicario Generale di Litomerice e il Sacerdote Jan Houkal, Parroco di Brandys nad Labem-Stará Boleslav.
LIT/ VIS 20111107 (160)

IL PAPA AI SACERDOTI: DONARSI A DIO, SERVIZIO, VITA ESEMPLARE

CITTA' DEL VATICANO, 5 NOV. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, venerdì 4 novembre, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre ha celebrato i Vespri in occasione dell’inizio dell’anno accademico delle Università Pontificie. Il Papa ha dedicato l’omelia al ministero sacerdotale ricordando l’istituzione settan’anni or sono, ad opera del Venerabile Pio XII, della Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali e la Prima Lettera di Pietro che “invita a meditare sulla missione dei Pastori nella comunità cristiana”.

“Fin dagli albori della Chiesa” – ha sottolineato il Pontefice – “è stato evidente il rilievo conferito alle guide delle prime comunità, stabilite dagli Apostoli per l’annuncio della Parola di Dio attraverso la predicazione e per celebrare il sacrificio di Cristo, l’Eucaristia. (...) Pietro, inoltre, fa leva sulla reciproca solidarietà dei Pastori nel ministero, sottolineando la sua e la loro appartenenza all’unico ordine apostolico. (...) Pascere il gregge di Cristo è vocazione e compito ad essi comune e li rende particolarmente legati tra loro, perché uniti a Cristo con un vincolo speciale.
(...) La vocazione apostolica vive grazie al rapporto personale con Cristo, alimentato dalla preghiera assidua e animato dalla passione di comunicare il messaggio ricevuto e la stessa esperienza di fede degli Apostoli”.

Successivamente Benedetto XVI ha enumerato tre condizioni perché vi sia una consonanza a Cristo nella vita del sacerdote: “l’aspirazione a collaborare con Gesù alla diffusione del Regno di Dio, la gratuità dell’impegno pastorale e l’atteggiamento del servizio”.

“Dio Padre ha inviato il Figlio eterno nel mondo per realizzare il suo piano di salvezza” – ha spiegato il Pontefice – “Cristo Gesù ha costituito la Chiesa perché si estendessero nel tempo gli effetti benefici della redenzione. La vocazione dei sacerdoti ha la sua radice in questa azione del Padre realizzata in Cristo, attraverso lo Spirito Santo. Il ministro del Vangelo allora è colui che si lascia afferrare da Cristo, che sa ‘rimanere’ con Lui, che entra in sintonia, in intima amicizia, con Lui, affinché tutto si compia ‘come piace a Dio’, secondo la sua volontà di amore, con grande libertà interiore e con profonda gioia del cuore”.

In secondo luogo, l’impegno pastorale deve essere gratuito. “Non bisogna mai dimenticare che si entra nel sacerdozio attraverso il Sacramento, l’Ordinazione, e questo significa appunto aprirsi all’azione di Dio scegliendo quotidianamente di donare se stessi per Lui e per i fratelli (...). La chiamata del Signore al ministero non è frutto di meriti particolari, ma è dono da accogliere e a cui corrispondere dedicandosi non a un proprio progetto, ma a quello di Dio, in modo generoso e disinteressato, perché Egli disponga di noi secondo la sua volontà, anche se questa potrebbe non corrispondere ai nostri desideri di autorealizzazione. (...) Mai dobbiamo dimenticare – come sacerdoti – che l’unica ascesa legittima verso il ministero di Pastore non è quella del successo, ma quella della Croce”.

“In questa logica essere sacerdoti vuol dire essere servi anche con l’esemplarità della vita. (...) I presbiteri sono dispensatori dei mezzi di salvezza, dei sacramenti, specialmente dell’Eucaristia e della Penitenza, non ne dispongono a proprio arbitrio, ma ne sono umili servitori per il bene del Popolo di Dio. È una vita, allora, segnata profondamente da questo servizio: dalla cura attenta del gregge, dalla celebrazione fedele della liturgia, e dalla pronta sollecitudine verso tutti i fratelli, specie i più poveri e bisognosi. Nel vivere questa ‘carità pastorale’ sul modello di Cristo e con Cristo, in qualsiasi posto il Signore chiama, ogni sacerdote potrà realizzare pienamente sé stesso e la propria vocazione”.

Infine il Papa ha invitato gli studenti universitari a vivere bene il tempo di formazione “dono prezioso che Dio vi offre”, vivendolo in intima comunione con Lui.
HML/ VIS 20111107 (610)

APPELLO AFFINCHÉ CESSI LA VIOLENZA IN NIGERIA

CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2011 (VIS). Dopo l’Angelus, il Papa ha espresso preoccupazione per i tragici episodi dei giorni scorsi in Nigeria e, nell’assicurare la sua preghiera per le vittime, ha lanciato un appello invitando “a porre fine ad ogni violenza, che non risolve i problemi, ma li accresce, seminando odio e divisione fra i credenti”.

Esprimendosi in lingua spagnola e citando la liturgia domenicale, Benedetto XVI ha detto: “L’incontro con Dio non si improvvisa, anzi esso deve permeare tutta la nostra vita. ‘Trovano Dio coloro che lo cercano’. Ricordo che domani, un anno fa, a Barcelona, ho avuto la gioia di dedicare la Basilica della Sagrada Famiglia, ammirabile summa di tecnica, bellezza e fede, concepita dal Servo di Dio Antonio Gaudí, geniale architetto”.

“Il pensiero oggi non può non andare alla città di Genova, duramente colpita dall’alluvione – ha concluso il Papa – Assicuro la mia preghiera per le vittime, per i familiari e per quanti hanno subito gravi danni. La Madonna della Guardia sostenga la cara popolazione genovese nell’impegno solidale per superare la prova”.
ANG/ VIS 20111107 (190)

ANGELUS: APPRENDERE A VIVERE E MORIRE NELLA SPERANZA

CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2011 (VIS). Alle 12:00 di questa mattina, domenica, il Santo Padre si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini giunti in Piazza San Pietro. Nell’introdurre la preghiera mariana, Benedetto XVI ha commentato brevemente le letture bibliche della liturgia domenicale che, ha detto, “ci invitano a prolungare la riflessione sulla vita eterna, iniziata in occasione della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Su questo punto è netta la differenza tra chi crede e chi non crede, o, si potrebbe ugualmente dire, tra chi spera e chi non spera”.

“San Paolo ricorda ai cristiani di Efeso che, prima di accogliere la Buona Notizia, erano ‘senza speranza e senza Dio nel mondo’. Infatti, la religione dei greci, i culti e i miti pagani, non erano in grado di gettare luce sul mistero della morte, tanto che un’antica iscrizione diceva: ‘In nihil ab nihilo quam cito recidimus’, che significa: ‘Nel nulla dal nulla quanto presto ricadiamo’. Se togliamo Dio, se togliamo Cristo, il mondo ripiomba nel vuoto e nel buio. E questo trova riscontro anche nelle espressioni del nichilismo contemporaneo, un nichilismo spesso inconsapevole che contagia purtroppo tanti giovani”.

Il Papa ha anche citato le lettura del Vangelo di Matteo, la parabola “che parla di dieci ragazze invitate ad una festa di nozze, simbolo del Regno dei cieli, della vita eterna. (...) Di quelle dieci ragazze: cinque entrano alla festa, perché, all’arrivo dello sposo, hanno l’olio per accendere le loro lampade; mentre le altre cinque rimangono fuori, perché, stolte, non hanno portato l’olio. Che cosa rappresenta questo ‘olio’, indispensabile per essere ammessi al banchetto nuziale? Sant’Agostino e altri antichi autori vi leggono un simbolo dell’amore, che non si può comprare, ma si riceve come dono, si conserva nell’intimo e si pratica nelle opere. Vera sapienza è approfittare della vita mortale per compiere opere di misericordia, perché, dopo la morte, ciò non sarà più possibile. Quando saremo risvegliati per l’ultimo giudizio, questo avverrà sulla base dell’amore praticato nella vita terrena. E questo amore è dono di Cristo, effuso in noi dallo Spirito Santo. Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita”.

Infine il Pontefice ha invitato i fedeli ad imparare dalla Vergine Maria “a vivere e morire nella speranza che non delude”.
ANG/ VIS 20111107 (420)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 7 NOV. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Darwin Rudy Andino Ramírez, C.R.S., Vescovo di Santa Rosa de Copán (superficie: 17.360; popolazione: 1.289.000; cattolici: 1.160.000; sacerdoti: 60; religiosi: 63), Honduras. Finora Vescovo Ausiliare di Tegucigalpa (Honduras), il Vescovo Andino Ramírez succede al Vescovo Luis Alfonso Santos Villeda, S.D.B., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.
NER:RE/ VIS 20111107 (80)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 7 NOV. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- L’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America.

- L’Arcivescovo Giuseppe Leanza, Nunzio Apostolico nella Repubblica Ceca.

- L’Arcivescovo Richard William Smith, di Edmonton (Canada), Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Canada con l’Arcivescovo Paul-André Durocher, Metropolita eletto di Gatineau, finora Vescovo di Alexandria- Cornwall, Vice-Presidente, ed il Monsignor Patrick Powers, Segretario Generale.

- Il Vescovo Mieczyslaw Mokrzycki, di Lviv dei Latini.

Sabato 5 novembre il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

- Sei Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d'America, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- L’Arcivescovo Henry Joseph Mansell, di Hartford con l'Ausiliare emerito Vescovo Peter Anthony Rosazza.

- Il Vescovo Willìam Edward Lori, di Bridgeport.

- Il Vescovo Michael Richard Cote, di Norwich.

- Il Vescovo Thomas J Tobin, di Providence con l'Ausiliare Vescovo Robert C. Evans.
AP:AL/ VIS 20111105 (150)

CREDENZIALI AMBASCIATORE DI GERMANIA

CITTA' DEL VATICANO, 7 NOV. 2011 (VIS). Questa mattina Benedetto XVI ha ricevuto le Lettere Credenziali del nuovo Ambasciatore di Germania presso la Santa Sede, Signor Reinhard Schweppe e, nel suo discorso al diplomatico, ha ricordato la recente visita nel suo Paese natale, sottolineando che essa “può essere uno spunto per riflettere sul servizio che, rispettivamente, la Chiesa cattolica e la Santa Sede possono rendere in una società pluralista”, come quella tedesca.

“Molti contemporanei leggono l’influenza del cristianesimo, ma anche di altre religioni, nell’imprimere alla società una determinata cultura e un determinato modo di vivere”, ha affermato il Papa. “Questa concezione non è sbagliata, ma non completa la comprensione di sé della Chiesa cattolica” che “è convinta di non avere soltanto formato comunità culturali, in diverse forme, nei Paesi, ma di essere stata formata, di rimando, anche dalle tradizioni dei singoli Paesi”.

La Chiesa “ha la consapevolezza di conoscere – attraverso la sua fede – la verità sull’uomo e di essere, conseguentemente, tenuta ad impegnarsi per quei valori che sono validi per l’uomo in quanto tale, a prescindere dalle singole culture” ha proseguito il Santo Padre riconoscendo che: “Fortunatamente, una parte fondamentale di valori umani generali sono diventati diritto positivo nella nostra Costituzione del 1949 e nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo dopo la seconda guerra mondiale. (...) Oggi, però, alcuni valori fondamentali dell’esistenza umana sono nuovamente messi in discussione, valori che difendono la dignità dell’uomo come tale. E qui la Chiesa riconosce il dovere, al di là dell’ambito della sua fede, di difendere nell’insieme della nostra società, quella verità e quei valori nei quali la dignità dell’uomo è messa a rischio”.

“In questo senso, non siamo noi a poter giudicare – per parlare di un argomento particolarmente importante – se un individuo è ‘già persona’ o ‘ancora persona’, e ancor meno ci compete il diritto di manipolare l’uomo e – per così dire – di volere fare l’uomo. Solo una società che rispetti e difenda incondizionatamente la dignità di ogni persona, dal concepimento fino alla morte naturale, può dirsi una società umana. (...) Se la Santa Sede si inserisce nella legiferazione, su questioni fondamentali che riguardano la dignità dell’uomo, come oggi si pongono in molti ambiti dell’esistenza prenatale dell’uomo, essa non lo fa per imporre indirettamente la sua fede ad altri, bensì per difendere valori che sono fondamentalmente evidenti per tutti in quanto verità sull’essere persona”.-

Contro la discriminazione della donna

Successivamente Benedetto XVI ha fatto riferimento alla discriminazione di genere della donna, “un aspetto critico che, attraverso tendenze materialistiche ed edoniste, sembra farsi spazio soprattutto nei Paesi del cosiddetto mondo occidentale”. Il Pontefice ha sottolineato che “un rapporto che non tenga in conto il fatto che l’uomo e la donna hanno pari dignità, rappresenta una grave mancanza nei riguardi dell’umanità. È giunto il momento di contrastare energicamente la prostituzione, l’ampia diffusione di materiale a contenuto erotico e pornografico, anche e proprio tramite internet. La Santa Sede si impegnerà affinché il necessario intervento da parte della Chiesa cattolica in Germania contro questo genere di abusi avvenga in maniera più decisa e chiara”.

Infine il Papa ha ringraziato il Governo Federale tedesco e i governi dei Länder per il loro sostegno all’opera della Chiesa “che in Germania ha ottime possibilità di azione”, per annunciare il Vangelo e per aiutare le persone in difficoltà con istituzioni sociali e caritative “la cui opera, in definitiva, è a beneficio di tutti i cittadini”.
CD/GERMANIA VIS 20111107 (570)

venerdì 4 novembre 2011

LETTERE CREDENZIALI NUOVO AMBASCIATORE COSTA D’AVORIO

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2011 (VIS). Questa mattina Papa Benedetto XVI ha ricevuto le Lettere Credenziali del nuovo Ambasciatore della Costa d’Avorio presso la Santa Sede, Signor Joseph Tebah-Klah, nel XL anniversario di relazioni diplomatiche.

In risposta al discorso dell’Ambasciatore, il Santo Padre ha detto di aver seguito con grande preoccupazione lo sviluppo della crisi postelettorale che ha condotto alle divisioni che attualmente affliggono la Costa d’Avorio, ed ha auspicato che la Commissione Dialogo-Verità-Riconciliazione, di recente creazione, operi con diligenza e imparzialità.

“La grave crisi che la Costa d’Avorio ha dovuto affrontare, ha dato luogo a gravi violazioni dei diritti umani ed a numerose perdite di vite umane. Perciò incoraggio il suo Paese a promuovere tutte le iniziative che portano alla pace e alla giustizia. Non bisogna aver paura di far luce sui crimini e gli attentati commessi contro i diritti delle persone. Il ‘vivere insieme’ sarà possibile ed armonioso soltanto con la ricerca della verità e della giustizia (...) ed anche con il riconoscimento e il rispetto del carattere sacro di ogni vita umana. Poiché la vita viene da Dio, essa è sacra per la sua origine divina. La perdita di ogni vita umana, - piccola o grande, ricca o povera - è sempre un dramma, soprattutto quando l’uomo ne è responsabile”.

La diversità di religioni e etnie del Paese africano “è una grande ricchezza. Il ‘vivere insieme’ deve essere sempre ardentemente sostenuto ed incoraggiato”. In merito il Papa ha esortato i governanti a lavorare in modo trasparente affinché le risorse della Nazione siano a beneficio di tutti i cittadini, in modo equo.

La Chiesa, a sua volta, “partecipa con la sua specificità allo sforzo di ricostruzione. Essa non desidera sostituirsi allo Stato, ma può con le sue numerose istituzioni, in ambito educativo e sanitario, portare conforto e cura dell’anima; tale aiuto è spesso più necessario del sostegno materiale, soprattutto quando occorre curare le ferite del corpo e dell’anima”.

Infine il Santo Padre ha invocato l’intercessione della Beata Vergine Maria affinché il Signore ricolmi di abbondanti benedizioni i governanti e il popolo ivoriano.
CD/COSTA D’AVORIO VIS 20111104 (360)

NUOVA EVANGELIZZAZIONE E DIALOGO INTERRELIGIOSO AMERICA

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2011 (VIS). L’Assemblea Speciale per l’America del Sinodo dei Vescovi ha tenuto, dal 27 al 28 ottobre scorso, la XVI Riunione del Consiglio Speciale della Segreteria Generale. Alla luce dell’Esortazione postsinodale “Ecclesia in America” – secondo un Comunicato reso pubblicato dalla Segreteria Generale - sono stati esaminati argomenti relativi alla nuova evangelizzazione, al dialogo interreligioso ed alla situazione sociale ed ecclesiale nei diversi paesi del Continente.

Per quanto attiene ai due primi argomenti, si è notato che il Documento “Ecclesia in America” ripresenta per la situazione del Continente americano, “i criteri di valutazione delle religioni non cristiane già espressi nella Dichiarazione ‘Nostra aetate’, del Concilio Ecumenico Vaticano II, secondo i quali la Chiesa cattolica non respinge niente di quello che di vero e santo esiste nelle religioni non cristiane, ma afferma la specificità originale del cristianesimo”.

“Nell’ambito del dialogo ecumenico e interreligioso è stata rilevata in certi casi un’interferenza dello Stato, che da una parte si autoproclama laico ma d’altra mantiene nella pratica una linea di condotta orientata a considerare la Chiesa cattolica come una tra le tante denominazioni religiose, ignorando in questo modo la sua vera natura e il ruolo storico indiscutibile che essa ha avuto nella prima evangelizzazione del Continente, come pure nella formazione dell’identità delle singole Nazioni. Alla stregua di questa strategia seguita dalle Autorità civili, il dialogo ecumenico e interreligioso viene sostituito con il concetto generico di ‘rapporti interreligiosi’. In questo modo, non solo tutte le religioni sono considerate come fenomeni di natura spirituale a parità di condizioni, ma si tenta di vedere la religione come uno strumento a servizio della vita politica. Invece, la Chiesa in America è determinata a continuare con attività ecumeniche e interreligiose nella linea pastorale tracciata dal Concilio Vaticano II e dal Magistero successivo”.

Il Comunicato rende note le buone relazioni esistenti con altre confessioni cristiane e non cristiane, soprattutto con gli ebrei e i musulmani, anche se questi ultimi non rappresentano un gruppo numericamente importante nella maggioranza dei paesi. “Molto significativa in vari Paesi è la presenza di religioni indigene, preesistenti alla prima evangelizzazione. In esse, la Chiesa cattolica cerca di riscoprire elementi compatibili con il Vangelo, di purificarli e di integrarli convenientemente nella vita delle comunità ecclesiali locali. Più complesso diventa il rapporto con le sette, vera sfida per la Chiesa nel processo della nuova evangelizzazione. Infatti, le sette, attraverso un forte proselitismo, si estendono velocemente nelle grandi città e dove la Chiesa abbia una presenza debole”.

Preoccupano il diffondersi della povertà, della violenza, dei valori contrari al rispetto della vita umana che “sono stati considerati quali risultati dell’influsso negativo del processo di secolarizzazione che si sta estendendo dal Nord al Sud. È stata poi segnalata la difficile situazione sociale di Haiti, conseguenza del terremoto, che si protrae nel tempo aggravata dalle malattie e da una situazione sociale di forte disagio per la popolazione locale”. Si spera nella solidarietà manifestata concretamente da governi e istituzioni internazionali e da organismi ecclesiali.

Un altro fenomeno di vaste proporzioni che coinvolge tutto il Continente è il movimento migratorio. “In questo campo, la Chiesa è impegnata nella promozione di programmi sociali e di assistenza religiosa agli immigrati, allo scopo di aiutare l’integrazione culturale e la pace sociale. Se da una parte occorre notare le gravi difficoltà che incontrano gli immigrati in situazione irregolare, dall’altra è necessario rilevare gli aspetti positivi del fenomeno migratorio”, che portano ad una maggiore integrazione dei diversi popoli nell’unità dello stesso Continente.

“Nel campo ecclesiale, motivo di consolazione è l’aumento delle vocazioni al sacerdozio, anche se assai diversificato sia nei Paesi sia nelle diocesi. Si verifica un aumento delle vocazioni maschili al sacerdozio e alla vita consacrata, mentre la vita religiosa femminile cresce più moderatamente e in alcuni ambienti diminuisce. In genere si constata una buona disposizione all’accoglienza della fede da parte delle nuove generazioni”.

Infine, la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi (Aparecida, Brasile, 13-31 maggio 2007) ha sottolineato che: “Di particolare importanza è la coscienza che tutta la Chiesa nel Continente deve essere in stato di missione. (...) Ad accrescere questo nuovo slancio missionario contribuisce la buona accoglienza dei ‘Lineamenta’ della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che avrà luogo dal 7 al 28 ottobre 2012”, sul tema: “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”.
SE/ VIS 20111104 (730)

SALA STAMPA SU CHIUSURA AMBASCIATA IRLANDA SANTA SEDE

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2011 (VIS). Di seguito riportiamo la dichiarazione rilasciata questa mattina dal Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., circa la Nota che il Ministero degli Esteri dell’Irlanda ha emesso nella serata di ieri, annunciando la decisione del Governo irlandese di chiudere per motivi economici le Ambasciate presso la Santa Sede e l’Iran e il suo Ufficio di Rappresentanza in Timor Orientale.

“La Santa Sede prende atto della decisione dell’Irlanda di chiudere la sua Ambasciata a Roma presso la Santa Sede. Naturalmente ogni Stato che ha relazioni diplomatiche con la Santa Sede è libero di decidere, in base alla sue possibilità e ai suoi interessi, se avere un Ambasciatore presso la Santa Sede residente a Roma oppure residente in un altro Paese. Ciò che è importante sono i rapporti diplomatici fra la Santa Sede e gli Stati, e questi non sono in questione per quanto riguarda l’Irlanda”.
OP/ VIS 20111104 (170)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Tredici Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d'America, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- Il Cardinale Sean Patrick O'Malley, O.F.M.Cap., Arcivescovo di Boston con gli Ausiliari: Vescovo Walter James Edyvean; Vescovo John Anthony Dooher; Vescovo Robert Francis Hennessey; Vescovo Arthur L. Kennedy; Vescovo Peter J. Uglietto.

- Il Vescovo Salvatore Ronald Matano, di Burlington.

- Il Vescovo George William Coleman, di Fall River.

- Il Vescovo Richard Joseph Malone, di Portland.

- Il Vescovo Timothy Anthony McDonnell, di Springfield in Massachusetts.

- Il Vescovo Robert Joseph McManus, di Worcester.

- Il Vescovo Francis J. Christian, Ausiliare di Manchester con l’emerito Vescovo John B. McCormack.
AL/ VIS 20111104 (130)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Joachim Ouédraogo, Vescovo della Diocesi di Koudougou (superficie: 26.354; popolazione: 1.649.000; cattolici: 278.000; sacerdoti: 80; religiosi: 180), Burkina Faso. È stato finora Vescovo di Dori (Burkina Faso) ed Amministratore Apostolico della medesima Diocesi.
NER/ VIS 20111104 (50)

giovedì 3 novembre 2011

TUTTI I SANTI: DALLE REALTÀ TERRENE A DIMENSIONE ETERNITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 1 NOV. 2011 (VIS). “La Solennità di Tutti i Santi è occasione propizia per elevare lo sguardo dalle realtà terrene, scandite dal tempo, alla dimensione di Dio, la dimensione dell’eternità e della santità”, ha detto il Santo Padre ai fedeli convenuti in Piazza San Pietro per la recita dell’Angelus.

“La Liturgia ci ricorda oggi che la santità è l’originaria vocazione di ogni battezzato. Cristo infatti, che col Padre e con lo Spirito è il solo Santo, ha amato la Chiesa come sua sposa e ha dato se stesso per lei, al fine di santificarla. Per questa ragione tutti i membri del Popolo di Dio sono chiamati a diventare santi (...) Siamo dunque invitati a guardare la Chiesa non nel suo aspetto solo temporale ed umano, segnato dalla fragilità, ma come Cristo l’ha voluta, cioè ‘comunione dei santi’. (...)
Oggi veneriamo proprio questa innumerevole comunità di Tutti i Santi, i quali, attraverso i loro differenti percorsi di vita, ci indicano diverse strade di santità, accomunate da un unico denominatore: seguire Cristo e conformarsi a Lui, fine ultimo della nostra vicenda umana”, ha spiegato il Pontefice.

“La Commemorazione dei fedeli defunti, cui è dedicata la giornata di domani, 2 novembre” – ha proseguito il Pontefice – “ci aiuta a ricordare i nostri cari che ci hanno lasciato, e tutte le anime in cammino verso la pienezza della vita, proprio nell’orizzonte della Chiesa celeste, a cui la Solennità di oggi ci ha elevato”.

“Fin dai primi tempi della fede cristiana, la Chiesa terrena, riconoscendo la comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi. La nostra preghiera per i morti è quindi non solo utile ma necessaria, in quanto essa non solo li può aiutare, ma rende al contempo efficace la loro intercessione in nostro favore. Anche la visita ai cimiteri, mentre custodisce i legami di affetto con chi ci ha amato in questa vita, ci ricorda che tutti tendiamo verso un’altra vita, al di là della morte. Il pianto, dovuto al distacco terreno, non prevalga perciò sulla certezza della risurrezione, sulla speranza di giungere alla beatitudine dell’eternità”.
ANG/ VIS 20111103 (380)

FEDE VITA ETERNA DÀ FORZA COSTRUIRE FUTURO NOSTRA TERRA

CITTA' DEL VATICANO, 2 NOV. 2011 (VIS). Questa mattina, nell’Aula Paolo VI, dove ha ricevuto pellegrini provenienti da diverse parti del mondo, il Santo Padre ha tenuto l’Udienza Generale che ha dedicato alla Commemorazione di tutti i fedeli defunti e alla realtà della morte.

“Nonostante la morte sia spesso un tema quasi proibito nella nostra società” – ha detto Benedetto XVI – “e vi sia il tentativo continuo di levare dalla nostra mente il solo pensiero della morte, essa riguarda ciascuno di noi (...). E davanti a questo mistero tutti, anche inconsciamente, cerchiamo qualcosa che ci inviti a sperare, un segnale che ci dia consolazione, che ci apra qualche orizzonte, che offra ancora un futuro”.

“Abbiamo timore davanti alla morte perché abbiamo paura del nulla, di questo partire verso qualcosa che non conosciamo, che ci è igno¬to. E allora c’è in noi un senso di rifiuto perché non possiamo accettare che tutto ciò che di bello e di grande è stato realizzato durante un’intera esistenza, venga improvvisamente cancellato, cada nell’abisso del nulla. Soprattutto noi sentiamo che l’amore richiama e chiede eternità e non è possibile accettare che esso venga distrutto dalla morte in un solo momento. (...) Quando ci troviamo verso la fine dell’esistenza, c’è la percezione che vi sia un giudizio sulle nostre azioni, su come abbiamo condotto la nostra vita, soprattutto su quei punti d’ombra che, con abilità, sappiamo spesso rimuovere o tentiamo di rimuovere dalla nostra coscienza”.

“Oggi il mondo è diventato molto più razionale, o meglio, si è diffusa la tendenza a pensare che ogni realtà debba essere affrontata con i criteri della scienza sperimentale, e che anche alla grande questione della morte si debba rispondere non tanto con la fede, ma partendo da conoscenze sperimentabili, empiriche. Non ci si rende sufficientemente conto, però, che proprio in questo modo si è finiti per cadere in forme di spiritismo, nel tentativo di avere un qualche contatto con il mondo al di là della morte”.

“Cari amici, la solennità di tutti i Santi e la Commemorazione di tutti i fedeli defunti ci dicono che solamente chi può riconoscere una grande speranza nella morte, può an¬che vivere una vita a partire dalla speranza. (...) L’uomo ha bisogno di eternità ed ogni altra speranza per lui è troppo breve, è troppo limitata. L’uomo è spiegabile solamente se c’è un Amore che superi ogni isolamento, anche quello della morte, in una totalità che trascenda anche lo spazio e il tempo. L’uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c’è Dio. E noi sappiamo che Dio è uscito dalla sua lontananza e si è fatto vicino, è entrato nella nostra vita”.

“Dio si è veramente mostrato, è diventato accessibile, ha tanto amato il mondo ‘da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna’, e nel supremo atto di amore della Croce, immergendosi nell’abisso della morte, l’ha vinta, è risorto ed ha aperto anche a noi le porte dell’eternità. Cristo ci sostiene attraverso la notte della morte che Egli stesso ha at¬traversato; è il Buon Pastore, alla cui guida ci si può affidare sen¬za alcuna paura, poiché Egli conosce bene la strada, anche attra¬verso l’oscurità”.

“E proprio la fede nella vita eterna” – ha concluso il Santo Padre – “dà al cristiano il coraggio di amare ancora più intensamente questa nostra terra e di lavorare per costruirle un futuro, per darle una vera e sicura speranza”.

Dopo i saluti nelle diverse lingue ai pellegrini presenti, Benedetto XVI ha ricordato che il 3 e il 4 novembre prossimo “i Capi di Stato o di Governo del G-20 si riuniranno a Cannes, per esaminare le principali problematiche connesse con l’economia globale. Auspico che l’incontro aiuti a superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale”.

L’Udienza si è conclusa con il canto del Padre Nostro e la Benedizione Apostolica.
AG/ VIS 20111103 (670)

SANTA MESSA IN SUFFRAGIO CARDINALI E VESCOVI DEFUNTI

CITTA' DEL VATICANO, 3 NOV. 2011 (VIS). Come di consueto il giorno della Commemorazione liturgica di tutti i fedeli defunti, il Papa si è recato alla Grotte vaticane, luogo di sepoltura di alcuni Pontefici, per un momento di preghiera, e questa mattina ha celebrato nella Basilica Vaticana una Santa Messa in suffragio dei Cardinali e Vescovi defunti nel corso dell’anno.

Nel ricordare i Cardinali defunti: Urbano Navarrete, S.I., Michele Giordano, Varkey Vithayathil, C.SS.R., Giovanni Saldarini, Agustín García-Gasco Vicente, Georg Maximilian Sterzinsky, Kazimierz Świątek, Virgilio Noè, Aloysius Matthew Ambrozic ed Andrzej Maria Deskur, il Santo Padre ha commentato nell’omelia il brano del Vangelo di San Marco nel quale l’evangelista annota che gli Apostoli hanno timore di chiedere a Gesù il significato della frase: ‘Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni, risorgerà’”.

“Anche noi, di fronte alla morte, non possiamo non provare i sentimenti e i pensieri dettati dalla nostra condizione umana” – ha detto il Papa – “E sempre ci sorprende e ci supera un Dio che si fa così vicino a noi da non fermarsi nemmeno davanti all’abisso della morte, che anzi lo attraversa, rimanendo per due giorni nel sepolcro. Ma proprio qui si attua il mistero del ‘terzo giorno’. Cristo assume fino in fondo la nostra carne mortale affinché essa sia investita dalla gloriosa potenza di Dio, dal vento dello Spirito vivificante, che la trasforma e la rigenera”.

“La morte di Cristo è fonte di vita, perché in essa Dio ha riversato tutto il suo amore, come in un’immensa cascata (...). L’abisso della morte viene riempito da un altro abisso, ancora più grande, che è quello dell’amore di Dio, così che la morte non ha più alcun potere su Gesù Cristo, né su coloro che, per la fede e il Battesimo, sono associati a Lui. ‘Se siamo morti con Cristo – dice San Paolo – crediamo che anche vivremo con lui’”.

“In realtà, è solo in Cristo che tale speranza trova il suo fondamento reale” – ha commentato il Papa – “Prima essa rischiava di ridursi ad un’illusione, ad un simbolo ricavato dal ritmo delle stagioni (...). Invece l’intervento di Dio nel dramma della storia umana non obbedisce a nessun ciclo naturale, obbedisce solamente alla sua grazia e alla sua fedeltà. La vita nuova ed eterna è frutto dell’albero della Croce (...) Senza la Croce di Cristo, tutta l’energia della natura rimane impotente di fronte alla forza negativa del peccato. Era necessaria una forza benefica più grande di quella che manda avanti i cicli della natura, un Bene più grande di quello della stessa creazione: un Amore che procede dal ‘cuore’ stesso di Dio e che, mentre rivela il senso ultimo del creato, lo rinnova e lo orienta alla sua meta originaria e ultima”.

“Tutto questo avvenne in quei ‘tre giorni’, quando il ‘chicco di grano’ cadde nella terra, vi rimase per il tempo necessario a colmare la misura della giustizia e della misericordia di Dio, e finalmente produsse ‘molto frutto’, non rimanendo solo, ma come primizia di una moltitudine di fratelli. Ora sì, grazie a Cristo (...) le immagini tratte dalla natura non sono più soltanto simboli, miti illusori, ma ci parlano di una realtà”.
HML/ VIS 20111103 (550)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 3 NOV. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Padre Charles Morerod, O.P., Vescovo di Lausanne, Genève et Fribourg (superficie: 5.557; popolazione: 1.582.447; cattolici: 687.192; sacerdoti: 534; religiosi: 1.222; diaconi permanenti: 22), Svizzera. Il Vescovo eletto è nato a Riaz (Svizzera) nel 1961, ha emesso la professione religiosa solenne nell’Ordine dei Frati Predicatori nel 1987 ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Dal 1987 al 1989 è stato prima diacono e poi Vice-Parroco presso la parrocchia di San Paolo a Genève. Dal 1989 al 1992 è stato Assistente presso la Facoltà di Teologia dell’Università di Fribourg e dal 1991 al 1994 Cappellano della medesima Università. Dal 1994 al 1999 è stato Professore aggiunto di Teologia fondamentale presso l’Università di Fribourg e dal 1996 anche Professore invitato presso la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino. Dal 1997 è Redattore dell’edizione in francese della Rivista “Nova et Vetera”. Dal 1999 è Professore a tempo pieno presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Dal 2003 al 2009 è stato Decano della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino. È stato finora Rettore Magnifico della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino e Segretario Generale della Commissione Teologia Internazionale.

- Il Sacerdote José Armando Álvarez Cano, Vescovo Prelato di Huautla (superficie: 1.284; popolazione: 145.000; cattolici: 131.404; sacerdoti: 23; religiosi: 16; diaconi permanenti: 1), Messico. Il Vescovo eletto è nato a Jiquilipan (Messico) nel 1960 ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. Dopo aver prestato servizio come Vicario in diverse parrocchie della Diocesi di Zamora, ha fatto una esperienza missionaria come “fidei donum”, per un biennio nella Diocesi di Tacna (Perù). Finora è stato Parroco della Parrocchia “San Pedro” in Paracho e Presidente della Commissione diocesana per la Formazione Permanente del Clero della diocesi di Zamora.
NER/ VIS 20111103 (300)

lunedì 31 ottobre 2011

CRISTIANESIMO, FATTORE ESSENZIALE SVILUPPO IN AFRICA

CITTA' DEL VATICANO, 29 OTT. 2011 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto 26 Presuli della Conferenza Episcopale dell’Angola in Visita “ad Limina Apostolorum”.

Nel ricordare all’inizio del suo discorso la sua visita a Luanda nel marzo 2009, Benedetto XVI ha detto di aver potuto “incontrarmi con voi e celebrare Gesù Cristo in mezzo ad un popolo che non si stanca di cercarlo, amarlo, servirlo con generosità e gioia”.

A novembre, ha ricordato ancora il Pontefice, è in programma un Viaggio in Africa per la firma in Benin dell’Esortazione Apostolica Postsinodale della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Citando il Messaggio finale dell’Assemblea, il Papa ha affermato che “in quanto Chiesa, il nostro primo e più specifico contributo al popolo africano è la proclamazione del Vangelo di Gesù Cristo giacché l’annuncio di Cristo è il primo e principale fattore di sviluppo. Di fatto la dedizione al servizio allo sviluppo procede dalla trasformazione del cuore, e la trasformazione del cuore viene dalla conversione al Vangelo”.

Successivamente il Pontefice si è soffermato su tre questioni che rappresentano le difficoltà maggiori per i cristiani in Angola. Influenzati dalla “pressione dei costumi nelle società in cui vivono, i cristiano sono, però, per la grazia del battesimo, chiamati a rinunciare alle imperanti tendenze nocive e ad andare controcorrente, guidati dallo spirito delle Beatitudini”.

Il primo problema è il concubinato “che contraddice il piano di Dio per la generazione e la famiglia umana. Il ridotto numero di matrimoni cattolici nelle vostre comunità indica una ipoteca che grava sulla famiglia, di cui conosciamo l’insostituibile valore per la stabilità della società. (...) Aiutate i coniugati ad acquisire la maturità umana e spirituale necessaria per assumere responsabilmente la propria missione di coniugi e di genitori cristiani, ricordando che l’amore coniugale deve essere unico ed indissolubile come l’alleanza fra Cristo e la sua Chiesa”.

Altra importante difficoltà è causata dal fatto che “il cuore dei battezzati rimane diviso fra il cristianesimo e le religioni tradizionali africane. Afflitti dai problemi della vita, essi non esitano a ricorrere a pratiche incompatibili con la sequela di Cristo. Effetto abominevole è l’emarginazione e l’assassinio di bambini e anziani, condannati dai falsi dettami della stregoneria. Certi che la vita umana è sacra in tutte le sue fasi e situazioni, continuate, cari Vescovi, a far sentire la vostra voce a favore delle vittime”. Le comunità ecclesiali devono compiere uno sforzo congiunto in collaborazione con i governi e la società civile, per “individuare un metodo che conduca alla definitiva eliminazione” di tale piaga.

Il terzo problema che deve essere affrontato dai cristiani dell’Angola è costituito da “residui di tribalismo etnico, palpabile negli atteggiamenti delle comunità che tendono a rinchiudersi rigettando le persone originarie di altre parti della Nazione. (...) Nella Chiesa, quale nuova famiglia di tutti coloro che credono in Cristo, non c’è spazio per nessun tipo di divisione. (...) Attorno all’altare si riuniscono uomini e donne di tribù, lingue e nazioni diverse che, condividendo lo stesso Corpo e Sangue di Cristo nell’Eucaristia, si fanno autenticamente fratelli e sorelle. Tale vincolo fraterno è più forte delle nostre famiglie terrene o delle vostre tribù”.

Infine il Papa ha ripetuto l’esortazione pronunciata all’epoca della sua visita nella capitale Luanda: “Dio concede agli esseri umani di potersi elevare sulle proprie tendenze naturali, con le ali della ragione e della fede. Se voi vi farete guidare da esse, non sarà difficile riconoscere nell’altro un essere umano nato con gli stessi diritti umani fondamentali”.
AL/ VIS 20111031 (580)

VICINANZA DEL PAPA POPOLAZIONI THAILANDIA ED ITALIA

CITTA' DEL VATICANO, 30 OTT. 2011 (VIS). Alle 12:00 di questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Il Papa ha commentato la Lettera con la quale l’Apostolo Paolo “ci invita ad accostare il Vangelo ‘non come parola di uomini, ma come è veramente, quale Parola di Dio’. In questo modo” – ha aggiunto il Papa – “possiamo accogliere con fede gli ammonimenti che Gesù rivolge alla nostra coscienza, per assumere un comportamento conforme ad essi. Nel brano odierno, Egli rimprovera gli scribi e i farisei, che avevano nella comunità un ruolo di maestri, perché la loro condotta era apertamente in contrasto con l’insegnamento che proponevano agli altri con rigore. (...) La buona dottrina va accolta, ma rischia di essere smentita da una condotta incoerente. (...) L’atteggiamento di Gesù è esattamente l’opposto: Egli pratica per primo il comandamento dell’amore, che insegna a tutti, e può dire che esso è un peso leggero e soave proprio perché ci aiuta a portarlo insieme con Lui”.

“Pensando ai maestri che opprimono la libertà altrui in nome della propria autorità, San Bonaventura indica chi è l’autentico Maestro, affermando: ‘Nessuno può insegnare e nemmeno operare, né raggiungere le verità conoscibili senza che sia presente il Figlio di Dio’. Siamo, pertanto, chiamati a seguire il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, che esprime la verità del suo insegnamento attraverso la fedeltà alla volontà del Padre, attraverso il dono di se stesso. (...) Gesù condanna fermamente anche la vanagloria e osserva che operare ‘per essere ammirati dalla gente’ pone in balia dell’approvazione umana, insidiando i valori che fondano l’autenticità della persona”.

Il Santo Padre ha invocato l’intercessione di Maria Santissima, “in particolare per quanti nella comunità cristiana sono chiamati al ministero dell’insegnamento, affinché possano sempre testimoniare con le opere le verità che trasmettono con la parola”.

Dopo la recita dell’Angelus, Benedetto XVI ha espresso la sua “vicinanza alle popolazioni della Thailandia colpite da gravi inondazioni, come pure, in Italia, a quelle della Liguria e della Toscana, recentemente danneggiate dalle conseguenze di forti piogge. Assicuro per loro la mia preghiera”.
ANG/ VIS 20111031 (370)

BRASILE: PROFICUA COLLABORAZIONE STATO E CHIESA

CITTA' DEL VATICANO, 31 OTT. 2011 (VIS). Il nuovo Ambasciatore del Brasile presso la Santa Sede, Signor Almir Franco de Sá Barbuda, ha presentato questa mattina le Lettere Credenziali al Santo Padre che, nel suo discorso, ha ringraziato le Autorità brasiliane per la loro disponibilità nell’organizzare la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Rio de Janeiro nel 2013.

Successivamente il Papa ha rievocato la lunga storia dei rapporti diplomatici tra Brasile e Santa Sede, instaurati già poco dopo l’indipendenza del Paese, come pure la proficua collaborazione congiunta della Nazione con la Chiesa Cattolica che risale alla prima Messa celebrata il 26 aprile 1500, testimoniata dalle “tante città battezzate con nomi di santi e numerosi monumenti religiosi, alcuni dei quali simboleggiano in tutto il mondo il Brasile, come la statua del Redentore a Rio de Janeiro”.

Un capitolo importante di questa storia “condivisa e feconda”, fu redatto con l’accordo firmato tra la Santa Sede e il Governo brasiliano nel 2008 che “sancisce ufficialmente e giuridicamente l’indipendenza e la collaborazione fra queste due realtà”. Il Papa ha manifestato in proposito l’auspicio che lo Stato riconosca che “una sana laicità non deve considerare la religione come un semplice sentimento individuale da relegarsi alla sfera privata, ma come una realtà che, nell’essere organizzata in strutture visibili, necessita che la sua presenza sia riconosciuta dalla comunità pubblica”.

“Per cui” – ha proseguito il Pontefice – “è dovere dello Stato garantire la possibilità del libero esercizio del culto di ogni confessione religiosa, come pure le sue attività culturali, educative e caritative, quando non siano contrarie alla morale e all’ordine pubblico. Il contributo della Chiesa non si limita ad iniziative concrete di assistenza, umanitarie o educative, ma mira innanzitutto alla crescita etica della società, suscitata dalle molteplici manifestazioni di apertura alla trascendenza e dalla formazione delle coscienze, per compiere i doveri della solidarietà”.

Fra gli ambiti di reciproca collaborazione, Benedetto XVI ha segnalato quello dell’educazione, al quale la Chiesa contribuisce “con numerose istituzioni il cui prestigio è riconosciuto in tutta la società. Di fatto, il ruolo dell’educazione non può essere ridotto ad una mera trasmissione di conoscenze e abilità orientate alla formazione professionale, ma deve abbracciare tutti gli aspetti della persona, dall’aspetto sociale all’aspirazione alla trascendenza. Per tale ragione è necessario riaffermare che l’educazione di una confessione religiosa nelle scuole pubbliche (...) lungi dal significare che lo Stato assuma o imponga una particolare fede religiosa, indica il riconoscimento della religione come un valore necessario alla formazione della persona (....) e, lungi dal pregiudicare la laicità dello Stato, garantisca il diritto dei genitori a scegliere l’educazione dei propri figli, contribuendo così a promuovere il bene comune”.

Infine, nella sfera della giustizia sociale, “il governo brasiliano sa di poter contare sulla Chiesa quale socio privilegiato in tutte le iniziative intraprese per eliminare la fame e la povertà (....) e aiutare i più bisognosi a venir fuori dallo stato di indigenza e (...) di emarginazione”, ha concluso il Papa.
CC/ VIS 20111031 (500)

INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE MESE DI NOVEMBRE

CITTA' DEL VATICANO, 31 OTT. (VIS). L'intenzione Generale per l'Apostolato della Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI per il mese di novembre è la seguente: “Per le Chiese orientali cattoliche, affinché la loro venerabile tradizione sia conosciuta e stimata quale ricchezza spirituale per tutta la Chiesa”.

L'intenzione Missionaria è la seguente: “Perché il continente africano trovi in Cristo la forza di realizzare il cammino di riconciliazione e di giustizia, indicato dal secondo Sinodo dei Vescovi per l’Africa”.
BXVI-INTENZIONI/ VIS 20111031 (90)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 31 OTT. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- L’Arcivescovo Ubaldo Ramón Santana Sequera, F.M.I., di Maracaibo (Venezuela); Presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana, con:

- L’Arcivescovo Baltazar Enrique Porras Cardozo, di Mérida, primo Vice-Presidente;

- Il Vescovo Jesús González de Zarate Salas, Ausiliare di Caracas, Segretario Generale;

- Il Cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, di Caracas, Presidente “ad honorem”.

- Dieci Presuli della Conferenza Episcopale di Angola, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Almeida Kanda, di Ndalatando.

- L’Arcivescovo José Manuel Imbamba, di Saurimo.
- Il Vescovo Benedito Roberto, C.S.Sp., di Sumbe.

- Il Vescovo Emilio Sumbelelo, di Uíje, com l’emerito Vescovo José Francisco Moreira dos Santos, O.F.M.Cap.

- Il Vescovo Joaquim Ferreira Lopes, O.F.M.Cap., di Viana.

- Il Vescovo Mário Lukunde, di Menongue.

- Il Vescovo Dionisio Hisiilenapo, di Namibe.

- Il Vescovo Fernando Guimarães Kevanu, di Ondjiva.

- Il Vescovo Manuel António Mendes dos Santos, C.M.F., di São Tomé e Príncipe.

Sabato 29 ottobre il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Raffaele Farina, S.D.B., Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.

- Nove Presuli della Conferenza Episcopale di Angola, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Eugenio Dal Corso, P,S,D.P., di Benguela, con l’emerito Vescovo Oscar Lino Lopes Fernandes Braga.

- Il Vescovo José Nambi, di Kwito-Bié.

- Il Vescovo Jesús Tirso Blanco, S.D.B., di Lwena.

- Il Vescovo Filomeno do Nascimento Vieira Dias, di Cabinda.

- Il Vescovo António Francisco Jaca, S.V.D., di Caxito.

- Il Monsignore Colm Reidy, Amministratore Diocesano di Dundo.

- Il Vescovo Luis María Pérez de Onraita Aguirre, di Malanje.

- Il Vescovo Vicente Carlos Kiaziku, O.F.M.Cap., di Mbanza Congo.

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S:, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP:AL/ VIS 20111031 (140)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 31 OTT. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare della Diocesi di Kalisz (Polonia), presentata dal Vescovo Teofil Wilski, per raggiunti limiti d’età.

Sabato 29 ottobre il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Sebastian Tudu, Vescovo della Diocesi di Dinajpur (superficie: 17.500; popolazione: 16.529.090; cattolici: 46.578; sacerdoti: 56; religiosi: 148), Bangladesh. Il Vescovo eletto è nato nel 1967 a Changura (Bangladesh) ed è stato ordinato sacerdote nel 1999. Dal 2000 al 2003 è stato Vicario parrocchiale della “St. Francis Parish” in Dinajpur; dal 2007 al 2009 è stato Vicario parrocchiale di “Fatima Rani Church” in Ruhea; dal 2009 è stato Vice-Rettore del Seminario Maggiore “Holy Spirit” a Dhaka e Direttore Diocesano delle Pontificie Opere Missionarie.

- Ha nominato il Vescovo Wiktor Pawel Skworc, Arcivescovo Metropolita di Katowice (superficie: 2.400; popolazione: 1.498.123; cattolici: 1.454.328; sacerdoti: 1.085; religiosi: 1.093), Polonia. L’Arcivescovo eletto è nato a Ruda Slaska (Polonia) nel 1948 ed è stato ordinato sacerdote nel 1973. Dal 1973 al 1975 ha svolto il ministero di Vicario parrocchiale; dal 1975-1985 è stato Segretario del Vescovo di Katowice; dal 1985 al 1992 è stato Cancelliere della Curia; dal 1992 al 1997 è stato Vicario Generale ed Economo dell’Arcidiocesi di Katowice. Nel 1997 è stato nominato Vescovo di Tarnów ed ha ricevuto la consacrazione episcopale nel 1998. Nell’ambito della Conferenza Episcopale Polacca è Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, Presidente del Gruppo di contatto con la Conferenza Episcopale Tedesca, delegato dell’Episcopato per l’attività di “Kirche in Not” in Polonia. Inoltre, è Presidente del Consiglio economico della Conferenza e membro della Commissione ecclesiastica Concordataria. Dal 2005 è membro della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Succede al Vescovo Damian Zimon, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha eretto la nuova Diocesi di Kabwe, in Zambia, per dismembramento della Diocesi di Mpika e dall’Arcidiocesi di Lusaka, rendendola suffraganea della medesima sede metropolitana.

- Ha nominato il Padre Clement Mulenga, S.D.B., primo Vescovo di Kabwe (superficie: 63.574; popolazione: 1.078.334; cattolici: 138.810; sacerdoti: 43; religiosi: 95), Zambia. Il Vescovo eletto è nato nel 1965 a Dismaschi (Zambia), ha emesso la professione perpetua nella Società Salesiana di San Giovanni Bosco nel 1996 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1998. Dal 1998 al 2001 è stato Vicario Parrocchiale di Bauleni a Lusaka; dal 2005 al 2007 è stato Superiore della Comunità Salesiana di Chingola nello Zambia, Consigliere e Delegato per la Formazione; dal 2007 al 2009 è stato Vicario, Formatore e Professore della Comunità dei post-novizi di Moshi in Tanzania; dal 2009 è stato Direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Gioventù dell’Arcidiocesi di Lusaka.

- Ha nominato l’Arcivescovo Nicola Girasoli, Nunzio Apostolico in Antigua e Barbuda, Bahamas, Dominica, Giamaica, Grenada, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, San Vincenzo e Grenadine, Suriname, Repubblica Cooperativistica della Guyana e Delegato Apostolico nelle Antille. Finora Nunzio Apostolico in Zambia e in Malawi.
RE:NER:ECE:NN/ VIS 20111031 (470)

AVVISO

CITTA' DEL VATICANO, 31 OTT. 2011 (VIS). Come precedentemente annunciato, domani martedì 1° novembre, Solennità di Tutti i Santi e mercoledì 2 novembre, Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti, il servizio del V.I.S. non sarà trasmesso. Le trasmissioni riprenderanno giovedì 3 novembre.
.../.../... VIS 2011031 (50)

venerdì 28 ottobre 2011

PAPA AD ASSISI: OGNI RELIGIONE PORTI MONDO GIUSTIZIA E PACE

CITTA' DEL VATICANO, 27 OTT. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, poco prima delle sedici, il Santo Padre e i Capi Delegazione, lasciato il Convento di Santa Maria degli Angeli, si sono recati a piedi al sagrato della Basilica di San Francesco. Da lì in minibus hanno raggiunto Piazza San Francesco dove ha avuto luogo l’incontro conclusivo della Giornata Mondiale di Pellegrinaggio per la Pace.

Il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha per primo preso la parola affermando che ad Assisi si è ravvivata la speranza della pace ed esortando ad essere testimoni e messaggeri di una pace “che anche oggi è possibile”. Successivamente i partecipanti hanno solennemente rinnovato il loro Impegno per la pace. Dopo le parole del Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo I, Arcivescovo di Costantinopoli, sono intervenuti i Rappresentanti della Federazione Luterana Mondiale, della religione Sikh, del Patriarcato di Mosca, dell’Alleanza Battista Mondiale, dell’Islamismo, del Patriarcato Siro-Ortodosso di Antiochia, del Taoismo, del Buddismo, dello Shintoismo, del Comitato Ebraico Internazionale per le Consultazioni Interreligiose, della Comunione Mondiale della Chiese Riformate e dei Non Credenti.

Papa Benedetto XVI ha pronunciato le parole: “Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo!. In nome di Dio ogni religione porti sulla terra Giustizia e Pace, Perdono e Vita, Amore!”.

Dopo alcuni momenti di silenzio, un gruppo di giovani ha consegnato ai Capi Delegazione e ai presenti nella piazza, una lampada accesa la cui fiamma oscillava al vento, simbolo della pace che si deve preservare e proteggere. Il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha invitato tutti i partecipanti all’Incontro a “sigillare con un segno di pace l’impegno per la pace proclamato a più voci”.

Dopo lo scambio del segno di pace, il Papa ha concluso ringraziando quanti hanno reso possibile l’incontro, menzionando in particolare i “numerosi giovani che hanno compiuto il pellegrinaggio a piedi alla Basilica da Santa Maria degli Angeli per testimoniare come, tra le nuove generazioni, siano in tanti ad impegnarsi per superare violenze e divisioni, ed essere promotori di giustizia e di pace”.


“L’evento odierno dimostra come la dimensione spirituale sia un elemento chiave nella costruzione della pace. Con questo unico pellegrinaggio abbiamo potuto impegnarci in un dialogo fraterno, approfondire la nostra amicizia, e riunirci in silenzio e in preghiera. Dopo aver rinnovato il nostro impegno alla pace e aver scambiato un segno di pace, ci sentiamo ancora più profondamente coinvolti, con tutti gli uomini e le donne delle comunità che rappresentiamo, nel nostro comune pellegrinaggio umano. Non saremo separati; continueremo ad incontrarci, continueremo ad essere uniti in questo pellegrinaggio, nel dialogo, nella quotidiana costruzione della pace e nel nostro impegno per un mondo migliore, un mondo nel quale ogni uomo e ogni donna e tutti i popoli possano vivere in accordo con le proprie legittime aspirazioni. Ringrazio di tutto cuore tutti i presenti per aver accettato il mio invito a venire ad Assisi come pellegrini della verità e della pace e saluto ciascuno di voi con le parole di San Francesco: ‘Il Signore ti dia pace’”.

Durante il canto finale, il Papa e i Capi Delegazione sono scesi dal palco per recarsi alla Basilica Inferiore di San Francesco per una visita in silenzio alla tomba di San Francesco. Infine il Pontefice ha salutato la Comunità Francescana e con i Capi Delegazione ha raggiunto in mini-bus la stazione ferroviaria di Santa Maria degli Angeli per far rientro in Vaticano.
PV-ASSISI/ VIS 20111028 (600)

ASSISI SEGNO DI AMICIZIA E FRATERNITÀ FRA LE RELIGIONI

CITTA' DEL VATICANO, 28 OTT. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza i circa 300 Rappresentanti delle diverse religioni e dei Non Credenti che hanno partecipato ieri alla Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, sul tema: “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”, tenutasi ad Assisi.

Nel ringraziare i presenti della loro partecipazione all’Incontro, il Papa ha affermato: “In un certo senso, il presente incontro rappresenta i milioni di uomini e donne in tutto il mondo attivamente impegnati nella promozione della giustizia e della pace. È anche un segno di amicizia e di fraternità scaturito dall’impegno di tanti pionieri in questo tipo di dialogo. Che questa amicizia continui a crescere fra tutti i seguaci delle religioni del mondo ed ovunque fra gli uomini e le donne di buona volontà”.

“Guardandoci indietro – ha proseguito Benedetto XVI - possiamo apprezzare la chiaroveggenza del defunto Pontefice Giovanni Paolo II nel convocare il primo Incontro di Assisi (....). Incontri di questo genere sono necessariamente eccezionali e poco frequenti, tuttavia sono la vivida espressione del fatto che ogni giorno, nel mondo, persone di diverse tradizioni religiose vivono e lavorano insieme in armonia. È sicuramente significativo per la causa della pace che uomini e donne così numerosi, ispirati dalle convinzioni più profonde, siano impegnati ad operare per il bene della famiglia umana”.

“Sono certo che l’incontro di ieri ci ha dato un senso di quanto autentico sia il nostro desiderio di contribuire al bene di tutti i nostri simili e quanto abbiamo da condividere l’uno con l’altro”.

“Mentre riprendiamo il nostro rispettivo cammino, traiamo forza dall’esperienza e dovunque ci troviamo, continuiamo ristorati il nostro viaggio che porta alla verità. Il pellegrinaggio che conduce alla pace. Ringrazio tutti voi di tutto cuore!”.
AC/ VIS 20111028 (310)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 28 OTT. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Nicolás de Jesús López Rodriguez, Arcivescovo di Santo Domingo (Repubblica Dominicana).

Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà in udienza il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AP/ VIS 20111028 (60)

giovedì 27 ottobre 2011

IL PAPA AD ASSISI: RELIGIONE NON PUÒ GIUSTIFICARE VIOLENZA

CITTA' DEL VATICANO, 27 OTT. 2011 (VIS). Nel 25° anniversario dello storico incontro ecumenico di preghiera per la pace, convocato ad Assisi dal Beato Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI ha voluto recarsi pellegrino nella città di San Francesco, invitando i rappresentanti delle altre religioni e dei non credenti a partecipare ad una Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, sul tema: “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”.

Alle 8:00 di questa mattina, il Pontefice e le Delegazioni sono partiti con un treno Frecciargento dalla stazione ferroviaria vaticana e sono giunto ad Assisi alle 9:45. Ad accogliere le Delegazioni presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, erano diverse Autorità religiose e civili e numerosi fedeli che hanno seguito la celebrazione su maxi schermi collocati davanti alla Basilica.

Dopo il saluto del Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontifico Consiglio della Giustizia e della Pace, è stato proiettato un video commemorativo dell’Incontro del 1986. Successivamente sono intervenuti i Rappresentanti di altre religioni: Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico; il Dottor Rowan Douglas Williams, Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana; Sua Eminenza Norvan Zakarian, Primate della Diocesi della Chiesa Apostolica Armena di Francia; Reverendo Dottor Olav Fykse Tveit, Segretario Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese; Rabbi David Rosen, Ksg, Cbe, Direttore Internazionale per gli Affari Interreligiosi, Rappresentante del Gran Rabbinato di Israele; Wande Abimbola, Awise Agbaye, Portavoce della religione Ifu e Yoruba nel mondo; Acharya Shri Shrivatsa Goswami, Rappresentante della religione Hindu; Ja-Seung, Presidente dello “Jogye Order”, Buddismo Coreano; Dottor Kyai Haji Hasyim Muzadi, Segretario Generale della Conferenza Internazionale degli Studiosi Islamici (ICIS) e già Presidente di Nabdlatul Ulama (NU) ed infine, in rappresentanza dei non credenti è intervenuta la Professoressa Julia Krisetva.

Successivamente il Santo Padre ha tenuto il suo discorso di cui riportiamo alcuni estratti:

“Sono passati venticinque anni da quando il beato Papa Giovanni Paolo II invitò per la prima volta rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi per una preghiera per la pace. Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace?”.

“Allora la grande minaccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino (...). Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde senza spargimento di sangue. (...) Accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il potere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale. (...) Siamo riconoscenti per questa vittoria della libertà, che fu soprattutto anche una vittoria della pace. E bisogna aggiungere che in questo contesto si trattava non solamente, e forse neppure primariamente, della libertà di credere, ma anche di essa. Per questo possiamo collegare tutto ciò in qualche modo anche con la preghiera per la pace”.

“Ma che cosa è avvenuto in seguito? Purtroppo non possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace. (...) La violenza come tale è potenzialmente sempre presente e caratterizza la condizione del nostro mondo. La libertà è un grande bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi”. (...)

“A grandi linee – a mio parere – si possono individuare due differenti tipologie di nuove forme di violenza che sono diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti. Anzitutto c’è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l’avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata (...). La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza”. (...)

“Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione”.

“Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. (...) È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo”.

“Se una tipologia fondamentale di violenza viene oggi motivata religiosamente, ponendo con ciò le religioni di fronte alla questione circa la loro natura e costringendo tutti noi ad una purificazione, una seconda tipologia di violenza dall’aspetto multiforme ha una motivazione esattamente opposta: è la conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione e della perdita di umanità che va di pari passo con ciò. I nemici della religione – come abbiamo detto – vedono in questa una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quindi la scomparsa della religione. Ma il ‘no’ a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’assenza di Dio”.

“Qui (...) vorrei (...) parlare della ‘decadenza’ dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e quindi più pericoloso, un cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di mammona, dell’avere e del potere, si rivela una contro-religione, in cui non conta più l’uomo, ma solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità degenera, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con le sue diverse forme. (...) La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù. Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso”. (...)

“Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: ‘Non esiste alcun Dio’. Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono “pellegrini della verità, pellegrini della pace”. Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza (...). Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri”.

“Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo per i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile. Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto. In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere ‘pellegrini della verità, pellegrini della pace’”.

Alla fine della cerimonia nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, il Papa ha invitato le Delegazioni a visitare la Cappella della Porziuncola. Dopo un pasto comune nel Refettorio del Convento della Porziuncola, seguito da un tempo di silenzio, per la riflessione di ciascuno e per la preghiera, i delegati si recheranno in Piazza San Francesco per un tempo di riflessione e di preghiera in silenzio.
PV-ASSISI VIS 20111027 (1570)

DALLE CHIESE ORIENTALI

CITTA' DEL VATICANO, 27 OTT. 2011 (VIS). Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halich, col consenso del Sinodo Permanente, riunitosi a Curitiba in Brasile il 10 settembre 2011, ed avendo informato la Sede Apostolica, ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Eparchia di Sambir-Drohobych degli Ucraini (Ucraina), presentata dal Vescovo Julian Voronovsky, M.S.U., in conformità al canone 210, paragrafo 1 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali. All'ufficio di Vescovo Eparchiale di Sambir-Drohobych degli Ucraini gli succede il Vescovo Coadiutore, Sua Eccellenza Monsignor Jaroslav Pryriz, C.SS.R.
RE:NER/ VIS 20111027 (90)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 27 OTT. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Sacerdote Jesús José Herrera Quiñonez, Vescovo di Nuevo Casas Grandes (superficie: 36.320; popolazione: 149.000; cattolici: 130.000; sacerdoti: 37; religiosi: 45), Messico. Il Vescovo eletto è nato a Medicali (Messico), nel 1961 ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. È stato Vicario Parrocchiale, Parroco della Parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù ed Assistente diocesano del Movimento Familiare Cristiano. Attualmente è Parroco della Parrocchia del Perpetuo Soccorso in Mexicali, Segretario Cancelliere della Curia diocesana e Incaricato diocesano del “Diezmo”.
NER/ VIS 20111027 (100)

mercoledì 26 ottobre 2011

REGNO PACE CRISTO NON SI COSTRUISCE CON GUERRA E POTERE

CITTA' DEL VATICANO, 26 OTT. 2011 (VIS). A causa del maltempo il Santo Padre ha tenuto nell’Aula Paolo VI, invece che in Piazza San Pietro, la Celebrazione della Parola che ha sostituito l’Udienza Generale del Mercoledì, per la “Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo” in programma domani ad Assisi. Prima della Celebrazione della Parola, il Papa ha salutato nella Basilica Vaticana i fedeli che non avevano trovato posto nell’Aula Paolo VI.

Dopo il saluto del Cardinale Agostino Vallini, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma e le letture della Bibbia, il Santo Padre ha tenuto l’omelia.

“Come cristiani, siamo convinti che il contributo più prezioso che possiamo dare alla causa della pace è quello della preghiera – ha detto Benedetto XVI. - Per questo motivo ci ritroviamo oggi, come Chiesa di Roma, insieme ai pellegrini presenti nell’Urbe, nell’ascolto della Parola di Dio, per invocare con fede il dono della pace”.

Successivamente il Papa ha citato un brano del profeta Zaccaria in cui Dio promette la salvezza che giungerà con un re. “Ma quello che viene annunciato non è un re che si presenta con la potenza umana, la forza delle armi; non è un re che domina con il potere politico e militare; è un re mansueto, che regna con l’umiltà e la mitezza di fronte a Dio e agli uomini, un re diverso rispetto ai grandi sovrani del mondo”.

“L’annuncio del profeta Zaccaria (...) tornò alla mente dei discepoli di Gesù (...) dopo gli eventi della passione, morte e risurrezione, (...) quando riandarono con gli occhi della fede a quel gioioso ingresso del maestro nella Città Santa. Egli cavalca un’asina, presa in prestito: (...) non è a cavallo come i grandi. Non entra in Gerusalemme accompagnato da un potente esercito di carri e di cavalieri. Egli è un re povero, il re di coloro che sono i poveri di Dio (...) di quanti hanno quella libertà interiore che rende capaci di superare l’avidità, l’egoismo che c’è nel mondo, e sanno che Dio solo è la loro ricchezza. (...) È un re che farà sparire i carri e i cavalli da battaglia, che spezzerà gli archi da guerra; un re che realizza la pace sulla Croce, congiungendo la terra e il cielo e gettando un ponte fraterno tra tutti gli uomini. La Croce è il nuovo arco di pace, segno e strumento di riconciliazione, (...) segno che l’amore è più forte di ogni violenza e di ogni oppressione, più forte della morte: il male si vince con il bene, con l’amore”.

“Il regno che Cristo inaugura ha dimensioni universali. L’orizzonte di questo re povero, mite non è quello di un territorio, di uno Stato, ma sono i confini del mondo; al di là di ogni barriera di razza, di lingua, di cultura, Egli crea comunione, crea unità. E dove vediamo realizzarsi nell’oggi questo annuncio? Nella grande rete delle comunità eucaristiche che si estende su tutta la terra riemerge luminosa la profezia di Zaccaria. (...) Dappertutto, in ogni realtà, in ogni cultura, (...) Egli viene, si rende presente; e nell’entrare in comunione con Lui anche gli uomini sono uniti tra di loro in un unico corpo, superando divisioni, rivalità, rancori. Il Signore viene nell’Eucaristia per toglierci dal nostro individualismo, dai nostri particolarismi che escludono gli altri, per formare di noi un solo corpo, un solo regno di pace in un mondo diviso”.

“Ma come possiamo costruire questo regno di pace di cui Cristo è il re? (...) Come Gesù, i messaggeri di pace del suo regno devono mettersi in cammino (...). Devono andare, ma non con la potenza della guerra o con la forza del potere. (...) Non è con il potere, con la forza, con la violenza che il regno di pace di Cristo si estende, ma con il dono di sé, con l’amore portato all’estremo, anche verso i nemici. Gesù non vince il mondo con la forza delle armi, ma con la forza della Croce, che è la vera garanzia della vittoria”.

Nel descrivere le due statue degli Apostoli Pietro e Paolo collocate davanti alla facciata della Basilica di San Pietro, facilmente riconoscibili poiché San Pietro tiene in mano le chiavi e San Paolo la spada, il Papa ha spiegato che “la spada che tiene tra le mani è lo strumento con cui Paolo venne messo a morte, con cui subì il martirio e sparse il suo sangue”. San Paolo “dedicò la sua vita a portare il messaggio di riconciliazione e di pace del Vangelo, spendendo ogni energia per farlo risuonare fino ai confini della terra. E questa è stata la sua forza: non ha cercato una vita tranquilla, (...) lontana dalle difficoltà, dalle contrarietà, ma si è consumato per il Vangelo, ha dato tutto se stesso senza riserve, e così è diventato il grande messaggero della pace e della riconciliazione di Cristo. La spada che San Paolo tiene nelle mani richiama anche la potenza della verità, che spesso può ferire, può far male; l’Apostolo è rimasto fedele fino in fondo a questa verità (...) ha consegnato la sua vita per essa. Questa stessa logica vale anche per noi, se vogliamo essere portatori del regno di pace annunciato dal profeta Zaccaria e realizzato da Cristo: dobbiamo essere disposti a pagare di persona, a soffrire in prima persona l’incomprensione, il rifiuto, la persecuzione. Non è la spada del conquistatore che costruisce la pace, ma la spada del sofferente, di chi sa donare la propria vita”.

“Cari fratelli e sorelle, come cristiani vogliamo invocare da Dio il dono della pace, vogliamo pregarlo che ci renda strumenti della sua pace in un mondo ancora lacerato da odio, da divisioni, da egoismi, da guerre, vogliamo chiedergli che l’incontro di domani ad Assisi favorisca il dialogo tra persone di diversa appartenenza religiosa e porti un raggio di luce capace di illuminare la mente e il cuore di tutti gli uomini, perché il rancore ceda il posto al perdono, la divisione alla riconciliazione, l’odio all’amore, la violenza alla mitezza, e nel mondo regni la pace”.
HML/ VIS 20111026 (1020)

IL PAPA INVITA A PREGARE PER INCONTRO DI ASSISI

CITTA' DEL VATICANO, 26 OTT. 2011 (VIS). Questa mattina, a causa della pioggia, l’Udienza Generale in forma di celebrazione della Parola si è tenuta nell’Aula Paolo VI. Il Santo Padre ha salutato i gruppi di pellegrini invitandoli a pregare per l’Incontro di domani ad Assisi: “Vi chiedo di accompagnarmi nella preghiera nel mio viaggio domani ad Assisi per la celebrazione della Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, con i rappresentanti di diverse religioni”, ha detto il Pontefice in inglese, ed in francese ha aggiunto: “Che questo pellegrinaggio di verità e di pace ci incoraggi a camminare sempre verso Dio e a rafforzare il nostro impegno al servizio della pace”.

Al termine dell’Udienza nell’Aula Paolo VI, Papa Benedetto XVI si è rivolto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli con queste parole: “L’esempio di San Francesco d’Assisi, sulla cui tomba sosterò domani in preghiera, sostenga voi, cari giovani, nell’impegno di quotidiana fedeltà a Cristo; incoraggi voi, cari ammalati, a seguire sempre Gesù nel cammino della prova e della sofferenza; aiuti voi, cari sposi novelli, a fare della vostra famiglia il logo del costante incontro con l’amore di Dio e dei fratelli”.
AC/ VIS 20111026 (230)

APPELLO A FAVORE VITTIME DEL TERREMOTO IN TURCHIA

CITTA' DEL VATICANO, 26 OTT. 2011 (VIS). Questa mattina, dopo i saluti ai pellegrini che hanno assistito all’Udienza Generale, Papa Benedetto XVI ha rivolto un appello a favore delle vittime del terremoto in Turchia: “In questo momento, il pensiero va alle popolazioni della Turchia duramente colpite dal terremoto, che ha causato gravi perdite di vite umane, numerosi dispersi e ingenti danni. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera per coloro che hanno perso la vita e ad essere spiritualmente vicini a tante persone così duramente provate. L’Altissimo dia sostegno a tutti coloro che sono impegnati nell’opera di soccorso”.
AC/ VIS 20111026 (110)
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