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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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martedì 28 dicembre 2010

SIGNORE REALIZZA PROMESSA: ‘LA PACE NON AVRÀ FINE’

CITTA' DEL VATICANO, 24 DIC. 2010 (VIS). Alle ore 22:00, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto, nella Basilica Vaticana, la Santa Messa della Notte per la Solennità del Natale del Signore 2010.

Nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Santo Vangelo, il Papa ha tenuto l’omelia.

“‘Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato’ – con questa parola del Salmo secondo, la Chiesa inizia la liturgia della Notte Santa. Essa sa che questa parola originariamente apparteneva al rituale dell’incoronazione dei re d’Israele. Il re, che di per sé è un essere umano come gli altri uomini, diventa ‘figlio di Dio’ mediante la chiamata e l’insediamento nel suo ufficio: è una specie di adozione da parte di Dio, un atto di decisione, mediante il quale Egli dona a quell’uomo una nuova esistenza, lo attrae nel suo proprio essere”.

“L’insediamento nell’ufficio del re è come una nuova nascita. Proprio come nuovo nato dalla decisione personale di Dio, come bambino proveniente da Dio, il re costituisce una speranza. Sulle sue spalle poggia il futuro. Egli è il detentore della promessa di pace. Nella notte di Betlemme, questa parola profetica è diventata realtà (...). Sì, ora è veramente un bambino Colui sulle cui spalle è il potere. In Lui appare la nuova regalità che Dio istituisce nel mondo. (...) Proprio nella debolezza dell’essere bambino Egli è il Dio forte e ci mostra così, di fronte ai poteri millantatori del mondo, la fortezza propria di Dio”.

“Le parole del rituale dell’incoronazione in Israele, in verità, erano sempre soltanto rituali di speranza, che prevedevano da lontano un futuro che sarebbe stato donato da Dio. Nessuno dei re salutati in questo modo corrispondeva alla sublimità di tali parole. (...) Così l’adempimento della parola che inizia nella notte di Betlemme è al contempo immensamente più grande e – dal punto di vista del mondo – più umile di ciò che la parola profetica lasciava intuire. (...) L’infinita distanza tra Dio e l’uomo è superata. Dio non si è soltanto chinato verso il basso, come dicono i Salmi; Egli è veramente ‘disceso’, entrato nel mondo, diventato uno di noi per attrarci tutti a sé. (...) Nella vastità universale della santa Eucaristia, Egli ha veramente eretto isole di pace. Ovunque essa viene celebrata si ha un’isola di pace, di quella pace che è propria di Dio. Questo bambino ha acceso negli uomini la luce della bontà e ha dato loro la forza di resistere alla tirannia del potere. In ogni generazione Egli costruisce il suo regno dal di dentro, a partire dal cuore”.

“Ma è anche vero che ‘il bastone dell’aguzzino’ non è stato spezzato. Anche oggi marciano rimbombanti i calzari dei soldati e sempre ancora e sempre di nuovo c’è il ‘mantello intriso di sangue’ (Is 9,3s). Così fa parte di questa notte la gioia per la vicinanza di Dio. Ringraziamo perché Dio, come bambino, si dà nelle nostre mani, mendica, per così dire, il nostro amore, infonde la sua pace nel nostro cuore. Questa gioia, tuttavia, è anche una preghiera: Signore, realizza totalmente la tua promessa. Spezza i bastoni degli aguzzini. Brucia i calzari rimbombanti. Fa’ che finisca il tempo dei mantelli intrisi di sangue. Realizza la promessa: ‘La pace non avrà fine’ (Is 9,6). Ti ringraziamo per la tua bontà, ma ti preghiamo anche: mostra la tua potenza. Erigi nel mondo il dominio della tua verità, del tuo amore – il ‘regno della giustizia, dell’amore e della pace’".

“‘Maria diede alla luce il suo figlio primogenito’. (...) Nel linguaggio formatosi nella Sacra Scrittura dell’Antica Alleanza, ‘primogenito’ non significa il primo di una serie di altri figli. La parola ‘primogenito’ è un titolo d’onore, indipendentemente dalla questione se poi seguono altri fratelli e sorelle o no. (...) Il primogenito appartiene in modo particolare a Dio, e per questo egli – come in molte religioni – doveva essere in modo particolare consegnato a Dio ed essere riscattato mediante un sacrificio sostitutivo, come san Luca racconta nell’episodio della presentazione di Gesù al tempio. Il primogenito appartiene a Dio in modo particolare, è, per così dire, destinato al sacrificio. Nel sacrificio di Gesù sulla croce, la destinazione del primogenito si compie in modo unico. In se stesso, Egli offre l’umanità a Dio e unisce uomo e Dio in modo tale che Dio sia tutto in tutti. (...) L’uomo può essere immagine di Dio, perché Gesù è Dio e Uomo, la vera immagine di Dio e dell’uomo. Egli è il primogenito dei morti (...). Nella Risurrezione, Egli ha sfondato il muro della morte per tutti noi. Ha aperto all’uomo la dimensione della vita eterna nella comunione con Dio. (...) Ora Egli è tuttavia il primo di una serie di fratelli, il primo, cioè, che inaugura per noi l’essere in comunione con Dio. Egli crea la vera fratellanza – non la fratellanza, deturpata dal peccato, di Caino ed Abele, di Romolo e Remo, ma la fratellanza nuova in cui siamo la famiglia stessa di Dio”.

“Il Vangelo di Natale ci racconta, alla fine, che una moltitudine di angeli dell’esercito celeste lodava Dio e diceva: ‘Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama’. La Chiesa ha amplificato, nel ‘Gloria’, questa lode, che gli angeli hanno intonato di fronte all’evento della Notte Santa, facendone un inno di gioia sulla gloria di Dio. (...) L’apparire della bellezza, del bello, ci rende lieti senza che dobbiamo interrogarci sulla sua utilità. (...) Ma anche degli uomini parla il messaggio degli angeli nella Notte Santa: ‘Pace agli uomini che egli ama’. La traduzione latina di tale parola, che usiamo nella liturgia e che risale a Girolamo, suona diversamente: ‘Pace agli uomini di buona volontà’. (...) Sarebbe sbagliata un’interpretazione che riconoscesse soltanto l’operare esclusivo di Dio, come se Egli non avesse chiamato l’uomo ad una risposta libera di amore. Sarebbe sbagliata, però, anche un’interpretazione moralizzante, secondo cui l’uomo con la sua buona volontà potrebbe, per così dire, redimere se stesso. Ambedue le cose vanno insieme: grazia e libertà; l’amore di Dio, che ci previene e senza il quale non potremmo amarLo, e la nostra risposta (...). L’intreccio di grazia e libertà, l’intreccio di chiamata e risposta non lo possiamo scindere in parti separate l’una dall’altra”.

“Luca non ha detto che gli angeli hanno cantato. Egli scrive molto sobriamente: l’esercito celeste lodava Dio e diceva: ‘Gloria a Dio nel più alto dei cieli…’ (Lc 2,13s). Ma da sempre gli uomini sapevano che il parlare degli angeli è diverso da quello degli uomini; che proprio in questa notte del lieto messaggio esso è stato un canto in cui la gloria sublime di Dio ha brillato. (...) In quest’ora noi ci associamo pieni di gratitudine a questo cantare di tutti i secoli, che unisce cielo e terra, angeli e uomini”.
HML/ VIS 20101228 (1140)

LA NASCITA DEL SALVATORE PORTI AL MONDO LA PACE

CITTA' DEL VATICANO, 25 DIC. 2010 (VIS). Alle ore 12:00 di oggi, Solennità del Natale del Signore, dalla Loggia della Benedizione il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto il tradizionale Messaggio natalizio ai fedeli presenti in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltavano attraverso la radio e la televisione ed ha impartito la Benedizione “Urbi et Orbi”.

Di seguito riportiamo alcuni estratti del Messaggio:

“Cari fratelli e sorelle, che mi ascoltate da Roma e dal mondo intero, con gioia vi annuncio il messaggio del Natale: Dio si è fatto uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi. Dio non è lontano: è vicino, anzi, è l’’Emmanuele’, Dio-con-noi. Non è uno sconosciuto: ha un volto, quello di Gesù”.

“È un messaggio sempre nuovo, sempre sorprendente, perché oltrepassa ogni nostra più audace speranza. Soprattutto perché non è solo un annuncio: è un avvenimento, un accadimento, che testimoni credibili hanno veduto, udito, toccato nella Persona di Gesù di Nazareth!”.

“’Il Verbo si fece carne’. Di fronte a questa rivelazione, riemerge ancora una volta in noi la domanda: come è possibile? Il Verbo e la carne sono realtà tra loro opposte; come può la Parola eterna e onnipotente diventare un uomo fragile e mortale? Non c’è che una risposta: l’Amore”.

“Dio non muta, Egli è Amore da sempre e per sempre. (...) Solo quanti si aprono all’amore sono avvolti dalla luce del Natale. Così fu nella notte di Betlemme, e così è anche oggi. L’incarnazione del Figlio di Dio è un avvenimento che è accaduto nella storia, ma nello stesso tempo la oltrepassa”.

“E che cosa cerca, in effetti, il nostro cuore, se non una Verità che sia Amore? La cerca il bambino, con le sue domande, così disarmanti e stimolanti; la cerca il giovane, bisognoso di trovare il senso profondo della propria vita; la cercano l’uomo e la donna nella loro maturità, per guidare e sostenere l’impegno nella famiglia e nel lavoro; la cerca la persona anziana, per dare compimento all’esistenza terrena”.

“L’annuncio del Natale è luce anche per i popoli, per il cammino collettivo dell’umanità. L’’Emmanuele’, Dio-con-noi, è venuto come Re di giustizia e di pace. Il suo Regno – lo sappiamo – non è di questo mondo, eppure è più importante di tutti i regni di questo mondo. È come il lievito dell’umanità: se mancasse, verrebbe meno la forza che manda avanti il vero sviluppo: la spinta a collaborare per il bene comune, al servizio disinteressato del prossimo, alla lotta pacifica per la giustizia. Credere nel Dio che ha voluto condividere la nostra storia è un costante incoraggiamento ad impegnarsi in essa, anche in mezzo alle sue contraddizioni. È motivo di speranza per tutti coloro la cui dignità è offesa e violata, perché Colui che è nato a Betlemme è venuto a liberare l’uomo dalla radice di ogni schiavitù”.

“La luce del Natale risplenda nuovamente in quella Terra dove Gesù è nato e ispiri Israeliani e Palestinesi nel ricercare una convivenza giusta e pacifica. L’annuncio consolante della venuta dell’Emmanuele lenisca il dolore e consoli nelle prove le care comunità cristiane in Iraq e in tutto il Medio Oriente, donando loro conforto e speranza per il futuro ed animando i Responsabili delle Nazioni ad una fattiva solidarietà verso di esse. Ciò avvenga anche in favore di coloro che ad Haiti soffrono ancora per le conseguenze del devastante terremoto e della recente epidemia di colera. Così pure non vengano dimenticati coloro che in Colombia ed in Venezuela, ma anche in Guatemala e in Costa Rica, hanno subito le recenti calamità naturali”.

“La nascita del Salvatore apra prospettive di pace duratura e di autentico progresso alle popolazioni della Somalia, del Darfur e della Costa d’Avorio; promuova la stabilità politica e sociale del Madagascar; porti sicurezza e rispetto dei diritti umani in Afghanistan e in Pakistan; incoraggi il dialogo fra Nicaragua e Costa Rica; favorisca la riconciliazione nella Penisola Coreana”.

“La celebrazione della nascita del Redentore rafforzi lo spirito di fede, di pazienza e di coraggio nei fedeli della Chiesa nella Cina continentale, affinché non si perdano d’animo per le limitazioni alla loro libertà di religione e di coscienza e, perseverando nella fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, mantengano viva la fiamma della speranza. L’amore del ‘Dio con noi’ doni perseveranza a tutte le comunità cristiane che soffrono discriminazione e persecuzione, ed ispiri i ‘leader’ politici e religiosi ad impegnarsi per il pieno rispetto della libertà religiosa di tutti”.

Al termine del Messaggio, il Papa ha rivolto gli auguri natalizi in 65 lingue ed ha impartito la benedizione “Urbi et Orbi” (a Roma e al mondo).
MESS/ VIS 20101228 (780)

SACRA FAMIGLIA MODELLO VITA, APPELLO CESSAZIONE VIOLENZA

CITTA' DEL VATICANO, 26 DIC. 2010 (VIS). Oggi, nella prima domenica dopo il Natale, Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l’Angelus con i fedeli convenuti in Piazza San Pietro.

“Nella povera grotta di Betlemme (...)” – ha detto il Papa – “rifulge una luce vivissima, riflesso del profondo mistero che avvolge quel Bambino, e che Maria e Giuseppe custodiscono nei loro cuori (...). Essi (...) conservano nell’intimo le parole dell’annuncio dell’angelo a Maria: ‘colui che nascerà sarà chiamato Figlio di Dio’".

“Eppure, la nascita di ogni bambino porta con sé qualcosa di questo mistero! Lo sanno bene i genitori che lo ricevono come un dono e che, spesso, così ne parlano. (...) In effetti, gli esseri umani vivono la procreazione non come mero atto riproduttivo, ma ne percepiscono la ricchezza, intuiscono che ogni creatura umana che si affaccia sulla terra è il ‘segno’ per eccellenza del Creatore e Padre che è nei cieli”.

“Quant’è importante, allora” – ha esclamato il Pontefice – “ che ogni bambino, venendo al mondo, sia accolto dal calore di una famiglia! Non importano le comodità esteriori: Gesù è nato in una stalla e come prima culla ha avuto una mangiatoia, ma l’amore di Maria e di Giuseppe gli ha fatto sentire la tenerezza e la bellezza di essere amati. Di questo hanno bisogno i bambini: dell’amore del padre e della madre. È questo che dà loro sicurezza e che, nella crescita, permette la scoperta del senso della vita. La santa Famiglia di Nazareth ha attraversato molte prove, come quella (...) della ‘strage degli innocenti’, che costrinse Giuseppe e Maria ed emigrare in Egitto). Ma, confidando nella divina Provvidenza, essi trovarono la loro stabilità e assicurarono a Gesù un’infanzia serena e una solida educazione”.

“Cari amici, la santa Famiglia è certamente singolare e irripetibile” – ha concluso il Santo Padre – “ma al tempo stesso è ‘modello di vita’ per ogni famiglia, perché Gesù, vero uomo, ha voluto nascere in una famiglia umana, e così facendo l’ha benedetta e consacrata. Affidiamo pertanto alla Madonna e a san Giuseppe tutte le famiglie, affinché non si scoraggino di fronte alle prove e alle difficoltà, ma coltivino sempre l’amore coniugale e si dedichino con fiducia al servizio della vita e dell’educazione”.

Al termine della recita dell’Angelus, il Santo Padre ha lanciato un nuovo appello invocando la pace, la speranza e la riconciliazione.

“In questo tempo del Santo Natale, il desiderio e l’invocazione del dono della pace si sono fatti ancora più intensi. Ma il nostro mondo continua ad essere segnato dalla violenza, specialmente contro i discepoli di Cristo. Ho appreso con grande tristezza l’attentato in una chiesa cattolica nelle Filippine, mentre si celebravano i riti del giorno di Natale, come pure l’attacco a chiese cristiane in Nigeria. La terra si è macchiata ancora di sangue in altre parti del mondo come in Pakistan. Desidero esprimere il mio sentito cordoglio per le vittime di queste assurde violenze, e ripeto ancora una volta l’appello ad abbandonare la via dell’odio per trovare soluzioni pacifiche dei conflitti e donare alle care popolazioni sicurezza e serenità. In questo giorno in cui celebriamo la Santa Famiglia, che visse la drammatica esperienza di dover fuggire in Egitto per la furia omicida di Erode, ricordiamo anche tutti coloro – in particolare le famiglie - che sono costretti ad abbandonare le proprie case a causa della guerra, della violenza e dell’intolleranza. Vi invito, quindi, ad unirvi a me nella preghiera per chiedere con forza al Signore che tocchi il cuore degli uomini e porti speranza, riconciliazione e pace”.
ANG/ VIS 20101228 (610)

PRANZO DEL PAPA CON POVERI OSPITI CASE MISSIONARIE CARITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 26 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha partecipato a un pranzo da lui offerto alle persone assistite dalle diverse comunità romane delle Missionarie della Carità, in occasione del 100° anniversario della nascita della Beata Madre Teresa di Calcutta.

Al pranzo tenutosi nell’atrio dell’Aula Paolo VI in Vaticano, erano presenti 350 ospiti dei Centri di accoglienza a Roma, 150 Sorelle, i Fratelli contemplativi, i Sacerdoti e i seminaristi.

Dopo le parole di benvenuto della Superiora Generale delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta, Suor Mary Prema Pierick, il Papa ha detto ai presenti: “Cari fratelli e sorelle, lasciamo che la luce del Bambino Gesù, del Figlio di Dio fatto uomo illumini la nostra vita per trasformarla in luce, come vediamo in modo speciale nella vita dei santi. Penso alla testimonianza della beata Teresa di Calcutta, un riflesso della luce dell’amore di Dio. Celebrare 100 anni dalla sua nascita è motivo di gratitudine e di riflessione per un rinnovato e gioioso impegno al servizio del Signore e dei fratelli, specialmente dei più bisognosi”.

“La beata Teresa di Calcutta ha vissuto la carità verso tutti senza distinzione, ma con una preferenza per i più poveri e abbandonati: un segno luminoso della paternità e della bontà di Dio. Ha saputo riconoscere in ognuno il volto di Cristo, da Lei amato con tutta se stessa: il Cristo che adorava e riceveva nell’Eucaristia continuava ad incontrarLo per le strade e per le vie della città, diventando ‘immagine’ viva di Gesù che versa sulle ferite dell’uomo la grazia dell’amore misericordioso”.

“A chi si domanda perché Madre Teresa sia diventata così famosa, la risposta è semplice: perché è vissuta in modo umile e nascosto, per amore e nell’amore di Dio. Ella stessa affermava che il suo più grande premio era amare Gesù e servirlo nei poveri. La sua figura piccola, con le mani giunte o mentre accarezzava un malato, un lebbroso, un moribondo, un bimbo, è il segno visibile di un’esistenza trasformata da Dio. Nella notte del dolore umano ha fatto risplendere la luce dell’Amore divino e ha aiutato tanti cuori a trovare quella pace che solo Dio può donare”.

“Ringraziamo il Signore, perché nella beata Teresa di Calcutta tutti abbiamo visto come la nostra esistenza può cambiare quando incontra Gesù; può diventare per gli altri riflesso della luce di Dio. A tanti uomini e donne, in situazioni di miseria e di sofferenza, Ella ha donato la consolazione e la certezza che Dio non abbandona nessuno, mai! La sua missione continua attraverso quanti, qui come in altre parti del mondo, vivono il suo carisma di essere missionari e missionarie della Carità”.

“La nostra gratitudine è grande, care Sorelle, cari Fratelli, per la vostra presenza umile, discreta, nascosta agli occhi degli uomini, ma straordinaria e preziosa per il cuore di Dio. All’uomo spesso in ricerca di felicità illusorie, la vostra testimonianza di vita dice dove si trova la vera gioia: nel condividere, nel donare, nell’amare con la stessa gratuità di Dio che rompe la logica dell’egoismo umano”.

“Cari amici! Sappiate che il Papa vi vuole bene” - ha concluso Benedetto XVI – “vi porta nel cuore, vi raccoglie tutti in un abbraccio paterno e prega per voi”.
AC/ VIS 20101228 (550)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 28 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo Gabriel Sayaogo, Vescovo di Manga (superficie: 9.870; popolazione: 574.622; cattolici: 107.104; sacerdoti: 16; religiosi: 21), Burkina Faso. Il Vescovo eletto è nato a Niességa (Burkina Faso), nel 1962 ed è stato ordinato sacerdote nel 1991. Finora Vicario Generale della Diocesi di Ouahigouya (Burkina Faso), succede al Vescovo Wenceslas Compaoré, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

Lunedì 27 dicembre il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato il Reverendo Ferenc Palánki, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Eger (superficie: 11.500; popolazione: 1.264.000; cattolici: 692.000; sacerdoti: 209; religiosi: 57; diaconi permanenti: 14), Ungheria. Il Vescovo eletto, finora Direttore Spirituale del Seminario Propedeutico di Vác, è nato nel 1964 a Balassagyarmat (Ungheria), ed è stato ordinato sacerdote nel 1994.
RE:NER:NEA/... VIS 20101228 (150)

giovedì 23 dicembre 2010

CELEBRAZIONI LITURGICHE SANTO PADRE SU INTERNET E IPHONE

CITTA' DEL VATICANO, 23 DIC. 2010 (VIS). In occasione delle festività natalizie, i siti internet della Radio Vaticana (www.radiovaticana.org), del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali (www.pccs.va) e il sito www.pope2you.net, in stretta collaborazione con il CTV (Centro Televisivo Vaticano), e grazie all’accordo con Telecom Italia, offriranno un nuovo servizio agli utenti internet: la possibilità di seguire in diretta le celebrazioni liturgiche presiedute dal Santo Padre durante le festività.

Le celebrazioni presiedute da Benedetto XVI: la Santa Messa della veglia (venerdì 24 dicembre a partire dalle ore 22:00, il Messaggio natalizio con la Benedizione “Urbi et Orbi” del 25 dicembre alle ore 12:00 e la Santa Messa per la Giornata Mondiale della Pace, il 1° gennaio alle ore 10:00, saranno trasmesse in diretta audio / video su internet in sei lingue: italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo e portoghese. Per la veglia del 24 dicembre ci sarà anche il commento in cinese e per la celebrazione del 1° gennaio il commento in arabo. Inoltre sarà disponibile un canale audio senza commenti, con solo l’audio in presa diretta.

Il servizio si basa sulla piattaforma tecnologica Content Delivery Network di Telecom Italia che consente la distribuzione veloce ed efficiente dei contenuti multimediali rendendoli fruibili via web e iPhone in tutti i paesi del mondo.
.../ VIS 20101223 (220)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 23 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo William Slattery, O.F.M., finora Vescovo di Kokstad (Sud Africa), Arcivescovo Metropolita di Pretoria (superficie: 16.579; popolazione; 6.102.000; cattolici: 206.200; sacerdoti: 109; religiosi: 273; diaconi permanenti: 11), Sud Africa, e Ordinario Militare per il Sud Africa.

- Il Monsignore Abel Gabuza, Vescovo di Kimberley (superficie: 123.083; popolazione: 1.968.000; cattolici: 121.050; sacerdoti: 40; religiosi: 25; diaconi permanenti: 4), Sud Africa. Il Vescovo eletto, finora Amministratore Apostolico dell’Arcidiocesi di Pretoria (Sud Africa), è nato nel 1955 ad Alexandra (Sud Africa) ed è stato ordinato sacerdote nel 1984.

- Don Savio Hon Tai-Fai, S.D.B., Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, attualmente Professore di Teologia nel Seminario di Hong Kong, Membro della Commissione Teologica Internazionale ed Accademico Ordinario della Pontificia Accademia di Teologia, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. L’Arcivescovo eletto è nato nel 1950 a Hong Kong, ha emesso la prima professione religiosa nel 1969, quella perpetua nel 1975 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982.

- L’Arcivescovo Francesco Coccopalmerio, Membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, attualmente Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.
NER:NA/ VIS 20101223 (100)

AVVISO

CITTA' DEL VATICANO, 23 DIC. 2010 (VIS). Il Vatican Information Service augura ai suoi lettori un santo e felice Natale ed informa che, in occasione delle festività natalizie, il servizio non sarà trasmesso dal 24 al 27 dicembre, giorni di vacanza in Vaticano. Le trasmissioni riprenderanno martedì 28 dicembre.
.../.../... VIS 20101223 (50)

mercoledì 22 dicembre 2010

NOTA DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

CITTA' DEL VATICANO, 22 DIC. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo la Nota pubblicata nel pomeriggio di ieri dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, intitolata “Sulla banalizzazione della sessualità. A proposito di alcune letture di ‘Luce del mondo’”.

“In occasione della pubblicazione del libro-intervista di Benedetto XVI, ‘Luce del mondo’, sono state diffuse diverse interpretazioni non corrette, che hanno generato confusione sulla posizione della Chiesa cattolica riguardo ad alcune questioni di morale sessuale. Il pensiero del Papa non di rado è stato strumentalizzato per scopi e interessi estranei al senso delle sue parole, che risulta evidente qualora si leggano interamente i capitoli dove si accenna alla sessualità umana. L’interesse del Santo Padre appare chiaro: ritrovare la grandezza del progetto di Dio sulla sessualità, evitandone la banalizzazione oggi diffusa”.

“Alcune interpretazioni hanno presentato le parole del Papa come affermazioni in contraddizione con la tradizione morale della Chiesa, ipotesi che taluni hanno salutato come una positiva svolta e altri hanno appreso con preoccupazione, come se si trattasse di una rottura con la dottrina sulla contraccezione e con l’atteggiamento ecclesiale nella lotta contro l’Aids. In realtà, le parole del Papa, che accennano in particolare ad un comportamento gravemente disordinato quale è la prostituzione (cfr. Luce del mondo, prima ristampa, novembre 2010, pp. 170-171), non sono una modifica della dottrina morale né della prassi pastorale della Chiesa”.

“Come risulta dalla lettura della pagina in questione, il Santo Padre non parla della morale coniugale e nemmeno della norma morale sulla contraccezione. Tale norma, tradizionale nella Chiesa, è stata ripresa in termini assai precisi da Paolo VI nel n. 14 dell’enciclica ‘Humanae vitae’, quando ha scritto che è ‘esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione’. L’idea che dalle parole di Benedetto XVI si possa dedurre che in alcuni casi sia lecito ricorrere all’uso del profilattico per evitare gravidanze indesiderate è del tutto arbitraria e non risponde né alle sue parole né al suo pensiero. A questo riguardo il Papa propone invece vie umanamente e eticamente percorribili, per le quali i pastori sono chiamati a fare ‘di più e meglio’ (Luce del mondo, p. 206), quelle cioè che rispettano integralmente il nesso inscindibile di significato unitivo e procreativo in ogni atto coniugale, mediante l’eventuale ricorso ai metodi di regolazione naturale della fecondità in vista di una procreazione responsabile”.

“Quanto poi alla pagina in questione, il Santo Padre si riferiva al caso completamente diverso della prostituzione, comportamento che la morale cristiana da sempre ha considerato gravemente immorale (cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, n. 27; Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2355). La raccomandazione di tutta la tradizione cristiana – e non solo di quella – nei confronti della prostituzione si può riassumere nelle parole di san Paolo: ‘Fuggite la fornicazione’ (1 Corinzi, 6, 18). La prostituzione va dunque combattuta e gli enti assistenziali della Chiesa, della società civile e dello Stato devono adoperarsi per liberare le persone coinvolte”.

“A questo riguardo occorre rilevare che la situazione creatasi a causa dell’attuale diffusione dell’Aids in molte aree del mondo ha reso il problema della prostituzione ancora più drammatico. Chi sa di essere infetto dall’Hiv e quindi di poter trasmettere l’infezione, oltre al peccato grave contro il sesto comandamento ne commette anche uno contro il quinto, perché consapevolmente mette a serio rischio la vita di un’altra persona, con ripercussioni anche sulla salute pubblica. In proposito il Santo Padre afferma chiaramente che i profilattici non costituiscono ‘la soluzione autentica e morale’ del problema dell’Aids e anche che ‘concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità’, perché non si vuole affrontare lo smarrimento umano che sta alla base della trasmissione della pandemia. È innegabile peraltro che chi ricorre al profilattico per diminuire il rischio per la vita di un’altra persona intende ridurre il male connesso al suo agire sbagliato. In questo senso il Santo Padre rileva che il ricorso al profilattico ‘nell’intenzione di diminuire il pericolo di contagio, può rappresentare tuttavia un primo passo sulla strada che porta ad una sessualità diversamente vissuta, più umana’. Si tratta di un’osservazione del tutto compatibile con l’altra affermazione del Santo Padre: ‘questo non è il modo vero e proprio per affrontare il male dell’Hiv’.

“Alcuni hanno interpretato le parole di Benedetto XVI ricorrendo alla teoria del cosiddetto ‘male minore’. Questa teoria, tuttavia, è suscettibile di interpretazioni fuorvianti di matrice proporzionalista (cfr. Giovanni Paolo II, enciclica ‘Veritatis splendor’, nn. 75-77). Un’azione che è un male per il suo oggetto, anche se un male minore, non può essere lecitamente voluta. Il Santo Padre non ha detto che la prostituzione col ricorso al profilattico possa essere lecitamente scelta come male minore, come qualcuno ha sostenuto. La Chiesa insegna che la prostituzione è immorale e deve essere combattuta. Se qualcuno, ciononostante, praticando la prostituzione e inoltre essendo infetto dall’Hiv, si adopera per diminuire il pericolo di contagio anche mediante il ricorso al profilattico, ciò può costituire un primo passo nel rispetto della vita degli altri, anche se la malizia della prostituzione rimane in tutta la sua gravità. Tali valutazioni sono in linea con quanto la tradizione teologico-morale della Chiesa ha sostenuto anche in passato”.

“In conclusione, nella lotta contro l’Aids i membri e le istituzioni della Chiesa cattolica sappiano che occorre stare vicini alle persone, curando gli ammalati e formando tutti perché possano vivere l’astinenza prima del matrimonio e la fedeltà all’interno del patto coniugale. Al riguardo occorre anche denunciare quei comportamenti che banalizzano la sessualità, perché, come dice il Papa, proprio questi rappresentano la pericolosa ragione per cui tante persone nella sessualità non vedono più l’espressione del loro amore. ‘Perciò anche la lotta contro la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull’essere umano nella sua totalità’ (Luce del mondo, p. 170)”.
OP/ VIS 20101222 (1000)

ATTESA GIOIOSA ATTEGGIAMENTO FONDAMENTALE CRISTIANO

CITTA' DEL VATICANO, 22 DIC. 2010 (VIS). “Con quest’ultima Udienza prima delle Festività Natalizie, ci avviciniamo, trepidanti e pieni di stupore, al ‘luogo’ dove per noi e per la nostra salvezza tutto ha avuto inizio, dove tutto ha trovato un compimento, là dove si sono incontrate e incrociate le attese del mondo e del cuore umano” – ha detto il Papa nella catechesi dell’Udienza Generale del Mercoledì, tenutasi nell’Aula Paolo VI.

“L’attesa gioiosa, caratteristica dei giorni che precedono il Santo Natale, è certamente l’atteggiamento fondamentale del cristiano che desidera vivere con frutto il rinnovato incontro con Colui che viene ad abitare in mezzo a noi: Cristo Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo. Ritroviamo questa disposizione del cuore, e la facciamo nostra, in coloro che per primi accolsero la venuta del Messia: Zaccaria ed Elisabetta, i pastori, il popolo semplice, e specialmente Maria e Giuseppe, i quali in prima persona hanno provato la trepidazione, ma soprattutto la gioia per il mistero di questa nascita”.

“Tutto l’Antico Testamento costituisce un’unica grande promessa, che doveva compiersi con la venuta di un salvatore potente” – ha proseguito il Pontefice – “Accanto all’attesa dei personaggi delle Sacre Scritture, trova spazio e significato, attraverso i secoli, anche la nostra attesa, quella che in questi giorni stiamo sperimentando e quella che ci mantiene desti per l’intero cammino della nostra vita. Tutta l’esistenza umana, infatti, è animata da questo profondo sentimento, dal desiderio che quanto di più vero, di più bello e di più grande abbiamo intravisto e intuito con la mente ed il cuore, possa venirci incontro e davanti ai nostri occhi diventi concreto e ci risollevi”.

“Il Salvatore, dunque, viene per ridurre all’impotenza l’opera del male e tutto ciò che ancora può tenerci lontani da Dio, per restituirci all’antico splendore e alla primitiva paternità. (...) La sua venuta, perciò, non può avere altro scopo che quello di insegnarci a vedere e ad amare gli avvenimenti, il mondo e tutto ciò che ci circonda, con gli occhi stessi di Dio. Il Verbo fatto bambino ci aiuta a comprendere il modo di agire di Dio, affinché siamo capaci di lasciarci sempre più trasformare dalla sua bontà e dalla sua infinita misericordia”.

“Nella notte del mondo, lasciamoci ancora sorprendere e illuminare da questa venuta, dalla Stella che, sorta ad oriente, ha inondato di gioia l’universo. (...) Purifichiamo la nostra coscienza e la nostra vita da ciò che è contrario a questa venuta: pensieri, parole, atteggiamenti e azioni, spronandoci a compiere il bene e a contribuire a realizzare in questo nostro mondo la pace e la giustizia per ogni uomo e a camminare così incontro al Signore”.

“Segno caratteristico del tempo natalizio è il presepe” – ha concluso il Pontefice – “Il presepe è espressione della nostra attesa, ma anche del rendimento di grazie a Colui che ha deciso di condividere la nostra condizione umana, nella povertà e nella semplicità. Mi rallegro perché rimane viva e, anzi, si riscopre la tradizione di preparare il presepe nelle case, nei posti di lavoro, nei luoghi di ritrovo. Questa genuina testimonianza di fede cristiana possa offrire ancora oggi per tutti gli uomini di buona volontà una suggestiva icona dell’amore infinito del Padre verso noi tutti. I cuori dei bambini e degli adulti possano ancora sorprendersi di fronte ad essa”.
AG/ VIS 20101222 (550)

PRESA DI POSSESSO DIACONIA DEL CARDINALE KOCH

CITTA' DEL VATICANO, 22 DIC. 2010 (VIS). L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha comunicato oggi che sabato 1° gennaio 2011, alle ore 18:00, il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, prenderà possesso della Diaconia di Nostra Signora del Sacro Cuore, Corso Rinascimento, 27, Roma.
OCL/ VIS 20101222 (60)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 22 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Mário Marquez, O.F.M.Cap., Vescovo di Joaçaba (superficie: 10.283; popolazione: 326.000; cattolici: 244.000; sacerdoti: 38; religiosi: 54; diaconi permanenti: 1), Brasile. Il Vescovo Marquez è stato finora Vescovo Ausiliare di Vitória (Brasile).

- Il Padre Agenor Girardi, M.S.C., Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Porto Alegre (superficie: 13.753; popolazione: 3.227.700; cattolici: 2.401.782; sacerdoti: 353; religiosi: 1.750; diaconi permanenti: 46), Brasile. Il Vescovo eletto, nato nel 1952 ad Orleans (Brasile), ha emesso la professione religiosa nella Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore nel 1982 ed è stato ordinato sacerdote nello stesso anno. È stato finora Parroco della Parrocchia “São José”.

- Il Padre José Carlos Chacorowski, C.M., Vescovo Ausiliare di São Luis do Maranhão (superficie: 13.112; popolazione: 1.309.000; cattolici: 943.000; sacerdoti: 76; religiosi: 249; diaconi permanenti: 1), Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1956 a Curitiba (Brasile), ha emesso i voti religiosi nella Congregazione della Missione ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1980. È stato finora Direttore delle Figlie della Carità della Provincia di Amazzonia nell’Arcidiocesi di Belém do Pará.
NER:NEA/ VIS 20101222 (180)

martedì 21 dicembre 2010

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 21 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Pasig (Filippine), presentata dal Vescovo Francisco C. San Diego, per raggiunti limiti d’età.
RE/ VIS 20101221 (40)

IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 21 DIC. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo i dati dei Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Cardinale Michele Giordano, Arcivescovo emerito di Napoli (Italia), il 2 dicembre, all’età di 80 anni.

- Il Vescovo Michael Bunluen Mansap, emerito di Ubon Ratchathani (Tailandia), il 2 dicembre, all’età di 81 anni.

- Il Vescovo Bernard Patrick Devlin, emerito di Gibraltar (Gibilterra), il 15 dicembre, all’età di 89 anni.

- Il Vescovo Ambrosio Echebarría Arroita, emerito di Barbastro-Monzón (Spagna), il 6 dicembre, all’età di 88 anni.

- Il Vescovo José Dos Santos Garcia, S.M.P., emerito di Porto Amélia (Mozambico), l’11 dicembre, all’età di 97 anni.

- Il Vescovo Raymond Philip Kalisz, S.V.D., emerito di Wewak (Papua Nuova Guinea), il 12 dicembre, all’età di 83 anni.

- Il Vescovo Ferenc Keszthelyi, O.Cist., emerito di Vác (Ungheria), il 6 dicembre, all’età di 82 anni.

- L’Arcivescovo Júlio Tavares Rebimbas, Vescovo emerito di Porto (Portogallo), il 6 dicembre, all’età di 88 anni.

- Il Vescovo John Thomas Steinbock, di Fresno (Stati Uniti d’America), il 5 dicembre, all’età di 73 anni.

- Il Vescovo George Otto Wirz, già Ausiliare di Madison (Stati Uniti d’America), il 23 novembre, all’età di 81 anni.
.../ VIS 20101221 (200)

lunedì 20 dicembre 2010

VISITA DEL PAPA ALLA BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA

CITTA' DEL VATICANO, 18 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina il Papa ha compiuto una visita alla Biblioteca Apostolica Vaticana in occasione della riapertura, dopo tre anni di lavori di restauro. Papa Benedetto XVI si era recato in visita alla Biblioteca poco prima dell’inizio dei lavori, nel giugno 2007.

Il Santo Padre è stato accolto dal Cardinale Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, dal Monsignor Cesare Pasini, Prefetto e dal Signor Ambrogio M. Piazzoni, Vice Prefetto, che con i membri del Consiglio della Biblioteca lo hanno accompagnato nel corso della visita. Dopo una breve preghiera di benedizione dei locali rinnovati, sono stati presentati al Papa i lavori di ristrutturazione e successivamente Benedetto XVI ha percorso tutti i grandi saloni della Biblioteca. A conclusione della visita Benedetto XVI ha ringraziato tutti coloro che vi lavorano e ha sottolineato l’importanza di questa istituzione per la Sede Apostolica e per la Chiesa universale. Infine il Papa ha impartito la Benedizione Apostolica.
BXVI-VISITA/ VIS 20101220 (170)

MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

CITTA' DEL VATICANO, 18 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico il Messaggio del Santo Padre in occasione della XIX Giornata Mondiale del Malato, che si celebra l’11 febbraio, Memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes.

All’inizio del Messaggio il Papa ricordato la sua visita pastorale a Torino – lo scorso maggio – durante la quale – ha detto – “ho potuto sostare in riflessione e preghiera davanti alla Sacra Sindone, davanti a quel volto sofferente, che ci invita a meditare su Colui che ha portato su di sé la passione dell'uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati”.

“La sofferenza” – ha sottolineato il Pontefice – “rimane sempre carica di mistero, difficile da accettare e da portare. (...) Anche l’Apostolo Tommaso mostra la fatica di credere alla via della passione redentrice (...). Di fronte a Cristo che mostra le sue piaghe, la sua risposta si trasforma in una commovente professione di fede: ‘Mio Signore e mio Dio!’”.

“Cari ammalati e sofferenti, è proprio attraverso le piaghe del Cristo” – scrive ancora il Pontefice – “che noi possiamo vedere, con occhi di speranza, tutti i mali che affliggono l'umanità. (...) Dio, la Verità e l'Amore in persona, ha voluto soffrire per noi e con noi; si è fatto uomo per poter com-patire con l'uomo, in modo reale, in carne e sangue. In ogni sofferenza umana, allora, è entrato Uno che condivide la sofferenza e la sopportazione; in ogni sofferenza si diffonde la con-solatio, la consolazione dell'amore partecipe di Dio per far sorgere la stella della speranza”.

“Guardando all’appuntamento di Madrid, nel prossimo agosto 2011, per la Giornata Mondiale della Gioventù, vorrei rivolgere anche un particolare pensiero ai giovani, specialmente a coloro che vivono l’esperienza della malattia. Spesso la Passione, la Croce di Gesù fanno paura” – scrive il Pontefice – “perché sembrano essere la negazione della vita. In realtà, è esattamente il contrario! La Croce è il ‘sì’ di Dio all'uomo, l’espressione più alta e più intensa del suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna. (...) Solo Lui è capace di liberare il mondo dal male e di far crescere il suo Regno di giustizia, di pace e di amore al quale tutti aspiriamo”.

“Al termine di questo mio Messaggio per la prossima Giornata Mondiale del Malato, desidero esprimere il mio affetto a tutti e a ciascuno” – scrive infine il Papa – “sentendomi partecipe delle sofferenze e delle speranze che vivete quotidianamente in unione a Cristo crocifisso e risorto, perché vi doni la pace e la guarigione del cuore. Insieme a Lui vegli accanto a voi la Vergine Maria, che invochiamo con fiducia Salute degli infermi e Consolatrice dei sofferenti”.

“Cari fratelli e sorelle” – conclude il Pontefice – “invito anche le Autorità affinché investano sempre più energie in strutture sanitarie che siano di aiuto e di sostegno ai sofferenti, soprattutto i più poveri e bisognosi, e, (...) invio un affettuoso saluto ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, ai seminaristi, agli operatori sanitari, ai volontari e a tutti coloro che si dedicano con amore a curare e alleviare le piaghe di ogni fratello o sorella ammalati, negli ospedali o Case di Cura, nelle famiglie: nei volti dei malati sappiate vedere sempre il Volto dei volti: quello di Cristo”.
MESS/ VIS 20101220 (610)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 18 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Joseph Karikkassery, Vescovo di Kottapuram (superficie: 3.300; popolazione: 3.333.467; cattolici: 89.569; sacerdoti: 137; religiosi: 330), India. È stato finora Ausiliare di Verapoly (India).

- Il Reverendo Santiago Gómez Sierra, Vescovo Ausiliare di Sevilla (superficie: 14.036; popolazione: 1.875.462; cattolici: 1.865.000; sacerdoti: 691; religiosi: 2.839; diaconi permanenti: 43), Spagna. Il Vescovo eletto, finora Decano del Capitolo Cattedrale di Córdoba, è nato a Madridejos (Spagna), nel 1957 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982.

- L’Arcivescovo Antonio Mennini, Nunzio Apostolico in Gran Bretagna, finora Nunzio Apostolico nella Federazione Russa e in Uzbekistan.

- Il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni di chiusura dell'Anno Giubilare della Chiesa in Viêt Nam (nel 350° anniversario della creazione dei due primi Vicariati Apostolici e nel 50° anniversario dell'istituzione della gerarchia cattolica), in programma presso il Santuario Mariano di LaVang nei giorni 4-6 gennaio 2011.
NER:NEA:NN:NA/ VIS 20101220 (170)

SAN GIUSEPPE, PADRE LEGALE GESÙ, PROFILO UOMO NUOVO

CITTA' DEL VATICANO, 19 DIC. 2010 (VIS). Alle ore 12:00 di oggi, IV domenica di Avvento, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

“In questa quarta domenica di Avvento” – ha detto il Papa – “il Vangelo di San Matteo narra come avvenne la nascita di Gesù ponendosi dal punto di vista di san Giuseppe. Egli era il promesso sposo di Maria, la quale, ‘prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo’”.

“San Giuseppe viene presentato come ‘uomo giusto’, fedele alla legge di Dio, disponibile a compiere la sua volontà. Per questo entra nel mistero dell’Incarnazione dopo che un angelo del Signore, apparsogli in sogno, gli annuncia: ‘Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati’. Abbandonato il pensiero di ripudiare in segreto Maria, egli la prende con sé, perché ora i suoi occhi vedono in lei l’opera di Dio”.

“Pur avendo provato turbamento, Giuseppe agisce ‘come gli aveva ordinato l’angelo del Signore’, certo di compiere la cosa giusta. Anche mettendo il nome di ‘Gesù’ a quel Bambino che regge tutto l’universo, egli si colloca nella schiera dei servitori umili e fedeli, simile agli angeli e ai profeti, simile ai martiri e agli apostoli – come cantano antichi inni orientali. San Giuseppe annuncia i prodigi del Signore, testimoniando la verginità di Maria, l’azione gratuita di Dio, e custodendo la vita terrena del Messia. Veneriamo dunque il padre legale di Gesù, perché in lui si profila l’uomo nuovo, che guarda con fiducia e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si affida totalmente all’infinita misericordia di Colui che avvera le profezie e apre il tempo della salvezza”.

“Cari amici, a san Giuseppe, patrono universale della Chiesa, desidero affidare tutti i Pastori, esortandoli ad offrire ‘ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo’. (...) Invochiamo con fiducia la Vergine Maria, la piena di grazia ‘adornata di Dio’, affinché, nel Natale ormai prossimo, i nostri occhi si aprano e vedano Gesù, e il cuore gioisca in questo mirabile incontro d’amore”.
ANG/ VIS 20101220 (420)

AUGURI DI NATALE ALLA CURIA ROMANA


Nel ricordare gli avvenimenti principali dell’Anno, il Papa ha menzionato la celebrazione dell’Anno sacerdotale iniziato con “grande gioia (...) e, grazie a Dio, abbiamo potuto concluderlo anche con grande gratitudine, nonostante si sia svolto così diversamente da come ce l’eravamo aspettati. In noi sacerdoti e nei laici, proprio anche nei giovani, si è rinnovata la consapevolezza di quale dono rappresenti il sacerdozio della Chiesa Cattolica, che ci è stato affidato dal Signore. Ci siamo nuovamente resi conto di quanto sia bello che esseri umani siano autorizzati a pronunciare in nome di Dio e con pieno potere la parola del perdono, e così siano in grado di cambiare il mondo, la vita; quanto sia bello che esseri umani siano autorizzati a pronunciare le parole della consacrazione (...); quanto sia bello poter essere, con la forza del Signore, vicino agli uomini nelle loro gioie e sofferenze, nelle ore importanti come in quelle buie dell’esistenza”.

“Tanto più siamo stati sconvolti quando, proprio in quest’anno e in una dimensione per noi inimmaginabile, siamo venuti a conoscenza di abusi contro i minori commessi da sacerdoti, che stravolgono il Sacramento nel suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita”.

“In questo contesto” – ha detto il Papa – “mi è venuta in mente una visione di sant’Ildegarda di Bingen che descrive in modo sconvolgente ciò che abbiamo vissuto in quest’anno. (...) Nella visione di sant’Ildegarda, il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l’abbiamo visto. Il suo vestito è strappato – per la colpa dei sacerdoti. Così come lei l’ha visto ed espresso, l’abbiamo vissuto in quest’anno. Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento. Solo la verità salva. Dobbiamo interrogarci su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia avvenuta. Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero nostro modo di configurare l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse accadere”.

“Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene” – ha ribadito il Pontefice – “Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere. È questo anche il luogo per ringraziare di cuore tutti coloro che si impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la capacità di credere al suo messaggio”.

“Nei miei incontri con le vittime di questo peccato” – ha ricordato Benedetto XVI - ho sempre trovato anche persone che, con grande dedizione, stanno a fianco di chi soffre e ha subito danno. È questa l’occasione per ringraziare anche i tanti buoni sacerdoti che trasmettono in umiltà e fedeltà la bontà del Signore e, in mezzo alle devastazioni, sono testimoni della bellezza non perduta del sacerdozio”.

“Siamo consapevoli” – ha affermato il Papa – “della particolare gravità di questo peccato commesso da sacerdoti e della nostra corrispondente responsabilità. Ma non possiamo neppure tacere circa il contesto del nostro tempo in cui è dato vedere questi avvenimenti. Esiste un mercato della pornografia concernente i bambini, che in qualche modo sembra essere considerato sempre più dalla società come una cosa normale. La devastazione psicologica di bambini, in cui persone umane sono ridotte ad articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi”.

“In questo contesto” – ha aggiunto il Papa – “si pone anche il problema della droga, che con forza crescente stende i suoi tentacoli di polipo intorno all’intero globo terrestre (...). Ogni piacere diventa insufficiente e l’eccesso nell’inganno dell’ebbrezza diventa una violenza che dilania intere regioni, e questo in nome di un fatale fraintendimento della libertà, in cui proprio la libertà dell’uomo viene minata e alla fine annullata del tutto”.

“Per opporci a queste forze dobbiamo gettare uno sguardo sui loro fondamenti ideologici. Negli anni Settanta, la pedofilia venne teorizzata come una cosa del tutto conforme all’uomo e anche al bambino. Questo, però, faceva parte di una perversione di fondo del concetto di ‘ethos’. (...) Niente sarebbe in se stesso bene o male. Tutto dipenderebbe dalle circostanze e dal fine inteso. (...) La morale viene sostituita da un calcolo delle conseguenze e con ciò cessa di esistere. Gli effetti di tali teorie sono oggi evidenti. Contro di esse Papa Giovanni Paolo II, nella sua Enciclica ‘Veritatis splendor’ del 1993, indicò con forza profetica nella grande tradizione razionale dell’’ethos’ cristiano le basi essenziali e permanenti dell’agire morale. Questo testo oggi deve essere messo nuovamente al centro come cammino nella formazione della coscienza”.

“Come secondo punto” – ha proseguito il Pontefice – “vorrei dire una parola sul Sinodo delle Chiese del Medio Oriente. Esso ebbe inizio con il mio viaggio a Cipro” del giugno scorso, “dove potei consegnare l’’Instrumentum laboris’ per il Sinodo ai Vescovi di quei Paesi lì convenuti. (...) Anche se la piena comunione non ci è ancora donata” – ha detto il Papa riferendosi alla Chiesa Ortodossa – “abbiamo tuttavia constatato con gioia che la forma basilare della Chiesa antica ci unisce profondamente gli uni con gli altri: il ministero sacramentale dei Vescovi come portatore della tradizione apostolica, la lettura della Scrittura secondo l’ermeneutica della ‘Regula fidei’, la comprensione della Scrittura nell’unità multiforme incentrata su Cristo sviluppatasi grazie all’ispirazione di Dio e, infine, la fede nella centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa”.

“Abbiamo potuto vedere la ricca cultura cristiana dell’Oriente cristiano. Ma abbiamo visto anche il problema del Paese diviso. Si rendevano visibili colpe del passato e profonde ferite, ma anche il desiderio di pace e di comunione quali erano esistite prima. Tutti sono consapevoli del fatto che la violenza non porta alcun progresso – essa, infatti, ha creato la situazione attuale. Solo nel compromesso e nella comprensione vicendevole può essere ristabilita un’unità. Preparare la gente per questo atteggiamento di pace è un compito essenziale della pastorale”.

“Nel Sinodo lo sguardo si è poi allargato sull’intero Medio Oriente, dove convivono fedeli appartenenti a religioni diverse ed anche a molteplici tradizioni e riti distinti. (...) Negli sconvolgimenti degli ultimi anni è stata scossa la storia di condivisione, le tensioni e le divisioni sono cresciute, così che sempre di nuovo con spavento siamo testimoni di atti di violenza nei quali non si rispetta più ciò che per l’altro è sacro (...). Nella situazione attuale, i cristiani sono la minoranza più oppressa e tormentata. Per secoli sono vissuti pacificamente insieme con i loro vicini ebrei e musulmani. Nel Sinodo abbiamo ascoltato parole sagge del Consigliere del Mufti della Repubblica del Libano contro gli atti di violenza nei confronti dei cristiani. Egli diceva: con il ferimento dei cristiani veniamo feriti noi stessi. Purtroppo, però, questa e analoghe voci della ragione, per le quali siamo profondamente grati, sono troppo deboli. Anche qui l’ostacolo è il collegamento tra avidità di lucro ed accecamento ideologico”.

“Sulla base dello spirito della fede e della sua ragionevolezza” – ha proseguito il Papa – “il Sinodo ha sviluppato un grande concetto del dialogo, del perdono e dell’accoglienza vicendevole, un concetto che ora vogliamo gridare al mondo. L’essere umano è uno solo e l’umanità è una sola. Ciò che in qualsiasi luogo viene fatto contro l’uomo alla fine ferisce tutti. Così le parole e i pensieri del Sinodo devono essere un forte grido rivolto a tutte le persone con responsabilità politica o religiosa perché fermino la cristianofobia; perché si alzino a difendere i profughi e i sofferenti e a rivitalizzare lo spirito della riconciliazione”.

“Mi piacerebbe parlare dettagliatamente dell’indimenticabile viaggio nel Regno Unito” – ha proseguito il Pontefice – “voglio però limitarmi a due punti che sono correlati con il tema della responsabilità dei cristiani in questo tempo e con il compito della Chiesa di annunciare il Vangelo”.

“Il pensiero va innanzitutto all’incontro con il mondo della cultura nella Westminster Hall, un incontro in cui la consapevolezza della responsabilità comune in questo momento storico creò una grande attenzione, che, in ultima analisi, si rivolse alla questione circa la verità e la stessa fede. (...) Alexis de Tocqueville, a suo tempo, aveva osservato che in America la democrazia era diventata possibile e aveva funzionato, perché esisteva un consenso morale di base che, andando al di là delle singole denominazioni, univa tutti. Solo se esiste un tale consenso sull’essenziale, le costituzioni e il diritto possono funzionare. Questo consenso di fondo proveniente dal patrimonio cristiano è in pericolo là dove al suo posto, al posto della ragione morale, subentra la mera razionalità finalistica (...). Questo è in realtà un accecamento della ragione per ciò che è essenziale. Combattere contro questo accecamento della ragione e conservarle la capacità di vedere l’essenziale, di vedere Dio e l’uomo, ciò che è buono e ciò che è vero, è l’interesse comune che deve unire tutti gli uomini di buona volontà. È in gioco il futuro del mondo”.

“Infine, vorrei ancora ricordare la beatificazione del Cardinale John Henry Newman. Perché è stato beatificato? (...) Vorrei rilevare soltanto due aspetti (...) Il primo è che dobbiamo imparare dalle tre conversioni di Newman, perché sono passi di un cammino spirituale che ci interessa tutti. Vorrei qui mettere in risalto solo la prima conversione: quella alla fede nel Dio vivente. (...) Nella sua conversione Newman riconosce che (...) Dio e l’anima, l’essere se stesso dell’uomo a livello spirituale, costituiscono ciò che è veramente reale, ciò che conta. (...) Dove avviene una tale conversione, non cambia semplicemente una teoria, cambia la forma fondamentale della vita. Di tale conversione noi tutti abbiamo sempre di nuovo bisogno: allora siamo sulla via retta”.

“La forza motrice che spingeva sul cammino della conversione era in Newman la coscienza” – ha sottolineato il Santo Padre - “Per lui ‘coscienza’ significa la capacità di verità dell’uomo: la capacità di riconoscere proprio negli ambiti decisivi della sua esistenza – religione e morale – una verità, ‘la’ verità. La coscienza, la capacità dell’uomo di riconoscere la verità, gli impone con ciò, al tempo stesso, il dovere di incamminarsi verso la verità (...). Il cammino delle conversioni di Newman è un cammino della coscienza – un cammino non della soggettività che si afferma, ma, proprio al contrario, dell’obbedienza verso la verità che passo passo si apriva a lui”.

Infine il Papa ha accennato brevemente ai Viaggi a Malta, in Portogallo e in Spagna, dicendo che: “In essi si è reso nuovamente visibile che la fede non è una cosa del passato, ma un incontro con il Dio che vive ed agisce adesso”.
AC/ VIS 20101220 (1750)

venerdì 17 dicembre 2010

UNIVERSITÀ: COLLABORAZIONE FEDE CRISTIANA E DIVERSI SAPERI

CITTA' DEL VATICANO, 17 DIC. 2010 (VIS). Alle 17:30 di ieri pomeriggio, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre ha presieduto la Celebrazione dei Vespri con gli Universitari Romani in preparazione al Natale.

“Il Dio di Abramo (...), di Isacco e di Giacobbe si è rivelato, ha mostrato il suo volto e ha preso dimora nella nostra carne, in Gesù, figlio di Maria - vero Dio e vero uomo - che incontreremo ancora una volta nella Grotta di Betlemme” – ha detto il Papa nell’omelia. – “Tornare lì, in quel luogo umile e angusto, non è un semplice itinerario ideale: è il cammino che siamo chiamati a percorrere sperimentando nell’oggi la vicinanza di Dio e la sua azione che rinnova e sostiene la nostra esistenza”.

“Il cammino verso la Grotta di Betlemme è un itinerario di liberazione interiore, un’esperienza di libertà profonda, perché ci spinge ad uscire da noi stessi e ad andare verso Dio che si è fatto a noi vicino (...). Egli vuole infondere coraggio alla nostra vita, specialmente nei momenti in cui ci sentiamo stanchi e affaticati e abbiamo bisogno di ritrovare la serenità del cammino e sentirci con gioia pellegrini verso l’eternità. (...) Il Bambino che troveremo, tra Maria e Giuseppe, è il Logos-Amore, la Parola che può dare consistenza piena alla nostra vita. (...) A Betlemme si incontrano l’oggi di Dio e l’oggi dell’uomo, per iniziare insieme un cammino di dialogo e di intensa comunione di vita”.

“Cari amici delle Università di Roma, a voi, che percorrete il cammino affascinante ed impegnativo della ricerca e della elaborazione culturale, il Verbo Incarnato domanda di condividere con Lui la pazienza del ‘costruire’. Costruire la propria esistenza, costruire la società, non è opera che possa essere realizzata da menti e cuori distratti e superficiali. (...) Nei nostri tempi si avverte il bisogno di una nuova classe di intellettuali capaci di interpretare le dinamiche sociali e culturali offrendo soluzioni non astratte, ma concrete e realistiche. L’Università è chiamata a svolgere questo ruolo insostituibile e la Chiesa se ne fa convinta e fattiva sostenitrice”.

“La comunità universitaria romana (...) è chiamata ad un compito storico notevole: quello di superare precomprensioni e pregiudizi che talvolta impediscono lo sviluppo di una cultura autentica. Lavorando in sinergia, in particolare con le Facoltà teologiche, le Università romane possono indicare che è possibile un nuovo dialogo e una nuova collaborazione tra la fede cristiana e i diversi saperi, senza confusione e senza separazione, ma condividendo la medesima aspirazione a servire l’uomo nella sua pienezza”.

Al termine della celebrazione, la delegazione universitaria africana ha consegnato l’Icona di Maria “Sedes Sapientiae” alla delegazione universitaria spagnola. “Inizierà così il pellegrinaggio di questa effigie mariana in tutte le Università di Spagna, un segno che ci orienta verso l’incontro del prossimo mese di agosto a Madrid”.
HML/ VIS 20101217 (480)

VIGORE E SLANCIO APOSTOLICO ANNO GIUBILARE PARTENOPEO

CITTA' DEL VATICANO, 17 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato una Lettera al Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, in occasione dell’apertura di uno speciale Anno Giubilare, che ha avuto inizio ieri e che si prolungherà per tutto il 2011.

“Codesta Comunità diocesana” – scrive Benedetto XVI – “ha un patrimonio religioso prezioso, che esige la coerenza della fedeltà e il coraggio della testimonianza. Nel solco di questa ricca tradizione è fiorita abbondante la santità cristiana, esprimendosi in figure celebri che hanno lasciato una traccia profonda nella Chiesa e nella società. Da questi fulgidi esempi deriva la consegna a continuare in questa vostra Terra tale storia di fede e di carità, operando con pari vigore e slancio apostolico”.

“Il contesto socio-culturale è oggi assai diverso rispetto al passato” – ricorda Benedetto XVI – “e, se è dato di gioire nel Signore per la fede genuina e perseverante di tanti cristiani, è doloroso constatare il diffondersi di una visione secolaristica della vita e l’irruenza di mali che affliggono il consorzio civile, insidiato dall’individualismo”.

“In questa atmosfera” – prosegue il Papa – “si verifica anche l’influsso di modelli negativi e devianti, che incidono fortemente sulla vita familiare e sociale, in particolare, sulle nuove generazioni. Desidero ribadire, pertanto, l’urgenza della formazione umana e cristiana dei ragazzi e dei giovani, perché essi sono gravemente esposti ai rischi della devianza”.

“Nei diversi ambienti di vita, i cristiani sono chiamati ad essere operatori di verità e testimoni coraggiosi del Vangelo; ciascuno può e deve adoperarsi a far sì che i valori spirituali ed etici, tradotti in stile di vita, offrano un contributo determinate all’edificazione di una società più giusta e fraterna. Occorrerà allora impegnarsi per assicurare, con l’ispirazione e la forza che vengono da Dio, rapporti di autentica carità, che si esprimano in forme concrete di solidarietà e di servizio, in modo da mostrare esempi di vita alternativi, accessibili a tutti e, nello stesso tempo, emblematici”.

“Così si potrà rafforzare la consapevolezza che anche oggi, come sempre, il seme del Regno di Dio è presente ed è attivo: un seme carico di avvenire, capace, se accolto in modo personale e generoso, di trasformare anche le situazioni più difficili e di rinnovare il cuore ed il volto di Napoli”.
MESS/ VIS 20101217 (380)

PREMIO PONTIFICIE PREMIO PONTIFICIE ACCADEMIE “MARIAN ACADEMY OF INDIA”

CITTA' DEL VATICANO, 17 DIC. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, nel Palazzo San Pio X a Roma, si è tenuta la XV Seduta Pubblica delle Pontificie Accademie sul tema: “L’Assunzione di Maria, segno di consolazione e di sicura speranza”.

Nel corso della Seduta, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha dato lettura del Messaggio inviato dal Papa al Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Consiglio di Coordinamento fra Pontificie Accademie ed ai partecipanti.

“La XV Seduta Pubblica” – scrive il Santo Padre – “è stata preparata dalla Pontificia Accademia Mariana Internazionale e dalla Pontificia Accademia dell’Immacolata, le quali molto opportunamente hanno voluto che in questa solenne adunanza fosse ricordato il 60° anniversario della Proclamazione del Dogma dell’Assunzione di Maria”.

Benedetto XVI ricorda che il Concilio Vaticano II insegna, nella Costituzione dogmatica ‘Lumen gentium’ “che Maria è segno di speranza certa e di consolazione per il Popolo di Dio pellegrino nella storia”.

“I Padri e i Dottori della Chiesa, facendosi eco anche del comune sentire dei fedeli e riflettendo su ciò che la liturgia celebrava, hanno proclamato il singolare privilegio di Maria, hanno illustrato la sua luminosa bellezza, che sostiene e nutre la nostra speranza”.

“Riflessione teologica e spirituale, liturgia, devozione mariana, rappresentazione artistica formano davvero un tutt’uno” – sottolinea il Papa – “un messaggio completo ed efficace, capace di suscitare la meraviglia degli occhi, di toccare il cuore e di provocare l’intelligenza ad una comprensione ancora più profonda del mistero di Maria, in cui vediamo chiaramente riflesso e annunziato il nostro destino, la nostra speranza”.

“Colgo, pertanto, questa occasione per invitare gli studiosi di Teologia e di Mariologia a percorrere la ‘via pulchritudinis’ ed auspico che, anche ai nostri giorni, grazie a una maggiore collaborazione tra teologi, liturgisti e artisti, si possano offrire all’ammirazione e alla contemplazione di tutti, messaggi incisivi ed efficaci”.

Benedetto XVI, accogliendo la proposta del Consiglio di Coordinamento fra Pontificie Accademie, ha assegnato quest’anno “il Premio delle Pontificie Accademia Ecclesiastiche alla ‘Marian Academy of India’, giovane e attiva società mariologica-mariana che ha sede a Bangalore, in India - rappresentata dal suo Presidente il Reverendo Kulandaisamy Rayar -, e al Professor Luìs Alberto Esteves dos Santos Casimiro per la sua poderosa Dissertazione dottorale dal titolo ‘A Anunciação do Senhor na pintura quinhentista portuguesa (1500-1550). Análise geométrica, iconográfica e significado iconológico’”.

“Desidero, inoltre che” – conclude il Pontefice – “come segno di apprezzamento e di incoraggiamento, si offra la Medaglia del Pontificato al Gruppo ‘Gen Verde’, espressione del Movimento dei Focolari, per il suo impegno artistico fortemente impregnato dei valori evangelici e aperto al dialogo tra i popoli e le culture”.
MESS/ VIS 20101217 (420)

CULTURA E STORIA ITALIANA SEGNATE CHIESA CATTOLICA

CITTA' DEL VATICANO, 17 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Signor Francesco Maria Greco, nuovo Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

Nel suo discorso al diplomatico, il Papa, nel ricordare i preparativi per le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, processo che ebbe inizio nel 1861, ha affermato: “Uno degli aspetti più rilevanti di quel lungo, a volte faticoso e contrastato, cammino, che ha condotto all’odierna fisionomia dello Stato italiano, è costituito dalla ricerca di una corretta distinzione e di giuste forme di collaborazione fra la comunità civile e quella religiosa, esigenza tanto più sentita in un Paese come l’Italia, la cui storia e cultura sono così profondamente segnate dalla Chiesa cattolica e nella cui capitale ha la sua sede episcopale il Capo visibile di tale Comunità, diffusa in tutto il mondo”.

“Queste caratteristiche, che da secoli fanno parte del patrimonio storico e culturale dell’Italia” – ha detto ancora Benedetto XVI – “non possono essere negate, dimenticate o emarginate; l’esperienza di questi 150 anni insegna che quando si è cercato di farlo, si sono causati pericolosi squilibri e dolorose fratture nella vita sociale del Paese”.

“A questo riguardo, Vostra Eccellenza ha opportunamente richiamato l’importanza dei Patti del Laterano e dell’Accordo di Villa Madama, che fissano le coordinate di un giusto equilibrio di rapporti, del quale si avvantaggiano la Sede Apostolica così come lo Stato e la Chiesa in Italia”.

“Quei patti internazionali” – ha sottolineato il Pontefice – “non sono espressione di una volontà della Chiesa o della Santa Sede di ottenere potere, privilegi o posizioni di vantaggio economico e sociale, né con essi si intende sconfinare dall’ambito che è proprio della missione assegnata dal Divino Fondatore alla Sua comunità in terra. Al contrario, tali accordi hanno il loro fondamento nella giusta volontà da parte dello Stato di garantire ai singoli e alla Chiesa il pieno esercizio della libertà religiosa, diritto che ha una dimensione non solo personale (...). La libertà religiosa è, quindi, un diritto, oltre che del singolo, della famiglia, dei gruppi religiosi e della Chiesa, e lo Stato è chiamato a tutelare non solo i diritti dei credenti alla libertà di coscienza e di religione, ma anche il ruolo legittimo della religione e delle comunità religiose nella sfera pubblica”.

“Il retto esercizio e il corrispettivo riconoscimento di questo diritto consentono alla società di avvalersi delle risorse morali e della generosa attività dei credenti. Per questo non si può pensare di conseguire l’autentico progresso sociale, percorrendo la via dell’emarginazione o perfino del rifiuto esplicito del fattore religioso, come ai nostri tempi si tende a fare con varie modalità. Una di queste è, ad esempio, il tentativo di eliminare dai luoghi pubblici l’esposizione dei simboli religiosi, primo fra tutti il Crocifisso, che è certamente l’emblema per eccellenza della fede cristiana, ma che, allo stesso tempo, parla a tutti gli uomini di buona volontà e, come tale, non è fattore che discrimina”.

“Desidero esprimere il mio apprezzamento al Governo italiano” – ha detto Papa Benedetto XVI – “che a questo riguardo si è mosso in conformità a una corretta visione della laicità e alla luce della sua storia, cultura e tradizione, trovando in ciò il positivo sostegno anche di altre Nazioni europee. Mentre in alcune società vi sono tentativi di emarginare la dimensione religiosa, le cronache recenti ci testimoniano come ai nostri giorni vengano compiute anche delle aperte violazioni della libertà religiosa. Di fronte a questa dolorosa realtà, la società italiana e le sue Autorità hanno dimostrato una particolare sensibilità per la sorte di quelle minoranze cristiane, che, a motivo della loro fede, subiscono violenze, vengono discriminate o sono costrette ad una forzata emigrazione dalla loro patria”.

“Auspico” – ha concluso il Pontefice – “che possa crescere ovunque la consapevolezza di questa problematica e, conseguentemente, vengano intensificati gli sforzi per vedere realizzato, ovunque e per tutti, il pieno rispetto della libertà religiosa. Sono certo che all’impegno in tal senso da parte della Santa Sede non mancherà l’appoggio dell’Italia in ambito internazionale”.
CD/ VIS 20101217 (680)

OGGI SI ACCENDONO LUCI CHE ORNANO ABETE PIAZZA SAN PIETRO

CITTA' DEL VATICANO, 17 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto una Delegazione della località di Luson, (Bolzano, Alto Adige), che quest’anno ha donato l’abete che si colloca accanto al presepe in Piazza San Pietro.

L’abete le cui luci verranno accese questa sera nel corso di una cerimonia presieduta dal Cardinale Giovanni Lajolo, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, è un abete rosso di 34 metri di altezza e di 93 anni di età. Sono stati donati anche 50 abeti provenienti dall’Alto Adige che saranno collocati in altri luoghi del Vaticano.

L’abete “raccolto a un’altitudine di circa 1500 metri e tagliato senza recare danno alla vita del bosco” – ha detto il Santo Padre – “resterà accanto al presepe fino al termine delle festività natalizie”.

“L’albero di Natale” – ha detto il Papa – “arricchisce il valore simbolico del presepe, che è un messaggio di fraternità e di amicizia; un invito all’unità e alla pace; un invito a far posto, nella nostra vita e nella società, a Dio, il quale ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo, perché vuole che al suo amore rispondiamo liberamente con il nostro amore. Il presepe e l’albero portano quindi un messaggio di speranza e di amore, e aiutano a creare il clima propizio per vivere nella giusta dimensione spirituale e religiosa il mistero della Nascita del Redentore”.
AC/ VIS 20101217 (250)

SANTA SEDE LAMENTA CELEBRAZIONE ASSEMBLEA RAPPRESENTANTI CATTOLICI CINESI

CITTA' DEL VATICANO, 17 DIC. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico, nella tarda mattinata di oggi, un Comunicato sull’ottava Assemblea di Rappresentanti cattolici cinesi (Beijing, 7-9 dicembre 2010).

“1. Con profondo dolore la Santa Sede deplora che, nei giorni 7-9 dicembre corrente, si sia tenuta a Pechino l’Ottava Assemblea dei Rappresentanti Cattolici Cinesi. Questa è stata imposta a numerosi Vescovi, Sacerdoti, Religiose e Fedeli laici. Le modalità della sua convocazione ed il suo svolgimento manifestano un atteggiamento repressivo nei confronti dell’esercizio della libertà religiosa, che si auspicava ormai superato nell’odierna Cina. La persistente volontà di controllare la sfera più intima dei cittadini, qual è la loro coscienza, e d’ingerirsi nella vita interna della Chiesa cattolica, non fa onore alla Cina; anzi, sembra un segno di timore e di debolezza, prima che di forza; di un’intransigente intolleranza, più che di apertura alla libertà e al rispetto effettivo sia della dignità umana sia di una corretta distinzione tra la sfera civile e quella religiosa”.

“2. A più riprese la Santa Sede aveva fatto conoscere, prima di tutto ai Pastori ma pure a tutti i Fedeli, anche pubblicamente, che non dovevano partecipare all’evento. Ognuno di coloro che erano presenti sa in che misura è responsabile davanti a Dio e alla Chiesa. I Vescovi, in particolare, e i Sacerdoti saranno anche posti di fronte alle attese delle rispettive comunità, che guardano al proprio Pastore e hanno diritto di ricevere da lui guida e sicurezza nella fede e nella vita morale”.

“3. È noto, peraltro, che molti Vescovi e Sacerdoti sono stati forzati a partecipare all’Assemblea. La Santa Sede denuncia questa grave violazione dei loro diritti umani, in particolare della loro libertà di religione e di coscienza. Inoltre, la Santa Sede esprime la sua stima più profonda a quanti, in diverse modalità, hanno testimoniato la fede con coraggio e invita gli altri a pregare, a fare penitenza e, con le opere, a riaffermare la propria volontà di seguire Cristo con amore, in piena comunione con la Chiesa universale”.

“4. A coloro che portano nel cuore sconcerto e profonda sofferenza, domandandosi come sia possibile che il proprio Vescovo o i propri Sacerdoti abbiano partecipato all’Assemblea, la Santa Sede chiede di rimanere saldi e pazienti nella fede; li invita a prendere atto delle pressioni subite da molti dei loro Pastori e a pregare per loro; li esorta a continuare coraggiosamente a sostenerli di fronte alle ingiuste imposizioni che incontrano nell’esercizio del loro ministero”.

“5. Durante l’Assemblea sono stati, fra l’altro, designati i responsabili della cosiddetta Conferenza Episcopale e dell’Associazione Patriottica Cattolica Cinese. Riguardo a questi due organismi, così come all’Assemblea stessa, rimane valido quanto il Santo Padre Benedetto XVI ha scritto nella Lettera del 2007 alla Chiesa in Cina (cfr nn. 7 e 8).
“In particolare, l'attuale Collegio dei Vescovi Cattolici di Cina non è riconosciuto come Conferenza Episcopale dalla Sede Apostolica: non ne fanno parte i Vescovi «clandestini», cioè non riconosciuti dal Governo, che sono in comunione con il Papa; include Presuli, che sono tuttora illegittimi, ed è retta da Statuti, che contengono elementi inconciliabili con la dottrina cattolica. È profondamente deplorevole che sia stato designato a presiederla un Vescovo non legittimo”.

“Per quanto poi concerne la dichiarata finalità di attuare i principi di indipendenza e autonomia, autogestione e amministrazione democratica della Chiesa, va ricordato che essa è inconciliabile con la dottrina cattolica, che fin dagli antichi Simboli di fede professa la Chiesa «una, santa, cattolica e apostolica». E’, quindi, deprecabile anche la designazione di un Presule legittimo a presiedere l’Associazione Patriottica Cattolica Cinese”.

“6. Non è questo il cammino che la Chiesa deve compiere nel contesto di un grande e nobile Paese, che suscita attenzione nell’opinione pubblica mondiale per le significative mete raggiunte in tanti ambiti, ma trova ancora difficile attuare gli esigenti dettami di una vera libertà religiosa, che nella sua Costituzione pur professa di rispettare. Per giunta, l’Assemblea ha reso più arduo il cammino di riconciliazione fra i Cattolici delle «comunità clandestine» e quelli delle «comunità ufficiali», provocando una ferita profonda non solo alla Chiesa in Cina, ma anche alla Chiesa universale”.

“7. La Santa Sede si rammarica profondamente per il fatto che la celebrazione della suddetta Assemblea, come pure la recente ordinazione episcopale senza l’indispensabile mandato pontificio, abbiano danneggiato unilateralmente il dialogo e il clima di fiducia, avviati nei rapporti con il Governo della Repubblica Popolare Cinese. La Santa Sede, mentre riafferma la propria volontà di dialogare onestamente, sente il dovere di precisare che atti inaccettabili ed ostili come quelli appena menzionati provocano nei fedeli, dentro e fuori della Cina, una grave perdita di quella fiducia che è necessaria per superare le difficoltà e costruire una relazione corretta con la Chiesa, a vantaggio del bene comune”.

“8. Alla luce di quanto è avvenuto, rimane urgente l’invito che il Santo Padre ha rivolto a tutti i Cattolici del mondo, il 1º dicembre corrente, a pregare per la Chiesa in Cina, che sta vivendo momenti particolarmente difficili”.
OP/ VIS 20101217 (840)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 17 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Professor Carl A. Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo, con il Vescovo William Edward Lori, di Bridgeport (Stati Uniti d’America).

- Il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma.

- Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà il Cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/ VIS 20101217 (80)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 17 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Monsignore Peter Paul Angkyier, Vescovo di Damongo (superficie: 29.000; popolazione: 440.000; cattolici: 22.700; sacerdoti 42; religiosi: 32), Ghana. Il Vescovo eletto è nato a Nandon (Ghana), nel 1961 ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. Fino al 2009 è stato Vicario Generale e Consultore della medesima Diocesi,
NER/ VIS 20101217 (60)

giovedì 16 dicembre 2010

FRATERNITÀ ESSENZIALE COME LIBERTÀ E UGUAGLIANZA

CITTA' DEL VATICANO, 16 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina cinque nuovi Ambasciatori presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali: il Signor Suresh Prasad Pradhan, del Nepal; il Signor Royson Mabuku Mukwena, dello Zambia; il Signor Miguel Ángel Canturri Montanya, del Principato di Andorra; la Signora Vivianne Fock Tave, della Repubblica delle Seychelles e il Signor Boubacar Sidiki Toure, del Mali.

Benedetto XVI ha rivolto ai cinque nuovi Ambasciatori un discorso comune e successivamente ha consegnato ad ogni singolo diplomatico un discorso specifico relativo alla nazione rappresentata.

Il Pontefice ha dedicato il discorso comune al tema della fratellanza ed ha ricordato gli appelli lanciati nel corso dell’anno “a favore di Haiti, devastata prima dal terremoto e dopo colpita dal colera. Purtroppo altre tragedie hanno colpito altri paesi nel corso di quest’anno. I vostri Paesi, la comunità internazionale ed il mondo del volontariato hanno risposto ad appelli particolarmente urgenti, aiuti che converrebbe continuare ed intensificare. La Chiesa, tramite le sue diverse istituzioni, apporta un contributo multiforme che prolungherà nel tempo”.

“Il bell’ideale della fraternità, che fa parte dell’emblema nazionale di numerosi paesi, ha trovato nello sviluppo del pensiero filosofico e politico minore risonanza rispetto ad altri ideali come la libertà, l’uguaglianza, il progresso e l’unità. Si tratta di un principio che è rimasto in gran parte lettera morta nelle società politiche moderne e contemporanee, soprattutto a causa dell’influenza esercitata dalle ideologie individualiste o collettiviste. La fraternità ha come sapete, un significato particolare per i cristiani a causa di un disegno d’amore fraterno di Dio, di fraternità dunque, rivelata dal Cristo”.

“Per vivere degnamente, ogni essere umano ha bisogno di rispetto; ha ugualmente bisogno che gli sia fatta giustizia e che i suoi diritti siano concretamente riconosciuti. Tuttavia, ciò non basta per vivere una vita pienamente umana: in effetti, la persona ha anche bisogno di fraternità. Ciò è vero non solamente nelle relazioni di prossimità, ma anche su scala planetaria. Se il processo di globalizzazione in corso avvicina gli esseri umani, esso non li rende fratelli”.

“La ragione umana” – ha detto ancora il Papa – “può riconoscere l’uguaglianza di tutti gli uomini e la necessità di limitare le disparità eccessive fra di essi, ma si dichiara incapace di istituire la fraternità. Essa è un dono soprannaturale. La Chiesa vede la realizzazione della fraternità sulla terra come una vocazione contenuta nel disegno creatore di Dio di cui ella vuole divenire, con sempre maggiore fedeltà, l’agente sul piano universale e sul piano locale come nei paesi che voi rappresentate presso la Santa Sede”.

“Nella vita quotidiana, la fratellanza trova una espressione concreta nella gratuità e nel rispetto che devono manifestarsi in tutti gli ambiti dell’attività umana, compresa l’attività economica. L’identità profonda dell’uomo, il suo essere in relazione, si esprime anche nella sua attività economica che è uno degli ambiti di maggiore cooperazione fra gli uomini”.

“Tuttavia, se la fraternità vissuta fra gli uomini può trovare un eco positivo sul piano della ‘efficacia sociale’, non bisogna dimenticare che essa non costituisce un mezzo, ma è un fine in essa stessa. La Chiesa crede a Cristo che ci ha rivelato che Dio è amore; è anche convinta che per tutti coloro che credono nella carità divina, Dio apporta la certezza che ‘la via dell’amore è aperta a tutti gli uomini e che l’impegno che tende a instaurare una fraternità universale non è vano”.
CD/ VIS 20101216 (580)

CATTOLICI E LUTERANI: MAGGIORE TESTIMONIANZA VANGELO

CITTA' DEL VATICANO, 16 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto il Vescovo Munib A. Younan ed il Reverendo Martin Junge, recentemente eletti Presidente e Segretario Generale della Federazione Luterana Mondiale, che guidavano una Delegazione in occasione della visita ufficiale a Roma.

All’inizio del suo discorso il Santo Padre ha sottolineato “i numerosi significativi frutti prodotti da questi decenni di colloqui bilaterali” fra cattolici e luterani.

“Con l’aiuto di Dio è stato possibile rimuovere, lentamente e pazientemente, le barriere e promuovere legami di unità con il dialogo teologico e la cooperazione pratica, specialmente a livello di comunità locali”.

Nel ricordare che lo scorso anno si è commemorata la firma della “Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Giustificazione”, il Santo Padre ha sottolineato che “si è dimostrata un passo significativo lungo il difficile cammino verso il ristabilimento di una piena unità fra cristiani ed uno stimolo ad una ulteriore discussione ecumenica”.

“In questi anni che precedono il quinto centenario degli avvenimenti del 1517, i Cattolici e i Luterani sono chiamati a riflettere nuovamente su dove ci abbia condotto il nostro cammino verso l’unità e ad invocare la guida del Signore e l’aiuto per il futuro”.

“Sono lieto di notare che, in tale occasione, la Commissione Internazionale Luterano-Romano Cattolica sull’Unità sta approntando un testo comune che documenterà ciò che i Luterani e i Cattolici possono dire insieme a questo punto relativamente ai nostri più stretti rapporti dopo quasi cinque secoli di separazione. Per chiarificare ulteriormente la comprensione della Chiesa, che è l’argomento centrale del dialogo ecumenico oggi, la Commissione sta studiando il tema: ‘Battesimo e crescita della comunione ecclesiale”.

“Auspico” – ha concluso il Pontefice – “che queste attività ecumeniche offrano nuove opportunità per i cattolici e i luterani di riavvicinare le loro vite, testimoniare il Vangelo e che il loro impegno porti la luce di Cristo in tutti gli ambiti della società”.
AC/ VIS 20101216 (320)

LIBERTÀ RELIGIOSA, VIA PER LA PACE, TEMA GIORNATA MONDIALE

CITTA' DEL VATICANO, 16 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina ha avuto luogo nella Sala Stampa della Santa Sede, la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la XLIV Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio 2011), sul tema: “Libertà religiosa, via per la pace”.

Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente, il Vescovo Mario Toso, S.D.B., Segretario, il Monsignor Anthony Frontiero ed il Dottor Tommaso Di Ruzza, Officiali del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Il Cardinale Turkson ha spiegato che il Messaggio di quest’anno inizia con “un riferimento introduttivo sull’attacco contro i cristiani in Iraq, (...) presenta il significato di libertà religiosa e le varie modalità in cui esso modella la pace e le sue esperienze, e conclude con una riflessione sulla pace come un dono di Dio e al tempo stesso opera degli uomini e delle donne di buona volontà, e dei credenti in primis”.

“La libertà religiosa” – ha detto il Cardinale Turkson – “è il tema del Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace, non solo perché questo argomento è al centro della dottrina sociale della Chiesa, ma anche perché la vita della libertà religiosa – una vocazione fondamentale dell’uomo, un diritto umano inalienabile e universale e una chiave per la pace – continua ad essere oggetto di minaccia: da parte del secolarismo aggressivo, che è intollerante verso Dio e verso ogni forma di espressione della religione; dal fondamentalismo religioso, della politicizzazione della religione e dell’imposizione di religioni di Stato; dalla nascita di un relativismo culturale e religioso che si sta facendo sempre più presente e pressante ai nostri giorni”.

“Il Santo Padre, nel suo Messaggio, vede la tutela della libertà religiosa nel nostro mondo multiculturale, multi-religioso e secolarizzato come uno dei modi per salvaguardare la sua pace”.

“Uno dei compiti importanti che il nostro mondo si è proposto dopo la seconda guerra mondiale” – ha detto ancora il Cardinale – “è stata l’elaborazione, l’adozione e la promulgazione della ‘Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo’ del 1948” ed ha sottolineato che Benedetto XVI ha lodato la Dichiarazione ma “anche si è dimostrato preoccupato per l’aumento delle istanza di negazione dell’universalità di questi diritti in nome di differenti visioni culturali, politiche, sociali e persino religiose”.

“La libertà religiosa” – ha proseguito il Porporato – “non è un diritto concesso dallo Stato” esso “è derivato (...) dalla legge morale naturale e dalla dignità della persona, che sono parte della creazione. Lo Stato e le altre istituzioni pubbliche, ricorda Benedetto XVI nel Messaggio, necessitano di riconoscerlo come intrinseco alla persona umana, come elemento indispensabile per la sua integrità e pace”.

“La libertà religiosa è il compito dell’Autorità pubblica (...) non è un diritto illimitato. (...) si riferisce al diritto dell’uomo di esprimere il suo essere ‘capax Dei’: la sua libertà di rispondere alla verità della sua natura in quanto creato da Dio e creato per la vita con Dio, senza coercizione o impedimenti. È in questo che l’uomo trova la sua pace, e diviene uno strumento di pace”.

“La libertà religiosa” – ha proseguito il Cardinale Turkson – “non implica che tutte le religioni siano uguali. Non è neppure un motivo di relativismo religioso o indifferentismo. La libertà religiosa è compatibile con la difesa della propria identità religiosa contro il relativismo, il sincretismo e il fondamentalismo: tutte forme abusate della libertà religiosa”.

“La libertà religiosa non si limita al libero esercizio del culto” – ha sottolineato il Porporato – “Ha una dimensione pubblica, il che consente ai credenti di dare il loro contributo nella costruzione dell’ordine sociale”.

“Negare il diritto di professare la propria religione in pubblico e il diritto di portare la verità della fede a supporto della vita sociale comporta conseguenza negative sul vero sviluppo”.

“L’esercizio del diritto di libertà religiosa come via per la pace implica, dunque, il riconoscimento dell’armonia che deve esistere tra le due aree e forme di vita: privato e pubblico, individuo e comunità. (....) Di conseguenza, lo sviluppo e l’esercizio della propria libertà religiosa, è anche il compito della propria comunità”.

“Sebbene la libertà religiosa non sia ‘creata’ dallo Stato, esso, tuttavia, deve riconoscerla come intrinseca alla persona umana e le sue espressioni pubbliche e comunitarie. Questo riconoscimento (della libertà religiosa) e il rispetto per l’innata dignità di ogni persona implicano anche il principio della responsabilità di proteggere da parte della comunità, della società e dello Stato”.

“Gli appelli della Chiesa per la libertà religiosa non sono basati su una semplice richiesta di reciprocità da parte di una comunità di credenti disposta a rispettare i diritti dei membri di altre comunità a condizione che queste ultime siano rispettose dei diritti dei propri membri. Piuttosto, gli appelli per la libertà religiosa sono basati sulla dignità della persona. Rispettiamo i diritti degli altri perché è la cosa giusta da fare, non in cambio di un suo equivalente o per un favore ricevuto. Allo stesso tempo, quando gli altri soffrono persecuzione a causa della loro fede e pratica religiosa, offriamo a loro compassione e solidarietà”

“Tutto l’annuncio del Vangelo” – ha concluso il Cardinale Turkson – “come la buona novella di Gesù Cristo, è un tentativo di risvegliare la libertà (libertà religiosa) dell’uomo per desiderare e abbracciare la verità del Vangelo. (...) Evangelizzazione e svolgimento del compito missionario, quindi, non si contraddicono e non si oppongono al significato della libertà religiosa”.

“Con il suo Messaggio, Benedetto XVI invita” – ha detto il Vescovo Mario Toso – “in particolare, ad approfondire la verità del diritto alla libertà religiosa, ossia le sue implicanze antropologiche, etiche, giuridiche, politiche, civili e religiose. (...) Al di là della mera tolleranza” – ha sottolineato il Presule – “la libertà religiosa è il modello di ogni moralità e libertà, del rispetto reciproco, della pace”.

“Nel Messaggio sono criticati in pari modo il fanatismo, il fondamentalismo e il laicismo, perché ignorano l’essenza della libertà religiosa, che è ricerca, libera e comunitaria, della verità trascendente”.

“Per la Chiesa, il dialogo tra i seguaci di diverse religioni costituisce uno stimolo importante a collaborare con tutte le comunità religiose per la promozione della pace. È così che, in un mondo globalizzato, caratterizzato da società sempre più multietniche e multi-confessionali, le grandi religioni possono costruire non un problema bensì una risorsa, un importante fattore di unità e di concordia”.

Per leggere il Messaggio del Papa cliccare qui.
AC/ VIS 20101216 (1060)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 16 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

- Il Padre José Rodríguez Carballo, Ministro Generale dell’Ordine Francescano dei Frati Minori.
AP/ VIS 20101216 (50)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VAtICANO, 16 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Paul Stagg Coakley, Arcivescovo Metropolita di Oklahoma City (superficie: 109.997; popolazione: 2.555.000; cattolici: 116.919; sacerdoti: 146; religiosi: 150; diaconi permanenti: 92), Stati Uniti d’America. L’Arcivescovo eletto è nato nel 1955 a Norfolk (Stati Uniti d’America), è stato ordinato sacerdote nel 1983 ed ha ricevuto la consacrazione episcopale nel 2004. Finora Vescovo di Salinas (Stati Uniti d’America), succede all’Arcivescovo Eusebius Joseph Beltran, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

NER:RE/ VIS 20101216 (100)

mercoledì 15 dicembre 2010

SANTA VERONICA GIULIANI: CORRISPONDENZA AMORE DI CRISTO

CITTA' DEL VATICANO, 15 DIC. 2010 (VIS). Nell’Udienza Generale di oggi, tenutasi nell’Aula Paolo VI, il Papa si è soffermato sulla figura di Santa Veronica Giuliani, monaca clarissa cappuccina, di cui, il 27 dicembre prossimo, ricorre il 350° anniversario della nascita.

Veronica nasce nel 1660 a Mercatello, “è l’ultima di sette sorelle, delle quali altre tre abbracceranno la vita monastica;” – ha detto il Papa – “Le viene dato il nome di Orsola. (...) A 17 anni, entra nella stretta clausura del monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello, dove rimarrà per tutta la vita. Là riceve il nome di Veronica (...) Un anno dopo emette la solenne professione religiosa: inizia per lei il cammino di configurazione a Cristo attraverso molte penitenze, grandi sofferenze e alcune esperienze mistiche legate alla Passione di Gesù: la coronazione di spine, lo sposalizio mistico, la ferita nel cuore e le stimmate. Nel 1716, a 56 anni, diventa badessa del monastero e verrà riconfermata in tale ruolo fino alla morte, avvenuta nel 1727, dopo una dolorosissima agonia di 33 giorni. (...) Viene proclamata Santa il 26 maggio 1839 dal Papa Gregorio XVI”.

“Veronica Giuliani ha scritto molto: lettere, relazioni autobiografiche, poesie” – ha ricordato il Santo Padre – “La fonte principale per ricostruirne il pensiero è, tuttavia, il suo ‘Diario’, iniziato nel 1693: ben ventiduemila pagine manoscritte, che coprono un arco di trentaquattro anni di vita claustrale. (...) Santa Veronica ha una spiritualità marcatamente cristologico-sponsale: è l’esperienza di essere amata da Cristo, Sposo fedele e sincero, e di voler corrispondere con un amore sempre più coinvolto e appassionato”.

“Animata da un’ardente carità” – ha proseguito il Pontefice – “offre le sue preghiere e i suoi sacrifici per il Papa, il suo vescovo, i sacerdoti e per tutte le persone bisognose, comprese le anime del purgatorio. (...) Veronica vive in modo profondo la partecipazione all’amore sofferente di Gesù. (...) Arriva a chiedere a Gesù di essere crocifissa con Lui”.

“La Santa è convinta di partecipare già al Regno di Dio, ma contemporaneamente invoca tutti i Santi della Patria beata perché le vengano in aiuto nel cammino terreno della sua donazione, in attesa della beatitudine eterna; è questa la costante aspirazione della sua vita”.
“I momenti forti dell’esperienza mistica di Veronica” – ha detto ancora il Papa – “non sono mai separati dagli eventi salvifici celebrati nella liturgia, dove ha un posto particolare la proclamazione e l’ascolto della Parola di Dio. La Sacra Scrittura, dunque, illumina, purifica, conferma l’esperienza di Veronica, rendendola ecclesiale. (...) Proprio la sua esperienza, ancorata alla Sacra Scrittura con intensità non comune guida ad una lettura più profonda e ‘spirituale’ dello stesso Testo sacro. Ella, infatti, non solo si esprime con le parole della Sacra Scrittura, ma anche vive di esse”.

“Veronica si rivela, in particolare, una testimone coraggiosa della bellezza e della potenza dell’Amore divino, che la attira, la pervade, la infuoca. (...) Anche con la Vergine Maria Veronica vive una relazione di profonda intimità”.

“Santa Veronica Giuliani” – ha concluso il Pontefice – “ci invita a far crescere, nella nostra vita cristiana, l’unione con il Signore, abbandonandoci alla sua volontà con fiducia completa e totale, e l’unione con la Chiesa, Sposa di Cristo; ci invita a partecipare all’amore sofferente di Gesù Crocifisso per la salvezza di tutti i peccatori; ci invita a tenere lo sguardo fisso al Paradiso, meta del nostro cammino terreno, dove vivremo assieme a tanti fratelli e sorelle la gioia della comunione piena con Dio; ci invita a nutrirci quotidianamente della Parola di Dio per riscaldare il nostro cuore e orientare la nostra vita. Le ultime parole della Santa possono considerarsi la sintesi della sua appassionata esperienza mistica: ‘Ho trovato l’Amore, l’Amore si è lasciato vedere!’”.
AG/ VIS 20101215 (610)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 15 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato l’Arcivescovo Ricardo Ezzati Andrello, S.D.B., Arcivescovo Metropolita di Santiago de Chile (superficie: 9.132; popolazione: 5.791.000; cattolici: 4.019.000; sacerdoti: 854; religiosi: 3.100; diaconi permanenti: 295), Cile. Finora Arcivescovo di Concepción (Cile), l’Arcivescovo Ezzati Andrello succede al Cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Reverendo John B. Brungardt, Vescovo di Dodge City (superficie: 59.547; popolazione: 229.000; cattolici: 62.300; sacerdoti: 44; religiosi: 81; diaconi permanenti: 9), Stati Uniti d’America. Il Vescovo eletto è nato nel 1958 a Salinas (Stati Uniti d’America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1998. Finora Cancelliere e Parroco della “Saint Mark Parish”, succede al Vescovo Ronald M. Gilmore, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha eretto la Diocesi di Camaçari (Brasile), con territorio dismembrato dall’Arcidiocesi di São Salvador da Bahia, rendendola suffraganea della medesima Chiesa Metropolitana.

- Ha nominato il Vescovo João Carlos Petrini, primo Vescovo della Diocesi di Camaçari (superficie: 2.382; popolazione: 708.122; cattolici: 481.523; sacerdoti: 20; religiosi: 55), Brasile. Il Vescovo Petrini è stato finora Ausiliare di São Salvador da Bahia (Brasile).

- Ha nominato il Vescovo Josafá Menezes da Silva, Vescovo di Barreiras (superficie: 72.675; popolazione: 345.000; cattolici: 292.000; sacerdoti: 15; religiosi: 33; diaconi permanenti: 10), Brasile. Il Vescovo Menezes da Silva è stato finora Ausiliare di São Salvador da Bahia (Brasile).

- Ha nominato il Monsignor Carlo Ciattini, Vescovo di Massa Marittima-Piombino (superficie: 1.200; popolazione: 126.931; cattolici: 125.000; sacerdoti: 60; religiosi: 82; diaconi permanenti: 4), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Cerreto Guidi (Italia) nel 1951 ed è stato ordinato sacerdote nel 1989. È stato finora Rettore del Seminario Diocesano di San Miniato e Vicario Giudiziale.

- Ha nominato il Reverendo Juan Espinoza Jiménez, Vescovo Ausiliare di Morelia (superficie: 18.000; popolazione: 2.675:000; cattolici: 2.542.000; sacerdoti: 550; religiosi: 1.422; diaconi permanenti: 1), Messico. Il Vescovo eletto è nato a Piedad (Messico), nel 1965 ed è stato ordinato sacerdote nel 1993. È stato finora Professore del Seminario Maggiore e Cappellano della casa di formazione delle Suore Passioniste in Morelia.
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