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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 6 dicembre 2010

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 6 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Signor Viktor Orbán, Primo Ministro della Repubblica di Ungheria, con la Consorte e Seguito.

- Il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli (Italia).

- L’Arcivescovo Hans-Josef Becker, di Paderborn (Repubblica Federale di Germania).

- Il Monsignor Massimo Camisasca, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo.

Sabato 4 dicembre, il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Ve¬scovi.

- Il Cardinale Franc Rodé, C.M., Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica

- Il Dottor Olav Fykse Tveit, Segretario Generale del Consiglio E¬cumenico delle Chiese, e Seguito.
AP/... VIS 20101206 (130)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 4 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Sacerdote Heinz-Günter Bongartz, Vescovo Ausiliare di Hildesheim (superficie: 30.000; popolazione: 5.700.000; cattolici: 634.365; sacerdoti: 420; religiosi: 424; diaconi permanenti: 99), Repubblica Federale di Germania. Il Vescovo eletto è nato a Gütersloh (Germania) nel 1955 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982. Finora Direttore del Dipartimento “Personale Pastorale” della Curia vescovile e Canonico del Capitolo Cattedrale di Hildesheim, succede al Vescovo Hans-Georg Koitz, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Vescovo Ausiliare della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Vescovo Józef Guzdek, Ordinario Militare per la Polonia (sacerdoti: 234; religiosi: 13), finora Ausiliare dell’Arcidiocesi di Kraków (Polonia).

- Ha nominato il Sacerdote Enrique Colom Costa, della Prelatura Personale dell’Opus Dei, Consigliere della Penitenzieria Apostolica, attualmente Professore Ordinario di Teologia Morale presso la Pontificia Università della Santa Croce.

- Ha nominato Don Paolo Carlotti, S.D.B., Consigliere della Penitenzieria Apostolica, attualmente Professore Ordinario di Teologia Morale Fondamentale presso la Pontificia Università Salesiana di Roma.
NEA:RE:NER:NA/ VIS 20101206 (180)

FEDE SI FORTIFICA SE SI LASCIA ILLUMINARE PAROLA DIVINA

CITTA' DEL VATICANO, 5 DIC. 2010 (VIS). Alle 12:00 di oggi, seconda domenica di Avvento, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

“Il Vangelo di questa seconda domenica di Avvento” – ha detto il Papa – “ci presenta la figura di san Giovanni il Battista, il quale, secondo una celebre profezia di Isaia, si ritirò nel deserto della Giudea e, con la sua predicazione, chiamò il popolo a convertirsi per essere pronto alla imminente venuta del Messia. (...) Il Precursore di Gesù, posto tra l’Antica e la Nuova Alleanza, è come una stella che precede il sorgere del Sole, di Cristo, di Colui, cioè, sul quale (...) ‘si poserà lo Spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore’”.

“Nel Tempo dell’Avvento” – ha proseguito il Pontefice – “anche noi siamo chiamati ad ascoltare la voce di Dio, che risuona nel deserto del mondo attraverso le Sacre Scritture, specialmente quando sono predicate con la forza dello Spirito Santo. La fede, infatti, si fortifica quanto più si lascia illuminare dalla Parola divina”.

“Il modello dell’ascolto è la Vergine Maria” – ha concluso Benedetto XVI citando l’Esortazione Apostolica “Verbum Domini”: “‘Contemplando nella Madre di Dio un’esistenza totalmente modellata dalla Parola, ci scopriamo anche noi chiamati ad entrare nel mistero della fede, mediante la quale Cristo viene a dimorare nella nostra vita’”.
ANG/ VIS 20101206 (220)

PREGARE SITUAZIONI DI VIOLENZA, INTOLLERANZA E SOFFERENZA

CITTA' DEL VATICANO, 5 DIC. 2010 (VIS). Dopo la recita dell’Angelus, Benedetto XVI ha invitato “a pregare per tutte le situazioni di violenza, di intolleranza, di sofferenza che ci sono nel mondo, affinché la venuta di Gesù porti consolazione, riconciliazione e pace”.

“Penso” – ha detto il Papa – “alle tante situazioni difficili, come i continui attentati che si verificano in Iraq contro cristiani e musulmani, agli scontri in Egitto in cui vi sono stati morti e feriti, alle vittime di trafficanti e di criminali, come il dramma degli ostaggi eritrei e di altre nazionalità, nel deserto del Sinai. Il rispetto dei diritti di tutti è il presupposto per la civile convivenza. La nostra preghiera al Signore e la nostra solidarietà possano portare speranza a coloro che si trovano nella sofferenza”.
ANG/ VIS 20101206 (140)

venerdì 3 dicembre 2010

BENEDETTO XVI ASSISTE ALLE MEDITAZIONI DI AVVENTO

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, in presenza del Santo Padre e della Famiglia Pontificia, ha avuto luogo la prima Meditazione di Avvento nella Cappella “Redemptoris Mater” del Palazzo Apostolico Vaticano.

Tema delle Meditazioni di quest’anno, tenute da Padre Raniero Cantalamessa, O.F.M.Cap., Predicatore della Casa Pontificia, è: “’Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo’ (Giovanni, 16,33). Per una rievangelizzazione del mondo secolarizzato”.

Le prossime Meditazioni avranno luogo venerdì 10 e venerdì 17 dicembre.
.../ VIS 20101203 (90)

COSTA RICA PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA PACE

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina, nel ricevere le Lettere Credenziali del Signor Fernando F. Sánchez Campos, nuovo Ambasciatore del Costa Rica presso la Santa Sede, il Santo Padre si è congratulato per l’Anno Giubilare che la Nazione celebra in occasione del 375° anniversario del ritrovamento dell’immagine di “Nuestra Señora de los Angeles”, Patrona del Costa Rica.

Il popolo del Costa Rica, ha affermato il Papa, “da secoli ha accolto il seme del Vangelo che riccamente è germinato in innumerevoli iniziative educative, sanitarie e di promozione umana. In tal modo” – ha aggiunto il Pontefice – “i figli del vostro Paese sanno bene che in Cristo, Figlio di Dio, l’uomo può trovare sempre la forza di lottare contro la povertà, la violenza domestica, la disoccupazione e la corruzione, anteponendovi la giustizia sociale, il bene comune e il progresso integrale della persona. Nessuno deve sentirsi emarginato nel conseguimento di tali alte mete”.

“In merito, l’Autorità pubblica” – ha proseguito il Pontefice – “deve essere la prima a cercare ciò che è di beneficio per tutti, operando principalmente come una forza morale che potenzia la libertà e il senso di responsabilità di ciascuno. E tutto ciò, senza ledere i valori fondamentali che costituiscono il nucleo della inviolabile dignità della persona umana, cominciando dalla risoluta salvaguarda della vita. Al riguardo mi compiaccio di ricordare che fu precisamente nel vostro Paese che si firmò l’Accordo di San José, nel quale si riconosce espressamente il valore della vita umana dal suo concepimento. È auspicabile, perciò, che il Costa Rica non violi i diritti del nascituro con leggi che legittimino la fecondazione in vitro e l’aborto”.

Successivamente riferendosi al progetto di un nuovo accordo giuridico che riaffermi “la lunga traiettoria di reciproca collaborazione, sana indipendenza e rispetto reciproco fra la Santa Sede e il Costa Rica”, il Papa ha osservato che esso servirà per “garantire, in modo stabile e più conforme alle attuali circostanze storiche, tale obiettivo tradizionale e fecondo, volto al bene più grande della vita religiosa e civile della Nazione”.

“Ho ricordato il Costa Rica nella preghiera per le dolorose conseguenze causate dalle piogge torrenziali che hanno colpito il Paese” – ha detto il Santo Padre che ha aggiunto di aver anche “chiesto a Dio” che il Paese “non cessi di dissodare le strade che lo rendono, davanti alla comunità internazionale, un referente di pace. È importante che coloro che stanno davanti ai loro destini non vacillino nel rifiutare con fermezza l’impunità, la delinquenza giovanile, il lavoro minorile, l’ingiustizia e i narcotraffico, promuovendo misure molto importanti quali la sicurezza delle città, un’adeguata formazione dei minori e dei giovani, la debita attenzione ai prigionieri, l’efficace assistenza sanitaria a tutti (...) ed i programmi che portano la popolazione a raggiungere alloggi degni ed impieghi decenti. È di primaria importanza, inoltre, che le nuove generazioni acquisiscano la convinzione che i conflitti non si vincono con la mera forza, ma convertendo i cuori al bene e alla verità, sconfiggendo la miseria e l’analfabetismo, rafforzando lo Stato di diritto e l’indipendenza ed efficacia dei tribunali di giustizia”.

“Molto contribuirà a dilatare questo orizzonte” – ha detto ancora il Pontefice – “il rafforzamento della stabilità, fattore sostanziale e irrinunciabile della società, e l’unione della famiglia, istituzione che soffre, forse come nessun’altra, l’attacco delle ampie e rapide trasformazioni della società e della cultura, e che, tuttavia, non può perdere la sua autentica identità. (...) Di conseguenza, nulla di quanto favorisce, tutela e appoggia la famiglia, fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, sarà invano”.

“La difesa della pace sarà facilitata nel contempo con la cura dell’ambiente naturale, poiché sono realtà intimamente connesse fra di loro” – ha concluso il Papa – “Al riguardo, il Costa Rica (...) si è distinto nella preservazione dell’ambiente e nella ricerca di un equilibrio fra lo sviluppo umano e la conservazione delle risorse. (...) Incoraggio tutto il popolo del Costa Rica a continuare a sviluppare ciò che promuove un vero sviluppo umano, in armonia con la creazione, evitando interessi spuri e imprevidenti in un tema di tanta trascendenza”.
CD/ VIS 20101203 (690)

SISTEMA TEOLOGICO NUTRITO DAL DIALOGO CON IL LOGOS DIVINO

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza i membri della Commissione Teologica Internazionale, a conclusione della Sessione Plenaria.

Riferendosi ai temi esaminati in questi giorni, il Papa ha detto: “La vostra riflessione sulla visione cristiana di Dio potrà essere un contributo prezioso sia per la vita dei fedeli che per il nostro dialogo con i non credenti”.

“Di fatto la stessa parola ‘teo-logia’ rivela questo aspetto comunicativo del vostro lavoro - nella teologia cerchiamo, attraverso il ‘logos’, di comunicare ciò che ‘abbiamo veduto e udito’ (1Gv 1,3). (...) Possiamo pensare a Dio e comunicare ciò che abbiamo pensato perché Egli ci ha dotati di una ragione in armonia con la sua natura. (...) Infatti conoscere Dio nella sua vera natura è anche il modo sicuro per assicurare la pace. Un Dio che non fosse percepito come fonte di perdono non potrebbe essere luce sul sentiero della pace”.

“Nessun sistema teologico può sussistere se non è permeato dall’amore del suo divino ‘Oggetto’, se non è sempre nutrito dal dialogo - cioè dall’accoglienza nella mente e nel cuore del teologo - con il ‘Logos’ divino, Creatore e Redentore. (...) La teologia (...) deve argomentare in modo razionale, ma anche deve essere fedele alla natura della fede ecclesiale: centrata su Dio, radicata nella preghiera, in una comunione con gli altri discepoli del Signore garantita dalla comunione con il Successore di Pietro e tutto il Collegio episcopale”.

“Il teologo non incomincia mai da zero” – ha sottolineato il Pontefice – “ma considera come maestri i Padri e i teologi di tutta la tradizione cristiana. Radicata nella Sacra Scrittura, letta con i Padri e i Dottori, la teologia può essere scuola di santità, come ci ha testimoniato il beato John Henry Newman. Far scoprire il valore permanente della ricchezza trasmessa dal passato non è un contributo da poco della teologia al concerto delle scienze”.

“L’impegno sociale dei cristiani deriva necessariamente dalla manifestazione dell’amore divino” – ha detto ancora il Santo Padre – “Contemplazione di Dio rivelato e carità per il prossimo non si possono separare, anche se si vivono secondo diversi carismi. In un mondo che spesso apprezza molti doni del Cristianesimo - come per esempio l’idea di uguaglianza democratica, figlia del monoteismo evangelico - senza capire la radice dei propri ideali, è particolarmente importante mostrare che i frutti muoiono se viene tagliata la radice dell’albero. Infatti non c’è giustizia senza verità, e la giustizia non si sviluppa pienamente se il suo orizzonte è limitato al mondo materiale. Per noi cristiani la solidarietà sociale ha sempre una prospettiva di eternità”.

“Non si può essere teologi nella solitudine: i teologi hanno bisogno del ministero dei Pastori della Chiesa, come il Magistero ha bisogno di teologi che compiono fino in fondo il loro servizio, con tutta l’ascesi che ciò implica”.
AC/ VIS 20101203 (480)

TELEGRAMMA DI CORDOGLIO MORTE CARDINALE GIORDANO

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire un telegramma al Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli (Italia), per la morte, avvenuta ieri giovedì 2 dicembre, all’età di 80 anni, del Cardinale Michele Giordano, Arcivescovo emerito della medesima sede.

“Appresa con tristezza la notizia della morte del Cardinale Michele Giordano, Arcivescovo emerito di Napoli, desidero esprimere a Vostra Eminenza e all’intera comunità diocesana, come pure ai familiari del compianto Porporato, la mia profonda partecipazione al loro dolore pensando con affetto a questo caro fratello che ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa. Ricordando con gratitudine al Signore l’intensa opera pastorale profusa dapprima a Tursi-Lagonegro poi a Matera-Irsina e infine nell’Arcidiocesi partenopea, elevo fervide preghiere al Signore perché lo accolga nella sua pace, e di cuore imparto a quanti ne piangono la scomparsa, la confortatrice Benedizione Apostolica”.
TGR/ VIS 20101203 (150)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Vescovo Ägidius Zsifkovics, di Eisenstadt (Austria).

- Otto Presuli della Conferenza Episcopale delle Filippine, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Jose F. Oliveros, di Malolos.

- Il Vescovo Antonio R. Tobias, di Novaliches.

- Il Vescovo Jesse E. Mercato, di Parañaque.

- Il Vescovo Francisco C. San Diego, di Pasig.

- Il Vescovo Leo M. Drona, S.D.B., di San Pablo.

- Il Vescovo Prudencio P. Andaya, C.I.C.M., Vicario Apostolico di Tabuk.

- Il Vescovo Luis Antonio G. Tagle, di Imus.

- Il Vescovo Deogracias S. Iñiguez, di Kalookan,

Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà in udienza il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
AP:AL/ VIS 20101203 (130)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Alexander Pyone Cho, Vescovo di Pyay (superficie: 80.937; popolazione: 9.000.000; cattolici: 25.000; sacerdoti: 37: religiosi: 67) Myanmar. Il Vescovo eletto è nato a Oatshitpin (Myanmar) nel 1949 ed è stato ordinato sacerdote nel 1975. Finora sacerdote ‘fidei donum’ nella Diocesi di Salina, (Stati Uniti d’America), succede al Vescovo Joseph Devellerez Thaung Shwe, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Reverendo Stefan Zekorn, Vescovo Ausiliare di Münster (superficie: 15.265; popolazione: 4.335.600; cattolici: 2.007.335; sacerdoti: 1.165; religiosi: 2.827; diaconi permanenti: 270), Germania. Il Vescovo eletto è nato a Datteln (Germania), nel 1959 ed è stato ordinato sacerdote nel 1984. È stato finora Rettore-Parroco del Santuario Mariano di Kevelaer e Canonico del Capitolo Cattedrale di Münster.

- Ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare dell’Arcidiocesi di Toledo (Spagna), presentata dal Vescovo Carmelo Borobia Isasa, per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Monsignor Carmelo Pellegrino, Relatore della Congregazione delle Cause dei Santi, finora Officiale del medesimo Dicastero.

- Ha nominato il Padre Alfred Simón, O.S.B., Relatore della Congregazione delle Cause dei Santi, finora Consultore del medesimo Dicastero.
NER:RE:NEA:NA/ VIS 2010120.203 (210)

giovedì 2 dicembre 2010

INFLUSSO CARDINALE RATZINGER REVISIONE SISTEMA PENALE CANONICO

CITTA' DEL VATICANO, 2 DIC. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo l’articolo del Vescovo Juan Ignacio Arrieta, Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, che la rivista italiana “Civiltà Cattolica” pubblicherà il 4 dicembre prossimo, con il titolo: “L’influsso del Cardinal Ratzinger nella revisione del sistema penale canonico”.

Nelle prossime settimane, il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi invierà ai propri Membri e Consultori una bozza contenente alcune proposte per la riforma del Libro VI del Codice di Diritto Canonico, che è la base del sistema penale della Chiesa. Una Commissione d’esperti penalisti ha lavorato per quasi due anni, sottoponendo a revisione il testo promulgato nel 1983, alla luce delle necessità affiorate negli anni successivi. L’intento è quello di mantenere l’impianto generale e la numerazione successiva dei canoni, ma anche, nel contempo, di modificare decisamente alcune scelte dell’epoca rivelatesi in seguito meno riuscite.

L’iniziativa - la cui definitiva messa in atto dovrà aspettare ancora il completamento delle dovute consultazioni prima di essere presentata all’eventuale approvazione del Supremo Legislatore - ha origine dal preciso mandato affidato al Presidente e al Segretario del Pontificio Consiglio da Sua Santità Benedetto XVI, nella prima Udienza concessa ai nuovi Superiori del Dicastero, il 28 settembre 2007, a Castel Gandolfo. Dallo svolgimento di quell’incontro, e dai concreti problemi di ordine tecnico che in esso affiorarono in maniera spontanea, risultò evidente come l’indicazione rispondesse ad un convincimento profondo del Pontefice, maturato in anni di esperienza diretta, e ad una preoccupazione per l’integrità e la coerente applicazione della disciplina all’interno della Chiesa; convincimento e preoccupazione che – come si vedrà di seguito – hanno guidato i passi dell’attuale Pontefice sin dall’inizio del suo lavoro come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, malgrado le oggettive difficoltà provenienti, tra l’altro, dal particolare momento legislativo che allora viveva la Chiesa, all’indomani della promulgazione del Codice di Diritto Canonico, nel 1983.
Per valutarlo meglio occorre ricordare alcune particolarità del quadro legislativo che a quell’epoca si era appena ridisegnato.

Il sistema penale del Codice del 1983

Il sistema penale del Codice del 1983 possiede un impianto sostanzialmente nuovo rispetto al precedente del Codex del 1917, e s’inquadra nel contesto ecclesiologico disegnato dal Concilio Vaticano II. Per quanto adesso ci riguarda, poi, la disciplina penale vuole ispirarsi anche ai criteri di sussidiarietà e di “decentramento” (5° Principio Direttivo per la Revisione del CIC approvato dal Sinodo dei Vescovi del 1967), concetto usato per indicare la particolare attenzione riservata al diritto particolare e, soprattutto, all’iniziativa dei singoli Vescovi nel governo pastorale, essendo essi, come insegna il Concilio (LG, n. 27), vicari di Cristo nelle loro rispettive diocesi. Nella maggioranza dei casi, infatti, il Codice affida alla valutazione degli Ordinari locali e dei Superiori religiosi il discernimento sull’opportunità o meno d’imporre sanzioni penali, e sul modo di farlo nei casi concreti.

Ma un altro fattore ha segnato, in maniera ancor più profonda, il nuovo Diritto Penale canonico: le formalità giuridiche e i modelli di garanzia stabiliti per applicare le pene canoniche (6° e 7° dei Principi Direttivi per la Revisione del CIC). Coerentemente con l’enunciato dei diritti fondamentali di tutti i battezzati, che per la prima volta appariva nel Codice, infatti, si adottarono allora sistemi di protezione e di tutela di questi diritti - in parte presi dalla tradizione canonica della Chiesa, e in parte desunti da altre esperienze giuridiche - talvolta in modo non totalmente rispondente a ciò che era la realtà della Chiesa in tutto il mondo. Le garanzie sono imprescindibili, particolarmente nel sistema penale; occorre, tuttavia, che esse siano bilanciate e consentano anche l’effettiva tutela dell’interesse collettivo. L’esperienza successiva ha dimostrato come alcune delle tecniche adoperate dal Codice a garanzia dei diritti non fossero imprescindibili per assicurare la loro tutela nel modo che la Giustizia esige, e che avrebbero potuto essere sostituite da altre garanzie più consone con la realtà ecclesiale; anzi, dette tecniche rappresentavano, in vari casi, un oggettivo ostacolo, talvolta insuperabile per la scarsità di mezzi, all’effettiva applicazione del sistema penale.

Si potrebbe dire, per quanto questa costatazione possa risultare adesso paradossale, che il Libro VI sulle sanzioni penali sia, tra i Libri del Codice, quello che ha potuto “beneficiare” di meno da quelle continue altalene normative che caratterizzarono il periodo post-conciliare. Altri settori della disciplina canonica, infatti, ebbero in quel tempo l’opportunità di confrontarsi con la realtà concreta della Chiesa attraverso svariate norme ad experimentum, che consentirono poi di valutare l’esito dei risultati, positivi o negativi che fossero, al momento di redigere le norme codiciali definitive; il nuovo sistema penale, viceversa, pur essendo “del tutto nuovo”, o quasi, rispetto al precedente, si vide privato di questa “opportunità” di riscontro sperimentale, cosicché partì praticamente “da zero” nel 1983. Il numero dei delitti tipizzati era stato drasticamente ridotto ai soli comportamenti di speciale gravità, e l’imposizione delle sanzioni rimessa ai criteri di valutazione di ciascun Ordinario, inevitabilmente diversi.

C’è da aggiungere, inoltre, che su questo settore della disciplina canonica si sentiva particolarmente – e si sente tutt’oggi – l’influsso di un diffuso anti-giuridismo, che si traduceva, tra l’altro, nella “fittizia” difficoltà di riuscire a comporre le esigenze della Carità pastorale con quelle della Giustizia e del buon governo. Perfino la redazione di alcuni canoni dello stesso Codice, infatti, contiene alcuni richiami alla tolleranza che, talvolta, potrebbero essere indebitamente letti come volontà di dissuadere l’Ordinario dall’impiego delle sanzioni penali, laddove ciò fosse necessario per esigenze di giustizia.
Queste tracce, naturalmente bisognose di sfumature che in poche righe non è possibile rendere, presentano in termini generali alcune linee di forza del sistema penale contenuto nell’attuale Codice, il quale si inseriva, inoltre, nel generale contesto di altre importanti innovazioni disciplinari e di governo, promosse sì dal Concilio Vaticano II, ma “cristallizzate” soltanto con la promulgazione del corpo codiciale.


La richiesta della Dottrina della Fede (febbraio 1988)

In questo quadro legislativo, che ho cercato di raffigurare, rappresentò un evidente elemento di contrasto una lettera scritta il 19 febbraio 1988 dal Prefetto dell’allora Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinale Joseph Ratzinger, al Presidente dell’allora Pontificia Commissione per l’Interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico. Si tratta d’un documento importante e unico, ove si denunciano le negative conseguenze che stavano producendo nella Chiesa alcune opzioni del sistema penale stabilito appena cinque anni prima. Lo scritto è riemerso nel quadro dei lavori realizzati in questo periodo dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi per rivedere il Libro VI.

La motivazione della lettera è ben circoscritta. La Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede era, a quell’epoca, competente per studiare le richieste di dispensa dagli oneri sacerdotali assunti con l’ordinazione. La relativa dispensa veniva concessa come materno gesto di grazia da parte della Chiesa, dopo aver, da un lato, vagliato attentamente l’insieme di tutte le circostanze concorrenti nel singolo caso, e, dall’altro, soppesato l’oggettiva gravità degli impegni assunti davanti a Dio e alla Chiesa al momento dell’ordinazione sacerdotale. Le circostanze che motivavano alcune delle richieste di dispensa da questi impegni, tuttavia, erano tutt’altro che meritorie di atti di grazia. Il testo della lettera è sufficientemente eloquente della relativa problematica:

Eminenza, questo Dicastero, nell’esaminare le petizioni di dispensa dagli oneri sacerdotali, incontra casi di sacerdoti che, durante l'esercizio del loro ministero, si sono resi colpevoli di gravi e scandalosi comportamenti, per i quali il CJC, previa apposita procedura, prevede l’irrogazione di determinate pene, non esclusa la riduzione allo stato laicale.
Tali provvedimenti, a giudizio di questo Dicastero, dovrebbero, in taluni casi, per il bene dei fedeli, precedere l'eventuale concessione della dispensa sacerdotale, che, per natura sua, si configura come 'grazia' a favore dell'oratore. Ma attesa la complessità della procedura prevista a tal proposito dal Codice, è prevedibile che alcuni Ordinari incontrino non poche difficoltà nell’attuarla.

Sarei pertanto grato all'Eminenza Vostra Rev.ma se potesse far conoscere il Suo apprezzato parere circa l'eventuale possibilità di prevedere, in casi determinati, una procedura più rapida e semplificata.

La lettera rispecchia, innanzitutto, la naturale ripugnanza del sistema di Giustizia a concedere come “atto di grazia” (dispensa dagli oneri sacerdotali) qualcosa che occorre, invece, imporre come castigo (dimissione ex poena dallo stato clericale). Volendo evitare le “complicazioni tecniche” delle procedure stabilite dal Codice per punire condotte delittuose, infatti, talvolta si faceva ricorso alla “volontaria” richiesta del colpevole di abbandonare il sacerdozio. In questo modo si arrivava, per così dire, allo stesso risultato “pratico” di espellere il soggetto dal sacerdozio – se tale era la sanzione penale prevista –, aggirando al contempo “noiose” procedure giuridiche. Era un modo “pastorale” di procedere, si soleva dire in questi casi, al margine di quanto prevedesse il diritto. Agendo così, però, si rinunciava anche alla Giustizia e – come motivava il Cardinal Ratzinger – si lasciava ingiustamente da parte “il bene dei fedeli”. Tale era il motivo centrale della richiesta, nonché la ragione per cui occorreva dare priorità, in questi casi, all’imposizione di giuste sanzioni penali per mezzo di procedure più rapide e semplificate di quelle indicate nel Codice di Diritto Canonico.

Bisogna tener conto che, sebbene il Codice riconoscesse l’esistenza d’una giurisdizione specifica della Congregazione della Dottrina della Fede in materia penale (CIC, can. 1362 § 1, 1°) anche al di fuori dei casi d’evidente carattere dottrinale, per esempio i delitti di eresia - nonché i delitti più gravi riguardanti il sacramento della Penitenza, quale il delitto della sollecitazione - non era affatto evidente, nel contesto normativo di allora, quali altri reati concreti potessero rientrare nella competenza penale di quel Dicastero. Il canone 6 del Codice aveva, peraltro, abrogato espressamente qualunque altra legge penale prima esistente: “entrando in vigore questo Codice, sono abrogati… qualsiasi legge penale, sia universale sia particolare emanata dalla Sede Apostolica, a meno che non sia ripresa in questo stesso Codice”; e, per di più, le norme della Costituzione apostolica Regimini Ecclesiae universae, del 1967, che fissavano la competenza dei Dicasteri della Curia Romana, si limitavano ad affidare alla Congregazione il compito di “tutelare la dottrina riguardante la fede e i costumi in tutto il mondo cattolico” (art. 29).

La lettera del Prefetto della Congregazione presuppone, perciò, che la responsabilità giuridica in materia penale ricada sugli Ordinari o sui Superiori religiosi, come risulta dalla lettera del Codice.

La risposta della Pontificia Commissione per l’Interpretazione (marzo 1988)

Nel giro di tre settimane arrivò la risposta dell’allora Pontificia Commissione, con lettera del 10 marzo 1988. La tempestività e il contenuto del responso si capiscono se si tiene conto della particolarità del momento legislativo: essendo appena terminato lo sforzo codificatore che per decenni aveva occupato la Commissione, infatti, erano ancora in fase di completamento tutti gli adeguamenti alla nuova disciplina codiciale delle altre norme del diritto universale e particolare, nonché di quelle proprie delle altre istituzioni di governo della Chiesa. La risposta, certo, era di condivisione delle motivazioni addotte e della bontà del criterio d’anteporre le sanzioni penali alla concessione di grazie; inevitabilmente, però, era anche di conferma della necessità prioritaria di dare il dovuto seguito alle norme del Codice appena promulgato da parte di coloro che avevano l’autorità e il potere giuridico di farlo.

Il testo che l’allora Presidente della Pontificia Commissione inviò al Cardinale Prefetto della Dottrina della Fede testimoniava anche la situazione del momento:
Capisco bene la preoccupazione di Vostra Eminenza per il fatto che gli Ordinari interessati non abbiano esercitato prima la loro potestà giudiziaria per punire adeguatamente, anche a tutela del bene comune dei fedeli, tali delitti. Tuttavia il problema non sembra essere di procedura giuridica ma di responsabile esercizio della funzione di governo.

Nel vigente Codice sono stati chiaramente determinati i delitti che possono comportare la perdita dello stato clericale: essi sono configurati ai cann. 1364 § 1, 1367, 1370, 1387, 1394 e 1395. Allo stesso tempo è stata semplificata molto la procedura rispetto alle precedenti norme del CIC 1917, resa così più rapida e snella, anche allo scopo di stimolare gli Ordinari all'esercizio della loro autorità, attraverso il necessario giudizio dei colpevoli "ad normam iuris" e l'applicazione delle previste sanzioni.

Cercare di semplificare ulteriormente la procedura giudiziaria per infliggere o dichiarare sanzioni tanto gravi come la dimissione dallo stato clericale, oppure cambiare l'attuale norma del 1342 § 2 che proibisce di procedere in questi casi con decreto amministrativo extragiudiziale (cfr. can. 1720), non sembra affatto conveniente. Infatti da una parte si metterebbe in pericolo il diritto fondamentale di difesa - in cause poi che interessano lo stato della persona -, mentre dall'altra parte si favorirebbe la deprecabile tendenza - per mancanza forse della dovuta conoscenza o stima del diritto - ad un equivoco governo cosiddetto "pastorale", che in fondo pastorale non è, perché porta a trascurare il dovuto esercizio dell’autorità con danno del bene comune dei fedeli.

Anche in altri periodi difficili della vita della Chiesa, di confusione delle coscienze e di rilassamento della disciplina ecclesiastica, i sacri Pastori non hanno mancato di esercitare, per tutelare il bene supremo della "salus animarum", la loro potestà giudiziaria.

La lettera fa, poi, un excursus sul dibattito che, nel corso dei lavori di revisione del Codice, s’era sviluppato prima di decidere di non inserirvi la cosiddetta dimissione “ex officio” dallo stato clericale. S’era ritenuto, in effetti, che le cause che avrebbero potuto giustificare tale procedura “ex officio” fossero state quasi tutte tipizzate nei delitti per i quali era prevista la dimissione dallo stato clericale (cfr. Communicationes 14 [1982] 85), sicché, proprio per questo, nemmeno le nuove Norme per la dispensa dal celibato sacerdotale, del 14 ottobre 1980 (AAS 72 [1980] 1136-1137), accennavano a tale procedura, ch’era ammessa, invece, dalle precedenti Norme del 1971 (AAS 63 [1971] 303 - 308).
Tutto ciò considerato – concludeva la risposta – questa Pontificia Commissione è dell'opinione che si debba insistere opportunamente presso i Vescovi (cfr. can. 1389), perché, ogni volta che ciò si renda necessario, non manchino di esercitare la loro potestà giudiziaria e coattiva, invece di inoltrare alla Santa Sede le petizioni di dispensa.
Pur condividendo l’esigenza di fondo di tutelare “il bene comune dei fedeli”, infatti, la Pontificia Commissione riteneva rischioso rinunciare ad alcune concrete garanzie anziché esortare chi ne aveva le responsabilità affinché attuasse le disposizioni del diritto.
Lo scambio di lettere tra i Dicasteri si concluse, all’epoca, con una cortese risposta, il 14 maggio successivo, del Prefetto della Congregazione al Presidente della Pontificia Commissione:

Mi pregio comunicarle che è pervenuto a questo Dicastero il Suo apprezzato voto circa la possibilità di prevedere una procedura più rapida e semplificata dell'attuale per l'irrogazione di eventuali sanzioni da parte dei competenti Ordinari, nei confronti di sacerdoti che si sono resi colpevoli di gravi e scandalosi comportamenti. Al riguardo, desidero assicurare l'Eminenza Vostra Rev.ma che quanto da lei esposto sarà tenuto in attenta considerazione da parte di questa Congregazione.


La Pastor Bonus estende le competenze della Congregazione (giugno 1988)

La vicenda appariva formalmente chiusa, ma il problema non si era risolto. Di fatto, il primo importante segno di cambiamento della situazione si ebbe, per una via differente, proprio un mese dopo, con la promulgazione della Costituzione apostolica Pastor Bonus che modificò l’assetto complessivo della Curia Romana, stabilito nel 1967 dalla Regimini Ecclesiae universae, riordinando le competenze dei singoli Dicasteri. L’art. 52 di questa norma pontificia, a tutt’oggi in vigore, stabilisce in forma chiara la giurisdizione penale esclusiva della Congregazione per la Dottrina della Fede, non solo rispetto ai delitti contro la fede o nella celebrazione dei Sacramenti, ma anche riguardo ai “delitti più gravi commessi contro la morale”.

La Congregazione della Dottrina della fede “giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei Sacramenti, che vengono ad essa segnalati e, all’occorrenza, procede a dichiarare o ad infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio” (Pastor Bonus, art. 52).

Questo testo, evidentemente indicato dalla Congregazione presieduta dal Cardinal Ratzinger sulla base della propria esperienza, risulta in diretta relazione con quanto stiamo vedendo, ed è ancor più significativo se si tiene conto del fatto che la precedente “bozza” della legge – lo Schema Legis Peculiaris de Curia Romana, preparato tre anni prima –, si limitava quasi a riprodurre la formulazione delle competenze per quel Dicastero fatta nel 1967 dalla Regimini, dicendo semplicemente che la Congregazione “delicta contra fidem cognoscit, atque ubi opus fuerit ad canonicas sanctiones declarandas aut irrogandas, ad normam iuris procedit” (Schema Legis Peculiaris de Curia Romana, art. 36, Typis Polyglottis Vaticanis 1985, p. 35).

Rispetto alla situazione precedente, quindi, il cambiamento della Costituzione apostolica Pastor Bonus è di evidente rilievo, tanto più che questa volta veniva fatto nell’orizzonte normativo del Codice del 1983, e con riferimento ai delitti in esso definiti, oltre che al “diritto proprio” della Congregazione stessa. In un quadro normativo presieduto dai ricordati criteri di “sussidiarietà” e di “decentramento”, dunque, la Costituzione apostolica Pastor Bonus realizzava adesso un atto giuridico di “riserva” alla Santa Sede (cfr. CIC, can. 381 § 1) di un’intera categoria di delitti, che il Sommo Pontefice affidava alla giurisdizione esclusiva della Congregazione della Dottrina della Fede. E’ assai dubbio che una scelta del genere, la quale determinava meglio le competenze della Congregazione e modificava il criterio del Codice su chi dovesse applicare queste pene canoniche, sarebbe stata realizzata se il sistema avesse complessivamente funzionato.
La suddetta norma, però, risultava ancora insufficiente sul piano operativo. Elementari esigenze di sicurezza giuridica, infatti, imponevano la necessità d’identificare prima quali fossero in concreto quei “delitti più gravi” sia quelli contro la morale che quelli commessi nella celebrazione dei sacramenti che la Pastor Bonus affidava adesso alla Congregazione sottraendoli alla giurisdizione degli Ordinari.


Due rilevanti interventi successivi

Gli episodi sinora illustrati riguardano, come s’è visto, un breve lasso di tempo: alcuni mesi della prima metà del 1988. Negli anni successivi – detto in termini generali – si cercò ancora di far fronte alle emergenze apparse nell’ambito penale nella Chiesa seguendo i criteri generali del Codice del 1983, sostanzialmente riassunti nella lettera della Pontificia Commissione per l’Interpretazione del Codice di Diritto Canonico. Si ebbe cura, infatti, d’incoraggiare l’intervento degli Ordinari locali, volendo talvolta agevolare le procedure, oppure attraverso un diritto speciale, in dialogo principalmente con le Conferenze Episcopali interessate. Lungo gli anni Novanta, poi, le riunioni e i progetti di questo genere sono stati molteplici, interessando diversi Dicasteri della Curia Romana, come si può facilmente documentare.

L’esperienza che continuava ad emergere, tuttavia, confermava l’insufficienza di queste soluzioni, e la necessità di prenderne altre, di maggiore respiro e su un livello differente. Due di esse, in modo particolare, hanno significativamente modificato il quadro del Diritto penale canonico sul quale ha dovuto lavorare in questi ultimi mesi il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, ed entrambe hanno l’attuale Pontefice come attore, in perfetta continuità con le preoccupazioni espresse nella lettera del 1988 che abbiamo considerato.

La prima iniziativa, ormai abbastanza nota, riguarda la preparazione, nell’ultimo periodo degli anni Novanta, delle Norme sui cosiddetti delicta graviora, che hanno dato effettività all’art. 52 della Costituzione apostolica Pastor Bonus, indicando concretamente quali delitti contro la morale e quali delitti commessi nella celebrazione dei sacramenti fossero da ritenere “particolarmente gravi” e, quindi, d’esclusiva giurisdizione della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Queste Norme, infine, promulgate nel 2001, appaiono necessariamente in “controtendenza” rispetto ai criteri previsti dal Codice per l’applicazione delle sanzioni penali, cosicché in tanti ambienti vennero subito bollate come Norme “accentratrici”, mentre, in realtà, rispondevano ad un preciso dovere di “supplenza”, teso, in primis, a risolvere un serio problema ecclesiale d’operatività del sistema penale e, in secundis, ad assicurare un trattamento uniforme di questo genere di cause in tutta la Chiesa. A tale scopo, la Congregazione dovette preparare prima le corrispondenti norme interne di procedura, e parimenti riorganizzare il Dicastero per consentire quest’attività giudicante d’accordo con le regole processuali del Codice.

Negli anni seguenti al 2001, inoltre, e sulla base dell’esperienza giuridica che affiorava, l’allora Prefetto della Congregazione ottenne dal Santo Padre nuove facoltà e dispense per gestire le varie situazioni, giungendo addirittura alla definizione di nuove fattispecie penali. Si addivenne intanto alla convinzione che la “grazia” della dispensa dagli obblighi sacerdotali e la conseguente riduzione alla stato laicale di chierici reo confessi di delitti molto gravi fosse anche un grazia concessa pro bono Ecclesiae. Per lo stesso motivo, in alcuni casi particolarmente gravi, la Congregazione non esitò di chiedere dal Sommo Pontefice il decreto di dimissione ex officio dallo stato clericale nei confronti di chierici che si erano macchiati di crimini abominevoli. Questi adeguamenti successivi sono raccolti adesso nelle Norme sui delicta graviora pubblicate dalla Congregazione nello scorso mese di luglio.

V’è anche, però, una seconda iniziativa dell’attuale Pontefice molto meno nota, alla quale vorrei pure accennare brevemente, poiché ha certo contribuito a modificare il panorama dell’applicazione del Diritto penale nella Chiesa. Si tratta del suo intervento, come Membro della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, nella preparazione delle facoltà speciali concesse a tale Congregazione per far fronte, in via anche di doverosa “supplenza”, ad altro genere di problemi disciplinari nei luoghi di missione.
Non è difficile capire, infatti, come, a causa della scarsità di mezzi d’ogni tipo, gli ostacoli per attuare il sistema penale del Codice si facessero sentire in maniera particolare nelle circoscrizioni di missione, dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che, grosso modo, rappresentano quasi la metà dell’Orbe cattolico.

Perciò, nell’Adunanza Plenaria del febbraio 1997, questa Congregazione decise di sollecitare dal Santo Padre “facoltà speciali” che le permettessero di poter intervenire per via amministrativa, in determinate situazioni penali, al margine delle disposizioni generali del Codice; di quella Plenaria era Relatore l’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Come si sa, queste “facoltà” sono state aggiornate e ampliate nel 2008, e altre di natura analoga, e con analoghe modalità, sono state in seguito concesse alla Congregazione per il Clero.

Non pare necessario aggiungere altro. In appropriate sedi sono stati già pubblicati studi che illustrano sufficientemente le variazioni prodottesi nel diritto penale della Chiesa con tutte queste iniziative. L’esperienza dirà in quale misura le modifiche che s’intende adesso apportare al Libro VI, valorizzando anche tali nuove facoltà, riusciranno a riequilibrare la situazione. Ora, però, mi premeva soprattutto evidenziare il ruolo determinante giocato, in questo processo più che ventennale di rinnovamento della disciplina penale, dalla decisa azione dell’attuale Pontefice, fino a rappresentare invero – assieme a tante altre iniziative concrete – una delle “costanti” che ha caratterizzato l’azione di Joseph Ratzinger”.
.../ VIS 20101202 (4310)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 2 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Paris (Francia), Presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia, con i Vice-Presidenti: Arcivescovo Laurent Ulrich, di Lille e l’Arcivescovo Hippolyte Simon, di Clermont e con il Segretario Generale Monsignor Antoine Hérouard.

- Otto Presuli della Conferenza Episcopale delle Filippine, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Artemio L. Rillera, S.V.D., di San Fernando de La Union.

- Il Vescovo Mylo Hubert C. Vergara, di San Jose.

- Il Vescovo Jacinto A. Jose, di Urdaneta.

- Il Vescovo Ruperto C. Santos, di Balanga.

- Il Vescovo Florenitno G. Lavarias, di Iba.

- Il Vescovo Florentino F. Cinense, di Tarlac.

- Il Vescovo Gabriel V. Reyes, di Antipolo.

- Il Vescovo Honesto F. Ongtioco, di Cubao.
AP:AL/ VIS 20101202 (140)

IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 2 DIC. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo i dati dei Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Cardinale Urbano Navarrete, S.I., già Professore di diritto canonico, il 22 novembre, all’età di 90 anni

- Il Vescovo Sergio Valech Aldunate, già Ausiliare di Santiago de Chile (Cile), il 24 novembre, all’età di 83 anni.
.../ VIS 20101202 (60)

UNGHERIA MEDIATRICE FRA ORIENTE E OCCIDENTE

CITTA' DEL VATICANO, 2 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto il Signor Gábor Gyoriványi, nuovo Ambasciatore della Repubblica d’Ungheria presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

Nel discorso che il Papa ha rivolto al diplomatico, in lingua tedesca, Benedetto XVI ha ricordato: “Dopo la ripresa dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e la Repubblica d’Ungheria nel 1990, si è potuta sviluppare nuova fiducia per un dialogo attivo e costruttivo con la Chiesa Cattolica. Nutro al contempo la speranza che le profonde ferite di quella visione materialistica dell’uomo, che si era impadronita dei cuori e della comunità dei cittadini del Suo Paese per quasi 45 anni, possano continuare a guarire in un clima di pace, libertà e rispetto della dignità dell’uomo”.

“La fede cattolica fa senza dubbio parte dei pilastri fondamentali della storia dell’Ungheria. Quando, nel lontano anno 1000, il giovane principe ungherese Stefano ricevette la corona reale inviatagli da Papa Silvestro II, a ciò era unito il mandato di dare alla fede in Gesù Cristo spazio e patria in quella terra” – ha ricordato il Santo Padre ed ha aggiunto che: “Certamente non ci si aspetta dallo Stato che venga imposta una determinata religione; esso dovrebbe piuttosto garantire la libertà di confessare e praticare la fede. Tuttavia, politica e fede cristiana si toccano. (...) Non si tratta di imporre norme o modi di comportamento a coloro che non condividono la fede. Si tratta semplicemente della purificazione della ragione, che vuole aiutare a far sì che ciò che è buono e giusto possa, qui ed ora, essere riconosciuto e poi anche realizzato”.

“Negli ultimi anni, poco più di venti, dalla caduta della cortina di ferro, evento nel quale l’Ungheria ha svolto un ruolo di rilievo, il Suo Paese” – ha detto il Papa – “ha occupato un posto importante nella comunità dei popoli. Da ormai sei anni l’Ungheria è anche membro dell’Unione Europea. (...) All’inizio del prossimo anno toccherà all’Ungheria, per la prima volta, assumere la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. L’Ungheria” – ha ribadito il Pontefice – “è chiamata in modo particolare ad essere mediatrice tra Oriente e Occidente. Già la Sacra Corona, eredità del re Stefano, nel collegamento della ‘corona graeca’ circolare con la ‘corona latina’ (...) – ambedue recano il volto di Cristo e sono incoronate dalla croce – mostra come Oriente e Occidente dovrebbero sostenersi a vicenda e arricchirsi l’un l’altro a partire dal patrimonio spirituale e culturale e dalla viva professione di fede”.

In merito al progetto della nuova Costituzione della Repubblica d’Ungheria, il Papa ha auspicato che essa sia ispirata “ai valori cristiani, in modo particolare per quanto concerne la posizione del matrimonio e della famiglia nella società e la protezione della vita”.

“Il matrimonio e la famiglia costituiscono un fondamento decisivo per un sano sviluppo della società civile, dei Paesi e dei popoli. (...) L’Europa non sarebbe più Europa se tale cellula basilare della costruzione sociale sparisse o venisse sostanzialmente trasformata. (...) La Chiesa non può approvare iniziative legislative che implichino una valorizzazione di modelli alternativi della vita di coppia e della famiglia. Essi contribuiscono all’indebolimento dei principi del diritto naturale e così alla relativizzazione della legislazione tutta, nonché della consapevolezza dei valori nella società”.

Infine Benedetto XVI ha sottolineato che “La Chiesa cattolica, come le altre comunità religiose, ha un ruolo non insignificante nella società ungherese. Essa si impegna su larga scala con le sue istituzioni nel campo dell’educazione scolastica e della cultura, nonché dell’assistenza sociale, e in tal modo contribuisce alla costruzione morale, davvero utile al Suo Paese”. Il Papa ha infine auspicato che: “La collaborazione tra Stato e Chiesa Cattolica in questo campo cresca anche in futuro e rechi giovamento per tutti”.
CD/ VIS 20101202 (620)

mercoledì 1 dicembre 2010

GIULIANA DI NORWICH: PRIMATO DELL’AMORE DI DIO

CITTA' DEL VATICANO, 1 DIC. 2010 (VIS). Nell’Udienza Generale di oggi, il Papa si è soffermato sulla figura di Giuliana di Norwich, mistica inglese che visse dal 1342 al 1430 circa “anni tormentati sia per la Chiesa, lacerata dallo scisma seguito al ritorno del Papa da Avignone a Roma, sia per la vita della gente che subiva le conseguenze di una lunga guerra tra il regno d’Inghilterra e quello di Francia”.

“Nel maggio del 1373” – ha ricordato il Papa - Giuliana “fu colpita all’improvviso da una malattia gravissima” e “ricevette quelle sedici rivelazioni che successivamente riportò per iscritto e commentò nel suo libro, le ‘Rivelazioni dell’Amore divino’. (...) Ispirata dall’amore divino, Giuliana operò una scelta radicale. Come un’antica anacoreta, scelse di vivere all’interno di una cella, collocata in prossimità della chiesa intitolata a san Giuliano, dentro la città di Norwich”.

“Le anacorete o ‘recluse’, all’interno della loro cella” – ha spiegato il Pontefice – “si dedicavano alla preghiera, alla meditazione e allo studio. In tal modo, maturavano una sensibilità umana e religiosa finissima, che le rendeva venerate dalla gente. Uomini e donne di ogni età e condizione, bisognosi di consigli e di conforto, le ricercavano devotamente”.

“Le donne e gli uomini che si ritirano per vivere in compagnia di Dio” – ha sottolineato il Pontefice – “proprio grazie a questa loro scelta, acquisiscono un grande senso di compassione per le pene e le debolezze degli altri. Amiche ed amici di Dio, dispongono di una sapienza che il mondo, da cui si allontanano, non possiede e, con amabilità, la condividono con coloro che bussano alla loro porta. Penso, dunque” – ha affermato il Papa – “con ammirazione e riconoscenza, ai monasteri di clausura femminili e maschili che, oggi più che mai, sono oasi di pace e di speranza, prezioso tesoro per tutta la Chiesa, specialmente nel richiamare il primato di Dio e l’importanza di una preghiera costante e intensa per il cammino di fede”.

Il libro “Rivelazioni dell’Amore divino”, “contiene un messaggio di ottimismo fondato sulla certezza di essere amati da Dio e di essere protetti dalla sua Provvidenza. (...) Il tema dell’amore divino ritorna spesso nelle visioni di Giuliana di Norwich che, con una certa audacia, non esita a paragonarlo anche all’amore materno. È questo uno dei messaggi più caratteristici della sua teologia mistica. La tenerezza, la sollecitudine e la dolcezza della bontà di Dio verso di noi sono così grandi che, a noi pellegrini sulla terra, evocano l’amore di una madre per i propri figli”.

“Giuliana di Norwich” – ha proseguito il Pontefice – “ha compreso il messaggio centrale per la vita spirituale: Dio è amore e solo quando ci si apre totalmente a questo amore e si lascia che esso diventi l’unica guida dell’esistenza, tutto viene trasfigurato, si trovano la vera pace e la vera gioia e si è capaci di diffonderle intorno a sé”.

“Vorrei sottolineare un altro punto” – ha detto ancora il Papa - Il ‘Catechismo della Chiesa Cattolica’ riporta le parole di Giuliana di Norwich quando espone il punto di vista della fede cattolica su un argomento che non cessa di costituire una provocazione per tutti i credenti. Se Dio è sommamente buono e sapiente, perché esistono il male e la sofferenza degli innocenti? (...) Nei misteriosi disegni della Provvidenza, anche dal male Dio sa trarre un bene più grande come scrisse Giuliana di Norwich: ‘Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene…’”.

“Le promesse di Dio sono sempre più grandi delle nostre attese. Se consegniamo a Dio, al suo immenso amore, i desideri più puri e più profondi del nostro cuore, non saremo mai delusi. ‘E tutto sarà bene’, ‘ogni cosa sarà per il bene’: questo” – ha concluso il Santo Padre – “il messaggio finale che Giuliana di Norwich ci trasmette e che anch’io vi propongo quest’oggi”.
AG/ VIS 20101201 (1000)

APPELLO DEL PAPA PER LA CHIESA IN CINA

CITTA' DEL VATICANO, 1 DIC. 2010 (VIS). Al termine della catechesi, Benedetto XVI ha ricordato la situazione della Chiesa in Cina e rivolgendosi ai partecipanti all’Udienza Generale ha detto:

“Raccomando alle preghiere vostre e dei cattolici di tutto il mondo la Chiesa in Cina, che, come sapete, sta vivendo momenti particolarmente difficili. Chiediamo alla Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, di sostenere tutti i Vescovi cinesi, a me tanto cari, affinché testimonino la loro fede con coraggio, riponendo ogni speranza nel Salvatore che attendiamo. Affidiamo inoltre alla Vergine tutti i cattolici di quell’amato Paese, perché, con la sua intercessione, possano realizzare un’autentica esistenza cristiana in comunione con la Chiesa universale, contribuendo così anche all’armonia e al bene comune del loro nobile Popolo”.
AG/ VIS 20101201 (130)

INTERVENTO CARDINALE BERTONE VERTICE OSCE

CITTA' DEL VATICANO, 1 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico il discorso del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, al Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei 56 Paesi Membri dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), in corso ad Astana (Kazakhstan), nei giorni 1° e 2 dicembre.

“La Santa Sede” – ha detto il Cardinale Bertone - “non cessa di ribadire che obiettivo comune degli Stati dovrebbe essere la tutela e il rispetto della dignità umana che unisce l’intera famiglia umana, un’unità radicata nei quattro principi fondamentali della centralità della persona umana, della solidarietà, della sussidiarietà e del bene comune. Questi principi sono più che consoni al concetto comprensivo della sicurezza che è alla base della nostra Organizzazione e costituiscono un continuo richiamo di cui deve farsi carico la comunità politica”.

“La CSCE e l’OSCE hanno sempre avuto nelle loro rispettive agende la promozione e la protezione dei diritti umani” – ha ribadito il Porporato che ha aggiunto: – “Tra queste libertà fondamentali vi è il diritto alla libertà religiosa. (...) Gli sviluppi di questi ultimi anni e i progressi fatti nella stesura dei vari testi emanati dall’OSCE dimostrano, sempre più chiaramente, che la libertà religiosa può esistere in differenti sistemi sociali”.

“Strettamente correlata alla libertà religiosa, laddove essa viene negata, si trovano l’intolleranza e la discriminazione a causa di motivi religiosi, in special modo contro i Cristiani. È ampiamente documentato che i Cristiani sono il gruppo religioso maggiormente perseguitato e discriminato. Oltre 200 milioni di essi, appartenenti a confessioni diverse, si trovano in situazioni di difficoltà a causa di strutture legali e culturali”.

“La Santa Sede” – ha proseguito il Cardinale Bertone riferendosi al problema del traffico di esseri umani “è stata sempre consapevole della gravità del crimine del traffico di esseri umani, una forma moderna di schiavitù”.

“Per prevenire il traffico di esseri umani oggigiorno si fa spesso ricorso a politiche d’immigrazione più severe, a maggiori controlli alle frontiere e alla lotta al crimine organizzato. Tuttavia, fin quando le vittime che sono state rimpatriate si ritrovano nelle stesse condizioni da cui hanno cercato scampo, il traffico non si interromperà facilmente. Quindi le iniziative anti-traffico devono mirare anche a sviluppare ed offrire possibilità concrete per sfuggire appunto al ciclo povertà-abuso-sfruttamento”.

Infine il Segretario di Stato ha sottolineato l’attualità dei “dieci principi” di Helsinki ed ha ribadito che gli impegni concordati dall’OSCE “sono forti e nobili, sono supportati da un solido mandato e dal principio del consenso. La Santa Sede” – ha concluso il Cardinale Bertone – “riafferma questi impegni e incoraggia l’Organizzazione a rimanere ferma su di essi”.
SS/ VIS 20101201 (440)

DIRETTORE SALA STAMPA SU PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 1 DIC. 2010 (VIS). Di seguito pubblichiamo la Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, in risposta ad alcune domande di chiarimento a proposito della pubblicazione della Dichiarazione conclusiva della Settimana di studio su: “Piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”, promossa dalla Pontifica Accademia delle Scienze.

“La Settimana di studio in questione si è svolta presso la Sede della Pontificia Accademia delle Scienze, dal 15 al 19 maggio 2009, con la partecipazione di 40 studiosi, sette di quali accademici pontifici (su un totale di 80), fra cui l’allora Presidente Professor Nicola Cabibbo. Gli altri esperti partecipanti erano esterni”.

“Lo Statement conclusivo, ora pubblicato nel volume degli Atti della Settimana di studio della casa editrice Elsevier, è stato firmato dai partecipanti, e ha quindi il valore della loro autorità scientifica. Tuttavia lo Statement non deve essere considerato come Statement della Pontificia Accademia delle Scienze, che ha 80 membri, poiché l’Accademia, come tale, non è stata consultata su di esso, né è in programma una tale consultazione”.

“Tanto meno, quindi, lo Statement può essere considerato come una posizione ufficiale della Santa Sede o del magistero della Chiesa sull’argomento”.
OP/ VIS 20101201 (210)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 1 DIC. 2010 (VIS). Al termine dell’Udienza Generale di questa mattina, il Santo Padre ha ricevuto il Signor Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, Presidente della Guinea Equatoriale.
AP/ VIS 20101201 (30)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 1 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Lubumbashi (Repubblica Democratica del Congo.), presentata dall’Arcivescovo Floribert Songasonga Mwitwa, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico. Gli succede l’Arcivescovo Jean Pierre Tafunga Mbayo, S.D.B., Coadiutore della medesima Arcidiocesi.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Trenton (Stati Uniti d’America), presentata dal Vescovo John M. Smith, per raggiunti limiti d’età. Gli succede il Vescovo David M. O’Connell, C.M., finora Vescovo Coadiutore della medesima sede.

- Ha nominato il Monsignor Edward M. Rice, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Saint Louis (superficie: 15.451; popolazione: 2.211.707; cattolici: 572.000; sacerdoti: 716; religiosi: 1.983; diaconi permanenti: 262), Stati Uniti d’America. Il Vescovo eletto è nato a Saint Louis (Stati Uniti d’America), nel 1960 ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. È stato finora Direttore “ad interim” dell’Ufficio arcidiocesano per la Vita Consacrata.

- Ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare dell’Arcidiocesi di Saint Louis (Stati Uniti d’America), presentata dal Vescovo Ausiliare Robert J. Hermann, per raggiunti limiti d’età.
RE:NEA/ VIS 20101201 (180)

martedì 30 novembre 2010

NELLA FESTA DI SANT’ANDREA MESSAGGIO A BARTOLOMEO I

CITTA' DEL VATICANO, 30 NOV. 2010 (VIS). Come di consueto nella festa di Sant’Andrea, Patrono del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha guidato quest’anno la Delegazione della Santa Sede ad Istanbul per la festa di Sant’Andrea. A sua volta, il Patriarcato Ecumenico, il 29 giugno di ogni anno, invia una Delegazione a Roma, solennità dei Santi Piretro e Paolo, Apostoli Patroni dell’Alma Città di Roma.

La Delegazione della Santa Sede ha preso parte, questa mattina, alla solenne divina liturgia, presieduta da Bartolomeo I, nella Chiesa patriarcale del Fanar. Al termine della cerimonia, il Cardinale Koch ha consegnato al Patriarca Ecumenico un Messaggio speciale di Benedetto XVI.

“In un mondo segnato da una crescente interdipendenza e solidarietà” – scrive il Santo Padre nel Messaggio – “siamo chiamati a proclamare con rinnovata convinzione la verità del Vangelo e a presentare il Signore Risorto come la risposta alle più profonde domande e aspirazioni spirituali degli uomini e delle donne di oggi”.

“Per poter riuscire in questo grande compito” – prosegue il Pontefice – “dobbiamo continuare a progredire sul cammino verso la piena comunione, mostrando di avere già unito i nostri sforzi per una comune testimonianza al Vangelo di fronte agli uomini del nostro tempo. Per questa ragione vorrei esprimere la mia sincera gratitudine a Vostra Santità e al Patriarcato Ecumenico per la generosa ospitalità offerta lo scorso ottobre sull’isola di Rodi ai Delegati delle Conferenze Episcopali d’Europa, che si sono riuniti con rappresentati delle Chiese Ortodosse d’Europa per il II Forum cattolico-ortodosso sul tema ‘Rapporti Chiesa – Stato: prospettive teologiche e storiche’”.

“Santità, seguo con attenzione i Suoi saggi sforzi” – conclude Benedetto XVI – “per il bene dell’Ortodossia e per la promozione dei valori cristiani in molti contesti internazionali”.
MESS/ VIS 20101130 (300)

MESSAGGIO PAPA MORTE “MEMORES DOMINI” MANUELA CAMAGNI

CITTA' DEL VATICANO, 30 NOV. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha inviato un Messaggio ai partecipanti alle Esequie di Manuela Camagni, une delle “Memores Domini” che prestava servizio nell’appartamento pontificio, travolta da un’automobile il 23 novembre scorso. I funerali si sono celebrati, nella giornata di ieri, a San Piero in Bagno (Italia), paese natale della defunta.

“Il distacco da lei, così improvviso, e anche il modo in cui ci è stata tolta” – scrive il Papa – “ci hanno dato un grande dolore, che solo la fede può consolare. Molto sostegno trovo nel pensare alle parole che sono il nome della sua comunità: ‘Memores Domini’. Meditando su queste parole, sul loro significato, trovo un senso di pace, perché esse richiamano ad una relazione profonda che è più forte della morte. ‘Memores Domini’ vuol dire: ‘che ricordano il Signore’, cioè persone che vivono nella memoria di Dio e di Gesù, e in questa memoria quotidiana, piena di fede e d’amore, trovano il senso di ogni cosa, delle piccole azioni come delle grandi scelte, del lavoro, dello studio, della fraternità. (...) Ecco, per questo mi dà pace pensare che Manuela è una ‘Memor Domini’, una persona che vive nella memoria del Signore. Questa relazione con Lui è più profonda dell’abisso della morte. È un legame che nulla e nessuno può spezzare, come dice san Paolo: ‘[Nulla] potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore’ (Rm 8,39)”.
MESS/ VIS 20101130 (250)

INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE MESE DI DICEMBRE

CITTA' DEL VATICANO, 30 NOV. (VIS). L'intenzione Generale per l'Apostolato della Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI per il mese di dicembre è la seguente: “Perché l’esperienza della sofferenza sia occasione per comprendere le situazioni di disagio e di dolore in cui versano le persone sole, gli ammalati e gli anziani, e stimoli tutti ad andare loro incontro con generosità”.

L'intenzione Missionaria è la seguente: “Perché i popoli della terra aprano le porte a Cristo e al suo Vangelo di pace, fraternità e giustizia”.
BXVI-INTENZIONI PREGHIERA/ VIS 101130 (100)

VISITA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE IN KAZAKHSTAN

CITTA' DEL VATICANO, 30 NOV. 2010 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, guiderà la Delegazione della Santa Sede che partecipa al Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei 56 Stati membri dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), in programma ad Astana (Kazakhstan), nei giorni 1 e 2 dicembre prossimo. Accompagneranno il Cardinale Segretario di Stato, l’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, l’Arcivescovo Miguel Maury Buendia, Nunzio Apostolico in Kazakhstan ed il Monsignor Michael W. Banach, Rappresentante Permanente della Santa Sede presso l’OSCE.

Nei giorni 3 e 4 dicembre, il Cardinale Bertone, accompagnato dall’Arcivescovo Dominique Mamberti, effettuerà una Visita Pastorale in Kazakhstan, nel corso della quale incontrerà le Autorità politiche e religiose del Paese.

Questa mattina nel corso della celebrazione liturgica per la festa di Sant’Andrea, nella Cattedrale ortodossa dell’Assunzione di Astana, il Cardinale Segretario di Stato ha tenuto l’omelia ed ha detto: “Ho la speciale gioia di adempiere l’alto incarico affidatomi dal Santo Padre Benedetto XVI, di consegnarvi un frammento delle insigni Reliquie dell’apostolo Sant’Andrea, che sono venerate in Italia, nella città di Amalfi”.

“Questa consegna, che sono onorato di effettuare nelle mani di Sua Eminenza il Metropolita Alexander, avviene in risposta alla devota richiesta che il suo predecessore, Metropolita Mefodji, e l’Arcivescovo Tomash Peta, Metropolita cattolico, hanno congiuntamente rivolto al Papa Benedetto XVI. Il Pontefice, volendo venire incontro volentieri all’ardente desiderio, ha deciso di destinare alle rispettive Chiese due frammenti delle preziose Reliquie. Tale scelta riveste profondo significato, in quanto sottolinea la comune venerazione degli Apostoli”.
SS/ VIS 20101130 (270)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 30 NOV. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Stephen Reichert, O.F.M.Cap., Arcivescovo di Madang (superficie: 27.792; popolazione: 412.000; cattolici: 153.000; sacerdoti: 39; religiosi: 81), Papua Nuova Guinea. Finora Vescovo di Mendi (Papua Nuova Guinea), l’Arcivescovo Reichert succede all’Arcivescovo William Joseph Kurtz, S.V.D., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Il Cardinale Paolo Sardi, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, finora Pro-Patrono dello stesso Ordine.
NER:RE/ VIS 20101130 (80)

lunedì 29 novembre 2010

GIAPPONE: RICERCA SOLUZIONI PER EVITARE ARMI NUCLEARI

CITTA' DEL VATICANO, 27 NOV. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina, il nuovo Ambasciatore del Giappone, Signor Hidekazu Yamaguchi, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

Nel suo discorso al diplomatico il Papa ha sottolineato l’importante contributo del Giappone “alla diffusione della pace, della democrazia e dei diritti dell’uomo in Estremo Oriente e ben al di là, in particolare nei paesi del mondo in via di sviluppo. La Santa Sede (...) ha notato con soddisfazione il finanziamento accordato dal Giappone a favore dello sviluppo e di altre forme di assistenza”.

“Operando all’edificazione dell’unità della famiglia umana, insieme con la cooperazione internazionale, voi aiuterete a costruire una economia mondiale dove ciascuno occuperà il posto che gli spetta e potrà usufruire, come mai prima, delle risorse mondiali. Mi permetta di incoraggiare il Governo a continuare la sua politica di cooperazione allo sviluppo, in particolare negli ambiti che interessano i più poveri e i più deboli”.

Nel ricordare che quest’anno ricorre il sessantacinquesimo anniversario “del tragico bombardamento atomico sulle popolazioni di Hiroshima e Nagasaki”, Benedetto XVI ha detto: “Questa tragedia ci ricorda con insistenza quanto sia necessario perseverare negli sforzi in favore della non-proliferazione delle armi nucleari e per il disarmo. Le armi nucleari restano una fonte di maggiore preoccupazione. Il possesso e il rischio dell’eventuale uso sollevano tensioni e diffidenza in numerose regioni del mondo. Il vostro Paese, Signor Ambasciatore, deve essere citato come esempio per il suo costante sostegno alla ricerca di soluzioni politiche che permettano non soltanto di impedire la proliferazione delle armi nucleari, ma di evitare che la guerra sia considerata come un mezzo di risoluzione dei conflitti fra le nazioni e fra i popoli”.

“La Santa Sede” – ha proseguito il Pontefice – “incoraggia tutte le nazioni a tessere pazientemente i legami economici e politici della pace che si elevano, come un baluardo contro ogni pretesto di ricorso alle armi e che permettono di promuovere lo sviluppo umano integrale di tutti i popoli. Una parte delle somme stanziate per le armi potrebbe essere destinata a progetti di sviluppo economico e sociale, educativo e sanitario. Ciò contribuirebbe indubbiamente alla stabilità interna dei paesi e alla stabilità fra i popoli. In questi tempi di instabilità dei mercati e del lavoro, la necessità di trovare finanziamenti sicuri di sviluppo rimane una preoccupazione costante”.

Il Papa ha sottolineato il ruolo importante del Giappone nell’economia internazionale ed ha affermato che: “Le decisioni prese dal vostro Governo continueranno ad avere un impatto ben al di là delle vostre frontiere”.

“Che tutti i popoli di buona volontà” – ha auspicato il Papa – “possano vedere nell’attuale crisi economica mondiale un‘occasione di discernimento e di elaborazione di nuovi progetti, contrassegnati dalla carità nella verità, dalla solidarietà e dall’impegno a favore di una economica orientata in modo etico”.

Successivamente il Santo Padre ha fatto riferimento alla libertà di coscienza e di culto di cui gode il Giappone e alla possibilità della Chiesa cattolica “di vivere in pace e in fraternità con tutti”.

“I membri della Chiesa cattolica in Giappone” – ha sottolineato il Pontefice – “sono da lungo tempo impegnati in un dialogo aperto e rispettoso con le altre religioni (...). La Chiesa ha sempre promosso il rispetto della persona umana nella sua integrità e nella sua dimensione spirituale, come elemento essenziale comune a tutte le culture, che si esprime nella ricerca personale del sacro e nella pratica religiosa. (...) Vorrei assicurare il popolo giapponese dell’alta considerazione che la Chiesa cattolica riserva al dialogo interreligioso, impegnandolo risolutamente al fine di incoraggiare la fiducia reciproca, la comprensione e l’amicizia, nell’interesse di tutta la famiglia umana”.
CD/ VIS 20101129 (600)

PROMUOVERE CULTURA RISPETTOSA DELLA VITA

CITTA' DEL VATICANO, 27 NOV. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre ha presieduto la celebrazione dei Primi Vespri della I Domenica di Avvento, che quest’anno è stata preceduta da una “Veglia di Preghiera per la vita nascente” promossa dal Pontificio Consiglio per la Famiglia e celebrata oggi in tutte le Diocesi del mondo.

“Con questa celebrazione vespertina” – ha detto il Papa nell’omelia – “il Signore ci dona la grazia e la gioia di aprire il nuovo Anno Liturgico (...) Durante il tempo di Avvento sentiremo la Chiesa che ci prende per mano e, ad immagine di Maria Santissima, esprime la sua maternità facendoci sperimentare l’attesa gioiosa della venuta del Signore, che tutti ci abbraccia nel suo amore che salva e consola”.

“Cari fratelli e sorelle, il nostro radunarci questa sera per iniziare il cammino di Avvento si arricchisce di un altro importante motivo: con tutta la Chiesa, vogliamo celebrare solennemente una veglia di preghiera per la vita nascente. Desidero esprimere il mio ringraziamento a tutti coloro che hanno aderito a questo invito e a quanti si dedicano in modo specifico ad accogliere e custodire la vita umana nelle diverse situazioni di fragilità, in particolare ai suoi inizi e nei suoi primi passi”.

“L’Incarnazione” – ha spiegato il Pontefice – “ci rivela con intensa luce e in modo sorprendente che ogni vita umana ha una dignità altissima, incomparabile. L’uomo presenta un’originalità inconfondibile rispetto a tutti gli altri esseri viventi che popolano la terra. Si presenta come soggetto unico e singolare, dotato di intelligenza e volontà libera, oltre che composto di realtà materiale. Vive simultaneamente e inscindibilmente nella dimensione spirituale e nella dimensione corporea”.

“Dio ci ama in modo profondo, totale, senza distinzioni” – ha proseguito il Pontefice – “ci chiama all’amicizia con Lui; ci rende partecipi di una realtà al di sopra di ogni immaginazione e di ogni pensiero e parola: la sua stessa vita divina. Con commozione e gratitudine prendiamo coscienza del valore, della dignità incomparabile di ogni persona umana e della grande responsabilità che abbiamo verso tutti”.

L’essere umano, ha sottolineato il Papa, “ha il diritto di non essere trattato come un oggetto da possedere o come una cosa che si può manipolare a piacimento, di non essere ridotto a puro strumento a vantaggio di altri e dei loro interessi. La persona è un bene in se stessa e occorre cercare sempre il suo sviluppo integrale. L’amore verso tutti, poi, se è sincero, tende spontaneamente a diventare attenzione preferenziale per i più deboli e i più poveri. Su questa linea si colloca la sollecitudine della Chiesa per la vita nascente, la più fragile, la più minacciata dall’egoismo degli adulti e dall’oscuramento delle coscienze. La Chiesa continuamente ribadisce quanto ha dichiarato il Concilio Vaticano II contro l’aborto e ogni violazione della vita nascente: ‘La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura’"

“Ci sono tendenze culturali” – ha affermato il Santo Padre – “che cercano di anestetizzare le coscienze con motivazioni pretestuose. Riguardo all’embrione nel grembo materno, la scienza stessa ne mette in evidenza l’autonomia capace d’interazione con la madre, il coordinamento dei processi biologici, la continuità dello sviluppo, la crescente complessità dell’organismo. Non si tratta di un cumulo di materiale biologico, ma di un nuovo essere vivente, dinamico e meravigliosamente ordinato, un nuovo individuo della specie umana. Così è stato Gesù nel grembo di Maria; così è stato per ognuno di noi, nel grembo della madre”.

“Purtroppo” – ha lamentato Benedetto XVI – “anche dopo la nascita, la vita dei bambini continua ad essere esposta all’abbandono, alla fame, alla miseria, alla malattia, agli abusi, alla violenza, allo sfruttamento. Le molteplici violazioni dei loro diritti che si commettono nel mondo feriscono dolorosamente la coscienza di ogni uomo di buona volontà. Davanti al triste panorama delle ingiustizie commesse contro la vita dell’uomo, prima e dopo la nascita, faccio mio l’appassionato appello del Papa Giovanni Paolo II alla responsabilità di tutti e di ciascuno: ‘Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà vera, pace e felicità’"

“Esorto i protagonisti della politica, dell’economia e della comunicazione sociale a fare quanto è nelle loro possibilità, per promuovere una cultura sempre rispettosa della vita umana, per procurare condizioni favorevoli e reti di sostegno all’accoglienza e allo sviluppo di essa”.

Al termine della celebrazione dei Vespri, il Santo Padre ha recitato una “Preghiera per la Vita” composta proprio per questa occasione.
HML/ VIS 20101129 (750)

SPERANZE E PREOCCUPAZIONI DEL CONTINENTE AMERICANO

CITTA' DEL VATICANO, 27 NOV. 2010 (VIS). Il Consiglio Speciale per l’America della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha tenuto la XV Riunione il 16 e 17 novembre scorso, sul tema: “Nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, argomento chiave dell’Esortazione Apostolica postsinodale “Ecclesia in America”.

Nel corso della Riunione, presieduta dall’Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, sono state esaminate alcune questioni relative alla situazione sociale ed ecclesiale nei diversi paesi del continente.

Nel Comunicato emesso alla fine della Riunione si anuncia che in America “si notano molti segni di speranza ma anche alcuni di preoccupazione. Si registra con soddisfazione uno sviluppo economico positivo in alcuni Paesi, anche se bisognerebbe favorire una distribuzione più equa delle ricchezze e delle risorse naturali. In questo senso, cresce la coscienza ecologica presso le popolazioni, (...) vi sono tentativi di una maggiore integrazione continentale (...) che cerca di ricuperare l’unità di tutto il Continente (...) Tra i segni di preoccupazione è da segnalare l’allarmante situazione sociale di Haiti (...). La solidarietà manifestata concretamente da governi stranieri e da organismi ecclesiali produrrebbe migliori frutti se gli enti locali fossero più capaci di predisporre organicamente gli aiuti ricevuti”.

“Il movimento migratorio rappresenta uno degli aspetti di maggiore preoccupazione. (...) Gravi difficoltà incontrano gli immigrati in situazione irregolare e spesso rimpratriati con la forza nei Paesi di origine. La Chiesa è impegnata nella promozione di programmi sociali e di assistenza religiosa agli immigrati, allo scopo di aiutare l’integrazione culturale e la pace sociale”.

“Ulteriori preoccupazioni provengono dalla produzione e dal traffico della droga, dal traffico delle armi, dalla violenza e dalla corruzione politica. (...) Particolare attenzione merita la promozione di una serie di leggi contrarie alle norme etiche (leggi sull’aborto, sull’eutanasia e sui matrimoni tra persone dello stesso sesso), e l’infiltrarsi di uno spirito non conforme ai valori cristiani nel campo dell’educazione dei giovani e della comunicazione”.

“Dal punto di vista sociale, occorre prendere nota, con soddisfazione, che in vari Paesi si svolge regolarmente il processo elettorale (...). Tuttavia, non mancano tentativi ideologici di rivedere gli ordinamenti costituzionali e legislativi, provocando tensioni interne, anche con le Chiese locali (...). In questo contesto si tenta di ignorare la Chiesa Cattolica, escludendola come partner nel dialogo sociale, nonostante l’alta credibilità di cui essa gode a livello popolare”.

“Nel campo ecclesiale, motivo di consolazione è l’aumento delle vocazioni al sacerdozio, anche se assai diversificato sia nei Paesi sia nelle diocesi. (...) Di particolare importanza è la coscienza che tutta la Chiesa nel Continente deve essere in stato di missione. I risultati di tale opera di evangelizzazione sono assai positivi.

“È stata valutata molto positiva la ripercussione della XII Assemblea Generale Ordinaria sulla ‘Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa’, e la rispettiva Esortazione Apostolica postsinodale ‘Verbum Domini’”.

“L’altro punto dell’ordine del giorno, che è stato oggetto di riflessione, riguardava le aspettative della Chiesa in America circa la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: ‘La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana’, che avrà luogo dal 7 al 28 ottobre 2012”.

“Ulteriori sviluppi della vita della Chiesa nel Continente saranno oggetto della prossima riunione del Consiglio Speciale per l’America della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, che si terrà dal 27 al 28 ottobre 2011”.
SE/ VIS 20101129 (560)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTÀ DEL VATICANO, 27 NOV 2010 (VIS).- Il Santo Padre:

- Ha eretto la Diocesi di Bunda (Tanzania) con territorio dismembrato dalla Arcidiocesi di Mwanza e dalla Diocesi di Musoma, rendendola suffraganea della Sede Metropolitana de Mwanza.

- Ha nominato il Reverendo Renatus Leonard Nkawande, Primo Vescovo di Bunda (superficie: 5.530; popolazione: 1.023.390; cattolici: 335.000; sacerdoti: 2; religiosi: 2) Tanzania. Il Vescovo eletto è nato nel 1965 a Mantare (Tanzania), è stato ordinato sacerdote nel 1995. È stato finora Amministratore Diocesano dell’Arcidiocesi di Mwanza.

- Ha nominato il Reverendo Do Santo Loku Pio Doggale Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Juba (superficie: 25.137; popolazione: 875.199; cattolici: 679.916; sacerdoti: 45; religiosi: 56) Sudan. Il Vescovo eletto è nato nel 1969 a Katiré (Sudán), è stato ordinato sacerdote nel 2001 e finora è stato Vice Parroco della Cattedrale di Juba.

- Ha nominato il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Católica, Suo Inviato Speciale alla celebrazione del IV centenario della fondazione della Pontificia Università di Santo Tomás a Manila (Filipinas), che avrà luogo il 28 gennaio 2011.
ECE:NER:NEA:NA/ VIS 20101129 (190)

AVVENTO TEMPO DI SPERANZA

CITTA' DEL VATICANO, 28 NOV. 2010 (VIS). Oggi, Prima Domenica di Avvento, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

“Oggi” – ha detto il Papa – “ la Chiesa inizia un nuovo Anno Liturgico, un nuovo cammino di fede che, da una parte, fa memoria dell’evento di Gesù Cristo e, dall’altra, si apre al suo compimento finale. E proprio di questa duplice prospettiva vive il Tempo di Avvento, guardando sia alla prima venuta del Figlio di Dio, quando nacque dalla Vergine Maria, sia al suo ritorno glorioso, quando verrà a giudicare i vivi e i morti (...). Su questo suggestivo tema dell’’attesa’ vorrei ora brevemente soffermarmi, perché si tratta di un aspetto profondamente umano, in cui la fede diventa, per così dire, un tutt’uno con la nostra carne e il nostro cuore”.

“L’attesa, l’attendere è una dimensione che attraversa tutta la nostra esistenza personale, familiare e sociale” – ha proseguito il Santo Padre – “L’attesa è presente in mille situazioni, da quelle più piccole e banali fino alle più importanti, che ci coinvolgono totalmente e nel profondo. Pensiamo, tra queste, all’attesa di un figlio da parte di due sposi; a quella di un parente o di un amico che viene a visitarci da lontano; pensiamo, per un giovane, all’attesa dell’esito di un esame decisivo, o di un colloquio di lavoro; nelle relazioni affettive, all’attesa dell’incontro con la persona amata, della risposta ad una lettera, o dell’accoglimento di un perdono… Si potrebbe dire che l’uomo è vivo finché attende, finché nel suo cuore è viva la speranza. E dalle sue attese l’uomo si riconosce: la nostra ‘statura’ morale e spirituale si può misurare da ciò che attendiamo, da ciò in cui speriamo”.

“Ognuno di noi, dunque, specialmente in questo Tempo che ci prepara al Natale, può domandarsi: io, che cosa attendo? A che cosa, in questo momento della mia vita, è proteso il mio cuore? E questa stessa domanda si può porre a livello di famiglia, di comunità, di nazione. Che cosa attendiamo, insieme? Che cosa unisce le nostre aspirazioni, che cosa le accomuna?” – ha detto Benedetto XVI – “Nel tempo precedente la nascita di Gesù, era fortissima in Israele l’attesa del Messia (...) che avrebbe finalmente liberato il popolo da ogni schiavitù morale e politica e instaurato il Regno di Dio”.

“Ma nessuno avrebbe mai immaginato che il Messia potesse nascere da un’umile ragazza come era Maria, promessa sposa del giusto Giuseppe. Neppure lei lo avrebbe mai pensato, eppure nel suo cuore l’attesa del Salvatore era così grande, la sua fede e la sua speranza erano così ardenti, che Egli poté trovare in lei una madre degna. (...) C’è una misteriosa corrispondenza tra l’attesa di Dio e quella di Maria, la creatura ‘piena di grazia’, totalmente trasparente al disegno d’amore dell’Altissimo. Impariamo da Lei, Donna dell’Avvento, a vivere i gesti quotidiani con uno spirito nuovo, con il sentimento di un’attesa profonda, che solo la venuta di Dio può colmare”.

Dopo la recita dell’Angelus Benedetto XVI ha fatto riferimento più volte nei saluti ai pellegrini nelle diverse lingue, alla vita nascente e, rivolgendosi ai pellegrini polacchi, ha detto: “Insieme a Maria, che ha atteso con amore la nascita del Divino Bambino, perseveriamo nella preghiera, ringraziando Dio per il dono della vita, chiedendoGli protezione su ogni esistenza umana. Possa il futuro del mondo diventare la civiltà dell’amore e della vita”.
ANG/ VIS 20101129 (550)

CHIESA FILIPPINE CONTINUI A ESSERE LIEVITO SOCIETÀ

CITTA' DEL VATICANO, 29 NOV. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza i Presuli della Conferenza Episcopale delle Filippine al termine della Visita “ad Limina Apostolorum”. Nel suo discorso il Papa ha ricordato gli stretti legami che da secoli uniscono la Nazione alla Sede di Pietro e il lievito che la fede ha rappresentato per il popolo e la cultura delle Filippine.

“Per continuare ad essere lievito” - ha detto il Santo Padre - “la Chiesa deve sempre impegnarsi a trovare la sua propria voce, perché è con la proclamazione che il Vangelo porta i frutti che cambiano la vita. (...) Grazie alla chiara presentazione del Vangelo della verità su Dio e sull’uomo, generazioni di zelanti sacerdoti filippini, religiosi e laici, hanno promosso un ordine sociale più giusto. Alle volte, la missione di proclamazione tocca questioni che riguardano la sfera politica. Non c’è motivo di sorprendersi, poiché la comunità politica e la Chiesa, mentre giustamente distinte, sono ciononostante entrambe al servizio dello sviluppo integrale di ogni essere umano e della società nel suo complesso”.

“Nel contempo, l’ufficio profetico della Chiesa esige che essa sia libera ‘per predicare la fede, per insegnare la sua dottrina sociale... ed anche per trasmettere giudizi morali in quelle questioni che riguardano l’ordine pubblico ogniqualvolta i diritti fondamentali di una persona o la salvezza della anime lo richieda’. Alla luce di questo compito profetico” – ha detto il Santo Padre – “raccomando alla Chiesa nelle Filippine di impegnarsi nel suo ruolo di difesa della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, e in difesa dell’integrità del matrimonio e della famiglia. In questi ambiti voi promuovete verità sulla persona umana e sulla società che sorgono non soltanto dalla rivelazione divina ma anche dalla legge naturale, un ordine che è accessibile alla ragione umana e che fornisce una base per il dialogo e un più profondo discernimento da parte di tutte le persone di buona volontà. Noto con apprezzamento l’impegno della Chiesa di abolire la pena di morte nel vostro Paese”.

“Un ambito specifico nel quale la Chiesa deve sempre trovare la sua propria voce è il settore della comunicazioni sociali e dei media. (...) È importante che il laicato cattolico esperto nelle comunicazioni sociali abbia il proprio posto nel proporre il messaggio cristiano in modo convincente e attrattivo. Se il Vangelo di Cristo deve essere un lievito della società filippina, allora l’intera comunità cattolica deve essere attenta alla forza della verità proclamata con amore”.

Infine Benedetto XVI si è soffermato sul terzo aspetto della missione della Chiesa che “proclama la parola di Dio nel suo impegno in ambiti economici e sociali, in particolare rispetto ai più poveri e ai più deboli della società. (...) È incoraggiante vedere che questa impresa ha portato frutto, con istituzioni caritative cattoliche attivamente impegnate in tutto il Paese. Molti vostri concittadini, tuttavia, rimangono senza lavoro, senza un’educazione adeguata e senza servizi fondamentali (...). Inoltre vi impegnate giustamente nella lotta contro la corruzione, poiché la crescita di una economia giusta e sostenibile si realizzerà quando ci sarà una applicazione chiara e coerente dello Stato di Diritto nel Paese”.
AL/ VIS 20101129 (540)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 29 NOV. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

- Otto Presuli della Conferenza Episcopale delle Filippine, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Leopoldo C. Jaucian, S.V.D., di Bangued.

- Il Vescovo Sergio L. Utleg, di Laoag.

- Il Vescovo Camino D. Gregorio, Prelato di Batanes.

- Il Vescovo Ramon B. Villena, di Bayombong.

- Il Vescovo Joseph A. Nacua, O.F.M.Cap., di Ilagan.

- Il Vescovo Rodolfo F. Beltran, Vicario Apostolico di Bontoc-Lagawe.

- Il Vescovo Mario M. Peralta, di Alaminos.

- Il Vescovo Sofronio A. Bancud., S.S.S., di Cabanatuan.

Sabato 27 novembre il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Otto Presuli della Conferenza Episcopale delle Filippine, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- L’Arcivescovo Ernesto A. Salgado, di Nueva Segovia.

- L’Arcivescovo Diosdado A. Talamayan, di Tuguegarao con l’Ausiliare Vescovo Ricardo L. Baccay.

- L’Arcivescovo Socrates B. Villegas, di Lingayen-Dagupan, con l’Ausiliare Vescovo Renato P. Mayugba.

- L’Arcivescovo Paciano B. Aniceto, di San Fernando, con gli Ausiliari Vescovo
Roberto C. Mallari e Vescovo Pablo Virgilio S. David.

- Il Signor Justino Maria Aparício Guterres, Ambasciatore della Repubblica Democratica di Timer Orientale, in visita di congedo.
AL:AP/ VIS 20101129 (210)

venerdì 26 novembre 2010

SETTIMANALI CATTOLICI: LEGGERE REALTÀ PUNTO DI VISTA EVANGELICO

CITTA' DEL VATICANO, 26 NOV. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina trecento membri della Federazione Italiana Settimanali Cattolici che dal 1966 riunisce i settimanali diocesani e i vari organi di stampa di ispirazione cattolica di tutta la penisola italiana.

Con la creazione di canali di comunicazione tra i diversi organi di stampa locali, sparsi in tutta Italia, ha detto il Papa nel suo discorso, “si è voluto rispondere all’esigenza di promuovere la collaborazione (...) proprio per aumentare l’efficacia e l’incisività dell’annuncio del messaggio evangelico. Questa è la funzione peculiare dei giornali di ispirazione cattolica: annunciare la Buona Novella attraverso il racconto dei fatti concreti che vivono le comunità cristiane e delle situazioni reali in cui sono inserite”.

“Ben sapete come, nel contesto della post-modernità in cui viviamo, una delle sfide culturali più importanti coinvolga il modo di intendere la verità. La cultura dominante, quella più diffusa nell’areopago mediatico, si pone, nei confronti della verità, con un atteggiamento scettico e relativista, considerandola alla stregua delle semplici opinioni e ritenendo, di conseguenza, compossibili e legittime molte ‘verità’. Ma il desiderio che c’è nel cuore dell’uomo testimonia l’impossibilità di accontentarsi di verità parziali. (...) La verità, di cui l’uomo è assetato, è una persona: il Signore Gesù. Nell’incontro con questa Verità, nel conoscerla ed amarla, noi troviamo la vera pace e la vera felicità. La missione della Chiesa consiste nel creare le condizioni perché si realizzi questo incontro dell’uomo con Cristo”.

“Collaborando a questo compito, gli organi di informazione sono chiamati a servire con coraggio la verità, per aiutare l’opinione pubblica a guardare e a leggere la realtà da un punto di vista evangelico. Si tratta di presentare le ragioni della fede, che, in quanto tali, vanno al di là di qualsiasi visione ideologica e hanno pieno diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico. Da questa esigenza nasce il vostro impegno costante a dare voce ad un punto di vista che rispecchi il pensiero cattolico in tutte le questioni etiche e sociali”.

“Continuate ad essere giornali della gente, che cercano di favorire un dialogo autentico tra le varie componenti sociali, palestre di confronto e di dibattito leale fra opinioni diverse. Così facendo, i giornali cattolici, mentre adempiono l’importante compito di informare, svolgono, al tempo stesso, una insostituibile funzione formativa, promuovendo un’intelligenza evangelica della realtà complessa, come pure l’educazione di coscienze critiche e cristiane”.
AC/ VIS 20101126 (410)

CONSACRATI CENTRALITÀ VANGELO, FRATERNITÀ, MISSIONE

CITTA' DEL VATICANO, 26 NOV. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina i partecipanti all’Assemblea Generale dell’Unione dei Superiori Generali (USG) e dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG).

“Il rinnovamento profondo della vita consacrata parte dalla centralità della Parola di Dio, e più concretamente del Vangelo, regola suprema per tutti voi” – ha detto il Santo Padre – “È il Vangelo vissuto quotidianamente l’elemento che dà fascino e bellezza alla vita consacrata e vi presenta davanti al mondo come un’alternativa affidabile. Di questo ha bisogno la società attuale, questo attende da voi la Chiesa: essere Vangelo vivente”.

“Un altro aspetto fondamentale della vita consacrata che vorrei sottolineare è la fraternità (...) La vita fraterna” – ha sottolineato Benedetto XVI – “è uno degli aspetti che maggiormente cercano i giovani quando si avvicinano alla vostra vita; è un elemento profetico importante che offrite in una società fortemente individualistica. (...) C’è bisogno di un serio e costante discernimento per ascoltare quello che lo Spirito dice alla comunità, per riconoscere quello che viene dal Signore e quello che gli è contrario. Senza il discernimento, accompagnato dalla preghiera e dalla riflessione, la vita consacrata corre il pericolo di accomodarsi sui criteri di questo mondo: l’individualismo, il consumismo, il materialismo; criteri che fanno venir meno la fraternità e fanno perdere fascino e mordente alla stessa vita consacrata”.

“Un ultimo elemento che voglio evidenziare è la missione” – ha detto ancora il Pontefice – “La missione è il modo di essere della Chiesa e, in essa, della vita consacrata; fa parte della vostra identità; vi spinge a portare il Vangelo a tutti, senza confini. La missione, sostenuta da una forte esperienza di Dio, da una robusta formazione e dalla vita fraterna in comunità, è una chiave per comprendere e rivitalizzare la vita consacrata. (...) Rinnovate la vostra presenza negli areopaghi di oggi per annunciare, come fece san Paolo ad Atene, il Dio ‘ignoto’”.

Nel ricordare il problema della riduzione del numero dei consacrati, specialmente in Europa, il Santo Padre ha detto: “Le difficoltà, però, non devono farci dimenticare che la vita consacrata ha la sua origine nel Signore: è voluta da Lui per l’edificazione e la santità della sua Chiesa, e perciò la Chiesa stessa non ne sarà mai privata”.

“Mentre vi incoraggio a camminare nella fede e nella speranza” – ha concluso il Santo padre – “vi chiedo un rinnovato impegno nella pastorale vocazionale e nella formazione iniziale e permanente”.
AC/ VIS 20101126 (370)

ESERCIZI SPIRITUALI DI “COR UNUM” A JASNA GORA

CITTA' DEL VATICANO, 26 NOV. 2010 (VIS). Il Pontificio Consiglio “Cor Unum” “istanza della Santa Sede responsabile per l’orientamento e il coordinamento tra le organizzazioni e le attività caritative promosse dalla Chiesa cattolica” ha organizzato degli Esercizi Spirituali per i responsabili delle Caritas diocesane e altre agenzie ecclesiali del continente europeo. Gli Esercizi si svolgeranno presso il santuario mariano di Jasna Gora, Czestochowa, in Polonia, dal lunedì 29 novembre al venerdì 2 dicembre 2010.

È il terzo incontro di questo genere. Nel giugno 2008, 500 responsabili della missione caritativa della Chiesa cattolica nel Nord America, nell’America Latina e nei Carabi si sono riuniti a Guadalajara, in Messico. Per l’Asia, l’incontro ha avuto luogo nel settembre 2009 a Taipei, Taiwan, e hanno partecipato 450 persone.
CON-CU/ VIS 20101126 (140)
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