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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 13 ottobre 2005

SINODO: UNITÀ E IMPEGNO TRASMISSIONE FEDE EUCARISTICA


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2005 (VIS). Nella tarda mattinata di oggi, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la seconda Conferenza Stampa relativa alla XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dopo la presentazione della "Relatio post disceptationem", documento che riassume i temi centrali trattati dai Padri Sinodali.

Alla Conferenza Stampa hanno partecipato i Cardinali e Presidenti Delegati del Sinodo: il Cardinale Francis Arinze, il Cardinale Juan Sandoval Íñiguez ed il Cardinale Telesphore Placidus Toppo; l'Arcivescovo John P. Foley, Presidente della Commissione per l'Informazione ed il Vescovo Sofron Stefan Mudry, O.S.B.M., Vice Presidente della medesima Commissione.

Il Cardinale Arinze ha detto che il presente Sinodo lo ha particolarmente colpito per l'impegno profuso da tutti i partecipanti nella trasmissione delle fede e per l'importanza attribuita alla "ars celebrandi", affinché la fede della quale si nutre il popolo di Dio nella Chiesa, lo accompagni all'uscita dalla chiesa e lo incoraggi a condividere con gli altri ciò che ha ricevuto.

Il Cardinale Sandoval Íñiguez ha fatto riferimento alla profondità della fede nell'Eucaristia e ha scelto come esempio di tale fede le parole di un disabile che, prima di ricevere la comunione, poiché non poteva parlare, ha scritto sul computer: "Nel Crocifisso sembra ci sia il Signore, ma non c'è; nell'Eucaristia sembra che non ci sia il Signore, ma invece c'è". "Tutti" - ha detto il Cardinale - "condividiamo la fede nella presenza reale di Cristo". Successivamente il Cardinale Sandoval ha citato come uno dei momenti culminanti del Sinodo la presenza e le parole pronunciate dal Santo Padre Benedetto XVI il primo giorno dell'Assemblea Sinodale, e la partecipazione del Papa "come un altro Padre Sinodale" all'ora della discussione libera a conclusione delle sessioni pomeridiane.

Il Cardinale Toppo ha sottolineato la capacità di aggregazione del Sinodo che ha convocato partecipanti provenienti dai cinque continenti "uniti dalla stessa fede" ed ha osservato che in Asia, suo continente di provenienza, dove convivono tante religioni, il segno distintivo dei cattolici è l'unità nell'Eucaristia sotto la guida del Santo Padre. Il Cardinale Toppo ha anche ricordato che il Presidente della Delegazione indiana, che ha partecipato alle Esequie di Giovanni Paolo II, colpito dalla partecipazione ed unità dei cattolici durante la cerimonia esequiale, ha detto: "Oggi abbiamo sperimentato la presenza di Dio".

La scarsa partecipazione alla Messa domenicale nei paesi occidentali è stato il tema della relazione presentata dall'Arcivescovo Foley all'Assemblea Sinodale, mentre i momenti più emozionanti sono stati quelli che hanno visto protagonisti alcuni Padri Sinodali e Delegati dei Paesi dell'Europa Centrale e Orientale che hanno rievocato le persecuzioni e i sacrifici subiti sotto i regimi totalitari.

La Conferenza Stampa si è conclusa con l'intervento del Vescovo Mudry che ha posto l'accento sulla fede nell'Eucaristia dei cattolici e degli ortodossi e sull'insegnamento della fede cattolica, a cominciare dalla famiglia. Successivamente il Vescovo ha citato l'opera dei sacerdoti ed il ruolo della liturgia, affermando che forse nelle chiese orientali i "segni visibili della santità", con la presenza del tabernacolo, sono più percettibili nelle chiese orientali che nelle chiese occidentali.

Alla fine della Conferenza Stampa, un giornalista ha chiesto perché di fronte al problema della mancanza di sacerdoti in alcune regioni del mondo si metta in dubbio, come soluzione, l'ordinazione sacerdotale di uomini sposati. Il Cardinale Toppo ha risposto che: "il vero problema è la crisi della fede; la mancanza di sacerdoti è un sintomo di questa crisi". In questo senso, il Cardinale Sandoval Íñiguez ha indicato come cause dell'insufficienza di sacerdoti, "la mancanza di fede, la secolarizzazione, il chiudersi nei confronti dell'infinito". Il Vescovo ucraino Mudry ha aggiunto che nella Chiesa Orientale cattolica ci sono sacerdoti sposati, ma che questa non è una soluzione al problema suddetto perché "devono, tra le altre cose, dedicare tempo alla famiglia ed allo studio, ed è difficile che si possano trasferire in un altro luogo per continuare la loro missione, se il Vescovo lo chiede".

Relativamente alla questione della non ammissione alla Comunione Eucaristica delle persone divorziate, il Cardinale Arinze ha sottolineato come la Chiesa "mostri compassione davanti a queste persone che soffrono, ma che, pur continuando ad essere sempre membri della Chiesa, non possono ricevere la comunione, in quanto la loro situazione non riflette l'immagine di unità tra il Cristo e la Sua Chiesa (lo Sposo e la Sposa).

Riferendosi all'invito, contenuto negli interventi di questi giorni, ad una maggiore omogeneità di inculturazione, il Cardinale Toppo ha sottolineato come quest'ultima "sia essenziale e sia espressione della fede del popolo". Il Cardinale Sandoval Íñiguez ha aggiunto finalmente che "la cosa importante è che i canti, la danza, il colore, ecc. aiutino all'interiorizzazione, ad unirsi al Signore, e che la Cerimonia non si converta in uno spettacolo per divertire e nulla più".
SE/CONFERENZA STAMPA/... VIS 20051013 (790)

RIUNIONE PER GRUPPI LINGUISTICI


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2005 (VIS). Questa mattina, nell'Aula del Sinodo, i Padri Sinodali si sono riuniti per gruppi linguistici per esaminare le questioni relative alla "Relatio post disceptationem", presentata nel pomeriggio di ieri dal Cardinale Angelo Scola, Relatore Generale. Nel pomeriggio di oggi, dalla 16:30 alle 19:00, è in programma una nuova riunione dei gruppi linguistici per la preparazione delle relazioni che ogni gruppo presenterà nel pomeriggio di venerdì, nel corso della Diciassettesima Congregazione Generale.
SE/GRUPPI LINGUISTICI/... VIS 20051013 (90)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Consultori della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il Vescovo Aloysius M. Sutrisnaatmaka, di Palangkaraya (Indonesia); il Monsignore Vojtech Nepsinsky, Rettore del Seminario e Presidente della Commissione liturgica diocesana di Banská Bystrica (Slovacchia); il Sacerdote Michael Kunzler, Professore di Liturgia presso la Facoltà Teologica di Paderborn (Germania); il Padre José Raimundo Pinto de Melo, S.I., Membro della Commissione liturgica nazionale (Brasile); il Padre Konstantin Morozov, O.F.M.Cap. (Ucraina).

- Membro del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali, il Padre Jesús Castellano Cervera, O.C.D., Professore presso il Pontificio Istituto di Spiritualità "Teresianum" di Roma.
NA/.../... VIS 20051013 (120)

mercoledì 12 ottobre 2005

UDIENZA: RELIGIONE FERMENTO DI GIUSTIZIA E SOLIDARIETÀ


CITTÀ DEL VATICANO, 12 OTT. 2005 (VIS). Il Salmo 121: "Gioia di arrivare a Gerusalemme, città santa che desidera la pace", è stato il tema della catechesi di Benedetto XVI per l'Udienza Generale odierna, tenutasi in Piazza San Pietro, con la partecipazione di 50.000 persone.

"Gerusalemme" - ha detto il Santo Padre - "'città salda e compatta', simbolo di sicurezza e di stabilità, è il cuore dell'unità delle dodici tribù di Israele, che convergono verso di essa come centro della loro fede e del loro culto. (...) In essa c'è un'altra realtà rilevante, anch'essa segno della presenza di Dio in Israele: sono 'i seggi del giudizio' della casa di Davide, la dinastia che governa, espressione dell'azione divina nella storia".

Così la capitale politica, ha spiegato il Santo Padre, "era anche la sede giudiziaria più alta, dove si risolvevano in ultima istanza le controversie: in tal modo uscendo da Sion, i pellegrini ebrei ritornavano nei loro villaggi più giusti e rappacificati".

Nel Salmo 121, la città è definita anche "per la sua funzione religiosa e sociale, mostrando che la religione biblica non è né astratta né intimistica, ma è fermento di giustizia e di solidarietà. Alla comunione con Dio segue necessariamente quella dei fratelli tra di loro".

Il Santo Padre ha osservato che nell'invocazione finale risuona anche la parola ebraica 'shalom' (pace) "che allude alla pace messianica, che raccoglie in sé gioia, prosperità, bene abbondanza. (...) ed anticipa, in qualche modo, il saluto di San Francesco: 'Pace e bene!'".

In ultimo il Santo Padre ha ricordato che San Gregorio Magno nelle 'Omelie su Ezechiele', scrive che la città santa di Gerusalemme "ha già qui una sua grande costruzione nei costumi dei santi. In un edificio una pietra sostiene l'altra (...) e chi sostiene un altro è a sua volta sostenuto da un altro. Così, proprio così, nella Santa Chiesa ciascuno sostiene ed è sostenuto".

Non si deve dimenticare - ha sottolineato ancora il Pontefice - che "c'è un fondamento che sopporta l'intero peso della costruzione, ed è il nostro Redentore (...), del quale l'Apostolo dice: 'Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo".
AG/SALMO 121/... VIS 20051012 (350)

QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2005 (VIS). Questa mattina nell'Aula del Sinodo si è tenuta la Quindicesima Congregazione Generale alla quale hanno partecipato 239 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Telesphore Placidus Toppo.

Riportiamo di seguito gli estratti di alcuni interventi dei Padri Sinodali e degli Auditores:

ARCIVESCOVO OSWALD THOMAS COLMAN GOMIS, DI COLOMBO, SEGRETARIO GENERALE DELLA FEDERATION OF ASIAN BISHOPS' CONFERENCES (SRI LANKA) (...) Dobbiamo promuovere una testimonianza visibile della nostra fede nel Signore eucaristico. E ciò deve essere fatto più con le azioni che con le parole. Si è fatto qui riferimento anche a molti abusi ed aberrazioni nella celebrazione dell'Eucaristia ed alla evidente mancanza di rispetto al Santissimo Sacramento. (...) Si è fatto riferimento al laicismo e al relativismo. È un peccato che essi si stiano insinuando perfino in Asia. Nel rispettare le comuni norme liturgiche, dobbiamo fare uno studio approfondito dei modelli culturali dei vari fedeli e integrarli nella nostra liturgia. I modelli culturali differiscono da continente a continente e spesso da paese a paese. Perciò i liturgisti dovranno studiare nelle rispettive aree questi modelli ed integrare, nell'adorazione dell'Eucaristia, le forme della massima adorazione. (...) Per concludere, oggi abbiamo il grave problema del fondamentalismo cristiano che influisce sulla nostra fede nell'Eucaristia. Il Sinodo deve prendere in esame questo pericolo. Altrimenti sarebbe come piantare un bell'albero - la nostra fede nell'Eucaristia - mentre un pericoloso virus lo attacca".

VESCOVO ANGEL FLORO MARTÍNEZ, I.E.M.E., DI GOKWE (ZIMBABWE).
"Vorrei sottoporvi qui le principali sfide che i nostri fedeli affrontano, non tanto di natura teologica, ma di natura pastorale. La prima difficoltà riguarda la disponibilità e l'accesso all'Eucaristia per molti dei nostri cattolici. La scarsità di sacerdoti e il fatto che i nostri fedeli sono sparpagliati in vaste zone rurali e possono disporre di un sacerdote per l'Eucaristia solamente una volta al mese o due o poco più. Ciò sfida la centralità dell'Eucaristia nella vita dei nostri cattolici. Possono le nostre comunità rurali che si fondano soprattutto sulla celebrazione della Parola, essere chiamate comunità eucaristiche? Questo e un problema interessante che potrebbe essere discusso nei nostri gruppi. La seconda sfida riguarda l'Eucaristia e il matrimonio. Più precisamente la ZCBC ha pubblicato quest'anno la seconda lettera pastorale sull'Eucaristia su questo argomento, esortando i fedeli ad apprezzare l'importanza dell'Eucaristia e la sua relazione profonda con la dignità del sacramento del matrimonio, incoraggiandoli a regolarizzare la loro situazione. Molti cattolici che in gioventù si accostavano all'Eucaristia non lo fanno più nella loro vita di adulti a causa di matrimoni irregolari".

CARDINALE GEORGE PELL, ARCIVESCOVO DI SYDNEY (AUSTRALIA) "Molti Padri Sinodali hanno parlato delle difficoltà incontrate dalla Chiesa in tutto il mondo. Alcune sono causate dai nostri errori. Il Concilio Vaticano II ha portato grandi benedizioni e progressi sostanziali, ad esempio la continua espansione missionaria e i nuovi movimenti e comunità. Ma è stato anche seguito da confusione, un certo declino, soprattutto in Occidente, e sacche di defezioni. Le buone intenzioni non bastano. (...) I miei suggerimenti a questo Sinodo su come affrontare queste 'ombre' presumono il mantenimento della Chiesa latina di tradizione antica e la disciplina del celibato obbligatorio per il clero diocesano e gli ordini religiosi. Perdere tale tradizione adesso rappresenterebbe un errore gravissimo, che genererebbe confusione nelle zone di missione e non rafforzerebbe la vitalità spirituale del Primo mondo. Rappresenterebbe un distacco dalla pratica del Signore stesso, porterebbe gravi svantaggi pratici all'azione della Chiesa - vale a dire finanziari - ed indebolirebbe il significato di 'segno' del sacerdozio; indebolirebbe, inoltre, la testimonianza al sacrificio amorevole e alla realtà dei Novissimi, e il premio in cielo. (...) I servizi eucaristici o le liturgie della Parola, quando i sacerdoti sono disponibili, non dovrebbero essere delegati. Queste inutili sostituzioni di persona spesso non sono motivate dalla fame del Pane di Vita, ma dall'ignoranza e dalla confusione, se non addirittura dall'ostilità al ministero sacerdotale e ai sacramenti".

VESCOVO LUIGI PADOVESE, O.F.M.CAP., VICARIO APOSTOLICO DELL'ANATOLIA (TURCHIA). "Parlo come Vescovo della Chiesa d'Anatolia che ha visto la prima grande espansione del messaggio di Gesù e nella quale i cristiani sono ormai poche migliaia. Nella città di Tarso, patria dell'Apostolo Paolo, i soli cristiani sono le tre suore che accolgono i pellegrini i quali, per poter celebrare l'Eucaristia nell'unica chiesa-museo rimasta, hanno bisogno di un permesso. Lo stesso vale anche per la Chiesa-museo di San Pietro ad Antiochia. In questa città è nato Giovanni Crisostomo del quale nel 2007 ricorrerà il sedicesimo centenario della morte in esilio. Proprio il Crisostomo, con le sue omelie, ci rammenta che l'Eucaristia è stata ed è il luogo privilegiato della Parresia. La sua memoria, assieme a quella più recente di Vescovi come Clemens von Galen e Oscar Romero, è una testimonianza viva del legame tra il memoriale del sacrificio di Gesù e quanti in esso hanno trovato le ragioni e la forza di un annuncio fatto con intelligenza, coraggio e senza reticenze".

FRATELLO ALVARO RODRÍGUEZ ECHEVERRÍA, F.S.C., PRESIDENTE DELL'UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI (COSTA RICA). "L''Instrumentum laboris' del Sinodo mette in rilievo la speranza che la Chiesa ha nei suoi giovani (IL 74). I giovani d'oggi, vivendo in culture globalizzanti, caratterizzate dall'incessante cambiamento di prospettive, e in una società soffocata da tanta incertezza economica e dall'esaltazione della violenza, difficilmente trovano punti d'appoggio per vivere la loro vita in un modo che dia un senso, un orientamento e uno scopo ai loro sogni giovanili. Oggi più che mai abbiamo bisogno di placare la sete e la fame che provano i giovani in cerca di un'esperienza mistica di unione con Gesù. Essa è certamente una forza che attira i giovani del mondo attuale. (...) Bevendo l'acqua sorgiva nell'incontro con Cristo, trovano anche la forza di scoprire nel mondo i loro fratelli e le loro sorelle crocifissi, quelli che soffrono l'oppressione delle guerre, della violenza, della fame. Quelli che non hanno futuro. Da questa fonte e culmine risalgono accesi da una nuova passione e con la forza della grazia per partecipare alla missione della Chiesa nella società e nel mondo. (...) L'Eucaristia è anche il culmine verso il quale tutte le azioni salgono. In tal modo, l'Eucaristia non è distaccata dalle preoccupazioni sociali e politiche che vive il discepolo di Gesù in mezzo agli altri uomini e alle donne del mondo, specialmente tra i poveri".

SIGNOR MOYSÉS LAURO DE AZEVEDO FILHO, FONDATORE E MODERATORE GENERALE DELLA CATHOLIC COMMUNITY SHALOM (BRASILE). "Uno dei frutti più importanti dell'Eucaristia che dobbiamo coltivare è la "'Parresia", (...) parola greca che nel nuovo testamento assume il significato di audacia nell'annuncio di Cristo. Nel periodo del Carnevale, in Brasile, in cui i giovani sono esposti a gravi pericoli, la Comunità Cattolica Shalom promuove un'evangelizzazione attraverso la testimonianza, la musica e l'arte. Durante questo evento, abbiamo un momento di adorazione al Santissimo Sacramento. Era impressionante vedere ciò che molti ritengono impossibìle: centomila giovani in profondo silenzio adorante davanti alla presenza reale di Gesù nell'Eucaristia. Era un preludio di Colonia. Ancor più impressionante è stato constatare i frutti di questa e di altre azioni di questo tipo: molte conversioni, un gran numero di confessioni, impegno nella Chiesa con un ritorno alla partecipazione alla Messa, un risveglio delle vocazioni sacerdotali e l'amore e il servizio ai poveri. Abbiamo scoperto che la migliore risposta alla sfida della secolarizzazione é: presentare Cristo con audacia!"
SE/QUINDICESIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051012 (1220)

QUATTORDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTÀ DEL VATICANO, 11 OTT. 2005 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, ha avuto luogo la Quattordicesima Congregazione Generale alla quale sono intervenuti i Delegati fraterni partecipanti al Sinodo dei Vescovi, che hanno preso la parola dopo i Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Juan Sandoval Iñiguez.

All'inizio della sessione, l'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha ricordato che oggi ricorre il 43º anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II e si celebra la memoria liturgica del Beato Giovanni XXIII.

Di seguito pubblichiamo estratti degli interventi dei Delegati fraterni e dei Padri Sinodali:

SUA ECCELLENZA JOHANNIS (ZIZIOULAS), METROPOLITA DI PERGAMO, PRESIDENTE EMERITO DELL'ACCADEMIA DI ATENE (GRECIA). "È per me un grande onore avere l'opportunità di parlare a questo venerabile Sinodo dei Vescovi e portare i saluti fraterni ed i buoni auspici del Patriarca Ecumenico Bartolomeo della Chiesa di Costantinopoli. L'invito rivolto alla nostra Chiesa di mandare un Delegato fraterno a questo Sinodo è un gesto di grande importanza ecumenica. Rispondiamo con gratitudine e amore. Noi ortodossi ci sentiamo profondamente gratificati dal fatto che anche il vostro Sinodo considera l'Eucaristia come fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. È molto importante che i cattolici romani e gli ortodossi possano affermarlo all'unisono. Forse vi sono ancora alcune cose che dividono le nostre Chiese, ma entrambi crediamo che l'Eucaristia è il cuore della Chiesa. È su questa base che possiamo proseguire il dialogo teologico ufficiale tra le nostre due Chiese che apre una nuova fase. L'Ecclesiologia Eucaristica può guidarci negli sforzi di superare mille anni di divisioni. Infatti, è un peccato avere le stesse convinzioni riguardo all'importanza dell'Eucaristia senza condividerla sulla stessa Mensa".

REVERENDO IEROMONACO FILIPPO VASYLTSEV, PATRIARCATO DI MOSCA (RUSSIA). "(...) L'Eucaristia è il punto focale ed importantissimo nella vita della Chiesa e per ogni cristiano. Per questo l'indebolimento della coscienza eucaristica porta all'abbattimento della coscienza ecclesiastica, allo spostamento degli accenti e agli errori nella comprensione dei valori cristiani. (...) Saremmo felici se la nostra esperienza di vita eucaristica, sia quella storica che quella attuale, fosse utile e potesse aiutare la Chiesa Cattolica Romana. (...) Non bisogna dimenticare che nella Chiesa Ortodossa Russa la preparazione alla comunione include, oltre alla preparazione interiore, anche la Regola (il digiuno severo di tre giorni, la visita della Chiesa in questi tre giorni, preghiere per la comunione, un digiuno eucaristico speciale dopo la mezzanotte) e la confessione obbligatoria. D'altronde la Chiesa vede queste regole severe non come un obbligo ma come norma da applicare a se stessi, che si è formata storicamente seguendo la tradizione".

SUA ECCELLENZA MOR SEVERIUS MALKE MOURAD, PATRIARCATO SIRO-ORTODOSSO (SIRIA). "Nella nostra Chiesa Siro-ortodossa celebriamo la Divina Liturgia in siro-aramaico, la lingua di Nostro Signore Gesù, e durante la Divina Liturgia si recitano esattamente le stesse parole dette da Gesù nella Stanza Superiore. Il sacerdote che celebra questo sacramento deve celebrarlo da solo. Sono fiero di vivere nel Monastero di San Marco nella Città Vecchia, a Gerusalemme, dove Gesù tenne la sua Ultima Cena. (...) La presenza di Cristo nella Santa Eucaristia non è costituita solo dalla sua presenza corporea, ma da tutta la sua pienezza di umanità e divinità. In questo modo Gesù è presente in ogni parte dei due elementi. (...) San Paolo Apostolo esorta il credente a prepararsi spiritualmente prima di ricevere la Santa Comunione con fede, rispetto e con una coscienza purificata; egli dovrebbe purificare il proprio corpo e osservare il digiuno dalla mezzanotte che precede il rito della Comunione. Da noi si usava dare il sacramento della Santa Comunione ai bambini subito dopo aver dato loro il sacramento del Santo Battesimo, il Crisma".

VESCOVO NAREG (MANOUG) ALEMEZIAN, OFFICIALE ECUMENICO DELLA GREAT HOUSE DI CILICIA (ARMENIA). "La parola armena utilizzata per indicare la Santa Eucaristia è 'Surp Patarag', che significa Santo Sacrificio. Nella vita liturgica della Chiesa siamo al servizio di Dio (liturgia) e offriamo il sacrificio di rendimento di grazie (Eucaristia) per i doni da Lui ricevuti. La Santa Eucaristia è incentrata sul dono sacrificale del nostro Salvatore e genera una comunione d'amore con Dio e con i nostri fratelli attraverso la potenza dello Spirito Santo. (...) Nel valutare il ruolo costruttivo dei dialoghi ecumenici bilaterali e multilaterali e nel discutere il tema 'la Chiesa come comunione', incoraggio tutti noi a impegnarci nello studio dell'ecclesiologia eucaristica, che colloca l'unità della Chiesa nella celebrazione locale della Santa Eucaristia presieduta dal vescovo in comunione con i suoi fratelli vescovi. A questo riguardo, il ruolo distintivo del vescovo è indicato come quello di colui che si prende cura del gregge affidatogli dal Buon Pastore (Gv 10, 11), accudendolo con cura rivelata nella maniera più piena dalla condivisione eucaristica dell'unico pane (1Cor 10, 17) per una comunione spirituale ed universale nel corpo mistico di Cristo (1Cor 12, 27)".

SUA GRAZIA JOHN HIND, VESCOVO DI CHICHESTER (GRAN BRETAGNA: INGHILTERRA E GALLES). "Porto i saluti dell'Arcivescovo di Canterbury e la richiesta di preghiere per gli Anglicani che si trovano in un momento di difficoltà. (...) Quando è opportuno condividere la Santa Comunione? Come va interpretata l'assunzione pubblica della comunione da parte del protestante Frère Roger Schutz? L'Eucaristia non è in prima istanza una questione, un rito o un cerimoniale ma un beneficio della nuova vita in Cristo. Se dobbiamo essere veri cristiani, ci devono essere dei criteri di riconoscimento reciproco. Non meno importante è la misura in cui ci tolleriamo gli uni con gli altri. (...) Nell'Eucaristia non si celebra la nostra amicizia ma piuttosto la nostra riconciliazione con Dio che crea la nostra amicizia. (...) Se l'Eucaristia stessa è 'Mysterium fidei', allora ne deve conseguire che anche la nostra amicizia o comunione nella Chiesa è un 'misterion', vale a dire che stiamo parlando di qualcosa che non possiamo comprendere solamente con la ragione. (...) L'essere uniti a Cristo nella sua offerta di sé ci fa orientare non solo verso Dio ma anche verso ogni singolo dei nostri fratelli e sorelle, per i quali, nella loro meravigliosa diversità, il Figlio di Dio ha dato la sua vita".

CARDINALE GERALDO MAJELLA AGNELO, ARCIVESCOVO DI SÃO SALVADOR DA BAHIA, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (BRASILE) "Sappiamo come, fin dai primi secoli del cristianesimo, è stata dedicata speciale attenzione ai fedeli che non potevano partecipare alla celebrazione del sacrificio eucaristico, ragion per cui è stata istituita la conservazione dell'Eucaristia per andare incontro alle diverse motivazioni di tale impedimento. (...) Desidero mettere in rilievo la situazione degli infermi, dei prigionieri e delle persone anziane con difficoltà di deambulare autonomamente. Colloco qui l'opportunità e anche la necessità di preparare i fedeli laici che possano promuovere la visita del presbitero per la riconciliazione sacramentale e poi continuare la cura pastorale portando la comunione eucaristica. Molte persone oggi si sentono sole per la mancanza di familiari prossimi, o perché lasciate in case di cura e d'infermità permanente, o per i limiti di auto deambulazione che li costringe a stare a letto senza la possibilità di ricevere visite di parenti, amici, o anche rifiutati perché non producono. In un mondo con tanti mezzi di comunicazione disponibili, tante volte, le persone, anche se non ammalate, facilmente vivono isolate e nel silenzio. Nel momento della sofferenza, però, le persone si fanno suscettibili e bisognose dell'incontro della manifestazione della bontà e della misericordia di Dio. Così Dio necessita delle nostre braccia e della nostra testimonianza per realizzare l'esperienza del suo amore".
SE/QUATTORDICESIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051012 (1250)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza l'Arcivescovo Edmond Farhat, Nunzio Apostolico in Austria.
AP/.../... VIS 20051012 (30)

martedì 11 ottobre 2005

DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTÁ DEL VATICANO, 10 OTT. 2005 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, in presenza di 242 Padri Sinodali, ha avuto luogo la Dodicesima Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Francis Arinze. Il Santo Padre è stato presente fino al momento degli interventi liberi.

Pubblichiamo di seguito estratti di alcuni interventi:

CARDINALE IVAN DIAS, ARCIVESCOVO DI BOMBAY (INDIA). "Nelle sessioni sinodali, tra le tante ombre nella Chiesa di oggi, sono stati menzionati il numero sempre più scarso di quanti vanno in Chiesa, l'aumentato disinteresse nei confronti della Confessione Sacramentale e la mancanza di catechesi. La Chiesa ha dovuto sempre affrontare questi problemi, anche se in modi diversi. D'altra parte la Chiesa ha anche avuto persone che hanno trattato tali situazioni in modo tale da ispirare noi tutti ancora oggi. Tutti conoscono la santità del Curato d'Ars, e del grande apostolo del confessionale, Jean-Marie Vianney, e dell'Arcivescovo Fulton Sheen, brillante oratore che ha raggiunto migliaia di persone con le sue trasmissioni radiofoniche e televisive. Il segreto di questo grande successo è dovuto alle molte ore che essi trascorrevano in preghiera dinanzi al Santissimo Sacramento. Queste figure possono dunque rappresentare modelli esemplari per i Sacerdoti ed i Vescovi di oggi. (...) Poiché siamo immersi nell'oscurità dei mali morali e spirituali che ci circondano, non sarebbe bello se i Vescovi e i Sacerdoti di tutto il mondo trascorressero un'ora di preghiera e Adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento ogni giorno, per intercedere per se stessi, per i fedeli affidati alla loro cura pastorale e per le necessità della Chiesa universale? Il loro gregge si sentirebbe certamente edificato e incoraggiato vedendo i suoi pastori mettere in pratica quanto predicano sulla devozione alla Santa Eucaristia".

CARDINALE JULIÁN HERRANZ, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI (CITTÁ DEL VATICANO). "Gli uomini non hanno alcun diritto nei confronti di Dio a ricevere l'Eucaristia, proprio perché essa è un atto di infinita liberalità e misericordia. Ma una volta che Dio ha donato alla Chiesa i Sacramenti per il bene del suo Popolo, tutti i fedeli godono del seguente diritto formulato (...) al can. 912 che recita: 'Ogni battezzato, il quale non abbia la proibizione del diritto, può e deve essere ammesso alla Sacra Comunione'. Si tratta di un diritto fondamentale, ma non assoluto, come alcuni pensano. Ci sono, infatti, requisiti personali che limitano tale diritto. La necessità dello stato di grazia per ricevere la Sacra Comunione, necessità che deve giudicare l'interessato, ha anche alcune manifestazioni esterne che chiamano in causa i Sacri Pastori. Sono i casi di un comportamento esterno gravemente, manifestamente e stabilmente contrario alla norma morale (n. 37), che impedisce l'ammissione alla Comunione Eucaristica. Questa norma riguarda una gran diversità di situazioni irregolari: tutte, però, sono da seguirsi con amorevole pazienza e sollecitudine pastorale, per cercare di renderli regolari e per evitare che nessun fedele si allontani dalla Chiesa, o si consideri perfino scomunicato, per il solo fatto di non poter ricevere la Comunione. (...) Forse noi dovremo essere più sensibili alle giuste richieste dei fedeli che esprimono la loro fame di Eucaristia. Molti, infatti, si lamentano di non riuscire quasi mai a trovare confessori, pur non mancando i sacerdoti in parrocchia; rilevano abusi liturgici e banalità desacralizzanti nelle Celebrazioni Eucaristiche; soffrono perché, contrariamente alle norme canoniche sul culto pubblico, le chiese sono sempre chiuse fuori delle celebrazioni comunitarie e non possono trattenersi in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, e così via. Poiché la giustizia consiste nel dare a ciascuno quello a cui ha diritto ('unicuique suum tribuere'), chiediamo alla Madonna 'Speculum Iustitiae' di aiutarci a garantire ai nostri fratelli laici l'esercizio dei loro diritti: per il bene delle loro anime, ma anche del vigore apostolico dell'intero Popolo di Dio".

VESCOVO JOHANNES GERARDUS MARIA VAN BURGSTEDEN, S.S.S., AUSILIARE DI HAARLEM (PAESI BASSI). "(...) Per rendere la Celebrazione Eucaristica più vicina all'uomo moderno, sono importanti, secondo me, almeno i seguenti tre punti. Innanzi tutto, la catechesi continua intorno al centro e al culmine della nostra fede. La catechesi dovrà perciò essere una catechesi eucaristica. Una catechesi eucaristica è per natura una catechesi cristocentrica. Lui stesso è il cuore e il culmine della nostra fede. (...) Come secondo punto, merita la nostra attenzione la degna celebrazione dell'Eucaristia. Qui hanno una grossa responsabilità sia i celebranti che i fedeli. Con celebrazione degna intendo il seguire fedelmente le regole e le rubriche. Insieme a questo atteggiamento, bisogna anche affermare che la vera dignità risiede, sopra ogni altra cosa, nella disposizione interiore sia dei fedeli, che dei celebranti. (...) Come terzo ed ultimo punto voglio nominare l'Adorazione del Santissimo Sacramento. Mi risulta che, sicuramente nelle nostre zone, il Culto Eucaristico si limita in misura crescente alla celebrazione della Eucaristia. (...). Il digiuno eucaristico, l'esposizione solenne del Santissimo Sacramento ma anche l'adorazione silenziosa davanti al Tabernacolo ci possono aiutare molto a far crescere in noi il desiderio di unirci a Cristo".

PADRE JOHN CORRIVEAU, O.F.M. CAP., MINISTRO GENERALE DELL'ORDINE FRANCESCANO DEI FRATI MINORI CAPPUCCINI. "La nostra epoca ha bisogno di riscoprire il Timore di Dio. San Francesco ci richiama al Timore di Dio, alla sorpresa e alla meraviglia per come Dio prende costantemente l'iniziativa nei nostri confronti. Ciò è vitale per quelli di noi che vivono in una cultura dove nulla più ci stupisce perché ogni cosa è il prodotto della pianificazione e dell'organizzazione umana. L'umanità appare come il prodotto delle proprie sperimentazioni e non lascia alcuno spazio alla sorpresa e alla novità. (...) È importante che la comunità cristiana riscopra il legame profondo tra il Mistero Eucaristico e le circostanze della vita di ogni giorno, a partire dalle relazioni fraterne, fino a comprendere l'intera creazione. Si forma così il movimento circolare intrinseco alla vita cristiana: l'Eucaristia ci spingerà ad avere relazioni fraterne nella Chiesa, nella società e con tutta il creato. Lavorare per la promozione di una vera fratellanza di pace tra le genti e per la salvaguardia del creato ci incoraggerà a riconoscere nell'Eucaristia l'unico, adeguato fondamento della nostra vita e della nostra azione".

VESCOVO ALFREDO VÍCTOR PETIT VERGEL, AUSILIARE DI SAN CRISTÓBAL DE LA HABANA (CUBA). "(...) Nonostante l'esiguo numero di sacerdoti, abbiamo grande considerazione per l'Eucaristia che viene celebrata con un grande rispetto delle norme liturgiche. Comunque, dinanzi alla difficoltà e alla quasi impossibilità di costruire nuove Chiese, abbiamo le cosiddette 'Case di Preghiera' o 'Case di Missione' nei quartieri periferici e nei piccoli paesi e villaggi. In questi luoghi, ogni settimana o secondo la frequenza possibile, si riuniscono piccoli gruppi di fedeli, non più di 40 persone, sotto la guida di un laico impegnato, una religiosa o un diacono. Lì giunge anche il sacerdote che celebra la Santa Messa con grande devozione e rispetto per le norme liturgiche, preceduta dall'opportuna Confessione Sacramentale per coloro che, con giusta disposizione, desiderano partecipare del Pane Eucaristico".

VESCOVO KARL-HEINZ WIESEMANN, AUSILIARE DI PADERBORN (REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA). "Il nostro tempo è pervaso, malgrado la secolarizzazione, da una profonda nostalgia mistica. Ma siamo capaci di celebrare l'Eucaristia in modo tale che gli uomini che sono alla ricerca vengano attratti dal Mistero Eucaristico? La forma più alta della presenza del Signore, che definiamo nel modo più adeguato con i concetti di Presenza Reale e di Transustanziazione, si rivela, per San Tommaso nel celebre inno 'Adoro te devote, latens deitas', nello stesso atto, come la forma più alta della segretezza sacramentale. Con ciò non ci si riferisce al moderno scetticismo, ma all'esatto contrario: l'apertura di una dialettica sponsale del 'cercare per trovare' e del 'trovare per cercare'. (...) Questa dimensione mistica deve trovare espressione anche nel nostro modo di parlare dell'Eucaristia e nella celebrazione di essa. Solo così l'Eucaristia potrà dimostrarsi efficace come unica vera risposta alla nostalgia mistica del nostro tempo, poiché essa introduce l'uomo nella profonda relazione d'amore con Cristo e, quindi, nel Mistero del Dio Uno e Trino, e lo rende partecipe di esso. Dobbiamo dare rilievo anche a gesti e forme liturgiche che esprimono ciò che è celato, intuibile solo nel silenzio e che si sottrae alle nostre possibilità".
SE/DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE/... VIS 20051011 (1330)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Sacerdote Reinhard Hauke, finora Parroco del Duomo di Erfurt (Repubblica Federale di Germania), e Canonico del Capitolo Cattedrale, Vescovo Ausiliare di Erfurt (superficie: 12.000; popolazione: 2.300.000; cattolici: 168.589; sacerdoti: 218; religiosi: 317; diaconi permanenti: 18), Repubblica Federale di Germania. Il Vescovo eletto è nato nel 1953 a Erfurt (Repubblica Federale di Germania) ed è stato ordinato sacerdote nel 1979.
NEA/.../HAUKE VIS 20051011 (80)

PRESENTAZIONE "LA RIVOLUZIONE DI DIO": DISCORSI PAPA GMG


CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2005 (VIS). Il Cardinale Camillo Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e l'Arcivescovo Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici hanno presentato, questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, il volume "La rivoluzione di Dio", pubblicato dalla Libreria Vaticana e dalla Edizioni San Paolo. Il volume raccoglie i dodici interventi che il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato a Colonia in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù nel suo primo Viaggio Apostolico fuori d'Italia. Nel volume è anche riportato il testo dell'Udienza del 24 agosto, dove il Papa, al ritorno dalla Germania, descrive l'eredità dalla Giornata Mondiale della Gioventù.

"Nei suoi discorsi" - ha detto l'Arcivescovo Rylko - "il Papa ha fornito elementi importanti per un preciso programma pastorale che prende avvio dalla paradigmatica avventura spirituale dei Re Magi. È un programma che si costruisce attorno a tre parole chiave: cercare, incontrare e adorare Cristo, Redentore dell'uomo. Per questo, il volume che stiamo presentando non è un 'libro ricordo' (...) Esso è sopratutto un manuale, una guida a cui tornare spesso alla ricerca di stimoli preziosi per consolidare la propria fede e per imparare come annunciare Cristo nel mondo di oggi".

Il Cardinale Ruini, autore dell'introduzione del volume, ha riassunto il contenuto dei dodici interventi del Papa ed ha affermato: "Questo libro infatti è anzitutto una preghiera, come la preghiera, l'adorazione del Cristo eucaristico, è stata la cifra dominante della XX Giornata Mondiale della Gioventù. Dal libro, come dalla Giornata, traspare la gioia per la bellezza della fede, per la bellezza di Cristo e della vita in Cristo".
OP/PRESENTAZIONE VOLUME PAPA/RYLKO:RUINI VIS 20051011 (280)

TREDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2005 (VIS). Questa mattina si è tenuta in presenza del Santo Padre la tredicesima Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi, alla quale hanno partecipato 241 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Juan Sandoval Iñiguez.
Riportiamo di seguito alcuni estratti dei diversi interventi:

CARDINALE ANGELO SODANO, SEGRETARIO DI STATO (CITTÀ DEL VATICANO) "Tutta la liturgia eucaristica ci porta a rinsaldare fra noi i vincoli di unità. Importante è, per questo, la preghiera per il Papa, che è presente in ogni Santa Messa. Importante è la preghiera per il Vescovo, Pastore della Chiesa particolare ove si celebra l'Eucaristia. Importante è l'abbraccio di pace fra i presenti, per curare tutte le eventuali ferite all'unità che possono esistere nelle comunità locali. E vi sono spesso tante divisioni anche fra di noi, ministri del Signore, negli stessi istituti religiosi, nelle diocesi con diversi gruppi etnici. L'Eucaristia è sempre un invito all'unità di tutti i discepoli di Cristo; anzi, è sempre un agente di unità a motivo della grazia unificante che ci comunica. (...) Problema delicato è, invece, l'atteggiamento che dobbiamo tenere verso i nostri fratelli separati, che desiderano partecipare all'Eucaristia celebrata nella nostra Santa Chiesa. (...) Vorrei ricordare che, per favorire l'unità con i fratelli separati, non dobbiamo dividerci fra noi. E la via sicura per non dividerci è la fedeltà alla disciplina vigente della Chiesa. A tale proposito, la disciplina è chiara: basta leggere l'ultima Enciclica del compianto Papa Giovanni Paolo II 'Ecclesia de Eucharistia'.
Al n. 45, si legge:
"'Se in nessun caso è legittima la concelebrazione in mancanza di piena comunione, non accade lo stesso rispetto all'amministrazione dell'Eucaristia, in circostanze speciali, a singole persone appartenenti a Chiese o Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa cattolica. In questo caso, infatti, l'obiettivo è di provvedere a un grave bisogno spirituale per l'eterna salvezza di singoli fedeli, non di realizzare una intercomunione, impossibile fintanto che non siano appieno annodati i legami visibili della comunione ecclesiale'".

VESCOVO CZESLAW KOZON, DI COPENHAGEN (DANIMARCA) "I paesi della Conferenza Episcopale nordica costituiscono un territorio della diaspora molto esteso, con circa 200.000 cattolici distribuiti diversamente nei vari Paesi, con una maggiore concentrazione in Svezia, Norvegia e Danimarca. I paesi di per sé sono in prevalenza luterani, seppure, in misura differente, secolarizzati. Una delle sfide principali è rappresentata dalle notevoli distanze geografiche. Ciononostante, nella maggior parte delle parrocchie è possibile celebrare l'Eucaristia tutte le domeniche, con una partecipazione di circa il 20-30 per cento dei fedeli. Sebbene il numero dei sacerdoti sia relativamente elevato in rapporto al numero dei credenti, è il minimo richiesto dalle lunghe distanze. (...) La maggior parte delle persone ha una comprensione autentica dell'Eucaristia, tuttavia bisogna sottolineare e approfondire sempre più, attraverso la catechesi, l'aspetto del mistero e il carattere sacrificale della Santa Messa. Anche i cattolici dei paesi nordici devono affrontare la sfida di unire la fede e la vita, affinché la partecipazione all'Eucaristia li conduca a una vita d'impegno nella Chiesa e nella società. Anche la pratica della confessione lascia molto a desiderare. Non si riscontrano quasi abusi liturgici seri. (...) Dal punto di vista ecumenico, nonostante un clima generalmente positivo, la Chiesa cattolica percepisce una rafforzata incomprensione riguardo alla questione dell'intercomunione. Il punto di vista cattolico, a questo riguardo, è considerato superato dagli altri cristiani, e tale opinione purtroppo è condivisa anche da alcuni cattolici. Vorremmo inoltre ricordare la situazione dolorosa di molti cattolici divorziati e risposati che non possono partecipare alla Comunione".

ARCIVESCOVO DIARMUID MARTIN, DI DUBLINO (IRLANDA) "In una società segnata da una crescente secolarizzazione, occorre dare più spazio nelle nostre catechesi e nelle nostre parrocchie alla formazione nella fede. In molte comunità oggi non possiamo più dare per scontata la fede. Il seme della fede ha bisogno di nutrimento, non solo nei primi anni della vita del cristiano nelle catechesi tradizionali rivolte ai giovani, ma in ogni fase della vita. La rapidità dei cambiamenti sociali significa che la formazione alla fede degli adulti è sempre più urgente, per accompagnarli mentre tentano, giorno dopo giorno ed anno dopo anno, di vivere il loro impegno cristiano nel mondo che cambia. Il laico compenetrato con lo spirito Eucaristico sarà presente nelle realtà del mondo secolare con una capacità di guardare ai valori che durano ed indicare le fondamenta di una speranza che sorge dal riconoscimento dell'Eucaristia come rivelazione e presenza fra noi dell'amore gratuito di Dio per noi in Gesù Cristo che ha dato la sua vita per noi".

VESCOVO EDWARD GABRIEL RISI, O.M.I., DI KEIMOES-UPINGTON (SUDAFRICA). "Nella Conferenza Episcopale Regionale dell'Africa meridionale (SACBC) abbiamo scoperto che il ruolo delle piccole comunità di base è essenziale nella preparazione e nella celebrazione della liturgia ed è anche il luogo dove viene vissuto il dono dello Spirito. (...) In ogni caso, per via della carenza di sacerdoti, ci sono molte comunità che celebrano la Messa solo una volta al mese o una volta ogni due mesi. (...) C'è da osservare che la parte più sacra della Liturgia della domenica, la Preghiera Eucaristica, è la meno capace di attirare l'attenzione. Nonostante essa sia il fulcro dell'Eucaristia, il punto più alto, è risultata esserne il punto meno elevato. Il sacerdote la recita da solo e i laici hanno una partecipazione passiva e non più attiva. Vorremmo proporre una qualche forma di partecipazione responsoriale che permettesse alle persone di partecipare più attivamente che non mantenendo un rispettoso silenzio. Non stiamo proponendo che venga sminuito il ruolo del celebrante, ma piuttosto che venga dato alla gente un ruolo con cui rendersi attivi, insieme al celebrante ed accrescere la propria partecipazione".

VESCOVO GABRIEL MBILINGI, C.S.SP., DI LWENA (ANGOLA). "Sono trascorsi più di cinque secoli da quando il Vangelo è arrivato in Angola. È un paese a maggioranza cristiana. (...) Con una così elevata percentuale di cristiani e di cattolici in particolare, c'è da chiederci come mai abbiamo potuto vivere tanti anni di guerra civile? E le Sante Messe a cui hanno partecipato tanti cristiani quale frutto hanno portato? Perché non si fa sentire il peso della presenza dei cattolici che occupano posti di rilievo in politica e nelle varie attività sociali? Sono domande legittime anche se provocatorie. (...) C'è da insistere sul senso personale ed ecclesiale dell'Eucaristia in rapporto alla vita morale, alla santità e alla missione nel mondo. Dalla Comunione Eucaristica dovrebbe derivare un impegno morale che sia sorgente di vita per vincere il peccato, ricercando la verità, la rettitudine della coscienza e la testimonianza dei valori evangelici messi in ombra dallo stato di guerra. Dovremo insistere nella catechesi sul legame tra Eucaristia e costruzione di una società giusta, attraverso la personale responsabilità di ognuno nella partecipazione attiva alla missione della Chiesa nel mondo".

VESCOVO LEON MALY, AUSILIARE DI LVIV DEI LATINI (UCRAINA). "Bisogna partecipare alla Santa Messa in maniera sempre più profonda. A proposito di ciò va detto che anche il Concilio Vaticano II nella Costituzione 'Sacrosanctum Concilium' suggerisce la stessa cosa: 'si raccomanda molto, quella partecipazione più perfetta alla Messa, per la quale i fedeli, dopo la Comunione del sacerdote, ricevono il Corpo del Signore dal medesimo Sacrificio'. La raccomandazione non è affatto nuova: era presente anche nel Concilio di Trento. (...) A quarant'anni dal Concilio Vaticano II sembra che questa indicazione non sia stata ancora capita appieno. A volte non si consacrano le ostie per i fedeli, ma le si prendono dal Tabernacolo sempre pieno di ostie già consacrate. La raccomandazione dei Padri Conciliari contiene in sé un profondo segno della Chiesa, la sua dimensione di Popolo di Dio, nonché Corpo Mistico di Cristo. Il Popolo di Dio si è radunato attorno all'altare dal quale riceve il Corpo di Cristo".
SE/TREDICESIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051011 (1280)

lunedì 10 ottobre 2005

COMMEMORAZIONE XL ANNIVERSARIO SINODO DEI VESCOVI

CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2005 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, nell'Aula del Sinodo, ha avuto luogo una Congregazione Generale speciale di commemorazione del XL anniversario dell'istituzione del Sinodo dei Vescovi. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Telesphore Placidus Toppo.

All'inizio della sessione, nel suo intervento, l'Arcivescovo Nikola Eterovic ha definito il Sinodo "espressione privilegiata della collegialità episcopale". Il Segretario Generale del Sinodo ha affermato che il XL anniversario "è un'occasione per approfondire la natura teologica e giuridica di tale istituzione, nata nel Concilio Vaticano II". Il Sinodo ha affermato l'Arcivescovo "ha avuto il grande merito di sviluppare la dimensione sinodale del 'corpus episcoporum', di fomentare la collegialità episcopale tra i Vescovi e con il Santo Padre".

Ricordando che il Sinodo dei Vescovi fu istituto il 15 settembre 1965, l'Arcivescovo Eterovic ha ricordato che: "Il Sinodo ha avuto finora quattro Presidenti, quattro Pontefici: Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Sua Santità sta presiedendo per la prima volta un Sinodo dei Vescovi".

Il Sinodo dei Vescovi, ha proseguito l'Arcivescovo Eterovic, "ha avuto il privilegio che due Cardinali Relatori Generali delle Assemblee Generali Ordinarie, rispettivamente del 1974 e del 1980, siano diventati Pontefici. Si tratta dell'Eminentissimo Cardinale Karol Wojtyla e, poi, di Sua Eminenza il Cardinale Joseph Ratzinger".

L'Arcivescovo Eterovic ha sottolineato inoltre che: "Il segno tangibile della giovinezza del Sinodo è pure il fatto che oltre la metà dei Padri Sinodali dell'XI Assemblea Generale Ordinaria partecipa per la prima volta ad un'Assemblea sinodale".

Successivamente, il Cardinale Jozef Tomko, Presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali - Segretario Generale del Sinodo fra il 1979 ed il 1985 - e il Cardinale Peter Erdö, Arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria), hanno tenuto, rispettivamente, una relazione sugli aspetti teologici e sugli aspetti giuridici del Sinodo dei Vescovi.

Il Cardinale Adrianus Simonis, Arcivescovo di Utrecht (Paesi Bassi), ha presentato una comunicazione sull'Assemblea Speciale per i Paesi Bassi - convocata dal Santo Padre Giovanni Paolo II e tenutasi nel gennaio 1980 - della quale è stato Membro.

Dell'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, convocata nell'aprile-maggio 1994, ha parlato l'Arcivescovo Paul Verdzekov, di Bamenda (Camerun) - della quale è stato Membro.

L'Arcivescovo Cyrille Salim Bustros, M.S.S.P., Eparca di Newton dei Greco-Melkiti (Stati Uniti d'America), ha offerto una riflessione sui risultati dell'Assemblea Speciale per il Libano, tenutasi nel novembre 1995, della quale fu Relatore Generale.

Il Cardinale Juan Sandoval Iñiguez, Arcivescovo di Guadalajara (Messico), è intervenuto sui frutti dell'Assemblea Speciale per l'America (novembre-dicembre 1997), della quale fu Relatore Generale.

Dei risultati dell'Assemblea Speciale per l'Asia, tenutasi nell'aprile-maggio 1998, ha parlato il Cardinale Paul Shan Kuo-Hsi, S.I., di Kaohsiung (Taiwan) - della quale fu Relatore Generale.

L'Arcivescovo John Atcherley Dew, di Wellington (Nuova Zelanda), ha dato lettura del testo del Cardinale Thomas S. Williams, Arcivescovo emerito di Wellington, che fu Presidente Delegato dell'Assemblea Speciale per l'Oceania del novembre-dicembre 1998.

Infine, il Cardinale Antonio María Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid (Spagna), ha parlato della II Assemblea Speciale per l'Europa del Sinodo dei Vescovi (ottobre 1999), della quale fu eletto Relatore Generale.
SE/XL ANNIVERSARIO SINODO/... VIS 20051010 (520)

DECIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2005 (VIS). Questa mattina, nell'Aula del Sinodo, si è tenuta la Decima Congregazione Generale della XI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, alla quale hanno assistito il Santo Padre Benedetto XVI e 238 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Telesphore Placidus Toppo.

ARCIVESCOVO SEAN BAPTIST BRADY, DI ARMAGH (IRLANDA) PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE IRLANDESE. "La Parola di Dio è viva e attiva, ha la capacità di cambiare le menti e i cuori. È in grado di indirizzare i bisogni dell'individuo e della comunità riuniti in ascolto della Parola di Vita. Essa costituisce un'importante fonte dell'attività trasformante dello Spirito Santo nella Liturgia. (...) L'esperienza del mio paese ha dimostrato il potere di trasformazione che la liturgia della Parola e l'omelia operano. (...) È gratificante notare come parole della Sacra Scrittura quali giustizia, pace, perdono siano diventate la 'lingua franca' del processo di pace. In tempi recenti, un momento storico in questo processo politico è stato raggiunto con la riduzione delle armi da parte delle maggiori organizzazioni paramilitari. A due uomini di Chiesa, un ex presidente della Chiesa Metodista e un sacerdote redentorista che per molti anni si sono adoperati a promuovere il dialogo e la riconciliazione, è stato chiesto di firmare l'atto di disarmo. Ciò, forse, è dovuto al riconoscimento del ruolo avuto dai Ministri della Parola di Dio nel creare le condizioni per la riconciliazione e la pace. Ciò testimonia il potere della Parola, sotto l'azione dello Spirito Santo, di fare nuove tutte le cose".

ARCIVESCOVO METROPOLITA BERHANEYESUS SOURAPHIEL C.M. DI ADDIS ABEBA (ETIOPIA) E PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI ETIOPIA ED ERITREA. "La celebrazione della 'Eucaristia domenicale' presuppone l'esistenza della 'Domenica' - in particolare l'esistenza del giorno del Signore - e l'Eucaristia si può celebrare liberamente la domenica. In alcune parti del mondo, ciò non è possibile: ad esempio in Arabia Saudita o in altri paesi islamici. La domenica è un giorno lavorativo e non si celebra l'Eucaristia perchè non esistono Chiese, né sacerdoti, o perché non vi è alcuna libertà religiosa. Molti cristiani che lavorano e vivono in paesi islamici provengono dall'Eritrea e dall'Etiopia. (...) Prima di emigrare nei paesi islamici, sono costretti a cambiare i loro nomi cristiani in nomi islamici e, in particolare, le donne devono indossare indumenti secondo la tradizione musulmana. Una volta raggiunta la destinazione finale, i loro passaporti vengono requisiti e rimangono vittime di ogni tipo di abuso. Molti di essi sono costretti dalla circostanze a convertirsi alla religione islamica. Essi sono costretti a recarsi nei paesi musulmani a causa della povertà del loro paese d'origine ed anche perché le porte di altri paesi cristiani sono chiuse per loro. Sappiamo che molti cristiani africani muoiono nell'attraversare il deserto del Sahara e annegano nel Mediterraneo mentre tentano di raggiungere paesi cristiani in Europa ed in America. (...) Chiedo che i Padri Sinodali, soprattutto coloro che operano in Paesi islamici dove i cristiani poveri si recano in cerca di lavoro, estendano la loro cura pastorale a questi cristiani e chiedano ai governi islamici di rispettare la libertà religiosa dei cristiani".

VESCOVO FELIX LAZARO MARTINEZ, DI PONCE (PORTO RICO). "Molti cattolici sono molto lontani per poter rendere e dar ragione della propria fede, così come propone San Pietro nella sua prima Lettera: 'Siate sempre pronti a dare ragione della speranza che è in voi'. D'altra parte, non si può amare ciò che non si conosce. E se non vi è conoscenza della Chiesa, dell'Eucaristia, della fede cristiana, non si può amare la Chiesa, l'Eucaristia e la stessa fede cristiana. È necessaria la catechesi. A mio parere quello che manca è la catechesi. (...) L'assenza di catechesi e di formazione religiosa può forse spiegare anche la facilità con la quale ed il perchè alcuni dei nostri fedeli si rivolgano ad altre denominazioni o sette religiose, attratti dai fuochi di bengala offerti da una pseudo-scienza religiosa, perchè non si è stati in grado di illuminarli con la luce del Vangelo, con una buona e opportuna catechesi".

VESCOVO AMEDEE GRAB, O.S.B., DI CHUR (SVIZZERA), PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLE CONFERENZE EPISCOPALI D'EUROPA. "Mi riferisco alle comunità ecclesiali che celebrano nella Santa Cena il Memoriale del Signore. Nel dialogo ecumenico con tali comunità si nota, non di rado, una convergenza crescente su temi importantissimi: presenza reale, carattere sacrificale del Memoriale, necessità dell'ordinazione. Più difficile la formulazione della natura della Chiesa e l'accordo sul fatto che ad essa è affidata la Santa Eucaristia, fonte e culmine della sua vocazione e della sua missione, per cui 'sarebbe errato non appartenere alla comunità ecclesiale e voler ricevere la comunione eucaristica'. Non sono possibili per noi l'intercelebrazione, l'intercomunione, l'ospitalità generale offerta a tutti i battezzati (o addirittura a tutti i presenti). Ma la partecipazione alla Santa Comunione di singoli battezzati non cattolici, in casi eccezionali e a determinate condizioni, è esplicitamente prevista dal n.129 del Direttorio ecumenico del 1993, che non parla solo di ammissione ma anche di invito, qualora si siano verificate le condizioni, e tra queste non viene annoverata l'appartenenza alla Chiesa cattolica. Non si dovrebbe dimenticare questa possibilità. Occorre che i pastori tengano presente tale possibilità nei confronti di quanti, senza appartenere alla Chiesa cattolica, condividono la preghiera accorata di Gesù per l'unità; e tale possibilità resti una via riconosciuta per realizzare l'unità quando e come il Signore, 'Pane Vivo sceso dal cielo per la vita del mondo', vorrà".

VESCOVO GABRIEL PIROIRD, DI COSTANTINE (ALGERIA). "Noi siamo Chiese particolari molto piccole che vivono in un contesto dove l'Islam ha influenzato fortemente la cultura. (...) Per le necessità della nostra missione, alcune persone vivono lontane da qualunque presenza sacerdotale. Di fatto possono partecipare all'Eucaristia solo sporadicamente. Questa situazione ci ha portati ad approfondire i rapporti tra l'Eucaristia e la missione. La nostra azione di grazie si unisce a quella dei nostri amici musulmani che adorano Dio per l'opera della creazione e per la misericordia. Spiritualmente, possiamo unire le loro preghiere ai nostri Sacrifici Eucaristici. Alcune volte restiamo ammirati per come i nostri amici musulmani 'si associano misteriosamente al Mistero Pasquale'. Quando offriamo la nostra vita a Cristo, offriamo, anche, in qualche modo, quella dei nostri amici. Invisibilmente le nostre celebrazioni eucaristiche riuniscono anche persone assenti fisicamente: sono coloro i quali cercano Dio nella rettitudine del loro cuore. Per una Chiesa particolare il modo di vivere l'Eucaristia é inseparabile dalla storia del popolo alla quale é stata assegnata dal Signore".

CARDINALE GEORGES COTTIER, O.P., PRO-TEOLOGO DELLA CASA PONTIFICIA (CITTÁ DEL VATICANO). "Se la Chiesa ha emesso delle direttive circa l'ammissione dei cristiani non cattolici all'Eucaristia, e se respinge l'inter-comunione, ciò accade perché la comunione eucaristica non è un punto di partenza, bensì esprime e porta a perfezione una comunione che essa presuppone nella sua integralità: la comunione nella dottrina degli Apostoli, nei Sacramenti e nella comunione con il Collegio Apostolico di cui Pietro è il Capo. Talvolta questa posizione, non venendo compresa, appare ingiustamente rigida ai nostri fratelli protestanti. È quindi un dovere fraterno per la Chiesa affermare di non avere il diritto di disporre a suo piacimento di un dono ricevuto dal suo Signore. Il suo è un atteggiamento di adorazione, di lode e di obbedienza".
SE/DECIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051010 (1200)

NONA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2005 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, nell'Aula del Sinodo, si è tenuta la Nona Congregazione Generale della XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, alla quale hanno assistito 239 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Juan Sandoval Íñiguez. Il Santo Padre ha assistito alla sessione degli interventi liberi.

Di seguito riportiamo gli estratti di alcuni interventi:

VESCOVO GERVAIS BANSHIMIYUBUSA, DI NGOSI (BURUNDI). "Il Burundi, paese cristiano con più del 60% di cattolici, ha conosciuto un periodo di gravi difficoltà, vivendo conflitti tragici tra le diverse comunità etniche del paese. Questi conflitti sono degenerati in guerra civile, al punto che le persone delle diverse etnie non osavano nemmeno più incrociarsi per strada. Le Celebrazioni Eucaristiche sono diventate luoghi privilegiati dove i fedeli di diverse etnie hanno potuto incontrarsi e pregare per la riconciliazione. Attraverso la 'duplice Mensa' della Parola di Dio e del Pane eucaristico, la Celebrazione Eucaristica è stata, per così dire un'occasione privilegiata per:
- un annuncio profetico che ha alimentato regolarmente la speranza del popolo in vista di una possibile riconciliazione;
- una Parola che ha interpellato tutti, senza pregiudizi, in vista della conversione dei cuori e delle menti. Al di là di tutto, la Celebrazione Eucaristica è stata fonte di grazia che ha donato ai cristiani un coraggio soprannaturale per agire controcorrente, rifiutando, spesso a prezzo del proprio sangue, qualsiasi solidarietà negativa basata sull'unica fratellanza naturale dell'etnia o dell'interesse egoistico".

CARDINALE FRANCISCO JAVIER ERRÁZURIZ OSSA, DEI PADRI DI SCHÖNSTATT, ARCIVESCOVO DI SANTIAGO DEL CILE, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EPISCOPALE LATINOAMERICANO (CILE). "L''Instrumentum Laboris', al n. 25, ci invita a considerare la partecipazione interiore. Nel Documento leggiamo 'la partecipazione dei fedeli alla liturgia, soprattutto alla Celebrazione Eucaristica consiste essenzialmente nell'entrare in questo culto, nel quale Dio discende verso l'uomo e l'uomo va verso Dio'. (...) Occorre, dunque, come dice l''Instrumentum Laboris', entrare nell'azione liturgica. Per questo, il cammino migliore è condividere i sentimenti e la disposizione di Maria Santissima, 'Donna Eucaristica', che ha preceduto e precede la Chiesa Sposa, lungo i cammini della fede, del Calvario, dell'Alleanza e della nuova vita con l'ardore e con l'invio della Pentecoste. I fedeli laici partecipano con pienezza quando tutta la loro vita è profondamente unita all'Eucaristia; quando la vita è completa accoglienza di Dio, ascolto della Parola, docilità allo Spirito; quando è adorazione e azione di grazie, come anche rinnovamento della Nuova Alleanza; quando è interamente offerta e comunione, sacrificio, impetrazione ed espiazione, dono gratuito di Dio per i fratelli".

VESCOVO JOSÉ DE LA TRINIDAD VALERA ANGULO, DI LA GUAIRA (REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA). "Celebrare con gioia e celebrare la gioia della Pasqua del Signore. Il mondo ha bisogno di conoscere e vivere la gioia nello Spirito Santo, ha fame di Dio ed è Cristo colui che rivela l'uomo all'uomo. La Rivelazione, più che puro ragionamento, è Vita, è l'esultanza della comunicazione della Trinità del Dio unico. (...) Il nostro servizio di pastori del gregge consiste nel trovare le strade che permettono al nostro popolo di vivere la gioia del Risorto. Gli orientamenti liturgici devono fuggire qualsivoglia legalismo e cercare di essere in sintonia con l'esultanza nello Spirito Santo, perché il mondo creda e abbia vita".

CARDINALE ZENON GROCHOLEWSKI, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA DEI SEMINARI E DEGLI ISTITUTI DI STUDI (CITTÀ DEL VATICANO). "L'Eucaristia costituisce la trama dell'intera formazione dei seminaristi, ossia umana, spirituale, intellettuale e pastorale. Questa centralità dell'Eucaristia deve essere fortemente accentuata nella vita del Seminario, a diversi livelli: la solida illustrazione teologica del Mistero Eucaristico e il suo rapporto con il Sacramento della Penitenza, la dovuta spiegazione del significato delle norme liturgiche, l'esempio da parte degli educatori, l'adeguata preparazione delle stesse celebrazioni eucaristiche in modo da poter essere intimamente vissute da tutta la comunità, come pure la presenza e la disponibilità di buoni confessori, le Adorazioni Eucaristiche ben preparate, l'invito persistente all'adorazione privata del Santissimo Sacramento, ecc. Tutto ciò, tenuto nella dovuta considerazione e con costanza, dovrebbe aiutare il seminarista a comprendere, amare e vivere l'Eucaristia fino in fondo. (...) Questa formazione dei seminaristi è di massima importanza e dovrebbe essere sottolineata, perché principalmente dai sacerdoti dipenderà come l'Eucaristia sarà celebrata, percepita e vissuta dai fedeli".

ARCIVESCOVO DOMINIC JALA, S.D.B., DI SHILLONG (INDIA). "Nei contesti multireligiosi, la comunità riunita per l'Eucaristia spesso non è composta solo da cattolici. La presenza dei seguaci di altre fedi pone seri interrogativi alla nostra ecclesiologia eucaristica, specialmente in India. Che posto occupano queste persone rispetto alla nostra comunità di fede? Fino a che punto può estendersi una comunità Eucaristica? Se il Sacrificio della Comunione viene celebrato per la salvezza di tutti, qual'è il rapporto tra la comunità Eucaristica cristiana e gli altri? La fede e la disciplina della Chiesa ammettono alla comunione solo quanti condividono la fede e professano la stessa fede Eucaristica. (...) Rimane la sfida di trovare dei modi per mostrare qualche segno di ospitalità Eucaristica ai membri delle altre fedi. (...) La devozione Eucaristica fuori dalla Messa, che scaturisce da essa e ad essa riconduce, ha avuto e continua ad avere una grande influenza nell'attirare le persone verso la Chiesa e nell'aiutare le comunità ad essere più missionarie. Una particolare importanza, per esempio, rivestono le processioni Eucaristiche annuali, specialmente nell'India nord-orientale. Tuttavia, le comunità che ancora attendono un sacerdote, come accade nella maggior parte dei villaggi più remoti delle nostre missioni, rappresentano una grande preoccupazione per noi. La Liturgia domenicale deve alimentare in questi fedeli un amore e un anelito autentico per l'Eucaristia".

VESCOVO LEO LABA LADJAR, O.F.M., DI JAYAPURA (INDONESIA). "Il sacerdote non può essere separato dalla comunità. Ho l'impressione che l''Instrumentum Laboris' sia troppo 'incentrato sul sacerdote'. Vi sono alcune pratiche e alcune regole che andrebbero discusse, tra cui le seguenti: l'autorità del sacerdote di celebrare l'Eucaristia in assenza di un'assemblea di fedeli (la cosiddetta Messa privata); la limitazione dello scopo dell'ordinazione alla sola Eucaristia; (...) l'accresciuta differenza tra sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune, al punto di limitare il ruolo degli accoliti alle situazioni d'emergenza. (...) Viene sottovalutata l'importanza della riconciliazione nella comunità e nell'assemblea liturgica. (...) La mia impressione secondo la quale la visione dell''Instrumentum Laboris' è 'centrata sul sacerdote' è rafforzata anche da come viene sottostimata la liturgia della Parola presieduta da un ministro laico. L''Instrumentum Laboris', al n. 55, la definisce 'liturgia in attesa del sacerdote', e non un ascolto della voce del Signore e una risposta data nella preghiera. Suggerimenti: dobbiamo incoraggiare i teologi a studiare e a formulare una nuova teologia del sacerdote collegata al triplice 'munus' degli ecclesiastici nella comunità ecclesiale, che tenga conto anche della pratica nei tempi apostolici e nelle Chiese Orientali".
SE/NONA CONGREGAZIONE/... VIS 20051010 (1120)

BEATO VON GALEN: DIFENSORE DIRITTI VIOLATI DAL NAZISMO


CITTÁ DEL VATICANO, 9 OTT. 2005 (VIS). Alle 9:30 di oggi, il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella Basilica Vaticana e, per incarico di Benedetto XVI, ha dato lettura della Lettera Apostolica con la quale il Santo Padre ha iscritto nell'albo dei Beati il Servo di Dio Clemens August von Galen (1878-1946), Vescovo di Münster (Germania).

Al termine della Messa, il Papa ha raggiunto la Basilica Vaticana per venerare le Reliquie del nuovo Beato e, dopo aver rivolto alcune parole di saluto ai presenti, ha impartito la Benedizione Apostolica.

Il Santo Padre ha salutato le Autorità civili e religiose ed i pellegrini provenienti da Münster e dal resto della Germania. Parlando del Cardinale von Galen, Papa Benedetto ha detto a braccio: "Noi tutti, e in particolare noi tedeschi, siamo grati perché il Signore ci ha donato questo grande testimone della fede, che in tempi bui ha fatto splendere la luce della verità e ha mostrato il coraggio di opporsi al potere della tirannide. Ma dobbiamo anche chiederci: Da dove gli giunse questa intuizione in un tempo in cui persone intelligenti erano come cieche? E da dove gli giunse la forza di opporsi in un momento in cui anche i forti si dimostrarono deboli e vili?".

"Ha tratto intuizione e coraggio dalla fede" - ha continuato Papa Benedetto - "che gli ha mostrato la verità, gli ha aperto il cuore e gli occhi. Più degli uomini egli temeva Dio, che gli ha concesso il coraggio di fare e di dire ciò che altri non osavano dire e fare. Così egli ci dona coraggio, ci esorta a vivere di nuovo la fede oggi e ci mostra anche come sia realizzabile nelle cose semplici e umili e tuttavia grandi e profonde".

Il Papa ha concluso sottolineando che il nuovo Beato "ci mostra dunque questa cattolicità semplice, nella quale il Signore ci incontra, nella quale schiude il nostro cuore e ci dona il discernimento degli spiriti, il coraggio della fede e la gioia di essere salvati. Rendiamo grazie a Dio per questo grande testimoni della fede e preghiamolo affinché ci illumini e ci guidi".

Nel testo preparato che avrebbe dovuto leggere, il Santo Padre Benedetto XVI scrive: "Nella folta schiera dei testimoni di Cristo del secolo ventesimo, risalta la sua figura di sacerdote zelante e Vescovo generoso. Il Signore gli diede un coraggio eroico per difendere i diritti di Dio, della Chiesa e dell'uomo che il regime nazionalsocialista violava in modo grave e sistematico, in nome di un'aberrante ideologia neopagana".

"Oggi" - ha concluso il Pontefice - "la sua beatificazione lo ripropone quale modello di fede profonda ed intrepida. Invochiamo l'intercessione del nuovo Beato affinché benedica la Chiesa e l'umana società in Germania, in Europa e nel mondo intero".

Nell'Angelus, Benedetto XVI ha ricordato davanti migliaia di fedeli che riempivano Piazza San Pietro che il Beato von Galen fu "un intrepido oppositore del regime nazista. Ordinato sacerdote nel 1904, egli svolse a lungo il ministero in una parrocchia di Berlino e nel 1933 fu ordinato Vescovo di Münster".

"In nome di Dio, denunciò l'ideologia neopagana del nazionalsocialismo, difendendo - ha detto - la libertà della Chiesa e i diritti umani gravemente violati, proteggendo gli ebrei e le persone più deboli, che il regime considerava rifiuti da eliminare".

Dopo aver ricordato che nel 1941 pronunciò "le tre celebri prediche", il Santo Padre ha detto che nel 1946, un mese dopo essere stato creato Cardinale da Pio XII, von Galen "morì, circondato dalla venerazione dei fedeli che riconobbero in lui un modello di coraggio cristiano. Proprio questo è il messaggio sempre attuale del Beato von Galen: la fede non si riduce a sentimento privato, magari da nascondere quando diventa scomoda, ma implica la coerenza e la testimonianza anche in ambito pubblico in favore dell'uomo, della giustizia, della verità".
AC/BEATIFICAZIONE VON GALEN/SARAIVA VIS 20051010 (390)

UNDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTÁ DEL VATICANO, 10 OTT. 2005 (VIS). Questa mattina si é celebrata, in presenza del Santo Padre e di 244 Padri Sinodali, l'undicesima Congregazione Generale del Sinodo sull'Eucaristia. Presidente Delegato di turno é stato il Cardinale Francis Arinze.

CARDINALE LUBOMYR HUSAR, M.S.U., ARCIVESCOVO DI LVIV DEGLI UCRAINI, PRESIDENTE DEL SINODO DELLE CHIESE GRECO-CATTOLICHE DI UCRAINA. "La mia premessa è che non ci può essere dubbio alcuno che l'Eucaristia è 'fons et culmen' della vita e della missione della Chiesa. Ma anche per le Chiese Ortodosse questo è vero! Se la Liturgia è 'regula fidei' ('lex orandi', 'lex credendi'); se la Divina Liturgia celebrata dalle Chiese Orientali in comunione con la Sede di Roma e dalle Chiese Ortodosse o Apostoliche è identica per entrambe; se è reciproco il riconoscimento della Successione Apostolica dei Vescovi e, conseguentemente, dei sacerdoti che la celebrano, allora la mia domanda è: cosa occorre di più per l'unità? Esiste forse un'altra 'fons' o un altro 'culmen' superiore all'Eucaristia? E se non esiste, perché non si permette la concelebrazione?".

CARDINALE CRESCENZIO SEPE, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER L'EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI (CITTÁ DEL VATICANO). "Si ritiene opportuna una trattazione più organica che chiarisca la distinzione tra l'evangelizzazione destinata 'ad Gentes' e quella destinata a quanti hanno abbandonato la propria fede. È vero che l'evangelizzazione è unica nel contenuto, ma si diversifica in relazione ai destinatari ai quali essa è indirizzata. (...) Oggi sono circa 5 miliardi le persone che non conoscono Gesù Cristo e quindi non possono alimentarsi del Suo Corpo e del Suo Sangue. La Chiesa ha il diritto e dovere di portare anche a loro il Pane della Vita e il Calice della Salvezza. A tal fine è necessario che la dottrina eucaristica sia offerta ai non cristiani nella sua integrale verità, senza cedere alle 'mode culturali' che porterebbero a quella deriva ermeneutica per la quale l'Eucaristia perderebbe la sua dimensione mistica reale e diventerebbe una variante di quella antropologia culturale che relativizza la stessa persona di Gesù Cristo".

VESCOVO PETRU GHERGHEL, DI IASI (ROMANIA), DELEGATO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE RUMENA. "Il 'rimanere in Cristo' (Gv 15,4) ha garantito sin dall'inizio la vitalità e la forza delle prime comunità cristiane. (...) Nel lungo periodo comunista, l'unico luogo dove i fedeli potevano alimentare il coraggio della loro fede era la Chiesa. La celebrazione dell'Eucaristia era insieme momento di evange1izzazione, catechesi e comunione con Dio e con i fratelli. (...) Suggerisco una proposta per incrementare il rispetto verso l'Eucaristia. Avendo presente la tradizione orientale, la ricchezza di tali testimonianze e l'intento di uno scambio di doni tra le nostre Chiese, propongo di adoperare per la Santa Messa anche l'appellativo di 'Santa e Divina Liturgia', accanto a quello latino, già in uso ma poco preciso. Sarà un titolo che suggerisce maggiormente il sacro e invita al raccoglimento, allo stupore, al silenzio, all'adorazione".

VESCOVO GABRIEL MALZAIRE, DI ROSEAU (SANTO DOMINGO). "Il Sacramento della Penitenza non fa più parte della normale vita spirituale per un numero sempre più grande di cattolici. I matrimoni misti portano a volte ad una diminuzione del bisogno dell'Eucaristia. Nelle Antille, l'inter-comunione pone dei problemi. Molti fedeli credono che la Santa Comunione porti alla santità personale e ad una trasformazione dei comportamenti e generi un senso di responsabilità verso i bisogni degli altri. Tuttavia, per molti vi è discordanza tra ciò in cui credono e il loro modo di vivere. Alcuni suggerimenti: il ritorno all'importanza dei doveri Pasquali con la necessità (come minimo) di una Confessione annuale; il richiamo al rispetto ed alla riverenza dovuti ai luoghi sacri; la necessità del silenzio prima e durante la celebrazione della Santa Messa; un ritorno ai banchi con gli inginocchiatoi nelle Chiese così che la gente sia condotta anche ad un atteggiamento esterno di riverenza verso il Santissimo Sacramento".

PADRE PETER HANS KOLVENBACH, PREPOSITO GENERALE DELLA COMPAGNIA DI GESÚ. "La riscoperta della nozione tridentina di Ripresentazione Sacramentale apre orizzonti promettenti nel dialogo tra Cattolici e Riformati. Invece di dire che la Messa è rinnovazione del Sacrificio della Croce, oggi diciamo più esattamente che la Messa è la rinnovazione del Memoriale del Sacrificio della Croce. La Messa è infatti Sacrificio Sacramentale, vale a dire il Sacramento di quel Sacrificio, la Ripresentazione Sacramentale nostra all'unico Sacrificio. Il limite che ha contrapposto la teologia cattolica del secondo millennio a quella ortodossa è stato quello di analizzare la trasformazione eucaristica in base alla nozione di tempo fisico, facendola dipendere esclusivamente o dal momento in cui vengono pronunciate le parole della Consacrazione o dal momento in cui si pronuncia l'Epiclesi Consacratoria. Da una parte come dall'altra si è dimenticato che l'istante in cui avviene la Transustanziazione (o Metabolè) non è quello del nostro cronometro, bensì è l'istante di Dio, che è Tempo Sacramentale. Il magistero della 'lex orandi' insegna che questo istante, essendo per natura sua 'al di là delle cose fisiche', ammette due momenti forti, entrambi provvisti di efficacia consacratoria assoluta: il Racconto Istituzionale e l'Epiclesi. Riferita alle parole della Consacrazione e all'Epiclesi Consacratoria, la nozione di efficacia consacratoria assoluta non sopporta né conflittualità, né esclusivismi. Lungi dal presentarsi come ostacolo, la questione dell'Epiclesi si rivela un vero ponte ecumenico nel dialogo tra Cattolici e Ortodossi".

ARCIVESCOVO OSWALD GRACIAS, DI AGRA (INDIA), PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE INDIANA. "In India, dove c'è grande bisogno di formazione nella fede, occorre prestare maggiore attenzione all'obiettivo di portare le persone a comprendere, apprezzare e vivere le Scritture nella loro ricchezza. A tale scopo si può cercare di ricorrere all'impiego dei mezzi di comunicazione, quali proiezioni di audiovisivi con scene del Vangelo e importanti rappresentazioni, così che la proclamazione giunga a tutti i livelli dell'umana coscienza. I Vescovi, in quanto pienamente responsabili, dovrebbero cercare di evitare il pericolo del protagonismo. (...) Le persone in alcune zone dell'India sono attratte dalle sette perché trovano la nostra liturgia monotona e impersonale, ben lontana da un'esperienza di Dio. Le Conferenze Episcopali, insieme alla Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti, potrebbero studiare strumenti per una miglior inculturazione della Liturgia, e consentire una maggiore libertà e creatività nella stessa, salvaguardandola allo stesso tempo dal pericolo degli abusi. Le Messe di gruppo e le Messe per le famiglie potrebbero rappresentare mezzi efficaci per rafforzare l'unità della famiglia e per impartire la catechesi".
SE/UNDICESIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051010 (1030)

IN BREVE


IL SANTO PADRE BENEDETTO XVI HA INDIRIZZATO UN MESSAGGIO ai partecipanti al Convegno Internazionale in occasione della celebrazione del centenario della nascita del teologo Hans Urs Von Balthasar (Basilea 1905 - Lucerna 1988), dal titolo "Solo l'amore è credibile", presso la Pontificia Università Lateranense. "Posso attestare" - scrive il Santo Padre nel Messaggio datato 6 ottobre - "che la sua vita è stata una genuina ricerca della verità, che egli comprendeva come una ricerca della vera Vita. Ha cercato le tracce della presenza di Dio e della sua verità ovunque: nella filosofia, nella letteratura, nelle religioni, giungendo sempre a spezzare quei circuiti che tengono spesso la ragione prigioniera di sé e aprendola agli spazi dell'infinito".

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE che si tiene il 10 ottobre, il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale della Salute, osserva, in una nota informativa, che la Chiesa Cattolica, gli Istituti religiosi e le Associazioni laicali che aiutano i malati mentali e le loro famiglie, "Con il loro operato dimostrano che la malattia della mente non crea fossati invalicabili né impedisce rapporti di autentica carità cristiana con chi ne è vittima".
.../IN BREVE/... VIS 20051010 (200)

IL PAPA PREGA PER VITTIME SUD ASIATICO E CENTRO AMERICA


CITTÁ DEL VATICANO, 9 OTT. 2005 (VIS). Prima di recitare l'Angelus, Benedetto XVI ha ricordato la figura del Beato Clemens August von Galen e ha chiesto ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro di continuare a pregare "per il Sinodo affinché possa portare i frutti sperati".

"In particolare, in questo mese di ottobre, nel quale ogni comunità ecclesiale è chiamata a rinnovare il proprio impegno missionario" - ha proseguito il Papa - "invito a riprendere quanto il Papa Giovanni Paolo II ha scritto nella Lettera Apostolica 'Mane nobiscum Domine', a proposito dell'Eucaristia come 'principio e progetto di missione': 'L'incontro con Cristo, continuamente approfondito nell'intimità eucaristica, suscita nella Chiesa e in ciascun cristiano l'urgenza di testimoniare e di evangelizzare'".

Una volta recitato l'Angelus, il Santo Padre ha affidato "alla misericordia amorosa di Dio" le migliaia di vittime del recente terremoto in Pakistan, India e Afghanistan e ha espresso "il suo profondo affetto" per l'ingente numero di feriti e di persone che hanno subito gravi danni. "Prego che la comunità internazionale" - ha aggiunto il Papa - "risponda rapidamente e generosamente al disastro e chiedo al Signore che dia forza e coraggio a quanti partecipano alle operazioni di recupero e ricostruzione".

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato anche "i cari Paesi dell'America Centrale e del Messico - specialmente El Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua - i quali stanno soffrendo a causa delle conseguenze delle intense alluvioni e inondazioni, che hanno causato numerose vittime e notevoli danni materiali. Prego il Signore che dia l'eterno riposo ai morti ed esprimo la mia vicinanza spirituale e il mio affetto a quanti sono stati privati delle loro abitazioni e dei loro strumenti di lavoro. Invito poi le istituzioni e tutte le persone di buona volontà a prestare un aiuto efficace con spirito di vera solidarietà fraterna".

Infine il Papa ha salutato gli insegnanti italiani di religione cattolica che hanno tenuto in questi giorni il loro primo incontro nazionale. "Il vostro impegno nella scuola" - ha detto Papa Benedetto - "è un prezioso contributo alla formazione delle nuove generazioni e alla loro maturazione nella conoscenza della tradizione e della cultura cattolica, nella consapevolezza delle responsabilità personali e nell'adesione ai valori della convivenza civile".
ANG/SINODO:CATASTROFI NATURALI:SCUOLA/... VIS 20051010 (350)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 10 OTT. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Jabulani Nxumalo, O.M.I., finora Ausiliare dell'Arcidiocesi di Durban (Sud Africa), Arcivescovo Metropolita di Bloemfontein (superficie: 64.393; popolazione: 123.185; cattolici: 113.833; sacerdoti: 32; religiosi: 91), Sud Africa.

- Il Padre Barry Wood, O.M.I., Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Durban (superficie: 20.318; popolazione: 3.000.000; cattolici: 205.387; sacerdoti: 134; religiosi: 597; diaconi permanenti: 30), Sud Africa. Il Vescovo eletto, già Vicario Generale della medesima Arcidiocesi e Parroco a Woodlands, è nato nel 1942 a Port Elisabeth (Sud Africa), ha emesso la professione perpetua nella Congregazione O.M.I. nel 1965 ed è stato ordinato sacerdote nel 1968.
NER/.../NXUMALO:WOOD VIS 20051010 (110)

venerdì 7 ottobre 2005

OTTAVA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2005 (VIS). L'Ottava Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia è iniziata alle 9:00 di oggi, in presenza del Santo Padre e di 245 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Juan Sandoval Iñiguez.

All'inizio della seconda parte della sessione mattutina, il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, l'Arcivescovo Nikola Eterovic, ha chiesto ai presenti di pregare per le vittime dell'uragano tropicale in America Centrale. Successivamente ha comunicato che il Santo Padre, accogliendo il suggerimento di alcuni Padri Sinodali, ha disposto che lunedì 17 ottobre, dalle 18:00 alle 19:00, nella Basilica Vaticana, si celebri un'ora di Adorazione Eucaristica.

Seguono estratti di alcuni interventi:

CARDINALE ALFONSO LÓPEZ TRUJILLO, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA. "Si può permettere l'accesso alla comunione eucaristica a coloro che negano i principi e i valori umani e cristiani? La responsabilità dei politici e legislatori è grande. Non si può separare una cosiddetta opzione personale dal compito socio politico. Non è un problema 'privato', occorre l'accettazione del Vangelo, del Magistero e della retta ragione! (...) Nell'Eucaristia è realmente presente il Signore della famiglia e della vita, dell'amore, dell'alleanza che unisce gli sposi. Dio è il Creatore della dignità umana. La questione non si risolve in modo congiunturale secondo la varietà degli atteggiamenti nei differenti paesi, poiché la coscienza dei cristiani e la comunione ecclesiale risulterebbero offuscate e confuse. Tutte quelle questioni devono essere chiarite e illuminate dalla Parola di Dio alla luce del Magistero della Chiesa. (...) I politici e i legislatori devono sapere che, proponendo o difendendo i progetti di leggi inique, hanno una grave responsabilità e devono porre rimedio al male fatto e diffuso per poter accedere alla comunione con il Signore che è via, verità e vita".

CARDINALE NASRALLAH PIERRE SFEIR, PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI MARONITI, CAPO DEL SINODO DELLA CHIESA MARONITA (LIBANO). "La Chiesa maronita ammette i sacerdoti coniugati. La metà dei nostri sacerdoti diocesani sono coniugati. Ma occorre riconoscere che il matrimonio dei sacerdoti, se risolve un problema, ne crea altri molto gravi. Un sacerdote sposato ha il dovere di occuparsi della consorte e dei figli, deve assicurare loro una buona educazione ed una posizione sociale. (...) Un'altra difficoltà sorge quando non vi è più comprensione fra il sacerdote sposato ed i parrocchiani. Malgrado ciò accade che il Vescovo della Diocesi alla quale il sacerdote appartiene non possa trasferirlo, in ragione dell'impossibilità per la sua famiglia di seguirlo. Malgrado tutto i sacerdoti sposati hanno conservato la fede del popolo con il quale hanno condiviso una vita dura. Senza questi sacerdoti, tale fede sarebbe scomparsa. (...) Il celibato è il gioiello più prezioso nel tesoro della Chiesa cattolica. Ma come conservarlo in una società erotizzata: giornali, Internet, manifesti, spettacoli, tutto procede senza vergogna, ferendo la virtù della castità. Va da sé che una volta ordinato il sacerdote non può più contrarre matrimonio. Inviare sacerdoti in un paese dove mancano da un paese che ne ha in numero sufficiente, non è una soluzione ideale, quando non si tiene conto delle tradizioni, delle abitudini e della mentalità. Il problema resta aperto".

CARDINALE FRANCIS ARINZE, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI (CITTÀ DEL VATICANO). "Nel trattare la Celebrazione Eucaristica, l''ars celebrandi' si riferisce alla partecipazione interiore ed esteriore da parte del celebrante e della Congregazione. (...) L''ars celebrandi' aiuta il sacerdote a porsi in una disposizione di piena fede e in un atteggiamento composto durante la Messa. Da una parte, il sacerdote non può isolarsi dai presenti, dall'altra, non deve diventare un protagonista che dà spettacolo di sé. Liturgia non è ciò che facciamo, bensì ciò che riceviamo nella fede. Per quanto riguarda coloro che contribuiscono alla Celebrazione Eucaristica - i servitori dell'altare, i lettori, il coro, ecc. - l''ars celebrandi' esige una buona preparazione, fede, umiltà e una costante attenzione al sacro mistero, più che a se stessi. Quando la Messa viene celebrata in questo spirito nutre la fede e la manifesta fortemente- 'lex orandi', 'lex credendi'. Grazie a un'autentica comprensione del ruolo delle norme liturgiche, una celebrazione siffatta è scevra da banalizzazioni e dissacrazioni. Essa fa sì che i fedeli tornino alle loro case, avendo ricevuto il nutrimento appropriato, spiritualmente rinfrancati e dinamicamente pronti all'evangelizzazione".

ARCIVESCOVO CORNELIUS FONTEM ESUA, COADIUTORE DI BAMENDA (CAMERUN). "Per sottolineare l'importanza della Liturgia della Parola durante la Celebrazione Eucaristica dovrebbe esserci nelle nostre parrocchie, innanzitutto, un'appropriata organizzazione del Ministero Pastorale Biblico. (...) In secondo luogo, dovrebbe essere sottolineata l'importanza dell'omelia che spiega la Parola di Dio a uso del fedele. Essa lega la Parola all'Eucaristia e fa sì che i partecipanti continuino a vivere l'Eucaristia, la testimonino nella carità e vadano in missione alla fine della celebrazione. (...) Senza l'omelia la celebrazione Eucaristica potrebbe essere considerata un atto di magia. È l'omelia a fare la differenza tra la celebrazione cristiana dell'Eucaristia e i sacrifici della Religione Tradizionale Africana, che molte volte sono accompagnati da invocazioni e formule magiche, spesso in lingue non comprese dai partecipanti. (...) In alcune Chiese Particolari dell'Africa, per esempio in molte Diocesi del Camerun, la Liturgia della Parola è introdotta da un solenne Lezionario o da una Processione della Bibbia che comincia immediatamente dopo la Preghiera d'Inizio e non subito prima della proclamazione del Vangelo. L'assemblea è così invitata ad ascoltare la Parola di Dio con la stessa attenzione e rispetto con cui ascolta un sovrano tradizionale che si rivolge ad essa o quando viene proclamato un suo messaggio".

VESCOVO DENIS GEORGE BROWNE, DI HAMILTON (NUOVA ZELANDA), PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI OCEANIA. "È importante, per noi come Chiesa, ricordare che le piccole comunità di cattolici hanno lo stesso diritto di partecipare all'Eucaristia dei loro fratelli e sorelle delle parrocchie grandi e impegnate. Noi, come Chiesa, abbiamo continuo bisogno di aprirci per trovare dei modi in cui l'Eucaristia sia di facile accesso per tutti i nostri fedeli. 'Allora gli dissero: Signore, dacci sempre questo pane' (Gv 6,34). Dobbiamo essere sensibili alle domande che i fedeli spesso ci pongono, per esempio: 'Perché pare che sia possibile che i preti un tempo sposati della Comunità Anglicana vengano ordinati e fungano da sacerdoti cattolici, mentre ex sacerdoti cattolici che hanno avuto la dispensa dal loro voto di celibato non possono svolgere alcuna funzione pastorale?'".

CARDINALE JEAN-LOUIS TAURAN, ARCHIVISTA E BIBLIOTECARIO DI SANTA ROMANA CHIESA (CITTÀ DEL VATICANO). "Almeno nel mondo occidentale, la genuflessione è sempre meno in uso. Praticamente non ci si inginocchia più durante la celebrazione della Messa. Durante la settimana, le chiese sono spesso chiuse, la visita al Santissimo Sacramento diventa spesso impossibile. Sarebbe bene ricordare l'importanza della testimonianza di cristiani e comunità che non esitano a inginocchiarsi per affermare la grandezza e la vicinanza di Dio nell'Eucaristia. Davanti all'Eucaristia, l'uomo riconosce di avere bisogno di un Altro che gli dia nuove energie per le battaglie della vita. Un mondo senza adorazione sarebbe un mondo a sola misura d'uomo. Un mondo che sia solo un mondo produttivo, renderebbe la vita insopportabile. Un mondo senza adorazione non solo è irreligioso, è un mondo inumano!".

ARCIVESCOVO WILLIAM JOSEPH LEVADA, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE (CITTÀ DEL VATICANO). "Una certa artificiale opposizione tra le omelie a carattere dottrinale e le omelie di carattere liturgico ha impedito la formazione catechetica dei fedeli che desiderano attuare la loro fede nel mondo odierno secolarizzato. Questa falsa dicotomia si può superare solamente mostrando come l'aspetto dottrinale colga il senso più profondo della Sacra Scrittura, analogamente a quanto fa la liturgia stessa: farci incontrare con Cristo, nostro Redentore. Propongo, pertanto, che il Sinodo faccia propria la raccomandazione di chiedere che un programma pastorale sia preparato - non da imporre, ma da proporre a coloro che predicano nelle celebrazioni eucaristiche domenicali sulla base della ripartizione in tre anni del Lezionario, collegando la proclamazione della dottrina della fede ai testi biblici nei quali tali verità sono radicate, e facendo riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica ed al suo Compendio recentemente pubblicato".
SE/OTTAVA CONGREGAZIONE/... VIS 20051007 (870)

SETTIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 6 OTT. 2005 (VIS). Alle 16:30 di oggi é iniziata la settima Congregazione Generale della XIº Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Il presidente delegato di turno é stato il Cardinale Francis Arinze e hanno assistito 243 padri sinodali. Il Papa é stato presente a partire dalle 18:00.

Seguono estratti di alcuni interventi:

VESCOVO LUCIO ANDRICE MUANDULA, DI XAI-XAI (MOZAMBICO) "Partendo quindi dal presupposto dell'Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, e considerando che gli attuali dati statistici ci parlano di una grande scarsità di sacerdoti nel mondo, mi viene naturale chiedere fino a che punto una comunità ecclesiale priva del Sacramento dell'Eucaristia possa arrivare a quel dinamismo di vita che le permetta di trasformarsi in una comunità missionaria, capace di portare a compimento, con gioia, il progetto missionario che il Signore Gesù stesso ci ha affidato. (...) Bisogna quindi insistere nella giusta redistribuzione dei sacerdoti nel mondo, come è già stato più volte chiesto dai padri sinodali, ed è urgente riproporre a tutta la Chiesa, in particolare ai sacerdoti, una vera spiritualità eucaristica, tutta contrassegnata dalla gratuità del sacrificio di Cristo, che si dona come pane eucaristico, perché tutti possiamo accedere alla vita nuova della grazia".

CARDINALE ANTONIO MARIA ROUCO VARELA, ARCIVESCOVO DI MADRID (SPAGNA) "Il Concilio Vaticano II ha raccolto in una bellissima sintesi teologica i frutti dottrinali e pastorali del rinnovamento liturgico, spirituale e apostolico vissuto dalla Chiesa nella prima metà del XX secolo. Successivamente bisogna affrontare l'antitesi al Concilio, costituita dalle interpretazioni radicalmente secolarizzanti del contenuto, del significato e delle forme celebrative del Sacramento Eucaristico, 'fons et culmen totius vitae christianae'. Senza dimenticare la remora che la messa in discussione ecclesiologica della riforma liturgica da parte di piccoli gruppi ha supposto. Siamo quindi giunti al momento di una nuova sintesi dottrinale e pastorale che chiarisce e supera queste antitesi, per mezzo di un rinnovamento in chiave pasquale della dottrina, della catechesi e dell'esperienza pratica del Sacramento dell'Eucaristia, come quello in cui si attualizza il sacrificio e l'oblazione sacerdotale di Cristo; attraverso una pedagogia canonica e pastorale (...) che elimina il soggettivismo e l'arbitrarietà nelle forme della celebrazione e del culto eucaristico; e con la promozione di una spiritualità eucaristia, fondata sull'abitudine e nell'esperienza dell'adorazione del Sacramento per eccellenza, 'il Sacramento dell'Amore degli Amori'".

CARDINALE GODFRIED DANNEELS, ARCIVESCOVO DI MECHELEN-BRUSSEL, MALINES-BRUXELLES, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (BELGIO). "Questo Sinodo sull'Eucaristia ha due obiettivi. Vogliamo prima di tutto riflettere e approfondire le nostre conoscenze delle ricchezze del mistero dell'Eucaristia e (...) lavorare affinché tutte queste ricchezze giungano a radicarsi in una cultura postmoderna che è (...) a prima vista, sfavorevole a tale radicamento. Eppure la nostra cultura è piena di paradossi. (...) Per l'uomo contemporaneo la percezione dell'invisibile è difficile. Eppure vi è un sicuro interesse per tutto ciò che si trova al di là dell'orizzonte, al di là del sensibile, del razionale, dell'efficacia e della produttività; l'uomo contemporaneo è oltretutto un uomo d'azione, ma in quest'uomo si nasconde anche un'immensa sete di gratuità, del dono; non ama il rito a causa della sua ripetitività e della sua monotonia, tuttavia inventa sempre i propri riti; l'escatologia cristiana sembra dimenticata e persino ingannevole, ma non vi è mai stata una simile sete di un mondo migliore e un così grande bisogno di speranza; (...) l'uomo contemporaneo vuole muoversi e le nostre liturgie spesso sono diventate molto attive, persino attivistiche. Ma dimentichiamo che in molti dei nostri contemporanei vi è una autentica sete di silenzio. Abbiamo forse mal compreso il senso della 'actuosa participatio' che comporta anche il silenzio davanti al mistero. Tutti questi elementi della nostra cultura portano in sé dei semi per un'evangelizzazione della nostra cultura".

ARCIVESCOVO LUCIAN MURESAN, METROPOLITA DI FAGARAS E ALBA IULIA DEI ROMENI, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE. "In Romania, i comunisti hanno cercato di dare all'uomo soltanto il pane materiale, ed hanno voluto cacciare dalla società e dal cuore della persona umana il 'pane di Dio'. (...) Affinché i sacerdoti non potessero più celebrare e parlare di Dio furono messi in carcere per la sola colpa di essere cattolici. La stessa sorte la hanno avuta i laici che partecipavano alle Sante Messe celebrate clandestinamente. Nel famoso periodo della "rieducazione" e del "lavaggio del cervello" nelle carceri della Romania, per prendersi gioco dei sacerdoti, per ridicolizzare l'Eucaristia e per distruggere la dignità umana, i persecutori li hanno obbligati a celebrare con degli escrementi, ma non sono riusciti a togliere loro la fede. (...) Quante umiliazioni, quando durante l'inverno a meno 30 gradi erano svestiti a pelle nuda per la perquisizione; quante giornate passate nella famosa stanza nera, come pena perché furono scoperti nella preghiera. Mai, nessuno lo saprà. Questi martiri moderni, del XXº secolo hanno offerto tutta la loro sofferenza al Signore per la dignità e la libertà umana.(...) Le speranze non mancano, e penso prima di tutto al profondo senso religioso del nostro popolo, alla profonda devozione con cui questo popolo si accosta alle celebrazioni liturgiche ed alla Eucaristia".

VESCOVO NESTOR NGOY KATAHWA, DI KOLWEZI (REP. DEMOCRATICA DEL CONGO) "In un paese come il Congo-Kinshasa, i fedeli cattolici devono essere iniziati sempre più a portare all'Altare le loro sofferenze, che sono quelle di tutto il loro popolo e che perdurano da diversi decenni. Le frustrazioni per le ingiustizie e le disuguaglianze sociali, i rancori perché si vive in estrema povertà su un suolo e sottosuolo estremamente ricchi ma scandalosamente sfruttati per il benessere degli altri, le guerre che vengono imposte e che comportano distruzione e allontanamento forzato, gli sconvolgimenti dovuti agli odi tribali ed etnici, tanto per citare solo alcuni esempi, sono tragedie che lastricano la via crucis del popolo congolese. Essendo vittima e al tempo stesso artefice della sua stessa miseria, il popolo deve essere illuminato dal mistero del Corpo sacrificato e del Sangue versato per trovarvi la grazia della conversione, la purificazione dal peccato, la sincerità della riconciliazione con Dio e con il prossimo, l'impegno per combattere il male in ogni sua forma e in ogni settore della vita pubblica e privata. Che tutto il popolo congolese, insieme con i Pastori della Chiesa, trovi nell'Eucaristia il conforto e la forza necessari, fonte e pegno dell'auspicata e attesa ripresa del paese, per imporsi il più presto possibile! Ciò grazie alla buona volontà e alla collaborazione sincera di tutti".

ARCIVESCOVO CHARLES MAUNG BO, S.D.B., DI YANGON, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (MYANMAR). Oltre 2.500 parrocchie nel mondo adesso hanno l'Adorazione Eucaristica Perpetua. Circa 500 nelle Filippine, negli Stati Uniti le cappelle per l'adorazione perpetua sono circa 1.100, in Irlanda intorno alle 150, nella Corea del Sud circa 70 e ancor meno in India, nello Sri Lanka e nel Myanmar. Santo Padre! Se fosse possibile istituire cappelle di adorazione perpetua in tutte le diocesi del mondo e in tutte le parrocchie possibili, che splendido risultato sarebbe per l'Anno Eucaristico. (...) E in verità: finché la Chiesa non dirà forte che Gesù nel Santissimo Sacramento deve essere oggetto di adorazione perpetua per tutto ciò che ha fatto per la nostra salvezza, continuerà ad essere sconfitta dai suoi nemici. Ritengo che il modo migliore, il più sicuro e il più efficace per stabilire la pace in eterno sulla terra sia quello di ricorrere al grande potere dell'Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento".
SE/SETTIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051007 (1220)
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