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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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mercoledì 27 febbraio 2008

DIO È LA SOLA RISPOSTA INQUIETUDINI DEL CUORE UMANO

CITTA' DEL VATICANO, 27 FEB. 2008 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha concluso il ciclo di catechesi dedicate alla figura di Sant'Agostino nel corso dell'Udienza Generale del Mercoledì che si è tenuta in due tempi. La prima parte ha avuto luogo nella Basilica Vaticana dove il Papa ha salutato ai fedeli che non hanno trovato posto nell'Aula Paolo VI e successivamente nell'Aula Paolo VI, dove Benedetto XVI ha tenuto la catechesi.

  "Con l'incontro di oggi vorrei concludere la presentazione della figura di Sant'Agostino. Dopo esserci soffermati sulla sua vita, sulle opere e su alcuni aspetti del suo pensiero" - ha detto Benedetto XVI - "oggi vorrei tornare sulla sua vicenda interiore che ne ha fatto uno dei più grandi convertiti della storia cristiana. (...) Ancora oggi è possibile ripercorrere la vicenda di Sant'Agostino grazie soprattutto alle 'Confessiones', scritte a lode di Dio" - ha detto il Papa: "Chiunque avvicini questo libro straordinario e affascinante, (...), si accorge facilmente come la conversione di Agostino non sia stata improvvisa né pienamente realizzata fin dall'inizio, ma possa essere definita piuttosto come un vero e proprio cammino, che resta un modello per ciascuno di noi".

  "Sant'Agostino" - ha proseguito il Pontefice - "è stato un ricercatore appassionato della verità fin dall'inizio e poi per tutta la sua vita. La prima tappa del suo cammino di conversione si è realizzata proprio nel progressivo avvicinamento al cristianesimo. Agostino aveva ricevuto dalla madre Monica, (...), un'educazione cristiana e, benché avesse vissuto durante gli anni giovanili una vita sregolata, sempre avvertì un'attrazione profonda per Cristo".

  Ricordando la prima conversine di Agostino, il Papa ha affermato: "A questa tappa fondamentale del suo lungo cammino il retore africano arrivò grazie alla sua passione per l'uomo e per la verità, passione che lo portò a cercare Dio, grande e inaccessibile. La fede in Cristo gli fece capire che il Dio, apparentemente così lontano, in realtà non lo era. Egli, infatti, si era fatto vicino a noi, divenendo uno di noi. In questo senso la fede in Cristo portò a compimento la lunga ricerca di Agostino sul cammino della verità. (...) E' questa una via da percorrere con coraggio e nello stesso tempo con umiltà, nell'apertura a una purificazione permanente di cui ognuno di noi ha sempre bisogno".

  "Ma (...) il cammino di Agostino non era concluso" - ha ricordato ancora il Pontefice - "Tornato in Africa" fu "consacrato sacerdote a Ippona e destinato a servire i fedeli, continuando sì a vivere con Cristo e per Cristo, ma a servizio di tutti. (...) Così, rinunciando a una vita solo di meditazione, Agostino imparò, spesso con difficoltà, a mettere a disposizione il frutto della sua intelligenza a vantaggio degli altri. Imparò a comunicare la sua fede alla gente semplice e a vivere così per essa in quella che divenne la sua città, svolgendo senza stancarsi un'attività generosa e gravosa (...). Capire che si arriva agli altri con semplicità e umiltà, fu questa la sua vera e seconda conversione".

  "Ma c'è un'ultima tappa del cammino agostiniano, una terza conversione: quella che lo portò ogni giorno della sua vita a chiedere perdono a Dio. (...) Noi abbiamo sempre bisogno di essere lavati da Cristo, che ci lava i piedi, e da Lui rinnovati. Abbiamo bisogno di una conversione permanente. Fino alla fine abbiamo bisogno di questa umiltà che riconosce che siamo peccatori in cammino (...). In questo ultimo atteggiamento di umiltà, vissuto giorno dopo giorno, Agostino è morto".

  "Convertito a Cristo, che è verità e amore, Agostino lo ha seguito per tutta la vita ed è diventato un modello per ogni essere umano,  per noi tutti in cerca di Dio. (...) Anche oggi, come al suo tempo, l'umanità ha bisogno di conoscere e soprattutto di vivere questa realtà fondamentale: Dio è amore e l'incontro con lui è la sola risposta alle inquietudini del cuore umano".

  Benedetto XVI ha concluso la catechesi pregando Dio affinché "Nella nostra vita ci sia ogni giorno concesso di seguire l'esempio di questo grande convertito, incontrando come lui in ogni momento della nostra vita il Signore Gesù, l'unico che ci salva, ci purifica e ci dà la vera gioia, la vera vita".
AG/SANT'AGOSTINO/...                               VIS 20080227 (630)


mercoledì 20 febbraio 2008

SANT'AGOSTINO E' VIVO ATTRAVERSO LE SUE OPERE


CITTA' DEL VATICANO, 20 FEB. 2008 (VIS). Riprendendo la catechesi dedicata alla figura di Sant'Agostino, il Santo Padre, ha tenuto l'Udienza Generale di oggi in due momenti distinti: alle ore 10:30 nella Basilica Vaticana, dove ha incontrato i singoli fedeli, che non hanno trovato posto nell'Aula Paolo VI e successivamente, nell'Aula Paolo VI, dove ha tenuto la catechesi.

  Agostino" - ha detto il Papa - "è il Padre della Chiesa che ha lasciato il maggior numero di opere, e di queste oggi intendo parlare brevemente. (...) Alcuni degli scritti di Sant'Agostino sono d'importanza capitale, e non solo per la storia del cristianesimo ma per la formazione di tutta la cultura occidentale".

  Citando le "Confessiones" nelle quali "possiamo seguire passo passo il cammino interiore di quest'uomo straordinario e appassionato di Dio", il Papa ha ricordato anche le "meno diffuse ma non meno originali (...) 'Retractationes' (...) nelle quali Sant'Agostino, ormai anziano, compie un'opera di 'revisione' (retractatio) di tutta la sua opera scritta, lasciando così un documento letterario singolare e preziosissimo, ma anche un insegnamento di sincerità e di umiltà intellettuale".

  "L'opera più importante e decisiva" - ha proseguito il Pontefice - "per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia è il libro 'De civitate Dei' - scritto tra il 413 il 426 in ventidue libri. L'occasione era il sacco di Roma compiuto dai Goti nel 410. Tanti pagani ancora viventi, ma anche molti cristiani, avevano detto: Roma è caduta adesso, adesso il Dio cristiano e gli apostoli non possono proteggere la città. Durante la presenza delle divinità pagane Roma era 'caput mundi', la grande capitale, e nessuno poteva pensare che sarebbe caduta nelle mani dei nemici".

  "Adesso con il Dio cristiano" - ha spiegato il Pontefice - "questa grande città non appariva più sicura. Quindi il Dio dei cristiani non proteggeva, non poteva essere il Dio al quale affidarsi. A questa obiezione, che toccava profondamente anche i cuori dei cristiani, risponde Sant'Agostino con questa grandiosa opera, il 'De civitate Dei', chiarendo che cosa dobbiamo aspettarci da Dio e che cosa no, qual è la relazione tra la sfera politica e la sfera della fede della Chiesa. Anche oggi questo libro è una fonte per definire bene la vera laicità e la competenza della Chiesa, la grande vera speranza che ci dona la fede".

  "Questo grande libro è una presentazione della storia dell'umanità governata dalla Provvidenza divina, ma divisa da due amori tra loro contrastanti che danno origine a due città: quella terrena, originata dall'amore di sé 'sino all'indifferenza per Dio', e quelle celeste che nasce dall'amore per Dio 'sino all'indifferenza di sé'".

  "Altrettanto importante è il libro 'De Trinitate'" - ha ricordato il Papa - "'opera in quindici libri sul principale nucleo della fede cristiana', la fede in Dio trinitario scritta in due tempi: tra il 399 e il 412 i primi dodici libri, pubblicati a insaputa di Sant'Agostino, che verso il 420 li completò e rivide l'intera opera".

  "Il 'De doctrina Christiana' è invece una vera e propria introduzione culturale all'interpretazione della Bibbia e in definitiva allo stesso cristianesimo, che ha avuto un'importanza decisiva nella formazione della cultura occidentale".

  "Agostino certamente pur con tutta la sua umiltà, fu consapevole della propria statura intellettuale. Ma per lui, più importante del fare grandi opere di respiro alto, teologico, era portare il messaggio cristiano ai semplici. (...) La responsabilità acutamente avvertita nei confronti della divulgazione del messaggio cristiano è  all'origine di scritti come il 'De catechizandis rudibus', una teoria e anche prassi della catechesi, o il 'Psalmus contra partem Donati'".

  "I Donatisti" - ha spiegato il Papa - "erano il grande problema dell'Africa di Sant'Agostino, uno scisma volutamente africano. Essi affermavano: la vera cristianità è quella africana. Si opponevano all'unità della Chiesa. Contro questo scisma il grande Vescovo ha lottato per tutta la sua vita, cercando di convincere i donatisti che solo nell'unità anche l'africanità può essere vera".

  "E per farsi capire semplici, che non potevano capire il grande latino del retore, ha detto: devo scrivere anche con errori grammaticali, in un latino molto semplificato. E lo ha fatto soprattutto in questo 'Psalmus', una specie di poesia semplice contro i donatisti, per aiutare tutta la gente a capire che solo nell'unità della Chiesa si realizza per tutti realmente la nostra relazione con Dio e cresce la pace nel mondo"

  "In questa produzione destinata a un pubblico" - ha precisato il Papa - "più largo riveste un'importanza particolare la massa delle omelie, (...) trascritte dai tachigrafi durante la predicazione (...) Tra queste, spiccano le bellissime 'Enarrationes in Psalmos'" che "diventavano, per la fama del loro autore, testi molto ricercati e servivano anche per altri Vescovi e sacerdoti come modelli, adattati a sempre nuovi contesti".

  "Sì, anche per noi sarebbe stato bello" - ha concluso il Pontefice - "poterlo sentire vivo. Ma è realmente vivo nei suoi scritti, è presente in noi e così vediamo anche la permanente vitalità della fede alla quale ha dato tutta la sua vita!".
AG/SANT'AGOSTINO/...                               VIS 20080220 (810)


mercoledì 30 gennaio 2008

INCONTRO CON CRISTO CAMBIÒ VITA DI SANT'AGOSTINO


CITTA' DEL VATICANO, 30 GEN. 2008 (VIS). Questa mattina, per l'Udienza Generale del Mercoledì, tenutasi nell'Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato una terza catechesi alla figura di Sant'Agostino.

  Papa Benedetto XVI ha ricordato che Giovanni Paolo II volle, nel 1986, nel sedicesimo centenario della conversione del Santo Dottore della Chiesa, dedicare al grande Santo "la Lettera apostolica Augustinum Hipponensem", che definì "'un ringraziamento a Dio per il dono fatto alla Chiesa, e per essa all'umanità intera, con quella mirabile conversione'".

  Dopo aver annunciato che la prossima ed ultima catechesi su Sant'Agostino sarà dedicata al tema della conversione, "un tema fondamentale non solo per la sua vita personale, ma anche per la nostra", il Papa ha precisato che la catechesi di oggi verterà su fede e ragione "tema determinante per la biografia di Sant'Agostino".

  "Tutto l'itinerario intellettuale e spirituale di Sant'Agostino costituisce un modello valido anche oggi nel rapporto tra fede e ragione, tema non solo per uomini credenti ma per ogni uomo che cerca la verità, tema centrale per l'equilibrio e il destino di ogni essere umano. Queste due dimensioni, fede e ragione, non sono da separare né da contrapporre, ma piuttosto devono sempre andare insieme".

  "A questo proposito" - ha ricordato Papa Benedetto - "rimangono giustamente celebri le due formule agostiniane (Sermones, 43, 9) che esprimono questa coerente sintesi tra fede e ragione: 'crede ut intelligas' ("credi per comprendere") - il credere apre la strada per varcare la porta della verità - ma anche, e inseparabilmente, 'intellige ut credas' ("comprendi per credere"), scruta la verità per poter trovare Dio e credere".

  "L'armonia tra fede e ragione significa soprattutto che Dio non è lontano: non è lontano dalla nostra ragione e dalla nostra vita; è vicino ad ogni essere umano, vicino al nostro cuore e vicino alla nostra ragione, se realmente ci mettiamo in cammino".

  "La presenza di Dio nell'uomo è profonda e nello stesso tempo misteriosa, ma può essere riconosciuta e scoperta nel proprio intimo (...). Proprio come egli stesso sottolinea, con un'affermazione famosissima, all'inizio delle Confessiones, autobiografia spirituale scritta a lode di Dio: 'Ci hai fatti per te e inquieto è il nostro cuore, finché non riposa in te' (I, 1, 1)".

  Agostino riconosce che "l'uomo è 'un grande enigma' (magna quaestio) e 'un grande abisso' (grande profundum), enigma e abisso che solo Cristo illumina e salva. Questo è importante: un uomo che è lontano da Dio è anche lontano da sé, alienato da se stesso, e può ritrovare se stesso solo incontrandosi con Dio. Così arriva anche a sé, al suo vero io, alla sua vera identità".

  "L'essere umano - sottolinea poi Agostino nel 'De civitate Dei' (XII, 27) - ha proseguito il Santo Padre - "è sociale per natura ma antisociale per vizio, ed è salvato da Cristo, unico mediatore tra Dio e l'umanità e 'via universale della libertà e della salvezza', come ha ripetuto il mio predecessore Giovanni Paolo II (Augustinum Hipponensem, 21): al di fuori di questa via, che mai è mancata al genere umano - afferma ancora Agostino nella stessa opera - "'nessuno è stato mai liberato, nessuno viene liberato, nessuno sarà liberato" (De civitate Dei, X, 32, 2). In quanto unico mediatore della salvezza, Cristo è capo della Chiesa e a essa è misticamente unito'".

  "Nella conclusione della lettera apostolica Augustinum Hipponensem Giovanni Paolo II" - ha precisato Papa Benedetto XVI - "ha voluto chiedere allo stesso santo che cosa abbia da dire agli uomini di oggi e risponde innanzi tutto con le parole che Agostino affidò a una lettera dettata poco dopo la sua conversione: 'A me sembra che si debbano ricondurre gli uomini alla speranza di trovare la verità' (Epistulae, 1, 1); quella verità che è Cristo stesso".

  "Ecco, Agostino ha incontrato Dio" - ha concluso il Pontefice - "e durante tutta la sua vita ne ha fatto esperienza al punto che questa realtà - che è innanzi tutto incontro con una Persona, Gesù - ha cambiato la sua vita, come cambia quella di quanti, donne e uomini, in ogni tempo hanno la grazia di incontrarlo. Preghiamo che il Signore ci dia questa grazia e ci faccia trovare così la sua pace".
AG/SANT'AGOSTINO/...                               VIS 20080130 (630)


mercoledì 16 gennaio 2008

SANT'AGOSTINO CI INCORAGGIA AFFIDARCI CRISTO SEMPRE VIVO

CITTA' DEL VATICANO, 16 GEN. 2008 (VIS). Nell'Udienza Generale di oggi, tenutasi nell'Aula Paolo VI, il Santo Padre ha ripreso la catechesi dedicata a Sant'Agostino, soffermandosi sugli ultimi anni della vita del Sommo Dottore della Chiesa.

  Quattro anni prima di morire, ha ricordato il Pontefice, Agostino volle designare quale suo successore, il prete Eraclio, esprimendo il proposito di "dedicare gli anni che gli restavano a un più intenso studio delle Sacre Scritture".

  "Quelli che seguirono furono quattro anni di straordinaria attività intellettuale: portò a termine opere importanti, (...), intervenne per promuovere la pace nella province africane insidiate dalle tribù barbare del sud. (...) 'Titolo più grande di gloria'" - affermava Agostino in una lettera al conte Dario, venuto in Africa per comporre il dissidio tra il conte Bonifacio e la corte imperiale - "è proprio quello di uccidere la guerra con la parola, anziché uccidere gli uomini con la spada, e procurare o mantenere la pace con la pace e non già con la guerra". Benedetto XVI ha ricordato inoltre che l'assedio in cui i Vandali strinsero Ippona nel 429, fu causa di grande sofferenza per il Vescovo Agostino.

  "Anche se vecchio e stanco" - ha proseguito il Pontefice - "Agostino restò tuttavia sulla breccia, confortando se stesso e gli altri con la preghiera e con la meditazione sui misteriosi disegni della Provvidenza. (...) Ma se il mondo invecchia, Cristo è perpetuamente giovane. E allora l'invito: 'Non rifiutare di ringiovanire unito a Cristo, Egli ti dice: Non temere, la tua gioventù si rinnoverà come quella dell'aquila'. Il cristiano quindi non deve abbattersi anche in situazioni difficili, ma adoperarsi per aiutare chi è nel bisogno".

  "La casa-monastero di Agostino" - ha ricordato ancora il Santo Padre - "aveva aperto le sue porte ad accogliere i colleghi nell'episcopato che chiedevano ospitalità". Il Santo "profittò di quel tempo finalmente libero per dedicarsi con più intensità alla preghiera. Era solito affermare che nessuno, Vescovo, religioso o laico, per quanto irreprensibile possa sembrare la sua condotta, può affrontare la morte senza un'adeguata penitenza. Per questo egli continuamente ripeteva tra le lacrime i salmi penitenziali, che tante volte aveva recitato col popolo".

  Il Santo di Ippona, ha ricordato il Papa, cessò di vivere il 28 agosto del 430. "Il suo corpo, in data incerta, fu trasferito in Sardegna e da qui, verso il 725, a Pavia, nella Basilica di San Pietro in Ciel d'oro, dove anche oggi riposa".

  "Nei suoi scritti anche noi lo 'ritroviamo vivo'" - ha aggiunto il Santo Padre - "Quando leggo gli scritti di Sant'Agostino non ho l'impressione che sia un uomo morto più o meno 1.600 anni fa, ma lo sento come un uomo di oggi: un amico, un contemporaneo che parla a me, parla a noi con la sua fede fresca e attuale".

  "In Sant'Agostino che parla a noi, parla a me nei suoi scritti, vediamo l'attualità permanente della sua fede; della fede che viene da Cristo, dal Verbo Eterno Incarnato e Figlio di Dio e Figlio dell'uomo. E possiamo vedere che questa fede" - ha concluso il Pontefice - "non è di ieri, anche se predicata ieri; è sempre di oggi, perché realmente Cristo è ieri oggi e per sempre. Egli è la Via, la Verità e la Vita. Così Sant'Agostino ci incoraggia ad affidarci a questo Cristo sempre vivo e a trovare così la strada della vita".
AG/SANT'AGOSTINO/...                                       VIS 20080116 (560)


mercoledì 9 gennaio 2008

AGOSTINO DI IPPONA: INSTANCABILE RICERCA VERITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 9 GEN. 2008 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale di oggi, tenutasi nell'Aula Paolo VI, a Sant'Agostino, Vescovo di Ippona, "uomo di passione e di fede, di intelligenza altissima e di premura pastorale instancabile".

  Precisando di voler dedicare la prima catechesi alla vita di Sant'Agostino, riservandosi di parlare delle sue numerose opere nelle settimane successive, Papa Benedetto XVI ha affermato: "Per la sua singolare rilevanza, Sant'Agostino ha avuto un influsso larghissimo, e si potrebbe affermare, da una parte, che tutte le strade della letteratura cristiana portano a Ippona (oggi Annaba, sulla costa algerina), il luogo dove era Vescovo, e, dall'altra, che da questa città dell'Africa romana, di cui Agostino fu Vescovo dal 395 fino alla morte nel 430, si diramano molte altre strade del cristianesimo successivo e della stessa cultura occidentale".

  Autore delle "Confessiones", "straordinaria autobiografia spirituale, scritta a lode di Dio, che è la sua opera più famosa. E giustamente, perché sono proprio le 'Confessiones' agostiniane, con la loro  attenzione all'interiorità e alla psicologia, a costituire un modello unico nella letteratura occidentale, e non solo occidentale, anche nella letteratura non religiosa, fino alla modernità. Questa attenzione alla vita spirituale, al mistero dell'io, al mistero di Dio che si nasconde nell'io, è una cosa straordinaria senza precedenti (...). Agostino nacque a Tagaste - nella provincia della Numidia, nell'Africa romana - il 13 novembre 354 da Patrizio, un pagano che poi divenne catecumeno, e da Monica, fervente cristiana. Questa donna appassionata, (...), lo educò nella fede cristiana. Agostino, (...) è rimasto sempre affascinato dalla figura di Gesù Cristo; egli anzi dice di aver sempre amato Gesù, ma di essersi  allontanato sempre più dalla fede ecclesiale".

  Agostino studiò retorica e grammatica che insegnò a Cartagine, dove lesse per la prima volta l'opera di Cicerone "Hortensius", perché nonostante avesse abbandonato la pratica ecclesiale, era sempre alla ricerca della verità. "Il testo ciceroniano, (...)  svegliò in lui l'amore per la sapienza", ma poiché , "era convinto che senza Gesù la verità non può dirsi effettivamente trovata, in questo libro quel nome gli mancava, subito dopo averlo letto, cominciò a leggere la Scrittura, la Bibbia".

  "Ma ne rimase deluso. Non solo perché lo stile latino della traduzione della Sacra Scrittura era insufficiente, ma era anche perché lo stesso contenuto gli apparve non soddisfacente. Nelle narrazioni della Scrittura su guerre e altre vicende umane non trovava l'altezza della filosofia, lo splendore di ricerca della verità che ad essa è proprio".

  "Tuttavia non voleva vivere senza Dio e così cercava una religione corrispondente al suo desiderio di verità e al suo desiderio anche di avvicinarsi a Gesù. Cadde così nella rete dei manichei, che si presentavano come cristiani e promettevano una religione totalmente razionale. Affermavano che il mondo è diviso in due principi, il bene e il male. E così si spiegherebbe tutta la complessità della storia umana. Anche la morale dualistica piaceva a Sant'Agostino, perché comportava una morale molto alta per gli eletti: (...). Si fece pertanto manicheo, convinto in quel momento di aver trovato la sintesi tra razionalità, ricerca della verità e amore di Gesù Cristo".

  "Con il tempo, tuttavia, Agostino iniziò ad allontanarsi dalla fede dei manichei, che lo delusero proprio dal punto di vista intellettuale in quanto incapaci di risolvere i suoi dubbi, e si trasferì a Roma, e poi a Milano" dove "prese l'abitudine di ascoltare - inizialmente soprattutto allo scopo di arricchire il suo bagaglio retorico - le bellissime prediche del Vescovo Ambrogio. (...) Il grande problema dell'Antico Testamento, della mancanza di bellezza retorica, (...) si risolse, nelle prediche di Sant'Ambrogio, grazie all'interpretazione tipologica dell'Antico Testamento. Agostino capì che tutto l'Antico Testamento è un cammino verso Gesù Cristo. Così trovò la chiave per capire la bellezza, la profondità anche filosofica dell'Antico Testamento e capì tutta l'unità del mistero di Cristo nella storia e anche la sintesi tra filosofia, razionalità e fede nel Logos, in Cristo verbo eterno che si è fatto carne".

  "La conversione al cristianesimo, il 15 agosto 386, si collocò quindi al culmine di un lungo e tormentato itinerario interiore. (...) A trentadue anni, Agostino fu battezzato da Ambrogio il 24 aprile 387, durante la veglia pasquale". Ad Ippona "fu ordinato, contro la sua volontà, presbitero nel 391" e quattro anni più tardi, "nel 395, venne consacrato Vescovo". "Agostino" - ha detto il Papa - "fu un Vescovo esemplare nel suo instancabile impegno pastorale (...), sosteneva i poveri (...), curava la formazione del clero e l'organizzazione di monasteri femminili e maschili. In breve l'Antico retore si affermò come uno degli esponenti più importanti del cristianesimo di quel tempo".

  "Il Vescovo di Ippona" - ha ricordato ancora il Santo Padre - "esercitò (...) una vasta influenza nella guida della Chiesa cattolica dell'Africa romana e più in generale nel cristianesimo del suo tempo, fronteggiando tendenze religiose ed eresie tenaci e disgregatrici come il manicheismo, il donatismo e il pelagianesimo".

  "E a Dio si affidò Agostino ogni giorno, fino all'estremo della sua vita" - ha concluso il Pontefice - "colpito da febbre, (...) il Vescovo - racconta l'amico Possidio (...) - chiese di trascrivere a grandi caratteri i salmi penitenziali 'e fece affiggere i fogli contro la parete, così che stando a letto durante la sua malattia li poteva vedere e leggere, e piangeva ininterrottamente a calde lacrime. Così trascorsero gli ultimi giorni della vita di Agostino, che morì il 28 agosto del 430".
AG/AGOSTINO DI IPPONA/...                           VIS 20080109 (900)


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