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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 4 aprile 2013

IL PAPA MANIFESTA LA SUA VICINANZA AL POPOLO ARGENTINO E CHIEDE SOLIDARIETÀ PER LE PERSONE COLPITE DALLE INONDAZIONI

Città del Vaticano, 4 aprile 2013 (VIS). Il Santo Padre, tramite il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha fatto pervenire un telegramma all'Arcivescovo Mario Aurelio Poli, di Buenos Aires (Argentina), nell'apprendere la notizia delle forti piogge che hanno colpito le città di Buenos Aires e di La Plata, causando finora la morte di 56 persone ed ingenti danni.

"Il Papa Francesco, profondamente addolorato nell'apprendere la notizia dei gravi danni causati dalle piogge torrenziali degli ultimi giorni, offre preghiere di suffragio al Signore per l'eterno riposo dei defunti, e nel contempo esprime la sua paterna vicinanza spirituale a tutte le persone colpite e ai loro familiari.

Il Santo Padre esorta le istituzioni civili ed ecclesiastiche, come pure le persone di buona volontà, a prestare con carità e spirito di solidarietà cristiana i necessari aiuti a quanti hanno perso la casa e i propri beni. Con tali sentimenti, il Sommo Pontefice imparte a tutte le persone colpite e ai soccorritori la confortatrice Benedizione Apostolica, in segno di vicinanza al diletto popolo argentino".


ETRUSCANNING: TOMBA REGOLINI-GALASSI NEI MUSEI VATICANI

Città del Vaticano, 4 aprile 2013 (VIS). Oggi presso i Musei Vaticani si è svolta la presentazione e l'inaugurazione dell'installazione di realtà virtuale dedicata alla ricostruzione virtuale della famosa tomba Regolini-Galassi della necropoli di Cerveteri (Italia), i cui oggetti del corredo funerario sono conservati presso il Museo Gregoriano Etrusco dei Musei Vaticani.

L'installazione è parte dell'"Etruscanning" 3D, un progetto europeo (Framework Culture 2007) per la sperimentazione di tecnologie digitali innovative per documentare e raccontare la cultura etrusca. Il progetto si avvale della collaborazione dell' "Allard Pierson Museum (il Museo archeologico dell'Università di Amsterdam); del "National Museum for Antiquities" di Leiden (Paesi Bassi); del "Gallo-Roman Museum" di Tongeren (Belgio); del CNR-ITABC di Roma (Italia) e della società Visual Dimension di Ename (Belgio), con i partner associati: i Musei Vaticani e la Soprintendenza Archeologica dell'Etruria Meridionale.

La tomba, scoperta intatta nel 1836, può essere visitata solo su richiesta. L'installazione dei Musei Vaticani è stata ricostruita in 3D, come doveva probabilmente essere in età etrusca (metà del VII sec. a.C.), subito dopo la sua chiusura. Al suo interno sono stati ricollocati virtualmente gli oggetti dello straordinario corredo funerario che fanno di questa tomba una delle più famose del periodo orientalizzante etrusco. La ricontestualizzazione virtuale degli oggetti non è stata un'operazione semplice, esistono infatti, ancora oggi, molti dubbi sulla loro collocazione nello spazio originario. Al momento della sua scoperta il contesto archeologico non fu metodicamente documentato, disegni e rappresentazioni vennero realizzati a posteriori, dopo che gli oggetti furono rimossi. Per questo è stato necessario recuperare ed interpretare tutte le fonti iconografiche e documentarie disponibili al fine di proporre una ricostruzione il più possibile plausibile. Il 3D è stato usato in questo caso non solo come veicolo di comunicazione e divulgazione finale ma anche come strumento di verifica ed interpretazione.

Come la tomba, anche gli oggetti conservati ai Musei Vaticani sono stati ricostruiti in 3D attraverso tecniche di fotogrammetria e computer grafica. Per quanto in massima parte molto ben conservati, essi sono stati oggetto di un'attenta operazione di restauro digitale attraverso processi interpretativi basati sull'osservazione, sullo studio delle fonti e sull'analisi di casi comparativi. Alcune decorazioni lacunose sono state reintegrate, ove possibile con un buon grado di attendibilità, i materiali sono stati virtualmente riportati a quello che poteva essere il loro aspetto originario.

L'elemento più innovativo dell'applicazione è il paradigma di interazione: il pubblico ha la possibilità di esplorare lo spazio virtualmente ricostruito, di avvicinarsi agli oggetti, di toccarli ed ascoltare la narrazione dei defunti. Tutto questo senza usare joystick, mouse, tastiere o console ma con il solo movimento del corpo, muovendosi nello spazio antistante la proiezione. L'applicazione è visualizzata ad alta definizione su un grande schermo olografico di circa 3 metri di larghezza. Si compone di due viewport o finestre principali. La più grande, centrale, dedicata all'esplorazione immersiva della tomba ricostruita in 3D con gli oggetti riposizionati al suo interno. La seconda, sulla destra, è un menu dinamico degli oggetti che si vengono a trovare nelle immediate vicinanze dell'utente man mano che questi si sposta nello spazio virtuale.

Il paesaggio sonoro è stato composto appositamente per questa applicazione e combina sonorità antiche al linguaggio musicale contemporaneo, senza intenzioni filologiche ma solo evocative. I timbri musicali sono in parte reali (ad esempio i flauti sono stati registrati dal vivo), in parte sintetici (campanelli, tamburi) frammisti a rumori che riecheggiano la vita reale: il carro, il galoppo del cavallo, il fuoco, e così via.

L'applicazione ha vinto il primo premio in occasione della mostra di archeologia virtuale internazionale "Archevirtual" organizzata a Paestum (Italia), nel 2012. Tale riconoscimento le è stato conferito sia da un comitato scientifico internazionale che dal pubblico.

UDIENZE

Città del Vaticano, 4 aprile 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

- Il Cardinale James Michael Harvey, Arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura

- L'Arcivescovo Piero Marini, Presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali.

mercoledì 3 aprile 2013

PAPA FRANCESCO: SONO LE DONNE LE PRIME A TRASMETTERE L'ANNUNCIO DELLA RISURREZIONE

Città del Vaticano, 3 aprile 2013 (VIS). La Risurrezione, centro del messaggio cristiano, nella forma della professione di fede e nella forma di racconto dell'evento, sono stati i temi con i quali Papa Francesco ha ripreso le catechesi sull'Anno della Fede per le udienze generali del mercoledì.

Come di consueto il Santo Padre ha fatto il giro di Piazza San Pietro in papamobile per salutare le decine di migliaia di persone che volevano salutarlo, molte delle quali gli hanno presentato i propri figli perché li prendesse in braccio. Dopo aver salutato calorosamente i fedeli, il Papa ha pregato con i presenti e dopo aver augurato "Buongiorno" ha cominciato la catechesi citando il celebre passo della lettera di San Paolo ai Corinzi: "Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati".

"Purtroppo - ha detto il Papa - spesso si è cercato di oscurare la fede nella Risurrezione di Gesù, e anche fra gli stessi credenti si sono insinuati dubbi. Un po' quella fede 'all'acqua di rose', come diciamo noi; non è la fede forte. E questo per superficialità, a volte per indifferenza, occupati da mille cose che si ritengono più importanti della fede, oppure per una visione solo orizzontale della vita. Ma è proprio la Risurrezione che ci apre alla speranza più grande, perché apre la nostra vita e la vita del mondo al futuro eterno di Dio, alla felicità piena, alla certezza che il male, il peccato, la morte possono essere vinti. E questo porta a vivere con più fiducia le realtà quotidiane, ad affrontarle con coraggio e con impegno. La Risurrezione di Cristo illumina con una luce nuova queste realtà quotidiane. La Risurrezione di Cristo è la nostra forza!".

Passando a spiegare i due tipi di testimonianze della Risurrezione nel Nuovo Testamento, Papa Francesco ha indicato prima di tutto la professione di fede, cioè le formule sintetiche che indicano il centro della fede. Ad esse appartengono, ad esempio, i contenuti nella Lettera ai Corinzi e nella Lettera di Romani nella quale San Paolo scrive: "Fin dai primi passi della Chiesa è ben salda e chiara la fede nel Mistero di Morte e Risurrezione di Gesù".

Il Papa si è soffermato sulle testimonianze nella forma di racconto che si trovano nei Vangeli, ricordando che le prime testimoni della Risurrezione furono le donne. "All'alba, esse si recano al sepolcro per ungere il corpo di Gesù, e trovano il primo segno: la tomba vuota. Segue poi l'incontro con un Messaggero di Dio che annuncia: Gesù di Nazaret, il Crocifisso, non è qui, è risorto".

"Le donne - ha affermato il Papa - sono spinte dall’amore e sanno accogliere questo annuncio con fede: credono, e subito lo trasmettono, non lo tengono per sé, lo trasmettono. La gioia di sapere che Gesù è vivo, la speranza che riempie il cuore, non si possono contenere. Questo dovrebbe avvenire anche nella nostra vita. Sentiamo la gioia di essere cristiani! Noi crediamo in un Risorto che ha vinto il male e la morte! Abbiamo il coraggio di 'uscire' per portare questa gioia e questa luce in tutti i luoghi della nostra vita! La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza; è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri. È proprio la nostra testimonianza".

"Un altro elemento. - ha proseguito il Papa - Nelle professioni di fede del Nuovo Testamento, come testimoni della Risurrezione vengono ricordati solamente uomini, gli Apostoli, ma non le donne. Questo perché, secondo la Legge giudaica di quel tempo, le donne e i bambini non potevano rendere una testimonianza affidabile, credibile. Nei Vangeli, invece, le donne hanno un ruolo primario, fondamentale. Qui possiamo cogliere un elemento a favore della storicità della Risurrezione: se fosse un fatto inventato, nel contesto di quel tempo non sarebbe stato legato alla testimonianza delle donne. Gli evangelisti invece narrano semplicemente ciò che è avvenuto: sono le donne le prime testimoni. Questo dice che Dio non sceglie secondo i criteri umani: i primi testimoni della nascita di Gesù sono i pastori, gente semplice e umile; le prime testimoni della Risurrezione sono le donne. E questo è bello. E questo è un po' la missione delle donne: delle mamme, delle donne! Dare testimonianza ai figli, ai nipotini, che Gesù è vivo, è il vivente, è risorto. Mamme e donne, avanti con questa testimonianza!. Per Dio conta il cuore, quanto siamo aperti a Lui, se siamo come i bambini che si fidano".

"Ma questo ci fa riflettere anche su come le donne, nella Chiesa e nel cammino di fede, abbiano avuto e abbiano anche oggi un ruolo particolare nell’aprire le porte al Signore, nel seguirlo e nel comunicare il suo Volto, perché lo sguardo di fede ha sempre bisogno dello sguardo semplice e profondo dell’amore. Gli Apostoli e i discepoli fanno più fatica a credere. Le donne no. Pietro corre al sepolcro, ma si ferma alla tomba vuota; Tommaso deve toccare con le sue mani le ferite del corpo di Gesù. Anche nel nostro cammino di fede è importante sapere e sentire che Dio ci ama, non aver paura di amarlo: la fede si professa con la bocca e con il cuore, con la parola e con l’amore".

"Dopo le apparizioni alle donne - ha ricordato il Papa - ne seguono altre: Gesù si rende presente in modo nuovo: è il Crocifisso, ma il suo corpo è glorioso; non è tornato alla vita terrena, bensì in una condizione nuova. All’inizio non lo riconoscono, e solo attraverso le sue parole e i suoi gesti gli occhi si aprono: l’incontro con il Risorto trasforma, dà una nuova forza alla fede, un fondamento incrollabile. Anche per noi ci sono tanti segni in cui il Risorto si fa riconoscere: la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, gli altri Sacramenti, la carità, quei gesti di amore che portano un raggio del Risorto. Lasciamoci illuminare dalla Risurrezione di Cristo, lasciamoci trasformare dalla sua forza, perché anche attraverso di noi nel mondo i segni di morte lascino il posto ai segni di vita".

Al termine il Papa ha detto: "Ho visto che ci sono tanti giovani nella piazza. Eccoli! A voi dico: portate avanti questa certezza: il Signore è vivo e cammina a fianco a noi nella vita. Questa è la vostra missione! Portate avanti questa speranza. Siate ancorati a questa speranza: questa ancora che è nel cielo; tenete forte la corda, siate ancorati e portate avanti la speranza. Voi, testimoni di Gesù, portate avanti la testimonianza che Gesù è vivo e questo ci darà speranza, darà speranza a questo mondo un po' invecchiato per le guerre, per il male, per il peccato. Avanti giovani!".


CELEBRAZIONI PRESIEDUTE DA PAPA FRANCESCO IN APRILE-MAGGIO

Città del Vaticano, 3 aprile 2013 (VIS). Di seguito riportiamo il calendario delle celebrazioni presiedute dal Santo Padre nei mesi di aprile e maggio 2013:

APRILE

- Domenica 7 aprile: II Domenica di Pasqua e della Divina Misericordia. Alle 17:30, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, insediamento del Vescovo di Roma sulla Cathedra Romana. Santa Messa.

- Domenica 14: III Domenica di Pasqua. Alle 17:30, Basilica di San Paolo fuori le Mura, Santa Messa.

- Domenica 21: IV Domenica di Pasqua. Alle 9:30 nella Basilica Vaticana, Ordinazione presbiterale. Santa Messa

- Domenica 28: V Domenica di Pasqua. Alle ore 10:00, in Piazza San Pietro, Santa Messa e Cresima.

MAGGIO

- Sabato 4: alle ore 18:00, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, Santo Rosario.

- Domenica 5: VI Domenica di Pasqua. Alle ore 10:00, in Piazza San Pietro, Santa Messa per le Confraternite.

- Domenica 12: VII Domenica di Pasqua. Alle ore 9:30, in Piazza San Pietro, Santa Messa e Canonizzazione dei Beati: Antonio Primaldo e Compagni; Laura di Santa Caterina da Siena; Maria Guadalupe García Zavala.

- Sabato 18: Alle ore 18:00 in Piazza San Pietro, Vigilia di Pentecoste. Veglia di Pentecoste con i Movimenti Ecclesiali.

- Domenica 19: Domenica di Pentecoste. Alle ore 10:00, in Piazza San Pietro, Santa Messa con i Movimenti Ecclesiali.


PAPA FRANCESCO IN PREGHIERA DAVANTI ALLA TOMBA DEL BEATO GIOVANNI PAOLO II

Città del Vaticano, 3 aprile 2013 (VIS). Nell'ottavo anniversario della morte del Beato Giovanni Paolo II (2 aprile 2005), Papa Francesco ha compiuto, nella serata di ieri, una visita alla sua tomba nella Basilica di San Pietro. Il Santo Padre, accompagnato dal Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica e dal suo Segretario personale Monsignor Alfred Xuereb, ha sostato a lungo inginocchiato in preghiera davanti alla tomba del Beato, nella Cappella di San Sebastiano, ed ha pure sostato davanti alle tombe del Beato Giovanni XXIII e di San Pio X.

"Come la visita di ieri alla tomba di San Pietro e alle Grotte Vaticane, anche la visita di questa sera nella Basilica esprime la profonda continuità spirituale del ministero petrino dei Papi, che il Papa Francesco vive e sente intensamente, come ha dimostrato anche nell'incontro e con i ripetuti colloqui telefonici con il suo Predecessore Benedetto XVI".

VISITA DI PAPA FRANCESCO ALLA NECROPOLI VATICANA

Città del Vaticano, 3 aprile 2013 (VIS). Nel pomeriggio di lunedì 1° aprile, Papa Francesco ha compiuto una visita in forma privata alla tomba di San Pietro nella Necropoli vaticana che si trova sotto la Basilica Vaticana. Il Papa ha sostato in preghiera nella Cappella Clementina, il luogo più vicino alla tomba del Principe degli Apostoli, esattamente sotto l'altare centrale e la cupola della Basilica.

Il Santo Padre ha percorso tutta la via centrale della Necropoli accompagnato dal Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro, dal Vescovo Vittorio Lanzani, Delegato della Fabbrica di San Pietro e dai responsabili della Necropoli vaticana Dottor Pietro Zander e Dottor Mario Bosco. Successivamente si è recato alle Grotte Vaticane dove ha reso omaggio alle tombe dai Papi del secolo scorso che vi si trovano: Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo I.



SOLIDARIETÀ DEI CRISTIANI PER PERSONE AUTISTICHE E LORO FAMIGLIE

Città del Vaticano, 3 aprile 2013 (VIS). In occasione della VI Giornata Mondiale sull'Autismo, (2 aprile), l'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, ha reso pubblico il seguente Messaggio:

"Fratelli e Sorelle carissimi, in occasione della VI Giornata Mondiale sull’Autismo, che quest’anno ricorre nel tempo liturgico delle festività Pasquali, il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari intende manifestare la sollecitudine della Chiesa per le persone autistiche e per le loro famiglie, invitando le comunità cristiane e le persone di buona volontà ad esprimere autentica solidarietà verso di esse.

Desidero prendere lo spunto della mia riflessione dall’atteggiamento di Gesù che si accosta e cammina con i due discepoli verso Emmaus. Lo sguardo segnato dallo smarrimento e, ancor più, dallo stupore che cadenza il passo di Clèopa e Simone potrebbe essere tratto analogo, ed altrettanto analogamente ritrovarsi, in quello che segna il volto ed i cuori dei genitori che hanno un figlio od una figlia affetta da autismo.

Autismo: una parola che fa paura ancora oggi nonostante in moltissime culture che, tradizionalmente escludevano le minorazioni, si sia iniziato ad accettare socialmente i “diversamente abili”, a smantellare molti dei pregiudizi che circondano le persone con disabilità e persino i loro genitori. Definire qualcuno un autistico sembra comportare automaticamente un giudizio negativo su chi ne è colpito e, implicitamente, una sentenza di allontanamento definitivo dalla società. D’altro lato la persona appare incapace di comunicare in modo proficuo con gli altri, talvolta come recluso in una “campana di vetro”, il suo imperscrutabile, ma per noi meraviglioso, universo interiore.

È questa un’immagine 'tipica e stereotipata' del bambino autistico che necessita di una profonda rivisitazione. Come un filo conduttore, sin dalla sua nascita, la Chiesa ha sempre manifestato la sua attenzione a questo aspetto della Medicina con testimonianze concrete a livello universale. Soprattutto, è testimonianza l’Amore oltre lo stigma, quello stigma sociale che isola l’ammalato e lo fa sentire un corpo estraneo: faccio riferimento a quel senso di solitudine che spesso viene raccontato nella moderna società ma che diventa ancora più presente nella moderna sanità, perfetta nella sua “tecnicità” ma sempre più priva e disattenta per quella dimensione affettiva che dovrebbe, invece, essere l’aspetto qualificante di ogni atto o percorso terapeutico.

Di fronte ai problemi ed alle difficoltà che incontrano questi bambini ed i loro genitori, la Chiesa propone con umiltà la via del servizio al fratello sofferente, accompagnandolo con compassione e tenerezza nel suo tortuoso percorso umano e psico-relazionale, avvalendosi dell’aiuto delle parrocchie, delle associazioni, dei movimenti ecclesiali e delle persone di buona volontà.

Cari fratelli e sorelle, al porsi dell’ascolto deve accompagnarsi necessariamente una autentica solidarietà fraterna. Non deve mai mancare l’attenzione globale alla persona “fragile” come può essere un malato di autismo: questa si concretizza con il senso di vicinanza che ogni operatore, ognuno nel suo ruolo, deve saper trasmettere al suo malato ed alla sua famiglia, non facendolo sentire un numero ma rendendo concreta la situazione di un cammino condiviso, fatto di gesti, atteggiamenti, parole - magari non eclatanti - ma suggestivi di una quotidianità il più vicina alla normalità. Ciò significa ascoltare l’esortazione, imperiosa, a non perdere di vista la persona nella sua integralità: nessuna procedura, per quanto perfetta, potrà risultare “efficace” se privata del “sale” dell’Amore, di quell’Amore che ognuno di questi Malati, se lo guardate negli occhi, vi chiede. Il loro sorriso, la serenità di una famiglia che vede il suo caro al centro della complessa articolazione che ognuno di noi, per il suo specifico compito, è chiamato a gestire per la sua vita, la condivisione percepita e realizzata: sarà questo il miglior “bilancio” che ci arricchirà.

In pratica, si tratta di accogliere i bambini autistici nei diversi settori delle attività sociali, educative, catechistiche, liturgiche in un modo corrispondente e proporzionato alla loro capacità relazionale. Tale solidarietà, per chi ha ricevuto il dono della Fede, diventa presenza amorosa e vicinanza compassionevole a chi soffre, sull’esempio e ad imitazione di Gesù Cristo, il Buon Samaritano che con la sua passione, morte e risurrezione ha redento l’umanità.

Il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, nell’ Anno della Fede, desidera condividere con le persone che soffrono per l’autismo, la speranza e la certezza che l’adesione all’Amore ci permette di riconoscere Cristo Risorto ogni volta che si fa nostro prossimo nel cammino della vita. Sia di riferimento quanto affermato da Giovanni Paolo II, nella cui intercessione confidiamo e di cui ricordiamo, proprio oggi, l’ottavo anniversario del Suo ritorno alla casa del Padre: 'La qualità di vita all'interno di una comunità si misura in buona parte dall'impegno nell'assistenza ai più deboli e ai più bisognosi e nel rispetto della loro dignità di uomini e di donne. Il mondo dei diritti non può essere appannaggio solo dei sani. Anche la persona portatrice di handicap dovrà essere facilitata a partecipare, per quanto le è possibile, alla vita della società ed essere aiutata ad attuare tutte le sue potenzialità di ordine fisico, psichico e spirituale. Soltanto se vengono riconosciuti i diritti dei più deboli una società può dire di essere fondata sul diritto e sulla giustizia”. (Giovanni Paolo II, Messaggio ai partecipanti al Simposio Internazionale su 'Dignità e diritti della persona con handicap mentale'".

Sia luce costante quanto affermato, manifestando la propria vicinanza ai poveri e ai sofferenti, dal Santo Padre Francesco nei primi giorni del Suo Pontificato: “dobbiamo tenere viva nel mondo la sete dell’assoluto, non permettendo che prevalga una visione della persona umana ad una sola dimensione, secondo cui l’uomo si riduce a ciò che produce e a ciò che consuma: è questa una delle insidie più pericolose per il nostro tempo.

Mentre auspico la collaborazione di tutti per una risposta corale e compassionevole alle numerose istanze che ci pervengono dai nostri fratelli e sorelle affetti da autismo e dalle loro famiglie, affido le sofferenze, le gioie e le speranze di questi ultimi alla Madre di Cristo e “Salute degli Infermi” che, stando sotto la Croce, ci ha insegnato a fermarci accanto a tutte le croci dell’Uomo di oggi.

Alle persone autistiche, alle loro famiglie ed a tutti coloro che sono impegnati al loro servizio, confermando la mia vicinanza e preghiera, invio il mio personale ed affettuoso augurio per una serena e gioiosa Pasqua con il Signore Risorto".


REGINA CAELI: SENZA LA GRAZIA NON POSSIAMO NULLA!

Città del Vaticano, 1 aprile 2013 (VIS). Alle dodici di questa mattina, Papa Francesco si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare il Regina Caeli con i numerosissimi fedeli convenuti in Piazza San Pietro.

"Buon giorno e buona Pasqua a tutti voi! - ha detto Papa Francesco - Vi ringrazio di essere venuti anche oggi numerosi, per condividere la gioia della Pasqua, mistero centrale della nostra fede. Che la forza della Risurrezione di Cristo possa raggiungere ogni persona - specialmente chi soffre – e tutte le situazioni più bisognose di fiducia e di speranza".

"Cristo ha vinto il male in modo pieno e definitivo, ma spetta a noi, agli uomini di ogni tempo, accogliere questa vittoria nella nostra vita e nelle realtà concrete della storia e della società. (...) È vero, il Battesimo che ci fa figli di Dio, l’Eucaristia che ci unisce a Cristo, devono diventare vita, tradursi cioè in atteggiamenti, comportamenti, gesti, scelte. La grazia contenuta nei Sacramenti pasquali è un potenziale di rinnovamento enorme per l’esistenza personale, per la vita delle famiglie, per le relazioni sociali. Ma tutto passa attraverso il cuore umano: se io mi lascio raggiungere dalla grazia di Cristo risorto, se le permetto di cambiarmi in quel mio aspetto che non è buono, che può far male a me e agli altri, io permetto alla vittoria di Cristo di affermarsi nella mia vita, di allargare la sua azione benefica. Questo è il potere della grazia! Senza la grazia non possiamo nulla. Senza la grazia non possiamo nulla! E con la grazia del Battesimo e della Comunione eucaristica posso diventare strumento della misericordia di Dio, di quella bella misericordia di Dio!".

"Esprimere nella vita il sacramento che abbiamo ricevuto: ecco, cari fratelli e sorelle, il nostro impegno quotidiano, ma direi anche la nostra gioia quotidiana! La gioia di sentirsi strumenti della grazia di Cristo, come tralci della vite che è Lui stesso, animati dalla linfa del suo Spirito! Preghiamo insieme, nel nome del Signore morto e risorto, e per intercessione di Maria Santissima, perché il Mistero pasquale possa operare profondamente in noi e in questo nostro tempo, perché l’odio lasci il posto all’amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia".

Dopo il Regina Caeli il Papa ha salutato in italiano i pellegrini provenienti dai vari continenti con queste parole: "Saluto con grande affetto tutti voi, cari pellegrini provenienti da vari Continenti per partecipare a questo incontro di preghiera. A ciascuno auguro di trascorrere serenamente questo Lunedì dell’Angelo, nel quale risuona con forza l’annuncio gioioso della Pasqua: Cristo è risorto! Buona Pasqua a tutti! Buona Pasqua a tutti e buon pranzo!".

SESSIONE PLENARIA ANNUALE PONTIFICIA COMMISSIONE BIBLICA

Città del Vaticano, 3 aprile 2013 (VIS). La Pontificia Commissione Biblica terrà la sua Sessione plenaria annuale dall'8 al 12 aprile presso la "Domus Sanctae Marthae" della Città del Vaticano, sotto la presidenza dell'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller. Dirigerà i lavori dell'Assemblea il Padre Klemens Stock, S.I., Segretario generale.

Nel corso della riunione i Membri concluderanno lo studio sul tema: "Ispirazione e verità nella Bibbia". "Da alcuni anni - rende noto un Comunicato della Pontificia Commissione Biblica - la Commissione ha deciso di concentrare i propri sforzi nel verificare in che modo il tema dell'ispirazione e quello della verità si manifestino nei diversi libri della Sacra Scrittura. Scopo della riflessione è quello di offrire un contributo positivo perché, in una approfondita comprensione dei concetti di ispirazione e verità, la Parola di Dio venga accolta da tutti i fedeli, in un modo sempre più adeguato a questo singolare dono, in cui Dio comunica se stesso e invita gli uomini alla comunione con Lui".

PRESA DI POSSESSO DEL CARDINALE OLORUNFEMI

Città del Vaticano, 3 aprile 2013 (VIS). L'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha reso noto oggi che domenica 7 aprile, alle ore 12:00, il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria), prenderà possesso del Titolo di San Saturnino, Via Avigliana, 3, Roma.

domenica 31 marzo 2013

PAPA FRANCESCO: "LA MISERICORDIA DI DIO PUÒ FAR FIORIRE ANCHE LA TERRA PIÙ ARIDA"

Città del Vaticano, 31 marzo 2013 (VIS). Alle 10:15 di questa mattina, Domenica di Pasqua, il Santo Padre Francesco ha celebrato in Piazza San Pietro la solenne Messa della Risurrezione del Signore. Alla celebrazione, che ha avuto inizio con il rito del "Resurrexit" - la venerazione dell'icona del Risorto, posta accanto all'altare papale - hanno partecipato fedeli romani e pellegrini di tutto il mondo. Il Papa non ha tenuto l'omelia poiché dopo la Messa ha pronunciato il Messaggio pasquale ed ha impartito la Benedizione "Urbi et Orbi". È stata la prima Messa di Pasqua del nuovo Vescovo di Roma.

Piazza San Pietro era adornata da una splendida decorazione floreale. Più di 40.000 fiori, donati dai coltivatori olandesi, hanno trasformato il sagrato della Basilica in un magnifico giardino, in cui spiccavano i narcisi gialli e i lilium bianchi, colori della Pasqua e della bandiera pontificia, che rappresentano la purezza del sacrificio di Gesù e la gloria della sua risurrezione, mentre i fiori di colore rosa simboleggiano la luce di Cristo risorto che disperde le tenebre.

Alle 12:00, dalla Loggia delle Benedizioni, il Santo Padre Francesco si è rivolto alle centinaia di migliaia di fedeli convenuti in Piazza San Pietro e a tutti coloro che hanno seguito la Santa Messa a mezzo della radio e della televisione ed ha pronunciato il Messaggio pasquale. "La misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida" ha detto il Papa che ha pregato per la pace in Medio Oriente - "in particolare tra Israeliani e Palestinesi, che faticano a trovare la strada della concordia"-, la pace in Iraq, Siria, Mali, Nigeria, le regione orientale del Congo, la Repubblica Centroafricana e la Corea del Nord. Successivamente il Papa ha impartito la Benedizione "Urbi et Orbi". Di seguito pubblichiamo il testo integrale del Messaggio pasquale.

"Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero, buona Pasqua! Buona Pasqua!

Che grande gioia per me potervi dare questo annuncio: Cristo è risorto! Vorrei che giungesse in ogni casa, in ogni famiglia, specialmente dove c’è più sofferenza, negli ospedali, nelle carceri… Soprattutto vorrei che giungesse a tutti i cuori, perché è lì che Dio vuole seminare questa Buona Notizia: Gesù è risorto, c’è la speranza per te, non sei più sotto il dominio del peccato, del male! Ha vinto l’amore, ha vinto la misericordia! Sempre vince la misericordia di Dio!

Anche noi, come le donne discepole di Gesù, che andarono al sepolcro e lo trovarono vuoto, possiamo domandarci che senso abbia questo avvenimento. Che cosa significa che Gesù è risorto? Significa che l’amore di Dio è più forte del male e della stessa morte; significa che l’amore di Dio può trasformare la nostra vita, far fiorire quelle zone di deserto che ci sono nel nostro cuore. E questo può farlo l'amore di Dio.

Questo stesso amore per cui il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è andato fino in fondo nella via dell’umiltà e del dono di sé, fino agli inferi, all’abisso della separazione da Dio, questo stesso amore misericordioso ha inondato di luce il corpo morto di Gesù e lo ha trasfigurato, lo ha fatto passare nella vita eterna. Gesù non è tornato alla vita di prima, alla vita terrena, ma è entrato nella vita gloriosa di Dio e ci è entrato con la nostra umanità, ci ha aperto ad un futuro di speranza.

Ecco che cos’è la Pasqua: è l’esodo, il passaggio dell’uomo dalla schiavitù del peccato, del male alla libertà dell’amore, del bene. Perché Dio è vita, solo vita, e la sua gloria siamo noi, l’uomo vivente.

Cari fratelli e sorelle, Cristo è morto e risorto una volta per sempre e per tutti, ma la forza della Risurrezione, questo passaggio dalla schiavitù del male alla libertà del bene, deve attuarsi in ogni tempo, negli spazi concreti della nostra esistenza, nella nostra vita di ogni giorno. Quanti deserti, anche oggi, l’essere umano deve attraversare! Soprattutto il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore di Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ciò che il Creatore ci ha donato e ci dona. Ma la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite.

Allora, ecco l’invito che rivolgo a tutti: accogliamo la grazia della Risurrezione di Cristo! Lasciamoci rinnovare dalla misericordia di Dio, lasciamoci amare da Gesù, lasciamo che la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita; e diventiamo strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire tutto il creato e far fiorire la giustizia e la pace.

E così domandiamo a Gesù risorto, che trasforma la morte in vita, di mutare l’odio in amore, la vendetta in perdono, la guerra in pace. Sì, Cristo è la nostra pace e attraverso di Lui imploriamo pace per il mondo intero.

Pace per il Medio Oriente, in particolare tra Israeliani e Palestinesi, che faticano a trovare la strada della concordia, affinché riprendano con coraggio e disponibilità i negoziati per porre fine a un conflitto che dura ormai da troppo tempo. Pace in Iraq, perché cessi definitivamente ogni violenza, e, soprattutto, per l’amata Siria, per la sua popolazione ferita dal conflitto e per i numerosi profughi, che attendono aiuto e consolazione. Quanto sangue è stato versato! E quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?

Pace per l’Africa, ancora teatro di sanguinosi conflitti. In Mali, affinché ritrovi unità e stabilità; e in Nigeria, dove purtroppo non cessano gli attentati, che minacciano gravemente la vita di tanti innocenti, e dove non poche persone, anche bambini, sono tenuti in ostaggio da gruppi terroristici. Pace nell’est della Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica Centroafricana, dove in molti sono costretti a lasciare le proprie case e vivono ancora nella paura.

Pace in Asia, soprattutto nella Penisola coreana, perché superino le divergenze e maturi un rinnovato spirito di riconciliazione.

Pace a tutto il mondo, ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, ferito dall’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo; la tratta delle persone è proprio la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo!. Pace a tutto il mondo, dilaniato dalla violenza legata al narcotraffico e dallo sfruttamento iniquo delle risorse naturali! Pace a questa nostra Terra! Gesù risorto porti conforto a chi è vittima delle calamità naturali e ci renda custodi responsabili del creato.

Cari fratelli e sorelle, a tutti voi che mi ascoltate da Roma e da ogni parte del mondo, rivolgo l’invito del Salmo: «Rendete grazie al Signore perché è buono, / perché il suo amore è per sempre. / Dica Israele: / “Il suo amore è per sempre”» (Sal 117,1-2)".

Successivamente Papa Francesco, invece dei saluti nelle diverse lingue, ha pronunciato brevi parole in italiano per augurare Buona Pasqua a tutti. Di seguito riportiamo le sue parole:

"Cari fratelli e sorelle,
giunti da ogni parte del mondo in questa piazza, cuore della cristianità, e tutti voi che siete collegati attraverso i mezzi della comunicazione, rinnovo il mio augurio: Buona Pasqua! Portate nelle vostre famiglie e nei vostri paesi il messaggio di gioia, di speranza, e di pace che ogni anno, in questo giorno, si rinnova con forza. Il Signore Risorto, vincitore del peccato e della morte, sia di sostegno a tutti, specialmente ai più deboli e bisognosi. Grazie per la vostra presenza e la testimonianza della vostra fede. Un pensiero e un grazie in particolare per il dono dei bellissimi fiori che provengono dai Paesi Bassi. A tutti ripeto con affetto: Cristo Risorto guidi tutti voi e l'intera umanità su sentieri di giustizia, di amore e di pace".

Infine Papa Francesco ha impartito la benedizione "Urbi et Orbi".

VEGLIA DI PASQUA: "ABBIAMO PAURA DELLE SORPRESE DI DIO. EGLI CI SORPRENDE SEMPRE".

Città del Vaticano, 31 marzo 2013 (VIS). Alle ore 20.30 di ieri sera il Santo Padre Francesco ha presieduto, nella Basilica Vaticana, la solenne Veglia nella Notte Santa di Pasqua. Il Rito ha avuto inizio nell’atrio della Basilica di San Pietro con la benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale. Alla processione verso l’Altare con il cero pasquale acceso e al canto dell’Exsultet, hanno fanno seguito la Liturgia della Parola, la Liturgia Battesimale - nel corso della quale il Papa ha amministrato i Sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima e Prima Comunione) a 4 neofiti, provenienti da: Italia, Albania, Russia e Stati Uniti d’America - e la Liturgia Eucaristica, concelebrata con i Cardinali.

Dopo la proclamazione del Santo Vangelo il Santo Padre ha commentato nell'omelia la pagina evangelica che narra di come le sante donne si recano al sepolcro di Gesù, incontrano gli angeli e la tomba vuota. "Abbiamo paura delle sorprese di Dio. Cari fratelli e sorelle, nella nostra vita abbiamo paura delle sorprese di Dio! Egli ci sorprende sempre! Il Signore è così", ha detto Papa Francesco. Di seguito pubblichiamo il testo dell'omelia pronunciata da Papa Francesco.

"Cari fratelli e sorelle!

Nel Vangelo di questa Notte luminosa della Vigilia Pasquale incontriamo per prime le donne che si recano al sepolcro di Gesù con gli aromi per ungere il suo corpo. Vanno per compiere un gesto di compassione, di affetto, di amore, un gesto tradizionale verso una persona cara defunta, come ne facciamo anche noi. Avevano seguito Gesù, l’avevano ascoltato, si erano sentite comprese nella loro dignità e lo avevano accompagnato fino alla fine, sul Calvario, e al momento della deposizione dalla croce. Possiamo immaginare i loro sentimenti mentre vanno alla tomba: una certa tristezza, il dolore perché Gesù le aveva lasciate, era morto, la sua vicenda era terminata. Ora si ritornava alla vita di prima. Però nelle donne continuava l’amore, ed è l’amore verso Gesù che le aveva spinte a recarsi al sepolcro.

Ma a questo punto avviene qualcosa di totalmente inaspettato, di nuovo, che sconvolge il loro cuore e i loro programmi e sconvolgerà la loro vita: vedono la pietra rimossa dal sepolcro, si avvicinano, e non trovano il corpo del Signore. È un fatto che le lascia perplesse, dubbiose, piene di domande: 'Che cosa succede?', 'Che senso ha tutto questo?'. Non capita forse anche a noi così quando qualcosa di veramente nuovo accade nel succedersi quotidiano dei fatti? Ci fermiamo, non comprendiamo, non sappiamo come affrontarlo. La novità spesso ci fa paura, anche la novità che Dio ci porta, la novità che Dio ci chiede. Siamo come gli Apostoli del Vangelo: spesso preferiamo tenere le nostre sicurezze, fermarci ad una tomba, al pensiero verso un defunto, che alla fine vive solo nel ricordo della storia come i grandi personaggi del passato. Abbiamo paura delle sorprese di Dio. Cari fratelli e sorelle, nella nostra vita abbiamo paura delle sorprese di Dio! Egli ci sorprende sempre! Il Signore è così.

Fratelli e sorelle, non chiudiamoci alla novità che Dio vuole portare nella nostra vita! Siamo spesso stanchi, delusi, tristi, sentiamo il peso dei nostri peccati, pensiamo di non farcela. Non chiudiamoci in noi stessi, non perdiamo la fiducia, non rassegniamoci mai: non ci sono situazioni che Dio non possa cambiare, non c’è peccato che non possa perdonare se ci apriamo a Lui.

Ma torniamo al Vangelo, alle donne e facciamo un passo avanti. Trovano la tomba vuota, il corpo di Gesù non c’è, qualcosa di nuovo è avvenuto, ma tutto questo ancora non dice nulla di chiaro: suscita interrogativi, lascia perplessi, senza offrire una risposta. Ed ecco due uomini in abito sfolgorante, che dicono: 'Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto'. Quello che era un semplice gesto, un fatto, compiuto certo per amore - il recarsi al sepolcro – ora si trasforma in avvenimento, in un evento che cambia veramente la vita. Nulla rimane più come prima, non solo nella vita di quelle donne, ma anche nella nostra vita e nella nostra storia dell’umanità. Gesù non è un morto, è risorto, è il Vivente!

Non è semplicemente tornato in vita, ma è la vita stessa, perché è il Figlio di Dio, che è il Vivente. Gesù non è più nel passato, ma vive nel presente ed è proiettato verso il futuro, Gesù è l’'oggi' eterno di Dio. Così la novità di Dio si presenta davanti agli occhi delle donne, dei discepoli, di tutti noi: la vittoria sul peccato, sul male, sulla morte, su tutto ciò che opprime la vita e le dà un volto meno umano. E questo è un messaggio rivolto a me, a te, cara sorella, e a te caro fratello. Quante volte abbiamo bisogno che l’Amore ci dica: perché cercate tra i morti colui che è vivo? I problemi, le preoccupazioni di tutti i giorni tendono a farci chiudere in noi stessi, nella tristezza, nell’amarezza… e lì sta la morte. Non cerchiamo lì Colui che è vivo!

Accetta allora che Gesù Risorto entri nella tua vita, accoglilo come amico, con fiducia: Lui è la vita! Se fino ad ora sei stato lontano da Lui, fa’ un piccolo passo: ti accoglierà a braccia aperte. Se sei indifferente, accetta di rischiare: non sarai deluso. Se ti sembra difficile seguirlo, non avere paura, affidati a Lui, stai sicuro che Lui ti è vicino, è con te e ti darà la pace che cerchi e la forza per vivere come Lui vuole.

C’è un ultimo semplice elemento che vorrei sottolineare nel Vangelo di questa luminosa Veglia Pasquale. Le donne si incontrano con la novità di Dio: Gesù è risorto, è il Vivente! Ma di fronte alla tomba vuota e ai due uomini in abito sfolgorante, la loro prima reazione è di timore: 'tenevano il volto chinato a terra' - nota san Luca -, non avevano il coraggio neppure di guardare. Ma quando ascoltano l’annuncio della Risurrezione, l’accolgono con fede. E i due uomini in abito sfolgorante introducono un verbo fondamentale: ricordate. 'Ricordatevi come vi parlò, quando era ancora in Galilea… Ed esse si ricordarono delle sue parole'. Questo è l’invito a fare memoria dell’incontro con Gesù, delle sue parole, dei suoi gesti, della sua vita; ed è proprio questo ricordare con amore l’esperienza con il Maestro che conduce le donne a superare ogni timore e a portare l’annuncio della Risurrezione agli Apostoli e a tutti gli altri. Fare memoria di quello che Dio ha fatto e fa per me, per noi, fare memoria del cammino percorso; e questo spalanca il cuore alla speranza per il futuro. Impariamo a fare memoria di quello che Dio ha fatto nella nostra vita!

In questa Notte di luce, invocando l’intercessione della Vergine Maria, che custodiva ogni avvenimento nel suo cuore, chiediamo che il Signore ci renda partecipi della sua Risurrezione: ci apra alla sua novità che trasforma, alle sorprese di Dio, tanto belle; ci renda uomini e donne capaci di fare memoria di ciò che Egli opera nella nostra storia personale e in quella del mondo; ci renda capaci di sentirlo come il Vivente, vivo ed operante in mezzo a noi; ci insegni, cari fratelli e sorelle, ogni giorno a non cercare tra i morti Colui che è vivo. Amen".


INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE PER APRILE 2013

Città del Vaticano, 30 marzo 2013 (VIS). Di seguito riportiamo le intenzioni per il mese di aprile affidate dal Papa all'Apostolato della preghiera:

Generale: "Perché la celebrazione pubblica e orante della fede sia sorgente di vita per i fedeli".

Missionaria: "Perché la Chiese particolari dei territori di missione siano segno e strumento di speranza e di risurrezione".


AVVISO

Città del Vaticano, 31 marzo 2013 (VIS). Abitualmente durante la Settimana Santa il servizio del V.I.S. non viene trasmesso, ma quest'anno, eccezionalmente, il Vatican Information Service ha trasmesso tutte le notizie relative alle celebrazioni presiedute dal nuovo Papa Francesco durante il Triduo Pasquale.

Nell'augurare a tutti i nostri lettori Buona Pasqua informiamo che domani, lunedì 1° e martedì 2 aprile, giorni di vacanza in Vaticano, il servizio del V.I.S. non sarà trasmesso. Le trasmissioni riprenderanno mercoledì 3 aprile.

sabato 30 marzo 2013

IL PAPA: "MI PONGO ANCH’IO CON VOI DAVANTI ALLA SACRA SINDONE"

Città del Vaticano, 30 marzo 2013 (VIS). Dalle ore 17:15 alle ore 18:40 di oggi, Sabato Santo, viene effettuata nella Cattedrale di Torino un’ostensione straordinaria della Sindone, trasmessa da RaiUno in mondovisione. L’iniziativa si colloca nell’ambito dell’Anno della Fede indetto dal Santo Padre Benedetto XVI.

Per l’occasione, Papa Francesco ha registrato un video-messaggio, il cui testo pubblichiamo di seguito:

"Cari fratelli e sorelle,

mi pongo anch’io con voi davanti alla sacra Sindone, e ringrazio il Signore che ci offre, con gli strumenti di oggi, questa possibilità.

Anche se avviene in questa forma, il nostro non è un semplice osservare, ma è un venerare, è uno sguardo di preghiera. Direi di più: è un lasciarsi guardare. Questo Volto ha gli occhi chiusi, è il volto di un defunto, eppure misteriosamente ci guarda, e nel silenzio ci parla. Come è possibile? Come mai il popolo fedele, come voi, vuole fermarsi davanti a questa Icona di un Uomo flagellato e crocifisso? Perché l’Uomo della Sindone ci invita a contemplare Gesù di Nazaret. Questa immagine – impressa nel telo – parla al nostro cuore e ci spinge a salire il Monte del Calvario, a guardare al legno della Croce, a immergerci nel silenzio eloquente dell’amore.

Lasciamoci dunque raggiungere da questo sguardo, che non cerca i nostri occhi ma il nostro cuore. Ascoltiamo ciò che vuole dirci, nel silenzio, oltrepassando la stessa morte. Attraverso la sacra Sindone ci giunge la Parola unica ed ultima di Dio: l’Amore fatto uomo, incarnato nella nostra storia; l’Amore misericordioso di Dio che ha preso su di sé tutto il male del mondo per liberarci dal suo dominio. Questo Volto sfigurato assomiglia a tanti volti di uomini e donne feriti da una vita non rispettosa della loro dignità, da guerre e violenze che colpiscono i più deboli… Eppure il Volto della Sindone comunica una grande pace; questo Corpo torturato esprime una sovrana maestà. È come se lasciasse trasparire un’energia contenuta ma potente, è come se ci dicesse: abbi fiducia, non perdere la speranza; la forza dell’amore di Dio, la forza del Risorto vince tutto.

Per questo, contemplando l’Uomo della Sindone, faccio mia, in questo momento, la preghiera che san Francesco d’Assisi pronunciò davanti al Crocifisso:

Altissimo e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
E dammi fede retta, speranza certa, carità perfetta,
senno e conoscimento, Signore,
che faccia il tuo santo e verace comandamento. Amen".

PAPA FRANCESCO: IN QUESTA NOTTE DEVE RIMANERE UNA SOLA PAROLA, CHE È LACROCE STESSA.

Città del Vaticano, 30 marzo 2013 (VIS). Alle 17:00 di ieri, Venerdì Santo, il Santo Padre ha presieduto, nella Basilica Vaticana, la celebrazione della Passione del Signore. Durante la Liturgia della Parola è stato riascoltato il racconto della Passione secondo Giovanni, quindi il Predicatore della Casa Pontificia, Padre Raniero Cantalamessa, O.F.M.Cap., ha tenuto l'omelia. La Liturgia della Passione è proseguita con la Preghiera universale e l'adorazione della Santa Croce e si è conclusa con la Santa Comunione.

Alle 21:15, il Santo Padre Francesco ha presieduto per la prima volta il pio esercizio della Via Crucis al Colosseo. I testi delle meditazioni e delle preghiere proposte quest’anno per le stazioni della Via Crucis sono stati preparati da due giovani libanesi, guidati dal Cardinale Béchara Boutros Raï, O.M.M., Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano). Le immagini del libretto ad uso dei fedeli riproducevano le stazioni realizzate da un anonimo francescano di Betlemme del secolo XIX. Più di centomila persone, fra le quali moltissimi giovani, e un nutrito gruppo proveniente dal Libano, hanno preso parte alla Via Crucis.

Il Santo Padre ha seguito la Via Crucis, trasmessa in mondovisione, da un piccolo palco sulle pendici del Palatino. Le torce accanto alla Croce sono state tenute da due giovani della Diocesi di Roma e da due giovani libanesi, mentre la Croce è stata portata, oltre che dal Cardinale Agostino Vallini, Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma, da due seminaristi cinesi, da due frati francescani della Custodia di Terra Santa, da due religiose dell’Africa e da due religiose del Libano, da due giovani del Brasile, da due famiglie provenienti dall’Italia e dall’India e da un malato dell’UNITALSI.

Al termine della Via Crucis, il Papa Francesco ha rivolto le parole che riportiamo di seguito:

"Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio di aver partecipato numerosi a questo momento di intensa preghiera. E ringrazio anche tutti coloro che si sono uniti a noi tramite i mezzi di comunicazione, specialmente le persone malate e anziane.

Non voglio aggiungere tante parole. In questa notte deve rimanere una sola parola, che è la Croce stessa. La Croce di Gesù è la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo. A volte ci sembra che Dio non risponda al male, che rimanga in silenzio. In realtà Dio ha parlato, ha risposto, e la sua risposta è la Croce di Cristo: una Parola che è amore, misericordia, perdono. È anche giudizio: Dio ci giudica amandoci. Ricordiamo questo: Dio ci giudica amandoci. Se accolgo il suo amore sono salvato, se lo rifiuto sono condannato, non da Lui, ma da me stesso, perché Dio non condanna, Lui solo ama e salva.

Cari fratelli, la parola della Croce è anche la risposta dei cristiani al male che continua ad agire in noi e intorno a noi. I cristiani devono rispondere al male con il bene, prendendo su di sé la Croce, come Gesù. Questa sera abbiamo sentito la testimonianza dei nostri fratelli del Libano: sono loro che hanno composto queste belle meditazioni e preghiere. Li ringraziamo di cuore per questo servizio e soprattutto per la testimonianza che ci danno. Lo abbiamo visto quando il Papa Benedetto è andato in Libano: abbiamo visto la bellezza e la forza della comunione dei cristiani di quella Terra e dell’amicizia di tanti fratelli musulmani e di molti altri. È stato un segno per il Medio Oriente e per il mondo intero: un segno di speranza.

Allora continuiamo questa Via Crucis nella vita di tutti i giorni. Camminiamo insieme sulla via della Croce, camminiamo portando nel cuore questa Parola di amore e di perdono. Camminiamo aspettando la Risurrezione di Gesù, che ci ama tanto. È tutto amore".

venerdì 29 marzo 2013

IL PAPA A CASAL DEL MARMO: "COME PRETE E COME VESCOVO DEVO ESSERE AL VOSTRO SERVIZIO"

Città del Vaticano, 29 marzo 2013 (VIS). Alle 17.00 di ieri pomeriggio, Giovedì Santo, Papa Francesco si è recato all’Istituto Penale per Minori di Casal del Marmo ed alle 17:30 ha celebrato la Messa "in Coena Domini", la prima Messa del Triduo Pasquale, per i cinquanta ragazzi e ragazze detenuti nel carcere minorile situato fuori Roma. Il Papa ha lavato i piedi a dieci ragazzi e due ragazze e nell'omelia ha sottolineato il dovere di aiutare gli altri: "Come prete e come vescovo devo essere al vostro servizio. Ma è un dovere che mi viene dal cuore: lo amo".

Al momento della lavanda dei piedi, Papa Francesco si è inginocchiato per sei volte, ogni volta ha lavato i piedi a due dei giovani che erano vicini. Il Santo Padre ha versato l'acqua, asciugato i piedi dei ragazzi e poi baciato uno dei piedi di ognuno dei giovani. Due dei giovani alle quali ha lavato i piedi erano ragazze, una italiana e l'altra proveniente da un paese dell'Europa dell'est. Di seguito pubblichiamo il testo completo dell'omelia che il Pontefice ha pronunciato dopo la lettura del Vangelo:

"Questo è commovente. Gesù che lava i piedi ai suoi discepoli. Pietro non capiva nulla, rifiutava. Ma Gesù gli ha spiegato. Gesù - Dio - ha fatto questo! E Lui stesso spiega ai discepoli: 'Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come ho fatto io' (Gv 13,12-15). È l’esempio del Signore: Lui è il più importante e lava i piedi, perché fra noi quello che è il più alto deve essere al servizio degli altri. E questo è un simbolo, è un segno, no?

Lavare i piedi è: 'io sono al tuo servizio'. E anche noi, fra noi, non è che dobbiamo lavare i piedi tutti i giorni l’uno all’altro, ma che cosa significa questo? Che dobbiamo aiutarci, l’un l’altro. A volte mi sono arrabbiato con uno, con un’altra … ma… lascia perdere, lascia perdere, e se ti chiede un favore, fatelo. Aiutarci l’un l’altro: questo Gesù ci insegna e questo è quello che io faccio, e lo faccio di cuore, perché è mio dovere. Come prete e come vescovo devo essere al vostro servizio. Ma è un dovere che mi viene dal cuore: lo amo. Amo questo e amo farlo perché il Signore così mi ha insegnato. Ma anche voi, aiutateci: aiutateci sempre. L’un l’altro. E così, aiutandoci, ci faremo del bene. Adesso faremo questa cerimonia di lavarci i piedi e pensiamo, ciascuno di noi pensi: 'Io davvero sono disposta, sono disposto a servire, ad aiutare l’altro?'. Pensiamo questo, soltanto. E pensiamo che questo segno è una carezza di Gesù, che fa Gesù, perché Gesù è venuto proprio per questo: per servire, per aiutarci".

Con il Santo Padre hanno concelebrato il Cardinale Vicario Agostino Vallini, l'Arcivescovo Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato per gli Affari Generali, il Monsignor Alfred Xuereb, Segretario del Papa, il Cappellano del carcere minorile, il Padre cappuccino Gaetano Greco ed un suo confratello. Hanno preso parte alla Messa, celebrata nella Cappella dedicata al "Padre misericordioso", circa 50 giovani fra i quali 11 ragazze, tutti detenuti nel carcere. Al termine Papa Francesco ha salutato la Famiglia dell'Istituto nella palestra del carcere, presente il Ministro della Giustizia italiana, Paola Severino. I giovani dell'Istituto di pena hanno donato al Papa un crocifisso di legno ed un inginocchiatoio, sempre in legno, realizzati da loro stessi nel laboratorio artigianale di Casal del Marmo.

Prima della partenza, Papa Francesco ha ringraziato i giovani per la loro accoglienza e ha detto loro: "Non lasciatevi rubare la speranza!". Un giovane ha chiesto al Papa perché avesse deciso di recarsi in visita nell'Istituto penitenziario ed il Papa ha risposto che a spingerlo era stato un sentimento che è venuto dal cuore. Prima di decidere la visita a Casal del Marmo, il Papa aveva chiesto: "Dove sono quelli che forse mi aiuteranno di più ad essere umile, ad essere servitore come deve essere un vescovo? Dove sono quelli a cui piacerebbe una mia visita? E mi hanno detto "Casal del Marmo, forse". E quando me l'hanno detto, sono venuto qui. Ma dal cuore è venuto quello, soltanto. Le cose del cuore non hanno spiegazione, vengono solo. Grazie, eh!". Papa Francesco, prima di congedarsi ha infine salutato tutti con queste parole: "Adesso mi congedo. Grazie tante della vostra accoglienza. Pregate per me e non lasciatevi rubare la speranza. Sempre avanti!. Grazie tante!".

VARIAZIONI NELLO SCUDO PAPALE

 
Città del Vaticano, 29 marzo 2013 (VIS). Il sito web del Vaticano ha pubblicato la nuova versione dello scudo papale che prevede la modifica della stella, che invece di 5 punte ne ha 8, come le 8 beatitudini. È stato modificato graficamente anche il fiore di nardo, che indica San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, ora molto più simile al disegno del fiore. Infine, il motto "miserando atque eligendo" è stato inserito in un cartiglio bianco con bordi rossi, sottostante lo scudo. Il simbolo dei Gesuiti rimane invariato. Ulteriori particolari sullo scudo si trovano su http://visnews-ita.blogspot.it di martedì 19 marzo, "Lo scudo di Francesco".






giovedì 28 marzo 2013

IL PAPA AI SACERDOTI: L'INSODDISFAZIONE DI ALCUNI DERIVA DALL'USCIRE POCO DA SE STESSI

Città del Vaticano, 28 marzo 2013 (VIS). Nell'omelia della Santa Messa del Crisma Papa Francesco ha detto ai sacerdoti del mondo intero: "Il sacerdote che esce poco da sé, che unge poco (...) si perde il meglio del nostro popolo, quello che è capace di attivare la parte più profonda del suo cuore presbiterale. Chi non esce da sé, invece di essere mediatore, diventa a poco a poco un intermediario, un gestore. Tutti conosciamo la differenza: l’intermediario e il gestore 'hanno già la loro paga' e siccome non mettono in gioco la propria pelle e il proprio cuore, non ricevono un ringraziamento affettuoso, che nasce dal cuore. Da qui deriva precisamente l’insoddisfazione di alcuni, che finiscono per essere tristi, preti tristi, e trasformati in una sorta di collezionisti di antichità oppure di novità, invece di essere pastori con 'l’odore delle pecore' - questo io vi chiedo: siate pastori con l''odore delle pecore', che si senta quello -; invece di essere pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini".

Nella solenne Messa crismale del Giovedì Santo celebrata nella Basilica di San Pietro, presieduta dal Santo Padre e concelebrata dai Cardinali, dai Patriarchi, dagli Arcivescovi, Vescovi, Presbiteri (diocesani e religiosi) presenti a Roma (circa 2.000 e più di 10.000 fedeli), Papa Francesco ha anche sottolineato che: "Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo; questa è una prova chiara. (...) Non è precisamente nelle autoesperienze o nelle introspezioni reiterate che incontriamo il Signore: i corsi di autoaiuto nella vita possono essere utili, però vivere la nostra vita sacerdotale passando da un corso all’altro, di metodo in metodo, porta a diventare pelagiani, a minimizzare il potere della grazia, che si attiva e cresce nella misura in cui, con fede, usciamo a dare noi stessi e a dare il Vangelo agli altri".

Papa Francesco ha ricordato il giorno dell'ordinazione ed ha spiegato il significato dell'unzione sacerdotale: "essere per " gli altri. "Quando ci rivestiamo con la nostra umile casula può farci bene sentire sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del nostro popolo fedele, dei nostri santi e dei nostri martiri, che in questo tempo sono tanti!"

La bellezza di quanto è liturgico, ha sottolineato Papa Francesco "non è semplice ornamento e gusto per i drappi, bensì presenza della gloria del nostro Dio che risplende nel suo popolo vivo e confortato (...). L'unzione, cari fratelli, non è per profumare noi stessi e tanto meno perché la conserviamo in un'ampolla, perché l'olio diventerebbe rancido ... e il cuore amaro".

Nell'esortare i sacerdoti alla loro missione pastorale, il Papa ha commentato: "La nostra gente gradisce il Vangelo predicato con l'unzione, gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come l'olio di Aronne fino ai bordi della realtà, quando illumina le situazioni limite, 'le periferie' dove il popolo fedele è più esposto all'invasione di quanti vogliono saccheggiare la sua fede. La gente ci ringrazia perché sente che abbiamo pregato con le realtà della sua vita di ogni giorno, le sue pene e le sue gioie, le sue angustie e le sue speranze. E quando sente che il profumo dell'Unto, di Cristo, giunge attraverso di noi, è incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore: 'preghi per me, padre, perché ho questo problema', 'mi benedica, padre', 'preghi per me'".

"Ciò che intendo sottolineare - ha aggiunto il Papa - è che dobbiamo ravvivare sempre la grazia e intuire in ogni richiesta, a volte inopportuna, a volte puramente materiale o addirittura banale - ma lo è solo apparentemente - il desiderio della nostra gente di essere unta con l'olio profumato, perché sa che noi lo abbiamo. Intuire e sentire, come sentì il Signore l'angoscia piena di speranza dell'emorroissa quando toccò il lembo del suo mantello".

Al termine dell'omelia, il Santo Padre, ha esortato i fedeli laici con queste parole: "siate vicini ai vostri sacerdoti con l'affetto e con la preghiera perché siano sempre Pastori secondo il cuore di Dio".

Nella Messa del Crisma che apre il Triduo Pasquale della Settimana Santa e che si celebra in tutte le cattedrali del mondo, i sacerdoti rinnovano le promesse sacerdotali, di povertà, castità e obbedienza. Il Papa benedice gli oli dei catecumeni e degli infermi e il crisma - olio misto a profumo - che viene impiegato nei sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine.






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