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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 9 dicembre 2010

IMMACOLATA: POTENZA GRAZIA DIVINA

CITTA' DEL VATICANO, 8 DIC. 2010 (VIS). Alle ore 12:00 di oggi, Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

“Il mistero dell’Immacolata Concezione” – ha spiegato il Pontefice – “è fonte di luce interiore, di speranza e di conforto. In mezzo alle prove della vita e specialmente alle contraddizioni che l’uomo sperimenta dentro di sé e intorno a sé, Maria, Madre di Cristo, ci dice che la Grazia è più grande del peccato, che la misericordia di Dio è più potente del male e sa trasformarlo in bene. Purtroppo ogni giorno noi facciamo esperienza del male, che si manifesta in molti modi nelle relazioni e negli avvenimenti, ma che ha la sua radice nel cuore dell’uomo, un cuore ferito, malato, e incapace di guarirsi da solo”.

“La Sacra Scrittura ci rivela che all’origine di ogni male c’è la disobbedienza alla volontà di Dio, e che la morte ha preso dominio perché la libertà umana ha ceduto alla tentazione del Maligno. Ma Dio non viene meno al suo disegno d’amore e di vita: attraverso un lungo e paziente cammino di riconciliazione ha preparato l’alleanza nuova ed eterna, sigillata nel sangue del suo Figlio, che per offrire se stesso in espiazione è ‘nato da donna’ (Gal 4,4). Questa donna, la Vergine Maria, ha beneficiato in anticipo della morte redentrice del suo Figlio e fin dal concepimento è stata preservata dal contagio della colpa. Perciò, con il suo cuore immacolato, Lei ci dice: affidatevi a Gesù, Lui vi salverà”.

Il Papa ha concluso la sua breve meditazione affidando all’intercessione della Vergine “le necessità più urgenti della Chiesa e del mondo. Ella ci aiuti soprattutto ad avere fede in Dio, a credere nella sua Parola, a rigettare sempre il male e a scegliere il bene”.
ANG/ VIS 20101209 (330)

MESSAGGIO DI MARIA: APERTURA AZIONE SPIRITO SANTO

CITTA' DEL VATICANO, 8 DIC. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di oggi alle 16:15, nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato a Piazza di Spagna per rendere omaggio alla statua di Maria collocata su di una colonna di fronte al Palazzo dell’Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede.

Lungo il percorso il Papa ha compiuto una breve sosta alla Chiesa della Santissima Trinità, dove ha salutato i Padri Domenicani ed ha ricevuto l’omaggio dell’Associazione Commercianti Via Condotti. All’arrivo in Piazza di Spagna, il Santo Padre ha benedetto un cesto di rose che è stato deposto ai piedi della Colonna dell’Immacolata, in presenza di migliaia di fedeli.

“Siamo raccolti intorno a questo storico monumento, che oggi è tutto circondato da fiori, segno dell’amore e della devozione del popolo romano per la Madre di Gesù” – ha detto il Papa – “E il dono più bello, e a Lei più gradito, che noi offriamo è la nostra preghiera, quella che portiamo nel cuore e che affidiamo alla sua intercessione”.

“Ma quando noi veniamo qui, specialmente in questa ricorrenza dell’8 dicembre, è molto più importante quello che riceviamo da Maria, rispetto a ciò che le offriamo. Lei, infatti, ci dona un messaggio destinato a ciascuno di noi, alla città di Roma e al mondo intero. Anch’io, che sono il Vescovo di questa Città, vengo per mettermi in ascolto, non solo per me, ma per tutti. E che cosa ci dice Maria? Lei ci parla con la Parola di Dio, che si è fatta carne nel suo grembo. Il suo ‘messaggio’ non è altro che Gesù, Lui che è tutta la sua vita”. (...) Maria ci dice che siamo tutti chiamati ad aprirci all’azione dello Spirito Santo per poter giungere, nel nostro destino finale, ad essere immacolati, pienamente e definitivamente liberi dal male”.

“Questo messaggio ci dona Maria” – ha sottolineato il Pontefice - “e quando vengo qui, in questa Festa, mi colpisce, perché lo sento rivolto a tutta la Città, a tutti gli uomini e le donne che vivono a Roma: anche a chi non ci pensa, a chi oggi non ricorda neppure che è la Festa dell’Immacolata; a chi si sente solo e abbandonato. Lo sguardo di Maria è lo sguardo di Dio su ciascuno. Lei ci guarda con l’amore stesso del Padre e ci benedice”.

“La Madre guarda noi come Dio ha guardato lei, umile fanciulla di Nazareth, insignificante agli occhi del mondo, ma scelta e preziosa per Dio. Riconosce in ciascuno la somiglianza con il suo Figlio Gesù, anche se noi siamo così differenti! Ma chi più di lei conosce la potenza della Grazia divina? Chi meglio di lei sa che nulla è impossibile a Dio, capace addirittura di trarre il bene dal male?”.

“Ecco, cari fratelli e sorelle, il messaggio che riceviamo qui” – ha concluso il Pontefice – “ai piedi di Maria Immacolata. È un messaggio di fiducia per ogni persona di questa Città e del mondo intero”.
BXVI-OMAGGIO VIS 20101209 (500)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 8 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Vilmar Santin, O. Carm., Vescovo Prelato di Itaituba (superficie: 175.369; popolazione: 203.700; cattolici: 194.500; sacerdoti: 16; religiosi: 26), Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1952 a Paranavai (Brasile), ha emesso i primi voti nell’Ordine dei Carmelitani nel 1973 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1979. Finora Vicario Parrocchiale della Parrocchia di "São Lázaro e Coração Imaculado de Maria", nell’Arcidiocesi di Manaus (Brasile), succede al Vescovo Capistrano Francisco Heim, O.F.M., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Prelatura, presentata per raggiunti limiti d’età.
NER:RE/ VIS 20101209 (110)

RIPRESA DEI COLLOQUI FRA LA SANTA SEDE E L’OLP

CITTA' DEL VATICANO, 9 DIC. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico, nella mattinata di oggi, il seguente Comunicato:

“Sono ripresi stamani, a Ramallah, presso la sede del Presidente palestinese, S.E. Signor Mahmoud Abbas, i colloqui fra la Santa Sede e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) in seguito all’Accordo Fondamentale del 2000. I colloqui sono volti al conseguimento di un accordo internazionale complessivo che regoli e promuova la presenza e le attività della Chiesa Cattolica nei Territori Palestinesi, per rafforzare le speciali relazioni tra la Santa Sede e l’OLP”.

“I colloqui sono stati presieduti congiuntamente da Monsignor Ettore Balestrero, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati, e dal Signor Ziad Al-Bandak, Consigliere del Presidente per le Relazioni con i Cristiani. I colloqui si sono svolti in un’atmosfera cordiale”.

“Entrambe le Parti hanno concordato di stabilire un gruppo di lavoro che elabori il summenzionato accordo complessivo”.

“La Delegazione della Santa Sede era composta dall’Arcivescovo Antonio Franco, Delegato Apostolico a Gerusalemme e in Palestina; dal Vescovo Salim Sayegh, Vicario Generale del Patriarcato Latino ad Amman; dal Monsignor Maurizio Malvestiti, Sotto-Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali; dal Monsignor Alberto Ortega, Officiale della Segreteria di Stato; dal Monsignor Waldemar Sommertag, Consigliere della Delegazione Apostolica a Gerusalemme; dal Dottor Ghassan Faramand, Consigliere Legale e dal Padre Emil Salayta, Presidente del Tribunale Ecclesiastico in Gerusalemme”.

“La Delegazione Palestinese era composta dal Dottor Nabil Shath, Membro del Comitato Centrale; dal Signor Nimer Hamad, Consigliere del Presidente; dall’Ambasciatore Shawqi Armali; dal Dottor Ramzi Khouri, Capo del Fondo Nazionale Palestinese; dal Dottor Bernard Sabella, Membro del Consiglio Legislativo Palestinese; e dal Signor Issa Kassissieh, Vice-Capo del Dipartimento per i Negoziati”.
OP/ VIS 20101209 (290)

PRESENTAZIONE MUSEO MISSIONARIO DI PROPAGANDA FIDE

CITTA' DEL VATICANO, 9 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina presso la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha avuto luogo una Conferenza Stampa di presentazione del Museo Missionario di Propaganda Fide.

Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Padre Massimo Cenci, P.I.M.E., Sotto-Segretario del Dicastero; il Professor Francesco Buranelli, Coordinatore del Comitato Scientifico del Museo Missionario di Propaganda Fide; l’Ambasciatore Ludovico Ortona, Presidente della Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e del spettacolo (Arcus).

Padre Cenci ha spiegato che il Museo che si trova nel palazzo dove da oltre tre secoli ha sede la Congregazione è “un itinerario museale completo, che non ha soltanto una valenza artistica, ma è stato concepito e realizzato anche e soprattutto in funzione di una valenza propriamente pastorale”.

Il Professor Buranelli ha ricordato che: “Fu Gregorio XV (Alessandro Ludovisi, 1621-1621) con la ‘Inscrutabili Divinae’ a costruire, nel 1622, la Sacra Congregazione ‘de Propaganda Fide’, come esigenza della Chiesa Cattolica” di creare un nuovo organismo “per promuovere e coordinare tutta l’attività di evangelizzazione dei territori non cristiani”.

Passando in rassegna i tesori custoditi nel Museo, il Professor Buranelli ha citato in primo luogo la Cappella dei Re Magi, costruita da Gian Lorenzo Bernini, con pianta ellittica. “La dedica della chiesa a Gesù Bambino adorato dai Re Magi fu voluta dal cardinale Antonio Barberini: i Magi rappresentano simbolicamente i re dei popoli pagani, mossi per primi incontro a Cristo – guidati dalla stella cometa – e pervenuti così alla fede. Il tema dell’Epifania è, dunque, quanto mai opportuno, per una cappella destinata ad accogliere gli alunni di Propaganda, destinati a portare l’annunzio”. Sotto il pontificato di Papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphili) (1644-1655), la direzione dei lavori della Cappella passò al Borromini. Dopo la demolizione della Cappella del Bernini, fra il 1662 e il 1664 la Cappella dei Re Magi venne ricostruita.

Il Coordinatore del Comitato Scientifico del Museo Missionario ha precisato inoltre che: “Nella prima sala un video proiettato su un grande globo terreste, racconta le origini, la storia e l’attività missionaria della Congregazione; si prosegue la visita in una sala multimediale dove è possibile consultare, per la prima volta, l’inedito fondo fotografico dell’Agenzia Fides, consistente in più di diecimila fotografie scattate nei lunghi e perigliosi viaggi compiuti nelle terre di missione dai membri del dicastero sin dall’inizio del Novecento”.

Relativamente alla Biblioteca Barberini, il Professor Buranelli ha precisato ancora che è stata completamente restaurata per l’occasione “a partire dal bellissimo soffitto a travi lignee. (...) Nel ballatoio a mezza altezza (...) si possono osservare i ritratti di alcuni alunni illustri del Collegio”.

Il Professor Buranelli ha infine ricordato “uno dei gioielli architettonici del palazzo: la Cappella Newman (...) dedicata al religioso inglese che, dopo la conversione al cattolicesimo visse e studiò nel Collegio e qui celebrò la sua prima Messa”.

Il Presidente di Arcus, Ambasciatore Ortona, ha posto in rilievo che questo progetto “consente di offrire al pubblico la possibilità di fruire di opere che fino ad oggi non erano a disposizione del pubblico. Dunque, non solo conservare, recuperare e restaurare i beni artistici e culturali, ma offrire nuove possibilità, mettere a disposizione di tutti quei capolavori nascosti, a volte addirittura negati, che danno la misura della grandezza della storia culturale e artistica italiana”.
OP/ VIS 20101209 (540)

martedì 7 dicembre 2010

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 7 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Gerardo de Jesús Rojas López, finora Vescovo di Nuevo Casas Grandes (Messico), Vescovo di Tabasco (superficie: 25.267; popolazione: 2.007.000; cattolici: 1.470.000; sacerdoti: 141; religiosi: 197), Messico.
NER/ VIS 20101207 (50)

AVVISO

CITTA' DEL VATICANO, 7 DIC. 2010 (VIS). Domani, solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, giorno di vacanza in Vaticano, il servizio del V.I.S. non sarà trasmesso. La trasmissione riprenderà giovedì 9 dicembre.
.../.../... VIS 101207 (40)

lunedì 6 dicembre 2010

IL SANTO PADRE RICEVE PRIMO MINISTRO REPUBBLICA D’UNGHERIA

CITTA' DEL VATICANO, 6 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

“Nella mattinata di lunedì 6 dicembre, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza Sua Eccellenza il Signor Viktor Orban, Primo Ministro della Repubblica di Ungheria, il quale ha successivamente incontrato Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati”.

“Nel corso dei cordiali colloqui, il Primo Ministro ha illustrato l’attuale situazione sociale, economica e politica del Paese. È stata sottolineata l’importanza della tradizione cristiana nella vita della Nazione ed il ruolo della Chiesa Cattolica per il suo rinnovamento. Ci si è poi intrattenuti sul prossimo semestre di Presidenza ungherese dell’Unione Europea, rilevando alcune convergenze di vedute tra l’Ungheria e la Santa Sede sui principali temi che interessano il continente europeo. Infine, sono stati passati in rassegna alcuni temi riguardanti le relazioni e la cooperazione nella regione”.
OP/ VIS 20101206 (180)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 6 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Signor Viktor Orbán, Primo Ministro della Repubblica di Ungheria, con la Consorte e Seguito.

- Il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli (Italia).

- L’Arcivescovo Hans-Josef Becker, di Paderborn (Repubblica Federale di Germania).

- Il Monsignor Massimo Camisasca, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo.

Sabato 4 dicembre, il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Ve¬scovi.

- Il Cardinale Franc Rodé, C.M., Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica

- Il Dottor Olav Fykse Tveit, Segretario Generale del Consiglio E¬cumenico delle Chiese, e Seguito.
AP/... VIS 20101206 (130)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 4 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Sacerdote Heinz-Günter Bongartz, Vescovo Ausiliare di Hildesheim (superficie: 30.000; popolazione: 5.700.000; cattolici: 634.365; sacerdoti: 420; religiosi: 424; diaconi permanenti: 99), Repubblica Federale di Germania. Il Vescovo eletto è nato a Gütersloh (Germania) nel 1955 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982. Finora Direttore del Dipartimento “Personale Pastorale” della Curia vescovile e Canonico del Capitolo Cattedrale di Hildesheim, succede al Vescovo Hans-Georg Koitz, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Vescovo Ausiliare della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Vescovo Józef Guzdek, Ordinario Militare per la Polonia (sacerdoti: 234; religiosi: 13), finora Ausiliare dell’Arcidiocesi di Kraków (Polonia).

- Ha nominato il Sacerdote Enrique Colom Costa, della Prelatura Personale dell’Opus Dei, Consigliere della Penitenzieria Apostolica, attualmente Professore Ordinario di Teologia Morale presso la Pontificia Università della Santa Croce.

- Ha nominato Don Paolo Carlotti, S.D.B., Consigliere della Penitenzieria Apostolica, attualmente Professore Ordinario di Teologia Morale Fondamentale presso la Pontificia Università Salesiana di Roma.
NEA:RE:NER:NA/ VIS 20101206 (180)

FEDE SI FORTIFICA SE SI LASCIA ILLUMINARE PAROLA DIVINA

CITTA' DEL VATICANO, 5 DIC. 2010 (VIS). Alle 12:00 di oggi, seconda domenica di Avvento, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

“Il Vangelo di questa seconda domenica di Avvento” – ha detto il Papa – “ci presenta la figura di san Giovanni il Battista, il quale, secondo una celebre profezia di Isaia, si ritirò nel deserto della Giudea e, con la sua predicazione, chiamò il popolo a convertirsi per essere pronto alla imminente venuta del Messia. (...) Il Precursore di Gesù, posto tra l’Antica e la Nuova Alleanza, è come una stella che precede il sorgere del Sole, di Cristo, di Colui, cioè, sul quale (...) ‘si poserà lo Spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore’”.

“Nel Tempo dell’Avvento” – ha proseguito il Pontefice – “anche noi siamo chiamati ad ascoltare la voce di Dio, che risuona nel deserto del mondo attraverso le Sacre Scritture, specialmente quando sono predicate con la forza dello Spirito Santo. La fede, infatti, si fortifica quanto più si lascia illuminare dalla Parola divina”.

“Il modello dell’ascolto è la Vergine Maria” – ha concluso Benedetto XVI citando l’Esortazione Apostolica “Verbum Domini”: “‘Contemplando nella Madre di Dio un’esistenza totalmente modellata dalla Parola, ci scopriamo anche noi chiamati ad entrare nel mistero della fede, mediante la quale Cristo viene a dimorare nella nostra vita’”.
ANG/ VIS 20101206 (220)

PREGARE SITUAZIONI DI VIOLENZA, INTOLLERANZA E SOFFERENZA

CITTA' DEL VATICANO, 5 DIC. 2010 (VIS). Dopo la recita dell’Angelus, Benedetto XVI ha invitato “a pregare per tutte le situazioni di violenza, di intolleranza, di sofferenza che ci sono nel mondo, affinché la venuta di Gesù porti consolazione, riconciliazione e pace”.

“Penso” – ha detto il Papa – “alle tante situazioni difficili, come i continui attentati che si verificano in Iraq contro cristiani e musulmani, agli scontri in Egitto in cui vi sono stati morti e feriti, alle vittime di trafficanti e di criminali, come il dramma degli ostaggi eritrei e di altre nazionalità, nel deserto del Sinai. Il rispetto dei diritti di tutti è il presupposto per la civile convivenza. La nostra preghiera al Signore e la nostra solidarietà possano portare speranza a coloro che si trovano nella sofferenza”.
ANG/ VIS 20101206 (140)

venerdì 3 dicembre 2010

BENEDETTO XVI ASSISTE ALLE MEDITAZIONI DI AVVENTO

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, in presenza del Santo Padre e della Famiglia Pontificia, ha avuto luogo la prima Meditazione di Avvento nella Cappella “Redemptoris Mater” del Palazzo Apostolico Vaticano.

Tema delle Meditazioni di quest’anno, tenute da Padre Raniero Cantalamessa, O.F.M.Cap., Predicatore della Casa Pontificia, è: “’Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo’ (Giovanni, 16,33). Per una rievangelizzazione del mondo secolarizzato”.

Le prossime Meditazioni avranno luogo venerdì 10 e venerdì 17 dicembre.
.../ VIS 20101203 (90)

COSTA RICA PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA PACE

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina, nel ricevere le Lettere Credenziali del Signor Fernando F. Sánchez Campos, nuovo Ambasciatore del Costa Rica presso la Santa Sede, il Santo Padre si è congratulato per l’Anno Giubilare che la Nazione celebra in occasione del 375° anniversario del ritrovamento dell’immagine di “Nuestra Señora de los Angeles”, Patrona del Costa Rica.

Il popolo del Costa Rica, ha affermato il Papa, “da secoli ha accolto il seme del Vangelo che riccamente è germinato in innumerevoli iniziative educative, sanitarie e di promozione umana. In tal modo” – ha aggiunto il Pontefice – “i figli del vostro Paese sanno bene che in Cristo, Figlio di Dio, l’uomo può trovare sempre la forza di lottare contro la povertà, la violenza domestica, la disoccupazione e la corruzione, anteponendovi la giustizia sociale, il bene comune e il progresso integrale della persona. Nessuno deve sentirsi emarginato nel conseguimento di tali alte mete”.

“In merito, l’Autorità pubblica” – ha proseguito il Pontefice – “deve essere la prima a cercare ciò che è di beneficio per tutti, operando principalmente come una forza morale che potenzia la libertà e il senso di responsabilità di ciascuno. E tutto ciò, senza ledere i valori fondamentali che costituiscono il nucleo della inviolabile dignità della persona umana, cominciando dalla risoluta salvaguarda della vita. Al riguardo mi compiaccio di ricordare che fu precisamente nel vostro Paese che si firmò l’Accordo di San José, nel quale si riconosce espressamente il valore della vita umana dal suo concepimento. È auspicabile, perciò, che il Costa Rica non violi i diritti del nascituro con leggi che legittimino la fecondazione in vitro e l’aborto”.

Successivamente riferendosi al progetto di un nuovo accordo giuridico che riaffermi “la lunga traiettoria di reciproca collaborazione, sana indipendenza e rispetto reciproco fra la Santa Sede e il Costa Rica”, il Papa ha osservato che esso servirà per “garantire, in modo stabile e più conforme alle attuali circostanze storiche, tale obiettivo tradizionale e fecondo, volto al bene più grande della vita religiosa e civile della Nazione”.

“Ho ricordato il Costa Rica nella preghiera per le dolorose conseguenze causate dalle piogge torrenziali che hanno colpito il Paese” – ha detto il Santo Padre che ha aggiunto di aver anche “chiesto a Dio” che il Paese “non cessi di dissodare le strade che lo rendono, davanti alla comunità internazionale, un referente di pace. È importante che coloro che stanno davanti ai loro destini non vacillino nel rifiutare con fermezza l’impunità, la delinquenza giovanile, il lavoro minorile, l’ingiustizia e i narcotraffico, promuovendo misure molto importanti quali la sicurezza delle città, un’adeguata formazione dei minori e dei giovani, la debita attenzione ai prigionieri, l’efficace assistenza sanitaria a tutti (...) ed i programmi che portano la popolazione a raggiungere alloggi degni ed impieghi decenti. È di primaria importanza, inoltre, che le nuove generazioni acquisiscano la convinzione che i conflitti non si vincono con la mera forza, ma convertendo i cuori al bene e alla verità, sconfiggendo la miseria e l’analfabetismo, rafforzando lo Stato di diritto e l’indipendenza ed efficacia dei tribunali di giustizia”.

“Molto contribuirà a dilatare questo orizzonte” – ha detto ancora il Pontefice – “il rafforzamento della stabilità, fattore sostanziale e irrinunciabile della società, e l’unione della famiglia, istituzione che soffre, forse come nessun’altra, l’attacco delle ampie e rapide trasformazioni della società e della cultura, e che, tuttavia, non può perdere la sua autentica identità. (...) Di conseguenza, nulla di quanto favorisce, tutela e appoggia la famiglia, fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, sarà invano”.

“La difesa della pace sarà facilitata nel contempo con la cura dell’ambiente naturale, poiché sono realtà intimamente connesse fra di loro” – ha concluso il Papa – “Al riguardo, il Costa Rica (...) si è distinto nella preservazione dell’ambiente e nella ricerca di un equilibrio fra lo sviluppo umano e la conservazione delle risorse. (...) Incoraggio tutto il popolo del Costa Rica a continuare a sviluppare ciò che promuove un vero sviluppo umano, in armonia con la creazione, evitando interessi spuri e imprevidenti in un tema di tanta trascendenza”.
CD/ VIS 20101203 (690)

SISTEMA TEOLOGICO NUTRITO DAL DIALOGO CON IL LOGOS DIVINO

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza i membri della Commissione Teologica Internazionale, a conclusione della Sessione Plenaria.

Riferendosi ai temi esaminati in questi giorni, il Papa ha detto: “La vostra riflessione sulla visione cristiana di Dio potrà essere un contributo prezioso sia per la vita dei fedeli che per il nostro dialogo con i non credenti”.

“Di fatto la stessa parola ‘teo-logia’ rivela questo aspetto comunicativo del vostro lavoro - nella teologia cerchiamo, attraverso il ‘logos’, di comunicare ciò che ‘abbiamo veduto e udito’ (1Gv 1,3). (...) Possiamo pensare a Dio e comunicare ciò che abbiamo pensato perché Egli ci ha dotati di una ragione in armonia con la sua natura. (...) Infatti conoscere Dio nella sua vera natura è anche il modo sicuro per assicurare la pace. Un Dio che non fosse percepito come fonte di perdono non potrebbe essere luce sul sentiero della pace”.

“Nessun sistema teologico può sussistere se non è permeato dall’amore del suo divino ‘Oggetto’, se non è sempre nutrito dal dialogo - cioè dall’accoglienza nella mente e nel cuore del teologo - con il ‘Logos’ divino, Creatore e Redentore. (...) La teologia (...) deve argomentare in modo razionale, ma anche deve essere fedele alla natura della fede ecclesiale: centrata su Dio, radicata nella preghiera, in una comunione con gli altri discepoli del Signore garantita dalla comunione con il Successore di Pietro e tutto il Collegio episcopale”.

“Il teologo non incomincia mai da zero” – ha sottolineato il Pontefice – “ma considera come maestri i Padri e i teologi di tutta la tradizione cristiana. Radicata nella Sacra Scrittura, letta con i Padri e i Dottori, la teologia può essere scuola di santità, come ci ha testimoniato il beato John Henry Newman. Far scoprire il valore permanente della ricchezza trasmessa dal passato non è un contributo da poco della teologia al concerto delle scienze”.

“L’impegno sociale dei cristiani deriva necessariamente dalla manifestazione dell’amore divino” – ha detto ancora il Santo Padre – “Contemplazione di Dio rivelato e carità per il prossimo non si possono separare, anche se si vivono secondo diversi carismi. In un mondo che spesso apprezza molti doni del Cristianesimo - come per esempio l’idea di uguaglianza democratica, figlia del monoteismo evangelico - senza capire la radice dei propri ideali, è particolarmente importante mostrare che i frutti muoiono se viene tagliata la radice dell’albero. Infatti non c’è giustizia senza verità, e la giustizia non si sviluppa pienamente se il suo orizzonte è limitato al mondo materiale. Per noi cristiani la solidarietà sociale ha sempre una prospettiva di eternità”.

“Non si può essere teologi nella solitudine: i teologi hanno bisogno del ministero dei Pastori della Chiesa, come il Magistero ha bisogno di teologi che compiono fino in fondo il loro servizio, con tutta l’ascesi che ciò implica”.
AC/ VIS 20101203 (480)

TELEGRAMMA DI CORDOGLIO MORTE CARDINALE GIORDANO

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire un telegramma al Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli (Italia), per la morte, avvenuta ieri giovedì 2 dicembre, all’età di 80 anni, del Cardinale Michele Giordano, Arcivescovo emerito della medesima sede.

“Appresa con tristezza la notizia della morte del Cardinale Michele Giordano, Arcivescovo emerito di Napoli, desidero esprimere a Vostra Eminenza e all’intera comunità diocesana, come pure ai familiari del compianto Porporato, la mia profonda partecipazione al loro dolore pensando con affetto a questo caro fratello che ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa. Ricordando con gratitudine al Signore l’intensa opera pastorale profusa dapprima a Tursi-Lagonegro poi a Matera-Irsina e infine nell’Arcidiocesi partenopea, elevo fervide preghiere al Signore perché lo accolga nella sua pace, e di cuore imparto a quanti ne piangono la scomparsa, la confortatrice Benedizione Apostolica”.
TGR/ VIS 20101203 (150)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Vescovo Ägidius Zsifkovics, di Eisenstadt (Austria).

- Otto Presuli della Conferenza Episcopale delle Filippine, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Jose F. Oliveros, di Malolos.

- Il Vescovo Antonio R. Tobias, di Novaliches.

- Il Vescovo Jesse E. Mercato, di Parañaque.

- Il Vescovo Francisco C. San Diego, di Pasig.

- Il Vescovo Leo M. Drona, S.D.B., di San Pablo.

- Il Vescovo Prudencio P. Andaya, C.I.C.M., Vicario Apostolico di Tabuk.

- Il Vescovo Luis Antonio G. Tagle, di Imus.

- Il Vescovo Deogracias S. Iñiguez, di Kalookan,

Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà in udienza il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
AP:AL/ VIS 20101203 (130)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Alexander Pyone Cho, Vescovo di Pyay (superficie: 80.937; popolazione: 9.000.000; cattolici: 25.000; sacerdoti: 37: religiosi: 67) Myanmar. Il Vescovo eletto è nato a Oatshitpin (Myanmar) nel 1949 ed è stato ordinato sacerdote nel 1975. Finora sacerdote ‘fidei donum’ nella Diocesi di Salina, (Stati Uniti d’America), succede al Vescovo Joseph Devellerez Thaung Shwe, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Reverendo Stefan Zekorn, Vescovo Ausiliare di Münster (superficie: 15.265; popolazione: 4.335.600; cattolici: 2.007.335; sacerdoti: 1.165; religiosi: 2.827; diaconi permanenti: 270), Germania. Il Vescovo eletto è nato a Datteln (Germania), nel 1959 ed è stato ordinato sacerdote nel 1984. È stato finora Rettore-Parroco del Santuario Mariano di Kevelaer e Canonico del Capitolo Cattedrale di Münster.

- Ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare dell’Arcidiocesi di Toledo (Spagna), presentata dal Vescovo Carmelo Borobia Isasa, per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Monsignor Carmelo Pellegrino, Relatore della Congregazione delle Cause dei Santi, finora Officiale del medesimo Dicastero.

- Ha nominato il Padre Alfred Simón, O.S.B., Relatore della Congregazione delle Cause dei Santi, finora Consultore del medesimo Dicastero.
NER:RE:NEA:NA/ VIS 2010120.203 (210)

giovedì 2 dicembre 2010

INFLUSSO CARDINALE RATZINGER REVISIONE SISTEMA PENALE CANONICO

CITTA' DEL VATICANO, 2 DIC. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo l’articolo del Vescovo Juan Ignacio Arrieta, Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, che la rivista italiana “Civiltà Cattolica” pubblicherà il 4 dicembre prossimo, con il titolo: “L’influsso del Cardinal Ratzinger nella revisione del sistema penale canonico”.

Nelle prossime settimane, il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi invierà ai propri Membri e Consultori una bozza contenente alcune proposte per la riforma del Libro VI del Codice di Diritto Canonico, che è la base del sistema penale della Chiesa. Una Commissione d’esperti penalisti ha lavorato per quasi due anni, sottoponendo a revisione il testo promulgato nel 1983, alla luce delle necessità affiorate negli anni successivi. L’intento è quello di mantenere l’impianto generale e la numerazione successiva dei canoni, ma anche, nel contempo, di modificare decisamente alcune scelte dell’epoca rivelatesi in seguito meno riuscite.

L’iniziativa - la cui definitiva messa in atto dovrà aspettare ancora il completamento delle dovute consultazioni prima di essere presentata all’eventuale approvazione del Supremo Legislatore - ha origine dal preciso mandato affidato al Presidente e al Segretario del Pontificio Consiglio da Sua Santità Benedetto XVI, nella prima Udienza concessa ai nuovi Superiori del Dicastero, il 28 settembre 2007, a Castel Gandolfo. Dallo svolgimento di quell’incontro, e dai concreti problemi di ordine tecnico che in esso affiorarono in maniera spontanea, risultò evidente come l’indicazione rispondesse ad un convincimento profondo del Pontefice, maturato in anni di esperienza diretta, e ad una preoccupazione per l’integrità e la coerente applicazione della disciplina all’interno della Chiesa; convincimento e preoccupazione che – come si vedrà di seguito – hanno guidato i passi dell’attuale Pontefice sin dall’inizio del suo lavoro come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, malgrado le oggettive difficoltà provenienti, tra l’altro, dal particolare momento legislativo che allora viveva la Chiesa, all’indomani della promulgazione del Codice di Diritto Canonico, nel 1983.
Per valutarlo meglio occorre ricordare alcune particolarità del quadro legislativo che a quell’epoca si era appena ridisegnato.

Il sistema penale del Codice del 1983

Il sistema penale del Codice del 1983 possiede un impianto sostanzialmente nuovo rispetto al precedente del Codex del 1917, e s’inquadra nel contesto ecclesiologico disegnato dal Concilio Vaticano II. Per quanto adesso ci riguarda, poi, la disciplina penale vuole ispirarsi anche ai criteri di sussidiarietà e di “decentramento” (5° Principio Direttivo per la Revisione del CIC approvato dal Sinodo dei Vescovi del 1967), concetto usato per indicare la particolare attenzione riservata al diritto particolare e, soprattutto, all’iniziativa dei singoli Vescovi nel governo pastorale, essendo essi, come insegna il Concilio (LG, n. 27), vicari di Cristo nelle loro rispettive diocesi. Nella maggioranza dei casi, infatti, il Codice affida alla valutazione degli Ordinari locali e dei Superiori religiosi il discernimento sull’opportunità o meno d’imporre sanzioni penali, e sul modo di farlo nei casi concreti.

Ma un altro fattore ha segnato, in maniera ancor più profonda, il nuovo Diritto Penale canonico: le formalità giuridiche e i modelli di garanzia stabiliti per applicare le pene canoniche (6° e 7° dei Principi Direttivi per la Revisione del CIC). Coerentemente con l’enunciato dei diritti fondamentali di tutti i battezzati, che per la prima volta appariva nel Codice, infatti, si adottarono allora sistemi di protezione e di tutela di questi diritti - in parte presi dalla tradizione canonica della Chiesa, e in parte desunti da altre esperienze giuridiche - talvolta in modo non totalmente rispondente a ciò che era la realtà della Chiesa in tutto il mondo. Le garanzie sono imprescindibili, particolarmente nel sistema penale; occorre, tuttavia, che esse siano bilanciate e consentano anche l’effettiva tutela dell’interesse collettivo. L’esperienza successiva ha dimostrato come alcune delle tecniche adoperate dal Codice a garanzia dei diritti non fossero imprescindibili per assicurare la loro tutela nel modo che la Giustizia esige, e che avrebbero potuto essere sostituite da altre garanzie più consone con la realtà ecclesiale; anzi, dette tecniche rappresentavano, in vari casi, un oggettivo ostacolo, talvolta insuperabile per la scarsità di mezzi, all’effettiva applicazione del sistema penale.

Si potrebbe dire, per quanto questa costatazione possa risultare adesso paradossale, che il Libro VI sulle sanzioni penali sia, tra i Libri del Codice, quello che ha potuto “beneficiare” di meno da quelle continue altalene normative che caratterizzarono il periodo post-conciliare. Altri settori della disciplina canonica, infatti, ebbero in quel tempo l’opportunità di confrontarsi con la realtà concreta della Chiesa attraverso svariate norme ad experimentum, che consentirono poi di valutare l’esito dei risultati, positivi o negativi che fossero, al momento di redigere le norme codiciali definitive; il nuovo sistema penale, viceversa, pur essendo “del tutto nuovo”, o quasi, rispetto al precedente, si vide privato di questa “opportunità” di riscontro sperimentale, cosicché partì praticamente “da zero” nel 1983. Il numero dei delitti tipizzati era stato drasticamente ridotto ai soli comportamenti di speciale gravità, e l’imposizione delle sanzioni rimessa ai criteri di valutazione di ciascun Ordinario, inevitabilmente diversi.

C’è da aggiungere, inoltre, che su questo settore della disciplina canonica si sentiva particolarmente – e si sente tutt’oggi – l’influsso di un diffuso anti-giuridismo, che si traduceva, tra l’altro, nella “fittizia” difficoltà di riuscire a comporre le esigenze della Carità pastorale con quelle della Giustizia e del buon governo. Perfino la redazione di alcuni canoni dello stesso Codice, infatti, contiene alcuni richiami alla tolleranza che, talvolta, potrebbero essere indebitamente letti come volontà di dissuadere l’Ordinario dall’impiego delle sanzioni penali, laddove ciò fosse necessario per esigenze di giustizia.
Queste tracce, naturalmente bisognose di sfumature che in poche righe non è possibile rendere, presentano in termini generali alcune linee di forza del sistema penale contenuto nell’attuale Codice, il quale si inseriva, inoltre, nel generale contesto di altre importanti innovazioni disciplinari e di governo, promosse sì dal Concilio Vaticano II, ma “cristallizzate” soltanto con la promulgazione del corpo codiciale.


La richiesta della Dottrina della Fede (febbraio 1988)

In questo quadro legislativo, che ho cercato di raffigurare, rappresentò un evidente elemento di contrasto una lettera scritta il 19 febbraio 1988 dal Prefetto dell’allora Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinale Joseph Ratzinger, al Presidente dell’allora Pontificia Commissione per l’Interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico. Si tratta d’un documento importante e unico, ove si denunciano le negative conseguenze che stavano producendo nella Chiesa alcune opzioni del sistema penale stabilito appena cinque anni prima. Lo scritto è riemerso nel quadro dei lavori realizzati in questo periodo dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi per rivedere il Libro VI.

La motivazione della lettera è ben circoscritta. La Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede era, a quell’epoca, competente per studiare le richieste di dispensa dagli oneri sacerdotali assunti con l’ordinazione. La relativa dispensa veniva concessa come materno gesto di grazia da parte della Chiesa, dopo aver, da un lato, vagliato attentamente l’insieme di tutte le circostanze concorrenti nel singolo caso, e, dall’altro, soppesato l’oggettiva gravità degli impegni assunti davanti a Dio e alla Chiesa al momento dell’ordinazione sacerdotale. Le circostanze che motivavano alcune delle richieste di dispensa da questi impegni, tuttavia, erano tutt’altro che meritorie di atti di grazia. Il testo della lettera è sufficientemente eloquente della relativa problematica:

Eminenza, questo Dicastero, nell’esaminare le petizioni di dispensa dagli oneri sacerdotali, incontra casi di sacerdoti che, durante l'esercizio del loro ministero, si sono resi colpevoli di gravi e scandalosi comportamenti, per i quali il CJC, previa apposita procedura, prevede l’irrogazione di determinate pene, non esclusa la riduzione allo stato laicale.
Tali provvedimenti, a giudizio di questo Dicastero, dovrebbero, in taluni casi, per il bene dei fedeli, precedere l'eventuale concessione della dispensa sacerdotale, che, per natura sua, si configura come 'grazia' a favore dell'oratore. Ma attesa la complessità della procedura prevista a tal proposito dal Codice, è prevedibile che alcuni Ordinari incontrino non poche difficoltà nell’attuarla.

Sarei pertanto grato all'Eminenza Vostra Rev.ma se potesse far conoscere il Suo apprezzato parere circa l'eventuale possibilità di prevedere, in casi determinati, una procedura più rapida e semplificata.

La lettera rispecchia, innanzitutto, la naturale ripugnanza del sistema di Giustizia a concedere come “atto di grazia” (dispensa dagli oneri sacerdotali) qualcosa che occorre, invece, imporre come castigo (dimissione ex poena dallo stato clericale). Volendo evitare le “complicazioni tecniche” delle procedure stabilite dal Codice per punire condotte delittuose, infatti, talvolta si faceva ricorso alla “volontaria” richiesta del colpevole di abbandonare il sacerdozio. In questo modo si arrivava, per così dire, allo stesso risultato “pratico” di espellere il soggetto dal sacerdozio – se tale era la sanzione penale prevista –, aggirando al contempo “noiose” procedure giuridiche. Era un modo “pastorale” di procedere, si soleva dire in questi casi, al margine di quanto prevedesse il diritto. Agendo così, però, si rinunciava anche alla Giustizia e – come motivava il Cardinal Ratzinger – si lasciava ingiustamente da parte “il bene dei fedeli”. Tale era il motivo centrale della richiesta, nonché la ragione per cui occorreva dare priorità, in questi casi, all’imposizione di giuste sanzioni penali per mezzo di procedure più rapide e semplificate di quelle indicate nel Codice di Diritto Canonico.

Bisogna tener conto che, sebbene il Codice riconoscesse l’esistenza d’una giurisdizione specifica della Congregazione della Dottrina della Fede in materia penale (CIC, can. 1362 § 1, 1°) anche al di fuori dei casi d’evidente carattere dottrinale, per esempio i delitti di eresia - nonché i delitti più gravi riguardanti il sacramento della Penitenza, quale il delitto della sollecitazione - non era affatto evidente, nel contesto normativo di allora, quali altri reati concreti potessero rientrare nella competenza penale di quel Dicastero. Il canone 6 del Codice aveva, peraltro, abrogato espressamente qualunque altra legge penale prima esistente: “entrando in vigore questo Codice, sono abrogati… qualsiasi legge penale, sia universale sia particolare emanata dalla Sede Apostolica, a meno che non sia ripresa in questo stesso Codice”; e, per di più, le norme della Costituzione apostolica Regimini Ecclesiae universae, del 1967, che fissavano la competenza dei Dicasteri della Curia Romana, si limitavano ad affidare alla Congregazione il compito di “tutelare la dottrina riguardante la fede e i costumi in tutto il mondo cattolico” (art. 29).

La lettera del Prefetto della Congregazione presuppone, perciò, che la responsabilità giuridica in materia penale ricada sugli Ordinari o sui Superiori religiosi, come risulta dalla lettera del Codice.

La risposta della Pontificia Commissione per l’Interpretazione (marzo 1988)

Nel giro di tre settimane arrivò la risposta dell’allora Pontificia Commissione, con lettera del 10 marzo 1988. La tempestività e il contenuto del responso si capiscono se si tiene conto della particolarità del momento legislativo: essendo appena terminato lo sforzo codificatore che per decenni aveva occupato la Commissione, infatti, erano ancora in fase di completamento tutti gli adeguamenti alla nuova disciplina codiciale delle altre norme del diritto universale e particolare, nonché di quelle proprie delle altre istituzioni di governo della Chiesa. La risposta, certo, era di condivisione delle motivazioni addotte e della bontà del criterio d’anteporre le sanzioni penali alla concessione di grazie; inevitabilmente, però, era anche di conferma della necessità prioritaria di dare il dovuto seguito alle norme del Codice appena promulgato da parte di coloro che avevano l’autorità e il potere giuridico di farlo.

Il testo che l’allora Presidente della Pontificia Commissione inviò al Cardinale Prefetto della Dottrina della Fede testimoniava anche la situazione del momento:
Capisco bene la preoccupazione di Vostra Eminenza per il fatto che gli Ordinari interessati non abbiano esercitato prima la loro potestà giudiziaria per punire adeguatamente, anche a tutela del bene comune dei fedeli, tali delitti. Tuttavia il problema non sembra essere di procedura giuridica ma di responsabile esercizio della funzione di governo.

Nel vigente Codice sono stati chiaramente determinati i delitti che possono comportare la perdita dello stato clericale: essi sono configurati ai cann. 1364 § 1, 1367, 1370, 1387, 1394 e 1395. Allo stesso tempo è stata semplificata molto la procedura rispetto alle precedenti norme del CIC 1917, resa così più rapida e snella, anche allo scopo di stimolare gli Ordinari all'esercizio della loro autorità, attraverso il necessario giudizio dei colpevoli "ad normam iuris" e l'applicazione delle previste sanzioni.

Cercare di semplificare ulteriormente la procedura giudiziaria per infliggere o dichiarare sanzioni tanto gravi come la dimissione dallo stato clericale, oppure cambiare l'attuale norma del 1342 § 2 che proibisce di procedere in questi casi con decreto amministrativo extragiudiziale (cfr. can. 1720), non sembra affatto conveniente. Infatti da una parte si metterebbe in pericolo il diritto fondamentale di difesa - in cause poi che interessano lo stato della persona -, mentre dall'altra parte si favorirebbe la deprecabile tendenza - per mancanza forse della dovuta conoscenza o stima del diritto - ad un equivoco governo cosiddetto "pastorale", che in fondo pastorale non è, perché porta a trascurare il dovuto esercizio dell’autorità con danno del bene comune dei fedeli.

Anche in altri periodi difficili della vita della Chiesa, di confusione delle coscienze e di rilassamento della disciplina ecclesiastica, i sacri Pastori non hanno mancato di esercitare, per tutelare il bene supremo della "salus animarum", la loro potestà giudiziaria.

La lettera fa, poi, un excursus sul dibattito che, nel corso dei lavori di revisione del Codice, s’era sviluppato prima di decidere di non inserirvi la cosiddetta dimissione “ex officio” dallo stato clericale. S’era ritenuto, in effetti, che le cause che avrebbero potuto giustificare tale procedura “ex officio” fossero state quasi tutte tipizzate nei delitti per i quali era prevista la dimissione dallo stato clericale (cfr. Communicationes 14 [1982] 85), sicché, proprio per questo, nemmeno le nuove Norme per la dispensa dal celibato sacerdotale, del 14 ottobre 1980 (AAS 72 [1980] 1136-1137), accennavano a tale procedura, ch’era ammessa, invece, dalle precedenti Norme del 1971 (AAS 63 [1971] 303 - 308).
Tutto ciò considerato – concludeva la risposta – questa Pontificia Commissione è dell'opinione che si debba insistere opportunamente presso i Vescovi (cfr. can. 1389), perché, ogni volta che ciò si renda necessario, non manchino di esercitare la loro potestà giudiziaria e coattiva, invece di inoltrare alla Santa Sede le petizioni di dispensa.
Pur condividendo l’esigenza di fondo di tutelare “il bene comune dei fedeli”, infatti, la Pontificia Commissione riteneva rischioso rinunciare ad alcune concrete garanzie anziché esortare chi ne aveva le responsabilità affinché attuasse le disposizioni del diritto.
Lo scambio di lettere tra i Dicasteri si concluse, all’epoca, con una cortese risposta, il 14 maggio successivo, del Prefetto della Congregazione al Presidente della Pontificia Commissione:

Mi pregio comunicarle che è pervenuto a questo Dicastero il Suo apprezzato voto circa la possibilità di prevedere una procedura più rapida e semplificata dell'attuale per l'irrogazione di eventuali sanzioni da parte dei competenti Ordinari, nei confronti di sacerdoti che si sono resi colpevoli di gravi e scandalosi comportamenti. Al riguardo, desidero assicurare l'Eminenza Vostra Rev.ma che quanto da lei esposto sarà tenuto in attenta considerazione da parte di questa Congregazione.


La Pastor Bonus estende le competenze della Congregazione (giugno 1988)

La vicenda appariva formalmente chiusa, ma il problema non si era risolto. Di fatto, il primo importante segno di cambiamento della situazione si ebbe, per una via differente, proprio un mese dopo, con la promulgazione della Costituzione apostolica Pastor Bonus che modificò l’assetto complessivo della Curia Romana, stabilito nel 1967 dalla Regimini Ecclesiae universae, riordinando le competenze dei singoli Dicasteri. L’art. 52 di questa norma pontificia, a tutt’oggi in vigore, stabilisce in forma chiara la giurisdizione penale esclusiva della Congregazione per la Dottrina della Fede, non solo rispetto ai delitti contro la fede o nella celebrazione dei Sacramenti, ma anche riguardo ai “delitti più gravi commessi contro la morale”.

La Congregazione della Dottrina della fede “giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei Sacramenti, che vengono ad essa segnalati e, all’occorrenza, procede a dichiarare o ad infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio” (Pastor Bonus, art. 52).

Questo testo, evidentemente indicato dalla Congregazione presieduta dal Cardinal Ratzinger sulla base della propria esperienza, risulta in diretta relazione con quanto stiamo vedendo, ed è ancor più significativo se si tiene conto del fatto che la precedente “bozza” della legge – lo Schema Legis Peculiaris de Curia Romana, preparato tre anni prima –, si limitava quasi a riprodurre la formulazione delle competenze per quel Dicastero fatta nel 1967 dalla Regimini, dicendo semplicemente che la Congregazione “delicta contra fidem cognoscit, atque ubi opus fuerit ad canonicas sanctiones declarandas aut irrogandas, ad normam iuris procedit” (Schema Legis Peculiaris de Curia Romana, art. 36, Typis Polyglottis Vaticanis 1985, p. 35).

Rispetto alla situazione precedente, quindi, il cambiamento della Costituzione apostolica Pastor Bonus è di evidente rilievo, tanto più che questa volta veniva fatto nell’orizzonte normativo del Codice del 1983, e con riferimento ai delitti in esso definiti, oltre che al “diritto proprio” della Congregazione stessa. In un quadro normativo presieduto dai ricordati criteri di “sussidiarietà” e di “decentramento”, dunque, la Costituzione apostolica Pastor Bonus realizzava adesso un atto giuridico di “riserva” alla Santa Sede (cfr. CIC, can. 381 § 1) di un’intera categoria di delitti, che il Sommo Pontefice affidava alla giurisdizione esclusiva della Congregazione della Dottrina della Fede. E’ assai dubbio che una scelta del genere, la quale determinava meglio le competenze della Congregazione e modificava il criterio del Codice su chi dovesse applicare queste pene canoniche, sarebbe stata realizzata se il sistema avesse complessivamente funzionato.
La suddetta norma, però, risultava ancora insufficiente sul piano operativo. Elementari esigenze di sicurezza giuridica, infatti, imponevano la necessità d’identificare prima quali fossero in concreto quei “delitti più gravi” sia quelli contro la morale che quelli commessi nella celebrazione dei sacramenti che la Pastor Bonus affidava adesso alla Congregazione sottraendoli alla giurisdizione degli Ordinari.


Due rilevanti interventi successivi

Gli episodi sinora illustrati riguardano, come s’è visto, un breve lasso di tempo: alcuni mesi della prima metà del 1988. Negli anni successivi – detto in termini generali – si cercò ancora di far fronte alle emergenze apparse nell’ambito penale nella Chiesa seguendo i criteri generali del Codice del 1983, sostanzialmente riassunti nella lettera della Pontificia Commissione per l’Interpretazione del Codice di Diritto Canonico. Si ebbe cura, infatti, d’incoraggiare l’intervento degli Ordinari locali, volendo talvolta agevolare le procedure, oppure attraverso un diritto speciale, in dialogo principalmente con le Conferenze Episcopali interessate. Lungo gli anni Novanta, poi, le riunioni e i progetti di questo genere sono stati molteplici, interessando diversi Dicasteri della Curia Romana, come si può facilmente documentare.

L’esperienza che continuava ad emergere, tuttavia, confermava l’insufficienza di queste soluzioni, e la necessità di prenderne altre, di maggiore respiro e su un livello differente. Due di esse, in modo particolare, hanno significativamente modificato il quadro del Diritto penale canonico sul quale ha dovuto lavorare in questi ultimi mesi il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, ed entrambe hanno l’attuale Pontefice come attore, in perfetta continuità con le preoccupazioni espresse nella lettera del 1988 che abbiamo considerato.

La prima iniziativa, ormai abbastanza nota, riguarda la preparazione, nell’ultimo periodo degli anni Novanta, delle Norme sui cosiddetti delicta graviora, che hanno dato effettività all’art. 52 della Costituzione apostolica Pastor Bonus, indicando concretamente quali delitti contro la morale e quali delitti commessi nella celebrazione dei sacramenti fossero da ritenere “particolarmente gravi” e, quindi, d’esclusiva giurisdizione della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Queste Norme, infine, promulgate nel 2001, appaiono necessariamente in “controtendenza” rispetto ai criteri previsti dal Codice per l’applicazione delle sanzioni penali, cosicché in tanti ambienti vennero subito bollate come Norme “accentratrici”, mentre, in realtà, rispondevano ad un preciso dovere di “supplenza”, teso, in primis, a risolvere un serio problema ecclesiale d’operatività del sistema penale e, in secundis, ad assicurare un trattamento uniforme di questo genere di cause in tutta la Chiesa. A tale scopo, la Congregazione dovette preparare prima le corrispondenti norme interne di procedura, e parimenti riorganizzare il Dicastero per consentire quest’attività giudicante d’accordo con le regole processuali del Codice.

Negli anni seguenti al 2001, inoltre, e sulla base dell’esperienza giuridica che affiorava, l’allora Prefetto della Congregazione ottenne dal Santo Padre nuove facoltà e dispense per gestire le varie situazioni, giungendo addirittura alla definizione di nuove fattispecie penali. Si addivenne intanto alla convinzione che la “grazia” della dispensa dagli obblighi sacerdotali e la conseguente riduzione alla stato laicale di chierici reo confessi di delitti molto gravi fosse anche un grazia concessa pro bono Ecclesiae. Per lo stesso motivo, in alcuni casi particolarmente gravi, la Congregazione non esitò di chiedere dal Sommo Pontefice il decreto di dimissione ex officio dallo stato clericale nei confronti di chierici che si erano macchiati di crimini abominevoli. Questi adeguamenti successivi sono raccolti adesso nelle Norme sui delicta graviora pubblicate dalla Congregazione nello scorso mese di luglio.

V’è anche, però, una seconda iniziativa dell’attuale Pontefice molto meno nota, alla quale vorrei pure accennare brevemente, poiché ha certo contribuito a modificare il panorama dell’applicazione del Diritto penale nella Chiesa. Si tratta del suo intervento, come Membro della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, nella preparazione delle facoltà speciali concesse a tale Congregazione per far fronte, in via anche di doverosa “supplenza”, ad altro genere di problemi disciplinari nei luoghi di missione.
Non è difficile capire, infatti, come, a causa della scarsità di mezzi d’ogni tipo, gli ostacoli per attuare il sistema penale del Codice si facessero sentire in maniera particolare nelle circoscrizioni di missione, dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che, grosso modo, rappresentano quasi la metà dell’Orbe cattolico.

Perciò, nell’Adunanza Plenaria del febbraio 1997, questa Congregazione decise di sollecitare dal Santo Padre “facoltà speciali” che le permettessero di poter intervenire per via amministrativa, in determinate situazioni penali, al margine delle disposizioni generali del Codice; di quella Plenaria era Relatore l’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Come si sa, queste “facoltà” sono state aggiornate e ampliate nel 2008, e altre di natura analoga, e con analoghe modalità, sono state in seguito concesse alla Congregazione per il Clero.

Non pare necessario aggiungere altro. In appropriate sedi sono stati già pubblicati studi che illustrano sufficientemente le variazioni prodottesi nel diritto penale della Chiesa con tutte queste iniziative. L’esperienza dirà in quale misura le modifiche che s’intende adesso apportare al Libro VI, valorizzando anche tali nuove facoltà, riusciranno a riequilibrare la situazione. Ora, però, mi premeva soprattutto evidenziare il ruolo determinante giocato, in questo processo più che ventennale di rinnovamento della disciplina penale, dalla decisa azione dell’attuale Pontefice, fino a rappresentare invero – assieme a tante altre iniziative concrete – una delle “costanti” che ha caratterizzato l’azione di Joseph Ratzinger”.
.../ VIS 20101202 (4310)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 2 DIC. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Paris (Francia), Presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia, con i Vice-Presidenti: Arcivescovo Laurent Ulrich, di Lille e l’Arcivescovo Hippolyte Simon, di Clermont e con il Segretario Generale Monsignor Antoine Hérouard.

- Otto Presuli della Conferenza Episcopale delle Filippine, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Artemio L. Rillera, S.V.D., di San Fernando de La Union.

- Il Vescovo Mylo Hubert C. Vergara, di San Jose.

- Il Vescovo Jacinto A. Jose, di Urdaneta.

- Il Vescovo Ruperto C. Santos, di Balanga.

- Il Vescovo Florenitno G. Lavarias, di Iba.

- Il Vescovo Florentino F. Cinense, di Tarlac.

- Il Vescovo Gabriel V. Reyes, di Antipolo.

- Il Vescovo Honesto F. Ongtioco, di Cubao.
AP:AL/ VIS 20101202 (140)
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