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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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domenica 7 novembre 2010

IL PAPA RISPONDE ALLE DOMANDE DEI GIORNALISTI

CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2010 (VIS). Durante il volo verso Santiago de Compostela, il Santo Padre Benedetto XVI ha risposto alle domande dei giornalisti – formulate da Padre Federico Lombardi – che lo hanno accompagnato nel Viaggio Apostolico in Spagna.

EUROPA DEVE APRIRSI TRASCENDENZA E FRATERNITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2010 (VIS). Alle 16:30 di questo pomeriggio, Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa in occasione dell’Anno Giubilare Compostelano nella Plaza del Obradoiro, così chiamata perché lì si trovavano le botteghe degli scalpellini che tagliavano le pietre per la costruzione della Cattedrale. La Piazza può contenere circa ottomila persone. I fedeli radunati nelle piazze vicine hanno potuto seguire la Celebrazione Eucaristica, alla quale erano presenti i Principi delle Asturie, su megaschermi.

DEDICAZIONE DELLA CHIESA DELLA “SAGRADA FAMILIA”

CITTA' DEL VATICANO, 7 NOV. 2010 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, il Papa, lasciato l’Arcivescovado di Barcelona, si è recato in autovettura panoramica alla Chiesa della “Sagrada Famiglia”, il capolavoro del grande architetto catalano Antoni Gaudí.

sabato 6 novembre 2010

VIVERE ILLUMINATI DALLA VERITÀ DI CRISTO

CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2010 (VIS). All’arrivo alla Chiesa di Santiago di Compostela, Benedetto XVI si è diretto alla Cappella del Santissimo Sacramento per un breve momento di adorazione. Successivamente ha salutato i fedeli dalla Porta della Gloria, che gli scalpellini scolpirono in granito nel secolo XII, e le cui colonne sono adornate da statue di Cristo, degli Apostoli, di santi, di profeti, angeli, mostri simbolici, passaggi della Bibbia.

Dopo l’uscito dalla Porta Reale e l’ingresso dalla Porta Santa, il Papa ha sostato in preghiera silenziosa davanti alla tomba dell’Apostolo, e quindi ha abbracciato la statua dell’Apostolo.

Dopo il saluto dell’Arcivescovo di Santiago de Compostela, Monsignor Julián Barrio Barrio. Il Papa ha pronunciato un discorso.

“Andare in pellegrinaggio non è semplicemente visitare un luogo qualsiasi per ammirare i suoi tesori di natura, arte o storia. Andare in pellegrinaggio significa, piuttosto, uscire da noi stessi per andare incontro a Dio là dove Egli si è manifestato, là dove la grazia divina si è mostrata con particolare splendore e ha prodotto abbondanti frutti di conversione e santità tra i credenti”

“In questo Anno Santo Compostelano, come Successore di Pietro, ho voluto anch’io venire in pellegrinaggio alla Casa del ‘Señor Santiago’ (San Giacomo), che si appresta a celebrare l’anniversario degli ottocento anni dalla sua consacrazione, per confermare la vostra fede e ravvivare la vostra speranza, e per affidare all’intercessione dell’Apostolo i vostri aneliti, fatiche e opere per il Vangelo. Nell’abbracciare la sua venerata immagine, ho pregato anche per tutti i figli della Chiesa, che ha la sua origine nel mistero di comunione che è Dio”.

“La Chiesa è questo abbraccio di Dio nel quale gli uomini imparano anche ad abbracciare i propri fratelli, scoprendo in essi l’immagine e somiglianza divina, che costituisce la verità più profonda del loro essere, e che è origine della vera libertà”.

“Tra verità e libertà vi è una relazione stretta e necessaria. La ricerca onesta della verità, l’aspirazione ad essa, è la condizione per un’autentica libertà. Non si può vivere l’una senza l’altra. La Chiesa, che desidera servire con tutte le sue forze la persona umana e la sua dignità, è al servizio di entrambe, della verità e della libertà. Non può rinunciare ad esse, perché è in gioco l’essere umano, perché la spinge l’amore all’uomo, ‘il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa’ (Gaudium et spes, 24), e perché senza tale aspirazione alla verità, alla giustizia e alla libertà, l’uomo si perderebbe esso stesso”.

“Permettetemi che da Compostela, cuore spirituale della Galizia e, allo stesso tempo, scuola di universalità senza confini, esorti tutti i fedeli di questa cara Arcidiocesi, e tutti quelli della Chiesa in Spagna, a vivere illuminati dalla verità di Cristo, professando la fede con gioia, coerenza e semplicità, in casa, nel lavoro e nell’impegno come cittadini”.

“Che la gioia di sentirvi figli amati di Dio vi spinga anche ad una amore sempre più profondo per la Chiesa, collaborando con essa nella sua opera di portare Cristo a tutti gli uomini. Pregate il Padrone della messe, perché molti giovani si consacrino a questa missione nel ministero sacerdotale e nella vita consacrata: oggi, come sempre, vale la pena dedicarsi per tutta la vita a proporre la novità del Vangelo”.

“Non voglio concludere senza prima esprimere felicitazione e ringraziamento a tutti i cattolici spagnoli per la generosità con la quale sostengono tante istituzioni di carità e di promozione umana. Non stancatevi di mantenere queste opere, che apportano beneficio a tutta la società, e la cui efficacia si è manifestata in modo speciale nell’attuale crisi economica, così come in occasione delle gravi calamità naturali che hanno colpito vari Paesi”.

“Prego l’Altissimo che conceda a tutta l’audacia che ebbe san Giacomo per essere testimone di Cristo Risorto, e così rimaniate fedeli nei cammini della santità e vi spendiate per la gloria di Dio e il bene dei fratelli più abbandonati”.

Alla fine del discorso il Papa ha messo l’incenso nel “botafumeiro” (grande incensiere) che si accende nelle grandi cerimonie e che viene azionato, come vuole la tradizione secolare, mentre si canta l’Inno all’Apostolo San Giacomo – da otto uomini conosciuti con il nome di “tiraboleiros”. Questo rito è sempre molto ammirato dai pellegrini. L’incensiere attuale è alto 1,10m, pesa 50 kg ed è in ottone cromato. Fu realizzato a Santiago alla metà del secolo scorso.

Infine il Papa si è diretto all’Arcivescovado per il pranzo con i Cardinali spagnoli, i membri del Comitato Esecutivo della Conferenza Episcopale ed il Seguito Papale.
PV-SPAGNA/ VIS 20101106 (770)

BENEDETTO XVI: VENGO COME PELLEGRINO A SANTIAGO

CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2010 (VIS). Benedetto XVI ha iniziato questa mattina il 18° Viaggio Apostolico fuori d’Italia del suo Pontificato, nelle località spagnole di antica tradizione cattolica: Santiago de Compostela, legata al rito del pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo Giacomo, che celebra il suo Anno Giubilare, e Barcelona, dove il Papa consacrerà l’incompiuta Chiesa della “Sagrada Famiglia”, 128 anni dopo l’inizio dei lavori, tuttora in corso.

Santiago de Compostela, prima meta del Viaggio del Santo Padre, deriva il suo nome da quello dell’Apostolo Giacomo il Maggiore (Santiago) e da “campus stellae” (Compostela) in riferimento alla stella che avrebbe indicato il sito dei resti del corpo di San Giacomo, martirizzato e sepolto a Gerusalemme, giunti miracolosamente in Spagna. Nel luogo del ritrovamento avvenuto nell’813, Alfonso II, re delle Asturie e di Galizia, fece costruire una chiesa, affidata poi ai monaci benedettini. Santiago, distrutta nel 997 dall’esercito musulmano di Al-Manssùr, ricostruita da Bermuda II e trasformata in luogo di culto, diventò la terza meta di pellegrinaggi dopo Gerusalemme e Roma. La Città e il Cammino del Pellegrinaggio di Santiago sono stati dichiarati dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”, nel 1985.

Il Papa è partito dall’aeroporto romano di Fiumicino alle 8:30 di questa mattina ed è giunto a Santiago de Compostela alle 11:30. Ai piedi della scaletta dell’aereo erano ad accogliere il Pontefice le loro Altezze Reali i Principi delle Asturie, Don Felipe di Borbone e Donna Letizia Ortiz Rocasolano, accompagnati dall’Arcivescovo Julián Barrio Barrio, di Santiago de Compostela.

Alla Cerimonia di benvenuto che si è svolta nei pressi del nuovo Terminal Sud dell’aeroporto inaugurato per l’occasione, erano presenti Autorità politiche del Governo Centrale, dell’Autonomia della Galizia e del Comune di Santiago, i Cardinali spagnoli e il Comitato Esecutivo della Conferenza Episcopale e alcune centinaia di fedeli. Al termine degli onori militari, dell’esecuzione degli Inni nazionali e del discorso del Principe delle Asturie, il Papa si è rivolto ai presenti.

“Vengo come pellegrino in questo Anno Santo Compostelano” – ha detto Benedetto XVI – “e porto nel cuore lo stesso amore a Cristo che spingeva l’Apostolo Paolo a intraprendere i suoi viaggi, con l’anelito di giungere anche in Spagna. Desidero unirmi così alla grande schiera di uomini e donne che, lungo i secoli, sono venuti a Compostela da tutti gli angoli della Penisola Iberica e d’Europa, e anzi del mondo intero, per mettersi ai piedi di san Giacomo e lasciarsi trasformare dalla testimonianza della sua fede. Essi, con le orme dei loro passi e pieni di speranza, andarono creando una via di cultura, di preghiera, di misericordia e di conversione, che si è concretizzata in chiese e ospedali, in ostelli, ponti e monasteri. In questa maniera, la Spagna e l’Europa svilupparono una fisionomia spirituale marcata in modo indelebile dal Vangelo”.

“Proprio come messaggero e testimone del Vangelo” – ha proseguito il Pontefice – “andrò anche a Barcellona, per rinvigorire la fede del suo popolo accogliente e dinamico. Una fede seminata già agli albori del cristianesimo, e che germinò e crebbe al calore di innumerevoli esempi di santità, dando origine a tante istituzioni di beneficenza, cultura ed educazione. Fede che ispirò il geniale architetto Antoni Gaudí a intraprendere in quella città, con il fervore e la collaborazione di molti, quella meraviglia che è la chiesa della Sacra Famiglia. Avrò la gioia di dedicare quella chiesa, nella quale si riflette tutta la grandezza dello spirito umano che si apre a Dio”.

“Provo una gioia profonda nell’essere di nuovo in Spagna, che ha dato al mondo una moltitudine di grandi Santi, fondatori e poeti, come Ignazio di Loyola, Teresa di Gesù, Giovanni della Croce, Francesco Saverio, fra tanti altri; Spagna che nel secolo XX ha suscitato nuove istituzioni, gruppi e comunità di vita cristiana e di azione apostolica e, negli ultimi decenni, cammina in concordia e unità, in libertà e pace, guardando al futuro con speranza e responsabilità. Mossa dal suo ricco patrimonio di valori umani e spirituali, cerca pure di progredire in mezzo alle difficoltà e offrire la sua solidarietà alla comunità internazionale”.

“Questi apporti e iniziative della vostra lunga storia, e anche di oggi, insieme al significato di questi due luoghi della vostra bella geografia che visiterò in questa occasione, mi spronano ad allargare il mio pensiero a tutti i popoli di Spagna e d’Europa. Come il Servo di Dio Giovanni Paolo II, che da Compostela esortò il Vecchio Continente a dare nuovo vigore alle sue radici cristiane, anch’io vorrei esortare la Spagna e l’Europa a edificare il loro presente e a progettare il loro futuro a partire dalla verità autentica dell’uomo, dalla libertà che rispetta questa verità e mai la ferisce, e dalla giustizia per tutti, iniziando dai più poveri e derelitti. Una Spagna e un’Europa non solo preoccupate delle necessità materiali degli uomini, ma anche di quelle morali e sociali, di quelle spirituali e religiose, perché tutte queste sono esigenze autentiche dell’unico uomo e solo così si opera in modo efficace, integro e fecondo per il suo bene”, ha concluso il Pontefice aggiungendo al termine del suo discorso alcune parole in lingua galiziana:

“Cari amici, vi ripeto la mia gratitudine per il vostro cordiale benvenuto e la vostra presenza in questo aeroporto. Rinnovo il mio affetto e la mia vicinanza agli amatissimi figli di Galizia, di Catalogna e degli altri popoli della Spagna. Nell’affidare all’intercessione di san Giacomo Apostolo la mia presenza tra voi, supplico Dio che giunga a tutti la sua benedizione. Molte grazie”.

Al termine delle cerimonia il Papa i Principi delle Asturie hanno avuto un breve incontro privato nella “Sala de Autoridades” dell’aeroporto. Infine il Papa si è diretto in autovettura alla Cattedrale di Santiago de Compostela.
PV-SPAGNA/ VIS 20101106 (950)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Roberto Bordi, O.F.M., Vescovo Ausiliare per il Vicariato Apostolico di El Beni (superficie: 150.686; popolazione: 201.695; cattolici: 161.321; sacerdoti: 19; religiosi: 70; diaconi permanenti: 2), Bolivia. Il Vescovo eletto, è nato a Roma (Italia), nel 1946, ha emesso la professione solenne nell’Ordine dei Frati Minori nel 1969, è stato ordinato diacono nel 1970 e sacerdote nel 1971. È stato finora Parroco a Magdalena, nel Vicariato Apostolico di El Beni (Bolivia).
NEA/ VIS 20101106 (90)

venerdì 5 novembre 2010

VITA CONSACRATA UN BENE PER TUTTA LA CHIESA

CITTA' DEL VATICANO, 5 NOV. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Regione Sul II), al termine della Visita "ad Limina Apostolorum".

“I religiosi e le religiose” – ha detto il Papa – “ci ricordano oggi una pianta piena di rami che affonda la sue radici nel Vangelo e dà frutti copiosi in ogni epoca della Chiesa. ‘Poiché la carità è il primo frutto dello Spirito ed il più grande di tutti i carismi, una comunità religiosa arricchisce la Chiesa, della quale è parte viva, in primo luogo con il suo amore: ama la sua Chiesa particolare, la arricchisce con i suoi carismi e la rende disponibile ad una dimensione più universale’”.

In merito alla “diminuzione dei membri in molti Istituti e dell’invecchiamento degli stessi, evidente in alcune parti del mondo, alcuni” – ha affermato il Papa – “si domandano se la vita consacrata continua ad essere una proposta in grado di attrarre i giovani e le giovani”.

La vita consacrata in quanto tale, ha proseguito il Pontefice “ha origine nel Signore, che scelse per sé questo modo di vivere nella castità, nella povertà e nell’obbedienza. La vita consacrata non potrà mai mancare né morire nella Chiesa: fu amata da Gesù e considerata come parte inamovibile della sua Chiesa. Per questo motivo l’appello all’impegno generale nella pastorale vocazionale: se la vita consacrata è un bene di tutta la Chiesa, che interessa tutti, anche la pastorale che cerca di promuovere le vocazioni alla vita consacrata deve essere un impegno sentito da tutti: vescovi, sacerdoti, religiosi e laici”.

“Come afferma il decreto conciliare ‘Perfectae caritatis’, ‘il rinnovamento e l’adattamento degli istituti dipende principalmente dalla formazione dei suoi membri’. Si tratta di un’affermazione fondamentale per ogni forma di vita consacrata. La capacità formativa di un Istituto, nella fase iniziale e nelle fasi successive, è fondamentale per tutto il processo di rinnovamento”.

Benedetto XVI ha concluso esortando i Vescovi a trasmettere “la viva gratitudine” del Papa alle persone consacrate e a dire loro che il Papa le ricorda tutti nelle sue preghiere, “in particolare le persone anziane e i malati e quanti attraversano momenti di crisi e di solitudine, o soffrano e si sentano confusi, ed infine i giovani e le giovani che bussano alla porta degli Istituti e chiedono di dedicarsi a Gesù Cristo vivendo con radicalità il Vangelo”.
AL/ VIS 20101105 (400)

CALENDARIO CELEBRAZIONI SANTO PADRE NOVEMBRE-GENNAIO

CITTA' DEL VATICANO, 5 NOV. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo il calendario delle Celebrazioni presiedute dal Santo Padre nei mesi di novembre, dicembre e gennaio 2011:

NOVEMBRE:

Sabato 20: Alle 10:30, nella Basilica Vaticana, Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di nuovi Cardinali.

Domenica 21: Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo, alle 9:30 nella Basilica Vaticana, Santa Messa e consegna dell’anello cardinalizio.

Domenica 27: I Domenica di Avvento, alle 18:00, nella Basilica Vaticana, Primi Vespri.

DICEMBRE

Mercoledì, 8: Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, alle 16:00, in Piazza di Spagna, Atto di venerazione all’Immacolata.

Domenica 12: III Domenica di Avvento: Visita Pastorale alla Parrocchia romana “San Massimiliano Kolbe”, a Via Prenestina (Torre Angela), ore 9:00 Santa Messa.

Giovedì 16: Alle 18:00 nella Basilica Vaticana, Vespri con gli Universitari degli Atenei Romani.

Venerdì 24: Solennità del Natale del Signore. Alle 22:00, nella Basilica Vaticana, Santa Messa della Notte.

Sabato 25: Solennità del Natale del Signore. Dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, alle 12:00, Benedizione “Urbi et Orbi”.

Venerdì 31: Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, alle 18:00, nella Basilica Vaticana, Primi Vespri e Te Deum in ringraziamento per l’anno trascorso.

GENNAIO 2011

Sabato 1: Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, XLIV Giornata Mondiale della Pace, alle 10:00, nella Basilica Vaticana, Santa Messa.

Giovedì 6: Solennità dell’Epifania del Signore, alle 10:00, nella Basilica Vaticana, Santa Messa.

Domenica 9 dopo l’Epifania: Festa del Battesimo del Signore: alle 10:00, nella Cappella Sistina, Santa Messa e Battesimo di alcuni bambini.

Martedì 25: Festa della Conversione di San Paolo Apostolo: Basilica di San Paolo fuori le Mura, ore 17:30: Celebrazione dei Vespri.
OCL/ VIS 20101105 (280)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 5 NOV. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate dodici Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Regione Sul II), in Visita "ad Limina Apostolorum":

- L’Arcivescovo Moacyr José Vitti, C.S.S., di Curitiba, con gli Ausiliari: Vescovo João Carlos Seneme, C.S.S. e Vescovo Rafael Biernaski.

- Il Vescovo Antônio Wagner da Silva, S.C.I., di Guarapuava, con l’emerito Vescovo Giovanni Zerbini, S.D.B.

- Il Vescovo João Alves dos Santos, O.F.M.Cap., di Paranaguá.

- Il Vescovo Sérgio Arthur Braschi, di Ponta Grossa.

- Il Vescovo Ladislau Biernaski, C.M., di São José dos Pinhais.

- Il Vescovo João Bosco Barbosa de Sousa, O.F.M., di União da Vitória.

- L’Arcivescovo Orlando Brandes, di Condrina.

- Il Vescovo Celso Antônio Marchiori, di Apucarana.

- Il Vescovo Getúlio Teixeira Guimarães, S.V.D., di Cornélio Procópio.
AL/ VIS 20101105 (140)

IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 5 NOV. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo i dati dei Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Vescovo Francisco Batistela, C.SS.R., emerito di Bom Jesus da Lapa (Brasile), il 20 ottobre, all’età di 79 anni.

- Il Vescovo Jesús Mateo Calderón Barrueto, O.P., emerito di Puno (Perù), il 28 ottobre, all’età di 90 anni.

- Il Vescovo Aldo Lazzarin Stella, O.S.M., già Vicario Apostolico di Aysén (Cile), il 16 ottobre, all’età di 83 anni.

- Il Vescovo Emmanuel Lê Phong Thuân, di Cân Tho (Viêt Nam), il 17 ottobre, all’età di 79 anni.
.../ VIS 20101105 (100)

AVVISO

CITTA' DEL VATICANO, 5 NOV. 2010 (VIS). In occasione del Viaggio Apostolico a Santiago de Compostela e a Barcelona (Spagna), il servizio del V.I.S. sarà trasmesso anche sabato 6 e domenica 7 novembre.
.../ VIS 20101105 (30)

giovedì 4 novembre 2010

SANTA MESSA IN SUFFRAGIO DEI CARDINALI E VESCOVI DEFUNTI

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2010 (VIS). Come di consueto nel mese di novembre, il Papa ha celebrato, questa mattina, nella Basilica Vaticana, la Santa Messa in suffragio dei Cardinali e Vescovi defunti nel corso dell’anno. Con il Papa hanno concelebrato i Membri del Collegio Cardinalizio.

Benedetto XVI ha ricordato all’inizio dell’omelia i nomi dei Cardinali defunti negli ultimi dodici mesi: Peter Seiichi Shirayanagi, Cahal Brendan Daly, Armand Gaétan Razafindratandra, Thomas Spidlik, Paul Augstin Mayer, Luigi Poggi, esprimendo sentimenti di affetto per tutti loro e per i numerosi Arcivescovi e Vescovi mancati nel corso di quest’ultimo anno.

“Questi venerati nostri Fratelli amiamo ricordarli” – ha detto il Papa – “come Pastori zelanti, il cui ministero è stato sempre segnato dall'orizzonte escatologico che anima la speranza nella felicità senz'ombra a noi promessa dopo questa vita; come testimoni del Vangelo (...); come cristiani e Pastori animati da profonda fede, dal vivo desiderio di conformarsi a Gesù”.

“L’espressione ‘vita eterna’ (...) designa il dono divino concesso all’umanità: la comunione con Dio in questo mondo e la sua pienezza in quello futuro. La vita eterna ci è stata aperta dal Mistero Pasquale di Cristo e la fede è la via per raggiungerla”. Citando le parole rivolte da Gesù a Nicodemo, riportate nel Vangelo di oggi, il Papa ha spiegato che in questa conversazione Cristo “svela il senso più profondo di quell’evento di salvezza, rapportandolo alla propria morte e risurrezione: il Figlio dell’uomo deve essere innalzato sul legno della Croce perché chi crede in Lui abbia la vita. (...) La Croce, paradossalmente, da segno di condanna, di morte, di fallimento, diventa segno di redenzione, di vita, di vittoria, in cui, con sguardo di fede, si possono scorgere i frutti della salvezza”.

“Il senso salvifico della Croce, (...) consiste nell’immenso amore di Dio e nel dono del Figlio unigenito (...) I verbi ‘amare’ e ‘dare’ indicano un atto decisivo e definitivo che esprime la radicalità con cui Dio si è avvicinato all’uomo nell’amore, fino al dono totale (...) calandosi nell’abisso del nostro estremo abbandono, oltrepassando la porta della morte. L’oggetto e il beneficiario dell’amore divino è il mondo, cioè l’umanità. È una parola che cancella completamente l’idea di un Dio lontano ed estraneo al cammino dell’uomo, e svela, piuttosto, il suo vero volto (...). Dio (...) ama senza misura. Non manifesta la sua onnipotenza nel castigo, ma nella misericordia e nel perdono”.

“Gesù è venuto per salvare e non per condannare; con il Sacrificio della Croce egli rivela il volto di amore di Dio. E proprio per la fede nell’amore sovrabbondante donatoci in Cristo Gesù, noi sappiamo che anche la più piccola forza di amore è più grande della massima forza distruttrice e può trasformare il mondo, e per questa stessa fede noi possiamo avere una ‘speranza affidabile’, quella nella vita eterna e nella risurrezione della carne”.
HML/ VIS 20101104 (480)

IV CENTENARIO CANONIZZAZIONE SAN CARLO BORROMEO

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2010 (VIS). Oggi è stato reso pubblico un Messaggio del Santo Padre indirizzato al Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano (Italia), in occasione del IV centenario della canonizzazione di San Carlo Borromeo, il 1° novembre 1610.

“L’epoca in cui visse Carlo Borromeo fu assai delicata per la Cristianità” – scrive il Papa – “In tempi oscurati da numerose prove per la Comunità cristiana, con divisioni e confusioni dottrinali, con l’annebbiamento della purezza della fede e dei costumi e con il cattivo esempio di vari sacri ministri, Carlo Borromeo non si limitò a deplorare o a condannare, né semplicemente ad auspicare l’altrui cambiamento, ma iniziò a riformare la sua propria vita”.

“Egli era consapevole che una seria e credibile riforma doveva cominciare proprio dai Pastori (...). In tale azione di riforma” – scrive ancora Benedetto XVI – “seppe attingere alle sorgenti tradizionali e sempre vive della santità della Chiesa cattolica: la centralità dell’Eucaristia (...); la spiritualità della Croce (...); l’assidua frequenza ai Sacramenti (...); la Parola di Dio (...); l’amore e la devozione per il Sommo Pontefice, nell’obbedienza pronta e filiale alle sue indicazioni, come garanzia di vera e piena comunione ecclesiale”.

“L’esempio di san Carlo ci sproni a partire sempre da un serio impegno di conversione personale e comunitaria (...). Incoraggio in modo particolare i sacri ministri, presbiteri e diaconi, a fare della loro vita un coraggioso cammino di santità (...). Cari fratelli nel ministero, la Chiesa ambrosiana possa trovare sempre in voi una fede limpida e una vita sobria e pura, che rinnovino l’ardore apostolico che fu di sant’Ambrogio, di san Carlo e di tanti vostri santi Pastori!”.

“San Carlo fu riconosciuto, poi, come vero padre amorevole dei poveri” – scrive ancora il Pontefice – “Fondò istituzioni finalizzate all’assistenza e al recupero delle persone bisognose; ma la sua carità verso i poveri e i sofferenti rifulse in modo straordinario durante la peste del 1576, quando il santo Arcivescovo volle rimanere in mezzo al suo popolo, per incoraggiarlo, per servirlo e per difenderlo con le armi della preghiera, della penitenza e dell’amore”.

“Non si potrebbe comprendere, però, la carità di san Carlo Borromeo se non si conoscesse il suo rapporto di amore appassionato con il Signore Gesù. (...) Lo sguardo contemplativo al santo Mistero dell’Altare e al Crocifisso risvegliava in lui sentimenti di compassione per le miserie degli uomini e accendeva nel suo cuore l’ansia apostolica di portare a tutti l’annuncio evangelico”.

“Facciamo dell’Eucaristia il vero centro delle nostre comunità e lasciamoci educare e plasmare da questo abisso di carità! Ogni opera apostolica e caritativa prenderà vigore e fecondità da questa sorgente!”.

“Cari giovani (...) Come san Carlo, anche voi potete fare della vostra giovinezza un’offerta a Cristo e ai fratelli. (...) Voi, cari giovani, non siete solo la speranza della Chiesa; voi fate già parte del suo presente! E se avrete l’audacia di credere alla santità, sarete il tesoro più grande della vostra Chiesa ambrosiana, che si è edificata sui Santi”.
MESS/ VIS 20101104 (500)

URGENTE IMPEGNO FORMAZIONE LAICI DOTTRINA SOCIALE CHIESA

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire un Messaggio al Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in occasione dell’Assemblea Plenaria, in corso in questi giorni a Roma, sulla ricezione dell’Enciclica “Caritas in veritate” nei diversi continenti.

“Solo con la carità, sostenuta dalla speranza e illuminata dalla luce della fede e della ragione, è possibile conseguire obiettivi di liberazione integrale dell'uomo e di giustizia universale”.

“Nell'Enciclica ‘Caritas in veritate’” – scrive il Papa – “ho accennato a problemi fondamentali che toccano il destino dei popoli e delle istituzioni mondiali, nonché della famiglia umana. (...) Gli squilibri sociali, settoriali, nazionali, quelli tra risorse e popolazioni povere, tra tecnica ed etica (...) non sono affatto scomparsi. (...) Il coordinamento tra gli Stati – spesso inadeguato, perché orientato alla ricerca di un equilibrio di potere, piuttosto che alla solidarietà - lascia spazio a rinnovate disuguaglianze, al pericolo del predominio di gruppi economici e finanziari che dettano - ed intendono continuare a farlo - l'agenda della politica, a danno del bene comune universale”.

“Appare di particolare urgenza l'impegno nella formazione del laicato cattolico alla dottrina sociale della Chiesa”. I laici “debbono impegnarsi per promuovere una retta configurazione della vita sociale, nel rispetto della legittima autonomia delle realtà terrene”.

“È di fondamentale importanza una comprensione profonda della dottrina sociale della Chiesa, in armonia con tutto il suo patrimonio teologico e fortemente radicata nell’affermazione della dignità trascendente dell’uomo, nella difesa della vita umana sin dal suo concepimento fino alla morte naturale e della libertà religiosa. (...) È necessario preparare fedeli laici capaci di dedicarsi al bene comune, specie negli ambiti più complessi come il mondo della politica, ma è urgente anche avere Pastori che (...) sappiano contribuire all’animazione e all’irradiazione, nella società e nelle istituzioni, di una vita buona secondo il Vangelo”.

“Il mio augurio, pertanto, è che il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace continui nella sua opera di aiuto alla comunità ecclesiale (...) non solo nell'elaborazione di sempre nuovi aggiornamenti della dottrina sociale della Chiesa (...). Al fine di globalizzare la dottrina sociale della Chiesa sembra opportuno che crescano Centri e Istituti per lo studio, la diffusione e l'attuazione di essa in tutto il mondo”.

“Dopo la promulgazione del ‘Compendio’ e dell’Enciclica ‘Caritas in veritate’, è naturale che il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sia dedito all’approfondimento degli elementi di novità e, in collaborazione con altri soggetti” – conclude il Pontefice – “alla ricerca delle vie più adatte alla veicolazione dei contenuti della dottrina sociale, non solo nei tradizionali itinerari formativi ed educativi cristiani di ogni ordine e grado, ma anche nei grandi centri di formazione del pensiero mondiale - quali i grandi organi della stampa laica, le università e i numerosi centri di riflessione economica e sociale - che negli ultimi tempi si sono sviluppati in ogni angolo del mondo”.
MESS/ VIS 20101104 (490)

MESSAGGIO NUOVA SEDE SEMINARIO CUBA

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2010 (VIS). Oggi è stato reso pubblico il Messaggio inviato, a nome del Santo Padre Benedetto XVI, dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, al Cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino, Arcivescovo di San Cristóbal de la Habana (Cuba), in occasione dell’apertura della nuova sede, la prima in cinquanta anni, del Seminario Arcidiocesano “San Carlos e San Ambrosio”.

Il Santo Padre auspica che l’inaugurazione “sia al contempo segno e incentivo di un rinnovato vigore nell’impegno di garantire un’attenta preparazione umana, spirituale e accademica di coloro che in questa istituzione si preparano al ministero sacerdotale”.

Il Papa invita i seminaristi “ad identificarsi sempre più con i sentimenti di Cristo, Buon Pastore, con la preghiera assidua, la seria applicazione allo studio, l’ascolto umile della parola divina, la degna celebrazione dei sacramenti e la testimonianza audace del suo amore come autentici discepoli e missionari del Vangelo della salvezza”.

Benedetto XVI “affida tutta la comunità di questa istituzione educativa alla protezione della Santissima Vergine Maria, che con il titolo di Nuestra Señora de la Caridad del Cobre è invocata con fervore dalla diletta Nazione cubana”.
TGR/ VIS 20101104 (200)

CONGREGAZIONE DOTTRINA DELLA FEDE “OPUS ANGELORUM”

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo il testo completo della Lettera circolare della Congregazione della Dottrina della Fede – firmata il 2 ottobre scorso dal Prefetto del Dicastero, Cardinale William Joseph Levada e pubblicata oggi sul “L’Osservatore Romano” – per aggiornare i Vescovi sulla situazione dottrinale e canonica attuale dell’Associazione denominata “Opus Angelorum”.
“Trascorsi più di trent’anni da quando si iniziò ad esaminare le particolari teorie professate ed usi seguiti dai membri dell’associazione chiamata ‘Opus Angelorum’ (Engelwerk), la Congregazione per la Dottrina della Fede ritiene opportuno informare i Membri di codesta Conferenza Episcopale sugli sviluppi intercorsi al riguardo, affinché meglio si possano regolare in materia”.

“Il suddetto esame si concluse con la pubblicazione prima di una Lettera comunicando le decisioni approvate dal Sommo Pontefice il 24 settembre 1983 (AAS 76 [1984], pp. 175-176), e poi del Decreto ‘Litteris diei’ del 6 giugno 1992 (AAS 84 [1992], pp. 805-806)”.

“Tali documenti disponevano, in sostanza, che i membri dell’’Opus Angelorum’, nella promozione della devozione verso i SS. Angeli, dovevano conformarsi alla dottrina della Chiesa ed all’insegnamento dei santi Padri e Dottori ed, in particolare, non usare i ‘nomi’ conosciuti dalle presunte rivelazioni private, attribuite alla signora Gabriele Bitterlich, né insegnare, diffondere o utilizzare in alcun modo le teorie provenienti da queste presunte rivelazioni. Inoltre, essi erano richiamati al dovere di osservare strettamente tutte le norme liturgiche, particolarmente quelle relative alla SS. Eucaristia. Con il Decreto del 1992, poi, l’esecuzione di questi provvedimenti veniva affidata ad un Delegato con speciali facoltà nominato dalla Santa Sede, il quale riceveva anche il compito di regolarizzare i rapporti tra l’’Opus Angelorum’ e l’Ordine dei Canonici Regolari della Santa Croce”.

“Nel corso degli anni da allora trascorsi, detto Delegato, P. Benoît Duroux, O. P., è riuscito a portare a termine i compiti affidatigli e si può considerare che oggi, grazie all’obbedienza dimostrata dai suoi membri, l’’Opus Angelorum’ vive lealmente e serenamente nella conformità alla dottrina della Chiesa ed alle norme liturgiche e canoniche. Tenendo conto dell’avanzata età di P. Duroux, il 13 marzo 2010 è stato nominato nuovo Delegato P. Daniel Ols, O.P., con le stesse competenze delineate nel suddetto Decreto del 6 giugno 1992”.

“Questa normalizzazione si vede, in particolare, nei seguenti elementi. Il 31 maggio 2000, questa Congregazione ha approvato la formula di una consacrazione ai SS. Angeli per l’’Opus Angelorum’. Poi, con il parere positivo di questo Dicastero, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ha approvato lo ‘Statuto dell’Opus Sanctorum Angelorum’ , nel quale, fra l’altro, vengono definiti i rapporti fra l’Opus Angelorum e l’Ordine dei Canonici Regolari della S. Croce”.

“Secondo questo Statuto, l’’Opus Angelorum’ è una associazione pubblica della Chiesa cattolica con personalità giuridica a norma del can. 313 CIC; è congiunto all’Ordine dei Canonici Regolari della S. Croce a norma del can. 677, § 2 CIC e posto sotto la direzione di detto Ordine in conformità con il can. 303 CIC. D’altra parte, le Suore della S. Croce hanno visto le loro Costituzioni approvate dal Vescovo d’Innsbruck. Infine, l’Ordine dei Canonici Regolari della S. Croce, il cui governo centrale era stato nominato il 30 ottobre 1993 dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, all’inizio del 2009 ha potuto eleggere il proprio Superiore generale e i membri del Consiglio generalizio”.

“Così come si presenta oggi, l’’Opus Angelorum’ è, quindi, un’associazione pubblica della Chiesa in conformità con la dottrina tradizionale e le di¬rettive della Suprema Autorità, diffonde la devozione nei riguardi dei SS. Angeli tra i fedeli, esorta alla preghiera per i sacerdoti, promuove l’amore per Cristo nella Sua passione e l’unione ad essa. Non sussiste quindi alcun ostacolo di ordine dottrinale o disciplinare a che gli Ordinari locali accol¬gano nelle loro diocesi tale associazione e favoriscano il suo sviluppo”.

“Questa Congregazione tuttavia intende attirare l’attenzione degli Ordinari sul fatto che, negli anni trascorsi, un certo numero di membri dell’’Opus Angelorum’, fra cui anche diversi sacerdoti usciti od espulsi dall’Ordine dei Canonici Regolari della S. Croce, non hanno accettato le norme date da questo Dicastero ed aspirano e lavorano a restaurare ciò che secondo loro sarebbe l’’autentico Opus Angelorum’, cioè un movimento che professi e pratichi tutto ciò che dai summenzionati documenti è stato proibito. La propaganda a favore di questo movimento deviante, il quale è al di fuori di ogni controllo ecclesiastico, si fa, a quanto risulta a questa Congregazione, in modo molto discreto e esso si presenta come se fosse in piena comunione con la Chiesa cattolica”.

“La Congregazione per la Dottrina della Fede invita, quindi, gli Ordinari alla vigilanza riguardo a tali attività disgregative della comunione ecclesiale e, qualora le abbiano individuate nella propria diocesi, ad una proibizione di esse”.
CDF/ VIS 20101104 (800)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Juan Alberto Puiggari, Arcivescovo di Paraná (superficie: 30.348; popolazione: 578.000; cattolici: 520.200; sacerdoti: 144; religiosi: 170), Argentina. L’Arcivescovo eletto è nato a Buenos Aires (Argentina), nel 1949, è stato ordinato sacerdote nel 1978 ed ha ricevuto la consacrazione episcopale nel 1998. Finora Vescovo di Mar del Plata (Argentina), succede all’Arcivescovo Luis Bautista Maulión, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Vescovo Thaddeus Cho Hwan-kil, Arcivescovo di Daegu (superficie: 9.128; popolazione: 4.469.943; cattolici: 442.794; sacerdoti: 382; religiosi: 1.187), Corea. È stato finora Vescovo Ausiliare ed Amministratore diocesano della medesima Sede.

Mercoledì 3 novembre, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Parakou (Benin), presentata dal Vescovo Fidèle Agbatchi, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.
NER:RE/ VIS 20101104 (170)

mercoledì 3 novembre 2010

RAGAZZI AZIONE CATTOLICA: APPRENDERE ARTE VERO AMORE

CITTA' DEL VATICANO, 30 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato 100.000 ragazzi e giovani dell’Azione Cattolica Italiana che hanno partecipato ad un Convegno Nazionale sul tema: "C’è di più. Diventiamo grandi insieme".

Nel corso dell’incontro il Papa ha risposto a tre domande, poste rispettivamente da un ragazzo dell’A.C.R., da una giovanissima e da un’educatrice.

Alla prima domanda: “Cosa significa diventare grandi? Cosa devo fare per crescere seguendo Gesù?” il Santo Padre ha risposto: “Quando sono stato ragazzo, (...) ho avuto il desiderio di essere un giorno molto grande; e non solo grande di misura, ma volevo fare qualcosa di grande, di più nella mia vita. (...) Essere ‘grandi’ vuol dire amare tanto Gesù, ascoltarlo e parlare con Lui nella preghiera, incontrarlo nei Sacramenti, nella Santa Messa, nella Confessione; vuole dire conoscerlo sempre di più e anche farlo conoscere agli altri, vuol dire stare con gli amici, anche i più poveri, gli ammalati, per crescere insieme”.

Alla seconda domanda: “Cosa significa amare fino in fondo? Come possiamo imparare ad amare davvero?” il Papa ha risposto: “Una grande questione. È molto importante, direi fondamentale imparare ad amare, amare veramente, imparare l’arte del vero amore! (...) Diventate grandi se siete capaci di fare della vostra vita un dono agli altri, non di cercare se stessi, ma di dare se stessi agli altri (...). È proprio vero: voi non potete e non dovete adattarvi ad un amore ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto per sé e per gli altri, incapace di castità e di purezza. Questa non è libertà. Molto ‘amore’ proposto dai media, in internet, non è amore, ma è egoismo, chiusura (...) vi lega come una catena che soffoca i pensieri e i sentimenti più belli, gli slanci veri del cuore, quella forza insopprimibile che è l’amore e che trova in Gesù la sua massima espressione e nello Spirito Santo la forza e il fuoco che incendia le vostre vite, i vostri pensieri, i vostri affetti. Certo costa anche sacrificio vivere in modo vero l’amore - senza rinunce non si arriva a questa strada - ma sono sicuro che voi non avete paura della fatica di un amore impegnativo e autentico, È l’unico che, in fin dei conti, dà la vera gioia!”.

La terza domanda è stata: “Cosa significa oggi essere educatori? Come affrontare le difficoltà che incontriamo nel nostro servizio? E come fare in modo che siano tutti a prendersi cura del presente e del futuro delle nuove generazioni?” Il Santo Padre ha risposto: “Essere educatori significa avere una gioia nel cuore e comunicarla a tutti per rendere bella e buona la vita; significa offrire ragioni e traguardi per il cammino della vita, offrire la bellezza della persona di Gesù e far innamorare di Lui, del suo stile di vita, della sua libertà. (...) Significa soprattutto tenere sempre alta la meta di ogni esistenza verso quel ‘di più’ che ci viene da Dio. Questo esige una conoscenza personale di Gesù, un contatto personale, quotidiano, amorevole con Lui nella preghiera, nella meditazione sulla Parola di Dio, nella fedeltà ai Sacramenti, all’Eucaristia, alla Confessione; esige di comunicare la gioia di essere nella Chiesa, di avere amici con cui condividere non solo le difficoltà, ma anche le bellezze e le sorprese della vita di fede”.

“Voi siete dei buoni educatori se sapete coinvolgere tutti per il bene dei più giovani. Non potete essere autosufficienti, ma dovete far sentire l’urgenza dell’educazione delle giovani generazioni a tutti i livelli. Senza la presenza della famiglia, ad esempio, rischiate di costruire sulla sabbia; senza una collaborazione con la scuola non si forma un’intelligenza profonda della fede; senza un coinvolgimento dei vari operatori del tempo libero e della comunicazione la vostra opera paziente rischia di non essere efficace, di non incidere sulla vita quotidiana. Io sono sicuro che l’Azione Cattolica è ben radicata nel territorio e ha il coraggio di essere sale e luce. La vostra presenza qui, stamattina, dice non solo a me, ma a tutti che è possibile educare, che è faticoso ma bello dare entusiasmo ai ragazzi e ai giovanissimi. Abbiate il coraggio, vorrei dire l’audacia di non lasciare nessun ambiente privo di Gesù, della sua tenerezza che fate sperimentare a tutti, anche ai più bisognosi e abbandonati, con la vostra missione di educatori”.

Il Papa ha concluso invitando i presenti a continuare “ad essere fedeli all’identità e alla finalità dell’Azione Cattolica”.
AC/ VIS 20101103 (750)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 30 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

- L’Arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AP/ VIS 20101103 (50)

DIO NON SI LASCIA CONDIZIONARE DAI NOSTRI PREGIUDIZI UMANI

CITTA' DEL VATICANO, 31 OTT. 2010 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

“L’Evangelista San Luca riserva una particolare attenzione al tema della misericordia di Gesù” – ha detto il Papa commentando il Vangelo di oggi. – “Nella sua narrazione, infatti, troviamo alcuni episodi che mettono in risalto l’amore misericordioso di Dio e di Cristo, il quale afferma di essere venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori. Tra i racconti tipici di Luca vi è quello della conversione di Zaccheo, che si legge nella liturgia di questa domenica. Zaccheo è un ‘pubblicano’, anzi, il capo dei pubblicani di Gerico, importante città presso il fiume Giordano. I pubblicani erano gli esattori dei tributi che i Giudei dovevano pagare all’Imperatore romano, e già per questo motivo erano considerati pubblici peccatori”.

“Quando dunque Gesù, attraversando Gerico, si fermò proprio a casa di Zaccheo, suscitò uno scandalo generale. Il Signore, però, sapeva molto bene quello che faceva. Egli, per così dire, ha voluto rischiare, e ha vinto la scommessa: Zaccheo, profondamente colpito dalla visita di Gesù, decide di cambiare vita, e promette di restituire il quadruplo di ciò che ha rubato”.

“Dio non esclude nessuno, né poveri né ricchi” – ha spiegato il Santo Padre – “Dio non si lascia condizionare dai nostri pregiudizi umani, ma vede in ognuno un’anima da salvare ed è attratto specialmente da quelle che sono giudicate perdute e che si considerano esse stesse tali. Gesù Cristo, incarnazione di Dio, ha dimostrato questa immensa misericordia, che non toglie nulla alla gravità del peccato, ma mira sempre a salvare il peccatore, ad offrirgli la possibilità di riscattarsi, di ricominciare da capo, di convertirsi”.

“Cari amici, Zaccheo ha accolto Gesù e si è convertito, perché Gesù per primo aveva accolto lui! Non lo aveva condannato, ma era andato incontro al suo desiderio di salvezza. Preghiamo la Vergine Maria” – ha concluso il Pontefice – “modello perfetto di comunione con Gesù, affinché anche noi possiamo sperimentare la gioia di essere visitati dal Figlio di Dio, di essere rinnovati dal suo amore, e trasmettere agli altri la sua misericordia”.

Al termine della recita dell’Angelus, Benedetto XVI ha ricordato che: “Ieri, nella cattedrale di Oradea Mare in Romania, il Cardinale Peter Erdö ha proclamato beato Szilárd Bogdánffy, vescovo e martire. Nel 1949, quando aveva 38 anni, egli fu consacrato vescovo in clandestinità e quindi arrestato dal regime comunista del suo Paese, la Romania, con l’accusa di cospirazione. Dopo quattro anni di sofferenze e umiliazioni, morì in carcere. Rendiamo grazie a Dio per questo eroico Pastore della Chiesa che ha seguito l’Agnello fino alla fine! La sua testimonianza conforti quanti anche oggi sono perseguitati a causa del Vangelo”.
ANG/ VIS 20101103 (480)

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