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lunedì 15 settembre 2008

PROCESSIONE EUCARISTICA: PROCLAMARE MERAVIGLIE DI DIO


CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2008 (VIS). Alle 18:30 di oggi pomeriggio, il Santo Padre, vestito dei paramenti liturgici, ha partecipato dal podio alla parte finale della Processione Eucaristica nella Prairie di Lourdes.

   Dopo l'Adorazione del Santissimo Sacramento, il Papa ha recitato una preghiera.

  "Signore Gesù, Tu sei qui! E voi, miei fratelli, mie sorelle, miei amici, voi pure siete qui, con me, davanti a Lui!"

  "Noi Lo contempliamo. Noi L'adoriamo. Noi L'amiamo. E cerchiamo di amarLo di più".

  "Noi adoriamo Colui che è all'inizio e alla fine della nostra fede, Colui senza il quale noi non saremmo qui stasera. Colui senza il quale noi non ci saremmo per nulla. Colui senza il quale nulla vi sarebbe, nulla, assolutamente nulla!  Lui, per mezzo del quale 'tutto è stato fatto' (Gv 1,3),  Lui nel quale noi siamo stati creati, per l'eternità, Lui che ci ha donato il suo Corpo e il suo Sangue, Lui è qui, questa sera, davanti a noi, offerto ai nostri sguardi".

  "Sia che camminiamo o siamo inchiodati su di un letto di dolore - che camminiamo nella gioia o siamo nel deserto dell'anima  (cfr Num 21,5), Signore, prendici tutti nel tuo Amore: nell'amore infinito, che è eternamente quello del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre, quello del Padre e del Figlio per lo Spirito e dello Spirito per il Padre e per il Figlio".

  "L'Ostia Santa, esposta ai nostri occhi, dice questa potenza infinita dell'Amore manifestata sulla Croce gloriosa. L'Ostia Santa ci dice l'incredibile abbassamento di Colui che si è fatto povero per farci ricchi di Sé, Colui che ha accettato di perdere tutto per guadagnarci al Padre suo. L'Ostia Santa è il Sacramento vivo ed efficace della presenza eterna del Salvatore degli uomini alla sua Chiesa".

  "Maria, la Vergine santa, Maria, l'Immacolata Concezione, ha accettato, duemila anni or sono, di donare tutto, di offrire il suo corpo per accogliere il Corpo del Creatore. Tutto è venuto da Cristo, anche Maria; tutto è venuto mediante Maria, lo stesso Cristo".

  "Maria, la Vergine santa, è con noi questa sera, davanti al Corpo del Figlio suo, centocinquant'anni dopo essersi rivelata alla piccola Bernadette".

  "Vergine santa, aiutaci a contemplare, aiutaci ad adorare, aiutaci ad amare, ad amare di più Colui che ci ha tanto amato, per vivere eternamente con Lui".

  "Una folla immensa di testimoni è invisibilmente presente accanto a noi, vicino a questa grotta benedetta e davanti a questa chiesa voluta dalla Vergine Maria; la folla di tutti gli uomini e di tutte le donne che hanno contemplato, venerato, adorato la presenza reale di Colui che si è donato a noi fino all'ultima goccia di sangue; la folla degli uomini e delle donne che hanno passato ore ad adorarLo nel Santissimo Sacramento dell'altare".

  "Questa sera, noi non li vediamo, ma li sentiamo dire a ciascuno e a ciascuna di noi: 'Vieni, lasciati attrarre dal Maestro! Egli è qui e ti chiama! (cfr Gv 11,28). Egli vuol prendere la tua vita e unirla alla sua. Lasciati afferrare da Lui! Non guardare più alle tue ferite, guarda alle sue. Non guardare ciò che ti separa ancora da Lui e dagli altri; guarda l'infinita distanza che Egli ha cancellato nell'assumere la tua carne, nel salire sulla Croce che gli hanno preparato gli uomini e nel lasciarsi mandare a morte per mostrarti il suo amore. Nelle sue ferite Egli ti accoglie; nelle sue ferite Egli ti nasconde. Non rifiutarti al suo amore!".

  "La folla immensa di testimoni che si è lasciata afferrare dal suo amore è la folla dei santi del cielo che non cessano di intercedere per noi. Erano peccatori e lo sapevano, ma hanno accettato di non guardare le loro ferite, di non guardare ormai che le ferite del loro Signore, per scoprirvi la gloria della Croce, per scoprirvi la vittoria della Vita sulla morte".

  "Gesù Cristo passato, nella verità storica della sera nel cenacolo, ove ci conduce ogni celebrazione della santa Messa".

  "Gesù Cristo presente, perché Egli ci dice: 'Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo, questo è il mio sangue'. 'Questo è', al presente, qui e ora, come in tutti i 'qui e ora' della storia umana".

  "L'Eucaristia è anche Gesù Cristo futuro, il Gesù Cristo che verrà. Quando contempliamo l'Ostia Santa, il suo Corpo di gloria trasfigurato e risorto, contempliamo ciò che contempleremo nell'eternità, scoprendovi il mondo intero sostenuto dal suo Creatore in ogni istante della sua storia. Ogni volta che ce ne cibiamo, ma anche ogni volta che lo contempliamo, noi l'annunciamo fino a che Egli ritorni: 'donec veniat'. Proprio per questo noi lo riceviamo con infinito rispetto".

  "Alcuni tra noi non possono o non possono ancora riceverLo nel Sacramento, ma possono contemplarLo con fede e amore, ed esprimere il desiderio di potersi finalmente unire a Lui. ? un desiderio che ha grande valore davanti a Dio: essi attendono con maggior ardore il suo ritorno; attendono Gesù Cristo che deve venire".

  "Diletti fratelli e sorelle, pellegrini di un giorno e abitanti di queste vallate, fratelli Vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, voi tutti che vedete davanti ai vostri occhi l'infinito abbassamento del Figlio di Dio e la gloria infinita della risurrezione, restate in silenzio e adorate il vostro Signore, il nostro Maestro e Signore Gesù Cristo. Restate in silenzio, poi parlate e dite al mondo: non possiamo più tacere ciò che sappiamo. Andate a dire al mondo intero le meraviglie di Dio, presente in ogni momento delle nostre vite, in ogni luogo della terra. Che Dio ci benedica e ci protegga, ci conduca sul cammino della vita eterna, Lui che è la Vita, per i secoli dei secoli. Amen".

  Al termine della preghiera il Santo Padre ha raggiunto l'Ermitage St. Joseph per la cena in privato.
PV-FRANCIA/PREGHIERA:EUCARISTIA/LOURDES               VIS 20080915 (970)


INCONTRO CONFERENZA EPISCOPALE FRANCESE


CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2008 (VIS). Alle 17:15 di oggi pomeriggio ha avuto luogo l'incontro del Santo Padre Benedetto XVI con i Vescovi francesi presso l'Hémicycle Ste Bernadette di Lourdes.

  "È la prima volta dall'inizio del mio Pontificato" - ha detto il Santo Padre all'inizio del suo discorso - "che ho la gioia di incontrarvi tutti insieme".

  "Vi esprimo tutto il mio apprezzamento per questo dono delle vostre persone: nonostante l'ampiezza del compito, che ne sottolinea l'onore - honor, onus! - voi adempite con fedeltà e umiltà il triplice vostro compito, nei confronti del gregge che vi è affidato, di insegnare, governare, santificare".

  "Voi siete giustamente convinti che per far crescere in ogni battezzato il gusto di Dio e la comprensione del senso della vita, la catechesi riveste un'importanza fondamentale. I due strumenti principali di cui disponete, il Catechismo della Chiesa Cattolica e il Catechismo dei Vescovi di Francia, costituiscono strumenti preziosi. Offrono infatti una sintesi armoniosa della fede cattolica e consentono di annunciare il Vangelo con fedeltà reale alla sua ricchezza. La catechesi non è innanzitutto una questione di metodo, ma di contenuto"-

  "Una accurata preparazione dei catechisti" - ha proseguito il Pontefice - "consentirà la trasmissione integrale della fede, secondo l'esempio di San Paolo, il più grande catechista di tutti i tempi, al quale guardiamo con un'ammirazione particolare in questo bimillenario della sua nascita".

  "Per realizzare efficacemente questo compito, voi avete bisogno di collaboratori. Per questo motivo le vocazioni sacerdotali e religiose meritano più che mai di essere incoraggiate. (...) Vorrei ringraziare calorosamente e incoraggiare tutte le famiglie, tutte le parrocchie, tutte le comunità cristiane e tutti i Movimenti di Chiesa, che sono il terreno fertile capace di dare il buon frutto (cfr Mt 13, 8) delle vocazioni".

  "Non si ripeterà mai abbastanza" - ha ribadito il Pontefice - "che il sacerdozio è indispensabile alla Chiesa, nell'interesse dello stesso laicato. I sacerdoti sono un dono di Dio per la Chiesa. I sacerdoti non possono delegare le loro funzioni ai fedeli in ciò che concerne i loro propri compiti. (...). La loro vita spirituale è il fondamento della loro vita apostolica. Li esorterete pertanto con dolcezza alla preghiera quotidiana e alla degna celebrazione dei Sacramenti, soprattutto dell'Eucaristia e della Riconciliazione".

  "Ogni sacerdote deve potersi sentire felice di servire la Chiesa. Alla scuola del Curato d'Ars, figlio della vostra Terra e patrono di tutti i parroci del mondo, non cessate di ridire che un uomo non può far nulla di più grande che donare ai fedeli il Corpo e il Sangue di Cristo e perdonare i peccati. Cercate di essere attenti alla loro formazione umana, intellettuale e spirituale, come anche ai loro mezzi di sussistenza".

  "Il culto liturgico è l'espressione più alta della vita sacerdotale ed episcopale, come anche dell'insegnamento catechetico. (...) Nel 'Motu proprio' Summorum Pontificum sono stato portato a precisare le condizioni di esercizio di tale compito, in ciò che concerne la possibilità di usare tanto il Messale del Beato Giovanni XXIII (1962) quanto quello del Papa Paolo VI (1970). Alcuni frutti di queste nuove disposizioni si sono già manifestati, e io spero che l'indispensabile pacificazione degli spiriti sia, per grazia di Dio, in via di realizzarsi. Misuro le difficoltà che voi incontrate, ma non dubito che potrete giungere, in tempi ragionevoli, a soluzioni soddisfacenti per tutti, così che la tunica senza cuciture del Cristo non si strappi ulteriormente. Nessuno è di troppo nella Chiesa. Ciascuno, senza eccezioni, in essa deve potersi sentire 'a casa sua', e mai rifiutato".

  "Vi è un problema che appare dappertutto di una particolare urgenza: è la situazione della famiglia" - ha sottolineato il Papa - Sappiamo che la coppia e la famiglia affrontano oggi delle vere burrasche. (...) Da vari decenni le leggi hanno relativizzato in molti Paesi la sua natura di cellula primordiale della società. Spesso le leggi cercano più di adattarsi ai costumi e alle rivendicazioni di particolari individui o gruppi, che non di promuovere il bene comune della società".

  "L'unione stabile di un uomo e di una donna, ordinata alla edificazione di un benessere terreno, grazie alla nascita di bambini donati da Dio, non è più, nella mente di certuni, il modello a cui l'impegno coniugale mira. Tuttavia l'esperienza insegna che la famiglia è lo zoccolo solido sul quale poggia l'intera società. Di più, il cristiano sa che la famiglia è anche la cellula viva della Chiesa. Più la famiglia sarà imbevuta dello spirito e dei valori del Vangelo, più la Chiesa stessa ne sarà arricchita e risponderà meglio alla sua vocazione".

  "Una questione particolarmente dolorosa" - ha ricordato il Pontefice - " è quella dei divorziati risposati. La Chiesa, che non può opporsi alla volontà di Cristo, conserva con fedeltà il principio dell'indissolubilità del matrimonio, pur circondando del più grande affetto gli uomini e le donne che, per ragioni diverse, non giungono a rispettarlo. Non si possono dunque ammettere le iniziative che mirano a benedire le unioni illegittime".

  "I giovani, lo so bene cari Fratelli, sono al centro delle vostre preoccupazioni. Voi dedicate loro molto tempo, e avete ragione. (...) Nel corso del suo primo viaggio in Francia, il mio venerato Predecessore rivolse ai giovani del vostro Paese un discorso che non ha perduto nulla della sua attualità e che ricevette allora un'accoglienza di indimenticabile calore. 'La permissività morale non rende l'uomo felice", proclamò Giovanni Paolo II nel Parco dei Principi sotto un uragano d'applausi'. Prego lo Spirito Santo di voler parlare al cuore di tutti i fedeli e, più generalmente, di tutti i vostri compatrioti, per dare loro - o per loro restituire - il gusto di una vita condotta secondo i criteri di una vera felicità".

  "Porre in evidenza le radici cristiane della Francia" - ha sottolineato Benedetto XVI - "permetterà ad ogni abitante di questo Paese di meglio comprendere da dove egli venga e dove egli vada. Di conseguenza, nel quadro istituzionale esistente e nel massimo rispetto delle Leggi in vigore, occorrerebbe trovare una strada nuova per interpretare e vivere nel quotidiano i valori fondamentali sui quali si è costruita l'identità della Nazione.  Il vostro Presidente" - ha ricordato ai Presuli - "ne ha evocato la possibilità".

  "La Chiesa non rivendica per sé il posto dello Stato. Essa non vuole sostituirglisi. ? infatti una società basata su convinzioni, che si sente responsabile dell'insieme e non può limitarsi a se stessa. Essa parla con libertà e dialoga con altrettanta libertà nel desiderio di giungere alla edificazione della libertà comune. Grazie ad una sana collaborazione tra la Comunità politica e la Chiesa, realizzata nella consapevolezza e nel rispetto dell'indipendenza e dell'autonomia di ciascuna nel proprio campo, si rende all'uomo un servizio che mira al suo pieno sviluppo personale e sociale".

  "L'obiettivo dei dialoghi ecumenico e interreligioso, (...), è la ricerca e l'approfondimento della Verità.  (...) La costruzione di ponti tra le grandi tradizioni ecclesiali cristiane e il dialogo con le altre tradizioni religiose esigono un reale impegno di conoscenza reciproca, perché l'ignoranza distrugge più che costruire. (...). Certo, è necessario seguire con attenzione le diverse iniziative intraprese e discernere quelle che favoriscono la conoscenza e il rispetto reciproci, così come la promozione del dialogo, ed evitare quelle che conducono in vicoli ciechi. La buona volontà non basta. Sono convinto  che convenga cominciare con l'ascolto, per poi passare alla discussione teologica ed arrivare infine alla testimonianza e all'annuncio della fede stessa ".

  "Ora, è soprattutto per una vera liberazione spirituale che conviene lavorare. L'uomo ha sempre bisogno di essere liberato dalle sue paure e dai suoi peccati. L'uomo deve senza sosta imparare o re-imparare che Dio non è suo nemico, ma suo Creatore pieno di bontà. L'uomo ha bisogno di sapere che la sua vita ha un senso e che egli è atteso, al termine della sua permanenza sulla terra, a prendere parte senza fine alla gloria di Cristo nei cieli. Vostra missione è di condurre la porzione di Popolo di Dio affidata alle vostre cure a riconoscere questo termine glorioso".
PV-FRANCIA/VESCOVI/LOURDES                        VIS 20080915 (1310)


CHIESA SIA COME LIEVITO NELLA PASTA PER INDICARE CHI E' DIO!


CITTA' DEL VATICANO, 15 SET. 2008 (VIS). Al termine della Celebrazione Eucaristica con i malati, il Papa si è diretto all'aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénèes per la cerimonia di congedo.

  Il Papa è stato accolto dal Primo Ministro francese, Signor François Fillon. Erano anche presenti Autorità politiche e civili, i Vescovi della Regione Midi-Pyrénées, il Presidente, il Vicepresidente e il Segretario Generale della Conferenza Episcopale francese.

  "Vi sono molto grato per essere venuti a salutarmi" - ha detto Benedetto XVI - rivolgendosi alle Autorità civili e militari, ai Vescovi, alle Forze dell'Ordine e agli "innumerevoli volontari che hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro competenza. Tutti hanno lavorato con dedizione e slancio per la buona riuscita dei miei quattro giorni nel vostro Paese. Grazie di cuore".

  "Il mio viaggio" - ha proseguito il Pontefice - "è stato come un dittico, il cui primo pannello è stata Parigi, città che io conosco bene e luogo di molteplici incontri importanti. Ho avuto l'opportunità di celebrare l'Eucaristia nel contesto prestigioso della Esplanade des Invalides. Vi ho incontrato un popolo vivo di fedeli, fieri e forti della loro fede, che sono venuto ad incoraggiare perché perseverino decisamente nel vivere gli insegnamenti di Cristo e della sua Chiesa".

  "Ho potuto anche celebrare i Vespri con i sacerdoti, con i religiosi e le religiose e con i seminaristi" - ha ricordato il Pontefice - "Ho voluto confermarli nella loro vocazione al servizio di Dio e del prossimo".

  "Come non ricordare" - ha aggiunto il Papa - "anche il prestigioso incontro con il mondo della cultura presso l'Institut de France e il Collège des Bernardins? Come sapete, io ritengo che la cultura e i suoi interpreti siano un tramite privilegiato nel dialogo tra la fede e la ragione, tra Dio e l'uomo".

  "Il secondo pannello del dittico è stato un luogo emblematico" - ha detto ancora il Pontefice - "che attira ed affascina ogni credente: Lourdes è come una luce nell'oscurità del nostro brancolare verso Dio. Maria vi ha aperto una porta verso un al-di-là che ci interroga e ci seduce".

  "Il Papa aveva il dovere di venire a Lourdes per celebrarvi il 150  anniversario delle Apparizioni. Davanti alla Grotta di Massabielle ho pregato per tutti voi. Ho pregato per la Chiesa. Ho pregato per la Francia e per il mondo".

  "Le due Eucaristie celebrate a Lourdes mi hanno permesso di unirmi ai fedeli pellegrini. Divenuto uno di loro, ho seguito l'insieme delle quattro tappe del cammino del Giubileo, visitando la chiesa parrocchiale, poi il 'Cachot' e la Grotta, e infine la cappella all''Oratoire de l'Hôpital'. Ho anche pregato con e per i malati che vengono a cercare sollievo fisico e speranza spirituale. Dio non li dimentica, e la Chiesa neppure. Come ogni fedele in pellegrinaggio, ho voluto partecipare alla processione 'aux flambeaux' e alla processione eucaristica. Esse fanno salire verso Dio suppliche e lodi".

  "Ho voluto" - ha detto il Papa - "condividere" con i Vescovi della Francia "la mia convinzione che i tempi siano favorevoli a un ritorno a Dio".

  "Che Dio benedica la Francia! Che sul suo suolo regni l'armonia e il progresso umano e che la Chiesa vi sia come lievito nella pasta per indicare con saggezza e senza timore, secondo il suo dovere, chi è Dio!".

  "È giunto il momento di lasciarvi" - ha detto infine il Papa - "Potrò tornare ancora nel vostro bel Paese? Ne ho il desiderio, un desiderio tuttavia che affido a Dio. Da Roma vi resterò vicino e quando sosterò davanti alla riproduzione della Grotta di Lourdes, che da oltre un secolo si trova nei Giardini Vaticani,  penserò a voi.  Che Dio vi benedica!".

  L'aereo papale è partito alle 13:00 e alle 15:15 è previsto l'atterraggio all'aeroporto di Roma-Ciampino, da dove il Papa raggiungerà la Residenza estiva di Castel Gandolfo.
PV-FRANCIA/CERIMONIA CONGEDO/LOURDES               VIS 20080915 (840)


PRESENZA CRISTO ROMPE ISOLAMENTO PROVOCATO DOLORE


CITTA' DEL VATICANO, 15 SET. 2008 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha preso congedo dall'Ermitage St. Joseph a Lourdes per dirigersi all'Oratoire de L'Hôpital, quarta tappa del "Cammino del Giubileo", dove il 3 giugno 1858 Bernadette ricevette la Prima Comunione. Nell'antica cappella dell'attuale ospedale Benedetto XVI si è raccolto in preghiera davanti al Santissimo Sacramento e ha concluso il percorso di preghiera del pellegrino leggendo la preghiera della IV ed ultima tappa del "Cammino del Giubileo".

  Alle 9:30 Benedetto XVI ha celebrato sul sagrato della Basilica "Notre Dame du Rosaire" di Lourdes la Santa Messa con i malati nella ricorrenza liturgica della Beata Vergine Maria Addolorata.

  Nella festività di oggi, ha detto il Papa "contempliamo Maria che condivide la compassione del Figlio per i peccatori. (...) Come per il suo Figlio Gesù, è possibile affermare che questa sofferenza ha portato anche lei alla perfezione (cfr Eb 2, 10), così da renderla capace di accogliere la nuova missione spirituale che il Figlio le affida immediatamente prima di 'mettere lo spirito' (cfr Gv 19,30): divenire la Madre di Cristo nelle sue membra".

  "Maria" - ha proseguito il Pontefice - "è oggi nella gioia e nella gloria della Risurrezione" e "ama ciascuno dei suoi figli, concentrando in particolare la sua attenzione su coloro che, come il Figlio suo nell'ora della Passione, sono in preda alla sofferenza; li ama semplicemente perché sono suoi figli, secondo la volontà di Cristo sulla Croce".

  "Sollecitati dalla Parola ispirata della Scrittura, i cristiani da sempre hanno cercato il sorriso di Nostra Signora, quel sorriso che gli artisti, nel Medioevo, hanno saputo così prodigiosamente rappresentare e valorizzare. Questo sorriso di Maria è per tutti: esso tuttavia si indirizza in modo speciale verso coloro che soffrono, affinché in esso possano trovare conforto e sollievo".

  "Qui a Lourdes, nel corso dell'apparizione del 3 marzo 1858, Bernadette contemplò in maniera del tutto speciale questo sorriso di Maria. Fu questa la prima risposta che la Bella Signora diede alla giovane veggente che voleva conoscere la sua identità. Prima di presentarsi a lei, qualche giorno dopo, come 'l'Immacolata Concezione', Maria le fece conoscere innanzitutto il suo sorriso, quasi fosse questa la porta d'accesso più appropriata alla rivelazione del suo mistero".

  "Nel sorriso della più eminente fra tutte le creature" - ha detto ancora il Papa - "a noi rivolta, si riflette la nostra dignità di figli di Dio, una dignità che non abbandona mai chi è malato. Quel sorriso, vero riflesso della tenerezza di Dio, è la sorgente di una speranza invincibile".

  "Lo sappiamo purtroppo: la sofferenza prolungata rompe gli equilibri meglio consolidati di una vita, scuote le più ferme certezze della fiducia e giunge a volte a far addirittura disperare del senso e del valore della vita. Vi sono combattimenti che l'uomo non può sostenere da solo, senza l'aiuto della grazia divina".

  "Quando la parola non sa più trovare espressioni adeguate, si afferma il bisogno di una presenza amorevole: cerchiamo allora la vicinanza non soltanto di coloro che condividono il nostro stesso sangue o che ci sono legati con i vincoli dell'amicizia, ma la vicinanza anche di coloro che ci sono intimi per il legame della fede. Chi potrebbe esserci più intimo di Cristo e della sua santa Madre, l'Immacolata? Più di chiunque altro, essi sono capaci di comprenderci e di cogliere la durezza del combattimento ingaggiato contro il male e la sofferenza".

  "Vorrei dire, umilmente, a coloro che soffrono e a coloro che lottano e sono tentati di voltare le spalle alla vita: volgetevi a Maria! Nel sorriso della Vergine si trova misteriosamente nascosta la forza per proseguire il combattimento contro la malattia e in favore della vita. Presso di lei si trova ugualmente la grazia di accettare senza paura né amarezza il congedo da questo mondo, nell'ora voluta da Dio".

  "Sì, cercare il sorriso della Vergine Maria non è un pio infantilismo; è l'ispirazione, dice il Salmo 44, di coloro che sono 'i più ricchi del popolo' (v. 13). 'I più ricchi', s'intende, nell'ordine della fede, coloro che hanno la maturità spirituale più elevata e sanno per questo riconoscere la loro debolezza e la loro povertà davanti a Dio".

  "Il sorriso di Maria è una sorgente di acqua viva. 'Chi crede in me, ha detto Gesù, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno' (Gv 7,38). Maria è colei che ha creduto e, dal suo seno, sono sgorgati fiumi d'acqua viva che vengono ad irrigare la storia degli uomini. (...) Dal suo cuore di credente e di madre sgorga un'acqua viva che purifica e guarisce. (...) Immergendosi nelle piscine di Lourdes, quanti sono coloro che hanno scoperto e sperimentato la dolce maternità della Vergine Maria, attaccandosi a lei per meglio attaccarsi al Signore!".

  "Cristo dispensa la sua salvezza attraverso i Sacramenti e, in modo speciale, alle persone che soffrono di malattie o che sono portatrici di un handicap, attraverso la grazia dell'Unzione degli infermi. Per ciascuno la sofferenza è sempre una straniera. La sua presenza non è mai addomesticabile. Per questo è difficile sopportarla, e più difficile ancora - come hanno fatto certi grandi testimoni della santità di Cristo - accoglierla come parte integrante della propria vocazione, o accettare, secondo l'espressione di Bernadette, di 'tutto soffrire in silenzio per piacere a Gesù'".

  "Senza l'aiuto del Signore, il giogo della malattia e della sofferenza è crudelmente pesante" - ha sottolineato il Pontefice - "Nel ricevere il Sacramento dei malati, noi non desideriamo portare altro giogo che quello di Cristo, forti della promessa che Egli ci ha fatto, che cioè il suo giogo sarà facile da portare e il suo peso leggero".

  "Il Concilio Vaticano II ha presentato Maria come la figura nella quale è riassunto tutto il mistero della Chiesa (cfr LG, 63-65). La sua vicenda personale ripropone il profilo della Chiesa, che è invitata ad essere attenta quanto lei alle persone che soffrono".

  "Rivolgo un saluto affettuoso ai componenti del Servizio sanitario e infermieristico, come pure a tutte le persone che, a titoli diversi, negli ospedali e in altre istituzioni, contribuiscono alla cura dei malati con competenza e generosità. Ugualmente al personale di accoglienza, ai barellieri e agli accompagnatori che, provenendo da tutte le diocesi di Francia ed anche da più lontano, si prodigano lungo tutto l'anno intorno ai malati che vengono in pellegrinaggio a Lourdes, vorrei dire quanto il loro servizio è prezioso. Essi sono le braccia della Chiesa, umile serva".

  "Concludendo, desidero unirmi alla preghiera dei pellegrini e dei malati e riprendere insieme con voi uno stralcio della preghiera a Maria per la celebrazione di questo Giubileo:

  "Poiché tu sei il sorriso di Dio, il riflesso della luce di Cristo, la dimora dello Spirito Santo, poiché tu hai scelto Bernadette nella sua miseria, tu che sei la stella del mattino, la porta del cielo e la prima creatura risorta, Nostra Signora di Lourdes, con i nostri fratelli e le nostre sorelle i cui cuori e i cui corpi sono dolenti, noi ti preghiamo!".

  Conclusa la Celebrazione Eucaristica, alle 11:45 il Papa si è recato allo Stadio Antoine Béguère e in elicottero si è diretto all'aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénées, giungendovi alle 12:30.
PV-FRANCIA/MESSA MALATI/LOURDES                 VIS 20080915 (1180)


PROCESSIONE EUCARISTICA: PROCLAMARE MERAVIGLIE DI DIO


CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2008 (VIS). Alle 18:30 di oggi pomeriggio, il Santo Padre, vestito dei paramenti liturgici, ha partecipato dal podio alla parte finale della Processione Eucaristica nella Prairie di Lourdes.

   Dopo l'Adorazione del Santissimo Sacramento, il Papa ha recitato una preghiera.

  "Signore Gesù, Tu sei qui! E voi, miei fratelli, mie sorelle, miei amici, voi pure siete qui, con me, davanti a Lui!"

  "Noi Lo contempliamo. Noi L'adoriamo. Noi L'amiamo. E cerchiamo di amarLo di più".

  "Noi adoriamo Colui che è all'inizio e alla fine della nostra fede, Colui senza il quale noi non saremmo qui stasera. Colui senza il quale noi non ci saremmo per nulla. Colui senza il quale nulla vi sarebbe, nulla, assolutamente nulla!  Lui, per mezzo del quale 'tutto è stato fatto' (Gv 1,3),  Lui nel quale noi siamo stati creati, per l'eternità, Lui che ci ha donato il suo Corpo e il suo Sangue, Lui è qui, questa sera, davanti a noi, offerto ai nostri sguardi".

  "Sia che camminiamo o siamo inchiodati su di un letto di dolore - che camminiamo nella gioia o siamo nel deserto dell'anima  (cfr Num 21,5), Signore, prendici tutti nel tuo Amore: nell'amore infinito, che è eternamente quello del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre, quello del Padre e del Figlio per lo Spirito e dello Spirito per il Padre e per il Figlio".

  "L'Ostia Santa, esposta ai nostri occhi, dice questa potenza infinita dell'Amore manifestata sulla Croce gloriosa. L'Ostia Santa ci dice l'incredibile abbassamento di Colui che si è fatto povero per farci ricchi di Sé, Colui che ha accettato di perdere tutto per guadagnarci al Padre suo. L'Ostia Santa è il Sacramento vivo ed efficace della presenza eterna del Salvatore degli uomini alla sua Chiesa".

  "Maria, la Vergine santa, Maria, l'Immacolata Concezione, ha accettato, duemila anni or sono, di donare tutto, di offrire il suo corpo per accogliere il Corpo del Creatore. Tutto è venuto da Cristo, anche Maria; tutto è venuto mediante Maria, lo stesso Cristo".

  "Maria, la Vergine santa, è con noi questa sera, davanti al Corpo del Figlio suo, centocinquant'anni dopo essersi rivelata alla piccola Bernadette".

  "Vergine santa, aiutaci a contemplare, aiutaci ad adorare, aiutaci ad amare, ad amare di più Colui che ci ha tanto amato, per vivere eternamente con Lui".

  "Una folla immensa di testimoni è invisibilmente presente accanto a noi, vicino a questa grotta benedetta e davanti a questa chiesa voluta dalla Vergine Maria; la folla di tutti gli uomini e di tutte le donne che hanno contemplato, venerato, adorato la presenza reale di Colui che si è donato a noi fino all'ultima goccia di sangue; la folla degli uomini e delle donne che hanno passato ore ad adorarLo nel Santissimo Sacramento dell'altare".

  "Questa sera, noi non li vediamo, ma li sentiamo dire a ciascuno e a ciascuna di noi: 'Vieni, lasciati attrarre dal Maestro! Egli è qui e ti chiama! (cfr Gv 11,28). Egli vuol prendere la tua vita e unirla alla sua. Lasciati afferrare da Lui! Non guardare più alle tue ferite, guarda alle sue. Non guardare ciò che ti separa ancora da Lui e dagli altri; guarda l'infinita distanza che Egli ha cancellato nell'assumere la tua carne, nel salire sulla Croce che gli hanno preparato gli uomini e nel lasciarsi mandare a morte per mostrarti il suo amore. Nelle sue ferite Egli ti accoglie; nelle sue ferite Egli ti nasconde. Non rifiutarti al suo amore!".

  "La folla immensa di testimoni che si è lasciata afferrare dal suo amore è la folla dei santi del cielo che non cessano di intercedere per noi. Erano peccatori e lo sapevano, ma hanno accettato di non guardare le loro ferite, di non guardare ormai che le ferite del loro Signore, per scoprirvi la gloria della Croce, per scoprirvi la vittoria della Vita sulla morte".

  "Gesù Cristo passato, nella verità storica della sera nel cenacolo, ove ci conduce ogni celebrazione della santa Messa".

  "Gesù Cristo presente, perché Egli ci dice: 'Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo, questo è il mio sangue'. 'Questo è', al presente, qui e ora, come in tutti i 'qui e ora' della storia umana".

  "L'Eucaristia è anche Gesù Cristo futuro, il Gesù Cristo che verrà. Quando contempliamo l'Ostia Santa, il suo Corpo di gloria trasfigurato e risorto, contempliamo ciò che contempleremo nell'eternità, scoprendovi il mondo intero sostenuto dal suo Creatore in ogni istante della sua storia. Ogni volta che ce ne cibiamo, ma anche ogni volta che lo contempliamo, noi l'annunciamo fino a che Egli ritorni: 'donec veniat'. Proprio per questo noi lo riceviamo con infinito rispetto".

  "Alcuni tra noi non possono o non possono ancora riceverLo nel Sacramento, ma possono contemplarLo con fede e amore, ed esprimere il desiderio di potersi finalmente unire a Lui. ? un desiderio che ha grande valore davanti a Dio: essi attendono con maggior ardore il suo ritorno; attendono Gesù Cristo che deve venire".

  "Diletti fratelli e sorelle, pellegrini di un giorno e abitanti di queste vallate, fratelli Vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, voi tutti che vedete davanti ai vostri occhi l'infinito abbassamento del Figlio di Dio e la gloria infinita della risurrezione, restate in silenzio e adorate il vostro Signore, il nostro Maestro e Signore Gesù Cristo. Restate in silenzio, poi parlate e dite al mondo: non possiamo più tacere ciò che sappiamo. Andate a dire al mondo intero le meraviglie di Dio, presente in ogni momento delle nostre vite, in ogni luogo della terra. Che Dio ci benedica e ci protegga, ci conduca sul cammino della vita eterna, Lui che è la Vita, per i secoli dei secoli. Amen".

  Al termine della preghiera il Santo Padre ha raggiunto l'Ermitage St. Joseph per la cena in privato.
PV-FRANCIA/PREGHIERA:EUCARISTIA/LOURDES               VIS 20080915 (970)


INCONTRO CONFERENZA EPISCOPALE FRANCESE


CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2008 (VIS). Alle 17:15 di oggi pomeriggio ha avuto luogo l'incontro del Santo Padre Benedetto XVI con i Vescovi francesi presso l'Hémicycle Ste Bernadette di Lourdes.

  "È la prima volta dall'inizio del mio Pontificato" - ha detto il Santo Padre all'inizio del suo discorso - "che ho la gioia di incontrarvi tutti insieme".

  "Vi esprimo tutto il mio apprezzamento per questo dono delle vostre persone: nonostante l'ampiezza del compito, che ne sottolinea l'onore - honor, onus! - voi adempite con fedeltà e umiltà il triplice vostro compito, nei confronti del gregge che vi è affidato, di insegnare, governare, santificare".

  "Voi siete giustamente convinti che per far crescere in ogni battezzato il gusto di Dio e la comprensione del senso della vita, la catechesi riveste un'importanza fondamentale. I due strumenti principali di cui disponete, il Catechismo della Chiesa Cattolica e il Catechismo dei Vescovi di Francia, costituiscono strumenti preziosi. Offrono infatti una sintesi armoniosa della fede cattolica e consentono di annunciare il Vangelo con fedeltà reale alla sua ricchezza. La catechesi non è innanzitutto una questione di metodo, ma di contenuto"-

  "Una accurata preparazione dei catechisti" - ha proseguito il Pontefice - "consentirà la trasmissione integrale della fede, secondo l'esempio di San Paolo, il più grande catechista di tutti i tempi, al quale guardiamo con un'ammirazione particolare in questo bimillenario della sua nascita".

  "Per realizzare efficacemente questo compito, voi avete bisogno di collaboratori. Per questo motivo le vocazioni sacerdotali e religiose meritano più che mai di essere incoraggiate. (...) Vorrei ringraziare calorosamente e incoraggiare tutte le famiglie, tutte le parrocchie, tutte le comunità cristiane e tutti i Movimenti di Chiesa, che sono il terreno fertile capace di dare il buon frutto (cfr Mt 13, 8) delle vocazioni".

  "Non si ripeterà mai abbastanza" - ha ribadito il Pontefice - "che il sacerdozio è indispensabile alla Chiesa, nell'interesse dello stesso laicato. I sacerdoti sono un dono di Dio per la Chiesa. I sacerdoti non possono delegare le loro funzioni ai fedeli in ciò che concerne i loro propri compiti. (...). La loro vita spirituale è il fondamento della loro vita apostolica. Li esorterete pertanto con dolcezza alla preghiera quotidiana e alla degna celebrazione dei Sacramenti, soprattutto dell'Eucaristia e della Riconciliazione".

  "Ogni sacerdote deve potersi sentire felice di servire la Chiesa. Alla scuola del Curato d'Ars, figlio della vostra Terra e patrono di tutti i parroci del mondo, non cessate di ridire che un uomo non può far nulla di più grande che donare ai fedeli il Corpo e il Sangue di Cristo e perdonare i peccati. Cercate di essere attenti alla loro formazione umana, intellettuale e spirituale, come anche ai loro mezzi di sussistenza".

  "Il culto liturgico è l'espressione più alta della vita sacerdotale ed episcopale, come anche dell'insegnamento catechetico. (...) Nel 'Motu proprio' Summorum Pontificum sono stato portato a precisare le condizioni di esercizio di tale compito, in ciò che concerne la possibilità di usare tanto il Messale del Beato Giovanni XXIII (1962) quanto quello del Papa Paolo VI (1970). Alcuni frutti di queste nuove disposizioni si sono già manifestati, e io spero che l'indispensabile pacificazione degli spiriti sia, per grazia di Dio, in via di realizzarsi. Misuro le difficoltà che voi incontrate, ma non dubito che potrete giungere, in tempi ragionevoli, a soluzioni soddisfacenti per tutti, così che la tunica senza cuciture del Cristo non si strappi ulteriormente. Nessuno è di troppo nella Chiesa. Ciascuno, senza eccezioni, in essa deve potersi sentire 'a casa sua', e mai rifiutato".

  "Vi è un problema che appare dappertutto di una particolare urgenza: è la situazione della famiglia" - ha sottolineato il Papa - Sappiamo che la coppia e la famiglia affrontano oggi delle vere burrasche. (...) Da vari decenni le leggi hanno relativizzato in molti Paesi la sua natura di cellula primordiale della società. Spesso le leggi cercano più di adattarsi ai costumi e alle rivendicazioni di particolari individui o gruppi, che non di promuovere il bene comune della società".

  "L'unione stabile di un uomo e di una donna, ordinata alla edificazione di un benessere terreno, grazie alla nascita di bambini donati da Dio, non è più, nella mente di certuni, il modello a cui l'impegno coniugale mira. Tuttavia l'esperienza insegna che la famiglia è lo zoccolo solido sul quale poggia l'intera società. Di più, il cristiano sa che la famiglia è anche la cellula viva della Chiesa. Più la famiglia sarà imbevuta dello spirito e dei valori del Vangelo, più la Chiesa stessa ne sarà arricchita e risponderà meglio alla sua vocazione".

  "Una questione particolarmente dolorosa" - ha ricordato il Pontefice - " è quella dei divorziati risposati. La Chiesa, che non può opporsi alla volontà di Cristo, conserva con fedeltà il principio dell'indissolubilità del matrimonio, pur circondando del più grande affetto gli uomini e le donne che, per ragioni diverse, non giungono a rispettarlo. Non si possono dunque ammettere le iniziative che mirano a benedire le unioni illegittime".

  "I giovani, lo so bene cari Fratelli, sono al centro delle vostre preoccupazioni. Voi dedicate loro molto tempo, e avete ragione. (...) Nel corso del suo primo viaggio in Francia, il mio venerato Predecessore rivolse ai giovani del vostro Paese un discorso che non ha perduto nulla della sua attualità e che ricevette allora un'accoglienza di indimenticabile calore. 'La permissività morale non rende l'uomo felice", proclamò Giovanni Paolo II nel Parco dei Principi sotto un uragano d'applausi'. Prego lo Spirito Santo di voler parlare al cuore di tutti i fedeli e, più generalmente, di tutti i vostri compatrioti, per dare loro - o per loro restituire - il gusto di una vita condotta secondo i criteri di una vera felicità".

  "Porre in evidenza le radici cristiane della Francia" - ha sottolineato Benedetto XVI - "permetterà ad ogni abitante di questo Paese di meglio comprendere da dove egli venga e dove egli vada. Di conseguenza, nel quadro istituzionale esistente e nel massimo rispetto delle Leggi in vigore, occorrerebbe trovare una strada nuova per interpretare e vivere nel quotidiano i valori fondamentali sui quali si è costruita l'identità della Nazione.  Il vostro Presidente" - ha ricordato ai Presuli - "ne ha evocato la possibilità".

  "La Chiesa non rivendica per sé il posto dello Stato. Essa non vuole sostituirglisi. ? infatti una società basata su convinzioni, che si sente responsabile dell'insieme e non può limitarsi a se stessa. Essa parla con libertà e dialoga con altrettanta libertà nel desiderio di giungere alla edificazione della libertà comune. Grazie ad una sana collaborazione tra la Comunità politica e la Chiesa, realizzata nella consapevolezza e nel rispetto dell'indipendenza e dell'autonomia di ciascuna nel proprio campo, si rende all'uomo un servizio che mira al suo pieno sviluppo personale e sociale".

  "L'obiettivo dei dialoghi ecumenico e interreligioso, (...), è la ricerca e l'approfondimento della Verità.  (...) La costruzione di ponti tra le grandi tradizioni ecclesiali cristiane e il dialogo con le altre tradizioni religiose esigono un reale impegno di conoscenza reciproca, perché l'ignoranza distrugge più che costruire. (...). Certo, è necessario seguire con attenzione le diverse iniziative intraprese e discernere quelle che favoriscono la conoscenza e il rispetto reciproci, così come la promozione del dialogo, ed evitare quelle che conducono in vicoli ciechi. La buona volontà non basta. Sono convinto  che convenga cominciare con l'ascolto, per poi passare alla discussione teologica ed arrivare infine alla testimonianza e all'annuncio della fede stessa ".

  "Ora, è soprattutto per una vera liberazione spirituale che conviene lavorare. L'uomo ha sempre bisogno di essere liberato dalle sue paure e dai suoi peccati. L'uomo deve senza sosta imparare o re-imparare che Dio non è suo nemico, ma suo Creatore pieno di bontà. L'uomo ha bisogno di sapere che la sua vita ha un senso e che egli è atteso, al termine della sua permanenza sulla terra, a prendere parte senza fine alla gloria di Cristo nei cieli. Vostra missione è di condurre la porzione di Popolo di Dio affidata alle vostre cure a riconoscere questo termine glorioso".
PV-FRANCIA/VESCOVI/LOURDES                        VIS 20080915 (1310)


CHIESA SIA COME LIEVITO NELLA PASTA PER INDICARE CHI E' DIO!


CITTA' DEL VATICANO, 15 SET. 2008 (VIS). Al termine della Celebrazione Eucaristica con i malati, il Papa si è diretto all'aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénèes per la cerimonia di congedo.

  Il Papa è stato accolto dal Primo Ministro francese, Signor François Fillon. Erano anche presenti Autorità politiche e civili, i Vescovi della Regione Midi-Pyrénées, il Presidente, il Vicepresidente e il Segretario Generale della Conferenza Episcopale francese.

  "Vi sono molto grato per essere venuti a salutarmi" - ha detto Benedetto XVI - rivolgendosi alle Autorità civili e militari, ai Vescovi, alle Forze dell'Ordine e agli "innumerevoli volontari che hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro competenza. Tutti hanno lavorato con dedizione e slancio per la buona riuscita dei miei quattro giorni nel vostro Paese. Grazie di cuore".

  "Il mio viaggio" - ha proseguito il Pontefice - "è stato come un dittico, il cui primo pannello è stata Parigi, città che io conosco bene e luogo di molteplici incontri importanti. Ho avuto l'opportunità di celebrare l'Eucaristia nel contesto prestigioso della Esplanade des Invalides. Vi ho incontrato un popolo vivo di fedeli, fieri e forti della loro fede, che sono venuto ad incoraggiare perché perseverino decisamente nel vivere gli insegnamenti di Cristo e della sua Chiesa".

  "Ho potuto anche celebrare i Vespri con i sacerdoti, con i religiosi e le religiose e con i seminaristi" - ha ricordato il Pontefice - "Ho voluto confermarli nella loro vocazione al servizio di Dio e del prossimo".

  "Come non ricordare" - ha aggiunto il Papa - "anche il prestigioso incontro con il mondo della cultura presso l'Institut de France e il Collège des Bernardins? Come sapete, io ritengo che la cultura e i suoi interpreti siano un tramite privilegiato nel dialogo tra la fede e la ragione, tra Dio e l'uomo".

  "Il secondo pannello del dittico è stato un luogo emblematico" - ha detto ancora il Pontefice - "che attira ed affascina ogni credente: Lourdes è come una luce nell'oscurità del nostro brancolare verso Dio. Maria vi ha aperto una porta verso un al-di-là che ci interroga e ci seduce".

  "Il Papa aveva il dovere di venire a Lourdes per celebrarvi il 150  anniversario delle Apparizioni. Davanti alla Grotta di Massabielle ho pregato per tutti voi. Ho pregato per la Chiesa. Ho pregato per la Francia e per il mondo".

  "Le due Eucaristie celebrate a Lourdes mi hanno permesso di unirmi ai fedeli pellegrini. Divenuto uno di loro, ho seguito l'insieme delle quattro tappe del cammino del Giubileo, visitando la chiesa parrocchiale, poi il 'Cachot' e la Grotta, e infine la cappella all''Oratoire de l'Hôpital'. Ho anche pregato con e per i malati che vengono a cercare sollievo fisico e speranza spirituale. Dio non li dimentica, e la Chiesa neppure. Come ogni fedele in pellegrinaggio, ho voluto partecipare alla processione 'aux flambeaux' e alla processione eucaristica. Esse fanno salire verso Dio suppliche e lodi".

  "Ho voluto" - ha detto il Papa - "condividere" con i Vescovi della Francia "la mia convinzione che i tempi siano favorevoli a un ritorno a Dio".

  "Che Dio benedica la Francia! Che sul suo suolo regni l'armonia e il progresso umano e che la Chiesa vi sia come lievito nella pasta per indicare con saggezza e senza timore, secondo il suo dovere, chi è Dio!".

  "È giunto il momento di lasciarvi" - ha detto infine il Papa - "Potrò tornare ancora nel vostro bel Paese? Ne ho il desiderio, un desiderio tuttavia che affido a Dio. Da Roma vi resterò vicino e quando sosterò davanti alla riproduzione della Grotta di Lourdes, che da oltre un secolo si trova nei Giardini Vaticani,  penserò a voi.  Che Dio vi benedica!".

  L'aereo papale è partito alle 13:00 e alle 15:15 è previsto l'atterraggio all'aeroporto di Roma-Ciampino, da dove il Papa raggiungerà la Residenza estiva di Castel Gandolfo.
PV-FRANCIA/CERIMONIA CONGEDO/LOURDES               VIS 20080915 (840)


PRESENZA CRISTO ROMPE ISOLAMENTO PROVOCATO DOLORE


CITTA' DEL VATICANO, 15 SET. 2008 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha preso congedo dall'Ermitage St. Joseph a Lourdes per dirigersi all'Oratoire de L'Hôpital, quarta tappa del "Cammino del Giubileo", dove il 3 giugno 1858 Bernadette ricevette la Prima Comunione. Nell'antica cappella dell'attuale ospedale Benedetto XVI si è raccolto in preghiera davanti al Santissimo Sacramento e ha concluso il percorso di preghiera del pellegrino leggendo la preghiera della IV ed ultima tappa del "Cammino del Giubileo".

  Alle 9:30 Benedetto XVI ha celebrato sul sagrato della Basilica "Notre Dame du Rosaire" di Lourdes la Santa Messa con i malati nella ricorrenza liturgica della Beata Vergine Maria Addolorata.

  Nella festività di oggi, ha detto il Papa "contempliamo Maria che condivide la compassione del Figlio per i peccatori. (...) Come per il suo Figlio Gesù, è possibile affermare che questa sofferenza ha portato anche lei alla perfezione (cfr Eb 2, 10), così da renderla capace di accogliere la nuova missione spirituale che il Figlio le affida immediatamente prima di 'mettere lo spirito' (cfr Gv 19,30): divenire la Madre di Cristo nelle sue membra".

  "Maria" - ha proseguito il Pontefice - "è oggi nella gioia e nella gloria della Risurrezione" e "ama ciascuno dei suoi figli, concentrando in particolare la sua attenzione su coloro che, come il Figlio suo nell'ora della Passione, sono in preda alla sofferenza; li ama semplicemente perché sono suoi figli, secondo la volontà di Cristo sulla Croce".

  "Sollecitati dalla Parola ispirata della Scrittura, i cristiani da sempre hanno cercato il sorriso di Nostra Signora, quel sorriso che gli artisti, nel Medioevo, hanno saputo così prodigiosamente rappresentare e valorizzare. Questo sorriso di Maria è per tutti: esso tuttavia si indirizza in modo speciale verso coloro che soffrono, affinché in esso possano trovare conforto e sollievo".

  "Qui a Lourdes, nel corso dell'apparizione del 3 marzo 1858, Bernadette contemplò in maniera del tutto speciale questo sorriso di Maria. Fu questa la prima risposta che la Bella Signora diede alla giovane veggente che voleva conoscere la sua identità. Prima di presentarsi a lei, qualche giorno dopo, come 'l'Immacolata Concezione', Maria le fece conoscere innanzitutto il suo sorriso, quasi fosse questa la porta d'accesso più appropriata alla rivelazione del suo mistero".

  "Nel sorriso della più eminente fra tutte le creature" - ha detto ancora il Papa - "a noi rivolta, si riflette la nostra dignità di figli di Dio, una dignità che non abbandona mai chi è malato. Quel sorriso, vero riflesso della tenerezza di Dio, è la sorgente di una speranza invincibile".

  "Lo sappiamo purtroppo: la sofferenza prolungata rompe gli equilibri meglio consolidati di una vita, scuote le più ferme certezze della fiducia e giunge a volte a far addirittura disperare del senso e del valore della vita. Vi sono combattimenti che l'uomo non può sostenere da solo, senza l'aiuto della grazia divina".

  "Quando la parola non sa più trovare espressioni adeguate, si afferma il bisogno di una presenza amorevole: cerchiamo allora la vicinanza non soltanto di coloro che condividono il nostro stesso sangue o che ci sono legati con i vincoli dell'amicizia, ma la vicinanza anche di coloro che ci sono intimi per il legame della fede. Chi potrebbe esserci più intimo di Cristo e della sua santa Madre, l'Immacolata? Più di chiunque altro, essi sono capaci di comprenderci e di cogliere la durezza del combattimento ingaggiato contro il male e la sofferenza".

  "Vorrei dire, umilmente, a coloro che soffrono e a coloro che lottano e sono tentati di voltare le spalle alla vita: volgetevi a Maria! Nel sorriso della Vergine si trova misteriosamente nascosta la forza per proseguire il combattimento contro la malattia e in favore della vita. Presso di lei si trova ugualmente la grazia di accettare senza paura né amarezza il congedo da questo mondo, nell'ora voluta da Dio".

  "Sì, cercare il sorriso della Vergine Maria non è un pio infantilismo; è l'ispirazione, dice il Salmo 44, di coloro che sono 'i più ricchi del popolo' (v. 13). 'I più ricchi', s'intende, nell'ordine della fede, coloro che hanno la maturità spirituale più elevata e sanno per questo riconoscere la loro debolezza e la loro povertà davanti a Dio".

  "Il sorriso di Maria è una sorgente di acqua viva. 'Chi crede in me, ha detto Gesù, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno' (Gv 7,38). Maria è colei che ha creduto e, dal suo seno, sono sgorgati fiumi d'acqua viva che vengono ad irrigare la storia degli uomini. (...) Dal suo cuore di credente e di madre sgorga un'acqua viva che purifica e guarisce. (...) Immergendosi nelle piscine di Lourdes, quanti sono coloro che hanno scoperto e sperimentato la dolce maternità della Vergine Maria, attaccandosi a lei per meglio attaccarsi al Signore!".

  "Cristo dispensa la sua salvezza attraverso i Sacramenti e, in modo speciale, alle persone che soffrono di malattie o che sono portatrici di un handicap, attraverso la grazia dell'Unzione degli infermi. Per ciascuno la sofferenza è sempre una straniera. La sua presenza non è mai addomesticabile. Per questo è difficile sopportarla, e più difficile ancora - come hanno fatto certi grandi testimoni della santità di Cristo - accoglierla come parte integrante della propria vocazione, o accettare, secondo l'espressione di Bernadette, di 'tutto soffrire in silenzio per piacere a Gesù'".

  "Senza l'aiuto del Signore, il giogo della malattia e della sofferenza è crudelmente pesante" - ha sottolineato il Pontefice - "Nel ricevere il Sacramento dei malati, noi non desideriamo portare altro giogo che quello di Cristo, forti della promessa che Egli ci ha fatto, che cioè il suo giogo sarà facile da portare e il suo peso leggero".

  "Il Concilio Vaticano II ha presentato Maria come la figura nella quale è riassunto tutto il mistero della Chiesa (cfr LG, 63-65). La sua vicenda personale ripropone il profilo della Chiesa, che è invitata ad essere attenta quanto lei alle persone che soffrono".

  "Rivolgo un saluto affettuoso ai componenti del Servizio sanitario e infermieristico, come pure a tutte le persone che, a titoli diversi, negli ospedali e in altre istituzioni, contribuiscono alla cura dei malati con competenza e generosità. Ugualmente al personale di accoglienza, ai barellieri e agli accompagnatori che, provenendo da tutte le diocesi di Francia ed anche da più lontano, si prodigano lungo tutto l'anno intorno ai malati che vengono in pellegrinaggio a Lourdes, vorrei dire quanto il loro servizio è prezioso. Essi sono le braccia della Chiesa, umile serva".

  "Concludendo, desidero unirmi alla preghiera dei pellegrini e dei malati e riprendere insieme con voi uno stralcio della preghiera a Maria per la celebrazione di questo Giubileo:

  "Poiché tu sei il sorriso di Dio, il riflesso della luce di Cristo, la dimora dello Spirito Santo, poiché tu hai scelto Bernadette nella sua miseria, tu che sei la stella del mattino, la porta del cielo e la prima creatura risorta, Nostra Signora di Lourdes, con i nostri fratelli e le nostre sorelle i cui cuori e i cui corpi sono dolenti, noi ti preghiamo!".

  Conclusa la Celebrazione Eucaristica, alle 11:45 il Papa si è recato allo Stadio Antoine Béguère e in elicottero si è diretto all'aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénées, giungendovi alle 12:30.
PV-FRANCIA/MESSA MALATI/LOURDES                 VIS 20080915 (1180)


domenica 14 settembre 2008

MARIA VICINA AI NOSTRI CUORI

CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2008 (VIS). Al termine della Celebrazione Eucaristica, mentre le campane dei Santuari suonavano a festa, il Papa ha guidato la recita dell'Angelus.

  "Ogni giorno" - ha ricordato Papa Benedetto XVI - "A mezzogiorno, quando le prime ore del giorno cominciano a far gravare su di noi il loro peso di fatica, la nostra disponibilità e la nostra generosità sono rinnovate dalla contemplazione del 'sì' di Maria".

  "Mentre il peccato divide, ci allontana gli uni dagli altri, la purezza di Maria la rende infinitamente prossima ai nostri cuori, attenta a ciascuno di noi e desiderosa del nostro vero bene. Potete vederlo qui a Lourdes, come in tutti i Santuari mariani, folle immense accorrono ai piedi di Maria per confidarle ciò che ciascuno ha di più intimo, ciò che a ciascuno sta particolarmente a cuore".

  "Maria ci mostra così la giusta maniera di avanzare verso il Signore" - ha spiegato il Papa - "Ci insegna ad avvicinarci a Lui nella verità e nella semplicità. Grazie a lei, scopriamo che la fede cristiana non è un peso, ma è come un'ala che ci permette di volare più in alto per rifugiarci tra le braccia del Signore".

  "Qui, vicino alla grotta, e in comunione particolare con tutti i pellegrini presenti nei santuari mariani e con tutti i malati nel corpo e nell'anima che cercano conforto, benediciamo il Signore per la presenza di Maria in mezzo al suo popolo e a lei indirizziamo con fede la nostra preghiera".

   "Santa Maria, tu che qui ti sei mostrata centocinquant'anni fa alla giovane Bernadette, tu sei veramente di speranza fontana vivace'".    Pellegrini fiduciosi qui giunti da ogni parte, noi veniamo ancora una volta ad attingere la fede ed il conforto, la gioia e l'amore, la sicurezza e la pace, alla sorgente del tuo Cuore immacolato: 'Monstra Te esse Matrem!' Mostrati come Madre per tutti, o Maria! E donaci il Cristo, speranza del mondo!".

  Al termine della recita dell'Angelus, il Santo Padre si è diretto all'Ermitage St. Joseph per il pranzo con i Vescovi della Regione Midi-Pyrénées e con i Cardinali e Vescovi del Seguito.
PV-FRANCIA/ANGELUS/LOURDES                       VIS 20080914 (360)

IL MESSAGGIO DI MARIA È MESSAGGIO DI SPERANZA


CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2008 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, dopo un giro in autovettura panoramica tra la folla degli oltre 100.000 fedeli che gremivano la "Prairie" di Lourdes, Papa Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa per commemorare il 150° anniversario delle Apparizioni della Vergine a Bernadette.

  "In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra la festa dell'Esaltazione della Santa Croce" - ha detto il Papa nell'omelia - "il Vangelo che avete appena inteso ci ricorda il significato di questo grande mistero: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché gli uomini siano salvati (cfr Gv 3,16). Il Figlio di Dio s'è reso vulnerabile, prendendo la condizione di servo, obbedendo fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8). E' per la sua Croce che siamo salvati".

  "Lo strumento di supplizio che, il Venerdì Santo, aveva manifestato il giudizio di Dio sul mondo, è divenuto sorgente di vita, di perdono, di misericordia, segno di riconciliazione e di pace. (...). E la Chiesa ci invita (...) a rendere grazie a Dio, perché da un albero che aveva portato la morte è scaturita nuovamente la vita".

  "E' significativo" - ha rilevato il Pontefice - "che, al momento della prima apparizione a Bernadette, Maria introduca il suo incontro col segno della Croce. Più che un semplice segno, è un'iniziazione ai misteri della fede che Bernadette riceve da Maria. Il segno della Croce è in qualche modo la sintesi della nostra fede, perché ci dice quanto Dio ci ha amati; ci dice che, nel mondo, c'è un amore più forte della morte, più forte delle nostre debolezze e dei nostri peccati. La potenza dell'amore è più forte del male che ci minaccia. E' questo mistero dell'universalità dell'amore di Dio per gli uomini che Maria è venuta a rivelare qui, a Lourdes".

  "La Chiesa ha ricevuto la missione di mostrare a tutti questo viso di un Dio che ama, manifestato in Gesù Cristo.  (...) Volgiamo i nostri sguardi verso il Cristo. È Lui che ci renderà liberi per amare come Egli ci ama e per costruire un mondo riconciliato. Perché, su questa Croce, Gesù ha preso su di sé il peso di tutte le sofferenze e le ingiustizie della nostra umanità. Egli ha portato le umiliazioni e le discriminazioni, le torture subite in tante regioni del mondo da innumerevoli nostri fratelli e nostre sorelle per amore di Cristo".

  "La celebrazione del Giubileo delle apparizioni di Nostra Signora di Lourdes ci fa entrare in un cammino di fede e di conversione. Oggi Maria viene incontro a noi per indicarci le vie d'un rinnovamento della vita delle nostre comunità e di ciascuno di noi".

  "Gesù, nato da Maria, è Figlio di Dio, unico salvatore di tutti gli uomini, che vive ed agisce nella sua Chiesa e nel mondo. La Chiesa è inviata dappertutto nel mondo per proclamare quest'unico messaggio ed invitare gli uomini ad accoglierlo mediante un'autentica conversione del cuore. Questa missione, che è stata affidata da Gesù ai suoi discepoli, riceve qui, in occasione di questo Giubileo, un soffio nuovo".

  "Seguendo il percorso giubilare sulle orme di Bernadette, l'essenziale del messaggio di Lourdes ci è ricordato. Bernadette è la maggiore di una famiglia molto povera, che non possiede né sapere né potere, è debole di salute. Maria la sceglie per trasmettere il suo messaggio di conversione, di preghiera e di penitenza, in piena sintonia con la parola di Gesù: 'Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli' (Mt 11,25). (...) É dunque una vera catechesi che ci è proposta sotto lo sguardo di Maria".

  "Proseguendo nella sua catechesi la 'bella Signora' rivela il suo nome a Bernadette: 'Io sono l'Immacolata Concezione'. Maria le rivela così la grazia straordinaria che ha ricevuto da Dio, quella di essere stata concepita senza peccato (...).  Maria è questa donna della nostra terra che s'è rimessa interamente a Dio e ha ricevuto da Lui il privilegio di dare la vita umana al suo eterno Figlio".

  "Essa è la bellezza trasfigurata, l'immagine dell'umanità nuova. Presentandosi così in una dipendenza totale da Dio, Maria esprime in realtà un atteggiamento di piena libertà, fondata sul pieno riconoscimento della sua vera dignità".

  "Questo privilegio riguarda anche noi, perché ci svela la nostra dignità di uomini e di donne, segnati certo dal peccato, ma salvati nella speranza, una speranza che ci consente di affrontare la nostra vita quotidiana".

  "La vocazione primaria del santuario di Lourdes è di essere un luogo di incontro con Dio nella preghiera, e un luogo di servizio ai fratelli, soprattutto per l'accoglienza dei malati, dei poveri e di tutte le persone che soffrono. In questo luogo Maria viene a noi come la madre, sempre disponibile ai bisogni dei suoi figli. Attraverso la luce che emana dal suo volto, è la misericordia di Dio che traspare. (...) Maria viene a ricordarci che la preghiera (...) deve avere un posto centrale nella nostra vita cristiana. La preghiera è indispensabile per accogliere la forza di Cristo".

  "La presenza dei giovani a Lourdes" - ha sottolineato il Pontefice - "è anche una realtà importante. (...) Quando Maria ricevette la visita dell'Angelo, era una giovane ragazza di Nazaret che conduceva la vita semplice e coraggiosa delle donne del suo villaggio. E se lo sguardo di Dio si posò in modo particolare su di lei, fidandosi di lei, Maria vuole dirvi ancora che nessuno di voi è indifferente per Dio. (...) Non lasciatevi scoraggiare davanti alle difficoltà! Maria fu turbata all'annuncio dell'angelo (...) sentiva quanto era debole di fronte alla onnipotenza di Dio. Tuttavia disse 'sì' senza esitare. Grazie al suo 'sì' la salvezza è entrata nel mondo, cambiando così la storia dell'umanità".

  "Il messaggio di Maria è un messaggio di speranza per tutti gli uomini e per tutte le donne del nostro tempo, di qualunque Paese siano" - ha ribadito il Pontefice - "Amo invocare Maria come 'Stella della speranza' (Enc. Spe salvi, n.50) (...) che ci rischiara e ci orienta nel nostro cammino. Mediante il suo 'sì', mediante il dono generoso di se stessa, ha aperto a Dio le porte del nostro mondo e della nostra storia. E ci invita a vivere come lei in una speranza invincibile, rifiutando di ascoltare coloro che pretendono che noi siamo prigionieri del fato".
PV-FRANCIA/MESSA/LOURDES                        VIS 20080914 (1060)


A LOURDES SI SPERIMENTA PROSSIMITÀ TRA CIELO E TERRA

CITTA' DEL VATICANO, 13 SET. 2008 (VIS). Alle 16:00, preso congedo dalla Nunziatura Apostolica di Parigi, il Papa ha raggiunto l'aeroporto di Paris-Orly per salire a bordo dell'aero diretto a Tarbes da dove, in elicottero, ha raggiunto Lourdes.

    A bordo, dell'autovettura panoramica, il Papa ha compiuto le prime due tappe del "Cammino del Giubileo", percorso che il pellegrino è invitato a compiere a Lourdes in occasione del 150° anniversario delle Apparizioni della Vergine.  Ad ogni tappa del Cammino, il Papa ha pronunciato la preghiera prevista dal Giubileo.

  Il Cammino del Giubileo comprende quattro luoghi legati alla vita di Bernadette: Il Fonte battesimale dove è stata battezzata; il "Cachot" dove è vissuta con la famiglia; La Grotta, luogo delle Apparizioni della Madonna, cuore del Santuario Mariano e L'Ospizio (Cappella) dove ha ricevuto la Prima Comunione. Il Papa ha visitato la Grotta delle Apparizioni e alla Sorgente, un bambino gli ha offerto un bicchiere d'acqua della fonte, quindi Benedetto XVI ha acceso un cero posto sul grande candelabro e si è raccolto in silenzio prima di leggere la preghiera della III tappa del Giubileo. Infine è ha fatto ritorno all'Ermitage St. Joseph per la cena in privato.

  Alle 21:15 Papa Benedetto ha raggiunto il Complesso dei Santuari e, entrato dalla Porta della Cripta, si è diretto alla terrazza interiore della Basilica per seguire la processione "aux flambeaux" (con le torce) che partita dalla Grotta delle Apparizioni, si è conclusa davanti alla Basilica.

  "Centocinquant'anni fa, l'11 febbraio 1858" - ha ricordato il Papa all'inizio del suo discorso - "in questo luogo detto La grotta di Massabielle, fuori dell'abitato, una semplice ragazzina di Lourdes, Bernadette Soubirous, vide una luce e, dentro questa luce, una giovane Signora 'bella, bella, più di tutto' (...). E' in questa conversazione, in questo dialogo tutto pervaso di delicatezza, che la Signora la incarica di trasmettere certi messaggi molto semplici sulla preghiera, la penitenza e la conversione".

  "Lourdes" - ha detto il Pontefice - "è uno di quei luoghi che Dio ha scelto per farvi risplendere un raggio particolare della sua bellezza; da ciò l'importanza che acquista qui il simbolo della luce. (...) Davanti alla grotta, notte e giorno, tanto d'estate quanto d'inverno, brilla un roveto ardente incendiato dalle preghiere dei pellegrini e dei malati, che esprimono le loro preoccupazioni e i loro bisogni, ma soprattutto la loro fede e la loro speranza".

  "Venendo in pellegrinaggio qui, a Lourdes, noi vogliamo entrare, sulle orme di Bernadette, in quella straordinaria prossimità tra il cielo e la terra che non si è mai smentita e che non cessa di consolidarsi. Durante le apparizioni è da rilevare che Bernadette recita la corona sotto gli occhi di Maria, che si unisce a lei al momento della dossologia. Questo fatto conferma il carattere profondamente teocentrico della preghiera del Rosario. Quando recitiamo la corona, Maria ci offre il suo cuore e il suo sguardo per contemplare la vita del Figlio suo, Cristo Gesù".

  "Il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II" - ha ricordato Benedetto XVI - "venne due volte qui, a Lourdes" e "anch'egli incoraggiò vivamente la preghiera della corona; lo fece, tra l'altro, in un modo del tutto singolare, arricchendo il Rosario con la meditazione dei Misteri della Luce".

  "La processione 'aux flambeaux' traduce ai nostri occhi di carne il mistero della preghiera: nella comunione della Chiesa, che unisce eletti del cielo e pellegrini della terra, la luce zampilla dal dialogo tra l'uomo e il suo Signore e una strada luminosa si apre nella storia degli uomini, compresi anche i momenti più bui".

  "Questa processione" - ha sottolineato il Pontefice - "è un momento di grande gioia ecclesiale, ma anche un tempo di riflessione austera: le intenzioni che portiamo con noi sottolineano la nostra profonda comunione con tutti gli esseri che soffrono. Pensiamo alle vittime innocenti che subiscono la violenza, la guerra, il terrorismo, la carestia, o che portano le conseguenze delle ingiustizie, dei flagelli e delle calamità, dell'odio e dell'oppressione, degli attentati alla loro dignità umana e ai loro diritti fondamentali, alla loro libertà d'azione e di pensiero. Pensiamo anche a coloro che vivono problemi familiari o che soffrono in conseguenza della disoccupazione, della malattia, dell'infermità, della solitudine, della loro situazione di immigrati. Non voglio inoltre dimenticare coloro che patiscono a causa del nome di Cristo e che muoiono per Lui".

  "Maria ci insegna a pregare, a fare della nostra preghiera un atto d'amore per Dio e di carità fraterna. Pregando con Maria, il nostro cuore accoglie coloro che soffrono. (...) Lourdes è un luogo di luce, perché è un luogo di comunione, di speranza e di conversione". Al contrario, ha ribadito il Papa, "Il peccato ci rende ciechi, ci impedisce di proporci come guide per i nostri fratelli, e ci spinge a diffidare di loro e a non lasciarci guidare. Abbiamo bisogno di essere illuminati e ripetiamo la supplica del cieco Bartimeo: "Maestro,  fa' che io veda!" (Mc 10,51)".

  "In questo santuario di Lourdes, verso il quale i cristiani del mondo intero rivolgono lo sguardo da quando la Vergine Maria vi ha fatto brillare la speranza e l'amore, donando ai malati, ai poveri e ai piccoli il primo posto, siamo invitati a scoprire la semplicità della nostra vocazione: in realtà, basta amare".

  "Le apparizioni erano circonfuse di luce e Dio ha voluto accendere nello sguardo di Bernardetta una fiamma che ha convertito innumerevoli cuori. Quante persone vengono qui per vedere, sperando forse segretamente di ricevere qualche miracolo; poi, sulla via del ritorno, avendo fatto un'esperienza spirituale di vita autenticamente ecclesiale, cambiano il loro sguardo su Dio, sugli altri e su se medesimi. Una piccola fiamma chiamata speranza, compassione, tenerezza le abita. L'incontro discreto con Bernardetta e con la Vergine Maria" - ha concluso il Pontefice - "può cambiare una vita, perché esse sono presenti, in questo luogo di Massabielle, per condurci a Cristo, il quale è la nostra vita, la nostra forza, la nostra luce".
PV-FRANCIA/PROCESSIONE FLAMBEAUX/LOURDES        VIS 20080914 (980)


sabato 13 settembre 2008

"FUGGITE IL CULTO DEGLI IDOLI, NON SMETTETE DI FARE IL BENE!".


CITTA' DEL VATICANO, 13 SET. 2008 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, alla "Esplanade des Invalides", imponente complesso monumentale formato dallo "Hôtel des Invalides", dal Museo dell'Esercito e dalla Chiesa di Saint-Louis des Invalides e dall'annessa "Église du Dôme, che accoglie dal 1840 le ceneri di Napoleone, il Santo Padre ha celebrato la Santa Messa.

  "La prima Lettera di San Paolo, indirizzata ai Corinzi" - ha detto il Papa nell'omelia, davanti a più di 200.000 persone - "ci fa scoprire, in quest'anno paolino, aperto il 28 giugno scorso, quanto i consigli dati dall'Apostolo restino attuali. 'Fuggite l'idolatria' (1 Cor 10, 14), scrive ad una comunità molto segnata dal paganesimo e divisa tra l'adesione alla novità del Vangelo e l'osservanza delle antiche pratiche ereditate dagli avi".

  "A parte il popolo d'Israele che aveva ricevuto la rivelazione del Dio unico"  - ha spiegato il Pontefice - "il mondo antico era asservito al culto degli idoli. Molto presenti a Corinto, gli errori del paganesimo dovevano essere denunciati, perché costituivano una potente alienazione e distoglievano l'uomo dal suo vero destino. Essi gli impedivano di riconoscere che Cristo è il solo Salvatore, il solo che indica all'uomo la strada verso Dio".

  "Questo invito a fuggire gli idoli resta valido anche oggi. (...) La parola 'idolo' deriva dal greco e significa 'immagine', "figura", "rappresentazione", ma anche "spettro", "fantasma", "vana apparenza". L'idolo è un inganno, perché distoglie dalla realtà chi lo serve per confinarlo nel regno dell'apparenza".

  "Ora, non è questa una tentazione propria della nostra epoca" - ha sottolineato il Pontefice - "che è la sola sulla quale noi possiamo agire efficacemente? Tentazione d'idolatrare un passato che non esiste più, dimenticandone le carenze;  tentazione d'idolatrare un futuro che non esiste ancora, credendo che l'uomo, con le sole sue forze, possa realizzare la felicità eterna sulla terra! (...) Il denaro, la sete dell'avere, del potere e persino del sapere non hanno forse distolto l'uomo dal suo Fine vero?".

  "Questa condanna radicale dell'idolatria" - ha affermato ancora il Papa citando San Giovanni Crisostomo di cui oggi si celebra la memoria liturgica - "non è in alcun caso una condanna della persona dell'idolatra. Mai, nei nostri giudizi, dobbiamo confondere il peccato, che è inaccettabile, e il peccatore del quale non possiamo giudicare lo stato di coscienza e che, in ogni caso, è sempre suscettibile di conversione e di perdono".

  "Mai Dio domanda all'uomo di fare sacrificio della sua ragione!" - ha esclamato il Pontefice - "Mai la ragione entra in contraddizione reale con la fede! L'unico Dio - Padre, Figlio e Spirito Santo - ha creato la nostra ragione e ci dona la fede, proponendo alla nostra libertà di riceverla come un dono prezioso. È il culto degli idoli che distoglie l'uomo da questa prospettiva, e la ragione stessa può forgiarsi degli idoli".

  "Domandiamo, dunque, a Dio che ci vede e ci ascolta di aiutarci a purificarci da tutti gli idoli, per accedere alla verità del nostro essere, per accedere alla verità del suo Essere infinito!".

  "San Paolo ci domanda di fare uso non solamente della nostra ragione, ma soprattutto della nostra fede per scoprirlo. Ora, che cosa ci dice la fede? Il pane che noi spezziamo è comunione al Corpo di Cristo; il calice di ringraziamento che noi benediciamo è comunione al Sangue di Cristo".

  "Milioni di volte da venti secoli, nella più umile delle cappelle come nella più grandiosa delle basiliche o delle cattedrali, il Signore risorto si è donato al suo popolo, divenendo così, secondo la formula di sant'Agostino, "più intimo a noi che noi medesimi" (cfr Confess.  III, 6.11)".

  "Fratelli e sorelle, circondiamo della più grande venerazione il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, il Santissimo Sacramento della presenza reale del Signore alla sua Chiesa e all'intera umanità".

  "La Messa è il sacrificio d'azione di grazie per eccellenza, quello che ci permette d'unire la nostra azione di grazie a quella del Salvatore, il Figlio eterno del Padre. (...) La Messa ci invita a discernere ciò che, in noi, obbedisce allo Spirito di Dio e ciò che, in noi, resta in ascolto dello spirito del male".

  "Alzare il calice della salvezza ed invocare il nome del Signore non è forse precisamente il mezzo migliore di 'fuggire gli idoli', come ci chiede san Paolo? Ogni volta che una Messa è celebrata, ogni volta che il Cristo si rende sacramentalmente presente nella sua Chiesa, è l'opera della nostra salvezza che si compie (...). Lui solo ci insegna a fuggire gli idoli, miraggi del pensiero".

  "Ora, cari fratelli e sorelle, chi può elevare il calice della salvezza ed invocare il nome del Signore per conto dell'intero popolo di Dio, se non il sacerdote ordinato per questo scopo dal Vescovo? (...) Permettetemi di lanciare un appello pieno di fiducia nella fede e nella generosità dei giovani, che si pongono la domanda sulla vocazione religiosa o sacerdotale: Non abbiate paura! Non abbiate paura di donare la vostra vita a Cristo! Niente rimpiazzerà mai il ministero dei sacerdoti nella vita della Chiesa".

  "La speranza resterà sempre la più forte! La Chiesa, costruita sulla roccia di Cristo, possiede le promesse della vita eterna non perché i suoi membri siano più santi degli altri uomini, ma perché Cristo ha fatto questa promessa a Pietro: 'Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa'(Mt 16, 18)".

  "In questa speranza indefettibile nella presenza eterna di Dio in ciascuna delle nostre anime, in questa gioia di sapere che Cristo è con noi fino alla fine dei tempi, in questa forza che lo Spirito Santo dona a tutti gli uomini e a tutte le donne che accettano di lasciarsi afferrare da Lui" - ha concluso il Pontefice - "io vi affido, (...) all'azione potente e misericordiosa del Dio d'amore che è morto per noi sulla Croce e risorto vittoriosamente al mattino di Pasqua. A tutti gli uomini di buona volontà che mi ascoltano, io ridico con san Paolo: Fuggite il culto degli idoli, non smettete di fare il bene!".

  Al termine della Celebrazione Eucaristica il Santo Padre si è diretto alla Nunziatura Apostolica per il pranzo con i Vescovi della "Île de France".
PV-FRANCIA/OMELIA/INVALIDES:PARIS                 VIS 20080913 (1030)


VISITA DI BENEDETTO XVI ALL' "INSTITUT DE FRANCE"


CITTA' DEL VATICANO, 13 SET. 2008 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, il Santo Padre ha raggiunto lo "Institut de France", istituzione fondata nel 1795, comprendente cinque Accademie: la "Académie Française"; la "Académie des inscriptions et belles lettres"; la Académie des sciences; la "Académie des beaux-arts e la "Académie des sciences morales set politiques".

  La prestigiosa istituzione riunisce eminenti rappresentanti di tutti gli ambiti dello scibile umano. Nel 1992, l'allora Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, successe come Membro Associato dell'Accademia, al Premio Nobel per la pace russo Andreï Sakharov, deceduto nel 1989.

  Al suo arrivo Papa Benedetto XVI è stato accolto dal Cancelliere dello "Institut de France", Signor Gabriel de Broglie e dal Segretario Perpetuo della "Académie Française, Signora Hélène Carrère d'Encausse, ed è stato introdotto nella Sala della "Coupole" dove erano riuniti i componenti della cinque Accademie. Dopo lo svelamento di un'iscrizione commemorativa della Visita Papale, Bendetto XVI ha pronunciato alcune parole.

  "È per me un grande onore" - ha affermato il Papa - "essere ricevuto stamane sotto la Cupola. Vi ringrazio per le espressioni piene di gentilezza con cui mi avete accolto e  per la medaglia che avete voluto offrirmi. Non potevo venire a Parigi senza salutarvi personalmente. È un piacere per me profittare di questa felice occasione per sottolineare i vincoli profondi che mi legano alla cultura francese, per la quale provo una grande ammirazione".

  "Rabelais, al tempo suo, affermava molto giustamente: 'Scienza senza coscienza non è che rovina dell'anima!' (Pantagruel, 8). E' stato senza dubbio per contribuire ad evitare il rischio di una simile dicotomia che, alla fine di gennaio, per la prima volta in tre secoli e mezzo, due Accademie dell'Istituto, due Accademie Pontificie e l'Institut Catholique di Parigi hanno organizzato un Colloquio inter-accademico su l'identità mutevole dell'individuo. Il Colloquio ha illustrato l'interesse che presentano larghe ricerche pluridisciplinari. Questa iniziativa potrebbe proseguire al fine di esplorare insieme gli innumerevoli sentieri delle scienze umane e sperimentali".

  Al termine dell'incontro, il Papa si è diretto in autovettura panoramica alla "Esplanade des Invalides" per la Celebrazione dell'Eucaristia.
PV-FRANCIA/INSTITUT DE FRANCE/PARIS                   VIS 20080913 (350)


IL PAPA AI GIOVANI: "LA CHIESA CONTA SU DI VOI"


CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2008 (VIS). Al termine dei Vespri, il Papa ha salutato i giovani che hanno partecipato alla Veglia di Preghiera in preparazione alla Celebrazione Eucaristica in programma domani alla "Esplanade des Invalides".

  Benedetto XVI ha ricordato che la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, celebrata a Sydney "ha fatto riscoprire a molti giovani l'importanza dello Spirito Santo nella vita del cristiano. Lo Spirito ci mette intimamente in rapporto con Dio, presso il quale si trova la sorgente d'ogni ricchezza umana autentica".

  "Tutti voi cercate di amare e di essere amati!" - ha esclamato il Pontefice - "È verso Dio che voi dovete volgervi per imparare ad amare e per avere la forza di amare".

  "Vi incoraggio" - ha detto ancora il Papa - "a meditare la grandezza del Sacramento della Confermazione (...) che vi introduce in una vita di fede adulta. È urgente comprendere sempre meglio questo sacramento per verificare la qualità e la profondità della vostra fede e per rafforzarla. Lo Spirito Santo vi fa avvicinare al Mistero di Dio e vi fa comprendere chi è Dio. Egli vi invita a vedere nel vostro prossimo il fratello che Dio vi ha donato per vivere in comunione con lui, umanamente e spiritualmente, per vivere nella Chiesa dunque. Nel rivelarvi chi è il Cristo morto e risuscitato per noi, Egli vi spinge a testimoniare".

  "È urgente parlare di Cristo attorno a voi, alle vostre famiglie e ai vostri amici, nei vostri luoghi di studio, di lavoro o di divertimento. Non abbiate paura! Abbiate 'il coraggio di vivere il Vangelo e l'audacia di proclamarlo'. (...) Portate la Buona Novella ai giovani della vostra età e anche agli altri. Essi conoscono le turbolenze degli affetti, la preoccupazione e l'incertezza di fronte al lavoro ed agli studi. Affrontano sofferenze e fanno l'esperienza di gioie uniche. Rendete testimonianza di Dio, perché, in quanto giovani, voi fate pienamente parte della comunità cattolica in virtù del vostro battesimo e in ragione della comune professione di fede (cfr. Ef  4, 5). La Chiesa conta su di voi, ci tengo a dirvelo!".

  "In questo anno dedicato a san Paolo" - ha proseguito il Pontefice - "vorrei affidarvi un secondo tesoro, che era al centro della vita di questo Apostolo affascinante: si tratta del mistero della Croce".

  "Molti di voi" - ha detto il Papa - "portano al collo una catena con una croce. Anch'io ne porto una, come tutti i Vescovi del resto. Non è un ornamento, né un gioiello. È il simbolo prezioso della nostra fede, il segno visibile e materiale del legame con Cristo".

  "Per i cristiani la Croce è simbolo della sapienza di Dio e del suo amore infinito rivelatosi nel dono salvifico di Cristo morto e risorto per la vita del mondo, per la vita di ciascuno e di ciascuna di voi in particolare".

  "Possa questa scoperta sconvolgente invitarvi a rispettare e a venerare la Croce! Essa è non soltanto il segno della vostra vita in Dio e della vostra salvezza, ma è anche - voi lo comprendete - la testimone muta dei dolori degli uomini e, allo stesso tempo l'espressione unica e preziosa di tutte le loro speranze".

  "Cari giovani, io so che venerare la Croce attira a volte la derisione e anche la persecuzione. La Croce mette in questione in qualche modo la sicurezza umana, ma rende sicura, anche e soprattutto, la grazia di Dio e conferma la nostra salvezza. Questa sera, io vi affido la Croce di Cristo. (...) Paolo aveva capito la parola di Gesù - apparentemente paradossale - secondo cui solo donando ("perdendo") la propria vita la si può trovare (cfr Mc 8,35; Gv 12,24) e ne aveva concluso che la Croce esprime la legge fondamentale dell'amore, la formula perfetta della vera vita".

   Prendendo congedo dai giovani, il Papa si è trasferito alla Nunziatura Apostolica e, dopo cena, si è affacciato al balcone per un breve saluto ai fedeli radunati davanti all'edificio che ospita il Papa nel suo soggiorno parigino.

  "La vostra accoglienza così calorosa commuove il Papa!" - ha detto Benedetto XVI - "Grazie di aver voluto attendermi qui malgrado l'ora tarda e in modo così entusiastico e incoraggiante!". 

  "Sono felice di unirmi domani alla folla dei pellegrini di Lourdes per celebrare il Giubileo delle Apparizioni della Vergine. I cattolici in Francia hanno più che mai bisogno di rinnovare la loro fiducia in Maria, riconoscendo in Lei il modello del loro impegno a servizio del Vangelo. (...) Conto su di voi e sulle vostre preghiere, perché questo viaggio porti frutti. Che la Vergine Maria vi protegga!".
PV-FRANCIA/GIOVANI/PARIGI                                           VIS 20080913 (770)


VESPRI CON SACERDOTI, RELIGIOSI, SEMINARISTI E DIACONI


CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2008 (VIS). Questa sera alle 19:15, nella Cattedrale di Notre-Dame, il Papa ha presieduto la Celebrazione dei Vespri con i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e i diaconi. Alla Celebrazione hanno assistito anche alcuni rappresentanti di altre Chiese e Confessioni cristiane.

  Commentando nell'omelia il Salmo 126,1, "Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori", il Papa ha affermato:  "Chi altri è questo Signore, se non il Signore nostro Gesù Cristo? È Lui che ha fondato la Chiesa, che l'ha costruita sulla roccia, sulla fede dell'apostolo Pietro. (...) Agostino si pone la domanda su quali siano questi lavoratori; e lui stesso si dà la risposta: 'Coloro che nella Chiesa predicano la Parola di Dio, tutti i ministri dei divini Sacramenti. Tutti corriamo, tutti lavoriamo, tutti edifichiamo'; ma è Dio soltanto che, in noi, 'edifica, che esorta e incute timore, che apre l'intelletto e volge alla fede il vostro sentire'".

  "Quale meraviglia" - ha esclamato il Pontefice - "riveste la nostra azione al servizio della Parola divina! Siamo gli strumenti dello Spirito; Dio ha l'umiltà di passare attraverso di noi per diffondere la sua Parola. Diveniamo la sua voce, dopo aver teso l'orecchio verso la sua bocca. Poniamo la sua Parola sulle nostre labbra per darla al mondo. L'offerta della nostra preghiera è da Lui gradita e serve a Lui per comunicarsi a quanti incontriamo".

  "Le nostre liturgie della terra" - ha sottolineato il Pontefice - "interamente volte a celebrare questo atto unico della storia, non giungeranno mai ad esprimerne totalmente l'infinita densità. La bellezza dei riti non sarà certamente mai abbastanza ricercata, abbastanza curata, abbastanza elaborata, poiché nulla è troppo bello per Dio, che è la Bellezza infinita. Le nostre liturgie terrene non potranno essere che un pallido riflesso della liturgia, che si celebra nella Gerusalemme del cielo, punto d'arrivo del nostro pellegrinaggio sulla terra. Possano tuttavia le nostre celebrazioni avvicinarsi ad essa il più possibile e farla pregustare!"

  "Sin d'ora" - ha proseguito il Pontefice - "la Parola di Dio ci è donata per essere l'anima del nostro apostolato, l'anima della nostra vita di sacerdoti. (...) Lungo l'intero arco della giornata, la Parola di Dio diviene materia della preghiera di tutta la Chiesa, la quale vuol così testimoniare la propria fedeltà a Cristo".

  Il Santo Padre ha esortato i sacerdoti con queste parole: "Non abbiate paura di consacrare una parte considerevole del vostro tempo alla lettura, alla meditazione della Scrittura e alla preghiera dell'Ufficio Divino! Quasi a vostra insaputa la Parola letta e meditata nella Chiesa agisce in voi e vi trasforma".

  Rivolgendosi poi ai seminaristi, Benedetto XVI ha detto: "Voi siete destinati a diventare depositari di questa Parola efficace, che compie ciò che dice. Trattenete sempre in voi il gusto della Parola di Dio! Imparate, grazie ad essa, ad amare tutti coloro che si troveranno lungo la vostra strada. Nessuno è di troppo nella Chiesa, nessuno! Tutti possono e devono trovarvi il proprio posto".

  "E voi, cari diaconi" - ha detto ancora il Papa, (...) senza cercare di prendere il posto dei sacerdoti, ma aiutandoli con amicizia ed efficienza, sappiate essere testimoni vivi della infinita potenza della Parola divina!"

  Ai religiosi, alle religiose e a tutte le persone consacrate il Papa ha ricordato che: "La vostra unica ricchezza - la sola, a dire il vero, che supererà i secoli e il velo della morte - è proprio la Parola del Signore. (...) La vostra obbedienza è, etimologicamente, un ascolto, dato che la parola 'obbedire' viene dal latino ob-audire, che significa tendere l'orecchio verso qualcosa o qualcuno. Obbedendo, voi volgete l'anima verso Colui che è la Via, la Verità e la Vita (cfr Gv 14,6). (...) La purezza della Parola di Dio è il modello della vostra stessa castità;  ne garantisce la fecondità spirituale".

  Infine il Santo Padre ha rivolto parole di saluto ai rappresentanti delle Chiese cristiane e delle Comunità ecclesiali "venuti a pregare fraternamente i Vespri con noi in questa cattedrale".

  "La potenza della Parola di Dio è tale che possiamo tutti essere affidati ad essa (...) È il senso di questa unità della Parola di Dio, segno, pegno e garanzia dell'unità della Chiesa, che chiedo ardentemente al Signore" - ha concluso il Pontefice - "di far crescere in noi: non vi è amore nella Chiesa senza amore alla Parola, non vi è Chiesa senza unità attorno a Cristo Redentore, non vi sono frutti di redenzione senza amore a Dio e al prossimo, secondo i due comandamenti che riassumono tutta la Sacra Scrittura!".
PV-FRANCIA/VESPRI/PARIGI                           VIS 20080913 (760)


RICERCA DI DIO E RADICI CULTURA EUROPEA


CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2008 (VIS). Questa pomeriggio alle 17:30, il Santo Padre Benedetto XVI è stato accolto dagli esponenti del mondo della cultura presso il "College des Bernardins".

  L'istituzione fondata nel 1247 da Etienne de Lexington, abate cistercense di Clairvaux, diventa un centro di formazione teologica per i monaci cistercensi. Confiscato durante la Rivoluzione, l'edificio fu venduto e dopo diverse peripezie nel corso dei secoli, fu infine acquistato dall'Arcidiocesi di Parigi. Dopo lavori di restauro durati cinque anni, l'edificio, autentico gioiello dell'architettura medioevale è stato riaperto al pubblico il 4 settembre scorso ed ospita  di eventi artistici, incontri e dibattiti.

  Il Papa ha dedicato il suo discorso alle origini della teologia occidentale ed alle radici della cultura europea.

  "Nel grande sconvolgimento culturale prodotto dalla migrazione di popoli e dai nuovi ordini statali che stavano formandosi" - ha detto Benedetto XVI - "i monasteri erano i luoghi in cui sopravvivevano i tesori della vecchia cultura e dove, in riferimento ad essi, veniva formata passo passo una nuova cultura".

  "Innanzitutto e per prima cosa si deve dire, con molto realismo, che non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato" - ha spiegato il Pontefice - "Il loro obiettivo era: 'quaerere Deum', cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre (...). Dietro le cose provvisorie cercavano il definitivo".

  "Quaerere Deum: poiché erano cristiani, questa non era una spedizione in un deserto senza strade, una ricerca verso il buio assoluto. Dio stesso aveva piantato delle segnalazioni di percorso, anzi, aveva spianato una via, e il compito consisteva nel trovarla e seguirla. (...) La ricerca di Dio richiede quindi per intrinseca esigenza una cultura della parola (...): nel monachesimo occidentale, escatologia e grammatica sono interiormente connesse l'una con l'altra (...). Proprio a causa della ricerca di Dio, diventano importanti le scienze profane che ci indicano le vie verso la lingua".

  "Poiché la ricerca di Dio esigeva la cultura della parola, fa parte del monastero la biblioteca che indica la via verso la parola. Per lo stesso motivo ne fa parte anche la scuola, nella quale le vie vengono aperte concretamente. (...) La Parola che apre la via della ricerca di Dio ed è essa stessa questa via, é una Parola che riguarda la comunità. (...) La Parola non conduce a una via solo individuale di un'immersione mistica, ma introduce nella comunione con quanti camminano nella fede".

  "Come nella scuola rabbinica, così anche tra i monaci il leggere stesso compiuto dal singolo è al contempo un atto corporeo" - ha proseguito il Pontefice - "La Parola di Dio introduce noi stessi nel colloquio con Dio" e "Specialmente nel 'Libro dei Salmi' Egli ci dà le parole con cui possiamo rivolgerci a Lui, portare la nostra vita con i suoi alti e bassi nel colloquio davanti a Lui, trasformando così la vita stessa in un movimento verso di Lui".

  Citando l'importanza della musica nella vita monastica, Benedetto XVI ha ricordato una meditazione di San Bernardo di Clairvaux che "qualifica la confusione di un canto mal eseguito come un precipitare nella 'zona della dissimilitudine' - nella regio dissimilitudinis. Agostino aveva preso questa parola dalla filosofia platonica per caratterizzare il suo stato interiore prima della conversione (cfr Confess. VII, 10.16): l'uomo, che è creato a somiglianza di Dio, precipita in conseguenza del suo abbandono di Dio nella 'zona della dissimilitudine' - in una lontananza da Dio nella quale non Lo rispecchia più e così diventa dissimile non solo da Dio, ma anche da se stesso, dal vero essere uomo".

  San Bernardo ritiene che "La cultura del canto è anche cultura dell'essere e che i monaci con il loro pregare e cantare devono corrispondere alla grandezza della Parola loro affidata, alla sua esigenza di vera bellezza".

  "Per capire in qualche modo la cultura della parola, che nel monachesimo occidentale si è sviluppata dalla ricerca di Dio" occorre vedere "le Scritture" che "nel loro insieme vengono poi considerate come l'unica Parola di Dio rivolta a noi. Ma già questo plurale rende evidente che qui la Parola di Dio ci raggiunge soltanto attraverso la parola umana, attraverso le parole umane, che cioè Dio parla a noi solo attraverso gli uomini, mediante le loro parole e la loro storia".

  "La Scrittura" - ha detto ancora il Papa - "ha bisogno dell'interpretazione, e ha bisogno della comunità in cui si è formata e in cui viene vissuta. In essa ha la sua unità e in essa si dischiude il senso che tiene unito il tutto. (...) Il cristianesimo percepisce nelle parole la Parola, il Logos stesso, che estende il suo mistero attraverso tale molteplicità. Questa struttura particolare della Bibbia è una sfida sempre nuova per ogni generazione. Secondo la sua natura essa esclude tutto ciò che oggi viene chiamato fondamentalismo".

  "La Parola di Dio stesso, infatti, non è mai presente già nella semplice letteralità del testo. Per raggiungerla occorre un trascendimento e un processo di comprensione, che si lascia guidare dal movimento interiore dell'insieme e perciò deve diventare anche un processo di vita. Sempre e solo nell'unità dinamica dell'insieme i molti libri formano 'un' Libro, si rivelano nella parola e nella storia umane la Parola di Dio e l'agire di Dio nel mondo".

  "Il trascendimento della lettera e la sua comprensione unicamente a partire dall'insieme" è stato espresso da Paolo - ha ricordato il Pontefice - "in modo drastico nella frase: 'La lettera uccide, lo Spirito dà vita' (2 Cor 3,6). (...) Lo Spirito liberatore non è semplicemente (...), la visione personale di chi interpreta. Lo Spirito è Cristo, e Cristo (...) che ci indica la strada. Con la parola sullo Spirito e sulla libertà si schiude un vasto orizzonte, ma allo stesso tempo si pone un chiaro limite all'arbitrio e alla soggettività, (...) che obbliga in maniera inequivocabile il singolo come la comunità e crea un legame superiore a quello della lettera: il legame dell'intelletto e dell'amore".

  "Questa tensione tra legame e libertà, che va ben oltre il problema letterario dell'interpretazione della Scrittura, (...) ha profondamente plasmato la cultura occidentale. Essa si pone nuovamente anche alla nostra generazione come sfida di fronte ai poli dell'arbitrio soggettivo, da una parte, e del fanatismo fondamentalista, dall'altra. Sarebbe fatale, se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza totale di legami e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l'arbitrio".

    Il Santo Padre ha voluto soffermasi non soltanto sul "ora" ma anche sulla seconda componente della monachesimo, il "labora" ed ha affermato che il: "Dio cristiano (...), l'Uno, il vero e unico Dio, è anche il Creatore. Dio lavora; continua a lavorare nella e sulla storia degli uomini. In Cristo Egli entra come Persona nel lavoro faticoso della storia. (...) Così il lavorare degli uomini doveva apparire come un'espressione particolare della loro somiglianza con Dio e l'uomo, in questo modo, ha facoltà e può partecipare all'operare di Dio nella creazione del mondo. Del monachesimo fa parte, (...), una cultura del lavoro, senza la quale lo sviluppo dell'Europa, il suo 'ethos' e la sua formazione del mondo sono impensabili".

  "Chi si faceva monaco, s'incamminava su una via lunga e alta, aveva tuttavia già trovato la direzione: la Parola della Bibbia nella quale sentiva parlare Dio stesso. (...) L'universalità di Dio e l'universalità della ragione aperta verso di Lui costituivano per loro la motivazione e insieme il dovere dell'annuncio. Per loro la fede non apparteneva alla consuetudine culturale, che a seconda dei popoli è diversa, ma all'ambito della verità che riguarda ugualmente tutti".

Lo schema fondamentale dell'annuncio cristiano 'verso l'esterno' - agli uomini che, con le loro domande, sono in ricerca - si trova nel discorso di San Paolo all'Areopago. (...) Egli annuncia Colui che gli uomini ignorano, eppure conoscono: l'Ignoto-Conosciuto; Colui che cercano, di cui, in fondo, hanno conoscenza e che, tuttavia, è l'Ignoto e l'Inconoscibile. Il più profondo del pensiero e del sentimento umani sa in qualche modo che Egli deve esistere. Che all'origine di tutte le cose deve esserci non l'irrazionalità, ma la Ragione creativa; non il cieco caso, ma la libertà".

  "Tuttavia, malgrado che tutti gli uomini in qualche modo sappiano questo - come Paolo sottolinea nella Lettera ai Romani (1, 21) - questo sapere rimane irreale: un Dio soltanto pensato e inventato non è un Dio. Se Egli non si mostra, noi comunque non giungiamo fino a Lui. La cosa nuova dell'annuncio cristiano è la possibilità di dire ora a tutti i popoli: Egli si è mostrato. (...) Ma questo non è un fatto cieco, ma un fatto che, esso stesso, è 'Logos' - presenza della Ragione eterna nella nostra carne".

  "Cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui: questo oggi non è meno necessario che in tempi passati" - ha concluso Papa Benedetto - "Una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell'umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi. Ciò che ha fondato la cultura dell'Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura".  
   
  Al termine del suo discorso il Papa si è diretto in auto alla Cattedrale di Notre-Dame dove ha presieduto la celebrazione dei Vespri con i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e diaconi francesi.
PV-FRANCIA/MONDO CULTURA/PARIGI                         VIS 20080912 (1580)


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