CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre:
- Ha eretto di Diocesi di Nongstoin e Jowai (India), con territorio dismembrato dall'Arcidiocesi di Shillong, rendendole suffraganee della medesima Sede Metropolitana.
- Ha nominato il Reverendo Victor Lyngdoh, finora Parroco della Cattedrale di Shillong (India), Primo Vescovo di Nongstoin (superficie: 5.247; popolazione: 313.723; cattolici: 75.715; sacerdoti: 18: religiosi: 61), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1956 a Wahlang (India) ed è stato ordinato sacerdote nel 1987.
- Ha nominato il Reverendo Vincent Kympat, Parroco e Direttore del "Laity Formation Centre" a Shillong (India), primo Vescovo di Jowai (superficie: superficie: 3.819; popolazione: 293.229; cattolici: 59.095; sacerdoti: 17; religiosi: 45), India. Il Vescovo eletto è nato a Mawsurong (India) nel 1946 ed è stato ordinato sacerdote nel 1977.
- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Évreux (Francia), presentata dal Vescovo Jacques David, per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Christian Nourrichard, finora Coadiutore della medesima Diocesi.
- Ha nominato il Padre Wojciech Giertych, O.P., che è Teologo della Casa Pontificia, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede.
- Ha nominato il Vescovo Vincenzo Apicella, finora Vescovo Ausiliare di Roma per il Settore Ovest della Diocesi, Vescovo della Diocesi Suburbicaria di Velletri-Segni (superficie: 397; popolazione: 122.690; cattolici: 119.690; sacerdoti: 96; religiosi: 270; diaconi permanenti: 12), Italia. Il Vescovo Apicella succede al Vescovo Andrea Maria Erba, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi.
- Ha nominato il Monsignore Benedetto Tuzia, finora Parroco della Parrocchia di San Roberto Bellarmino,Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma (superficie: 881; popolazione: 2.787.206; cattolici: 2.454.000; sacerdoti: 5.390; religiosi: 27.530; diaconi permanenti: 88), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Subiaco (Italia) nel 1944 ed è stato ordinato sacerdote nel 1969.
- Ha nominato il Monsignore Paul Alois Lakra, Vescovo della Diocesi di Gumla (superficie: 5.316; popolazione: 901.217; cattolici: 150.296; sacerdoti: 122; religiosi: 277), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1955 a Naditoli (India) ed è stato ordinato sacerdote nel 1993. É stato finora Amministratore Diocesano della medesima Diocesi.
- Ha nominato il Vescovo Rodrigo Aguilar Martínez, finora Vescovo di Matehuala (Messico), Vescovo di Tehuacán (superficie: 6.294; popolazione: 967.471; cattolici: 919.126; sacerdoti: 96; religiosi: 153), Messico.
RE:NA:NER:NEA:ECE/.../... VIS 20060130 (380)
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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana... [+]
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lunedì 30 gennaio 2006
NON DIMINUIRE ATTENZIONE PROBLEMA DELLA LEBBRA
CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2006 (VIS). "Signore, se vuoi, puoi guarirmi" è il tema della 53ma Giornata Mondiale della Lebbra 2006 che si tiene domenica 29 gennaio. Il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, ha redatto un Messaggio indirizzato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali ed ai Vescovi incaricati della Pastorale della Salute.
"La Chiesa in questa Giornata" - scrive il Porporato - "desidera mettersi in ascolto delle tante persone che ancora nel mondo sono colpite dal morbo di Hansen (...) e vuole dare voce al loro grido di aiuto, perché tutti insieme ci sentiamo coinvolti con le diverse possibilità e responsabilità nell'impegno di offrire risposte concrete al bisogno di cura dei malati di lebbra".
Il Cardinale ricorda che i progressi scientifici e farmacologici consentono di disporre di cure terapeutiche efficaci per la guarigione della lebbra nei suoi primi stadi, però "rimangono ampie fasce di persone malate e vaste zone del mondo, che non usufruiscono ancora di queste possibilità di cura, per diverse cause".
Il Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute cita le statistiche dell'Organizzazione Mondiale della Salute secondo le quali nel 2005 i casi dichiarati di lebbra erano in Africa 47.596, in America 36.877, nel Sud-Est asiatico. 186.182, nel Mediterraneo Orientale 5.398 e nel Pacifico occidentale 10.010 e sottolinea che secondo alcuni dati si è constatato un regresso della malattia: dai 763.262 malati nel 2001 si è passati ai 407.791 nel 2004. "La giusta e condivisa soddisfazione per i risultati raggiunti (...) non deve significare un minore impegno o una dimenticanza dei bisogni permanenti, delle cause endemiche del morbo, dei pregiudizi ancora esistenti: (...) Una caduta di attenzione al problema sarebbe particolarmente dannosa proprio nel momento in cui (...) si potrebbe fare uno sforzo decisivo per tentare di debellare definitivamente e in ogni parte del mondo la malattia della lebbra".
Il Cardinale Lozano Barragán invita gli organismi nazionali ed internazionali, le organizzazioni non governative e le Chiese locali a coordinare i loro programmi "per rispondere meglio alle attuali necessità di prevenzione e di cura delle persone a rischio o già malate di lebbra". Inoltre rileva l'urgente necessità di preparare "gruppi di operatori socio-sanitari che siano in grado di agire nel territorio diagnosticando per tempo la presenza del morbo e di curarlo".
Infine il Cardinale esprime gratitudine per l'opera svolta dalle comunità cristiane e dei missionari e missionarie per "l'impegno profuso nella lotta contro la malattia (...) e nella cura amorevole delle persone che ne sono state colpite". Il Cardinale Lozano Barragán sottolinea come "da sempre, la Chiesa in tanti paesi del mondo si sia adoperata con totale dedizione per l'accoglienza, la cura e il reinserimento sociale del malati di lebbra" ed esorta domenica 29 gennaio a "'fare memoria', nella Celebrazione Eucaristica del Corpo Totale di Cristo presente in tante persone e in famiglie che ancora soffrono per la malattia della lebbra".
CON-AVA/GIORNATA LEBBRA/LOZANO BARRAGÁN VIS 20060130 (500)
"La Chiesa in questa Giornata" - scrive il Porporato - "desidera mettersi in ascolto delle tante persone che ancora nel mondo sono colpite dal morbo di Hansen (...) e vuole dare voce al loro grido di aiuto, perché tutti insieme ci sentiamo coinvolti con le diverse possibilità e responsabilità nell'impegno di offrire risposte concrete al bisogno di cura dei malati di lebbra".
Il Cardinale ricorda che i progressi scientifici e farmacologici consentono di disporre di cure terapeutiche efficaci per la guarigione della lebbra nei suoi primi stadi, però "rimangono ampie fasce di persone malate e vaste zone del mondo, che non usufruiscono ancora di queste possibilità di cura, per diverse cause".
Il Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute cita le statistiche dell'Organizzazione Mondiale della Salute secondo le quali nel 2005 i casi dichiarati di lebbra erano in Africa 47.596, in America 36.877, nel Sud-Est asiatico. 186.182, nel Mediterraneo Orientale 5.398 e nel Pacifico occidentale 10.010 e sottolinea che secondo alcuni dati si è constatato un regresso della malattia: dai 763.262 malati nel 2001 si è passati ai 407.791 nel 2004. "La giusta e condivisa soddisfazione per i risultati raggiunti (...) non deve significare un minore impegno o una dimenticanza dei bisogni permanenti, delle cause endemiche del morbo, dei pregiudizi ancora esistenti: (...) Una caduta di attenzione al problema sarebbe particolarmente dannosa proprio nel momento in cui (...) si potrebbe fare uno sforzo decisivo per tentare di debellare definitivamente e in ogni parte del mondo la malattia della lebbra".
Il Cardinale Lozano Barragán invita gli organismi nazionali ed internazionali, le organizzazioni non governative e le Chiese locali a coordinare i loro programmi "per rispondere meglio alle attuali necessità di prevenzione e di cura delle persone a rischio o già malate di lebbra". Inoltre rileva l'urgente necessità di preparare "gruppi di operatori socio-sanitari che siano in grado di agire nel territorio diagnosticando per tempo la presenza del morbo e di curarlo".
Infine il Cardinale esprime gratitudine per l'opera svolta dalle comunità cristiane e dei missionari e missionarie per "l'impegno profuso nella lotta contro la malattia (...) e nella cura amorevole delle persone che ne sono state colpite". Il Cardinale Lozano Barragán sottolinea come "da sempre, la Chiesa in tanti paesi del mondo si sia adoperata con totale dedizione per l'accoglienza, la cura e il reinserimento sociale del malati di lebbra" ed esorta domenica 29 gennaio a "'fare memoria', nella Celebrazione Eucaristica del Corpo Totale di Cristo presente in tante persone e in famiglie che ancora soffrono per la malattia della lebbra".
CON-AVA/GIORNATA LEBBRA/LOZANO BARRAGÁN VIS 20060130 (500)
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Statistiche della Chiesa Cattolica
PUNTO D'INCONTRO DIRITTO E PASTORALE: AMORE PER LA VERITÀ
CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Decano, i Giudici, gli Officiali e collaboratori del Tribunale Apostolico della Rota Romana, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
Dell'immensa eredità che Giovanni Paolo II ha lasciato in materia di diritto canonico, Papa Benedetto XVI ha voluto segnalare l'Istruzione "Dignitas connubii" sulla procedura da seguire nelle cause di nullità matrimoniale. "Il maggior contributo di questa Istruzione, che auspico venga applicata integralmente dagli operatori dei tribunali ecclesiastici, consiste nell'indicare in che misura e modo devono essere applicate nelle cause di nullità matrimoniale le norme contenute nei canoni relativi al giudizio contenzioso ordinario, in osservanza delle norme speciali dettate per le cause sullo stato delle persone e per quelle di bene pubblico".
Il Papa ha ricordato che nel corso dell'Assemblea del Sinodo sull'Eucaristia nell'ottobre scorso, i Padri Sinodali hanno invitato i tribunali ecclesiastici ad adoperarsi "affinché i fedeli non canonicamente sposati possano al più presto regolarizzare la loro situazione matrimoniale e riaccostarsi al banchetto eucaristico. Dall'altra parte, invece, la legislazione canonica e la recente Istruzione sembrerebbero, invece, porre dei limiti a tale spinta pastorale, come se la preoccupazione principale fosse quella di espletare le formalità giuridiche previste, con il rischio di dimenticare la finalità pastorale del processo. Dietro a questa impostazione si cela una pretesa contrapposizione tra diritto e pastorale in genere".
"In questo primo incontro con voi" - ha proseguito il Pontefice - "preferisco concentrarmi piuttosto su ciò che rappresenta il fondamentale punto di incontro tra diritto e pastorale: l'amore per la verità" ed ha ribadito che "lo scopo del processo è la dichiarazione della verità da parte di un terzo imparziale, dopo che è stata offerta alle parti pari opportunità di addurre argomentazioni e prove entro un adeguato spazio di discussione.. (...) Ogni sistema processuale deve tendere, quindi, ad assicurare l'oggettività, la tempestività e l'efficacia delle decisioni dei giudici".
Il Papa ha successivamente affermato che: "I processi poi, possono vertere anche su materie che esulano dalla capacità di disporre delle parti, nella misura in cui interessano i diritti dell'intera comunità ecclesiale. Proprio in questo ambito si pone il processo dichiarativo della nullità di un matrimonio: il matrimonio infatti, nella sua duplica dimensione naturale e sacramentale, non è un bene disponibile da parte dei coniugi né, attesa la sua indole sociale e pubblica, è possibile ipotizzare una qualche forma di autodichiarazione".
Indicando che: "Nessun processo è a rigore contro l'altra parte, come se si trattasse di infliggerle un danno ingiusto", Papa Benedetto ha affermato: "L'oggetto del processo è invece dichiarare la verità circa la validità o l'invalidità di un concreto matrimonio, vale a dire circa una realtà che fonda l'istituto della famiglia e che interessa in massima misura la Chiesa e la società civile".
"Il criterio della ricerca della verità" - ha detto ancora Papa Benedetto - "come ci guida a comprendere la dialettica del processo, così può servirci per cogliere l'altro aspetto della questione: il suo valore pastorale, che non può essere separato dall'amore alla verità. Può avvenire infatti che la carità pastorale sia a volte contaminata da atteggiamenti compiacenti verso le persone. Questi atteggiamenti possono sembrare pastorali, ma in realtà non rispondono al bene delle persone e della stessa comunità ecclesiale".
"La verità cercata nei processi di nullità matrimoniale non è tuttavia una verità astratta, avulsa dal bene delle persone. È una verità che si integra nell'itinerario umano e cristiano di ogni fedele. È pertanto assai importante che la sua dichiarazione arrivi in tempi ragionevoli".
Il Papa ha ribadito l'obbligo grave "di rendere l'operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino ai fedeli. Inoltre, la sensibilità pastorale deve portare a cercare di prevenire le nullità matrimoniali (...) e ad adoperarsi affinché i coniugi risolvano i loro eventuali problemi e trovino la via della riconciliazione".
"Mi auguro che queste riflessioni" - ha concluso il Santo Padre - "giovino a far comprendere meglio come l'amore alla verità raccordi l'istituzione del processo canonico di nullità matrimoniale con l'autentico senso pastorale che deve animare tali processi. In questa chiave di lettura, l'Istruzione 'Dignitas connubii' e le preoccupazioni emerse nell'ultimo Sinodo si rivelano del tutto convergenti".
AC/.../ROTA ROMANA VIS 20060130 (700)
Dell'immensa eredità che Giovanni Paolo II ha lasciato in materia di diritto canonico, Papa Benedetto XVI ha voluto segnalare l'Istruzione "Dignitas connubii" sulla procedura da seguire nelle cause di nullità matrimoniale. "Il maggior contributo di questa Istruzione, che auspico venga applicata integralmente dagli operatori dei tribunali ecclesiastici, consiste nell'indicare in che misura e modo devono essere applicate nelle cause di nullità matrimoniale le norme contenute nei canoni relativi al giudizio contenzioso ordinario, in osservanza delle norme speciali dettate per le cause sullo stato delle persone e per quelle di bene pubblico".
Il Papa ha ricordato che nel corso dell'Assemblea del Sinodo sull'Eucaristia nell'ottobre scorso, i Padri Sinodali hanno invitato i tribunali ecclesiastici ad adoperarsi "affinché i fedeli non canonicamente sposati possano al più presto regolarizzare la loro situazione matrimoniale e riaccostarsi al banchetto eucaristico. Dall'altra parte, invece, la legislazione canonica e la recente Istruzione sembrerebbero, invece, porre dei limiti a tale spinta pastorale, come se la preoccupazione principale fosse quella di espletare le formalità giuridiche previste, con il rischio di dimenticare la finalità pastorale del processo. Dietro a questa impostazione si cela una pretesa contrapposizione tra diritto e pastorale in genere".
"In questo primo incontro con voi" - ha proseguito il Pontefice - "preferisco concentrarmi piuttosto su ciò che rappresenta il fondamentale punto di incontro tra diritto e pastorale: l'amore per la verità" ed ha ribadito che "lo scopo del processo è la dichiarazione della verità da parte di un terzo imparziale, dopo che è stata offerta alle parti pari opportunità di addurre argomentazioni e prove entro un adeguato spazio di discussione.. (...) Ogni sistema processuale deve tendere, quindi, ad assicurare l'oggettività, la tempestività e l'efficacia delle decisioni dei giudici".
Il Papa ha successivamente affermato che: "I processi poi, possono vertere anche su materie che esulano dalla capacità di disporre delle parti, nella misura in cui interessano i diritti dell'intera comunità ecclesiale. Proprio in questo ambito si pone il processo dichiarativo della nullità di un matrimonio: il matrimonio infatti, nella sua duplica dimensione naturale e sacramentale, non è un bene disponibile da parte dei coniugi né, attesa la sua indole sociale e pubblica, è possibile ipotizzare una qualche forma di autodichiarazione".
Indicando che: "Nessun processo è a rigore contro l'altra parte, come se si trattasse di infliggerle un danno ingiusto", Papa Benedetto ha affermato: "L'oggetto del processo è invece dichiarare la verità circa la validità o l'invalidità di un concreto matrimonio, vale a dire circa una realtà che fonda l'istituto della famiglia e che interessa in massima misura la Chiesa e la società civile".
"Il criterio della ricerca della verità" - ha detto ancora Papa Benedetto - "come ci guida a comprendere la dialettica del processo, così può servirci per cogliere l'altro aspetto della questione: il suo valore pastorale, che non può essere separato dall'amore alla verità. Può avvenire infatti che la carità pastorale sia a volte contaminata da atteggiamenti compiacenti verso le persone. Questi atteggiamenti possono sembrare pastorali, ma in realtà non rispondono al bene delle persone e della stessa comunità ecclesiale".
"La verità cercata nei processi di nullità matrimoniale non è tuttavia una verità astratta, avulsa dal bene delle persone. È una verità che si integra nell'itinerario umano e cristiano di ogni fedele. È pertanto assai importante che la sua dichiarazione arrivi in tempi ragionevoli".
Il Papa ha ribadito l'obbligo grave "di rendere l'operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino ai fedeli. Inoltre, la sensibilità pastorale deve portare a cercare di prevenire le nullità matrimoniali (...) e ad adoperarsi affinché i coniugi risolvano i loro eventuali problemi e trovino la via della riconciliazione".
"Mi auguro che queste riflessioni" - ha concluso il Santo Padre - "giovino a far comprendere meglio come l'amore alla verità raccordi l'istituzione del processo canonico di nullità matrimoniale con l'autentico senso pastorale che deve animare tali processi. In questa chiave di lettura, l'Istruzione 'Dignitas connubii' e le preoccupazioni emerse nell'ultimo Sinodo si rivelano del tutto convergenti".
AC/.../ROTA ROMANA VIS 20060130 (700)
SANTI: TESTIMONI PRIVILEGIATI DEL PRIMATO DELLA CARITÀ
CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2006 (VIS). Tema centrale delle riflessioni del Papa prima della recita dell'Angelus con i fedeli riuniti in Piazza San Pietro, è stato il primato della carità ed i suoi testimoni privilegiati: i santi.
Papa Benedetto ha ricordato la Sua prima Enciclica "Deus caritas est", pubblicata mercoledì scorso, dove scrive che i santi "hanno fatto della loro esistenza, pur con mille diverse tonalità, un inno a Dio Amore". In particolare il Papa ha citato i santi commemorati in questi giorni, Santi molto differenti tra loro: "L'Apostolo Paolo con i discepoli Timoteo e Tito" che "appartengono agli inizi della Chiesa, e sono missionari della prima evangelizzazione; nel Medioevo, Tommaso d'Aquino è il modello del teologo cattolico, che incontra in Cristo la suprema sintesi della verità e dell'amore; nel Rinascimento, Angela Merici propone una via di santità anche per chi vive in ambito laico; nell'epoca moderna, Don Bosco, infiammato dalla carità di Gesù Buon Pastore, si prende cura dei ragazzi più disagiati".
"In verità, tutta la storia della Chiesa è storia di santità, animata dall'unico Amore che ha la sua fonte in Dio. Infatti, solo la carità soprannaturale, come quella che sgorga sempre nuova dal cuore di Cristo, può spiegare la prodigiosa fioritura, nel corso dei secoli, di ordini, Istituti religiosi maschili e femminili e di altre forme di vita consacrata".
Il Papa ha concluso le sue riflessioni ricordando che "la Chiesa celebra il prossimo 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore al Tempio, la Giornata della Vita Consacrata. Nel pomeriggio, come amava fare Giovanni Paolo II, presiederò nella Basilica Vaticana la Santa Messa. (...) Ringrazieremo insieme Dio per il dono della vita consacrata e pregheremo affinché essa continui ad essere nel mondo segno eloquente del suo amore misericordioso".
ANG/SANTITÀ/... VIS 20060130 (310)
Papa Benedetto ha ricordato la Sua prima Enciclica "Deus caritas est", pubblicata mercoledì scorso, dove scrive che i santi "hanno fatto della loro esistenza, pur con mille diverse tonalità, un inno a Dio Amore". In particolare il Papa ha citato i santi commemorati in questi giorni, Santi molto differenti tra loro: "L'Apostolo Paolo con i discepoli Timoteo e Tito" che "appartengono agli inizi della Chiesa, e sono missionari della prima evangelizzazione; nel Medioevo, Tommaso d'Aquino è il modello del teologo cattolico, che incontra in Cristo la suprema sintesi della verità e dell'amore; nel Rinascimento, Angela Merici propone una via di santità anche per chi vive in ambito laico; nell'epoca moderna, Don Bosco, infiammato dalla carità di Gesù Buon Pastore, si prende cura dei ragazzi più disagiati".
"In verità, tutta la storia della Chiesa è storia di santità, animata dall'unico Amore che ha la sua fonte in Dio. Infatti, solo la carità soprannaturale, come quella che sgorga sempre nuova dal cuore di Cristo, può spiegare la prodigiosa fioritura, nel corso dei secoli, di ordini, Istituti religiosi maschili e femminili e di altre forme di vita consacrata".
Il Papa ha concluso le sue riflessioni ricordando che "la Chiesa celebra il prossimo 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore al Tempio, la Giornata della Vita Consacrata. Nel pomeriggio, come amava fare Giovanni Paolo II, presiederò nella Basilica Vaticana la Santa Messa. (...) Ringrazieremo insieme Dio per il dono della vita consacrata e pregheremo affinché essa continui ad essere nel mondo segno eloquente del suo amore misericordioso".
ANG/SANTITÀ/... VIS 20060130 (310)
PREGHIERE MALATI DI LEBBRA E VITTIME INCIDENTE POLONIA
CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2006 (VIS). Al termine della recita dell'Angelus con le migliaia di persone convenute in Piazza San Pietro, il Papa ha ricordato che oggi si celebra la Giornata mondiale dei malati di lebbra ed ha rivolto un appello ai responsabili delle Nazioni "affinché uniscano gli sforzi per superare i gravi squilibri che ancora penalizzano larga parte dell'umanità".
Ricordando che la celebrazione della Giornata mondiale dei malati di lebbra fu iniziata più di cinquant'anni fa da Raoul Follereau e fu portata avanti "dalle associazioni che si ispirano alla sua opera umanitaria", il Papa ha rivolto un saluto speciale a quanti soffrono per questa malattia ed ha incoraggiato "i missionari, gli operatori sanitari e i volontari impegnati su questa frontiera di servizio all'uomo".
"La lebbra" - ha detto ancora il Papa - "è sintomo di un male più grave e più vasto, che è la miseria. Per questo, sulla scia dei miei Predecessori, rinnovo l'appello ai responsabili delle Nazioni, affinché uniscano gli sforzi per superare i gravi squilibri che ancora penalizzano larga parte dell'umanità".
Nel salutare i pellegrini polacchi, il Santo Padre ha fatto riferimento al "tragico incidente" avvenuto ieri sera a Katowice, costato la vita a numerose persone rimaste schiacciate dal crollo del tetto del padiglione del Centro Internazionale Fieristico dove si teneva una esibizione di piccioni viaggiatori. "Affido alla misericordia di Dio" - ha detto Papa Benedetto - "quanti sono scomparsi, mi unisco nello spirito ai loro famigliari e a coloro che sono rimasti feriti. A tutti imparto la mia cordiale benedizione".
Infine Papa Benedetto si è rivolto ai 5.000 ragazzi e ragazze dell'Azione Cattolica di Roma, radunati in Piazza San Pietro alla fine del "Mese della Pace". Poco prima di liberare con due rappresentanti due colombe, simbolo della pace, il Papa ha detto dalla finestra del suo studio: "So che vi siete proposti di 'allenarvi alla pace', guidati dal grande 'allenatore' che è Gesù. Per questo affido a voi dell'Azione Cattolica Ragazzi il compito che ho proposto a tutti nel Messaggio del 1° gennaio: 'imparate a dire e fare sempre la verità, così diventerete costruttori di pace".
ANG/LEBBRA:INCIDENTE:PACE/... VIS 20060130 (370)
Ricordando che la celebrazione della Giornata mondiale dei malati di lebbra fu iniziata più di cinquant'anni fa da Raoul Follereau e fu portata avanti "dalle associazioni che si ispirano alla sua opera umanitaria", il Papa ha rivolto un saluto speciale a quanti soffrono per questa malattia ed ha incoraggiato "i missionari, gli operatori sanitari e i volontari impegnati su questa frontiera di servizio all'uomo".
"La lebbra" - ha detto ancora il Papa - "è sintomo di un male più grave e più vasto, che è la miseria. Per questo, sulla scia dei miei Predecessori, rinnovo l'appello ai responsabili delle Nazioni, affinché uniscano gli sforzi per superare i gravi squilibri che ancora penalizzano larga parte dell'umanità".
Nel salutare i pellegrini polacchi, il Santo Padre ha fatto riferimento al "tragico incidente" avvenuto ieri sera a Katowice, costato la vita a numerose persone rimaste schiacciate dal crollo del tetto del padiglione del Centro Internazionale Fieristico dove si teneva una esibizione di piccioni viaggiatori. "Affido alla misericordia di Dio" - ha detto Papa Benedetto - "quanti sono scomparsi, mi unisco nello spirito ai loro famigliari e a coloro che sono rimasti feriti. A tutti imparto la mia cordiale benedizione".
Infine Papa Benedetto si è rivolto ai 5.000 ragazzi e ragazze dell'Azione Cattolica di Roma, radunati in Piazza San Pietro alla fine del "Mese della Pace". Poco prima di liberare con due rappresentanti due colombe, simbolo della pace, il Papa ha detto dalla finestra del suo studio: "So che vi siete proposti di 'allenarvi alla pace', guidati dal grande 'allenatore' che è Gesù. Per questo affido a voi dell'Azione Cattolica Ragazzi il compito che ho proposto a tutti nel Messaggio del 1° gennaio: 'imparate a dire e fare sempre la verità, così diventerete costruttori di pace".
ANG/LEBBRA:INCIDENTE:PACE/... VIS 20060130 (370)
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 30 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Il Signor Dieter Althaus, Ministro Presidente dello Stato Libero di Thüringen, con la Consorte e Seguito.
- Il Cardinale Antonio María Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid (Spagna).
- Il Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo di Palermo (Italia).
Sabato 28 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Il Signor Karolos Papoulias, Presidente di Grecia, con la Consorte e Seguito.
- Il Monsignore Antoni Stankiewicz, Decano del Tribunale della Rota Romana.
Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/.../... VIS 20060130 (110)
- Il Signor Dieter Althaus, Ministro Presidente dello Stato Libero di Thüringen, con la Consorte e Seguito.
- Il Cardinale Antonio María Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid (Spagna).
- Il Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo di Palermo (Italia).
Sabato 28 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Il Signor Karolos Papoulias, Presidente di Grecia, con la Consorte e Seguito.
- Il Monsignore Antoni Stankiewicz, Decano del Tribunale della Rota Romana.
Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/.../... VIS 20060130 (110)
venerdì 27 gennaio 2006
RICERCA DELLA VERITÀ CONDIZIONE DI UNA DEMOCRAZIA REALE
CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Presidente ed un gruppo di dirigenti delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (A.C.L.I.), in occasione del 60° anniversario di fondazione.
Nel suo discorso il Santo Padre ha ricordato: le tre "consegne" o "fedeltà", che storicamente vi siete impegnati ad incarnare nella vostra multiforme attività". La prima è la "fedeltà ai lavoratori. È la persona 'il metro della dignità del lavoro'. Per questo il Magistero ha sempre richiamato la dimensione umana dell'attività lavorativa (...), senza dimenticare che il coronamento dell'insegnamento biblico sul lavoro è il comandamento del riposo. Esigere dunque che la domenica non venga omologata a tutti gli altri giorni della settimana è una scelta di civiltà".
"Dal primato della valenza etica del lavoro umano" - ha proseguito il Pontefice - "derivano ulteriori priorità: quella dell'uomo sullo stesso lavoro, del lavoro sul capitale, della destinazione universale dei beni sul diritto alla proprietà privata: insomma la priorità dell'essere sull'avere".
Sottolineando che nel nostro tempo la scienza e la tecnica "offrono possibilità straordinarie per migliorare l'esistenza di tutti", Papa Benedetto ha affermato che "un uso distorto di questo potere può provocare gravi e irreparabili minacce per il destino della vita stessa".
"La tutela della vita dal concepimento al suo termine naturale, e ovunque questa sia minacciata, offesa o calpestata, è il primo dovere in cui si esprime un'autentica etica della responsabilità, che si estende coerentemente a tutte le altre forme di povertà, di ingiustizia e di esclusione".
"La seconda consegna (...) è la fedeltà alla democrazia, che sola può garantire l'uguaglianza e i diritti per tutti. (...) La giustizia è il banco di prova di un'autentica democrazia. Ciò posto, non va dimenticato che la ricerca della verità costituisce al contempo la condizione di possibilità di una democrazia reale e non apparente: 'Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia'" - ha detto Papa Benedetto citando l'Enciclica di Giovanni Paolo II "Centesimus annus":
"La terza consegna" - ha detto ancora il Santo Padre - "è la fedeltà alla Chiesa. Solo un'adesione cordiale ed appassionata al cammino ecclesiale garantirà quella necessaria identità che sa farsi presente in ogni ambito della società e del mondo, senza perdere il sapore e il profumo del Vangelo".
"Da laici e lavoratori cristiani associati" - ha concluso il Papa - "curate sempre la formazione dei vostri soci e dirigenti, nella prospettiva del peculiare servizio a cui siete chiamati. Come testimoni del Vangelo e tessitori di legami fraterni, siate coraggiosamente presenti negli ambiti cruciali della vita sociale".
AC/LAVORO/ACLI VIS 20060127 (440)
Nel suo discorso il Santo Padre ha ricordato: le tre "consegne" o "fedeltà", che storicamente vi siete impegnati ad incarnare nella vostra multiforme attività". La prima è la "fedeltà ai lavoratori. È la persona 'il metro della dignità del lavoro'. Per questo il Magistero ha sempre richiamato la dimensione umana dell'attività lavorativa (...), senza dimenticare che il coronamento dell'insegnamento biblico sul lavoro è il comandamento del riposo. Esigere dunque che la domenica non venga omologata a tutti gli altri giorni della settimana è una scelta di civiltà".
"Dal primato della valenza etica del lavoro umano" - ha proseguito il Pontefice - "derivano ulteriori priorità: quella dell'uomo sullo stesso lavoro, del lavoro sul capitale, della destinazione universale dei beni sul diritto alla proprietà privata: insomma la priorità dell'essere sull'avere".
Sottolineando che nel nostro tempo la scienza e la tecnica "offrono possibilità straordinarie per migliorare l'esistenza di tutti", Papa Benedetto ha affermato che "un uso distorto di questo potere può provocare gravi e irreparabili minacce per il destino della vita stessa".
"La tutela della vita dal concepimento al suo termine naturale, e ovunque questa sia minacciata, offesa o calpestata, è il primo dovere in cui si esprime un'autentica etica della responsabilità, che si estende coerentemente a tutte le altre forme di povertà, di ingiustizia e di esclusione".
"La seconda consegna (...) è la fedeltà alla democrazia, che sola può garantire l'uguaglianza e i diritti per tutti. (...) La giustizia è il banco di prova di un'autentica democrazia. Ciò posto, non va dimenticato che la ricerca della verità costituisce al contempo la condizione di possibilità di una democrazia reale e non apparente: 'Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia'" - ha detto Papa Benedetto citando l'Enciclica di Giovanni Paolo II "Centesimus annus":
"La terza consegna" - ha detto ancora il Santo Padre - "è la fedeltà alla Chiesa. Solo un'adesione cordiale ed appassionata al cammino ecclesiale garantirà quella necessaria identità che sa farsi presente in ogni ambito della società e del mondo, senza perdere il sapore e il profumo del Vangelo".
"Da laici e lavoratori cristiani associati" - ha concluso il Papa - "curate sempre la formazione dei vostri soci e dirigenti, nella prospettiva del peculiare servizio a cui siete chiamati. Come testimoni del Vangelo e tessitori di legami fraterni, siate coraggiosamente presenti negli ambiti cruciali della vita sociale".
AC/LAVORO/ACLI VIS 20060127 (440)
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Libertà e diritti
SIATE SEGNI PROFETICI UMANITÀ LIBERATA RANCORE E PAURA
CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano i Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo al termine della Visita "ad Limina Apostolorum".
Nel suo discorso il Papa ha ricordato "le profonde cicatrici che hanno lasciato nella memoria del popolo" i sanguinosi conflitti che il Paese ha vissuto negli ultimi anni ed ha lodato l'opera dei Vescovi congolesi che "hanno chiamato i responsabili locali a dar prova di responsabilità e coraggio affinché le popolazioni vivano nella pace e nella sicurezza". Il Papa ha incoraggiato la Conferenza Episcopale a "rimanere vigile per accompagnare il progresso in corso" nel processo di pacificazione del Paese.
Papa Benedetto XVI ha citato numerose volte l'Esortazione Apostolica post-sinodale "Ecclesia in Africa", della quale nel 2005 ricorreva il decimo anniversario di pubblicazione ed ha affermato: "Nel convocare l'Assemblea Sinodale Papa Giovanni Paolo II intendeva promuovere una solidarietà pastorale organica nel continente africano, affinché la Chiesa trasmettesse un messaggio di fede, di speranza e di carità credibile a tutti gli uomini di buona volontà, per un nuovo slancio missionario delle Chiese particolari. Mentre alcune Diocesi celebrano i cento anni di evangelizzazione, auspico che ciascuno di voi profitti per fare il punto sulla questione centrale della diffusione del Vangelo e ne tragga le conseguenze pastorali per la vita delle comunità locali affinché l'ardore apostolico dei pastori e dei fedeli sia rinnovato e la ricostruzione morale, spirituale e materiale unisca le comunità in una sola famiglia, segno di fraternità per i vostri contemporanei".
"Voi sottolineate" - ha proseguito il Pontefice - "la necessità di lavorare ad una evangelizzazione in profondità dei fedeli. Le comunità ecclesiali vive presenti in tutti i punti delle vostre Diocesi, ben riflettono questa evangelizzazione di vicinanza che rende i fedeli più adulti nella loro fede, in uno spirito di fraternità evangelica che stimola tutti a riflettere insieme sui diversi aspetti della vita ecclesiale. Queste comunità costituiscono così un prezioso baluardo contro l'offensiva delle sette che sfruttano la credulità dei fedeli fuorviandoli, proponendo una falsa visione della salvezza e del Vangelo ed una morale accomodante".
Benedetto XVI ha insistito sulla necessità della "formazione permanente dei responsabili di queste comunità, specialmente i catechisti" ed ha esortato i Presuli a dedicare le loro cure affinché "le Comunità ecclesiali vive siano veramente missionarie, desiderose non solo di accogliere il Vangelo di Cristo ma anche siano pronte a rendere testimonianza ai fratelli. (...) In questi tempi particolarmente decisivi per la vita del vostro paese, ricordate ugualmente ai fedeli laici l'urgenza d'assumere il rinnovamento dell'ordine temporale, chiamandoli ad 'esercitare sul tessuto sociale un influsso volto a trasformare non soltanto le mentalità, ma le stesse strutture della società in modo che vi si rispecchino meglio i disegni di Dio sulla famiglia umana".
Il Papa ha quindi salutato tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose che operano nel continente africano ed ha detto: "Conosco le condizioni difficili nelle quali molti di loro esercitano la loro missione e li ringrazio per il loro servizio spesso eroico". In merito Benedetto XVI ha invitato i Presuli ad esortare i sacerdoti "all'eccellenza nella vita spirituale e morale, ricordando loro il legame unico che associa i sacerdoti a Cristo, dei quali il celibato sacerdotale, vissuto nella perfetta castità, manifesta la profondità e il carattere vitale".
"Vi incoraggio inoltre" - ha proseguito il Pontefice - "a sviluppare sempre i legami di comunione nel vostro presbiterio diocesano. Come precisate nei vostri rapporti quinquennali, la permanenza dei conflitti ha talvolta negativamente influito sull'unità di tale presbiterio, favorendo lo sviluppo del tribalismo e di lotte di potere nefaste per l'edificazione del Corpo di Cristo, fonte di confusione per i fedeli".
"Esorto ciascuno a ritrovare la profonda fraternità sacerdotale che è propria dei ministri ordinati" - ha detto ancora il Santo Padre invitando i Vescovi ad incoraggiare i sacerdoti "ad esercitarsi reciprocamente alla carità fraterna, proponendo loro in particolare certe forme di vita comunitaria, per aiutarli a crescere insieme in santità nella fedeltà alla loro vocazione e alla loro missione, in piena comunione con voi".
"Al termine del nostro incontro, vi invito alla speranza. Da più di un secolo la Buona Novella è annunciata nella vostra terra. (...) Che le vostre comunità, incoraggiate dai testimoni della fede nel vostro Paese, in particolare la Beata Marie-Clémentine Anuarite Nengapeta ed il Beato Isidore Bakanja, siano segni profetici di un'umanità rinnovata dal Cristo, umanità liberata dal rancore e dalla paura".
AL/REPUBBLICA DEMOCRATICA CONGO/... VIS 20060127 (760)
Nel suo discorso il Papa ha ricordato "le profonde cicatrici che hanno lasciato nella memoria del popolo" i sanguinosi conflitti che il Paese ha vissuto negli ultimi anni ed ha lodato l'opera dei Vescovi congolesi che "hanno chiamato i responsabili locali a dar prova di responsabilità e coraggio affinché le popolazioni vivano nella pace e nella sicurezza". Il Papa ha incoraggiato la Conferenza Episcopale a "rimanere vigile per accompagnare il progresso in corso" nel processo di pacificazione del Paese.
Papa Benedetto XVI ha citato numerose volte l'Esortazione Apostolica post-sinodale "Ecclesia in Africa", della quale nel 2005 ricorreva il decimo anniversario di pubblicazione ed ha affermato: "Nel convocare l'Assemblea Sinodale Papa Giovanni Paolo II intendeva promuovere una solidarietà pastorale organica nel continente africano, affinché la Chiesa trasmettesse un messaggio di fede, di speranza e di carità credibile a tutti gli uomini di buona volontà, per un nuovo slancio missionario delle Chiese particolari. Mentre alcune Diocesi celebrano i cento anni di evangelizzazione, auspico che ciascuno di voi profitti per fare il punto sulla questione centrale della diffusione del Vangelo e ne tragga le conseguenze pastorali per la vita delle comunità locali affinché l'ardore apostolico dei pastori e dei fedeli sia rinnovato e la ricostruzione morale, spirituale e materiale unisca le comunità in una sola famiglia, segno di fraternità per i vostri contemporanei".
"Voi sottolineate" - ha proseguito il Pontefice - "la necessità di lavorare ad una evangelizzazione in profondità dei fedeli. Le comunità ecclesiali vive presenti in tutti i punti delle vostre Diocesi, ben riflettono questa evangelizzazione di vicinanza che rende i fedeli più adulti nella loro fede, in uno spirito di fraternità evangelica che stimola tutti a riflettere insieme sui diversi aspetti della vita ecclesiale. Queste comunità costituiscono così un prezioso baluardo contro l'offensiva delle sette che sfruttano la credulità dei fedeli fuorviandoli, proponendo una falsa visione della salvezza e del Vangelo ed una morale accomodante".
Benedetto XVI ha insistito sulla necessità della "formazione permanente dei responsabili di queste comunità, specialmente i catechisti" ed ha esortato i Presuli a dedicare le loro cure affinché "le Comunità ecclesiali vive siano veramente missionarie, desiderose non solo di accogliere il Vangelo di Cristo ma anche siano pronte a rendere testimonianza ai fratelli. (...) In questi tempi particolarmente decisivi per la vita del vostro paese, ricordate ugualmente ai fedeli laici l'urgenza d'assumere il rinnovamento dell'ordine temporale, chiamandoli ad 'esercitare sul tessuto sociale un influsso volto a trasformare non soltanto le mentalità, ma le stesse strutture della società in modo che vi si rispecchino meglio i disegni di Dio sulla famiglia umana".
Il Papa ha quindi salutato tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose che operano nel continente africano ed ha detto: "Conosco le condizioni difficili nelle quali molti di loro esercitano la loro missione e li ringrazio per il loro servizio spesso eroico". In merito Benedetto XVI ha invitato i Presuli ad esortare i sacerdoti "all'eccellenza nella vita spirituale e morale, ricordando loro il legame unico che associa i sacerdoti a Cristo, dei quali il celibato sacerdotale, vissuto nella perfetta castità, manifesta la profondità e il carattere vitale".
"Vi incoraggio inoltre" - ha proseguito il Pontefice - "a sviluppare sempre i legami di comunione nel vostro presbiterio diocesano. Come precisate nei vostri rapporti quinquennali, la permanenza dei conflitti ha talvolta negativamente influito sull'unità di tale presbiterio, favorendo lo sviluppo del tribalismo e di lotte di potere nefaste per l'edificazione del Corpo di Cristo, fonte di confusione per i fedeli".
"Esorto ciascuno a ritrovare la profonda fraternità sacerdotale che è propria dei ministri ordinati" - ha detto ancora il Santo Padre invitando i Vescovi ad incoraggiare i sacerdoti "ad esercitarsi reciprocamente alla carità fraterna, proponendo loro in particolare certe forme di vita comunitaria, per aiutarli a crescere insieme in santità nella fedeltà alla loro vocazione e alla loro missione, in piena comunione con voi".
"Al termine del nostro incontro, vi invito alla speranza. Da più di un secolo la Buona Novella è annunciata nella vostra terra. (...) Che le vostre comunità, incoraggiate dai testimoni della fede nel vostro Paese, in particolare la Beata Marie-Clémentine Anuarite Nengapeta ed il Beato Isidore Bakanja, siano segni profetici di un'umanità rinnovata dal Cristo, umanità liberata dal rancore e dalla paura".
AL/REPUBBLICA DEMOCRATICA CONGO/... VIS 20060127 (760)
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Visita 'ad Limina Apostolorum'
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato l'Arcivescovo Marco Dino Brogi, che è Nunzio Apostolico, Consultore della Segreteria di Stato - Sezione per i Rapporti con gli Stati.
NA/.../BROGI VIS 20060127 (40)
NA/.../BROGI VIS 20060127 (40)
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Nomine ed altri atti pontifici
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Cardinale Marc Ouellet, Arcivescovo di Québec (Canada).
Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva l'Arcivescovo Angelo Amato, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AP/.../... VIS 20060127 (50)
Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva l'Arcivescovo Angelo Amato, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AP/.../... VIS 20060127 (50)
giovedì 26 gennaio 2006
VIAGGIO DEL CARDINALE KASPER IN ARMENIA E GEORGIA
CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2006 (VIS). Dal 26 al 30 gennaio si terrà in Armenia, presso il Catholicossato di Etchmiadzin, la terza riunione della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese orientali ortodosse. Istituita nel 2003, la Commissione mista ha tenuto due riunioni, la prima a Il Cairo (Egitto) nel 2004 e la seconda a Roma nel 2005.
Alla riunione, convocata dal Catholicos di tutti gli Armeni, Sua Santità Karekin II, assisteranno due Delegazioni - cattolica ed ortodossa - la prima guidata dal Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e la seconda dal Metropolita Amba Bishoy della Chiesa Copto-Ortodossa.
Un Comunicato reso pubblico oggi precisa che nel programma della riunione figurano "tre temi di studio e di dialogo correlati con il tema centrale della Chiesa come comunione: i Vescovi nella successione apostolica; il rapporto tra primato e sinodalità/collegialità; il funzionamento e l'importanza ecclesiologica dei sinodi a livello locale e ecumenico".
Inoltre dal 31 gennaio al 4 febbraio, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani si recherà in visita in Georgia, accompagnato dal Padre Jozef M. Maj, S.J., Officiale della Sezione Orientale del medesimo Pontificio Consiglio.
Obiettivo della visita, la prima che un Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani compie in Georgia nel corso degli ultimi quindici anni, risponde all'invito del Vescovo Giuseppe Pasotto, Amministratore Apostolico del Caucaso dei Latini, di visitare la comunità cattolica locale e di rendere una visita ufficiale a Sua Santità Ilia II, Catholicos Patriarca di tutta la Georgia e Primate della Chiesa ortodossa di Georgia.
Oltre a tenere una conferenza sul tema "I rapporti tra la Chiesa cattolica e l'ortodossia", il Cardinale Kasper presiederà una Santa Messa, il 2 febbraio, Festa della Presentazione del Signore, con la partecipazione del clero e dei fedeli del luogo e prenderà parte anche ad una preghiera ecumenica nella Cattedrale della Chiesa Apostolica Armena a Tbilisi (Georgia). Il Comunicato rende noto infine che il Cardinale si recherà in visita all'Accademia Ecclesiastica e ai santuari e luoghi di vita monastica più significativi della Chiesa Ortodossa.
CON-UC/VISITA ARMENIA:GEORGIA/KASPER VIS 20060126 (360)
Alla riunione, convocata dal Catholicos di tutti gli Armeni, Sua Santità Karekin II, assisteranno due Delegazioni - cattolica ed ortodossa - la prima guidata dal Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e la seconda dal Metropolita Amba Bishoy della Chiesa Copto-Ortodossa.
Un Comunicato reso pubblico oggi precisa che nel programma della riunione figurano "tre temi di studio e di dialogo correlati con il tema centrale della Chiesa come comunione: i Vescovi nella successione apostolica; il rapporto tra primato e sinodalità/collegialità; il funzionamento e l'importanza ecclesiologica dei sinodi a livello locale e ecumenico".
Inoltre dal 31 gennaio al 4 febbraio, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani si recherà in visita in Georgia, accompagnato dal Padre Jozef M. Maj, S.J., Officiale della Sezione Orientale del medesimo Pontificio Consiglio.
Obiettivo della visita, la prima che un Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani compie in Georgia nel corso degli ultimi quindici anni, risponde all'invito del Vescovo Giuseppe Pasotto, Amministratore Apostolico del Caucaso dei Latini, di visitare la comunità cattolica locale e di rendere una visita ufficiale a Sua Santità Ilia II, Catholicos Patriarca di tutta la Georgia e Primate della Chiesa ortodossa di Georgia.
Oltre a tenere una conferenza sul tema "I rapporti tra la Chiesa cattolica e l'ortodossia", il Cardinale Kasper presiederà una Santa Messa, il 2 febbraio, Festa della Presentazione del Signore, con la partecipazione del clero e dei fedeli del luogo e prenderà parte anche ad una preghiera ecumenica nella Cattedrale della Chiesa Apostolica Armena a Tbilisi (Georgia). Il Comunicato rende noto infine che il Cardinale si recherà in visita all'Accademia Ecclesiastica e ai santuari e luoghi di vita monastica più significativi della Chiesa Ortodossa.
CON-UC/VISITA ARMENIA:GEORGIA/KASPER VIS 20060126 (360)
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Dialogo interreligioso/Ecumenismo
ECUMENISMO IN EUROPA: AFFRONTARE UNITI SFIDE ATTUALI
CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina, nel ricevere in Vaticano i membri della Commissione preparatoria della III Assemblea Ecumenica Europea, il Santo Padre Benedetto XVI ha detto: "La vostra visita è un'ulteriore occasione per porre in luce i vincoli di comunione che ci legano in Cristo, e rinnovare la volontà di operare insieme perché quanto prima si giunga alla piena unità".
Nel salutare i rappresentanti degli organismi ecumenici d'Europa, il Santo Padre ha detto: "Sono particolarmente contento quest'oggi di incontrarvi nuovamente dopo aver partecipato ieri nella Basilica di San Paolo alla conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani".
"Voi avete voluto iniziare" - ha detto ancora Papa Benedetto - "il pellegrinaggio ecumenico europeo, che avrà il suo culmine nell'assemblea di Sibiu, in Romania, nel settembre 2007, proprio qui da Roma, dove ebbero luogo la predicazione e il martirio degli apostoli Pietro e Paolo. E questo è quanto mai significativo perché gli Apostoli ci hanno per primi annunciato quel Vangelo che, come cristiani, siamo chiamati a proclamare e testimoniare all'Europa di oggi".
Riferendosi successivamente al cammino della ricerca della piena comunione, il cui tema scelto come itinerario spirituale è: "La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento e unità in Europa", il Santo Padre ha affermato che "perché sia fruttuoso il processo di unificazione che ha avviato, l'Europa ha bisogno di riscoprire le sue radici cristiane, dando spazio ai valori etici che fanno parte del suo vasto e consolidato patrimonio spirituale".
"Tuttavia la presenza di noi cristiani sarà incisiva e illuminante solo se avremo il coraggio di percorrere con decisione la via della riconciliazione e dell'unità. (...) Questo sforzo è richiesto a tutti, (...), perché tutti abbiamo una specifica responsabilità per quanto concerne il cammino ecumenico dei cristiani nel nostro Continente e nel resto del mondo".
"Dopo la caduta del muro, che divideva i Paesi dell'Oriente e dell'Occidente in Europa, è più facile l'incontro tra i popoli; (...) si avverte il bisogno di affrontare uniti le grandi sfide del momento, a iniziare da quella della modernità e della secolarizzazione".
Il Papa ha concluso il suo discorso ricordando che: "L'esperienza dimostra ampiamente che il dialogo sincero e fraterno genera fiducia, elimina le paure e i preconcetti, scioglie le difficoltà e apre al confronto sereno e costruttivo".
AC/ASSEMBLEA ECUMENICA EUROPEA/... VIS 20060126 (400)
Nel salutare i rappresentanti degli organismi ecumenici d'Europa, il Santo Padre ha detto: "Sono particolarmente contento quest'oggi di incontrarvi nuovamente dopo aver partecipato ieri nella Basilica di San Paolo alla conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani".
"Voi avete voluto iniziare" - ha detto ancora Papa Benedetto - "il pellegrinaggio ecumenico europeo, che avrà il suo culmine nell'assemblea di Sibiu, in Romania, nel settembre 2007, proprio qui da Roma, dove ebbero luogo la predicazione e il martirio degli apostoli Pietro e Paolo. E questo è quanto mai significativo perché gli Apostoli ci hanno per primi annunciato quel Vangelo che, come cristiani, siamo chiamati a proclamare e testimoniare all'Europa di oggi".
Riferendosi successivamente al cammino della ricerca della piena comunione, il cui tema scelto come itinerario spirituale è: "La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento e unità in Europa", il Santo Padre ha affermato che "perché sia fruttuoso il processo di unificazione che ha avviato, l'Europa ha bisogno di riscoprire le sue radici cristiane, dando spazio ai valori etici che fanno parte del suo vasto e consolidato patrimonio spirituale".
"Tuttavia la presenza di noi cristiani sarà incisiva e illuminante solo se avremo il coraggio di percorrere con decisione la via della riconciliazione e dell'unità. (...) Questo sforzo è richiesto a tutti, (...), perché tutti abbiamo una specifica responsabilità per quanto concerne il cammino ecumenico dei cristiani nel nostro Continente e nel resto del mondo".
"Dopo la caduta del muro, che divideva i Paesi dell'Oriente e dell'Occidente in Europa, è più facile l'incontro tra i popoli; (...) si avverte il bisogno di affrontare uniti le grandi sfide del momento, a iniziare da quella della modernità e della secolarizzazione".
Il Papa ha concluso il suo discorso ricordando che: "L'esperienza dimostra ampiamente che il dialogo sincero e fraterno genera fiducia, elimina le paure e i preconcetti, scioglie le difficoltà e apre al confronto sereno e costruttivo".
AC/ASSEMBLEA ECUMENICA EUROPEA/... VIS 20060126 (400)
UMILMENTE E INSTANCABILMENTE IMPLORIAMO DONO UNITÀ
CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2006 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la celebrazione dei Secondi Vespri della festa della Conversione di San Paolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, sul tema: "Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Matteo 18,20).
"L'aspirazione di ogni Comunità cristiana e di ogni singolo fedele all'unità" - ha detto il Santo Padre - "e la forza per realizzarla sono un dono dello Spirito Santo e vanno di pari passo con una sempre più profonda e radicale fedeltà al Vangelo. Ci rendiamo conto che alla base dell'impegno ecumenico c'è la conversione del cuore".
Ricordando il titolo della Sua prima Enciclica "Deus caritas est", il Santo Padre ha affermato: "Dio è amore. Su questa solida roccia poggia tutta intera la fede della Chiesa. (...) Su questa verità, culmine della divina rivelazione, le divisioni, pur mantenendo la loro dolorosa gravità, appaiono superabili e non ci scoraggiano".
"L'amore vero" - ha proseguito il Pontefice - "non annulla le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità, che non viene imposta dall'esterno, ma che dall'interno dà forma, per così dire, all'insieme".
"Lo sappiamo bene" - ha sottolineato il Papa - "l'auspicato compimento dell'unità dipende in primo luogo dalla volontà di Dio, il cui disegno e la cui generosità superano la comprensione dell'uomo e le sue stesse richieste ed attese. Contando proprio sulla bontà divina, intensifichiamo la nostra preghiera comune per l'unità, che è un mezzo necessario e quanto mai efficace".
L'unità dei cristiani, ha ribadito Papa Benedetto, "è la nostra comune missione; è la condizione perché la luce di Cristo si diffonda più efficacemente in ogni angolo del mondo e gli uomini si convertano e siano salvati".
"Quanta strada sta dinanzi a noi!" - ha esclamato il Pontefice concludendo l'omelia con queste parole: "Eppure non perdiamo la fiducia, anzi con più lena riprendiamo il cammino insieme. Cristo ci precede e ci accompagna. Noi contiamo sulla sua indefettibile presenza; da Lui umilmente e instancabilmente imploriamo il prezioso dono dell'unità e della pace".
HML/UNITÀ CRISTIANI/SAN PAOLO FUORI LE MURA VIS 20060126 (370)
"L'aspirazione di ogni Comunità cristiana e di ogni singolo fedele all'unità" - ha detto il Santo Padre - "e la forza per realizzarla sono un dono dello Spirito Santo e vanno di pari passo con una sempre più profonda e radicale fedeltà al Vangelo. Ci rendiamo conto che alla base dell'impegno ecumenico c'è la conversione del cuore".
Ricordando il titolo della Sua prima Enciclica "Deus caritas est", il Santo Padre ha affermato: "Dio è amore. Su questa solida roccia poggia tutta intera la fede della Chiesa. (...) Su questa verità, culmine della divina rivelazione, le divisioni, pur mantenendo la loro dolorosa gravità, appaiono superabili e non ci scoraggiano".
"L'amore vero" - ha proseguito il Pontefice - "non annulla le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità, che non viene imposta dall'esterno, ma che dall'interno dà forma, per così dire, all'insieme".
"Lo sappiamo bene" - ha sottolineato il Papa - "l'auspicato compimento dell'unità dipende in primo luogo dalla volontà di Dio, il cui disegno e la cui generosità superano la comprensione dell'uomo e le sue stesse richieste ed attese. Contando proprio sulla bontà divina, intensifichiamo la nostra preghiera comune per l'unità, che è un mezzo necessario e quanto mai efficace".
L'unità dei cristiani, ha ribadito Papa Benedetto, "è la nostra comune missione; è la condizione perché la luce di Cristo si diffonda più efficacemente in ogni angolo del mondo e gli uomini si convertano e siano salvati".
"Quanta strada sta dinanzi a noi!" - ha esclamato il Pontefice concludendo l'omelia con queste parole: "Eppure non perdiamo la fiducia, anzi con più lena riprendiamo il cammino insieme. Cristo ci precede e ci accompagna. Noi contiamo sulla sua indefettibile presenza; da Lui umilmente e instancabilmente imploriamo il prezioso dono dell'unità e della pace".
HML/UNITÀ CRISTIANI/SAN PAOLO FUORI LE MURA VIS 20060126 (370)
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:
- Il Signor Lech Kaczynski, Presidente della Repubblica di Polonia, con la Consorte e Seguito.
- L'Arcivescovo Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino (Italia).
- Il Vescovo Joseph Bolangi Egwanga Edita Tasame, di Budjala (Repubblica Democratica del Congo), in Visita "ad Limina Apostolorum".
- Il Reverendo José Rodríguez Carballo, O.F.M., Ministro Generale dell'Ordine Francescano dei Frati Minori.
Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
AP:AL/.../... VIS 20060126 (100)
- Il Signor Lech Kaczynski, Presidente della Repubblica di Polonia, con la Consorte e Seguito.
- L'Arcivescovo Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino (Italia).
- Il Vescovo Joseph Bolangi Egwanga Edita Tasame, di Budjala (Repubblica Democratica del Congo), in Visita "ad Limina Apostolorum".
- Il Reverendo José Rodríguez Carballo, O.F.M., Ministro Generale dell'Ordine Francescano dei Frati Minori.
Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
AP:AL/.../... VIS 20060126 (100)
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Visita 'ad Limina Apostolorum'
mercoledì 25 gennaio 2006
DIO È AMORE, PRIMA ENCICLICA DI PAPA BENEDETTO XVI
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo una sintesi della prima Enciclica di Papa Benedetto XVI "Deus caritas est" (Dio è amore), sull'amore cristiano, datata 25 dicembre, Solennità del Natale del Signore.
L'Enciclica è articolata in due grandi parti. La prima, intitolata: "L'unità dell'amore nella creazione e nella storia della salvezza" offre una riflessione teologico-filosofica sull'"amore" nelle sue diverse dimensioni - "eros", "philia", "agape" - precisando alcuni dati essenziali dell'amore di Dio per l'uomo e dell'intrinseco legame che tale amore ha con quello umano. La seconda parte, intitolata "Caritas - l'esercizio dell'amore da parte della Chiesa quale comunità d'amore" tratta dell'esercizio concreto del comandamento dell'amore verso il prossimo.
PRIMA PARTE
Il termine amore, una delle parole più usate ed anche abusate nel mondo d'oggi, possiede un vasto campo semantico. Nella molteplicità di significati, però, emerge come archetipo di amore per eccellenza quello tra uomo e donna, che nell'antica Grecia era qualificato col nome di 'eros'. Nella Bibbia, e soprattutto nel Nuovo Testamento, il concetto di "amore" viene approfondito - uno sviluppo che si esprime nella messa ai margini della parola "eros" in favore del termine "agape" per esprimere un amore oblativo.
Questa nuova visione dell'amore, una novità essenziale del cristianesimo, non di rado è stata valutata in modo assolutamente negativo come rifiuto dell'eros e della corporeità. Anche se tendenze di tal genere ci sono state, il senso di questo approfondimento è un altro. L'"eros", posto nella natura dell'uomo dal suo stesso Creatore, ha bisogno di disciplina, di purificazione e di maturazione per non perdere la sua dignità originaria e non degradare a puro sesso, diventando una merce.
La fede cristiana ha sempre considerato l'uomo come essere nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda, traendo da ciò una nuova nobiltà. La sfida dell'"eros" può dirsi superata quando nell'uomo corpo e anima si ritrovano in perfetta armonia. Allora l'amore diventa, sì, "estasi", però estasi non nel senso di un momento di ebbrezza passeggera, ma come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio: in questo modo l'"eros" può sollevare l'essere umano "in estasi" verso il Divino.
In definitiva, "eros" e "agape" esigono di non essere mai separati completamente l'uno dall'altra, anzi quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano il loro giusto equilibrio, tanto più si realizza la vera natura dell'amore. Anche se l'eros inizialmente è soprattutto desiderio, nell'avvicinarsi poi all'altra persona si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre più la felicità dell'altro, si donerà e desidererà esserci per l'altro: così si inserisce in esso e si afferma il momento dell'"agape".
In Gesù Cristo, che è l'amore incarnato di Dio, l'"eros"-"agape" raggiunge la sua forma più radicale. Nella morte in croce, Gesù, donandosi per rialzare e salvare l'uomo, esprime l'amore nella forma più sublime. A questo atto di offerta Gesù ha assicurato una presenza duratura attraverso l'istituzione dell'Eucaristia, in cui sotto le specie del pane e del vino dona se stesso come nuova manna che ci unisce a Lui. Partecipando all'Eucaristia, anche noi veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione. Ci uniamo a Lui e allo stesso tempo ci uniamo a tutti gli altri ai quali Egli si dona; diventiamo così tutti un solo corpo. In tal modo amore per Dio e amore per il prossimo sono veramente fusi insieme. Il duplice comandamento, grazie a questo incontro con l'"agape" di Dio, non è più soltanto esigenza: l'amore può essere comandato perché prima è donato.
SECONDA PARTE
L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio, oltre che compito per ogni singolo fedele, lo è anche per l'intera comunità ecclesiale, che nella sua attività caritativa deve rispecchiare l'amore trinitario. La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi (cfr At 2, 44-45) e ben presto si è manifestata anche la necessità di una certa organizzazione quale presupposto per un suo più efficace adempimento.
Così nella struttura fondamentale della Chiesa emerse la "diaconia" come servizio dell'amore verso il prossimo esercitato comunitariamente e in modo ordinato - un servizio concreto, ma al contempo anche spirituale (cfr At 6, 1-6). Con il progressivo diffondersi della Chiesa, questo esercizio della carità si confermò come uno dei suoi ambiti essenziali. L'intima natura della Chiesa si esprime così in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l'uno dall'altro.
Fin dal secolo XIX, contro l'attività caritativa della Chiesa è stata sollevata un'obiezione fondamentale: essa sarebbe in contrapposizione - s'è detto - con la giustizia e finirebbe per agire come sistema di conservazione dello status quo. Con il compimento di singole opere di carità la Chiesa favorirebbe il mantenimento del sistema ingiusto in atto rendendolo in qualche modo sopportabile e frenando così la ribellione e il potenziale rivolgimento verso un mondo migliore.
In questo senso il marxismo aveva indicato nella rivoluzione mondiale e nella sua preparazione la panacea per la problematica sociale - un sogno che nel frattempo è svanito. Il magistero pontificio, a cominciare con l'Enciclica 'Rerum novarum' di Leone XIII (1891) fino alla trilogia di Encicliche sociali di Giovanni Paolo II (Laborem exercens [1981], Sollicitudo rei socialis [1987], Centesimus annus [1991]) ha affrontato con crescente insistenza la questione sociale, e nel confronto con situazioni problematiche sempre nuove ha sviluppato una dottrina sociale molto articolata, che propone orientamenti validi ben al di là dei confini della Chiesa.
La creazione, tuttavia, di un giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica, quindi non può essere incarico immediato della Chiesa. La dottrina sociale cattolica non vuole conferire alla Chiesa un potere sullo Stato, ma semplicemente purificare ed illuminare la ragione, offrendo il proprio contributo alla formazione delle coscienze, affinché le vere esigenze della giustizia possano essere percepite, riconosciute e poi anche realizzate. Tuttavia non c'è nessun ordinamento statale che, per quanto giusto, possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Lo Stato che vuole provvedere a tutto diventa in definitiva un'istanza burocratica che non può assicurare il contributo essenziale di cui l'uomo sofferente - ogni uomo - ha bisogno: l'amorevole dedizione personale. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo.
Nei nostri tempi, un positivo effetto collaterale della globalizzazione si manifesta nel fatto che la sollecitudine per il prossimo, superando i confini delle comunità nazionali, tende ad allargare i suoi orizzonti al mondo intero. Le strutture dello Stato e le associazioni umanitarie assecondano in vari modi la solidarietà espressa dalla società civile: si sono così formate molteplici organizzazioni con scopi caritativi e filantropici. Anche nella Chiesa cattolica e in altre Comunità ecclesiali sono sorte nuove forme di attività caritativa. Tra tutte queste istanze è auspicabile che si stabilisca una collaborazione fruttuosa. Naturalmente è importante che l'attività caritativa della Chiesa non perda la propria identità dissolvendosi nella comune organizzazione assistenziale e diventandone una semplice variante, ma mantenga tutto lo splendore dell'essenza della carità cristiana ed ecclesiale. Perciò:
- L'attività caritativa cristiana, oltre che sulla competenza professionale, deve basarsi sull'esperienza di un incontro personale con Cristo, il cui amore ha toccato il cuore del credente suscitando in lui l'amore per il prossimo.
- L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie. Il programma del cristiano - il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù - è "un cuore che vede". Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente.
- L'attività caritativa cristiana, inoltre, non deve essere un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato come proselitismo. L'amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere altri scopi. Ma questo non significa che l'azione caritativa debba, per così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore. L'inno alla carità di San Paolo (cfr 1 Cor 13) deve essere la "Magna Carta" dell'intero servizio ecclesiale per proteggerlo dal rischio di degradare in puro attivismo.
In questo contesto, e di fronte all'incombente secolarismo che può condizionare anche molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo, bisogna riaffermare l'importanza della preghiera. Il contatto vivo con Cristo evita che l'esperienza della smisuratezza del bisogno e dei limiti del proprio operare possano, da un lato, spingere l'operatore nell'ideologia che pretende di fare ora quello che Dio, a quanto pare, non consegue o, dall'altro lato, diventare tentazione a cedere all'inerzia e alla rassegnazione. Chi prega non spreca il suo tempo, anche se la situazione sembra spingere unicamente all'azione, né pretende di cambiare o di correggere i piani di Dio, ma cerca - sull'esempio di Maria e dei Santi - di attingere in Dio la luce e la forza dell'amore che vince ogni oscurità ed egoismo presenti nel mondo.
Cliccare di seguito per leggere il testo integrale dell'Enciclica:
ENC/DEUS CARITAS EST/... VIS 20060125 (1490)
L'Enciclica è articolata in due grandi parti. La prima, intitolata: "L'unità dell'amore nella creazione e nella storia della salvezza" offre una riflessione teologico-filosofica sull'"amore" nelle sue diverse dimensioni - "eros", "philia", "agape" - precisando alcuni dati essenziali dell'amore di Dio per l'uomo e dell'intrinseco legame che tale amore ha con quello umano. La seconda parte, intitolata "Caritas - l'esercizio dell'amore da parte della Chiesa quale comunità d'amore" tratta dell'esercizio concreto del comandamento dell'amore verso il prossimo.
PRIMA PARTE
Il termine amore, una delle parole più usate ed anche abusate nel mondo d'oggi, possiede un vasto campo semantico. Nella molteplicità di significati, però, emerge come archetipo di amore per eccellenza quello tra uomo e donna, che nell'antica Grecia era qualificato col nome di 'eros'. Nella Bibbia, e soprattutto nel Nuovo Testamento, il concetto di "amore" viene approfondito - uno sviluppo che si esprime nella messa ai margini della parola "eros" in favore del termine "agape" per esprimere un amore oblativo.
Questa nuova visione dell'amore, una novità essenziale del cristianesimo, non di rado è stata valutata in modo assolutamente negativo come rifiuto dell'eros e della corporeità. Anche se tendenze di tal genere ci sono state, il senso di questo approfondimento è un altro. L'"eros", posto nella natura dell'uomo dal suo stesso Creatore, ha bisogno di disciplina, di purificazione e di maturazione per non perdere la sua dignità originaria e non degradare a puro sesso, diventando una merce.
La fede cristiana ha sempre considerato l'uomo come essere nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda, traendo da ciò una nuova nobiltà. La sfida dell'"eros" può dirsi superata quando nell'uomo corpo e anima si ritrovano in perfetta armonia. Allora l'amore diventa, sì, "estasi", però estasi non nel senso di un momento di ebbrezza passeggera, ma come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio: in questo modo l'"eros" può sollevare l'essere umano "in estasi" verso il Divino.
In definitiva, "eros" e "agape" esigono di non essere mai separati completamente l'uno dall'altra, anzi quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano il loro giusto equilibrio, tanto più si realizza la vera natura dell'amore. Anche se l'eros inizialmente è soprattutto desiderio, nell'avvicinarsi poi all'altra persona si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre più la felicità dell'altro, si donerà e desidererà esserci per l'altro: così si inserisce in esso e si afferma il momento dell'"agape".
In Gesù Cristo, che è l'amore incarnato di Dio, l'"eros"-"agape" raggiunge la sua forma più radicale. Nella morte in croce, Gesù, donandosi per rialzare e salvare l'uomo, esprime l'amore nella forma più sublime. A questo atto di offerta Gesù ha assicurato una presenza duratura attraverso l'istituzione dell'Eucaristia, in cui sotto le specie del pane e del vino dona se stesso come nuova manna che ci unisce a Lui. Partecipando all'Eucaristia, anche noi veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione. Ci uniamo a Lui e allo stesso tempo ci uniamo a tutti gli altri ai quali Egli si dona; diventiamo così tutti un solo corpo. In tal modo amore per Dio e amore per il prossimo sono veramente fusi insieme. Il duplice comandamento, grazie a questo incontro con l'"agape" di Dio, non è più soltanto esigenza: l'amore può essere comandato perché prima è donato.
SECONDA PARTE
L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio, oltre che compito per ogni singolo fedele, lo è anche per l'intera comunità ecclesiale, che nella sua attività caritativa deve rispecchiare l'amore trinitario. La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi (cfr At 2, 44-45) e ben presto si è manifestata anche la necessità di una certa organizzazione quale presupposto per un suo più efficace adempimento.
Così nella struttura fondamentale della Chiesa emerse la "diaconia" come servizio dell'amore verso il prossimo esercitato comunitariamente e in modo ordinato - un servizio concreto, ma al contempo anche spirituale (cfr At 6, 1-6). Con il progressivo diffondersi della Chiesa, questo esercizio della carità si confermò come uno dei suoi ambiti essenziali. L'intima natura della Chiesa si esprime così in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l'uno dall'altro.
Fin dal secolo XIX, contro l'attività caritativa della Chiesa è stata sollevata un'obiezione fondamentale: essa sarebbe in contrapposizione - s'è detto - con la giustizia e finirebbe per agire come sistema di conservazione dello status quo. Con il compimento di singole opere di carità la Chiesa favorirebbe il mantenimento del sistema ingiusto in atto rendendolo in qualche modo sopportabile e frenando così la ribellione e il potenziale rivolgimento verso un mondo migliore.
In questo senso il marxismo aveva indicato nella rivoluzione mondiale e nella sua preparazione la panacea per la problematica sociale - un sogno che nel frattempo è svanito. Il magistero pontificio, a cominciare con l'Enciclica 'Rerum novarum' di Leone XIII (1891) fino alla trilogia di Encicliche sociali di Giovanni Paolo II (Laborem exercens [1981], Sollicitudo rei socialis [1987], Centesimus annus [1991]) ha affrontato con crescente insistenza la questione sociale, e nel confronto con situazioni problematiche sempre nuove ha sviluppato una dottrina sociale molto articolata, che propone orientamenti validi ben al di là dei confini della Chiesa.
La creazione, tuttavia, di un giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica, quindi non può essere incarico immediato della Chiesa. La dottrina sociale cattolica non vuole conferire alla Chiesa un potere sullo Stato, ma semplicemente purificare ed illuminare la ragione, offrendo il proprio contributo alla formazione delle coscienze, affinché le vere esigenze della giustizia possano essere percepite, riconosciute e poi anche realizzate. Tuttavia non c'è nessun ordinamento statale che, per quanto giusto, possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Lo Stato che vuole provvedere a tutto diventa in definitiva un'istanza burocratica che non può assicurare il contributo essenziale di cui l'uomo sofferente - ogni uomo - ha bisogno: l'amorevole dedizione personale. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo.
Nei nostri tempi, un positivo effetto collaterale della globalizzazione si manifesta nel fatto che la sollecitudine per il prossimo, superando i confini delle comunità nazionali, tende ad allargare i suoi orizzonti al mondo intero. Le strutture dello Stato e le associazioni umanitarie assecondano in vari modi la solidarietà espressa dalla società civile: si sono così formate molteplici organizzazioni con scopi caritativi e filantropici. Anche nella Chiesa cattolica e in altre Comunità ecclesiali sono sorte nuove forme di attività caritativa. Tra tutte queste istanze è auspicabile che si stabilisca una collaborazione fruttuosa. Naturalmente è importante che l'attività caritativa della Chiesa non perda la propria identità dissolvendosi nella comune organizzazione assistenziale e diventandone una semplice variante, ma mantenga tutto lo splendore dell'essenza della carità cristiana ed ecclesiale. Perciò:
- L'attività caritativa cristiana, oltre che sulla competenza professionale, deve basarsi sull'esperienza di un incontro personale con Cristo, il cui amore ha toccato il cuore del credente suscitando in lui l'amore per il prossimo.
- L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie. Il programma del cristiano - il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù - è "un cuore che vede". Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente.
- L'attività caritativa cristiana, inoltre, non deve essere un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato come proselitismo. L'amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere altri scopi. Ma questo non significa che l'azione caritativa debba, per così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore. L'inno alla carità di San Paolo (cfr 1 Cor 13) deve essere la "Magna Carta" dell'intero servizio ecclesiale per proteggerlo dal rischio di degradare in puro attivismo.
In questo contesto, e di fronte all'incombente secolarismo che può condizionare anche molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo, bisogna riaffermare l'importanza della preghiera. Il contatto vivo con Cristo evita che l'esperienza della smisuratezza del bisogno e dei limiti del proprio operare possano, da un lato, spingere l'operatore nell'ideologia che pretende di fare ora quello che Dio, a quanto pare, non consegue o, dall'altro lato, diventare tentazione a cedere all'inerzia e alla rassegnazione. Chi prega non spreca il suo tempo, anche se la situazione sembra spingere unicamente all'azione, né pretende di cambiare o di correggere i piani di Dio, ma cerca - sull'esempio di Maria e dei Santi - di attingere in Dio la luce e la forza dell'amore che vince ogni oscurità ed egoismo presenti nel mondo.
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"DEUS CARITAS EST", TESTO FORTE CENTRO FEDE CRISTIANA
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la presentazione della prima Enciclica di Papa Benedetto XVI, intitolata: "Deus caritas est". Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio "Giustizia e Pace", l'Arcivescovo William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e l'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".
Il Cardinale Martino ha fatto riferimento alla parte dell'Enciclica nella quale il Papa affronta il tema del rapporto fra giustizia e carità ed indica alcuni orientamenti sulla competenza della Chiesa e della sua dottrina sociale e sulla competenza dello Stato nella realizzazione di un giusto ordine sociale.
Affermata la competenza della politica e dello Stato nella costruzione di un giusto ordine sociale, e quindi l'incompetenza della Chiesa e della sua dottrina sociale in tale costruzione, il Santo Padre sottolinea che "la Chiesa ha il dovere di offrire attraverso la purificazione della ragione e attraverso la formazione etica il suo contributo specifico, affinché le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili".
Il Santo Padre, ha continuato il Porporato, "'afferma che compito della Chiesa, con la sua dottrina sociale, nella costruzione di un giusto ordine sociale, è quello di risvegliare le forze spirituali e morali'. A quali forze si riferisce il Santo Padre? Ascoltiamo la sua parola: 'Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica'. (...) Missione dei fedeli laici è pertanto di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità".
"La presenza del fedele laico in campo sociale viene qui concepita in termini di servizio, segno ed espressione della carità, che si manifesta nella vita familiare, culturale, lavorativa, economica, politica".
L'Arcivescovo Levada ha affermato che l'Enciclica è "un testo forte sul 'centro della fede cristiana', intendendo con ciò l'immagine cristiana di Dio e quella di uomo che ne scaturisce. 'Testo forte' che vuole opporsi all'uso sbagliato del nome di Dio e all'ambiguità della nozione di 'amore' che è così evidente nel mondo odierno".
"Per capire la novità dell'amore cristiano, il Santo Padre cerca dapprima di illustrare 'la differenza e l'unità' che esiste fra i due concetti che incontriamo nel campo del fenomeno dell'amore già dai tempi della filosofia dei Greci antichi, l''eros' e l''agape'. Il Santo Padre vuole dimostrare come i due concetti non si oppongano, ma si armonizzino tra di loro per offrire una concezione realista dell'amore umano, un amore che corrisponde alla totalità - corpo e anima - dell'essere umano. L'agape impedisce all'eros di abbandonarsi all'istinto, mentre l'"eros" offre all'"agape" le fondamentali relazioni vitali dell'esistere dell'uomo".
Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha affermato che: "Nel matrimonio indissolubile tra uomo e donna quest'amore umano trova la sua forma radicata nella stessa creazione".
"L'amore del prossimo, radicato nell'amore di Dio, è un compito non solo per ogni singolo fedele, ma anche - e così passiamo alla seconda parte dell'Enciclica - per la comunità dei credenti, cioè per la Chiesa. Dallo sviluppo storico dell'aspetto ecclesiale dell'amore fin dalle origini della Chiesa, possiamo ricavare due dati: 'il servizio della carità appartiene all'essenza della Chiesa, e in secondo luogo nessuno deve mancare del necessario nella Chiesa e fuori di essa".
"Il Santo Padre" - ha proseguito l'Arcivescovo Levada - "offre i suoi commenti illuminanti su alcuni aspetti del servizio di carità - 'diakonia' - della Chiesa nei tempi moderni. Egli risponde all'obiezione secondo cui l'esercizio della carità verso i poveri sarebbe di ostacolo all'equa distribuzione dei beni del mondo a tutti gli uomini".
"Il Papa, inoltre, loda le nuove forme di collaborazione fruttuosa tra istanze statali ed ecclesiali, facendo riferimento al fenomeno del 'volontariato'".
Infine l'Arcivescovo Levada, riassumendo l'Enciclica, ha detto che essa "ci offre una visione dell'amore per il prossimo e del compito ecclesiale di operare la carità come compimento del comandamento dell'amore, che trova le sue radici nell'essenza stessa di Dio, che è Amore". Il Documento, ha concluso il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, "invita la Chiesa ad un rinnovato impegno nel servizio della carità ('diakonia'), come parte essenziale della sua esistenza e missione".
L'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha sottolineato a sua volta che: "il testo di oggi è la prima Enciclica in assoluto sulla carità" ed ha precisato che il Papa ha voluto affidarne la presentazione alla stampa anche al Dicastero da lui diretto poiché il servizio da esso svolto "comprende l'esecuzione delle iniziative personali del Papa quale segno della Sua compassione in certe situazioni di miserie".
"La carità della Chiesa è fatta di interventi concreti" - ha affermato l'Arcivescovo Cordes e "comprende iniziative politiche, come quelle per la rimessa dei debiti nei paesi più poveri. Vogliamo promuovere la coscienza della giustizia nella società (...). Qualcuno può pensare (...) che, per impegnarsi in modo efficace per il bene dell'umanità, siano sufficienti le attività che vi ho elencate. Cioè: che agire per i poveri significa mettere in modo processi di ordine pratico, tecnico, amministrativo. Che l'azione non ha bisogno di una teoria che l'accompagni. (...) Papa Benedetto XVI ha invece voluto illuminare l'impegno caritativo con un fondamento teologico. (...) È convinto che la fede ha delle conseguenze sulla persona stessa che agisce e quindi anche sul modo e l'intensità della sua azione di aiuto".
"La dottrina sociale della Chiesa e la teologia della carità si richiamano senza dubbio a vicenda, ma non coincidono del tutto. Infatti la prima enuncia principi etici per la ricerca del bene comune, e quindi si muove su un livello piuttosto politico e comunitario. Invece il prendersi cura individualmente, ed insieme, delle sofferenze del prossimo, non esige una dottrina sistematica. Nasce, invece, dalla parola della fede".
"Il sentire comune diffuso nella nostra società" - ha proseguito l'Arcivescovo Cordes - "è molto filantropico, per fortuna, ma può rappresentare una trappola: si può pensare che non abbiamo bisogno delle nostre radici bibliche per vivere la carità! Oggi molti sono pronti ad aiutare chi soffre - e lo registriamo con gratitudine e soddisfazione; ma ciò può insinuare presso i fedeli l'idea che la carità non rientra in maniera essenziale nella missione ecclesiale. Senza un solido fondamento teologico, le grandi agenzie ecclesiali potrebbero essere minacciate, in pratica, di dissociarsi dalla Chiesa (...); potrebbero preferire di identificarsi come organismi non governativi (NGO). In tali casi, la loro 'filosofia' e i loro progetti non si distinguerebbero dalla Croce Rossa o dalle agenzie dell'O.N.U. Ciò è, però, in contrasto con la storia bimillenaria della Chiesa e non tiene conto del rapporto intimo tra azione ecclesiale per l'uomo e credibilità dell'annuncio del Vangelo".
"Dobbiamo andare oltre, al di là della chiarificazione teologica: l'attuale sensibilità di tante persone, soprattutto dei giovani, contiene anche un 'kairos apostolico'. Apre notevoli prospettive pastorali. Sono innumerevoli i volontari e non pochi giungono a scoprire l'amore di Dio nel loro donarsi al prossimo con amore disinteressato".
ENC/DEUS CARITAS EST/... VIS 20060125 (1.150)
Il Cardinale Martino ha fatto riferimento alla parte dell'Enciclica nella quale il Papa affronta il tema del rapporto fra giustizia e carità ed indica alcuni orientamenti sulla competenza della Chiesa e della sua dottrina sociale e sulla competenza dello Stato nella realizzazione di un giusto ordine sociale.
Affermata la competenza della politica e dello Stato nella costruzione di un giusto ordine sociale, e quindi l'incompetenza della Chiesa e della sua dottrina sociale in tale costruzione, il Santo Padre sottolinea che "la Chiesa ha il dovere di offrire attraverso la purificazione della ragione e attraverso la formazione etica il suo contributo specifico, affinché le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili".
Il Santo Padre, ha continuato il Porporato, "'afferma che compito della Chiesa, con la sua dottrina sociale, nella costruzione di un giusto ordine sociale, è quello di risvegliare le forze spirituali e morali'. A quali forze si riferisce il Santo Padre? Ascoltiamo la sua parola: 'Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica'. (...) Missione dei fedeli laici è pertanto di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità".
"La presenza del fedele laico in campo sociale viene qui concepita in termini di servizio, segno ed espressione della carità, che si manifesta nella vita familiare, culturale, lavorativa, economica, politica".
L'Arcivescovo Levada ha affermato che l'Enciclica è "un testo forte sul 'centro della fede cristiana', intendendo con ciò l'immagine cristiana di Dio e quella di uomo che ne scaturisce. 'Testo forte' che vuole opporsi all'uso sbagliato del nome di Dio e all'ambiguità della nozione di 'amore' che è così evidente nel mondo odierno".
"Per capire la novità dell'amore cristiano, il Santo Padre cerca dapprima di illustrare 'la differenza e l'unità' che esiste fra i due concetti che incontriamo nel campo del fenomeno dell'amore già dai tempi della filosofia dei Greci antichi, l''eros' e l''agape'. Il Santo Padre vuole dimostrare come i due concetti non si oppongano, ma si armonizzino tra di loro per offrire una concezione realista dell'amore umano, un amore che corrisponde alla totalità - corpo e anima - dell'essere umano. L'agape impedisce all'eros di abbandonarsi all'istinto, mentre l'"eros" offre all'"agape" le fondamentali relazioni vitali dell'esistere dell'uomo".
Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha affermato che: "Nel matrimonio indissolubile tra uomo e donna quest'amore umano trova la sua forma radicata nella stessa creazione".
"L'amore del prossimo, radicato nell'amore di Dio, è un compito non solo per ogni singolo fedele, ma anche - e così passiamo alla seconda parte dell'Enciclica - per la comunità dei credenti, cioè per la Chiesa. Dallo sviluppo storico dell'aspetto ecclesiale dell'amore fin dalle origini della Chiesa, possiamo ricavare due dati: 'il servizio della carità appartiene all'essenza della Chiesa, e in secondo luogo nessuno deve mancare del necessario nella Chiesa e fuori di essa".
"Il Santo Padre" - ha proseguito l'Arcivescovo Levada - "offre i suoi commenti illuminanti su alcuni aspetti del servizio di carità - 'diakonia' - della Chiesa nei tempi moderni. Egli risponde all'obiezione secondo cui l'esercizio della carità verso i poveri sarebbe di ostacolo all'equa distribuzione dei beni del mondo a tutti gli uomini".
"Il Papa, inoltre, loda le nuove forme di collaborazione fruttuosa tra istanze statali ed ecclesiali, facendo riferimento al fenomeno del 'volontariato'".
Infine l'Arcivescovo Levada, riassumendo l'Enciclica, ha detto che essa "ci offre una visione dell'amore per il prossimo e del compito ecclesiale di operare la carità come compimento del comandamento dell'amore, che trova le sue radici nell'essenza stessa di Dio, che è Amore". Il Documento, ha concluso il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, "invita la Chiesa ad un rinnovato impegno nel servizio della carità ('diakonia'), come parte essenziale della sua esistenza e missione".
L'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha sottolineato a sua volta che: "il testo di oggi è la prima Enciclica in assoluto sulla carità" ed ha precisato che il Papa ha voluto affidarne la presentazione alla stampa anche al Dicastero da lui diretto poiché il servizio da esso svolto "comprende l'esecuzione delle iniziative personali del Papa quale segno della Sua compassione in certe situazioni di miserie".
"La carità della Chiesa è fatta di interventi concreti" - ha affermato l'Arcivescovo Cordes e "comprende iniziative politiche, come quelle per la rimessa dei debiti nei paesi più poveri. Vogliamo promuovere la coscienza della giustizia nella società (...). Qualcuno può pensare (...) che, per impegnarsi in modo efficace per il bene dell'umanità, siano sufficienti le attività che vi ho elencate. Cioè: che agire per i poveri significa mettere in modo processi di ordine pratico, tecnico, amministrativo. Che l'azione non ha bisogno di una teoria che l'accompagni. (...) Papa Benedetto XVI ha invece voluto illuminare l'impegno caritativo con un fondamento teologico. (...) È convinto che la fede ha delle conseguenze sulla persona stessa che agisce e quindi anche sul modo e l'intensità della sua azione di aiuto".
"La dottrina sociale della Chiesa e la teologia della carità si richiamano senza dubbio a vicenda, ma non coincidono del tutto. Infatti la prima enuncia principi etici per la ricerca del bene comune, e quindi si muove su un livello piuttosto politico e comunitario. Invece il prendersi cura individualmente, ed insieme, delle sofferenze del prossimo, non esige una dottrina sistematica. Nasce, invece, dalla parola della fede".
"Il sentire comune diffuso nella nostra società" - ha proseguito l'Arcivescovo Cordes - "è molto filantropico, per fortuna, ma può rappresentare una trappola: si può pensare che non abbiamo bisogno delle nostre radici bibliche per vivere la carità! Oggi molti sono pronti ad aiutare chi soffre - e lo registriamo con gratitudine e soddisfazione; ma ciò può insinuare presso i fedeli l'idea che la carità non rientra in maniera essenziale nella missione ecclesiale. Senza un solido fondamento teologico, le grandi agenzie ecclesiali potrebbero essere minacciate, in pratica, di dissociarsi dalla Chiesa (...); potrebbero preferire di identificarsi come organismi non governativi (NGO). In tali casi, la loro 'filosofia' e i loro progetti non si distinguerebbero dalla Croce Rossa o dalle agenzie dell'O.N.U. Ciò è, però, in contrasto con la storia bimillenaria della Chiesa e non tiene conto del rapporto intimo tra azione ecclesiale per l'uomo e credibilità dell'annuncio del Vangelo".
"Dobbiamo andare oltre, al di là della chiarificazione teologica: l'attuale sensibilità di tante persone, soprattutto dei giovani, contiene anche un 'kairos apostolico'. Apre notevoli prospettive pastorali. Sono innumerevoli i volontari e non pochi giungono a scoprire l'amore di Dio nel loro donarsi al prossimo con amore disinteressato".
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ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Anthony Ireri Mukobo, I.M.C., finora Ausiliare dell'Arcidiocesi di Nairobi, Vicario Apostolico di Isiolo (superficie: 25.605; popolazione: 116.900; cattolici: 27.300; sacerdoti: 21; religiosi: 38), Kenya.
NER/.../MUKOBO VIS 20060125 (50)
NER/.../MUKOBO VIS 20060125 (50)
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Nomine ed altri atti pontifici
ARCIVESCOVO CELATA CAPO DELEGAZIONE FUNERALE RUGOVA
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Il Dr. Joaquín Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione: "Il Santo Padre Benedetto XVI ha designato Sua Eccellenza Monsignor Pier Luigi Celata, Arcivescovo titolare di Doclea e Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, come Capo della Delegazione della Santa Sede per i funerali (che si terranno domani) dell'Onorevole Ibrahim Rugova, Presidente del Kosovo".
OP/FUNERALE RUGOVA/CELATA VIS 20060125 (80)
OP/FUNERALE RUGOVA/CELATA VIS 20060125 (80)
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Dialogo interreligioso/Ecumenismo
MONDO DIVERSO AFFIDATO OPERA DEL MESSIA E DEL SUO POPOLO
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato, nell'Udienza Generale odierna, tenutasi nell'Aula Paolo VI, con la partecipazione di 8.000 persone, che oggi si conclude la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani ed ha proseguito la catechesi dei Salmi, commentando la seconda parte del Salmo 143: "La preghiera del Re".
In questo Salmo, ha detto il Papa "si canta (...) la meta della storia in cui finalmente tacerà la voce del male" e "si parla dei malvagi, visti come oppressori del popolo di Dio e della sua fede. Ma a questo aspetto negativo subentra, con uno spazio ben maggiore, la dimensione positiva, quella del nuovo mondo gioioso che sta per affermarsi. È questo il vero 'shalom', ossia la 'pace' messianica, un orizzonte luminoso che è articolato in una successione di quadretti di vita sociale: essi possono diventare anche per noi un auspicio per la nascita di una società più giusta".
Il Salmista presenta innanzitutto "la famiglia, che si basa sulla vitalità della generazione. (...) Dalla famiglia si passa alla vita economica, alla campagna coi suoi frutti. (...) Lo sguardo passa poi alla città, cioè all'intera comunità civile che finalmente gode il dono prezioso della pace e della quiete pubblica".
"Questo ritratto di un mondo diverso, ma possibile, è affidato all'opera del Messia ed anche a quella del suo popolo. Tutti insieme possiamo attuare questo progetto di armonia e di pace, cessando l'azione distruttrice dell'odio, della violenza, della guerra. Bisogna, però, fare una scelta schierandosi dalla parte del Dio dell'amore e della giustizia. (...) Il richiamo spontaneo è al patto nuovo già annunziato dai profeti e compiuto in Cristo, all'uomo nuovo, all'alleluia della vita rinnovata e redenta, alla novità stessa che è Cristo e il suo Vangelo".
AG/SALMO 143/... VIS 20060125 (310)
In questo Salmo, ha detto il Papa "si canta (...) la meta della storia in cui finalmente tacerà la voce del male" e "si parla dei malvagi, visti come oppressori del popolo di Dio e della sua fede. Ma a questo aspetto negativo subentra, con uno spazio ben maggiore, la dimensione positiva, quella del nuovo mondo gioioso che sta per affermarsi. È questo il vero 'shalom', ossia la 'pace' messianica, un orizzonte luminoso che è articolato in una successione di quadretti di vita sociale: essi possono diventare anche per noi un auspicio per la nascita di una società più giusta".
Il Salmista presenta innanzitutto "la famiglia, che si basa sulla vitalità della generazione. (...) Dalla famiglia si passa alla vita economica, alla campagna coi suoi frutti. (...) Lo sguardo passa poi alla città, cioè all'intera comunità civile che finalmente gode il dono prezioso della pace e della quiete pubblica".
"Questo ritratto di un mondo diverso, ma possibile, è affidato all'opera del Messia ed anche a quella del suo popolo. Tutti insieme possiamo attuare questo progetto di armonia e di pace, cessando l'azione distruttrice dell'odio, della violenza, della guerra. Bisogna, però, fare una scelta schierandosi dalla parte del Dio dell'amore e della giustizia. (...) Il richiamo spontaneo è al patto nuovo già annunziato dai profeti e compiuto in Cristo, all'uomo nuovo, all'alleluia della vita rinnovata e redenta, alla novità stessa che è Cristo e il suo Vangelo".
AG/SALMO 143/... VIS 20060125 (310)
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martedì 24 gennaio 2006
I MEDIA: RETE DI COMUNICAZIONE, COMUNIONE E COOPERAZIONE
CITTA' DEL VATICANO, 24 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina, festa di San Francesco di Sales, Patrono dei Giornalisti, è stato reso pubblico il primo Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si terrà il 28 maggio 2006, sul tema: "I Media: rete di comunicazione, comunione e cooperazione".
Di seguito riportiamo alcuni estratti del Messaggio che è stato pubblicato in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.
"I progressi tecnologici nel campo dei media hanno vinto il tempo e lo spazio, permettendo la comunicazione istantanea e diretta tra le persone, anche quando sono divise da enormi distanze. Questo sviluppo implica un potenziale enorme per servire il bene comune (...) Ogni giorno verifichiamo che l'immediatezza della comunicazione non necessariamente si traduce nella costruzione di collaborazione e comunione all'interno della società".
"Illuminare le coscienze degli individui e aiutarli a sviluppare il proprio pensiero non è mai un impegno neutrale. La comunicazione autentica esige coraggio e risolutezza. Esige la determinazione di quanti operano nei media per non indebolirsi sotto il peso di tanta informazione e per non adeguarsi a verità parziali o provvisorie. Esige piuttosto la ricerca e la diffusione di quello che è il senso e il fondamento ultimo dell'esistenza umana, personale e sociale (cf. Fides et Ratio, 5). In questo modo i media possono contribuire costruttivamente alla diffusione di tutto quanto è buono e vero".
"L'appello ai media di oggi ad essere responsabili, ad essere protagonisti della verità e promotori della pace che da essa deriva, comporta grandi sfide. Anche se i diversi strumenti della comunicazione sociale facilitano lo scambio di informazioni e idee, contribuendo alla comprensione reciproca tra i diversi gruppi, allo stesso tempo possono essere contaminati dall'ambiguità. I mezzi della comunicazione sociale sono una 'grande tavola rotonda' per il dialogo dell'umanità, ma alcune tendenze al loro interno possono generare una monocultura che offusca il genio creativo, ridimensiona la sottigliezza del pensiero complesso e svaluta la peculiarità delle pratiche culturali e l'individualità del credo religioso. Queste degenerazioni si verificano quando l'industria dei media diventa fine a se stessa, rivolta unicamente al guadagno, perdendo di vista il senso di responsabilità nel servizio al bene comune".
"Pertanto, occorre sempre garantire un'accurata cronaca degli eventi, un'esauriente spiegazione degli argomenti di interesse pubblico, un'onesta presentazione dei diversi punti di vista. La necessità di sostenere ed incoraggiare la vita matrimoniale e familiare è di particolare importanza, proprio perché si fa riferimento al fondamento di ogni cultura e società (cf. Apostolicam Actuositatem, 11). In collaborazione con i genitori, i mezzi della comunicazione sociale e le industrie dello spettacolo possono essere di sostegno nella difficile ma altamente soddisfacente vocazione di educare i bambini, presentando modelli edificanti di vita e di amore umano (cf. Inter Mirifica, 11)".
"Per incoraggiare sia una presenza costruttiva che una percezione positiva dei media nella società, desidero sottolineare l'importanza dei tre punti, individuati dal mio venerabile predecessore Papa Giovanni Paolo II, indispensabili per un servizio finalizzato al bene comune: formazione, partecipazione e dialogo".
"La formazione ad un uso responsabile e critico dei media aiuta le persone a servirsene in maniera intelligente e appropriata. (...) Proprio perché i media contemporanei configurano la cultura popolare, essi devono vincere qualsiasi tentazione di manipolare, soprattutto i giovani, cercando invece di educare e servire. In tal modo, i media potranno garantire la realizzazione di una società civile degna della persona umana, piuttosto che il suo disgregamento".
"La partecipazione ai media nasce dalla loro stessa natura, come bene destinato a tutte le genti. In quanto servizio pubblico, la comunicazione sociale esige uno spirito di cooperazione e corresponsabilità, con una scrupolosa attenzione all'uso delle risorse pubbliche e all'adempimento delle cariche pubbliche (cf. Etica nelle Comunicazioni Sociali, 20), compreso il ricorso a norme di regolazione e ad altri provvedimenti o strutture designate a tal scopo".
"Infine, i media devono approfittare e servirsi delle grandi opportunità che derivano loro dalla promozione del dialogo, dallo scambio di cultura, dall'espressione di solidarietà e dai vincoli di pace. In tal modo essi diventano risorse incisive e apprezzate per costruire una civiltà dell'amore, aspirazione di tutti i popoli".
"Sono certo che seri sforzi per promuovere questi tre punti aiuteranno i media a svilupparsi come rete di comunicazione, comunione e cooperazione, aiutando uomini, donne e bambini a diventare più consapevoli della dignità della persona umana, più responsabili e più aperti agli altri, soprattutto ai membri della società più bisognosi e più deboli (cf. Redemptor Hominis, 15; Etica nelle Comunicazioni Sociali, 4).
"Concludendo, voglio ricordare le incoraggianti parole di San Paolo: Cristo è nostra pace. Colui che ha fatto dei due un popolo solo (cf. Ef. 2,14). Abbattiamo il muro di ostilità che ci divide e costruiamo la comunione dell'amore, secondo i progetti del Creatore, svelati attraverso Suo Figlio!".
MESS/GIORNATA MONDIALE COMUNICAZIONI/... VIS 20060124 (800)
Di seguito riportiamo alcuni estratti del Messaggio che è stato pubblicato in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.
"I progressi tecnologici nel campo dei media hanno vinto il tempo e lo spazio, permettendo la comunicazione istantanea e diretta tra le persone, anche quando sono divise da enormi distanze. Questo sviluppo implica un potenziale enorme per servire il bene comune (...) Ogni giorno verifichiamo che l'immediatezza della comunicazione non necessariamente si traduce nella costruzione di collaborazione e comunione all'interno della società".
"Illuminare le coscienze degli individui e aiutarli a sviluppare il proprio pensiero non è mai un impegno neutrale. La comunicazione autentica esige coraggio e risolutezza. Esige la determinazione di quanti operano nei media per non indebolirsi sotto il peso di tanta informazione e per non adeguarsi a verità parziali o provvisorie. Esige piuttosto la ricerca e la diffusione di quello che è il senso e il fondamento ultimo dell'esistenza umana, personale e sociale (cf. Fides et Ratio, 5). In questo modo i media possono contribuire costruttivamente alla diffusione di tutto quanto è buono e vero".
"L'appello ai media di oggi ad essere responsabili, ad essere protagonisti della verità e promotori della pace che da essa deriva, comporta grandi sfide. Anche se i diversi strumenti della comunicazione sociale facilitano lo scambio di informazioni e idee, contribuendo alla comprensione reciproca tra i diversi gruppi, allo stesso tempo possono essere contaminati dall'ambiguità. I mezzi della comunicazione sociale sono una 'grande tavola rotonda' per il dialogo dell'umanità, ma alcune tendenze al loro interno possono generare una monocultura che offusca il genio creativo, ridimensiona la sottigliezza del pensiero complesso e svaluta la peculiarità delle pratiche culturali e l'individualità del credo religioso. Queste degenerazioni si verificano quando l'industria dei media diventa fine a se stessa, rivolta unicamente al guadagno, perdendo di vista il senso di responsabilità nel servizio al bene comune".
"Pertanto, occorre sempre garantire un'accurata cronaca degli eventi, un'esauriente spiegazione degli argomenti di interesse pubblico, un'onesta presentazione dei diversi punti di vista. La necessità di sostenere ed incoraggiare la vita matrimoniale e familiare è di particolare importanza, proprio perché si fa riferimento al fondamento di ogni cultura e società (cf. Apostolicam Actuositatem, 11). In collaborazione con i genitori, i mezzi della comunicazione sociale e le industrie dello spettacolo possono essere di sostegno nella difficile ma altamente soddisfacente vocazione di educare i bambini, presentando modelli edificanti di vita e di amore umano (cf. Inter Mirifica, 11)".
"Per incoraggiare sia una presenza costruttiva che una percezione positiva dei media nella società, desidero sottolineare l'importanza dei tre punti, individuati dal mio venerabile predecessore Papa Giovanni Paolo II, indispensabili per un servizio finalizzato al bene comune: formazione, partecipazione e dialogo".
"La formazione ad un uso responsabile e critico dei media aiuta le persone a servirsene in maniera intelligente e appropriata. (...) Proprio perché i media contemporanei configurano la cultura popolare, essi devono vincere qualsiasi tentazione di manipolare, soprattutto i giovani, cercando invece di educare e servire. In tal modo, i media potranno garantire la realizzazione di una società civile degna della persona umana, piuttosto che il suo disgregamento".
"La partecipazione ai media nasce dalla loro stessa natura, come bene destinato a tutte le genti. In quanto servizio pubblico, la comunicazione sociale esige uno spirito di cooperazione e corresponsabilità, con una scrupolosa attenzione all'uso delle risorse pubbliche e all'adempimento delle cariche pubbliche (cf. Etica nelle Comunicazioni Sociali, 20), compreso il ricorso a norme di regolazione e ad altri provvedimenti o strutture designate a tal scopo".
"Infine, i media devono approfittare e servirsi delle grandi opportunità che derivano loro dalla promozione del dialogo, dallo scambio di cultura, dall'espressione di solidarietà e dai vincoli di pace. In tal modo essi diventano risorse incisive e apprezzate per costruire una civiltà dell'amore, aspirazione di tutti i popoli".
"Sono certo che seri sforzi per promuovere questi tre punti aiuteranno i media a svilupparsi come rete di comunicazione, comunione e cooperazione, aiutando uomini, donne e bambini a diventare più consapevoli della dignità della persona umana, più responsabili e più aperti agli altri, soprattutto ai membri della società più bisognosi e più deboli (cf. Redemptor Hominis, 15; Etica nelle Comunicazioni Sociali, 4).
"Concludendo, voglio ricordare le incoraggianti parole di San Paolo: Cristo è nostra pace. Colui che ha fatto dei due un popolo solo (cf. Ef. 2,14). Abbattiamo il muro di ostilità che ci divide e costruiamo la comunione dell'amore, secondo i progetti del Creatore, svelati attraverso Suo Figlio!".
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In accordo con le norme internazionali sulla Proprietà Intellettuale e sui Diritti d'Autore, il VIS autorizza riprodurre le notizie contenute nei servizi del VIS, parzialmente o totalmente, sempre citando la fonte: (VIS - Vatican Information Service).
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