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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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martedì 20 novembre 2012

ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 20 novembre 2012 (VIS).-Il Santo Padre ha nominato:

-Don Gonzalo Alonso Calzada Guerrero, come vescovo ausiliare di Antequera (superficie 33.648, popolazione 1.477,000, cattolici 1.180,000, sacerdoti 183, diaconi permanenti 24, religiosi 258), Messico. Il vescovo eletto è nato a San Luis de la Paz, Messico nel 1964 ed è stato ordinato sacerdote nel 1989. Si è laureato in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma. Nel suo ministero sacerdotale è stato parroco di Crespo e di San Luis Rey de Francia, in Messico, e dal 2007 è rettore del Seminario Maggiore della diocesi di Celaya.

-Vescovo Marian Chovanec, fino ad ora ausiliare di Nitra (Slovacchia) come vescovo di Banska Bystrica (superficie 6.750, popolazione 614.800, cattolici 400.500, sacerdoti 172, diaconi permanenti 2, religiosi 406) in Slovacchia.

lunedì 19 novembre 2012

UDIENZA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DEL BENIN

Città del Vaticano, 19 novembre 2012 (VIS).- Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto oggi in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Presidente della Repubblica del Benin, Sua Eccellenza il Sig. Thomas Boni Yayi, il quale ha poi incontrato l’Em.mo Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da Mons. Ettore Balestrero, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Durante i cordiali colloqui, si è espresso compiacimento per le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e il Benin, evocando in particolare il Viaggio Apostolico del Santo Padre dello scorso anno, ed è stato ricordato il contributo positivo della Chiesa cattolica allo sviluppo del Paese.

Nel prosieguo dei colloqui ci si è soffermati sul tema del valore delle culture locali in Africa e sull’importanza della Chiesa nell’educazione alla pace ed alla riconciliazione. Si sono, infine, passate in rassegna alcune sfide regionali che attualmente interessano il Continente, seguite dal Capo dello Stato in qualità di Presidente dell’Unione Africana.

BENEDETTO XVI PORGE GLI AUGURI AL NUOVO PATRIARCA ORTODOSSO COPTO

Città del Vaticano, 18 novembre 2012 (VIS).-La cattedrale di San Marco a Il Cairo (Egitto) è stata oggi scenario della cerimonia della presa di possesso di Sua Santità il Papa Tawadros II, 118° patriarca della Chiesa ortodossa copta, eletto il 4 novembre. Alla cerimonia era presente il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, portatore di una lettera del Santo Padre.

Nel testo, Benedetto XVI augura a Tawadros II “abbondanti doni spirituali che fortifichino il suo nuovo ministero per guidare il clero e i laici attraverso i cammini della santità, per il bene del vostro popolo e la pace e l'armonia di tutta la società”.

Il Santo Padre ricorda il Papa Shenouda III, predecessore dell'attuale, e il suo interesse per migliorare le relazioni con le altre Chiese Cristiane, manifestando il desiderio che questa preoccupazione perduri per “rafforzare la nostra speranza che un giorno tutti i seguaci di Cristo si trovino riuniti nell'amore e nella riconciliazione che il Signore desidera ardentemente”.

Prego lo Spirito Santo che la sostenga nel suo ministero, affinché il gregge che le è affidato sperimenti l'insegnamento del Buon Pastore. Che siano benedetti con la serenità di offrire la loro valorosa collaborazione per il bene della società e il benessere di tutti i loro connazionali!”.

Chiedo anche -conclude Benedetto XVI- che le relazioni tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa Copta incrementino, non solo nello spirito di una collaborazione fraterna, ma anche nell'approfondimento del dialogo teologico che ci permetta di crescere nella comunione e di dare testimonianza al mondo della verità salvifica del Vangelo”.

CRISTO È IL FIRMAMENTO CHE ORIENTA IL CAMMINO DELL'UMANITÀ

Città del Vaticano, 18 novembre 2012 (VIS).- Alle ore 12, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, come è solito fare la domenica, per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro e commentare il Vangelo della liturgia domenicale, che, in questa occasione, consiste nelle parole di Gesù sugli ultimi tempi, e che si considera uno dei testi più difficili dei Vangeli.

Tale difficoltà -ha spiegato il Papa- deriva sia dal contenuto sia dal linguaggio: si parla infatti di un avvenire che supera le nostre categorie, e per questo Gesù utilizza immagini e parole riprese dall’Antico Testamento, ma soprattutto inserisce un nuovo centro, che è Lui stesso, il mistero della sua persona e della sua morte e risurrezione. (...) Gesù stesso collega il presente e il futuro; le antiche parole dei profeti hanno trovato finalmente un centro nella persona del Messia nazareno: è Lui il vero avvenimento che, in mezzo agli sconvolgimenti del mondo, rimane il punto fermo e stabile”.

Sappiamo -ha proseguito- che nella Bibbia la Parola di Dio è all’origine della creazione: tutte le creature, a partire dagli elementi cosmici – sole, luna, firmamento – obbediscono alla Parola di Dio, esistono in quanto “chiamati” da essa. Questa potenza creatrice della Parola divina si è concentrata in Gesù Cristo, Verbo fatto carne, e passa anche attraverso le sue parole umane, che sono il vero “firmamento” che orienta il pensiero e il cammino dell’uomo sulla terra. Per questo Gesù non descrive la fine del mondo, e quando usa immagini apocalittiche, non si comporta come un “veggente”. Al contrario, Egli vuole sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca alla curiosità per le date, le previsioni, e vuole invece dare loro una chiave di lettura profonda, essenziale, e soprattutto indicare la via giusta su cui camminare, oggi e domani, per entrare nella vita eterna. Tutto passa – ci ricorda il Signore –, ma la Parola di Dio non muta, e di fronte ad essa ciascuno di noi è responsabile del proprio comportamento. In base a questo saremo giudicati”.

Anche nei nostri tempi non mancano calamità naturali, e purtroppo nemmeno guerre e violenze. Anche oggi abbiamo bisogno di un fondamento stabile per la nostra vita e la nostra speranza, tanto più a causa del relativismo in cui siamo immersi. La Vergine Maria ci aiuti ad accogliere questo centro nella Persona di Cristo e nella sua Parola!”, ha concluso il Pontefice.

Al momento dei saluti nelle diverse lingue dopo l'Angelus, il Papa ha ricordato che ieri, a Pergamino, in Argentina, è stata proclamata Beata María Crescencia Pérez, Religiosa, della Congregazione delle Figlie di Maria Santissima dell’Orto (1897-1932), conosciuta come “Suor Dolcezza”. “Fu modello di dolcezza evangelica animata dalla fede. Lodiamo il Signore per la sua testimonianza!”, ha sottolineato Benedetto XVI.

IL PAPA AI VESCOVI FRANCESI: ESERCITATE LA DIMENSIONE PROFETICA DEL VOSTRO MINISTERO

Città del Vaticano, 17 novembre 2012 (VIS).-“Il vostro Paese è ricco di una lunga storia cristiana che non può essere ignorata o sminuita, e che testimonia con eloquenza questa verità, che mostra, anche ai nostri giorni, la sua vocazione singolare”, ha detto il Papa ricevendo i prelati della Conferenza Episcopale della Francia nella sua quinquennale visita “ad Limina”.

L'Anno della fede - ha osservato il Pontefice- ci permette di crescere nella fiducia, nella forza e nella ricchezza intrinseca del messaggio del Vangelo. Quante volte abbiamo visto che sono le parole di fede, le parole semplici e dirette, cariche della saggezza della Parola di Dio, quelle che più toccano i cuori e le menti e illuminano le decisioni? In quelle parole ed in quelle realtà vi sono le convinzioni fondamentali e i modi di pensare che possono dare speranza ad un mondo assettato di essa”.

Nei dibattiti chiave della società, la voce della Chiesa deve farsi ascoltare senza fragilità e con determinazione. Si fa ascoltare rispettando la tradizione francese in materia di distinzione tra le sfere di competenza della Chiesa e quelle dello Stato. In questo contesto, precisamente, l'armonia che esiste tra la fede e la ragione vi dà una sicurezza: il messaggio di Cristo e della sua Chiesa non è solo portatore di una identità religiosa che richiede di essere rispettata come tale; apporta una saggezza che permette di percepire con rettitudine quali sono le risposte concrete alle domande più pressanti, e a volte angoscianti dell'epoca attuale. Esercitando, come già fate, la dimensione profetica del vostro ministero episcopale, apportate a questi dibattiti una parola indispensabile di verità che libera e apre il cuore alla speranza”.

A seguire, il Papa ha elogiato i numerosi intellettuali francesi, credenti e non credenti, i quali “sono coscienti delle enormi sfide della nostra epoca, e per i quali il messaggio cristiano è un punto di riferimento insostituibile”; e ha ricordato la vitalità delle comunità religiose, in particolar modo quelle monastiche, che “arricchiscono la società intera e non solo la Chiesa” di questo Paese. Ha fatto riferimento alla liturgia, attraverso la quale la Chiesa “contribuisce all'opera civilizzatrice”, puntualizzando che in questo ambito “il rispetto delle norme stabilite esprime l'amore e la fedeltà alla Chiesa; la bellezza delle cerimonie costituisce un'opera durevole ed efficace di evangelizzazione, molto più delle innovazioni e degli aggiustamenti soggettivi,”.

Benedetto XVI ha toccato anche la questione della trasmissione della fede alle nuove generazioni, un tema di cui i vescovi “non ignorano le sfide; sia che si tratti della difficoltà relativa al passaggio della fede ricevuta – in famiglia, nella società -, sia che si tratti della fede personalmente assunta alle porte dell'età adulta, o ancora di più, della difficoltà legata ad una vera rottura nella trasmissione della fede, quando le successive generazioni vivono lontane da essa. Vi è anche l'enorme sfida di vivere in una società che non sempre condivide gli insegnamenti di Cristo, e che, a volte, ridicolizza o emargina la Chiesa cercando di confinarla esclusivamente nella sfera privata. Per fare fronte a queste enormi sfide, la Chiesa ha bisogno di testimoni credibili”.

Coscienti della forza dell'esempio -ha detto il Papa ai vescovi- saprete trovare le parole e i gesti per incoraggiare i fedeli ad incarnare questa “unità di vita”. Devono sentire che la loro fede li impegna, che rappresenta per loro una liberazione e non un peso, che la coerenza è fonte di allegria e fecondità. Questo attiene anche al suo legame e alla sua fedeltà all'insegnamento morale della Chiesa come, ad esempio, mostrando il valore delle loro convinzioni cristiane, senza arroganza, ma con rispetto, nelle differenti circostanze in cui operano. Coloro che si dedicano alla vita pubblica hanno, in questo ambito, una responsabilità speciale. Insieme ai vescovi, devono prestare attenzione ai progetti delle leggi civili che possono mettere in pericolo l'istituzione del matrimonio tra l'uomo e la donna, il valore della vita dal concepimento fino alla morte, e il corretto orientamento della bioetica nella fedeltà ai documenti del magistero. E' oggi più necessario che mai che siano numerosi i cristiani che intraprendono il cammino del servizio al bene comune, approfondendo la Dottrina Sociale della Chiesa”.

LA “ SCIENZA CRISTIANA DELLA SOFFERENZA” NEGLI OSPEDALI

Città del Vaticano, 17 novembre (VIS).(VIS).-Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina i partecipanti alla conferenza del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (Pastorale della Salute), il cui tema è: “L’Ospedale, luogo di evangelizzazione: missione umana e spirituale”; e ha ricordato loro che la Chiesa “si rivolge sempre con lo stesso spirito di fraterna condivisione a quanti vivono l’esperienza del dolore, animata dallo Spirito di Colui che, con la potenza dell’amore, ha ridato senso e dignità al mistero della sofferenza”.

Con gli stessi accenti di speranza -ha proseguito- la Chiesa interpella anche i professionisti e i volontari della sanità. La vostra è una singolare vocazione, che necessita di studio, di sensibilità e di esperienza. Tuttavia, a chi sceglie di lavorare nel mondo della sofferenza vivendo la propria attività come una “missione umana e spirituale” è richiesta una competenza ulteriore, che va al di là dei titoli accademici. Si tratta della “scienza cristiana della sofferenza”, indicata esplicitamente dal Concilio come “la sola verità capace di rispondere al mistero della sofferenza” (…). Il Cristo non ha soppresso la sofferenza; non ha neppure voluto svelarcene interamente il mistero: l’ha presa su di sé, e questo basta perché ne comprendiamo tutto il valore””.

Di questa “scienza cristiana della sofferenza” siate degli esperti qualificati! Il vostro essere cattolici, senza timore, vi dà una maggiore responsabilità nell’ambito della società e della Chiesa (…). È questo un impegno di nuova evangelizzazione anche in tempi di crisi economica che sottrae risorse alla tutela della salute. Proprio in tale contesto, ospedali e strutture di assistenza debbono ripensare il proprio ruolo per evitare che la salute, anziché un bene universale da assicurare e difendere, diventi una semplice “merce” sottoposta alle leggi del mercato, quindi un bene riservato a pochi. Non può essere mai dimenticata l’attenzione particolare dovuta alla dignità della persona sofferente, applicando anche nell’ambito delle politiche sanitarie il principio di sussidiarietà e quello di solidarietà”.

E’ auspicabile -ha sottolineato il Pontefice- che il linguaggio della “scienza cristiana della sofferenza” - cui appartengono la compassione, la solidarietà, la condivisione, l’abnegazione, la gratuità, il dono di sé - diventi il lessico universale di quanti operano nel campo dell’assistenza sanitaria. (...) In questa prospettiva gli ospedali vanno considerati come luogo privilegiato di evangelizzazione, perché dove la Chiesa si fa “veicolo della presenza di Dio” diventa al tempo stesso “strumento di una vera umanizzazione dell’uomo e del mondo” (…). Solo avendo ben chiaro che al centro dell’attività medica e assistenziale c’è il benessere dell’uomo nella sua condizione più fragile e indifesa, alla ricerca di senso dinanzi al mistero insondabile del dolore, si può concepire l’ospedale come “luogo in cui la relazione di cura non è mestiere, ma missione”.

Il Santo Padre ha concluso il suo discorso rivolgendosi ai malati. “La vostra silenziosa testimonianza è un efficace segno e strumento di evangelizzazione per le persone che vi curano e per le vostre famiglie, nella certezza che “nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio”.

APRIRSI A DIO NON È ALLONTANARSI DAL MONDO

Città del Vaticano, 17 novembre (VIS).-Benedetto XVI ha scritto un messaggio ai partecipanti alla riunione portoghese del “Cortile dei gentili”, (16-17 novembre) a Guimaraes e a Braga (Portogallo), dedicata questa volta al tema “Il valore della vita”.

“La consapevolezza della sacralità della vita -scrive il Papa- appartiene all’eredità morale dell’umanità.(...) Non siamo un prodotto casuale dell’evoluzione, ma ognuno di noi è frutto di un pensiero di Dio: siamo amati da Lui. (...) Sì! Dio ama ogni persona che, perciò, è incondizionatamente degna di vivere.Il sangue di Cristo, mentre rivela la grandezza dell’amore del Padre, manifesta come l’uomo sia prezioso agli occhi di Dio e come sia inestimabile il valore della sua vita”.

“Nell’epoca moderna, l’uomo ha però voluto sottrarsi allo sguardo creatore e redentore del Padre , fondandosi su se stesso e non sul Potere divino. Quasi come succede negli edifici di cemento armato senza finestre, dove è l’uomo che provvede all’areazione e alla luce; e, ugualmente, persino in un tale mondo auto-costruito, si attinge alle “risorse” di Dio, che sono trasformate in nostri prodotti. (…) È necessario riaprire le finestre, vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra, e imparare a usare tutto ciò in modo giusto. Di fatto, il valore della vita diventa evidente solo se Dio esiste. Perciò, sarebbe bello se i non credenti volessero vivere “come se Dio esistesse”. Sebbene non abbiano la forza per credere, dovrebbero vivere in base a questa ipotesi.(...) Ci sono tanti problemi che devono essere risolti, ma non lo saranno mai del tutto, se Dio non sarà posto al centro, (...) di nuovo visibile nel mondo e determinante nella nostra vita”.

IL CARDINALE DUKA PRENDE POSSESSO DEL SUO TITOLO

Città del Vaticano, 19 novembre 2012 (VIS).-L’Ufficio delle Celebrazione Liturgiche del Sommo Pontefice dà comunicazione della seguente presa di possesso: Domenica 25 novembre 2012, alle ore 19.00, il cardinale Dominik Duka, arcivescovo di Praga (Repubblica Ceca), prenderà possesso del Titolo dei Santi Marcellino e Pietro, in via Labicana 1.

UDIENZE

Città del Vaticano, 19 novembre 2012 (VIS).- Il Santo Padre ha ricevuto oggi in udienza:

-Dieci prelati della Conferenza Episcopale di Francia, in Visita "ad Limina Apostolorum"

-Mons. André Lacrampe, Arcivescovo di Besançon

-Mons. Claude Schockert, Vescovo di Belfort-Montbéliard

-Mons., Jean-Louis Papin, Vescovo di Nancy

-Mons. Vincent Jordy, Vescovo di Saint-Claude

-Mons. Jean-Paul Mathieu, Vescovo di Saint-Dié

-Mons. François Maupu, Vescovo di Verdun

-Mons. Jean-Pierre Grallet, Arcivescovo di Strasbourg con il Vescovo Ausiliare Mons. Vincent Dollmann.

-Mons. Pierre Raffin, Vescovo di Metz

-Rev. Daniel Ducasse, Amministratore Diocesano di Pontoise

-Mons. Guido Pozzo, Arcivescovo tit. di Bagnoregio, Elemosiniere di Sua Santità.

ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 19 novembre 2012 (VIS).-Il Santo Padre ha nominato:

-Padre Nil Yuriy Lushchak O.F.M., come vescovo ausiliare della eparchia di Mukacheko di rito bizantino (superficie 12.800, popolazione 1.290.000, cattolici 383.000, sacerdoti 275, religiosi 96) in Ucraina. Il vescovo eletto è nato nel 1973 a Uzhorod (Ucraina), è stato ordinato sacerdote nel 1996. Si è laureato in Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana (Roma). Ha pronunciato i voti temporali dell'Ordine dei Frati Minori nel 2010 e fino ad ora è stato professore di Filosofia nel Seminario Maggiore di Uzhorod.

Sabato 17 novembre, il Santo Padre ha nominato:

-Vescovo Lorenzo Ghizzoni, fino ad ora ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla (Italia), come arcivescovo di Ravenna-Cervia (superficie 1,185, popolazione 223,130, cattolici 200,000, sacerdoti 118, diaconi permanenti 6, religiosi 255) in Italia. Succede all'arcivescovo Giuseppe Verucchi, la cui rinuncia al governo pastorale della arcidiocesi è stata accettata per limite di età.

-Monsignor Henryk Ciereszko come vescovo ausiliare della arcidiocesi di Bialystok (superficie 5,550, popolazione 515,400, cattolici 455,400, sacerdoti 393, religiosi 202) in Polonia. Il vescovo eletto è nato a Hermanowka (Polonia) nel 1955 ed è stato ordinato sacerdote nel 1981. È stato proclamato dottore in Teologia Fondamentale presso l'Università Cattolica di Lublin. È stato vicario parrocchiale, prefetto di disciplina nel Seminario Maggiore di Bialystok, e padre spirituale nello stesso seminario. Attualmente era professore nel Seminario Maggiore, padre spirituale del clero della arcidiocesi, promotore di giustizia davanti al tribunale metropolitano, membro del consiglio presbiterale e istruttore nelle questioni relative alla riduzione allo stato laicale.

-Arcivescovo Luigi Pezzuto come nunzio apostolico in Bosnia ed Herzegovina. L'arcivescovo è stato fino ad ora nunzio apostolico a El Salvador e in Belize.

venerdì 16 novembre 2012

IL PAPA RICEVE IL PRESIDENTE DELLA COSTA D'AVORIO

Città del Vaticano, 16 novembre 2012 (VIS). "Oggi, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza il Signor Alassane Ouattara, Presidente della Repubblica di Costa d'Avorio, che ha incontrato anche il Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, accompagnato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, Arcivescovo Dominique Mamberti".

"Nel corso dei colloqui, sono state rilevate le cordiali relazioni esistenti tra la Santa Sede e la Costa D'Avorio, nonché la convergenza di valutazioni sul contributo che la Chiesa può offrire al bene dell'intero Paese, incoraggiando la pace e promuovendo i diritti umani, il dialogo e la riconciliazione nazionale, unica via per favorire l'unità e lo sviluppo. Si è anche sottolineata la proficua collaborazione tra la Chiesa e lo Stato, tra l'altro nel settore della sanità e dell'educazione. Si è auspicata la conclusione del negoziato in vista di un Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica di Costa d'Avorio".

Nel prosieguo dei colloqui, si sono passate in rassegna alcune sfide regionali che attualmente incontra il Continente africano, seguite dal Signor Ouattara in qualità di Presidente della Comunità economica dei Paesi dell'Africa Occidentale".

MESSAGGIO DEL PAPA PER XXVIII GIORNATA MONDIALE GIOVENTǕ

Città del Vaticano, 16 novembre 2012 (VIS). "Andate e fate discepoli tutti i popoli!" è il titolo del Messaggio del Santo Padre in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù 2013, che si terrà a Rio de Janeiro (Brasile) il prossimo luglio 2013. Di seguito riportiamo alcuni estratti del Messaggio.

"Desidero anzitutto rinnovarvi l’invito a partecipare a questo importante appuntamento. La celebre statua del Cristo Redentore, che domina quella bella città brasiliana, ne sarà il simbolo eloquente: le sue braccia aperte sono il segno dell’accoglienza che il Signore riserverà a tutti coloro che verranno a Lui e il suo cuore raffigura l’immenso amore che Egli ha per ciascuno e per ciascuna di voi. Lasciatevi attrarre da Lui! Vivete questa esperienza di incontro con Cristo, insieme ai tanti altri giovani che convergeranno a Rio per il prossimo incontro mondiale! Lasciatevi amare da Lui e sarete i testimoni di cui il mondo ha bisogno".

1. Una chiamata pressante

"La storia ci ha mostrato quanti giovani, attraverso il dono generoso di se stessi, hanno contribuito grandemente al Regno di Dio e allo sviluppo di questo mondo, annunciando il Vangelo. Con grande entusiasmo, essi hanno portato la Buona Notizia dell’Amore di Dio manifestato in Cristo, con mezzi e possibilità ben inferiori a quelli di cui disponiamo al giorno d’oggi (...) Oggi non pochi giovani dubitano profondamente che la vita sia un bene e non vedono chiarezza nel loro cammino. Più in generale, di fronte alle difficoltà del mondo contemporaneo, molti si chiedono: io che cosa posso fare? La luce della fede illumina questa oscurità, ci fa comprendere che ogni esistenza ha un valore inestimabile, perché frutto dell’amore di Dio. Egli ama anche chi si è allontanato da Lui o lo ha dimenticato: ha pazienza e attende; anzi, ha donato il suo Figlio, morto e risorto, per liberarci radicalmente dal male. E Cristo ha inviato i suoi discepoli per portare a tutti i popoli questo annuncio gioioso di salvezza e di vita nuova".

La Chiesa, nel continuare questa missione di evangelizzazione, conta anche su di voi. Cari giovani, voi siete i primi missionari tra i vostri coetanei! Alla fine del Concilio Ecumenico Vaticano II, di cui quest’anno celebriamo il 50° anniversario, il Servo di Dio Paolo VI consegnò ai giovani e alle giovani del mondo un Messaggio che (...) concludeva con un appello: “Costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale” (...) Questo invito è di grande attualità. Stiamo attraversando un periodo storico molto particolare: il progresso tecnico ci ha offerto possibilità inedite di interazione tra uomini e tra popolazioni, ma la globalizzazione di queste relazioni sarà positiva e farà crescere il mondo in umanità solo se sarà fondata non sul materialismo ma sull’amore, l’unica realtà capace di colmare il cuore di ciascuno e di unire le persone. Dio è amore. L’uomo che dimentica Dio è senza speranza e diventa incapace di amare il suo simile. Per questo è urgente testimoniare la presenza di Dio affinché ognuno possa sperimentarla: è in gioco la salvezza dell’umanità e la salvezza di ciascuno di noi".

2. Diventate discepoli di Cristo

Questa chiamata missionaria vi viene rivolta anche per un’altra ragione: è necessaria per il nostro cammino di fede personale(...) Annunciando il Vangelo voi stessi crescete nel radicarvi sempre più profondamente in Cristo, diventate cristiani maturi. L’impegno missionario è una dimensione essenziale della fede: non si è veri credenti senza evangelizzare (...)Ma che cosa vuol dire essere missionari? Significa anzitutto essere discepoli di Cristo, ascoltare sempre di nuovo l’invito a seguirlo, l’invito a guardare a Lui (...)Vi consiglio di fare memoria dei doni ricevuti da Dio per trasmetterli a vostra volta. Imparate a rileggere la vostra storia personale, prendete coscienza anche della meravigliosa eredità delle generazioni che vi hanno preceduto (...) Non dimentichiamolo mai: facciamo parte di una catena immensa di uomini e donne che ci hanno trasmesso la verità della fede e contano su di noi affinché altri la ricevano. Non dimentichiamolo mai: facciamo parte di una catena immensa di uomini e donne che ci hanno trasmesso la verità della fede e contano su di noi affinché altri la ricevano. L’essere missionari presuppone la conoscenza di questo patrimonio ricevuto, che è la fede della Chiesa: è necessario conoscere ciò in cui si crede, per poterlo annunciare”

3. Andate!

Gesù ha inviato i suoi discepoli in missione con questo mandato: 'Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato'. Evangelizzare significa portare ad altri la Buona Notizia della salvezza e questa Buona Notizia è una persona: Gesù Cristo (...)Più conosciamo Cristo, più desideriamo annunciarlo. Più parliamo con Lui, più desideriamo parlare di Lui. Più ne siamo conquistati, più desideriamo condurre gli altri a Lui (...)È dunque lo Spirito d’amore l’anima della missione: ci spinge ad uscire da noi stessi, per “andare” ed evangelizzare. Cari giovani, lasciatevi condurre dalla forza dell’amore di Dio, lasciate che questo amore vinca la tendenza a chiudersi nel proprio mondo, nei propri problemi, nelle proprie abitudini”.

4.Raggiungete tutti i popoli.

Cristo risorto ha mandato i suoi discepoli a testimoniare la sua presenza salvifica a tutti i popoli, perché Dio nel suo amore sovrabbondante, vuole che tutti siano salvi e nessuno sia perduto. Cari amici, volgete gli occhi e guardate intorno a voi (...). I 'popoli' ai quali siamo inviati non sono soltanto gli altri Paesi del mondo, ma anche i diversi ambiti di vita: le famiglie, i quartieri, gli ambienti di studio o di lavoro, i gruppi di amici e i luoghi del tempo libero. L’annuncio gioioso del Vangelo è destinato a tutti gli ambiti della nostra vita, senza alcun limite (..)Vorrei sottolineare due campi in cui il vostro impegno missionario deve farsi ancora più attento. Il primo è quello delle comunicazioni sociali, in particolare il mondo di internet. (...) A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo “continente digitale (...)Il secondo ambito è quello della mobilità. Oggi sono sempre più numerosi i giovani che viaggiano, sia per motivi di studio o di lavoro, sia per divertimento. Ma penso anche a tutti i movimenti migratori, con cui milioni di persone, spesso giovani, si trasferiscono e cambiano Regione o Paese per motivi economici o sociali. Anche questi fenomeni possono diventare occasioni provvidenziali per la diffusione del Vangelo".

5. Fate discepoli!

L’annuncio di Cristo non passa solamente attraverso le parole, ma deve coinvolgere tutta la vita e tradursi in gesti di amore. L’essere evangelizzatori nasce dall’amore che Cristo ha infuso in noi; il nostro amore, quindi, deve conformarsi sempre di più al suo. Come il buon Samaritano, dobbiamo essere sempre attenti a chi incontriamo, saper ascoltare, comprendere, aiutare, per condurre chi è alla ricerca della verità e del senso della vita alla casa di Dio che è la Chiesa, dove c’è speranza e salvezza (...)I mezzi che abbiamo per “fare discepoli” sono principalmente il Battesimo e la catechesi. Ciò significa che dobbiamo condurre le persone che stiamo evangelizzando a incontrare Cristo vivente, in particolare nella sua Parola e nei Sacramenti: così potranno credere in Lui, conosceranno Dio e vivranno della sua grazia (...)Invocate lo Spirito Santo: Egli vi guiderà ad entrare sempre più nella conoscenza e nell’amore di Cristo e vi renderà creativi nel trasmettere il Vangelo"

6.Saldi nella fede

Quando vi sentite inadeguati, incapaci, deboli nell’annunciare e testimoniare la fede, non abbiate timore. L’evangelizzazione non è una nostra iniziativa e non dipende anzitutto dai nostri talenti, ma è una risposta fiduciosa e obbediente alla chiamata di Dio, e perciò si basa non sulla nostra forza, ma sulla sua. (...) Per questo vi invito a radicarvi nella preghiera e nei Sacramenti. L’evangelizzazione autentica nasce sempre dalla preghiera ed è sostenuta da essa: dobbiamo prima parlare con Dio per poter parlare di Dio (...)Sappiate trovare nell’Eucaristia la sorgente della vostra vita di fede e della vostra testimonianza cristiana (...). Ricorrete frequentemente al Sacramento della Riconciliazione. (...) E non esitate a ricevere il Sacramento della Confermazione o Cresima (...) Con l’Eucaristia, esso è il Sacramento della missione, perché ci dona la forza e l’amore dello Spirito Santo per professare senza paura la fede. Vi incoraggio inoltre a praticare l’adorazione eucaristica (...)Se seguirete questo cammino, Cristo stesso vi donerà la capacità di essere pienamente fedeli alla sua Parola e di testimoniarlo con lealtà e coraggio. A volte sarete chiamati a dare prova di perseveranza, in particolare quando la Parola di Dio susciterà chiusure od opposizioni. In certe regioni del mondo, alcuni di voi vivono la sofferenza di non poter testimoniare pubblicamente la fede in Cristo, per mancanza di libertà religiosa. E c’è chi ha già pagato anche con la vita il prezzo della propria appartenenza alla Chiesa. Vi incoraggio a restare saldi nella fede, sicuri che Cristo è accanto a voi in ogni prova".

7. Con tutta la Chiesa.

Per restare saldi nella confessione della fede cristiana là dove siete inviati, avete bisogno della Chiesa. Nessuno può essere testimone del Vangelo da solo. Gesù ha inviato i suoi discepoli in missione insieme (...) È dunque sempre come membri della comunità cristiana che noi offriamo la nostra testimonianza, e la nostra missione è resa feconda dalla comunione che viviamo nella Chiesa: dall’unità e dall’amore che abbiamo gli uni per gli altri ci riconosceranno come discepoli di Cristo”.

8.”Eccomi, Signore”!

In conclusione, cari giovani, vorrei invitarvi ad ascoltare nel profondo di voi stessi la chiamata di Gesù ad annunciare il suo Vangelo. Come mostra la grande statua di Cristo Redentore a Rio de Janeiro, il suo cuore è aperto all’amore verso tutti, senza distinzioni, e le sue braccia sono tese per raggiungere ciascuno. Siate voi il cuore e le braccia di Gesù! Andate a testimoniare il suo amore, siate i nuovi missionari animati dall’amore e dall’accoglienza! (...)La Chiesa ha fiducia in voi e vi è profondamente grata per la gioia e il dinamismo che portate: usate i vostri talenti con generosità al servizio dell’annuncio del Vangelo! Sappiamo che lo Spirito Santo si dona a coloro che, in umiltà di cuore, si rendono disponibili a tale annuncio (...) Questo appello, che rivolgo ai giovani di tutta la terra, assume un rilievo particolare per voi, cari giovani dell’America Latina! Infatti, alla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano che si è svolta ad Aparecida nel 2007, i Vescovi hanno lanciato una 'missione continentale'. E i giovani, che in quel continente costituiscono la maggioranza della popolazione, rappresentano una forza importante e preziosa per la Chiesa e per la società (...)Trasmettete ai vostri coetanei del mondo intero l’entusiasmo della vostra fede!".


UDIENZE

Città del Vaticano, 16 novembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto oggi in udienza undici Presuli della Conferenza Episcopale di Francia, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- Il Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Paris con i Vescovi Ausiliari:

- Il Vescovo Jérôme Beau, di Privata.
- Il Vescovo Eric de Moulins-Beaufort.
- Il Vescovo Renauld de Dinechin.
- Il Vescovo Michel Santier, di Créteil.

- Il Vescovo Michel Dubost, C.I.M., di Evry-Corbeil-Essonnes.

- Il Vescovo Jean-Yves Nahmias, di Meaux.

- Il Vescovo Gérard Daucourt, di Nanterre.

- Il Vescovo Pascal Delannoy, di Saint-Denis.

- Il Vescovo Eric Aumonier, di Versailles.

- Il Vescovo Luc Ravel, C.R.S.V., Ordinario Militare.

- Il Vescovo Grégoire Ghabroyan, Vescovo di Sainte-Croix de Paris degli Armeni; Visitatore Apostolico per i fedeli Armeni cattolici residenti in Europa Occidentale sprovvisti di Ordinario proprio.

Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà l'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

ALTRI ATTI PONTFICI

Città del Vaticano, 16 novembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Javier Salinas Viñals, Vescovo di Mallorca (superficie: 3.689; popolazione: 361.000; cattolici: 668.810; sacerdoti: 333; religiosi: 948; diaconi permanenti: 11), Spagna. È stato finora Vescovo di Tortosa (Spagna).

giovedì 15 novembre 2012

META DELL'ECUMENISMO È L'UNITÀ DEI CRISTIANI DIVISI

Città del Vaticano, 15 novembre 2012 (VIS). Gli stretti legami che esistono tra il compito dell'evangelizzazione e il superamento delle divisioni esistenti fra i cristiani è stato il tema centrale del discorso che il Santo Padre ha rivolto questa mattina ai membri e consultori del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani in occasione dell'assemblea plenaria dedicata al tema: "L'importanza dell'ecumenismo per la nuova evangelizzazione".

Non si può perseguire un autentico cammino ecumenico, ha detto il Papa "ignorando la crisi di fede che stanno attraversando vaste regioni del pianeta, tra cui quelle che per prime accolsero l’annuncio del Vangelo e dove la vita cristiana è stata per secoli fiorente. D’altra parte, non possono essere ignorati i numerosi segni che attestano il permanere di un bisogno di spiritualità, che si manifesta in diversi modi. La povertà spirituale di molti dei nostri contemporanei, che non percepiscono più come privazione l’assenza di Dio dalla loro vita, rappresenta una sfida per tutti i cristiani".

"In questo contesto, a noi credenti in Cristo viene chiesto di ritornare all’essenziale, al cuore della nostra fede, per rendere insieme testimonianza al mondo del Dio vivente (...) Non dobbiamo dimenticare ciò che ci unisce, cioè la fede in Dio, Padre e Creatore, che si è rivelato nel Figlio Gesù Cristo, effondendo lo Spirito che vivifica e santifica. Questa è la fede del Battesimo che abbiamo ricevuto ed è la fede che, nella speranza e nella carità, possiamo insieme professare".

"Alla luce della priorità della fede si comprende anche l’importanza dei dialoghi teologici e delle conversazioni con le Chiese e Comunità ecclesiali in cui la Chiesa cattolica è impegnata. Anche quando non si intravede, in un immediato futuro, la possibilità del ristabilimento della piena comunione, essi permettono di cogliere, insieme a resistenze e ostacoli, anche ricchezze di esperienze, di vita spirituale e di riflessioni teologiche, che diventano stimolo per una sempre più profonda testimonianza".

La meta dell’ecumenismo, ha sottolineato Benedetto XVI è "l’unità visibile tra i cristiani divisi". Per perseguire tale obiettivo noi dobbiamo impegnarci "con tutte le nostre forze, ma dobbiamo anche riconoscere che, in ultima analisi, questa unità è dono di Dio, può venire solamente dal Padre mediante il Figlio, perché la Chiesa è la sua Chiesa. In questa prospettiva, appare l’importanza di invocare l’unità visibile dal Signore, ma emerge anche come la ricerca di tale meta sia rilevante per la nuova evangelizzazione".

"Il fatto di camminare insieme verso questo traguardo è una realtà positiva, a condizione, però, che le Chiese e Comunità ecclesiali non si fermino lungo la strada, accettando le diversità contraddittorie come qualcosa di normale o come il meglio che si possa ottenere. È invece nella piena comunione nella fede, nei sacramenti e nel ministero, che si renderà evidente in modo concreto la forza presente ed operante di Dio nel mondo".

"L’unità è, da un lato, frutto della fede e, dall’altro, un mezzo e quasi un presupposto per annunciare in modo sempre più credibile la fede a coloro che non conoscono ancora il Salvatore o che, pur avendo ricevuto l’annuncio del Vangelo, hanno quasi dimenticato questo dono prezioso. Il vero ecumenismo, riconoscendo il primato dell’azione divina, esige innanzitutto pazienza, umiltà, abbandono alla volontà del Signore. Alla fine, ecumenismo e nuova evangelizzazione richiedono entrambi il dinamismo della conversione, inteso come sincera volontà di seguire Cristo e di aderire pienamente alla volontà del Padre".

UDIENZE

Città del Vaticano, 15 novembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza undici Presuli della Conferenza Episcopale di Francia, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- L'Arcivescovo Thierry Jordan, di Reims.

- Il Vescovo Jean-Luc Bouilleret, di Amiens.

- Il Vescovo Jacques Benoit-Gonnin, di Beauvais.

- Il Vescovo Gilbert Louis, di Châlons.

- Il Vescovo Philippe Gueneley, di Langres.

Il Vescovo Hervé Giraud, di Soissons.

- Il VEscovo Marc Stenger, di Troyes.

- L'Arcivescovo Laurent Ulrich, di Lille, con l'Ausiliare Vescovo Gérard Coliche.

- Il Vescovo Jean-Paul Jaeger, di Arras.

- L'Arcivescovo François Garnier, di Cambrai.

Nella giornata di ieri, al termine dell'Udienza Generale, il Santo Padre si è intrattenuto a colloquio con l'ex primo ministro libanese, Signor Saad Hariri, in visita da ieri in Vaticano. Successivamente il Signor Hariri ha avuto un incontro anche con il Segretario per i Rapporti con gli Stati, Arcivescovo Dominique Mamberti.

mercoledì 14 novembre 2012

TRE VIE PER ARRIVARE ALLA CONOSCENZA DI DIO: IL MONDO, L'UOMO E LA FEDE

Città del Vaticano, 14 novembre 2012 (VIS). Tre vie per arrivare alla conoscenza di Dio: il mondo, l'essere umano e la fede, è stato il tema della catechesi di Benedetto XVI per l'Udienza Generale del Mercoledì, tenutasi nell'Aula Paolo VI.

"Vorrei ricordare (...) - ha detto il Santo Padre - che l’iniziativa di Dio precede sempre ogni iniziativa dell’uomo e, anche nel cammino verso di Lui, è Lui per primo che ci illumina, ci orienta e ci guida, rispettando sempre la nostra libertà. (...) Dio (...) non si stanca di cercarci, è fedele all’uomo che ha creato e redento, rimane vicino alla nostra vita, perché ci ama. È questa una certezza che ci deve accompagnare ogni giorno (...)".

"Oggi, lo sappiamo, non mancano le difficoltà e le prove per la fede, spesso poco compresa, contestata, rifiutata. (...) Nel passato, in Occidente, in una società ritenuta cristiana, la fede era l’ambiente in cui si muoveva; il riferimento e l’adesione a Dio erano, per la maggioranza della gente, parte della vita quotidiana. Piuttosto era colui che non credeva a dover giustificare la propria incredulità. Nel nostro mondo, la situazione è cambiata e sempre di più il credente deve essere capace di dare ragione della sua fede. (...) Nei nostri tempi si è verificato un fenomeno particolarmente pericoloso per la fede: c’è infatti una forma di ateismo che definiamo, appunto, 'pratico', nel quale non si negano le verità della fede o i riti religiosi, ma semplicemente si ritengono irrilevanti per l’esistenza quotidiana, staccati dalla vita, inutili. Spesso, allora, si crede in Dio in modo superficiale, e si vive 'come se Dio non esistesse'. (...) Alla fine, però, questo modo di vivere risulta ancora più distruttivo, perché porta all’indifferenza verso la fede e verso la questione di Dio".

"In realtà, l’uomo, separato da Dio, è ridotto a una sola dimensione, quella orizzontale, e proprio questo riduzionismo è una delle cause fondamentali dei totalitarismi che hanno avuto conseguenze tragiche nel secolo scorso, come pure della crisi di valori che vediamo nella realtà attuale. Oscurando il riferimento a Dio, si è oscurato anche l’orizzonte etico".

"Di fronte a questo quadro, la Chiesa, fedele al mandato di Cristo, non cessa mai di affermare la verità sull’uomo e sul suo destino. (...) Quali risposte, allora è chiamata a dare la fede, con 'dolcezza e rispetto', all’ateismo, allo scetticismo, all’indifferenza verso la dimensione verticale, affinché l’uomo del nostro tempo possa continuare ad interrogarsi sull'esistenza di Dio e a percorrere le vie che conducono a Lui? Vorrei accennare ad alcune vie, che derivano sia dalla riflessione naturale, sia dalla stessa forza della fede. Le vorrei molto sinteticamente riassumere in tre parole: il mondo, l’uomo, la fede".

Relativamente alla prima di queste vie, il mondo, il Papa ha sottolineato che si deve "recuperare e far recuperare all’uomo d’oggi la capacità di contemplare la creazione, la sua bellezza, la sua struttura. Il mondo non è un magma informe, ma più lo conosciamo e più ne scopriamo i meravigliosi meccanismi, più vediamo un disegno, vediamo che c’è un’intelligenza creatrice. Albert Einstein disse che nelle leggi della natura 'si rivela una ragione così superiore che tutta la razionalità del pensiero e degli ordinamenti umani è al confronto un riflesso assolutamente insignificante'".

Per illustrare la seconda via, l'uomo, Benedetto XVI, citando il Catechismo della Chiesa Cattolica, ha detto: 'Con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all’infinito e alla felicità, l’uomo si interroga sull’esistenza di Dio'".
Infine la fede: "Chi crede è unito a Dio, è aperto alla sua grazia, alla sua forza della carità (...) la sua fede non ha timore di mostrarsi nella vita quotidiana, è aperta al dialogo che esprime profonda amicizia per il cammino di ogni uomo, e sa aprire luci di speranza al bisogno di riscatto, di felicità, di futuro. La fede, infatti, è incontro con Dio che parla e opera nella storia. (...) Un cristiano, una comunità che siano operosi e fedeli al progetto di Dio che ci ha amati per primo costituiscono una via privilegiata per quanti sono nell'indifferenza o nel dubbio circa la sua esistenza e la sua azione"

Oggi molti hanno una concezione limitata della fede cristiana, perché la identificano con un mero sistema di credenze e di valori e non tanto con la verità di un Dio rivelatosi nella storia, desideroso di comunicare con l’uomo a tu per tu, in un rapporto d’amore con lui. In realtà, a fondamento di ogni dottrina o valore c’è l’evento dell’incontro tra l’uomo e Dio in Cristo Gesù. Il Cristianesimo, prima che una morale o un’etica, è l’avvenimento dell’amore, è l’accogliere la persona di Gesù", ha concluso Benedetto XVI.


COMMEMORAZIONE VISITA BEATO GIOVANNI PAOLO II AL PARLAMENTO ITALIANO

Città del Vaticano, 14 novembre 2012 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato a nome del Santo Padre, un messaggio al Senatore Renato Schifani, Presidente del Senato ed all'Onorevole Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati, in occasione della commemorazione dei dieci anni della visita al Parlamento italiano del Beato Giovanni Paolo II.

"La riunione in seduta pubblica comune del 14 novembre 2002 nell’Aula di Montecitorio costituisce una pagina memorabile nella storia dei rapporti tra l’Italia e la Santa Sede, evento avvalorato dall’autorevolezza della venerabile figura del Beato Pontefice, che volle fortemente quell’incontro, malgrado le sue già precarie condizioni di salute".

"A dieci anni di distanza, in un contesto sociale reso più arduo dalle conseguenze della crisi economica allora già avvertita, occorre ricordare l’invito ad attingere dalla linfa vitale del cristianesimo, che anima l’identità sociale e culturale dell’Italia e la sua missione in Europa e nel mondo. Questo patrimonio spirituale ed etico può sempre offrire, anche nei momenti difficili, risorse adeguate per il rinnovamento delle coscienze e per il concorde orientamento al bene comune, innanzitutto da parte di coloro che sono chiamati a far parte di codesto Parlamento".

"Per questo, il Sommo Pontefice auspica che la costante collaborazione tra l’Italia e la Santa Sede, come pure tra lo Stato e la Chiesa che è in Italia continui a sostenere il cammino della Nazione italiana, in particolare le famiglie, nel loro primario ruolo educativo e sociale, e tutti i cittadini, specialmente nel senso di responsabilità civile".


IL 20 NOVEMBRE PRESENTAZIONE "L'INFANZIA DI GESÙ" DI BENEDETTO XVI

Città del Vaticano, 14 novembre 2012 (VIS). La Libreria Editrice Vaticana e la Casa Editrice Rizzoli hanno annunciato oggi che il 20 novembre prossimo si terrà la presentazione alla stampa internazionale del volume "L'infanzia di Gesù", il terzo volume della trilogia Gesù di Nazareth, di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.

Il volume sarà presentato nella Sala Pio X (Via dell'Ospedale, 1), alle 11:00 di martedì 20 novembre. Interverranno il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura; la Professoressa Maria Clara Bingemer, docente di teologia alla Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro; Don Giuseppe Costa, S.D.B., Direttore della Libreria Editrice Vaticana; il Dottor Paolo Mieli, Presidente di Rcs Libri ed il Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che introduce e modera.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 14 novembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignore José Avelino Bettencourt, Capo del Protocollo della Segreteria di Stato, finora Consigliere di Nunziatura presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati.

- Il Padre Darci José Nicioli, C.SS.R., Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Aparecida (superficie: 1.300; popolazione: 198.000; cattolici: 167.800; sacerdoti: 102; religiosi: 363; diaconi permanenti: 2), Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1959 a Jacutinga (Brasile), ha emesso la prima professione nella Congregazione del Santissimo Redentore (Redentoristi) nel 1982 ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. Dal 1988 al 1989 è stato Vicario Parrocchiale della Parrocchia “Nossa Senhora do Perpétuo Socorro”, a São Paulo; dal 1989 al 1990 Professore di Teologia presso l’Instituto Teológico São Paulo” (ITESP), Facoltà di Teologia “Nossa Senhora da Assunção” e presso l’Istituto di Teologia e Scienze Religiose della Pontificia Università Cattolica di Campinas (1989-1990); dal 1989 al 1996 è stato Rettore del Seminario di Filosofia a Campinas (1989-1996); dal 1990 al 1996 è stato Vicario Parrocchiale della Parrocchia “São José Operário” a Campinas; nel 1996 Superiore della Comunità religiosa di Campinas; dal 1997 al 2005 è stato Amministratore del Santuario Nazionale di Aparecida; nel 2003 Consigliere Provinciale della Provincia Redentorista di São Paulo; dal 2005 al 2008 è stato Superiore della Casa Generalizia della Congregazione a Roma; è stato finora Rettore e Amministratore del Santuario Nazionale di “Nossa Senhora da Conceição Aparecida”, nell’arcidiocesi di Aparecida, Superiore della Comunità religiosa locale e Vice-Provinciale Redentorista.


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