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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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venerdì 15 ottobre 2010

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato l’Arcivescovo Jose Serofia Palma, finora Arcivescovo Metropolita di Palo (Filippine), Arcivescovo Metropolita di Cebu (superficie: 5.088; popolazione: 4.016.000; cattolici: 3.624.000; sacerdoti: 760; religiosi: 2.445), Filippine. L’Arcivescovo Serofia Palma succede al Cardinale Ricardo J. Vidal, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi metropolitana, presentata per raggiunti limiti d’età.
NER:RE/ VIS 20101015 (80)

giovedì 14 ottobre 2010

QUINTA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2010 (VIS). La Quinta Congregazione Generale si è tenuta questo pomeriggio nell’Aula del Sinodo, con gli interventi dei Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Successivamente hanno avuto luogo gli interventi liberi in presenza del Santo Padre.
SUA BEATITUDINE NERSES BEDROS XIX TARMOUNI, PATRIARCA DI CILICIA DEGLI ARMENI, ARCIVESCOVO DI BEIRUT DEGLI ARMENI (LIBANO). “Il ritorno alla prima comunità cristiana ci mostra che i primi cristiani non hanno avuto una vita facile, esente dalle difficoltà e dalle avversità; al contrario, hanno subito oltraggi e persecuzioni. Ma questo non ha impedito loro di proclamare integralmente l’insegnamento di Gesù e di perdonare. Troviamo situazioni simili nel contesto attuale. I cristiani non illuminati dallo Spirito Santo credono di dover essere risparmiati dalle difficoltà. Si tratta di un fatto importante da sottolineare; in questo senso occorre rievangelizzare i nostri fedeli proponendo loro la fede vissuta nei primi secoli del cristianesimo. Ciò non significa che non sia necessario lottare per ristabilire la giustizia e la pace in Medio Oriente. Ma sarebbe sbagliato sostenere che, senza questa giustizia e questa pace, il cristiano non può vivere pienamente la sua fede o che deve emigrare. Peraltro, nessuno emigra per la ricerca di una vita cristiana migliore. Il cristiano convinto di essere chiamato, per il battesimo, a testimoniare la sua fede e che conduce una vita cristiana in comunità non ha come prima preoccupazione la ricerca del benessere materiale o della pace e neppure la fuga dai problemi per la tranquillità sua e dei suo cari. Anzi, prendendo esempio dalla testimonianza dei suoi antenati del Medio Oriente, lavora in gruppo con altri confratelli cristiani, per testimoniare con la vita e con l’esempio, per rendere più convincente il messaggio d’amore di Gesù”.
VESCOVO PAUL HINDER, O.F.M. CAP., VICARIO APOSTOLICO DI ARABIA (EMIRATI ARABI UNITI). “I due Vicariati della Penisola arabica, comprendenti Kuwait, Bahrein, Quatar, Emirati Arabi Uniti, Oman, Yemen e Arabia Saudita, non hanno cristiani nativi. I 3 milioni di cattolici su una popolazione di 65 milioni di abitanti sono tutti lavoratori migranti provenienti da un centinaio di Nazioni, per la maggior parte dalle Filippine e dall’India. Circa l’80% sono di rito latino, gli altri appartengono alle Chiese Cattoliche Orientali. Entrambi i Vicari Apostolici sono di rito latino; l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini ha lo ‘ius commissionis’ per il territorio; i due terzi degli 80 sacerdoti sono Frati Cappuccini di India, Filippine, Europa e America, appartenenti a differenti riti. (...) Presenza cattolica nei Paesi arabi con l’Islam come religione di stato: leggi severe sull’immigrazione (restrizione del numero dei sacerdoti) e sistema di sicurezza. Diritti individuali e assistenza sociale molto limitati. Nessuna libertà di religione (nessun musulmano può convertirsi, ma i cristiani sono benvenuti nell’Islam), limitata libertà di culto in luoghi designati, concessi da governanti benevoli (eccetto in Arabia Saudita)”.
ARCIVESCOVO ELIE BÉCHARA HADDAD, B.S., DI SIDONE DEI GRECO-MELKITI (LIBANO). “La vendita dei terreni dei cristiani in Libano sta diventando un fenomeno pericoloso che rischia di minacciare la presenza cristiana fino ad annientarla nei prossimi anni. Per porre rimedio a questo fenomeno, proponiamo di: creare una strategia di solidarietà tra le Chiese legate alla Santa Sede; modificare il discorso della Chiesa nei confronti dell’Islam al fine di distinguere nettamente tra Islam e fondamentalismo. Ciò favorisce il nostro dialogo con i musulmani in modo da aiutarci a perseverare nella nostra terra; passare dal concetto di aiuto ai cristiani d’Oriente al concetto di sviluppo per radicarli nelle proprie terre e trovare loro un lavoro. La nostra esperienza nella Diocesi di Saïda è emblematica in questo senso”.
VESCOVO ANTOINE AUDO, S.I., DI ALEP DEI CALDEI (SIRIA). “Nonostante la diminuzione del numero delle vocazioni, occorre mettere alla prova i candidati prima di ammetterli in seminario. Formare i seminaristi al significato profondo di ciascuna liturgia ed essere capaci di apertura all’universalità della Chiesa. Nella teologia, basarsi sul Vaticano II, rispondere alle questioni della modernità nel contesto arabo-musulmano, prestando particolare attenzione all’uso corretto della lingua araba. Infine, seguendo e sulla base dei suggerimenti di Benedetto XVI, dare importanza a una formazione dottrinale solida e viva, che si traduca nella vita quotidiana. (...) Imparare a pregare, insegnare il catechismo, seguire le famiglie, ascoltare le confessioni sono elementi vitali di questa formazione. Accompagnamento pastorale e spirituale durante l’esercizio del ministero sacerdotale. (...) Considerare con obiettività le necessità dei sacerdoti ed arrivare a una compatibilità trasparente della diocesi che aiuti a sviluppare la fiducia fra i sacerdoti e i fedeli. Che la Congregazione per le Chiese Orientali aiuti ogni patriarcato e diocesi a creare un sistema di assicurazione per la malattia e la vecchiaia. Le risorse ci sono, mancano le competenze e il rigore”.
ARCIVESCOVO BERHANEYESUS DEMEREW SOURAPHIEL, C.M., DI ADDIS ABEBA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA CHIESA ETIOPICA, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (ETIOPIA E ERITREA) (ETIOPIA). “L’Etiopia ha circa 80 milioni di abitanti, metà dei quali di età inferiore ai 25 anni. La grande sfida che il Paese affronta è la povertà con le sue conseguenze, quali la disoccupazione. Molti giovani, desiderosi di fuggire la povertà, cercano con ogni mezzo di emigrare. Quelli che emigrano nel Medio Oriente sono per lo più giovani donne che vanno, legalmente o illegalmente, in cerca di un impiego come lavoratrici domestiche, perché la maggior parte di esse non ha alcuna formazione professionale. Per poter facilitare il viaggio, i cristiani cambiano i loro nomi cristiani in nomi musulmani e si vestono come musulmani, in modo da facilitare la procedura dei loro visti. In questo modo i cristiani sono indirettamente forzati a rinnegare le loro radici e la loro eredità cristiane. (...) Anche se ci sono casi eccezionali in cui i lavoratori sono trattati bene e con gentilezza, la grande maggioranza è vittima di sfruttamento e abusi. (...) Sembra che ai cristiani che muoiono in Arabia Saudita non sia permesso di esservi seppelliti; i loro corpi sono trasportati in volo in Etiopia per la sepoltura. Si potrebbe chiedere alle autorità saudite di concedere un cimitero per i cristiani dell’Arabia Saudita? Molti etiopici si rivolgono alle Chiese cattoliche del Medio Oriente per aiuto e assistenza. Desidero ringraziare le gerarchie cattoliche del Medio Oriente che stanno facendo del loro meglio per assistere le vittime di abuso e sfruttamento. Siamo grati, per esempio, per il grande lavoro della Caritas del Libano. La moderna emigrazione è considerata come una ‘moderna schiavitù’. Ma ricordiamo che gli emigrati di oggi saranno domani cittadini e leader nei Paesi ospiti o nella loro patria”.
Successivamente il Presidente Delegato di turno ha dato la parola all’Invitato Speciale, Rabbino David Rosen, Consigliere del Gran Rabbinato di Israele, Direttore del “Dipartimento per gli Affari Interreligiosi del Comitato Ebraico- Americano e dell’Istituto Heilbrunn per la Comprensione Interreligiosa Internazionale” (Israele), che ha parlato su: “Rapporti Ebrei-Cristiani e Medio Oriente”.
Di seguito riportiamo alcuni estratti del discorso:
“Oggi il rapporto tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico vive una fortunata trasformazione – si potrebbe affermare senza precedenti storici. Nelle sue parole nella Grande Sinagoga di Roma il gennaio scorso, Sua Santità Papa Benedetto XVI ha ricordato l’insegnamento del Concilio Ecumenico Vaticano II come un “punto fermo a cui riferirsi costantemente nel nostro atteggiamento e nei nostri rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa”.
(...) “Fino a poco tempo fa la maggior parte della società israeliana è stata alquanto inconsapevole dei profondi cambiamenti dei rapporti fra cattolici e ebrei. Tuttavia questa situazione ha cominciato a cambiare in modo significativo nell’ultimo decennio per diversi motivi, di cui due sono specialmente degni di nota. Il primo è l’impatto della visita del compianto Papa Giovanni Paolo II nell’anno 2000, a seguito dello stabilimento di rapporti diplomatici bilaterali tra Israele e la Santa Sede sei anni prima. (...) Il potere delle immagini, il significato delle quali Papa Giovanni Paolo II comprendeva bene, ha rivelato chiaramente alla maggioranza della società israeliana la trasformazione che aveva avuto luogo negli atteggiamenti dei cristiani riguardo al popolo ebraico, con il quale il Papa aveva mantenuto e avrebbe continuato a mantenere mutua amicizia e rispetto. Per Israele vedere il Papa al Muro del Pianto, ciò che era rimasto del Secondo Tempio, stare in piedi nel rispetto della tradizione ebraica, porvi il testo che aveva composto per una liturgia di perdono che aveva avuto luogo due settimane prima qui a, San Pietro, impetrando il perdono Divino per i peccati commessi contro gli Ebrei nei secoli, ha avuto un effetto straordinario e commovente. Gli ebrei israeliani hanno ancora molta strada da fare per superare la negatività del passato, ma non c’è dubbio che gli atteggiamenti sono mutati da quella storica visita”. “L’altro importante fattore è l’influsso di altri cristiani che hanno raddoppiato l’assetto demografico della popolazione cristiana in Israele. Mi riferisco prima di tutto ai circa cinquantamila cristiani praticanti immigrati in Israele negli ultimi venti anni dall’ex Unione Sovietica. (...) Tuttavia c’è una terza significativa popolazione cristiana in Israele la cui permanenza legale è alle volte problematica. Si tratta di migliaia di cristiani praticanti su quasi un quarto di milione di lavoratori immigrati provenienti dalle Filippine, dall’Europa Orientale, dall’America Latina e dall’Africa Sub-Sahariana. Molti di loro sono ospiti nel Paese legalmente e temporaneamente. (...) La ragguardevole presenza cristiana in questa popolazione mantiene una vita religiosa viva e costituisce una significativa terza dimensione della realtà cristiana nell’Israele di oggi. Questi fattori hanno contribuito, fra gli altri, ad una crescente familiarità in Israele con il cristianesimo odierno”.
“I cristiani in Israele sono ovviamente in una situazione molto diversa rispetto alle altre comunità sorelle in Terra Santa, parte integrante della società palestinese che lotta per la propria indipendenza, inevitabilmente e quotidianamente coinvolti nel conflitto israelo-palestinese. (...) È giusto e opportuno che questi cristiani palestinesi esprimano le loro sofferenze e speranze sulla situazione. (...) La condizione dei Palestinesi in generale e dei Palestinesi cristiani in particolare dovrebbe essere di grande preoccupazione per gli Ebrei di Israele e della Diaspora. Per cominciare, specialmente l’ebraismo ha portato il riconoscimento al mondo che ogni persona umana è creata a immagine di Dio. (...) Noi abbiamo una speciale responsabilità in particolare per il nostro prossimo che soffre. Questa responsabilità è ancora maggiore quando le sofferenze derivano da un conflitto del quale noi siamo una parte e paradossalmente precisamente dove abbiamo il dovere morale e religioso di proteggerci e difenderci. (...) La responsabilità ebraica di assicurare che le comunità cristiane fioriscano fra di noi, nel rispetto del fatto che la Terra Santa è la terra della nascita della Cristianità e dei Luoghi Santi, è rafforzato dalla nostra riscoperta e crescente fraternità”.
“Tuttavia anche oltre la nostra particolare relazione, i cristiani come minoranza, nel contesto ebraico e musulmano, ricoprono un ruolo speciale per le nostre società. La situazione delle minoranze è sempre una profonda riflessione della condizione sociale e morale di una società nel suo complesso. Il benessere delle comunità cristiane in Medio Oriente è una specie di barometro delle condizioni morali dei nostri paesi. Il grado di diritti civili e religiosi e della libertà dei cristiani, certifica la salute o l’infermità delle rispettive società nel Medio Oriente. Inoltre come ho già indicato, i cristiani ricoprono un ruolo chiave nel promuovere la comprensione interreligiosa e la cooperazione nel Paese. Suggerirei che questa è precisamente la missione cristiana, contribuire a superare il pregiudizio e i fraintendimenti che agitano la Terra Santa”.
(...) “L’Instrumentum Laboris’ cita le parole di Benedetto XVI: ‘È importante da una parte avere dialoghi bilaterli – con gli Ebrei e con l’Islam – e anche un dialogo trilaterale’ . Quest’anno, per la prima volta, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e la Pontificia Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo hanno ospitato insieme con il Comitato Internazionale Ebraico per le Consultazioni Interreligiose (IJCIC) e la fondazione per le Tre Culture in Siviglia, Spagna, il nostro primo dialogo trilaterale. Questa è stata una grande gioia per me, (....) e spero con fervore che questo sia solo l’inizio di un dialogo trilaterale più esteso, per superare il sospetto, il pregiudizio e il fraintendimento, così che possiamo essere in grado di individuare i valori condivisi nella famiglia di Abramo per il benessere dell’umanità”.
SE/ VIS 20101014 (2040)

SESTA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTÀ DEL VATICANO, 14 OTT 2010 (VIS). Questa mattina si è svolta la Sesta Congregazione Generale, alla presenza del Papa e di 167 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato Sua Beatitudine Ignace Youssef III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano).
Riportiamo di seguito estratti di alcuni interventi:
SUA BEATITUDINE IGNACE YOUSSEF III YOUNAN, PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI SIRI (LIBANO). “Da duemila anni, e in particolare negli ultimi quattordici secoli, i cristiani, divenuti minoranza nei loro paesi, sono stati duramente provati nella loro testimonianza di fede fino al martirio. Il nostro amato Salvatore, prima della sua ultima offerta, difese la Verità, sinonimo del diritto inalienabile della persona alla libertà, offrendo la Sua salvezza per tutti, anche per coloro che si opponevano al suo messaggio d’amore incomparabile e universale. La nostra salvezza è aderire coraggiosamente al suo messaggio e proclamare, senza alcun timore la Verità nella vera carità. I nostri fedeli che nella regione tormentata del Medio Oriente hanno diritto a sperare, si aspettano molto da questo Sinodo. Sta a noi dare loro le ragioni della loro fede inseparabile dalla speranza nel nostro amato Salvatore, che ci rassicurati: ‘non temere, piccolo gregge’”.
ARCIVESCOVO CLAUDIO MARIA CELLI, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI (CITTÀ DEL VATICANO). “La cultura digitale è presente anche nelle diverse nazioni del Medio Oriente e nelle Chiese locali attraverso le TV, le radio, il cinema, i siti web e le reti sociali. Tutto questo spazio mediatico incide sulla vita quotidiana. (…) È necessaria la formazione degli agenti di pastorale. Certo, dei laici e in particolare dei giornalisti, ma non solo. È urgente la formazione dei seminaristi, non tanto alla tecnologia, che sanno gestire molto meglio di noi, ma alla comunicazione, alla comunione in questa cultura in veloce sviluppo. Senza dei sacerdoti e poi dei vescovi che capiscano la cultura odierna, ci sarà ancora un divario comunicativo che non favorisce la trasmissione della fede ai giovani nella Chiesa. Non basta costruire dei siti web; ci vuole una presenza che riesca a creare vincoli di comunicazione autentica, che apra dei ‘luoghi’ di aggregazione per la testimonianza della fede e del rispetto dell'altro. Ovviamente, ciò non significa trascurare l'incontro personale e la vita comunitaria presenziale; non si tratta di azioni alternative. Sono ormai, tutte e due, indispensabili per l'estensione del Regno di Dio”.
VESCOVO JEAN TEYROUZ, AUSILIARE DI CILICIA DEGLI ARMENI (LIBANO). “Il Papa Giovanni Paolo II chiede di mantenere e intensificare i rapporti tra le comunità cattoliche della diaspora e i diversi patriarcati. (…) Le Chiese ortodosse godono di maggiori poteri in tutte le questioni riguardanti il loro patriarcato. In una prospettiva ecumenica, il non concedere alle Chiese orientali cattoliche maggiori poteri giurisdizionali costituisce un ostacolo e rischia di farle scomparire un giorno. Non pianificare il futuro significa votarsi alla sconfitta. La vita ha il suo modo di punire i ritardatari. Invece, il fatto che queste Chiese abbiano maggiore giurisdizione, non è uno stimolo che favorisce l’unità delle Chiese? Concludendo, non è forse auspicabile che la Chiesa cattolica conceda maggiori poteri giurisdizionali ai patriarchi delle Chiese “sui iuris” per il bene di tutte le Chiese cattoliche e ortodosse?”.
ARCIVESCOVO GEORGES BOU-JAOUDÉ C.M., DI TRIPOLI DEI MARONITI (LIBANO). “L’“Instrumentum Laboris” ha fatto appena allusione al ruolo dei laici nella Chiesa e al loro rapporto con il clero e i Vescovi. Nella Chiesa maronita i laici hanno sempre partecipato alla vita della Chiesa attraverso le confraternite mariane. Allo stesso modo, alcuni laici sono sempre stati incaricati della gestione dei beni e delle proprietà della Chiesa; altri, ordinati sotto-diaconi, aiutavano nelle relazioni con l’autorità civile. Sono nati nuovi movimenti ispirati a quelli fondati in Occidente. Alcuni si sono inculturati all’interno delle Chiese orientali, altri non ancora. Le giornate mondiali della gioventù hanno dato vita a gruppi e commissioni di giovani nelle diocesi. Nel 1997 in Libano, si è svolto un congresso di laici, convocato dal Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici a Roma. Attualmente se ne sta preparando un altro su decisione dei Patriarchi cattolici d’Oriente”.
VESCOVO CAMILLO BALLIN, M.C.C.J., VICARIO APOSTOLICO DEL KUWAIT (KUWAIT). “Nella tradizione musulmana, il Golfo è la terra sacra del profeta dell’Islam, Maometto, e nessun’altra religione dovrebbe esistere lì. Come possiamo conciliare questa affermazione con la realtà delle nostre Chiese nel Golfo, in cui vivono circa tre milioni di cattolici? Essi provengono dai paesi asiatici e non solo. La realtà della loro presenza, che non può essere nascosta, mette in discussione l’affermazione musulmana. Non possiamo ridurre la nostra assistenza a questi fedeli unicamente alla celebrazione della messa della domenica, o anche quotidiana, e alle nostre omelie. Occorre recuperare l’aspetto missionario della Chiesa. Infatti, una Chiesa che non ha uno spirito missionario e che si ripiega su se stessa, sulle proprie devozioni e tradizioni, è destinata a vivere una vita che non è la vita ‘in abbondanza’ voluta dal Signore. In questo, le Congregazioni missionarie latine hanno un ruolo fondamentale da svolgere. È urgente accogliere i carismi, le nuove realtà ecclesiali riconosciute dalla Santa Sede anche se sono spesso considerate adatte solo per la Chiesa latina e poco o per niente adatte alle Chiese orientali. È importante formare i cristiani delle nostre Chiese a uno spirito veramente cattolico e universale, capace di spezzare il giogo del provincialismo (anche religioso), del nazionalismo (etnocentrico) e del razzismo (latente). Voglio rassicurare le loro Beatitudini i Patriarchi e tutti i nostri fratelli Vescovi che nel Golfo stiamo facendo tutto quanto è nelle nostre possibilità e che se foste voi stessi là non potreste fare di più. Chiediamo ai nostri fratelli musulmani di darci gli spazi necessari per poter pregare adeguatamente”.
ARCIVESCOVO PAUL NABIL EL-SAYAH, ESARCA PATRIARCALE DI ANTIOCHIA DEI MARONITI, DI HAIFA E TERRA SANTA, ESARCA PATRIARCALE A GERUSALEMME, IN PALESTINA E GIORDANIA (ISRAELE). “La questione ecumenica in Medio Oriente, in generale, e in Terra Santa, in particolare, è diventata una sfida di estrema importanza per tutta la Chiesa, dalla base al vertice del sua struttura. Abbiamo 13 Chiese principali a Gerusalemme, con confini fisici e psicologici assai ben delineati, le cui tradizioni e memorie sono più temprate che in qualsiasi altra parte del mondo. Lo scandalo delle nostre divisioni viene spesso trasmesso in diretta mondiale, soprattutto quando i conflitti scoppiano presso il Santo Sepolcro il Venerdì Santo, o nella chiesa della Natività, la mattina di Natale, sotto gli occhi dei mezzi di comunicazione internazionali. (…) La nostra identità di cristiani sarà sempre deficitaria se non ci sforziamo seriamente di rispettare l’agenda ecumenica. (…) La testimonianza non può essere data in modo autentico se le nostre chiese non sono insieme e non lavorano insieme. Affrontare le sfide ecumeniche non è un’opzione, per noi, bensì una necessità assoluta. (…) Vorrei esortare le nostre Chiese a fare i passi necessari per salvare il Consiglio delle Chiese Mediorientali che sembra essere sul punto di disintegrarsi. Esso è l’unico ombrello sotto cui possono ripararsi tutte insieme le nostre Chiese. Sarebbe una gran perdita per la causa ecumenica”. SE/ VIS 20101014 (1170)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di ieri il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Il Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Germania).
- Il Rabbino David Rosen, Direttore degli Affari Interreligiosi dell’American Jewish Committee e Consulente del Gran Rabbinato di Israele.
AP/ VIS 20101014 (50)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Gustavo Garcia-Siller, M.Sp.S., finora Ausiliare di Chicago (Stati Uniti d’America), Arcivescovo Metropolita di San Antonio (superficie: 60.036; popolazione: 2.196.159; cattolici: 695.079; sacerdoti: 381; religiosi: 1.025; diaconi permanenti: 348), Stati Uniti d’America. L’Arcivescovo eletto è nato nel 1956 a San Luis Potosi (Messico), è stato ordinato sacerdote nel 1984 per la Congregazione dei Missionari dello Spirito Santo ed ha ricevuto la consacrazione episcopale nel 2003.
NER/ VIS 20101014 (90)

mercoledì 13 ottobre 2010

QUARTA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di oggi ha avuto luogo la Quarta Congregazione Generale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Presidente Delegato di turno è stato Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano). Erano presenti 161 Padri Sinodali. Il Papa ha assistito agli interventi liberi al termine della sessione.

Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi:

SUA BEATITUDINE GREGORIOS III LAHAM, B.S., PATRIARCA DI ANTIOCHIA DEI GRECO-MELKITI, ARCIVESCOVO DI DAMASCO DEI GRECO-MELKITI (SIRIA) “La presenza cristiana nel mondo arabo è minacciata dai cicli di guerre che si abbattono su questa regione culla del cristianesimo. La causa principale è il conflitto israelo-palestinese: i movimenti fondamentalisti, il movimento Hamas, Hezbollah sono le conseguenze di questo conflitto come le discordie esterne, la lentezza nello sviluppo, il sorgere dell’odio, la perdita della speranza nei giovani che sono il 60% della popolazione dei paesi arabi. (...) Fra le conseguenze più pericolose del conflitto israelo-palestinese: l’emigrazione che farà della società araba una società di un solo colore, unicamente musulmana di fronte ad una società europea detta cristiana. Se questo accadesse e l’Oriente dovesse svuotarsi dei suoi cristiani, ciò vorrebbe dire che ogni occasione sarebbe propizia per un nuovo scontro delle culture, delle civiltà e anche delle religioni, uno scontro distruttivo fra l’Oriente arabo musulmano e l’Occidente cristiano”.

CARDINALE JOHN PATRICK FOLEY, GRAN MAESTRO DELL’ORDINE EQUESTRE DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME (CITTÀ DEL VATICANO). “Mentre molti, compresa la Santa Sede, hanno suggerito una soluzione a due della crisi israelo-palestinese, più passa il tempo più una tale soluzione diventa difficile, poiché la realizzazione di insediamenti israeliani e di infrastrutture sotto il controllo israeliano a Gerusalemme Est e in altre parti della Cisgiordania rendono sempre più arduo lo sviluppo di uno stato palestinese possibile e integrale. Durante lo storico pellegrinaggio del Santo Padre in Terra Santa dello scorso anno, ho avuto la possibilità di intrattenere brevi conversazioni con leader politici ai massimi livelli in Giordania, Israele e Palestina. Tutti loro hanno parlato del grande contributo alla comprensione reciproca dato dalle scuole cattoliche in quelle aree. Poiché le scuole cattoliche sono aperte a tutti e non solo ai cattolici e agli altri cristiani, vi vengono iscritti molti bambini musulmani e perfino alcuni bambini ebrei. Gli effetti sono evidenti e illuminanti. Si è generato un mutuo rispetto che, speriamo, porterà alla riconciliazione e perfino all’amore reciproco”.

SUA BEATITUDINE FOUAD TWAL, PATRIARCA DI GERUSALEMME DEI LATINI (GERUSALEMME). “La Chiesa Madre di Gerusalemme (...) custodisce per tutta la Chiesa i Luoghi Santi dei patriarchi, dei profeti, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e degli apostoli. (...) La Chiesa Madre di Gerusalemme deve dunque essere oggetto dell’amore, della preghiera e dell’attenzione di tutta la Chiesa, di tutti i vescovi, sacerdoti e fedeli del Popolo di Dio. Essere solidali con la Chiesa di Gerusalemme, vivere la comunione e la testimonianza di cui parla questo Sinodo deriva dai nostri doveri di pastori e dalla collegialità episcopale. Amare la Terra Santa implica la visita dei Luoghi Santi e l’incontro con la comunità locale. Amare la Terra Santa significa anche servirla: non lasciate la vostra Chiesa Madre sola e isolata. Aiutatela con le vostre preghiere, il vostro amore e la vostra solidarietà, evitando che diventi un grande museo a cielo aperto. Tacere per paura dinanzi alla situazione drammatica che conoscete sarebbe un peccato di omissione. D’altro canto, siamo molto riconoscenti alla Santa Sede, ai vescovi, ai sacerdoti e a tutti gli amici della Terra Santa per quanto fanno con generosità al fine di sostenerci spiritualmente e materialmente. (...) La comunità cristiana in Terra Santa (appena il 2% della popolazione) soffre per la violenza e l’instabilità. È una Chiesa del Calvario. Ha la grande responsabilità di perpetuare il messaggio di pace e di riconciliazione. Malgrado le difficoltà che sembrano insormontabili, crediamo in Dio, Signore della storia”.

ARCIVESCOVO BASILE GEORGES CASMOUSSA, DI MOSUL DEI SIRI (IRAQ). “Nei nostri paesi del Medio Oriente siamo delle piccolissime minoranze, già notevolmente devastate dai seguenti fattori: L’emigrazione galoppante, dove i cristiani perdono sempre più fiducia nei propri paesi storici. Le ondate di terrorismo, ispirate da ideologie religiose, intendere islamiche, o totalitarie, che negano il principio stesso della parità, a vantaggio di un negazionismo fondamentale che schiaccia le minoranze, delle quali i cristiani sono l’anello più debole. La preoccupante diminuzione delle nascite tra i cristiani dinanzi a una natalità sempre più alta tra i musulmani. L’ingiusta accusa mossa contro i cristiani di essere delle truppe assoldate o guidate da e per l’Occidente sedicente ‘cristiano’, considerati quindi come un corpo parassita della Nazione. (...) Ciò che accade oggi in Iraq ci ricorda quanto è accaduto in Turchia nella Prima Guerra Mondiale. È allarmante!”.

VESCOVO DIMITRIOS SALACHAS, ESARCA APOSTOLICO PER I CATTOLICI DI RITO BIZANTINO RESIDENTI IN GRECIA (GRECIA). “Il Codice orientale enuncia un principio generale, secondo il quale i fedeli delle Chiese orientali, anche se affidati (commissi) alla cura pastorale di un vescovo o del parroco di un'altra Chiesa ‘sui iuris’, inclusa qui anche la Chiesa latina, rimangono tuttavia sempre ascritti alla propria Chiesa, tenuti ad osservare ovunque nel mondo il proprio rito, inteso come patrimonio liturgico, spirituale e disciplinare proprio. (...) Il supremo legislatore ha dotato la Chiesa cattolica di due normative canoniche, cioè di due Codici, uno per la Chiesa latina e uno per le Chiese orientali, di cui si è celebrato in questi giorni il 20 anniversario della promulgazione. L'emigrazione perciò crea nuove urgenti necessità pastorali che richiedono una, anche se sommaria, conoscenza di questa normativa, cioè che i vescovi orientali conoscano la legislazione latina, e i vescovi latini la legislazione orientale. Il Vaticano II (OE) insegna che, salva restando l'unità della fede e l'unica divina costituzione della Chiesa universale, le Chiese d'oriente e le Chiese d'occidente hanno il diritto e il dovere di reggersi secondo le proprie discipline, più adatte al bene delle anime dei propri fedeli”.

PADRE JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, O.F.M., MINISTRO GENERALE DELL’ORDINE FRANCESCANO DEI FRATI MINORI (ITALIA). “Di fronte al triste spettacolo di tanti conflitti in Terra Santa e contro l'idea così diffusa che le religioni siano alla base di essi, noi cristiani siamo chiamati a mostrare al mondo che le religioni, vissute in autenticità, sono al servizio della comprensione tra diversi, al servizio della pace, e che forgiano cuori riconciliati e riconciliatori. (...) Nel contesto della nuova evangelizzazione vi sono quattro proposte: si elabori un catechismo unico per tutti i cattolici del Medio Oriente; si prendano iniziative concrete per una formazione adeguata alle esigenze della nuova evangelizzazione, e della situazione particolare del Medio Oriente, di tutti gli agenti di pastorale: sacerdoti, religiosi e laici; in continuità con l’Anno Paolino, si celebri un anno giovanneo in tutte le Chiese del Medio Oriente, se possibile con i fratelli delle Chiese non cattoliche; si potenzino gli studi biblici, specialmente attraverso i tre Istituti Biblici già presenti a Gerusalemme: la facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia dei francescani, l'Ecole Biblique dei domenicani, e l'Istituto biblico, dei Gesuiti. Inoltre, mi auguro che, davanti alla costante diminuzione dei Cristiani in Terra Santa, esca da questo Sinodo una parola di conforto per le comunità cristiane e particolarmente cattoliche che vivono in quelle terre. Sia il Sinodo un'occasione propizia per potenziare con forza il dialogo ecumenico ed interreligioso”.
SE/ VIS 20101013 (1220)

I PADRI SINODALI SI RIUNISCONO NEI CIRCOLI MINORI

CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina, mentre il Papa teneva l’Udienza Generale in Piazza San Pietro, i Padri Sinodali si sono riuniti in Circoli Minori o Gruppi Linguistici per scegliere i moderatori e i relatori e dare inizio al dibattito sulla “Relatio ante disceptationem”.

La quinta Congregazione Generale si terrà questo pomeriggio nell’Aula del Sinodo.
SE/ VIS 20101013 (70)

UDIENZA GENERALE: CAMMINO SPIRITUALE ANGELA DA FOLIGNO

CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell’Udienza Generale del Mercoledì alla Beata italiana Angela da Foligno (1248 ca. 1309). All’Udienza, tenutasi in Piazza San Pietro, hanno partecipato 25.000 persone.

“Oggi vorrei parlarvi della beata Angela da Foligno, una grande mistica medioevale vissuta nel XIII secolo” – ha detto Benedetto XVI – “Di solito, si è affascinati dai vertici dell’esperienza di unione con Dio che ella ha raggiunto, ma si considerano forse troppo poco i primi passi, la sua conversione, e il lungo cammino che l’ha condotta dal punto di partenza, il ‘grande timore dell’inferno’, fino al traguardo, l’unione totale con la Trinità”.

Angela nacque nel 1248 in una famiglia benestante, rimase orfana di padre, si sposò a vent’anni ed ebbe dei figli. La sua vita fu spensierata fino a quando alcuni avvenimenti, come il violento terremoto del 1279, un uragano, l’annosa guerra contro Perugina incisero sulla sua vita. Nel 1285 San Francesco d’Assisi le apparve in visione e Angela gli chiese consiglio in vista di una buona Confessione generale dei suoi peccati. Tre anni dopo in pochi mesi perse tutti i familiari, vendette i suoi beni per aderire, nel 1291, al Terz’Ordine di San Francesco.

Ne “Il Libro della beata Angela da Foligno”, il suo Frate confessore racconta la sua conversione. Al principio del suo cammino spirituale, la Beata ha un gran timore dell’inferno. “Questo ‘timore’ dell’inferno” – ha spiegato il Papa – “risponde al tipo di fede che Angela aveva al momento della sua ‘conversione’; una fede ancora povera di carità, cioè dell’amore di Dio. Pentimento, paura dell’inferno, penitenza aprono ad Angela la prospettiva della dolorosa ‘via della croce’ che (...) la porterà poi sulla ‘via dell’amore’.

“Angela sente di dover dare qualcosa a Dio per riparare i suoi peccati, ma lentamente comprende di non aver nulla da darGli, anzi di ‘essere nulla’ davanti a Lui; capisce che non sarà la sua volontà a darle l’amore di Dio, perché questa può solo darle il suo ‘nulla’, il ‘non amore’. (...) Nel suo cammino mistico, Angela comprende in modo profondo la realtà centrale: ciò che la salverà dalla sua ‘indegnità’ e dal ‘meritare l’inferno’ non sarà la sua ‘unione con Dio’ e il suo possedere la ‘verità’, ma Gesù crocifisso, ‘la sua crocifissione per me’, il suo amore. (...) Immedesimarsi, trasformarsi nell’amore e nelle sofferenze del Cristo crocifisso, identificarsi con Lui”.

“La conversione di Angela” – ha concluso il Pontefice – “iniziata da quella Confessione del 1285, arriverà a maturazione solo quando il perdono di Dio apparirà alla sua anima come il dono gratuito di amore del Padre, sorgente di amore. (...) Nell’itinerario spirituale di Angela il passaggio dalla conversione all’esperienza mistica, da ciò che si può esprimere all’inesprimibile, avviene attraverso il Crocifisso. (...) Tutta la sua esperienza mistica è, dunque, tendere ad una perfetta ‘somiglianza’ con Lui, mediante purificazioni e trasformazioni sempre più profonde e radicali. (...) Questa identificazione significa anche vivere ciò che Gesù ha vissuto: povertà, disprezzo, dolore (...) Un cammino altissimo, il cui segreto è la preghiera costante”.
AG/ VIS 20101013 (520)

MINATORI CILE, VITTIME KOLONTÁR, GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2010 (VIS). Al termine dell’Udienza Generale, nei saluti ai pellegrini, nelle diverse lingue, il Santo Padre parlando in spagnolo ha raccomandato alla Beata Angela da Foligno “con speranza i minatori della regione Atacama in Cile” ed ha detto, esprimendosi in lingua ungherese, di ricordare nelle sue preghiere “gli abitanti di Kolontár (Ungheria) che hanno dovuto abbandonare le loro case e tutti coloro che sono stati colpiti dal fango tossico, specialmente quanti hanno perso la vita”.

“Si avvicina l’anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II” – ha detto il Papa ai pellegrini polacchi – “Insieme a voi ringrazio Dio per la testimonianza della fede, della speranza e dell’amore che ci ha dato il mio grande predecessore sulla Sede di Pietro. Prego che i frutti della sua vita, del ministero e dell’insegnamento permangano nella Chiesa e nei cuori degli uomini”.
AG/ VIS 20101013 (150)

martedì 12 ottobre 2010

SECONDA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2010 (VIS). La Seconda Congregazione Generale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi ha avuto inizio nel pomeriggio di oggi alle 16:30 nell’Aula del Sinodo. Nel corso della sessione pomeridiana sono state presentate cinque relazioni per continente.

Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Alla sessione erano presenti 163 Padri Sinodali.


AFRICA: CARDINALE. POLYCARP PENGO, ARCIVESCOVO DI DAR-ES-SALAAM, PRESIDENTE DEL "SYMPOSIUM OF EPISCOPAL CONFERENCES OF AFRICA AND MADAGASCAR" (S.E.C.A.M.) (TANZANIA). “Il Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar ha un legame intrinseco con la Chiesa in Medio Oriente, soprattutto grazie alla Chiesa in Egitto, che fa parte sia dell’Africa che del Medio Oriente. (...) I cristiani emigrano dal Medio Oriente a causa di quelle che possono essere considerate situazioni di oppressione contro la fede cristiana in alcuni paesi del Medio Oriente. (...) Oggi nessun cristiano della costa dell’Africa orientale avverte l’obbligo di nascondere la propria identità cristiana, nonostante il fatto che l’Islam continui a essere la religione della maggioranza della popolazione. E anche gli insediamenti cristiani separati non sono più necessari. (...) Una collaborazione più stretta tra la Chiesa sub-Sahariana e la Chiesa nel Nord Africa e nel Medio Oriente resta e resterà sempre di importanza fondamentale per la sopravvivenza del Cristianesimo in entrambi i luoghi. Il SECAM rappresenta un eccellente strumento per tale cooperazione”.

NORD AMERICA: CARDINALE ROGER MICHAEL MAHONY, ARCIVESCOVO DI LOS ANGELES (STATI UNITI D'AMERICA). “Pur riconoscendo la loro unione con Roma, dovrebbero essere incoraggiate le relazioni interecclesiali non solo tra le Chiese ‘sui iuris’ in Medio Oriente, ma specialmente nella diaspora (IL par. 55). Constatando l’emorragia di cristiani dal Medio Oriente in Europa, in Australia e nelle Americhe, abbiamo cercato in vari modi di trasformare l’emigrazione in una nuova opportunità per sostenere questi cristiani, mentre si stabiliscono nella diaspora. (...) La sfida maggiore che affrontiamo con i nostri immigrati - siano essi cattolici medio orientali o cattolici vietnamiti fuggiti dal loro Paese per il Sud California, o cubani fuggiti da Cuba verso le coste di Miami - non è quella di aiutarli a vivere il mistero della ‘communio’ fra i cristiani e le varie Chiese cristiane. La sfida più grande è di aiutarli a rispondere alla grazia di dare testimonianza al Vangelo perdonando quei nemici che spesso sono la causa principale dell’aver lasciato la loro patria per trovare pace e giustizia sulle nostre coste”.

ASIA: ARCIVESCOVO ORLANDO B. QUEVEDO, O.M.I., DI COTABATO, SEGRETARIO GENERALE DELLA "FEDERATION OF ASIAN BISHOPS' CONFERENCES" (F.A.B.C.) (FILIPPINE). “In Asia noi siamo un ‘piccolo gregge’, meno del 3% su oltre tre miliardi di asiatici. Alla luce delle crescenti diffidenze religiose e degli estremismi religiosi che talvolta sfociano in violenza e morte, potremmo certamente diventare paurosi o timidi. Ma siamo fortificati e incoraggiati dalle parole del Signore, ‘Non temere, piccolo gregge’. (...) Tale testimonianza sprona noi vescovi in comunione con il Santo Padre e tra di noi, ad affrontare seriamente le grandi sfide pastorali che abbiamo di fronte in Asia, vale a dire il fenomeno della migrazione, che viene talvolta chiamato la nuova schiavitù, l’impatto negativo della globalizzazione economica e culturale, la questione dei cambiamenti climatici, le istanze dell’estremismo religioso, dell’ingiustizia e della violenza, la libertà religiosa e i problemi biogenetici che minacciano la vita umana nel grembo materno dal concepimento fino alla morte naturale”.

EUROPA: CARDINALE PÉTER ERDO, ARCIVESCOVO DI ESZTERGOM-BUDAPEST, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE, PRESIDENTE DEL "CONSILIUM CONFERENTIARUM EPISCOPORUM EUROPAE" (C.C.E.E.) (UNGHERIA). “L’Europa è debitore del Medio Oriente. Non soltanto una moltitudine degli elementi fondamentali della nostra cultura proviene da quella regione, ma anche i primi missionari del nostro continente sono arrivati da lì. (...) Pensando al Medio Oriente, noi europei dobbiamo esaminare la nostra coscienza. È vivo ancora il messaggio del Vangelo tra di noi, quella buona novella che abbiamo ricevuto dagli apostoli? O non si vede più nella nostra vita quella luce e quell’entusiasmo che scaturisce dalla fede in Cristo? Nei nostri tempi, quando i profughi ed emigranti cristiani arrivano in Europa dai diversi Paesi del Medio Oriente qual’è la nostra reazione? Siamo abbastanza attenti alla cause che costringono migliaia se non milioni di cristiani a lasciare la terra dove abitavano i loro antenati da quasi duemila anni? È vero che anche il nostro comportamento è responsabile per quello che sta accadendo? Siamo proprio di fronte ad una grande sfida. (...) Sappiamo esprimere in modo efficace il nostro sostegno ai cristiani del Medio Oriente? (...) I cristiani che arrivano dal Medio Oriente bussano alla porta dei nostri cuori e risvegliano la nostra coscienza cristiana”.

OCEANIA: ARCIVESCOVO JOHN ATCHERLEY DEW, DI WELLINGTON, PRESIDENTE DELLA "FEDERATION OF CATHOLIC BISHOPS' CONFERENCES OF OCEANIA" (F.C.B.C.O.) (NUOVA ZELANDA). “Tra i cinque milioni di cattolici in Australia un numero piccolo ma importante fa parte delle Chiese cattoliche orientali. Le due principali Chiese cattoliche orientali in Australia sono la Maronita e la Melchita (...) Oltre a queste Chiese cattoliche orientali, vi sono anche la Caldea, Sira, Siro-Malabarese e Copta. Le eparchie maronita, melchita e caldea si estendono in Nuova Zelanda offrendo servizi pastorali e liturgici anche alle comunità lì residenti. Il Medio Oriente è presente in Oceania attraverso i migranti e i rifugiati che si sono stabiliti nella regione: ebrei europei sin dagli inizi dell’insediamento in Australia e Nuova Zelanda, nonché rifugiati dalla Germania degli anni intorno al 1930 e sopravvissuti alla Shoah; libanesi, palestinesi, egiziani; iracheni, cristiani e musulmani; e, in tempi più recenti, rifugiati curdi dall’Iraq, dall’Iran e dalla Turchia. I nostri legami storici sono fortemente caratterizzati dalla guerra e dalla pace. (...) Questi legami vengono cementati oggi attraverso la presenza di numerosi pellegrini dell’Oceania che visitano la Terra Santa, attraverso il reinsediamento dei rifugiati, i programmi di aiuto allo sviluppo di Caritas Internationalis; la presenza di ordini religiosi internazionali che si dedicano al lavoro educativo o al sostegno dei luoghi sacri”.

AMERICA LATINA: ARCIVESCOVO RAYMUNDO DAMASCENO ASSIS, DI APARECIDA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EPISCOPALE LATINOAMERICANO (C.E.L.AM.) (BRASILE). “Nei nostri paesi latino-americani e dei Caraibi abbiamo molti emigranti mediorientali - di prima e seconda generazione - la maggior parte dei quali sono cristiani. Molti sono entrati a far parte della Chiesa latina e ci sono piccoli gruppi con le proprie eparchie. Il nostro desiderio è che si cresca ancora di più nella coscienza della nostra comune fede cattolica e che ci si avvicini maggiormente a un’azione missionaria condivisa. In questo momento stiamo realizzando in tutte le nostre Chiese la cosiddetta ‘Missione Continentale’, frutto della Conferenza Generale di Aparecida. Sarebbe una splendida testimonianza poterci unire in questo sforzo evangelizzatore. Da ultimo, vogliamo condividere con voi la preoccupazione per il conflitto israelo-palestinese. Anche in questo siamo in comunione con il Santo Padre nel suo sforzo di trovare una soluzione al conflitto. Che sia ristabilita nella terra di Gesù la pace fra questi due popoli!”.

ARCIVESCOVO ELIAS CHACOUR, DI AKKA, SAN GIOVANNI D'ACRI, TOLEMAIDE DEI GRECO-MELKITI (ISRAELE). “Negli ultimi venti secoli è stato come se i nostri cristiani di Terra Santa fossero condannati e avessero il privilegio di condividere l’oppressione, la persecuzione e la sofferenza con Cristo. (...) Come arcivescovo della comunità cattolica più grande in Terra Santa, la Chiesa cattolica melkita, vi invito qui, e chiedo al Santo Padre, di dedicare sempre più attenzione alle pietre vive della Terra Santa. (...) Siamo in Galilea da tempi immemori. Ora siamo in Israele. Vogliamo restare dove siamo e abbiamo bisogno della vostra amicizia più che dei vostri soldi”.

ARCIVESCOVO BOUTROS MARAYATI, DI ALEP DEGLI ARMENI (SIRIA). “Se vogliamo che questa Assemblea speciale sia feconda, dobbiamo pensare a una conferenza speciale per ciascun paese, avente un aspetto ecumenico, dove poter discutere delle questioni a seconda delle situazioni locali. Indubbiamente le sfide sono le stesse, ma ogni paese ha una situazione propria. (...) Negli ultimi 100 anni l’emigrazione o la deportazione violenta hanno continuato a verificarsi in Oriente. (...) Stiamo forse aspettando il giorno in cui il mondo come spettatore e l’indifferenza delle Chiese occidentali rimarranno fermi ad osservare la ‘morte dei Cristiani d’Oriente? Malgrado le crisi e le difficoltà che si presentano alla nostra vista cristiana e alle nostre relazioni ecumeniche, noi continuiamo a ‘credere, sperando contro ogni speranza”.
SE/ VIS 20101012 (1370)

TERZA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTÀ DEL VATICANO, 12 OTT 2010 (VIS). – La terza Congregazione Generale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi ha avuto inizio questa mattina alle 9:00 nell’Aula del Sinodo, in presenza del Santo Padre e di 165 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato Sua Beatitudine l’Arcivescovo Ignace Youssef III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano), e Capo del Sinodo della Chiesa Siro Cattolica.

PADRE DAVID NEUHAUS S.I., VICARIO DEL PATRIARCA DI GERUSALEMME DEI LATINI PER LA PASTORALE DEI CATTOLICI DI LINGUA EBRAICA (GERUSALEMME). “L’ebraico è anche la lingua della Chiesa cattolica in Medio Oriente. Centinaia di cattolici israeliani esprimono tutti gli aspetti della loro vita in ebraico, inculturando la loro fede in una società definita dalla tradizione ebraica.(…) Si tratta oggi di una grande sfida per il Vicariato di lingua ebraica. Infine, il Vicariato cattolico di lingua ebraica si sforza di fare da ponte tra la Chiesa, prevalentemente di lingua araba, e la società israeliana ebraica, al fine di promuovere l’insegnamento del rispetto per il popolo dell’Antica Alleanza e la sensibilità verso il grido di giustizia e di pace per gli ebrei e i palestinesi. Insieme, i cattolici di lingua araba e quelli di lingua ebraica devono rendere testimonianza e lavorare in comunione per la Chiesa nella terra dove essa è nata”.

ARCIVESCOVO LOUIS SAKO, DI KIRKUK DEI CALDEI, AMMINISTRATORE PATRIARCALE DI SULAIMANIYA DEI CALDEI (IRAK). “Il mortale esodo che affligge le nostre Chiese non si potrà evitare. L'emigrazione è la più grande sfida che minaccia la nostra presenza. Le cifre sono preoccupanti. Le Chiese Orientali, ma anche la Chiesa universale, devono assumersi le proprie responsabilità e operare con la comunità internazionale e le autorità locali scelte comuni che rispettino la dignità della persona umana. Scelte che siano basate sull'uguaglianza e sulla piena cittadinanza, con impegni di associazione e di protezione. La forza di uno Stato si deve basare sulla credibilità nell'applicazione delle leggi al servizio dei cittadini, senza discriminazione tra maggioranza e minoranza. Vogliamo vivere in pace e libertà invece di sopravvivere”.

ARCIVESCOVO YOUSSEF BÉCHARA, DI ANTELIAS DEI MARONITI (LIBANO). “Dato che la stragrande maggioranza dei paesi del Medio Oriente sono musulmani e rifiutano quindi la laicità, sarebbe meglio utilizzare invece per il nostro Sinodo il termine cittadinanza o stato civico perché si tratta di un termine più accettato e che si riferisce alle stesse realtà (…). Ma affinché la realtà della cittadinanza venga ammessa, generalizzata e integrata a livello delle costituzioni e soprattutto delle mentalità, occorre un duplice lavoro: a livello societario popolare, i mezzi di comunicazione sociale possono essere di grande aiuto poiché si tratta di radicare nelle masse i principi che la cittadinanza comporta, soprattutto l’uguaglianza di tutti e l’accettazione della diversità religiosa e culturale; a livello educativo (…), la nozione di cittadinanza può essere approfondita durante gli anni della formazione. Occorre un lavoro di risanamento dei programmi per eliminarne le discriminazioni. Questo duplice lavoro è necessario se si vuol andare oltre le classi alte - per le quali la cittadinanza, il dialogo e anche la libertà sono ammesse -per raggiungere le masse che possono essere manipolate e abbandonarsi a ogni tipo di estremismo”.

VESCOVO SALIM SAYEGH, AUSILIARE DI GERUSALEMME DEI LATINI, VICARIO PATRIARCALE DI GERUSALEMME DEI LATINI PER LA GIORDANIA (GERUSALEMME). “Fra i problemi che la Chiesa in Medio Oriente deve affrontare, si deve menzionare il problema delle sette, causa di grande confusione dottrinale. (...) Cosa si può fare per salvaguardare il tesoro della fede e limitare la crescente influenza delle sette? (...) Si chiede con insistenza ai sacerdoti e ai pastori di anime di visitare le famiglie e di assumersi la responsabilità di spiegare, difendere, diffondere, vivere ed aiutare a vivere la fede cattolica. Occuparsi seriamente della formazione cristiana degli adulti. (...) Sensibilizzare le scuole cattoliche sulla loro missione cattolica. (...) Avere il coraggio di rivedere i testi del catechismo così che essi possano esprimere con chiarezza la fede e la dottrina della Chiesa cattolica”.

ARCIVESCOVO VINCENT LANDEL, S.C.I. DE BETH., DI RABAT, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE REGIONALE DELL’AFRICA SETTENTRIONALE (C.E.R.N.A.) (MAROCCO). “La nostra responsabilità come Chiesa è aiutare i cristiani ad accettare le differenze con i loro amici musulmani, (…) ad avere un atteggiamento umile e fiducioso nei confronti di chi è diverso da noi. (…) La nostra responsabilità come Chiesa è aiutare i cristiani di passaggio a capire meglio che si può vivere la fede cristiana con allegria ed entusiasmo in una società totalmente musulmana. Ciò li aiuterà a ritornare nel loro Paese con un’altra idea dei musulmani che hanno incontrato, e a eliminare i pregiudizi che rischiano di far imputridire il mondo”.

ARCIVESCOVO PAUL YOUSSEF MATAR, DI BEIRUT, BEIRUT DEI MARONITI (LIBANO). “La responsabilità delle potenze occidentali: hanno commesso ingiustizie ed errori storici nell’incontro con il Medio Oriente. Inoltre dovrebbero riparare le ingiustizie che soffrono popoli interi, specialmente quello palestinese. I cristiani di questa regione, che furono ingiustamente identificati con quelli, trarrebbero beneficio da queste riparazioni grazie ad una coesione con i loro fratelli.(…) La responsabilità dei cristiani occidentali e del mondo: devono conoscere meglio i loro fratelli e sorelle del Medio Oriente per essere più solidali con le loro cause. Inoltre dovrebbero esercitare pressione sull’opinione pubblica, come i loro governanti, per ristabilire la giustizia nelle relazioni con il Medio Oriente e l’Islam, e aiutare a liberare il mondo dal fondamentalismo e guidarlo verso la moderazione”.
SE/ VIS 20101012 (900)

PONTIFICIO CONSIGLIO NUOVA EVANGELIZZAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, l’Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione, ha tenuto un briefing di presentazione della Lettera Apostolica Motu proprio “Ubicumque et semper” del Santo Padre Benedetto XVI che istituisce il nuovo Pontificio Consiglio.


”Il tema della nuova evangelizzazione” – ha detto il Presule – “è stato oggetto di attenta riflessione da parte del magistero della Chiesa negli ultimi decenni. (...) L’obiettivo appare da subito come una grande sfida che viene a porsi per la Chiesa intera nel dover riflettere e trovare le forme adeguate per rinnovare il proprio annuncio presso tanti battezzati che non comprendono più il senso di appartenenza alla comunità cristiana e sono vittima del soggettivismo dei nostri tempi con la chiusura in un individualismo privo di responsabilità pubblica e sociale. Il Motu proprio, più direttamente, individua le Chiese di antica tradizione che (...) richiedono un rinnovato spirito missionario in grado di far compiere quel balzo necessario per corrispondere alle nuove esigenze che la situazione storica contemporanea richiede”.

“Come attesta ‘Ubicumque et semper’, la ‘nuova evangelizzazione’ non è una formula uguale per tutte le circostanze” – ha spiegato l’Arcivescovo Fisichella – “Impegna, infatti, a elaborare un pensiero forte in grado di sostenere un’azione pastorale corrispondente. Inoltre, deve essere in grado di verificare con attenzione le differenti tradizioni e obiettivi che la Chiesa possiede in forza della ricchezza di tanti secoli di storia. Una pluralità di forme che non intacca l’unità, ma la rende più articolata e ne permette la dovuta efficacia presso il nostro contemporaneo”.

“Dovremo evitare anzitutto, che ‘nuova evangelizzazione’ risuoni come una formula astratta” – ha proseguito il Presidente del nuovo dicastero specificando che questo termine dovrà essere riempito “di contenuti teologici e pastorali e lo faremo forti del magistero di questi ultimi decenni. (...) Sono da considerare le tante iniziative con le quali nel corso di questi anni i singoli vescovi con le loro Chiese particolari, le Conferenze episcopali e associazioni di credenti hanno assunto per la sensibilità propria al tema della nuova evangelizzazione”.

Tra le competenze affidate al Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione quella di ‘promuovere’ l’uso del Catechismo della Chiesa cattolica. “Il Catechismo infatti” – ha affermato l’Arcivescovo Fisichella – “risulta essere uno dei frutti più maturi delle indicazioni conciliari; in esso viene raccolto in modo organico l’intero patrimonio dello sviluppo del dogma e rappresenta lo strumento più completo per trasmettere la fede di sempre dinanzi ai costanti cambiamenti e interrogativi che il mondo pone ai credenti”.

Il Dicastero cercherà di “trovare tutte le forme che il progresso della scienza della comunicazione ha realizzato” – ha concluso il Presule – “per farle diventare strumenti positivi a servizio della nuova evangelizzazione”.
OP/ VIS 20101012 (460)

MOTU PROPRIO DEL SANTO PADRE “UBICUMQUE ET SEMPER”

CITTÀ DE VATICANO, 12 OTT 2010 (VIS). – Seguono estratti della Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio,“Ubicumque et semper”, in cui il Santo Padre Benedetto XVI istituisce il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

“La Chiesa ha il dovere di annunciare sempre e dovunque il Vangelo di Gesù Cristo (...). Tale missione ha assunto nella storia forme e modalità sempre nuove a seconda dei luoghi, delle situazioni e dei momenti storici. Nel nostro tempo, uno dei suoi tratti singolari è stato il misurarsi con il fenomeno del distacco dalla fede, che si è progressivamente manifestato presso società e culture che da secoli apparivano impregnate dal Vangelo”.

“Le trasformazioni sociali alle quali abbiamo assistito negli ultimi decenni hanno cause complesse, che affondano le loro radici lontano nel tempo e hanno profondamente modificato la percezione del nostro mondo (…). E, se da un lato, l'umanità ha conosciuto innegabili benefici da tali trasformazioni e la Chiesa ha ricevuto ulteriori stimoli per rendere ragione della speranza che porta, dall'altro si è verificata una preoccupante perdita del senso del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell'uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento ad una legge morale naturale”.

“Già il Concilio Ecumenico Vaticano II assunse tra le tematiche centrali la questione della relazione tra la Chiesa e questo mondo contemporaneo. Sulla scia dell'insegnamento conciliare, i miei Predecessori hanno poi ulteriormente riflettuto sulla necessità di trovare adeguate forme per consentire ai nostri contemporanei di udire ancora la Parola viva ed eterna del Signore”.

“Il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II fece di questo impegnativo compito uno dei cardini del suo vasto Magistero, sintetizzando nel concetto di ‘nuova evangelizzazione’, che egli approfondì sistematicamente in numerosi interventi, il compito che attende la Chiesa oggi, in particolare nelle regioni di antica cristianizzazione”.

“Facendomi dunque carico della preoccupazione dei miei venerati Predecessori, ritengo opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione”.

“Nelle Chiese di antica fondazione (…), pur nel progredire del fenomeno della secolarizzazione, la pratica cristiana manifesta ancora una buona vitalità e un profondo radicamento nell'animo di intere popolazioni. (…). In altre regioni, invece, si nota una più chiara presa di distanza della società nel suo insieme dalla fede, con un tessuto ecclesiale più debole, anche se non privo di elementi di vivacità, che lo Spirito Santo non manca di suscitare; conosciamo poi, purtroppo, delle zone che appaiono pressoché completamente scristianizzate, in cui la luce della fede è affidata alla testimonianza di piccole comunità: queste terre, che avrebbero bisogno di un rinnovato primo annuncio del Vangelo, appaiono essere particolarmente refrattarie a molti aspetti del messaggio cristiano”.

“Alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l'inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita”.
MP/ VIS 20101012 (530)

lunedì 11 ottobre 2010

MEDIO ORIENTE: CULLA DISEGNO UNIVERSALE DELLA SALVEZZA

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2010 (VIS). Alle 9:30 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica con i Padri Sinodali, in occasione della solenne apertura dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che si tiene nell’Aula del Sinodo in Vaticano, da domenica 10 ottobre a domenica 24 ottobre 2010, sul tema: “La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola’ (At 4, 32).

Con il Santo Padre hanno concelebrato 177 Padri Sinodali e 60 collaboratori. Alla Preghiera Eucaristica hanno partecipato il Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Vescovo di Joubbé, Saraba e Jounieh dei Maroniti (Libano); il Cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei (Iraq); il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; il Patriarca Ignace Youssif III Younan, di Antiochia dei Siri (Libano); il Patriarca Antonios Naguib, di Alessandira dei Copti (Repubblica Araba di Egitto); l’Arcivescovo Joseph Soueif, di Cipro dei Maroniti (Cipro).

“La Celebrazione eucaristica, rendimento di grazie a Dio per eccellenza, è segnata oggi per noi, radunati presso il Sepolcro di San Pietro, da un motivo straordinario: la grazia di vedere riuniti per la prima volta in un’Assemblea Sinodale, intorno al Vescovo di Roma e Pastore Universale, i Vescovi della regione mediorientale. Tale singolare evento dimostra l’interesse dell’intera Chiesa per la preziosa e amata porzione del Popolo di Dio che vive in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente”.

“In quelle terre l’unica Chiesa di Cristo si esprime nella varietà di Tradizioni liturgiche, spirituali, culturali e disciplinari delle sei venerande Chiese Orientali Cattoliche ‘sui iuris’, come pure nella Tradizione latina. Il fraterno saluto, che rivolgo con grande affetto ai Patriarchi di ognuna di esse, vuole estendersi in questo momento a tutti i fedeli affidati alle loro cure pastorali nei rispettivi Paesi e anche nella diaspora”.

Citando le letture di questa Domenica, il ‘Vangelo di Luca’ che narra la guarigione dei dieci lebbrosi e la prima lettura dal ‘Secondo Libro dei Re’, nel quale Yahvé guarisce Naaman, capo dell’esercito arameo, il Santo Padre ha affermato: “la Parola di Dio offre un tema di meditazione che si accosta in modo significativo all’evento sinodale che oggi inauguriamo”.

“Ecco allora il tema” – ha proseguito il Pontefice – “la salvezza è universale, ma passa attraverso una mediazione determinata, storica: la mediazione del popolo di Israele, che diventa poi quella di Gesù Cristo e della Chiesa. La porta della vita è aperta per tutti, ma, appunto, è una ‘porta’, cioè un passaggio definito e necessario”.

“Dio è amore e vuole che tutti gli uomini abbiano parte alla sua vita; per realizzare questo disegno Egli, che è Uno e Trino, crea nel mondo un mistero di comunione umano e divino, storico e trascendente: lo crea con il ‘metodo’ – per così dire – dell’alleanza, legandosi con amore fedele e inesauribile agli uomini, formandosi un popolo santo, che diventi una benedizione per tutte le famiglie della terra. Si rivela così come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che vuole condurre il suo popolo alla ‘terra’ della libertà e della pace. Questa ‘terra’ non è di questo mondo; tutto il disegno divino eccede la storia, ma il Signore lo vuole costruire con gli uomini, per gli uomini e negli uomini, a partire dalle coordinate di spazio e di tempo in cui essi vivono e che Lui stesso ha dato”.

“Di tali coordinate fa parte, con una sua specificità, quello che noi chiamiamo il ‘Medio Oriente’. Anche questa regione del mondo Dio la vede da una prospettiva diversa, si direbbe ‘dall’alto’: è la terra di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; la terra dell’esodo e del ritorno dall’esilio; la terra del tempio e dei profeti; la terra in cui il Figlio Unigenito è nato da Maria, dove ha vissuto, è morto ed è risorto; la culla della Chiesa, costituita per portare il Vangelo di Cristo sino ai confini del mondo. E noi pure, come credenti, guardiamo al Medio Oriente con questo sguardo, nella prospettiva della storia della salvezza”.

“Guardare quella parte del mondo nella prospettiva di Dio significa riconoscere in essa la ‘culla’ di un disegno universale di salvezza nell’amore, un mistero di comunione che si attua nella libertà e perciò chiede agli uomini una risposta. Abramo, i profeti, la Vergine Maria sono i protagonisti di questa risposta, che però ha il suo compimento in Gesù Cristo, figlio di quella stessa terra, ma disceso dal Cielo. Da Lui, dal suo Cuore e dal suo Spirito, è nata la Chiesa, che è pellegrina in questo mondo, ma gli appartiene. La Chiesa è costituita per essere, in mezzo agli uomini, segno e strumento dell’unico e universale progetto salvifico di Dio; essa adempie questa missione semplicemente essendo se stessa, cioè ‘comunione e testimonianza’, come recita il tema dell’Assemblea sinodale che oggi si apre”.

“Senza comunione non può esserci testimonianza: la grande testimonianza è proprio la vita di comunione. (...) Questa comunione è la vita stessa di Dio che si comunica nello Spirito Santo, mediante Gesù Cristo. È dunque un dono, non qualcosa che dobbiamo anzitutto costruire noi con le nostre forze. Ed è proprio per questo che interpella la nostra libertà e attende la nostra risposta: la comunione ci chiede sempre conversione, come dono che va sempre meglio accolto e realizzato. I primi cristiani, a Gerusalemme, erano pochi. Nessuno avrebbe potuto immaginare ciò che poi è accaduto. E la Chiesa vive sempre di quella medesima forza che l’ha fatta partire e crescere. La Pentecoste è l’evento originario ma è anche un dinamismo permanente, e il Sinodo dei Vescovi è un momento privilegiato in cui si può rinnovare nel cammino della Chiesa la grazia della Pentecoste, affinché la Buona Novella sia annunciata con franchezza e possa essere accolta da tutte le genti”.

“Pertanto, lo scopo di questa Assise sinodale è prevalentemente pastorale. Pur non potendo ignorare la delicata e a volte drammatica situazione sociale e politica di alcuni Paesi, i Pastori delle Chiese in Medio Oriente desiderano concentrarsi sugli aspetti propri della loro missione. (...) La vita ecclesiale, così corroborata, vedrà svilupparsi frutti assai positivi nel cammino ecumenico con le altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti in Medio Oriente”.

“Questa occasione è poi propizia per proseguire costruttivamente il dialogo con gli ebrei, ai quali ci lega in modo indissolubile la lunga storia dell’Alleanza, come pure con i musulmani. I lavori dell’Assise sinodale sono, inoltre, orientati alla testimonianza dei cristiani a livello personale, familiare e sociale. Questo richiede di rafforzare la loro identità cristiana mediante la Parola di Dio e i Sacramenti. Tutti auspichiamo che i fedeli sentano la gioia di vivere in Terra Santa, terra benedetta dalla presenza e dal glorioso mistero pasquale del Signore Gesù Cristo”.

“Lungo i secoli quei Luoghi hanno attirato moltitudini di pellegrini ed anche comunità religiose maschili e femminili, che hanno considerato un grande privilegio il poter vivere e rendere testimonianza nella Terra di Gesù. Nonostante le difficoltà, i cristiani di Terra Santa sono chiamati a ravvivare la coscienza di essere pietre vive della Chiesa in Medio Oriente, presso i Luoghi santi della nostra salvezza”.

“Ma quello di vivere dignitosamente nella propria patria è anzitutto” – ha ricordato il Pontefice – “un diritto umano fondamentale: perciò occorre favorire condizioni di pace e di giustizia, indispensabili per uno sviluppo armonioso di tutti gli abitanti della regione. Tutti dunque sono chiamati a dare il proprio contributo: la comunità internazionale, sostenendo un cammino affidabile, leale e costruttivo verso la pace; le religioni maggiormente presenti nella regione, nel promuovere i valori spirituali e culturali che uniscono gli uomini ed escludono ogni espressione di violenza”.

“I cristiani” – ha concluso Benedetto XVI – “continueranno a dare il loro contributo non soltanto con le opere di promozione sociale, quali gli istituti di educazione e di sanità, ma soprattutto con lo spirito delle Beatitudini evangeliche, che anima la pratica del perdono e della riconciliazione. In tale impegno essi avranno sempre l’appoggio di tutta la Chiesa, come attesta solennemente la presenza qui dei Delegati degli Episcopati di altri continenti”.
HML/ VIS 20101011 (1360)

PRIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina, nell’Aula del Sinodo, si è svolta la prima Congregazione Generale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, presieduta dal Santo Padre.

Benedetto XVI ha ricordato all’inizio che oggi, 11 ottobre, si ricorda il Beato Giovanni XXIII, che in un giorno come quello di oggi del 1962, ha aperto ufficialmente il Concilio Ecumenico Vaticano II.

Il Presidente Delegato di turno, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha pronunciato un breve discorso all’inizio della sessione mattutina.

Poi il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, l’Arcivescovo Nikola Eterovic, ha parlato della preparazione di questa Assemblea Speciale, di cui Benedetto XVI ha annunciato la convocazione il 19 settembre 2009, durante l’incontro con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche “sui iuris”.

Sua Beatitudine Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti (Egitto), Relatore Generale del Sinodo, ha letto la “Relatio ante disceptationem” (relazione che precede la discussione). Offriamo un riassunto del suo intervento:

A. OBIETTIVO DEL SINODO

Il duplice obiettivo del Sinodo è stato ben recepito e apprezzato dalle nostre Chiese:

1) Confermare e rafforzare i cristiani nella loro identità, grazie alla Parola di Dio e ai Sacramenti.
2) Rinnovare la comunione ecclesiale fra le Chiese “sui iuris”, affinché possano offrire una testimonianza di vita autentica ed efficace. Nel contesto in cui viviamo, la dimensione ecumenica, il dialogo interreligioso e l’aspetto missionario sono parte integrante di questa testimonianza.

I. LA CHIESA CATTOLICA IN MEDIO ORIENTE

A. SITUAZIONE DEI CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE

1. Breve excursus storico: unità nella molteplicità

“La conoscenza della storia del cristianesimo in Medio Oriente è importante sia per noi che per tutto il mondo cristiano”.

2. Apostolicità e vocazione missionaria

“Le nostre Chiese, benedette dalla presenza di Cristo e degli Apostoli, sono state la culla del cristianesimo e delle prime generazioni cristiane. Proprio per questo hanno la vocazione di mantenere viva in loro la memoria delle origini, di consolidare la fede dei propri fedeli e di vivificare in essi lo spirito del Vangelo affinché guidi la loro vita e i loro rapporti con gli altri, cristiani e non cristiani”.

3. Ruolo dei cristiani nella società, nonostante il loro numero esiguo

“I cristiani sono, nei loro Paesi, dei ‘cittadini nativi’, membri a pieno diritto della loro comunità civile. Sono a casa loro, e spesso da molto tempo. La loro presenza e partecipazione alla vita del Paese sono una ricchezza preziosa, da proteggere e da mantenere. Una laicità positiva permetterebbe alla Chiesa di dare un contributo efficace e fruttuoso e aiuterebbe a rafforzare lo status di cittadino di tutti i membri del Paese, sulla base dell’uguaglianza e della democrazia”.

“Con la presentazione della Dottrina Sociale della Chiesa, le nostre comunità offrono un valido contributo alla costruzione della società. La promozione della famiglia e la difesa della vita dovrebbero avere un posto primario nell’insegnamento e nella missione delle nostre Chiese. L’educazione è un campo privilegiato della nostra azione ed un investimento essenziale”.

B. LE SFIDE CHE I CRISTIANI DEVONO AFFRONTARE

“Le situazioni politico-sociali dei nostri Paesi hanno una ripercussione diretta sui cristiani, che risentono più fortemente delle conseguenze negative. Nei ‘Territori Palestinesi’ la vita è molto difficile e, spesso, insostenibile. La posizione dei cristiani arabi è molto delicata. Pur condannando la violenza da dovunque provenga, e invocando una soluzione giusta e durevole del conflitto israelo-palestinese, esprimiamo la nostra solidarietà con il popolo palestinese, la cui situazione attuale favorisce il fondamentalismo. Ascoltare la voce dei cristiani del luogo potrà aiutare a capire meglio la situazione. Lo statuto di Gerusalemme dovrebbe tener conto della sua importanza per le tre religioni: cristiana, musulmana ed ebrea”.

“È triste che la politica mondiale non tenga sufficientemente conto della drammatica situazione dei cristiani in Iraq, che sono la vittima principale della guerra e delle sue conseguenze. In Libano, una maggiore unità fra i cristiani contribuirebbe ad assicurare una maggiore stabilità nel Paese. In Egitto le Chiese avrebbero molto da guadagnare se coordinassero i loro sforzi allo scopo di confermare nella fede i loro fedeli e realizzare opere comuni per il bene del Paese. In base alle possibilità presenti in ogni Paese, i cristiani devono favorire la democrazia, la giustizia e la pace, la laicità positiva nella distinzione fra religione e Stato e il rispetto di ogni religione. Un atteggiamento di impegno positivo nella società è la risposta costruttiva sia per la società sia per la Chiesa”.

“La promozione dei diritti umani ha bisogno di pace, giustizia e stabilità. La libertà religiosa è una componente essenziale dei diritti dell’uomo. La libertà di culto non è che un aspetto della libertà religiosa. Nella maggior parte dei nostri Paesi, essa è garantita dalle costituzioni. Ma anche qui, in alcuni Paesi, certe leggi o pratiche ne limitano l’applicazione. L’altro aspetto è la libertà di coscienza, basata sulla libera scelta della persona. La mancanza di questa ostacola la libera scelta di quanti avrebbero voluto aderire al Vangelo, che temono anche misure vessatorie nei loro confronti e nei confronti delle loro famiglie”.

“Essa può esistere e svilupparsi solo in misura della crescita del rispetto dei diritti dell’uomo nella loro totalità e nella loro integralità. L’educazione, in questo senso, è un apporto prezioso al progresso culturale del Paese, per una maggiore giustizia e uguaglianza davanti al diritto. La Chiesa cattolica condanna fermamente ogni tipo di proselitismo. Sarebbe bene discutere serenamente tali questioni nelle istituzioni e istanze di dialogo, in primo luogo all’interno di ogni Paese. I numerosi istituti di istruzione di cui le nostre Chiese dispongono sono uno strumento privilegiato per favorire questa educazione. I centri ospedalieri e di servizi sociali costituiscono anch’essi una testimonianza eloquente dell’amore per il prossimo, senza alcuna distinzione né discriminazione. La valorizzazione di giornate, eventi e celebrazioni locali e internazionali dedicati a questi temi, aiutano a diffondere e a rafforzare questa cultura. I mass media devono essere utilizzati per diffondere questo spirito”.

“Attualmente, nei nostri Paesi, l’emigrazione si è accentuata. Le cause principali sono il conflitto israelo-palestinese, la guerra in Iraq, le situazioni politiche ed economiche, l’avanzata del fondamentalismo musulmano, la restrizione delle libertà e dell’uguaglianza. A partire, sono soprattutto i giovani, le persone istruite e le persone agiate, privando la Chiesa e il Paese delle risorse più valide”.

“L’emigrazione rappresenta un sostegno notevole ai Paesi e alle Chiese. La Chiesa del Paese d’origine deve trovare i mezzi per mantenere stretti legami con i suoi fedeli emigrati e assicurare loro l’assistenza spirituale. È indispensabile assicurare la Liturgia, nel loro rito, ai fedeli delle Chiese orientali che si trovano in un territorio latino. (...) Le comunità della Diaspora hanno il ruolo di incoraggiare e consolidare la presenza cristiana in Oriente in vista di renderne più forte la testimonianza e sostenerne le cause, per il bene del Paese. Una pastorale adeguata deve prendersi cura dell’emigrazione all’interno del Paese”.

C. RISPOSTE DEI CRISTIANI NELLA LORO VITA QUOTIDIANA

II. LA COMUNIONE ECCLESIALE

“La diversità nella Chiesa cattolica, lungi dal nuocere alla sua unità, ansi la valorizza”.

A. COMUNIONE NELLA CHIESA CATTOLICA E TRA LE DIVERSE CHIESE

“I segni principali che manifestano la comunione nella Chiesa cattolica sono: il Battesimo, l’Eucaristia e la comunione con il Vescovo di Roma, Corifeo degli Apostoli (hâmat ar-Rusul). Il C.C.E.O. regola gli aspetti canonici di questa comunione, accompagnata e assistita dalla Congregazione per le Chiese Orientali e dai diversi Dicasteri romani”.

“Fra le Chiese cattoliche in Medio Oriente, la comunione è espressa dal Consiglio dei Patriarchi Cattolici d’Oriente (C.P.C.O.)”.

III. LA TESTIMONIANZA CRISTIANA

A. TESTIMONIARE NELLA CHIESA: LA CATECHESI

“L’attività catechetica non può limitarsi oggi alla sola trasmissione orale. I metodi attivi sono indispensabili. (...) I nuovi media sono molto efficaci per annunciare il Vangelo e testimoniarlo. Le nostre Chiese hanno bisogno di persone esperte in questo campo. (...) La catechesi deve prendere in considerazione il contesto conflittuale dei Paesi della regione. Essa deve rafforzare i fedeli nella fede, formarli a vivere il comandamento dell’amore e ad essere artefici di pace, di giustizia e di perdono. L’impegno nella vita pubblica è un dovere che la testimonianza e la missione di edificare il Regno di Dio impongono. Tutto questo richiede una formazione volta a superare il confessionalismo, il settarismo e le ostilità interne per vedere il volto di Dio in ogni persona e collaborare assieme per costruire un futuro di pace, di stabilità e di benessere”.

B. UNA LITURGIA RINNOVATA E FEDELE ALLA TRADIZIONE

Nelle nostre Chiese orientali, la Divina Liturgia è al centro della vita religiosa. Essa svolge un ruolo importante nel conservare l’identità cristiana, rafforzare l’appartenenza alla Chiesa, vivificare la vita di fede e suscitare l’attenzione di quanti sono lontani e anche di coloro che non credono. Essa costituisce dunque un annuncio e una testimonianza importanti di una Chiesa che prega e non soltanto che agisce”.

C. L’ECUMENISMO

L’azione ecumenica necessita di comportamenti adeguati: la preghiera, la conversione, la santificazione e lo scambio reciproco dei doni, in uno spirito di rispetto, amicizia, carità reciproca, solidarietà e collaborazione. Bisogna coltivare e incoraggiare tali atteggiamenti attraverso l’insegnamento e i vari media. Il dialogo è uno strumento essenziale dell’ecumenismo. Esso richiede un atteggiamento positivo di comprensione, di ascolto e di apertura all’altro. Ciò aiuterà a superare le diffidenze e a lavorare insieme per sviluppare i valori religiosi e collaborare ai progetti di utilità sociale. I problemi comuni devono essere affrontati insieme”.

D. RAPPORTI CON L’EBRAISMO

2. Magistero attuale della Chiesa

Il conflitto israelo-palestinese ha le sue ripercussioni nei rapporti tra cristiani ed ebrei. A più riprese, la Santa Sede ha chiaramente espresso la sua posizione, soprattutto in occasione della visita di Sua Santità il Papa Benedetto XVI in Terra Santa nel 2009”.

“Le nostre Chiese rifiutano l’antisemitismo e l’antiebraismo. Le difficoltà dei rapporti fra i popoli arabi e il popolo ebreo sono dovute piuttosto alla situazione politica conflittuale. Noi distinguiamo tra realtà religiosa e realtà politica. (...) La lettura dell’Antico Testamento e l’approfondimento della tradizione dell’ebraismo aiutano a conoscere meglio la religione ebraica. Offrono un terreno comune a studi seri e contribuiscono a conoscere meglio il Nuovo Testamento e le Tradizioni orientali. Nella realtà attuale sono presenti altre forme di collaborazione”.

E. RAPPORTI CON I MUSULMANI

“Le ragioni per intrecciare rapporti tra cristiani e musulmani sono molteplici. Tutti sono connazionali, condividono la stessa lingua e la stessa cultura, come pure le gioie e le sofferenze. Inoltre, i cristiani hanno la missione di vivere come testimoni di Cristo nelle loro società. Fin dalla sua nascita, l’Islam ha trovato radici comuni con il Cristianesimo e l’Ebraismo, come ha detto il Santo Padre. Deve essere maggiormente valorizzata la letteratura arabo-cristiana”.
“L’Islam non è uniforme, esso presenta una diversità confessionale, culturale e ideologica. Alcune difficoltà nei rapporti tra cristiani e musulmani derivano dal fatto che in generale i musulmani non fanno distinzione fra religione e politica. Deriva da qui il disagio dei cristiani per cui si sentono in una situazione di non-cittadini, benché siano a casa loro nel proprio paese, molto tempo prima dell’Islam. Abbiamo bisogno di un riconoscimento che passi dalla tolleranza alla giustizia e all’uguaglianza, basate sulla cittadinanza, la libertà religiosa e i diritti dell’uomo. Questa è la base e la garanzia per una buona coesistenza”.

“È necessario purificare i libri scolastici da qualsiasi pregiudizio sull’altro e da qualsiasi offesa o deformazione. Si cercherà piuttosto di comprendere il punto di vista dell’altro, pur rispettando le diversità di fede e di pratiche”.

F. LA TESTIMONIANZA NELLA CITTÀ

“Tutti i cittadini dei nostri paesi devono affrontare insieme due sfide principali: la pace e la violenza. Le situazioni di guerre e conflitti che viviamo generano la violenza e vengono sfruttate dal terrorismo mondiale. L’Occidente viene identificato con il Cristianesimo e le scelte degli Stati vengono attribuite alla Chiesa. Oggi, invece, i governi occidentali sono laici e sempre più in contrasto con i principi della fede cristiana. È importante spiegare questa realtà e il senso di una laicità positiva, che distingue il politico dal religioso”.

1. Ambiguità della modernità

“Nelle nostre società, l’influenza della modernizzazione, della globalizzazione e del laicismo si ripercuotono sui nostri cristiani. (...) Tutte le Costituzioni affermano l’uguaglianza dei cittadini. Ma negli stati a maggioranza musulmana, a parte qualche eccezione, l’Islam è la religione di Stato e la ‘sharia’ è la fonte principale della legislazione. In alcuni Paesi o parte di questi, viene applicata a tutti i cittadini. (...) Viene riconosciuta la libertà di culto, ma non la libertà di coscienza. Con l’avanzata dell’integralismo, aumentano gli attacchi contro i cristiani.”

G. CONTRIBUTO SPECIFICO E INSOSTITUIBILE DEL CRISTIANO

“Il contributo specifico del cristiano alla propria società è insostituibile. Con la sua testimonianza e la sua azione, la arricchisce dei valori che Cristo ha portato all’umanità. Molti di questi valori sono comuni a quelli dei musulmani, per cui c’è la possibilità e l’interesse a promuoverli insieme. La catechesi deve formare credenti che siano cittadini attivi. L’impegno sociale e politico privo dei valori del Vangelo è una contro-testimonianza”.

“L’elemento che contraddistingue la nostra identità di cristiani è il servizio degli altri e non l’appartenenza confessionale. Il nostro primo compito è quello di vivere la fede, lasciar parlare le nostre azioni, vivere la verità e proclamarla nella carità, con coraggio, e praticare la solidarietà nelle nostre istituzioni. Dobbiamo vivere una fede adulta, non superficiale, sostenuta e vivificata dalla preghiera. La nostra credibilità esige la concordia all’interno della Chiesa, la promozione dell’unità fra i cristiani, una vita religiosa convinta e tradotta nella vita. Questa testimonianza eloquente richiede un’educazione e un accompagnamento permanenti, con i bambini, i giovani e gli adulti”.
CONCLUSIONE

A. QUALE FUTURO PER I CRISTIANI DEL MEDIO ORIENTE?
“I contesti attuali sono fonte di difficoltà e di preoccupazione. Animati dallo Spirito Santo e guidati dal Vangelo, li affrontiamo nella speranza e nella fiducia filiale nella Divina Provvidenza. Siamo oggi un ‘piccolo resto’, ma il nostro comportamento e la nostra testimonianza possono fare di noi una presenza che conta. (...) Davanti alla tentazione dello scoraggiamento, dobbiamo ricordare che siamo discepoli del Cristo risorto, vincitore del peccato e della morte”.

B. LA SPERANZA

“Le nostre Chiese hanno bisogno di credenti-testimoni, sia a livello di Pastori sia a livello di fedeli. L’annuncio della Buona Novella può essere fruttuoso solo se i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici sono infiammati dall’amore di Cristo e ardono dallo zelo di farlo conoscere e amare. Abbiamo fiducia che questo Sinodo non sarà solo un avvenimento passeggero, ma permetterà realmente allo Spirito di far muovere le nostre Chiese”.
SE/ VIS 20101011 (3770)

UDIENZA PRESIDENTE REPUBBLICA CROAZIA IVO JOSÍPOVIC

CITTA' DEL VATICANO, 9 OTT. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha emesso nella tarda mattinata di oggi il Comunicato che segue:

“Nella mattinata di sabato 9 ottobre 2010, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Presidente della Repubblica di Croazia, il Signor Ivo Josípovic, che successivamente ha incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, che era accompagnato dall’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati”.

“I cordiali colloqui hanno permesso un fruttuoso scambio di opinioni su temi attinenti all’attuale congiuntura della regione, con uno speciale riferimento alla situazione dei Croati nella Bosnia ed Erzegovina”.

“Ci si è poi soffermati su alcuni aspetti della situazione in Croazia, sul contributo della Chiesa allo sviluppo culturale e spirituale, sul cammino del Paese verso la piena integrazione nell’Unione Europea e sull’importanza che essa mantenga la propria identità”.
OP/ VIS 201010011 (150)

CHIESE ORIENTALI CATTOLICHE ALIMENTARE TRADIZIONI PROPRIE

CITTA' DEL VATICANO, 9 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti al Convegno di studio per il XX anniversario di promulgazione del “Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium”.

“Questa ricorrenza ventennale non è solo evento celebrativo” – ha detto il Santo Padre – “bensì provvida occasione di verifica. Si tratta di vedere in quale misura il Codice abbia avuto effettivamente forza di legge per tutte le Chiese orientali cattoliche ‘sui iuris’ e come sia stato tradotto nell’attività della vita quotidiana delle Chiese orientali; come pure in quale misura la potestà legislativa di ciascuna Chiesa ‘sui iuris’ abbia provveduto alla promulgazione del proprio diritto particolare, tenendo presenti le tradizioni del proprio rito, come pure le disposizioni del Concilio Vaticano II”.

“Le tematiche del vostro Convegno, articolate in tre unità: la storia, le legislazioni particolari, le prospettive ecumeniche, indicano un ‘iter’ quanto mai significativo da seguire in questa verifica”.

“I ‘sacri canones’ della Chiesa antica” – ha sottolineato il Papa – “che ispirano la vigente codificazione orientale, stimolano tutte le Chiese orientali a conservare la propria identità, che è allo stesso tempo orientale e cattolica. Nel mantenere la comunione cattolica, le Chiese orientali cattoliche non intendevano affatto rinnegare la fedeltà alla loro tradizione. Come più volte è stato ribadito, la già realizzata unione piena delle Chiese orientali cattoliche con la Chiesa di Roma non deve comportare per esse una diminuzione nella coscienza della propria autenticità ed originalità. Pertanto, compito di tutte le Chiese orientali cattoliche è quello di conservare il comune patrimonio disciplinare e alimentare le tradizioni proprie, ricchezza per tutta la Chiesa”.

“Gli stessi ‘sacri canones’ dei primi secoli della Chiesa costituiscono in larga misura il fondamentale e medesimo patrimonio di disciplina canonica che regola anche le Chiese ortodosse. Pertanto, le Chiese orientali cattoliche possono offrire un peculiare e rilevante contributo al cammino ecumenico”.

“Cari amici, nell’ambito dell’attuale impegno della Chiesa per una nuova evangelizzazione” – ha concluso il Pontefice – “il diritto canonico, come ordinamento peculiare ed indispensabile della compagine ecclesiale, non mancherà di contribuire efficacemente alla vita e alla missione della Chiesa nel mondo, se tutte le componenti del Popolo di Dio sapranno saggiamente interpretarlo e fedelmente applicarlo”.
AC/ VIS 20101011 (360)

ANGELUS: CHIESA MEDIO ORIENTE STRUMENTO RICONCILIAZIONE

CITTÁ DEL VATICANO, 10 OTT. 2010 (VIS). – Alle 12:00 di questa mattina, al termine della Concelebrazione con i Padri Sinodali in occasione dell’apertura dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, il Santo Padre si è affacciato alla finestra del suo studio per la recita dell’Angelus con le migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

In Medio Oriente, ha detto il Papa, riprendendo il tema del Sinodo, “l’unica Chiesa di Cristo si esprime in tutta la ricchezza delle sue antiche Tradizioni. (...) In quei Paesi, purtroppo segnati da profonde divisioni e lacerati da annosi conflitti, la Chiesa è chiamata ad essere segno e strumento di unità e di riconciliazione”.

“Questo compito” - ha affermato il Santo Padre – “è arduo, dal momento che i cristiani del Medio Oriente si trovano spesso a sopportare condizioni di vita difficili (…). Ma ciò non deve scoraggiare: è proprio in quel contesto che risuona ancora più necessario e urgente il perenne messaggio di Cristo: ‘Convertitevi e credete nel Vangelo’”.

Nel mese di ottobre, dedicato al Rosario, Benedetto XVI ha raccomandato i lavori del Sinodo alla Vergine Maria tanto “amata e venerata dai nostri fratelli e sorelle del Medio Oriente. Tutti guardano a Lei quale Madre premurosa, vicina ad ogni sofferenza, e quale Stella di Speranza”.

“Alla sua intercessione affidiamo l’Assemblea sinodale che oggi si apre” – ha concluso il Pontefice – “affinché i cristiani di quella regione si rafforzino nella comunione e diano a tutti testimonianza del Vangelo dell’amore e della pace”.
ANG/ VIS 20101011 (250)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- L’Arcivescovo Joseph William Tobin, C.SS.R., Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, con i Familiari.

- L’Arcivescovo Giorgio Lingua, Nunzio Apostolico in Giordania e in Iraq, con i Familiari.

- Il Vescovo Ignacio Carrasco de Paula, Presidente della Pontifica Accademia per la Vita, con i familiari.

- Il Vescovo Enrico Dal Covolo, S.D.B., Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, con i Familiari.

Sabato 9 ottobre il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- La Presidenza della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Sta¬ti Uniti d'America: Cardinale Francis Eugene George, O.M.I., Arcivescovo di Chicago, Presidente; Vescovo Gerald Frederic Kicanas, di Tucson, Vice Presidente; Monsignor David John Malloy, Segretario Generale; Monsignor Ronny Jenkins, Segretario Generale Aggiunto.

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/ VIS 201010011 (160)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTÁ DEL VATICANO, 11 OTT 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- l’Arcivescovo Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino (superficie 3.350, popolazione: 2.098.713; cattolici: 1.941.913; sacerdoti: 1.157; religiosi: 4.368; diaconi permanenti: 135) in Italia. L’arcivescovo Nosiglia, finora Vescovo di Vicenza (Italia), succede al Cardinale Severino Poletto, la cui rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi è stata accettata per limite di età.

- Don Emilio Cipollone Arcivescovo di Lanciano-Ortona (superficie: 305, popolazione: 93.764, cattolici: 91.890; sacerdoti: 60; religiosi: 120; diaconi permanenti: 8) in Italia. L’Arcivescovo eletto è nato nel 1960 a Cese di Avezzano (Italia), è stato ordinato sacerdote nel 1984. Finora Direttore spirituale del Seminario Regionale San Pio X di Chieti (Italia), succede all’Arcivescovo Carlo Ghidelli, la cui rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi è stata accettata per limite di età.

- Padre Odelir José Magri M.C.C.J. Vescovo di Sobral (superficie: 18.920; popolazione: 908.000; cattolici: 769.000; sacerdoti: 57; religiosi: 128) in Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1963 a Campo Erê (Brasile), ha professato i voti nel 1988, è stato ordinato sacerdote nel 1992. Finora è stato Vicario Generale dei Padri Comboniani a Roma.

- Cristoph Graf Vice Comandante della Guardia Svizzera Pontificia. Il Vice Comandante eletto è stato finora Capitano del medesimo Corpo.
NER:RE:NA/ VIS 20101011 (230)
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