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sabato 20 marzo 2010

SOMMARIO LETTERA PASTORALE DEL PAPA AI FEDELI IRLANDESI

CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo un sommario delle Lettera Pastorale del Santo Padre Benedetto XVI ai fedeli irlandesi, resa pubblica questa mattina.
 
  "Il Papa ha indirizzato una Lettera Pastorale a tutti i Cattolici dell'Irlanda per esprimere lo sgomento per gli abusi sessuali commessi sui giovani da parte di esponenti della Chiesa e per il modo in cui essi furono affrontati dai vescovi irlandesi e dai superiori religiosi. Egli chiede che la Lettera sia letta con attenzione nella sua interezza. Il Santo Padre parla della sua vicinanza nella preghiera a tutta la comunità cattolica irlandese in questo tempo pieno di amarezza e propone un cammino di risanamento, di rinnovamento e di riparazione".  "Chiede loro di ricordarsi della roccia da cui sono stati tagliati (cfr Is 51, 1), e in particolare del bel contributo che i missionari irlandesi apportarono alla civilizzazione dell'Europa e alla diffusione del cristianesimo in ogni continente. Negli ultimi anni si sono verificate molte sfide alla fede in Irlanda, al sopraggiungere di un rapido cambiamento sociale e di un declino nell'attaccamento a tradizionali pratiche devozionali e sacramentali. Questo è il contesto all'interno del quale si deve comprendere il modo con cui la Chiesa ha affrontato il problema dell'abuso sessuale dei ragazzi".

  "Molti sono i fattori che hanno originato il problema: una insufficiente formazione morale e spirituale nei seminari e nei noviziati, una tendenza nella società a favorire il clero e altre figure in autorità, una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali hanno portato alla mancata applicazione, quando necessarie, delle pene canoniche che erano in vigore. Solo esaminando con attenzione i molti elementi che diedero origine alla crisi è possibile identificarne con precisione le cause e trovare rimedi efficaci".

  "Durante la loro Visita "ad Limina" a Roma nel 2006 il Papa ha esortato i vescovi irlandesi a "stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi". Da quel momento egli ha voluto incontrare vittime in più di una occasione, ascoltando le loro vicende, pregando con loro e per loro, ed è pronto a farlo di nuovo in futuro. Nel febbraio 2010 ha chiamato a Roma i vescovi irlandesi per  esaminare con loro le misure che stanno prendendo per porre rimedio al problema, con particolare riferimento alle procedure e ai protocolli ora in vigore per assicurare la tutela dei ragazzi negli ambienti ecclesiali e per rispondere con prontezza e con giustizia alle denunce di abusi. In questa Lettera Pastorale egli parla direttamente a una serie di gruppi all'interno della comunità cattolica irlandese, alla luce della situazione che si è creata".

  "Rivolgendosi in primo luogo alle vittime di abuso, egli prende atto del tremendo tradimento del quale hanno sofferto e dice loro quanto egli è dispiaciuto per ciò che hanno sopportato. Riconosce come in molti casi nessuno era disposto ad ascoltarli quando trovavano il coraggio di parlare di quanto era accaduto. Si rende conto di come coloro che dimoravano in convitti dovevano essersi sentiti, rendendosi conto che non avevano modo di sfuggire alle loro sofferenze. Pur riconoscendo quanto deve risultare difficile per molti di loro perdonare o riconciliarsi con la Chiesa, li esorta a non perdere la speranza. Gesù Cristo, lui stesso vittima di ingiuste sofferenze, comprende gli abissi della loro pena e il perdurare del suo effetto sulle loro vite e sulle loro relazioni. Ciononostante proprio le sue ferite, trasformate dalle sue sofferenze redentrici, sono i mezzi attraverso i quali il potere del male viene infranto e noi rinasciamo alla vita e alla speranza. Il Papa esorta le vittime a cercare nella Chiesa l'opportunità di incontrare Gesù Cristo e di trovare risanamento e riconciliazione riscoprendo l'infinito amore che Cristo ha per ciascuno di essi".

  "Nelle sue parole ai sacerdoti e ai religiosi che hanno commesso abusi sui giovani, il Papa ricorda loro che devono rispondere davanti a Dio e a tribunali debitamente costituiti, per le azioni peccaminose e criminali che hanno commesso. Hanno tradito una fiducia sacra e rovesciato vergogna e disonore sui loro confratelli. Un grande danno è stato arrecato, non soltanto alle vittime, ma anche alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa in Irlanda. Mentre esige da loro che si sottomettano alle esigenze della giustizia, ricorda loro che non devono disperare della misericordia di Dio, che egli ha liberamente offerto anche ai peccatori più grandi, se si pentono delle loro azioni, fanno penitenza e con umiltà implorano perdono".

  "Il Papa incoraggia i genitori a perseverare nel difficile compito di educare i figli a riconoscere che sono amati e desiderati e a sviluppare una sana stima di sé. I genitori hanno la responsabilità primaria di educare le nuove generazioni ai principi morali che sono essenziali per una civiltà civile. Il Papa invita i ragazzi e i giovani a trovare nella Chiesa un'opportunità per un incontro vivificante con Cristo, e a non lasciarsi frenare dalle mancanze di alcuni sacerdoti e religiosi. Egli guarda al contributo dei giovani per il rinnovamento della Chiesa. Esorta anche i sacerdoti e i religiosi a non scoraggiarsi, ma al contrario a rinnovare la loro dedizione ai rispettivi apostolati, operando in armonia con i loro superiori in modo da offrire nuova vita e dinamicità alla Chiesa in Irlanda attraverso la loro vivente testimonianza all'opera redentrice del Signore".

  "Rivolgendosi ai vescovi irlandesi, il Papa rileva i gravi errori di giudizio e il fallimento della leadership di molti di loro, perché non applicarono in modo corretto le procedure canoniche nel rispondere alle denunce di abusi. Sebbene risultasse spesso difficile sapere come affrontare situazioni complesse, rimane il fatto che furono commessi seri errori e che di conseguenza essi hanno perso credibilità. Il Papa li incoraggia a continuare a sforzarsi con determinazione per porre rimedio agli errori del passato e per prevenire ogni loro ripetersi, applicando in modo pieno il diritto canonico e cooperando con le autorità civili nelle aree di loro competenza. Invita inoltre i vescovi ad impegnarsi a diventare santi, a presentarsi come esempi, ad incoraggiare i sacerdoti e i fedeli a fare la loro parte nella vita e nella missione della Chiesa".

  "Infine, il Papa propone alcuni passi specifici per stimolare il rinnovamento della Chiesa in Irlanda. Chiede a tutti  di offrire le loro penitenze del venerdì, per il periodo di un anno, in riparazione dei peccati di abuso che si sono verificati. Raccomanda di ricorrere con frequenza al sacramento della riconciliazione e alla pratica dell'adorazione eucaristica. Annuncia l'intenzione di indire una Visita Apostolica di alcune diocesi, congregazioni religiose e seminari, con il coinvolgimento della Cura Romana, e propone una Missione a livello nazionale per i vescovi, i sacerdoti e i religiosi in Irlanda. In questo Anno dedicato in tutto il mondo ai Sacerdoti, presenta la persona di San Giovanni Maria Vianney come modello e intercessore per un rivivificato ministero sacerdotale in Irlanda. Dopo aver ringraziato tutti coloro che si sono impegnati con alacrità per affrontare con decisione il problema, conclude proponendo una Preghiera per la Chiesa in Irlanda, da usare da tutti i fedeli per invocare la grazia del risanamento e del rinnovamento in questo tempo di difficoltà".
OP/SOMMARIO LETTERA PASTORALE/IRLANDA             VIS 20100320 (1230)

LETTERA PASTORALE DI BENEDETTO XVI AI CATTOLICI D'IRLANDA

CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR. 2010 (VIS). Riportiamo una traduzione del testo originale in lingua inglese della Lettera Pastorale di Benedetto XVI ai cattolici di Irlanda, resa pubblica questa mattina:

1. Cari fratelli e sorelle della Chiesa in Irlanda, è con grande preoccupazione che vi scrivo come Pastore della Chiesa universale. Come voi, sono stato profondamente turbato dalle notizie apparse circa l'abuso di ragazzi e giovani vulnerabili da parte di membri della Chiesa in Irlanda, in particolare da sacerdoti e da religiosi. Non posso che condividere lo sgomento e il senso di tradimento che molti di voi hanno sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati.

  Come sapete, ho recentemente invitato i vescovi irlandesi ad un incontro qui a Roma per riferire su come hanno affrontato queste questioni nel passato e indicare i passi che hanno preso per rispondere a questa grave situazione.  Insieme con alcuni alti Prelati della Curia Romana ho ascoltato quanto avevano da dire, sia individualmente che come gruppo, mentre proponevano un'analisi degli errori compiuti e delle lezioni apprese, e una descrizione dei programmi e dei protocolli oggi in essere. Le nostre riflessioni sono state franche e costruttive. Nutro la fiducia che, come risultato, i vescovi si trovino ora in una posizione più forte per portare avanti il compito di riparare alle ingiustizie del passato e per affrontare le tematiche più ampie legate all'abuso dei minori secondo modalità conformi alle esigenze della giustizia e agli insegnamenti del Vangelo.

2. Da parte mia, considerando la gravità di queste colpe e la risposta spesso inadeguata ad esse riservata da parte delle autorità ecclesiastiche nel vostro Paese, ho deciso di scrivere questa Lettera Pastorale per esprimere la mia vicinanza a voi, e per proporvi un cammino di guarigione, di rinnovamento e di riparazione.

  In realtà, come molti nel vostro Paese hanno rilevato, il problema dell'abuso dei minori non è specifico né dell'Irlanda né della Chiesa. Tuttavia il compito che ora vi sta dinnanzi è quello di affrontare il problema degli abusi verificatosi all'interno della comunità cattolica irlandese e di farlo con coraggio e determinazione. Nessuno si immagini che questa penosa situazione si risolverà in breve tempo. Positivi passi in avanti sono stati fatti, ma molto di più resta da fare. C'è bisogno di perseveranza e di preghiera, con grande fiducia nella forza risanatrice della grazia di Dio.

  Al tempo stesso, devo anche esprimere la mia convinzione che, per riprendersi da questa dolorosa ferita, la Chiesa in Irlanda deve in primo luogo riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi. Una tale consapevolezza, accompagnata da sincero dolore per il danno arrecato alle vittime e alle loro famiglie, deve condurre ad uno sforzo concentrato per assicurare la protezione dei ragazzi nei confronti di crimini simili in futuro.

  Mentre affrontate le sfide di questo momento, vi chiedo di ricordarvi della "roccia da cui siete stati tagliati" (Is 51, 1). Riflettete sui contributi generosi, spesso eroici, offerti alla Chiesa e all'umanità come tale dalle passate generazioni di uomini e donne irlandesi, e lasciate che ciò generi slancio per un onesto auto-esame e un convinto programma di rinnovamento ecclesiale e individuale. La mia preghiera è che, assistita dall'intercessione dei suoi molti santi e purificata dalla penitenza, la Chiesa in Irlanda superi la presente crisi e ritorni ad essere un testimone convincente della verità e della bontà di Dio onnipotente, rese manifeste nel suo Figlio Gesù Cristo.

3. Storicamente i cattolici d'Irlanda si sono dimostrati una enorme forza di bene sia in patria che fuori. Monaci celtici come San Colombano diffusero il vangelo nell'Europa Occidentale gettando le fondamenta della cultura monastica medievale. Gli ideali di santità, di carità e di sapienza trascendente che derivano dalla fede cristiana, hanno trovato espressione nella costruzione di chiese e monasteri e nell'istituzione di scuole, biblioteche e ospedali che consolidarono l'identità spirituale dell'Europa. Quei missionari irlandesi trassero la loro forza e ispirazione dalla solida fede, dalla forte guida e dai retti comportamenti morali della Chiesa nella loro terra natia.

  Dal '500 in poi, i cattolici in Irlanda subirono un lungo periodo di persecuzione, durante il quale lottarono per mantenere viva la fiamma della fede in circostanze pericolose e difficili. Sant'Oliver Plunkett, l'Arcivescovo martire di Armagh, è l'esempio più famoso di una schiera di coraggiosi figli e figlie dell'Irlanda disposti a dare la propria vita per la fedeltà al Vangelo. Dopo l'Emancipazione Cattolica, la Chiesa fu libera di crescere di nuovo. Famiglie e innumerevoli persone che avevano preservato la fede durante i tempi della prova divennero la scintilla di una grande rinascita del cattolicesimo irlandese nell'800. La Chiesa fornì scolarizzazione, specialmente ai poveri, e questo avrebbe apportato un grande contributo alla società irlandese. Tra i frutti delle nuove scuole cattoliche vi fu un aumento di vocazioni: generazioni di sacerdoti, suore e fratelli missionari lasciarono la patria per servire in ogni continente, specie nel mondo di lingua inglese. Furono ammirevoli non solo per la vastità del loro numero, ma anche per la robustezza della fede e la solidità del loro impegno pastorale. Molte diocesi, specialmente in Africa, America e Australia, hanno beneficiato della presenza di clero e religiosi irlandesi che predicarono il Vangelo e fondarono parrocchie, scuole e università, cliniche e ospedali, che servirono sia i cattolici, sia la società in genere, con particolare attenzione alle necessità dei poveri.

  In quasi tutte le famiglie dell'Irlanda vi è stato qualcuno - un figlio o una figlia, una zia o uno zio - che ha dato la propria vita alla Chiesa. Giustamente le famiglie irlandesi hanno in grande stima ed affetto i loro cari, che hanno offerto la propria vita a Cristo, condividendo il dono della fede con altri e attualizzandola in un'amorevole servizio di Dio e del prossimo.

4. Negli ultimi decenni, tuttavia, la Chiesa nel vostro Paese ha dovuto confrontarsi con nuove e gravi sfide alla fede scaturite dalla rapida trasformazione e secolarizzazione della società irlandese. Si è verificato un rapidissimo cambiamento sociale, che spesso ha colpito con effetti avversi la tradizionale adesione del popolo all'insegnamento e ai valori cattolici. Molto sovente le pratiche sacramentali e devozionali che sostengono la fede e la rendono capace di crescere, come ad esempio la frequente confessione, la preghiera quotidiana e i ritiri annuali, sono state disattese.

  Fu anche determinante in questo periodo la tendenza, anche da parte di sacerdoti e religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio delle realtà secolari senza sufficiente riferimento al Vangelo. Il programma di rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano Secondo fu a volte frainteso e in verità, alla luce dei profondi cambiamenti sociali che si stavano verificando, era tutt'altro che facile valutare il modo migliore per portarlo avanti. In particolare, vi fu una tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, ad evitare approcci penali nei confronti di situazioni canoniche irregolari. È in questo contesto generale che dobbiamo cercare di comprendere lo sconcertante problema dell'abuso sessuale dei ragazzi, che ha contribuito in misura tutt'altro che piccola all'indebolimento della fede e alla perdita del rispetto per la Chiesa e per i suoi insegnamenti.

  Solo esaminando con attenzione i molti elementi che diedero origine alla presente crisi è possibile intraprendere una chiara diagnosi delle sue cause e trovare rimedi efficaci. Certamente, tra i fattori che vi contribuirono possiamo enumerare: procedure inadeguate per determinare l'idoneità dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa; insufficiente formazione umana, morale, intellettuale e spirituale nei seminari e nei noviziati; una tendenza nella società a favorire il clero e altre figure in autorità e una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona. Bisogna agire con urgenza per affrontare questi fattori, che hanno avuto conseguenze tanto tragiche per le vite delle vittime e delle loro famiglie e hanno oscurato la luce del Vangelo a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di persecuzione.

5. In diverse occasioni sin dalla mia elezione alla Sede di Pietro, ho incontrato vittime di abusi sessuali, così come sono disponibile a farlo in futuro. Mi sono soffermato con loro, ho ascoltato le loro vicende, ho preso atto della loro sofferenza, ho pregato con e per loro. Precedentemente nel mio pontificato, nella preoccupazione di affrontare questo tema, chiesi ai Vescovi d'Irlanda, in occasione della visita "ad Limina" del 2006, di "stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi" (Discorso ai Vescovi dell'Irlanda, 28 ottobre 2006).

  Con questa Lettera, intendo esortare tutti voi, come popolo di Dio in Irlanda, a riflettere sulle ferite inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi, necessari per fasciarle e guarirle, e sul bisogno di unità, di carità e di vicendevole aiuto nel lungo processo di ripresa e di rinnovamento ecclesiale. Mi rivolgo ora a voi con parole che mi vengono dal cuore, e desidero parlare a ciascuno di voi individualmente e a tutti voi come fratelli e sorelle nel Signore.

6.    Alle vittime di abuso e alle loro famiglie

Avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata. Molti di voi avete sperimentato che, quando eravate sufficientemente coraggiosi per parlare di quanto vi era accaduto, nessuno vi ascoltava. Quelli di voi che avete subito abusi nei convitti dovete aver percepito che non vi era modo di fuggire dalle vostre sofferenze. È comprensibile che voi troviate difficile perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. A suo nome esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo. Allo stesso tempo vi chiedo di non perdere la speranza. È nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Come voi, egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire. Egli comprende la profondità della vostra pena e il persistere del suo effetto nelle vostre vite e nei vostri rapporti con altri, compresi i vostri rapporti con la Chiesa.

  So che alcuni di voi trovano difficile anche entrare in una chiesa dopo quanto è avvenuto. Tuttavia, le stesse ferite di Cristo, trasformate dalle sue sofferenze redentrici, sono gli strumenti grazie ai quali il potere del male è infranto e noi rinasciamo alla vita e alla speranza. Credo fermamente nel potere risanatore del suo amore sacrificale - anche nelle situazioni più buie e senza speranza - che porta la liberazione e la promessa di un nuovo inizio.

  Rivolgendomi a voi come pastore, preoccupato per il bene di tutti i figli di Dio, vi chiedo con umiltà di riflettere su quanto vi ho detto.  Prego che, avvicinandovi a Cristo e partecipando alla vita della sua Chiesa - una Chiesa purificata dalla penitenza e rinnovata nella carità pastorale - possiate arrivare a riscoprire l'infinito amore di Cristo per ciascuno di voi. Sono fiducioso che in questo modo sarete capaci di trovare riconciliazione, profonda guarigione interiore e pace.

7.  Ai sacerdoti e ai religiosi che hanno abusato dei ragazzi

Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell'Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell'Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa.

  Vi esorto ad esaminare la vostra coscienza, ad assumervi la responsabilità dei peccati che avete commesso e ad esprimere con umiltà il vostro rincrescimento. Il pentimento sincero apre la porta al perdono di Dio e alla grazia del vero emendamento.

  Offrendo preghiere e penitenze per coloro che avete offeso, dovete cercare di fare personalmente ammenda per le vostre azioni. Il sacrificio redentore di Cristo ha il potere di perdonare persino il più grave dei peccati e di trarre il bene anche dal più terribile dei mali. Allo stesso tempo, la giustizia di Dio esige che rendiamo conto delle nostre azioni senza nascondere nulla. Riconoscete apertamente la vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio".

8.  Ai genitori

  Siete stati profondamente sconvolti nell'apprendere le cose terribili che ebbero luogo in quello che avrebbe dovuto essere l'ambiente più sicuro di tutti. Nel mondo di oggi non è facile costruire un focolare domestico ed educare i figli. Essi meritano di crescere in un ambiente sicuro, amati e desiderati, con un forte senso della loro identità e del loro valore. Hanno diritto ad essere educati ai valori morali autentici, radicati nella dignità della persona umana, ad essere ispirati dalla verità della nostra fede cattolica e ad apprendere modi di comportamento e di azione che li portino ad una sana stima di sé e alla felicità duratura. Questo compito nobile ed esigente è affidato in primo luogo a voi, loro genitori. Vi esorto a fare la vostra parte per assicurare la miglior cura possibile dei ragazzi, sia in casa che nella società in genere, mentre la Chiesa, da parte sua, continua a mettere in pratica le misure adottate negli ultimi anni per tutelare i giovani negli ambienti parrocchiali ed educativi. Mentre portate avanti le vostre importanti responsabilità, siate certi che sono vicino a voi e che vi porgo il sostegno della mia preghiera.

9.  Ai ragazzi e ai giovani dell'Irlanda

Desidero offrirvi una particolare parola di incoraggiamento. La vostra esperienza di Chiesa è molto diversa da quella dei vostri genitori e dei vostri nonni. Il mondo è molto cambiato da quando essi avevano la vostra età. Nonostante ciò, tutti, in ogni generazione, sono chiamati a percorrere lo stesso cammino della vita, qualunque possano essere le circostanze. Siamo tutti scandalizzati per i peccati e i fallimenti di alcuni membri della Chiesa, particolarmente di coloro che furono scelti in modo speciale per guidare e servire i giovani. Ma è nella Chiesa che voi troverete Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre (cfr Eb 13, 8). Egli vi ama e per voi ha offerto se stesso sulla croce. Cercate un rapporto personale con lui nella comunione della sua Chiesa, perché lui non tradirà mai la vostra fiducia! Lui solo può soddisfare le vostre attese più profonde e dare alle vostre vite il loro significato più pieno indirizzandole al servizio degli altri. Tenete gli occhi fissi su Gesù e sulla sua bontà e proteggete nel vostro cuore la fiamma della fede. Insieme con i vostri fratelli cattolici in Irlanda guardo a voi perché siate fedeli discepoli del nostro Dio e contribuiate con il vostro entusiasmo e il vostro idealismo tanto necessari alla ricostruzione e al rinnovamento della nostra amata Chiesa.

10.  Ai sacerdoti e ai religiosi dell'Irlanda

Tutti noi stiamo soffrendo come conseguenza dei peccati di nostri confratelli che hanno tradito una consegna sacra o non hanno affrontato in modo giusto e responsabile le accuse di abuso. Di fronte all'oltraggio e all'indignazione che ciò ha provocato, non soltanto tra i laici ma anche tra voi e le vostre comunità religiose, molti di voi si sentono personalmente scoraggiati e anche abbandonati. Sono consapevole inoltre che agli occhi di alcuni apparite colpevoli per associazione, e siete visti come se foste in qualche nodo responsabili dei misfatti di altri. In questo tempo di sofferenza, voglio darvi atto della dedizione della vostra vita di sacerdoti e religiosi e dei vostri apostolati, e vi invito a riaffermare la vostra fede in Cristo, il vostro amore verso la sua Chiesa e la vostra fiducia nella promessa di redenzione, di perdono e di rinnovamento interiore del Vangelo. In questo modo, dimostrerete a tutti che dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia (cfr Rm 5, 20)".

  So che molti di voi sono delusi, sconcertati e adirati per il modo in cui queste questioni sono state affrontate da alcuni vostri superiori. Ciononostante, è essenziale che collaboriate da vicino con coloro che sono in autorità e che di adoperiate a far sì che le misure adottate per rispondere alla crisi siano veramente evangeliche, giuste ed efficaci. Soprattutto, vi esorto a diventare sempre più chiaramente uomini e donne di preghiera, seguendo con coraggio la via della conversione, della purificazione e della riconciliazione. In questo modo, la Chiesa in Irlanda trarrà nuova vita e vitalità dalla vostra testimonianza al potere redentore del Signore reso visibile nella vostra vita.

11. Ai miei fratelli vescovi

Non si può negare che alcuni di voi e dei vostri predecessori avete mancato, a volte gravemente, nell'applicare le norme del diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini di abusi di ragazzi. Seri errori furono commessi nel trattare le accuse. Capisco quanto era difficile afferrare l'estensione e la complessità del problema, ottenere informazioni affidabili e prendere decisioni giuste alla luce di consigli divergenti di esperti. Ciononostante, si deve ammettere che furono commessi gravi errori di giudizio e che si sono verificate mancanze di governo. Tutto questo ha seriamente minato la vostra credibilità ed efficacia. Apprezzo gli sforzi che avete fatto per porre rimedio agli errori del passato e per assicurare che non si ripetano. Oltre a mettere pienamente in atto le norme del diritto canonico nell'affrontare i casi di abuso dei ragazzi, continuate a cooperare con le autorità civili nell'ambito di loro competenza. Chiaramente, i superiori religiosi devono fare altrettanto. Anch'essi hanno partecipato a recenti incontri qui a Roma intesi a stabilire un approccio chiaro e coerente a queste questioni. È doveroso che le norme della Chiesa in Irlanda per la tutela dei ragazzi siano costantemente riviste ed aggiornate e che siano applicate in modo pieno ed imparziale in conformità con il diritto canonico.

  Soltanto un'azione decisa portata avanti con piena onestà e trasparenza potranno ripristinare il rispetto e il benvolere degli Irlandesi verso la Chiesa alla quale abbiamo consacrato la nostra vita. Ciò deve scaturire, prima di tutto, dal vostro esame di voi stessi, dalla purificazione interiore e dal rinnovamento spirituale. La gente dell'Irlanda giustamente si attende che siate uomini di Dio, che siate santi, che viviate con semplicità, che ricerchiate ogni giorno la conversione personale. Per loro, secondo l'espressione di Sant'Agostino, siete vescovi; eppure con loro siete chiamati ad essere seguaci di Cristo (cfr Discorso 340, 1). Vi esorto dunque a rinnovare il vostro senso di responsabilità davanti a Dio, a crescere in solidarietà con la vostra gente e ad approfondire la vostra sollecitudine pastorale per tutti i membri del vostro gregge. In particolare, siate sensibili alla vita spirituale e morale di ciascuno dei vostri sacerdoti. Siate un esempio con le vostre stesse vite, siate loro vicini, prestate ascolto alle loro preoccupazioni, offrite loro incoraggiamento in questo tempo di difficoltà e alimentate la fiamma del loro amore per Cristo e il loro impegno nel servizio dei loro fratelli e sorelle.

  Anche i laici devono essere incoraggiati a fare la loro parte nella vita della Chiesa. Fate in modo che siano formati in modo tale che possano dare ragione in modo articolato e convincente del Vangelo nella società moderna (cfr 1 Pt 3, 15), e cooperino più pienamente alla vita e alla missione della Chiesa. Questo, a sua volta, vi aiuterà a ritornare ad essere guide e testimoni credibili della verità redentrice di Cristo.

12. A tutti i fedeli dell'Irlanda

L'esperienza che un giovane fa della Chiesa dovrebbe sempre portare frutto in un incontro personale e vivificante con Gesù Cristo in una comunità che ama e che offre nutrimento. In questo ambiente, i giovani devono essere incoraggiati a crescere fino alla loro piena statura umana e spirituale, ad aspirare ad alti ideali di santità, di carità e di verità e a trarre ispirazione dalle ricchezze di una grande tradizione religiosa e culturale. Nella nostra società sempre più secolarizzata, in cui anche noi cristiani sovente troviamo difficile parlare della dimensione trascendente della nostra esistenza, abbiamo bisogno di trovare nuove vie per trasmettere ai giovani la bellezza e la ricchezza dell'amicizia con Gesù Cristo nella comunione della sua Chiesa. Nell'affrontare la presente crisi, le misure per occuparsi in modo giusto dei singoli crimini sono essenziali, tuttavia da sole non sono sufficienti: vi è bisogno di una nuova visione per ispirare la generazione presente e quelle future a far tesoro del dono della nostra comune fede. Camminando sulla via indicata dal Vangelo, osservando i comandamenti e conformando la vostra vita in modo sempre più vicino alla persona di Gesù Cristo, farete esperienza del profondo rinnovamento di cui oggi vi è così urgente bisogno. Vi invito tutti a perseverare lungo questo cammino".

13. Cari fratelli e sorelle in Cristo, è con profonda preoccupazione verso voi tutti in questo tempo di dolore, nel quale la fragilità della condizione umana è stata così chiaramente rivelata, che ho desiderato offrirvi queste parole di incoraggiamento e di sostegno. Spero che le accoglierete come un segno della mia spirituale vicinanza e della mia fiducia nella vostra capacità di rispondere alle sfide dell'ora presente traendo rinnovata ispirazione e forza dalle nobili tradizioni dell'Irlanda di fedeltà al Vangelo, di perseveranza nella fede e di risolutezza nel conseguimento della santità.  Insieme con tutti voi, prego con insistenza che, con la grazia di Dio, le ferite che hanno colpito molte persone e famiglie possano essere guarite e che la Chiesa in Irlanda possa sperimentare una stagione di rinascita e di rinnovamento spirituale.

14. Desidero proporvi alcune iniziative concrete per affrontare la situazione.

Al termine del mio incontro con i vescovi dell'Irlanda, ho chiesto che la quaresima di quest'anno sia considerata tempo di preghiera per una effusione della misericordia di Dio e dei doni di santità e di forza dello Spirito Santo sulla Chiesa nel vostro Paese. Invito ora voi tutti a dedicare le vostre penitenze del venerdì, per un intero anno, da ora fino alla Pasqua del 2011, per questa finalità. Vi chiedo di offrire il vostro digiuno, la vostra preghiera, la vostra lettura della Sacra Scrittura e le vostre opere di misericordia per ottenere la grazia della guarigione e del rinnovamento per la Chiesa in Irlanda. Vi incoraggio a riscoprire il sacramento della Riconciliazione e ad avvalervi con maggiore frequenza della forza trasformatrice della sua grazia. 

  Particolare attenzione dovrà anche essere riservata all'adorazione eucaristica, e in ogni diocesi vi dovranno essere chiese o cappelle specificamente riservate a questo fine. Chiedo che le parrocchie, i seminari, le case religiose e i monasteri organizzino tempi per l'adorazione eucaristica, in modo che tutti abbiano la possibilità di prendervi parte. Con la preghiera fervorosa di fronte alla reale presenza del Signore, potete compiere la riparazione per i peccati di abuso che hanno recato tanto danno, e al tempo stesso implorare la grazia di una rinnovata forza e di un più profondo senso della missione da parte di tutti i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli.
 
  Sono fiducioso che questo programma porterà ad una rinascita della Chiesa in Irlanda nella pienezza della verità stessa di Dio, poiché è la verità che ci rende liberi (cfr Gv 8, 32).

  Inoltre, dopo essermi consultato e aver pregato sulla questione, intendo indire una Visita Apostolica in alcune diocesi dell'Irlanda, come pure in seminari e congregazioni religiose. La Visita si propone di aiutare la Chiesa locale nel suo cammino di rinnovamento e sarà stabilita in cooperazione con i competenti uffici della Curia Romana e la Conferenza Episcopale Irlandese. I particolari saranno resi noti a suo tempo.

  Propongo inoltre che si tenga una Missione a livello nazionale per tutti i vescovi, i sacerdoti e i religiosi. Nutro la speranza che, attingendo dalla competenza di esperti predicatori e organizzatori di ritiri sia dall'Irlanda che da altrove, e riesaminando i documenti conciliari, i riti liturgici dell'ordinazione e della professione e i recenti insegnamenti pontifici, giungiate ad un più profondo apprezzamento delle vostre rispettive vocazioni, in modo da riscoprire le radici della vostra fede in Gesù Cristo e da bere abbondantemente dalle sorgenti dell'acqua viva che egli vi offre attraverso la sua Chiesa.

  In questo Anno dedicato ai Sacerdoti, vi do in consegna in modo del tutto particolare la figura di San Giovanni Maria Vianney, che ebbe una così ricca comprensione del mistero del sacerdozio. "Il sacerdote, scrisse, ha la chiave dei tesori del cielo: è lui che apre la porta, è lui il dispensiere del buon Dio, l'amministratore dei suoi beni". Il Curato d'Ars ben comprese quanto grandemente benedetta è una comunità quando è servita da un sacerdote buono e santo: "Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il tesoro più grande che il buon Dio può dare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della divina misericordia". Per intercessione di San Giovanni Maria Vianney possa il sacerdozio in Irlanda riprendere vita e possa l'intera Chiesa in Irlanda crescere nella stima del grande dono del ministero sacerdotale.

  Colgo questa opportunità per ringraziare fin d'ora tutti coloro che saranno coinvolti nell'impegno di organizzare la Visita Apostolica e la Missione, come pure i molti uomini e donne che in tutta l'Irlanda stanno già adoperandosi per la tutela dei ragazzi negli ambienti ecclesiali. Fin da quando la gravità e l'estensione del problema degli abusi sessuali dei ragazzi in istituzioni cattoliche incominciò ad essere pienamente compreso, la Chiesa ha compiuto una grande mole di lavoro in molte parti del mondo, al fine di affrontarlo e di porvi rimedio. Mentre non si deve risparmiare alcuno sforzo per migliorare ed aggiornare procedure già esistenti, mi incoraggia il fatto che le prassi vigenti di tutela, fatte proprie dalle Chiese locali, sono considerate, in alcune parti del mondo, un modello da seguire per altre istituzioni.

  Desidero concludere questa Lettera con una speciale "Preghiera per la Chiesa in Irlanda", che vi invio con la cura che un padre ha per i suoi figli e con l'affetto di un cristiano come voi, scandalizzato e ferito per quanto è accaduto nella nostra amata Chiesa. Mentre utilizzerete questa preghiera nelle vostre famiglie, parrocchie e comunità, possa la Beata Vergine Maria proteggervi e guidarvi lungo la via che conduce ad una più stretta unione con il suo Figlio, crocifisso e risorto. Con grande affetto e ferma fiducia nelle promesse di Dio, di cuore imparto a tutti voi la mia Benedizione Apostolica come pegno di forza e pace nel Signore".

Dal Vaticano, 19 marzo 2010, Solennità di San Giuseppe

PREGHIERA PER LA CHIESA IN IRLANDA

Dio dei padri nostri,
rinnovaci nella fede che è per noi vita e salvezza,
nella speranza che promette perdono e rinnovamento interiore,
nella carità che purifica ed apre i nostri cuori
ad amare te, e in te, tutti i nostri fratelli e sorelle.

Signore Gesù Cristo,
possa la Chiesa in Irlanda rinnovare il suo millenario impegno
alla formazione dei nostri giovani sulla via della verità,
della bontà, della santità e del generoso servizio alla società.

Spirito Santo, consolatore, avvocato e guida,
ispira una nuova primavera di santità e di zelo apostolico
per la Chiesa in Irlanda.

Possano la nostra tristezza e le nostre lacrime,
il nostro sforzo sincero di raddrizzare gli errori del passato,
e il nostro fermo proposito di correzione,
portare abbondanti frutti di grazia
per l'approfondimento della fede
nelle nostre famiglie, parrocchie, scuole e associazioni,
per il progresso spirituale della società irlandese,
e per la crescita della carità. della giustizia, della gioia e della pace, nell'intera famiglia umana.

A te, Trinità,
con piena fiducia nell'amorosa protezione di Maria,
Regina dell'Irlanda, Madre nostra,
e di San Patrizio, di Santa Brigida e di tutti i santi,
affidiamo noi stessi, i nostri ragazzi,
e le necessità della Chiesa in Irlanda.

Amen".
BXVI-LETTERA/LETTERA PASTORALE/IRLANDA             VIS 20100320 (4630)

giovedì 18 marzo 2010

CRISI ESIGE RIORGANIZZAZIONE MONDO FINANZIARIO


CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina in Vaticano, il Santo Padre ha ricevuto i Membri dell'Unione degli Industriali e delle Imprese di Roma.

  "La crisi attuale" - ha detto il Papa riferendosi all'attuale crisi economica e finanziaria - "ha sottoposto a dura prova i sistemi economici e produttivi dei vari Paesi. Tuttavia, essa va vissuta con fiducia, perché può essere considerata un'opportunità dal punto di vista della revisione dei modelli di sviluppo e di una nuova organizzazione  del  mondo  della  finanza,  un  'tempo  nuovo'
- com'è stato detto - di profondo ripensamento".

  "Nell'Enciclica sociale, 'Caritas in veritate'" - ha ricordato il Pontefice - "ho incoraggiato a porre al centro dell'economia e della finanza la persona (cfr n. 25), che Cristo svela nella sua dignità più  profonda. Proponendo, inoltre, che la politica non sia subordinata ai meccanismi finanziari, ho sollecitato la riforma e la creazione di ordinamenti giuridici e politici internazionali, proporzionati alle strutture globali dell'economia e della finanza, per conseguire più efficacemente il bene comune della famiglia umana. Seguendo le orme dei miei predecessori, ho ribadito che l'aumento della disoccupazione, specie giovanile, l'impoverimento economico di molti lavoratori e l'emersione di nuove forme di schiavitù, esigono come obiettivo prioritario l'accesso ad un lavoro dignitoso per tutti".

  "Nessuno ignora quanti sacrifici occorre affrontare per aprire o tenere nel mercato la propria impresa, quale 'comunità di persone' che produce beni e servizi e che, quindi, non ha come unico scopo il profitto, peraltro necessario. (...) In tale contesto, è importante saper vincere quella mentalità individualistica e materialistica che suggerisce di distogliere gli investimenti dall'economia reale per privilegiare l'impiego dei propri capitali nei mercati finanziari, in vista di rendimenti più facili e più rapidi".

  "Mi permetto di ricordare che invece" - ha proseguito il Papa - "le vie più sicure per contrastare il declino del sistema imprenditoriale del proprio territorio consistono nel mettersi in rete con altre realtà sociali, investire in ricerca ed innovazione, non praticare un'ingiusta concorrenza tra imprese, non dimenticare i propri doveri sociali ed incentivare una produttività di qualità per rispondere ai reali bisogni della gente".

  "L'impresa può essere vitale e produrre 'ricchezza sociale'" - ha ribadito il Pontefice - "se a guidare gli imprenditori e i manager è uno sguardo lungimirante, che preferisce l'investimento a lungo termine al profitto speculativo e che promuove l'innovazione anziché pensare ad accumulare ricchezza solo per sé".

  "L'imprenditore attento al bene comune è chiamato a vedere la propria attività sempre nel quadro di un tutto plurale. Tale impostazione genera, mediante la dedizione personale e la fraternità vissuta concretamente nelle scelte economiche e finanziarie, un mercato più competitivo ed insieme più civile, animato dallo spirito di servizio".

  "Lo sviluppo, in qualsiasi settore dell'esistenza umana" - ha concluso Papa Benedetto XVI - "implica anche apertura al trascendente, alla dimensione spirituale della vita, alla fiducia in Dio, all'amore, alla fraternità, all'accoglienza, alla giustizia, alla pace".
AC/IMPRESARIO:LAVORO/...                           VIS 20100318 (470)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2010 (VIS).  Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- L'Arcivescovo Augustine Kasujja, Nunzio Apostolico in Nigeria.

- Cinque Presuli della Conferenza Episcopale di Burkina-Faso-Niger, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - L'Arcivescovo Philippe Ouédraogo, di Ouagadougou, con l'Arcivescovo emerito Jean-Marie Untaani Compaoré.

-    Il Vescovo Justin Kientega, di Ouahigouya.

-    Il Vescovo Judes Bicaba, di Dédougou.

-    Il Vescovo Der Raphaël Dabiré Kusiélé, di Diébougou.
AP:AL/.../...                                         VIS 20100318 (80)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Francesco Panfilo, S.D.B., Arcivescovo Coadiutore dell'Arcidiocesi di Rabaul (superficie: 15.500; popolazione: 275.000; cattolici: 145.320; sacerdoti: 50; religiosi: 208), Papua Nuova Guinea. È stato finora Vescovo di Alotau-Sideia (Papua Nuova Guinea).
 
- Ha nominato il Reverendo Jacques Benoit-Gonnin, Vescovo di Beauvais (superficie: 5.853; popolazione: 784.087; cattolici: 698.000; sacerdoti: 153; religiosi: 243; diaconi permanenti: 22), Francia. Il Vescovo eletto è nato nel 1952 a Thoiry (Francia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1985. Membro della "Communauté de l'Emmanuel", è stato finora Parroco della Parrocchia Santissima Trinità a Parigi.

- Ha nominato il Padre Ralph Heskett C.Ss.R,, Vescovo di Gibraltar (superficie: 6; popolazione: 27.497; cattolici: 21.470; sacerdoti: 14; religiosi: 10), Gibilterra. Il Vescovo eletto è nato a Sunderland (Gran Bretagna), nel 1953, ha emesso la professione religiosa nelle Congregazione del Santissimo Redentore nel 1971 ed è stato ordinato sacerdote nel 1976. Finora Delegato per le vocazioni della Provincia Redentorista di Gran Bretagna, succede al Vescovo Charles Caruana, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale delle medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Goma (Repubblica Democratica del Congo), presentata dal Vescovo Faustin Ngabu, per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Théophile Kaboy Ruboneka, Coadiutore della medesima Diocesi.
NER:RE/.../...                                VIS 20100318 (230)

mercoledì 17 marzo 2010

TEOLOGIA SAN BONAVENTURA E SAN TOMMASO D'AQUINO

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha proseguito la catechesi per l'Udienza Generale di oggi, tenutasi a Piazza San Pietro, su San Bonaventura da Bagnoregio, ponendolo a confronto con il contemporaneo San Tommaso d'Aquino.

  "Entrambi" - ha detto il Papa - "hanno scrutato i misteri della Rivelazione, valorizzando le risorse della ragione umana, in quel fecondo dialogo tra fede e ragione che caratterizza il Medioevo cristiano, facendone un'epoca di grande vivacità intellettuale, oltre che di fede e di rinnovamento ecclesiale. Altre analogie li accomunano: sia Bonaventura, francescano, sia Tommaso, domenicano, appartenevano agli Ordini Mendicanti che, con la loro freschezza spirituale, (...) rinnovarono, nel secolo XIII, la Chiesa intera e attirarono tanti seguaci.  (...) Ambedue i dottori si chiedono se la teologia sia una scienza pratica o una scienza teorica, speculativa".

  "La conclusione di san Tommaso è: la teologia implica ambedue gli aspetti: è teorica, cerca di conoscere Dio sempre di più, ed è pratica: cerca di orientare la nostra vita al bene. Ma c'è un primato della conoscenza: dobbiamo soprattutto conoscere Dio, poi segue l'agire secondo Dio. Questo primato della conoscenza in confronto con la prassi è significativo per l'orientamento fondamentale di san Tommaso".

  "San Bonaventura (...) allarga l'alternativa tra teorico (primato della conoscenza) e pratico (primato della prassi), aggiungendo un terzo atteggiamento, che chiama "sapienziale" e affermando che la sapienza abbraccia ambedue gli aspetti. (...) La sapienza cerca la contemplazione (come la più alta forma della conoscenza) e ha come intenzione (...) soprattutto questo: divenire buoni. (...) Per san Bonaventura è quindi determinante il primato dell'amore".

  "Di conseguenza, san Tommaso e san Bonaventura definiscono in modo diverso la destinazione ultima dell'uomo, la sua piena felicità: per san Tommaso il fine supremo, al quale si dirige il nostro desiderio è: vedere Dio. In questo semplice atto del vedere Dio trovano soluzione tutti i problemi: siamo felici, nient'altro è necessario. Per san Bonaventura il destino ultimo dell'uomo è invece: amare Dio, l'incontrarsi ed unirsi del suo e del nostro amore. (...) In tale linea, potremmo anche dire che la categoria più alta per san Tommaso è il vero, mentre per san Bonaventura è il bene. Sarebbe sbagliato vedere in queste due risposte una contraddizione. (...) Ambedue gli accenti hanno formato tradizioni diverse e spiritualità diverse e così hanno mostrato la fecondità della fede, una nella diversità delle sue espressioni".

  Successivamente il Santo Padre ha ricordato l'influenza che Pseudo Dionisio, teologo siriaco del VI secolo esercitò su San Bonaventura. "Mentre per sant'Agostino l'intellectus', il vedere con la ragione ed il cuore, è l'ultima categoria della conoscenza" - ha spiegato il Pontefice - "lo Pseudo-Dionigi fa ancora un altro passo: nella salita verso Dio si può arrivare ad un punto in cui la ragione non vede più. Ma nella notte dell'intelletto l'amore vede ancora - vede quanto rimane inaccessibile per la ragione".

  "Proprio nella notte oscura della Croce appare tutta la grandezza dell'amore divino; dove la ragione non vede più, vede l'amore. (...) Tutto questo non è anti-intellettuale e non è anti-razionale: suppone il cammino della ragione, ma lo trascende nell'amore del Cristo crocifisso. Con questa trasformazione della mistica dello Pseudo-Dionigi, san Bonaventura si pone agli inizi di una grande corrente mistica, che ha molto elevato e purificato la mente umana: è un vertice nella storia dello spirito umano".

  "Tutta la nostra vita è quindi per san Bonaventura un 'itinerario'" - ha concluso Benedetto XVI - ", un pellegrinaggio - una salita verso Dio. Ma con le nostre sole forze non possiamo salire verso l'altezza di Dio. Dio stesso deve aiutarci, deve 'tirarci' in alto".
AG/BONAVENTURA:TOMMASO D'AQUINO/...               VIS 20100317 (600)

A BREVE PUBBLICAZIONE LETTERA DEL PAPA AGLI IRLANDESI

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). Nelle parole di saluto ai pellegrini al termine dell'Udienza Generale di oggi, il Papa si è rivolto in particolar modo ai fedeli irlandesi che oggi celebrano la festa del Patrono dell'Irlanda, San Patrizio.

  "Oggi è la festa di San Patrizio e in special modo saluto tutti i fedeli e pellegrini irlandesi presenti. Come sapete, negli ultimi mesi la Chiesa Irlandese è stata seriamente scossa dal grave problema degli abusi sessuali sui minori. Quale segno della mia profonda sollecitudine, ho scritto una Lettera Pastorale su questa dolorosa situazione. Vi apporrò la firma il giorno della Solennità di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia e Patrono della Chiesa Universale, e subito dopo la Lettera sarà spedita. Domando a ciascuno di voi di leggerla con cuore aperto e in spirito di fede. La mia speranza è che essa aiuti il processo di pentimento, guarigione e rinnovamento".
AG/LETTERA PASTORALE/IRLANDA                       VIS 20100317 (160)

BENEDETTO XVI CITTADINO ONORARIO DI ROMANO CANAVESE

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale di oggi, il Santo Padre ha ricevuto nel corso di una breve cerimonia la cittadinanza onoraria di Romano Canavese, città natale del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, dove si è recato in visita nel luglio scorso, durante il periodo di riposo a Les Combes.

  "Ciò che caratterizza Romano Canavese" - ha detto il Papa - "è soprattutto una lunga storia di fede, che inizia dal sangue dei martiri, tra i quali san Solutore, e giunge fino ai nostri giorni. In questa occasione vi rinnovo l'invito a custodire e coltivare i genuini valori della vostra tradizione e della vostra cultura, che si radicano nel Vangelo. In particolare a testimoniare con impegno sempre nuovo la fede nel Signore crocifisso e risorto, l'attaccamento alla famiglia, lo spirito di solidarietà".

  "Abbiate sempre fiducia in Dio" - così ha esortato Benedetto XVI  i rappresentanti della città piemontese - "che non abbandona mai i suoi figli ed è vicino con la sua amorosa premura a quanti si adoperano per il bene, la pace e la giustizia".
AG/CITTADINANZA ONORARIA/ROMANO CANAVESE     VIS 20100317 (190)

COMMISSIONE INTERNAZIONALE D'INCHIESTA SU MEDJUGORJE

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

  "È stata costituita presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la presidenza del Cardinale Camillo Ruini, una Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje. Detta Commissione, composta da Cardinali, Vescovi, periti ed esperti, lavorerà in maniera riservata, sottoponendo l'esito del proprio studio alle istanze del Dicastero".
OP/COMMISSIONE D'INCHIESTA MEDJUGORJE/RUINI     VIS 20100317 (80)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto, al termine dell'Udienza Generale, il Cardinale José T. Sanchez, Prefetto emerito della Congregazione per il Clero.
AP/.../...                                         VIS 20100317 (30)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Sacerdote Valdemir Ferreira dos Santos, Vescovo della Diocesi di Floriano (superficie: 60.930; popolazione: 193.111; cattolici: 173.799; sacerdoti: 29; religiosi: 51), Brasile. Il Vescovo eletto è nato a Itajaí de Nova Canaa (Brasile) nel 1960 ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. Finora Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora das Candeias" ed Economo arcidiocesano, succede al Vescovo Augusto Alves da Rocha, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha elevato il Vescovo Milan Sasik, C.M., finora Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctae Sedis" dell'Eparchia di Mukachevo di rito bizantino (superficie: 12.000; popolazione: 1.272.000; cattolici: 371.000; sacerdoti: 232; religiosi: 91) Ucraina, a Vescovo eparchiale della medesima Circoscrizione ecclesiastica.
NER:RE:/.../DOS SANTOS:DA ROCHA:SASIK                          VIS 20100317 (140)

martedì 16 marzo 2010

MESSAGGIO PER XXV GIORNATA MONDIALE GIOVENTÙ

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAR. 2010 (VIS). È stato pubblicato il Messaggio del Santo Padre per la XXV Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata il 28 marzo, Domenica delle Palme, a livello diocesano. Il tema del Messaggio 2010 è: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17).

  Di seguito riportiamo estratti del testo:

  "La presente XXV Giornata rappresenta una tappa verso il prossimo Incontro Mondiale dei giovani, che avrà luogo nell'agosto 2011 a Madrid, dove spero sarete numerosi a vivere questo evento di grazia".

  "Per prepararci a tale celebrazione, vorrei proporvi alcune riflessioni sul tema di quest'anno: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17), tratto dall'episodio evangelico dell'incontro di Gesù con il giovane ricco; un tema già affrontato, nel 1985, dal Papa Giovanni Paolo II in una bellissima Lettera, diretta per la prima volta ai giovani".

1. Gesù incontra un giovane

  "Questo racconto esprime in maniera efficace la grande attenzione di Gesù verso i giovani, (...) e mostra quanto sia grande il suo desiderio di incontrarvi personalmente e di aprire un dialogo con ciascuno di voi".

2. Gesù lo guardò e lo amò

  "Nel racconto evangelico, San Marco sottolinea come "Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò" (cfr Mc 10,21). Nello sguardo del Signore c'è il cuore di questo specialissimo incontro e di tutta l'esperienza cristiana. Infatti il cristianesimo non è primariamente una morale, ma esperienza di Gesù Cristo, che ci ama personalmente, giovani o vecchi, poveri o ricchi; ci ama anche quando gli voltiamo le spalle".

"La consapevolezza che il Padre ci ha da sempre amati nel suo Figlio, che il Cristo ama ognuno e sempre - scrive ancora il Papa Giovanni Paolo II - "ci permette di superare tutte le prove: la scoperta dei nostri peccati, la sofferenza, lo scoraggiamento. In questo amore si trova la sorgente di tutta la vita cristiana e la ragione fondamentale dell'evangelizzazione: se abbiamo veramente incontrato Gesù, non possiamo fare a meno di testimoniarlo a coloro che non hanno ancora incrociato il suo sguardo!".

3. La scoperta del progetto di vita

  "Il giovane ricco chiede a Gesù: 'Che cosa devo fare?'. La stagione della vita in cui siete immersi è tempo di scoperta: dei doni che Dio vi ha elargito e delle vostre responsabilità. E', altresì, tempo di scelte fondamentali per costruire il vostro progetto di vita. E' il momento, quindi, di interrogarvi sul senso autentico dell'esistenza e di domandarvi: 'Sono soddisfatto della mia vita? C'è qualcosa che manca?'".

  "Non abbiate paura di affrontare queste domande! Lontano dal sopraffarvi, esse esprimono le grandi aspirazioni, che sono presenti nel vostro cuore. Pertanto, vanno ascoltate. Esse attendono risposte non superficiali, ma capaci di soddisfare le vostre autentiche attese di vita e di felicità".

  "Per scoprire il progetto di vita che può rendervi pienamente felici, mettetevi in ascolto di Dio, che ha un suo disegno di amore su ciascuno di voi".

4. Vieni e seguimi!

  "La vocazione cristiana scaturisce da una proposta d'amore del Signore e può realizzarsi solo grazie a una risposta d'amore (...) Sull'esempio di tanti discepoli di Cristo, anche voi, cari amici, accogliete con gioia l'invito alla sequela, per vivere intensamente e con frutto in questo mondo".

  "La tristezza del giovane ricco del Vangelo è quella che nasce nel cuore di ciascuno quando non si ha il coraggio di seguire Cristo, di compiere la scelta giusta. Ma non è mai troppo tardi per rispondergli!".

  "In quest'Anno Sacerdotale, vorrei esortare i giovani e i ragazzi ad essere attenti se il Signore invita ad un dono più grande, nella via del Sacerdozio ministeriale, e a rendersi disponibili ad accogliere con generosità ed entusiasmo questo segno di speciale predilezione, intraprendendo con un sacerdote, con il direttore spirituale il necessario cammino di discernimento. Non abbiate paura, poi, cari giovani e care giovani, se il Signore vi chiama alla vita religiosa, monastica, missionaria o di speciale consacrazione: Egli sa donare gioia profonda a chi risponde con coraggio!".

  "Invito, inoltre, quanti sentono la vocazione al matrimonio ad accoglierla con fede, impegnandosi a porre basi solide per vivere un amore grande, fedele e aperto al dono della vita, che è ricchezza e grazia per la società e per la Chiesa".

5. Orientati verso la vita eterna

  "Interrogarsi sul futuro definitivo che attende ciascuno di noi dà senso pieno all'esistenza, poiché orienta il progetto di vita verso orizzonti non limitati e passeggeri, ma ampi e profondi, che portano ad amare il mondo, da Dio stesso tanto amato, a dedicarci al suo sviluppo, ma sempre con la libertà e la gioia che nascono dalla fede e dalla speranza. Sono orizzonti che aiutano a non assolutizzare le realtà terrene, sentendo che Dio ci prepara una prospettiva più grande".

  "Cari giovani, vi esorto a non dimenticare questa prospettiva nel vostro progetto di vita: siamo chiamati all'eternità".

6. I comandamenti, via dell'amore autentico

  "Anche a voi, Gesù chiede se conoscete i comandamenti, se vi preoccupate di formare la vostra coscienza secondo la legge divina e se li mettete in pratica".

  "Certo, si tratta di domande controcorrente rispetto alla mentalità attuale, che propone una libertà svincolata da valori, da regole, da norme oggettive e invita a rifiutare ogni limite ai desideri del momento".

  "Dio ci dà i comandamenti perché ci vuole educare alla vera libertà, perché vuole costruire con noi un Regno di amore, di giustizia e di pace. Ascoltarli e metterli in pratica non significa alienarsi, ma trovare il cammino della libertà e dell'amore autentici, perché i comandamenti non limitano la felicità, ma indicano come trovarla".

7. Abbiamo bisogno di voi

  "Chi vive oggi la condizione giovanile si trova ad affrontare molti problemi derivanti dalla disoccupazione, dalla mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive concrete per il futuro. (...) Nonostante le difficoltà, non lasciatevi scoraggiare e non rinunciate ai vostri sogni! Coltivate invece nel cuore desideri grandi di fraternità, di giustizia e di pace. Il futuro è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di speranza".

  "Nella mia recente Lettera enciclica sullo sviluppo umano integrale, Caritas in veritate, ho elencato alcune grandi sfide attuali, che sono urgenti ed essenziali per la vita di questo mondo: l'uso delle risorse della terra e il rispetto dell'ecologia, la giusta divisione dei beni e il controllo dei meccanismi finanziari, la solidarietà con i Paesi poveri nell'ambito della famiglia umana, la lotta contro la fame nel mondo, la promozione della dignità del lavoro umano, il servizio alla cultura della vita, la costruzione della pace tra i popoli, il dialogo interreligioso, il buon uso dei mezzi di comunicazione sociale".

  "Sono sfide alle quali siete chiamati a rispondere per costruire un mondo più giusto e fraterno. Sono sfide che chiedono un progetto di vita esigente ed appassionante, nel quale mettere tutta la vostra ricchezza secondo il disegno che Dio ha su ciascuno di voi".

  "In quest'Anno Sacerdotale, vi invito a conoscere la vita dei santi, in particolare quella dei santi sacerdoti. Vedrete che Dio li ha guidati e che hanno trovato la loro strada giorno dopo giorno, proprio nella fede, nella speranza e nell'amore. Cristo chiama ciascuno di voi a impegnarsi con Lui e ad assumersi le proprie responsabilità per costruire la civiltà dell'amore".
MESS/GIORNATA MONDIALE GIOVENTÙ/...                 VIS 20100316 (1210)

lunedì 15 marzo 2010

AI VESCOVI DEL SUDAN: PREDICATE RICONCILIAZIONE E PERDONO

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina, nel ricevere i Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan al termine della Visita "ad Limina Apostolorum", il Santo Padre ha sottolineato che la loro "fedeltà al Signore e i frutti della loro fatica fra le difficoltà e le sofferenze danno eloquente testimonianza del potere della Croce che risplende attraverso la nostre limitazioni e le nostre debolezze umane".

"Sono consapevole di quanto voi e i fedeli del vostro Paese" - ha proseguito il Pontefice - "aspirino alla pace e quanto pazientemente voi lavoriate affinché essa sia ristabilita. Ancorati nella vostra fede e speranza in Cristo, Principe della Pace, possiate sempre trovare nel Vangelo i principi necessari ad ispirare la vostra predicazione ed i vostri insegnamenti, i vostri giudizi ed azioni".

"Ispirati da questi principi, e dando risonanza alle giuste aspirazioni di tutta la comunità cattolica, avete parlato all'unisono per rigettare 'ogni ritorno alla guerra' e nell'appellarvi per il ristabilimento della pace ad ogni livello della vita nazionale!" - ha ricordato il Papa - "Perché la pace si radichi in profondità, è necessario impegnarsi per diminuire i fattori che contribuiscono alle agitazioni, particolarmente la corruzione, le tensioni etniche, l'indifferenza e l'egoismo. Iniziative in merito si dimostrano indubbiamente proficue se si fondano sull'integrità, su di un senso di fratellanza universale e sulle virtù della giustizia, della responsabilità e della carità".

Il Papa ha quindi invitato i Presuli a trarre forza dalla recente Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, "mentre continuate a predicare la riconciliazione e il perdono. Gli effetti della violenza" - ha affermato - "potrebbero impiegare molti anni a sanarsi, tuttavia il cambiamento del cuore è condizione indispensabile per una pace giusta e duratura e deve essere implorato quale dono della grazia di Dio".

"Come araldi del Vangelo, avete cercato di instillare nella vostra gente e nella società un senso di responsabilità verso le attuali e future generazioni, incoraggiando il perdono, l'accettazione e il rispetto reciproco per gli impegni assunti. Avete nel contempo lavorato per far progredire i diritti umani fondamentali mediante le norme giuridiche ed avete sollecitato l'applicazione di un modello integrale di sviluppo economico e umano. Apprezzo tutto ciò che la Chiesa fa nel vostro Paese per aiutare i poveri a vivere con dignità e rispetto di se, a trovare lavoro a lungo termine e a renderli capaci di dare il proprio contributo alla società".

Nel riferirsi successivamente ai rapporti dei Vescovi con i propri sacerdoti, il Santo Padre ha ribadito che i Vescovi devono essere "i primi insegnanti e testimoni della nostra comunione nella fede e dell'amore di Cristo, condividendo iniziative comuni, ascoltando i vostri collaboratori, aiutando i sacerdoti, i religiosi e i fedeli ad accettare di sostenersi reciprocamente come fratelli e sorelle, senza distinzione di razza o di gruppo etnico, in un generoso scambio di doni".

Infine il Pontefice ha espresso il suo apprezzamento ai Vescovi per "il loro impegno a mantenere buoni rapporti con i seguaci dell'Islam. Mentre voi lavorate per promuovere la cooperazione in iniziative pratiche, desidero incoraggiarvi a sottolineare i valori che i cristiani condividono con i musulmani quale base per quel 'dialogo di vita' che è un primo passo essenziale verso l'autentico rispetto e comprensione interreligiosa. La medesima apertura ed amore si devono dimostrare a coloro che appartengono alle religioni tradizionali".
AL/.../SUDAN VIS 20100315 (560)

PRIMO MINISTRO REPUBBLICA DI CROAZIA DAL PAPA

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico, questa mattina, il seguente Comunicato:

"Stamani, sabato 13 marzo 2010, il Santo Padre ha ricevuto il Primo Ministro della Croazia, Signora Jadranka Kosor, che, successivamente, ha incontrato Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, il quale era accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati".

"Al centro dei cordiali colloqui c'è stato un fruttuoso scambio di opinioni su alcuni temi di attualità internazionale e sulla situazione della Regione. In particolare, ci si è soffermati sulla condizione della comunità croata in Bosnia ed Erzegovina, uno dei tre popoli costitutivi del medesimo Paese. In seguito, è stata riconfermata la comune volontà di proseguire il dialogo costruttivo sui temi di interesse comune per la Chiesa e per lo Stato croato. Infine, sono stati esaminate alcune tematiche per quanto concerne il cammino della Croazia verso la piena integrazione nell'Unione europea".
OP/.../PRIMO MINISTRO CROAZIA VIS 20100315 (170)

INTERO PERIODO ESTIVO DEL PAPA A CASTEL GANDOLFO

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha informato che nel corso della prossima estate, il Santo Padre si recherà direttamente da Roma a Castel Gandolfo, per trascorrevi tutto il periodo estivo.

Benedetto XVI, prosegue il Comunicato "ha molto apprezzato gli inviti ricevuti anche quest'anno a recarsi per alcune settimane in località alpine e ha ringraziato sinceramente i Vescovi che li avevano presentati, ma per quest'anno preferisce iniziare subito il periodo estivo di riposo e di studio senza l'impegno di ulteriori trasferimenti".
OP/VACANZE PAPA/... VIS 20100315 (100)

ANGELUS: PARABOLA FIGLIO PRODIGO, VERTICE SPIRITUALITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2010 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina, IV domenica di Quaresima, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Nell'introdurre la preghiera mariana il Santo Padre ha commentato il Vangelo di oggi, la parabola del figlio prodigo narrata da Luca, una pagina che "costituisce un vertice della spiritualità e della letteratura di tutti i tempi".

"Infatti, che cosa sarebbero la nostra cultura, l'arte, e più in generale la nostra civiltà senza questa rivelazione di un Dio Padre pieno di misericordia?" - ha detto il Papa sottolineando che: "Dopo che Gesù ci ha raccontato del Padre misericordioso, le cose non sono più come prima, adesso Dio lo conosciamo: Egli è il nostro Padre, che per amore ci ha creati liberi e dotati di coscienza, che soffre se ci perdiamo e che fa festa se ritorniamo. Per questo, la relazione con Lui si costruisce attraverso una storia, analogamente a quanto accade ad ogni figlio con i propri genitori: all'inizio dipende da loro; poi rivendica la propria autonomia; e infine - se vi è un positivo sviluppo - arriva ad un rapporto maturo, basato sulla riconoscenza e sull'amore autentico".

"In queste tappe" - ha proseguito il Pontefice - "possiamo leggere anche momenti del cammino dell'uomo nel rapporto con Dio. Vi può essere una fase che è come l'infanzia: una religione mossa dal bisogno, dalla dipendenza. Via via che l'uomo cresce e si emancipa, vuole affrancarsi da questa sottomissione e diventare libero, adulto, capace di regolarsi da solo e di fare le proprie scelte in modo autonomo, pensando anche di poter fare a meno di Dio".

"Questa fase, appunto, è delicata, può portare all'ateismo, ma anche questo, non di rado, nasconde l'esigenza di scoprire il vero volto di Dio. Per nostra fortuna, Dio non viene mai meno alla sua fedeltà e, anche se noi ci allontaniamo e ci perdiamo, continua a seguirci col suo amore, perdonando i nostri errori e parlando interiormente alla nostra coscienza per richiamarci a sé".

"Solo sperimentando il perdono" - ha concluso Papa Benedetto XVI - "riconoscendosi amati di un amore gratuito, più grande della nostra miseria, ma anche della nostra giustizia, entriamo finalmente in un rapporto veramente filiale e libero con Dio".
ANG/MISERICORDIA DIVINA/... VIS 20100315 (400)

VISITA BENEDETTO XVI COMUNITÀ EVANGELICA LUTERANA ROMA

CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita alla Comunità Evangelica Luterana di Roma, dove è stato accolto dal Pastore Jens-Martin Kruse, nella "Christuskirche" in Via Sicilia. Inaugurata nel 1922, la Chiesa fu visitata, nel dicembre 1983, da Papa Giovanni Paolo II che vi si recò in occasione del quinto centenario della nascita di Martin Lutero.

Mentre il Papa e il Pastore Luterano raggiungevano l'altare per la celebrazione, il coro, composto da luterani e da seminaristi cattolici tedeschi, intonava il "Jubilate Deo" di Mozart.

Dopo il saluto del Presidente della Comunità Luterana, Dr. Doris Esch - comunità in maggioranza tedesca - il Pastore Kruse e il Papa hanno tenuto l'omelia. Benedetto XVI ha invitato a ringraziare per il fatto "che siamo qui presenti insieme, per esempio, in questa domenica, che cantiamo insieme, che ascoltiamo la parola di Dio, che ci ascoltiamo gli uni gli altri guardando tutti insieme all'unico Cristo, rendendo così testimonianza dell'unico Cristo".

Nel corso dell'omelia a braccio, in tedesco, il Santo Padre ha affermato: "Ascoltiamo tante rimostranze per il fatto che non ci sono progressi nell'ecumenismo, ma dobbiamo dire - e possiamo dirlo con molta gratitudine - che già vi sono molti elementi di unità".

"Non dobbiamo restare contenti" - ha sottolineato il Papa - "dei successi dell'ecumenismo negli ultimi anni, perché non possiamo bere dallo stesso calice e non possiamo essere insieme intorno all'altare".

"Questo" - ha proseguito il Pontefice - "ci deve rendere tristi perché è una situazione peccaminosa, ma l'unità non può essere fatta dagli uomini. Dobbiamo affidarci al Signore, perché è l'unico che può darci l'unità. Speriamo che Lui ci porti a questa unità".

Richiamando le parole del pastore Kruse, il Santo Padre ha riconosciuto che il primo punto di incontro tra luterani e cattolici "deve essere la gioia e la speranza che già viviamo, e la speranza che questa unità possa essere più profonda".

Terminata la Visita, il Papa ha donato alla Comunità Luterana composta di 350 fedeli, una riproduzione del mosaico di Gesù Cristo, il cui originale è collocato sotto l'Altare della Confessione nella Basilica di San Pietro.
BXVI-VISITA CHIESA EVANGELICA LUTERANA/.../... VIS 20100315 (360)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova (Italia), Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

- Sua Beatitudine il Cardinale Lubomyr Husar, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyc (Ucraina).

- L'Arcivescovo Mieczyslaw Mokrzycki, di Lviv dei Latini (Ucraina).

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale di Burkina Faso-Niger, in Visita "Ad Limina Apostolorum":

- L'Arcivescovo Anselmo Titianma Sanon, di Bobo-Dioulasso.

- Il Vescovo Basile Tapsoba, di Koudougou.

- Il Vescovo Wenceslas Compaoré, di Manga.

- Il Vescovo Lucas Kalfa Sanou, di Banfora.

Sabato 13 marzo il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- Il Cardinale Gabriel Zubeir Wako, Arcivescovo di Khartoum, con l'Ausiliare Vescovo Daniel Marco Kur Adwok.

- Il Vescovo Macram Max Gassis, M.C.C.J., di El Obeid, con l'Amministratore Apostolico "sede plena et ad nutum Sanctae Sedis" Vescovo Antonio Menegazzo, M.C.C.J.

- Il Cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, S.D.B., Arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras).
AP:AL/.../... VIS 20100315 (190)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Zelimir Pulijic, Arcivescovo di Zadar (superficie: 3.009; popolazione: 164.840; cattolici: 158.985; sacerdoti: 118; religiosi: 184), Croazia. L'Arcivescovo eletto, finora Vescovo di Dubrovnik (Croazia), è nato nel 1947 a Kamena (Bosnia ed Erzegovina), è stato ordinato sacerdote nel 1974 ed ha ricevuto l'ordinazione episcopale nel 1990.

- Il Monsignor Stanislav Lipovsek, Vescovo di Celje (superficie: 2.711; popolazione: 291.300; cattolici: 238.800; sacerdoti: 136; religiosi: 62; diaconi permanenti: 2), Slovenia. Il Vescovo eletto è nato a Vojnik (Slovenia), nel 1943 ed è stato ordinato sacerdote nel 1968. È stato finora Parroco della Cattedrale di Maribor (Slovenia).

- Il Padre Vicente Biokalic Iglic, C.M., Vescovo Ausiliare di Buenos Aires (superficie: 203; popolazione: 2.847.000; cattolici: 2.609.000; sacerdoti: 849; religiosi: 2.144; diaconi permanenti: 6), Argentina. Il Vescovo eletto, ex-Provinciale della Congregazione della Missione in Argentina, è nato a Lanús (Argentina), nel 1952, ha emesso i voti perpetui nella Congregazione della Missione (Lazzaristi), nel 1976 ed è stato ordinato sacerdoti nel 1978.

  Sabato 13 marzo il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Puerto Cabello (Venezuela), presentata dal Vescovo Ramón José Viloria Pinzón, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Kerema (Papua Nuova Guinea), presentata dal Vescovo Paul John Marx, M.S.C., per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Patrick Tawal, M.S.C., Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Vescovo Ricardo Blázquez Pérez, Arcivescovo Metropolita di Valladolid (superficie: 8.172; popolazione: 521.661; cattolici: 466.412; sacerdoti: 462; religiosi: 1.659; diaconi permanenti: 9), Spagna. L'Arcivescovo eletto, finora Vescovo di Bilbao (Spagna), è nato a Villanueva del Campillo (Spagna), nel 1942, è stato ordinato sacerdote nel 1967 ed ha ricevuto l'ordinazione episcopale nel 1988.

- Ha nominato l'Arcivescovo Eugene Martin Nugent, Nunzio Apostolico in Maurizio e nelle Seychelles, attualmente Nunzio Apostolico in Madagascar e Delegato Apostolico nelle Isole Comore, con funzioni di Delegato Apostolico in La Riunione.

- Ha nominato il Cardinale Cláudio Hummes, O.F.M., Prefetto delle Congregazione per il Clero, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del XVI Congresso Eucaristico del Brasile, che avranno luogo a Brasilia dal 13 al 16 maggio 2010.
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sabato 13 marzo 2010

NOTA DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha reso pubblica oggi una Nota intitolata: "Una rotta chiara anche in acque agitate".

"Al termine di questa settimana in cui l'attenzione di gran parte della stampa europea si è concentrata sulla questione degli abusi sessuali compiuti da persone e in istituzioni della Chiesa cattolica, ci siano permesse tre osservazioni. Anzitutto, la linea presa dalla Conferenza episcopale tedesca si è confermata la strada giusta per far fronte al problema nei suoi diversi aspetti. Le dichiarazioni del presidente della Conferenza, arcivescovo Zollitsch, dopo l'incontro con il Santo Padre, riprendono le linee stabilite nella recente assemblea della Conferenza e ne ribadiscono i punti operativi essenziali: riconoscere la verità e aiutare le vittime, rafforzare la prevenzione e collaborare costruttivamente con le autorità - comprese quelle giudiziarie statali - per il bene comune della società. Mons. Zollitsch ha anche ribadito senza incertezze l'opinione degli esperti secondo cui la questione del celibato non va in alcun modo confusa con quella della pedofilia. Il Santo Padre ha incoraggiato la linea dei vescovi tedeschi, che - pur con le specificità del contesto del loro Paese - può ben essere considerata un modello molto utile e ispiratore per altre Conferenze episcopali che si trovino a fronteggiare analoghi problemi".

"Inoltre, l'importante e ampia intervista concessa dal promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Charles Scicluna, spiega dettagliatamente il significato delle norme canoniche specifiche stabilite dalla Chiesa negli anni scorsi per giudicare i gravissimi delitti di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di ecclesiastici. Diventa assolutamente chiaro che tali norme non hanno inteso e non hanno favorito alcuna copertura di tali delitti, ma anzi hanno messo in atto un'intensa attività per affrontare, giudicare e punire adeguatamente questi delitti nel quadro dell'ordinamento ecclesiastico. E' giusto ricordare che tutto ciò è stato impostato e avviato quando il cardinale Ratzinger era prefetto della Congregazione. La sua linea è stata sempre quella del rigore e della coerenza nell'affrontare le situazioni anche più difficili".

"Infine, l'arcidiocesi di Monaco ha risposto, con un comunicato ampio e dettagliato, agli interrogativi circa la vicenda di un sacerdote che si era trasferito da Essen a Monaco di Baviera nel tempo in cui il cardinale Ratzinger era arcivescovo della città, sacerdote che si era poi reso colpevole di abusi. Il comunicato mette in luce come l'arcivescovo era rimasto del tutto estraneo alle decisioni in seguito alle quali si erano potuti verificare gli abusi. E' piuttosto evidente che negli ultimi giorni vi è chi ha cercato - con un certo accanimento, a Regensburg e a Monaco - elementi per coinvolgere personalmente il Santo Padre nelle questioni degli abusi. Per ogni osservatore obiettivo, è chiaro che questi sforzi sono falliti".

"Nonostante la tempesta, la Chiesa vede bene il cammino da seguire, sotto la guida sicura e rigorosa del Santo Padre. Come abbiamo già avuto modo di osservare, speriamo che questo travaglio possa essere alla fine di aiuto alla società nel suo insieme per farsi carico sempre meglio della protezione e della formazione dell'infanzia e della gioventù".
OP/ABUSI SESSUALI/LOMBARDI VIS 20100313 (2460)
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