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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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martedì 16 marzo 2010

MESSAGGIO PER XXV GIORNATA MONDIALE GIOVENTÙ

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAR. 2010 (VIS). È stato pubblicato il Messaggio del Santo Padre per la XXV Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata il 28 marzo, Domenica delle Palme, a livello diocesano. Il tema del Messaggio 2010 è: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17).

  Di seguito riportiamo estratti del testo:

  "La presente XXV Giornata rappresenta una tappa verso il prossimo Incontro Mondiale dei giovani, che avrà luogo nell'agosto 2011 a Madrid, dove spero sarete numerosi a vivere questo evento di grazia".

  "Per prepararci a tale celebrazione, vorrei proporvi alcune riflessioni sul tema di quest'anno: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17), tratto dall'episodio evangelico dell'incontro di Gesù con il giovane ricco; un tema già affrontato, nel 1985, dal Papa Giovanni Paolo II in una bellissima Lettera, diretta per la prima volta ai giovani".

1. Gesù incontra un giovane

  "Questo racconto esprime in maniera efficace la grande attenzione di Gesù verso i giovani, (...) e mostra quanto sia grande il suo desiderio di incontrarvi personalmente e di aprire un dialogo con ciascuno di voi".

2. Gesù lo guardò e lo amò

  "Nel racconto evangelico, San Marco sottolinea come "Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò" (cfr Mc 10,21). Nello sguardo del Signore c'è il cuore di questo specialissimo incontro e di tutta l'esperienza cristiana. Infatti il cristianesimo non è primariamente una morale, ma esperienza di Gesù Cristo, che ci ama personalmente, giovani o vecchi, poveri o ricchi; ci ama anche quando gli voltiamo le spalle".

"La consapevolezza che il Padre ci ha da sempre amati nel suo Figlio, che il Cristo ama ognuno e sempre - scrive ancora il Papa Giovanni Paolo II - "ci permette di superare tutte le prove: la scoperta dei nostri peccati, la sofferenza, lo scoraggiamento. In questo amore si trova la sorgente di tutta la vita cristiana e la ragione fondamentale dell'evangelizzazione: se abbiamo veramente incontrato Gesù, non possiamo fare a meno di testimoniarlo a coloro che non hanno ancora incrociato il suo sguardo!".

3. La scoperta del progetto di vita

  "Il giovane ricco chiede a Gesù: 'Che cosa devo fare?'. La stagione della vita in cui siete immersi è tempo di scoperta: dei doni che Dio vi ha elargito e delle vostre responsabilità. E', altresì, tempo di scelte fondamentali per costruire il vostro progetto di vita. E' il momento, quindi, di interrogarvi sul senso autentico dell'esistenza e di domandarvi: 'Sono soddisfatto della mia vita? C'è qualcosa che manca?'".

  "Non abbiate paura di affrontare queste domande! Lontano dal sopraffarvi, esse esprimono le grandi aspirazioni, che sono presenti nel vostro cuore. Pertanto, vanno ascoltate. Esse attendono risposte non superficiali, ma capaci di soddisfare le vostre autentiche attese di vita e di felicità".

  "Per scoprire il progetto di vita che può rendervi pienamente felici, mettetevi in ascolto di Dio, che ha un suo disegno di amore su ciascuno di voi".

4. Vieni e seguimi!

  "La vocazione cristiana scaturisce da una proposta d'amore del Signore e può realizzarsi solo grazie a una risposta d'amore (...) Sull'esempio di tanti discepoli di Cristo, anche voi, cari amici, accogliete con gioia l'invito alla sequela, per vivere intensamente e con frutto in questo mondo".

  "La tristezza del giovane ricco del Vangelo è quella che nasce nel cuore di ciascuno quando non si ha il coraggio di seguire Cristo, di compiere la scelta giusta. Ma non è mai troppo tardi per rispondergli!".

  "In quest'Anno Sacerdotale, vorrei esortare i giovani e i ragazzi ad essere attenti se il Signore invita ad un dono più grande, nella via del Sacerdozio ministeriale, e a rendersi disponibili ad accogliere con generosità ed entusiasmo questo segno di speciale predilezione, intraprendendo con un sacerdote, con il direttore spirituale il necessario cammino di discernimento. Non abbiate paura, poi, cari giovani e care giovani, se il Signore vi chiama alla vita religiosa, monastica, missionaria o di speciale consacrazione: Egli sa donare gioia profonda a chi risponde con coraggio!".

  "Invito, inoltre, quanti sentono la vocazione al matrimonio ad accoglierla con fede, impegnandosi a porre basi solide per vivere un amore grande, fedele e aperto al dono della vita, che è ricchezza e grazia per la società e per la Chiesa".

5. Orientati verso la vita eterna

  "Interrogarsi sul futuro definitivo che attende ciascuno di noi dà senso pieno all'esistenza, poiché orienta il progetto di vita verso orizzonti non limitati e passeggeri, ma ampi e profondi, che portano ad amare il mondo, da Dio stesso tanto amato, a dedicarci al suo sviluppo, ma sempre con la libertà e la gioia che nascono dalla fede e dalla speranza. Sono orizzonti che aiutano a non assolutizzare le realtà terrene, sentendo che Dio ci prepara una prospettiva più grande".

  "Cari giovani, vi esorto a non dimenticare questa prospettiva nel vostro progetto di vita: siamo chiamati all'eternità".

6. I comandamenti, via dell'amore autentico

  "Anche a voi, Gesù chiede se conoscete i comandamenti, se vi preoccupate di formare la vostra coscienza secondo la legge divina e se li mettete in pratica".

  "Certo, si tratta di domande controcorrente rispetto alla mentalità attuale, che propone una libertà svincolata da valori, da regole, da norme oggettive e invita a rifiutare ogni limite ai desideri del momento".

  "Dio ci dà i comandamenti perché ci vuole educare alla vera libertà, perché vuole costruire con noi un Regno di amore, di giustizia e di pace. Ascoltarli e metterli in pratica non significa alienarsi, ma trovare il cammino della libertà e dell'amore autentici, perché i comandamenti non limitano la felicità, ma indicano come trovarla".

7. Abbiamo bisogno di voi

  "Chi vive oggi la condizione giovanile si trova ad affrontare molti problemi derivanti dalla disoccupazione, dalla mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive concrete per il futuro. (...) Nonostante le difficoltà, non lasciatevi scoraggiare e non rinunciate ai vostri sogni! Coltivate invece nel cuore desideri grandi di fraternità, di giustizia e di pace. Il futuro è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di speranza".

  "Nella mia recente Lettera enciclica sullo sviluppo umano integrale, Caritas in veritate, ho elencato alcune grandi sfide attuali, che sono urgenti ed essenziali per la vita di questo mondo: l'uso delle risorse della terra e il rispetto dell'ecologia, la giusta divisione dei beni e il controllo dei meccanismi finanziari, la solidarietà con i Paesi poveri nell'ambito della famiglia umana, la lotta contro la fame nel mondo, la promozione della dignità del lavoro umano, il servizio alla cultura della vita, la costruzione della pace tra i popoli, il dialogo interreligioso, il buon uso dei mezzi di comunicazione sociale".

  "Sono sfide alle quali siete chiamati a rispondere per costruire un mondo più giusto e fraterno. Sono sfide che chiedono un progetto di vita esigente ed appassionante, nel quale mettere tutta la vostra ricchezza secondo il disegno che Dio ha su ciascuno di voi".

  "In quest'Anno Sacerdotale, vi invito a conoscere la vita dei santi, in particolare quella dei santi sacerdoti. Vedrete che Dio li ha guidati e che hanno trovato la loro strada giorno dopo giorno, proprio nella fede, nella speranza e nell'amore. Cristo chiama ciascuno di voi a impegnarsi con Lui e ad assumersi le proprie responsabilità per costruire la civiltà dell'amore".
MESS/GIORNATA MONDIALE GIOVENTÙ/...                 VIS 20100316 (1210)

lunedì 15 marzo 2010

AI VESCOVI DEL SUDAN: PREDICATE RICONCILIAZIONE E PERDONO

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina, nel ricevere i Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan al termine della Visita "ad Limina Apostolorum", il Santo Padre ha sottolineato che la loro "fedeltà al Signore e i frutti della loro fatica fra le difficoltà e le sofferenze danno eloquente testimonianza del potere della Croce che risplende attraverso la nostre limitazioni e le nostre debolezze umane".

"Sono consapevole di quanto voi e i fedeli del vostro Paese" - ha proseguito il Pontefice - "aspirino alla pace e quanto pazientemente voi lavoriate affinché essa sia ristabilita. Ancorati nella vostra fede e speranza in Cristo, Principe della Pace, possiate sempre trovare nel Vangelo i principi necessari ad ispirare la vostra predicazione ed i vostri insegnamenti, i vostri giudizi ed azioni".

"Ispirati da questi principi, e dando risonanza alle giuste aspirazioni di tutta la comunità cattolica, avete parlato all'unisono per rigettare 'ogni ritorno alla guerra' e nell'appellarvi per il ristabilimento della pace ad ogni livello della vita nazionale!" - ha ricordato il Papa - "Perché la pace si radichi in profondità, è necessario impegnarsi per diminuire i fattori che contribuiscono alle agitazioni, particolarmente la corruzione, le tensioni etniche, l'indifferenza e l'egoismo. Iniziative in merito si dimostrano indubbiamente proficue se si fondano sull'integrità, su di un senso di fratellanza universale e sulle virtù della giustizia, della responsabilità e della carità".

Il Papa ha quindi invitato i Presuli a trarre forza dalla recente Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, "mentre continuate a predicare la riconciliazione e il perdono. Gli effetti della violenza" - ha affermato - "potrebbero impiegare molti anni a sanarsi, tuttavia il cambiamento del cuore è condizione indispensabile per una pace giusta e duratura e deve essere implorato quale dono della grazia di Dio".

"Come araldi del Vangelo, avete cercato di instillare nella vostra gente e nella società un senso di responsabilità verso le attuali e future generazioni, incoraggiando il perdono, l'accettazione e il rispetto reciproco per gli impegni assunti. Avete nel contempo lavorato per far progredire i diritti umani fondamentali mediante le norme giuridiche ed avete sollecitato l'applicazione di un modello integrale di sviluppo economico e umano. Apprezzo tutto ciò che la Chiesa fa nel vostro Paese per aiutare i poveri a vivere con dignità e rispetto di se, a trovare lavoro a lungo termine e a renderli capaci di dare il proprio contributo alla società".

Nel riferirsi successivamente ai rapporti dei Vescovi con i propri sacerdoti, il Santo Padre ha ribadito che i Vescovi devono essere "i primi insegnanti e testimoni della nostra comunione nella fede e dell'amore di Cristo, condividendo iniziative comuni, ascoltando i vostri collaboratori, aiutando i sacerdoti, i religiosi e i fedeli ad accettare di sostenersi reciprocamente come fratelli e sorelle, senza distinzione di razza o di gruppo etnico, in un generoso scambio di doni".

Infine il Pontefice ha espresso il suo apprezzamento ai Vescovi per "il loro impegno a mantenere buoni rapporti con i seguaci dell'Islam. Mentre voi lavorate per promuovere la cooperazione in iniziative pratiche, desidero incoraggiarvi a sottolineare i valori che i cristiani condividono con i musulmani quale base per quel 'dialogo di vita' che è un primo passo essenziale verso l'autentico rispetto e comprensione interreligiosa. La medesima apertura ed amore si devono dimostrare a coloro che appartengono alle religioni tradizionali".
AL/.../SUDAN VIS 20100315 (560)

PRIMO MINISTRO REPUBBLICA DI CROAZIA DAL PAPA

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico, questa mattina, il seguente Comunicato:

"Stamani, sabato 13 marzo 2010, il Santo Padre ha ricevuto il Primo Ministro della Croazia, Signora Jadranka Kosor, che, successivamente, ha incontrato Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, il quale era accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati".

"Al centro dei cordiali colloqui c'è stato un fruttuoso scambio di opinioni su alcuni temi di attualità internazionale e sulla situazione della Regione. In particolare, ci si è soffermati sulla condizione della comunità croata in Bosnia ed Erzegovina, uno dei tre popoli costitutivi del medesimo Paese. In seguito, è stata riconfermata la comune volontà di proseguire il dialogo costruttivo sui temi di interesse comune per la Chiesa e per lo Stato croato. Infine, sono stati esaminate alcune tematiche per quanto concerne il cammino della Croazia verso la piena integrazione nell'Unione europea".
OP/.../PRIMO MINISTRO CROAZIA VIS 20100315 (170)

INTERO PERIODO ESTIVO DEL PAPA A CASTEL GANDOLFO

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha informato che nel corso della prossima estate, il Santo Padre si recherà direttamente da Roma a Castel Gandolfo, per trascorrevi tutto il periodo estivo.

Benedetto XVI, prosegue il Comunicato "ha molto apprezzato gli inviti ricevuti anche quest'anno a recarsi per alcune settimane in località alpine e ha ringraziato sinceramente i Vescovi che li avevano presentati, ma per quest'anno preferisce iniziare subito il periodo estivo di riposo e di studio senza l'impegno di ulteriori trasferimenti".
OP/VACANZE PAPA/... VIS 20100315 (100)

ANGELUS: PARABOLA FIGLIO PRODIGO, VERTICE SPIRITUALITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2010 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina, IV domenica di Quaresima, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Nell'introdurre la preghiera mariana il Santo Padre ha commentato il Vangelo di oggi, la parabola del figlio prodigo narrata da Luca, una pagina che "costituisce un vertice della spiritualità e della letteratura di tutti i tempi".

"Infatti, che cosa sarebbero la nostra cultura, l'arte, e più in generale la nostra civiltà senza questa rivelazione di un Dio Padre pieno di misericordia?" - ha detto il Papa sottolineando che: "Dopo che Gesù ci ha raccontato del Padre misericordioso, le cose non sono più come prima, adesso Dio lo conosciamo: Egli è il nostro Padre, che per amore ci ha creati liberi e dotati di coscienza, che soffre se ci perdiamo e che fa festa se ritorniamo. Per questo, la relazione con Lui si costruisce attraverso una storia, analogamente a quanto accade ad ogni figlio con i propri genitori: all'inizio dipende da loro; poi rivendica la propria autonomia; e infine - se vi è un positivo sviluppo - arriva ad un rapporto maturo, basato sulla riconoscenza e sull'amore autentico".

"In queste tappe" - ha proseguito il Pontefice - "possiamo leggere anche momenti del cammino dell'uomo nel rapporto con Dio. Vi può essere una fase che è come l'infanzia: una religione mossa dal bisogno, dalla dipendenza. Via via che l'uomo cresce e si emancipa, vuole affrancarsi da questa sottomissione e diventare libero, adulto, capace di regolarsi da solo e di fare le proprie scelte in modo autonomo, pensando anche di poter fare a meno di Dio".

"Questa fase, appunto, è delicata, può portare all'ateismo, ma anche questo, non di rado, nasconde l'esigenza di scoprire il vero volto di Dio. Per nostra fortuna, Dio non viene mai meno alla sua fedeltà e, anche se noi ci allontaniamo e ci perdiamo, continua a seguirci col suo amore, perdonando i nostri errori e parlando interiormente alla nostra coscienza per richiamarci a sé".

"Solo sperimentando il perdono" - ha concluso Papa Benedetto XVI - "riconoscendosi amati di un amore gratuito, più grande della nostra miseria, ma anche della nostra giustizia, entriamo finalmente in un rapporto veramente filiale e libero con Dio".
ANG/MISERICORDIA DIVINA/... VIS 20100315 (400)

VISITA BENEDETTO XVI COMUNITÀ EVANGELICA LUTERANA ROMA

CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita alla Comunità Evangelica Luterana di Roma, dove è stato accolto dal Pastore Jens-Martin Kruse, nella "Christuskirche" in Via Sicilia. Inaugurata nel 1922, la Chiesa fu visitata, nel dicembre 1983, da Papa Giovanni Paolo II che vi si recò in occasione del quinto centenario della nascita di Martin Lutero.

Mentre il Papa e il Pastore Luterano raggiungevano l'altare per la celebrazione, il coro, composto da luterani e da seminaristi cattolici tedeschi, intonava il "Jubilate Deo" di Mozart.

Dopo il saluto del Presidente della Comunità Luterana, Dr. Doris Esch - comunità in maggioranza tedesca - il Pastore Kruse e il Papa hanno tenuto l'omelia. Benedetto XVI ha invitato a ringraziare per il fatto "che siamo qui presenti insieme, per esempio, in questa domenica, che cantiamo insieme, che ascoltiamo la parola di Dio, che ci ascoltiamo gli uni gli altri guardando tutti insieme all'unico Cristo, rendendo così testimonianza dell'unico Cristo".

Nel corso dell'omelia a braccio, in tedesco, il Santo Padre ha affermato: "Ascoltiamo tante rimostranze per il fatto che non ci sono progressi nell'ecumenismo, ma dobbiamo dire - e possiamo dirlo con molta gratitudine - che già vi sono molti elementi di unità".

"Non dobbiamo restare contenti" - ha sottolineato il Papa - "dei successi dell'ecumenismo negli ultimi anni, perché non possiamo bere dallo stesso calice e non possiamo essere insieme intorno all'altare".

"Questo" - ha proseguito il Pontefice - "ci deve rendere tristi perché è una situazione peccaminosa, ma l'unità non può essere fatta dagli uomini. Dobbiamo affidarci al Signore, perché è l'unico che può darci l'unità. Speriamo che Lui ci porti a questa unità".

Richiamando le parole del pastore Kruse, il Santo Padre ha riconosciuto che il primo punto di incontro tra luterani e cattolici "deve essere la gioia e la speranza che già viviamo, e la speranza che questa unità possa essere più profonda".

Terminata la Visita, il Papa ha donato alla Comunità Luterana composta di 350 fedeli, una riproduzione del mosaico di Gesù Cristo, il cui originale è collocato sotto l'Altare della Confessione nella Basilica di San Pietro.
BXVI-VISITA CHIESA EVANGELICA LUTERANA/.../... VIS 20100315 (360)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova (Italia), Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

- Sua Beatitudine il Cardinale Lubomyr Husar, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyc (Ucraina).

- L'Arcivescovo Mieczyslaw Mokrzycki, di Lviv dei Latini (Ucraina).

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale di Burkina Faso-Niger, in Visita "Ad Limina Apostolorum":

- L'Arcivescovo Anselmo Titianma Sanon, di Bobo-Dioulasso.

- Il Vescovo Basile Tapsoba, di Koudougou.

- Il Vescovo Wenceslas Compaoré, di Manga.

- Il Vescovo Lucas Kalfa Sanou, di Banfora.

Sabato 13 marzo il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- Il Cardinale Gabriel Zubeir Wako, Arcivescovo di Khartoum, con l'Ausiliare Vescovo Daniel Marco Kur Adwok.

- Il Vescovo Macram Max Gassis, M.C.C.J., di El Obeid, con l'Amministratore Apostolico "sede plena et ad nutum Sanctae Sedis" Vescovo Antonio Menegazzo, M.C.C.J.

- Il Cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, S.D.B., Arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras).
AP:AL/.../... VIS 20100315 (190)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Zelimir Pulijic, Arcivescovo di Zadar (superficie: 3.009; popolazione: 164.840; cattolici: 158.985; sacerdoti: 118; religiosi: 184), Croazia. L'Arcivescovo eletto, finora Vescovo di Dubrovnik (Croazia), è nato nel 1947 a Kamena (Bosnia ed Erzegovina), è stato ordinato sacerdote nel 1974 ed ha ricevuto l'ordinazione episcopale nel 1990.

- Il Monsignor Stanislav Lipovsek, Vescovo di Celje (superficie: 2.711; popolazione: 291.300; cattolici: 238.800; sacerdoti: 136; religiosi: 62; diaconi permanenti: 2), Slovenia. Il Vescovo eletto è nato a Vojnik (Slovenia), nel 1943 ed è stato ordinato sacerdote nel 1968. È stato finora Parroco della Cattedrale di Maribor (Slovenia).

- Il Padre Vicente Biokalic Iglic, C.M., Vescovo Ausiliare di Buenos Aires (superficie: 203; popolazione: 2.847.000; cattolici: 2.609.000; sacerdoti: 849; religiosi: 2.144; diaconi permanenti: 6), Argentina. Il Vescovo eletto, ex-Provinciale della Congregazione della Missione in Argentina, è nato a Lanús (Argentina), nel 1952, ha emesso i voti perpetui nella Congregazione della Missione (Lazzaristi), nel 1976 ed è stato ordinato sacerdoti nel 1978.

  Sabato 13 marzo il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Puerto Cabello (Venezuela), presentata dal Vescovo Ramón José Viloria Pinzón, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Kerema (Papua Nuova Guinea), presentata dal Vescovo Paul John Marx, M.S.C., per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Patrick Tawal, M.S.C., Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Vescovo Ricardo Blázquez Pérez, Arcivescovo Metropolita di Valladolid (superficie: 8.172; popolazione: 521.661; cattolici: 466.412; sacerdoti: 462; religiosi: 1.659; diaconi permanenti: 9), Spagna. L'Arcivescovo eletto, finora Vescovo di Bilbao (Spagna), è nato a Villanueva del Campillo (Spagna), nel 1942, è stato ordinato sacerdote nel 1967 ed ha ricevuto l'ordinazione episcopale nel 1988.

- Ha nominato l'Arcivescovo Eugene Martin Nugent, Nunzio Apostolico in Maurizio e nelle Seychelles, attualmente Nunzio Apostolico in Madagascar e Delegato Apostolico nelle Isole Comore, con funzioni di Delegato Apostolico in La Riunione.

- Ha nominato il Cardinale Cláudio Hummes, O.F.M., Prefetto delle Congregazione per il Clero, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del XVI Congresso Eucaristico del Brasile, che avranno luogo a Brasilia dal 13 al 16 maggio 2010.
RE:NER:NN:NA:NEA/.../...                               VIS 20100315 (380)

sabato 13 marzo 2010

NOTA DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha reso pubblica oggi una Nota intitolata: "Una rotta chiara anche in acque agitate".

"Al termine di questa settimana in cui l'attenzione di gran parte della stampa europea si è concentrata sulla questione degli abusi sessuali compiuti da persone e in istituzioni della Chiesa cattolica, ci siano permesse tre osservazioni. Anzitutto, la linea presa dalla Conferenza episcopale tedesca si è confermata la strada giusta per far fronte al problema nei suoi diversi aspetti. Le dichiarazioni del presidente della Conferenza, arcivescovo Zollitsch, dopo l'incontro con il Santo Padre, riprendono le linee stabilite nella recente assemblea della Conferenza e ne ribadiscono i punti operativi essenziali: riconoscere la verità e aiutare le vittime, rafforzare la prevenzione e collaborare costruttivamente con le autorità - comprese quelle giudiziarie statali - per il bene comune della società. Mons. Zollitsch ha anche ribadito senza incertezze l'opinione degli esperti secondo cui la questione del celibato non va in alcun modo confusa con quella della pedofilia. Il Santo Padre ha incoraggiato la linea dei vescovi tedeschi, che - pur con le specificità del contesto del loro Paese - può ben essere considerata un modello molto utile e ispiratore per altre Conferenze episcopali che si trovino a fronteggiare analoghi problemi".

"Inoltre, l'importante e ampia intervista concessa dal promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Charles Scicluna, spiega dettagliatamente il significato delle norme canoniche specifiche stabilite dalla Chiesa negli anni scorsi per giudicare i gravissimi delitti di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di ecclesiastici. Diventa assolutamente chiaro che tali norme non hanno inteso e non hanno favorito alcuna copertura di tali delitti, ma anzi hanno messo in atto un'intensa attività per affrontare, giudicare e punire adeguatamente questi delitti nel quadro dell'ordinamento ecclesiastico. E' giusto ricordare che tutto ciò è stato impostato e avviato quando il cardinale Ratzinger era prefetto della Congregazione. La sua linea è stata sempre quella del rigore e della coerenza nell'affrontare le situazioni anche più difficili".

"Infine, l'arcidiocesi di Monaco ha risposto, con un comunicato ampio e dettagliato, agli interrogativi circa la vicenda di un sacerdote che si era trasferito da Essen a Monaco di Baviera nel tempo in cui il cardinale Ratzinger era arcivescovo della città, sacerdote che si era poi reso colpevole di abusi. Il comunicato mette in luce come l'arcivescovo era rimasto del tutto estraneo alle decisioni in seguito alle quali si erano potuti verificare gli abusi. E' piuttosto evidente che negli ultimi giorni vi è chi ha cercato - con un certo accanimento, a Regensburg e a Monaco - elementi per coinvolgere personalmente il Santo Padre nelle questioni degli abusi. Per ogni osservatore obiettivo, è chiaro che questi sforzi sono falliti".

"Nonostante la tempesta, la Chiesa vede bene il cammino da seguire, sotto la guida sicura e rigorosa del Santo Padre. Come abbiamo già avuto modo di osservare, speriamo che questo travaglio possa essere alla fine di aiuto alla società nel suo insieme per farsi carico sempre meglio della protezione e della formazione dell'infanzia e della gioventù".
OP/ABUSI SESSUALI/LOMBARDI VIS 20100313 (2460)

PROMOTORE DI GIUSTIZIA DOTTRINA FEDE SU REATI PEDOFILIA

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). Riportiamo un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "Avvenire" al "Promotore di Giustizia" della Congregazione per la Dottrina della Fede, Monsignor Charles J. Scicluna, sull'attività investigativa e giudiziaria della Congregazione sui "Delicta graviora" che includono i reati di pedofilia compiuti da membri del clero.

Monsignor Charles J. Scicluna è il "promotore di giustizia" della Congregazione per la Dottrina della Fede. In pratica si tratta del pubblico ministero del tribunale dell'ex Sant'Uffizio, che ha il compito di indagare sui cosiddetti "delicta graviora", i delitti che la Chiesa cattolica considera i più gravi in assoluto: e cioè quelli contro l'Eucaristia, quelli contro la santità del sacramento della penitenza e il delitto contro il sesto comandamento ("non commettere atti impuri") di un chierico con un minore
di diciotto anni. Delitti che un "motu proprio" del 2001, "Sacramentorum sanctitatis tutela" ha riservato, come competenza, alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Di fatto è il "promotore di giustizia" ad avere a che fare, tra l'altro, con la terribile questione dei sacerdoti accusati di pedofilia periodicamente alla ribalta sui mass media. E Monsignor Scicluna, un maltese affabile e gentile nei modi, ha la fama di adempiere il compito affidatogli con il massimo scrupolo, senza guardare in faccia a nessuno.

D. Monsignore, lei ha la fama di essere un "duro", eppure la Chiesa cattolica viene sistematicamente accusata di essere accomodante nei confronti dei cosiddetti "preti pedofili".

R. Può essere che in passato, forse anche per un malinteso senso di difesa del buon nome dell'istituzione, alcuni Vescovi, nella prassi, siano stati troppo indulgenti verso questi tristissimi fenomeni. Nella prassi dico, perché sul piano dei principi la condanna per questa tipologia di delitti è stata sempre ferma e inequivocabile. Per rimanere al secolo scorso basta ricordare l'ormai celebre istruzione "Crimen Sollicitationis" del 1922...

D. Ma non era del 1962?

R. No, la prima edizione risale al pontificato di Pio XI. Poi con il Beato Giovanni XXIII il Sant'Uffizio ne curò una nuova edizione per i padri Conciliari, ma ne vennero fatte solo duemila copie e non bastarono per la distribuzione che fu rinviata "sine die". Si trattava comunque di norme procedurali da seguire nei casi di sollecitazione in confessione e di altri delitti più gravi a sfondo sessuale come l'abuso sessuale di minori ...

D. Norme che raccomandavano però il segreto...

R. una cattiva traduzione in inglese di questo testo ha fatto pensare che la Santa Sede imponesse il segreto per occultare i fatti. Ma non era così. Il segreto istruttorio serviva per proteggere la buona fama di tutte le persone coinvolte, prima di tutto le stesse vittime, e poi i chierici accusati, che hanno diritto - come chiunque - alla presunzione di innocenza fino a prova contraria. Alla Chiesa non piace la giustizia spettacolo. La normativa sugli abusi sessuali non è stata mai intesa come divieto di denuncia alle autorità civili.

D. Quel documento però viene periodicamente rievocato per accusare l'attuale pontefice di essere stato - in qualità di prefetto dell'ex Sant'Uffizio - il responsabile oggettivo di una politica di occultamento dei fatti da parte della Santa Sede...

R. Si tratta di un'accusa falsa e calunniosa. A questo proposito mi permetto di segnalare alcuni fatti. Tra il 1975 e il 1985 mi risulta che nessuna segnalazione di casi di pedofilia da parte di chierici sia arrivata all'attenzione della nostra Congregazione. Comunque dopo la promulgazione del Codice di Diritto Canonico del 1983 c'è stato un periodo di incertezza sull'elenco dei "delicata graviora" riservati alla competenza di questo dicastero. Solo col "motu proprio" del 2001 il delitto di pedofilia è ritornato alla nostra competenza esclusiva. E da quel momento il Cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell'affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, "sine acceptione personarum". Quindi accusare l'attuale pontefice di occultamento è, ripeto, falso e calunnioso.

D. Nel caso che un sacerdote sia accusato di un "delictum gravius", cosa succede?

R. Se l'accusa è verosimile il vescovo ha l'obbligo di investigare sia l'attendibilità della denuncia che l'oggetto stesso della medesima. E se l'esito di questa indagine previa è attendibile non ha più potere di disporre della materia e deve riferire il caso alla nostra Congregazione, dove viene trattato dall'ufficio disciplinare.

D. Da chi è composto questo ufficio?

R. Oltre al sottoscritto, che essendo uno dei superiori del dicastero, si occupa anche di altre questioni, c'è un capo ufficio, padre Pedro Miguel Funes Diaz, sette ecclesiastici ed un penalista laico che seguono queste pratiche. Altri officiali della Congregazione prestano il loro prezioso contributo secondo le esigenze di lingua e di competenza.

D. Questo ufficio è stato accusato di lavorare poco e con lentezza...

R. Si tratta di rilievi ingiusti. Nel 2003 e 2004 c'è stata una valanga di casi che ha investito le nostre scrivanie. Molti dei quali venivano dagli Stati Uniti e riguardavano il passato. Negli ultimi anni, grazie a Dio, il fenomeno si è di gran lunga ridotto. E quindi adesso cerchiamo di trattare i casi nuovi in tempo reale.

D. Quanti ne avete trattati finora?

R. Complessivamente in questi ultimi nove anni (2001-2010) abbiamo valutato le accuse riguardanti circa 3000 casi di sacerdoti diocesani e religiosi che si riferiscono a delitti commessi negli ultimi cinquanta anni.

D. Quindi di tremila casi di preti pedofili?

R. Non è corretto dire così. Possiamo dire che grosso modo nel 60% di questi casi si tratta più che altro di atti di efebofilia, cioè dovuti ad attrazione sessuale per adolescenti dello stesso sesso, in un altro 30% di rapporti eterosessuali e nel 10% di atti di vera e propria pedofilia, cioè determinati da una attrazione sessuale per bambini impuberi. I casi di preti accusati di pedofilia vera e propria sono quindi circa trecento in nove anni. Si tratta sempre di troppi casi - per carità! - ma bisogna
riconoscere che il fenomeno non è così esteso come si vorrebbe far credere.

D. Tremila quindi gli accusati. Quanti i processati e condannati?

R. Intanto si può dire che un processo vero e proprio, penale o amministrativo, si è svolto nel 20% dei casi e normalmente è stato celebrato nelle diocesi di provenienza - sempre sotto la nostra supervisione - e solo rarissimamente qui a Roma. Facciamo così anche per una maggiore speditezza dell'iter. Nel 60% dei casi poi, soprattutto a motivo dell'età avanzata degli accusati, non c'è stato processo, ma, nei loro confronti, sono stati emanati dei provvedimenti amministrativi e disciplinari, come l'obbligo a non celebrare messa coi fedeli, a non confessare, a condurre una vita ritirata e di preghiere. È bene ribadire che in questi casi, tra i quali ce ne sono alcuni particolarmente eclatanti di cui si sono occupati i media, non si tratta di assoluzioni. Certo non c'è stata una condanna formale, ma se si è obbligati al silenzio e alla preghiera qualche motivo ci sarà...

D. All'appello manca ancora il 20% dei casi...

R. Diciamo che in un 10% di casi, quelli particolarmente gravi e con prove schiaccianti, il Santo Padre si è assunto la dolorosa responsabilità di autorizzare un decreto di dimissione dallo stato clericale. Un provvedimento gravissimo, preso per via amministrativa, ma inevitabile. Nell'altro 10% dei casi poi, sono stati gli stessi chierici accusati a chiedere la dispensa dagli obblighi derivati dal sacerdozio. Che è stata prontamente accettata. Coinvolti in questi ultimi casi ci sono stati sacerdoti trovati in possesso di materiale pedopornografico e che per questo sono stati condannati dall'autorità civile.

D. Da dove vengono questi tremila casi?

R. Soprattutto dagli Stati Uniti che per gli anni 2003-2004 rappresentavano circa l'80% del totale di casi. Per il 2009 lo "share" statunitense è sceso a circa il 25% dei 223 nuovi casi segnalati da tutto il mondo. Negli ultimi anni (2007-2009), infatti, la media annuale dei casi segnalati alla Congregazione dal mondo è stata proprio di 250 casi. Molti paesi segnalano solo uno o due casi. Cresce quindi la diversità ed il numero dei paesi di provenienza dei casi ma il fenomeno è assai ridotto. Bisogna ricordare infatti che il numero complessivo dei sacerdoti diocesani e religiosi nel mondo è di 400mila. Questo dato statistico non corrisponde alle percezione che si crea quando questi casi così tristi occupano le prime pagine dei giornali.

D. E dall'Italia?

R. Finora il fenomeno non sembra abbia dimensioni drammatiche, anche se ciò che mi preoccupa è una certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola. La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) offre un ottimo servizio di consulenza tecnico-giuridica per i vescovi che devono trattare questi casi. Noto con grande soddisfazione un impegno sempre maggiore da parte dei vescovi italiani di fare chiarezza sui casi segnalati loro.

D. Lei diceva che i processi veri e propri riguardano circa il 20% dei circa tremila casi che avete esaminato negli ultimi nove anni. Sono finiti tutti con la condanna degli accusati?

R. Molti dei processi ormai celebrati sono finiti con una condanna dell'accusato. Ma non sono mancati quelli dove il sacerdote è stato dichiarato innocente o dove le accuse non sono state ritenute sufficientemente provate. In tutti i casi comunque si fa non solo lo studio sulla colpevolezza o meno del chierico accusato, ma anche il discernimento sull'idoneità dello stesso al ministero pubblico.

D. Un'accusa ricorrente fatta alle gerarchie ecclesiastiche è quella di non denunciare anche alle autorità civili i reati di pedofilia di cui vengono a conoscenza.

R. In alcuni paesi di cultura giuridica anglosassone, ma anche in Francia, i vescovi, se vengono a conoscenza di reati commessi dai propri sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli all'autorità giudiziaria. Si tratta di un dovere gravoso perché questi vescovi sono costretti a compiere un gesto paragonabile a quello compiuto da un genitore che denuncia un proprio figlio. Ciononostante, la nostra indicazione in questi casi è di rispettare la legge.

D. E nei casi in cui i vescovi non hanno questo obbligo per legge?

R. In questo caso noi non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime. Inoltre li invitiamo a dare tutta l'assistenza spirituale, ma non solo spirituale, a queste vittime. In un recente caso riguardante un sacerdote condannato da un tribunale civile italiano, è stata proprio questa Congregazione a suggerire ai denunciatori, che si erano rivolti a noi per un processo canonico, di adire anche alle autorità civili nell'interesse delle vittime e per evitare altri reati.

D. Un'ultima domanda: è prevista la prescrizione per i "delicta graviora"?

R. Lei tocca un punto - a mio avviso - dolente. In passato, cioè prima del 1889, quello della prescrizione dell'azione penale era un istituto estraneo al diritto canonico. E per i delitti più gravi solo con il "motu proprio" del 2001 è stata introdotta una prescrizione di dieci anni. In base a queste norme nei casi di abuso sessuale il decennio incomincia a decorrere dal giorno in cui il minore compie i diciotto anni.

D. È sufficiente?

R. La prassi indica che il termine di dieci anni non è adeguato a questo tipo di casi e sarebbe auspicabile un ritorno al sistema precedente dell'imprescrittibilità dei "delicta graviora". Il 7 novembre 2002, comunque, il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II ha concesso a questo dicastero la facoltà di derogare dalla prescrizione caso per caso su motivata domanda dei singoli vescovi. E la deroga viene normalmente concessa.
CDF/DELICTA GRAVIORA/SCICLUNA VIS 20100313 (1.910)

venerdì 12 marzo 2010

SACERDOTI: TOTALE ADESIONE A CRISTO E ALLA CHIESA


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti al Congresso Teologico, organizzato dalla Congregazione per il Clero, che si tiene nei giorni 11 e 12 marzo presso la Pontificia Università Lateranense, sul tema: "Fedeltà di Cristo, Fedeltà del Sacerdote".

  "In un'epoca come la nostra" - ha detto il Santo Padre - "è importante avere ben chiara la peculiarità teologica del Ministero ordinato per non cedere alla tentazione di ridurlo alle categorie culturali dominanti. In un contesto di diffusa secolarizzazione, che esclude progressivamente Dio dalla sfera pubblica, e, tendenzialmente, anche dalla coscienza sociale condivisa, spesso il sacerdote appare 'estraneo' al sentire comune (...). Per tale motivo è importante superare pericolosi riduzionismi, che, nei decenni passati (...), hanno presentato il sacerdote quasi come un 'operatore sociale', rischiando di tradire lo stesso Sacerdozio di Cristo".

  "Come si rivela sempre più urgente l'ermeneutica della continuità per comprendere in modo adeguato i testi del Concilio Ecumenico Vaticano II, analogamente appare necessaria" - ha sottolineato il Pontefice - "un'ermeneutica che potremmo definire 'della continuità sacerdotale', la quale, partendo da Gesù di Nazaret, Signore e Cristo, e passando attraverso i duemila anni della storia di grandezza e di santità, di cultura e di pietà, che il Sacerdozio ha scritto nel mondo, giunga fino ai nostri giorni".

  "È particolarmente importante" - ha affermato Benedetto XVI - "che la chiamata a partecipare all'unico Sacerdozio di Cristo nel Ministero ordinato fiorisca nel 'carisma della profezia': c'è grande bisogno di sacerdoti che parlino di Dio al mondo e che presentino a Dio il mondo; uomini non soggetti ad effimere mode culturali, ma capaci di vivere autenticamente quella libertà che solo la certezza dell'appartenenza a Dio è in grado di donare. (...) Oggi la profezia più necessaria è quella della fedeltà che partendo dalla Fedeltà di Cristo all'umanità (...) conduca a vivere il proprio sacerdozio nella totale adesione a Cristo e alla Chiesa".

  Il sacerdote "deve porre ogni cura nel sottrarsi alla mentalità dominante, che tende ad associare il valore del ministro non al suo essere, ma alla sua funzione (...)" - ha ribadito ancora il Papa - "L'orizzonte dell'appartenenza ontologica a Dio costituisce, inoltre, la giusta cornice per comprendere e riaffermare, anche ai nostri giorni, il valore del sacro celibato, che nella Chiesa latina è un carisma richiesto per l'Ordine sacro ed è tenuto in grandissima considerazione nelle Chiese Orientali. Esso è autentica profezia del Regno, (...) espressione del dono di sé a Dio e agli altri".

  "Quella del sacerdote è, pertanto, un'altissima vocazione, che rimane un grande Mistero (...). I nostri limiti e le nostre debolezze devono indurci a vivere e a custodire con profonda fede tale dono prezioso, con il quale Cristo ci ha configurati a Sé, rendendoci partecipi della Sua Missione salvifica. Infatti, la comprensione del Sacerdozio ministeriale è legata alla fede e domanda, in modo sempre più forte, una radicale continuità tra la formazione seminaristica e quella permanente".

  "Gli uomini e le donne del nostro tempo" - ha concluso il Pontefice - "ci chiedono soltanto di essere fino in fondo sacerdoti e nient'altro. I fedeli laici troveranno in tante altre persone ciò di cui umanamente hanno bisogno, ma solo nel sacerdote potranno trovare quella Parola di Dio che deve essere sempre sulle sue labbra; la Misericordia del Padre, abbondantemente e gratuitamente elargita nel Sacramento della Riconciliazione; il Pane di Vita nuova".
AC/SACERDOZIO/...                               VIS 20100312 (550)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Akio Johnson Mutek, di Torit, con il Vescovo emerito Paride Taban.

-    Il Vescovo Rudolf Deng Majak, di Wau.

-    Il Vescovo Erkolano Lodu Tombe, di Yei.

- L'Arcivescovo Robert Zolltsch, di Freiburg im Breisgau (Repubblica Federale di Germania).

  Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

  Nel pomeriggio di ieri il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".
AL:AP/.../...                                       VIS 20100312 (100)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Jean-Claude Boulanger, Vescovo di Bayeux (superficie: 5.548; popolazione: 647.933; cattolici: 460.110; sacerdoti: 236; religiosi: 617; diaconi permanenti: 19), Francia. Finora Vescovo di Sées (Francia), il Vescovo Boulanger succede al Vescovo Pierre Pican, S.D.B., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi.
NER:RE/.../BOULANGER:PICAN                             VIS 20100312 (70)

giovedì 11 marzo 2010

CONFESSORI: INSTAURARE DIALOGO DI SALVEZZA CON PENITENTI


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAR. 2010 (VIS). Nel ricevere questa mattina i partecipanti al Corso annuale sul Foro Interno organizzato dalla Penitenzieria Apostolica, il Santo Padre Benedetto XVI ha rilevato nel suo discorso che essi manifestano "la forte esigenza di approfondire una tematica essenziale per il ministero e la vita dei presbiteri".

  "Il vostro Corso si colloca provvidenzialmente" - ha ricordato il Santo Padre - "nell'Anno Sacerdotale, che ho indetto per il 150° anniversario della nascita al Cielo di San Giovanni Maria Vianney, il quale ha esercitato in modo eroico e fecondo il ministero della Riconciliazione. (...) Dal Santo Curato d'Ars, noi sacerdoti possiamo imparare non solo una inesauribile fiducia nel Sacramento della Penitenza, che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del 'dialogo di salvezza' che in esso si deve svolgere".

  "La coscienza del proprio limite ed il bisogno di ricorrere alla Misericordia Divina per chiedere perdono" - ha affermato il Papa - "per convertire il cuore e per essere sostenuti nel cammino di santità, sono fondamentali nella vita del sacerdote: solo chi per primo ne ha sperimentato la grandezza può essere convinto annunciatore e amministratore della Misericordia di Dio".

  "Viviamo in un contesto culturale segnato dalla mentalità edonistica e relativistica, che tende a cancellare Dio dall'orizzonte della vita, che non favorisce l'acquisizione di un quadro chiaro di valori di riferimento e non aiuta a discernere il bene dal male e a maturare un giusto senso del peccato. (...) Se guardiamo al contesto culturale in cui visse San Giovanni Maria Vianney, vediamo che, per vari aspetti, non era così dissimile dal nostro. Anche al suo tempo, infatti, esisteva una mentalità ostile alla fede, espressa da forze che cercavano addirittura di impedire l'esercizio del ministero".

  "In tali circostanze, il Santo Curato d'Ars fece 'della chiesa la sua casa', per condurre gli uomini a Dio. Egli visse con radicalità lo spirito di orazione, (...) apparendo ai suoi contemporanei un segno così evidente della presenza di Dio, da spingere tanti penitenti ad accostarsi al suo confessionale. Nelle condizioni di libertà in cui oggi è possibile esercitare il ministero sacerdotale, è necessario che i presbiteri vivano in 'modo alto' la propria risposta alla vocazione, perché soltanto chi diventa ogni giorno presenza viva e chiara del Signore può suscitare nei fedeli il senso del peccato, dare coraggio e far nascere il desiderio del perdono di Dio". 

  La 'crisi' del Sacramento della Penitenza, di cui spesso si parla, interpella anzitutto i sacerdoti e la loro grande responsabilità di educare il Popolo di Dio alle radicali esigenze del Vangelo" - ha ribadito il Pontefice - "In particolare, chiede loro di dedicarsi generosamente all'ascolto delle confessioni sacramentali; di guidare con coraggio il gregge, perché non si conformi alla mentalità di questo mondo, ma sappia compiere scelte anche controcorrente, evitando accomodamenti o compromessi".

  Infine Benedetto XVI ha invitato i sacerdoti  a instaurare con i penitenti il  "dialogo di salvezza", proposto da San Giovanni Maria Vianney. Un dialogo che "nascendo dalla certezza di essere amati da Dio, aiuta l'uomo a riconoscere il proprio peccato e a introdursi, progressivamente, in quella stabile dinamica di conversione del cuore, che porta alla radicale rinuncia al male e ad una vita secondo Dio".
AC/CONFESSIONE/PENITENZIERIA APOSTOLICA               VIS 20100311 (540)


MESSAGGIO PER LA MORTE DELLO SCEICCO TANTAWI


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAR. 2010 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato a nome del Santo Padre Benedetto XVI, il seguente Messaggio allo Sceicco Muhammad Abd al-Aziz Wasil, "Wakil" dell'Università di Al-Azhar, Il Cairo (Egitto).

  "Nell'apprendere la notizia dell'improvvisa morte del Grande Imam e Sceicco di Al-Azhar, Dottor Muhammad Sayyed Tantawi, Papa Benedetto XVI mi ha pregato di trasmettere alla vostra comunità e alla famiglia dello Sceicco Tantawi le sue sentite condoglianze accompagnate dalla preghiera. Benedetto XVI ricorda la eminente figura del leader religioso che per molti anni è stato apprezzato interlocutore del dialogo fra musulmani e cattolici".

  "Esprimo a mia volta le mie condoglianze e ricordo con gratitudine l'impulso che il defunto Sceicco diede agli incontri del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e del Comitato Permanente di Al-Azhar per il Dialogo".
MESS/MORTE SCEICCO TANTAWI/BERTONE               VIS 20100311 (150)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 11 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.

  - Cinque Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan, in Visita "ad Limina Apostolorum":

-    L'Arcivescovo Paulino Lukudu Loro, M.C.C.J., di Juba.

-    Il Monsignor Roko Taban Mousa, Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" di Malakal, con il Vescovo emerito Vincent Mojwok Nyiker.

-    Il Vescovo Cesare Mazzolari, M.C.C.J., di Rumbek.

-    Il Vescovo Edward Hiiboro Kussala, di Tombura-Yambio.
AP:AL/.../...                                 VIS 20100311 (90)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Jorge Solórzano Pérez, Vescovo di Granata (superficie: 7.453; popolazione: 543.000; cattolici: 445.000; sacerdoti: 74; religiosi: 191), Nicaragua. Il Vescovo Solórzano Pérez, finora Vescovo di Matagalpa (Nicaragua), succede al Vescovo Bernardo Hombach, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignore John Douglas Deshotel, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Dallas (superficie: 19.475; popolazione. 3.630.955; cattolici: 1.094.688; sacerdoti: 198; religiosi: 196; diaconi permanenti: 143), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato a Kinder (Stati Uniti d'America), nel 1952 ed è stato ordinato sacerdote nel 1978. È stato finora Vicario Generale della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Monsignore Mark Joseph Seitz, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Dallas (superficie: 19.475; popolazione. 3.630.955; cattolici: 1.094.688; sacerdoti: 198; religiosi: 196; diaconi permanenti: 143), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato a Milwaukee (Stati Uniti d'America) nel 1954 ed è stato ordinato sacerdote nel 1980. È stato finora Parroco della "Saint Rita Parish" a Dallas (Stati Uniti d'America).
NER:RE:NEA/.../...                                   VIS 20100311 (190)


mercoledì 10 marzo 2010

SAN BONAVENTURA: UNICITÀ E CONTINUITÀ DELLA CHIESA


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale di oggi, tenutasi nell'Aula Paolo VI, all'opera letteraria e dottrinale di San Bonaventura da Bagnoregio.

  "San Bonaventura, tra i vari meriti" - ha detto Papa Benedetto XVI - "ha avuto quello di interpretare autenticamente e fedelmente la figura di San Francesco d'Assisi". Infatti reagì di fronte alla corrente spiritualistica dell'Ordine Francescano, nata dalle idee dell'Abate Gioacchino da Fiore, che "sosteneva che con San Francesco era stata inaugurata la fase finale della storia (...) per iniziare la nuova Chiesa dello Spirito, non più legata alle vecchie strutture della Chiesa gerarchica. Vi era dunque il rischio di un gravissimo fraintendimento del messaggio di San Francesco, della sua umile fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, e tale equivoco comportava una visione erronea del Cristianesimo nel suo insieme".

  "San Bonaventura affrontò il problema proprio nell'ultima sua opera (...)  intitolata 'Hexaëmeron'" nella quale afferma che: "Dio è uno per tutta la storia (...). La storia è una, anche se è un cammino e (...) un cammino di progresso. (...) Gesù Cristo è l'ultima parola di Dio (...) Non c'è un altro Vangelo, non c'è un'altra Chiesa da aspettare. Perciò anche l'Ordine di San Francesco deve inserirsi in questa Chiesa, nella sua fede, nel suo ordinamento gerarchico"

  "Questo non significa" - ha proseguito Benedetto XVI - "che la Chiesa sia immobile, fissa nel passato e non possa esserci novità in essa". Con l'espressione "Le opere di Cristo non vengono meno, ma progrediscono" "San Bonaventura formula esplicitamente l'idea del progresso (...) Anche san Bonaventura riconosce i Padri come maestri per sempre, ma il fenomeno di San Francesco gli dà la certezza che la ricchezza della parola di Cristo è inesauribile e che anche nelle nuove generazioni possono apparire nuove luci. L'unicità di Cristo garantisce anche novità e rinnovamento nel futuro".

  "Anche oggi" - ha affermato il Pontefice - "esistono visioni secondo le quali tutta la storia della Chiesa nel secondo millennio sarebbe stata un declino permanente; alcuni vedono il declino già subito dopo il Nuovo Testamento. (...) Che cosa sarebbe la Chiesa senza la nuova spiritualità dei Cistercensi, dei Francescani e Domenicani, della spiritualità di Santa Teresa d'Avila e di San Giovanni della Croce, e così via? (...). San Bonaventura ci insegna l'insieme del necessario discernimento, anche severo, del realismo sobrio e dell'apertura a nuovi carismi donati da Cristo, nello Spirito Santo, alla sua Chiesa".

  "Dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto è nuovo, che c'è un'altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare è finita, e avremmo un'altra, totalmente altra, un utopismo anarchico. Grazie a Dio, i timonieri saggi della barca di Pietro, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, hanno da una parte difeso la novità del Concilio e nello stesso tempo l'unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di grazia".
 
  Commentando alcuni scritti teologico-mistici di San Bonaventura "che sono l'anima del suo governo", il Papa ha fatto rilevare l'importanza del suo capolavoro l''Itinerarium mentis in Deum', nel quale l'Autore indica che la conoscenza di Dio è un percorso in diverse tappe che culmina nella "unione appagante con la Trinità per mezzo di Cristo, a imitazione di Francesco d'Assisi".

  Prima dell'Udienza, nella Basilica di San Pietro, il Papa ha salutato il pellegrinaggio promosso dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi, "luminosa figura del clero milanese" dopo la recente Beatificazione, nell'ottobre 2009.

  Riferendosi alla "straordinaria attività" dispiegata "in favore dei bambini in difficoltà, dei disabili, degli anziani, dei malati terminali e nel vasto ambito assistenziale e sanitario", il Santo Padre ha affermato: "Mediante i vostri progetti di solidarietà, vi sforzate di proseguire la benemerita opera iniziata dal Beato Carlo Gnocchi, apostolo dei tempi moderni e genio della carità cristiana".

  "In questo Anno sacerdotale, ancora una volta la Chiesa guarda a lui come a un modello da imitare. Il suo fulgido esempio sostenga l'impegno di quanti si dedicano al servizio dei più deboli e susciti nei sacerdoti il vivo desiderio di riscoprire e rinvigorire la consapevolezza dello straordinario dono di Grazia che il ministero ordinato rappresenta per chi lo ha ricevuto, per la Chiesa intera e per il mondo".
AG/SAN BONAVENTURA/...                           VIS 20100310 (740)



APPELLO IN FAVORE TURCHIA E NIGERIA


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAR. 2010 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale, il Santo Padre Benedetto XVI ha manifestato la sua profonda vicinanza "alle persone colpite dal recente sisma in Turchia ed alle loro famiglie. A ciascuno assicuro la mia preghiera, mentre chiedo alla comunità internazionale di contribuire con prontezza e generosità ai soccorsi".

  Successivamente, nel ricordare i fatti di violenti degli ultimi giorni in Nigeria ha detto: "Il mio sentito cordoglio va anche alle vittime dell'atroce violenza, che insanguina la Nigeria e che non ha risparmiato nemmeno i bambini indifesi. Ancora una volta ripeto con animo accorato che la violenza non risolve i conflitti, ma soltanto ne accresce le tragiche conseguenze. Faccio appello a quanti nel Paese hanno responsabilità civili e religiose, affinché si adoperino per la sicurezza e la pacifica convivenza di tutta la popolazione. Esprimo, infine, la mia vicinanza ai Pastori e ai fedeli nigeriani e prego perché, forti e saldi nella speranza, siano autentici testimoni di riconciliazione".
AG/APPELLO/TURCHIA:NIGERIA                       VIS 20100310 (170)


CRISI FINANZIARIA E DIRITTI UMANI


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAR. 2010 (VIS). L'Arcivescovo Silvano Tomasi, C.S., Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra, è intervenuto il 3 marzo scorso alla XIII Sessione Ordinaria del Consiglio dei Diritti dell'Uomo sulla crisi economica e finanziaria mondiale.

  All'inizio del suo discorso l'Arcivescovo Tomasi ha espresso anche a nome della Delegazione della Santa Sede "le condoglianze e la solidarietà al popolo cileno per le vittime del recente terremoto".

  "La Delegazione delle Santa Sede" - ha proseguito l'Arcivescovo "intende riaffermare la sua convinzione che la prospettiva dei diritti umani offre un contributo positivo per una soluzione della corrente crisi finanziaria. (...) Questa situazione richiede nuove regole ed un sano sistema globale di governo che assicuri una via sostenibile e di vasta portata per lo sviluppo di tutti".

  L'Arcivescovo ha citato fra le conseguenze negative della crisi finanziaria "lo scandalo della fame, la crescente disuguaglianza nel mondo, milioni di persone disoccupate e milioni di altre ridotte in estrema povertà, (...) la mancanza di protezione sociale per i più vulnerabili. Questi squilibri, il Santo Padre ci ricorda nella recente enciclica 'Caritas in Veritate' 'sono prodotti quando l'azione economica, concepita meramente come motore per la creazione di ricchezza, è distaccata dall'azione politica, concepita come mezzo per perseguire la giustizia mediante la ridistribuzione'. Equità e giustizia sono criteri essenziali nella gestione dell'economia mondiale".

  "Obiettivo comune è la protezione e il rispetto della dignità umana che accomuna l'intera famiglia umana, una unità radicata nei quattro principi fondamentali della centralità della persona umana, la solidarietà, la sussidiarietà e il bene comune. In tale contesto la revisione del Consiglio dei Diritti Umani deve tendere anche a operare cambiamenti sulla base di una realtà e di una concreta applicazione dei diritti umani, che deve essere prioritaria".

  "La dottrina sociale della Chiesa da sempre ha perseguito tale obiettivo con particolare attenzione ai membri più vulnerabili della società. Infatti dando priorità agli esseri umani e all'ordine creato che li sostiene nel loro viaggio terreno, noi possiamo modificare le regole che governano il sistema finanziario per servire un cambiamento concreto, e allontanarci dalle antiche abitudini di cupidigia che hanno portato alla crisi attuale, e promuovere uno sviluppo integrale e l'applicazione effettiva dei diritti umani poiché 'il capitale primario che deve essere salvaguardato e tenuto in considerazione è la persona umana nella sua integrità".
DELSS/DIRITTI UMANI/TOMASI                                   VIS 20100310 (390)


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