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giovedì 16 ottobre 2008

PERDURANTE ATTUALITÀ ENCICLICA "FIDES ET RATIO"


CITTA' DEL VATICANO, 16 OTT. 2008 (VIS). Nel decimo anniversario della pubblicazione della Lettera Enciclica "Fides et ratio", l'Università Lateranense in collaborazione con la Pontificia Accademia delle Scienze e la Conferenza Mondiale delle Istituzioni Universitarie Cattoliche di Filosofia, ha organizzato un Convengo Internazionale.

I partecipanti al Congresso sono stati ricevuti questa mattina dal Santo Padre che, nel suo discorso, ha espresso ammirazione per "la perdurante attualità" dell'Enciclica che "si caratterizza per la sua grande apertura nei confronti della ragione, soprattutto in un periodo in cui ne viene teorizzata la debolezza. Giovanni Paolo II sottolinea invece l'importanza di coniugare fede e ragione nella loro reciproca relazione, pur nel rispetto della sfera di autonomia propria di ciascuna".

"Con questo magistero, la Chiesa si è fatta interprete di un'esigenza emergente nell'attuale contesto culturale. Ha voluto difendere la forza della ragione e la sua capacità di raggiungere la verità, presentando ancora una volta la fede come una peculiare forma di conoscenza, grazie alla quale ci si apre alla verità della Rivelazione (cfr Fides et ratio, 13). Si legge nell'Enciclica che bisogna avere fiducia nelle capacità della ragione umana e non prefiggersi mete troppo modeste".

"Chi potrebbe negare il contributo che i grandi sistemi filosofici hanno recato allo sviluppo dell'autoconsapevolezza dell'uomo e al progresso delle varie culture? Queste, peraltro, diventano feconde quando si aprono alla verità, permettendo a quanti ne partecipano di raggiungere obiettivi che rendono sempre più umano il vivere sociale".

"Non possiamo nasconderci, tuttavia, che si è verificato uno slittamento da un pensiero prevalentemente speculativo a uno maggiormente sperimentale. La ricerca si è volta soprattutto all'osservazione della natura nel tentativo di scoprirne i segreti. Il desiderio di conoscere la natura si è poi trasformato nella volontà di riprodurla".

"La conquista scientifica e tecnologica, con cui la 'fides' è sempre più provocata a confrontarsi, ha modificato l'antico concetto di 'ratio'; in qualche modo, ha emarginato la ragione che ricercava la verità ultima delle cose per fare spazio ad una ragione paga di scoprire la verità contingente delle leggi della natura".

"La ricerca scientifica ha certamente il suo valore positivo. La scoperta e l'incremento delle scienze matematiche, fisiche, chimiche e di quelle applicate sono frutto della ragione ed esprimono l'intelligenza con la quale l'uomo riesce a penetrare nelle profondità del creato. La fede, da parte sua, non teme il progresso della scienza e gli sviluppi a cui conducono le sue conquiste quando queste sono finalizzate all'uomo, al suo benessere e al progresso di tutta l'umanità".

"La ragione, peraltro, sente e scopre che, oltre a ciò che ha già raggiunto e conquistato, esiste una verità che non potrà mai scoprire partendo da se stessa, ma solo ricevere come dono gratuito. La verità della Rivelazione non si sovrappone a quella raggiunta dalla ragione; purifica piuttosto la ragione e la innalza, permettendole così di dilatare i propri spazi per inserirsi in un campo di ricerca insondabile come il mistero stesso".

"La passione per la verità ci spinge a rientrare in noi stessi per cogliere nell'uomo interiore il senso profondo della nostra vita. Una vera filosofia dovrà condurre per mano ogni persona e farle scoprire quanto fondamentale sia per la sua stessa dignità conoscere la verità della Rivelazione".
AC/FIDES:RATIO/... VIS 20081016 (540)


DICIASSETTESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2008 (VIS). Alle 16:30 di oggi mercoledì, ha avuto inizio - in presenza del Santo Padre e di 236 Padri Sinodali - la Diciassettesima Congregazione Generale nel corso della quale è stata presentata la "Relatio post disceptationem". Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di São Paulo (Brasile).

  Alle precedenti Congregazioni Generali sono intervenuti 229 Padri Sinodali, 9 Delegati fraterni e 22 Uditori.

  Il Relatore Generale del Sinodo dei Vescovi, Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Arcivescovo di Québec (Canada),  ha dato lettura in lingua latina della "Relatio post disceptationem", sul tema sinodale: "Verbum Domini in vita et missione Ecclesiae" ("La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa"). Il Porporato ha sintetizzato gli interventi dei Padri Sinodali durante le Congregazioni Generali dei giorni scorsi ed ha offerto alcuni orientamenti per facilitare i lavori dei Circoli Minori e la preparazione delle proposte pastorali da presentare al Santo Padre.

  Il Cardinale Ouellet - si legge in una sintesi in lingua spagnola - ha affermato che la Relazione è elaborata a partire da un quadro generale in dieci capitoli, scelti dal Relatore Generale e sviluppati con l'ausilio del segretario Speciale e degli Esperti. Seguendo la divisione utilizzata nello "Instrumentum laboris", la materia è presentata in tre parti.

  La prima parte ha per titolo "Dio parla e ascolta" e contiene tre punti: 1- Rivelazione, creazione, storia della salvezza; 2- Il Cristo, lo Spirito e la Chiesa; 3-Parola di Dio, liturgia, ascolto.

La prima parte ha per titolo "Dio parla e ascolta" e contiene tre punti: 1- Rivelazione, creazione, storia della salvezza; 2- Il Cristo, lo Spirito e la Chiesa; 3- Parola di Dio, liturgia, ascolto. Il primo punto parte dalla considerazione della riflessione del Santo Padre Benedetto XVI che, commentando il Salmo 18, ha ricordato che la Parola di Dio è salda, è la realtà, è il fondamento stabile e duraturo di ogni cosa. A partire da questo invito a un nuovo realismo fondato sulla Parola di Dio, l'Assemblea sinodale - ha spiegato il Relatore Generale - ha intrapreso una preziosa discussione.

  Il Cardinale ha fatto riferimento agli argomenti: "Rivelazione e il dialogo intratrinitario", al carattere 'dialogico' della Parola, il cui fondamento si trova nel mistero della Trinità e che chiama l'uomo al dialogo; alla "Parola di Dio e la storia della salvezza", la rivelazione come movimento dialogico nel quale Dio si rivolge alla sua creatura e la conduce alla pienezza della salvezza; infine, la storia della salvezza, che si è realizzata nell'incarnazione, la morte e la risurrezione del Verbo e nel dono definitivo dello Spirito Santo.

  Il secondo punto presenta il Cristo, pienezza e compimento della rivelazione trinitaria; il Cristo, unico mediatore, e il dialogo; il mistero della Chiesa, l'azione dello Spirito Santo e l'interpretazione delle Scritture.

  Il terzo punto ricorda la dimensione sacramentale inerente alla Parola di Dio e l'importanza, sottolineata da un gran numero di interventi dei Padri Sinodali, che la relazione esistente tra la Parola di Dio e la liturgia e, in particolare, la liturgia eucaristica, sia rafforzata; la dimensione antropologica della rivelazione di Dio nella sua Parola, per cui l'uomo è un essere chiamato all'ascolto della Parola; la Chiesa, madre e maestra d'ascolto della Parola di Dio; infine la relazione tra Parola e vocazione, la Parola e i poveri, Parola, silenzio e preghiera, Parola e fede, Parola e santità.

  La seconda parte si intitola: "Parola di Dio, Sacra Scrittura, Tradizione" ed è sviluppata in quattro punti: 1- Evento, incontro, interpretazione; 2- Unità, primato, circolarità; 3- Eucaristia, omelia, comunità; 4- Esegesi, teologia, lectio divina.

  Nel primo punto, "Evento, incontro, interpretazione" è presentata la Parola di Dio come evento nella storia. Si ricorda che molti interventi in aula hanno sottolineato il fatto che la Parola di Dio come tale non si identifica semplicemente con la Sacra Scrittura, nonostante i due termini siano sovente ritenuti sinonimi. La dottrina espressa infatti nella 'Dei Verbum' afferma chiaramente che la Parola di Dio ci è trasmessa inseparabilmente nella Parola scritta ispirata (Sacre Scritture) e nella Tradizione viva della Chiesa.

  La sintesi prosegue trattando dell'interpretazione e del legame tra Sacra Scrittura e vita del credente nella Chiesa; la Parola di Dio e le sfide culturali del nostro tempo.

  Nel secondo punto, intitolato "Unità, primato, circolarità", si presentano i temi dell'unità e del primato della Parola di Dio, dell'unità nella relazione tra Scrittura, Tradizione e Magistero espressa dalla 'Dei Verbum'; l'opera dello Spirito Santo nella triplice connessione Scrittura-Tradizione-Magistero.

  Il terzo punto "Eucaristia, omelia, comunità" tratta della relazione tra Scrittura e Eucaristia, con l'interrogativo , emerso nella discussione sinodale, di come favorire, tra i fedeli, una percezione più unitaria di tale rapporto; la dimensione sacramentale della Parola, Parola e dimensione escatologica; la celebrazione della Parola; l'importanza dell'omelia; l'arte come forma analogica di predicazione; infine, la relazione tra Parola di Dio, celebrazione e comunità.

  Il quarto punto, "Esegesi, teologia, lectio divina", tratta del rapporto tra esegesi e teologia e presenta la Lectio Divina come lettura individuale e comunitaria di un brano, ricordando che l'approccio al testo sacro, quando è fatto personalmente dal fedele, non può essere isolato dalla comunione e dal contesto ecclesiale.

  Infine, la terza parte si intitola "Parola di Dio, missione, dialogo" e comprende tre punti: 1- Testimonianza, kerygma, catechesi; 2- Cultura, dialogo, impegno; 3- Comunicazione, proclamazione, traduzioni. In questa parte, al secondo punto "Cultura, dialogo, impegno", la Parola di Dio è presentata come legame ecumenico e fonte di dialogo tra credenti ed Ebrei; la sintesi prosegue presentando la Parola di Dio nell'ambito del dialogo interreligioso, nella relazione con le culture e come chiamata all'impegno.

  Si sottolinea che molti Padri sinodali hanno parlato di inculturazione, e che un intervento in aula ne ha illustrato il fondamento cristologico. L'ultimo punto pone in luce l'urgenza, espressa frequentemente dai Padri Sinodali, di rendere la Bibbia disponibile in tutte le lingue, comprese quelle non scritte; tratta delle nuove possibilità di trasmissione delle Sacre Scritture attraverso i moderni mezzi di comunicazione; sottolinea la proposta, avanzata da più Padri sinodali, di creare un ministero specifico o di valorizzare il lettorato nella Chiesa.

  Nelle Conclusioni, il Relatore Generale ha infine ricordato come tutti i Padri sinodali avvertano l'urgenza dell'annuncio del Vangelo e come le nuove possibilità di comunicazione invitino a prendere iniziative originali per far conoscere e amare Cristo e le Scritture, per favorire l'unità dei Cristiani e contribuire alla giustizia e alla pace nel mondo.
SE/RELATIO POST DISCEPTATIONES/OUELLET             VIS 20081016 (1070)


SESSIONI DI LAVORO DEI CIRCOLI MINORI

CITTA' DEL VATICANO, 16 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina ha avuto luogo la Seconda Sessione di lavoro dei Circoli Minori o Gruppi Linguistici, per la stesura e l'approvazione dei progetti di testi per le Proposizioni sul tema dell'Assemblea Generale.

  Nel pomeriggio di oggi, fra le 16:30 e le 19:00, si terrà la Terza Sessione dei Circoli Minori.

  Di seguito riportiamo estratti degli interventi "In scriptis" dei Padre Sinodali, non pronunciati in Aula.

PADRE ADOLFO NICOLÁS, S.I., Preposito Generale della Compagnia di  Gesù (Spagna). "Sono convinto che la Parola di Dio possa rivendicare una grande funzione 'terapeutica" nella vita della comunità cristiana. Ogni volta che entriamo nel mondo della Bibbia, siamo esposti a un mondo nuovo: il mondo di Dio, l'azione di Dio, l'insegnamento di Dio al suo Popolo. L'incontro, se reale, può essere sconvolgente, sorprendente, illuminante, rasserenante o consolante. Può anche essere frainteso e andare perduto. (...) I pastori e i ministro della Parola hanno bisogno di una formazione alla buona 'diagnosis', a una saggia applicazione dei modi di lettura, a una preghiera e interiorizzazione più profonde della Parola di Dio e a un accompagnamento significativo che aiuti il fedele a discernere l'azione dello Spirito Santo in e attraverso la lettura della Bibbia. (...) Sembra indispensabile che questa formazione venga inclusa nella preparazione al ministero pastorale e nei programmi di formazione permanente per tutti i sacerdoti. Inoltre tutte le parrocchie e/o diocesi dovrebbero avere accesso a centri o a persone preparate che possano offrire questo servizio".

CARDINALE VARKEY VITHAYATHIL, C.SS.R., ARCIVESCOVO MAGGIORE DI ERNAKULAM-ANGAMALY DEI SIRO-MALABARESI, PRESIDENTE DEL SINODO DELLA CHIESA SIRO-MALABARESE (INDIA). "Nonostante il diritto di ogni Chiesa particolare di predicare il Vangelo ovunque nel mondo sotto la guida del romano Pontefice, e sebbene il Concilio Vaticano II e i due codici di diritto canonico  riconoscano il diritto di tutti i fedeli delle Chiese orientali di ricevere le cure pastorali dai propri Vescovi e dai propri sacerdoti, a quarantatre anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, alla Chiesa siro-malabarese ancora non vengono affidati nuovi territori di missione in India, Africa, ecc., né le viene data la libertà di esercitare il suo diritto ad offrire cure pastorali attraverso i suoi Vescovi e i suoi sacerdoti alle centinaia di miglia di migranti in India, nei paesi del Golfo, in Europa e altrove. (...) La Chiesa non deve solo predicare la Parola di giustizia ai fedeli, ma essi dovrebbero ricevere un aiuto pastorale per viverla. Questo vale ancor più quando non viene fatta giustizia, perché la pace è frutto della giustizia. La giustizia è stata negata per molti secoli. E' giunto il momento che il sinodo rifletta su questa situazione ingiusta in seno alla Chiesa e proponga soluzioni durature".
SE/CIRCOLI MINORI/...                               VIS 20081016 (460)


ECUADOR: LAICATO MATURO ILLUMINI SOCIETÀ LUCE DI CRISTO


CITTA' DEL VATICANO, 16 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Vaticano i Vescovi della Conferenza Episcopale dell'Ecuador a conclusione della quinquennale "Visita ad Limina Apostolorum".

  "Constato con soddisfazione" - ha detto il Santo Padre - "che una delle iniziative pastorali che ritengo più urgenti per la Chiesa in Ecuador è la realizzazione della 'grande missione' convocata dall'Episcopato Latinoamericano ad Aparecida. (...) L'appello che il Signore Gesù lanciò ai suoi discepoli, inviandoli a predicare il suo messaggio di salvezza, di rendere discepoli tutti i popoli, deve essere per tutta la comunità ecclesiale motivo di costante meditazione e la ragion d'essere di tutta l'azione pastorale".

  "Per far fronte alle numerose sfide della vostra missione, e in un ambiente culturale e sociale che sembra dimenticare le radici spirituali più profonde della sua identità (...) è necessario compiere un generoso sforzo di diffusione della Parola di Dio, in modo che nessuno rimanga privo di questo imprescindibile alimento spirituale, fonte di vita e di luce.".

  Il Papa ha ricordato che la missione di diffusione della parola "in modo particolare è compito dei sacerdoti" e, di fronte allo scarso numero di sacerdoti in molte aree dell'Ecuador, i Presuli devono "impegnarsi risolutamente nel coinvolgere tutti i gruppi, movimenti e persone" delle Diocesi "in una ampia e generosa pastorale vocazionale". "Tale impegno" - ha ribadito il  Papa - "deve comportare la massima attenzione alla selezione e preparazione intellettuale, umana e spirituale dei seminaristi. In tal modo (...) potranno essere assunte con gioia e senso di responsabilità le esigenze del futuro ministero".

  "In tale importante fase della storia della Chiesa in Ecuador è necessario poter contare su di un laicato maturo e impegnato, che, dotato di solida formazione dottrinale e di una profonda vita interiore, viva la sua vocazione specifica" Bisogna "Illuminare con la luce di Cristo tutta la realtà umana, sociale, cultural e politica" - ha Papa Benedetto XVI ringraziando i Presuli che si adoperano per "richiamare l'attenzione della società su quei valori che rendono la vita umana più giusta e solidale".

  "Sebbene l'attività della Chiesa non può essere confusa con il potere politico" - ha aggiunto il Pontefice - "essa ha da offrire all'insieme della comunità umana il suo contributo mediante la riflessione e i giudizi morali, inclusi quelli sulle questioni politiche che riguardano in particolare la dignità della persona".

  Il Santo Padre ha concluso il suo discorso esortando i Vescovi a prestare speciale attenzione all'azione caritativa delle Chiese "nelle quali si rende presente l'amore misericordioso di Cristo, soprattutto alle persone in difficoltà, agli anziani, i bambini, i migranti, le donne abbandonate e maltrattate".
AL/.../ECUADOR                                           VIS 20081016 (440)


SICUREZZA ALIMENTARE: CAMBIAMENTI CLIMATICI E BIOENERGIE


CITTA' DEL VATICANO, 16 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha indirizzato un Messaggio al Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (F.A.O.), Jacques Diouf, in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, che si celebra ogni anno il 16 ottobre.

  Commentando il tema della Giornata di quest'anno: "La sicurezza alimentare mondiale: le sfide dei cambiamenti climatici e delle bioenergie" , il Santo Padre scrive che esso: "permette di riflettere su ciò che è stato realizzato nella lotta contro la fame e sugli ostacoli che la F.A.O. affronta di fronte alle nuove sfide che minacciano la vita della famiglia umana".

  Benedetto XVI sottolinea che "occorre soprattutto impegnarsi per eliminare le ragioni che impediscono un autentico rispetto della dignità della persona. I mezzi e le risorse delle quali il mondo attuale dispone, rende possibile fornire la autosufficienza alimentare e soddisfare i crescenti bisogni di tutti".

  "L'assenza di una corretta gestione delle risorse alimentari causata dalla corruzione nella vita pubblica o dall'aumento degli investimenti in armi e in tecnologie militari sofisticate, a scapito delle necessità primarie delle persone hanno grande importanza".

  Il Papa sottolinea che "una campagna efficace contro la fame esige molto più che un semplice studio scientifico per far fronte ai cambiamenti climatici o per destinare in primo luogo la produzione agricola all'uso alimentare. E' necessario, soprattutto, riscoprire il senso della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria".

  "Tale contesto" - ha continuato il Santo Padre - "risponde alla necessità di costruire relazioni fra i popoli fondate su di una disponibilità autentica e costante, di rendere ogni paese capace di soddisfare le necessità delle persone nel bisogno, ma anche di trasmettere il concetto di relazione fondato sullo scambio di conoscenze reciproche, di valori, di rapida assistenza e di rispetto".

  Benedetto XVI ha rilevato l'importanza di "promuovere una effettiva giustizia sociale nei rapporti fra i popoli, che esige che ciascuno sia consapevole che i beni della creazione sono destinati a tutti e che nella comunità mondiale la vita economica deve essere orientata alla condivisione di tali beni, all'uso duraturo ed alla giusta ripartizione dei vantaggi che ne derivano".

  "Condizione essenziale per aumentare il livello della produzione, per garantire l'identità delle comunità indigene" - conclude il Pontefice - "e anche la pace e la sicurezza nel mondo, è garantire l'accesso alla terra, favorendo anche i lavoratori agricoli e promuovendo i loro diritti".
MESS/GIORNATA MONDIALE ALIMENTAZIONE/FAO        VIS 20081016 (410)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 16 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina, in udienze separate:

- Il Vescovo Paolo Mietto, Vicario Apostolico di Napo (Ecuador), in Visita "ad Limina Apostolorum".

- Il Vescovo Gonzalo López Maranñón, Vicario Apostolico di San Miguel de Sucumbícs (Ecuador), in Visita "ad Limina Apostolorum".
AP/.../...                                 VIS 20081016 (60)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 16 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Monsignore Joseph Anthony Toal, finora Rettore del "Royal  Scots College" di Salamanca (Spagna), Vescovo di Argyll and The Isles (superficie: 31.080; popolazione: 74.383; cattolici: 10.383; sacerdoti: 29; religiosi: 12), Gran Bretagna. Il Vescovo eletto, è nato a Roy Bridge (Scozia) nel 1956 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1980. Il Vescovo Toal succede al Vescovo Ian Murray, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Thomas Matthew Burns, S.M., finora Ordinario Militare di Gran Bretagna, Vescovo di Menevia (superficie: 9.310; popolazione: 801.650; cattolici: 26.688; sacerdoti: 52; religiosi: 133), Gran Bretagna. Il Vescovo Burns succede al Vescovo Mark Jabalè, O.S.B., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato Membro della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, il Padre Adolfo Nicolás, Preposito Generale della Compagnia di Gesù.
NER:NA/.../                                       VIS 20081016 (190)


mercoledì 15 ottobre 2008

QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTÀ DEL VATICANO, 14 OCT 2008 (VIS). Alle 16:30 di oggi pomeriggio, ha avuto inizio la Quindicesima Congregazione Generale, alla quale sono intervenuti i Padri Sinodali ed alcuni Delegati Fraterni. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia).

CARDINALE ANTONIO MARÍA ROUCO VARELA, ARCIVESCOVO DI MADRID (SPAGNA). "Fare in modo che la Parola di Dio sia fermento della cultura moderna presuppone tenere in considerazione uno dei tratti che la caratterizzano maggiormente, soprattutto nel contesto euroamericano, ovvero: la concezione immanentista dell'uomo e del mondo, senza riferimento né esplicito né implicito a Dio Creatore e Redentore dell'uomo. Questa caratteristica si rileva in particolare nella cultura sociopolitica e giuridica. (...) La postmodernità ha inasprito la concezione moderna dell'uomo, della società e dell'ordine politico-giuridico nei suoi aspetti più negativi, aprendo la strada al nichilismo esistenziale e alla 'dittatura' del relativismo etico. Il trattamento legale riservato al diritto alla vita, come se lo Stato potesse disporre di esso illimitatamente, è una prova eloquente di quanto detto. Occorre, dunque, una risposta culturale del Vangelo che, in un dialogo sincero fra fede e ragione, faccia presente nella vita pubblica la verità di Dio Creatore e Redentore dell'uomo: del 'Dio che è amore'. I laici devono esserne i protagonisti più attivi".

VESCOVO JEAN GASPARD MUDISO MUND'LA, S.V.D., DE KENGE (REPUPPLICA DEMOCRATICA DEL CONGO). "Il mio intervento riguarda la preparazione e la formazione dei futuri sacerdoti all'Apostolato biblico come disciplina accademica nei seminari e negli istituti di formazione religiosa. (…) Se la Parola di Dio deve ispirare tutta la pastorale della Chiesa (IL n° 48; DV n° 24), dobbiamo ripensare e rivedere la formazione nei grandi seminari e negli istituti religiosi, poiché la Parola di Dio non è e non può essere una materia d'insegnamento come le altre, al pari delle altre. (…) L'Apostolato biblico (…) desidera aiutare il credente a incontrare il Signore che si rivolge a lui e lo interpella nella sua vita concreta. Questa lezione potrebbe avere una doppia finalità:
a) risvegliare nel seminarista una profonda presa di coscienza delle Scritture come Parola di Dio, sorgente della vita cristiana e strumento del ministero pastorale; b) aiutare il seminarista a tradurre le proprie conoscenze delle Scritture nella quotidianità della vita".

VESCOVO MARK SERGEJ GOLOVKOV, DI YEGORIEVSK, VICEPRESIDENTE DEL DIPARTAMENTO PER LE RELAZIONI ECCLESIASTICHE ESTERNE DEL PATRIARCADO DI MOSCA (FEDERAZIONE RUSSA). " La Chiesa Ortodossa ritiene importante che le Sacre Scritture siano accessibili ad ognuno. La lettura della Bibbia in Chiesa durante le funzioni liturgiche, tuttavia, rappresenta il modo di ascolto più valido. Assieme all'accessibilità dei testi biblici, un principio basilare per la loro comprensione risulta essere l'adempimento della tradizione. La teologia ortodossa non rinuncia a nuovi studi sui testi sacri. Ciò nonostante noi riteniamo che l'interpretazione dei testi biblici sia strettamente legata alla spiegazione lasciataci dai Padri della Chiesa. La fedeltà alla tradizione è la strada sicura che aiuta a non perdersi tra le molteplici opinioni".

VESCOVO ARMASH (HAGOP NALBANDIAN), PRIMATE DI DAMASCO (SIRIA). "La Parola di Dio in Armenia è stata proclamata già nel I secolo dagli apostoli Taddeo e Bartolomeo che, dopo la loro azione missionaria sono morti martiri. L'annuncio della Parola di Dio nei tre secoli successivi ha dato frutto, sicché, primo stato al mondo, nel 301 l'Armenia ha proclamato il cristianesimo come religione di stato.(…)  Il popolo armeno, attraverso il suo martirio, ha dato una testimonianza che ancora oggi forgia l'identità cristiana di ogni armeno. La Parola di Dio è stata ed è fonte della speranza e della sopravvivenza. Com'è la situazione dell'annuncio della Parola in Armenia oggi? L'Armenia è un paese post-sovietico. Quale fosse la situazione in epoca sovietica è già noto. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, oggi in Armenia sperimentiamo un risveglio spirituale e un profondo interesse per l'ascolto della Parola di Dio. Il numero dei circoli biblici e delle persone che frequentano la chiesa è in aumento".
SE/QUINDICESIMA  CONGREGAZIONE/…                       VIS 20081015 (670)


SEDICESIMA CONGREGAAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina ha avuto luogo la Sedicesima Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, in presenza di 238 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Odilo Scherer, Arcivescovo di São Paulo (Brasile).

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi dei Padri Sinodali.

CARDINALE ANGELO BAGNASCO, ARCIVESCOVO DI GENOVA, PRESIDENZA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (ITALIA). "Per quanto riguarda la formazione ad una fede pensata e consapevole, in grado di dare ragione della propria speranza (cfr 1 Pietro), mi pare opportuno ricordare che se è necessario percorrere la via della conoscenza documentata, pregata e condivisa della Parola di Dio scritta, è altresì necessario percorrere la via della ragione. La Sacra Scrittura è attraversata non solo dalle verità soprannaturali, ma anche da quelle naturali che assume, conferma e porta a compimento. Ritorna la necessità e l'urgenza di tenere unita la Scrittura, la Tradizione e il Magistero, perché il credente possa comprendere meglio le grandi questioni del nascere e del morire, della famiglia e della libertà, dell'amore e della legge naturale, dell'eutanasia, della fecondazione ... e le sappia presentare anche ai non credenti, per i quali la Bibbia vale solo per la forza degli argomenti. Quando la Chiesa parla di questi temi non fa ingerenza, non va fuori della sua missione evangelizzatrice, ma è dentro alla sua missione. Nello stesso tempo serve le culture e le società perché possano diventare più umane".

CARDINALE GIOVANNI LAJOLO, PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LO STATO DELLA CITTÁ DEL VATICANO E PRESIDENTE  DEL GOVERNATORATO DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO. "Si pone il quesito su come si possa far giungere in maniera convincente la Parola di Dio a tre categorie di persone: Gli analfabeti e coloro che, pur sapendo leggere, non leggono, i quali sono facilmente inducibili a credenze e superstizioni assurde. Converrebbe studiare come poterli raggiungere di persona o con mezzi audio visivi di facile comprensione e di vasta diffusione. Le persone di un certo livello culturale, talvolta anche assai alto, che si sentono urtate da pagine della Bibbia in cui apparirebbero violati, per ordine o con il consenso di Dio, diritti umani fondamentali. Per esse bisognerebbe cercare di evolvere ulteriormente il concetto di ispirazione della Sacra Scrittura. I credenti nell'Antico Testamento, ai quali non giova proporre la realizzazione delle profezie quale conoscibile 'post fidem'. Ad essi bisognerebbe dunque poter mostrare il significato cristiano delle profezie realizzate nel Messia Gesù quale conoscibile 'ante fidem'.

ARCIVESCOVO PAUL CREMONA, DI MALTA, O.P., PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (MALTA). "Parlerò nel contesto di paesi tradizionalmente cattolici come Malta. Ogni volta che parliamo della nuova evangelizzazione troviamo una pietra d'inciampo. Molti dei nostri fedeli provano ancora nostalgia per il modello di Chiesa che esisteva 30-40 anni fa e fanno un confronto con essa. Poiché la Chiesa cattolica non ha mantenuto la posizione privilegiata che aveva allora, vivono come un trauma quando la Chiesa o i suoi Pastori vengono sfidati. Spesso hanno paura di parlare apertamente dinanzi a questa cultura molte volte ostile. Dobbiamo uscire da questa esperienza traumatica ed iniziare una nuova evangelizzazione. Dobbiamo aiutare i fedeli a riconoscere che quel genere di Chiesa non esiste più e che non può essere riproposta in questo mondo cambiato. Non possiamo continuare a confrontare la nostra realtà con quella di allora. Dobbiamo proporre un nuovo modello di essere Chiesa e quello che corrisponde maggiormente alla realtà attuale è la comunità cristiana primitiva, così come viene descritta nei capitoli 2 e 4 degli Atti degli Apostoli ed emerge negli altri scritti del Nuovo Testamento. Dobbiamo confrontare la Chiesa attuale con quella comunità e conformarla ad essa".

VESCOVO AGUSTIN TRAORE, DI SÉOUE (MALI). "I cristiani del Mali costituiscono una piccola minoranza dal punto di vista numerico, ma sono apprezzati e rispettati per la testimonianza che rendono al Vangelo di Gesù Cristo. La qualità della testimonianza di vita dei cristiani cattolici e protestanti malesi s'impone all'ammirazione dei loro fratelli e sorelle musulmani che amano dire spesso che è necessario affidare sempre la gestione delle cose serie ai cristiani, perché il Vangelo che essi annunciano porta la giustizia e la pace. La coerenza nella testimonianza deve essere promossa da una collaborazione sempre più fruttuosa tra le comunità cristiane cattoliche e protestanti. La Segreteria dell'Apostolato Biblico della Conferenza Episcopale del Mali ha deciso, dopo la sua creazione, di favorire il dialogo ecumenico nel Mali. Quindi, lavoro a stretto contatto con l'Alleanza Biblica Universale del Mali, (...) in uno spirito di ecumenismo. I buoni rapporti intrattenuti fra i membri della Segreteria Biblica e l'Alleanza Biblica del Mali hanno permesso una fruttuosa collaborazione nei settori della formazione dei traduttori della Bibbia, della diffusione della Bibbia, dell'alfabetizzazione... La Parola di Dio, essendo per tutti i figli di Dio, è un potente mezzo di comunicazione tra gli uomini di religioni diverse. (...) Il dialogo interreligioso presuppone una buona conoscenza della Parola di Dio che è anche dialogo e che favorisce le condizioni di un dialogo fruttuoso fra le differenti confessioni".

CARDINALE ANTONIO CAÑIZARES LLOVERA, ARCIVESCOVO DI TOLEDO (SPAGNA). "L'intervento si riferisce alla catechesi, come a una delle forme di ministero della Parola. Si vuole sottolineare il ruolo insostituibile e fondamentale della catechesi per la trasmissione della Parola di Dio, la cui peculiarità consiste nell'essere un periodo di insegnamento e maturità, di riflessione vitale sul ministero di Cristo, di iniziazione integrale - vitale, ordinata e sistematica - alla Rivelazione che Dio stesso ha fatto all'uomo in Gesù Cristo, non isolata dalla vita né giustapposta artificialmente a essa, e custodita nella memoria profonda della Tradizione viva della Chiesa. (...) Senza catechesi, la maggior parte dei cristiani non sarebbe in grado di appropriarsi del Vangelo e tradurlo in vita, né di agire in senso missionario e apostolico, né di confrontarsi con successo con le correnti spirituali e culturali del nostro tempo. Solo partendo da una catechesi seria, autentica e rinnovata, la Chiesa potrà spiegare con forza tutta la vastità degli elementi e delle funzioni della sua azione evangelizzatrice".

VESCOVO FRAGKISKIS PAPAMANOLIS, O.F.M.CAP., DIO SYROS, MILOS E SANTORINI, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (GRECIA). "Sono consapevole delle necessità delle istituzioni e del bene che viene fatto anche attraverso la diplomazia. Tuttavia è pur vero che esse vanno sempre riesaminate e verificate alla luce della Parola di Dio, perchè il fine non giustifica i mezzi. Studiando la storia incontriamo nella vita della Chiesa delle decisioni di emergenza e modi di comportamento strutturale che potrebbero essere giustificati a causa di quel dato momento storico, ma quelle decisioni, rimaste poi nelle strutture della Chiesa, mi domando, continueranno a segnare il passo della vita della Chiesa per i secoli dei secoli? Specialmente quando simili strutture non reggono alla luce dei principi teologici? Per la Chiesa Cattolica l'impegno ecumenico è l'impegno primario nel terzo millennio. Un impegno che non può limitarsi allo scambio di inviti, di visite e di doni, o anche a tutti quei gesti che esprimono il nostro desiderio di creare unità. II desiderio non basta. Dobbiamo essere disposti a sacrificare leggi e strutture, per preparare il giorno benedetto in cui i cristiani saremo uniti".
SE/SEDICESIMA CONGREGAZIONE/...                    VIS 20081015 (1190)


LA CHIESA ASSEMBLEA CONVOCATA DA DIO NEL MONDO


CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2008 (VIS). Nell'Udienza Generale di oggi, tenutasi in Piazza San Pietro, il Santo Padre ha continuato il ciclo di catechesi dedicato a San Paolo Apostolo, soffermandosi sul tema: "La dimensione ecclsiologica del pensiero di Paolo".

  La parola Chiesa "presa dal greco 'Ekklesia'" - ha spiegato il Papa  - "viene dall'Antico Testamento e significa l'assemblea del popolo di Israele, convocata da Dio". Il vocabolo appare per la prima volta nella Lettera di Paolo ai Tessalonicesi e in altre Lettere Egli parla della Chiesa di Dio che è in Corinto, che è in Galazia, "ma dice anche di avere perseguitato 'la Chiesa di Dio': non una determinata comunità locale, ma 'la Chiesa di Dio'.

  "Così vediamo che questa parola 'Chiesa' ha un significato pluridimensionale: indica da una parte le assemblee di Dio in determinati luoghi (una città, un paese, una casa), ma significa anche tutta la Chiesa nel suo insieme. E così vediamo che 'la Chiesa di Dio' non è solo una somma di diverse Chiese locali, ma che le diverse Chiese locali sono a loro volta realizzazione dell'unica Chiesa di Dio".

  Benedetto XVI ha precisato poi che: "È importante osservare che quasi sempre la parola 'Chiesa' appare con l'aggiunta della qualificazione 'di Dio': non è una associazione umana, nata da idee o interessi comuni, ma da una convocazione di Dio. Egli l'ha convocata e perciò è una in tutte le sue realizzazioni. L'unità di Dio crea l'unità della Chiesa in tutti i luoghi dove essa si trova".

  Nella Lettera agli Efesini, ha proseguito il Pontefice, San Paolo "elaborerà abbondantemente il concetto di unità della Chiesa, in continuità col concetto di Popolo di Dio, Israele, considerato dai profeti come 'sposa di Dio', chiamata a vivere una relazione sponsale con Lui. Paolo presenta l'unica Chiesa di Dio come 'sposa di Cristo' nell'amore, un solo corpo e un solo spirito con Cristo stesso".

  "Una cosa fu per Paolo subito chiara nella nuova situazione: il valore fondamentale e fondante di Cristo e della 'parola' che Lo annunciava. Paolo sapeva che non solo non si diventa cristiani per coercizione, ma che nella configurazione interna della nuova comunità la componente istituzionale era inevitabilmente legata alla 'parola' viva, all'annuncio del Cristo vivo nel quale Dio si apre a tutti i popoli e li unisce in un unico popolo di Dio".

  "L'opera evangelizzatrice di Paolo"- ha sottolineato il Pontefice - "non è finalizzata ad altro che ad impiantare la comunità dei credenti in Cristo. Questa idea è insita nella etimologia stessa del vocabolo 'ekkl?sía', (...) perché esso implica direttamente l'idea più teologica di una chiamata 'ab extra', non quindi di un semplice riunirsi insieme; i credenti sono chiamati da Dio, il quale li raccoglie in una comunità, la sua Chiesa".
 
  "In questa linea possiamo intendere anche l'originale concetto, esclusivamente paolino, della Chiesa come 'Corpo di Cristo'" - ha spiegato ancora il Santo Padre - "Al riguardo, occorre avere presente le due dimensioni di questo concetto. Una è di carattere sociologico, secondo cui il corpo è costituito dai suoi componenti e non esisterebbe senza di essi. (...) Paolo sostiene che la Chiesa non è solo un organismo, ma diventa realmente corpo di Cristo nel sacramento dell'Eucaristia, dove tutti riceviamo il suo Corpo e diventiamo realmente suo Corpo. Si realizza così il mistero sponsale che tutti diventano un solo corpo e un solo spirito in Cristo".

  "Paolo mostra di saper bene e fa capire a noi tutti che la Chiesa non è sua e non è nostra: la Chiesa è corpo di Cristo, è 'Chiesa di Dio'", 'campo 'di Dio', edificazione di Dio, ... tempio di Dio' (1Cor 3,9.16). Quest'ultima designazione è particolarmente interessante, perché attribuisce a un tessuto di relazioni interpersonali un termine che comunemente serviva per indicare un luogo fisico, considerato sacro. Il rapporto tra Chiesa e tempio viene perciò ad assumere due dimensioni complementari: da una parte, viene applicata alla comunità ecclesiale la caratteristica di separatezza e purità che spettava all'edificio sacro, ma, dall'altra, viene pure superato il concetto di uno spazio materiale, per trasferire tale valenza alla realtà di una viva comunità di fede".

  Nel commentare poi la qualifica di "popolo di Dio" "che in Paolo è applicata sostanzialmente al popolo dell'Antico Testamento e poi ai pagani che erano 'il non popolo' e sono diventati anch'essi popolo di Dio grazie al loro inserimento in Cristo mediante la parola e il sacramento".

  "E finalmente un'ultima sfumatura" - ha concluso il Pontefice - "Nella 'Lettera a Timoteo' Paolo qualifica la Chiesa come 'casa di Dio'; e questa è una definizione davvero originale, poiché si riferisce alla Chiesa come struttura comunitaria in cui si vivono calde relazioni interpersonali di carattere familiare".
AG/SAN PAOLO/...                                   VIS 20081015 (790)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Cape Palmas (Liberia), presentata dal Vescovo Boniface Nyema Dalieh, per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Reverendo Marc Aillet, Vescovo di Bayonne (superficie: 7.712; popolazione: 628.000; cattolici: 450.000; sacerdoti: 477; religiosi: 911; diaconi permanenti: 7), Francia. Il Vescovo eletto, finora Vicario Generale di Fréjus-Toulon (Francia), è nato a Parakou (Benin), nel 1957 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982.

- Ha nominato il Vescovo John M. Quinn, finora Ausiliare della Diocesi di Detroit (Stati Uniti d'America), Vescovo Coadiutore di Winona (superficie: 31.798; popolazione: 570.488; cattolici: 131.280; sacerdoti: 107; religiosi: 414; diaconi permanenti: 20), Stati Uniti d'America.

- Ha nominato il Reverendo Laurent Chu Van Minh, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Hà Nôi  (superficie: 7.000; popolazione: 5.300.000; cattolici: 328.725; sacerdoti: 69; religiosi: 278), Viêt Nam. Il Vescovo eletto, finora Rettore del Seminario Maggiore di Hà Nôi (Viêt Nam), è nato nel 1943 a Nam Dinh (Viêt Nam) ed è stato ordinato sacerdote nel 1994.

- Ha nominato il Reverendo Pierre Nguyen Van Kham, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Thàn-Phô Hô Chi Minh, Hôchiminh Ville (superficie: 2.093; popolazione: 6.129.000; cattolici: 640.437; sacerdoti: 571; religiosi: 5.444), Viêt Nam. Il Vescovo eletto, è nato nel 1952 a Ha Dong (Viêt Nam) ed è stato ordinato sacerdote nel 1980. Dal marzo 2008, è Segretario Esecutivo della Conferenza Episcopale del Viêt Nam.
RE:NER:NEC:NEA/.../...                               VIS 20081015 (240)


martedì 14 ottobre 2008

TREDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina, in presenza del Santo Padre e di 241 Padri Sinodali, ha avuto luogo la Tredicesima Congregazione della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia).

  Di seguito riportiamo estratti degli interventi di alcuni Padri Sinodali:

CARDINALE TARCISIO BERTONE, S.D.B., SEGRETARIO DI STATO. "Si registra, cioè una sostanziale indifferenza per una fede comunicata tramite la Sacra Scrittura, rispetto invece alla testimonianza di una persona credente, indifferenza che si accompagna ad un notevole tasso di ignoranza e soprattutto alla difficoltà di avvertirne il valore vitale. (...) Tuttavia, si nota in tanti di questi ragazzi una sorprendente disponibilità verso la Bibbia quando la sintonia si raggiunge non tanto, almeno all'inizio, per l'autorevolezza di una pagina biblica detta Parola di Dio, ma per degli adulti che li accostano come educatori pazienti e testimoni credibili del personaggio più grande che è la figura di Gesù, di persone insomma che quando dicono Parola di Dio, la mostrano nella loro vita. Se l'adulto, da educatore-amico, riesce a farsi aprire la porta del cuore del giovane, allora la Scrittura si propone come un dono che porta con sé tutte le qualità della Parola di Dio".

CARDINALE EMMANUEL III DELLY, PATRIARCA DI BABILONIA DEI CALDEI (IRAQ). "Sono un figlio della terra d'Abramo, l'Iraq. (...) Non abbiamo lasciato niente di intentato per ottenere la pace e la tranquillità per il Paese. La situazione in alcune parti dell'Iraq è disastrosa e tragica. La vita è un calvario: mancano la pace e la sicurezza, così come mancano nella vita di ogni giorno gli elementi basilari. (...) Tutti temono il rapimento, i sequestri e le intimidazioni (...) per non parlare del numero sempre crescente di morti causati dalle autobombe e dai kamikaze che indossano cinture esplosive. (...) Vivere la parola di Dio significa per noi testimoniarla anche a costo della propria vita, com'è accaduto finora ed ancora accade con il sacrificio di vescovi, sacerdoti e fedeli. (...) Per questo, vi supplico di pregare per noi e con noi il Signore Gesù, Verbo di Dio, e condividere la nostra preoccupazione, le nostre speranze e il dolore delle nostre ferite, affinché la Parola di Dio fatta carne rimanga nella sua Chiesa e insieme a noi come buon annunzio e come sostegno. Sedici dei nostri sacerdoti e due vescovi sono stati rapiti e rilasciati dopo un riscatto molto elevato. Alcuni di loro appartengono alla schiera dei nuovi martiri che oggi pregano per noi dal Cielo: l'Arcivescovo di Mosul, Faraj Rahho, Padre Raghid Ganni, altri due sacerdoti e altri sei giovani".

VESCOVO JAVIER ECHEVARRIA RODRIGUEZ, PRELATO DELL'OPUS DEI. "Nella via dei santi l'incontro con la Parola di Dio attraverso la lettura della Sacra Scrittura ha prodotto un cambiamento radicale nell'esistenza. Dobbiamo cercare di avere tutti, noi, i nostri sacerdoti e i laici, una profonda sete di Gesù Cristo, vivendo ogni scena del Vangelo come un personaggio tra gli altri. (...) È opportuno che noi pastori, nel sacramento della Confessione, raccomandiamo spesso ai fedeli la lettura del Vangelo, insegnando a partecipare in quanto lì ci viene narrato e invitando i penitenti ad offrire anch'essi questo stesso consiglio ai colleghi, ai famigliari, agli amici. (...) È necessario far sì che tutti noi cristiani, come i santi, cerchiamo di portare questi testi alla nostra vita personale di ogni giorno, per trasformarla. (...) Sarebbe conveniente promuovere iniziative volte a diffondere tra i fedeli questo atteggiamento di preghiera e di raccoglimento interiore di fronte al Vangelo, per far sì che incida realmente nella nostra vita quotidiana. Ritengo inoltre che sia molto opportuno curare la lettura ben fatta, cioè davvero vissuta, dei testi della Messa, non come una declamazione, ma con la certezza che Dio stia parlando a loro e alla comunità".

VESCOVO JOSEPH NGUYEN CHI LINH, DI THANH HOA (VIÊT NAM). "Il Vangelo è stato proclamato per la prima volta nella nostra terra agli inizi del XVI secolo nel doloroso contesto di una guerra intestina tra due regni di fratelli nemici. (...) Immersi in una storia intessuta di odio, di guerre ideologiche e di limitazioni discriminatorie, i nostri cristiani sono sempre più convinti che solo la Parola di Dio li possa conservare nell'amore, nella gioia, nella pace, nella comunione  e nella tolleranza. (...) Un episodio merita di essere citato, per dimostrare che la Parola di Dio continua a sostenere la Chiesa in  Viêt Nam. Si tratta delle conversione in massa di migliaia di persone appartenenti a minoranze etniche, poco dopo la canonizzazione dei 117 Martiri del Viêt Nam nel 1988. La cosa curiosa è che molti hanno ammesso di aver ascoltato la Radio protestante a Manila, nelle Filippine, ma si sono convertiti al cattolicesimo in Viêt Nam. Così, i protestanti seminano e i cattolici mietono. La Parola di Dio, risuonando da molto lontano e raggiungendo le loro orecchie, è diventata fonte di speranza per queste persone disperse fra le montagne, prive di tutto e senza futuro. In conclusione, vorrei ribadire, in quanto cristiano vietnamita, la convinzione che nelle persecuzioni la nostra grazia più grande è la fedeltà alla Parola di Dio".

PROFESSOR ANDREA RICCARDI, FONDATORE DELLA COMUNTIÀ DI SANT'EGIDIO (ITALIA). "Gregorio Magno insegna: la Parola cresce con chi la legge. Illumina i poveri, guidandoci a capire che stare vicino a loro è esserlo a Cristo stesso. Fa emergere la dimensione strutturante del cristiano: il discepolo. (...) In un tempo di turbinio di parole, la Parola è incatenata da progetti, protagonismo, letture ideologiche. (...) 'Evangelizzare non è tecnica, ma traboccare della Parola. Il Sinodo può essere il momento opportuno per far maturare nel popolo di Dio una stagione di amore per la Scrittura. Forti di un secolo di cultura biblica, non è tempo per sviluppare la devozione alla Sacra Pagina tra il popolo di Dio? L'uomo e la donna cristiani diverranno allora - dice Crisostomo - 'semplici con intelligenza' in un mondo complesso".

LUIS FERNANDO FIGARI, SUPERIORE GENERALE DELLA SOCIETÀ DI VITA CRISTIANA (PERÙ) "Papa Paolo VI pose in evidenza la dimensione comunicativa della rivelazione divina nella "Ecclesiam suam". (...) La Parola eterna incarnata parla un linguaggio umano e manifesta il mistero di Dio e del suo progetto, come pure il mistero dell'essere umano,  la grandezza della vocazione e dell'orizzonte della realizzazione personale (...). In tale percorso è fondamentale la padronanza di un silenzio attivo che implica non solo il debito ascolto, ma l'ascolto "in Ecclesia", aprendo il cuore all'interiorizzazione ed adesione alla Parola di Dio. La Parola ascoltata e accolta, alimenta in noi la fede nella mente, trasformando i nostri criteri fino ad arrivare ad avere 'la mente di Cristo' (...); che ci invita alla fede nell'azione, consapevoli che sono ben accolti coloro che "udendo la parola la pongono in pratica".
SE/TREDICESIMA CONGREGAZIONE/...                     VIS 081014 (1160)


CONCERTO "WIENER PHILARMONIKER" IN ONORE DEL PAPA

CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2008 (VIS). Questo pomeriggio, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Benedetto XVI ha assistito al Concerto dei "Wiener Philharmoniker", diretti dal Maestro Christoph Eschenbach, che hanno eseguito la Sesta Sinfonia di Anton Bruckner. Il concerto, che si inserisce tra le varie iniziative in calendario per il Giubileo Speciale dell'Anno Paolino, è stato offerto al Pontefice ed ai Padri Sinodali, dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra.

  Papa Benedetto XVI ha rivolto il suo cordiale ringraziamento ai "Wiener Philamoniker" per la "magistrale esecuzione della sesta sinfonia di Anton Bruckner, intrisa di religiosità e di profondo misticismo", nella quale "si traduce la fede del suo autore, capace di trasmettere con le sue composizioni una visione religiosa della vita e della storia".

  "Anton Bruckner, attingendo al barocco austriaco e alla tradizione schubertiana del canto popolare, ha portato, potremmo dire" - ha proseguito il Santo Padre - "alle estreme conseguenze il processo romantico di interiorizzazione. Ascoltando questa celebre composizione nella Basilica dedicata a San Paolo, è spontaneo pensare ad un passaggio della Prima Lettera ai Corinzi in cui l'Apostolo, dopo aver parlato della diversità e dell'unità dei carismi, paragona la Chiesa al corpo umano composto da membra tra loro molto diverse, ma tutte indispensabili per il suo buon funzionamento. Anche l'orchestra e il coro sono costituiti da strumenti e voci diverse, che accordandosi tra loro offrono un'armoniosa melodia, gradevole all'orecchio e allo spirito".

  La Basilica di San Paolo Fuori le Mura "dove si trovano custodite le spoglie mortali dell'Apostolo delle genti, sia veramente" - ha auspicato il Pontefice, al termine del suo breve discorso - "un fulcro di iniziative liturgiche, spirituali e artistiche, tese a riscoprirne l'opera missionaria e il pensiero teologico".
BXVI-CONCERTO/.../SAN PAOLO FUORI LE  MURA              VIS 20081014 (300)


TELEGRAMMA CORDOGLIO MORTE CARDINALE G. ZUMÁRRAGA

CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2008 (VIS). Di seguito riportiamo il testo del telegramma di cordoglio del Santo Padre Benedetto XVI per la morte, avvenuta ieri lunedì, all'età di 83 anni, del Cardinale José González Zumárraga, Arcivescovo emerito di Quito (Ecuador).

  "Profondamente addolorato per la morte del caro Cardinale José González Zumárraga, desidero far pervenire le mie più sentite condoglianze all'Arcivescovo, ai Vescovi Ausiliari, al clero e ai fedeli di questa Chiesa particolare, ed anche i familiari del defunto Porporato, unendomi ad essi con ferventi preghiere di suffragio affinché il Signore conceda la sua pace a colui ha servito tanto intensamente e generosamente la Chiesa nel suo ministero pastorale, dapprima alla guida della Diocesi di Machada e poi come Arcivescovo della medesima sede metropolitana. Con la fede nel Mistero Pasquale di Cristo che illumina e ricolma di speranza i momenti di dolore, e il ricordo di un pastore che fino ai suoi ultimi giorni si è dedicato alla missione evangelizzatrice, quale Presidente Onorario della Conferenza Episcopale e Presidente del Comitato per il recente Congresso Americano Missionario, fra le altre attività,  mi è grato impartire di cuore a quanti soffrono tale grande perdita, una speciale Benedizione Apostolica".
TGR/MORTE CARDINALE/QUITO:GONZALEZ               VIS 20081014 (210)


LETTURA DELLA BIBBIA IN PROSPETTIVA ECUMENICA


CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina presso la Sala Stampa della Santa Sede ha avuto luogo una Conferenza Stampa di presentazione della "Inchiesta internazionale sulla lettura della Bibbia in prospettiva ecumenica".

  Alla Conferenza Stampa sono Interventi: il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani; il Vescovo Vincenzo Paglia, di Terni (Italia), Presidente della Federazione Biblica Cattolica; il Reverendo Archibald Miller Milloy, Segretario Generale della "United Bible Societies" (Inghilterra); il Professor Luca Diotallevi, Docente di Sociologia all'Università di Roma Tre, Coordinatore dell'Inchiesta GFK - Eurisko "La lettura delle Scritture" per conto della Federazione Biblica Cattolica.

  All'inizio della Conferenza è stato firmato un accordo di cooperazione per la traduzione e la diffusione della Bibbia tra la Federazione Biblica Cattolica e le "United Bible Societies" (Inghilterra).

  Nel suo intervento, il Vescovo Paglia ha affermato: "Nel dialogo ecumenico il terreno biblico è quello ove si è fatto il maggiore progresso ed è anche quello ove è possibile ancora una notevole collaborazione. (...) Il significato ecumenico della lettura della Bibbia, nell'ascolto sincronico e diacronico, non è tuttavia ancora ben compreso nella sua ricchezza e nella sua indispensabilità. Ma là dove questo viene praticato fa emergere la ricchezza del patrimonio spirituale delle diverse tradizioni".

  "C'è un ulteriore aspetto che può vedere i cristiani già uniti in un comune impegno" - ha sottolineato ancora il Vescovo Paglia - "la traduzione e la diffusione della Bibbia", già tradotta "in 2454 lingue diverse (interamente in 438, il solo Nuovo Testamento in 1168, e solo alcuni libri, ad esempio i Vangeli o i Salmi, in altre 848)", precisando infine che: "Restano ancora altre 4500 lingue in attesa di essere confrontate con le Sacre Scritture".
OP/BIBBIA:ECUMENISMO/PAGLIA                       VIS 20081014 (290)


ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Jorge Rubén Lugones, S.I., finora Vescovo di Orán (Argentina), Vescovo di Lomas de Zamora (superficie: superficie: 1.352; popolazione: 2.164.627; cattolici: 1.810.395; sacerdoti: 124; religiosi: 353; diaconi permanenti: 72), Argentina.
NER/.../LUGONES                                     VIS 20081014 (50)

lunedì 13 ottobre 2008

UNDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2008 (VIS). Nel pomeriggio di oggi ha avuto luogo l'Undicesima Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di São Paulo (Brasile).

Di seguito riportiamo gli estratti di alcuni interventi dei Padri Sinodali.

VESCOVO LOUIS PORTELLA MBUYU, DI KINKALA, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (REPUBBLICA DEL CONGO). "Nel Congo-Brazzaville, paese segnato negativamente da una serie di conflitti interni, constatiamo l'abbondanza di movimenti religiosi che si possono suddividere in due categorie: da un lato, i movimenti che praticano una lettura di tendenza liberatrice pur richiamandosi ad elementi della religione tradizionale. Essi presentano come una contro-reazione di fronte a un cristianesimo considerato come una negazione dell'identità africana. Dall'altro, dei movimenti, ramificazioni del movimento pentecostale d'origine americana, caratterizzati da una lettura fondamentalista e persino magica della Bibbia, che tendono a distogliere le coscienze dai problemi concreti della vita sociale. Vi sono anche movimenti di orientamento esoterico e gnostico, caratterizzati da una lettura simbolica e ideologica della Bibbia. Tutto questo insieme va collocato in un contesto di sviluppo non adeguato, con il suo carico di miseria e di rassegnazione. Di fronte a questa situazione complessa, si fa sentire l'urgenza di aiutare, incoraggiare i fedeli di Cristo in Congo a leggere la Parola di Dio, a meditarla, a pregarla in quanto può 'ricreare' l'uomo africano che porta ancora in sé le conseguenze del suo passato. Ciò richiede un più facile accesso al testo biblico attraverso le traduzioni. È una delle urgenze pastorali della nostra Chiesa. D'altronde, questa lettura della Parola di Dio deve suscitare nel lettore africano la presa di coscienza della propria responsabilità nei confronti di una società che attende di essere trasformata in tutte le sue strutture secondo i valori del Vangelo".

VESCOVO GREGOR MARIA HANKE, O.S.B., DI EICHSTÄTT (GERMANIA).
"La Parola di Dio non si esaurisce con la Bibbia stampata né con l'annuncio della Parola. La Parola scritta non ha la stessa gradazione della Parola-Logos rivelata nell'Incarnazione. La forza della Parola scritta e annunciata vive della presenza permanente nella storia del mondo di questa più grande Parola-Azione. Questo fa delle lettere della Sacra Scrittura, la Parola di Dio che cammina con l'uomo di oggi e che, in essa, apre il dialogo di Dio con l'uomo. È però l'Eucaristia il luogo in cui si rende presente la Parola d'azione, con tutta la sua storia dI salvezza e l'escatologia".

SUA BEATITUDINE NERSES BEDROS XIX TARMOUNI, PATRIARCA DI CILICIA DEGLI ARMENI, CAPO DEL SINODO DELLA CHIESA ARMENA CATTOLICA (LIBANO). "Secondo la tradizione, le origini della Chiesa armena, evangelizzata da San Gregorio L'Illuminatore, risalgono all'adozione del cristianesimo come religione di stato in Armenia nell'anno 301. All'epoca, l'alfabeto armeno non esisteva e le letture bibliche venivano proclamate in lingua greca o siriaca. L'officiante doveva poi tradurle in armeno. Questo non facilitava la comprensione della Parola di Dio da parte dei neofiti armeni. Da ciò è nata l'idea di inventare un alfabeto per tradurre la Bibbia nella lingua del popolo. (...) Si può concludere, senza dubbio, che l'invenzione dell'alfabeto armeno, nell'anno 406, non aveva altro fine che l'evangelizzazione. Questa evangelizzazione ha aiutato a salvaguardare la fede cristiana spesso minacciata, come nel 451 - la Bibbia era appena stata tradotta - e nei secoli successivi. La Parola di Dio ha sostenuto la Chiesa e il popolo armeno durante la sua dolorosa storia. Ha permeato e animato la cultura armena nel corso dei secoli. La vita dei cristiani in Armenia è stata continuamente pervasa e guidata dalla Parola di Dio".

VESCOVO RICARDO ERNESTO CENTELLAS GUZMÁN, AUSILIARE DI POTOSÍ (BOLIVIA). "La realtà attuale ci mostra che la Parola di Dio e le culture antiche e moderne sono mondi separati e paralleli. (...) Da qui nasce la grande sfida pastorale: rilanciare un'autentica incarnazione della Parola di Dio con volto proprio, in una situazione concreta che significhi ed impegni ad assumere un progetto di società in risposta alla necessità storica, sociale e culturale delle nostre comunità, affinché miglioriamo le nostre vite secondo la vita di Gesù di Nazareth. Non possiamo continuare a leggere e meditare la Parola senza la necessaria relazione con le culture e senza la conseguenza di un impegno sociale. È prioritaria una lettura della Parola contestualizzata che sia in grado di trasformare le persone e le strutture. (...) Abbiamo bisogno che ogni azione, progetto, gruppo e movimento, istituzione e struttura della nostra Chiesa riveda le proprie motivazioni e parta di nuovo secondo l'ispirazione biblica. È urgente mostrare al mondo un nuovo modo di essere Chiesa".

VESCOVO FRIEDHELM HOFMANN, VESCOVO DI WÜRZBURG (GERMANIA). "Come possiamo però raggiungere le persone che non vengono in Chiesa? (...) La rivelazione di Dio non si limita alla Parola di Dio nella Bibbia. Avviene anche nella natura e nella cultura. Certamente la rivelazione più elevata e intensa di Dio è l'Incarnazione della Parola di Dio in Gesù Cristo. È questa che occorre spiegare. (...) La Parola di Dio è stata inculturata nelle culture più diverse. Ha un impatto sull'arte. In Europa guardiamo a una storia culturale cristiana impressionante di quasi 2000 anni. Architetture straordinarie, opere d'arte figurative, musicali e letterarie sono nate dalla fede e hanno accolto in sé la testimonianza della fede. Ora bisogna fare nuovamente parlare questa fede rappresa.
Nel Medioevo si conosceva la 'biblia pauperum', che spiegava visivamente parti della storia della salvezza a quanti non erano capaci di leggere. Oggi occorre spiegare la cultura cristiana perché molte persone non comprendono più questa lingua e non si dedicano direttamente alla Sacra Scrittura. (...) Anche nella cultura contemporanea, però, occorre ricercare le tracce della fede e riportarle alla loro funzione di ponte. Se è vero che gli artisti sono i sismografi del loro tempo, allora è bene che approfittiamo del loro lavoro e che li interpelliamo e li coinvolgiamo nell'annuncio della Parola di Dio.

VESCOVO ZBIGNIEW KIERNIKOWSKI, DI SIEDLCE (POLONIA). "L'uomo moderno, non iniziato all'ascolto della Parola, resta spesso di fronte ad essa come un sordomuto. (...) Il kerygma è un momento molto importante. Se, però, il kerygma non è seguito da una vera e propria formazione all'ascolto della parola in seno alla comunità di fede, si corre il rischio di cadere nei vari moralismi, oppure risulta nei diversi tipi di fanatismo o altri tipi d'interpretazione soggettiva. (...) L'impostazione realizzata nel Cammino neocatecumenale è basata sul kerygma iniziale ed è seguita da una serio processo di iniziazione sotto la guida della Chiesa (vescovi, parroci e catechisti) fatta in piccole comunità e con le dovute tappe dell'iniziazione cristiana. Così il catecumenato fa fare all'iniziando un percorso, che insegna a riferire la Parola alla propria vita".
SE/UNDICESIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20081013 (1110)


NONA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 10 OTT. 2008 (VIS). Alle 16:30 di oggi pomeriggio, venerdì 10 ottobre, ha avuto inizio la Nona Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Gorge Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia).

ARCIVESCOVO CORNELIUS FONTEM ESUA, DI BAMENDA (CAMERUN). "È necessario e urgente mettere le Sacre Scritture nelle mani dei fedeli, affinché diventino vive nelle loro professioni, nelle loro famiglie e nelle diverse situazioni della vita, e siano fonte di ispirazione per la vitalità e le attività delle Piccole Comunità Cristiane. È inoltre urgente l'inculturazione della fede cristiana e il dialogo con la Religione Tradizionale Africana. (...) Suggeriamo quindi che: Sacerdoti, religiosi e laici ricevano un'adeguata formazione per diventare operatori dell'apostolato biblico. (...) Venga messa a punto una formazione biblica generale di tutti i fedeli, soprattutto dei giovani. (...) La Bibbia non deve mancare in tutte le case cristiane per la lettura, la preghiera, lo studio e la venerazione. (...) La Bibbia deve essere tradotta nella lingua locale come primo passo verso l'inculturazione, al fine di rendere la Parola di Dio più accessibile ai fedeli.  In Africa dovrebbe esistere un Istituto Biblico per promuovere la ricerca biblica nel contesto della Chiesa in Africa".

VESCOVO ANTONIO MENEGAZZO, M.C.C.J., EL OBEID (SUDAN). "In Sudan la maggioranza dei catecumeni non sa né leggere né scrivere: ne consegue che per prepararli bene al Battesimo, i Catechisti devono poter spiegare la Parola di Dio con posters, disegni e con la propria parola. (...) Abbiamo un'altra grande sfida per la Giustizia e la Pace, e il perdono e la riconciliazione, dopo 21 anni di guerra civile tra il Nord e il Sud del Paese, dopo tanto odio e ingiustizie e sofferenze. Anche dopo l'accordo di pace tra Nord e Sud, la situazione non è per nulla chiara e incoraggiante. E non dimentichiamo la guerra nel Darfur che continua senza nessun segno di miglioramento della situazione. Siamo convinti che la soluzione per un futuro di pace si può trovare solo nella fedeltà a Dio e alla sua Parola. Eucaristia e Parola di Dio, il binomio che può portare pace e serenità in tutti i cuori: ma come fare quando le distanze sono enormi e l'insicurezza per guerre e banditismo rende molto difficile e pericoloso il contatto dei sacerdoti con i fedeli? E la scarsità dei sacerdoti è un altro fattore negativo. Molti cristiani riescono solo raramente a ricevere la Parola di Dio e l'Eucaristia, forse poche volta all'anno".

ARCIVESCOVO RAMZI GARMOU, DI TEHERAN DEI CALDEI, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE, AMMINISTRATORE PATRIARCALE DI AHWAZ DEI CALDEI (IRAN). "Tutta la Bibbia, dal libro della Genesi fino all'Apocalisse, ci dice che la fedeltà alla Parola di Dio conduce alla persecuzione. Il primo perseguitato per eccellenza è Gesù stesso, il quale ha conosciuto la persecuzione sin dai primi giorni della sua nascita fino alla morte sulla croce. Secondo il Vangelo, la persecuzione è considerata il segno più eloquente della fedeltà alla Parola di Dio. La crescita della Chiesa e il suo progresso nel cammino dell'evangelizzazione dei popoli sono frutto della persecuzione da essa subita in ogni luogo e in ogni tempo. Gesù, nel Vangelo, ci parla con molta chiarezza della persecuzione (Lc 21, 12-19). Preghiamo lo Spirito Santo affinché, in questo Anno Paolino, doni alla Chiesa del terzo millennio la grazia e la gioia di fare una esperienza autentica della persecuzione a causa della sua fedeltà alla Parola di Dio".

VESCOVO DIONISIO LACHOVICZ, O.S.B.M., VESCOVO DI CURIA KYIV-HALYC (UCRAINA). "La prima osservazione riguarda l'unità fra Parola e Battesimo, e di essi con l'Eucaristia: si dice nell' 'Instrumentum laboris', che 'sono due le realtà che uniscono i cristiani: la Parola di Dio e il Battesimo'. (...) Nel numero 35, si legge che esiste anche un'intima unità fra Parola ed Eucaristia (...) Diventa difficile capire dal punto di vista dell'ecumenismo, perché non si può concelebrare il sacramento dell'Eucaristia con gli Ortodossi (per esempio), quando si può celebrare con loro il sacramento della Parola di Dio ed avere in comune il Battesimo. (...) Abbiamo una certa impressione, che tutto quello che viene detto sull'ecumenismo, viene detto per altri, per un 'terzo', nel momento del dire assente. Come se questa Parola potesse fare un miracolo, ma noi, restiamo gli stessi. (...) Altrettanto, mi pare che si corra anche il pericolo di strumentalizzare la Parola di Dio. (...) Si può sapere a memoria tutta la Bibbia, discuterla con competenza, ma restare fuori di essa, non nutrirsi di essa, non essere incorporato in Cristo, non essere battezzato in Cristo".

  Successivamente, il Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia (Italia), ha parlato di come è stata accolta l'Esortazione Apostolica Postsinodale "Sacramentum caritatis", frutto della XI Assemblea Generale Ordinale del Sinodo dei Vescovi sul tema: "L'Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa".
SE/NONA CONGREGAZIONE/...                                   VIS 20081013 (800)


DECIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina si è tenuta la Decima Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di Sâo Paulo (Brasile).

  Di seguito riportiamo estratti degli interventi di alcuni Padri Sinodali.

VESCOVO JOSEPH VO DUC MINH, COADIUTORE DI NHA TRANG (VIÊT NAM). "La Chiesa in Cristo in Vietnam, dopo l'accoglimento del Vangelo nel 1533 e, soprattutto, dopo la nomina dei primi tre Vescovi nel 1659, ha percorso un cammino pieno di croci. Attraverso gli alti e bassi della loro storia, i cattolici vietnamiti, come gli ebrei al tempo dell'esilio, hanno compreso che solo la Parola di Dio permane e non delude mai. Questa Parola (...) è diventata la fonte di consolazione e di forza che dà fermezza a tutti i membri del Popolo di Dio e, al contempo, il punto focale che li aiuta a scoprire il loro futuro. La Parola di Dio aiuta a scoprire il vero volto di Gesù Cristo, che incarna l'amore redentore di Dio, attraverso il mistero della Croce. A causa della dolorosa esperienza vissuta dalla Chiesa di Cristo in Vietnam, il mistero della Croce si è fatto non solo vicino alla vita quotidiana, ma è divenuto anche un elemento essenziale che riunisce il Popolo di Dio".

ARCIVESCOVO STANISLAW ZVOLENSKY, DI BRATISLAVA (SLOVACCHIA) "Nella storia incontriamo molti uomini e donne che hanno letto la Sacra Scrittura in un modo che li ha portati ad un totale nuovo orientamento della vita, al cambiamento del modo di pensare e di agire, oppure almeno ad una nuova ragione da dare alla propria posizione di fede. La storia della Chiesa viene continuamente caratterizzata dal ritorno ad un radicalismo esistenziale della Scrittura. La santità di molti cristiani è una conseguenza della sincera e spesso radicale risposta alla chiamata della Parola di Dio. (...) Come esempio ci può servire la lettura francescana della Bibbia che senza dubbio si presenta sorprendente, se la guardiamo dal punto di vista degli odierni criteri scientifici d'interpretazione e dal punto di vista dei frutti della fede che questa lettura ha portato. Uno dei segni caratteristici di questa lettura è stato il principio 'sine glossa'. Si trattava dell'accoglienza della Parola di Dio così, come è scritta nella Sacra Scrittura, senza commenti accademici. Per San Francesco la verità Divina non è oggettivizzata nelle parole e nelle frasi della Bibbia, non sta sempre a disposizione come una risposta pronta da darsi a tutti i problemi. Si può scoprire soltanto nel contesto intero e personale, non si concentra sulla materia del testo, ma sull'agire di Dio".

VESCOVO ENRIQUE DIAZ DIAZ, AUSILIARE DI SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS (MESSICO). "Ci sarà fedeltà alla Parola di Dio quando la prima forma di carità si realizza nel rispetto dei diritti della persona umana, nella difesa degli oppressi e di quanti soffrono" (IL, 39). (...) In molti luoghi si è avviata una relazione fra la Parola e le culture indigene. In certo senso la Bibbia è molto vicina alle loro concezioni e cosmogonie per la comune cultura rurale. La creazione, il concetto di Dio, il significato della Redenzione e della Croce, la vita in comunità, offrono molte possibilità di incontro. Tuttavia sono culture differenti, un cammino appena intrapreso e che bisogna percorrere facendo attenzione, per non condannare ciò che non si comprende, per chiarire e valorizzare la Parola Rivelata, per non distruggere culture e incarnare realmente il Vangelo nei nostri popoli. Da parte cattolica, c'è una scarsa traduzione della Bibbia nelle lingue indigene e si è cercato molto poco di comprendere la loro cultura e la loro concezione. Finché la Parola Rivelata non diventerà 'parola viva, scritta nelle loro culture e nella loro vita' sarà molto difficile che arrivi a penetrare nel cuore e a incarnarsi in questi popoli. Come Chiesa, dobbiamo proclamare questa 'buona novella' inculturata, che faccia fiorire il loro cuore e li mantenga in piedi, con dignità, e possano offrirci la loro parola evangelizzatrice".

VESCOVO GEORG MÜLLER, SS.CC., PRELATO DI TRONDHEIM (NORVEGIA). "In una Chiesa di diaspora estrema in mezzo a cristiani di altre chiese e comunità ecclesiali, il Sinodo sottolinea l'importanza della Scrittura e della Parola di Dio. La collaborazione biblica rappresenta un ampio forum per l'ecumenismo. Collaborando con le società bibliche nazionali, già da molti anni utilizziamo edizioni della Bibbia che non abbiamo realizzato da soli. Al contempo, questa comunione viene compresa e intesa in maniera diversa. Questo ha un effetto importante sulla comprensione della dottrina cristiana e sulla sua applicazione nella vita. In un mondo sempre più secolarizzato, la Chiesa deve trovare nuovi modi per dare uno spazio vivo alla Parola di Dio e per dare risalto alle esperienze positive con essa. La Chiesa cattolica in Scandinavia è una forte minoranza. Spesso nei nostri paesi è difficile per i fedeli poter accedere alla comunità ecclesiale a causa delle grandi distanze dalle chiese, degli insediamenti sparsi, della situazione dell'immigrazione e della mancanza di conoscenza della Chiesa ad essa collegata, delle diversità linguistiche e culturali. Questa situazione di diaspora si pone al centro delle nostre riflessioni, mentre in passato ci siamo confrontati con le grandi Chiese in Europa. Siamo una minoranza in una società secolare. Ma se guardiamo a noi stessi, non ci definiamo Chiesa della diaspora, poiché siamo abituati ad essere pochi".

VESCOVO GEORGE COSMAS ZUMAIRE LUNGO, DI CHIPATA, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (ZAMBIA). "Nessuno può negare il fatto che ci sia un intimo legame fra la Parola proclamata e i Sacramenti nella vita e nella missione della Chiesa. (...) Tuttavia, in alcune parti del mondo, specialmente in Africa, la realtà è che la maggior parte delle nostre comunità vanno avanti senza celebrazione dell'Eucaristia per settimane, mesi e perfino anni, a meno che i cristiani non siano disposti a compiere lunghe distanze per partecipare alla Messa. In questo contesto, che cosa ne è degli anziani, dei disabili, dei bambini, di coloro che devono badare ai campi per proteggere il raccolto lontano dai villaggi? Come possono partecipare alla celebrazione dell'Eucaristia? (...) L'Anno Paolino porti ad una consapevolezza missionaria che ci spinga a condividere con generosità le risorse umane e materiali per la diffusione della Parola di Dio. Le diocesi non dovrebbero sentirsi troppo povere per dare o troppo ricche per ricevere. È giunto il tempo che i Padri Sinodali ascoltino il grido dei poveri e facciano qualcosa di concreto".

VESCOVO BEJOY NICEPHORUS D'CRUZE, O.M.I., DI KHULNA (BANGLADESH). "La Parola di Dio e la Povertà: i profeti, in quanto uomini della Parola di Dio, sono stati i difensori dei diritti dei poveri, degli orfani e delle vedove. Essi hanno parlato in loro nome. (...) Il Bangladesh è un paese dove corruzione, disonestà e ingiustizia sono fenomeni dilaganti. Una piccola minoranza sta diventando ricca mentre la maggioranza diventa sempre più povera. La Parola di Dio ci chiama alla giustizia e all'integrità nella vita pubblica. La Chiesa, sparuta minoranza, sta dando il suo importante contributo in campi quali l'educazione, la sanità e i servizi sociali. In questi settori, la Chiesa deve vivere la propria solidarietà con i poveri, nonché promuovere  la giustizia per tutti, soprattutto per i poveri, alla luce della Parola di Dio. La Parola di Dio invita al dialogo interreligioso: secondo il Concilio, la Chiesa non respinge nulla delle altre religioni che sia sacro e vero. Spesso esse riflettono un raggio di verità e per questo la Chiesa intera entra in dialogo con esse. In Bangladesh, paese a maggioranza musulmana, la minoranza cristiana deve vivere in pace, armonia e dialogo".
SE/DECIMA CONGREGAZIONE/...                     VIS 20081013 (1260)


DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2008 (VIS). Alle 9:30 di questa mattina ha avuto inizio la dodicesima Congregazione Generale della XII Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

  Di seguito riportiamo estratti degli interventi di alcuni Padri Sinodali.

CARDINALE GEORGE PELL, ARICVESCOVO DI SYDNEY (AUSTRALIA). "I Vescovi sono chiamati ad aprire la strada allo Spirito affinché operi con efficacia quando la Parola di Dio incontra le persone e le comunità. Ecco alcuni suggerimenti: La formazione di gruppi di giovani e adulti laici che rendano testimonianza a Cristo nei circoli giovanili, nelle parrocchie, nelle scuole e nelle università. Lo sviluppo di analoghi contemporanei delle 'Sacre Rappresentazioni' medievali per portare al popolo la Parola di Dio. Le Vie Crucis della GMG a Sydney e Toronto ne sono due esempi; anche Oberammergau e il film 'La passione di Cristo'. Sviluppare e sostenere reti sociali cattoliche online in internet, quali XT3, Cristo per il Terzo Millennio (www.x3.com), un 'facebook' cattolico con circa 40.000 membri iniziato con la GMG di Sydney.  (...) La promozione di un Istituto centrale per la traduzione della Bibbia, affinché essa venga tradotta più rapidamente e accuratamente nelle lingue locali dell'Asia, dell'Africa e dell'Oceania. Sarebbe utile una raccolta di fondi per finanziare il lavoro di traduzione. Chiedere alla Congregazione per la Dottrina della Fede di fornire orientamenti sull'infallibilità nella Scrittura".

CARDINALE STANISLAW RYLKO, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSGILIO PER I LAICI (CITTÁ DEL VATICANO). "Uno dei frutti più preziosi del Concilio Vaticano II è stata indubbiamente la maggiore diffusione della Sacra Scrittura e la più approfondita conoscenza che il popolo di Dio ne ha acquisito (...) La riscoperta della Parola di Dio nella vita dei battezzati è stata poi specialmente favorita da movimenti ecclesiali e nuove comunità. (...) Per schiere di laici, movimenti e nuove comunità sono perciò diventati veri e propri 'laboratori della Parola di Dio' nei quali si acquisisce familiarità con la Sacra Scrittura, s'impara a gustare la Parola di Dio e a viverla nelle ordinarie condizioni della vita laicale, nel cuore del mondo. Per il rapporto dei battezzati con la Parola di Dio un altro grande segno di speranza viene dalle giovani generazioni. Le Giornate mondiali della gioventù hanno dato e continuano a dare un notevole contributo alla diffusione della conoscenza della Parola di Dio tra i giovani".

CARDINALE RENATO RAFFAELE MARTINO, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE (CITTÀ DEL VATICANO). "La fede suscitata dalla Parola di Dio deve costituire, pertanto, come è ben evidenziato nei primi capitoli del 'Compendio della dottrina sociale', l'orizzonte sempre presente e imprescindibile della dottrina sociale. (...) Si deve tener presente che sia lo studio della Sacra Scrittura, sia della dottrina sociale, pur adoperando strumentazioni concettuali e metodologiche diverse, sono comunque un conoscere 'nella fede'. (...). Nella Sacra Scrittura è possibile riscontrare le linee maestre della dottrina sociale, come l'opzione preferenziale per i poveri, l'impegno nella promozione della giustizia, il principio della destinazione universale dei beni che sono di chiara derivazione biblica".

CARDINALE JEAN-LOUIS TAURAN, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO (CITTÀ DEL VATICANO). "La parola ha sempre avuto un ruolo decisivo per la comprensione del fenomeno religioso. (...) Tutte le grandi religioni possiedono i loro Libri sacri. L'Islam, in particolare, è considerato dai suoi adepti come la 'religione del Libro' per eccellenza. Questi libri sono definiti 'sacri', perché coloro che vi fanno riferimento ritengono che essi provengano da un Altrove, che siano stati trasmessi da persone ispirate e che rivelino qualcosa del mistero del mondo visibile ed invisibile. Da queste religioni, i cristiani possono imparare molto, anche se il Cristianesimo non può essere incluso fra le 'religioni del Libro'. Sarebbe opportuno che i futuri sacerdoti, religiosi e gli agenti pastorali fossero formati alla lettura diretta dei testi fondanti delle altre religioni invece di accontentarsi di un commento. Ma è altrettanto importante far conoscere la Bibbia ai nostri interlocutori nel dialogo interreligioso, in particolare il nostro approccio ermeneutico del testo sacro. Nel condividere i nostri rispettivi patrimoni spirituali, senza irenismo né sincretismo, saremo portati a scoprire che siamo tutti uomini e donne desiderosi di essere istruiti da Dio".

CARDINALE ODILO PEDRO SCHERER, ARCIVESCOVO DI SÃO PAULO (BRASILE). "Gli immigranti non dovrebbero essere visti semplicemente come oggetto di preoccupazione pastorale: essi sono, oppure possono diventare veri missionari! (...) Credo che il Sinodo potrebbe raccomandare specialmente due cose:
incoraggiare le persone che si trovano in situazioni di migrazione, oppure in viaggio, a portare con sé la Parola di Dio, e persino il libro della Sacra Scrittura, consapevoli che portano una ricchezza che non ha prezzo e non è limitata per ragioni geografiche o culturali, ma è un dono da vivere nella nuova patria e da condividere con il popolo che li accoglie. A coloro che ricevono gli immigranti nei loro luoghi di destinazione, si potrebbe raccomandare un atteggiamento di positiva accoglienza di questi fratelli, che vengono da altre nazioni portando nel loro bagaglio 'la buona notizia', favorendo il loro inserimento nelle comunità locali e la condivisione delle esperienze di fede e di vita cristiana che portano con se".

ARCIVESCOVO THOMAS MANAMPARAMPIL, S.D.B., DI GUWAHATI (INDIA). "Come facciamo a portare la 'Parola' a quanti non vengono in chiesa, a chi non ha mai ascoltato il Vangelo? (...) Chiedo che, dove non riusciamo ad arrivare noi, lo facciamo attraverso gli altri; che rimaniamo creativi dal punto di vista pastorale, in modo che, dove non possono giungere i nostri membri, possano giungere le nostre idee; che sviluppiamo capacità e mettiamo a punto strategie necessarie a persuadere e a convincere, non a rifiutare e respingere, affinché la 'Parola' diventi un potere dinamico nella storia. (...) La 'Parola' di Dio deve essere portata nelle situazioni di conflitto, ai giovani armati, nei contesti di ingiustizia e di povertà assoluta. Non cerchiamo di conquistare l'ascolto attraverso ipocrite condanne, pretese di verità e presunzione di più alte basi morali, ma con una sollecitudine umana visibile, un impegno verso i sofferenti ispirato al Vangelo, con l'attenzione nei confronti delle diverse sensibilità culturali. La 'Parola' rivela il suo potere nei contesti reali di vita; sfida le società ingiuste, riconcilia, sostiene i poveri, porta la pace".
SE/DODICESIMA CONGREGAZIONE/...                     VIS 20081013 (1050)


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