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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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sabato 15 settembre 2007

PACE POSSIBILE CON PERDONO, RICONCILIAZIONE, RISPETTO


CITTA' DEL VATICANO, 15 SET. 2007 (VIS). Questa mattina nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Signor Noel Fahey, nuovo Ambasciatore d'Irlanda presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

  "Da più di mille e seicento anni il cristianesimo forgia l'identità culturale, morale e spirituale del popolo irlandese" - ha ricordato il Papa all'inizio del suo discorso, affermando inoltre che il cristianesimo continua ad essere "'fermento' nella vita della Nazione. (...) La fede cristiana non ha perso nulla del suo significato nella società contemporanea poiché essa tocca 'la sfera più profonda dell'essere umano' e dà 'significato alla sua vita nel mondo'". Riferendosi, successivamente, allo sviluppo economico senza precedenti del Paese, il Santo Padre ha affermato che tale prosperità "indubbiamente ha significato per molti agiatezza materiale, ma nella sua scia il secolarismo ha iniziato a espandersi ed a lasciare il segno".

  Il Santo Padre Benedetto XVI, elogiando la recente iniziativa di promuovere un 'dialogo strutturato' fra Chiesa e Stato in Irlanda, ha affermato: "Alcuni potrebbero chiedersi se la Chiesa sia autorizzata a dare un contributo al governo di una nazione. In una società democratica e pluralista non dovrebbero la fede e la religione essere limitate alla sfera privata?".

  "La Chiesa, nel diffondere la verità rivelata" - ha ribadito il Pontefice - "è al servizio di tutti i membri della società e, nel chiarificare i fondamenti della moralità e dell'etica, purifica la ragione, garantisce che la società sia disponibile ad accogliere le verità ultime e ad attingere dalla saggezza. Lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze e della pluralità culturale, o dall'usurpare il ruolo dello Stato, tale contributo illumina la stessa verità che rende possibile il consenso e mantiene il pubblico dibattito razionale, onesto e responsabile".

  "Quando si ignora la verità, il relativismo prende il suo posto: invece di essere governate dai principi, le scelte politiche sono sempre più determinate dalla pubblica opinione, i valori sono oscurati dalle procedure e dagli obiettivi, ed anzi le stesse categorie di bene e male, di giusto ed errato, cedono il passo al calcolo pragmatico del vantaggio e dello svantaggio".

  Benedetto XVI ha elogiato i risultati del Processo di Pace in Irlanda del Nord, che sono stati possibili grazie "al vasto appoggio internazionale, alla determinazione politica di risolvere la questione da parte del Governo irlandese e del Governo Britannico, ed alla disponibilità degli individui e delle comunità ad abbracciare la sublime capacità umana del perdono". Il Papa ha espresso l'auspicio che tale processo "ispiri i responsabili politici e religiosi in altre tormentate aree del mondo ad ammettere che soltanto con il perdono, la riconciliazione e il rispetto reciproco si può costruire una pace duratura".

  In merito all'interesse dell'Irlanda per la salvaguardia dell'ambiente, il Santo Padre ha sottolineato che: "La promozione dello sviluppo sostenibile e la speciale attenzione ai cambiamenti climatici sono questioni di grande importanza per l'intera famiglia umana, e nessuna nazione o settore economico deve ignorarle", ma mentre "la maestà della mano di Dio nella creazione si riconosce con facilità, il pieno riconoscimento della gloria e dello splendore con le quali Egli ha incoronato l'uomo, alle volte è meno prontamente compresa".

  "Ne consegue una sorta di moralità scissa" - ha detto il Papa - "I grandi e fondamentali temi morali della pace, della non-violenza, della giustizia, del rispetto per il creato, in sé stessi non conferiscono dignità all'uomo. La primaria dimensione della moralità sorge dall'innata dignità della vita umana - dal momento del concepimento fino alla morte naturale - una dignità conferita da Dio stesso".

  "Quanto inquietante è il fatto che non infrequentemente gli stessi gruppi sociali e politici che, ammirevolmente, rivendicano il rispetto della creazione divina, prestino scarsa attenzione alla meraviglia della vita nel seno materno" - ha sottolineato il Pontefice auspicando nel contempo che: "In particolare fra i giovani, l'emergere dell'interesse per l'ambiente approfondisca la loro comprensione dell'ordine proprio e della magnificenza della creazione di Dio nella quale, l'uomo e la donna, sono al centro e al culmine".
CD/CREDENZIALI/IRLANDA:FAHEY                               VIS 20070917 (670)


venerdì 14 settembre 2007

UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2007 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

     - Sua Beatitudine il Cardinale  Nasrallah Pierre Sfeir, Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano).

    - Il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studi).

    - Il Cardinale James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore.
AP/.../...                                         VIS 20070914 (70)


PRESIDENTE DEL SUDAN RICEVUTO IN UDIENZA DAL SANTO PADRE


CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2007 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico, nella tarda mattinata di oggi, il Comunicato che segue:

  "Stamani, il Presidente della Repubblica del Sudan, Sua Eccellenza Omar Hassan Ahmed El-Bashir, è stato ricevuto in Udienza dal Santo Padre Benedetto XVI, nella residenza estiva di Castel Gandolfo. Successivamente si è incontrato con Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati e fino allo scorso anno Nunzio Apostolico a Khartoum".

  "Al centro dei colloqui è stata la situazione politica e religiosa del Paese, con particolare riferimento all'Accordo di Pace (Comprehensive Peace Agreement) e alla situazione nel Darfur. A questo riguardo, è stata commentata molto positivamente la convocazione dei nuovi negoziati di pace per il Darfur il 27 ottobre p.v. in Libia, la cui riuscita è nei vivi auspici della Santa Sede, affinché si possa porre fine alle sofferenze e all'insicurezza di quelle popolazioni, assicurando loro l'assistenza umanitaria a cui hanno diritto, e si avviino progetti di sviluppo. Non è mancato un accenno all'aspetto regionale della crisi".

  "Sono stati affrontati altri temi di interesse comune, come la difesa della vita e della famiglia, il rispetto e la promozione dei diritti umani, come quello fondamentale della libertà religiosa, l'importanza del dialogo interreligioso e della collaborazione tra i credenti di tutte le religioni, in particolare cristiani e musulmani, per la promozione della pace e del bene comune. In questo contesto, si è ribadito il ruolo e il contributo positivo della Chiesa cattolica e delle sue istituzioni nella vita della società sudanese, specialmente nel campo educativo".
OP/UDIENZA PRESIDENTE SUDAN/...                                VIS 20070914 (270)


CONGREGAZIONE DOTTRINA FEDE E ALIMENTAZIONE ARTIFICIALE


CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2007 (VIS). Questa mattina sono state rese pubbliche le risposte della Congregazione per la Dottrina della Fede ai quesiti della Conferenza Episcopale Statunitense circa l'alimentazione e l'idratazione artificiali. Le Risposte, decise nella Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, sono state approvate dal Santo Padre Benedetto XVI nel corso dell'Udienza concessa al Cardinale William J. Levada, Prefetto del Dicastero. Il testo è stato pubblicato nell'originale in lingua latina, in inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, polacco e portoghese.

  "Primo quesito: È moralmente obbligatoria la somministrazione di cibo e acqua (per vie naturali oppure artificiali) al paziente in "stato vegetativo", a meno che questi alimenti non possano essere assimilati dal corpo del paziente oppure non gli possano essere somministrati senza causare un rilevante disagio fisico?"

  "Risposta: Sì. La somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali, è in linea di principio un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita. Essa è quindi obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l'idratazione e il nutrimento del paziente. In tal modo si evitano le sofferenze e la morte dovute all'inanizione e alla disidratazione".

  "Secondo quesito: Se il nutrimento e l'idratazione vengono forniti per vie artificiali a un paziente in "stato vegetativo permanente", possono essere interrotti quando medici competenti giudicano con certezza morale che il paziente non recupererà mai la coscienza?".

  "Risposta: No. Un paziente in "stato vegetativo permanente" è una persona, con la sua dignità umana fondamentale, alla quale sono perciò dovute le cure ordinarie e proporzionate, che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali".

  "In una nota di commento alle Risposte si precisa che: "Nell'affermare che la somministrazione di cibo e acqua è moralmente obbligatoria in linea di principio, la Congregazione  per la Dottrina della Fede non esclude che in qualche regione molto isolata o di estrema povertà l'alimentazione e l'idratazione artificiali possano non essere fisicamente possibili, e allora 'ad impossibilia nemo tenetur', sussistendo però l'obbligo di offrire le cure minimali disponibili e di procurarsi, se possibile, i mezzi necessari per un adeguato sostegno vitale. Non si esclude neppure che, per complicazioni sopraggiunte, il paziente possa non riuscire ad assimilare il cibo e i liquidi, diventando così del tutto inutile la loro somministrazione. Infine, non si scarta assolutamente la possibilità che in qualche raro caso l'alimentazione e l'idratazione artificiali possano comportare per il paziente un'eccessiva gravosità o un rilevante disagio fisico legato, per esempio, a complicanze nell'uso di ausili strumentali".

  "Questi casi eccezionali" - si legge ancora nella nota - "nulla tolgono però al criterio etico generale, secondo il quale la somministrazione di acqua e cibo, anche quando avvenisse per vie artificiali, rappresenta sempre un 'mezzo naturale' di conservazione della vita e non un 'trattamento terapeutico'. Il suo uso sarà quindi da considerarsi 'ordinario' e 'proporzionato', anche quando lo 'stato vegetativo' si prolunghi".
CDF/ALIMENTAZIONE ARTIFICIALE/VESCOVI USA/...        VIS 20070914 (500)


giovedì 13 settembre 2007

FAMIGLIE SOLIDE SI EDIFICANO SULLA BASE DI MATRIMONI SOLIDI


CITTA' DEL VATICANO, 13 SET. 2007 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo il Signor Jozef Dravecky, nuovo Ambasciatore della Slovacchia in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

 Nel suo discorso il Papa ha ricordato l'imminente quindicesimo anniversario dell'instaurazione delle relazioni diplomatiche fra Slovacchia e Santa Sede ed ha ringraziato l'Ambasciatore per l' impegno del suo Governo nella ratifica di due dei quattro articoli dell'Accordo Fondamentale, firmato nel 2000, relativi "all'obiezione di coscienza e al finanziamento delle attività della Chiesa". I due articoli già ratificati si riferiscono alla cura spirituale dei cattolici nelle forze armate e all'educazione cattolica".

  In merito all'educazione, Papa Benedetto XVI ha affermato: "E' importante  che gli Stati continuino a garantire alla Chiesa la libertà di istituire e dirigere scuole cattoliche, offrendo ai genitori l'opportunità di scegliere strumenti educativi che promuovano la formazione cristiana dei loro figli. (...) Un'educazione solida che alimenti tutte le dimensioni della persona umana, compresa la dimensione religiosa e spirituale, è nell'interesse della Chiesa e dello Stato. In tal modo, i giovani possono prepararsi ad assumere i doveri civili nel raggiungimento dell'età adulta".

  "La famiglia" - ha continuato il Pontefice - "è il nucleo nel quale una persona apprende l'amore umano e dove coltiva le virtù della responsabilità, della generosità e della sollecitudine fraterna. Le famiglie solide si edificano sulla base di matrimoni solidi. Le società solide devono fare tutto il possibile per promuovere politiche economiche e sociali che aiutino le giovani coppie e che rispondano al loro desiderio di creare una famiglia".

  Il Santo Padre ha sottolineato che: "Lo Stato, lungi dal rimanere indifferente al matrimonio, deve riconoscere, rispettare e sostenere tale venerabile istituzione, la stabile unione fra uomo e donna che desiderano assumersi un impegno di amore e di fedeltà per tutta la vita".

  "Il ricco patrimonio culturale e spirituale della Slovacchia ha un grande potenziale per dare nuova vita all'anima del continente europeo" - ha rimarcato il Pontefice. Menzionando il diritto alla vita, la libertà religiosa e la libertà di realizzare un servizio caritativo al prossimo, il Papa ha affermato che "tali valori sono imprescindibili per edificare una Unione Europea pacifica e giusta".

  Benedetto XVI ha concluso il suo discorso esprimendo la convinzione che: "Le celebrazioni in occasione del 1150° anniversario dei Santi Cirillo e Metodio rinnoveranno la volontà della Slovacchia nella testimonianza di questi valori senza tempo. In tal modo essa ispirerà altri Stati dell'Unione Europea ad adoperarsi a favore dell'unità riconoscendo nel medesimo tempo la diversità, a rispettare la sovranità nazionale impegnandosi in attività congiunte, a perseguire il progresso economico promuovendo la giustizia sociale".
CD/CREDENZIALI/SLOVACCHIA:DRAVECKY               VIS 20070913 (450)


mercoledì 12 settembre 2007

IL SANTO PADRE SI SOFFERMA VISITA PASTORALE AUSTRIA


CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2007 (VIS). Questa mattina poco prima della 10:00 il Santo Padre è giunto in elicottero in Vaticano, proveniente dalla Residenza Estiva di Castel Gandolfo, per l'Udienza Generale del mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro, con la partecipazione di oltre 12.000 persone.

  Il Santo Padre si è soffermato sulla sua recente visita pastorale in Austria per commemorare l'850° anniversario della fondazione del Santuario di Mariazell, una visita che è stata prima di tutto, ha detto, "un pellegrinaggio, che ha avuto come motto: 'Guardare a Cristo: andare incontro a Maria che ci mostra Gesù'".

  Rievocando l'arrivo a Vienna, dove ha visitato la Judenplatz ed il monumento alla Shoah, e l'incontro con le Autorità politiche del Paese e con i Membri del Corpo Diplomatico, il Santo Padre ha detto: "Si tratta di occasioni preziose, in cui il Successore di Pietro ha la possibilità di esortare i Responsabili delle nazioni a favorire sempre la causa della pace e dell'autentico sviluppo economico e sociale". Benedetto XVI ha ribadito di aver voluto, a Vienna, rinnovare il suo "incoraggiamento a portare avanti l'attuale processo di unificazione" del continente europeo "sulla base di valori ispirati al comune patrimonio cristiano".

  "Mariazell, del resto" - ha proseguito il Pontefice - "è uno dei simboli dell'incontro dei popoli europei con la fede cristiana. Come dimenticare che l'Europa è portatrice di una tradizione di pensiero che tiene legate fede, ragione e sentimento? Illustri filosofi,  anche indipendentemente dalla fede, hanno riconosciuto il ruolo centrale svolto dal cristianesimo per preservare la coscienza moderna da derive nichilistiche o fondamentalistiche". Nel santuario mariano, ha detto ancora Papa Benedetto XVI comprendiamo che "Guardare Gesù con gli occhi di Maria significa incontrare Dio amore, che per noi si è fatto uomo ed è morto in croce".

  A proposito dell'incontro con il clero austriaco, Benedetto XVI ha affermato che i religiosi, le religiose, i sacerdoti, i seminaristi e i diaconi "si sforzano di offrire a tutti un riflesso della bontà e della bellezza di Dio, seguendo Gesù nella via della povertà, della castità e dell'obbedienza, tre voti che vanno ben compresi nel loro autentico significato cristologico, non individualistico ma relazionale ed ecclesiale".

  Riguardo alla Messa concelebrata la domenica, nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, il Papa ha affermato: "Nell'omelia, ho voluto approfondire in modo particolare il significato e il valore della Domenica, (...) un giorno che dà senso al lavoro e al riposo, attualizza il significato della creazione e della redenzione, esprime il valore della libertà e del servizio al prossimo".

  Benedetto XVI ha inoltre espresso la sua gioia per la visita compiuta all'Abbazia di Heiligenkreuz, fiorente comunità di monaci cistercensi e all'annessa Scuola Superiore di Filosofia e Teologia, durante la quale - ha detto - "ho richiamato il grande insegnamento di San Benedetto circa l'Officio divino, sottolineando il valore della preghiera come servizio di lode e di adorazione dovuto a Dio per la sua infinita bellezza e bontà. A questo servizio sacro nulla va anteposto - (...) - così che tutta la vita, con tempi del lavoro e del riposo, sia ricapitolata nella liturgia e orientata a Dio. Anche lo studio teologico non può essere separato dalla vita spirituale e dalla preghiera, come sostenne con forza proprio San Bernardo di Chiaravalle, padre dell'Ordine cistercense".

  Infine il Papa ha rievocato l'incontro con il mondo del volontariato a Vienna ed ha detto: "L'azione del volontario non va vista come un intervento 'tappabuchi' nei confronti dello Stato e delle pubbliche istituzioni, ma piuttosto come una presenza complementare e sempre necessaria per tenere viva l'attenzione agli ultimi e promuovere uno stile personalizzato negli interventi".

  "A Vienna e a Mariazell" - ha concluso il Pontefice - "è apparsa in particolare la realtà viva, fedele e variegata della Chiesa cattolica (...); una Chiesa maestra e testimone di un 'sì' generoso alla vita in ogni sua dimensione; una Chiesa che attualizza la sua bimillenaria tradizione al servizio di un futuro di pace e di vero progresso sociale per l'intera famiglia umana".
AG/AUSTRIA/...                                                          VIS 20070912 (670)


IL SANTO PADRE SI SOFFERMA VISITA PASTORALE AUSTRIA


CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2007 (VIS). Questa mattina poco prima della 10:00 il Santo Padre è giunto in elicottero in Vaticano, proveniente dalla Residenza Estiva di Castel Gandolfo, per l'Udienza Generale del mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro, con la partecipazione di oltre 12.000 persone.

  Il Santo Padre si è soffermato sulla sua recente visita pastorale in Austria per commemorare l'850° anniversario della fondazione del Santuario di Mariazell, una visita che è stata prima di tutto, ha detto, "un pellegrinaggio, che ha avuto come motto: 'Guardare a Cristo: andare incontro a Maria che ci mostra Gesù'".

  Rievocando l'arrivo a Vienna, dove ha visitato la Judenplatz ed il monumento alla Shoah, e l'incontro con le Autorità politiche del Paese e con i Membri del Corpo Diplomatico, il Santo Padre ha detto: "Si tratta di occasioni preziose, in cui il Successore di Pietro ha la possibilità di esortare i Responsabili delle nazioni a favorire sempre la causa della pace e dell'autentico sviluppo economico e sociale". Benedetto XVI ha ribadito di aver voluto, a Vienna, rinnovare il suo "incoraggiamento a portare avanti l'attuale processo di unificazione" del continente europeo "sulla base di valori ispirati al comune patrimonio cristiano".

  "Mariazell, del resto" - ha proseguito il Pontefice - "è uno dei simboli dell'incontro dei popoli europei con la fede cristiana. Come dimenticare che l'Europa è portatrice di una tradizione di pensiero che tiene legate fede, ragione e sentimento? Illustri filosofi,  anche indipendentemente dalla fede, hanno riconosciuto il ruolo centrale svolto dal cristianesimo per preservare la coscienza moderna da derive nichilistiche o fondamentalistiche". Nel santuario mariano, ha detto ancora Papa Benedetto XVI comprendiamo che "Guardare Gesù con gli occhi di Maria significa incontrare Dio amore, che per noi si è fatto uomo ed è morto in croce".

  A proposito dell'incontro con il clero austriaco, Benedetto XVI ha affermato che i religiosi, le religiose, i sacerdoti, i seminaristi e i diaconi "si sforzano di offrire a tutti un riflesso della bontà e della bellezza di Dio, seguendo Gesù nella via della povertà, della castità e dell'obbedienza, tre voti che vanno ben compresi nel loro autentico significato cristologico, non individualistico ma relazionale ed ecclesiale".

  Riguardo alla Messa concelebrata la domenica, nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, il Papa ha affermato: "Nell'omelia, ho voluto approfondire in modo particolare il significato e il valore della Domenica, (...) un giorno che dà senso al lavoro e al riposo, attualizza il significato della creazione e della redenzione, esprime il valore della libertà e del servizio al prossimo".

  Benedetto XVI ha inoltre espresso la sua gioia per la visita compiuta all'Abbazia di Heiligenkreuz, fiorente comunità di monaci cistercensi e all'annessa Scuola Superiore di Filosofia e Teologia, durante la quale - ha detto - "ho richiamato il grande insegnamento di San Benedetto circa l'Officio divino, sottolineando il valore della preghiera come servizio di lode e di adorazione dovuto a Dio per la sua infinita bellezza e bontà. A questo servizio sacro nulla va anteposto - (...) - così che tutta la vita, con tempi del lavoro e del riposo, sia ricapitolata nella liturgia e orientata a Dio. Anche lo studio teologico non può essere separato dalla vita spirituale e dalla preghiera, come sostenne con forza proprio San Bernardo di Chiaravalle, padre dell'Ordine cistercense".

  Infine il Papa ha rievocato l'incontro con il mondo del volontariato a Vienna ed ha detto: "L'azione del volontario non va vista come un intervento 'tappabuchi' nei confronti dello Stato e delle pubbliche istituzioni, ma piuttosto come una presenza complementare e sempre necessaria per tenere viva l'attenzione agli ultimi e promuovere uno stile personalizzato negli interventi".

  "A Vienna e a Mariazell" - ha concluso il Pontefice - "è apparsa in particolare la realtà viva, fedele e variegata della Chiesa cattolica (...); una Chiesa maestra e testimone di un 'sì' generoso alla vita in ogni sua dimensione; una Chiesa che attualizza la sua bimillenaria tradizione al servizio di un futuro di pace e di vero progresso sociale per l'intera famiglia umana".
AG/AUSTRIA/...                                                          VIS 20070912 (670)


martedì 11 settembre 2007

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 11 SET. 2007 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Arcidiocesi di Bulawayo (Zimbabwe), presentata dall'Arcivescovo Pius Alick Ncube, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Vescovo Armand Maillard, Arcivescovo di Bourges (superficie: 14.210; popolazione: 546.715; cattolici: 501.000; sacerdoti: 139; religiosi: 399; diaconi permanenti: 17), Francia. L'Arcivescovo eletto è nato nel 1943 a Offroicourt (Francia), è stato ordinato sacerdote nel 1970 ed ha ricevuto la consacrazione episcopale nel 1996. Finora Vescovo di Laval (Francia), l'Arcivescovo Maillard succede all'Arcivescovo Hubert Barbier, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
RE:NER/.../NCUBE:MAILLARD:BARBIER                   VIS 20070911 (120)


lunedì 10 settembre 2007

INVIATO SPECIALE "MISSIONI CITTADINE EUROPEE"

CITTA' DEL VATICANO, 8 SET. 2007 (VIS). Oggi è stata resa pubblica la Lettera Pontificia, redatta in latino e datata 16 agosto, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Camillo Ruini, Suo Vicario Generale per la Diocesi di Roma, Inviato Speciale alle Celebrazioni Conclusive delle "Missioni Cittadine Europee" che avranno luogo a Budapest (Ungheria), dal 16 al 22 settembre.

  La Missione che accompagnerà il Porporato è composta dal Monsignore Emdre Gaál, Preposito del Capitolo Metropolitano di Esztergom-Budapest e dal Sacerdote János Székely, Vice-Direttore del Centro San Adalbert a Esztergom.
BXVI-LETTERA/INVIATO SPECIALE/UNGHERIA:RUINI     VIS 20070910 (100)


BENEDETTO XVI SI CONGEDA DALL'AUSTRIA


CITTA' DEL VATICANO, 9 SET. 2007 (VIS). Dopo l'incontro con il mondo del volontariato, il Santo Padre si è recato all'aeroporto dove ha avuto luogo la cerimonia di congedo.

  Dopo il saluto del Presidente della Repubblica, Signor Heinz Fischer, il Santo Padre Benedetto XVI ha ringraziato i "Confratelli nell'Episcopato, il Governo, come anche tutti i responsabili della vita pubblica, e, non da ultimo, i numerosi volontari che hanno contribuito alla riuscita dell'organizzazione di questa visita".

  "Vienna" - ha detto il Papa - "nello spirito della sua esperienza storica e della sua posizione nel centro vivo dell'Europa, può recare a ciò il suo contributo, favorendo conseguentemente la penetrazione dei valori tradizionali del Continente, permeati di fede cristiana, nelle istituzioni europee e nell'ambito della promozione delle relazioni internazionali, interculturali ed interreligiose".
PV-AUSTRIA/CONGEDO/VIENNA                               VIS 20070910 (140)


VOLONTARIATO PREZIOSO SERVIZIO AL PROSSIMO


CITTA' DEL VATICANO, 9 SET. 2007 (VIS). Alle 17:30 presso il "Wiener Konzerthaus", casa della musica di Vienna, inaugurata nel 1913 alla presenza dell'imperatore Francesco Giuseppe I, il Santo Padre Benedetto XVI ha avuto un incontro con le organizzazioni di volontariato della Chiesa e della società civile attive in Austria.

   I saluti dei giovani volontari ed i discorsi del Presidente della Repubblica e del Santo Padre sono stati intervallati da alcuni intermezzi musicali.

  "Vorrei a questo punto esprimere il mio ringraziamento molto sentito" - ha affermato il Papa all'inizio del suo discorso - "per la marcata 'cultura del volontariato' in Austria. (...) L'amore del prossimo non si può delegare; lo Stato e la politica, con le pur giuste premure per il sollievo in casi di bisogno e per le prestazioni sociali, non possono sostituirlo. Esso richiede sempre l'impegno personale e volontario, per il quale certamente lo Stato deve creare condizioni generali favorevoli".

  "Il 'sì' a un impegno volontaristico e solidale è una decisione che rende liberi e aperti alle necessità dell'altro; alle esigenze della giustizia, della difesa della vita e della salvaguardia del creato. Negli impegni di volontariato entra in gioco la dimensione-chiave dell'immagine cristiana di Dio e dell'uomo: l'amore di Dio e l'amore del prossimo".

  Benedetto XVI ha sottolineato che il volontariato si caratterizza per la 'gratuità' ed ha affermato: "La spontanea disponibilità vive e si dimostra al di là del calcolo e del contraccambio atteso; essa rompe le regole dell'economia di mercato. L'uomo, infatti, è molto più di un semplice fattore economico da valutare secondo criteri economici".

  "Nello sguardo degli altri" - ha detto ancora il Santo Padre - "proprio di quell'altro che ha bisogno del nostro aiuto, sperimentiamo l'esigenza concreta dell'amore cristiano. Gesù Cristo non ci insegna una mistica 'degli occhi chiusi', ma una mistica 'dello sguardo aperto' e con ciò del dovere assoluto di percepire la condizione degli altri, la situazione in cui si trova quell'uomo che, secondo il Vangelo, è nostro prossimo".

  "Alla fine vorrei ricordare la forza e l'importanza della preghiera per quanti sono impegnati nel lavoro caritativo. La preghiera a Dio è via di uscita dall'ideologia o dalla rassegnazione di fronte all'illimitatezza del bisogno".

  "Quando uno non fa solo il suo dovere nella professione e nella famiglia - e per farlo bene ci vuole già molta forza e un grande amore -, ma s'impegna inoltre per gli altri, mettendo il suo prezioso tempo libero a servizio dell'uomo e della sua dignità, il suo cuore si dilata".

  Benedetto XVI ha concluso il suo discorso affermando che: "Chi rispetta la 'priorità del prossimo',  vive ed agisce secondo il Vangelo e prende parte anche alla missione della Chiesa, che sempre guarda l'uomo intero e vuol fargli sentire l'amore di Dio. La Chiesa sostiene questo vostro prezioso servizio pienamente".
PV-AUSTRIA/VOLONTARIATO/VIENNA                   VIS 20070910 (470)


MONASTERI LUOGHI DI FORZA SPIRITUALE


CITTA' DEL VATICANO, 9 SET. 2007 (VIS). Poco dopo le 16:30, il Santo Padre è giunto in autovettura all'Abbazia di Heiligenkreuz, a 30 chilometri da Vienna, monastero cistercense numericamente più grande d'Europa ed anche  il più antico monastero cistercense al mondo restato attivo senza interruzione dall'anno della fondazione, nel 1135, ad opera di Leopoldo III.
 
  Il nome Heiligenkreuz, (Santa Croce) si deve alle reliquie della Santa Croce che nel 1188 il Duca Leopoldo V donò all'Abbazia. Sotto il nazismo (1938-1945), il monastero venne quasi interamente espropriato e molti monaci furono rinchiusi. Dopo la seconda guerra mondiale, fu l'abate riformatore Karl Braunstorfer a richiamare allo spirito originale dell'ordine. La liturgia fu riformata secondo il Concilio Vaticano II e venne redatto un breviario in latino, con una particolare cura del canto corale gregoriano.

  La Facoltà Teologica Pontifica, fondata nel 1802 come Scuola Superiore di Filosofia e Teologia conta attualmente oltre 100 studenti.

  Al suo arrivo Papa Benedetto XVI si è raccolto in preghiera davanti alla reliquia della Santa Croce nella chiesa abbaziale di Heilingenkreuz insieme ai monaci, ai professori ed agli studenti della Facoltà Pontificia. Dopo il saluto dell'Abate, Padre Gregor Henckel Donnersmarck, il Papa ha rivolto ai presenti un discorso.

  "Il nocciolo del monachesimo è l'adorazione" - ha affermato il Santo Padre - "il vivere alla maniera degli angeli. Essendo, tuttavia, i monaci uomini con carne e sangue su questa terra, san Benedetto all'imperativo centrale dell''ora' ne ha aggiunto un secondo: il 'labora'. Secondo il concetto di San Bernardo, una parte della vita monastica, insieme alla preghiera, è anche il lavoro, la coltivazione della terra in conformità alla volontà del Creatore. Così in tutti i secoli i monaci, partendo dal loro sguardo rivolto a Dio, hanno reso la terra vivibile e bella. La salvaguardia e il risanamento della creazione provenivano proprio dal loro guardare a Dio".

  "Il vostro servizio primario per questo mondo deve quindi essere la vostra preghiera e la celebrazione del divino Officio. La disposizione interiore di ogni sacerdote, di ogni persona consacrata deve essere quella di 'non anteporre nulla al divino Officio'. La bellezza di una tale disposizione interiore si esprimerà nella bellezza della liturgia al punto che là dove insieme cantiamo, lodiamo, esaltiamo ed adoriamo Dio, si rende presente sulla terra un pezzetto di cielo. Non è davvero temerario se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un'immagine dell'eternità. Altrimenti, come avrebbero potuto i nostri antenati centinaia di anni fa costruire un edificio sacro così solenne come questo? Già la sola architettura qui attrae in alto i nostri sensi verso 'quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, le cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano' (cfr 1 Cor 2, 9). In ogni forma di impegno per la liturgia criterio determinante deve essere sempre lo sguardo verso Dio".

 "Noi stiamo davanti a Dio - Egli ci parla e noi parliamo a Lui. Là dove, nelle riflessioni sulla liturgia, ci si chiede soltanto come renderla attraente, interessante e bella, la partita è già persa. O essa è 'opus Dei' con Dio come specifico soggetto o non è. In questo contesto io vi chiedo: realizzate la sacra liturgia avendo lo sguardo a Dio nella comunione dei santi, della Chiesa vivente di tutti i luoghi e di tutti i tempi, affinché diventi espressione della bellezza e della sublimità del Dio amico degli uomini".

  "L'Austria è, come si dice in doppio senso, veramente 'Klösterreich': regno di monasteri e ricca di monasteri. (...) E chiedo a voi, cari fedeli, considerate le vostre abbazie e i vostri monasteri quello che sono e sempre vogliono essere: non soltanto luoghi di cultura e di tradizione o addirittura semplici aziende economiche. Struttura, organizzazione ed economia sono necessarie anche nella Chiesa, ma non sono la cosa essenziale. Un monastero è soprattutto questo: un luogo di forza spirituale".

  "La mia visita" - ha proseguito il Papa - "è rivolta all'Accademia ormai Pontificia che si trova nel 205° anniversario della sua fondazione e che, nel suo stato nuovo, dall'Abate ha ricevuto il nome aggiuntivo dell'attuale successore di Pietro. Per quanto sia importante l'integrazione della disciplina teologica nella 'universitas' del sapere mediante le facoltà teologiche cattoliche nelle università statali, è tuttavia altrettanto importante che ci siano luoghi di studi così profilati come il vostro, dove è possibile un legame approfondito tra teologia scientifica e spiritualità vissuta. Dio, infatti, non è mai semplicemente l'Oggetto della teologia, è sempre allo stesso tempo anche il suo Soggetto vivente. La teologia cristiana, del resto, non è mai un discorso solamente umano su Dio, ma è sempre al contempo il 'Logos' e la logica in cui Dio si rivela".

  "Il padre dell'Ordine cistercense, San Bernardo, a suo tempo ha lottato contro il distacco di una razionalità oggettivante dalla corrente della spiritualità ecclesiale. La nostra situazione oggi, pur diversa, ha però anche notevoli somiglianze. Nell'ansia di ottenere il riconoscimento di rigorosa scientificità nel senso moderno, la teologia può perdere il respiro della fede. Ma come una liturgia che dimentica lo sguardo a Dio è, come tale, al lumicino, così anche una teologia che non respira più nello spazio della fede, cessa di essere teologia; finisce per ridursi ad una serie di discipline più o meno collegate tra di loro".

  "Perché oggi una chiamata al sacerdozio o allo stato religioso possa essere sostenuta fedelmente lungo tutta la vita, occorre una formazione che integri fede e ragione, cuore e mente, vita e pensiero. Una vita al seguito di Cristo ha bisogno dell'integrazione dell'intera personalità. Dove si trascura la dimensione intellettuale, nasce troppo facilmente una forma di pia infatuazione che vive quasi esclusivamente di emozioni e di stati d'animo che non possono essere sostenuti per tutta la vita. E dove si trascura la dimensione spirituale, si crea un razionalismo rarefatto che sulla base della sua freddezza e del suo distacco non può mai sfociare in una donazione entusiasta di sé a Dio".

  Dopo la visita al museo dell'Abbazia di Heilingenkreutz, il Santo Padre Benedetto è rientrato a Vienna per l'incontro con il mondo del volontariato nel Wiener Konzerthaus.
PV-AUSTRIA/RELIGIOSI/HEILINGENKREUZ                 VIS 20070910 (1030)


SENZA IL GIORNO DEL SIGNORE NON POSSIAMO VIVERE


CITTA' DEL VATICANO, 9 SET. 2007 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nel Duomo di Santo Stefano di Vienna, simbolo della città e Chiesa gotica più bella dell'Austria, caratterizzata dalle due torri che si ergono per oltre sessanta metri e dal campanile di 136 metri.

  Prima dell'inizio della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre ha percorso in processione un tragitto di cento metri fino alla cattedrale.

  Nell'omelia, Papa Benedetto ha spiegato il significato della domenica, giorno del Signore. "Nella parola 'dominicum/dominico' sono indissolubilmente intrecciati due significati, la cui unità dobbiamo nuovamente imparare a percepire. C'è innanzitutto il dono del Signore - questo dono è Lui stesso: il Risorto, del cui contatto e vicinanza i cristiani hanno bisogno per essere se stessi. Questo, però, non è solo un contatto spirituale, interno, soggettivo: l'incontro col Signore si iscrive nel tempo attraverso un giorno preciso".

  "Anche noi abbiamo bisogno del contatto con il Risorto" - ha proseguito il Pontefice - "che ci sorregge fin oltre la morte. Abbiamo bisogno di questo incontro che ci riunisce, che ci dona uno spazio di libertà, che ci fa guardare oltre l'attivismo della vita quotidiana verso l'amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino".

  Il Papa ha ribadito che: "'Sine dominico non possumus!'. Senza il Signore e il giorno che a Lui appartiene non si realizza una vita riuscita. La Domenica, nelle nostre società occidentali, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero. Il tempo libero, specialmente nella fretta del mondo moderno, è una cosa bella e necessaria; ciascuno di noi lo sa. Ma se il tempo libero non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per l'insieme, esso finisce per essere tempo vuoto che non ci rinforza e non ricrea. Il tempo libero necessita di un centro - l'incontro con Colui che è la nostra origine e la nostra meta".

  "Il primo giorno della settimana è il giorno del mattino della creazione, il giorno in cui Dio disse: 'Sia la luce!' (Gn 1,3). Per questo la Domenica è nella Chiesa anche la festa settimanale della creazione - la festa della gratitudine e della gioia per la creazione di Dio. In un'epoca, in cui, a causa dei nostri interventi umani, la creazione sembra esposta a molteplici pericoli, dovremmo accogliere coscientemente proprio anche questa dimensione della Domenica".

  "Nell'orazione di questa Domenica" - ha ribadito Benedetto XVI - "ricordiamo innanzitutto che Dio, mediante il suo Figlio, ci ha redenti e adottati come figli amati. (...) Essere figlio significa - lo sapeva molto bene la Chiesa primitiva - essere una persona libera, non un servo, ma uno appartenente personalmente alla famiglia. E significa essere erede. Se noi apparteniamo a quel Dio che è il potere sopra ogni potere, allora siamo senza paura e liberi, e allora siamo eredi. L'eredità che Egli ci ha lasciato è Lui stesso, il suo Amore".

  Al termine della Celebrazione Eucaristica nel Duomo di Santo Stefano a Vienna, il Santo Padre Benedetto XVI ha guidato la recita dell'Angelus, nel piazzale antistante il Duomo, con i fedeli convenuti per la Santa Messa. Prima dell'Angelus il Papa ha affermato: "Come Maria lo portò nel suo grembo - un inerme piccolo essere umano, totalmente dipendente dall'amore della madre - così Gesù Cristo, sotto la specie del pane, si è affidato a noi, cari fratelli e sorelle. Amiamo questo Gesù che si dona così totalmente nelle nostre mani! AmiamoLo come Lo ha amato Maria! E portiamoLo agli uomini come Maria Lo ha portato ad Elisabetta, suscitando giubilo e gioia! La Vergine ha donato al Verbo di Dio un corpo umano, perché potesse entrare nel mondo. Doniamo anche noi il nostro corpo al Signore, rendiamo il nostro corpo sempre di più uno strumento dell'amore di Dio, un tempio dello Spirito Santo! Portiamo la Domenica col suo Dono immenso nel mondo!".

  Dopo la recita dell'Angelus, il Santo Padre Benedetto XVI ha consegnato ai bambini che partecipano alle iniziative della Pontificia Opera dell'Infanzia Missionaria una Lettera nella quale il Papa scrive: "Vedo in voi dei piccoli collaboratori al servizio che il Papa rende alla Chiesa e al mondo: voi mi sostenete con la vostra preghiera e anche con il vostro impegno di diffondere il Vangelo. Ci sono infatti tanti bambini che ancora non conoscono Gesù. E purtroppo ce ne sono altrettanti privi del necessario per vivere: di cibo, di cure sanitarie, di istruzione; molti mancano di pace e di serenità".

  "Ci sono infatti tanti bambini che ancora non sconoscono Gesù. E purtroppo ce ne sono altrettanti privi del necessario per vivere: di cibo, di cure sanitarie, di istruzione; molti mancano di pace e di serenità. La Chiesa riserva loro una speciale attenzione, specialmente mediante i missionari; e anche voi vi sentite chiamati ad offrire il vostro contributo, sia personalmente che in gruppo. L'amicizia con Gesù è un dono così bello che non si può tenere per sé! Chi riceve questo dono sente il bisogno di trasmetterlo agli altri; e in questo modo il dono, condiviso, non diminuisce ma si moltiplica!"
PV-AUSTRIA/MESSA:ANGELUS/VIENNA                   VIS 20070910 (860)


TESTIMONIARE AMORE DI DIO CHE SI OPPONE DISPERAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 8 SET. 2007 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, dpo essersi congedato dalla Comunità Benedettina del Santuario di Mariazell, Papa Benedetto  XVI si è recato alla Basilica del Santuario di Mariazell per la celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità della Natività della Beata Vergine Maria con i sacerdoti, i religiosi, i diaconi e i seminaristi, ed ha pronunciato l'omelia.

  "Il Signore chiama i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici ad entrare nel mondo, nella sua realtà complessa, per cooperare lì all'edificazione del Regno di Dio" - ha detto il Santo Padre - "Il Signore vi invita al pellegrinaggio della Chiesa 'nel suo cammino attraverso i tempi'. Vi invita a farvi pellegrini con Lui e a partecipare alla sua vita che ancora oggi è Via Crucis e via del Risorto attraverso la Galilea della nostra esistenza".

  "La partecipazione al suo cammino comporta dunque ambedue le cose: la dimensione della Croce - con insuccessi, sofferenze, incomprensioni, anzi addirittura disprezzo e persecuzione -, ma anche l'esperienza di una profonda gioia nel suo servizio e l'esperienza della profonda consolazione derivante dall'incontro con Lui".

  "Il centro della missione di Gesù Cristo e di tutti i cristiani è l'annuncio del Regno di Dio. Questo annuncio nel nome di Cristo significa (...) l'impegno di essere presenti nel mondo come suoi testimoni: voi rendete testimonianza di un 'senso' che è radicato nell'amore creativo di Dio e si oppone a ogni insensatezza e ad ogni disperazione. (...) Rendete testimonianza di quell'Amore che si è donato per gli uomini e così ha vinto la morte. (...) State dalla parte di coloro che non hanno mai sperimentato l'amore, che non riescono più a credere nella vita. Vi opponete così ai molteplici tipi di ingiustizia nascosta o aperta, come anche al disprezzo degli uomini che sta espandendosi".

  "Seguire Cristo significa crescere nella condivisione dei sentimenti e nell'assimilazione dello stile di vita di Gesù" - ha ribadito Benedetto XVI ricordando le caratteristiche che per la Chiesa risaltano "nell'atteggiamento di Gesù: povertà, castità e obbedienza. Egli, il Povero, ha chiamato 'beati' i poveri".

  "Gesù Cristo, che era ricco di tutta la ricchezza di Dio, si è fatto povero per noi (...) Egli, il Povero, ha chiamato 'beati' i poveri", ma "la semplice povertà materiale come tale da sola non garantisce ancora la vicinanza a Dio, anche se Dio a questi poveri è vicino in modo particolare. (...) Chi vuol seguire Cristo in modo radicale, deve decisamente rinunciare ai beni materiali. Deve però, vivere questa povertà, partire da Cristo, come un diventare interiormente libero per Dio e per il prossimo. Per tutti i cristiani, ma specialmente per i sacerdoti, i religiosi o le religiose, per i singoli come pure per le comunità, la questione della povertà e dei poveri deve essere sempre di nuovo oggetto di un severo esame di coscienza".

  "Per comprendere bene che cosa significhi castità" - ha proseguito il Pontefice - ", dobbiamo partire dal suo contenuto positivo", e, ha spiegato il Papa la missione di Cristo "lo conduceva ad una dedizione pura ed indivisa agli uomini. Nelle testimonianze delle Sacre Scritture non vi è alcun momento della sua esistenza in cui si possa scorgere, nel suo comportamento verso gli uomini, una qualche traccia di interesse personale o di egoismo. (...) Con il voto di castità nel celibato non ci consacriamo all'individualismo o ad una vita isolata, ma promettiamo solennemente di porre totalmente e senza riserve al servizio del Regno di Dio - e così a servizio degli uomini - gli intensi rapporti di cui siamo capaci e che riceviamo come un dono".

  Infine, riferendosi all'obbedienza, il Papa ha affermato che Gesù, dagli anni nascosti a Nazaret fino al momento della morte in croce, visse sempre "nell'ascolto del Padre, nell'obbedienza verso il Padre" e che "I cristiani hanno sempre sperimentato che, abbandonandosi alla volontà del Padre, non si perdono, ma trovano in questo modo la via verso una profonda identità e libertà interiore". Perciò "Ascoltare Dio ed obbedirgli non ha niente a che fare con costrizione dall'esterno e perdita di se stessi. Solo entrando nella volontà di Dio raggiungiamo la nostra vera identità".

  "Gesù è presente a noi in modo concreto solo nel suo corpo, la Chiesa. Per questo l'obbedienza alla volontà di Dio, l'obbedienza a Gesù Cristo, nella prassi deve essere molto concretamente un'umile obbedienza alla Chiesa".

  La cerimonia si è conclusa con una processione alla Cappella che custodisce l'immagine della Vergine di Mariazell. Al termine il Santo Padre si è diretto in autovettura all'eliporto di Mariazell per rientrare alla Nunziatura Apostolica di Vienna.
PV-AUSTRIA/VESPRI/MARIAZELL                       VIS 20070910 (770)


sabato 8 settembre 2007

FEDE CRISTIANA SI OPPONE DECISAMENTE ALLA RASSEGNAZIONE


CITTA' DEL VATICANO, 8 SET. 2007 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI è giunto all'eliporto di Mariazell poco dopo le 9:15 di questa mattina, proveniente da Vienna e, alle 9:45, ha raggiunto il Santuario omonimo dove lo attendevano più di 50.000 persone.

  La città di Mariazell, situata tra i monti della Stiria, fu fondata nel 1157 a seguito di un miracolo compiuto con l'intercessione della Vergine Maria. Il monaco benedettino Magnus, inviato nella regione per predicarvi il Vangelo, portò con sé una statua della Madonna, ma trovando la strada sbarrata da un enorme masso, proprio dove sorge ora la chiesa, invocò l'aiuto di Maria ed il masso si spezzò in due. Nel XIII secolo, il principe Enrico Ladislao di Moravia, in riconoscenza della propria miracolosa guarigione, costruì la prima chiesa. Nel 1399 il Papa Bonifacio IX concesse l'Indulgenza plenaria  per la settimana dopo l'ottava dell'Assunzione che portò allo sviluppo di riti di penitenza e di processioni nel Santuario di Mariazell. Nel 1907 la chiesa fu elevata a Basilica Minore e nel 1908 la statua della Madonna ricevette l'incoronazione papale.

  Il Santuario fu modificato in stile barocco nel secolo XVII, mantenendo il portale gotico. All'interno si trova la "Gnadenkapelle", la "Cappella delle Grazie" (1370), costruita da re Luigi il Grande di Ungheria dopo la sua vittoria sui Turchi.  Nella Cappella viene custodita e venerata la statua romanica della Madonna del secolo XII, detta della "Magna Mater Austriae", avvolta sempre da un manto come prescrive un'antichissima usanza. La Madonna di Mariazell, uno dei santuari più celebri e visitati d'Europa, è un simbolo delle radici cristiane dell'Europa.

  All'arrivo il Papa è stato accolto dall'Abate di Lambrecht, dal Superiore del Santuario e dal Rettore e, dopo aver salutato la folla circostante, è entrato nella chiesa dove si trovavano circa 2.000 persone. Benedetto si è raccolto in preghiera davanti all'immagine della Madonna di Mariazell e poco prima delle 10:30 ha raggiunto il podio, sul lato esterno destro della Basilica, per celebrare la Santa Messa della Solennità della Natività della Beata Vergine Maria, festa patrona di Mariazell.

  "Da 850 anni" - ha detto il Santo Padre nell'omelia - "vengono qui persone di vari popoli e nazioni, persone che pregano portando con sé i desideri dei loro cuori e dei loro Paesi, le preoccupazioni e le speranze del loro intimo. (...) Andare in pellegrinaggio significa essere orientati in una certa direzione, camminare verso una meta. Ciò conferisce anche alla via ed alla sua fatica una propria bellezza".

  "Tra i pellegrini della genealogia di Gesù" - ha ricordato il Papa - "ce n'erano alcuni che avevano dimenticato la meta e volevano porre sé stessi come meta. Ma sempre di nuovo il Signore aveva suscitato anche persone che si erano lasciate spingere dalla nostalgia della meta, orientandovi la propria vita".

  "Lo slancio verso la fede cristiana, l'inizio della Chiesa di Gesù Cristo è stato possibile" - ha affermato Benedetto XVI - "perché esistevano in Israele persone con un cuore in ricerca - persone che non si sono accomodate nella consuetudine, ma hanno scrutato lontano alla ricerca di qualcosa di più grande: Zaccaria, Elisabetta, Simeone, Anna, Maria e Giuseppe, i Dodici e molti altri. Poiché il loro cuore era in attesa, essi potevano riconoscere in Gesù Colui che Dio aveva mandato e diventare così l'inizio della sua famiglia universale".

  "Di questo cuore inquieto e aperto abbiamo bisogno. È il nocciolo del pellegrinaggio. Anche oggi non è sufficiente essere e pensare in qualche modo come tutti gli altri. Il progetto della nostra vita va oltre. Noi abbiamo bisogno di Dio, di quel Dio che ci ha mostrato il suo volto ed aperto il suo cuore: Gesù Cristo. (...). Certo, ci sono numerose grandi personalità nella storia che hanno fatto belle e commoventi esperienze di Dio. Restano, però, esperienze umane con il loro limite umano. Solo Lui è Dio e perciò solo Lui è il ponte, che mette in contatto immediato Dio e l'uomo".

  "Se noi dunque lo chiamiamo l'unico Mediatore della salvezza valido per tutti" - ha detto ancora il Santo Padre - "(...), questo non significa affatto disprezzo delle altre religioni né assolutizzazione superba del nostro pensiero, ma solo l'essere conquistati da Colui che ci ha interiormente toccati e colmati di doni, affinché noi potessimo a nostra volta fare doni anche agli altri".

  "Di fatto, la nostra fede si oppone decisamente alla rassegnazione che considera l'uomo incapace della verità - come se questa fosse troppo grande per lui. Questa rassegnazione di fronte alla verità è il nocciolo della crisi dell'Occidente, dell'Europa. Se per l'uomo non esiste una verità, egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male. E allora le grandi e meravigliose conoscenze della scienza diventano ambigue: possono aprire prospettive importanti per il bene, per la salvezza dell'uomo, ma anche (...) diventare una terribile minaccia, la distruzione dell'uomo e del mondo".

  "Noi abbiamo bisogno della verità. Ma certo, a motivo della nostra storia abbiamo paura che la fede nella verità comporti intolleranza. Se questa paura, che ha le sue buone ragioni storiche, ci assale, è tempo di guardare a Gesù come lo vediamo qui nel santuario di Mariazell. Lo vediamo in due immagini: come bambino in braccio alla Madre e, sull'altare principale della basilica, come crocifisso. Queste due immagini della basilica ci dicono: la verità non si afferma mediante un potere esterno, ma è umile e si dona all'uomo solamente mediante il potere interiore del suo essere vera. La verità dimostra se stessa nell'amore".

  "'Mostraci Gesù!'" - ha esclamato il Papa - "Maria risponde, presentandoLo a noi innanzitutto come bambino. Dio si è fatto piccolo per noi. Dio non viene con la forza esteriore, ma viene nell'impotenza del suo amore, che costituisce la sua forza".

  "Il Bambino Gesù ci ricorda naturalmente anche tutti i bambini del mondo, nei quali vuole venirci incontro. (...) L'Europa è diventata povera di bambini: noi vogliamo tutto per noi stessi, e forse non ci fidiamo troppo del futuro. Ma priva di futuro sarà la terra solo quando si spegneranno le forze del cuore umano e della ragione illuminata dal cuore - quando il volto di Dio non splenderà più sopra la terra. Dove c'è Dio, là c'è futuro".

  "'Guardare a Cristo': gettiamo ancora brevemente uno sguardo al Crocifisso sopra l'altare maggiore. Dio ha redento il mondo non mediante la spada, ma mediante la Croce. Morente, Gesù stende le braccia. Questo è innanzitutto il gesto della Passione, in cui Egli si lascia inchiodare per noi, per darci la sua vita. (...) Gesù ha trasformato la passione - la sua sofferenza e la sua morte - (...), in un atto di amore verso Dio e verso gli uomini. (...) Per questo le braccia stese sono, alla fine, anche un gesto di abbraccio, con cui Egli vuole attirarci a sé, racchiuderci nelle mani del suo amore. Così Egli è l'immagine del Dio vivente, è Dio stesso, a Lui possiamo affidarci".

 "'Guardare a Cristo!' Se questo noi facciamo, ci rendiamo conto che il cristianesimo è di più e qualcosa di diverso da un sistema morale, da una serie di richieste e di leggi. È il dono di un'amicizia che perdura nella vita e nella morte" e "porta in sé anche una grande forza morale di cui noi, davanti alle sfide del nostro tempo, abbiamo tanto bisogno. Se con Gesù Cristo e con la sua Chiesa rileggiamo in modo sempre nuovo il Decalogo del Sinai, (...), allora ci si rivela come un grande ammaestramento. Esso è innanzitutto un 'sì' a Dio, a un Dio che ci ama e ci guida, che ci porta e, tuttavia, ci lascia la nostra libertà, anzi, la rende vera libertà (i primi tre comandamenti). È un 'sì' alla famiglia (quarto comandamento), un 'sì' alla vita (quinto comandamento), un 'sì' ad un amore responsabile (sesto comandamento), un 'sì' alla solidarietà, alla responsabilità sociale e alla giustizia (settimo comandamento), un 'sì' alla verità (ottavo comandamento) e un 'sì' al rispetto delle altre persone e di ciò che ad esse appartiene (nono e decimo comandamento). In virtù della forza della nostra amicizia col Dio vivente noi viviamo questo molteplice 'sì' e al contempo lo portiamo come indicatore di percorso entro il nostro mondo".
PV-AUSTRIA/OMELIA/MARIAZELL                    VIS 20070908 (1370)


VISITA PRESIDENTE REPUBBLICA E DISCORSO CORPO DIPLOMATICO


CITTA' DEL VATICANO, 7 SET. 2007 (VIS). Alle 17:30 di oggi pomeriggio il Santo Padre si è diretto in autovettura dalla Nunziatura Apostolica di Vienna all'Hofburg, dove ha reso una visita di cortesia al Presidente della Repubblica Austriaca, Signor Heinz Fischer.

  Al termine della visita, il Santo Padre ha avuto un incontro con le Autorità e con il Corpo Diplomatico nella Sala dei Ricevimenti dell'Hofburg, presenti anche alti esponenti della cultura, tra i quali i Rettori delle Università austriache.

  Dopo una breve introduzione musicale e un indirizzo di saluto del Presidente Fischer, il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato un discorso.

  L'Austria "non ha solo vissuto un notevole progresso economico, ma ha sviluppato anche un'esemplare convivenza sociale, di cui il termine 'solidarietà sociale' è diventato un sinonimo" - ha detto il Papa - "Gli austriaci hanno ragione di esserne riconoscenti, e lo manifestano avendo un cuore aperto verso i poveri e gli indigenti nel proprio Paese, ma essendo anche generosi quando si tratta di dimostrare solidarietà in occasione di catastrofi e di disgrazie nel mondo".

  "Dopo gli orrori della guerra e le esperienze traumatiche del totalitarismo e della dittatura," - ha proseguito il Pontefice - "l'Europa ha intrapreso il cammino verso un'unità del Continente, tesa ad assicurare un durevole ordine di pace e di giusto sviluppo. La divisione che per decenni ha scisso il Continente in modo doloroso è, sì, superata politicamente, ma l'unità resta ancora in gran parte da realizzare nella mente e nel cuore delle persone". La partecipazione dei paesi dell'Europa centrale e orientale al processo di unificazione, ha aggiunto il Papa, "è un ulteriore stimolo a consolidare al loro interno la libertà, lo stato di diritto e la democrazia". L'Austria "ha come Paese-ponte, contribuito molto a questa unione".

    Benedetto XVI ha ribadito che: "L'Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane. (...) Il cristianesimo ha profondamente modellato questo Continente: di ciò rendono testimonianza in tutti i Paesi e particolarmente in Austria non solo le moltissime chiese e gli importanti monasteri. (...) Mariazell, il grande Santuario nazionale austriaco, è al contempo un luogo d'incontro per vari popoli europei. E' uno di quei luoghi nei quali gli uomini hanno attinto e attingono tuttora la 'forza dall'alto' per una retta vita".

  Riferendosi successivamente al modello di vita europeo, il Papa ha rimarcato che esso "si trova davanti ad una grande sfida. La spesso citata globalizzazione non può essere fermata, ma è un compito urgente ed una grande responsabilità della politica quella di dare alla globalizzazione ordinamenti e limiti adatti ad evitare che essa si realizzi a spese dei Paesi più poveri e delle persone povere nei Paesi ricchi e vada a scapito delle generazioni future".

  Il Santo Padre ha affermato inoltre che: "L'Europa ha vissuto e sofferto anche terribili cammini sbagliati. Ne fanno parte: restringimenti ideologici della filosofia, della scienza ed anche della fede, l'abuso di religione e ragione per scopi imperialistici, la degradazione dell'uomo mediante un materialismo teorico e pratico, ed infine la degenerazione della tolleranza in una indifferenza priva di riferimenti a valori permanenti. Fa però parte delle caratteristiche dell'Europa una capacità di autocritica che, nel vasto panorama delle culture del mondo, la distingue e la qualifica".

  "E' nell'Europa che, per la prima volta" - ha sottolineato Benedetto XVI - "è stato formulato il concetto di diritti umani. Il diritto umano fondamentale, il presupposto per tutti gli altri diritti, è il diritto alla vita stessa. Ciò vale per la vita dal concepimento sino alla sua fine naturale. L'aborto, di conseguenza, non può essere un diritto umano - è il suo contrario". Al riguardo il Papa ha lanciato un appello ai responsabili della politica "affinché non permettano che i figli vengano considerati come casi di malattia né che la qualifica di ingiustizia attribuita dal Vostro ordinamento giuridico all'aborto venga di fatto abolita" ed ha ribadito che occorre "fare tutto il possibile per rendere i Paesi europei di nuovo più aperti ad accogliere i bambini" e per "favorire condizioni che rendano possibile alle giovani coppie di allevare dei figli. Tutto ciò, però, non gioverà a nulla, se non riusciremo a creare nei nostri Paesi di nuovo un clima di gioia e di fiducia nella vita, in cui i bambini non vengano visti come un peso, ma come un dono per tutti".

  "Una grande preoccupazione costituisce per me anche il dibattito sul cosiddetto 'attivo aiuto a morire'" - ha detto ancora il Papa - "La risposta giusta alla sofferenza alla fine della vita è un'attenzione amorevole, l'accompagnamento verso la morte - in particolare anche con l'aiuto della medicina palliativa - e non un 'attivo aiuto a morire'".

  "L'Europa inoltre acquisterà una migliore consapevolezza di se stessa se assumerà una responsabilità nel mondo che corrisponda alla sua singolare tradizione spirituale, alle sue capacità straordinarie e alla sua grande forza economica. L'Unione Europea dovrebbe pertanto assumere un ruolo guida nella lotta contro la povertà nel mondo e nell'impegno a favore della pace".

  I Paesi europei e l'Unione Europea, ha proseguito il Pontefice, "sono tra coloro che maggiormente contribuiscono allo sviluppo internazionale, ma essi dovrebbero anche far valere la loro rilevanza politica di fronte, ad esempio, alle urgentissime sfide poste dall'Africa, alle immani tragedie di quel Continente, quali il flagello dell'Aids, la situazione nel Darfur, l'ingiusto sfruttamento delle risorse naturali e il preoccupante traffico di armi. Così pure l'impegno politico e diplomatico dell'Europa e dei suoi Paesi non può dimenticare la permanente grave situazione del Medio Oriente, dove è necessario il contributo di tutti per favorire la rinuncia alla violenza, il dialogo reciproco e una convivenza veramente pacifica".

  "Molto di ciò che l'Austria è e possiede" - ha concluso Papa Benedetto XVI - "lo deve alla fede cristiana ed alla sua ricca efficacia sulle persone. La fede ha formato profondamente il carattere di questo Paese e la sua gente. Deve perciò essere nell'interesse di tutti non permettere che un giorno in questo paese siano forse ormai solo le pietre a parlare di cristianesimo! Un'Austria senza una viva fede cristiana non sarebbe più l'Austria".
PV-VIENNA/CORPO DIPLOMATICO/VIENNA                 VIS 20070908 (1020)


venerdì 7 settembre 2007

UDIENZA AL MINISTRO AFFARI ESTERI ARABIA SAUDITA


CITTA' DEL VATICANO, 7 SET. 2007 (VIS). Di seguito riportiamo il Comunicato rilasciato, nel pomeriggio di ieri, dalla Sala Stampa della Santa Sede a motivo dell'udienza del Santo Padre Benedetto XVI a Sua Altezza il Principe Saud Al Faisal, Ministro degli Affari Esteri dell'Arabia Saudita.

  "Nel corso del cordiale colloquio sono stati affrontati diversi argomenti di interesse comune, e, principalmente, la difesa dei valori religiosi e morali, il conflitto mediorientale, la situazione politica e religiosa in Arabia Saudita, l'importanza del dialogo interculturale e interreligioso e il contributo dei fedeli delle diverse religioni alla promozione dell'intesa fra gli uomini e i popoli. A questo scopo si è auspicato di attivare iniziative comuni a favore della pace".
OP/.../ARABIA SAUDITA:AL FAISAL                       VIS 20070907 (130)


PAPA BENEDETTO: MARIA CI CONVERTA IN STRUMENTI DI PACE


CITTA' DEL VATICANO, 7 SET. 2007 (VIS). Al termine della cerimonia di benvenuto il Santo Padre Benedetto XVI ha raggiunto in autovettura panoramica il Convento delle Suore salesiane della Visitazione di Maria diretto alla Piazza "Am Hof" dove si innalza la colonna "Mariensäule", (la colonna di Maria), opera in bronzo del 1667, copia dell'originale realizzata in marmo dallo scultore italiano C. Carlone che si trova davanti al castello di Wernstein sull'Inn.

  Benedetto XVI è arrivato nella piazza "Am Hof", gremita di fedeli, poco dopo le 12:45 e dopo essere stato accolto dal Sindaco di Vienna, è entrato nella chiesa "Am Hof dei Nove Cori Angelici", dove erano presenti circa 1.000 persone e tutti i Vescovi austriaci.

  Successivamente il Papa, uscito sul sagrato dalla Chiesa ed ha ricevuto il saluto del Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna. All'interno della chiesa "Am Hof" il Santo Padre ha dato inizio alla veglia di preghiera e all'adorazione del Santissimo Sacramento.

  Durante la cerimonia è stata data lettura di ogni intenzione ed il testo è stato consegnato al Papa con un fiore. I fiori benedetti dal Papa sono stati poi uniti in un mazzo e successivamente sono stati depositati davanti al Santissimo Sacramento. Il Papa ha affidato le intenzioni alla Vergine Maria con queste parole:

  "Santa Maria, Madre Immacolata del nostro Signore Gesù Cristo, in te Dio ci ha donato il prototipo della Chiesa e del retto modo di attuare la nostra umanità. A te affido il Paese d'Austria e i suoi abitanti: aiuta tutti noi a seguire il tuo esempio e ad orientare la nostra vita totalmente verso Dio! Fa che, guardando a Cristo, diventiamo sempre più simili a Lui: veri figli di Dio! Allora anche noi, pieni di ogni benedizione spirituale, potremo corrispondere sempre meglio alla sua volontà e diventare così strumenti di pace per l'Austria, per l'Europa e per il mondo. Amen".

    Al termine della preghiera il Papa ha pronunciato un breve discorso con il quale ha ribadito che: "Con la fede in Gesù Cristo, il figlio di Dio incarnato, si collega sin dai primi tempi una venerazione particolare per sua Madre, per quella Donna, nel cui grembo Egli assunse la natura umana (...) e al cui amore materno Egli alla fine affidò il discepolo prediletto e con lui tutta l'umanità. Nel suo sentimento materno Maria accoglie anche oggi sotto la sua protezione persone di tutte le lingue e culture, per condurle insieme, in una multiforme unità, verso Cristo".

  "La 'Mariensäule', eretta dall'imperatore Ferdinando III come ringraziamento per la liberazione di Vienna da un grande pericolo e da lui inaugurata proprio 360 anni fa, deve essere anche per noi oggi un segno di speranza. Quante persone, da allora, si sono fermate presso questa colonna e, pregando, hanno levato gli occhi verso Maria!. (...) Noi leviamo gli occhi verso Maria, che ci mostra a quale speranza siamo stati chiamati; Lei, infatti, personifica ciò che l'uomo è veramente!".

  Al termine della cerimonia, Benedetto XVI si è recato nella vicina Judenplatz, dove è il Monumento commemorativo della Shoah, realizzato da Rachel Whiteread, e dove gli scavi hanno portato alla luce una sinagoga medioevale ed il museo del giudaismo medievale, riuniti in un'unica unità commemorativa. Sulle piastrelle incastonate nel pavimento intorno al monumento sono incisi i nomi delle località in cui persero la vita gli oltre 65 mila ebrei austriaci per mano dei nazisti, tra il 1938 ed il 1945.
 
  All'arrivo il Papa, accolto dal gran Rabbino e dal Presidente della Comunità ebraica, si è raccolto per alcuni minuti in preghiera silenziosa.

  Al termine Papa Benedetto XVI ha raggiunto la Nunziatura Apostolica di Vienna per la seconda colazione con i membri del seguito papale.
PV-AUSTRIA/MARIENSÄULE:JUDENPLATZ/VIENNA         VIS 20070907 (610)


INIZIO DEL PELLEGRINAGGIO DEL PAPA A MARIAZELL


CITTA' DEL VATICANO, 7 SET. 2007 (VIS). Alle 9:50 di questa mattina, il Santo Padre è partito dall'aeroporto romano di Ciampino e dopo poco meno di due ore è atterrato all'aeroporto internazionale di Wien/Schwechat, iniziando così il settimo Viaggio Apostolico fuori d'Italia del suo Pontificato. All'arrivo il Papa è stato accolto dal Presidente della Repubblica d'Austria Signor Heinz Fischer e dal Cardinale Christoph Schönborn, O.P, Arcivescovo di Vienna.

  Ascoltate le parole del Presidente della Repubblica, il Santo Padre si è rivolto alle Autorità politiche, civili e religiose presenti, dicendo: "La cultura di questo Paese è essenzialmente permeata dal messaggio di Gesù Cristo e dall'azione che la Chiesa ha svolto nel suo nome".

  Papa Benedetto XVI ha ricordato che motivo del Viaggio in Austria, il primo nel Paese dall'inizio del suo Pontificato, è "l'850° anniversario del luogo sacro di Mariazell. Tale Santuario della Madonna rappresenta in certo qual modo il cuore materno dell'Austria e possiede da sempre una particolare importanza anche per gli Ungheresi e per i Popoli slavi. É simbolo di un'apertura che non supera solo frontiere geografiche e nazionali, ma nella persona di Maria rimanda ad una dimensione essenziale dell'uomo: la capacità di aprirsi alla Parola di Dio ed alla sua verità".

  "Con questa prospettiva, durante i prossimi tre giorni, desidero compiere qui in Austria il mio pellegrinaggio verso Mariazell" che è "come un essere in cammino insieme ai pellegrini del nostro tempo. (...) Mariazell rappresenta non solo una storia di 850 anni, ma in base all'esperienza della storia (...) indica anche la strada verso il futuro".

  Il Papa ha detto ancora che nella Celebrazione Eucaristica di domani, festa della Natività di Maria, Patrona di Mariazell "ci riuniremo, secondo l'indicazione di Maria, intorno a Cristo che viene in mezzo a noi. A Lui chiederemo di poterLo contemplare sempre più chiaramente, di riconoscerLo nei nostri fratelli, di servirLo in loro e di andare insieme con Lui verso il Padre".

  "Pellegrinaggio non significa soltanto cammino verso un Santuario" - ha sottolineato il Pontefice - "Essenziale è anche il cammino di ritorno verso la quotidianità. La nostra vita quotidiana di ogni settimana comincia sempre con la Domenica - dono liberatorio di Dio che vogliamo accogliere e custodire".

  Ricordando che "Celebreremo così questa Domenica nella Cattedrale di Santo Stefano" la Santa Messa, il Santo Padre ha concluso affermando: "So che in Austria la Domenica, in quanto giorno libero dal lavoro, ed anche i tempi liberi in altri giorni della settimana vengono in parte usati da molte persone per un impegno volontario a servizio degli altri. Anche un simile impegno, offerto con generosità e disinteresse per il bene e la salvezza degli altri, segna il pellegrinaggio della nostra vita".
PV-AUSTRIA/CERIMONIA BENVENUTO/VIENNA               VIS 20070907 (470)


giovedì 6 settembre 2007

UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 6 SET. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Altezza Reale il Principe Saud Al Faisal, Ministro degli Esteri del Regno dell'Arabia Saudita, e Seguito.
AP/.../...                                         VIS 20070906 (40)


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