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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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venerdì 13 luglio 2007

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 13 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Monsignor Roberto Busti, Vescovo di Mantova (superficie: 2.080; popolazione: 366.789; cattolici: 344.083; sacerdoti: 233; religiosi: 389), Italia. Il Vescovo eletto è nato nel 1940 a Busto Arsizio (Italia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1964. Finora Prevosto di Lecco (Italia), succede al Vescovo Egidio Caporello, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignore Mario Delpini, finora Vicario Episcopale della Zona Pastorale VI (Melegnano), Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Milano (superficie: 4.217; popolazione: 5.191.510; cattolici: 4.913.510; sacerdoti: 3.011; religiosi: 8.122; diaconi permanenti: 82), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Gallarate (Italia) nel 1951 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1975.

- Ha nominato il Monsignore Franco Giulio Brambilla, finora Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Milano (superficie: 4.217; popolazione: 5.191.510; cattolici: 4.913.510; sacerdoti: 3.011; religiosi: 8.122; diaconi permanenti: 82), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Missaglia (Italia) nel 1949 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1975.
NER:RE:NEA/.../...                                   VIS 20070713 (190)


SALUTO DEL PAPA MEMBRI CORPO FORESTALE DELLO STATO


CITTA' DEL VATICANO, 13 LUG. 2007 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera del Santo Padre Benedetto XVI al Vescovo Maffeo Ducoli, emerito di Belluno-Feltre, nella memoria liturgica di San Giovanni Gualberto, Patrono del Corpo Forestale dello Stato (12 luglio).

  Il Vescovo Ducoli ha presieduto una Concelebrazione Eucaristica nella Chiesa della Madonna della Neve a Prà Marino, in Val Visdende, alla quale hanno preso parte i Membri del Corpo Forestale del Comando Provinciale di Belluno. La cerimonia, scrive il Papa "acquista, quest'anno, particolare significato perché coincide con il XX anniversario della visita che il mio amato predecessore Giovanni Paolo II compì in codesto tempio, tanto amato dagli abitanti di questa splendida e ridente regione".

  "È un'occasione propizia per esprimere il mio apprezzamento ed affetto per i Forestali, certo che vorranno improntare il loro fare allo spirito del servizio per essere vicino alle genti e tutelare al meglio le ricchezze naturali, dono di Dio per tutti".
BXVI-LETTERA/FESTA:CORPO FORESTALE/DUCOLI         VIS 20070713 (170)


giovedì 12 luglio 2007

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 12 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha nominato l'Arcivescovo Edwin Frederick O'Brien, finora Ordinario Militare  per gli Stati Uniti d'America, Arcivescovo Metropolita di Baltimore (superficie: 12.430; popolazione: 3.055.407; cattolici: 517.679; sacerdoti: 545; religiosi: 1.380; diaconi permanenti: 178), Stati Uniti d'America. L'Arcivescovo O'Brien succede al Cardinale William Henry Keeler, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
NER:RE/.../O'BRIEN:KEELER                                     VIS 20070712 (80)


GRAZIE DEL PAPA PER CONCERTO ORGANIZZATO IN SUO ONORE


CITTA' DEL VATICANO, 12 LUG. 2007 (VIS). Oggi è stato reso pubblico un Messaggio del Santo Padre al Parroco di Lorenzago di Cadore, località alpina dove Benedetto XVI trascorre un periodo di riposo, in occasione del concerto organizzato in suo onore, ieri, festa di San Benedetto.

  Nel Messaggio, letto nel pomeriggio di ieri in Parrocchia prima del concerto, il Papa ringrazia l'intera Comunità di Lorenzago di Cadore per "l'accoglienza" riservatagli "all'arrivo in questa bella località circondata da bellissimi boschi e dalle maestose montagne delle Dolomiti".

  "Ringrazio, in particolare" - scrive ancora il Papa - "per gli auguri per un fruttuoso periodo di riposo, tanto graditi perché avvalorati dalla preghiera sulla quale conto molto per compiere la missione che il Signore mi ha affidato".

  "Sono stato informato anche dell'iniziativa di onorare San Benedetto, patrono dell'Europa, nel giorno della sua festa, con un concerto d'organo e con la presentazione della mostra dedicata ai 'Tesori d'arte nelle chiese dell'Alto Bellunese', che avrà luogo questa sera nella Chiesa parrocchiale".

  "Un ringraziamento particolare al Maestro José Luis Gonzalez Uriol per il concerto in cui suonerà lo storico organo, re degli strumenti musicali, appena restaurato, e ai componenti la 'Schola Cantorum' di Lorenzago perché, come ricorda Sant'Agostino, 'chi canta prega due volte'".

  Benedetto XVI conclude il breve messaggio assicurando la sua "spirituale partecipazione all'evento" ed inviando a tutti i presenti e all'intera Comunità il suo "cordiale e affettuoso saluto".
MESS/CONCERTO/LORENZAGO                           VIS 20070712 (250)


mercoledì 11 luglio 2007

SALVAGUARDIA DIRITTI LAVORATORI EMIGRATI E DEI FAMILIARI


CITTA' DEL VATICANO, 11 LUG. 2007 (VIS). Nel tardo pomeriggio di ieri è stato reso pubblico il testo dell'intervento dell'Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, al Forum Globale su Migrazione e Sviluppo, in corso a Bruxelles (Belgio), dal 9 all'11 luglio.

  "I migranti" - ha ricordato l'Arcivescovo Marchetto - "contribuiscono al benessere del Paese che li accoglie, ed anche in considerazione di ciò, che la loro dignità umana deve essere rispettata e le loro libertà umane garantite: il diritto ad una vita degna, ad un trattamento lavorativo corretto, all'accesso all'educazione, alla salute ed agli altri servizi sociali, il diritto di accrescere le proprie competenze e a svilupparsi dal punto di vista umano, il diritto di manifestare liberamente la propria cultura e praticare la propria religione".

  "Ma i diritti e i doveri" - ha proseguito il Segretario del Pontificio Consiglio - "vanno di pari passo. I migranti hanno dunque al tempo stesso il dovere di rispettare l'identità e le leggi del Paese dove risiedono, di sforzarsi di integrarsi correttamente (e non di essere assimilati) nella società che li accoglie e di apprenderne la lingua. Essi devono favorire la stima e il rispetto per il Paese che li accoglie, al punto da amarlo e difenderlo".

  Il Capo della Delegazione della Santa Sede a Bruxelles ha ricordato anche gli emigranti che si trovano in situazioni irregolari, i quali, "indipendentemente dalla loro situazione giuridica, hanno il diritto al rispetto della loro dignità umana inalienabile. I loro diritti devono dunque essere salvaguardati e non ignorati o violati. Infatti per i migranti una situazione irregolare non significa per forza criminalità. La soluzione è: una migliore cooperazione internazionale che scoraggi l'irregolarità, accompagnata da un aumento dei canali legali per la migrazione".

  L'Arcivescovo Marchetto ha concluso il suo intervento rinnovando l'appello del Papa - nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2007 - ai Governi che ancora non l'hanno fatto, a ratificare la Convenzione Internazionale per la Protezione dei Diritti di tutti i Lavoratori Migranti ed i Membri delle loro Famiglie".
CON-SM/MIGRAZIONE:SVILUPPO/MARCHETTO               VIS 20070711 (360)


AUTORIZZAZIONE DEL PAPA PUBBLICAZIONE DOCUMENTO CELAM


CITTA' DEL VATICANO, 11 LUG. 2007 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Fratelli nell'Episcopato dell'America Latina e del Caribe, con la quale il Papa autorizza la pubblicazione del Documento Conclusivo della Quinta Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e del Caribe (CELAM), inaugurata il 13 maggio scorso ad Aparecida (Brasile),  nel corso del suo Viaggio Apostolico in Brasile.

  Il Papa auspica che il Documento "sia luce ed incoraggiamento per una feconda missione pastorale ed evangelizzatrice negli anni futuri" ed osserva che il testo contiene "numerose ed opportune indicazioni pastorali, motivate da ricche riflessioni alla luce della fede e del contesto sociale attuale".

  "Fra l'altro ho letto con particolare apprezzamento" - scrive ancora il Papa - "le parole che esortano a dare priorità all'Eucaristia e alla santificazione del Giorno del Signore nei programmi pastorali, come pure quelle che esprimono l'aspirazione a potenziare la formazione cristiana dei fedeli in generale e degli agenti di pastorale in particolare. In merito è stato motivo di gioia conoscere il desiderio di realizzare una 'Missione Continentale' che le Conferenze Episcopali ed ogni Diocesi sono chiamate a studiare e realizzare, convocando tutte le forze vive, in modo che partendo da Cristo si cerchi il Suo Volto".

  Nel corso dell'inaugurazione della XXXI Assemblea Ordinaria del CELAM, che ha avuto inizio ieri a La Habana (Cuba), sono stati eletti i nuovi vertici per il quadriennio 2007 - 2011. Presidente del CELAM è l'Arcivescovo Raymundo Damasceno Assís, di Aparecida (Brasile), Vice-Presidenti sono l'Arcivescovo Baltazar Enrique Porras Cardozo, di Mérida (Venezuela) ed il Vescovo Andrés Stanovnik, O.F.M.Cap., di Reconquista (Argentina).
BXVI-LETTERA/CELAM/...                           VIS 20070711 (270)


martedì 10 luglio 2007

RISPOSTE A QUESITI RIGUARDANTI ASPETTI DOTTRINA CHIESA


CITTA' DEL VATICANO, 10 LUG. 2007 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico un Documento della Congregazione per la Dottrina della Fede: "Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa", datato 29 giugno, Solennità dei Santi Pietro e Paolo, Apostoli, Patroni dell'Alma Città di Roma, che reca la firma del Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e dell'Arcivescovo Angelo Amato, S.D.B., Segretario del medesimo Dicastero.

  Di seguito riportiamo il testo integrale del Documento:

Introduzione

  "Il Concilio Vaticano II, con la Costituzione dogmatica 'Lumen gentium'  e con i Decreti sull'Ecumenismo ('Unitatis redintegratio') e sulle Chiese orientali ('Orientalium Ecclesiarum'), ha contribuito in modo determinante ad una comprensione più profonda dell'ecclesiologia cattolica. Al riguardo anche i Sommi Pontefici hanno voluto offrire approfondimenti e orientamenti per la prassi: Paolo VI nella Lettera Enciclica 'Ecclesiam suam' (1964) e Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica 'Ut unum sint' (1995)".

  "Il conseguente impegno dei teologi, volto ad illustrare sempre meglio i diversi aspetti dell'ecclesiologia, ha dato luogo al fiorire di un'ampia letteratura in proposito. La tematica si è infatti rivelata di grande fecondità, ma talvolta ha anche avuto bisogno di puntualizzazioni e di richiami, come la Dichiarazione 'Mysterium Ecclesiae' (1973), la Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica 'Communionis notio' (1992) e la Dichiarazione 'Dominus Iesus' (2000), tutte pubblicate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede".

  "La vastità dell'argomento e la novità di molti temi continuano a provocare la riflessione teologica, offrendo sempre nuovi contributi non sempre immuni da interpretazioni errate che suscitano perplessità e dubbi, alcuni dei quali sono stati sottoposti all'attenzione della Congregazione per la Dottrina della Fede. Essa, presupponendo l'insegnamento globale della dottrina cattolica sulla Chiesa, intende rispondervi precisando il significato autentico di talune espressioni ecclesiologiche magisteriali, che nel dibattito teologico rischiano di essere fraintese".

RISPOSTE AI QUESITI

  "Primo quesito: Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha forse cambiato la precedente dottrina sulla Chiesa ?"

  "Risposta: Il Concilio Ecumenico Vaticano II né ha voluto cambiare né di fatto ha cambiato tale dottrina, ma ha voluto solo svilupparla, approfondirla ed esporla più ampiamente".

  "Proprio questo affermò con estrema chiarezza Giovanni XXIII all'inizio del Concilio. Paolo VI lo ribadì e così si espresse nell'atto di promulgazione della Costituzione 'Lumen gentium': 'E migliore commento sembra non potersi fare che dicendo che questa promulgazione nulla veramente cambia della dottrina tradizionale. Ciò che Cristo volle, vogliamo noi pure. Ciò che era, resta. Ciò che la Chiesa per secoli insegnò, noi insegniamo parimenti. Soltanto ciò che era semplicemente vissuto, ora è espresso; ciò che era incerto, è chiarito; ciò che era meditato, discusso, e in parte controverso, ora giunge a serena formulazione'. I Vescovi ripetutamente manifestarono e vollero attuare questa intenzione".

  "Secondo quesito: Come deve essere intesa l'affermazione secondo cui la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica?"

  "Risposta: Cristo 'ha costituito sulla terra' un'unica Chiesa e l'ha istituita come 'comunità visibile e spirituale', che fin dalla sua origine e nel corso della storia sempre esiste ed esisterà, e nella quale soltanto sono rimasti e rimarranno tutti gli elementi da Cristo stesso istituiti. 'Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica [...]. Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui".

  "Nella Costituzione dogmatica 'Lumen gentium' 8 la sussistenza è questa perenne continuità storica e la permanenza di tutti gli elementi istituiti da Cristo nella Chiesa cattolica, nella quale concretamente si trova la Chiesa di Cristo su questa terra".

  "Secondo la dottrina cattolica, mentre si può rettamente affermare che la Chiesa di Cristo è presente e operante nelle Chiese e nelle Comunità ecclesiali non ancora in piena comunione con la Chiesa cattolica grazie agli elementi di santificazione e di verità che sono presenti in esse, la parola 'sussiste', invece, può essere attribuita esclusivamente alla sola Chiesa cattolica, poiché si riferisce appunto alla nota dell'unità professata nei simboli della fede (Credo la Chiesa 'una'); e questa Chiesa 'una' sussiste nella Chiesa cattolica".

  "Terzo quesito: Perché viene adoperata l'espressione 'sussiste nella' e non semplicemente la forma verbale 'è'?"

  "Risposta: L'uso di questa espressione, che indica la piena identità della Chiesa di Cristo con la Chiesa cattolica, non cambia la dottrina sulla Chiesa; trova, tuttavia, la sua vera motivazione nel fatto che esprime più chiaramente come al di fuori della sua compagine si trovino 'numerosi elementi di santificazione e di verità', 'che in quanto doni propri della Chiesa di Cristo spingono all'unità cattolica'".
  "'Perciò le stesse Chiese e Comunità separate, quantunque crediamo che hanno delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto spoglie di significato e di peso. Infatti lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza, il cui valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità, che è stata affidata alla Chiesa cattolica'".

  "Quarto quesito: Perché il Concilio Ecumenico Vaticano II attribuisce il nome di 'Chiese' alle Chiese orientali separate dalla piena comunione con la Chiesa cattolica?".

  "Risposta: Il Concilio ha voluto accettare l'uso tradizionale del nome. 'Siccome poi quelle Chiese, quantunque separate, hanno veri sacramenti e soprattutto, in forza della successione apostolica, il Sacerdozio e l'Eucaristia, per mezzo dei quali restano ancora uniti con noi da strettissimi vincoli', meritano il titolo di 'Chiese particolari o locali', e sono chiamate Chiese sorelle delle Chiese particolari cattoliche".

   "Perciò per la celebrazione dell'Eucaristia del Signore in queste singole Chiese, la Chiesa di Dio è edificata e cresce. Siccome, però, la comunione con la Chiesa cattolica, il cui Capo visibile è il Vescovo di Roma e Successore di Pietro, non è un qualche complemento esterno alla Chiesa particolare, ma uno dei suoi principi costitutivi interni, la condizione di Chiesa particolare, di cui godono quelle venerabili Comunità cristiane, risente tuttavia di una carenza".
 
  "D'altra parte l'universalità propria della Chiesa, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui, a causa della divisione dei cristiani, trova un ostacolo per la sua piena realizzazione nella storia".

  "Quinto quesito: Perché i testi del Concilio e del Magistero successivo non attribuiscono il titolo di 'Chiesa' alle Comunità cristiane nate dalla Riforma del 16  secolo?".

  "Risposta: Perché, secondo la dottrina cattolica, queste Comunità non hanno la successione apostolica nel sacramento dell'Ordine, e perciò sono prive di un elemento costitutivo essenziale dell'essere Chiesa. Le suddette Comunità ecclesiali, che, specialmente a causa della mancanza del sacerdozio ministeriale, non hanno conservato la genuina e integra sostanza del Mistero eucaristico, non possono, secondo la dottrina cattolica, essere chiamate 'Chiese' in senso proprio".

  "Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nell'Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha approvato e confermato queste Risposte, decise nella sessione ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione".

  Con le risposte è stato pubblicato anche un Articolo di commento nel quale si legge: "Le diverse questioni alle quali la Congregazione per la Dottrina della Fede intende rispondere vertono sulla visione generale della Chiesa quale emerge dai documenti di carattere dogmatico ed ecumenico del Concilio Vaticano II, il concilio 'della Chiesa sulla Chiesa'".

  "Riprendendo sostanzialmente l'insegnamento conciliare e il Magistero post-conciliare, il nuovo documento, promulgato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costituisce un chiaro richiamo alla dottrina cattolica sulla Chiesa. Oltre a fugare visioni inaccettabili, tuttora diffuse nello stesso ambito cattolico, esso offre preziose indicazioni anche per il proseguimento del dialogo ecumenico, che resta sempre una delle priorità della Chiesa cattolica (...). Ma perché il dialogo possa veramente essere costruttivo, oltre all'apertura agli interlocutori, è necessaria la fedeltà alla identità della fede cattolica".

  "L'ecumenismo cattolico può presentarsi a prima vista paradossale. Con l'espressione 'subsistit in', il Concilio Vaticano II volle armonizzare due affermazioni dottrinali: da un lato, che la Chiesa di Cristo, malgrado le divisioni dei cristiani, continua ad esistere pienamente soltanto nella Chiesa cattolica, e, dall'altro lato, l'esistenza di numerosi elementi di santificazione e di verità al di fuori della sua compagine, ovvero nelle Chiese e Comunità ecclesiali che non sono ancora in piena comunione con la Chiesa cattolica".

  "Benché la Chiesa cattolica abbia la pienezza dei mezzi di salvezza, 'tuttavia le divisioni dei cristiani impediscono che la Chiesa stessa attui la pienezza della cattolicità ad essa propria in quei figli, che le sono bensì uniti col battesimo, ma sono separati dalla sua piena comunione'. Si tratta dunque della pienezza della Chiesa cattolica, che è già attuale e che deve crescere nei fratelli non in piena comunione con essa, ma anche nei propri figli che sono peccatori".
CDF/DOTTRINA CHIESA/LEVADA:AMATO                 VIS 20070710 (1430)


lunedì 9 luglio 2007

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 9 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Reverendo Domingo Oropesa Lorente, Vescovo di Cienfuegos (superficie: 5.360; popolazione: 485.000; cattolici: 293.600; sacerdoti: 23; religiosi: 37; diaconi permanenti: 1), Cuba. Il Vescovo eletto è nato ad Alcazar de San Juan (Spagna), nel 1950 ed è stato ordinato sacerdote nel 1984. È stato finora Parroco della Parrocchia di "Nuestra Señora del Carmen" in Florida (Cuba).

- Il Reverendo Álvaro Julio Beyra Luarca, Vescovo di Santísimo Salvador de Bayamo y Manzanillo (superficie: 8.362; popolazione: 829.000; cattolici: 222.000; sacerdoti: 13; religiosi: 18), Cuba. Il Vescovo eletto è nato a Camagüey (Cuba) nel 1945 ed è stato ordinato sacerdote nel 1994. È stato finora Parroco di "Nuestra Señora de la Caridad"  Nuevitas (Cuba).

  In data 8 luglio è stato reso noto che il Santo Padre ha nominato il Monsignor Vitus Huonder, Vescovo di Chur  (superficie: 12.272; popolazione: 1.655.708; cattolici: 686.446; sacerdoti: 661; religiosi: 1.360; diaconi permanenti: 36), Svizzera. Il Vescovo eletto, finora Vicario Generale per i Grigioni della medesima Diocesi, è nato a Trun (Svizzera), nel 1942 ed è stato ordinato sacerdote nel 1971.

   In data 7 luglio è stato reso noto che il Santo Padre:

- Ha nominato il Cardinale Camillo Ruini, Suo Vicario Generale per la Diocesi di Roma, Inviato Speciale alle celebrazioni conclusive delle "Missioni Cittadine Europee", che avranno luogo a Budapest (Ungheria) dal 16 al 22 settembre 2007.

- Ha nominato il Vescovo Domenico Calcagno, finora Vescovo di Savona-Noli (Italia), Segretario dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo.

- Ha elevato alla dignità di Arcivescovo il Vescovo Carlo Liberati, Vescovo Prelato di Pompei, Delegato Pontificio per il Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario.

  Per mandato del Santo Padre, il Cardinale Darío Cástrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" ha nominato il Monsignor Mario Marini, Segretario Aggiunto della medesima Pontificia Commissione.
NER:NA/.../...                                       VIS 20070709 (320)


VACANZE DI BENEDETTO XVI A LORENZAGO DI CADORE


CITTA' DEL VATICANO, 9 LUG. 2007 (VIS). Alle 10:30 di questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI è partito dall'aeroporto romano di Ciampino. Giunto un'ora dopo all'aeroporto di Treviso-Istrana, è salito a bordo dell'elicottero diretto a Lorenzago di Cadore, dove è giunto alle 12:30.

  Benedetto XVI trascorrerà diciotto giorni nella località alpina ed il 27 luglio si trasferirà a Castel Gandolfo, dove soggiornerà fino alla fine di settembre.
.../VACANZE PAPA/LORENZAGO                         VIS 20070709 (80)


TUTTI I BATTEZZATI SONO MISSIONARI DI CRISTO


CITTA' DEL VATICANO, 8 LUG. 2007 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

  "Oggi il Vangelo (cfr Lc 10,1-12.17-20)" - ha detto il Papa "presenta Gesù che invia settantadue discepoli nei villaggi dove sta per recarsi, affinché predispongano l'ambiente. È questa una particolarità dell'evangelista Luca, il quale sottolinea che la missione non è riservata ai dodici Apostoli, ma estesa anche ad altri discepoli. Infatti - dice Gesù - 'la messe è molta, ma gli operai sono pochi' (Lc 10,2). C'è lavoro per tutti nel campo di Dio".

  "Ma Cristo non si limita ad inviare: Egli dà anche ai missionari chiare e precise regole di comportamento. Anzitutto li invia 'a due a due', perché si aiutino a vicenda e diano testimonianza di amore fraterno. Li avverte che saranno 'come agnelli in mezzo a lupi': dovranno cioè essere pacifici nonostante tutto e recare in ogni situazione un messaggio di pace; non porteranno con sé né vestiti né denaro, per vivere di ciò che la Provvidenza offrirà loro; si prenderanno cura dei malati, come segno della misericordia di Dio; dove saranno rifiutati, se ne andranno, limitandosi a mettere in guardia circa la responsabilità di respingere il Regno di Dio".

  "Questo Vangelo" - ha esortato il Pontefice - "risvegli in tutti i battezzati la consapevolezza di essere missionari di Cristo, chiamati a preparargli la strada con le parole e con la testimonianza della vita".

  "Domani partirò per Lorenzago di Cadore" - ha annunciato Benedetto XVI - "dove sarò ospite del Vescovo di Treviso nella casa che già accolse il venerato Giovanni Paolo II".

  "L'aria di montagna mi farà bene e potrò dedicarmi più liberamente alla riflessione e alla preghiera. Auguro a tutti, specialmente a chi ne sente maggiore bisogno, di poter fare un po' di vacanza, per ritemprare le energie fisiche e spirituali e recuperare un salutare contatto con la natura. La montagna, in particolare, evoca l'ascesa dello spirito verso l'alto, l'elevazione verso la 'misura alta' della nostra umanità, che purtroppo la vita quotidiana tende ad abbassare".

  "A questo proposito" - ha concluso il Santo Padre - "voglio ricordare il quinto Pellegrinaggio dei giovani alla Croce dell'Adamello, dove il Santo Padre Giovanni Paolo II si recò due volte. (...). Nel salutare l'Arcivescovo di Trento e il Segretario Generale della CEI, come pure le autorità Trentine, rinnovo l'appuntamento a tutti i giovani italiani per i giorni 1 e 2 settembre a Loreto".
ANG/MISSIONE:VACANZE/...                           VIS 20070709 (440)


UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 7 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

-  Il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

- L'Arcivescovo Giovanni Lajolo, Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

- La Signora Dagmar Babcanová, Ambasciatore di Slovacchia, in visita di congedo.

- L'Arcivescovo Fernando Filoni, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.

- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/.../...                                       VIS 20070709 (100)


ELISABETTA D'UNGHERIA E RISCOPERTA RADICI CRISTIANE EUROPA


CITTA' DEL VATICANO, 7 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Cardinale Péter Erdo, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Primate di Ungheria e Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa, una Lettera in occasione delle celebrazioni per l'VIII centenario della nascita di Santa Elisabetta di Turingia o d'Ungheria.

  Nella lettera, datata 27 maggio, il Papa scrive che Santa Elisabetta: "Seppe unire le doti di sposa e di madre esemplare all'esercizio delle virtù evangeliche, apprese alla scuola del Santo di Assisi".

  La Santa, scrive ancora il Pontefice, offrì "una testimonianza concreta, visibile e significativa della carità di Cristo. Innumerevoli persone, lungo il corso dei secoli, hanno seguito il suo esempio, guardando a lei come a modello di specchiate virtù cristiane, vissute in modo radicale nel matrimonio, nella famiglia e pure nella vedovanza. A lei si sono ispirate anche personalità politiche, traendone incitamento a lavorare alla riconciliazione tra i popoli".

  "Formulo fervidi voti" - prosegue Benedetto XVI - "affinché la conoscenza approfondita della personalità e dell'opera di Elisabetta di Turingia possa aiutare a riscoprire con sempre più viva consapevolezza le radici cristiane dell'Ungheria e della stessa Europa, spingendo i responsabili a sviluppare in modo armonico e rispettoso il dialogo tra la Chiesa e le società civili, per costruire un mondo realmente libero e solidale".

  "Possa l'anno internazionale elisabettiano", iniziato a Roma il 17 novembre scorso, conclude il Papa  -  "costituire per gli Ungheresi, i Tedeschi e per tutti gli Europei, occasione quanto mai propizia per evidenziare l'eredità cristiana ricevuta dai padri, sì da continuare ad attingere da quelle radici la linfa necessaria per un'abbondante fruttificazione nel nuovo millennio da poco iniziato".
BXVI-LETTERA/SANTA ELISABETTA UNGHERIA/ERDO   VIS 20070709 (280)


sabato 7 luglio 2007

NOTA INFORMATIVA MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"


CITTA' DEL VATICANO, 7 LUG. 2007 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblica questa mattina una Nota Informativa relativa al Motu proprio "Summorum Pontificum" della quale di seguito riportiamo i paragrafi più significativi.

  "Il Motu proprio 'Summorum Pontificum' stabilisce nuove regole sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma compiuta nel 1970. I motivi per tali disposizioni sono chiaramente spiegati nella Lettera del Santo Padre i Vescovi, che accompagna il Motu proprio. (I due documenti sono stati inviati a tutti i Presidenti delle Conferenze Episcopali e a tutti i Nunzi, che hanno provveduto a farli avere a tutti i Vescovi).

  "La disposizione fondamentale è la seguente: la liturgia romana avrà due forme ("usus"):

a) la forma ordinaria: è quelle che segue la riforma liturgica fatta dal Papa Paolo VI nell'anno 1970, come si trova nei libri liturgici allora promulgati; ne esiste una edizione ufficiale in lingua latina, che può essere usata sempre e dappertutto, e traduzioni in diverse lingue volgari, edite dalle rispettive Conferenza Episcopali.

b) la forma straordinaria: è quella celebrata secondo i libri liturgici dal Beato Papa Giovanni XXIII nel 1962".

  Al punto 8 della Nota Informativa si legge che: "Il Vescovo del luogo può erigere una parrocchia personale, qualora in un luogo si trovi un numero di fedeli assai consistente che vogliano seguire la liturgia anteriore. Converrebbe che il numero dei fedeli sia consistente, anche se non paragonabile a quello di altre parrocchie".

  La Nota illustra anche alcune caratteristiche del Messale del 1962:

  "È un Messale in lingua latina 'plenario' o 'integrale', che cioè contiene anche le letture delle celebrazioni (non è distinto dal 'Lezionario' come il successivo Messale del 1970).
Contiene una sola Preghiera eucaristica, il 'Canone Romano' (che corrisponde alla Preghiera Eucaristica I del Messale successivo, che invece prevede la scelta fra più Preghiere eucaristiche).
Diverse preghiere (anche gran parte del Canone) vengono recitate dal sacerdote a voce bassa, in modo non udibile dal popolo.

Fra le altre diversità si può ricordare la lettura dell'Inizio del Vangelo di Giovanni al termine della Messa.

Il Messale del 1962 non prevede la concelebrazione. Non dice nulla sull'orientamento dell'altare e del celebrante (verso il popolo o no).

La lettera del Papa prevede la possibilità di futuri arricchimenti del Messale del 1962 (aggiunta di nuovi Santi e Prefazi...).
OP/MOTU PROPRIO/SUMMORUM PONTIFICUM               VIS 20070707 (390)


LETTERA DEL PAPA AI VESCOVI "SUMMORUM PONTIFICUM"


CITTA' DEL VATICANO, 7 LUG. 2007 (VIS). Di seguito riportiamo il testo della Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi di tutto il mondo relativa al Motu proprio "Summorum Pontificum", reso pubblico oggi:

"Cari Fratelli nell'Episcopato,

con grande fiducia e speranza metto nelle vostre mani di Pastori il testo di una nuova Lettera Apostolica 'Motu Proprio data' sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970. Il documento è frutto di lunghe riflessioni, di molteplici consultazioni e di preghiera".

  "Notizie e giudizi fatti senza sufficiente informazione hanno creato non poca confusione. Ci sono reazioni molto divergenti tra loro che vanno da un'accettazione gioiosa ad un'opposizione dura, per un progetto il cui contenuto in realtà non era conosciuto".

  "A questo documento si opponevano più direttamente due timori, che vorrei affrontare un po' più da vicino in questa lettera".

  "In primo luogo, c'è il timore che qui venga intaccata l'Autorità del Concilio Vaticano II e che una delle sue decisioni essenziali - la riforma liturgica - venga messa in dubbio. Tale timore è infondato. Al riguardo bisogna innanzitutto dire che il Messale, pubblicato da Paolo VI e poi riedito in due ulteriori edizioni da Giovanni Paolo II, ovviamente è e rimane la forma normale - la forma ordinaria - della Liturgia Eucaristica. L'ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio, che è stata pubblicata con l'autorità di Papa Giovanni XXIII nel 1962 e utilizzata durante il Concilio, potrà, invece, essere usata come forma extraordinaria della Celebrazione liturgica. Non è appropriato parlare di queste due stesure del Messale Romano come se fossero 'due Riti'. Si tratta, piuttosto, di un uso duplice dell'unico e medesimo Rito".

  "Quanto all'uso del Messale del 1962, come forma extraordinaria della Liturgia della Messa, vorrei attirare l'attenzione sul fatto che questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso. Al momento dell'introduzione del nuovo Messale, non è sembrato necessario di emanare norme proprie per l'uso possibile del Messale anteriore. Probabilmente si è supposto  che si sarebbe trattato di pochi casi singoli che si sarebbero risolti, caso per caso,  sul posto. Dopo, però, si è presto dimostrato che non pochi rimanevano fortemente legati a questo uso del Rito romano che, fin dall'infanzia, era per loro diventato familiare. Ciò avvenne, innanzitutto, nei Paesi in cui il movimento liturgico aveva donato a molte persone una cospicua formazione liturgica e una profonda, intima familiarità con la forma anteriore della Celebrazione liturgica. Tutti sappiamo che, nel movimento guidato dall'Arcivescovo Lefebvre, la fedeltà al Messale antico divenne un contrassegno esterno; le ragioni di questa spaccatura, che qui nasceva, si trovavano però più in profondità. Molte persone, che accettavano chiaramente il carattere vincolante del Concilio Vaticano II e che erano fedeli al Papa e ai Vescovi, desideravano tuttavia anche ritrovare la forma, a loro cara, della sacra Liturgia; questo avvenne anzitutto perché in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un'autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch'io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa".

  "Papa Giovanni Paolo II si vide, perciò, obbligato a dare, con il Motu Proprio 'Ecclesia Dei' del 2 luglio 1988, un quadro normativo per l'uso del Messale del 1962, che però non conteneva prescrizioni dettagliate, ma faceva appello, in modo più generale, alla generosità dei Vescovi verso le 'giuste aspirazioni' di quei fedeli che richiedevano quest'uso del Rito romano. In quel momento il Papa voleva, così,  aiutare soprattutto la Fraternità San Pio X a ritrovare la piena unità con il Successore di Pietro, cercando di guarire una ferita sentita sempre più dolorosamente. Purtroppo questa riconciliazione finora non è riuscita; tuttavia una serie di comunità hanno utilizzato con gratitudine le possibilità di questo Motu Proprio. Difficile è rimasta, invece, la questione dell'uso del Messale del 1962 al di fuori di questi gruppi, per i quali mancavano precise norme giuridiche, anzitutto perché spesso i Vescovi, in questi casi, temevano che l'autorità del Concilio fosse messa in dubbio. Subito dopo il Concilio Vaticano II si poteva supporre che la richiesta dell'uso del Messale del 1962 si limitasse alla generazione più anziana che era cresciuta con esso, ma nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucarestia. Così è sorto un bisogno di un regolamento giuridico più chiaro che, al tempo del Motu Proprio del 1988, non era prevedibile; queste Norme intendono anche liberare i Vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni".

  "In secondo luogo, nelle discussioni sull'atteso Motu Proprio, venne espresso il timore che una più ampia possibilità dell'uso del Messale del 1962 avrebbe portato a disordini o addirittura a spaccature nelle comunità parrocchiali. Anche questo timore non mi sembra realmente fondato. L'uso del Messale antico presuppone una certa misura di formazione liturgica e un accesso alla lingua latina; sia l'una che l'altra non si trovano tanto di frequente. Già da questi presupposti concreti si vede chiaramente che il nuovo Messale rimarrà, certamente, la forma ordinaria del Rito Romano, non soltanto a causa della normativa giuridica, ma anche della reale situazione in cui si trovano le comunità di fedeli".

  "È vero che non mancano esagerazioni e qualche volta aspetti sociali indebitamente vincolati all'attitudine di fedeli legati all'antica tradizione liturgica latina. La vostra carità e prudenza pastorale sarà stimolo e guida per un perfezionamento. Del resto le due forme dell'uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda: nel Messale antico  potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi. La Commissione 'Ecclesia Dei' in contatto con i diversi enti dedicati all' 'usus antiquior' studierà le possibilità pratiche. Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all'antico uso. La garanzia più sicura che il Messale di Paolo VI possa unire le comunità parrocchiali e venga da loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformità alle prescrizioni; ciò rende visibile la ricchezza spirituale e la profondità teologica di questo Messale".

  "Sono giunto, così, a quella ragione positiva che mi ha motivato ad aggiornare mediante questo Motu Proprio quello del 1988. Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l'impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l'unità; si ha l'impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell'unità, sia reso possibile di restare in quest'unità o di ritrovarla nuovamente. Mi viene in mente una frase della Seconda Lettera ai Corinzi, dove Paolo scrive: 'La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nostro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto… Rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!' (2 Cor 6,11-13). Paolo lo dice certo in un altro contesto, ma il suo invito può e deve toccare anche noi, proprio in questo tema. Apriamo generosamente il nostro cuore e lasciamo entrare tutto ciò a cui la fede stessa offre spazio".

  "Non c'è nessuna contraddizione tra l'una e l'altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c'è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto. Ovviamente per vivere la piena comunione anche i sacerdoti delle Comunità aderenti all'uso antico non possono, in linea di principio, escludere la celebrazione secondo i libri nuovi. Non sarebbe infatti coerente con il riconoscimento del valore e della santità del nuovo rito l'esclusione totale dello stesso".

  "In conclusione, cari Confratelli, mi sta a cuore sottolineare che queste nuove norme non diminuiscono in nessun modo la vostra autorità e responsabilità, né sulla liturgia né sulla pastorale dei vostri fedeli. Ogni Vescovo, infatti, è il moderatore della liturgia nella propria diocesi (cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 22: 'Sacrae Liturgiae moderatio ab Ecclesiae auctoritate unice pendet quae quidem est apud Apostolicam Sedem et, ad normam iuris, apud Episcopum')".

  "Nulla si toglie quindi all'autorità del Vescovo il cui ruolo, comunque, rimarrà quello di vigilare affinché tutto si svolga in pace e serenità. Se dovesse nascere qualche problema che il parroco non possa risolvere, l'Ordinario locale potrà sempre intervenire, in piena armonia, però, con quanto stabilito dalle nuove norme del Motu Proprio".

  "Inoltre, vi invito, cari Confratelli, a scrivere alla Santa Sede un resoconto sulle vostre esperienze, tre anni dopo l'entrata in vigore di questo Motu Proprio. Se veramente fossero venute alla luce serie difficoltà, potranno essere cercate vie per trovare rimedio".

  "Cari Fratelli, con animo grato e fiducioso, affido al vostro cuore di Pastori queste pagine e le norme del Motu Proprio. Siamo sempre memori delle parole dell'Apostolo Paolo dirette ai presbiteri di Efeso: 'Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come Vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue' (Atti 20,28)".

  "Affido alla potente intercessione di Maria, Madre della Chiesa, queste nuove norme e di cuore imparto la mia Benedizione Apostolica a Voi, cari Confratelli, ai parroci delle vostre diocesi, e a tutti i sacerdoti, vostri collaboratori, come anche a tutti i vostri fedeli".
BXVI-LETTERA/MOTU PROPRIO/SUMMORUM             VIS 20070707 (1720)


MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"


CITTA' DEL VATICANO, 7 LUG. 2007 (VIS). Di seguito riportiamo la traduzione di lavoro, non ufficiale, in lingua italiana, della Lettera Apostolica "Motu proprio data", "Summorum Pontificum" del Santo Padre Benedetto XVI, sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970. Il Documento è accompagnato da una Lettera esplicativa del Santo Padre.

  "I Sommi Pontefici fino ai nostri giorni ebbero costantemente cura che la Chiesa di Cristo offrisse alla Divina Maestà un culto degno, 'a lode e gloria del Suo nome' ed 'ad utilità di tutta la sua Santa Chiesa'".

  "Da tempo immemorabile, come anche per l'avvenire, è necessario mantenere il principio secondo il quale 'ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l'integrità della fede, perché la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede' (1)".

  "Tra i Pontefici che ebbero tale doverosa cura eccelle il nome di San Gregorio Magno, il quale si adoperò perché ai nuovi popoli dell'Europa si trasmettesse sia la fede cattolica che i tesori del culto e della cultura accumulati dai Romani nei secoli precedenti. Egli comandò che fosse definita e conservata la forma della sacra Liturgia, riguardante sia il Sacrificio della Messa sia l'Ufficio Divino, nel modo in cui si celebrava nell'Urbe. Promosse con  massima cura la diffusione dei monaci e delle monache, che operando sotto la regola di San Benedetto, dovunque unitamente all'annuncio del Vangelo illustrarono con la loro vita la salutare massima della Regola: 'Nulla venga preposto all'opera di Dio' (cap. 43). In tal modo la sacra Liturgia celebrata secondo l'uso romano arricchì non solo la fede e la pietà, ma anche la cultura di molte popolazioni. Consta infatti che la liturgia latina della Chiesa nelle varie sue forme, in ogni secolo dell'età cristiana, ha spronato nella vita spirituale numerosi Santi e ha rafforzato tanti popoli nella virtù di religione e ha fecondato la loro pietà".

  "Molti altri Romani Pontefici, nel corso dei secoli, mostrarono particolare sollecitudine a che la sacra Liturgia espletasse in modo più efficace questo compito: tra essi spicca S. Pio V, il quale sorretto da grande zelo pastorale, a seguito dell'esortazione del Concilio di Trento, rinnovò tutto il culto della Chiesa, curò l'edizione dei libri liturgici, emendati e 'rinnovati secondo la norma dei Padri' e li diede in uso alla Chiesa latina".

  "Tra i libri liturgici del Rito romano risalta il Messale Romano, che si sviluppò nella città di Roma, e col passare dei secoli a poco a poco prese forme che hanno grande somiglianza con quella vigente nei tempi più recenti".

  "Fu questo il medesimo obbiettivo che seguirono i Romani Pontefici nel corso dei secoli seguenti assicurando l'aggiornamento o definendo i riti e i libri liturgici, e poi, all'inizio di questo secolo, intraprendendo una riforma generale' (2). Così agirono i nostri Predecessori Clemente VIII, Urbano VIII, San Pio X (3), Benedetto XV, Pio XII e il Beato Giovanni XXIII".

  "Nei tempi più recenti, il Concilio Vaticano II espresse il desiderio che la dovuta rispettosa riverenza nei confronti del culto divino venisse ancora rinnovata e fosse adattata alle necessità della nostra età. Mosso da questo desiderio, il nostro Predecessore, il Sommo Pontefice Paolo VI, nel 1970 per la Chiesa latina approvò i libri liturgici riformati e in parte rinnovati. Essi, tradotti nelle varie lingue del mondo, di buon grado furono accolti da Vescovi, sacerdoti e fedeli. Giovanni Paolo II rivide la terza edizione tipica del Messale Romano. Così i Romani Pontefici hanno operato 'perché questa sorta di edificio liturgico [...] apparisse nuovamente splendido per dignità e armonia'" (4).

  "Ma in talune regioni non pochi fedeli aderirono e continuano ad aderire con tanto amore ed affetto alle antecedenti forme liturgiche, le quali avevano imbevuto così profondamente la loro cultura e il loro spirito, che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, mosso dalla cura pastorale nei confronti di questi fedeli, nell'anno 1984 con lo speciale indulto 'Quattuor abhinc annos', emesso dalla Congregazione per il Culto Divino, concesse la facoltà di usare il Messale Romano edito dal Beato Giovanni XXIII nell'anno 1962; nell'anno 1988 poi Giovanni Paolo II di nuovo con la Lettera Apostolica 'Ecclesia Dei', data in forma di Motu proprio, esortò i Vescovi ad usare largamente e generosamente tale facoltà in favore di tutti i fedeli che lo richiedessero".

  "A seguito delle insistenti preghiere di questi fedeli, a lungo soppesate già dal Nostro Predecessore Giovanni Paolo II, e dopo aver ascoltato Noi stessi i Padri Cardinali nel Concistoro tenuto il 22 marzo 2006, avendo riflettuto approfonditamente su ogni aspetto della questione, dopo aver invocato lo Spirito Santo e contando sull'aiuto di Dio, con la presente Lettera Apostolica stabiliamo quanto segue:

  "Art. 1. Il Messale Romano promulgato da Paolo VI è la espressione ordinaria della 'lex orandi' ('legge della preghiera') della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da San Pio V e nuovamente edito dal Beato Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa 'lex orandi' e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico. Queste due espressioni della 'lex orandi' della Chiesa non porteranno in alcun modo a una divisione nella 'lex credendi' ('legge della fede') della Chiesa; sono infatti due usi dell'unico rito romano".

  "Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l'edizione tipica del Messale Romano promulgato dal Beato Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa. Le condizioni per l'uso di questo Messale stabilite dai documenti anteriori 'Quattuor abhinc anno' e 'Ecclesia Dei', vengono sostituite come segue:

  "Art. 2.  Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal Beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l'uno o l'altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario".

  "Art.  3.  Le comunità degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, di diritto sia pontificio sia diocesano, che nella celebrazione conventuale o 'comunitaria' nei propri oratori desiderano celebrare la Santa Messa secondo l'edizione del Messale Romano promulgato nel 1962, possono farlo. Se una singola comunità o un intero Istituto o Società vuole compiere tali celebrazioni spesso o abitualmente o permanentemente, la cosa deve essere decisa dai Superiori maggiori a norma del diritto e secondo le leggi e gli statuti particolari".

  "Art.  4.  Alle celebrazioni della Santa Messa di cui sopra all'art. 2, possono essere ammessi - osservate le norme del diritto - anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volontà".

  "Art.  5. § 1.  Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del canone 392, evitando la discordia e favorendo l'unità di tutta la Chiesa".
               §  2.  La celebrazione secondo il Messale del Beato Giovanni XXIII può aver luogo nei giorni feriali; nelle domeniche e nelle festività si può anche avere una celebrazione di tal genere.
               §  3.  Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.
               §  4.  I sacerdoti che usano il Messale del Beato Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti.
               §  5.  Nelle chiese che non sono parrocchiali né conventuali, è compito del Rettore della chiesa concedere la licenza di cui sopra".

  "Art.  6.  Nelle Messe celebrate con il popolo secondo il Messale del Beato Giovanni XXIII, le letture possono essere proclamate anche nella lingua vernacola, usando le edizioni riconosciute dalla Sede Apostolica".

  "Art.  7.  Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all'art. 5 § 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli non può provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Commissione Pontificia 'Ecclesia Dei'".

  "Art.  8.  Il Vescovo, che desidera rispondere a tali richieste di fedeli laici, ma per varie cause è impedito di farlo, può riferire la questione alla Commissione 'Ecclesia Dei', perché gli offra consiglio e aiuto".

  "Art.  9 § 1.  Il parroco, dopo aver considerato tutto attentamente, può anche concedere la licenza di usare il rituale più antico nell'amministrazione dei sacramenti del Battesimo, del Matrimonio, della Penitenza e dell'Unzione degli infermi, se questo consiglia il bene delle anime.
             § 2.  Agli Ordinari viene concessa la facoltà di celebrare il sacramento della Confermazione usando il precedente antico Pontificale Romano, qualora questo consigli il bene delle anime.
             § 3.  Ai chierici costituiti 'in sacris' è lecito usare il Breviario Romano promulgato dal Beato Giovanni XXIII nel 1962".

  "Art. 10. l'Ordinario del luogo, se lo riterrà opportuno, potrà erigere una parrocchia personale a norma del canone 518 per le celebrazioni secondo la forma più antica del rito romano, o nominare un cappellano, osservate le norme del diritto".

  "Art. 11. La Pontificia Commissione 'Ecclesia Dei', eretta da Giovanni Paolo II nel 1988 (5), continua ad esercitare il suo compito.
    Tale Commissione abbia la forma, i compiti e le norme, che il Romano Pontefice le vorrà attribuire".

  "Art. 12. La stessa Commissione, oltre alle facoltà di cui già gode, eserciterà l'autorità della Santa Sede vigilando sulla osservanza e l'applicazione di queste disposizioni".

  "Tutto ciò che da Noi è stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come 'stabilito e decretato' e da osservare dal giorno 14 settembre di quest'anno, festa dell'Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario".

  "Dato a Roma, presso San Pietro, il 7 luglio 2007, anno terzo del nostro Pontificato".

Note:

(1) Ordinamento generale del Messale Romano, 3a ed., 2002, n. 397.
(2) Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Vicesimus quintus annus, 4 dicembre 1988, 3: AAS 81 (1989), 899.
(3) Ibid.
(4) San Pio X, Lett. Ap., Motu proprio data, Abhinc duos annos, 23 ottobre 1913: AAS 5 (1913), 449-450; cfr. Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Vicesimus quintus annus, n. 3: AAS 81 (1989), 899.
(5) Cfr Joannes Paulus II, Lett. ap. Motu proprio data Ecclesia Dei, 2 luglio 1988, 6: AAS 80 (1988), 1498.
BXVI-MP/.MOTU PROPIO../SUMMORUM PONTIFICUM                 VIS 20070707 (1790)


venerdì 6 luglio 2007

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 6 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre António José da Rocha Couto, S.M.P., Superiore Generale della Società Portoghese per le Missioni, Vescovo Ausiliare di Braga (superficie: 2.832; popolazione: 952.000; cattolici: 875.000; sacerdoti: 542; religiosi: 769; diaconi permanenti: 8), Portogallo. Il Vescovo eletto è nato a Vila Boa do Bispo (Portogallo) ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1980.
NEA/.../DA ROCHA COUTO                             VIS 20070706 (70)


UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 6 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.

- Il Cardinale Franc Rodé, C.M., Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.

- Il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
AP/.../...                                         VIS 20070706 (80)


BILANCIO SANTA SEDE: AVANZO DI 2,4 MILIONI DI EURO

CITTA' DEL VATICANO, 12 LUG. 2006 (VIS).  Il Cardinale Sergio Sebastiani,  Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, ha annunciato questa mattina, nel corso della presentazione del Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede, che il Bilancio per l'esercizio 2006 si è chiuso con un avanzo di 2,4 milioni di Euro, "che rappresenta" - ha affermato - "il valore meno elevato dopo quelli registrati lo scorso esercizio 2005 (pari a 9,7 milioni di euro), e nel 2004 (pari a 3,1 milioni di euro).

  Riguardo alle attività istituzionali della Santa Sede (Segreteria di Stato, Congregazioni Romane, Pontifici Consigli, Tribunali, Sinodo dei Vescovi, Rappresentanze Pontificie ed altri Uffici), il Presidente ha precisato che questo importante settore si è chiuso "con un disavanzo pari a 31 milioni di euro, ma in flessione rispetto al disavanzo istituzionale del 2005 attestatosi su 36,9 milioni di euro".

  Il Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede ha inoltre precisato che il settore delle attività finanziarie (sette amministrazioni consolidate, fra le quali la Sezione Straordinaria dell'APSA - Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), si è chiuso con un avanzo di 13,7 milioni di euro contro 43,3 milioni del 2005. "Si è avuta perciò" - ha spiegato il Cardinale Sebastiani - "una flessione di circa 29 milioni di euro, ascrivibile principalmente alla brusca ed assai accentuata inversione di tendenza nella fluttuazione nei tassi di cambio, soprattutto del dollaro statunitense".

 Il settore immobiliare, ha continuato il Porporato, "ha ottenuto un risultato netto di 32,3 milioni di euro, superiore a quello registrato nel 2005 quando si attestò a circa 22,4 milioni (...) Nell'esercizio in esame i costi complessivi del settore sono stati circa 27 milioni di euro, mentre i ricavi hanno raggiunto i 59,3 milioni di euro".

  Il settore delle "Attività di quattro istituzioni collegate con la Santa Sede", comprendente le "aziende mediatiche": Radio Vaticana, Tipografia Vaticana - Editrice "L'Osservatore Romano", Centro Televisivo Vaticano (CTV) e Libreria Editrice Vaticana (LEV), ha chiuso con un saldo negativo di 12,8 milioni di euro, riferibile sostanzialmente ai risultati negativi attribuiti alla Radio Vaticana, (circa 23,8 milioni), ed allo "L'Osservatore Romano" (4,4 milioni di euro). Di contro la Tipografia Vaticana ha chiuso il bilancio con un avanzo di 1,3 milioni di euro e il Centro Televisivo Vaticano con un avanzo di 421 mila euro. La Libreria Editrice Vaticana ha chiuso il bilancio consuntivo 2006 con un avanzo di 1,3 milioni di euro. Il Cardinale Sebastiani ha ricordato che alla LEV sono affidati "l'esercizio e la tutela  (in perpetuo e a livello mondiale) di tutti i diritti sui documenti attraverso i quali il Sommo Pontefice esercita il proprio magistero".

  L'ultima voce del conto economico che riguarda costi e ricavi diversi, si è chiusa con un saldo positivo di 184 mila euro dovute, a fronte di un saldo passivo di 7 milioni di euro del 2005, che rifletteva i costi sostenuti nel periodo della Sede Vacante.

  Il Cardinale Sebastiani ha infine precisato che il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha presieduto, il 2 luglio scorso, la 41ma riunione del Consiglio dei Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede. I Porporati hanno esaminato il Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede ed il Bilancio del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano per l'esercizio 2006. Il Bilancio di quest'ultimo si è chiuso con un risultato positivo di 21,8 milioni di euro, inferiore ai 29,6 milioni di euro del 2005.

  Le offerte dei fedeli per l'Obolo di San Pietro, fondo destinato alle opere caritative del Santo Padre, sono considerevolmente aumentate rispetto all'anno passato. Nel 2006 hanno totalizzato 74,6 milioni di euro, mentre nel 2005 avevano totalizzato 46,741milioni di euro.
OP/FINANZE SANTA SEDE/SEBASTIANI                              VIS 20070706 (630)


giovedì 5 luglio 2007

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 5 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Sergio Sebastiani, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.

- Nove Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Dominicana, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, Arcivescovo di Santo Domingo, con gli Ausiliari: Vescovo Amancio Escapa Aparicio, O.C.D., Vescovo Pablo Cedano Cedano e con il già Ausiliare Vescovo Francisco José Arnáiz Zarandona, S.I.

    - Il Vescovo Rafael Leónidas Felipe y Núñez, di Barahona con il Vescovo emerito Fabio Mamerto Rivas Santos, S.D.B.

    - Il Vescovo Gregorio Nicanor Peña Rodríguez, di Nuestra Señora de la Altagracia en Higüey.

    - Il Vescovo José Dolores Grullón Estrella, di San Juan de la Maguana.

    - Il Vescovo Francisco Ozoria Acosta, di San Pedro de Macorís.

  Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
AP:AL/.../...                                       VIS 20070705 (170)


REPUBBLICA DOMINICANA: FAMIGLIA OBIETTIVO PRIORITARIO


CITTA' DEL VATICANO, 5 LUG. 2007 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i Presuli della Conferenza dell'Episcopato Dominicano al termine della Visita "ad Limina Apostolorum".

  "L'obiettivo prioritario del vostro ministero pastorale" - ha detto il Papa - "deve essere che la verità su Cristo e la verità sull'uomo penetrino più profondamente nei diversi ambiti della società della Repubblica Dominicana".

  Tale missione, ha sottolineato Benedetto XVI, "non è esente da difficoltà, si sviluppa in un popolo dallo spirito aperto e sensibile alla Buona Novella". Nonostante nella Repubblica Dominicana "si facciano sentire i sintomi di un processo di secolarizzazione nel quale per molti Dio non rappresenta l'origine e la meta, né il senso ultimo della vita, nel fondo, come voi ben sapete, questo popolo ha ancora un'anima profondamente cristiana".

  "La nuova evangelizzazione" - ha proseguito il Pontefice - "ha anche come obiettivo fondamentale la famiglia". In merito il Papa ha assicurato che la Chiesa sostiene le famiglie di fronte alle "grandi sfide con le quali devono confrontarsi" e "le incoraggia nella fede e a perseverare in un progetto cristiano di vita frequentemente soggetto a tanti cambiamenti e pericoli".

  Il Santo Padre ha ribadito che "la Chiesa si adopera affinché la famiglia sia davvero il luogo dove  la persona nasce, cresce e viene educata per la vita, e dove i genitori, amando teneramente i propri figli, li preparano ad intrattenere sane relazioni interpersonali che incarnino i valori morali e umani in una società segnata fortemente dall'edonismo o dall'indifferentismo religioso".

  Ribadendo la necessità che le Autorità del Paese "collaborino sempre più nell'irrinunciabile compito in favore delle famiglie", il Papa ha precisato di non ignorare "le difficoltà che l'istituzione familiare trova nella Nazione, specialmente con il dramma del divorzio e le pressioni per la legalizzazione dell'aborto, l'aumento delle unioni non in accordo con il disegno del Creatore sul matrimonio".

  Riferendosi alle vocazioni sacerdotali e religiose, Benedetto XVI ha segnalato che la loro promozione "deve essere una priorità per i Vescovi ed un impegno di tutto il popolo dei fedeli. (...) Oltre una solida formazione, è indispensabile un profondo discernimento sull'idoneità umana e cristiana dei seminaristi, per assicurare, nel miglior modo possibile, il degno esercizio del loro futuro ministero".

  Il Papa ha anche ricordato che nell'ambito delle migrazioni, i Vescovi dedicano "molte energie all'assistenza dei dominicani all'estero" ed ha invitato i Presuli "ad accompagnare con grande carità, come già fate, gli immigrati haitiani che hanno abbandonato il proprio Paese alla ricerca di migliori condizioni di vita per sé e le proprie famiglie".

  In merito all'evangelizzazione della cultura, il Santo Padre ha affermato che: "Questa missione non può prescindere dai mezzi di comunicazione sociale: radio, produzioni televisive, video e reti informatiche possono essere di grande utilità per una più ampia diffusione del Vangelo. È un impegno" - ha soggiunto il Papa - "che spetta in particolare ai laici".

  Benedetto XVI ha ancora affermato che è necessario offrire ai laici "una buona formazione religiosa, che consenta di affrontare le numerose sfide della società attuale. Ad essi tocca il dovere di promuovere i valori umani e cristiani che illuminano la realtà politica, economica e culturale del Paese, con il fine di instaurare un ordine sociale più giusto ed equo, secondo la Dottrina Sociale della Chiesa".

  "Al tempo stesso" - ha concluso il Papa - "coerentemente con le norme etiche e morali, i laici devono dare un esempio di onestà e trasparenza nella gestione delle attività pubbliche, di fronte alla latente e diffusa piaga della corruzione, che a volte raggiunge anche le aree del potere politico ed economico, oltre che gli ambiti pubblici e sociali".
AL/.../REPUBBLICA DOMINICANA                       VIS 20070705 (610)


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