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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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domenica 16 settembre 2012

IL PAPA: DIO BENEDICA LA COMUNITÀ ARMENA TANTO DURAMENTE PROVATA

Città del Vaticano, 16 settembre 2012 (VIS). Nella tarda mattinata di ieri, prima del pranzo con i Patriarchi e Vescovi del Libano e con i membri dell'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente nel Patriarcato di Bzommar, il Papa ha ringraziato per il loro invito il Patriarca Nersès Bédros XIX Tarmouni e il Superiore dell'Istituto del Clero Patriarcale.

"La divina Provvidenza - ha detto Benedetto XVI - ha permesso il nostro incontro in questo convento di Bzommar, così emblematico per la Chiesa armena cattolica. Il suo fondatore, il monaco Hagop, soprannominato Méghabarde – Peccatore –, è per noi un esempio di preghiera, di distacco dai beni materiali e di fedeltà a Cristo Redentore. 500 anni fa egli promosse la stampa del Libro del Venerdì, stabilendo così un ponte tra l’oriente e l’occidente cristiani. Alla sua scuola, possiamo imparare il senso della missione, il coraggio della verità e il valore della fraternità nell’unità. Nel momento in cui ci accingiamo a rifocillarci con questo pasto preparato con amore e generosamente offerto, il monaco Hagop ci ricorda anche che la sete dello spirituale e la ricerca dell’al di là devono sempre abitare i nostri cuori. Poiché 'non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio'".

"Cari amici, per intercessione degli Apostoli Bartolomeo e Taddeo, e di San Gregorio l’Illuminatore, domandiamo al Signore di benedire la Comunità armena duramente provata attraverso i tempi e di mandare nella sua messe numerosi e santi operai che, a motivo di Cristo, siano capaci di cambiare il volto delle nostre società, di guarire i cuori straziati e di ridare coraggio, forza e speranza ai disperati. Grazie!"

ISLAM E CRISTIANESIMO POSSONO CONVIVERE SENZA ODIO

Città del Vaticano, 16 settembre 2012 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, il Santo Padre si è recato in visita al Patriarcato Maronita di Bkerké, dal 1823 sede invernale del Patriarcato Maronita di Antiochia e di tutto l'Oriente, mentre la residenza estiva si trova a Dimane, nel nord del Libano. Il Patriarca è Sua Beatitudine Béchara Boutros Raï, O.M.M.

L'incontro del Papa con i giovani del Libano e del Medio Oriente ha avuto luogo a Bkerké che si trova sul fianco della collina di Harissa dominata dal Santuario di Nostra Signora del Libano.

"Cari amici - ha detto il Papa - voi vivete oggi in questa parte del mondo che ha visto la nascita di Gesù e lo sviluppo del cristianesimo. È un grande onore! Ed è un appello alla fedeltà, all'amore per la vostra terra e soprattutto ad essere testimoni e messaggeri della gioia di Cristo (...) Fra gli Apostoli e i Santi, molti hanno vissuto periodi agitati e la loro fede è stata la sorgente del loro coraggio e della loro testimonianza. Attingete dal loro esempio e dalla loro intercessione l'ispirazione e il sostegno di cui avete bisogno!".

"Conosco le vostre difficoltà nella vita quotidiana, a causa della mancanza di stabilità e di sicurezza, della difficoltà di trovare un lavoro o ancora del sentimento di solitudine e di emarginazione. In un mondo in continuo movimento, siete messi a confronto con numerose e gravi sfide. Anche la disoccupazione e la precarietà non devono spingervi ad assaggiare il «miele amaro» dell'emigrazione, con lo sradicamento e la separazione in cambio di un futuro incerto. Per voi si tratta di essere protagonisti del futuro del vostro Paese, e di occupare il vostro ruolo nella società e nella Chiesa".

"Voi avete un posto privilegiato nel mio cuore e nella Chiesa intera (...) La Chiesa ha bisogno del vostro entusiasmo e della vostra creatività! La giovinezza è il momento in cui si aspira a grandi ideali e il periodo in cui si studia per prepararsi ad un mestiere ed ad un futuro. (...) Cercate ciò che è bello, e abbiate il gusto di fare ciò che è bene! (...) 'Non abbiate paura. Aprite le porte dei vostri spiriti e dei vostri cuori a Cristo!' (...) Cristo vi dice: 'Salami o-tikum' Vi do la mia pace!. Qui è la vera rivoluzione portata da Cristo, quella dell'amore".

"Le frustrazioni presenti non devono condurvi a rifugiarvi in mondi paralleli come quelli, tra gli altri, delle droghe di ogni tipo, o quello della tristezza della pornografia. Quanto alle reti sociali, esse sono interessanti ma possono facilmente trascinarvi alla dipendenza e alla confusione tra il reale e il virtuale. Cercate e vivete relazioni ricche di amicizia vera e nobile. Abbiate iniziative che diano senso e radici alla vostra esistenza, contrastando la superficialità e il facile consumismo! (...) Cercate dei buoni maestri, delle guide spirituali che sappiano indicarvi la strada della maturità, lasciando ciò che è illusorio, ciò che è apparenza e menzogna".

"Meditate la Parola di Dio! Scoprite l'interesse e l'attualità del Vangelo. Pregate! La preghiera, i Sacramenti sono i mezzi sicuri ed efficaci per essere cristiani e vivere 'radicati e costruiti su di lui [su Cristo], saldi nella fede'. In Lui, tutti gli uomini sono nostri fratelli. (...) 'Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri' (Gv 13,34). Questo è il testamento di Gesù ed il segno del cristiano".

"E dunque, Cristo vi invita a fare come Lui, ad accogliere l'altro senza riserve, anche se appartiene ad una cultura, religione, nazione differente. Fargli posto, rispettarlo, essere buoni verso di lui, rende sempre più ricchi di umanità e forti della pace del Signore. (...)
Vivere insieme momenti di amicizia e di gioia permette di resistere ai germi di divisione, sempre da combattere! (...) Siate i messaggeri del Vangelo della vita e dei valori della vita. Resistete coraggiosamente a tutto ciò che la nega: l'aborto, la violenza, il rifiuto e il disprezzo dell'altro, l'ingiustizia, la guerra. Così facendo diffonderete la pace intorno a voi. Non sono forse gli 'operatori di pace' coloro che alla fine ammiriamo di più? (...) Non è forse un mondo di pace che vogliamo nel più profondo per noi e per gli altri? (...). Scoprire in verità il perdono e la misericordia di Dio, permette sempre di ripartire verso una vita nuova. Non è facile perdonare. Ma il perdono di Dio dà la forza della conversione, e la gioia di perdonare a propria volta. Il perdono e la riconciliazione sono vie di pace, ed aprono un futuro".

"Giovani libanesi, voi siete la speranza e il futuro del vostro Paese. Voi siete il Libano, terra di accoglienza, di convivenza, con questa capacità inaudita di adattamento. E in questo momento, non possiamo dimenticare i milioni di persone che compongono la diaspora libanese e che mantengono solidi legami con il loro Paese di origine. Giovani del Libano, siate accoglienti e aperti, come Cristo vi chiede e come il vostro Paese vi insegna".

"Vorrei salutare ora i giovani musulmani che sono con noi stasera. Vi ringrazio per la vostra presenza che è così importante. Voi siete con i giovani cristiani il futuro di questo meraviglioso Paese e dell’insieme del Medio Oriente. Cercate di costruirlo insieme! E quando sarete adulti, continuate a vivere la concordia nell’unità con i cristiani. Poiché la bellezza del Libano si trova in questa bella simbiosi".

"Bisogna che l’intero Medio Oriente, guardando voi, comprenda che i musulmani e i cristiani, l’Islam e il Cristianesimo, possono vivere insieme senza odio, nel rispetto del credo di ciascuno, per costruire insieme una società libera e umana".

"Ho saputo inoltre che ci sono tra noi dei giovani venuti dalla Siria. Voglio dirvi quanto ammiro il vostro coraggio. Dite a casa vostra, ai familiari e agli amici, che il Papa non vi dimentica. Dite attorno a voi che il Papa è triste a causa delle vostre sofferenze e dei vostri lutti. Egli non dimentica la Siria nelle sue preghiere e nelle sue preoccupazioni. Non dimentica i mediorientali che soffrono. È tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre".

Al termine dell'Incontro il Papa ha salutato i Patriarchi cattolici del Libano nella Cappella dell'Assunzione del Palazzo Patriarcale.

SERVIRE LA GIUSTIZIA E LA PACE É ESIGENZA DEI CRISTIANI E DELLA CHIESA

Città del Vaticano, 16 settembre 2012 (VIS) Questa mattina il City Center Waterfront è stato lo scenario della Santa Messa celebrata da Benedetto XVI. Il Waterfront è una zona costiera fra il porticciolo turistico e il centro della città di Beirut; il terreno è stato recuperato dal mare con la terra di riporto e le macerie del centro di Beirut raso al suolo alla fine della guerra, prima di avviare la ricostruzione.

Il Santo Padre è giunto in autovettura chiusa proveniente dalla Nunziatura Apostolica di Harissa ed ha percorso in autovettura panoramica l'ultimo tratto del tragitto, a partire dal lungomare di Jounieh. A l suo arrivo Benedetto XVI è stato ricevuto dal Sindaco di Beirut che ha consegnato al Papa le chiavi della città. Alla Santa Messa hanno assistito migliaia di fedeli, le Autorità civili libanesi e 300 Vescovi del Medio Oriente. La liturgia è stata celebrata in francese, arabo e latino.

Nell'omelia il Papa ha commentato il Vangelo di oggi che rivela la vera identità di Gesù. Nel Vangelo di Marco Gesù cammina con i discepoli sulla strada che conduce ai villaggi della regione di Cesarea di Filippo e chiedo loro "E voi chi credete che io sia?".

"Il momento scelto per porre loro questa domanda non è senza significato. Gesù si trova ad una svolta decisiva della propria esistenza. Sale verso Gerusalemme, verso il luogo dove si compirà, mediante la croce e la resurrezione, l’evento centrale della nostra salvezza. È ancora a Gerusalemme che, allo sfociare di tutti questi eventi, la Chiesa nascerà".

Nel brano evangelico, dopo che Pietro ha proclamato che Gesù è il Messia, Cristo dice ai discepoli che il Messia dovrà soffrire e morire sulla croce prima di risorgere. "Egli è consapevole - ha detto il Pontefice - che la gente potrebbe servirsi di questa risposta per disegni che non sono i suoi, per suscitare false speranze temporali su di lui. Non si lascia intrappolare nei soli attributi del liberatore umano che molti attendono".

Gesù è "un Messia sofferente, un Messia servo, e non un liberatore politico onnipotente. È il Servo obbediente alla volontà del Padre suo fino a perdere la propria vita. (...) Porsi alla sequela di Gesù significa prendere la propria croce per accompagnarlo nel suo cammino, un cammino scomodo che non è quello del potere o della gloria terrena, ma quello che conduce necessariamente a rinunciare a se stessi, a perdere la propria vita per Cristo e il Vangelo, al fine di salvarla, poiché siamo certi che questa via conduce alla risurrezione, alla vita vera e definitiva con Dio". Benedetto XVI ha ricordato che l'Anno della Fede, che avrà inizio l'11 ottobre prossimo, invita tutti i fedeli ad impegnarsi "in maniera rinnovata su questa via della conversione del cuore. Lungo tutto l’arco di questo anno, vi incoraggio dunque vivamente ad approfondire la vostra riflessione sulla fede per renderla più consapevole e per rafforzare la vostra adesione a Cristo Gesù e al suo Vangelo".

"La via sulla quale Gesù ci vuole condurre è una via di speranza per tutti. La gloria di Gesù si rivela nel momento in cui, nella sua umanità, Egli si mostra più debole, specialmente nell’Incarnazione e sulla croce. È in questo modo che Dio manifesta il suo amore, facendosi servo, donandosi a noi".

Benedetto XVI ha successivamente fatto riferimento alla seconda lettura nella quale Giacomo ricorda che la sequela di Gesù, per essere autentica esige "atti concreti". "È un’esigenza imperativa per la Chiesa servire, e per i cristiani di essere veri servitori ad immagine di Gesù. (...) Così, servire la giustizia e la pace, in un mondo dove la violenza non cessa di estendere il suo corteo di morte e di distruzione, è urgente al fine di impegnarsi per una società fraterna, per costruire la comunione! (...) Prego particolarmente il Signore che dia a questa regione del Medio Oriente servitori della pace e della riconciliazione, perché tutti possano vivere pacificamente e con dignità. È una testimonianza essenziale che i cristiani debbono dare qui, in collaborazione con tutte le persone di buona volontà. Vi chiamo tutti ad operare per la pace. Ciascuno al proprio livello e là dove si trova".

"Il servizio deve ancora essere al cuore della vita della comunità cristiana stessa. Ciascun ministero, qualsiasi incarico nella Chiesa, sono prima di tutto un servizio a Dio e ai fratelli! È questo spirito che deve animare tutti i battezzati, gli uni verso gli altri, specialmente con un impegno effettivo accanto ai più poveri, agli emarginati, a quanti soffrono, affinché sia preservata l’inalienabile dignità di ogni persona".

"Cari fratelli e sorelle che soffrite nel corpo o nel cuore - ha esclamato il Pontefice - la vostra sofferenza non è vana! Cristo Servo si fa vicino a tutti coloro che soffrono. (...) Possiate trovare sulla vostra strada fratelli e sorelle che manifestano concretamente la sua presenza amorevole che non può abbandonarvi! Siate pieni di speranza a causa di Cristo!"

"Dio benedica il Libano - ha concluso il Santo Padre - benedica tutti i popoli di questa amata regione del Medio Oriente e faccia loro il dono della sua pace".

IL VANGELO CONTINUI A RISUONARE NELLA REGIONE CHE HA RACCOLTO LE PAROLE DI GESÙ

Città del Vaticano, 16 settembre 2012 (VIS). Al termine della celebrazione eucaristica, l'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi ha invitato il Santo Padre a consegnare ai Patriarchi Cattolici del Medio Oriente, ai Presidenti delle Conferenze Episcopali di Turchia e dell'Iran e a diversi fedeli, l'Esortazione Apostolica Post-Sinodale "Ecclesia in Medio Oriente", risultante dall'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, tenutasi nell'ottobre 2010 sul tema: ""La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola’ (At 4, 32)".

Benedetto XVI ha auspicato che il documento "sia una guida per avanzare sulle vie multiformi e complesse dove Cristo vi precede. Possa la comunione nella fede, nella speranza e nella carità essere rafforzata nei vostri Paesi e in ciascuna comunità per rendere credibile la vostra testimonianza resa al solo Santo, Dio Uno e Trino, che si è fatto vicino ad ogni uomo!".

"Cara Chiesa in Medio Oriente, attingi alla linfa originale della Salvezza che si è realizzata su questa Terra unica e amata tra tutte! Avanza sulle orme dei tuoi padri nella fede, essi che hanno aperto, con la loro costanza e la loro fedeltà, la via della risposta dell’umanità alla Rivelazione di Dio! Trova nella splendida varietà dei santi che sono fioriti presso di te gli esempi e gli intercessori che ispireranno la tua risposta alla chiamata del Signore a camminare verso la Gerusalemme celeste, dove Dio asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi (cfr Ap 21,4)! La comunione fraterna sia un sostegno nella vita quotidiana e il segno della fraternità universale che Gesù, Primogenito di una moltitudine, è venuto ad instaurare! Così, in questa regione che ne ha visto gli atti e raccolto le parole, il Vangelo continui a risuonare come 2000 anni fa e sia vissuto oggi e sempre!", ha concluso il Papa.


ANGELUS: PERCHÈ TANTI ORRORI? PERCHÈ TANTI MORTI?

Città del Vaticano, 16 settembre 2012 (VIS). Dopo la consegna dell'Esortazione Apostolica
il Papa ha pronunciato alcune parole prima della recita dell'Angelus, invocando Maria, Nostra Signora del Libano "intorno alla quale si riuniscono cristiani e musulmani" e implorando dalla Vergine "il dono della pace per gli abitanti della Siria e dei paesi vicini".

"Voi conoscete bene la tragedia dei conflitti e della violenza che genera tante sofferenze. - ha detto il Papa - Purtroppo, il fragore delle armi continua a farsi sentire, come pure il grido delle vedove e degli orfani! La violenza e l’odio invadono le strade, la vita, e le donne e i bambini ne sono le prime vittime. Perché tanti orrori? Perché tanti morti? Faccio appello alla comunità internazionale! Faccio appello ai Paesi arabi affinché, come fratelli, propongano soluzioni praticabili che rispettino la dignità di ogni persona umana, i suoi diritti e la sua religione! Chi vuole costruire la pace deve smettere di vedere nell’altro un male da eliminare. Non è facile vedere nell’altro una persona da rispettare e da amare, eppure bisogna farlo, se si desidera costruire la pace, se si vuole la fraternità".

"Che Dio conceda al vostro Paese, alla Siria e al Medio Oriente - ha esclamato il Pontefice - il dono della pace dei cuori, il silenzio delle armi e la cessazione di ogni violenza! Possano gli uomini comprendere che sono tutti fratelli! Maria, che è nostra Madre, comprende la nostra preoccupazione e le nostre necessità. Con i Patriarchi e i Vescovi presenti, pongo il Medio Oriente sotto la sua materna protezione. Che possiamo, con l’aiuto di Dio, convertirci per lavorare con ardore alla costruzione della pace necessaria ad una vita armoniosa tra fratelli, qualunque sia l’origine e la convinzione religiosa".

sabato 15 settembre 2012

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 15 settembre 2012 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare della Diocesi di Gniezno (Polonia), presentata dal Vescovo Bogdan Wojtus, per raggiunti limiti di età.

- Ha nominato Membri della Congregazione dei Santi, il Cardinale Enno Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia ed il Vescovo Gianfranco Girotti, Reggente emerito della Penitenzieria Apostolica.

MESSAGGIO DELLA RELIGIONE DEVE ESSERE CONTRO LA VIOLENZA

Città del Vaticano, 15 settembre 2012 (VIS). Nell'aereo papale diretto in Libano il Papa ha riposto, come di consueto, alle domande dei giornalisti che lo accompagnavano, relativamente a diversi temi legati alla situazione in Libano e in Medio Oriente.

D. Santo Padre, in questi giorni ricorrono anniversari terribili come quello dell'11 settembre e il massacro di Sabra e Chatila; ai confini del Libano è in corso una sanguinosa guerra civile, e vediamo anche che in altri Paesi, il rischio della violenza è sempre presente. Santo Padre è stato tentato di rinunciare a questo Viaggio a motivo dell’insicurezza, o qualcuno Le ha suggerito di rinunciarvi?

Santo Padre: Posso dire che nessuno mi ha mai consigliato di rinunciare a questo viaggio e, da parte mia, non ho mai contemplato questa ipotesi, perché so che se la situazione si fa più complicata, è più necessario offrire questo segno di fraternità, di incoraggiamento e di solidarietà. È il significato del mio viaggio: invitare al dialogo, invitare alla pace contro la violenza, procedere insieme per trovare la soluzione dei problemi.

D. Molti cattolici manifestano la loro inquietudine dinanzi alla crescita dei fondamentalismi in diverse regioni del mondo e alle aggressioni di cui sono vittime numerosi cristiani. In questo contesto difficile e sovente sanguinoso, la Chiesa come può rispondere all’imperativo del dialogo con l’islam, su cui Lei ha più volte insistito?

Santo Padre: Il fondamentalismo è sempre una falsificazione della religione. Va contro l’essenza della religione, che vuole riconciliare e creare la pace di Dio nel mondo. (...) Il messaggio fondamentale della religione dev’essere contro la violenza, che ne è una falsificazione, come il fondamentalismo, e dev’essere l’educazione e l’illuminazione e la purificazione delle coscienze, per renderle capaci di dialogo, di riconciliazione e di pace.

D. Nel contesto dell’onda di desiderio di democrazia che si è messa in moto in tanti Paesi del Medio Oriente con la cosiddetta “primavera araba”, data la realtà sociale nella maggioranza di questi Paesi, in cui i cristiani sono minoranza, non c’è il rischio di una tensione inevitabile fra il dominio della maggioranza e la sopravvivenza del cristianesimo?

Santo Padre: Direi che, di per sé, la primavera araba è una cosa positiva: è un desiderio di maggiore democrazia, maggiore libertà, di maggiore cooperazione, di una rinnovata identità araba. E questo grido della libertà, che viene da una gioventù più formata culturalmente e professionalmente, che desidera maggiore partecipazione nella vita politica, nella vita sociale, è un progresso, una cosa molto positiva e salutata proprio anche da noi cristiani. Naturalmente, dalla storia delle rivoluzioni, sappiamo che il grido della libertà (...) è sempre in pericolo di dimenticare (...) una dimensione fondamentale della libertà, cioè la tolleranza dell’altro; il fatto che la libertà umana è sempre una libertà condivisa, che solo nella condivisione, nella solidarietà, nel vivere insieme, con determinate regole, può crescere. (...) Dobbiamo fare tutti il possibile perché il concetto di libertà, il desiderio di libertà vada nella giusta direzione, non dimentichi la tolleranza, l’insieme, la riconciliazione, come parte fondamentale della libertà. Così anche la rinnovata identità araba implica - penso - pure il rinnovamento dell’insieme secolare e millenario di cristiani e arabi, che proprio insieme, nella tolleranza di maggioranza e minoranza, hanno costruito queste terre e non possono non vivere insieme. Perciò penso sia importante vedere l’elemento positivo in questi movimenti e fare la nostra parte perché la libertà sia concepita in modo giusto e risponda a maggior dialogo e non al dominio di uno contro gli altri.

D. Santo Padre, in Siria, come tempo fa in Iraq, molti cristiani si sentono costretti a lasciare a malincuore il loro Paese. Che cosa intende fare o dire la Chiesa cattolica per aiutare in questa situazione, per arginare la scomparsa dei cristiani in Siria e in altri Paesi mediorientali?

Santo Padre: Devo dire innanzi tutto che non solo cristiani fuggono, ma anche musulmani. Naturalmente il pericolo che i cristiani si allontanino e perdano la loro presenza in queste terre è grande e noi dobbiamo fare il possibile per aiutarli a rimanere. L’aiuto essenziale sarebbe la cessazione della guerra, della violenza: questa crea la fuga. Quindi, il primo atto è fare tutto il possibile perché finisca la violenza e sia realmente creata una possibilità di rimanere insieme anche in futuro. Che cosa possiamo fare contro la guerra? Diciamo, naturalmente, sempre diffondere il messaggio della pace, chiarire che la violenza non risolve mai un problema e rafforzare le forze della pace. (...) Direi forse gesti della cristianità, giornate di preghiera per il Medio Oriente, per i cristiani e i musulmani, mostrare possibilità di dialogo e di soluzioni. Direi anche che deve finalmente cessare l’importazione di armi: perché senza l’importazione di armi la guerra non potrebbe continuare. Invece di importare le armi, che è un peccato grave, dovremmo importare idee di pace, creatività, trovare soluzioni per accettare ognuno nella sua alterità; dobbiamo quindi rendere visibile nel mondo il rispetto delle religioni, le une delle altre, il rispetto dell’uomo come creatura di Dio, l’amore del prossimo come fondamentale per tutte le religioni. In questo senso, con tutti i gesti possibili, con aiuti anche materiali, aiutare perché cessi la guerra, la violenza, e tutti possano ricostruire il Paese.

D. Santo Padre. Oltre alla preghiera e ai sentimenti di solidarietà, Lei vede passi concreti che le Chiese e i cattolici dell’Occidente, soprattutto in Europa e America, possono fare per sostenere i fratelli del Medio Oriente?

Santo Padre: Direi che dobbiamo influire sull’opinione politica e sui politici per impegnarsi realmente, con tutte le forze, con tutte le possibilità, con vera creatività, per la pace, contro la violenza. Nessuno dovrebbe sperare vantaggi dalla violenza, tutti devono contribuire. (...) Inoltre, le nostre organizzazioni caritative dovrebbero anche aiutare in modo materiale e fare di tutto. Abbiamo organizzazioni come i Cavalieri del Santo Sepolcro, di per sé solo per la Terra Santa, ma simili organizzazioni potrebbero aiutare materialmente, politicamente, umanamente anche in questi Paesi. Direi, ancora una volta, gesti visibili di solidarietà, giornate di preghiera pubblica, simili cose possono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, essere fattori reali".


UNA NUOVA FRATERNITÀ FONDATA SULLA GRANDEZZA DELLA PERSONA C

ittà del Vaticano, 15 settembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha iniziato la seconda giornata del suo Viaggio Apostolico in Libano con una visita di cortesia al Presidente della Repubblica, Generale Michel Sleiman, nel Palazzo Presidenziale di Baabda, dove ha incontrato anche il Presidente della Camera dei Deputati Signor Nabih Berri e il Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Nagib Mikati. Successivamente, sempre nel Palazzo di Baabda, Benedetto XVI ha incontrato i Capi delle Comunità religiose musulmane Sunnita, Sciita, Drusa ed Alauita. Il Papa ha consegnato alle Autorità civili e religiose una copia dell'Esortazione Apostolica post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente".

Il Papa, accompagnato del Presidente della Repubblica del Libano, ha piantato nel giardino presidenziale un cedro del Libano, quindi, al termine di questa breve cerimonia simbolica, Benedetto XVI ha pronunciato nel "Salone 25 maggio", un discorso alla Autorità istituzionali, al Corpo diplomatico, ai Capi religiosi ed ai rappresentanti del mondo della cultura. Di seguito riportiamo ampi estratti.

"Ho domandato a Dio di benedirvi, di benedire il Libano e di benedire tutti gli abitanti di questa Regione che ha visto nascere grandi religioni e nobili culture. Perché Dio ha scelto questa Regione? Perché essa vive nella tormenta? Dio l’ha scelta, mi sembra, affinché sia esemplare, affinché testimoni di fronte al mondo la possibilità che l’uomo ha di vivere concretamente il suo desiderio di pace e di riconciliazione!".

"Al fine di assicurare il dinamismo necessario per costruire e consolidare la pace, occorre instancabilmente tornare ai fondamenti dell’essere umano. La dignità dell’uomo è inseparabile dal carattere sacro della vita donata dal Creatore. (...) Per costruire la pace, la nostra attenzione deve dunque portarsi verso la famiglia, al fine di facilitare il suo compito, per sostenerla così e dunque promuovere dappertutto una cultura di vita. L’efficacia dell’impegno per la pace dipende dalla concezione che il mondo può avere della vita umana. Se vogliamo la pace, difendiamo la vita! Questa logica squalifica non solo la guerra e gli atti terroristici, ma anche ogni attentato alla vita dell’essere umano, creatura voluta da Dio. L’indifferenza o la negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’uomo impediscono il rispetto di questa grammatica che è la legge naturale inscritta nel cuore umano (...). Dobbiamo dunque unire i nostri sforzi per sviluppare una sana antropologia che comprenda l’unità della persona. Senza di essa, non è possibile costruire l’autentica pace".

"Benché siano più evidenti nei Paesi che conoscono conflitti armati, (...) gli attentati all’integrità e alla vita delle persone esistono anche in altri Paesi. La disoccupazione, la povertà, la corruzione, le diverse dipendenze, lo sfruttamento, i traffici di ogni sorta e il terrorismo implicano, assieme alla sofferenza inaccettabile di quanti ne sono vittime, un indebolimento del potenziale umano. La logica economica e finanziaria vuole continuamente imporci il suo giogo e far primeggiare l’avere sull’essere! Ma la perdita di ogni vita umana è una perdita per l’umanità intera. (...) Certe ideologie, mettendo in causa in modo diretto o indiretto, o persino legale, il valore inalienabile di ogni persona e il fondamento naturale della famiglia, minano le basi della società. (...) Solo una solidarietà effettiva costituisce l’antidoto a tutto questo. Solidarietà per respingere ciò che ostacola il rispetto di ogni essere umano, solidarietà per sostenere le politiche e le iniziative volte ad unire i popoli in modo onesto e giusto. (...) Una migliore qualità di vita e di sviluppo integrale non è possibile che nella condivisione delle ricchezze e delle competenze, rispettando la dignità di ciascuno. (...) Oggi, le differenze culturali, sociali, religiose, devono approdare a vivere un nuovo tipo di fraternità, dove appunto ciò che unisce è il senso comune della grandezza di ogni persona, e il dono che essa è per se stessa, per gli altri e per l’umanità. Qui si trova la via della pace! (...) Qui è l’orientamento che deve presiedere alle scelte politiche ed economiche, ad ogni livello e su scala planetaria!".

"Per aprire alle generazioni di domani un futuro di pace, il primo compito è dunque quello di educare alla pace per costruire una cultura di pace. L’educazione, nella famiglia o a scuola, dev’essere anzitutto educazione ai valori spirituali che conferiscono alla trasmissione del sapere e delle tradizioni di una cultura il loro senso e la loro forza. (...) Il compito dell’educazione è di accompagnare la maturazione della capacità di fare scelte libere e giuste, che possano andare contro-corrente rispetto alle opinioni diffuse, alle mode, alle ideologie politiche e religiose. L’affermarsi di una cultura di pace ha questo prezzo! Occorre evidentemente bandire la violenza verbale o fisica. Essa è sempre un oltraggio alla dignità umana, sia dell’autore sia della vittima. D’altronde, valorizzando le opere pacifiche e il loro influsso per il bene comune, si crea anche l’interesse per la pace. (...). Pensieri di pace, parole di pace e gesti di pace creano un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità, dove gli sbagli e le offese possono essere riconosciuti in verità per avanzare insieme verso la riconciliazione. Che gli uomini di Stato e i responsabili religiosi vi riflettano!".

"Dobbiamo essere ben coscienti che il male non è una forza anonima che agisce nel mondo in modo impersonale o deterministico. Il male, il demonio, passa attraverso la libertà umana (...). Cerca un alleato, l’uomo. Il male ha bisogno di lui per diffondersi. È così che, avendo offeso il primo comandamento, l’amore di Dio, viene a pervertire il secondo, l’amore del prossimo. Con lui, l’amore del prossimo sparisce a vantaggio della menzogna e dell’invidia, dell’odio e della morte. Ma è possibile non lasciarsi vincere dal male e vincere il male con il bene (...). La trasformazione in profondità dello spirito e del cuore è necessaria per ritrovare una certa chiaroveggenza e una certa imparzialità, il senso profondo della giustizia e quello del bene comune. Uno sguardo nuovo e più libero renderà capaci di analizzare e di mettere in discussione sistemi umani che conducono a vicoli ciechi, per andare avanti tenendo conto del passato, per non ripeterlo più con i suoi effetti devastanti. Questa conversione richiesta è esaltante perché apre delle possibilità facendo appello alle innumerevoli risorse che abitano il cuore di tanti uomini e donne desiderosi di vivere in pace e pronti ad impegnarsi per la pace. Ora essa è particolarmente esigente: si tratta di dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle, e infine di perdonare. Perché solo il perdono dato e ricevuto pone le fondamenta durevoli della riconciliazione e della pace per tutti.

"Solo allora può crescere la buona intesa tra le culture e le religioni, la stima delle une per le altre senza sensi di superiorità e nel rispetto dei diritti di ciascuna. In Libano, la Cristianità e l'Islam abitano lo stesso spazio da secoli., Non è raro vedere nella stessa famiglia entrambe le religioni. Se in una stessa famiglia questo è possibile, perché non dovrebbe esserlo a livello dell'intera società? La specificità del Medio Oriente consiste nella mescolanza secolare di componenti diverse. Certo, ahimè, esse si sono anche combattute! Una società plurale esiste soltanto per effetto del rispetto reciproco, del desiderio di conoscere l'altro e del dialogo continuo. Questo dialogo tra gli uomini è possibile solamente nella consapevolezza che esistono valori comuni a tutte le grandi culture, perché sono radicate nella natura della persona umana. (...) Essi appartengono ai diritti di ogni essere umano. Nell'affermazione della loro esistenza, le diverse religioni recano un contributo decisivo. Non dimentichiamo che la libertà religiosa è il diritto fondamentale da cui molti altri dipendono. Professare e vivere liberamente la propria religione senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà deve essere possibile a chiunque. La perdita o l'indebolimento di questa libertà priva la persona del sacro diritto ad una vita integra sul piano spirituale. (...) La libertà religiosa ha una dimensione sociale e politica indispensabile alla pace! Essa promuove una coesistenza ed una vita armoniose attraverso l'impegno comune al servizio di nobili cause e la ricerca della verità, che non si impone con la violenza ma con 'la forza stessa della verità' (...) quella Verità che è in Dio. (...) La fede autentica non può condurre alla morte. L'artigiano di pace è umile e giusto. I credenti hanno dunque oggi un ruolo essenziale, quello di testimoniare la pace che viene da Dio e che è un dono fatto a tutti nella vita personale, familiare, sociale, politica ed economica (...). L'inoperosità degli uomini dabbene non deve permettere al male di trionfare. E il non far nulla è ancora peggio".

"Queste brevi riflessioni sulla pace, la società, la dignità della persona, sui valori della famiglia e della vita, sul dialogo e la solidarietà non possono rimanere ideali semplicemente enunciati. Possono e devono essere vissuti. Siamo in Libano ed è qui che devono essere vissuti. Il Libano è chiamato, ora più che mai, ad essere un esempio. Politici, diplomatici, religiosi, uomini e donne del mondo della cultura, vi invito dunque a testimoniare con coraggio intorno a voi, a tempo opportuno e inopportuno, che Dio vuole la pace, che Dio ci affida la pace".

Al termine dell'Incontro il Papa si è diretto al Patriarcato cattolico di Cilicia degli Armeni dove è stato accolto dal Patriarca, Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX Tarmouni. Benedetto XVI ha benedetto la statua del monaco Hagop, estensore del primo libro stampato in lingua armena, il "Il Libro del Venerdì, pubblicato a Venezia nel 1512. Successivamente il Papa ha consumato il pranzo con la comunità dei Patriarchi e Vescovi del Libano.

SINTESI ESORTAZIONE APOSTOLICA "ECCLESIA IN MEDIO ORIENTE"

Città del Vaticano, 15 settembre 2012 (VIS). Riportiamo la sintesi dell'Esortazione Apostolica post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente", resa pubblica nel pomeriggio di ieri a Beirut (Libano).

PREMESSA

L'Esortazione Apostolica post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente" è il documento elaborato dal Santo Padre Benedetto XVI sulla base delle 44 proposizioni finali dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente tenutasi in Vaticano dal 10 al 26 ottobre 2010, sul tema: "La Chiesa Cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza. 'La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un'anima sola' (At 4, 32)". Il testo si compone di tre parti con una introduzione e una conclusione.


INTRODUZIONE

L’Esortazione invita la Chiesa cattolica in Medio Oriente a ravvivare la comunione al suo interno, guardando ai “fedeli nativi” che appartengono alle Chiese orientali cattoliche sui iuris, ed aprendosi al dialogo con ebrei e musulmani. Si tratta di una comunione, di un’unità da raggiungere nella diversità dei contesti geografici, religiosi, culturali e sociopolitici nel Medio Oriente. Benedetto XVI rinnova l’appello a conservare ed a promuovere i riti delle Chiese Orientali, patrimonio di tutta la Chiesa di Cristo.

PRIMA PARTE

Il Papa invita a non dimenticare i cristiani che vivono in Medio Oriente e che portano un contributo “nobile e autentico” alla costruzione del Corpo di Cristo. Nel descrivere la situazione della regione e dei popoli che vi abitano, Benedetto XVI sottolinea drammaticamente i morti, le vittime “della cecità umana”, la paura e le umiliazioni. L'Esortazione ricorda che le posizioni della Santa Sede sui diversi conflitti nella regione e sullo status di Gerusalemme e dei Luoghi Santi sono largamente conosciute. Viene lanciato un appello alla conversione, alla pace, al superamento di tutte le distinzioni di razza, sesso e ceto, a vivere il perdono nell’ambito privato e comunitario.

Vita cristiana ed ecumenismo. Tutto questo capitolo è un appello in favore dell’unità ecumenica “che non è l’uniformità delle tradizioni e delle celebrazioni”: in un contesto politico difficile, instabile ed attualmente incline alla violenza come quello del Medio Oriente, la Chiesa si è sviluppata in modo davvero multiforme, presentando Chiese di antica tradizione e comunità ecclesiali più recenti. Si tratta di un mosaico che richiede uno sforzo notevole per rafforzare la testimonianza cristiana. L'Esortazione ribadisce l’importanza del lavoro teologico e delle diverse Commissioni ecumeniche e comunità ecclesiali, affinché – in linea con la dottrina della Chiesa – parlino con una sola voce sulle grandi questioni morali (famiglia, sessualità, bioetica, libertà, giustizia e pace). Importante anche l’ecumenismo diaconale, in ambito caritativo ed educativo. Vengono poi elencate alcune proposte concrete per una pastorale ecumenica di insieme: una certa ‘communicatio in sacris’ (ovvero la possibilità per i cristiani di accedere ai sacramenti in una Chiesa diversa dalla propria) per i sacramenti della penitenza, dell’eucaristia e dell’unzione degli infermi, e trovare un accordo una traduzione comune del Padre Nostro nelle lingue locali della regione.

Il dialogo interreligioso. Ricordando i legami storici e spirituali che i cristiani hanno con ebrei e musulmani, ribadisce che il dialogo interreligioso non è tanto quello dettato da considerazioni pragmatiche di ordine politico o sociale, ma si basa innanzitutto sui fondamenti teologici della fede: ebrei, cristiani e musulmani credono in un unico Dio e pertanto l’auspicio è che possano riconoscere “nell’altro credente” un fratello da amare e da rispettare, evitando di strumentalizzare la religione per conflitti “ingiustificabili per un credente autentico”. Riguardo al dialogo cristiano-ebraico, il Papa ricorda il patrimonio spirituale comune, basato sulla Bibbia, che riporta alle “radici giudaiche del cristianesimo”; invita i cristiani a prendere consapevolezza del mistero dell’Incarnazione di Dio e condanna le ingiustificabili persecuzioni del passato.

Per i musulmani, Benedetto XVI usa la parola “stima” ed aggiunge “nella fedeltà all’insegnamento del Concilio Vaticano II”; si rammarica, tuttavia, del fatto che le differenze dottrinali siano servite da pretesto agli uni e agli altri per giustificare, in nome della religione, pratiche di intolleranza, di discriminazione, di emarginazione e di persecuzione. L’Esortazione poi evidenzia come la presenza dei cristiani in Medio Oriente non sia né nuova, né casuale, ma storica: parte integrante della regione, essi hanno avviato “una simbiosi particolare” con la cultura circostante e – insieme ad ebrei e musulmani – hanno contribuito alla formazione di una ricca cultura, propria del Medio Oriente.

Riguardo ai cattolici della regione, il testo evidenzia che essi, cittadini nativi del Medio Oriente, hanno il diritto ed il dovere di partecipare pienamente alla vita civile, e non devono essere considerati cittadini di serie B. Il Papa afferma che la libertà religiosa - somma di tutte le libertà, sacra e inalienabile – include la libertà di scegliere la religione che si ritiene vera e di manifestare pubblicamente il proprio credo e i suoi simboli, senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà personale. La forza e le costrizioni, in materia religiosa, non sono ammissibili. Di qui, l’invito a passare dalla tolleranza alla libertà religiosa, il che non implica una porta aperta al sincretismo, ma “una riconsiderazione del rapporto antropologico con la religione e con Dio”.

Due nuove realtà: la laicità, con le sue forme talvolta estreme, e il fondamentalismo violento che rivendica un’origine religiosa. La sana laicità implica distinzione e collaborazione tra politica e religione, nel reciproco rispetto, e garantisce alla politica di operare senza strumentalizzare la religione e alla religione di vivere senza gli appesantimenti degli interessi politici. Il fondamentalismo religioso – che cresce nel clima d’incertezza socio-politica, grazie alle manipolazioni di alcuni e ad una comprensione insufficiente della religione da parte di altri – vuole prendere il potere, talvolta con violenza, sulla coscienza delle persone e sulla religione, per ragioni politiche. Per questo, il Papa lancia un accorato appello a tutti i responsabili religiosi del Medio Oriente affinché cerchino, con il loro esempio ed il loro insegnamento, di fare il possibile per sradicare questa minaccia che tocca indistintamente e mortalmente i credenti di tutte le religioni.

I migranti: Il Papa affronta una questione cruciale, ovvero quella dell’esodo dei cristiani (una vera Esortazionerragia), i quali si trovano in una posizione delicata, talvolta senza speranza, e risentono delle conseguenze negative dei conflitti, sentendosi spesso umiliati, nonostante abbiano partecipato, lungo i secoli, alla costruzione dei rispettivi Paesi. Un Medio Oriente senza o con pochi cristiani non è più Medio Oriente. Per questo, il Papa chiede ai dirigenti politici e ai responsabili religiosi di evitare politiche e strategie che tendano verso un Medio Oriente monocromo che non rifletta la sua realtà umana e storica. Benedetto XVI invita poi i pastori delle Chiese Orientali cattoliche ad aiutare i loro sacerdoti ed i loro fedeli in diaspora a restare in contatto con le loro famiglie e le loro Chiese ed esorta i Pastori delle circoscrizioni ecclesiastiche che accolgono i cattolici orientali a dare loro la possibilità di celebrare secondo le proprie tradizioni. Il capitolo affronta anche la questione dei lavorati immigrati - spesso cattolici di rito latino – provenienti dall’Africa, dall’EstrEsortazione Oriente e dal sub-Continente indiano, che sperimentano troppo spesso situazioni di discriminazione e di ingiustizia.

SECONDA PARTE

La seconda parte si rivolge ad alcune delle principali categorie che costituiscono la Chiesa cattolica:

- Patriarchi: responsabili delle Chiese sui iuris, in unione perfetta con il Vescovo di Roma, rendono tangibile l’universalità e l’unità della Chiesa e, in segno di comunione, sapranno rafforzare l’unione e la solidarietà nel quadro del Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente e dei Sinodi patriarcali, privilegiando sempre la concertazione sulle questioni fondamentali per la Chiesa.
- Vescovi: segno visibile dell’unità nella diversità della Chiesa intesa come Corpo, di cui Cristo è il capo, sono i primi ad essere inviati in tutte le nazioni per fare discepoli. Essi devono annunciare con coraggio e difendere con fermezza l’integrità e l’unità della fede, in quelle situazioni difficili che purtroppo non mancano in Medio Oriente. I vescovi sono anche invitati ad una gestione sana, onesta e trasparente dei beni temporali della Chiesa e a questo proposito il Papa ricorda che i Padri Sinodali hanno chiesto una seria revisione delle finanze e dei beni, per evitare la confusione tra i beni personali e quelli della Chiesa. I vescovi, inoltre, dovranno vigilare per assicurare ai sacerdoti il giusto sostentamento, affinché non si perdano in questioni materiali. L’alienazione dei beni della Chiesa deve rispondere strettamente alle norme canoniche e alle disposizioni pontificie vigenti. Infine, il Papa esorta i vescovi ad avere cura, in senso pastorale, di tutti i fedeli cristiani, a prescindere dalla loro nazionalità o provenienza ecclesiale.
- Sacerdoti e seminaristi: l’Esortazione sottolinea che i sacerdoti devono educare il Popolo di Dio alla costruzione di una civiltà di amore evangelico e di unità e ciò esige una trasmissione approfondita della Parola di Dio, della tradizione e della Dottrina della Chiesa, insieme al rinnovamento intellettuale e spirituale degli stessi sacerdoti. In quest’ottica, è importante il celibato – dono inestimabile di Dio alla Chiesa – ma anche il ministero dei preti sposati, antica componente della tradizione orientale. In quanto servitori della comunione, preti e seminaristi devono offrire una testimonianza coraggiosa e priva di ombre, devono avere una condotta irreprensibile, e devono aprirsi alla diversità culturale delle loro Chiese (apprendendone, ad esempio, le lingue e le culture), così come alla diversità ecclesiale ed al dialogo ecumenico ed interreligioso.

- Vita consacrata: il monachesimo, nelle sue diverse forme, è nato in Medio Oriente ed ha dato inizio ad alcune Chiese sui iuris, i consacrati dovranno collaborare con il vescovo nell’attività pastorale e missionaria. Essi vengono invitati a meditare a lungo e ad osservare i consigli evangelici (castità, povertà ed obbedienza), perché non può esserci rigenerazione spirituale – dei fedeli, delle comunità e della Chiesa intera – senza un ritorno chiaro e netto alla ricerca di Dio.
- Laici: Membri del Corpo di Cristo grazie al battesimo, e quindi pienamente associati alla missione della Chiesa universale, ai laici il Papa affida il compito di promuovere - nell’ambito temporale, loro proprio – la sana gestione dei beni pubblici, la libertà religiosa ed il rispetto della dignità di ciascuno. Essi sono invitati anche ad essere audaci nella causa di Cristo. Perché la loro testimonianza dia davvero frutti, tuttavia, i laici dovranno superare le divisioni e tutte le interpretazioni soggettive della vita cristiana.

- Famiglia: istituzione divina fondata sul sacramento indissolubile del matrimonio tra uomo e donna (“L’amore coniugale è il progetto paziente di tutta una vita”), oggi la famiglia è esposta a molti pericoli. La famiglia cristiana deve essere sostenuta nei suoi problemi e difficoltà e deve guardare alla propria identità profonda, perché sia innanzitutto Chiesa domestica che educa alla preghiera e alla fede, vivaio di vocazioni, scuola naturale di virtù e valori etici, cellula fondante della società. Ampio spazio l’Esortazione lo riserva alla questione della donna in Medio Oriente ed alla necessità della sua uguaglianza con l’uomo, di fronte alle discriminazioni che essa deve subire e che offendono gravemente non solo la donna stessa, ma anche e soprattutto Dio. Il Papa sottolinea che le donne devono impegnarsi ed essere coinvolte nella vita pubblica ed ecclesiale. Riguardo alle vertenze giuridiche nelle questioni matrimoniali, la voce della donna deve essere ascoltata alla pari di quella dell’uomo, senza ingiustizie. Per questo, il Papa incoraggia un’applicazione più sana e più giusta del diritto, in quest’ambito, affinché le differenze giuridiche relative alle questioni matrimoniali non conducano all’apostasia. Infine, i cristiani del Medio Oriente devono poter applicare, sia nel matrimonio che altrove, il proprio diritto, senza restrizioni.

- Giovani e bambini: il Papa li esorta a non avere paura o vergogna di essere cristiani, a rispettare gli altri credenti, ebrei e musulmani, a coltivare sempre – attraverso la preghiera – la vera amicizia con Gesù, amando Cristo e la Chiesa. In questo modo, essi potranno discernere con sapienza i valori della modernità utili alla loro realizzazione, senza lasciarsi sedurre dal materialismo o da certi social network il cui uso indiscriminato può mutilare la vera natura delle relazioni umane. Per i bambini, in particolare, l’Esortazione si appella a genitori, educatori, formatori e istituzioni pubbliche affinché riconoscano i diritti dei minori a partire dal loro concepimento.

TERZA PARTE

La Parola di Dio, anima e fonte di comunione e testimonianza: Dopo aver espresso riconoscenza alle scuole esegetiche (d’Alessandria, di Antiochia) che hanno contribuito alla formulazione dogmatica del mistero cristiano nel IV e V secolo, l’Esortazione raccomanda una vera pastorale biblica, per dissipare pregiudizi o idee errate che causano controversie inutili o umilianti. Di qui, il suggerimento di proclamare un Anno Biblico, a seconda delle condizioni pastorali di ogni Paese della regione, e di farlo seguire, se opportuno, da una Settimana annuale della Bibbia. La presenza cristiana nei Paesi biblici del Medio Oriente – che va ben al di là di un’appartenenza sociologica o di una semplice riuscita economica e culturale – ritrovando la linfa delle origini e nella sequela dei discepoli di Cristo, prenderà un nuovo slancio. Infine, il Papa incoraggia lo sviluppo di nuove strutture della comunicazione e la formazione – non solo tecnica, ma anche dottrinale ed etica – di personale specializzato in questo settore, nevralgico per l’evangelizzazione.

Liturgia e vita sacramentale: Per i fedeli del Medio Oriente, la liturgia è elemento essenziale dell’unità spirituale e della comunione. Il rinnovamento delle celebrazioni e dei testi liturgici - là dove necessario - deve essere fondato sulla Parola di Dio e realizzato in collaborazione con le Chiese co-depositarie delle stesse tradizioni. Centrale l’invito a guardare all’importanza del battesimo, che permette a coloro che lo ricevono di vivere in comunione e di sviluppare una vera solidarietà con gli altri membri della famiglia umana, senza discriminazioni basate sulla razza o sulla religione. In quest’ottica, il Papa auspica un accordo ecumenico sul riconoscimento reciproco del Battesimo tra la Chiesa cattolica e le Chiese con cui essa è in dialogo teologico, per restaurare, così, la piena comunione nella fede apostolica. L’Esortazione auspica anche una pratica più frequente del sacramento del perdono e della riconciliazione ed esorta Pastori e fedeli a promuovere iniziative di pace, anche in mezzo alle persecuzioni.

La preghiera e i pellegrinaggi: il Medio Oriente è un luogo privilegiato di pellegrinaggio per molti cristiani che qui possono consolidare la propria fede e vivere un’esperienza profondamente spirituale. Il Papa chiede che i fedeli possano avere libero accesso, senza restrizioni, ai Luoghi Santi. Essenziale anche che il pellegrinaggio biblico di oggi ritorni alle sue motivazioni iniziali: un cammino penitenziale, alla ricerca di Dio.

Evangelizzazione e carità: missioni della Chiesa. L’Esortazione sottolinea che la trasmissione della fede è una missione essenziale della Chiesa. Di qui, l’invito del Papa alla nuova evangelizzazione che, nel contesto contemporaneo, segnato da cambiamenti, rende il fedele consapevole della sua testimonianza di vita: essa rafforza la sua parola quando parla di Dio coraggiosamente ed apertamente, per annunciare la Buona Novella di salvezza. In particolare, in Medio Oriente, l’approfondimento del senso teologico e pastorale dell’evangelizzazione dovrà guardare a due dimensioni, quella ecumenica e quella interreligiosa. Riguardo ai movimenti e alle comunità ecclesiali, il Papa li incoraggia ad agire in unione con il Vescovo del luogo e secondo le sue direttive pastorali, tenendo conto della storia, della liturgia, della spiritualità e della cultura locale, senza confusione né proselitismo. La Chiesa cattoliche del Medio Oriente è quindi invitata a rinnovare il suo spirito missionario, sfida quanto mai urgente in un contesto multiculturale e pluri-religioso. Un forte stimolo, in questo senso, potrà derivare dall’Anno della Fede. Riguardo alla carità, l’Esortazione ricorda che la Chiese deve seguire l’esempio di Cristo che si è fatto vicino ai più deboli: gli orfani, i poveri, i disabili, i malatiInfine, il Papa saluta ed incoraggia tutte le persone che operano, in modo impressionante, nei centri educativi, nelle scuole, negli istituti superiori e nelle università cattoliche del Medio Oriente. Tali strumenti di cultura – che devono essere sostenuti dai responsabili politici - dimostrano che esiste, in Medio Oriente, la possibilità di vivere nel rispetto e nella collaborazione, attraverso l’educazione alla tolleranza.

Catechesi e formazione cristiana: Il documento pontificio incoraggia la lettura e l’insegnamento del catechismo della Chiesa cattolica e un’iniziazione concreta alla Dottrina sociale della Chiesa. Allo stesso tempo, il Papa invita i Sinodi e gli altri organismi episcopali a facilitare i fedeli nell’accostarsi alla ricchezza spirituale dei Padri della Chiesa e ad attualizzare l’insegnamento patristico, complemento della formazione biblica.

CONCLUSIONI

In modo solenne, Benedetto XVI chiede, in nome di Dio, ai responsabili politici e religiosi non solo di alleviare le sofferenze di tutti coloro che vivono in Medio Oriente, ma anche di eliminarne le cause, facendo tutto il possibile per arrivare alla pace. Allo stesso tempo, i fedeli cattolici sono esortati a consolidare e a vivere la comunione tra loro, dando vita al dinamismo pastorale. “La tiepidezza dispiace a Dio” e quindi i cristiani del Medio Oriente, cattolici ed altri, diano testimonianza di Cristo, uniti e con coraggio. Si tratta di una testimonianza non facile, ma esaltante.

CRISTIANI MEDIO ORIENTE: LODIAMO DIO PER VOSTRO CORAGGIO NELLA FEDE

Città del Vaticano, 15 settembre 2012 (VIS). La Basilica greco-melkita di St. Paul ad Harissa ha accolto nel pomeriggio di ieri il Santo Padre Benedetto XVI che ha lì firmato l'Esortazione Apostolica Post-Sinodale "Ecclesia in Medio Oriente". La Basilica fa parte di un grande complesso che comprende anche un seminario maggiore e una "casa di scrittori" dediti allo studio dei testi sacri ed alla traduzione in arabo di testi del magistero. Il sito sorge nel 1909 come sede della neocostituita "Società dei Missionari di San Paolo".

Il Santo Padre è stato accolto dal Patriarca greco-melkita Sua Beatitudine Gregorios III Laham B.S. Dopo il canto d'ingresso secondo il rito bizantino, il Papa ha venerato le Sante Icone custodite nella Basilica. Dopo l'intervento dell'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, si è tenuto il canto d'inizio secondo il rito maronita.

Dopo le letture, Benedetto XVI ha salutato i Patriarchi, il gruppo dei Vescovi orientali e latini, le delegazioni ortodosse, musulmane e druse, i rappresentanti del mondo della cultura e della società civile e la comunità greco-melkita. "La vostra presenza solennizza la firma dell’Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente, e testimonia che questo documento, destinato certamente alla Chiesa universale, riveste un’importanza particolare per l’intero Medio Oriente".

"La felice coabitazione dell'Islam e del Cristianesimo, due religioni che hanno contribuito a creare grandi culture, costituisce l'originalità della vita sociale, politica e religiosa in Libano. Non si può che gioire per questa realtà che bisogna assolutamente incoraggiare. Confido questo desiderio ai responsabili religiosi del vostro Paese.

"È provvidenziale - ha proseguito il Pontefice - che questo atto abbia luogo proprio nel giorno della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, la cui celebrazione è nata in Oriente nel 335, all’indomani della Dedicazione della Basilica della Resurrezione costruita sul Golgota e sul sepolcro di Nostro Signore dall’imperatore Costantino il Grande, che voi venerate come santo. Fra un mese si celebrerà il 1700° anniversario dell’apparizione che gli fece vedere, nella notte simbolica della sua incredulità, il monogramma di Cristo sfavillante, mentre una voce gli diceva: 'In questo segno, vincerai!".

"Esiste un legame inseparabile tra la Croce e la Risurrezione che non può essere dimenticato dal cristiano. Senza questo legame - ha sottolineato il Santo Padre - esaltare la Croce significherebbe giustificare la sofferenza e la morte non vedendo in esse che una fine fatale. Per un cristiano, esaltare la Croce vuol dire partecipare alla totalità dell’amore incondizionato di Dio per l’uomo. È porre un atto di fede! Esaltare la Croce, nella prospettiva della Risurrezione, è desiderare di vivere e manifestare la totalità di questo amore. È porre un atto d’amore! Esaltare la Croce porta ad impegnarsi ad essere araldi della comunione fraterna ed ecclesiale, fonte della vera testimonianza cristiana. È porre un atto di speranza!".

"Considerando la situazione attuale delle Chiese nel Medio Oriente, i Padri sinodali hanno potuto riflettere sulle gioie e le pene, i timori e le speranze dei discepoli di Cristo che vivono in questi luoghi. Tutta la Chiesa ha potuto così ascoltare il grido ansioso e percepire lo sguardo disperato di tanti uomini e donne che si trovano in situazioni umane e materiali ardue, che vivono forti tensioni nella paura e nell’inquietudine, e che vogliono seguire Cristo – Colui che dà senso alla loro esistenza – ma che ne sono spesso impediti".

"Nello stesso tempo, la Chiesa ha potuto ammirare quanto vi è di bello e di nobile in queste Chiese su queste terre. Come non rendere grazie a Dio in ogni momento per tutti voi, cari cristiani del Medio Oriente! Come non lodarlo per il vostro coraggio nella fede? Come non ringraziarlo per la fiamma del suo amore infinito che voi continuate a mantenere viva e ardente in questi luoghi che sono stati i primi ad accogliere il suo Figlio incarnato? Come non cantargli la nostra riconoscenza per gli slanci di comunione ecclesiale e fraterna, per la solidarietà umana manifestata senza sosta verso tutti i figli di Dio?".

"Ecclesia in Medio Oriente permette di ripensare il presente per considerare il futuro con lo stesso sguardo di Cristo. Essa (...) vuole tracciare una via per ritrovare l’essenziale: la sequela Christi, in un contesto difficile e talvolta doloroso, un contesto che potrebbe far nascere la tentazione di ignorare o dimenticare la Croce gloriosa. È proprio adesso che bisogna celebrare la vittoria dell’amore sull’odio, del perdono sulla vendetta, del servizio sul dominio, dell’umiltà sull’orgoglio, dell’unità sulla divisione. Alla luce della festa odierna e in vista di una fruttuosa applicazione dell’Esortazione, vi invito tutti a non avere paura, a rimanere nella verità e a coltivare la purezza della fede. Questo è il linguaggio della Croce gloriosa! (...) saper convertire le nostre sofferenze in grido d’amore verso Dio e di misericordia verso il prossimo; (...) saper anche trasformare degli esseri attaccati e feriti nella loro fede e nella loro identità, in vasi d’argilla pronti ad essere colmati dall’abbondanza dei doni divini più preziosi dell’oro. Non si tratta di un linguaggio puramente allegorico, ma di un appello pressante a porre degli atti concreti che configurano sempre più a Cristo, atti che aiutano le diverse Chiese a riflettere la bellezza della prima comunità dei credenti".

"Ecclesia in Medio Oriente offre elementi che possono aiutare per un esame di coscienza personale e comunitario, per una valutazione obiettiva dell’impegno e del desiderio di santità di ogni discepolo di Cristo. L’Esortazione apre all’autentico dialogo interreligioso basato sulla fede in Dio Uno e Creatore. Essa vuole anche contribuire a un ecumenismo pieno di fervore umano, spirituale e caritativo, nella verità e nell’amore evangelici".

"In tutte le sue parti, l’Esortazione vorrebbe aiutare ciascun discepolo del Signore a vivere pienamente e a trasmettere realmente ciò che è diventato attraverso il Battesimo: (...) un essere illuminato da Dio, una lampada nuova nell’oscurità inquietante del mondo. (...) Questo documento vuole contribuire a spogliare la fede da ciò che la imbruttisce, da tutto ciò che può offuscare lo splendore della luce di Cristo. La comunione è allora un’autentica adesione a Cristo, e la testimonianza è un’irradiazione del Mistero pasquale che conferisce un senso pieno alla Croce gloriosa".

"'Non temere, piccolo gregge' e ricordati della promessa fatta a Costantino: 'In questo segno, tu vincerai!'. Chiese in Medio Oriente, non temete, perché il Signore è veramente con voi fino alla fine del mondo! Non temete, perché la Chiesa universale vi accompagna con la sua vicinanza umana e spirituale! È con questi sentimenti di speranza e di incoraggiamento a essere protagonisti attivi della fede attraverso la comunione e la testimonianza, che domenica consegnerò l’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente ai miei venerati Fratelli (...) Possa Dio concedere a tutti i popoli del Medio Oriente di vivere nella pace, nella fraternità e nella libertà religiosa!", ha concluso Benedetto XVI.

venerdì 14 settembre 2012

IL PAPA IN LIBANO PELLEGRINO DI PACE ED AMICO DI TUTTI GLI ABITANTI DEL MEDIO ORIENTE

Città del Vaticano, 14 settembre 2012 (VIS). Poco prima delle 14:00 (ora locale), il Santo Padre Benedetto XVI è giunto all'aeroporto "Rafiq Hariri" di Beirut, intitolato all'ex Presidente del Consiglio dei Ministri del Libano, ucciso con la sua scorta in un attentato dinamitardo nel 2005.

Al suo arrivo il Santo Padre è stato accolto dal Presidente della Repubblica del Libano, Generale Michel Sleiman, dal Patriarca Maronita S.B. Béchara Boutros Raï, dal Presidente del Parlamento Libanese, Signor Nabih Berri e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Nagib Miquati.

Nel suo primo discorso in terra libanese il Papa ha ricordato che durante la visita del Presidente Sleiman in Vaticano, nel febbraio 2011, fu benedetta la maestosa statua di San Marone, collocata in una nicchia esterna della Basilica di San Pietro, statua che è segno di "un patrimonio spirituale secolare" e conferma della "venerazione dei libanesi per il primo degli Apostoli e i suoi successori". Il Papa ha anche menzionato le eccellenti relazioni fra il Libano e la Santa Sede e l'importante avvenimento ecclesiale motivo della sua visita: la firma dell'Esortazione Apostolica Post-Sinodale dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, "Ecclesia in Medio Oriente".

Benedetto XVI ha ringraziato inoltre tutti i Patriarchi cattolici presenti, in particolare il Patriarca emerito, Cardinale Nasrallah Boutros Sfeir ed il suo successore, Patriarca Bechara Boutros Raï, i Vescovi del Libano e "tutti i cristiani del Medio Oriente", sottolineando che l'Esortazione Apostolica "destinata al mondo intero, si propone di essere per loro una tabella di marcia per gli anni a venire". Il Santo Padre si è rallegrato di poter incontrare in questi giorni numerose rappresentanze delle comunità cattoliche del Libano ed ha detto: "La loro presenza, il loro impegno e la loro testimonianza sono un contributo riconosciuto e molto apprezzato nella vita quotidiana di tutti gli abitanti del vostro amato Paese". Il Papa ha inoltre salutato i Patriarchi e Vescovi ortodossi, venuti ad accoglierlo, come pure i rappresentanti delle diverse comunità religiose del Libano.

"La vostra presenza - ha detto il Pontefice - dimostra la stima e la collaborazione che desiderate promuovere tra tutti nel rispetto reciproco. Vi ringrazio per i vostri sforzi e sono sicuro che continuerete a ricercare vie di unità e di concordia. Non dimentico gli eventi tristi e dolorosi che hanno afflitto il vostro bel Paese per lunghi anni. La felice convivenza tutta libanese, deve dimostrare a tutto il Medio Oriente e al resto del mondo che all'interno di una nazione possono esistere la collaborazione tra le varie Chiese, tutte parti dell’unica Chiesa cattolica, in uno spirito di comunione fraterna con gli altri cristiani, e, al tempo stesso, la convivenza e il dialogo rispettoso tra i cristiani e i loro fratelli di altre religioni. Voi sapete come me che questo equilibrio, che viene presentato ovunque come un esempio, è estremamente delicato. Esso rischia a volte di rompersi allorquando è teso come un arco, o sottoposto a pressioni che sono troppo spesso di parte, interessate, contrarie ed estranee all’armonia e alla dolcezza libanesi. È qui che bisogna dar prova di reale moderazione e grande saggezza. E la ragione deve prevalere sulla passione unilaterale per favorire il bene comune di tutti".

"Vengo anche per dire quanto sia importante la presenza di Dio nella vita di ognuno e come il modo di vivere insieme, questa convivenza di cui il vostro Paese vuole dare testimonianza, sarà profonda solo se si basa su uno sguardo accogliente e un atteggiamento di benevolenza verso l'altro, se è radicata in Dio che vuole che tutti gli uomini siano fratelli. Il famoso equilibrio libanese che vuole continuare ad essere una realtà, può prolungarsi grazie alla buona volontà e all'impegno di tutti i Libanesi. Solo allora sarà un modello per gli abitanti di tutta la regione, e per il mondo intero. Non si tratta di un’opera solamente umana, ma di un dono di Dio che occorre domandare con insistenza, preservare a tutti i costi e consolidare con determinazione".

"Vengo in Libano come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico degli uomini. (...). E al di là del vostro Paese, vengo oggi idealmente anche in tutti i Paesi del Medio Oriente come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico di tutti gli abitanti di tutti i Paesi della regione, qualunque sia la loro appartenenza e il loro credo. (...). Le vostre gioie e i vostri dolori sono continuamente presenti nella preghiera del Papa e chiedo a Dio di accompagnarvi e di consolarvi. Posso assicurarvi che prego particolarmente per tutti coloro che soffrono in questa regione, e sono molti. La statua di San Marone mi ricorda ciò che vivete e sopportate".

Al termine della cerimonia di benvenuto il Papa si è recato alla Nunziatura Apostolica di Harissa.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 14 settembre 2012 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo James D. Conley, Vescovo di Lincoln (superficie: 61.732; popolazione: 580.826; cattolici: 95.584; sacerdoti: 147; religiosi: 224; diaconi permanenti: 3), Stati Uniti d'America. Finora Ausiliare di Denver (Stati Uniti d'America), succede al Vescovo Fabian W. Bruskewitz del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Rosolino Bianchetti Boffelli, Vescovo di Quiché (superficie: 8.378; popolazione: 732.000; cattolici: 515.000; sacerdoti: 33; religiosi: 97), (Guatemala), finora Vescovo di Zacapa y Santo Cristo de Esquipulas (Guatemala).


AVVISO

Città del Vaticano, 14 settembre 2012 (VIS). Informiamo i nostri lettori che in occasione del Viaggio Apostolico in Libano del Santo Padre Benedetto XVI, edizioni speciali del Vaticano Information Service saranno trasmesse sabato 15 e domenica 16 settembre 2012.

giovedì 13 settembre 2012

DICHIARAZIONE SULL'ATTENTATO CONSOLATO AMERICANO IN LIBIA

Città del Vaticano, 13 settembre 2012 (VIS). Di seguito riportiamo il Comunicato di Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, sull'attentato contro il consolato americano in Libia.

“Il gravissimo attentato organizzato contro la rappresentanza diplomatica statunitense in Libia, con l’uccisione dello stesso Ambasciatore e di altri funzionari, merita la più ferma condanna da parte della Santa Sede. Nulla può infatti giustificare l’attività delle organizzazioni terroristiche e la violenza omicida. Insieme al dolore, alla partecipazione e alla preghiera per le vittime, si rinnova l’auspicio che nonostante questo nuovo tragico evento la comunità internazionale riesca a trovare le vie migliori per continuare il suo impegno per favorire la pace in Libia e nell’intero Medio Oriente”.

BEIRUT: UNA CITTÀ, CINQUE DIOCESI E UN VICARIATO APOSTOLICO

Città del Vaticano, 13 settembre 2012 (VIS).- Benedetto XVI inizierà domani il suo 24º Viaggio Apostolico in Libano, dove la prossima domenica nella capitale, Beirut, firmerà l'Esortazione Apostolica Post-Sinodale dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che ha avuto luogo in Vaticano nell'ottobre 2010.

Beirut, in arabo Bairùt. Il nome è probabilmente di origine cananea (biii'rot: plurale di biir, "pozzo") in riferimento alle falde acquifere del sottosuolo. Già menzionata nelle cronache egizie del 2º Millennio a.C., e rinomata per l'attività dei marinai e commercianti fenici, la città ottiene lo statuto di colonia romana nell'anno 14 a.C., venendo chiamata Colonia Julia Augusta Felix Berytus. Distrutta da una serie di scosse telluriche e da un maremoto nel 551, la città è ancora in rovina all'arrivo dei conquistatori musulmani nel 635. La Prima Crociata vi entra nel 1110. e con la cacciata definitiva dei crociati nel 1229 Beirut passa sotto il regno dei Mamelucchi, diventanto il principale porto regionale per il commercio delle spezie con le Repubbliche Marinare di Venezia e Genova.

Alla fine della I guerra mondiale ed in seguito alla disfatta dell'Impero Ottomano, il Libano passa sotto Mandato Francese. Dopo l'indipendenza nel 1943 e grazie ad un clima di apertura intellettuale ed all'economia liberale, Beirut si trasforma in un centro regionale per il commercio, gli affari, la finanza e il turismo, dando cosí al Libano il soprannome di “Svizzera del Medio Oriente”.

La cacciata della Giordania della guerriglia palestinese, nel settembre 1970, segna un punto di svolta nella storia moderna del Paese. La centrale politico-militare palestinese si trasferisce in Libano, fungendo da catalizzatore per le tensioni tra le comunità cristiane e musulmane nel Paese. La guerra, durata dal 1975 al 1991, devasta le infrastrutture della capitale e mette in ginocchio l'economia del Paese.

L'entitá delle distruzioni genera un bisogno urgente di pianificazione urbana, e nello stesso tempo, consente una ristrutturazione urbana del centro della città e l'ammodernamento delle sue infrastrutture. Quasi tutti gli immobili del centro, fortemente danneggiati, vengono rasi al suolo. In assenza di censimenti ufficiali, la popolazione del “Grande Beirut” è stimata in 1,5 milioni di abitanti, cioè poco meno della metà della popolazione totale del Paese.

Beirut ha cinque diocesi e un vicariato apostolico. Le diocesi sono: Beirut dei Maroniti (sede episcopale dal 1577) Archieparchia, 232 mila fedeli; l'arciespiscopo é Mons. Paul Youssef Matar. Beirut dei Greco-Melkiti (sec IV) e Jbeil dei Greco-Melkiti, sub-urbicaria (1881); Metropolia, 200 mila fedeli. L'arcivescovo è Mons. Cyril Salim Bustros. Beirut degli Armeni (1928,1929); Metropolia e Eparchia propria della Chiesa Patriarcale di Cilicia degli Armeni; 12 mila fedeli; Eparca è S.B. Nerses Bedros XIX Tarmound, Patriarca di Cilicia degli Armeni. Beirut dei Caldei (1957), 19 mila fedeli; Vescovo è Mons. Michel Kassarij. Beirut di Siri; Eparchia propria della Chiesa patriarcale di Antiochia dei Siri; 14.500 fedeli, affidati alla cura di S.B. Ignace Youssef III Younan.

Il Vicariato Apostolico è Beirut dei Latini, 10 mila fedeli; Vicario Apostolico è Mons. Paul Dahdah O.C.D.

UDIENZE

Città del Vaticano, 13 settembre (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

-Il cardinale Marc Ouellet, P.S.S, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

-Il cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Repubblica Federale di Germania)

mercoledì 12 settembre 2012

DICHIARZIONE DIRETTORE SALA STAMPA SANTA SEDE

Città del Vaticano, 12 settembre 2012 (VIS). Di seguito riportiamo il Comunicato di Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, relativi ai gravi episodi di violenza della serata di ieri a Bengasi (Libia).

"Il rispetto profondo per le credenze, i testi, i grandi personaggi e i simboli delle diverse religioni è una premessa essenziale della convivenza pacifica dei popoli. Le conseguenze gravissime delle ingiustificate offese e provocazioni alla sensibilità dei credenti musulmani sono ancora una volta evidenti in questi giorni, per le reazioni che suscitano, anche con risultati tragici, che a loro volta approfondiscono tensione ed odio, scatenando una violenza del tutto inaccettabile".

"Il messaggio di dialogo e di rispetto per tutti i credenti delle diverse religioni che il Santo Padre si accinge a portare nel prossimo viaggio in Libano indica la via che tutti dovrebbero percorrere per costruire insieme la convivenza delle religioni e dei popoli nella pace".

IL PAPA ESORTA CRISTIANI MEDIO ORIENTE AD ESSERE COSTRUTTORI DI PACE ED ARTEFICI DI RICONCILIAZIONE

Città del Vaticano, 12 settembre 2012 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale, il Santo Padre ha ricordato l'imminente Viaggio Apostolico in Libano dove firmerà l'Esortazione Apostolica Post-Sinodale dell'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente.

"Fra due giorni alla stessa ora - ha detto Benedetto XVI - sarò in volo verso il Libano. Mi rallegro di questo Viaggio Apostolico che mi permetterà di incontrare numerosi esponenti della società libanese: responsabili civili ed ecclesiali, fedeli cattolici di diversi riti, ed altri cristiani, musulmani e drusi di questa regione. Rendo grazie al Signore per questa ricchezza che potrà continuare soltanto nella pace e nella riconciliazione permanente. Per cui esorto tutti i cristiani del Medio Oriente, siano essi nativi del luogo o giunti da fuori, ad essere costruttori di pace e attori di riconciliazione. Domandiamo a Dio di fortificare la fede dei cristiani del Libano e del Medio Oriente, e di ricolmarli di speranza. Ringrazio Dio per la loro presenza ed incoraggio tutta la Chiesa alla solidarietà affinché essi possono continuare a testimoniare Cristo su queste terre benedette perseguendo la comunione nell'unità. Rendo grazie a Dio per tutte le persone e tutte le istituzioni che, in molteplici modi, aiutano a perseguire tale obiettivo. La storia del Medio Oriente ci insegna il ruolo importante e spesso fondamentale delle diverse comunità cristiane nel dialogo interreligioso e interculturale. Domandiamo a Dio di dare a questa regione del mondo la pace tanto desiderata, nel rispetto delle legittime differenze. Che Dio benedica il Libano e il Medio Oriente! Che Dio vi benedica tutti.

LO SVILUPPO DELLA PERSONA, FULCRO DELLA MISSIONE EVANGELIZZATRICE IN AFRICA

Città del Vaticano, 12 settembre 2012 (VIS). Ieri, il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, una lettera al Cardinale Polycarp Pengo, Arcivescovo di Dar-es-Salaam (Tanzania), in occasione dell'apertura del I° Incontro di Pastorale della Strada per l'Africa e il Madagascar, nella capitale della Tanzania.

"Come profeticamente hanno riconosciuto i Padri Sinodali nelle due Assemblee Speciali per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, la sollecitudine della Chiesa per lo sviluppo di ciascuna persona e di tutta la persona, specialmente per i più poveri ed emarginati, è il cuore della sua missione evangelizzatrice in Africa".

"Sua Santità auspica che il presente Incontro porti ad una maggiore cooperazione e ad un impegno coordinato fra le Chiese particolari al fine di salvaguardare ogni vita a rischio nelle strade africane. Il Pontefice invita ad una maggiore attenzione alle necessità pastorali delle donne e dei bambini che vivono nelle strade, sia quale risultato di concreti fattori sociali, economici e politici, o quali vittime di sfruttatori organizzati a livello nazionale e internazionale. Il Papa è altresì fiducioso che l'Incontro affronti situazioni che interessano quanti viaggiano per lavoro, e non ultimo, l'insicurezza delle strade che minaccia la vita di milioni di persone sul territorio africano".

"Con tali sentimenti, il Santo Padre offre ferventi preghiere che l'Incontro confermi la Chiesa in Africa e in Madagascar nella sua testimonianza al Vangelo e nel suo contributo all'edificazione della società civile e nel forgiare una nuova Africa".

UDIENZE

Città del Vaticano, 12 settembre 2012 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale il Santo Padre ha ricevuto Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni.
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