Città del Vaticano, 13 maggio 2012 (VIS). "Quale Madre della Chiesa, Maria Santissima vuole sempre confortare i suoi figli nei momenti di maggiore difficoltà e sofferenza", ha detto il Papa prima della recita del "Regina Caeli" con le migliaia di fedeli che hanno assistito all'Eucaristia nel Parco del Prato ad Arezzo.
"Mediante Maria - ha proseguito il Santo Padre - invochiamo da Dio il conforto morale, perché la comunità aretina, e l’Italia intera, reagiscano alla tentazione dello scoraggiamento e, forti anche della grande tradizione umanistica, riprendano con decisione la via del rinnovamento spirituale ed etico, che sola può condurre ad un autentico miglioramento della vita sociale e civile. Ciascuno, in questo, può e deve dare il suo contributo".
Al termine del "Regina Caeli", Benedetto XVI ha compiuto una visita privata alla Cattedrale di San Donato dove si è recato alla Cappella della Madonna del Conforto per adorare il Santissimo Sacramento e venerare l'immagine della Madonna. Attraverso il passaggio interno della Cattedrale il Papa ha raggiunto l'Episcopio per il pranzo con i Vescovi della Toscana.
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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana... [+]
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lunedì 14 maggio 2012
SALE DELL'ONESTÀ E DELL'ALTRUISMO DIANO NUOVO SAPORE ALLA SOCIETÀ CIVILE
Città del Vaticano, 14 maggio 2012 (VIS). Alle 18:00 il Santo Padre è atterrato all'eliporto di Sansepolcro, che celebra quest'anno il millennio di fondazione. A causa del maltempo, alla fitta nebbia, il Papa non ha potuto visitare, come era in programma, il Santuario de La Verna ed ha anticipato l'arrivo a Sansepolcro, dove, nella Piazza di Torre di Berta adornata da più trecento stendardi, ha incontrato la cittadinanza.
Il Santo Padre ha visitato la cattedrale di San Giovanni Evangelista dove si è recato nella Cappella del "Volto Santo" per adorare il Santissimo Sacramento e venerare l'immagine lignea del Cristo tunicato.
Nel discorso alla cittadinanza il Papa ha ricordato che "mille anni fa i santi pellegrini Arcano ed Egidio, di fronte alle grandi trasformazioni del tempo, si misero alla ricerca della verità e del senso della vita, dirigendosi verso la Terra Santa. Tornando, portarono con sé non solo le pietre raccolte sul monte Sion, ma la speciale idea che avevano elaborato nella Terra di Gesù: costruire nell’Alta Valle del Tevere la civitas hominis a immagine di Gerusalemme che, nel suo stesso nome, evoca giustizia e pace".
"Essi idearono un modello di città articolato e carico di speranza per il futuro, nel quale i discepoli di Cristo erano chiamati ad essere il motore della società nella promozione della pace, attraverso la pratica della giustizia. La loro sfida coraggiosa diventò realtà, con la perseveranza di un cammino che, grazie al supporto del carisma benedettino prima e dei monaci Camaldolesi poi, è continuato per generazioni. Fu necessario un forte impegno per fondare una comunità monastica e poi, intorno alla Chiesa Abbaziale, la vostra città", che "è il punto di riferimento, a partire dal quale ciascuno può orientarsi nel cammino, ma soprattutto nella vita; costituisce un forte richiamo a guardare in alto, a sollevarsi dalla quotidianità, (...) in una continua tensione verso i valori spirituali e verso la comunione con Dio, che non aliena dal quotidiano, ma lo orienta e lo fa vivere in modo ancora più intenso. Questa prospettiva è valida anche oggi, per recuperare il gusto della ricerca del 'vero', per percepire la vita come un cammino che avvicina al 'vero' e al 'giusto'".
"Oggi vi è particolare bisogno che il servizio della Chiesa al mondo si esprima con fedeli laici illuminati, capaci di operare dentro la città dell’uomo, con la volontà di servire al di là dell’interesse privato, al di là delle visioni di parte. Il bene comune conta di più del bene del singolo, e tocca anche ai cristiani contribuire alla nascita di una nuova etica pubblica. (...) Alla sfiducia verso l’impegno nel politico e nel sociale, i cristiani, specialmente i giovani, sono chiamati a contrapporre l’impegno e l’amore per la responsabilità, animati dalla carità evangelica, che chiede di non rinchiudersi in se stessi, ma di farsi carico degli altri. Ai giovani rivolgo l’invito a saper pensare in grande: abbiate il coraggio di osare! Siate pronti a dare nuovo sapore all’intera società civile, con il sale dell’onestà e dell’altruismo disinteressato".
"La sfida che sta davanti a questo antico Borgo è quella di armonizzare la riscoperta della propria millenaria identità con l’accoglienza e l’incorporazione di culture e sensibilità diverse. San Paolo ci insegna che la Chiesa, ma anche l’intera società sono come un corpo umano, dove ogni parte è diversa dall’altra, ma tutte concorrono al bene dell’organismo".
"Questa Basilica è (...) la sede della ritrovata armonia tra i momenti del culto e della vita civica, il punto di riferimento per la pacificazione degli animi. E come i vostri padri seppero costruire lo splendido tempio di pietra, perché fosse segno ed appello alla comunione di vita, spetta a voi rendere visibile e credibile il significato dell’edificio sacro, vivendo in pace nella comunità ecclesiale e civile. (...) Guardando al vostro ricco patrimonio spirituale, siate una Chiesa viva al servizio del Vangelo! Una Chiesa ospitale e generosa, che con la sua testimonianza renda presente l’amore di Dio per ogni essere umano, specialmente per i sofferenti e per i bisognosi".
Al termine, il Papa ha salutato alcuni rappresentanti delle autorità e della cittadinanza e alle ore 19:15 è ripartito alla volta del Vaticano.
Il Santo Padre ha visitato la cattedrale di San Giovanni Evangelista dove si è recato nella Cappella del "Volto Santo" per adorare il Santissimo Sacramento e venerare l'immagine lignea del Cristo tunicato.
Nel discorso alla cittadinanza il Papa ha ricordato che "mille anni fa i santi pellegrini Arcano ed Egidio, di fronte alle grandi trasformazioni del tempo, si misero alla ricerca della verità e del senso della vita, dirigendosi verso la Terra Santa. Tornando, portarono con sé non solo le pietre raccolte sul monte Sion, ma la speciale idea che avevano elaborato nella Terra di Gesù: costruire nell’Alta Valle del Tevere la civitas hominis a immagine di Gerusalemme che, nel suo stesso nome, evoca giustizia e pace".
"Essi idearono un modello di città articolato e carico di speranza per il futuro, nel quale i discepoli di Cristo erano chiamati ad essere il motore della società nella promozione della pace, attraverso la pratica della giustizia. La loro sfida coraggiosa diventò realtà, con la perseveranza di un cammino che, grazie al supporto del carisma benedettino prima e dei monaci Camaldolesi poi, è continuato per generazioni. Fu necessario un forte impegno per fondare una comunità monastica e poi, intorno alla Chiesa Abbaziale, la vostra città", che "è il punto di riferimento, a partire dal quale ciascuno può orientarsi nel cammino, ma soprattutto nella vita; costituisce un forte richiamo a guardare in alto, a sollevarsi dalla quotidianità, (...) in una continua tensione verso i valori spirituali e verso la comunione con Dio, che non aliena dal quotidiano, ma lo orienta e lo fa vivere in modo ancora più intenso. Questa prospettiva è valida anche oggi, per recuperare il gusto della ricerca del 'vero', per percepire la vita come un cammino che avvicina al 'vero' e al 'giusto'".
"Oggi vi è particolare bisogno che il servizio della Chiesa al mondo si esprima con fedeli laici illuminati, capaci di operare dentro la città dell’uomo, con la volontà di servire al di là dell’interesse privato, al di là delle visioni di parte. Il bene comune conta di più del bene del singolo, e tocca anche ai cristiani contribuire alla nascita di una nuova etica pubblica. (...) Alla sfiducia verso l’impegno nel politico e nel sociale, i cristiani, specialmente i giovani, sono chiamati a contrapporre l’impegno e l’amore per la responsabilità, animati dalla carità evangelica, che chiede di non rinchiudersi in se stessi, ma di farsi carico degli altri. Ai giovani rivolgo l’invito a saper pensare in grande: abbiate il coraggio di osare! Siate pronti a dare nuovo sapore all’intera società civile, con il sale dell’onestà e dell’altruismo disinteressato".
"La sfida che sta davanti a questo antico Borgo è quella di armonizzare la riscoperta della propria millenaria identità con l’accoglienza e l’incorporazione di culture e sensibilità diverse. San Paolo ci insegna che la Chiesa, ma anche l’intera società sono come un corpo umano, dove ogni parte è diversa dall’altra, ma tutte concorrono al bene dell’organismo".
"Questa Basilica è (...) la sede della ritrovata armonia tra i momenti del culto e della vita civica, il punto di riferimento per la pacificazione degli animi. E come i vostri padri seppero costruire lo splendido tempio di pietra, perché fosse segno ed appello alla comunione di vita, spetta a voi rendere visibile e credibile il significato dell’edificio sacro, vivendo in pace nella comunità ecclesiale e civile. (...) Guardando al vostro ricco patrimonio spirituale, siate una Chiesa viva al servizio del Vangelo! Una Chiesa ospitale e generosa, che con la sua testimonianza renda presente l’amore di Dio per ogni essere umano, specialmente per i sofferenti e per i bisognosi".
Al termine, il Papa ha salutato alcuni rappresentanti delle autorità e della cittadinanza e alle ore 19:15 è ripartito alla volta del Vaticano.
IL REPERTORIO SACRO ESPRIME IN MUSICA LA FEDE DELLA CHIESA
Città
del Vaticano, 12 maggio 2012
(VIS). Il Presidente della Repubblica Italiana, Senatore Giorgio
Napoletano, ha offerto nel pomeriggio di ieri, nell'Aula Paolo VI, un
concerto in onore del Santo Padre Benedetto XVI in occasione del
settimo anniversario di Pontificato. L'Orchestra e il Coro del
Teatro dell'Opera di Roma, diretti rispettivamente dal Maestro
Riccardo Muti e dal Maestro Roberto Gabbiani, hanno eseguito il
Magnificat il sol minore RV 611 di Antonio Vivaldi e lo "Stabat
Mater" ed il "Te Deum" dai Quattro pezzi sacri di
Giuseppe Verdi.
Al
termine del concerto il Papa ha ringraziato tutti coloro che hanno
partecipato alla preparazione ed esecuzione del concerto, ricordando
la sensibilità del Maestro Riccardo Muti per la musica sacra e il
suo impegno perché sia più conosciuto il ricco repertorio che
"esprime in musica la fede della chiesa". Il "Magnificat
di Antonio Vivaldi, ha detto il Pontefice, "è il canto di lode
di Maria e di tutti gli umili di cuore, che riconoscono e celebrano
con gioia e gratitudine l’azione di Dio nella propria vita e nella
storia; di Dio che ha uno 'stile' diverso da quello dell’uomo,
perché si schiera dalla parte degli ultimi per dare speranza. E la
musica di Vivaldi esprime la lode, l’esultanza, il ringraziamento e
anche la meraviglia di fronte all’opera di Dio, con una
straordinaria ricchezza di sentimenti".
"Con
i due pezzi sacri di Giuseppe Verdi, che abbiamo ascoltato, il
registro cambia: ci troviamo di fronte al dolore di Maria ai piedi
della Croce (...). Il grande Operista italiano, come aveva indagato
ed espresso il dramma di tanti personaggi nelle sue opere, qui
tratteggia quello della Vergine che guarda al Figlio sulla Croce. La
musica si fa essenziale, quasi si 'afferra' alle parole per
esprimerne nel modo più intenso possibile il contenuto (...)
perché
possiamo partecipare al suo dolore materno e far ardere il nostro
cuore di amore a Cristo, fino alla strofa finale, supplica intensa e
potente a Dio che all’anima sia data la gloria del Paradiso,
aspirazione ultima dell’umanità".
"Anche
il Te Deum è un susseguirsi di contrasti, ma l’attenzione di Verdi
al testo sacro è minuziosa, così da offrirne una lettura diversa
dalla tradizione. Egli non vede tanto il canto delle vittorie o delle
incoronazioni, ma, come scrive, un susseguirsi di situazioni:
l’esultanza iniziale (...). La contemplazione del Cristo incarnato,
che libera e apre il Regno dei Cieli, (...), perché abbia
misericordia, e infine il grido ripetuto dal soprano e dal coro 'In
te, Domine speravi' con cui si chiude il brano, quasi una richiesta
dello stesso Verdi di avere speranza e luce nell’ultimo tratto
della vita".
UDIENZE
Città del Vaticano, 12 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto in udienza:
-
Il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per
l’Evangelizzazione dei Popoli.
-
Il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per
la Diocesi di Roma.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città del Vaticano, 14 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre:
- Ha nominato il Vescovo Alvaro Leonel Ramazzini Imeri, Vescovo di Huehuetenango (superficie: 7.400; popolazione: 917.763; cattolici: 706.449; sacerdoti: 27; religiosi: 57), Guatemala. Finora Vescovo di San Marcos (Guatemala), succede al Vescovo Rodolfo Francisco Bobadilla Mata, C.M., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
- Ha nominato il Padre Dieudonné Nzapalainga, C.S.Sp., Arcivescovo di Bangui (superficie: 38.342; popolazione: 1.043.000; cattolici: 246.657; sacerdoti: 104; religiosi: 124), Repubblica Centroafricana. L'Arcivescovo eletto, finora Amministratore Apostolico della medesima sede, è nato nel 1967a Mbomou (Repubblica Centrafricana). Ha emesso i primi voti nella Congregazione dei Padri Spiritani nel 1993, i voti perpetui nel 1997 ed è stato ordinato sacerdote nel 1998. Dal 1998 al 2005 è stato Cappellano degli orfani della Fondazione d'Auteuil (Francia) e Vicario parrocchiale a St. Jerôme/Marseille (Francia); dal 2005 al 2009 è stato Superiore Regionale dei Padri Spiritani nella Repubblica Centroafricana e parroco a Bangui; dal 2008 al 2009 è stato Presidente della Conferenza dei Superiori Maggiori del Centroafrica.
- Ha nominato il Reverendo Dennis Kofi Agbenyadzi, S.M.A., Superiore Regionale della Società delle Missioni Africane nella Repubblica Centroafricana, Vescovo della Diocesi di Berbérati (superficie: 45.000; popolazione: 450.000; cattolici: 110.000; sacerdoti: 33; religiosi: 30), Repubblica Centroafricana. Il Vescovo eletto è nato nel 1964 a Kadjebi-Akan
(Ghana), ha emesso i voti perpetui nel 1996 ed è stato ordinato sacerdote nel 1997. Dal 1997 al 1999 è stato Vicario parrocchiale a Berbérati; dal 1999 al 2005 Parroco a Berbérati e Direttore delle opere di sviluppo per il popolo pigmeo; Membro del Consiglio Episcopale ed incaricato della gestione dei prodotti farmaceutici; dal 2004 al 2007 è stato Assistente del Superiore Regionale; dal 2005 al 2009 Superiore della Casa di formazione a Bangui e Membro della Commissione diocesana per la Pastorale dei Migranti; dal 2007 è stato Superiore Regionale dei Padri della Società delle Missioni Africane.
- Ha nominato il Padre Nestor-Désiré Nongo-Aziagbia, S.M.A., Vescovo della Diocesi di Bossangoa (superficie: 62.420; popolazione: 612.000; cattolici: 281.000; sacerdoti: 38; religiosi: 22), Repubblica Centroafricana. Il Vescovo eletto è nato nel 1970 a M'Baiki (Repubblica Centroafricana), ha emesso la prima professione nel 1994 ed è stato ordinato sacerdote nel 1998. Dal 1998 al 2004 è stato Vicario parrocchiale e Parroco, Direttore delle vocazioni, Membro del Consiglio per gli Affari Economici e del Collegio dei Consultori nel Vicariato di Kontagora (Nigeria); dal 2004 è stato Superiore della Comunità di Haguenau a Strasburgo (Francia) e del medesimo Distretto dei Padri della Società delle Missioni Africane.
- Ha nominato il Monsignor Robert McGuckin, Vescovo della Diocesi di Toowoomba (superficie: 487.000; popolazione: 276.700; cattolici: 77.400; sacerdoti: 48; religiosi: 57), Australia. Il Vescovo eletto è nato nel 1944 a Sydney (Australia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1973. Dal 1973 al 1975 è stato Vicario parrocchiale di Matraville; dal 1975 al 1997 Officiale del Tribunale Regionale di New South Wales; dal 1976 al 1978 è stato Amministratore della Parrocchia di Mascot; dal 1978 al 1981 è stato Amministratore della Parrocchia di Botony; dal 1984 al 1986 Amministratore della Parrocchia di Rosebery; dal 1989 al 1996 Professore di Diritto Canonico al "Catholic Theological Union"; dal 1991 al 1997 è stato Vicario Giudiziale di Parramatta; dal 1998 al 2012 Vicario Generale e Moderatore della Curia di Parramatta.
- Ha nominato il Reverendo Cyr-Nesotr Yapaupa, Vescovo Coadiutore della Diocesi di Alindao (superficie: 18.475; popolazione: 171.600; cattolici: 63.000; sacerdoti: 13; religiosi; 13), Repubblica Centroafricana. Il Vescovo eletto è nato nel 1970 a Bangassou (Repubblica Centroafricana) ed è stato ordinato sacerdote nel 2001. Dal 2001 al 2004 è stato Vicario parrocchiale; dal 2003 è stato responsabile della Commissione Diocesana della Liturgia; dal 2004 segretario diocesano dell'Insegnamento cattolico; dal 2005 parroco della Cattedrale, Cappellano diocesano dell'Associazione di Santa Rita, Cappellano diocesano dei gruppi corali; dal 2006 Vicario Generale.
- Ha nominato Consultori del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione: Monsignor Marco Frisina (Italia), Presidente della Commissione Diocesana di Arte Sacra della Diocesi di Roma, Docente presso la Pontificia Università Lateranense e la Pontificia Università della Santa Croce in Roma; Padre Jeremy Driscoll, O.S.B. (Stati Uniti d'America), Docente presso il "Mount Angel Seminary" in St. Benedict, Oregon, e la Facoltà di Teologia del Pontificio Ateneo Sant'Anselmo in Roma; il Padre Marko Ivan Rupnik, S.I., (Slovenia), Direttore del Centro Aletti, Docente presso il Pontificio Istituto Orientale, la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Liturgico del Pontificio Ateneo Sant'Anselmo in Roma; il Dottor Salvatore Martines (Italia), Presidente dell'Associazione "Rinnovamento nello Spirito Santo".
Sabato 12 maggio il Santo Padre ha nominato:
- Il Vescovo Andrzej Jez, Vescovo di Tarnów (superficie: 7.566; popolazione; 1.124.000; cattolici: 1.117.000; sacerdoti: 1.423; religiosi: 1.243), Polonia. Il Vescovo Jez è stato finora Ausiliare della medesima Diocesi.
- L'Archimandrita Donato Oliverio, Vescovo Eparchiale di Lungro degli Italo-Albanesi dell'Italia Continentale (superficie: 493; popolazione: 33.400; cattolici: 32.300; sacerdoti: 39; religiosi: 28; diaconi permanenti: 1), Italia. Il Vescovo eletto è nato nel 1956 a Cosenza ed è stato ordinato sacerdote nel 1982. Nello stesso anno è stato nominato Parroco di San Giuseppe di Marri e l'anno successivo Direttore dell'Ufficio Catechistico Eparchiale. Dal 1985 è Membro dell'Istituto per il Sostentamento del clero e dal 1988 al 2003 è stato Segretario dell'Istituto di Scienze Religiose di Lungro. Dal 1993 è Membro del Consiglio Presbiterale. È stato Segretario Generale della Prima Assemblea Eparchiale di Lungro e Segretario Generale del Secondo Sinodo Intereparchiale. Dal 1998 è Economo Eparchiale. Dal 2002 al 2003 è stato Moderatore della Curia e Pro-Protosincello; dal 2003 al 2010 Protosincello e finora Delegato ad omnia dell'Eparchia di Lungro.
- Il Reverendo Orlando Roa Barbosa, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Ibagué (superficie: 6.044; popolazione: 501.000; sacerdoti: 105; religiosi: 184; diaconi permanenti: 12), Colombia. Il Vescovo eletto è nato a Cali (Colombia) nel 1958 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1984. È stato Prefetto per la disciplina nel Seminario Minore di Ibagué (Colombia), Delegato arcidiocesano per la pastorale giovanile e vocazionale, Parroco di "Santa Isabel de Hungría a Santa Isabel, Parroco di "Santa Gertrudis" a Rovira, Parroco di "El Perpetuo Socorro" a Ibagué, Delegato arcidiocesano per la Pastorale sacerdotale e dal 2004 Rettore del Seminario Maggiore arcidiocesano "María Inmaculada".
venerdì 11 maggio 2012
LA MISSIONE HA BISOGNO DI RINNOVARE FIDUCIA NELL'AZIONE DI DIO
Città del Vaticano, 11 maggio 2012 (VIS). "L’evangelizzazione, che ha sempre carattere di urgenza, in questi tempi spinge la Chiesa ad operare con passo ancora più spedito per le vie del mondo, per portare ogni uomo alla conoscenza di Cristo", ha detto il Papa questa mattina nel ricevere in udienza i Direttori Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie, a cui sono affidate la cooperazione missionaria di tutte le Chiese nel mondo. L'incontro di oggi si svolge nel contesto dell'Assemblea annuale del Consiglio Superiore delle Pontificia Opere Missionarie.
"Solo nella Verità, infatti, che è Cristo stesso - ha proseguito il Pontefice - l’umanità può scoprire il senso dell’esistenza, trovare salvezza, e crescere nella giustizia e nella pace. Ogni uomo e ogni popolo ha diritto a ricevere il Vangelo della verità. (...) Gesù, il Verbo incarnato, è sempre il centro dell’annuncio, il punto di riferimento per la sequela e per la stessa metodologia della missione evangelizzatrice, perché Egli è il volto umano di Dio che vuole incontrare ogni uomo e ogni donna per farli entrare in comunione con Lui, nel suo amore".
"La missione oggi ha bisogno di rinnovare la fiducia nell’azione di Dio; ha bisogno di una preghiera più intensa perché venga il suo Regno (...). Occorre invocare luce e forza dallo Spirito Santo, e impegnarsi con decisione e generosità per inaugurare, in un certo senso, 'una nuova epoca di annuncio del Vangelo ... perché, dopo duemila anni, una grande parte della famiglia umana ancora non riconosce Cristo, ma anche perché la situazione in cui la Chiesa e il mondo si trovano presenta particolari sfide alla fede religiosa'", ha detto Benedetto XVI citando l'Esortazione Apostolica del Beato Giovanni Paolo II "Ecclesia in Asia". Il Papa ha incoraggiato anche il progetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e delle Pontificie Opere Missionarie, in sostegno all'Anno della Fede, con "una campagna mondiale, che, attraverso la preghiera del Santo Rosario, accompagni l’opera di evangelizzazione nel mondo e per tanti battezzati la riscoperta e l’approfondimento della fede".
"L’annuncio del Vangelo non poche volte comporta difficoltà e sofferenze; la crescita del Regno di Dio nel mondo, infatti, non di rado avviene a prezzo del sangue dei suoi servi. In questa fase di cambiamenti economici, culturali e politici, dove spesso l’essere umano si sente solo, in preda all’angoscia e alla disperazione, i messaggeri del Vangelo, anche se annunciatori di speranza e di pace, continuano ad essere perseguitati come il loro Maestro e Signore. Ma, nonostante i problemi e la tragica realtà della persecuzione, la Chiesa non si scoraggia, rimane fedele al mandato del suo Signore, nella consapevolezza che 'come sempre nella storia cristiana, i martiri, cioè i testimoni, sono numerosi e indispensabili al cammino dell'evangelo'. Il messaggio di Cristo, oggi come ieri, non può adeguarsi alla logica di questo mondo, perché è profezia e liberazione, è seme di una umanità nuova che cresce, e solo alla fine dei tempi avrà la sua piena realizzazione".
Il Papa ha concluso il suo discorso ricordando che alle Pontificie Opere Missionarie "è affidato, in maniera particolare, il compito di sostenere i ministri del Vangelo, aiutandoli a 'conservare la gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime'. (...) La vostra opera di animazione e formazione missionaria fa parte dell’anima della cura pastorale, perché la 'missio ad gentes' costituisce il paradigma di tutta l’azione apostolica della Chiesa. Siate sempre più espressione visibile e concreta della comunione di persone e di mezzi tra le Chiese, che, come vasi comunicanti, vivono la stessa vocazione e tensione missionaria, e in ogni angolo della terra lavorano per seminare il Verbo di Verità in tutti i popoli e le culture".
"Solo nella Verità, infatti, che è Cristo stesso - ha proseguito il Pontefice - l’umanità può scoprire il senso dell’esistenza, trovare salvezza, e crescere nella giustizia e nella pace. Ogni uomo e ogni popolo ha diritto a ricevere il Vangelo della verità. (...) Gesù, il Verbo incarnato, è sempre il centro dell’annuncio, il punto di riferimento per la sequela e per la stessa metodologia della missione evangelizzatrice, perché Egli è il volto umano di Dio che vuole incontrare ogni uomo e ogni donna per farli entrare in comunione con Lui, nel suo amore".
"La missione oggi ha bisogno di rinnovare la fiducia nell’azione di Dio; ha bisogno di una preghiera più intensa perché venga il suo Regno (...). Occorre invocare luce e forza dallo Spirito Santo, e impegnarsi con decisione e generosità per inaugurare, in un certo senso, 'una nuova epoca di annuncio del Vangelo ... perché, dopo duemila anni, una grande parte della famiglia umana ancora non riconosce Cristo, ma anche perché la situazione in cui la Chiesa e il mondo si trovano presenta particolari sfide alla fede religiosa'", ha detto Benedetto XVI citando l'Esortazione Apostolica del Beato Giovanni Paolo II "Ecclesia in Asia". Il Papa ha incoraggiato anche il progetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e delle Pontificie Opere Missionarie, in sostegno all'Anno della Fede, con "una campagna mondiale, che, attraverso la preghiera del Santo Rosario, accompagni l’opera di evangelizzazione nel mondo e per tanti battezzati la riscoperta e l’approfondimento della fede".
"L’annuncio del Vangelo non poche volte comporta difficoltà e sofferenze; la crescita del Regno di Dio nel mondo, infatti, non di rado avviene a prezzo del sangue dei suoi servi. In questa fase di cambiamenti economici, culturali e politici, dove spesso l’essere umano si sente solo, in preda all’angoscia e alla disperazione, i messaggeri del Vangelo, anche se annunciatori di speranza e di pace, continuano ad essere perseguitati come il loro Maestro e Signore. Ma, nonostante i problemi e la tragica realtà della persecuzione, la Chiesa non si scoraggia, rimane fedele al mandato del suo Signore, nella consapevolezza che 'come sempre nella storia cristiana, i martiri, cioè i testimoni, sono numerosi e indispensabili al cammino dell'evangelo'. Il messaggio di Cristo, oggi come ieri, non può adeguarsi alla logica di questo mondo, perché è profezia e liberazione, è seme di una umanità nuova che cresce, e solo alla fine dei tempi avrà la sua piena realizzazione".
Il Papa ha concluso il suo discorso ricordando che alle Pontificie Opere Missionarie "è affidato, in maniera particolare, il compito di sostenere i ministri del Vangelo, aiutandoli a 'conservare la gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime'. (...) La vostra opera di animazione e formazione missionaria fa parte dell’anima della cura pastorale, perché la 'missio ad gentes' costituisce il paradigma di tutta l’azione apostolica della Chiesa. Siate sempre più espressione visibile e concreta della comunione di persone e di mezzi tra le Chiese, che, come vasi comunicanti, vivono la stessa vocazione e tensione missionaria, e in ogni angolo della terra lavorano per seminare il Verbo di Verità in tutti i popoli e le culture".
FERMA CONDANNA DEL DUPLICE ATTENTATO A DAMASCO
Città del Vaticano, 11 maggio 2012 (VIS). Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha affermato questa mattina quanto segue, relativamente al duplice attentato di ieri a Damasco (Siria), che ha causato 55 morti e oltre 370 feriti.
"Davanti ai tragici attentati che ieri hanno insanguinato le strade di Damasco non si può che esprimere una ferma condanna e la commossa vicinanza del Santo Padre e della comunità cattolica alle famiglie delle vittime. Questi attentati dovrebbero spingere tutti ad operare una svolta per un rafforzato impegno nel dare attuazione al Piano Annan, che è stato accettato dalle parti in conflitto. Gli attentati di ieri attestano inoltre che la situazione in Siria richiede un impegno congiunto e deciso da parte di tutta la comunità internazionale perché si ponga in atto quel Piano e al più presto siano inviati altri Osservatori. È sempre più attuale l’appello formulato dal Santo Padre il giorno di Pasqua: Occorre intraprendere senza indugio la via del rispetto, del dialogo e della riconciliazione".
"Davanti ai tragici attentati che ieri hanno insanguinato le strade di Damasco non si può che esprimere una ferma condanna e la commossa vicinanza del Santo Padre e della comunità cattolica alle famiglie delle vittime. Questi attentati dovrebbero spingere tutti ad operare una svolta per un rafforzato impegno nel dare attuazione al Piano Annan, che è stato accettato dalle parti in conflitto. Gli attentati di ieri attestano inoltre che la situazione in Siria richiede un impegno congiunto e deciso da parte di tutta la comunità internazionale perché si ponga in atto quel Piano e al più presto siano inviati altri Osservatori. È sempre più attuale l’appello formulato dal Santo Padre il giorno di Pasqua: Occorre intraprendere senza indugio la via del rispetto, del dialogo e della riconciliazione".
POSSESSI CARDINALIZI
Città del Vaticano, 11 maggio 2012 (VIS). L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha dato comunicazione delle Prese di Possesso che avranno luogo nei prossimi giorni:
Giovedì 17 maggio 2012, alle ore 17:30, il Cardinale Willem Jacobus Eijk, Arcivescovo di Utrecht (Paesi Bassi), prenderà possesso del Titolo di San Callisto, Piazza di San Calisto, 16.
Domenica 20 maggio 2012, alle ore 10:30, il Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, prenderà possesso della Diaconia di Sant’Elena fuori Porta Prenestina, Via Casilina, 205.
Domenica 20 maggio 2012, alle ore 11:30, il Cardinale Santos Abril y Castelló, Arciprete della Papale Basilica Liberiana, prenderà possesso della Diaconia di San Ponziano, Via Nicola Festa, 50.
Domenica 27 maggio 2012, alle ore 17:30, il Cardinale Domenico Calcagno, Presidente dell’A.P.S.A., prenderà possesso della Diaconia dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria a Via Ardeatina, Via di Grotta Perfetta, 591.
UDIENZE
Città del Vaticano, 11 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:
- Sette Presuli della Conferenza del Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d'America (Regione XIV), in Visita "ad Limina Apostolorum":
- L'Arcivescovo Thomas Gerard Wenski, di Miami.
- Il Vescovo John Gerard Noonan, di Orlando.
- Il Vescovo Gerald Michael Barbarito, di Palm Beach.
- Il Vescovo Gregory Lawrence Parkes, di Pensacola-Tallahassee.
- Il Vescovo Felipe de Jeslis Estévez, di Saint Augustine.
- Il Vescovo Robert Nugent Lynch, di Saint Petersburg.
- Il Vescovo Frank J. Dewane, di Venice.
- Il Signor Vytautas Ališauskas, Ambasciatore di Lituania, in visita di congedo.
giovedì 10 maggio 2012
EBREI E CATTOLICI: DIALOGO, RICONCILIAZIONE, COOPERAZIONE
Città del Vaticano, 10 maggio 2012 (VIS). Questa mattina Benedetto XVI ha ricevuto una Delegazione del Congresso Ebraico Latinoamericano "il primo gruppo che rappresenta le organizzazioni e comunità ebraiche in America Latina con il quale mi incontro in Vaticano", ha detto il Papa ricordando che "in tutta l'America Latina vi sono comunità ebraiche dinamiche, in particolare in Argentina e Brasile, che vivono in un continente a grande maggioranza di cattolici. A partire dagli anni del Concilio Vaticano II, i rapporti fra ebrei e cattolici si sono fortificati anche nella vostra regione, ed esistono diverse iniziative che continuano ad approfondire la reciproca amicizia".
Il Santo Padre ha riaffermato che la Dichiarazione "Nostra Aetate" del Concilio Vaticano II "continua ad essere il fondamento e la guida nel nostro impegno di promuovere maggiore comprensione, rispetto e cooperazione fra le nostre due comunità. Questa Dichiarazione non solo assunse una netta posizione contro ogni forma di antisemitismo, ma pose le basi per una rivalutazione teologica del rapporto della Chiesa con l'ebraismo, manifestando la sua fiducia che l'apprezzamento dell'eredità spirituale condivisa dagli ebrei e dai cristiani avrebbe portato ad una sempre maggiore comprensione e stima reciproca".
"Nel considerare il progresso degli ultimi cinquanta anni di rapporti ebraico-cattolici in tutto il mondo, non possiamo che ringraziare l'Onnipotente per questo segno evidente della sua bontà e provvidenza. Con l'aumento della fiducia, del rispetto e della buona volontà, gruppi che inizialmente impostavano i rapporti ad una certa sfiducia, si sono convertiti man mano a rapporti di amicizia e fiducia, sono diventati buoni amici, capaci di far fronte alla crisi e di superare i conflitti in modo positivo. Certamente, anche se rimane ancora molto da fare per superare i conflitti del passato, ora possiamo contare sulla promozione di migliori relazioni fra le nostre due comunità, e su di una risposta positiva alle sfide che devono affrontare sempre più i credenti nel mondo attuale. Tuttavia dobbiamo rendere grazie per il fatto che siamo impegnati a percorrere insieme la via del dialogo, della riconciliazione e della cooperazione".
"In un mondo sempre più minacciato dalla perdita dei valori spirituali e morali, che sono i soli che possono garantire il rispetto della dignità umana e la pace duratura, un dialogo sincero e rispettoso fra religioni e culture è fondamentale per il futuro della nostra famiglia umana. Auspico che la presente visita di oggi sia fonte di coraggio e rinnovata fiducia nel momento in cui affrontare la sfida di costruire vincoli sempre più forti di amicizia e di collaborazione e di dare testimonianza profetica della forza della verità di Dio, della giustizia e dell'amore riconciliatore, per il bene di tutta l'umanità", ha concluso il Santo Padre.
Il Santo Padre ha riaffermato che la Dichiarazione "Nostra Aetate" del Concilio Vaticano II "continua ad essere il fondamento e la guida nel nostro impegno di promuovere maggiore comprensione, rispetto e cooperazione fra le nostre due comunità. Questa Dichiarazione non solo assunse una netta posizione contro ogni forma di antisemitismo, ma pose le basi per una rivalutazione teologica del rapporto della Chiesa con l'ebraismo, manifestando la sua fiducia che l'apprezzamento dell'eredità spirituale condivisa dagli ebrei e dai cristiani avrebbe portato ad una sempre maggiore comprensione e stima reciproca".
"Nel considerare il progresso degli ultimi cinquanta anni di rapporti ebraico-cattolici in tutto il mondo, non possiamo che ringraziare l'Onnipotente per questo segno evidente della sua bontà e provvidenza. Con l'aumento della fiducia, del rispetto e della buona volontà, gruppi che inizialmente impostavano i rapporti ad una certa sfiducia, si sono convertiti man mano a rapporti di amicizia e fiducia, sono diventati buoni amici, capaci di far fronte alla crisi e di superare i conflitti in modo positivo. Certamente, anche se rimane ancora molto da fare per superare i conflitti del passato, ora possiamo contare sulla promozione di migliori relazioni fra le nostre due comunità, e su di una risposta positiva alle sfide che devono affrontare sempre più i credenti nel mondo attuale. Tuttavia dobbiamo rendere grazie per il fatto che siamo impegnati a percorrere insieme la via del dialogo, della riconciliazione e della cooperazione".
"In un mondo sempre più minacciato dalla perdita dei valori spirituali e morali, che sono i soli che possono garantire il rispetto della dignità umana e la pace duratura, un dialogo sincero e rispettoso fra religioni e culture è fondamentale per il futuro della nostra famiglia umana. Auspico che la presente visita di oggi sia fonte di coraggio e rinnovata fiducia nel momento in cui affrontare la sfida di costruire vincoli sempre più forti di amicizia e di collaborazione e di dare testimonianza profetica della forza della verità di Dio, della giustizia e dell'amore riconciliatore, per il bene di tutta l'umanità", ha concluso il Santo Padre.
SAN JUAN DE AVILA SARÀ PROCLAMATO DOTTORE DELLA CHIESA
Città del Vaticano, 10 maggio 2012 (VIS). "È per me motivo di gioia ricevervi in occasione della commemorazione del cinquantenario dell'attuale sede del Pontificio Collegio Spagnolo di San José, e nella memoria liturgica di San Juan de Avila, Patrono del clero diocesano spagnolo che prossimamente proclamerò Dottore della Chiesa universale", ha detto Benedetto XVI agli studenti, ai rettori, ai superiori e ai religiosi del Pontificio Collegio, nel riceverli questa mattina in udienza.
"La formazione specifica dei sacerdoti - ha aggiunto il Pontefice - è sempre una delle più importanti priorità della Chiesa. Nell'essere inviati a Roma per approfondire i vostri studi dovete pensare sopratutto, non tanto al vostro bene particolare, ma al servizio al popolo santo di Dio, che ha bisogno di pastori che si dedichino al bel servizio di santificazione dei fedeli, con preparazione e competenza. (...) Però ricordate che il sacerdote rinnova la sua vita e attinge forza per il suo ministero dalla contemplazione della Parola di Dio e dall'intenso dialogo con il Signore. Egli è consapevole che non potrà portare Cristo ai suoi fratelli né incontrarlo nei poveri e nei malati, se non Lo scoprirà nella fervente e costante preghiera". (...)
"Cari sacerdoti che la vita e la dottrina del Santo Maestro Juan de Avila illuminino e sostengano il vostro soggiorno nel Pontificio Collegio Spagnolo di San José. La sua profonda conoscenza della Sacra Scrittura, dei santi Padri, dei concili, delle fonti liturgiche e della teologia, con il suo amore fedele e filiale alla Chiesa, fece di lui un autentico rinnovatore, in un'epoca difficile della storia della Chiesa", ha spiegato il Papa citando le parole pronunciate da Paolo VI, nella cerimonia di canonizzazione del santo andaluso: "Fu uno spirito chiaroveggente e ardente, che alla denuncia dei mali, al suggerimento dei rimedi canonici, ha aggiunto una scuola di intensa spiritualità".
"L'insegnamento centrale dell'Apostolo dell'Andalusia è il mistero di Cristo, Sacerdote e Buon Pastore, vissuto in sintonia con i sentimenti del Signore, a imitazione di San Paolo (...). Vi invito ad esercitare il vostro ministero presbiterale con lo stesso zelo apostolico che caratterizzava San Juan de Avila, con la sua stessa austerità di vita, con il medesimo affetto filiale che nutriva per la Vergine Maria, Madre del sacerdote", ha concluso il Santo Padre.
PRESENTAZIONE 50° CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE
Città del Vaticano, 10 maggio 2012 (VIS). "L'Eucaristia: Comunione con Cristo e tra di noi" è il tema del 50° Congresso Eucaristico Internazionale che si terrà dal 10 al 17 giugno a Dublino (Irlanda). Questa mattina presso la Sala Stampa della Santa Sede si è tenuta la Conferenza stampa di presentazione alla quale sono intervenuti l'Arcivescovo Piero Marini, Presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali; l'Arcivescovo Diarmuid Martin, di Dublino (Irlanda) ed il Padre Vittore Boccardi, S.S.S., della Segreteria del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali.
"Cosa sia un Congresso Eucaristico Internazionale lo stabilisce il rituale romano del 1973 'De sacra comunione et de cultu mysterii eucaristici extra Missam (nn. 109-112) - ha spiegato l'Arcivescovo Marini - che, portando ad attuazione i principi del Vaticano II lo definisce uno 'statio orbis', cioè 'una sosta di impegno e di preghiera a cui una comunità invita la Chiesa universale', durante la quale la celebrazione eucaristica diventa il centro e il culmine di ogni forma di pietà, delle varie manifestazioni, delle riflessioni teologiche e pastorali, della scelta di impegni sociali".
"Per una coincidenza degna di nota, il 50° Congresso Eucaristico di Dublino cade nel 50° anniversario dell'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. E proprio al Concilio il Congresso fa riferimento perché il tema intorno al quale esso si concentrerà: 'L'Eucaristia, comunione con Cristo e tra noi', è tratto dal n. 7 della Costituzione dogmatica sulla Chiesa ('Lumen Gentium'). Il tema ricorda ai battezzati che attraverso la partecipazione all'Eucaristia si costruisce la comunione con Cristo e, nello stesso tempo, la comunione con gli altri; cioè, in una parola, la fisionomia più autentica della Chiesa. (...) Il ricentramento progressivo sull'ecclesiologia di comunione per la quale 'c'è un influsso causale dell'Eucaristia alle origini stesse della Chiesa' è gravido di tante conseguenze pastorali, ecclesiologiche ed ecumeniche che il Congresso di Dublino indagherà nel Simposio teologico che lo precede".
L'Arcivescovo Marini ha precisato inoltre che al Congresso assisteranno migliaia di pellegrini provenienti da più di cento paesi i quali, celebreranno l'Eucaristia, pregheranno insieme, si uniranno in processione, e parteciperanno alle Conferenze generali tenute da 18 oratori internazionali, si divideranno in oltre 150 laboratori e gruppi di discussione su importanti temi religiosi vivendo "un'autentica solidarietà ecclesiale".
L'Arcivescovo Diarmuid Martin nel ricordare che, nel 1932, Dublino fu la sede dal 31° Congresso Eucaristico Internazionale, ha detto: "La Chiesa in Irlanda del 1932 era assai diversa dalla Chiesa in Irlanda di oggi. (...) Il Congresso Eucaristico deve rivolgersi a coloro che vi partecipano nel contesto della cultura in cui vivono: (...) Esso rifletterà e presenterà la Chiesa in Irlanda, una Chiesa che ha affrontato e ancora affronta sfide grandissime, ma una Chiesa che è viva e vitale, e ansiosa di avviarsi su un cammino di rinnovamento",
"Esistono delle divisioni all'interno della Chiesa irlandese e a volte divisioni non sane. Trovo sia utile guardare al 1932 e alla società irlandese di allora, che meno di dieci anni prima era stata orribilmente ferita da un'aspra guerra civile durata due anni. Fa molto onore al mio predecessore, l'Arcivescovo Edward Byrne, l'aver celebrato il Congresso come un evento di riconciliazione e di ricostruzione dell'unità. Per la prima volta nell'Irlanda appena divenuta indipendente, uomini e donne di entrambi i fronti di un'aspra divisione si riunirono per lavorare insieme a un progetto comune. L'Eucaristia ha il potere di riconciliare. La comunione con Cristo alimenta la comunione e la riconciliazione con il prossimo".
"Il 50° Congresso Internazionale a Dublino sarà ancora una volta un momento di rinnovamento e di riconciliazione. Sarà un evento che richiama tutti i cattolici alla centralità dell'Eucaristia nella vita della Chiesa. Il vero culmine verso il quale tendono tutte le attività della Chiesa e la fonte dalla quale scorre tutta la sua vita". Tale evento "richiamerà la Chiesa in Irlanda alla centralità del rinnovamento spirituale e ad un senso della Chiesa come Corpo di Cristo".
"Ci sarà una forte partecipazione ecumenica delle altre Chiese cristiane in Irlanda e gli eventi del Congresso", ha sottolineato il Presule annunciando che "Il Congresso terminerà con la Messa della 'Statio Orbis' celebrata dal Legato Pontificio al Congresso, il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi, domenica 17 giugno nel Croke Park. Nel corso della cerimonia il Papa invierà un messaggio via televisione.
"Cosa sia un Congresso Eucaristico Internazionale lo stabilisce il rituale romano del 1973 'De sacra comunione et de cultu mysterii eucaristici extra Missam (nn. 109-112) - ha spiegato l'Arcivescovo Marini - che, portando ad attuazione i principi del Vaticano II lo definisce uno 'statio orbis', cioè 'una sosta di impegno e di preghiera a cui una comunità invita la Chiesa universale', durante la quale la celebrazione eucaristica diventa il centro e il culmine di ogni forma di pietà, delle varie manifestazioni, delle riflessioni teologiche e pastorali, della scelta di impegni sociali".
"Per una coincidenza degna di nota, il 50° Congresso Eucaristico di Dublino cade nel 50° anniversario dell'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. E proprio al Concilio il Congresso fa riferimento perché il tema intorno al quale esso si concentrerà: 'L'Eucaristia, comunione con Cristo e tra noi', è tratto dal n. 7 della Costituzione dogmatica sulla Chiesa ('Lumen Gentium'). Il tema ricorda ai battezzati che attraverso la partecipazione all'Eucaristia si costruisce la comunione con Cristo e, nello stesso tempo, la comunione con gli altri; cioè, in una parola, la fisionomia più autentica della Chiesa. (...) Il ricentramento progressivo sull'ecclesiologia di comunione per la quale 'c'è un influsso causale dell'Eucaristia alle origini stesse della Chiesa' è gravido di tante conseguenze pastorali, ecclesiologiche ed ecumeniche che il Congresso di Dublino indagherà nel Simposio teologico che lo precede".
L'Arcivescovo Marini ha precisato inoltre che al Congresso assisteranno migliaia di pellegrini provenienti da più di cento paesi i quali, celebreranno l'Eucaristia, pregheranno insieme, si uniranno in processione, e parteciperanno alle Conferenze generali tenute da 18 oratori internazionali, si divideranno in oltre 150 laboratori e gruppi di discussione su importanti temi religiosi vivendo "un'autentica solidarietà ecclesiale".
L'Arcivescovo Diarmuid Martin nel ricordare che, nel 1932, Dublino fu la sede dal 31° Congresso Eucaristico Internazionale, ha detto: "La Chiesa in Irlanda del 1932 era assai diversa dalla Chiesa in Irlanda di oggi. (...) Il Congresso Eucaristico deve rivolgersi a coloro che vi partecipano nel contesto della cultura in cui vivono: (...) Esso rifletterà e presenterà la Chiesa in Irlanda, una Chiesa che ha affrontato e ancora affronta sfide grandissime, ma una Chiesa che è viva e vitale, e ansiosa di avviarsi su un cammino di rinnovamento",
"Esistono delle divisioni all'interno della Chiesa irlandese e a volte divisioni non sane. Trovo sia utile guardare al 1932 e alla società irlandese di allora, che meno di dieci anni prima era stata orribilmente ferita da un'aspra guerra civile durata due anni. Fa molto onore al mio predecessore, l'Arcivescovo Edward Byrne, l'aver celebrato il Congresso come un evento di riconciliazione e di ricostruzione dell'unità. Per la prima volta nell'Irlanda appena divenuta indipendente, uomini e donne di entrambi i fronti di un'aspra divisione si riunirono per lavorare insieme a un progetto comune. L'Eucaristia ha il potere di riconciliare. La comunione con Cristo alimenta la comunione e la riconciliazione con il prossimo".
"Il 50° Congresso Internazionale a Dublino sarà ancora una volta un momento di rinnovamento e di riconciliazione. Sarà un evento che richiama tutti i cattolici alla centralità dell'Eucaristia nella vita della Chiesa. Il vero culmine verso il quale tendono tutte le attività della Chiesa e la fonte dalla quale scorre tutta la sua vita". Tale evento "richiamerà la Chiesa in Irlanda alla centralità del rinnovamento spirituale e ad un senso della Chiesa come Corpo di Cristo".
"Ci sarà una forte partecipazione ecumenica delle altre Chiese cristiane in Irlanda e gli eventi del Congresso", ha sottolineato il Presule annunciando che "Il Congresso terminerà con la Messa della 'Statio Orbis' celebrata dal Legato Pontificio al Congresso, il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi, domenica 17 giugno nel Croke Park. Nel corso della cerimonia il Papa invierà un messaggio via televisione.
PROMULGAZIONE DI DECRETI
Città del Vaticano, 10 maggio 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza privata il Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
Nell’Udienza il Papa ha esteso alla Chiesa Universale il Culto liturgico in onore di Santa Ildegarda di Bingen, Monaca professa dell’Ordine di San Benedetto, tedesca (1089-1179, iscrivendola nel catalogo dei Santi.
Nel corso della medesima Udienza il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:
MIRACOLI attributi all'intercessione:
- Venerabile Servo di Dio Tommaso da Olera (al secolo: Tommaso Acerbis), italiano, Laico professo dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, (1563-1631);
- Venerabile Serva di Dio Maria Troncatti, Suora professa della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, italiana, (1883-1969);
MARTIRIO
- Servi di Dio Federico Bachstein e 13 Compagni, dell'Ordine dei Frati Minori, uccisi, in odio alla Fede, a Praga (Repubblica Ceca) il 15 febbraio 1611;
- Servi di Dio Raimondo Castaño González e Giuseppe Maria González Solís, Sacerdoti professi dell'Ordine dei Frati Predicatori, uccisi, in odio alla Fede, a Bilbao (Spagna) il 2 ottobre 1936;
- Servi di Dio Giacomo Puig Mirosa e 18 Compagni, della Congregazione dei Figli della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, nonché Sebastiano Llorens Telarroja, Laico, uccisi, in odio alla Fede, in varie località della Spagna, tra gli anni 1936 e 1937;
- Servo di Dio Odoardo Focherini, Laico, italiano, nato nel 1907 e ucciso, in odio alla Fede a Hersbruck (Germania) il 27 dicembre 1944;
VIRTÙ EROICHE
- Servo di Dio Raffaello Delle Nocche, Vescovo di Tricarico, Fondatore delle Suore Discepole di Gesù Eucaristico, italiano (1877-1960);
- Servo di Dio Federico Ireneo Baraga, Primo Vescovo di Marquette, sloveno (1797- 1868);
- Servo di Dio Pasquale Uva, Sacerdote diocesano; Fondatore della Congregazione delle Suore Ancelle della Divina Provvidenza; italiano (1883-1955);
- Servo di Dio Baldassarre Emanuele Pardal Vidal, Sacerdote diocesano, Fondatore dell'Istituto Secolare delle Figlie della Natività di Maria, spagnolo (1886-1963);
- Servo di Dio Francesco Di Paola Victor, Sacerdote diocesano, brasiliano, (1827-1905);
- Servo di Dio Giacomo Sevin, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù, Fondatore degli Scouts de France e della Congregazione delle Suore della Santa Croce di Gerusalemme, francese (1882-1951);
- Serva di Dio Maria Giuseppa del Santissimo Sacramento (al secolo: Maria Giuseppa Recio Martín), Fondatrice della Congregazione delle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù, spagnola (1846-1883);
- Serva di Dio Miriam Teresa Demjanovich, Suora professa della Congregazione delle Suore della Carità di Sant'Elisabetta, statunitense (1901-1927);
- Serva di Dio Emilia Engel, dell'Istituto Secolare delle Sorelle di Maria di Schönstatt, tedesca, (1893-1955);
- Serva di Dio Rachele Ambrosini, Laica; italiana (1925-1941);
- Serva di Dio Maria Bolognesi, Laica, italiana (1924-1980).
Infine, il 14 marzo 2012 il Sommo Pontefice autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante le virtù eroiche del Servo di Dio Felice Francesco Giuseppe della Concezione Varela Morales, Sacerdote diocesano, cubano 1788-1853.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città del Vaticano, 10 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre:
- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Seoul (Corea) presentata dal Cardinale Nicholas Cheong Jinsuk, per raggiunti limiti di età ed ha nominato Arcivescovo di Seoul, il Vescovo Andrew Yeom Soo jung, finora Ausiliare e Vicario Generale della stessa Arcidiocesi.
- Ha nominato il Vescovo José Roberto Ospina Leongómez, Vescovo di Buga (Colombia) finora Ausiliare di Bogotá (Colombia). Succede al Vescovo Hernán Giraldo Jaramillo, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
mercoledì 9 maggio 2012
BENEDETTO XVI: NEI MOMENTI PIÙ DIFFICILI MI SONO SEMPRE SENTITO SORRETTO DALLA VOSTRA PREGHIERA
Città del Vaticano, 9 maggio 2012 (VIS). "Fin dal primo momento delle mia elezione come Successore di San Pietro, mi sono sempre sentito sorretto dalla preghiera della Chiesa, dalla vostra preghiera, soprattutto nei momenti più difficili. Ringrazio di cuore", ha affermato Benedetto XVI durante l'Udienza Generale di oggi ed ha aggiunto: "La preghiera costante e unanime è un prezioso strumento anche per superare le prove che possono sorgere nel cammino della vita, perché è l’essere profondamente uniti a Dio che ci permette di essere anche profondamente uniti agli altri".
Nell'ambito del ciclo di catechesi dedicato alla preghiera nella Chiesa primitiva, questa mattina il Santo Padre si è soffermato sull'ultimo episodio della vita di San Pietro narrato negli Atti degli Apostoli: la sua carcerazione per volere di Erode Agrippa e la sua liberazione per l’intervento prodigioso dell’Angelo del Signore, alla vigilia del suo processo a Gerusalemme.
Il Papa ha ricordato ai 10.000 fedeli convenuti in Piazza San Pietro che, mentre Pietro era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. "La forza della preghiera incessante della Chiesa sale a Dio e il Signore ascolta e compie una liberazione impensabile e insperata, inviando l'Angelo".
Benedetto XVI ha sottolineato anche un altro aspetto dell'atteggiamento di Pietro in carcere: "Notiamo, (...), che, mentre la comunità cristiana prega con insistenza per lui, Pietro 'stava dormendo'. In una situazione così critica e di serio pericolo, è un atteggiamento che può sembrare strano ma che invece denota tranquillità e fiducia; egli si fida di Dio, sa di essere circondato dalla solidarietà e della preghiera dei suoi e si abbandona totalmente nelle mani del Signore. Così deve essere la nostra preghiera: assidua, solidale con gli altri, pienamente fiduciosa verso Dio che ci conosce nell'intimo e si prende cura di noi".
Dopo la sua liberazione Pietro si reca in casa di Maria, la madre di Marco, dove molti dei discepoli sono riuniti in preghiera. Come in altri episodi narrati negli Atti degli Apostoli, "ancora una volta, la risposta della comunità alla difficoltà e al pericolo è affidarsi a Dio, intensificare il rapporto con Lui". Benedetto XVI ha richiamato un'altra situazione non facile che ha vissuto la comunità cristiana delle origini, narrata dall'Apostolo Giacomo nella sua Lettera: la presenza al suo interno di gelosie e contese. L'Apostolo trova due motivi principali in questa situazione: il primo è il lasciarsi dominare dalle passioni, dall'egoismo; il secondo è la mancanza di preghiera. La situazione cambierebbe, afferma San Giacomo se la comunità parlasse tutta insieme con Dio, pregasse in modo assiduo e unanime. "Un richiamo - ha detto il Papa - importante anche per noi e per le nostre comunità, sia quelle piccole come la famiglia, sia quelle più vaste come la parrocchia, la diocesi, la Chiesa intera".
L'episodio della liberazione di Pietro , ha concluso Benedetto XVI, "ci dice che la Chiesa, ciascuno di noi, attraversa la notte della prova, ma è la vigilanza incessante della preghiera che ci sostiene. (...) Con la preghiera costante e fiduciosa il Signore ci libera dalle catene, ci guida (...), ci dona la serenità del cuore per affrontare le difficoltà della vita, anche il rifiuto, l'opposizione, la persecuzione. (...) L'Apostolo, anche se in catene, si sente tranquillo, nella certezza di non essere mai solo: la comunità sta pregando per lui, il Signore gli è vicino; anzi egli sa che 'la forza di Cristo si manifesta pienamente nella debolezza'".
Nell'ambito del ciclo di catechesi dedicato alla preghiera nella Chiesa primitiva, questa mattina il Santo Padre si è soffermato sull'ultimo episodio della vita di San Pietro narrato negli Atti degli Apostoli: la sua carcerazione per volere di Erode Agrippa e la sua liberazione per l’intervento prodigioso dell’Angelo del Signore, alla vigilia del suo processo a Gerusalemme.
Il Papa ha ricordato ai 10.000 fedeli convenuti in Piazza San Pietro che, mentre Pietro era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. "La forza della preghiera incessante della Chiesa sale a Dio e il Signore ascolta e compie una liberazione impensabile e insperata, inviando l'Angelo".
Benedetto XVI ha sottolineato anche un altro aspetto dell'atteggiamento di Pietro in carcere: "Notiamo, (...), che, mentre la comunità cristiana prega con insistenza per lui, Pietro 'stava dormendo'. In una situazione così critica e di serio pericolo, è un atteggiamento che può sembrare strano ma che invece denota tranquillità e fiducia; egli si fida di Dio, sa di essere circondato dalla solidarietà e della preghiera dei suoi e si abbandona totalmente nelle mani del Signore. Così deve essere la nostra preghiera: assidua, solidale con gli altri, pienamente fiduciosa verso Dio che ci conosce nell'intimo e si prende cura di noi".
Dopo la sua liberazione Pietro si reca in casa di Maria, la madre di Marco, dove molti dei discepoli sono riuniti in preghiera. Come in altri episodi narrati negli Atti degli Apostoli, "ancora una volta, la risposta della comunità alla difficoltà e al pericolo è affidarsi a Dio, intensificare il rapporto con Lui". Benedetto XVI ha richiamato un'altra situazione non facile che ha vissuto la comunità cristiana delle origini, narrata dall'Apostolo Giacomo nella sua Lettera: la presenza al suo interno di gelosie e contese. L'Apostolo trova due motivi principali in questa situazione: il primo è il lasciarsi dominare dalle passioni, dall'egoismo; il secondo è la mancanza di preghiera. La situazione cambierebbe, afferma San Giacomo se la comunità parlasse tutta insieme con Dio, pregasse in modo assiduo e unanime. "Un richiamo - ha detto il Papa - importante anche per noi e per le nostre comunità, sia quelle piccole come la famiglia, sia quelle più vaste come la parrocchia, la diocesi, la Chiesa intera".
L'episodio della liberazione di Pietro , ha concluso Benedetto XVI, "ci dice che la Chiesa, ciascuno di noi, attraversa la notte della prova, ma è la vigilanza incessante della preghiera che ci sostiene. (...) Con la preghiera costante e fiduciosa il Signore ci libera dalle catene, ci guida (...), ci dona la serenità del cuore per affrontare le difficoltà della vita, anche il rifiuto, l'opposizione, la persecuzione. (...) L'Apostolo, anche se in catene, si sente tranquillo, nella certezza di non essere mai solo: la comunità sta pregando per lui, il Signore gli è vicino; anzi egli sa che 'la forza di Cristo si manifesta pienamente nella debolezza'".
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città del Vaticano, 9 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Sacerdote Roque Costa Souza, Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di São Sebastião do Rio de Janeiro (superficie: 1.261; popolazione: 6.215.000; cattolici: 3.772.000; sacerdoti: 604: religiosi: 1.047; diaconi permanenti: 144), Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1966 a Rio de Janeiro ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1994. Nel 1994 è stato Vicario parrocchiale della Parrocchia di "Jesus Bom Pastor"; dal 1994 al 1998 è stato Parroco della Parrocchia di “São Francisco de Assis”; dal 1994 al 1998 è stato Prefetto del Seminario Minore arcidiocesano; dal 1996 al 1998 è stato Cappellano della “Irmandade São Pedro”; nel 1998 è stato Parroco della Parrocchia “São João Batista e Nossa Senhora das Graças” nel Realengo; nel 2010 è stato Direttore e Tesoriere della “Casa do Padre”, Vicario Foraneo del Vicariato Urbano dell’arcidiocesi; Cappellano della Polizia Militare dello Stato di Rio de Janeiro; dal 2005 è stato Parroco della Parrocchia “Nossa Senhora do Carmo da Antiga Sé” e, dal 2010, è Rettore del Seminario Arcidiocesano Maggiore “São José”.
martedì 8 maggio 2012
ACCORDO FRA LA SANTA SEDE E IL LAND NIEDERSACHSEN
Città del Vaticano, 8 maggio 2012 (VIS). Un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede rende noto che martedì 8 maggio 2012, nella sede del Governo del Land Niedersachsen a Hannover è stato firmato un Accordo fra la Santa Sede e il Land Niedersachsen, a modifica del Concordato del 26 febbraio 1965.
Per la Santa Sede ha firmato, come Plenipotenziario, l'Arcivescovo Jean-Claude Périsset, Nunzio Apostolico in Germania".
Per il Land Niedersachsen, il Signor David McAllister, Ministro-Presidente del Land Niedersachsen".
Presenti alla cerimonia erano anche: per parte ecclesiastica, il Vescovo Norbert Trelle, di Hildesheim; il Monsignor Felix Bernhard, Direttore dell'Ufficio Cattolico del Land Niedersachsen per i rapporti delle Diocesi di Hildesheim, Münster (Oldenburg) e Osnabrück con il Land; e i Direttori di queste Diocesi per le scuole cattoliche a regime concordatario; per parte statale, il Ministro della Cultura del Land Niedersachsen ed alcuni Alti Funzionari del Gabinetto del Ministro-Presidente.
Il presente Accordo aggiorna il § 6 dell'Allegato al Concordato e la relativa "Intesa d'Applicazione (Durchführungsvereinbarung)" alla luce dell'attuale legislazione del Land Niedersachsen, che ha introdotto la qualifica di scuola superiore. Le modifiche vanno incontro alle attuali esigenze delle scuole cattoliche a regime concordatario.
Per la Santa Sede ha firmato, come Plenipotenziario, l'Arcivescovo Jean-Claude Périsset, Nunzio Apostolico in Germania".
Per il Land Niedersachsen, il Signor David McAllister, Ministro-Presidente del Land Niedersachsen".
Presenti alla cerimonia erano anche: per parte ecclesiastica, il Vescovo Norbert Trelle, di Hildesheim; il Monsignor Felix Bernhard, Direttore dell'Ufficio Cattolico del Land Niedersachsen per i rapporti delle Diocesi di Hildesheim, Münster (Oldenburg) e Osnabrück con il Land; e i Direttori di queste Diocesi per le scuole cattoliche a regime concordatario; per parte statale, il Ministro della Cultura del Land Niedersachsen ed alcuni Alti Funzionari del Gabinetto del Ministro-Presidente.
Il presente Accordo aggiorna il § 6 dell'Allegato al Concordato e la relativa "Intesa d'Applicazione (Durchführungsvereinbarung)" alla luce dell'attuale legislazione del Land Niedersachsen, che ha introdotto la qualifica di scuola superiore. Le modifiche vanno incontro alle attuali esigenze delle scuole cattoliche a regime concordatario.
INIZIAZIONE CRISTIANA, TEMA DEL XII CONGRESSO EUROPEO PER LA CATECHESI
Città del Vaticano, 8 maggio 2012 (VIS). Dal 7 al 10 maggio a Roma, il Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) ha promosso il XII Congresso Europeo per la Catechesi, sul tema: "L'iniziazione cristiana nella prospettiva della nuova evangelizzazione, con attenzione specifica ai fanciulli e ai giovani da 7 a 16 anni".
Al Congresso - coordinato dalla Commissione "Catechesi, scuola e università" della CCEE - partecipano i vescovi e i direttori nazionali degli organismi responsabili della catechesi nelle conferenze episcopali d'Europa. L'iniziativa si inserisce nella riflessione della Chiesa sulla nuova evangelizzazione nell'anno in cui si commemora il XX anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica; il L anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II e nella prospettiva dell'Anno della Fede.
Nel pomeriggio di ieri, in apertura dei lavori, sono stati presentati i risultati di un'indagine realizzata con un campione di più di 3.600 fanciulli e adolescenti europei che si inserisce nella riflessione sul tema del congresso. La famiglia, gli amici, la scuola e la sua influenza nell'iniziazione cristiana dei fanciulli; la comunità cristiana, i suoi membri e la sua vita liturgica; l'importanza del percorso personale dei fanciulli per avvicinarsi a Dio, sono alcuni dei temi trattati nell'indagine.
Mercoledì 9 maggio, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, i partecipanti assisteranno ad una Messa per l'Europa presieduta dal Cardinale Peter Erdö, Arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria) e Presidente della CCEE.
Al Congresso - coordinato dalla Commissione "Catechesi, scuola e università" della CCEE - partecipano i vescovi e i direttori nazionali degli organismi responsabili della catechesi nelle conferenze episcopali d'Europa. L'iniziativa si inserisce nella riflessione della Chiesa sulla nuova evangelizzazione nell'anno in cui si commemora il XX anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica; il L anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II e nella prospettiva dell'Anno della Fede.
Nel pomeriggio di ieri, in apertura dei lavori, sono stati presentati i risultati di un'indagine realizzata con un campione di più di 3.600 fanciulli e adolescenti europei che si inserisce nella riflessione sul tema del congresso. La famiglia, gli amici, la scuola e la sua influenza nell'iniziazione cristiana dei fanciulli; la comunità cristiana, i suoi membri e la sua vita liturgica; l'importanza del percorso personale dei fanciulli per avvicinarsi a Dio, sono alcuni dei temi trattati nell'indagine.
Mercoledì 9 maggio, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, i partecipanti assisteranno ad una Messa per l'Europa presieduta dal Cardinale Peter Erdö, Arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria) e Presidente della CCEE.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città del Vaticano, 8 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Monsignore Stephen Robson, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Saint Andrews and Edinburgh (superficie: 5.504; popolazione: 1.521.000; cattolici: 115.000; sacerdoti: 151; religiosi: 165; diaconi permanenti: 3), Scozia, Gran Bretagna. Il Vescovo eletto è nato a Carliste (Gran Bretagna), nel 1951 ed è stato ordinato sacerdote nel 1979. Dal 1979 al 1981 è stato Vicario Parrocchiale a St. Mary's Kircaldy; dal 1980 al 1986 è stato insegnante al Blairs College; dal 1987 al 1993 è stato Assistente presso l'ufficio per l'Educazione religiosa di Edinburgh e poi Vicario Episcopale e Direttore del medesimo; dal 1988 al 1989 è stato Parroco, prima a "Our Lady and St. Margareth" a Duns, poi dal 1990 al 1993 a Dunbar, infine dal 1993 al 1997 a "St. John Vianney" a Edinburgh. Dal 1998 al 2006 è stato Direttore Spirituale del Pontificio Seminario Scozzese a Roma. Tornato in patria è diventato Cancelliere dell'arcidiocesi di Saint Andrews and Edinburgh e Parroco delle parrocchie riunite di Our Lady's a North Berwick e Dunbar.
lunedì 7 maggio 2012
ALLE GUARDIE SVIZZERE: SEGRETO EFFICACIA VOSTRO LAVORO IN VATICANO COSTANTE RIFERIMENTO A CRISTO
Città del Vaticano, 7 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto oggi in udienza le nuove reclute della Guardia Svizzera Pontificia che hanno prestato giuramento domenica 6 maggio, giorno in cui si ricorda il sacrificio dei 147 soldati della Guardia Svizzera che nel 1527 persero la vita per difendere Papa Clemente VII dall'assalto dei Lanzichenecchi.
Dopo i saluti alle nuove reclute ed ai loro familiari, ed ai rappresentanti delle Autorità svizzere presenti, Benedetto XVI ha ricordato che le funzioni svolte dalla Guardia Svizzera Pontificia "costituiscono un diretto servizio al Sommo Pontefice ed alla Sede Apostolica. È pertanto motivo di vivo apprezzamento il fatto che dei giovani scelgano di consacrare alcuni anni della loro esistenza in totale disponibilità al Successore di Pietro e ai suoi collaboratori".
"Il vostro lavoro - ha continuato il Papa - si colloca nel solco di una indiscussa fedeltà al Papa, che è diventata eroica in occasione del 'Sacco di Roma' del 1527, quando, il 6 maggio, i vostri predecessori sacrificarono la loro vita. Il peculiare servizio della Guardia Svizzera non poteva allora e non può neanche oggi compiersi senza quelle caratteristiche che contraddistinguono ogni componente del Corpo: fermezza nella fede cattolica, fedeltà e amore verso la Chiesa di Gesù Cristo, diligenza e perseveranza nei piccoli e grandi compiti quotidiani, coraggio e umiltà, altruismo e disponibilità. Di queste virtù dev'essere colmo il vostro cuore quando prestate il servizio d'onore e di sicurezza in Vaticano".
"Siate attenti gli uni agli altri, per sostenervi nel lavoro quotidiano e per edificarvi reciprocamente, e conservate lo stile di carità evangelica nei confronti delle persone che ogni giorno incontrate. Nella Sacra Scrittura il richiamo all'amore del prossimo è legato al comando di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Per dare amore ai fratelli è necessario attingerlo alla fornace della carità divina, grazie a soste prolungate di preghiera, al costante ascolto della Parola di Dio, e ad una esistenza centrata tutta sul mistero dell'Eucaristia".
"Il segreto dell'efficacia del vostro lavoro qui in Vaticano, come pure di ogni vostro progetto è, pertanto, il costante riferimento a Cristo. Questa è anche la testimonianza di non pochi vostri predecessori, che si sono contraddistinti non solo nello svolgimento del loro lavoro, ma anche nell'impegno di vita cristiana. Alcuni sono stati chiamati a seguire il Signore nella via del sacerdozio o della vita consacrata, ed hanno risposto con prontezza ed entusiasmo. Altri invece hanno coronato felicemente con il sacramento del Matrimonio la loro vocazione coniugale. Rendo grazie a Dio, fonte di ogni bene, per i diversi doni e le varie missioni che Egli vi affida, e prego perché anche voi, che iniziate il vostro servizio, possiate rispondere pienamente alla chiamata di Cristo seguendolo con fedele generosità".
"Cari amici! Profittate del tempo che trascorrete qui a Roma, per crescere nell'amicizia con Cristo, per amare sempre di più la sua Chiesa e per camminare verso la meta di ogni vera vita cristiana: la santità"
Dopo i saluti alle nuove reclute ed ai loro familiari, ed ai rappresentanti delle Autorità svizzere presenti, Benedetto XVI ha ricordato che le funzioni svolte dalla Guardia Svizzera Pontificia "costituiscono un diretto servizio al Sommo Pontefice ed alla Sede Apostolica. È pertanto motivo di vivo apprezzamento il fatto che dei giovani scelgano di consacrare alcuni anni della loro esistenza in totale disponibilità al Successore di Pietro e ai suoi collaboratori".
"Il vostro lavoro - ha continuato il Papa - si colloca nel solco di una indiscussa fedeltà al Papa, che è diventata eroica in occasione del 'Sacco di Roma' del 1527, quando, il 6 maggio, i vostri predecessori sacrificarono la loro vita. Il peculiare servizio della Guardia Svizzera non poteva allora e non può neanche oggi compiersi senza quelle caratteristiche che contraddistinguono ogni componente del Corpo: fermezza nella fede cattolica, fedeltà e amore verso la Chiesa di Gesù Cristo, diligenza e perseveranza nei piccoli e grandi compiti quotidiani, coraggio e umiltà, altruismo e disponibilità. Di queste virtù dev'essere colmo il vostro cuore quando prestate il servizio d'onore e di sicurezza in Vaticano".
"Siate attenti gli uni agli altri, per sostenervi nel lavoro quotidiano e per edificarvi reciprocamente, e conservate lo stile di carità evangelica nei confronti delle persone che ogni giorno incontrate. Nella Sacra Scrittura il richiamo all'amore del prossimo è legato al comando di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Per dare amore ai fratelli è necessario attingerlo alla fornace della carità divina, grazie a soste prolungate di preghiera, al costante ascolto della Parola di Dio, e ad una esistenza centrata tutta sul mistero dell'Eucaristia".
"Il segreto dell'efficacia del vostro lavoro qui in Vaticano, come pure di ogni vostro progetto è, pertanto, il costante riferimento a Cristo. Questa è anche la testimonianza di non pochi vostri predecessori, che si sono contraddistinti non solo nello svolgimento del loro lavoro, ma anche nell'impegno di vita cristiana. Alcuni sono stati chiamati a seguire il Signore nella via del sacerdozio o della vita consacrata, ed hanno risposto con prontezza ed entusiasmo. Altri invece hanno coronato felicemente con il sacramento del Matrimonio la loro vocazione coniugale. Rendo grazie a Dio, fonte di ogni bene, per i diversi doni e le varie missioni che Egli vi affida, e prego perché anche voi, che iniziate il vostro servizio, possiate rispondere pienamente alla chiamata di Cristo seguendolo con fedele generosità".
"Cari amici! Profittate del tempo che trascorrete qui a Roma, per crescere nell'amicizia con Cristo, per amare sempre di più la sua Chiesa e per camminare verso la meta di ogni vera vita cristiana: la santità"
IL BENE VIENE DAL SIGNORE MA È COMPIUTO GRAZIE AI SUOI FEDELI
Città del Vaticano, 7 maggio 2012 (VIS). Oggi, quinta domenica del Tempo Pasquale, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare il Regina Cæli con i fedeli convenuti in Piazza San Pietro.
Nel commentare il Vangelo domenicale, nel quale Gesù dice ai suoi discepoli: "Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore", il Papa ha detto: "La vera vigna di Dio, la vite vera, è Gesù, che con il suo sacrificio d’amore ci dona la salvezza, ci apre il cammino per essere parte di questa vigna. E come Cristo rimane nell’amore di Dio Padre, così i discepoli, sapientemente potati dalla parola del Maestro, se sono uniti in modo profondo a Lui, diventano tralci fecondi, che producono abbondante raccolto".
"Nel giorno del nostro Battesimo - ha proseguito il Pontefice - la Chiesa ci innesta come tralci nel Mistero Pasquale di Gesù, nella sua Persona stessa. Da questa radice riceviamo la preziosa linfa per partecipare alla vita divina. Come discepoli, anche noi, con l’aiuto dei Pastori della Chiesa, cresciamo nella vigna del Signore vincolati dal suo amore.(...) È indispensabile rimanere sempre uniti a Gesù, dipendere da Lui, perché senza di Lui non possiamo far nulla".
"In una lettera scritta a Giovanni il Profeta, vissuto nel deserto di Gaza nel V secolo - ha detto ancora il Papa - un fedele pone la seguente domanda: Come è possibile tenere insieme la libertà dell’uomo e il non poter far nulla senza Dio? E il monaco risponde: Se l’uomo inclina il suo cuore verso il bene e chiede a Dio l’aiuto, ne riceve la forza necessaria per compiere la propria opera. Perciò la libertà dell’uomo e la potenza di Dio procedono insieme. Questo è possibile perché il bene viene dal Signore, ma esso è compiuto grazie ai suoi fedeli".
"Cari amici - ha concluso il Papa - ognuno di noi è come un tralcio, che vive solo se fa crescere ogni giorno nella preghiera, nella partecipazione ai Sacramenti, nella carità, la sua unione con il Signore. E chi ama Gesù, vera vite, produce frutti di fede per un abbondante raccolto spirituale".
Dopo il Regina Caeli il Papa ha menzionato il suo prossimo viaggio a Milano (Italia) ai primi di giugno in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Nei saluti ai pellegrini di lingua spagnola ha ricordato che oggi ricorre il cinquantesimo anniversario della canonizzazione di San Martín de Porres "al quale chiediamo che interceda per l'opera della nuova evangelizzazione, che faccia fiorire la santità della Chiesa".
Infine il Papa si è rivolto alle 26 nuove reclute della Guardia Svizzera, che, a causa della pioggia, hanno prestato oggi giuramento nell'Aula Paolo VI. "Saluto in particolare - ha detto il Papa - le nuove Guardie Svizzere e i loro familiari nel giorno della festa di questo storico Corpo".
Il giuramento delle Guardie Svizzere si svolge il 6 maggio di ogni anno, solitamente nel Cortile di San Damaso nel Palazzo Apostolico. La solenne cerimonia ricorda i 147 soldati elvetici morti eroicamente il 6 maggio 1527 durante il "Sacco di Roma" per difendere Papa Clemente VII dall'assalto dei Lanzichenecchi.
Nel commentare il Vangelo domenicale, nel quale Gesù dice ai suoi discepoli: "Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore", il Papa ha detto: "La vera vigna di Dio, la vite vera, è Gesù, che con il suo sacrificio d’amore ci dona la salvezza, ci apre il cammino per essere parte di questa vigna. E come Cristo rimane nell’amore di Dio Padre, così i discepoli, sapientemente potati dalla parola del Maestro, se sono uniti in modo profondo a Lui, diventano tralci fecondi, che producono abbondante raccolto".
"Nel giorno del nostro Battesimo - ha proseguito il Pontefice - la Chiesa ci innesta come tralci nel Mistero Pasquale di Gesù, nella sua Persona stessa. Da questa radice riceviamo la preziosa linfa per partecipare alla vita divina. Come discepoli, anche noi, con l’aiuto dei Pastori della Chiesa, cresciamo nella vigna del Signore vincolati dal suo amore.(...) È indispensabile rimanere sempre uniti a Gesù, dipendere da Lui, perché senza di Lui non possiamo far nulla".
"In una lettera scritta a Giovanni il Profeta, vissuto nel deserto di Gaza nel V secolo - ha detto ancora il Papa - un fedele pone la seguente domanda: Come è possibile tenere insieme la libertà dell’uomo e il non poter far nulla senza Dio? E il monaco risponde: Se l’uomo inclina il suo cuore verso il bene e chiede a Dio l’aiuto, ne riceve la forza necessaria per compiere la propria opera. Perciò la libertà dell’uomo e la potenza di Dio procedono insieme. Questo è possibile perché il bene viene dal Signore, ma esso è compiuto grazie ai suoi fedeli".
"Cari amici - ha concluso il Papa - ognuno di noi è come un tralcio, che vive solo se fa crescere ogni giorno nella preghiera, nella partecipazione ai Sacramenti, nella carità, la sua unione con il Signore. E chi ama Gesù, vera vite, produce frutti di fede per un abbondante raccolto spirituale".
Dopo il Regina Caeli il Papa ha menzionato il suo prossimo viaggio a Milano (Italia) ai primi di giugno in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Nei saluti ai pellegrini di lingua spagnola ha ricordato che oggi ricorre il cinquantesimo anniversario della canonizzazione di San Martín de Porres "al quale chiediamo che interceda per l'opera della nuova evangelizzazione, che faccia fiorire la santità della Chiesa".
Infine il Papa si è rivolto alle 26 nuove reclute della Guardia Svizzera, che, a causa della pioggia, hanno prestato oggi giuramento nell'Aula Paolo VI. "Saluto in particolare - ha detto il Papa - le nuove Guardie Svizzere e i loro familiari nel giorno della festa di questo storico Corpo".
Il giuramento delle Guardie Svizzere si svolge il 6 maggio di ogni anno, solitamente nel Cortile di San Damaso nel Palazzo Apostolico. La solenne cerimonia ricorda i 147 soldati elvetici morti eroicamente il 6 maggio 1527 durante il "Sacco di Roma" per difendere Papa Clemente VII dall'assalto dei Lanzichenecchi.
IDENTITÀ CATTOLICA DELLE ISTITUZIONI EDUCATIVE
Città del Vaticano, 5 maggio 2012 (VIS). La questione dell'educazione religiosa e della formazione nella fede della prossima generazione di cattolici negli Stati Uniti d'America, è stato il tema del discorso che il Santo Padre ha rivolto ai Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d'America (regioni X-XIII), al termine della quinquennale Visita "ad Limina Apostolorum".
Il Papa ha in primo luogo ricordato i progressi degli ultimi anni nel miglioramento della catechesi e nella revisione dei testi ricondotti a conformarsi al Catechismo della Chiesa Cattolica. Benedetto XVI ha anche elogiato l'impegno nella "preservazione del grande patrimonio delle scuole cattoliche elementari e secondarie degli Stati Uniti, profondamente interessate dai cambiamenti demografici e dall'aumento dei costi, che hanno nel contempo assicurato che l'educazione impartita rimanga alla portata di tutte le famiglie, a prescindere dalla loro situazione finanziaria.
Riguardo all'educazione superiore, diversi Vescovi hanno informato il Papa riguardo al fatto che i collegi e le università cattoliche avvertono sempre più la necessità di riaffermare la propria identità distintiva, nella fedeltà ai propri ideali fondanti e alla missione della Chiesa a servizio del Vangelo. "Tuttavia molto rimane da fare, specialmente negli ambiti fondamentali quali il conformarsi al mandato enunciato dal Canone 812 per coloro che insegnano discipline teologiche. L'importanza di questa norma canonica quale espressione tangibile della comunione ecclesiale e della solidarietà nell'apostolato educativo della Chiesa, diviene sempre più evidente quando si consideri la confusione creata da esempi di apparente dissidenza fra alcuni rappresentanti delle istituzioni cattoliche e la guida pastorale della Chiesa: tale discordia danneggia la testimonianza della Chiesa e come l'esperienza ha dimostrato, può facilmente essere impiegata per compromettere la sua autorità e libertà".
"Non è una esagerazione dire che offrire ai giovani una solida educazione nella fede rappresenta la sfida interna più urgente che la comunità cattolica del vostro Paese deve affrontare", ha ribadito il Papa che successivamente ha suggerito alcune proposte per far fronte a tale questione.
"In primo luogo - ha detto Benedetto XVI - come sappiamo il dovere essenziale di una educazione autentica ad ogni livello non è semplicemente quello di trasferire la conoscenza, per quanto essenziale, ma anche di forgiare il cuore. Vi è la costante necessità di equilibrare il rigore intellettuale nel comunicare efficacemente (...) la ricchezza della fede della Chiesa con la formazione dei giovani all'amore di Dio, la prassi della morale cristiana e della vita sacramentale e, non ultimo, coltivare la preghiera personale e liturgica.
La questione dell'identità cattolica, anche a livello universitario, "implica molto più che l'insegnamento della religione o la mera presenza della cappellania nel campus. Troppo spesso, sembra che le scuole e i college cattolici hanno mancato di esortare gli studenti a riappropriarsi della loro fede come parte delle eccitanti scoperte intellettuali che contraddistinguono l'esperienza dell'educazione superiore. Il fatto che i nuovi studenti così numerosi si sentano dissociati dalla famiglia, dalla scuola e dai sistemi di supporto comunitario che una volta facilitavano la trasmissione della fede, deve continuamente stimolare le istituzioni educative cattoliche a creare nuovi ed efficaci reti di sostegno".
In tutti gli aspetti educativi, ha sottolineato il Santo Padre "bisogna incoraggiare gli studenti ad articolare una visione dell'armonia della fede e della ragione in grado di guidarli lungo tutta la vita ad un perseguimento della conoscenza e della virtù. (...) In effetti la fede per la propria natura richiede una conversione costante e onnicomprensiva della pienezza della verità rivelata in Cristo. (...) L'impegno cristiano all'apprendimento che fu all'origine delle università medioevali, era fondato sulla convinzione che l'unico Dio, quale fonte di tutta la verità e bontà, è parimenti la fonte dell'appassionato desiderio dell'intelletto di conoscere e dell'aspirazione della volontà alla realizzazione nell'amore".
"Solo in questa luce possiamo apprezzare il contributo distintivo dell'educazione cattolica che si impegna in una 'diaconia della verità' ispirata da una carità intellettuale che sa che portare alla verità è in definitiva un atto di amore. Una fede che riconosca l'unità essenziale di tutta la conoscenza fornisce un baluardo contro l'alienazione e la frammentazione che si verificano quando l'uso della ragione si distacca dal perseguimento della verità e della virtù; in tal senso le istituzioni cattoliche hanno un ruolo specifico nel contribuire a superare l'attuale crisi delle università".
PRESIDENTE DELL'ALBANIA DAL PAPA
Città del Vaticano, 5 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina il Presidente della Repubblica d'Albania, Signor Bamir Topi, che successivamente ha incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato dall’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.
La Sala Stampa della Santa Sede informa in un Comunicato che: "Nei cordiali colloqui si sono rilevati i buoni rapporti esistenti tra la Santa Sede e la Repubblica d’Albania e sono stati passati in rassegna temi di interesse comune attinenti alle relazioni tra la comunità ecclesiale e quella civile, tra i quali il dialogo interreligioso ed il contributo della Chiesa in campo educativo e sociale. Ci si è anche soffermati sul cammino dell’Albania verso la piena integrazione nell’Unione europea. Infine, c’è stato uno scambio di vedute sull’attuale congiuntura internazionale e regionale, con particolare attenzione alla crisi economica".
CARDINALE SCHÖNBORN INVIATO SPECIALE 450° ANNIVERSARIO RINNOVAMENTO FORMALE ARCIVECOVADO DI PRAGA
Città del Vaticano, 5 maggio 2012 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera Pontificia con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Christoph Schönborn, O.P., Arcivescovo di Vienna (Austria), Suo Inviato Speciale alla celebrazione del 450° anniversario del rinnovamento formale dell'Arcivescovado di Praga, che avrà luogo il 12 maggio 2012.
Nella lettera redatta in latino e datata 30 marzo, il Papa ricorda l'opera millenaria della Chiesa in questa regione europea che accolse la predicazione di Cirillo e Metodio e fu patria della Beata Ludmilla e del re santo Venceslao.
La missione che accompagnerà il Cardinale è composta dal Padre Benedikt Mohelnik, O.P., Provinciale della Provincia Boema dei Domenicani e da Don Vojtĕch Novak, del clero dell'Arcidiocesi di Praga, Parroco e Decano di Rakovník nonché Direttore delle Pontificie Opere Missionarie dell'Arcidiocesi di Praga.
Nella lettera redatta in latino e datata 30 marzo, il Papa ricorda l'opera millenaria della Chiesa in questa regione europea che accolse la predicazione di Cirillo e Metodio e fu patria della Beata Ludmilla e del re santo Venceslao.
La missione che accompagnerà il Cardinale è composta dal Padre Benedikt Mohelnik, O.P., Provinciale della Provincia Boema dei Domenicani e da Don Vojtĕch Novak, del clero dell'Arcidiocesi di Praga, Parroco e Decano di Rakovník nonché Direttore delle Pontificie Opere Missionarie dell'Arcidiocesi di Praga.
UDIENZE
Città del Vaticano, 7 maggio (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:
Otto Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d'America (Regione XIV),in Visita "ad Limina Apostolorum":
- L'Arcivescovo Wilton Daniel Gregory, di Atlanta con l'Ausiliare Vescovo Luis Rafael Zarama.
- Il Vescovo Robert E. Guglielmone, di Charleston, con l'emerito Vescovo David Bernard Thompson.
- Il Vescovo Peter Joseph Jugis, di Charlotte.
- Il Vescovo Michael Francis Burbidge, di Raleigh.
- Il Vescovo Gregory John Hartmayer, O.F.M., di Savannah, con l'emerito Vescovo John Kevin Boland.
- Il Signor Ali Akbar Naseri, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran, in visita di congedo.
- Guardie Svizzere Pontificie, con i Familiari.
Sabato 5 maggio il Santo Padre ha ricevuto in udienza:
- Il Signor Bamir Topi, Presidente della Repubblica di Albania, con la Consorte e Seguito.
- Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d'America (Regione XIII), in Visita "ad Limina Apostolorum" (10)
- L'Arcivescovo Santo Gangemi, Nunzio Apostolico in Papua Nuova Guinea e nelle Isole Salomone, con i Familiari.
- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
Otto Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d'America (Regione XIV),in Visita "ad Limina Apostolorum":
- L'Arcivescovo Wilton Daniel Gregory, di Atlanta con l'Ausiliare Vescovo Luis Rafael Zarama.
- Il Vescovo Robert E. Guglielmone, di Charleston, con l'emerito Vescovo David Bernard Thompson.
- Il Vescovo Peter Joseph Jugis, di Charlotte.
- Il Vescovo Michael Francis Burbidge, di Raleigh.
- Il Vescovo Gregory John Hartmayer, O.F.M., di Savannah, con l'emerito Vescovo John Kevin Boland.
- Il Signor Ali Akbar Naseri, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran, in visita di congedo.
- Guardie Svizzere Pontificie, con i Familiari.
Sabato 5 maggio il Santo Padre ha ricevuto in udienza:
- Il Signor Bamir Topi, Presidente della Repubblica di Albania, con la Consorte e Seguito.
- Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d'America (Regione XIII), in Visita "ad Limina Apostolorum" (10)
- L'Arcivescovo Santo Gangemi, Nunzio Apostolico in Papua Nuova Guinea e nelle Isole Salomone, con i Familiari.
- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città del Vaticano, 7 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Ecatepec (Messico), presentata dal Vescovo Onésimo Cepeda Silva, per raggiunti limiti d'età.
Sabato 5 maggio il Santo Padre ha nominato il Cardinale Joseph Ze-kiun Zen, S.D.B., Vescovo emerito di Hong Kong, Suo Inviato Speciale alla celebrazione del centenario della nascita del Beato Peter ToRot, catechista e martire della Papua Nuova Guinea, prevista a Rabaul il 7 luglio 2012.
venerdì 4 maggio 2012
GLI STATI DEVONO GARANTIRE CHE LE LEGGI NON AUMENTINO DISUGUAGLIANZE SOCIALI
Città del Vaticano, 4 maggio 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto cinque nuovi Ambasciatori non residenti presso la Santa Sede: il Signor Teshome Toga Chanaka (Etiopia); la Signora Dato' Ho May Yong (prima rappresentante diplomatica della Malesia); il Signor David Cooney (Irlanda); il Signor Naivakarurubalavu Solo Mara (Repubblica di Fiji) e il Signor Viguen Tchitetchian (Armenia).
Di seguito riportiamo alcuni estratti del discorso che il Santo Padre ha tenuto lingua in francese:
"Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ha reso, in un certo modo, il nostro pianeta più piccolo. (...) La constatazione dalla grande sofferenza provocata nel mondo dalla povertà e dalla miseria di beni materiali e spirituali, invita ad una nuova mobilitazione per far fronte, nella giustizia e nella solidarietà, a tutto ciò che minaccia l'uomo, la società e l'ambiente".
"L'esodo verso le città, i conflitti armati, la fame e le pandemie, che colpiscono tante popolazioni, sviluppano in modo drammatico la povertà che assume attualmente nuove forme. La crisi economica mondiale porta un numero crescente di famiglie a vivere nella precarietà. Quando la creazione e la moltiplicazione dei bisogni fanno aumentare la possibilità illimitata di fruizione e di consumo, la mancanza dei mezzi necessari per il loro accaparramento, causa sentimenti di frustrazione . (...) E quando la miseria coesiste con la grande ricchezza, nasce un'impressione di ingiustizia che può diventare fonte di rivolta. Conviene perciò che gli Stati garantiscano che le leggi sociali non aumentino le disuguaglianze e permettano alle popolazioni di vivere in maniera dignitosa".
"Lo sviluppo al quale ogni nazione aspira deve riguardare ogni persona nella sua interezza, e non soltanto la crescita economica. (...) Esperienze come il microcredito e iniziative per creare patti associativi equi, dimostrano che è possibile armonizzare obiettivi economici con il vincolo sociale, la gestione democratica e il rispetto della natura. È bene anche, per esempio, ridando loro la nobiltà che meritano, promuovere il lavoro manuale e l'agricoltura che siano, innanzitutto, al servizio della popolazione locale".
"Per rinforzare il fattore umano della realtà socio-politica, non bisogna trascurare un'altra specie di miseria: quella della perdita di riferimento dei valori spirituali, di Dio. Questo vuoto rende più difficile il discernimento del bene e del male e il superamento degli interessi personali in vista del bene comune. (...) Gli Stati hanno il dovere di valorizzare il loro patrimonio culturale e religioso che contribuisce allo sviluppo di una nazione, e di facilitarne l'accesso a tutti, perché familiarizzandosi con la storia, ognuno riscopra le radici della propria esistenza".
"La religione permette di riconoscere nell'altro un fratello in umanità. Lasciare a tutti la possibilità di conoscere Dio, e ciò in piena libertà, significa aiutare a forgiarsi una personalità interiormente forte che renda capace di testimoniare e di fare il bene anche quando costi sacrificio. (...) Così si potrà edificare una società dove la sobrietà e la fraternità vissute prevalgano sulla miseria, sull'indifferenza e l'egoismo, sul profitto e lo spreco e soprattutto sull'esclusione".
Di seguito riportiamo alcuni estratti del discorso che il Santo Padre ha tenuto lingua in francese:
"Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ha reso, in un certo modo, il nostro pianeta più piccolo. (...) La constatazione dalla grande sofferenza provocata nel mondo dalla povertà e dalla miseria di beni materiali e spirituali, invita ad una nuova mobilitazione per far fronte, nella giustizia e nella solidarietà, a tutto ciò che minaccia l'uomo, la società e l'ambiente".
"L'esodo verso le città, i conflitti armati, la fame e le pandemie, che colpiscono tante popolazioni, sviluppano in modo drammatico la povertà che assume attualmente nuove forme. La crisi economica mondiale porta un numero crescente di famiglie a vivere nella precarietà. Quando la creazione e la moltiplicazione dei bisogni fanno aumentare la possibilità illimitata di fruizione e di consumo, la mancanza dei mezzi necessari per il loro accaparramento, causa sentimenti di frustrazione . (...) E quando la miseria coesiste con la grande ricchezza, nasce un'impressione di ingiustizia che può diventare fonte di rivolta. Conviene perciò che gli Stati garantiscano che le leggi sociali non aumentino le disuguaglianze e permettano alle popolazioni di vivere in maniera dignitosa".
"Lo sviluppo al quale ogni nazione aspira deve riguardare ogni persona nella sua interezza, e non soltanto la crescita economica. (...) Esperienze come il microcredito e iniziative per creare patti associativi equi, dimostrano che è possibile armonizzare obiettivi economici con il vincolo sociale, la gestione democratica e il rispetto della natura. È bene anche, per esempio, ridando loro la nobiltà che meritano, promuovere il lavoro manuale e l'agricoltura che siano, innanzitutto, al servizio della popolazione locale".
"Per rinforzare il fattore umano della realtà socio-politica, non bisogna trascurare un'altra specie di miseria: quella della perdita di riferimento dei valori spirituali, di Dio. Questo vuoto rende più difficile il discernimento del bene e del male e il superamento degli interessi personali in vista del bene comune. (...) Gli Stati hanno il dovere di valorizzare il loro patrimonio culturale e religioso che contribuisce allo sviluppo di una nazione, e di facilitarne l'accesso a tutti, perché familiarizzandosi con la storia, ognuno riscopra le radici della propria esistenza".
"La religione permette di riconoscere nell'altro un fratello in umanità. Lasciare a tutti la possibilità di conoscere Dio, e ciò in piena libertà, significa aiutare a forgiarsi una personalità interiormente forte che renda capace di testimoniare e di fare il bene anche quando costi sacrificio. (...) Così si potrà edificare una società dove la sobrietà e la fraternità vissute prevalgano sulla miseria, sull'indifferenza e l'egoismo, sul profitto e lo spreco e soprattutto sull'esclusione".
UDIENZE
Città del Vaticano, 4 maggio 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza:
- I nuovi Ambasciatori dell'Etiopia, della Malaysia, dell'Irlanda, di Fiji e dell'Armenia in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.
- Dieci Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d'America (Regione XIII), in Visita "ad Limina Apostolorum":
- L'Arcivescovo Michael Jarboe Sheehan, di Santa Fe.
- Il Vescovo James S. Wall, di Gallup.
- Il Vescovo Ricardo Ramirez, C.S.B., di Las Cruces.
- Il Vescovo Thomas James Olmsted, di Phoenix con l'Ausiliare Vescovo Eduardo A. Nevares.
- Il Vescovo Gerald Frederick Kicanas, di Tucson.
- Il Vescovo James Douglas Conley, Amministratore Apostolico di Denver
- Il Vescovo Paul D. Etienne, de Cheyenne.
- Il Vescovo Michael John Sheridan, di Colorado Springs.
- Il Vescovo Fernando Isern, Vescovo di Pueblo.
- Il Vescovo Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro (Italia).
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città del Vaticano, 4 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo James Romen Boiragi, Vescovo di Khulna (superficie: 28.236; popolazione: 15.343.767; cattolici: 33.296; sacerdoti: 45; religiosi: 104), Bangladesh. Il Vescovo eletto è nato nel 1955 a Holdibunia (Bangladesh) ed è stato ordinato sacerdote nel 1985. Dal 1985 al 1992 è stato
Vicario Parrocchiale della Cattedrale St. Joseph a Khulna; dal 1996 al 1998 è stato Parroco della Cattedrale; dal 1998 al 2011 è stato Vicario Generale della Diocesi di Khulna e Vice-Vicario giudiziale del Tribunale diocesano; dal 2011 è stato Amministratore Diocesano della vacante Diocesi di Khulna.
Vicario Parrocchiale della Cattedrale St. Joseph a Khulna; dal 1996 al 1998 è stato Parroco della Cattedrale; dal 1998 al 2011 è stato Vicario Generale della Diocesi di Khulna e Vice-Vicario giudiziale del Tribunale diocesano; dal 2011 è stato Amministratore Diocesano della vacante Diocesi di Khulna.
giovedì 3 maggio 2012
IL PAPA IN VISITA POLICLINICO GEMELLI: CULTURA RISCOPRA DINAMISMO DELLA TRASCENDENZA
Città del Vaticano, 3 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre nel recarsi questa mattina in visita alla Facoltà di medicina e chirurgia del Policlinico "Agostino Gemelli" di cui ricorre il 50° anniversario di istituzione, ha tenuto un discorso incentrato sulla questione del "quaerere Deum" nella cultura contemporanea.
Benedetto XVI è stato accolto dalle autorità accademiche dell'Università, dal Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini, dal Ministro della Cultura, On. Renato Balduzzi e dal Ministro della Sanità, On. Lorenzo Ornaghi. Erano presenti anche il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma ed il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano e Presidente dell'Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori. Numerosi gli studenti e i pazienti che nel piazzale antistante il Policlinico hanno ascoltato il discorso del Papa.
"Il nostro - ha detto il Papa - è un tempo in cui le scienze sperimentali hanno trasformato la visione del mondo e la stessa autocomprensione dell’uomo. Le molteplici scoperte, le tecnologie innovative (...) sono ragione di motivato orgoglio, ma spesso non sono prive di inquietanti risvolti".
"Quella che è stata la feconda radice europea di cultura e di progresso sembra dimenticata. In essa, la ricerca dell’assoluto - il quaerere Deum - comprendeva l’esigenza di approfondire le scienze profane, l’intero mondo del sapere. La ricerca scientifica e la domanda di senso, infatti, pur nella specifica fisionomia epistemologica e metodologica, zampillano da un’unica sorgente, quel Logos che presiede all’opera della creazione e guida l’intelligenza della storia. Una mentalità fondamentalmente tecnopratica genera un rischioso squilibrio tra ciò che è possibile tecnicamente e ciò che è moralmente buono, con imprevedibili conseguenze".
"È importante allora - ha proseguito il Pontefice - che la cultura riscopra il vigore del significato e il dinamismo della trascendenza, in una parola, apra con decisione l’orizzonte del 'quaerere Deum'. (...) Scienza e fede hanno una reciprocità feconda, quasi una complementare esigenza dell’intelligenza del reale. (...) Religione del Logos, il Cristianesimo non relega la fede nell’ambito dell’irrazionale, ma attribuisce l’origine e il senso della realtà alla Ragione creatrice, che nel Dio crocifisso si è manifestata come amore e che invita a percorrere la strada del quaerere Deum: 'Io sono la via, la verità, la vita'".
"Ed è proprio percorrendo il sentiero della fede che l’uomo è messo in grado di scorgere nelle stesse realtà di sofferenza e di morte, che attraversano la sua esistenza, una possibilità autentica di bene e di vita. (...) La cura di coloro che soffrono è allora incontro quotidiano con il volto di Cristo, e la dedizione dell’intelligenza e del cuore si fa segno della misericordia di Dio e della sua vittoria sulla morte".
"Vissuta nella sua integralità, la ricerca è illuminata da scienza e fede, e da queste due 'ali' trae impulso e slancio, senza mai perdere la giusta umiltà, il senso del proprio limite. In tal modo la ricerca di Dio diventa feconda per l’intelligenza, fermento di cultura, promotrice di vero umanesimo, ricerca che non si arresta alla superficie. (...) Si inserisce qui il compito insostituibile dell’Università Cattolica, luogo in cui la relazione educativa è posta a servizio della persona nella costruzione di una qualificata competenza scientifica, radicata in un patrimonio di saperi che il volgere delle generazioni ha distillato in sapienza di vita; luogo in cui la relazione di cura non è mestiere, ma missione".
"L’Università Cattolica, che ha con la sede di Pietro un particolare rapporto, è chiamata oggi ad essere istituzione esemplare che non restringe l’apprendimento alla funzionalità di un esito economico, ma allarga il
Benedetto XVI è stato accolto dalle autorità accademiche dell'Università, dal Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini, dal Ministro della Cultura, On. Renato Balduzzi e dal Ministro della Sanità, On. Lorenzo Ornaghi. Erano presenti anche il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma ed il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano e Presidente dell'Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori. Numerosi gli studenti e i pazienti che nel piazzale antistante il Policlinico hanno ascoltato il discorso del Papa.
"Il nostro - ha detto il Papa - è un tempo in cui le scienze sperimentali hanno trasformato la visione del mondo e la stessa autocomprensione dell’uomo. Le molteplici scoperte, le tecnologie innovative (...) sono ragione di motivato orgoglio, ma spesso non sono prive di inquietanti risvolti".
"Quella che è stata la feconda radice europea di cultura e di progresso sembra dimenticata. In essa, la ricerca dell’assoluto - il quaerere Deum - comprendeva l’esigenza di approfondire le scienze profane, l’intero mondo del sapere. La ricerca scientifica e la domanda di senso, infatti, pur nella specifica fisionomia epistemologica e metodologica, zampillano da un’unica sorgente, quel Logos che presiede all’opera della creazione e guida l’intelligenza della storia. Una mentalità fondamentalmente tecnopratica genera un rischioso squilibrio tra ciò che è possibile tecnicamente e ciò che è moralmente buono, con imprevedibili conseguenze".
"È importante allora - ha proseguito il Pontefice - che la cultura riscopra il vigore del significato e il dinamismo della trascendenza, in una parola, apra con decisione l’orizzonte del 'quaerere Deum'. (...) Scienza e fede hanno una reciprocità feconda, quasi una complementare esigenza dell’intelligenza del reale. (...) Religione del Logos, il Cristianesimo non relega la fede nell’ambito dell’irrazionale, ma attribuisce l’origine e il senso della realtà alla Ragione creatrice, che nel Dio crocifisso si è manifestata come amore e che invita a percorrere la strada del quaerere Deum: 'Io sono la via, la verità, la vita'".
"Ed è proprio percorrendo il sentiero della fede che l’uomo è messo in grado di scorgere nelle stesse realtà di sofferenza e di morte, che attraversano la sua esistenza, una possibilità autentica di bene e di vita. (...) La cura di coloro che soffrono è allora incontro quotidiano con il volto di Cristo, e la dedizione dell’intelligenza e del cuore si fa segno della misericordia di Dio e della sua vittoria sulla morte".
"Vissuta nella sua integralità, la ricerca è illuminata da scienza e fede, e da queste due 'ali' trae impulso e slancio, senza mai perdere la giusta umiltà, il senso del proprio limite. In tal modo la ricerca di Dio diventa feconda per l’intelligenza, fermento di cultura, promotrice di vero umanesimo, ricerca che non si arresta alla superficie. (...) Si inserisce qui il compito insostituibile dell’Università Cattolica, luogo in cui la relazione educativa è posta a servizio della persona nella costruzione di una qualificata competenza scientifica, radicata in un patrimonio di saperi che il volgere delle generazioni ha distillato in sapienza di vita; luogo in cui la relazione di cura non è mestiere, ma missione".
"L’Università Cattolica, che ha con la sede di Pietro un particolare rapporto, è chiamata oggi ad essere istituzione esemplare che non restringe l’apprendimento alla funzionalità di un esito economico, ma allarga il
BENEDETTO XVI CELEBRERÀ SANTA MESSA A FRASCATI 15 LUGLIO
Città del Vaticano, 3 maggio 2012 (VIS). La Prefettura della Casa Pontificia annuncia in un Comunicato reso pubblico oggi, che il Santo Padre, accogliendo l'invito del Vescovo di Frascati, S.E. Monsignor Raffaello Martinelli, domenica 15 luglio 2012, alle ore 9:30, celebrerà la Santa Messa in Piazza San Pietro a Frascati, davanti alla Cattedrale. Al termine, il Santo Padre farà ritorno a Castel Gandolfo per la recita dell'Angelus. L'annuncio è stato dato dal Vescovo di Frascati questa mattina, nel corso della solenne Celebrazione in Cattedrale per la festa degli Apostoli Filippo e Giacomo, Patroni della diocesi suburbicaria.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città del Vaticano, 3 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Antoni Dziemianko, Vescovo di Pinsk (superficie: 72.700; popolazione: 3.141.000; cattolici: 50.500; sacerdoti: 48; religiosi: 78), Bielorussia. È stato finora Ausiliare di Minsk-Mohilev (Bielorussia).
mercoledì 2 maggio 2012
SANTO STEFANO: MEDITAZIONE SCRITTURA PER COMPRENDERE PRESENTE
Città del Vaticano, 2 maggio 2012 (VIS). La preghiera di Santo Stefano, primo martire cristiano, è stato il tema scelto dal Santo Padre per la catechesi dell'Udienza Generale di oggi.
Davanti ad oltre 20.000 fedeli, convenuti in Piazza San Pietro, il Papa ha spiegato che come narrano gli Atti degli Apostoli, Stefano, venne condotto in tribunale davanti al Sinedrio perché accusato di aver dichiarato che Gesù avrebbe distrutto il Tempio e le usanze che Mosè aveva tramandato. Nel suo discorso in tribunale Stefano spiega che Gesù intende il tempio del suo corpo, che è il nuovo tempio. Gesù "inaugura il nuovo culto, e sostituisce, con l'offerta che fa di se stesso sulla croce, i sacrifici antichi".
Stefano vuole dimostrare come sia infondata l'accusa che gli viene rivolta di sovvertire la legge di Mosè e illustra la sua visione della storia della salvezza, dell'alleanza tra Dio e l'uomo. "Egli rilegge così tutta la narrazione biblica, itinerario contenuto nella Sacra Scrittura, per mostrare che esso conduce al 'luogo' della presenza definitiva di Dio, che è Gesù Cristo, in particolare la sua Passione, Morte e Risurrezione. In questa prospettiva Stefano legge anche il suo essere discepolo di Gesù, seguendolo fino al martirio. La meditazione sulla Sacra Scrittura gli permette così di comprendere il presente".
"Nella sua meditazione sull'agire di Dio nella storia della salvezza", il protomartire, "evidenziando la perenne tentazione di rifiutare Dio e la sua azione, (...) afferma che Gesù è il Giusto annunciato dai profeti; in Lui Dio stesso si è reso presente in modo unico e definitivo: Gesù è il 'luogo' del vero culto".
"La vita e il discorso di Stefano improvvisamente si interrompono con la lapidazione, ma proprio il suo martirio è il compimento della sua vita e del suo messaggio: egli diventa una cosa sola con Cristo. Così la sua meditazione sull’agire di Dio nella storia, sulla Parola divina che in Gesù ha trovato il pieno compimento, diventa una partecipazione alla stessa preghiera della Croce".
Nel momento del martirio, ha affermato il Papa "si manifesta, ancora una volta, il fecondo rapporto tra la Parola di Dio e la preghiera. (...) Ci possiamo chiedere: da dove questo primo martire cristiano ha tratto la forza per affrontare i suoi persecutori e giungere fino al dono di se stesso? La risposta è semplice: dal suo rapporto con Dio, dalla sua comunione con Cristo, dalla meditazione sulla storia della salvezza, dal vedere l'agire di Dio, che in Gesù Cristo è giunto al vertice".
Santo Stefano vede preannunciata la figura e la missione di Gesù. Egli "è il tempio 'non fatto da mano d'uomo' in cui la presenza di Dio Padre si è fatta così vicina da entrare nella nostra carne umana per portarci a Dio, per aprirci le porte del Cielo. La nostra preghiera, allora, deve essere contemplazione di Gesù alla destra di Dio, di Gesù come Signore della nostra esistenza quotidiana. In Lui, sotto la guida dello Spirito Santo, possiamo anche noi rivolgerci a Dio con la fiducia e l’abbandono dei figli che si rivolgono ad un Padre che li ama in modo infinito", ha concluso il Pontefice.
Davanti ad oltre 20.000 fedeli, convenuti in Piazza San Pietro, il Papa ha spiegato che come narrano gli Atti degli Apostoli, Stefano, venne condotto in tribunale davanti al Sinedrio perché accusato di aver dichiarato che Gesù avrebbe distrutto il Tempio e le usanze che Mosè aveva tramandato. Nel suo discorso in tribunale Stefano spiega che Gesù intende il tempio del suo corpo, che è il nuovo tempio. Gesù "inaugura il nuovo culto, e sostituisce, con l'offerta che fa di se stesso sulla croce, i sacrifici antichi".
Stefano vuole dimostrare come sia infondata l'accusa che gli viene rivolta di sovvertire la legge di Mosè e illustra la sua visione della storia della salvezza, dell'alleanza tra Dio e l'uomo. "Egli rilegge così tutta la narrazione biblica, itinerario contenuto nella Sacra Scrittura, per mostrare che esso conduce al 'luogo' della presenza definitiva di Dio, che è Gesù Cristo, in particolare la sua Passione, Morte e Risurrezione. In questa prospettiva Stefano legge anche il suo essere discepolo di Gesù, seguendolo fino al martirio. La meditazione sulla Sacra Scrittura gli permette così di comprendere il presente".
"Nella sua meditazione sull'agire di Dio nella storia della salvezza", il protomartire, "evidenziando la perenne tentazione di rifiutare Dio e la sua azione, (...) afferma che Gesù è il Giusto annunciato dai profeti; in Lui Dio stesso si è reso presente in modo unico e definitivo: Gesù è il 'luogo' del vero culto".
"La vita e il discorso di Stefano improvvisamente si interrompono con la lapidazione, ma proprio il suo martirio è il compimento della sua vita e del suo messaggio: egli diventa una cosa sola con Cristo. Così la sua meditazione sull’agire di Dio nella storia, sulla Parola divina che in Gesù ha trovato il pieno compimento, diventa una partecipazione alla stessa preghiera della Croce".
Nel momento del martirio, ha affermato il Papa "si manifesta, ancora una volta, il fecondo rapporto tra la Parola di Dio e la preghiera. (...) Ci possiamo chiedere: da dove questo primo martire cristiano ha tratto la forza per affrontare i suoi persecutori e giungere fino al dono di se stesso? La risposta è semplice: dal suo rapporto con Dio, dalla sua comunione con Cristo, dalla meditazione sulla storia della salvezza, dal vedere l'agire di Dio, che in Gesù Cristo è giunto al vertice".
Santo Stefano vede preannunciata la figura e la missione di Gesù. Egli "è il tempio 'non fatto da mano d'uomo' in cui la presenza di Dio Padre si è fatta così vicina da entrare nella nostra carne umana per portarci a Dio, per aprirci le porte del Cielo. La nostra preghiera, allora, deve essere contemplazione di Gesù alla destra di Dio, di Gesù come Signore della nostra esistenza quotidiana. In Lui, sotto la guida dello Spirito Santo, possiamo anche noi rivolgerci a Dio con la fiducia e l’abbandono dei figli che si rivolgono ad un Padre che li ama in modo infinito", ha concluso il Pontefice.
RINNOVATO QUADRO GIURIDICO CARITAS INTERNATIONALIS
Città del Vaticano, 2 maggio 2012 (VIS). Questa mattina è stato pubblicato il Decreto Generale sul rinnovamento del quadro giuridico della 'Caritas Internationalis', a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, approvato in forma specifica dal Santo Padre il 27 aprile scorso. Il Decreto entra in vigore dal momento della pubblicazione.
Di seguito riportiamo estratti del testo esplicativo del documento illustrate dal Monsignor Osvaldo Neves de Almeida.
"Nei suoi 61 anni di vita, 'Caritas Internationalis' è sempre stata uno strumento privilegiato della carità della Chiesa. La Santa Sede, raccogliendo la lunga esperienza di questa benemerita istituzione, e in modo speciale gli sviluppi degli ultimi anni, ha voluto aggiornare lo status giuridico di 'Caritas Internationalis' per sostenerne meglio l’attività nel contesto odierno".
"Nel 2004 il Beato Giovanni Paolo II le conferì personalità giuridica canonica pubblica con il Chirografo 'Durante l'ultima Cena'. (...) Questa persona giuridica pubblica è retta anzitutto, anche se non esclusivamente, dalla normativa propria e dalle disposizioni pertinenti del Codice di Diritto Canonico. Il Chirografo 'Durante l’Ultima Cena', nel riconoscere lo speciale legame di 'Caritas Internationalis' con la Sede Apostolica, ha stabilito implicitamente che il suo governo e il suo operare facciano riferimento alla Prima Sezione della Segreteria di Stato In pari tempo il Chirografo ha affidato al Pontificio Consiglio Cor Unum il compito di seguire ed accompagnare l’attività di Caritas Internationalis".
Il processo di rinnovamento del quadro giuridico di 'Caritas Internationalis'.
"L’esperienza maturata nei quasi otto anni di applicazione del Chirografo 'Durante l’Ultima Cena' ha permesso di comprendere con maggiore precisione come promuovere un aggiornamento giuridico che non solo rispetti, ma esprima ancora meglio la natura dell’organizzazione e chiarisca la distribuzione delle competenze dei Dicasteri e degli organismi interessati ad essa".
Tra il gennaio e il maggio dell’anno scorso, un gruppo di lavoro di rappresentanti di Caritas Internationalis e della Santa Sede aveva studiato una nuova versione degli Statuti di Caritas Internationalis, cercando di mettere a fuoco le connesse problematiche dottrinali, giuridiche ed economiche. (...) Nei menzionati incontri del gruppo di lavoro, tra l’altro, è emersa la necessità di una legislazione complementare del Chirografo 'Durante l’Ultima Cena', come riferimento normativo per l’applicazione dei nuovi Statuti. Ricevuto il progetto di questi ultimi, il Santo Padre ha dato precise istruzioni al Cardinale Segretario di Stato sui contenuti del summenzionato testo complementare del Chirografo. In ottemperanza a tali indicazioni è stato quindi preparato il Decreto Generale e sono stati rivisti e adeguati i nuovi Statuti e il Regolamento Interno.
Alcune caratteristiche del nuovo Decreto Generale
Gli articoli 1, 2 e 3 del Decreto Generale chiariscono le competenze dei principali Dicasteri di riferimento. Al riguardo, si rafforza anzitutto il ruolo del Pontifico Consiglio Cor Unum (art. 1), che segue l’attività istituzionale di 'Caritas Internationalis' ed è responsabile dell’approvazione dei suoi testi di contenuto dottrinale o morale".
"Gli articoli 4 e 5 stabiliscono le linee guide per la futura redazione di una normativa di lavoro specifica per il personale e per la preparazione di un apposito regime previdenziale. Infatti, i dipendenti di 'Caritas Internationalis', pur non essendo dipendenti vaticani, sono parte della comunità di lavoro della Sede Apostolica".
"L’articolo 6 (...) stabilisce la nomina pontificia di almeno tre membri nel Consiglio Esecutivo. Ciò consente al Sommo Pontefice di designare persone di provata competenza specifica, particolarmente quelle provenienti da Regioni povere o meritevoli di un’attenzione privilegiata. (...) Resta però fermo che la maggioranza dei membri sarà indicata dalle 'Caritas' nazionali, alle quali resta pertanto la responsabilità per il governo di tale importante organismo della Confederazione.
È inoltre prevista la presenza di un Assistente Ecclesiastico e di una Commissione di Assistenza. (...) Oltre al nulla osta della Santa Sede per le candidature a Presidente e Segretario Generale, (...), il Decreto Generale e i nuovi Statuti prevedono il nulla osta per la candidatura del Tesoriere".
"L’Art. 7 riafferma il principio generale di vigenza della normativa canonica e vaticana di rilievo, nei confronti di quanti sono impegnati in enti situati nella Città del Vaticano e connessi istituzionalmente con la Santa Sede".
Di seguito riportiamo estratti del testo esplicativo del documento illustrate dal Monsignor Osvaldo Neves de Almeida.
"Nei suoi 61 anni di vita, 'Caritas Internationalis' è sempre stata uno strumento privilegiato della carità della Chiesa. La Santa Sede, raccogliendo la lunga esperienza di questa benemerita istituzione, e in modo speciale gli sviluppi degli ultimi anni, ha voluto aggiornare lo status giuridico di 'Caritas Internationalis' per sostenerne meglio l’attività nel contesto odierno".
"Nel 2004 il Beato Giovanni Paolo II le conferì personalità giuridica canonica pubblica con il Chirografo 'Durante l'ultima Cena'. (...) Questa persona giuridica pubblica è retta anzitutto, anche se non esclusivamente, dalla normativa propria e dalle disposizioni pertinenti del Codice di Diritto Canonico. Il Chirografo 'Durante l’Ultima Cena', nel riconoscere lo speciale legame di 'Caritas Internationalis' con la Sede Apostolica, ha stabilito implicitamente che il suo governo e il suo operare facciano riferimento alla Prima Sezione della Segreteria di Stato In pari tempo il Chirografo ha affidato al Pontificio Consiglio Cor Unum il compito di seguire ed accompagnare l’attività di Caritas Internationalis".
Il processo di rinnovamento del quadro giuridico di 'Caritas Internationalis'.
"L’esperienza maturata nei quasi otto anni di applicazione del Chirografo 'Durante l’Ultima Cena' ha permesso di comprendere con maggiore precisione come promuovere un aggiornamento giuridico che non solo rispetti, ma esprima ancora meglio la natura dell’organizzazione e chiarisca la distribuzione delle competenze dei Dicasteri e degli organismi interessati ad essa".
Tra il gennaio e il maggio dell’anno scorso, un gruppo di lavoro di rappresentanti di Caritas Internationalis e della Santa Sede aveva studiato una nuova versione degli Statuti di Caritas Internationalis, cercando di mettere a fuoco le connesse problematiche dottrinali, giuridiche ed economiche. (...) Nei menzionati incontri del gruppo di lavoro, tra l’altro, è emersa la necessità di una legislazione complementare del Chirografo 'Durante l’Ultima Cena', come riferimento normativo per l’applicazione dei nuovi Statuti. Ricevuto il progetto di questi ultimi, il Santo Padre ha dato precise istruzioni al Cardinale Segretario di Stato sui contenuti del summenzionato testo complementare del Chirografo. In ottemperanza a tali indicazioni è stato quindi preparato il Decreto Generale e sono stati rivisti e adeguati i nuovi Statuti e il Regolamento Interno.
Alcune caratteristiche del nuovo Decreto Generale
Gli articoli 1, 2 e 3 del Decreto Generale chiariscono le competenze dei principali Dicasteri di riferimento. Al riguardo, si rafforza anzitutto il ruolo del Pontifico Consiglio Cor Unum (art. 1), che segue l’attività istituzionale di 'Caritas Internationalis' ed è responsabile dell’approvazione dei suoi testi di contenuto dottrinale o morale".
"Gli articoli 4 e 5 stabiliscono le linee guide per la futura redazione di una normativa di lavoro specifica per il personale e per la preparazione di un apposito regime previdenziale. Infatti, i dipendenti di 'Caritas Internationalis', pur non essendo dipendenti vaticani, sono parte della comunità di lavoro della Sede Apostolica".
"L’articolo 6 (...) stabilisce la nomina pontificia di almeno tre membri nel Consiglio Esecutivo. Ciò consente al Sommo Pontefice di designare persone di provata competenza specifica, particolarmente quelle provenienti da Regioni povere o meritevoli di un’attenzione privilegiata. (...) Resta però fermo che la maggioranza dei membri sarà indicata dalle 'Caritas' nazionali, alle quali resta pertanto la responsabilità per il governo di tale importante organismo della Confederazione.
È inoltre prevista la presenza di un Assistente Ecclesiastico e di una Commissione di Assistenza. (...) Oltre al nulla osta della Santa Sede per le candidature a Presidente e Segretario Generale, (...), il Decreto Generale e i nuovi Statuti prevedono il nulla osta per la candidatura del Tesoriere".
"L’Art. 7 riafferma il principio generale di vigenza della normativa canonica e vaticana di rilievo, nei confronti di quanti sono impegnati in enti situati nella Città del Vaticano e connessi istituzionalmente con la Santa Sede".
XVIII SESSIONE PLENARIA DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE SOCIALI
Città del Vaticano, 2 maggio 2012 (VIS). Questa mattina si è tenuta presso la Sala Stampa della Santa Sede, una Conferenza Stampa di presentazione delle conclusioni della XVIII Sessione Plenaria della Pontificia Accademia della Scienze Sociali (27 aprile-1° maggio 2012), sul tema: "The Global Quest for Tranquillitas Ordinis. Pacem in terris, Fifty Years Later". Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia, organizzatrice della Conferenza, l'Arcivescovo Roland Minnerath, di Dijon (Francia), la Signora Margaret S. Archer. della Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (Svizzera).
Nel corso della sessione plenaria è stato analizzato il contributo della "Pacem in terris" del Beato Giovanni XXIII, alla dottrina sociale della Chiesa. L'Enciclica riafferma la tesi centrale di tutta la dottrina sociale: "Ogni essere umano è persona, cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera". L'Enciclica ribadisce la nozione di bene comune che "abbraccia un insieme di condizioni sociali che permettono agli esseri umani di perseguire la propria perfezione in modo più rapido e pieno". Per i partecipanti alla Plenaria nel mondo attuale - caratterizzato dalla globalizzazione, la crisi economica e i conflitti a sfondo nazionalista e religioso - è fondamentale riscoprire la verità sull'essere umano e sul bene comune, pietre angolari della vita sociale.
Nel corso della sessione plenaria è stato analizzato il contributo della "Pacem in terris" del Beato Giovanni XXIII, alla dottrina sociale della Chiesa. L'Enciclica riafferma la tesi centrale di tutta la dottrina sociale: "Ogni essere umano è persona, cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera". L'Enciclica ribadisce la nozione di bene comune che "abbraccia un insieme di condizioni sociali che permettono agli esseri umani di perseguire la propria perfezione in modo più rapido e pieno". Per i partecipanti alla Plenaria nel mondo attuale - caratterizzato dalla globalizzazione, la crisi economica e i conflitti a sfondo nazionalista e religioso - è fondamentale riscoprire la verità sull'essere umano e sul bene comune, pietre angolari della vita sociale.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città del Vaticano, 2 maggio 2012 (VIS). Il Santo Padre:
- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Papantla (Messico), presentata dal Vescovo Lorenzo Cardenas Areguillin, per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Carlos Patron Wong, finora Vescovo Coadiutore della medesima Diocesi.
- Ha nominato il Monsignore Paul R. Sanchez, Vescovo Ausiliare di Brooklyn (superficie: 466; popolazione: 4.849.605; cattolici: 1.556.575; sacerdoti: 619; religiosi: 1.198; diaconi permanenti: 179), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato nel 1946 a Brooklyn (Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1971. Dal 1972 al 1975 è stato Vicario parrocchiale della Parrocchia di "Our Lady of Mercy" a Forest Hills; dal 1975 al 1987 è stato Vicario parrocchiale della Parrocchia di "Saint Michael" a Flushing e dal 1987 al 1990 della "Saint Sebastian Parish" a Woodside; dal 1990 al 1991 è stato Amministratore della "Saint Sebastian Parish"; dal 1991 al 2001 è stato Parroco della "Saint Agatha Parish" a Brooklyn e dal 2001 al 2008 della "Our Lady of Mount Carmel Parish" ad Astoria. Dal 2008 al 2009 è stato Vicario Episcopale per il territorio di "Queens North" e dal 2009 Vicario Episcopale per il territorio di Queens.
- Ha nominato il Monsignore Raymond F. Chappetto, Vescovo Ausiliare di Brooklyn (Stati Uniti d'America). Il Vescovo eletto è nato nel 1945 ad Astoria (Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1971. Dal 1971 al 1975 è stato Vicario parrocchiale della "Saint Camillus Parish " a Rockaway Park; dal 1975 al 1976 è stato Vicario Parrocchiale della "Saint Pius V Parish" a Jamaica; dal 1976 al 1981 è stato Vicario Parrocchiale della "Incarnation Parish" a Queens Village; dal 1981 al 1983 Vicario Parrocchiale della "Saint Helen Parish" a Howard Beach; dal 1989 al 1995 Parroco della "Our Lady of Miracles Parish"; dal 1995 al 1999 è stato Vicario Episcopale della parrocchia "Brooklyn West"; dal 1999 è stato Parroco della "Our Lady of the Snows" a Floral Park e dal 2009 è Vicario per il Clero e la Vita Consacrata.
Il 1° maggio il Santo Padre ha nominato il Reverendo Raymond Poisson, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Saint-Jérôme (superficie: 2.156; popolazione: 444.000; cattolici: 431.000; sacerdoti: 91; religiosi: 137; diaconi permanenti: 19), Canada. Il Vescovo eletto è nato nel 1958 a Saint-Hyacinthe (Canada) ed è stato ordinato sacerdote nel 1983. È stato segretario particolare del Vescovo Bernard Hubert di Saint-Jean-Longueuil, ricoprendo anche l'incarico di Vicario e poi Parroco di Saint-Georges. Dal 1995 al 2007 è stato Parroco della concattedrale di Saint-Antoine de Padoue. È stato finora parroco dell'Unità Pastorale Sainte-Marguerite-d'Younville e Rettore della Basilica di Sainte-Anne de Varennes.
- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Papantla (Messico), presentata dal Vescovo Lorenzo Cardenas Areguillin, per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Carlos Patron Wong, finora Vescovo Coadiutore della medesima Diocesi.
- Ha nominato il Monsignore Paul R. Sanchez, Vescovo Ausiliare di Brooklyn (superficie: 466; popolazione: 4.849.605; cattolici: 1.556.575; sacerdoti: 619; religiosi: 1.198; diaconi permanenti: 179), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato nel 1946 a Brooklyn (Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1971. Dal 1972 al 1975 è stato Vicario parrocchiale della Parrocchia di "Our Lady of Mercy" a Forest Hills; dal 1975 al 1987 è stato Vicario parrocchiale della Parrocchia di "Saint Michael" a Flushing e dal 1987 al 1990 della "Saint Sebastian Parish" a Woodside; dal 1990 al 1991 è stato Amministratore della "Saint Sebastian Parish"; dal 1991 al 2001 è stato Parroco della "Saint Agatha Parish" a Brooklyn e dal 2001 al 2008 della "Our Lady of Mount Carmel Parish" ad Astoria. Dal 2008 al 2009 è stato Vicario Episcopale per il territorio di "Queens North" e dal 2009 Vicario Episcopale per il territorio di Queens.
- Ha nominato il Monsignore Raymond F. Chappetto, Vescovo Ausiliare di Brooklyn (Stati Uniti d'America). Il Vescovo eletto è nato nel 1945 ad Astoria (Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1971. Dal 1971 al 1975 è stato Vicario parrocchiale della "Saint Camillus Parish " a Rockaway Park; dal 1975 al 1976 è stato Vicario Parrocchiale della "Saint Pius V Parish" a Jamaica; dal 1976 al 1981 è stato Vicario Parrocchiale della "Incarnation Parish" a Queens Village; dal 1981 al 1983 Vicario Parrocchiale della "Saint Helen Parish" a Howard Beach; dal 1989 al 1995 Parroco della "Our Lady of Miracles Parish"; dal 1995 al 1999 è stato Vicario Episcopale della parrocchia "Brooklyn West"; dal 1999 è stato Parroco della "Our Lady of the Snows" a Floral Park e dal 2009 è Vicario per il Clero e la Vita Consacrata.
Il 1° maggio il Santo Padre ha nominato il Reverendo Raymond Poisson, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Saint-Jérôme (superficie: 2.156; popolazione: 444.000; cattolici: 431.000; sacerdoti: 91; religiosi: 137; diaconi permanenti: 19), Canada. Il Vescovo eletto è nato nel 1958 a Saint-Hyacinthe (Canada) ed è stato ordinato sacerdote nel 1983. È stato segretario particolare del Vescovo Bernard Hubert di Saint-Jean-Longueuil, ricoprendo anche l'incarico di Vicario e poi Parroco di Saint-Georges. Dal 1995 al 2007 è stato Parroco della concattedrale di Saint-Antoine de Padoue. È stato finora parroco dell'Unità Pastorale Sainte-Marguerite-d'Younville e Rettore della Basilica di Sainte-Anne de Varennes.
lunedì 30 aprile 2012
NEL SACERDOZIO LA MISSIONE EUCARISTICA-SACRIFICALE È INSEPARABILE DALLA PASTORALE
Città del Vaticano, 30 aprile 2012 (VIS).-Benedetto XVI ha conferito oggi, quarta domenica di Pasqua, l'ordinazione presbiterale a nove diaconi provenienti dai seminari diocesani romani. Nel corso della Santa Messa tenutasi nella basilica di San Pietro, il Santo Padre ha spiegato ai candidati al sacerdozio che "la tradizione romana di celebrare le Ordinazioni sacerdotali in questa IV Domenica di Pasqua, la domenica 'del Buon Pastore', contiene una grande ricchezza di significato, legata alla convergenza tra la Parola di Dio, il Rito liturgico e il Tempo pasquale in cui si colloca. In particolare, la figura del pastore, così rilevante nella Sacra Scrittura e naturalmente molto importante per la definizione del sacerdote, acquista la sua piena verità e chiarezza sul volto di Cristo, nella luce del Mistero della sua morte e risurrezione".
Il Papa ha commentato il Vangelo secondo Giovanni che inizia con l'affermazione di Gesù: "Io sono il Buon Pastore (...) che dà la propria per le pecore" Una frase che porta immediatamente "al culmine della rivelazione di Dio come pastore del suo popolo; questo centro e culmine è Gesù, precisamente Gesù che muore sulla croce e risorge dal sepolcro il terzo giorno, risorge con tutta la sua umanità, e in questo modo coinvolge noi, ogni uomo, nel suo passaggio dalla morte alla vita. Questo avvenimento – la Pasqua di Cristo – in cui si realizza pienamente e definitivamente l’opera pastorale di Dio, è un avvenimento sacrificale: perciò il Buon Pastore e il Sommo Sacerdote coincidono nella persona di Gesù che ha dato la vita per noi".
La seconda Lettura, la Prima Lettera di Giovanni, parla invece "del frutto della Pasqua di Cristo: il nostro essere diventati figli di Dio. (...) In effetti, la condizione filiale dell’uomo è il frutto dell’opera salvifica di Gesù: con la sua incarnazione, con la sua morte e risurrezione e con il dono dello Spirito Santo Egli ha inserito l’uomo dentro una relazione nuova con Dio, la sua stessa relazione con il Padre (...) E’ una relazione già pienamente reale, ma che non è ancora pienamente manifestata: lo sarà alla fine, quando – se Dio vorrà – potremo vedere il suo volto senza veli".
"Cari Ordinandi, è là che ci vuole condurre il Buon Pastore! E’ là che il sacerdote è chiamato a condurre i fedeli a lui affidati: alla vita vera, la vita 'in abbondanza' " E allo stesso tempo Gesù riafferma che la caratteristica del vero pastore è dare la propria vita: "La figura biblica del re-pastore, che comprende principalmente il compito di reggere il popolo di Dio, di tenerlo unito e guidarlo, tutta questa funzione regale si realizza pienamente in Gesù Cristo nella dimensione sacrificale, nell’offerta della vita. Si realizza, in una parola, nel mistero della Croce, cioè nel supremo atto di umiltà e di amore oblativo."
In questa prospettiva si orientano le formule del Rito dell'Ordinazione dei Presbiteri, tra le domande che riguardano gli "impegni degli eletti", l'ultima, che ha un carattere culminante e in qualche modo sintetico, dice così: "Volete essere sempre più strettamente uniti a Cristo sommo sacerdote, che come vittima pura si è offerto al Padre per noi, consacrando voi stessi a Dio insieme con lui per la salvezza di tutti gli uomini?".
Con la sua risposta "il sacerdote è infatti colui che viene inserito in un modo singolare nel mistero del Sacrificio di Cristo, con una unione personale a Lui, per prolungare la sua missione salvifica. Questa unione, che avviene grazie al Sacramento dell’Ordine, chiede di diventare 'sempre più stretta' per la generosa corrispondenza del sacerdote stesso".
Benedetto XVI ha ricordato nello stesso modo la formula pronunciata alla consegna del pane e del vino: "Ricevi le offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico. Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore". Questa formula risalta con forza che "per il sacerdote, celebrare ogni giorno la Santa Messa non significa svolgere una funzione rituale, ma compiere una missione che coinvolge interamente e profondamente l’esistenza, in comunione con Cristo risorto che, nella sua Chiesa, continua ad attuare il Sacrificio redentore".
"Questa dimensione eucaristica-sacrificale è inseparabile da quella pastorale e ne costituisce il nucleo di verità e di forza salvifica, da cui dipende l'efficacia di ogni attività (...) La stessa predicazione, le opere, i gesti di vario genere che la Chiesa compie con le sue molteplici iniziative, perderebbero la loro fecondità salvifica se venisse meno la celebrazione del Sacrificio di Cristo. E questa è affidata ai sacerdoti ordinati (...)E’ solo attraverso questa «porta» del Sacrificio pasquale che gli uomini e le donne di tutti i tempi e luoghi possono entrare nella vita eterna; è attraverso questa 'via santa' che possono compiere l’esodo che li conduce alla 'terra promessa' della vera libertà, ai 'pascoli erbosi' della pace e della gioia senza fine".
"Cari Ordinandi, questa Parola di Dio illumini tutta la vostra vita. E quando il peso della croce si farà più pesante, sappiate che quella è l’ora più preziosa, per voi e per le persone a voi affidate: rinnovando con fede e con amore il vostro 'sì, con l’aiuto di Dio lo voglio', voi coopererete con Cristo, Sommo Sacerdote e Buon Pastore, a pascere le sue pecorelle – magari quella sola che si era smarrita, ma per la quale si fa grande festa in Cielo".
Il Papa ha commentato il Vangelo secondo Giovanni che inizia con l'affermazione di Gesù: "Io sono il Buon Pastore (...) che dà la propria per le pecore" Una frase che porta immediatamente "al culmine della rivelazione di Dio come pastore del suo popolo; questo centro e culmine è Gesù, precisamente Gesù che muore sulla croce e risorge dal sepolcro il terzo giorno, risorge con tutta la sua umanità, e in questo modo coinvolge noi, ogni uomo, nel suo passaggio dalla morte alla vita. Questo avvenimento – la Pasqua di Cristo – in cui si realizza pienamente e definitivamente l’opera pastorale di Dio, è un avvenimento sacrificale: perciò il Buon Pastore e il Sommo Sacerdote coincidono nella persona di Gesù che ha dato la vita per noi".
La seconda Lettura, la Prima Lettera di Giovanni, parla invece "del frutto della Pasqua di Cristo: il nostro essere diventati figli di Dio. (...) In effetti, la condizione filiale dell’uomo è il frutto dell’opera salvifica di Gesù: con la sua incarnazione, con la sua morte e risurrezione e con il dono dello Spirito Santo Egli ha inserito l’uomo dentro una relazione nuova con Dio, la sua stessa relazione con il Padre (...) E’ una relazione già pienamente reale, ma che non è ancora pienamente manifestata: lo sarà alla fine, quando – se Dio vorrà – potremo vedere il suo volto senza veli".
"Cari Ordinandi, è là che ci vuole condurre il Buon Pastore! E’ là che il sacerdote è chiamato a condurre i fedeli a lui affidati: alla vita vera, la vita 'in abbondanza' " E allo stesso tempo Gesù riafferma che la caratteristica del vero pastore è dare la propria vita: "La figura biblica del re-pastore, che comprende principalmente il compito di reggere il popolo di Dio, di tenerlo unito e guidarlo, tutta questa funzione regale si realizza pienamente in Gesù Cristo nella dimensione sacrificale, nell’offerta della vita. Si realizza, in una parola, nel mistero della Croce, cioè nel supremo atto di umiltà e di amore oblativo."
In questa prospettiva si orientano le formule del Rito dell'Ordinazione dei Presbiteri, tra le domande che riguardano gli "impegni degli eletti", l'ultima, che ha un carattere culminante e in qualche modo sintetico, dice così: "Volete essere sempre più strettamente uniti a Cristo sommo sacerdote, che come vittima pura si è offerto al Padre per noi, consacrando voi stessi a Dio insieme con lui per la salvezza di tutti gli uomini?".
Con la sua risposta "il sacerdote è infatti colui che viene inserito in un modo singolare nel mistero del Sacrificio di Cristo, con una unione personale a Lui, per prolungare la sua missione salvifica. Questa unione, che avviene grazie al Sacramento dell’Ordine, chiede di diventare 'sempre più stretta' per la generosa corrispondenza del sacerdote stesso".
Benedetto XVI ha ricordato nello stesso modo la formula pronunciata alla consegna del pane e del vino: "Ricevi le offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico. Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore". Questa formula risalta con forza che "per il sacerdote, celebrare ogni giorno la Santa Messa non significa svolgere una funzione rituale, ma compiere una missione che coinvolge interamente e profondamente l’esistenza, in comunione con Cristo risorto che, nella sua Chiesa, continua ad attuare il Sacrificio redentore".
"Questa dimensione eucaristica-sacrificale è inseparabile da quella pastorale e ne costituisce il nucleo di verità e di forza salvifica, da cui dipende l'efficacia di ogni attività (...) La stessa predicazione, le opere, i gesti di vario genere che la Chiesa compie con le sue molteplici iniziative, perderebbero la loro fecondità salvifica se venisse meno la celebrazione del Sacrificio di Cristo. E questa è affidata ai sacerdoti ordinati (...)E’ solo attraverso questa «porta» del Sacrificio pasquale che gli uomini e le donne di tutti i tempi e luoghi possono entrare nella vita eterna; è attraverso questa 'via santa' che possono compiere l’esodo che li conduce alla 'terra promessa' della vera libertà, ai 'pascoli erbosi' della pace e della gioia senza fine".
"Cari Ordinandi, questa Parola di Dio illumini tutta la vostra vita. E quando il peso della croce si farà più pesante, sappiate che quella è l’ora più preziosa, per voi e per le persone a voi affidate: rinnovando con fede e con amore il vostro 'sì, con l’aiuto di Dio lo voglio', voi coopererete con Cristo, Sommo Sacerdote e Buon Pastore, a pascere le sue pecorelle – magari quella sola che si era smarrita, ma per la quale si fa grande festa in Cielo".
GIORNATA DELLE VOCAZIONI: ESSERE LIBERI SIGNIFICA RISPONDERE ALL'AMORE DI DIO
Città del Vaticano, 30 aprile 2012 (VIS).-Questa domenica, Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, il Papa ha chiesto di pregare "perché tutti i giovani siano attenti alla voce di Dio che interiormente parla al loro cuore e li chiama a distaccarsi da tutto per servire Lui". Durante il discorso che ha rivolto ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro per la preghiera del "Regina Coeli", Benedetto XVI ha affermato che "il Signore chiama sempre, però molte volte non lo ascoltiamo".
"Infatti -ha proseguito il Pontefice- siamo distratti da molte cose, da altre voci più superficiali; e inoltre abbiamo paura di ascoltare la voce del Signore, perché pensiamo che possa toglierci la nostra libertà. In realtà ognuno di noi è frutto dell'amore: certamente l'amore dei genitori, ma più profondamente, l'amore di Dio (...) Nel momento in cui mi rendo conto di questo, la mia vita cambia: diventa una risposta a questo amore, maggiore di ogni altro, e così si realizza pienamente la mia libertà".
Il Papa si è riferito ai nuovi sacerdoti che avevano appena ricevuto l'ordine sacerdotale durante la Messa celebrata alle 9:00 nella basilica di San Pietro, e ha affermato che "non sono differenti dagli altri giovani, ma sono stati toccati profondamente dalla bellezza dell'amore di Dio, e non hanno potuto fare a meno di rispondere con tutta la loro vita". Hanno incontrato l'amore di Dio in Gesù Cristo, nel Suo Vangelo, nell'Eucarestia e nella comunità della Chiesa: " Nella Chiesa si scopre che la vita di ogni uomo è una storia d'amore".
Concludendo, Benedetto XVI ha esortato i fedeli a pregare per far sì che i diversi ambienti della Chiesa fioriscano e maturino "tutti i semi di vocazione che Dio sparge in abbondanza (...), nella gioia di sentirsi tutti chiamati, nella varietà dei doni. In particolare, le famiglie siano il primo ambiente in cui si respira l'amore di Dio, che dà forza interiore anche in mezzo alle difficoltà e le prove della vita. Chi vive in famiglia l'esperienza dell'amore di Dio, riceve un dono inestimabile, che porta frutto a suo tempo".
"Infatti -ha proseguito il Pontefice- siamo distratti da molte cose, da altre voci più superficiali; e inoltre abbiamo paura di ascoltare la voce del Signore, perché pensiamo che possa toglierci la nostra libertà. In realtà ognuno di noi è frutto dell'amore: certamente l'amore dei genitori, ma più profondamente, l'amore di Dio (...) Nel momento in cui mi rendo conto di questo, la mia vita cambia: diventa una risposta a questo amore, maggiore di ogni altro, e così si realizza pienamente la mia libertà".
Il Papa si è riferito ai nuovi sacerdoti che avevano appena ricevuto l'ordine sacerdotale durante la Messa celebrata alle 9:00 nella basilica di San Pietro, e ha affermato che "non sono differenti dagli altri giovani, ma sono stati toccati profondamente dalla bellezza dell'amore di Dio, e non hanno potuto fare a meno di rispondere con tutta la loro vita". Hanno incontrato l'amore di Dio in Gesù Cristo, nel Suo Vangelo, nell'Eucarestia e nella comunità della Chiesa: " Nella Chiesa si scopre che la vita di ogni uomo è una storia d'amore".
Concludendo, Benedetto XVI ha esortato i fedeli a pregare per far sì che i diversi ambienti della Chiesa fioriscano e maturino "tutti i semi di vocazione che Dio sparge in abbondanza (...), nella gioia di sentirsi tutti chiamati, nella varietà dei doni. In particolare, le famiglie siano il primo ambiente in cui si respira l'amore di Dio, che dà forza interiore anche in mezzo alle difficoltà e le prove della vita. Chi vive in famiglia l'esperienza dell'amore di Dio, riceve un dono inestimabile, che porta frutto a suo tempo".
PERENNE ATTUALITÀ DELL'ENCICLICA "PACEM IN TERRIS"
Città del Vaticano, 30 aprile 2012 (VIS). -L'Accademia Pontificia di Scienze Sociali si è riunita in questi giorni a Roma per discutere, durante la sua diciottesima sessione plenaria, del contributo apportato dall'enciclica "Pacem in Terris" alla dottrina sociale della Chiesa, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla sua pubblicazione .
Nel pieno apogeo della Guerra Fredda, quando l' opinione pubblica si domandava come affrontare la proliferazione di armi di distruzione di massa, Papa Giovanni XXIII scrisse una "lettera aperta al mondo"; un " richiamo incalzante (...) per promuovere in tutti gli ambiti sociali, nazionali e internazionali le cause di pace e giustizia". Così lo ha ricordato Benedetto XVI in un messaggio pubblicato oggi e rivolto a Mary Ann Glendon, presidente dell'Accademia Pontificia.
"Sebbene lo scenario politico mondiale sia cambiato significativamente durante l'ultima metà di secolo scorso -scrive il Papa- la visione di Giovanni XIII ancora oggi ha molto da insegnarci, come nel caso delle nuove sfide che affrontiamo quotidianamente per la pace e la giustizia nell'era post-Guerra Fredda, in mezzo alla continua produzione di armi". La 'Pacem in Terris' era ed è un forte invito a partecipare a un dialogo creativo tra la Chiesa ed il mondo, tra credenti e non credenti, come il Concilio Vaticano II ha cercato di promuovere". L'Enciclica" dà una visione completamente cristiana della posizione che l'uomo occupa nell'Universo, sperando che facendo ciò, possa offrire un messaggio di speranza a un mondo che ne è affamato. Si tratta di un messaggio rivolto ai credenti di ogni religione e non, in quanto la sua verità risiede nel capo di tutti".
"Con questo stesso spirito, dopo gli attacchi terroristici che scossero il mondo a partire dal settembre 2001, il beato Giovanni Paolo II insistette sul fatto che non si può avere "pace senza giustizia, né giustizia senza perdono". La nozione di perdono deve farsi strada attraverso il discorso internazionale sulla risoluzione dei conflitti, in modo da trasformare il linguaggio povero della mutua recriminazione che non porta a nessun risultato. Se l'essere umano è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, un Dio di giustizia "ricco di misericordia", queste qualità devono riflettersi anche nelle materie prettamente umane (...) Il perdono non è una negazione dell'errore, ma una partecipazione nella cura e nell'amore trasformatore di Dio che riconcilia e rinnova".
"Gli errori storici e le ingiustizie si possono superare solamente se uomini e donne si ispirano a un messaggio di miglioramento e speranza, un messaggio che offre una via d'uscita dal pantano nel quale tanto spesso restano intrappolate le persone e le nazioni, senza poter liberarsi dal circolo vizioso della violenza. Dal 1963, alcuni dei conflitti che allora sembravano irrisolvibili, sono passati alla storia. Con questa prospettiva lottiamo oggi per la pace e la giustizia, sperando nella ricerca comune dell'ordine stabilito da Dio, in un mondo in cui ogni essere umano gode del rispetto dovuto, che può dare, raccogliendone i frutti", ha concluso il Santo Padre.
Nel pieno apogeo della Guerra Fredda, quando l' opinione pubblica si domandava come affrontare la proliferazione di armi di distruzione di massa, Papa Giovanni XXIII scrisse una "lettera aperta al mondo"; un " richiamo incalzante (...) per promuovere in tutti gli ambiti sociali, nazionali e internazionali le cause di pace e giustizia". Così lo ha ricordato Benedetto XVI in un messaggio pubblicato oggi e rivolto a Mary Ann Glendon, presidente dell'Accademia Pontificia.
"Sebbene lo scenario politico mondiale sia cambiato significativamente durante l'ultima metà di secolo scorso -scrive il Papa- la visione di Giovanni XIII ancora oggi ha molto da insegnarci, come nel caso delle nuove sfide che affrontiamo quotidianamente per la pace e la giustizia nell'era post-Guerra Fredda, in mezzo alla continua produzione di armi". La 'Pacem in Terris' era ed è un forte invito a partecipare a un dialogo creativo tra la Chiesa ed il mondo, tra credenti e non credenti, come il Concilio Vaticano II ha cercato di promuovere". L'Enciclica" dà una visione completamente cristiana della posizione che l'uomo occupa nell'Universo, sperando che facendo ciò, possa offrire un messaggio di speranza a un mondo che ne è affamato. Si tratta di un messaggio rivolto ai credenti di ogni religione e non, in quanto la sua verità risiede nel capo di tutti".
"Con questo stesso spirito, dopo gli attacchi terroristici che scossero il mondo a partire dal settembre 2001, il beato Giovanni Paolo II insistette sul fatto che non si può avere "pace senza giustizia, né giustizia senza perdono". La nozione di perdono deve farsi strada attraverso il discorso internazionale sulla risoluzione dei conflitti, in modo da trasformare il linguaggio povero della mutua recriminazione che non porta a nessun risultato. Se l'essere umano è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, un Dio di giustizia "ricco di misericordia", queste qualità devono riflettersi anche nelle materie prettamente umane (...) Il perdono non è una negazione dell'errore, ma una partecipazione nella cura e nell'amore trasformatore di Dio che riconcilia e rinnova".
"Gli errori storici e le ingiustizie si possono superare solamente se uomini e donne si ispirano a un messaggio di miglioramento e speranza, un messaggio che offre una via d'uscita dal pantano nel quale tanto spesso restano intrappolate le persone e le nazioni, senza poter liberarsi dal circolo vizioso della violenza. Dal 1963, alcuni dei conflitti che allora sembravano irrisolvibili, sono passati alla storia. Con questa prospettiva lottiamo oggi per la pace e la giustizia, sperando nella ricerca comune dell'ordine stabilito da Dio, in un mondo in cui ogni essere umano gode del rispetto dovuto, che può dare, raccogliendone i frutti", ha concluso il Santo Padre.
CONVEGNO INTERNAZIONALE SU CECITÀ E IPOVEDENZA
Città del Vaticano, 28 aprile 2012 (VIS). Il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari ha promosso un Convegno internazionale dal titolo "La persona non vedente: Rabbunì, che io riabbia la vista" ((Mc 10,51), in programma il 4 e 5 maggio prossimi nella Sala Pio X di via della Conciliazione (Roma). Nel corso del Convegno saranno approfonditi gli aspetti teologico-pastorali e medico-scientifici della cura delle persone non vedenti od ipovedenti.
Interverranno al Convegno il Cardinale Peter K. Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; il Dottor Silvio Paolo Mariotti, Responsabile del Programma Prevenzione della Cecità e Sordità dell'Organizzazione Mondiale della Sanità; il Monsignor Roberto Brunelli, Direttore del Museo Diocesano di Mantova che illustrerà la progettazione, la realizzazione e i risultati sin qui conseguiti con l'allestimento di una sala destinata primariamente a non vedenti e ipovedenti. Nella sede del Convegno sarà esposta la versione percettibile anche attraverso il tatto di due delle opere della struttura museale mantovana.
Interverranno al Convegno il Cardinale Peter K. Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; il Dottor Silvio Paolo Mariotti, Responsabile del Programma Prevenzione della Cecità e Sordità dell'Organizzazione Mondiale della Sanità; il Monsignor Roberto Brunelli, Direttore del Museo Diocesano di Mantova che illustrerà la progettazione, la realizzazione e i risultati sin qui conseguiti con l'allestimento di una sala destinata primariamente a non vedenti e ipovedenti. Nella sede del Convegno sarà esposta la versione percettibile anche attraverso il tatto di due delle opere della struttura museale mantovana.
INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE MAGGIO 2012
Città del Vaticano, 28 aprile 2012 (VIS). Riportiamo di seguito le intenzioni per il mese di maggio affidate dal Papa all'apostolato della preghiera.
Generale: "Perché siano promosse nella società iniziative che difendano e rafforzino il ruolo della famiglia".
Missionaria: "Perché Maria, Regina del mondo e Stella dell'evangelizzazione, accompagni tutti i missionari nell'annuncio del suo Figlio Gesù".
UDIENZE
Città del Vaticano, 28 aprile 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:
- Il Signor César Castillo Ramírez, nuovo Ambasciatore del Perù, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.
- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi
- Il Signor César Castillo Ramírez, nuovo Ambasciatore del Perù, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.
- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città del Vaticano, 30 Aprile 2012 (VIS). Il Santo Padre:
- Ha nominato Promotore di Giustizia Sostituto presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica il Mons. Pawel Malecha ; e Capo della Cancelleria nel medesimo Tribunale P. José Fernando Mejía Yañez, M.G.
- Ha nominato Vice Direttore della Ragioneria dello Stato della Città del Vaticano il Dottor Antonio Chiminello, Consultore della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.
Sabato scorso, 28 Aprile, il Santo Padre:
- Ha nominato il Monsignore Tadeusz Litynski, Vescovo Ausiliare di Zielona Góra-Gorzów (superficie: 10.805; popolazione: 1.120.158; cattolici: 1.088.947; sacerdoti: 629; religiosi: 297), Polonia. Il Vescovo eletto è nato nel 1962 a Kozuchów ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Dal 1988 al 1993 è stato viceparroco a Ołobok e a Głogów. Dal 1993 al 2008 ha lavorato nel Tribunale diocesano, prima come notaio e poi come difensore del vincolo. Dal 2000 al 2006 è stato anche parroco della Parrocchia della Santissima Trinità a Ochla e dal 2006 è stato parroco di Cristo Re a Gorzów Wielkopolski. È stato finora Vicario episcopale per la Pastorale, Giudice del Tribunale diocesano, membro del Consiglio presbiterale e del Collegio dei consultori.
- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Gweru in Zimbabwe presentata dal Vescovo Martin Munyanyi, in conformità al canone 401, paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico e ha nominato Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della medesima diocesi, Il Vescovo Michael Dixon Bhasera, Vescovo di Masvingo.
- Ha nominato Promotore di Giustizia Sostituto presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica il Mons. Pawel Malecha ; e Capo della Cancelleria nel medesimo Tribunale P. José Fernando Mejía Yañez, M.G.
- Ha nominato Vice Direttore della Ragioneria dello Stato della Città del Vaticano il Dottor Antonio Chiminello, Consultore della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.
Sabato scorso, 28 Aprile, il Santo Padre:
- Ha nominato il Monsignore Tadeusz Litynski, Vescovo Ausiliare di Zielona Góra-Gorzów (superficie: 10.805; popolazione: 1.120.158; cattolici: 1.088.947; sacerdoti: 629; religiosi: 297), Polonia. Il Vescovo eletto è nato nel 1962 a Kozuchów ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Dal 1988 al 1993 è stato viceparroco a Ołobok e a Głogów. Dal 1993 al 2008 ha lavorato nel Tribunale diocesano, prima come notaio e poi come difensore del vincolo. Dal 2000 al 2006 è stato anche parroco della Parrocchia della Santissima Trinità a Ochla e dal 2006 è stato parroco di Cristo Re a Gorzów Wielkopolski. È stato finora Vicario episcopale per la Pastorale, Giudice del Tribunale diocesano, membro del Consiglio presbiterale e del Collegio dei consultori.
- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Gweru in Zimbabwe presentata dal Vescovo Martin Munyanyi, in conformità al canone 401, paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico e ha nominato Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della medesima diocesi, Il Vescovo Michael Dixon Bhasera, Vescovo di Masvingo.
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