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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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domenica 25 settembre 2011

ESISTENZA CRISTIANA: IMPIEGO UMILE PROSSIMO E BENE COMUNE

CITTA' DEL VATICANO, 25 SET. 2011 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha celebrato l’Eucaristia sulla Spianata dell’Aeroporto turistico di Freiburg im Breisgau, con i Vescovi delle 27 Diocesi della Repubblica Federale di Germania e le migliaia di fedeli giunti da tutto il Paese e dagli Stati vicini. Di seguito riportiamo alcuni estratti dell’omelia tenuta da Benedetto XVI.

“‘O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono…’, abbiamo detto nella colletta del giorno. (...) Ci sono teologi che, di fronte a tutte le cose terribili che avvengono oggi nel mondo, dicono che Dio non può essere onnipotente. Di fronte a questo, noi professiamo Dio, l’Onnipotente, il Creatore del cielo e della terra. (...) Ma dobbiamo, al contempo, renderci conto che Egli esercita il suo potere in maniera diversa da come gli uomini sogliono fare. Egli stesso ha posto un limite al suo potere, riconoscendo la libertà delle sue creature. Noi siamo lieti e riconoscenti per il dono della libertà”.

“Tuttavia, quando vediamo le cose tremende, che a causa di essa avvengono, ci spaventiamo. Fidiamoci di Dio, il cui potere si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono. E siamo certi, cari fedeli: Dio desidera la salvezza del suo popolo. Desidera la nostra salvezza. Sempre, e soprattutto in tempi di pericolo e di cambiamento radicale, Egli ci è vicino, il suo cuore si commuove per noi, si china su di noi. Affinché il potere della sua misericordia possa toccare i nostri cuori, ci vuole l’apertura a Lui, occorre la disponibilità di abbandonare il male, di alzarsi dall’indifferenza e di dare spazio alla sua Parola. Dio rispetta la nostra libertà. Egli non ci costringe”.

“Gesù nel Vangelo riprende questo tema fondamentale della predicazione profetica. Racconta la parabola dei due figli che sono invitati dal padre a lavorare nella vigna. Il primo figlio rispose: ‘Non ne ho voglia’; ma poi, pentitosi, ci andò’ L’altro, invece, disse al padre: ‘Sì, Signore’, ma non andò’”. Solo il primo compie la libertà del Padre. “Tradotta nel linguaggio del nostro tempo, l’affermazione potrebbe suonare più o meno così: agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli ‘di routine’, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede”.

“Così, la parola di Gesù deve far riflettere, anzi, deve scuotere tutti noi. (...) Allora interroghiamoci: come è il mio rapporto personale con Dio, nella preghiera, nella partecipazione alla Messa domenicale, nell’approfondimento della fede mediante la meditazione della Sacra Scrittura e lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica? Cari amici, il rinnovamento della Chiesa, in ultima analisi, può realizzarsi soltanto attraverso la disponibilità alla conversione e attraverso una fede rinnovata”. (...)

“La vita cristiana deve misurarsi continuamente su Cristo (...) Come Cristo era totalmente unito al Padre ed obbediente a Lui, così i suoi discepoli devono obbedire a Dio ed avere un medesimo sentire tra loro. (...) La Chiesa in Germania supererà le grandi sfide del presente e del futuro e rimarrà lievito nella società, se i sacerdoti, le persone consacrate e i laici credenti in Cristo, in fedeltà alla propria vocazione specifica, collaborano in unità (...). La Chiesa in Germania continuerà ad essere una benedizione per la comunità cattolica mondiale, se rimane fedelmente unita con i Successori di san Pietro e degli Apostoli, se cura in molteplici modi la collaborazione con i Paesi di missione e si lascia anche ‘contagiare’ in questo dalla gioia nella fede delle giovani Chiese”.

“L’esistenza cristiana è una pro-esistenza: un esserci per l’altro, un impegno umile per il prossimo e per il bene comune. (...) Chiediamo a Dio il coraggio e l’umiltà di camminare sulla via della fede, di attingere alla ricchezza della sua misericordia e di tenere fisso lo sguardo su Cristo (...) che (...) è il nostro futuro”.
PV-GERMANIA VIS 20110925 (670)

ANGELUS: FIDUCIA NELLA BELLEZZA DEL DISEGNO DI DIO

CITTA' DEL VATICANO, 25 SET. 2011 (VIS). Al termine della Messa Benedetto XVI ha recitato l’Angelus, preghiera che “ci fa ricordare sempre di nuovo l’inizio storico della nostra salvezza”.

Il sì di Maria, ha detto il Papa, “è l’affermazione fiduciosa al piano di Dio e alla nostra salvezza. E, infine, Maria dice questo ‘sì’ a tutti noi, che sotto la croce le siamo affidati come figli. Non revoca mai questa promessa”.

“Recitando ora l’Angelus, possiamo unirci al ‘sì’ di Maria e aderire fiduciosamente alla bellezza del piano di Dio e della provvidenza che Egli, nella sua grazia, ha riservato per noi. Allora, anche nella nostra vita l’amore di Dio diventerà quasi carne, prenderà sempre più forma. Non dobbiamo avere paura in mezzo a tutte le nostre preoccupazioni. Dio è buono. Allo stesso tempo, possiamo sentirci sostenuti dalla comunità dei tanti fedeli che in quest’ora pregano l’Angelus con noi, in tutto il mondo, attraverso la televisione e la radio”.

Al termine della recita della preghiera mariana, il Pontefice si è recato al Seminario di Freiburg per il pranzo con i membri della Conferenza Episcopale Tedesca.
PV-GERMANIA/ VIS 20110925 (200)

sabato 24 settembre 2011

DIO NON VUOLE NIENT’ALTRO CHE LA NOSTRA VERA FELICITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, Benedetto XVI, proveniente dall’aeroporto di Erfurt, ha raggiunto in elicottero Etzelsbach e alle 17:30 si è diretto alla Wallfahrtskapelle (Cappella del Pellegrinaggio). La Spianata antistante il Santuario mariano era gremita di migliaia di fedeli che hanno recitato con il Pontefice i Vespri Mariani della Liturgia delle Ore.

Nel ricordare all’inizio dell’omelia il ruolo di questo Santuario mariano nella storia della Germania, Benedetto XVI ha detto: “In due dittature empie, che hanno mirato a togliere agli uomini la loro fede tradizionale, la gente dell’Eichsfeld era sicura di trovare qui, nel Santuario di Etzelsbach, una porta aperta e un luogo di pace interiore”.

Nel descrivere l’immagine della Pietà custodita nel Santuario, il Papa ha sottolineato la particolarità della posizione del Crocifisso che giace con il capo verso destra, così che la ferita del costato è nascosta. “A me sembra che in tale rappresentazione si nasconda un profondo significato” – ha detto il Papa – “Nell’immagine miracolosa di Etzelsbach i cuori di Gesù e di sua Madre sono rivolti l’uno verso l’altro; s’avvicinano l’uno all’altro. Si scambiano a vicenda il loro amore (...). Nel cuore di Maria c’è lo spazio per l’amore che il suo Figlio divino vuole donare al mondo”.

“Non è l’autorealizzazione a compiere il vero sviluppo della persona” – ha affermato il Pontefice – “cosa che oggi viene proposta come modello della vita moderna, ma che può facilmente mutarsi in una forma di egoismo raffinato. È piuttosto l’atteggiamento del dono di sé, che si orienta verso il cuore di Maria e con ciò anche verso il cuore del Redentore”.

“In Maria, Dio ha fatto concorrere tutto al bene e non cessa di far sì che, attraverso Maria, il bene si diffonda ulteriormente nel mondo. Dalla Croce, dal trono della grazia e della redenzione, Gesù ha dato agli uomini come Madre la propria Madre Maria. (...) Sotto la Croce, Maria diventa compagna e protettrice degli uomini nel loro cammino di vita. (...) Sì, nella vita noi attraversiamo alterne vicende, ma Maria intercede per noi presso il Figlio suo e ci comunica la forza dell’amore divino”.
Quando la Vergine ci salva dal pericolo, ha spiegato il Santo Padre, “con delicatezza materna vuole farci capire che tutta la nostra vita deve essere una risposta all’amore ricco di misericordia del nostro Dio. Come se dicesse a noi: comprendi che Dio, il quale è la fonte di ogni bene e non vuole nient’altro che la tua vera felicità, ha il diritto di esigere da te una vita che si abbandoni senza riserve e con gioia alla sua volontà e si adoperi perché anche gli altri facciano altrettanto. ‘Dove c’è Dio, là c’è futuro’. In effetti: dove lasciamo che l’amore di Dio agisca totalmente sulla nostra vita, là è aperto il cielo. (...) Là le piccole cose della vita quotidiana hanno il loro senso e là i grandi problemi trovano la loro soluzione”.

La celebrazione si è conclusa con l’Adorazione Eucaristica, la Benedizione finale e la recita del Salve Regina. Prima di ripartire per Erfurt in elicottero, il Papa si è recato all’immagine miracolosa del Santuario e in segno di profonda venerazione, ha fatto dono di un rosario in oro.
PV-GERMANIA/ VIS 20110924 (540)

COMUNICATO SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, la Sala Stampa della Santa Sede ha emesso il Comunicato che segue, relativo all’incontro del Santo Padre con un gruppo di vittime di abusi sessuali.

“Questa sera, nel Seminario di Erfurt, Benedetto XVI si è incontrato con un gruppo di vittime di abusi sessuali commessi da sacerdoti e impiegati ecclesiali. Successivamente ha salutato alcuni uomini e donne che si prendono cura di persone colpite da tali crimini”.

“Commosso e fortemente scosso dalla sofferenza delle vittime il Santo Padre ha espresso la sua profonda compassione e il suo profondo rammarico per tutto ciò che è stato commesso nei loro confronti e delle loro famiglie. Ha assicurato i presenti che a quanti hanno responsabilità nella Chiesa sta molto a cuore affrontare accuratamente tutti i crimini di abuso ed essi si impegnano a promuovere misure efficaci per la tutela di bambini e giovani. Papa Benedetto XVI è vicino alle vittime e manifesta la propria speranza che Dio misericordioso, Creatore e Redentore di tutti gli uomini, voglia sanare le ferite delle persone abusate e donare loro pace interiore”.
OP/ VIS 20110924 (200)

ORIZZONTI PIÙ AMPI CHIESA CATTOLICA IN GERMANIA

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). La Domplatz (Piazza del Duomo), di Erfurt, è stata lo scenario della Messa celebrata da Benedetto XVI questa mattina alle 9:00. Più di 50.000 persone hanno partecipato alla liturgia i cui testi liturgici sono stati ricavati dai testi propri della Diocesi di Erfurt per la venerazione di Santa Elisabetta di Turingia

“Se in questa città torniamo indietro col pensiero al 1981, l’anno giubilare di sant’Elisabetta, trent’anni fa, ai tempi della DDR – chi avrebbe immaginato che il muro e il filo spinato alle frontiere sarebbero caduti pochi anni dopo? – si è chiesto il Papa al principio dell’omelia - E se andiamo ancora più indietro, di circa settant’anni fino al 1941, ai tempi del nazionalsocialismo – chi avrebbe potuto predire che il cosiddetto ‘Reich millenario’ sarebbe stato ridotto in cenere già quattro anni dopo?”.

“Cari fratelli e sorelle, qui in Turingia e nell’allora DDR - ha aggiunto il Pontefice - avete dovuto sopportare una dittatura ‘bruna’ [nazista] e una ‘rossa’ [comunista], che per la fede cristiana avevano l’effetto che ha la pioggia acida. Tante conseguenze tardive di quel tempo sono ancora da smaltire, soprattutto nell’ambito intellettuale e religioso. La maggioranza della gente in questa terra vive ormai lontana dalla fede in Cristo e dalla comunione della Chiesa. Gli ultimi due decenni, però, presentano anche esperienze positive: un orizzonte più ampio, uno scambio al di là delle frontiere, una fiduciosa certezza che Dio non ci abbandona e ci conduce per vie nuove”.

“Noi tutti siamo convinti che la nuova libertà abbia aiutato a conferire alla vita degli uomini una dignità più grande e ad aprire molteplici nuove possibilità (...) per le attività parrocchiali, la ristrutturazione e l’ampliamento di chiese e di centri parrocchiali, iniziative diocesane di carattere pastorale o culturale. Ma queste possibilità ci hanno portato anche la crescita nella fede? Non bisogna forse cercare le radici profonde della fede e della vita cristiana in ben altro che non nella libertà sociale? Molti cattolici risoluti sono rimasti fedeli a Cristo e alla Chiesa proprio nella difficile situazione di un’oppressione esteriore”.

“Vorrei qui ringraziare i sacerdoti e i loro collaboratori e collaboratrici di quei tempi. In particolare, vorrei ricordare la pastorale dei rifugiati immediatamente dopo la seconda guerra mondiale: allora molti ecclesiastici e laici hanno compiuto grandi cose per attenuare la situazione penosa dei profughi e donare loro una nuova Patria. Non da ultimo, un ringraziamento sincero va ai genitori che, in mezzo alla diaspora e in un ambiente politico ostile alla Chiesa, hanno educato i loro figli nella fede cattolica”.

Citando i Patroni della Diocesi di Erfurt, Elisabetta di Turiginia, Bonifacio e Kilian e San Severo, Patrono della “Severikirche” nella Domplatz, il Santo Padre ha sottolineato che: “La presenza di Dio si manifesta in modo particolarmente chiaro nei suoi santi. La loro testimonianza di fede può darci anche oggi il coraggio per un nuovo risveglio (...). I santi ci mostrano che è possibile (...) mettere Dio al primo posto e non come una realtà tra le altre. I santi ci rendono evidente il fatto che Dio per primo si è rivolto verso di noi, in Gesù Cristo si è manifestato (...) ci viene incontro, parla ad ognuno e lo invita a seguirLo”.

“La fede è sempre anche essenzialmente un credere insieme con gli altri. (...) Questo ‘con’, senza il quale non può esserci alcuna fede personale, è la Chiesa. E questa Chiesa non si ferma davanti alle frontiere dei Paesi, lo dimostrano le nazionalità dei santi da me menzionati poc’anzi: Ungheria, Inghilterra, Irlanda e Italia. (...) Se noi ci apriamo a tutta la fede in tutta la storia e nelle sue testimonianze in tutta la Chiesa, allora la fede cattolica ha un futuro anche come forza pubblica in Germania. (...) I santi, anche se sono soltanto pochi, cambiano il mondo”.

“Così i cambiamenti politici dell’anno 1989 nel vostro Paese non erano motivati soltanto dal desiderio di benessere e di libertà di movimento, ma, in modo decisivo, anche dal desiderio di verità. – ha concluso il Papa – Questo desiderio venne tenuto desto, fra l’altro, da persone che stavano totalmente al servizio di Dio e del prossimo ed erano disposte a sacrificare la propria vita. Essi e i santi ricordati ci danno il coraggio di trarre profitto dalla nuova situazione. Non vogliamo nasconderci in una fede solamente privata, ma vogliamo gestire in modo responsabile la libertà raggiunta”.

Al termine della Messa Benedetto XVI ha raggiunto l’aeroporto di Erfurt e alle 11:50 è salito a bordo dell’aereo diretto a Lahr dove è giunto poco prima delle 13:00. Da qui in autovettura ha raggiunto Freiburg im Brisgau.
PV-GERMANIA/ VIS 20110924 (770)

AVVISO

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Informiamo i nostri lettori che domani, domenica 25 settembre, in occasione del Viaggio Apostolico di Benedetto XVI in Germania, è in programma la trasmissione del servizio del Vatican Information Service.
.../ VIS 20110924 (40)

venerdì 23 settembre 2011

INTERVISTA AL PAPA IN VOLO PER GERMANIA

CITTA' DEL VATICANO, 22 SET. 2011 (VIS). Come di consueto nel corso dei Viaggi Apostolici internazionali, il Santo Padre ha concesso una breve intervista ai giornalisti presenti nell’aereo papale diretto in Germania.

Prima domanda: “Quanto Papa Benedetto XVI si sente ancora tedesco? E quali sono gli aspetti dai quali egli si accorge quanto ancora – o quanto sempre meno – la sua origine tedesca influisca?”

Santo Padre: “Sono nato in Germania e la radice non può essere, né deve essere tagliata. Ho ricevuto la mia formazione culturale in Germania, la mia lingua è il tedesco e la lingua è il modo in cui lo spirito vive ed opera. (...) Nella struttura culturale della mia vita, questo essere tedesco è molto forte. L’appartenenza alla sua storia, con la sua grandezza e le sue debolezze, non può e non deve essere cancellata. Per un cristiano, però, si aggiunge ancora qualcos’altro. Con il Battesimo egli nasce di nuovo, nasce in un nuovo popolo che è da tutti i popoli (...) Quando poi si assume una responsabilità grande - come me, che ho assunto la responsabilità suprema - in questo nuovo popolo, è evidente che ci si immedesima in modo sempre più profondo in esso. La radice diventa un albero che si estende in vario modo, e il fatto di essere a casa in questa grande comunità di un popolo da tutti i popoli, della Chiesa cattolica, diventa sempre più vivo e profondo, forgia tutta l’esistenza senza cancellare ciò che precede”.

Seconda Domanda: Santo Padre, negli ultimi anni vi è stato in Germania un aumento delle uscite dalla Chiesa, in parte anche a causa degli abusi commessi su minori da membri del clero. Quale è il suo sentimento su questo fenomeno? E che cosa direbbe a quelli che vogliono lasciare la Chiesa?

Santo Padre: “Distinguiamo forse anzitutto la motivazione specifica di quelli che si sentono scandalizzati da questi crimini che sono stati rivelati in questi ultimi tempi. Io posso capire che, alla luce di tali informazioni, soprattutto se si tratta di persone vicine, uno dice: ‘Questa non è più la mia Chiesa. La Chiesa era per me forza di umanizzazione e di moralizzazione. Se rappresentanti della Chiesa fanno il contrario, non posso più vivere con questa Chiesa’. Questa è una situazione specifica. Generalmente le motivazioni sono molteplici, nel contesto della secolarizzazione della nostra società. E queste uscite, di solito, sono l’ultimo passo di una lunga catena di allontanamento dalla Chiesa. In questo contesto, mi sembra importante domandarsi, riflettere: ‘Perché sono nella Chiesa?’ (...) Direi, sarebbe importante sapere che essere nella Chiesa non è essere in qualche associazione, ma essere nella rete del Signore, nella quale Egli tira fuori pesci buoni e cattivi dalle acque della morte alla terra della vita. Può darsi che in questa rete sono proprio accanto a pesci cattivi e sento questo, ma rimane vero che io non ci sono per questi o per questi altri, ma perché è la rete del Signore; è una cosa diversa da tutte le associazioni umane, una realtà che tocca il fondamento del mio essere. Parlando con queste persone, io penso che dobbiamo andare fino in fondo a questa questione: che cosa è la Chiesa? (...) Perché sono nella Chiesa, anche se ci sono scandali e povertà umane terribili? E così rinnovare la consapevolezza della specificità di questo essere Chiesa, del popolo da tutti i popoli, che è Popolo di Dio, e così imparare, sopportare anche scandali, e lavorare contro questi scandali proprio essendo all’interno, in questa grande rete del Signore”.

Unità fondamentale con gli evangelici

Alla domanda relativa ai gruppi di persone che, in diversi paesi, si sono manifestati contrari alle visite del Papa in un Paese, la risposta di Benedetto XVI è stata: “Anzitutto, direi che è una cosa normale che in una società libera e in un tempo secolarizzato ci siano opposizioni contro una visita del Papa. È anche giusto rispetto a tutti coloro che esprimano questa loro contrarietà: fa parte della nostra libertà e dobbiamo prendere atto che il secolarismo e anche l’opposizione proprio al cattolicesimo nelle nostre società è forte. E quando si manifestano queste opposizioni in modo civile, non c’è nulla da dire contro. Dall’altra parte è anche vero che c’è tanta aspettativa e tanto amore per il Papa. (...) C’è anche un grande consenso alla fede cattolica, una crescente convinzione che abbiamo bisogno (...) di una forza morale nel nostro tempo, di una presenza di Dio in questo nostro tempo. Così so che insieme all’opposizione - che trovo naturale e da aspettarsi - c’è tanta gente che mi aspetta con gioia, che aspetta una festa della fede (...). Per questo vado con gioia nella mia Germania e sono felice di portare il messaggio di Cristo nella mia terra”.

L’ultima domanda al Santo Padre ha riguardato l’incontro con i Rappresentanti della Chiesa Evangelica nel quinto centenario della Riforma.

Santo Padre: “Quando ho accettato l’invito a questo viaggio era per me evidente che l’ecumenismo con i nostri amici evangelici dovesse essere un punto forte, un punto centrale di questo viaggio. Noi viviamo in un tempo di secolarismo, come già detto, dove i cristiani insieme hanno la missione di rendere presente il messaggio di Dio (...). E perciò il mettersi insieme, tra cattolici ed evangelici, è un elemento fondamentale per il nostro tempo, anche se istituzionalmente non siamo perfettamente uniti, anche se rimangono problemi, anche grandi problemi, nel fondamento della fede in Cristo, in Dio trinitario e nell’uomo come immagine di Dio, siamo uniti, e questo mostrare al mondo e approfondire questa unità è essenziale in questo momento storico. Perciò sono molto grato ai nostri amici, fratelli e sorelle protestanti, che hanno reso possibile un segno molto significativo: l’incontro nel monastero dove Lutero ha iniziato il suo cammino teologico, la preghiera nella chiesa dove è stato ordinato sacerdote e il parlare insieme sulla nostra responsabilità di cristiani in questo tempo. Sono molto felice di poter mostrare così questa unità fondamentale, che siamo fratelli e sorelle e lavoriamo insieme per il bene dell’umanità, annunciando il lieto messaggio di Cristo, del Dio che ha un volto umano e che parla con noi”.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (1030)

RESPONSABILITÀ DAVANTI A DIO E RICONOSCIMENTO DIGNITÀ UMANA, FONDAMENTI COMUNI DEL DIRITTO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 16:16 di ieri, 22 settembre, il Santo Padre, lasciata la Nunziatura Apostolica, si è recato in autovettura al Reichstag, dove era ad accoglierlo il Presidente del Parlamento Federale e dove ha avuto un breve incontro con le cinque più alte Autorità Federali: il Presidente Federale, la Cancelliera Federale, il Presidente del Bundestag, il Presidente del Bundesrat, il Presidente del Tribunale Costituzionale Federale. Il Papa ha salutato anche i presidenti dei Gruppi parlamentari ed infine è stato accompagnato nell’Aula del Parlamento Federale dove ha ascoltato il discorso del Presidente del Bundestag, Signor Norbert Lammert.

“La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace” – ha detto il Papa nel suo discorso al Parlamento tedesco – “Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia”.

Il Papa ha ricordato in merito che i tedeschi hanno sperimentato la separazione del potere dal diritto. “Lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto, era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio”.

“Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico”, particolarmente nel momento attuale. Il problema è, allora, come riconoscere ciò che è giusto. Per Benedetto XVI “nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta (...). In base a questa convinzione” – ha detto il Papa – “i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia”.

Recuperare il patrimonio culturale dell’Europa

“Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. (...) Nella storia – ha ricordato il Papa - gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso (...). Il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto (...). Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione”.

La questione circa i fondamenti della legislazione sembrava essere stata chiarita all’epoca della Dichiarazione dei Diritti umani, dopo la seconda guerra mondiale. “Nell’ultimo mezzo secolo – ha affermato il Pontefice – è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione. L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare”, a causa del predominio della concezione positivista di natura e ragione.

“Una concezione positivista di natura, che comprende la natura in modo puramente funzionale (...) non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto (...). La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista” nella quale “ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione (...). Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo (...). Questa è una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso”.

“La visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. (...) Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, mentre tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura vengono ridotti allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali”.

Da qui l’urgenza che ragione e natura ritrovino la propria grandezza e la natura appaia nuovamente nella sua vera profondità, nelle sua esigenze e con le sue indicazioni. “Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura” – ha ribadito il Papa – “e rispondervi coerentemente” tenendo conto che “anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. (...) L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana”.

Il patrimonio culturale dell’Europa può essere di fondamentale aiuto giacché “Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire”.

“Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. (...) La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. (...). Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico”.

Al termine del discorso Benedetto XVI si è ritirato per alcuni minuti privatamente in attesa del successivo incontro con i Rappresentanti della Comunità Ebraica.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (1050)

BENEDETTO XVI RIEVOCA SHOAH E RIBADISCE VICINANZA DI TUTTA LA CHIESA AL POPOLO EBRAICO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 17:15 di ieri, giovedì 22 settembre, Benedetto XVI ha avuto un incontro con i 15 Rappresentanti della Comunità Ebraica della Germania, presieduta da Dieter Graumann nel Reichstag di Berlino. Nel suo discorso il Papa ha ricordato la sua visita del 19 agosto 2005 alla Sinagoga di Köln, durante la quale il Rabbino Teitelbaum parlò della memoria come di una “delle colonne, di cui si ha bisogno per fondare su di esse un futuro pacifico”

“E oggi” – ha detto il Papa – “mi trovo in un luogo centrale della memoria, di una memoria spaventosa: da qui fu progettata ed organizzata la ‘Shoah’, l’eliminazione dei concittadini ebrei in Europa. Prima del terrore nazista in Germania viveva circa mezzo milione di ebrei, che costituivano una componente stabile della società tedesca. Dopo la seconda guerra mondiale, la Germania fu considerata come il ‘Paese della Shoah’ in cui, in fondo, non si poteva più vivere. All’inizio quasi non c’era più alcun sforzo per rifondare le antiche comunità ebraiche (...). Molti di loro volevano emigrare e costruirsi una nuova esistenza, soprattutto negli Stati Uniti o in Israele”.

“In questo luogo bisogna anche richiamare alla memoria il pogrom della ‘notte dei cristalli’ dal 9 al 10 novembre 1938. Pochi percepirono tutta la portata di tale atto di umano disprezzo come lo percepì il prevosto del Duomo di Berlino, Bernhard Lichtenberg, che, dal pulpito della cattedrale di Sant’Edvige, gridò: ‘Fuori il Tempio è in fiamme – è anch’esso una casa di Dio’. Il regime di terrore del nazionalsocialismo si fondava su un mito razzista, di cui faceva parte il rifiuto del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, del Dio di Gesù Cristo e delle persone credenti in Lui. L’’onnipotente’ Adolf Hitler era un idolo pagano, che voleva porsi come sostituto del Dio biblico, Creatore e Padre di tutti gli uomini. Con il rifiuto del rispetto per questo Dio unico si perde sempre anche il rispetto per la dignità dell’uomo. Di che cosa sia capace l’uomo che rifiuta Dio e quale volto possa assumere un popolo nel ‘no’ a tale Dio, l’hanno rivelato le orribili immagini provenienti dai campi di concentramento alla fine della guerra”.

Il Santo Padre ha constatato con gratitudine che di fronte a questa memoria da qualche decennio si è manifestata una rifioritura della vita ebraica in Germania ed ha sottolineato che la comunità ebraica è stata molto attiva nell’opera di integrazione degli immigrati dell’Europa dell’Est.

“La Chiesa sente una grande vicinanza al Popolo ebraico” – ha affermato il Santo Padre citando la Dichiarazione ‘Nostra aetate’ del Concilio Vaticano II con la quale “si è cominciato a ‘percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia’. (...) Ciò vale ovviamente anche per la Chiesa cattolica in Germania che è ben consapevole della sua responsabilità particolare in questa materia”. Successivamente il Papa ha enumerato le diverse iniziative di collaborazione cristiano-ebraica, come la “Settimana della fraternità” e il forum “Ebrei e Cristiani” e lo storico incontro per il dialogo ebraico-cristiano del 2006 presieduto dal Cardinale Walter Kasper.

“Noi cristiani dobbiamo anche renderci sempre più conto della nostra affinità interiore con l’Ebraismo” – ha affermato il Pontefice – “Per i cristiani non può esservi una frattura nell’evento salvifico. La salvezza viene, appunto, dai Giudei (cfr Gv 4,22). Laddove il conflitto di Gesù con il Giudaismo del suo tempo è visto in modo superficiale, come un distacco dall’Antica Alleanza, si finisce per ridurlo a un’idea di liberazione che considera la Torà soltanto come l’osservanza servile di riti e prescrizioni esteriori. Di fatto, però, il Discorso della montagna non abolisce la Legge mosaica, ma svela le sue possibilità nascoste e fa emergere nuove esigenze; ci rimanda al fondamento più profondo dell’agire umano, al cuore, dove l’uomo sceglie tra il puro e l’impuro, dove si sviluppano fede, speranza e amore”.

“Il messaggio di speranza, che i libri della Bibbia ebraica e dell’Antico Testamento cristiano trasmettono, è stato assimilato e sviluppato da giudei e da cristiani in modo diverso. ‘Dopo secoli di contrapposizione, riconosciamo come nostro compito il far sì che questi due modi della nuova lettura degli scritti biblici – quella cristiana e quella giudaica – entrino in dialogo tra loro, per comprendere rettamente la volontà e la parola di Dio’. In una società sempre più secolarizzata, questo dialogo deve rinforzare la comune speranza in Dio. Senza tale speranza la società perde la sua umanità”, ha concluso il Pontefice.

Al termine dell’incontro con i Rappresentanti della Comunità ebraica, il Papa si è diretto in autovettura all’Olympiastadion di Berlin per la celebrazione della Santa Messa.
BXVI-GERMANIA/ VIS 20110923 (770)

DOVE C’È DIO, LÀ C’È FUTURO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 18:00 di ieri pomeriggio, Papa Benedetto XVI è giunto in autovettura all’Olympiastadion di Berlino per celebrare la Santa Messa con un gran numero di fedeli tedeschi e pellegrini provenienti dai paesi vicini. In questo stesso luogo, il Beato Giovanni Paolo II, nel 1996, celebrò la Messa di Beatificazione di Karl Leisner e Bernhard Lichtenberg.

Nell’omelia Benedetto XVI ha commentato la parabola della vite e dei tralci del brano del Vangelo di oggi ed ha spiegato che quando Gesù afferma: “‘Io sono la vera vite’; (...) significa: ‘Io sono voi e voi siete me’ – un’inaudita identificazione del Signore con noi, la sua Chiesa. (...) Egli continua a vivere nella sua Chiesa in questo mondo. Egli è con noi, e noi siamo con Lui”.
“Nella parabola, Gesù continua: ‘Io sono la vite vera, e il Padre mio è l’agricoltore’ (Gv 15,1), e spiega che il vignaiolo prende il coltello, taglia i tralci secchi e pota quelli che portano frutto perché portino più frutto. (...) Vuole donarci una vita nuova e piena di forza. Cristo è venuto a chiamare i peccatori. Sono loro che hanno bisogno del medico, non i sani. E così, come dice il Concilio Vaticano II, la Chiesa è il ‘sacramento universale di salvezza’ che esiste per i peccatori, per aprire loro la via della conversione, della guarigione e della vita. Questa è la vera e grande missione della Chiesa, conferitale da Cristo”.

Ragioni di malcontento e insoddisfazione nei confronti della Chiesa

“Alcuni guardano la Chiesa fermandosi al suo aspetto esteriore. Allora la Chiesa appare solo come una delle tante organizzazioni in una società democratica, secondo le cui norme e leggi, poi, deve essere giudicata e trattata anche una figura così difficile da comprendere come la ‘Chiesa’. Se poi si aggiunge ancora l'esperienza dolorosa che nella Chiesa ci sono pesci buoni e cattivi, grano e zizzania, e se lo sguardo resta fisso sulle cose negative, allora non si schiude più il mistero grande e profondo della Chiesa”.

“Quindi, non sorge più alcuna gioia per il fatto di appartenere a questa vite che è la ‘Chiesa’. Insoddisfazione e malcontento vanno diffondendosi, se non si vedono realizzate le proprie idee superficiali ed erronee di ‘Chiesa’ e i propri ‘sogni di Chiesa’”.

Il Papa ha spiegato quindi che Gesù ci invita a rimanere in Lui. “’Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me, … perché senza di me – si potrebbe anche tradurre: fuori di me – non potete far nulla’. (...) ‘Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano’”.

“La scelta qui richiesta ci fa capire, in modo insistente, – ha proseguito il Pontefice – il significato esistenziale della nostra decisione di vita. Allo stesso tempo, l'immagine della vite è un segno di speranza e di fiducia. Incarnandosi, Cristo stesso è venuto in questo mondo per essere il nostro fondamento. In ogni necessità (...) Dio sa trasformare in amore anche le cose pesanti e opprimenti nella nostra vita. Importante è che ‘rimaniamo’ nella vite, in Cristo”.

“Nel nostro tempo di inquietudine e di qualunquismo, in cui così tanta gente perde l’orientamento e il sostegno; in cui la fedeltà dell’amore nel matrimonio e nell’amicizia è diventata così fragile e di breve durata (...) il Signore risorto ci offre un rifugio, un luogo di luce, di speranza e fiducia, di pace e sicurezza. Dove la siccità e la morte minacciano i tralci, là in Cristo c’è futuro, vita e gioia”.

“Rimanere in Cristo significa” – ha ribadito il Santo Padre – “rimanere anche nella Chiesa. L’intera comunità dei credenti è saldamente compaginata in Cristo, la vite. (...) In questa comunità Egli ci sostiene e, allo stesso tempo, tutti i membri si sostengono a vicenda. (...) Noi non crediamo da soli, ma crediamo con tutta la Chiesa”.

“La Chiesa quale annunciatrice della Parola di Dio e dispensatrice dei sacramenti ci unisce con Cristo, la vera vite. (...) La Chiesa è il dono più bello di Dio. (...) Con la Chiesa e nella Chiesa possiamo annunciare a tutti gli uomini che Cristo è la fonte della vita, che Egli è presente, che Egli è la grande realtà a cui aneliamo. (...) che crede in Cristo, ha un futuro. Perché Dio (...) vuole le cose feconde e vive, la vita in abbondanza”.

“Auguro a tutti voi di scoprire sempre più profondamente la gioia di essere uniti con Cristo nella Chiesa – ha concluso il Pontefice - di poter trovare nelle vostre necessità conforto e redenzione e di diventare sempre più il vino delizioso della gioia e dell’amore di Cristo per questo mondo”.

Conclusa la celebrazione eucaristica, Benedetto XVI ha fatto ritorno in autovettura alla Nunziatura Apostolica dove è giunto alle 21:00.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (820)

TESTIMONIANZA CONGIUNTA CRISTIANI E MUSULMANI IN SETTORI CHIAVE VITA SOCIALE

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, presso la sede della Nunziatura Apostolica di Berlino, il Santo Padre ha incontrato i Rappresentanti della Comunità musulmana della Germania che conta circa 4 milioni e mezzo di persone, di cui 70% di origine turca, e gli altri provenienti dai Paesi arabi, dai Balcani e dall’Iran. Il 75% dei musulmani in Germania è di confessione sunnita e la moschea più antica sul suolo tedesco si trova a Berlino.

Nel suo discorso il Papa ha ricordato che a partire dagli anni ’70 “la presenza di numerose famiglie musulmane è divenuta sempre di più un tratto distintivo di questo Paese. Sarà tuttavia necessario impegnarsi costantemente per una migliore reciproca conoscenza e comprensione. Ciò è essenziale non solo per una convivenza pacifica, ma anche per l’apporto che ciascuno è in grado di dare per la costruzione del bene comune all’interno della medesima società”.

“Molti musulmani attribuiscono grande importanza alla dimensione religiosa” – ha proseguito il Pontefice – “Ciò, a volte, è interpretato come una provocazione in una società che tende ad emarginare questo aspetto o ad ammetterlo tutt’al più nella sfera delle scelte individuali dei singoli. La Chiesa cattolica si impegna fermamente perché venga dato il giusto riconoscimento alla dimensione pubblica dell’appartenenza religiosa. Si tratta di un’esigenza che non diventa irrilevante nel contesto di una società maggiormente pluralista. Va fatta, però, attenzione che il rispetto verso l’altro sia sempre mantenuto. Il rispetto reciproco cresce solo sulla base dell’intesa su alcuni valori inalienabili, propri della natura umana, soprattutto l’inviolabile dignità di ogni persona”.

“In Germania – come in molti altri Paesi non solo occidentali – tale quadro di riferimento comune è rappresentato dalla Costituzione, il cui contenuto giuridico è vincolante per ogni cittadino, che sia appartenente o meno ad una confessione religiosa. Naturalmente il dibattito sulla migliore formulazione di principi come la libertà di culto pubblico, è vasto e sempre aperto, tuttavia è significativo il fatto che la Legge Fondamentale li esprima in un modo ancora oggi valido, a distanza di più di 60 anni”.

“La ragione di ciò, mi pare, si trova nel fatto che i padri della Legge Fondamentale ebbero la piena consapevolezza, in quel momento importante, di dover cercare un solido terreno, nel quale tutti i cittadini potessero riconoscersi. Nel fare ciò essi non prescindevano dalla propria appartenenza religiosa (...). Tuttavia sapevano di doversi confrontare con uomini con una base confessionale diversa o addirittura non religiosa: il terreno comune fu trovato nel riconoscimento di alcuni diritti inalienabili, che sono propri della natura umana e che precedono ogni formulazione positiva. In questo modo una società sostanzialmente omogenea pose il fondamento che oggi riconosciamo valido per un mondo segnato dal pluralismo. Fondamento che, in realtà, indica anche degli evidenti confini a tale pluralismo: non è pensabile, infatti, che una società possa sostenersi nel lungo termine senza un consenso sui valori etici fondamentali”.

“Cari amici – ha detto infine Benedetto XVI – sulla base di quanto ho qui accennato, penso che sia possibile una collaborazione feconda tra cristiani e musulmani (...). In quanto uomini religiosi, a partire dalle rispettive convinzioni possiamo dare una testimonianza importante in molti settori cruciali della vita sociale. Penso, ad esempio, alla tutela della famiglia fondata sul matrimonio, al rispetto della vita in ogni fase del suo naturale decorso o alla promozione di una più ampia giustizia sociale”.

Al termine dell’incontro il Papa si è recato all’aeroporto di Berlin-Tegel dove alle 10:00 è salito a bordo dell’aereo diretto a Erfurt.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (590)

FEDE RIPENSATA E RIVISSUTA IN MODO NUOVO SALVERÀ CRISTIANESIMO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Dopo la visita alla Cattedrale di Santa Maria di Erfurt, il Santo Padre ha raggiunto in auto l’ex-Convento degli Agostiniani per l’incontro con i Rappresentanti del Consiglio della Chiesa Evangelica di Germania, che raggruppa 22 chiese luterane e conta oltre 24 milioni di fedeli, il 30% della popolazione tedesca.

Al suo arrivo Benedetto XVI è stato accolto dal Presidente della Chiesa Evangelica in Germania, il Pastore Nikolaus Schneider e dalla Presidentessa della Chiesa Evangelica di Thüringen, Signora Ilse Junkermann, che lo hanno accompagnato alla Sala Capitolare, l’unica sala rimasta intatta dai tempi di Lutero.

“Per me, come Vescovo di Roma, è un momento emozionante incontrare qui, nell’antico convento agostiniano di Erfurt, rappresentanti del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania. Qui Lutero ha studiato teologia. Qui è stato ordinato sacerdote nel 1507” – ha detto Papa Benedetto XVI – “La questione su Dio, (...) fu la passione profonda e la molla della sua vita e dell’intero suo cammino. ‘Come posso avere un Dio misericordioso?: questa domanda gli penetrava nel cuore e stava dietro ogni sua ricerca teologica e ogni lotta interiore”.

“Che questa domanda sia stata la forza motrice di tutto il suo cammino mi colpisce sempre nuovamente. Chi, infatti, si preoccupa oggi di questo, anche tra i cristiani? (...) La maggior parte della gente, anche dei cristiani, oggi dà per scontato che Dio, in ultima analisi, non si interessa dei nostri peccati e delle nostre virtù. (...) Quasi tutti presupponiamo in pratica che Dio debba essere generoso e, alla fine, nella sua misericordia, ignorerà le nostre piccole mancanze. Ma sono veramente così piccole le nostre mancanze? Non viene forse devastato il mondo a causa della corruzione dei grandi, ma anche dei piccoli (...); a causa del potere della droga (...). Non è forse minacciato dalla crescente disposizione alla violenza che, non di rado, si maschera con l’apparenza della religiosità?”.

“La fame e la povertà potrebbero devastare a tal punto intere parti del mondo se in noi l’amore di Dio e, a partire da Lui, l’amore per il prossimo, per le creature di Dio, gli uomini, fosse più vivo? (...) No, il male non è un’inezia. Esso non potrebbe essere così potente se noi mettessimo Dio veramente al centro della nostra vita”. La domanda di Lutero: Qual è la posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda. (...) Questo Dio ha un volto e ci ha parlato. Nell’uomo Gesù Cristo è diventato uno di noi”.

Fede: è la forza ecumenica più forte che ci ricongiunge

La fede in Cristo è il punto di partenza per rilanciare l’ecumenismo. “La cosa più necessaria per l’ecumenismo è innanzitutto che, sotto la pressione della secolarizzazione, non perdiamo quasi inavvertitamente le grandi cose che abbiamo in comune, che di per sé ci rendono cristiani e che ci sono restate come dono e compito. È stato l’errore dell’età confessionale aver visto per lo più soltanto ciò che separa, e non aver percepito in modo esistenziale ciò che abbiamo in comune nelle grandi direttive della Sacra Scrittura e nelle professioni di fede del cristianesimo antico. È questo il grande progresso ecumenico degli ultimi decenni: che ci siamo resi conto di questa comunione e (...) riconosciamo tale comunione come il nostro fondamento imperituro”.

Tuttavia, due fenomeni pongono in pericolo tale comunione: “una forma nuova di cristianesimo, che si diffonde con un immenso dinamismo missionario, a volte preoccupante nelle sue forme (...). È un cristianesimo di scarsa densità istituzionale, con poco bagaglio razionale e ancora meno bagaglio dogmatico e anche con poca stabilità. Questo fenomeno mondiale (...) ci mette nuovamente di fronte alla domanda su che cosa sia ciò che resta sempre valido e che cosa possa o debba essere cambiato, di fronte alla questione circa la nostra scelta fondamentale nella fede”.

Il secondo fenomeno è il “contesto del mondo secolarizzato, nel quale dobbiamo vivere e testimoniare oggi la nostra fede. L’assenza di Dio nella nostra società si fa più pesante, la storia della sua rivelazione (...) sembra collocata in un passato che si allontana sempre di più. (...) La fede deve essere ripensata e soprattutto rivissuta oggi in modo nuovo per diventare una cosa che appartiene al presente. Ma non è l’annacquamento della fede che aiuta, bensì solo il viverla interamente nel nostro oggi. Questo è un compito ecumenico centrale. In questo dovremmo aiutarci a vicenda: a credere in modo più profondo e più vivo. Non saranno le tattiche a salvarci, a salvare il cristianesimo, ma una fede ripensata e rivissuta in modo nuovo, mediante la quale Cristo, e con Lui il Dio vivente, entri in questo nostro mondo. (...) La fede, vissuta a partire dell’intimo di se stessi, in un mondo secolarizzato, è la forza ecumenica più forte che ci ricongiunge, guidandoci verso l’unità nell’unico Signore”.

Al termine del suo discorso Benedetto XV I si è recato alla Chiesa dell’ex-Convento degli Agostiniani ed ha partecipato ad una celebrazione ecumenica con 300 persone, fra le quali Rappresentanti di altre Chiesa protestanti della Germania.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (860)

COMUNE MISSIONE ECUMENICA: TESTIMONIARE DIO VIVO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 12:00 di questa mattina Benedetto XVI ha partecipato ad un atto ecumenico nella Chiesa dell’ex-Convento degli Agostiniani di Erfurt, con la partecipazione di circa 300 persone. Nel corso della cerimonia il Vescovo evangelico Friedrich Weber ha dato lettura del Salmo 146 nella traduzione tedesca di Martin Lutero, a cui ha fatto seguito il saluto del Presidente del Sinodo della Chiesa Evangelica Tedesca, Signora Katrin Göring Eckhardt. Il Papa ha recitato la Preghiera per l’Unità dei Cristiani ed il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, ha letto la preghiera sacerdotale di Gesù, dal Vangelo di Giovanni: “Che tutti siano una cosa sola”. Quindi il Papa ha tenuto l’omelia di cui riportiamo ampi estratti.

“’Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola’: così ha detto Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, nel Cenacolo, al Padre. (...) Nella preghiera di Gesù si trova il luogo interiore, più profondo, della nostra unità. Diventeremo una sola cosa, se ci lasceremo attirare dentro tale preghiera”.

“È rimasta inascoltata la preghiera di Gesù? La storia del cristianesimo è, per così dire, il lato visibile di questo dramma, in cui Cristo lotta e soffre con noi esseri umani. Sempre di nuovo Egli deve sopportare il contrasto con l’unità, e tuttavia sempre di nuovo si compie anche l’unità con Lui e così con il Dio trinitario. (...) Per questo, in un incontro ecumenico, non dovremmo soltanto lamentare le divisioni e le separazioni, bensì ringraziare Dio per tutti gli elementi di unità che ha conservato per noi e sempre di nuovo ci dona. E questa gratitudine deve al contempo essere disponibilità a non perdere, in mezzo ad un tempo di tentazione e di pericoli, l’unità così donata”.

“L’unità fondamentale consiste nel fatto che crediamo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. Che lo professiamo quale Dio trinitario – Padre, Figlio e Spirito Santo. L’unità suprema non è solitudine di una monade, ma unità attraverso l’amore. Crediamo in Dio – nel Dio concreto. Crediamo nel fatto che Dio ci ha parlato e si è fatto uno di noi. Testimoniare questo Dio vivente è il nostro comune compito nel momento attuale”.

“La sete di infinito è presente nell’uomo in modo inestirpabile. L’uomo è stato creato per la relazione con Dio e ha bisogno di Lui. Il nostro primo servizio ecumenico in questo tempo deve essere di testimoniare insieme la presenza del Dio vivente e con ciò dare al mondo la risposta di cui ha bisogno. Naturalmente di questa testimonianza fondamentale per Dio fa poi parte, in modo assolutamente centrale, la testimonianza per Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio, che è vissuto insieme con noi, ha patito per noi, è morto per noi e, nella risurrezione, ha spalancato la porta della morte. Cari amici, fortifichiamoci in questa fede! Aiutiamoci a vicenda a viverla! Questo è un grande compito ecumenico che ci introduce nel cuore della preghiera di Gesù”.

“La serietà della fede in Dio si manifesta nel vivere la sua parola. Si manifesta, nel nostro tempo, in modo molto concreto, nell’impegno per quella creatura che Egli volle a sua immagine, per l’uomo. Viviamo in un tempo in cui i criteri dell’essere uomini sono diventati incerti. L’etica viene sostituita con il calcolo delle conseguenze. Di fronte a ciò noi come cristiani dobbiamo difendere la dignità inviolabile dell’uomo, dal concepimento fino alla morte – nelle questioni della diagnosi pre-impiantatoria fino all’eutanasia. (...) La fede in Dio deve concretizzarsi nel nostro comune impegno per l’uomo. Fanno parte di tale impegno per l’uomo non soltanto questi criteri fondamentali di umanità, ma soprattutto e molto concretamente l’amore che Gesù ci insegna nella descrizione del Giudizio finale: il Dio giudice ci giudicherà secondo come ci siamo comportati nei confronti di coloro che ci sono prossimi, nei confronti dei più piccoli dei suoi fratelli. La disponibilità ad aiutare, nelle necessità di questo tempo, al di là del proprio ambiente di vita è un compito essenziale del cristiano”.

“Ciò vale anzitutto nell’ambito della vita personale di ciascuno. Vale poi nella comunità di un popolo e di uno Stato, in cui tutti devono farsi carico gli uni degli altri. Vale per il nostro Continente, in cui siamo chiamati alla solidarietà in Europa. E, infine, vale al di là di tutte le frontiere: la carità cristiana esige oggi il nostro impegno anche per la giustizia nel vasto mondo”.

“Alla vigilia della visita del Papa si è parlato diverse volte di un dono ecumenico dell’ospite, che ci si aspettava da questa visita. Non c’è bisogno che io specifichi i doni menzionati in tale contesto. Al riguardo vorrei dire che questo costituisce un fraintendimento politico della fede e dell’ecumenismo. Quando un Capo di Stato visita un Paese amico, generalmente precedono contatti tra le istanze, che preparano la stipulazione di uno o anche di più accordi tra i due Stati: nella ponderazione dei vantaggi e degli svantaggi si arriva al compromesso che, alla fine, appare vantaggioso per ambedue le parti, così che poi il trattato può essere firmato. Ma la fede dei cristiani non si basa su una ponderazione dei nostri vantaggi e svantaggi. Una fede autocostruita è priva di valore. La fede non è una cosa che noi escogitiamo o concordiamo. È il fondamento su cui viviamo. L’unità cresce non mediante la ponderazione di vantaggi e svantaggi, bensì solo attraverso un sempre più profondo penetrare nella fede mediante il pensiero e la vita”.

“In questa maniera, negli ultimi 50 anni, e in particolare anche dalla visita di Papa Giovanni Paolo II, 30 anni fa, è cresciuta molta comunanza, della quale possiamo essere solo grati. (...) A tutti coloro che hanno collaborato (...) vorrei esprimere il mio vivo ringraziamento. (...) Insieme possiamo tutti solo ringraziare il Signore per le vie dell’unità sulle quali ci ha condotti, ed associarci in umile fiducia alla sua preghiera: ‘Fa’ che diventiamo una sola cosa, come Tu sei una sola cosa col Padre, perché il mondo creda che Egli Ti ha mandato’”.

Al termine della recita comune del Padre Nostro, il Pastore Nikolaus Schneider, Presidente del Consiglio Sinodo della Chiesa Evangelica Tedesca, ha invocato la benedizione aronitica ed il Papa ha elargito la benedizione nella forma trinitaria.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (1050)

giovedì 22 settembre 2011

ARRIVO IN GERMANIA: BENEDETTO XVI SOTTOLINEA VALORE LIBERTÀ E RESPONSABILITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 22 SET. 2011 (VIS). Partito dall’aeroporto romano di Ciampino alle 8:15 di questa mattina, il Santo Padre è giunto alle 10:30 all’aeroporto di Berlin-Tegel, dando inizio al ventunesimo Viaggio Apostolico internazionale e alla sua prima Visita di Stato in Germania.

All’arrivo Papa Benedetto XVI è stato accolto da 21 salve di cannone, come prevede il protocollo delle Visite di Stato. Ai piedi della scaletta dell’aereo erano ad attendere il Papa il Presidente Federale, Signor Christian Wulff, e la Cancelliera Federale, Signora Angela Merkel. Erano presenti l’Arcivescovo Rainer Maria Woelki, di Berlino, Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e l’Arcivescovo Robert Zollitsch, di Freiburg im Breisgau.

Dopo una breve pausa nella Sala d’Onore dell’aeroporto, il Papa ha raggiunto il Castello di Bellevue, Residenza ufficiale del Presidente Federale di Germania, per la cerimonia di benvenuto svoltasi nei giardini.

“Pur essendo questo Viaggio una Visita ufficiale che rafforzerà le buone relazioni tra la Repubblica Federale di Germania e la Santa Sede – ha detto il Papa nel suo discorso - in primo luogo non sono venuto qui per perseguire determinati obiettivi politici o economici, come fanno giustamente altri uomini di stato, ma per incontrare la gente e parlare di Dio. Nei confronti della religione vediamo una crescente indifferenza nella società che, nelle sue decisioni, ritiene la questione della verità piuttosto come un ostacolo, e dà invece la priorità alle considerazioni utilitaristiche”.

“D’altra parte” – ha proseguito il Pontefice – “c’è bisogno di una base vincolante per la nostra convivenza, altrimenti ognuno vive solo seguendo il proprio individualismo. La religione è uno di questi fondamenti per una convivenza riuscita. ‘Come la religione ha bisogno della libertà, così anche la libertà ha bisogno della religione.’ Queste parole del grande vescovo e riformatore sociale Wilhelm von Ketteler, di cui si celebra quest’anno il secondo centenario della nascita, sono ancora attuali”.

“La libertà ha bisogno di un legame originario ad un’istanza superiore. Il fatto che ci siano valori che non sono assolutamente manipolabili, è la vera garanzia della nostra libertà” che “si sviluppa solo nella responsabilità di fronte a un bene maggiore. Tale bene esiste solamente per tutti insieme (...). Nella convivenza umana non si dà libertà senza solidarietà. (...) Questo vale non soltanto per l’ambito privato ma anche per la società. Secondo il principio di sussidiarietà, la società deve dare spazio sufficiente alle strutture più piccole per il loro sviluppo e, allo stesso tempo, deve essere di supporto, in modo che esse, un giorno, possano reggersi anche da sole”.

Il Castello Bellevue “con il suo passato movimentato è – come tanti edifici della città – una testimonianza della storia tedesca. Lo sguardo chiaro anche sulle pagine scure del passato ci permette di imparare da esso e di ricevere impulsi per il presente. La Repubblica Federale di Germania è diventata ciò che è oggi attraverso la forza della libertà plasmata dalla responsabilità davanti a Dio e dell’uno davanti all’altro. Essa ha bisogno di questa dinamica che coinvolge tutti gli ambiti dell’umano per poter continuare a svilupparsi nelle condizioni attuali. Ne ha bisogno in un mondo che necessita di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori fondamentali su cui costruire un futuro migliore”.

Al termine del discorso, il Papa ha avuto un colloquio privato con il Presidente Wulff ed i familiari. Successivamente ha raggiunto la sede della Conferenza Episcopale Tedesca (DBK) dove è stato accolto dal Presidente Arcivescovo Zollitsch. Nella Biblioteca della DBK era ad attendere il Papa la Cancelliera Federale Angela Merkel, con la quale Benedetto XVI ha avuto un colloquio privato, al quale hanno partecipato in una fase successiva il consorte della Cancelliera e i suoi collaboratori. Al termine dell’incontro il Papa ha raggiunto il refettorio dell’Accademia Cattolica per il pranzo con i membri del Seguito papale.
BXVI-GERMANIA/ VIS 20110922 (650)

mercoledì 21 settembre 2011

BENEDETTO XVI IMPONE PALLIO CARDINALE ANGELO SCOLA

CITTA' DEL VATICANO, 21 SET. 2011 (VIS). Questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha imposto il Pallio al Cardinale Angelo Scola, nuovo Arcivescovo di Milano. Il Pallio, una striscia di lana bianca ornata di crocette nere, è il simbolo dell’ufficio di cui è investito l’Arcivescovo Metropolita, in comunione con la Sede Apostolica, nella sua provincia ecclesiastica. La provincia ecclesiastica della quale il Cardinale Scola è Arcivescovo Metropolita comprende le dieci diocesi della regione Lombardia: Milano, Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia e Vigevano.
.../ VIS 20110921 (100)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 21 SET. 2011 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Leonardo Ulrich Steiner, O.F.M., Vescovo Ausiliare di Brasilia (superficie: 5.814; popolazione: 2.196.000; cattolici: 1.507.000; sacerdoti: 294; religiosi: 652; diaconi permanenti: 70), Brasile. Il Vescovo Steiner è nato nel 1950 a Forquilhinha (Brasile). Ha emesso la professione religiosa nell’Ordine dei Frati Minori nel 1976 ed è stato ordinato sacerdote nel 1978. Ha conseguito il Baccellierato in Filosofia e in Pedagogia presso la Facoltà Salesiana di Lorena ed ha ottenuto presso la Pontificia Università “Antonianum” a Roma, la Licenza e il Dottorato in Filosofia. Dal 1995 al 2003 è stato Professore di Filosofia e Segretario dell’”Antonianum”. Nel 2003, ritornato in Brasile, è stato Viceparroco della Parrocchia “Bom Jesus” nell’Arcidiocesi di Curitiba e Docente nella Facoltà di Filosofia “Bom Jesus”. Nel 2005 è stato nominato Vescovo Prelato di São Félix. Attualmente è Segretario Generale della Conferenza Nazionale dei Vescovi a Brasília.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Indianapolis (Stati Uniti d’America), presentata dall’Arcivescovo Daniel M. Buechlein, O.S.B., in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Vescovo Giuseppe Versaldi, finora Vescovo di Alessandria (Italia), Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. L’Arcivescovo Versaldi succede al Cardinale Velasio De Paolis, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al medesimo incarico presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato Don Lucio Ángel Vallejo Balda, del clero della Diocesi di Astorga (Spagna), Segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. Don Lucio Ángel Vallejo Balda è nato nel 1961 ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. Ha conseguito la licenza in Teologia presso la “Facultad de Teologia del Norte de España” (Burgos); ha seguito i corsi di Dottorato in Teologia presso la “Universidad Pontificia de Salamanca” e i corsi di Diritto presso la “Universidad Nacional de educación a distancia de la Universidad de Salamanca”. Formatore e professore della Scuola preparatoria nel Seminario di Astorga (1986-87) e del Collegio Giovanni XXIII in Zamora (1987-1988), è stato parroco di varie parrocchie (1987-91) ed insegnante di Teologia nel Seminario Maggiore di Bragança (Portogallo) (1990-91). Dal 1991 è stato Amministratore generale del Vescovado di Astorga, Segretario del Consiglio diocesano degli affari economici e Parroco di 13 parrocchie.

- Ha nominato il Dottor Marco Buonocore, che è Archivista Capo della Biblioteca Apostolica Vaticana, Presidente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Il Dottor Buonocore è nato nel 1954 a Roma, si è laureato in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Roma e dal 1981 è dipendente della Biblioteca Apostolica Vaticana. È stato nominato “Scriptor Latinus” nel 1989 ed è Direttore della Sezione Archivi dal 2003. Dal 1988 è incaricato dell’Accademia delle Scienze di Berlino e Brandenburgo del Supplemento al “Corpus Inscriptionum Latinarum”, volume IX, relativo alla “Regio IV augustea” (Italia centrale). Socio effettivo della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, ha ricoperto gli incarichi di Bibliotecario-archivista e Curatore delle stampe. In occasione del Bicentenario della sua fondazione ha curato il volume “I duecento anni di attività della Pontificia Accademia Romana di Archeologia (1810-2010)”.
NEA:RE:NA/ VIS 20110921 (190)

martedì 20 settembre 2011

RENDERE GIOIOSA TESTIMONIANZA VERITÀ DEL VANGELO

CITTA' DEL VATICANO, 20 SET. 2011 (VIS). In occasione del primo anniversario della sua Visita Pastorale nel Regno Unito, Papa Benedetto XVI ha indirizzato un messaggio ai cattolici britannici. Nel testo a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, il Papa esprime profonda gratitudine “per il caloroso benvenuto” ricevuto in Gran Bretagna.

Domenica 18 settembre è stata celebrata nella Cattedrale di Westminster (Londra), una Messa di ringraziamento alla quale hanno partecipato i Vescovi e i Seminaristi del luogo, e alcuni Rappresentanti della Chiesa Anglicana e del Governo. Nel suo messaggio il Santo Padre auspica che la celebrazione “serva come una nuova esortazione a raccogliere la sfida lanciata un anno fa (...) rendere una gioiosa testimonianza della verità del Vangelo, che libera le menti ed illumina gli sforzi per vivere saggiamente e bene nella società”.

Nel contempo il Papa esorta i seminaristi “a tenere lo sguardo fisso su Gesù Cristo”, per dedicarsi anima e corpo alla formazione intellettuale e spirituale e per essere “araldi fermi della nuova evangelizzazione”. Infine Benedetto XVI affida il Regno Unito all’intercessione del Cardinale Newman, di cui, in questi giorni, ricorre il primo anniversario della beatificazione.
MESS/ VIS 20110920 (190)

ALVEARE PER LA FATTORIA PONTIFICIA DI CASTEL GANDOLFO

CITTA' DEL VATICANO, 20 SET. 2011 (VIS). In occasione della celebrazione della Giornata della Salvaguardia del Creato, gli agricoltori della Coldiretti hanno donato al Santo Padre un alveare composto di otto arnie con mezzo milione di api al lavoro per l’impollinazione e la produzione di miele (280 chili all’anno), nella ‘fattoria pontificia’ di Castel Gandolfo.

Gli agricoltori della Coldiretti hanno illustrato l’importanza fondamentale delle api nell’equilibrio del pianeta, tanto che la loro scomparsa avrebbe conseguenze disastrose per la salute e l’ambiente. L’alimentazione umana infatti dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti, al quale proprio le api concorrono per l’ottanta percento.

La Coldiretti-Campagna Amica offrirà la necessaria assistenza tecnica all’Azienda Agricola del Vaticano per la cura delle api e la produzione del miele. La “fattoria” di Castel Gandolfo, considerata una fattoria modello perché all’uso delle tecnologie più moderne unisce il carattere artigianale della produzione, è dotata di una moderna stalla con 25 mucche da latte, di un pollaio con 300 galline ovaiole e 60 polli. Comprende inoltre un uliveto secolare che produce fra i duemila e i tremilacinquecento litri di olio all’anno, un frutteto soprattutto di albicocchi e peschi ed un vivaio di piante e fiori ornamentali.
.../ VIS 20110920 (210)

lunedì 19 settembre 2011

INVIATO SPECIALE CENTENARIO CATTEDRALE MOSCA

CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2011 (VIS). Questa mattina è stata resa pubblica una Lettera Pontificia, redatta in latino e datata 2 agosto, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Jozef Tomko, Prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Suo Inviato Speciale alla celebrazione per il centenario della consacrazione della Cattedrale dell'Immacolata Concezione a Mosca (Federazione Russa), in programma il 25 settembre prossimo.

Il Cardinale Tomko sarà accompagnato da una Missione composta da Don Viktor Jakubov, Direttore nazionale per le Pontificie Opere Missionarie in Slovacchia e già Direttore spirituale e Prefetto del Seminario interdiocesano "Regina degli Apostoli" a San Pietroburgo; e da Don Josif Zanevsky, Parroco della Cattedrale dell'Immacolata Concezione a Mosca.
BXVI-LETTERA/ VIS 20110919 (120)

BENEDETTO XVI ALLA TV TEDESCA SU VIAGGIO GERMANIA

CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2011 (VIS). Nei giorni scorsi, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, la Televisione Pubblica Tedesca ARD ha registrato per la trasmissione “Wort zum Sonntag” di sabato 17 settembre, un messaggio del Santo Padre ai suoi connazionali, alla vigilia del Viaggio Apostolico in Germania (22-25 settembre).

“Tra pochi giorni partirò per il mio viaggio in Germania, e ne sono molto contento” – ha detto il Papa – “Penso con gioia particolarmente a Berlino, dove ci saranno molti incontri, e, naturalmente, al discorso che terrò al Bundestag e alla grande Messa che potremo celebrare allo stadio olimpico”.

“Uno dei momenti importanti della visita sarà Erfurt: in quel monastero agostiniano, in quella chiesa agostiniana, dove Lutero ha iniziato il suo cammino, potrò incontrare i rappresentanti della Chiesa Evangelica di Germania. Lì pregheremo insieme, ascolteremo la Parola di Dio, penseremo e parleremo insieme. Non attendiamo alcun evento sensazionale: infatti, la vera grandezza dell’evento consiste proprio in questo, che in questo luogo insieme possiamo pensare, ascoltare la Parola di Dio e pregare, e così saremo intimamente vicini e si manifesterà un vero ecumenismo”.

“Qualcosa di particolare è per me l’incontro con l’Eichsfeld, questa piccola striscia di terra che, pur passando attraverso tutte le peripezie della storia, è rimasta cattolica; poi il Sudovest della Germania, con Friburgo, la grande città, con molti incontri che si svolgeranno lì, soprattutto la veglia con i giovani e la grande Messa che concluderà il viaggio”.

“Tutto ciò non è turismo religioso, e meno ancora uno ‘show’. Di che cosa si tratta, lo dice il motto di questi giorni: ‘Dove c’è Dio, là c’è futuro’. Dovrebbe trattarsi del fatto che Dio torni nel nostro orizzonte, questo Dio così spesso totalmente assente, del quale però abbiamo tanto bisogno”.

“Forse mi chiederete: ‘Ma Dio, esiste? E se esiste, si occupa veramente di noi? Possiamo noi arrivare fino a Lui?’. Certo, è vero: non possiamo mettere Dio sul tavolo, non possiamo toccarlo come un utensile o prenderlo in mano come un qualsiasi oggetto. Dobbiamo di nuovo sviluppare la capacità di percezione di Dio, capacità che esiste in noi. Possiamo intuire qualcosa della grandezza di Dio nella grandezza del cosmo. Possiamo utilizzare il mondo servendoci della tecnica, perché esso è costruito in maniera razionale. Nella grande razionalità del mondo possiamo intuire lo spirito creatore dal quale esso proviene, e nella bellezza della creazione possiamo intuire qualcosa della bellezza, della grandezza e anche della bontà di Dio. Nella Parola delle Sacre Scritture possiamo sentire parole di vita eterna che non vengono semplicemente da uomini, ma che vengono da Lui, e in esse sentiamo la sua voce. E infine, vediamo quasi Dio anche nell’incontro con le persone che sono state toccate da Lui. Non penso soltanto ai grandi: da Paolo a Francesco d’Assisi fino a Madre Teresa; ma penso alle tante persone semplici delle quali nessuno parla. Eppure, quando le incontriamo, da loro promana qualcosa di bontà, sincerità, gioia e noi sappiamo che lì c’è Dio e che Egli tocca anche noi. Perciò, in questi giorni vogliamo impegnarci per tornare a vedere Dio, per tornare noi stessi ad essere persone dalle quali entri nel mondo una luce della speranza, che è luce che viene da Dio e che ci aiuta a vivere”.
BXVI-INTERVENTO/ VIS 20110919 (550)

REGIONI ANTICA RELIGIONE CRISTIANA RISCOPRANO BELLEZZA FEDE

CITTA' DEL VATICANO, 18 SET. 2011 (VIS). Questa mattina, nel recitare l’Angelus con i fedeli presenti nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha introdotto la preghiera mariana spiegando la seconda lettura della liturgia odierna, la Lettera di San Paolo ai Filippesi.

Benedetto XVI ha ricordato che San Paolo giunse a Filippi (Grecia), circa vent’anni dopo la morte e la risurrezione di Gesù, e fu quella la prima volta in cui il Vangelo giunse in Europa. La Buona Notizia, “partendo da Gerusalemme, è destinata a raggiungere tutti gli uomini e i popoli, e a trasformare dall’interno tutte le culture, aprendole alla verità fondamentale: Dio è amore, si è fatto uomo in Gesù e con il suo sacrificio ha riscattato l’umanità dalla schiavitù del male donandole una speranza affidabile”.
“San Paolo era un uomo che riassumeva in sé tre mondi: quello ebraico, quello greco e quello romano. Non a caso Dio affidò a lui la missione di portare il Vangelo dall’Asia Minore alla Grecia e poi a Roma, gettando un ponte che avrebbe proiettato il Cristianesimo fino agli estremi confini della terra”.

“Oggi viviamo in un’epoca di nuova evangelizzazione” – ha detto il Santo Padre – “Vasti orizzonti si aprono all’annuncio del Vangelo, mentre regioni di antica tradizione cristiana sono chiamate a riscoprire la bellezza della fede”.

“Protagonisti di questa missione sono (...) persone, famiglie, comunità che accettano di lavorare nella vigna del Signore (...). Operai umili e generosi, che non chiedono altra ricompensa se non quella di partecipare alla missione di Gesù e della Chiesa. (...) Cari amici, il Vangelo ha trasformato il mondo, e ancora lo sta trasformando, come un fiume che irriga un immenso campo”.

“Rivolgiamoci in preghiera alla Vergine Maria” – ha concluso il Pontefice – “perché in tutta la Chiesa maturino vocazioni sacerdotali, religiose e laicali per il servizio della nuova evangelizzazione”.

Pregare affinché ogni bambino riceva l’educazione alla quale ha diritto

Dopo l’Angelus, il Santo Padre ha rivolto ai fedeli saluti nelle diverse lingue ed ha ricordato la Beatificazione, sabato 17 settembre a Torino (Italia) di Monsignor Francesco Paleari della Società dei Sacerdoti di San Giuseppe Cottolengo. “Nato a Pogliano Milanese (Italia) nel 1863, da umile famiglia contadina, entrò giovanissimo in seminario e, subito dopo l’Ordinazione, si dedicò ai poveri e ai malati nella Piccola Casa della Divina Provvidenza, ma anche all’insegnamento, distinguendosi per la sua affabilità e pazienza. Rendiamo lode a Dio per questo luminoso testimone del suo amore!”.

Nel rivolgersi ai pellegrini di lingua francese, il Santo Padre ha ricordato che in questi giorni comincia il nuovo anno scolastico ed ha esortato i genitori “che sono i primi educatori dei propri figli” a “dedicare ai figli tempo per ascoltarli e parlare con loro della loro vita. Li aiuterete così ad operare scelte giuste. La famiglia, la scuola, ecco il buon terreno dove si forgia l’umanità di domani. Per cui vi chiedo di pregare affinché ogni bambino riceva ovunque l’educazione alla quale ha diritto”.
ANG/ VIS 20110919 (500)

CRISTIANI IN INDIA PROMOTORI GIUSTIZIA, PORTATORI PACE

CITTA' DEL VATICANO, 19 SET. 2011 (VIS). “Quale parte della sua antica e ricca eredità, l’India ha una lunga ed illustre presenza cristiana che ha dato un importante contributo alla società indiana e ha apportato beneficio alla vostra cultura in numerosi modi, arricchendo la vita di tantissimi cittadini, non soltanto dei cattolici”, ha detto il Papa al Sesto Gruppo dei Vescovi Latini della Conferenza Episcopale dell’India, provenienti dalle Province di Agra, New Delhi, Bhopal e dal Vicariato Apostolico di Nepal, al termine della Visita “ad Limina Apostolorum”.

“Soprattutto, la Chiesa in India proclama la fede e l’amore per la società nel suo complesso, ponendo tale fede in pratica con una sollecitudine verso tutte le persone, in ogni aspetto della vita spirituale e materiale. (...) In particolare, la Chiesa Cattolica è amica dei poveri. Come Cristo, essa accoglie senza eccezioni tutti coloro che le si avvicinino per ascoltare il divino messaggio di pace, speranza e salvezza. Inoltre, in obbedienza al Signore, la Chiesa continua a far ciò senza distinzione di ‘tribù, lingua, popolo e nazione’, perché in Cristo noi ‘siamo un solo corpo’. È perciò imperativo che il clero, i religiosi e i catechisti nelle vostre diocesi siano attenti alle diverse circostanze linguistiche, culturali ed economiche delle persone che servono”.

“Anche se voi, cari fratelli” – ha proseguito il Papa – “dovete tener conto delle sfide che la natura missionaria della Chiesa comporta, dovete essere sempre pronti a diffondere il Regno di Dio e a seguire le orme di Cristo, Lui stesso frainteso, disprezzato, falsamente accusato e che soffrì per amore della verità. Non fatevi scoraggiare quando tali prove si presentano nel vostro ministero, e in quello dei vostri sacerdoti e religiosi. Il nostro credere nella certezza della Risurrezione di Cristo ci dà la fiducia e il coraggio di affrontare tutto ciò che può ostacolare ‘l’edificazione del Regno di Dio’”.

Il Santo Padre, nel ricordare la commemorazione nelle Chiese locali del venticinquesimo anniversario della prima Visita Apostolica di Giovanni Paolo II in India e gli incontri del suo Predecessore con i Responsabili di altre religioni, ha detto: “Manifestando il rispetto personale per i suoi interlocutori, questo Papa benedetto ha dato una autentica testimonianza del valore del dialogo interreligioso”.

“Vi incoraggio cari fratelli” – ha concluso il Pontefice – “a perseverare nell’impegno della Chiesa nella promozione del benessere della società indiana con attenzione continua alla promozione dei diritti fondamentali – diritti condivisi da tutta l’umanità – e invitando i Cristiani e i seguaci di altre tradizioni religiose ad assumere la sfida di affermare la dignità di ogni persona umana. (...) Prego affinché i cristiani in India continuino ad essere promotori di giustizia, portatori di pace, persone di dialogo rispettoso, e amanti della verità su Dio e sull’uomo”.
AL/ VIS 20110919 (460)

PRESA DI POSSESSO DIACONIA DEL CARDINALE BARTOLUCCI

CITTA' DEL VATICANO, 19 SET. 2011 (VIS). Il Cardinale Domenico Bartolucci, già Maestro Direttore della Cappella Musicale Pontificia, prenderà possesso della Diaconia dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria in Via Lata, Via del Corso, 45.
OCL/ VIS 20110919 (50)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 19 SET. 2011 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- L’Arcivescovo Leo Cornelio, S.V.D., di Bhopal (India), in Visita “ad Limina Apostolorum”.

- Il Vescovo Anthony Francis Sharma, S.I., Vicario Apostolico del Nepal, in Visita “ad Limina Apostolorum”.

Sabato 17 settembre, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova (Italia), Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

- Sette Presuli della Conferenza Episcopale dell’India, in Visita “ad Limina Apostolorum”:
- Il Vescovo Anil Joseph Thomas Couto, di Jullundur.

- Il Vescovo Ignatius Lojola Mascarenhas, di Simla and Chandigarh.

- Il Vescovo Joseph Kaithathara, di Gwalior.

- Il Vescovo Chacko Thottumarickal, S.V.D., di Indore.

- Il Vescovo Gerald Almeida, di Jabalpur.

- Il Vescovo Devprasad John Ganawa, S.V.D., di Jhabua.

- Il Vescovo Arockia Sebastian Durairaj, S.D.V., di Khandwa.
AP:AL/ VIS 20110919 (110)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 19 SET. 2011 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Peter A. Libasci, finora Ausiliare della Diocesi di Rockville Centre (Stati Uniti d’America), Vescovo di Manchester (superficie: 24.097; popolazione: 1.315.809; cattolici: 309.987; sacerdoti: 269; religiosi: 528; diaconi permanenti: 52), Stati Uniti d’America. Il Vescovo Libasci è nato nel 1951 a Jackson Heights (Stati Uniti d’America); ha ottenuto il Baccalaureato in Filosofia presso la “Saint John’s University”d i Queens; è stato ordinato sacerdote nel 1978 ed è stato Parroco della “Saint Therese of Lisieux Parish” a Inwood (Stati Uniti d’America); ha ricevuto l’ordinazione episcopale nel 2007. È Vicario Episcopale per il Vicariato Est (Suffolk County) della Diocesi. Presta la sua opera anche a favore della locale comunità rutena, avendo ottenuto dalla Santa Sede il “bi-ritualismo”. Succede al Vescovo John B. McCormack, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.
NER:RE/ VIS 20110919 (190)

venerdì 16 settembre 2011

DOLORE DEL PAPA INCIDENTI ZANZIBAR E ARGENTINA

CITTA' DEL VATICANO, 16 SET. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire due distinti telegrammi di cordoglio per i tragici incidenti dei giorni scorsi a Zanzibar e Argentina. Nel telegramma di cordoglio inviato, a nome del Santo Padre, dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, per l’affondamento di un traghetto che ha causato 240 vittime nell’Arcipelago di Zanzibar, Benedetto XVI, addolorato nell’apprendere la notizia della perdita di così tante vite umane, esprime la sua vicinanza alle persone colpite dalla tragedia, in particolare ai familiari delle vittime e prega il Signore affinché conceda consolazione a coloro che soffrono, assicurando le sue preghiere a tutta la popolazione della Tanzania.

Il secondo incidente, lo scontro di un autobus e di un treno alla periferia di Buenos Aires, ha causato la morte di 11 persone e oltre 200 feriti. Nel telegramma di cordoglio inviato, a nome del Santo Padre, al Cardinale Jorge Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires, firmato dal Cardinale Bertone, si legge: “Profondamente addolorato nell’apprendere la triste notizia dell’incidente ferroviario verificatosi nel quartiere di Flores, il Sommo Pontefice assicurare la sua vicinanza ed affetto ed offre fervide preghiere di suffragio invocando Dio affinché conceda l’eterno risposo ai defunti”. In segno di speranza nel Cristo Risorto, Benedetto XVI invia la Benedizione Apostolica.
TGR/ VIS 20110916 (220)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 16 SET. 2011 (VIS). Questa mattina nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- L’Arcivescovo Thomas E. Gullickson, Nunzio Apostolico in Ucraina.

- Undici Presuli della Conferenza Episcopale dell’India, in Visita “ad Limina Apostolorum”

- L’Arcivescovo Albert D’Souza, di Agra.

- L’Arcivescovo Vincent Michael Concessao, di Delhi, con l’Ausiliare Vescovo
Franco Mulakkal.

- Il Vescovo Isidore Fernandes, di Allahabad.

- Il Vescovo Anthony Fernandes, di Bareilly.

- Il Vescovo Oswald Lewis, di Jaipur.

- Il Vescovo Frederick D’Souza, di Jhansi.

- Il Vescovo Gerald John Mathias, di Lucknow.

- Il Vescovo Francis Kalist, di Meerut.

- Il Vescovo Raphy Manjaly, di Varanasi.

- Il Vescovo Peter Celestine Elampassery, O.F.M.Cap., di Jammu-Srinagar.
AP:AL/ VIS 20110916 (130)

IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 16 SET. 2011 (VIS). Di seguito riportiamo i dati relativi ai Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Vescovo Rudolf Balaz, di Banská Bystrica (Slovacchia), il 27 luglio, all’età di 70 anni.

- Il Vescovo William Leonard D’Mello, emerito di Karwar (India), il 19 luglio, all’età di 80 anni.

- Il Vescovo Henrique Johannpötter, O.F.M., emerito di Bacabal (Brasile), il 19 luglio, all’età di 78 anni.

- L’Arcivescovo Georges Kwaiter, B.S., emerito di Saïda dei Greco-Melkiti (Libano), il 26 luglio, all’età di 83 anni.

- Il Vescovo Paul Marchand, S.M.M., di Timmins (Canada), il 24 luglio, all’età di 74 anni.

- Il Vescovo Cesare Mazzolari, M.C.C.J., di Rumbek (Kenya), il 16 luglio, all’età di 74 anni.

- L’Arcivescovo Pedro Claro Murice Estíu, emerito di Santiago de Cuba (Cuba), il 21 luglio, all’età di 79 anni.

- Il Vescovo Slavomir Miklovs, emerito di Krizevci (Croazia), il 21 luglio, all’età di 77 anni.

- L’Arcivescovo Pietro Sambi, Nunzio Apostolico, il 27 luglio, all’età di 73 anni.

- L’Arcivescovo Francis John Spence, emerito di Kingston (Canada), il 27 luglio, all’età di 85 anni.
.../ VIS 20110916 (190)

giovedì 15 settembre 2011

BENEDETTO XVI VISITA LA MOSTRA DEI LIBRI DI CUI È AUTORE

CITTA' DEL VATICANO, 15 SET. 2011 (VIS). Questa mattina nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha visitato l’esposizione della Casa Editrice Herder e della Libreria Editrice Vaticana, organizzata in occasione della sua visita in Germania. L’esposizione presenta le opere di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI tradotte in diverse lingue e raggruppa circa 600 volumi fra edizioni originali e traduzioni.

“Vi ringrazio tanto per esservi fatti carico di tanto impegno per rendere visibile all’umanità il grande mondo di libri che è originato da me, proprio in occasione del mio viaggio in Germania, che è per me anche un’occasione di riflessione su quanto io, attraverso il mio ministero, possa fare per il mondo e per la Chiesa” – ha detto il Papa – “Mi commuove e mi inquieta anche un po’ vedere quale raccolta di libri è nata dal mio pensiero. Spero che possa essere utile agli uomini, che non siano solamente parole che passano e vanno, ma che siano parole che possano aiutare a trovare la strada”.

Benedetto XVI ha ringraziato quanti hanno collaborato all’edizione delle sue opere ed ha così concluso: “L’autore fa la sua parte e acqusisce notorietà, gli altri rimangono nel retroscena e fanno il loro lavoro senza apparire, ma nel silenzio sono tutti presenti: ringraziare cordialmente per tutto questo è per me, in quest’ora, una reale necessità”.
.../ VIS 20110915 (240)

VESCOVI SIATE DI ESEMPIO CON SANTITÀ VITA

CITTA' DEL VATICANO, 15 SET. 2011 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha tenuto un discorso ai Vescovi di recente nomina che partecipano al corso promosso dalla Congregazione per i Vescovi. Sono dieci anni che i nuovi Vescovi si recano in pellegrinaggio alla Tomba di Pietro e si riuniscono per riflettere sui principali impegni del ministero episcopale.

“Siete così invitati” – ha detto il Papa – “a rinnovare la professione della vostra fede sulla Tomba del Principe degli Apostoli e la vostra adesione fiduciosa a Gesù Cristo con lo slancio di amore dello stesso Apostolo, intensificando i vincoli di comunione con il Successore di Pietro e con i confratelli Vescovi”.

“Il Vescovo” – ha spiegato Benedetto XVI – “non è un uomo solo, ma è inserito in quel ‘corpus episcoporum’ che si tramanda dal ceppo apostolico fino ai nostri giorni congiungendosi a Gesù”. Il Papa ha quindi esortato i Vescovi a vivere quotidianamente la fraternità episcopale per operare in comunione con il Papa e i confratelli nell’episcopato “cercando di coltivare anche l’amicizia con essi e con i vostri sacerdoti”.

“Oggi vorrei riflettere brevemente con voi” – ha proseguito il Pontefice – “sull’importanza dell’accoglienza da parte del Vescovo dei carismi che lo Spirito suscita per l’edificazione della Chiesa”, in particolare fra i fedeli. In proposito il Papa ha sottolineato che: “i Vescovi hanno il compito di vigilare e operare affinché i battezzati possano crescere nella grazia e secondo i carismi che lo Spirito Santo suscita nei loro cuori e nelle comunità”.

“Il dono fondamentale che siete chiamati ad alimentare nei fedeli affidati alle vostre cure pastorali è prima di tutto quello della filiazione divina, che è partecipazione di ciascuno alla comunione trinitaria. Il Battesimo, che costituisce gli uomini ‘figli nel Figlio’ e membri della Chiesa, è la radice e la fonte di tutti gli altri doni carismatici. Con il vostro ministero di santificazione, voi educate i fedeli a partecipare sempre più intensamente all’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, aiutandoli ad edificare la Chiesa, secondo i doni ricevuti da Dio, in modo attivo e corresponsabile”.

“Infatti, dobbiamo sempre tener presente che i doni dello Spirito, straordinari o semplici ed umili che siano, sono sempre dati gratuitamente per l’edificazione di tutti. Il Vescovo, in quanto segno visibile dell'unità della sua Chiesa particolare, ha il compito di unificare ed armonizzare la diversità carismatica nell’unità ecclesiale, favorendo la reciprocità tra il sacerdozio gerarchico ed il sacerdozio battesimale”.

“Accogliete dunque i carismi con gratitudine per la santificazione della Chiesa e la vitalità dell’apostolato!” - ha esortato il Papa - “E questa accoglienza e gratitudine verso lo Spirito Santo sono inscindibili dal discernimento, che è proprio della missione del Vescovo, come ha ribadito il Concilio Vaticano II, che ha affidato al ministero pastorale il giudizio sulla genuinità dei carismi e sul loro ordinato esercizio, senza estinguere lo Spirito, ma esaminando e ritenendo ciò che è buono. Per questo deve essere sempre chiaro che nessun carisma dispensa dal riferimento e dalla sottomissione ai Pastori della Chiesa”.

Il ministero episcopale richiede al Vescovo “di alimentare con cura la propria vita spirituale. Come afferma l’Esortazione apostolica ‘Pastores gregis’, egli diventa ‘padre’ proprio perché pienamente ‘figlio’ della Chiesa. (...) Questi due aspetti inscindibili lo chiamano a crescere come figlio e come Pastore alla sequela di Cristo, in modo che la sua santità personale manifesti la santità oggettiva ricevuta con la consacrazione episcopale”.

“Con la santità della vostra vita e la carità pastorale” – ha concluso Benedetto XVI – “sarete di esempio e di aiuto ai sacerdoti (...), che con voi sono chiamati ad edificare la Comunità con i loro doni, i loro carismi e con la testimonianza della loro vita, perché nella coralità della comunione la Chiesa renda testimonianza a Gesù Cristo, affinché il mondo creda”.
AC/ VIS 20110915 (640)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 15 SET. 2011 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare della Diocesi di Pelplin (Polonia), presentata dal Vescovo Piotr Krupa, per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato l’Arcivescovo Giuseppe Leanza, Nunzio Apostolico nella Repubblica Ceca, finora Nunzio Apostolico in Irlanda.
RE:NN/ VIS 20110915 (60)

mercoledì 14 settembre 2011

APPARENTE SILENZIO DI DIO

CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2011 (VIS). Partito in elicottero dalle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha raggiunto questa mattina il Vaticano per tenere l’Udienza Generale nell’Aula Paolo VI. Nella catechesi odierna, Benedetto XVI si è soffermato sulla prima parte del Salmo 22 (21 nella tradizione greco-latina), approfondendo alcune dimensioni significative della preghiera di supplica a Dio.

Il Salmo 22 è riportato continuamente nei brani evangelici della Passione di Gesù. “Questo Salmo” – ha detto il Papa – “presenta la figura di un innocente, perseguitato e circondato da avversari che ne vogliono la morte; ed egli ricorre a Dio in un lamento doloroso che, nella certezza della fede, si apre misteriosamente alla lode”.

Il grido iniziale del salmista “’Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato’ è un appello rivolto a un Dio che appare lontano, che non risponde. (...) Il Signore tace, e questo silenzio lacera l’animo dell’orante, che incessantemente chiama, ma senza trovare risposta. (...) L’orante del nostro Salmo per ben tre volte, nel suo grido, chiama il Signore ‘mio’ Dio, in un estremo atto di fiducia e di fede. Nonostante ogni apparenza, il Salmista non può credere che il legame con il Signore si sia interrotto totalmente”.

Il grido iniziale del Salmo 22 è riportato dai Vangeli di Matteo e di Marco come il grido lanciato da Gesù morente sulla croce. Benedetto XVI ha spiegato che “esso esprime tutta le desolazione del Messia, Figlio di Dio (...). Gesù è sotto il peso schiacciante di una missione che deve passare per l’umiliazione e l’annichilimento. Perciò grida al Padre (...). Ma il suo non è un grido disperato, come non lo era quello del Salmistra, che nella sua supplica percorre un cammino tormentato sfociando però infine in una prospettiva di lode, nella fiducia della vittoria divina”.

La violenza ha sempre in sé qualcosa di bestiale

“Tutta la storia biblica” – ha ricordato il Papa – “è stata una storia di grida di aiuto da parte del popolo e di risposte salvifiche da parte di Dio. E il Salmista fa riferimento all’incrollabile fede dei suoi padri, che ‘confidarono’ (...) senza mai rimanere delusi. (...) La preghiera torna a descrivere la situazione penosa dell’orante per indurre il Signore ad avere pietà e intervenire, come aveva sempre fatto in passato”.

“È dunque necessario che Dio si faccia vicino e soccorra, perché i nemici circondano l’orante, lo accerchiano (...) appaiono invincibili, sono diventati animali feroci e pericolosissimi. (...) Queste immagini usate nel Salmo servono anche a dire che quando l’uomo diventa brutale e aggredisce il fratello, qualcosa di animalesco prende il sopravvento in lui, sembra perdere ogni sembianza umana; la violenza ha sempre in sé qualcosa di bestiale e solo l’intervento salvifico di Dio può restituire l’uomo alla sua umanità”.

La morte inizia a impossessarsi del Salmista. “Con immagini drammatiche, che ritroviamo nei racconti della passione di Cristo, si descrive il disfacimento del corpo del condannato, l’arsura insopportabile che tormenta il morente e che trova eco nella richiesta di Gesù: ‘Ho sete’, per giungere al gesto definitivo degli aguzzini che, come i soldati sotto la croce, si spartiscono le vesti della vittima, considerata già morta”.

“Ecco allora, impellente, di nuovo la richiesta di soccorso”, un grido “che dischiude i cieli, perché proclama una fede, una certezza che va al di là di ogni dubbio (...) E il lamento si trasforma, lascia il posto alla lode. (...) Il Salmo si apre al rendimento di grazie (...) Il Signore è accorso in aiuto, ha salvato il povero e gli ha mostrato il suo volto di misericordia. Morte e vita si sono incrociate in un mistero inseparabile, e la vita ha trionfato (...). È la vittoria della fede, che può trasformare la morte in dono della vita, l’abisso del dolore in fonte di speranza. (...) Questo Salmo ci ha portati sul Golgota, ai piedi della croce di Gesù, per rivivere la sua passione e condividere la gioia feconda della risurrezione”.

“Come i discepoli di Emmaus” – ha concluso il Pontefice – “impariamo a discernere la realtà al di là delle apparenze, riconoscendo il cammino dell’esaltazione proprio nell’umiliazione” anche nell’apparente assenza di Dio, anche nel silenzio di Dio. “Così, riponendo tutta la nostra fiducia e la nostra speranza in Dio Padre, in ogni angoscia Lo potremo pregare con fede, e il nostro grido di aiuto si trasformerà in canto di lode”.
AG/ VIS 20110914 (720)

SETTIMANA EDUCAZIONE POLONIA E NUOVA BEATA ELENA AIELLO

CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2011 (VIS). Nei saluti rivolti ai fedeli nelle diverse lingue, il Papa, nel ricordare che in Polonia si celebra la “Settimana dell’Educazione”, ha detto: “L’educazione, la cui meta è lo sviluppo integrale dell’uomo, è un compito che richiede la collaborazione dei genitori, degli insegnanti e dei pastori, nonché delle rispettive autorità statali e locali. Questa Settimana susciti in tutti il senso di responsabilità per una buona formazione delle menti e dei cuori dei giovani”.

“Oggi, la liturgia ci fa meditare sul mistero della Croce del Signore, e domani sui dolori della sua Madre. La Croce di Cristo e l’esempio di Maria, Vergine Addolorata, illuminino la vostra esistenza” ha proseguito il Pontefice, in italiano. Infine ha ricordato la Beatificazione, oggi a Cosenza (Italia) di Suor Elena Aiello, fondatrice delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.

“Subito dopo il Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona, la Chiesa che è in Italia gioisce per l’elevazione alla gloria degli altari di un’anima eminentemente eucaristica. (..) Suor Elena Aiello soleva dire: ‘L’Eucaristia è alimento essenziale della mia vita, (...) il Sacramento che dà senso alla mia vita, a tutte le azioni della giornata’. L’esempio e l’intercessione della nuova Beata accrescano in tutti l’amore per il mirabile Sacramento dell’altare”.
AG/ VIS 20110914 (220)

COMUNICATO FRATERNITÁ SACERDOTALE SAN PIO X

CITTA' DEL VATICANO, 14 SET. 2011 (VIS). Di seguito riportiamo il testo del Comunicato emesso nella tarda mattinata di oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede relativamente alla situazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

“Il 14 settembre 2011 si sono incontrati nella sede della Congregazione per la Dottrina della Fede Sua Eminenza il Cardinale William J. Levada, Prefetto della medesima Congregazione e Presidente della Pontificia Commissione ‘Ecclesia Dei’, Sua Eccellenza Monsignore Luis Ladaria, S.I., Segretario della medesima Congregazione, Monsignore Guido Pozzo, Segretario della Pontificia Commissione ‘Ecclesia Dei’, con Sua Eccellenza Monsignor Bernard Fellah, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ed i Reverendi Niklaus Pfluger e Alain-Marc Nély, rispettivamente primo e secondo Assistente generale della medesima.

In seguito alla supplica indirizzata dal Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X il 15 dicembre 2008 a Sua Santità Papa Benedetto XVI, il Santo Padre aveva deciso di rimettere la scomunica ai quattro Vescovi consacrati dall’Arcivescovo Lefebvre, e, nel medesimo tempo, di aprire dei colloqui dottrinali con detta Fraternità, al fine di chiarire i problemi di ordine dottrinale e giungere al superamento della frattura esistente.

In ottemperanza alle disposizioni del Santo Padre, una commissione mista di studio, composta da esperti della Fraternità Sacerdotale San Pio X e da esperti della Congregazione per la Dottrina della Fede, si è riunita in otto incontri, che si sono svolti a Roma tra il mese di ottobre 2009 e il mese di aprile 2011. Questi colloqui, che avevano l’obiettivo di esporre e approfondire le difficoltà dottrinali essenziali sui temi controversi, hanno raggiunto lo scopo di chiarire le rispettive posizioni e relative motivazioni.

Anche tenendo conto delle preoccupazioni e delle istanze presentate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X in ordine alla custodia dell’integrità della fede cattolica di fronte all’’ermeneutica della rottura’ del Concilio Vaticano II rispetto alla Tradizione, di cui ha fatto menzione Papa Benedetto XVI nel Discorso alla Curia Romana (22-XII-2005), la Congregazione per la Dottrina della Fede ritiene come base fondamentale per il conseguimento della piena riconciliazione con la Sede Apostolica l’accettazione del testo del Preambolo Dottrinale che è stato consegnato durante l’incontro del 14 settembre 2011. Tale Preambolo enuncia alcuni principi dottrinali e criteri di interpretazione della dottrina cattolica, necessari per garantire la fedeltà al Magistero della Chiesa e il ‘sentire cum Ecclesia’, lasciando nel medesimo tempo alla legittima discussione lo studio e la spiegazione teologica di singole espressioni o formulazioni presenti nei documenti del Concilio Vaticano II e del Magistero successivo.

Nella stessa riunione, sono stati proposti alcuni elementi di una soluzione canonica per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, a seguito dell’eventuale e auspicata riconciliazione”.
OP/ VIS 20110914 (450)
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