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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 16 maggio 2011

VESCOVI INDIA: LIBERTÀ DI RELIGIONE E DI CULTO

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina il Papa ha ricevuto i Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India, al termine della Visita “ad Limina Apostolorum”

“Le rivelazione definitiva di Dio che viene a noi in Gesù Cristo” – ha detto il Papa nel suo discorso – “e che i credenti nel mondo gioiosamente proclamano, è espressa in modo particolare nelle Sacre Scritture e nella vita sacramentale della Chiesa. (...) La rivelazione cristiana, accettata liberamente e con l’azione della grazia di Dio, trasforma gli uomini e le donne nell’intimo e stabilisce una meravigliosa relazione redentrice con Dio, il nostro Padre celeste, attraverso Cristo, nello Spirito Santo. Questo è il cuore del messaggio che noi insegniamo, questo è il grande dono che noi offriamo nella carità al nostro prossimo: una condivisione della vita di Dio”.

“Nella Chiesa, i primi passi dei credenti sulla via di Cristo devono essere sempre accompagnati da una solida catechesi che permetta loro di fiorire nella fede, nell’amore e nel servizio. (...) Nel riconoscere che la catechesi è distinta dalla speculazione teologica, i sacerdoti, i religiosi e i catechisti laici devono sapere come comunicare con chiarezza e amorosa devozione la bellezza che trasforma la vita e l’insegnamento cristiano, che permette ed arricchisce l’incontro con Cristo stesso. Ciò è particolarmente vero nella preparazione dei fedeli all’incontro con Nostro Signore nei sacramenti”.

Nel riferirsi alla particolarità dell’India nella quale si trovano “alcune antiche religioni, incluso il Cristianesimo”, Benedetto XVI ha sottolineato che: “La vita cristiana in queste società esige onestà e sincerità sul proprio credo, e rispetto per il credo del proprio vicino. La presentazione del Vangelo in tali circostanze, comporta il delicato processo dell’inculturazione. (...) Tale processo esige che i sacerdoti, i religiosi e i catechisti laici impieghino attentamente i linguaggi ed i costumi più appropriati dei popoli, ai quali prestano il loro servizio, nel presentare la Buona Novella. (...) Miei cari fratelli Vescovi, siete chiamati a controllare questo processo con fedeltà al ‘depositum fidei’ che è stato a noi trasmesso, per conservarlo e trasmetterlo”.

Relativamente al dialogo interreligioso il Papa ha ricordato: “Sono al corrente delle difficili circostanze che dovete affrontare nello sviluppo del dialogo con chi appartiene ad altri credi religiosi, mentre cercate di incoraggiare una atmosfera di tollerante interazione. Il vostro dialogo deve essere caratterizzato da un costante sguardo a ciò che è vero, per promuovere il rispetto reciproco ed evitare sembianze di sincretismo”.

“Mentre i cristiani indiani cercano di vivere in pace ed armonia con i loro vicini di altre religioni, la vostra prudente guida è fondamentale nella missione di azione morale e civile per la salvaguardia dei diritti umani fondamentali, della libertà di religione e della libertà di culto. Come sapete questi diritti si fondano sulla comune dignità di tutti gli uomini e sono riconosciuti dal concerto delle Nazioni”.

“Vi incoraggio ad operare con pazienza per stabilire il terreno comune necessario per godere armoniosamente dei diritti fondamentali nelle vostre comunità. Anche se incontra opposizione, la carità e la pazienza del cristiano devono servire a convincere gli altri della giustezza della tolleranza religiosa, dalla quale traggono beneficio anche i seguaci di altre religioni”.
AL/ VIS 20110516 (520)

SINTESI CULTURALI UMANISTICHE APERTE ALLA TRASCENDENZA

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAG. 2011 (VIS). Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina i partecipanti al Congresso mondiale promosso dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace nel 50° anniversario dell’Enciclica ‘Mater et magistra’ del Beato Giovanni XXIII.

“La verità, l’amore, la giustizia, additati dalla ‘Mater et magistra’” – ha detto il Papa nel suo discorso – “assieme al principio della destinazione universale dei beni, quali criteri fondamentali per superare gli squilibri sociali e culturali, rimangono i pilastri per interpretare ed avviare a soluzione anche gli squilibri interni all’odierna globalizzazione. A fronte di questi squilibri c’è bisogno del ripristino di una ‘ragione integrale’ che faccia rinascere il pensiero e l’etica. (...) Occorre sviluppare sintesi culturali umanistiche aperte alla Trascendenza mediante una nuova evangelizzazione”.

“Dai vari squilibri globali, che caratterizzano la nostra epoca, vengono alimentate disparità, differenze di ricchezza, ineguaglianze, che creano problemi di giustizia e di equa distribuzione delle risorse e delle opportunità, specie nei confronti dei più poveri”.

“Non sono meno preoccupanti” – ha sottolineato il Pontefice – “i fenomeni legati ad una finanza che, dopo la fase più acuta della crisi, è tornata a praticare con frenesia dei contratti di credito che spesso consentono una speculazione senza limiti. (...) Analogamente, l’aumento dei prezzi delle risorse energetiche primarie, (...) finiscono per avere conseguenze negative sull’ambiente, nonché sull’uomo stesso”.

“La questione sociale odierna” – ha proseguito il Pontefice – “è senza dubbio questione di ‘giustizia sociale’ mondiale, (...) è, inoltre, questione di distribuzione equa delle risorse materiali ed immateriali, di globalizzazione della democrazia sostanziale, sociale e partecipativa. Per questo (...) è indispensabile che la nuova evangelizzazione del sociale evidenzi le implicanze di una giustizia che va realizzata a livello universale. Con riferimento alla fondazione di tale giustizia va sottolineato che non è possibile realizzarla poggiandosi sul mero consenso sociale, senza riconoscere che questo, per essere duraturo, deve essere radicato nel bene umano universale”.

Relativamente alla Dottrina Sociale della Chiesa, il Papa ha affermato che per la sua diffusione la Chiesa “conta anche sull’attività delle sue istituzioni culturali, sui programmi di istruzione religiosa e di catechesi sociale delle parrocchie, sui mass media e sull’opera di annuncio e di testimonianza dei ‘christifideles laici’. Questi debbono essere preparati spiritualmente, professionalmente ed eticamente”.

“Importanti istituzioni a servizio della nuova evangelizzazione del sociale sono” – ha concluso il Santo Padre – “oltre alle associazioni di volontariato e alle organizzazioni non governative cristiane o di ispirazione cristiana, le Commissioni Giustizia e Pace, gli Uffici per i problemi sociali e il lavoro, i Centri e gli Istituti di Dottrina sociale”.

AC/ VIS 20110516 (420)

CIRCOLARE LINEE GUIDA PER I CASI DI ABUSO SESSUALE SU MINORI

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAG. 2011 (VIS). La Congregazione per la Dottrina della Fede ha reso pubblica oggi la Lettera Circolare alle Conferenze Episcopali sulle linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici.

Il Documento, che porta la firma del Cardinale William J. Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e dell’Arcivescovo Luis F. Ladaira, S.I., Segretario della medesima Congregazione, è datata 3 maggio 2011.

“Tra le importanti responsabilità del Vescovo diocesano al fine di assicurare il bene comune dei fedeli e, specialmente, la protezione dei bambini e dei giovani, c’è il dovere di dare una risposta adeguata ai casi eventuali di abuso sessuale su minori commesso da chierici nella sua diocesi. Tale risposta comporta l’istituzione di procedure adatte ad assistere le vittime di tali abusi, nonché la formazione della comunità ecclesiale in vista della protezione dei minori. Detta risposta dovrà provvedere all’applicazione del diritto canonico in materia, e, allo stesso tempo, tener conto delle disposizioni delle leggi civili.

I. Aspetti generali:

a) Le vittime dell’abuso sessuale:

La Chiesa, nella persona del Vescovo o di un suo delegato, deve mostrarsi pronta ad ascoltare le vittime ed i loro familiari e ad impegnarsi per la loro assistenza spirituale e psicologica. Nel corso dei suoi viaggi apostolici, il Santo Padre Benedetto XVI ha dato un esempio particolarmente importante con la sua disponibilità ad incontrare ed ascoltare le vittime di abuso sessuale. In occasione di questi incontri, il Santo Padre ha voluto rivolgersi alle vittime con parole di compassione e di sostegno, come quelle contenute nella sua Lettera Pastorale ai Cattolici d’Irlanda (n.6): “Avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata.”

b) La protezione dei minori

In alcune nazioni sono stati iniziati in ambito ecclesiale programmi educativi di prevenzione, per assicurare “ambienti sicuri” per i minori. Tali programmi cercano di aiutare i genitori, nonché gli operatori pastorali o scolastici, a riconoscere i segni dell’abuso sessuale e ad adottare le misure adeguate. I suddetti programmi spesso hanno meritato un riconoscimento come modelli nell’impegno per eliminare i casi di abuso sessuale nei confronti di minori nelle società odierne.

c) La formazione di futuri sacerdoti e religiosi:

Nel 2002, Papa Giovanni Paolo II disse: “Non c’è posto nel sacerdozio e nella vita religiosa per chi potrebbe far male ai giovani” (n. 3, Discorso ai Cardinali Americani, 23 aprile 2002). Queste parole richiamano alla specifica responsabilità dei Vescovi, dei Superiori Maggiori e di coloro che sono responsabili della formazione dei futuri sacerdoti e religiosi. Le indicazioni fornite nell’Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis, nonché le istruzioni dei Dicasteri competenti della Santa Sede, acquistano una crescente importanza in vista di un corretto discernimento vocazionale e di una sana formazione umana e spirituale dei candidati. In particolare si farà in modo che essi apprezzino la castità e il celibato e le responsabilità della paternità spirituale da parte del chierico e possano approfondire la conoscenza della disciplina della Chiesa sull’argomento. Indicazioni più specifiche possono essere integrate nei programmi formativi dei seminari e delle case di formazione previste nella rispettiva Ratio institutionis sacerdotalis di ciascun nazione e Istituto di vita consacrata e Società di vita apostolica.
Inoltre, una diligenza particolare dev’essere riservata al doveroso scambio d’informazioni in merito a quei candidati al sacerdozio o alla vita religiosa che si trasferiscono da un seminario all’altro, tra diocesi diverse o tra Istituti religiosi e diocesi.
d) L’accompagnamento dei sacerdoti:

1. Il Vescovo ha il dovere di trattare tutti i suoi sacerdoti come padre e fratello. Il vescovo curi, inoltre, con speciale attenzione la formazione permanente del clero, soprattutto nei primi anni dopo la sacra Ordinazione, valorizzando l’importanza della preghiera e del mutuo sostegno nella fraternità sacerdotale. Siano edotti i sacerdoti sul danno recato da un chierico alla vittima di abuso sessuale e sulla propria responsabilità di fronte alla normativa canonica e civile, come anche a riconoscere quelli che potrebbero essere i segni di eventuali abusi da chiunque compiuti nei confronti dei minori;

2. I vescovi assicurino ogni impegno nel trattare gli eventuali casi di abuso che fossero loro denunciati secondo la disciplina canonica e civile, nel rispetto dei diritti di tutte le parti;

3. Il chierico accusato gode della presunzione di innocenza, fino a prova contraria, anche se il vescovo può cautelativamente limitarne l’esercizio del ministero, in attesa che le accuse siano chiarite. Se del caso, si faccia di tutto per riabilitare la buona fama del chierico che sia stato accusato ingiustamente.

e) La cooperazione con le autorità civili:

L’abuso sessuale di minori non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile. Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche.

II. Breve resoconto della legislazione canonica in vigore concernente il delitto di abuso sessuale di minori compiuto da un chierico:

Il 30 aprile 2001, Papa Giovanni Paolo II promulgò il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela [SST], con il quale l’abuso sessuale di un minore di 18 anni commesso da un chierico venne inserito nell'elenco dei delicta graviora riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede [CDF]. La prescrizione per questo delitto venne fissata in 10 anni a partire dal compimento del 18 anno di età della vittima. La normativa del motu proprio vale sia per i chierici Latini che per i chierici Orientali, sia per il clero diocesano che per il clero religioso.

Nel 2003, l’allora Prefetto della CDF, il Card. Ratzinger, ottenne da Giovanni Paolo II la concessione di alcune facoltà speciali per offrire maggiore flessibilità nelle procedure penali per i delicta graviora, fra cui l’uso del processo penale amministrativo e la richiesta della dimissione ex officio nei casi più gravi. Queste facoltà vennero integrate nella revisione del motu proprio approvata dal Santo Padre Benedetto XVI il 21 maggio 2010. Nelle nuove norme, la prescrizione è di 20 anni, che nel caso di abuso su minore, si calcolano a partire dal compimento del 18 anno di età della vittima. La CDF può eventualmente derogare alla prescrizione in casi particolari. Venne anche specificato il delitto canonico dell’acquisto, detenzione o divulgazione di materiale pedopornografico.

La responsabilità nel trattare i casi di abuso sessuale nei confronti di minori spetta in un primo momento ai Vescovi o ai Superiori Maggiori. Se l’accusa appare verosimile, il Vescovo, il Superiore Maggiore o il loro delegato devono condurre un’indagine preliminare secondo il can. 1717 CIC, il can. 1468 CCEO e l’art. 16 SST.

Se l’accusa è ritenuta credibile, si richiede che il caso venga deferito alla CDF. Una volta studiato il caso, la CDF indicherà al Vescovo o al Superiore Maggiore i passi ulteriori da compiere. Al contempo, la CDF offrirà una guida per assicurare le misure appropriate, sia garantendo una procedura giusta nei confronti dei chierici accusati, nel rispetto del loro diritto fondamentale per la difesa, sia tutelando il bene della Chiesa, incluso il bene delle vittime. E’ utile ricordare che normalmente l’imposizione di una pena perpetua, come la dimissio dallo stato clericale, richiede un processo penale giudiziale. Secondo il diritto canonico (cf. can. 1342 CIC) gli Ordinari non possono decretare pene perpetue per mezzo di decreti extragiudiziali; a questo scopo devono rivolgersi alla CDF, alla quale spetterà il giudizio definitivo circa la colpevolezza e l’eventuale inidoneità del chierico per il ministero, nonché la conseguente imposizione della pena perpetua (SST Art. 21, §2).

Le misure canoniche applicate nei confronti di un chierico riconosciuto colpevole dell’abuso sessuale di un minorenne sono generalmente di due tipi:
1) misure che restringono il ministero pubblico in modo completo o almeno escludendo i contatti con minori. Tali misure possono essere accompagnate da un precetto penale;
2) le pene ecclesiastiche, fra cui la più grave è la dimissio dallo stato clericale.

In taluni casi, dietro richiesta dello stesso chierico, può essere concessa pro bono Ecclesiae la dispensa dagli obblighi inerenti allo stato clericale, incluso il celibato.

L’indagine preliminare e l’intero processo debbono essere svolti con il dovuto rispetto nel proteggere la riservatezza delle persone coinvolte e con la debita attenzione alla loro reputazione.
A meno che ci siano gravi ragioni in contrario, il chierico accusato deve essere informato dell’accusa presentata, per dargli la possibilità di rispondere ad essa, prima di deferire un caso alla CDF. La prudenza del Vescovo o del Superiore Maggiore deciderà quale informazione debba essere comunicata all’accusato durante l’indagine preliminare.

Compete al Vescovo o al Superiore Maggiore il dovere di provvedere al bene comune determinando quali misure precauzionali previste dal can. 1722 CIC e dal can. 1473 CCEO debbano essere imposte. Secondo l’art. 19 SST, ciò deve essere fatto una volta iniziata l’indagine preliminare.

Va infine ricordato che, qualora una Conferenza Episcopale, salva l’approvazione della Santa Sede, intenda darsi norme specifiche, tale normativa particolare deve essere intesa come complemento alla legislazione universale e non come sostituzione di quest’ultima. La normativa particolare deve perciò essere in armonia con il CIC / CCEO nonché con il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela (30 aprile 2001) così come aggiornato il 21 maggio 2010. Nel caso in cui la Conferenza decidesse di stabilire norme vincolanti sarà necessario richiedere la recognitio ai competenti Dicasteri della Curia Romana.

III. Indicazioni agli Ordinari sul modo di procedere:

Le Linee guida preparate dalla Conferenza Episcopale dovrebbero fornire orientamenti ai Vescovi diocesani e ai Superiori Maggiori nel caso fossero informati di presunti abusi sessuali nei confronti di minori, compiuti da chierici presenti sul territorio di loro giurisdizione. Tali Linee guida tengano comunque conto delle seguenti osservazioni:

a.) il concetto di “abuso sessuale su minori” deve coincidere con la definizione del motu proprio SST art. 6 (“il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di diciotto anni”) , nonché con la prassi interpretativa e la giurisprudenza della Congregazione per la Dottrina della Fede, tenendo conto delle leggi civili del Paese;

b.) la persona che denuncia il delitto deve essere trattata con rispetto. Nei casi in cui l’abuso sessuale sia collegato con un altro delitto contro la dignità del sacramento della Penitenza (SST, art. 4), il denunciante ha diritto di esigere che il suo nome non sia comunicato al sacerdote denunciato (SST, art 24);

c.) le autorità ecclesiastiche si impegnino ad offrire assistenza spirituale e psicologica alle vittime;

d.) l’indagine sulle accuse sia fatta con il dovuto rispetto al principio della privacy e della buona fama delle persone;

e.) a meno che ci siano gravi ragioni in contrario, già in fase di indagine previa, il chierico accusato sia informato delle accuse con l’opportunità di rispondere alle medesime;

f.) gli organi consultivi di sorveglianza e di discernimento dei singoli casi, previsti in qualche luogo, non devono sostituire il discernimento e la potestas regiminis dei singoli vescovi;

g.) le Linee guida devono tener conto della legislazione del Paese della Conferenza, in particolare per quanto attiene all’eventuale obbligo di avvisare le autorità civili;

h.) in ogni momento delle procedure disciplinari o penali sia assicurato al chierico accusato un sostentamento giusto e degno;

i.) si escluda il ritorno del chierico al ministero pubblico se detto ministero è di pericolo per i minori o di scandalo per la comunità.

Conclusione:

Le Linee guida preparate dalle Conferenze Episcopali mirano a proteggere i minori e ad aiutare le vittime nel trovare assistenza e riconciliazione. Esse dovranno indicare che la responsabilità nel trattare i delitti di abuso sessuale di minori da parte dei chierici appartiene in primo luogo al Vescovo diocesano. Infine, le Linee guida dovranno portare ad un orientamento comune all’interno di una Conferenza Episcopale aiutando ad armonizzare al meglio gli sforzi dei singoli Vescovi nel salvaguardare i minori .
CDF/ VIS 20110516 (2020)

NOTA SU LETTERA CIRCOLARE CONGREGAZIONE DOTTRINA FEDE

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAG. 2011 (VIS). Di seguito riportiamo la Nota del Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che presenta la Lettera circolare della Congregazione per la Dottrina della Fede alle Conferenze Episcopali sulle Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici:

“La Congregazione per la Dottrina della Fede chiede a tutte le Conferenze Episcopali del mondo di preparare entro il maggio 2012 “Linee guida” per trattare i casi di abuso sessuale di minori da parte di membri del clero, in modo adatto alle concrete situazioni nelle diverse regioni del mondo.

Con una ‘Lettera circolare’ la Congregazione offre un’ampia serie di principi e indicazioni, che non solo faciliteranno la formulazione delle Linee guida e quindi l’uniformità dei comportamenti delle autorità ecclesiastiche nelle varie nazioni, ma ne garantiranno anche la coerenza a livello di Chiesa universale, pur rispettando le competenze dei Vescovi e dei Superiori religiosi.

L’attenzione prioritaria alle vittime, i programmi di prevenzione, la formazione dei seminaristi e la formazione permanente del clero, la cooperazione con le autorità civili, l’attuazione attenta e rigorosa della normativa canonica più aggiornata in materia sono gli orientamenti principali che devono strutturare le Linee guida in ogni parte del mondo.

***

Nei giorni scorsi la Congregazione per la Dottrina della Fede ha inviato a tutte le Conferenze Episcopali una “Lettera circolare per aiutare le Conferenze Episcopali nel preparare Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”.

La preparazione del documento era stata annunciata nel luglio scorso, in occasione della pubblicazione delle nuove norme di attuazione del Motu proprio “Sacramentorum sanctitatis tutela” (cfr Nota P. F. Lombardi, in OR, 16.7.2010, 1, e www.vatican.va, Abuso sui minori, la risposta della Chiesa).

Il Cardinale William Levada, Prefetto del Dicastero, aveva poi informato sulla preparazione in occasione della riunione dei cardinali durante il Concistoro del novembre scorso (cfr Comunicato Sala Stampa sulla Sessione pomeridiana, 19.11.2010).

Il documento è accompagnato da una Lettera di presentazione, a firma del Card. Levada, che ne illustra la natura e le finalità.

In seguito all’aggiornamento delle norme sulla questione degli abusi sessuali da parte di membri del clero, approvato dal Papa lo scorso anno, si ritiene “opportuno che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida”, allo scopo di “assistere i Vescovi nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori”, tenendo conto delle situazioni concrete delle diverse regioni su cui si esercitano le giurisdizioni dei diversi episcopati.

A questo fine, la Lettera Circolare “presenta alcuni temi generali”, che andranno necessariamente adattati alle diverse realtà, ma che contribuiranno a garantire – appunto grazie alle Linee guida - un orientamento comune all’interno di una Conferenza episcopale e in certa misura anche da parte dei diversi episcopati.

Sul lavoro da compiere per la stesura delle nuove Linee guida o per la revisione di quelle già esistenti, la lettera di presentazione del Cardinale Levada dà anche due indicazioni operative: anzitutto di coinvolgere i Superiori Maggiori degli istituti religiosi clericali (in modo che si tenga conto non solo del clero diocesano, ma anche di quello religioso), e poi di inviare copia delle Linee guida alla Congregazione “entro la fine del mese di maggio del 2012”.

In conclusione, appaiono chiare due preoccupazioni:

1. Incoraggiare ad affrontare tempestivamente ed efficacemente il problema con indicazioni chiare, organiche, adatte alle situazioni locali, compresi i rapporti con le norme e le autorità civili. La indicazione di una data precisa e di un termine relativamente breve entro cui elaborare le Linee guida da parte di tutte le Conferenze Episcopali è evidentemente una indicazione molto forte ed eloquente.

2. Rispettare la competenza fondamentale dei Vescovi diocesani (e dei Superiori maggiori religiosi) nella materia (la formulazione della Circolare è molto attenta a ribadire questo aspetto: le Linee guida servono ad “aiutare i Vescovi diocesani e i Superiori maggiori”).

La Lettera Circolare in sé è breve, ma molto densa, e si articola in tre parti.

La Prima sviluppa una serie di indicazioni generali, fra cui in particolare:
L’attenzione prioritaria alle vittime dell’abuso sessuale: l’ascolto e l’assistenza
spirituale psicologica alle vittime e ai familiari.

Lo sviluppo di programmi di prevenzione per creare ambienti veramente sicuri per i minori.

La formazione dei futuri sacerdoti e religiosi e lo scambio di informazioni sui candidati al sacerdozio o alla vita religiosa che si trasferiscono.

L’accompagnamento dei sacerdoti, la loro formazione permanente e la formazione alle loro responsabilità nel campo degli abusi, il modo di seguirli quando siano accusati, di trattare secondo il diritto gli eventuali casi di abuso, la riabilitazione della buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente.

La cooperazione con le autorità civili nell’ambito delle rispettive competenze e l’osservan¬za “delle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale”.
La cooperazione va attuata non solo per abusi da parte del clero, ma anche di personale che operi in strutture ecclesiastiche.

La Seconda richiama le prescrizioni oggi vigenti della legislazione canonica, dopo l’aggiornamento del 2010.

Si richiama la competenza dei Vescovi e Superiori maggiori per l’indagine preliminare e, in caso di accusa credibile, l’obbligo di deferimento del caso alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che offre le indicazioni per la trattazione del caso.

Si parla delle misure precauzionali da imporre e delle informazioni da dare all’accusato nel corso delle indagini preliminari.

Si richiamano le misure canoniche e le pene ecclesiastiche che possono essere applicate ai colpevoli, compresa la dimissione dallo stato clericale.

Si precisa infine il rapporto fra la legislazione canonica valida per tutta la Chiesa e le eventuali norme specifiche particolari aggiuntive che le Conferenze Episcopali ritenessero opportune o necessarie, e la procedura da seguire in tali casi.

La Terza ed ultima parte enumera una serie di osservazioni utili per formulare i concreti orientamenti operativi per i Vescovi e Superiori maggiori.

Tra l’altro, si ribadisce la necessità di offrire assistenza alle vittime; di trattare con rispetto il denunciante e garantire la privacy e la buona fama delle persone; di tener nel dovuto conto le leggi civili del Paese, compreso l’eventuale obbligo di avvisare le autorità civili; di garantire all’accusato informazione sulle accuse e possibilità di rispondervi, e in ogni caso un sostentamento giusto e degno; di escludere il ritorno del chierico al ministero pubblico, in caso di pericolo per i minori o scandalo della comunità. Ancora una volta, si ribadisce la responsabilità primaria di Vescovi e Superiori maggiori, che non può essere sostituita da organi di sorveglianza o discernimento, per quanto utili o anche necessari in appoggio a tale responsabilità.

La Circolare rappresenta dunque un nuovo passo molto importante per promuovere in tutta la Chiesa la consapevolezza della necessità e dell’urgenza di rispondere nel modo più efficace e lungimirante alla piaga degli abusi sessuali da parte di membri del clero, rinnovando così la piena credibilità della testimonianza e della missione educativa della Chiesa, e contribuendo a creare nella società in generale quegli ambienti educativi sicuri di cui vi è urgente bisogno.
OP/ VIS 20110516 (1190)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Sabato 14 maggio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate cinque Presuli della Conferenza Episcopale dell’India, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Salvatore Lobo, di Baruipur.

- Il Vescovo Stephen Lepcha, di Darjeeling.

- Il Vescovo Clement Tirkey, di Jalpaiguri.

- Il Vescovo Joseph Suren Gomes, S.D.B., di Krishnagar.

- Il Vescovo Alphonsus Flavian D’Souza, S.I., di Raiganj.
AL/ VIS 20110516 (100)

venerdì 13 maggio 2011

CONIUGARE TEOLOGIA DEL CORPO CON TEOLOGIA DELL'AMORE

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti all'Incontro promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.              

  All'inizio del suo discorso il Santo Padre ha ricordato che trent'anni orsono il nuovo Beato Giovanni Paolo II volle fondare contemporaneamente il Pontificio Consiglio per la Famiglia e il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia e proprio il 13 maggio di trenta anni fa "subì il terribile attentato in Piazza San Pietro".

  Il Santo Padre ha indicato ai membri dell'Istituto alcuni punti di riflessione dicendo loro: "Coniugare la teologia del corpo con quella dell'amore per trovare l'unità del cammino dell'uomo: ecco il tema che vorrei indicarvi come orizzonte per il vostro lavoro".

  Nel sottolineare che: "Lungi dall'opporsi allo spirito, il corpo è il luogo dove lo spirito può abitare" - il Santo Padre ha affermato: "Alla luce di questo è possibile capire che i nostri corpi non sono materia inerte, pesante, ma parlano, se sappiamo ascoltare, il linguaggio dell'amore vero".

  "Il corpo" - ha spiegato il Pontefice - "ci parla di un'origine che noi non abbiamo conferito a noi stessi. (...) Solo quando riconosce l'amore originario che gli ha dato la vita, l'uomo può accettare se stesso, può riconciliarsi con la natura e con il mondo".

  "Alla creazione di Adamo segue quella di Eva. La carne, ricevuta da Dio, è chiamata a rendere possibile l'unione di amore tra l'uomo e la donna e a trasmettere la vita. I corpi di Adamo ed Eva appaiono, prima della Caduta, in perfetta armonia. C'è in essi un linguaggio che non hanno creato, un eros radicato nella loro natura, che li invita a riceversi mutuamente dal Creatore, per potersi così donare. (...) L'unione in una sola carne si fa allora unione di tutta la vita, finché uomo e donna diventano anche un solo spirito. (...) In questa luce, la virtù della castità riceve nuovo senso. Non è un 'no' ai piaceri e alla gioia della vita, ma il grande 'sí' all'amore come comunicazione profonda tra le persone, che richiede il tempo e il rispetto, come cammino insieme verso la pienezza e come amore che diventa capace di generare vita e di accogliere generosamente la vita nuova che nasce".

  "Il corpo" - ha spiegato il Santo Padre - "contiene anche un linguaggio negativo: ci parla di oppressione dell'altro, del desiderio di possedere e sfruttare. Tuttavia, sappiamo che questo linguaggio non appartiene al disegno originario di Dio, ma è frutto del peccato. Quando lo si stacca dal suo senso filiale, dalla sua connessione con il Creatore, il corpo si ribella contro l'uomo, perde la sua capacità di far trasparire la comunione e diventa terreno di appropriazione dell'altro. Non è forse questo il dramma della sessualità, che oggi rimane rinchiusa nel cerchio ristretto del proprio corpo e nell'emotività, ma che in realtà può compiersi solo nella chiamata a qualcosa di più grande?".

  "Dio offre all'uomo anche un cammino di redenzione del corpo, il cui linguaggio viene preservato nella famiglia. (...) La famiglia, ecco il luogo dove la teologia del corpo e la teologia dell'amore s'intrecciano. (...) Qui si vive il dono di sé in una sola carne, nella carità coniugale che congiunge gli sposi. Qui si sperimenta la fecondità dell'amore, e la vita s'intreccia a quella di altre generazioni. È nella famiglia che l'uomo scopre la sua relazionalità, non come individuo autonomo che si autorealizza, ma come figlio, sposo, genitore, la cui identità si fonda nell'essere chiamato all'amore, a riceversi da altri e a donarsi ad altri".

  "Dio ha assunto il corpo, si è rivelato in esso" - ha concluso il Pontefice - "Come Figlio, ha ricevuto il corpo filiale nella gratitudine e nell'ascolto del Padre; e ha donato questo corpo per noi, per generare così il corpo nuovo della Chiesa".
AC/                                       VIS 20110513 (630)

TELEGRAMMA VITTIME TERREMOTO LORCA

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, un telegramma di cordoglio al Vescovo José Manuel Lorca Planes, di Cartagena (Spagna), per le vittime del terremoto che mercoledì scorso ha colpito la città di Lorca.

  "Nell'apprendere la notizia del terremoto che ha colpito la città di Lorca, causando morti, feriti e un gran numero di senzatetto, il Santo Padre esprime la sua particolare vicinanza spirituale a tutte le persone colpite, offrendo preghiere di suffragio per l'eterno riposo delle vittime e invocando l'Onnipotente affinché conceda consolazione e speranza cristiana a quanti hanno subito tale dura avversità".

  "Nel contempo il Santo Padre invita le istituzioni e tutte le persone di buona volontà alla solidarietà e alla carità fraterna verso le persone e le famiglie in difficoltà".

  "Prego  Vostra Eccellenza di trasmettere le sentite condoglianze del Santo Padre ai familiari dei defunti e l'espressione della sua paterna sollecitudine ai feriti e alle persone colpite, alle quali imparte di cuore la confortatrice Benedizione Apostolica, in segno di affetto per la cara località della Murcia".
TGR/                                           VIS 20110513 (190)

ISTRUZIONE "UNIVERSAE ECCLESIAE"

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). La Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" ha pubblicato oggi l'Istruzione sull'applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data "Summorum Pontificum" di Benedetto XVI.

  L'Istruzione, approvata dal Santo Padre, è datata 30 aprile 2011, memoria di San Pio V, Papa, e porta la firma del Cardinale William Joseph Levada, Presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" e del Monsignor Guido Pozzo, Segretario della medesima Pontificia Commissione.

I. Introduzione
   
1. La Lettera Apostolica, Summorum Pontificum  Motu Proprio data, del Sommo Pontefice Benedetto XVI del 7 luglio 2007, entrata  in vigore il 14 settembre 2007, ha reso più accessibile alla Chiesa universale la ricchezza della Liturgia Romana.

2. Con tale Motu Proprio il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha promulgato una legge universale per la Chiesa con l'intento di dare una nuova normativa all'uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962.

3. Il Santo Padre, dopo aver richiamato la sollecitudine dei Sommi Pontefici nella cura per la Sacra Liturgia  e nella ricognizione dei libri liturgici, riafferma il principio tradizionale, riconosciuto da tempo immemorabile e necessario da mantenere per l'avvenire, secondo il quale "ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l'integrità della fede, perché la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede". (1).

4. Il Sommo Pontefice ricorda inoltre i Pontefici Romani che, in modo particolare, si sono impegnati in questo compito, specificamente San Gregorio Magno e San Pio V. Il Papa sottolinea altresì che, tra i sacri libri liturgici, particolare risalto nella storia ha avuto il Missale Romanum, che ha ricevuto nuovi aggiornamenti lungo il corso dei tempi fino al Beato Papa Giovanni XXIII. Successivamente, in seguito alla riforma liturgica posteriore al Concilio Vaticano II, Papa Paolo VI nel 1970 approvò per la Chiesa di rito latino un nuovo Messale, poi tradotto in diverse lingue. Papa Giovanni Paolo II nell'anno 2000 ne promulgò una terza edizione.

5. Diversi fedeli, formati allo spirito delle forme liturgiche precedenti al Concilio Vaticano II, hanno espresso il vivo desiderio di conservare la tradizione antica. Per questo motivo, Papa Giovanni Paolo II con lo speciale Indulto Quattuor abhinc annos, emanato nel 1984 dalla Sacra Congregazione per il Culto Divino, concesse a determinate condizioni la facoltà di riprendere l'uso del Messale Romano promulgato dal Beato Papa Giovanni XXIII. Inoltre, Papa Giovanni Paolo II, con il Motu Proprio Ecclesia Dei del 1988, esortò i Vescovi perché fossero generosi nel concedere tale facoltà in favore di tutti i fedeli che lo richiedevano. Nella medesima linea si pone Papa Benedetto XVI con il Motu Proprio Summorum Pontificum, nel quale vengono indicati alcuni criteri essenziali per l'Usus Antiquior del Rito Romano, che qui è opportuno ricordare.
 6. I testi del Messale Romano di Papa Paolo VI e di quello risalente all'ultima edizione di Papa Giovanni XXIII, sono due forme della Liturgia Romana, definite rispettivamente ordinaria e extraordinaria: si tratta di due usi dell'unico Rito Romano, che si pongono l'uno accanto all'altro. L'una e l'altra forma sono espressione della stessa lex orandi della Chiesa. Per il suo uso venerabile e antico, la forma extraordinaria deve essere conservata con il debito onore.

7. Il Motu Proprio Summorum Pontificum è accompagnato da una Lettera del Santo Padre ai Vescovi, con la stessa data del Motu Proprio (7 luglio 2007). Con essa vengono offerte ulteriori delucidazioni sull'opportunità e sulla necessità del Motu Proprio stesso; si trattava, cioè, di colmare una lacuna, dando una nuova normativa all'uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962. Tale normativa si imponeva particolarmente per il fatto che, al momento dell'introduzione del nuovo Messale, non era sembrato necessario emanare disposizioni che regolassero l'uso della Liturgia vigente nel 1962. In ragione dell'aumento di quanti richiedono di poter usare la forma extraordinaria, si è reso necessario dare alcune norme in materia. Tra l'altro Papa Benedetto XVI afferma: "Non c'è nessuna contraddizione tra l'una e l'altra edizione del Messale Romano. Nella storia della liturgia c'è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso". (2).

8. Il Motu Proprio Summorum Pontificum costituisce una rilevante espressione del Magistero del Romano Pontefice e del munus a Lui proprio di regolare e ordinare la Sacra Liturgia della Chiesa (3) e manifesta la Sua sollecitudine di Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa Universale. (4). Esso si propone l'obiettivo di:

a) offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell'Usus Antiquior, considerata tesoro prezioso da conservare;
b) garantire e assicurare realmente a quanti lo domandano, l'uso della forma extraordinaria, nel presupposto che l'uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962 sia una facoltà elargita per il bene dei fedeli e pertanto vada interpretata in un senso favorevole ai fedeli che ne sono i principali destinatari;
c) favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa.

II. Compiti della Pontificia Commissione Ecclesia Dei

9. Il Sommo Pontefice ha conferito alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei potestà ordinaria vicaria per la materia di sua competenza, in modo particolare vigilando sull'osservanza e sull'applicazione delle disposizioni del Motu Proprio Summorum Pontificum (cf. art. 12).

10. § 1. La Pontificia Commissione esercita tale potestà, oltre che attraverso le facoltà precedentemente concesse dal Papa Giovanni Paolo II e confermate da Papa Benedetto XVI (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, artt. 11-12), anche attraverso il potere di decidere dei ricorsi ad essa legittimamente inoltrati, quale Superiore gerarchico, avverso un eventuale provvedimento amministrativo singolare dell'Ordinario che sembri contrario al Motu Proprio.
§ 2. I decreti con i quali la Pontificia Commissione decide i ricorsi, potranno essere impugnati ad normam iuris presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
11. Spetta alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, previa approvazione da parte della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il compito di curare l'eventuale edizione dei testi liturgici relativi alla forma extraordinaria del Rito Romano.

III. Norme specifiche

12. Questa Pontificia Commissione, in forza dell'autorità che le è stata attribuita e delle facoltà di cui gode, a seguito dell'indagine compiuta presso i Vescovi di tutto il mondo, con l'animo di garantire la corretta interpretazione e la retta applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, emana la seguente Istruzione, a norma del can. 34 del Codice di Diritto Canonico.

 La competenza dei Vescovi diocesani

13. I Vescovi diocesani, secondo il Codice di Diritto Canonico,  devono vigilare in materia liturgica per garantire il bene comune e perché tutto si svolga degnamente, in pace e serenità nella loro Diocesi (5), sempre in accordo con la mens del Romano Pontefice chiaramente espressa dal Motu Proprio Summorum Pontificum (6). In caso di controversia o di dubbio fondato circa la celebrazione nella forma extraordinaria, giudicherà la Pontificia Commissione Ecclesia Dei.

14. È compito del Vescovo diocesano adottare le misure necessarie per garantire il rispetto della forma extraordinaria del Rito Romano, a norma del Motu Proprio Summorum Pontificum.

 Il coetus fidelium (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 5 § 1)

15. Un coetus fidelium potrà dirsi  stabiliter exsistens ai sensi dell'art. 5 § 1 del Motu Proprio Summorum Pontificum, quando è costituito da alcune persone di una determinata parrocchia che, anche dopo la pubblicazione del Motu Proprio, si siano unite in ragione della loro venerazione per la Liturgia nell'Usus Antiquior, le quali chiedono che questa sia celebrata nella chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella; tale coetus può essere anche costituito da persone che provengano da diverse parrocchie o Diocesi e che a tal fine si riuniscano in una determinata chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella.

16. Nel caso di un sacerdote che si presenti occasionalmente in una chiesa parrocchiale o in un oratorio con alcune persone ed intenda celebrare nella forma extraordinaria, come previsto dagli artt. 2 e 4 del Motu Proprio Summorum Pontificum, il parroco o il rettore di chiesa o il sacerdote responsabile di una chiesa, ammettano tale celebrazione, seppur nel rispetto delle esigenze di programmazione degli orari delle celebrazioni liturgiche della chiesa stessa.

17. § 1. Per decidere in singoli casi, il parroco o il rettore, o il sacerdote responsabile di una chiesa, si regolerà secondo la sua prudenza, lasciandosi guidare da zelo pastorale e da uno spirito di generosa accoglienza.
§ 2. Nei casi di gruppi numericamente meno consistenti, ci si rivolgerà all'Ordinario del luogo per individuare una chiesa in cui questi fedeli possano riunirsi per ivi assistere a tali celebrazioni, in modo tale da assicurare una più facile partecipazione e una più degna celebrazione della Santa Messa.

18. Anche nei santuari e luoghi di pellegrinaggio si offra la possibilità di celebrare nella forma extraordinaria ai gruppi di pellegrini che lo richiedano (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 5 § 3), se c'è un sacerdote idoneo.

19. I fedeli che chiedono la celebrazione della forma extraordinaria non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestano contrari alla validità o legittimità della Santa Messa o dei Sacramenti celebrati nella forma ordinaria e/o al Romano Pontefice come Pastore Supremo della Chiesa universale.

Il sacerdos idoneus (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 5 § 4)    

20. In merito alla questione di quali siano i requisiti necessari, affinché un sacerdote sia ritenuto "idoneo" a celebrare nella forma extraordinaria, si enuncia quanto segue:
Ogni sacerdote che non sia impedito a norma del Diritto Canonico è da ritenersi idoneo alla celebrazione della Santa Messa nella forma extraordinaria. (7).
Per quanto riguarda l'uso della lingua latina, è necessaria una sua conoscenza basilare, che permetta di pronunciare le parole in modo corretto e di capirne il significato.
Per quanto riguarda la conoscenza dello svolgimento del Rito, si presumono idonei i sacerdoti che si presentano spontaneamente a celebrare nella forma extraordinaria, e l'hanno usato precedentemente.

21. Si chiede agli Ordinari di offrire al clero la possibilità di acquisire una preparazione adeguata alle celebrazioni nella forma extraordinaria. Ciò vale anche per i Seminari, dove si dovrà provvedere alla formazione conveniente dei futuri sacerdoti con lo studio del latino (8) e, se le esigenze pastorali lo suggeriscono, offrire la possibilità di apprendere la forma extraordinaria del  Rito.

22. Nelle Diocesi dove non ci siano sacerdoti idonei, i Vescovi diocesani possono chiedere la collaborazione dei sacerdoti degli Istituti eretti dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, sia in ordine alla celebrazione, sia in ordine all'eventuale apprendimento della stessa.

23. La facoltà di celebrare la Messa sine populo (o con la partecipazione del solo ministro) nella forma extraordinaria del Rito Romano è data dal Motu Proprio ad ogni sacerdote sia secolare sia religioso (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 2). Pertanto in tali celebrazioni, i sacerdoti a norma del Motu Proprio Summorum Pontificum, non necessitano di alcun permesso speciale dei loro Ordinari o superiori.

La disciplina liturgica ed ecclesiastica

24. I libri liturgici della forma extraordinaria vanno usati come sono. Tutti quelli che desiderano celebrare secondo la forma extraordinaria del Rito Romano devono conoscere le apposite rubriche e sono tenuti ad eseguirle correttamente nelle celebrazioni.

25. Nel Messale del 1962 potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi (9), secondo la normativa che verrà indicata in seguito.
   
26. Come prevede il Motu Proprio Summorum Pontificum all'art. 6, si precisa che le letture della Santa Messa del Messale del 1962 possono essere proclamate o esclusivamente in lingua latina, o in lingua latina seguita dalla traduzione in lingua vernacola, ovvero, nelle Messe lette, anche solo in lingua vernacola.

27. Per quanto riguarda le norme disciplinari connesse alla celebrazione, si applica la disciplina ecclesiastica, contenuta nel vigente Codice di Diritto Canonico.

28. Inoltre, in forza del suo carattere di legge speciale, nell'ambito suo proprio, il Motu Proprio Summorum Pontificum, deroga a quei provvedimenti legislativi, inerenti ai sacri Riti, emanati dal 1962 in poi ed incompatibili con le rubriche dei libri liturgici in vigore nel 1962.

Cresima e Ordine sacro

29. La concessione di usare la formula antica per il rito della Cresima è stata confermata dal Motu Proprio Summorum Pontificum (cf. art. 9 § 2). Pertanto non è necessario utilizzare per la forma extraordinaria la formula rinnovata del Rito della Confermazione promulgato da Papa Paolo VI.

30. Con riguardo alla tonsura, agli ordini minori e al suddiaconato, il Motu Proprio Summorum Pontificum non introduce nessun cambiamento nella disciplina del Codice di Diritto Canonico del 1983; di conseguenza, negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Società di Vita Apostolica che dipendono dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, il professo con voti perpetui oppure chi è stato incorporato definitivamente in una società clericale di vita apostolica, con l'ordinazione diaconale viene incardinato come chierico nell'istituto o nella società, a norma del canone 266 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

31. Soltanto negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Società di Vita Apostolica che dipendono dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei e in quelli dove si mantiene l'uso dei libri liturgici della forma extraordinaria, è permesso l'uso del Pontificale Romanum del 1962 per il conferimento degli ordini minori e maggiori.

Breviarium Romanum
   
32. Viene data ai chierici la facoltà di usare il Breviarium  Romanum in vigore nel 1962, di cui all'art. 9 § 3 del Motu Proprio Summorum Pontificum. Esso va recitato integralmente e in lingua latina. 
   
Il Triduo sacro

33. Il coetus fidelium, che aderisce alla precedente tradizione liturgica,  se c'è un sacerdote idoneo, può anche celebrare il Triduo Sacro nella forma extraordinaria. Nei casi in cui non ci sia una chiesa o oratorio previsti esclusivamente per queste celebrazioni, il parroco o l'Ordinario, d'intesa con il sacerdote idoneo, dispongano le modalità più favorevoli per il bene delle anime, non esclusa la possibilità di ripetere le celebrazioni del Triduo Sacro nella stessa chiesa.
   
 I Riti degli Ordini Religiosi

34. È permesso l'uso dei libri liturgici propri degli Ordini religiosi  in vigore nel 1962.

Pontificale Romanum e Rituale Romanum

35. È permesso l'uso del Pontificale Romanum e del Rituale Romanum, così come del Caeremoniale Episcoporum in vigore nel 1962, a norma del n. 28 di questa Istruzione e fermo restando quanto disposto nel n. 31 della medesima.

1 BENEDETTO XVI, Lettera Apostolica Summorum Pontificum Motu Proprio data,  AAS 99 (2007) 777; cf. Ordinamento generale del Messale Romano, terza ed. 2002, n. 397.
2 BENEDETTO XVI, Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica "Motu Proprio data" Summorum Pontificum  sull'uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma effettuata nel 1970, AAS 99 (2007) 798.
3 Cf. C.I.C. can. 838 '1 e '2.
4 Cf. C.I.C. can. 331.
5 Cf. C.I.C. cann. 223 ' 2; 838 '1 e ' 4.
6 Cf. BENEDETTO XVI, Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica "Motu Proprio data" Summorum Pontificum  sull'uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma effettuata nel 1970,  AAS  99 (2007) 799.
7 Cf. C.I.C. can. 900 ' 2.
8 Cf. C.I.C. can. 249; cf. Conc. Vat. II, Cost.  Sacrosanctum Concilium, n. 36; Dich. Optatam totius n. 13.
9 Cf. BENEDETTO XVI, Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica"Motu Proprio data" Summorum Pontificum sull'uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma effettuata nel 1970, AAS  99 (2007) 797.
COM-ED/                                VIS 20110513 (2530)

NOTA SULLA NUOVA ISTRUZIONE "UNIVERSAE ECCLESIAE"

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). Riportiamo di seguito la Nota del Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che sintetizza la nuova Istruzione "Universale Ecclesiae" relativa all'applicazione del Motu proprio "Summorum Pontificum".

  L'Istruzione sull'applicazione del Motu proprio "Summorum Pontificum" (del 7 luglio 2007, entrato in vigore il 14 settembre 2007) è stata approvata dal Papa Benedetto XVI l'8 aprile scorso e porta la data del 30 aprile, memoria liturgica di San Pio V, Papa.

  L'Istruzione, in base alle prime parole del testo latino, viene denominata "Universae Ecclesiae" ed è della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", a cui il Papa aveva affidato - fra l'altro - il compito di vigilare sull'osservanza e l'applicazione del Motu proprio. Perciò essa porta la firma del suo Presidente, Cardinale William Joseph Levada, e del Segretario, Monsignor Guido Pozzo.

  Il documento è stato inviato a tutte le Conferenze Episcopali nelle settimane scorse. Ricordiamo che "le istruzioni rendono chiare le disposizioni delle leggi e sviluppano e determinano i procedimenti nell'eseguirle" (CIC, can.34). Come viene detto al n.12, l'Istruzione è emanata "con l'animo di garantire la corretta interpretazione e la retta applicazione" del Motu proprio "Summorum Pontificum".

  Era naturale che alla legge contenuta nel Motu proprio seguisse l'Istruzione sulla sua applicazione. Il fatto che ciò avvenga ora a più di tre anni di distanza si spiega facilmente ricordando che nella Lettera con cui il Papa accompagnava il Motu proprio diceva esplicitamente ai Vescovi: "Vi invito a scrivere alla Santa Sede, tre anni dopo l'entrata in vigore di questo Motu proprio. Se veramente fossero venute alla luce serie difficoltà, potranno essere cercate vie per trovare rimedio". L'Istruzione porta quindi in sé anche il frutto della verifica triennale dell'applicazione della legge, che era stata prevista fin dall'inizio".

  Il documento presenta un linguaggio semplice e di facile lettura. La sua Introduzione (nn.1-8) ricorda brevemente la storia del Messale Romano fino all'ultima edizione di Giovanni XXIII, nel 1962, e al nuovo Messale approvato da Paolo VI nel 1970, a seguito della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, e ribadisce il principio fondamentale che si tratta di "due forme della Liturgia Romana, definite rispettivamente extraordinaria e ordinaria e: si tratta di due usi dell'unico Rito romano, che si pongono uno accanto all'altro. L'una e l'altra forma sono espressione della stessa lex orandi della Chiesa. Per il suo uso venerabile e antico, la forma extraordinaria deve essere conservata con il debito onore" (n.6).

  Si ribadisce anche la finalità del Motu proprio, articolandola nei seguenti tre punti: a) offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell'uso più antico, considerata tesoro prezioso da conservare; b) garantire e assicurare realmente, a quanti lo domandano, l'uso della forma extraordinaria; c) favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa (cfr n.8).

Una breve Sezione del documento (nn.9-11) ricorda i compiti e i poteri della Commissione "Ecclesia Dei", a cui il Papa "ha conferito potestà ordinaria vicaria" nella materia. Ciò comporta tra l'altro due conseguenze molto importanti. Anzitutto, essa può decidere sui ricorsi che le vengano presentati contro eventuali provvedimenti di vescovi o altri ordinari, che sembrino in contrasto con le disposizioni del Motu proprio (ferma restando la possibilità di impugnare ulteriormente le decisioni della Commissione stessa presso il Tribunale supremo della Segnatura Apostolica). Inoltre, spetta alla Commissione, con l'approvazione della Congregazione per il Culto Divino, curare l'eventuale edizione dei testi liturgici per la forma extraordinaria del Rito romano (nel seguito del documento si auspica, ad esempio, l'inserimento di nuovi santi e di nuovi prefazi).

  La parte propriamente normativa del documento (nn.12-35) contiene 23 brevi punti su diversi argomenti.

  Si ribadisce la competenza dei Vescovi diocesani per l'attuazione del Motu proprio, ricordando che in caso di controversia circa la celebrazione nella forma extraordinaria giudicherà la Commissione "Ecclesia Dei".

  Si chiarisce il concetto di coetus fidelium (cioè "gruppo di fedeli") stabiliter existens ("stabile") che desidera di poter assistere alla celebrazione in forma extraordinaria. Pur lasciando alla saggia valutazione dei pastori la valutazione del numero di persone necessario per costituirlo, si precisa che esso non deve essere necessariamente costituito da persone appartenenti a una sola parrocchia, ma può risultare da persone che confluiscono da diverse parrocchie o addirittura da diverse diocesi. Sempre tenendo conto del rispetto delle esigenze pastorali più ampie, l'Istruzione propone uno spirito di "generosa accoglienza" verso i gruppi di fedeli che richiedano la forma extraordinaria o i sacerdoti che chiedano di celebrare occasionalmente in tal forma con alcuni fedeli.

  Molto importante è la precisazione (n.19) secondo cui i fedeli che chiedono la celebrazione in forma extraordinaria "non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestino contrari alla validità o legittimità della forma ordinaria"  e/o all'autorità del Papa come Pastore Supremo della Chiesa universale. Ciò sarebbe infatti in palese contraddizione con la finalità di "riconciliazione" del Motu proprio stesso.

  Importanti indicazioni sono date anche circa il "sacerdote idoneo" alla celebrazione in forma extraordinaria. Naturalmente egli non deve avere impedimenti dal punto di vista canonico, deve conoscere sufficientemente bene il latino e conoscere il rito da celebrare. Si incoraggiano perciò i vescovi a rendere possibile nei seminari una formazione adeguata a tal fine, e si indica la possibilità di ricorrere, se mancano altri sacerdoti idonei, alla collaborazione dei sacerdoti degli Istituti eretti dalla Commissione "Ecclesia Dei" (che usano normalmente la forma extraordina¬ria).

  L'Istruzione ribadisce come ogni sacerdote sia secolare sia religioso abbia licenza di celebrare la Messa "senza popolo" nella forma extraordinaria se lo desidera. Perciò, se non si tratta di celebrazioni con il popolo, i singoli religiosi non hanno bisogno del permesso dei superiori.

  Seguono - sempre per quanto riguarda la forma extraordinaria - norme relative alle regole liturgiche e all'uso di libri liturgici (come il Rituale, il Pontificale, il Cerimoniale dei vescovi), alla possibilità di usare la lingua vernacola per le letture (a complemento di quella latina, o anche in alternativa nelle "Messe lette"), alla possibilità per i chierici di usare il Breviario precedente alla riforma liturgica, alla possibilità di celebrare il Triduo Sacro nella Settimana Santa per i gruppi di fedeli che chiedono il rito antico. Per quanto riguarda le ordinazioni sacre, l'uso dei libri liturgici più antichi è permesso solo negli Istituti che dipendono dalla Commissione "Ecclesia Dei".

  A lettura compiuta, rimane l'impressione di un testo di grande equilibrio, che intende favorire - secondo l'intenzione del Papa - il sereno uso della liturgia precedente alla riforma da parte di sacerdoti e fedeli che ne sentano il sincero desiderio per il loro bene spirituale; anzi, che intende garantire la legittimità e l'effettività di tale uso nella misura del ragionevolmente possibile. Allo stesso tempo il testo è animato da fiducia nella saggezza pastorale dei vescovi, e insiste molto fortemente sullo spirito di comunione ecclesiale che deve essere presente in tutti - fedeli, sacerdoti, vescovi - affinché la finalità di riconciliazione, così presente nella decisione del Santo Padre, non venga ostacolata o frustrata, ma favorita e raggiunta.
OP/                                             VIS 20110513 (1160)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate sei Presuli della Conferenza Episcopale dell'India, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Joseph Aind,    S.D.B., di Dibrugarh.

    - Il Vescovo John Moolachira, di Diphu.

    - Il Vescovo John Thomas Kattrukudiyil, di Itanagar.

    - Il Vescovo George Palliparambil, S.D.B., di Miao.

    - Il Vescovo Michael Akasius Toppo, di Tezpur.

    - Il Vescovo Cyprian Monis, di Asansol.

  Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AL:AP/                                   VIS 20110513 (100)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Reverendo José Lampra Cá, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Bissau (superficie: 11.490; popolazione: 1.049.000; cattolici: 165.000; sacerdoti: 64; religiosi: 196), Guinea Bissau. Il Vescovo eletto è nato a Blom (Guinea Bissau) nel 1964 ed è stato ordinato sacerdote nel 1997. È stato finora Rettore del Seminario Minore "San Kizito". Professore di Filosofia nel Seminario Maggiore di Bissau e Membro del Consiglio Presbiterale.

- L'Arcivescovo José Octavio Ruiz Arenas, Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, finora Vice Presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina.

- Il Monsignore Graham Bell, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, finora Coordinatore di Segreteria della Pontificia Accademia per la Vita.
NEA:NA/                                   VIS 20110513 (130)

giovedì 12 maggio 2011

CATTOLICI ED EBREI TESTIMONIARE DIGNITÀ INVIOLABILE UOMO

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano una Delegazione di “B’nai B’rith International” (in ebraico “Figli dell’Alleanza”), la più antica organizzazione di volontariato ebraico, fondata nel 1843 a New York.

Il Papa ha espresso il suo apprezzamento per la “attiva partecipazione” della “B’nai B’rith International” all’incontro del Comitato Internazionale di Collegamento Cattolico-Ebraico, tenutosi a Parigi alla fine di febbraio, nel quarantesimo anniversario del dialogo fra le due religioni. “Ciò che è accaduto in questi quaranta anni” – ha detto il Pontefice – “deve essere considerato un grande dono di Dio e motivo di profonda gratitudine verso Colui che guida i nostri passi con la sua infinita ed eterna saggezza”.

“L’incontro di Parigi ha confermato il desiderio dei cattolici e degli ebrei di affrontare insieme le immense sfide con le quali si confrontano le nostre comunità in un mondo che cambia rapidamente e, significativamente, il nostro dovere religioso comune di combattere la povertà, l’ingiustizia, la discriminazione e la negazione dei diritti universali dell’uomo”.

“Una delle cose più importanti che possiamo realizzare insieme” – ha sottolineato il Pontefice – “è quella di dare comune testimonianza del nostro profondo credere che ogni uomo e donna è creato ad immagine di Dio e quindi dotato di inviolabile dignità. Questa convinzione rimane la base più solida dei nostri sforzi per difendere e promuovere i diritti inalienabili della persona umana”.

Nel ricordare i recenti incontri del Gran Rabbinato di Israele e della Commissione della Santa Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, Benedetto XVI ha affermato che in quella occasione “è stato posto l’accento sulla necessità di promuovere una autentica comprensione del ruolo della religione nella vita della società attuale quale correttivo di una visione meramente orizzontale, e conseguentemente tronca, della persona umana e della coesistenza sociale”.

“La vita e il lavoro di tutti i credenti” – ha concluso il Papa – “devono portare continua testimonianza del trascendente, indicare le realtà invisibili che ci oltrepassano, e incarnare la convinzione che una Provvidenza amorosa e compassionevole guida la storia, nonostante le difficoltà e le minacce che appaiono sul nostro cammino”.
AC/ VIS 20110512 (360)

VISITA CARDINALE SARAH ZONE COLPITE TERREMOTO GIAPPONE

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2011 (VIS). Il Pontificio Consiglio “Cor Unum” ha reso pubblico un Comunicato nel quale si annuncia che il Presidente, Cardinale Robert Sarah, si recherà, a nome del Papa, nelle zone colpite dal terremoto che ha devastato il Giappone il marzo scorso.

Il Presidente di “Cor Unum” - che sarà in Giappone dal 13 al 16 maggio – “porterà l'abbraccio ideale di Benedetto XVI a tutti i familiari delle vittime, agli sfollati e a tutti i volontari che senza sosta stanno lavorando per la ricostruzione: la Caritas nipponica, da subito mobilitata, è tuttora il punto di riferimento per tutti gli aiuti che la Chiesa cattolica continua a dare dopo la fase di emergenza, per la ricostruzione della vita della comunità giapponese”.

“Il Presidente di “Cor Unum” – si legge ancora nel Comunicato – “si recherà il 14 a Saitama per visitare i centri di accoglienza della Chiesa cattolica per i senzatetto. Poi andrà a Tokio dove assieme ai vescovi giapponesi celebrerà una Messa di ringraziamento per la Beatificazione di Giovanni Paolo II. Il 15 sarà a Sendai, epicentro del cataclisma, dove presiederà la Messa nella cattedrale”.

“Il 16 visiterà altri due centri di accoglienza per gli sfollati e incontrerà i responsabili delle maggiori organizzazioni caritative presenti”.

“Il Cardinale Sarah sarà accompagnato dal Sotto-Segretario di ‘Cor Unum’, Monsignor Segundo Tejado”.
CON-CU/ VIS 20110512 (230)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- L’Arcivescovo Edward Joseph Adams, Nunzio Apostolico in Grecia.

- Sei Presuli della Conferenza Episcopale dell’India, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Lumen Monteiro, C.S.C., di Agartala.

- Il Vescovo Stephen Rotluanga, C.S.C., di Aizawl.

- Il Vescovo Vincent Kympat, di Jowai.

- Il Vescovo Victor Lyngdoh, di Nongstoin.

- Il Vescovo Andrew Marak, di Tura.
- Il Vescovo Thomas Pulloppillil, di Bongaigaon.
AP:AL/ VIS 20110512 (90)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo Simon Ok Hyun-jin, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Kwangju (superficie: 12.596; popolazione: 3.373.315; cattolici: 329.951; sacerdoti: 270; religiosi: 722), Corea. Il Vescovo eletto, nato a Kwangju (Corea) nel 1968 e ordinato sacerdote nel 1994, è stato finora Professore all’Università Cattolica di Kwangju (Corea).
NEA/ VIS 20110512 (70)

mercoledì 11 maggio 2011

PREGHIERA “ESPRESSIONE DEL DESIDERIO CHE L’UOMO HA DI DIO”

CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2011 (VIS). Nella catechesi dell’Udienza Generale di questo Mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro, il Papa ha continuato le sue riflessioni “su come la preghiera e il senso religioso facciano parte dell’uomo lungo tutta la sua storia”.

“Dio sembra sparito dall’orizzonte di varie persone o diventato una realtà verso la quale si rimane indifferenti” – ha detto il Papa – “Vediamo, però, allo stesso tempo, molti segni che ci indicano un risveglio del senso religioso”.

“Guardando alla storia recente, è fallita la previsione di chi, dall’epoca dell’Illuminismo, preannunciava la scomparsa delle religioni ed esaltava una ragione assoluta, staccata dalla fede”.

Nel ribadire che: “Non c’è stata alcuna grande civiltà, dai tempi più lontani fino ai nostri giorni, che non sia stata religiosa”, Benedetto XVI ha affermato: “L’uomo è per sua natura religioso (...) L’immagine del Creatore è impressa nel suo essere ed egli sente il bisogno di trovare una luce per dare risposta alle domande che riguardano il senso profondo della realtà; risposta che egli non può trovare in se stesso, nel progresso, nella scienza empirica”.

“L’uomo sa che non può rispondere da solo al proprio bisogno fondamentale di capire. Per quanto si sia illuso e si illuda tuttora di essere autosufficiente, egli fa l’esperienza di non bastare a se stesso. Ha bisogno di aprirsi ad altro, a qualcosa o a qualcuno, che possa donargli ciò che gli manca, deve uscire da se stesso verso Colui che sia in grado di colmare l’ampiezza e la profondità del suo desiderio”.

“L’uomo porta in sé” – ha spiegato il Pontefice – “una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto; l’uomo porta in sé il desiderio di Dio. E l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare. San Tommaso d’Aquino, uno dei più grandi teologi della storia, definisce la preghiera ‘espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio’”.

“Quando parliamo della preghiera come esperienza dell’uomo in quanto tale, dell’’homo orans’” – ha proseguito il Pontefice – “è necessario tenere presente che essa è un atteggiamento interiore, prima che una serie di pratiche e formule, un modo di essere di fronte a Dio prima che il compiere atti di culto o il pronunciare parole. La preghiera ha il suo centro e affonda le sue radici nel più profondo della persona; perciò non è facilmente decifrabile e, per lo stesso motivo, può essere soggetta a fraintendimenti e a mistificazioni. (...) L’esperienza della preghiera è per tutti una sfida, una ‘grazia’ da invocare, un dono di Colui al quale ci rivolgiamo”.

“Nella preghiera (...) l’uomo (...) sperimenta di essere creatura bisognosa di aiuto, incapace di procurarsi da sé il compimento della propria esistenza (...). Esprime tutta la consapevolezza di sé, tutto ciò che riesce a cogliere della propria esistenza e, contemporaneamente, rivolge tutta se stessa verso l’Essere di fronte al quale sta, orienta la propria anima a quel Mistero da cui si attende il compimento dei desideri più profondi e l’aiuto per superare l’indigenza della propria vita. In questo guardare ad un Altro, in questo dirigersi ‘oltre’ sta l’essenza della preghiera, come esperienza di una realtà che supera il sensibile e il contingente”.

“E anche se l’uomo dimentica il suo Creatore” – ha sottolineato Benedetto XVI – “il Dio vivo e vero non cessa di chiamare per primo l’uomo al misterioso incontro della preghiera”.

“Cari fratelli e sorelle” – ha concluso il Pontefice – “impariamo a sostare maggiormente davanti a Dio, a Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, impariamo a riconoscere nel silenzio, nell’intimo di noi stessi, la sua voce che ci chiama e ci riconduce alla profondità della nostra esistenza, alla fonte della vita, alla sorgente della salvezza, per farci andare oltre il limite della nostra vita e aprirci alla misura di Dio, al rapporto con Lui, che è Infinito Amore”.
AG/ VIS 20110511 (650)

martedì 10 maggio 2011

CARDINALE DE PAOLIS PRENDE POSSESSO DIACONIA

CITTA' DEL VATICANO, 10 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha dato comunicazione che domenica 15 maggio, alle ore 11:30, il Cardinale Velasio De Paolis, C.S., Presidente delle Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, prenderà possesso della Diaconia di Gesù Buon Pastore alla Montagnola, Via Luigi Perna, 3, Roma.
OCL/ VIS 20110510 (70)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 10 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Ha nominato l’Arcivescovo Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, finora Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Succede al Cardinale Ivan Dias, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’incarico di Prefetto della medesima Congregazione, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato l’Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, finora Nunzio Apostolico in Cuba.

- Ha nominato il Vescovo Johannes Harmannes Jozefus van den Hende, Vescovo di Rotterdam (superficie: 8.326; popolazione: 3.555.000; cattolici: 528.000; sacerdoti: 383; religiosi: 599; diaconi permanenti: 38), Paesi Bassi. Finora Vescovo di Breda (Paesi Bassi).

- Ha nominato l’Arcivescovo Giuseppe Pinto, Nunzio Apostolico nelle Filippine, finora Nunzio Apostolico in Cile.
NA:RE:NER:NN/ VIS 20110510 (140)

lunedì 9 maggio 2011

TESTIMONIARE L’AMORE DI DIO PER L’UOMO

CITTA' DEL VATICANO, 7 MAG. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, alle 15:00, il Santo Padre Benedetto XVI è partito dall’aeroporto romano di Ciampino ed è giunto all’aeroporto “Friuli Venezia Giulia” alle 16:15, quindi in autovettura ha raggiunto Aquileia (Udine), dove ha avuto un incontro con la Cittadinanza in Piazza Capitolo.

All’inizio della prima tappa della sua Visita Pastorale – in serata il Papa si trasferirà a Venezia – Benedetto XVI ha voluto rendere omaggio “a questa terra benedetta, irrorata dal sangue e dal sacrificio di tanti testimoni, e prego i santi Martiri aquileiesi di suscitare anche oggi nella Chiesa discepoli di Cristo coraggiosi e fedeli, votati solo a Lui e perciò convinti e convincenti”.

“Cari fratelli, figli ed eredi della gloriosa Chiesa di Aquileia, oggi sono in mezzo a voi per ammirare questa ricca e antica tradizione, ma soprattutto per confermarvi nella fede profonda dei vostri Padri: in quest’ora della storia riscoprite, difendete, professate con calore spirituale questa verità fondamentale. Solo da Cristo, infatti, l’umanità può ricevere speranza e futuro; solo da Lui può attingere il significato e la forza del perdono, della giustizia, della pace”.

Dopo le parole di saluto, il Santo Padre è entrato nella Basilica di Aquileia, dove ha presieduto l’Assemblea in preparazione del II Congresso ecclesiale di Aquileia, in programma nel 2012. Erano presenti i rappresentanti delle quindici diocesi della regione ecclesiastica del Triveneto (corrispondente alle regioni del Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto).

“Opportunamente” – ha detto il Papa nel suo discorso – “avete voluto che anche il vostro Convegno ecclesiale avesse luogo nella Chiesa madre di Aquileia, da cui sono germinate le Chiese del Nord-est dell’Italia, ma anche le Chiese della Slovenia e dell’Austria e alcune Chiese della Croazia e della Baviera e persino dell’Ungheria”.

“La missione prioritaria che il Signore vi affida oggi” – ha detto il Papa ai fedeli – “rinnovati dall’incontro personale con Lui, è quella di testimoniare l’amore di Dio per l’uomo. Siete chiamati a farlo prima di tutto con le opere dell’amore e le scelte di vita in favore delle persone concrete, a partire da quelle più deboli, fragili, indifese, non autosufficienti, come i poveri, gli anziani, i malati, i disabili”.

“Anche in questo vostro contesto la fede cristiana deve affrontare oggi nuove sfide: la ricerca spesso esasperata del benessere economico, in una fase di grave crisi economica e finanziaria, il materialismo pratico, il soggettivismo dominante. (...) Nella complessità di tali situazioni siete chiamati a promuovere il senso cristiano della vita, mediante l’annuncio esplicito del Vangelo (...). Dalla fede vissuta con coraggio scaturisce, anche oggi come in passato, una feconda cultura fatta di amore alla vita, dal concepimento fino al suo termine naturale, di promozione della dignità della persona, di esaltazione dell’importanza della famiglia, fondata sul matrimonio fedele e aperto alla vita, di impegno per la giustizia e la solidarietà”.

“Da ultimo” – ha detto infine il Santo Padre – “raccomando anche a voi, come alle altre Chiese che sono in Italia, l’impegno a suscitare una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico. Esso ha più che mai bisogno di vedere persone, soprattutto giovani, capaci di edificare una ‘vita buona’ a favore e al servizio di tutti”.

Al termine dell’incontro, il Papa ha lasciato la Basilica di Aquileia ed è partito in elicottero alla volta di Venezia.
PV-ITALIA/ VIS 20110509 (740)

PROMUOVERE CULTURA DELL’ACCOGLIENZA E DELL’AMORE

CITTA' DEL VATICANO, 7 MAG. 2011 (VIS). Atterrato a Venezia, il Papa si è trasferito in motovedetta a Piazza San Marco e, dopo l’indirizzo di omaggio del Sindaco di Venezia, Benedetto XVI ha rivolto alcune parole agli abitanti della città.

Il Santo Padre ha ricordato i pontefici che dalla Sede patriarcale di Venezia sono passati a quella di Pietro, il “Patriarca Albino Luciani, figlio di queste terre venete, che divenne Papa con il nome di Giovanni Paolo I; (...) il Patriarca Angelo Giuseppe Roncalli, che, divenuto Papa Giovanni XXIII, è stato elevato dalla Chiesa alla gloria degli altari e proclamato beato. Ricordiamo infine il Patriarca Giuseppe Sarto, il futuro san Pio X”.

“Cari amici, secondo le tradizioni veneziane” – ha proseguito il Pontefice – “avete voluto accogliermi in questo luogo suggestivo, che è come la porta di accesso al cuore della Città (...) giustamente detta ‘la perla dell’Adriatico’. Da questo molo si può cogliere quell’aspetto di singolare apertura che da sempre caratterizza Venezia, crocevia di persone e comunità di ogni provenienza, cultura, lingua e religione. (...) Anche in questa nostra epoca, con le sue nuove prospettive e le sue sfide complesse, essa è chiamata ad assumere importanti responsabilità in ordine alla promozione di una cultura di accoglienza e di condivisione, capace di gettare ponti di dialogo tra i popoli e le nazioni; una cultura della concordia e dell’amore, che ha le sue solide fondamenta nel Vangelo”.

“Lo splendore dei monumenti e la fama delle istituzioni secolari manifestano la storia gloriosa e il carattere delle genti venete, oneste e laboriose (...) Con il passare dei secoli, la fede trasmessa dai primi evangelizzatori si è radicata sempre più profondamente nel tessuto sociale, fino a diventarne parte essenziale. Ne sono visibile testimonianza le splendide Chiese e le tante edicole devozionali disseminate tra calli, canali e ponti. Vorrei ricordare, in particolare, i due importanti Santuari che, in tempi diversi, vennero edificati dai veneziani in ottemperanza ad un voto, per ottenere dalla Provvidenza divina la liberazione dalla piaga della peste: eccoli di fronte a questo Molo, sono la Basilica del Redentore e il Santuario della Madonna della Salute”.

“Invito tutti voi, cari Veneziani” – ha concluso il Papa – “a ricercare e custodire sempre l’armonia tra lo sguardo della fede e della ragione che permette alla coscienza di percepire il vero bene, in modo che le scelte della comunità civile siano sempre ispirate ai principi etici corrispondenti alla profonda verità della natura umana. L’uomo non può rinunciare alla verità su di sé, senza che ne soffrano il senso della responsabilità personale, la solidarietà verso gli altri, l’onestà nei rapporti economici e di lavoro”.

Al termine dell’incontro con la Cittadinanza, il Papa è entrato nella Basilica per la venerazione delle reliquie dell’Evangelista Marco, portate a Venezia da Alessandria, nel secolo XI.
PV-ITALIA/ VIS 20110509 (470)

DARE TESTIMONIANZA SPERANZA CRISTIANA ALL’UOMO MODERNO

CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina Benedetto XVI ha lasciato il Patriarchio di Venezia per recarsi in motovedetta al Parco San Giuliano di Mestre dove ha presieduto la Celebrazione Eucaristica alla quale hanno partecipato oltre 300.000 persone.

Dopo il saluto a tutti i presenti ed in particolare al Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, il Papa ha detto nell’omelia: “Voi, oggi qui presenti, rappresentate le Comunità ecclesiali nate dalla Chiesa madre di Aquileia. Come in passato, quando quelle Chiese si distinsero per il fervore apostolico e il dinamismo pastorale, così anche oggi occorre promuovere e difendere con coraggio la verità e l’unità della fede. Occorre rendere conto della speranza cristiana all’uomo moderno, sopraffatto non di rado da vaste ed inquietanti problematiche che pongono in crisi i fondamenti stessi del suo essere e del suo agire”.

Nel ricordare le molteplici testimonianze della fede, quali le chiese, le opere d’arte, gli ospedali, le biblioteche, le scuole, il Papa ha sottolineato che “l’ambiente stesso delle vostre città, come pure delle campagne e delle montagne” è costellato “di riferimenti a Cristo. Eppure, oggi questo essere di Cristo rischia di svuotarsi della sua verità e dei suoi contenuti più profondi; rischia di diventare un orizzonte che solo superficialmente - e negli aspetti piuttosto sociali e culturali -, abbraccia la vita; rischia di ridursi ad un cristianesimo nel quale l’esperienza di fede in Gesù crocifisso e risorto non illumina il cammino dell’esistenza, come abbiamo ascoltato nel Vangelo odierno a proposito dei due discepoli di Emmaus, i quali, dopo la crocifissione di Gesù, facevano ritorno a casa immersi nel dubbio, nella tristezza e nella delusione”.

“Il problema del male, del dolore e della sofferenza, il problema dell’ingiustizia e della sopraffazione, la paura degli altri, degli estranei e dei lontani che giungono nelle nostre terre e sembrano attentare a ciò che noi siamo, portano i cristiani di oggi a dire con tristezza: ‘noi speravamo’ che il Signore ci liberasse dal male, dal dolore, dalla sofferenza, dalla paura, dall’ingiustizia”.

“È necessario, allora, per ciascuno di noi, come è avvenuto ai due discepoli di Emmaus, lasciarsi istruire da Gesù: innanzitutto, ascoltando e amando la Parola di Dio (...) L’Eucaristia è la massima espressione del dono che Gesù fa di se stesso ed è un invito costante a vivere la nostra esistenza nella logica eucaristica, come un dono a Dio e agli altri”.

“Anche un popolo tradizionalmente cattolico può, tuttavia, avvertire in senso negativo, o assimilare quasi inconsciamente, i contraccolpi di una cultura che finisce per insinuare un modo di pensare nel quale viene apertamente rifiutato, o nascostamente ostacolato, il messaggio evangelico”.

“Nei secoli passati, le vostre Chiese hanno conosciuto una ricca tradizione di santità e di generoso servizio ai fratelli, grazie all’opera di zelanti sacerdoti e religiosi e religiose di vita attiva e contemplativa. Se vogliamo metterci in ascolto del loro insegnamento spirituale, non ci è difficile riconoscere l’appello personale e inconfondibile che essi ci rivolgono: ‘Siate santi!’ Ponete al centro della vostra vita Cristo!”.

“Le Chiese generate da Aquileia sono chiamate oggi a rinsaldare quell’antica unità spirituale, in particolare alla luce del fenomeno dell’immigrazione e delle nuove circostanze geopolitiche in atto. (...) La mia presenza tra voi vuole essere, perciò, anche un vivo sostegno agli sforzi che vengono dispiegati per favorire la solidarietà fra le vostre Diocesi del Nord-est. Vuole essere, inoltre, un incoraggiamento per ogni iniziativa tendente al superamento di quelle divisioni che potrebbero vanificare le concrete aspirazioni alla giustizia e alla pace”.

Al termine della Celebrazione Eucaristica e prima della recita del Regina Coeli, il Papa ha invitato i fedeli ad invocare Maria Santissima “affinché sostenga anche oggi le fatiche apostoliche dei Sacerdoti; renda feconda la testimonianza dei Religiosi e delle Religiose; animi la quotidiana opera dei genitori nella prima trasmissione della fede ai loro figli; illumini la strada dei giovani perché camminino fiduciosi sulla via tracciata dalla fede dei padri; colmi di ferma speranza i cuori degli anziani; conforti con la sua vicinanza gli ammalati e tutti i sofferenti; rafforzi l’opera dei numerosi laici che collaborano attivamente alla nuova evangelizzazione”.
PV-ITALIA/ VIS 20110509 (690)

L’AUTENTICA GIOIA DELL’UOMO SI TROVA SOLTANTO IN DIO

CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, il Santo Padre ha presieduto nella Basilica di San Marco di Venezia, l’Assemblea ecclesiale per la chiusura della Visita Pastorale Diocesana, iniziata nel Patriarcato nel 2005.

Dopo un momento di adorazione del Santissimo Sacramento ed il saluto del Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, il Papa ha pronunciato un discorso.

Erano presenti sacerdoti, religiosi e fedeli laici, l’Abate e i monaci della Comunità armena di Venezia, il Metropolita greco-ortodosso d’Italia Ghennadios, il Vescovo della Chiesa Ortodossa Russa Nestor, e Rappresentanti delle Comunità luterana e anglicana.

Nel commentare le parole di Gesù a Zaccheo: “Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e l’accolse”, “motivo conduttore” della Visita Pastorale iniziata nel Patriarcato, il Papa ha affermato: ”L’autentica realizzazione dell’uomo e la sua vera gioia non si trovano nel potere, nel successo, nel denaro, ma soltanto in Dio, che Gesù Cristo ci fa conoscere e ci rende vicino”.

“Da questo incontro” – ha proseguito il Santo Padre – “scaturisce per Zaccheo una vita nuova: accoglie Gesù con gioia, scoprendo finalmente la realtà che può riempire veramente e pienamente la sua vita. (...) Amata Chiesa che sei in Venezia!” – ha esortato il Papa – “Imita l’esempio di Zaccheo e vai oltre! Supera e aiuta l’uomo di oggi a superare gli ostacoli dell’individualismo, del relativismo; non lasciarti mai trarre verso il basso dalle mancanze che possono segnare le comunità cristiane. (...) Non abbiate paura di andare controcorrente per incontrare Gesù, di puntare verso l’alto per incrociare il suo sguardo”.

“Avanzate fiduciosi nel sentiero della nuova evangelizzazione” – ha inviato il Papa – “nel servizio amorevole dei poveri e nella testimonianza coraggiosa all’interno delle varie realtà sociali. Siate consapevoli d’essere portatori di un messaggio che è per ogni uomo e per tutto l’uomo; un messaggio di fede, di speranza e di carità. Quest’invito è, in primo luogo, per voi, cari sacerdoti”, per le persone consacrate e per i laici ai quali il Papa ha ricordato che “la ‘santità’ non vuol dire fare cose straordinarie, ma seguire ogni giorno la volontà di Dio, vivere veramente bene la propria vocazione, con l’aiuto della preghiera, della Parola di Dio, dei Sacramenti e con lo sforzo quotidiano della coerenza. Sì, ci vogliono fedeli laici affascinati dall’ideale della ‘santità’, per costruire una società degna dell’uomo, una civiltà dell’amore”.

“Vi esorto” – ha proseguito il Pontefice – “a non risparmiare energie nell’annuncio del Vangelo e nell’educazione cristiana, promuovendo sia la catechesi ad ogni livello” e a “dedicare particolare cura alla formazione cristiana dei bambini, degli adolescenti e dei giovani”.

“La nostra vita spirituale” – ha ribadito il Papa – “dipende essenzialmente dall’Eucaristia. Senza di essa la fede e la speranza si spengono, la carità si raffredda. Vi esorto pertanto” – ha concluso Benedetto XVI – “a curare sempre più la qualità delle celebrazioni eucaristiche, specialmente di quelle domenicali”.
Al termine dell’Incontro, il Papa ha salutato trenta Rappresentanti dell’Assemblea. Infine Benedetto XVI ha raggiunto il Molo per imbarcarsi in gondola alla volta della Basilica della Salute.
PV-ITALIA/ VIS 20110509 (510)

INCONTRO CON MONDO DELLA CULTURA E DELL’ECONOMIA

CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2011 (VIS). Nel pomeriggio, alle 18:00, ha avuto luogo l’incontro del Papa con i rappresentanti del mondo culturale, artistico e socioeconomico, nella Basilica della Salute di Venezia.

Benedetto XVI ha presentato alcuni spunti tratti da tre parole che “sono” – ha detto – “metafore suggestive: tre parole legate a Venezia e, in particolare, al luogo in cui ci troviamo: la prima parola è ‘acqua’; la seconda è ‘Salute’, la terza è ‘Serenissima’.

Nel commentare che “Venezia è detta la ‘Città d’acqua’”, Benedetto XVI ha detto:
“Qui vorrei inserire la prima proposta: Venezia non come città ‘liquida’ (...), ma come città ‘della vita e della bellezza’. (...) Si tratta di scegliere tra una città ‘liquida’, patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo dalle sorgenti benefiche dell’arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli”.

“Veniamo alla seconda parola: ‘Salute’. “La ‘salute’ è una realtà onnicomprensiva, integrale: va dallo ‘stare bene’ che ci permette di vivere serenamente una giornata di studio e di lavoro, o di vacanza, fino alla ‘salus animae’, da cui dipende il nostro destino eterno. (...) Gesù ha rivelato che Dio ama la vita e vuole liberarla da ogni negazione, fino a quella radicale che è il male spirituale, il peccato, radice velenosa che inquina tutto. Per questo, Gesù stesso si può chiamare ‘Salute’ dell’uomo: ‘Salus nostra Dominus Jesus’. Gesù salva l’uomo (...); lo immerge in questa corrente pura e vivificante che scioglie l’uomo dalle sue ‘paralisi’ fisiche, psichiche e spirituali; lo guarisce dalla durezza di cuore, dalla chiusura egocentrica e gli fa gustare la possibilità di trovare veramente se stesso perdendosi per amore di Dio e del prossimo”.

“Infine, la terza parola: ‘Serenissima’, il nome della Repubblica Veneta. (...) ci parla di una civiltà della pace, fondata sul mutuo rispetto, sulla reciproca conoscenza, sulle relazioni di amicizia. Venezia ha una lunga storia e un ricco patrimonio umano, spirituale e artistico per essere capace anche oggi di offrire un prezioso contributo nell’aiutare gli uomini a credere in un futuro migliore e ad impegnarsi a costruirlo. Ma per questo non deve avere paura di un altro elemento emblematico, contenuto nello stemma di San Marco: il Vangelo. Il Vangelo è la più grande forza di trasformazione del mondo, ma non è un’utopia, né un’ideologia. Le prime generazioni cristiane lo chiamavano piuttosto la ‘via’, cioè il modo di vivere che Cristo ha praticato per primo e che ci invita a seguire”.

Nel prendere congedo il Papa ha salutato la Comunità ebraica di Venezia, i musulmani che vivono nella città ed infine ha detto: “Da questo luogo così significativo rivolgo il mio cordiale saluto a Venezia, alla Chiesa qui pellegrina e a tutte le Diocesi del Triveneto”.

Benedetto XVI ha successivamente benedetto la Cappella della Santissima Trinità recentemente restaurata e si è recato alla Biblioteca dello “Studium Generale Marcianum”, dove ha inaugurato i nuovi locali. Dalla sede del Seminario Patriarcale, in motovedetta, ha raggiunto l’aeroporto “Marco Polo” di Venezia Tessèra, dove è salito a bordo dell’aereo diretto a Roma. Dall’aeroporto di Ciampino ha raggiunto il Vaticano in elicottero, rientrando alle ore 21:00.
PV-ITALIA/ VIS 20110509 (540)

MESSAGGIO ASSEMBLEA NAZIONALE AZIONE CATTOLICA ITALIANA

CITTA' DEL VATICANO, 7 MAG. 2011 (VIS). Benedetto XVI ha fatto pervenire un Messaggio ai partecipanti alla XIV Assemblea Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, apertasi nel pomeriggio di ieri a Roma, sul tema: “Vivere la fede, amare la vita. L’impegno educativo dell’Azione Cattolica”.

Gli adolescenti e i giovani dell’Azione Cattolica, scrive il Papa, “hanno davanti a sé l’esempio di uomini e donne contenti della loro fede, che vogliono accompagnare le nuove generazioni con amore, con saggezza e con la preghiera, che intendono (...) affrontare i problemi più scottanti della vita quotidiana della famiglia: la difesa della vita, la sofferenza delle separazioni e dell’abbandono, la solidarietà nelle disgrazie, l’accoglienza dei poveri e dei senza patria. Vi seguono presbiteri assistenti che sanno bene che cosa significa educare alla santità. Nelle diocesi siete chiamati a collaborare con i vostri Vescovi, in maniera costante, fedele e diretta, alla vita e alla missione della Chiesa”.

“Nella linea tracciata dai Vescovi per le Chiese che sono in Italia” – scrive ancora il Santo Padre – “siete particolarmente chiamati a valorizzare la vostra vocazione educativa. (...) Per educare occorre (...) costruire con la collaborazione di tutti un progetto di vita cristiana fondato sul Vangelo e sul magistero della Chiesa, mettendo al centro una visione integrale della persona”.

“Le vostre associazioni siano palestre di santità” – esorta il Papa – “in cui ci si allena ad una dedizione piena alla causa del Regno di Dio, ad una impostazione di vita profondamente evangelica che vi caratterizza come laici credenti nei luoghi del vivere quotidiano. Questo esige intensa preghiera sia comunitaria che personale, ascolto continuato della Parola di Dio, assidua vita sacramentale”.

“La formazione all’impegno culturale e politico rappresenta dunque per voi un compito importante” – sottolinea il Pontefice – “che richiede un pensiero plasmato dal Vangelo, capace di argomentare idee e proposte valide per i laici. (...) L’Italia ha attraversato periodi storici difficili e ne è uscita rinvigorita anche per la dedizione incondizionata di laici cattolici, impegnati nella politica e nelle istituzioni. Oggi la vita pubblica del Paese richiede un’ulteriore generosa risposta da parte dei credenti, affinché mettano a disposizione di tutti le proprie capacità e le proprie forze spirituali, intellettuali e morali”.

“Vi chiedo infine di essere generosi, accoglienti, solidali, e soprattutto comunicatori della bellezza della fede. (...) L’Azione Cattolica può aiutare l’Italia a rispondere alla sua vocazione peculiare, collocata nel Mediterraneo, crocevia di culture, di aspirazioni, di tensioni che esigono una grande forza di comunione, di solidarietà e di generosità. L’Italia ha sempre offerto ai popoli vicini e lontani la ricchezza della sua cultura e della sua fede, della sua arte e del suo pensiero. Oggi voi laici cristiani siete chiamati ad offrire con convinzione la bellezza della vostra cultura e le ragioni della vostra fede, oltre che la solidarietà fraterna, affinché l’Europa sia all’altezza della presente sfida epocale”.
MESS/ VIS 20110509 (470)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Vescovo Jan Vokál, di Hradec Králové (Repubblica Ceca), con i Familiari.
AP/ VIS 20110509 (30)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre David Maria A. Jaeger, O.F.M., Prelato Uditore del Tribunale della Rota Romana, attualmente Docente di Diritto Canonico presso la Pontificia Università “Antonianum” di Roma e Consultore della Congregazione per le Chiese Orientali, della Congregazione per il Clero e del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

Sabato 7 maggio il Santo Padre ha nominato il Monsignore Ciro Miniero, Vescovo della Diocesi di Vallo della Lucania (superficie: 1.562; popolazione: 161.000; cattolici: 157.000; sacerdoti: 106; religiosi: 106; diaconi permanenti: 9), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Napoli nel 1958 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982. Finora Decano del IX Decanato dell’Arcidiocesi di Napoli, succede al Vescovo Giuseppe Rocco Favale, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.
NER:RE/ VIS 20110509 (90)
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