Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

sabato 20 marzo 2010

LETTERA PASTORALE DI BENEDETTO XVI AI CATTOLICI D'IRLANDA

CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR. 2010 (VIS). Riportiamo una traduzione del testo originale in lingua inglese della Lettera Pastorale di Benedetto XVI ai cattolici di Irlanda, resa pubblica questa mattina:

1. Cari fratelli e sorelle della Chiesa in Irlanda, è con grande preoccupazione che vi scrivo come Pastore della Chiesa universale. Come voi, sono stato profondamente turbato dalle notizie apparse circa l'abuso di ragazzi e giovani vulnerabili da parte di membri della Chiesa in Irlanda, in particolare da sacerdoti e da religiosi. Non posso che condividere lo sgomento e il senso di tradimento che molti di voi hanno sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati.

  Come sapete, ho recentemente invitato i vescovi irlandesi ad un incontro qui a Roma per riferire su come hanno affrontato queste questioni nel passato e indicare i passi che hanno preso per rispondere a questa grave situazione.  Insieme con alcuni alti Prelati della Curia Romana ho ascoltato quanto avevano da dire, sia individualmente che come gruppo, mentre proponevano un'analisi degli errori compiuti e delle lezioni apprese, e una descrizione dei programmi e dei protocolli oggi in essere. Le nostre riflessioni sono state franche e costruttive. Nutro la fiducia che, come risultato, i vescovi si trovino ora in una posizione più forte per portare avanti il compito di riparare alle ingiustizie del passato e per affrontare le tematiche più ampie legate all'abuso dei minori secondo modalità conformi alle esigenze della giustizia e agli insegnamenti del Vangelo.

2. Da parte mia, considerando la gravità di queste colpe e la risposta spesso inadeguata ad esse riservata da parte delle autorità ecclesiastiche nel vostro Paese, ho deciso di scrivere questa Lettera Pastorale per esprimere la mia vicinanza a voi, e per proporvi un cammino di guarigione, di rinnovamento e di riparazione.

  In realtà, come molti nel vostro Paese hanno rilevato, il problema dell'abuso dei minori non è specifico né dell'Irlanda né della Chiesa. Tuttavia il compito che ora vi sta dinnanzi è quello di affrontare il problema degli abusi verificatosi all'interno della comunità cattolica irlandese e di farlo con coraggio e determinazione. Nessuno si immagini che questa penosa situazione si risolverà in breve tempo. Positivi passi in avanti sono stati fatti, ma molto di più resta da fare. C'è bisogno di perseveranza e di preghiera, con grande fiducia nella forza risanatrice della grazia di Dio.

  Al tempo stesso, devo anche esprimere la mia convinzione che, per riprendersi da questa dolorosa ferita, la Chiesa in Irlanda deve in primo luogo riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi. Una tale consapevolezza, accompagnata da sincero dolore per il danno arrecato alle vittime e alle loro famiglie, deve condurre ad uno sforzo concentrato per assicurare la protezione dei ragazzi nei confronti di crimini simili in futuro.

  Mentre affrontate le sfide di questo momento, vi chiedo di ricordarvi della "roccia da cui siete stati tagliati" (Is 51, 1). Riflettete sui contributi generosi, spesso eroici, offerti alla Chiesa e all'umanità come tale dalle passate generazioni di uomini e donne irlandesi, e lasciate che ciò generi slancio per un onesto auto-esame e un convinto programma di rinnovamento ecclesiale e individuale. La mia preghiera è che, assistita dall'intercessione dei suoi molti santi e purificata dalla penitenza, la Chiesa in Irlanda superi la presente crisi e ritorni ad essere un testimone convincente della verità e della bontà di Dio onnipotente, rese manifeste nel suo Figlio Gesù Cristo.

3. Storicamente i cattolici d'Irlanda si sono dimostrati una enorme forza di bene sia in patria che fuori. Monaci celtici come San Colombano diffusero il vangelo nell'Europa Occidentale gettando le fondamenta della cultura monastica medievale. Gli ideali di santità, di carità e di sapienza trascendente che derivano dalla fede cristiana, hanno trovato espressione nella costruzione di chiese e monasteri e nell'istituzione di scuole, biblioteche e ospedali che consolidarono l'identità spirituale dell'Europa. Quei missionari irlandesi trassero la loro forza e ispirazione dalla solida fede, dalla forte guida e dai retti comportamenti morali della Chiesa nella loro terra natia.

  Dal '500 in poi, i cattolici in Irlanda subirono un lungo periodo di persecuzione, durante il quale lottarono per mantenere viva la fiamma della fede in circostanze pericolose e difficili. Sant'Oliver Plunkett, l'Arcivescovo martire di Armagh, è l'esempio più famoso di una schiera di coraggiosi figli e figlie dell'Irlanda disposti a dare la propria vita per la fedeltà al Vangelo. Dopo l'Emancipazione Cattolica, la Chiesa fu libera di crescere di nuovo. Famiglie e innumerevoli persone che avevano preservato la fede durante i tempi della prova divennero la scintilla di una grande rinascita del cattolicesimo irlandese nell'800. La Chiesa fornì scolarizzazione, specialmente ai poveri, e questo avrebbe apportato un grande contributo alla società irlandese. Tra i frutti delle nuove scuole cattoliche vi fu un aumento di vocazioni: generazioni di sacerdoti, suore e fratelli missionari lasciarono la patria per servire in ogni continente, specie nel mondo di lingua inglese. Furono ammirevoli non solo per la vastità del loro numero, ma anche per la robustezza della fede e la solidità del loro impegno pastorale. Molte diocesi, specialmente in Africa, America e Australia, hanno beneficiato della presenza di clero e religiosi irlandesi che predicarono il Vangelo e fondarono parrocchie, scuole e università, cliniche e ospedali, che servirono sia i cattolici, sia la società in genere, con particolare attenzione alle necessità dei poveri.

  In quasi tutte le famiglie dell'Irlanda vi è stato qualcuno - un figlio o una figlia, una zia o uno zio - che ha dato la propria vita alla Chiesa. Giustamente le famiglie irlandesi hanno in grande stima ed affetto i loro cari, che hanno offerto la propria vita a Cristo, condividendo il dono della fede con altri e attualizzandola in un'amorevole servizio di Dio e del prossimo.

4. Negli ultimi decenni, tuttavia, la Chiesa nel vostro Paese ha dovuto confrontarsi con nuove e gravi sfide alla fede scaturite dalla rapida trasformazione e secolarizzazione della società irlandese. Si è verificato un rapidissimo cambiamento sociale, che spesso ha colpito con effetti avversi la tradizionale adesione del popolo all'insegnamento e ai valori cattolici. Molto sovente le pratiche sacramentali e devozionali che sostengono la fede e la rendono capace di crescere, come ad esempio la frequente confessione, la preghiera quotidiana e i ritiri annuali, sono state disattese.

  Fu anche determinante in questo periodo la tendenza, anche da parte di sacerdoti e religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio delle realtà secolari senza sufficiente riferimento al Vangelo. Il programma di rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano Secondo fu a volte frainteso e in verità, alla luce dei profondi cambiamenti sociali che si stavano verificando, era tutt'altro che facile valutare il modo migliore per portarlo avanti. In particolare, vi fu una tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, ad evitare approcci penali nei confronti di situazioni canoniche irregolari. È in questo contesto generale che dobbiamo cercare di comprendere lo sconcertante problema dell'abuso sessuale dei ragazzi, che ha contribuito in misura tutt'altro che piccola all'indebolimento della fede e alla perdita del rispetto per la Chiesa e per i suoi insegnamenti.

  Solo esaminando con attenzione i molti elementi che diedero origine alla presente crisi è possibile intraprendere una chiara diagnosi delle sue cause e trovare rimedi efficaci. Certamente, tra i fattori che vi contribuirono possiamo enumerare: procedure inadeguate per determinare l'idoneità dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa; insufficiente formazione umana, morale, intellettuale e spirituale nei seminari e nei noviziati; una tendenza nella società a favorire il clero e altre figure in autorità e una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona. Bisogna agire con urgenza per affrontare questi fattori, che hanno avuto conseguenze tanto tragiche per le vite delle vittime e delle loro famiglie e hanno oscurato la luce del Vangelo a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di persecuzione.

5. In diverse occasioni sin dalla mia elezione alla Sede di Pietro, ho incontrato vittime di abusi sessuali, così come sono disponibile a farlo in futuro. Mi sono soffermato con loro, ho ascoltato le loro vicende, ho preso atto della loro sofferenza, ho pregato con e per loro. Precedentemente nel mio pontificato, nella preoccupazione di affrontare questo tema, chiesi ai Vescovi d'Irlanda, in occasione della visita "ad Limina" del 2006, di "stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi" (Discorso ai Vescovi dell'Irlanda, 28 ottobre 2006).

  Con questa Lettera, intendo esortare tutti voi, come popolo di Dio in Irlanda, a riflettere sulle ferite inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi, necessari per fasciarle e guarirle, e sul bisogno di unità, di carità e di vicendevole aiuto nel lungo processo di ripresa e di rinnovamento ecclesiale. Mi rivolgo ora a voi con parole che mi vengono dal cuore, e desidero parlare a ciascuno di voi individualmente e a tutti voi come fratelli e sorelle nel Signore.

6.    Alle vittime di abuso e alle loro famiglie

Avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata. Molti di voi avete sperimentato che, quando eravate sufficientemente coraggiosi per parlare di quanto vi era accaduto, nessuno vi ascoltava. Quelli di voi che avete subito abusi nei convitti dovete aver percepito che non vi era modo di fuggire dalle vostre sofferenze. È comprensibile che voi troviate difficile perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. A suo nome esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo. Allo stesso tempo vi chiedo di non perdere la speranza. È nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Come voi, egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire. Egli comprende la profondità della vostra pena e il persistere del suo effetto nelle vostre vite e nei vostri rapporti con altri, compresi i vostri rapporti con la Chiesa.

  So che alcuni di voi trovano difficile anche entrare in una chiesa dopo quanto è avvenuto. Tuttavia, le stesse ferite di Cristo, trasformate dalle sue sofferenze redentrici, sono gli strumenti grazie ai quali il potere del male è infranto e noi rinasciamo alla vita e alla speranza. Credo fermamente nel potere risanatore del suo amore sacrificale - anche nelle situazioni più buie e senza speranza - che porta la liberazione e la promessa di un nuovo inizio.

  Rivolgendomi a voi come pastore, preoccupato per il bene di tutti i figli di Dio, vi chiedo con umiltà di riflettere su quanto vi ho detto.  Prego che, avvicinandovi a Cristo e partecipando alla vita della sua Chiesa - una Chiesa purificata dalla penitenza e rinnovata nella carità pastorale - possiate arrivare a riscoprire l'infinito amore di Cristo per ciascuno di voi. Sono fiducioso che in questo modo sarete capaci di trovare riconciliazione, profonda guarigione interiore e pace.

7.  Ai sacerdoti e ai religiosi che hanno abusato dei ragazzi

Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell'Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell'Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa.

  Vi esorto ad esaminare la vostra coscienza, ad assumervi la responsabilità dei peccati che avete commesso e ad esprimere con umiltà il vostro rincrescimento. Il pentimento sincero apre la porta al perdono di Dio e alla grazia del vero emendamento.

  Offrendo preghiere e penitenze per coloro che avete offeso, dovete cercare di fare personalmente ammenda per le vostre azioni. Il sacrificio redentore di Cristo ha il potere di perdonare persino il più grave dei peccati e di trarre il bene anche dal più terribile dei mali. Allo stesso tempo, la giustizia di Dio esige che rendiamo conto delle nostre azioni senza nascondere nulla. Riconoscete apertamente la vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio".

8.  Ai genitori

  Siete stati profondamente sconvolti nell'apprendere le cose terribili che ebbero luogo in quello che avrebbe dovuto essere l'ambiente più sicuro di tutti. Nel mondo di oggi non è facile costruire un focolare domestico ed educare i figli. Essi meritano di crescere in un ambiente sicuro, amati e desiderati, con un forte senso della loro identità e del loro valore. Hanno diritto ad essere educati ai valori morali autentici, radicati nella dignità della persona umana, ad essere ispirati dalla verità della nostra fede cattolica e ad apprendere modi di comportamento e di azione che li portino ad una sana stima di sé e alla felicità duratura. Questo compito nobile ed esigente è affidato in primo luogo a voi, loro genitori. Vi esorto a fare la vostra parte per assicurare la miglior cura possibile dei ragazzi, sia in casa che nella società in genere, mentre la Chiesa, da parte sua, continua a mettere in pratica le misure adottate negli ultimi anni per tutelare i giovani negli ambienti parrocchiali ed educativi. Mentre portate avanti le vostre importanti responsabilità, siate certi che sono vicino a voi e che vi porgo il sostegno della mia preghiera.

9.  Ai ragazzi e ai giovani dell'Irlanda

Desidero offrirvi una particolare parola di incoraggiamento. La vostra esperienza di Chiesa è molto diversa da quella dei vostri genitori e dei vostri nonni. Il mondo è molto cambiato da quando essi avevano la vostra età. Nonostante ciò, tutti, in ogni generazione, sono chiamati a percorrere lo stesso cammino della vita, qualunque possano essere le circostanze. Siamo tutti scandalizzati per i peccati e i fallimenti di alcuni membri della Chiesa, particolarmente di coloro che furono scelti in modo speciale per guidare e servire i giovani. Ma è nella Chiesa che voi troverete Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre (cfr Eb 13, 8). Egli vi ama e per voi ha offerto se stesso sulla croce. Cercate un rapporto personale con lui nella comunione della sua Chiesa, perché lui non tradirà mai la vostra fiducia! Lui solo può soddisfare le vostre attese più profonde e dare alle vostre vite il loro significato più pieno indirizzandole al servizio degli altri. Tenete gli occhi fissi su Gesù e sulla sua bontà e proteggete nel vostro cuore la fiamma della fede. Insieme con i vostri fratelli cattolici in Irlanda guardo a voi perché siate fedeli discepoli del nostro Dio e contribuiate con il vostro entusiasmo e il vostro idealismo tanto necessari alla ricostruzione e al rinnovamento della nostra amata Chiesa.

10.  Ai sacerdoti e ai religiosi dell'Irlanda

Tutti noi stiamo soffrendo come conseguenza dei peccati di nostri confratelli che hanno tradito una consegna sacra o non hanno affrontato in modo giusto e responsabile le accuse di abuso. Di fronte all'oltraggio e all'indignazione che ciò ha provocato, non soltanto tra i laici ma anche tra voi e le vostre comunità religiose, molti di voi si sentono personalmente scoraggiati e anche abbandonati. Sono consapevole inoltre che agli occhi di alcuni apparite colpevoli per associazione, e siete visti come se foste in qualche nodo responsabili dei misfatti di altri. In questo tempo di sofferenza, voglio darvi atto della dedizione della vostra vita di sacerdoti e religiosi e dei vostri apostolati, e vi invito a riaffermare la vostra fede in Cristo, il vostro amore verso la sua Chiesa e la vostra fiducia nella promessa di redenzione, di perdono e di rinnovamento interiore del Vangelo. In questo modo, dimostrerete a tutti che dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia (cfr Rm 5, 20)".

  So che molti di voi sono delusi, sconcertati e adirati per il modo in cui queste questioni sono state affrontate da alcuni vostri superiori. Ciononostante, è essenziale che collaboriate da vicino con coloro che sono in autorità e che di adoperiate a far sì che le misure adottate per rispondere alla crisi siano veramente evangeliche, giuste ed efficaci. Soprattutto, vi esorto a diventare sempre più chiaramente uomini e donne di preghiera, seguendo con coraggio la via della conversione, della purificazione e della riconciliazione. In questo modo, la Chiesa in Irlanda trarrà nuova vita e vitalità dalla vostra testimonianza al potere redentore del Signore reso visibile nella vostra vita.

11. Ai miei fratelli vescovi

Non si può negare che alcuni di voi e dei vostri predecessori avete mancato, a volte gravemente, nell'applicare le norme del diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini di abusi di ragazzi. Seri errori furono commessi nel trattare le accuse. Capisco quanto era difficile afferrare l'estensione e la complessità del problema, ottenere informazioni affidabili e prendere decisioni giuste alla luce di consigli divergenti di esperti. Ciononostante, si deve ammettere che furono commessi gravi errori di giudizio e che si sono verificate mancanze di governo. Tutto questo ha seriamente minato la vostra credibilità ed efficacia. Apprezzo gli sforzi che avete fatto per porre rimedio agli errori del passato e per assicurare che non si ripetano. Oltre a mettere pienamente in atto le norme del diritto canonico nell'affrontare i casi di abuso dei ragazzi, continuate a cooperare con le autorità civili nell'ambito di loro competenza. Chiaramente, i superiori religiosi devono fare altrettanto. Anch'essi hanno partecipato a recenti incontri qui a Roma intesi a stabilire un approccio chiaro e coerente a queste questioni. È doveroso che le norme della Chiesa in Irlanda per la tutela dei ragazzi siano costantemente riviste ed aggiornate e che siano applicate in modo pieno ed imparziale in conformità con il diritto canonico.

  Soltanto un'azione decisa portata avanti con piena onestà e trasparenza potranno ripristinare il rispetto e il benvolere degli Irlandesi verso la Chiesa alla quale abbiamo consacrato la nostra vita. Ciò deve scaturire, prima di tutto, dal vostro esame di voi stessi, dalla purificazione interiore e dal rinnovamento spirituale. La gente dell'Irlanda giustamente si attende che siate uomini di Dio, che siate santi, che viviate con semplicità, che ricerchiate ogni giorno la conversione personale. Per loro, secondo l'espressione di Sant'Agostino, siete vescovi; eppure con loro siete chiamati ad essere seguaci di Cristo (cfr Discorso 340, 1). Vi esorto dunque a rinnovare il vostro senso di responsabilità davanti a Dio, a crescere in solidarietà con la vostra gente e ad approfondire la vostra sollecitudine pastorale per tutti i membri del vostro gregge. In particolare, siate sensibili alla vita spirituale e morale di ciascuno dei vostri sacerdoti. Siate un esempio con le vostre stesse vite, siate loro vicini, prestate ascolto alle loro preoccupazioni, offrite loro incoraggiamento in questo tempo di difficoltà e alimentate la fiamma del loro amore per Cristo e il loro impegno nel servizio dei loro fratelli e sorelle.

  Anche i laici devono essere incoraggiati a fare la loro parte nella vita della Chiesa. Fate in modo che siano formati in modo tale che possano dare ragione in modo articolato e convincente del Vangelo nella società moderna (cfr 1 Pt 3, 15), e cooperino più pienamente alla vita e alla missione della Chiesa. Questo, a sua volta, vi aiuterà a ritornare ad essere guide e testimoni credibili della verità redentrice di Cristo.

12. A tutti i fedeli dell'Irlanda

L'esperienza che un giovane fa della Chiesa dovrebbe sempre portare frutto in un incontro personale e vivificante con Gesù Cristo in una comunità che ama e che offre nutrimento. In questo ambiente, i giovani devono essere incoraggiati a crescere fino alla loro piena statura umana e spirituale, ad aspirare ad alti ideali di santità, di carità e di verità e a trarre ispirazione dalle ricchezze di una grande tradizione religiosa e culturale. Nella nostra società sempre più secolarizzata, in cui anche noi cristiani sovente troviamo difficile parlare della dimensione trascendente della nostra esistenza, abbiamo bisogno di trovare nuove vie per trasmettere ai giovani la bellezza e la ricchezza dell'amicizia con Gesù Cristo nella comunione della sua Chiesa. Nell'affrontare la presente crisi, le misure per occuparsi in modo giusto dei singoli crimini sono essenziali, tuttavia da sole non sono sufficienti: vi è bisogno di una nuova visione per ispirare la generazione presente e quelle future a far tesoro del dono della nostra comune fede. Camminando sulla via indicata dal Vangelo, osservando i comandamenti e conformando la vostra vita in modo sempre più vicino alla persona di Gesù Cristo, farete esperienza del profondo rinnovamento di cui oggi vi è così urgente bisogno. Vi invito tutti a perseverare lungo questo cammino".

13. Cari fratelli e sorelle in Cristo, è con profonda preoccupazione verso voi tutti in questo tempo di dolore, nel quale la fragilità della condizione umana è stata così chiaramente rivelata, che ho desiderato offrirvi queste parole di incoraggiamento e di sostegno. Spero che le accoglierete come un segno della mia spirituale vicinanza e della mia fiducia nella vostra capacità di rispondere alle sfide dell'ora presente traendo rinnovata ispirazione e forza dalle nobili tradizioni dell'Irlanda di fedeltà al Vangelo, di perseveranza nella fede e di risolutezza nel conseguimento della santità.  Insieme con tutti voi, prego con insistenza che, con la grazia di Dio, le ferite che hanno colpito molte persone e famiglie possano essere guarite e che la Chiesa in Irlanda possa sperimentare una stagione di rinascita e di rinnovamento spirituale.

14. Desidero proporvi alcune iniziative concrete per affrontare la situazione.

Al termine del mio incontro con i vescovi dell'Irlanda, ho chiesto che la quaresima di quest'anno sia considerata tempo di preghiera per una effusione della misericordia di Dio e dei doni di santità e di forza dello Spirito Santo sulla Chiesa nel vostro Paese. Invito ora voi tutti a dedicare le vostre penitenze del venerdì, per un intero anno, da ora fino alla Pasqua del 2011, per questa finalità. Vi chiedo di offrire il vostro digiuno, la vostra preghiera, la vostra lettura della Sacra Scrittura e le vostre opere di misericordia per ottenere la grazia della guarigione e del rinnovamento per la Chiesa in Irlanda. Vi incoraggio a riscoprire il sacramento della Riconciliazione e ad avvalervi con maggiore frequenza della forza trasformatrice della sua grazia. 

  Particolare attenzione dovrà anche essere riservata all'adorazione eucaristica, e in ogni diocesi vi dovranno essere chiese o cappelle specificamente riservate a questo fine. Chiedo che le parrocchie, i seminari, le case religiose e i monasteri organizzino tempi per l'adorazione eucaristica, in modo che tutti abbiano la possibilità di prendervi parte. Con la preghiera fervorosa di fronte alla reale presenza del Signore, potete compiere la riparazione per i peccati di abuso che hanno recato tanto danno, e al tempo stesso implorare la grazia di una rinnovata forza e di un più profondo senso della missione da parte di tutti i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli.
 
  Sono fiducioso che questo programma porterà ad una rinascita della Chiesa in Irlanda nella pienezza della verità stessa di Dio, poiché è la verità che ci rende liberi (cfr Gv 8, 32).

  Inoltre, dopo essermi consultato e aver pregato sulla questione, intendo indire una Visita Apostolica in alcune diocesi dell'Irlanda, come pure in seminari e congregazioni religiose. La Visita si propone di aiutare la Chiesa locale nel suo cammino di rinnovamento e sarà stabilita in cooperazione con i competenti uffici della Curia Romana e la Conferenza Episcopale Irlandese. I particolari saranno resi noti a suo tempo.

  Propongo inoltre che si tenga una Missione a livello nazionale per tutti i vescovi, i sacerdoti e i religiosi. Nutro la speranza che, attingendo dalla competenza di esperti predicatori e organizzatori di ritiri sia dall'Irlanda che da altrove, e riesaminando i documenti conciliari, i riti liturgici dell'ordinazione e della professione e i recenti insegnamenti pontifici, giungiate ad un più profondo apprezzamento delle vostre rispettive vocazioni, in modo da riscoprire le radici della vostra fede in Gesù Cristo e da bere abbondantemente dalle sorgenti dell'acqua viva che egli vi offre attraverso la sua Chiesa.

  In questo Anno dedicato ai Sacerdoti, vi do in consegna in modo del tutto particolare la figura di San Giovanni Maria Vianney, che ebbe una così ricca comprensione del mistero del sacerdozio. "Il sacerdote, scrisse, ha la chiave dei tesori del cielo: è lui che apre la porta, è lui il dispensiere del buon Dio, l'amministratore dei suoi beni". Il Curato d'Ars ben comprese quanto grandemente benedetta è una comunità quando è servita da un sacerdote buono e santo: "Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il tesoro più grande che il buon Dio può dare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della divina misericordia". Per intercessione di San Giovanni Maria Vianney possa il sacerdozio in Irlanda riprendere vita e possa l'intera Chiesa in Irlanda crescere nella stima del grande dono del ministero sacerdotale.

  Colgo questa opportunità per ringraziare fin d'ora tutti coloro che saranno coinvolti nell'impegno di organizzare la Visita Apostolica e la Missione, come pure i molti uomini e donne che in tutta l'Irlanda stanno già adoperandosi per la tutela dei ragazzi negli ambienti ecclesiali. Fin da quando la gravità e l'estensione del problema degli abusi sessuali dei ragazzi in istituzioni cattoliche incominciò ad essere pienamente compreso, la Chiesa ha compiuto una grande mole di lavoro in molte parti del mondo, al fine di affrontarlo e di porvi rimedio. Mentre non si deve risparmiare alcuno sforzo per migliorare ed aggiornare procedure già esistenti, mi incoraggia il fatto che le prassi vigenti di tutela, fatte proprie dalle Chiese locali, sono considerate, in alcune parti del mondo, un modello da seguire per altre istituzioni.

  Desidero concludere questa Lettera con una speciale "Preghiera per la Chiesa in Irlanda", che vi invio con la cura che un padre ha per i suoi figli e con l'affetto di un cristiano come voi, scandalizzato e ferito per quanto è accaduto nella nostra amata Chiesa. Mentre utilizzerete questa preghiera nelle vostre famiglie, parrocchie e comunità, possa la Beata Vergine Maria proteggervi e guidarvi lungo la via che conduce ad una più stretta unione con il suo Figlio, crocifisso e risorto. Con grande affetto e ferma fiducia nelle promesse di Dio, di cuore imparto a tutti voi la mia Benedizione Apostolica come pegno di forza e pace nel Signore".

Dal Vaticano, 19 marzo 2010, Solennità di San Giuseppe

PREGHIERA PER LA CHIESA IN IRLANDA

Dio dei padri nostri,
rinnovaci nella fede che è per noi vita e salvezza,
nella speranza che promette perdono e rinnovamento interiore,
nella carità che purifica ed apre i nostri cuori
ad amare te, e in te, tutti i nostri fratelli e sorelle.

Signore Gesù Cristo,
possa la Chiesa in Irlanda rinnovare il suo millenario impegno
alla formazione dei nostri giovani sulla via della verità,
della bontà, della santità e del generoso servizio alla società.

Spirito Santo, consolatore, avvocato e guida,
ispira una nuova primavera di santità e di zelo apostolico
per la Chiesa in Irlanda.

Possano la nostra tristezza e le nostre lacrime,
il nostro sforzo sincero di raddrizzare gli errori del passato,
e il nostro fermo proposito di correzione,
portare abbondanti frutti di grazia
per l'approfondimento della fede
nelle nostre famiglie, parrocchie, scuole e associazioni,
per il progresso spirituale della società irlandese,
e per la crescita della carità. della giustizia, della gioia e della pace, nell'intera famiglia umana.

A te, Trinità,
con piena fiducia nell'amorosa protezione di Maria,
Regina dell'Irlanda, Madre nostra,
e di San Patrizio, di Santa Brigida e di tutti i santi,
affidiamo noi stessi, i nostri ragazzi,
e le necessità della Chiesa in Irlanda.

Amen".
BXVI-LETTERA/LETTERA PASTORALE/IRLANDA             VIS 20100320 (4630)

giovedì 18 marzo 2010

CRISI ESIGE RIORGANIZZAZIONE MONDO FINANZIARIO


CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina in Vaticano, il Santo Padre ha ricevuto i Membri dell'Unione degli Industriali e delle Imprese di Roma.

  "La crisi attuale" - ha detto il Papa riferendosi all'attuale crisi economica e finanziaria - "ha sottoposto a dura prova i sistemi economici e produttivi dei vari Paesi. Tuttavia, essa va vissuta con fiducia, perché può essere considerata un'opportunità dal punto di vista della revisione dei modelli di sviluppo e di una nuova organizzazione  del  mondo  della  finanza,  un  'tempo  nuovo'
- com'è stato detto - di profondo ripensamento".

  "Nell'Enciclica sociale, 'Caritas in veritate'" - ha ricordato il Pontefice - "ho incoraggiato a porre al centro dell'economia e della finanza la persona (cfr n. 25), che Cristo svela nella sua dignità più  profonda. Proponendo, inoltre, che la politica non sia subordinata ai meccanismi finanziari, ho sollecitato la riforma e la creazione di ordinamenti giuridici e politici internazionali, proporzionati alle strutture globali dell'economia e della finanza, per conseguire più efficacemente il bene comune della famiglia umana. Seguendo le orme dei miei predecessori, ho ribadito che l'aumento della disoccupazione, specie giovanile, l'impoverimento economico di molti lavoratori e l'emersione di nuove forme di schiavitù, esigono come obiettivo prioritario l'accesso ad un lavoro dignitoso per tutti".

  "Nessuno ignora quanti sacrifici occorre affrontare per aprire o tenere nel mercato la propria impresa, quale 'comunità di persone' che produce beni e servizi e che, quindi, non ha come unico scopo il profitto, peraltro necessario. (...) In tale contesto, è importante saper vincere quella mentalità individualistica e materialistica che suggerisce di distogliere gli investimenti dall'economia reale per privilegiare l'impiego dei propri capitali nei mercati finanziari, in vista di rendimenti più facili e più rapidi".

  "Mi permetto di ricordare che invece" - ha proseguito il Papa - "le vie più sicure per contrastare il declino del sistema imprenditoriale del proprio territorio consistono nel mettersi in rete con altre realtà sociali, investire in ricerca ed innovazione, non praticare un'ingiusta concorrenza tra imprese, non dimenticare i propri doveri sociali ed incentivare una produttività di qualità per rispondere ai reali bisogni della gente".

  "L'impresa può essere vitale e produrre 'ricchezza sociale'" - ha ribadito il Pontefice - "se a guidare gli imprenditori e i manager è uno sguardo lungimirante, che preferisce l'investimento a lungo termine al profitto speculativo e che promuove l'innovazione anziché pensare ad accumulare ricchezza solo per sé".

  "L'imprenditore attento al bene comune è chiamato a vedere la propria attività sempre nel quadro di un tutto plurale. Tale impostazione genera, mediante la dedizione personale e la fraternità vissuta concretamente nelle scelte economiche e finanziarie, un mercato più competitivo ed insieme più civile, animato dallo spirito di servizio".

  "Lo sviluppo, in qualsiasi settore dell'esistenza umana" - ha concluso Papa Benedetto XVI - "implica anche apertura al trascendente, alla dimensione spirituale della vita, alla fiducia in Dio, all'amore, alla fraternità, all'accoglienza, alla giustizia, alla pace".
AC/IMPRESARIO:LAVORO/...                           VIS 20100318 (470)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2010 (VIS).  Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- L'Arcivescovo Augustine Kasujja, Nunzio Apostolico in Nigeria.

- Cinque Presuli della Conferenza Episcopale di Burkina-Faso-Niger, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - L'Arcivescovo Philippe Ouédraogo, di Ouagadougou, con l'Arcivescovo emerito Jean-Marie Untaani Compaoré.

-    Il Vescovo Justin Kientega, di Ouahigouya.

-    Il Vescovo Judes Bicaba, di Dédougou.

-    Il Vescovo Der Raphaël Dabiré Kusiélé, di Diébougou.
AP:AL/.../...                                         VIS 20100318 (80)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Francesco Panfilo, S.D.B., Arcivescovo Coadiutore dell'Arcidiocesi di Rabaul (superficie: 15.500; popolazione: 275.000; cattolici: 145.320; sacerdoti: 50; religiosi: 208), Papua Nuova Guinea. È stato finora Vescovo di Alotau-Sideia (Papua Nuova Guinea).
 
- Ha nominato il Reverendo Jacques Benoit-Gonnin, Vescovo di Beauvais (superficie: 5.853; popolazione: 784.087; cattolici: 698.000; sacerdoti: 153; religiosi: 243; diaconi permanenti: 22), Francia. Il Vescovo eletto è nato nel 1952 a Thoiry (Francia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1985. Membro della "Communauté de l'Emmanuel", è stato finora Parroco della Parrocchia Santissima Trinità a Parigi.

- Ha nominato il Padre Ralph Heskett C.Ss.R,, Vescovo di Gibraltar (superficie: 6; popolazione: 27.497; cattolici: 21.470; sacerdoti: 14; religiosi: 10), Gibilterra. Il Vescovo eletto è nato a Sunderland (Gran Bretagna), nel 1953, ha emesso la professione religiosa nelle Congregazione del Santissimo Redentore nel 1971 ed è stato ordinato sacerdote nel 1976. Finora Delegato per le vocazioni della Provincia Redentorista di Gran Bretagna, succede al Vescovo Charles Caruana, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale delle medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Goma (Repubblica Democratica del Congo), presentata dal Vescovo Faustin Ngabu, per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Théophile Kaboy Ruboneka, Coadiutore della medesima Diocesi.
NER:RE/.../...                                VIS 20100318 (230)

mercoledì 17 marzo 2010

TEOLOGIA SAN BONAVENTURA E SAN TOMMASO D'AQUINO

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha proseguito la catechesi per l'Udienza Generale di oggi, tenutasi a Piazza San Pietro, su San Bonaventura da Bagnoregio, ponendolo a confronto con il contemporaneo San Tommaso d'Aquino.

  "Entrambi" - ha detto il Papa - "hanno scrutato i misteri della Rivelazione, valorizzando le risorse della ragione umana, in quel fecondo dialogo tra fede e ragione che caratterizza il Medioevo cristiano, facendone un'epoca di grande vivacità intellettuale, oltre che di fede e di rinnovamento ecclesiale. Altre analogie li accomunano: sia Bonaventura, francescano, sia Tommaso, domenicano, appartenevano agli Ordini Mendicanti che, con la loro freschezza spirituale, (...) rinnovarono, nel secolo XIII, la Chiesa intera e attirarono tanti seguaci.  (...) Ambedue i dottori si chiedono se la teologia sia una scienza pratica o una scienza teorica, speculativa".

  "La conclusione di san Tommaso è: la teologia implica ambedue gli aspetti: è teorica, cerca di conoscere Dio sempre di più, ed è pratica: cerca di orientare la nostra vita al bene. Ma c'è un primato della conoscenza: dobbiamo soprattutto conoscere Dio, poi segue l'agire secondo Dio. Questo primato della conoscenza in confronto con la prassi è significativo per l'orientamento fondamentale di san Tommaso".

  "San Bonaventura (...) allarga l'alternativa tra teorico (primato della conoscenza) e pratico (primato della prassi), aggiungendo un terzo atteggiamento, che chiama "sapienziale" e affermando che la sapienza abbraccia ambedue gli aspetti. (...) La sapienza cerca la contemplazione (come la più alta forma della conoscenza) e ha come intenzione (...) soprattutto questo: divenire buoni. (...) Per san Bonaventura è quindi determinante il primato dell'amore".

  "Di conseguenza, san Tommaso e san Bonaventura definiscono in modo diverso la destinazione ultima dell'uomo, la sua piena felicità: per san Tommaso il fine supremo, al quale si dirige il nostro desiderio è: vedere Dio. In questo semplice atto del vedere Dio trovano soluzione tutti i problemi: siamo felici, nient'altro è necessario. Per san Bonaventura il destino ultimo dell'uomo è invece: amare Dio, l'incontrarsi ed unirsi del suo e del nostro amore. (...) In tale linea, potremmo anche dire che la categoria più alta per san Tommaso è il vero, mentre per san Bonaventura è il bene. Sarebbe sbagliato vedere in queste due risposte una contraddizione. (...) Ambedue gli accenti hanno formato tradizioni diverse e spiritualità diverse e così hanno mostrato la fecondità della fede, una nella diversità delle sue espressioni".

  Successivamente il Santo Padre ha ricordato l'influenza che Pseudo Dionisio, teologo siriaco del VI secolo esercitò su San Bonaventura. "Mentre per sant'Agostino l'intellectus', il vedere con la ragione ed il cuore, è l'ultima categoria della conoscenza" - ha spiegato il Pontefice - "lo Pseudo-Dionigi fa ancora un altro passo: nella salita verso Dio si può arrivare ad un punto in cui la ragione non vede più. Ma nella notte dell'intelletto l'amore vede ancora - vede quanto rimane inaccessibile per la ragione".

  "Proprio nella notte oscura della Croce appare tutta la grandezza dell'amore divino; dove la ragione non vede più, vede l'amore. (...) Tutto questo non è anti-intellettuale e non è anti-razionale: suppone il cammino della ragione, ma lo trascende nell'amore del Cristo crocifisso. Con questa trasformazione della mistica dello Pseudo-Dionigi, san Bonaventura si pone agli inizi di una grande corrente mistica, che ha molto elevato e purificato la mente umana: è un vertice nella storia dello spirito umano".

  "Tutta la nostra vita è quindi per san Bonaventura un 'itinerario'" - ha concluso Benedetto XVI - ", un pellegrinaggio - una salita verso Dio. Ma con le nostre sole forze non possiamo salire verso l'altezza di Dio. Dio stesso deve aiutarci, deve 'tirarci' in alto".
AG/BONAVENTURA:TOMMASO D'AQUINO/...               VIS 20100317 (600)

A BREVE PUBBLICAZIONE LETTERA DEL PAPA AGLI IRLANDESI

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). Nelle parole di saluto ai pellegrini al termine dell'Udienza Generale di oggi, il Papa si è rivolto in particolar modo ai fedeli irlandesi che oggi celebrano la festa del Patrono dell'Irlanda, San Patrizio.

  "Oggi è la festa di San Patrizio e in special modo saluto tutti i fedeli e pellegrini irlandesi presenti. Come sapete, negli ultimi mesi la Chiesa Irlandese è stata seriamente scossa dal grave problema degli abusi sessuali sui minori. Quale segno della mia profonda sollecitudine, ho scritto una Lettera Pastorale su questa dolorosa situazione. Vi apporrò la firma il giorno della Solennità di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia e Patrono della Chiesa Universale, e subito dopo la Lettera sarà spedita. Domando a ciascuno di voi di leggerla con cuore aperto e in spirito di fede. La mia speranza è che essa aiuti il processo di pentimento, guarigione e rinnovamento".
AG/LETTERA PASTORALE/IRLANDA                       VIS 20100317 (160)

BENEDETTO XVI CITTADINO ONORARIO DI ROMANO CANAVESE

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale di oggi, il Santo Padre ha ricevuto nel corso di una breve cerimonia la cittadinanza onoraria di Romano Canavese, città natale del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, dove si è recato in visita nel luglio scorso, durante il periodo di riposo a Les Combes.

  "Ciò che caratterizza Romano Canavese" - ha detto il Papa - "è soprattutto una lunga storia di fede, che inizia dal sangue dei martiri, tra i quali san Solutore, e giunge fino ai nostri giorni. In questa occasione vi rinnovo l'invito a custodire e coltivare i genuini valori della vostra tradizione e della vostra cultura, che si radicano nel Vangelo. In particolare a testimoniare con impegno sempre nuovo la fede nel Signore crocifisso e risorto, l'attaccamento alla famiglia, lo spirito di solidarietà".

  "Abbiate sempre fiducia in Dio" - così ha esortato Benedetto XVI  i rappresentanti della città piemontese - "che non abbandona mai i suoi figli ed è vicino con la sua amorosa premura a quanti si adoperano per il bene, la pace e la giustizia".
AG/CITTADINANZA ONORARIA/ROMANO CANAVESE     VIS 20100317 (190)

COMMISSIONE INTERNAZIONALE D'INCHIESTA SU MEDJUGORJE

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

  "È stata costituita presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la presidenza del Cardinale Camillo Ruini, una Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje. Detta Commissione, composta da Cardinali, Vescovi, periti ed esperti, lavorerà in maniera riservata, sottoponendo l'esito del proprio studio alle istanze del Dicastero".
OP/COMMISSIONE D'INCHIESTA MEDJUGORJE/RUINI     VIS 20100317 (80)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto, al termine dell'Udienza Generale, il Cardinale José T. Sanchez, Prefetto emerito della Congregazione per il Clero.
AP/.../...                                         VIS 20100317 (30)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Sacerdote Valdemir Ferreira dos Santos, Vescovo della Diocesi di Floriano (superficie: 60.930; popolazione: 193.111; cattolici: 173.799; sacerdoti: 29; religiosi: 51), Brasile. Il Vescovo eletto è nato a Itajaí de Nova Canaa (Brasile) nel 1960 ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. Finora Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora das Candeias" ed Economo arcidiocesano, succede al Vescovo Augusto Alves da Rocha, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha elevato il Vescovo Milan Sasik, C.M., finora Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctae Sedis" dell'Eparchia di Mukachevo di rito bizantino (superficie: 12.000; popolazione: 1.272.000; cattolici: 371.000; sacerdoti: 232; religiosi: 91) Ucraina, a Vescovo eparchiale della medesima Circoscrizione ecclesiastica.
NER:RE:/.../DOS SANTOS:DA ROCHA:SASIK                          VIS 20100317 (140)

martedì 16 marzo 2010

MESSAGGIO PER XXV GIORNATA MONDIALE GIOVENTÙ

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAR. 2010 (VIS). È stato pubblicato il Messaggio del Santo Padre per la XXV Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata il 28 marzo, Domenica delle Palme, a livello diocesano. Il tema del Messaggio 2010 è: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17).

  Di seguito riportiamo estratti del testo:

  "La presente XXV Giornata rappresenta una tappa verso il prossimo Incontro Mondiale dei giovani, che avrà luogo nell'agosto 2011 a Madrid, dove spero sarete numerosi a vivere questo evento di grazia".

  "Per prepararci a tale celebrazione, vorrei proporvi alcune riflessioni sul tema di quest'anno: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17), tratto dall'episodio evangelico dell'incontro di Gesù con il giovane ricco; un tema già affrontato, nel 1985, dal Papa Giovanni Paolo II in una bellissima Lettera, diretta per la prima volta ai giovani".

1. Gesù incontra un giovane

  "Questo racconto esprime in maniera efficace la grande attenzione di Gesù verso i giovani, (...) e mostra quanto sia grande il suo desiderio di incontrarvi personalmente e di aprire un dialogo con ciascuno di voi".

2. Gesù lo guardò e lo amò

  "Nel racconto evangelico, San Marco sottolinea come "Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò" (cfr Mc 10,21). Nello sguardo del Signore c'è il cuore di questo specialissimo incontro e di tutta l'esperienza cristiana. Infatti il cristianesimo non è primariamente una morale, ma esperienza di Gesù Cristo, che ci ama personalmente, giovani o vecchi, poveri o ricchi; ci ama anche quando gli voltiamo le spalle".

"La consapevolezza che il Padre ci ha da sempre amati nel suo Figlio, che il Cristo ama ognuno e sempre - scrive ancora il Papa Giovanni Paolo II - "ci permette di superare tutte le prove: la scoperta dei nostri peccati, la sofferenza, lo scoraggiamento. In questo amore si trova la sorgente di tutta la vita cristiana e la ragione fondamentale dell'evangelizzazione: se abbiamo veramente incontrato Gesù, non possiamo fare a meno di testimoniarlo a coloro che non hanno ancora incrociato il suo sguardo!".

3. La scoperta del progetto di vita

  "Il giovane ricco chiede a Gesù: 'Che cosa devo fare?'. La stagione della vita in cui siete immersi è tempo di scoperta: dei doni che Dio vi ha elargito e delle vostre responsabilità. E', altresì, tempo di scelte fondamentali per costruire il vostro progetto di vita. E' il momento, quindi, di interrogarvi sul senso autentico dell'esistenza e di domandarvi: 'Sono soddisfatto della mia vita? C'è qualcosa che manca?'".

  "Non abbiate paura di affrontare queste domande! Lontano dal sopraffarvi, esse esprimono le grandi aspirazioni, che sono presenti nel vostro cuore. Pertanto, vanno ascoltate. Esse attendono risposte non superficiali, ma capaci di soddisfare le vostre autentiche attese di vita e di felicità".

  "Per scoprire il progetto di vita che può rendervi pienamente felici, mettetevi in ascolto di Dio, che ha un suo disegno di amore su ciascuno di voi".

4. Vieni e seguimi!

  "La vocazione cristiana scaturisce da una proposta d'amore del Signore e può realizzarsi solo grazie a una risposta d'amore (...) Sull'esempio di tanti discepoli di Cristo, anche voi, cari amici, accogliete con gioia l'invito alla sequela, per vivere intensamente e con frutto in questo mondo".

  "La tristezza del giovane ricco del Vangelo è quella che nasce nel cuore di ciascuno quando non si ha il coraggio di seguire Cristo, di compiere la scelta giusta. Ma non è mai troppo tardi per rispondergli!".

  "In quest'Anno Sacerdotale, vorrei esortare i giovani e i ragazzi ad essere attenti se il Signore invita ad un dono più grande, nella via del Sacerdozio ministeriale, e a rendersi disponibili ad accogliere con generosità ed entusiasmo questo segno di speciale predilezione, intraprendendo con un sacerdote, con il direttore spirituale il necessario cammino di discernimento. Non abbiate paura, poi, cari giovani e care giovani, se il Signore vi chiama alla vita religiosa, monastica, missionaria o di speciale consacrazione: Egli sa donare gioia profonda a chi risponde con coraggio!".

  "Invito, inoltre, quanti sentono la vocazione al matrimonio ad accoglierla con fede, impegnandosi a porre basi solide per vivere un amore grande, fedele e aperto al dono della vita, che è ricchezza e grazia per la società e per la Chiesa".

5. Orientati verso la vita eterna

  "Interrogarsi sul futuro definitivo che attende ciascuno di noi dà senso pieno all'esistenza, poiché orienta il progetto di vita verso orizzonti non limitati e passeggeri, ma ampi e profondi, che portano ad amare il mondo, da Dio stesso tanto amato, a dedicarci al suo sviluppo, ma sempre con la libertà e la gioia che nascono dalla fede e dalla speranza. Sono orizzonti che aiutano a non assolutizzare le realtà terrene, sentendo che Dio ci prepara una prospettiva più grande".

  "Cari giovani, vi esorto a non dimenticare questa prospettiva nel vostro progetto di vita: siamo chiamati all'eternità".

6. I comandamenti, via dell'amore autentico

  "Anche a voi, Gesù chiede se conoscete i comandamenti, se vi preoccupate di formare la vostra coscienza secondo la legge divina e se li mettete in pratica".

  "Certo, si tratta di domande controcorrente rispetto alla mentalità attuale, che propone una libertà svincolata da valori, da regole, da norme oggettive e invita a rifiutare ogni limite ai desideri del momento".

  "Dio ci dà i comandamenti perché ci vuole educare alla vera libertà, perché vuole costruire con noi un Regno di amore, di giustizia e di pace. Ascoltarli e metterli in pratica non significa alienarsi, ma trovare il cammino della libertà e dell'amore autentici, perché i comandamenti non limitano la felicità, ma indicano come trovarla".

7. Abbiamo bisogno di voi

  "Chi vive oggi la condizione giovanile si trova ad affrontare molti problemi derivanti dalla disoccupazione, dalla mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive concrete per il futuro. (...) Nonostante le difficoltà, non lasciatevi scoraggiare e non rinunciate ai vostri sogni! Coltivate invece nel cuore desideri grandi di fraternità, di giustizia e di pace. Il futuro è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di speranza".

  "Nella mia recente Lettera enciclica sullo sviluppo umano integrale, Caritas in veritate, ho elencato alcune grandi sfide attuali, che sono urgenti ed essenziali per la vita di questo mondo: l'uso delle risorse della terra e il rispetto dell'ecologia, la giusta divisione dei beni e il controllo dei meccanismi finanziari, la solidarietà con i Paesi poveri nell'ambito della famiglia umana, la lotta contro la fame nel mondo, la promozione della dignità del lavoro umano, il servizio alla cultura della vita, la costruzione della pace tra i popoli, il dialogo interreligioso, il buon uso dei mezzi di comunicazione sociale".

  "Sono sfide alle quali siete chiamati a rispondere per costruire un mondo più giusto e fraterno. Sono sfide che chiedono un progetto di vita esigente ed appassionante, nel quale mettere tutta la vostra ricchezza secondo il disegno che Dio ha su ciascuno di voi".

  "In quest'Anno Sacerdotale, vi invito a conoscere la vita dei santi, in particolare quella dei santi sacerdoti. Vedrete che Dio li ha guidati e che hanno trovato la loro strada giorno dopo giorno, proprio nella fede, nella speranza e nell'amore. Cristo chiama ciascuno di voi a impegnarsi con Lui e ad assumersi le proprie responsabilità per costruire la civiltà dell'amore".
MESS/GIORNATA MONDIALE GIOVENTÙ/...                 VIS 20100316 (1210)

lunedì 15 marzo 2010

AI VESCOVI DEL SUDAN: PREDICATE RICONCILIAZIONE E PERDONO

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina, nel ricevere i Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan al termine della Visita "ad Limina Apostolorum", il Santo Padre ha sottolineato che la loro "fedeltà al Signore e i frutti della loro fatica fra le difficoltà e le sofferenze danno eloquente testimonianza del potere della Croce che risplende attraverso la nostre limitazioni e le nostre debolezze umane".

"Sono consapevole di quanto voi e i fedeli del vostro Paese" - ha proseguito il Pontefice - "aspirino alla pace e quanto pazientemente voi lavoriate affinché essa sia ristabilita. Ancorati nella vostra fede e speranza in Cristo, Principe della Pace, possiate sempre trovare nel Vangelo i principi necessari ad ispirare la vostra predicazione ed i vostri insegnamenti, i vostri giudizi ed azioni".

"Ispirati da questi principi, e dando risonanza alle giuste aspirazioni di tutta la comunità cattolica, avete parlato all'unisono per rigettare 'ogni ritorno alla guerra' e nell'appellarvi per il ristabilimento della pace ad ogni livello della vita nazionale!" - ha ricordato il Papa - "Perché la pace si radichi in profondità, è necessario impegnarsi per diminuire i fattori che contribuiscono alle agitazioni, particolarmente la corruzione, le tensioni etniche, l'indifferenza e l'egoismo. Iniziative in merito si dimostrano indubbiamente proficue se si fondano sull'integrità, su di un senso di fratellanza universale e sulle virtù della giustizia, della responsabilità e della carità".

Il Papa ha quindi invitato i Presuli a trarre forza dalla recente Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, "mentre continuate a predicare la riconciliazione e il perdono. Gli effetti della violenza" - ha affermato - "potrebbero impiegare molti anni a sanarsi, tuttavia il cambiamento del cuore è condizione indispensabile per una pace giusta e duratura e deve essere implorato quale dono della grazia di Dio".

"Come araldi del Vangelo, avete cercato di instillare nella vostra gente e nella società un senso di responsabilità verso le attuali e future generazioni, incoraggiando il perdono, l'accettazione e il rispetto reciproco per gli impegni assunti. Avete nel contempo lavorato per far progredire i diritti umani fondamentali mediante le norme giuridiche ed avete sollecitato l'applicazione di un modello integrale di sviluppo economico e umano. Apprezzo tutto ciò che la Chiesa fa nel vostro Paese per aiutare i poveri a vivere con dignità e rispetto di se, a trovare lavoro a lungo termine e a renderli capaci di dare il proprio contributo alla società".

Nel riferirsi successivamente ai rapporti dei Vescovi con i propri sacerdoti, il Santo Padre ha ribadito che i Vescovi devono essere "i primi insegnanti e testimoni della nostra comunione nella fede e dell'amore di Cristo, condividendo iniziative comuni, ascoltando i vostri collaboratori, aiutando i sacerdoti, i religiosi e i fedeli ad accettare di sostenersi reciprocamente come fratelli e sorelle, senza distinzione di razza o di gruppo etnico, in un generoso scambio di doni".

Infine il Pontefice ha espresso il suo apprezzamento ai Vescovi per "il loro impegno a mantenere buoni rapporti con i seguaci dell'Islam. Mentre voi lavorate per promuovere la cooperazione in iniziative pratiche, desidero incoraggiarvi a sottolineare i valori che i cristiani condividono con i musulmani quale base per quel 'dialogo di vita' che è un primo passo essenziale verso l'autentico rispetto e comprensione interreligiosa. La medesima apertura ed amore si devono dimostrare a coloro che appartengono alle religioni tradizionali".
AL/.../SUDAN VIS 20100315 (560)

PRIMO MINISTRO REPUBBLICA DI CROAZIA DAL PAPA

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico, questa mattina, il seguente Comunicato:

"Stamani, sabato 13 marzo 2010, il Santo Padre ha ricevuto il Primo Ministro della Croazia, Signora Jadranka Kosor, che, successivamente, ha incontrato Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, il quale era accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati".

"Al centro dei cordiali colloqui c'è stato un fruttuoso scambio di opinioni su alcuni temi di attualità internazionale e sulla situazione della Regione. In particolare, ci si è soffermati sulla condizione della comunità croata in Bosnia ed Erzegovina, uno dei tre popoli costitutivi del medesimo Paese. In seguito, è stata riconfermata la comune volontà di proseguire il dialogo costruttivo sui temi di interesse comune per la Chiesa e per lo Stato croato. Infine, sono stati esaminate alcune tematiche per quanto concerne il cammino della Croazia verso la piena integrazione nell'Unione europea".
OP/.../PRIMO MINISTRO CROAZIA VIS 20100315 (170)

INTERO PERIODO ESTIVO DEL PAPA A CASTEL GANDOLFO

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha informato che nel corso della prossima estate, il Santo Padre si recherà direttamente da Roma a Castel Gandolfo, per trascorrevi tutto il periodo estivo.

Benedetto XVI, prosegue il Comunicato "ha molto apprezzato gli inviti ricevuti anche quest'anno a recarsi per alcune settimane in località alpine e ha ringraziato sinceramente i Vescovi che li avevano presentati, ma per quest'anno preferisce iniziare subito il periodo estivo di riposo e di studio senza l'impegno di ulteriori trasferimenti".
OP/VACANZE PAPA/... VIS 20100315 (100)

ANGELUS: PARABOLA FIGLIO PRODIGO, VERTICE SPIRITUALITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2010 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina, IV domenica di Quaresima, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Nell'introdurre la preghiera mariana il Santo Padre ha commentato il Vangelo di oggi, la parabola del figlio prodigo narrata da Luca, una pagina che "costituisce un vertice della spiritualità e della letteratura di tutti i tempi".

"Infatti, che cosa sarebbero la nostra cultura, l'arte, e più in generale la nostra civiltà senza questa rivelazione di un Dio Padre pieno di misericordia?" - ha detto il Papa sottolineando che: "Dopo che Gesù ci ha raccontato del Padre misericordioso, le cose non sono più come prima, adesso Dio lo conosciamo: Egli è il nostro Padre, che per amore ci ha creati liberi e dotati di coscienza, che soffre se ci perdiamo e che fa festa se ritorniamo. Per questo, la relazione con Lui si costruisce attraverso una storia, analogamente a quanto accade ad ogni figlio con i propri genitori: all'inizio dipende da loro; poi rivendica la propria autonomia; e infine - se vi è un positivo sviluppo - arriva ad un rapporto maturo, basato sulla riconoscenza e sull'amore autentico".

"In queste tappe" - ha proseguito il Pontefice - "possiamo leggere anche momenti del cammino dell'uomo nel rapporto con Dio. Vi può essere una fase che è come l'infanzia: una religione mossa dal bisogno, dalla dipendenza. Via via che l'uomo cresce e si emancipa, vuole affrancarsi da questa sottomissione e diventare libero, adulto, capace di regolarsi da solo e di fare le proprie scelte in modo autonomo, pensando anche di poter fare a meno di Dio".

"Questa fase, appunto, è delicata, può portare all'ateismo, ma anche questo, non di rado, nasconde l'esigenza di scoprire il vero volto di Dio. Per nostra fortuna, Dio non viene mai meno alla sua fedeltà e, anche se noi ci allontaniamo e ci perdiamo, continua a seguirci col suo amore, perdonando i nostri errori e parlando interiormente alla nostra coscienza per richiamarci a sé".

"Solo sperimentando il perdono" - ha concluso Papa Benedetto XVI - "riconoscendosi amati di un amore gratuito, più grande della nostra miseria, ma anche della nostra giustizia, entriamo finalmente in un rapporto veramente filiale e libero con Dio".
ANG/MISERICORDIA DIVINA/... VIS 20100315 (400)

VISITA BENEDETTO XVI COMUNITÀ EVANGELICA LUTERANA ROMA

CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita alla Comunità Evangelica Luterana di Roma, dove è stato accolto dal Pastore Jens-Martin Kruse, nella "Christuskirche" in Via Sicilia. Inaugurata nel 1922, la Chiesa fu visitata, nel dicembre 1983, da Papa Giovanni Paolo II che vi si recò in occasione del quinto centenario della nascita di Martin Lutero.

Mentre il Papa e il Pastore Luterano raggiungevano l'altare per la celebrazione, il coro, composto da luterani e da seminaristi cattolici tedeschi, intonava il "Jubilate Deo" di Mozart.

Dopo il saluto del Presidente della Comunità Luterana, Dr. Doris Esch - comunità in maggioranza tedesca - il Pastore Kruse e il Papa hanno tenuto l'omelia. Benedetto XVI ha invitato a ringraziare per il fatto "che siamo qui presenti insieme, per esempio, in questa domenica, che cantiamo insieme, che ascoltiamo la parola di Dio, che ci ascoltiamo gli uni gli altri guardando tutti insieme all'unico Cristo, rendendo così testimonianza dell'unico Cristo".

Nel corso dell'omelia a braccio, in tedesco, il Santo Padre ha affermato: "Ascoltiamo tante rimostranze per il fatto che non ci sono progressi nell'ecumenismo, ma dobbiamo dire - e possiamo dirlo con molta gratitudine - che già vi sono molti elementi di unità".

"Non dobbiamo restare contenti" - ha sottolineato il Papa - "dei successi dell'ecumenismo negli ultimi anni, perché non possiamo bere dallo stesso calice e non possiamo essere insieme intorno all'altare".

"Questo" - ha proseguito il Pontefice - "ci deve rendere tristi perché è una situazione peccaminosa, ma l'unità non può essere fatta dagli uomini. Dobbiamo affidarci al Signore, perché è l'unico che può darci l'unità. Speriamo che Lui ci porti a questa unità".

Richiamando le parole del pastore Kruse, il Santo Padre ha riconosciuto che il primo punto di incontro tra luterani e cattolici "deve essere la gioia e la speranza che già viviamo, e la speranza che questa unità possa essere più profonda".

Terminata la Visita, il Papa ha donato alla Comunità Luterana composta di 350 fedeli, una riproduzione del mosaico di Gesù Cristo, il cui originale è collocato sotto l'Altare della Confessione nella Basilica di San Pietro.
BXVI-VISITA CHIESA EVANGELICA LUTERANA/.../... VIS 20100315 (360)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova (Italia), Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

- Sua Beatitudine il Cardinale Lubomyr Husar, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyc (Ucraina).

- L'Arcivescovo Mieczyslaw Mokrzycki, di Lviv dei Latini (Ucraina).

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale di Burkina Faso-Niger, in Visita "Ad Limina Apostolorum":

- L'Arcivescovo Anselmo Titianma Sanon, di Bobo-Dioulasso.

- Il Vescovo Basile Tapsoba, di Koudougou.

- Il Vescovo Wenceslas Compaoré, di Manga.

- Il Vescovo Lucas Kalfa Sanou, di Banfora.

Sabato 13 marzo il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- Il Cardinale Gabriel Zubeir Wako, Arcivescovo di Khartoum, con l'Ausiliare Vescovo Daniel Marco Kur Adwok.

- Il Vescovo Macram Max Gassis, M.C.C.J., di El Obeid, con l'Amministratore Apostolico "sede plena et ad nutum Sanctae Sedis" Vescovo Antonio Menegazzo, M.C.C.J.

- Il Cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, S.D.B., Arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras).
AP:AL/.../... VIS 20100315 (190)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Zelimir Pulijic, Arcivescovo di Zadar (superficie: 3.009; popolazione: 164.840; cattolici: 158.985; sacerdoti: 118; religiosi: 184), Croazia. L'Arcivescovo eletto, finora Vescovo di Dubrovnik (Croazia), è nato nel 1947 a Kamena (Bosnia ed Erzegovina), è stato ordinato sacerdote nel 1974 ed ha ricevuto l'ordinazione episcopale nel 1990.

- Il Monsignor Stanislav Lipovsek, Vescovo di Celje (superficie: 2.711; popolazione: 291.300; cattolici: 238.800; sacerdoti: 136; religiosi: 62; diaconi permanenti: 2), Slovenia. Il Vescovo eletto è nato a Vojnik (Slovenia), nel 1943 ed è stato ordinato sacerdote nel 1968. È stato finora Parroco della Cattedrale di Maribor (Slovenia).

- Il Padre Vicente Biokalic Iglic, C.M., Vescovo Ausiliare di Buenos Aires (superficie: 203; popolazione: 2.847.000; cattolici: 2.609.000; sacerdoti: 849; religiosi: 2.144; diaconi permanenti: 6), Argentina. Il Vescovo eletto, ex-Provinciale della Congregazione della Missione in Argentina, è nato a Lanús (Argentina), nel 1952, ha emesso i voti perpetui nella Congregazione della Missione (Lazzaristi), nel 1976 ed è stato ordinato sacerdoti nel 1978.

  Sabato 13 marzo il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Puerto Cabello (Venezuela), presentata dal Vescovo Ramón José Viloria Pinzón, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Kerema (Papua Nuova Guinea), presentata dal Vescovo Paul John Marx, M.S.C., per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Patrick Tawal, M.S.C., Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Vescovo Ricardo Blázquez Pérez, Arcivescovo Metropolita di Valladolid (superficie: 8.172; popolazione: 521.661; cattolici: 466.412; sacerdoti: 462; religiosi: 1.659; diaconi permanenti: 9), Spagna. L'Arcivescovo eletto, finora Vescovo di Bilbao (Spagna), è nato a Villanueva del Campillo (Spagna), nel 1942, è stato ordinato sacerdote nel 1967 ed ha ricevuto l'ordinazione episcopale nel 1988.

- Ha nominato l'Arcivescovo Eugene Martin Nugent, Nunzio Apostolico in Maurizio e nelle Seychelles, attualmente Nunzio Apostolico in Madagascar e Delegato Apostolico nelle Isole Comore, con funzioni di Delegato Apostolico in La Riunione.

- Ha nominato il Cardinale Cláudio Hummes, O.F.M., Prefetto delle Congregazione per il Clero, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del XVI Congresso Eucaristico del Brasile, che avranno luogo a Brasilia dal 13 al 16 maggio 2010.
RE:NER:NN:NA:NEA/.../...                               VIS 20100315 (380)

sabato 13 marzo 2010

NOTA DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha reso pubblica oggi una Nota intitolata: "Una rotta chiara anche in acque agitate".

"Al termine di questa settimana in cui l'attenzione di gran parte della stampa europea si è concentrata sulla questione degli abusi sessuali compiuti da persone e in istituzioni della Chiesa cattolica, ci siano permesse tre osservazioni. Anzitutto, la linea presa dalla Conferenza episcopale tedesca si è confermata la strada giusta per far fronte al problema nei suoi diversi aspetti. Le dichiarazioni del presidente della Conferenza, arcivescovo Zollitsch, dopo l'incontro con il Santo Padre, riprendono le linee stabilite nella recente assemblea della Conferenza e ne ribadiscono i punti operativi essenziali: riconoscere la verità e aiutare le vittime, rafforzare la prevenzione e collaborare costruttivamente con le autorità - comprese quelle giudiziarie statali - per il bene comune della società. Mons. Zollitsch ha anche ribadito senza incertezze l'opinione degli esperti secondo cui la questione del celibato non va in alcun modo confusa con quella della pedofilia. Il Santo Padre ha incoraggiato la linea dei vescovi tedeschi, che - pur con le specificità del contesto del loro Paese - può ben essere considerata un modello molto utile e ispiratore per altre Conferenze episcopali che si trovino a fronteggiare analoghi problemi".

"Inoltre, l'importante e ampia intervista concessa dal promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Charles Scicluna, spiega dettagliatamente il significato delle norme canoniche specifiche stabilite dalla Chiesa negli anni scorsi per giudicare i gravissimi delitti di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di ecclesiastici. Diventa assolutamente chiaro che tali norme non hanno inteso e non hanno favorito alcuna copertura di tali delitti, ma anzi hanno messo in atto un'intensa attività per affrontare, giudicare e punire adeguatamente questi delitti nel quadro dell'ordinamento ecclesiastico. E' giusto ricordare che tutto ciò è stato impostato e avviato quando il cardinale Ratzinger era prefetto della Congregazione. La sua linea è stata sempre quella del rigore e della coerenza nell'affrontare le situazioni anche più difficili".

"Infine, l'arcidiocesi di Monaco ha risposto, con un comunicato ampio e dettagliato, agli interrogativi circa la vicenda di un sacerdote che si era trasferito da Essen a Monaco di Baviera nel tempo in cui il cardinale Ratzinger era arcivescovo della città, sacerdote che si era poi reso colpevole di abusi. Il comunicato mette in luce come l'arcivescovo era rimasto del tutto estraneo alle decisioni in seguito alle quali si erano potuti verificare gli abusi. E' piuttosto evidente che negli ultimi giorni vi è chi ha cercato - con un certo accanimento, a Regensburg e a Monaco - elementi per coinvolgere personalmente il Santo Padre nelle questioni degli abusi. Per ogni osservatore obiettivo, è chiaro che questi sforzi sono falliti".

"Nonostante la tempesta, la Chiesa vede bene il cammino da seguire, sotto la guida sicura e rigorosa del Santo Padre. Come abbiamo già avuto modo di osservare, speriamo che questo travaglio possa essere alla fine di aiuto alla società nel suo insieme per farsi carico sempre meglio della protezione e della formazione dell'infanzia e della gioventù".
OP/ABUSI SESSUALI/LOMBARDI VIS 20100313 (2460)

PROMOTORE DI GIUSTIZIA DOTTRINA FEDE SU REATI PEDOFILIA

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). Riportiamo un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "Avvenire" al "Promotore di Giustizia" della Congregazione per la Dottrina della Fede, Monsignor Charles J. Scicluna, sull'attività investigativa e giudiziaria della Congregazione sui "Delicta graviora" che includono i reati di pedofilia compiuti da membri del clero.

Monsignor Charles J. Scicluna è il "promotore di giustizia" della Congregazione per la Dottrina della Fede. In pratica si tratta del pubblico ministero del tribunale dell'ex Sant'Uffizio, che ha il compito di indagare sui cosiddetti "delicta graviora", i delitti che la Chiesa cattolica considera i più gravi in assoluto: e cioè quelli contro l'Eucaristia, quelli contro la santità del sacramento della penitenza e il delitto contro il sesto comandamento ("non commettere atti impuri") di un chierico con un minore
di diciotto anni. Delitti che un "motu proprio" del 2001, "Sacramentorum sanctitatis tutela" ha riservato, come competenza, alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Di fatto è il "promotore di giustizia" ad avere a che fare, tra l'altro, con la terribile questione dei sacerdoti accusati di pedofilia periodicamente alla ribalta sui mass media. E Monsignor Scicluna, un maltese affabile e gentile nei modi, ha la fama di adempiere il compito affidatogli con il massimo scrupolo, senza guardare in faccia a nessuno.

D. Monsignore, lei ha la fama di essere un "duro", eppure la Chiesa cattolica viene sistematicamente accusata di essere accomodante nei confronti dei cosiddetti "preti pedofili".

R. Può essere che in passato, forse anche per un malinteso senso di difesa del buon nome dell'istituzione, alcuni Vescovi, nella prassi, siano stati troppo indulgenti verso questi tristissimi fenomeni. Nella prassi dico, perché sul piano dei principi la condanna per questa tipologia di delitti è stata sempre ferma e inequivocabile. Per rimanere al secolo scorso basta ricordare l'ormai celebre istruzione "Crimen Sollicitationis" del 1922...

D. Ma non era del 1962?

R. No, la prima edizione risale al pontificato di Pio XI. Poi con il Beato Giovanni XXIII il Sant'Uffizio ne curò una nuova edizione per i padri Conciliari, ma ne vennero fatte solo duemila copie e non bastarono per la distribuzione che fu rinviata "sine die". Si trattava comunque di norme procedurali da seguire nei casi di sollecitazione in confessione e di altri delitti più gravi a sfondo sessuale come l'abuso sessuale di minori ...

D. Norme che raccomandavano però il segreto...

R. una cattiva traduzione in inglese di questo testo ha fatto pensare che la Santa Sede imponesse il segreto per occultare i fatti. Ma non era così. Il segreto istruttorio serviva per proteggere la buona fama di tutte le persone coinvolte, prima di tutto le stesse vittime, e poi i chierici accusati, che hanno diritto - come chiunque - alla presunzione di innocenza fino a prova contraria. Alla Chiesa non piace la giustizia spettacolo. La normativa sugli abusi sessuali non è stata mai intesa come divieto di denuncia alle autorità civili.

D. Quel documento però viene periodicamente rievocato per accusare l'attuale pontefice di essere stato - in qualità di prefetto dell'ex Sant'Uffizio - il responsabile oggettivo di una politica di occultamento dei fatti da parte della Santa Sede...

R. Si tratta di un'accusa falsa e calunniosa. A questo proposito mi permetto di segnalare alcuni fatti. Tra il 1975 e il 1985 mi risulta che nessuna segnalazione di casi di pedofilia da parte di chierici sia arrivata all'attenzione della nostra Congregazione. Comunque dopo la promulgazione del Codice di Diritto Canonico del 1983 c'è stato un periodo di incertezza sull'elenco dei "delicata graviora" riservati alla competenza di questo dicastero. Solo col "motu proprio" del 2001 il delitto di pedofilia è ritornato alla nostra competenza esclusiva. E da quel momento il Cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell'affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, "sine acceptione personarum". Quindi accusare l'attuale pontefice di occultamento è, ripeto, falso e calunnioso.

D. Nel caso che un sacerdote sia accusato di un "delictum gravius", cosa succede?

R. Se l'accusa è verosimile il vescovo ha l'obbligo di investigare sia l'attendibilità della denuncia che l'oggetto stesso della medesima. E se l'esito di questa indagine previa è attendibile non ha più potere di disporre della materia e deve riferire il caso alla nostra Congregazione, dove viene trattato dall'ufficio disciplinare.

D. Da chi è composto questo ufficio?

R. Oltre al sottoscritto, che essendo uno dei superiori del dicastero, si occupa anche di altre questioni, c'è un capo ufficio, padre Pedro Miguel Funes Diaz, sette ecclesiastici ed un penalista laico che seguono queste pratiche. Altri officiali della Congregazione prestano il loro prezioso contributo secondo le esigenze di lingua e di competenza.

D. Questo ufficio è stato accusato di lavorare poco e con lentezza...

R. Si tratta di rilievi ingiusti. Nel 2003 e 2004 c'è stata una valanga di casi che ha investito le nostre scrivanie. Molti dei quali venivano dagli Stati Uniti e riguardavano il passato. Negli ultimi anni, grazie a Dio, il fenomeno si è di gran lunga ridotto. E quindi adesso cerchiamo di trattare i casi nuovi in tempo reale.

D. Quanti ne avete trattati finora?

R. Complessivamente in questi ultimi nove anni (2001-2010) abbiamo valutato le accuse riguardanti circa 3000 casi di sacerdoti diocesani e religiosi che si riferiscono a delitti commessi negli ultimi cinquanta anni.

D. Quindi di tremila casi di preti pedofili?

R. Non è corretto dire così. Possiamo dire che grosso modo nel 60% di questi casi si tratta più che altro di atti di efebofilia, cioè dovuti ad attrazione sessuale per adolescenti dello stesso sesso, in un altro 30% di rapporti eterosessuali e nel 10% di atti di vera e propria pedofilia, cioè determinati da una attrazione sessuale per bambini impuberi. I casi di preti accusati di pedofilia vera e propria sono quindi circa trecento in nove anni. Si tratta sempre di troppi casi - per carità! - ma bisogna
riconoscere che il fenomeno non è così esteso come si vorrebbe far credere.

D. Tremila quindi gli accusati. Quanti i processati e condannati?

R. Intanto si può dire che un processo vero e proprio, penale o amministrativo, si è svolto nel 20% dei casi e normalmente è stato celebrato nelle diocesi di provenienza - sempre sotto la nostra supervisione - e solo rarissimamente qui a Roma. Facciamo così anche per una maggiore speditezza dell'iter. Nel 60% dei casi poi, soprattutto a motivo dell'età avanzata degli accusati, non c'è stato processo, ma, nei loro confronti, sono stati emanati dei provvedimenti amministrativi e disciplinari, come l'obbligo a non celebrare messa coi fedeli, a non confessare, a condurre una vita ritirata e di preghiere. È bene ribadire che in questi casi, tra i quali ce ne sono alcuni particolarmente eclatanti di cui si sono occupati i media, non si tratta di assoluzioni. Certo non c'è stata una condanna formale, ma se si è obbligati al silenzio e alla preghiera qualche motivo ci sarà...

D. All'appello manca ancora il 20% dei casi...

R. Diciamo che in un 10% di casi, quelli particolarmente gravi e con prove schiaccianti, il Santo Padre si è assunto la dolorosa responsabilità di autorizzare un decreto di dimissione dallo stato clericale. Un provvedimento gravissimo, preso per via amministrativa, ma inevitabile. Nell'altro 10% dei casi poi, sono stati gli stessi chierici accusati a chiedere la dispensa dagli obblighi derivati dal sacerdozio. Che è stata prontamente accettata. Coinvolti in questi ultimi casi ci sono stati sacerdoti trovati in possesso di materiale pedopornografico e che per questo sono stati condannati dall'autorità civile.

D. Da dove vengono questi tremila casi?

R. Soprattutto dagli Stati Uniti che per gli anni 2003-2004 rappresentavano circa l'80% del totale di casi. Per il 2009 lo "share" statunitense è sceso a circa il 25% dei 223 nuovi casi segnalati da tutto il mondo. Negli ultimi anni (2007-2009), infatti, la media annuale dei casi segnalati alla Congregazione dal mondo è stata proprio di 250 casi. Molti paesi segnalano solo uno o due casi. Cresce quindi la diversità ed il numero dei paesi di provenienza dei casi ma il fenomeno è assai ridotto. Bisogna ricordare infatti che il numero complessivo dei sacerdoti diocesani e religiosi nel mondo è di 400mila. Questo dato statistico non corrisponde alle percezione che si crea quando questi casi così tristi occupano le prime pagine dei giornali.

D. E dall'Italia?

R. Finora il fenomeno non sembra abbia dimensioni drammatiche, anche se ciò che mi preoccupa è una certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola. La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) offre un ottimo servizio di consulenza tecnico-giuridica per i vescovi che devono trattare questi casi. Noto con grande soddisfazione un impegno sempre maggiore da parte dei vescovi italiani di fare chiarezza sui casi segnalati loro.

D. Lei diceva che i processi veri e propri riguardano circa il 20% dei circa tremila casi che avete esaminato negli ultimi nove anni. Sono finiti tutti con la condanna degli accusati?

R. Molti dei processi ormai celebrati sono finiti con una condanna dell'accusato. Ma non sono mancati quelli dove il sacerdote è stato dichiarato innocente o dove le accuse non sono state ritenute sufficientemente provate. In tutti i casi comunque si fa non solo lo studio sulla colpevolezza o meno del chierico accusato, ma anche il discernimento sull'idoneità dello stesso al ministero pubblico.

D. Un'accusa ricorrente fatta alle gerarchie ecclesiastiche è quella di non denunciare anche alle autorità civili i reati di pedofilia di cui vengono a conoscenza.

R. In alcuni paesi di cultura giuridica anglosassone, ma anche in Francia, i vescovi, se vengono a conoscenza di reati commessi dai propri sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli all'autorità giudiziaria. Si tratta di un dovere gravoso perché questi vescovi sono costretti a compiere un gesto paragonabile a quello compiuto da un genitore che denuncia un proprio figlio. Ciononostante, la nostra indicazione in questi casi è di rispettare la legge.

D. E nei casi in cui i vescovi non hanno questo obbligo per legge?

R. In questo caso noi non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime. Inoltre li invitiamo a dare tutta l'assistenza spirituale, ma non solo spirituale, a queste vittime. In un recente caso riguardante un sacerdote condannato da un tribunale civile italiano, è stata proprio questa Congregazione a suggerire ai denunciatori, che si erano rivolti a noi per un processo canonico, di adire anche alle autorità civili nell'interesse delle vittime e per evitare altri reati.

D. Un'ultima domanda: è prevista la prescrizione per i "delicta graviora"?

R. Lei tocca un punto - a mio avviso - dolente. In passato, cioè prima del 1889, quello della prescrizione dell'azione penale era un istituto estraneo al diritto canonico. E per i delitti più gravi solo con il "motu proprio" del 2001 è stata introdotta una prescrizione di dieci anni. In base a queste norme nei casi di abuso sessuale il decennio incomincia a decorrere dal giorno in cui il minore compie i diciotto anni.

D. È sufficiente?

R. La prassi indica che il termine di dieci anni non è adeguato a questo tipo di casi e sarebbe auspicabile un ritorno al sistema precedente dell'imprescrittibilità dei "delicta graviora". Il 7 novembre 2002, comunque, il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II ha concesso a questo dicastero la facoltà di derogare dalla prescrizione caso per caso su motivata domanda dei singoli vescovi. E la deroga viene normalmente concessa.
CDF/DELICTA GRAVIORA/SCICLUNA VIS 20100313 (1.910)

venerdì 12 marzo 2010

SACERDOTI: TOTALE ADESIONE A CRISTO E ALLA CHIESA


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti al Congresso Teologico, organizzato dalla Congregazione per il Clero, che si tiene nei giorni 11 e 12 marzo presso la Pontificia Università Lateranense, sul tema: "Fedeltà di Cristo, Fedeltà del Sacerdote".

  "In un'epoca come la nostra" - ha detto il Santo Padre - "è importante avere ben chiara la peculiarità teologica del Ministero ordinato per non cedere alla tentazione di ridurlo alle categorie culturali dominanti. In un contesto di diffusa secolarizzazione, che esclude progressivamente Dio dalla sfera pubblica, e, tendenzialmente, anche dalla coscienza sociale condivisa, spesso il sacerdote appare 'estraneo' al sentire comune (...). Per tale motivo è importante superare pericolosi riduzionismi, che, nei decenni passati (...), hanno presentato il sacerdote quasi come un 'operatore sociale', rischiando di tradire lo stesso Sacerdozio di Cristo".

  "Come si rivela sempre più urgente l'ermeneutica della continuità per comprendere in modo adeguato i testi del Concilio Ecumenico Vaticano II, analogamente appare necessaria" - ha sottolineato il Pontefice - "un'ermeneutica che potremmo definire 'della continuità sacerdotale', la quale, partendo da Gesù di Nazaret, Signore e Cristo, e passando attraverso i duemila anni della storia di grandezza e di santità, di cultura e di pietà, che il Sacerdozio ha scritto nel mondo, giunga fino ai nostri giorni".

  "È particolarmente importante" - ha affermato Benedetto XVI - "che la chiamata a partecipare all'unico Sacerdozio di Cristo nel Ministero ordinato fiorisca nel 'carisma della profezia': c'è grande bisogno di sacerdoti che parlino di Dio al mondo e che presentino a Dio il mondo; uomini non soggetti ad effimere mode culturali, ma capaci di vivere autenticamente quella libertà che solo la certezza dell'appartenenza a Dio è in grado di donare. (...) Oggi la profezia più necessaria è quella della fedeltà che partendo dalla Fedeltà di Cristo all'umanità (...) conduca a vivere il proprio sacerdozio nella totale adesione a Cristo e alla Chiesa".

  Il sacerdote "deve porre ogni cura nel sottrarsi alla mentalità dominante, che tende ad associare il valore del ministro non al suo essere, ma alla sua funzione (...)" - ha ribadito ancora il Papa - "L'orizzonte dell'appartenenza ontologica a Dio costituisce, inoltre, la giusta cornice per comprendere e riaffermare, anche ai nostri giorni, il valore del sacro celibato, che nella Chiesa latina è un carisma richiesto per l'Ordine sacro ed è tenuto in grandissima considerazione nelle Chiese Orientali. Esso è autentica profezia del Regno, (...) espressione del dono di sé a Dio e agli altri".

  "Quella del sacerdote è, pertanto, un'altissima vocazione, che rimane un grande Mistero (...). I nostri limiti e le nostre debolezze devono indurci a vivere e a custodire con profonda fede tale dono prezioso, con il quale Cristo ci ha configurati a Sé, rendendoci partecipi della Sua Missione salvifica. Infatti, la comprensione del Sacerdozio ministeriale è legata alla fede e domanda, in modo sempre più forte, una radicale continuità tra la formazione seminaristica e quella permanente".

  "Gli uomini e le donne del nostro tempo" - ha concluso il Pontefice - "ci chiedono soltanto di essere fino in fondo sacerdoti e nient'altro. I fedeli laici troveranno in tante altre persone ciò di cui umanamente hanno bisogno, ma solo nel sacerdote potranno trovare quella Parola di Dio che deve essere sempre sulle sue labbra; la Misericordia del Padre, abbondantemente e gratuitamente elargita nel Sacramento della Riconciliazione; il Pane di Vita nuova".
AC/SACERDOZIO/...                               VIS 20100312 (550)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Akio Johnson Mutek, di Torit, con il Vescovo emerito Paride Taban.

-    Il Vescovo Rudolf Deng Majak, di Wau.

-    Il Vescovo Erkolano Lodu Tombe, di Yei.

- L'Arcivescovo Robert Zolltsch, di Freiburg im Breisgau (Repubblica Federale di Germania).

  Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

  Nel pomeriggio di ieri il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".
AL:AP/.../...                                       VIS 20100312 (100)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Jean-Claude Boulanger, Vescovo di Bayeux (superficie: 5.548; popolazione: 647.933; cattolici: 460.110; sacerdoti: 236; religiosi: 617; diaconi permanenti: 19), Francia. Finora Vescovo di Sées (Francia), il Vescovo Boulanger succede al Vescovo Pierre Pican, S.D.B., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi.
NER:RE/.../BOULANGER:PICAN                             VIS 20100312 (70)

giovedì 11 marzo 2010

CONFESSORI: INSTAURARE DIALOGO DI SALVEZZA CON PENITENTI


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAR. 2010 (VIS). Nel ricevere questa mattina i partecipanti al Corso annuale sul Foro Interno organizzato dalla Penitenzieria Apostolica, il Santo Padre Benedetto XVI ha rilevato nel suo discorso che essi manifestano "la forte esigenza di approfondire una tematica essenziale per il ministero e la vita dei presbiteri".

  "Il vostro Corso si colloca provvidenzialmente" - ha ricordato il Santo Padre - "nell'Anno Sacerdotale, che ho indetto per il 150° anniversario della nascita al Cielo di San Giovanni Maria Vianney, il quale ha esercitato in modo eroico e fecondo il ministero della Riconciliazione. (...) Dal Santo Curato d'Ars, noi sacerdoti possiamo imparare non solo una inesauribile fiducia nel Sacramento della Penitenza, che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del 'dialogo di salvezza' che in esso si deve svolgere".

  "La coscienza del proprio limite ed il bisogno di ricorrere alla Misericordia Divina per chiedere perdono" - ha affermato il Papa - "per convertire il cuore e per essere sostenuti nel cammino di santità, sono fondamentali nella vita del sacerdote: solo chi per primo ne ha sperimentato la grandezza può essere convinto annunciatore e amministratore della Misericordia di Dio".

  "Viviamo in un contesto culturale segnato dalla mentalità edonistica e relativistica, che tende a cancellare Dio dall'orizzonte della vita, che non favorisce l'acquisizione di un quadro chiaro di valori di riferimento e non aiuta a discernere il bene dal male e a maturare un giusto senso del peccato. (...) Se guardiamo al contesto culturale in cui visse San Giovanni Maria Vianney, vediamo che, per vari aspetti, non era così dissimile dal nostro. Anche al suo tempo, infatti, esisteva una mentalità ostile alla fede, espressa da forze che cercavano addirittura di impedire l'esercizio del ministero".

  "In tali circostanze, il Santo Curato d'Ars fece 'della chiesa la sua casa', per condurre gli uomini a Dio. Egli visse con radicalità lo spirito di orazione, (...) apparendo ai suoi contemporanei un segno così evidente della presenza di Dio, da spingere tanti penitenti ad accostarsi al suo confessionale. Nelle condizioni di libertà in cui oggi è possibile esercitare il ministero sacerdotale, è necessario che i presbiteri vivano in 'modo alto' la propria risposta alla vocazione, perché soltanto chi diventa ogni giorno presenza viva e chiara del Signore può suscitare nei fedeli il senso del peccato, dare coraggio e far nascere il desiderio del perdono di Dio". 

  La 'crisi' del Sacramento della Penitenza, di cui spesso si parla, interpella anzitutto i sacerdoti e la loro grande responsabilità di educare il Popolo di Dio alle radicali esigenze del Vangelo" - ha ribadito il Pontefice - "In particolare, chiede loro di dedicarsi generosamente all'ascolto delle confessioni sacramentali; di guidare con coraggio il gregge, perché non si conformi alla mentalità di questo mondo, ma sappia compiere scelte anche controcorrente, evitando accomodamenti o compromessi".

  Infine Benedetto XVI ha invitato i sacerdoti  a instaurare con i penitenti il  "dialogo di salvezza", proposto da San Giovanni Maria Vianney. Un dialogo che "nascendo dalla certezza di essere amati da Dio, aiuta l'uomo a riconoscere il proprio peccato e a introdursi, progressivamente, in quella stabile dinamica di conversione del cuore, che porta alla radicale rinuncia al male e ad una vita secondo Dio".
AC/CONFESSIONE/PENITENZIERIA APOSTOLICA               VIS 20100311 (540)


MESSAGGIO PER LA MORTE DELLO SCEICCO TANTAWI


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAR. 2010 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato a nome del Santo Padre Benedetto XVI, il seguente Messaggio allo Sceicco Muhammad Abd al-Aziz Wasil, "Wakil" dell'Università di Al-Azhar, Il Cairo (Egitto).

  "Nell'apprendere la notizia dell'improvvisa morte del Grande Imam e Sceicco di Al-Azhar, Dottor Muhammad Sayyed Tantawi, Papa Benedetto XVI mi ha pregato di trasmettere alla vostra comunità e alla famiglia dello Sceicco Tantawi le sue sentite condoglianze accompagnate dalla preghiera. Benedetto XVI ricorda la eminente figura del leader religioso che per molti anni è stato apprezzato interlocutore del dialogo fra musulmani e cattolici".

  "Esprimo a mia volta le mie condoglianze e ricordo con gratitudine l'impulso che il defunto Sceicco diede agli incontri del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e del Comitato Permanente di Al-Azhar per il Dialogo".
MESS/MORTE SCEICCO TANTAWI/BERTONE               VIS 20100311 (150)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 11 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.

  - Cinque Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan, in Visita "ad Limina Apostolorum":

-    L'Arcivescovo Paulino Lukudu Loro, M.C.C.J., di Juba.

-    Il Monsignor Roko Taban Mousa, Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" di Malakal, con il Vescovo emerito Vincent Mojwok Nyiker.

-    Il Vescovo Cesare Mazzolari, M.C.C.J., di Rumbek.

-    Il Vescovo Edward Hiiboro Kussala, di Tombura-Yambio.
AP:AL/.../...                                 VIS 20100311 (90)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Jorge Solórzano Pérez, Vescovo di Granata (superficie: 7.453; popolazione: 543.000; cattolici: 445.000; sacerdoti: 74; religiosi: 191), Nicaragua. Il Vescovo Solórzano Pérez, finora Vescovo di Matagalpa (Nicaragua), succede al Vescovo Bernardo Hombach, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignore John Douglas Deshotel, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Dallas (superficie: 19.475; popolazione. 3.630.955; cattolici: 1.094.688; sacerdoti: 198; religiosi: 196; diaconi permanenti: 143), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato a Kinder (Stati Uniti d'America), nel 1952 ed è stato ordinato sacerdote nel 1978. È stato finora Vicario Generale della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Monsignore Mark Joseph Seitz, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Dallas (superficie: 19.475; popolazione. 3.630.955; cattolici: 1.094.688; sacerdoti: 198; religiosi: 196; diaconi permanenti: 143), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato a Milwaukee (Stati Uniti d'America) nel 1954 ed è stato ordinato sacerdote nel 1980. È stato finora Parroco della "Saint Rita Parish" a Dallas (Stati Uniti d'America).
NER:RE:NEA/.../...                                   VIS 20100311 (190)


mercoledì 10 marzo 2010

SAN BONAVENTURA: UNICITÀ E CONTINUITÀ DELLA CHIESA


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale di oggi, tenutasi nell'Aula Paolo VI, all'opera letteraria e dottrinale di San Bonaventura da Bagnoregio.

  "San Bonaventura, tra i vari meriti" - ha detto Papa Benedetto XVI - "ha avuto quello di interpretare autenticamente e fedelmente la figura di San Francesco d'Assisi". Infatti reagì di fronte alla corrente spiritualistica dell'Ordine Francescano, nata dalle idee dell'Abate Gioacchino da Fiore, che "sosteneva che con San Francesco era stata inaugurata la fase finale della storia (...) per iniziare la nuova Chiesa dello Spirito, non più legata alle vecchie strutture della Chiesa gerarchica. Vi era dunque il rischio di un gravissimo fraintendimento del messaggio di San Francesco, della sua umile fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, e tale equivoco comportava una visione erronea del Cristianesimo nel suo insieme".

  "San Bonaventura affrontò il problema proprio nell'ultima sua opera (...)  intitolata 'Hexaëmeron'" nella quale afferma che: "Dio è uno per tutta la storia (...). La storia è una, anche se è un cammino e (...) un cammino di progresso. (...) Gesù Cristo è l'ultima parola di Dio (...) Non c'è un altro Vangelo, non c'è un'altra Chiesa da aspettare. Perciò anche l'Ordine di San Francesco deve inserirsi in questa Chiesa, nella sua fede, nel suo ordinamento gerarchico"

  "Questo non significa" - ha proseguito Benedetto XVI - "che la Chiesa sia immobile, fissa nel passato e non possa esserci novità in essa". Con l'espressione "Le opere di Cristo non vengono meno, ma progrediscono" "San Bonaventura formula esplicitamente l'idea del progresso (...) Anche san Bonaventura riconosce i Padri come maestri per sempre, ma il fenomeno di San Francesco gli dà la certezza che la ricchezza della parola di Cristo è inesauribile e che anche nelle nuove generazioni possono apparire nuove luci. L'unicità di Cristo garantisce anche novità e rinnovamento nel futuro".

  "Anche oggi" - ha affermato il Pontefice - "esistono visioni secondo le quali tutta la storia della Chiesa nel secondo millennio sarebbe stata un declino permanente; alcuni vedono il declino già subito dopo il Nuovo Testamento. (...) Che cosa sarebbe la Chiesa senza la nuova spiritualità dei Cistercensi, dei Francescani e Domenicani, della spiritualità di Santa Teresa d'Avila e di San Giovanni della Croce, e così via? (...). San Bonaventura ci insegna l'insieme del necessario discernimento, anche severo, del realismo sobrio e dell'apertura a nuovi carismi donati da Cristo, nello Spirito Santo, alla sua Chiesa".

  "Dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto è nuovo, che c'è un'altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare è finita, e avremmo un'altra, totalmente altra, un utopismo anarchico. Grazie a Dio, i timonieri saggi della barca di Pietro, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, hanno da una parte difeso la novità del Concilio e nello stesso tempo l'unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di grazia".
 
  Commentando alcuni scritti teologico-mistici di San Bonaventura "che sono l'anima del suo governo", il Papa ha fatto rilevare l'importanza del suo capolavoro l''Itinerarium mentis in Deum', nel quale l'Autore indica che la conoscenza di Dio è un percorso in diverse tappe che culmina nella "unione appagante con la Trinità per mezzo di Cristo, a imitazione di Francesco d'Assisi".

  Prima dell'Udienza, nella Basilica di San Pietro, il Papa ha salutato il pellegrinaggio promosso dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi, "luminosa figura del clero milanese" dopo la recente Beatificazione, nell'ottobre 2009.

  Riferendosi alla "straordinaria attività" dispiegata "in favore dei bambini in difficoltà, dei disabili, degli anziani, dei malati terminali e nel vasto ambito assistenziale e sanitario", il Santo Padre ha affermato: "Mediante i vostri progetti di solidarietà, vi sforzate di proseguire la benemerita opera iniziata dal Beato Carlo Gnocchi, apostolo dei tempi moderni e genio della carità cristiana".

  "In questo Anno sacerdotale, ancora una volta la Chiesa guarda a lui come a un modello da imitare. Il suo fulgido esempio sostenga l'impegno di quanti si dedicano al servizio dei più deboli e susciti nei sacerdoti il vivo desiderio di riscoprire e rinvigorire la consapevolezza dello straordinario dono di Grazia che il ministero ordinato rappresenta per chi lo ha ricevuto, per la Chiesa intera e per il mondo".
AG/SAN BONAVENTURA/...                           VIS 20100310 (740)



APPELLO IN FAVORE TURCHIA E NIGERIA


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAR. 2010 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale, il Santo Padre Benedetto XVI ha manifestato la sua profonda vicinanza "alle persone colpite dal recente sisma in Turchia ed alle loro famiglie. A ciascuno assicuro la mia preghiera, mentre chiedo alla comunità internazionale di contribuire con prontezza e generosità ai soccorsi".

  Successivamente, nel ricordare i fatti di violenti degli ultimi giorni in Nigeria ha detto: "Il mio sentito cordoglio va anche alle vittime dell'atroce violenza, che insanguina la Nigeria e che non ha risparmiato nemmeno i bambini indifesi. Ancora una volta ripeto con animo accorato che la violenza non risolve i conflitti, ma soltanto ne accresce le tragiche conseguenze. Faccio appello a quanti nel Paese hanno responsabilità civili e religiose, affinché si adoperino per la sicurezza e la pacifica convivenza di tutta la popolazione. Esprimo, infine, la mia vicinanza ai Pastori e ai fedeli nigeriani e prego perché, forti e saldi nella speranza, siano autentici testimoni di riconciliazione".
AG/APPELLO/TURCHIA:NIGERIA                       VIS 20100310 (170)


CRISI FINANZIARIA E DIRITTI UMANI


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAR. 2010 (VIS). L'Arcivescovo Silvano Tomasi, C.S., Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra, è intervenuto il 3 marzo scorso alla XIII Sessione Ordinaria del Consiglio dei Diritti dell'Uomo sulla crisi economica e finanziaria mondiale.

  All'inizio del suo discorso l'Arcivescovo Tomasi ha espresso anche a nome della Delegazione della Santa Sede "le condoglianze e la solidarietà al popolo cileno per le vittime del recente terremoto".

  "La Delegazione delle Santa Sede" - ha proseguito l'Arcivescovo "intende riaffermare la sua convinzione che la prospettiva dei diritti umani offre un contributo positivo per una soluzione della corrente crisi finanziaria. (...) Questa situazione richiede nuove regole ed un sano sistema globale di governo che assicuri una via sostenibile e di vasta portata per lo sviluppo di tutti".

  L'Arcivescovo ha citato fra le conseguenze negative della crisi finanziaria "lo scandalo della fame, la crescente disuguaglianza nel mondo, milioni di persone disoccupate e milioni di altre ridotte in estrema povertà, (...) la mancanza di protezione sociale per i più vulnerabili. Questi squilibri, il Santo Padre ci ricorda nella recente enciclica 'Caritas in Veritate' 'sono prodotti quando l'azione economica, concepita meramente come motore per la creazione di ricchezza, è distaccata dall'azione politica, concepita come mezzo per perseguire la giustizia mediante la ridistribuzione'. Equità e giustizia sono criteri essenziali nella gestione dell'economia mondiale".

  "Obiettivo comune è la protezione e il rispetto della dignità umana che accomuna l'intera famiglia umana, una unità radicata nei quattro principi fondamentali della centralità della persona umana, la solidarietà, la sussidiarietà e il bene comune. In tale contesto la revisione del Consiglio dei Diritti Umani deve tendere anche a operare cambiamenti sulla base di una realtà e di una concreta applicazione dei diritti umani, che deve essere prioritaria".

  "La dottrina sociale della Chiesa da sempre ha perseguito tale obiettivo con particolare attenzione ai membri più vulnerabili della società. Infatti dando priorità agli esseri umani e all'ordine creato che li sostiene nel loro viaggio terreno, noi possiamo modificare le regole che governano il sistema finanziario per servire un cambiamento concreto, e allontanarci dalle antiche abitudini di cupidigia che hanno portato alla crisi attuale, e promuovere uno sviluppo integrale e l'applicazione effettiva dei diritti umani poiché 'il capitale primario che deve essere salvaguardato e tenuto in considerazione è la persona umana nella sua integrità".
DELSS/DIRITTI UMANI/TOMASI                                   VIS 20100310 (390)


martedì 9 marzo 2010

A PROPOSITO DEL DIBATTITO SUGLI ABUSI SESSUALI


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAR. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo una Nota del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., relativa ai casi di abusi sessuali di minori in istituzioni di enti ecclesiastici.

  "Da alcuni mesi la gravissima questione degli abusi sessuali su minori in istituzioni gestite da entri ecclesiastici e da parte di persone con responsabilità nella Chiesa, in particolare sacerdoti, ha investito la Chiesa e la società irlandese. Di recente il Santo Padre ha dimostrato la sua partecipazione, in particolare con due incontri, prima con i più alti rappresentanti dell'episcopato e poi con tutti i vescovi ordinari, e prepara la pubblicazione di una lettera sull'argomento per la Chiesa in Irlanda".

  "Ma nelle ultime settimane il dibattito sugli abusi sessuali nei confronti di minori sta coinvolgendo la Chiesa anche in alcuni Paesi dell'Europa centrale (Germania, Austria, Olanda). Su questo sviluppo ci siano permesse alcune semplici considerazioni".

  "Le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte (la Provincia dei gesuiti tedeschi - prima ad essere coinvolta per il caso del Collegio Canisius di Berlino -, la Conferenza episcopale tedesca, la Conferenza episcopale austriaca, la Conferenza episcopale olandese…) hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione. Hanno dato prova di volontà di trasparenza, in certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa. Così facendo hanno affrontato le questioni "con il piede giusto", perché il punto di partenza corretto è il riconoscimento di ciò che è avvenuto, e la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro. Inoltre, hanno ripreso in considerazione le "Direttive" già esistenti o hanno previsto nuove indicazioni operative per mettere a fuoco anche la strategia di prevenzione, affinché sia fatto tutto il possibile perché in futuro simili gravissimi fatti non abbiano a ripetersi".

  "Questi fatti mobilitano la Chiesa ad elaborare le risposte appropriate e vanno inseriti in un contesto e in una problematica più ampia che riguarda la tutela dei bambini e dei giovani dagli abusi sessuali nella società. Certamente gli errori compiuti nelle istituzioni e da responsabili ecclesiali sono particolarmente riprovevoli, data la responsabilità educativa e morale della Chiesa. Ma tutte le persone obiettive ed informate sanno che la questione è molto più ampia, e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva. Solo per fare un esempio, i dati recentemente forniti dalle autorità competenti in Austria dicono che in uno stesso periodo di tempo i casi accertati in istituzioni riconducibili alla Chiesa sono stati 17, mentre ve ne sono stati altri 510 in altri ambienti. E' bene preoccuparsi anche di questi".

  "Giustamente in Germania vengono ora ipotizzate iniziative, promosse dal Ministero della famiglia, per convocare una "tavola rotonda" delle diverse realtà educative e sociali per affrontare la questione in una prospettiva complessiva e adeguata. La Chiesa è naturalmente pronta a partecipare e impegnarsi. Probabilmente la sua dolorosa esperienza può essere un contributo utile anche per altri. Il Cancelliere, Signora Merkel, ha giustamente dato atto alla Chiesa in Germania della serietà e della costruttività del suo impegno".

  "Per completare queste considerazioni, è bene ricordare ancora che la Chiesa vive inserita nella società civile e in essa assume le sue responsabilità, ma ha anche un suo ordinamento specifico distinto, quello "canonico", che risponde alla sua natura spirituale e sacramentale, in cui quindi anche le procedure giudiziali e penali sono di natura diversa (ad esempio non prevedono pene pecuniarie o di privazione della libertà, ma impedimento di esercizio di ministero, privazione di diritti nel campo ecclesiastico, ecc.). Nell'ambito canonico il delitto di abuso sessuale di minori è sempre stato considerato uno dei più gravi fra tutti, e le norme canoniche lo hanno costantemente riaffermato, in particolare la Lettera "De delictis gravioribus" del 2001, talvolta inopportunamente citata come causa di una "cultura del silenzio". Chi conosce e capisce di che cosa si tratta, sa che è stata un segnale determinante per richiamare l'episcopato sulla gravità del problema e un impulso concreto per l'elaborazione di direttive operative per affrontarlo".

  "In conclusione, se non si può negare la gravità del travaglio che la Chiesa sta attraversando, non bisogna rinunciare a fare tutto il possibile perché se ne ottengano alla fine anche risultati positivi, di migliore protezione dell'infanzia e della gioventù nella Chiesa e nella società, e di purificazione per la Chiesa stessa".
OP/ABUSI SESSUALI/LOMBARDI                       VIS 20100309 (740)


Copyright © VIS - Vatican Information Service