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giovedì 6 febbraio 2014

MESSAGGIO PER LA XXIX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

Città del Vaticano, 6 febbraio 2014 (VIS). Pubblichiamo di seguito il Messaggio, datato 21 gennaio 2014, che il Santo Padre ha indirizzato ai giovani in preparazione della XXIX Giornata Mondiale della Gioventù 2014, sul tema: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli".

"Cari giovani,

è impresso nella mia memoria lo straordinario incontro che abbiamo vissuto a Rio de Janeiro, nella XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù: una grande festa della fede e della fraternità! La brava gente brasiliana ci ha accolto con le braccia spalancate, come la statua del Cristo Redentore che dall’alto del Corcovado domina il magnifico scenario della spiaggia di Copacabana. Sulle rive del mare Gesù ha rinnovato la sua chiamata affinché ognuno di noi diventi suo discepolo missionario, lo scopra come il tesoro più prezioso della propria vita e condivida questa ricchezza con gli altri, vicini e lontani, fino alle estreme periferie geografiche ed esistenziali del nostro tempo.

La prossima tappa del pellegrinaggio intercontinentale dei giovani sarà a Cracovia, nel 2016. Per scandire il nostro cammino, nei prossimi tre anni vorrei riflettere insieme a voi sulle Beatitudini evangeliche, che leggiamo nel Vangelo di san Matteo (5,1-12). Quest’anno inizieremo meditando sulla prima: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli" (Mt 5,3); per il 2015 propongo "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5,8); e infine, nel 2016, il tema sarà "Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia" (Mt 5,7).

1. La forza rivoluzionaria delle Beatitudini

Ci fa sempre molto bene leggere e meditare le Beatitudini! Gesù le ha proclamate nella sua prima grande predicazione, sulla riva del lago di Galilea. C’era tanta folla e Lui salì sulla collina, per ammaestrare i suoi discepoli, perciò quella predica viene chiamata 'discorso della montagna'. Nella Bibbia, il monte è visto come luogo dove Dio si rivela, e Gesù che predica sulla collina si presenta come maestro divino, come nuovo Mosè. E che cosa comunica? Gesù comunica la via della vita, quella via che Lui stesso percorre, anzi, che Lui stesso è, e la propone come via della vera felicità. In tutta la sua vita, dalla nascita nella grotta di Betlemme fino alla morte in croce e alla risurrezione, Gesù ha incarnato le Beatitudini. Tutte le promesse del Regno di Dio si sono compiute in Lui.

Nel proclamare le Beatitudini Gesù ci invita a seguirlo, a percorrere con Lui la via dell’amore, la sola che conduce alla vita eterna. Non è una strada facile, ma il Signore ci assicura la sua grazia e non ci lascia mai soli. Povertà, afflizioni, umiliazioni, lotta per la giustizia, fatiche della conversione quotidiana, combattimenti per vivere la chiamata alla santità, persecuzioni e tante altre sfide sono presenti nella nostra vita. Ma se apriamo la porta a Gesù, se lasciamo che Lui sia dentro la nostra storia, se condividiamo con Lui le gioie e i dolori, sperimenteremo una pace e una gioia che solo Dio, amore infinito, può dare.

Le Beatitudini di Gesù sono portatrici di una novità rivoluzionaria, di un modello di felicità opposto a quello che di solito viene comunicato dai media, dal pensiero dominante. Per la mentalità mondana, è uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi, che sia morto su una croce! Nella logica di questo mondo, coloro che Gesù proclama beati sono considerati 'perdenti', deboli. Sono esaltati invece il successo ad ogni costo, il benessere, l’arroganza del potere, l’affermazione di sé a scapito degli altri.

Gesù ci interpella, cari giovani, perché rispondiamo alla sua proposta di vita, perché decidiamo quale strada vogliamo percorrere per arrivare alla vera gioia. Si tratta di una grande sfida di fede. Gesù non ha avuto paura di chiedere ai suoi discepoli se volevano davvero seguirlo o piuttosto andarsene per altre vie (cfr Gv 6,67). E Simone detto Pietro ebbe il coraggio di rispondere: 'Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna' (Gv 6,68). Se saprete anche voi dire 'sì' a Gesù, la vostra giovane vita si riempirà di significato, e così sarà feconda.

2. Il coraggio della felicità

Ma che cosa significa 'beati' (in greco makarioi)? Beati vuol dire felici. Ditemi: voi aspirate davvero alla felicità? In un tempo in cui si è attratti da tante parvenze di felicità, si rischia di accontentarsi di poco, di avere un’idea 'in piccolo' della vita. Aspirate invece a cose grandi! Allargate i vostri cuori! Come diceva il beato Piergiorgio Frassati, 'vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la verità, non è vivere ma vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere' (Lettera a I. Bonini, 27 febbraio 1925). Nel giorno della Beatificazione di Piergiorgio Frassati, il 20 maggio 1990, Giovanni Paolo II lo chiamò 'uomo delle Beatitudini' (Omelia nella S. Messa: AAS 82 [1990], 1518).

Se veramente fate emergere le aspirazioni più profonde del vostro cuore, vi renderete conto che in voi c’è un desiderio inestinguibile di felicità, e questo vi permetterà di smascherare e respingere le tante offerte 'a basso prezzo' che trovate intorno a voi. Quando cerchiamo il successo, il piacere, l’avere in modo egoistico e ne facciamo degli idoli, possiamo anche provare momenti di ebbrezza, un falso senso di appagamento; ma alla fine diventiamo schiavi, non siamo mai soddisfatti, siamo spinti a cercare sempre di più. È molto triste vedere una gioventù 'sazia', ma debole.

San Giovanni scrivendo ai giovani diceva: 'Siete forti e la parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno' (1 Gv 2,14). I giovani che scelgono Cristo sono forti, si nutrono della sua Parola e non si 'abbuffano' di altre cose! Abbiate il coraggio di andare contro corrente. Abbiate il coraggio della vera felicità! Dite no alla cultura del provvisorio, della superficialità e dello scarto, che non vi ritiene in grado di assumere responsabilità e affrontare le grandi sfide della vita!

3. Beati i poveri in spirito…

La prima Beatitudine, tema della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, dichiara felici i poveri in spirito, perché a loro appartiene il Regno dei cieli. In un tempo in cui tante persone soffrono a causa della crisi economica, accostare povertà e felicità può sembrare fuori luogo. In che senso possiamo concepire la povertà come una benedizione?

Prima di tutto cerchiamo di capire che cosa significa 'poveri in spirito'. Quando il Figlio di Dio si è fatto uomo, ha scelto una via di povertà, di spogliazione. Come dice san Paolo nella Lettera ai Filippesi: 'Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini' (2,5-7). Gesù è Dio che si spoglia della sua gloria. Qui vediamo la scelta di povertà di Dio: da ricco che era, si è fatto povero per arricchirci per mezzo della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). È il mistero che contempliamo nel presepio, vedendo il Figlio di Dio in una mangiatoia; e poi sulla croce, dove la spogliazione giunge al culmine.

L’aggettivo greco ptochós (povero) non ha un significato soltanto materiale, ma vuol dire 'mendicante'. Va legato al concetto ebraico di anawim, i 'poveri di Iahweh', che evoca umiltà, consapevolezza dei propri limiti, della propria condizione esistenziale di povertà. Gli anawim si fidano del Signore, sanno di dipendere da Lui.

Gesù, come ha ben saputo vedere santa Teresa di Gesù Bambino, nella sua Incarnazione si presenta come un mendicante, un bisognoso in cerca d’amore. Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla dell’uomo come di un 'mendicante di Dio' (n. 2559) e ci dice che la preghiera è l’incontro della sete di Dio con la nostra sete (n. 2560).

San Francesco d’Assisi ha compreso molto bene il segreto della Beatitudine dei poveri in spirito. Infatti, quando Gesù gli parlò nella persona del lebbroso e nel Crocifisso, egli riconobbe la grandezza di Dio e la propria condizione di umiltà. Nella sua preghiera il Poverello passava ore a domandare al Signore: 'Chi sei tu? Chi sono io?'. Si spogliò di una vita agiata e spensierata per sposare 'Madonna Povertà', per imitare Gesù e seguire il Vangelo alla lettera. Francesco ha vissuto l’imitazione di Cristo povero e l’amore per i poveri in modo inscindibile, come le due facce di una stessa medaglia.

Voi dunque mi potreste domandare: come possiamo concretamente far sì che questa povertà in spirito si trasformi in stile di vita, incida concretamente nella nostra esistenza? Vi rispondo in tre punti.

Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Si tratta di cercare l’essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. Distacchiamoci dalla brama di avere, dal denaro idolatrato e poi sprecato. Mettiamo Gesù al primo posto. Lui ci può liberare dalle idolatrie che ci rendono schiavi. Fidatevi di Dio, cari giovani! Egli ci conosce, ci ama e non si dimentica mai di noi. Come provvede ai gigli del campo (cfr Mt 6,28), non lascerà che ci manchi nulla! Anche per superare la crisi economica bisogna essere pronti a cambiare stile di vita, a evitare i tanti sprechi. Così come è necessario il coraggio della felicità, ci vuole anche il coraggio della sobrietà.

In secondo luogo, per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. A voi giovani affido in modo particolare il compito di rimettere al centro della cultura umana la solidarietà. Di fronte a vecchie e nuove forme di povertà – la disoccupazione, l’emigrazione, tante dipendenze di vario tipo –, abbiamo il dovere di essere vigilanti e consapevoli, vincendo la tentazione dell’indifferenza. Pensiamo anche a coloro che non si sentono amati, non hanno speranza per il futuro, rinunciano a impegnarsi nella vita perché sono scoraggiati, delusi, intimoriti. Dobbiamo imparare a stare con i poveri. Non riempiamoci la bocca di belle parole sui poveri! Incontriamoli, guardiamoli negli occhi, ascoltiamoli. I poveri sono per noi un’occasione concreta di incontrare Cristo stesso, di toccare la sua carne sofferente.

Ma – e questo è il terzo punto – i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. Abbiamo tanto da imparare dalla saggezza dei poveri! Pensate che un santo del secolo XVIII, Benedetto Giuseppe Labre, il quale dormiva per strada a Roma e viveva delle offerte della gente, era diventato consigliere spirituale di tante persone, tra cui anche nobili e prelati. In un certo senso i poveri sono come maestri per noi. Ci insegnano che una persona non vale per quanto possiede, per quanto ha sul conto in banca. Un povero, una persona priva di beni materiali, conserva sempre la sua dignità. I poveri possono insegnarci tanto anche sull’umiltà e la fiducia in Dio.

Nella parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14), Gesù presenta quest’ultimo come modello perché è umile e si riconosce peccatore. Anche la vedova che getta due piccole monete nel tesoro del tempio è esempio della generosità di chi, anche avendo poco o nulla, dona tutto (Lc 21,1-4).

4. … perché di essi è il Regno dei cieli
Tema centrale nel Vangelo di Gesù è il Regno di Dio. Gesù è il Regno di Dio in persona, è l’Emmanuele, Dio-con-noi. Ed è nel cuore dell’uomo che il Regno, la signoria di Dio si stabilisce e cresce. Il Regno è allo stesso tempo dono e promessa. Ci è già stato dato in Gesù, ma deve ancora compiersi in pienezza. Perciò ogni giorno preghiamo il Padre: 'Venga il tuo regno'.

C’è un legame profondo tra povertà ed evangelizzazione, tra il tema della scorsa Giornata Mondiale della Gioventù - 'Andate e fate discepoli tutti i popoli' (Mt 28,19) - e quello di quest’anno: 'Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli' (Mt 5,3). Il Signore vuole una Chiesa povera che evangelizzi i poveri. Quando inviò i Dodici in missione, Gesù disse loro: 'Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento' (Mt 10,9-10). La povertà evangelica è condizione fondamentale affinché il Regno di Dio si diffonda. Le gioie più belle e spontanee che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone povere che hanno poco a cui aggrapparsi. L’evangelizzazione, nel nostro tempo, sarà possibile soltanto per contagio di gioia.

Come abbiamo visto, la Beatitudine dei poveri in spirito orienta il nostro rapporto con Dio, con i beni materiali e con i poveri. Davanti all’esempio e alle parole di Gesù, avvertiamo quanto abbiamo bisogno di conversione, di far sì che sulla logica dell’avere di più prevalga quella dell’essere di più! I santi sono coloro che più ci possono aiutare a capire il significato profondo delle Beatitudini. La canonizzazione di Giovanni Paolo II nella seconda domenica di Pasqua, in questo senso, è un evento che riempie il nostro cuore di gioia. Lui sarà il grande patrono delle GMG, di cui è stato l’iniziatore e il trascinatore. E nella comunione dei santi continuerà ad essere per tutti voi un padre e un amico.

Nel prossimo mese di aprile ricorre anche il trentesimo anniversario della consegna ai giovani della Croce del Giubileo della Redenzione. Proprio a partire da quell’atto simbolico di Giovanni Paolo II iniziò il grande pellegrinaggio giovanile che da allora continua ad attraversare i cinque continenti. Molti ricordano le parole con cui il Papa, la domenica di Pasqua del 1984, accompagnò il suo gesto: 'Carissimi giovani, al termine dell’Anno Santo affido a voi il segno stesso di quest’Anno Giubilare: la Croce di Cristo! Portatela nel mondo, come segno dell’amore del Signore Gesù per l’umanità, ed annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c’è salvezza e redenzione'.

Cari giovani, il Magnificat, il cantico di Maria, povera in spirito, è anche il canto di chi vive le Beatitudini. La gioia del Vangelo sgorga da un cuore povero, che sa esultare e meravigliarsi per le opere di Dio, come il cuore della Vergine, che tutte le generazioni chiamano 'beata' (cfr Lc 1,48). Lei, la madre dei poveri e la stella della nuova evangelizzazione, ci aiuti a vivere il Vangelo, a incarnare le Beatitudini nella nostra vita, ad avere il coraggio della felicità.

IL PAPA ESORTA I GIOVANI A RESPINGERE OGNI OFFERTA DI FELICITÀ “A BASSO PREZZO”

Città del Vaticano, 6 febbraio 2014 (VIS). Il Pontificio Consiglio per i Laici ha reso pubblico un Comunicato che illustra il contenuto e l'obiettivo del Messaggio del Santo Padre in preparazione della XXIX Giornata Mondiale della Gioventù 2014.

Si tratta del primo Messaggio che Papa Francesco rivolge ai giovani, inserendosi nella tradizione iniziata dal Beato Giovanni Paolo II e proseguita da Benedetto XVI in occasione di ogni Giornata Mondiale della Gioventù. Dopo la straordinaria GMG vissuta a Rio de Janeiro nel luglio 2013, il Papa riprende il suo dialogo con i giovani del mondo e presenta loro i temi delle tre prossime edizioni dell’evento, per avviare l’itinerario di preparazione spirituale che nell’arco di tre anni condurrà alla celebrazione internazionale a Cracovia, nel luglio 2016.

I temi delle tre prossime GMG, tratti dalle Beatitudini evangeliche, mostrano come il Santo Padre consideri questo passo del Vangelo di Matteo un punto di riferimento centrale per la vita dei cristiani, chiamati a farne un concreto programma di vita.

Nel Messaggio, il Santo Padre ricorda ai giovani che Gesù stesso ha mostrato il cammino da seguire, incarnando le Beatitudini in tutta la sua vita: vivere le Beatitudini oggi è per i giovani una vera e propria sfida a seguire Cristo andando contro corrente e testimoniandone la novità rivoluzionaria. E poiché non è possibile essere cristiani e avere un’idea "in piccolo" della vita, il Papa esorta i giovani a respingere ogni offerta di felicità "a basso prezzo”, a trovare il “coraggio della felicità” autentica che solo Dio può donare.

Papa Francesco spiega quindi ai giovani cosa significa essere poveri in spirito, entrando nel cuore del tema della prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Gesù stesso ha scelto una via di spogliazione e di povertà e il Papa rivolge ai giovani l’invito pressante a imitarlo, indicando loro l’esempio di San Francesco d’Assisi. I giovani cristiani sono quindi chiamati alla conversione, ad abbracciare uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, dalla ricerca dell’essenziale e dalla solidarietà concreta nei confronti dei poveri. I poveri, spiega infatti il Papa, da un lato sono “la carne sofferente” di Cristo che tutti siamo interpellati a toccare personalmente, ma dall’altro possono diventare dei veri maestri di vita, avendo spesso molto da offrire sul piano umano e spirituale.

Il Papa sottolinea poi il legame profondo tra il tema della GMG di Rio – “Andate e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19) – e la Beatitudine dei poveri in spirito. Infatti, spiega Papa Francesco, “la povertà evangelica è condizione fondamentale affinché il Regno di Dio si diffonda”: spesso dai cuori più semplici scaturisce la gioia autentica che è il motore stesso dell’evangelizzazione.

Il Santo Padre ricorda infine il trentesimo anniversario della consegna ai giovani della Croce del Giubileo della Redenzione, che ricorrerà il prossimo 22 aprile. “Proprio a partire da quell’atto simbolico di Giovanni Paolo II iniziò il grande pellegrinaggio giovanile che da allora continua ad attraversare i cinque continenti”. E Papa Francesco annuncia ai giovani che dopo la sua canonizzazione, “evento che riempie il nostro cuore di gioia”, Giovanni Paolo II “ sarà il grande patrono delle GMG, di cui è stato l’iniziatore e il trascinatore”.

IL PAPA PROFONDAMENTE ADDOLORATO PER L'INCENDIO NEL BARRIO DE BARRACAS A BUENOS AIRES

Città del Vaticano, 6 febbraio 2014 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio all'Arcivescovo Mario Aurelio Poli, Metropolita di Buenos Aires (Argentina), per le vittime dell'incendio scoppiato ieri nel Barrio de Barracas a Buenos Aires, nel quale hanno perso la vita nove vigili del fuoco e numerose persone sono rimaste ferite. "Profondamente addolorato" da questa tragedia, il Papa trasmette a tutti la sua vicinanza e si sente "molto unito a coloro che soffrono per un così terribile incidente".

"In questa triste circostanza, prego per l'eterno riposo dei dipendenti pubblici morti nel compimento del loro dovere - prosegue il Papa - e chiedo a Dio di concedere la sua consolazione e fortezza a quanti sono rimasti colpiti da questa tragedia e di ispirare a tutti sentimenti di solidarietà fraterna, che aiutino ad affrontare tale avversità. Desidero rivolgere una parola di speranza alle famiglie che piangono per la perdita dei loro cari e a quanti attendono con fiducia la guarigione dei feriti".

Papa Francesco conclude invocando la protezione di Nuestra Señora de Luján ed imparte la sua benedizione "al caro popolo di Buenos Aires, tanto presente al mio cuore".

L'ARCIVESCOVO TOMASI: LA SANTA SEDE INTENDE RISPONDERE ALLE OSSERVAZIONI CONCLUSIVE DEL COMITATO DELL'O.N.U. PER I DIRITTI DEL FANCIULLO

Città del Vaticano, 6 febbraio 2014 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, alla Radio Vaticana, l'Arcivescovo Silvano Tomasi, C.S., Nunzio Apostolico, Osservatore Permanente presso l'Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra, ha commentato le Osservazioni Conclusive della 65ma sessione del Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti del Fanciullo, che sono molto critiche sulla questione degli abusi su minori commessi da esponenti del clero e reclamano una revisione dell'insegnamento della Chiesa in materia di contraccezione, aborto e omosessualità.

"La prima impressione: bisognerà aspettare, leggere attentamente e analizzare in dettaglio quanto scrivono i membri di questa Commissione. Ma la prima reazione è di sorpresa, perché l’aspetto negativo del documento che hanno prodotto è che sembra quasi che fosse già stato preparato prima dell’incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede, che ha dato in dettaglio risposte precise su vari punti, che non sono state poi riportate in questo documento conclusivo o almeno non sembrano essere state prese in seria considerazione. Di fatto il documento sembra quasi non essere aggiornato, tenendo conto di quello che in questi ultimi anni è stato fatto a livello di Santa Sede, con le misure prese direttamente dall’autorità dello Stato della Città del Vaticano e poi nei vari Paesi dalle singole Conferenze episcopali. Quindi manca la prospettiva corretta e aggiornata che ha visto in realtà una serie di cambiamenti per la protezione dei bambini che mi pare difficile di trovare, allo stesso livello di impegno, in altre istituzioni o addirittura in altri Stati. Questa è semplicemente una questione di fatti, di evidenza, che non possono essere distorti!"

Relativamente alla risposta della Santa Sede al documento, l'Arcivescovo afferma che la Santa Sede risponderà "perché è un membro, uno Stato parte della Convenzione: l’ha ratificata e intende osservarla nello spirito e nella lettera di questa Convenzione, senza aggiunte ideologiche o imposizioni che esulano dalla Convenzione stessa. Per esempio: la Convenzione sulla protezione dei bambini nel suo preambolo parla della difesa della vita e della protezione dei bambini prima e dopo la nascita; mentre la raccomandazione che viene fatta alla Santa Sede è quella di cambiare la sua posizione sulla questione dell’aborto! Certo, quando un bambino è ucciso non ha più diritti! Allora questa mi pare una vera contraddizione con gli obiettivi fondamentali della Convenzione, che è quella di proteggere i bambini. Questo Comitato non ha fatto un buon servizio alle Nazioni Unite, cercando di introdurre e richiedere alla Santa Sede di cambiare il suo insegnamento non negoziabile! Quindi è un po’ triste vedere che il Comitato non ha afferrato fino in fondo la natura e le funzioni della Santa Sede, che pur ha espresso chiaramente al Comitato la sua decisione di portare avanti le richieste della Convenzione sui diritti del fanciullo, ma definendo appunto e proteggendo prima di tutto quei valori fondamentali che rendono la protezione del fanciullo reale ed efficace".

L'Osservatore della Santa Sede commenta anche il fatto che l'O.N.U. aveva detto in un primo tempo che il Vaticano aveva dato una migliore risposta rispetto ad altri Paesi sulla protezione dei minori, e in merito al cambiamento di opinione contenuto nel documento pubblicato ieri, afferma: "Nell’introduzione del rapporto conclusivo viene riconosciuta la chiarezza delle risposte provenute; non si è cercato di evitare nessuna richiesta fatta dal Comitato, in base all’evidenza disponibile, e dove non c’era una informazione immediata, ci si è ripromessi di provvederla in futuro, secondo le direttive della Santa Sede, e come fanno tutti i governi. Quindi sembrava un dialogo costruttivo e penso che debba rimanere tale. Perciò, vista l’impressione avuta dal dialogo diretto della delegazione della Santa Sede con il Comitato e il testo delle conclusioni e raccomandazioni, viene la tentazione di dire che probabilmente quel testo era già scritto e che non riflette le risposte e la chiarezza, se non in qualche aggiunta affrettata, del lavoro compiuto. Perciò dobbiamo, con serenità e in base all’evidenza - perché non abbiamo niente da nascondere! – portare avanti la spiegazione delle posizioni della Santa Sede, rispondere agli interrogativi che ancora rimanessero, in modo che l’obiettivo fondamentale che si vuole perseguire – la protezione dei bambini – possa essere raggiunto. Si parla di 40 milioni di casi di abuso di bambini nel mondo: purtroppo alcuni di questi casi - anche se in proporzioni molte ridotte in confronto a tutto quello che sta avvenendo nel mondo – toccano persone di Chiesa. E la Chiesa ha risposto e reagito e continua a farlo! Dobbiamo insistere su questa politica di trasparenza, di non tolleranza di abusi, perché anche un solo caso di abuso di un bambino, è un caso di troppo!".

UDIENZE

Città del Vaticano, 6 febbraio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Vescovo Zbigniew Kiernikowski, di Siedlce (Polonia).

- La Signora Wafaa Ashraf Moharram Bassim, Ambasciatore della Repubblica Araba di Egitto, in occasione della Presentazione delle Lettere Credenziali.

- L'Arcivescovo Franco Coppola, Nunzio Apostolico nella Repubblica Centroafricana.

- Diciannove Presuli della Conferenza Episcopale della Polonia, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- L'Arcivescovo Józef Michalik, di Przemyśl dei Latini, con gli Ausiliari Vescovo Adam Szal e Vescovo Stanisław Jamrozek.

- Il Vescovo Jan Franciszek Wątrobą, di Rzeszów.

- Il Vescovo Marian Rojek, di Zamość-Lubaczów.

- L'Arcivescovo Stanisław Budzik, di Lublin, con gli Ausiliari Vescovo Mieczysław Cisło, Vescovo Artur Grzegorz Miziński, e Vescovo Józef Wróbel, S.C.I.

- Il Vescovo Krzysztof Nitkiewicz, di Sandomierz, con il già Ausiliare Vescovo Edward Marian Frankowski.

- Il Vescovo Zbigniew Kiernikowski, di Siedlce con l'Ausiliare Vescovo Piotr Sawczuk.

- L'Arcivescovo Edward Ozorowski, di Białystok con l'Ausiliare Vescovo Henryk Ciereszko.

- Il Vescovo Antoni Pacyfik Dydycz, O.F.M.Cap., di Drohiczyn.

- Il Vescovo Janusz Bogusław Stepnowski, di Łomża, con l'Ausiliare Vescovo Tadeusz Bronakowski e con l'emerito, Vescovo Stanisław Stefanek, S.Chr.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 6 febbraio 2014 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Ham Lim Moon, Ausiliare della diocesi di San Martín (superficie: 102; popolazione: 761.000; cattolici: 525.000; sacerdoti: 79; religiosi: 179; diaconi permanenti: 29), Argentina. Il Vescovo eletto è nato a Suwon (Corea del Sud) nel 1955 ed è stato ordinato sacerdote nel 1984. Nell’arcidiocesi di Buenos Aires ha svolto i seguenti incarichi: dal 1988 al 1996 Vicario parrocchiale della parrocchia Reina de los Apóstoles e Cappellano dell’Ospedale “Dottore Teodoro Alvarez”; dal 1996 al 2002 Parroco della parrocchia María Madre de la Iglesia; dal 1999 al 2002 Membro del Consiglio presbiterale e decano del Decanato 19 “Flores”. È stato incaricato dei corsi di formazione permanente del Clero di Buenos Aires ed ha accompagnato la comunità coreana nell’Argentina. Dal 2003 è stato Parroco della parrocchia dei SS. Cosme y Damián, a Buenos Aires.

Ha adottato i seguenti provvedimenti nel Pontificio Consiglio per i Laici:

- Ha confermato Presidente il Cardinale Stanislaw Rylko.

- Ha confermato Segretario il Vescovo Josef Clemens.

- Ha nominato Membri: il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Wien (Austria); il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (Italia); il Cardinale John Njue, Arcivescovo di Nairobi (Kenya); il Cardinale Reinhard Marx, Arcivescovo di München und Freising (Repubblica Federale di Germania); il Cardinale Willem Jacobus Eijk, Arcivescovo di Utrecht (Paesi Bassi); il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Arcivescovo di Manila (Filippine); il Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica; l'Arcivescovo Charles Joseph Chaput, di Philadelphia (Stati Uniti d'America); l'Arcivescovo Orani João Tempesta, di São Sebastião do Rio de Janeiro (Brasile); il Dottor Yago De La Cierva (Spagna), Docente di Gestione e Comunicazione di Crisi presso la Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce in Roma; la Dottoressa Irene Egle Laumenskaite, Docente del Centro Studi e Ricerca Religiosa presso l'Università di Vilnius (Lituania); il Dottor Fabrice Hadjadj, Direttore dell'Institut Européen d'Études Anthropologiques Philanthropos di Friburgo (Svizzera); la Dottoressa Jocelyne Khoueiry, Fondatrice delle Associazioni La Libanaise-Femme du 31 mai e Oui à la vie (Libano); il Dottor Franco Miano, Presidente Nazionale dell'Azione Cattolica Italiana; la Dottoressa Geneviève Amélie Mathilde Sanze (Repubblica Centroafricana), Rappresentante per l'Africa del Segretariato Internazionale per l'Economia di Comunione.

- Ha nominato Consultori: l'Arcivescovo Alberto Taveira Corrêa, di Belém do Pará (Brasile); l'Arcivescovo Filippo Santoro, di Taranto (Italia); il Vescovo Anders Arborelius, di Stockholm (Svezia); il Vescovo Dominique Rey, di Fréjus-Toulon (Francia); il Vescovo Christoph Hegge, Ausiliare di Münster (Repubblica Federale di Germania); il Sacerdote Arturo Cattaneo, Professore presso la Facoltà di Diritto Canonico S. Pio X di Venezia (Italia); il Padre Fra Hans Stapel, O.F.M., Fondatore e Presidente dell'Associazione Internazionale di Fedeli Famiglia della Speranza (Brasile); la Dottoressa Alejandra Keen Von Wuthenau, Superiora Generale della Fraternità Mariana della Riconciliazione (Perù); il Dottor Laurent Landete, Moderatore della Communauté de l'Emmanuel (Francia); il Dottor Mimmo Muolo, Giornalista del Quotidiano Avvenire (Italia); la Dottoressa Marguerite A. Peeters (Stati Uniti d'America), Direttrice dell'Institute for Intercultural Dialogue Dynamics (Belgio); la Professoressa Silvia Recchi (Italia), Docente di Diritto Canonico presso l'Università Cattolica dell'Africa Centrale a Yaoundé (Camerun); Dottoressa Maite Uribe Bilbao (El Salvador), Direttrice Generale dell'Istituzione Teresiana.

mercoledì 5 febbraio 2014

EUCARISTIA CUORE DELL'INIZIAZIONE CRISTIANA E VERTICE DELL’AZIONE DI SALVEZZA DI DIO

Città del Vaticano, 5 febbraio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale del Mercoledì all'Eucaristia "cuore della "'iniziazione cristiana'" e "sorgente della vita stessa della Chiesa". "Parola e Pane nella Messa - ha detto Papa Francesco - diventano un tutt’uno, come nell’Ultima Cena, quando tutte le parole di Gesù, tutti i segni che aveva fatto, si condensarono nel gesto di spezzare il pane e di offrire il calice, anticipo del sacrificio della croce, e in quelle parole: 'Prendete, mangiate, questo è il mio corpo … Prendete, bevete, questo è il mio sangue'”.

"Il gesto di Gesù compiuto nell’Ultima Cena - ha proseguito il Pontefice - è l’estremo ringraziamento al Padre per il suo amore, per la sua misericordia. 'Ringraziamento' in greco si dice 'eucaristia'. E per questo il Sacramento si chiama Eucaristia: è il supremo ringraziamento al Padre, che ci ha amato tanto da darci il suo Figlio per amore. Ecco perché il termine Eucaristia riassume tutto quel gesto, che è gesto di Dio e dell’uomo insieme, gesto di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo".

"Dunque la celebrazione eucaristica è ben più di un semplice banchetto: è proprio il memoriale della Pasqua di Gesù, il mistero centrale della salvezza. 'Memoriale' non significa solo un ricordo, un semplice ricordo, ma vuol dire che ogni volta che celebriamo questo Sacramento partecipiamo al mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo. L’Eucaristia costituisce il vertice dell’azione di salvezza di Dio: il Signore Gesù, facendosi pane spezzato per noi, riversa infatti su di noi tutta la sua misericordia e il suo amore, così da rinnovare il nostro cuore, la nostra esistenza e il nostro modo di relazionarci con Lui e con i fratelli".

L'Eucaristia "è un dono tanto grande e per questo è tanto importante andare a Messa la domenica. Andare a Messa non solo per pregare, ma per ricevere la Comunione, questo pane che è il corpo di Gesù che ci salva, ci perdona, ci unisce al Padre. (...) E tutte le domeniche andiamo a Messa, perché è il giorno proprio della risurrezione del Signore". Papa Francesco ha concluso la catechesi invitando a chiedere al Signore "che questo Sacramento possa continuare a mantenere viva nella Chiesa la sua presenza e a plasmare le nostre comunità nella carità e nella comunione, secondo il cuore del Padre. e questo si fa durante tutta la vita, ma si comincia a farlo il giorno della prima Comunione. È importante che i bambini si preparino bene alla prima Comunione e che ogni bambino la faccia, perché è il primo passo di questa appartenenza forte a Gesù Cristo, dopo il Battesimo e la Cresima".

SOLIDARIETÀ ALLE PERSONE COLPITE DALLE FORTI PIOGGIE IN TOSCANA E A ROMA

Città del Vaticano, 5 febbraio 2014 (VIS). Nei saluti al termine della catechesi, Papa Francesco ha ricordato in particolare le persone che soffrono le conseguenze delle forti piogge che da alcuni giorni si sono abbattute sulle regioni italiane della Toscana e del Lazio, causando inondazioni ed esondazioni, lasciando numerose famiglie senza casa. ""Preghiamo tutti - ha detto il Papa - e vi siamo vicini con il nostro sforzo, con la nostra solidarietà e con il nostro amore".

Il Santo Padre ha ugualmente salutato un gruppo di Vescovi amici della Comunità di Sant'Egidio e i partecipanti alla settimana di studio sulla formazione umana dei candidati al sacerdozio, organizzata dalla Pontificia Università della Santa Croce. "Per voi - ha detto Papa Francesco - auspico che la visita al sepolcro di Pietro sia occasione propizia per un rinnovato impegno missionario nell'annuncio del Vangelo, particolarmente verso gli ultimi e i poveri".

Infine il Papa ha ricordato i malati che a causa della pioggia erano radunati nell'Aula Paolo VI e non in Piazza San Pietro. "Ho potuto salutarli - ha precisato - prima di arrivare qui, e loro seguono l'Udienza davanti allo schermo".

COMUNICATO RAPPORTO DEL COMITATO DELLE NAZIONI UNITE PER I DIRITTI DEL FANCIULLO

Città del Vaticano, 5 febbraio 2014 (VIS). Pubblichiamo il Comunicato emesso questa mattina dalla Sala Stampa della Santa Sede relativo al Rapporto, diffuso oggi, dal Comitato dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per i Diritti del Fanciullo.

Al termine della sua 65.ma sessione, il Comitato dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per i Diritti del Fanciullo ha pubblicato le sue Osservazioni Conclusive sugli esaminati Rapporti della Santa Sede e di cinque Stati Parte alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo (Congo, Germania, Portogallo, Federazione Russa e Yemen).

Secondo le particolari procedure previste per le parti della Convenzione, la Santa Sede prende atto delle Osservazioni Conclusive sui propri Rapporti, le quali saranno sottoposte a minuziosi studi ed esami per pieno rispetto della Convenzione nei differenti ambiti presentati dal Comitato secondo il diritto e la pratica internazionale come pure tenendo conto del pubblico dibattito interattivo con il Comitato svoltosi il 16 gennaio 2014.

Alla Santa Sede rincresce, tuttavia, vedere in alcuni punti delle Osservazioni Conclusive un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa Cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa.

La Santa Sede reitera il suo impegno a difesa e protezione dei diritti del fanciullo, in linea con i principi promossi dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo e secondo i valori morali e religiosi offerti dalla dottrina cattolica.


VISITA DI SUA MAESTÀ ELISABETTA II

Città del Vaticano, 5 febbraio 2014 (VIS). Il 3 aprile prossimo, il Santo Padre riceverà in udienza Sua Maestà Elisabetta II, Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord. La notizia, resa nota da Buckingham Palace, è stata confermata nel pomeriggio di ieri dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Elisabetta II, accompagnata dal Principe consorte Filippo, Duca di Edimburgo, sarà a Roma su invito del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. Il programma della visita prevede un pranzo privato al Quirinale con il Capo dello Stato e, successivamente, l'udienza con il Pontefice, in Vaticano. Si tratterà del primo incontro tra Papa Francesco ed Elisabetta II: infatti alla Messa di inizio Pontificato, il Regno Unito era rappresentato dal Duca di Glouchester. L'invito del Presidente Napolitano era già stato presentato lo scorso anno, ma la Regina ed il Duca di Edimburgo non avevano potuto accettarlo a causa di motivi di salute. Nel frattempo, c'è stata la rinuncia al pontificato di Benedetto XVI e l'elezione di Papa Francesco.

Il Presidente Napolitano ha rinnovato quest'anno l'invito e la Regina Elisabetta ha deciso di cogliere l'opportunità del viaggio in Italia per incontrare il Pontefice. Nel corso della sua ultima visita a Roma, nell'anno 2000, la Sovrana fu ricevuta in udienza dal Beato Giovanni Paolo II. Con Benedetto XVI l'incontro si tenne nel Regno Unito, nel settembre 2010, nell'ambito del viaggio apostolico dell'allora Pontefice.

LA CONFERENZA EPISCOPALE SPAGNOLA CONFERISCE A PADRE LOMBARDI IL PREMIO "BRAVO"

Città del Vaticano, 5 febbraio 2014 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., riceve oggi a Madrid (Spagna) il premio "Bravo", conferitogli dalla Commissione per i Mezzi di Comunicazione Sociale della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE).

La CEE assegna ogni anno il Premio Bravo "per riconoscere il lavoro meritorio di tutti quei professionisti della comunicazione nei diversi mezzi che si sono distinti per il servizio alla dignità dell'uomo, dei diritti umani e dei valori evangelici". A Padre Lombardi è attribuito il premio "Bravo especial" "per il suo intenso servizio alla comunicazione della Chiesa" e per aver favorito "la vicinanza fra l'istituzione ecclesiale e i mezzi di comunicazione sociale".

Nel corso del suo soggiorno a Madrid, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, su invito della Conferenza Episcopale Spagnola, partecipa all'Assemblea dei Delegati Diocesani dei mezzi di comunicazione sociale e tiene una conferenza sul tema: "La portavocía en el Vaticano".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 5 febbraio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Mali l'Arcivescovo Santo Gangemi, Nunzio Apostolico in Guinea.

martedì 4 febbraio 2014

PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL PAPA PER LA QUARESIMA 2014: "DISTINZIONE IMPORTANTE TRA POVERTÀ E MISERIA"

Città del Vaticano, 4 febbraio 2014 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2014. Alla conferenza stampa sono intervenuti il Cardinale Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", il Monsignor Giampietro Dal Toso, Segretario, il Monsignor Segundo Tejado Muñoz, Sotto-Segretario del medesimo Pontificio Consiglio e i Coniugi Davide Dotta e Anna Zumbo, Missionari in Haiti.

Prima della presentazione, il Presidente di "Cor Unum" ha annunciato che si recherà ad Haiti nel marzo prossimo per inaugurare una scuola finanziata a nome del Santo Padre come segno della sua vicinanza al popolo haitiano, colpito nel 2010 da un terremoto che ha causato oltre 220 mila morti e coinvolto complessivamente 3 milioni di persone.

Successivamente il Cardinale Sarah ha spiegato che il testo del Messaggio del Papa per la Quaresima 2014 è dedicato al tema della povertà e alla povertà di Cristo in particolare, un concetto molto caro a Papa Francesco, che dall'inizio del suo Pontificato ha voluto mettere un'enfasi particolare su questa dimensione della vita del cristiano. "Infatti - ha detto il Cardinale - la visione cristiana della povertà non è la stessa che governa il comune sentire. Troppo spesso si considera la povertà semplicemente nella sua dimensione sociologica e la si comprende come mancanza di beni. Inoltre il concetto di 'Chiesa povera per i poveri' viene spesso evocato come forma di contestazione alla Chiesa, purtroppo anche opponendo una Chiesa dei poveri, una Chiesa buona, una Chiesa che fa il bene, una Chiesa la cui missione principale sarebbe quella della promozione sociale, ad una Chiesa della predicazione e della verità, ad una Chiesa dedita alla preghiera e alla difesa della dottrina e della morale".

"Il primo riferimento per un cristiano per capire la povertà infatti è Cristo, che si è fatto povero per arricchirci della sua povertà. (...) La scelta della povertà da parte di Cristo ci suggerisce che esiste una dimensione positiva della povertà, che peraltro risuona anche nel Vangelo, che proclama beati i poveri. È evidente che in questa dimensione della povertà c’è un aspetto di spoliazione e di rinuncia. Ma ciò è possibile perché la vera 'ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio'. Non pensiamo di mettere a posto le nostre coscienze borghesi - vuole dire il Papa - denunciando la mancanza di beni di altri o denunciando la povertà come sistema. (...) Il messaggio quaresimale che oggi presentiamo si diffonde su una distinzione importante tra povertà e miseria. Non è la povertà, che è un atteggiamento evangelico, ma è la miseria che vogliamo combattere. (...) Il Santo Padre nel suo discorso enumera tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La prima 'tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana… Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità'. La miseria morale 'consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato'. Questa 'forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore'".

"Credo che proprio questa visione ampia della povertà, della miseria, e di conseguenza dell’aiuto che la Chiesa offre all’uomo, ci aiutino anche ad una visione più completa di chi è l’uomo e dei suoi bisogni, senza cadere in un riduzionismo antropologico che pretende di risolvere i problemi della persona solo perché ha risolto i problemi del suo benessere fisico e materiale".

Il Presidente di "Cor Unum" ha ricordato a questo proposito che nell'Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium", Papa Francesco scrive: "L’opzione preferenziale per i poveri deve tradursi principalmente in un’attenzione religiosa privilegiata e prioritaria”. "Tutti capiamo - ha spiegato il Cardinale - che questa frase è centrale proprio per non trasformare la Chiesa in quella ONG di cui Papa Francesco parlava nella sua prima Santa Messa da Pontefice ai Padri Cardinali. Guai se il nostro sguardo a chi è nel bisogno prescindesse da quella miseria spirituale che spesso si annida nel cuore dell’uomo e lo fa soffrire profondamente, anche se ha a disposizione molti beni materiali. (...) Ma se vogliamo cogliere in pienezza il messaggio di Papa Francesco dobbiamo declinarlo nella sua valenza antropologica. L’uomo per natura è figlio di Dio. Questa è la sua ricchezza! La grande colpa della cultura moderna è di aver pensato ad un uomo felice senza Dio, negando così ciò che di più profondo c’è nella persona, cioè il suo legame esistenziale con un Padre che gli dà la vita. (...) Così come è un delitto privare il povero della presenza di Dio, così è un delitto considerare l’uomo e far vivere l’uomo come se Dio non ci fosse, negare la creaturalità e dunque la profonda appartenenza, la figliolanza dell’uomo rispetto a Dio. (...) L’opera di sviluppo non può perciò essere quella di provocare nuovi bisogni indotti, ma di prendere sul serio cosa è la persona".

MESSAGGIO DEL PAPA PER LA QUARESIMA 2014: UN INVITO ALLA POVERTÀ EVANGELICA NELLA NOSTRA EPOCA

Città del Vaticano, 4 febbraio 2014 (VIS). "Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà" (cfr 2 Cor 8,9) è il titolo del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2014. Il titolo è una citazione della Seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi nella quale l'apostolo incoraggia i cristiani ad essere generosi nell'aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Nel documento, datato 26 dicembre, Festa di Santo Stefano, diacono e primo martire, il Papa si interroga sul significato, per i cristiani di oggi, dell'invito di San Paolo alla povertà evangelica. Di seguito riportiamo il testo del Messaggio:

"Cari fratelli e sorelle,

in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico?

La grazia di Cristo

Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22).

Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – '...perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà'. Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le 'impenetrabili ricchezze di Cristo' (Ef 3,8), 'erede di tutte le cose' (Eb 1,2).

Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr Lc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29).

È stato detto che la sola vera tristezza è non essere santi (L. Bloy); potremmo anche dire che vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo.

La nostra testimonianza

Potremmo pensare che questa “via” della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così. In ogni epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo.

Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione.

Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente. Questa forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera.

Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana.

Cari fratelli e sorelle, questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico, che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo ogni persona. Potremo farlo nella misura in cui saremo conformati a Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà. La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole.

Lo Spirito Santo, grazie al quale '[siamo] come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto' (2 Cor 6,10), sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia. Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca".

lunedì 3 febbraio 2014

PROMOZIONE UMANA, COOPERAZIONE REGIONALE ED AMBIENTE, TEMI DELL'INCONTRO DEL PAPA CON IL CAPO DI STATO DELLO STATO INDIPENDENTE DI SAMOA

Città del Vaticano, 3 febbraio 2014 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha ricevuto Sua Altezza Tui Atua Tupua Tamasese Efi, Capo di Stato dello Stato Indipendente di Samoa, il quale si è successivamente incontrato con l'Arcivescovo Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui ci si è soffermati su alcuni aspetti della vita sociale ed economica del Paese, nonché sull’apprezzato contributo della Chiesa cattolica in vari settori della società samoana e, in particolare, nell’ambito della promozione umana. Ha fatto seguito uno scambio di opinioni sulla situazione internazionale, con particolare riferimento alla cooperazione regionale e ai temi ambientali che interessano diversi Paesi del Pacifico.

INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE FEBBRAIO 2014

Città del Vaticano, 3 febbraio 2014 (VIS). Di seguito riportiamo le intenzioni per il mese di febbraio affidate dal Papa all'apostolato della preghiera:

Generale: "Perché la saggezza e l'esperienza delle persone anziane siano riconosciute nella Chiesa e nella società".

Missionaria: "Perché sacerdoti, religiosi e laici collaborino generosamente nella missione di evangelizzazione".

ANGELUS: LE PERSONE CONSACRATE SONO LIEVITO PER LA CRESCITA DI UNA SOCIETÀ PIÙ GIUSTA E FRATERNA

Città del Vaticano, 2 febbraio 2014 (VIS). Dopo la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di San Pietro, per la XVIII Giornata della Vita Consacrata, Papa Francesco si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l’Angelus con le migliaia di fedeli convenuti in Piazza San Pietro, nonostante la pioggia incessante.

Nel ringraziare i fedeli per la loro presenza, il Papa ha commentato la pagina evangelica odierna, nella quale San Luca narra la Presentazione di Gesù al tempio: un episodio che "costituisce anche un’icona della donazione della propria vita da parte di coloro che, per un dono di Dio, assumono i tratti tipici di Gesù vergine, povero e obbediente".

"Questa offerta di sé stessi a Dio riguarda ogni cristiano, perché tutti siamo consacrati a Lui mediante il Battesimo. Tutti siamo chiamati ad offrirci al Padre con Gesù e come Gesù, facendo della nostra vita un dono generoso, nella famiglia, nel lavoro, nel servizio alla Chiesa, nelle opere di misericordia. Tuttavia, tale consacrazione è vissuta in modo particolare dai religiosi, dai monaci, dai laici consacrati, che con la professione dei voti appartengono a Dio in modo pieno ed esclusivo. (...) Totalmente consacrati a Dio, sono totalmente consegnati ai fratelli, per portare la luce di Cristo là dove più fitte sono le tenebre e per diffondere la sua speranza nei cuori sfiduciati".

Nel sottolineare che "Le persone consacrate sono segno di Dio nei diversi ambienti di vita, sono lievito per la crescita di una società più giusta e fraterna", il Papa ha ribadito che: "C’è tanto bisogno di queste presenze, che rafforzano e rinnovano l’impegno della diffusione del Vangelo, dell’educazione cristiana, della carità verso i più bisognosi, della preghiera contemplativa; l’impegno della formazione umana, della formazione spirituale dei giovani, delle famiglie; l’impegno per la giustizia e la pace nella famiglia umana. Ma pensiamo un po’ cosa succederebbe se non ci fossero le suore negli ospedali, le suore nelle missioni, le suore nelle scuole. Ma pensate una Chiesa senza le suore! Non si può pensare: esse sono questo dono, questo lievito che porta avanti il Popolo di Dio. Sono grandi queste donne che consacrano la loro vita a Dio, che portano avanti il messaggio di Gesù".

"La Chiesa e il mondo hanno bisogno di questa testimonianza dell’amore e della misericordia di Dio. I consacrati, i religiosi, le religiose sono la testimonianza che Dio è buono e misericordioso. (...) Occorre pregare perché tanti giovani rispondano 'sì' al Signore che li chiama a consacrarsi totalmente a Lui per un servizio disinteressato ai fratelli; consacrare la vita per servire Dio e i fratelli".

IL PAPA VICINO ALLE POPOLAZIONI DI ROMA E DELLA TOSCANA COLPITE DALLE PIOGGIE CHE HANNO PROVOCATO ALLAGAMENTI E INONDAZIONI

Città del Vaticano, 2 febbraio 2014 (VIS). Dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha rivolto parole di saluto ai partecipanti alla Giornata per la Vita che si celebra oggi in Italia, sul tema: "Generare futuro", incoraggiando le associazioni, i movimenti e i centri culturali impegnati nella difesa e promozione della vita. "Mi unisco ai Vescovi italiani nel ribadire che 'ogni figlio è volto del Signore amante della vita, dono per la famiglia e per la società'. Ognuno, nel proprio ruolo e nel proprio ambito, si senta chiamato ad amare e servire la vita, ad accoglierla, rispettarla e promuoverla, specialmente quando è fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, dal grembo materno fino alla sua fine su questa terra".

"Il mio pensiero - ha detto ancora il Papa - va alle care popolazioni di Roma e della Toscana, colpite dalle piogge che hanno provocato allagamenti e inondazioni. Non manchi a questi nostri fratelli, che sono nella prova, la nostra solidarietà concreta e la nostra preghiera. Cari fratelli e sorelle, vi sono tanto vicino!".

GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA: OSSERVANZA E PROFEZIA NON SONO REALTÀ CONTRAPPOSTE

Città del Vaticano, 2 febbraio 2014 (VIS). Alle 10:00 di oggi, Festa della Presentazione del Signore e XVIII Giornata della Vita Consacrata, Papa Francesco ha celebrato, nella Basilica di San Pietro, la Santa Messa con i Membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. Il Santo Padre ha aperto il rito con la benedizione delle candele e la processione a cui è seguita la celebrazione eucaristica e nell'omelia ha sottolineato l'importanza dell'incontro tra osservanza e profezia, fra giovani e anziani nella vita consacrata.

"La festa della Presentazione di Gesù al Tempio - ha detto il Papa - è (...) l’incontro tra Gesù e il suo popolo; (...) rappresentato dai due anziani Simeone e Anna. Quello fu anche un incontro all’interno della storia del popolo, un incontro tra i giovani e gli anziani: i giovani erano Maria e Giuseppe, con il loro neonato; e gli anziani erano Simeone e Anna".

"Osserviamo che cosa l’evangelista Luca ci dice di loro, come li descrive. (...) Si coglie, quasi si percepisce che i genitori di Gesù hanno la gioia di osservare i precetti di Dio, sì, la gioia di camminare nella Legge del Signore! Sono due sposi novelli, hanno appena avuto il loro bambino, e sono tutti animati dal desiderio di compiere quello che è prescritto. Non è un fatto esteriore, non è per sentirsi a posto, no! È un desiderio forte, profondo, pieno di gioia". Di Simeone Luca "afferma che era un uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione di Israele (...). Di Anna poi dice che era una 'profetessa'. (...) Questi due anziani sono pieni di vita! (...) perché animati dallo Spirito Santo (...). Al centro c’è Gesù. È Lui che muove tutto, che attira gli uni e gli altri al Tempio, che è la casa di suo Padre".

È un incontro tra i giovani pieni di gioia nell’osservare la Legge del Signore e gli anziani pieni di gioia per l’azione dello Spirito Santo. È un singolare incontro tra osservanza e profezia, dove i giovani sono gli osservanti e gli anziani sono i profetici! (...) Alla luce di questa scena evangelica guardiamo alla vita consacrata come ad un incontro con Cristo: è Lui che viene a noi, portato da Maria e Giuseppe, e siamo noi che andiamo verso di Lui, guidati dallo Spirito Santo. Ma al centro c’è Lui. Lui muove tutto, Lui ci attira al Tempio, alla Chiesa, dove possiamo incontrarlo, riconoscerlo, accoglierlo, abbracciarlo".

"Gesù ci viene incontro nella Chiesa attraverso il carisma fondazionale di un Istituto: è bello pensare così alla nostra vocazione! - ha esclamato il Santo Padre - Il nostro incontro con Cristo ha preso la sua forma nella Chiesa mediante il carisma di un suo testimone (...).
E anche nella vita consacrata si vive l’incontro tra i giovani e gli anziani, tra osservanza e profezia. Non vediamole come due realtà contrapposte! Lasciamo piuttosto che lo Spirito Santo le animi entrambe, e il segno di questo è la gioia: la gioia di osservare, di camminare in una regola di vita; e la gioia di essere guidati dallo Spirito, mai rigidi, mai chiusi, sempre aperti alla voce di Dio che parla, che apre, che conduce, che ci invita ad andare verso l'orizzonte".

"Fa bene agli anziani comunicare la saggezza ai giovani; e fa bene ai giovani raccogliere questo patrimonio di esperienza e di saggezza, e portarlo avanti, non per custodirlo in un museo, ma per portarlo avanti affrontando le sfide che la vita ci presenta, portarlo avanti per il bene delle rispettive famiglie religiose e di tutta la Chiesa".

AL CAMMINO NEOCATECUMENALE: ABBIATE MASSIMA CURA PER COSTRUIRE E CONSERVARE LA COMUNIONE ALL’INTERNO DELLE CHIESE PARTICOLARI NELLE QUALI ANDRETE AD OPERARE

Città del Vaticano, 1 febbraio 2014 (VIS). Papa Francesco ha ricevuto questa mattina in udienza 8.000 membri della Comunità del Cammino Neocatecumenale, itinerario di formazione cattolica iniziato dai laici spagnoli Francisco José Gómez Argüello (noto come Kiko Argüello) e Carmen Hernández che, con il sacerdote italiano Mario Pezzi, fa parte del l'Equipe Responsabile Internazionale.

"La Chiesa vi è grata per la vostra generosità! Vi ringrazio per tutto quello che fate nella Chiesa e nel mondo. E proprio a nome della Chiesa, nostra Madre, vorrei proporvi alcune semplici raccomandazioni. La prima è quella di avere la massima cura per costruire e conservare la comunione all’interno delle Chiese particolari nelle quali andrete ad operare. Il Cammino ha un proprio carisma, una propria dinamica, un dono che come tutti i doni dello Spirito ha una profonda dimensione ecclesiale; questo significa mettersi in ascolto della vita delle Chiese nelle quali i vostri responsabili vi inviano, a valorizzarne le ricchezze, a soffrire per le debolezze se necessario, e a camminare insieme, come unico gregge, sotto la guida dei Pastori delle Chiese locali. La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte".

La seconda indicazione di Papa Francesco è stata: "Dovunque andiate, vi farà bene pensare che lo Spirito di Dio arriva sempre prima di noi. Il Signore sempre ci precede! Anche nei posti più lontani, anche nelle culture più diverse, Dio sparge dovunque i semi del suo Verbo. Da qui scaturisce la necessità di una speciale attenzione al contesto culturale nel quale voi famiglie andrete ad operare: si tratta di un ambiente spesso molto differente da quello da cui provenite. Molti di voi faranno la fatica di imparare la lingua locale, a volte difficile, e questo sforzo è apprezzabile. Tanto più importante sarà il vostro impegno ad 'imparare' le culture che incontrerete, sapendo riconoscere il bisogno di Vangelo che è presente ovunque, ma anche quell’azione che lo Spirito Santo ha compiuto nella vita e nella storia di ogni popolo".

Infine il Papa ha esortato "ad avere cura con amore gli uni degli altri, in particolar modo dei più deboli. Il Cammino Neocatecumenale, in quanto itinerario di scoperta del proprio Battesimo, è una strada esigente, lungo la quale un fratello o una sorella possono trovare delle difficoltà impreviste. In questi casi l’esercizio della pazienza e della misericordia da parte della comunità è segno di maturità nella fede. La libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore".

"Vi incoraggio - ha concluso il Papa - a portare dovunque, anche negli ambienti più scristianizzati, specialmente nelle periferie esistenziali, il Vangelo di Gesù Cristo. Evangelizzate con amore, portate a tutti l’amore di Dio. Dite a quanti incontrerete sulle strade della vostra missione che Dio ama l’uomo così com’è, anche con i suoi limiti, con i suoi sbagli, con i suoi peccati. Siate messaggeri e testimoni dell’infinita bontà e dell’inesauribile misericordia del Padre".
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