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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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venerdì 19 giugno 2009

IL PAPA RICEVE IL PATRIARCA SIRO-CATTOLICO DI ANTIOCHIA


CITTA' DEL VATICANO, 19 GIU. 2009 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto Sua Beatitudine Ignace Youssef III Younan, nuovo Patriarca Siro-Cattolico di Antiochia, accompagnato da diversi membri del Sinodo della medesima Chiesa.

  "La Provvidenza divina" - ha detto il Papa  nel suo discorso - "ci ha costituito ministri di Cristo e Pastori del suo unico gregge. (...) Cristo stesso, nostro Signore, che ha costituito l'Apostolo Pietro come la 'roccia' sulla quale poggia l'edificio spirituale della Chiesa, ha domandato ai suoi discepoli di procedere in piena unità con lui, sotto la sua sicura guida e quella dei suoi successori".

  "Nel corso della vostra storia più che millenaria" - ha proseguito il Pontefice - "la comunione con il Vescovo di Roma è sempre andata di pari passo con l'unità della fedeltà alla tradizione spirituale dell'Oriente cristiano, e ambedue costituiscono gli aspetti complementari di un unico patrimonio di fede professato dalla vostra venerabile Chiesa".

   Il Pontefice ha successivamente ricordato che per sottolineare "la radice eucaristica" di questa unione ha concesso al Patriarca la "ecclesiastica communio", al momento dell'elezione sinodale. "Opportunamente" - ha detto Benedetto XVI rivolgendosi a Sua Beatitudine Ignace Youssef III - "lei ha voluto mostrare, attraverso un segno pubblico, il legame molto stretto che la unisce al Vescovo di Roma e alla Chiesa universale, durante l'Eucaristia da lei celebrata ieri, nella Basilica di Santa Maria Maggiore".

  "In effetti, è l'Eucaristia che fonde le nostre diverse tradizioni nell'unità e nell'unico Spirito, rendendole una ricchezza per tutto il popolo di Dio. Che la celebrazione dell'Eucaristia, fonte e vertice della vita ecclesiale, vi mantenga ancorati all'antica tradizione siriana, che rivendica il possesso della lingua del Signore Gesù, e, nel contempo, apre davanti a voi l'orizzonte dell'universalità ecclesiale!. (...) L'Eucaristia è il Pane di Vita che nutre le vostre comunità e le fa tutte progredire nell'unità e nella carità. Sappiate dunque attingere all'Eucaristia, Sacramento dell'unità e della comunione, la forza di superare le difficoltà che la vostra Chiesa ha conosciuto in questi ultimi anni, al fine di ritrovare la via del perdono, della riconciliazione e della comunione".
  Infine il Santo Padre, nell'esprimere soddisfazione per "la ripresa del funzionamento del vostro Sinodo" - ha detto: "incoraggio gli sforzi per favorire l'unità, la comprensione ed il perdono, che voi dovete sempre considerare doveri prioritari nell'edificazione della Chiesa di Dio".

  "Prego costantemente, inoltre, per la pace in Medio-Oriente, in particolare per i cristiani che vivono nella diletta nazione irachena, della quale ogni giorno presento al Signore le sofferenze durante il Sacrificio eucaristico".
AC/SINODO ANTIOCHIA/IGNACE YOUSSEF III               VIS 090619 (420)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 19 GIU. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studi).

- Tre Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo José de la Trinidad Valera Angulo, di La Guaira

    - Il Vescovo William Enrique Delgado Silva, Vescovo di Cabimas

    - Il Vescovo José Hernán Sánchez Porras, Ordinario Militare

- Il Signor Gerónimo Narváez Torres, Ambasciatore di Paraguay in visita di Congedo.
AP:AL/.../...                                       VIS 20090619 (110)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 19 GIU. 2009 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Filippo Iannone, O.Carm., Vescovo della Diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo (superficie: 1.426; popolazione: 152.700; cattolici: 150.230; sacerdoti: 96; religiosi: 176; diaconi permanenti: 18), Italia. Finora Ausiliare dell'Arcidiocesi di Napoli (Italia), il Vescovo Iannone succede al Vescovo Luca Brandolini, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Padre Pierre-Marie Gaschy, C.S.Sp., Vicario Apostolico di Saint Pierre et Miquelon (superficie: 245.000; popolazione: 6.125; cattolici: 6.076; sacerdoti: 2; religiosi: 9), Francia (Oltremare). Il Vescovo eletto è nato a Colmar (Francia) nel 1941, ha emesso la professione perpetua nella Congregazione dello Spirito Santo nel 1968 ed è stato ordinato sacerdote nel 1969. Finora Superiore della Comunità di Fameck nella Diocesi di Metz (Francia), il Vescovo Gaschy succede al Vescovo Lucien Fischer, C.S.Sp., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale del medesimo Vicariato Apostolico presentata per raggiunti limiti d'età.
- Ha nominato il Reverendo Joseph Pibul Visitnondachai, Vescovo di Nakhon Sawan (superficie. 93.547; popolazione: 8.327.053; cattolici: 16.000; sacerdoti: 34; religiosi: 53), Tailandia. Il Vescovo eletto, finora Segretario Generale della Conferenza Episcopale per "Social Pastoral Ministries", è nato nel 1946 a Bang Buathong (Tailandia), ed è stato ordinato sacerdote nel 1974.

- Ha nominato il Reverendo Stephen Tjephe, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Loikaw (superficie: 11.670; popolazione: 309.820; cattolici: 75.485; sacerdoti: 79; religiosi: 195), Myanmar.  Il Vescovo eletto è nato nel 1955 a Danoku (Myanmar), ed è stato ordinato sacerdote nel 1984. E' stato finora Parroco della Parrocchia di  San Matteo a Daugneku (Myanmar).

- Ha nominato il Monsignor Maurizio Malvestiti, Sotto-Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, finora Capo Ufficio del medesimo Dicastero.

- Ha nominato il Padre Nikolaus Schöch, O.F.M., Promotore di Giustizia Sostituto presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, finora Difensore del Vincolo Sostituto per il medesimo Tribunale.

- Ha nominato Don Markus Graulich, S.D.B., Promotore di Giustizia Sostituto presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, attualmente Vice Decano e Docente presso la Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Salesiana.
NER:RE:NEA:NA/.../...                               VIS 20090619 (360)


giovedì 18 giugno 2009

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI MALTA RICEVUTO DAL PAPA


CITTA' DEL VATICANO, 18 GIU. 2009 (VIS). Un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, reso pubblico nella tarda mattinata di oggi, rende noto che:

  "Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il Presidente della Repubblica di Malta, Sua Eccellenza il Dottor George Abela, il quale successivamente, ha reso visita al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, accompagnato dall'Arcivescovo Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati".

  "Nei cordiali colloqui, oltre a riaffermare i saldi vincoli di amicizia tra la Santa Sede e la Repubblica di Malta, sono state affrontate alcune tematiche riguardanti la società maltese, nella quale la Chiesa Cattolica continua a svolgere un ruolo rilevante. Ci si è soffermati inoltre sulla situazione internazionale, con particolare riferimento al Medio Oriente e all'Africa, e sul contributo positivo che Malta può offrire alla soluzione dei relativi problemi".
OP/UDIENZA PRESIDENTE MALTA/...                       VIS 20090618 (160)


LETTERA AI PRESBITERI PROCLAMAZIONE ANNO SACERDOTALE

CITTA' DEL VATICANO, 18 GIU. 2009 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha indirizzato la seguente Lettera a tutti i presbiteri per l'apertura dell' "Anno Sacerdotale", proclamato nel 150° anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney, Curato d'Ars.

  Domani, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù e Giornata di santificazione sacerdotale, Benedetto XVI inaugurerà l'Anno Sacerdotale nel corso della celebrazione dei Vespri nella Basilica Vaticana.

  Di seguito riportiamo il testo integrale della Lettera:

"Cari fratelli nel Sacerdozio:

nella prossima solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, venerdì 19 giugno 2009 - giornata tradizionalmente dedicata alla preghiera per la santificazione del clero -, ho pensato di indire ufficialmente un 'Anno Sacerdotale' in occasione del 150° anniversario del 'dies natalis' di Giovanni Maria Vianney, il Santo Patrono di tutti i parroci del mondo. Tale anno, che vuole contribuire a promuovere l'impegno d'interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi, si concluderà nella stessa solennità del 2010".

  "'Il Sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù', soleva dire il Santo Curato d'Ars. Questa toccante espressione ci permette anzitutto di evocare con tenerezza e riconoscenza l'immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità. Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l'umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo, cercando di aderire a Lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza. Come non sottolineare le loro fatiche apostoliche, il loro servizio infaticabile e nascosto, la loro carità tendenzialmente universale? E che dire della fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione: quella di 'amici di Cristo', da Lui particolarmente chiamati, prescelti e inviati?".

  "Io stesso porto ancora nel cuore il ricordo del primo parroco accanto al quale esercitai il mio ministero di giovane prete: egli mi lasciò l'esempio di una dedizione senza riserve al proprio servizio pastorale, fino a trovare la morte nell'atto stesso in cui portava il viatico a un malato grave. Tornano poi alla mia memoria gli innumerevoli confratelli che ho incontrato e che continuo ad incontrare, anche durante i miei viaggi pastorali nelle diverse nazioni, generosamente impegnati nel quotidiano esercizio del loro ministero sacerdotale".

  "Ma l'espressione usata dal Santo Curato evoca anche la trafittura del Cuore di Cristo e la corona di spine che lo avvolge. Il pensiero va, di conseguenza, alle innumerevoli situazioni di sofferenza in cui molti sacerdoti sono coinvolti, sia perché partecipi dell'esperienza umana del dolore nella molteplicità del suo manifestarsi, sia perché incompresi dagli stessi destinatari del loro ministero: come non ricordare i tanti sacerdoti offesi nella loro dignità, impediti nella loro missione, a volte anche perseguitati fino alla suprema testimonianza del sangue?".

  "Ci sono, purtroppo, anche situazioni, mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l'infedeltà di alcuni suoi ministri. È il mondo a trarne allora motivo di scandalo e di rifiuto. Ciò che massimamente può giovare in tali casi alla Chiesa non è tanto la puntigliosa rilevazione delle debolezze dei suoi ministri, quanto una rinnovata e lieta coscienza della grandezza del dono di Dio, concretizzato in splendide figure di generosi Pastori, di Religiosi ardenti di amore per Dio e per le anime, di Direttori spirituali illuminati e pazienti. A questo proposito, gli insegnamenti e gli esempi di san Giovanni Maria Vianney possono offrire a tutti un significativo punto di riferimento: il Curato d'Ars era umilissimo, ma consapevole, in quanto prete, d'essere un dono immenso per la sua gente: 'Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina'".

  "Parlava del sacerdozio come se non riuscisse a capacitarsi della grandezza del dono e del compito affidati ad una creatura umana: 'Oh come il prete è grande!... Se egli si comprendesse, morirebbe... Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia...". E spiegando ai suoi fedeli l'importanza dei sacramenti diceva: 'Tolto il sacramento dell'Ordine, noi non avremmo il Signore. Chi lo ha riposto là in quel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita? Il sacerdote. Chi la nutre per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote. Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l'ultima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote. E se quest'anima viene a morire [per il peccato], chi la risusciterà, chi le renderà la calma e la pace? Ancora il sacerdote... Dopo Dio, il sacerdote è tutto!... Lui stesso non si capirà bene che in cielo'".

  "Queste affermazioni, nate dal cuore sacerdotale del santo parroco, possono apparire eccessive. In esse, tuttavia, si rivela l'altissima considerazione in cui egli teneva il sacramento del sacerdozio. Sembrava sopraffatto da uno sconfinato senso di responsabilità: 'Se comprendessimo bene che cos'è un prete sulla terra, moriremmo: non di spavento, ma di amore... Senza il prete la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbero a niente. È il prete che continua l'opera della Redenzione sulla terra... Che ci gioverebbe una casa piena d'oro se non ci fosse nessuno che ce ne apre la porta? Il prete possiede la chiave dei tesori celesti: è lui che apre la porta; egli è l'economo del buon Dio; l'amministratore dei suoi beni... Lasciate una parrocchia, per vent'anni, senza prete, vi si adoreranno le bestie... Il prete non è prete per sé, lo è per voi".

  "Era giunto ad Ars, un piccolo villaggio di 230 abitanti, preavvertito dal Vescovo che avrebbe trovato una situazione religiosamente precaria: 'Non c'è molto amor di Dio in quella parrocchia; voi ce ne metterete'. Era, di conseguenza, pienamente consapevole che doveva andarvi ad incarnare la presenza di Cristo, testimoniandone la tenerezza salvifica: 'Mio Dio, accordatemi la conversione della mia parrocchia; accetto di soffrire tutto quello che vorrete per tutto il tempo della mia vita!', fu con questa preghiera che iniziò la sua missione. Alla conversione della sua parrocchia il Santo Curato si dedicò con tutte le sue energie, ponendo in cima ad ogni suo pensiero la formazione cristiana del popolo a lui affidato".

  "Cari fratelli nel Sacerdozio, chiediamo al Signore Gesù la grazia di poter apprendere anche noi il metodo pastorale di san Giovanni Maria Vianney! Ciò che per prima cosa dobbiamo imparare è la sua totale identificazione col proprio ministero. In Gesù, Persona e Missione tendono a coincidere: tutta la sua azione salvifica era ed è espressione del suo 'Io filiale' che, da tutta l'eternità, sta davanti al Padre in atteggiamento di amorosa sottomissione alla sua volontà. Con umile ma vera analogia, anche il sacerdote deve anelare a questa identificazione. Non si tratta certo di dimenticare che l'efficacia sostanziale del ministero resta indipendente dalla santità del ministro; ma non si può neppure trascurare la straordinaria fruttuosità generata dall'incontro tra la santità oggettiva del ministero e quella soggettiva del ministro. Il Curato d'Ars iniziò subito quest'umile e paziente lavoro di armonizzazione tra la sua vita di ministro e la santità del ministero a lui affidato, decidendo di 'abitare' perfino materialmente nella sua chiesa parrocchiale: 'Appena arrivato egli scelse la chiesa a sua dimora... Entrava in chiesa prima dell'aurora e non ne usciva che dopo l'Angelus della sera. Là si doveva cercarlo quando si aveva bisogno di lui', si legge nella prima biografia".

  "L'esagerazione devota del pio agiografo non deve farci trascurare il fatto che il Santo Curato seppe anche 'abitare' attivamente in tutto il territorio della sua parrocchia: visitava sistematicamente gli ammalati e le famiglie; organizzava missioni popolari e feste patronali; raccoglieva ed amministrava denaro per le sue opere caritative e missionarie; abbelliva la sua chiesa e la dotava di arredi sacri; si occupava delle orfanelle della "Providence" (un istituto da lui fondato) e delle loro educatrici; si interessava dell'istruzione dei bambini; fondava confraternite e chiamava i laici a collaborare con lui".

  "Il suo esempio mi induce a evidenziare gli spazi di collaborazione che è doveroso estendere sempre più ai fedeli laici, coi quali i presbiteri formano l'unico popolo sacerdotale e in mezzo ai quali, in virtù del sacerdozio ministeriale, si trovano 'per condurre tutti all'unità della carità, 'amandosi l'un l'altro con la carità fraterna, prevenendosi a vicenda nella deferenza' (Rm 12,10)'. È da ricordare, in questo contesto, il caloroso invito con il quale il Concilio Vaticano II incoraggia i presbiteri a 'riconoscere e promuovere sinceramente la dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico nell'ambito della missione della Chiesa... Siano pronti ad ascoltare il parere dei laici, considerando con interesse fraterno le loro aspirazioni e giovandosi della loro esperienza e competenza nei diversi campi dell'attività umana, in modo da poter insieme a loro riconoscere i segni dei tempi'".

  "Ai suoi parrocchiani il Santo Curato insegnava soprattutto con la testimonianza della vita. Dal suo esempio i fedeli imparavano a pregare, sostando volentieri davanti al tabernacolo per una visita a Gesù Eucaristia. 'Non c'è bisogno di parlar molto per ben pregare' - spiegava loro il Curato - 'Si sa che Gesù è là, nel santo tabernacolo: apriamogli il nostro cuore, rallegriamoci della sua santa presenza. È questa la migliore preghiera'. Ed esortava: 'Venite alla comunione, fratelli miei, venite da Gesù. Venite a vivere di Lui per poter vivere con Lui... 'È vero che non ne siete degni, ma ne avete bisogno!'. Tale educazione dei fedeli alla presenza eucaristica e alla comunione acquistava un'efficacia particolarissima, quando i fedeli lo vedevano celebrare il Santo Sacrificio della Messa. Chi vi assisteva diceva che 'non era possibile trovare una figura che meglio esprimesse l'adorazione... Contemplava l'Ostia amorosamente'. 'Tutte le buone opere riunite non equivalgono al sacrificio della Messa, perché quelle sono opere di uomini, mentre la Santa Messa è opera di Dio' diceva. Era convinto che dalla Messa dipendesse tutto il fervore della vita di un prete: 'La causa della rilassatezza del sacerdote è che non fa attenzione alla Messa! Mio Dio, come è da compiangere un prete che celebra come se facesse una cosa ordinaria!'. Ed aveva preso l'abitudine di offrire sempre, celebrando, anche il sacrificio della propria vita: 'Come fa bene un prete ad offrirsi a Dio in sacrificio tutte le mattine!'".

  "Questa immedesimazione personale al Sacrificio della Croce lo conduceva - con un solo movimento interiore - dall'altare al confessionale. I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento. Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormenta rivoluzionaria aveva soffocato a lungo la pratica religiosa. Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un'esigenza intima della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso. Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all'ascolto e al perdono. In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno. Si diceva allora che Ars era diventata 'il grande ospedale delle anime'. 'La grazia che egli otteneva [per la conversione dei peccatori] era sì forte che essa andava a cercarli senza lasciar loro un momento di tregua!', dice il primo biografo. Il Santo Curato non la pensava diversamente, quando diceva: 'Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui'. 'Questo buon Salvatore è così colmo d'amore che ci cerca dappertutto'".

  "Tutti noi sacerdoti dovremmo sentire che ci riguardano personalmente quelle parole che egli metteva in bocca a Cristo: 'Incaricherò i miei ministri di annunciare ai peccatori che sono sempre pronto a riceverli, che la mia misericordia è infinita'. Dal Santo Curato d'Ars noi sacerdoti possiamo imparare non solo un'inesauribile fiducia nel sacramento della Penitenza che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del 'dialogo di salvezza' che in esso si deve svolgere. Il Curato d'Ars aveva una maniera diversa di atteggiarsi con i vari penitenti. Chi veniva al suo confessionale attratto da un intimo e umile bisogno del perdono di Dio, trovava in lui l'incoraggiamento ad immergersi nel 'torrente della divina misericordia' che trascina via tutto nel suo impeto. E se qualcuno era afflitto al pensiero della propria debolezza e incostanza, timoroso di future ricadute, il Curato gli rivelava il segreto di Dio con un'espressione di toccante bellezza: 'Il buon Dio sa tutto. Prima ancora che voi vi confessiate, sa già che peccherete ancora e tuttavia vi perdona. Come è grande l'amore del nostro Dio che si spinge fino a dimenticare volontariamente l'avvenire, pur di perdonarci!'. A chi, invece, si accusava in maniera tiepida e quasi indifferente, offriva, attraverso le sue stesse lacrime, la seria e sofferta evidenza di quanto quell'atteggiamento fosse 'abominevole': 'Piango perché voi non piangete', diceva. 'Se almeno il Signore non fosse così buono! Ma è così buono! Bisogna essere barbari a comportarsi così davanti a un Padre così buono!'. Faceva nascere il pentimento nel cuore dei tiepidi, costringendoli a vedere, con i propri occhi, la sofferenza di Dio per i peccati quasi 'incarnata' nel volto del prete che li confessava. A chi, invece, si presentava già desideroso e capace di una più profonda vita spirituale, spalancava le profondità dell'amore, spiegando l'indicibile bellezza di poter vivere uniti a Dio e alla sua presenza: 'Tutto sotto gli occhi di Dio, tutto con Dio, tutto per piacere a Dio... Com'è bello!'. E insegnava loro a pregare: 'Mio Dio, fammi la grazia di amarti tanto quanto è possibile che io t'ami'".

  "Il Curato d'Ars, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire l'amore misericordioso del Signore. Urge anche nel nostro tempo un simile annuncio e una simile testimonianza della verità dell'Amore: 'Deus caritas est' (1 Gv 4,8). Con la Parola e con i Sacramenti del suo Gesù, Giovanni Maria Vianney sapeva edificare il suo popolo, anche se spesso fremeva convinto della sua personale inadeguatezza, al punto da desiderare più volte di sottrarsi alle responsabilità del ministero parrocchiale di cui si sentiva indegno. Tuttavia con esemplare obbedienza restò sempre al suo posto, perché lo divorava la passione apostolica per la salvezza delle anime. Cercava di aderire totalmente alla propria vocazione e missione mediante un'ascesi severa: 'La grande sventura per noi parroci - deplorava il Santo - è che l'anima si intorpidisce'; ed intendeva con questo un pericoloso assuefarsi del pastore allo stato di peccato o di indifferenza in cui vivono tante sue pecorelle".

  "Egli teneva a freno il corpo, con veglie e digiuni, per evitare che opponesse resistenze alla sua anima sacerdotale. E non rifuggiva dal mortificare se stesso a bene delle anime che gli erano affidate e per contribuire all'espiazione dei tanti peccati ascoltati in confessione. Spiegava ad un confratello sacerdote: 'Vi dirò qual è la mia ricetta: do ai peccatori una penitenza piccola e il resto lo faccio io al loro posto'. Al di là delle concrete penitenze a cui il Curato d'Ars si sottoponeva, resta comunque valido per tutti il nucleo del suo insegnamento: le anime costano il sangue di Gesù e il sacerdote non può dedicarsi alla loro salvezza se rifiuta di partecipare personalmente al 'caro prezzo' della redenzione".

  "Nel mondo di oggi, come nei difficili tempi del Curato d'Ars, occorre che i presbiteri nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica. Ha giustamente osservato Paolo VI: 'L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni'. Perché non nasca un vuoto esistenziale in noi e non sia compromessa l'efficacia del nostro ministero, occorre che ci interroghiamo sempre di nuovo: 'Siamo veramente pervasi dalla Parola di Dio? È vero che essa è il nutrimento di cui viviamo, più di quanto lo siano il pane e le cose di questo mondo? La conosciamo davvero? La amiamo? Ci occupiamo interiormente di questa Parola al punto che essa realmente dia un'impronta alla nostra vita e formi il nostro pensiero?'. Come Gesù chiamò i Dodici perché stessero con Lui (cfr Mc 3,14) e solo dopo li mandò a predicare, così anche ai giorni nostri i sacerdoti sono chiamati ad assimilare quel 'nuovo stile di vita' che è stato inaugurato dal Signore Gesù ed è stato fatto proprio dagli Apostoli".

  "Fu proprio l'adesione senza riserve a questo 'nuovo stile di vita' che caratterizzò l'impegno ministeriale del Curato d'Ars. Il Papa Giovanni XXIII nella Lettera enciclica 'Sacerdotii nostri primordia', pubblicata nel 1959, primo centenario della morte di san Giovanni Maria Vianney, ne presentava la fisionomia ascetica con particolare riferimento al tema dei 'tre consigli evangelici', giudicati necessari anche per i presbiteri: 'Se, per raggiungere questa santità di vita, la pratica dei consigli evangelici non è imposta al sacerdote in virtù dello stato clericale, essa si presenta nondimeno a lui, come a tutti i discepoli del Signore, come la via regolare della santificazione cristiana'.

  "Il Curato d'Ars seppe vivere i 'consigli evangelici' nelle modalità adatte alla sua condizione di presbitero. La sua povertà, infatti, non fu quella di un religioso o di un monaco, ma quella richiesta ad un prete: pur maneggiando molto denaro (dato che i pellegrini più facoltosi non mancavano di interessarsi alle sue opere di carità), egli sapeva che tutto era donato alla sua chiesa, ai suoi poveri, ai suoi orfanelli, alle ragazze della sua 'Providence', alle sue famiglie più disagiate. Perciò egli 'era ricco per dare agli altri ed era molto povero per se stesso'. Spiegava: 'Il mio segreto è semplice: dare tutto e non conservare niente'. Quando si trovava con le mani vuote, ai poveri che si rivolgevano a lui diceva contento: 'Oggi sono povero come voi, sono uno dei vostri'. Così, alla fine della vita, poté affermare con assoluta serenità: 'Non ho più niente. Il buon Dio ora può chiamarmi quando vuole!'. Anche la sua castità era quella richiesta a un prete per il suo ministero. Si può dire che era la castità conveniente a chi deve toccare abitualmente l'Eucaristia e abitualmente la guarda con tutto il trasporto del cuore e con lo stesso trasporto la dona ai suoi fedeli. Dicevano di lui che 'la castità brillava nel suo sguardo', e i fedeli se ne accorgevano quando egli si volgeva a guardare il tabernacolo con gli occhi di un innamorato. Anche l'obbedienza di san Giovanni Maria Vianney fu tutta incarnata nella sofferta adesione alle quotidiane esigenze del suo ministero. È noto quanto egli fosse tormentato dal pensiero della propria inadeguatezza al ministero parrocchiale e dal desiderio di fuggire 'a piangere la sua povera vita, in solitudine'. Solo l'obbedienza e la passione per le anime riuscivano a convincerlo a restare al suo posto. A se stesso e ai suoi fedeli spiegava: 'Non ci sono due maniere buone di servire Dio. Ce n'è una sola: servirlo come lui vuole essere servito. La regola d'oro per una vita obbediente gli sembrava questa: 'Fare solo ciò che può essere offerto al buon Dio'".

  "Nel contesto della spiritualità alimentata dalla pratica dei consigli evangelici, mi è caro rivolgere ai sacerdoti, in quest'Anno a loro dedicato, un particolare invito a saper cogliere la nuova primavera che lo Spirito sta suscitando ai giorni nostri nella Chiesa, non per ultimo attraverso i Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità. 'Lo Spirito nei suoi doni è multiforme... Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo inaspettato, in luoghi inaspettati e in forme prima non immaginate... ma ci dimostra anche che Egli opera in vista dell'unico Corpo e nell'unità dell'unico Corpo'. A questo proposito, vale l'indicazione del Decreto 'Presbyterorum ordinis': 'Sapendo discernere quali spiriti abbiano origine da Dio, (i presbiteri) devono scoprire con senso di fede i carismi, sia umili che eccelsi, che sotto molteplici forme sono concessi ai laici, devono ammetterli con gioia e fomentarli con diligenza'. Tali doni che spingono non pochi a una vita spirituale più elevata, possono giovare non solo per i fedeli laici ma per gli stessi ministri. Dalla comunione tra ministri ordinati e carismi, infatti, può scaturire 'un valido impulso per un rinnovato impegno della Chiesa nell'annuncio e nella testimonianza del Vangelo della speranza e della carità in ogni angolo del mondo'".

  "Vorrei inoltre aggiungere, sulla scorta dell'Esortazione apostolica 'Pastores dabo vobis' del Papa Giovanni Paolo II, che il ministero ordinato ha una radicale 'forma comunitaria' e può essere assolto solo nella comunione dei presbiteri con il loro Vescovo. Occorre che questa comunione fra i sacerdoti e col proprio Vescovo, basata sul sacramento dell'Ordine e manifestata nella concelebrazione eucaristica, si traduca nelle diverse forme concrete di una fraternità sacerdotale effettiva ed affettiva. Solo così i sacerdoti sapranno vivere in pienezza il dono del celibato e saranno capaci di far fiorire comunità cristiane nelle quali si ripetano i prodigi della prima predicazione del Vangelo".

  "L'Anno Paolino che volge al termine orienta il nostro pensiero anche verso l'Apostolo delle genti, nel quale rifulge davanti ai nostri occhi uno splendido modello di sacerdote, totalmente 'donato' al suo ministero. 'L'amore del Cristo ci possiede - egli scriveva - e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti" (2 Cor 5,14). Ed aggiungeva: 'Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro' (2 Cor. 5,15). Quale programma migliore potrebbe essere proposto ad un sacerdote impegnato ad avanzare sulla strada delle perfezione cristiana?".

  "Cari sacerdoti, la celebrazione del 150° anniversario della morte di san Giovanni Maria Vianney (1859) segue immediatamente le celebrazioni appena concluse del 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes (1858). Già nel 1959 il beato Papa Giovanni XXIII aveva osservato: 'Poco prima che il Curato d'Ars concludesse la sua lunga carriera piena di meriti, la Vergine Immacolata era apparsa, in un'altra regione di Francia, ad una fanciulla umile e pura, per trasmetterle un messaggio di preghiera e di penitenza, di cui è ben nota, da un secolo, l'immensa risonanza spirituale. In realtà la vita del santo sacerdote, di cui celebriamo il ricordo, era in anticipo un'illustrazione vivente delle grandi verità soprannaturali insegnate alla veggente di Massabielle. Egli stesso aveva per l'Immacolata Concezione della Santissima Vergine una vivissima devozione, lui che nel 1836 aveva consacrato la sua parrocchia a Maria concepita senza peccato, e doveva accogliere con tanta fede e gioia la definizione dogmatica del 1854'. Il Santo Curato ricordava sempre ai suoi fedeli che 'Gesù Cristo dopo averci dato tutto quello che ci poteva dare, vuole ancora farci eredi di quanto egli ha di più prezioso, vale a dire della sua Santa Madre'".

  "Alla Vergine Santissima affido questo Anno Sacerdotale, chiedendole di suscitare nell'animo di ogni presbitero un generoso rilancio di quegli ideali di totale donazione a Cristo ed alla Chiesa che ispirarono il pensiero e l'azione del Santo Curato d'Ars. Con la sua fervente vita di preghiera e il suo appassionato amore a Gesù crocifisso Giovanni Maria Vianney alimentò la sua quotidiana donazione senza riserve a Dio e alla Chiesa. Possa il suo esempio suscitare nei sacerdoti quella testimonianza di unità con il Vescovo, tra loro e con i laici che è, oggi come sempre, tanto necessaria. Nonostante il male che vi è nel mondo, risuona sempre attuale la parola di Cristo ai suoi Apostoli nel Cenacolo: 'Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo' (Gv 16,33). La fede nel Maestro divino ci dà la forza per guardare con fiducia al futuro. Cari sacerdoti, Cristo conta su di voi. Sull'esempio del Santo Curato d'Ars, lasciatevi conquistare da Lui e sarete anche voi, nel mondo di oggi, messaggeri di speranza, di riconciliazione, di pace!".
BXVI-LETTERA/ANNO SACERDOTALE/...                VIS 20090618 (4020)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 18 GIU. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, in Visita "ad Limina Apostolorum":

Il Vescovo José Sotero Valero Ruz, di Guanare.

Il Vescovo Ramón José Aponte Fernández, di Valle de la Pascua.

Il Vescovo Jorge Anibal Quintero Chacón, di Margarita.

Il Vescovo Ramón José Viloria Pinzón, di Puerto Cabello.

Sua Santità Abuna Paulos, Patriarca della Chiesa Ortodossa di Etiopia.
AL:AP/.../...                                 VIS 20090618 (80)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 18 GIU. 2009 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare dell'Arcidiocesi di Maribor (Slovenia), presentata dal Vescovo Jozef Smej, per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Juan Manuel Mancilla Sánchez, Vescovo di Texcoco (superficie:1.139; popolazione: 1.578.718; cattolici: 1.355.000; sacerdoti: 144; religiosi: 317; diaconi permanenti: 17), Messico. E' stato finora Vescovo di Ciudad Obregón (Messico).

- Ha nominato il Vescovo Christopher Prowse, Vescovo di Sale (superficie: 44.441; popolazione: 373.000; cattolici: 92.700; sacerdoti: 42; religiosi: 44; diaconi permanenti: 5), Australia. E' stato finora Vescovo Ausiliare di Melbourne (Australia).

- Ha nominato l'Arcivescovo Giacinto Berloco, Nunzio Apostolico in Belgio. E' stato finora Nunzio Apostolico in Venezuela.
RE:NER:NN/.../...                                   VIS 20090618 (120)

mercoledì 17 giugno 2009

COMUNICATO RIUNIONE VESCOVI AUSTRIA CON IL PAPA

CITTA' DEL VATICANO, 17 GIU. 2009 (VIS). Nella giornata di ieri, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il Comunicato che segue relativo all’incontro in Vaticano del Santo Padre e dei Capi di alcuni Dicasteri della Curia Romana con un gruppo di Vescovi austriaci, nei giorni 15 a 16 giugno.

  “In tale riunione, caratterizzata da vivo ‘affetto collegiale’, sono stati affrontati, in un dialogo fraterno e in spirito costruttivo, alcuni temi riguardanti la situazione della diocesi di Linz e della Chiesa in Austria, prospettando soluzioni per i problemi in atto”.

  “Il Santo Padre ha richiamato l’urgenza dell’approfondimento della fede e della fedeltà integrale al Concilio Vaticano II e al Magistero post-conciliare della Chiesa, e del rinnovamento della catechesi alla luce del Catechismo della Chiesa Cattolica”.

  “Inoltre, si è parlato di questioni dottrinali e pastorali e della situazione del clero, del laicato, dei Seminari maggiori e delle Facoltà teologiche a Linz ed in altre diocesi dell’Austria”.

  “I Vescovi austriaci hanno ringraziato il Santo Padre per la sua sollecitudine paterna e per questo incontro, segno della sua vicinanza alla Chiesa in Austria e lo hanno assicurato della loro piena comunione e del loro affetto. I Vescovi austriaci rendono grazie anche alla Curia Romana per la fruttuosa collaborazione e la disponibilità”.

  All’incontro hanno partecipato: il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Wien e Presidente della Conferenza Episcopale Austriaca; l’Arcivescovo Alois Kothgasser, di Salzburg; il Vescovo Egon Kapellari, di Graz-Seckau, Vice-Presidente della Conferenza Episcopale Austriaca ed il Vescovo Ludwig Schwarz, di Linz.

  Era presente anche l’Arcivescovo Peter Stephan Zurbriggen, Nunzio Apostolico in Austria e i seguenti Capi Dicastero: Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Cardinale Cláudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero; Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica; Cardinale Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici.
OP/INCONTRO VESCOVI AUSTRIA/...                       VIS 20090617 (330)


CIRILLO E METODIO PERENNE ESEMPIO INCULTURAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 17 GIU. 2009 (VIS). I Santi Cirillo e Metodio, Apostoli degli Slavi e Compatroni d’Europa, sono stati i protagonisti della catechesi del Santo Padre per l’Udienza Generale di questo Mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro.

  Il Papa ha tracciato la biografia dei due fratelli ricordando che: “Cirillo nacque a Tessalonica dal magistrato imperiale Leone nell’826/827” e ricevette un’ottima formazione umanistica. “Dopo aver rifiutato un brillante matrimonio, decise di ricevere gli ordini sacri e divenne ‘bibliotecario’ presso il Patriarcato. (...) Nel frattempo, il fratello Michele (nato nell’815 ca.), dopo una carriera amministrativa in Macedonia, verso l’anno 850 abbandonò il mondo per ritirarsi a vita monastica sul monte Olimpo in Bitinia, dove ricevette il nome di Metodio (...). Attratto dall’esempio del fratello, anche Cirillo decise di lasciare l’insegnamento per recarsi sul monte Olimpo a meditare e a pregare”.

  “Alcuni anni più tardi però, (861 ca.), il governo imperiale lo incaricò di una missione presso i khazari del Mare di Azov, i quali chiedevano che fosse loro inviato un letterato che sapesse discutere con gli ebrei e i saraceni. Cirillo, accompagnato dal fratello Metodio, sostò a lungo in Crimea, dove imparò l’ebraico”.

  “Giunti a Costantinopoli, i due fratelli furono inviati in Moravia dall’imperatore Michele III, al quale il principe moravo Ratislao aveva rivolto una precisa richiesta: ‘Il nostro popolo – gli aveva detto – da quando ha respinto il paganesimo, osserva la legge cristiana; però non abbiamo un maestro che sia in grado di spiegarci la vera fede nella nostra lingua’”.

  “La missione” – ha detto il Papa – “ebbe ben presto un successo insolito. Traducendo la liturgia nella lingua slava, i due fratelli guadagnarono una grande simpatia presso il popolo. Questo, però, suscitò nei loro confronti l’ostilità del clero franco, che era arrivato in precedenza in Moravia e considerava il territorio come appartenente alla propria giurisdizione ecclesiale. Per giustificarsi, nell’867 i due fratelli si recarono a Roma. Durante il viaggio si fermarono a Venezia, dove ebbe luogo un’animata discussione con i sostenitori della cosiddetta ‘eresia trilingue’: costoro ritenevano che vi fossero solo tre lingue in cui si poteva lecitamente lodare Dio: l’ebraica, la greca e la latina”.

  “Ovviamente, a ciò i due fratelli si opposero con forza. A Roma Cirillo e Metodio furono ricevuti dal Papa Adriano II, che (...) aveva anche compreso la grande importanza della loro eccezionale missione. (...) Il Papa intuì che i popoli slavi avrebbero potuto giocare il ruolo di ponte fra Oriente ed Occidente, contribuendo così a conservare l’unione tra i cristiani dell’una e dell’altra parte dell’Impero. Egli quindi non esitò ad approvare la missione dei due Fratelli nella Grande Moravia, accogliendo l’uso della lingua slava nella liturgia”.

  “Purtroppo a Roma Cirillo s’ammalò gravemente” e ivi “morì il 14 febbraio 869. Fedele all’impegno assunto col fratello, nell’anno 870 Metodio ritornò in Moravia e in Pannonia (oggi Ungheria)” dove “si adoperò attivamente nella organizzazione della Chiesa, curando la formazione di un gruppo di discepoli”. Morì il 6 aprile 885.

  “Volendo ora riassumere in breve il profilo spirituale dei due Fratelli, si deve innanzitutto registrare la passione con cui Cirillo si avvicinò agli scritti di san Gregorio Nazianzeno, apprendendo da lui il valore della lingua nella trasmissione della Rivelazione. (...) Già alcuni anni prima che il principe di Moravia venisse a chiedere all’imperatore Michele III l’invio di missionari nella sua terra, sembra che Cirillo e il fratello Metodio, attorniati da un gruppo di discepoli, stessero lavorando al progetto di raccogliere i dogmi cristiani in libri scritti in lingua slava. Apparve allora chiaramente l’esigenza di nuovi segni grafici, più aderenti alla lingua parlata: nacque così l’alfabeto glagolitico che, successivamente modificato, fu poi designato col nome di ‘cirillico’ in onore del suo ispiratore”.

  “Cirillo e Metodio erano convinti che i singoli popoli non potessero ritenere di aver ricevuto pienamente la Rivelazione finché non l’avessero udita nella propria lingua e letta nei caratteri propri del loro alfabeto. (...) “Cirillo e Metodio costituiscono un esempio classico di ciò che oggi si indica col termine ‘inculturazione’: ogni popolo deve calare nella propria cultura il messaggio rivelato ed esprimerne la verità salvifica con il linguaggio che gli è proprio. (...) Di ciò” – ha concluso il Pontefice – “i due santi Fratelli hanno lasciato una testimonianza quanto mai significativa, alla quale la Chiesa guarda anche oggi per trarne ispirazione ed orientamento”.
AG/CIRILLO:METODIO/....                           VIS 20090617 (720)


IMPORTANZA RELIGIONI, SOLLECITUDINE CHIESE ORIENTALI

CITTA' DEL VATICANO, 17 GIU. 2009 (VIS). Al termine dell’Udienza Generale di questo mercoledì, il Papa ha salutato un gruppo di rappresentanti religiosi che partecipano a Roma ad una Conferenza Internazionale di dialogo interreligioso.

  “Raccomando questa iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana con il Ministero degli Affari Esteri italiano. Confido” – ha detto il Papa – “che si farà tutto il possibile per richiamare l’attenzione dei responsabili politici del mondo sull’importanza delle religioni nell’ambito del tessuto sociale di ogni società e al grave dovere di assicurare che le loro deliberazioni e politiche promuovano il bene comune”.

  Il Santo Padre ha successivamente presentato la Delegazione Siro-Cattolica guidata dal Patriarca della Chiesa di Antiochia dei siro-cattolici, Sua Beatitudine Mar Ignace Youssef III Younan, “accompagnato, in questa sua prima visita ufficiale, dai Patriarchi emeriti, dai Vescovi e da fedeli provenienti dal Medio Oriente e da diverse parti del mondo, dove risiedono i siro-cattolici mantenendo un vivo legame con la tradizione orientale cristiana e il Vescovo di Roma”.

  “Saluto con affetto il venerato Patriarca Youssef, al quale ho già concesso la ‘communio ecclesiastica’ che, a norma dei sacri canoni, mi aveva chiesto appena eletto, e tale comunione troverà pubblica significazione nella Divina Liturgia in rito siro-antiocheno, che si terrà domani nella Basilica di Santa Maria Maggiore, alla quale assisterà come mio Rappresentante il Signor Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali”.

  “Mentre assicuro per Lei, venerato Fratello, e per quanti La accompagnano” – ha concluso il Pontefice – “la mia preghiera, vorrei nel contempo esprimere la mia sollecitudine e considerazione a tutte le Chiese Orientali Cattoliche, incoraggiandole a proseguire la missione ecclesiale, pur tra mille difficoltà, per edificare ovunque l'unità e la pace”.
AG/DIALOGO INTERRELIGIOSO:SIRO-CATTOLICI/...          VIS 20090617 (290)


ORDINAZIONI FRATERNITÀ SAN PIO X TUTTORA ILLEGGITTIME


CITTA' DEL VATICANO, 17 GIU. 2009 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico, nella tarda mattinata di oggi, il seguente Comunicato:

  “In risposta alle frequenti domande giunte in questi giorni a proposito delle ordinazioni sacerdotali della Fraternità San Pio X in programma alla fine di giugno, non vi è che da rinviare a quanto affermato dal Santo Padre nella Sua Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica dello scorso 10 marzo: ‘Finché la Fraternità (San Pio X) non ha una posizione canonica nella Chiesa, anche i suoi ministri non esercitano ministeri legittimi nella Chiesa (...) finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri (...) non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa’. Le ordinazioni sono quindi da considerarsi tuttora illegittime”.

  “Nella stessa Lettera, il Papa ha annunciato la Sua intenzione di provvedere a un nuovo status della Commissione ‘Ecclesia Dei’ in collegamento con la Congregazione per la Dottrina della Fede. Vi è ragione di pensare che la definizione di tale nuovo status sia prossima. Ciò costituisce la premessa per l'avvio del dialogo con i responsabili della Fraternità San Pio X in vista dell'auspicato chiarimento delle questioni dottrinali e, conseguentemente, anche disciplinari, che rimangono tuttora aperte”.
OP/ORDINAZIONI/FRATERNITÀ SAN PIO X                   VIS 20090617 (230)


IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 17 GIU. 2009 (VIS). Di seguito riportiamo i dati relativi ai Presuli mancati nelle ultime settimane:

- L’Arcivescovo Khalil Abi-Nader, emerito di Bairut dei Maroniti (Libano), il 14 giugno, all’età di 87 anni.

- Il Vescovo Luc Alfons De Hovre, S.I., già Ausiliare di Mechelen-Brussel (Belgio), il 4 giugno, all’età di 83 anni.

- Il Vescovo Livio Reginaldo Fischione, O.F.M.Cap., già Vicario Apostolico di Riohacha (Colombia), il 10 giugno, all’età di 84 anni.
- Il Vescovo Fidane-Mariam Teklehaimanot, emerito di Adigrat (Etiopia), il 2 giugno, all’età di 75 anni.
.../DEFUNTI/...                                           VIS 20090617 (100)

martedì 16 giugno 2009

VISITA PASTORALE DI BENEDETTO XVI A SAN GIOVANNI ROTONDO

CITTA' DEL VATICANO, 16 GIU. 2009 (VIS). Domenica 21 giugno, il Santo Padre Benedetto XVI compirà una visita pastorale a San Giovanni Rotondo.

  La partenza in elicottero è prevista alle ore 8:00 e, alle 9:15, l’arrivo nel Campo sportivo "Antonio Massa".

  Alle 9:35 il Santo Padre compirà una visita privata al Santuario di Santa Maria delle Grazie per la Venerazione delle spoglie di San Pio da Pietrelcina nella Cripta.

  Alle 10:30 Benedetto XVI presiederà la Concelebrazione Eucaristica sul Sagrato della Chiesa di San Pio da Pietrelcina, terrà l’omelia e guiderà la recita dell’Angelus Domini.

  Nel pomeriggio, alle 16:45 è in programma un incontro con gli ammalati, il personale medico e i dirigenti dell’Ospedale della “Casa Sollievo della Sofferenza”, l’ospedale fondato da Padre Pio nel 1956.

  Alle 17:30 il Papa incontrerà i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i giovani nella Chiesa di San Pio da Pietrelcina.

  Infine, alle 18:30, il Santo Padre ripartirà in elicottero dal Campo sportivo "Antonio Massa" per il Vaticano, dove giungerà un’ora dopo.
BXVI-PROGRAMMA/.../SAN GIOVANNI ROTONDO               VIS 20090616 (180)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 16 GIU. 2009 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato l’Arcivescovo Patabendige Don Alberto Malcolm Ranjith, Arcivescovo di Colombo (superficie: 3.838; popolazione: 5.760.248; cattolici: 652.000; sacerdoti: 497; religiosi: 1.242), Sri Lanka. Finora Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, succede all’Arcivescovo Oswald Thomas Colman Gomis, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi presentata per raggiunti limiti d’età.
- Ha nominato il Padre Teemu Sippo, S.C.I., Vescovo di Helsinki (superficie: 338.145; popolazione: 5.296.897; cattolici: 9.859; sacerdoti: 21; religiosi: 48; diaconi permanenti: 1), Finlandia. Il Vescovo eletto, finora Amministratore diocesano della medesima Diocesi, è nato nel 1947 a Lathi (Finlandia), ha emesso la prima professione nella Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, Dehoniani, nel 1970 ed è stato ordinato sacerdote nel 1977.

- Ha nominato il Padre Joseph Augustine Di Noia, O.P., Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. L’Arcivescovo eletto, finora Sotto-Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, è nato a New York (Stati Uniti d’America), nel 1943 ed è stato ordinato sacerdote nell’Ordine Domenicano nel 1970.
NER:RE:NA/.../...                                 VIS 20090616 (210)


lunedì 15 giugno 2009

ECONOMIA MODERNA RISPETTOSA DIRITTI DEI PIÙ DEBOLI

CITTA' DEL VATICANO, 13 GIU. 2009 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i membri della Fondazione “Centesimus Annus-Pro Pontifice”, al termine della riunione annuale.

  “L’odierno nostro incontro” – ha detto il Papa – “assume un significato e un valore particolare alla luce della situazione che vive in questo momento l’intera umanità. In effetti, la crisi finanziaria ed economica che ha colpito i Paesi industrializzati, quelli emergenti e quelli in via di sviluppo, mostra in modo evidente come siano da ripensare certi paradigmi economico-finanziari che sono stati dominanti negli ultimi anni”.

  “Bene ha fatto, quindi, la vostra Fondazione ad affrontare, nel Convegno internazionale svoltosi ieri, il tema della ricerca e della individuazione di quali siano i valori e le regole a cui il mondo economico dovrebbe attenersi per porre in essere un nuovo modello di sviluppo più attento alle esigenze della solidarietà e più rispettoso della dignità umana”.

  “Sono lieto di apprendere che avete esaminato, in particolare, le interdipendenze tra istituzioni, società e mercato partendo, in accordo con l’Enciclica ‘Centesimus annus’ del mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, dalla riflessione secondo la quale l’economica di mercato, intesa quale ‘sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell’impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell’economia’ (n. 42), può essere riconosciuta come via di progresso economico e civile solo se orientata al bene comune”.

  “Tale visione” – ha ricordato il Pontefice – “però deve anche accompagnarsi all’altra riflessione secondo la quale la libertà nel settore dell’economica deve inquadrarsi ‘in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale’, una libertà responsabile ‘il cui centro è etico e religioso”.

  “Auspico” – ha detto il Papa al membri della “Centesimus Annus-Pro Pontifice” – “che le indagini sviluppate nei vostri lavori, ispirandosi agli eterni principi del Vangelo, elaborino una visione dell’economia moderna rispettosa dei bisogni e dei diritti dei deboli”.

  “Come sapete” – ha concluso il Pontefice – “verrà prossimamente pubblicata la mia Enciclica dedicata proprio al vasto tema dell’economia e del lavoro: in essa verranno posti in evidenza quelli che per noi cristiani sono gli obbiettivi da perseguire e i valori da promuovere e difendere instancabilmente, al fine di realizzare una convivenza umana veramente libera e solidale”.
AC/.../CENTESIMUS ANNUS                                    VIS 20090615 (390)


CARDINALE GLEMP INVIATO SPECIALE MILLENNIO SAN BRUNO


CITTA' DEL VATICANO, 13 GIU. 2009 (VIS). Oggi è stata pubblicata la Lettera Pontificia con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Józef Glemp, Arcivescovo emerito di Varsavia (Polonia), Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del millennio della morte di San Bruno, in programma a Lomza e a Gizycko (Polonia), dal 19 al 21 giugno 2009.

  La missione che accompagnerà il Cardinale Glemp è composta dal: Monsignor Zygmunt Zukowski, Canonico del Capitolo della Cattedrale di Lomza e dal Monsignore Edmund Szczepan Lagód, Canonico Decano del Capitolo della Concattedrale di Goldapia e Docente presso l’Istituto Superiore Cattolico della Diocesi di Elk.
BXVI-LETTERA/INVIATO SPECIALE/GLEMP                   VIS 20090615 (110)


CORPUS DOMINI: ATTESTAZIONE CHE DIO È AMORE


CITTA' DEL VATICANO, 14 GIU. 2009 (VIS). Prima della recita dell’Angelus con le migliaia di pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, il Papa ha ricordato che: “Si celebra oggi in diversi Paesi, tra i quali l’Italia, il ‘Corpus Domini’, la festa dell’Eucaristia, in cui il Sacramento del Corpo del Signore viene portato solennemente in processione”.

  Al centro di questa solennità “sta il segno del pane, frutto della terra e del cielo. Perciò il pane eucaristico è il segno visibile di Colui nel quale cielo e terra, Dio e uomo sono diventati una cosa sola”.

  “La solennità del Corpus Domini” – ha spiegato il Pontefice – “è intimamente legata alla Pasqua e alla Pentecoste: la morte e risurrezione di Gesù e l’effusione dello Spirito Santo ne sono i presupposti. È inoltre immediatamente collegata alla festa della Trinità, celebrata domenica scorsa. Solamente perché Dio stesso è relazione, ci può essere rapporto con Lui; e soltanto perché è amore può amare ed essere amato. Così il Corpus Domini è una manifestazione di Dio, un’attestazione che Dio è amore. In un modo unico e peculiare, questa festa ci parla dell’amore divino, di ciò che è e di ciò che fa”.

  “L’amore trasforma ogni cosa” – ha sottolineato Benedetto XVI – “e dunque si capisce che al centro dell’odierna festa del Corpus Domini ci sia il mistero della transustanziazione, segno di Gesù-Carità che trasforma il mondo. Guardando Lui e adorandoLo, noi diciamo: sì, l’amore esiste, e poiché esiste, le cose possono cambiare in meglio e noi possiamo sperare”.
  “È la speranza che proviene dall’amore di Cristo” – ha sottolineato ancora il Papa – “a darci la forza di vivere e di affrontare le difficoltà. Per questo cantiamo, mentre portiamo in processione il Santissimo Sacramento; cantiamo e lodiamo Dio che si è rivelato nascondendosi nel segno del pane spezzato. Di questo Pane abbiamo tutti bisogno, perché lungo e faticoso è il cammino verso la libertà, la giustizia e la pace”.

  “Possiamo immaginare con quanta fede e amore la Madonna avrà ricevuto e adorato nel suo cuore la santa Eucaristia!” – ha esclamato il Papa – “Ogni volta era per Lei come rivivere tutto il mistero del suo Figlio Gesù: dal concepimento fino alla risurrezione. ‘Donna eucaristica’ l’ha chiamata il mio venerato e amato Predecessore Giovanni Paolo II. Impariamo da Lei a rinnovare continuamente la nostra comunione con il Corpo di Cristo, per amarci gli uni gli altri come Lui ha amato noi”.
ANG/CORPUS DOMINI/...                               VIS 20090615 (410)


PROVVEDIMENTI E SCELTE STRATEGICHE CONTRO LA FAME


CITTA' DEL VATICANO, 14 GIU. 2009 (VIS). A conclusione della recita dell’Angelus, il Papa ha ricordato che nei giorni dal 24 al 26 giugno prossimo “si terrà a New York la Conferenza delle Nazioni Unite sulla crisi economica e finanziaria ed il suo impatto sullo sviluppo”.

  “Invoco sui partecipanti alla Conferenza” – ha detto il Papa – “come pure sui responsabili della cosa pubblica e delle sorti del pianeta, lo spirito di sapienza e di umana solidarietà, affinché l’attuale crisi si trasformi in opportunità, capace di favorire una maggiore attenzione alla dignità di ogni persona umana e promuovere un’equa distribuzione del potere decisionale e delle risorse, con particolare attenzione al numero, purtroppo sempre crescente, dei poveri”.

  “In questo giorno” – ha proseguito il Pontefice – “in cui in Italia e in molte altre Nazioni si celebra la festa del ‘Corpus Domini’, ‘Pane della vita’, come ho appena menzionato, desidero ricordare specialmente le centinaia di milioni di persone che soffrono la fame. E’ una realtà assolutamente inaccettabile, che stenta a ridimensionarsi malgrado gli sforzi degli ultimi decenni. Auspico, dunque, che in occasione della prossima Conferenza ONU e in sede delle istituzioni internazionali siano assunti provvedimenti condivisi dall’intera comunità internazionale e vengano compiute quelle scelte strategiche, talvolta non facili da accettare, che sono necessarie per assicurare a tutti, nel presente e nel futuro, gli alimenti fondamentali e una vita dignitosa”.

  Infine Benedetto XVI ha ricordato che: “Venerdì prossimo, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, Giornata di Santificazione Sacerdotale, avrà inizio l’Anno Sacerdotale da me voluto in coincidenza con il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars. Affido alle vostre preghiere questa nuova iniziativa spirituale, che seguirà l’Anno Paolino ormai avviato verso la sua conclusione. Possa questo nuovo anno giubilare costituire un’occasione propizia per approfondire il valore e l’importanza della missione sacerdotale e per domandare al Signore di far dono alla sua Chiesa di numerosi e santi sacerdoti”.
ANG/CRISI ECONOMICA:SACEDOTI/...                       VIS 20090615 (320)



UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 15 GIU. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Una Delegazione dei Vescovi austriaci, guidata dal Cardinale Christoph Schönborn, O.P., Arcivescovo di Vienna.

- Due Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

Il Vescovo Gustavo García Naranjo, di Guarenas.

Il Vescovo Jesús Alfonso Guerriero Contreras, O.F.M.Cap., Vicario Apostolico di Caroní.

Il Signor Pekka Ojanen, Ambasciatore di Finlandia, in visita di congedo.

  Sabato 13 giugno il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- L’Arcivescovo Nikola Eterović, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.

- Tre Presuli della Conferenza Episcopale del Venezuela, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Mario del Valle Moronta Rodríguez, di San Cristóbal de Venezuela

    - Il Vescovo Freddy Jesús Fuenmayor Suárez, di Los Teques, Amministratore Apostolico di Maracay.

    - Il Vescovo Joaquín José Morón Hidalgo, di Acarigua-Araure.
AP:AL/.../...                                      VIS 20090615 (140)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 15 GIU. 2009 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Thomas Löhr, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Limburg (superficie: 6.182; popolazione: 2.360.000; cattolici: 677.400; sacerdoti: 493; religiosi: 1.011; diaconi permanenti: 67), Repubblica Federale di Germania. Il Vescovo eletto è nato a Frankfurt (Repubblica Federale di Germania), nel 1952 ed è stato ordinato sacerdote nel 1976. E’ stato finora Direttore dell’Ufficio Pastorale e Canonico del Capitolo Cattedrale di Limburg. Succede al Vescovo Gerhard Pieschl, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Vescovo Ausiliare della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Dottor Patrizio Polisca, Vice Direttore della Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

- Ha nominato il Dottore Renato Buzzonetti, Archiatra Pontificio emerito.

  Sabato 13 giugno è stato reso noto che il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Heriberto Andrés Bodeant Fernández, Vescovo di Melo (superficie: 24.000; popolazione: 153.700; cattolici: 122.400; sacerdoti: 18; religiosi: 47; diaconi permanenti; 2), Uruguay. Finora Vescovo Ausiliare di Salto (Uruguay), succede al Vescovo Luís Del Castillo Estrada, S.I., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Monsignore Krzysztof Nitkiewicz, Vescovo di Sandomierz (superficie: 7.850; popolazione: 724.237; cattolici: 703.037; sacerdoti: 619; religiosi: 483), Polonia. Il Vescovo eletto è nato nel 1960 a Bialystok (Polonia), ed è stato ordinato sacerdote nel 1985. E’ stato finora Sotto-Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali.

- Ha eretto la Diocesi di Oberá (Argentina), con territorio dismembrato dalle Diocesi di Posadas e di Puerto-Iguazú rendendola suffraganea della Chiesa Metropolitana di Corrientes.

- Ha nominato il Vescovo Victor Selvino Arenhart, primo Vescovo di Oberá (superficie: 8.717: popolazione: 270.000; cattolici: 200.000: sacerdoti: 27; diaconi permanenti: 15), Argentina. Il Vescovo Selvino Arenhart è stato finora Vicario Generale della Diocesi di Posadas (Argentina).

- Ha nominato il Cardinale Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Suo Inviato Speciale alla IX Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia, che avrà luogo a Manila (Filippine), dall’11 al 16 agosto 2009.

- Ha nominato Presidente della Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino, il Monsignore Lluis Clavell, della Prelatura Personale della Santa Croce e Opus Dei, Membro del Consiglio Accademico e Consultore del Pontificio Consiglio della Cultura.

- Ha nominato Cerimoniere Pontificio, il Monsignore Marco Agostini, Officiale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.

- Ha nominato Consultori della Congregazione delle Cause dei Santi: Don Jesús Manuel García Gutiérrez, S.D.B., Docente presso la Pontificia Università Salesiana; Don Francesco Motto, S.D.B., Membro dell’Istituto Storico Salesiano; Don Aimable Musoni, S.D.B., Docente presso la Pontificia Università Salesiana; il Padre Zdzislaw Józef Kijas, O.F.M.Conv., Preside della Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura”; Padre Gabriele Ingegneri, O.F.M.Cap., Membro dell’Istituto Storico dei Cappuccini; il Professor Ulderico Parente, Docente presso la Libera Università degli Studi “San Pio V” ed il Professor Francesco Ricciardi Celsi, Docente presso la Libera Università Maria Santissima Assunta.

- Ha nominato Consultori del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali: il Professor Francesco Casetti, Docente ordinario di Filmologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Italia), dove anche dirige il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo; il Signor Alvito Joseph Socorro de Souza, Segretario Generale di Signis-World (Belgio).
NER:RE:ECE:NA/.../...                               VIS 20090615 (570)


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