Città
del Vaticano, 11 ottobre 2014 (VIS).-Il Santo Padre, per la stesura
della Relatio Synodi, ha deciso di affiancare al Relatore Generale,
al Segretario Speciale e al Segretario Generale i seguenti Padri
Sinodali: i cardinali Gianfranco Ravasi e Donald William Wuerl , gli
arcivescovi Victor Manuel Fernández e Carlos Aguiar Retes, il
vescovo Peter Kang U-Il e il Rev. P. Adolfo Nicolás Pachón, S.I.
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lunedì 13 ottobre 2014
Decima Congregazione: I Delegati Fraterni
Cittá
del Vaticano, 11 ottobre 2014 (VIS).-La decima Congregazione
generale, svoltasi ieri pomeriggiom ha visto l’audizione di sette
Delegati Fraterni di diverse confessioni cristiane. L’intervento
dell’ottavo Delegato, Sua Eminenza Hilarion, Presidente del
Dipartimento per le Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, verrà
pronunciato nei prossimi giorni.
Nei
loro interventi, i Delegati Fraterni hanno espresso, al Santo Padre
ed ai Padri Sinodali, gratitudine per l’invito a partecipare
all’Assise. Quindi, ciascuno ha presentato la questione della
famiglia nell’ambito della propria confessione cristiana.
Nel
complesso, è stato sottolineato come le sfide e le speranze
riversate sul nucleo familiare siano comuni a tutti i cristiani: la
famiglia – si è detto – è fondamentale per la società, è base
fondamentale della comunione nella giustizia. Certo, le difficoltà
non mancano: la crisi economica incalza, i mass media riducono i
momenti di dialogo tra le mura domestiche, proponendo a volte anche
modelli che inducono all’adulterio; le guerre, le migrazioni, la
globalizzazione, il dramma di malattie come l’Aids e l’ebola, il
fondamentalismo islamico presente in alcuni Paesi, mettono
continuamente in pericolo il bene della famiglia, in ogni suo
contesto.
Comune
tra i cristiani anche la necessità di un’adeguata preparazione al
matrimonio e di una riflessione adeguata sulle nozze tra credenti e
non credenti. Per quanto riguarda i divorziati risposati, è stato
detto che spesso la loro accoglienza nella Chiesa può donare nuova
speranza, ispirando una grande vita familiare che crea una grande
società. Essenziale, dunque, l’ascolto, da parte delle confessioni
cristiane, di chi si trova in situazioni familiari difficili, nei cui
confronti servono ogni giorno misericordia e compassione, perché le
Chiese vogliono essere sempre d’aiuto per i sofferenti, guardando
sia alla Sacra Scrittura sia ai problemi della contemporaneità.
E’
stata espressa volontà di ascolto e comprensione, lontane da ogni
tipo di condanna, nei confronti delle persone omosessuali, pur
ribadendo che il matrimonio è l’unione tra un uomo ed una donna.
Attenzione particolare è stata manifestata anche per i bambini nati
in contesti difficili e per tutte le vittime di violenza, soprattutto
donne e minori, perché è comune, tra i cristiani, la difesa dei più
vulnerabili, di coloro che non hanno voce, siano essi credenti o no.
Altro
tema centrale, negli interventi dei Delegati fraterni, è stato
quello dell’annuncio del Vangelo: la famiglia – si è detto – è
la prima scuola di fede, è il luogo in cui si impara a conoscere e a
diffondere la Buona Novella ed è quindi essenziale che i cristiani
condividano la "gioia del Vangelo", quel "evangelii
gaudium" richiamato spesso da Papa Francesco.
Alcune
diversità di approccio si sono riscontrate, ad esempio sul tema
della regolazione delle nascite, sottolineando la libertà di
coscienza dei credenti, pur sempre nel rispetto del senso dell’amore
e del matrimonio. Inoltre, in relazione alle seconde nozze, è stato
detto da parte ortodossa che esse rappresentano comunque una
deviazione e che vengono sì celebrate, ma dopo un periodo di
accompagnamento da parte della Chiesa, per cercare di portare i
coniugi alla riconciliazione.
In
particolare, poi, dai Delegati fraterni di Chiese presenti nel Medio
Oriente è giunto un ringraziamento al Santo Padre per la Veglia di
preghiera per la pace in Siria e nel resto del mondo, indetta il 7
settembre 2013; in questo contesto, è stata ribadita la
responsabilità delle famiglie cristiane mediorientali
nell’evangelizzazione all’interno di un contesto per lo più
islamico.
Infine,
tutti gli interventi si sono conclusi con l’auspicio che il Sinodo
straordinario sulla famiglia abbia successo, anche in vista
dell’Assise ordinaria in programma per il 2015.
Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede
Città
del Vaticano, 11 ottobre 2014 (VIS).-In risposta alle domande dei
giornalisti circa l’incontro tra il Santo Padre Francesco e il
Primo Ministro della Repubblica Socialista del Viêt Nam, S.E. il
Sig. Nguyên Tán Dung, il Direttore della Sala Stampa della Santa
Sede, Rev. P. Federico Lombardi, S.I., ha rilasciato la seguente
dichiarazione:
Come
d’intesa, il Santo Padre Francesco riceverà in Vaticano S.E. il
Sig. Nguyên Tán Dung, Primo Ministro della Repubblica Socialista
del Viêt Nam, sabato 18 ottobre 2014. L’incontro servirà anche
per approfondire le relazioni bilaterali tra il Viêt Nam e la Santa
Sede.
Udienze
Città
del Vaticano, 11 ottobre 2014 (VIS).-Il Santo Padre ha ricevuto in
udienze separate:
-il
Cardinale Marc Ouellet, P.S.S, Prefetto della Congregazione per i
Vescovi.
-il
Cardinale Geraldo Majella Agnelo, arcivescovo emerito di San Salvador
de Bahía (Brasile).
-l'Arcivescovo
Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia (Italia).
Altri atti pontifici
Città
del Vaticano, 11 ottobre 2014 (VIS).-Il Santo Padre ha nominato:
-il
Vescovo Djalwana Laurent Lompo come arcivescovo di Niamey (superficie
200.000, popolazione 7. 637.000, cattolici 20.600, sacerdoti 39,
religiosi 81) nel Niger. Mons. Djalwana Laurent Lompo è stato fino
ad ora ausiliare della stessa arcidiocesi e succede all'arcivescovo
Michael Cartatéguy SMA, di cui è stata accettata la rinuncia al
governo pastorale di Niamey in conformità al canone 401, paragrafo 2
del CIC.
-l'Arcivescovo
Vincenzo Pelvi, fino ad ora Ordinario Militare dell'Italia, come
arcivescovo metropolitano di Foggia-Bovino (superficie 1.666,
popolazione 215.000, cattolici 212.000, sacerdoti 154, religiosi 228,
diaconi permanenti 10) in Italia. Succede all'arcivescovo Francesco
Pio Tamburrino, di cui è stata accettata la rinuncia al governo
pastorale dell'arcidiocesi per limite di età.
-il
Vescovo Jan Piotrowski, fino ad ora ausiliare di Tarnow (Polonia),
come vescovo di Kielce (superficie 8.319, popolazione 813.525,
cattolici 768.743, sacerdoti 729, religiosi 437) in Polonia. Succede
al vescovo Kazimierz Ryczan, di cui è stata accettata la rinuncia al
governo pastorale della diocesi per limite di età.
venerdì 10 ottobre 2014
Ottava Congregazione Generale: L'educazione cristiana in situazioni familiari difficili
Città
del Vaticano, 10 ottobre 2014 (VIS).-Ieri pomeriggio nel corso
dell’ottava Congregazione generale, seguendo lo schema
dell’Instrumentum Laboris, il dibattito generale ha affrontato il
tema de ''La Chiesa e la famiglia di fronte alla sfida educativa (III
parte, cap. 2) La sfida educativa in genere/ L’educazione cristiana
in situazioni familiari difficili''.
Innanzitutto,
è stata ribadita la vocazione alla vita come elemento fondante della
famiglia; di qui, l’invito ai fedeli affinché approfondiscano la
conoscenza dell’ Enciclica di Paolo VI Humanae Vitae, comprendendo
così meglio anche il significato del ricorso ai metodi naturali di
regolazione della fertilità e della non accettazione della
contraccezione. Unione e procreazione – si è detto – non sono
separate dall’atto coniugale. Ribadita, quindi, cin forza la
condanna della manipolazione genetica e della crioconservazione degli
embrioni.
Da
più parti, inoltre, è stata evidenziata la tendenza di alcuni Paesi
ed organizzazioni del mondo occidentale di presentare, in particolare
nel contesto dell’Africa, alcuni concetti (tra cui l’aborto e le
unioni omosessuali), come ''diritti umani'', legando gli aiuti
economici e forti campagne di pressione alla recezione di tali
concetti. A tal proposito, è stato anche evidenziato che
l’espressione ''diritti alla salute sessuale e riproduttiva'' non
ha, nell’ambito del diritto internazionale, una definizione
precisa, finendo per racchiudere in sé principi in contraddizione
tra loro, come la condanna dell’aborto forzato e la promozione
dell’aborto sicuro, oppure la tutela della maternità e la
promozione della contraccezione. Pur se privi di valore vincolante,
tuttavia la promozione di tali ''diritti'' rappresenta un rischio,
perché può influenzare l’interpretazione di altre norme, in
particolare nel campo della lotta contro la discriminazione della
donna.
Si
è tornati, poi, a ribadire l’importanza di una adeguata
preparazione al matrimonio, poiché la sua celebrazione sembra
ridursi sempre più alla dimensione sociale e giuridica, invece che
religiosa e spirituale. Il percorso preparatorio – è stato notato
– spesso viene percepito dai nubendi come un’imposizione, un
compito da assolvere senza convincimento e risulta essere troppo
breve. Poiché, invece, il matrimonio è una vocazione per la vita,
la sua preparazione dovrebbe essere lunga ed approfondita, come
avviene per la vita religiosa. E’ stata anche evidenziata, nei
nubendi, una frequente mancanza di consapevolezza del valore
sacramentale del vincolo matrimoniale. Tanto che la celebrazione del
rito matrimoniale, è stato detto, non è automaticamente la
celebrazione del sacramento matrimoniale.
Riguardo
allo snellimento delle procedure per i processi di verifica della
nullità matrimoniale, è stata ricordata la Commissione speciale di
studio per la riforma del processo matrimoniale canonico, istituita
dal Santo Padre Francesco in data 20 settembre 2014, ed è stato poi
auspicato il raggiungimento di una procedura più semplice, purché
una ed unica per tutta la Chiesa. Sulla doppia sentenza conforme
conseguente all’obbligatorietà dell’appello, inoltre, ci si è
chiesti se sia possibile ipotizzare di lasciare al discernimento del
vescovo la determinazione di ricorrere o meno in appello. Al
contempo, si è auspicata una maggiore presenza di giudici laici
opportunamente preparati, in particolare anche donne, nei Tribunali
ecclesiastici.
Quindi,
si è insistito sulla necessità che anche i sacerdoti siano ben
preparati sulla pastorale del matrimonio e della famiglia e possano
utilizzare anche le omelie come ad un momento privilegiato ed
efficace per annunciare ai fedeli il Vangelo della famiglia. C’è
bisogno, si è detto, di formazione e informazione, perché la
santità spirituale del sacerdote, la sua creatività ed il suo
rapporto diretto con le famiglie sono particolarmente apprezzati dai
fedeli.
Ancora:
si è riflettuto sul rapporto tra migrazioni e famiglia, ribadendo
che il nucleo familiare è un diritto fondamentale da riconoscere per
ogni migrante ed esortando le politiche migratorie internazionali a
tutelare il diritto all’unità familiare. Per i migranti – si è
detto – la famiglia è elemento essenziale per l’integrazione nei
Paesi di destinazione.
Durante
l’ora dedicata al dibattito libero - tra le 18.00 e le 19.00 –
sono emersi, in particolare, tre temi: riguardo ai divorziati
risposati, è stata evidenziata la necessità di un percorso
penitenziale, accompagnato anche da una riflessione sui divorziati
rimasti soli, che spesso soffrono in silenzio, ai margini della vita
sociale. In secondo luogo, si è sottolineato il bisogno di tutelare
i figli di coniugi divorziati dalle ricadute psicologiche del
divorzio su di loro. In quest’ambito, è stato ricordato che
un’adeguata pastorale dei bambini spesso può riavvicinare i loro
genitori alla Chiesa.
In
terzo luogo, è stata richiamata l’importanza del rapporto tra la
famiglia e l’educazione dei figli, con particolare riferimento al
diritto dei genitori di scegliere il progetto educativo più adatto
per i loro figli, così che questi ultimi possano ricevere
un’educazione di qualità.
Infine,
il Segretario generale del Sinodo, card. Lorenzo Baldisseri, ha reso
noto che, nel corso delle otto Congregazioni generali, gli interventi
dei Padri Sinodali sono stati in totale 180, a cui sono da
aggiungere gli 80 avvenuti nelle ore di dibattito libero.
Nona Congregazione Generale: Ascoltare maggiormente i laici
Città
del Vaticano, 10 ottobre 2014 (VIS).- La nona Congregazione generale
ha visto l’audizione di 15 Interventi (6 di coppie e 9 di singoli
uditori), quasi tutti laici impegnati nell’ambito della Pastorale
familiare, della bioetica e dell’ecologia umana. Provenienti da
diverse Paesi del mondo, in rappresentanza di quasi tutti i
continenti, gli Uditori hanno portato in Aula la loro testimonianza
viva, di apostolato familiare vissuto nella quotidianità.
Innanzitutto,
sono state ricordate le difficoltà che vivono le famiglie del Medio
Oriente, in particolare dell’Iraq: i numerosi conflitti – si è
detto – si ripercuotono gravemente sulla famiglia, disgregata dalla
morte dei suoi membri, costretta a migrare in cerca di un luogo
sicuro in cui vivere, privata di un futuro per i giovani, sottratti
alla scolarizzazione, e per gli anziani, abbandonati a se stessi.
L’unità della famiglia cristiana in Medio Oriente è profondamente
scossa, con conseguenze anche sull’unità sociale e nazionale dei
Paesi appartenenti alla regione. Di fronte a tali drammatici scenari,
dunque, la Chiesa rappresenta davvero un porto sicuro, una “famiglia
di famiglie” che offre conforto e speranza. Ed è necessario anche
preparare le coppie di coniugi ad essere “mediatrici” di pace e
di riconciliazione.
Altro
punto evidenziato dagli Uditori è stata la necessità che la Chiesa
ascolti maggiormente i laici nella ricerca di soluzioni ai problemi
delle famiglie, in particolare per quanto riguarda la sfera
dell’intimità della vita di coppia. Per questo, è stata ribadita
l’importanza di una sinergia tra il mondo accademico ed il mondo
pastorale, per formare non “tecnici”, ma agenti pastorali che
conoscano e sappiano promuovere i temi della famiglia e della vita,
attraverso una “cosmovisione” antropologica cattolica ben salda.
Inoltre,
gli Uditori hanno rimarcato la necessità di un maggior dialogo tra
Chiesa e Stato, anche attraverso l’impegno di fedeli laici che,
lontani da ambizioni personali, sappiano promuovere la tutela dei
diritti della famiglia e la difesa della vita, lavorando per uno
Stato dal volto umano. I laici – è stato rimarcato – devono
essere attivi e competenti nella difesa pubblica dei valori della
vita e della famiglia.
Gli
interventi si sono, quindi, soffermati sul bisogno di formare in modo
adeguato e permanente i sacerdoti sui temi della famiglia, in
particolare sull’apertura alla vita, affinché riescano a spiegare
ed a parlare con naturalezza e chiarezza dell’amore coniugale.
Anche perché, ad esempio, è stato notato che se la pianificazione
naturale della famiglia viene spiegata in modo approfondito,
evidenziandone il valore positivo, essa rinsalda la vita di coppia.
In quest’ottica, è stato ricordato che le omelie, se ben
preparate, fanno sì che i fedeli partecipino di più alla
celebrazione della Messa.
Un
ulteriore spunto di riflessione ha messo in luce l’importanza della
testimonianza: i giovani non hanno bisogno di tanta teoria, si è
detto, ma comprendono molto bene la centralità della famiglia se
essa viene dimostrata dalle famiglie stesse, testimoni credibili e
soggetto di evangelizzazione. Per questo, si è riflettuto sulla
necessità che le coppie siano accompagnate da un’adeguata
pastorale anche dopo il matrimonio e non soltanto prima.
Quindi,
gli Uditori hanno dato voce alle sofferenze di chi perde un
familiare, come le persone vedove, orfane o i genitori che perdono un
figlio. Per esse, è fondamentale l’accompagnamento della Chiesa e
di gruppi di ascolto e di condivisione, affinché non si smarriscano
davanti al profondo strazio della perdita, alla paura di un “deserto”
degli affetti, ma restino ben saldi nella fede.
E’
emersa, poi, l’importanza di una “ecologia umana”, che aiuti a
contrastare gli effetti negativi della globalizzazione economica,
spesso portatrice di modelli contrari alla dottrina cattolica. Ferma
condanna, inoltre, è stata espressa per tutte le forme di violenza
domestica, in particolare sulle donne, evidenziando come spesso essa
sia perpetrata da persone giovani.
Infine,
è stato ribadito il bisogno della comunicazione all’interno della
famiglia, poiché la condivisione tra i coniugi, la compartecipazione
all’educazione dei figli, e soprattutto la preghiera tra le mura
domestiche, contribuiscono a rinsaldare il nucleo familiare.
Messaggio dei Padri Sinodali per le famiglie in paesi di guerra
Città
del Vaticano, 10 ottobre 2014 (VIS).-Riproduciamo a continuazione il
Messaggio della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei
Vescovi per le famiglie che soffrono a causa dei conflitti.
''Riuniti
attorno al Successore dell’Apostolo Pietro, noi Padri sinodali
della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi,
insieme a tutti i partecipanti, condividiamo la paterna sollecitudine
del Santo Padre, esprimendo profonda vicinanza a tutte le famiglie
che soffrono a causa dei numerosi conflitti in corso.
In
particolare, eleviamo al Signore la nostra supplica per le famiglie
irachene e siriane, costrette, a causa della fede cristiana che
professano o dell’appartenenza ad altre comunità etniche o
religiose, ad abbandonare tutto e a fuggire verso un futuro privo di
ogni certezza. Con il Santo Padre Francesco ribadiamo che ''nessuno
può usare il nome di Dio per commettere violenza'' e che ''uccidere
in nome di Dio è un grande sacrilegio!'' . Nel ringraziare le
Organizzazioni internazionali e i Paesi per la loro solidarietà,
invitiamo le persone di buona volontà ad offrire la necessaria
assistenza e l’aiuto alle vittime innocenti della barbarie in atto,
e allo stesso tempo chiediamo alla Comunità internazionale di
adoperarsi per ristabilire la convivenza pacifica in Iraq, in Siria e
in tutto il Medio Oriente.
Parimenti,
il nostro pensiero va alle famiglie lacerate e sofferenti nelle altre
parti del mondo, che subiscono persistenti violenze. A loro vogliamo
assicurare la nostra costante preghiera perché il Signore
misericordioso converta i cuori e doni pace e stabilità a quanti ora
sono nella prova.
La
Santa Famiglia di Nazareth che ha patito la ''via dolorosa
dell’esilio'' faccia di ogni famiglia, ''comunità di amore e di
riconciliazione'' una sorgente di speranza per il mondo intero.
''Inutile strage'': Credenti e Santa Sede durante la I Guerra Mondiale
Città
del Vaticano, 10 ottobre 2014
(VIS). Questa mattina, alle 11, ha avuto luogo nella Sala Stampa
della Santa Sede, la presentazione del Convegno Internazionale
-''Inutile strage''. I cattolici e la Santa Sede nella Prima Guerra
Mondiale-, promosso dal Comitato Pontificio di Scienze storiche. Alla
conferenza stampa sono intervenuti padre Bernard Ardura, O. Praem.,
Presidente del Pontificio Comitato di Scienze storiche, e il Prof.
Roberto Morozzo della Rocca, dell’Università degli Studi di “Roma
Tre”.
''L'iniziativa
del Pontificio Comitato di Scienze Storiche intende coinvolgere
numerosi specialisti di questo argomento, per proporre una rilettura
del conflitto non soltanto visto ma anche vissuto da parte dei
credenti – in maggioranza cattolici, ma anche protestanti e
ortodossi – e più specificamente da parte della Santa Sede che,
allora ancora priva di territorio proprio, si è trovata sul
territorio dell’Italia coinvolta nel conflitto, cercando per quanto
fosse possibile di salvaguardare la sua specifica natura''.
Il
tema del congresso “Inutile strage” sono due parole che esprimono
la drammaticità della Prima guerra mondiale, oggetto del nostro
Convegno internazionale. Cento anni dopo lo scoppio della prima
guerra mondiale, il Pontificio Comitato di Scienze Storiche, in
collaborazione con l’Accademia di Ungheria in Roma e la Commission
Internationale d’Histoire et d’Études du Christianisme, ha
ritenuto opportuno offrire l’occasione di una rivisitazione della
storiografia con particolare attenzione all’impegno dei cattolici e
della Santa Sede nel conflitto. L’iniziativa si è potuta
realizzare, grazie alla generosa disponibilità di ventiquattro
docenti universitari che rappresentano molti degli Stati coinvolti
nel conflitto.
Padre
Bernard Ardura ha spiegato che benché il nostro Convegno abbia
principalmente come soggetto i Cattolici e la Santa Sede nella Prima
guerra mondiale, abbiamo riservato vari interventi che ci offriranno
l’opportunità di ascoltare vari Storici che ci parleranno di Stati
dove furono predominanti protestanti e ortodossi.
Inoltre
ha messo in evidenza che esiste il proposito di organizzare un
secondo convegno nel 2018 sulle conseguenze del Trattato di
Versailles, che furono, almeno in parte, all’origine della Seconda
guerra mondiale e le cui conseguenze si sarebbero ancora fatte
sentire all’alba del secolo XXI.
Altri Atti Pontifici
Città
del Vaticano, 10 ottobre 2014
(VIS). Il Santo Padre ha nominato il reverendo José João dos Santos
Marcos come Vescovo coadiutore di Beja (superficie 12.300,
popolazione 211.964, cattolici 175.946, sacerdoti 54, religiosi 75,
diaconi permanenti 10) in Portogallo. Il Vescovo appena eletto è
nato nel 1949 a Monte Perobolso (Portogallo) ed è stato ordinato
sacerdote nel 1974. Durante il suo ministero pastorale è stato, tra
le altre cose: membro del gruppo sacerdotale di formazione, parroco
di varie parrocchie, direttore spirituale di vari seminari, membro
del Consiglio Pastorale del patriarcato di Lisbona.
giovedì 9 ottobre 2014
Sesta Congregazione Generale: La Chiesa non è una dogana, ma una casa paterna, e non deve mostrarsi indifferente davanti alla debolezza.
Città
del Vaticano, 9 ottobre 2014 (VIS).- Durante la Sesta Congregazione
Generale, che ha avuto luogo ieri, mercoledì, nel pomeriggio, i
padri sinodali hanno continuato la discussione sul tema previsto
nell’indice dell’Instrumentum laboris: ''Le situazioni pastorali
difficili (Parte II, cap. 3). Situazioni familiari / Riguardo alle
unioni tra persone dello stesso sesso''.
La
sesta Congregazione generale ha visto il proseguimento del dibattito
generale sul tema previsto, secondo l’indice dell’Instrumentum
Laboris: ''Le situazioni pastorali difficili (II parte, cap. 3).
Situazioni familiari/Circa le unioni tra persone dello stesso sesso.
In
primo luogo, è stato sottolineato che la Chiesa non è una dogana,
ma una casa paterna e quindi deve offrire un accompagnamento paziente
a tutte le persone, anche a coloro che si trovano in situazioni
pastorali difficili. La vera Chiesa cattolica racchiude famiglie sane
e famiglie in crisi e quindi lo sforzo quotidiano di santificazione
non deve mostrare indifferenza nei confronti della debolezza, perché
la pazienza implica l’aiutare attivamente il più debole.
Quanto
ai processi di dichiarazione di nullità matrimoniale, in generale è
stata riscontrata da molti l’esigenza di snellimento nelle
procedure (e di integrare più laici competenti nei Tribunali
ecclesiastici), ma è stato anche rilevato il pericolo di
superficialità e la necessità di salvaguardare sempre il rispetto
della verità e i diritti delle parti. Anche perché – si è detto
– il processo non è contrario alla carità pastorale e la
pastorale giudiziale deve evitare idee colpevolizzanti, incoraggiando
una trattazione serena dei casi. Sempre a proposito della nullità
matrimoniale, si è riflettuto sull’ipotesi di ricorrere alla via
amministrativa, non sostitutiva di quella giudiziale, bensì
complementare ad essa. Si è proposto che spetti al vescovo decidere
quali richieste di verifica di nullità trattare per tale via
amministrativa.
E’
stato poi ribadito fortemente che occorre un atteggiamento di
rispetto per i divorziati risposati, perché spesso vivono anche
situazioni di disagio o ingiustizia sociale, soffrono in silenzio e
cercano in molti casi cercano, attraverso un percorso graduale, di
arrivare a partecipare più pienamente alla vita ecclesiale. La
pastorale dovrà essere, quindi, non repressiva, ma colma di
misericordia.
Riguardo
alla poligamia, da una parte è stato sottolineato che si tratta di
una realtà in via di diminuzione perché favorita per lo più dal
contesto rurale, mentre oggi avanza l’urbanizzazione; dall’altra,
si è ricordato che vi sono poligami convertiti al cattolicesimo e
che desiderano ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana, e
ci si è domandati se vi siano misure pastorali specifiche per venire
incontro a queste situazioni con l’opportuno discernimento.
Si
è tornati sulla necessità di una maggiore preparazione al
matrimonio, soprattutto fra i giovani ai quali va presentata la
bellezza dell’unione sacramentale, insieme ad una adeguata
educazione affettiva, che non sia solo un’esortazione moralistica,
che finisce per generare una sorta di analfabetismo religioso e
umano. E’ necessaria, nel percorso matrimoniale, una vera crescita
della persona.
Durante
l’ora di dibattito libero – tra le 18.00 e le 19.00 – gli
interventi hanno presentato esperienze e modelli concreti di una
pastorale per i divorziati risposati che faccia ampio uso di gruppi
di ascolto. E’ importante – si è detto – evitare attentamente
di dare un giudizio morale, di parlare di ''stato permanente di
peccato'', cercando, invece, di far comprendere che la non ammissione
al sacramento dell’Eucaristia non elimina del tutto la possibilità
della grazia in Cristo ed è dovuta piuttosto alla situazione
oggettiva della permanenza di un precedente legame sacramentale
indissolubile. In quest’ottica, è stata ribadita più volte
l’importanza della comunione spirituale. In ogni caso è stato
ribadito che anche queste proposte manifestano dei limiti e che
certamente non vi sono soluzioni ''facili''di questa problematica.
Anche
per la pastorale per le persone omosessuali si è insistito sulla
importanza dell’ascolto, e anche di gruppi di ascolto.
Ulteriori
interventi si sono soffermati sulla questione dei cattolici che
mutano confessione cristiana, e viceversa, con tutte le difficili
conseguenze che ne derivano per i matrimoni interconfessionali e la
valutazione della loro validità, alla luce delle possibilità di
divorzio previste dalle Chiese ortodosse.
Ricordando
poi il Sinodo ordinario tenutosi nel 1980 e dedicato al tema de ''La
famiglia cristiana'', si è osservata la grandissima evoluzione
avvenuta da allora nella cultura giuridica internazionale e la
necessità che la Chiesa ne sia consapevole e che le istituzioni
culturali – come le Università cattoliche – si confrontino con
questa situazione per conservare un ruolo nel dibattito in corso.
Settima Congregazione Generale: Le sfide pastorali circa l’apertura alla vita
Città
del Vaticano, 9 ottobre 2014
(VIS). La settima Congregazione generale di questa mattina, è stata
suddivisa in due momenti: il primo ha visto un ulteriore
proseguimento del dibattito generale sul tema del pomeriggio
precedente, ovvero ''Le situazioni pastorali difficili (II parte,
cap. 3). Situazioni familiari/Circa le unioni tra persone dello
stesso sesso''. Il secondo momento, invece, ha affrontato l’argomento
successivo, ossia ''Le sfide pastorali circa l’apertura alla
vita''.
Nella
prima parte, dunque, si è tornati a riflettere sulla questione
dell’accesso al sacramento dell’Eucaristia per i divorziati
risposati. Innanzitutto, è stata ribadita l’indissolubilità del
matrimonio, senza compromessi, basata sul fatto che il vincolo
sacramentale è una realtà oggettiva, opera di Cristo nella Chiesa.
Tale valore va difeso e curato con una adeguata catechesi
prematrimoniale, affinché i nubendi siano pienamente consapevoli del
carattere sacramentale del vincolo e della sua natura vocazionale. E’
opportuno, inoltre, un accompagnamento pastorale per le coppie anche
dopo le nozze.
Allo
stesso tempo, è stato detto che bisogna guardare ai singoli casi,
alle situazioni concrete anche di grande sofferenza, distinguendo, ad
esempio, tra chi ha abbandonato il coniuge e chi è stato
abbandonato. Il problema c’è – si è ripetuto varie volte in
Aula – e la Chiesa non lo trascura. La pastorale non deve essere
esclusiva, del ''tutto o niente'', ma misericordiosa, perché il
mistero della Chiesa è un mistero di consolazione.
E’
stato comunque ricordato che per i divorziati risposati il fatto di
non potersi accostare all’Eucaristia non significa assolutamente
che non siano membri della comunità ecclesiale, anzi, si è invitato
a riconsiderare che esistono diverse responsabilità che essi possono
esercitare. Inoltre, è stata sottolineata anche la necessità di
semplificare e accelerare i procedimenti per la dichiarazione di
nullità matrimoniale.
Circa
il concubinato in certe regioni si è rilevato che spesso è dovuto a
motivi economici e sociali e non ad una sorta di rifiuto degli
insegnamenti della Chiesa. Spesso, inoltre, queste e altre situazioni
di unioni di fatto sono vissute conservando il desiderio della vita
cristiana, e quindi necessitano di una pastorale adeguata. Parimenti,
ribadendo l’impossibilità di riconoscere il matrimonio tra persone
dello stesso sesso, è stato comunque sottolineato il bisogno di un
approccio rispettoso e non discriminante nei confronti degli
omosessuali.
Ulteriori
riflessioni si sono soffermate sulla questione dei matrimoni misti,
evidenziando che, oltre alle difficoltà, è bene guardare anche alla
possibilità, che essi offrono, di testimoniare l’armonia ed il
dialogo interreligioso. Affrontato poi, nuovamente, il tema del
linguaggio affinché la Chiesa riesca a coinvolgere credenti e non
credenti, e tutte le persone di buona volontà per individuare
modelli di vita familiare che favoriscano lo sviluppo integrale della
persona umana ed il benessere della società. Il suggerimento – si
è detto – è quello di parlare di famiglia con una ''grammatica
della semplicità'' che arrivi ai cuori dei fedeli.
Nella
seconda parte della Congregazione, è stato affrontato anche il tema
della paternità responsabile, ribadendo che il dono della vita (così
come la virtù della castità) sono valori fondanti del matrimonio
cristiano e sottolineando la gravità di un crimine come l’aborto.
Allo stesso tempo, sono stati evidenziati i tanti drammi che vivono
molte famiglie, ad esempio in certi contesti asiatico, dove si
verificano casi di infanticidio, violenza sulle donne, traffico degli
esseri umani. E’ stata, perciò, sottolineata la necessità di dare
risalto al concetto di giustizia tra le virtù fondanti della
famiglia.
Quindi,
il dibattito ha affrontato la questione della responsabilità dei
genitori nell’educare i figli alla fede e agli insegnamenti che
essa offre: tale responsabilità è primordiale – si è detto –
ed è importante porvi la giusta attenzione. Tra l’altro, è stato
notato come la pastorale dei bambini possa creare un punto di
contatto con le famiglie che si trovano in situazioni difficili.
A
proposito di bambini, è stato sottolineato l’impatto negativo
della contraccezione sulla società, che ha comportato l’abbassamento
della natalità. Di fronte a tale scenario – si è detto – i
cattolici non devono restare in silenzio, bensì devono portare un
messaggio di speranza: i bambini sono importanti, donano vita e gioia
ai loro genitori e rafforzano la fede e le pratiche religiose.
Infine,
si è tornati a parlare del ruolo essenziale dei laici
nell’apostolato della famiglia e nella sua evangelizzazione, così
come dei movimenti laicali che possono accompagnare i nuclei
familiari in difficoltà.
Possesso cardinalizio
Città
del Vaticano, 9 ottobre 2014 (VIS).- L’Ufficio delle
Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice dà comunicazione della
seguente Presa di Possesso:
Il
sabato, 11 ottobre 2014, alle ore 18.30, il Cardinale Pietro
Parolin, Segretario di Stato, prenderà possesso del Titolo dei Santi
Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, Via di Torrenova, 162.
mercoledì 8 ottobre 2014
Udienza generale: ''Le divisioni tra i cristiani feriscono Cristo''
Città
del Vaticano, 8 ottobre 2014 (VIS).- Puntuale come al solito, il
Santo Padre è uscito in Piazza San Pietro con la sua Jeep
decappottabile e ha salutato i fedeli e i pellegrini lì riuniti. Il
Papa ha dedicato l'Udienza generale del mercoledì ai ''tanti
fratelli che condividono con noi la fede in Cristo, ma che
appartengono ad altre confessioni o a tradizioni differenti dalla
nostra''. Francesco, evidenziando che ancora oggi i rapporti non sono
sempre improntati al rispetto e alla cordialità, ha domandato “E
noi, come ci poniamo di fronte a tutto questo? Siamo anche noi
rassegnati, se non addirittura indifferenti? Oppure crediamo
fermamente che si possa e si debba camminare nella direzione della
riconciliazione e della piena comunione?''.
Il Papa ha
sottolineato che le divisioni tra i cristiani feriscono la Chiesa e
Cristo, e ha ricordato che Gesù desiderava che i suoi discepoli
fossero uniti nel suo amore. Già in quel tempo, ha spiegato
Francesco, questa unità era minacciata, e Gesù esortava i suoi
discepoli a parlare con unanimità ''perché non vi siano divisioni
tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire''.
Il Vescovo di Roma ha
parlato di come il maligno, durante tutta la storia, ha tentato la
Chiesa cercando di dividerla. Come per disgrazia, la Chiesa è stata
segnata da separazioni gravi e dolorose, che a volte si sono
protratte a lungo nel tempo, arrivando fino ai nostri giorni ''per
cui risulta difficile ricostruirne tutte le motivazioni e soprattutto
trovare delle possibili soluzioni -ha detto, sottolineando che-
dietro queste lacerazioni ci sono sempre la superbia e l’egoismo,
che sono causa di ogni disaccordo e che ci rendono intolleranti,
incapaci di ascoltare e di accettare chi ha una visione o una
posizione diversa dalla nostra''.
''Di fronte a tutto
questo -ha continuato- c’è qualcosa che ognuno di noi, come membri
della santa madre Chiesa, possiamo e dobbiamo fare? Senz’altro non
deve mancare la preghiera...e insieme a questa, il Signore ci chiede
una rinnovata apertura: ci chiede di non chiuderci al dialogo e
all’incontro, ma di cogliere tutto ciò che di valido e di positivo
ci viene offerto anche da chi la pensa diversamente da noi o si pone
su posizioni differenti. Ci chiede di non fissare lo sguardo su ciò
che ci divide, ma piuttosto su quello che ci unisce...È un dolore...
ma siamo divisi fra di noi. Ma tutti abbiamo qualcosa in comune:
tutti crediamo in Gesù Cristo, il Signore... nel Padre, nel Figlio e
nello Spirito Santo. Tutti camminiamo insieme, siamo in cammino.
Aiutiamoci l’un l’altro!...Facciamo la comunione in cammino.
Questo si chiama ecumenismo spirituale: camminare il cammino della
vita tutti insieme nella nostra fede, in Gesù Cristo il Signore.''.
Continuando
con il tema della comunione, il santo Padre ha raccontato ai fedeli
che oggi è molto grato al Signore perché si compiono settant'anni
dalla sua prima comunione. ''Ricevere la Prima Comunione significa
entrare in comunione con gli altri, con i fratelli della nostra
Chiesa e anche con tutti quelli che appartengono a comunità diverse,
ma che credono in Gesù''.
Prima di concludere,
Francesco ha incoraggiato tutti ad andare avanti insieme verso la
piena unità. ''La storia ci ha separato, ma siamo in cammino verso
la riconciliazione e la comunione! E quando la meta ci può sembrare
troppo distante, quasi irraggiungibile, e ci sentiamo presi dallo
sconforto -ha detto- ci rincuori l’idea che Dio non può chiudere
l’orecchio alla voce del proprio Figlio Gesù e non esaudire la sua
e la nostra preghiera, affinché tutti i cristiani siano davvero una
cosa sola''.
Quarta Congregazione: I Padri Sinodali parlano delle proposte attuali nella pastorale della famiglia e ricordano la situazione del continente africano colpito dal virus dell'ebola.
Città
del Vaticano, 8 ottobre 2014 (VIS).-Ieri pomeriggio, durante la
quarta congregazione generale, i padri sinodali hanno discusso sulle
proposte attuali nella pastorale della famiglia.
In
primo luogo, è stato sottolineato il legame tra crisi della fede e
crisi della famiglia: la prima genera la seconda, si è detto. Questo
perché la fede viene vista perlopiù come un insieme di contributi
dottrinali, mentre essa è anzitutto un atto libero con cui ci si
affida a Dio. Di qui, fra l’altro, il suggerimento di pensare ad un
“Vademecum” dedicato alla catechesi sulla famiglia, così che
possa rafforzare la sua missione evangelizzatrice. E’ stata
sottolineata, inoltre, la debolezza di fede di molti battezzati, che
spesso porta al matrimonio senza che i coniugi ne abbiano la giusta
consapevolezza.
In
secondo luogo, è stata evidenziata una grande sfida che oggi la
famiglia deve affrontare, ovvero la “dittatura del pensiero unico”
che mira ad introdurre nella società quei controvalori che
distorcono la visione del matrimonio come unione tra uomo e donna. La
crisi di valori, il secolarismo ateo, l’edonismo, l’ambizione del
potere oggi distruggono la famiglia, la snaturano, indeboliscono le
persone e, di conseguenza, rendono fragile anche la società. E’
importante, allora, recuperare nei fedeli la consapevolezza di
appartenere alla Chiesa, perché la Chiesa cresce per attrazione e
sono le famiglie della Chiesa che attraggono le altre famiglie.
Dal
suo canto, la Chiesa, esperta di umanità, deve sottolineare la
bellezza e la necessità che ciascuno ha della famiglia, poiché essa
è insostituibile. Bisogna risvegliare nell’uomo il senso di
appartenenza al nucleo familiare. Non solo: in quanto riflesso
dell’amore di Dio, che non è mai un amore isolato, la famiglia
apre ai rapporti ed alle relazioni con gli altri, divenendo
fondamento della società.
Si
è anche ricordata l’importanza del legame tra sacerdoti e
famiglie: essi accompagnano le famiglie in tutte le tappe più
importanti della vita, condividendone gioie e difficoltà; le
famiglie, a loro volta, aiutano i sacerdoti a vivere il celibato come
affettività piena, equilibrata, e non come rinuncia. Non solo: la
famiglia è stata definita “culla di vocazioni” perché è
proprio tra le mura domestiche, nella preghiera vissuta in comune,
che nasce frequentemente la chiamata al sacerdozio.
Un
ulteriore legame che è stato sottolineato è quello tra il battesimo
ed il matrimonio: senza una iniziazione cristiana seria ed
approfondita il significato del sacramento coniugale viene sminuito.
Di qui, il richiamo al fatto che il matrimonio cristiano non può
essere solo una tradizione culturale o un’esigenza sociale, ma deve
essere inteso come una decisione vocazionale, intrapresa con la
dovuta preparazione, che non può essere improvvisata in pochi
incontri, ma va avviata per tempo.
Quindi,
si è riflettuto su come il lavoro si ripercuota sulle dinamiche
familiari: si tratta di due dimensioni che necessitano di essere
conciliate – è stato detto – anche a causa di orari lavorativi
sempre più flessibili, nuovi modelli contrattuali, distanze
geografiche tra abitazione e luogo di lavoro. Non solo: la tecnologia
porta il lavoro nelle case, rendendo difficile il dialogo familiare.
Numerosi
interventi, in particolare relativi all’Africa, hanno richiamato
l’attenzione sulle tante sfide che devono affrontare le famiglie in
questo continente: poligamia, levirato, sètte, guerra, povertà, il
doloroso dramma della migrazione, la pressione internazionale per il
controllo delle nascite. Si tratta di problemi che minano la
stabilità familiare, mettendola in crisi. Di fronte a tali sfide, è
necessario rispondere con: un’evangelizzazione approfondita, capace
di promuovere i valori della pace, della giustizia e dell’amore;
una adeguata promozione del ruolo della donna nella società;
un’accurata educazione dei bambini e la tutela dei diritti per
tutte le vittime di violenza.
Nell’ora
dedicata agli interventi liberi – tra le 18.00 e le 19.00 – si è
tornati a parlare dell’esigenza di un nuovo linguaggio
nell’annuncio del Vangelo, con particolare riferimento alle nuove
tecnologie mediatiche. Quanto all’indissolubilità del matrimonio,
è stato evidenziato che oggi sembra che la legge si contrapponga al
bene della persona. In realtà, la verità del legame coniugale e
della sua stabilità è iscritta nella persona stessa, quindi non si
tratta di contrapporre legge e persona, ma di comprendere come
aiutare a non tradire la propria verità.
E’
stata suggerita, inoltre, una riflessione sulle famiglie che non
hanno avuto il dono dei figli pur desiderandolo, così come su quelle
delle regioni colpite dal virus Ebola.
Infine,
è stata richiamata l’immagine della Chiesa come luce, con
l’auspicio che essa non sia solo la luce di un faro, che rimane
fermo ed illumina da lontano, ma sia fiaccola, ovvero “luce
gentile” che accompagna gli uomini nel loro cammino, passo dopo
passo.
Il
Pontificio Consiglio per la Famiglia ha fatto dono ai membri del
Sinodo di una copia del voluminoso Enchiridion sulla famiglia.
Quinta Congregazione Generale: Situazioni critiche interne alla famiglia. La questione dei matrimoni misti. Misericordia e verità per i divorziati risposati
Città
del Vaticano, 8 ottobre 2014 (VIS).- Nel
corso della quinta Congregazione generale, oggi mattina, il dibattito
generale è proseguito sui temi previsti dall’Instrumentum laboris:
''Le sfide pastorali sulla famiglia (II parte, cap. 2). La crisi
della fede e la vita familiare/ Situazioni critiche interne alla
famiglia. Pressioni esterne alla famiglia/Alcune situazioni
particolari''.
Innanzitutto,
il dibattito si è soffermato sulla Chiesa del Medioriente e
dell’Africa del Nord: entrambe vivono in contesti politici,
economici e religiosi difficili, con gravi ripercussioni sulle
famiglie. Là dove, infatti, le leggi impediscono le riunificazioni
familiari, la povertà spinge alla migrazione, dove vi è
fondamentalismo religioso e i cristiani non hanno parità di diritti
con i cittadini musulmani, si pongono spesso difficili problemi per
le famiglie che risultano da matrimoni misti.
In
questi contesti, infatti, sono presenti ed in aumento i casi di
matrimoni interreligiosi, i così detti ''matrimoni misti''. La sfida
della Chiesa, allora – si è detto – è quella di capire quale
catechesi si può offrire ai figli nati da tale unioni e come si
possa rispondere all’incognita di quei cattolici che, uniti in
matrimonio misto, vogliono continuare a praticare la loro fede. Tali
coniugi – si è detto –non possono essere trascurati e la Chiesa
deve continuare ad occuparsi di loro. Un’ulteriore sfida è
rappresentata anche da quei cristiani che si convertono all’Islam
per sposarsi: anche in questo caso, è necessaria una riflessione
adeguata.
La
questione non è soltanto interreligiosa, ma talvolta anche
ecumenica: ci sono casi in cui, poiché un cattolico che ha contratto
matrimonio canonico non riesce ad ottenere la dichiarazione di
nullità, passa ad un’altra confessione cristiana, sposandosi
nuovamente in una Chiesa che lo permette. In ogni caso, fermo
restando il patrimonio di fede condiviso, è stata sottolineata la
necessità di incamminarsi sulla via della misericordia per le
situazioni difficili.
Quanto
alla questione dei divorziati risposati, è stato evidenziato che la
strada sinodale dovrà certamente occuparsene, con la prudenza
richiesta per le grandi cause, ma anche coniugando l’obiettività
della verità con la misericordia per la persona e la sua sofferenza.
Bisogna ricordare che numerosi fedeli si trovano in questa situazione
non per colpa loro.
E’
stato ricordato l’impegno della Santa Sede che non cessa di far
sentire la sua voce in difesa della famiglia a tutti i livelli –
internazionali, nazionali e regionali – con l’obiettivo di
risaltarne la dignità, richiamarne i diritti ed i doveri, e sempre
evidenziando che, come diceva Benedetto XVI, i suoi ''no'' sono, in
realtà, ''sì'' alla vita. Per questo, è stato sottolineato che la
Chiesa deve combattere il silenzio educativo e religioso nelle
famiglie, perché non c’è posto per le esitazioni: è necessario
un maggiore impegno nella testimonianza del Vangelo. E’ sempre
necessaria la creatività nella pastorale.
Si è
inoltre riflettuto sull’apporto insostituibile dei fedeli laici
all’annuncio del Vangelo della famiglia: soprattutto i giovani, i
movimenti ecclesiali e le nuove comunità compiono un servizio di
vitale importanza, portando avanti una missione profetica e
controcorrente rispetto all’epoca contemporanea. Ascoltare e
credere di più nei laici, dunque, risulta essenziale, poiché è in
loro e con loro che la Chiesa può trovare le risposte ai problemi
delle famiglie.
Altro
tema affrontato è stato quello della precarietà del lavoro e della
disoccupazione: l’angoscia per la mancanza di un impiego sicuro
crea difficoltà nelle famiglie, così come la povertà economica che
spesso non permette di avere un’abitazione. Non solo: la mancanza
di denaro talvolta fa sì che esso venga ''divinizzato'' e che le
famiglie siano sacrificate sull’altare del profitto. E’
necessario, invece ribadire che il denaro deve servire e non
governare.
Ancora:
si è tornati a riflettere sulla necessità di una maggiore
preparazione al matrimonio, anche con un’attenzione specifica
all’educazione affettiva e sessuale, incoraggiando una vera mistica
familiare della sessualità. Quindi, è stato ricordato il grande
contributo dei nonni alla trasmissione della fede in famiglia e,
sempre in riferimento agli anziani, è stato evidenziato quanto sia
importante che il nucleo familiare accolga, con solidarietà, cura e
tenerezza, le persone della terza età. Uguale sollecitudine deve
essere riservata agli ammalati, per vincere quella ''cultura dello
scarto'', da cui spesso Papa Francesco mette in guardia.
Atti Pontifici
Città
del Vaticano, 8 ottobre 2014
(VIS). Il Santo Padre ha nominato:
-il
Vescovo Fausto Tardelli, fino ad ora di San Miniato (Italia), come
vescovo di Pistoia (superficie 821, popolazione 228.600, cattolici
219.300, sacerdoti 129, religiosi 178, diaconi permanenti 22) in
Italia.
-L'Arcivescovo
Celso Morga Iruzubieta, fino ad ora Segretario della Congregazione
per il Clero come arcivescovo coadiutore di Mérida-Badajoz
(superficie 17.405, popolazione 597.300, cattolici 588.100, sacerdoti
311, religiosi 637) in Spagna.
-Reverendo
Levi Bonatto, del clero della Prelatura Personale della Santa Croce e
Opus Dei, come vescovo ausiliare di Goiania (superficie 13.320,
popolazione 2.024.000, cattolici 1.221.000, sacerdoti 208, religiosi
563, diaconi permanenti 16) in Brasile. Il Vescovo appena eletto è
nato nel 1957 a Sao José dos Pinhais (Brasile) ed è stato ordinato
sacerdote nel 1996. Si è laureato in Economia presso l'Università
Federale dello Stato di Paraná (Brasile) e in Diritto Canonico
presso l'Università Pontificia della Santa Croce (Italia). Nel suo
ministero sacerdotale è stato, tra l'altro, cappellano di diversi
centri culturali in Brasile, padre spirituale di seminaristi,
professore di Diritto Canonico e Teologia nello Studium Generale
dell'Opus Dei a Sao Paulo. Attualmente era cappellano del centro
culturale ''Marumbi''.
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Nomine ed altri atti pontifici
martedì 7 ottobre 2014
Programma della visita del Papa al Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa
Città
del Vaticano, 7 ottobre 2014 (VIS). E' stato pubblicato il programma
della visita del Santo Padre Francesco al Parlamento Europeo e al
Consiglio d'Europa che avrà luogo martedì 25 novembre 2014.
L'aereo
papale decollerà dall'aeroporto romano di Fiumicino alle 07.55,
atterrerà a Strasburgo alle 10.00, dove il Papa sarà ricevuto in
forma privata. Alle 10.30 pronuncerà un discorso davanti al
Parlamento Europeo e alle 12,05 davanti al Consiglio di Europa. Alle
13,50 il Papa s'imbarcherà per ritornare a Roma, dove atterrerà
all'aeroporto di Ciampino alle15.50.
Papa Francesco si recherà in visita in Francia nel 2015
Città
del Vaticano, 7 ottobre 2014
(VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre
Federico Lombardi, S.I., ha reso noto oggi che il Santo Padre intende
compiere un viaggio apostolico in Francia nel corso del prossimo anno
2015.
Seconda Congregazione Generale
Città
del Vaticano, 7 ottobre 2014 (VIS). Nel corso della seconda
Congregazione generale, è iniziato ieri pomeriggio il dibattito
nell' Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi. Il
tema previsto, secondo l’ordine dell’Instrumentum Laboris, era:
''Il disegno di Dio su matrimonio e famiglia” (I parte, cap. 1) e
''Conoscenza e ricezione della Sacra Scrittura e dei documenti della
Chiesa su matrimonio e famiglia” (I parte, cap. 2).
Partendo
dalla premessa che la famiglia è nucleo fondamentale della società
umana, culla dell’amore gratuito, e che parlare di famiglia e di
matrimonio implica una educazione alla fedeltà, si è ribadito che
la famiglia va tutelata perché ne va del futuro dell’umanità.
Da
più parti, inoltre, è emersa la necessità di adeguare il
linguaggio della Chiesa, affinché la dottrina sulla famiglia, la
vita, la sessualità sia compresa nel modo giusto: bisogna entrare in
dialogo con il mondo, guardando all’esempio del Concilio, ovvero
con un’apertura critica, ma sincera. Perché se la Chiesa non
ascolta il mondo, il mondo non ascolterà la Chiesa. Ed il dialogo si
può basare su temi importanti, come la pari dignità tra uomo e
donna ed il rifiuto della violenza.
Il
Vangelo non va spiegato, ma va mostrato – si è detto in Aula – e
soprattutto vanno coinvolti i fedeli laici nell’annuncio della
Buona Novella, evidenziandone il carisma missionario.
L’evangelizzazione non deve essere una teoria spersonalizzata, ma
deve fare sì che le famiglie stesse diano, concretamente,
testimonianza della bellezza e della verità evangeliche. La sfida,
si è detto, è quella di passare da una situazione difensiva ad una
propositiva e attiva, ovvero rilanciare la capacità di proporre il
patrimonio della fede con un nuovo linguaggio, con speranza, ardore,
entusiasmo, offrendo testimonianze convincenti, creando un ponte tra
il linguaggio della Chiesa e quello società.
In
questo senso, è stato auspicato l’uso di una catechesi ''biblica”
piuttosto che ''teologico-speculativa” perché – nonostante le
apparenze – la gente non è più soddisfatta dall’egoismo e cerca
ideali. Anche perché l’uomo vuole la felicità ed il cristiano sa
che la felicità è Cristo, ma non riesce più a trovare il
linguaggio adatto per dirlo al mondo. La Chiesa, invece, deve essere
''magnetica”, lavorare per attrazione, con un atteggiamento di
amicizia nei confronti del mondo.
Quanto
alle coppie in difficoltà, si è sottolineato la necessità che la
Chiesa deve essere loro vicina con comprensione, perdono e
misericordia: la misericordia – è stato detto – è la prima
prerogativa di Dio, ma bisogna guardarla nel contesto della
giustizia, solo così si rispetterà davvero l’insieme del piano di
Dio.
Il
matrimonio è e resta un sacramento indissolubile; tuttavia, poiché
la verità è Cristo, una Persona, e non un insieme di regole, è
importante mantenere i principi, pur cambiando le forme concrete
della loro attuazione. Insomma, come diceva Benedetto XVI, novità
nella continuità: il Sinodo non mette in discussione la Dottrina, ma
riflette sulla Pastorale, ovvero sul discernimento spirituale per
l’applicazione di tale Dottrina davanti alle sfide della famiglia
contemporanea. In questo senso, la misericordia non elimina i
comandamenti, ma ne è la chiave ermeneutica.
Inoltre,
è stato sottolineato come anche situazioni imperfette debbano essere
considerate con rispetto: ad esempio, unioni di fatto in cui si
conviva con fedeltà ed amore, presentano elementi di santificazione
e di verità. Essenziale, quindi, guardare innanzitutto agli elementi
positivi, affinché il Sinodo infonda coraggio e speranza anche a
forme imperfette di famiglia, che possono essere valorizzate, secondo
il principio della gtradualità. Bisogna amare davvero le famiglie in
difficoltà.
Nel
contesto di una società in cui prevale una sorta di ''ego-latria”
che porta alla defamiliarizzazione, bisogna rilevare una perdita del
senso dell’Alleanza tra l’uomo (e la donna) e Dio. L’annuncio
della bellezza della famiglia, quindi, non deve essere un estetismo,
la presentazione di un mero ideale da imitare, ma deve presentare
l’importanza dell’impegno definitivo fondato sull’Alleanza dei
coniugi con Dio.
Altro
punto essenziale, il rifiuto del clericalismo: talavolta la Chiesa
sembra più preoccupata del potere che del servizio ed è per questo
che non ispira i cuori degli uomini. Necessario, allora, tornare ad
imitare Cristo, ritrovare l’umiltà: la riforma della Chiesa deve
iniziare dalla riforma del clero, perché se i fedeli vedono pastori
che imitano Cristo, allora torneranno ad avvicinarsi alla Chiesa,
così che essa potrà passare dal solo evangelizzare all’essere
evangelizzatrice.
E’
stato anche affrontato il tema del valore essenziale della sessualità
all’interno del matrimonio: si parla talmente tanto, infatti,
criticamente della sessualità al di fuori del matrimonio, che quella
coniugale sembra quasi la concessione verso una imperfezione. Il
Sinodo ha poi accennato – in modo più sintetico - alla necessità
di una maggiore formazione per i sacerdoti, di politiche in favore
della famiglia e del rilancio della trasmissione della fede
all’interno della famiglia.
Durante
l’ora di discussione libera, dalle 18.00 alle 19.00, sono emersi
anche due suggerimenti: che il Sinodo mandi un messaggio di
incoraggiamento e di stima alle famiglie in Iraq, minacciate dallo
sterminio perpetrato dal fanatismo islamico e costrette a fuggire per
non rinunciare alla loro fede. Il suggerimento è stato sottoposto a
votazione ed approvato a maggioranza.
Un
altro invito ha riguardato la necessità di riflettere anche sul
clero sposato delle Chiese orientali, che spesso vive anch’esso
delle ''crisi familiari”, che possono giungere alla domanda del
divorzio.
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