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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 20 gennaio 2014

GRATITUDINE DEL PAPA PER IL SERVIZIO DEI DIRIGENTI E DEL PERSONALE DELL'ISPETTORATO DI PUBBLICA SICUREZZA PRESSO IL VATICANO

Città del Vaticano, 20 gennaio 2014 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre ha ricevuto - primo incontro del suo Pontificato - i dirigenti e il personale dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, una struttura della Polizia di Stato italiana che si occupa della protezione del Pontefice durante le sue visite in territorio italiano e della vigilanza in Piazza San Pietro, d'intesa con le autorità della Santa Sede.

Papa Francesco ha espresso gratitudine per il servizio svolto dall'Ispettorato, specialmente quello in Piazza San Pietro. "Tutti siamo consapevoli - ha affermato - della necessità di operare sempre affinché sia tutelata la peculiarità di questo luogo singolare, preservandone il carattere di spazio sacro e universale. E per questo ci vuole una vigilanza discreta ma attenta. In effetti, in Piazza San Pietro la gente è serena, si muove tranquilla, gusta un senso di pace".

"Penso anche al vostro impegno durante i momenti di maggiore concorso di fedeli, che giungono da tutto il mondo per incontrare il Papa, per pregare vicino alla tomba di san Pietro e a quelle dei suoi Successori, specialmente di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Il vostro lavoro richiede preparazione tecnica e professionale, congiunta a vigilanza attenta, a gentilezza e dedizione. I pellegrini e i turisti, come anche quanti lavorano nei vari uffici della Santa Sede, sanno di poter contare sulla vostra cordiale assistenza".

Papa Francesco non ha mancato di ricordare l'efficace attività dell'Ispettorato "svolta durante i giorni che hanno preceduto il Conclave, a seguito della rinuncia di Papa Benedetto. Approfitto di questo incontro - ha detto - per rinnovare il grazie più sincero, mio e dei miei collaboratori, a tutti coloro che in quelle circostanze hanno offerto il loro apporto perché tutto si svolgesse con ordine e tranquillità".

"E vorrei augurare - ha detto infine il Papa - che il periodo trascorso nel servizio presso il Vaticano sia per ognuno di voi un’opportunità per crescere nella fede. La fede è il più prezioso tesoro che le vostre famiglie vi hanno affidato e che voi siete chiamati a trasmettere ai vostri figli. È importante riscoprire il messaggio del Vangelo e accoglierlo in profondità nella propria coscienza e nel concreto della vita quotidiana, testimoniando con coraggio l’amore di Dio in ogni ambiente, anche in quello del lavoro".

LA FIDUCIA NEL SIGNORE: QUESTA È LA CHIAVE DEL SUCCESSO DELLA VITA

Città del Vaticano, 20 gennaio 2014 (VIS). Alle 16:00 di ieri pomeriggio, domenica, il Santo Padre ha compiuto una visita pastorale alla Parrocchia romana "Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio", nel settore centro della diocesi di Roma. Al suo arrivo il Papa ha potuto conoscere le diverse realtà della parrocchia salutando i fedeli, i bambini battezzati negli ultimi mesi con i genitori, gli sposi novelli e le famiglie giovani. Il Papa ha anche incontrato i poveri e i senza fissa dimora che gravitano nella zona della stazione ferroviaria di Roma Termini.

Dopo aver confessato cinque persone, alle 18:00, Papa Francesco ha presieduto nella Basilica del Sacro Cuore la Celebrazione Eucaristica.

L'omelia del Santo Padre è stata dedicata al brano del Vangelo che racconta come Giovanni mentre battezza Gesù dice: "Ecco l'Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo".

"Gesù è chiamato l’Agnello: è l’Agnello che toglie il peccato del mondo. Uno può pensare: - ha detto il Papa - ma come, un agnello, tanto debole, un agnellino debole, come può togliere tanti peccati, tante cattiverie? Con l’Amore. Con la sua mitezza. Gesù non ha mai smesso di essere agnello: mite, buono, pieno d’amore, vicino ai piccoli, vicino ai poveri. Era lì, fra la gente, guariva tutti, insegnava, pregava. Tanto debole Gesù, come un agnello. Ma ha avuto la forza di portare su di sé tutti i nostri peccati, tutti. 'Ma, Padre, Lei non sa la mia vita: io ne ho uno che…, non posso portarlo nemmeno con un camion…'. Tante volte, quando guardiamo la nostra coscienza, ne troviamo alcuni che sono grossi! Ma Lui li porta. Lui è venuto per questo: per perdonare, per fare la pace nel mondo, ma prima nel cuore. Forse ognuno di noi ha un tormento nel cuore, forse ha un buio nel cuore, forse si sente un po’ triste per una colpa… Lui è venuto a togliere tutto questo, Lui ci dà la pace, Lui perdona tutto".

"Tante volte abbiamo fiducia in un medico: è bene, perché il medico c’è per guarirci; abbiamo fiducia in una persona: i fratelli, le sorelle ci possono aiutare. È bene avere questa fiducia umana, tra di noi. Ma dimentichiamo la fiducia nel Signore: questa è la chiave del successo della vita. La fiducia nel Signore, affidiamoci al Signore!".

"E questa è una scommessa che dobbiamo fare: affidarci a Lui, e mai delude. Mai, mai! Sentite bene, voi ragazzi e ragazze, che incominciate la vita adesso: Gesù mai delude".

ESSERE DISCEPOLI DELL’AGNELLO SIGNIFICA NON VIVERE COME UNA "CITTADELLA ASSEDIATA", MA COME UNA CITTÀ POSTA SUL MONTE, APERTA, ACCOGLIENTE, SOLIDALE

Città del Vaticano, 19 gennaio (VIS). Alle 12:00 di oggi il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro. Nell'introdurre la preghiera mariana il Papa ha commentato il Vangelo di oggi in cui San Giovanni Evangelista racconta l'incontro tra Gesù e Giovanni Battista presso il fiume Giordano. Il Battista vede Gesù che avanza tra la folla e, ispirato dall'alto, riconosce il Lui l'inviato di Dio, esclamando: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!".

"Il verbo che viene tradotto con 'toglie' - ha spiegato il Pontefice - significa letteralmente 'sollevare', 'prendere su di sé'. Gesù è venuto nel mondo con una missione precisa: liberarlo dalla schiavitù del peccato, caricandosi le colpe dell’umanità. In che modo? Amando. Non c’è altro modo di vincere il male e il peccato se non con l’amore che spinge al dono della propria vita per gli altri. Nella testimonianza di Giovanni Battista, Gesù ha i tratti del Servo del Signore, che 'si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori' fino a morire sulla croce".

Nel Giordano "il Battista vede dinanzi a sé un uomo che si mette in fila con i peccatori per farsi battezzare, pur non avendone bisogno. Un uomo che Dio ha mandato nel mondo come agnello immolato. Nel Nuovo Testamento il termine 'agnello' ricorre più volte e sempre in riferimento a Gesù. Questa immagine dell’agnello potrebbe stupire; infatti, un animale che non si caratterizza certo per forza e robustezza si carica sulle proprie spalle un peso così opprimente. La massa enorme del male viene tolta e portata via da una creatura debole e fragile, simbolo di obbedienza, docilità e di amore indifeso, che arriva fino al sacrificio di sé. L’agnello non è un dominatore, ma è docile; non è aggressivo, ma pacifico; non mostra gli artigli o i denti di fronte a qualsiasi attacco, ma sopporta ed è remissivo. E così è Gesù! Così è Gesù, come un agnello".

"Che cosa significa per la Chiesa, per noi, oggi, essere discepoli di Gesù Agnello di Dio? - si è interrogato il Pontefice - (...) È un buon lavoro! Noi cristiani dobbiamo fare questo: mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. Essere discepoli dell’Agnello significa non vivere come una 'cittadella assediata', ma come una città posta sul monte, aperta, accogliente, solidale. Vuol dire non assumere atteggiamenti di chiusura, ma proporre il Vangelo a tutti, testimoniando con la nostra vita che seguire Gesù ci rende più liberi e più gioiosi".

MIGRANTI: NON PERDETE LA SPERANZA DI UN MONDO MIGLIORE!

Città del Vaticano, 19 gennaio 2014 (VIS). Dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato che oggi si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, tema che ha trattato nel Messaggio: "Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore", pubblicato già qualche mese fa.

"Rivolgo un saluto speciale alle rappresentanze di diverse comunità etniche qui convenute - ha detto - in particolare alle comunità cattoliche di Roma. Cari amici, voi siete vicini al cuore della Chiesa, perché la Chiesa è un popolo in cammino verso il Regno di Dio, che Gesù Cristo ha portato in mezzo a noi. Non perdete la speranza di un mondo migliore! Vi auguro di vivere in pace nei Paesi che vi accolgono, custodendo i valori delle vostre culture di origine".

"Vorrei ringraziare - ha proseguito il Pontefice - coloro che lavorano con i migranti per accoglierli e accompagnarli nei loro momenti difficili, per difenderli da quelli che il beato Scalabrini definiva 'i mercanti di carne umana', che vogliono schiavizzare i migranti! In modo particolare, intendo ringraziare la Congregazione dei Missionari di San Carlo, i padri e le suore Scalabriniani che tanto bene fanno alla Chiesa e si fanno migranti con i migranti".

"In questo momento pensiamo ai tanti migranti, tanti rifugiati, alle loro sofferenze, alla loro vita, tante volte senza lavoro, senza documenti, tanto dolore; e possiamo tutti insieme rivolgere una preghiera per i migranti e i rifugiati che vivono situazioni più gravi e più difficili", ha concluso il Papa invitando i presenti a recitare l'Ave Maria.

PAPA FRANCESCO: VIGILARE PER TENERE ALTO IL LIVELLO ETICO DELLA COMUNICAZIONE

Città del Vaticano, 18 gennaio 2014 (VIS). Nella cornice del 90° anniversario dell'inizio delle trasmissioni radiofoniche e del 60° di quelle televisive della RAI (Radiotelevisione Italiana), i Dirigenti e Dipendenti della RAI sono stati ricevuti questa mattina in udienza da Papa Francesco che, nel suo discorso, ha presentato alcune riflessioni sul valore e le esigenze del servizio pubblico.

Nel porre in evidenza la collaborazione fra la Santa Sede e la RAI, il Papa ha ricordato che: "Sia sul versante della radio, sia su quello delle televisione, il popolo italiano ha sempre potuto accedere alle parole e, successivamente, alle immagini del Papa e degli eventi della Chiesa, in Italia, mediante il servizio pubblico della RAI. Questa collaborazione si realizza con i due enti vaticani: la Radio Vaticana e il Centro Televisivo Vaticano". Fra gli eventi della Chiesa trasmessi da radio e televisione, il Papa ha citato il Concilio Vaticano II, le elezioni dei Pontefici, il Giubileo dell'Anno 2000, i funerali del Beato Giovanni Paolo II e le produzioni di carattere religioso della RAI negli anni Cinquanta e Sessanta, come il film "Francesco" di Liliana Cavani (1966) e "Atti degli Apostoli" di Roberto Rossellini (1969), quest'ultimo con la collaborazione del futuro cardinale arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, S.I.

"La RAI - ha detto il Papa - è stata testimone dei processi di cambiamento della società italiana nelle sue rapide trasformazioni, e ha contribuito in maniera speciale al processo di unificazione linguistico-culturale dell’Italia. (...) Ma il fare memoria di un passato ricco di conquiste ci chiama a un rinnovato senso di responsabilità per l’oggi e per il domani. A tutti voi (...) ricordo che la vostra professione, oltre che informativa, è formativa, è un servizio pubblico, cioè un servizio al bene comune. Un servizio alla verità, un servizio alla bontà e un servizio alla bellezza. Tutte le professionalità che fanno parte della RAI (...) sanno di appartenere ad un’azienda che produce cultura ed educazione, che offre informazione e spettacolo, raggiungendo in ogni momento della giornata una gran parte di italiani. È una responsabilità a cui chi è titolare del servizio pubblico non può per nessun motivo abdicare".

"La qualità etica della comunicazione - ha detto infine il Papa - è frutto, in ultima analisi, di coscienze attente, non superficiali, sempre rispettose delle persone, sia di quelle che sono oggetto di informazione, sia dei destinatari del messaggio. Ciascuno, nel proprio ruolo e con la propria responsabilità, è chiamato a vigilare per tenere alto il livello etico della comunicazione, ed evitare quelle cose che fanno tanto male: la disinformazione, la diffamazione e la calunnia. Mantenere il livello etico".

Il Papa ha concluso il suo discorso esortando i dirigenti e dipendenti della RAI e delle altre Reti e Associazioni rappresentante a "porsi al servizio della crescita umana, culturale e civile della società".

ULTIMA RIUNIONE DELLA COMMISSIONE INTERNAZIONALE DI INCHIESTA SU MEDJUGORJE

Città del Vaticano, 18 gennaio 2014 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha confermato che ieri, venerdì 17 gennaio, ha avuto luogo l'ultima riunione della Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje, costituita presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la presidenza del Cardinale Camillo Ruini. La Commissione ha così terminato i suoi lavori. Come previsto, l'esito dello studio verrà ora sottoposto alle competenti istanze della stessa Congregazione.

CARDINALE CAÑIZARES INVIATO SPECIALE DEL PAPA A PANAMÁ

Città del Vaticano, 18 gennaio 2014 (VIS). Il Cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, è stato nominato dal Papa Suo Inviato Speciale a Panamá per le celebrazioni conclusive dell’anno giubilare indetto nel V centenario dell’erezione della prima Diocesi (Santa Maria la Antigua) sulla terra ferma del Continente americano, che avranno luogo nei giorni 14-15 febbraio 2014.

UDIENZE

Città del Vaticano, 20 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

- L'Arcivescovo Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

- Il Vescovo Alain de Raemy, Ausiliare di Lausanne, Genève et Fribourg (Svizzera).

Sabato 18 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

- Il Cardinale Karl Lehmann, Vescovo di Mainz (Repubblica Federale di Germania).


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 20 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Barcelona (Venezuela), presentata dal Vescovo César Ramón Ortega Herrera, per raggiunti limiti d'età.

Sabato 18 gennaio il Santo Padre ha nominato l'Arcivescovo Martin Krebs, Nunzio Apostolico in Tonga, attualmente Nunzio Apostolico in Nuova Zelanda, Isole Cook, Fiji, Kiribati, Palau, Samoa, Stati Federati di Micronesia, Vanuatu e Delegato Apostolico nell'Oceano Pacifico.

venerdì 17 gennaio 2014

IL PAPA RICEVE UNA DELEGAZIONE ECUMENICA DALLA FINLANDIA ED INVITA A NON DISISTERE DALL'IMPEGNO PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI

Città del Vaticano, 17 gennaio 2014 (VIS). In occasione della festa di Sant'Enrico di Uppsala, Patrono della Finlandia, Papa Francesco ha ricevuto questa mattina in udienza una Delegazione Ecumenica della Chiesa Luterana della Finlandia, che da venticinque anni si reca in pellegrinaggio a Roma nella festa del Santo Patrono.

"Ai membri della comunità di Corinto, segnata da divisioni - ha detto il Papa - l’apostolo chiede: 'Cristo è stato forse diviso?'. Questa domanda è stata scelta come tema della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, che inizieremo domani; oggi, essa è rivolta a noi. Davanti ad alcune voci che non riconoscono più come obiettivo perseguibile la piena e visibile unità della Chiesa, siamo invitati a non desistere nel nostro sforzo ecumenico, fedeli a quanto lo stesso Signore Gesù ha invocato dal Padre: che 'tutti siano una cosa sola'".

"Nel tempo attuale, anche il cammino ecumenico e le relazioni tra i cristiani stanno attraversando significativi cambiamenti, dovuti in primo luogo al fatto che ci troviamo a professare la nostra fede nel contesto di società e culture dove è sempre meno presente il riferimento a Dio e a tutto ciò che richiama la dimensione trascendente della vita. Lo notiamo soprattutto in Europa, ma non soltanto".

"Proprio per questo motivo, bisogna che la nostra testimonianza si concentri sul centro della nostra fede, sull’annuncio dell’amore di Dio che si è manifestato in Cristo suo Figlio. Troviamo qui spazio per crescere nella comunione e nell’unità tra di noi, promuovendo l’ecumenismo spirituale, che nasce direttamente dal comandamento dell’amore lasciato da Gesù ai suoi discepoli. A tale dimensione faceva riferimento anche il Concilio Vaticano II: 'Questa conversione del cuore e questa santità di vita, insieme con le preghiere private e pubbliche per l’unità dei cristiani, devono essere considerate come l’anima di tutto il movimento ecumenico e si possono giustamente chiamare ecumenismo spirituale'. L’ecumenismo è infatti un processo spirituale, che si realizza nell’obbedienza fedele al Padre, nel compimento della volontà di Cristo e sotto la guida dello Spirito Santo".

Papa Francesco ha preso congedo dalla Delegazione di Finlandia invitando tutti ad invocare senza stancarsi "l’aiuto della grazia di Dio e l’illuminazione dello Spirito Santo, che ci introduce nella verità tutta intera, portatrice di riconciliazione e di comunione".


UDIENZA AL PERSONALE DELLA FLORERIA

Città del Vaticano, 17 gennaio 2014 (VIS). Questa mattina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il personale della Floreria con i familiari. Compito principale della Floreria è la preparazione logistica delle udienze e delle celebrazioni nella Basilica Vaticana, in Piazza San Pietro, nell'Aula Paolo VI, nel Palazzo Apostolico e nelle altre Basiliche Papali. Altro compito affidato alla Floreria è quello dell'arredamento degli appartamenti vaticani, dall'appartamento del Pontefice, a quelli dei cardinali, dei vescovi e dei prelati di Curia e la manutenzione ordinaria degli stessi. La Floreria conta tre laboratori per i lavori di restauro, uno di tappezzeria e cucitura, uno di ebanisteria e restauro per i mobili e un laboratorio di doratura,

"In questi mesi - ha commentato Papa Francesco - mi sono reso conto di come sia prezioso il vostro lavoro" che "richiede spirito di sacrificio e molta pazienza. Penso, ad esempio, all’operazione di sistemare ogni settimana le migliaia di sedie per i pellegrini che vengono alle Udienze generali; come anche al lavoro nei vostri vari laboratori. Vi ringrazio di cuore per la cura, la professionalità e la disponibilità con cui svolgete il vostro lavoro. Vi incoraggio a perseverare nella fedeltà ai vostri doveri e a mantenere tra di voi un clima di serenità, di reciproca fiducia e di benevolenza. Questo stile di vita e di lavoro ritornerà a beneficio di tutta la comunità lavorativa del Vaticano".

Infine il Papa ha salutato i membri del personale della Floreria invocando su di essi e le loro famiglie la protezione di san Giuseppe lavoratore.

UNA FATTORIA SOTTO IL CIELO NELLA FESTA DI SANT'ANTONIO ABATE

Città del Vaticano, 16 gennaio 2014 (VIS). Come tradizione, il 17 gennaio, festa di Sant'Antonio Abate, protettore degli allevatori e dei loro animali, l'Associazione italiana allevatori ha organizzato una serie di eventi in onore del Santo Patrono.

La "Giornata dell'Allevatore" ha avuto inizio alle 10:30 con la Santa Messa celebrata dal Cardinale Angelo Comastri, Vicario Generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano, all'interno della Basilica di San Pietro. Alle 12:00 si è svolta una sfilata di cavalli e cavalieri lungo Via della Conciliazione con la partecipazione della Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a Cavallo, che è culminata, attorno alle 12:30, con la benedizione solenne dei protagonisti della festa: vacche, capre, conigli, pecore, galline e cavalli, con i loro allevatori.

L'Associazione italiana allevatori (AIA) ha invitato la cittadinanza a portare con sé i propri animali da compagnia ai quali è stato offerto un check up gratuito della salute dai veterinari messi a disposizione dell'Associazione.

Già a partire dalle 9:00 e fino alle 15:00 circa, si è ripetuta l'esposizione del bestiame in Piazza Pio XII, nella quale è stato proposto uno spaccato dell'allevamento nazionale con una vera e propria "fattoria sotto il cielo".

UDIENZE

Città del Vaticano, 17 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Juan Cipriani Thorne, Arcivescovo di Lima (Perù).

- Il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

- L'Arcivescovo Aldo Giordano, Nunzio Apostolico in Venezuela, con i Familiari.

- Il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (Italia), con una Delegazione dell’EXPO 2015 di Milano.

giovedì 16 gennaio 2014

GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

Città del Vaticano, 16 gennaio 2014 (VIS). Di seguito pubblichiamo il Messaggio che il Santo Padre ha fatto pervenire ai Vescovi, ai sacerdoti, ai consacrati e ai fedeli di tutto il mondo, in occasione della 51ma Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni, che si celebra l'11 maggio prossimo, sul tema: "Le vocazioni, testimonianza della verità".

"Cari fratelli e sorelle!

1. Il Vangelo racconta che «Gesù percorreva tutte le città e i villaggi ¼ Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe”» (Mt 9,35-38). Queste parole ci sorprendono, perché tutti sappiamo che occorre prima arare, seminare e coltivare per poter poi, a tempo debito, mietere una messe abbondante. Gesù afferma invece che «la messe è abbondan­te». Ma chi ha lavorato perché il risultato fosse tale? La risposta è una sola: Dio. Evidentemente il campo di cui parla Gesù è l’umanità, siamo noi. E l’azione efficace che è causa del «molto frutto» è la grazia di Dio, la comunione con Lui (cfr Gv 15,5). La preghiera che Gesù chiede alla Chiesa, dunque, riguarda la richiesta di accrescere il numero di coloro che sono al servizio del suo Regno. San Paolo, che è stato uno di questi “collaboratori di Dio”, instancabilmente si è prodigato per la causa del Vangelo e della Chiesa. Con la consapevolezza di chi ha sperimentato personalmente quanto la volontà salvifica di Dio sia imperscrutabile e l’iniziativa della grazia sia l’origine di ogni vocazione, l’Apostolo ricorda ai cristiani di Corinto: «Voi siete campo di Dio» (1 Cor 3,9). Pertanto sorge dentro il nostro cuore prima lo stupore per una messe abbondante che Dio solo può elargire; poi la gratitudine per un amore che sempre ci previene; infine l’adorazione per l’opera da Lui compiuta, che richiede la nostra libera adesione ad agire con Lui e per Lui.

2. Tante volte abbiamo pregato con le parole del Salmista: «Egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo» (Sal 100,3); o anche: «Il Signore si è scelto Giacobbe, Israele come sua proprietà» (Sal 135,4). Ebbene, noi siamo “proprietà” di Dio non nel senso del possesso che rende schiavi, ma di un legame forte che ci unisce a Dio e tra noi, secondo un patto di alleanza che rimane in eterno «perché il suo amore è per sempre» (Sal 136). Nel racconto della vocazione del profeta Geremia, ad esempio, Dio ricorda che Egli veglia continuamente su ciascuno affinché si realizzi la sua Parola in noi. L’immagine adottata è quella del ramo di mandorlo che primo fra tutti fiorisce, annunziando la rinascita della vita in primavera (cfr Ger 1,11-12). Tutto proviene da Lui ed è suo dono: il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro, ma – rassicura l’Apostolo – «voi siete di Cristo e Cristo è di Dio» (1 Cor 3,23). Ecco spiegata la modalità di appartenenza a Dio: attraverso il rapporto unico e personale con Gesù, che il Battesimo ci ha conferito sin dall’inizio della nostra rinascita a vita nuova. È Cristo, dunque, che continuamente ci interpella con la sua Parola affinché poniamo fiducia in Lui, amandolo «con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza» (Mc 12,33). Perciò ogni vocazione, pur nella pluralità delle strade, richiede sempre un esodo da se stessi per centrare la propria esistenza su Cristo e sul suo Vangelo. Sia nella vita coniugale, sia nelle forme di consacrazione religiosa, sia nella vita sacerdotale, occorre superare i modi di pensare e di agire non conformi alla volontà di Dio. E’ un «esodo che ci porta a un cammino di adorazione del Signore di servizio a Lui nei fratelli e nelle sorelle» (Discorso all’Unione Internazionale delle Superiore Generali, 8 maggio 2013). Perciò siamo tutti chiamati ad adorare Cristo nei nostri cuori (cfr 1 Pt 3,15) per lasciarci raggiungere dall'impulso della grazia contenuto nel seme della Parola, che deve crescere in noi e trasformarsi in servizio concreto al prossimo. Non dobbiamo avere paura: Dio segue con passione e perizia l’opera uscita dalle sue mani, in ogni stagione della vita. Non ci abbandona mai! Ha a cuore la realizzazione del suo progetto su di noi e, tuttavia, intende conseguirlo con il nostro assenso e la nostra collaborazione.

3. Anche oggi Gesù vive e cammina nelle nostre realtà della vita ordinaria per accostarsi a tutti, a cominciare dagli ultimi, e guarirci dalle nostre infermità e malattie. Mi rivolgo ora a coloro che sono ben disposti a mettersi in ascolto della voce di Cristo che risuona nella Chiesa, per comprendere quale sia la propria vocazione. Vi invito ad ascoltare e seguire Gesù, a lasciarvi trasformare interiormente dalle sue parole che «sono spirito e sono vita» (Gv 6,62). Maria, Madre di Gesù e nostra, ripete anche a noi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!» (Gv 2,5). Vi farà bene partecipare con fiducia ad un cammino comunitario che sappia sprigionare in voi e attorno a voi le energie migliori. La vocazione è un frutto che matura nel campo ben coltivato dell’amore reciproco che si fa servizio vicendevole, nel contesto di un’autentica vita ecclesiale. Nessuna vocazione nasce da sé o vive per se stessa. La vocazione scaturisce dal cuore di Dio e germoglia nella terra buona del popolo fedele, nell’esperienza dell’amore fraterno. Non ha forse detto Gesù: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35)?

4. Cari fratelli e sorelle, vivere questa «misura alta della vita cristiana ordinaria» (cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 31), significa talvolta andare controcorrente e comporta incontrare anche ostacoli, fuori di noi e dentro di noi. Gesù stesso ci avverte: il buon seme della Parola di Dio spesso viene rubato dal Maligno, bloccato dalle tribolazioni, soffocato da preoccupazioni e seduzioni mondane (cfr Mt 13,19-22). Tutte queste difficoltà potrebbero scoraggiarci, facendoci ripiegare su vie apparentemente più comode. Ma la vera gioia dei chiamati consiste nel credere e sperimentare che Lui, il Signore, è fedele, e con Lui possiamo camminare, essere discepoli e testimoni dell’amore di Dio, aprire il cuore a grandi ideali, a cose grandi. «Noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole, andate sempre al di là, verso le cose grandi. Giocate la vita per grandi ideali!» (Omelia nella Messa per i cresimandi, 28 aprile 2013). A voi Vescovi, sacerdoti, religiosi, comunità e famiglie cristiane chiedo di orientare la pastorale vocazionale in questa direzione, accompagnando i giovani su percorsi di santità che, essendo personali, «esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone. Essa dovrà integrare le ricchezze della proposta rivolta a tutti con le forme tradizionali di aiuto personale e di gruppo e con forme più recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti riconosciuti dalla Chiesa» (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 31).

Disponiamo dunque il nostro cuore ad essere “terreno buono” per ascoltare, accogliere e vivere la Parola e portare così frutto. Quanto più sapremo unirci a Gesù con la preghiera, la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, i Sacramenti celebrati e vissuti nella Chiesa, con la fraternità vissuta, tanto più crescerà in noi la gioia di collaborare con Dio al servizio del Regno di misericordia e di verità, di giustizia e di pace. E il raccolto sarà abbondante, proporzionato alla grazia che con docilità avremo saputo accogliere in noi. Con questo auspicio, e chiedendovi di pregare per me, imparto di cuore a tutti la mia Apostolica Benedizione.

IL VERO PADRONE DELLA CASA PONTIFICIA È IL SIGNORE

Città del Vaticano, 16 gennaio 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza, nella Sala Clementina, gli Addetti di Anticamera con i Familiari che prestano servizio nelle udienze, nelle cerimonie e nei ricevimenti ufficiali.

"Voi qui siete di casa - ha ricordato Papa Francesco - e io vi sono grato per il servizio che prestate nelle udienze, nelle cerimonie e nei ricevimenti ufficiali. Apprezzo tanto la premura e la cordialità con cui svolgete il vostro lavoro, con spirito di accoglienza, animati dall’amore per la Chiesa e per il Papa".

"La Casa Pontificia - ha detto il papa - è di tutti i membri della Chiesa Cattolica, che qui sperimentano ospitalità, calore familiare e sostegno per la loro fede. E il vero Padrone di casa è il Signore, di cui noi tutti siamo discepoli, servitori del suo Vangelo. Questo richiede che coltiviamo un dialogo costante con Lui nella preghiera, che cresciamo nella sua amicizia e intimità, e testimoniamo il suo amore misericordioso verso tutti. Svolto con questo spirito, il vostro lavoro può diventare un’occasione per comunicare la gioia di far parte della Chiesa".


L'ARCIVESCOVO TOMASI AL COMITATO DEI DIRITTI DEI FANCIULLI: LA SANTA SEDE E LE SUE ISTITUZIONI IMPEGNATE NELLA DIFESA DELLA DIGNITÀ INIVOLABILE DEL FANCIULLO

Città del Vaticano, 16 gennaio 2014 (VIS). Questa mattina, l'Arcivescovo Silvano Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra, ha preso la parola dinanzi al Comitato sulla Convenzione dei Diritti dei Fanciulli (CRC), presentando il rapporto periodico della Santa Sede sull'argomento.

"La protezione dei fanciulli rimane una importante preoccupazione della società contemporanea e della Santa Sede - ha detto il Presule - Le persone che commettono abusi si trovano fra i membri delle professioni più rispettate nel mondo, e disgraziatamente, includono membri del clero ed altro personale ecclesiastico. (...) Di fronte a questa realtà, la Santa Sede ha accuratamente definito politiche e procedure volte a contribuire ad eliminare tali abusi e a collaborare con le rispettive autorità statali nella lotta contro questo crimine. La Santa Sede è anche impegnata ad ascoltare attentamente le vittime di abusi e ad affrontare l'impatto che tali situazioni hanno sulle vittime di abusi e sulle loro famiglie. La grande maggioranza del personale ecclesiastico e delle istituzioni a livello locale hanno fornito e continuano a fornire un'ampia varietà di servizi ai fanciulli educandoli, sostenendo le loro famiglie e rispondendo alle loro necessità fisiche, psicologiche e spirituali. Vergognosi crimini di abusi commessi contro fanciulli sono stati giustamente giudicati e puniti dalle competenti autorità civili nei rispettivi paesi".

"Perciò la risposta della Santa Sede al triste fenomeno di abuso sessuale sui fanciulli è stata articolata a diversi livelli. A livello della Santa Sede, come Stato Sovrano della Città del Vaticano, la trattazione dell'abuso sessuale è stata in accordo con la sua diretta competenza nel territorio dello Stato della Città del Vaticano. Al riguardo è stata promulgata una speciale legislazione per rendere effettivi gli obblighi giuridici internazionali
che includono questo Stato e la sua ridotta popolazione. Sul piano internazionale, la Santa Sede ha preso concrete misure con la ratifica della Convenzione sui Diritti del Fanciullo nel 1990. Nel 2000 la Santa Sede ha aderito al Protocollo Facoltativo relativo al traffico di fanciulli, alla prostituzione minorile e alla pornografia infantile, e al Protocollo Facoltativo relativo al coinvolgimento dei fanciulli nei conflitti armati. La Santa Sede promuove e incoraggia questi strumenti internazionali. Nel contempo la Santa Sede, quale organo centrale della Chiesa Cattolica, ha formulato linee guida per agevolare il lavoro delle Chiese locali nello sviluppare efficaci misure entro la loro giurisdizione ed in conformità con il diritto canonico. Le Chiese locali, tenendo conto della legislazione nazionale dei loro rispettivi paesi, hanno elaborato linee guida e monitorato la loro attuazione con l'obiettivo di impedire altri ulteriori abusi e di affrontarli rapidamente, in accordo con la legislazione nazionale. (...) Il risultato dell'azione combinata intrapresa dalle Chiese locali e dalla Santa Sede propone un quadro che, quando adeguatamente applicato, contribuirà ad eliminare il verificarsi di abusi sessuali sui fanciulli da parte del clero e da altro personale ecclesiastico".

L'Osservatore Permanente ha spiegato che "il Rapporto Periodico della Santa Sede alla CRC si divide in quattro parti: la Prima Parte tratta delle considerazioni generali, inclusa la natura della Santa Sede quale soggetto di diritto internazionale. La Seconda Parte risponde alle osservazioni conclusive del Comitato relative al Rapporto Iniziale della Santa Sede, e, in particolare, questioni relative alle riserve; i quattro principi del Comitato e i doveri e diritti dei genitori, l'educazione delle fanciulle, l'educazione alla salute e l'educazione sul CRC. La Santa Sede inoltre esamina i principi che promuove relativi ai diritti e doveri del fanciullo nel contesto familiare. La Terza Parte presenta i contributi internazionali della Santa Sede nell'avanzare e promuovere principi fondamentali riconosciuti nel CRC in una intera serie di questioni legate all'infanzia (la famiglia, le adozioni, bambini con disabilità; salute e benessere; tempo libero e cultura; e speciali misure per la protezione dei fanciulli, incluse questioni relative all'abuso sessuale, alla tossicodipendenza, ai bambini che vivono in strada e a gruppi minoritari). Infine, la Quarta Parte affronta l'applicazione della Convenzione nello Stato della Città del Vaticano".

"Non ci sono scuse - ha ribadito l'Arcivescovo Tomasi - per qualsiasi forma di violenza o sfruttamento dei fanciulli. Non si possono mai giustificare tali crimini, che siano commessi in casa, nelle scuole, nella comunità e in ambienti sportivi, in organizzazioni e strutture religiose. Questa è la politica a lungo raggio della Santa Sede. (...) Per questa ragione la Santa Sede e le strutture delle Chiese locali in tutte le parti del mondo, sono impegnate nella difesa della dignità inviolabile di tutta la persona in ogni bambino, corpo, mente e anima".

"Papa Benedetto XVI - ha concluso il Presule - parlando ai Vescovi d'Irlanda nel 2006, pronunciò queste importanti parole: 'Nell'esercizio del vostro ministero pastorale, avete dovuto affrontare negli ultimi anni molti dolorosi casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando chi commette l'abuso è un membro del clero'. (...) Parimenti, Papa Francesco ha chiaramente lanciato nuove misure annunciando la creazione di una Commissione per la Protezione dei Fanciulli, con l'obiettivo di proporre nuove iniziative per lo sviluppo di programmi di sicurezza dell'ambiente per i fanciulli e migliorando l'impegno per la cura pastorale delle vittime di abusi in tutto il mondo".

LA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE PUBBLICA UN DOCUMENTO SU MONOTEISMO CRISTIANO E VIOLENZA

Città del Vaticano, 16 gennaio 2014 (VIS). La Commissione Teologica Internazionale, in uno studio condotto negli ultimi cinque anni, ha elaborato un nuovo documento dal titolo "Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza". Il testo apparirà nel numero 3296 de "La Civiltà Cattolica" (18 gennaio 2014), la rivista che tradizionalmente pubblica la versione italiana dei documenti della Commissione. Nel contempo il documento sarà anche disponibile sul sito Internet de "La Civiltà Cattolica" (www.laciviltacattolica.it), e sulla pagina della Commissione Teologica Internazionale nel web del Vaticano (www.vatican.va), dove con le diverse traduzioni, si trova anche la presentazione introduttiva del testo in alcune lingue.

Come si legge nella Nota Preliminare del documento, il testo è il risultato di uno studio circa alcuni aspetti del discorso cristiano su Dio, confrontandosi in particolare con la tesi secondo la quale esisterebbe un rapporto necessario fra il monoteismo e la violenza. Il lavoro si è svolto all'interno di una Sottocommissione presieduta dal Reverendo Philippe Vallin e composta dai seguenti membri: Reverendo Peter Damian Akpunonu; Padre Gilles Emery, O.P.; Arcivescovo Savio Hon Tai-Fai, S.D.B.; Arcivescovo Charles Morerod, O.P.; Reverendo Thomas Norris; Reverendo Javier Prades López; Vescovo Paul Rouhana; Reverendo Pierangelo Sequeri e Reverendo Guillermo Zuleta Salas.

Le discussioni generali su questo tema si sono svolte in vari incontri della Sottocommissione e durante le Sessioni Plenarie della stessa Commissione, tenutesi negli anni 2009-2013. Il presente testo, dal titolo "Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza", è stato approvato dalla Commissione "in forma specifica" il 6 dicembre 2013, ed è stato poi sottoposto al suo Presidente, Arcivescovo Gerhard L. Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il quale ne ha autorizzato la pubblicazione.


IL MONOTEISMO CRISTIANO CONTRO LA VIOLENZA

Città del Vaticano, 16 gennaio 2014 (VIS). Di seguito pubblichiamo la presentazione del Documento "Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza" della Commissione Teologica Internazionale.

"Il testo di riflessione teologica che presentiamo si propone di mettere in evidenza alcuni aspetti del discorso cristiano su Dio che richiedono, nel contesto odierno, una specifica chiarificazione teologica. L'occasione immediata di questa chiarificazione è la teoria, diversamente argomentata, secondo la quale esiste un rapporto necessario fra il monoteismo e le guerre di religione. La discussione intorno a questa connessione ha messo in evidenza non pochi motivi di fraintendimento della dottrina religiosa, tali da oscurare l'autentico pensiero cristiano dell'unico Dio.

Potremmo riassumere l'intento del nostro discorso in una duplice domanda: (a) In quale modo la teologia cattolica può confrontarsi criticamente con l'opinione culturale e politica che stabilisce un intrinseco rapporto fra monoteismo e violenza? (b) In quale modo la purezza religiosa della fede nell'unico Dio può essere riconosciuta come principio e fonte dell'amore fra gli uomini"

La nostra riflessione intende proporsi in chiave di argomentata testimonianza, non di contrapposizione apologetica. La fede cristiana, in effetti, riconosce nell'eccitazione alla violenza in nome di Dio, la massima corruzione della religione. Il cristianesimo attinge questa convinzione dalla rivelazione dell'intimità stessa di Dio, che ci raggiunge mediante Gesù Cristo. La Chiesa dei credenti è consapevole del fatto che la testimonianza di questa fede chiede di essere onorata da un atteggiamento di conversione permanente che implica anche la 'parresia' (ossia la coraggiosa franchezza) della necessaria autocritica.

Nel Capitolo I, 'Sospetti sul monoteismo' ci siamo proposti di chiarire il tema del 'monoteismo' religioso nell'accezione che essa riceve in alcuni orientamenti dell'odierna filosofia politica. siamo coscienti del fatto che tale evoluzione presenta oggi uno spettro molto differenziato di posizioni teoriche, che vanno dal classico sfondo dell'ateismo cosiddetto umanistico, fino alle forme più recenti dell'agnosticismo religioso e del laicismo politico. La nostra riflessione vorrebbe anzitutto precisare che la nozione di monoteismo, non priva di significato per la storia della nostra cultura, rimane ancora tropo generica quando sia usata come cifra di equivalenza delle religioni storiche che confessano l'unicità di Dio (identificate come Ebraismo, Islam, Cristianesimo). In secondo luogo, formuliamo la nostra riserva critica nei confronti di una semplificazione culturale che riduce l'alternativa alla scelta fra un monoteismo necessariamente violento e un politeismo presuntivamente tollerante.

In questa riflessione ci sostiene in ogni modo la convinzione, che abbiamo motivo di ritenere condivisa da moltissimi nostri contemporanei, credenti e non credenti, che le guerre interreligiose, come anche la guerra alla religione, siano semplicemente insensate.

In quanto teologi cattolici, abbiamo poi cercato di illustrare, a partire dalla verità di Gesù Cristo, il rapporto fra rivelazione di Dio e umanesimo non violento. Lo abbiamo fatto attraverso la riesposizione di alcune implicazioni della dottrina particolarmente idonee ad illuminare la discussione odierna: sia per quanto riguarda l'autentica comprensione della confessione trinitaria del Dio unico, sia per quanto concerne l'apertura della rivelazione cristologica al riscatto del legame fra gli uomini.

Nel Capitolo II, 'L'iniziativa di Dio nel cammino degli uomini', interroghiamo l'orizzonte della fede biblica, con particolare attenzione al tema delle sue 'pagine difficili': quelle cioè in cui la rivelazione di Dio si trova coinvolta nelle forme della violenza fra gli uomini. Cerchiamo di individuare i punti di riferimento che la stessa tradizione scritturistica mette in luce - al suo interno - per l'interpretazione della Parola di Dio. Sulla base di questa ricognizione, presentiamo un primo abbozzo d'inquadramento antropologico e cristologico, degli sviluppi dell'interpretazione del tema, sollecitati dalla condizione storica attuale.

Nel Capitolo III, 'Dio, per salvarci dalla violenza', proponiamo un approfondimento dell'evento della morte e della risurrezione di Gesù, nella chiave della riconciliazione fra gli uomini. L'oikonomia è qui essenziale alla determinazione della theologia. La rivelazione iscritta nell'evento di Gesù Cristo, che rende universalmente apprezzabile la manifestazione dell'amore di Dio, consente di neutralizzare la giustificazione religiosa della violenza sulla base della verità cristologica e trinitaria di Dio.

Nel Capitolo IV, 'La fede a confronto con l'ampiezza della ragione', la nostra riflessione s'impegna nell'illustrazione delle approssimazioni e delle implicazioni filosofiche del pensiero di Dio. Qui vengono toccati anzitutto i punti di discussione con l'odierno ateismo, largamente confluito nelle tesi di un radicale naturalismo antropologico. Infine - anche a beneficio del confronto interreligioso sul monoteismo - proponiamo una sorta di meditazione filosofico-teologica sull'integrazione fra la rivelazione dell'intima disposizione relazionale di Dio e la tradizionale concezione della sua assoluta semplicità.

Nel Capitolo V, 'I figli di Dio dispersi e radunati', infine, riassumiamo gli elementi della specificità cristiana che definiscono l'impegno della testimonianza ecclesiale per la riconciliazione degli uomini con Dio e fra di loro. La rivelazione cristiana purifica la religione, nel momento stesso in cui le restituisce il suo significato fondamentale per l'esperienza umana del senso. Perciò, nel nostro invito alla riflessione teniamo bene presente la speciale necessità - soprattutto nell'odierno orizzonte culturale - di trattare sempre congiuntamente il contenuto teologico e lo sviluppo storico della rivelazione cristiana di Dio".


UDIENZE

Città del Vaticano, 16 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Roger Michael Mahony, Arcivescovo emerito di Los Angeles (Stati Uniti d’America).

- Il Cardinale Vinko Puljic, Arcivescovo di Vrhbosna, Sarajevo (Bosnia ed Erzegovina).

- L'Arcivescovo Georges Pontier, Arcivescovo di Marseille, Presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia; il Vescovo Pascal Delannoy, di Saint-Denis, Vice Presidente; l'Arcivescovo Pierre-Marie Carré, di Montpellier, Vice Presidente ed Reverendo Olivier Ribadeau Dumas, Segretario Generale.

- Un Gruppo di Rabbini provenienti dall’Argentina nella Casa Santa Marta.

mercoledì 15 gennaio 2014

TUTTI NELLA CHIESA SIAMO DISCEPOLI E MISSIONARI

Città del Vaticano, 15 gennaio 2014 (VIS). Il Battesimo "ci fa diventare membri del Corpo di Cristo e del Popolo di Dio. (...) Alla scuola del Concilio Vaticano II, noi diciamo oggi che il Battesimo ci fa entrare nel Popolo di Dio, ci fa diventare membri di un Popolo in cammino, un Popolo peregrinante nella storia" ha affermato Papa Francesco nella catechesi dell'Udienza Generale del mercoledì, dedicata al Sacramento del Battesimo. "In effetti, come di generazione in generazione si trasmette la vita - ha spiegato il Papa - così anche di generazione in generazione, attraverso la rinascita dal fonte battesimale, si trasmette la grazia, e con questa grazia il Popolo cristiano cammina nel tempo, come un fiume che irriga la terra e diffonde nel mondo la benedizione di Dio".

"I discepoli sono andati a battezzare; e da quel tempo ad oggi c'è una catena nella trasmissione della fede mediante il Battesimo. E ognuno di noi è un anello di quella catena: una passo avanti, sempre; come un fiume che irriga. Così è la grazia di Dio e così è la nostra fede, che dobbiamo trasmettere ai nostri figli, trasmettere ai bambini, perché essi, una volta adulti, possano trasmetterla ai loro figli. Così è il Battesimo" che "ci fa entrare in questo popolo di Dio, che trasmette la fede".

"In virtù del Battesimo noi diventiamo discepoli missionari, chiamati a portare il Vangelo nel mondo. 'Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione... La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo' di tutti, di tutto il popolo di Dio; un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati'. Il Popolo di Dio è un popolo discepolo - perché riceve la fede - e missionario - perché trasmette la fede. E questo lo fa il Battesimo in noi. Ci dona la Grazia e trasmettere la fede. Tutti nella Chiesa siamo discepoli, e lo siamo sempre, per tutta la vita; e tutti siamo missionari, ciascuno nel posto che il Signore gli ha assegnato".

"Tutti - ha proseguito a braccio il Papa - il più piccolo è anche missionario; e quello che sembra più grande è discepolo. Ma qualcuno di voi dirà: 'I vescovi non sono discepoli, i Vescovi sanno tutto; il Papa sa tutto non è discepolo'. No, anche i vescovi e il Papa devono essere discepoli, perché se non sono discepoli non fanno il bene, non possono essere missionari, non possono trasmettere la fede. Capito? Avete capito questo? È importante! Tutti noi siamo discepoli e missionari".

"Nessuno si salva da solo - ha detto il Papa alle migliaia di persone convenute in Piazza San Pietro - Siamo comunità di credenti, siamo Popolo di Dio e in questa comunità sperimentiamo la bellezza di condividere l’esperienza di un amore che ci precede tutti, ma che nello stesso tempo ci chiede di essere 'canali' della grazia gli uni per gli altri, malgrado i nostri limiti e i nostri peccati. La dimensione comunitaria non è solo una 'cornice', un 'contorno', ma è parte integrante della vita cristiana, della testimonianza e dell’evangelizzazione".

Il Papa Francesco ha concluso la catechesi ricordando, a proposito dell'importanza del Battesimo per il Popolo di Dio, la storia della comunità cristiana in Giappone. Quella comunità "subì una dura persecuzione agli inizi del secolo XVII. Vi furono numerosi martiri, i membri del clero furono espulsi e migliaia di fedeli furono uccisi. Non è rimasto in Giappone nessun prete, tutti sono stati espulsi. Allora la comunità si ritirò nella clandestinità, conservando la fede e la preghiera nel nascondimento. E quando nasceva un bambino, il papà o la mamma lo battezzavano, perché tutti i fedeli possono battezzare in particolari circostanze. Quando, dopo circa due secoli e mezzo, 250 anni dopo, i missionari ritornarono in Giappone, migliaia di cristiani uscirono allo scoperto e la Chiesa poté rifiorire. Erano sopravvissuti con la grazia del loro Battesimo! Questo è grande: il popolo di Dio trasmette la fede, battezza i suoi figli e va avanti. E avevano mantenuto, pur nel segreto, un forte spirito comunitario, perché il Battesimo li aveva fatti diventare un solo corpo in Cristo: erano isolati e nascosti, ma erano sempre membra del Popolo di Dio, membra della Chiesa. Possiamo tanto imparare da questa storia!".
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