Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

sabato 7 luglio 2007

NOTA INFORMATIVA MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"


CITTA' DEL VATICANO, 7 LUG. 2007 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblica questa mattina una Nota Informativa relativa al Motu proprio "Summorum Pontificum" della quale di seguito riportiamo i paragrafi più significativi.

  "Il Motu proprio 'Summorum Pontificum' stabilisce nuove regole sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma compiuta nel 1970. I motivi per tali disposizioni sono chiaramente spiegati nella Lettera del Santo Padre i Vescovi, che accompagna il Motu proprio. (I due documenti sono stati inviati a tutti i Presidenti delle Conferenze Episcopali e a tutti i Nunzi, che hanno provveduto a farli avere a tutti i Vescovi).

  "La disposizione fondamentale è la seguente: la liturgia romana avrà due forme ("usus"):

a) la forma ordinaria: è quelle che segue la riforma liturgica fatta dal Papa Paolo VI nell'anno 1970, come si trova nei libri liturgici allora promulgati; ne esiste una edizione ufficiale in lingua latina, che può essere usata sempre e dappertutto, e traduzioni in diverse lingue volgari, edite dalle rispettive Conferenza Episcopali.

b) la forma straordinaria: è quella celebrata secondo i libri liturgici dal Beato Papa Giovanni XXIII nel 1962".

  Al punto 8 della Nota Informativa si legge che: "Il Vescovo del luogo può erigere una parrocchia personale, qualora in un luogo si trovi un numero di fedeli assai consistente che vogliano seguire la liturgia anteriore. Converrebbe che il numero dei fedeli sia consistente, anche se non paragonabile a quello di altre parrocchie".

  La Nota illustra anche alcune caratteristiche del Messale del 1962:

  "È un Messale in lingua latina 'plenario' o 'integrale', che cioè contiene anche le letture delle celebrazioni (non è distinto dal 'Lezionario' come il successivo Messale del 1970).
Contiene una sola Preghiera eucaristica, il 'Canone Romano' (che corrisponde alla Preghiera Eucaristica I del Messale successivo, che invece prevede la scelta fra più Preghiere eucaristiche).
Diverse preghiere (anche gran parte del Canone) vengono recitate dal sacerdote a voce bassa, in modo non udibile dal popolo.

Fra le altre diversità si può ricordare la lettura dell'Inizio del Vangelo di Giovanni al termine della Messa.

Il Messale del 1962 non prevede la concelebrazione. Non dice nulla sull'orientamento dell'altare e del celebrante (verso il popolo o no).

La lettera del Papa prevede la possibilità di futuri arricchimenti del Messale del 1962 (aggiunta di nuovi Santi e Prefazi...).
OP/MOTU PROPRIO/SUMMORUM PONTIFICUM               VIS 20070707 (390)


LETTERA DEL PAPA AI VESCOVI "SUMMORUM PONTIFICUM"


CITTA' DEL VATICANO, 7 LUG. 2007 (VIS). Di seguito riportiamo il testo della Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi di tutto il mondo relativa al Motu proprio "Summorum Pontificum", reso pubblico oggi:

"Cari Fratelli nell'Episcopato,

con grande fiducia e speranza metto nelle vostre mani di Pastori il testo di una nuova Lettera Apostolica 'Motu Proprio data' sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970. Il documento è frutto di lunghe riflessioni, di molteplici consultazioni e di preghiera".

  "Notizie e giudizi fatti senza sufficiente informazione hanno creato non poca confusione. Ci sono reazioni molto divergenti tra loro che vanno da un'accettazione gioiosa ad un'opposizione dura, per un progetto il cui contenuto in realtà non era conosciuto".

  "A questo documento si opponevano più direttamente due timori, che vorrei affrontare un po' più da vicino in questa lettera".

  "In primo luogo, c'è il timore che qui venga intaccata l'Autorità del Concilio Vaticano II e che una delle sue decisioni essenziali - la riforma liturgica - venga messa in dubbio. Tale timore è infondato. Al riguardo bisogna innanzitutto dire che il Messale, pubblicato da Paolo VI e poi riedito in due ulteriori edizioni da Giovanni Paolo II, ovviamente è e rimane la forma normale - la forma ordinaria - della Liturgia Eucaristica. L'ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio, che è stata pubblicata con l'autorità di Papa Giovanni XXIII nel 1962 e utilizzata durante il Concilio, potrà, invece, essere usata come forma extraordinaria della Celebrazione liturgica. Non è appropriato parlare di queste due stesure del Messale Romano come se fossero 'due Riti'. Si tratta, piuttosto, di un uso duplice dell'unico e medesimo Rito".

  "Quanto all'uso del Messale del 1962, come forma extraordinaria della Liturgia della Messa, vorrei attirare l'attenzione sul fatto che questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso. Al momento dell'introduzione del nuovo Messale, non è sembrato necessario di emanare norme proprie per l'uso possibile del Messale anteriore. Probabilmente si è supposto  che si sarebbe trattato di pochi casi singoli che si sarebbero risolti, caso per caso,  sul posto. Dopo, però, si è presto dimostrato che non pochi rimanevano fortemente legati a questo uso del Rito romano che, fin dall'infanzia, era per loro diventato familiare. Ciò avvenne, innanzitutto, nei Paesi in cui il movimento liturgico aveva donato a molte persone una cospicua formazione liturgica e una profonda, intima familiarità con la forma anteriore della Celebrazione liturgica. Tutti sappiamo che, nel movimento guidato dall'Arcivescovo Lefebvre, la fedeltà al Messale antico divenne un contrassegno esterno; le ragioni di questa spaccatura, che qui nasceva, si trovavano però più in profondità. Molte persone, che accettavano chiaramente il carattere vincolante del Concilio Vaticano II e che erano fedeli al Papa e ai Vescovi, desideravano tuttavia anche ritrovare la forma, a loro cara, della sacra Liturgia; questo avvenne anzitutto perché in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un'autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch'io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa".

  "Papa Giovanni Paolo II si vide, perciò, obbligato a dare, con il Motu Proprio 'Ecclesia Dei' del 2 luglio 1988, un quadro normativo per l'uso del Messale del 1962, che però non conteneva prescrizioni dettagliate, ma faceva appello, in modo più generale, alla generosità dei Vescovi verso le 'giuste aspirazioni' di quei fedeli che richiedevano quest'uso del Rito romano. In quel momento il Papa voleva, così,  aiutare soprattutto la Fraternità San Pio X a ritrovare la piena unità con il Successore di Pietro, cercando di guarire una ferita sentita sempre più dolorosamente. Purtroppo questa riconciliazione finora non è riuscita; tuttavia una serie di comunità hanno utilizzato con gratitudine le possibilità di questo Motu Proprio. Difficile è rimasta, invece, la questione dell'uso del Messale del 1962 al di fuori di questi gruppi, per i quali mancavano precise norme giuridiche, anzitutto perché spesso i Vescovi, in questi casi, temevano che l'autorità del Concilio fosse messa in dubbio. Subito dopo il Concilio Vaticano II si poteva supporre che la richiesta dell'uso del Messale del 1962 si limitasse alla generazione più anziana che era cresciuta con esso, ma nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucarestia. Così è sorto un bisogno di un regolamento giuridico più chiaro che, al tempo del Motu Proprio del 1988, non era prevedibile; queste Norme intendono anche liberare i Vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni".

  "In secondo luogo, nelle discussioni sull'atteso Motu Proprio, venne espresso il timore che una più ampia possibilità dell'uso del Messale del 1962 avrebbe portato a disordini o addirittura a spaccature nelle comunità parrocchiali. Anche questo timore non mi sembra realmente fondato. L'uso del Messale antico presuppone una certa misura di formazione liturgica e un accesso alla lingua latina; sia l'una che l'altra non si trovano tanto di frequente. Già da questi presupposti concreti si vede chiaramente che il nuovo Messale rimarrà, certamente, la forma ordinaria del Rito Romano, non soltanto a causa della normativa giuridica, ma anche della reale situazione in cui si trovano le comunità di fedeli".

  "È vero che non mancano esagerazioni e qualche volta aspetti sociali indebitamente vincolati all'attitudine di fedeli legati all'antica tradizione liturgica latina. La vostra carità e prudenza pastorale sarà stimolo e guida per un perfezionamento. Del resto le due forme dell'uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda: nel Messale antico  potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi. La Commissione 'Ecclesia Dei' in contatto con i diversi enti dedicati all' 'usus antiquior' studierà le possibilità pratiche. Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all'antico uso. La garanzia più sicura che il Messale di Paolo VI possa unire le comunità parrocchiali e venga da loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformità alle prescrizioni; ciò rende visibile la ricchezza spirituale e la profondità teologica di questo Messale".

  "Sono giunto, così, a quella ragione positiva che mi ha motivato ad aggiornare mediante questo Motu Proprio quello del 1988. Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l'impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l'unità; si ha l'impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell'unità, sia reso possibile di restare in quest'unità o di ritrovarla nuovamente. Mi viene in mente una frase della Seconda Lettera ai Corinzi, dove Paolo scrive: 'La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nostro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto… Rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!' (2 Cor 6,11-13). Paolo lo dice certo in un altro contesto, ma il suo invito può e deve toccare anche noi, proprio in questo tema. Apriamo generosamente il nostro cuore e lasciamo entrare tutto ciò a cui la fede stessa offre spazio".

  "Non c'è nessuna contraddizione tra l'una e l'altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c'è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto. Ovviamente per vivere la piena comunione anche i sacerdoti delle Comunità aderenti all'uso antico non possono, in linea di principio, escludere la celebrazione secondo i libri nuovi. Non sarebbe infatti coerente con il riconoscimento del valore e della santità del nuovo rito l'esclusione totale dello stesso".

  "In conclusione, cari Confratelli, mi sta a cuore sottolineare che queste nuove norme non diminuiscono in nessun modo la vostra autorità e responsabilità, né sulla liturgia né sulla pastorale dei vostri fedeli. Ogni Vescovo, infatti, è il moderatore della liturgia nella propria diocesi (cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 22: 'Sacrae Liturgiae moderatio ab Ecclesiae auctoritate unice pendet quae quidem est apud Apostolicam Sedem et, ad normam iuris, apud Episcopum')".

  "Nulla si toglie quindi all'autorità del Vescovo il cui ruolo, comunque, rimarrà quello di vigilare affinché tutto si svolga in pace e serenità. Se dovesse nascere qualche problema che il parroco non possa risolvere, l'Ordinario locale potrà sempre intervenire, in piena armonia, però, con quanto stabilito dalle nuove norme del Motu Proprio".

  "Inoltre, vi invito, cari Confratelli, a scrivere alla Santa Sede un resoconto sulle vostre esperienze, tre anni dopo l'entrata in vigore di questo Motu Proprio. Se veramente fossero venute alla luce serie difficoltà, potranno essere cercate vie per trovare rimedio".

  "Cari Fratelli, con animo grato e fiducioso, affido al vostro cuore di Pastori queste pagine e le norme del Motu Proprio. Siamo sempre memori delle parole dell'Apostolo Paolo dirette ai presbiteri di Efeso: 'Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come Vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue' (Atti 20,28)".

  "Affido alla potente intercessione di Maria, Madre della Chiesa, queste nuove norme e di cuore imparto la mia Benedizione Apostolica a Voi, cari Confratelli, ai parroci delle vostre diocesi, e a tutti i sacerdoti, vostri collaboratori, come anche a tutti i vostri fedeli".
BXVI-LETTERA/MOTU PROPRIO/SUMMORUM             VIS 20070707 (1720)


MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"


CITTA' DEL VATICANO, 7 LUG. 2007 (VIS). Di seguito riportiamo la traduzione di lavoro, non ufficiale, in lingua italiana, della Lettera Apostolica "Motu proprio data", "Summorum Pontificum" del Santo Padre Benedetto XVI, sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970. Il Documento è accompagnato da una Lettera esplicativa del Santo Padre.

  "I Sommi Pontefici fino ai nostri giorni ebbero costantemente cura che la Chiesa di Cristo offrisse alla Divina Maestà un culto degno, 'a lode e gloria del Suo nome' ed 'ad utilità di tutta la sua Santa Chiesa'".

  "Da tempo immemorabile, come anche per l'avvenire, è necessario mantenere il principio secondo il quale 'ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l'integrità della fede, perché la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede' (1)".

  "Tra i Pontefici che ebbero tale doverosa cura eccelle il nome di San Gregorio Magno, il quale si adoperò perché ai nuovi popoli dell'Europa si trasmettesse sia la fede cattolica che i tesori del culto e della cultura accumulati dai Romani nei secoli precedenti. Egli comandò che fosse definita e conservata la forma della sacra Liturgia, riguardante sia il Sacrificio della Messa sia l'Ufficio Divino, nel modo in cui si celebrava nell'Urbe. Promosse con  massima cura la diffusione dei monaci e delle monache, che operando sotto la regola di San Benedetto, dovunque unitamente all'annuncio del Vangelo illustrarono con la loro vita la salutare massima della Regola: 'Nulla venga preposto all'opera di Dio' (cap. 43). In tal modo la sacra Liturgia celebrata secondo l'uso romano arricchì non solo la fede e la pietà, ma anche la cultura di molte popolazioni. Consta infatti che la liturgia latina della Chiesa nelle varie sue forme, in ogni secolo dell'età cristiana, ha spronato nella vita spirituale numerosi Santi e ha rafforzato tanti popoli nella virtù di religione e ha fecondato la loro pietà".

  "Molti altri Romani Pontefici, nel corso dei secoli, mostrarono particolare sollecitudine a che la sacra Liturgia espletasse in modo più efficace questo compito: tra essi spicca S. Pio V, il quale sorretto da grande zelo pastorale, a seguito dell'esortazione del Concilio di Trento, rinnovò tutto il culto della Chiesa, curò l'edizione dei libri liturgici, emendati e 'rinnovati secondo la norma dei Padri' e li diede in uso alla Chiesa latina".

  "Tra i libri liturgici del Rito romano risalta il Messale Romano, che si sviluppò nella città di Roma, e col passare dei secoli a poco a poco prese forme che hanno grande somiglianza con quella vigente nei tempi più recenti".

  "Fu questo il medesimo obbiettivo che seguirono i Romani Pontefici nel corso dei secoli seguenti assicurando l'aggiornamento o definendo i riti e i libri liturgici, e poi, all'inizio di questo secolo, intraprendendo una riforma generale' (2). Così agirono i nostri Predecessori Clemente VIII, Urbano VIII, San Pio X (3), Benedetto XV, Pio XII e il Beato Giovanni XXIII".

  "Nei tempi più recenti, il Concilio Vaticano II espresse il desiderio che la dovuta rispettosa riverenza nei confronti del culto divino venisse ancora rinnovata e fosse adattata alle necessità della nostra età. Mosso da questo desiderio, il nostro Predecessore, il Sommo Pontefice Paolo VI, nel 1970 per la Chiesa latina approvò i libri liturgici riformati e in parte rinnovati. Essi, tradotti nelle varie lingue del mondo, di buon grado furono accolti da Vescovi, sacerdoti e fedeli. Giovanni Paolo II rivide la terza edizione tipica del Messale Romano. Così i Romani Pontefici hanno operato 'perché questa sorta di edificio liturgico [...] apparisse nuovamente splendido per dignità e armonia'" (4).

  "Ma in talune regioni non pochi fedeli aderirono e continuano ad aderire con tanto amore ed affetto alle antecedenti forme liturgiche, le quali avevano imbevuto così profondamente la loro cultura e il loro spirito, che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, mosso dalla cura pastorale nei confronti di questi fedeli, nell'anno 1984 con lo speciale indulto 'Quattuor abhinc annos', emesso dalla Congregazione per il Culto Divino, concesse la facoltà di usare il Messale Romano edito dal Beato Giovanni XXIII nell'anno 1962; nell'anno 1988 poi Giovanni Paolo II di nuovo con la Lettera Apostolica 'Ecclesia Dei', data in forma di Motu proprio, esortò i Vescovi ad usare largamente e generosamente tale facoltà in favore di tutti i fedeli che lo richiedessero".

  "A seguito delle insistenti preghiere di questi fedeli, a lungo soppesate già dal Nostro Predecessore Giovanni Paolo II, e dopo aver ascoltato Noi stessi i Padri Cardinali nel Concistoro tenuto il 22 marzo 2006, avendo riflettuto approfonditamente su ogni aspetto della questione, dopo aver invocato lo Spirito Santo e contando sull'aiuto di Dio, con la presente Lettera Apostolica stabiliamo quanto segue:

  "Art. 1. Il Messale Romano promulgato da Paolo VI è la espressione ordinaria della 'lex orandi' ('legge della preghiera') della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da San Pio V e nuovamente edito dal Beato Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa 'lex orandi' e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico. Queste due espressioni della 'lex orandi' della Chiesa non porteranno in alcun modo a una divisione nella 'lex credendi' ('legge della fede') della Chiesa; sono infatti due usi dell'unico rito romano".

  "Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l'edizione tipica del Messale Romano promulgato dal Beato Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa. Le condizioni per l'uso di questo Messale stabilite dai documenti anteriori 'Quattuor abhinc anno' e 'Ecclesia Dei', vengono sostituite come segue:

  "Art. 2.  Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal Beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l'uno o l'altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario".

  "Art.  3.  Le comunità degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, di diritto sia pontificio sia diocesano, che nella celebrazione conventuale o 'comunitaria' nei propri oratori desiderano celebrare la Santa Messa secondo l'edizione del Messale Romano promulgato nel 1962, possono farlo. Se una singola comunità o un intero Istituto o Società vuole compiere tali celebrazioni spesso o abitualmente o permanentemente, la cosa deve essere decisa dai Superiori maggiori a norma del diritto e secondo le leggi e gli statuti particolari".

  "Art.  4.  Alle celebrazioni della Santa Messa di cui sopra all'art. 2, possono essere ammessi - osservate le norme del diritto - anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volontà".

  "Art.  5. § 1.  Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del canone 392, evitando la discordia e favorendo l'unità di tutta la Chiesa".
               §  2.  La celebrazione secondo il Messale del Beato Giovanni XXIII può aver luogo nei giorni feriali; nelle domeniche e nelle festività si può anche avere una celebrazione di tal genere.
               §  3.  Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.
               §  4.  I sacerdoti che usano il Messale del Beato Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti.
               §  5.  Nelle chiese che non sono parrocchiali né conventuali, è compito del Rettore della chiesa concedere la licenza di cui sopra".

  "Art.  6.  Nelle Messe celebrate con il popolo secondo il Messale del Beato Giovanni XXIII, le letture possono essere proclamate anche nella lingua vernacola, usando le edizioni riconosciute dalla Sede Apostolica".

  "Art.  7.  Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all'art. 5 § 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli non può provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Commissione Pontificia 'Ecclesia Dei'".

  "Art.  8.  Il Vescovo, che desidera rispondere a tali richieste di fedeli laici, ma per varie cause è impedito di farlo, può riferire la questione alla Commissione 'Ecclesia Dei', perché gli offra consiglio e aiuto".

  "Art.  9 § 1.  Il parroco, dopo aver considerato tutto attentamente, può anche concedere la licenza di usare il rituale più antico nell'amministrazione dei sacramenti del Battesimo, del Matrimonio, della Penitenza e dell'Unzione degli infermi, se questo consiglia il bene delle anime.
             § 2.  Agli Ordinari viene concessa la facoltà di celebrare il sacramento della Confermazione usando il precedente antico Pontificale Romano, qualora questo consigli il bene delle anime.
             § 3.  Ai chierici costituiti 'in sacris' è lecito usare il Breviario Romano promulgato dal Beato Giovanni XXIII nel 1962".

  "Art. 10. l'Ordinario del luogo, se lo riterrà opportuno, potrà erigere una parrocchia personale a norma del canone 518 per le celebrazioni secondo la forma più antica del rito romano, o nominare un cappellano, osservate le norme del diritto".

  "Art. 11. La Pontificia Commissione 'Ecclesia Dei', eretta da Giovanni Paolo II nel 1988 (5), continua ad esercitare il suo compito.
    Tale Commissione abbia la forma, i compiti e le norme, che il Romano Pontefice le vorrà attribuire".

  "Art. 12. La stessa Commissione, oltre alle facoltà di cui già gode, eserciterà l'autorità della Santa Sede vigilando sulla osservanza e l'applicazione di queste disposizioni".

  "Tutto ciò che da Noi è stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come 'stabilito e decretato' e da osservare dal giorno 14 settembre di quest'anno, festa dell'Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario".

  "Dato a Roma, presso San Pietro, il 7 luglio 2007, anno terzo del nostro Pontificato".

Note:

(1) Ordinamento generale del Messale Romano, 3a ed., 2002, n. 397.
(2) Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Vicesimus quintus annus, 4 dicembre 1988, 3: AAS 81 (1989), 899.
(3) Ibid.
(4) San Pio X, Lett. Ap., Motu proprio data, Abhinc duos annos, 23 ottobre 1913: AAS 5 (1913), 449-450; cfr. Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Vicesimus quintus annus, n. 3: AAS 81 (1989), 899.
(5) Cfr Joannes Paulus II, Lett. ap. Motu proprio data Ecclesia Dei, 2 luglio 1988, 6: AAS 80 (1988), 1498.
BXVI-MP/.MOTU PROPIO../SUMMORUM PONTIFICUM                 VIS 20070707 (1790)


venerdì 6 luglio 2007

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 6 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre António José da Rocha Couto, S.M.P., Superiore Generale della Società Portoghese per le Missioni, Vescovo Ausiliare di Braga (superficie: 2.832; popolazione: 952.000; cattolici: 875.000; sacerdoti: 542; religiosi: 769; diaconi permanenti: 8), Portogallo. Il Vescovo eletto è nato a Vila Boa do Bispo (Portogallo) ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1980.
NEA/.../DA ROCHA COUTO                             VIS 20070706 (70)


UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 6 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.

- Il Cardinale Franc Rodé, C.M., Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.

- Il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
AP/.../...                                         VIS 20070706 (80)


BILANCIO SANTA SEDE: AVANZO DI 2,4 MILIONI DI EURO

CITTA' DEL VATICANO, 12 LUG. 2006 (VIS).  Il Cardinale Sergio Sebastiani,  Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, ha annunciato questa mattina, nel corso della presentazione del Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede, che il Bilancio per l'esercizio 2006 si è chiuso con un avanzo di 2,4 milioni di Euro, "che rappresenta" - ha affermato - "il valore meno elevato dopo quelli registrati lo scorso esercizio 2005 (pari a 9,7 milioni di euro), e nel 2004 (pari a 3,1 milioni di euro).

  Riguardo alle attività istituzionali della Santa Sede (Segreteria di Stato, Congregazioni Romane, Pontifici Consigli, Tribunali, Sinodo dei Vescovi, Rappresentanze Pontificie ed altri Uffici), il Presidente ha precisato che questo importante settore si è chiuso "con un disavanzo pari a 31 milioni di euro, ma in flessione rispetto al disavanzo istituzionale del 2005 attestatosi su 36,9 milioni di euro".

  Il Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede ha inoltre precisato che il settore delle attività finanziarie (sette amministrazioni consolidate, fra le quali la Sezione Straordinaria dell'APSA - Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), si è chiuso con un avanzo di 13,7 milioni di euro contro 43,3 milioni del 2005. "Si è avuta perciò" - ha spiegato il Cardinale Sebastiani - "una flessione di circa 29 milioni di euro, ascrivibile principalmente alla brusca ed assai accentuata inversione di tendenza nella fluttuazione nei tassi di cambio, soprattutto del dollaro statunitense".

 Il settore immobiliare, ha continuato il Porporato, "ha ottenuto un risultato netto di 32,3 milioni di euro, superiore a quello registrato nel 2005 quando si attestò a circa 22,4 milioni (...) Nell'esercizio in esame i costi complessivi del settore sono stati circa 27 milioni di euro, mentre i ricavi hanno raggiunto i 59,3 milioni di euro".

  Il settore delle "Attività di quattro istituzioni collegate con la Santa Sede", comprendente le "aziende mediatiche": Radio Vaticana, Tipografia Vaticana - Editrice "L'Osservatore Romano", Centro Televisivo Vaticano (CTV) e Libreria Editrice Vaticana (LEV), ha chiuso con un saldo negativo di 12,8 milioni di euro, riferibile sostanzialmente ai risultati negativi attribuiti alla Radio Vaticana, (circa 23,8 milioni), ed allo "L'Osservatore Romano" (4,4 milioni di euro). Di contro la Tipografia Vaticana ha chiuso il bilancio con un avanzo di 1,3 milioni di euro e il Centro Televisivo Vaticano con un avanzo di 421 mila euro. La Libreria Editrice Vaticana ha chiuso il bilancio consuntivo 2006 con un avanzo di 1,3 milioni di euro. Il Cardinale Sebastiani ha ricordato che alla LEV sono affidati "l'esercizio e la tutela  (in perpetuo e a livello mondiale) di tutti i diritti sui documenti attraverso i quali il Sommo Pontefice esercita il proprio magistero".

  L'ultima voce del conto economico che riguarda costi e ricavi diversi, si è chiusa con un saldo positivo di 184 mila euro dovute, a fronte di un saldo passivo di 7 milioni di euro del 2005, che rifletteva i costi sostenuti nel periodo della Sede Vacante.

  Il Cardinale Sebastiani ha infine precisato che il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha presieduto, il 2 luglio scorso, la 41ma riunione del Consiglio dei Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede. I Porporati hanno esaminato il Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede ed il Bilancio del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano per l'esercizio 2006. Il Bilancio di quest'ultimo si è chiuso con un risultato positivo di 21,8 milioni di euro, inferiore ai 29,6 milioni di euro del 2005.

  Le offerte dei fedeli per l'Obolo di San Pietro, fondo destinato alle opere caritative del Santo Padre, sono considerevolmente aumentate rispetto all'anno passato. Nel 2006 hanno totalizzato 74,6 milioni di euro, mentre nel 2005 avevano totalizzato 46,741milioni di euro.
OP/FINANZE SANTA SEDE/SEBASTIANI                              VIS 20070706 (630)


giovedì 5 luglio 2007

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 5 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Sergio Sebastiani, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.

- Nove Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Dominicana, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, Arcivescovo di Santo Domingo, con gli Ausiliari: Vescovo Amancio Escapa Aparicio, O.C.D., Vescovo Pablo Cedano Cedano e con il già Ausiliare Vescovo Francisco José Arnáiz Zarandona, S.I.

    - Il Vescovo Rafael Leónidas Felipe y Núñez, di Barahona con il Vescovo emerito Fabio Mamerto Rivas Santos, S.D.B.

    - Il Vescovo Gregorio Nicanor Peña Rodríguez, di Nuestra Señora de la Altagracia en Higüey.

    - Il Vescovo José Dolores Grullón Estrella, di San Juan de la Maguana.

    - Il Vescovo Francisco Ozoria Acosta, di San Pedro de Macorís.

  Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
AP:AL/.../...                                       VIS 20070705 (170)


REPUBBLICA DOMINICANA: FAMIGLIA OBIETTIVO PRIORITARIO


CITTA' DEL VATICANO, 5 LUG. 2007 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i Presuli della Conferenza dell'Episcopato Dominicano al termine della Visita "ad Limina Apostolorum".

  "L'obiettivo prioritario del vostro ministero pastorale" - ha detto il Papa - "deve essere che la verità su Cristo e la verità sull'uomo penetrino più profondamente nei diversi ambiti della società della Repubblica Dominicana".

  Tale missione, ha sottolineato Benedetto XVI, "non è esente da difficoltà, si sviluppa in un popolo dallo spirito aperto e sensibile alla Buona Novella". Nonostante nella Repubblica Dominicana "si facciano sentire i sintomi di un processo di secolarizzazione nel quale per molti Dio non rappresenta l'origine e la meta, né il senso ultimo della vita, nel fondo, come voi ben sapete, questo popolo ha ancora un'anima profondamente cristiana".

  "La nuova evangelizzazione" - ha proseguito il Pontefice - "ha anche come obiettivo fondamentale la famiglia". In merito il Papa ha assicurato che la Chiesa sostiene le famiglie di fronte alle "grandi sfide con le quali devono confrontarsi" e "le incoraggia nella fede e a perseverare in un progetto cristiano di vita frequentemente soggetto a tanti cambiamenti e pericoli".

  Il Santo Padre ha ribadito che "la Chiesa si adopera affinché la famiglia sia davvero il luogo dove  la persona nasce, cresce e viene educata per la vita, e dove i genitori, amando teneramente i propri figli, li preparano ad intrattenere sane relazioni interpersonali che incarnino i valori morali e umani in una società segnata fortemente dall'edonismo o dall'indifferentismo religioso".

  Ribadendo la necessità che le Autorità del Paese "collaborino sempre più nell'irrinunciabile compito in favore delle famiglie", il Papa ha precisato di non ignorare "le difficoltà che l'istituzione familiare trova nella Nazione, specialmente con il dramma del divorzio e le pressioni per la legalizzazione dell'aborto, l'aumento delle unioni non in accordo con il disegno del Creatore sul matrimonio".

  Riferendosi alle vocazioni sacerdotali e religiose, Benedetto XVI ha segnalato che la loro promozione "deve essere una priorità per i Vescovi ed un impegno di tutto il popolo dei fedeli. (...) Oltre una solida formazione, è indispensabile un profondo discernimento sull'idoneità umana e cristiana dei seminaristi, per assicurare, nel miglior modo possibile, il degno esercizio del loro futuro ministero".

  Il Papa ha anche ricordato che nell'ambito delle migrazioni, i Vescovi dedicano "molte energie all'assistenza dei dominicani all'estero" ed ha invitato i Presuli "ad accompagnare con grande carità, come già fate, gli immigrati haitiani che hanno abbandonato il proprio Paese alla ricerca di migliori condizioni di vita per sé e le proprie famiglie".

  In merito all'evangelizzazione della cultura, il Santo Padre ha affermato che: "Questa missione non può prescindere dai mezzi di comunicazione sociale: radio, produzioni televisive, video e reti informatiche possono essere di grande utilità per una più ampia diffusione del Vangelo. È un impegno" - ha soggiunto il Papa - "che spetta in particolare ai laici".

  Benedetto XVI ha ancora affermato che è necessario offrire ai laici "una buona formazione religiosa, che consenta di affrontare le numerose sfide della società attuale. Ad essi tocca il dovere di promuovere i valori umani e cristiani che illuminano la realtà politica, economica e culturale del Paese, con il fine di instaurare un ordine sociale più giusto ed equo, secondo la Dottrina Sociale della Chiesa".

  "Al tempo stesso" - ha concluso il Papa - "coerentemente con le norme etiche e morali, i laici devono dare un esempio di onestà e trasparenza nella gestione delle attività pubbliche, di fronte alla latente e diffusa piaga della corruzione, che a volte raggiunge anche le aree del potere politico ed economico, oltre che gli ambiti pubblici e sociali".
AL/.../REPUBBLICA DOMINICANA                       VIS 20070705 (610)


mercoledì 4 luglio 2007

DECRETI DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI


CITTA' DEL VATICANO, 6 LUG. 2007 (VIS). Questa mattina  il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza privata il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e, nel corso dell'Udienza, ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

MIRACOLI

- Beato Gaetano Errico, italiano, (1791-1860), Sacerdote professo e Fondatore della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.

- Beata Maria Bernarda Bütler (al secolo: Verena), religiosa svizzera, (1848-1924), Fondatrice della Congregazione delle Suore Missionarie Francescane di Maria Ausiliatrice.

- Venerabile Serva di Dio Maria Rosa Flesch (al secolo: Margherita), (1826-1906), religiosa tedesca, Fondatrice dell'Istituto delle Suore Francescane di Santa Maria degli Angeli.

- Venerabile Serva di Dio Candelaria di San Giuseppe Paz Castillo Ramírez (al secolo: Susana), religiosa venezuelana (1863-1940), Fondatrice della Congregazione delle Suore Carmelitane del Terz'Ordine Regolare di Venezuela.

- Venerabile Serva di Dio Marta Maria Wiecka, religiosa polacca, (1874-1904), Suora professa della Società delle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli.

- Venerabile Serva di Dio Giuseppina Nicoli, religiosa italiana (1863-1924), Suora dell'Istituto delle Figlie della Carità.

- Venerabile Servo di Dio Zeffirino Namuncurá, argentino (1886-1905), Giovane Laico, Alunno della Società di San Francesco di Sales.

MARTIRIO

- Beati Antonio Primaldo e Compagni Laici; uccisi in odio alla Fede il 13 agosto 1480 ad Otranto (Italia).

VIRTÙ EROICHE

- Servo di Dio Marco Antonio Barbarigo, italiano (1640-1706), Cardinale di Santa Romana Chiesa e Vescovo di Montefiascone e Corneto (oggi, Tarquinia).

- Servo di Dio Luca Passi, italiano (1789-1866), Sacerdote Diocesano e Fondatore dell'Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea.

- Serva di Dio Ignazia dello Spirito Santo, religiosa filippina, (1663-1748) Fondatrice della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria.

- Serva di Dio Leopoldina Naudet, italiana, (1773-1834), Fondatrice della Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Verona.

- Serva di Dio Santina di Gesù Scribano (al secolo: Emanuela Giovanna), religiosa italiana (1917-1968), Religiosa professa dell'Istituto delle Suore del Sacro Cuore.

- Serva di Dio Emilia Schneider (al secolo: Giulia), religiosa tedesca, (1820-1859), Suora professa della Congregazione delle Figlie della Croce.

- Servo di Dio Jérôme Le Royer de la Dauversière, francese (1597-1659), Padre di famiglia e Fondatore dell'Istituto delle Figlie di San Giuseppe di Flèche ora Religiose Ospedaliere di San Giuseppe).

- Serva di Dio Ildegarda Burjan, tedesca (1883-1933), Madre di famiglia e Fondatrice delle Suore della Carità Sociale.
CCS/DECRETI/SARAIVA                                       VIS 20070604 (400)


IN MEMORIAM


CITTA' DEL VATICANO, 4 LUG. 2007 (VIS). Di seguito riportiamo i dati relativi ai Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Cardinale Angelo Felici, Prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi e Presidente emerito della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", il 17 giugno, all'età di 87 anni.

- Il Vescovo Yves-Marie Guy Dubigeon, emerito di Sées (Francia), il 24 giugno, all'età di 80 anni.

- Il Vescovo Rudolf Maria Koppmann, O.M.I., già Vicario Apostolico di Windhoek (Namibia), il 24 giugno, all'età di 94 anni.

- Il Vescovo Jacques Mbali, emerito di Buta (Repubblica Democratica del Congo), il 24 giugno, all'età di 86 anni.

- L'Arcivescovo Adrian Mung'andu, emerito di Lusaka (Zambia), il 25 giugno, all'età di 87 anni.

- L'Arcivescovo Alojzij Sustar, emerito di Ljubljana (Slovenia), il 29 giugno, all'età di 86 anni.
.../DEFUNTI/...                                   VIS 20070704 (130)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 4 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Emmanuel Kanyama, Vescovo di Dedza (superficie: 4.250; popolazione: 1.562.386; cattolici: 449.632; sacerdoti: 37; religiosi: 108), Malawi. Il Vescovo eletto, finora Parroco e Docente nel Seminario Filosofico di Kachebere (Malawi), è nato a Dedza nel 1962 ed è stato ordinato sacerdote nel 1990.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Lilongwe (Malawi), presentata del Vescovo Felix Eugenio Mkhori, per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Rémi Joseph Gustave Sainte-Marie, M.Afr., Coadiutore della medesima Diocesi.
NER:RE/.../KANYAMA:MKHORI:SAINTE-MARIE                 VIS 20070704 (100)


INVITO DEL PAPA A BENE PREPARARSI GIORNATA GIOVENTÙ


CITTA' DEL VATICANO, 4 LUG. 2007 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale di oggi, il Papa si è rivolto a tutti i giovani del mondo che si stanno preparando alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù, in programma nel luglio 2008 a Sydney (Australia).

  "Desidero incoraggiarvi" - ha detto Benedetto XVI - "a prepararvi bene per questa meravigliosa celebrazione di fede (...) Condividete pienamente la vita della vostra parrocchia e partecipate con entusiasmo agli avvenimenti diocesani. In tal modo potrete dotarvi degli strumenti spirituali per sperimentare nuove profondità di comprensione in tutto ciò che crediamo quando ci riuniremo a Sydney nel luglio prossimo".

  "Le autorità ecclesiali e governative, insieme con tanti giovani australiani, stanno lavorando alacremente per assicurare a tutti noi un'esperienza eccezionale. Li ringrazio di tutto cuore".

  "La Giornata Mondiale della Gioventù" - ha sottolineato il Papa - "è molto più che un avvenimento. È un momento di profondo rinnovamento spirituale, dai cui frutti trae beneficio tutta la società".

  "Alcuni di voi hanno amici che conducono una vita povera di autentici obiettivi, forse prigionieri di una futile ricerca di infinite nuove esperienze. Portateli alla Giornata Mondiale della Gioventù! Ho notato che contro l'onda del secolarismo molti giovani stanno riscoprendo la gioia dell'autentica bellezza, bontà e verità. Con la vostra testimonianza li aiuterete nella ricerca dello Spirito di Dio".

  "Siate coraggiosi nella vostra testimonianza!" - ha esortato Benedetto XVI ed ha concluso con queste parole: "Adoperatevi a diffondere la luce di Cristo, che guida e dà senso alla vita, rendendo possibili a tutti la gioia duratura e la felicità".
AG/GIORNATA MONDIALE GIOVENTÙ/SYDNEY                VIS 20070704 (270)


BASILIO "LUMINARE DELLA CHIESA" E TESTIMONE AMORE DI DIO


CITTA' DEL VATICANO, 4 LUG. 2007 (VIS). San Basilio, definito dai testi liturgici bizantini "luminare della Chiesa", è stato il protagonista della catechesi del Santo Padre per l'Udienza Generale di oggi, alla quale hanno partecipato 12.000 persone, nella Basilica Vaticana e successivamente nell'Aula Paolo VI.

  San Basilio, "insoddisfatto dei suoi successi mondani (...)  attirato da Cristo (...) si dedicò alla vita monastica nella preghiera, nella meditazione delle Sacre Scritture e degli scritti dei Padri della Chiesa, e nell'esercizio della carità" - ha spiegato il Santo Padre aggiungendo che al grande Vescovo del IV secolo "guarda con ammirazione tanto la Chiesa d'Oriente quanto quella d'Occidente per la santità della vita, per l'eccellenza della dottrina e per la sintesi armonica di doti speculative e pratiche".

  Ordinato, nel 370, Vescovo di Cesarea di Cappadocia, nell'attuale Turchia, Basilio, "mediante la predicazione e gli scritti svolse un'intensa attività pastorale, teologica e letteraria" e "favorì la fondazione di molte 'fraternità' o comunità di cristiani consacrati a Dio, che visitava frequentemente".

  "In realtà San Basilio, uno dei padri del monachesimo, ha creato un monachesimo molto particolare" - ha spiegato il Pontefice - "non chiuso alla comunità della chiesa locale, ma ad essa aperto. I suoi monaci facevano parte della Chiesa particolare, ne erano il nucleo animatore che, precedendo gli altri fedeli nella sequela di Cristo e non solo nella fede, mostravano la ferma adesione a Cristo - l'amore per Lui - soprattutto in opere di carità. Questi monaci, che avevano scuole ed ospedali, erano al servizio dei poveri e hanno così mostrato l'integrità della vita cristiana".

  "Come Vescovo e Pastore della sua vasta Diocesi, Basilio si preoccupò costantemente delle difficili condizioni materiali in cui vivevano i fedeli; denunciò con fermezza i mali; si impegnò a favore dei più poveri ed emarginati; intervenne anche presso i governanti per alleviare le sofferenze della popolazione, soprattutto in momenti di calamità; vigilò per la libertà della Chiesa, contrapponendosi anche ai potenti per difendere il diritto di professare la vera fede. A Dio, che è amore e carità, Basilio rese una valida testimonianza con la costruzione di vari ospizi per i bisognosi, quasi una città della misericordia, che da lui prese il nome di 'Basiliade'. Essa sta alle origini delle moderne istituzioni ospedaliere di ricovero e cura dei malati".

  "E come era sempre preoccupato di realizzare la carità, che è il contrassegno della fede, così dall'altra parte, la liturgia sta al centro della sua vita. Basilio fu un sapiente 'riformatore liturgico' e ci ha lasciato una grande preghiera eucaristica che da lui prende il nome, e ha dato un ordinamento fondamentale alla preghiera e alla salmodia: per suo impulso il popolo amò e conobbe i Salmi (...). Con zelo e coraggio Basilio seppe opporsi agli eretici" e "si impegnò anche a ricomporre le divisioni all'interno della Chiesa".

  "Secondo il programma da lui stesso tracciato, egli divenne 'apostolo e ministro di Cristo, dispensatore dei misteri di Dio, araldo del regno di Dio, modello e regola di pietà, occhio del corpo della Chiesa, pastore delle pecore di Cristo, medico pietoso, padre e nutrice, cooperatore di Dio, agricoltore di Dio, costruttore del tempio di Dio".

  "È questo il programma che il santo Vescovo consegna a noi, consegna soprattutto agli annunciatori della Parola, un programma che egli stesso si impegnò generosamente  a mettere in pratica" - ha concluso Benedetto XVI - "Lui era un uomo che ha realmente vissuto con lo sguardo fisso a Cristo e così era un uomo dell'amore per il prossimo e pieno della speranza, della gioia, della fede e ci mostra come essere realmente cristiani".
AG/SAN BASILIO/...                               VIS 20070704 (510)


martedì 3 luglio 2007

VIAGGIO APOSTOLICO DI BENEDETTO XVI AUSTRIA 7-9 SETTEMBRE


CITTA' DEL VATICANO, 3 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI compirà un Viaggio Apostolico in Austria dal 7 al 9 settembre prossimo, in occasione dell'850° Anniversario della Fondazione del Santuario di Mariazell.

La visita al Santuario mariano di Mariazell, nelle Prealpi austriache, il più conosciuto dell'Europa centrale, avrà luogo l'8 settembre, Festa della Natività della Beata Vergine Maria.

Sarà il secondo Viaggio Apostolico fuori d'Italia compiuto dal Santo Padre nel 2007, dopo il Viaggio in Brasile del maggio scorso, a São Paulo e Aparecida, per l'inaugurazione della Quinta Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e del Caribe.

Nei prossimi giorni sarà reso noto il programma ufficiale del Viaggio.
OP/VIAGGIO APOSTOLICO AUSTRIA/... VIS 20070703 (130)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 3 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Ángel San Casimiro Fernández, O.A.R., Vescovo di Alajuela (superficie: 2.381; popolazione: 662.520; cattolici: 551.100; sacerdoti: 101; religiosi: 83; diaconi permanenti: 1), Costa Rica. Finora Vescovo di Ciudad Quesada (Costa Rica), il Vescovo San Casimiro Fernández succede al Vescovo José Rafael Barquero Arce, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Daniel Eugene Hurley, Vescovo di Darwin (superficie: 1.352.212; popolazione: 202.793; cattolici: 15.072; sacerdoti: 28; religiosi: 97; diaconi permanenti: 3), Australia. Finora Vescovo di Port Pirie (Australia), il Vescovo Hurley succede al Vescovo Edmund J.P.Collins, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini (superficie: 781; popolazione: 326.435; cattolici: 303.435; sacerdoti: 220; religiosi: 557; diaconi permanenti: 23), Italia. Finora Assistente Ecclesiastico Generale dell'Azione Cattolica Italiana, il Vescovo Lambiasi succede al Vescovo Mariano De Nicolò, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Luis Adriano Piedrahita Sandoval, finora Ausiliare di Cali (Colombia), Vescovo di Apartadó (superficie: 21.000; popolazione: 516.000; cattolici: 362.000; sacerdoti: 62; religiosi: 108), Colombia.
NER:RE/.../... VIS 20070703 (230)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 3 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto ieri sera in udienza il Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Germania).
AP/.../...                                 VIS 20070703 (30)




lunedì 2 luglio 2007

ANGELUS: LIBERTÀ E SEQUELA DI CRISTO


CITTA' DEL VATICANO, 1 LUG. 2007 (VIS). Il Papa ha dedicato le meditazioni che precedono la recita dell'Angelus domenicale al tema della libertà ed alla sequela di Cristo.

Davanti alle migliaia di pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha commentato il Vangelo di Luca nel quale si narra come Gesù "si diresse decisamente verso Gerusalemme" dove "lo attende la morte di croce". "Nell'espressione 'decisamente'" - ha affermato il Papa - "possiamo intravedere la libertà di Cristo" che "in obbedienza alla volontà del Padre offre se stesso per amore".

"È in questa sua obbedienza al Padre che Gesù realizza la propria libertà come consapevole scelta motivata dall'amore". Cristo "non ha vissuto la sua libertà come arbitrio o come dominio. L'ha vissuta come servizio. In questo modo ha 'riempito' di contenuto la libertà, che altrimenti rimarrebbe 'vuota' possibilità di fare o di non fare qualcosa. Come la vita stessa dell'uomo, la libertà trae senso dall'amore".

"La libertà cristiana è" - ha sottolineato il Pontefice - "tutt'altro che arbitrarietà; è sequela di Cristo nel dono di sé sino al sacrificio della Croce. Può sembrare un paradosso, ma il culmine della sua libertà il Signore l'ha vissuto sulla croce, come vertice dell'amore. Quando sul Calvario gli gridavano: 'Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce!', egli dimostrò la sua libertà di Figlio proprio rimanendo su quel patibolo per compiere fino in fondo la volontà misericordiosa del Padre".

"Questa esperienza l'hanno condivisa tanti altri testimoni della verità" - ha proseguito il Pontefice - "uomini e donne che hanno dimostrato di rimanere liberi anche in una cella di prigione e sotto le minacce della tortura. 'La verità vi farà liberi'. Chi appartiene alla verità, non sarà mai schiavo di nessun potere, ma saprà sempre liberamente farsi servo dei fratelli".

Al termine della recita dell'Angelus, Benedetto XVI ha ricordato che: "Dalla Colombia giunge la triste notizia del barbaro assassinio di undici Deputati regionali del Dipartimento del 'Valle del Cauca', che per più di cinque anni sono rimasti nelle mani delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia. Mentre elevo preghiere in loro suffragio, mi unisco al profondo dolore dei familiari e dell'amata Nazione colombiana, ancora una volta funestata dall'odio fratricida. Rinnovo il mio accorato appello affinché cessi immediatamente ogni sequestro e vengano restituiti all'affetto dei loro cari quanti sono tuttora vittime di tali inammissibili forme di violenza".
ANG/LIBERTÀ:SEQUESTRI/... VIS 20070702 (400)


INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE MESE DI LUGLIO


CITTA' DEL VATICANO, 1 LUG. 2007 (VIS). L'intenzione Generale per l'Apostolato della Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI per il mese di luglio è la seguente: "Perché sia reso possibile a tutti i cittadini, individualmente e in gruppo, di partecipare attivamente alla vita e alla gestione della cosa pubblica".

L'intenzione Missionaria è la seguente: "Perché, consapevoli del proprio dovere missionario, tutti i cristiani aiutino fattivamente quanti sono impegnati nell'evangelizzazione dei Popoli".
BXVI-INTENZIONI PREGHIERA/LUGLIO/… VIS 20070702 (80)


IN BREVE


IN UN'UDIENZA AI 46 ARCIVESCOVI METROPOLITI PROVENIENTI DA 24 PAESI che venerdì 29 giugno, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, hanno ricevuto il Sacro Pallio, il Papa ha affermato: "Che le Croci che gli Arcivescovi Metropoliti portano sul Pallio ricordino ai membri delle diverse comunità cristiane che esse devono dare testimonianza, con la parola e con tutta la loro vita, del Cristo Risorto, in una fedeltà sempre più grande alla Chiesa, facendo di tutti i cattolici, ovunque si trovino, missionari del Vangelo".

IN UNA LETTERA INDIRIZZATA AL CARDINALE FRIEDRICH WETTER Arcivescovo emerito di München und Freising (Germania), redatta in latino e datata 1° maggio, il Santo Padre nomina il Porporato Suo Inviato Speciale alle celebrazioni per il millenario dell'Arcidiocesi di Bamberg (Germania), in programma l'8 luglio prossimo. La Missione pontificia è composta dal Reverendo Canonico Gerhard Forch, Parroco della Cattedrale di Bamberg e dal Monsignor Michael Hofmann, Parroco di "Allerheiligen" di Nüremberg.

IL CARDINALE JEAN-PIERRE RICARD, ARCIVESCOVO DI BORDEAUX (FRANCIA) E PRESIDENTE della Conferenza Episcopale di Francia, è destinatario di una Lettera del Santo Padre Benedetto XVI in occasione del primo centenario dell'apertura nell'Isola di Brownsea (Regno Unito) del primo accampamento di Scouts (1 agosto 1907). Il Papa ricorda il Fondatore degli scouts cattolici, Padre Jacques Sevin, S.J., e sottolinea che questo movimento continua a proporre ai giovani di oggi "una pedagogia che forma in essi una personalità forte, fondata sul Cristo e desiderosa di vivere ideali elevati di fede e di solidarietà umana".
.../IN BREVE/... VIS 20070702 (250)


UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 2 LUG. 2007 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Antonio María Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid (Spagna).

- Sette Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Dominicana, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- L'Arcivescovo Ramón Benito de la Rosa y Carpio, di Santiago de los Caballeros.

- Il Vescovo Antonio Camilo González, di La Vega.

- Il Vescovo Diómedes Espinal de León, di Mao-Monte Cristi, con il Vescovo emerito Jerónimo Tomás Abreu Herrera.

- Il Vescovo Julio César Corniel Amaro, di Puerto Plata.

- Il Vescovo Jesús María De Jesús Moya, di San Francisco de Macorís.

- Il Vescovo Freddy Antonio de Jesús Bretón Martínez, di Baní.

- L'Arcivescovo Michele Di Ruberto, Segretario della Congregazione delle Cause dei Santi.

Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

Sabato 30 giugno il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

- Il Cardinale Silvano Piovanelli, Arcivescovo emerito di Firenze (Italia).

- Il Signor Sunny Ebenyi Kingsley, Ambasciatore di Nigeria in visita di congedo.

- Il Signor Philip McDonagh, Ambasciatore d'Irlanda in visita di congedo.
AP/.../... VIS 20070702 (220)


Copyright © VIS - Vatican Information Service