Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

venerdì 20 ottobre 2006

SOLO CRISTO PIENAMENTE PUÒ SODDISFARE ATTESE CUORE UOMO


CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). Alle 16:00 di ieri, allo Stadio Comunale "Bentegodi" di Verona, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto una Concelebrazione Eucaristica alla quale hanno assistito oltre 40.000 persone. Il discorso pronunciato ieri mattina alla Fiera e la Concelebrazione Eucaristica del pomeriggio, sono stati i due momenti culminanti della Visita Pastorale del Papa a Verona in occasione del IV Convegno Ecclesiale Italiano - che si conclude oggi - sul tema: "Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo". 

  Nel pronunciare l'omelia, seguita da più di 60.000 persone sugli schermi giganti collocati in varie parti della città, il Santo Padre ha detto: "La certezza che Cristo è risorto ci assicura che nessuna forza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. Ci anima anche la consapevolezza che soltanto Cristo può pienamente soddisfare le attese profonde del cuore umano e rispondere agli interrogativi più inquietanti sul dolore, l'ingiustizia e il male, sulla morte e l'aldilà".

  "Dunque, la nostra fede è fondata," - ha proseguito il Pontefice - "ma occorre che questa fede diventi vita in ciascuno di noi. C'è allora un vasto e capillare sforzo da compiere perché ogni cristiano si trasformi in 'testimone' capace e pronto ad assumere l'impegno di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima".

  "Per questo occorre tornare ad annunciare con vigore e gioia l'evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del Cristianesimo, fulcro portante della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza ogni paura e indecisione, ogni dubbio e calcolo umano. Solo da Dio può venire il cambiamento decisivo del mondo. Soltanto a partire dalla Risurrezione si comprende la vera natura della Chiesa e della sua testimonianza, che non è qualcosa di staccato dal mistero pasquale, bensì ne è frutto, manifestazione e attuazione da parte di quanti, ricevendo lo Spirito Santo, sono inviati da Cristo a proseguire la sua stessa missione".

  Benedetto XVI ha espresso l'augurio che la Chiesa in Italia "possa ripartire da questo Convegno come sospinta dalla parola del Signore risorto che ripete a tutti e a ciascuno: siate nel mondo di oggi testimoni della mia passione e della mia risurrezione. In un mondo che cambia, il Vangelo non muta. La Buona Notizia resta sempre la stessa: Cristo è morto ed è risorto per la nostra salvezza! Nel suo nome recate a tutti l'annuncio della conversione e del perdono dei peccati, ma date voi per primi testimonianza di una vita convertita e perdonata. Sappiamo bene che questo non è possibile senza essere 'rivestiti di potenza dall'alto' (Lc 24,49), cioè senza la forza interiore dello Spirito del Risorto".

  Consacrati dalla 'unzione' dello Spirito Santo - ha esortato il Pontefice - "andate! Portate il lieto annuncio ai poveri, fasciate le piaghe dei cuori spezzati, proclamate la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, promulgate l'anno di misericordia del Signore. Ricostruite le antiche rovine, rialzate gli antichi ruderi, restaurate le città desolate. Sono tante le situazioni difficili che attendono un intervento risolutore! Portate nel mondo la speranza di Dio, che è Cristo Signore, il quale è risorto dai morti, e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen".

  Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre si è trasferito all'aeroporto di Verona-Villafranca per far ritorno a Roma.
PV-ITALIA/MESSA/VERONA                                   VIS 20061020 (540)


PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO PER LA FINE DEL RAMADAN


CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina, nella Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la presentazione del Messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso per la fine del Ramadan.

  Alla presentazione sono intervenuti il Cardinale Paul Poupard, Presidente del Dicastero, l'Arcivescovo Pier Luigi Celata, Segretario, il Monsignor Felix Anthony Machado, Sottosegretario del medesimo Dicastero ed il Monsignor Khaled Akashed, Capo Ufficio per i rapporti con l'Islam del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

  Il Cardinale Poupard ha ricordato che il suo Dicastero "invia messaggi di buon auspicio ai seguaci di tre delle maggiori religioni mondiali: buddisti, indù e musulmani e si succedono in visita nella sede del Dicastero capi religiosi scintoisti, sikhs e rappresentanti di altre religioni orientali. "Questi incontri" - ha precisato il Porporato - "con reciproco scambio di buona volontà sono ricambiati da parte del Pontificio Consiglio".

  Fra le iniziative del Dicastero, il Cardinale Poupard ha ricordato l'incontro di 100 giovani - 50 cristiani e 50 appartenenti a diverse tradizioni religiose e provenienti da vari paesi -  ad Assisi dal 4 all'8 novembre, per il XX anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace (27.X.1986) e per una riflessione ed uno scambio di idee, nella speranza che aiuti i giovani ad essere strumenti di dialogo, di pace e di speranza per il mondo".

  Successivamente l'Arcivescovo Pier Luigi Celata ha tracciato a grandi linee la storia dell'invio dei messaggi, iniziata nel 1967 dall'allora Segretariato per i non cristiani, che ritenne che il Ramadan "rappresentasse un momento opportuno, per il Dicastero della Santa Sede incaricato di favorire le relazioni con le differenti tradizioni religiose, di rendersi presente alle varie comunità musulmane esprimendo sentimenti di partecipazione amichevole alla loro gioia e di augurio".

  "In tutti questi anni" - ha proseguito l'Arcivescovo Celata - "si è constatato un crescendo di apprezzamenti, di attenzione e di interesse verso il Messaggio. È andato via via aumentando anche il numero di personalità musulmane che hanno risposto per ringraziare, commentare e ricambiare voti. Particolarmente significativo è poi l'apprezzamento dei vescovi, alcuni dei quali accompagnano la trasmissione del Messaggio con una loro lettera personale".

  "Quanto al contenuto" - ha spiegato il Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso - "i Messaggi non si limitano ad espressioni augurali di circostanza, ma cercano di stabilire un 'contatto', di mettersi in sintonia con i destinatari su una dimensione 'religiosa', sulla base cioè di quegli elementi che spinsero i Padri del Concilio Vaticano II a dichiarare 'la stima della Chiesa per i Musulmani'".

  "I Messaggi presentano, inoltre, temi di comune interesse, non di rado suggeriti dall'attualità, a volte critica, in modo da promuovere una riflessione diretta a favorire una migliore comprensione di certi valori umani fondamentali ed un contributo delle due religioni alla soluzione di certe difficili situazioni".

  Monsignor Machado ha presentato il volume "Dialogo Interreligioso nell'insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica dal Concilio Vaticano II a Giovanni Paolo II (1963-2005)", recentemente pubblicato dal Dicastero. Il volume di 1.766 pagine è stato pubblicato contemporaneamente in italiano, francese ed inglese.

  "L'opera ha due scopi" - ha spiegato il Sottosegretario del Pontificio Consiglio - "Il primo è di fornire ai cattolici un accesso facile alle motivazioni teologiche per il dialogo interreligioso come è spiegato nel magistero, il secondo è di offrire ai seguaci di altre religioni l'insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica riguardo alle varie religioni del mondo".
OP/MESSAGGIO RAMADAN/POUPARD:CELATA               VIS 20061020 (570)


CRISTIANI E MUSULMANI AFFRONTARE INSIEME SFIDE MONDO

CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). È stato reso pubblico oggi il Messaggio annuale che il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso indirizza ai musulmani per la fine del Ramadan. Il Messaggio, sul tema: ('Id al-Fitr 1427 E/2006 D.C.): "Cristiani e Musulmani: in dialogo fiducioso per affrontare insieme le sfide del nostro mondo", porta la firma del Cardinale Paul Poupard, e dell'Arcivescovo Pier Luigi Celata, rispettivamente Presidente e Segretario del Dicastero.

  Di seguito riportiamo alcuni estratti del Documento pubblicato in lingua inglese, francese, italiana ed araba.

  "È bello poter condividere con voi questo momento significativo nell'ambito dei nostri rapporti di dialogo. Le circostanze particolari che abbiamo appena affrontato insieme, mostrano anch'esse che, se il cammino di un dialogo autentico può essere talvolta arduo, esso diventa più che mai necessario".

  "Il mese del Ramadan che avete appena vissuto è stato anche ugualmente un tempo di preghiera e di riflessione sulla difficile situazione che sta vivendo il nostro mondo. Pur vedendo ciò che è buono e ringraziando il Signore, è impossibile non constatare i gravi problemi che gravano sulla nostra epoca: l'ingiustizia, la povertà, le tensioni e i conflitti all'interno dei paesi, ma anche tra di loro. La violenza e il terrorismo costituiscono una piaga particolarmente dolorosa. Quante vite umane distrutte, donne rese vedove, bambini che perdono i genitori e si ritrovano orfani… Quanti sono gli uomini e le donne che vengono feriti nel corpo e nel cuore, o colpiti da un handicap… Quanta distruzione, in pochi minuti, di ciò che è stato costruito durante gli anni, spesso al prezzo di molti sacrifici e di enormi spese!".

  "Come cristiani e musulmani, non siamo forse i primi chiamati a offrire il nostro contributo specifico alla soluzione di questa grave situazione e di questi complessi problemi? È in gioco probabilmente la credibilità delle religioni, ma anche quella dei capi religiosi e di tutti i credenti. Se non teniamo il nostro posto come credenti, molti si interrogheranno sull'utilità delle religioni e sulla nostra coerenza in quanto uomini e donne che si prostrano davanti a Dio".

  "Le nostre due religioni attribuiscono molta importanza e molto spazio all'amore, alla compassione e alla solidarietà. È in questa occasione che desidero condividere con voi il messaggio della prima Enciclica di Sua Santità il Papa Benedetto XVI, 'Deus caritas est' ('Dio è amore'), che fa eco alla 'definizione' più caratteristica di Dio nella Sacra Scrittura dei cristiani: 'Dio è amore' (1 Gv 4, 8). L'amore autentico per Dio è inseparabile dall'amore per gli altri: 'Se uno dicesse: 'Io amo Dio', e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede' (1 Gv 4, 20). Ricordando questo, l'Enciclica sottolinea l'importanza della carità fraterna nella missione della Chiesa: l'amore, per essere credibile, deve essere concreto. È necessario che sia un aiuto offerto a tutti, partendo dai più svantaggiati. L'amore vero deve mettersi al servizio della vita di tutti i giorni, ma anche della ricerca di soluzioni giuste e pacifiche ai gravi problemi che colpiscono il nostro mondo".

  "Le difficoltà quotidiane e i gravi problemi del mondo sollecitano la nostra attenzione e la nostra azione. Chiediamo a Dio, nella preghiera, di aiutarci ad affrontarli con coraggio e determinazione. Laddove possiamo operare insieme, non lavoriamo separati. Il mondo, e noi con lui, ha bisogno di Cristiani e di Musulmani che si rispettano, si stimano e offrono la testimonianza di amarsi e di operare insieme per la gloria di Dio e per il bene di tutti gli uomini.  (...) Chiedo a Dio Onnipotente che tali sentimenti contribuiscano a promuovere, dovunque, rapporti di più grande comprensione e di più ampia cooperazione tra cristiani e musulmani; sarà questo un importante contributo per ristabilire e rafforzare la pace all'interno delle nazioni e tra i popoli, secondo l'auspicio profondo di tutti i credenti e di tutti gli uomini di buona volontà".
CON-DIR/RAMADAN/POUPARD:CELATA                   VIS 20061020 (650)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate sette Presuli della Conferenza Episcopale di Irlanda, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo John McAreavey, di Dromore.

    - Il Vescovo Philip Leo O'Reilly, di Kilmore.

    - Il Vescovo Michael Smith, di Meath.
 
    - Il Vescovo Philip Boyce, O.C.D., di Raphoe.

    - L'Arcivescovo Dermot Clifford, di Cashel.

    - Il Vescovo John Magee, S.P.S., di Cloyne.

    - Il Vescovo John Buckley, di Cork and Ross.
AL/.../...                                         VIS 20061020 (90)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Edwin Colaço, finora Vescovo di Amravati (India), Vescovo di Aurangabad (superficie: 64.525; popolazione: 10.176.000; cattolici: 14.300; sacerdoti: 42; religiosi: 179), India.
NER/.../COLAÇO                             VIS 20061020 (40)


giovedì 19 ottobre 2006

VERONA: DISCORSO DEL PAPA CONVEGNO ECCLESIALE ITALIANO


CITTA' DEL VATICANO, 19 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina all'arrivo a Verona, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato alla Fiera dove ha pronunciato un discorso davanti a più di 2.700 persone - Vescovi, conferenzieri e delegati di tutte le diocesi italiane - che partecipano questa settimana al IV Convegno Ecclesiale Italiano, sul tema: "Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo".

  I precedenti tre Convegni Ecclesiali si sono svolti a Roma nel 1976, sul tema: "Evangelizzazione e promozione umana"; a Loreto nel 1985, sul tema: "Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini" e a Palermo nel 1995, sul tema: "Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia".

  "Questo IV Convegno nazionale" - ha detto il Papa - "è una nuova tappa del cammino di attuazione del Vaticano II, che la Chiesa italiana ha intrapreso fin dagli anni immediatamente successivi al grande Concilio (...); un cammino proteso all'evangelizzazione (...); in stretta e costante unione con il Successore di Pietro".

  Benedetto XVI ha ricordato i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II che con i loro interventi ai Convegni precedenti "hanno rafforzato nella Chiesa italiana la fiducia di poter operare affinché la fede in Gesù Cristo continui ad offrire, anche agli uomini e alle donne del nostro tempo, il senso e l'orientamento dell'esistenza".

  "La risurrezione di Cristo" - ha proseguito il Santo Padre, affrontando il tema al centro dell'attenzione del Convegno - "è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli Apostoli sono stati testimoni e non certo creatori. Nello stesso tempo essa non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena; è invece la più grande 'mutazione' mai accaduta, il 'salto' decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l'ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l'intero universo: per questo la risurrezione di Cristo è il centro della predicazione e della testimonianza cristiana, dall'inizio e fino alla fine dei tempi".

  La risurrezione "ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé. Tutto ciò avviene concretamente attraverso la vita e la testimonianza della Chiesa (...). La nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana della nostra vita, ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in noi col Battesimo: siamo chiamati infatti a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto, in quella comunità di uomini entro la quale viviamo".

  Riferendosi alla situazione italiana il Santo Padre ha affermato: "L'Italia di oggi si presenta a noi come un terreno profondamente bisognoso e al contempo molto favorevole per una tale testimonianza. Profondamente bisognoso, perché partecipa di quella cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo".

  "Nella medesima linea, l'etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell'utilitarismo, con l'esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell'umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente".

  "L'Italia però, come accennavo" - ha detto ancora il Pontefice - "costituisce al tempo stesso un terreno assai favorevole per la testimonianza cristiana. La Chiesa, infatti, qui è una realtà molto viva, che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione. Le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate e continuano a produrre frutti. (...) Si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà. Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede".

  "Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia".

  "Il cristianesimo è infatti aperto a tutto ciò che di giusto, vero e puro vi è nelle culture e nelle civiltà (...). I discepoli di Cristo riconoscono pertanto e accolgono volentieri gli autentici valori della cultura del nostro tempo, come la conoscenza scientifica e lo sviluppo tecnologico, i diritti dell'uomo, la libertà religiosa, la democrazia. Non ignorano e non sottovalutano però quella pericolosa fragilità della natura umana che è una minaccia per il cammino dell'uomo in ogni contesto storico; in particolare, non trascurano le tensioni interiori e le contraddizioni della nostra epoca. Perciò l'opera di evangelizzazione non è mai un semplice adattarsi alle culture, ma è sempre anche una purificazione, un taglio coraggioso che diviene maturazione e risanamento, un'apertura che consente di nascere a quella 'creatura nuova' che è il frutto dello Spirito Santo".

 "Come ho scritto nell'Enciclica 'Deus caritas est', all'inizio dell'essere cristiano (...) non c'è una decisione etica o una grande idea, ma l'incontro con la Persona di Gesù Cristo (...). La fecondità di questo incontro si manifesta, in maniera peculiare e creativa, anche nell'attuale contesto umano e culturale, anzitutto in rapporto alla ragione che ha dato vita alle scienze moderne e alle relative tecnologie. (...) La corrispondenza tra le sue strutture e le strutture reali dell'universo (...) suscita la nostra ammirazione e pone una grande domanda. Implica infatti che l'universo stesso sia strutturato in maniera intelligente, in modo che esista una corrispondenza profonda tra la nostra ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura. Diventa allora inevitabile chiedersi se non debba esservi un'unica intelligenza originaria, che sia la comune fonte dell'una e dell'altra".

  "Così proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze ci riporta verso il 'Logos' creatore. Viene capovolta la tendenza a dare il primato all'irrazionale, al caso e alla necessità, a ricondurre ad esso anche la nostra intelligenza e la nostra libertà. Su queste basi diventa anche di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell'intrinseca unità che le tiene insieme".
 
  Il Santo Padre ha affermato ancora che: "La persona umana non è (...) soltanto ragione e intelligenza. Porta dentro di sé (...) il bisogno di amore, di essere amata e di amare a sua volta. (...) Ritorna dunque, insistente, la domanda se nella nostra vita ci possa essere uno spazio sicuro per l'amore autentico e, in ultima analisi, se il mondo sia davvero l'opera della sapienza di Dio".

  Sottolineando che: "il Creatore del cielo e della terra, l'unico Dio che è la sorgente di ogni essere ama personalmente l'uomo, lo ama appassionatamente e vuole essere a sua volta amato da lui", il Papa ha affermato che in Gesù Cristo "Dio si fa uno di noi, nostro fratello in umanità, e addirittura sacrifica la sua vita per noi".

  "Proprio perché ci ama veramente, Dio rispetta e salva la nostra libertà. Al potere del male e del peccato (...) preferisce porre il limite della sua pazienza e della sua misericordia, quel limite che è, in concreto, la sofferenza del Figlio di Dio".

  Benedetto XVI ha rilevato che "La croce ci fa giustamente paura, come ha provocato paura e angoscia in Gesù Cristo: essa però non è negazione della vita, da cui per essere felici occorra sbarazzarsi. È invece il 'sì' estremo di Dio all'uomo, l'espressione suprema del suo amore e la scaturigine della vita piena e perfetta: contiene dunque l'invito più convincente a seguire Cristo sulla via del dono di sé".

  Il Papa ha sottolineato la necessità di "essere sempre pronti a dare risposta (apo-logia) a chiunque ci domandi ragione (logos) della nostra speranza (...) con quella forza mite che viene dall'unione con Cristo. Dobbiamo farlo a tutto campo, sul piano del pensiero e dell'azione, dei comportamenti personali e della testimonianza pubblica. (...) Il Signore ci guidi a vivere questa unità tra verità e amore nelle condizioni proprie del nostro tempo, per l'evangelizzazione dell'Italia e del mondo di oggi".

  "Un'educazione vera" - ha proseguito il Pontefice - "ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive (...), indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l'amore in tutta la sua bellezza. (...) Tra le molteplici forme di questo impegno non posso non ricordare, in particolare, la scuola cattolica, perché nei suoi confronti sussistono ancora, in qualche misura, antichi pregiudizi, che generano ritardi dannosi, e ormai non più giustificabili, nel riconoscerne la funzione e nel permetterne in concreto l'attività".

  Sottolineando che: "La Chiesa in Italia ha una grande tradizione di vicinanza, aiuto e solidarietà verso i bisognosi, gli ammalati, gli emarginati" - Benedetto XVI ha detto che è: "quanto mai importante che tutte queste testimonianze di carità conservino sempre alto e luminoso il loro profilo specifico, nutrendosi di umiltà e di fiducia nel Signore, mantenendosi libere da suggestioni ideologiche e da simpatie partitiche, e soprattutto misurando il proprio sguardo sullo sguardo di Cristo: è importante dunque l'azione pratica ma conta ancora di più la nostra partecipazione personale ai bisogni e alle sofferenze del prossimo".

  Riguardo alle responsabilità civili e politiche dei cattolici, tema affrontato dal Convegno, il Papa ha ricordato la nota distinzione fra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio ed ha detto: "La stessa libertà religiosa, che avvertiamo come un valore universale, particolarmente necessario nel mondo di oggi, ha qui la sua radice storica. La Chiesa, dunque, non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico".

  Il Santo Padre ha sottolineato che: "Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo".

  "Una speciale attenzione e uno straordinario impegno sono richiesti oggi da quelle grandi sfide nelle quali vaste porzioni della famiglia umana sono maggiormente in pericolo: le guerre e il terrorismo, la fame e la sete, alcune terribili epidemie. Ma occorre anche fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale. La testimonianza aperta e coraggiosa che la Chiesa e i cattolici italiani hanno dato e stanno dando a questo riguardo sono un servizio prezioso all'Italia, utile e stimolante anche per molte altre Nazioni".

  "La nostra vera forza" per affrontare i doveri e le responsabilità - ha ribadito il Pontefice - è nutrirci della parola e del corpo di Cristo, adorarlo presente nell'Eucaristia. "Nell'unione a Cristo ci precede e ci guida la Vergine Maria (...) . In Lei incontriamo, pura e non deformata, la vera essenza della Chiesa e così, attraverso di Lei, impariamo a conoscere e ad amare il mistero della Chiesa (...), impariamo a resistere a quella 'secolarizzazione interna' che insidia la Chiesa nel nostro tempo, in conseguenza dei processi di secolarizzazione che hanno profondamente segnato la civiltà europea".

  Al termine del suo discorso il Papa si è diretto al Palazzo Episcopale di Verona per la seconda colazione.

  Nel pomeriggio alle 16:00 il Santo Padre presiederà una Concelebrazione Eucaristica nello Stadio di Bentegodi di Verona e al termine rientrerà in Vaticano.
PV-ITALIA/CONVEGNO ECCLESIALE/VERONA             VIS 20061019 (2130)


TELEGRAMMA DI CORDOGLIO SCOMPARSA CARDINALE POMPEDDA


CITTA' DEL VATICANO, 19 OTT. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo il testo del telegramma di cordoglio che il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Vescovo Sebastiano Sanguinetti, Amministratore Apostolico di Ozieri (Italia), per la morte, avvenuta ieri a Roma, all'età di 77 anni, del Cardinale Mario Francesco Pompedda, Prefetto emerito del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

  "Nell'apprendere la notizia della scomparsa, dopo lunga malattia, del Cardinale Mario Francesco Pompedda, illustre figlio di codesta terra, desidero esprimere a Lei e all'intera comunità diocesana la mia profonda partecipazione al lutto che colpisce quanti conobbero e stimarono il compianto Porporato, insigne giurista e per tanti anni solerte collaboratore della Santa Sede, in particolare nel Tribunale della Rota Romana e nella Segnatura Apostolica, rendendo ovunque una apprezzata testimonianza di zelo sacerdotale e di fedeltà al Vangelo. Mentre elevo fervide preghiere al Signore affinché, auspice la Vergine Maria, voglia donare al defunto Cardinale il premio eterno promesso ai suoi fedeli discepoli, invio di cuore a Lei ed a quanti ne piangono la dipartita, una speciale confortatrice Benedizione Apostolica".

  Il Santo Padre presiederà la Liturgia Esequiale per il defunto Cardinale Pompedda, all'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, alle 17:00 di venerdì 20 ottobre.
TGR/SCOMPARSA/POMPEDDA                           VIS 20061019 (210)


IN BREVE


PAPA BENEDETTO XVI HA INDIRIZZATO UN MESSAGGIO al Signor Jacques Diouf, DIRETTORE GENERALE dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (F.A.O.), in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione che si celebra ogni anno il 16 ottobre, e che quest'anno ha per tema: "Investire nell'agricoltura per la sicurezza alimentare". Il Papa scrive: "Nella tradizione cristiana, il lavoro agricolo assume un più profondo significato, sia per lo sforzo e le privazioni che comporta ed anche perchè offre una esperienza privilegiata della presenza di Dio e del suo amore per le creature. Cristo stesso usa immagini tratte dal mondo agricolo per parlare del suo Regno, mostrando così grande rispetto per questa forma di lavoro. (...) Oggi" - conclude il Pontefice - "pensiamo specialmente a coloro che hanno dovuto abbandonare le loro terre a causa di conflitti, catastrofi naturali e per la scarsità di attenzione che la società riserva al settore agrario".

IL CARDINALE STANISLAW DZIWISZ, ARCIVESCOVO METROPOLITA DI CRACOVIA (Polonia), prenderà possesso del Titolo di Santa Maria del Popolo (Piazza del Popolo, 12, Roma), martedì 24 ottobre, alle 18:00, come annuncia un Comunicato, pubblicato oggi, dall'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.
.../IN BREVE/...                                   VIS 20061019 (200)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 19 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Chilaw (Sri Lanka), presentata dal Vescovo Frank Marcus Fernando, O.M.I., per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Warnakulasurya Wadumestrige Devasritha Valence Mendis, Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Vescovo Pierre d'Ornellas, finora Ausiliare di Parigi (Francia), Arcivescovo Coadiutore di Rennes (superficie: 6.775; popolazione: 930.500; cattolici: 817.000; sacerdoti: 476; religiosi: 1.387; diaconi permanenti: 26), Francia.

    Il Cardinale Lubomyr Husar, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyc, con il consenso del Sinodo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, ha trasferito, a norma del canone 85 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, il Vescovo Vasyl Semeniuk da Ausiliare dell'Eparchia di Ternopil-Zboriv degli Ucraini (superficie: 8.346; popolazione: 760.400; cattolici: 479.052; sacerdoti: 248; religiosi: 79; diaconi permanenti: 2), Ucraina, ad Eparca residenziale della medesima sede.
RE:NEC:NER/.../...                                   VIS 20061019 (150)


mercoledì 18 ottobre 2006

GIUDA ISCARIOTA: MISTERO DEL PROGETTO SALVIFICO


CITTA' DEL VATICANO, 18 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale odierna, tenutasi in Piazza San Pietro, con la partecipazione di 30.000 persone, alle figure degli Apostoli Giuda Iscariota e al suo successore nel gruppo dei dodici Mattia.

  "Terminando oggi di percorrere la galleria dei ritrarti degli Apostoli chiamati direttamente da Gesù durante la sua vita terrena" - ha detto il Pontefice - "non possiamo omettere di menzionare colui che è sempre nominato per ultimo nelle liste dei Dodici: Giuda Iscariota".

  "Si tratta dunque di una figura appartenente al gruppo di coloro che Gesù si era scelti come stretti compagni e collaboratori. Ciò suscita due domande nel tentativo di dare una spiegazione ai fatti accaduti. La prima consiste nel chiederci come mai Gesù abbia scelto quest'uomo e gli abbia dato fiducia. (...) Il mistero della scelta rimane, tanto più che Gesù pronuncia un giudizio molto severo su di lui: 'Guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito!'. Ancora di più si infittisce il mistero circa la sua sorte eterna, sapendo che Giuda 'si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani (...). Benché egli si sia poi allontanato per andare a impiccarsi, non spetta a noi misurare il suo gesto, sostituendoci a Dio infinitamente misericordioso e giusto".

  "Una seconda domanda riguarda il motivo del comportamento di Giuda: perché egli tradì Gesù?" - si è chiesto il Papa ed ha enumerato diverse ipotesi: "Alcuni ricorrono al fattore della sua cupidigia di danaro; altri sostengono una spiegazione di ordine messianico: Giuda sarebbe stato deluso nel vedere che Gesù non inseriva nel suo programma la liberazione politico-militare del proprio Paese".

   Benedetto XVI ha osservato che i testi evangelici spiegano il tradimento di Giuda "insistendo su un altro aspetto: Giovanni dice espressamente che 'il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo'. (...) In questo modo, si va oltre le motivazioni storiche, e si spiega la vicenda in base alla responsabilità personale di Giuda, il quale cedette miseramente ad una tentazione del Maligno. Il tradimento di Giuda rimane, in ogni caso, un mistero. Gesù lo ha trattato da amico, però nei suoi inviti a seguirlo sulla via delle beatitudini, non forzava le volontà né le premuniva dalle tentazioni di Satana, rispettando la libertà umana. In effetti, le possibilità di perversione del cuore umano sono davvero molte. L'unico modo di ovviare ad esse consiste nel (...) mettersi sempre di nuovo dalla parte di Gesù (...). Dobbiamo cercare, giorno per giorno, di fare piena comunione con Lui".

  "Anche Giuda si è pentito" - ha detto ancora il Papa - "ma il suo pentimento è degenerato in disperazione e così è divenuto autodistruzione. È per noi un invito a tener sempre presente quanto dice San Benedetto (...): 'Non disperare mai della misericordia divina'".

  "Del resto, quando pensiamo al ruolo negativo svolto da Giuda dobbiamo inserirlo nella superiore conduzione degli eventi da parte di Dio. Il suo tradimento ha condotto alla morte di Gesù, il quale trasformò questo tremendo supplizio in spazio di amore salvifico e in consegna di sé al Padre. (...) Nel suo misterioso progetto salvifico, Dio assume il gesto inescusabile di Giuda come occasione del dono totale del Figlio per la redenzione del mondo. A conclusione, vogliamo anche ricordare colui che dopo la Pasqua venne eletto al posto del traditore. Nella Chiesa di Gerusalemme furono due ad essere proposti dalla comunità (...) Giuseppe e Mattia. Proprio quest'ultimo fu il prescelto, così che 'fu associato agli undici Apostoli'. Di lui non sappiamo altro, se non che anch'egli era stato testimone di tutta la vicenda terrena di Gesù, rimanendo a Lui fedele fino in fondo. Alla grandezza di questa sua fedeltà si aggiunse poi la chiamata divina a prendere il posto di Giuda, quasi compensando il suo tradimento. Ricaviamo da qui un'ultima lezione: anche se nella Chiesa non mancano cristiani indegni e traditori, spetta a ciascuno di noi controbilanciare il male da essi compiuto con la nostra limpida testimonianza a Gesù Cristo".

  Al termine dell'Udienza, il Papa, ricordando l'incidente della Metropolitana di Roma, che ha causato la morte di una giovane donna e il ferimento di 236 persone, ha detto: "Ho appreso con profonda sofferenza la notizia dell'incidente avvenuto ieri mattina nella Metropolitana di Roma. In questo momento di dolore, sono particolarmente vicino a quanti sono stati colpiti dal tragico evento; ad essi desidero esprimere sentimenti di conforto e di affetto, assicurando uno speciale ricordo nella preghiera.
AG/GIUDA ISCARIOTA/...                               VIS 20061018 (750)


IN BREVE


L'ARCIVESCOVO CELESTINO MIGLIORE, OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, è intervenuto ieri a New York, al Secondo Comitato della 61 Sessione dell'Assemblea Generale, sul tema: "Questioni di politica macroeconomica: commercio internazionale e sviluppo". Il Nunzio Apostolico ha ribadito "l'urgente necessità di arrivare ad un accordo davanti alle gravi conseguenze che gli effetti dei rapporti commerciali hanno su le persone più vulnerabili nel mondo ed in ultima analisi per la loro dignità".

IL MONSIGNOR ANTHONY FRONTIERO, OFFICIALE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, è intervenuto il 9 ottobre scorso, alla riunione annuale di attuazione degli impegni assunti, nell'ambito dei diritti umani, dagli Stati partecipanti all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OCSE), (Varsavia, 2-13 ottobre 2006). Monsignor Frontiero ha espresso la convinzione della Santa Sede: "che l'autentica democrazia è possibile solo in uno stato di diritto, e sulla base di una corretta concezione della persona umana e della sua dignità".
.../IN BREVE/...                                   VIS 20061018 (170)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 18 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto nella giornata di ieri in udienza l'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".
AP/.../...                                         VIS 20061018 (30)

IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 18 OTT. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo i dati relativi ai Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Cardinale Dino Monduzzi, Prefetto emerito della Casa Pontificia, il 13 ottobre, all'età di 84 anni.

- Il Vescovo Francisco Austregésilo de Mesquita, emerito di Afogados da Ingazeira (Brasile), il 9 ottobre, all'età di 82 anni.

- Il Vescovo Germán García Isaza, C.M., di Apartadó (Colombia), l'11 ottobre, all'età di 70 anni.

- Il Vescovo Pavel Hnilica, S.I., (Slovacchia), Vescovo titolare di Rusado, l'8 ottobre, all'età di 85 anni.

- Il Vescovo Joseph Marie Nguyên Quang Tuyên, di Bac Ninh (Viêt Nam), il 24 settembre, all'età di 61 anni.

- L'Arcivescovo Auguste Nobou, emerito di Korhogo (Costa d'Avorio), il 12 ottobre, all'età di 78 anni.

- L'Arcivescovo Michel Yatim, emerito di Lattaquié dei Greco-Melkiti (Siria), all'età di 85 anni.
.../DEFUNTI/...                                   VIS 20061018 (140)

martedì 17 ottobre 2006

CARDINALE MONDUZZI: PAZIENZA VIA PER CONFORMARSI A CRISTO


CITTA' DEL VATICANO, 17 OTT. 2006 (VIS). Alle 17:00 di ieri, all'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato la Liturgia Esequiale del Cardinale Dino Monduzzi, Prefetto emerito della Casa Pontificia, mancato venerdì scorso all'età di 84 anni.

  "Ci piace pensare il caro Cardinale Monduzzi" - ha detto il Papa nell'omelia - "tra le braccia amorevoli del Padre celeste, che lo ha chiamato a sé dopo una lunga e sofferta malattia. Ripercorriamo con la memoria la sua non breve esistenza, animata da una fede evangelica semplice e profonda, appresa fin dalla prima infanzia in famiglia e nella comunità cristiana di Brisighella, dove era nato il 2 aprile 1922".

  Il Santo Padre ha ricordato che il defunto Cardinale aderì da ragazzo all'Azione Cattolica e "rispose con pronta generosità alla chiamata di Dio. (...) Ordinato sacerdote nel 1945 nella sua Brisighella, iniziò il ministero sacerdotale in diocesi, per recarsi poco dopo a Roma, dove, terminati gli studi giuridici, fu chiamato a far parte del gruppo di sacerdoti e laici impegnati in interessanti attività pastorali di risveglio religioso e morale, denominate 'Missioni sociali'".

  "Tale moderna forma di evangelizzazione" - ha proseguito il Pontefice - "lo condusse in Calabria e in Sardegna e lo preparò all'impegno quasi pionieristico di cappellano dei braccianti e dei contadini presso l'Ente Riforma Agraria del Fucino, che tante speranze dischiudeva in una zona caratterizzata da pesante depressione umana. (...) Dopo questi anni di intenso lavoro apostolico, nel 1959 fu chiamato al servizio della Santa Sede per ricoprire l'incarico di Segretario dell'Ufficio di Maestro di Camera e, nel 1967, (...) fu nominato Segretario e Reggente del Palazzo Apostolico".

  "Il suo fu un lungo e apprezzato servizio reso a ben quattro Pontefici" - ha ricordato Benedetto XVI - "che nel 1986 fu coronato dalla nomina a Prefetto della Casa Pontificia". Infine nel 1998 fu da Papa Giovanni Paolo II annoverato tra i membri del Collegio Cardinalizio.

  "Il Cardinale Monduzzi, dopo un lungo itinerario umano e sacerdotale, giunge ora alla patria celeste, patria promessa a coloro che spendono la vita al servizio di Dio e dei fratelli. Per il Regno dei cieli egli ha lavorato vedendo negli incontri con la gente occasioni preziose per suscitare la nostalgia delle cose di lassù e l'amore per la Chiesa 'germe e inizio' del Regno di Dio. (...) Come Prefetto della Casa Pontificia ebbe modo di incontrare gli uomini più potenti del mondo, che accolse con la cortesia, con il calore e la simpatia che nascevano dalla sua fede convinta e dalle sue origini romagnole".

  Il Papa ha concluso l'omelia ricordando il motto episcopale scelto dal Porporato "Patientiam praeficere caritati" al quale "egli si ispirava costantemente. (...) In ogni circostanza, infatti, seppe trovare nella virtù della pazienza la via maestra per conformare la sua vita a Cristo, sopportando difficoltà e sofferenze, e cercando di esercitare la carità verso tutti".
HML/.../MONDUZZI                               VIS 20061017 (490)


MESSAGGIO TELEVISIVO "GIORNATA GIOVANNI PAOLO II " POLONIA


CITTA' DEL VATICANO, 17 OTT. 2006 (VIS). In occasione della "Giornata di Giovanni Paolo II", che da sei anni si celebra in Polonia il 16 ottobre, anniversario dell'elezione al Pontificato di Karol Wojtyla, un Messaggio televisivo del Santo Padre Benedetto XVI ai polacchi, trasmesso ieri dalla Televisione Polacca.

  Ricordando il giorno dell'elezione di Giovanni Paolo II, il Santo Padre risente ancora "l'eco delle sue parole, umili, sagge e piene di dedizione, quando rispose alla domanda se accettava la scelta fatta dai Cardinali" e ricorda "il Suo profetico richiamo. 'Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!'".

  "Ringrazio Dio" - continua il Pontefice - "che con queste immagini nel cuore ho potuto trascorrere più di due decenni al Suo fianco, godendo della sua benevolenza e amicizia, e che oggi posso continuare la sua opera sotto il Suo sguardo protettore dalla casa del Padre. Ringrazio Dio per la sua vita spesa nell'amore di Cristo e degli uomini, che ha arricchito le vicende di tutta l'umanità con la grazia dello Spirito Santo, in atteggiamento di fraternità e di pace. Infine ringrazio Dio per la testimonianza della sua sofferenza unita alla tribolazione di Cristo fino alla morte - testimonianza, che ci dà la forza per vivere e ci consolida nella speranza dell'eternità".

  Benedetto XVI sottolinea l'amore di Giovanni Paolo II per la Chiesa in Polonia che "amava come madre che Gli aveva dato la vita nella fede (...). Ma la amava anche come comunità sempre unita intorno ai Pastori, esposta nel passato alla sofferenza di diverse persecuzioni, ma sempre fedele ai valori evangelici". Quando la Polonia riacquistò la libertà Egli "non smise di darsi premura, affinché i suoi connazionali imparassero a vivere la libertà dei figli di Dio e non dei figli di questo mondo, e affinché conservassero la fede".

  "Consapevole di questa eredità che Egli ha lasciato alla Chiesa che è in Polonia sono venuto quest'anno tra voi con il richiamo paolino: 'Rimanete forti nella fede'. (...) Prego Dio affinché conservi la fede alle generazioni future di codesta nobile Terra. Vi ringrazio in modo speciale per tutti i segni di amorevole unione con il Papa che è succeduto al vostro grande Connazionale. Affido al vostro sostegno spirituale il mio servizio per la Chiesa e per il mondo".

 Il Papa conclude il Messaggio con queste parole: "La memoria di Giovanni Paolo II, lo studio della sua opera e del suo insegnamento, vi avvicinino a Cristo. Siano il nodo dell'unità nella comune premura per il futuro della Chiesa e della nazione".
MESS/ANNIVERSARIO ELEZIONE/GIOVANNI PAOLO II    VIS 20061017 (440)


CELEBRAZIONI PRESIEDUTE DAL PAPA NOVEMBRE-DICEMBRE

CITTA' DEL VATICANO, 17 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina l'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha reso pubblico il calendario delle Celebrazioni presiedute dal Santo Padre Benedetto XVI dal 2 novembre al 31 dicembre 2006.

NOVEMBRE

Giovedì 2: Nelle Grotte Vaticane, alle ore 18:00: Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Momento di preghiera per i Sommi Pontefici defunti.

Sabato 4: All'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, alle ore 11:30, Santa Messa in suffragio dei Cardinali e Vescovi defunti nel corso dell'anno.

28 Martedì - 1 (dicembre) venerdì: Viaggio Apostolico in Turchia.

RITO DI BEATIFICAZIONE APPROVATO DAL SANTO PADRE

5 XXXI Domenica "per annum": San Paolo (Brasile), Cattedrale, ore 10:00. Beatificazione del Servo di Dio: Mariano de la Mata Aparicio.

DICEMBRE

Sabato 2: Sabato della I Domenica di Avvento:  Nella Basilica Vaticana, alle ore 17:00, Primi Vespri.

Venerdì 8: Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Piazza di Spagna, ore 16:00. Atto di venerazione all'Immacolata.

Domenica 10: II Domenica di Avvento: Visita pastorale alla Parrocchia romana di Santa Maria Stella dell'Evangelizzazione. Ore 9:00, Santa Messa.

Domenica 24: Solennità del Natale del Signore. Nella Basilica Vaticana, alle ore 24:00, Santa Messa della Notte.

Lunedì 25: Solennità del Natale del Signore. Dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, alle ore 12:00, Benedizione "Urbi et Orbi".

Domenica 31: Basilica Vaticana, alle ore 18:00, Primi Vespri in ringraziamento per l'anno trascorso.

RITO DI BEATIFICAZIONE APPROVATO DAL SANTO PADRE

Domenica 3: I Domenica di Avvento: Ollur (Arcidiocesi di Trichur, India). Beatificazione della Serva di Dio Eufrasia del Sacro Cuore di Gesù Eluvathingal.
OCL/CALENDARIO CELEBRAZIONI/...                       VIS 20061017 (320)


NON C'E ANTITESI ANTITERRORISMO E PROTEZIONE DIRITTI UMANI

CITTA' DEL VATICANO, 17 OTT. 2006 (VIS). Ieri a New York, l'Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Sana Sede presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, è intervenuto al VI Comitato dell'Assemblea Generale in merito alla lotta al terrorismo internazionale.

  Il Nunzio Apostolico ha rilevato che attualmente il terrorismo è "una rete sofisticata di collusione politica, economica e tecnica che oltrepassa le frontiere nazionali per abbracciare il mondo intero", per cui è oltremodo urgente istituire un "Trattato Generale sul Terrorismo Internazionale". 

  Il Trattato deve postulare innanzitutto che "efficaci misure antiterrorismo e la salvaguardia dei diritti umani non sono obiettivi in conflitto fra loro. (...) L'assoluta inaccettabilità del terrorismo risiede proprio nel fatto che strumentalizza persone innocenti per perseguire i suoi fini. (...) La strategia antiterrorista non deve sacrificare i diritti umani fondamentali in nome della sicurezza, ma deve astenersi dall'adottare misure selettive che attentano proprio ai valori che intende salvaguardare".

  "Non si deve mai permettere ai terroristi di approfittare di tale carenza degli stati per portare avanti le loro azioni" - ha soggiunto l'Arcivescovo - "D'altra parte, nemmeno il disprezzo dei terroristi della vita e della dignità umana può giustificare che si neghi loro un trattamento conforme al diritto umanitario internazionale".

  Il Trattato Generale sul Terrorismo Internazionale deve rendere chiaro che "nessuna causa, per quanto giusta possa essere, può giustificare o legittimare l'uccisione deliberata (...) della popolazione civile. Anche il diritto legittimo di resistere ad autorità ingiuste e il diritto all'auto-determinazione e alla liberazione nazionale, non devono minacciare il tessuto sociale e l'ordine pubblico interno".

  "Il terrorismo" - ha sottolineato l'Arcivescovo - "è una manifestazione culturale (...) di percezioni distorte della realtà, di complessi xenofobi, di disprezzo per l'altro (...) di cinico abuso della religione. Di fronte a tale fenomeno, non bastano i provvedimenti legislativi e le armi; dobbiamo rispondere anche con strumenti culturali in grado di convincere che esistono alternative non violente per affrontare autentiche ragioni di malcontento. (...) La lotta al terrorismo deve comprendere un coraggioso e risoluto impegno politico, diplomatico ed economico per risolvere situazioni di oppressine ed emarginazione che facilitano i disegni dei terroristi".

  "Si deve fermamente dichiarare che le ingiustizie che esistono nel mondo non devono essere usate per giustificare il ricorso ad atti di terrorismo, e si deve notare che le vittime del sovvertimento dell'ordine che il terrorismo cerca di provocare, comprendono milioni di uomini e donne non in grado di resistere ad un crollo della solidarietà internazionale. La pretesa dei terroristi di agire per conto dei poveri è una chiara menzogna".

  "Le religioni e il dialogo interreligioso" - ha concluso il Nunzio Apostolico - "hanno un ruolo fondamentale nel ribadire che le incitazioni all'odio e alla violenza dei terroristi sono in antitesi con la religione autentica".
DELSS/ANTITERRORISMO/MIGLIORE                   VIS 20061017 (470)


ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 17 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Monsignor Stephen Brislin, Vescovo di Kroonstad (superficie: 30.248; popolazione: 946.000; cattolici: 87.000; sacerdoti: 17; religiosi: 13; diaconi permanenti: 10), Sud Africa. Il Vescovo eletto, finora Amministratore diocesano della medesima Diocesi, è nato nel 1956 a Welkom (Sud Africa) ed è stato ordinato sacerdote nel 1983.

- Ha nominato il Vescovo Leonardo Yuson Medroso, finora Vescovo di Borongan (Filippine), Vescovo di Tagbilaran (superficie: 1.734; popolazione: 623.000; cattolici: 553.000; sacerdoti: 153; religiosi: 90), Filippine.

- Ha nominato il Vescovo William Kenney, C.P., finora Ausiliare di Stoccolma (Svezia), Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Birmingham (superficie: 8.735; popolazione: 5.245.000; cattolici: 286.442; sacerdoti: 358; religiosi: 705; diaconi permanenti: 76), Gran Bretagna.

- Ha nominato il Padre Abdo Arbach, B.C., Esarca Apostolico per i fedeli greco-melkiti cattolici residenti in Argentina. Il Vescovo eletto, attualmente Direttore della scuola dell'Ordine Basiliano Choueirita a Zahlé (Libano), è nato nel 1952 a Yabroud (Siria), ha emesso i voti perpetui nell'Ordine Basiliano Choueirita nel 1977 ed è stato ordinato sacerdote nel 1980.

- Ha concesso il Suo assenso all'elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco-Melkita cattolica del Padre Michel Abrass dell'Ordine Basiliano Aleppino, elevandolo alla dignità episcopale. Il Vescovo eletto è nato ad Aleppo (Siria) nel 1948 ed è stato ordinato sacerdote nel 1981. È Professore di Liturgia all'Università di Kaslik (Libano).

  In data 14 ottobre 2006, il Patriarca Greco-Melkita cattolico, Sua Beatitudine Gregorios III Laham, con il consenso del Sinodo della Chiesa Greco-Melkita cattolica, ha trasferito a norma del canone 85, paragrafo 2, del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, il Vescovo Georges Haddad, da Vescovo di Mira ad Arcivescovo di Baniyas, Cesarea di Filippo e Paneade dei Greco-Melkiti.
NER:NEA:NA/.../...                                   VIS 20061017 (290)


lunedì 16 ottobre 2006

LEGATO PONTIFICIO CELEBRAZIONI LIBERTÀ DELL'UNGHERIA


CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2006 (VIS). Oggi è stata pubblicata una Lettera Pontificia, redatta in latino e datata 23 settembre, con la quale il Santo Padre Benedetto XVI nomina il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato emerito e Decano del Collegio Cardinalizio, Legato Pontificio alle Celebrazioni della libertà dell'Ungheria, che avranno luogo a Budapest il 22 e il 23 ottobre prossimo.

  La Missione che accompagnerà il Porporato è composta dall'Arcivescovo Juliusz Janusz, Nunzio Apostolico in Ungheria; dal Monsignor Piero Pioppo, Consigliere di Nunziatura in servizio presso la Segreteria di Stato e dal Monsignor Mark Gerard Miles, Segretario di Nunziatura in Ungheria.
BXVI-LETTERA/LEGATO/UNGHERIA:SODANO               VIS 20061016 (110)


SANTI: UOMINI E DONNE CHE LASCIANO TUTTO SEQUELA CRISTO


CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina, sul Sagrato della Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato l'Eucaristia, alla quale hanno assistito 30.000 persone, ed ha proceduto alla Canonizzazione dei Beati: Rafael Guízar Valencia, (1878-1938), Vescovo; Filippo Smaldone, (1848-1923), Presbitero; Rosa Venerini, (1656-1728), Vergine; Théodore Guérin (Anne-Thérèse), (1798-1856), Vergine.

  Commentando nell'omelia il Vangelo del giovane ricco, il Santo Padre ha detto: "Il Santo è proprio quell'uomo, quella donna che, rispondendo con gioia e generosità alla chiamata di Cristo, lascia ogni cosa per seguirlo".

  "Le ricchezze terrene occupano e preoccupano la mente e il cuore. Gesù non dice che sono cattive, ma che allontanano da Dio se non vengono, per così dire, 'investite' per il Regno dei cieli, spese cioè per venire in aiuto di chi è nella povertà".

 Tratteggiando le figure dei nuovi santi, il Santo Padre ha detto del santo messicano Rafael Guízar, che fu il "'Vescovo dei poveri. Nel suo ministero sacerdotale ed episcopale - nella Diocesi di Veracruz - fu un instancabile predicatore di missioni popolari, il modo più adeguato di evangelizzare, servendosi del 'Catechismo della dottrina cristiana'. Essendo una delle priorità della formazione dei sacerdoti, ricostruì il seminario, che considerava 'la pupilla dei suoi occhi'".

  "Che l'esempio di San Rafael Guízar y Valencia sia un appello ai fratelli vescovi e sacerdoti a considerare fondamentali i programmi pastorali, oltre allo spirito di povertà e di evangelizzazione, la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose, e la loro formazione secondo il cuore di Cristo".

  San Filippo Smaldone, italiano, Fondatore della Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori "Sacerdote dal cuore grande, nutrito di costante preghiera e di adorazione eucaristica, fu" - ha detto il Papa - "soprattutto testimone e servo della carità, che manifestava in modo eminente nel servizio ai poveri, in particolare ai sordomuti, ai quali dedicò tutto se stesso".

  "Nei sordomuti" - ha proseguito il Pontefice - "San Filippo Smaldone vedeva riflessa l'immagine di Gesù, ed era solito ripetere che, come ci si prostra davanti al Santissimo Sacramento, così bisogna inginocchiarsi dinanzi ad un sordomuto".

  Della Santa italiana Rosa Venerini, Fondatrice della Congregazione delle Maestre Pie Venerini, Benedetto XVI ha sottolineato che: "non si accontentava di fornire alle ragazze un'adeguata istruzione, ma si preoccupava di assicurare loro una formazione completa, con saldi riferimenti all'insegnamento dottrinale della Chiesa. Il suo stesso stile apostolico continua a caratterizzare ancor oggi la vita della Congregazione delle Maestre Pie Venerini, da lei fondata. E quanto attuale ed importante è anche per l'odierna società il servizio che esse svolgono nel campo della scuola e specialmente della formazione della donna!".

  Ricordando la santa francese Théodore Guérin, Vergine, Fondatrice negli Stati Uniti della Congregazione delle Suore della Provvidenza di Santa Maria "ad Nemus" (v.d. Saint Mary of the Woods), il Papa ha citato le parole che la nuova santa proferì poco prima di morire, nel vedere i numerosi orfanotrofi e scuole che le religiose avevano aperto nello stato americano dell'Indiana: "'Quanto bene è stato compiuto dalle Suore di Saint-Mary-of-the-Woods! Quanto bene ancora maggiore saranno capaci di fare se rimarranno fedeli alla loro santa vocazione!'".

  "La Madre Guérin è una bella figura spirituale e un modello di vita cristiana. Sempre disponibile a svolgere i compiti che la Chiesa le richiedeva, trovava la forza e l'audacia per metterli in opera nell'Eucaristia, nella preghiera e in una infinita fiducia nella Divina Provvidenza. La sua forza interiore la spinse ad un'attenzione particolare verso i poveri, e in particolare verso i bambini".

  Al termine della Messa di canonizzazione e prima della recita dell'Angelus, il Santo Padre ha rivolto parole di saluto alle delegazioni di ciascun paese di origine dei nuovi santi e a tutti i fedeli che hanno partecipato alla canonizzazione.
HML/CANONIZZAZIONE/...                           VIS 20061016 (630)


Copyright © VIS - Vatican Information Service