Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

lunedì 27 gennaio 2014

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 27 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcieparchia di Akka dei Greco-Melkiti (Israele) presentata dall'Arcivescovo Elias Chacour, in conformità al canone 210 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.

- Ha nominato l'Arcivescovo Moussa El-Hage, O.A.M., Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis dell’Arcieparchia di Akka dei Greco-Melkiti (cattolici: 76.700; sacerdoti: 36; religiosi: 36; diaconi permanenti: 5), Israele, attualmente Arcivescovo di Haifa e Terra Santa dei Maroniti (Israele) ed Esarca Patriarcale maronita per Gerusalemme, Palestina e Giordania.

Sabato 25 gennaio il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Mamfe, (Camerun), presentata dal Vescovo Francis Teke Lysinge, per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Andrew Nkea Fuanya, Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Canonico Antonio Suetta, Vescovo della diocesi di Ventimiglia-San Remo (superficie: 715; popolazione: 157.150; cattolici: 151.500; sacerdoti: 101; religiosi: 268; diaconi permanenti: 8), Italia. Il Vescovo eletto è nato nel 1962 a Loano (Italia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. Dal 1987 al 1996 è stato Vicario parrocchiale della parrocchia di Ceslo-Arzeno d’Oneglia; dal 1991 al 1994 Amministratore parrocchiale della medesima parrocchia; dal 1995 al 1997 Amministratore parrocchiale e, in seguito Parroco di Caravonica; dal 1997 al 2009 Parroco-Prevosto di Borgo Verezzi e Direttore della Caritas diocesana. È stato Cappellano delle Carceri di Imperia mentre svolgeva il suo incarico di Vicario parrocchiale di “San Giovanni” in Oneglia; fino al 2009 è stato Co-fondatore e Presidente della Cooperativa Sociale “Il Cammino” per l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani in difficoltà (riabilitazione di ex tossicodipendenti e di ex carcerati). Ha insegnato, presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, Teologia Fondamentale, Ecclesiologia e Mariologia e, dal 2003, insegna le medesime materie nel corso teologico al Seminario maggiore. Dal 2005 svolge l’incarico di Economo Diocesano; dal settembre 2011 è Rettore del Seminario diocesano di Albenga-Imperia, mantenendo l’Ufficio di Economo; dal 2009 è Canonico del Capitolo della Cattedrale. Succede al Vescovo Alberto Maria Careggio, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato Consigliere dello Stato della Città del Vaticano, il Professore Vincenzo Buonomo, Capo Ufficio della Rappresentanza Pontificia presso le Organizzazioni e Organismi delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (F.A.O., I.F.A.D., P.A.M.) e Direttore del Corso di laurea in Giurisprudenza presso la Pontificia Università Lateranense in Roma.

venerdì 24 gennaio 2014

IL SANTO PADRE AL PRESIDENTE HOLLANDE: COLLABORARE COSTRUTTIVAMENTE NELLE QUESTIONI DI INTERESSE COMUNE

Città del Vaticano, 24 gennaio 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza il Presidente della Repubblica Francese, Signor François Hollande, il quale si è successivamente incontrato con l'Arcivescovo Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, che era accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui, è stato rilevato il contributo della religione al bene comune. Nel richiamare i buoni rapporti esistenti tra la Francia e la Santa Sede, è stato ribadito il reciproco impegno a mantenere un dialogo regolare tra lo Stato e la Chiesa cattolica e a collaborare costruttivamente nelle questioni di interesse comune.

Nel contesto della difesa e della promozione della dignità della persona umana, si sono passati in rassegna alcuni argomenti di attualità, quali la famiglia, la bioetica, il rispetto delle comunità religiose e la tutela dei luoghi di culto.

La conversazione è proseguita su temi di carattere internazionale, quali la povertà e lo sviluppo, le migrazioni e l’ambiente. Ci si è soffermati, in particolare, sui conflitti in Medio Oriente e in alcune regioni dell’Africa, auspicando che, nei diversi Paesi interessati, la pacifica convivenza sociale possa essere ristabilita attraverso il dialogo e la partecipazione di tutte le componenti della società, nel rispetto dei diritti di tutti, specialmente delle minoranze etniche e religiose.

IL PAPA ALLA ROTA ROMANA: DIETRO OGNI CAUSA, CI SONO PERSONE CHE ATTENDONO GIUSTIZIA

Città del Vaticano, 24 gennaio 2014 (VIS). "Il vostro ministero, cari giudici e operatori del Tribunale della Rota Romana, (...), è un servizio peculiare a Dio Amore, che è vicino ad ogni persona. (...) Mentre svolgete il lavoro giudiziario, non dimenticate che siete pastori! Dietro ogni pratica, ogni posizione, ogni causa, ci sono persone che attendono giustizia".

Con queste parole il Papa si è rivolto ai Prelati Uditori, agli Officiali e Collaboratori del Tribunale Apostolico della Rota Romana che ha incontrato per la prima volta in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "La dimensione giuridica e la dimensione pastorale del ministero ecclesiale - ha ricordato il Papa - non sono in contrapposizione, perché entrambe concorrono alla realizzazione delle finalità e dell’unità di azione proprie della Chiesa".

"L’attività giudiziaria ecclesiale, che si configura come servizio alla verità nella giustizia - ha sottolineato il Pontefice - ha infatti una connotazione profondamente pastorale, perché finalizzata al perseguimento del bene dei fedeli e alla edificazione della comunità cristiana. (...) Inoltre, cari Giudici, mediante il vostro specifico ministero, voi offrite un competente contributo per affrontare le tematiche pastorali emergenti".

Successivamente il Papa ha tracciato un breve profilo del giudice ecclesiastico dal punto di vista umano, giudiziario e pastorale. "Anzitutto il profilo umano: al giudice è richiesta una maturità umana che si esprime nella serenità di giudizio e nel distacco da vedute personali. Fa parte anche della maturità umana la capacità di calarsi nella mentalità e nelle legittime aspirazioni della comunità in cui si svolge il servizio. Così egli si farà interprete di quell’'animus communitatis' che caratterizza la porzione di Popolo di Dio destinataria del suo operato e potrà praticare una giustizia non legalistica e astratta, ma adatta alle esigenze della realtà concreta".

"Il secondo aspetto è quello giudiziario. Oltre ai requisiti di dottrina giuridica e teologica, nell’esercizio del suo ministero il giudice si caratterizza per la perizia nel diritto, l’obiettività di giudizio e l’equità, giudicando con imperturbabile e imparziale equidistanza. Inoltre nella sua attività è guidato dall’intento di tutelare la verità, nel rispetto della legge, senza tralasciare la delicatezza e umanità proprie del pastore di anime".

"Il terzo aspetto è quello pastorale. In quanto espressione della sollecitudine pastorale del Papa e dei Vescovi, al giudice è richiesta non soltanto provata competenza, ma anche genuino spirito di servizio. Egli è il servitore della giustizia, chiamato a trattare e giudicare la condizione dei fedeli che con fiducia si rivolgono a lui, imitando il Buon Pastore che si prende cura della pecorella ferita. Per questo - ha concluso il Pontefice - è animato dalla carità pastorale; quella carità che Dio ha riversato nei nostri cuori mediante 'lo Spirito Santo che ci è stato dato'. La carità - scrive San Paolo - 'è il vincolo della perfezione' e costituisce l’anima anche della funzione del giudice ecclesiastico"

UDIENZE

Città del Vaticano, 24 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- L'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

- S.E. Monsignor Pio Vito Pinto, Decano del Tribunale della Rota Romana.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 24 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Ronald William Gainer, Vescovo di Harrisburg (superficie: 19.839; popolazione: 2.224.542; cattolici: 249.238; sacerdoti: 169; religiosi: 369; diaconi permanenti: 69), Stati Uniti d'America. È stato finora Vescovo di Lexington, Stati Uniti d'America.

- Il Reverendo Herwig Gössl, Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Bamberg (superficie: 10.290; popolazione: 2.163.804; cattolici: 713.781; sacerdoti: 475; religiosi: 778; diaconi permanenti: 49), Germania. Il Vescovo eletto è nato nel 1967 a Monaco di Baviera (Germania) ed è stato ordinato sacerdote nel 1993. Dopo il servizio pastorale in diverse parrocchie a Bayreuth, Hannberg e Weisendorf, nel 2006 è stato nominato Parroco del raggruppamento parrocchiale di Erlangen Nord-West. Nel 2007, è stato nominato Vice-rettore del Seminario Maggiore di Bamberg e membro della Commissione liturgica diocesana. Nel 2008 è stato nominato Vice-Rettore del Seminario Maggiore delle diocesi di Bamberg e Würzburg e Responsabile della pastorale vocazionale.

- Il Monsignore Myron Joseph Cotta, Vescovo Ausiliare di Sacramento (superficie: 110.325; popolazione: 3.589.000; cattolici: 997.000; sacerdoti: 291; religiosi: 316; diaconi permanenti: 143), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato nel 1953 a Dos Palos (Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. Dal 1987 al 1989 è stato Vicario Parrocchiale della Saint Anthony Parish ad Atwater; dal 1989 al 1992 Amministratore del Santuario Our Lady of Fatima a Laton; dal 1992 al 1999 Parroco della Our Lady of Miracles Parish a Gustine e nel 1994 anche Amministratore Parrocchiale della Holy Rosary Parish a Hilmar; dal 1999 al 2010 Vicario Generale, Moderatore della Curia, Vicario per il Clero, Direttore dell’Ufficio per la Formazione Permanente del Clero, Direttore dell’Ufficio per la Propagazione della Fede, Direttore del Pastoral Support of Priests, Supervisore del Safe Environment Program, Direttore del Sensitive Claim Board e Membro del Diocesan Finance Council; dal 2010 al 2011 Amministratore Diocesano; dal 1998 Membro del Diocesan Personnel Board); dal 1999 Consultore Diocesano; dal 2011 Vicario Generale e Moderatore della Curia.

- Il Monsignor Antonio Bartolacci, Prelato Uditore del Tribunale della Rota Romana, finora Capo della Cancelleria del medesimo Tribunale.

- Il Padre Manuel Saturino da Costa Gomes, S.C.I., Prelato Uditore del Tribunale della Rota Romana, finora Docente di Diritto Canonico presso la Facoltà di Teologia e Direttore dell'Istituto Superiore di Diritto Canonico nella Universidade Católica Portuguesa, Giudice del Tribunale Patriarcale di Lisboa.

giovedì 23 gennaio 2014

UNA CHIESA CHE VUOLE COMUNICARE

Città del Vaticano, 23 gennaio 2014 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, l'Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e la Professoressa Chiara Giaccardi, della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Italia), sono intervenuti alla conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema: "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro".

"In questo Messaggio - ha spiegato l'Arcivescovo Celli - emerge a tutto tondo l'immagine di una Chiesa che vuole comunicare, che vuole dialogare con l'uomo e la donna di oggi nella consapevolezza del ruolo che le è stato affidato in questo contesto. Ripetutamente il Papa ha sottolineato il tema della cultura dell'incontro invitando la Chiesa e i suoi membri a confrontarsi con alcune dimensioni ed esigenze proprie di tale cultura. In questo messaggio emergono vistosamente due ampie tensioni. La prima parte del Messaggio, infatti, si rivolge al mondo 'laico' della comunicazione, vale a dire il Papa offre delle riflessioni valide anche per coloro che non hanno fatto un'opzione religiosa nella propria vita, ma che ugualmente sono chiamati a percepire o già sentono la profonda valenza umana del mondo della comunicazione".

"È però rivolgendosi ai discepoli del Signore che il Messaggio acquista particolari colorazioni e frequenze profonde. Mi pare altamente suggestivo il riferimento alla parabola del buon samaritano per aiutarci a capire la comunicazione in termini di prossimità. (...) Ed è in questa prospettiva che emerge una sfida per tutti noi che cerchiamo di essere discepoli del Signore. E la sfida è proprio poter scoprire che 'La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane'".

Il Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha sottolineato che il Messaggio è "eminentemente francescano" perché emerge "una profonda sintonia tra l'immagine della Chiesa così come Lui la sta tratteggiando e il mondo della comunicazione. (...) È innegabile che parlare di cultura dell'incontro è prestare attenzione all'altro e la Chiesa non può sottrarsi alla necessità 'di fare compagnia, di andare al di là del semplice ascolto; una Chiesa che accompagna il cammino mettendosi in cammino con la gente. (...) C'è una trilogia che risuona ampiamente in questi testi: vicinanza, prossimità, incontro. (...) Se la cultura dell'incontro è attenzione e prossimità all'uomo in quello che è la concretezza del suo cammino quotidiano deve essere in grado, in un dialogo rispettoso, di portare l'uomo e la donna di oggi all'incontro con Cristo".

Nel suo intervento la Professoressa Giaccardi ha affermato che partendo dalla dimensione fondamentale dell'incontro, il Papa offre almeno tre indicazioni chiare per interpretare il mondo contemporaneo dove i mezzi di comunicazione, in particolare quelli digitali, sono così pervasivamente presenti. "Innanzitutto - ha detto - 'la comunicazione è in definitiva una conquista umana più che tecnologica'. La tecnologia può facilitare od ostacolare, ma non ci determina. (...) Se il primato è dell'antropologico sul tecnologico, ogni determinismo è da rifiutare: la rete non ci rende più socievoli, né più soli. Non usiamola quindi come alibi o come capro espiatorio di responsabilità che sono invece nostre. Secondo: 'capire la comunicazione in termini di prossimità': dire che la comunicazione non è prima di tutto trasmissione di contenuti, ma riduzione di distanze è una piccola rivoluzione copernicana. (...) Comprendere la comunicazione come prossimità, e non come trasmissione (che può avvenire più tranquillamente a distanza) ha profonde implicazioni anche su educazione, formazione, istruzione, catechesi. (...) Terzo: quando le parole e la vita sono in sintonia profonda (...) il comunicatore è autorevole. La testimonianza, ovvero la parola incarnata, porta calore e bellezza su tutte le strade, anche quelle digitali".

Infine la Professoressa Giaccardi presentando qualche riflessione sulla parabola del buon samaritano che per il Papa "è anche una parabola del comunicatore", ha ricordato che il buon samaritano "non è un tecnico, uno specialista" e che "Non bastano il sapere, o il prestigio sociale a renderci capaci di comunicare, tantomeno umani: un monito per la 'chiesa dei funzionari' ma anche per i giornalisti (e gli intellettuali) e il loro mondo non certo immune dall'autoreferenzialità".

"I giornalisti ma anche gli accademici - ha concluso la Professoressa Giaccardi - devono decidere da che parte stare: il mondo è ferito e si possono mostrare per 'diritto di cronaca' queste ferite con pretesa di neutralità, di obiettività, passando subito oltre. O peggio, possono essere i briganti che malmenano la realtà, la distorcono, non si curano delle conseguenze delle loro azioni e delle loro parole pur di trarre un vantaggio personale. Oppure possono essere il samaritano, che guarda con benevolenza il ferito, lo accarezza, cerca di aiutarlo come può, e mette in moto altri, una catena contagiosa, sulla base della propria testimonianza".

MESSAGGIO DEL PAPA PER LA XLVIII GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Città del Vaticano, 23 gennaio 2014 (VIS). "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro" è il titolo del Messaggio di Papa Francesco per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, unica giornata mondiale fissata dal Concilio Vaticano II (Inter Mirifica, 1963), che si celebra la domenica precedente la festa di Pentecoste (1° giugno nel 2014). Il Messaggio è datato 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, Patrono della stampa cattolica. Di seguito riportiamo il testo integrale del documento.

"Cari fratelli e sorelle,

oggi viviamo in un mondo che sta diventando sempre più 'piccolo' e dove, quindi, sembrerebbe essere facile farsi prossimi gli uni agli altri. Gli sviluppi dei trasporti e delle tecnologie di comunicazione ci stanno avvicinando, connettendoci sempre di più, e la globalizzazione ci fa interdipendenti. Tuttavia all’interno dell’umanità permangono divisioni, a volte molto marcate. A livello globale vediamo la scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri. Spesso basta andare in giro per le strade di una città per vedere il contrasto tra la gente che vive sui marciapiedi e le luci sfavillanti dei negozi. Ci siamo talmente abituati a tutto ciò che non ci colpisce più. Il mondo soffre di molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà; come pure di conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose.

In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio.

Esistono però aspetti problematici: la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta. La varietà delle opinioni espresse può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici. L’ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso.

Questi limiti sono reali, tuttavia non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. Dunque, che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta. Se siamo veramente desiderosi di ascoltare gli altri, allora impareremo a guardare il mondo con occhi diversi e ad apprezzare l’esperienza umana come si manifesta nelle varie culture e tradizioni. Ma sapremo anche meglio apprezzare i grandi valori ispirati dal Cristianesimo, ad esempio la visione dell’uomo come persona, il matrimonio e la famiglia, la distinzione tra sfera religiosa e sfera politica, i principi di solidarietà e sussidiarietà, e altri.

Come allora la comunicazione può essere a servizio di un’autentica cultura dell’incontro? E per noi discepoli del Signore, che cosa significa incontrare una persona secondo il Vangelo? Come è possibile, nonostante tutti i nostri limiti e peccati, essere veramente vicini gli uni agli altri? Queste domande si riassumono in quella che un giorno uno scriba, cioè un comunicatore, rivolse a Gesù: 'E chi è mio prossimo?' (Lc 10,29). Questa domanda ci aiuta a capire la comunicazione in termini di prossimità. Potremmo tradurla così: come si manifesta la 'prossimità' nell’uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come 'prossimità'.

Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte a un’aggressione violenta come quella subita dall’uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola. In lui il levita e il sacerdote non vedono un loro prossimo, ma un estraneo da cui era meglio tenersi a distanza. A quel tempo, ciò che li condizionava erano le regole della purità rituale. Oggi, noi corriamo il rischio che alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale.

Non basta passare lungo le 'strade' digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali.

Lo ripeto spesso: tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima. E le strade sono quelle del mondo dove la gente vive, dove è raggiungibile effettivamente e affettivamente. Tra queste strade ci sono anche quelle digitali, affollate di umanità, spesso ferita: uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza. Anche grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare 'fino ai confini della terra' (At 1,8). Aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti. Siamo chiamati a testimoniare una Chiesa che sia casa di tutti. Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa così? La comunicazione concorre a dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa, e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore.

La testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri 'attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana' (Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2013). Pensiamo all’episodio dei discepoli di Emmaus. Occorre sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze, e offrire loro il Vangelo, cioè Gesù Cristo, Dio fatto uomo, morto e risorto per liberarci dal peccato e dalla morte. La sfida richiede profondità, attenzione alla vita, sensibilità spirituale. Dialogare significa essere convinti che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte. Dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute.

L’icona del buon samaritano, che fascia le ferite dell’uomo percosso versandovi sopra olio e vino, ci sia di guida. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio".

ARCIVESCOVO TOMASI: NON C'È SOLUZIONE MILITARE ALLA CRISI SIRIANA

Città del Vaticano, 23 gennaio 2014 (VIS). L'Arcivescovo Silvano, M. Tomasi, C.S., Capo della Delegazione della Santa Sede, è intervenuto mercoledì scorso alla Conferenza Internazionale sulla Siria in corso a Montreux (Svizzera). "Dinanzi all’indicibile sofferenza del popolo siriano - ha affermato il Presule -, un senso di solidarietà e di responsabilità comune ci spinge a impegnarci in un dialogo basato su onestà, fiducia reciproca e passi concreti. Il dialogo è l’unica via per andare avanti".

"Non c’è soluzione militare alla crisi siriana. - ha affermato l'Arcivescovo Tomasi - La Santa Sede è convinta che la violenza non porti da nessuna parte se non alla morte, alla distruzione e alla mancanza di futuro. (...) La Santa Sede rinnova il suo urgente appello alle parti coinvolte per un rispetto pieno e assoluto del diritto umanitario e presenta le seguenti proposte:

"L’immediato e incondizionato cessate il fuoco e la fine delle violenze di ogni genere devono diventare una priorità e l’obiettivo urgente di questi negoziati. Tutte le armi devono essere deposte (...) I soldi investiti nelle armi devono essere reindirizzati verso l’assistenza umanitaria".

"La cessazione delle ostilità deve essere accompagnata da una maggiore assistenza umanitaria e dall’inizio immediato della ricostruzione. (...) Gli sforzi di ricostruzione devono iniziare insieme ai negoziati e devono essere sostenuti dalla generosa solidarietà della comunità internazionale. In questo processo, occorre prestare un’attenzione preferenziale ai giovani, di modo che, attraverso il loro impiego e il loro lavoro, possano diventare protagonisti per un futuro pacifico e creativo del loro Paese".

"La ricostruzione delle comunità esige un dialogo e una riconciliazione sostenuti da una dimensione spirituale. La Santa Sede incoraggia fortemente tutte le fedi e le comunità religiose in Siria a giungere a una maggiore conoscenza reciproca, a una migliore comprensione e al ripristino della fiducia".

"È importante che le potenze regionali e internazionali favoriscano il dialogo costante e che si affrontino i problemi regionali. La pace in Siria potrebbe diventare un catalizzatore della pace in altre parti della regione e un modello di quella pace di cui c’è così urgentemente bisogno".

"Al di là delle tragedie della crisi attuale, possono presentarsi nuove opportunità e soluzioni originali per la Siria e i suoi vicini". Nessuno deve essere "costretto a lasciare il proprio paese a causa dell’intolleranza e dell’incapacità di accettare le differenze. Di fatto, l’uguaglianza assicurata dalla comune cittadinanza può consentire all’individuo di esprimere, da solo e in comunità con altri, i valori fondamentali che tutte le persone considerano indispensabili per sostenere la loro identità interiore".

L'Arcivescovo Tomasi ha concluso il suo intervento ricordando che: "Da quando è iniziata la crisi siriana, la Santa Sede ne ha seguito gli sviluppi con profonda preoccupazione e ha costantemente chiesto a tutte le parti coinvolte d’impegnarsi a prevenire la violenza e a fornire assistenza umanitaria alle vittime".

L'Osservatore della Santa Sede ha ricordato infine anche le numerose occasioni nelle quali il Santo Padre ha fatto sentire la sua voce "per ricordare alla gente la futilità della violenza, invitando a una risoluzione negoziata dei problemi, auspicando una partecipazione giusta ed equa di tutti nella vita della società" ed ha citato la convocazione della Giornata di preghiera e di digiuno per la pace in Siria e in Medio Oriente che ha ricevuto in tutto il mondo una risposta straordinariamente positiva. "La cultura dell’incontro, la cultura del dialogo; questa è l’unica strada per la pace”.

UDIENZE

Città del Vaticano, 23 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma.

- L'Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico in Polonia.

- L'Arcivescovo Miguel Maury Buendía, Nunzio Apostolico in Kazakhstan, Kyrgyzstan e Tadjikistan.

- L'Arcivescovo Héctor Rubén Aguer, di La Plata (Argentina).

- Il Vescovo Eduardo María Taussig, di San Rafael (Argentina).

- L'Arcivescovo Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.

- Il Vescovo Adolfo Armando Uriona, di Añatuya (Argentina).

Ieri il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 23 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignor Antonio Bartolacci, Prelato Uditore del Tribunale della Rota Romana, finora Capo della Cancelleria del medesimo Tribunale.

- Padre Manuel Saturino da Costa Gomes, S.C.I., Prelato Uditore del Tribunale della Rota Romana, finora Docente di Diritto Canonico presso la Facoltà di Teologia e Direttore dell'Istituto Superiore di Diritto Canonico nella Universidade Católica Portuguesa, Giudice del Tribunale Patriarcale di Lisboa.

mercoledì 22 gennaio 2014

UDIENZA GENERALE: CHE FINISCA LO SCANDALO DELLA DIVISIONE DEI CRISTIANI

Città del Vaticano, 22 gennaio 2014 (VIS). Papa Francesco ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale del mercoledì alla Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani che si conclude sabato prossimo, festa della Conversione di San Paolo apostolo. La Settimana, iniziativa spirituale alla quale partecipano da più di cento anni le comunità cristiane, è un tempo dedicato alla preghiera per l'unità di tutti i battezzati, secondo la volontà di Cristo: "che tutti siano una sola cosa". Ogni anno, un gruppo ecumenico di una regione del mondo, sotto la guida del Consiglio Ecumenico delle Chiese e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, suggerisce il tema e prepara sussidi per la Settimana di preghiera. Quest’anno tali sussidi provengono dalle Chiese e Comunità ecclesiali del Canada, e fanno riferimento alla domanda rivolta da san Paolo ai cristiani di Corinto: "È forse diviso il Cristo?".

"Certamente Cristo non è stato diviso - ha detto il Santo Padre - Ma dobbiamo riconoscere sinceramente e con dolore, che le nostre comunità continuano a vivere divisioni che sono di scandalo. Le divisioni fra noi cristiani sono uno scandalo. Non c'è altra parola: uno scandalo. 'Ciascuno di voi - scriveva l’Apostolo - dice: 'Io sono di Paolo', 'Io invece sono di Apollo', 'E io di Cefa', 'E io di Cristo'. Anche quelli che professavano Cristo come loro capo - ha sottolineato Papa Francesco - non sono applauditi da Paolo, perché usavano il nome di Cristo per separarsi dagli altri all’interno della comunità cristiana. Ma il nome di Cristo crea comunione ed unità, non divisione! Lui è venuto per fare comunione tra noi, non per dividerci. Il Battesimo e la Croce sono elementi centrali del discepolato cristiano che abbiamo in comune. Le divisioni invece indeboliscono la credibilità e l’efficacia del nostro impegno di evangelizzazione e rischiano di svuotare la Croce della sua potenza".

"Paolo rimprovera i corinzi per le loro dispute, ma anche rende grazie al Signore 'a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza'. (...) Questo atteggiamento dell’Apostolo è un incoraggiamento per noi e per ogni comunità cristiana a riconoscere con gioia i doni di Dio presenti in altre comunità. Malgrado la sofferenza delle divisioni, che purtroppo ancora permangono, accogliamo, le parole di Paolo come un invito a rallegrarci sinceramente delle grazie concesse da Dio ad altri cristiani. Abbiamo lo stesso Battesimo, lo stesso Spirito Santo che ci ha dato la Grazia: riconosciamolo e rallegriamoci".

bello riconoscere la grazia con cui Dio ci benedice e, ancora di più - ha ribadito il Papa - trovare in altri cristiani qualcosa di cui abbiamo bisogno, qualcosa che potremmo ricevere come un dono dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle. Il gruppo canadese che ha preparato i sussidi di questa Settimana di preghiera non ha invitato le comunità a pensare a quello che potrebbero dare ai loro vicini cristiani, ma le ha esortate ad incontrarsi per capire ciò che tutte possono ricevere di volta in volta dalle altre. Questo richiede qualcosa di più. Richiede molta preghiera, richiede umiltà, richiede riflessione e continua conversione. Andiamo avanti su questa strada, pregando per l'unità dei cristiani, perché questo scandalo venga meno e non sia più tra noi".

NUOVO APPELLO PER LA PACE IN SIRIA

Città del Vaticano, 22 gennaio 2014 (VIS). Al termine della catechesi il Papa ha ricordato che oggi si apre a Montreux (Svizzera) la Conferenza internazionale di sostegno alla pace in Siria, alla quale faranno seguito i negoziati che si svolgeranno a Ginevra a partire dal 24 gennaio.

"Prego il Signore - ha detto Papa Francesco - che tocchi il cuore di tutti perché, cercando unicamente il maggior bene del popolo siriano, tanto provato, non risparmino alcuno sforzo per giungere con urgenza alla cessazione della violenza e alla fine del conflitto, che ha causato già troppe sofferenze. Auspico alla cara nazione siriana un cammino deciso di riconciliazione, di concordia e di ricostruzione con la partecipazione di tutti i cittadini, dove ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare".

LA FEDE SIA STRUMENTO DI UNITÀ

Città del Vaticano, 22 gennaio 2014 (VIS). Nei saluti nelle diverse lingue, il Papa, rivolgendosi ai fedeli di lingue araba, specialmente a quelli provenienti dall'Egitto, ha detto: "La fede non sia un motivo di divisione ma uno strumento di unità e di comunione con Dio e con i fratelli. L'invocazione del nome del Signore non sia ragione di chiusura ma via per aprire il cuore all'amore che unisce e arricchisce".

Nel salutare in italiano i partecipanti all'incontro dei Coordinatori regionali dell'Apostolato del Mare, il Papa ha esortato "ad essere voce dei lavoratori che vivono lontani dai loro cari ed affrontano situazioni di pericolo e difficoltà".

MESSAGGIO DEL PAPA AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS

Città del Vaticano, 22 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha indirizzato al Signor Klaus Schwab, Presidente Esecutivo del World Economic Forum, un Messaggio nel quale invita i Capi di Stato, gli economisti e gli imprenditori a promuovere nell'economia un approccio inclusivo che tenga in considerazione la dignità di ogni persona umana ed il bene comune, auspicando una più approfondita riflessione sulle cause della crisi economica che ha interessato tutto il mondo negli ultimi anni.

Al 44° incontro annuale del World Economic Forum, in corso in questi giorni a Davos-Klosters (Svizzera), sono presenti 40 Capi di Stato e di Governo ed oltre 2.500 partecipanti provenienti da quasi 100 paesi, fra i quali 1.500 imprenditori e rappresentanti di organizzazioni internazionali, della società civile, dei mezzi di comunicazione, dell'istruzione e delle arti.

Di seguito riportiamo il Messaggio di Papa Francesco che è stato letto dal Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

"La ringrazio vivamente per il Suo cortese invito a rivolgermi all’incontro annuale del World Economic Forum, che, come al solito, si terrà a Davos-Klosters alla fine del mese corrente. Confidando che l’incontro sarà un’occasione per una più approfondita riflessione sulle cause della crisi economica che ha interessato tutto il mondo negli ultimi anni, vorrei offrire alcune considerazioni nella speranza che possano arricchire i dibattiti del Forum e fornire un utile contributo al suo importante lavoro".

"Il nostro è un tempo caratterizzato da notevoli cambiamenti e da significativi progressi in diversi campi, con importanti conseguenze per la vita degli uomini. In effetti, 'si devono lodare i successi che contribuiscono al benessere delle persone, per esempio nell’ambito della salute, dell’educazione e della comunicazione' (Evangelii gaudium, 52), come pure in tanti altri campi dell’agire umano, e occorre riconoscere il ruolo fondamentale che l’imprenditoria moderna ha avuto in tali cambiamenti epocali, stimolando e sviluppando le immense risorse dell’intelligenza umana. Tuttavia, i successi raggiunti, pur avendo ridotto la povertà per un grande numero di persone, non di rado hanno portato anche ad una diffusa esclusione sociale. Infatti, la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continua a vivere ancora una quotidiana precarietà, con conseguenze spesso drammatiche.

In questa sede, desidero richiamare l’importanza che hanno le diverse istanze politiche ed economiche nella promozione di un approccio inclusivo, che tenga in considerazione la dignità di ogni persona umana e il bene comune. Si tratta di una preoccupazione che dovrebbe improntare ogni scelta politica ed economica, ma a volte sembra solo un’aggiunta per completare un discorso. Coloro che hanno incombenze in tali ambiti hanno una precisa responsabilità nei confronti degli altri, particolarmente di coloro che sono più fragili, deboli e indifesi. Non si può tollerare che migliaia di persone muoiano ogni giorno di fame, pur essendo disponibili ingenti quantità di cibo, che spesso vengono semplicemente sprecate. Parimenti, non possono lasciare indifferenti i numerosi profughi in cerca di condizioni di vita minimamente degne, che non solo non trovano accoglienza, ma non di rado vanno incontro alla morte in viaggi disumani. Sono consapevole che queste parole sono forti, persino drammatiche, tuttavia esse intendono sottolineare, ma anche sfidare, la capacità di influire di codesto uditorio. Infatti, coloro che, con il loro ingegno e la loro abilità professionale, sono stati capaci di creare innovazione e favorire il benessere di molte persone, possono dare un ulteriore contributo, mettendo la propria competenza al servizio di quanti sono tuttora nell’indigenza.

Occorre, perciò, un rinnovato, profondo ed esteso senso di responsabilità da parte di tutti. 'La vocazione di un imprenditore è - infatti - un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita' (Evangelii gaudium, 203). Ciò consente a tanti uomini e donne di servire con più efficacia il bene comune e di rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo. Tuttavia, la crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga. Essa esige anzitutto 'una visione trascendente della persona' (Benedetto XVI, Caritas in veritate, 11), poiché 'senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro' (ibid.). Parimenti, richiede decisioni, meccanismi e processi volti a una più equa distribuzione delle ricchezze, alla creazione di opportunità di lavoro e a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo.

Sono convinto che a partire da tale apertura alla trascendenza potrebbe formarsi una nuova mentalità politica ed imprenditoriale, capace di guidare tutte le azioni economiche e finanziarie nell’ottica di un’etica veramente umana. La comunità imprenditoriale internazionale può contare su molti uomini e donne di grande onestà e integrità personale, il cui lavoro è ispirato e guidato da alti ideali di giustizia, generosità e preoccupazione per l'autentico sviluppo della famiglia umana. Vi esorto, perciò, ad attingere a queste grandi risorse morali e umane, e ad affrontare tale sfida con determinazione e con lungimiranza. Senza ignorare, naturalmente, la specificità scientifica e professionale di ogni contesto, vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia al servizio dell’umanità e non la governi.

Signor Presidente, cari amici, confidando che in queste mie brevi parole possiate scorgere un segno di sollecitudine pastorale e un contributo costruttivo affinché le Vostre attività siano sempre più nobili e feconde, desidero rinnovare il mio augurio per il felice esito dell’incontro, mentre invoco la benedizione divina su di Lei, sui partecipanti al Forum, come pure sulle Vostre famiglie e attività".

DELEGAZIONE DELLA SANTA SEDE ALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE PER LA PACE IN SIRIA GINEVRA 2

Città del Vaticano, 22 gennaio 2014 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha informato oggi che la Santa Sede è stata invitata a partecipare alla Conferenza di Ginevra 2. La Delegazione è composta dall'Arcivescovo Silvano Tomasi, C.S., Rappresentante della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e Istituzioni Specializzate a Ginevra e da Monsignor Alberto Ortega Martín, Officiale della Segreteria di Stato.

UDIENZE

Città del Vaticano, 22 gennaio 2014 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, il Santo Padre ha ricevuto in Udienza il Vescovo Nunzio Galantino, di Cassano all’Ionio, e Segretario Generale ad interim della Conferenza Episcopale Italiana.


martedì 21 gennaio 2014

PRESENTAZIONE DEGLI AGNELLI BENEDETTI NELLA FESTA DI SANT'AGNESE

Città del Vaticano, 21 gennaio 2014 (VIS). Oggi, memoria liturgica di Sant'Agnese, sono stati presentati al Santo Padre, nella Casa Santa Marta, gli agnelli benedetti questa mattina nella Basilica dove è sepolta la santa, sulla via Nomentana, a Roma. La lana di questi agnelli sarà utilizzata per confezionare i Pallii dei nuovi Arcivescovi Metropoliti.

Il Pallio - una fascia di stoffa tessuta in lana bianca, decorata da sei croci in seta nera - è un'insegna liturgica d'onore e di giurisdizione che viene indossata dal Papa e dagli Arcivescovi Metropoliti nelle loro Chiese e in quelle delle loro Province. Il sacro Pallio è custodito in una teca posta ai piedi dell'Altare della Confessione nella Basilica di San Pietro. Il rito dell'imposizione dei Pallii agli Arcivescovi Metropoliti è compiuto dal Santo Padre il 29 giugno, nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, in segno di comunione con la sede apostolica.

Le religiose del convento romano di San Lorenzo in Panisperna allevano gli agnelli che sono offerti al Santo Padre dai Canonici Regolari Lateranensi nella memoria liturgica di Sant'Agnese, martirizzata intorno all'anno 305 e rappresentata nella iconografia tradizionale con un agnello.

APOSTOLATO DEL MARE: RAFFORZARE LA SOLIDARIETÀ FRA LE NAZIONI

Città del Vaticano, 21 gennaio 2014 (VIS). "Non possiamo ignorare la situazione penosa in cui molti pescatori e le loro famiglie stanno vivendo. e un pensiero speciale va ai marittimi ancora ostaggio dei pirati e delle loro famiglie in attesa". Con questa parole il Cardinale Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha inaugurato ieri mattina, a Roma, l'Incontro annuale dei Coordinatori Regionali dell'Apostolato del Mare, che proseguirà fino al 24 gennaio. Domani 22 gennaio, i partecipanti assisteranno alla Udienza Generale del Papa.

Nel suo intervento il Porporato ha chiesto ai cappellani e a quanti si occupano dell'assistenza ai marittimi, di essere, ove possibile, accanto a chi vive il dramma dei sequestri in mare e di mostrare ai loro familiari "il volto amorevole della Chiesa". Il Cardinale Vegliò ha inoltre ricordato che il Beato Giovanni Paolo II aveva sollecitato la promozione di uno spirito ecumenico nel mondo marittimo per promuovere la cooperazione e il reciproco coordinamento dei progetti tra le Conferenze Episcopali e gli Ordinari locali adeguandoli alla situazione attuale. Di fronte al fenomeno dell'apertura di nuove rotte marittime e la fusione delle aziende per ottenere i massimi benefici di efficienza e di profitto, il Cardinale ha insistito sulla necessità di rafforzare la solidarietà tra le nazioni e la condivisone delle risorse.

Per migliorare l'attività dell'Apostolato del mare, il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ha suddiviso il mondo in nove regioni: Nord America e Caraibi, America Latina, Africa Oceano Indiano, Africa occidentale, Europa, Asia del Sud, Asia Orientale e del Sud, Stati Arabi del Golfo e Gibuti.

All'incontro sono intervenuti il Dottor Roberto Giorgi, Presidente della Compagnia "Vships", leader globale di servizi marittimi, che opera nel commercio, nelle crociere, nei settori dell'energia e della difesa, che parlerà delle tendenze, degli sviluppi e dei principali problemi del settore marittimo nei prossimi cinque anni. Il Monsignor Giacomo Martino, Consultore del Dicastero e il Signor John Green, dell'Apostolato del Mare della Gran Bretagna, tratteranno di come in questo momento di crisi economica globale, il networking e la condivisione delle esperienze pastorali possono promuovere e sostenere il ministero marittimo e tutte le attività connesse. Monsignor Martino farà anche una presentazione relativa ad un tema tragico, la moderna schiavitù che colpisce un gran numero di pescatori, assoggettandoli al lavoro forzato, su navi sub-standard, ove rischiano la vita, la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale. L'Avvocato Deirdre Fitzpatrick, Direttrice del "Seafarers' Right International" (SRI) un centro indipendente dedicato a far progredire i diritti dei marittimi, parlerà di questioni che riguardano la loro vita e la violazione dei loro diritti.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 21 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Yoro (Honduras), presentata dal Vescovo Jean-Louis Giasson, P.M.E., in conformità al canone 401, paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Monsignor Joseph de Metz-Noblat, Vescovo di Langres (superficie: 6.211; popolazione: 194.100; cattolici: 142.500; sacerdoti: 44; religiosi: 85; diaconi permanenti: 16), Francia. Il Vescovo eletto è nato nel 1959 a Cherbourg (Francia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. Dal 1987 al 1995 è stato Vicario a Saint-Michel e poi a Commercy; dal 1995 al 2005 Parroco del gruppo parrocchiale di Triaucourt et Rembercourt, e poi di Verdun; dal 1987 al 2005 Cappellano del Mouvement Eucharistique des Jeunes; dal 1990 al 2001 Responsabile del servizio diocesano per le vocazioni; dal 1999 al 2005 Responsabile diocesano della pastorale giovanile; dal 2005 al 2011 Superiore del Seminario propedeutico interdiocesano “Saint Jean-Baptiste” di Nancy. È stato membro del Tribunale interdiocesano, prima come Difensore del Vincolo e dal 2003 come Vicario giudiziale aggiunto. Dal 2006 al 2012 è stato Direttore nazionale dell’Unione Apostolica del Clero. Finora Vicario Generale di Verdun (Francia), succede al Vescovo Philippe Gueneley, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi presentata per raggiunti limiti di età.


lunedì 20 gennaio 2014

GRATITUDINE DEL PAPA PER IL SERVIZIO DEI DIRIGENTI E DEL PERSONALE DELL'ISPETTORATO DI PUBBLICA SICUREZZA PRESSO IL VATICANO

Città del Vaticano, 20 gennaio 2014 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre ha ricevuto - primo incontro del suo Pontificato - i dirigenti e il personale dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, una struttura della Polizia di Stato italiana che si occupa della protezione del Pontefice durante le sue visite in territorio italiano e della vigilanza in Piazza San Pietro, d'intesa con le autorità della Santa Sede.

Papa Francesco ha espresso gratitudine per il servizio svolto dall'Ispettorato, specialmente quello in Piazza San Pietro. "Tutti siamo consapevoli - ha affermato - della necessità di operare sempre affinché sia tutelata la peculiarità di questo luogo singolare, preservandone il carattere di spazio sacro e universale. E per questo ci vuole una vigilanza discreta ma attenta. In effetti, in Piazza San Pietro la gente è serena, si muove tranquilla, gusta un senso di pace".

"Penso anche al vostro impegno durante i momenti di maggiore concorso di fedeli, che giungono da tutto il mondo per incontrare il Papa, per pregare vicino alla tomba di san Pietro e a quelle dei suoi Successori, specialmente di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Il vostro lavoro richiede preparazione tecnica e professionale, congiunta a vigilanza attenta, a gentilezza e dedizione. I pellegrini e i turisti, come anche quanti lavorano nei vari uffici della Santa Sede, sanno di poter contare sulla vostra cordiale assistenza".

Papa Francesco non ha mancato di ricordare l'efficace attività dell'Ispettorato "svolta durante i giorni che hanno preceduto il Conclave, a seguito della rinuncia di Papa Benedetto. Approfitto di questo incontro - ha detto - per rinnovare il grazie più sincero, mio e dei miei collaboratori, a tutti coloro che in quelle circostanze hanno offerto il loro apporto perché tutto si svolgesse con ordine e tranquillità".

"E vorrei augurare - ha detto infine il Papa - che il periodo trascorso nel servizio presso il Vaticano sia per ognuno di voi un’opportunità per crescere nella fede. La fede è il più prezioso tesoro che le vostre famiglie vi hanno affidato e che voi siete chiamati a trasmettere ai vostri figli. È importante riscoprire il messaggio del Vangelo e accoglierlo in profondità nella propria coscienza e nel concreto della vita quotidiana, testimoniando con coraggio l’amore di Dio in ogni ambiente, anche in quello del lavoro".

LA FIDUCIA NEL SIGNORE: QUESTA È LA CHIAVE DEL SUCCESSO DELLA VITA

Città del Vaticano, 20 gennaio 2014 (VIS). Alle 16:00 di ieri pomeriggio, domenica, il Santo Padre ha compiuto una visita pastorale alla Parrocchia romana "Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio", nel settore centro della diocesi di Roma. Al suo arrivo il Papa ha potuto conoscere le diverse realtà della parrocchia salutando i fedeli, i bambini battezzati negli ultimi mesi con i genitori, gli sposi novelli e le famiglie giovani. Il Papa ha anche incontrato i poveri e i senza fissa dimora che gravitano nella zona della stazione ferroviaria di Roma Termini.

Dopo aver confessato cinque persone, alle 18:00, Papa Francesco ha presieduto nella Basilica del Sacro Cuore la Celebrazione Eucaristica.

L'omelia del Santo Padre è stata dedicata al brano del Vangelo che racconta come Giovanni mentre battezza Gesù dice: "Ecco l'Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo".

"Gesù è chiamato l’Agnello: è l’Agnello che toglie il peccato del mondo. Uno può pensare: - ha detto il Papa - ma come, un agnello, tanto debole, un agnellino debole, come può togliere tanti peccati, tante cattiverie? Con l’Amore. Con la sua mitezza. Gesù non ha mai smesso di essere agnello: mite, buono, pieno d’amore, vicino ai piccoli, vicino ai poveri. Era lì, fra la gente, guariva tutti, insegnava, pregava. Tanto debole Gesù, come un agnello. Ma ha avuto la forza di portare su di sé tutti i nostri peccati, tutti. 'Ma, Padre, Lei non sa la mia vita: io ne ho uno che…, non posso portarlo nemmeno con un camion…'. Tante volte, quando guardiamo la nostra coscienza, ne troviamo alcuni che sono grossi! Ma Lui li porta. Lui è venuto per questo: per perdonare, per fare la pace nel mondo, ma prima nel cuore. Forse ognuno di noi ha un tormento nel cuore, forse ha un buio nel cuore, forse si sente un po’ triste per una colpa… Lui è venuto a togliere tutto questo, Lui ci dà la pace, Lui perdona tutto".

"Tante volte abbiamo fiducia in un medico: è bene, perché il medico c’è per guarirci; abbiamo fiducia in una persona: i fratelli, le sorelle ci possono aiutare. È bene avere questa fiducia umana, tra di noi. Ma dimentichiamo la fiducia nel Signore: questa è la chiave del successo della vita. La fiducia nel Signore, affidiamoci al Signore!".

"E questa è una scommessa che dobbiamo fare: affidarci a Lui, e mai delude. Mai, mai! Sentite bene, voi ragazzi e ragazze, che incominciate la vita adesso: Gesù mai delude".

ESSERE DISCEPOLI DELL’AGNELLO SIGNIFICA NON VIVERE COME UNA "CITTADELLA ASSEDIATA", MA COME UNA CITTÀ POSTA SUL MONTE, APERTA, ACCOGLIENTE, SOLIDALE

Città del Vaticano, 19 gennaio (VIS). Alle 12:00 di oggi il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro. Nell'introdurre la preghiera mariana il Papa ha commentato il Vangelo di oggi in cui San Giovanni Evangelista racconta l'incontro tra Gesù e Giovanni Battista presso il fiume Giordano. Il Battista vede Gesù che avanza tra la folla e, ispirato dall'alto, riconosce il Lui l'inviato di Dio, esclamando: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!".

"Il verbo che viene tradotto con 'toglie' - ha spiegato il Pontefice - significa letteralmente 'sollevare', 'prendere su di sé'. Gesù è venuto nel mondo con una missione precisa: liberarlo dalla schiavitù del peccato, caricandosi le colpe dell’umanità. In che modo? Amando. Non c’è altro modo di vincere il male e il peccato se non con l’amore che spinge al dono della propria vita per gli altri. Nella testimonianza di Giovanni Battista, Gesù ha i tratti del Servo del Signore, che 'si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori' fino a morire sulla croce".

Nel Giordano "il Battista vede dinanzi a sé un uomo che si mette in fila con i peccatori per farsi battezzare, pur non avendone bisogno. Un uomo che Dio ha mandato nel mondo come agnello immolato. Nel Nuovo Testamento il termine 'agnello' ricorre più volte e sempre in riferimento a Gesù. Questa immagine dell’agnello potrebbe stupire; infatti, un animale che non si caratterizza certo per forza e robustezza si carica sulle proprie spalle un peso così opprimente. La massa enorme del male viene tolta e portata via da una creatura debole e fragile, simbolo di obbedienza, docilità e di amore indifeso, che arriva fino al sacrificio di sé. L’agnello non è un dominatore, ma è docile; non è aggressivo, ma pacifico; non mostra gli artigli o i denti di fronte a qualsiasi attacco, ma sopporta ed è remissivo. E così è Gesù! Così è Gesù, come un agnello".

"Che cosa significa per la Chiesa, per noi, oggi, essere discepoli di Gesù Agnello di Dio? - si è interrogato il Pontefice - (...) È un buon lavoro! Noi cristiani dobbiamo fare questo: mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. Essere discepoli dell’Agnello significa non vivere come una 'cittadella assediata', ma come una città posta sul monte, aperta, accogliente, solidale. Vuol dire non assumere atteggiamenti di chiusura, ma proporre il Vangelo a tutti, testimoniando con la nostra vita che seguire Gesù ci rende più liberi e più gioiosi".

MIGRANTI: NON PERDETE LA SPERANZA DI UN MONDO MIGLIORE!

Città del Vaticano, 19 gennaio 2014 (VIS). Dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato che oggi si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, tema che ha trattato nel Messaggio: "Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore", pubblicato già qualche mese fa.

"Rivolgo un saluto speciale alle rappresentanze di diverse comunità etniche qui convenute - ha detto - in particolare alle comunità cattoliche di Roma. Cari amici, voi siete vicini al cuore della Chiesa, perché la Chiesa è un popolo in cammino verso il Regno di Dio, che Gesù Cristo ha portato in mezzo a noi. Non perdete la speranza di un mondo migliore! Vi auguro di vivere in pace nei Paesi che vi accolgono, custodendo i valori delle vostre culture di origine".

"Vorrei ringraziare - ha proseguito il Pontefice - coloro che lavorano con i migranti per accoglierli e accompagnarli nei loro momenti difficili, per difenderli da quelli che il beato Scalabrini definiva 'i mercanti di carne umana', che vogliono schiavizzare i migranti! In modo particolare, intendo ringraziare la Congregazione dei Missionari di San Carlo, i padri e le suore Scalabriniani che tanto bene fanno alla Chiesa e si fanno migranti con i migranti".

"In questo momento pensiamo ai tanti migranti, tanti rifugiati, alle loro sofferenze, alla loro vita, tante volte senza lavoro, senza documenti, tanto dolore; e possiamo tutti insieme rivolgere una preghiera per i migranti e i rifugiati che vivono situazioni più gravi e più difficili", ha concluso il Papa invitando i presenti a recitare l'Ave Maria.

PAPA FRANCESCO: VIGILARE PER TENERE ALTO IL LIVELLO ETICO DELLA COMUNICAZIONE

Città del Vaticano, 18 gennaio 2014 (VIS). Nella cornice del 90° anniversario dell'inizio delle trasmissioni radiofoniche e del 60° di quelle televisive della RAI (Radiotelevisione Italiana), i Dirigenti e Dipendenti della RAI sono stati ricevuti questa mattina in udienza da Papa Francesco che, nel suo discorso, ha presentato alcune riflessioni sul valore e le esigenze del servizio pubblico.

Nel porre in evidenza la collaborazione fra la Santa Sede e la RAI, il Papa ha ricordato che: "Sia sul versante della radio, sia su quello delle televisione, il popolo italiano ha sempre potuto accedere alle parole e, successivamente, alle immagini del Papa e degli eventi della Chiesa, in Italia, mediante il servizio pubblico della RAI. Questa collaborazione si realizza con i due enti vaticani: la Radio Vaticana e il Centro Televisivo Vaticano". Fra gli eventi della Chiesa trasmessi da radio e televisione, il Papa ha citato il Concilio Vaticano II, le elezioni dei Pontefici, il Giubileo dell'Anno 2000, i funerali del Beato Giovanni Paolo II e le produzioni di carattere religioso della RAI negli anni Cinquanta e Sessanta, come il film "Francesco" di Liliana Cavani (1966) e "Atti degli Apostoli" di Roberto Rossellini (1969), quest'ultimo con la collaborazione del futuro cardinale arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, S.I.

"La RAI - ha detto il Papa - è stata testimone dei processi di cambiamento della società italiana nelle sue rapide trasformazioni, e ha contribuito in maniera speciale al processo di unificazione linguistico-culturale dell’Italia. (...) Ma il fare memoria di un passato ricco di conquiste ci chiama a un rinnovato senso di responsabilità per l’oggi e per il domani. A tutti voi (...) ricordo che la vostra professione, oltre che informativa, è formativa, è un servizio pubblico, cioè un servizio al bene comune. Un servizio alla verità, un servizio alla bontà e un servizio alla bellezza. Tutte le professionalità che fanno parte della RAI (...) sanno di appartenere ad un’azienda che produce cultura ed educazione, che offre informazione e spettacolo, raggiungendo in ogni momento della giornata una gran parte di italiani. È una responsabilità a cui chi è titolare del servizio pubblico non può per nessun motivo abdicare".

"La qualità etica della comunicazione - ha detto infine il Papa - è frutto, in ultima analisi, di coscienze attente, non superficiali, sempre rispettose delle persone, sia di quelle che sono oggetto di informazione, sia dei destinatari del messaggio. Ciascuno, nel proprio ruolo e con la propria responsabilità, è chiamato a vigilare per tenere alto il livello etico della comunicazione, ed evitare quelle cose che fanno tanto male: la disinformazione, la diffamazione e la calunnia. Mantenere il livello etico".

Il Papa ha concluso il suo discorso esortando i dirigenti e dipendenti della RAI e delle altre Reti e Associazioni rappresentante a "porsi al servizio della crescita umana, culturale e civile della società".

ULTIMA RIUNIONE DELLA COMMISSIONE INTERNAZIONALE DI INCHIESTA SU MEDJUGORJE

Città del Vaticano, 18 gennaio 2014 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha confermato che ieri, venerdì 17 gennaio, ha avuto luogo l'ultima riunione della Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje, costituita presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la presidenza del Cardinale Camillo Ruini. La Commissione ha così terminato i suoi lavori. Come previsto, l'esito dello studio verrà ora sottoposto alle competenti istanze della stessa Congregazione.

CARDINALE CAÑIZARES INVIATO SPECIALE DEL PAPA A PANAMÁ

Città del Vaticano, 18 gennaio 2014 (VIS). Il Cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, è stato nominato dal Papa Suo Inviato Speciale a Panamá per le celebrazioni conclusive dell’anno giubilare indetto nel V centenario dell’erezione della prima Diocesi (Santa Maria la Antigua) sulla terra ferma del Continente americano, che avranno luogo nei giorni 14-15 febbraio 2014.

UDIENZE

Città del Vaticano, 20 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

- L'Arcivescovo Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

- Il Vescovo Alain de Raemy, Ausiliare di Lausanne, Genève et Fribourg (Svizzera).

Sabato 18 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

- Il Cardinale Karl Lehmann, Vescovo di Mainz (Repubblica Federale di Germania).


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 20 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Barcelona (Venezuela), presentata dal Vescovo César Ramón Ortega Herrera, per raggiunti limiti d'età.

Sabato 18 gennaio il Santo Padre ha nominato l'Arcivescovo Martin Krebs, Nunzio Apostolico in Tonga, attualmente Nunzio Apostolico in Nuova Zelanda, Isole Cook, Fiji, Kiribati, Palau, Samoa, Stati Federati di Micronesia, Vanuatu e Delegato Apostolico nell'Oceano Pacifico.

venerdì 17 gennaio 2014

IL PAPA RICEVE UNA DELEGAZIONE ECUMENICA DALLA FINLANDIA ED INVITA A NON DISISTERE DALL'IMPEGNO PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI

Città del Vaticano, 17 gennaio 2014 (VIS). In occasione della festa di Sant'Enrico di Uppsala, Patrono della Finlandia, Papa Francesco ha ricevuto questa mattina in udienza una Delegazione Ecumenica della Chiesa Luterana della Finlandia, che da venticinque anni si reca in pellegrinaggio a Roma nella festa del Santo Patrono.

"Ai membri della comunità di Corinto, segnata da divisioni - ha detto il Papa - l’apostolo chiede: 'Cristo è stato forse diviso?'. Questa domanda è stata scelta come tema della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, che inizieremo domani; oggi, essa è rivolta a noi. Davanti ad alcune voci che non riconoscono più come obiettivo perseguibile la piena e visibile unità della Chiesa, siamo invitati a non desistere nel nostro sforzo ecumenico, fedeli a quanto lo stesso Signore Gesù ha invocato dal Padre: che 'tutti siano una cosa sola'".

"Nel tempo attuale, anche il cammino ecumenico e le relazioni tra i cristiani stanno attraversando significativi cambiamenti, dovuti in primo luogo al fatto che ci troviamo a professare la nostra fede nel contesto di società e culture dove è sempre meno presente il riferimento a Dio e a tutto ciò che richiama la dimensione trascendente della vita. Lo notiamo soprattutto in Europa, ma non soltanto".

"Proprio per questo motivo, bisogna che la nostra testimonianza si concentri sul centro della nostra fede, sull’annuncio dell’amore di Dio che si è manifestato in Cristo suo Figlio. Troviamo qui spazio per crescere nella comunione e nell’unità tra di noi, promuovendo l’ecumenismo spirituale, che nasce direttamente dal comandamento dell’amore lasciato da Gesù ai suoi discepoli. A tale dimensione faceva riferimento anche il Concilio Vaticano II: 'Questa conversione del cuore e questa santità di vita, insieme con le preghiere private e pubbliche per l’unità dei cristiani, devono essere considerate come l’anima di tutto il movimento ecumenico e si possono giustamente chiamare ecumenismo spirituale'. L’ecumenismo è infatti un processo spirituale, che si realizza nell’obbedienza fedele al Padre, nel compimento della volontà di Cristo e sotto la guida dello Spirito Santo".

Papa Francesco ha preso congedo dalla Delegazione di Finlandia invitando tutti ad invocare senza stancarsi "l’aiuto della grazia di Dio e l’illuminazione dello Spirito Santo, che ci introduce nella verità tutta intera, portatrice di riconciliazione e di comunione".


UDIENZA AL PERSONALE DELLA FLORERIA

Città del Vaticano, 17 gennaio 2014 (VIS). Questa mattina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il personale della Floreria con i familiari. Compito principale della Floreria è la preparazione logistica delle udienze e delle celebrazioni nella Basilica Vaticana, in Piazza San Pietro, nell'Aula Paolo VI, nel Palazzo Apostolico e nelle altre Basiliche Papali. Altro compito affidato alla Floreria è quello dell'arredamento degli appartamenti vaticani, dall'appartamento del Pontefice, a quelli dei cardinali, dei vescovi e dei prelati di Curia e la manutenzione ordinaria degli stessi. La Floreria conta tre laboratori per i lavori di restauro, uno di tappezzeria e cucitura, uno di ebanisteria e restauro per i mobili e un laboratorio di doratura,

"In questi mesi - ha commentato Papa Francesco - mi sono reso conto di come sia prezioso il vostro lavoro" che "richiede spirito di sacrificio e molta pazienza. Penso, ad esempio, all’operazione di sistemare ogni settimana le migliaia di sedie per i pellegrini che vengono alle Udienze generali; come anche al lavoro nei vostri vari laboratori. Vi ringrazio di cuore per la cura, la professionalità e la disponibilità con cui svolgete il vostro lavoro. Vi incoraggio a perseverare nella fedeltà ai vostri doveri e a mantenere tra di voi un clima di serenità, di reciproca fiducia e di benevolenza. Questo stile di vita e di lavoro ritornerà a beneficio di tutta la comunità lavorativa del Vaticano".

Infine il Papa ha salutato i membri del personale della Floreria invocando su di essi e le loro famiglie la protezione di san Giuseppe lavoratore.

UNA FATTORIA SOTTO IL CIELO NELLA FESTA DI SANT'ANTONIO ABATE

Città del Vaticano, 16 gennaio 2014 (VIS). Come tradizione, il 17 gennaio, festa di Sant'Antonio Abate, protettore degli allevatori e dei loro animali, l'Associazione italiana allevatori ha organizzato una serie di eventi in onore del Santo Patrono.

La "Giornata dell'Allevatore" ha avuto inizio alle 10:30 con la Santa Messa celebrata dal Cardinale Angelo Comastri, Vicario Generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano, all'interno della Basilica di San Pietro. Alle 12:00 si è svolta una sfilata di cavalli e cavalieri lungo Via della Conciliazione con la partecipazione della Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a Cavallo, che è culminata, attorno alle 12:30, con la benedizione solenne dei protagonisti della festa: vacche, capre, conigli, pecore, galline e cavalli, con i loro allevatori.

L'Associazione italiana allevatori (AIA) ha invitato la cittadinanza a portare con sé i propri animali da compagnia ai quali è stato offerto un check up gratuito della salute dai veterinari messi a disposizione dell'Associazione.

Già a partire dalle 9:00 e fino alle 15:00 circa, si è ripetuta l'esposizione del bestiame in Piazza Pio XII, nella quale è stato proposto uno spaccato dell'allevamento nazionale con una vera e propria "fattoria sotto il cielo".

UDIENZE

Città del Vaticano, 17 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Juan Cipriani Thorne, Arcivescovo di Lima (Perù).

- Il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

- L'Arcivescovo Aldo Giordano, Nunzio Apostolico in Venezuela, con i Familiari.

- Il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (Italia), con una Delegazione dell’EXPO 2015 di Milano.

giovedì 16 gennaio 2014

GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

Città del Vaticano, 16 gennaio 2014 (VIS). Di seguito pubblichiamo il Messaggio che il Santo Padre ha fatto pervenire ai Vescovi, ai sacerdoti, ai consacrati e ai fedeli di tutto il mondo, in occasione della 51ma Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni, che si celebra l'11 maggio prossimo, sul tema: "Le vocazioni, testimonianza della verità".

"Cari fratelli e sorelle!

1. Il Vangelo racconta che «Gesù percorreva tutte le città e i villaggi ¼ Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe”» (Mt 9,35-38). Queste parole ci sorprendono, perché tutti sappiamo che occorre prima arare, seminare e coltivare per poter poi, a tempo debito, mietere una messe abbondante. Gesù afferma invece che «la messe è abbondan­te». Ma chi ha lavorato perché il risultato fosse tale? La risposta è una sola: Dio. Evidentemente il campo di cui parla Gesù è l’umanità, siamo noi. E l’azione efficace che è causa del «molto frutto» è la grazia di Dio, la comunione con Lui (cfr Gv 15,5). La preghiera che Gesù chiede alla Chiesa, dunque, riguarda la richiesta di accrescere il numero di coloro che sono al servizio del suo Regno. San Paolo, che è stato uno di questi “collaboratori di Dio”, instancabilmente si è prodigato per la causa del Vangelo e della Chiesa. Con la consapevolezza di chi ha sperimentato personalmente quanto la volontà salvifica di Dio sia imperscrutabile e l’iniziativa della grazia sia l’origine di ogni vocazione, l’Apostolo ricorda ai cristiani di Corinto: «Voi siete campo di Dio» (1 Cor 3,9). Pertanto sorge dentro il nostro cuore prima lo stupore per una messe abbondante che Dio solo può elargire; poi la gratitudine per un amore che sempre ci previene; infine l’adorazione per l’opera da Lui compiuta, che richiede la nostra libera adesione ad agire con Lui e per Lui.

2. Tante volte abbiamo pregato con le parole del Salmista: «Egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo» (Sal 100,3); o anche: «Il Signore si è scelto Giacobbe, Israele come sua proprietà» (Sal 135,4). Ebbene, noi siamo “proprietà” di Dio non nel senso del possesso che rende schiavi, ma di un legame forte che ci unisce a Dio e tra noi, secondo un patto di alleanza che rimane in eterno «perché il suo amore è per sempre» (Sal 136). Nel racconto della vocazione del profeta Geremia, ad esempio, Dio ricorda che Egli veglia continuamente su ciascuno affinché si realizzi la sua Parola in noi. L’immagine adottata è quella del ramo di mandorlo che primo fra tutti fiorisce, annunziando la rinascita della vita in primavera (cfr Ger 1,11-12). Tutto proviene da Lui ed è suo dono: il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro, ma – rassicura l’Apostolo – «voi siete di Cristo e Cristo è di Dio» (1 Cor 3,23). Ecco spiegata la modalità di appartenenza a Dio: attraverso il rapporto unico e personale con Gesù, che il Battesimo ci ha conferito sin dall’inizio della nostra rinascita a vita nuova. È Cristo, dunque, che continuamente ci interpella con la sua Parola affinché poniamo fiducia in Lui, amandolo «con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza» (Mc 12,33). Perciò ogni vocazione, pur nella pluralità delle strade, richiede sempre un esodo da se stessi per centrare la propria esistenza su Cristo e sul suo Vangelo. Sia nella vita coniugale, sia nelle forme di consacrazione religiosa, sia nella vita sacerdotale, occorre superare i modi di pensare e di agire non conformi alla volontà di Dio. E’ un «esodo che ci porta a un cammino di adorazione del Signore di servizio a Lui nei fratelli e nelle sorelle» (Discorso all’Unione Internazionale delle Superiore Generali, 8 maggio 2013). Perciò siamo tutti chiamati ad adorare Cristo nei nostri cuori (cfr 1 Pt 3,15) per lasciarci raggiungere dall'impulso della grazia contenuto nel seme della Parola, che deve crescere in noi e trasformarsi in servizio concreto al prossimo. Non dobbiamo avere paura: Dio segue con passione e perizia l’opera uscita dalle sue mani, in ogni stagione della vita. Non ci abbandona mai! Ha a cuore la realizzazione del suo progetto su di noi e, tuttavia, intende conseguirlo con il nostro assenso e la nostra collaborazione.

3. Anche oggi Gesù vive e cammina nelle nostre realtà della vita ordinaria per accostarsi a tutti, a cominciare dagli ultimi, e guarirci dalle nostre infermità e malattie. Mi rivolgo ora a coloro che sono ben disposti a mettersi in ascolto della voce di Cristo che risuona nella Chiesa, per comprendere quale sia la propria vocazione. Vi invito ad ascoltare e seguire Gesù, a lasciarvi trasformare interiormente dalle sue parole che «sono spirito e sono vita» (Gv 6,62). Maria, Madre di Gesù e nostra, ripete anche a noi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!» (Gv 2,5). Vi farà bene partecipare con fiducia ad un cammino comunitario che sappia sprigionare in voi e attorno a voi le energie migliori. La vocazione è un frutto che matura nel campo ben coltivato dell’amore reciproco che si fa servizio vicendevole, nel contesto di un’autentica vita ecclesiale. Nessuna vocazione nasce da sé o vive per se stessa. La vocazione scaturisce dal cuore di Dio e germoglia nella terra buona del popolo fedele, nell’esperienza dell’amore fraterno. Non ha forse detto Gesù: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35)?

4. Cari fratelli e sorelle, vivere questa «misura alta della vita cristiana ordinaria» (cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 31), significa talvolta andare controcorrente e comporta incontrare anche ostacoli, fuori di noi e dentro di noi. Gesù stesso ci avverte: il buon seme della Parola di Dio spesso viene rubato dal Maligno, bloccato dalle tribolazioni, soffocato da preoccupazioni e seduzioni mondane (cfr Mt 13,19-22). Tutte queste difficoltà potrebbero scoraggiarci, facendoci ripiegare su vie apparentemente più comode. Ma la vera gioia dei chiamati consiste nel credere e sperimentare che Lui, il Signore, è fedele, e con Lui possiamo camminare, essere discepoli e testimoni dell’amore di Dio, aprire il cuore a grandi ideali, a cose grandi. «Noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole, andate sempre al di là, verso le cose grandi. Giocate la vita per grandi ideali!» (Omelia nella Messa per i cresimandi, 28 aprile 2013). A voi Vescovi, sacerdoti, religiosi, comunità e famiglie cristiane chiedo di orientare la pastorale vocazionale in questa direzione, accompagnando i giovani su percorsi di santità che, essendo personali, «esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone. Essa dovrà integrare le ricchezze della proposta rivolta a tutti con le forme tradizionali di aiuto personale e di gruppo e con forme più recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti riconosciuti dalla Chiesa» (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 31).

Disponiamo dunque il nostro cuore ad essere “terreno buono” per ascoltare, accogliere e vivere la Parola e portare così frutto. Quanto più sapremo unirci a Gesù con la preghiera, la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, i Sacramenti celebrati e vissuti nella Chiesa, con la fraternità vissuta, tanto più crescerà in noi la gioia di collaborare con Dio al servizio del Regno di misericordia e di verità, di giustizia e di pace. E il raccolto sarà abbondante, proporzionato alla grazia che con docilità avremo saputo accogliere in noi. Con questo auspicio, e chiedendovi di pregare per me, imparto di cuore a tutti la mia Apostolica Benedizione.
Copyright © VIS - Vatican Information Service