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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 4 febbraio 2013

LA FAMIGLIA È UNA BUONA NOTIZIA

Città del Vaticano, 4 febbraio 2013 (VIS). Questa mattina, nella Sala Stampa della Santa Sede, l'Arcivescovo Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, è intervenuto alla conferenza stampa sul tema: "Da Milano a Philadelphia: le prospettive del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Presentazione degli Atti di Milano 2012". La Conferenza ha analizzato i risultati dell'Incontro Mondiale delle Famiglie di Milano, nel maggio 2012. Sono intervenuti inoltre il coniugi Francesca Dossi e Alfonso Colzani, Responsabili del Servizio per la Famiglia dell'Arcidiocesi di Milano.

L'Arcivescovo Paglia ha ricordato che l'Incontro di Milano "ha mostrato la forza vitale che le famiglie rappresentano nella Chiesa e nella stessa società. (...) Certo, sono molti i problemi che riguardano il matrimonio e la famiglia, ma non dobbiamo dimenticare, dati alla mano, che la famiglia resta ancora oggi la 'risorsa' fondamentale delle nostre società. (...) I dati statistici sono unanimi nel rilevare che la famiglia si colloca al primo posto come luogo di sicurezza, di rifugio, di sostegno per la propria vita, e resta in cima ai desideri della stragrande maggioranza dei giovani. In Italia, ad esempio, circa l’80% dei giovani dichiarano di preferire il matrimonio (civile o religioso che sia), solo il 20% opta per la convivenza. (...) E in Francia, i sondaggi rilevano che il 77% desidera costruire la propria vita di famiglia, rimanendo con la stessa persona per tutta la vita. (...) Del resto, il bisogno di famiglia è iscritto nel cuore dell’uomo fin da quando Dio disse: 'Non è bene che l’uomo sia solo, facciamogli un aiuto che gli sia simile'”.

"Questa profonda verità che segna così radicalmente la vita umana viene come bastonata da una cultura che le è opposta. (...) Questa corsa all’individualismo sta scardinando la famiglia, come pure le diverse forme di società. Per questo lo scardinamento della famiglia è il primo problema della società contemporanea. (...) È vero che tanta storia occidentale contemporanea è stata concepita come liberazione da ogni legame: i legami con gli altri, quindi nella famiglia, nella responsabilità verso l’altro. Ed è altrettanto vero che i vincoli, talora, hanno oppresso la soggettività. Ma oggi la vertigine della solitudine con il culto dell’ 'io', sciolto da ogni legame (...). E lo spaesamento provocato dalla globalizzazione, accentua ancor più il ripiegamento su di sé e la tentazione del proprio particolare".

"Oggi la Chiesa - ha proseguito l'Arcivescovo Paglia - è preoccupata (...) per la crisi che il matrimonio e la famiglia stanno attraversando, anche perché è consapevole che ambedue sono un Vangelo, una buona notizia anche per gli uomini e le donne di oggi, spesso soli e privi di amore, di paternità, di sostegno. (...) La Chiesa, 'esperta in umanità', conosce bene (...) l’alto prezzo delle fragilità familiari che viene pagato soprattutto dai figli (nati e non nati), dagli anziani, dai malati. (...) Nelle diverse epoche storiche ci sono state trasformazioni talora anche profonde nell’istituto familiare, mai però è venuto meno il suo 'genoma', la sua dimensione profonda, ossia essere una istituzione formata da uomo-donna e figli. Per questo è urgente una attenta riflessione culturale e una più vigorosa difesa della famiglia perché sia posta – e con fretta - al centro della politica, della economia, della cultura, sia nei diversi paesi che nelle altre istanze internazionali e con il coinvolgimento anche dei credenti di altre tradizioni religiose e di uomini di buona volontà. È una frontiera che riguarda le fondamenta stesse della società umana. Di qui l’interesse straordinario della Chiesa soprattutto in questo momento storico".

"Il Pontificio Consiglio per la Famiglia sente l’urgenza di aiutare sia dentro che fuori i confini della Chiesa la riscoperta del valore della Famiglia. (...) C’è poi un grande lavoro da fare sul piano culturale: si tratta di operare per ridare valore ad una cultura della famiglia, perché torni ad essere attraente ed anche importante per la propria vita e per la società. (...) Occuparsi della famiglia non significa restringersi ad un segmento della vita o della società, oggi significa allargare l’orizzonte oltre se stessi e decidere di partecipare alla costruzione di una società che sia essa stessa 'familiare', sino a cogliere 'la famiglia' dei popoli e delle nazioni".

L'Arcivescovo Paglia ha concluso il suo intervento illustrando le iniziative che, nel corso dell'anno e fino al prossimo incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia, il Pontificio saranno realizzate dal Consiglio per la Famiglia, fra le quali la presentazione della "Carta dei Diritti della Famiglia" - elaborata trenta anni fa dallo stesso Dicastero - alle Nazioni Unite a New York e nella sede di Ginevra e al Parlamento Europeo. Dal prossimo aprile partirà una serie di seminari di studio sotto il titolo: "Dialoghi per la famiglia". Esperti delle diverse discipline affronteranno temi concernenti le grandi sfide che riguardano la famiglia e il matrimonio ed infine, in ottobre, l'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio verterà sulla "Carta dei Diritti della Famiglia". I giorni 26 e 27 ottobre prossimo, in occasione dell'Anno della Fede, è in programma un pellegrinaggio delle famiglie alla tomba di Pietro.


CONCISTORO 11 FEBBRAIO: NUOVI SANTI

Città del Vaticano, 4 febbraio 2013 (VIS). Lunedì, 11 febbraio 2013, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, si terrà il Concistoro ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati: Antonio Primaldo e Compagni, martiri; Laura di Santa Caterina da Siena Montoya y Upegui, vergine, fondatrice della Congregazione delle suore missionarie della Beata Vergine Immacolata e di Santa Caterina da Siena; Maria Guadalupe García Zavala, confondatrice della Congregazione delle Serve di Santa Margherita Maria e dei Poveri.

ANGELUS: INVESTIRE SULLA VITA E SULLA FAMIGLIA

Città del Vaticano, 3 febbraio 2013 (VIS). La meditazione domenicale del Santo Padre prima della recita dell'Angelus, è stata dedicata al Vangelo di Luca che narra il ritorno di Gesù nella sinagoga di Nazareth dopo un periodo di assenza. Gesù legge una profezia di Isaia sul Messia e ne annuncia il compimento lasciando intendere che quella parola si riferisce a Lui, suscitando lo sconcerto dei nazaretani che se da una parte lo ammirano, dall'altra si chiedono: "Non è costui il figlio di Giuseppe?", come dire: un carpentiere di Nazaret, quali aspirazioni può avere"".

"Proprio conoscendo questa chiusura, che conferma il proverbio 'nessun profeta è bene accetto nella sua patria', Gesù rivolge alla gente, nella sinagoga, parole che suonano come una provocazione. Cita due miracoli compiuti dai grandi profeti Elia ed Eliseo in favore di persone non israelite, per dimostrare che a volte c’è più fede al di fuori d’Israele. A quel punto la reazione è unanime: tutti si alzano e lo cacciano fuori, e cercano persino di buttarlo giù da un precipizio, ma Egli, con calma sovrana, passa in mezzo alla gente inferocita e se ne va".

"Come mai Gesù ha voluto provocare questa rottura? - ha detto il Papa - All’inizio la gente era ammirata di lui, e forse avrebbe potuto ottenere un certo consenso… Ma proprio questo è il punto: Gesù non è venuto per cercare il consenso degli uomini, ma – come dirà alla fine a Pilato – per 'dare testimonianza alla verità'. Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona. È vero che Gesù è il profeta dell’amore, ma anche l’amore ha la sua verità. Anzi, amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio. Nella liturgia odierna risuonano anche queste parole di san Paolo: 'La carità …non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità'. Credere in Dio significa rinunciare ai propri pregiudizi e accogliere il volto concreto in cui Lui si è rivelato: l’uomo Gesù di Nazaret. E questa via conduce anche a riconoscerlo e a servirlo negli altri".

"In questo è illuminante l’atteggiamento di Maria. Chi più di lei ebbe familiarità con l’umanità di Gesù? Ma non ne fu mai scandalizzata come i compaesani di Nazaret. Ella custodiva nel suo cuore il mistero e seppe accoglierlo sempre di più e sempre di nuovo, nel cammino della fede, fino alla notte della Croce e alla piena luce della Risurrezione".

Dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato che in questa prima domenica di febbraio, ricorre in Italia, la "Giornata per la vita". "Mi associo - ha detto Benedetto XVI - ai Vescovi italiani che nel loro messaggio invitano ad investire sulla vita e sulla famiglia, anche come risposta efficace alla crisi attuale. Saluto il Movimento per la Vita ed auguro successo all'iniziativa denominata 'Uno di noi', affinché l'Europa sia sempre luogo dove ogni essere umano sia tutelato nella sua dignità. Saluto i rappresentanti delle Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università di Roma, specialmente i docenti di Ostetricia e Ginecologia (...) e li incoraggio a formare gli operatori sanitari alla cultura della vita".

IL PAPA AL NUOVO PATRIARCA DI BABILONIA DEI CALDEI: MINISTERO AL SERVIZIO DELLA RICONCILIAZIONE, DELLA VICENDEVOLE ACCOGLIENZA E DELLA PACE PER TUTTA LA POPOLAZIONE IRACHENA

Città del Vaticano, 3 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha indirizzato una Lettera a Sua Beatitudine Louis Raphäel Sako, nuovo Patriarca di Babilonia dei Caldei, nella quale comunica la concessione della "Ecclesiastica Communio" richiesta dal nuovo Patriarca.

"Nel porgerLe sentite felicitazioni - scrive il Papa - imploro il Signore affinché La ricolmi di ogni grazia e benedizione. Possa Egli illuminarLa nel proclamare instancabilmente il Vangelo nella viva tradizione che risale a San Tommaso Apostolo. Il Pastore Buono ed Eterno La sostenga nella fede dei padri e Le accordi l’ardore dei martiri di ieri e di oggi per custodire il patrimonio spirituale e liturgico della veneranda Chiesa Caldea, quale suo Pater et Caput. Il Suo ministero sia a conforto dei fedeli caldei nella madre patria e nella diaspora, ma anche dell’intera comunità cattolica e dei cristiani che vivono nella terra di Abramo, quale stimolo alla riconciliazione, alla vicendevole accoglienza e alla pace per tutta la popolazione irachena".

Il Santo Padre ha indirizzato, inoltre, una Lettera, redatta in latino, al Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, con cui lo nomina Suo Delegato a presiedere, lunedì 4 febbraio, nella Basilica Vaticana, la celebrazione eucaristica per la conferma della Comunione Ecclesiastica al nuovo Patriarca.


CONSACRATI E CONSACRATE: NON UNITEVI AI PROFETI DI SVENTURA

Città del Vaticano, 2 febbraio 2013 (VIS). Alle ore 17.30 di oggi, Festa della Presentazione del Signore e XVII Giornata della Vita Consacrata, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto, nella Basilica Vaticana, la celebrazione della Santa Messa con i Membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica.

"'Luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele': così Simeone definisce il Messia del Signore, al termine del suo canto di benedizione. Il tema della luce (...) è fortemente presente in questa liturgia. Essa infatti è stata aperta da una suggestiva processione, a cui hanno partecipato i Superiori e le Superiore Generali degli Istituti di vita consacrata qui rappresentati, che portavano i ceri accesi. Questo segno, specifico della tradizione liturgica di questa Festa, è molto espressivo. Manifesta la bellezza e il valore della vita consacrata come riflesso della luce di Cristo; un segno che richiama l’ingresso di Maria nel Tempio: la Vergine Maria, la Consacrata per eccellenza, portava in braccio la Luce stessa, il Verbo incarnato, venuto a scacciare le tenebre dal mondo con l’amore di Dio".

"Cari fratelli e sorelle consacrati, tutti voi siete stati rappresentati in quel simbolico pellegrinaggio, che nell’Anno della fede esprime ancora di più il vostro convenire nella Chiesa, per essere confermati nella fede e rinnovare l’offerta di voi stessi a Dio. (...) Nella luce di Cristo, con i molteplici carismi di vita contemplativa e apostolica, voi cooperate alla vita e alla missione della Chiesa nel mondo. In questo spirito di riconoscenza e di comunione, vorrei rivolgervi tre inviti, affinché possiate entrare pienamente in quella 'porta della fede' che è sempre aperta per noi".

"Vi invito in primo luogo ad alimentare una fede in grado di illuminare la vostra vocazione. Vi esorto per questo a fare memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del 'primo amore' con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato il vostro cuore, non per nostalgia, ma per alimentare quella fiamma. E per questo occorre stare con Lui, nel silenzio dell’adorazione; e così risvegliare la volontà e la gioia di condividerne la vita, le scelte, l’obbedienza di fede, la beatitudine dei poveri, la radicalità dell’amore".

"In secondo luogo vi invito a una fede che sappia riconoscere la sapienza della debolezza. Nelle gioie e nelle afflizioni del tempo presente, quando la durezza e il peso della croce si fanno sentire, non dubitate che la 'kenosi' di Cristo è già vittoria pasquale. (...) Nelle società dell’efficienza e del successo, la vostra vita segnata dal 'minorità' e dalla debolezza dei piccoli, dall’empatia con coloro che non hanno voce, diventa un evangelico segno di contraddizione".

"Infine, vi invito a rinnovare la fede che vi fa essere pellegrini verso il futuro. Per sua natura la vita consacrata è pellegrinaggio dello spirito, alla ricerca di un Volto che talora si manifesta e talora si vela (...). Questo sia l’anelito costante del vostro cuore, il criterio fondamentale che orienta il vostro cammino, sia nei piccoli passi quotidiani che nelle decisioni più importanti. Non unitevi ai profeti di sventura che proclamano la fine o il non senso della vita consacrata nella Chiesa dei nostri giorni; piuttosto rivestitevi di Gesù Cristo e indossate le armi della luce (...) restando svegli e vigilanti.

"La gioia della vita consacrata passa necessariamente attraverso la partecipazione alla Croce di Cristo. Così è stato per Maria Santissima. La sua è la sofferenza del cuore che forma un tutt’uno col Cuore del Figlio di Dio, trafitto per amore. Da quella ferita sgorga la luce di Dio, e anche dalle sofferenze, dai sacrifici, dal dono di se stessi che i consacrati vivono per amore di Dio e degli altri si irradia la stessa luce, che evangelizza le genti. In questa Festa, auguro in modo particolare a voi consacrati che la vostra vita abbia sempre il sapore della parresia evangelica, affinché in voi la Buona Novella sia vissuta, testimoniata, annunciata e risplenda come Parola di verità".

INVIATI SPECIALI DEL SANTO PADRE

Città del Vaticano, 2 febbraio 2013 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera Pontificia con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, Inviato Speciale del Santo Padre alle celebrazioni del 50° anniversario del Santuario della Madonna della Salute (Our Lady of Good Health) a Vailankanni (India) e del 25° anniversario dell'istituzione della Conferenza Episcopale (C.C.B.I.), in programma dal 9 all'11 febbraio 2013. La Lettera, redatta in latino, è datata 10 gennaio. La Missione che accompagnerà il Cardinale è composta da Don A. Michael Arockisamy, Rettore della Basilica-Santuario di Vailankanni e da Don Alex Joseph Vadakumthala, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Verapoly.

Questa mattina è stata pubblicata anche la Lettera Pontificia - redatta in latino e datata 10 gennaio - con la quale il Santo Padre nomina l'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (Pastorale della Salute), suo Inviato Speciale alla celebrazione della XXI Giornata Mondiale del Malato che si terrà nel Santuario di Nostra Signora di Altötting (Germania), il prossimo 11 febbraio. La missione che accompagnerà l'Arcivescovo è composta dal Ludwig Limbrunner, Rettore del Santuario di Altötting e dal Monsignor Günther Mandl, Direttore dell'Ufficio economico della Diocesi di Passau.

UDIENZE

Città del Vaticano, 4 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Sua Beatitudine Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, con i Membri del Sinodo dei Vescovi della Chiesa Caldea (20)

- L'Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Nunzio Apostolico in Australia

- Otto Presuli della Conferenza Episcopale di Emilia-Romagna, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- L'Arcivescovo Antonio Lanfranchi, di Modena-Nonantola.

- L'Arcivescovo Luigi Negri, di Ferrara-Comacchio.

- L'Arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, di Ravenna-Cervia.

- Il Vescovo Francesco Lambiasi, di Rimini.

- Il Vescovo Tommaso Ghirelli, Vescovo di Imola.

- Il Vescovo Enrico Solmi, di Parma.

- Il Vescovo Douglas Regattieri, di Cesena-Sarsina.

- Il Vescovo Massimo Camisasca, di Reggio Emilia-Guastalla.

Sabato 2 febbraio il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

- Sette Presuli della Conferenza Episcopale di Emilia-Romagna, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna

- L'Arcivescovo Paolo Rabitti, emerito di Ferrara-Comacchio.

- Il Vescovo Claudio Stagni, di Faenza-Modigliana.

- Il Vescovo Lino Pizzi, di Forlì-Bertinoro.

- Il Vescovo Carlo Mazza, di Fidenza.

- Il Vescovo Gianni Ambrosio, di Piacenza-Bobbio.

- Il Vescovo Francesco Cavina, di Carpi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 2 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato Il Vescovo Joseph Effiong Ekuwem, Arcivescovo Metropolita di Calabar (superficie: 7.754; popolazione: 1.192.031; cattolici: 381.230; sacerdoti: 74; religiosi: 71), Nigeria, trasferendolo dalla Sede Episcopale di Uyo. Succede all'Arcivescovo Joseph Edra Ukpo, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi.

- Ha nominato il Vescovo Jesús Juárez Párraga, S.D.B., Arcivescovo di Sucre (superficie: 49.975; popolazione: 630.000; cattolici: 552.000; sacerdoti: 92; religiosi: 236; diaconi permanenti: 1), Bolivia. L'Arcivescovo eletto è nato nel 1942 ad Alquerias (Spagna), ed è stato ordinato sacerdote nel 1972. Dal 1979 al 1985 è stato Vicario della Provincia Salesiana in Bolivia e dal 1981 al 1987 è stato direttore di comunità. Nel 1988 è stato nominato Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di La Paz e nel 1994 è stato nominato primo Vescovo della Diocesi di El Alto (Bolivia). Dal 2000 al 2003 è stato Vicepresidente, dal 1991 al 1994 e dal 2003 al 2009 Presidente di varie Commissioni della Conferenza Episcopale Boliviana. Attualmente è Presidente della Pastorale Sociale – Caritas e della Pastorale Penitenziaria in Bolivia. Succede all'Arcivescovo Jesús Pérez Rodríguez, O.F.M. del quale il Santo Padre ha accettato le dimissioni al governo pastorale della medesima Arcidiocesi presentate per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Jean Teyrouz, Vescovo dell'Eparchia Sainte-Croix-de-Paris degli Armeni (cattolici: 30.200; sacerdoti: 4; religiosi: 6), Francia. Finora Vescovo della Curia Patriarcale, succede al Vescovo Grégoire Ghabroyan, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Eparchia, presentata in conformità al canone 201, paragrafi 1-2, del Codice dei Canoni della Chiese Orientali.

- Ha nominato l'Arcivescovo Michael A. Blume, Nunzio Apostolico in Uganda, finora Nunzio Apostolico in Benin e in Togo.

- Ha nominato il Reverendo Percy Lorenzo Galván Flores, Vescovo Prelato di Corocoro (superficie: 28.823; popolazione: 244.000; cattolici: 214.000; sacerdoti: 19; religiosi: 5; diaconi permanenti: 2), Bolivia. Il Vescovo eletto è nato a Tomás Frías (Bolivia) nel 1965 ed è stato ordinato sacerdote nel 1991.Dal 1991 al 1992 è stato Vicario Parrocchiale in Villa Serrano e dal 1992 al 1993 in Padilla. Dal 1993 al 1995 è stato Parroco in Padilla, Alcalá ed El Villar. Dal 1996 al 1998 è stato Vicario Episcopale della Zona Pastoral de la Frontera. Dal 2001 al 2005, è stato Rettore del Seminario Arcidiocesano “San Cristóbal”. Nel 2005 è stato nominato Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Sucre per tre anni, al termine dei quali è stato incaricato di preparare il VI Sinodo Arcidiocesano. Attualmente è Parroco della Parrocchia di San José in Sucre, Canonico della Cattedrale, Responsabile del Museo Ecclesiastico e Membro dei Consigli Economico, Presbiterale e Pastorale dell’Arcidiocesi.

- Ha nominato il Monsignore Michel Aupetit, Vescovo Ausiliare di Parigi (superficie: 105; popolazione: 2.233.818; cattolici: 1.340.291; sacerdoti: 1.353; religiosi: 2.831; diaconi permanenti: 109), Francia. Il Vescovo eletto è nato nel 1951 a Versailles (Francia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1995. Dal 1995 al 1998 è stato Vicario della parrocchia di Saint-Louis-en-l'ïle; dal 1995 al 2001 è stato cappellano dei Licei del quartiere Marais François Couperin, Charlemagne et Saint-Germain, Victor Hugo; dal 1998 al 2001 è stato Vicario della parrocchia Saint-Paul-Saint-Louis; dal 2001 al 2006 è stato Parroco di Notre-Dame de l’Arche d’Alliance; dal 2004 al 2006 è stato Decano del decanato Pasteur-Vaugirard. Dal 2006 è Vicario generale di Parigi e membro del Consiglio presbiterale.

- Ha nominato il Reverendo Eugenio Coter, Sacerdote fidei donum del clero di Bergamo (Italia), Vicario Apostolico di Pando (superficie: 86.261; popolazione: 208.867; cattolici: 187.981; sacerdoti: 24; religiosi: 33), Bolivia. Il Vescovo eletto è nato nel 1957 a Gazzaniga (Italia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1981. Dal 1981 al 1985 è stato Vicario parrocchiale a Grassobio; dal 1985 al 1991 è stato Vicario parrocchiale a Gandino; dal 1991 al 1992 è stato Missionario fidei donum nell’Arcidiocesi di Cochabamba; dal 1992 al 1994 è stato Vicario parrocchiale a Sacaba; dal 1994 al 1995 è stato Vicario parrocchiale a Villa Lunari; dal 1995 al 2000 è stato Parroco di Condebamba in Cochabamba; dal 2009 al 2011 è stato Membro del Consiglio Pastorale diocesano; dal 2000 al 2012 è stato Delegato Episcopale per la Pastorale Sociale – Caritas; dal 2012 è stato Direttore Spirituale del Seminario Arcidiocesano San Luis di Cochabamba. Succede al Vescovo Luis Morgan Casey, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale del medesimo Vicariato Apostolico presentata per raggiunti limiti d'età.

venerdì 1 febbraio 2013

CREDERE NELLA CARITÀ SUSCITA CARITÀ: MESSAGGIO DEL PAPA PER LA QUARESIMA

Città del Vaticano, 1 febbraio 2013 (VIS). "Credere nella carità suscita carità. 'Abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi'" è il titolo del messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2013. Il documento, pubblicato in otto lingue (tedesco, arabo, spagnolo, francese, inglese, italiano, polacco e portoghese), è datato dal Vaticano il 15 ottobre 2012. Di seguito riportiamo il testo completo.


Cari fratelli e sorelle,
la celebrazione della Quaresima, nel contesto dell’Anno della fede, ci offre una preziosa occasione per meditare sul rapporto tra fede e carità: tra il credere in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, e l’amore, che è frutto dell’azione dello Spirito Santo e ci guida in un cammino di dedizione verso Dio e verso gli altri.

1. La fede come risposta all'amore di Dio.
Già nella mia prima Enciclica ho offerto qualche elemento per cogliere lo stretto legame tra queste due virtù teologali, la fede e la carità. Partendo dalla fondamentale affermazione dell’apostolo Giovanni: «Abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi» (1 Gv 4,16), ricordavo che «all'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva... Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1
Gv 4,10), l'amore adesso non è più solo un ”comandamento”, ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro» (Deus caritas est, 1). La fede costituisce quella
personale adesione – che include tutte le nostre facoltà – alla rivelazione dell'amore gratuito e «appassionato» che Dio ha per noi e che si manifesta pienamente in Gesù Cristo.

L’incontro con Dio Amore che chiama in causa non solo il cuore, ma anche l’intelletto: «Il riconoscimento del Dio vivente è una via verso l'amore, e il sì della nostra volontà alla sua
unisce intelletto, volontà e sentimento nell'atto totalizzante dell'amore. Questo però è un processo che rimane continuamente in cammino: l'amore non è mai “concluso” e completato» (ibid., 17). Da qui deriva per tutti i cristiani e, in particolare, per gli «operatori della carità», la necessità della fede, di quell'«incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l'amore e apra il loro animo all'altro, così che per loro l'amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall'esterno, ma una conseguenza derivante dalla loro fede che diventa operante nell'amore» (ibid., 31a). Il cristiano è una persona conquistata dall’amore di Cristo e perciò, mosso da questo amore - «caritas Christi urget nos» (2 Cor 5,14) –, è aperto in modo profondo e concreto all'amore per il prossimo (cfr ibid., 33). Tale atteggiamento nasce anzitutto dalla coscienza di essere amati, perdonati, addirittura serviti dal Signore, che si china a lavare i piedi degli Apostoli e offre Se stesso sulla croce per attirare l’umanità nell’amore di Dio. «La fede ci mostra il Dio che ha dato il suo Figlio per noi e suscita così in noi la vittoriosa certezza che è proprio vero: Dio è amore! ... La fede, che prende coscienza dell'amore di Dio rivelatosi nel cuore trafitto di Gesù sulla croce, suscita a sua volta l'amore. Esso è la luce – in fondo l'unica – che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire» (ibid., 39). Tutto ciò ci fa capire come il principale atteggiamento distintivo dei cristiani sia proprio «l'amore fondato sulla fede e da essa plasmato» (ibid., 7).

2. La carità come vita nella fede
Tutta la vita cristiana è un rispondere all'amore di Dio. La prima risposta è appunto la fede come accoglienza piena di stupore e gratitudine di un’inaudita iniziativa divina che ci precede e ci sollecita. E il «sì» della fede segna l’inizio di una luminosa storia di amicizia con il Signore, che riempie e dà senso pieno a tutta la nostra esistenza. Dio però non si accontenta che noi accogliamo il suo amore gratuito. Egli non si limita ad amarci, ma vuole attiraci a Sé, trasformarci in modo così profondo da portarci a dire con san Paolo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (cfr Gal 2,20). Quando noi lasciamo spazio all’amore di Dio, siamo resi simili a Lui, partecipi della sua stessa carità. Aprirci al suo amore significa lasciare che Egli viva in noi e ci porti ad amare con Lui, in Lui e come Lui; solo allora la nostra fede diventa veramente «operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6) ed Egli prende dimora in noi (cfr 1 Gv 4,12). La fede è conoscere la verità e aderirvi (cfr 1 Tm 2,4); la carità è «camminare» nella verità (cfr Ef 4,15). Con la fede si entra nell'amicizia con il Signore; con la carità si vive e si coltiva questa amicizia (cfr Gv 15,14s). La fede ci fa accogliere il comandamento del Signore e Maestro; la carità ci dona la beatitudine di metterlo in pratica (cfr Gv 13,13-17). Nella fede siamo generati come figli di Dio (cfr Gv 1,12s); la carità ci fa perseverare concretamente nella figliolanza divina portando il frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5,22). La fede ci fa riconoscere i doni che il Dio buono e generoso ci affida; la carità li fa fruttificare (cfr Mt 25,14-30). 3. L'indissolubile intreccio tra fede e carità Alla luce di quanto detto, risulta chiaro che non possiamo mai separare o, addirittura, opporre fede e carità. Queste due virtù teologali sono intimamente unite ed è fuorviante vedere tra di esse un contrasto o una «dialettica». Da un lato, infatti, è limitante l'atteggiamento di chi mette in modo così forte l'accento sulla priorità e la decisività della fede da sottovalutare e quasi disprezzare le concrete opere della carità e ridurre questa a generico umanitarismo.

Dall’altro, però, è altrettanto limitante sostenere un’esagerata supremazia della carità e della sua operosità, pensando che le opere sostituiscano la fede. Per una sana vita spirituale è necessario rifuggire sia dal fideismo che dall'attivismo moralista. L’esistenza cristiana consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio per poi ridiscendere, portando l'amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio. Nella Sacra Scrittura vediamo come lo zelo degli Apostoli per l’annuncio del Vangelo che suscita la fede è strettamente legato alla premura caritatevole riguardo al servizio verso i poveri (cfr At6,1-4). Nella Chiesa, contemplazione e azione, simboleggiate in certo qual modo dalle figure evangeliche delle sorelle Maria e Marta, devono coesistere e integrarsi (cfr Lc 10,38-42). La priorità spetta sempre al rapporto con Dio e la vera condivisione evangelica deve radicarsi nella fede (cfr Catechesi all’Udienza generale del 25 aprile 2012). Talvolta si tende, infatti, a circoscrivere il termine «carità» alla solidarietà o al semplice aiuto umanitario. E’ importante, invece, ricordare che massima opera di carità è proprio l’evangelizzazione, ossia il «servizio della Parola». Non v'è azione più benefica, e quindi caritatevole, verso il prossimo che spezzare il pane della Parola di Dio, renderlo partecipe della Buona Notizia del Vangelo, introdurlo nel rapporto con Dio: l'evangelizzazione è la più alta e integrale promozione della persona umana. Come scrive il Servo di Dio Papa Paolo VI nell'Enciclica Populorum progressio, è l'annuncio di Cristo il primo e principale fattore di sviluppo (cfr n. 16). E’ la verità originaria dell’amore di Dio per noi, vissuta e annunciata, che apre la nostra esistenza ad accogliere questo amore e rende possibile lo sviluppo integrale dell’umanità e di ogni uomo (cfr Enc. Caritas in veritate, 8). In sostanza, tutto parte dall'Amore e tende all'Amore. L'amore gratuito di Dio ci è reso noto mediante l'annuncio del Vangelo. Se lo accogliamo con fede, riceviamo quel primo ed indispensabile contatto col divino capace di farci «innamorare dell'Amore», per poi dimorare e crescere in questo Amore e comunicarlo con gioia agli altri. A proposito del rapporto tra fede e opere di carità, un’espressione della Lettera di san Paolo agli Efesini riassume forse nel modo migliore la loro correlazione: «Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo» (2, 8-10). Si percepisce qui che tutta l'iniziativa salvifica viene da Dio, dalla sua Grazia, dal suo perdono accolto nella fede; ma questa iniziativa, lungi dal limitare la nostra libertà e la nostra responsabilità, piuttosto le rende autentiche e le orienta verso le opere della carità. Queste non sono frutto principalmente dello sforzo umano, da cui trarre vanto, ma nascono dalla stessa fede, sgorgano dalla Grazia che Dio offre in abbondanza. Una fede senza opere è come un albero senza frutti: queste due virtù si implicano reciprocamente. La Quaresima ci invita proprio, con le tradizionali indicazioni per la vita cristiana, ad alimentare la fede attraverso un ascolto più attento e prolungato della Parola di Dio e la partecipazione ai Sacramenti, e, nello stesso tempo, a crescere nella carità, nell’amore verso Dio e verso il prossimo, anche attraverso le indicazioni concrete del digiuno, della penitenza e dell’elemosina.

4. Priorità della fede, primato della carità
Come ogni dono di Dio, fede e carità riconducono all'azione dell'unico e medesimo Spirito Santo (cfr 1 Cor 13), quello Spirito che in noi grida «Abbà! Padre» (Gal 4,6), e che ci fa dire: «Gesù è il Signore!» (1 Cor 12,3) e «Maranatha!» (1 Cor 16,22; Ap 22,20). La fede, dono e risposta, ci fa conoscere la verità di Cristo come Amore incarnato e crocifisso, piena e perfetta adesione alla volontà del Padre e infinita misericordia divina verso il prossimo; la fede radica nel cuore e nella mente la ferma convinzione che proprio questo Amore è l'unica realtà vittoriosa sul male e sulla morte. La fede ci invita a guardare al futuro con la virtù della speranza, nell’attesa fiduciosa che la vittoria dell'amore di Cristo giunga alla sua pienezza. Da parte sua, la carità ci fa entrare nell’amore di Dio manifestato
in Cristo, ci fa aderire in modo personale ed esistenziale al donarsi totale e senza riserve di Gesù al Padre e ai fratelli. Infondendo in noi la carità, lo Spirito Santo ci rende partecipi della dedizione propria di Gesù: filiale verso Dio e fraterna verso ogni uomo (cfr Rm 5,5). Il rapporto che esiste tra queste due virtù è analogo a quello tra due Sacramenti fondamentali della Chiesa: il Battesimo e l'Eucaristia. Il Battesimo (sacramentum fidei) precede l'Eucaristia (sacramentum caritatis), ma è orientato ad essa, che costituisce la pienezza del cammino cristiano. In modo analogo, la fede precede la carità, ma si rivela genuina solo se è coronata da essa. Tutto parte dall'umile accoglienza della fede («il sapersi amati da Dio»), ma deve giungere alla verità della carità («il saper amare Dio e il prossimo»), che rimane per sempre, come compimento di tutte le virtù (cfr 1 Cor 13,13). Carissimi fratelli e sorelle, in questo tempo di Quaresima, in cui ci prepariamo a celebrare l’evento della Croce e della Risurrezione, nel quale l’Amore di Dio ha redento il mondo e illuminato la storia, auguro a tutti voi di vivere questo tempo prezioso ravvivando la fede in Gesù Cristo, per entrare nel suo stesso circuito di amore verso il Padre e verso ogni fratello e sorella che incontriamo nella nostra vita. Per questo elevo la mia preghiera a Dio, mentre invoco su ciascuno e su ogni comunità la Benedizione del Signore!

CARDINALE SARAH: FEDE E CARITÀ SONO DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Città del Vaticano, 1 febbraio 2013 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2013, sul tema: "Credere nella carità suscita carità 'Abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi'" (1 Gv 4,16). Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum"; il Monsignor Giampietro Dal Toso, Segretario e Monsignor Segundo Tejado Muñoz, Sotto-Segretario del medesimo Dicastero e il Signor Michael Thio, Presidente Generale della Confederazione Internazionale di San Vincenzo de Paul.

"Quest’anno - ha detto il Cardinale Sarah - il tema del messaggio si focalizza sullo stringente rapporto tra fede e carità (...). Tra il credere in Dio, nel Dio rivelato da Gesù Cristo, e la carità, che è frutto dello Spirito Santo e ci proietta in un orizzonte di apertura profonda verso Dio e verso il prossimo. (...) Dunque se parliamo di nesso tra fede e carità parliamo almeno di due dimensioni. Primo: la fede vera non si dà senza le opere; chi crede impara a darsi all’altro. Secondo: la carità suscita la fede, e dunque è testimonianza".

"Inserito nell’anno della fede, il Messaggio di Quaresima è una preziosa occasione per mantenere fresco questo legame in tutti i fedeli. In questo senso è un momento propizio, in quanto ci prepariamo alla Pasqua, cioè a celebrare quel fatto in cui il cristiano riconosce la sorgente della carità: Cristo che muore e risorge per amore. (...) La Quaresima è un tempo propizio per spalancare lo sguardo del nostro cuore verso i fratelli più bisognosi, condividendo con essi del nostro. In questo particolare momento storico, occorre sottolineare l’importanza di una carità informata, documentata, attenta ai numerosi contesti di povertà, miseria, sofferenza: dal crescere del numero e dell’entità delle calamità naturali, non senza responsabilità umane (...) all’inasprirsi di conflitti violenti, spesso dimenticati dai mass-media; dal peggioramento delle condizioni di vita di molte famiglie, anche a seguito della crisi economica e finanziaria che colpisce molti Paesi dell’Europa e non solo, con l’aumentare della disoccupazione, soprattutto giovanile, fino ai contesti dove il lavoro c’è ma è sfruttato, sottopagato, e senza le tutele minime, tali da garantire la dignità del lavoro stesso e, di conseguenza, della persona umana".

"Il centro del presente messaggio di Quaresima - ha ribadito il Cardinale Sarah - lo si può vedere certamente nell’indissolubile intreccio tra fede e carità. (...) 'Non possiamo mai separare o, addirittura, opporre fede e carità'. Questa separazione o opposizione prende diverse forme (...) Un malinteso è quello di accentuare così fortemente la fede, e la liturgia come suo canale privilegiato, da dimenticare che esse si rivolgono ad un uomo concreto, con i suoi bisogni, anche umani, la sua storia, le sue relazioni. Fa comodo a tanti, dentro e fuori, una Chiesa inebriata dal profumo delle candele, occupata ad ordinare la sacrestia, concentrata su astrusi dibattiti teologici e liti clericali piuttosto che sulla persona nella sua integrità alla quale Cristo si è rivolto".

"Un altro malinteso è quello di pensare che la Chiesa è una sorta di grande opera filantropica e di solidarietà puramente umana, dove l’impegno sociale è prioritario e ciò che conta è la promozione dell’uomo perché abbia pane e cultura e dunque il compito primario della Chiesa è l’edificazione di una società giusta ed equa, dimenticando che al centro dell’uomo sta il suo bisogno di Dio".

"Un altro malinteso è di dividere una Chiesa buona, quella della carità, da una Chiesa 'cattiva', quella della verità, che difende e protegge la vita umana e i valori morali universali. La Chiesa va bene quando cura i malati, va meno bene quando esercita il compito di risvegliare le coscienze".

"Fede e carità vanno insieme, e dunque Vangelo e opere vanno insieme. Quanto vale nell’esperienza personale, vale anche per la Chiesa in quanto comunità. (...) Da una parte una vita fondata solamente sulla fede, corre il rischio di naufragare in un banale sentimentalismo che riduce il rapporto con Dio ad una mera consolazione del cuore. Dall’altra parte una carità, che non si inginocchia nell’adorazione di Dio e che non tiene presente la sorgente da cui scaturisce e a cui deve essere indirizzata ogni azione di bene, rischia di essere ridotta a mera filantropia e puro 'attivismo moralista'. Pertanto si è chiamati a tenere uniti nel proprio vivere la 'conoscenza' della verità con il 'camminare' nella verità".

"Credo che questo Messaggio sia perciò di grande attualità. - ha concluso il Cardinale Sarah - Non solo perché si situa nell’anno della fede e dunque in questo contesto è bene ricordare che fede e carità sono due facce della stessa medaglia, cioè la nostra appartenenza a Cristo. Ma è attuale anche perché in questa fase storica, in cui l’uomo fatica a riconoscere se stesso e a trovare una via per il futuro, la parola del Papa presenta una proposta unitaria, un percorso di vita nel quale l’accoglienza di Dio ingenera accoglienza dell’altro in tutte le sue dimensioni, espressioni ed esigenze e così la Chiesa può essere faro di una umanità rinnovata e quindi contribuire all’avvento della 'Civiltà dell’Amore'”.


UDIENZE

Città del Vaticano, 1 febbraio 2013 (VIS).

- L'Arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

- Otto Presuli della Conferenza Episcopale della Campania, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Arcivescovo Luigi Moretti, di Salerno-Campagna-Acerno.

- Arcivescovo Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi-Cava dé Tirreni

- Arcivescovo Tommaso Caputo, Prelato della Prelatura territoriale di Pompei; Delegato Pontificio per il Santuario.

- Vescovo Antonio Napoletano, C.SS.R., di Sessa Aurunca.

- Vescovo Arturo Aiello, di Teano-Calvi.

- Vescovo Giuseppe Giudice, di Nocera Inferiore-Sarno.

- Monsignor Pietro Piccirillo, Amministratore Diocesano di Capua.

- Dom Giordano Rota, O.S.B., Amministratore Apostolico dell’Abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava dé Tirreni.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 1 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha concesso l’Ecclesiastica Communio richiestaGli in conformità al CCEO Can. 76 § 2 da Sua Beatitudine Louis Raphaël I Sako, canonicamente eletto Patriarca di Babilonia dei Caldei nel Sinodo dei Vescovi di quella Chiesa, convocato a Roma il 28 gennaio 2013”.

DALLE CHIESE ORIENTALI

Il Sinodo dei Vescovi della Chiesa Caldea, convocato dal Santo Padre a Roma il 28 gennaio 2013, sotto la presidenza del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha canonicamente eletto Patriarca di Babilonia dei Caldei l'Arcivescovo Louis Sako, finora Arcivescovo di Kerkūk dei Caldei. Il nuovo Patriarca succede a S.B. il Cardinale Emmanuel III Delly ed ha assunto il nome di Louis Raphaël I Sako”.

Il nuovo Patriarca Louis Raphaël I Sako è nato a Zākhō (Iraq) nel 1948 ed è stato ordinato sacerdote nel 1974. Ha svolto il servizio pastorale presso la Cattedrale di Mossul fino al 1979. Inviato a Roma, ha frequentato il Pontificio Istituto Orientale, conseguendo il dottorato in Patrologia Orientale. Successivamente ha conseguito il dottorato in Storia presso la Sorbona di Parigi. Rientrato a Mossul nel 1986, è stato nominato Parroco della Parrocchia del Perpetuo Soccorso. Dal 1997 al 2002 ha ricoperto l’ufficio di Rettore del Seminario patriarcale di Baghdad. Rientrato a Mossul ha ripreso la guida della Parrocchia del Perpetuo Soccorso fino alla elezione ad Arcivescovo di Kerkūk il 27 settembre 2003. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 14 novembre successivo.


giovedì 31 gennaio 2013

SANTA SEDE E STATO DI PALESTINA SI ESAMINA PROGETTO DI ACCORDO

Città del Vaticano, 31 gennaio 2013 (VIS). In seguito ai negoziati bilaterali che si sono svolti negli anni passati con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (O.L.P.), si è tenuto un incontro ufficiale a Ramallah il 30 gennaio 2013, presso il Ministero degli Affari Esteri dello Stato di Palestina.

Il colloqui sono stati guidati dal Dottor Riad Al-Malki, Ministro degli Affari Esteri dello Stato della Palestina e dal Monsignor Ettore Balestrero, Sotto-Segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati.

Le Parti hanno avuto uno scambio di vedute sulla bozza d'accordo in esame, in particolare sul "Preambolo" e sul "Capitolo I" di detto Accordo. I colloqui si sono realizzati in un'atmosfera aperta e cordiale, espressione dei buoni rapporti esistenti tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina. Le Delegazioni hanno espresso l'augurio che i negoziati siano accelerati e giungano ad una rapida conclusione. È stato così concordato che si riunirà un gruppo tecnico congiunto per darvi seguito.

È stata espressa gratitudine per il contributo della Santa Sede di 100.000 euro per il restauro del tetto della Basilica della Natività a Betlemme.

CULTURE GIOVANILI EMERGENTI: TEMA DELLA PLENARIA ANNUALE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA CULTURA

Città del Vaticano, 31 gennaio 2013 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è svolta la presentazione dell'Assemblea Plenaria annuale del Pontificio Consiglio della Cultura dedicata al tema: "Culture giovanili emergenti", in programma dal 6 al 9 febbraio. Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il Vescovo Carlos Alberto de Pinho Moreira Azevedo, Delegato del medesimo Dicastero, il Padre Enzo Fortunato, O.F.M.Conv., Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi e due rappresentanti della gioventù, l'italiano Alessio Antonielli e il malgascio Farasoa Mihaja Bemahazaka.

Nel discorso pronunciato pochi giorni fa nel convento di San Francesco di Assisi per la presentazione dell'Assemblea Plenaria, il Cardinale Ravasi ha affermato che la cultura giovanile è il suo campo di interesse privilegiato e scrive in merito: "Il loro passeggiare per le strade con l’orecchio otturato dalla cuffia delle loro musiche segnala che sono 'sconnessi' dall’insopportabile complessità sociale, politica, religiosa che abbiamo creato noi adulti. In un certo senso calano una visiera per autoescludersi anche perché noi li abbiamo esclusi con la nostra corruzione e incoerenza, col precariato, la disoccupazione, la marginalità. E qui dovrebbe affiorare un esame di coscienza nei genitori, nei maestri, nei preti, nella classe dirigente. La 'diversità' dei giovani, infatti, non è solo negativa ma contiene semi sorprendenti di fecondità e autenticità. Pensiamo alla scelta per il volontariato da parte di un largo orizzonte di giovani, pensiamo alla loro passione per la musica, per lo sport, per l’amicizia, che è un modo per dirci che l’uomo non vive di solo pane; pensiamo alla loro originale spiritualità, sincerità, libertà nascosta sotto una coltre di apparente indifferenza".

"Per questi e tanti altri motivi - ha concluso il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura - mi interesso dei giovani che sono il presente (e non solo il futuro) dell’umanità; dei cinque miliardi di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo più della metà sono minori di 25 anni (l’85% dei giovani di tutto il mondo). Ed è per questo che, abbandonando le pur necessarie analisi oggettive socio-psicologiche sulla fede nei giovani, ossia sul senso della presenza religiosa in essi, preferirei puntare sulla fede nei giovani, cioè sulla fiducia nelle loro potenzialità, pur sepolte sotto quelle differenze che a prima vista mi impressionano".

Il Vescovo Azevedo, nel suo intervento ha illustrato il programma dell'Assemblea Plenaria specificando che l'obiettivo è quello di "indagare, con oggettività, il fenomeno nuovo, complesso e frammentato delle culture giovanili, con l’aiuto di esperti e ascoltando il parere dei membri e dei consultori del Pontificio Consiglio della Cultura. Soltanto l’apertura sarà pubblica, presso l’Aula Magna della LUMSA, con la novità di un piccolo concerto di musica rock, che precederà la prima conferenza. (...) Nel Documento con la traccia di lavoro, l’Instrumentum laboris, inviato a tutti i partecipanti, si chiarisce la nostra prospettiva di analisi culturale delle trasformazioni negli adolescenti e nei giovani, che mettono in questione le pratiche evangelizzatrici".

"La Organizzazione Internazionale del lavoro - ha commentato il Vescovo Azevedo - alcuni giorni fa, diceva che 73,8 milioni di giovani nel mondo sono disoccupati e fino al 2014 se ne prevede mezzo milione in più. L’osservazione suscita domande: C’è un disagio nei confronti della politica? C’è paura del futuro? I giovani scenderanno in piazza? Il mito dell’eterna giovinezza rivela la mancanza del valore della persona adulta? Dopo lo sguardo fenomenologico di insieme, il programma sceglie di sviluppare alcune caratteristiche più rilevanti e di grande portata culturale. La cultura digitale, infatti, rivoluziona il modello e la grammatica comunicativa". Saranno analizzate le strutture e i rituali di questo linguaggio e l'importanza della musica, dei luoghi di incontro e così via. Tutte quelle questioni che "richiedono un discernimento da parte della Chiesa e un profondo cambiamento di linguaggio, la creazione di codici dove la visione cristiana sia significativa". Si tratterà anche il tema dell'"alfabeto emotivo" dei giovani, esaminando i temi del valore del corpo, le reti di amicizie e il ritardo dell'autonomia.

Il secondo giorno tre giovani di tre diversi continenti rifletteranno sui motivi di fiducia nei giovani. "Si apre una breccia nel pessimismo, nella paura dell’avvenire, anche se le condizioni economiche, la disoccupazione tenderanno a peggiorare nei prossimi anni. Esistono enormi potenzialità, una creatività incredibile, un volontariato pieno di altruismo, (...) risposte alle domande di senso e di speranza".

"Finalmente, (...) affronteremo il grosso argomento del generare nella fede, che abbiamo chiamato - ha detto il Vescovo Azevedo - battaglia culturale. Infatti, creare condizioni che rendono possibile l’incontro con la Persona di Cristo richiede un approccio culturale, oltre a quello pastorale e teologico. Bisogna comprendere la fatica e tante volte l’insuccesso delle prassi ecclesiali, che scava il fossato tra giovani e Chiesa. Anche nella fede c’è bassa natalità. La generazione degli adulti o non sa come o non ha spazio per curare la propria fede e generare nella fede".

"L’Udienza del Santo Padre, all’inizio dei lavori, costituirà un grande incentivo a questa Assemblea Plenaria. Da duemila anni la Chiesa non ha uno stile artistico predeterminato, non ha neanche un linguaggio predefinito. Ha la Persona e il messaggio di Gesù da trasmettere in questo tempo assolutamente 'multi-verso'. Le culture giovanili emergenti dimostrano la vulnerabilità, l’insicurezza, la fragilità di formule ripetitive. Questa promettente Assemblea del Pontificio Consiglio della Cultura, ci libera dalla superficialità e dall’apatia e non teme il confronto con la verità delle situazioni culturali.






UDIENZE

Città del Vaticano, 31 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le società di vita apostolica.

- Dieci Presuli della Conferenza Episcopale della Campania, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, con gli Ausiliari: Vescovo Antonio di Donna e Vescovo Lucio Lemmo.

- L'Arcivescovo Beniamino Depalma, C.M., di Nola.

- L'Arcivescovo Francesco Alfano, di Sorrento-Castellamare di Stabia.

- Il Vescovo Gennaro Pascarella, di Pozzuoli.

- Il Vescovo Salvatore Giovanni Rinaldi, di Acerra.

- Il Vescovo Angelo Spinillo, di Aversa.

- Il Vescovo Valentino di Cerbo, di Alife-Caiazzo.

- Il Monsignore Giuseppe Regine, Amministratore Diocesano di Ischia.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 31 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Allahabad in India, presentata dal Vescovo Isidore Fernandes, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Vescovo Ignatius Menezes, emerito di Ajmer (India), Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" della Diocesi di Allahabad (India).

- Ha nominato il Sacerdote Laurent Birfuoré Dabiré, Vescovo della Diocesi di Dori (superficie: 34.766; popolazione: 950.000 abitanti; cattolici: 10.000; sacerdoti: 19; religiosi: 20), Burkina Faso. Il Vescovo eletto è nato nel 1965 a Dissin (Burkina Faso) ed è stato ordinato sacerdote nel 1995. Dal 1996 al 1998 è stato Professore al Seminario Minore Saint Tarcisius di Dièbougou; dal 2005 è Vicario giudiziale e Cancelliere; dal 2006 è Officiale del Tribunale Ecclesiastico della Provincia Ecclesiastica di Bobo Dioulasso; dal 2007 al 2008 è stato Professore al Seminario Maggiore Saint Jean Baptiste; dal 2011: Professore di Diritto nella “Unité Universitaire de Bamako”, in Mali.

- Ha nominato il Reverendo Jonas Dembelé, Vescovo della Diocesi di Kayes (superficie: 160.000; popolazione: 1.432.000 abitanti; cattolici: 8.000; sacerdoti: 18; religiosi: 18), Mali. Il Vescovo eletto è nato nel 1963 a Sokoura (Mali) ed è stato ordinato Sacerdote nel 1992.
Dal 1992 al 1996 è stato Vicario alla parrocchia di “Saint Jean Bosco” di Touba; dal 1996 al 2008 è stato Parroco della Cattedrale “Notre Dame de Lourdes” di San; dal 2002 al 2008 è stato Segretario Generale dell’Unione del clero diocesano di San e della Unione nazionale del Clero del Mali (U.P.M.); dal 2011 è stato Parroco della parrocchia di Yasso, in fase di costruzione.

- Ha nominato il Vescovo Stanislas Lalanne, Vescovo di Pontoise (superficie: 1.246.000; popolazione: 1.160.719; cattolici: 844.000; sacerdoti: 175; religiosi: 216, diaconi permanenti: 28), Francia. È stato finora Vescovo di Coutances (Francia).

- Ha nominato il Vescovo Lucio Andrice Muandula, di Xai-Xai (Mozambico), Presidente della Conferenza Episcopale del Mozambico, Membro del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti.

- Ha nominato il Professor Marco Impagliazzo, (Italia), attualmente Docente Ordinario di Storia contemporanea presso l'Università per Stranieri di Perugia e Presidente della Comunità di Sant'Egidio, Consultore del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

- Ha annoverato tra i Membri dei Dicasteri e degli Organismi della Curia Romana i seguenti Cardinali, creati e pubblicati nel Concistoro del 24 novembre 2012:

1) nella Congregazione per la Dottrina della Fede il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria);

2) nella Congregazione per le Chiese Orientali il Cardinale Béchara Boutros Raï, Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano), e il Cardinale Baselios Cleemis Thottunkal, Arcivescovo Maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi (India);

3) nella Pontificia Commissione per l'America Latina il Cardinale Rubén Salazar Gómez, Arcivescovo di Bogotá (Colombia);

4) nella Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli il Cardinale James Michael Harvey, Arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le mura;

5) nel Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica il Cardinale Béchara Boutros Raï, Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano);

6) nel Comitato di Presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria), ed il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Arcivescovo di Manila (Filippine);

7) nel Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace il Cardinale Rubén Salazar Gómez, Arcivescovo di Bogotá (Colombia);

8) nel Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti il Cardinale Béchara Boutros Raï, Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano), e il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Arcivescovo di Manila (Filippine);

9) nel Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso il Cardinale Baselios Cleemis Thottunkal, Arcivescovo Maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi (India);

10) nel Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali il Cardinale Béchara Boutros Raï, Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano);

11) nell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica il Cardinale James Michael Harvey, Arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le mura.

mercoledì 30 gennaio 2013

DIRE CREDO IN DIO PADRE ONNIPOTENTE VUOL DIRE CREDERE NEL POTERE DELL'AMORE DI DIO

Città del Vaticano, 30 gennaio 2013 (VIS). La prima, fondamentale definizione di Dio che il Credo ci presenta è che Egli è il Padre Onnipotente: questo è stato il tema della catechesi di Benedetto XVI per l'Udienza Generale del Mercoledì, tenutasi nell'Aula Paolo VI.

"Non è sempre facile oggi parlare di paternità - ha detto il Papa - e problematico diventa (...) anche immaginare Dio come un padre, non avendo modelli adeguati di riferimento. Per chi ha fatto esperienza di un padre troppo autoritario ed inflessibile, o indifferente e poco affettuoso, o addirittura assente, non è facile pensare con serenità a Dio come Padre e abbandonarsi a Lui con fiducia. Ma la rivelazione biblica aiuta a superare queste difficoltà parlandoci di un Dio che ci mostra che cosa significhi veramente essere 'padre'; ed è soprattutto il Vangelo che ci rivela questo volto di Dio come Padre che ama fino al dono del proprio Figlio per la salvezza dell’umanità".

Il Santo Padre, alla luce delle Scritture e dei testi evangelici, ha spiegato che: "Dio ci è Padre perché ci ha benedetti e scelti prima della creazione del mondo, ci ha resi realmente suoi figli in Gesù. E, come Padre, Dio accompagna con amore la nostra esistenza, donandoci la sua Parola, il suo insegnamento, la sua grazia, il suo Spirito. (...)
E se Egli è così buono da far 'sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e … piovere sui giusti e sugli ingiusti', potremo sempre, senza paura e con totale fiducia, affidarci al suo perdono di Padre quando sbagliamo strada".

Il Salmo 136, ripercorrendo la storia della salvezza, ripete: "Perché il suo amore è per sempre" e, ha sottolineato il Pontefice: "L’amore di Dio Padre non viene mai meno, non si stanca di noi (...). La fede ci dona questa certezza, che diventa una roccia sicura nella costruzione della nostra vita: noi possiamo affrontare tutti i momenti di difficoltà e di pericolo, l’esperienza del buio della crisi e del tempo del dolore, sorretti dalla fiducia che Dio non ci lascia soli ed è sempre vicino, per salvarci e portarci alla vita eterna".

"È nel Signore Gesù che si mostra in pienezza il volto benevolo del Padre che è nei cieli. È conoscendo Lui che possiamo conoscere anche il Padre (...). La fede in Dio Padre chiede di credere nel Figlio, sotto l’azione dello Spirito, riconoscendo nella Croce che salva lo svelarsi definitivo dell’amore divino. Dio ci è Padre dandoci il suo Figlio; Dio ci è Padre perdonando il nostro peccato e portandoci alla gioia della vita risorta".

"Ma potremmo chiederci: come è possibile pensare a un Dio onnipotente guardando alla Croce di Cristo? A questo potere del male, che arriva fino al punto di uccidere il Figlio di Dio? Noi vorremmo certamente un’onnipotenza divina secondo i nostri schemi mentali e i nostri desideri: un Dio 'onnipotente' (...) che vinca le potenze avverse, cambi il corso degli eventi e annulli il dolore. (...) In realtà, davanti al male e alla sofferenza, per molti, per noi, diventa problematico, difficile, credere in un Dio Padre e crederlo onnipotente".

"Ma la fede in Dio onnipotente ci spinge a percorrere sentieri ben differenti: imparare a conoscere che il pensiero di Dio è diverso dal nostro, che le vie di Dio sono diverse dalle nostre e anche la sua onnipotenza è diversa: non si esprime come forza automatica o arbitraria, ma è segnata da una libertà amorosa e paterna. In realtà, Dio, creando creature libere, dando libertà, ha rinunciato a una parte del suo potere, lasciando il potere della nostra libertà. Così Egli ama e rispetta la risposta libera di amore alla sua chiamata. La sua onnipotenza non si esprime nella violenza, non si esprime nella distruzione di ogni potere avverso come noi desideriamo, ma si esprime nell’amore, nella misericordia, nel perdono, nell'accettare la nostra libertà e nell’instancabile appello alla conversione del cuore, in un atteggiamento solo apparentemente debole, fatto di pazienza, di mitezza e di di amore. (...) Questa è la potenza di Dio! E questa potenza vincerà!".

"Solo chi è davvero potente può sopportare il male e mostrarsi compassionevole; solo chi è davvero potente può esercitare pienamente la forza dell’amore. E Dio, a cui appartengono tutte le cose perché tutto è stato fatto da Lui, rivela la sua forza amando tutto e tutti, in una paziente attesa della conversione di noi uomini, che desidera avere come figli".

L’onnipotenza dell’amore non è quella del potere del mondo, ma è quella del dono totale, e Gesù, il Figlio di Dio, rivela al mondo la vera onnipotenza del Padre dando la vita per noi peccatori. Ecco la (...), autentica (...) potenza divina: rispondere al male non con il male ma con il bene, (...) all’odio omicida con l’amore che fa vivere. Allora il male è davvero vinto, perché lavato dall’amore di Dio; allora la morte è definitivamente sconfitta perché trasformata in dono della vita. Dio Padre risuscita il Figlio: la morte, la grande nemica è inghiottita e privata del suo veleno, e noi, liberati dal peccato, possiamo accedere alla nostra realtà di figli di Dio".

"Quindi, quando diciamo 'Io credo in Dio Padre onnipotente', noi esprimiamo la nostra fede nella potenza dell’amore di Dio che nel suo Figlio morto e risorto sconfigge l’odio, il male, il peccato e ci apre alla vita eterna, quella dei figli che desiderano essere per sempre nella 'Casa del Padre'”.


RIUNIONE "COSTRUTTIVA" COMMISSIONE BILATERALE PERMANENTE DI LAVORO FRA SANTA SEDE E STATO DI ISRAELE

Città del Vaticano, 30 gennaio 2013 (VIS). La Commissione Bilaterale Permanente di Lavoro fra la Santa Sede e lo Stato di Israele si è riunita a Gerusalemme, il 29 gennaio 2013, in sessione plenaria, per continuare i negoziati relativi all'Articolo 10, paragrafo 2, dell'Accordo Fondamentale.

La riunione è stata presieduta dal Signor Daniel Ayalon, M.K., Vice Ministro degli Affari Esteri e dal Monsignor Ettore Balestrero, Sotto-Segretario della Santa Sede per le Relazioni con gli Stati. La Delegazione della Santa Sede ha ringraziato il Vice Ministro degli Affari Esteri Ayalon per il suo contributo ai negoziati e gli ha augurato successo nella sua nuova attività.

I negoziati hanno avuto luogo in un'atmosfera cordiale e costruttiva. La Commissione ha preso nota dei significativi progressi che sono stati fatti ed auspica una rapida conclusione dell'Accordo. Le Parti hanno concordato i passi futuri e terranno la prossima riunione plenaria nella Città del Vaticano, nel giugno 2013.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 30 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo Juan Carlos Barreto Barreto, Vescovo della Diocesi di Quibdó (superficie: 12.500; popolazione: 198.310; cattolici: 186.010; sacerdoti: 49; religiosi: 62), Colombia. Il Vescovo eletto è nato a El Guamo (Colombia), nel 1968 ed è stato ordinato sacerdote nel 1993. Ha svolto i seguenti incarichi: Parroco di “Nuestra Señora de Chiquinquirá” e Delegato diocesano per l’Infanzia Missionaria, Vicario Parrocchiale della Cattedrale “Nuestra Señora del Rosario”, Parroco di “El Divino Niño”, Delegato diocesano per i “Grupos de Oración”, Formatore del Seminario Maggiore diocesano “La Providencia”, Delegato diocesano per la liturgia, Delegato diocesano per la pastorale sacerdotale e vocazionale e, dal 2008, Rettore del Seminario Maggiore diocesano “La Providencia”.


martedì 29 gennaio 2013

CALENDARIO CELEBRAZIONI PRESIEDUTE DAL SANTO PADRE FEBBRAIO - MARZO

Città del Vaticano, 29 gennaio 2013 (VIS). Riportiamo di seguito il calendario delle celebrazioni presiedute dal Santo Padre nei mesi di febbraio e marzo:

Febbraio

Sabato 2: Festa della Presentazione del Signore; XVII Giornata Mondiale della Vita Consacrata: alle 17:30, nella Basilica Vaticana, Santa Messa con i membri degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica.

Lunedì 11: alle ore 11;00, nella Sala del Concistoro, Concistoro per alcune Cause di Canonizzazione.

Mercoledì 13:
- alle 16:30, nella Basilica di Sant'Anselmo, Statio e processione penitenziale.
- alle 17:00, nella Basilica di Santa Sabina, Santa Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri.

Domenica 17: prima Domenica di Quaresima: alle ore 18:00, nel Palazzo Apostolico, Cappella "Redemptoris Mater", inizio degli esercizi spirituali per la Curia Romana.

Sabato 23: alle ore 9:00, Cappella "Redemptoris Mater", Conclusione degli esercizi spirituali per la Curia Romana.

Marzo

24 Domenica delle Palme e della Passione del Signore: alle 9:30, in Piazza San Pietro, Benedizione delle Palme, Processione e Santa Messa.

28 Giovedì Santo:
- alle 9:30, nella Basilica Vaticana, Santa Messa del Crisma.
- alle 17:30, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Inizio del Triduo Pasquale, Santa Messa nella Cena del Signore.

29: Venerdì Santo:
- alle 17:00, nella Basilica Vaticana, Celebrazione della Passione del Signore.
- alle 21:15, Al Colosseo: Via Crucis.

30: Sabato Santo: alle 20:30. nella Basilica Vaticana, Veglia Pasquale nella Notte Santa.

31: Domenica di Pasqua:
- alle 10:15 in Piazza San Pietro, Santa Messa del giorno.
- alle ore 12:00, dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, Benedizione "Urbi et Orbi".





PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

Città del Vaticano, 29 gennaio 2013 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione del Messaggio di Benedetto XVI per la XXI Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio 2013) e della celebrazione presso il Santuario Mariano di Altötting (Germania). Alla Conferenza Stampa sono intervenuti l'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute); il Monsignor Jean-Marie Mupendawatu, Segretario; il Padre Augusto Chendi, M.I., Sotto-Segretario del medesimo Dicastero; il Monsignor Ludwig Limbrunner, Rettore del Santuario di Santa Maria delle Grazie di Altötting. ed il Reverendo Janusz Surzykiewicz, Docente presso l'Università Cattolica di Eichstätt (Germania). Il titolo del Messaggio è: "Va' e anche tu fa' lo stesso".

La Giornata Mondiale del Malato, ha spiegato l'Arcivescovo Zimowski, è "un momento particolare di riflessione, di rinnovata attenzione e impegno da parte di tutti verso i problemi inerenti la cura della vita, della salute e della sofferenza. In particolare il Santo Padre (...) sottolinea come la celebrazione di tale giornata debba essere un momento forte di preghiera, di condivisione, di offerta della sofferenza per il bene della Chiesa, nonché di richiamo per tutti a riconoscere nel volto del fratello infermo il Santo Volto di Cristo che soffrendo, morendo e risorgendo ha operato la salvezza dell'umanità".

Il Santo Padre invita "a lasciarci interrogare dalla figura del Buon Samaritano", una pagina del Vangelo che costituisce "una parabola paradigmatica e sempre attuale per tutto l'agire della Chiesa e, in modo particolare, per l'agire della Chiesa nel campo della salute, della malattia e della sofferenza. (...) Gesù con i suoi gesti e con le sue parole manifesta l'amore profondo di Dio per ogni essere umano, specialmente se in condizione di malattia e di dolore - mette l'accento sulla conclusione della parabola, quando Gesù dopo aver condotto il suo interlocutore a riconoscere chi sia stato ad agire come 'prossimo' nei riguardi della persona ferita e abbandonata in strada, conclude con un mandato perentorio: 'Va' e anche tu fa' lo stesso'".

"Un 'mandato' incisivo, - ha detto il Presule - perché con quelle parole il Signore indica ancora oggi quale deve essere l'atteggiamento e il comportamento di ogni suo discepolo nei confronti degli altri, specialmente se bisognosi di cura. È, quindi, guardando l'agire di Cristo che noi possiamo comprendere l'amore infinito di Dio, sentirci partecipi di questo amore e invitati a manifestarlo con la nostra attenzione e vicinanza verso tutte le persone bisognose di aiuto perché ferite nel corpo e nello spirito. Ma questa capacità di amare non può venire solo dalle nostre forze, quanto piuttosto dal nostro essere in una costante e vissuta relazione con Cristo attraverso una vita di fede, pregata e vissuta. Ne deriva la chiamata e il dovere di ogni cristiano di essere un 'Buon Samaritano', che - come viene affermato nella Lettera Apostolica 'Salvifici doloris' - è ogni uomo che si ferma accanto alla
sofferenza altrui, che si commuove per la disgrazia del prossimo' è ogni uomo che cerca e vuole essere 'le mani di Dio'".

Prima di concludere il suo Messaggio, il Santo Padre indica "L'Anno della Fede", "come una occasione propizia perché riscopriamo e viviamo lo spirito e il farsi prossimo a imitazione del 'Buon Samaritano': nel suo saper 'vedere con compassione' e amore chi ha bisogno di aiuto e di cura; nel sapersi chinare e nel farsi carico delle necessità dell'altro prendendosene amorevolmente cura. (...) Per questo può essere di particolare aiuto 'volgere il proprio sguardo' sui tantissimi testimoni della fede vissuta in un dono di sé nella carità. Si può affermare che tutta la storia della Chiesa, dagli inizi fino ad oggi, è stata costellata di innumerevoli 'testimoni'. Il Papa ne indica alcuni più vicini a noi nel tempo: Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo; il Venerabile Luigi Novarese; Raoul Follereau; la Beata Teresa di Calcutta; Sant'Anna Schäffer di Mindelstetten".

"Il Beato Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica 'Salvifici doloris', parlando della figura del Buon Samaritano ha scritto: 'Cristo allo stesso tempo ha insegnato all'uomo a far del bene con la sofferenza e a far del bene a chi soffre. In questo duplice aspetto egli ha svelato fino in fondo il senso della sofferenza. Il Santo Padre Benedetto XVI, presentando nel Suo Messaggio i cinque nomi dei buoni samaritani più vicini a noi nel tempo, prende in considerazione entrambe le dimensioni: Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo e Santa Anna Schäffer fanno del bene con la propria sofferenza, mentre gli altri tre testimoni fanno soprattutto del bene a chi soffre".


MEDITAZIONI VIA CRUCIS RICORDERANNO MEDIO ORIENTE

Città del Vaticano, 29 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre, memore del recente viaggio in Libano e per invitare tutta la Chiesa a tener presente nella preghiera il Medio Oriente, i suoi problemi e le comunità cristiane in quelle terre, ha invitato, tramite il Cardinale Segretario di Stato, il Patriarca Cardinale Béchara Boutros Raï a redigere i testi per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo. I testi saranno preparati, sotto la guida del Patriarca, da due giovani libanesi e seguiranno lo schema tradizionale delle 14 Stazioni.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 29 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Alexander K. Sample, Arcivescovo Metropolita di Portland in Oregon (superficie: 76.937; popolazione: 3.296.705; cattolici: 412.725, sacerdoti: 300; religiosi: 653; diaconi permanenti: 72), Stati Uniti d'America. L'Arcivescovo eletto è nato nel 1960 a Kalispell (Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1990. Dal 1990 al 1993 è stato Vicario parrocchiale della Saint Peter Cathedral a Marquette; dal 1993 al 1996 è stato Parroco della Saint George Parish a Bark River, della Saint Michael Parish a Perronville e della Sacred Heart Parish a Schaffer; dal 1996 al 2005 è stato Cancelliere diocesano e Parroco della Saint Christopher Parish a Marquette. Inoltre è stato Consultore, Membro del Consiglio Presbiterale, Vicario Giudiziale aggiunto, Difensore del Vincolo, Promotore della Giustizia e Cappellano dei Cavalieri di Colombo della diocesi. È stato nominato Vescovo di Marquette (Stati Uniti d'America) nel 2005 ed ha ricevuto la consacrazione episcopale nel 2006. In seno alla Conferenza Episcopale è Membro del "Subcommittee on Native American Catholics" e del "Subcommittee on the Catechism". Inoltre, è Vice Postulatore della causa di Frederic Baraga, primo Vescovo di Marquette. Succede all'Arcivescovo John G. Vlazny, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi presentata per raggiunti limiti d'età.



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