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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 8 luglio 2013

IL PAPA A LAMPEDUSA: IMMIGRATI MORTI IN MARE, DA QUELLE BARCHE CHE INVECE DI ESSERE UNA VIA DI SPERANZA SONO STATE UNA VIA DI MORTE. NON SI RIPETA PER FAVORE!

Città del Vaticano, 8 luglio 2013 (VIS). Questa mattina Papa Francesco ha compiuto una visita pastorale all'isola di Lampedusa, punto di arrivo, da alcuni anni, di una moltitudine di migranti, molti dei quali, nelle sue acque, hanno trovato la morte.

Alle 8:00 di questa mattina il Papa è partito dall'aeroporto di Ciampino ed è giunto a Lampedusa alle 9:15. Al suo arrivo all’aeroporto di Lampedusa, il Papa è stato accolto dall’Arcivescovo di Agrigento, S.E. Monsignor Francesco Montenegro, e dal Sindaco dell’Isola, la Dottoressa Giuseppina Nicolini. Quindi il Santo Padre ha raggiunto in auto Cala Pisana dove si è imbarcato per raggiungere via mare il Porto di Lampedusa. I pescatori hanno accompagnato il Papa con le loro barche. Al largo Papa Francesco ha lanciato in mare una corona di fiori, in ricordo di quanti hanno perso la vita nel Mediterraneo. Nel porto a Punta Favarolo, erano ad attendere il Papa cinquanta immigrati molti dei quali musulmani, che soggiornano nei centri di accoglienza dell'isola. Il Santo Padre ha salutato personalmente ognuno di loro e successivamente si è recato al vicino campo sportivo "Arena", in località Salina, dove alle 10:30 ha celebrato la Santa Messa.

Il formulario della Messa è stato quello "Per la remissione dei peccati", previsto dal Messale Romano tra le Messe da celebrare per necessità particolari. I testi della Liturgia della parola - la vicenda di Caino e Abele, la strage degli innocenti, il salmo "miserere" - hanno inteso sottolineare l'aspetto penitenziale della celebrazione. Il Santo Padre ha usato un pastorale della parrocchia di Lampedusa realizzato con i pezzi di legno ricavati dalle barche di migranti approdati sull'isola e un calice di legno anch'esso realizzato con legno ricavato dalle imbarcazioni dei migranti. Entrambi sono opera di un artigiano di Lampedusa che si è molto adoperato per i migranti nei giorni dell'emergenza.

Di seguito riportiamo un'ampia sintesi dell'omelia del Papa:

"Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore".

Il Papa ha avuto parole di gratitudine e di incoraggiamento per gli abitanti e le autorità di Lampedusa per la loro solidarietà verso i migranti ed ha salutato i musulmani che oggi cominciano il digiuno del Ramadan, con queste parole: "La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi: o'scià!".

"Questa mattina, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei proporre alcune parole che soprattutto provochino la coscienza di tutti, spingano a riflettere e a cambiare concretamente certi atteggiamenti".

"'Adamo, dove sei?': è la prima domanda che Dio rivolge all’uomo dopo il peccato. Dove sei Adamo?' E Adamo è un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione perché crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E l’armonia si rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con l’altro che non è più il fratello da amare, ma semplicemente l’altro che disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: 'Caino, dov’è tuo fratello?'. Il sogno di essere potente (...), anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che è catena di morte, porta a versare il sangue del fratello!"

"Queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza! Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, (...) non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito".

"'Dov’è il tuo fratello?', la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio! E una volta ancora ringrazio voi abitanti di Lampedusa per la solidarietà. Ho sentito, recentemente, uno di questi fratelli. Prima di arrivare qui sono passati per le mani dei trafficanti, coloro che sfruttano la povertà degli altri, queste persone per le quali la povertà degli altri è una fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto! E alcuni non sono riusciti ad arrivare".

"'Dov’è il tuo fratello?' Chi è il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c’è una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della città di 'Fuente Ovejuna' uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E quando il giudice del re chiede: 'Chi ha ucciso il Governatore?', tutti rispondono: 'Fuente Ovejuna, Signore'. Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: 'Dov’è il sangue del tuo fratello che grida fino a me?'. Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo 'poverino', e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro! Ritorna la figura dell'Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti 'innominati', responsabili senza nome e senza volto."

'"Adamo dove sei?', 'Dov’è il tuo fratello?', sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: 'Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?', Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del 'patire con': la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere! Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: 'Rachele piange i suoi figli (...) perché non sono più'. Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi... Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi come questo. 'Chi ha pianto?' Chi ha pianto oggi nel mondo?".

"Signore, in questa Liturgia, che è una Liturgia di penitenza, chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo Padre perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore!".



LA NOSTRA MISSIONE: TROVARE IL SIGNORE CHE CI CONSOLA E ANDARE A CONSOLARE IL POPOLO DI DIO, DICE IL PAPA AI GIOVANI IN CAMMINO VOCAZIONALE

Città del Vaticano, 7 luglio 2013 (VIS). La gioia della consolazione, la Croce e la preghiera sono i tre punti di riferimento della missione cristiana che Papa Francesco ha proposto ai giovani seminaristi, novizi e novizie di tutto il mondo che questa mattina hanno partecipato alla Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana. Di seguito riportiamo un'ampia sintesi dell'omelia pronunciata da Papa Francesco.

"Voi siete seminaristi, novizi e novizie, giovani in cammino vocazionale, provenienti da ogni parte del mondo: rappresentate la giovinezza della Chiesa! Se la Chiesa è la Sposa di Cristo, in un certo senso voi ne raffigurate il momento del fidanzamento, la primavera della vocazione, la stagione della scoperta, della verifica, della formazione. Ed è una stagione molto bella, in cui si gettano le basi per il futuro. (...) Oggi la Parola di Dio ci parla della missione. (...) Quali sono i punti di riferimento della missione cristiana? Le Letture che abbiamo ascoltato ce ne suggeriscono tre: la gioia della consolazione, la croce e la preghiera".

Il primo elemento: la gioia della consolazione. Il profeta Isaia si rivolge a un popolo che ha attraversato il periodo oscuro dell’esilio, ha subito una prova molto dura; ma ora per Gerusalemme è venuto il tempo della consolazione; la tristezza e la paura devono fare posto alla gioia (...) Qual è il motivo di questo invito alla gioia? Perché il Signore effonderà sulla Città santa e sui suoi abitanti una 'cascata' di consolazione (...), una cascata di tenerezza materna: 'Sarete portati in braccio e sulle ginocchia sarete accarezzati'. Quando la mamma prende il bambino sulle ginocchia e la accarezza; così il Signore farà con noi e fa con noi. Questa è la cascata di tenerezza che ci dà tanta consolazione. (...) Ogni cristiano e soprattutto noi, siamo chiamati a portare questo messaggio di speranza che dona serenità e gioia: la consolazione di Dio, la sua tenerezza verso tutti. Ma ne possiamo essere portatori se sperimentiamo noi per primi la gioia di essere consolati da Lui, di essere amati da Lui. Questo è importante perché la nostra missione sia feconda: sentire la consolazione di Dio e trasmetterla! Io ho trovato alcune volte persone consacrate che hanno paura della consolazione di Dio, e… poveri, povere, si tormentano, perché hanno paura di questa tenerezza di Dio. Ma non abbiate paura. Non abbiate paura, il Signore è il Signore della consolazione, il Signore della tenerezza. (...) Noi, trovare il Signore che ci consola e andare a consolare il popolo di Dio. Questa è la missione. La gente oggi ha bisogno certamente di parole, ma soprattutto ha bisogno che noi testimoniamo la misericordia, la tenerezza del Signore, che scalda il cuore, che risveglia la speranza, che attira verso il bene. La gioia di portare la consolazione di Dio!"

Il secondo punto di riferimento della missione è la croce di Cristo. San Paolo, scrivendo ai Galati, afferma: 'Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo' (...) . Nel suo ministero Paolo ha sperimentato la sofferenza, la debolezza e la sconfitta, ma anche la gioia e la consolazione. Questo è il mistero pasquale di Gesù: mistero di morte e di risurrezione. (...) Nell’ora del buio, nell’ora della prova è già presente e operante l’alba della luce e della salvezza. Il mistero pasquale è il cuore palpitante della missione della Chiesa! E se rimaniamo dentro questo mistero noi siamo al riparo sia da una visione mondana e trionfalistica della missione, sia dallo scoraggiamento che può nascere di fronte alle prove e agli insuccessi. La fecondità pastorale, la fecondità dell’annuncio del Vangelo non è data né dal successo, né dall’insuccesso secondo criteri di valutazione umana, ma dal conformarsi alla logica della Croce di Gesù, che è la logica dell’uscire da se stessi e donarsi, la logica dell’amore. È la Croce - sempre la Croce con Cristo, perché a volte ci offrono la croce senza Cristo: questa non va! (...). Ed è dalla Croce, supremo atto di misericordia e di amore, che si rinasce come 'nuova creatura'".

"Infine il terzo elemento: la preghiera. Nel Vangelo abbiamo ascoltato: 'Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe'. Gli operai per la messe non sono scelti attraverso campagne pubblicitarie o appelli al servizio della generosità, ma sono 'scelti' e 'mandati' da Dio. È Lui che sceglie, è Lui che manda, (...), è Lui che dà la missione. Per questo è importante la preghiera. La Chiesa, ci ha ripetuto Benedetto XVI, non è nostra, ma è di Dio; e quante volte noi, i consacrati, pensiamo che sia nostra! Facciamo di lei… qualcosa che ci viene in mente. Ma non è nostra, è di Dio. il campo da coltivare è suo. La missione allora è soprattutto grazia. La missione è grazia. E se l’apostolo è frutto della preghiera, in essa troverà la luce e la forza della sua azione".

"Cari seminaristi, care novizie e cari novizi, cari giovani in cammino vocazionale (...). Sentite bene: 'l’evangelizzazione si fa in ginocchio'. Siate sempre uomini e donne di preghiera. Senza il rapporto costante con Dio la missione diventa mestiere. Ma da che lavori tu? Da sarto, da cuoca, da prete, lavori da prete, lavori da suora? No. Non è un mestiere, è un’altra cosa. Il rischio dell’attivismo, di confidare troppo nelle strutture, è sempre in agguato. Se guardiamo a Gesù, vediamo che alla vigilia di ogni decisione o avvenimento importante, si raccoglieva in preghiera intensa e prolungata. Coltiviamo la dimensione contemplativa, anche nel vortice degli impegni più urgenti e pesanti. E più la missione vi chiama ad andare verso le periferie esistenziali, più il vostro cuore sia unito a quello di Cristo, pieno di misericordia e di amore. Qui sta il segreto della fecondità pastorale, della fecondità di un discepolo del Signore!".

"Gesù manda i suoi senza 'borsa, né sacca, né sandali'. La diffusione del Vangelo non è assicurata né dal numero delle persone, né dal prestigio dell’istituzione, né dalla quantità di risorse disponibili. Quello che conta è essere permeati dall’amore di Cristo, lasciarsi condurre dallo Spirito Santo, e innestare la propria vita nell’albero della vita, che è la Croce del Signore".

"Con grande fiducia vi affido all’intercessione di Maria Santissima. Lei è la Madre che ci aiuta a prendere le decisioni definitive con libertà, senza paura. Lei vi aiuti a testimoniare la gioia della consolazione di Dio, senza avere paura della gioia; Lei vi aiuti a conformarvi alla logica di amore della Croce e a crescere in un’unione sempre più intensa con il Signore nella preghiera. Così la vostra vita sarà ricca e feconda!".

ANGELUS: GESÙ NON È UN MISSIONARIO ISOLATO

Città del Vaticano, 7 luglio 2013 (VIS). Al termine della Santa Messa celebrata per la Giornata dei Seminaristi, Novizi, Novizie e di quanti sono in cammino vocazionale, indetta in occasione dell'Anno della fede, Papa Francesco si è affacciato alla finestra del suo studio per la recita dell'Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Il Vescovo di Roma ha chiesto ai presenti di pregare per i partecipanti a questa Giornata "perché l’amore per Cristo maturi sempre più nella loro vita e diventino veri missionari del Regno di Dio" e successivamente ha commentato il Vangelo di questa domenica sulla missione.
"Gesù non è un missionario isolato - ha detto il Papa - non vuole compiere da solo la sua missione, ma coinvolge i suoi discepoli. E oggi vediamo che, oltre ai Dodici apostoli, chiama altri settantadue, e li manda nei villaggi, a due a due, ad annunciare che il Regno di Dio è vicino. Questo è molto bello! Gesù non vuole agire da solo, è venuto a portare nel mondo l’amore di Dio e vuole diffonderlo con lo stile della comunione, con lo stile della fraternità. Per questo forma subito una comunità di discepoli, che è una comunità missionaria. Subito li allena alla missione, ad andare".

"Ma attenzione - ha ammonito il Papa - lo scopo non è socializzare, passare il tempo insieme, no, lo scopo è annunciare il Regno di Dio, e questo è urgente!, e anche oggi è urgente! Non c’è tempo da perdere in chiacchiere, non bisogna aspettare il consenso di tutti, bisogna andare e annunciare. A tutti si porta la pace di Cristo, e se non la accolgono, si va avanti uguale. Ai malati si porta la guarigione, perché Dio vuole guarire l’uomo da ogni male. Quanti missionari fanno questo! Seminano vita, salute, conforto alle periferie del mondo. Che bello è questo! Non vivere per se stesso (...) ma vivere per andare a fare il bene! Ci sono tanti giovani oggi in Piazza: pensate a questo, domandatevi: Gesù mi chiama a andare, a uscire da me per fare il bene?".

"Questi settantadue discepoli, che Gesù manda davanti a sé, chi sono? (...) Se i Dodici sono gli Apostoli, e quindi rappresentano anche i Vescovi, loro successori, questi settantadue possono rappresentare gli altri ministri ordinati, presbiteri e diaconi; ma in senso più largo possiamo pensare agli altri ministeri nella Chiesa, ai catechisti, ai fedeli laici che si impegnano nelle missioni parrocchiali, a chi lavora con gli ammalati, con le diverse forme di disagio e di emarginazione; ma sempre come missionari del Vangelo, con l’urgenza del Regno che è vicino. Tutti devono essere missionari, tutti possono sentire quella chiamata di Gesù e andare avanti e annunciare il Regno!".

"Dice il Vangelo che quei settantadue tornarono dalla loro missione pieni di gioia, perché avevano sperimentato la potenza del Nome di Cristo contro il male. (...) Non dobbiamo vantarci come se fossimo noi i protagonisti: protagonista è uno solo, è il Signore! Protagonista è la grazia del Signore! (...) E la nostra gioia è solo questa: essere suoi discepoli, suoi amici. (...) Non abbiate paura di essere gioiosi! (...) Quella gioia che ci dà il Signore (...), lasciamo che Lui entri nella nostra vita e ci inviti ad andare fuori di noi alle periferie della vita e annunciare il Vangelo. (...) Gioia e coraggio!"

Al termine della recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato la pubblicazione, due giorni fa, della Lettera Enciclica sul tema della fede, intitolata "Lumen fidei", "la luce della fede". "Per l’Anno della fede, il Papa Benedetto XVI aveva iniziato questa Enciclica, che fa seguito a quelle sulla carità e sulla speranza. Io ho raccolto questo bel lavoro e l’ho portato a termine. Lo offro con gioia a tutto il Popolo di Dio: tutti infatti, specialmente oggi, abbiamo bisogno di andare all’essenziale della fede cristiana, di approfondirla e di confrontarla con le problematiche attuali. Ma penso che questa Enciclica, almeno in alcune parti, può essere utile anche a chi è alla ricerca di Dio e del senso della vita. La metto nelle mani di Maria, icona perfetta della fede, perché possa portare quei frutti che il Signore vuole".

Successivamente il Papa ha salutato i giovani della Diocesi di Roma che si preparano a partire per Rio de Janeiro per la Giornata Mondiale della Gioventù. "Cari giovani, anch’io mi sto preparando! Camminiamo insieme verso questa grande festa della fede; la Madonna ci accompagni, e ci troveremo laggiù!".

Infine il Papa ha rivolto parole di saluto alle Suore Rosminiane e alle Francescane Angeline, che stanno vivendo i loro Capitoli Generali e ai responsabili della Comunità di Sant’Egidio venuti da diversi Paesi per il corso di formazione.


UDIENZA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI TRINIDAD E TOBAGO

Città del Vaticano, 6 luglio 2013 (VIS). Questa mattina il Presidente della Repubblica di Trinidad e Tobago, Signor Anthony Thomas Aquinas Carmona, è stato ricevuto in udienza dal Santo Padre Francesco. Successivamente si è incontrato con il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, il quale era accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Durante i cordiali colloqui, ci si è soffermati sul contributo che la Chiesa cattolica offre alla popolazione, specie nei settori dell'educazione, della salute e dell'assistenza ai più bisognosi e vulnerabili, formulando l'auspicio di una proficua collaborazione, sia nella vicinanza ai giovani che nella lotta contro la criminalità e la violenza.

Infine, sono stati toccati alcuni temi di grande rilevanza, quali la formazione integrale della persona e la tutela della famiglia.

CARDINALE VAN THUÂN TESTIMONE DELLA SPERANZA

Città del Vaticano, 6 luglio 2013 (VIS). "Testimone della speranza": con queste parole Papa Francesco ha definito il defunto Cardinale François-Xavier Nguyên Van Thuân, già Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Il Santo Padre, nel salutare questa mattina, nel Palazzo Apostolico, i partecipanti alla Sessione di Chiusura della fase diocesana del processo di Beatificazione del Servo di Dio Cardinale François Xavier Nguyen Van Thuan ed il Postulatore della causa, Dottor Waldery Hilgeman, ha sottolineato che "sono molte le persone che possono testimoniare di essere state edificate dall’incontro con il Servo di Dio Francesco Saverio Nguyên Van Thuân, nei diversi momenti della sua vita".

"L’esperienza dimostra - ha affermato Papa Francesco - che la sua fama di santità si è diffusa proprio attraverso la testimonianza di tante persone che lo hanno incontrato e conservano nel cuore il suo sorriso mite e la grandezza del suo animo. Molti lo hanno conosciuto anche attraverso i suoi scritti, semplici e profondi, che mostrano il suo animo sacerdotale, profondamente unito a Colui che lo aveva chiamato ad essere ministro della sua misericordia e del suo amore. Tante persone hanno scritto raccontando grazie e segni attribuiti all’intercessione del Servo di Dio Cardinale Van Thuân. Ringraziamo il Signore per questo venerato Fratello, figlio dell’Oriente, che ha concluso il suo cammino terreno al servizio del Successore di san Pietro".

"Affidiamo all’intercessione della Vergine Maria il proseguimento di questa causa, come pure di tutte le altre che sono attualmente in corso. La Madonna - ha concluso il Pontefice - ci aiuti a vivere sempre di più nella nostra vita la bellezza e la gioia della comunione con Cristo".


UDIENZE

Città del Vaticano, 6 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Cardinale Achille Silvestrini, Prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 6 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato l'Arcivescovo George Kocherry, Nunzio Apostolico in Bangladesh. È stato finora Nunzio Apostolico in Zimbabwe.

venerdì 5 luglio 2013

SINTESI DELL'ENCICLICA "LUMEN FIDEI"

Città del Vaticano, 5 luglio 2013 (VIS). Di seguito riportiamo una ampia sintesi della "Lumen fidei", prima Enciclica di Papa Francesco, pubblicata oggi, 5 luglio 2013 e datata 29 giugno 2013.
Lumen fidei - La luce della fede (LF) è la prima Enciclica firmata da Papa Francesco. Suddivisa in quattro capitoli, più un’introduzione e una conclusione, la Lettera – spiega lo stesso Pontefice – si aggiunge alle Encicliche di Benedetto XVI sulla carità e sulla speranza e assume il “prezioso lavoro” compiuto dal Papa emerito, che aveva già “quasi completato” l’Enciclica sulla fede. A questa “prima stesura” ora il Santo Padre Francesco aggiunge “ulteriori contributi”.

L’introduzione (n. 1-7) della LF illustra le motivazioni poste alla base del documento: innanzitutto, recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo. In secondo luogo, la LF – proprio nell’Anno della fede, a 50 anni dal Concilio Vaticano II, un “Concilio sulla fede” – vuole rinvigorire la percezione dell’ampiezza degli orizzonti che la fede apre per confessarla in unità e integrità. La fede, infatti, non è un presupposto scontato, ma un dono di Dio che va nutrito e rafforzato. “Chi crede, vede”, scrive il Papa, perché la luce della fede viene da Dio ed è capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo: procede dal passato, dalla memoria della vita di Gesù, ma viene anche dal futuro perché ci schiude grandi orizzonti.

Il primo capitolo (n. 8-22): Abbiamo creduto all’amore (1 Gv 4, 16). Facendo riferimento alla figura biblica di Abramo, in questo capitolo la fede viene spiegata come “ascolto” della Parola di Dio, “chiamata” ad uscire dal proprio io isolato per aprirsi ad una vita nuova e “promessa” del futuro, che rende possibile la continuità del nostro cammino nel tempo, legandosi così strettamente alla speranza. La fede è connotata anche dalla “paternità”, perché il Dio che ci chiama non è un Dio estraneo, ma è Dio Padre, la sorgente di bontà che è all’origine di tutto e che sostiene tutto. Nella storia di Israele, all’opposto della fede c’è l’idolatria, che disperde l’uomo nella molteplicità dei suoi desideri e lo “disintegra nei mille istanti della sua storia”, negandogli di attendere il tempo della promessa. Al contrario, la fede è affidamento all’amore misericordioso di Dio, che sempre accoglie e perdona, che raddrizza “le storture della nostra storia”; è disponibilità a lasciarsi trasformare sempre di nuovo dalla chiamata di Dio, “è un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi a Lui per vedere il luminoso cammino dell’incontro fra Dio e gli uomini, la storia della salvezza” (n.14). E qui sta il “paradosso” della fede: il continuo volgersi al Signore rende stabile l’uomo, allontanandolo dagli idoli.

La LF si sofferma, poi, sulla figura di Gesù, mediatore che ci apre ad una verità più grande di noi, manifestazione di quell’amore di Dio che è il fondamento della fede: “nella contemplazione della morte di Gesù, infatti, la fede si rafforza”, perché Egli vi rivela il suo amore incrollabile per l’uomo. In quanto risorto, inoltre, Cristo è “testimone affidabile”, “degno di fede”, attraverso il quale Dio opera veramente nella storia e ne determina il destino finale. Ma c’è “un aspetto decisivo” della fede in Gesù: “la partecipazione al suo modo di vedere”. La fede, infatti, non solo guarda a Gesù, ma guarda anche dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi. Usando un’analogia, il Papa spiega che come nella vita quotidiana ci affidiamo a “persone che conoscono le cose meglio di noi” – l’architetto, il farmacista, l’avvocato – così per la fede necessitiamo di qualcuno che sia affidabile ed esperto “nelle cose di Dio” e Gesù è “colui che ci spiega Dio”. Per questo, crediamo a Gesù quando accettiamo la sua Parola, e crediamo in Gesù quando Lo accogliamo nella nostra vita e ci affidiamo a Lui. La sua incarnazione, infatti, fa sì che la fede non ci separi dalla realtà, ma ci aiuti a coglierne il significato più profondo. Grazie alla fede, l’uomo si salva, perché si apre a un Amore che lo precede e lo trasforma dall’interno. E questa è l’azione propria dello Spirito Santo: “Il cristiano può avere gli occhi di Gesù, i suoi sentimenti, la sua disposizione filiale, perché viene reso partecipe del suo Amore, che è lo Spirito” (n. 21). Fuori dalla presenza dello Spirito, è impossibile confessare il Signore. Perciò “l’esistenza credente diventa esistenza ecclesiale”, perché la fede si confessa all’interno del corpo della Chiesa, come “comunione concreta dei credenti”. I cristiani sono “uno” senza perdere la loro individualità e nel servizio agli altri ognuno guadagna il proprio essere. Perciò “la fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un’opinione soggettiva”, ma nasce dall’ascolto ed è destinata a pronunciarsi e a diventare annuncio.
Il secondo capitolo (n. 23-36): Se non crederete, non comprenderete (Is 7,9). Il Papa dimostra lo stretto legame tra fede e verità, la verità affidabile di Dio, la sua presenza fedele nella storia. “La fede senza verità non salva – scrive il Papa – Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità”. Ed oggi, data “la crisi di verità in cui viviamo”, è più che mai necessario richiamare questo legame, perché la cultura contemporanea tende ad accettare solo la verità della tecnologia, ciò che l’uomo riesce a costruire e misurare con la scienza e che è “vero perché funziona”, oppure le verità del singolo valide solo per l’individuo e non a servizio del bene comune. Oggi si guarda con sospetto alla “verità grande, la verità che spiega l’insieme della vita personale e sociale”, perché la si associa erroneamente alle verità pretese dai totalitarismi del XX secolo. Ciò comporta però il “grande oblio del mondo contemporaneo” che - a vantaggio del relativismo e temendo il fanatismo - dimentica la domanda sulla verità, sull’origine di tutto, la domanda su Dio. La LF sottolinea, poi, il legame tra fede e amore, inteso non come “un sentimento che va e viene”, ma come il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà. Se, quindi, la fede è legata alla verità e all’amore, allora “amore e verità non si possono separare”, perché solo l’amore vero supera la prova del tempo e diventa fonte di conoscenza. E poiché la conoscenza della fede nasce dall’amore fedele di Dio, “verità e fedeltà vanno insieme”. La verità che ci dischiude la fede è una verità incentrata sull’incontro con Cristo incarnato, il quale, venendo tra noi, ci ha toccato e donato la sua grazia, trasformando il nostro cuore.

A questo punto, il Papa apre un’ampia riflessione sul “dialogo tra fede e ragione”, sulla verità nel mondo di oggi, in cui essa viene spesso ridotta ad “autenticità soggettiva”, perché la verità comune fa paura, viene identificata con l’imposizione intransigente dei totalitarismi. Invece, se la verità è quella dell’amore di Dio, allora non si impone con la violenza, non schiaccia il singolo. Per questo, la fede non è intransigente, il credente non è arrogante. Al contrario, la verità rende umili e porta alla convivenza ed al rispetto dell’altro. Ne deriva che la fede porta al dialogo in tutti i campi: in quello della scienza, perché risveglia il senso critico e allarga gli orizzonti della ragione, invitando a guardare con meraviglia il Creato; nel confronto interreligioso, in cui il cristianesimo offre il proprio contributo; nel dialogo con i non credenti che non cessano di cercare, i quali “cercano di agire come se Dio esistesse”, perché “Dio è luminoso e può essere trovato anche da coloro che lo cercano con cuore sincero”. “Chi si mette in cammino per praticare il bene – sottolinea il Papa – si avvicina già a Dio”. Infine, la LF parla della teologia ed afferma che essa è impossibile senza la fede, poiché Dio non ne è un semplice “oggetto”, ma è Soggetto che si fa conoscere. La teologia è partecipazione alla conoscenza che Dio ha di se stesso; ne consegue che essa deve porsi al servizio della fede dei cristiani e che il Magistero ecclesiale non è un limite alla libertà teologica, bensì un suo elemento costitutivo perché esso assicura il contatto con la fonte originaria, con la Parola di Cristo.
Il terzo capitolo (n. 37- 49): Vi trasmetto quello che ho ricevuto (1 Cor 15,3). Tutto il capitolo è incentrato sull’importanza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di Dio, non può tenere questo dono per sé, scrive il Papa. La luce di Gesù brilla sul volto dei cristiani e così si diffonde, si trasmette nella forma del contatto, come una fiamma che si accende dall’altra, e passa di generazione in generazione, attraverso la catena ininterrotta dei testimoni della fede. Ciò comporta il legame tra fede e memoria perché l’amore di Dio mantiene uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei a Gesù. Inoltre, diventa “impossibile credere da soli”, perché la fede non è “un’opzione individuale”, ma apre l’io al “noi” ed avviene sempre “all’interno della comunione della Chiesa”. Per questo, “chi crede non è mai solo”: perché scopre che gli spazi del suo ‘io’ si allargano e generano nuove relazioni che arricchiscono la vita.

C’è, però, “un mezzo speciale” con cui la fede può trasmettersi: sono i Sacramenti, in cui si comunica “una memoria incarnata”. Il Papa cita innanzitutto il Battesimo – sia dei bambini sia degli adulti, nella forma del catecumenato - che ci ricorda che la fede non è opera dell’individuo isolato, un atto che si può compiere da soli, bensì deve essere ricevuta, in comunione ecclesiale. “Nessuno battezza se stesso”, spiega la LF. Inoltre, poiché il bambino battezzando non può confessare la fede da solo, ma deve essere sostenuto dai genitori e dai padrini, ne deriva “l’importanza della sinergia tra la Chiesa e la famiglia nella trasmissione della fede”. In secondo luogo, l’Enciclica cita l’Eucaristia, “nutrimento prezioso della fede”, “atto di memoria, attualizzazione del mistero” e che “conduce dal mondo visibile verso l’invisibile”, insegnandoci a vedere la profondità del reale. Il Papa ricorda poi la confessione della fede, il Credo, in cui il credente non solo confessa la fede, ma si vede coinvolto nella verità che confessa; la preghiera, il Padre Nostro, con cui il cristiano incomincia a vedere con gli occhi di Cristo; il Decalogo, inteso non come “un insieme di precetti negativi”, ma come “insieme di indicazioni concrete” per entrare in dialogo con Dio, “lasciandosi abbracciare dalla sua misericordia”, “cammino della gratitudine” verso la pienezza della comunione con Dio. Infine, il Papa sottolinea che la fede è una perché uno è “il Dio conosciuto e confessato”, perché si rivolge all’unico Signore, ci dona “l’unità di visione”, ed “è condivisa da tutta la Chiesa, che è un solo corpo e un solo Spirito”. Dato, dunque, che la fede è una sola, allora deve essere confessata in tutta la sua purezza e integrità: “l’unità della fede è l’unità della Chiesa”; togliere qualcosa alla fede è togliere qualcosa alla verità della comunione. Inoltre, poiché l’unità della fede è quella di un organismo vivente, essa può assimilare in sé tutto ciò che trova, dimostrando di essere universale, cattolica, capace di illuminare e portare alla sua migliore espressione tutto il cosmo e tutta la storia. Tale unità è garantita dalla successione apostolica.

Il quarto capitolo (n. 50-60): Dio prepara per loro una città (Eb 11,16) Questo capitolo spiega il legame tra la fede e il bene comune, che porta alla formazione di un luogo in cui l’uomo può abitare insieme agli altri. La fede, che nasce dall’amore di Dio, rende saldi i vincoli fra gli uomini e si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace. Ecco perché essa non allontana dal mondo e non è estranea all’impegno concreto dell’uomo contemporaneo. Anzi: senza l’amore affidabile di Dio, l’unità tra gli uomini sarebbe fondata solo sull’utilità, sull’interesse o sulla paura. La fede, invece, coglie il fondamento ultimo dei rapporti umani, il loro destino definitivo in Dio, e li pone a servizio del bene comune. La fede “è un bene per tutti, un bene comune”; non serve a costruire unicamente l’aldilà, ma aiuta a edificare le nostre società, così che camminino verso un futuro di speranza.

L’Enciclica si sofferma, poi, sugli ambiti illuminati dalla fede: innanzitutto, la famiglia fondata sul matrimonio, inteso come unione stabile tra uomo e donna. Essa nasce dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale e, fondata sull’amore in Cristo, promette “un amore che sia per sempre” e riconosce l’amore creatore che porta a generare figli. Poi, i giovani: qui il Papa cita le Giornate Mondiali della Gioventù, in cui i giovani mostrano “la gioia della fede” e l’impegno a viverla in modo saldo e generoso. “I giovani hanno il desiderio di una vita grande – scrive il Pontefice –. L’incontro con Cristo dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita”. E ancora, in tutti i rapporti sociali: rendendoci figli di Dio, infatti, la fede dona un nuovo significato alla fraternità universale tra gli uomini, che non è mera uguaglianza, bensì esperienza della paternità di Dio, comprensione della dignità unica della singola persona. Un ulteriore ambito è quello della natura: la fede ci aiuta a rispettarla, a “trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull’utilità o sul profitto, ma che considerino il creato come un dono”; ci insegna ad individuare forme giuste di governo, in cui l’autorità viene da Dio ed è a servizio del bene comune; ci offre la possibilità del perdono che porta a superare i conflitti. “Quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno”, scrive il Papa, e se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, perderemo la fiducia tra noi e saremo uniti solo dalla paura. Per questo che non dobbiamo vergognarci di confessare pubblicamente Dio, in quanto la fede illumina il vivere sociale. Altro ambito illuminato dalla fede è quello della sofferenza e della morte: il cristiano sa che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare affidamento alle mani di Dio che mai ci abbandona e così essere “tappa di crescita della fede”. All’uomo che soffre Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua presenza che accompagna, che apre un varco di luce nelle tenebre. In questo senso, la fede è congiunta alla speranza. E qui il Papa lancia un appello: “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino”.

Conclusione (n. 58-60): Beata colei che ha creduto (Lc 1,45) Alla fine della LF, il Papa invita a guardare a Maria, “icona perfetta” della fede, perché, in quanto Madre di Gesù, ha concepito “fede e gioia”. A Lei innalza la sua preghiera il Pontefice affinché aiuti la fede dell’uomo, ci ricordi che chi crede non è mai solo e ci insegni a guardare con gli occhi di Gesù.

PRESENTAZIONE DELL'ENCICLICA "LUMEN FIDEI": LA FEDE COME ESPERIENZA DI COMUNIONE E DI SOLIDARIETÀ

Città del Vaticano, 5 luglio 2013 (VIS). Alle 11:00 di questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione della prima Lettera Enciclica di Papa Francesco "Lumen Fidei". Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi; l'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e l'Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

Nel suo intervento l'Arcivescovo Gerhard L. Müller ha precisato che la "Lumen Fidei" si divide in quattro parti "che possiamo considerare come quattro quadri di un'unica 'pala'.

"Nella prima parte, dalla fede di Abramo, l'uomo che nella voce di Dio 'riconosce un appello profondo, iscritto da sempre nel profondo del suo essere', si passa alla fede del popolo di Israele. La storia della fede di Israele, a sua volta, è un continuo passaggio dalla 'tentazione dell'incredulità' e dell'adorare gli idoli, 'opera delle mani dell'uomo', alla confessione 'dei benefici di Dio e al compiersi progressivo delle sue promesse'. Fino alla storia di Gesù, compendio della salvezza, in cui tutte le linee della storia di Israele si raccolgono e si concentrano".

"Con Gesù possiamo dire definitivamente che 'abbiamo conosciuto e creduto all'Amore che Dio ha per noi', poiché egli è 'la manifestazione piena dell'affidabilità di Dio'".

Nella seconda parte - ha proseguito l'Arcivescovo Müller - l'Enciclica pone con forza la questione della verità come questione che si colloca 'al centro della fede'. La fede riguarda perciò anche la conoscenza della realtà, è evento conoscitivo: 'senza verità, la fede non salva…resta una bella fiaba…oppure si riduce a un bel sentimento'".

"La fede - ha ricordato - aprendoci all'amore che viene da Dio, trasforma il nostro modo di vedere le cose 'in quanto l'amore stesso porta [in sé] una luce'. (...) L'amore è autentico quando ci lega alla verità e la verità stessa ci attira a sé con la forza dell'amore. 'Questa scoperta dell'amore come fonte di conoscenza, che appartiene all'esperienza originaria di ogni uomo' ci viene testimoniata proprio 'dalla concezione biblica della fede" (n. 28) ed è una delle sottolineature più belle e importanti di questa Enciclica".

"La fede - ha spiegato l'Arcivescovo Müller - ci aiuta dunque ad attingere in profondità i fondamenti del reale. In questo senso, si può comprendere a che livello la luce della fede è in grado di 'illuminare gli interrogativi del nostro tempo sulla verità', vale a dire le grandi domande che sorgono nel cuore umano di fronte alla realtà tutta, sia davanti alle sue bellezze, come di fronte ai suoi drammi".

L'Arcivescovo Müller ha richiamato l'attenzione su alcuni punti rilevanti dell'Enciclica: "Anzitutto sul luogo genetico della fede, la quale, se è evento che tocca intimamente la persona, non rinchiude l’io in un isolato ed isolante 'a-tu-per-tu' con Dio. Essa, infatti, 'nasce da un incontro che accade nella storia' e 'si trasmette…nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un'altra fiamma'".

"In secondo luogo, mi sta a cuore richiamare una citazione - presente nella terza parte dell’Enciclica - tratta dalle Omelie di San Leone Magno: 'se la fede non è una, non è fede' . Viviamo infatti in un mondo che nonostante tutte le sue connessioni e globalizzazioni è frammentato e sezionato in molti 'mondi' che, sebbene in comunicazione, sono spesso e volentieri a sé stanti e in conflitto fra loro. L'unità della fede è perciò il bene prezioso che il Santo Padre e i suoi confratelli Vescovi sono chiamati a testimoniare, alimentare e garantire, come primizia di un’unità che vuole offrirsi come dono al mondo intero".

infine il Presule ha citato un brano della quarta parte dell'Enciclica "Se è vero che la fede autentica riempie di gioia ed è 'una dilatazione della vita' – ecco un richiamo che accomuna concretamente Papa Francesco e Benedetto XVI – 'la luce della fede non ci fa dimenticare le sofferenze del mondo' ma ci apre ad una 'presenza che accompagna, [ad] una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza, per aprire in essa un varco di luce'".

"L'Enciclica - secondo l'Arcivescovo Müller - vuole riaffermare in modo nuovo che la fede in Gesù Cristo è un bene per l'uomo ed 'è un bene per tutti, è un bene comune': 'la sua luce non illumina solo l'interno della Chiesa, né serve unicamente a costruire una città eterna nell'aldilà; essa ci aiuta ad edificare le nostre società, in modo che camminiamo verso un futuro di speranza'".

Il Cardinale Ouellet ha a sua volta affermato che l'Enciclica "parla in realtà esprimendosi in un 'noi' che non è maiestatis ma bensì di comunione. Essa parla della fede come d’una esperienza di comunione, di dilatazione dell’io e di solidarietà nel cammino della Chiesa con Cristo per la salvezza dell’umanità (...) Oggettivamente, la luce della fede orienta il senso della vita, porta conforto e consolazione ai cuori inquieti e abbattuti, ma impegna anche i credenti a porsi a servizio del bene comune dell’umanità attraverso l’annuncio e l’autentica condivisione della grazia ricevuta da Dio. (...) Soggettivamente, la fede è un’apertura all’Amore di Cristo, un accogliere, l’entrare in una relazione che allarga l’'io' alle dimensioni di un 'noi' che non è soltanto umano, nella Chiesa, ma che è propriamente divino, e cioè una partecipazione autentica al 'Noi' del Padre e del Figlio nello Spirito Santo".

"A partire da questo 'Noi' trinitario che si prolunga nel 'noi' ecclesiale, l’Enciclica si riallaccia in modo del tutto naturale al 'noi' della famiglia che è il luogo per eccellenza di trasmissione della fede. Da un lato, ciò è ben chiaro nell’esperienza del battesimo dei bambini (...) Da un altro lato - ricorda l’Enciclica - sussistono profonde affinità tra la fede e l’amore senza fine che si promettono l’uomo e la donna che si uniscono in matrimonio. (...)
L’Enciclica aggiunge un considerevole sviluppo riguardo la pertinenza della fede per la vita sociale, per l’edificazione della città nella giustizia e nella pace, grazie al rispetto d’ogni persona e della sua libertà, grazie alle risorse di compassione e di riconciliazione da lei offerte per il conforto delle sofferenze e la composizione dei conflitti. (...) La tendenza a confinare la fede nella sfera della vita privata si trova qui confutata in toni pacati, ma in maniera decisiva. Molti aspetti in precedenza sviluppati dalle encicliche sulla carità e la speranza trovano il loro complemento in questa messa in luce della fede come comunione e servizio del bene comune".

"In chiusura - ha concluso il Cardinale - l’Enciclica contempla Maria, la figura per eccellenza della fede, colei che ha ascoltato la Parola e l’ha conservata nel suo cuore, colei che ha seguito Gesù e che si è lasciata trasformare 'entrando nello sguardo del Figlio di Dio incarnato'".

Riprendendo le parole del Santo Padre, l'Arcivescovo Fisichella ha affermato: "'Chi crede, vede'. In questa espressione (...) si può racchiudere l'insegnamento di Papa Francesco in questa sua prima enciclica. Un testo posto nell'orizzonte del binomio luce e amore. Ciò che viene insegnato è un cammino che il Papa propone alla Chiesa per recuperare la sua missione nel mondo di oggi. (...) Presentando la fede, l'enciclica chiede di fissare di nuovo lo sguardo sull'essenziale della Chiesa e di ogni credente. Questo è il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio che nella sua morte e risurrezione ha rivelato l'amore nella sua pienezza e profondità. (...) Partendo dal presupposto che la fede nasce dall'amore, si articola il rapporto tra conoscenza di fede e conoscenza di amore come un binomio inscindibile; dove l'amore, comunque, ha il suo primato indiscusso. La 'luce della fede' si risolve nella 'luce dell'amore'".

L'Arcivescovo Fisichella ha ricordato che la "Lumen fidei" "viene pubblicata nel bel mezzo dell’Anno della fede e, simbolicamente, porta la data del 29 giugno, festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo, primi testimoni della fede in questa Chiesa di Roma, dove il successore di Pietro è chiamato al servizio e alla responsabilità di confermare i fratelli nell’unità della fede di sempre. È utile sapere che in prospettiva dell’Anno della fede si era chiesto ripetutamente a Benedetto XVI di scrivere un’enciclica sulla fede che venisse in qualche modo a concludere la triade che egli aveva iniziato con 'Deus caritas est' sull’amore, e 'Spe salvi' sulla speranza. Il Papa non era convinto di dover sottoporsi a questa ulteriore fatica. L'insistenza, tuttavia, ebbe la meglio e Papa Benedetto decise che l’avrebbe scritta per offrirla a conclusione dell’Anno della Fede. La storia ha voluto diversamente. Questa enciclica ci viene offerta oggi da Papa Francesco con forte convinzione e come 'programma' su come continuare a vivere questa esperienza che ha visto tutta la Chiesa impegnata per un anno intero in tante esperienze fortemente significative".

"Bisogna dire, comunque, senza esitazione - ha precisato l'Arcivescovo Fisichella - che 'Lumen fidei', pur riprendendo alcune intuizioni e alcuni contenuti propri del magistero di Benedetto XVI, è pienamente un testo di Papa Francesco. Qui si ritrova il suo stile (...). L’immediatezza delle espressioni usate, la ricchezza delle immagini a cui fa riferimento e la peculiarità di alcune citazioni di autori antichi e moderni fanno di questo testo una vera introduzione al suo magistero (...). Solo come esemplificazione, una lettura attenta di queste pagine mostrerà subito che ritornano con forza tre verbi (...): 'camminare', 'costruire', 'confessare'. Per alcuni versi, si può dire che l’enciclica si struttura su questi tre verbi e ne specifica i contenuti".

"Non sono dimenticate dal Papa - nella "Lumen fidei" - le due scadenze che caratterizzano questo Anno: il cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II, e il ventesimo della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Per quanto comporta il primo evento - ha commentato il Presule - Papa Francesco ribadisce che è stato 'un concilio sulla fede'" che "aveva lo scopo di riporre al centro della vita della Chiesa il primato di Dio e l’esigenza di dirlo oggi, in una società e cultura differenti, in modo comprensibile e credibile. Per quanto concerne il Catechismo, invece, l’enciclica ribadisce la sua validità come strumento attraverso il quale la Chiesa compie la sua opera di trasmissione della fede con la memoria viva dell’annuncio di Gesù Cristo. Merita di essere sottolineato, inoltre, che proprio in questo contesto Papa Francesco sottolinea il grande valore che possiede la Professione di fede, il 'Credo'". Una preghiera che "consente di sentire la fede come un fatto vivo ed efficace nella vita dei credenti, che spesso sperimentano un analfabetismo ingiustificato circa i contenuti della fede. In queste pagine, viene ribadito il profondo valore che il 'Credo' possiede, non solo per ricordare la sintesi della fede, ma soprattutto per far comprendere l’impegno a cambiare la vita. (...) Chi crede, insomma, è chiamato a vivere responsabilmente nel mondo".

"'Lumen fidei' - ha concluso l'Arcivescovo Fisichella - è un’enciclica con una forte connotazione pastorale. (...) Papa Francesco, con la sua sensibilità di pastore, riesce a tradurre molte questioni di carattere prettamente teologico in tematiche che possono aiutare la riflessione e la catechesi. (...) Nessuno dovrebbe avere paura di guardare ai grandi ideali e di perseguirli. La fede e l’amore sono i primi a dover essere proposti. In un periodo di debolezza culturale come il nostro un simile invito è una provocazione e una sfida che non possono trovarci indifferenti".


STATUA DI SAN MICHELE ARCANGELO IN VATICANO

Città del Vaticano, 5 luglio 2013 (VIS). Questa mattina nei Giardini Vaticani, presso il Palazzo del Governatorato, hanno avuto luogo, alla presenza del Santo Padre Francesco l'inaugurazione di un nuovo monumento a San Michele Arcangelo, dell'artista Giuseppe Antonio Lomuscio, e la consacrazione dello Stato della Città del Vaticano a San Giuseppe e a San Michele Arcangelo. Fra i presenti alla cerimonia il Papa emerito Benedetto XVI, invitato da Papa Francesco, salutato con grande affetto dai presenti e dal personale del Governatorato. I due Pontefici sono rimasti vicini per tutta la cerimonia prendendo posto su due poltrone collocate davanti al monumento.

Dopo un breve saluto del Cardinale Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato e l'intervento del Cardinale Giovanni Lajolo, Presidente emerito del Governatorato, il Santo Padre ha pronunciato un breve discorso.

"Nei Giardini Vaticani - ha detto Papa Francesco - ci sono diverse opere artistiche; questa, che oggi si aggiunge, assume però un posto di particolare rilievo, sia per la collocazione, sia per il significato che esprime. Infatti non è solo un’opera celebrativa, ma un invito alla riflessione e alla preghiera, che si inserisce bene nell’Anno della fede. Michele – che significa: 'Chi è come Dio?' – è il campione del primato di Dio, della sua trascendenza e potenza. Michele lotta per ristabilire la giustizia divina; difende il Popolo di Dio dai suoi nemici e soprattutto dal nemico per eccellenza, il diavolo. E san Michele vince perché in Lui è Dio che agisce. Questa scultura ci richiama allora che il male è vinto (...). Nel cammino e nelle prove della vita non siamo soli, siamo accompagnati e sostenuti dagli Angeli di Dio, che offrono, per così dire, le loro ali per aiutarci a superare tanti pericoli, per poter volare alto rispetto a quelle realtà che possono appesantire la nostra vita o trascinarci in basso. Nel consacrare lo Stato Città del Vaticano a San Michele Arcangelo, gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori (...) Noi consacriamo lo Stato Città del Vaticano anche a San Giuseppe, il custode di Gesù, (...). La sua presenza ci renda ancora più forti e coraggiosi nel fare spazio a Dio nella nostra vita per vincere sempre il male con il bene".

Infine Papa Francesco ha recitato due preghiere di consacrazione, la prima a San Giuseppe e la seconda a San Michele Arcangelo, ha asperso il nuovo monumento ed ha impartito la Benedizione a tutta l'assemblea.


PROMULGAZIONE DI DECRETI

Città del Vaticano, 5 luglio 2013 (VIS). Oggi, 5 luglio 2013, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza privata il Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:


MIRACOLI

- un miracolo attribuito all'intercessione del Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła), Vescovo polacco e Sommo Pontefice (1920- 2005);

- un miracolo attribuito all'intercessione del Venerabile Servo di Dio Alvaro del Portillo y Diez de Sollano, Vescovo spagnolo, Prelato della Prelatura Personale della Santa Croce e dell'Opus Dei (1914-1994);

- un miracolo attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Esperanza de Jesús (al secolo: María Josefa Alhama Valera), religiosa spagnola, Fondatrice delle Congregazioni delle Ancelle dell'Amore Misericordioso e dei Figli dell'Amore Misericordioso (1893-1983).


MARTIRIO

- del Servo di Dio José Guardiet y Pujol, Sacerdote diocesano spagnolo, nato nel 1879 e ucciso in odio alla Fede in Spagna il 3 agosto 1936;

- dei Servi di Dio Mauricio Íñiguez de Heredia, religioso spagnolo e 23 Compagni, dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, uccisi in odio alla Fede in Spagna tra il 1936 e il 1937;

- dei Servi di Dio Fortunato Velasco Tobar, sacerdote spagnolo e 13 Compagni, della Congregazione della Missione, uccisi in odio alla Fede in Spagna tra il 1934 e il 1936;

- delle Serve di Dio Maria Asunción (al secolo: Jiuliana González Trujillano) e 2 Compagne, Religiose professe spagnole della Congregazione delle Suore Francescane Missionarie della Madre del Divin Pastore, uccise in odio alla Fede in Spagna nel 1936.


VIRTÙ EROICHE

- del Servo di Dio Nicola D'Onofrio, Chierico professo italiano dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani), (1943-1964);

- del Servo di Dio Bernard Philippe (al secolo: Jean Fromental Cayroche), religios francese, Fratello professo dell'Istituto delle Scuole Cristiane, Fondatore delle Hermanas Guadalupanas de La Salle (1895-1978);

- della Serva di Dio Maria Isabel da Santissima Trinidade (al secolo: Maria Isabel Picão Caldeira vedova Carneiro), religiosa portoghese, Fondatrice delle Congregazione delle Suore Concezioniste (1889-1962);

- della Serva di Dio Maria del Carmen Rendiles Martínez, venezuelana, Fondatrice delle Ancelle di Gesù, chiamate Siervas de Jesús de Venezuela, (1903-1977);

- del Servo di Dio Giuseppe Lazzati, italiano, Laico consacrato, (1909-1986).

Il Sommo Pontefice ha approvato, infine, i voti favorevoli della Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi circa la canonizzazione del Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli) e ha deciso di convocare un Concistoro, che riguarderà anche la canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła).



UDIENZE

Città del Vaticano, 5 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Ennio Antonelli, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

- Il Cardinale Fiorenzo Angelini, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari.


giovedì 4 luglio 2013

IL SANTO PADRE RICEVE IN UDIENZA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Città del Vaticano, 4 luglio 2013 (VIS). Nella mattinata di oggi, giovedì 4 luglio 2013, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in visita privata l’On. Enrico Letta, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Dopo l’udienza pontificia, l’On. Letta ha incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Durante i cordiali colloqui, ci si è soffermati sulla situazione sociale e sulle principali prove che i cittadini e le istituzioni dell’Italia e dell’Unione Europea stanno sostenendo, in particolare, a proposito dell’adozione di misure che creino e tutelino l’occupazione, soprattutto giovanile. Si è, poi, riconosciuto il fattivo apporto che le famiglie italiane e le istituzioni della Chiesa continuano a fornire alla stabilità del Paese.

Non si è mancato, inoltre, di considerare alcuni temi di politica internazionale, con una preoccupata attenzione all’evoluzione del contesto civile e istituzionale dei Paesi appartenenti all’area mediterranea e mediorientale.

È stato, infine, ribadito il positivo convincimento delle Parti di proseguire nella reciproca collaborazione per il progresso della Nazione italiana e per il bene della comunità internazionale.

UTILI NEL BILANCIO 2012 DELLA SANTA SEDE E NEL BILANCIO 2012 DEL GOVERNATORATO DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

Città del Vaticano, 4 luglio 2013 (VIS). Dal 2 al 3 luglio si è svolta in Vaticano la riunione del Consiglio di Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, SDB, Segretario di Stato. Degna di particolare nota è stata la visita, mercoledì 3, del Santo Padre Francesco, il quale ha rivolto la parola agli intervenuti e si è intrattenuto per un breve dialogo, ribadendo le finalità e l'utilità del Consiglio ed invitando a proseguire i periodici incontri.

Il Cardinale Versaldi, Presidente della Prefettura per gli Affari Economici della Santa Sede ha presentato ai Cardinali il Bilancio Consuntivo Consolidato 2012 della Santa Sede e, successivamente, quello del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano 2012.

Il Bilancio consuntivo consolidato della Santa Sede per l’anno 2012 chiude con un utile di Euro 2.185.622.= grazie soprattutto al buon rendimento della gestione finanziaria.

I capitoli di spesa più impegnativi sono stati quelli relativi al costo del personale che, al 31 dicembre u.s., contava 2.823 unità, ai mezzi di comunicazione sociale, considerati nel loro complesso ed al pagamento delle nuove tasse che gravano sugli immobili (IMU), risultate in aumento per Euro 5.000.000 rispetto al passato.

Il Governatorato ha un’Amministrazione autonoma ed indipendente da contributi della Santa Sede, e, attraverso le sue diverse Direzioni, provvede alle necessità relative alla gestione dello Stato. Il consuntivo 2012 si è chiuso con un attivo di Euro 23.079.800. Il personale, al 31 dicembre u.s., contava 1.936 unità.

L’Obolo di San Pietro, cioè le offerte dei fedeli a sostegno della carità del Santo Padre, è passato da USD 69.711.722,76 del 2011, a USD 65.922.637,08 del 2012. Il contributo in base al canone 1271 del CIC, vale a dire il sostegno economico prestato dalle circoscrizioni ecclesiastiche di tutto mondo per il mantenimento del servizio che la Curia Romana presta alla Chiesa universale, è passato da USD 32.128.675,91 del 2011, a USD 28.303.239,28 nel 2012, con un calo dell'11,91%.

Gli ulteriori contributi alla Santa Sede da parte degli Istituti di Vita Consacrata, Società di Vita Apostolica e Fondazioni sono passati da USD 1.194.217,78 del 2011, a USD 1.133.466,91. Complessivamente vi è stato un decremento del 7,45% rispetto all'anno precedente.

L’Istituto per le Opere di Religione (IOR), come ogni anno, ha offerto al Santo Padre una somma significativa a sostegno del suo ministero apostolico e di carità. Per l’esercizio 2012 si è trattato di € 50.000.000.

Nel corso della riunione, si legge in un Comunicato reso pubblico questa mattina i Cardinali "hanno riflettuto sui dati di Bilancio loro offerti constatando i positivi risultati raggiunti, ed hanno incoraggiato la necessaria riforma finalizzata a ridurre i costi attraverso un'opera di semplificazione e razionalizzazione degli organismi esistenti, nonché una più attenta programmazione dell'attività di tutte le amministrazioni. I Membri del Consiglio hanno espresso profonda gratitudine per il sostegno dato, spesso in forma anonima, al ministero universale del Santo Padre, nonostante il momento di crisi economica, esortando a perseverare in tale opera di bene".



L'AUTORITÀ DI INFORMAZIONE FINANZIARIA VATICANA AMMESSA NEL GRUPPO EGMONT

Città del Vaticano, 4 luglio 2013 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato in un Comunicato l'adesione dell'Autorità di Informazione Finanziaria della Santa Sede, Stato della Città del Vaticano, al Gruppo Egmont: In occasione della sua 21a Plenaria, che ha luogo a Sun City (Sud Africa), il Gruppo Egmont, che riunisce le Unità di Informazione Finanziaria (FIUs) a livello mondiale, ha ammesso l’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) della Santa Sede e Stato della Città del Vaticano come suo membro a pieno titolo.

La partecipazione al Gruppo Egmont rappresenta l’inserimento in una rete globale di Unità di Informazione Finanziaria e facilita lo scambio di informazioni per la lotta contro i crimini finanziari. Per la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano ciò rappresenta un nuovo passo nella partecipazione a questo impegno internazionale.

L’ammissione dell’AIF al Gruppo Egmont rappresenta il riconoscimento degli sforzi sistematici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano nell’identificare e combattere il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo” - ha dichiarato René Bruelhart, Direttore dell’AIF -. “Il nostro inserimento in questa rete globale promuoverà ulteriormente la nostra capacità di contribuire alla lotta contro i crimini finanziari”.

Il Gruppo Egmont è stato fondato nel 1995 e attualmente consiste delle Unità d’Informazione Finanziaria (FIUs) di oltre 130 Paesi. Esso costituisce il luogo appropriato per le FIUs di tutto il mondo per lo scambio di informazioni e per il coordinamento della lotta contro il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo.

UDIENZE

Città del Vaticano, 4 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

L’On. Ignazio Roberto Maria Marino, Sindaco di Roma.

L’On. Giovanni Alemanno, già Sindaco di Roma.

- L'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Nel pomeriggio il Santo Padre riceve il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 4 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo José Rafael Quirós Quirós, Arcivescovo Metropolita di San José de Costa Rica (superficie: 2.208; popolazione: 1.971.384; cattolici: 1.383.912; sacerdoti: 343; religiosi: 703; diaconi permanenti: 3), Costa Rica. L'Arcivescovo eletto è nato a Llano Grande (Costa Rica) nel 1955 ed è stato ordinato sacerdote nel 1981. Come sacerdote ha svolto successivamente i seguenti incarichi pastorali: Vicario Parrocchiale di Santa Teresita del Niño Jesús a San José, Formatore del Seminario Centrale a San José, Vice-Officiale del Tribunale Ecclesiastico Provinciale, Professore di Diritto Canonico presso il Seminario Centrale a San José e l’Università Cattolica di Costa Rica, Cappellano della Fuerza Pública, Direttore Esecutivo del Segretariato della Conferenza Episcopale di Costa Rica e Vicario Generale dell’arcidiocesi di San José de Costa Rica. Il 2 dicembre 2005 è stato nominato Vescovo di Limón e il 22 febbraio 2006 ha ricevuto la consacrazione episcopale. Succede all'Arcivescovo Hugo Barrantes Ureña, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.


mercoledì 3 luglio 2013

PAPA FRANCESCO: PER TOCCARE IL DIO VIVO NON SERVE "FARE UN CORSO DI AGGIORNAMENTO", MA ENTRARE NELLE PIAGHE DI GESÙ

Città del Vaticano, 3 luglio 2013 (VIS). Questa mattina, nel corso della Santa Messa celebrata nella Casa Santa Marta, il Santo Padre ha commentato il Vangelo della festa di San Tommaso Apostolo, affermando che per incontrare Dio vivo "è necessario baciare con tenerezza le piaghe di Gesù nei nostri fratelli affamati, poveri, malati, carcerati".

Gesù, dopo la Resurrezione - ha detto Papa Francesco - appare agli apostoli, ma Tommaso non c’è: “Ha voluto che aspettasse una settimana. Il Signore sa perché fa le cose. E a ciascuno di noi dà il tempo che lui crede che sia meglio per noi. A Tommaso ha concesso una settimana”. Gesù si rivela con le sue piaghe: “Tutto il suo corpo era pulito, bellissimo, pieno di luce - ha sottolineato il Pontefice - ma le piaghe c’erano e ci sono ancora” e quando il Signore verrà, alla fine del mondo, “ci farà vedere le sue piaghe”. Tommaso per credere voleva mettere le sue dita in quelle piaghe: “Era un testardo. Ma, il Signore ha voluto proprio un testardo per farci capire una cosa più grande. Tommaso ha visto il Signore, è stato invitato a mettere il suo dito nella piaga dei chiodi; mettere la mano sul fianco e non ha detto: ‘È vero: il Signore è risorto!’. No! È andato più oltre. Ha detto: ‘Dio!’. Il primo dei discepoli che fa la confessione della divinità di Cristo, dopo la Resurrezione. E ha adorato”.
E così - ha proseguito il Papa - si capisce qual era l’intenzione del Signore nel farlo aspettare: prendere anche la sua incredulità per portarla non all’affermazione della Resurrezione, ma all’affermazione della sua divinità”. Il “cammino per l’incontro con Gesù-Dio sono le sue piaghe. Non ce n’è un altro. Nella storia della Chiesa ci sono stati alcuni sbagli nel cammino verso Dio. Alcuni hanno creduto che il Dio vivente, il Dio dei cristiani noi possiamo trovarlo per il cammino della meditazione, e andare più alto nella meditazione. Quello è pericoloso, eh? Quanti si perdono in quel cammino e non arrivano. Arrivano sì, forse, alla conoscenza di Dio, ma non di Gesù Cristo, Figlio di Dio, seconda Persona della Trinità. A quello non ci arrivano. È il cammino degli gnostici, no? Sono buoni, lavorano, quello, ma non è il cammino giusto. È molto complicato e non ti porta a buon porto”.

Altri - ha spiegato il Papa - hanno pensato che per arrivare a Dio dobbiamo essere noi mortificati, austeri, e hanno scelto la strada della penitenza: soltanto la penitenza, il digiuno. E neppure questi sono arrivati al Dio vivo, a Gesù Cristo Dio vivo. Sono i pelagiani, che credono che con il loro sforzo possono arrivare”. Ma Gesù ci dice che il cammino per incontrarlo è quello di trovare le sue piaghe. “E le piaghe di Gesù tu le trovi facendo le opere di misericordia, dando al corpo - al corpo - e anche all’anima, ma al corpo - ha sottolineato il Papa - del tuo fratello piagato, perché ha fame, perché ha sete, perché è nudo, perché è umiliato, perché è schiavo, perché è in carcere, perché è in ospedale. Quelle sono le piaghe di Gesù oggi. E Gesù ci chiede di fare un atto di fede, a Lui, ma tramite queste piaghe. ‘Ah, benissimo! Facciamo una fondazione per aiutare tutti quelli e facciamo tante cose buone per aiutarli’. Quello è importante, ma se noi rimaniamo su questo piano, saremo soltanto filantropici".

"Dobbiamo toccare le piaghe di Gesù, dobbiamo carezzare le piaghe di Gesù, dobbiamo curare le piaghe di Gesù con tenerezza, dobbiamo baciare le piaghe di Gesù, e questo letteralmente. Pensiamo, cosa è successo a San Francesco, quando ha abbracciato il lebbroso? Lo stesso che a Tommaso: la sua vita è cambiata!". Per toccare il Dio vivo - ha affermato il Papa - non serve “fare un corso di aggiornamento” ma entrare nelle piaghe di Gesù e per questo “è sufficiente uscire per la strada. Chiediamo a San Tommaso la grazia di avere il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù con la nostra tenerezza e sicuramente avremo la grazia di adorare il Dio vivo”.

UDIENZE

Città del Vaticano, 3 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza l'Arcivescovo Jean-Louis Bruguès, O.P., Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 3 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato l'Arcivescovo Tarcisius Gervazio Ziyaye, Arcivescovo di Lilongwe (superficie: 24.025; popolazione: 5.064.000; cattolici: 1.550.000; sacerdoti: 84; religiosi: 195), Malawi. Finora Arcivescovo di Blantyre (Malawi), succede all’Arcivescovo Rémi Joseph Gustave Sainte-Marie, M. Afr., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Victor Henry Thakur, , Arcivescovo di Raipur (superficie: 60.819; popolazione: 15.986.000; cattolici: 69.453; sacerdoti: 146; religiosi: 580) India. Finora Vescovo di Bettiah (India), succede all'Arcivescovo Joseph Augustine Charanakunnel, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Reverendo José Maria Chaves dos Reis, Vescovo della diocesi di Abaetetuba (superficie: 28.256; popolazione: 490.000; cattolici: 351.000; sacerdoti: 32; religiosi: 40), Brasile). Il Vescovo eletto è nato nel 1962 ad Oeiras do Pará (Brasile) ed è stato ordinato sacerdote nel 1996. Dal 1996 al 2000 è stato Rettore del Seminario Minore “Padre Josimo” a Cametá; dal 2000 al 2002 Vicario della Cattedrale Prelatizia “São João Batista” a Cametá; dal 2002 al 2006 Parroco della Cattedrale Prelatizia di Cametá. È stato finora Vicario Generale e Rettore del Seminario Maggiore “Bom Pastor” della diocesi di Cametá.

- Ha nominato il Monsignore Joseph Arshad, Vescovo della Diocesi di Faisalabad (superficie: 35.300; popolazione: 38.265.000; cattolici: 150.000; sacerdoti: 42; religiosi: 129), Pakistan. Il Vescovo eletto è nato nel 1964 a Lahore (Pakistan) ed è stato ordinato sacerdote nel 1991. Dal 1991 al 1995 è stato Vicario Parrocchiale della St. Joseph Catholic Church ed incaricato della St. Peter’s School di Kamokee-Gujranwala; ha prestato servizio diplomatico: dal 1999 al 2002 presso la Nunziatura Apostolica a Malta; dal 2002 al 2004: presso la Nunziatura Apostolica in Sri Lanka; dal 2004 al 2007: presso la Nunziatura Apostolica in Bangladesh; dal 2007 al 2010: presso la Nunziatura Apostolica in Madagascar; dal 2010: Consigliere presso la Nunziatura Apostolica in Bosnia- Herzegovina.

- Ha nominato il Monsignore João Gilberto de Moura, Vescovo della Diocesi di Jardim (superficie: 69.972; popolazione: 397.000; cattolici: 277.000; sacerdoti: 15; religiosi: 23; diaconi permanenti: 3), Brasile. Il Vescovo eletto è nato a Ituiutaba (Brasile) nel 1963 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1995. Nel 1996 è stato Vicario Parrocchiale della Cattedrale “São José e Rettore del Seminario Minore diocesano “Santo Cura d’Ars”; dal 1996 al 1999 Assistente Ecclesiastico del Movimento “Serra”; dal 1996 al 1997 Coordinatore diocesano della Pastorale Vocazionale; dal 1997 al 2003 Rappresentante dei Presbiteri; dal 1997 al 2002 Parroco della Parrocchia “Cristo Rei” a Centralina; dal 1999 al 2002 Coordinatore diocesano della Pastorale Infantile e dal 2004 al 2007 Coordinatore regionale della Pastorale Infantile – Settore “Ituiutaba”; dal 2000 al 2002 Vicario Giudiziale della Camera Ecclesiastica; dal 2002 al 2006 Cancelliere Diocesano; dal 2002 al 2008 Parroco della Parrocchia “São Francisco de Assis” ad Ituiutaba; dal 2006 al 2007 Vicario Generale e dal 2007 Amministratore Diocesano. È stato finora Parroco della Cattedrale “Cristo Rei”, Vicario Giudiziale della Camera Ecclesiastica di Ituiutaba, Procuratore, Economo e Vicario Generale della diocesi di Ituiutaba. Inoltre, è Membro del Consiglio dei Presbiteri e del Collegio dei Consultori e Assistente Ecclesiastico dell’Istituto Secolare “Maria, Mãe da Igreja”.

- Ha nominato il Cardinale John Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria), Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctae Sedis" della Diocesi di Ahiara (Nigeria).




martedì 2 luglio 2013

PROGRAMMA VISITA DEL SANTO PADRE FRANCESCO A LAMPEDUSA

Città del Vaticano, 2 luglio 2013 (VIS). Questa mattina la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il programma della visita del Santo Padre Francesco a Lampedusa, l'8 luglio prossimo. Alle 8:00 di lunedì prossimo, il Santo Padre partirà in aereo dall'aeroporto militare di Ciampino ed arriverà a Lampedusa alle 9:15. All'aeroporto Papa Francesco sarà accolto dall'Arcivescovo di Agrigento Monsignor Francesco Montenegro e dalla Dottoressa Giuseppina Nicolini, Sindaco di Lampedusa.

In auto il Santo Padre raggiungerà Cala Pisana dove si imbarcherà per raggiungere via mare il Porto di Lampedusa, accompagnato dai pescatori con le loro barche. Al largo il Santo Padre lancerà in mare una corona di fiori in ricordo di quanti hanno perso la vita in mare. Alle 9:30 è previsto l'arrivo dell'imbarcazione con il Santo Padre al Porto a Punta Favarolo. Sul molo saranno in attesa gruppi di immigrati che il Santo Padre saluterà al passaggio.

Successivamente, in auto, il Papa raggiungerà il vicino campo sportivo "Arena" in Località Salina, dove, alle 10:00, è in programma la celebrazione della Santa Messa. Alle 11:30, al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre raggiungerà in auto la Parrocchia di San Gerlando per una breve sosta. Alle 12:30 il Santo Padre si trasferirà in auto all'aeroporto e partirà alle 12:45 per giungere all'aeroporto di Ciampino alle 13:45 e rientrare direttamente in Vaticano.
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