Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

sabato 23 marzo 2013

PADRE LOMBARDI: "L'INCONTRO È STATO UN MOMENTO DI ALTISSIMA, PROFONDISSIMA COMUNIONE"





Città del Vaticano, 23 marzo 2013 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha definito l'incontro di questa mattina, fra il Papa Francesco ed il Vescovo emerito di Roma Benedetto XVI, "un momento di altissima, profondissima comunione". Sebbene non sia stata fornita una copertura in diretta dello storico evento, sono state diffuse immagini registrate dei due Pontefici che pregano insieme e che siedono nella Biblioteca del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Di seguito riportiamo le parole con le quali Padre Lombardi ha descritto lo storico evento.

"L’elicottero è atterrato a Castel Gandolfo, all’eliporto, verso le 12.15 e la macchina con il Papa emerito si è avvicinata al luogo dell’atterraggio dell’elicottero. Il Santo Padre è sceso: era accompagnato dal Sostituto della Segreteria di Stato, Monsignor Becciu, da Monsignor Sapienza e da Monsignor Alfred Xuereb.

Appena il Papa è sceso, il Papa emerito si è avvicinato a lui e c’è stato un bellissimo abbraccio tra i due. Poi, dopo brevi saluti anche alle altre persone presenti – il Vescovo di Albano e il Direttore delle Ville Pontificie, Petrillo – sono saliti in macchina: il Papa Francesco è salito alla destra, quindi nel posto classico del Papa, mentre il Papa emerito si è posto alla sinistra. Vi era anche sulla stessa macchina Monsignor Georg Gänswein, che è Prefetto della Casa Pontificia.

E così, la macchina si è portata poi agli ascensori e quindi i due protagonisti dello storico incontro sono saliti nell’appartamento e si sono recati subito alla cappella per un momento di preghiera.

Nella cappella, il Papa emerito ha offerto il posto d’onore a Papa Francesco, ma questi ha detto: “Siamo fratelli”, e ha voluto che si inginocchiassero insieme allo stesso banco. Dopo un breve momento di preghiera, si sono portati alla Biblioteca privata dove, verso le 12.30, è incominciato l’incontro riservato. È la Biblioteca in cui normalmente il Papa riceve gli ospiti importanti a Castel Gandolfo. Papa Francesco ha portato una bella icona in dono al Papa emerito e poi è incominciato il colloquio che è finito alle 13.15, è durato quindi circa 45 minuti. Da notare, per quanto riguarda l’abbigliamento, che effettivamente – come avevamo accennato in precedenza – il Papa emerito porta una semplice talare bianca, senza fascia e senza mantelletta: sono i due particolari che lo distinguono, invece, dall’abbigliamento di Papa Francesco che ha anche una mantelletta e la fascia.

Per il pranzo è prevista la presenza dei due segretari, di Monsignor Georg e di Monsignor Xuereb, quindi l’aspetto totalmente privato e riservato del colloquio si è concluso con il colloquio nella Biblioteca.

Il Papa emerito ha intenzione di accompagnare anche all’eliporto Papa Francesco, quando sarà il momento di rientrare. Ricordo ancora che questo non è il primo incontro: è il primo incontro di persona, però Papa Francesco ha già rivolto molte volte il suo pensiero al Papa emerito: sia già dalla Loggia delle Benedizioni, in occasione della prima comparsa alla Loggia, sia poi con due telefonate personali: la sera stessa dell’elezione e il giorno di San Giuseppe per fare gli auguri. Quindi, il colloquio era già avviato, anche se l’incontro personale, fisico non era ancora avvenuto.

Ricordiamo anche che il Papa emerito aveva già manifestato la sua incondizionata riverenza e obbedienza per il suo successore in occasione dell’incontro con i cardinali, il 28 febbraio, e quindi ha avuto certamente modo, in questo incontro – che è stato un momento di altissima, profondissima comunione – di rinnovare questo suo atto di riverenza e di obbedienza al suo successore, mentre certamente Papa Francesco ha rinnovato la gratitudine sua e di tutta la Chiesa per il ministero svolto da Papa Benedetto nel corso del suo pontificato".



PAPA FRANCESCO INVITA I GESUITI AD ESSERE FERMENTO NEL MONDO CON UNA VITA COMPLETAMENTE DEDITA AL SERVIZIO DELLA CHIESA

Città del Vaticano, 23 marzo 2013 (VIS). Tre giorni dopo l'inizio del Pontificato, Papa Francesco ha fatto pervenire al Padre Generale della Compagnia di Gesù, Padre Adolfo Nicolás, una risposta alla lettera che il Superiore Generale dei Gesuiti aveva invitato nell'apprendere la notizia dell'elezione del Cardinale Jorge Mario Bergoglio, primo Padre gesuita nella storia della Compagnia, ad essere eletto Papa.

Di seguito riportiamo il testo integrale della Lettera di Papa Francesco, datata 16 marzo:

"Caro Padre Nicolás, ha ricevuto la gentile lettera che in occasione della mia elezione alla Sede di Pietro, ha voluto inviarmi, a suo nome e a nome della Compagnia di Gesù, e nella quale mi comunica la sua preghiera per la mia Persona e per il mio ministero, e il suo fermo proposito di continuare a servire incondizionatamente la Chiesa e il Vicario di Cristo, secondo il precetto di Sant'Ignazio di Loyola.

La ringrazio cordialmente per il suo apprezzamento e la sua vicinanza ai quali rispondo con gioia, chiedendo al Signore di illuminare e accompagnare tutti i Gesuiti, in modo che, fedeli al carisma ricevuto e sulle orme dei santi del nostro amato Ordine, siano con la loro azione pastorale, ma soprattutto, con la testimonianza di una vita completamente offerta al servizio della Chiesa, Sposa di Cristo, fermento evangelico nel mondo, cercando instancabilmente la gloria di Dio e il bene delle anime.

Con questi sentimenti chiedo a tutti i Gesuiti di pregare per me e di raccomandarmi all'amorosa protezione della Vergine Maria, nostra Madre del cielo, mentre, in pegno degli abbondanti favori divini, imparto con particolare affetto la Benedizione Apostolica, che estendo a tutte le persone che collaborano con la Compagnia di Gesù, che traggono giovamento dalle loro opere di bene e che partecipano della sua spiritualità.

UDIENZE

Città del Vaticano, 23 marzo 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Beatitudine Ibrahim Isaac Sidrak, Patriarca di Alessandria dei Copti.

venerdì 22 marzo 2013

IL PAPA AL CORPO DIPLOMATICO: DESIDERO PROPRIO CHE IL DIALOGO TRA NOI AIUTI A "COSTRUIRE PONTI" FRA TUTTI GLI UOMINI

Città del Vaticano, 22 marzo 2013 (VIS). "Attraverso di voi, (...), incontro i vostri popoli, e così posso, in un certo senso, raggiungere ciascuno dei vostri concittadini, con le sue gioie, i suoi drammi, le sue attese, i suoi desideri", ha detto questa mattina il Santo Padre ai membri del Corpo Diplomatico accreditati presso la Santa Sede, nel corso dell'udienza nella Sala Regia.

Sono 180 a oggi gli Stati che intrattengono relazioni diplomatiche piene con la Santa Sede. A questi vanno aggiunti l'Unione Europea, il Sovrano Militare Ordine di Malta e una Missione a carattere speciale: l'Ufficio dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), guidata da un Direttore. Le ultime relazioni diplomatiche, a livello di Nunziatura Apostolica da parte della Santa Sede e di Ambasciata da parte della Repubblica del Sud Sudan, sono state stabilite il 22 febbraio 2013.

Il Papa, che ha tenuto il suo discorso in italiano, nel salutare il Decano del Corpo Diplomatico, il Signor Jean-Claude Michel, Ambasciatore del Principato di Monaco presso la Santa Sede, ha ricordato che le relazioni che tanti Paesi intrattengono con la Santa Sede sono "davvero un’occasione di bene per l’umanità. È questo, infatti, che sta a cuore alla Santa Sede: il bene di ogni uomo su questa terra! Ed è proprio con questo intendimento che il Vescovo di Roma inizia il suo ministero, sapendo di poter contare sull’amicizia e sull’affetto dei Paesi che voi rappresentate, e nella certezza che condividete tale proposito. Allo stesso tempo, spero sia anche l’occasione per intraprendere un cammino con quei pochi Paesi che ancora non intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede, alcuni dei quali - li ringrazio di cuore - hanno voluto essere presenti alla Messa per l’inizio del mio ministero, o hanno inviato messaggi come gesto di vicinanza".

Successivamente il Santo Padre ha spiegato i motivi per i quali ha scelto il suo nome pensando a Francesco d'Assisi "una personalità che è ben nota al di là dei confini dell’Italia e dell’Europa e anche tra coloro che non professano la fede cattolica. Uno dei primi è l’amore che Francesco aveva per i poveri. Quanti poveri ci sono ancora nel mondo! E quanta sofferenza incontrano queste persone! Sull’esempio di Francesco d’Assisi, la Chiesa ha sempre cercato di avere cura, di custodire, in ogni angolo della Terra, chi soffre per l’indigenza e penso che in molti dei vostri Paesi possiate constatare la generosa opera di quei cristiani che si adoperano per aiutare i malati, gli orfani, i senzatetto e tutti coloro che sono emarginati, e che così lavorano per edificare società più umane e più giuste".

"Ma c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi. è quanto il mio Predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la 'dittatura del relativismo', che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini. E così giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco d’Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è vera pace senza verità! Non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri, di tutti, a partire dalla natura che accomuna ogni essere umano su questa terra".

"Uno dei titoli del Vescovo di Roma è Pontefice, cioè colui che costruisce ponti, con Dio e tra gli uomini. Desidero proprio che il dialogo tra noi aiuti a costruire ponti fra tutti gli uomini, così che ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare! Le mie stesse origini poi mi spingono a lavorare per edificare ponti. Infatti, come sapete la mia famiglia è di origini italiane; e così in me è sempre vivo questo dialogo tra luoghi e culture fra loro distanti, tra un capo del mondo e l’altro, oggi sempre più vicini, interdipendenti, bisognosi di incontrarsi e di creare spazi reali di autentica fraternità".

Ribadendo che in quest’opera è fondamentale anche il ruolo della religione, Papa Francesco ha affermato: "Non si possono, infatti, costruire ponti tra gli uomini, dimenticando Dio. Ma vale anche il contrario: non si possono vivere legami veri con Dio, ignorando gli altri. Per questo è importante intensificare il dialogo fra le varie religioni, penso anzitutto a quello con l’Islam, e ho molto apprezzato la presenza, durante la Messa d’inizio del mio ministero, di tante Autorità civili e religiose del mondo islamico. Ed è pure importante intensificare il confronto con i non credenti, affinché non prevalgano mai le differenze che separano e feriscono, ma, pur nella diversità, vinca il desiderio di costruire legami veri di amicizia tra tutti i popoli".

I punti di riferimento del cammino al quale il Papa desidera invitare a prendere parte ciascuno dei Paesi rappresentanti sono: "Lottare contro la povertà sia materiale, sia spirituale; edificare la pace e costruire ponti. (...) Un cammino difficile però, se non impariamo sempre più ad amare questa nostra Terra. Anche in questo caso mi è di aiuto pensare al nome di Francesco, che insegna un profondo rispetto per tutto il creato, il custodire questo nostro ambiente, che troppo spesso non usiamo per il bene, ma sfruttiamo avidamente a danno l’uno dell’altro".

"Grazie ancora - ha concluso il Pontefice - per tutto il lavoro che svolgete, insieme alla Segreteria di Stato, per costruire la pace ed edificare ponti di amicizia e di fraternità. Attraverso di voi, desidero rinnovare ai vostri Governi il mio grazie per la loro partecipazione alle celebrazioni in occasione della mia elezione, con l’auspicio di un fruttuoso lavoro comune. Il Signore Onnipotente ricolmi dei suoi doni ciascuno di voi, le vostre famiglie e i popoli che rappresentate. Grazie!".



UDIENZE

Città del Vaticano, 22 marzo 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto nel pomeriggio di giovedì 21 marzo in udienza, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.


AVVISO

Città del Vaticano, 22 marzo 2013 (VIS). Informiamo i nostri lettori che domani, sabato 23 e domenica 24 marzo, saranno trasmesse due edizioni speciali del V.I.S. in occasione della visita di Papa Francesco al Pontefice emerito Benedetto XVI a Castel Gandolfo in programma sabato, e della Messa della Domenica della Palme.

giovedì 21 marzo 2013

PAPA FRANCESCO CELEBRERÀ LA MESSA DEL GIOVEDÌ SANTO NELL'ISTITUTO PENALE PER MINORI DI CASAL DEL MARMO

Città del Vaticano, 21 marzo 2013 (VIS). Nel giorno del Giovedì Santo Papa Francesco celebrerà la "Messa nella Cena del Signore" all’Istituto Penale per Minori di Casal del Marmo in Roma e non nella Basilica di San Giovanni in Laterano, come è consuetudine in questo giorno.

Il 28 marzo, Giovedì Santo, il Santo Padre Francesco celebrerà al mattino nella Basilica di San Pietro la Messa Crismale, e al pomeriggio si recherà all’Istituto Penale per Minori di “Casal del Marmo” per la celebrazione della “Messa nella Cena del Signore”, alle ore 17.30. Com’è noto la Messa della Cena del Signore è caratterizzata dall’annuncio del Comandamento dell’amore e dal gesto della Lavanda dei piedi. Nel suo ministero come Arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Bergoglio usava celebrare tale Messa in un carcere o in un ospedale o in un ospizio per poveri o persone emarginate. Con la celebrazione a Casal del Marmo, il Papa Francesco continua tale uso, che dev’essere caratterizzato da un contesto di semplicità.

Le altre celebrazioni della Settimana Santa si svolgeranno invece secondo l’uso abituale, come risulterà dalla Notificazione dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche.

Come si ricorderà, il Papa Benedetto XVI aveva visitato l’Istituto di Casal del Marmo il 18 marzo 2007, celebrandovi la Messa nella Cappella del “Padre Misericordioso”.

MESSAGGIO DEL PAPA FRANCESCO PER INTRONIZZAZIONE ARCIVESCOVO DI CANTERBURY

Città del Vaticano, 21 marzo 2013 (VIS). Papa Francesco ha inviato un Messaggio a Sua Grazia Dr. Justin Welby, Arcivescovo di Canterbury, in occasione della sua intronizzazione, oggi, nella Cattedrale di Canterbury a Londra (Regno Unito). Welby è il 105 Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana

"Il ministero pastorale - scrive Papa Francesco - è una chiamata a procedere nella fedeltà al Vangelo e al nostro Signore Gesù Cristo. Le assicuro le mie preghiere in questo momento in cui lei assume le sue nuove responsabilità e le chiedo di pregare per me ora che rispondo alla nuova chiamata che il Signore mi ha rivolto.

Spero di incontrarla in un prossimo futuro e di continuare i i buoni rapporti fraterni dei nostri predecessori.


MESSAGGIO DI AUGURI DI BENEDETTO XVI AL NUOVO ARCIVESCOVO DI CANTERBURY

Città del Vaticano, 21 marzo 2013 (VIS). Questa mattina è stato pubblicato il Messaggio che Papa Benedetto XVI ha indirizzato, il 4 febbraio scorso, a Sua Grazia Dr. Justin Welby in occasione della sua elezione ad Arcivescovo di Canterbury (Regno Unito) e a Primate della Comunione anglicana.

"Lei assume il suo nuovo ufficio - scrive Papa Benedetto XVI - in un momento in cui la fede cristiana è rimessa in discussione in molti paesi del mondo occidentale da coloro che sostengono che la religione sia una questione privata, senza nessun contributo da offrire al pubblico dibattito. I ministri del Vangelo oggi devono rispondere ad una diffusa sordità alla musica della fede, e ad una generale stanchezza che rifiuta le esigenze del discepolato. Tuttavia la sete di Dio, anche se non riconosciuta, è più che mai presente nella nostra società, e la missione del predicatore, quale messaggero di speranza, è di dire la verità con amore, diffondendo la luce di Cristo nell'oscurità della vita delle persone. Che il suo apostolato produca molti frutti ed apra gli occhi e le orecchie di molti al messagio vivificante del Vangelo".

Benedetto XVI conclude con l'augurio che il Signore conceda al nuovo Arcivescovo "forza e saggezza" e che lo Spirito Santo lo guidi "in tutte le iniziative che intraprenderà nel suo nome".


PAPA FRANCESCO INVITA LA COMUNITĀ ARGENTINA DI ROMA

Città del Vaticano, 21 marzo 2013 (VIS). Nella giornata di ieri, poco dopo mezzogiorno, Papa Francesco ha invitato informalmente la comunità argentina residente a Roma. Avvertite all'ultimo momento, una cinquantina di persone, laici ed ecclesiastici, hanno potuto incontrare il Papa in una sala della Domus Sanctae Marthae.

Fra i presenti il Presidente della Conferenza Episcopale Argentina, l'Arcivescovo José María Arancedo di Santa Fe de la Vera Cruz; il Maestro Generale dell'Ordine di Nostra Signora della Misericordia, Padre Pablo Bernardo Ordoñe, O. de M.; sacerdoti e religiosi; ma anche laici, padri e madri di famiglia con i figli e giornalisti.

Gli ospiti hanno cantato e danzato davanti al Papa, mentre consumavano un piccolo rinfresco in uno spirito di cordiale amicizia. Il Papa ha espresso apprezzamento per la fecondità della Chiesa in Argentina, auspicando che essa sia all'altezza della situazione creata dalla sua elezione al Pontificato.


UDIENZE

Città del Vaticano, 21 marzo 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza, nella Biblioteca privata alla Seconda Loggia:

- Il Signor Adolfo Pérez Esquivel, Premio Nobel per la Pace nel 1980.

- Il Monsignor Carlos María Nannei.

- Il Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente emerito del Pontificio Consiglio "Cor Unum".

- Sua Beatitudine Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, e Seguito.

- Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza presso la "Domus Sanctae Marthae", il Signor Peter Mizengo Kayanza Pinda, Primo Ministro di Tanzania.

mercoledì 20 marzo 2013

IL PAPA AI DELEGATI FRATERNI: LA VOSTRA PRESENZA È SEGNO TANGIBILE DELLA COLLABORAZIONE PER IL BENE COMUNE DELL'UMANITÀ

Città del Vaticano, 20 marzo 2013 (VIS). Questa mattina nella Sala Clementina, Papa Francesco ha ricevuto i Delegati Fraterni di Chiese, Comunità Ecclesiali e Organismi Ecumenici Internazionali, i Rappresentanti del popolo ebraico e di Religioni non Cristiane, giunti a Roma per partecipare alla Santa Messa di inizio del suo Ministero di Vescovo di Roma e di Successore dell'Apostolo Pietro.

A nome di tutti i presenti ha preso la parola il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, che ha salutato il Papa, ricordando "l'alta, grave e difficile missione" del suo ministero, ribadendo la necessità delle Chiese di fuggire la mondanità e di perseguire l'unità dei cristiani.

Papa Francesco, che ha preso posto in una sedia e non sul trono che di consueto viene approntato nella Sala Clementina, ha accolto le parole del Patriarca ed ha ringraziato Bartolomeo I, chiamandolo "Il mio fratello Andrea", giacché i Patriarchi di Costantinopoli sono considerati i successori dell'Apostolo Andrea, fratello di Simon Pietro. Il Papa ha affermato che grazie alla presenza alla Messa di ieri di tutti di Rappresentanti delle diverse comunità, "mi è parso (...) di vivere in maniera ancor più pressante la preghiera per l’unità tra i credenti in Cristo e insieme di vederne in qualche modo prefigurata quella piena realizzazione, che dipende dal piano di Dio e dalla nostra leale collaborazione".

"Inizio il mio ministero apostolico - ha proseguito il Pontefice - durante quest’anno che il mio venerato predecessore, Benedetto XVI, con intuizione veramente ispirata, ha proclamato per la Chiesa cattolica 'Anno della fede'. Con questa iniziativa, che desidero continuare e spero sia di stimolo per il cammino di fede di tutti, egli ha voluto segnare il 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II, proponendo una sorta di pellegrinaggio verso ciò che per ogni cristiano rappresenta l’essenziale: il rapporto personale e trasformante con Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto e risorto per la nostra salvezza. Proprio nel desiderio di annunciare questo tesoro perennemente valido della fede agli uomini del nostro tempo, risiede il cuore del messaggio conciliare".

Successivamente Papa Francesco ha ricordato la figura e le parole del Beato Giovanni XXIII nel discorso di inaugurazione del Concilio Vaticano II: "La Chiesa Cattolica ritiene suo dovere adoperarsi attivamente perché si compia il grande mistero di quell’unità che Cristo Gesù con ardentissime preghiere ha chiesto al Padre Celeste nell’imminenza del suo sacrificio (...) Sì, cari fratelli e sorelle in Cristo, sentiamoci tutti intimamente uniti alla preghiera del nostro Salvatore nell’Ultima Cena, alla sua invocazione: 'ut unum sint'. Chiediamo al Padre misericordioso di vivere in pienezza quella fede che abbiamo ricevuto in dono nel giorno del nostro Battesimo, e di poterne dare testimonianza libera, gioiosa e coraggiosa. Sarà questo il nostro migliore servizio alla causa dell’unità tra i cristiani, un servizio di speranza per un mondo ancora segnato da divisioni, da contrasti e da rivalità".

"Da parte mia, desidero assicurare, sulla scia dei miei Predecessori, la ferma volontà di proseguire nel cammino del dialogo ecumenico (...). Vi chiedo, cari fratelli e sorelle, di portare il mio cordiale saluto e l’assicurazione del mio ricordo nel Signore Gesù alle Chiese e Comunità cristiane che qui rappresentate, e domando a voi la carità di una speciale preghiera per la mia persona, affinché possa essere un Pastore secondo il cuore di Cristo".

Nel rivolgersi ai rappresentanti del popolo ebraico "al quale ci lega uno specialissimo vincolo spirituale", Papa Francesco, citando il Decreto "Nostra aetate" del Concilio Vaticano II, ha affermato: "'La Chiesa di Cristo riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè, e nei profeti'. Confido - ha proseguito - che, con l’aiuto dell’Altissimo, potremo proseguire proficuamente quel fraterno dialogo che il Concilio auspicava e che si è effettivamente realizzato, portando non pochi frutti, specialmente nel corso degli ultimi decenni".

"Saluto poi e ringrazio cordialmente tutti voi, cari amici appartenenti ad altre tradizioni religiose; innanzitutto i Musulmani, che adorano Dio unico, vivente e misericordioso, e lo invocano nella preghiera, e voi tutti". Rivolgendosi a tutti i presenti il Papa ha esclamato: "Apprezzo molto la vostra presenza: in essa vedo un segno tangibile della volontà di crescere nella stima reciproca e nella cooperazione per il bene comune dell’umanità".

"La Chiesa cattolica è consapevole dell’importanza che ha la promozione dell’amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose - questo voglio ripeterlo: promozione dell’amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose (...) Essa è ugualmente consapevole della responsabilità che tutti portiamo verso questo nostro mondo, verso l’intero creato, che dobbiamo amare e custodire. E noi possiamo fare molto per il bene di chi è più povero, di chi è debole e di chi soffre, per favorire la giustizia, per promuovere la riconciliazione, per costruire la pace. Ma, soprattutto, dobbiamo tenere viva nel mondo la sete dell’assoluto, non permettendo che prevalga una visione della persona umana ad una sola dimensione, secondo cui l’uomo si riduce a ciò che produce e a ciò che consuma: è questa una delle insidie più pericolose per il nostro tempo".

"Sappiamo quanta violenza abbia prodotto nella storia recente il tentativo di eliminare Dio e il divino dall’orizzonte dell’umanità, e avvertiamo il valore di testimoniare nelle nostre società l’originaria apertura alla trascendenza che è insita nel cuore dell’uomo. In ciò, sentiamo vicini anche tutti quegli uomini e donne che, pur non riconoscendosi appartenenti ad alcuna tradizione religiosa, si sentono tuttavia in ricerca della verità, della bontà e della bellezza, questa verità, bontà e bellezza di Dio, e che sono nostri preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica fra i popoli e nel custodire con cura il creato".

AUGURI DI PAPA FRANCESCO PER ONOMASTICO DI BENEDETTO XVI

Città del Vaticano, 20 marzo 2013 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, poco dopo le 17:00, il Papa Francesco ha chiamato per telefono il Papa emerito Benedetto XVI per fargli i più sentiti auguri in occasione della festa onomastica di San Giuseppe e manifestargli ancora la gratitudine sua e della Chiesa per il suo servizio. Il colloquio è stato ampio e cordiale. Il Papa emerito ha seguito con intensa partecipazione gli eventi di questi giorni e in particolare la celebrazione di questa mattina e assicura al suo Successore la sua continua vicinanza nella preghiera.

UDIENZE

Città del Vaticano, 20 marzo 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina, nella Biblioteca Privata alla seconda Loggia:

- La Signora Dilma Roussef, Presidente del Brasile, e Seguito.

- Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli.

- Il Metropolita Hilarion, del Patriarcato di Mosca.

Nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano il Santo Padre ha ricevuto Claudio Epelman, Direttore del "Latin American Jewish Congress".


martedì 19 marzo 2013

LO STEMMA DI PAPA FRANCESCO


Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS).- Lo stemma di Papa Francesco è lo stemma anteriore scelto fin dalla sua consacrazione episcopale.
Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d’oro e d’argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero. In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe.
Il motto "Miserando atque eligendo" (Con sentimento di amore e lo scelse), è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile, a commento dell'episodio evangelico della vocazione di San Matteo. Questa omelia riveste un significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell'anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di Loyola.

INIZIO DEL PONTIFICATO: PAPA FRANCESCO: "NON ABBIATE PAURA DELLA TENEREZZA"

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Prendersi cura con tenerezza, è la vocazione di ognuno, questo è il messaggio del nuovo Papa. Forse delle sue linee di governo. Chiaro, semplice, profondo, impegnato. Il Papa ha tenuto l'omelia in italiano in non più di venti minuti. E in Piazza San Pietro è rimasto pensoso fino al termine della celebrazione. (Alle 11:20 di questa mattina). Sembra che il raccoglimento del nuovo Papa si sia trasmesso alla folla di più di 200.000 persone che hanno seguito la messa di inizio del Pontificato.

"È un Papa puntuale. anzi, almeno oggi è stato così", ha detto un cattolico tedesco, in là con gli anni, che da ore davanti ad un maxi schermo in Via della Conciliazione guardava come a poco a poco arrivassero altre migliaia di persone. Aveva ragione. È stata la prima improvvisazione. La jeep è apparsa in Piazza San Pietro verso le 8:50. In piedi, papa Francesco, sorridente, nella sua veste bianca, con la mozzetta, la croce pettorale (la stessa che indossava da Vescovo), e le calzature nere, benediceva al suo passaggio, e salutava la folla. E la gente ha cominciato a correre con gli striscioni, i figli, gli amici, i malati... E allora Papa Francesco ha preso un neonato fra le braccia. Nello sbalordimento generale, è sceso dalla papamobile ... Che succede? Aveva visto un malato e voleva accarezzarlo e benedirlo.

È il nuovo Papa. L'argentino, il primo Papa americano, il primo Francesco, Capo della Chiesa cattolica, che oggi si è presentato al mondo e che in pochi giorni ha conquistato tutti. Il popolo già lo conosce come il Papa "vicino", "semplice", "che è come un padre", che saluta con un "buona sera" e prende congedo con un "buon pranzo". Il Papa che questa stessa mattina presto ha fatto una telefonata alla sua terra natale, dove i suoi compatrioti lo seguivano dalla Plaza de Mayo di Buenos Aires e telefono alla mano, in diretta, sorprendendo tutti, ha comunicato il suo messaggio: "Non abbiate paura". le stesse parole che nel 1978 disse il suo Predecessore, il Papa polacco Karol Woytila.

Era la prima volta che Papa Francesco percorreva in papamobile la Piazza e la gente ha potuto vederlo bene, da vicino.... Il nuovo Papa è passato e si è avvicinato al colonnato..., forse è il percorso più lungo che finora un Romano Pontefice abbia fatto in jeep, percorrendo quello che XXI secoli fa era il Circo di Nerone, come ci narra la Storia; il sito dove come confermano le ricerche più recenti, fu martirizzato Pietro, il pescatore, il primo Papa della Chiesa cattolica, le cui spoglie sono sepolte nello stesso luogo. Dello scenario primitivo, quello che rimane è il grande obelisco, portato a Roma da Helipolis per ordine dell'imperatore Caligola. L'obelisco nei pressi del quale centinaia di maestranze hanno lavorato tutta la notte in vista di questa storica data.

Oggi, ventuno secoli dopo, i testimoni sono altri, e altro è lo scenario, anche se il protagonista vuole essere un "uomo comune". Jorge Mario Bergoglio, argentino, 76 anni, perito chimico. I cattolici nel mondo sono 1.165.714.000 (approssimativamente uno ogni 6 persone). E questa volta, sul sagrato vi sono uomini e donne venuti da più di 127 paesi del mondo, venuti "perché lo desideravano", come ha ribadito la Santa Sede: "Il Vaticano non invita alcuni e altri no; il Vaticano invita tutti, e offre una calorosa accoglienza, senza privilegiare né rifiutare nessuno". e così erano presenti 6 regnanti; 3 principi ereditari, 31 Capi di Stato, 11 Capi di Governo... e oltre 1.200 sacerdoti e seminaristi e 250 vescovi cattolici.... Ma il numero che non si può calcolare è quello degli uomini, delle donne, dei giovani, dei bambini e degli anziani: di ogni condizione, fede, lingua, cultura, categoria, stato, opinione.

Alla cerimonia, erano presenti, fra i tanti altri, il Patriarca ecumenico Bartolomeo I; il cattolico armeno di Etchmiadzin, Karekin II; il Metropolita Hilarion, del Patriarcato di Mosca; l'Arcivescovo anglicano, Sentamu; il Segretario del Consiglio Ecumenico delle Chiese, Fyske Tveit. E i 16 Rabbini delle comunità ebraiche più importanti del mondo, e Capi di altre religioni, come la musulmana, buddista, sikh e jainista.

In alto, nel Braccio di Carlo Magno si concentravano le telecamere di alcuni dei circa 6000 giornalisti ed operatori che hanno coperto l'evento. Erano lì dall'alba. Alcuni sono arrivati alla quattro di mattina. Per molti di essi è stato il culmine del loro lavoro a Roma, seguendo giorno dopo giorno, i briefing del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., che ieri tutti hanno ringraziato.

La cerimonia ha inizio all'interno della Basilica, con la venerazione alla Tomba di San Pietro da parte di Papa Francesco, che per questo importante momento ha voluto essere accompagnato dai 10 Patriarchi Arcivescovi delle principali Chiese cattoliche orientali. Solo loro. Perché? Forse per esprimere l'universalità della Chiesa cattolica, con due riti, orientale e latino, uguali in essenza e in dignità. Dalla Tomba di San Pietro, e da dove parte l'evangeliario, alzato in alto - come indica la liturgia - al pallio pontificio e al nuovo anello del Pescatore.

Fuori, in Piazza, la Santa Sede ha collocato alla destra dell'altare le personalità ecclesiastiche che non concelebravano; alla sinistra, le autorità politiche e civili. Un protocollo la cui prima norma non è la ricchezza, ma la bellezza, fra lo splendore dei canti, intonati dal Coro della Cappella Sistina e dall'Accademia Pontificia dell'Istituto di Musica Sacra. Il primo canto gregoriano è stato "Cristo è Re". All'offertorio, è stato eseguito un mottetto di Pierluigi da Palestrina, composto per l'inizio del Pontificato: "Tu sei il pastore delle pecore". Successivamente, fra le melodie, alcune del Maestro De Vitoria, il canto delle litanie dei santi, conclusosi con quelle degli ultimi tre Papi Santi: San Gregorio VII, San Pio IX e San Pio X.

Due sono stati i momenti più importanti della cerimonia prima dell'inizio della Messa. I Riti con i quali il Cardinale Jorge Mario Bergoglio diventerà Papa Francesco. Il primo è l'imposizione del Pallio confezionato in lana di agnello, da parte del Cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran (lo stesso che ha annunciato il nome del nuovo Papa dalla Loggia di San Pietro). Rappresenta la cura che il buon Pastore deve avere per il suo gregge, per le sue pecore, per la Chiesa.

Dopo, il Decano del Collegio Cardinalizio, Cardinale Angelo Sodano, ha consegnato a Papa Francesco l'"Anello del Pescatore", di argento dorato, sul quale è raffigurato Pietro con le chiavi. L'anello era di proprietà dell'Arcivescovo Macchi, amico degli artisti che fu segretario particolare di Papa Paolo VI. Successivamente l'anello divenne proprietà del Monsignore Malnati il quale l'ha offerto al Cardinale Re, nel caso che il nuovo Pontefice desiderasse utilizzarlo.

Infine, fra gli altri riti, l'atto di promessa di obbedienza al nuovo Papa: sei Cardinali, due per ogni Ordine. E dove sono gli altri rappresentanti del Popolo Santo di Dio? I cattolici offriranno questo gesto di obbedienza al nuovo Papa nella Cattedrale di San Giovanni in Laterano nella prima cerimonia in programma nei prossimi giorni.

Comincia la Messa nel giorno della solennità di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale. Concelebrano 180 Cardinali, i Patriarchi delle Chiese cattoliche che non sono Cardinali, il Segretario del Collegio Cardinalizio, e due sacerdoti spagnoli che sono rispettivamente il Presidente e il Vicepresidente dell'Unione delle Congregazioni e Ordini Maggiori: il francescano Carballo e il gesuita Adolfo de Nicolás, Superiore dei Gesuiti fino al passato 13 marzo.

Il Vangelo, momento culminante della liturgia della Parola, è stato proclamato in lingua greca, per rispetto al Rito orientale. Successivamente, l'omelia di Papa Francesco, in italiano. In piazza un grande silenzio. Il Santo Padre molto calmo. "Sembra che sia stato sempre Papa" dicevano in Piazza San Pietro, nell'ascoltare le sue prime parole. Il testo è stato consegnato alla Sala Stampa in anticipo, però con l'avvertimento che "Questo Papa ama improvvisare. State molto attenti!". No, Papa Francesco non ha improvvisato.

Il Papa parla di San Giuseppe, presentato come esempio, per la sua vocazione, la sua fedeltà e disponibilità, per come ha saputo ascoltare Dio, per come è stato attento a tutto ciò che accadeva attorno a lui... Questa è l'introduzione seguita dal nucleo dell'omelia, quando Papa Francesco collega questa vocazione alla vocazione di tutti, a quella di ognuno, anche alla sua. E conclude esortando tutti alla responsabilità di custodire con tenerezza, di non distruggere quello che abbiamo ricevuto: dal creato, fino a noi stessi, a coloro che ci circondano, specialmente i più poveri. "Non dobbiamo avere paura della bontà, della tenerezza", esorta Papa Francesco. "Perché tutti siamo chiamati a far brillare la stella della speranza: proteggiamo con amore ciò che Dio ci ha donato". Così ha concluso l'omelia il nuovo Vescovo di Roma, l'omelia di inizio del ministero petrino.

In San Pietro si è fatto silenzio. "Siamo in silenzio ma il vulcano è in piena ebollizione qui dentro", commenta un giovane, uno dei moltissimi giovani italiani venuti sin qui portando i propri figli, in alcuni casi di pochi mesi. Accanto a lui, un gruppo che viene dal Libano e che ricorda i viaggi nel Paese di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. "Anche Francesco verrà. Ne siamo sicuri!".

Infine, al termine della Messa, il Papa si è recato davanti alla statua della Vergine, al lato dell'altare, per pregare. Poi, fra le grida della gente: Francesco! Francesco! Francesco!, i canti gregoriani e le campane di San Pietro che suonavano a festa, il nuovo Papa si è diretto in Basilica, dove ha tolto i paramenti sacri. All'Altare della Confessione ha ricevuto l'omaggio dei rappresentanti diplomatici di 132 paesi e di diverse organizzazioni presenti alla Celebrazione. Ha salutato la Presidente della Repubblica Argentina Signora Cristina Fernández de Kirchner con 19 persone del suo Governo, ed il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano con il Capo del Governo, i Presidenti del Senato, della Camera e della Corte Costituzionale.

Nei prossimi giorni, Papa Francesco dovrà pensare a come rispondere alle milioni di mail che ha ricevuto in questi giorni, nonostante attualmente non esista ancora un indirizzo mail ufficiale.

IL PAPA: SIAMO CUSTODI DELLA CREAZIONE, NON LASCIAMO CHE SEGNI DI DISTRUZIONE E DI MORTE ACCOMPAGNINO IL CAMMINO DI QUESTO NOSTRO MONDO!

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Di seguito riportiamo il testo integrale dell'omelia che Papa Francesco ha tenuto durante la Messa di inizio del Ministero Petrino. Il Papa, partendo dalla figura di "custode" di San Giuseppe, ha ribadito che la vocazione del custodire la creazione e l'umanità riguarda tutti ed ha esortato a non avere paura della bontà e neanche della tenerezza.

"Cari fratelli e sorelle! Ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa di inizio del ministero petrino nella solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: è una coincidenza molto ricca di significato, ed è anche l’onomastico del mio venerato Predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza.

Con affetto saluto i Fratelli Cardinali e Vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli laici. Ringrazio per la loro presenza i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, come pure i rappresentanti della comunità ebraica e di altre comunità religiose. Rivolgo il mio cordiale saluto ai Capi di Stato e di Governo, alle Delegazioni ufficiali di tanti Paesi del mondo e al Corpo Diplomatico.

Abbiamo ascoltato nel Vangelo che 'Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa'. In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere 'custos', custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: 'San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello'.

Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e con amore ogni momento. È accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù.

Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è 'custode', perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!

La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!

E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli 'Erode' che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna.

Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo 'custodi' della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per 'custodire' dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!.

E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

Oggi, insieme con la festa di san Giuseppe, celebriamo l’inizio del ministero del nuovo Vescovo di Roma, Successore di Pietro, che comporta anche un potere. Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Gesù a Pietro sull’amore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere. Solo chi serve con amore sa custodire!

Nella seconda Lettura, san Paolo parla di Abramo, il quale 'credette, saldo nella speranza contro ogni speranza'. Saldo nella speranza, contro ogni speranza! Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi speranza. Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza! E per il credente, per noi cristiani, come Abramo, come san Giuseppe, la speranza che portiamo ha l’orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo, è fondata sulla roccia che è Dio.

Custodire Gesù con Maria, custodire l’intera creazione, custodire ogni persona, specie la più povera, custodire noi stessi: ecco un servizio che il Vescovo di Roma è chiamato a compiere, ma a cui tutti siamo chiamati per far risplendere la stella della speranza: Custodiamo con amore ciò che Dio ci ha donato!".

Chiedo l’intercessione della Vergine Maria, di san Giuseppe, dei santi Pietro e Paolo, di san Francesco, affinché lo Spirito Santo accompagni il mio ministero, e a voi tutti dico: pregate per me! Amen".

TELEFONATA A SORPRESA DI PAPA FRANCESCO ALLA PLAZA DE MAYO

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Le migliaia di persone che hanno trascorso la notte di veglia in Plaza de Mayo a Buenos Aires per seguire sugli schermi televisivi la messa di inizio del Ministero Petrino del loro ex Arcivescovo Jorge Mario Bergoligo, hanno avuto una sorpresa. Alle 3:32, ora locale, (7.32 ora di Roma), dagli altoparlanti collocati fuori della Cattedrale nella Piazza, hanno potuto ascoltare la voce di Papa Francesco che dal Vaticano ha voluto salutarli.

Come informa il quotidiano argentino "Clarin", il Papa ha chiamato al cellulare uno dei suoi collaboratori, Padre Alejandro Russo, Rettore della Cattedrale, che dal centro televisivo arcidiocesano ha collegato la telefonata del Pontefice con la Plaza de Mayo, in modo che il Papa potesse salutare i suoi parrocchiani. Poco dopo il Rettore annunciava che aveva riservato una sorpresa e gli abitanti di Buenos Aires hanno udito la voce di Papa Francesco che ha detto: "Cari figli. So che siete in Piazza. So che state pregando, ho molto bisogno delle vostre preghiere. È bello pregare perché vuol dire guardare al cielo e sapere che abbiamo un Padre buono che è Dio".

Un grandissimo applauso ha accolto le parole del Papa che ha proseguito: "Ho un favore da chiedervi. Vi chiedo di camminare insieme; prendiamoci cura gli uni degli altri; siate attenti l'uno all'altro, non ci siano divisioni fra noi. Curate la famiglia, il Creato, i bambini, curate gli anziani; che non vi sia odio, che non vi siano liti, lasciate da parte l'invidia". E usando il gergo di Buenos Aires, ha aggiunto: "No le saquen el cuero a nadie" (cioè "non fate pettegolezzi, né maldicenze). Dialogate, che questo auspicio possa crescere nel vostro cuore e avvicinarvi a Dio. Dio è buono, perdona e comprende sempre, non abbiate paura. Avvicinatevi a Lui e che la Vergine vi benedica molto, che ella come madre vi guidi. E per favore non dimenticatevi di questo vescovo, che sta lontano ma vi ama molto. Pregate per me".

"Per l'intercessione della Santa Vergine e dell'Angelo Custode di ognuno, del glorioso patriarca San Giuseppe, di Santa Teresina del Bambino Gesù e dei santi vostri patroni, vi benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo", ha concluso Francesco, benedicendo i presenti.

L'ANELLO DI PAPA FRANCESCO

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Di seguito riportiamo Informazioni sull'anello del Pescatore che da oggi Papa Francesco porterà al dito anulare della mano destra.

L'Arcivescovo Pasquale Macchi (morto nel 2006), Segretario particolare di Papa Paolo VI, conservava il calco in cera di un anello fatto da Enrico Manfrini per Paolo VI, che rappresenta Pietro con le chiavi. Manfrini aveva fatto diverse medaglie ed altri oggetti artistici per il Pontefice della "Populorum Progressio". L’anello non era mai stato fuso in metallo, e Paolo VI non lo aveva mai utilizzato, perché portava sempre l’anello fatto in occasione del Concilio Ecumenico Vaticano II.

L'Arcivescovo Macchi ha lasciato questo calco, insieme ad altri oggetti, a Monsignor Ettore Malnati, suo collaboratore per lungo tempo. Monsignor Malnati ha fatto fare dal calco in cera un anello di argento dorato, che è stato proposto al Papa dal Maestro delle Cerimonie, Monsignor Guido Marini insieme ad altri possibili, grazie ai buoni uffici del Cardinale Re. Il Papa ha scelto questo anello, di argento e non d'oro, come suo "anello del Pescatore".

AVVISO

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Informiamo i nostri lettori che se desiderano vedere lo stemma del Papa Francesco possono trovarlo nel blog del VIS http://visnews-ita.blogspot.it/


lunedì 18 marzo 2013

DOMANI MESSA DI INIZIO DEL MINISTERO PETRINO DEL VESCOVO DI ROMA

Città del Vaticano, 18 marzo 2013 (VIS). Questa mattina, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha dedicato il consueto briefing con i giornalisti a due temi in particolare: le prime udienze del Papa Francesco e la Messa di inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma.

Padre Lombardi ha informato che il Santo Padre è in questo momento a pranzo con la Presidente dell'Argentina, Signora Cristina Fernández Kirchner, che ha ricevuto questa mattina nella Casa Santa Marta "in un incontro privato durato circa 20 minuti, per salutare successivamente gli altri membri della Delegazione argentina". Questa mattina alle 10:00, Papa Francesco ha avuto un incontro con il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, e nel pomeriggio di ieri, ha avuto due incontri molto cordiali con il Vescovo di Albano, Marcello Semeraro e con il Padre Adolfo Nicolás Pachón, Preposto Generale della Compagnia di Gesù.

La Conferenza stampa è stata dedicata, soprattutto, a spiegare come si svolgerà la Messa di inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma. "Questo è il nome giusto della cerimonia - ha detto Padre Lombardi - non è intronizzazione, né inaugurazione. Il Papa è, come Successore di Pietro, il Vescovo di Roma e la Chiesa di Roma, presiede le altre nella carità. Inoltre la celebrazione presenta molti simboli che ricordano il vincolo del Papa con San Pietro, quale suo Successore, iniziando dal luogo, la Tomba e la Piazza, che, secondo la tradizione, è il luogo del martirio di Pietro".

Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha spiegato inoltre la disposizione delle persone in Piazza San Pietro e sul Sagrato: "Sul Sagrato a sinistra Arcivescovi e Vescovi (250 circa), ecclesiastici e Delegazioni di altre Chiese e confessioni cristiane. Sul Sagrato a destra le Delegazioni dei diversi Paesi guidate dai Capi di Stato, ministri e così via. Nel Reparto San Pietro: (a destra), le delegazioni delle altre religioni, ebrei e musulmani e altre religioni; poi sacerdoti e seminaristi (1200); nel Reparto San Paolo: (a sinistra) il Corpo diplomatico e altre autorità. Nel resto della Piazza le persone in piedi, senza biglietti. Si prevede la partecipazione di moltissime persone.

Il Papa lascia alle 8:45-8:50 la Casa Santa Marta e inizia con la jeep il giro fra la folla nella Piazza, nei vari reparti. Poi rientra verso le 9:15 nella Sacrestia presso la Pietà, per indossare i paramenti sacri. L'inizio della Messa è previsto alle 9:30.

La celebrazione inizia con l'ingresso del Papa in Basilica che si reca alla tomba di San Pietro, sotto l'altare centrale, mentre si odono gli squilli delle trombe d'argento e il "Tu es Petrus". Il Papa venera la Tomba di San Pietro insieme con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese orientali cattoliche (sono 10, di cui 4 Cardinali). Nei pressi della Tomba di San Pietro sono posti il Pallio, l'Anello e l'Evangeliario.

Successivamente il Santo Padre risale dalla Confessione al piano della Basilica e di qui muove la processione. Si cantano le "Laudes Regiae" (il Re è Cristo), con alcune invocazioni tratte dal documento del Concilio Vaticano II "Lumen Gentium". Si invocano poi i Santi, fra cui occorre notare in particolare, dopo gli Apostoli, i molti Santi Romani Pontefici, fino al più recente San Pio X. "Si pronuncia il nome soltanto dei Papi Santi, non dei Beati", ha precisato Padre Lombardi. La processione fa il suo ingresso sul sagrato della Basilica di San Pietro.

"Concelebrano con Papa Francesco - ha informato Papa Lombardi - tutti i Cardinali presenti a Roma, a cui si aggiungono i Patriarchi e Arcivescovi maggiori orientali presenti (6), il Segretario del Collegio Cardinalizio e due Padri Generali religiosi, quello dei Francescani Minori, Padre José Rodríguez Carballo - che è Presidente dell'Unione dei Generali - e quello dei Gesuiti, Padre Adolfo Nicolás Pachón, che è Vicepresidente dell'Unione dei Generali, La processione esce sul Sagrato. I concelebranti si dispongono dal lato di sinistra, davanti agli ecclesiastici non alle Delegazioni di autorità.

Prima dell'inizio della Messa hanno luogo i riti specifici dell'inaugurazione del Pontificato.

L'imposizione del Pallio, posto sulle spalle, fatto di lana di agnelli e pecore, ricorda il Buon Pastore che porta sulle spalle la pecora smarrita, quello del Papa ha croci rosse, mentre quello dei Metropoliti ha croci nere. È lo stesso che usava Benedetto XVI. "È imposto dal Cardinale Protodiacono Jean-Louis Tauran e dopo l'imposizione vi è una preghiera recitata dal Cardinale Protopresbitero Godfried Danneels".

La consegna dell'"Anello del Pescatore" (Pietro è l'Apostolo pescatore: "pescatore di uomini") è fatta dal Cardinale Decano, Primo dell'Ordine dei Vescovi, Cardinale Angelo Sodano. "L'Anello ha l'immagine di San Pietro con le chiavi. Autore è Enrico Manfrini. Era in possesso di Monsignor Macchi, Segretario di Papa Paolo VI, e poi di Monsignor Ettore Malnati, che lo ha proposto tramite il Cardinale Re. Il materiale è argento dorato.

"La 'obbedienza' è fatta da sei cardinali, due per ordine, fra i primi dei presenti. Ricordiamo che tutti i Cardinali elettori l'hanno già fatta nella Cappella Sistina alla fine del Conclave, e che tutti i Cardinali hanno potuto incontrare il Papa nell'udienza successiva nella Sala Clementina. Padre Lombardi ha precisato che in occasione della "presa di possesso della Cattedrale di Roma - San Giovanni in Laterano - che è la Cattedrale del Papa quale Vescovo di Roma - si prevede che l'obbedienza venga prestata da rappresentanti delle diverse componenti del popolo di Dio".

La Messa è quella della Solennità di San Giuseppe. Con le sue letture proprie (quindi non sono letture direttamente connesse al rito dell'Inaugurazione del Pontificato). Il Vangelo è annunciato in greco, come nelle solennità più grandi, per manifestare che la Chiesa universale è composta dalle grandi tradizioni di Oriente e di Occidente. "Il latino - ha detto Padre Lombardi - è già abbondantemente presente nella altre orazioni e parti della Messa".

Il Papa terrà l'omelia in italiano, ma "sappiamo che è nel suo stile mantenersi libero di aggiungere considerazioni in modo spontaneo".

"Si prevede che la durata della celebrazione non sarà più di due ore. Sempre per semplificare e non rendere il rito troppo lungo, non vi è processione offertoriale. Le offerte eucaristiche vengono portate all'altare dai ministranti che preparano l'altare. Non vi è distribuzione della Comunione da parte del Papa, ma da parte dei diaconi sul Sagrato e dei sacerdoti nei diversi Settori".

Riguardo alla musica è da notare che all'ingresso del Papa in Basilica si udranno squilli trombe di argento e il "Tu es Petrus". Canto delle "Laudes Regiae" nella processione dalla Tomba di San Pietro al Sagrato. Insieme di 14 Ottoni che suona in diversi momenti della celebrazione. All'Offertorio: Mottetto "Tu es pastor ovium - Tu sei il pastore delle pecore", composta da Pierluigi da Palestrina proprio per l'Inaugurazione del Pontificato. "Te Deum" finale a versetti alternati: gregoriano e melodia di Da Vitoria. Non è prevista la recita dell'Angelus perché la celebrazione si svolge di giorno feriale".

"Alla fine della celebrazione il Papa, deposte le vesti liturgiche, andrà davanti all'altare centrale della Basilica per salutare i Capi delle Delegazioni ufficiali dei diversi Paesi, che passeranno davanti a lui. Successivamente Papa Francesco si recherà alla Casa Santa Marta per il pranzo. Alcune Delegazioni che si fermeranno a Roma potranno incontrare il Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, S.d.B., e il Segretario per i Rapporti con gli Stati, Arcivescovo Dominique Mamberti, il mercoledì seguente (ad esempio la Presidente del Brasile Signora Dilma Rousseff in vista della Giornata Mondiale della Gioventù). Il Papa, come sappiamo, riceverà in udienza mercoledì le Delegazioni delle Chiese e comunità cristiane e delle altre religioni.

Le Delegazioni principali finora previste:

Chiese e confessioni cristiane: 33 Delegazioni, 14 Orientali; 10 occidentali, 3 organizzazioni cristiane; altri).

Segnaliamo la presenza del Patriarca ecumenico Bartolomeo I; Catholikos armeno di Etchmiadzin Karekin II; Metropolita Hilarion del Patriarcato di Mosca. Molti Metropoliti, Arcivescovo anglicano di York, John Tucker Mugabi Sentamu; il Segretario del Consiglio Ecumenico delle Chiese Fyske Tveit, e così via.

Importante Delegazione ebraica (16 membri: Comunità ebraica di Roma, Comitati Ebraici internazionali; Gran Rabbinato di Israele; World Jewish Congress; Anti-Defamation League). Saranno presenti anche Delegazioni musulmana, buddista, sikh, jainista.

Hanno annunciato la loro presenza Delegazioni di 132 Paesi di diversa ampiezza e livello.

"Le Delegazioni - ha informato Padre Lombardi - vengono a Roma in seguito a 'informazione' sull'avvenimento inviata dalla Segreteria di Stato, non vi sono 'inviti'. Tutti coloro che vogliono venire sono bene accolti. Nessuno è privilegiato o rifiutato. L'ordine dipende dal protocollo e dal livello della Delegazione. È importante che ciò sia ben chiaro".

Le delegazioni più significative sono quelle dell'Argentina, guidata dalla Presidente Signora Cristina Fernández Kirchner e quella italiana, guidata dal Presidente Giorgio Napolitano e dal Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, con il Presidente del Senato, della Camera e della Corte Costituzionale.

Assisteranno 6 Sovrani regnanti (Belgio, Monaco). 31 Capi di Stato (Austria, Brasile, Cile, Messico, Canada, Polonia, Portogallo, Unione Europea). 3 Principi ereditari (Spagna, Olanda, Bahrein). 11 Capi di Governo (Germania, Francia, il Vicepresidente degli Stati Uniti d'America) e Delegazioni guidate da: First Ladies, Vicepresidenti, Viceprimi Ministri, Presidente di Parlamento, Ministri, Ambasciatori, altre personalità.

Infine Padre Lombardi si è soffermato sullo scudo del nuovo Pontefice, che è il suo stemma anteriore scelto fin dalla sua consacrazione episcopale.

Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d’oro e d’argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero. In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe.

Il motto "Miserando atque eligendo" (Con sentimento di amore e lo scelse), è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile, commentando l'episodio evangelico della vocazione di San Matteo. Questa omelia rivesta un significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell'anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di Loyola.

UDIENZE

Città del Vaticano, 18 marzo 2013 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato.

- La Signora Cristina Fernández Kirchner, Presidente dell'Argentina.

Domenica 17 marzo, presso la "Domus Sanctae Marthae", il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Vescovo Marcello Semararo, Vescovo di Albano.

- Il Padre Nicolás Pachón, Preposto Generale della Compagnia di Gesù.

PRIMO TWEET DI PAPA FRANCESCO: VI RINGRAZIO DI CUORE E VI CHIEDO DI CONTINUARE A PREGARE PER ME

Città del Vaticano, 18 marzo 2013 (VIS). "Cari amici – scrive - vi ringrazio di cuore e vi chiedo di continuare a pregare per me”. Il primo tweet di Papa Francesco è arrivato al termine dell'Angelus di ieri domenica. Sull’account @pontifex in nove lingue sono oltre 3 milioni e 400 mila i followers del Papa.

domenica 17 marzo 2013

PAPA FRANCESCO: "SE IL SIGNORE NON PERDONASSE TUTTO, IL MONDO NON ESISTEREBBE"

Città del Vaticano, 17 marzo 2013 (VIS). "Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi?". Queste le parole di Papa Francesco alle circa 200.000 persone, sia quelle venute da tutta Italia, che hanno viaggiato tutta la notte per essere questa mattina in Piazza San Pietro, sia a tutti coloro che si sono messi in viaggio nei giorni precedenti, provenienti da molti paesi del mondo, per poter assistere al primo Angelus del nuovo Papa. Per tutti un viaggio storico.

L'Angelus è durato non più di 15 minuti, gran parte della folla ha ascoltato in silenzio: "Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe", ha affermato il Santo Padre. E dalla Piazza San Pietro, da Via della Conciliazione, dalle vie adiacenti, la folla assorta ascoltava. Il Romano Pontefice ha parlato in italiano. "Mi piace, il mio Papa", ha detto Francesco, un bimbo di tre anni, sulle spalle del papà.

"Dopo il primo incontro di mercoledì scorso, oggi posso rivolgere di nuovo il mio saluto a tutti! E sono felice di farlo di domenica, nel giorno del Signore! - ha detto il Papa - Questo è bello è importante per noi cristiani: incontrarci di domenica, salutarci, parlarci come ora qui, nella piazza. Una piazza che, grazie ai media, ha le dimensioni del mondo".

Per giorni fervevano i preparativi per questo incontro. Mediante i mezzi di comunicazione - soprattutto la televisione e la radio - molti si sono fatti un'idea del nuovo Papa. "L'ho visto in televisione e mi ha commosso ---- per la sua umiltà... È uno dei nostri", commentava Angelica, 30 anni, che si è alzata alle 6 per essere in Piazza San Pietro per l'Angelus.

Il Santo padre ha commentato il Vangelo della liturgia odierna, l'episodio della donna adultera. "Il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. (...)
Non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. 'Grande è la misericordia del Signore'" Affermazioni pregnanti che il Papa ha accompagnato con commenti spontanei, detti a margine, pieni di umorismo.

Pubblichiamo di seguito il testo completo delle parole del Papa: "Fratelli e sorelle, Buongiorno. Dopo il primo incontro di mercoledì scorso, oggi posso rivolgere di nuovo il mio saluto a tutti! E sono felice di farlo di domenica, nel giorno del Signore! Questo è bello è importante per noi cristiani: incontrarci di domenica, salutarci, parlarci come ora qui, nella piazza. Una piazza che, grazie ai media, ha le dimensioni del mondo. In questa quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta l’episodio della donna adultera, che Gesù salva dalla condanna a morte. Colpisce l’atteggiamento di Gesù: non sentiamo parole di disprezzo, non sentiamo parole di condanna, ma soltanto parole di amore, di misericordia, che invitano alla conversione. 'Neanche io ti condanno: va e d’ora in poi non peccare più!'. Eh!, fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. 'Grande è la misericordia del Signore', dice il Salmo".

"In questi giorni - ha proseguito il Pontefice - ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. È il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza … Ricordiamo il profeta Isaia, che afferma che anche se i nostri peccati fossero rossi scarlatti, l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve".

"È bello, quello della misericordia! Ricordo, appena Vescovo, nell’anno 1992, è arrivata a Buenos Aires la Madonna di Fatima e si è fatta una grande Messa per gli ammalati. Io sono andato a confessare, a quella Messa. E quasi alla fine della Messa mi sono alzato, perché dovevo amministrare una cresima. È venuta da me una donna anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l’ho guardata e le ho detto: 'Nonna – perché da noi si dice così agli anziani: nonna – lei vuole confessarsi?'. 'Sì', mi ha detto. 'Ma se lei non ha peccato …'. E lei mi ha detto: 'Tutti abbiamo peccati …'. 'Ma forse il Signore non li perdona …'. “Il Signore perdona tutto”, mi ha detto: sicura. 'Ma come lo sa, lei, signora?'. 'Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe'".

"Io ho sentito una voglia di domandarle: 'Mi dica, signora, lei ha studiato alla Gregoriana?', perché quella è la sapienza che dà lo Spirito Santo: la sapienza interiore verso la misericordia di Dio. Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! 'Eh, padre, qual è il problema?'. Eh, il problema è che noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo".

Al termine dell'Angelus il Papa ha salutato le decine di migliaia di fedeli che gremivano Piazza San Pietro con queste parole: "Grazie della vostra accoglienza e delle vostre preghiere. Pregate per me, ve lo chiedo. Rinnovo il mio abbraccio ai fedeli di Roma e lo estendo a tutti voi, che venite da varie parti dell’Italia e del mondo, come pure a quanti sono uniti a noi attraverso i mezzi di comunicazione. Ho scelto il nome del Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove – come sapete – sono le origini della mia famiglia. Ma Gesù ci ha chiamati a far parte di una nuova famiglia: la sua Chiesa, in questa famiglia di Dio, camminando insieme sulla via del Vangelo. Che il Signore vi benedica, che la Madonna vi custodisca. Non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono".

Un'ovazione assordante ha accolto le ultime parole del Papa: "Buona domenica e buon pranzo". Sono stati solo 15 minuti. Un quarto d'ora che per molte migliaia di persone, ha avuta un'attrattiva più forte rispetto agli altri eventi che si svolgevano oggi a Roma: la maratona della città e il Giorno della Porte Aperte al Quirinale".

PAPA FRANCESCO: IL MESSAGGIO DI CRISTO È LA MISERICORDIA

Città del Vaticano, 17 marzo 2013 (VIS). Questa mattina Papa Francesco ha celebrato la Santa Messa nella parrocchia di Sant'Anna in Vaticano, nei pressi della quale, dalle prime ore della mattina, si era assiepata una grande folla. Il Pontefice è stato ricevuto dal parroco e dal Cardinale Angelo Comastri, Vicario Generale del Papa per la Città del Vaticano.

Il Vangelo della liturgia odierna, V Domenica di Quaresima, presenta l'episodio dell'adultera che i farisei e gli scribi vogliono lapidare ma che viene perdonata da Cristo, mentre gli accusatori si disperdono intimoriti dalle misteriose parole che Gesù traccia con il dito nella sabbia.

Nell'omelia il Santo Padre ha ricordato che prima di questo episodio, Gesù si era ritirato sul monte a pregare e poi si recò di nuovo nel Tempio, e tutto il popolo lo ascoltava, e poi alla fine lo lasciarono solo con la donna "Quella solitudine di Gesù! - ha detto il Papa - è "una solitudine feconda: quella della preghiera con il Padre e quella, tanto bella, che è proprio il messaggio di oggi della Chiesa, quella della sua misericordia con questa donna".

"C’è una differenza tra il popolo - ha proseguito il Santo Padre - C’era tutto il popolo che andava da lui; egli sedette e si mise ad insegnare loro: il popolo che voleva sentire le parole di Gesù, il popolo di cuore aperto, bisognoso della Parola di Dio". Ma "c’erano altri, che non sentivano niente, non potevano sentire. E sono quelli che sono andati con quella donna" e la volevano condannare. "Anche noi credo che siamo questo popolo che, da una parte vuole sentire Gesù, ma dall’altra, a volte, ci piace bastonare gli altri, condannare gli altri. E il messaggio di Gesù è quello: la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore: la misericordia. Ma Lui stesso l’ha detto: 'Io non sono venuto per i giusti; i giusti si giustificano da soli. (...) Io sono venuto per i peccatori".

"Pensate a quella chiacchiera dopo la vocazione di Matteo: Ma questo va con i peccatori!. E Lui è venuto per noi, quando noi riconosciamo che siamo peccatori. Ma se noi siamo come quel fariseo, davanti all’altare: Ti ringrazio Signore, perché non sono come tutti gli altri uomini, e nemmeno come quello che è alla porta, come quel pubblicano, non conosciamo il cuore del Signore, e non avremo mai la gioia di sentire questa misericordia! Non è facile affidarsi alla misericordia di Dio, perché quello è un abisso incomprensibile. Ma dobbiamo farlo!"

Il Papa ha detto che alla volte le persone dicono ai sacerdoti: “Oh, padre, se lei conoscesse la mia vita, non mi parlerebbe così!”. “Perché?, cosa hai fatto?”. “Oh, ne ho fatte di grosse!”. “Meglio! Vai da Gesù: a Lui piace se gli racconti queste cose!”. Lui si dimentica, Lui ha una capacità di dimenticarsi, speciale. Si dimentica, ti bacia, ti abbraccia e ti dice soltanto: “Neanch’io ti condanno; va’, e d’ora in poi non peccare più”. Soltanto quel consiglio ti dà. Dopo un mese, siamo nelle stesse condizioni… Torniamo al Signore. Il Signore mai si stanca di perdonare: mai! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono. E chiediamo la grazia di non stancarci di chiedere perdono, perché Lui mai si stanca di perdonare. Chiediamo questa grazia".

Al termine della Messa il Santo Padre ha presentato alcuni partecipanti alla celebrazione.

"Ci sono alcuni che non sono parrocchiani: questi preti argentini, uno è il mio vescovo ausiliare, ma per oggi saranno parrocchiani. Ma voglio farvi conoscere un prete che viene da lontano, che è venuto, un prete che da tempo lavora con i ragazzi di strada, con i drogati. Per loro ha aperto una scuola, ha fatto tante cose per far conoscere Gesù, e tutti questi ragazzi e ragazze di strada oggi lavorano con lo studio che hanno compiuto, hanno capacità di lavoro, credono e amano Gesù". Il Papa ha chiamato il sacerdote all'ambone e lo ha presentato ai fedeli: "Vieni per salutare la gente: pregate per lui. Lui lavora in Uruguay, è il fondatore del Liceo Jubilar Juan Pablo II: lui fa questo lavoro. Non so come oggi sia arrivato qua: lo saprò! Grazie. Pregate per lui".

Dopo i saluti ai parrocchiani il Papa, uscito dalla Chiesa, si è avvicinato a via di Porta Angelica, dove si affaccia Porta Sant'Anna - uno degli ingressi alla Città del Vaticano - per salutare le migliaia di persone che desideravano salutarlo prima che rientrasse nel Palazzo Apostolico per la recita del suo primo Angelus.


Copyright © VIS - Vatican Information Service